Mélange Dicembre 2009: Nuovi Progetti Culturali, Etica, Ecologia e Vita a Saint-Pierre.
me_lange_dicembre_2009.pdfIl periodico quadrimestrale "MéLange" (Anno 13, n. 3, Dicembre 2009) della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre presenta una rassegna di contenuti culturali, editoriali e locali. L'editoriale commemora la caduta del Muro di Berlino e riflette sulle criticità e i successi della manifestazione culturale "Castelli di cultura", annunciando il lancio di un nuovo premio letterario e di un "premio dei lettori" per le scuole della Comunità Montana Grand Paradis. La rivista tratta temi d'attualità e opinione, tra cui la divisione inconciliabile tra bioetica cattolica e laica e l'invito all'azione ecologica. Contiene approfondimenti sul territorio, come la descrizione delle esperienze alpinistiche di George Mallory in Valle d'Aosta e l'evoluzione geologica del paesaggio alpino. Infine, dedica spazio alla vita locale di Saint-Pierre, includendo proposte di riqualificazione urbana, la controversia sulla cancellazione di un corso di ginnastica, contributi creativi e la consueta pagina della biblioteca con recensioni di libri e la notizia della sospensione del Laboratorio Teatrale.
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Testo Originale Estratto
MéLange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 13 n° 3 Dicembre 2009 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% - DCB (Aosta) Contiene inserto 11010 SAINT-PIERRE AO
Testo Originale Estratto
2 EDITORIALE direttore responsabile Christian Chioso Hanno collaborato a questo numero: Pietro Capodaglio, Simone Cappio, Michela Ceccarelli, Germano Dionisi, Xavier Dondeynaz, Giovanna Grosso, Elisa Oliva, Yuri Sartore, Francesca Zanni, lo Spazioclub. Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia La Vallée Via Tourneuve, 6 - 11100 Aosta Castelli di cultura: arrivederci in compagnia Nello scorso mese di novembre si è festeggiato il ventennale della caduta del muro di Ber- lino, il simbolo che, per ben 28 anni (dal 1961 al 1989), ha determinato una divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, una vera e propria frattura culturale, sociale e politica. Il crollo del muro, avvenuto il 9 novembre del 1989, segnò il ripristino e l'affermazione del diritto della libertà e l'inizio della creazione di una coscienza “europea”, come importanti fondamentali della diplomazia mondiale. Oggi guardiamo al momento del crollo del muro come a uno degli avvenimenti più densi di significato del secolo scorso. Un evento che ci sembra lontano, ma al tempo stesso vi- viamo e non riusciamo quasi a immaginare che, solo vent’anni fa, questo “muro della vergogna” separava ancora non solo una nazione e un continente (il nostro), ma il mondo, in due fazioni avverse. E ancora molto vicino: molti restano oggi i muri fisici da abbattere (basti pensare a quelli che ancora dividono Israele dalla Palestina, la Corea del Nord dalla Corea del Sud, il Messico dagli Stati Uniti) e i muri culturali, linguistici e sociali da superare. A questo proposito, mi ha positivamente sorpreso la scena a cui, poco tempo fa, ho as- sistito proprio nel borgo di Saint-Pierre, dove un gruppo di bambine di origini e culture diverse parlavano la stessa lingua dell’innocenza e della purezza, giocando tutte insieme, senza pregiudizi, al gioco universale delle bambole. Auguro quindi ai lettori di Mélange di aver potuto ritrovare ed assaporare, durante le fe- stività, quella purezza e quella ricchezza d’animo in grado far crollare le barriere ancora esistenti nella vita di tutti noi, sia quelle esterne, ma soprattutto quelle interne, quotidia- ne, più intime e personali. “Plus grand est l'obstacle, et plus grande est la gloire de le surmonter”. Molière (Œu- vres Complètes). MICHELA CECCARELLI Sei anni, 28 serate con al- trettanti scrittori, giorna- listi, studiosi, che si sono alternati nel presentare, ar- gomentare, raccontare, dia- logare; l’impegno di molti per organizzare, cercare i contatti, curare le relazioni, il pubblico a “corrente alter- nata”: sala popolata a volte, semi deserta altre, strapiena in alcune rare occasioni; la passione per il libro e per la lettura come valori fondan- ti e condivisi; il piacere e la soddisfazione di avere cono- sciuto autori ricchi di talento e di umanità e, soprattutto, di aver tentato di metterli in contatto con i lettori; a volte un po’ di fatica, altre un piz- zico di delusione, più spesso soddisfazione. Grosso modo questi gli ingredienti princi- pali della ricetta che per sei anni, appunto, ha permesso di sfornare ciclicamente la manifestazione Castelli di cultura. [... ] L'intimità perduta... A ripensarci in questo inizio di insonnia, il rituale della lettura, ogni sera, ai piedi del suo letto, quando era piccolo – orario fisso e gesti immutabili – aveva qualcosa della preghiera. Quell’improvviso armistizio dopo il frastuono della giornata, quell’incontro al di là di ogni contingenza, quel momento di silenzio raccolto che precede le prime parole del racconto, la nostra voce finalmente identica a se stessa, la liturgia degli episodi... Si assolveva la più bella funzione della preghiera, la più disinteressata, la meno speculativa, e che concerne solamente gli uomini: il perdono delle offese. Non confessavamo nessun peccato, non cercavamo di conquistare nessuna fetta di comunione, tra di noi, l’assoluzione del testo, un ritorno all’unico paradiso che valga: l’intimità. Senza saperlo, scoprivamo una delle funzioni essenziali del racconto e più in generale dell’arte, che è quella di imporre una tregua alla lotta degli uomini. L'amore ne resta la prova. Era gratis. Daniel Pennac – Come un romanzo Ma se davvero volessimo sa- pere, per restare nella