Bollettino di Saint-Pierre: Tributi a Vescovi e martiri, feste e restauri urgenti.
11-1974.pdfQuesto numero del Bollettino Parrocchiale di Saint-Pierre, pubblicato nel novembre 1974, documenta la vita della comunità attraverso commemorazioni storiche, tributi ecclesiastici e cronaca locale. Il bollettino commemora figure influenti come l'ex parroco Don Carlo Gadda e l'appena scomparso Vescovo d'Aosta, Monsignor Blanchet, e ricorda solennemente il trentesimo anniversario del tragico eccidio del 7 settembre 1944. La cronaca copre in dettaglio le celebrazioni delle Feste Patronali nei villaggi (St-Pierre, Vétan, Rumiod, Verrogne), spesso evidenziando l'urgente necessità di restauri per le cappelle storiche, e registra i movimenti della comunità attraverso i sacramenti (battesimi, matrimoni, necrologi), le offerte e le attività sociali. Infine, il documento affronta questioni di riorganizzazione territoriale (Comunità Montane, Zone Pastorali) e una controversia legale locale riguardante Suor Giuliana dell'Asilo Marazzi.
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Paroisse de St Pierre XVème ANNEE - N. 11 NOVEMBRE 1974 BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCÈSE D'AOSTE Il n'y a qu'un remède à l'a- mour: aimer davantage ». (David Thoreau) « Un jour enfin dans la lumière, le Seigneur nous recevra » La Voce dei Campanili L'Echo de nos montagnes Tip. Valdostana - Aosta
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E' morto Don Gadda Il 2 ottobre è morto improvvisa- mente don Carlo Gadda, che fu per 13 anni parroco di Saint-Pierre (dal 1933 al 1945). Il nostro parroco don Aldo, che Lui chiamava mio carissimo succes- sore, è stato presente (con il Can. Fosson, con Don Christille e un grup- po di Saintpieroleins) a Tortona ai so- lenni funerali con la Messa esequia- le concelebrata dal Vescovo auxilia- re mentre assisteva dal trono il Ve- scovo Diocesano, con 12 concelebran- ti e 60 sacerdoti presenti attorno al feretro. Don Gadda aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Saint- Pierre, ma la famiglia ha preferito portare la salma nella tomba di fa- miglia a Busto Arsizio. A Saint-Pierre rimane il ricordo del suo lavoro, del suo zelo ardente, dei suoi impegni pastorali in quegli anni travagliati. Nella nostra Chiesa, rimane il se- gno tangibile della sua intraprenden- za: l'altare, le balaustre, le vetrate, i dipinti, il coro, la porta, il pavi- mento... sono il frutto di un impe- gno intelligente di amore per la Ca- sa di Dio. Noi, che l'abbiamo cono- sciuto e amato, eleviamo a Dio una preghiera di suffragio e di ringrazia- mento, convinti che il bene di un pa- store non può andare perduto. Padre Pietro L. Don Gadda fra due confratelli * * * Testamento di don Gadda Miei buoni parrocchiani di Saint- Pierre, Sono ben lieto di lasciare un se- gno tangibile del mio affetto per voi, o miei carissimi Saintpieroleins, fa- cendovi avere (tramite la Curia Ve- scovile di Aosta, indi al vostro Sig. Parroco) quanto segue: 2 — 1) Per i bisogni attuali della Chie- sa parrocchiale L. 80.000; 2) Per l'Asilo Mons. Centoz Lire 80.000; 3) Per distribuire ai poveri della parrocchia L. 40.000. (Segue un elenco di messe da ce- lebrare in suo suffragio). Grazie ancora una volta del bene che mi avete voluto e fatto, perdona- temi di non aver sempre compiuto il mio dovere da santo Sacerdote, pre- gate per me, come io dal Cielo (con l'aiuto vostro e per misericordia di Dio spero presto andarci) pregherò tanto, tanto, tanto per voi tutti, che ho sempre, benché lontano, ricorda- to ed amato. Siate ferventi cristiani, amate e frequentate ogni domenica e festa la Dall'ultima lettera di don Gadda Io ho sempre davanti agli occhi St-Pierre, i suoi parrocchiani e il suo pastore, e prego il Signore perché li abbia a benedire largamente nonchè continuamente. Questa mattina ho terminato un libro di Meditazione sui Novissimi: sento il bisogno di pensare alla mia morte ormai vicina. Il mio feretro, come ella sa già, a- vendone parlato ad Oropa nell'esta- te scorsa, presenti Padre Lale Gérard e il Sig. Bochet Camillo, desidererei fosse seppellito nel cimitero di St- Pierre, in terra comune, in attesa della Resurrezione finale. La mia bara sia sormontata da una vostra bella Chiesa, accostatevi so- vente ai SS. Sacramenti, siate devo- ti della Madonna questo farà sì che un giorno ci ritroveremo assieme in Paradiso per non più lasciarci. La prima grazia che chiederò al Signore entrando in cielo, sarà che voi tutti siate salvi e lo sarete certa- mente se farete quanto vi ho detto. Vostro aff.mo e dev.mo Sac. Carlo Gadda Tortona 7-10-1957 croce in legno di rovere; si scolpi- scano le seguenti parole « Sac. Carlo Gadda n. 1894 m. 1974. Riposi in pa- ce ». Ahimè! alle orecchie mi giun- ge il severo rimprovero: «Orgoglioso, egoista, ti vuoi fare seppellire las- sù per mendicare preghiere, pensa che sei Sacerdote in eterno, e quin- di di sempre e dovunque vedi di semi- nare il bene ». Allora alla suddetta scritta si aggiunga: « Miei cari, san- tificate la festa ». E' l'argomento che ho sempre trattato, anche piangen- do, nei 13 anni che sono vissuto con loro; forse qualcuno che mi ha poco obbedito da vivo, mi obbedirà quan- do sarò morto. — 3
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Souvenir d'un acte criminel « NON OMNIS MORIAR... » Je ne mourrai pas du tout! Il y a trente ans... c'était hier... (régime néfaste) et de fortes charges de munitions, destinés au front du Petit-St-Bernard, n'auraient plus, dé- sormais, fait de mal à personne. C'était la guerre, avec ses lois du- res et impitoyables. Mais la barbarie nazie, jamais dé- mentie par les circonstances, avait voulu se manifester encore une fois, dans toute son horreur. Une compa- gnie de féroces S.S. avait envahi la bourgade de Saint-Pierre, et de nom- breux otages auraient dû payer de leur vie une action, rentrant dans la normalité des actes de guerre. Les habitants du bourg étaient proie d'une angoisse bien justifiée: les hommes, traqués comme des fau- ves, avaient cherché un refuge dans la montagne, dans les caves, dans les étables, partout il y avait un coin re- tenu plus sûr, tandisque les femmes et les enfants, affolés, pleuraient sur le sort des malheureux ôtages qui n'avaient pu s'échapper et qui atten- daient, désormais sans espoir... une attente qui dura des heures... Et puis... l'émouvant spectacle du triste défilé qui se dirigeait vers le Tour de