La Visita Pastorale di Papa Giovanni Paolo II in Valle d'Aosta e la vita diocesana del 1986.
12-1986.pdfQuesto numero del bollettino parrocchiale bilingue della Diocesi d'Aoste, datato Dicembre 1986, è prevalentemente dedicato a una cronaca dettagliata e illustrata della storica Visita Pastorale di Papa Giovanni Paolo II in Valle d'Aosta, avvenuta il 6 e 7 settembre 1986. Il documento riporta i discorsi del Pontefice alle autorità regionali, agli alpini della Scuola Militare e ai fedeli, focalizzandosi su messaggi di pace, sul valore spirituale del turismo, sulla difesa del patrimonio culturale valdostano e sulla fedeltà storica della Valle alla Chiesa. Oltre alla vasta copertura della visita papale, il bollettino include articoli sulla crisi dell'educazione religiosa giovanile in famiglia, il restauro della cappella di Vetan, un resoconto sull'incontro interreligioso di preghiera per la pace tenutosi ad Assisi, un appello per la Giornata del Seminario e i registri aggiornati di battesimi, matrimoni e defunti della parrocchia.
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Buon Natale Heureux Noël Paroisse de Saint-Pierre XXVIIème ANNEE - N. 12 - DECEMBRE 1986 L'Echo de nos montagnes La Voce dei campanili BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCESE D'AOSTE Tipografia Valdostana - Aosta
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fratelli MAGNIN & c. MOBILI CENTRO CUCINE - LAMPADARI MAGNIN uguale ESPERIENZA sente le vostre esigenze, consi- glia e progetta l'ambiente con gusto su misura MAGNIN uguale ASSORTIMENTO propone 60 modelli di cucine tra cui 30 modelli esposti: SARILA - - PATRIARCA - MORETUZZO - EFFE-TI VENETA CUCINE MAGNIN uguale SCELTA di elettrodomestici delle migliori marche, incorporate nella vostra cucina: BOSCH - AEG - NEFF - REX - GASFAIRE - SAMET - SMEG - SIEMENS MAGNIN è garanzia i nostri mobili sono garantiti 3 anni RISPARMIO uguale i prezzi sono i più convenienti sul mercato confrontateci preventivi gratuiti I NOSTRI CENTRI VENDITA: SAINT-CHRISTOPHE Regione Aeroporto AOSTA - Via Festaz, 5 AOSTA - Via S. Anselmo SAINT-PIERRE L'educazione religiosa in famiglia Il Vangelo di Luca ricorda che Gesù a 12 anni si ferma per tre giorni nel tempio di Gerusalemme per sentire parlare di Dio. È un episodio bellissimo, che getta qualche spiraglio sulla nostra legittima curiosità di conoscere almeno qualcosa sulla vita gio- vanile di Gesù e sui rapporti che intercorrevano nella famiglia di Nazaret. Gesù si di- mostra un normale preadolescente che sente il bisogno di affermare la propria personalità e di fare nuove esperienze. Come ogni ragazzo, Gesù non intende semplicemente di- sobbedire o dare un dispiacere ai genitori, ma incomincia a sentire di avere una perso- nalità propria e crede sia giunto il momento di farlo conoscere anche agli altri. Maria invece in questa circostanza si comporta con Gesù come una madre che si sgomenta e che non si accorge che suo figlio è già tanto cresciuto da avere una sua personalità. Il rifiuto della dipendenza familiare Parlare dell'educazione alla fede dei ragazzi in famiglia, fa pensare immediata- mente all'insieme dei conflitti e delle rotture che caratterizzano il rapporto genitori- figli negli anni dell'adolescenza. Questo atteggiamento di conflitto è abbastanza re- cente, perché fino a qualche anno fa i ragazzi si inserivano presto nel mondo del lavo- ro e non c'era spazio per l'adolescenza. Oggi invece la condizione di dipendenza dei figli dai genitori si protrae sempre più. Non può meravigliare che i ragazzi, diventati precocemente adulti, tanto evoluti per l'estendersi della cultura e per l'influsso dei mass- media, mal sopportino una situazione di dipendenza e rifiutino soprattutto la fami- glia, cioè proprio quella realtà che maggiormente li ha condizionati nella loro fanciul- lezza, e dalla quale tutto sommato più hanno ricevuto. E il rifiuto si estende facilmente a tutto ciò che frena il loro bisogno di autonomia e di libertà, a tutto ciò che non viene ben motivato e di cui non capiscono il significato. Naturalmente anche la fede va in- contro alla stessa logica. Dai frutti si conosce l'albero? Ci sono dei genitori che non rimangono affatto traumatizzati dal nuovo atteggia- mento dei ragazzi di fronte alla fede. C'è addirittura chi pensa che l'abbandono della pratica religiosa da parte del figlio sia il segno di una nuova personalità cresciuta, il cammino verso l'età adulta. Ma sono anche molto i genitori che sono sinceramente dispiaciuti e vanno in crisi. Perché spesso vengono presi da un senso di colpa e si do- MOBILI D'OGNI GENERE CENTRO CUCINE - LAMPADARI ELETTRODOMESTICI DI INCASSO CENTRO CUCINE MACCHINE PER CUCIRE NECCHI LAMPADARI - OGGETTI PER LA CASA 1
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mandano sinceramente dove hanno sbagliato. «Dai frutti si conosce l'albero», dice il Vangelo. Come non vedere allora nel rifiuto della messa e in generale nella poca disponibilità verso tutto ciò che sa di vita religiosa, la conseguenza di una religione non ben assimilata? Come non riconoscere la propria incapacità di diventare signifi- cativa ai loro occhi con la propria testimonianza di vita? Naturalmente anche per que- sto rifiuto, come per molti altri aspetti della contestazione adolescenziale, i genitori possono non avere alcuna responsabilità diretta. Tanto più che a volte il rifiuto è più netto proprio nelle famiglie in cui la pratica religiosa è più genuina e vissuta in modo attivo. I genitori dunque sono semplicemente coinvolti anche in questo caso nel gene- rale allontanamento da tutto ciò che i ragazzi hanno ricevuto negli anni della loro fan- ciullezza. Una crisi drammatica L'abbandono della pratica religiosa da parte dei ragazzi è un qualcosa di serio, perché porta a scelte che sanno di definitivo. E la responsabilità ricade in gran parte sui cristiani adulti, sulla comunità cristiana. I ragazzi infatti non si trovano di fronte alla fede e a Dio in posizione di rifiuto di principio. Essi non hanno crisi filosofiche o tentazioni di ateismo. Non hanno difficoltà a vedere Dio nella loro vita, a sentirselo accanto e magari alleato nel momento della loro crescita, o quando intendono affer- mare la loro personalità di fronte agli altri. Se vanno in crisi è perché Dio è «tabù» per la nostra società e anche in famiglia si parla pochissimo di lui. Nessuno poi è ca- pace di parlare con loro di Dio e della fede in modo interessante e adeguato. Se non avranno dei genitori preparati, o non incontreranno un prete amico e una comunità viva, che offrano l'occasione di rinnovare la loro vita di fede, incontrando un Dio simpatico, ben presto i ragazzi entreranno nel grande gruppo dei cristiani anonimi di cui è piena la Chiesa. Il compito della famiglia Nella famiglia, la crisi religiosa trova una linea di superamento creando un nuo- vo rapporto di affetto e di dialogo, di rispetto reciproco, che favorisca uno scambio che arricchirà i ragazzi e li aiuterà a maturare. L'interno di una famiglia oggi è spesso una società in miniatura, nella quale ogni componente porta un contributo culturale e una sensibilità diversa dall'altro. Non è il caso, nemmeno con i ragazzi, di nascon- dersi o fingere un accordo che oggi non è più possibile. Bisogna semplicemente che i ragazzi si accorgano che gli altri hanno delle convinzioni che li guidano nelle loro scelte di vita e che il più grande delitto contro l'amore e contro la volontà di maturare è rifiutare il confronto o emarginare chi non la pensa come loro. Il nodo del problema è che mai come in questi anni i ragazzi hanno bisogno di genitori adulti e attivamente responsabili. Genitori che amino i loro figli e siano disposti a far consistere questo amore in una più sentita riappropriazione del ruolo di genitore. Genitori che non abbiano ne- cessariamente la risposta pronta a tutto, e nemmeno che si sforzino di apparire agli occhi dei loro figli come incensurabile, ma che siano sempre pronti al dialogo e al con- fronto, disposti ad aiutare i loro figli a riflettere e a farsi delle convinzioni. Chi sarà questo ragazzo? Se un ragazzo batte i piedi e dice di non voler più andare a messa, è chiaro che non si aspetta come risposta: «E allora fai come vuoi, non andarci più», e nemmeno: «Guai se non ci vai! Ti ordino di andarci!». Ciò che il ragazzo semplicemente si aspet- 2 ta è che gli si dia una mano a riconsiderare il problema. Ma per