meta- fora, se la “ciambella” Castelli di cultura è piaciuta o meno (occupandoci del solo gradimento), come potremmo fare? La scienza non ci viene in aiuto, non abbia- mo dati certi, ma alcuni elementi di osservazione sì: per esempio sappiamo che sono sempre stati pochi gli abitanti di Saint-Pierre presenti in sala, alcuni fedelissimi, altri sporadici e monotematici e questo ci pone certamente interrogativi; abbiamo constatato un interesse a fasi alterne da parte dei rappresentanti delle istituzioni; abbiamo raccolto molti plausi, molti incoraggiamenti; raramente abbiamo visto in sala studenti e insegnanti, sintomo di una scuola che – vista anche dall’interno – continua a demotivare i ragazzi confondendo spesso piacere con dovere, conoscenza con noia, riu- scita con omologazione di pensiero. Lo stesso Luigi Guicciardi, scrittore giallista nonché docente di let- tere in un liceo, nella serata di presentazione del suo libro ricordò come gli insegnanti riescano sovente a rendere poco piacevole la lettura, cancellando la dimensione emotiva/speculativa (sensa- zioni, impressioni, capacità evocativa e critica di un te- sto, ...), sale dell’apprendi- mento, a favore di una unila- terale dimensione valutativa che si traduce, nella maggior parte dei casi, in un fatidico questionario finale, in cui si richiede di individuare il personaggio principale e al- tre informazioni in una sorta di “tecnicismo” didattico. I risultati di questo operare ci dicono, attraverso l’ISTAT, che solo il 65% della popola- zione legge almeno un libro all’anno (che è poco, molto poco), senza contare il gri- do di allarme del professor Tullio De Mauro, docente di linguistica ed ex-ministro dell’istruzione che afferma: “il 25% degli studenti con la licenza media non sa né leg- gere né scrivere, né fare i con- ti”, ma qui si apre una pagina poco edificante del nostro paese anche, e soprattutto, se comparato con l’Europa. In ogni modo, gli ingredien- ti ci rendono testimonianza dell’impegno e della passio- ne messi per ottenere il “prodotto” Castelli di cultura, ma questi sono un mélange – per fare onore alla testata – che non ci sembra più sufficiente per pareggiare i costi con i benefici. Non è però solo una questione economica, altrimenti basterebbe tagliare, come di questi tempi si fa con estrema facilità soprattutto nell’ambito della formazione e della cultura; si tratta invece di decidere se vale an- cora la pena di investire tempo, risorse e denaro nella promozione della lettura e soprattutto come. Di questo si è dibattuto in sede di commissione di gestione e si è deciso che valeva la pena conti- nuare, ma non più soli e non più unicamente nella dimensione organizzativa della rassegna di autori. Dopo un periodo di discussione e di confronto, grazie anche alla consulenza del prof. Giovanni Tesio, abbiamo elaborato un nuovo progetto che, facendo tesoro dell’esperienza fatta con Castelli di cultura, si propone di istituire un premio letterario. Vero che di premi letterari è “piena l’Italia”, come ci è stato detto, ma il no- La commissione della biblioteca comunale e la redazione di Mélange augurano un sereno 2010
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4 stro progetto si indirizza verso una sorta di “percorso/ concorso” totalmente in mano ai lettori e quindi senza una giuria di esperti o filtri di altro genere. L'ele- mento fondamentale si tratterebbe di coinvolgere le biblioteche del la Comunità Montana Grand Paradis per poi estendere la partecipazione anche alle altre biblioteche presenti sul territorio regionale sempre che il progetto si riveli fattibile e interessante in fase di sperimentazione e che queste siano interessate. Il progetto si pone 3 obiettivi generali: 1. Individuare uno o più libri “preferiti” tra quelli pro- posti dalle biblioteche. 2. Coinvolgere le biblioteche del territorio in un pro- getto di promozione alla lettura con eventi “plura- li”. 3. Affiancare al premio, nel corso del tempo, attività collaterali, sempre nell'ottica della promozione del libro e della lettura (coinvolgimento delle scuole, delle librerie, delle associazioni,...). L'ipotesi prevede la presenza di una giuria, seleziona- ta in ogni biblioteca della Comunità Montana, con il compito di leggere, discutere ed individuare tra i testi selezionati quelli da premiare; a questo gruppo ristret- to di lettori, che dovrebbe cambiare di anno in anno, si affiancherà il voto/giudizio di tutti gli altri utenti (sorta di vera e propria giuria popolare) e questo allo scopo di conservare il carattere di “premio dei lettori” all'iniziativa. L'insieme della manifestazione dovrebbe vedere impegnate le biblioteche nell'organizzazione di eventi collaterali - incontri dibattito con gli autori, at- tività con le scuole,... - da tenersi di volta in volta, così come la premiazione finale, in ognuno dei paesi della Comunità in modo tale da valorizzare l'insieme del territorio anche nella sua dimensione paesaggistica e architettonica. Come biblioteca comunale di Saint-Pierre ci siamo fat- ti promotori dell'iniziativa presso le amministrazioni comunali e le commissioni di gestione delle biblioteche dei comuni della Comunità, forti di un ottimo lavoro di preparazione svolto dalla bibliotecarie (da subito so- stenitrici del progetto), abbiamo ottenuto una risposta positiva da parte di tutti. Siamo nella fase di messa a punto del percorso e, soprattutto, di reperimento dei fondi necessari; ci piacerebbe molto iniziare la speri- mentazione già nel 2010 e non ci dispiace immagina- re che tutto questo aumenti il numero dei lettori delle nostre biblioteche, vero e ultimo scopo anche di questo nuovo - ma non nello spirito e nei valori di riferimento - progetto. GERMANO DIONISI Presidente