La Visita Pastorale di Papa Giovanni Paolo II in Valle d'Aosta e la vita diocesana del 1986.

12-1986.pdf

Questo numero del bollettino parrocchiale bilingue della Diocesi d'Aoste, datato Dicembre 1986, è prevalentemente dedicato a una cronaca dettagliata e illustrata della storica Visita Pastorale di Papa Giovanni Paolo II in Valle d'Aosta, avvenuta il 6 e 7 settembre 1986. Il documento riporta i discorsi del Pontefice alle autorità regionali, agli alpini della Scuola Militare e ai fedeli, focalizzandosi su messaggi di pace, sul valore spirituale del turismo, sulla difesa del patrimonio culturale valdostano e sulla fedeltà storica della Valle alla Chiesa. Oltre alla vasta copertura della visita papale, il bollettino include articoli sulla crisi dell'educazione religiosa giovanile in famiglia, il restauro della cappella di Vetan, un resoconto sull'incontro interreligioso di preghiera per la pace tenutosi ad Assisi, un appello per la Giornata del Seminario e i registri aggiornati di battesimi, matrimoni e defunti della parrocchia.

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Contenuto Fogli


Testo Originale Estratto
Buon Natale
Heureux Noël

Paroisse de
Saint-Pierre

XXVIIème ANNEE - N. 12 - DECEMBRE 1986

L'Echo de nos montagnes
La Voce dei campanili
BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCESE D'AOSTE
Tipografia Valdostana - Aosta


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L'educazione
religiosa
in famiglia

Il Vangelo di Luca ricorda che Gesù a 12 anni si ferma per tre giorni nel tempio
di Gerusalemme per sentire parlare di Dio. È un episodio bellissimo, che getta qualche
spiraglio sulla nostra legittima curiosità di conoscere almeno qualcosa sulla vita gio-
vanile di Gesù e sui rapporti che intercorrevano nella famiglia di Nazaret. Gesù si di-
mostra un normale preadolescente che sente il bisogno di affermare la propria personalità
e di fare nuove esperienze. Come ogni ragazzo, Gesù non intende semplicemente di-
sobbedire o dare un dispiacere ai genitori, ma incomincia a sentire di avere una perso-
nalità propria e crede sia giunto il momento di farlo conoscere anche agli altri. Maria
invece in questa circostanza si comporta con Gesù come una madre che si sgomenta
e che non si accorge che suo figlio è già tanto cresciuto da avere una sua personalità.

Il rifiuto della dipendenza familiare

Parlare dell'educazione alla fede dei ragazzi in famiglia, fa pensare immediata-
mente all'insieme dei conflitti e delle rotture che caratterizzano il rapporto genitori-
figli negli anni dell'adolescenza. Questo atteggiamento di conflitto è abbastanza re-
cente, perché fino a qualche anno fa i ragazzi si inserivano presto nel mondo del lavo-
ro e non c'era spazio per l'adolescenza. Oggi invece la condizione di dipendenza dei
figli dai genitori si protrae sempre più. Non può meravigliare che i ragazzi, diventati
precocemente adulti, tanto evoluti per l'estendersi della cultura e per l'influsso dei mass-
media, mal sopportino una situazione di dipendenza e rifiutino soprattutto la fami-
glia, cioè proprio quella realtà che maggiormente li ha condizionati nella loro fanciul-
lezza, e dalla quale tutto sommato più hanno ricevuto. E il rifiuto si estende facilmente
a tutto ciò che frena il loro bisogno di autonomia e di libertà, a tutto ciò che non viene
ben motivato e di cui non capiscono il significato. Naturalmente anche la fede va in-
contro alla stessa logica.

Dai frutti si conosce l'albero?

Ci sono dei genitori che non rimangono affatto traumatizzati dal nuovo atteggia-
mento dei ragazzi di fronte alla fede. C'è addirittura chi pensa che l'abbandono della
pratica religiosa da parte del figlio sia il segno di una nuova personalità cresciuta, il
cammino verso l'età adulta. Ma sono anche molto i genitori che sono sinceramente
dispiaciuti e vanno in crisi. Perché spesso vengono presi da un senso di colpa e si do-

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Testo Originale Estratto
mandano sinceramente dove hanno sbagliato. «Dai frutti si conosce l'albero», dice
il Vangelo. Come non vedere allora nel rifiuto della messa e in generale nella poca
disponibilità verso tutto ciò che sa di vita religiosa, la conseguenza di una religione
non ben assimilata? Come non riconoscere la propria incapacità di diventare signifi-
cativa ai loro occhi con la propria testimonianza di vita? Naturalmente anche per que-
sto rifiuto, come per molti altri aspetti della contestazione adolescenziale, i genitori
possono non avere alcuna responsabilità diretta. Tanto più che a volte il rifiuto è più
netto proprio nelle famiglie in cui la pratica religiosa è più genuina e vissuta in modo
attivo. I genitori dunque sono semplicemente coinvolti anche in questo caso nel gene-
rale allontanamento da tutto ciò che i ragazzi hanno ricevuto negli anni della loro fan-
ciullezza.
Una crisi drammatica
L'abbandono della pratica religiosa da parte dei ragazzi è un qualcosa di serio,
perché porta a scelte che sanno di definitivo. E la responsabilità ricade in gran parte
sui cristiani adulti, sulla comunità cristiana. I ragazzi infatti non si trovano di fronte
alla fede e a Dio in posizione di rifiuto di principio. Essi non hanno crisi filosofiche
o tentazioni di ateismo. Non hanno difficoltà a vedere Dio nella loro vita, a sentirselo
accanto e magari alleato nel momento della loro crescita, o quando intendono affer-
mare la loro personalità di fronte agli altri. Se vanno in crisi è perché Dio è «tabù»
per la nostra società e anche in famiglia si parla pochissimo di lui. Nessuno poi è ca-
pace di parlare con loro di Dio e della fede in modo interessante e adeguato. Se non
avranno dei genitori preparati, o non incontreranno un prete amico e una comunità
viva, che offrano l'occasione di rinnovare la loro vita di fede, incontrando un Dio
simpatico, ben presto i ragazzi entreranno nel grande gruppo dei cristiani anonimi di
cui è piena la Chiesa.
Il compito della famiglia
Nella famiglia, la crisi religiosa trova una linea di superamento creando un nuo-
vo rapporto di affetto e di dialogo, di rispetto reciproco, che favorisca uno scambio
che arricchirà i ragazzi e li aiuterà a maturare. L'interno di una famiglia oggi è spesso
una società in miniatura, nella quale ogni componente porta un contributo culturale
e una sensibilità diversa dall'altro. Non è il caso, nemmeno con i ragazzi, di nascon-
dersi o fingere un accordo che oggi non è più possibile. Bisogna semplicemente che
i ragazzi si accorgano che gli altri hanno delle convinzioni che li guidano nelle loro
scelte di vita e che il più grande delitto contro l'amore e contro la volontà di maturare
è rifiutare il confronto o emarginare chi non la pensa come loro. Il nodo del problema
è che mai come in questi anni i ragazzi hanno bisogno di genitori adulti e attivamente
responsabili.
Genitori che amino i loro figli e siano disposti a far consistere questo amore in
una più sentita riappropriazione del ruolo di genitore. Genitori che non abbiano ne-
cessariamente la risposta pronta a tutto, e nemmeno che si sforzino di apparire agli
occhi dei loro figli come incensurabile, ma che siano sempre pronti al dialogo e al con-
fronto, disposti ad aiutare i loro figli a riflettere e a farsi delle convinzioni.
Chi sarà questo ragazzo?
Se un ragazzo batte i piedi e dice di non voler più andare a messa, è chiaro che
non si aspetta come risposta: «E allora fai come vuoi, non andarci più», e nemmeno:
«Guai se non ci vai! Ti ordino di andarci!». Ciò che il ragazzo semplicemente si aspet-
2
ta è che gli si dia una mano a riconsiderare il problema. Ma per questo compito non
sempre i genitori sono sufficientemente preparati o sensibili. In fondo i genitori do-
vrebbero chiedersi come servire meglio i loro ragazzi in questi anni difficili. E aiutarli
a mettersi di fronte a Dio con disponibilità, senza forzature, senza pretendere obbe-
dienze, contenti che i ragazzi maturino nella libertà e nel rispetto le loro convinzioni
religiose.
Nell'età della scuola media i ragazzi cambiano: pensano già con la loro testa, chie-
dono una certa autonomia. Disobbediscono e battono i piedi, ma alla fine da loro si
può sempre ottenere ciò che si vuole. È importante saper diventare per i propri figli,
anche nel campo della fede, una mano forte e amica che sostiene, senza per questo
pretendere di piegarli al nostro volere. Dando tempo al tempo. Permettendo al loro
stato di crisi di decantare. Nei preadolescenti di oggi vivono già l'uomo e la donna
di domani. Che sarà quel ragazzino apparentemente mite e infantile, che ogni tanto
dice delle cose che ci lasciano di stucco? Quali sono i progetti di Dio di lui? Sono que-
sti ragazzi che vogliamo servire.