Sarre. Une promenade... nous avait dit l'interprète! Une pro- menade vers l'inconnu, peut-être vers la mort. Mais celle-ci avait déjà choisi ses victimes. D'autres innocents auraient dû succomber. D'autre Valdôtains seraient morts pour la liberté de leur Vallée. Les noms des nouvelles victimes de Saint-Vincent, Challand, Sarre et Aoste auraient allongé la très longue liste du martyrologe valdôtain! Monumento ai caduti Ce fut le cri des victimes qui s'é- leva vers le ciel, dans ce triste après- midi de septembre. Ce fut un cri de condamnation pour les bourreaux hi- humains, un cri de foi et d'espéran- ce pour ceux qui assistaient, impuis- sants, à leur massacre. Sept septembre 1944! Jour de deuil et de gloire! Ls maquisards valdôtains avaient travaillé dans la nuit, et à l'aube du jour de la Saint Grat, une colonne allemande avait soldé, en partie, le prix de ses forfaits et de ses crimes. Huit soldats (victimes eux aussi d'un 4 — D'HERIN Marcel 19 ans — CHARRIERE Jean 31 ans CRETIER Antide 33 ans — CAMOS Joseph 34 ans CRETIER Jean 35 ans — PALLAIS Calixte 43 ans DEANOZ Joseph 46 ans — MOLON Antoine 54 ans Ils sont morts héroïquement! Pas un mot de réprobation n'est sorti de leur bouche, ni un geste de révolte de leur part. Seulement le plus jeu- ne, D'Hérin Marcel, âgé de 19 ans, le visage tourné vers ses bourreaux, a attendu la rafale mortelle de la mitrailleuse. Leur mort a étée exemplaire. Ils ont démonté aux boches que la li- berté devait survivre à eux-mêmes et ne pouvait disparaître avec l'ac- tion du peloton d'exécution, qui al- lait les terrasser. Ils ont accompli leur mission jus- qu'au bout, jusqu'au sacrifice suprê- me. Leur sang n'a pas été versé en vain, car leur mort, nous a rendu Messa sul luogo dell'eccidio notre dignité d'hommes libres. Pen- sons à ces martyrs. Pensons-y-sou- vent, et surtout quand des propos de haine ou des manifestations d'é- goïsme pourraient compromettre ir- réparablement le fruit de leur im- mense sacrifice. Sept septembre... Jour de la Saint Grat... Chaque année, vers le soir, une pe- tite foule (60-70 personnes, le nom- bre des rescapés de ce triste et plu- vieux jour de 1944) se rend aux pieds de la Croix... pour ne pas ou- blier... A toutes ces personnes un grand merci, car l'oubli, est pour ceux qui s'en vont « mourir une autre fois ». Garin Louis — 5
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Giorno dei morti: visita al cimitero Ogni anno ai primi di novembre i cristiani celebrano la festa di tutti i santi e subito dopo il giorno parti- colare dedicato a tutti i morti. La stagione avanzata, i primi la natura circostante danno a queste celebrazioni un senso di mestizia, l’ impressione di qualche cosa che sta per finire, un senso particolare del tempo che passa e passa molto in fretta senza possibilità di fermarlo. Diciamo che questa è la vita ed è vero, ma lo diciamo con un certo rim- pianto diversamente motivato. Ogni uomo ha il suo mondo e i suoi mo- tivi. Un luogo del nostro paese, invece, in questo tempo si veste a festa, si ricopre di fiori che mani pietose han- no coltivato da tempo, in questi gior- ni dà l'impressione della primavera: il cimitero. Questo gesto non è solo una tradi- zione che vogliamo conservare, ha bensì un valore nascosto e diventa il segno di una grande realtà. Non è un segno di vita il fiore ? noi usiamo adornare le nostre case di fiori per renderle più belle e più accoglienti; una casa senza fiori è una casa disabitata. Ebbene come i fiori e la vita si accompagnano sem- pre, il fatto che noi li portiamo al cimitero dice che questo luogo è un po’ parte della nostra casa e là, a suo modo, ci sono dei vivi. E questo non solo perché nel cimi- tero riposano persone che un giorno 6 — abitarono la nostra casa, non solo perchè queste persone sono tanto vi- ve nel nostro pensiero, nel nostro ricordo, nel nostro dolore... ma an- che perchè noi crediamo che i nostri cari, terminati i giorni terreni, han- no trovato, nella casa del Padre, il riposo e la ricompensa delle loro fa- tiche. Il Dio nel quale crediamo non è un Dio dei morti; con la sua parola ci ha illuminati sul nostro destino in questa vita e al dilà del traguardo della nostra morte. Chi di noi non ha pensato di rivedere i suoi cari, chi di noi non sogna di rivedere la sua famiglia riunita nella gioia dove nessuno soffre più ? chi di noi, oggi, con un mazzo di fiori in mano e di- retto verso quel luogo non desidera che tutto questo sia vero ? Ebbene tutto questo e molto di più di que- sto è vero non perchè lo sentiamo nel cuore e Dio non imbroglia i sen- timenti che proviamo, ma perchè Lui stesso ce lo ripete ad ogni mes- sa e quelle sono parole del figlio di Dio pagate dal suo stesso sangue sulla croce; un po’ come i nostri pen- sieri sui morti sono garantiti dal no- stro dolore e dalle nostre lacrime. Perchè tante parole oggi non sono più credibili ? Perchè non sono pa- gate dal sangue o dalla sofferenza della nostra vita. Gesù non ha fatto così e noi portando un segno di vita in un luogo dove riposano i corpi dei nostri morti non vogliamo fare cosi. Come è bello: un gesto semplice, fatto col cuore, che diventa segno di una realtà che appena riusciamo ad immaginare. « L'occhio umano non ha mai visto, l'orecchio mai udito... quello che Dio prepara per coloro che lo amano ». Assieme ai fiori noi portiamo al ci- mitero anche la nostra preghiera. Può darsi che la preghiera ci riesca più facile lì che in Chiesa: approfit- tiamo dell'una e dell'altra per risco- prire il valore di quello che diciamo a Dio. « L'eterno riposo dona loro Signore e splenda ad essi la luce per- petua ». Raramente siamo stati per loro riposo e luce, per questo noi pre- ghiamo il Signore che supplisca alla nostra povertà, ai nostri difetti, ai nostri peccati che hanno reso dura la vita dei nostri congiunti. La pre- ghiera diventa allora anche un atto di giustizia. A nessuno piacciono i debiti e questi in modo particolare. Allora il pensiero dei nostri cari, i gesti che compiamo per loro e le pre- ghiere possono diventare un momen- to prezioso di riflessione per rivede- re anche il nostro comportamento a casa e nella società, se siamo stru- menti di riposo, di luce, di pace, di bene con le persone con cui viviamo. Allora sì che i nostri morti diventa- no capaci di restituirci il bene che facciamo loro e ritornano nelle no- stre case come richiamo di bene, di luce, di coraggio e diventano loro, i morti, aiutandoci a creare vere fami- glie, i nostri più grandi benefattori, dopo Dio. Don Silvio Ambulatorio in Africa (Camerun), tra i lebbrosi, costruito con l'aiuto di Saint-Pierre — 7
