Mélange 2001: Cronache di Vita, Cultura e Amministrazione dalla Biblioteca di Saint-Pierre, Valle d'Aosta.

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Questo documento è una raccolta di numeri della pubblicazione quadrimestrale "Mélange" del 2001, edita dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre, in Valle d'Aosta. Offre un'ampia panoramica della vita locale, con un forte focus sulla promozione culturale e sociale. I contenuti spaziano da resoconti dettagliati di eventi comunitari, feste tradizionali e iniziative della biblioteca, a informazioni sull'amministrazione comunale, inclusi bilanci e progetti infrastrutturali. Sono presenti anche approfondimenti sulla storia e le tradizioni di villaggi come Champrétavy, Verrogne e Bercher, articoli sull'educazione e le attività giovanili, recensioni di libri, analisi di temi sociali e ambientali, e testimonianze personali che dipingono un quadro vivace e multifacetato della regione nel corso dell'anno.

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Testo Originale Estratto
Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre Calendario 2001


Testo Originale Estratto
Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre
BIBLIOTHEQUE COMMUNALE DE SAINT-PIERRE
Rue C. Gex, 29 - Tél. 0165 903926
E-mail: biblioteca@comune.saint-pierre.ao.it
HORAIRE
Lundi fermé
Mardi 14-18
Mercredi 9-12-14-18
Jeudi 14-18
Vendredi 18-21
Samedi 16-19
LE ATTIVITÀ DELLA BIBLIOTECA / LES ACTIVITÉS DE LA BIBLIOTHÈQUE
1. In occasione dell'inaugurazione della scuola, la Biblioteca offre al sig. Gaillard,
Sindaco di Saint-Pierre-En-Faucigny, un piccolo excursus sulla storia delle Società Operaie in Valle d'Aosta.
Lors de l'inauguration de l'école, la Bibliothèque offre à M. Gaillard, Maire de Saint-Pierre-En-Faucigny,
un petit aperçu sur l'histoire des Sociétés Ouvrières en Vallée d'Aoste.
2. Realizzazione del libretto che accompagna il CD registrato dal Coro Nouvelle Harmonie.
Réalisation du livret qui accompagne le CD enregistré par la Chorale Nouvelle Harmonie.


Testo Originale Estratto
Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre
1
3
1. Nel 1960 a Praximond
Praximond en 1960
2. Carnevale dei bambini
Carnaval des enfants
3. Cinesi a Saint-Pierre
Chinois à Saint-Pierre
2


Testo Originale Estratto
Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre
1
1. Sarriod de la Tour
Sarriod de la Tour
2. Arnie a Verrogne
Ruches à Verrogne
3. L'Oratorio di Praximond
Oratoire à Praximond


Testo Originale Estratto
Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre
1
L'inaugurazione
della nuova scuola
Inauguration
de la nouvelle école
2.
La Société Ouvrière
è ancora viva
nella nuova scuola
La Société Ouvrière
encore vivante
dans la nouvelle école
3/4. Festa degli Alpini
Fête des Alpins


Testo Originale Estratto
Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre

1

2

3

1/2. 29 giugno,
festa patronale
29 juin, fête patronale
3. Visita al museo
Visite au musée


Testo Originale Estratto
Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre

1. La biblioteca alla festa delle associazioni
   La bibliothèque à la fête des associations
2. Primo incontro delle associazioni di Saint-Pierre
   Première rencontre des associations de Saint-Pierre
3/4/5. I volontari a Nus
   Les bénévoles à Nus


Testo Originale Estratto
Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre

1. Il forno di Bussan
   Bussan, le four
2. La notte di Natale
   La nuit de Noël
3. Il presepe
   La crèche
4. Inaugurazione Croce Giubileo 2000
   Inauguration Croix du Jubilé 2000


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 6 n° 1
Aprile 2001
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.
Champretavy
Villaggio di Saint-Pierre
mt. 956


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Christian Chioso, Denny Cognetin,
Germano Dionisi, Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
bibliostpierre@netvallee.it
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
24 dicembre 2000
Un sabato di fine febbraio, quando
l'inverno ci ha anticipato un po'
la primavera, abbiamo sfilato per
le vie di Saint-Pierre. Carri e con-
trattori hanno modificato le loro reali fattez-
ze per sembrare, ora una "grotta" o un angolo
di cucina d'en temps con tanto di stufa e rela-
tiva polenta. Alcuni hanno interpretato con
carri carnevalesca satira temi di attualità
quali "La mucia sbaro", "sgombero neve" e
altri. I bambini si sono divertiti su carri es-
pressamente attrezzati in base ad età ed etero-
genei danzando costumi diversi che hanno dato
vita ad un carnevale che ha avuto un grande
successo di partecipazione e di consenso.
Già, il primo carnevale della nuova genera-
zione di organizzatori, quando le prime riu-
nioni si speravano in tre quattro carri, siamo
saliti in collaborazione con il gruppo L'ar-
tzon, Comune di Saint-Nicolas e Ayas noi
per rendere più coreografica la festa, alla
massimo cinque, tant'è che un folto numero
di carri tra una dozzina di gruppi!
Tanti giovani, ragazzi e non, veri propulso-
ri e protagonisti della festa ai quali va anche
il merito di aver ringiovanito il suo percorso
educativo. E se il buon giorno si vede dal
mattino, buona giornata Pro Loco di Saint-
Pierre! Sì, perché, anche se finora non è sta-
ta menzionata, quasi a creare un po' di curio-
sità, è proprio lei, la nostra neonata Pro Lo-
co che ha organizzato tutto. Mario e i suoi
più stretti collaboratori hanno confezionato
un buon prodotto e sono certo che tale risul-
tato servirà loro da stimolo per il nutrito pro-
gramma che hanno in mente.
Un programma equilibrato sia sull'immagine
di Saint-Pierre per proporre all'esterno sia
sull'aggregazione all'interno del paese.
Marco Carlin
alcuni avevano addobbato un tavolino con gu-
stosisssime "bugie" e altrettanto gustosissimi
vini. Un vero piacere per le leccornie e per l'o-
spitalità.
Il corteo si fermava spesso, anzi era quasi sem-
pre fermo, ci si è fermati anche presso la no-
stra Microcomunità per anziani: una sosta cer-
tamente gradita per noi e per loro, l'organiz-
zazione ha avuto la sensibilità di ricordare an-
che nella festa i nostri anziani.
Il corteo è terminato in piazza: l'ora ormai tar-
da e il freddo hanno raccolto tutti intorno al
vin brulé, alle torte e i dolci preparati per l'oc-
casione.
È da tanti anni che non si riunivano tanti
Sampiolen in festa. Non finisce qui direbbe
un noto imbonitore, e così è. La sera, il miglior
ristorante di Saint-Pierre ha ospitato più di
duecento persone, ha servito un menù carneva-
lesco e fatto divertire gli ospiti, quasi tutti in
maschera, fino a prima mattina.
... A PROPOSITO DI PROGRAMMA
GUARDIAMO QUANTO CI PROPONGONO
PER IL PROSSIMO PERIODO:
27 aprile rassegna del bestiame in colla-
borazione con gli allevatori del-
la zona
16 giugno spettacolo teatrale, in collabo-
razione con la Biblioteca comu-
nale, a Verrongne dove verrà rie-
vocata la storia del villaggio
29 giugno festa patronale insieme agli Al-
pini di Saint-Pierre
8 luglio presentazione, sfilata e gara di
auto d'epoca con arrivo e risto-
ro a Vetan
agosto replica dello spettacolo teatrale
a Verrongne
10 agosto II edizione di "Brindisi sotto le
stelle", coreografia storica in
epoca medievale
agosto/sett. "Un fiore in paese", concorso
floreale
9 settembre festa dei volontari, le associa-
zioni del paese si incontrano
24 dicembre presepe vivente e i vecchi me-
stieri in clima natalizio (in foto a
lato un momento della passata
edizione)
31 dicembre veglione di fine anno.
3
AUGURI!!!
Un programma equilibrato sia sull'immagine di Saint-
Pierre per proporre all'esterno sia sull'aggregazione all'in-
terno del paese.
Marco Carlin
Junior Club, associazione giovanile
Lo "Junior Club" è un'associazione giovanile, costituita
da circa quattro anni dalla Comunità Montana Gran
Paradiso, con lo scopo di aggregare i giovani dei vari
Comuni appartenenti a diverse età, dai
14 ai 26 anni.
Le adesioni sono state già da subito molto nume-
rose, infatti, tutt'ora si possono contare 500 iscrit-
ti. L'associazione ha potuto, fin dalla sua nascita,
contare su un ottimo budget che le ha permesso
d'intraprendere diverse iniziative. Alcune delle
quali erano feste pressoché gratuite, a cui si pote-
va accedere soltanto se tesserati allo Junior Club.
Questa dovrebbe far capire la ragione per la qua-
le ci sia stata un'adesione di massa fin dall'inizio.
Tale politica di gestione ha però portato a nume-
rose iscrizioni legate soltanto alle feste, senza in-
teressare gli stessi ad altre attività forse più im-
pegnative e di non immediato divertimento ma
sicuramente più formative.
Nello scorso autunno si è rinnovato il direttivo,
operazione che ha portato all'insediamento dei
seguenti membri: Anny Luboz, Sara Di Mattia,
Viviana Usel, Paulo Rossan e in ultimo il neo pre-
sidente Stefano Ferrandoz.
I ragazzi sono partiti con notevole entusiasmo
tentando di coinvolgere tutti gli iscritti a nuove
iniziative; hanno dovuto però scontrarsi con la
realtà: in primo luogo, i giovani impegnati con gli
studi universitari che, per ovvie ragioni, possono
dedicare pochissimo tempo allo Junior Club; in
secondo luogo i giovanissimi, ragazzi tra i 14-16
anni, che non hanno grandi capacità di aggrega-
zione. Infine, problema ben più grave, la maggio-
ranza dei tesserati non ha alcun interesse ad in-
traprendere un qualunque impegno, se pur mini-
mo, a favore delle attività dell'associazione.
Queste situazioni hanno riportato alla dura realtà
il direttivo che si è trovato isolato nello svolgere la
totalità del lavoro. Il presidente ed i suoi soci han-
no quindi cercato di adottare nuove politiche di
gestione.
Il direttivo è affiancato da un rappresentante del-
la Comunità Montana che svolge le mansioni di
controllo, gestione, cooperazione, consigliando
inoltre i giovani sui vari aspetti burocratici e tec-
nici. I giovani stanno tentando di acquisire una
maggiore autonomia dalla Comunità Montana per
invogliare, responsabilizzare e coinvolgere mag-
giormente i tesserati.
A partire dallo scorso autunno sono avvenuti al-
cuni incontri dello Junior Club, che continueran-
no nei mesi a venire, così da non lasciare morire
l'associazione. È certo che con le sole persone del
direttivo non si può portare avanti un progetto di aggregazione
giovanile, ed è necessario un coinvolgimento di tanti giovani vo-
lenterosi.
Claudio Obert
La nuova rampa
di rollerblade e skateboard
Quando si è trattato di fare la richiesta della rampa al Sindaco, di far "voce
grossa" perché venisse installata una rampa adibita all'utilizzo di "roller-
blade" e "skateboard" denominata rampa.
Dopo un periodo più o meno lungo di attesa e una manifestazione quasi di
presunto ritardo nel montaggio della rampa, finalmente il gruppo di vo-
lonterosi ha raggiunto il proprio obiettivo nell'agosto scorso.
La rampa non è nemmeno delle più piccole, anzi, a sentire gli stessi inte-
ressati in nessun Comune della Valle ne esiste una così grande. Tale strut-
tura è stata subito presa d'assalto da vari "skateboarder" indigeni e altri pro-
venienti soprattutto dalla vicina Aosta.
Fin qui tutto andava bene.
Dopo appena tre mesi dall'installazione della rampa si potevano notare i
primi segni di usura con i pannelli che ricoprono la rampa e che tendono
ad alzarsi. Ciò, ha fatto emergere particolari significativi: i pannelli sono
stati accuratamente ed intenzionalmente svitati per riutilizzarli e creare
altri trampolini nel piazzale adiacente.
C'è da chiedere se non troviamo davanti al solito menefreghismo verso
tutto ciò che è pubblico, atteggiamento giovanile che non deve scan-
dalizzare troppo perché forse è il riflesso della responsabilità di noi adulti
che dimentichiamo che il risultato della nostra comunità nasce proprio
dal considerare il "bene pubblico" prezioso per tutti.
Forse si trova una colpa è quella di aver lasciato la struttura nelle mani dei
giovani dando loro completa fiducia. Questo fa capire che non controllare
rende economica la gestione ma comporta grossi rischi, allora meglio
curare?
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Christian Chioso, Denny Cogmein,
Germano Dionisi, Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
bibliostpierre@netvallee.it
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
24 dicembre 2000
Un sabato di fine febbraio, quando
l'inverno ci ha anticipato un po'
di primavera, abbiamo sfilato per
le strade di Saint-Pierre. Carri e
trattori hanno modificato i loro fattez-
ze per sembrare, ora un un angolo di
"grotta" o un angolo di cucina, ora un
tanto di stufa e relativa polenta. No
biamo interpretato con carnevale di
attualità quali "la mucca pazza" e il più
strano "sgombero neve". I bambini si
sono divertiti su carri espressamente
attrezzati in modo divertente ed eterogenei
dando vita ad un carnevale nel carnevale.
Già, il primo carnevale della nuova genera-
zione ha avuto un grande successo di parte-cipazione
e di consenso.
Allestire una decina di carri è stata, prima
che me lo ero aspettato di più di quanto si
potesse immaginare, uno sforzo non indifferen-
te per gli organizzatori; quando ci siamo riuni-
ti l'ultima volta al bar del paese, molti spera-
vano di ottenere un buon risultato. Poi, per
rendere più coreografico e bello l'evento, ci
siamo spostati in tre o quattro carri, dalla
chiesa di Saint-Nicolas e Aymavilles di sfilare
con allegra coreografia la festa, alla presenza
di oltre 200 persone, in dodici gruppi.
Tanti giovani, ragazzi e ragazze, veri propulso-
ri e protagonisti della festa di chi vale anche il
merito di aver ringiovanito la presenza giova-
nile nel paese.
Il lungo serpentone ha iniziato il suo percorso
dal piazzale della vecchia scuola, è salito in col-
legamento con la Biblioteca comunale di
Vergnod scendendo poi fino a Praximond, è
terminato in piazza del castello passando pri-
ma dal Cogmein, in seguito il vecchio borgo
e infine via della Libertà.
Del clima festoso già si è detto e il
resto lo si può immaginare, a me ha fatto
piacere vedere che lungo la strada la
gente usciva dalle proprie abitazio-
ni, applaudiva e festeggiava con i perso-
naggi mascherati, al-
cuni avevano addobbato un tavolino con gu-
stosisssime “bugie” e altrettanto gustosissimi
vini. Un vero piacere per le leccornie e per l'o-
spitalità.
Il corteo si fermava spesso, anzi era quasi sem-
pre fermo, ci si è fermati anche presso la no-
stra Microcomunità per anziani: una sosta cer-
tamente gradita per noi e per loro, l'organiz-
zazione ha avuto la sensibilità di ricordare an-
che nella festa i nostri anziani.
Il corteo è terminato in piazza: l'ora ormai tar-
da e il freddo hanno raccolto tutti intorno al
vin brulé, alle torte e i dolci preparati per l'oc-
casione.
È da tanti anni che non si riunivano tanti
Sampiolen in festa. Non finisce qui direbbe un
noto imbonitore, e così è. La sera, il miglior ri-
storante di Saint-Pierre ha ospitato più di due-
cento persone, ha servito un menu carnevale-
sco e fatto divertire gli ospiti, quasi tutti in ma-
schera, fino a prima mattina.
... A PROPOSITO DI PROGRAMMA
GUARDIAMO QUANTO CI PROPONGONO
PER IL PROSSIMO PERIODO:
27 aprile
rassegna del bestiame in colla-
borazione con gli allevatori del-
la zona
16 giugno
spettacolo teatrale, in collabo-
razione con la Biblioteca comu-
nale, a Verrogne dove verrà rie-
vocata la storia del villaggio
29 giugno
festa patronale insieme agli Al-
pini di Saint-Pierre
8 luglio
presentazione, sfilata e gara di
auto d'epoca con arrivo e risto-
ro a Vetan
agosto
replica dello spettacolo teatrale
a Verrogne
10 agosto
Il edizione di "Brindisi sotto le
stelle", coreografia storica in
epoca medievale
agosto/sett.
"Un fiore in paese", concorso
floreale
9 settembre
festa dei volontari, le associa-
zioni del paese si incontrano
24 dicembre
presepe vivente e i vecchi me-
stieri in clima natalizio (in foto a
lato un momento della passata
edizione)
31 dicembre
veglione di fine anno.
3
E il buon giorno si vede dal mattino, buona giornata Pro
Loço di Saint-Pierre! Sì, perché, anche se finora non è sta-
ta menzionata, quasi a creare un po' di curiosità, è proprio
lei, la nostra neonata Pro Loco che ha organizzato tutto.
Mario e i suoi più stretti collaboratori hanno confezionato
un buon prodotto e sono certo che tale risultato servirà loro
da stimolo per il nutrito programma che hanno in mente.
Auguri!!!
Un programma equilibrato sia sull'immagine di Saint-
Pierre da proporre all'esterno sia sull'aggregazione all'in-
terno del paese.
Marco Carlin
Junior Club, associazione giovanile
o "Junior Club" è un'associazione giovanile, costituita
da circa quattro anni dalla Comunità Montana Gran
Paradiso, con lo scopo di aggregare i giovani dei vari
Comuni appartenenti a diverse età, dai
14 ai 26 anni.
Le adesioni sono state già da subito molto nume-
rose, infatti, tutt'ora si possono contare 500 inscrit-
ti. L'associazione ha potuto, fin dalla sua nascita,
contare su un ottimo budget che le ha permesso
d'intraprendere diverse iniziative. Alcune delle
quali erano feste pressoché gratuite, a cui si pote-
va accedere soltanto se tesserati allo Junior Club.
Questo dovrebbe far capire la ragione per la qua-
le ci sia stata un'adesione di massa fin dall'inizio.
Tale politica di gestione ha però portato a nume-
rose iscrizioni legate soltanto alle feste, senza in-
teressare gli stessi ad altre attività forse più im-
pegnative e di non immediato divertimento ma
sicuramente più formative.
Nello scorso autunno si è rinnovato il direttivo,
operazione che ha portato all'insediamento dei
seguenti membri: Anny Luboz, Sara Di Mattia,
Viviana Usel, Paulo Rossan e in ultimo il neo pre-
sidente Stefano Ferrandoz.
I ragazzi sono partiti con notevole entusiasmo
tentando di coinvolgere tutti gli iscritti a nuove
iniziative; hanno dovuto però scontrarsi con la
realtà: in primo luogo, i giovani impegnati con gli
studi universitari che, per ovvie ragioni, possono
dedicare pochissimo tempo allo Junior Club; in
secondo luogo i giovanissimi, ragazzi tra i 14-16
anni, che non hanno grandi capacità di aggrega-
zione. Infine, problema ben più grave, la maggio-
ranza dei tesserati non ha alcun interesse ad in-
traprendere un qualunque impegno, se pur mini-
mo, a favore delle attività dell'associazione.
Queste situazioni hanno riportato alla dura realtà
il direttivo che si è trovato isolato nello svolgere la
totalità del lavoro. Il presidente ed i suoi soci han-
no quindi cercato di adottare nuove politiche di
gestione.
Il direttivo è affiancato da un rappresentante del-
la Comunità Montana che svolge le mansioni di
controllo, gestione, cooperazione, consigliando
inoltre i giovani sui vari aspetti burocratici e tec-
nici. I giovani stanno tentando di acquisire una
maggiore autonomia dalla Comunità Montana per
invogliare, responsabilizzare e coinvolgere mag-
giormente i tesserati.
A partire dallo scorso autunno sono avvenuti al-
cuni incontri dello Junior Club, che continueran-
no nei mesi a venire, così da non lasciare morire
l'associazione. È certo che con le sole persone del
direttivo non si può portare avanti un progetto di aggregazione
giovanile, è necessario un coinvolgimento di tanti giovani volen-
terosi.
Claudio Obert
La nuova rampa
di rollerblade e skateboard
C'è
un tanto battuta la
struttura della
nata rampa.
Dopo un periodo
protesta per il pre-
po di volentero e
gosto scorso.
La rampa non è
sati in quasi nes-
tura è stata su-
venienti soprat-
Fin qua tutto
Già dopo alcuni
segni di usura,
Dopo un'analis
stati accuratament
trampolini nel
Nel riportare la
mente liquidata
li di Aosta". La
pidità con cui
Quando si è
sta insistenza un folto gruppo di giovani di Saint-Pierre ha com-
ed insistito a lungo col Sindaco perché venisse installata una
ra adibita all'utilizzo di "rollerblade" e "skateboard" denomi-
modo più o meno lungo di attesa e una manifestazione quasi di
presunto ritardo nel montaggio della rampa, finalmente il grup-
e combattivi giovani ha raggiunto il proprio obiettivo nell'a-
nemmeno delle più piccole, anzi, a sentire gli stessi interes-
nessun Comune della Valle ne esiste una così grande. Tale strut-
bito presa d'assalto da vari "skateboarder" indigeni e altri pro-
battutto dalla vicina Aosta.
andava bene.
ni mesi dall'installazione della rampa si potevano notare i primi
con i pannelli che ricoprono la rampa e che tendono ad alzarsi.
più attenta emergono particolari significativi: i pannelli sono
mente svitati per riutilizzarli e creare altri
piazzale adiacente.
tali scoperte ad un leader dei giovani, i fatti sono stati veloce-
con la seguente frase: "Noi non c'entriamo niente, sono quel-
Non ho avuto problemi a credergli ma tale affermazione e la ra-
è arrivata mi hanno lasciato un po' perplesso.
trattato di fare la richiesta della rampa al Sindaco, di far "voce
grossa" perché la stessa, forse, non era stata subito accolta, di pro-
tare la struttura, per accusare il Comune di lassismo verso le
giovani di Saint-Pierre, c'è stato un interessamento di molti gio-
intimorenti di esporsi in prima persona.
versi come tanto entusiasmo per ottenere una struttura esclusiva-
ta a loro possa scomparire improvvisamente quando si tratta di
a sua manutenzione. Sono oltromodo convinto che se per caso
ra fossero stati causati da fattori esterni ai giovani, gli stessi
venuti tempestivamente per far rilevare il problema all'ammi-
n questo caso sono stati dei loro "colleghi" a causare danni per-
no zitti zitti facendo finta di nulla, forse pensando che il proble-
mpete.
viamo davanti al solito menefreghismo verso tutto ciò che è pub-
giamento giovanile che non deve scandalizzare troppo perché for-
della responsabilità di noi adulti che dimentichiamo che il ri-
nostra comunità nasce proprio dal considerare il "bene pubbli-
per tutti.
do una colpa è quella di aver lasciato la struttura nelle mani dei
do loro completa fiducia. Questo fa capire che non controllare ren-
conomica la gestione ma comporta grossi rischi, allora meglio
curare?
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
4 5
La scuola che cambia
cambiamenti nel mondo della scuola sono tanti e sono in
atto, da qualche anno, con sistematici appuntamenti legisla-
tivi e normativi; inutile ricordare che sono spesso oggetto di
discussione, di preoccupazione nonché di interrogativi
dal punto di vista di chi opera direttamente nella scuola (di-
rigenti, insegnanti, amministrativi, ecc...) sia dal punto di vista
degli utenti: genitori e alunni. La riforma dei cicli e, con
Le righe che seguono sono le risposte che Lettry Vally (attuale
Sovraintendente agli studi della nostra regione, nonché Zé-
lo di Saint-Pierre) ha voluto gentilmente dare al nostro giornale
per questa disponibilità che si è tradotta in un piacevole con-
tributo, grazie anche per il tempo che ha voluto dedicarci in que-
sto prezioso e delicato momento per la scuola valdostana. Un'ulti-
ma osservazione: le domande poste (e conseguentemente le risposte
pur contenendo elementi "tecnici", sono volutamente state conce-
pite per offrire un punto di vista personale che tenesse conto
dell'esperienza, del vissuto, in altre parole che contenesse anche
delle emozioni..., queste ultime, in buona sostanza, non "l'anima"
necessaria per vivere, svolgere una professione, interpretare
uno o più argomenti con equilibrio e consapevolezza.
in modo disordinato, senza preoccuparci di fare brutta fi-
gura, scoprendo peraltro che certe "cose" imparate un po' a memo-
ria, si vedevano proprio lì sull'atlante e una osservazione tirava l'al-
tra, scoprivamo in quel momento di sapere. Le carte tematiche ...
quante Italie c'erano che dicevano "cose" diverse e se ne potevano
fare altre, per dire ancora altre "cose".
La nostra supplente era riuscita a produrre quel contatto con il sa-
pere con gli schemi concettuali trasferibili direbbero i professori
dell'Università, che ha posto in me la base essenziale della curiosità
che ancora oggi mi prende quando entro in una libreria e sfoglio te-
sti di discipline che non conosco.
La dimensione del contatto con il sapere essenziale nel rapporto in-
segnamento - apprendimento era fondamentale nella scuola di ieri
quanto lo è in quella di oggi. Il nocciolo è sempre quello. Oggi gli
strumenti da usare sono straordinariamente più numerosi e la pre-
parazione culturale, tecnologica degli insegnanti deve essere pro-
prio per questo ancora più elevata.
Hai fatto l'insegnante, poi il dirigente scolastico, sino ad arri-
vare all'attuale responsabilità come Sovraintendente agli stu-
di in, in che modo hai vissuto e vivi le fasi di innovazione ed in par-
ticolare questo recente passaggio alla scuola dell'autonomia?
L'autonomia scolastica è uno strumento, non un fine. Deve consen-
tire di fare meglio e più in fretta ciò che a scuola si deve fare. La
scuola non ha con l'autonomia nuovi e diversi fini istituzionali, non
deve inventarne di nuovi ed artificiali, da questo punto di vista non
è cambiato nulla. Deve imparare, deve fare in modo che ogni allie-
vo trovi la strada più adatta a lui, dentro e fuori dalle mura dell'au-
la e quest'ultimo aspetto è forse innovativo. Dalla scuola di tutti alla
scuola per ciascuno si è affermato come uno slogan che condiviso.
C'è un rischio: quello di pensare che quanto si è fatto prima del-
l'autonomia sia di per sé scaduto. Sarebbe un grave e imperdo-
nabile errore, uno spreco ingiustificato, alimenterebbe un senso di
insicurezza improduttivo, aprirebbe un vuoto carico di confusione
e profonde contraddizioni, di anarchia, scalzerebbe l'impegno pro-
duttivo di tanti insegnanti per far posto ai pochi che hanno la pa-
tente dell'improvvisazione, del far poco e male.
A livello personale ho un grande desiderio, forse una necessità: a
mio parere è essenziale arrivare in fretta a regime rispetto alle in-
numerevoli riforme che la scuola ha conosciuto nell'ultimo decen-
nio per dedicare il nostro tempo alla riflessione, alla verifica dei ri-
sultati. È indispensabile gestire, osservare, capire ed è impossibile
se si deve cambiare continuamente.
correzione certamente non sempre condivisibile, non si ponevano
in discussione. Senza dubbio anche allora esistevano i "bravi" e i
meno "bravi" maestri, quelli che godevano di stima e fiducia in-
condizionata e quelli più insignificanti, meno "gettonati" si direbbe
oggi. In genere però tutti mostravano sicurezza nell'esercitare la loro
professione o missione, come appunto si diceva un tempo.
Quanta insicurezza mostrano sempre più frequentemente i nostri
insegnanti oggi, quanto timore o quanta superficialità nell'assu-
mere il ruolo di veri istruttori e di educatori nelle nostre scuole!
Perché è così diffusa la scarsa consapevolezza di voler essere signi-
ficativi per i nostri allievi? Paura della responsabilità, delusione,
amarezza, limiti degli uni e degli altri di fronte ad una professione
che, per sua natura, non potrà mai assumere un carattere impiega-
tizio?
Quanta presunzione, quanta contrapposizione sterile da parte di ge-
nitori, incapaci di comprendere che la scuola non può sostituirsi a
quanto in famiglia quotidianamente si costruisce! Perché non por-
si in condizioni di vero ascolto quando gli insegnanti offrono ai ge-
nitori un'immagine diversa dei ragazzi? Questi brevi tratti merite-
rebbero approfondimenti sociologici che non si possono affronta-
re in poche righe. Da questo punto di vista certamente colgo una
sostanziale diversità.
Per quanto attiene inveree ad un tratto comune alla scuola di oggi e
a quella di ieri vorrei soffermarmi sul rapporto dell'allievo con il
sapere per il tramite dell'insegnante. Avete presente quando si dice
che quell'insegnante sa far amare la materia che insegna? Che cosa
significa questa espressione? Significa innanzitutto che l'insegnan-
te conosce, sa, e ne sa molto più di ciò che insegna, significa che
quando "spiega" non racconta la lezione per filo e per segno ripe-
tendo i suoi appunti preparati diligentemente a casa (capiamoci: è
essenziale il prepararsi, ma non sufficiente!), significa che osserva
i suoi allievi, che cerca e ricerca il modo per essere compreso, per
agganciare chi non "ci arriva". Si tratta di un insegnante che sa sta-
re in silenzio (difficilissimo!), che sa mettersi da parte al momento
giusto per far spazio alla conoscenza, al sapere, perché è proprio il
contatto dell'allievo con il sapere lo stimolo più potente. Si tratta di
quel contatto che l'insegnante ha offerto, ha costruito con pazienza
e determinazione nella classe per tutti gli allievi e per ognuno, sfrut-
tando le opportunità tecnologiche di cui oggi si dispone.
Vorrei portare un esempio che traggo dalla mia esperienza di sco-
lara. Ricorderò sempre l'atlante, quell'indimenticabile atlante volu-
minoso ed ingombrante che la nostra supplente ci ha portato in
classe un pomeriggio (frequentavo la 3° elementare credo), eppure
di atlanti ne avevamo uno che la maestra usava saltuariamente nel-
le lezioni di geografia, non sapevamo forse neanche bene che co-
s'era un atlante, a cosa serviva....forse a sbirciare quel nome del
fiume che non ricordavamo durante l'interrogazione. Quello della
supplente era magico, aveva le foto satellitari di un continente, le
Alpi erano ruvide al tatto, il colore del mare cambiava davvero. Lo
avevamo sfogliato e risfogliato con lei intorno alla cattedra, aveva-
mo saltato le pagine come avevamo voluto, avevamo potuto fare do-
reggole con equilibrio e consapevolezza di
quelle che chiamiamo le "nostre ragioni" sono solo un punto di vi-
sta nel panorama di altri punti di vista... tutti degni di essere rispet-
tati e tutti utili per costruirci nuovi, e più fondati, punti di partenza.
- Ripensando alla tua esperienza di alunna e di insegnante:
quali sono le differenze tra la scuola di allora e quella di oggi?
- Potrei dire e sostenere con la stessa forza che la scuola che ho fre-
quentato come alunna è stata tanto diversa, ma allo stesso tempo
tanto simile a quella che ho conosciuto come insegnante, circa
vent'anni fa, o a quella per cui lavoro oggi come Sovraintendente.
Diversa sicuramente nella considerazione sociale: gli insegnanti, il
direttore didattico, l'apparato scolastico nel suo insieme e le au-
torità; nel bene e nel male esercitavano un ruolo di autorevole rife-
rimento nella comunità, in un momento in cui il disagio scolastico
degli alunni era sicuramente meno rilevante o forse sempre stato
meno conflittuale, perché più accolto, quindi meno problematico
per le famiglie stesse, gli insegnanti si improvvisavano a volte ad
assistenti sociali, interlocutori apprezzati dal Comune e dalla
Parroc_hia.
I metodi di insegnamento, compreso a volte l'abuso di pratiche di
reggiarle quando si constata che sono inefficaci.
La distanza e la separazione tra scuola e società deve essere supe-
rata attraverso atti di corresponsabilità di ogni scuola con la pro-
pria comunità di riferimento. Sono parole che in alcune realtà si
stanno traducendo in azioni concrete ed efficaci.
Dal punto di vista delle norme gli Enti Locali, in particolare modo
le Comunità Montana, hanno oggi il compito di sopprimere, isti-
tuire, trasferire sedi, plessi, unità per quanto riguarda la scuola ele-
mentaria e media funzionanti nel proprio territorio di con-
formità con le istituzioni scolastiche. Queste sono tenute a sviluppare
l'Offerta Formativa (2) sulla base delle esigenze del con-
testo culturale, sociale ed economico del territorio.
L'autonomia della scuola (L.r. n°19 del 26 luglio 2000), così come tut-
te le leggi, certamente fissa principi, definisce funzioni, assegna
competenze che sono esercitate dagli uomini organizzati in istitu-
zioni. L'applicazione delle norme, la realizzazione delle loro poten-
zialità appartiene alla vita, alle azioni dei vari attori coinvolti. È una
quotidianità che deve essere costruita, è un perfezionare o
nuovi e più efficaci rapporti.
Il nostro è un piccolo giornale che aspira a fare della buona
informazione, puoi selezionare, ad uso delle famiglie, quali
dunque elementi che caratterizzano principalmente il tuo riferi-
mento?
La famiglia guarda alla scuola per i propri figli. Quando sono pic-
coli è quella del paese, del quartiere dove il bambino deve sentirsi
membro di appartenere ad una comunità educante con cui
stringe rapporti significativi, durevoli. Il senso del dimensiona-
mento, nelle definizione delle zone di competenza territoriale ri-
spetto alla propria abitazione è proprio questo.
Un diritto-dovere che si sviluppa nell'affrontare i cicli dell'istruzio-
ne che seguono lo sviluppo del bambino e del ragazzo senza assu-
mers_i o scarico di responsabilità reciproche, ma secondo una
visione sostanziale da garantire. Questo è il senso del concetto
di verticalizzazione presente nelle istituzioni di base.
La famiglia guarda alla scuola chiedendo qualità dell'istruzione e
formazione. I nuovi programmi, i nuovi curricoli che la norma-
zione dovrà adattare per la propria competenza statutaria,
devono essere all'altezza delle esigenze del mondo attuale e fornire
le conoscenze essenziali. Tra queste sicuramente la conoscenza del-
l'informatica.
Quando i ragazzi crescono si pone un bisogno di orientamento per
guidare ogni ragazzo verso scelte consapevoli e attente della scuo-
la superiore, del corso di laurea da intraprendere. La scuola deve
offrire il proprio contributo non solo a livello informa-
tivo, ma formativo, non una nuova "materia da studiare" per i gio-
vani, ma un sostegno durante il proprio percorso di studi.
L'ultimo è segnalare alle famiglie una nuova realtà, l'obbligo
scolastico fino ai 18 anni, vale a dire l'obbligo a cui sono sotto-
posti i ragazzi che hanno assolto l'obbligo scolastico a 15 anni di se-
guire un percorso di formazione professionale o di proseguire il per-
corso scolastico o di iniziare il percorso dell'apprendistato.
Germano Dionisi, Vally Lettry
(1) Sostituiscono, per il momento solo per la Scuola di base, i "vecchi" programmi; non si tratta di una sequenza di conoscenze/nozioni/contenuti bensì di una sorta di quadri di
riferimento per ogni singola disciplina che contengono i saperi ritenuti essenziali (che per altro dovranno essere adattati a livello locale) sono previste due ulteriori quadri di
riferimento: uno a livello regionale, l'altro a carico di ogni singola istituzione scolastica. In tal modo si risponde all'esigenza di definire un quadro nazionale di "traguardi
irrinunciabili" unitamente a saperi e competenze che derivano sia dalla specificità sociale e culturale delle regioni sia dalle peculiarità delle singole istituzioni scolastiche.
(2) P.O.F. Piano dell'Offerta Formativa – Documento redatto all'inizio dell'anno da ogni istituzione, indica gli scopi, l'organizzazione, le risorse presenti e quanto altro può essere
utile per far sì che tale offerta sia "qualificata". È, al tempo stesso, un documento informativo ed identificativo per l'utenza. Quest'ultima, sulla base di quanto vi trova (per es.
rispetto a dove iscrivere i propri figli), ma anche di interloquire con la scuola (dirigenti, insegnanti...) con maggiori informazioni e consapevolezza.