questo compito non sempre i genitori sono sufficientemente preparati o sensibili. In fondo i genitori do- vrebbero chiedersi come servire meglio i loro ragazzi in questi anni difficili. E aiutarli a mettersi di fronte a Dio con disponibilità, senza forzature, senza pretendere obbe- dienze, contenti che i ragazzi maturino nella libertà e nel rispetto le loro convinzioni religiose. Nell'età della scuola media i ragazzi cambiano: pensano già con la loro testa, chie- dono una certa autonomia. Disobbediscono e battono i piedi, ma alla fine da loro si può sempre ottenere ciò che si vuole. È importante saper diventare per i propri figli, anche nel campo della fede, una mano forte e amica che sostiene, senza per questo pretendere di piegarli al nostro volere. Dando tempo al tempo. Permettendo al loro stato di crisi di decantare. Nei preadolescenti di oggi vivono già l'uomo e la donna di domani. Che sarà quel ragazzino apparentemente mite e infantile, che ogni tanto dice delle cose che ci lasciano di stucco? Quali sono i progetti di Dio di lui? Sono que- sti ragazzi che vogliamo servire. A Vetan, restaurata la cappella Il 10 agosto è stato celebrato, come sempre, il patrono di Vetan, S. Loren- zo, ma quest'anno è stato ancora più solenne: veniva riaperta la cappella do- po i restauri eseguiti nel 1985 e nel 1986. Tantissima gente era presente quel giorno alla messa di riapertura e una- nime è stato il plauso per i lavori svolti con indubbia competenza e buon gu- sto. Non è facile rimodernare questi vecchi edifici, ma sotto la guida del Vetan, il nuovo altare 3
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24 ore con il Papa in Va Le antiche strade dei Papi La visita pastorale di Giovanni Paolo II in Valle d'Aosta assume un'importanza di ri- lievo storico. Mai, infatti, un Pontefice ave- va scelto la Vallée come meta di un suo viaggio ufficiale. I testi ricordano soltanto cinque passaggi. Il primo, nel 753, di Ste- fano II che attraversò la regione per raggiun- gere il monastero di Saint Maurice d'Au- gune e poi la corte carolingia di Pipino il Breve. Nell'804 fu la volta di Leone III che valicò il Gran San Bernardo per arrivare a Klersy. Tra il 1049 e il 1050 gli storici citano il passaggio di Leone IX che la tradizione vuo- le abbia celebrato una messa in cattedrale. Gli ultimi due transiti riguardano Eugenio 6-7 settembre 1986 III di ritorno dalla Francia nel 1148 e Cle- mente V, il primo Pontefice avignonese, nel 1306. L'arrivo L'elicottero di Karol Wojtyla atterra sul verde prato del Puchoz alle 18,40 di saba- to 6 settembre. Il Papa aveva raggiunto in aereo l'aeroporto di Caselle. Di qui, dopo un breve colloquio con il cardinale Balle- strero, il trasferimento ad Aosta. Venticin- quemila persone, in una sfera di grande emozione, lo attendono in piazza Cha- noux, dove il Pontefice giunge pochi mi- nuti dopo le 19 sulla sua Jeep con i vetri antiproiettili. La tensione è grande almeno quanto la gioia dei valdostani. Sul palco il Papa ascolta il saluto delle autorità. Prendono la parola il sindaco Bich, il presidente della Regione Rollandin e, in rappresentanza del governo, il ministro del- la Difesa Spadolini che ricorda, nel racco- glimeno triste della folla, le stragi dell'aeroporto di Karachi e della sinagoga di Istanbul. Poi tocca al Papa. Wojtyła ricorda san Bernard de Menton, sant'Anselmo e san Grato, il patrono della diocesi. Parla della Valle d'Aosta come «isola di tranquillità e bellezza», ringrazia per la calorosa acco- glienza e si concede qualche battuta sul Monte Bianco, confessando la sua preoc- cupazione per ciò che lo attende il giorno successivo: la «passeggiata» sul ghiacciaio della Brenva. Tiene il discorso per metà in francese e per metà in italiano, in omaggio al bilinguismo della regione. Alle 20,30 il Pontefice è in cattedrale. Re- cita il rosario con gli ammalati e gli anzia- ni della diocesi, rivolgendo loro parole di conforto. È ospite del vescovo Ovidio Lari, che dice: «Nel visitare la diocesi egli assol- ve ad un compito che gli viene da Dio. Questa visita rafforza i vincoli tra la comu- nità valdostana e la sede di Pietro». La domenica È il giorno principale della visita pasto- rale, il giorno più attesto e importante. Al- le 8,45 Giovanni Paolo II incontra gli alpini della scuola militare, accolto da Spadolini, dal Capo di Stato maggiore dell'Esercito Po- li e dal comandante della Smalp Borgenni. Il Papa raccomanda ai giovani alpini di «lot- tare per il mantenimento della pace nel mondo». Con un elicottero del 545° squadrone di Pollein, pilotato dal tenente colonnello Fe- derico Vallauri, il Pontefice raggiunge Cour- mayeur. L'arrivo avviene alle 9,50 sul piazzale Monte Bianco. Dopo l'incontro con le autorità in piazza Abbé Henry Woj- tyla affronta il tema dei valori spirituali del turismo. Poi, sempre in elicottero, sale al ghiac- ciaio della Brenva, a quota 3700 metri. Nel- la neve fresca passeggia qualche minuto da solo e fa allontanare l'elicottero per riflet- tere nel silenzio dell'alta montagna. A mez- zogiorno recita l'Angelus sulla vetta del Monte Chétif. Lo ascolta tutto il mondo. Nel pomeriggio rientra ad Aosta. Alle 17 concelebra la messa a Montfleury. Alle 19 lascia la Vallée. Le sue parole Nella messa a Montfleury: «Cari fratelli di Aosta oggi i credenti sono spinti a sotto- lineare alcuni valori che l'andamento del mondo vorrebbe in qualche modo offusca- re o dimenticare. Il cristiano deve esercita- re la sua funzione decisiva e insostituibile al servizio di una umanità divisa e minac- ciata. Deve coltivare e rafforzare a tutti i li- velli lo spirito di comunione e solidarietà». Il suo impegno per la pace, nelle parole rivolte agli alpini della Smalp: «La pace non è un'utopia quando ci sono uomini che operano con responsabilità e sincera testi- monianza, pagando di persona per il suo raggiungimento. La difesa è prudenza, è di- ritto, è dovere che impegna gli uomini a una continua vigilanza, interiore ed ester- na, per prevenire lo scatenarsi dell'odio e della guerra». Il sabato sera in piazza Chanoux: «Nel mettere piede in questi luoghi colpisce su- bito la constatazione di trovarsi in un po- sto privilegiato. È un palcoscenico naturale, il più adatto ad elevare l'anima per portar- la alla contemplazione dell'Invisibile. Gli uomini del mondo contemporaneo, minac- ciati dall'inquinamento, dal rumore, dalle distrazioni della società industrializzata e secolarizzante, corrono qui a rigenerare le loro forze fisiche». La domenica a Courmayeur: «Il turismo non dovrà mai conoscere il pericolo di dis- sipare il tempo né di tradurre lo svago in intemperanza, il desiderio culturale in cu- riosità malsana, il bisogno di socialità in in- A OSTA, 6 settembre - ore 18,40 - Stadio Puchoz: arrivo del Papa. 8
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contri privi di idealitã; il tutto in un'assenza squallida, talora ostentata, di preoccupazio- ne religiosa e morale». Nell'Angelus sullo Chétif: «Sui monti ta- ce il frastuono caotico della cittã e domina il silenzio degli spazi sconfinati, un silen- zio in cui all'uomo è dato di udire più di- stintamente l'eco interiore della voce di Dio». Il Papa non dimentica gli orrori del mon- do: «Su questo proscenio alpino che con- sente di spaziare su tre nazioni diverse rivolgo un appello all'Europa perchẽ ritro- vi le ragioni della sua unitã, superando ana- cronistiche tensioni e vieti preconcetti». I commenti Il presidente della Regione Rollandin: «Un avvenimento eccezionale, non trovo Il saluto del Papa alla folla, in piazza E. Chanoux. 