della commissione di gestione della biblioteca Considerazioni di un diciottenne... È sulla bocca di tutti: la moder- na gioventù, sempre più dedita alle tecnologie e al divertimen- to, dimostra scarso interesse nei confronti del proprio paese natale. Infatti, le attività loca- li che riescono a coinvolgere il pubblico giovanile sono sem- pre meno e i ragazzi non prendono in considerazione l'ipotesi di attivarsi al fine di valorizzare la zona. L'ar- ticolo nasce proprio per smentire queste voci e per far comprendere al congruo numero di lettori di Mélange che anche un diciottenne, come lo scrivente, è in grado di aprire gli occhi e analizzare la situazione odierna di Saint-Pierre. Innanzitutto, ritengo opportuno effettuare una breve riflessione sugli spazi offertici dal nostro amato paese e che potrebbero essere reimpiegati per offrire dei ser- vizi alla comunità: questa iniziativa potrebbe partire proprio dall'ampio piazzale ubicato nei pressi della ca- serma dei Carabinieri. Sarebbe una zona ideale per la creazione di un'area verde attrezzata, la quale riscuote- rebbe un ampio successo grazie all'immediata vicinan- za con la struttura comunale delle scuole materne e la posizione intermedia tra borgo e collina. La necessità di deposito di materiali e di parcheggio di automezzi comunali potrebbe interessare, eventualmente, alcune zone più periferiche del nostro territorio lasciando li- bero questo spazio ancora valorizzabile. Successivamente, mi preme analizzare una delle prin- cipali problematiche che affliggono il nostro paese e che desta sempre più preoccupazione tra i cittadini: il numero sempre crescente e rilevante di fenome- ni di microcriminalità! Con il passare degli anni la situazione è diventata critica e intollerabile: ricordo Proposte ed iniziative dal punto di vista dei giovani di Saint-Pierre per valorizzare il nostro Comune con piacere la realtà degli anni passati, quando con i miei ami- ci “inforcavamo” le biciclette e percorrevamo in tranquillità le strade di Saint-Pierre, anche in orari serali. Ma la nostra realtà si è evoluta ed ora il sentimento preponderante tra molti geni- tori è la paura! Lasciare andare i bambini a prendere un gelato nella via centrale del paese oppure permettere il prolungarsi dei giochi oltre l'orario po- meridiano è diventato pericoloso. Troppe facce nuove, episodi criminali, troppo traffico nelle vie del borgo: ecco descritte, molto sinteticamente, le cau- se del malessere generale. Il traffico ha creato innumerevoli difficoltà alla viabi- lità locale. Sono parecchi anni che i cittadini sperano che vengano realizzate le due rotonde, una nei pressi del consorzio "Cofruits" e l'altra all'ingresso del borgo, località Le Seez, al fine di agevolare l'immissione sulla Statale Regionale. Tutto ciò consentirebbe un miglio- ramento della fluidità del traffico, evitando che quest' ultimo venga incanalato nell'ormai sovraffollata via centrale! E, a quanto pare, da poco è stata concessa la costruzione di una delle opere proposte: verrà realiz- zata una rotatoria nei pressi del consorzio "Cofruits" per la felicità della maggior parte dei residenti del comune. Sperando di aver interessato i lettori più esigenti di Mélange e di aver trattato in maniera alternativa al- le problematiche più rilevanti per la nostra comunità, colgo l'occasione per invitare i giovani, che hanno delle idee sulla valorizzazione del nostro paese, a proporre e a sostenere valide iniziative. YURI SARTORE ¹ Docente di letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia Univ. degli Studi del Piemonte Orientale, critico letterario di Tuttolibri e de La Stampa.
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6 SPAZIO GIOVANI ALCUNE CONSIDERAZIONI “ECOLOGICHE" Qualche giorno fa ero in paziente coda alle casse dei grandi magazzini, spedito da mia madre a compra- re il solito litro di latte che quotidianamente manca in frigo e mentre brontolavo fra me e me ho sentito, senza volerlo, una conversazione fra due ragazzi, più o meno ventenni. Il primo diceva "ieri al telegiornale hanno detto che a causa del riscaldamento globale si potrebbero sciogliersi i ghiacciai dei poli, e che alcune parti della terra potrebbero addirittura essere inonda- te" L'altro ha risposto così: "pazienza, tanto noi viviamo in Valle e qua non c'è il mare." E, ancora più geniale, ha aggiunto: "E poi, con qualche grado in più, si starebbe senz'altro meglio." E' innegabile, nella nostra regione non c'è il mare e sicuramente non fa caldo, ma proviamo a pensare un momento: l'effetto serra e i danni ambientali che si- curamente stiamo provocando, più o meno gravi che siano, danneggiano il nostro pianeta e noi abbiamo il dovere di non "lavarci le mani", ma di cercare di mi- gliorare la situazione ambientale, per le generazioni fu- ture. Sicuramente è più facile lasciare questo compito a qualcun altro, come pare la politica, di qualsiasi colore, stia facendo rimandando tutto al 2050 (e poi chi vi- vrà vedrà), ma siamo davvero sicuri di avere così tanto tempo a nostra disposizione? Non credo, ovviamente, che la fine del mondo e che il disastro ecologico siano dietro l'angolo, ma, proprio per questo, ritengo sia me- glio cercare di trovare delle soluzioni adesso, piuttosto che quando sarà troppo tardi. E, mentre i grandi della terra rimandano queste decisioni, cosa possiamo fare noi comuni mortali per preservare l'ambiente? Io credo che possiamo prendere piccoli accorgimenti, apparentemente insignificanti, ma che se fatti da tutti possono diventare veramente significativi: rinunciare a prendere l'automobile per fare duecento o trecen- to metri, farsi la doccia invece che il bagno, chiudere i rubinetti dell'acqua (e non farla scorrere a cascata) quando ci si