Bollettino di Saint-Pierre: Tributi a Vescovi e martiri, feste e restauri urgenti.

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Questo numero del Bollettino Parrocchiale di Saint-Pierre, pubblicato nel novembre 1974, documenta la vita della comunità attraverso commemorazioni storiche, tributi ecclesiastici e cronaca locale. Il bollettino commemora figure influenti come l'ex parroco Don Carlo Gadda e l'appena scomparso Vescovo d'Aosta, Monsignor Blanchet, e ricorda solennemente il trentesimo anniversario del tragico eccidio del 7 settembre 1944. La cronaca copre in dettaglio le celebrazioni delle Feste Patronali nei villaggi (St-Pierre, Vétan, Rumiod, Verrogne), spesso evidenziando l'urgente necessità di restauri per le cappelle storiche, e registra i movimenti della comunità attraverso i sacramenti (battesimi, matrimoni, necrologi), le offerte e le attività sociali. Infine, il documento affronta questioni di riorganizzazione territoriale (Comunità Montane, Zone Pastorali) e una controversia legale locale riguardante Suor Giuliana dell'Asilo Marazzi.

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Testo Originale Estratto
Paroisse de St Pierre
XVème ANNEE - N. 11
NOVEMBRE 1974

BULLETIN
PAROISSIAL
DU DIOCÈSE
D'AOSTE

Il n'y a qu'un remède à l'a-
mour: aimer davantage ».
(David Thoreau)

« Un jour enfin dans la lumière,
le Seigneur nous recevra »

La Voce dei Campanili
L'Echo de nos montagnes

Tip. Valdostana - Aosta


Testo Originale Estratto
E' morto Don Gadda

Il 2 ottobre è morto improvvisa-
mente don Carlo Gadda, che fu per
13 anni parroco di Saint-Pierre (dal
1933 al 1945).

Il nostro parroco don Aldo, che
Lui chiamava mio carissimo succes-
sore, è stato presente (con il Can.
Fosson, con Don Christille e un grup-
po di Saintpieroleins) a Tortona ai so-
lenni funerali con la Messa esequia-
le concelebrata dal Vescovo auxilia-
re mentre assisteva dal trono il Ve-
scovo Diocesano, con 12 concelebran-
ti e 60 sacerdoti presenti attorno al
feretro. Don Gadda aveva espresso il
desiderio di essere sepolto a Saint-
Pierre, ma la famiglia ha preferito
portare la salma nella tomba di fa-
miglia a Busto Arsizio.

A Saint-Pierre rimane il ricordo
del suo lavoro, del suo zelo ardente,
dei suoi impegni pastorali in quegli
anni travagliati.

Nella nostra Chiesa, rimane il se-
gno tangibile della sua intraprenden-
za: l'altare, le balaustre, le vetrate,
i dipinti, il coro, la porta, il pavi-
mento... sono il frutto di un impe-
gno intelligente di amore per la Ca-
sa di Dio. Noi, che l'abbiamo cono-
sciuto e amato, eleviamo a Dio una
preghiera di suffragio e di ringrazia-
mento, convinti che il bene di un pa-
store non può andare perduto.
Padre Pietro L.

Don Gadda fra due confratelli

* * *

Testamento di don Gadda
Miei buoni parrocchiani di Saint-
Pierre,
Sono ben lieto di lasciare un se-
gno tangibile del mio affetto per voi,
o miei carissimi Saintpieroleins, fa-
cendovi avere (tramite la Curia Ve-
scovile di Aosta, indi al vostro Sig.
Parroco) quanto segue:

2 —

1) Per i bisogni attuali della Chie-
sa parrocchiale L. 80.000;
2) Per l'Asilo Mons. Centoz Lire
80.000;
3) Per distribuire ai poveri della
parrocchia L. 40.000.

(Segue un elenco di messe da ce-
lebrare in suo suffragio).

Grazie ancora una volta del bene
che mi avete voluto e fatto, perdona-
temi di non aver sempre compiuto il
mio dovere da santo Sacerdote, pre-
gate per me, come io dal Cielo (con
l'aiuto vostro e per misericordia di
Dio spero presto andarci) pregherò
tanto, tanto, tanto per voi tutti, che
ho sempre, benché lontano, ricorda-
to ed amato.

Siate ferventi cristiani, amate e
frequentate ogni domenica e festa la

Dall'ultima lettera di don Gadda

Io ho sempre davanti agli occhi
St-Pierre, i suoi parrocchiani e il suo
pastore, e prego il Signore perché li
abbia a benedire largamente nonchè
continuamente. Questa mattina ho
terminato un libro di Meditazione
sui Novissimi: sento il bisogno di
pensare alla mia morte ormai vicina.

Il mio feretro, come ella sa già, a-
vendone parlato ad Oropa nell'esta-
te scorsa, presenti Padre Lale Gérard
e il Sig. Bochet Camillo, desidererei
fosse seppellito nel cimitero di St-
Pierre, in terra comune, in attesa
della Resurrezione finale.

La mia bara sia sormontata da una

vostra bella Chiesa, accostatevi so-
vente ai SS. Sacramenti, siate devo-
ti della Madonna questo farà sì che
un giorno ci ritroveremo assieme in
Paradiso per non più lasciarci.

La prima grazia che chiederò al
Signore entrando in cielo, sarà che
voi tutti siate salvi e lo sarete certa-
mente se farete quanto vi ho detto.

Vostro aff.mo e dev.mo
Sac. Carlo Gadda

Tortona 7-10-1957

croce in legno di rovere; si scolpi-
scano le seguenti parole « Sac. Carlo
Gadda n. 1894 m. 1974. Riposi in pa-
ce ». Ahimè! alle orecchie mi giun-
ge il severo rimprovero: «Orgoglioso,
egoista, ti vuoi fare seppellire las-
sù per mendicare preghiere, pensa
che sei Sacerdote in eterno, e quin-
di di sempre e dovunque vedi di semi-
nare il bene ». Allora alla suddetta
scritta si aggiunga: « Miei cari, san-
tificate la festa ». E' l'argomento che
ho sempre trattato, anche piangen-
do, nei 13 anni che sono vissuto con
loro; forse qualcuno che mi ha poco
obbedito da vivo, mi obbedirà quan-
do sarò morto.

— 3


Testo Originale Estratto
Souvenir d'un acte criminel
« NON OMNIS MORIAR... » Je ne mourrai pas du tout!

Il y a trente ans... c'était hier...
(régime néfaste) et de fortes charges
de munitions, destinés au front du
Petit-St-Bernard, n'auraient plus, dé-
sormais, fait de mal à personne.
C'était la guerre, avec ses lois du-
res et impitoyables.
Mais la barbarie nazie, jamais dé-
mentie par les circonstances, avait
voulu se manifester encore une fois,
dans toute son horreur. Une compa-
gnie de féroces S.S. avait envahi la
bourgade de Saint-Pierre, et de nom-
breux otages auraient dû payer de
leur vie une action, rentrant dans la
normalité des actes de guerre.
Les habitants du bourg étaient
proie d'une angoisse bien justifiée:
les hommes, traqués comme des fau-
ves, avaient cherché un refuge dans
la montagne, dans les caves, dans les
étables, partout il y avait un coin re-
tenu plus sûr, tandisque les femmes
et les enfants, affolés, pleuraient sur
le sort des malheureux ôtages qui
n'avaient pu s'échapper et qui atten-
daient, désormais sans espoir... une
attente qui dura des heures...
Et puis... l'émouvant spectacle du
triste défilé qui se dirigeait vers le
Tour de Sarre. Une promenade...
nous avait dit l'interprète! Une pro-
menade vers l'inconnu, peut-être vers
la mort.
Mais celle-ci avait déjà choisi ses
victimes. D'autres innocents auraient
dû succomber. D'autre Valdôtains
seraient morts pour la liberté de leur
Vallée.
Les noms des nouvelles victimes
de Saint-Vincent, Challand, Sarre et
Aoste auraient allongé la très longue
liste du martyrologe valdôtain!