A Vetan, restaurata la cappella
Il 10 agosto è stato celebrato, come
sempre, il patrono di Vetan, S. Loren-
zo, ma quest'anno è stato ancora più
solenne: veniva riaperta la cappella do-
po i restauri eseguiti nel 1985 e nel
1986.

Tantissima gente era presente quel
giorno alla messa di riapertura e una-
nime è stato il plauso per i lavori svolti
con indubbia competenza e buon gu-
sto. Non è facile rimodernare questi
vecchi edifici, ma sotto la guida del
Vetan, il nuovo altare
3


Testo Originale Estratto
24 ore
con il Papa in Va
Le antiche strade dei Papi
La visita pastorale di Giovanni Paolo II in
Valle d'Aosta assume un'importanza di ri-
lievo storico. Mai, infatti, un Pontefice ave-
va scelto la Vallée come meta di un suo
viaggio ufficiale. I testi ricordano soltanto
cinque passaggi. Il primo, nel 753, di Ste-
fano II che attraversò la regione per raggiun-
gere il monastero di Saint Maurice d'Au-
gune e poi la corte carolingia di Pipino il
Breve. Nell'804 fu la volta di Leone III che
valicò il Gran San Bernardo per arrivare a
Klersy.
Tra il 1049 e il 1050 gli storici citano il
passaggio di Leone IX che la tradizione vuo-
le abbia celebrato una messa in cattedrale.
Gli ultimi due transiti riguardano Eugenio
6-7 settembre 1986
III di ritorno dalla Francia nel 1148 e Cle-
mente V, il primo Pontefice avignonese, nel
1306.
L'arrivo
L'elicottero di Karol Wojtyla atterra sul
verde prato del Puchoz alle 18,40 di saba-
to 6 settembre. Il Papa aveva raggiunto in
aereo l'aeroporto di Caselle. Di qui, dopo
un breve colloquio con il cardinale Balle-
strero, il trasferimento ad Aosta. Venticin-
quemila persone, in una sfera di grande
emozione, lo attendono in piazza Cha-
noux, dove il Pontefice giunge pochi mi-
nuti dopo le 19 sulla sua Jeep con i vetri
antiproiettili. La tensione è grande almeno
quanto la gioia dei valdostani.
Sul palco il Papa ascolta il saluto delle
autorità. Prendono la parola il sindaco Bich,
il presidente della Regione Rollandin e, in
rappresentanza del governo, il ministro del-
la Difesa Spadolini che ricorda, nel racco-
glimeno triste della folla, le stragi
dell'aeroporto di Karachi e della sinagoga
di Istanbul.
Poi tocca al Papa. Wojtyła ricorda san
Bernard de Menton, sant'Anselmo e san
Grato, il patrono della diocesi. Parla della
Valle d'Aosta come «isola di tranquillità e
bellezza», ringrazia per la calorosa acco-
glienza e si concede qualche battuta sul
Monte Bianco, confessando la sua preoc-
cupazione per ciò che lo attende il giorno
successivo: la «passeggiata» sul ghiacciaio
della Brenva. Tiene il discorso per metà in
francese e per metà in italiano, in omaggio
al bilinguismo della regione.
Alle 20,30 il Pontefice è in cattedrale. Re-
cita il rosario con gli ammalati e gli anzia-
ni della diocesi, rivolgendo loro parole di
conforto. È ospite del vescovo Ovidio Lari,
che dice: «Nel visitare la diocesi egli assol-
ve ad un compito che gli viene da Dio.
Questa visita rafforza i vincoli tra la comu-
nità valdostana e la sede di Pietro».
La domenica
È il giorno principale della visita pasto-
rale, il giorno più attesto e importante. Al-
le 8,45 Giovanni Paolo II incontra gli alpini
della scuola militare, accolto da Spadolini,
dal Capo di Stato maggiore dell'Esercito Po-
li e dal comandante della Smalp Borgenni.
Il Papa raccomanda ai giovani alpini di «lot-
tare per il mantenimento della pace nel
mondo».
Con un elicottero del 545° squadrone di
Pollein, pilotato dal tenente colonnello Fe-
derico Vallauri, il Pontefice raggiunge Cour-
mayeur. L'arrivo avviene alle 9,50 sul
piazzale Monte Bianco. Dopo l'incontro
con le autorità in piazza Abbé Henry Woj-
tyla affronta il tema dei valori spirituali del
turismo.
Poi, sempre in elicottero, sale al ghiac-
ciaio della Brenva, a quota 3700 metri. Nel-
la neve fresca passeggia qualche minuto da
solo e fa allontanare l'elicottero per riflet-
tere nel silenzio dell'alta montagna. A mez-
zogiorno recita l'Angelus sulla vetta del
Monte Chétif. Lo ascolta tutto il mondo.
Nel pomeriggio rientra ad Aosta. Alle 17
concelebra la messa a Montfleury. Alle 19
lascia la Vallée.
Le sue parole
Nella messa a Montfleury: «Cari fratelli
di Aosta oggi i credenti sono spinti a sotto-
lineare alcuni valori che l'andamento del
mondo vorrebbe in qualche modo offusca-
re o dimenticare. Il cristiano deve esercita-
re la sua funzione decisiva e insostituibile
al servizio di una umanità divisa e minac-
ciata. Deve coltivare e rafforzare a tutti i li-
velli lo spirito di comunione e solidarietà».
Il suo impegno per la pace, nelle parole
rivolte agli alpini della Smalp: «La pace non
è un'utopia quando ci sono uomini che
operano con responsabilità e sincera testi-
monianza, pagando di persona per il suo
raggiungimento. La difesa è prudenza, è di-
ritto, è dovere che impegna gli uomini a
una continua vigilanza, interiore ed ester-
na, per prevenire lo scatenarsi dell'odio e
della guerra».
Il sabato sera in piazza Chanoux: «Nel
mettere piede in questi luoghi colpisce su-
bito la constatazione di trovarsi in un po-
sto privilegiato. È un palcoscenico naturale,
il più adatto ad elevare l'anima per portar-
la alla contemplazione dell'Invisibile. Gli
uomini del mondo contemporaneo, minac-
ciati dall'inquinamento, dal rumore, dalle
distrazioni della società industrializzata e
secolarizzante, corrono qui a rigenerare le
loro forze fisiche».
La domenica a Courmayeur: «Il turismo
non dovrà mai conoscere il pericolo di dis-
sipare il tempo né di tradurre lo svago in
intemperanza, il desiderio culturale in cu-
riosità malsana, il bisogno di socialità in in-
A OSTA, 6 settembre - ore 18,40 - Stadio Puchoz: arrivo del Papa.
8


Testo Originale Estratto
contri privi di idealitã; il tutto in un'assenza
squallida, talora ostentata, di preoccupazio-
ne religiosa e morale».
Nell'Angelus sullo Chétif: «Sui monti ta-
ce il frastuono caotico della cittã e domina
il silenzio degli spazi sconfinati, un silen-
zio in cui all'uomo è dato di udire più di-
stintamente l'eco interiore della voce di
Dio».
Il Papa non dimentica gli orrori del mon-
do: «Su questo proscenio alpino che con-
sente di spaziare su tre nazioni diverse
rivolgo un appello all'Europa perchẽ ritro-
vi le ragioni della sua unitã, superando ana-
cronistiche tensioni e vieti preconcetti».
I commenti
Il presidente della Regione Rollandin:
«Un avvenimento eccezionale, non trovo
Il saluto del Papa alla folla, in piazza E. Chanoux.
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altre parole. La gente era entusiasta. Gio-
vanni Paolo II ha lasciato Aosta ripetendo-
mi che si era trovato a suo agio. Questo per
noi è motivo di soddisfazione immensa. Sa-
pevamo che sarebbe stato un incontro di
grande importanza e l'avvenimento ci ha
consentito anche di fare sentire la nostra vo-
ce al di lã delle Alpi. In qualche modo an-
che la Valle d'Aosta ha contribuito all'anno
dedicato alla pace».
Il sindaco Bich: «Ero emozionato. La per-
sonalitã di Wojtyla, con la sua serenitã di-
sarmante, mi ha coinvolto completamente,
forse troppo».
Il vescovo Lari: «Il Papa è eloquente an-
che quando tace e l'augurio che faccio ai
valdostani è di saper comprendere il pro-
fondo messaggio che ci è venuto da que-
sta visita, anche dalla sola presenza del
Pontefice».
Il saluto del Sindaco di Aosta
Santo Padre,
voglia ricevere il saluto cordiale e com-
mosso della Cittã di Aosta e il riconosci-
mento grato e sincero per questa visita
Pastorale che ha acceso il cuore di tutti,
dei credenti, ma anche di coloro che si
considerano agnostici o refrattari al biso-
gno di religione.
Tutti, tutti insieme non possiamo cela-
re la commozione per la presenza di un
cosi riconosciuto messaggero di pace fra
gli uomini di buona volontã.
La storia della nostra cittã si interseca
per molti secoli con la storia della religio-
ne cattolica degli Aostani e possiamo os-
servarne il segno nelle numerose chiese,
nei luoghi sacri, nel nome delle vie, nei
monumenti che il popolo ha inteso co-
struire per attestare la sua fede.
E l'opera dei Vescovi, ricordo S. Grato
e S. Anselmo, e di tutto il clero fu ed è
grande per amalgamare la spiritualità del-
la nostra comunità.
Per molti secoli fu «le clergé valdôtain»
ad impegnarsi per l'educazione e per l'i-
struzione dei giovani e le opere piü belle
e riconosciute della cultura valdostana
nacquero da quel crogiuolo di dottrina, di
sentimenti e di azione che fu la Diocesi
di Aosta in comunione con i suoi fedeli.
Anche quell'intendimento di tendere
verso l'alto nella natura che ci circonda,
di conquistare le montagne piü impervie
fu, in buona parte, volontã dei nostri pa-
dri e abati.
Ricordo, fra tutti, la figura indimentica-
bile dell'Abbé Gorret «ours de la monta-
gne», guida e scalatore del Cervino; dai
suoi scritti, che restano tutt'oggi un ine-
guagliabile monumento rustico di amore
verso la propria terra e la propria gente,
si promana un grande rispetto per la na-
tura, che forse oggi abbiamo perduto e
la gran forza di dialogare con Dio dalle
più alte vette...
...Anche in noi riaffiora un grande bi-
sogno di fede e di religione che ci indu-
ca ad uscire dallo smarrimento e dalla
contraddizione...
...In questo ambito il Vangelo assume
una luce vera di guida luminosa dell'uo-
mo verso la conoscenza di se stesso, ver-
so l'amore per il prossimo...
...La Chiesa Cattolica è un riferimento
insostituibile ed essenziale per questa
trasformazione.
Da un lungo cammino comune nasce-
rà una nuova speranza che darà spazio
ad una maggiore vitalità e all'azione di noi
tutti verso una meravigliosa crescita di
11