lava i denti o le mani, fare correttamen- te la raccolta differenziata, che diventa sempre più importante, anche economicamente, e acquistare con consapevolezza, informandosi sui danni ambientali che provocano determinati prodotti. Se tutti noi co- minceremo a comportarci in questo modo, allora non solo potremo essere orgogliosi di esserci comportati civilmente, ma anche per aver contribuito, nel nostro piccolo, a salvaguardare e a migliorare l'ambiente. XAVIER DONDEYNAZ "Si ringrazia l'Amministrazione Comunale, la Proloco, le Associazioni, i proprietari delle cantine, i numerosi volontari, i giovani e tutti coloro che hanno reso possibile la riuscita della 2º Veillà de Sen Piére." Contatti: pauloinazario@yahoo.it Bioetica cattolica e bioetica laica Solo cinquant'anni fa, l'accesa discus- sione sulla bioetica, che oggi divide la comunità mondiale in diverse fazioni, non si sarebbe neanche posta, perché non si erano ancora raggiunte quelle competenze scientifiche che adesso ci permettono di avere i mezzi per de- cidere ed operare sulla nostra vita. In Italia, più che in ogni altro paese euro- peo, sia perché stato democratico, sia perché di tradizione fin dalle origini cattolica, le questioni bioetiche sono scottanti e interessano potenzialmen- te tutti. La bioetica (dal greco "bios", vita, e "ethos", comportamento, consuetudine) subisce, in ambito italiano, una necessaria spaccatura in laica e catto- lica, poiché, alla base di concezioni differenti della bioetica, operano due diversi paradigmi, due diverse idee sulla na- tura della vita e della morte. Lo scontro si produce al livello di precomprensioni, cioè dei pregiudizi e dei presupposti che agiscono nel rapportarsi alla realtà. Sembra, quindi, che precomprensioni cattoliche e laiche portino all'interno della bioetica ad una spaccatura non sanabile, nemmeno a livello legislativo. È stato questo il tema trattato da Giovan- ni Fornero, filosofo italiano, sabato 17 ottobre presso il pa- lazzo regionale. Sulla base dei suoi studi, Fornero sostiene che la contrapposizione tra bioetica cattolica e laica, accen- tuatasi recentemente per il caso Wuelby e quello Englaro, non sia banalmente riconducibile alla contrapposizione tra fede e ragione: infatti anche i cattolici elaborano le loro conclusioni alla luce di un pensiero critico e razionale. La spaccatura si verifica, come detto prima, a causa di due pa- radigmi differenti, come se si guardasse alla realtà con due paia di occhiali diversi. All'interno del cattolicesimo esistono diverse posizioni, ma la Chiesa si è espressa ufficialmente, attraverso molti docu- menti, a proposito della bioetica. Essa, infatti, emana delle dichiarazioni scritte a cui tutti i credenti, conformemente alle loro idee, dovrebbero attenersi. I principi fondamen- tali di tali pubblicazioni sono stati raccolti da Monsignor Sgreggia, vescovo e teologo italiano, e riposti in più vo- lumi. Dai suoi scritti si comprende che la bioetica cattolica ufficiale si basa su una delle idee cardine divulgate dalla Chiesa, cioè che l'uomo è un'entità che non si definisce in 7 BIOETICA base a sé stessa, ma in base a Dio. L'uo- mo in quanto creatura dipende dal suo creatore: Dio è fondamento ontologico ed etico dell'essere umano. Quindi, in quest'ottica creaturale, l'uomo non dispone della sua vita, perché non è artefice di sé e perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio: la sua dignità non sta nel fatto di essere uomo, quanto piuttosto di essere simile a Dio. Nonostante l'uomo si differenzi dagli animali per il libero arbitrio, nel senso che può fare scelte individuali nel corso della vita, non può disporre liberamente della sua vita. Questa è l'idea fondamentale cui si costruisce la bioetica cattolica, per la quale la Chiesa condanna l'eutanasia e l'aborto. La laicità, invece, si può intendere in due modi differenti, a seconda che la si tratti in senso "largo" o in senso "stretto": è bene, pertanto, spiegarne le differenze e individuare quel- la determinante in ambito bioetico. In senso "largo", laicità individua una metodologia di approccio alla realtà: essa, perciò, potrebbe essere adottata anche da un credente (ad esempio, un comportamento di tolleranza nei confronti di un credo religioso diverso dal proprio). In senso "stretto", il laico è il non credente, l'a-religioso, non l'anti-religioso. L'accezione "stretta" di laicità è quella che definisce la bio- etica laica. Al di fuori di una visione religiosa, la vita e la morte sono indipendenti da Dio. Storicamente la bioetica laica è stata elaborata in un'area di non credenti o atei che sostengono la disponibilità della vita da parte dell'uomo. Essa, inoltre, deve raggiungere un livello qualitativo ac- cettabile, sotto il quale non vale più la pena di vivere. Tale conclusione esplicita quindi la posizione laica favorevole all'aborto e all'eutanasia. L'intervento di Fornero si è concluso con la risposta alla domanda se sia possibile conciliare legislativamente le due posizioni all'interno dello scenario attuale italiano. Egli so- stiene, vista la differenza tra i due paradigmi che definisco- no la bioetica cattolica e quella laica, l'impossibilità di rag- giungere un accordo soddisfacente per entrambi le parti e anzi appoggia l'idea di tenere separate le due concezioni. SIMONE CAPPIO
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LETTERATURA
"Vedere ancora le Alpi! Come sarà glorioso,
dopo averle sognate 4 anni!": così scriveva nel
1909 alla madre, alla vigilia del suo terzo viag-
gio nella regione alpina, lo scalatore inglese
George Mallory, pioniere dell'alpinismo hima-
layano, morto nel 1924 in un eroico quanto
tragico tentativo (riuscito?) di raggiungere per
la prima volta la cima dell'Everest.