Testo Originale Estratto
6
Le Associazioni
nel nostro Paese
Progetto Giovani
Centro Aggregativo
della Comunità Montana
Grand Paradis
D
a circa tre anni ormai
esiste a Saint-Pierre un
Centro Aggregativo del
Progetto Giovani della Comunità
Montana Grand Paradis, gestito,
da due anni a questa parte, dagli
operatori della Cooperativa Sociale Ombre Con L'acca
di Aosta.
Dietro questo nome un po' strano si cela uno spa-
zio aperto a tutte le ragazze ed i ragazzi dagli 11 an-
ni in su, un luogo dove incontrarsi, fare nuove
amicizie e trascorrere il tempo libero, in compagnia
anche di un animatore.
Al Centro si possono fare diverse cose, come ascoltare
musica, guardare film, leggere riviste (per es. Yes, Top
Girl, Focus, Tutto, Musica e la Repubblica, Il Corsivo e La
Vallée), giocare a calcetto, ping pong e a vari giochi di so-
cietà (Taboo, Visual Game, Master Quiz, Risico, Forza
4,...), navigare in Internet, utilizzare il computer...
Si può anche solo stare a parlare con l'animatore o di-
scutere in gruppo con altri ragazzi degli argomenti pre-
feriti.
Vengono inoltrare organizzate attività particolari, come
Fantacalcio, laboratorio di cande-
le, tornei, laboratorio di decora-
zioni natalizie o del centro, feste
di compleanno,...
Ognisabato, per i ragazzi di tutti
e tre i Centri aggregativi (infatti
ne esistono altri due, uno ad Aymavilles e un altro a
Villeneuve) e più in generale della Comunità Montana,
vengono organizzate delle uscite, in Valle (piscina, patti-
naggio, pomeriggi sulla neve, tornei sportivi, orientee-
ring, caccia al tesoro e altri giochi, cinema, discese con i
carretti, feste...) o in regioni limitrofe, in occasione di
concerti (Ligabue a Torino,...), manifestazioni ed espo-
sizioni (es. Motorshow a Bologna, Smau a Milano,...) o
per visitare luoghi di interesse e divertimento (Parco ac-
quatico Le Caravelle a Ceriale, Gardaland,...).
Il calendario delle uscite, mensile, può essere richiesto ai
Centri.
Ogni attività si rivolge ad una particolare fascia di età,
quindi è sempre meglio telefonare prima, per essere si-
curi di poter partecipare!
Chi avesse delle idee, delle proposte da fare, non deve far
altro che venire al centro e parlarne con gli animatori: fa-
ranno di tutto per accontentarlo!
Cosa dire ancora?
Si può aggiungere che i Centri organizzano anche inte-
ressanti corsi. In passato, oltre al corso di murales, sono
stati molto apprezzati quello per Dee-Jay e quello per Web
Designer.
Inoltre, un mercoledì al mese, i Centri sono chiusi per-
ché, dalle ore 15 alle ore 17, gli animatori organizzano at-
tività per i bambini delle scuole elementari presso il sa-
lone polivalente di Saint-Pierre.
È a disposizione un pullmino per il trasporto dei bambi-
ni: per prenotarsi basta telefonare ai centri il lunedì pri-
ma dell'attività, in orario di apertura, e accordarsi con gli
operatori.
Ci si diverte con costumazioni, teatro, percorsi, giochi a
squadre, attività manipolativo-creative...
In compenso, un giovedì sì ed uno no il Centro è aperto
anche la sera, dalle ore 20.30 alle ore 23. In queste serate
vengono proposti tornei, visioni di film e diapositive, ...
pubblicizzati tramite volantini e locandine affisse in pae-
se.
Gli animatori del Centro sono disponibili alla collabora-
zione con persone, associazioni ed enti per l'organizza-
zione di eventi o manifestazioni.
A Saint-Pierre sono state realizzate attività con:
• la scuola elementare di Saint- Pierre. Bambini, inse-
gnanti ed animatori hanno realizzato insieme i co-
stumi per il Carnevale 2000 ed hanno partecipato alla
sfilata per le vie del paese;
• le associazioni di Saint-Pierre, in particolare Spazio Club, con cui
si è preparata la “Prima Festa delle Associazioni”;
• Il Comune di Saint-Pierre, che ha concesso l'utilizzo del salone
polivalente per le attività con i bambini e con cui si sta dialogan-
do per un utilizzo più funzionale della rampa di skate.
Gli animatori hanno anche partecipato alle riunioni per la nascita
della Pro Loco ed organizzato, con i ragazzi, l'inaugurazione della già
citata rampa di skate.
I ragazzi che hanno seguito il corso per Dee-Jay hanno poi animato
una serata durante la Festa del Patrono dello scorso anno.
Per il futuro si cercherà di ampliare ulteriormente i contatti.

Per chi fosse interessato a frequentare il Centro Aggregativo di Saint-
Pierre o avesse idee o progetti da proporre, aggiungiamo che il Centro
si trova in Via Corrado Gex, 2 (sopra la Biblioteca, c/o Casa Centoz
Tel.: 0165/909033 ) e che è aperto nel seguente orario:

(Gli animatori del centro)

ORARIO:
Lunedì:
ore 14.30 - 17.00
Martedì:
ore 14.30 - 17.00
Mercoledì:
ore 15.00 - 18.00
Giovedì:
ore 17.00 - 19.30
sera: (una settimana si ed una no)
ore 20.30 - 23.00
Venerdì:
ore 15.00 - 18.00

Gli altri Centri Aggregativi della Comunità Montana Grand Paradis
si trovano a: VILLENEUVE, Piazza Assunzione, 15 (Telefono: 0165/920035)
ORARIO:
Lunedì:
ore 17.00 - 19.30
Martedì:
ore 14.30 - 19.00
Mercoledì:
ore 14.30 - 19.00
Giovedì:
ore 15.00 - 17.00
Venerdì:
ore 15.00 - 18.00
sera: (una settimana si ed una no)
ore 20.30 - 22.30

AYMAVILLES, Località Saint-Leger, 1 (Telefono: 0165/902878)
ORARIO:
Lunedì:
ore 15.00 - 19.00
Martedì:
ore 15.00 - 18.00
Mercoledì:
ore 15.00 - 18.00
Giovedì:
ore 15.30 - 18.00
sera: (una settimana si ed una no)
ore 20.30 - 23.00
Venerdì:
ore 14.30 - 19.00
7

...IL meraviglioso mondo degli
insetti, questo sconosciuto...

È un'affermazione molto banale, ma la questione è “seria”: gli in-
setti hanno colonizzato tutta la Terra, ad esclusione dei mari,
ma sono gli esseri viventi che più temiamo: la maggior parte
delle persone prova un profondo senso di ribrezzo nei confron-
ti di questi bellissimi animali (lo penso veramente, sono meraviglio-
si...quasi tutti).
Ogni giorno abbiamo a che fare con questi invertebrati, li troviamo ovunque:
mosche, zanzare, maggiolini, coccinelle, tarli del legno, pidocchi, farfalle, api,
formiche, tutti appartengono alla classe degli Insetti, gruppo che fa parte del
phylum degli Artropodi insieme agli Aracnidi (i ragni), ai Miriapodi (i mil-
lepièdi) e ai Crostacei (i gamberetti che mangiamo con la salsa cocktail sono
parenti abbastanza stretti delle cavallette!); insieme racchiudono circa i due
terzi delle specie animali viventi. Gli insetti si differenziano dalle altre classi
per avere il corpo suddiviso in tre parti, capo, torace e addome, tre paia di
zampe (anziché quattro) e due paia di ali attaccati al torace.
Grazie alla loro vitalità, la loro particolare costituzione, la loro grandissima
facilità di adattamento all'ambiente e di conquista di nuovi territori, li tro-
viamo ovunque, dal polo all'equatore, anche dove la maggioranza degli al-
tri animali non potrebbe sopravvivere. È piuttosto facile capire che l'uomo
si è trovato sempre a contatto con questi piccoli esseri: ha utilizzato il loro
lavoro (ad esempio con le api), ma molto più spesso ha dovuto considerar-
li come nemici, peraltro molto temibili e agguerriti, e difficili da combatte-
re con successo. Insidiano le coltivazioni, i magazzini di derrate alimentari,
le biblioteche, la stessa salute dell'uomo. Nella maggior parte dei casi ven-
gono contrastati con mezzi chimici, spesso dannosi per l'uomo, per l'am-
biente e per una numerosa schiera di parassiti e predatori (altri insetti, ra-
gni, vermi, ecc.) nemici degli insetti dannosi.
Nella nostra zona sono tre le specie dannose che troviamo più facilmente:
gli afidi, i maggiolini e le dorifore.
Gli afidi (appartamenti all'ordine dei Rincoti) sono piccoli insetti caratte-
rizzati dall'apparato boccale pungente e succhiante, utilizzato per estrarre
la linfa delle piante: si può assistere ad una caratteristica manifestazione,
l'abbondante produzione di «melata», la sostanza appiccicosa che si trova
sulle foglie delle piante infestate, costituita da acqua e zuccheri, che viene
spesso utilizzata dalle api e dalle formiche. Gli afidi hanno uno speciale
modo di riprodursi: i maschi appaiono solitamente una volta all'anno, in
autunno, per accoppiarsi normalmente con le femmine; tuttavia esistono
diverse generazioni (in estate si può arrivare anche ad una alla settimana)
durante il corso della stagione che vengono date alla luce dalle femmine sen-
za accoppiamento (riproduzioni partenogenetiche). Gli afidi sono solita-
mente specializzati nello scegliere i loro ospiti: troviamo, ad esempio, gli afi-
di dei cavoli, quelli verdi delle rose, quelli neri dei fagioli e dell'insalata. La
dannosità è legata soprattutto alla incredibile velocità con cui riescono a
moltiplicarsi nelle forme partenogenetiche e quindi alla capacità molto ele-
vata di indebolimento delle piante.
Per combattere questi insetti si utilizzano prevalentemente prodotti chimi-
ci: un metodo molto efficace e per nulla pericoloso per la salute è quello di
immergere piante di ortiche in acqua, farle macerare per alcuni giorni e poi
bagna-re le piante infestate con questa acqua. Non sono da di-
menticare numerosi nemici (insetti anch'essi) che possono aiutare le no-
stre coltivazioni: le coccinelle, alcune specie di mosche, alcune specie di ve-
spe ecc.
I maggiolini sono insetti sconosciutissimi, che affliggono le piante sia sotto
terra che nelle radici. Sono insetti appartengono all'ordine dei Coleotteri e i cui adulti sono
dotati dalla struttura inconfondibile, con le ali anteriori (elitre) in-
dure che coprono quelle posteriori; l'apparato boccale è sempre mastica-
tore, sia negli individui adulti che in quelli giovani. Tra i coleotteri, oltre ai
maggiolini, troviamo tutti quegli insetti «duri», ad esempio le coccinelle, gli
scara-bei, i cervi volanti, i tarli del legno, ecc.
I maggiolini (Melolontha Melolontha L.) adulti li troviamo ovunque verso la
primavera, quando verso il tramonto, usciti dal terreno, volano verso
dove si nutrono con voracità delle foglie. Dopo circa 10 - 12 giorni
zione, durante i quali avvengono gli accoppiamenti, le femmine
dal terreno e depongono in media 20 - 25 uova a circa 20 cm di
tà. Le piante più colpite dagli adulti sono gli ippocastani, i carpini,
noci e i pioppi neri. Le larve nascono all'inizio dell'estate e si nu-
principalmente di radici: sono particolarmente attive nel 2° anno e
no la maturità nel 3° anno; d'inverno scendono negli strati profon-
no.
Già hanno molti nemici: gli storni sono attivi predatori degli adul-
le larve sono spesso catturate dai merli, dai topi e dalle arvicole.

Christian Chioso


Testo Originale Estratto
8
Champrétavy
9
ta una vasca e per trasportare il materiale fu fatta una teleferi-
ca. Il costo di questo impianto fu di lire 1.200.000 ed il 50% fu
pagato dalla Regione. Tutto il lavoro manuale fu però a carico
degli interessati.
L'unico mezzo di comunicazione col resto del paese era la mu-
lattiera che passa a Bachod e veniva percorsa, oltre che dagli
abitanti dei villaggi alti di Saint-Pierre, anche da quelli di Saint-
Nicolas che la percorrevano per andare ad Aosta. La strada car-
rozzabile che collega Champrétavy con la regionale per Saint-
Nicolas fu costruita nel 1957 e fu la prima del comune di Saint-
Pierre. Venne fatta a corvées e richiese circa 240 giornate lavo-
rative. Tutti quelli del villaggio, chi più, chi meno, diedero del-
le giornate. Chi poteva andare a lavorare lo faceva lui stesso, chi
non poteva pagava.
Ogni giornata costava 1500 lire. Il "capo" del cantiere era il
Signor Chappuis René di Rumiod il quale portava il conteggio
delle ore in Comune che emetteva il mandato per pagare gli
operai.
Il villaggio non aveva grandi boschi, ma non mancava il legna-
me in quanto in ogni prato c'erano frassini ed altre piante. Vi
erano anche alberi da frutto: meli, susini, albicocchi e fichi. Il
Signor Gerbore, in particolare, aveva la passione per gli alberi
da frutto e gli piacevano tutte le novità.
I bambini scendevano a scuola a Bosses o alla Charrère nei pri-
mi anni, poi al borgo in IV e V.
In tempo di guerra anche Champrétavy ebbe i suoi momenti
duri. Infatti ben 11 giovani andarono in guerra e rimasero lon-
tani per un totale di 47 anni. Mi pare interessante riportare l'e-
lenco fatto dal Signor Baravex:
Rumiod Serafino classe 1908 anni 2
Duet Ottavio classe 1910 anni 3
Barmaverain Francesco classe 1914 anni 5
Tiblet Luciano classe 1915 anni 6
Tiblet Angelo classe 1916 anni 9
Tiblet Giovanni classe 1919 anni 6
Tiblet Maturino classe 1921 anni 3
Carlin Augusto classe 1921 anni 3
Baravesc Emilio classe 1921 anni 3
Rumiod Desito classe 1911 anni 5
Mondeb Ruggero classe 1923 anni 2
Nel periodo della Resistenza il villaggio rischiò di essere bru-
ciato dai fascisti che cercavano il nascondiglio di alcuni parti-
giani; nel 1944 vennero a cercare dei muli per il trasporto di
merce e n'erano solo due: uno non fu trovato, l'altro, vec-
chio, venne preso in cambio di un cavallino che però non vale-
va molto.
Una sola volta tutte le case del villaggio furono vendute, o
per il trasferimento degli abitanti o dopo la morte dei proprie-
tari; dopo un periodo di quasi abbandono, è stato in parte
ricostruito.
Ha una popolazione stabile, delle belle case, ma gli mancano
i bei giardini ed i fiori che si vedevano tanti anni fa.
Chissà, forse, col tempo...
Vanda Champrétavy
Champrétavy è si-
tuato a 956 mt. sul
livello del mare e
dista poco più di 10 minuti
dal borgo di Saint-Pierre. È
un villaggio molto ben
esposto, di fronte alle Valli
di Rhêmes, Savara e Cogne.
In basso lo sguardo giunge
fino in fondo alla piana di Aosta e oltre. Alle spalle vi sono
prati e boschi che culminano con il piano di Rumiod.
Ci troviamo a parlare di Champrétavy con gli ultimi “indigeni"
del posto: la Signora Denise Gerbore ed il Signor Emilio
Baravex. Entrambi sono nati e vissuti qui per buona parte
della loro vita e ne parlano con l'affetto e l'amore che sempre
lega un valdostano al suo luogo d'origine.
All'epoca in cui i nostri ospiti erano bambini (1919 – 192?)
il villaggio era molto popolato. Vi erano le famiglie: Rumiod
(quattro fratelli) Amedeo, Eliseo, Giuseppe e Camillo – Rumiod
Alfonso (soprannominato Paysan)
– Henry (soprannominati Metsou) Nando, Felicita, Giuseppe
e Pelagie
– Lale Murix Antonio e Maria – Duet Pacifico e famiglia
– Duet Isaia e famiglia – Barmaverain
– Berard Antoine – David Celestino
Alcune di queste famiglie avevano malghe e case a Vetan e Nus e
di lì scendevano qui solo per i lavori stagionali e durante l'in-
verno, mentre le altre vivevano stabilmente nel villaggio. Molti
erano sposati e quindi i bambini erano pochi. Alcune famiglie
in seguito, si sono stabilite nel villaggio per matrimonio o per
altre ragioni. Ad esempio: i Baravex erano originari di Nus, i
Mordet giunsero da Sarre nel 1928 e i Tiblet nel 1932 da Saint-
Christophe.
La principale attività del luogo era l'agricoltura, anche se
venivano disdegnati altri lavori come muratore, falegname,
Nel nostro viaggio attraverso
Saint-Pierre questa volta siamo
approdati a Champrétavy,
un villaggio posto in uno
dei luoghi più belli del paese
tricista, calzolaio. Il Signor
Gerbore, ad esempio, visse
molti anni a Parigi dove fa-
ceva il taxista. La vita era
quella tipica di ogni villag-
gio di montagna e collina.
Buona parte del terreno (che
comprende la regione di Caillet fino al torrente che separa Saint-Pierre da
Saint-Nicolas e la parte in basso fino a Bachod) era coltivata a
prati, campi e vigne (il nome stesso del villaggio lo dice). I cam-
pi, in particolare, erano molto fertili e vi si coltivava frumento
e segale. I vigneti producevano bene, anche se il vino ottenuto
non era ottimo. Veniva in parte venduto o meglio, scambiato
con altri prodotti dei paesi vicini, della Valgrisenche in parti-
colare.
Tutti allevavano mucche per produrre latte e formaggio; non
essendovi latteria turnaria si portava il latte in casa ora di uno
ora dell'altro. Per “registrare" la quantità di latte veniva usato
un metodo di cui sentiamo parlare per la prima volta nel no-
stro paese. Veniva usato un bastone diviso in due parti: da un
lato si segnavano i chilogrammi e dall'altro gli ettogrammi. Il
metodo di registrazione consisteva nell'incidere col coltello il
peso in numeri romani... Una volta esaurito lo spazio si cam-
biava bastone e per cancellare si raschiava la cifra precedente.
Qualcuno suggerì l'uso di un quaderno o di un “pezzo di car-
ta", ma la cosa non piaceva alla maggioranza per cui il metodo
del bastone rimase in vigore fino al 1938 quando gli abitanti del
villaggio chiesero di diventare soci della latteria di Alleysin.
Venivano conferiti circa 600 litri al giorno. I contadini di
Champrétavy dovettero pagare 1000 lire per entrare nella so-
cietà della latteria e con quei soldi fu acquistata una caldaia da
600 litri in quanto quelle precedenti, da 400 e 500 litri, non era-
no più sufficienti. Ogni famiglia doveva poi portare una caldaia
più piccola, per far riposare il latte, che veniva restituita alla fine
della stagione. Ognuno portava il proprio latte con la brenta.
Nel villaggio si faceva il pane nei piccoli forni casalinghi oppu-
re si scendeva alla Charrère.
Allora il pane costava 1 lira e cinquanta centesimi al chilo pari
ad un'ora di lavoro.
I prati e le vigne erano irrigati con l'acqua del ruscello di
Bressan che era regolato in modo turnario a seconda delle ne-
cessità dei villaggi. Generalmente si cominciava ad irrigare in
basso poi a Bressan. Per evitare camminate inutili o spreco d'ac-
qua infine si divise l'acqua in modo che una settimana si irri-
gasse in basso ed una in alto. Sotto Champrétavy scorreva un
ruscello chiamato “ruscello delle vigne”. Aveva la presa nel tor-
rente di Vetan, scorreva dietro Bachod e rimaneva in funzione
da S. Bernardo a S. Lorenzo, periodo in cui le vigne necessita-
vano di acqua. Il tracciato esiste ancora anche se il ruscello non
è più utilizzato. Entrambi i ruscelli erano intrattenuti ogni pri-
mavera con delle corvées. Negli anni '60 – '61, per esigenze di
lavoro, alcuni abitanti di Champrétavy decisero di costruire un
impianto d'irrigazione a pioggia. Sotto Bressan venne costrui-
I 27 dicembre dello scorso anno
il Presidente della Repubblica
ha insignito il signor Giuseppe Borre
dell'onorificenza di
«Ufficiale al merito della Repubblica Italiana».
Al nostro Giuseppe
i complimenti della redazione.
Alleysin, febbraio 2001
L'inverno è quasi alle porte e il periodo non è quello in cui tradi-
zionalmente si uccide il maiale per la classica "Betzerie".
L'ambiente invece riporta il tempo indietro di circa quarant'anni,
di più la mia memoria non permette.
Nell'aia alcune carrucole ancora appese ai travi, attrezzi da macel-
leria appena puliti, un paio di mastelli contenenti qualche ossa la-
sciano intendere che all'interno la lavorazione è già a buon punto.
Alcuni scalini in pietra e la porta si apre su un "viou peglio".
Alcuni oggetti foresti tradiscono la natura di un giramondo pa-
drone.
Il tempo è fermo e gli stessi presenti, pur di oggi, sembrano aver
assorbito l'età delle pareti.
Lavorano in silenzio, ognuno ha il suo d'affare mentre nella stan-
za accanto, adibita a cucina, alcuni pentoloni liberano fragranti va-
pori per una festa che verrà.