Testo Originale Estratto
questa umanità così disorientata ed at-
tonita.
Noi sapremo essere partecipi, con
umiltà ed amore fraterno, al messaggio
di pace e di fratellanza che oggi il Suc-
cessore di Pietro proclama dalla piazza
di questa piccola città nascosta in mez-
zo alle Alpi.
La bienvenue de la part du Président
du Gouvernement Régional, Auguste Rollandin
Très Saint-Père,
j'ai l'insigne honneur de vous souhaiter,
au nom du Gouvernement et du Conseil
régionaux, de la communauté valdôtaine
tout entière et en mon nom personnel, la
plus chaleureuse bienvenue, et de vous
exprimer les remerciements les plus sincè-
res pour avoir accepté l'invitation de venir
parmi nous.
C'est avec une profonde émotion que le
peuple valdôtain vous salue aujourd'hui.
Votre présence nous honore grandement et
témoigne de votre sollicitude pastorale vis-
à-vis de tous les peuples.
Dans un monde en crise, notamment
dans une Europe qui est de plus en plus
divisée, vos idéaux voués à la réalisation
d'une société plus humaine et plus chré-
tienne, vos efforts pour défendre les valeurs
fondamentales de l'homme, c'est-à-dire la
liberté, la dignité, la justice, vos idéaux de
paix, à laquelle l'humanité aspire, sont tout
particulièrement appréciés et partagés par
chacun de nous.
Ce n'est pas un hasard si votre visite pa-
storale dans notre Vallée couronne un anni-
versaire qui embrasse spirituellement,
autour du Mont Blanc, tous les Pays,
d'Europe, notamment toutes les popula-
tions des Alpes. Nous saluons et nous
apprécions l'oeuvre considérable que vous
poursuivez, très Saint-Père, pour former
une Europe plus unie dans la loi et dans
le respect du pluralisme des traditions
locales.
12
per davantage les facteurs qui favorisent la
croissance spirituelle et morale de notre
peuple, c'est-à-dire l'amour pour la
famille, le droit au travail, la pratique de
ces vertus humaines et chrétiennes qui ont
été, tout au long des siècles, l'héritage et
la gloire de nos communautés de
montagne.
Sainteté, votre présence parmi nous sou-
ligne la vocation historique de notre petite
Région, carrefour d'Europe depuis la plus
haute antiquité. Nous apprécions votre
haut magistère pour le respect des droits et
de la dignité des peuples.
Nous ne pouvons pas oublier Votre
noble discours adressé aux jeunes rassem-
blés par Vous à Rome en avril 1985, à
l'occasion de l'Année Internationale de la
Jeunesse. «Ce qui unit les hommes entre
eux - affirme-z-vous - ce qui fait qu'ils peu-
vent participer les uns à la vie des autres
c'est le partage des biens, c'est l'accepta-
Le peuple valdôtain a toujours été jaloux
de son histoire, de ses coutumes, de son
patrimoine culturel et linguistique dans
lequel la foi chrétienne elle-même a pu
s'épanouir. Nous n'ignorons pas que l'évo-
lution actuelle de la société valdôtaine pose
de gros problèmes à notre vie régionale.
Il n'est pas seulement question de sau-
ver une langue qui nous unit aux popula-
tions francophones environnantes et qui
nous unit à la communauté de l'ethnie à
laquelle nous appartenons.
Il s'agit aussi de conserver et de dévelop-
tion commune des valeurs».
Très Saint-Père, nous partageons vos
aspirations, et en même temps nous vou-
drions nous élever de plus en plus vers
l'idéal que Votre Sainteté soulignait encore
dans ce discours que nous venons de citer,
c'est-à-dire «être ensemble» avec les autres
et en même temps «être soi-même» tout en
étant ensemble.
Santità,
nel ringraziarLa per l'alto onore che El-
la ci fa nell'essere qui con noi, oggi, vo-
gliamo manifestarLe tutta la nostra alta
considerazione non solo per la sua venera-
ta persona, ma anche per i suoi sforzi tesi
a costruire una società più giusta e più
umana, fondata sull'amore, sulla fede, sul
rispetto dell'uomo e di tutti i suoi diritti
fondamentali e inalienabili.
Scenda, Santità, la Sua benedizione su
di noi e su tutto il popolo valdostano.
Il saluto del Papa ai valdostani
Signor Ministro,
Signor Sindaco,
Fratelli e Sorelle di Aosta,
1. A tutti ed a ciascuno il mio saluto cordiale. A voi cari abitanti della Città, ed a
quanti sono qui convenuti dalle loro varie località della Valle, voglio dire la mia gioia per
questo incontro che mi consente di prendere contatto con una popolazione dalle antiche
e nobili tradizioni.
Vi sono grato per la vostra accoglienza, assicurandovi che vi sento tutti vicini al mio
cuore ed alla mia sollecitudine pastorale.
Ringrazio per la loro gentilezza anzitutto le Autorità che sono venute a ricevermi: il
Signor Ministro, che ha parlato a nome del Governo; il Presidente della Regione, che mi
ha presentato il saluto della Valle; il Signor Sindaco, che mi ha rivolto parole così vibranti
a nome dell'intera cittadinanza.
Sono lieto di trovarmi qui, oggi, tra voi, in questi luoghi stupendi cantati dai poeti,
in mezzo a una popolazione forte e coraggiosa che, con l'influsso dell'ambiente, si è co-
struita un carattere dalla spiccata personalità fatta di amore alla bellezza della natura, di
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Testo Originale Estratto
rispetto e di spontanea solidarietà per l'uomo e soprattutto di attacamento alla fede del
Vangelo.
2. Nel metter piede in questi luoghi, colpisce subito la costatazione di trovarsi in un
posto privilegiato, che in breve spazio di terra raccoglie scenari di così grande bellezza:
catene di monti, nevi, ghiacciai, flumi, prati, fondovalli. Dal punto di vista delle dimen-
sioni geografiche, la Val d'Aosta risulta la più piccola Regione d'Italia, ma in essa si affac-
ciano le cime più alte d'Europa.
È un palcoscenico naturale, il più adatto ad elevare irresistibilmente l'anima in alto,
per portarla alla contemplazione dell'Invisibile, che è lo stesso Autore delle bellezze della
natura.
Si comprende come i vostri antenati, il popolo che sta all'origine della vostra antica
storia, e sul loro esempio anche voi abbiate difeso la vostra autonomia tenacemente, e a
lungo, nel timore che venisse intaccata nella sua integrale autenticità. Ed oggi, quando
si avverte in maniera più acuta il problema ecologico, per salvare la natura dai pericoli cre-
scenti dell'inquinamento, questo lembo di terra costituisce insieme un modello a cui guar-
dare e un'oasi in cui ritemprare lo spirito. Gli uomini del mondo contemporaneo, minacciati
dall'invasione del rumore, dello smog, dalle distrazioni della società industrializzata e se-
colarizzante, corrono qui a rigenerare le loro forze fisiche, a cimentarsi in un modo o nel-
l'altro con la montagna per salire ancora più in alto con le aspirazioni dell'anima.
3. Ma la vostra Valle, lanciata in verticale per la realtà della natura alpestre, non ha
dimenticato la dimensione orizzontale delle relazioni umane. Se sotto il profilo geografico
14
appare una conca chiusa, per volontà degli uomini essa è divenuta socialmente aperta, an-
zi luogo di raccordo e passaggio obbligato di Paesi che si trovano nel cuore del continente.
Così l'autonomia non è stata occasione di cedimenti alla tentazione dell'isolamento.
Già gli antichi romani avevano costruito qui non solo un fortilizio di difesa, ma anche
una strada di grande collegamento. Ed i Valdostani del profondo Medio Evo, avendo ca-
pito l'importanza dei valichi alpini, li hanno protetti, per garantire il libero passaggio dei
pellegrini e difenderli dalle minacce della montagna, degli animali e degli uomini.
La tecnica moderna, infine, ha potuto realizzare di più, ed ecco le autostrade, i via-
dotti ed i trafori.
4. Aujourd'hui, vous formez une seule communauté où vivent en harmonie des popu-
lations de langue française et de langue italienne; le statut spécial de la Région favorise
que une zone de tourisme très active où des hommes et des femmes de provenances diverses et de tous les âges se trouvent à l'aise. Des
personnes très différentes par l'éducation, la langue, l'histoire et les coutumes vivent ensem-
ble pour un temps, rapprochées les unes des autres par le sentiment que les biens de la
nature appartiennent à tous. Le fait d'en jouir librement et dans un climat détendu favo-
rise aussi bien l'épanouissement de chacun que la compréhension et le respect mutuels.
Ainsi vos vallées, tout en étant des lieux agréables de séjour, constituent un creuset
où des hommes venus d'horizons éloignés apprennent à se sentir proches les uns des autres.
Chers Frères et Soeurs, les valeurs que je viens de mentionner ne sont pas seulement
des valeurs humaines, sociales, civiles; elles sont aussi profondément religieuses: nous pou-
vons même dire qu'elles sont spécifiquement chrétiennes, car l'action constante de l'Église
leur a conféré un caractère vraiment évangélique.
Dans la circonstance où nous nous trouvons, je ne puis oublier la figure d'un saint
de chez vous, chanoine et archidiacre d'Aoste, saint Bernard de Menthon: après l'an mille,
il a fondé les églises et les hospices qui portent maintenant son nom et qui sont connus
du monde entier. Ne dit-on pas, dans le langage courant, «un vrai saint-bernard» quand
on veut parler de quelqu'un qui porte secours avec courage à des frères en danger? Et nous
savons que l'oeuvre de ce saint fondateur est poursuivie en bien des domaines par les cha-
noines réguliers de la Congrégation du Grand Saint-Bernard. Je suis heureux de les saluer
en ce lieu.
Saint Bernard de Menthon a été aussi proclamé, en 1923, saint Patron des alpinistes
et des habitants de la montagne, par mon prédécesseur le Pape Pie XI, familier lui aussi
de la montagne et de l'alpinisme. Il me plaît donc de saluer, de ce lieu, ceux qui s'adonnent
aujourd'hui à ce sport, en acceptant les exigences qu'il requiert et qui sont des qualités
très appréciables: ténacité, maîtrise de soi, solidarité dans les cordées et goût de la décou-
verte des cimes.
5. La vostra identità umana e sociale non si può scindere dall'adesione alla fede rive-
lata da Dio, offerta agli uomini come il dono più grande. A voi, in questa Valle, il Vangelo
è giunto fin dalle prime generazioni cristiane, facilitato dalla grande strada di scorrimento,
che collegava i centri di vive comunità cattoliche, come Milano e Lione. Quando Aosta
fu eretta diocesi, vi troviamo già grandi figure di Santi e di uomini della Chiesa, nati tra
voi, espressione della vostra cultura, che vi hanno aiutato a crescere in umanità.
Da S. Eustasio, vostro primo Vescovo, a S. Grato, patrono della Diocesi, di cui ricor-
re domani la festa, fino al più illustre dei personaggi Valdostani, Sant'Anselmo, uno dei
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Testo Originale Estratto
luminari della teologia, al cui nome resta legato quello di Aosta, sua città natale, anche
se fu Arcivescovo di Canterbury, centro religioso d'Inghilterra. Ma le personalità insigni
sono molte altre ancora. Sono uomini che voi avete donato alla Chiesa, ma che anche la
Chiesa ha donato a voi, perché non sia mai dimenticato il principio che quanto si dona
con generosità a Dio non si perde ma lo si ritrova centuplicato.
6. Il pensiero del passato, delle sue ricchezze spirituali e culturali, delle sue vicende
storiche non mi fa certo dimenticare i problemi del presente. In particolare, so che un cer-
to numero di lavoratori della Regione stanno vivendo momenti di ansia per la precarietà
della loro occupazione. Cari lavoratori, mentre vi esorto a confidare nella divina Provvi-
denza, confido che i responsabili sappiano trovare le soluzioni adatte per ovviare ad una
situazione che tanto vi preoccupa. Sappiate che vi sono vicino con l'affetto e con la pre-
ghiera, come segno della presenza consolatrice di Cristo e dell'attenzione della Chiesa, la
quale è sempre accanto a chi è nell'angustia, per incoraggiare nel presente e sostenere la
speranza in un futuro sereno.
7. So che la vostra Valle, è rimasta sempre legata alla Chiesa cattolica. Nel 1536, in
un momento di grande turbamento religioso, l'Assemblea generale della Valle prese all'u-
nanimità la decisione di rimanere fedele alla religione dei padri.
Ebbene questo è il mio augurio per voi. Rimanete voi stessi, crescendo nella verità
di Dio. Come nel passato, la vostra fede è stata uno stimolo ad aprirvi alla dimensione
sociale, così oggi fate in modo che la dimensione orizzontale non sia per voi una tentazio-
ne per chiudervi alla dimensione dello spirito. Guardando le cime dei vostri monti, spinge-
tevi con cuore ancor più su.
Vi benedico tutti di cuore.
Con gli alpini della Scuola Militare
Illustri signori
Carissimi giovani Allievi della Scuola Militare Alpina.
Sono lieto d'incontrarvi e di manifestarvi la mia sincera simpatia e gratitudine
per la vostra cortese accoglienza.
Rivolgo il mio saluto anzitutto al signor Ministro della Difesa, l'onorevole Sena-
tore Giovanni Spadolini, al Capo di Stato Maggiore, Generale Poli, al Generale Co-
mandante della Scuola, a tutti i Signori Ufficiali, Sottufficiali, Istruttori. Un saluto
particolare va, poi, all'Ordinario Militare Mons. Bonicelli ed al Cappellano addetto
alla vostra assistenza religiosa.
1. Nel mio viaggio pastorale in Val d'Aosta ho accolto volentieri l'invito per una
visita a questa scuola, una delle istituzioni più caratteristiche della città. Mi compiaccio, anzitutto, per la stima che essa vanta in Europa e nel mondo, come scuola specia-
lizzata circa le attività alpinistiche, per la modernità degli insegnamenti impartiti, per
le affermazioni nel campo dello sci alpinistico ed agonistico, per la fama conquistata
in complesse iniziative tecniche di strategia d'alta montagna, ed inoltre in ardimento-
se e generose imprese di soccorso spesso realizzate. Voi siete, dunque, o volete diveni-
re degli esperti della montagna, sotto ogni punto di vista. Il mio Predecessore Pio XI
affermò, proprio nel messaggio inviato alla vostra scuola nel 1933, che «Grande mae-
stra è la nostra montagna: insegna il prudente coraggio, sorregge l'intelligente sforzo
AOSTA, 6 settembre - ore 20,30 - il saluto del Papa agli ammalati ed agli anziani.
AOSTA, 7 settembre - ore 8,30 - In visita alla Scuola Militare Alpina (castello gen. Cantore).
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Testo Originale Estratto
al raggiungimento di altissime mete, avvicina a Dio e ne rivela come poche altre crea-
ture la maestà, la bellezza, la provvida potenza».