Monumento ai caduti
Ce fut le cri des victimes qui s'é-
leva vers le ciel, dans ce triste après-
midi de septembre. Ce fut un cri de
condamnation pour les bourreaux hi-
humains, un cri de foi et d'espéran-
ce pour ceux qui assistaient, impuis-
sants, à leur massacre.
Sept septembre 1944! Jour de
deuil et de gloire!
Ls maquisards valdôtains avaient
travaillé dans la nuit, et à l'aube du
jour de la Saint Grat, une colonne
allemande avait soldé, en partie, le
prix de ses forfaits et de ses crimes.
Huit soldats (victimes eux aussi d'un
4 —

D'HERIN Marcel 19 ans — CHARRIERE Jean 31 ans
CRETIER Antide 33 ans — CAMOS Joseph 34 ans
CRETIER Jean 35 ans — PALLAIS Calixte 43 ans
DEANOZ Joseph 46 ans — MOLON Antoine 54 ans

Ils sont morts héroïquement! Pas
un mot de réprobation n'est sorti de
leur bouche, ni un geste de révolte
de leur part. Seulement le plus jeu-
ne, D'Hérin Marcel, âgé de 19 ans,
le visage tourné vers ses bourreaux,
a attendu la rafale mortelle de la
mitrailleuse.
Leur mort a étée exemplaire. Ils
ont démonté aux boches que la li-
berté devait survivre à eux-mêmes
et ne pouvait disparaître avec l'ac-
tion du peloton d'exécution, qui al-
lait les terrasser.
Ils ont accompli leur mission jus-
qu'au bout, jusqu'au sacrifice suprê-
me. Leur sang n'a pas été versé en
vain, car leur mort, nous a rendu

Messa sul luogo
dell'eccidio

notre dignité d'hommes libres. Pen-
sons à ces martyrs. Pensons-y-sou-
vent, et surtout quand des propos
de haine ou des manifestations d'é-
goïsme pourraient compromettre ir-
réparablement le fruit de leur im-
mense sacrifice.
Sept septembre... Jour de la Saint
Grat...
Chaque année, vers le soir, une pe-
tite foule (60-70 personnes, le nom-
bre des rescapés de ce triste et plu-
vieux jour de 1944) se rend aux
pieds de la Croix... pour ne pas ou-
blier...
A toutes ces personnes un grand
merci, car l'oubli, est pour ceux qui
s'en vont « mourir une autre fois ».
Garin Louis

— 5


Testo Originale Estratto
Giorno dei morti: visita al cimitero
Ogni anno ai primi di novembre
i cristiani celebrano la festa di tutti
i santi e subito dopo il giorno parti-
colare dedicato a tutti i morti.
La stagione avanzata, i primi
la natura circostante danno a queste
celebrazioni un senso di mestizia, l’
impressione di qualche cosa che sta
per finire, un senso particolare del
tempo che passa e passa molto in
fretta senza possibilità di fermarlo.
Diciamo che questa è la vita ed è
vero, ma lo diciamo con un certo rim-
pianto diversamente motivato. Ogni
uomo ha il suo mondo e i suoi mo-
tivi.
Un luogo del nostro paese, invece,
in questo tempo si veste a festa, si
ricopre di fiori che mani pietose han-
no coltivato da tempo, in questi gior-
ni dà l'impressione della primavera:
il cimitero.
Questo gesto non è solo una tradi-
zione che vogliamo conservare, ha
bensì un valore nascosto e diventa il
segno di una grande realtà.
Non è un segno di vita il fiore ?
noi usiamo adornare le nostre case
di fiori per renderle più belle e più
accoglienti; una casa senza fiori è
una casa disabitata. Ebbene come i
fiori e la vita si accompagnano sem-
pre, il fatto che noi li portiamo al
cimitero dice che questo luogo è
un po’ parte della nostra casa e là,
a suo modo, ci sono dei vivi.
E questo non solo perché nel cimi-
tero riposano persone che un giorno
6 —
abitarono la nostra casa, non solo
perchè queste persone sono tanto vi-
ve nel nostro pensiero, nel nostro
ricordo, nel nostro dolore... ma an-
che perchè noi crediamo che i nostri
cari, terminati i giorni terreni, han-
no trovato, nella casa del Padre, il
riposo e la ricompensa delle loro fa-
tiche.
Il Dio nel quale crediamo non è
un Dio dei morti; con la sua parola
ci ha illuminati sul nostro destino in
questa vita e al dilà del traguardo
della nostra morte. Chi di noi non
ha pensato di rivedere i suoi cari,
chi di noi non sogna di rivedere la
sua famiglia riunita nella gioia dove
nessuno soffre più ? chi di noi, oggi,
con un mazzo di fiori in mano e di-
retto verso quel luogo non desidera
che tutto questo sia vero ? Ebbene
tutto questo e molto di più di que-
sto è vero non perchè lo sentiamo
nel cuore e Dio non imbroglia i sen-
timenti che proviamo, ma perchè
Lui stesso ce lo ripete ad ogni mes-
sa e quelle sono parole del figlio di
Dio pagate dal suo stesso sangue
sulla croce; un po’ come i nostri pen-
sieri sui morti sono garantiti dal no-
stro dolore e dalle nostre lacrime.
Perchè tante parole oggi non sono
più credibili ? Perchè non sono pa-
gate dal sangue o dalla sofferenza
della nostra vita. Gesù non ha fatto
così e noi portando un segno di vita
in un luogo dove riposano i corpi
dei nostri morti non vogliamo fare
cosi.
Come è bello: un gesto semplice,
fatto col cuore, che diventa segno di
una realtà che appena riusciamo ad
immaginare. « L'occhio umano non
ha mai visto, l'orecchio mai udito...
quello che Dio prepara per coloro
che lo amano ».
Assieme ai fiori noi portiamo al ci-
mitero anche la nostra preghiera.
Può darsi che la preghiera ci riesca
più facile lì che in Chiesa: approfit-
tiamo dell'una e dell'altra per risco-
prire il valore di quello che diciamo
a Dio. « L'eterno riposo dona loro
Signore e splenda ad essi la luce per-
petua ». Raramente siamo stati per
loro riposo e luce, per questo noi pre-
ghiamo il Signore che supplisca alla
nostra povertà, ai nostri difetti, ai
nostri peccati che hanno reso dura
la vita dei nostri congiunti. La pre-
ghiera diventa allora anche un atto
di giustizia. A nessuno piacciono i
debiti e questi in modo particolare.
Allora il pensiero dei nostri cari, i
gesti che compiamo per loro e le pre-
ghiere possono diventare un momen-
to prezioso di riflessione per rivede-
re anche il nostro comportamento a
casa e nella società, se siamo stru-
menti di riposo, di luce, di pace, di
bene con le persone con cui viviamo.
Allora sì che i nostri morti diventa-
no capaci di restituirci il bene che
facciamo loro e ritornano nelle no-
stre case come richiamo di bene, di
luce, di coraggio e diventano loro, i
morti, aiutandoci a creare vere fami-
glie, i nostri più grandi benefattori,
dopo Dio.
Don Silvio
Ambulatorio in Africa (Camerun), tra i lebbrosi, costruito con l'aiuto
di Saint-Pierre
— 7