10 altre parole. La gente era entusiasta. Gio- vanni Paolo II ha lasciato Aosta ripetendo- mi che si era trovato a suo agio. Questo per noi è motivo di soddisfazione immensa. Sa- pevamo che sarebbe stato un incontro di grande importanza e l'avvenimento ci ha consentito anche di fare sentire la nostra vo- ce al di lã delle Alpi. In qualche modo an- che la Valle d'Aosta ha contribuito all'anno dedicato alla pace». Il sindaco Bich: «Ero emozionato. La per- sonalitã di Wojtyla, con la sua serenitã di- sarmante, mi ha coinvolto completamente, forse troppo». Il vescovo Lari: «Il Papa è eloquente an- che quando tace e l'augurio che faccio ai valdostani è di saper comprendere il pro- fondo messaggio che ci è venuto da que- sta visita, anche dalla sola presenza del Pontefice». Il saluto del Sindaco di Aosta Santo Padre, voglia ricevere il saluto cordiale e com- mosso della Cittã di Aosta e il riconosci- mento grato e sincero per questa visita Pastorale che ha acceso il cuore di tutti, dei credenti, ma anche di coloro che si considerano agnostici o refrattari al biso- gno di religione. Tutti, tutti insieme non possiamo cela- re la commozione per la presenza di un cosi riconosciuto messaggero di pace fra gli uomini di buona volontã. La storia della nostra cittã si interseca per molti secoli con la storia della religio- ne cattolica degli Aostani e possiamo os- servarne il segno nelle numerose chiese, nei luoghi sacri, nel nome delle vie, nei monumenti che il popolo ha inteso co- struire per attestare la sua fede. E l'opera dei Vescovi, ricordo S. Grato e S. Anselmo, e di tutto il clero fu ed è grande per amalgamare la spiritualità del- la nostra comunità. Per molti secoli fu «le clergé valdôtain» ad impegnarsi per l'educazione e per l'i- struzione dei giovani e le opere piü belle e riconosciute della cultura valdostana nacquero da quel crogiuolo di dottrina, di sentimenti e di azione che fu la Diocesi di Aosta in comunione con i suoi fedeli. Anche quell'intendimento di tendere verso l'alto nella natura che ci circonda, di conquistare le montagne piü impervie fu, in buona parte, volontã dei nostri pa- dri e abati. Ricordo, fra tutti, la figura indimentica- bile dell'Abbé Gorret «ours de la monta- gne», guida e scalatore del Cervino; dai suoi scritti, che restano tutt'oggi un ine- guagliabile monumento rustico di amore verso la propria terra e la propria gente, si promana un grande rispetto per la na- tura, che forse oggi abbiamo perduto e la gran forza di dialogare con Dio dalle più alte vette... ...Anche in noi riaffiora un grande bi- sogno di fede e di religione che ci indu- ca ad uscire dallo smarrimento e dalla contraddizione... ...In questo ambito il Vangelo assume una luce vera di guida luminosa dell'uo- mo verso la conoscenza di se stesso, ver- so l'amore per il prossimo... ...La Chiesa Cattolica è un riferimento insostituibile ed essenziale per questa trasformazione. Da un lungo cammino comune nasce- rà una nuova speranza che darà spazio ad una maggiore vitalità e all'azione di noi tutti verso una meravigliosa crescita di 11
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questa umanità così disorientata ed at- tonita. Noi sapremo essere partecipi, con umiltà ed amore fraterno, al messaggio di pace e di fratellanza che oggi il Suc- cessore di Pietro proclama dalla piazza di questa piccola città nascosta in mez- zo alle Alpi. La bienvenue de la part du Président du Gouvernement Régional, Auguste Rollandin Très Saint-Père, j'ai l'insigne honneur de vous souhaiter, au nom du Gouvernement et du Conseil régionaux, de la communauté valdôtaine tout entière et en mon nom personnel, la plus chaleureuse bienvenue, et de vous exprimer les remerciements les plus sincè- res pour avoir accepté l'invitation de venir parmi nous. C'est avec une profonde émotion que le peuple valdôtain vous salue aujourd'hui. Votre présence nous honore grandement et témoigne de votre sollicitude pastorale vis- à-vis de tous les peuples. Dans un monde en crise, notamment dans une Europe qui est de plus en plus divisée, vos idéaux voués à la réalisation d'une société plus humaine et plus chré- tienne, vos efforts pour défendre les valeurs fondamentales de l'homme, c'est-à-dire la liberté, la dignité, la justice, vos idéaux de paix, à laquelle l'humanité aspire, sont tout particulièrement appréciés et partagés par chacun de nous. Ce n'est pas un hasard si votre visite pa- storale dans notre Vallée couronne un anni- versaire qui embrasse spirituellement, autour du Mont Blanc, tous les Pays, d'Europe, notamment toutes les popula- tions des Alpes. Nous saluons et nous apprécions l'oeuvre considérable que vous poursuivez, très Saint-Père, pour former une Europe plus unie dans la loi et dans le respect du pluralisme des traditions locales. 12 per davantage les facteurs qui favorisent la croissance spirituelle et morale de notre peuple, c'est-à-dire l'amour pour la famille, le droit au travail, la pratique de ces vertus humaines et chrétiennes qui ont été, tout au long des siècles, l'héritage et la gloire de nos communautés de montagne. Sainteté, votre présence parmi nous sou- ligne la vocation historique de notre petite Région, carrefour d'Europe depuis la plus haute antiquité. Nous apprécions votre haut magistère pour le respect des droits et de la dignité des peuples. Nous ne pouvons pas oublier Votre noble discours adressé aux jeunes rassem- blés par Vous à Rome en avril 1985, à l'occasion de l'Année Internationale de la Jeunesse. «Ce qui unit les hommes entre eux - affirme-z-vous - ce qui fait qu'ils peu- vent participer les uns à la vie des autres c'est le partage des biens, c'est l'accepta- Le peuple valdôtain a toujours été jaloux de son histoire, de ses coutumes, de son patrimoine culturel et linguistique dans lequel la foi chrétienne elle-même a pu s'épanouir. Nous n'ignorons pas que l'évo- lution actuelle de la société valdôtaine pose de gros problèmes à notre vie régionale. Il n'est pas seulement question de sau- ver une langue qui nous unit aux popula- tions francophones environnantes et qui nous unit à la communauté de l'ethnie à laquelle nous appartenons. Il s'agit aussi de conserver et de dévelop- tion commune des valeurs». Très Saint-Père, nous partageons vos aspirations, et en même temps nous vou- drions nous élever de plus en plus vers l'idéal que Votre Sainteté soulignait encore dans ce discours que nous venons de citer, c'est-à-dire «être ensemble» avec les autres et en même temps «être soi-même» tout en étant ensemble. Santità, nel ringraziarLa per l'alto onore che El- la ci fa nell'essere qui con noi, oggi, vo- gliamo manifestarLe tutta la nostra alta considerazione non solo per la sua venera- ta persona, ma anche per i suoi sforzi tesi a costruire una società più giusta e più umana, fondata sull'amore, sulla fede, sul rispetto dell'uomo e di tutti i suoi diritti fondamentali e inalienabili. Scenda, Santità, la Sua benedizione su di noi e su tutto il popolo valdostano. Il saluto del Papa ai valdostani Signor Ministro, Signor Sindaco, Fratelli e Sorelle di Aosta, 1. A tutti ed a ciascuno il mio saluto cordiale. A voi cari abitanti della Città, ed a quanti sono qui convenuti dalle loro varie località della Valle, voglio dire la mia gioia per questo incontro che mi consente di prendere contatto con una popolazione dalle antiche e nobili tradizioni. Vi sono grato per la vostra accoglienza, assicurandovi che vi sento tutti vicini al mio cuore ed alla mia sollecitudine pastorale. Ringrazio per la loro gentilezza anzitutto le Autorità che sono venute a ricevermi: il Signor Ministro, che ha parlato a nome del Governo; il Presidente della Regione, che mi ha presentato il saluto della Valle; il Signor Sindaco, che mi ha rivolto parole così vibranti a nome dell'intera cittadinanza. Sono lieto di trovarmi qui, oggi, tra voi, in questi luoghi stupendi cantati dai poeti, in mezzo a una popolazione forte e coraggiosa che, con l'influsso dell'ambiente, si è co- struita un carattere dalla spiccata personalità fatta di amore alla bellezza della natura, di 13