Mallory era nato in Inghilterra, nella regione
del Cheshire, il 18 giugno 1886, primo figlio
maschio di un reverendo. La sua inclinazione
per le ascensioni si manifestò assai precoce-
mente: all'età di sette anni fu infatti trovato dai
familiari, allarmati
della sua scomparsa, mentre stava tentando di scalare il tetto della
chiesa. Più tardi, durante gli anni di studio d'arte a Cambridge,
alternò canottaggio e ciclismo alle arrampicate nei fine settimana,
soprattutto nel Galles.
Negli anni compresi tra il 1904 e il 1920, prima quindi di av-
venturarsi sulle vette himalayane (la prima delle tre spedizioni
sull'Everest è del 1921), d'estate Mallory visitò e scalò più volte
vette numerose - e difficili - pareti delle Alpi, soprattutto nella
catena del Monte Bianco. Per lui, avvezzo dall'infanzia alle modeste
cime gallesi, l'incontro con le Alpi fu certamente la scoperta della
Grande Montagna e del suo mito grandioso (creato proprio dagli
Inglesi): l'aggettivo glorious, con cui George definisce nella lettera
quell'unico e il suo sentimento appassionato in vista dell'immi-
nente esperienza, sembra condensare tutta la potenza del fascino
esotico esercitato dalle vette alpine, assumendo quasi il valore di
una premonizione del destino di tragica immortalità che si sarebbe
compiuto per lui più tardi, altrove.
Tuttavia Mallory non era solo un fortissimo alpinista, ma anche
un viaggiatore (camminatore instancabile) in senso più ampio
ed un esteta, apprezzatore degli scenari della Costa Azzurra o
delle colline toscane.
Nell'estate 1911, particolare poco conosciuto, le sue mire alpi-
nistiche si concentrano sulle montagne del Gran Paradiso. A
fine luglio, infatti, il nostro giunge con due compagni a piedi
dalla Val d'Isère a Pont Valsavarenche, attraverso l'Altopiano
Vittorio Emanuele. Da lì Mallory e soci raggiungono il rifugio Vittorio
Emanuele, scalando poi Gran Paradiso e Ciarforon. Il 9 agosto
scalano l'Herbetet (probabilmente su una nuova via), quindi
scendono sulla Valnontey e arrivano a Cogne, che i tre trovano
incantevole. Dopo altre ascese in zona, il 14 agosto affrontano
- partendo dal Pousset - la parete nord della Grivola; questa
ascensione verrà ricordata da George come una delle più belle
delle Alpi. Nei giorni successivi il gruppo si dirige a Courma-
yeur, alla volta dell'"usuale" Monte Bianco.
UN FIUME
BAMBINO
MEANDREGGIA...
La Valle d'Aosta e
le sue montagne
conquistate e descritte
in "uno scenario da
fiaba, fuori dallo
spazio e dal tempo"
dallo scalatore inglese
George Mallory
(1886-1924)
Di questa unica visita "dalle nostre parti" resta,
in particolare, una bella testimonianza nel suo
diario di viaggio riguardo al Nivolet: "Un fiu-
me bambino meandregia tranquillamente in
un'ampia valle erbosa; scorre dolcemente come
una specie di serpente vetroso della pianura,
poiché la valle è così piatta che la pendenza è
impercettibile. Le alture verdeggianti su en-
trambi i lati sono piatte e piacevoli a vedersi,
e alla fine si chiudono, anche se non completa-
mente. Qui il torrente si tuffa in un ripido pen-
dio scolpito nella roccia, lontano nell'ombra di
una valle più profonda. Lo si segue qui con un sentiero accidentato
che si gira di lato e, prima di raggiungere il fondo di una secon-
da valle, su una sporgenza erbosa si trova una modesta locanda"
(con ogni probabilità l'attuale Albergo Gran Paradiso di Pont).. La
familiarità inspirata da questo paesaggio era motivata anche dalla
sua rassomiglianza con un luogo nel Galles - Gorphpwys - ove
egli arrampicava sovente.
Queste immagini evocano, pur nella loro precisione naturalistica,
uno scenario di fiaba, fuori dallo spazio e dal tempo. Infatti, e per
fortuna, a distanza di un secolo lo scenario descritto da Mallory è
rimasto quasi inalterato (fatta eccezione per i tralicci....).
Questa visione idilliaca dei luoghi da parte di Mallory verrà meno
nelle successive spedizioni hymalayane, ove progressivamente -
sino al tragico epilogo la montagna da conquistare diventerà
un'idea ossessiva, un compito ineludibile.
Notizie e testi tratti da George Mallory di David Robertson, ed.
Faber and Faber (1969)
FRANCESCA ZANNI
PAESAGGI IN
MOTO
Il paesaggio di montagna - soprattutto di alta monta-
gna, di cui anche da Saint-Pierre si hanno vedute super-
be appare agli occhi di tutti assolutamente statico; la
natura sembra in questo caso avere realizzato un'opera
definitiva, quasi "eterna", in cui le sole variazioni sono
quelle della coltre nevosa nelle stagioni.
In realtà esso, come tutti i paesaggi, è il risultato di fe-
nomeni naturali in continua evoluzione che - benché
tuttora in atto in molte zone del pianeta, talora anche sin
troppo chiaramente sotto i nostri occhi (eruzioni vulca-
niche, terremoti,...) - sono troppo lenti, ed avvengono su
scale troppo grandi, per essere percepiti come elementi
costruttori; infatti le loro dinamiche di svolgimento si completano su scale tem-
porali non "umane", ma di decine di milioni di anni.