Testo Originale Estratto
NOTIZIE di CRONACA
FESTA PATRONALE
Anche quest'anno il pomeriggio
della festa patronale di St-Pierre si
è svolto a Breian, in mezzo al verde
delle numerose e prospere vigne.
Purtroppo causa il maltempo, la
manifestazione è stata rimandata di
una settimana e certamente quello
spirito che caratterizzava la tradizio-
nale festa di fine giugno si è perso
un po', comunque possiamo trarre
un bilancio abbastanza positivo. Ci
è voluto parecchio lavoro per orga-
nizzare la manifestazione, per alle-
stire i giochi, i banchi per la distri-
buzione della cena...
Il pubblico ha partecipato molto
bene ed in massa allo svolgimento
dei giochi ed ha dimostrato di ap-
prezzare lo sforzo di tutti coloro che
hanno lavorato per la buona riusci-
ta della festa. Dopo la cena il tradi-
zionale ballo ha visto impegnata tan-
tissima gente venuta anche dai paesi
vicini.
La festa in generale è stata un'oc-
casione di ritrovo per molte perso-
ne e un modo diverso di trascorrere
una domenica in allegria con la gen-
te del paese. Dei difetti organizzativi
naturalmente ce ne sono stati, come
in ogni lavoro umano, ma sbaglian-
do, dicono, s'impara... Cogliamo l'oc-
casione per ringraziare tutti coloro
che hanno dato il loro contributo e
la loro adesione per l'organizzazione
e lo svolgimento della festa.
Il centre culturel
***
PATRONO A VETAN
Il 10 agosto ci siamo riuniti nella
vecchia cappella di S. Lorenzo, per
celebrare la festa patronale. Vecchi
e nuovi abitanti hanno creato un cli-
ma di preghiera e fraternità attor-
no al bellissimo altare ligneo del sei-
cento. Un gruppetto di cantori, di-
retto da Jules, ha eseguito canti « tra-
dizionali » dando il clima delle anti-
che celebrazioni paesane.
Alcuni impegni parrocchiali sono
stati presi:
— continuare durante l'estate la
celebrazione della messa festiva per
gli abitanti della zona;
— fare un piano di lavoro per la
ristrutturazione della cappella.
E' praticamente dal 1928 che non
si fanno sostanziali riparazioni nella
cappella di Vétan. Allora sotto la
guida di Bochet Cyrille e con la par-
tecipazione di tutti gli abitanti (spe-
cie per il trasporto del materiale)
erano stati fatti grandi lavori di con-
solidamento e di abbellimento: tetto,
rinforzo del campanile, facciata, in-
terno. Le spese in denaro erano state
di L. 4.000.
E' forse quella di Vétan la più an-
tica cappella di St-Pierre; esisteva già
all'inizio del 1400 (se ne parla in un
documento del 1° luglio 1436 — vi-
sita dell'Arcidiacono Pietro di Gilla-
ren). Fu poi in fasi successive ria-
dattata e rimodernata. L'altare at-
tuale in legno è del 1666 con tre bel-
lissime statue della Madonna, di S.
Lorenzo e di S. Bernardo. Antica-
mente la cappella aveva un piccolo
campanile sul tetto; nel 1768, sotto
il parroco Cerise, fu costruito l'ele-
gante campanile che si trova a nord
est. Aveva due campane, di cui una
esiste ancora con la data del 1680,
l'altra fu requisita dalle truppe na-
poleoniche e sostituita con una nuo-
va nel 1850, essendo parroco Roux.
***
PATRONO DI RUMIOD
S. Bartolomeo riunisce gli abitan-
ti di Rumiod nel ricordo e nella pre-
ghiera del loro patrono. C'era que-
st'anno più gente che negli anni pre-
cedenti, anche perchè i nuovi abitan-
ti estivi non hanno voluto mancare
a questo tradizionale appuntamento.
La cappella di Rumiod è in buono
stato perchè da poco, sotto il parro-
co don Maquignaz, è stata rimoder-
nata con gusto. Questa bella cappel-
la fu fondata dal notaio Boniface
Vuillermini nel 1563 (testamento del
23 luglio 1536) e i lavori ebbero ter-
mine nel 1620. L'altare attuale è del
1720, è in legno intagliato, dipinto
e in parte dorato; ha tre statue in
legno della Madonna, di S. Bartolo-
meo e di S. Barbara.
Sulla sinistra dell'altare c'è un trit-
tico in legno di notevole valore arti-
stico con tre statue: porta la data
del 1643, ma la statua della Madon-
na è anteriore, probabilmente del
1400.
Patrono a Vétan
Patrono a Rumiod
8 —
— 9


Testo Originale Estratto
PATRONO DI VERROGNE
Una bella giornata di sole ha fatto
da cornice alla festa patronale di S.
Teodulo. Il villaggio in questa occa-
sione si rianima e sembra riprende-
re un po' dell'antica vitalità.
Si è parlato di risistemare la cap-
pella che è in misere condizioni. Spe-
cialmente il tetto ha bisogno di im-
mediato intervento: il consorzio ha
già fatto venire le lose, per la mano-

La nostra corale

dopera speriamo che gli ex abitanti
di Verrogne diano il loro contributo
per mantenere quanto i loro padri,
con enormi sacrifici, hanno costrui-
to. C'era già una cappella a Verrogne
all'inizio del 1400. Nel 1726 venne
riedificata, con atto del 16 agosto.
L'altare in legno del 1689, con tre
statue di S. Teodulo, S. Margherita
e della Madonna (rubata 2 anni fa
e mai ritrovata).

FESTA DEI VIGNERONS
Il primo settembre i nostri viticul-
tori (con quelli di Villeneuve e di
Sarre) hanno tenuto l'annuale festa-
esposizione.

Dopo la Messa e il pranzo sociale,
davanti alla « Cofruits » numerosi
espositori hanno presentato il frut-
to delle loro fatiche; quanta gente
è venuta ad assaggiare il celebre vino

locale! La corale di St-Pierre e un
complesso musicale hanno rallegrato
le bevute comunitarie.

Ecco l'elenco dei premiati di St-
Pierre, messi per ordine di classifi-
ca: Champrétavy Renato; Christille
Ivo; Champvillair Emy; Jocallaz Au-
gusto; Cheney Germano; Persod Pie-
tro; Val Giuseppe; Lale Lacroix Pa-
cifico; Lettry Marcel; Branche Ro-
ger; Fiorani Aldo.

Festa dei vignerons

Primo premio
tra i vignerons

Patrono
a Verrogne

10 —

— 11


Testo Originale Estratto
GITA A VENEZIA
DELL'A.V.I.S.