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rispetto e di spontanea solidarietà per l'uomo e soprattutto di attacamento alla fede del Vangelo. 2. Nel metter piede in questi luoghi, colpisce subito la costatazione di trovarsi in un posto privilegiato, che in breve spazio di terra raccoglie scenari di così grande bellezza: catene di monti, nevi, ghiacciai, flumi, prati, fondovalli. Dal punto di vista delle dimen- sioni geografiche, la Val d'Aosta risulta la più piccola Regione d'Italia, ma in essa si affac- ciano le cime più alte d'Europa. È un palcoscenico naturale, il più adatto ad elevare irresistibilmente l'anima in alto, per portarla alla contemplazione dell'Invisibile, che è lo stesso Autore delle bellezze della natura. Si comprende come i vostri antenati, il popolo che sta all'origine della vostra antica storia, e sul loro esempio anche voi abbiate difeso la vostra autonomia tenacemente, e a lungo, nel timore che venisse intaccata nella sua integrale autenticità. Ed oggi, quando si avverte in maniera più acuta il problema ecologico, per salvare la natura dai pericoli cre- scenti dell'inquinamento, questo lembo di terra costituisce insieme un modello a cui guar- dare e un'oasi in cui ritemprare lo spirito. Gli uomini del mondo contemporaneo, minacciati dall'invasione del rumore, dello smog, dalle distrazioni della società industrializzata e se- colarizzante, corrono qui a rigenerare le loro forze fisiche, a cimentarsi in un modo o nel- l'altro con la montagna per salire ancora più in alto con le aspirazioni dell'anima. 3. Ma la vostra Valle, lanciata in verticale per la realtà della natura alpestre, non ha dimenticato la dimensione orizzontale delle relazioni umane. Se sotto il profilo geografico 14 appare una conca chiusa, per volontà degli uomini essa è divenuta socialmente aperta, an- zi luogo di raccordo e passaggio obbligato di Paesi che si trovano nel cuore del continente. Così l'autonomia non è stata occasione di cedimenti alla tentazione dell'isolamento. Già gli antichi romani avevano costruito qui non solo un fortilizio di difesa, ma anche una strada di grande collegamento. Ed i Valdostani del profondo Medio Evo, avendo ca- pito l'importanza dei valichi alpini, li hanno protetti, per garantire il libero passaggio dei pellegrini e difenderli dalle minacce della montagna, degli animali e degli uomini. La tecnica moderna, infine, ha potuto realizzare di più, ed ecco le autostrade, i via- dotti ed i trafori. 4. Aujourd'hui, vous formez une seule communauté où vivent en harmonie des popu- lations de langue française et de langue italienne; le statut spécial de la Région favorise que une zone de tourisme très active où des hommes et des femmes de provenances diverses et de tous les âges se trouvent à l'aise. Des personnes très différentes par l'éducation, la langue, l'histoire et les coutumes vivent ensem- ble pour un temps, rapprochées les unes des autres par le sentiment que les biens de la nature appartiennent à tous. Le fait d'en jouir librement et dans un climat détendu favo- rise aussi bien l'épanouissement de chacun que la compréhension et le respect mutuels. Ainsi vos vallées, tout en étant des lieux agréables de séjour, constituent un creuset où des hommes venus d'horizons éloignés apprennent à se sentir proches les uns des autres. Chers Frères et Soeurs, les valeurs que je viens de mentionner ne sont pas seulement des valeurs humaines, sociales, civiles; elles sont aussi profondément religieuses: nous pou- vons même dire qu'elles sont spécifiquement chrétiennes, car l'action constante de l'Église leur a conféré un caractère vraiment évangélique. Dans la circonstance où nous nous trouvons, je ne puis oublier la figure d'un saint de chez vous, chanoine et archidiacre d'Aoste, saint Bernard de Menthon: après l'an mille, il a fondé les églises et les hospices qui portent maintenant son nom et qui sont connus du monde entier. Ne dit-on pas, dans le langage courant, «un vrai saint-bernard» quand on veut parler de quelqu'un qui porte secours avec courage à des frères en danger? Et nous savons que l'oeuvre de ce saint fondateur est poursuivie en bien des domaines par les cha- noines réguliers de la Congrégation du Grand Saint-Bernard. Je suis heureux de les saluer en ce lieu. Saint Bernard de Menthon a été aussi proclamé, en 1923, saint Patron des alpinistes et des habitants de la montagne, par mon prédécesseur le Pape Pie XI, familier lui aussi de la montagne et de l'alpinisme. Il me plaît donc de saluer, de ce lieu, ceux qui s'adonnent aujourd'hui à ce sport, en acceptant les exigences qu'il requiert et qui sont des qualités très appréciables: ténacité, maîtrise de soi, solidarité dans les cordées et goût de la décou- verte des cimes. 5. La vostra identità umana e sociale non si può scindere dall'adesione alla fede rive- lata da Dio, offerta agli uomini come il dono più grande. A voi, in questa Valle, il Vangelo è giunto fin dalle prime generazioni cristiane, facilitato dalla grande strada di scorrimento, che collegava i centri di vive comunità cattoliche, come Milano e Lione. Quando Aosta fu eretta diocesi, vi troviamo già grandi figure di Santi e di uomini della Chiesa, nati tra voi, espressione della vostra cultura, che vi hanno aiutato a crescere in umanità. Da S. Eustasio, vostro primo Vescovo, a S. Grato, patrono della Diocesi, di cui ricor- re domani la festa, fino al più illustre dei personaggi Valdostani, Sant'Anselmo, uno dei 15
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luminari della teologia, al cui nome resta legato quello di Aosta, sua città natale, anche se fu Arcivescovo di Canterbury, centro religioso d'Inghilterra. Ma le personalità insigni sono molte altre ancora. Sono uomini che voi avete donato alla Chiesa, ma che anche la Chiesa ha donato a voi, perché non sia mai dimenticato il principio che quanto si dona con generosità a Dio non si perde ma lo si ritrova centuplicato. 6. Il pensiero del passato, delle sue ricchezze spirituali e culturali, delle sue vicende storiche non mi fa certo dimenticare i problemi del presente. In particolare, so che un cer- to numero di lavoratori della Regione stanno vivendo momenti di ansia per la precarietà della loro occupazione. Cari lavoratori, mentre vi esorto a confidare nella divina Provvi- denza, confido che i responsabili sappiano trovare le soluzioni adatte per ovviare ad una situazione che tanto vi preoccupa. Sappiate che vi sono vicino con l'affetto e con la pre- ghiera, come segno della presenza consolatrice di Cristo e dell'attenzione della Chiesa, la quale è sempre accanto a chi è nell'angustia, per incoraggiare nel presente e sostenere la speranza in un futuro sereno. 7. So che la vostra Valle, è rimasta sempre legata alla Chiesa cattolica. Nel 1536, in un momento di grande turbamento religioso, l'Assemblea generale della Valle prese all'u- nanimità la decisione di rimanere fedele alla religione dei padri. Ebbene questo è il mio augurio per voi. Rimanete voi stessi, crescendo nella verità di Dio. Come nel passato, la vostra fede è stata uno stimolo ad aprirvi alla dimensione sociale, così oggi fate in modo che la dimensione orizzontale non sia per voi una tentazio- ne per chiudervi alla dimensione dello spirito. Guardando le cime dei vostri monti, spinge- tevi con cuore ancor più su. Vi benedico tutti di cuore. Con gli alpini della Scuola Militare Illustri signori Carissimi giovani Allievi della Scuola Militare Alpina. Sono lieto d'incontrarvi e di manifestarvi la mia sincera simpatia e gratitudine per la vostra cortese accoglienza. Rivolgo il mio saluto anzitutto al signor Ministro della Difesa, l'onorevole Sena- tore Giovanni Spadolini, al Capo di Stato Maggiore, Generale Poli, al Generale Co- mandante della Scuola, a tutti i Signori Ufficiali, Sottufficiali, Istruttori. Un saluto particolare va, poi, all'Ordinario Militare Mons. Bonicelli ed al Cappellano addetto alla vostra assistenza religiosa. 1. Nel mio viaggio pastorale in Val d'Aosta ho accolto volentieri l'invito per una visita a questa scuola, una delle istituzioni più caratteristiche della città. Mi compiaccio, anzitutto, per la stima che essa vanta in Europa e nel mondo, come scuola specia- lizzata circa le attività alpinistiche, per la modernità degli insegnamenti impartiti, per le affermazioni nel campo dello sci alpinistico ed agonistico, per la fama conquistata in complesse iniziative tecniche di strategia d'alta montagna, ed inoltre in ardimento- se e generose imprese di soccorso spesso realizzate. Voi siete, dunque, o volete diveni- re degli esperti della montagna, sotto ogni punto di vista. Il mio Predecessore Pio XI affermò, proprio nel messaggio inviato alla vostra scuola nel 1933, che «Grande mae- stra è la nostra montagna: insegna il prudente coraggio, sorregge l'intelligente sforzo AOSTA, 6 settembre - ore 20,30 - il saluto del Papa agli ammalati ed agli anziani. AOSTA, 7 settembre - ore 8,30 - In visita alla Scuola Militare Alpina (castello gen. Cantore). 16 17