Anch'io vi invito, dunque, a raccogliere la grande lezione della montagna ed ap-
plicarla alla vita, per affrontare, con le leggi dell'impegno che sono rigorosamente ri-
chieste nell'ambiente alpino, le responsabilità che vi attendono.

2. La prima vostra responsabilità si chiama impegno di pace. La condizione mili-
tare ha il suo fondamento morale nell'esigenza di difendere i beni spirituali e materiali
della comunità nazionale, della Patria. Questa difesa, garante del bene comune di un
popolo, è un presupposto della pace e della concordia tra le nazioni. Certamente oc-
correrà, come ricordava il mio Predecessore Giovanni XXIII, vedere i problemi dei
rapporti tra le nazioni e quelli della difesa con mentalità rinnovata, a motivo dell'evo-
luzione tecnologica che obbliga a esaminare le questioni con aggiornata prudenza; ma
rimane il fatto che c'è bisogno di garantirsi da quelle tentazioni di aggressione, di in-
giustizia e di violenza che spesso allettano ed alterano lo spirito dell'uomo. Esiste, in-
fatti, una situazione di peccato nell'umanità, che si annida nel cuore delle persone e
tenta di incidersi a fondo nei vari strati della società. In questo contesto la difesa è
prudenza, è diritto, è dovere che impegna gli uomini ad una continua vigilanza, inte-
riore ed esterna, per prevenire lo scatenarsi dell'odio e della guerra. Occorre saper get-
tare ponti di comprensione, di amore, di intensa umanità dovunque vi sia possibilità
di accoglienza; e la vita militare può servire anche a questo se il cristiano, con reali-
smo attento alle condizioni in cui vive, sa esaminare ogni giorno l'ideale della beati-
tudine della pace, annuncio del Regno di Dio.