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NOTIZIE di CRONACA FESTA PATRONALE Anche quest'anno il pomeriggio della festa patronale di St-Pierre si è svolto a Breian, in mezzo al verde delle numerose e prospere vigne. Purtroppo causa il maltempo, la manifestazione è stata rimandata di una settimana e certamente quello spirito che caratterizzava la tradizio- nale festa di fine giugno si è perso un po', comunque possiamo trarre un bilancio abbastanza positivo. Ci è voluto parecchio lavoro per orga- nizzare la manifestazione, per alle- stire i giochi, i banchi per la distri- buzione della cena... Il pubblico ha partecipato molto bene ed in massa allo svolgimento dei giochi ed ha dimostrato di ap- prezzare lo sforzo di tutti coloro che hanno lavorato per la buona riusci- ta della festa. Dopo la cena il tradi- zionale ballo ha visto impegnata tan- tissima gente venuta anche dai paesi vicini. La festa in generale è stata un'oc- casione di ritrovo per molte perso- ne e un modo diverso di trascorrere una domenica in allegria con la gen- te del paese. Dei difetti organizzativi naturalmente ce ne sono stati, come in ogni lavoro umano, ma sbaglian- do, dicono, s'impara... Cogliamo l'oc- casione per ringraziare tutti coloro che hanno dato il loro contributo e la loro adesione per l'organizzazione e lo svolgimento della festa. Il centre culturel *** PATRONO A VETAN Il 10 agosto ci siamo riuniti nella vecchia cappella di S. Lorenzo, per celebrare la festa patronale. Vecchi e nuovi abitanti hanno creato un cli- ma di preghiera e fraternità attor- no al bellissimo altare ligneo del sei- cento. Un gruppetto di cantori, di- retto da Jules, ha eseguito canti « tra- dizionali » dando il clima delle anti- che celebrazioni paesane. Alcuni impegni parrocchiali sono stati presi: — continuare durante l'estate la celebrazione della messa festiva per gli abitanti della zona; — fare un piano di lavoro per la ristrutturazione della cappella. E' praticamente dal 1928 che non si fanno sostanziali riparazioni nella cappella di Vétan. Allora sotto la guida di Bochet Cyrille e con la par- tecipazione di tutti gli abitanti (spe- cie per il trasporto del materiale) erano stati fatti grandi lavori di con- solidamento e di abbellimento: tetto, rinforzo del campanile, facciata, in- terno. Le spese in denaro erano state di L. 4.000. E' forse quella di Vétan la più an- tica cappella di St-Pierre; esisteva già all'inizio del 1400 (se ne parla in un documento del 1° luglio 1436 — vi- sita dell'Arcidiacono Pietro di Gilla- ren). Fu poi in fasi successive ria- dattata e rimodernata. L'altare at- tuale in legno è del 1666 con tre bel- lissime statue della Madonna, di S. Lorenzo e di S. Bernardo. Antica- mente la cappella aveva un piccolo campanile sul tetto; nel 1768, sotto il parroco Cerise, fu costruito l'ele- gante campanile che si trova a nord est. Aveva due campane, di cui una esiste ancora con la data del 1680, l'altra fu requisita dalle truppe na- poleoniche e sostituita con una nuo- va nel 1850, essendo parroco Roux. *** PATRONO DI RUMIOD S. Bartolomeo riunisce gli abitan- ti di Rumiod nel ricordo e nella pre- ghiera del loro patrono. C'era que- st'anno più gente che negli anni pre- cedenti, anche perchè i nuovi abitan- ti estivi non hanno voluto mancare a questo tradizionale appuntamento. La cappella di Rumiod è in buono stato perchè da poco, sotto il parro- co don Maquignaz, è stata rimoder- nata con gusto. Questa bella cappel- la fu fondata dal notaio Boniface Vuillermini nel 1563 (testamento del 23 luglio 1536) e i lavori ebbero ter- mine nel 1620. L'altare attuale è del 1720, è in legno intagliato, dipinto e in parte dorato; ha tre statue in legno della Madonna, di S. Bartolo- meo e di S. Barbara. Sulla sinistra dell'altare c'è un trit- tico in legno di notevole valore arti- stico con tre statue: porta la data del 1643, ma la statua della Madon- na è anteriore, probabilmente del 1400. Patrono a Vétan Patrono a Rumiod 8 — — 9
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PATRONO DI VERROGNE Una bella giornata di sole ha fatto da cornice alla festa patronale di S. Teodulo. Il villaggio in questa occa- sione si rianima e sembra riprende- re un po' dell'antica vitalità. Si è parlato di risistemare la cap- pella che è in misere condizioni. Spe- cialmente il tetto ha bisogno di im- mediato intervento: il consorzio ha già fatto venire le lose, per la mano- La nostra corale dopera speriamo che gli ex abitanti di Verrogne diano il loro contributo per mantenere quanto i loro padri, con enormi sacrifici, hanno costrui- to. C'era già una cappella a Verrogne all'inizio del 1400. Nel 1726 venne riedificata, con atto del 16 agosto. L'altare in legno del 1689, con tre statue di S. Teodulo, S. Margherita e della Madonna (rubata 2 anni fa e mai ritrovata). FESTA DEI VIGNERONS Il primo settembre i nostri viticul- tori (con quelli di Villeneuve e di Sarre) hanno tenuto l'annuale festa- esposizione. Dopo la Messa e il pranzo sociale, davanti alla « Cofruits » numerosi espositori hanno presentato il frut- to delle loro fatiche; quanta gente è venuta ad assaggiare il celebre vino locale! La corale di St-Pierre e un complesso musicale hanno rallegrato le bevute comunitarie. Ecco l'elenco dei premiati di St- Pierre, messi per ordine di classifi- ca: Champrétavy Renato; Christille Ivo; Champvillair Emy; Jocallaz Au- gusto; Cheney Germano; Persod Pie- tro; Val Giuseppe; Lale Lacroix Pa- cifico; Lettry Marcel; Branche Ro- ger; Fiorani Aldo. Festa dei vignerons Primo premio tra i vignerons Patrono a Verrogne 10 — — 11