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al raggiungimento di altissime mete, avvicina a Dio e ne rivela come poche altre crea- ture la maestà, la bellezza, la provvida potenza». Anch'io vi invito, dunque, a raccogliere la grande lezione della montagna ed ap- plicarla alla vita, per affrontare, con le leggi dell'impegno che sono rigorosamente ri- chieste nell'ambiente alpino, le responsabilità che vi attendono. 2. La prima vostra responsabilità si chiama impegno di pace. La condizione mili- tare ha il suo fondamento morale nell'esigenza di difendere i beni spirituali e materiali della comunità nazionale, della Patria. Questa difesa, garante del bene comune di un popolo, è un presupposto della pace e della concordia tra le nazioni. Certamente oc- correrà, come ricordava il mio Predecessore Giovanni XXIII, vedere i problemi dei rapporti tra le nazioni e quelli della difesa con mentalità rinnovata, a motivo dell'evo- luzione tecnologica che obbliga a esaminare le questioni con aggiornata prudenza; ma rimane il fatto che c'è bisogno di garantirsi da quelle tentazioni di aggressione, di in- giustizia e di violenza che spesso allettano ed alterano lo spirito dell'uomo. Esiste, in- fatti, una situazione di peccato nell'umanità, che si annida nel cuore delle persone e tenta di incidersi a fondo nei vari strati della società. In questo contesto la difesa è prudenza, è diritto, è dovere che impegna gli uomini ad una continua vigilanza, inte- riore ed esterna, per prevenire lo scatenarsi dell'odio e della guerra. Occorre saper get- tare ponti di comprensione, di amore, di intensa umanità dovunque vi sia possibilità di accoglienza; e la vita militare può servire anche a questo se il cristiano, con reali- smo attento alle condizioni in cui vive, sa esaminare ogni giorno l'ideale della beati- tudine della pace, annuncio del Regno di Dio. Siate dunque convinti, cari Alpini, di svolgere un compito di pace. Incominciate da voi stessi, impegnandovi ad essere onesti, giusti, premurosi servitori dei più deboli, all'interno e all'esterno delle vostre caserme. Potrete così introdurre, nel tessuto della vita sociale, i germi di un nuovo ordine, fondato sulla giustizia, sul rispetto, sulla bontà. La pace non è un'utopia quando ci sono uomini che operano con responsabilità e con sincera testimonianza, pagando di persona per il suo raggiungimento. 3. In questo dialogo ideale, consentite che vi rivolga una esortazione ancor più diretta. Voi siete giovani Alpini e domani sarete giovani Ufficiali. Provenite da regio- ni dove le montagne non sono soltanto uno sfondo panoramico ineguagliabile, ma un riferimento ad una vita spesso volte dura, che esige costanza e sacrificio. Quando si sale sulla montagna, per bella che essa sia, la fatica non manca, occorre acconten- tarsi dell'essenziale, ci si sottomette a una disciplina che dà un carattere incomparabi- le alla personalità. Siate consapevoli di queste possibilità che sia la vostra provenienza che l'adde- stramento del servizio vi offrono. In una società permissiva come la nostra bisogna ricuperare un pò di queste virtù che potremmo chiamare alpine. Senza di esse il ri- schio del futuro è maggiore. La vostra testimonianza di lealtà, di solidarietà, di co- stanza, può diventare un messaggio per tutti i giovani. Domani, cari Alpini, voi sarete Ufficiali. A voi sarà affidata una responsabilità di mezzi, di strutture, ma più ancora di uomini. Giovani come voi, ma spesso volte, come sappiamo, incerti e fragili, essi devono trovare in voi non solo il responsabile capace di imporre una disciplina, ma un esempio vissuto di coerenza, di comprensione, di disponibilità. Molti drammi che sconvolgono i giovani, si giocano lì. Nessuno più di voi li può comprendere, perché Entrando nella cappella del castello. Il saluto agli alpini della Scuola (sull'altare: il Crocifisso e la statua della Madonna, dono della Scuo- la al Papa). 18 19
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siete giovani come loro; nessuno più di voi li può prevenire, perché, insieme al ruolo gerarchico, voi potrete e dovrete disporre di un'autorità morale che genera fiducia ed emulazione. 4. La vostra strada deve passare per Cristo. Le leggi rigorose dell'ambiente d'alta quota vi insegnano quanto sia importante tra i monti conoscere un sentiero, scoprire un passaggio, raggiungere un appiglio o un punto di appoggio per un'ascensione in roccia. Lo stesso avviene nella vita. Cristo è il punto certo e sicuro, la luce dell'orien- tamento, la forza per un costante impegno e per la riuscita. Considerate i desideri più profondi del vostro cuore: troverete in essi sincera esigenza di chiarezza, di giustizia, di miglioramento. Non si tratta di concetti vaghi e fantastici o di semplici impressioni, bensì di un concreto programma. Orbene, Cristo vi propone un progetto ben alto, un punto di arrivo che le ideologie terrene appena possono immaginare, fondato sulla sublime leg- ge dell'amore che si dona e si sacrifica. Il progetto di Cristo è puro, perché non contie- ne riduzioni, né consente ritorni nell'egoismo e nell'egocentrismo; non comporta metodi disonesti, procedimenti indegni dell'uomo; ma esige, con severa intransigenza, come indica il Vangelo, le regole della carità e della giustizia. La strada che passa per Cristo è generosa, domanda a voi un personale impegno per il bene, il bene degli altri, che è possibile solo nella proporzione in cui ci si sa proiettare fuori di se stessi, superando ogni umano egoismo. Di queste virtù Cristo si è fatto modello: la nostra strada passa quindi, per lui. È con questi sentimenti, pieni di fiducia e di affetto, che vi auguro di vivere ogni giorno del vostro servizio militare nella consapevolezza dei vostri doveri, ma anche della esaltante missione di aiutare tanti altri giovani a diventare uomini maturi, capaci cioè, da militari e da civili, di prendere in mano la loro vita. 5. Prima di chiudere il mio saluto desidero rivolgere un pensiero riverente e com- mosso ai caduti della montagna: alle Guide, agli Istruttori, agli allievi, e di tutti colo- ro che hanno perso la vita nel compimento del faticoso lavoro dell'addestramento, nel recare soccorso ad altri fratelli, o nel rischio della montagna. Di tutti voi conserva- te riverente e religiosa memoria nella cappella di questo Castello. Nella preghiera li affido alla bontà di Dio per l'eterna pace del Cielo. Su tutti voi invoco la protezione della Vergine Maria. Essa vi assista nelle vostre rischiose esercitazioni, vi conforti nei momenti del pericolo e della prova, vi sostenga in ogni difficile impresa. A lei affido la vostra incolumità, il vostro avvenire, i vostri migliori propositi, e ben volentieri benedico voi tutti, la vostra Scuola Alpina, le vo- stre famiglie, le persone che vi stanno maggiormente a cuore. 20 A Courmayeur e sul Monte Bianco Domenica mattina alle otto, in un'aria di cristallo, Courmayeur era già pronta ad ac- cogliere Giovanni Paolo II. Sul palco della piazzetta della chiesa - davvero troppo piccola per accogliere tutta la gente accalcata dietro le transenne - insieme agli infermi e al gruppo folcloristico c'erano gli immancabili maestri di sci e una folta rappresentanza delle guide alpine. L'agitazione è andata crescendo man mano che si avvicinava l'ora fissata per l'arrivo del Santo Padre. I più fortunati sono stati ammessi dai severissimi «maestri di cerimonia» vaticani ad occupare parte del settore riservato alla stampa, rimasto libero proprio davanti al palco; gli altri si sono sistemati come meglio hanno potuto nelle vie d'accesso alla piaz- za, sul ritaglio erboso a lato della chiesa, sui balconi. Si stavano ripetendo - in miniatura - le scene della sera prima in Piazza Chanoux; ep- pure l'atmosfera era diversa, logicamente più raccolta e meno «ufficiale». Sarà stato lo scenario luminoso, col gigante bianco appena avvolto in una schiuma di nubi, il profilo austero del Monte Chetif o piuttosto l'affaccendarsi silenzioso e discreto del parroco don Cirillo. O forse è stato il sorriso del Papa che, salutando il sindaco al suo arrivo, ha alzato verso il M. Bianco uno sguardo di ammirazione per tanta incombente bellezza. Breve e sentito il saluto del primo cittadino Truchet che ha calorosamente ringraziato il Pontefice per la sua instancabile opera per portare nel mondo pace e giustizia, e soprat- tutto per il dono immenso che ha voluto fare agli abitanti di Courmayeur con la sua visita. A COURMAYEUR, 7 settembre - ore 10 - Il saluto del Sindaco, Renzo Truchet. 21