Per l'annuale festa dell'A.V.I.S., la
nostra sezione ha voluto qualcosa
di diverso dal solito « pranzo socia
le » che, come si suol dire impegna
dei pomeriggi interi con le gambe
sotto il tavolo del pur allegro convi-
vio. Quest'anno si è deciso per una
gita nell'affascinante Venezia, la cit-
tà che richiama milioni di turisti e
studiosi, la città che è un po' nel
cuore di tutti e che si desidera ve-
dere ed ammirare almeno una volta
nella vita.
Sabato 28 settembre, finiti tutti i
preparativi e presi i necessari contat-
ti (un plauso al direttivo per l'otti-
ma e funzionale organizzazione) alle
5 del mattino più di 50 persone era-
no pronte per l'attesa gita. A mezzo-
giorno, dopo aver attraversato tutta
la pianura padana, eravamo a Me-
stre, dove un grande e moderno al-
bergo era pronto ad accogliere una
ennesima comitiva di gente curiosa
di scoprire il fascino magico della
città lagunare. Nel pomeriggio e du-
rante la mattinata di domenica, vi-
sita alla città. E' impossibile stare
a descrivere le cose meravigliose che
abbiamo visto anche perchè credo
che ognuno di noi le abbia viste sot-
to una luce diversa. Forse è questo
il bello di Venezia, una città che si
lascia ammirare da tutti, e anche chi
non ha conoscenza delle cose d'arte
ne rimane affascinato e non vorreb-
be andarsene prima di aver scoper-
to tutti i più remoti angoli perchè
tutto è da vedere, tutto è bello, tut-
to è permeato da una dolcissima poe-
sia che prende l'anima e da una soa-
ve musica quasi ci fossero ancora
Vivaldi o Benedetto Marcello.
Sono state 2 giornate allegre e
spensierate. Durante il viaggio di ri-
torno abbiamo potuto ammirare al-
cune delle famose ville venete, testi-
monianza anch'esse della gloria e
della potenza di Venezia e dei suoi
antichi abitanti. Quindi, dopo una
breve tappa a Verona per vedere la
famosa Arena memoria dell'ingegno
degli antichi romani, che ancor oggi
è in grado di accogliere migliaia di
spettatori per le rappresentazioni li-
riche, abbiamo ripreso la strada del-
la nostra « petite patrie » con il de-
siderio di poter ritornare un giorno
o l'altro a Venezia e magari rimane-
re almeno una settimana.
G. P.

Un gruppo
di Avisini
a Venezia

12 —

Petite histoire de Chez Nous

La maestra Arnod, alcuni giorni
prima di morire, mi ha consegnato
questo breve scritto, tratto da un li-
bro di leggende valdostane. Con la
morte della brava Mauricine, il bol-
lettino perde una preziosa collabo-
ratrice: in questi ultimi anni ci ha
fatto conoscere tante cose sulla sto-
ria del nostro paese, dandoci la pos-
sibilità di amare sempre più questo
meraviglioso piccolo angolo di terra
in cui viviamo; anche di questo le
siamo grati.
LEGGENDA
SULL'ORIGINE DI VETAN

Una volta, nel luogo dove sorge
Vétan, si estendeva una folta e sel-
vaggia pineta, in essa andarono a ri-
fugiarsi alcune mucche fuggite dalle
mandrie di St-Nicolas, che diventa-
rono in breve selvagge. Col tempo si
accrebbero in tale numero, diven-
nero feroci da essere il terrore di
quella zona. Più nessuno aveva il
coraggio di transitare da quelle par-
ti, perciò la popolazione dei dintor-
ni viveva in continua trepidazione,
mancando a tutti il coraggio di af-
frontare quegli animali inferociti.
Ma il coraggio che faceva difetto
ai grandi l'ebbe un ragazzo di una
baita vicina, il quale, completamen-
te disarmato, riuscì a cacciarsi in
quell'intrico di vegetazione e ad i-
noltrarsi fino al centro della foresta
ove s'ergeva, in una breve radura, un
grosso pino.
Là un toro selvaggio, enorme, con
una coda lunghissima, accolse con
spaventosi muggiti il ragazzo, e si
lanciò sbuffante contro di lui, men-
tre dalla foresta accorreva la man-
dria selvaggia.
Il ragazzo con una tranquillità
davvero sorprendente, data la sua
età, si lasciò avvicinare dal colosso
e poi facendo un improvviso scarto
di fianco, si pose a correre intorno
al pino. A quell'inaspettata mossa le
mucche si fermano sul limitare della
radura ed incuriosite assistono a
quella singolare lotta tra il loro re
e il ragazzo.
Il toro, muggendo e sbuffando, si
dà a rincorrere il ragazzo; ma data
l'immensa mole si trova in condizio-

Gli insegnanti
1973-74

— 13


Testo Originale Estratto
ni di inferiorità. Fu allora che il ra-
gazzo, con rapida mossa gli afferrò la
punta della lunghissima coda e svel-
to lo legò al fusto del pino facendo
prigioniero l'avversario; l'ira del to-
ro non ebbe allora più limiti e si
manifestò con muggiti di tale forza
da far accorrere tutti gli abitanti
della zona, che dalle alture circostan-
ti, assistevano pieni di terrore a
quello spettacolo. Il ragazzo intanto,
sgusciante tra la fitta vegetazione,
fugge, mentre le mucche rispondono

I chierichetti
premiati


I nostri coscritti
14 —

ai muggiti del loro capo, e appica il
fuoco ai quattro angoli della foresta.
Era d'estate; l'erba ed i cespugli
secchi subito avvamparono ed in men
che non si dica il bosco diventa un
immenso braciere, nel quale peri-
scono anche tutti gli animali.
Questa è una storia leggendaria,
da cui si può trarre, come fatto sto-
rico, solo che un tempo a Vétan c'era
una grande foresta, che poi per cau-
se ignote (forse incendio, incuria, cli-
ma avverso...) scomparve.

Nuovi membri del popolo di Dio

8) il 12 maggio battesimo di Cor-
tivo Ivan di Marco e di Rumiod Ce-
sarina. Padrini: Cortivo Oscar e I-
rene.
9) il 12 maggio è stata battezzata
Thérisod Lucia Maurizia di Vittorio
e di Monayron Emilia. Padrini: Ca-
vagnet Celestino e Savin Candida.
10) il 23 maggio battesimo di Fe-
noil Nadia di Remo e di Corbet An-
gela. Padrini: Corbet Livio e Colla
Ulderica.
11) il 26 maggio è stata battezzata
Conchâtre Sonia di Piero e di Lui-
setti Rosemma. Padrini: Cheney Ger-
mano e Agostino Annunziata.
12) il 9 giugno battesimo di Cham-
prétavy Mirco di Corrado e di Ga-
din Lidia. Padrini: Gadin Attilio e
Champrétavy Vanda.
13) il 16 giugno è stato battezzato
Ronzani Massimo di Guido e di Ta-
masco Concetta. Padrini: Ronzani
Fortunato e Casaro Concetta.
14) il 23 giugno battesimo di Da
Re Mauro di Antonio e di Grasso
Angela. Padrini: Da Re Augusto e
Grasso Adele.
15) il 29 giugno è stata battezzata
Petey Letizia di Lindo e di Berthod
Nelly. Padrini: Thérisod Natale e
Berthod Franca.
16) il 17 agosto battesimo di Vi-
ronda Gambin Claudia di Franco e
di Pereira Mendes Enilda. Padrini:
Vironda Gambin Giovanni e Joyeu-
saz Alice.
17) il 13 ottobre è stata battezzata

Celesia Stefania di Lubino e di I-
veroulaz Eugenia.

Nuovi focolari cristiani

3) Iannino Antonietta ha sposato il
primo giugno Vauthier Ugo di Avise.
Furono testimoni: Bonomi Lorenzo
e Bettoni Angiolino.
4) il 20 luglio Paillex Mirella ha
sposato Peradotto Angelo di Ville-
neuve. Furono testimoni: Pastore
Gilberto e Biagioni Antonella.
5) Paillex Livia ha sposato il 14
settembre Avantey Giuseppe di Sar-
re. Testimoni: Lalé Gérard Manuela
e Letey Dino.
6) il 19 ottobre Vauthier Susanna
si è sposata con Martin Pierino di
Rhêmes-St-Georges. Testimoni: Pel-
lissier Aldo e Liliana.