Testo Originale Estratto
10
Bilanico di Previsione Pluriennale
Gestione Centro Sportivo
Servizio in Assuntoria
Servizio di pre-scuola
BILANCIO DI PREVISIONE PLURIENNALE
Il Consiglio comunale del 29 gennaio scorso ha ap
provato il Bilancio di Previsione Pluriennale. Il Documento Contabile,
redatto della Relazione Previsionale e Programmatica, prevede un
pareggia in lire 14.547.284.138 e per il triennio 2001-2003 un disavanzo di L.
39.755.865.946. La principale novità, rispetto agli anni
scorsi, è
dovuta all'entrata in vigore dell'applicazione della nuova normativa
regionale in materia di contabilità per gli Enti Pubblici, la qua
le ha comportato notevoli difficoltà organizzative ed anche dal punto di vista informatico.
Riguardo alle entrate, l'Amministrazione comunale si è impegnata
a non aumentare le aliquote dei tributi e le tariffe per la fruizione
di servizi; unica eccezione, la TA.R.SU. (Tassa Rifiuti Solidi
Urbani), per raggiungere il grado di copertura del costo del servizio previsto dal
"Decreto Ronchi". Le entrate tributarie risultano in linea con gli
anni precedenti e sono rappresentate principalmente dalle entrate ICI (800
milioni di lire, circa il 73% delle entrate tributarie) e dalla tassa
di raccolta e smaltimento rifiuti urbani (circa il 20%). Il trasferimento
regionale annuale per la finanza locale (2411 milioni) rappresen
ta mediamente il 40% delle spese correnti ed il 60% dei trasferimenti
correnti. Altra voce importante delle entrate è il trasferimento re
gionale (990 milioni) vincolato per servizi d'assistenza, che rappresenta il 25% dei trasferimenti correnti.
Le spese correnti rappresentano il 54% delle spese totali e dimostra
che il Comune di Saint-Pierre, seppure notevolmente impegnato a fornire
servizi agli abitanti, non disdegna nuovi investimenti in conto capitale,
finanziati per circa il 47% con l'accensione di nuovi mutui e saliti,
rispetto al 2000, del 55%. L'aumento, rispetto l'anno precedente, di circa
l'8,5% delle spese
correnti è dovuto all'applicazione del nuovo contratto del comparto
unico del pubblico impiego e alla crescita (in termini ed efficienza)
dei servizi, in particolare quelli della Comunità Montana.
Ma elenchiamo i principali progetti previsti, con importanza
di bilancio assegnata, per l'anno in corso: dalla gestione
d'Amministrazione Generale, tra gestione di personale, municipio
e manutenzione di fabbricati, saranno spesi di tre miliardi e 100
milioni di lire. Tra questi, la "fetta" più importante è impegnata per
la gestione del personale della Microcomunità. Circa i contributi
ad Enti ed Associazioni, non si dimentica il livello di promozione
turistica, l'occhio di riguardo per la Pro Loco e per il Consorzio
Gran Paradiso Natura, la collaborazione con il Museo Regionale di
Scienze Naturali per l'organizzazione di mostre e manifestazioni.
Quasi 800 milioni di lire, destinati al settore Istruzione (gestione
istruzione prescolastica e primaria, Asilo Nido, scuola Materna, Consorzio
Intercomunale Assistenza e Trasporto Scolastico, assistenza scolastica).
Sport e Cultura (gestione Biblioteca che, anche quest'anno, riserverà
gran parte delle risorse al laboratorio teatrale).
Si sfiorano i due miliardi, invece, per le spese riguardanti la
Viabilità, il Territorio e l'Ambiente; il programma, nel dettaglio,
prevede la manutenzione delle strade, della segnaletica, della
nell'illuminazione pubblica e delle aree verdi, il servizio idrico
(acquedotto, rete fognaria, depurazione), la gestione rifiuti e assetto
territoriale (con priorità assegnata all'adeguamento del P.R.G.C.
al Piano Territoriale Paesistico ed al Servizio di Gestione della
Promozione Occupazionale, per la riproposizione dei lavori di pubblica
utilità).
Abbiamo poi gli Interventi nel Campo Sociale (319 milioni circa),
con servizi per anziani, minori, cimiteriali.
Infine, parte più cospicua ed interessante della spesa, gli
Investimenti (7575 milioni circa); i principali riguardano la pro
secuzione della progettazione (150 milioni) della Palestra poliva
lente, la bonifica (55 milioni), già ultimata, del quarto campo del
Cimitero, l'acquisto (30 milioni) di contenitori per i rifiuti, l'ade
guamento antincendio (300 milioni) della Microcomunità, l'inca
rico per la progettazione (36 milioni) di un nuovo innesto sulla
S.S. 26, la messa a norma (300 milioni) della segnaletica verticale
e cartellonistica, ma soprattutto la riqualificazione (5140 milioni),
a seguito degli eventi alluvionali, della strada di Orléans, Jeanton
e Bressan.
GESTIONE CENTRO SPORTIVO
Dall'inizio di quest'anno, il Centro Sportivo di località Prieuré ha
cambiato gestione. Al signor Claudio Valenti, impossibilitato a con
tinuare l'attività per motivi di salute, è infatti subentrata l'U.S.
Saint-Pierre che, grazie ad una convenzione con il Comune, per un
quinquennio si occuperà dell'intero impianto (campo da calcio,
bocce, tennis, giochi per bimbi, struttura per il roller e, natural
mente, bar).
SERVIZIO IN ASSUNTORIA
Su richiesta degli abitanti delle frazioni alte, dal 1° marzo scorso è
operativo un servizio di scuolabus per 8 bambini, residenti nel no
stro Comune, precisamente a Vetan, Meod, Homéné, e frequentanti
le Scuole Elementari (Saint-Nicolas) e Medie (Villeneuve). Il tra
sporto, tramite Ducato a nove posti, si articola su tre "giri" gior
nalieri : mentre il primo non riguarda alunni di Saint-Pierre, del
secondo usufruisce l'unico rappresentante del nostro paese,
se iscritto alla Media Inferiore; il terzo tragitto, invece, serve 7 bim
bi delle Scuole Elementari e "tocca" le località di Vetan, Homéné,
Meod, Rumiod e Rossan. Il servizio, frutto di una convenzione tra
i Comuni di Saint-Pierre e Saint-Nicolas, la Regione e la Comunità
Montana, è in fase sperimentale e, proprio perché può essere al
largato anche alla popolazione della zona (in caso di disponibilità
di posti), viene denominato " servizio in assuntoria ".
SERVIZIO DI PRE-SCUOLA
Richiesto da alcuni genitori, consiste nell'accoglienza e nell'in
trattenimento, davanti alle Scuole Elementari e prima dell'inizio
delle lezioni mattutine, dei bimbi da parte di un assistente. Doppia
la finalità del servizio : venire incontro alle esigenze delle famiglie
obbligate, per motivi di lavoro, a condurre i figli a scuola prima
dell'apertura della stessa e, nello stesso tempo, garantire il con
trollo dei bambini grazie alla supervisione di una figura profes
sionale nel campo pedagogico.
Denny Cogaein
La pagina
Amministrazione
comunale
Intervista
al dottor Caprani,
farmacista
in Saint-Pierre
È arrivata
la farmacia!
opo anni di tentativi, ricorsi al T.A.R. e difficoltà le
gate ad interpretazioni legislative, l'Amministrazio
ne comunale ha vinto la guerra: Saint-Pierre dispone
finalmente, dal 5 febbraio scorso, di una farmacia! Un
servizio essenziale per un paese dal simile bacino d'utenza e, per
di più, in continua espansione demografica. Una struttura desti
nata a diminuire i disagi di molte persone, soprattutto anziane, fi
nora obbligate a trasferte in altri centri per acquistare le necessa
rie medicine. Un punto di riferimento, in prospettiva futura, per
lo sviluppo socioeconomico di Saint-Pierre. Anche, non dimenti
chiamolo, la comparsa di una nuova figura professionale, il far
macista appunto, destinata inevitabilmente ad entrare nel novero
dei "personaggi" (penso al Parroco, al Sindaco, al Giornalaio...
a tutti coloro i quali sono portati a contatto con il pubblico dal
l'attività che svolgono) della nostra comunità. Per questi motivi,
a due mesi circa dall'apertura, siamo andati a conoscere il Dottor
Vittore Caprani, titolare dell'esercizio in questione, il quale si è
sottoposto volentieri ad una serie di domande.
Dottor Caprani, Lei proviene da....
Sono nato a Como 50 anni fa. Ho sempre lavorato in quella zona. A
Saronno ho diretto farmacie comunali per un ventennio.
La sua famiglia si è stabilita con Lei a Saint -Pierre?
Al momento no. Più avanti, in ogni modo, mia moglie e mio figlio
mi raggiungeranno.
Ci parli della struttura.
Ubicata ad Etavel, nei locali dell'ex pub Crapaud, è composta da due
locali, quello adibito alla vendita ed il "retro", senza dimenticare il
magazzino-laboratorio sotterraneo. Per ora non mi avvalgo di per
sonale, faccio tutto da solo.
Il motivo, se esiste, per il quale ha scelto il nostro paese?
Per le mie vacanze, frequento la Valle da vent'anni. La trovo stu
penda! Non conoscevo bene Saint -Pierre ma mi sembrava (e non
mi sono sbagliato) il posto migliore tra quelli in cui avevo l'oppor
Mi parli della frequenza della clientela, o delle
attività che svolge, ed infine dei suoi programmi per il futuro.
Da qualche mese che ha aperto l'attività?
Più o meno due mesi. La frequenza è notevole e in continuo aumento,
grazie ad una continua campagna di informazione svolta insieme ad alcuni
entri vicini, i quali sono stati portati a contatto con il pubblico dal
l'attività che svolgono nella nostra comunità. Abbiamo organizzato inoltre
un incontro per la popolazione, aperto a tutti, per spiegare cos'è una farmacia
e le sue molteplici funzioni.
Per i primi due mesi, ho ricevuto mediamente quaranta visitatori al giorno.
Il motivo per il quale ha scelto il nostro paese?
Per le mie vacanze, frequento la Valle da vent'anni. La trovo stu
penda! Non conoscevo bene Saint-Pierre ma mi sembrava (e non
mi sono sbagliato) il posto migliore tra quelli in cui avevo l'opor
tunità di aprire l'attività. Anche con gli abitanti ho un ottimo fee
ding, e ho trovato luoghi comuni quelli che vi definiscono "un po' chiusi";
al contrario, sono persone aperte, educate, oneste e molto socievoli.
Come risponde la popolazione: ha risposto alla novità?
Direi di sì, anche se l'abitudine di recarsi a Villeneuve non è ancora
scomparsa del tutto. Ricevo mediamente quaranta visite al giorno.
Dopo il numero che mi aspettavo per i primi mesi, durante i
quali mi sono fatto un'idea precisa dei momenti di maggiore af
fluenza. Conseguentemente ho deciso leggere modifiche degli ora
ri, proprio per venire incontro alle esigenze della clien
tela. Devo anche aggiungere che, settimana dopo settimana, le pre
ferenze risultano in crescita costante.
È la struttura ubicata in una zona di maggior passag
gio?
Certamente ne trarremmo vantaggio tutti, utenti compresi.
Diciamo che quella di spostare l'attività in un punto strategico del
paese, come quella della Statale o nella centrale via Libertà, è un'ipo
tesi che non ho mancato di considerare. Attualmente lo ritengo un
discorso ancora prematuro. Qui a Etavel si vive, certo, anche se noto
la mancanza di altri esercizi commerciali che potrebbero fare da
traino". Al momento no. Più avanti, in ogni modo, mia moglie e mio figlio
co, saremmo più facilmente raggiungibili. Vedremo!
Nuovi Orari di apertura della Farmacia
MATTINO
POMERIGGIO
LUNEDI CHIUSO 15,30 – 20,00
MARTEDI 8,30 – 13,00 15,30 – 19,30
MERCOLEDI 8,30 – 13,00 15,30 – 19,30
GIOVEDI 8,30 – 12,30 15,30 – 20,00
VENERDI 8,30 – 13,00 15,30 – 19,30
SABATO 8,30 – 12,30 CHIUSO
Telefono 0165/903150
Denny Cogaein
11
Gli alpini in festa con gli ospiti della Microcomunità
Gli alpini della Microcomunità hanno organizzato la tradizionale "Operazione Stella
alpina" a favore degli ospiti della Microcomunità per anziani del nostro Comune.
Il 21 dicembre in sede, alla presenza degli amministratori, del capogruppo Claudio
Giri, hanno consegnato un televisore e alcuni attrezzi di cucina. Questa iniziativa
fa parte di un progetto più ampio e ambizioso, che prevede la realizzazione di un
mercato natalizio e di altre manifestazioni per la raccolta di fondi a favore della
Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM). Il ricavato dell'operazione è
 destinato a sostenere le famiglie colpite dall'alluvione dell'ottobre 2000. 
Una bella iniziativa di solidarietà che dimostra la sensibilità e la generosità della nostra comunità.


Testo Originale Estratto
12
I libri
e le attività
della biblioteca
comunale
in biblioteca trovi:
Come utilizzare un villag-
gio abbandonato, trasfor-
mandolo in spazio per un
piccolo evento in grado di
calamitare l'attenzione di
turisti e residenti?
È la domanda che si sono po-
sti i componenti della
Commissione di gestione
della biblioteca. La risposta è sta-
tare uno spazio scenico, nel quale rappresentare il consueto
spettacolo finale del corso di recitazione? Germano e Iole
hanno buttato l'amo, Paola Corti ha abboccato.
È iniziato in questo modo un progetto che avrà il suo culmi-
ne nei primi giorni di giugno, quando i nostri "piccoli, medi
e grandi attori" (non è un giudizio sul talento, ma una sud-
divisione in base all'età) calcheranno la scena di Verrogne,
facendolo rivivere anche solo per un giorno. Con un atout
in più: lo spettacolo è assolutamente originale, ed è stato
scritto "di loro pugno" dai ragazzi che, ormai da sei anni, sono
"vittime" degli insegnamenti e degli esperimenti di Paola.
Verrogne tornerà alla vita grazie a personaggi che rappre-
sentano l'anima di questo luogo, i suoi ricordi, oppure che ri-
chiamano fortemente la natura. Non mancano (e come po-
trebbero, considerato il fatto che ormai da anni, tutti i nati dalla fantasia degli autori ma ispi-
rati a chi il villaggio lo ha abitato per davvero. Il risultato è
una vera e propria ode al villaggio, "un sogno di pomeriggio
di mezza estate".
Il laboratorio
teatrale:
il 2° Gruppo
Un grande e sincero "grazie" deve andare a chi si sta muo-
vendo per consentire che questo progetto, dalla carta su cui
è stato scritto, diventi realtà: la Pro Loco di Saint-Pierre, che
offrirà da bere e da mangiare alla fine dello spettacolo, i mu-
La pagina
della Biblioteca
sicisti, i ballerini e i cori-
sti che accompagneran-
no la rappresentazione (e
che già stanno compo-
nendo brani originali!),
ai genitori che non si
sono tirati indietro di
fronte alla possibilità di
"dare una mano". E non
da ultimo il Comune, senza il quale iniziative di questo ge-
nere non sarebbero davvero possibili. Un bel modo di met-
tere alla prova un gruppo di giovani che, da sempre, ha di-
mostrato di possedere capacità artistiche e creative davvero
singolari. Vi aspettiamo tutti.
Lo spettacolo Ode al villaggio si terrà a Verrogne in data 16
giugno alle ore 17 con la replica nel mese di agosto in data
da definire.
LIBRI NOVITA'
FIGLI DEL NILO di W. Smith
HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO di J. Rowling
RISPONDIMI di S. Tamaro
L'ULTIMO DISTRETTO di P. Cornwell
BAUDOLINO di U. Eco
LA SCOMPARSA DI PATO' di A. Camilleri
NATI DUE VOLTE di G. Pontiggia
CODICE A ZERO di K. Follett
UNA CROCIERA di C. De Marchi
GAS ESILARANTE di P.G. Wodehouse
LA LUCE DELLA FOLLIA di D. Picouly
QUANDO LE DONNE SI ALZARONO IN VOLO H. Humphreys
CARNE E SANGUE di M. Cunningham
DOVE UNA VOLTA C'ERA IL PARADISO di C. Franz
AMOR DI CORSICA di S. Tomassini
TE LI DO IO I TROPICI di Paco Ignacio Taibo II
AHI, PALOMA di R. Loy
IL FRATELLO PERDUTO di H. Treichel
FONDO VALDOSTANO
È disponibile la seconda raccolta di Il messager valdôtain degli
anni 1948 al 1959.
I LIBRI PIÙ RICHIESTI
È ancora Andrea Camilleri lo scrittore più amato, seguito dalla
Tamaro, Wilbur Smith e Ken Follett e sull'onda del film Annibal,
Chocolat e La tempesta del secolo.
LIBRI PER RAGAZZI
Lo straordinario successo di Harry Potter ha coinvolto anche i
nostri giovani lettori, seguito dall'intramontabile Roald Dahl
che, con il suo Le streghe, ha convinto anche i lettori più svogliati.


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 6 n° 2
Agosto 2001
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.
Verrogne
Villaggio di Saint-Pierre
mt. 1535


Testo Originale Estratto
2
Intervista con la
professoressa
Maria Teresa
Brunod
Grazie e...
arrivederci
Racccontami qualcosa di questa
istituzione? Iniziamo con un po'
di storia della scuola, che, per al-
tro, coincide con
la tua storia di
dirigente
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Christian Chioso, Denny Cognetn,
Germano Dionisi, Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
bibliostpierre@netvallee.it
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
Questa intervista doveva essere la seconda
puntata sulla scuola che cambia, argomen-
to affrontato in prima battuta nel numero
precedente con la Sovrintendente ma, due
episodi hanno modificato le intenzioni: il
primo è riferito alla situazione politica na-
zionale, è cambiato il governo e l'attuale
ministro ha deciso di "congelare" quasi tut-
te le innovazioni previste, quindi, senza
esprimere giudizi, pur conservando un'opi-
nione personale, tanto vale aspettare; il se-
condo è che la "Preside" Maria Teresa
Brunod ha deciso che era ora di andare in
pensione. Non potevamo non salutarla...
non potevamo non ringraziarla. E allora si
spiega perché una piccola citazione di
Buber in apertura: chi l'ha conosciuta, chi
ha collaborato con lei sa quanto abbia svol-
to quotidianamente con "santa intenzione"
l'opera professionale che aveva scelto per
la sua vita e soprattutto sa quanto abbia
cercato "sotto la stufa" valorizzando per-
sone e situazioni, probabilmente a comin-
ciare dalla moltitudine di alunni di cui, a di-
verso titolo, si è occupata e per cui si è
preoccupata. Come biblioteca, infine, ab-
biamo sempre avuto, in lei e negli inse-
gnanti della sua istituzione, interlocutori at-
tenti e disponibili.
Anche d'anche penetrassimo
i segreti superiori,
la nostra partecipazione reale
all'esistenza autentica
be minore di quando,
la vita quotidiana, svolgiamo
con santa intenzione
l'opera che ci spetta.
È sotto la stufa di casa
che è sepolto il nostro tesoro.
(Martin Buber, Il cammino dell'uomo,
Edizioni Qiqajon, 1990)
Mi pare di capire che le nuove
molano, non temi le innovazioni e le
sfide organizzative.
Sì, le novità mi stimolano e si sono
Per il preside è fondamentale la valutazione, avvi del
ficoltà, sia con l'utenza sia con gli
enti. In territori come questi forse
è più facile fare delle analisi: si co-
nosce maggiormente il contesto.
Diciassette anni non sono pochi,
come hai visto cambiare nel
tempo gli alunni, i genitori e gli
insegnanti?
Rispettto agli insegnanti
devo dire che c'è ancora un buon
nucleo originario, che ha vissuto
l'esperienza sin dall'inizio e, in ge-
nerale, abbiamo fatto un grosso
percorso professionale; per esem-
pio abbiamo scelto e deciso insie-
me le formazioni e gli aggiorna-
menti per riuscire a rispondere meglio alle innovazioni proposte?
valutazione, avvi dell'autonomia (se ne parla dal '90) bilingui-
smo, continuità... Gli alunni sono completamente diversi, sono
passate quasi tre generazioni. Va da sé che siano cambiati i
come cambia questa società che corre come il vento. I genitori sono
cresciuti, all'inizio si avvicinavano alla scuola molto timidamen-
te, erano difficilmente coinvolti, c'era un interessamento "for-
male" rispetto ai propri figli, era come se si fidassero di noi, forse
perché eravamo credibili e ci lasciavano fare. Oggi le cose sono
cambiate, partecipano maggiormente, c'è un'attenzione maggio-
re agli interessi di tutti e non solo del proprio figlio; certo, restano
ancora genitori "imprendibili" o poco interessati. Il rapporto con
i genitori è un nodo da sciogliere, bisogna cambiare qualcosa e,
pur distinguendo bene i ruoli, si tratta di incontrarsi anche per
Quanto la tua capacità di delegare, intendendo per delega fi-
ducia e non abbandono, ti è servita?
Delegare è sicuramente un'operazione di fiducia, ma ri-
chiede anche sostegno, legittimazione e valorizzazione. Se non
deleghi, prima o poi ti accorgi che da solo riesci a fare ben poco.
La delega non è un espediente per scaricare ad altri incombenze
o responsabilità, bensì un modo per far crescere l'organizzazio-
ne e a volte è faticoso praticarla, ti viene la tentazione di pensare
che... se fai tu, fai meglio e in minor tempo, ma in questo modo
in realtà le organizzazioni avanzano poco e, soprattutto, le perso-
ne non crescono.
Anche a te, come nell'intervista realizzata con la
Sovrintendente, chiedo di ripercorrere sinteticamente la tua
"carriera" nella scuola: alunna, insegnante, dirigente. Quali
cambiamenti?
La scuola che ho frequentato io era una scuola "tradiziona-
le", molto chiusa in generale, anche se nei miei ricordi, tuttora mol-
to nitidi, non credo di averla vissuta come eccessivamente chiusa
e rigida. Io ho fatto le magistrali, c'erano due classi una fatta di
"conventine", come le chiamavamo noi e una mista, la nostra, che
era più vivace, ma forse eravamo vivaci noi, e questa cosa in qual-
che modo smuoveva gli insegnanti. Il rapporto era ottimo, non ave-
vamo la sensazione di vivere in una scuola così "retro", avevamo
anche il coraggio di fare scherzi ai nostri insegnanti sui quali, poi,
ridevamo insieme. Sì, ho iniziato la mia carriera di insegnante nel-
giocato un ruolo positivo nello stimolare la riflessione e, successi-
vamente, le ipotesi di intervento rispetto al disagio giovanile e più
in generale alle problematiche riferite ai giovani. Il progetto giova-
ni nella comunità montana è partito proprio su stimolo della scuo-
la, anche se, purtroppo, l'origine è rappresentata da un episodio
doloroso di vandalismo: una mattina siamo arrivati e ci avevano
spaccato i vetri della scuola. Come collegio docenti abbiamo stila-
to un documento evidenziando la necessità di avviare una relazio-
ne d'aiuto: l'episodio era sintomo di disagio, richiedeva una rispo-
sta. Da qualche anno collaboriamo per l'ampliamento dell'offerta
formativa, realizziamo un giornalino con l'ambizione che possa
diventare un buon rapporto con le istituzioni locali. Si tratta anche
di modificare il punto di vista rispetto agli enti, non viverli e iden-
tificarli come gli enti "pagatori", bensì coinvolgerli nella progetta-
zione dei gli interventi in un rapporto di collaborazione. Gli ammi-
nistratori, che rappresentano l'utenza, hanno il diritto di sapere e
verificare se l'utenza riceve un servizio di qualità.
Quanto la tua capacità di delegare, intendendo per delega fi-
ducia e non abbandono, ti è servita?
Delegare è sicuramente un'operazione di fiducia, ma ri-
chiede anche sostegno, legittimazione e valorizzazione. Se non
deleghi, prima o poi ti accorgi che da solo riesci a fare ben poco.
La delega non è un espediente per scaricare ad altri incombenze
o responsabilità, bensì un modo per far crescere l'organizzazio-
ne e a volte è faticoso praticarla, ti viene la tentazione di pensare
che... se fai tu, fai meglio e in minor tempo, ma in questo modo
in realtà le organizzazioni avanzano poco e, soprattutto, le perso-
ne non crescono.
Anche a te, come nell'intervista realizzata con la
Sovrintendente, chiedo di ripercorrere sinteticamente la tua
"carriera" nella scuola: alunna, insegnante, dirigente. Quali
cambiamenti?
La scuola che ho frequentato io era una scuola "tradiziona-
le", molto chiusa in generale, anche se nei miei ricordi, tuttora mol-
to nitidi, non credo di averla vissuta come eccessivamente chiusa
e rigida. Io ho fatto le magistrali, c'erano due classi una fatta di
"conventine", come le chiamavamo noi e una mista, la nostra, che
era più vivace, ma forse eravamo vivaci noi, e questa cosa in qual-
che modo smuoveva gli insegnanti. Il rapporto era ottimo, non ave-
vamo la sensazione di vivere in una scuola così "retro", avevamo
anche il coraggio di fare scherzi ai nostri insegnanti sui quali, poi,
ridevamo insieme. Sì, ho iniziato la mia carriera di insegnante nel-
3
multimediali e sino a documenti autentici. È stato un periodo di
formazione molto intenso, erano i tempi dell'Assessore Viglino e
gli insegnanti di francese in quel periodo erano molto incentivati.
... perché la decisione di fare la preside? È stata una scelta in
parte legata alla formazione, erano passati otto, forse nove anni dal-
la prima rivoluzione metodologica e cominciavo a sentirmi ripeti-
tiva, ripescavo cose fatte negli anni precedenti, mi vivevo come sta-
ccata un anno in sindacato, esperienza che mi ha dato molto
più piano normativo/legislativo, ma che mi ha anche fatto capire
che quello non era il mio mestiere, e nello stesso anno per fortuna,
per destino, questa sede è diventata autonoma ed io ho fatto la
mia scelta.
Ti chiedo uno sforzo di sintesi, so che
cose da dire sarebbero molte, ma
prova ad individuare qual è quella
che ti sembra di avere lasciato/inse-
gnato a questa istituzione scolastica,
a questa comunità e quale quella che
ti sembra di aver preso/imparato.
Qual è il rapporto con la nostra piccola bi-
blioteca... che mi dici?
Inutile dire che mi sono parsi
buoni, anche se credo debbano essere
rilanciati con maggiore inten-
sità. Ricordo con molto favore il con-
cetto di "chi legge di più" che aveva dato
ottimi risultati e non solo, au-
gurerei che lo facessero tutte le biblioteche
del comprensorio, ma
attraverso un coordinamento di iniziative. Il rischio è che que-
ste iniziative siano legate esclusivamente ad alcuni insegnanti par-
ticolarmente sensibili, non sarebbe male estenderle e ripensarle.
Ricordo anche la proposta di cui avevamo discusso insieme del
rapporto con il territorio, con le scuole elementari, in un periodo in
cui le strade erano molte di meno e in condizioni non splendide,
girando per i paesi della valle; poi mi è sembrato di sentire l'esi-
genza di "apertura" e allora mi sono iscritta all'università e mi
sono laureata. Dell'università non ho molti ricordi, è stato un
percorso "impersonale", ho frequentato poco ed ho iniziato sub-
ito ad insegnare. Come insegnante ho bellissimi ricordi, a partire,
appunto, dalle elementari; come dicevo in condizioni non ottimali,
ma mi sentivo importante; ho un alunno, che ho avuto in prima
elementare nell'anno '58, che ancora adesso mi manda gli auguri.
Ricordo i metodi (mi guarda e mi dice... non sorridere!),
Montessori, il metodo globale (...che funzionava!), però mi pesa-
va questo essere "tuttologa", doversi occupare di tutte le discipli-
ne, meno male che a distanza di tanti anni è passata la riforma per
cui anche gli insegnanti di scuola elementare hanno una loro spe-
cificità disciplinare e lavorano in team con i colleghi di plesso. Poi
sono passata alle medie, anche in quel caso un'avventura molto po-
sitiva. Insegnavo francese e devo dire che nell'insegnamento delle
lingue straniere c'è stata un'evoluzione importante e sono passata
attraverso molte metodologie, da quella tradizionale all'utilizzo de-
forse la cosa che maggiormente
spiace rispetto al mio pensiona-
mento è quanto di nuovo si stava af-
fermando nella scuola: l'autonomia, la valo-
rizzazione, tutte innovazioni impor-
tantissime, soprattutto in un territorio
come la nostra regione, tipicamente co-
munità montane.
Aver deliberatamente scelto questa
comunità, come ti ha fatto vivere il
tuo ruolo di dirigente scolastico?
Spesso nella vita si crede di
effettuare delle libere scelte, poi si
succede che gli avvenimenti ti co-
stringono ad accettare situazioni non
previste, non in questo caso per me
effettivamente ho voluto questa sede.
Questo presupposto mi ha permesso di
iniziare con lo spirito giusto e devo dire
che in questo territorio mi sono trovata
molto bene, pur con le inevitabili dif-
progettare insieme.
In questi diciassette anni ho anche fatto esperienze diverse,
per esempio sono stata Ispettrice incaricata per la scuola media
per ben cinque anni, e ho vissuto l'avventura, per me esaltante, del-
l'introduzione del bilinguismo nella scuola media; sono stati anni
positivi e faticosi, non c'era ancora la figura dell'insegnante vica-
rio. Quando però si ventilava l'ipotesi di fare il concorso ispettivo
ho scelto di rimanere "sul campo", di continuare a vivere la scuola
dall'interno e non "a tavolino".
E il rapporto con gli enti locali e con la comunità montana?
Intanto è bene ricordare che questa scuola è nata per volontà
dei comuni, i quali si sono consorziati e l'hanno gestita sino a quan-
do non è subentrata la comunità montana. Inizialmente erano rap-
porti più formali, sulla gestione riferita agli aspetti concreti, in se-
guito il coinvolgimento è diventato maggiore al punto che oggi pos-
siamo dire che c'è la piena consapevolezza che questa scuola è del
territorio. Questa scuola è spesso aperta dalle sette del mattino a
mezzanotte e questo grazie alla collaborazione di tutti: bidelli, in-
segnanti, amministrativi. Abbiamo anche lavorato su "compito", a
volte l'ente locale ci chiedeva lavori specifici che poi gli insegnan-
ti realizzavano con gli alunni. Mi pare, inoltre che la scuola abbia
Mario Teresa
Brunod
multimediali e sino ai documenti autentici. È stato un periodo di
formazione molto intenso, erano i tempi dell'Assessore Viglino e
gli insegnanti di francese in quel periodo erano molto incentivati.
... perché la decisione di fare la preside? È stata una scelta in
parte legata alla formazione, erano passati otto, forse nove anni dal-
la prima rivoluzione metodologica e cominciavo a sentirmi ripeti-
tiva, ripescavo cose fatte negli anni precedenti, mi vivevo come sta-
ccata un anno in sindacato, esperienza che mi ha dato molto
più piano normativo/legislativo, ma che mi ha anche fatto capire
che quello non era il mio mestiere, e nello stesso anno per fortuna,
per destino, questa sede è diventata autonoma ed io ho fatto la
mia scelta.
Ti chiedo uno sforzo di sintesi, so che
cose da dire sarebbero molte, ma
prova ad individuare qual è quella
che ti sembra di avere lasciato/inse-
gnato a questa istituzione scolastica,
a questa comunità e quale quella che
ti sembra di aver preso/imparato.
La citazione/insegnamento credo... la
cura e la comprensione e l'ascol-
to dell'altro; in tutti i sensi, dal collega
all'alunno, atteggiamento questo che
mi ha aiutato molto, soprattutto ad
evitare posizioni intolleranti e al con-
trario, a ricercare il dialogo e le solu-
zioni ai problemi. È preso/imparato
da la stessa cosa, quasi in una di-
mensione di reciprocità, gli altri mi
hanno ascoltato.
Qual è il rapporto con la nostra piccola bi-
blioteca... che mi dici?
Inutile dire che mi sono parsi
buoni, anche se credo debbano essere
rilanciati con maggiore inten-
sità. Ricordo con molto favore il con-
cetto di "chi legge di più" che aveva dato
ottimi risultati e non solo, au-
gurerei che lo facessero tutte le biblioteche
del comprensorio, ma
attraverso un coordinamento di iniziative. Il rischio è che que-
ste iniziative siano legate esclusivamente ad alcuni insegnanti par-
ticolarmente sensibili, non sarebbe male estenderle e ripensarle.
Ricordo anche la proposta di cui avevamo discusso insieme del
rapporto con il territorio, con le scuole elementari, in un periodo in
cui le strade erano molte di meno e in condizioni non splendide,
girando per i paesi della valle; poi mi è sembrato di sentire l'esi-
genza di "apertura" e allora mi sono iscritta all'università e mi
sono laureata. Dell'università non ho molti ricordi, è stato un
percorso "impersonale", ho frequentato poco ed ho iniziato sub-
ito ad insegnare. Come insegnante ho bellissimi ricordi, a partire,
appunto, dalle elementari; come dicevo in condizioni non ottimali,
ma mi sentivo importante; ho un alunno, che ho avuto in prima
elementare nell'anno '58, che ancora adesso mi manda gli auguri.
Ricordo i metodi (mi guarda e mi dice... non sorridere!),
Montessori, il metodo globale (...che funzionava!), però mi pesa-
va questo essere "tuttologa", doversi occupare di tutte le discipli-
ne, meno male che a distanza di tanti anni è passata la riforma per
cui anche gli insegnanti di scuola elementare hanno una loro spe-
cificità disciplinare e lavorano in team con i colleghi di plesso. Poi
sono passata alle medie, anche in quel caso un'avventura molto po-
sitiva. Insegnavo francese e devo dire che nell'insegnamento delle
lingue straniere c'è stata un'evoluzione importante e sono passata
attraverso molte metodologie, da quella tradizionale all'utilizzo de-
Ultima domanda. Se tu dovessi dare non tanto un consiglio, ma
un elemento di attenzione, un'indicazione utile al tuo succes-
sore, che cosa gli diresti?
Giustamente non ho la presunzione di dare consigli, provo a
fermarmi nei suoi panni. Dovessi arrivare in una scuola con la sua
storia, cercherei innanzi tutto di guardarmi intorno, di conoscere,
una buona analisi di contesto e poi partirei con la mia auto-
nomia, valorizzando, per quanto possibile, l'esistente.
Oltre al pensionamento della Prof.ssa Maria Teresa Brunod ci
segnalano anche il trasferimento del Dott. Nello Notari, diri-
gente dell'istituzione scolastica G. Paradis A, il quale ha scel-
to di trasferirsi in una sede di Aosta. Anche a lui vanno i no-
stri saluti e l'augurio di un buon proseguimento di carriera.
Salutiamo, infine, i neo dirigenti incaricati: la prof.ssa Annalisa
Baratta per l'istituzione scolastica Grand Paradis B e la
prof.ssa Bice Foderà per l'istituzione scolastica Grand Paradis
A. Buon lavoro!
Germano Dionisi