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Una visita che ha concesso a Giovanni Paolo II lo spunto per sottolineare l'attenzione che la Chiesa dedica al fenomeno del «turismo» come componente essenziale della grande trasformazione sociale dei nostri giorni. In una realtà in cui l'industrializzazione e l'automatizzazione concedono all'uomo una sempre maggiore disponibilità di tempo libero, il messaggio cristiano impone la ricerca di una dimensione morale, sensibile al fascino delle bellezze del creato. Il Papa ha perciò rivolto un appello agli operatori turistici affinché si impegnino ad esprimere proposte che vadano al di là delle semplici strutture consumistiche che ogni cen- tro di villeggiatura può offrire, ma siano bensì in grado di stimolare quei valori di amici- zia, responsabilità e spirito di collaborazione che la gente di montagna ben conosce. Fondamentali divengono, in quest'ottica, l'educazione alla gentilezza al rispetto del pros- simo e la conoscenza della natura come mezzo di elevazione e purificazione spirituale. Accanto all'impegno laico il Santo Padre ha insistito sulla necessità di curare la pre- parazione di giovani sacerdoti che vadano incontro alle esigenze religiose dei turisti e ne rafforzino il senso etico della vita, creando in questo modo l'immagine di una vacanza che non è semplicemente fuga dalle difficoltà quotidiane, ma si trasforma in spazio prezio- so per ritrovare se stessi. Ma tutto ciò richiede un'attenta programmazione delle attività organizzative, assistenziali e culturali connesse con il turismo. A sintesi di questo suo messaggio in favore di un turismo completo, «ben vissuto», Giovanni Paolo II ha lodato, ancora una volta, la bellezza delle montagne valdostane che «l'Amore creativo di Dio ha lasciato per la nostra gioia e la nostra elevazione», «orma stupenda della Sua Onnipotenza» e testimoni «della Sua Gloria e della Sua Bellezza infinita». Infine, prima di far ritorno all'elicottero che lo avrebbe portato sul ghiacciaio della Ore 12 - il discorso del Papa, appello alla pace. Brenva e poi al Monte Chétif per l'Angelus, il Santo Padre ha voluto rivolgere un saluto in lingua francese ai valdostani e ai rappresentanti delle altre nazionalità che hanno facile accesso in Valle d'Aosta attraverso i valichi alpini o le teleferiche della Vallée Blanche o i tunnel del M. Bianco e del Gran S. Bernardo. E ha invocato l'aiuto di Dio perché l'uma- nità impari, presto, ad amarsi al di sopra delle frontiere. Una picozza dorata e una coppa dell'amicizia in argento, donate a Sua Santità, sono state la prima, semplice risposta della gente di Courmayeur a questo appello. Giovanna Zanchi «Ayant parlé du sport alpin et de la pastorale du tourisme international, il me plaît de saluer également en français tous les habitants de ce val d'Aoste qui sont familiers de cette langue et s'emploient à accueillir les étrangers. J'étends mes cordiales salutations aux représentants des autres nationalités, en particulier aux Français, qui ont plus facilement accès à ce lieu par les téléphériques audacieux de la Vallée Blanche, et surtout par le tunnel routier du Mont Blanc qui a été aménagé par le génie humain pour établir la communication sous le plus haut massif montagneux de l'Europe. Je souhaite pareillement la bienvenue aux Suisses qui peuvent profiter du col ou du tunnel du Grand Saint-Bernard pour venir jusqu'ici. Que le Seigneur vous aide à vivre toujours davantage la fraternité par-dessus les frontières et qu'il vous comble, vous et tous les vôtres, de ses bénédictions!». Ore 12 - sul Mont Chétif. 22 23
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A Montfleury: il grande incontro con i valdostani L'Eucarestia nella piana di Montfleury è l'atto conclusivo della visita del Papa in Valle d'Aosta: per l'umanità di Giovanni Paolo II è un'Eucarestia, cioè una preghie- ra di Ringraziamento «facile» e connatu- rale dopo la gioiosa esperienza della montagna di qualche ora prima, in una cornice riposante di verde, di sole, di monti e di una folla sufficientemente rappresen- tativa di questa nostra piccola Regione alpina. Le grandi misure di sicurezza che sem- pre devono circondare la sua persona ed i suoi spostamenti, sembrano inutile neces- sità, attorno ad un palco ed un altare dove oltre ai Vescovi della Regione Conciliare Piemontese, ai sacerdoti concelebranti, an- che autorità politiche e militari compiono gesti espliciti di fede e la lunga processio- ne offertorile recante i frutti della terra e del lavoro della gente che vi abita esprime simbolicamente questa vocazione dell'uo- mo a dar voce e significato ad ogni realtà esistente. Anche la diversità di musica, di ritmi e di lingue nei canti dà l'impressione di un popolo in cui passato e presente, diversità di lingua e cultura sono pacificamente ar- monizzati. Nella sua viva ed efficace presentazione al Papa dell'assemblea eucaristica, in que- sta festa di San Grato Patrono della Dio- cesi, il nostro Vescovo, ricordando la forte presenza cristiana nella storia del nostro popolo, esprime l'impressione di un allen- tamento di questa tensione e di questa fe- de, anche se contemporaneamente coglie proprio in questa assemblea dei segni di speranza e di rinnovamento. Nella sua articolata omelia (riportata in altra parte del giornale) il Papa, nel conte- sto di una riflessione teologica sul rappor- to di superiorità e responsabilità dell'uomo nei confronti della Creazione (evocato an- che esemplificativamente da questo bicen- tenario della Conquista del Monte Bianco), ricorda come tutti abbiano una vocazione a diventare creature nuove nel servizio di Dio e dei Fratelli, pur nella diversità delle funzioni e responsabilità ed in una apertu- ra trascendente che superi il materialismo e l'ateismo espliciti o mascherati. Al termine della Messa, dopo aver be- Ore 17 - È iniziata la Santa Messa. nedetto la prima pietra del costruendo mo- nastero carmelitano di Quart e la corona della statua di Maria Immacolata, il Papa lasciando da parte lo schematismo dei rin- graziamenti formali, interviene ancora con una sua sentita e spontanea riflessione che riesce a far vibrare ed esprimere la sensibi- lità tipicamente contenuta della gente con- venuta. Come già durante l'omelia, anche in questo suo intervento conclusivo, il Papa dedica ai giovani uno spazio, un'attenzio- ne ed un incoraggiamento particolare. Mentre il Papa benedicente si allontana, riecheggiano le note tradizionali di «Je te salue», dell'inno a San Grato e poi di Mon- tagnes Valdôtaines: il successore dell'anti- co pescatore di Galilea, che parte per continuare la sua missione ed i suoi pelle- grinaggi, la musica che ci richiama l'uma- nità e la fede di chi ci ha preceduti, la gente AOSTA, 7 settembre - ore 15 - La folla si ammasssa a Montfleury attorno all'altare. 24 25
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LA SALLE Durante la celebrazione. Offertorio: il momento dei doni. GIOIA COL PRP LE COMUNITÀ NEOECATECUMENALI Folla in raccoglimento. 26 27
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che torna verso le proprie case e paesi, ri- collegano l'esperienza di questa giornata al- la storia: quella di ieri e quella di domani, così inedita ed incerta. Si ritorna verso il quotidiano ed il futu- ro nel quale ogni popolo, ogni uomo, ogni credente ha una sua parte, una sua voca- zione con le sue ardue scelte da compiere: che questa storica visita del Papa in Valle d'Aosta, voluta e sostenuta da motivazio- ni sia laiche e civili che religiose, possa aiu- tarci come popolo, come comunità umana ed ecclesiale ad operare scelte storiche nel segno della novità creatrice, della solida- rietà e della Pace! Danna Luciano Momento di preghiera. 28 Paroles de congé A tous ceux qui sont familiers de la langue française, habitants de cette vallée ou des pays voisins, j'adresse mes vœux cordiaux, pour eux et pour leurs familles, et je leur renouvelle mes encouragements à vivre fidèlement l'Evangile qui se présente sou- vent comme une rude montée vers le Christ, préféré à tout, lui qui seul peut nous sauver et combler le cœur des joies les plus hautes, notamment celle de l'amour de Dieu. Que le Seigneur vous bénisse et demeure toujours avec vous! Prima del commiato: l'arguzia del Papa è divertente. La Messa a Montfleury è cominciata con il saluto del vescovo e con il grande applauso dei fedeli dopo le parole di monsignor Lari: «I miei cerimonieri sono stati meno bravi di quelli pontifici, dovrò improvvisare il discorso perché non è questo», ha detto il vescovo accorgendosi di avere in mano le carte sbagliate. Ma ha certa- mente colpito di più la risposta del Papa, in chiusura della funzione religiosa: «Qualche volta, Eccellenza è una buona cosa non trovare le carte, anch'io seguo il suo esem- pio». Così Giovanni Paolo II ha continuato a parlare alla gente interrotto da frago- rosi applausi. 29