— 15


Testo Originale Estratto
I nostri defunti
12) il tre aprile, all'ospedale, è
morto, all'età di 90 anni, Deval Pie-
tro Filippo. Lavorò con coraggio e
dedizione, anche quando fu colpito
da dolori e da lutti. Rimase attac-
cato al suo paese e al suo villaggio
anche quando doveva allontanarsi
per motivi familiari. La figlia lo cu-
rò con amore, specie quando la vec-
chiaia e la salute resero più pesanti
le sue giornate.
13) L'undici giugno è morto Ru-
miod Silvano, di anni 83.
Uomo saggio e intelligente, lascia
il ricordo di una persona attiva e ca-
pace, che ha lavorato con amore per
la sua famiglia e per la comunità (fu
tra i soci fondatori della Società Ou-
vrière).
Il lutto e il dolore portarono ama-
rezza a tanti suoi giorni; l'affetto
della figlia e dei suoi cari l'aiutaro-
no a sopportare e a non perdere co-
raggio.
14) il 26 agosto è morta all'im-
provviso Arnod Mauricine di anni 81.
Maestra per tanti anni a St-Pierre,
fu la saggia educatrice di tante ge-
nerazioni. Donna di cultura e di pron-
ta intelligenza ebbe in tutta la sua
vita, nonostante una precoce infer-
mità, una grande attività anche al di
fuori dell'ambiente scolastico. Ama-
va aggiornarsi e amava la storia del
suo paese, specie negli ultimi anni,
quando la solitudine si fece pesante.
15) il 14 settembre tragicamente
moriva Thomasset Remo di anni 25.
Per papà Pierre, per mamma Ani-
ta e per il fratello sono stati giorni
angosciosi, pieni di quella tristezza
che solo una fine così tremenda può
creare. Chiediamo a Dio pace per il
povero Remo, per i suoi genitori co-
raggio e consolazione e per noi tutti
la grazia della salute e della sere-
nità interiore.
***
OFFERTE

PER LA CHIESA :
Campese Marco, N. N., Jaccod Vittoria,
Thérisod Vittorio, Savoie Serafino, in
memoria Bérard Adelina, in memoria Do-
maine Ernesto, in occasione di un batte-
simo, Morandi Sebastiano, N. N., in me-
moria Saccani Giovanni, Lale Murix Hen-
ry; Bannard, N. N., Ronzani Guido, Lale
Murix Mario, fam. Jans Savy, in memoria
def. Ravelli, Bois Charles, Pellissier Ar-
sene; Jordaney Anna, in memoria Christil-
le Elisa, Jaccod-Jordaney, Chenal Fran-
çois, Besenval Pierina, Corniolo-Canova, in
memoria Gerbore Pierino, Bonfanti Epi-
fanio, in memoria Gerbore Guglielmina,
in memoria Vaudan Sergio, Lazzaro Gina,
Champrétavy René, N. N., in memoria
Luboz Marcelle, in memoria Bochet Mir-
co, in memoria Branche Adolfo, in memo-
ria Vaudois Françoise, N. N., in memo-
ria Pozzini Giovanni, Oreiller Marco, N. N.,
Chiantelassa Alberto, Verzoni Adriano, in
memoria Barni Giovanni, fam. Rossi, in
memoria Borney Dorina, Chenevier, Vuil-
lermoz Germia, in memoria Rumiod Sil-
vano, N. N., in memoria Branche Ida e
Adolfo, in memoria Arnod Mauricine, in
memoria Savoie Georgette, Favre Elsa,
in memoria Christille Luigi, in memoria
Pellissier Sidonia, matrimonio Jorrioz-Mi-
cotti, N. N., Lanier Luigi, i coscritti (1955),
in memoria Fenoil Dario, N. N., in me-
moria Thomasset Remo, N.N., N.N., Sac-
cani Nino, in memoria Branche Delfina,
Parléaz Remo, in memoria Barmaverain
Pierino. Totale L. 692.000.

PER IL BOLLETTINO:
Campese Marco, N. N., Jaccod Vittoria,
Savoie Serafino, Besenval Pierina; Tho-
masset-Bérard, Jocallaz Franco, Lale Mu-
rix Henry, Sorelle Persod, Ugo e Anto-
nietta Vauthier, Bannard, N. N., N. N.,
Ronzani Guido, Lale Murix Mario, Jans
Savy, Ravelli, Pellissier Arsène, Jordaney
Anna e Lidia, Duc Graziano, Lale Demoz
Guy, Saccani Erminia, Jaccod-Jordaney,
Chenal François, Bonfanti Epifanio, N. N.,
Jocallaz Giuseppe, Dayné François, Paillex
Innocent, Champrétavy René, Thomasset
Romilda, Chenal Pierino, Oreiller Marco,
N. N., Chiantelassa Alberto, Verzoni Adria-
no, Da Soghe, Savoie Julien, Lale Démoz
Emeric, Rossan Cirillo, Champrétavy Cor-
rado, Luboz Venance, Ceriano Rosito, Bo-
nin Eddy, Favre Elsa, N. N., Lanier Luigi,
Besenval, N. N., Charruaz, N. N., Oreiller
Emile, Parléaz Renzo, Junod, Tonso Gia-
como, Meynet Laurent, Ferrere, Barmave-
rain Celestina, Centoz Virgilio, Berthod
Aldo, Domaine Fidèle e Aldo.
Totale: 218.500.

PER L'ASILO:
Jaccod Vittoria, Savoie Serafino, in me-
moria Sapinet Angela, in memoria Ban-
nard Adolfo, Parléaz Renzo, Tonso Gia-
como. Totale: L. 56.000.

16 — 
— 17


Testo Originale Estratto
Au revoir Mgr Blanchet

Mgr Blanchet est pieusement décédé, le samedi 9 du mois de novembre, à
14 h. 30, au Prieuré de Saint-Pierre où il séjournait depuis le 8 décembre 1968,
année dans laquelle il prit sa retraite, en raison de son âge, 76 ans pour lors,
après avoir été à la direction spirituelle de notre diocèse, sur la chaire de St Grat,
pendant 22 ans et 7 mois.

Sur son séjour à Saint-Pierre il nous est un plaisir de noter la grande leçon
qu'il nous a encore donnée: d'humilité, de simplicité de vie, de profonde spiritualité
et de tendre dévotion.

Ses jours se sont déroulés, très régulièrement, d'une façon presque monacale,
sous le signe de l'« ora et labora » de St Benoît.
La prière, le silence, la méditation, le jardinage, les lectures pieuses, des vies des
Saints en particulier, remplissaient au mieux ses journées, en attendant l'heure,
sans trop de douleurs, ce samedi 9 novembre dans sa 82e année de vie.
Nous croyons bien que la Vierge Immaculée, les Anges et les Saints qu'il aimait
tout particulièrement sont venus à sa rencontre pour l'introduire auprès du Bon
Dieu et du Divin Maître qu'il a fidèlement servi tout au long de sa vie.