Testo Originale Estratto
4
Approvazione Conto consuntivo
esercizio finanziario 2000
Approvazione Statuto Comunale
Spazio-Gioco «il paese dei balocchi»
Reti degli spazi fragili
La pagina
dell'Amministrazione
comunale
5
delle altre regioni componenti il partenariato. Quel giorno, nell'at-
tesa che la delegazione terminasse la conferenza stampa per salire
da Saint-Pierre nel castello dove si fanno di recen-
te le sedute di Consiglio e di Giunta, invitato, con i suoi colleghi
ministri e con il grande conoscitore del territorio e della
realtà valdostana: Efisio Noussan, il Presidente dell'Ente Museo,
scomparso qualche settimana dopo.
Ma veniamo agli aspetti concreti del programma, a quello che
l'utente, in visita al castello o intento allo shopping presso il Pain
de Coucou, “vede” sui monitor delle due postazioni installate a
Saint-Pierre: la schermata principale permette al “navigante” di ac-
cedere, oltre a “Reti degli spazi fragili”, ad altri siti come quelli
dell'Ente Parco Nazionale del Gran Paradiso, dell'AIAT e della
Comunità Montana Grand Paradis, dei comuni di Saint-Pierre e
Rhêmes-Notre-Dame, dell'Amministrazione Regionale, del già ci-
tato catalogo di prodotti tipici per finire. Naturalmente i due com-
puter sono a disposizione anche dei residenti. Finora (a metà giu-
gno) l'iniziativa ha riscosso un elevato successo su tutte le posta-
zioni: più di mille persone hanno utilizzato le tre PTA e nei mo-
menti di punta si sono formate code di tre persone. Più di seicen-
to persone si sono volontariamente registrate, lasciando i loro com-
positivi e suggerimenti. La tipologia degli utenti e l'utilizzo
è vario: dalla consultazione della propria mail a distanza per
attività lavorative (liberi professionisti) alla ricerca di materiale
per studio (studenti locali), dalla ricerca d'informazioni turi-
stiche alla semplice navigazione in Internet. Tra le due postazioni
installate nel nostro paese, analizzando i dati riguardanti gli uten-
ti registrati, emergono differenze: gran parte degli utilizzatori del-
la "sala delle farfalle" sono italiani, appartenenti alla cate-
goria impiegatizia; al contrario, più numerosi risultano val-
dostani e in gran parte studenti, che hanno usufruito del ser-
vizio all'interno della cooperativa “Pain de Coucou”.
Denny Cognetin
Una lettera per Mélange
Aosta, 11 maggio 2001
Spettabile «Mélange»
presso Carlo Martin
Ho letto sulla vostra rivista l'articolo riguardante “Verrogne” e con
la presente voglio farvi notare che Verrogne non è un “villaggio abban-
donato” come viene definito. È vero ci sono molte case abbandonate, di-
roccate, lasciate andare e dispiace vederle così, soprattutto pensando a
tutti i sacrifici fatti dai nostri predecessori per costruirle e custodirle.
Ma Verrogne non è solo case diroccate. Ci sono anche case abitabili ed
abitate, soprattutto nei mesi estivi ( alcune anche tutto l'anno). Orti,
giardini e campi anche coltivati con non indifferenti fatiche. Ben ven-
gano le manifestazioni per far conoscere Verrogne, ma, per favore non
dite che Verrogne è un “villaggio abbandonato” perché non lo è grazie
anche a quelle persone che amano e hanno sempre amato questo pic-
colo angolo del paese.
Renata Lale Murix
Cordiali saluti
Ho letto con molta attenzione le parole che mi hai inviato e riflet-
tendo sulle tue considerazioni sono emersi due stati d'animo. Mi dispiace
che le parole usate per qualificare Verrogne “villaggio abbandonato”
abbiano ferito l'amore per le tue origini alle quali, sono certo, sei molto
ancorata. Purtroppo, forse a torto forse no, tutti i villaggi che mancano di
vita propria intesa come movimento di persone, attività sociali o rilevante
Sogno di un pomeriggio
di quasi estate
Verrogne palcoscenico naturale
di uno spettacolo stile shakespeariano
V
ERROGNE, una frazione del comune di Saint-Pierre e,
per quasi un giorno, Verrogne trasportata per magia
nelle suggestioni intramontabili del teatro shake-
speariano.
Non un palcoscenico “naturale”, piuttosto un villaggio
rianimato a forza di fiato giovane (i ragazzi del laboratorio
di teatro organizzato dalla biblioteca comunale ed egregia-
mente condotto dall'infaticabile Paola Corti), riportato in vita
a colpi di storie, di memorie sedimentate nell'immaginario
collettivo, custodite dalle pietre delle case ora abbandona-
te, ritrovate nella bocca del vecchio forno, nel canale so-
praelevato che conduce l'acqua nella piccola segheria.
Sogno di un pomeriggio di quasi estate si intitolava lo
spettacolo itinerante andato in scena il 16 giugno a 1.500
metri e più sopra il livello del mare. Si può parlare, in que-
sto caso, di una vera e propria festa del teatro, di un'ode non
solo al “villaggio che fu”, come recitava il sottotitolo dell'e-
vento scenico, ma di un'elegia corale dedicata ai fantasmi
del passato, un debito omaggio a quel mondo parallelo e in-
visibile popolato di spiritelli che tutto vedono e tutto sanno
(o credono di sapere) che proprio Shakespeare in primis ci
ha abituati a conoscere. Brava, quindi, Paola Corti per aver
saputo guidare gli apprendisti attori alla riscoperta della sto-
ria della montagna e dei suoi abitanti di un tempo e per aver
indicato ai giovani del gruppo teatrale Eidos le infinite risor-
se della letteratura drammaturgica e poetica europea.
I ragazzi hanno dimostrato, scrivendo i testi dello spet-
tacolo e recitando per i viottoli della frazione, che si può (e
si deve) coniugare tradizione locale e grande teatro, quello,
per intenderci, che non c'entra con la contemplazione narci-
sista e sterile del proprio ombelico.
(Tratto da “la Gazzetta” n 21)
Viviana Rosi
CONTINUITÀ ABITATIVA VENGONO CONSIDERATI ABANDONATI.
SONO CERTO CHE SE CONTINUASSIMO A DISQUISIRE SULL'ETIMOLOGIA DELLE
PAROLE NON SE NE USCEREBBE PIÙ E, SOPRATTUTTO, SI PERDEREBBE IL SIGNIFICATO
AFFETTIVO CHE QUESTE ULTIME HANNO.
LEGGENDO L'ARTICOLO DI MÉLANGE DOVE SI DESCRIVE L'ATTIVITÀ CHE SI IN-
TENDE PROPORRE IL 16 GIUGNO TRASPARE UN AFFETTO PER QUESTO VILLAGGIO DI
SAINT-PIERRE DEL TUTTO SPECIALE, RISALE A QUANDO ERAVAMO RAGAZZI, E POI AN-
CORA ALLE FOTO CHE HANNO EVIDENZIATO GLI ANGOLI PIÙ SUGGESTIVI E, NON ULTI-
MO, GLI INTERVENTI DI RECUPERO.
L'AUGURIO CHE CI FACCIAMO È CHE TUTTE QUESTE ATTENZIONI SI SOMMINO
ALLE INIZIATIVE DEI LOCALI PERCHÉ QUESTO ANGOLO DI PAESE RIMANGA O MEGLIO
RITORNI SEMPRE PIÙ VITALE.
Questa è anche la prima lettera che ricevo da quando Mélange vie-
ne pubblicato: ti ringrazio per la partecipazione.
Avere un confronto con i lettori vuol dire riuscire a essere letti e ad
interessarsi sui nostri argomenti: è quanto ci siamo augurati da sempre.
Invito quanti avessero opinioni da sostenere, fatti da segnalare a cogliere
questa opportunità.
Ti saluto con affetto.
Marco Carlin Saint-Pierre, 18/05/2001
Due i punti importanti
all'ordine del giorno
del Consiglio Comunale
dello scorso 29 giugno
SPAZIO-GIOCO
«IL PAESE DEI BALOCCHI»
Mercoledì 30 maggio, presso il
piano terreno della Scuola Materna di
Via Corrado Gex, la Comunità Montana
Grand Paradis ed il Comune di Saint-
Pierre hanno inaugurato lo spazio-gio-
co “il paese dei balocchi”. L'iniziativa, in
giugno:
APPROVAZIONE DEL CONTO
CONSUNTIVO DELL'ESERCIZIO
FINANZIARIO 2000
L'avanzo d'amministrazione al 31/12/2000 ammonta a L.
316.884.792. Costituisce circa il 2-3% delle previsioni del
bilancio e, pertanto, può considerarsi del tutto fisiologico. I mag-
giori entrate rispetto alla previsione dell'esercizio finanziario
sono dovute al gettito ICI (a seguito dei controlli sui versamen-
ti da concessioni edilizie, al rimborso dell'erario per il credito IVA).
Il risultato di rilievo è il contenimento delle spese correnti, conside-
rato l'aumento (dovuto all'applicazione del nuovo contratto di la-
voro) degli oneri relativi al personale. La programmazione relativa
va alle spese in conto capitale per l'anno 2000 è stata rispettata per
la quasi totalità degli interventi previsti.
Durante l'Assemblea, il Revisore dei Conti ha esposto la rela-
zione accompagnatoria, verificando la corrispondenza del rendi-
conto alle risultanze della gestione ed ha espresso giudizio favore-
vole al conto consuntivo per l'anno 2000.
APPROVAZIONE STATUTO COMUNALE
(ai sensi della L.R. 7 dicembre 1998, N°54 come modificata dal-
la L.R. 3 gennaio 2000 N°1)
Rappresenta l'atto normativo fondamentale per il funziona-
mento e l'organizzazione del Comune. La Legge Regionale ha quindi
ha riconosciuto all'ente locale ampia autonomia in merito all'eser-
cizio di tale potestà normativa il Consiglio comunale ha approvato
approvato un testo innovativo, rispetto allo Statuto del 1991, nel
quale sono stati individuati le competenze degli “organi di governo
e degli “uffici del Comune”, nonché gli istituti di “Partecipazione
popolare” e le forme di collaborazione tra il Comune e gli enti
locali. In particolare, spetta al Consiglio indirizzare e coordinare
l'attività degli organi di governo e di gestione, mentre alla Giunta è
stata attribuita una competenza residuale rispetto alle materie
esercitate dal Consiglio stesso, dal Segretario comunale e dai
responsabili dei servizi e dal Sindaco; tale competenza com-
prende, tra l'altro, l'approvazione dei progetti di realizzazione di opere
pubbliche, della dotazione organica del personale, la concessione
di contributi alle associazioni di volontariato.
Per ciò che concerne le forme di collaborazione tra gli enti lo-
cali, il Consiglio delibera l'esercizio in forma associata di funzioni co-
munali, tramite la Comunità Montana (oltre ai servizi già
quali, ad esempio, la gestione di servizi di Asilo Nido, di telesoc-
corso a favore degli anziani, di assistenza e consulenza in materia
informatica e, in previsione, lo smaltimento dei rifiuti). Il Consiglio
comunale ha, altresì, riconosciuto piena dignità all'utilizza
tois quale forma tradizionale di espressione, ammettendo il li-
bero uso in occasione delle sedute di Consiglio e di Giunta.
valere infine, il buon lavoro svolto dalla Commissione Consiliare
“Affari generali” sulla bozza proposta dal CELVA, al fine di rendere
il documento chiaro e di facile interpretazione: il testo è stato, in-
fatti, approvato quasi all'unanimità (un solo astenuto).
fase sperimentale fino al termine del 2001, s'inserisce all'interno
del progetto “Baby Club Grand Paradis” (nato con finanziamento
della Legge 285/97 – Disposizioni per la promozione di diritti e op-
portunità per l'infanzia e l'adolescenza) e si propone di creare un
luogo dove genitori e bambini tra zero e sei anni possano trascor-
rere insieme pomeriggi di giochi e divertimenti. Naturalmente gli
utenti hanno a disposizione materiale ludico e ricreativo, nonché
la competenza di un animatore. L'incontro e la condivisione di mo-
menti di svago tra diversi genitori e figli garantiscono la socializ-
zazione. Inoltre, questi spazi-gioco possono essere utilizzati per la
realizzazione di feste di compleanno, laboratori creativi, giochi di
gruppo, eventi speciali. All'appuntamento settimanale con il di-
vertimento partecipano, ogni mercoledì dalle ore 15,30 alle 18,30,
una ventina di bambini.
RETI DEGLI SPAZI FRAGILI
Da poco più di un anno, esattamente dall'agosto 2000, il no-
stro comprensorio dispone di tre “Porte telematiche d'accesso”, po-
stazioni informatiche collegate ad Internet. Installate in punti, per
quanto riguarda l'aspetto turistico-ricettivo, chiave come Rhêmes-
Notre-Dame (presso il Centro Visitatori del Parco del Gran
Paradiso), il nostro castello e la sede della cooperativa “Pain de cou-
cou”, le “porte” sono state inaugurate ufficialmente sabato 30 giu-
gno scorso. Il progetto, nel cui ambito sono state realizzate le tre
postazioni, si chiama “Reti degli spazi fragili”; esso fa parte dell'i-
niziativa comunitaria “Interreg IIC Mediterraneo occidentale ed
Alpi latine-MEDOCC (concernente l'organizzazione urbana e la
metropolizzazione) attraverso una cooperazione transnazionale
guidata dall'Umbria con la partecipazione delle regioni italiane del-
la Basilicata, del Lazio, della Liguria, della Sardegna, della Sicilia,
della Valle d'Aosta e di quella spagnola della Murcia. Naturalmente,
la Regione Valle d'Aosta, che ha goduto di 63 milioni di lire di fon-
di, si è valsa della preziosa collaborazione di Comunità Montana
Grand Paradis, Ente Parco Nazionale Gran Paradiso e dei due co-
muni interessati (dall'Europa a Saint-Pierre!). Il programma pre-
vede, nelle aree a bassa densità di servizi ed al fine di evitare l'ab-
bandono dei territori “fragili”, la dotazione degil strumenti neces-
sari per usufruire delle infrastrutture e delle conoscenze che ga-
rantiscono di livelli adeguati alle zone urbane di maggiore di-
mensione ed importanza. Di conseguenza, l'installazione dei tre
personal computer (la postazione completa comprende, oltre all'e-
llaboratore, monitor, tastiera, stampante, arredi, connessioni di te-
lecomunicazioni ad alta velocità in tecnologia ISDN), il cui uso è
gratuito e tramite i quali è possibile consultare, tra l'altro, un cata-
logo dedicato ai prodotti tipici della Valle d'Aosta. Alla conferenza
di sabato 30 giugno, tenutasi nella saletta del Palazzo regionale ad
Aosta, sono intervenuti i coordinatori dei dipartimenti Sistema
Informativo e Pianificazione investimenti e politiche strutturali
della Presidenza della Giunta, Francesco Parenti e Luigi Malfa, il re-
sponsabile del progetto Nicola Beranzoli, nonché i rappresentanti


Testo Originale Estratto
6
La manifestazione
«clou»
di mezza estate
Brindisi
sotto le stelle
nobili Signori di Saint-
Pierre e di Sarriod de
La Tour scendono la
rampa del castello, con
passo maestoso come si
addice all'aristocrazia del-
l'epoca feudale.
Armigeri e una corte
Duemila circa le presenze,
1500 i pasti serviti.
Non si sono viste cadere le stelle...
ma grazie al cielo
è stata una serata magnifica
Dono fino in basso dove il volgo si distoglie per un dal-
l'abituale lavoro. I più poveri e i più vicini alla sca
no di mietere il grano, zittiscono le poche galline del
pollaio, solo un coniglio continua a rosolarsi ad un fuoco di
La manifestazione clou di mezza estate è riuscita. Giorni
e giorni di lavoro per erigere i bastioni a nord e a sud della
piazza del castello, costruire gli stands dove i vigneronse ei
produttori di leccornie varie sfoggiavano il meglio del loro
prodotto. La cucina e la sua gestione non è cosa di poco con-
to. Armonizzare e rendere piacevole al pubblico di Saint-
Pierre e, si badi bene, ai numerosi turisti, credo, sia stata la
parte più complessa.
La peculiarità e l'innovazione stanno qui. Premiante è
stato distinguersi dalle tante sagre che si sovrappongono nel
periodo di ferragosto offrendo al pubblico una visita cultu-
rale in uno dei più bei castelli della Valle, una degustazione
di prodotti che hanno raggiunto una qualità di prestigio, un
simpatico ma preciso contesto storico, il tutto proposto in fe-
sta. Perché la festa ci vuole; ed è stata una festa allegra, non
è degenerata né si sono verificati eccessi spiacevoli nono-
stante non si servisse gazzosa.
Permettetemi un breve riferimento a chi già trent'anni
orsono ebbe la felice intuizione di legare una festa ad un pe-
riodo storico. Diverso tutto: periodo di riferimento, perso-
naggi, impostazione ma lo si ricorda ancora con piacere.
Oggi l'impegno è stato gratificato. Duemila circa le pre-
senze, 1500 circa i pasti serviti inquadrano le dimensioni del-
la manifestazione e il suo apprezzamento. Alcuni dati a lato
completano l'offerta:
Bottiglie di vino vendute: non tante
Bottiglie consumate al tavolo: tante
La cucina ha sfornato 100 kg di cervo in salmì, altret-
tanti di salcicetta, 80 kg tra formaggi e salumi, 150 kg di po-
lenta;
45 minuti di attesa per un pasto ma si sta studiando una
soluzione migliore per la prossima edizione.
E grazie al cielo è stata una serata magnifica, non si
sono viste cadere le stelle, ma la luna ci ha guardato fino al-
l'alba chiara e luminosa.
Auguri dunque alla Pro Loco con l'auspicio di un felice
proseguio. Io mi auguro che mantenga quale punto di riferi-
mento la valorizzazione di Saint-Pierre anche fuori dal pae-
se. I numerosi turisti presenti venerdì 10 agosto potranno
dire ai loro conoscenti: abbiamo visto uno spettacolo accatti-
vante, ricevuto una piacevole ospitalità, Saint-Pierre è un pae-
se che ci piace.
Così è stato per le gare di auto d'epoca a Vetan, così è
successo a Verrogne per la manifestazione teatrale, così suc-
cederà negli appuntamenti che i dirigenti della Pro Loco fis-
seranno per il 2002, ne sono certo.
Marco Carlin
Io e il Papa
Non è uno scherzo...
L
avoro da circa due anni
nell'Amministrazione re-
gionale e mi occupo di
verde pubblico (progettazione,
realizzazione e manutenzione di
aree verdi): tra i vari lavori spesso
occorre realizzare allestimenti
floreali per le più svariate manifestazioni, dalla festa della Ca-
rabinieri alla Foire d'Eté.
E sono due anni che mi occupo anche dell'allestimento del
"verde" intorno e dentro la casa delle vacanze del Santo Padre a
Les Combes di Introd.
Già verso la fine di aprile iniziano a circolare le prime voci
dell'arrivo del Pontefice in Valle.
Cominciano perciò i vari sopralluoghi alla colonia dei
Salesiani, primi fra tutti quelli con la polizia e con il Servizio di
sicurezza del Vaticano, per stabilire dove far passare la rete di pro-
tezione che circonda la casa. I lavori iniziano solitamente molto
presto, verso la metà di maggio, con la realizzazione di manufat-
ti particolari (ad esempio il sentiero attrezzato nel bosco di cui
tanto hanno parlato i giornali) ed in seguito si inizia a stendere
la recinzione.
In questo periodo viene fatto anche l'ennesimo sopralluo-
go con il vivaista che dovrà fornire i fiori (vagonate di gerani zo-
nali rigorosamente rossi e di gerani parigini rossi e bianchi, a cui
si aggiungono tocchi di giallo utilizzando il Bidens), al quale, ov-
viamente, si raccomanda la fornitura di piante eccezionali con
miliardi di fiori.
Si iniziano le cure del tappeto erboso che circonda la villa,
fornendo adeguate quantità di concime ed effettuando tagli di
manutenzione periodici e regolari: intanto i lavori di posa della
rete procedono.
Il "bello" arriva intorno alla metà di giugno, quando ci si tra-
sferisce a Les Combes per finire e curare nel miglior modo pos-
sibile ogni particolare. Vengono posizionate le fioriere che rice-
veranno i gerani zonali, e occorre inventarsi mezzi di trasporto
estemporanei per non rovinare il tappeto (le fioriere vengono ca-
ricate su di una motocarriola cingolata sotto la quale vengono
creati dei binari in legno, che vengono spostati mano a mano che
si avanza).
Arrivano i fiori, finalmente, e si inizia a posizionarli nelle
varie parti della casa e del campo sportivo della colonia, e poi...
Ma non è ancora finita: siamo arrivati all'ultima settimana, il papa
arriverà lunedì prossimo e qui deve essere tutto finito entro ve-
nerdì!
I pini mughi intorno allo chalet dell'Angelus vengono velo-
cemente piantati e contemporaneamente viene realizzato il ba-
samento per le toilette da campo che verranno utilizzate duran-
te la celebrazione dai fedeli. La recinzione viene ultimata, le ga-
ritte per le Forze dell'Ordine sono piazzate su tutto il perimetro,
sono state realizzate anche delle tende, con il telo ombreggiante,
7
In margine
alla visita del
Santo Padre
in Valle d'Aosta
Quando sono stato assunto
in Regione non avrei
mai pensato di poter lavorare
per una persona
così importante.
per impedire a chiun-
que di poter vedere la
casa dall'esterno.
In poche centi-
naia di metri ci sono
decine di persone che
battono, piantano, lega-
no, avvitano, ed è da al-
cuni giorni che è arrivata anche la ditta che si occupa dell'im
pianto di illuminazione e di allarme richiesto dal Vaticano.
L'attività si fa sempre più febbrile: arrivano le piante per ar-
redare l'interno della villa, e manca solo la composizione florea-
le da mettere al centro del tavolo della sala da pranzo; nel frat-
tempo si va con un camion a caricare gli abeti che servono a crea-
re delle "barriere" verdi intorno alla casa: si praticano dei fori nel
terreno e si sistemano le piante, molto fitte, in modo da celare la
villa il più possibile.
L'ultimo giorno di permanenza: devo confessare che in-
contrare il Papa così da vicino e stringergli la mano è emozionante; in
somma, è il Papa.
Siamo arrivati al venerdì, e non manca ormai più niente:
i giardini del Vaticano arrivano domenica e il Santo Padre lu-
nedì: possiamo considerare il nostro lavoro finito.
Saluti umilmente per il clero della Valle, il mattoniere che
durante tutta la permanenza del Papa in Valle
d'Aosta dovrà essere sempre pronti a qualsiasi evenienza: viene effet-
tuata una accurata manutenzione giornaliera dei fiori e del verde;
sono state aggiunte (ad esempio la preparazione dell'Angelus, con l'e-
rezione di una croce a fianco del chalet, il montaggio del pon-
teggio su cui si posizionerà la Rai) sono fatte, in accordo con la
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.
È una piacevole sorpresa finale è l'invito che viene fatto a tutti
quelli che hanno lavorato, da parte della Curia di Aosta, a parteci-
pare alla messa che il Papa recita per il clero della Valle, il mat-
tino del suo ultimo giorno di permanenza.
Il momento dei saluti: le autorità sono all'aeroporto per i
saluti ufficiali e noi, a Les Combes, siamo a metà dell'opera: ora
bisogna smontare tutto. Si porta via quasi tutto, fioriere, fiori (che
erano utilizzati per altre manifestazioni), garitte, e per ultima
la recinzione, che viene mantenuta per alcuni mesi per evitare di
creare problemi con la processione quotidiana di centinaia di per-
sone che vanno a vedere la casa del Papa, durante mesi estivi.
Christian Chioso
In biblioteca trovi:
SUI PASSI DEL SANTO PADRE IN VALLE D'AOSTA
VARCARE LA SOGLIA DELLA SPERANZA
GIOVANNI PAOLO II IL PROGETTO DI DIO
GIOVANNI PAOLO II EN VALLEE D'AOSTE
DIZIONARIO ENCICLOPEDICO DEI PAPI


Testo Originale Estratto
8
Jean Marc Christille,
Lorenzo Fabiani,
Nicole Charruaz,
Sara Manella
Denny Chiono, Michel
Domaine, Simona Bettoni,
Marco Frassy, Nadia Gned

Scuola
che passione!