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GITA A VENEZIA DELL'A.V.I.S. Per l'annuale festa dell'A.V.I.S., la nostra sezione ha voluto qualcosa di diverso dal solito « pranzo socia le » che, come si suol dire impegna dei pomeriggi interi con le gambe sotto il tavolo del pur allegro convi- vio. Quest'anno si è deciso per una gita nell'affascinante Venezia, la cit- tà che richiama milioni di turisti e studiosi, la città che è un po' nel cuore di tutti e che si desidera ve- dere ed ammirare almeno una volta nella vita. Sabato 28 settembre, finiti tutti i preparativi e presi i necessari contat- ti (un plauso al direttivo per l'otti- ma e funzionale organizzazione) alle 5 del mattino più di 50 persone era- no pronte per l'attesa gita. A mezzo- giorno, dopo aver attraversato tutta la pianura padana, eravamo a Me- stre, dove un grande e moderno al- bergo era pronto ad accogliere una ennesima comitiva di gente curiosa di scoprire il fascino magico della città lagunare. Nel pomeriggio e du- rante la mattinata di domenica, vi- sita alla città. E' impossibile stare a descrivere le cose meravigliose che abbiamo visto anche perchè credo che ognuno di noi le abbia viste sot- to una luce diversa. Forse è questo il bello di Venezia, una città che si lascia ammirare da tutti, e anche chi non ha conoscenza delle cose d'arte ne rimane affascinato e non vorreb- be andarsene prima di aver scoper- to tutti i più remoti angoli perchè tutto è da vedere, tutto è bello, tut- to è permeato da una dolcissima poe- sia che prende l'anima e da una soa- ve musica quasi ci fossero ancora Vivaldi o Benedetto Marcello. Sono state 2 giornate allegre e spensierate. Durante il viaggio di ri- torno abbiamo potuto ammirare al- cune delle famose ville venete, testi- monianza anch'esse della gloria e della potenza di Venezia e dei suoi antichi abitanti. Quindi, dopo una breve tappa a Verona per vedere la famosa Arena memoria dell'ingegno degli antichi romani, che ancor oggi è in grado di accogliere migliaia di spettatori per le rappresentazioni li- riche, abbiamo ripreso la strada del- la nostra « petite patrie » con il de- siderio di poter ritornare un giorno o l'altro a Venezia e magari rimane- re almeno una settimana. G. P. Un gruppo di Avisini a Venezia 12 — Petite histoire de Chez Nous La maestra Arnod, alcuni giorni prima di morire, mi ha consegnato questo breve scritto, tratto da un li- bro di leggende valdostane. Con la morte della brava Mauricine, il bol- lettino perde una preziosa collabo- ratrice: in questi ultimi anni ci ha fatto conoscere tante cose sulla sto- ria del nostro paese, dandoci la pos- sibilità di amare sempre più questo meraviglioso piccolo angolo di terra in cui viviamo; anche di questo le siamo grati. LEGGENDA SULL'ORIGINE DI VETAN Una volta, nel luogo dove sorge Vétan, si estendeva una folta e sel- vaggia pineta, in essa andarono a ri- fugiarsi alcune mucche fuggite dalle mandrie di St-Nicolas, che diventa- rono in breve selvagge. Col tempo si accrebbero in tale numero, diven- nero feroci da essere il terrore di quella zona. Più nessuno aveva il coraggio di transitare da quelle par- ti, perciò la popolazione dei dintor- ni viveva in continua trepidazione, mancando a tutti il coraggio di af- frontare quegli animali inferociti. Ma il coraggio che faceva difetto ai grandi l'ebbe un ragazzo di una baita vicina, il quale, completamen- te disarmato, riuscì a cacciarsi in quell'intrico di vegetazione e ad i- noltrarsi fino al centro della foresta ove s'ergeva, in una breve radura, un grosso pino. Là un toro selvaggio, enorme, con una coda lunghissima, accolse con spaventosi muggiti il ragazzo, e si lanciò sbuffante contro di lui, men- tre dalla foresta accorreva la man- dria selvaggia. Il ragazzo con una tranquillità davvero sorprendente, data la sua età, si lasciò avvicinare dal colosso e poi facendo un improvviso scarto di fianco, si pose a correre intorno al pino. A quell'inaspettata mossa le mucche si fermano sul limitare della radura ed incuriosite assistono a quella singolare lotta tra il loro re e il ragazzo. Il toro, muggendo e sbuffando, si dà a rincorrere il ragazzo; ma data l'immensa mole si trova in condizio- Gli insegnanti 1973-74 — 13
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ni di inferiorità. Fu allora che il ra- gazzo, con rapida mossa gli afferrò la punta della lunghissima coda e svel- to lo legò al fusto del pino facendo prigioniero l'avversario; l'ira del to- ro non ebbe allora più limiti e si manifestò con muggiti di tale forza da far accorrere tutti gli abitanti della zona, che dalle alture circostan- ti, assistevano pieni di terrore a quello spettacolo. Il ragazzo intanto, sgusciante tra la fitta vegetazione, fugge, mentre le mucche rispondono I chierichetti premiati I nostri coscritti 14 — ai muggiti del loro capo, e appica il fuoco ai quattro angoli della foresta. Era d'estate; l'erba ed i cespugli secchi subito avvamparono ed in men che non si dica il bosco diventa un immenso braciere, nel quale peri- scono anche tutti gli animali. Questa è una storia leggendaria, da cui si può trarre, come fatto sto- rico, solo che un tempo a Vétan c'era una grande foresta, che poi per cau- se ignote (forse incendio, incuria, cli- ma avverso...) scomparve. Nuovi membri del popolo di Dio 8) il 12 maggio battesimo di Cor- tivo Ivan di Marco e di Rumiod Ce- sarina. Padrini: Cortivo Oscar e I- rene. 9) il 12 maggio è stata battezzata Thérisod Lucia Maurizia di Vittorio e di Monayron Emilia. Padrini: Ca- vagnet Celestino e Savin Candida. 10) il 23 maggio battesimo di Fe- noil Nadia di Remo e di Corbet An- gela. Padrini: Corbet Livio e Colla Ulderica. 11) il 26 maggio è stata battezzata Conchâtre Sonia di Piero e di Lui- setti Rosemma. Padrini: Cheney Ger- mano e Agostino Annunziata. 12) il 9 giugno battesimo di Cham- prétavy Mirco di Corrado e di Ga- din Lidia. Padrini: Gadin Attilio e Champrétavy Vanda. 13) il 16 giugno è stato battezzato Ronzani Massimo di Guido e di Ta- masco Concetta. Padrini: Ronzani Fortunato e Casaro Concetta. 14) il 23 giugno battesimo di Da Re Mauro di Antonio e di Grasso Angela. Padrini: Da Re Augusto e Grasso Adele. 15) il 29 giugno è stata battezzata Petey Letizia di Lindo e di Berthod Nelly. Padrini: Thérisod Natale e Berthod Franca. 16) il 17 agosto battesimo di Vi- ronda Gambin Claudia di Franco e di Pereira Mendes Enilda. Padrini: Vironda Gambin Giovanni e Joyeu- saz Alice. 17) il 13 ottobre è stata battezzata Celesia Stefania di Lubino e di I- veroulaz Eugenia. Nuovi focolari cristiani 3) Iannino Antonietta ha sposato il primo giugno Vauthier Ugo di Avise. Furono testimoni: Bonomi Lorenzo e Bettoni Angiolino. 4) il 20 luglio Paillex Mirella ha sposato Peradotto Angelo di Ville- neuve. Furono testimoni: Pastore Gilberto e Biagioni Antonella. 5) Paillex Livia ha sposato il 14 settembre Avantey Giuseppe di Sar- re. Testimoni: Lalé Gérard Manuela e Letey Dino. 6) il 19 ottobre Vauthier Susanna si è sposata con Martin Pierino di Rhêmes-St-Georges. Testimoni: Pel- lissier Aldo e Liliana. — 15