***
Notre Bulletin du mois de novembre de l'an 1968 a longuement parlé du long
épiscopat de Mgr Blanchet dans notre Diocèse. Qu'il nous soit permis d'énumérer
ici certains événements particulièrement heureux et importants de ce même épiscopat
que l'histoire de notre pays se doit de rappeler aux générations futures. Nous citons:
- Le « Grand Retour » de l'an 1948;
- les Congrès Eucharistiques de Verrès, Saint-Pierre, Saint-Vincent;
- la participation de notre Evêque aux quatre sessions du Concile Vatican II;
- la fondation de huit nouvelles Paroisses: Sainte Anne à Champoluc (1946), Marie
Immaculée à Aoste (1949), Saint-Martin-de-Corléans à Aoste (1957), Saint Bernard
à Signayes et Variney (1957), N. Dame aux Neiges à Porossan (1964), Saint
Anselme à Aoste (1964), Sainte Marguerite à Entrèves (1964) et Marie Reine de
la Vallée d'Aoste au Breuil (1968);
- la construction sacerdotale de 78 nouveaux prêtres et la nomination de 71 curés
du Diocèse, on comprend mieux la portée de ces chiffres si l'on sait que les
prêtres du Diocèse étaient au jour de sa retraite, au nombre de 154 et les
curés étaient 92;
- les visites pastorales, répétées six fois au moins, dans toutes les paroisses du
Diocèse;
- le réaménagement et la réfection presque complète et parfaitement exécutée
du Prieuré de Saint-Pierre. Ici, M. le Chan. Commod partage avec Mgr Blanchet
un mérite qui demanderait un monument de reconnaissance de la part du
clergé et des laïques du Diocèse;
- les églises nouvelles de Marie Immaculée, du Breuil, d'Entrèves, de Champoluc
et les travaux sans nombre de réparation, de réaménagement, de remoderni-
sation exécutés dans presque toutes nos églises paroissiales et dans de très
nombreuses chapelles de village; nous citons en particulier: les Tabernacles
de sureté, les installations de chauffage, les sonneries des cloches à mouvement
électrique, les cloches nouvelles, les orgues nouveaux ou rénovés, les salles
paroissiales, les chapelles pour l'hiver, plusieurs « maisons des oeuvres » enfin,
parfaitement équipées: à Courmayeur, à Aymavilles, à Saint-Vincent, à Torgnon,
à Valtournenche, à La-Thuile, près de la Cathédrale d'Aoste, à Saint-Etienne...
Il faut le dire: dans ce champ, nous ne connaissons pas dans notre histoire une

« Ses amours: le Bon
Dieu et le Christ, la
Vierge et l'Eglise, les
Anges et les Saints, les
Âmes ».

Ancien Evêque d'Aoste 1946 - 1968
Né à Gressan (Aoste) le 3 mars 1892
Prêtre de la Congrégation des Oblats de Marie Immaculée
le 29 juin 1921
Sacré Evêque d'Aoste, le 3 mars 1946

période plus intensément riche de travaux exécutés, avec bon goût pour l'or-
dinaire, dans nos édifices sacrés!

Tout cela témoignera l'histoire.
Pour nous qui l'avons connu, Mgr Blanchet sera rappelé avec sympathie
et reconnaissance.
Il ne nous sera pas possible d'oublier:
- sa foi sûre et sa piété profonde et tendre envers le Bon Dieu, le Christ et
la Sainte Vierge;
- ses appels répétés sans cesse à l'amour de la « volonté de Dieu » et à la « fidélité
à l'Eglise »;
- sa prédication simple, très personnelle, très savoureuse, vivante, convaincue et
convaincante;
- son caractère qui a gardé les traces profondes et bien caractérisées de ses
origines valdôtaines et campagnardes;

18 — — 19


Testo Originale Estratto
— sa prédilection pour les humbles, pour les travailleurs des champs, des vignes,
des alpages;
— sa vie enfin simple et sans appas, étrangère bien avant le Concile à tout
« triomphalisme ».
Le 27 octobre de l'an 1968, en la fête du Christ-Roi, Mgr Blanchet formulait
cette recommandation à l'adresse de ses diocésains : « SOYEZ, DEMEUREZ, JE
VOUS EN SUPPLIE, TOUJOURS FIDELES A L'EGLISE !»
Il exprimait de même, avec force, ce vœu suprême:
« QU'IL NE ME SOIT JAMAIS DONNÉ D'ENTENDRE DIRE QUE DES
VALDOTAINS AURAIENT DESOBEI A LEUR EVÊQUE !»
Qu'il nous aide, maintenant, à le rejoindre, un jour, au paradis. Mgr Blanchet,
« ce n'est qu'un au revoir ! ».
E. Pession
Son testament spirituel
Au nom du Père, du Fils et du
Saint Esprit. Amen.
J'entends vivre et mourir dans la
foi à tout ce qu'enseigne la Sainte
Eglise catholique, dont j'ai l'honneur
malgré mon indignité, d'être le mi-
nistre.
Je considère comme une grâce
immense d'avoir pu entrer dans la
vie religieuse en une Congrégation
qui a l'Immaculée Vierge pour Pa-
tronne.
J'entends vivre et mourir dans la
fidélité et l'obéissance la plus ab-
solue au Souverain Pontife et à tous
mes Supérieurs en qui je me suis
toujours efforcé de voir le bon Dieu.
Je demande pardon à Dieu de
toutes les fautes et négligences, de
toutes les tiédeurs et omissions
dont j'ai été coupable durant les an-
nées de mon alliance spirituelle a-
vec l'Eglise d'Aoste, et je remercie
le Clergé et le peuple de ce Diocè-
se, de toutes les consolations spiri-
tuelles qu'ils m'ont fait goûter et de
toutes les bontés qu'ils ont eu pour
moi. Si contre ma volonté, j'ai été
dans le cas de contrister quelqu'un
de mes Prêtres ou de mes diocé-
sains, je lui en témoigne humble-
ment mes excuses et mes regrets,
et aussi je déclare, et mon ange gar-
dien m'est témoin, que je n'ai au-
cun sentiment d'amertume envers
qui que ce soit.
La conscience ne me reproche
rien de ce qui était de mon devoir
et de mon amour à la grande Patrie
l'Italie et à la petite patrie ma Val-
lée d'Aoste. Je demande d'être en-
seveli en l'Eglise de l'Immaculée
au quartier Cogne et possiblement
derrière le grand autel au bas de la
paroi, sous la statue de la Vierge.
Je supplie les exécuteurs testamen-
taires et mes confrères Oblats de
donner exécution à ce désir de mon
cœur d'oblat. Je veux de volonté
réfléchie et absolue que tout dans
ma sépulture soit simple et confor-
me à mon voeu de pauvreté. Pas de
fleurs, pas de musique, pas d'éloge
funèbre. Qu'on ne fasse pas violen-
ce à la Vérité pour parler de moi
après ma mort. Pas de musique fleu-
rie à la messe de requiem, mais du
Grégorien. Les Prêtres qui viendront
pour les funérailles et les Sémina-
ristes pourront me rendre ce der-
nier service. Coram Domino je leur
en dirai mon « merci ».
Mon héritier universel est le Prieu-
ré de Saint Pierre par l'entremise
juridique de l'Opera Pia Missioni.
Prieuré de St-Pierre, 8 décembre
1968.
† Mathurin BLANCHET, Evêque tit.
de Limata.
Le Professeur Commod
est retourné au Prieuré de St-Pierre
Le 4 du mois de novembre, la dépouille mortelle du Chanoine Alphonse Commod a été
transférée depuis le cimetière d'Aoste au Prieuré de Saint-Pierre où elle repose, dans l'attente
du jour de la résurrection, dans une niche apprêtée dans les murs d'enceinte, dans l'intérieur
de l'église du Prieuré, tout à côté de l'autel dédié à la Sainte Vierge. Sur la pierre tombale
sont gravées, en caractères de bronze, ces pa-
roles:
Ici sous le regard de la Vierge, repose
le CHANOINE ALPHONSE COMMOD
Supérieur, restaurateur du Prieuré de St-Pierre
19 janvier 1902 14 janvier 1973
La cérémonie de la translation du corps du très
regretté et inoubliable défunt a donné lieu à
une prenante concélébration de quelque 50 prê-
tres du Diocèse que présidait Mgr notre Evêque,
à laquelle ont assisté de nombreux fidèles, amis
et admirateurs du cher disparu.
Pour l'occasion une personne qui a vécu tout
près de lui les derniers jours de sa vie mortelle
nous a remis le résumé du dernier sermon qu'il
a prononcé, en la même église, le jour de l'an
1974, 14 jours avant son départ. Nous le repro-
duisons volontiers sur cette page pour l'édifi-
cation de nos lecteurs. Lisez S.V.P.:
— Nel giorno del primo dell'anno ci ren-
diamo particolarmente conto del fluire
del tempo. Passano i giorni, passano
gli anni... così come fluisce la Dora sul
fondo della Valle. Come possiamo ar-
restare gli attimi del tempo? C'è un
modo solo: FARE TUTTO PER AMO-
RE. L'Amore è eterno, è Dio stesso. OGNI AZIONE FATTA PER AMORE RESTA.
— ... Ora come possiamo noi, così deboli, collegarci con la centrale dell'Amore per
riceverne luce e forza ? La Madre di Dio, giustamente scelta a patrona di questo
giorno, e che è pure Madre nostra, è il collegamento fra le lampade spente, che
noi siamo, e la centrale dell'Amore che è Dio.
— Il terzo punto lo prendiamo dalla prima lettura che è l'augurio che vogliamo
scambiare. Nella vita cristiana sono date molte benedizioni: (per esempio, an-
desso alla fine della Messa), ma noi spesso le lasciamo sfuggire. Eppure sono
lo che dice a Mosè : «quanto tu benedirai, an-
il mio augurio per ciascuno di voi questa benedizione, che è pure benedita da Dio, e
zione del Signore: TI BENEDICA IL SIGNORE E TI PROTEGGA. Il Signore
faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga il Suo
volto su di te e ti conceda pace. E co-sì sia.
20 —
— 21