Siate dunque convinti, cari Alpini, di svolgere un compito di pace. Incominciate
da voi stessi, impegnandovi ad essere onesti, giusti, premurosi servitori dei più deboli,
all'interno e all'esterno delle vostre caserme. Potrete così introdurre, nel tessuto della
vita sociale, i germi di un nuovo ordine, fondato sulla giustizia, sul rispetto, sulla bontà.
La pace non è un'utopia quando ci sono uomini che operano con responsabilità e con
sincera testimonianza, pagando di persona per il suo raggiungimento.

3. In questo dialogo ideale, consentite che vi rivolga una esortazione ancor più
diretta. Voi siete giovani Alpini e domani sarete giovani Ufficiali. Provenite da regio-
ni dove le montagne non sono soltanto uno sfondo panoramico ineguagliabile, ma
un riferimento ad una vita spesso volte dura, che esige costanza e sacrificio. Quando
si sale sulla montagna, per bella che essa sia, la fatica non manca, occorre acconten-
tarsi dell'essenziale, ci si sottomette a una disciplina che dà un carattere incomparabi-
le alla personalità.

Siate consapevoli di queste possibilità che sia la vostra provenienza che l'adde-
stramento del servizio vi offrono. In una società permissiva come la nostra bisogna
ricuperare un pò di queste virtù che potremmo chiamare alpine. Senza di esse il ri-
schio del futuro è maggiore. La vostra testimonianza di lealtà, di solidarietà, di co-
stanza, può diventare un messaggio per tutti i giovani. Domani, cari Alpini, voi sarete
Ufficiali. A voi sarà affidata una responsabilità di mezzi, di strutture, ma più ancora
di uomini. Giovani come voi, ma spesso volte, come sappiamo, incerti e fragili, essi
devono trovare in voi non solo il responsabile capace di imporre una disciplina, ma
un esempio vissuto di coerenza, di comprensione, di disponibilità. Molti drammi che
sconvolgono i giovani, si giocano lì. Nessuno più di voi li può comprendere, perché

Entrando nella cappella del castello.

Il saluto agli alpini della Scuola (sull'altare: il Crocifisso e la statua della Madonna, dono della Scuo-
la al Papa).

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Testo Originale Estratto
siete giovani come loro; nessuno più di voi li può prevenire, perché, insieme al ruolo
gerarchico, voi potrete e dovrete disporre di un'autorità morale che genera fiducia ed
emulazione.

4. La vostra strada deve passare per Cristo. Le leggi rigorose dell'ambiente d'alta
quota vi insegnano quanto sia importante tra i monti conoscere un sentiero, scoprire
un passaggio, raggiungere un appiglio o un punto di appoggio per un'ascensione in
roccia. Lo stesso avviene nella vita. Cristo è il punto certo e sicuro, la luce dell'orien-
tamento, la forza per un costante impegno e per la riuscita. Considerate i desideri più
profondi del vostro cuore: troverete in essi sincera esigenza di chiarezza, di giustizia,
di miglioramento.

Non si tratta di concetti vaghi e fantastici o di semplici impressioni, bensì di un
concreto programma. Orbene, Cristo vi propone un progetto ben alto, un punto di
arrivo che le ideologie terrene appena possono immaginare, fondato sulla sublime leg-
ge dell'amore che si dona e si sacrifica. Il progetto di Cristo è puro, perché non contie-
ne riduzioni, né consente ritorni nell'egoismo e nell'egocentrismo; non comporta metodi
disonesti, procedimenti indegni dell'uomo; ma esige, con severa intransigenza, come
indica il Vangelo, le regole della carità e della giustizia. La strada che passa per Cristo
è generosa, domanda a voi un personale impegno per il bene, il bene degli altri, che
è possibile solo nella proporzione in cui ci si sa proiettare fuori di se stessi, superando
ogni umano egoismo.

Di queste virtù Cristo si è fatto modello: la nostra strada passa quindi, per lui.
È con questi sentimenti, pieni di fiducia e di affetto, che vi auguro di vivere ogni
giorno del vostro servizio militare nella consapevolezza dei vostri doveri, ma anche
della esaltante missione di aiutare tanti altri giovani a diventare uomini maturi, capaci
cioè, da militari e da civili, di prendere in mano la loro vita.

5. Prima di chiudere il mio saluto desidero rivolgere un pensiero riverente e com-
mosso ai caduti della montagna: alle Guide, agli Istruttori, agli allievi, e di tutti colo-
ro che hanno perso la vita nel compimento del faticoso lavoro dell'addestramento,
nel recare soccorso ad altri fratelli, o nel rischio della montagna. Di tutti voi conserva-
te riverente e religiosa memoria nella cappella di questo Castello. Nella preghiera li
affido alla bontà di Dio per l'eterna pace del Cielo.

Su tutti voi invoco la protezione della Vergine Maria. Essa vi assista nelle vostre
rischiose esercitazioni, vi conforti nei momenti del pericolo e della prova, vi sostenga
in ogni difficile impresa. A lei affido la vostra incolumità, il vostro avvenire, i vostri
migliori propositi, e ben volentieri benedico voi tutti, la vostra Scuola Alpina, le vo-
stre famiglie, le persone che vi stanno maggiormente a cuore.

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A Courmayeur e sul Monte Bianco

Domenica mattina alle otto, in un'aria di cristallo, Courmayeur era già pronta ad ac-
cogliere Giovanni Paolo II.

Sul palco della piazzetta della chiesa - davvero troppo piccola per accogliere tutta la
gente accalcata dietro le transenne - insieme agli infermi e al gruppo folcloristico c'erano
gli immancabili maestri di sci e una folta rappresentanza delle guide alpine.

L'agitazione è andata crescendo man mano che si avvicinava l'ora fissata per l'arrivo
del Santo Padre. I più fortunati sono stati ammessi dai severissimi «maestri di cerimonia»
vaticani ad occupare parte del settore riservato alla stampa, rimasto libero proprio davanti
al palco; gli altri si sono sistemati come meglio hanno potuto nelle vie d'accesso alla piaz-
za, sul ritaglio erboso a lato della chiesa, sui balconi.

Si stavano ripetendo - in miniatura - le scene della sera prima in Piazza Chanoux; ep-
pure l'atmosfera era diversa, logicamente più raccolta e meno «ufficiale». Sarà stato lo
scenario luminoso, col gigante bianco appena avvolto in una schiuma di nubi, il profilo
austero del Monte Chetif o piuttosto l'affaccendarsi silenzioso e discreto del parroco don
Cirillo. O forse è stato il sorriso del Papa che, salutando il sindaco al suo arrivo, ha alzato
verso il M. Bianco uno sguardo di ammirazione per tanta incombente bellezza.

Breve e sentito il saluto del primo cittadino Truchet che ha calorosamente ringraziato
il Pontefice per la sua instancabile opera per portare nel mondo pace e giustizia, e soprat-
tutto per il dono immenso che ha voluto fare agli abitanti di Courmayeur con la sua visita.

A COURMAYEUR, 7 settembre - ore 10 - Il saluto del Sindaco, Renzo Truchet.