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I nostri defunti 12) il tre aprile, all'ospedale, è morto, all'età di 90 anni, Deval Pie- tro Filippo. Lavorò con coraggio e dedizione, anche quando fu colpito da dolori e da lutti. Rimase attac- cato al suo paese e al suo villaggio anche quando doveva allontanarsi per motivi familiari. La figlia lo cu- rò con amore, specie quando la vec- chiaia e la salute resero più pesanti le sue giornate. 13) L'undici giugno è morto Ru- miod Silvano, di anni 83. Uomo saggio e intelligente, lascia il ricordo di una persona attiva e ca- pace, che ha lavorato con amore per la sua famiglia e per la comunità (fu tra i soci fondatori della Società Ou- vrière). Il lutto e il dolore portarono ama- rezza a tanti suoi giorni; l'affetto della figlia e dei suoi cari l'aiutaro- no a sopportare e a non perdere co- raggio. 14) il 26 agosto è morta all'im- provviso Arnod Mauricine di anni 81. Maestra per tanti anni a St-Pierre, fu la saggia educatrice di tante ge- nerazioni. Donna di cultura e di pron- ta intelligenza ebbe in tutta la sua vita, nonostante una precoce infer- mità, una grande attività anche al di fuori dell'ambiente scolastico. Ama- va aggiornarsi e amava la storia del suo paese, specie negli ultimi anni, quando la solitudine si fece pesante. 15) il 14 settembre tragicamente moriva Thomasset Remo di anni 25. Per papà Pierre, per mamma Ani- ta e per il fratello sono stati giorni angosciosi, pieni di quella tristezza che solo una fine così tremenda può creare. Chiediamo a Dio pace per il povero Remo, per i suoi genitori co- raggio e consolazione e per noi tutti la grazia della salute e della sere- nità interiore. *** OFFERTE PER LA CHIESA : Campese Marco, N. N., Jaccod Vittoria, Thérisod Vittorio, Savoie Serafino, in memoria Bérard Adelina, in memoria Do- maine Ernesto, in occasione di un batte- simo, Morandi Sebastiano, N. N., in me- moria Saccani Giovanni, Lale Murix Hen- ry; Bannard, N. N., Ronzani Guido, Lale Murix Mario, fam. Jans Savy, in memoria def. Ravelli, Bois Charles, Pellissier Ar- sene; Jordaney Anna, in memoria Christil- le Elisa, Jaccod-Jordaney, Chenal Fran- çois, Besenval Pierina, Corniolo-Canova, in memoria Gerbore Pierino, Bonfanti Epi- fanio, in memoria Gerbore Guglielmina, in memoria Vaudan Sergio, Lazzaro Gina, Champrétavy René, N. N., in memoria Luboz Marcelle, in memoria Bochet Mir- co, in memoria Branche Adolfo, in memo- ria Vaudois Françoise, N. N., in memo- ria Pozzini Giovanni, Oreiller Marco, N. N., Chiantelassa Alberto, Verzoni Adriano, in memoria Barni Giovanni, fam. Rossi, in memoria Borney Dorina, Chenevier, Vuil- lermoz Germia, in memoria Rumiod Sil- vano, N. N., in memoria Branche Ida e Adolfo, in memoria Arnod Mauricine, in memoria Savoie Georgette, Favre Elsa, in memoria Christille Luigi, in memoria Pellissier Sidonia, matrimonio Jorrioz-Mi- cotti, N. N., Lanier Luigi, i coscritti (1955), in memoria Fenoil Dario, N. N., in me- moria Thomasset Remo, N.N., N.N., Sac- cani Nino, in memoria Branche Delfina, Parléaz Remo, in memoria Barmaverain Pierino. Totale L. 692.000. PER IL BOLLETTINO: Campese Marco, N. N., Jaccod Vittoria, Savoie Serafino, Besenval Pierina; Tho- masset-Bérard, Jocallaz Franco, Lale Mu- rix Henry, Sorelle Persod, Ugo e Anto- nietta Vauthier, Bannard, N. N., N. N., Ronzani Guido, Lale Murix Mario, Jans Savy, Ravelli, Pellissier Arsène, Jordaney Anna e Lidia, Duc Graziano, Lale Demoz Guy, Saccani Erminia, Jaccod-Jordaney, Chenal François, Bonfanti Epifanio, N. N., Jocallaz Giuseppe, Dayné François, Paillex Innocent, Champrétavy René, Thomasset Romilda, Chenal Pierino, Oreiller Marco, N. N., Chiantelassa Alberto, Verzoni Adria- no, Da Soghe, Savoie Julien, Lale Démoz Emeric, Rossan Cirillo, Champrétavy Cor- rado, Luboz Venance, Ceriano Rosito, Bo- nin Eddy, Favre Elsa, N. N., Lanier Luigi, Besenval, N. N., Charruaz, N. N., Oreiller Emile, Parléaz Renzo, Junod, Tonso Gia- como, Meynet Laurent, Ferrere, Barmave- rain Celestina, Centoz Virgilio, Berthod Aldo, Domaine Fidèle e Aldo. Totale: 218.500. PER L'ASILO: Jaccod Vittoria, Savoie Serafino, in me- moria Sapinet Angela, in memoria Ban- nard Adolfo, Parléaz Renzo, Tonso Gia- como. Totale: L. 56.000. 16 — — 17
Testo Originale Estratto
Au revoir Mgr Blanchet Mgr Blanchet est pieusement décédé, le samedi 9 du mois de novembre, à 14 h. 30, au Prieuré de Saint-Pierre où il séjournait depuis le 8 décembre 1968, année dans laquelle il prit sa retraite, en raison de son âge, 76 ans pour lors, après avoir été à la direction spirituelle de notre diocèse, sur la chaire de St Grat, pendant 22 ans et 7 mois. Sur son séjour à Saint-Pierre il nous est un plaisir de noter la grande leçon qu'il nous a encore donnée: d'humilité, de simplicité de vie, de profonde spiritualité et de tendre dévotion. Ses jours se sont déroulés, très régulièrement, d'une façon presque monacale, sous le signe de l'« ora et labora » de St Benoît. La prière, le silence, la méditation, le jardinage, les lectures pieuses, des vies des Saints en particulier, remplissaient au mieux ses journées, en attendant l'heure, sans trop de douleurs, ce samedi 9 novembre dans sa 82e année de vie. Nous croyons bien que la Vierge Immaculée, les Anges et les Saints qu'il aimait tout particulièrement sont venus à sa rencontre pour l'introduire auprès du Bon Dieu et du Divin Maître qu'il a fidèlement servi tout au long de sa vie. *** Notre Bulletin du mois de novembre de l'an 1968 a longuement parlé du long épiscopat de Mgr Blanchet dans notre Diocèse. Qu'il nous soit permis d'énumérer ici certains événements particulièrement heureux et importants de ce même épiscopat que l'histoire de notre pays se doit de rappeler aux générations futures. Nous citons: - Le « Grand Retour » de l'an 1948; - les Congrès Eucharistiques de Verrès, Saint-Pierre, Saint-Vincent; - la participation de notre Evêque aux quatre sessions du Concile Vatican II; - la fondation de huit nouvelles Paroisses: Sainte Anne à Champoluc (1946), Marie Immaculée à Aoste (1949), Saint-Martin-de-Corléans à Aoste (1957), Saint Bernard à Signayes et Variney (1957), N. Dame aux Neiges à Porossan (1964), Saint Anselme à Aoste (1964), Sainte Marguerite à Entrèves (1964) et Marie Reine de la Vallée d'Aoste au Breuil (1968); - la construction sacerdotale de 78 nouveaux prêtres et la nomination de 71 curés du Diocèse, on comprend mieux la portée de ces chiffres si l'on sait que les prêtres du Diocèse étaient au jour de sa retraite, au nombre