Testo Originale Estratto
Il dramma di una nostra suora
Ci piace riportare qui, per amore di verità e
di giustizia, l’articolo apparso su « Il Corriere
della Valle » del 31 ottobre c.a.. Dice molto a
proposito e bene quanto sentono e pensano
quanti hanno conosciuto e conoscono intima-
mente l’animo, il cuore, il carattere e lo spi-
rito di servizio della Rev.da Suora di cui si
parla, e, più in generale, le innumerevoli be-
nemerenze che le RR.de Suore di S. Giuseppe
si sono acquisite, nella nostra Valle, nei vari
campi della loro attività e, in particolare,
nell’educazione dell’infanzia e della gioventù,
nella loro plurisecolare e gloriosa storia.
(N.d.R.).
Una suora, direttrice per molti an-
ni dell’Asilo-Convitto Marazzi di Val-
tournanche, è stata condannata dal
pretore di Aosta, Giovanni Selis, a
due mesi e venti giorni di reclusione
con i benefici della legge.
Il Pubblico Ministero, avv. Claudio
Soro, ne aveva chiesti quattro, men-
tre al termine del processo l’avv.to
Vittorino Bondaz, difensore dell’im-
putata ha annunciato che interporrà
appello alla sentenza.
L’inchiesta era stata condotta dal-
lo stesso pretore Selis e da essa ri-
sultava che la suora « aveva abusato
dei mezzi di correzione e di discipli-
na, impedendo la regolare consuma-
zione dei pasti, rinchiudendo i con-
vittori in locali bui, colpendoli con
pugni, percuotendoli con bastoni, ob-
bligandoli a scendere a piedi nudi
dal letto e a rimanere sul pavimen-
to nelle ore notturne, rivolgendosi
ad essi ed apostrofandoli con urla e
minacce così da ingenerare in loro
uno stato di paura e da fare insor-
gere il pericolo di malattie psichiche
e fisiche ».
Di questo processo, durato dalle
ore 9 del mattino alle ore 21 di ve-
nerdì 25 ottobre, ha parlato la Voix
de la Vallée, ne hanno scritto i gior-
nali e è giusto che anche noi ne
parliamo, sia perché molti sono ri-
masti sbigottiti di fronte alle accuse
accennate sopra, sia perché questa
condanna potrebbe colpire non solo
una suora, ma mettere in discussio-
ne tutta l’opera delle religiose nella
nostra Valle.
22 —
Intanto ricordiamo subito che, co-
me già abbiamo detto sopra, vi è un
ricorso in appello : siamo dunque in
attesa delle motivazioni della senten-
za e non intendiamo per nulla inter-
ferire nell’operato della Magistratu-
ra. Ci sia permesso, però, di fare
qualche osservazione, fondata su fat-
ti oggettivi.
All’Asilo-Convitto Marazzi, mentre
era direttrice suor Giuliana — così
si chiama la suora condannata ve-
nerdì scorso in Pretura — sono pas-
sati centinaia di ragazzi : perchè so-
lo alcuni accusano la loro ex diret-
trice, mentre altri conservano non
solo un buon ricordo ma una vera
venerazione per questa suora ?
Chi poi volesse andare a ricercare
i nomi, l’origine e la provenienza di
questi ragazzi che hanno deposto
contro suor Giuliana, non tardereb-
be a scoprire che, nella maggior par-
te dei casi, si tratta di soggetti dif-
ficili, provenienti da famiglie disu-
nite, con alle spalle un triste baga-
glio di esperienze negative antece-
denti al periodo in cui furono ospiti
del Convitto Marazzi.
Un’equipe di assistenti sociali che
consideri attentamente l’estrazione
sociale di tali soggetti, un gruppo di
psicologi o magari di psichiatri po-
trebbero probabilmente dirci molte
cose sul comportamento di questi
ragazzi nei riguardi della loro ex di-
rettrice.
Del resto qualcuno ritrattò in Pre-
tura quanto aveva affermato in i-
struttoria e di uno degli accusatori
di suor Giuliana risultò, su esplicita
testimonianza di una assistente sa-
nitaria accettata dal pretore, che
non aveva mai frequentato l’Asilo
Convitto Marazzi.
Sorgono poi spontanee nella no-
stra mente altre domande.
Perchè le famiglie di Valtournan-
che e di Cervinia continuavano a
mandare i propri figli all’Asilo Con-
vitto se in essa vi era una direttrice
così crudele ? I bambini oggi non
sono più molto timidi : se avessero
visto adoperare simili metodi di di-
sciplina nei confronti dei loro com-
pagni avrebbero riferito in casa
quanto avveniva in Convitto e le vo-
ci di simili maltrattamenti si sareb-
bero diffuse facilmente in paese.
Invece abbiamo visto, con piace-
re, che tutte le autorità di Valtour-
nanche sono scese ad Aosta a testi-
moniare in favore di suor Giuliana.
Citiamo l’attuale sindaco del pae-
se, Franco Maquignaz; il signor Giu-
seppe Carena, medico condotto e
dottore della casa che frequentava
regolarmente l’Asilo-Convitto; il si-
gnor Munier che resse negli scorsi
anni la stazione dei carabinieri di
Valtournanche e l’attuale marescial-
lo dei carabinieri; il maestro Gino
Barmasse, uscito espressamente dal-
l’Ospedale Mauriziano di Aosta do-
v’era ricoverato per poter testimo-
niare, e l’insegnante Maria Hérin.
Ora tutte queste persone, insieme
con tante altre che avevano lavora-
to presso l’Asilo-Convitto, afferma-
rono concordemente di non avere
mai sentito dire che nell’Istituto Ma-
razzi il vitto fosse stato cattivo o
che in esso venissero adoperati dei
barbari sistemi di disciplina. A fa-
vore di suor Giuliana testimoniaro-
no anche due assistenti sanitarie.
E poi perchè mai l’ONMI e l’Am-
ministrazione della Valle, che pure
compivano regolari visite di control-
lo, continuavano ad insistere — e lo
scrivente può testimoniarlo perso-
nalmente perchè tante volte ha rice-
vuto delle pressioni da parte dei re-
sponsabili di tali enti in questo sen-
so — perchè si accettassero bambi-
ni nell’Asilo Convitto di Valtournan-
che anche quando in altri asili con-
vitto della Valle c’erano ancora po-
sti disponibili in abbondanza ?
Se suor Giuliana adoperava dei
metodi di disciplina così crudeli, tali
da far rabbrividire anche le persone
più insensibili, questi enti avrebbe-
ro continuato a mandare i bambini
lassù mentre c'era la possibilità di
sistemarli altrove ?
* * *
Un processo da rifare secondo al-
cuni; un processo che ha lasciato la
bocca amara a molti che vogliono
bene a suor Giuliana ed apprezzano
l’opera delle suore di San Giuseppe;
un processo — diciamo noi — che
ci aiuta a penetrare più a fondo la
teologia della croce.
Quante mamme, oggi, piangono a
causa dei loro figli ! Oggi è una suo-
ra — diventata mamma per una vo-
cazione particolare — (chi scrive
con quanta abnegazione e spirito di
sacrificio l’abbia vissuta) che soffre
per quei ragazzi che lei ha amato e
— siamo sicuri — continua ad a-
mare.
Ci dispiace per suor Giuliana an-
cora sofferente a causa di un grave
incidente che pochi mesi fa l’aveva
ridotta in fin di vita; ci dispiace per
i suoi familiari che avevano sempre
trovato in lei un modello ed un so-
stegno morale; ci dispiace per le re-
ligiose di san Giuseppe che tanto
hanno lavorato nella nostra Valle e
a Valtournanche in modo particola-
re; ma nonostante tutto questo in
fondo al nostro cuore c’è un senso
grande di pace, di serenità e di tran-
quillità. Non abbiamo affermato tan-
te volte che noi cristiani lavoriamo
solo per il Signore ?
Del resto abbiamo notato il com-
portamento di suor Giuliana in Pre-
tura dopo la lettura della sentenza.
Non è scoppiata a piangere; ha sa-
puto nascondere tutta l’amarezza
che le procurava quella condanna e
con semplicità ha salutato quanti si
erano fermati nella sala della Pre-
tura — ed erano tanti — dopo aver
testimoniato per lei.
Forse in quel momento suor Giu-
liana ha intravisto, dietro la croce
che le veniva offerta, qualche cosa
di grande che a noi, che ancora non
abbiamo sofferto come lei, non è
lecito vedere.
T. Lassalaz
— 23