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Messaggio di ringraziamento del Presidente del Consiglio, Gianni Bondaz Al termine della visita pastorale di Sua Santità Giovanni Paolo II, il Presidente del Consiglio regionale, Avv. Gianni Bondaz, ha inviato a S.E. Monsignor Ovidio Lari, Vescovo della Diocesi di Aosta, il seguente messaggio di ringraziamento: «Eccellenza, Al termine della visita pastorale di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II in occa- sione della ricorrenza del Santo Patrono della nostra Diocesi, desidero, at nome Con- siglio regionale et mio personale, farLe pervenire i più vivi ringraziamenti per l'alto impegno da Lei profuso per l'organizzazione di tale manifestazione che certamente sarà ricordata come uno storico evento non soltanto per la Diocesi, ma per tutta la comunità valdostana. Eccellenza, Le sarei veramente grato se Ella potesse far giungere a Sua Santità Giovanni Paolo II, venuto nella terra di San Grato come Apostolo di pace e di fra- tellanza universale, il nostro commosso e deferente ringraziamento a testimonianza della simpatia e dell'affetto che la nostra Terra nutre per il successore di Pietro. Sono state giornate indimenticabili che certamente rimarranno a lungo scolpite nel cuore di tutti i valdostani che hanno potuto assistere al messaggio pronunciato dal Papa dalla più alta vetta d'Europa. Con deferenza Avv. Gianni Bondaz, Presidente Consiglio regionale Valle d'Aosta». Aosta, 8 settembre 1986 Una visita che ha riempito di soddisfazione la Valle Come ho già avuto modo di affermare nel messaggio di ringraziamento che ho in- dirizzato al Santo Padre tramite il nostro Vescovo, Monsignor Ovidio Lari, la visita pastorale di Sua Santità Giovanni Paolo II alla Diocesi di Aosta è stato veramente un avvenimento eccezionale che ha riempito di legittima soddisfazione tutta la comunità valdostana. Tre sono i punti salienti di questa visita pastorale. Il fatto che il Papa abbia scelto per venire tra noi la data in cui la Diocesi valdostana ricorda il suo Patrono S. Gra- to, da sempre oggetto di profonda vene- razione. In secondo luogo la molteplicità degli ar- Il commiato 30 31
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gamenti trattati dal Santo Padre nei Suoi discorsi ufficiali. E qui intendo mettere particolarmente l'accento sulle profonde radici cristiane della nostra Terra, sottolineate dal Papa nell'indirizzo di saluto al momento del Suo arrivo in Valle. Il Papa, infatti, oltre a ricordare la fi- gura di S. Grato, ha voluto evidenziare che il Vangelo è giunto in Valle d'Aosta fin dal- le prime generazioni cristiane e sottolinea- re l'alto contributo dato alla Chiesa da S. Eustasio, primo vescovo di Aosta e soprat- tutto da S. Anselmo, il cui nome - come ha ricordato il Pontefice - «resta legato a quello di Aosta, sua città natale, anche se fu Arcivescovo di Canterbury». Particolarmente significativo è stato il ri- conoscimento da parte del Santo Padre del- le giuste rivendicazioni autonomistiche del popolo valdostano. Profonda eco ha avuto il messaggio di pace che Sua Santità ha voluto indirizzare all'Europa ed al mondo intero dalla cima del Mont Chétif, messaggio che ha affron- tato le principali e più drammatiche tema- tiche del momento e che costituisce un severo ammonimento per i governanti di tutto il mondo a perseguire obiettivi di fra- tellanza e di concordia. In conclusione possiamo senz'altro esse- re pienamente soddisfatti di aver avuto il Papa tra noi, evento questo che sarà ricor- dato come «storico» non soltanto dalla Co- munità cristiana, ma da tutto il Popolo valdostano che mai, nella sua bimillenaria storia, ha avuto l'alto onore di ospitare il Capo della Chiesa cattolica. Nuovi membri del popolo di Dio 7) Il 18 maggio battesimo di Mantova- ni Valeria Marialina di Gianfranco e di Bé- thaz Luciana. Padrini: Béthaz Lorenzo e Mantovani Paola. 8) Il 18 maggio battesimo di Duc Luca di Piero e di Meggiolaro Lorena. Padrini: Meggiolaro Enzo e Caru Carla. 9) Il 25 maggio battesimo di Jocallaz Eros di Renzo e di Menabreaz Lucrezia. Padrini: Jocallaz Piero e Jocallaz Maria. 10) Il 25 maggio battesimo di Jorioz Mattia di Elso e di Camos Ivana. Padrini: Maino Ottavio e Durand Bruna. 11) Il 29 maggio battesimo di Caraffa Silvia Lorenza Francesca di Ettore e di Dal 32 Fiume Federica. Padrini: Braga Piero e Ri- chelmy Costanza. 12) Il 29 maggio battesimo di Caraffa Stefano di Ettore e Dal Fiume Federica. Padrini: Dal Fiume Oliviero e Colombo Carmina. 13) Il 3 agosto battesimo di Belley Da- vide di Dino e di Ocleppo Rita. Padrini: Centoz Giovanni e Vauthier Piera. 14) Il 17 agosto battesimo di Morandi Jasmine di Giampiero e di Guidon Gisel- la. Padrini: Barmaz Danilo e Tormen Erika. 15) Il 31 agosto battesimo di Davì En- rico di Delfino e di Gard Ida. Padrini: Liuzzo Carmelo e Davì Ivana. 33
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Nuovi focolari cristiani 1) Il 10 maggio matrimonio tra Cornaz Ilario e Béthaz Bruna. Testimoni: Coste- naro Giuseppe e Clap Vilma. 2) Il 23 agosto matrimonio tra Lale Gé- rard Marco e Beili Cristina. Testimoni: Biagioni Massimo e Paillex Tiziana. 3) L'11 ottobre matrimonio tra Usel Au- relio e Bochet Maria Vera. Testimoni: Gia- chino Massimo e Zanella Chiara. I nostri defunti La vita dell'uomo assomiglia a una tra- sferta, breve e piena di responsabilità. Non possiamo considerarci a dimora fissa, né caricarci di troppa roba. Non è permessa una vita sottogamba, spassarsela come in licenza. Ci sono scadenze e somme da pa- gare. È bello morendo lasciare dietro di sé un posto pulito. 34 12) Gerbore Davide di anni 71, decedu- to il 12 maggio. 13) Arnod Maria Edvige di anni 91, de- ceduta il 22 maggio. 14) Luira Luigia di anni 91, deceduta il 9 giugno. 15) Jordaney Arturo di anni 82, dece- duto il 7 agosto. 16) Gaod Maria Celestina di anni 82, de- ceduta il 24 agosto. 17) Lubod Letizia di anni 86, deceduta il 17 novembre. Signore, non guardare alla nostra debo- lezza, ma guarda alla nostra speranza che spinge lo sguardo e il desiderio verso quel- la patria dove tu ci prepari un posto e do- ve i nostri cari ci aspettano. Fa che nessuna cosa al mondo ci distolga da questo essen- ziale punto di riferimento di tutta la nostra vita. Offerte Per La Chiesa In memoria don Silvio Bois; Manto- vani Valeria; in memoria Rossan Ciril- lo e Modeste; Cognetn Enrico; Luboz Michel e Chappuis Denise; N.N.; in me- moria Gerbore Davide; N.N.; Berthod Milena; Berthod Giacomo; Lale Gérard Joseph; in memoria Arnod Edvige; Bar- maverain Celestina; Garin-Vaudois; in memoria Vaudois Silvano; Besenval- Glarey; Bovard-Gerbelle; N.N.; in me- moria Micotti Renato; Isabel; Banard Giuseppina; Caraffa; Anselmet Fausti- na; Centoz Agata; Rossan Mario; Ar- nod Alfredo; in memoria Lettry Mar- cello; Lettry Giancarlo; Gerbelle Pina; in memoria Chanfel Enrico; Marra Do- menico; in memoria Boverod Emilio; Charruaz; N.N.; in memoria Charles Michel; N.N.; in memoria Chenal Fran- cesco; David Ernesto; Saccani Nino; N.N.; Anselmet Eliseo; Favre Bruno; Lucchetti; in memoria Cognetn Prospe- ro e Martin Alina; Berthod-Tussidor; in memoria Luira Luigia (Vetan); Paillex Roger; in memoria Cortivo Gastone; Jocallaz Franco; don Bruno Giuseppe; N.N.; in memoria Jordaney Arturo; Cali-Luboz; Bochet Camillo; Zampie- ri; N.N.; Persod Faustina; in memoria Savoye Pierre; Loropiana Adriana; N.N.; Cognetn Bruno; Lale Gérard Vin- cent e Davide; Duc Piero; Lale Murix Marcello; Chappuis Massimino; Sapinet Livio; Cabraz-Christille; in memoria don Dino; in memoria Gaod Celestina; Belley Dino; N.N.; Ferrod-Beneforti; Lale Lacroix Luigi; N.N.; Glarey Da- La fede o la luce di Dio in noi la verità di Dio in noi il Verbo di Dio in noi ria; Marchetti; in memoria Savoye Se- rafino; Luboz Roberto; Fenoil Arturo; Pozzini; Ronzani Domenico; in memo- ria Arnod Eliseo; in memoria Fenoil Luigia; Usel-Bochet; Centoz Silvio; N.N.; Bonin Eddy; Arnod Silvia; in me- moria Pellissier Arsène e Stefania; in memoria Jacquin Marcello; in onore S. Antonio; Persod Pierre. Totale L. 6.955.000. Per il bollettino N.N.; Pallex Roger; N.N.; Rossi Ma- rio; Anselmet Faustina; Centoz Agata; Obert Lindo; Rossan Mario; Arnod Al- fredo; Lettry Giancarlo; Gerbelle Pina; David Luigi; Chanoux; Arnollin; Jac- quin Nathalie; Christille Innocent; Day- né Augusto; Lale Murix Enrico; Favre Bruno; sorelle Persod; Paillex Pierina; Vitton Mea Elina e Pierino; Lale La- croix Ernesto; Chauviat Anna; Savoye Osvaldo; Lale Lacroix Luigi; Tussidor; Luboz Roberto; Di Nunzio; Bochet Al- do; Luboz Nestor; Gerbore Emma; Oreiller Marco; Battistioli; Persod Fau- stina. Totale L. 715.000. 35