Nello scorso mese di agosto
l'Amministrazione Comunale e la
biblioteca hanno incontrato alcuni
ragazzi per congratularsi degli otti-
mi risultati scolastici.
Jean Marc Christille,
Lorenzo Fabiani, Nicole
Charruaz, Sara Manella di 14
anni e Denny Chiono, Michel
Domaine, Simona Bettoni,
Marco Frassy, Nadia Gned di 19 anni hanno in comune il conseguimen-
to del massimo dei voti nelle rispettive scuole.
Dopo un breve discorso di complimenti fatto dall'Asses-
sore Laura Glarey e da Dionisi Germano, Presidente della commis-
sione di gestione, mi sono soffermato coi ragazzi per una chiacche-
rata informale.
Mi aspettavo di trovare uno stuolo di ragazzi e ragazze
dello "La rivincita dei Nerds", sono stato piacevolmente sor-
preso ritrovando giovani completamente diversi da certi prototipi
sivi del secchione d'oltre oceano.
Abbiamo parlato di tante cose: la scuola, la preparazione che
hanno ricevuto, le esperienze non strettamente legate allo studio,
il rapporto con gli insegnanti e con i coetanei e altro ancora.
I più giovani ricordano che l'inizio della prima media è avve-
nuto con titubanza e timore causati probabilmente da leggerezza,
si mescolano alla realtà, raccontate da genitori malinconici, in ter-
mini di difficoltà che non sono mai superate.
Nonostante i problemi di apprendimento e la difficoltà scola-
stica che è aumentata nel tempo, l'entusiasmo per la nuova avventura che atten-
de i nostri giovani si percepiva chiaramente con pochi
timori riverenziali verso l'ignoto che avanza, mi sem-
brano comunque fiduciosi dei loro mezzi e non posso
quindi che complimentarmi e augurare loro che l'e-
sperienza universitaria dia gli stessi risultati di oggi.
Claudio Obert

Questi ragazzi proseguiranno
i loro studi all'università;
sono emerse due prospettive
contrastanti, non tanto
sulla scelta degli studi
ma sulla sede universitaria.

Molti di questi aspetti si ritrovano anche nei ragazzi appena
diplomati con sfumature diverse, legate alla maggiore età.
Coi maturati mi sono maggiormente soffermato sul rappor-
to con gli insegnanti, argomento di particolare interesse, non sol-
tanto perché hanno potuto parlare degli stessi con estrema libertà,
non più vincolati dalle mura scolastiche, ma anche per il legame
creato con alcuni di loro. Uno dei neo-maturati, dopo essersi ac-
costato che stava sbilanciandosi oltre misura, mi ha domandato se
avrei riportato integralmente i suoi commenti. L'ho rassicurato,
spiegandogli che nell'articolo non avrei fatto nomi o cognomi ma
mi sarei limitato ad informare direttamente l'insegnante.
Quasi per tutti gli studenti, gli insegnanti che lasciano un ri-
cordo più profondo sono molto pochi. Questo aspetto fa capire come
l'insegnamento vada ben oltre il solo raccontare la propria materia.
Tutti questi ragazzi proseguiranno i loro studi all'università;
sono emerse due prospettive contrastanti, non tanto sulla scelta de-
gli studi ma sulla sede universitaria: rimanere ad Aosta o studiare
a Torino, Milano, Bologna insomma uscire dalla nostra piccola
realtà. Infatti la scelta degli studi è stata prima dettata dalla sede
universitaria.
Anche per la giungla universitaria i racconti di parenti e ami-
ci si sprecano. Ognuno descrive la propria esperienza, quasi sem-
pre negativamente. E probabilmente il primo approccio alla vita
vera, senza essere accompagnato da qualche guida amica, è neces-
sario adattarsi e sgomitare altrimenti si rischia di essere calpesta-
ti, che strano, è come nella vita vera.
L'entusiasmo per la nuova avventura che attende i nostri
giovani si percepiva chiaramente con pochi timori riverenziali
verso l'ignoto che avanza, mi sembrano comunque fiduciosi dei
loro mezzi e non posso quindi che complimentarmi e augurare loro
che l'esperienza universitaria dia gli stessi risultati di oggi.

La pagina
della Biblioteca

LASCIAMI ANDARE, MADRE di Helga
Schneider

"Si, madre, lo so, l'ho letto nel tuo
dossier. Vi addestravano per sensibiliz-
varvi alle atrocità a cui avreste assistito nei
campi di sterminio: e a quelli venivano de-
stinate solo le più dure, le più coriacee. Per
questo tu fosti scelta per Birkenau, il cam-
po più selettivo".

Un libro drammatico, in cui la tensione emotiva è sempre al-
tissima, in cui non succede nulla perché tutto, troppo è già successo.
Protagonista è la memoria: quella di una figlia abbandonata da una
madre unicamente votata alla fede nazista. Ed è memoria di solitu-
dine e di mancanza d'amore, di fame e di paura e, più recente, è il ri-
cordo di un altro, unico incontro con quella madre praticamente sco-
nosciuta, fiera del suo orrendo passato, incapace di vedere il disgus-
to della figlia al prezioso dono di monili d'oro sottratti agli ebrei e
tenuti gelosamente nascosti in un cassetto. La divisa da SS appesa
nell'armadio, l'invito ad indossarla, quell'oro tenuto per alcuni mo-
menti in mano, prima di farlo cadere a terra inorridita, il dispetto del-
la madre alle sue reazioni: questo è quanto Helga ha sempre in men-
te di quel lontano incontro avuto, già adulta, con la donna che aveva
lasciato lei di pochi anni e il fratellino minore, un lontano giorno del
1941, per andare a fare la guardiana del campo di sterminio di
Birkenau. Ripensa a tutto ciò l'autrice, protagonista del libro, mentre
si avvicina al pensionato in cui si trova la madre, oramai vecchissima
e non lontana dalla morte. Ha deciso, su invito di un'amica, di anda-
re a rivederla per un'ultima volta, ma questo incontro la sgomenta, la
fa stare male fisicamente, eppure sente che è giusto e necessario che
avvenga: deve sapere, deve capire se è o sarà mai capace di vincere
l'ambivalenza sentimento che prova per quella donna, bisogno ed
odio, voglia di cancellare e impossibilità a farlo.
Le ore che passa insieme a quella vecchia, fragile e aggressiva,
falsa e arrogante, in alcuni momenti umana e debole, spesso sposta-
ta e lontana, sono piene di emozioni quasi insostenibili. Helga vuo-
le sapere, vuole capire: come può essere un umano abbandonare due
figli piccoli per inseguire un sogno di morte? Come si può assistere
all'uccisione di migliaia di persone, donne che stringono tra le braccia
i figli neonati, vecchi inermi, bambini di pochi anni senza provare
sentimenti di pietà? Come può una folle ideologia accecare a tal punto?
Vuole sapere da quella, sua madre, tutto ciò che ha visto, che
ha vissuto, che ha, o non ha, provato. Per raggiungere questo scopo
la incalza con domande, aggira le sue reticenze con l'inganno, in
somma vuole capire, a tutti i costi, se è in grado di tagliare defini-
tivamente il legame con lei o se non riuscirà mai a liberarsene del tut-
to.
Proprio in questa ambivalenza tra ragione e coscienza in lotta
contro impulsi profondi e primordiali, tra pietà che emerge davanti
alla vecchiaia opposta alla consapevolezza che, nell'apparente debo-
lezza e nella nebbia degli anni trascorsi, nulla è andato cancellato
dell'antico male, sta la grandezza del libro e la tragedia di una don-
na o forse di una nazione.
Questo è un libro della memoria, infatti è anche il ricordo dei
campi di concentramento e dei loro orrori, degli esperimenti su ca-
vie umane, del male fine a se stesso che là si praticava, visti attra-
verso lo sguardo dell'aguzzino, a essere parte integrante di questo

I libri
della biblioteca
comunale

in biblioteca trovi:

Lasciami andare, madre.
La Schneider, che ha rifiutato addi-
rittura la sua lingua in un desiderio di
purificazione estremo, ci ha regalato un
testo autobiografico drammatico, ma an-
che un documento storico di fortissimo
impatto.

NATI DUE VOLTE di Giuseppe Pontiggia

"Quando si è sfortunati di nascita, non si sceglie la razza, la
lingua, o il paese in cui nascere. Ma quando si è fortunati di nasci-
ta, si può scegliere la razza, la lingua, il paese, o il paese in cui na-
scere, o la propria famiglia, ma non si può scegliere la razza, la
lingua, o il paese in cui nascere".
Questo romanzo di Giuseppe Pontiggia, uno dei più grandi
scrittori italiani contemporanei, ci invita ad una riflessione profon-
da sulla disabilità, sulla difficoltà di accettare la diversità e sulla
responsabilità che comporta la gestione di un figlio disabile.
Questo romanzo tratta della storia di un padre che deve ac-
cettare il figlio nato con una grave disabilità. La narrazione è inti-
ma e profonda, esplorando i sentimenti del padre, la sua lotta in-
terna, il suo amore per il figlio, e la sua capacità di superare le dif-
ficoltà.
Il libro è una vera e propria esperienza umana, ricca di emo-
zioni e riflessioni. Il lettore è invitato a mettersi nei panni del pro-
tagonista-narratore, il padre del ragazzo disabile, e a riflettere sulla
propria vita e sulle proprie scelte.
Il momento della nascita, generalmente un momento di gioia,
si trasforma in un incubo per il padre del ragazzo disabile. La leg-
gerezza e la superficialità della vita precedente vengono sostitui-
te da una tragedia che piomba sul nucleo familiare. Il giovane pro-
fessore, che si ritrova al centro di un uragano di sentimenti, aggiun-
ge ai tormenti oggettivi un profondo senso di colpa e di inadegua-
tezza.
La speranza di una vita 'normale' per il figlio viene meno,
e il padre deve affrontare una realtà difficile, fatta di visite specia-
listiche, terapie e una ricerca costante di risposte. Il libro esplora la
complessità delle relazioni familiari, il ruolo dei genitori, la forza
dell'amore e la capacità di trasformazione che un evento così dra-
matico può innescare.
Il libro è un inno alla vita, alla capacità di resilienza umana e
alla forza dell'amore. È un invito a riflettere sulla diversità, sull'ac-
cettazione, sulla comprensione e sull'importanza di ogni singola
vita.

Marco Frassy, Sara Manella


Testo Originale Estratto
10
LE PRIME PAGINE
La scala mobile sale al terzo piano tra
scale che discendono, gradini che spari-
scono in alto tra le luci, pavimenti che si
allontanano ai due lati, la folla che cir-
cola lentamente nel brusio:
“Ti piace?” gli chiedo in un orecchio, alle
spalle.
“Sì” risponde senza voltarsi.
Aggrappato con la sinistra al corrimano
di gomma, si lascia cadere indietro, sen-
tendo che ho le braccia aperte.
Sto curvo in avanti per sorreggerlo.
Quando arriviamo in cima e i gradini di
ferro scompaiono nella feritoia, si arro-
vescia con le spalle.
“Non avere paura!” gli dico, sollevando-
lo a fatica perché non inciampi.
Si posa, con le gambe rigide, i piedi tesi,
sulla moquette oltre la piastra metallica.
Riesce a non cadere. Cammina. Mi guar-
Lo aiuto a rialzarsi, puntandogli i piedi
contro i miei e tirandolo per le braccia.
Una piccola folla, occhi di curiosità sgo-
menta, ha fatto il vuoto intorno a noi e
si ritrae per lasciarci passare.
“Non è niente” dico.
Lo sorreggo per alcuni passi.
“Va meglio?”
“Si”.
Gli indico, tra piccole palme dentro vasi
d’argilla, un bar riparato da un tetto
spiovente di canne, contro un mare blu
di cartone.
“Vuoi che beviamo qualcosa?”
“Sì”.
Ci sediamo a un tavolo di legno greggio,
su panche rustiche. Vicino a noi un pa-
diglione a forma di enorme squalo spa-
lanca le fauci per racchiudere articoli di
pesca.
do intorno, asciugandomi la fronte con
il palmo della destra. Una signora ci
guarda accigliata vicino a un ombrellone
giallo, piantato in un rettangolo di sab-
bia che simula una spiaggia. Anch’io la
guardo, sono stanco delle persone che ci
guardano. Ma ecco che lancia un grido,
portandosi la mano alla bocca, mentre si
sente un tonfo pesante. Paolo è caduto
su un fianco e ora, troppo tardi, si volta
sul dorso, come gli è stato insegnato. Ha
il viso contratto dal dolore, le palme inu-
tilmente aperte sul pavimento.
“Ti sei fatto male?” gli sussurro, piegan-
domi su di lui.
Mi fa segno di no.
spezzo disatteso nei fatti.
Così la triste figura del direttore didattico diventa quasi un “mo-
dello” di tutti coloro che cercano di sfruttare le situazioni di debolezza
altrui a proprio vantaggio.
Giorno dopo giorno, barriera dopo barriera da superare, il ragaz-
zo arriva alla superiori e, nel romanzo, diventa sempre più il vero pro-
tagonista. Ha difficoltà a parlare, così riesce a sintetizzare in poche bat-
tute, spesso taglienti, il proprio pensiero. Ha piena consapevolezza del-
la propria situazione, non autocommiserazione, ma l’amara sensazio-
ne di essere spesso solo, se non deriso, e di avere comunque come in-
terlocutore privilegiato il padre. Anche i coetanei possono essere cru-
deli, se lo stesso fratello, di pochi anni maggiore, nutre nei suoi con-
fronti un’umana gelosia, in quanto oggetto privilegiato dell’intera fa-
miglia. Però Paolo non si scoraggia e conquista un ruolo, ottiene ri-
spetto, ha il coraggio di esporsi e, non negando né a sé né agli altri la
propria diversità, di vivere una vita sociale.
Infatti è più saggio del padre che arriva alla piena accettazione
della realtà solo dopo anni di tormento.
Così il romanzo riesce a non essere sempre drammatico, spesso
anzi è ricco di ironia, quasi divertente: questo è il grande merito del
l’autore che, pur trattando un tema così toccante, non cade mai nel pa-
Non preoccuparti per me".
tetico e nel commiseratorio. Prevale semmai il tono duro, il dolore chiu-
so, la rabbia impotente, ma superata però dalla volontà di superare, per
quanto è possibile, gli ostacoli, soprattutto quelli che la società frappo-
ne tra il critico punto di partenza e gli obbiettivi possibili da raggiun-
gere.
Oggi esiste una nuova sensibilità diffusa su questo tema e anche
le nuove tecnologie permettono alle famiglie dei disabili di non sentir-
si così sole, come il libro denuncia, ad esempio Internet permette di uni-
re voci lontane, comunicare esperienze, e trovare informazioni prezio-
se soprattutto per chi è meno “attrezzato” economicamente e cultural-
mente. Se si consultano alcuni siti di associazione di volontariato, come
http://www.accaparlante.it/cdh-bo/handicapinte/index.htm, o
http://www.disabili.com, è possibile venire a conoscenza di varie risor-
se presenti nella rete sull’handicap, riferimenti davvero utili per chi vive
questo problema troppo spesso in dolorosa solitudine.
PALETT
Itinerari
e brevi cenni storici
Plan de Paletta
e Monte Fallère
L'accesso comodo e il panorama stupendo, che si presen-
tano ai visitatori, fanno del plan de Paletta, dominato dal mon-
te Falère, una meta piacevole per ogni amante del
e della natura.
Il plan de Paletta, sede di un altoporto invernale per aerei
da turismo, è un vasto pianoro che si estende, al di sopra dei
boschi di Verrogne, ad una altitudine di 2285 m. Questo luogo
è facilmente raggiungibile da due comuni: Saint-Pierre e Sarre.
Sono tre gli itinerari percorribili da Saint-Pierre.
Si può partire da Vétan (1671 m), imboccando la
stra, a valle del paese, la strada che conduce all'a
dove ha inizio il sentiero, che taglia il pendio in di
st, per giungere al limite della vegetazione arborea e portarsi,
verso sinistra, nell'ampio e accidentato altopiano
sentiero appare qui meno evidente e si perde tra i pascoli.
Invece partendo da Homené (1500 m) e seguendo il sen-
tiero Luvioz di Brebis, che passa dietro il villaggio del Combelin
(1594 m) e si addentra nel bosco, si arriva con un po' di fatica,
attraverso un passaggio un po' erto, (non per niente si chiama
(lo croué pò), a lo bério di tsamozeun, appena sotto Paletta.
Giunti nel pianoro, si scorge di fronte il monte Fallère.
Luvioz di Brebis, come si può intuire dal nome, un tempo
to veniva utilizzato dagli abitanti dei villaggi Homéné,
per condurre le pecore negli alti pascoli di Paletta.
tiero è stato percorso, in discesa, anche dal Papa Giovanni Paolo
d'Aosta.
Il durante una delle sue vacanze estive in Valle d'
Infine si può raggiungere Paletta anche da Verrogne (1587
m), seguendo la mulattiera, che affianca il canale della
Muneresse e che, attraverso il bosco, conduce al
Verdjouan. Si prosegue poi verso destra e tramite
Fallère e a sud verso la punta di Becca-France.
Salendo dal lago delle rane si giunge ad una conca, ai piedi
del Monte Fallère, in cui si trova un bel lago, dal nome inso-
lito «Lago Morto». Si narra che, quando le proprietà e i confini
non erano ancora ben definiti, si svolsero in questi luoghi dei
sanguinosi conflitti. Tutto questo rimane pur sempre una leg-
genda, nata forse per giustificare tale denominazione. Pare in-
fatti improbabile che un posto situato così in alto sia stato sce-
nario di tanta crudeltà e luogo destinato alla sepoltura dei mor-
ti. Ma poiché l'uomo è sempre alla ricerca di verità nascoste,
molte altre ipotesi sono state fatte a riguardo. Forse qualche pa-
store è accidentalmente annegato in questo lago o più sempli-
cemente l'aggettivo «morto» si riferisce al fatto che il lago non
è alimentato da nessun ruscello: non ha né entrate né uscite
d'acqua.
Con l'aiuto di Camillo Bochet e di Adolfo Jordaney, sono
riuscita a ricostruire un pezzetto di storia, che prese forma tra
le nostre montagne.
Sulla Chaux e Paletta vigevano leggi severe, che tutti colo-
ro che usufruivano dei pascoli dovevano rispettare.
Il bosco e la chaux appartenevano al consorzio di
Verrogne-Homéné-Combelin. Nel 1810 si fece la divisione in 57
liste del bosco tra i singoli consortisti, per l'utilizzazione delle
piante e della legna da ardere. Il diritto di pascolo rimaneva
come in passato: il consorzio di Verrogne-Homéné-Combelin
ne aveva diritto per non più di 45 manzi. Era assolutamente vie-
tata la monticazione delle capre, per evitare danneggiamenti
alla vegetazione. Questa particolare divisione di proprietà fu ne-
cessaria per porre termine alle discordie che si erano create fra
i consortisti. Si deve infatti sapere che, in passato, si bruciava la
legna per ricavare il carbone e quindi commerciarlo. Le fami-
glie poco numerose non sempre avevano la possibilità di an-
dare nelle tsarboui, spiazzi, (che ancora oggi si possono scor-
gere nel bosco), in cui la legna veniva arsa, e venivano quindi
ingiustamente private della legna che spettava loro di diritto.
Alla Chaux e Paletta potevano accedere, con i propri ani-
mali, solo gli abitanti di Verrogne, Homéné e Combelin che vi
possedevano case e terreni (feu et chaînes).
Da questi luoghi, a seguito di un grave avvenimento, trae
origine un vecchio detto, in dialetto: tchàndjì un pan pan seraille
cioè «scambiare il pane per una paratoia». Infatti, quando nel
1564 franò una parte della montagna di Becca-France, seppel-
lendo l'intero borgo di Touráz, i villaggi di Verrogne, Homéné e
Combelin dovettero pagare agli abitanti di Sarre un pegno in
grano perché, dopo l'incidente, Sarre era stata privata dell'ac-
qua del ru de Breyan, che ora andava ad alimentare solo parte
di Saint-Pierre. Questa legge ebbe validità per ben 250 anni, fino
a quando Napoleone l'abolì.
Daniela Belley
interpreta
la leggenda
della fata
di Verrogne
L'aventure du théâtre
u mois d'octobre, quand Paola nous a pro-
posé son idée pour le laboratoire théâtral je l'ai accueillie
de suite avec enthousiasme. Il me paraissait in-
croyable que dans ce petit village il y avait
eu une école de quarante-quatre élèves, une famille d'aveugle,
même la légende d'une fée! Ainsi, petit à petit, en rassem-
blant le texte écrit par nous-mêmes avec ceux choisis “ad
hoc", le scénario prenait sa forme.
Maintenant la partie la plus importante commençait: la
récitation. Nous avons travaillé tous ensemble pour monter
la pièce. Chacun de nous, sous l'oeil critique de Paola, a tra-
vaillé son personnage, a cherché sa voix, son regard, son al-
lure. Même s'il n'a pas toujours été facile, je peux dire que je
me suis vraiment amusée à me transformer dans une blan-
chisseuse et à commérer à la fontaine...
On a cherché à reconstruire la vie quotidienne des ha-
bitants, qui se déroulait autour du four, de la scierie, de la ta-
verne; on voulait offrir des images du passé, bref faire revivre
le village pour un après-midi...
Mais si notre spectacle a pu être réalisé c'est grâce aus-
si à tous les volontaires et à la Pro Loco qui ont remis
Verrogne à neuf, à Paola, dont l'aide et les conseils ont été in-
dispensables et surtout à la bibliothèque qui a eu confiance
en nous et dans le laboratoire théâtral, encore une fois.
Yvette Chentre
Un cantautore a Saint-Pierre?
Un ragazzo che gira con la
chitarra, canta e compone le sue
canzoni, per ascoltarlo rivolgersi
in biblioteca...
In una notte di mezza estate
Mi trovai a parlare di quanto
il mondo fosse balzano
Falso chi dice di esserti amico
Ma un giorno tutto è finito.
Queste sono storie malate
Di una notte di mezza estate.
Denis


Testo Originale Estratto
12
Il Monte
Fallère
Relax in vetta
ai piedi del punto
trigonometrico
Il Monte Fallère, con i suoi 3059 m, si erge poderoso tra
la Valle Centrale e la Valle del Gran San Bernardo; esso
è circondato da vallate più o meno profonde, che lo iso-
lano dagli altri gruppi montuosi e lo rendono così un bel-
vedere di primo ordine; si trova sul confine di tre comuni:
Saint-Pierre, Sarre e Gignod. Grazie alla sua posizione geo-
grafica è una delle tre «vedette» della Valle d'Aosta insieme
al Monte Emilius (3559 m) e al Monte Luseney (3504 m).
Esso permette di apprezzare tutte le altre montagne del-
la Valle d'Aosta sotto i loro aspetti più belli: a est spiccano il
Monte Rosa e il Cervino, a nord il Gran Combin e il Mont
Blanc, a ovest si delinea l'imponente catena del Monte Bianco,
a sud si susseguono il Gran Paradiso, la Grivola, il Monte
Emilius, affiancato dalla Becca di Nona.
L'Abbé Emile Bionaz (curato di Saint-Nicolas per ben 38 anni, nato nel 1862 e deceduto nel 1930) nel suo libro
L'alpinisme à l'eau de rose scriveva: Dans cet immense cercle se comptent toutes les cimes qui couronnent notre chère Vallée,
toutes celles qui ont un nom célèbre dans les fastes de l'alpinisme» e ancora «..., il est plus difficile de savoir qui n'y a pas été
que de compter les personnages qui y ont porté les pieds.
Si può addirittura pensare che la vetta sia stata utilizzata dai Salassi come punto di vedetta.
Fra i personaggi celebri possiamo ricordare il Monsignore Duc, vescovo di Aosta, salito in vetta il 13 agosto 1877 e la
regina Margherita salita il 28 settembre 1881. In occasione dell'ascensione di quest'ultima vennero inaugurati un sentiero
tracciato dal Club Alpino e un piccolo rifugio oggi abban-
donato e in rovina. Ospite del Monte Fallère fu anche
l'Abbé Gorret (21 agosto 1879), soprannominato l'Ours de
la montagne, che scrisse in una lettera indirizzata all'Abbé
Chanoux una graziosa monografia della sua salita.
Si conosce, per quanto riguarda la storia più recente,
una salita invernale effettuata da Raffaele e Zaccaria
Armand, Francesco Chabod e Mario Thomasset il 25 feb-
braio 1903.
Per coloro che amano questa montagna il 22 agosto
è una data importante, perché vi si celebra, ormai da ben
25 anni, una messa: la punta del Monte Fallère ha il van-
taggio di poter essere raggiunta in giornata, in un'ora e
mezza di cammino dal lago Morto, senza troppe fatiche.
Essa è caratterizzata da una cresta lunga circa 150 m che
presenta un aspetto squadrato: da questa forma, (secon-
do quanto riportato dall'Abbé E. Bionaz), trae origine
il suo nome trasformatosi nel corso dei secoli da Palette in
Fallère (è infatti facile confondere nei vecchi scritti e nel-
la pronuncia dialettale la P in F e la t in r).
Nel 1928 gli abitanti di Etroubles, sostituirono la
preesistente croce di legno rivestita di lamiera, con un
punto trigonometrico che, forse a causa di qualche van-
dalo, si trova ora nel dirupo della parete nord. Ad acco-
gliere oggi i visitatori, sulla sommità, ci sono una croce in
ferro e una piccola madonnina racchiusa in una teca in ve-
tro e ferro, nel cui cassetto sono riposti dei quaderni sui
quali è consuetudine scrivere il proprio nome e le proprie
impressioni.
Che cos'è l'agricoltura Biologica?
«Da ogni lato, da ogni angolo, tutti gli interessi
della vita umana convergono nell'agricoltura»
R. Steiner
Volendo semplificare il più possibile si potrebbe definire l'agricoltura biologica
quel metodo per produrre alimenti senza l'impiego di fertilizzanti e antipa-
rassitari dannosi all'ambiente e di conseguenza all'uomo.
Un'azienda agricola biologica cerca di “accompagnare” nel miglior modo i processi
vitali naturali che portano a produrre prodotti sani. L'ambiente che ci circonda è in gra-
do di difendersi da solo dalle malattie laddove l'uomo non sfrutta in modo intensivo la
terra e gli animali per i suoi fini economici.
La terra coltivata con metodi dolci e rispettosi dell'ecosistema si può sfruttare per
generazioni senza creare danni all'ambiente e all'uomo e gli animali allevati liberi, sen-
za essere costretti in ambienti con poco spazio, danno carne, uova, latte migliori. Con
questo metodo i guadagni immediati possono sembrare minori rispetto ad un'azienda
"convenzionale" ma le fatiche vengono ripagate con l'alta qualità, il sapore inconfondi-
bile e di conseguenza una ricerca sempre maggiore da parte del consumatore. Non fac-
ciamo però l'errore di credere che agricoltura biologica significhi semplicemente coltiva-
re con le pratiche di un tempo: chi decide di percorrere questa strada deve avere
le buone conoscenze tecniche, o essere supportato da persone preparate o con espe-
rienza, per scegliere come affrontare le serie difficoltà che si presentano. E per questo
in VDA è nata l'associazione valdostana Produttori Biologici e Biodinamici, per dare un
primo aiuto e dei consigli a chi vuole iniziare a coltivare biologicamente. Ogni martedì,
dalle 14.00 alle 15.00, potete trovare una rappresentazione di tale associazione presso
gli uffici dell'Epaca in regione Borgnalle ad Aosta.
Buon sole a tutti!
Marina Lale Murix
In biblioteca trovi:
GUIDA ALLA NATURA IN CAMPAGNA - SALVARE LA TERRA PER SALVARE L'UOMO
CURATEVI CON I FIORI DI BACH - GUARIRE LE ERBE
POTATURA SECONDO NATURA - L'ARTE DELLA POTATURA E DELL'INNESTARE
IL GRANDE LIBRO ORTO FRUTTETO, GIARDINO...
LOTTA BIOLOGICA - ORTO, FRUTTETO BIOLOGICO
NUOVO CALENDARIO LUNARE - ANTIPARASSITARI NATURALI PER L'ORTO
Denise Chappuis


Testo Originale Estratto
Mélange 3
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 6 n° 3
Dicembre 2001
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.