Testo Originale Estratto
Per meglio conoscere la vita della Valle
Comunità montane
Nella ricerca di un'Amministrazione civile più
decentralizzata, più efficace e più aderente ai
bisogni locali, più volte la Valle di Aosta è stata sud-
divisa, in questi anni 1973-74, in sette zone
dette « Comunità montane ».
Ad ogni « Comunità » corrisponde un « Con-
siglio » composto di tanti membri quanti sono
i comuni interessati; i consiglieri poi eleggono
un Presidente che coordina e dirige l'attività
del Consiglio nello studio dei problemi locali
e nella ricerca dei mezzi e dei modi di ri-
solverli.
Le nostre « Comunità montane » sono così
formate:
COMUNITA' MONTANA N. 1: « Valdigne-
Mont Blanc » — popolazione 6.921 — Presi-
dente: Branche Pietro — Sede definitiva:
Pré-Saint-Didier.
Comuni n. 5: Courmayeur, Pré-Saint-Didier,
La Thuile, Morgex, La Salle.
COMUNITA' MONTANA N. 2: « Grand Pa-
radis » — popolazione 6.926 — Presidente:
Clusaz Roberto — Sede provvisoria: Ville-
neuve.
Comuni n. 12: Valgrisanché, Rhêmes No-
tre-Dame, Rhêmes-Saint-Georges, Valsavaran-
che, Cogne, Aymavile, Villeneuve, Introd, Ar-
vier, Avise, Saint-Nicolas, Saint-Pierre.
COMUNITA' MONTANA N. 3: « Grand
Combin » — popolazione 4.556 — Presidente:
Vallet Ovando — Sede definitiva: Gignod.
Comuni n. 11: Bionaz, Oyace, Valpelline,
Roisan, Gignod, Allain, Doues, Ollomont, E-
troubles, Saint-Oyen, Saint-Remi.
COMUNITA' MONTANA N. 4: popolazione
54.525 — Presidente: Fillietroz Giuseppe —
Sede provvisoria: Aosta.
Comuni n. 12: Jovençan, Charvensod, Pollein,
Brissogne, Saint-Marcel, Fénis, Nus, Quart,
Saint-Christophe, Aosta, Sarre, Gressan.
COMUNITÀ' MONTANA N. 5: « Marmore »
— popolazione 15.574 — Presidente: Fournier
Livio — Sede definitiva: Châtillon.
Comuni n. 12: Valtournanché, Chamois, La
Magdeleine, Antey-St-André, Torgnon, Châtil-
lon, Saint-Vincent, Emarèse, Pontey, Cham-
bave, Saint-Denis, Verrayes.
COMUNITÀ' MONTANA N. 6: « dell'Evan-
çon » — popolazione 10.939 — Presidente:
Quey Cesare — Sede definitiva: Verrès.
Comuni n. 9: Ayas, Brusson, Challant-Saint-
Anselme, Challant-Saint-Victor, Verrès, Arnaz,
Issogne, Champdepraz, Montjovet.
COMUNITÀ MONTANA N. 7: « Monte Ro-
sa » — popolazione 11.488 — Presidente: Za-
nolli Beppino — Sede definitiva: Donnaz.
Comuni n. 13: Gressoney-La-Trinité, Gres-
soney-Saint-Jean, Gaby, Issime, Fontainemo-
re, Lillianes, Perloz, Pont-Saint-Martin, Don-
naz, Bard, Hône, Pont Bozet, Champorcher.

...e zone pastorali

Nell'ambito della Diocesi, sono sorte invece
le varie « Zone Pastorali » — 10 di numero —
allo scopo di meglio coordinare le attività di
evangelizzazione e di pastorale a seconda delle
esigenze particolari e locali e in armonia con
le esigenze della Chiesa Diocesana.
Queste zone comprendono due o più vicarie
e delegano uno o più rappresentanti in seno
ai Consigli Presbiterali e Pastorali che si riu-
niscono periodicamente nel centro della Dio-
cesi.
Ecco qui come sono composte per intanto
e ad experimentum, le varie « zone » e quali
sono gli attuali rappresentanti presso il
Consiglio Presbiterale:

Zona I: Vicarie Morgex, Arvier, Introd:
Don Giuseppe Gerbaz.
Zona II: Vicarie Saint-Pierre, Aymaville:
Don Aldo Rastello.
Zona III: Vicaria urbana: Parrocchie del-
la Città: Can. Amato Gorret.
Zona IV: Vicarie di Gignod e Valpelline:
Don Mario Jacquemod.
Zona V: Vicarie Saint-Christophe, Nus:
Don Giovanni Brunier.
Zona VI: Vicarie Châtillon, Antey: Don
Luigino Perron.
Zona VII: Vicarie Verrès, Challant: Don
Elio Vittaz.
Zona VIII: Vicarie Donnaz, Valleise: Don
Giancarlo Gariglio.
Zona IX: Canonici e altri sac. residenti in
Aosta: Can. Anselmo Tutel, Can. Luigi Ga-
rino.
Zona X: Religiosi: Don Arturo Alossa
SDB, Can. Marcello Bovi.
24 —
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