La scienza, non a caso, ha faticato non poco a comprenderne l'origine: la teoria
(nota come "tettonica delle placche") che spiega correttamente i meccanismi che
conducono alla formazione delle catene montuose è relativamente recente (at-
torno agli anni '30 del secolo scorso), e fu definitivamente provata ed accettata
universalmente solo negli anni '60.
Vediamo brevissimamente di quali fenomeni si tratta.
La formazione delle montagne
Le montagne, come si sa, si formano a seguito dei movimenti reciproci delle
diverse placche di cui si compone l'intera crosta terrestre (oceani compresi), i
quali "navigano" e galleggiano al di sopra di uno strato di roccia liquida, più cal-
da, sottostante (un po' come pezzi di burro su una padella). Quando le placche
si avvicinano, per poi collidere l'una contro l'altra, si formano delle catene mon-
tuose ("orogenesi"); quando invece si allontanano reciprocamente si forma un
oceano. In entrambi i casi, si tratta di movimenti apparentemente insignificanti
(ad esempio, di 2 o 3 centimetri all'anno), che però applicati ad intere porzioni
di crosta terrestre - per lassi di tempo di decine di milioni di anni - testimonia-
no degli immani spostamenti cui è interessata la crosta. L'edificazione della catena alpina è quindi avvenuta
nell'arco di molti milioni di anni; tuttavia, il paesaggio
valdostano così come lo vediamo oggi è un prodotto
molto più recente (degli ultimi migliaia di anni), pla-
smato da fenomeni non più tanto riconducibili ai movi-
menti delle placche, ormai quasi inattivi in questo caso,
bensì climatici.
Il paesaggio alpino della
Valle d'Aosta è il risultato
finale, seppur in continua
mutazione, di numerosi
fenomeni naturali, quali
lo scontro di placche
crostali, le glaciazioni e le
paleo-frane.
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TERRITORIO
L'edificazione della catena alpina è quindi avvenuta
nell'arco di molti milioni di anni; tuttavia, il paesaggio
valdostano così come lo vediamo oggi è un prodotto
molto più recente (degli ultimi migliaia di anni), pla-
smato da fenomeni non più tanto riconducibili ai movi-
menti delle placche, ormai quasi inattivi in questo caso,
bensì climatici.
Le glaciazioni sono infatti tra gli avvenimenti più im-
portanti dell'ultima parte della storia terrestre.
I ghiacciai, come un tempo dei fiumi, scavano ed erodo-
no l'alveo in cui fluiscono, modellando il fondovalle
e trascinando un po' come dei bulldozer - i detriti
(morene) verso valle. Circa 20.000 anni fa (durante l'ultima loro fase di mas-
sima espansione) l'azione dei ghiacciai, oggi limitata alle alte quote, è stata la
principale responsabile del modellamento del paesaggio non solo alpino ma
anche delle zone di pianura prospicienti le montagne. In questo caso ci può es-
sere d'aiuto immaginare - magari pensando a una giornata in montagna con il
"mare di nubi" a valle - uno scenario attuale antartico, con i ghiacci (le nuvole)
spessi diverse centinaia di metri che occupavano sia il fondovalle principale che
le vallate laterali; solo le creste delle montagne emergevano libere dai ghiacci.
Ultimi ritocchi...
Nelle ultime migliaia di anni, una volta scioltisi ed arretrati i ghiacci, torrenti e
fiumi hanno cominciato a scavare ed erodere i detriti, mentre sulle pareti roccio-
se, finalmente libere dalle morse dei ghiacci, si sono prodotte numerose frane e
dissesti, anche di grandi proporzioni; ad esempio in epoca storica, nel XVI sec.,
si è verificata quella della Becca France che ha annientato il villaggio Thouraz
sopra Sarre; la stessa Saint-Pierre si trova sui detriti di una di queste paleo-frane,
generatasi circa 6000 anni fa dalla Punta Leysser, a ovest del Mont Fallère.
Fortunatamente, non restano al momento che poche frane di una certa entità
- comunque debitamente monitorate - a minacciare il fondovalle (es. Becca di
Nona sopra Pollein).
Il nostro paesaggio, comunque, non si "ferma" mai: l'azione di acqua e gelo si
porta via ogni anno qualche millimetro delle cime delle montagne, condannate
ad un lontano ma ineluttabile "appiattimento"..