Villaggio Bercher
a 850 metri s.l.m.

[Immagine: Fotografia in bianco e nero di un villaggio montano, probabilmente il Villaggio Bercher, con case tradizionali in pietra e tetti in lose, circondato da vegetazione e montagne innevate sullo sfondo.]


Testo Originale Estratto
2

APPUNTAMENTO CON LA PROLOCO:
la vigilia di Natale si ripeterà la rappresentazione della Natività.
Vicino alla Chiesa alcuni artigiani rievocheranno mestieri perduti,
una fetta di panettone e una bevanda calda
rallegreranno il dopo Messa

Mélange

Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Christian Chioso, Denny Cogncin,
Germano Dionisi, Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
bibliostpierre@netvallee.it
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta

Cari Lettori,
l'arrivo di Mélange nelle nostre case av-
viene tradizionalmente alla vigilia delle feste
natalizie, colgo quindi l'occasione per au-
gurarvi, insieme a tutta la redazione, i
migliori auguri.
E' anche un periodo di bilanci e di
flessioni che riguardano l'anno che sta
terminando e il nuovo che si avvicina.
I recenti avvenimenti internaziona-
li hanno segnato il 2001 e segneranno la
Storia sia per la drammaticità dei fatti
che hanno interessato più popolazioni,
per l'apertura di un nuovo fronte mon-
diale che vede contrapposte due realtà:
l'occidente, la sua ricchezza un benesse-
re ipertecnologico, valori latenti, dall'al-
tra il mondo islamico, povertà, un falso
credo religioso a volte strumentalizza-
to per altri fini.
Tra gli occidentali ci siamo anche
noi, Europei. L'Europa, insieme di stati dalle tante cul-
ture, dalla storia millenaria, sta facendo un passo enor-
me, tra pochi giorni gli stati dell'Unione abbandoneranno
propria moneta e ne adotteranno una comune: l'euro.
Ciò vuol dire che, al di là di fastidiosi problemi di cam-
bio a volte enfatizzati da tutti i mezzi di informazione,
un insieme di stati vuol diventare un'unica nazione.
Io mi auguro che ciò porti un benessere e una sta-
bilità così come sostengono i più convinti europeisti,
auguro che sia vero il detto "l'unione fa la forza", che

presupposto di tutta questa "operazione". Mi lascia per-
plesso invece constatare che, un giorno sì l'altro pure, ora
l'Inghilterra, domani la Germania e di seguito tutti si di-
spongano, sono le dichiarazioni circa la moneta unica, si
spiegano, ma non vogliono un eventuale allargamento a est? Della
Svizzera non ne parliamo.
Sono perplesso, non meravigliato, in effetti mettere
insieme così tante culture sarà un'impresa titanica: ep-
pure da un punto si dovrà pur partire. Dovrà emergere
una capacità politica così forte da non assoggettarsi ai
tantissimi compromessi di parte che immancabilmente
si presenteranno. Così forte da non nascondersi dietro a
"...lo prevede una direttiva europea..." quando si tratta
di spiegare perché la pasta di grano duro non è più a nor-
ma, perché il formaggio dalle millenarie tradizioni non
soddisfa più le regole di produzione, perché il cioccolati-
no italiano ... ecc. ecc.

Dovrà emergere una capacità di ragionare con esi-
genze molto diverse cercando di mantenere le peculia-
rità che la Storia ci tramanda. La parola autonomia qua-
lità avrà in questo contesto?
Oggi però gli auguri hanno il sopravvento sugli in-
terrogativi. Auguri per questo fine anno: chi è in guerra
possa trovare una soluzione pacifica, gli europei sappia-
no interpretare questo momento storico con saggezza e
intelligenza.
Auguri a tutti.
MARCO CARLIN

Metropolitana: un
servizio realmente
a disposizione?

Gli alunni della Scuola Media "Maria Ida Vigli-
no" di Villeneuve sono particolarmente attenti
ai problemi locali. È stato realizzato un sondag-
gio in tutte le classi e predisposta dai giornalisti in erba
una piccola soluzione progettuale

La ferrovia giunge ad Aosta per la prima volta il mese di lu-
glio 1886 e nel 1929 arriva fino a Pré-Saint-Didier. In questi
anni viene utilizzata per il trasporto dell'antracite della mi-
niera di La Thuile.
Recentemente l'utilizzo del treno è andato via via dimi-
nuendo ad eccezione delle corse per gli studenti che si reca-
no ad Aosta.

Abbiamo letto gli articoli apparsi sui quotidiani locali
riguardanti la futura realizzazione della metropolitana leg-
gera Aosta – Pré-Saint-Didier e siamo rimasti piuttosto de-
lusi dal fatto che non sia stata prevista una fermata nei pres-
si della nostra scuola. La struttura è frequentata da circa 300
studenti, da sportivi e altri utenti vista la presenza in sede
di palestra e auditorium.
A questo punto ci siamo attivati ed abbiamo immagi-
nato un progetto che tenesse conto di quanto sopra esposto.
Ipotizziamo una fermata in località Champagne che
permetterebbe ai futuri utenti un collegamento più rapido
con la sede scolastica e con gli insediamenti produttivi e ar-
tigianali circostanti.
Da non sottovalutare il fatto che la zona sportiva già
esistente potrebbe essere raggiunta facilmente.
L'utilizzo di questo servizio ridurrebbe notevolmente
l'inquinamento e il traffico sulle strade statali con minori co-
sti di manutenzione.

La metropolitana dovrebbe avere orari e
fermate idonee alle esigenze dei cittadini.
Ed infine una provocazione dell'Atelier: è la tra-
duzione in acronimo francese di un proget-
to globale.
Il progetto prevede uno spostamento pedonale e ciclo-
pedonale dal piazzale del piazzale della metropolitana al
piazzale (P) della Scuola Media "M. I. Viglino" dove vi sarà la fermata per tutti
gli autobus diretti alle vallate.
È previsto un marciapiede permetterà ai pedoni di recarsi
alla zona sportiva (B) oppure alla zona artigianale (C1) o alle
zone centrali (C2).

3

Gli alunni
della scuola media
"Maria Ida Viglino"
di Villeneuve

Per Mélange

Anche quest'anno Mélange si
congeda dai suoi lettori, la po-
polazione di Saint-Pierre, con
un regalo. Allegato all'ultimo
numero del 2001, infatti, tro-
verete il testo dal titolo
"Sogno di un pomeriggio di
quest'estate". Frutto dell'im-
pegno degli allievi del labora-
torio teatrale, culminato con
la recita del 16 giugno scorso,
lo spettacolo itinerante ha

avuto come palco scenico per presentare l'omaggio di
ideale Verrogne, sulla frazione del nostro
Comune.
Rileggere l'opera con calma,
soprattutto per chi ha avuto
l'opportunità di seguirla dal
vivo e sul posto, tra i sentieri, le
case e le fontane rustiche, permetterà
di rivivere le emozioni, regalateci
dai piccoli grandi attori di Saint-
Pierre e dalla cornice fiabesca
che li circondava, di quella
piovosa ma memorabile gior-
nata di metà giugno.
Lo spazio a mia disposizione

Mélange mi consente, tra l'al-
tro, di ricordare e ringraziare
la Proloco ed i volontari che
hanno collaborato alla riusci-
ta della manifestazione, tardo
primaverile e di porgere a tut-
ti i miei concittadini, anche
per conto dell'Amministra-
zione Comunale, i più sinceri
auguri di buone feste!

IL SINDACO
(Giuseppe Jocallaz)


Dalla scuola
media

Gli allievi della scuola media M.I.
Viglino, gruppo giornalisti in erba,
entrano virtualmente in redazione:
da questo numero collaborano con
Mélange con articoli e ricerche su
problematiche locali.

L'atelier Journal de l'école moyenne de
Villeneuve observe et s'occupe de
l'environnement

Villeneuve. Né il y a plus de
dix ans, le journal "Le Trait
d'Union" a reçu une forte
impulsion grâce à la collaboration
transfrontalière. Dès sa
conception, sa finalité principale a été
celle de redonner le goût de
l'école aux jeunes journalistes
en herbe. L'atelier journal est
conduit par un enseignant
de Langue française, un de
Sciences et Mathématiques et un
de Technologie.

Avec cette activité on veut
aider les élèves et ceux qui ont
des difficultés à avoir des travaux
pas forcément liés au curriculum et
permettre aux autres de mettre
en valeur leurs capacités.

Cette année les inscriptions ont été si
nombreuses (34 adhésions) qu'on a
dû créer deux groupes qui travaillent
alternativement le vendredi après-midi
de 14.30H à 17.30H.
Les sujets les plus traités dans les articles
sont: le sport (interviews), les faits
d'actualité, les événements scolaires,
les spectacles et les divertissements.
Tous ceux qui ont envie d'écrire n'importe
quoi sont invités à faire parvenir leurs
articles à la rédaction du journal
"Le Trait d'Union".


Testo Originale Estratto
4
Relazione di accompagnamento al
Bilancio di previsione 2002
I dati,
gli obiettivi,
le attività e
i risultati attesi
Lo scopo è duplice: da
una parte fornire una
lettura dei dati più si-
gnificativi emersi dal moni-
toraggio annuale effettuato
dal servizio regionale, dal-
l'altra interpretare tali dati
per indirizzare le scelte fu-
ture. Si tratta, in sostanza,
di una lettura dei dati che
intende far scaturire, anche
attraverso la comparazione,
elementi di giudizio utili
per passare dal monitorag-
gio alla valutazione. Que-
st'ultima permetterà di in-
dividuare obiettivi concreti
per l'attività riferita al
2002, obiettivi che a loro volta rappresenteranno i ri-
ferimenti valutativi in sede di bilancio consuntivo.
Per la prima volta
il bilancio di previsione
viene presentato con
una sintetica relazione
di accompagnamento
redatta dal Presidente
ed approvata
dalla Commissione
di gestione.
GLI OBIETTIVI
La disamina di tali dati può es-
sere interpretata, a prima vista,
come la ricerca esasperata di
efficacia ed efficienza (termini
cari alla logica manageriale del settore privato) in realtà, pur
perseguendo correttamente questi due “sani” parametri di
analisi e di indirizzo organizzativo, si tratta di collocarli in
una logica di servizio pubblico (le biblioteche si collocano a
pieno titolo in questa area). Ciò significa che il bilancio di pre-
visione non può essere predisposto come una mera somma
di attività con conseguenti costi, al contrario dovrebbe rap-
presentare un'azione ponderata che si traduce in progetti ope-
rativi, con obiettivi chiari e verificabili.
In questa logica le voci di bilancio rappresentano per noi
una titolazione generale a cui si dovranno riferire specifici
progetti di intervento.
A tale scopo possiamo precisare che l'obiettivo genera-
le del bilancio/programma del 2002 resta l'avvicinamento del-
l'utenza al libro, alla cultura, alla lettura. Si tratta di confer-
mare la biblioteca come servizio che può rispondere alle esi-
genze di conoscenza, di approfondimento e di curiosità intel-
letterale nel variegato panorama culturale rappresentato da
le tipologie dei saperi, sia per i singoli individui sia per i grup-
pi e le organizzazioni (classi, istituti scolastici, ...).
Possiamo aggiungere inoltre che, in relazione all'anali-
si dei dati di cui sopra, intendiamo porci quali ulteriori obiet-
tivi l'incremento delle percentuali, in particolare:
• incrementare l'indice di impatto di due punti (passare dal
21,4% al 23,4%)
• incrementare l'indice di prestito almeno dello 0,5% (passa-
re dal 2.72% al 3.2%)
• diminuire l'indice costo prestito almeno di £1000 (passa-
re da £16.262 a £15.261)
LE ATTIVITÀ I RISULTATI ATTESI
Definiti gli obiettivi generali prendiamo in esame le singole
voci di bilancio cercando di evidenziare, per ognuna, i risul-
tati attesi.
Abbonamenti e spedizioni / compenso Direttore /
pubblicazione di Mélange
Le tre voci sono accorpate in quanto si riferiscono tutte al tri-
mestrale della biblioteca in particolare: la prima si riferisce
stretta relazione con il numero
di iscritti ed il numero di pre-
stiti (maggiori questi ultimi,
minore il costo prestito) e per
tanto conferma la necessità di
incrementare la politica di av-
vicinamento dell'utenza alla bi-
ca comunale.
I DATI
Ai fini di una comparazione che permetta di collocare (in par-
te) la nostra biblioteca nel panorama regionale, prenderemo
in considerazione i tre indici utilizzati per il monitoraggio
precisamente:
• l'indice di impatto: percentuale ricavata dal rapporto tra nu-
mero di iscritti alla biblioteca e numero di abitanti;
• indice di prestito: rapporto percentuale tra residenti e pre-
stiti;
• indice costo prestito: rapporto percentuale tra il costo del-
l'acquisto libri e il numero di prestiti.
Per quanto riguarda il primo indice la nostra biblioteca
si colloca su di una percentuale del 21,4%, vale a dire al ter-
zo posto per quanto riguarda le biblioteche della comuni-
tà montana (6) ed all'ottavo posto sul totale delle biblioteche
monitorate (22). Nella comparazione con le biblioteche della
comunità montana va aggiunto che la media è rappresentata
dal 12,8% il che significa che la biblioteca di Saint-Pierre può
registrare uno scarto in positivo di +8,6%.
In riferimento al secondo indice (2,72%), ci sembra utile
le mettere in evidenza che ci collochiamo al disopra della me-
dia delle tre biblioteche comprensoriali presenti sul territo-
rio regionale (Morgex (2,49%), Verrès (2,61%), Châtillon
(1,95%)) a dimostrazione che la scelta negli ultimi anni di pre-
ferire le attività globali del programma ad un obiettivo gene-
rale rappresentato dal potenziamento/incremento degli uten-
ti/lettori, in altre parole il rispetto della finalità principale di
una biblioteca, sembra aver dato risultati confortanti.
In ultimo l'indice costo prestito che ci vede attestati su
un costo prestito di £16.261, rappresenta, ancora nel panora-
ma regionale, un dato relativamente basso se confrontato con
paesi statisticamente vicini al nostro; per esempio Gressan,
Sarre e Donnas presentano, rispettivamente, un indice di
£25.567, £.87.882 e £.27.297. E' evidente che tale indice è in
al costo dell'abbonamento e della spedizione richiesto dalle
poste italiane, la seconda rappresenta il dovuto compenso per
gli impegni e le responsabilità del Direttore mentre per la ter-
za voce possiamo ipotizzare i seguenti risultati (ferma re-
strizione del progetto complessivo):
• la ridefinizione del progetto editoriale per il 2002 allo sco-
po di incrementare e migliorare le pagine dedicate all'attività
della biblioteca, in particolare le recensioni di libri e le offer-
te di novità editoriali;
• il ritorno alla distribuzione, grazie alla collaborazione degli
uffici comunali, tramite indirizzario; ciò permetterà un mag-
giore controllo del corretto invio del periodico;
• l'utilizzo di Mélange per una “campagna pubblicitaria” fi-
nalizzata all'incremento degli iscritti e dei prestiti;
• la realizzazione di un prodotto di sempre maggiore “qualità”
in occasione dell'annuale omaggio natalizio (già quest'anno
il calendario verrà sostituito da una piccola pubblicazione
contenente i testi teatrali prodotti dal laboratorio).
Attività teatrale
L'esperienza del laboratorio teatrale è ormai giunta al suo set-
timo anno di attività ed i risultati si possono individuare sia
nei prodotti realizzati (i testi, le video cassette) sia nella par-
tecipazione dei bambini/ragazzi sia, in particolare per l'anno
2001, nell'allargamento delle collaborazioni (associazioni, pro
loco, coinvolgimento concreto dell'amministrazione comuna-
le) finalizzato alla realizzazione dello spettacolo a Verrogne
che, in termini di pubblico, ha visto oltre 300 persone presen-
ti nonostante le avverse condizioni meteo. I risultati attesi per
il 2002, sulla base del progetto presentato dalla responsabile
dei corsi Paola Corti, si possono così sintetizzare:
• incrementare la conoscenza del paese e della sua cultura (il
progetto 2002 prevede che i ragazzi si documentino su fatti e
personaggi significativi per il paese);
• ampliare la partecipazione dei bambini/ragazzi alle attività,
in particolare quelle riferite all'approccio al tea-
tro;
• diffondere i risultati del lavoro di laboratorio sia
attraverso Mélange sia attraverso prodotti finali.
Attività rivolte alle scuole
In questo ambito dobbiamo registrare negli ulti-
mi anni un calo di motivazione, probabilmente
dovuto ad una diminuzione di contatti con i do-
centi e con i dirigenti. Ciò nonostante, per effet-
to di contatti diretti avuti con le scuole elemen-
tari del capoluogo nel corso dell'anno scolastico
2000/2001 la bibliotecaria ha svolto 32 ore di ani-
mazione, su progetti concordati, finalizzate al-
l'avvicinamento alla biblioteca ed alla lettura. Per
rilanciare le attività indirizzate a questo settore
abbiamo già preso contatti con i neo dirigenti
delle istituzioni scolastiche presenti sul territo-
rio (Grand Paradis A e B) con i quali definiremo
l'avvio di iniziative già collaudate, quale il con-
corso “chi legge di più?”, e, soprattutto, la messa a
punto di progetti che avvicinino i ragazzi ed i loro
genitori alla biblioteca ed alla lettura. I risultati
minimi attesi sono:
• un incremento del numero di classi in visita alla
biblioteca;
• un conseguente incremento dei prestiti effet-
tuati per la fascia d'età riferita ai vari ordini di
scuola;
• un iniziale coinvolgimento dei genitori attraverso possibili
percorsi di avvicinamento da concordare con la scuola.
Promozione biblioteca / promozione alla lettura
Accorpiamo le seguenti voci in quanto ambedue ci permetto-
no, in termini di risultati, di promuovere iniziative che in qual-
che modo incentivino la frequenza della biblioteca e l'accesso
ai servizi. Per quanto riguarda la prima voce si tratterà di far
crescere meglio le attività e le offerte, anche relativamente
alle tipologie di libri disponibili, all'utenza; rispetto alla se-
conda voce prevediamo di prestare attenzione a quanto avvie-
ne sul territorio, anche in riferimento a piccoli ma signifi-
cativi episodi (vedi la premiazione, offrendo libri, fatta in col-
laborazione con l'Assessore comunale alla cultura, dei ragaz-
zi licenziati con ottimo dalle scuole media e diplomati con
100/100 alla maturità), nonché organizzare iniziative di pre-
sentazione delle nuove novità editoriali. Anche per queste voci il ri-
ferimento è agli obiettivi generali di incremento degli indici.
Acquisto libri
Si tratta di una voce di bilancio nuova che rappresenta una
posta, nonché un investimento, ancora in riferimento agli
obiettivi generali. Nonostante il prestito interbibliotecario
sia stato utilizzato e funzioni relativamente bene non è possi-
bile soddisfare in maniera apprezzabile le richieste dell'u-
tenza sia rispetto alle novità editoriali sia rispetto alle esi-
genze tipologiche (vedi le scuole, per esempio); a tale scopo
intendiamo poter disporre di una voce di bilancio, economi-
camente significativa anche se non “esorbitante” (si trattereb-
be di circa 280 volumi in un anno al costo medio di
£35.000) che ci permetterebbe di incrementare la dotazione
libraria soprattutto in riferimento alla nostra utenza privile-
giata (bambini e ragazzi in età scolare), ma anche di desti-
nare una parte degli acquisti ad avvicinare il pubblico adul-
to assecondando le richieste opportunamente sondate.
BILANCIO DI PREVISIONE ANNO 2002
Voci di bilancio - descrizione
Stanziamento
previsto (lire)
Stanziamento
previsto (euro)
Abbonamenti e spedizioni
1.500.000
774,7
Pubblicazione Mélange
13.000.000
6713,9
Compenso Direttore Mélange
3.000.000
1549,3
Attività laboratorio teatrale
22.000.000
11362,1
Attività rivolta alle scuole
5.000.000
2582,2
Promozione biblioteca
3.000.000
1549,3
Promozione alla lettura
3.000.000
1549,3
Acquisto libri
10.000.000
5164,5
TOTALE
60.500.000
31245,3


Testo Originale Estratto
6
Una lettera
di Rubens Piovano
dall'Istituto di
Cultura Italiana
di Los Angeles
aro Germano, il pensiero è tor-
nato ad Aosta mentre per la
prima volta ho preso la navetta
che porta il pubblico lassù, nella città
del sole, l'immenso elegante Getty Cen-
ter che domina Santa Monica.
Mi son rivisto troppi anni fa men-
tre andavo la mattina presto al liceo
Challand, schivando il ghiaccio nel buio
dei marciapiedi di inverno, e mi son det-
to con un pizzico di malcelato orgoglio
che non mi sarei mai immaginato allora
di ritrovarmi un
no a risalire la magica collina, con una
valigetta in mano, a
a rappresentare il mio paese ad un colloquio
italo-ameri-
sulla cultura. Si resta sempre un po' bambini
anche quan-
spalle cominciano a portare qualche annetto,
e la visione
l'incommensurabile vastità di Los Angeles
che si schiude
miei piedi paragonata con il fazzoletto di
terra della città
sono nato mi euforizzava la mente, facendomi
sentire al
dell'universo.
Oggi sappiamo bene tutt'e due che
non conta dove viv
cosa fai, come ti senti e cosa hai
nella testa. Mia figlia, che
il fine settimana a Topanga Canyon,
una zona di spiriti libe
hippy sopra le ville esclusive di Malibu con
vista sull'Oc
Rubens Piovano, l'autore della let-
tera/articolo di seguito pubblicata,
è un caro amico con il quale ho di-
viso (e condiviso) idee, momenti di
vita personale e professionale sino
da quando eravamo molto più giovani
venti e due; da molti anni lavora
all'estero, all'interno degli Istituti
di Cultura Italiana, dapprima in
Spagna ed ora negli USA ma, la
"qualità" del nostro rapporto di
amicizia ci permette di riprendere il
nostro dialogo/confronto, anche
dopo lunghi silenzi, con la stessa in-
tensità di sempre. Internet, poi, ci
ha facilitato il compito e allora tra-
mite questo prodigioso strumento
spesso lo interrogo e, da quando
vive a Los Angeles, lo "provoco" nel
chiedergli come si sente nella sua
nuova veste di "americano".
L'ultima richiesta era finalizzata alla
pubblicazione sul nostro piccolo
giornale e la risposta mi pare degna
di interesse. Buona lettura!
(GERMANO DIONISI)
Un valdostano
negli S
Qualcuno si esalta,
altri inorridiscono.
L'America incuriosisce,
la sua potenza intriga,
qui succede
di tutto.
Starbucks (ridateci le uova strapazzate
con la pancetta e le patate!), con la
moda e la cucina italiana che giusta-
mente penetrano a fondo nei costumi
degli americani (ma ti giuro che ogni
tanto sento il bisogno di un buon ham-
burger con le patate dell'Idaho fritte
nell'onnipresente canola oil!), beh, in-
somma anche oggi, ti dicevo, sento che
gli States sono un laboratorio affasci-
nante dove si cucina quello che potrebbe
succedere all'umanità
nel suo futuro prossimo. Qualcuno si
esalta, altri inorridiscono.
L'America incuriosisce, la sua potenza
intriga, qui succede di
tutto. Troppi stereotipi ci affliggono
quando la giudichiamo, e
troppe semplificazioni estreme e inverosimili
ci impediscono di
cercare la verità. Non è il paradiso,
se è vero che sotto l'impres-
sione di una potente macchina organizzativa
si celano crepe che
inesorabilmente vengono a galla con il
tempo, ma non è l'inferno
dove il capitale mostra tutta la sua disumanità
e gli individui
consumano e vivono oppressi dal grande
fratello orwelliano.
Se mi chiedi se mi piace viverci, ti
rispondo moltissimo,
al punto che potendo mi ci fermerei
per sempre, se mi chiedi di
descriverti i principali ingredienti della
vita qui, penserei di
descriverli i principali ingredienti della
vita qui, penserei di
esprimere un concetto di società
alimentare dove la cultura è il trionfo
della diversità, della
integrazione, della coesistenza, del
meticciato culturale, il
convivio gioioso delle etnie e della
cucina del mondo.
Che cosa intendi? Semplice, se
vai in un supermercato
troverai una quantità di prodotti
che mai potresti trovare
altrove, il cibo del mondo intero è
qui presente, dalla pasta
italiana al riso tailandese, dalla carne
del Texas alla frutta
dell'Africa, dalle spezie dell'India
alla verdura del Messico.
Il pane, poi, ha una varietà
infinita, dai croissant francesi
al pane arabo, dalla focaccia italiana
al bagel ebraici. Insomma,
la cultura è fatta di cibo, e il cibo
è un'espressione della cultura.
Mi chiedi se in America è possibile
vivere di solo cibo italiano?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fritte nell'onnipresente
canola oil!
Mi chiedi se in America è possibile
vivere senza mangiare?
Certo che no! Ma la moda e la
cucina italiana sono giusta-
mente penetrate a fondo nei
costumi degli americani, e
ti giuro che ogni tanto sento
il bisogno di un buon ham-
burgere con le patate dell'Idaho
fatte in casa!
Che cosa mi ha deluso? Beh, non è facile fare amicizia, se sei abituato alla nostra elasticità e flessibilità mentale qui ti trovi a disagio perché sono belli rigidi, non sono maestri di buon gusto, in città si vedono molti segni di disordine, si raggiungono risultati ma non si raggiungono le vette, i loro sogni sono i nostri incubi, e loro sanno sempre cosa fare e non cosa sentirsi, la loro spesa è sempre una questione di prezzo, i rapporti personali sono difficili e i loro inventori sono spesso persone che hanno subito violenze fisiche o psicologiche, ma che si trasformano in eroi nazionali, capaci di resistere a tutto, e che ti dicono sempre che sono speciali, gli americani. Nonostante questo, non sono tutti uguali e non ci sono solo i bianchi, ma anche i neri, gli ispanici e gli asiatici, e tutti si sentono americani.
Mi chiedi se in America è possibile fare amicizia? Certo che sì, ma devi essere disposto a superare le barriere di una società molto complessa. La mentalità è pragmatica e razionale, l'emotività e la spontaneità sono viste con sospetto. Gli americani sono un popolo di inventori, di gente che crea e fa, ma che non sa godere della vita, non sa apprezzare la bellezza e l'arte. Sono abituati a lavorare duro e a spendere, ma non sanno godere il tempo libero. Sono un popolo che ha paura di morire, ma che non ha paura di vivere.
Mi chiedi se mi sento americano? No, non mi sento americano. Mi sento italiano, e sono orgoglioso di esserlo. Ma qui, in America, ho imparato molte cose, ho imparato a essere più aperto, più tollerante, più libero. Ho imparato a guardare il mondo con occhi diversi, a non giudicare, a non avere pregiudizi. Ho imparato che la vita è un'esperienza, e che ogni esperienza è unica e irripetibile.
Mi chiedi se tornerò in Italia? Non lo so. Per ora, mi sento bene qui, a Los Angeles. Mi sento a casa, anche se è una casa diversa. Mi sento in pace, anche se è una pace che non conosco.
Mi chiedi se sono felice? Sì, sono felice. Sono felice di essere qui, in America. Sono felice di essere un valdostano negli States. E sono felice di condividere con te, Germano, questa mia esperienza.
Saluti, Rubens.