de 154 et les curés étaient 92; - les visites pastorales, répétées six fois au moins, dans toutes les paroisses du Diocèse; - le réaménagement et la réfection presque complète et parfaitement exécutée du Prieuré de Saint-Pierre. Ici, M. le Chan. Commod partage avec Mgr Blanchet un mérite qui demanderait un monument de reconnaissance de la part du clergé et des laïques du Diocèse; - les églises nouvelles de Marie Immaculée, du Breuil, d'Entrèves, de Champoluc et les travaux sans nombre de réparation, de réaménagement, de remoderni- sation exécutés dans presque toutes nos églises paroissiales et dans de très nombreuses chapelles de village; nous citons en particulier: les Tabernacles de sureté, les installations de chauffage, les sonneries des cloches à mouvement électrique, les cloches nouvelles, les orgues nouveaux ou rénovés, les salles paroissiales, les chapelles pour l'hiver, plusieurs « maisons des oeuvres » enfin, parfaitement équipées: à Courmayeur, à Aymavilles, à Saint-Vincent, à Torgnon, à Valtournenche, à La-Thuile, près de la Cathédrale d'Aoste, à Saint-Etienne... Il faut le dire: dans ce champ, nous ne connaissons pas dans notre histoire une « Ses amours: le Bon Dieu et le Christ, la Vierge et l'Eglise, les Anges et les Saints, les Âmes ». Ancien Evêque d'Aoste 1946 - 1968 Né à Gressan (Aoste) le 3 mars 1892 Prêtre de la Congrégation des Oblats de Marie Immaculée le 29 juin 1921 Sacré Evêque d'Aoste, le 3 mars 1946 période plus intensément riche de travaux exécutés, avec bon goût pour l'or- dinaire, dans nos édifices sacrés! Tout cela témoignera l'histoire. Pour nous qui l'avons connu, Mgr Blanchet sera rappelé avec sympathie et reconnaissance. Il ne nous sera pas possible d'oublier: - sa foi sûre et sa piété profonde et tendre envers le Bon Dieu, le Christ et la Sainte Vierge; - ses appels répétés sans cesse à l'amour de la « volonté de Dieu » et à la « fidélité à l'Eglise »; - sa prédication simple, très personnelle, très savoureuse, vivante, convaincue et convaincante; - son caractère qui a gardé les traces profondes et bien caractérisées de ses origines valdôtaines et campagnardes; 18 — — 19
Testo Originale Estratto
— sa prédilection pour les humbles, pour les travailleurs des champs, des vignes, des alpages; — sa vie enfin simple et sans appas, étrangère bien avant le Concile à tout « triomphalisme ». Le 27 octobre de l'an 1968, en la fête du Christ-Roi, Mgr Blanchet formulait cette recommandation à l'adresse de ses diocésains : « SOYEZ, DEMEUREZ, JE VOUS EN SUPPLIE, TOUJOURS FIDELES A L'EGLISE !» Il exprimait de même, avec force, ce vœu suprême: « QU'IL NE ME SOIT JAMAIS DONNÉ D'ENTENDRE DIRE QUE DES VALDOTAINS AURAIENT DESOBEI A LEUR EVÊQUE !» Qu'il nous aide, maintenant, à le rejoindre, un jour, au paradis. Mgr Blanchet, « ce n'est qu'un au revoir ! ». E. Pession Son testament spirituel Au nom du Père, du Fils et du Saint Esprit. Amen. J'entends vivre et mourir dans la foi à tout ce qu'enseigne la Sainte Eglise catholique, dont j'ai l'honneur malgré mon indignité, d'être le mi- nistre. Je considère comme une grâce immense d'avoir pu entrer dans la vie religieuse en une Congrégation qui a l'Immaculée Vierge pour Pa- tronne. J'entends vivre et mourir dans la fidélité et l'obéissance la plus ab- solue au Souverain Pontife et à tous mes Supérieurs en qui je me suis toujours efforcé de voir le bon Dieu. Je demande pardon à Dieu de toutes les fautes et négligences, de toutes les tiédeurs et omissions dont j'ai été coupable durant les an- nées de mon alliance spirituelle a- vec l'Eglise d'Aoste, et je remercie le Clergé et le peuple de ce Diocè- se, de toutes les consolations spiri- tuelles qu'ils m'ont fait goûter et de toutes les bontés qu'ils ont eu pour moi. Si contre ma volonté, j'ai été dans le cas de contrister quelqu'un de mes Prêtres ou de mes diocé- sains, je lui en témoigne humble- ment mes excuses et mes regrets, et aussi je déclare, et mon ange gar- dien m'est témoin, que je n'ai au- cun sentiment d'amertume envers qui que ce soit. La conscience ne me reproche rien de ce qui était de mon devoir et de mon amour à la grande Patrie l'Italie et à la petite patrie ma Val- lée d'Aoste. Je demande d'être en- seveli en l'Eglise de l'Immaculée au quartier Cogne et possiblement derrière le grand autel au bas de la paroi, sous la statue de la Vierge. Je supplie les exécuteurs testamen- taires et mes confrères Oblats de donner exécution à ce désir de mon cœur d'oblat. Je veux de volonté réfléchie et absolue que tout dans ma sépulture soit simple et confor- me à mon voeu de pauvreté. Pas de fleurs, pas de musique, pas d'éloge funèbre. Qu'on ne fasse pas violen- ce à la Vérité pour parler de moi après ma mort. Pas de musique fleu- rie à la messe de requiem, mais du Grégorien. Les Prêtres qui viendront pour les funérailles et les Sémina- ristes pourront me rendre ce der- nier service. Coram Domino je leur en dirai mon « merci ». Mon héritier universel est le Prieu- ré de Saint Pierre par l'entremise juridique de l'Opera Pia Missioni. Prieuré de St-Pierre, 8 décembre 1968. † Mathurin BLANCHET, Evêque tit. de Limata. Le Professeur Commod est retourné au Prieuré de St-Pierre Le 4 du mois de novembre, la dépouille mortelle du Chanoine Alphonse Commod a été transférée depuis le cimetière d'Aoste au Prieuré de Saint-Pierre où elle repose, dans l'attente du jour de la résurrection, dans une niche apprêtée dans les murs d'enceinte, dans l'intérieur de l'église du Prieuré, tout à côté de l'autel dédié à la Sainte Vierge. Sur la pierre tombale sont gravées, en caractères de bronze, ces pa- roles: Ici sous le regard de la Vierge, repose le CHANOINE ALPHONSE COMMOD Supérieur, restaurateur du Prieuré de St-Pierre 19 janvier 1902 14 janvier 1973 La cérémonie de la translation du corps du très regretté et inoubliable défunt a donné lieu à une prenante concélébration de quelque 50 prê- tres du Diocèse que présidait Mgr notre Evêque, à laquelle ont assisté de nombreux fidèles, amis et admirateurs du cher disparu. Pour l'occasion une personne qui a vécu tout près de lui les derniers jours de sa vie mortelle nous a remis le résumé du dernier sermon qu'il a prononcé, en la même église, le jour de l'an 1974, 14 jours avant son départ. Nous le repro- duisons volontiers sur cette page pour l'édifi- cation de nos lecteurs. Lisez S.V.P.: — Nel giorno del primo dell'anno ci ren- diamo particolarmente conto del fluire del tempo. Passano i giorni, passano gli anni... così come fluisce la Dora sul fondo della Valle. Come possiamo ar- restare gli attimi del tempo? C'è un modo solo: FARE TUTTO PER AMO- RE. L'Amore è eterno, è Dio stesso. OGNI AZIONE FATTA PER AMORE RESTA. — ... Ora come possiamo noi, così deboli, collegarci con la centrale dell'Amore per riceverne luce e forza ? La Madre di Dio, giustamente scelta a patrona di questo giorno, e che è pure Madre nostra, è il collegamento fra le lampade spente, che noi siamo, e la centrale dell'Amore che è Dio. — Il terzo punto lo prendiamo dalla prima lettura che è l'augurio che vogliamo scambiare. Nella vita cristiana sono date molte benedizioni: (per esempio, an- desso alla fine della Messa), ma noi spesso le lasciamo sfuggire. Eppure sono lo che dice a Mosè : «quanto tu benedirai, an- il mio augurio per ciascuno di voi questa benedizione, che è pure benedita da Dio, e zione del Signore: TI BENEDICA IL SIGNORE E TI PROTEGGA. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga il Suo volto su di te e ti conceda pace. E co-sì sia. 20 — — 21
Testo Originale Estratto
Il dramma di una nostra suora Ci piace riportare qui, per amore di verità e di giustizia, l’articolo apparso su « Il Corriere della Valle » del 31 ottobre c.a.. Dice molto a proposito e bene quanto sentono e pensano quanti hanno conosciuto e conoscono intima- mente l’animo, il cuore, il carattere e lo spi- rito di servizio della Rev.da Suora di cui si parla, e, più in generale, le innumerevoli be- nemerenze che le RR.de Suore di S. Giuseppe si sono acquisite, nella nostra Valle, nei vari campi della loro attività e, in particolare, nell’educazione dell’infanzia e della gioventù, nella loro plurisecolare e gloriosa storia. (N.d.R.). Una suora, direttrice per molti an- ni dell’Asilo-Convitto Marazzi di Val- tournanche, è stata condannata dal pretore di Aosta, Giovanni Selis, a due mesi e venti giorni di reclusione con i benefici della legge. Il Pubblico Ministero, avv. Claudio Soro, ne aveva chiesti quattro, men- tre al termine del processo l’avv.to Vittorino Bondaz, difensore dell’im- putata ha annunciato che interporrà appello alla sentenza. L’inchiesta era stata condotta dal- lo stesso pretore Selis e da essa ri- sultava che la suora « aveva abusato dei mezzi di correzione e di discipli- na, impedendo la regolare consuma- zione dei pasti, rinchiudendo i con- vittori in locali bui, colpendoli con pugni, percuotendoli con bastoni, ob- bligandoli a scendere a piedi nudi dal letto e a rimanere sul pavimen- to nelle ore notturne, rivolgendosi ad essi ed apostrofandoli con urla e minacce così da ingenerare in loro uno stato di paura e da fare insor- gere il pericolo di malattie psichiche e fisiche ». Di questo processo, durato dalle ore 9 del mattino alle ore 21 di ve- nerdì 25 ottobre, ha parlato la Voix de la Vallée, ne hanno scritto i gior- nali e è giusto che anche noi ne parliamo, sia perché molti sono ri- masti sbigottiti di fronte alle accuse accennate sopra, sia perché questa condanna potrebbe colpire non solo una suora, ma mettere in discussio- ne tutta l’opera delle religiose nella nostra Valle. 22 — Intanto ricordiamo subito che, co- me già abbiamo detto sopra, vi è un ricorso in appello : siamo dunque in attesa delle motivazioni della senten- za e non intendiamo per nulla inter- ferire nell’operato della Magistratu- ra. Ci sia permesso, però, di fare qualche osservazione, fondata su fat- ti oggettivi. All’Asilo-Convitto Marazzi, mentre era direttrice suor Giuliana — così si chiama la suora condannata ve- nerdì scorso in Pretura — sono pas- sati centinaia di ragazzi : perchè so- lo alcuni accusano la loro ex diret- trice, mentre altri conservano non solo un buon ricordo ma una vera venerazione per questa suora ? Chi poi volesse andare a ricercare i nomi, l’origine e la provenienza di questi ragazzi che hanno deposto contro suor Giuliana, non tardereb- be a scoprire che, nella maggior par- te dei casi, si tratta di soggetti dif- ficili, provenienti da famiglie disu- nite, con alle spalle un triste baga- glio di esperienze negative antece- denti al periodo in cui furono ospiti del Convitto Marazzi. Un’equipe di assistenti sociali che consideri attentamente l’estrazione sociale di tali soggetti, un gruppo di psicologi o magari di psichiatri po- trebbero probabilmente dirci molte cose sul comportamento di questi ragazzi nei riguardi della loro ex di- rettrice. Del resto qualcuno ritrattò in Pre- tura quanto aveva affermato in i- struttoria e di uno degli accusatori di suor Giuliana risultò, su esplicita testimonianza di una assistente sa- nitaria accettata dal pretore, che non aveva mai frequentato l’Asilo Convitto Marazzi. Sorgono poi spontanee nella no- stra mente altre domande. Perchè le famiglie di Valtournan- che e di Cervinia continuavano a mandare i propri figli all’Asilo Con- vitto se in essa vi era una direttrice così crudele ? I bambini oggi non sono più molto timidi : se avessero visto adoperare simili metodi di di- sciplina nei confronti dei loro com- pagni avrebbero riferito in casa quanto avveniva in Convitto e le vo- ci di simili maltrattamenti si sareb- bero diffuse facilmente in paese. Invece abbiamo visto, con piace- re, che tutte le autorità di Valtour- nanche sono scese ad Aosta a testi- moniare in favore di suor Giuliana. Citiamo l’attuale sindaco del pae- se, Franco Maquignaz; il signor Giu- seppe Carena, medico condotto e dottore della casa che frequentava regolarmente l’Asilo-Convitto; il si- gnor Munier che resse negli scorsi anni la stazione dei carabinieri di Valtournanche e l’attuale marescial- lo dei carabinieri; il maestro Gino Barmasse, uscito espressamente dal- l’Ospedale Mauriziano di Aosta do- v’era ricoverato per poter testimo- niare, e l’insegnante Maria Hérin. Ora tutte queste persone, insieme con tante altre che avevano lavora- to presso l’Asilo-Convitto, afferma- rono concordemente di non avere mai sentito dire che nell’Istituto Ma- razzi il vitto fosse stato cattivo o che in esso venissero adoperati dei barbari sistemi di disciplina. A fa- vore di suor Giuliana testimoniaro- no anche due assistenti sanitarie. E poi perchè mai l’ONMI e l’Am- ministrazione della Valle, che pure compivano regolari visite di control- lo, continuavano ad insistere — e lo scrivente può testimoniarlo perso- nalmente perchè tante volte ha rice- vuto delle pressioni da parte dei re- sponsabili di tali enti in