PIETRO CAPODAGLIO
Arpa VdA
Testo Originale Estratto
10 INVERNO Sogno d'Inverno Così, dopo ultimi e impetuosi spasmi, il vento autunnale si ritira in luoghi lontani, sospingen- do le ultime foglie sanguigne, lasciando spazio a quelle quiete onde di gelo che placidamente avvolgono il trono del mondo appena ceduto dal focoso autunno. Esse si presentano con la loro estrema calma in silenziose notti, ricopren- do case, alberi e strade, cercando di giungere fino a noi e trarci lontano da quel letargo in cui vorremmo cadere. Pigramente le lievi ondate conquistano terre e montagne, brinando la ru- giada nei prati e ghiacciando i fianchi dei fiumi per poi dirigersi alla conquista del cielo, rapen- do il Sole, sempre più distante e pallido. Così gli uomini, essendo creature a sangue caldo, si rifugiano sotto strati di stoffe e dentro case rav- vivate dal rassicurante scoppiettare del fuoco. Cadono in letargo, in un dolce tepore, cercando di combattere al meglio il gelo che quieto cerca di raggiungerli. Questi dopo aver placato i vividi bracci solari, cerca di compiere la sua intera conquista celeste, stringendo stelle e Luna in una lontana aura nordica. E una notte, lento e soffice, cade fino a terra quel gelo che comandava quelle invisibili onde quiete, mostrandosi in unici e piccoli cristalli. Scendono così, come in un sogno, i fiocchi di neve. Essi si posano lievemente a terra sul regno cui loro spetta, ridipingendo di bianco il mondo secondo il loro ideale, trasportandolo in un'altra dimensione, facendo apparire le cose più semplici e nitide. E così il gelo, dopo la sua più ampia e difficile conquista, giunge fino ai nostri occhi, come coronamento dell'edificazione annuale del suo regno. Questi piccoli ambasciatori bianchi, tutti perfettamente uniti gli uni tra gli altri, sono in grado di risvegliarci da quell'agognato letargo attiran- doci con la loro inconcepibile bellezza e ipnotizzandoci con la loro aggraziata danza, conducendoci tra loro a giocare e a simpatizzare con quel gelo che avevamo tanto rifiutato finché invisibile. E sotto la luce del Sole diventiamo euforici e gioiosi, ci sentiamo come in una fiaba e danziamo nella neve, soli o in compagnia, senza pensieri se non quei piccoli e ipnotici cristalli bianchi. Ma se di giorno veniamo trascinati in una favola, di notte siamo travolti da un sogno. Luna e stelle brillano come cristallizzate dal ghiaccio, tutto è avvolto da un silenzio scosso solo dal languide onde che ci sono conquistati e che il cuore batte sempre più piano come per ta- gnì misteriosi e lontani e, senza opporre alcu- na resistenza, ci abbandoniamo alla sua forza, cadendo in soffici braccia di polveroso bianco. Apriamo gli occhi appena usciti dall'ondata e, abbandonando il corpo a quelle lievi ondate che si sorreggono, ci perdiamo nel profondo blu del cielo spolverato di stelle e dominato dalla Luna. A poco a poco, mentre la nostra mente vaga libera nel cielo, le nostre mani diventano fredde e insensibili come se fossero diventate un tutt'uno con il gelo, come se finalmente egli fosse riuscito a trarci da quel letargo sia con la mente che con il corpo. E con quelle mani che sembrano diventate ghiaccio, come per istinto, ci disegnamo due grandi ali di bianca neve. E allora ridiamo, euforici, immaginando di in- nalzarci fino al cielo e di tuffarci tra le onde stellate, ci sentiamo fe- lici e spensierati protetti da quei flutti sereni e le risate aumentano mano a mano che la nostra mente spazia sempre più libera. Poi, lentamente, esauriamo le ultime risate e torniamo ad essere abbracciati dalla neve, dopo che le onde hanno invaso e brinato il nostro cuore placando tutti i sentimenti che si susseguono in una lotta continua. Un vago sorriso di serenità sfuma sul nostro viso e sulle nostre mani senza più sciogliersi talmente il nostro corpo è stato portato negli abissi di quelle onde. Come il paesaggio, anche noi veniamo ridipinti di un bianco candore che ci rende parte di un'altra dimensione e che ci trasforma in qualcosa di più semplice e nitido. Ci sembra di divenire parte di quel regno che ha ricoperto e placato tutto, quel regno che ha reso il cielo un paesaggio nordico e lontano e ha ricoperto il mondo di surreale bianco. Ma quella perfetta appartenenza in cui siamo avvolti, inaspettata- mente, si interrompe: il corpo trema per il freddo, reclama calore e quel letargo stretto da un'aria pesante e soporifera. Il ghiaccio che leggermente racchiudeva il nostro cuore si spezza e i sentimenti hanno nuovamente inizio a quella danza di conflitti e vendette. Le onde di gelo, vedendoti dormire nel tuo tepore vicino a uno cre- pitante fuoco, si infrangono dolci ma tenaci sulla tua finestra, liete e ansiose di riportarti a sognare con loro il prima possibile in un bianco sogno nordico. ELISA OLIVA 11 MÉLANGE Le dji-échèli quie porton i Paadì S'approtse Tsalènde, vèyèn de choure hèn quie no conseille Meus- sieu le Curé de Verona Mario Gatti: vivre eun dzào (moquie eun, don!) comme le Sèn. Le dji z-échèli quie porton i Paadì. Tsertsèn de vivre a la dzorno', senza prétendre de volèi resoudre lo problème de nouha viya d'eun cou; tsertsèn d'ar lo to respe poussiblo pe nouha personna: oui no z-arbeuillèn a modo, senza ézadjéré, no lèèn po-pe la vouèse; tsertsèn d'ai de bou-e-magniì avoui tcheut, surtout' no prèdzèn po-pe mal de gneuù; tsertsèn d'ihe contèn, pèquiè no sèèn cheur quie no sèèn vîi i mon- do pe ihe contèn po moquie d'eun l'otro mondo, mi euncò d'eun hihè; fèyèn hèn quie l'è possiblo féé, senza prétendre tro; trouèn lo tèn de féé an bou-a lèitewa: comme lo medjî l'è neseus- séo a la viya, le bou-lèiteueu son nesussée a l'ama; tsertsèn de féé an bou-a achon, mi senza fota de lo dii a gneun; tsertsèn de féé an bagga quie no l'amen fran po' féé, se coutcheun no z'offènse