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Il 27 ottobre: incontro storico ad Assisi tra i capi di 64 religioni La preghiera fa tacere le armi Per 24 ore la città di san Francesco, Assisi, è stata la collina verso la quale sono confluite migliaia di persone, «di ogni nazione, lingua, tribù», «per testi- moniare, come ha detto il Santo Padre, la qualità trascendente della pace». Erano presenti 160 ospiti provenienti da ogni parte del mondo, rappresentan- do 12 religioni. Già nella prima mattina- ta si sono raccolti nella Basilica di santa Maria degli Angeli, dove il Papa ha ri- volto loro il primo saluto, sottolineando il senso di quella giornata. Un pellegri- naggio vissuto in spirito di preghiera e di penitenza (tutti i partecipanti delle va- rie religioni hanno digiunato) per esaudire tutti coloro che muoiono perché sulla terra non c'è pace. Era quasi mezzogiorno quando cia- scuna delegazione ha lasciato la Basi- lica per recarsi in una delle varie chiese della città per raccogliersi in preghiera, ciascuno secondo le proprie tradizioni. Prostrati come i buddisti, seduti e scal- zi come i musulmani, inginocchiati co- me i cristiani o in piedi come gli ebrei, ogni gruppo religioso ha elevato a Dio la sua preghiera per la pace; parole che non sono rimaste vane perché sono poi state sancite nell'incontro del pomerig- gio con un voto affinché la pace non sia un desiderio, ma anche azione. Chi ha acceso la televisione alle 14.30 è stato spettatore privilegiato del terzo momento di questa giornata, allorché le varie delegazioni religiose hanno lascia- to le loro chiese e contemporaneamen- te da strade diverse, si sono diretti sul piazzale della Basilica di san Francesco. Una giornata fredda e ventosa faceva svolazzare gli abiti variopinti di molti capi religiosi: le lunghe tuniche giallo-rosse dei buddisti, i veli ampi degli ortodossi, le fasce rosse e viola dei vescovi catto- lici, le piume coloratissime degli indiani come si vedono nei films western. La de- legazione cristiana, composta da pro- testanti, anglicani, ortodossi era la più numerosa. Il Papa profondamente rac- colto in preghiera nel suo soprabito bian- co e circondato dal metropolita Filareta e dall'arcivescovo anglicano Runcie, al- zava di tanto in tanto gli occhi verso le due ali di folla che timidamente applau- diva, quasi per non disturbare un rac- coglimento voluto dalla circostanza. Arrivati sulla piazza gremita di folla, ciascuno ha preso posto al centro di un grande palco disposto a modo di coro- na. Il cardinal Etchegaray ha introdotto questa liturgia comune: ciascun grup- po religioso, da ultimo quello cristiano insieme al Papa, si è avvicinato al leg- gio per esprimere nella propria lingua la preghiera per la pace, tradotte dagli spi- kers della televisione. Preghiere molto belle, ora salmeggiate ora ragionate, ora piene di immagini e interrogativi come quelle degli africani e degli shintoisti che si sono richiamati alla tragica esperien- za della bomba atomica. E poi quella suggestiva degli indiani con il loro ca- lumet della pace. Molto carica di significato è stata la preghiera dei giovani rappresentanti del- le dodici religioni che sventolando rami di ulivo, hanno chiesto di prenderli a modo di dialogo, se volevano impe- gnarsi per la pace. Dopo un momento di grande racco- glimento e silenzio, chi guidava la pre- ghiera ha chiesto di esaminare se stessi per chiedere a Dio perdono di ciò che per la pace non si è fatto e di impegnarsi ciascuno nel proprio campo e nella na- zione perché si contribuisca fattivamen- te alla pace nel mondo. Un lungo e denso discorso del Papa ha concluso questa giornata. Ormai ini- ziava il tramonto e anche qualche goc- cia di pioggia scendeva come benedi- zione augurale perché questo primo passo, unico nella storia, fosse l'inizio di una fattiva collaborazione con tutti co- loro che confidano in Dio prima ancora che su strategie solamente umane. Rodolfo Granelli (dal «Corriere della Valle») 36 37
Testo Originale Estratto
14 dicembre 1986 *4* teologia: Giornata del Seminario La Chiesa valdostana è chiamata a ricordarsi di que- st'opera destinata a preparare i futuri sacerdoti neces- sari al servizio della diocesi. Il Seminario (la sua esistenza, la sua vita) è un problema che deve interessare tutti i fedeli, poiché il sacerdote è al servizio di tutti. In questa occasione il Seminario diocesano, con i suoi chierici del corso di teologia, vi chiede aiuto: • l'aiuto della preghiera affinché le vocazioni non vengano a mancare nella nostra valle; • l'aiuto in denaro che permetta di superare le difficoltà di ordine materiale nel mantenere agli studi i seminaristi poveri. Vogliate rispondere con generosità a questo appello. Frequentano i corsi di: • 2ª teologia: Pier Paolo Marangoni, di Ao- sta (St. Etienne) René Roux, di Aosta (Catte- drale) Luciano Torrente, di Donnas • 3ª teologia: Omero Brunetti, di Quart Paolo Curtaz, di Gressan Giovanni Girardini, di Aosta (St. Martin de Corléans) Vittorio Vuillet, di St-Vincent • 4ª teologia: Ugo Reggiani, di Aosta (St. Martin de Corléans) Due sono i diaconi: Paolo Papo- ne di Aosta (Cattedrale), attual- mente a Roma presso l'Istituto Biblico; Mario Tringali di Aosta (St. Etienne), che frequenta per tre giorni alla settimana l'Istituto Pastorale di Torino. Il Seminario Minore, a circa cento an- ni dalla fondazione (ottobre 1891), ha so- speso la sua attività. L'istituzione accoglieva ragazzi delle scuole medie e del ginnasio per avviarli al sacerdozio. 38 Ce que vous voudriez qu'on vous fasse (Mt 7, 12) «Tout ce que vous voudriez que les autres vous fassent, faites-le vous-même pour eux. Vous désirez qu'on vous aide dans la difficulté: secourez les autres et rendez-leur service. Vous désirez qu'on vous fasse confiance: montrez aux autres la confiance que vous avez en eux. Vous désirez garder votre réputation: témoignez aux autres votre estime et préservez leur réputation. Vous désirez qu'on respecte votre liberté: n'impiétez pas sur celle des autres et respectez leurs droits. Vous désirez qu'on ait des attentions pour vous: soyez déli- cats envers les autres e cherchez à leur faire plaisir. Vous désirez qu'on excuse vos erreurs et vos travers: oubliez ceux des autres et ne leur faites pas de reproche. Vous désirez trouver chez les autres de la sympathie et de la compréhension: efforcez-vous de les comprendre et de sympa- thiser avec eux. Vous désirez qu'on vous fasse bon accueil: accueillez les autres avec un sourire cordial, sympathique, compréhensif. Vous désirez une atmosphère de joie autour de vous: essayez de maintenir votre bonne humeur dans tous vos contacts. Tout l'amour que vous voudriez recevoir, tâchez de le por- ter d'abord vous-même à autrui». Da qualche tempo gli alunni (anni fa an- che un centinaio) erano soltanto una doz- zina e solo semiconvittori: non erano in Seminario tanto per studiare la loro vo- cazione quanto per risolvere i problemi lo- gistici delle loro famiglie. L'edificio di via Cappuccini n. 2 ospita così i chierici del Seminario Maggiore che nel corrente anno scolastico sono in nu- mero di 11. 39
Testo Originale Estratto
Ridi... se vuoi! MASSAIE TERRIBILI L'ho comprata ieri, da lei, e c'è an- che il testimonio! *** NELL'HAREM Guardate qui! E pensare che ho 124 mogli! *** UTILITA' DELLA SUOCERA Chiamate mia suocera, scapperà subito! VERSO BETLEMME - I numeri da 1 a 9 sono nascosti in questo disegno. Provati a scoprirli. [Testo invertito, risposte del puzzle] magazzini GATTI Operazione assistenza — Lavatrici — Frigoriferi — Congelatori — Cucine — Lavastoviglie — Tv colore e bianco-nero — Apparecchi Hi-Fi — Video registratori — Aspirapolveri — Battitappeto — Lucidatrici — Macchine caffè 35 anni di esperienza al vostro servizio Consegna - Garanzia - Assistenza ovunque in Valle d'Aosta ATTENZIONE! sconto 5% su acquisti superiori a L. 200.000 portando questa pagina ai magazzini GATTI Via Festaz, 75 - 11100 AOSTA - Tel. 32946 - 44059 - 35659 Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato). Gli articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con l'indicazione della fonte. Direttore: Don Aldo PERRIN Autorizzazione del Tribunale di Aosta del 9 ottobre 1982, n. 10/82