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Testo Originale Estratto
Una visita che ha concesso a Giovanni Paolo II lo spunto per sottolineare l'attenzione
che la Chiesa dedica al fenomeno del «turismo» come componente essenziale della grande
trasformazione sociale dei nostri giorni.
In una realtà in cui l'industrializzazione e l'automatizzazione concedono all'uomo una
sempre maggiore disponibilità di tempo libero, il messaggio cristiano impone la ricerca di
una dimensione morale, sensibile al fascino delle bellezze del creato.
Il Papa ha perciò rivolto un appello agli operatori turistici affinché si impegnino ad
esprimere proposte che vadano al di là delle semplici strutture consumistiche che ogni cen-
tro di villeggiatura può offrire, ma siano bensì in grado di stimolare quei valori di amici-
zia, responsabilità e spirito di collaborazione che la gente di montagna ben conosce.
Fondamentali divengono, in quest'ottica, l'educazione alla gentilezza al rispetto del pros-
simo e la conoscenza della natura come mezzo di elevazione e purificazione spirituale.
Accanto all'impegno laico il Santo Padre ha insistito sulla necessità di curare la pre-
parazione di giovani sacerdoti che vadano incontro alle esigenze religiose dei turisti e ne
rafforzino il senso etico della vita, creando in questo modo l'immagine di una vacanza
che non è semplicemente fuga dalle difficoltà quotidiane, ma si trasforma in spazio prezio-
so per ritrovare se stessi. Ma tutto ciò richiede un'attenta programmazione delle attività
organizzative, assistenziali e culturali connesse con il turismo.
A sintesi di questo suo messaggio in favore di un turismo completo, «ben vissuto»,
Giovanni Paolo II ha lodato, ancora una volta, la bellezza delle montagne valdostane che
«l'Amore creativo di Dio ha lasciato per la nostra gioia e la nostra elevazione», «orma
stupenda della Sua Onnipotenza» e testimoni «della Sua Gloria e della Sua Bellezza infinita».
Infine, prima di far ritorno all'elicottero che lo avrebbe portato sul ghiacciaio della
Ore 12 - il discorso del Papa, appello alla pace.
Brenva e poi al Monte Chétif per l'Angelus, il Santo Padre ha voluto rivolgere un saluto
in lingua francese ai valdostani e ai rappresentanti delle altre nazionalità che hanno facile
accesso in Valle d'Aosta attraverso i valichi alpini o le teleferiche della Vallée Blanche o
i tunnel del M. Bianco e del Gran S. Bernardo. E ha invocato l'aiuto di Dio perché l'uma-
nità impari, presto, ad amarsi al di sopra delle frontiere.
Una picozza dorata e una coppa dell'amicizia in argento, donate a Sua Santità, sono
state la prima, semplice risposta della gente di Courmayeur a questo appello.
Giovanna Zanchi
«Ayant parlé du sport alpin et de la pastorale du tourisme international, il me
plaît de saluer également en français tous les habitants de ce val d'Aoste qui sont familiers
de cette langue et s'emploient à accueillir les étrangers.
J'étends mes cordiales salutations aux représentants des autres nationalités, en
particulier aux Français, qui ont plus facilement accès à ce lieu par les téléphériques
audacieux de la Vallée Blanche, et surtout par le tunnel routier du Mont Blanc qui
a été aménagé par le génie humain pour établir la communication sous le plus haut
massif montagneux de l'Europe.
Je souhaite pareillement la bienvenue aux Suisses qui peuvent profiter du col ou
du tunnel du Grand Saint-Bernard pour venir jusqu'ici. Que le Seigneur vous aide à
vivre toujours davantage la fraternité par-dessus les frontières et qu'il vous comble,
vous et tous les vôtres, de ses bénédictions!». 
Ore 12 - sul Mont Chétif.
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Testo Originale Estratto
A Montfleury:
il grande incontro con i valdostani
L'Eucarestia nella piana di Montfleury
è l'atto conclusivo della visita del Papa in
Valle d'Aosta: per l'umanità di Giovanni
Paolo II è un'Eucarestia, cioè una preghie-
ra di Ringraziamento «facile» e connatu-
rale dopo la gioiosa esperienza della
montagna di qualche ora prima, in una
cornice riposante di verde, di sole, di monti
e di una folla sufficientemente rappresen-
tativa di questa nostra piccola Regione
alpina.
Le grandi misure di sicurezza che sem-
pre devono circondare la sua persona ed i
suoi spostamenti, sembrano inutile neces-
sità, attorno ad un palco ed un altare dove
oltre ai Vescovi della Regione Conciliare
Piemontese, ai sacerdoti concelebranti, an-
che autorità politiche e militari compiono
gesti espliciti di fede e la lunga processio-
ne offertorile recante i frutti della terra e
del lavoro della gente che vi abita esprime
simbolicamente questa vocazione dell'uo-
mo a dar voce e significato ad ogni realtà
esistente.
Anche la diversità di musica, di ritmi e
di lingue nei canti dà l'impressione di un
popolo in cui passato e presente, diversità
di lingua e cultura sono pacificamente ar-
monizzati.
Nella sua viva ed efficace presentazione
al Papa dell'assemblea eucaristica, in que-
sta festa di San Grato Patrono della Dio-
cesi, il nostro Vescovo, ricordando la forte
presenza cristiana nella storia del nostro
popolo, esprime l'impressione di un allen-
tamento di questa tensione e di questa fe-
de, anche se contemporaneamente coglie
proprio in questa assemblea dei segni di
speranza e di rinnovamento.
Nella sua articolata omelia (riportata in
altra parte del giornale) il Papa, nel conte-
sto di una riflessione teologica sul rappor-
to di superiorità e responsabilità dell'uomo
nei confronti della Creazione (evocato an-
che esemplificativamente da questo bicen-
tenario della Conquista del Monte Bianco),
ricorda come tutti abbiano una vocazione
a diventare creature nuove nel servizio di
Dio e dei Fratelli, pur nella diversità delle
funzioni e responsabilità ed in una apertu-
ra trascendente che superi il materialismo
e l'ateismo espliciti o mascherati.
Al termine della Messa, dopo aver be-
Ore 17 - È iniziata la Santa Messa.
nedetto la prima pietra del costruendo mo-
nastero carmelitano di Quart e la corona
della statua di Maria Immacolata, il Papa
lasciando da parte lo schematismo dei rin-
graziamenti formali, interviene ancora con
una sua sentita e spontanea riflessione che
riesce a far vibrare ed esprimere la sensibi-
lità tipicamente contenuta della gente con-
venuta.
Come già durante l'omelia, anche in
questo suo intervento conclusivo, il Papa
dedica ai giovani uno spazio, un'attenzio-
ne ed un incoraggiamento particolare.
Mentre il Papa benedicente si allontana,
riecheggiano le note tradizionali di «Je te
salue», dell'inno a San Grato e poi di Mon-
tagnes Valdôtaines: il successore dell'anti-
co pescatore di Galilea, che parte per
continuare la sua missione ed i suoi pelle-
grinaggi, la musica che ci richiama l'uma-
nità e la fede di chi ci ha preceduti, la gente
AOSTA, 7 settembre - ore 15 - La folla si ammasssa a Montfleury attorno all'altare.
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Testo Originale Estratto
LA SALLE
Durante la celebrazione.
Offertorio: il momento dei doni.
GIOIA COL PRP
LE COMUNITÀ
NEOECATECUMENALI
Folla in raccoglimento.
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Testo Originale Estratto
che torna verso le proprie case e paesi, ri-
collegano l'esperienza di questa giornata al-
la storia: quella di ieri e quella di domani,
così inedita ed incerta.
Si ritorna verso il quotidiano ed il futu-
ro nel quale ogni popolo, ogni uomo, ogni
credente ha una sua parte, una sua voca-
zione con le sue ardue scelte da compiere:
che questa storica visita del Papa in Valle
d'Aosta, voluta e sostenuta da motivazio-
ni sia laiche e civili che religiose, possa aiu-
tarci come popolo, come comunità umana
ed ecclesiale ad operare scelte storiche nel
segno della novità creatrice, della solida-
rietà e della Pace!

Danna Luciano

Momento di preghiera.
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Paroles de congé

A tous ceux qui sont familiers de la langue française, habitants de cette vallée ou
des pays voisins, j'adresse mes vœux cordiaux, pour eux et pour leurs familles, et je
leur renouvelle mes encouragements à vivre fidèlement l'Evangile qui se présente sou-
vent comme une rude montée vers le Christ, préféré à tout, lui qui seul peut nous sauver
et combler le cœur des joies les plus hautes, notamment celle de l'amour de Dieu. Que
le Seigneur vous bénisse et demeure toujours avec vous!

Prima del commiato: l'arguzia del Papa è divertente.

La Messa a Montfleury è cominciata con il saluto del vescovo e con il grande
applauso dei fedeli dopo le parole di monsignor Lari: «I miei cerimonieri sono stati
meno bravi di quelli pontifici, dovrò improvvisare il discorso perché non è questo»,
ha detto il vescovo accorgendosi di avere in mano le carte sbagliate. Ma ha certa-
mente colpito di più la risposta del Papa, in chiusura della funzione religiosa: «Qualche
volta, Eccellenza è una buona cosa non trovare le carte, anch'io seguo il suo esem-
pio». Così Giovanni Paolo II ha continuato a parlare alla gente interrotto da frago-
rosi applausi.
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Testo Originale Estratto
Messaggio di ringraziamento
del Presidente del Consiglio, Gianni Bondaz

Al termine della visita pastorale di Sua Santità Giovanni Paolo II, il Presidente
del Consiglio regionale, Avv. Gianni Bondaz, ha inviato a S.E. Monsignor Ovidio
Lari, Vescovo della Diocesi di Aosta, il seguente messaggio di ringraziamento:
«Eccellenza,
Al termine della visita pastorale di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II in occa-
sione della ricorrenza del Santo Patrono della nostra Diocesi, desidero, at nome Con-
siglio regionale et mio personale, farLe pervenire i più vivi ringraziamenti per l'alto
impegno da Lei profuso per l'organizzazione di tale manifestazione che certamente
sarà ricordata come uno storico evento non soltanto per la Diocesi, ma per tutta la
comunità valdostana.
Eccellenza, Le sarei veramente grato se Ella potesse far giungere a Sua Santità
Giovanni Paolo II, venuto nella terra di San Grato come Apostolo di pace e di fra-
tellanza universale, il nostro commosso e deferente ringraziamento a testimonianza
della simpatia e dell'affetto che la nostra Terra nutre per il successore di Pietro.
Sono state giornate indimenticabili che certamente rimarranno a lungo scolpite
nel cuore di tutti i valdostani che hanno potuto assistere al messaggio pronunciato
dal Papa dalla più alta vetta d'Europa.
Con deferenza Avv. Gianni Bondaz, Presidente Consiglio regionale Valle
d'Aosta».
Aosta, 8 settembre 1986