fèyèn sèmblan de rèn; tsertsèn de crèè quie la Providanse pènse euncò tchica a no'; tsertsèn, o mouènte pe ou', de po ai gneua poulii: surtout' po ai poulii de l'amé hèn quie l'è dzèn é de crèè d'eun la bonto'. GIOVANNA GROSSO SPAZIO AI LETTORI NIENTE GINNASTICA A SAINT PIERRE Un appuntamento ormai da molti anni consueto a tanti - il corso di ginnastica settimanale, organizzato da Spazio Club, che si tene- va nella palestra della scuola elementare - quest'anno, di punto in bianco, non si farà. Dispiace davvero molto perché era una con- suetudine benefica che aveva creato, naturalmente, anche spazi di aggregazione e socialità. I responsabili dell'organizzazione, da noi contattati, ci hanno detto che il corso non sarebbe più stato realizzato per carenza di persona- le volontario, motivazione sicuramente più che legittima; sarebbe però stato bello, come cittadini e come utenti del servizio, averne potuto discutere prima, essere informati delle difficoltà logistiche e organizzative incontrate da Spazio Club, magari trovare soluzioni alternative con il nostro impegno.... invece nulla in precedenza aveva fatto presagire un'interruzione così drastica dell'attività. Ci siamo quindi visti costretti a organizzarci individualmente, un po' in extremis, per trovare delle alternative sul territorio; niente di grave, per carità, ma è sempre un piccolo pezzo di Saint-Pierre che se ne va. Un gruppo di utenti del servizio di ginnastica RISPONDIAMO ALLA LETTERA "Niente ginnastica a Saint-Pierre" La decisione di non organizzare più il corso di ginnastica non è stata drastica ed inattesa. Erano anni che il direttivo chiedeva un aiuto ed un rinnovamento all'interno delle sue fila. Nessuno si è mai proposto concretamente e così abbiamo continuato stanca- mente ad organizzare corsi, eventi e manifestazioni, senza però l'entusiasmo e la fantasia di un tempo. Quest'anno abbiamo deciso di dare un segnale forte e definitivo: o qualcuno decide di proporsi e di impegnarsi o lo Spazioclub chiu- derà ogni attività (qualche membro del direttivo si occupa del cir- colo da più di vent'anni). Chiaramente ci auguriamo che molti rispondano a questo nostro appello perché ci spiacerebbe moltissimo dover chiudere questo circolo nel quale abbiamo sempre creduto e che tanto ha dato alla popolazione di Saint-Pierre. A tale scopo nel mese di giugno p.v. indiremo una pubblica assem- blea per decidere del futuro dello Spazioclub. IL DIRETTIVO
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12 BIBLIOTECA LA PAGINA DELLA BIBLIOTECA In vetrina: Per conoscere la storia senza fatica: STORIA FOTOGRAFICA D'ITALIA 1946-1966 La ricostruzione, lo scontro politico, il boom economicO STORIA FOTOGRAFICA D'ITALIA 1967 – 1985 La contestazione, le nuove conquiste sociali, gli anni di piombo IL PAESE DELLE PRUGNE VERDI di Herta Muller Per conoscere il premio Nobel 2009 per la letteratura IL SOFFIO DELL'ANIMA l'arte di combattere e di amare di Valentina Lippi Bruni Se ti capiterà di affrontare dei momenti difficili, non lasciarti prendere dallo sconforto, non perdere mai la fiducia in te stesso. La goccia del fiume non si chiede quanto sia utile la sua esistenza senza di lui, perché essa è il fiume LA SPOSA TRADITA di Adele Grisendi Cosa ha rappresentato negli anni '70 la nuova legge sul divorzio IL GRANDE ALBERO di Susanna Tamaro “La sensazione e l'emozione che ho avuto nello scrivere questo li- bro sono paragonabili soltanto a quello che ho provato scrivendo, sedici anni fa, Va' dove ti porta il cuore. La letteratura ha bisogno di parlare all'anima. In un tempo di crisi e di cose opache c'è biso- gno di qualcosa di luminoso...” LE STANZE DI LAVANDA di Ondine Khayat “Non dimenticare mai le tue radici. Lucine” mi diceva sempre il nonno. Ma ormai tutte le mie radici stavano in una mano sola: un quaderno di poesie, una penna rossa, e un piccolo flacone di lavanda LALA SOTTO IL SEGNO DELL'ACERO di Jacek Dehnel Lala è nata nel 1919 da una grande famiglia in cui si mescolano polacchi, russi e tedeschi. E' una donna vulcanica, sensibile e colta, innamorata dei buoni libri e dei fiori, e a un certo punto di due uomini e ora, diventata nonna, racconta la sua vita con struggente poesia. IL COMMISSARIO SONERI e la mano di Dio di Valerio Varesi Sotto il ponte antico di Parma, il cadavere di un uomo affiora dal- la riva melmosa. Il commissario Soneri, incaricato dalle indagini, si affida all'istinto e si ritrova in un borgo isolato dell'Appennino dove i paesani parlano poco e malvolentieri, l'ostilità verso l'intru- so, perdipiù sbirro, è palese. Tuttavia Soneri arriva a scoprire cosa si nasconde in quella apparente tranquillità. MARIE-JEANNE di Giacinta Baudin La protagonista del romanzo, Marie-Jeanne, è una bella ragazza che lascia la Provenza per sposare un giovane di Champorcher e qui stabilirsi. È talmente moderna la narrazione che Marie-Jeanne potrebbe essere un personaggio di cui in ogni famiglia si è raccon- tato. Come verrà accolta nel villaggio, come trascorrerà le sue gior- nate e quel giovane marito saprà amarla così da farle dimenticare la nostalgia per la sua famiglia d'origine e il profumo del mare? THE DOME di S. King IL SIMBOLO PERDUTO di D. Brown IL QUADERNO AZZURRO di Levine A. LA BARACCA DEI TRISTI PIACERI di H. Schneider IL TEMPO INVECCHIA IN FRETTA di A. Tabucchi IL LABORATORIO TEATRALE Negli ultimi anni il laboratorio teatrale non ha avuto nuove iscri- zioni per cui, per l'anno in corso, con grande rammarico, si è deci- so di sospenderlo ma, considerata l'alta esperienza positiva che ha rappresentato, lo si è proposto alla scuola così che, si spera, si crei un “vivaio” di nuovi piccoli attori da affiancare per l'anno prossi- mo al gruppo Eidos che ringraziamo vivamente per tutto ciò che, in questi anni, ha dato alla biblioteca.