"americani". In una città delle dimensioni di Miami, l'ultimo
censimento del 2000 ha rilevato che il 62% (dico il sessantadue
per cento!) degli abitanti è nato fuori dagli Stati Uniti.
Sorprende vederli ligi obbedire a semplici regole di convi-
venza civile, tutti guidano in modo cortese e disciplinato, nes-
suno fuma, nessuno si sogna di lasciare dietro di sé una cacca
di cane, se c'è da fare una coda a nessuno viene in mente di sal-
tarla, tutti tengono pulito l'esterno della loro casa ed impecca-
bile il giardino. Piccole cose, certo, ma come hanno fatto a “edu-
carli" così in fretta e così bene? E' indubbio che l'organizzazio-
ne è uno dei punti forti degli Stati Uniti. Per ogni lavoro o com-
pito c'è una manualistica dettagliata, anche troppo, a prova di
cretino, in maniera che in ogni situazione non devi far altro che
seguire passo passo le istruzioni. Il risultato è una macchina ben
oliata, ma dove impera una buona dose di rigidità mentale, se ci
scappa l'imprevisto vanno subito nel pallone. Come tutti i labo-
ratori sperimentali anche questa società ti intriga con le sue nu-
merose contraddizioni.
Mi chiedi se è una società razzista? La discriminazione di
sesso religione e razza è bandita costituzionalmente, guai al po-
liziotto che ferma un nero solo perché è nero, o a rifiutare il la-
voro a uno perché è islamico, ti ritrovi immediatamente citato
in tribunale e puoi uscirne con le ossa rotte. Ma poi ti accorgi
che in fondo le etnie convivono ma non si mescolano; pochissi-
mi i matrimoni misti, e quando in un quartiere la concentra-
zione di una etnia sale, le altre se ne vanno. Al tempo stesso però
è la prima società dove in alcune zone non ci sono più maggio-
ranze né minoranze demografiche, le componenti multietniche
sono tutte della stessa consistenza e dunque non si può più par-
lare di ghetti ma di quartieri etnici ad uguale valenza.
Molti credono che si tratti di una società poco solidale? Qui
tutti pagano le tasse, altrimenti vanno davvero in galera. Esiste
un sacco di volontariato, e le donazioni favorite dalle detrazioni
fiscali versano fiumi di denaro alle istituzioni caritatevoli e cul-
turali (negli ospedali e nei musei trovi sale intitolate al donato-
re). Certo, è una società fondata sull'iniziativa dell'individuo, e
che premia il successo economico e penalizza il fallimento, e chi
rimane ai margini se la può veder davvero brutta: qualche vol-
ta ti porto i miei ospiti a vedere i chilometri di marciapiede popo-
lati di notte dai senzatetto che si costruiscono un giaciglio con i
cartoni del mercato, allineati uno dopo l'altro in una sequenza
da apocalisse.
Il lavoro non è protetto, lo puoi perdere facilmente? E' vero,
ma lo ritrovi altrettanto facilmente, e questa capacità di riadat-
tamento rapido è anche un valore. Sono divertenti le statistiche
che ti dicono quante volte nel corso della vita un americano me-
dio (o una americana media) cambia lavoro, casa e moglie (o ma-
rito). Rimane il fatto che ad essere sindacalizzati sono solo i la-
vori alti delle industrie che tirano e di punta, i lavori umili e gran
parte dei servizi sono assolutamente indifesi. E con l'inevitabile
turnover che ne deriva, la professionalità di chi lavora nei servi-
zi va a farsi benedire e il cliente si ritrova davanti ogni sei mesi
una persona diversa, alle prime armi, manualetto alla mano.
Mi forzi ad ammettere che è una società violenta? Io cer-
tamente vivo in una posizione di privilegio e abbastanza pro-
tetta, ma in quattro anni che son qui ti giuro che non ho mai sen-
tito nemmeno uno che alzasse la voce.
Certo, i tempi delle vacche magre e della piena occupazio-
ne se ne stanno andando e la vertiginosa caduta degli indici di
criminalità potrebbero presto cominciare a risalire. Solo uno
di otto anni fa episodi di rivolta sociale che hanno letteralmen-
te devastato interi quartieri qui a Los Angeles, in tutta la fede-
razione il possesso individuale di armi è a livelli altissimi, e una
legge autorizza qualsiasi cittadino a cercare di catturare perico-
losi ricercati per ottenere la taglia che pende sulla loro testa. Ma
almeno da queste parti tutti sono rilassati e sorridenti, molto ri-
rispettosi gli uni degli altri, le villette sono tutte almeno apparen-
temente protette, senza catenacci ed inferriate, anche perché la
polizia, che vedi poco e non ti può fermare per controlli se non
hai un sospetto di reato, quando si muove non scherza ed è
dispensa a discutere.
Che cosa mi ha sorpreso in positivo vivendo qui? In ordine
molto in superficie: il fatto che le raccomandazioni sono
banalizzate e chi le fa risponde di quello che fa il racco-
mandato; il fatto che il mercato è realmente concorrenziale, il
prezzo della benzina può variare di duecento lire al litro in due
sistemi uno di fronte all'altro, e il prezzo varia ogni 15 gior-
ni in tutto il paese a seconda del costo del barile di petrolio sui
mercati internazionali, salendo o scendendo con punte nell'ar-
co di sei mesi di più di 500 lire al litro!; il fatto che non c'è un
monopolio di telefonia pubblica né di servizi universali di
qualsiasi tipo, e la generale qualità dei servizi universali di
qualsiasi tipo che hai, componi il 911 e per un gatto sul tetto
arrivano in tre minuti quattro minuti dei pompieri a sirene
spiegate; il fatto che se c'è una disputa tutti la condividono
senza storie ed eccezioni.
Invitatamente cresciuti
tutti i condizionamenti storici
mali della vecchia Europa, tra
straordinaria la loro libertà di di-
spire qualsiasi cosa, di osare ro-
do schemi e barriere, di osare.
E anche oggi che l'Am
molto meno America di allora
più omologata e globalizzata
lei, con l'invasione di macch
giapponesi ed europee (dove
Cadillac con le code a pinn
rosa?), con il maldestro tenta
imitare i caffè europei con le
Facile, mi dirai, quando si è un paese straricco con un reddito pro
capite che ti permette di vivere comodamente e senza troppe
difficoltà. E' vero, ma la realtà è ben più complessa. Ci sono
almeno 2000 persone che ogni giorno entrano clandestinamente
in California, sono certo spinti dalla disperazione irrimediabile
che si lasciano alle spalle, ma anche dalla speranza che la vita
può anche cambiare all'improvviso, e decisamente al meglio.
E' vero per ogni paese, ma questo è particolarmente diffi-
cile da comprendere nella sua vasta molteplicità. Intanto perché
è il primo vero grande paese cosmopolita. Forse gli americani
che contano se ne stanno nascosti su in cielo a tirare i fili della
potente economia, ma qui al suolo trovi davvero il mondo: il mio
postino è indiano, la baby-sitter della bimba è armena, il suo
maestro russo, la colf guatemalteca, il concessionario che m'ha
venduto la macchina afgano (di Herat, per la cronaca), l'ammini-
stratore del condominio è svizzero, lo spedizioniere che usiamo
in ufficio è una vietnamita, i miei assistenti sono una italo-ci-
nese, una rumena nata e cresciuta in Brasile e l'unico califor-
niano ha un cognome, Montoya, che appartiene ad una delle più
famose famiglie gitane di Spagna. Tutto rigorosamente vero, e
potrei continuare a lungo. Fai fatica a definire cosa sia un ame-
ricano, e soprattutto che cosa significhi esserlo. Pensa allora a
quanto sono fuori strada quelli che da noi se la prendono con gli
disagio
sto, in ci
raggiun
loro sar
cia spes
rapport
inventi
ciali ti
america
Una son
noscon
M
tembre.
l'indivi
stamen
non c'
routine
per ent
roporto
tobus a
La
non è so
mazion
basta. G
riconos
tutta la
disagio perché sono belli rigidi, non sono maestri di buon gusto,
in città si vedono molti segni di disordine, si raggiungono risultati
ma non si raggiungono le vette, i loro sogni sono i nostri incubi,
e loro sanno sempre cosa fare e non cosa sentirsi, la loro spesa è
sempre una questione di prezzo, i rapporti personali sono difficili
e i loro inventori sono spesso persone che hanno subito violenze
fisiche o psicologiche, ma che si trasformano in eroi nazionali,
capaci di resistere a tutto, e che ti dicono sempre che sono speciali,
gli americani. Nonostante questo, non sono tutti uguali e non ci
sono solo i bianchi, ma anche i neri, gli ispanici e gli asiatici, e tutti
si sentono americani.

Mi chiedi se in America è possibile fare amicizia? Certo che
sì, ma devi essere disposto a superare le barriere di una società
molto complessa. La mentalità è pragmatica e razionale, l'emoti-
vità e la spontaneità sono viste con sospetto. Gli americani sono
un popolo di inventori, di gente che crea e fa, ma che non sa go-
dere della vita, non sa apprezzare la bellezza e l'arte. Sono abituati
a lavorare duro e a spendere, ma non sanno godere il tempo libero.
Sono un popolo che ha paura di morire, ma che non ha paura di
vivere.

Mi chiedi se mi sento americano? No, non mi sento americano.
Mi sento italiano, e sono orgoglioso di esserlo. Ma qui, in America,
ho imparato molte cose, ho imparato a essere più aperto, più tolle-
rante, più libero. Ho imparato a guardare il mondo con occhi di-
versi, a non giudicare, a non avere pregiudizi. Ho imparato che la
vita è un'esperienza, e che ogni esperienza è unica e irripetibile.

Mi chiedi se tornerò in Italia? Non lo so. Per ora, mi sento bene
qui, a Los Angeles. Mi sento a casa, anche se è una casa diversa. Mi
sento in pace, anche se è una pace che non conosco.

Mi chiedi se sono felice? Sì, sono felice. Sono felice di essere qui,
in America. Sono felice di essere un valdostano negli States. E sono
felice di condividere con te, Germano, questa mia esperienza.

Saluti, Rubens.

pacifico, trova che il posto più bello
del mondo sia Aosta, per via delle
montagne che sono più alte dei grat-
tacieli di downtown.
Ricordi che già negli anni set-
tanta, quando molta della nostra gen-
te si era stufata dell'impossibilità
la politica, e più fuggivano in un
verso il trip dell'Oriente, e pochi
davano all'America? Niente spi-
lità contemplativa, niente pro-
saggezza millenarie, zainetto
spalle, rimasi folgorato da un
versamento degli USA in autost
1977 - il mitico coast to coast
gendo On the road di Kerouac
Invilmente cresciuto
tutti i condizionamenti storici
mali della vecchia Europa, tra
straordinaria la loro libertà di di-
spire qualsiasi cosa, di osare ro-
do schemi e barriere, di osare.
E anche oggi che l'Am
molto meno America di allora
più omologata e globalizzata
lei, con l'invasione di macch
giapponesi ed europee (dove
Cadillac con le code a pinn
rosa?), con il maldestro tenta
imitare i caffè europei con le
persone che ogni giorno entrano le-
galmente o clandestinamente solo in California, sono certo spin-
te dalla disperazione irrimediabile che si lasciano alle spalle, ma
anche dalla speranza che la vita può anche cambiare all'im-
provviso, e decisamente al meglio.
E' vero per ogni paese, ma questo è particolarmente diffi-
cile da comprendere nella sua vasta molteplicità. Intanto perché
è il primo vero grande paese cosmopolita. Forse gli americani
che contano se ne stanno nascosti su in cielo a tirare i fili della
potente economia, ma qui al suolo trovi davvero il mondo: il mio
postino è indiano, la baby-sitter della bimba è armena, il suo
maestro russo, la colf guatemalteca, il concessionario che m'ha
venduto la macchina afgano (di Herat, per la cronaca), l'ammini-
stratore del condominio è svizzero, lo spedizioniere che usiamo
in ufficio è una vietnamita, i miei assistenti sono una italo-ci-
nese, una rumena nata e cresciuta in Brasile e l'unico califor-
niano ha un cognome, Montoya, che appartiene ad una delle più
famose famiglie gitane di Spagna. Tutto rigorosamente vero, e
potrei continuare a lungo. Fai fatica a definire cosa sia un ame-
ricano, e soprattutto che cosa significhi esserlo. Pensa allora a
quanto sono fuori strada quelli che da noi se la prendono con gli
tutta la
disagio
sto, in ci
raggiun
loro sar
cia spes
rapport
inventi
ciali ti
america
Una son
noscon
Mi
tembre.
l'indivi
stamen
non c'
routine
per ent
roporto
tobus a
La
non è so
mazion
basta. G
riconos
tutta la
parte degli altri, le villette sono tutte almeno apparen-
emente protette, senza catenacci ed inferriate, anche perché la
polizia, che vedi poco e non ti può fermare per controlli se non
hai un sospetto di reato, quando si muove non scherza ed è
dispensa a discutere.
Che cosa mi ha sorpreso in positivo vivendo qui? In ordine
molto in superficie: il fatto che le raccomandazioni sono
banalizzate e chi le fa risponde di quello che fa il racco-
mandato; il fatto che il mercato è realmente concorrenziale, il
prezzo della benzina può variare di duecento lire al litro in due
sistemi uno di fronte all'altro, e il prezzo varia ogni 15 gior-
ni in tutto il paese a seconda del costo del barile di petrolio sui
mercati internazionali, salendo o scendendo con punte nell'ar-
co di sei mesi di più di 500 lire al litro!; il fatto che non c'è un
monopolio di telefonia pubblica né di servizi universali di
qualsiasi tipo, e la generale qualità dei servizi universitari
che hai, componi il 911 e per un gatto sul tetto
arrivano in tre minuti quattro minuti dei pompieri a sirene
spiegate; il fatto che se c'è una disputa tutti la condividono
senza storie ed eccezioni.

Invitatamente cresciuti
tutti i condizionamenti storici
mali della vecchia Europa, tra
straordinaria la loro libertà di di-
spire qualsiasi cosa, di osare ro-
do schemi e barriere, di osare.

E anche oggi che l'Am
molto meno America di allora
più omologata e globalizzata
lei, con l'invasione di macch
giapponesi ed europee (dove
Cadillac con le code a pinn
rosa?), con il maldestro tenta
imitare i caffè europei con le
dall'altra parte, e i bus a due piani che trovi
in tutti gli aereoporti americani, con le scritte
che ti dicono di fare attenzione alle auto in
movimento. Non si può fare finta che il mondo
sia diverso da quello che è.
Mi chiedi se in America è possibile parlare
di cultura? Certo che sì, ma devi essere disposto
a confrontarti con una cultura diversa, con una
mentalità pragmatica e razionale, con una
visione del mondo che privilegia il successo
economico e la libertà individuale. Qui la
cultura è un'industria, e l'arte è un prodotto.
Non c'è spazio per la contemplazione, per la
meditazione, per la ricerca del senso profondo
delle cose. Qui tutto è velocità, tutto è efficienza,
tutto è consumo.
Mi chiedi se in America è possibile essere
felici? Certo che sì, ma devi essere disposto a
rinunciare a una parte di te, a rinunciare alla tua
identità, alla tua storia, alla tua cultura. Qui la
felicità è un prodotto, un servizio, un bene di
consumo. Non c'è spazio per la sofferenza, per
il dolore, per la fragilità. Qui tutto è sorrisi,
tutto è successo, tutto è ottimismo.
Mi chiedi se in America è possibile essere
veri? Certo che sì, ma devi essere disposto a
mascherarti, a nasconderti, a proteggerti. Qui
la verità è un'opinione, un punto di vista, una
scelta. Non c'è spazio per la complessità, per
l'ambiguità, per la contraddizione. Qui tutto è
semplice, tutto è chiaro, tutto è definitivo.
Mi chiedi se in America è possibile essere
liberi? Certo che sì, ma devi essere disposto a
seguire le regole, a rispettare le leggi, a obbe-
dire alle autorità. Qui la libertà è un diritto, un
privilegio, una conquista. Non c'è spazio per
l'anarchia, per la ribellione, per la rivoluzione.
Qui tutto è ordine, tutto è disciplina, tutto è
controllo.
Mi chiedi se in America è possibile essere
belli? Certo che sì, ma devi essere disposto a
conformarti, a omologarti, a standardizzarti.
Qui la bellezza è un modello, un ideale, un
imperativo. Non c'è spazio per l'originalità,
per la diversità, per l'imperfezione. Qui tutto è
perfetto, tutto è uniforme, tutto è uguale.
Mi chiedi se in America è possibile essere
ricchi? Certo che sì, ma devi essere disposto a
lavorare duro, a sacrificarti, a rinunciare. Qui la
ricchezza è un obiettivo, un premio, una
ricompensa. Non c'è spazio per la povertà, per
la miseria, per la fame. Qui tutto è abbondanza,
tutto è prosperità, tutto è benessere.
Mi chiedi se in America è possibile essere
felici? Certo che sì, ma devi essere disposto a
rinunciare a una parte di te, a rinunciare alla tua
identità, alla tua storia, alla tua cultura. Qui la
felicità è un prodotto, un servizio, un bene di
consumo. Non c'è spazio per la sofferenza, per
il dolore, per la fragilità. Qui tutto è sorrisi,
tutto è successo, tutto è ottimismo.
Mi chiedi se in America è possibile essere
veri? Certo che sì, ma devi essere disposto a
mascherarti, a nasconderti, a proteggerti. Qui
la verità è un'opinione, un punto di vista, una
scelta. Non c'è spazio per la complessità, per
l'ambiguità, per la contraddizione. Qui tutto è
semplice, tutto è chiaro, tutto è definitivo.
Mi chiedi se in America è possibile essere
liberi? Certo che sì, ma devi essere disposto a
seguire le regole, a rispettare le leggi, a obbe-
dire alle autorità. Qui la libertà è un diritto, un
privilegio, una conquista. Non c'è spazio per
l'anarchia, per la ribellione, per la rivoluzione.
Qui tutto è ordine, tutto è disciplina, tutto è
controllo.
Mi chiedi se in America è possibile essere
belli? Certo che sì, ma devi essere disposto a
conformarti, a omologarti, a standardizzarti.
Qui la bellezza è un modello, un ideale, un
imperativo. Non c'è spazio per l'originalità,
per la diversità, per l'imperfezione. Qui tutto è
perfetto, tutto è uniforme, tutto è uguale.
Mi chiedi se in America è possibile essere
ricchi? Certo che sì, ma devi essere disposto a
lavorare duro, a sacrificarti, a rinunciare. Qui la
ricchezza è un obiettivo, un premio, una
ricompensa. Non c'è spazio per la povertà, per
la miseria, per la fame. Qui tutto è abbondanza,
tutto è prosperità, tutto è benessere.

In senso generale che hai è che questi quando si mettono
a fare una cosa la realizzano. E lo fanno alla grande. Magari
con ampi spazi giustificane le dimensioni delle cose. In quat-
tro anni che son qui ho trovato solo due oggetti più piccoli ri-
spetto ai nostri in Europa, le bustine di zucchero nei bar e i boc-
coni delle pompe di benzina ai distributori...

Take care.

Rubens


Testo Originale Estratto
8
La pagina
dell'Amministrazione
comunale
Il "cunicolo
tecnologico"
di via Chanoux
In quest'uscita natalizia
parleremo della prima,
quella già iniziata, di due
importanti opere destinate
a migliorare la qualità dei
servizi del nostro paese.
Mentre nelle righe seguen-
ti presenteremo il cunicolo
tecnologico di Via Cha-
noux, il prossimo numero
di Mélange sarà invece de-
dicato al nuovo servizio di
acquedotto intercomunale.
An
vete mai provato ad affacciarevi sul lato
destra di Via Chanoux, dal castello di Saint-Pierre,
sull'inizio di Via Chanoux, dalla casa di Marco Carlin fino
all'ufficio dell'Alleanza Assicurazioni. Come detto, i lavori
sono già iniziati e dureranno 15 mesi circa. Al fine di diminuire
i disagi nei confronti della popolazione, si procederà per tratte
omogenee di 50-100 metri ciascuna. L'opera, affidata alla Ditta
“Cogeis” di Quincinetto (la quale si avvale a sua volta, per la
posa delle condotte, dell'Impresa “Droz” di Saint Marcel), costerà
intorno ai due miliardi di lire e graverà sulle casse comunali
per un buon 20% (il restante è finanziato dalla Regione).
La struttura sarà completamente prefabbricata e le lastre di
copertura, in caso di necessità di manutenzioni o sostituzioni,
si potranno rimuovere sull'intero sviluppo della stessa. Indubbia-
mente, un grosso vantaggio che consentirà di limitare al massimo,
in futuro, le tanto odiate operazioni di scavo, sempre causa di
lamentele da parte della popolazione. Da rimarcare anche la
scelta di effettuare la completa pavimentazione della via in
cubetti di pietra, con una canaletta di raccolta delle acque bianche,
anch'essa in pietra, posta al centro della carreggiata. Una decisione,
quella di recuperare l'aspetto originario di Via Chanoux, che influirà
in modo considerevole sull'aspetto definitivo della stessa. A tale
scopo contribuirà l'eliminazione di tutte le linee aeree legate
alla distribuzione elettrica e telefonica, con conseguente riquali-
ficazione delle facciate degli edifici e della via nel complesso.
Non nelle facciate degli edifici e della via nel complesso. Pen-
sate a non vedere più quegli orribili cavi “volanti” che collegano
molte abitazioni da un lato all'altro della carreggiata! Tutto
merito del cunicolo che, come detto, consentirà di far passare
sotto terra fili e cavi, rendendoli quindi invisibili. I residenti
nell'area interessata, poco più di due mesi fa, prima dell'inizio
dei lavori, sono stati invitati dall'Amministrazione Comunale
ad un incontro informativo inerente l'opera in questione. Il
progettista, l'Ingegnere Fabio Fabiani, ha esposto le modalità
del futuro intervento con un buon successo perché sono stati
rassicurati: alcuni, grazie alla scelta di procedere per tratte
brevi, sul disagio che il cantiere avrebbe provocato; altri sull'in-
columità delle proprie case nonostante gli scavi, altri ancora
sui diversi vantaggi a favore dell'immagine complessiva del
Borgo. Perché una cosa è certa: con il cunicolo multifunzionale
urbano l'Amministrazione Comunale di Saint-Pierre pone le
basi, invisibili (perché sotterranee) ma solide, per il recupero,
la riqualificazione tecnico-funzionale del patrimonio insediativo
presente nell'area. E lo fa, lo diciamo sottovoce ma con fierezza,
realizzando, credendo in una struttura altamente innovativa per
le sue caratteristiche intrinseche, una struttura all'avanguardia
che “farà scuola” e che al momento è già stata realizzata solo
in pochissimi esemplari in Italia. Per l'Amministrazione è
difficile puntare due miliardi su un qualcosa che, essendo
interrato, non si vede. Ma i benefici non tarderanno a
farsi sentire, tra poco più di un anno, con il miglioramento
di numerosi servizi per i cittadini, la diminuzione dei disagi
per eventuali interventi futuri e, soprattutto, con la valorizzazione
della via più antica di Saint-Pierre.
Denny Cognetin

Un gioioso giorno
di Natale

ALL'INIZIO DI QUEST'ANNO SCOLASTICO HO CHIESTO AI BAMBINI DEL
LE SCUOLE ELEMENTARI DI SAINT-PIERRE:
DUE RISPOSTE PER MELANGE
Se
cegli una persona, tante persone, un animale, tanti ani-
mali che conosci o che non hai mai visto, una situazio-
ne, un evento e dimmi cosa faresti per aiutarli a tra-
scorrere un gioioso giorno di natale.
• chi vorresti aiutare a trascorrere un bel natale?
• come vorresti aiutarlo?
Alcuni di loro hanno risposto al mio invito e qui di seguito tro-
verete i loro pensieri, le loro idee su questo argomento. Grazie
moltissime a tutti questi bimbi che hanno lasciato da parte per
un momento i loro giochi e anche i compiti per pensare a que-
sta richiesta e ricavarne cose bellissime. Grazie anche, natural-
mente, ai loro insegnanti e un augurio di cuore per un felice
Natale a tutti.
“Vorrei fare passare un bel Natale ai bambini africani che non
hanno da mangiare e muoiono per malattie come il morbillo,
perché i loro genitori non hanno i soldi per farli vaccinare. Io vor-
rei mandare loro del cibo, del cioccolato, delle torte, del formag-
gio, della carne, del pane e soprattutto dell'acqua, così potreb-
bero mangiare e essere più robusti e difendersi meglio dalle ma-
lattie.” (JULIE)
“Vorrei trascorrere un bel Natale con mio nonno, perché sta poco
bene. Lo vorrei consolare, ma sono molto lontana. Spero che gua-
risca, perché è un nonno favoloso e io gli voglio molto bene.”
(JESSICA)
“Io vorrei aiutare tutte le persone che vivono in Afghanistan, per-
ché mi fanno tanta pena. Vorrei che trascorressero un Natale di
pace. Mi piacerebbe che quei bambini avessero del buon cibo e
dei vestiti caldi. Per aiutarli io ho deciso di inviare loro un po' dei
miei risparmi.” (TERESA)
“Come faranno i bambini dell'Afghanistan a trascorrere un bel
Natale? Bisognerebbe mandare un bravo medico per curarli pri-
ma di Natale, portare loro dei vestiti e del cibo, acqua pulita e tan-
te coccole”. (VALENTINA)
“Io vorrei aiutare la mia mamma che ha mal di schiena”. (ALEX)
“Vorrei aiutare un cane abbandonato. Lo porto a casa mia. Lo
lavo con il sapone e lo spazzolo” (ANTONELLA)
“Nel cortile, davanti a casa mia, gironzola un gatto marroncino.
Cammina in modo strano, sembra un gatto robot. Lui non ha un
collo e forse neanche un padrone. E' molto simpatico, bravissi-
mo e perfino magrissimo, forse mangia solo topi e lucertole.
Ho pensato di fargli passare la notte di Natale a casa mia, al cal-
do e con del buon cibo. Io amo gli animali e odio chi li tratta
male e chi li abbandona”. (CHRISTIAN)
Marina
9
Parlano i bambini
delle scuole
elementari di
Saint-Pierre
I bambini della Scuola elementare a Bréan per la giornata
"Puliamo il mondo", organizzata dalla Lega Ambiente
e dall'Amministrazione comunale


Testo Originale Estratto
8

La pagina
dell'Amministrazione
comunale

Il "cunicolo
tecnologico"
di via Chanoux

In quest'uscita natalizia
parleremo della prima,
quella già iniziata, di due
importanti opere destinate
a migliorare la qualità dei
servizi del nostro paese.
Mentre nelle righe seguen-
ti presenteremo il cunicolo
tecnologico di Via Cha-
noux, il prossimo numero
di Mélange sarà invece de-
dicato al nuovo servizio di
acquedotto intercomunale.

Avete mai provato ad affacciarvi sull'inizio di Via Chanoux, dal lato est? Fatelo, percorretela con lo sguardo fin dove è visibile prima di nascondersi tra le case intorno alla Stazione e poi alzate leggermente gli occhi: vi si predinanzi un'immagine da cartolina, rappresentata dal castello di Saint-Pierre che sembra sorgere dal fondo della via. Non a caso, storicamente, quella successivamente intitolata al patriota Emilio, costituiva la strada principale del paese. Di conseguenza, i nostri antenati l'hanno realizzata, e nel tempo completata, sempre tenendo conto della particolare immobile storico che la sovrasta, come se le due opere, nonostante una evidente diversità architettonica e d'uso, fossero in simbiosi. Ne deriva, infatti, un singolare effetto ottico che sembra unire Via Chanoux alle pendici del castello, quasi il maniero costituisse una naturale e ideale continuazione di quella. Poi, con il passare degli anni, Via Libertà è diventata il centro economico del paese e la via parallela "minore" è stata un po', per così dire, dimenticata. Tutto il merito del cunicolo che, come detto, consentirà di far passare sottoterra fili e cavi, rendendoli quindi invisibili. I residenti nell'area interessata, poco più di due mesi fa, prima dell'inizio dei lavori, sono stati invitati dall'Amministrazione Comunale ad un incontro informativo inerente l'opera in questione. Il progettista, l'Ingegner Fabio Fabiani, ha esposto ai numerosi presenti le modalità del futuro intervento costruttivo lungo la via che attraversa le loro case. Molti sono stati rassicurati: alcuni, grazie alla scelta di procedere per tratte brevi, sul disagio che il cantiere avrebbe provocato; altri sui diversi vantaggi a favore dell'immagine complessiva del Borgo. Perché una cosa è certa: con il cunicolo multifunzionale urbano l'Amministrazione Comunale di Saint-Pierre pone le basi, invisibili (perché sotterranee) ma solide, per il recupero, la riqualificazione tecnico-funzionale del patrimonio insediativo presente nell'area. E lo fa, lo diciamo sottovoce ma con fierezza, realizzando, credendo in una struttura altamente innovativa per le sue caratteristiche intrinseche, una struttura all'avanguardia che "farà scuola" e che al momento è già stata realizzata solo in pochissimi esemplari in Italia. Per l'Amministrazione è difficile puntare due miliardi di lire su qualcosa che, essendo interrato, non si vede. Ma i benefici non tarderanno a farsi sentire, tra poco più di un anno, con il miglioramento di numerosi servizi per i cittadini, la diminuzione dei disagi per eventuali interventi futuri e, soprattutto, con la valorizzazione della via più antica di Saint-Pierre.