questo sen- so — perchè si accettassero bambi- ni nell’Asilo Convitto di Valtournan- che anche quando in altri asili con- vitto della Valle c’erano ancora po- sti disponibili in abbondanza ? Se suor Giuliana adoperava dei metodi di disciplina così crudeli, tali da far rabbrividire anche le persone più insensibili, questi enti avrebbe- ro continuato a mandare i bambini lassù mentre c'era la possibilità di sistemarli altrove ? * * * Un processo da rifare secondo al- cuni; un processo che ha lasciato la bocca amara a molti che vogliono bene a suor Giuliana ed apprezzano l’opera delle suore di San Giuseppe; un processo — diciamo noi — che ci aiuta a penetrare più a fondo la teologia della croce. Quante mamme, oggi, piangono a causa dei loro figli ! Oggi è una suo- ra — diventata mamma per una vo- cazione particolare — (chi scrive con quanta abnegazione e spirito di sacrificio l’abbia vissuta) che soffre per quei ragazzi che lei ha amato e — siamo sicuri — continua ad a- mare. Ci dispiace per suor Giuliana an- cora sofferente a causa di un grave incidente che pochi mesi fa l’aveva ridotta in fin di vita; ci dispiace per i suoi familiari che avevano sempre trovato in lei un modello ed un so- stegno morale; ci dispiace per le re- ligiose di san Giuseppe che tanto hanno lavorato nella nostra Valle e a Valtournanche in modo particola- re; ma nonostante tutto questo in fondo al nostro cuore c’è un senso grande di pace, di serenità e di tran- quillità. Non abbiamo affermato tan- te volte che noi cristiani lavoriamo solo per il Signore ? Del resto abbiamo notato il com- portamento di suor Giuliana in Pre- tura dopo la lettura della sentenza. Non è scoppiata a piangere; ha sa- puto nascondere tutta l’amarezza che le procurava quella condanna e con semplicità ha salutato quanti si erano fermati nella sala della Pre- tura — ed erano tanti — dopo aver testimoniato per lei. Forse in quel momento suor Giu- liana ha intravisto, dietro la croce che le veniva offerta, qualche cosa di grande che a noi, che ancora non abbiamo sofferto come lei, non è lecito vedere. T. Lassalaz — 23
Testo Originale Estratto
Per meglio conoscere la vita della Valle Comunità montane Nella ricerca di un'Amministrazione civile più decentralizzata, più efficace e più aderente ai bisogni locali, più volte la Valle di Aosta è stata sud- divisa, in questi anni 1973-74, in sette zone dette « Comunità montane ». Ad ogni « Comunità » corrisponde un « Con- siglio » composto di tanti membri quanti sono i comuni interessati; i consiglieri poi eleggono un Presidente che coordina e dirige l'attività del Consiglio nello studio dei problemi locali e nella ricerca dei mezzi e dei modi di ri- solverli. Le nostre « Comunità montane » sono così formate: COMUNITA' MONTANA N. 1: « Valdigne- Mont Blanc » — popolazione 6.921 — Presi- dente: Branche Pietro — Sede definitiva: Pré-Saint-Didier. Comuni n. 5: Courmayeur, Pré-Saint-Didier, La Thuile, Morgex, La Salle. COMUNITA' MONTANA N. 2: « Grand Pa- radis » — popolazione 6.926 — Presidente: Clusaz Roberto — Sede provvisoria: Ville- neuve. Comuni n. 12: Valgrisanché, Rhêmes No- tre-Dame, Rhêmes-Saint-Georges, Valsavaran- che, Cogne, Aymavile, Villeneuve, Introd, Ar- vier, Avise, Saint-Nicolas, Saint-Pierre. COMUNITA' MONTANA N. 3: « Grand Combin » — popolazione 4.556 — Presidente: Vallet Ovando — Sede definitiva: Gignod. Comuni n. 11: Bionaz, Oyace, Valpelline, Roisan, Gignod, Allain, Doues, Ollomont, E- troubles, Saint-Oyen, Saint-Remi. COMUNITA' MONTANA N. 4: popolazione 54.525 — Presidente: Fillietroz Giuseppe — Sede provvisoria: Aosta. Comuni n. 12: Jovençan, Charvensod, Pollein, Brissogne, Saint-Marcel, Fénis, Nus, Quart, Saint-Christophe, Aosta, Sarre, Gressan. COMUNITÀ' MONTANA N. 5: « Marmore » — popolazione 15.574 — Presidente: Fournier Livio — Sede definitiva: Châtillon. Comuni n. 12: Valtournanché, Chamois, La Magdeleine, Antey-St-André, Torgnon, Châtil- lon, Saint-Vincent, Emarèse, Pontey, Cham- bave, Saint-Denis, Verrayes. COMUNITÀ' MONTANA N. 6: « dell'Evan- çon » — popolazione 10.939 — Presidente: Quey Cesare — Sede definitiva: Verrès. Comuni n. 9: Ayas, Brusson, Challant-Saint- Anselme, Challant-Saint-Victor, Verrès, Arnaz, Issogne, Champdepraz, Montjovet. COMUNITÀ MONTANA N. 7: « Monte Ro- sa » — popolazione 11.488 — Presidente: Za- nolli Beppino — Sede definitiva: Donnaz. Comuni n. 13: Gressoney-La-Trinité, Gres- soney-Saint-Jean, Gaby, Issime, Fontainemo- re, Lillianes, Perloz, Pont-Saint-Martin, Don- naz, Bard, Hône, Pont Bozet, Champorcher. ...e zone pastorali Nell'ambito della Diocesi, sono sorte invece le varie « Zone Pastorali » — 10 di numero — allo scopo di meglio coordinare le attività di evangelizzazione e di pastorale a seconda delle esigenze particolari e locali e in armonia con le esigenze della Chiesa Diocesana. Queste zone comprendono due o più vicarie e delegano uno o più rappresentanti in seno ai Consigli Presbiterali e Pastorali che si riu- niscono periodicamente nel centro della Dio- cesi. Ecco qui come sono composte per intanto e ad experimentum, le varie « zone » e quali sono gli attuali rappresentanti presso il Consiglio Presbiterale: Zona I: Vicarie Morgex, Arvier, Introd: Don Giuseppe Gerbaz. Zona II: Vicarie Saint-Pierre, Aymaville: Don Aldo Rastello. Zona III: Vicaria urbana: Parrocchie del- la Città: Can. Amato Gorret. Zona IV: Vicarie di Gignod e Valpelline: Don Mario Jacquemod. Zona V: Vicarie Saint-Christophe, Nus: Don Giovanni Brunier. Zona VI: Vicarie Châtillon, Antey: Don Luigino Perron. Zona VII: Vicarie Verrès, Challant: Don Elio Vittaz. Zona VIII: Vicarie Donnaz, Valleise: Don Giancarlo Gariglio. Zona IX: Canonici e altri sac. residenti in Aosta: Can. Anselmo Tutel, Can. Luigi Ga- rino. Zona X: Religiosi: Don Arturo Alossa SDB, Can. Marcello Bovi. 24 — ALFA CONFEZIONI VIALE PARTIGIANI, 16 - TELEFONO 32.238 AOSTA Sono arrivate le novità dell'Inverno inoltre continuano le nostre eccezionali offerte speciali: Ecco alcuni dei nostri prezzi: uomo Cappotti lana Abiti lana Giacche lana Pantaloni lana donna Cappotti lana Pantaloni lana Camicette ragazzo/a Cappotti lana Pantaloni Inoltre un vasto assortimento in capi di moda giovane. Pantaloni, camicie, giubbotti, giacconi, capi in pelle nei reparti uomo, signora, ragazzo. da L. 21.000 in su da L. 30.000 in su da L. 15.000 in su da L. 7.500 in su da L. 24.500 in su da L. 3.500 in su da L. 3.500 in su da L. 12.000 in su da L. 3.900 in su