Una visita che ha riempito di soddisfazione la Valle

Come ho già avuto modo di affermare
nel messaggio di ringraziamento che ho in-
dirizzato al Santo Padre tramite il nostro
Vescovo, Monsignor Ovidio Lari, la visita
pastorale di Sua Santità Giovanni Paolo II
alla Diocesi di Aosta è stato veramente un
avvenimento eccezionale che ha riempito
di legittima soddisfazione tutta la comunità
valdostana.
Tre sono i punti salienti di questa visita
pastorale. Il fatto che il Papa abbia scelto
per venire tra noi la data in cui la Diocesi
valdostana ricorda il suo Patrono S. Gra-
to, da sempre oggetto di profonda vene-
razione.
In secondo luogo la molteplicità degli ar-

Il commiato
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Testo Originale Estratto
gamenti trattati dal Santo Padre nei Suoi
discorsi ufficiali.
E qui intendo mettere particolarmente
l'accento sulle profonde radici cristiane
della nostra Terra, sottolineate dal Papa
nell'indirizzo di saluto al momento del Suo
arrivo in Valle.
Il Papa, infatti, oltre a ricordare la fi-
gura di S. Grato, ha voluto evidenziare che
il Vangelo è giunto in Valle d'Aosta fin dal-
le prime generazioni cristiane e sottolinea-
re l'alto contributo dato alla Chiesa da S.
Eustasio, primo vescovo di Aosta e soprat-
tutto da S. Anselmo, il cui nome - come
ha ricordato il Pontefice - «resta legato a
quello di Aosta, sua città natale, anche se
fu Arcivescovo di Canterbury».
Particolarmente significativo è stato il ri-
conoscimento da parte del Santo Padre del-
le giuste rivendicazioni autonomistiche del
popolo valdostano.
Profonda eco ha avuto il messaggio di
pace che Sua Santità ha voluto indirizzare
all'Europa ed al mondo intero dalla cima
del Mont Chétif, messaggio che ha affron-
tato le principali e più drammatiche tema-
tiche del momento e che costituisce un
severo ammonimento per i governanti di
tutto il mondo a perseguire obiettivi di fra-
tellanza e di concordia.
In conclusione possiamo senz'altro esse-
re pienamente soddisfatti di aver avuto il
Papa tra noi, evento questo che sarà ricor-
dato come «storico» non soltanto dalla Co-
munità cristiana, ma da tutto il Popolo
valdostano che mai, nella sua bimillenaria
storia, ha avuto l'alto onore di ospitare il
Capo della Chiesa cattolica.

Nuovi membri

del popolo di Dio

7) Il 18 maggio battesimo di Mantova-
ni Valeria Marialina di Gianfranco e di Bé-
thaz Luciana. Padrini: Béthaz Lorenzo e
Mantovani Paola.
8) Il 18 maggio battesimo di Duc Luca
di Piero e di Meggiolaro Lorena. Padrini:
Meggiolaro Enzo e Caru Carla.
9) Il 25 maggio battesimo di Jocallaz
Eros di Renzo e di Menabreaz Lucrezia.
Padrini: Jocallaz Piero e Jocallaz Maria.
10) Il 25 maggio battesimo di Jorioz
Mattia di Elso e di Camos Ivana. Padrini:
Maino Ottavio e Durand Bruna.
11) Il 29 maggio battesimo di Caraffa
Silvia Lorenza Francesca di Ettore e di Dal

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Fiume Federica. Padrini: Braga Piero e Ri-
chelmy Costanza.
12) Il 29 maggio battesimo di Caraffa
Stefano di Ettore e Dal Fiume Federica.
Padrini: Dal Fiume Oliviero e Colombo
Carmina.
13) Il 3 agosto battesimo di Belley Da-
vide di Dino e di Ocleppo Rita. Padrini:
Centoz Giovanni e Vauthier Piera.
14) Il 17 agosto battesimo di Morandi
Jasmine di Giampiero e di Guidon Gisel-
la. Padrini: Barmaz Danilo e Tormen
Erika.
15) Il 31 agosto battesimo di Davì En-
rico di Delfino e di Gard Ida. Padrini:
Liuzzo Carmelo e Davì Ivana.

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Testo Originale Estratto
Nuovi focolari cristiani

1) Il 10 maggio matrimonio tra Cornaz
Ilario e Béthaz Bruna. Testimoni: Coste-
naro Giuseppe e Clap Vilma.

2) Il 23 agosto matrimonio tra Lale Gé-
rard Marco e Beili Cristina. Testimoni:
Biagioni Massimo e Paillex Tiziana.

3) L'11 ottobre matrimonio tra Usel Au-
relio e Bochet Maria Vera. Testimoni: Gia-
chino Massimo e Zanella Chiara.

I nostri defunti

La vita dell'uomo assomiglia a una tra-
sferta, breve e piena di responsabilità. Non
possiamo considerarci a dimora fissa, né
caricarci di troppa roba. Non è permessa
una vita sottogamba, spassarsela come in
licenza. Ci sono scadenze e somme da pa-
gare. È bello morendo lasciare dietro di sé
un posto pulito.

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12) Gerbore Davide di anni 71, decedu-
to il 12 maggio.
13) Arnod Maria Edvige di anni 91, de-
ceduta il 22 maggio.
14) Luira Luigia di anni 91, deceduta il
9 giugno.
15) Jordaney Arturo di anni 82, dece-
duto il 7 agosto.
16) Gaod Maria Celestina di anni 82, de-
ceduta il 24 agosto.
17) Lubod Letizia di anni 86, deceduta
il 17 novembre.

Signore, non guardare alla nostra debo-
lezza, ma guarda alla nostra speranza che
spinge lo sguardo e il desiderio verso quel-
la patria dove tu ci prepari un posto e do-
ve i nostri cari ci aspettano. Fa che nessuna
cosa al mondo ci distolga da questo essen-
ziale punto di riferimento di tutta la nostra
vita.

Offerte

Per La Chiesa
In memoria don Silvio Bois; Manto-
vani Valeria; in memoria Rossan Ciril-
lo e Modeste; Cognetn Enrico; Luboz
Michel e Chappuis Denise; N.N.; in me-
moria Gerbore Davide; N.N.; Berthod
Milena; Berthod Giacomo; Lale Gérard
Joseph; in memoria Arnod Edvige; Bar-
maverain Celestina; Garin-Vaudois; in
memoria Vaudois Silvano; Besenval-
Glarey; Bovard-Gerbelle; N.N.; in me-
moria Micotti Renato; Isabel; Banard
Giuseppina; Caraffa; Anselmet Fausti-
na; Centoz Agata; Rossan Mario; Ar-
nod Alfredo; in memoria Lettry Mar-
cello; Lettry Giancarlo; Gerbelle Pina;
in memoria Chanfel Enrico; Marra Do-
menico; in memoria Boverod Emilio;
Charruaz; N.N.; in memoria Charles
Michel; N.N.; in memoria Chenal Fran-
cesco; David Ernesto; Saccani Nino;
N.N.; Anselmet Eliseo; Favre Bruno;
Lucchetti; in memoria Cognetn Prospe-
ro e Martin Alina; Berthod-Tussidor; in
memoria Luira Luigia (Vetan); Paillex
Roger; in memoria Cortivo Gastone;
Jocallaz Franco; don Bruno Giuseppe;
N.N.; in memoria Jordaney Arturo;
Cali-Luboz; Bochet Camillo; Zampie-
ri; N.N.; Persod Faustina; in memoria
Savoye Pierre; Loropiana Adriana;
N.N.; Cognetn Bruno; Lale Gérard Vin-
cent e Davide; Duc Piero; Lale Murix
Marcello; Chappuis Massimino; Sapinet
Livio; Cabraz-Christille; in memoria
don Dino; in memoria Gaod Celestina;
Belley Dino; N.N.; Ferrod-Beneforti;
Lale Lacroix Luigi; N.N.; Glarey Da-

La fede
o la luce di Dio
in noi
la verità di Dio
in noi
il Verbo di Dio
in noi

ria; Marchetti; in memoria Savoye Se-
rafino; Luboz Roberto; Fenoil Arturo;
Pozzini; Ronzani Domenico; in memo-
ria Arnod Eliseo; in memoria Fenoil
Luigia; Usel-Bochet; Centoz Silvio;
N.N.; Bonin Eddy; Arnod Silvia; in me-
moria Pellissier Arsène e Stefania; in
memoria Jacquin Marcello; in onore S.
Antonio; Persod Pierre. Totale L.
6.955.000.

Per il bollettino
N.N.; Pallex Roger; N.N.; Rossi Ma-
rio; Anselmet Faustina; Centoz Agata;
Obert Lindo; Rossan Mario; Arnod Al-
fredo; Lettry Giancarlo; Gerbelle Pina;
David Luigi; Chanoux; Arnollin; Jac-
quin Nathalie; Christille Innocent; Day-
né Augusto; Lale Murix Enrico; Favre
Bruno; sorelle Persod; Paillex Pierina;
Vitton Mea Elina e Pierino; Lale La-
croix Ernesto; Chauviat Anna; Savoye
Osvaldo; Lale Lacroix Luigi; Tussidor;
Luboz Roberto; Di Nunzio; Bochet Al-
do; Luboz Nestor; Gerbore Emma;
Oreiller Marco; Battistioli; Persod Fau-
stina. Totale L. 715.000.

35


Testo Originale Estratto
Il 27 ottobre: incontro storico ad Assisi tra i capi di 64 religioni
La preghiera fa tacere le armi
Per 24 ore la città di san Francesco,
Assisi, è stata la collina verso la quale
sono confluite migliaia di persone, «di
ogni nazione, lingua, tribù», «per testi-
moniare, come ha detto il Santo Padre,
la qualità trascendente della pace».
Erano presenti 160 ospiti provenienti
da ogni parte del mondo, rappresentan-
do 12 religioni. Già nella prima mattina-
ta si sono raccolti nella Basilica di santa
Maria degli Angeli, dove il Papa ha ri-
volto loro il primo saluto, sottolineando
il senso di quella giornata. Un pellegri-
naggio vissuto in spirito di preghiera e
di penitenza (tutti i partecipanti delle va-
rie religioni hanno digiunato) per esaudire
tutti coloro che muoiono perché sulla
terra non c'è pace.
Era quasi mezzogiorno quando cia-
scuna delegazione ha lasciato la Basi-
lica per recarsi in una delle varie chiese
della città per raccogliersi in preghiera,
ciascuno secondo le proprie tradizioni.
Prostrati come i buddisti, seduti e scal-
zi come i musulmani, inginocchiati co-
me i cristiani o in piedi come gli ebrei,
ogni gruppo religioso ha elevato a Dio
la sua preghiera per la pace; parole che
non sono rimaste vane perché sono poi
state sancite nell'incontro del pomerig-
gio con un voto affinché la pace non sia
un desiderio, ma anche azione.
Chi ha acceso la televisione alle 14.30
è stato spettatore privilegiato del terzo
momento di questa giornata, allorché le
varie delegazioni religiose hanno lascia-
to le loro chiese e contemporaneamen-
te da strade diverse, si sono diretti sul
piazzale della Basilica di san Francesco.
Una giornata fredda e ventosa faceva
svolazzare gli abiti variopinti di molti capi
religiosi: le lunghe tuniche giallo-rosse
dei buddisti, i veli ampi degli ortodossi,
le fasce rosse e viola dei vescovi catto-
lici, le piume coloratissime degli indiani
come si vedono nei films western. La de-
legazione cristiana, composta da pro-
testanti, anglicani, ortodossi era la più
numerosa. Il Papa profondamente rac-
colto in preghiera nel suo soprabito bian-
co e circondato dal metropolita Filareta
e dall'arcivescovo anglicano Runcie, al-
zava di tanto in tanto gli occhi verso le
due ali di folla che timidamente applau-
diva, quasi per non disturbare un rac-
coglimento voluto dalla circostanza.
Arrivati sulla piazza gremita di folla,
ciascuno ha preso posto al centro di un
grande palco disposto a modo di coro-
na. Il cardinal Etchegaray ha introdotto
questa liturgia comune: ciascun grup-
po religioso, da ultimo quello cristiano
insieme al Papa, si è avvicinato al leg-
gio per esprimere nella propria lingua la
preghiera per la pace, tradotte dagli spi-
kers della televisione. Preghiere molto
belle, ora salmeggiate ora ragionate, ora
piene di immagini e interrogativi come
quelle degli africani e degli shintoisti che
si sono richiamati alla tragica esperien-
za della bomba atomica. E poi quella
suggestiva degli indiani con il loro ca-
lumet della pace.
Molto carica di significato è stata la
preghiera dei giovani rappresentanti del-
le dodici religioni che sventolando rami
di ulivo, hanno chiesto di prenderli
a modo di dialogo, se volevano impe-
gnarsi per la pace.
Dopo un momento di grande racco-
glimento e silenzio, chi guidava la pre-
ghiera ha chiesto di esaminare se stessi
per chiedere a Dio perdono di ciò che
per la pace non si è fatto e di impegnarsi
ciascuno nel proprio campo e nella na-
zione perché si contribuisca fattivamen-
te alla pace nel mondo.
Un lungo e denso discorso del Papa
ha concluso questa giornata. Ormai ini-
ziava il tramonto e anche qualche goc-
cia di pioggia scendeva come benedi-
zione augurale perché questo primo
passo, unico nella storia, fosse l'inizio
di una fattiva collaborazione con tutti co-
loro che confidano in Dio prima ancora
che su strategie solamente umane.
Rodolfo Granelli
(dal «Corriere della Valle»)
36
37


Testo Originale Estratto
14 dicembre 1986
*4* teologia:

Giornata del Seminario
La Chiesa valdostana è chiamata a ricordarsi di que-
st'opera destinata a preparare i futuri sacerdoti neces-
sari al servizio della diocesi.
Il Seminario (la sua esistenza, la sua vita) è un problema
che deve interessare tutti i fedeli, poiché il sacerdote è
al servizio di tutti.
In questa occasione il Seminario diocesano, con i suoi chierici del corso di
teologia, vi chiede aiuto:
• l'aiuto della preghiera affinché le vocazioni non vengano a mancare nella
nostra valle;
• l'aiuto in denaro che permetta di superare le difficoltà di ordine materiale
nel mantenere agli studi i seminaristi poveri.
Vogliate rispondere con generosità a questo appello.

Frequentano i corsi di:
• 2ª teologia:
Pier Paolo Marangoni, di Ao-
sta (St. Etienne)
René Roux, di Aosta (Catte-
drale)
Luciano Torrente, di Donnas
• 3ª teologia:
Omero Brunetti, di Quart
Paolo Curtaz, di Gressan
Giovanni Girardini, di Aosta
(St. Martin de Corléans)
Vittorio Vuillet, di St-Vincent
• 4ª teologia:
Ugo Reggiani, di Aosta
(St. Martin de Corléans)
Due sono i diaconi: Paolo Papo-
ne di Aosta (Cattedrale), attual-
mente a Roma presso l'Istituto Biblico;
Mario Tringali di Aosta (St. Etienne), che
frequenta per tre giorni alla settimana
l'Istituto Pastorale di Torino.
Il Seminario Minore, a circa cento an-
ni dalla fondazione (ottobre 1891), ha so-
speso la sua attività.
L'istituzione accoglieva ragazzi delle
scuole medie e del ginnasio per avviarli
al sacerdozio.

38

Ce que vous
voudriez
qu'on vous fasse
(Mt 7, 12)

«Tout ce que vous voudriez que les autres vous fassent,
faites-le vous-même pour eux.
Vous désirez qu'on vous aide dans la difficulté: secourez les
autres et rendez-leur service.
Vous désirez qu'on vous fasse confiance: montrez aux autres
la confiance que vous avez en eux.
Vous désirez garder votre réputation: témoignez aux autres
votre estime et préservez leur réputation.
Vous désirez qu'on respecte votre liberté: n'impiétez pas sur
celle des autres et respectez leurs droits.
Vous désirez qu'on ait des attentions pour vous: soyez déli-
cats envers les autres e cherchez à leur faire plaisir.
Vous désirez qu'on excuse vos erreurs et vos travers: oubliez
ceux des autres et ne leur faites pas de reproche.
Vous désirez trouver chez les autres de la sympathie et de
la compréhension: efforcez-vous de les comprendre et de sympa-
thiser avec eux.
Vous désirez qu'on vous fasse bon accueil: accueillez les
autres avec un sourire cordial, sympathique, compréhensif.
Vous désirez une atmosphère de joie autour de vous: essayez
de maintenir votre bonne humeur dans tous vos contacts.
Tout l'amour que vous voudriez recevoir, tâchez de le por-
ter d'abord vous-même à autrui».

Da qualche tempo gli alunni (anni fa an-
che un centinaio) erano soltanto una doz-
zina e solo semiconvittori: non erano in
Seminario tanto per studiare la loro vo-
cazione quanto per risolvere i problemi lo-
gistici delle loro famiglie.
L'edificio di via Cappuccini n. 2 ospita
così i chierici del Seminario Maggiore che
nel corrente anno scolastico sono in nu-
mero di 11.

39


Testo Originale Estratto
Ridi...
se vuoi!
MASSAIE TERRIBILI
L'ho comprata ieri, da lei, e c'è an-
che il testimonio!
***
NELL'HAREM
Guardate qui! E pensare che ho 124
mogli!
***
UTILITA' DELLA SUOCERA
Chiamate mia suocera, scapperà
subito!
VERSO BETLEMME - I numeri da 1 a 9 sono nascosti in questo disegno. Provati a scoprirli.
[Testo invertito, risposte del puzzle]
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Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato).
Gli articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con l'indicazione della fonte.
Direttore: Don Aldo PERRIN
Autorizzazione del Tribunale di Aosta del 9 ottobre 1982, n. 10/82