Denny Cognetin

metri, dalla casa di Marco Carlin fino all'ufficio dell'Alleanza Assicurazioni. Come detto, i lavori sono già iniziati e dureranno 15 mesi circa. Al fine di diminuire i disagi nei confronti della popolazione, si procederà per tratte omogenee di 50-100 metri ciascuna. L'opera, affidata alla Ditta "Cogeis" di Quincinetto (la quale si avvale a sua volta, per la posa delle condotte, dell'Impresa "Droz" di Saint Marcel), costerà intorno ai due miliardi di lire e graverà sulle casse comunali per un buon 20% (il restante è finanziato dalla Regione). La struttura sarà completamente prefabbricata e le lastre di copertura, in caso di necessità di manutenzioni o sostituzioni, si potranno rimuovere sull'intero sviluppo della stessa. Indubbiamente, un grosso vantaggio che consentirà di limitare al massimo, in futuro, le tanto odiate operazioni di scavo, sempre causa di lamentele da parte della popolazione. Da rimarcare anche la scelta di effettuare la completa pavimentazione della via in cubetti di pietra, con una canaletta di raccolta delle acque bianche, anch'essa in pietra, posta al centro della carreggiata. Una decisione, quella di recuperare l'aspetto originario di Via Chanoux, che influirà in modo considerevole sull'impatto estetico definitivo della stessa. A tale scopo contribuirà l'eliminazione di tutte le linee aeree legate alla distribuzione elettrica e telefonica, con conseguente riqualificazione delle facciate degli edifici e della via nel complesso. Pensate, anche solo da un punto di vista strettamente esteriore, come muterà l'effetto senza quegli orribili cavi "volanti" che collegano molte abitazioni da un lato all'altro della carreggiata! Tutto merito del cunicolo che, come detto, consentirà di far passare sottoterra fili e cavi, rendendoli quindi invisibili. I residenti nell'area interessata, poco più di due mesi fa, prima dell'inizio dei lavori, sono stati invitati dall'Amministrazione Comunale ad un incontro informativo inerente l'opera in questione. Il progettista, l'Ingegner Fabio Fabiani, ha esposto ai numerosi presenti le modalità del futuro intervento costruttivo lungo la via che attraversa le loro case. Molti sono stati rassicurati: alcuni, grazie alla scelta di procedere per tratte brevi, sul disagio che il cantiere avrebbe provocato; altri sui diversi vantaggi a favore dell'immagine complessiva del Borgo. Perché una cosa è certa: con il cunicolo multifunzionale urbano l'Amministrazione Comunale di Saint-Pierre pone le basi, invisibili (perché sotterranee) ma solide, per il recupero, la riqualificazione tecnico-funzionale del patrimonio insediativo presente nell'area. E lo fa, lo diciamo sottovoce ma con fierezza, realizzando, credendo in una struttura altamente innovativa per le sue caratteristiche intrinseche, una struttura all'avanguardia che "farà scuola" e che al momento è già stata realizzata solo in pochissimi esemplari in Italia. Per l'Amministrazione è difficile puntare due miliardi di lire su qualcosa che, essendo interrato, non si vede. Ma i benefici non tarderanno a farsi sentire, tra poco più di un anno, con il miglioramento di numerosi servizi per i cittadini, la diminuzione dei disagi per eventuali interventi futuri e, soprattutto, con la valorizzazione della via più antica di Saint-Pierre.

Denny Cognetin

9

Un gioioso giorno
di Natale

Parlano i bambini
delle scuole
elementari di
Saint-Pierre

All'inizio di quest'anno scolastico ho chiesto ai bambini delle scuole elementari di Saint-Pierre:
DUE RISPOSTE PER MELANGE
Scegli una persona, tante persone, un animale, tanti animali che conosci o che non hai mai visto, una situazione, un evento e dimmi cosa faresti per aiutarli a trascorrere un gioioso giorno di natale.
• chi vorresti aiutare?
• come vorresti aiutarlo?
Alcuni di loro hanno risposto al mio invito e qui di seguito troverete i loro pensieri, le loro idee su questo argomento. Grazie moltissime a tutti questi bimbi che hanno lasciato da parte per un momento i loro giochi e anche i compiti per pensare a questa richiesta e ricavarne cose bellissime. Grazie anche, naturalmente, ai loro insegnanti e un augurio di cuore per un felice Natale a tutti.

"Vorrei fare passare un bel Natale ai bambini africani che non
hanno da mangiare e muoiono per malattie come il morbillo,
perché i loro genitori non hanno i soldi per farli vaccinare. Io vor-
rei mandare loro del cibo, del cioccolato, delle torte, del formag-
gio, della carne, del pane e soprattutto dell'acqua, così potreb-
bero mangiare e essere più robusti e difendersi meglio dalle ma-
lattic." (JULIE)

"Vorrei trascorrere un bel Natale con mio nonno, perché sta poco
bene. Lo vorrei consolare, ma sono molto lontana. Spero che gua-
risca, perché è un nonno favoloso e io gli voglio molto bene."
(JESSICA)

"Io vorrei aiutare tutte le persone che vivono in Afghanistan, per-
ché mi fanno tanta pena. Vorrei che trascorressero un Natale di
pace. Mi piacerebbe che quei bambini avessero del buon cibo e
dei vestiti caldi. Per aiutarli io ho deciso di inviare loro un po' dei
miei risparmi." (TERESA)

"Come faranno i bambini dell'Afghanistan a trascorrere un bel
Natale? Bisognerebbe mandare un bravo medico per curarli pri-
ma di Natale, portare loro dei vestiti e del cibo, acqua pulita e tan-
te coccole". (VALENTINA)

"Io vorrei aiutare la mia mamma che ha mal di schiena". (ALEX)

"Vorrei aiutare un cane abbandonato. Lo porto a casa mia. Lo
lavo con il sapone e lo spazzolo" (ANTONELLA)

"Nel cortile, davanti a casa mia, gironzola un gatto marroncino.
Cammina in modo strano, sembra un gatto robot. Lui non ha un
colore e forse neanche un padrone. È molto simpatico, bravis-
simo e perfino magrissimo, forse mangia solo topi e lucertole.
Ho pensato di fargli passare la notte di Natale a casa mia, al cal-
do e con del buon cibo. Io amo gli animali e odio chi li tratta
male e chi li abbandona". (CHRISTIAN)

Marina

I bambini della Scuola elementare a Bréan per la giornata
"Puliamo il mondo", organizzata dalla Lega Ambiente
e dall'Amministrazione comunale


Testo Originale Estratto
10
A 2 Km
dal piazzale
del castello
Il villaggio
di Bercher: una
testimonianza
I giorno in cui siamo andati a
Bercher, anche se siamo ormai
a metà novembre, il sole era cal
do ed il cielo terso e azzurro. Come
sempre l'autunno ci meraviglia con
l'intensità dei suoi colori. Siamo
giunti al villaggio, sulla collina di
Saint-Pierre ed abbiamo lasciato l'auto nel piccolo piazza
le. Un bel cane nero col petto bianco ci accolse uggiola
mentre un gatto anche lui bianco e nero sonnecchiava su
un davanzale tra due vasi di fiori. Abbiamo percorso la
stretta stradina lastricata che divide in due il villaggio, for
mato per altro da due sole costruzioni e siamo giunti alla
casa di Sylvain Christille, il nostro interlocutore. La sua ca
sa è la più "vecchia" del villaggio ed è ancora come è stata
costruita, con piccole finestre protette da inferriate, balco
ni in legno ecc. Guarda verso il tramonto ed in estate è
ombreggiata da due bei pergolati, uno di moscato e l'altro
Petit Rouge. A pochi passi vi è un piccolo orto ben recin
Sylvain ci parla
di Bercher ed i suoi
ricordi partono da
gli anni '50 circa.
turata e sotto la stradina un'altra grossa casa in cui vivono
cinque famiglie.
Sylvain ci parla di Bercher ed i suoi ricordi partono da
gli anni '50 circa. Del periodo precedente non sa molto an
che perché non viveva là, ma ad Alleysin e lavorava in
Svizzera.
Bercher è situato a 850 m. di altitudine e dista di solo 2
km e mezzo dal piazzale del castello. Allora (negli anni '50)
nel villaggio vivevano poche persone: gli Arnollin e tre nu
clei familiari che portavano lo stesso cognome Christille.
La vita era simile a quella di tanti altri villaggi del pae
se. Si lavorava la campagna e alcuni possedevano del bestia
me, avevano vigne e campi anche lontano. Facevano parte del
consorzio Ru di Orléans e, per irrigare i prati, dovevano prov
vedere a prendere l'acqua o a Perchut, più a monte, o addi
rittura alla presa del ruscello, sotto Verrogne. Io, per bagna
re i miei prati, avevo diritto a due pause momenti di breve
durata e dovevo sempre andare lassù. Venivo giù alla stessa
velocità dell'acqua!
Ogni anno, il lunedì di Pasqua si facevano le corvées per
pulire il ruscello. Si iniziava su in cima, al bacino di presa e
per pulirlo lavoravano tutto il giorno due, tre uomini. Non si
estraevano il fango e la sabbia depositati sul fondo, ma con
un po' d'acqua corrente, la si faceva scorrere lungo il ruscel
lo finché fosse tutto via. Tutto andava a finire a valle in loca
lità Verne. Una volta la gente non comprava la sabbia quan
do costruiva, ma la estraeva dai torrenti. Tutti quelli che ave
vano diritto ad usare il Ru d'Orléans potevano estrarre sab
bia alle Verne.
A monte del villaggio c'era una piscina per la raccolta
dell'acqua, ma non veniva usata molto. Ci procuravamo le le
gnane qui intorno, nei prati, dove crescevano frassini, cilie
gi, pioppi tremuli. Nei prati c'era qualche albero da frutta,
meli, ciliegi e pochi peri. Nei campi seminavamo segale. Io
ero l'unico che non avevo bestiame, falciavo l'erba, portavo
tutto il fieno a casa sulle spalle e generalmente lo vendevo
qui al villaggio.Il latte veniva portato alla latteria di Etavel
mentre il pane lo si faceva a Bussan. Nella comba proprio so
pra il villaggio, avevamo una sorgente di acqua potabile e qui,
all'inizio del piazzale attuale, c'era la fontana e una vaschet
ta di raccolta. Tutti ci rifornivamo alla fontana coi secchi. Io
avevo una piccola sorgente di mia proprietà che si è prosciu
gata quando i ruscelli sono stati cementati e lastricati perché
l'acqua non ha più potuto filtrare. Nel 1972 ci siamo allac- 11
ciati all'acquedotto comunale.
Per scendere in paese percorrevamo la mulattiera (che
è ancora adesso perché è più breve) che, partendo
dal borgo, toccava tutti i villaggi della collina.
Nel 1960 circa, abbiamo tracciato la strada partendo dal
Ru d'Orléans, dove c'è la cappelletta e siamo arrivati su fino
alla salita qui accanto. Eravamo in pochi, ognuno andava
libero da altri impegni e chi, come me che facevo
parte di Ru d'Orléans, non potevamo prestare mano d'opera,
hanno pagato trenta giornate lavorative pari a 45.000 lire.
Ci sono voluti due anni per arrivare alla curva sotto
e in seguito un'altra impresa è arrivata fin lì e nel '61-
'62 finalmente la strada è arrivata a Homened.
Nel 1982 ci siamo allacciati alla strada ed è stato costrui
to il piazzale e spostata la fontana. La strada che avevamo
tracciato noi è stata in seguito allargata, ma di poco, con la
costruzione del muro di sostegno.
Nel villaggio non avevamo l'abitudine di fare feste e
neppure le "veillà". Ci ritrovavamo qualche volta, noi uomi
ni, per un bicchiere. Non abbiamo una cappella e allora come
riferimento a Etavel. Per i funerali il Parroco
fino alla cappella di Etavel e, dopo la benedizione,
scendevano a piedi alla scuola del capoluo
in inverno, perché si provvedeva a tenere la strada
sempre libera dalla neve con dei muli ed un tron
to. Questo era un lavoro molto importante perché
per nessun motivo i villaggi potevano rimanere isolati.
Vanda Champrétavy


Testo Originale Estratto
12
Dietro lo
"spamming"
si celano vari
obiettivi
«P
er favore, fate girare questa mail!». «Atten-
zione! Nuovo virus!!!». «Cerchiamo urgen-
temente donatore di midollo osseo.» «Vinci
un telefonino!». «Regala un sorriso a questa
bambina
Quante volte riceviamo via e-mail, messaggi e richieste di que-
sto tipo? Con la grande diffusione di Internet e delle e-mail è ve-
nuto a conoscenza del grande pubblico un vecchio problema che
con un nuovo nome: lo spamming.
La parola "spam" indica un impasto di carne di maiale e
prosciutto in scatola (spicy pork and ham) abbastanza diffuso
negli Stati Uniti, anche se quasi nessuno lo considera una finezza
gastronomica. Fu oggetto di una famosa scenetta dei Monty Python,
che si svolgeva in un ristorante dove tutti i piatti offerti contenevano
quell'ingrediente, e la parola spam veniva ripetuta ossessivamente
all'infinito. Così spam entrò nel gergo delle reti (quando ancora non
si parlava di World Wide Web)
per indicare l'eccessiva, ripetitiva e fastidiosa diffusione dello
stesso messaggio - specialmente se con intenzioni commercia-
li o comunque "egoistiche".
Gli argomenti trattati in queste mail sono disparati: pub-
blicità, catene di San'Antonio che promettono facili guadagni o
grande fortuna, annunci su nuovi potentissimi virus, richieste
d'aiuto per bambini ammalati, fantomatici annunci della
Microsoft su nuovi prodotti o iniziative.
problema:
I giovani e
il volontariato
Con lo spamming si celano vari scopi: intasare caselle di
posta, router o server, catene di San'Antonio allo scopo di lucro
per pochi, creare false fobie, raccolta di indirizzi e-mail da riu-
tilizzare per inoltrare grandissime quantità di mail a scopo pub-
blicitario.
La diffusione, anche involontaria, di questa tecnica fa leva
su due aspetti: il primo è la poca o nulla conoscenza tecnica di
tutto quello che è Internet e l'altra è la buona fede della gente
unita al motto "tanto non mi costa niente e non fa danni".
Non è affatto così!
Ricevere una e-mail comporta dei costi in termini di scat-
telati telefonici, collegamento a Internet ed elettricità. Una ricerca
UE del febbraio 2001 ha stimato che i consumatori europei
spendono ogni anno circa 19.000 miliardi lire per scaricare
messaggi di posta inutili (fonte: Computerworld Italia
http://www.cwi.it/).
Come difendersi da tutto questo e come distinguere i veri
rari appelli d'aiuto da tutte le altre mail spazzatura?
Non c'è una regola precisa da seguire, ma una prima con-
siderazione è che la stragrande maggioranza di tutte le catene
sono false. Inoltre è necessario usare il buon senso.
"Per ogni mail spedita, la Società xxxxx donerà 1 dollaro
per la ricerca sul cancro..."
Queste e altre simile sono le catene più squallide, è un
modo di fare spamming attaccandosi ai buoni sentimenti della
gente e alla loro ingenuità legata ad Internet. Vi starete doman-
dando quale sia lo scopo? E' un modo per raccogliere indirizzi
di e-mail per poi utilizzarli a scopo di lucro. Esiste un mercato
di indirizzi e-mail che vengono acquistati da ditte pubblicita-
rie allo scopo di promuovere prodotti o iniziative di ogni gene-
re. Oltremodo tutte queste mail rimbalzate ad innumerevoli in-
dirizzi creano un traffico di rete totalmente inutile, creando poi
problemi di congestione sui router. I route sono macchinari par-
ticolari che instradato tutti i dati che viaggiano su Internet. I
server si posta si occupano appunto di spedire e far pervenire
le e-mail di tutti gli utenti. Spesso gli utenti si lamentano della
lentezza di Internet, ma vi siete mai fermati a riflettere sulla
quantità di traffico che comporta una catena di San Antonio.
Una e-mail inviata a 10 persone che a loro volta la invia-
no ognuna ad altri 10 indirizzi, ripetendo questo passaggio per
10 volte la nostra piccola insignificante mail si è trasformata in
una valanga di mail 10^10 che tradotte in cifra significa 10 mi-
liardi di missive elettroniche. Provate a riflettere su cosa acca-
drebbe se ad un ufficio postale di smistamento arrivassero tut-
te quelle lettere: la congestione totale.
Claudio Obert
13
Dal CVS
una preziosa
testimonianza
di solidarietà
C
ome molti sapranno questo
anno è stato eletto anno del
Volontariato... ecco perché io
vorrei raccontarvi la mia esperienza
personale.
Tutto è iniziato nell'inverno 1996,
era un brutto periodo per me ed una
mia amica (a proposito ancora grazie Leti!!) per tirarmi su di
morale mi ha invitato ad un incontro del settore Cvs bambini.
Il Cvs è un'associazione di volontariato che si occupa di di-
sabili, divisi in settori a seconda dell'età che si riunisce a sca-
denze regolari, all'incirca quindicinali, per trascorrere un po' di
tempo insieme, per parlare di noi, di fede, delle nostre vite, per
divertirsi e farsi compagnia... E così mi sono trovata proiettata
in un mondo, quello dell'handicap, che non conoscevo e ne sono
rimasta affascinata, colpita dall'aria di casa che si respirava, dal-
la gioia che fuoriesciva da tutti i bambini e animatori che ho co-
nosciuto quella lontana domenica.
Le domeniche sono diventate 2, 3, 4 e poi il tempo è pas-
sato così in fretta da non accorgermi che ormai sono animatri-
ce da ben sei anni. Le persone con le quali ho iniziato a occu-
parmi di bambini disabili sono ora miei cari amici, i piccoli che
mi hanno accolta con tutto il calore che avevano sconvolgendo-
mi di quanto fosse non sono più piccoli, nuovi volti mi sorrido-
no, nuove vocine mi chiamano per giocare, nuove manine si in-
trecciano alle mie con affetto e tenerezza.
Il Cvs è diventato una parte importante della mia vita, i sa-
bati in pizzeria o passati a guardare l'ultimissima videocasset-
ta di Walt Disney una gran bella abitudine e le quarte domeni-
che in cui ci riuniamo una data attesa con impazienza.
Normalmente ci raduniamo per la Messa, dopo la quale ci spo-
... per me fare
volontariato è
regalare tutti i
che ho ...
stiamo a Casa Betania, una casa fami-
glia per ragazzi disabili che accoglie il
Cvs, per il pranzo e per passare lì un in-
tero pomeriggio di giochi, canti, schia-
mazzi alla fine del quale ci salutiamo
stanchi ma contenti dandoci appunta-
mento alla prossima volta. Ho detto
normalmente perché alcuni appuntamenti sono un po'
diversi come ad esempio la giornata sulla neve, il weekend a casa
Gerbore, la domenica al mare, il cinema o il circo...
Il mio cammino all'interno del Cvs è iniziato così per cu-
riosità, si è accresciuto per voglia di migliorare e non si è
concluso, anzi sono solamente all'inizio della mia strada, per
forza e tenacia ma soprattutto per la convinzione che è solo con
l'amore che ognuno di noi cresce, migliora e diventa un essere
completo e speciale e per la certezza che una persona disabile ha le
stesse potenzialità e capacità di chi nella nostra società è chia-
mato normale.
Per me fare volontariato è mettermi al servizio degli al-
tri, è dare le mie mani ad un bimbo che non può colorare da
solo, o parlare per uno che non riesce a farsi capire completa-
mente, o spingere una carrozzina per far camminare qualcu-
no che altrimenti non potrebbe andare dove ha voglia... per
me fare volontariato è regalare tutti i sorrisi che ho, è imboc-
care chi non può mangiare da solo, è ridere per una barzellet-
ta con tutta la gioia che ho dentro di me... ma soprattutto per
me fare volontariato è sorridere, abbracciarsi e volersi bene, è
aprire il proprio cuore alle altre creature donando ciò che pos-
siamo di buono e lasciando che gli altri entrino nella nostra
vita rendendola migliore!!
Alessia Favre
Una lettera per Natale
Cara Amica,
vorrei regalarti, per Natale, non la solita agenda con i gatti, ma per te
desidero qualcosa di speciale, per farti ricordare che ogni momento
della nostra vita è il più importante.
Vorrei donarti luci scintillanti per il tuo abete e per i tuoi occhi
perché possano vedere, anche ora che le giornate sono corte, è subito
buio e la tristezza ci assale; poi stelle filanti per le tue spalle che non
sentano mai freddo e possano proteggersi durante questo lungo in-
verno. Non dimentico il tuo cuore, così grande, morbido e tenero dove
in tanti vorremmo riposare in attesa della primavera e per lui cande-
le colorate e luminose a migliaia, che non si spengano mai: che ci sia
sempre luce e non abbia paura di restare solo anche quando intorno a
lui non vede nessuno.
Tanti angeli e palline e addobbi di ogni forma e colore perché tu
non debba mai stare con le mani in mano ma che la tua grande forza
d'animo esca anch'essa da questa scatola e cominci a collaborare.
Infine una grande stella dorata, bella, luminosa e importante che
sia per te un punto fermo dove dirigerti quando credi di perdere la
strada, una luce per ricordarti sempre che tu sai dove andare.
Un bell'albero di Natale, ecco cosa vorrei regalarti; posso aiutar-
ti ad addobbarlo ed insieme potremmo ricoprirlo di risate e felicità
perché questa festa sia per te più che speciale, sia per te un VERO
NATALE.
Questo augurio va anche a tutti i lettori di Mélange insieme
ad un Buon 2002!
Marina


Testo Originale Estratto
14
I libri
della
Biblioteca
Un saggio
di Crepet e un
romanzo di
Ammaniti
Non siamo capaci di ascoltarli
DI PAOLO CREPET
Un prezioso testo, denso di considerazioni ed esperienze che
ne fanno davvero uno strumento importante per genitori ed
educatori. Conosciamo davvero i nostri figli, ci interessiamo
seriamente a loro, o dobbiamo imputare anche a noi gli ef-
fetti che tanto "scarichiamo" sugli adolescenti: immaturità,
egoismo, irresponsabilità? Educare è faticoso. Bisogna valori-
zzare, coinvolgere, stimolare e anche saper dire di no.
LE PRIME PAGINE
Se mi chiedessero di scrivere una lettera a una bambina
per nascere, lo farei così.
Cosa hai sentito finora del mondo attraverso l'acqua e la
pelle tesa della pancia di mamma? Cosa ti hanno detto le tue
orecchie imperfette delle nostre paure? Riusciremo a volerti sen-
za pretendere, a guardarti senza riempire il tuo spazio di paro-
le, inviti, divieti? Riusciremo ad accorgerci di te anche nei
silenzi, a rispettare la tua crescita senza gravarla di secoli di co-
pa e di affanni? Riusciremo a stringerti senza che il nostro con-
tatto sia richiesta spasmodica o ricatto d'affetto?
Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi di doni, segni a
volte sfacciati delle nostre assenze, ma di attenzioni. Vorrei che
gli adulti che incontrerai fossero capaci di autorevolezza, fermi
e coerenti: qualità dei più saggi. La coerenza, mi piacerebbe che
te. E la consapevolezza che nel mondo in cui vivrai esista fra
tre alle regole le relazioni e che le une non sono meno mi piacer-
delle altre, ma facce di una stessa luna presente. Mi piacereb-
che qualcuno ti insegnasse a inseguire le emozioni come i fal-
loni fanno con le brezze più impreviste e spudorate; ti piace
quelle che sanno di dolore. Mi piacerebbe che ti dicessero che la
vita comprende la morte. Perché il dolore non è solo e
dita ma affettività, acquisizione oltre che sottrazione. Mi piacerebb
è un testimone che i migliori di noi lasciano ad altri. Mi piace la co
vinzione che se ne possano giovare: così nasce il ricordo, la me-
moria più bella che è storia della nostra stessa identità. Mi piacerebbe la
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da solo e
ti salverebbe la vita. Non dovrai rincorrere la meditazione per
riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un'ora d'amore.
Impara a creare la vita dentro la tua vita e a riempire la tua
fantasia. Adora la tua inquietudine finché avrai forza e la ri-
cerca di usarla per contaminare gli altri, soprattutto se di te
di e vulnerabili. Dona loro il tuo vento intrepido, ascolta il loro
silenzio con curiosità, rispetta anche la loro paura ed i loro in-
Mi piacerebbe che la persona che più ti amerà percepire il
re il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vela che
ca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell'oriz-
zonte. E tu allora porterai quell'amore sempre con te, nascosto
nella tua tasca più intima.
(Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull'adolescenza
di Paolo Crepet. Ed. Einaudi)
lo non ho paura
DI NICCOLÒ AMMANITI
Lo scrittore si confronta con una storia difficile, vista attra-
verso gli occhi di un bambino. Siamo nella campagna italiana
del sud, in un piccolissimo paese collocato in un'area geogra-
fica indefinita, composto da una manciata case e da campi di
grano. È il 1978, è estate e fa molto caldo. I ragazzini sono a
banda: la scuola è chiusa per le vacanze estive. E' una piccola
banda di bambini quella che scorrazza nelle campagne, tra-
mite di quelle che scorrazza nelle campagne, tra-
dato di difficili equilibri di forza tra i più grandi e i più piccoli.
Sono bambini e bambine di età molto varia: dai 5 ai 12 anni.
Michele è uno di questi ed è la voce narrante che ci racconta
questa storia lontana, del tempo in cui aveva nove anni. Un pa-
dre camionista che vuole cambiare vita, una madre casalinga
molto bella e corteggiata, una sorellina, Maria, che Michele
deve quasi sempre trascinarsi appresso. Tra i tanti giochi or-
ganizzati insieme, anche le lunghe pedalate nella campagna,
alla ricerca di emozioni, come giovani esploratori in terre
d'Africa. Una di queste "escursioni" porta Michele all'interno
di una casa abbandonata e diroccata lontana dal paese, dietro
una collina. All'interno di questo edificio pericolante avverrà
l'incontro con un personaggio determinante della storia, un
coetaneo che....
Michele vive alcune giornate che lo trasformano, che ne fan-
no quasi un adulto, rendendolo autonomo, dandogli la forza e
il coraggio di decidere infatti Michele al termine della storia
non ha più paura di affrontare il pericolo.
Difficile dire di più di una vicenda che non può essere rac-
contata per non compromettere il piacere della lettura, che è
anche piacere del ricordo di un'infanzia e di un'ingenuità per-
dute per sempre.
LIBRI PER BAMBINI
Una raccolta di libri sul Natale è a disposizione di genitori, non-
ni, che vogliano trascorrere qualche ora in biblioteca con i loro
bambini.
ATTIVITA'
Si ricorda che il mercoledì pomeriggio, in biblioteca, vi è
l'ora del racconto dove si leggono tanti libri e si raccontano
storie...
La compagnia teatrale Eidos ha partecipato alla manifesta-
zione della Presidenza del Consiglio, favore dell'Unicef, svol-
tasi a Courmayeur nel mese di novembre, dimostrando anco-
ra una volta che sono... bravissimi!!!
Un chimico
alla Microcomunità
di Saint-Pierre
15
Simone Centoz
laureato in chimica
all'Università
di Torino
D
allo scorso 15 marzo, Saint-Pierre ha un chimico lau-
reatosi all'Università di Torino: Simone Centoz. La chi-
mica l'aveva già conosciuta al liceo, dove aveva impara-
to ad amarla, ma è all'università che Simone ha avuto modo di
conoscerla approfonditamente, consolidando il suo sodalizio con
tale materia.
Gli anni passati a Torino sono stati ricchi di esperienze, non
solo relative allo studio, ma soprattutto gli hanno permesso di en-
trare in contatto con una realtà diversa da quella valdostana.
L'impatto con una grande città quale Torino, la convivenza con per-
sone nuove, l'organizzazione autonoma della vita scolastica gli han-
no permesso di affrontare la vita con una nuova maturità. Le diffi-
coltà incontrate sono le stesse di ogni ragazzo universitario che deve
inserirsi in un ambiente completamente nuovo, ma col tempo
Simone lo ha trovato gratificante. Nel corso degli anni ha cambia-
to più volte conviventi, provando anche l'esperienza della convi-
venza mista tra ragazzi e ragazze.
Di esame in esame si è quindi avvicinata la tesi il cui argo-
mento era lo studio di alcuni vegetali che trattengono dei metalli
pesanti (metalli tossici, inquinanti).
Appena laureato, Simone non ha avuto troppo il tempo di fe-
steggiare, ha iniziato subito il 26 marzo il servizio civile presso la
Microcomunità del nostro paese.
La scelta di svolgere il servizio civile è stata dettata da una sua
convinzione: la consapevolezza di poter essere più utile in una
struttura adibita ai servizi della comunità piuttosto che in una ca-
serma. Oggi Simone, dopo l'esperienza con gli anziani, ha impara-
to che il ciclo della vita ci porta ad avere bisogno gli uni degli altri
e che soprattutto i giovani devono avvicinarsi con allegria e rispetto
a coloro che li hanno preceduti.
Già da qualche tempo Simone si è inserito nel mondo del la-
voro, con una collaborazione presso una ditta per la bonifica del-
l'ex area Cogne. I suoi progetti futuri sono una specializzazione,
possibilmente all'estero, in Francia o Inghilterra per arricchire il
proprio bagaglio professionale e culturale. AUGURI!!!
Claudio Obert
Pianeta Scuola
Q
uando, alla fine dello scorso agosto, mi è
stata prospettata la dirigenza dell'Istituzio-
ne scolastica Grand Paradis A, mi sono sen-
tita in egual misura spaventata ed emozionata: og-
gi, a distanza di quasi tre mesi, sono lieta che il
gusto della sfida abbia prevalso, come altre volte
nella mia vita, persino sul buon senso, facendomi
accettare l'incarico.
I dodici plessi, distribuiti in nove edifici dei quat-
tro Comuni di appartenenza, contano 82 insegnan-
ti e 659 alunni, che si traducono in un numero an-
cora superiore di quotidiani problemi e di continue
preoccupazioni, ma l'esperienza che consentono di
far acquisire e la crescita umana prima ancora che
professionale che garantiscono, compensano am-
piamente il carico di lavoro.
Certo l'impegno è persino superiore del previ-
sto ed oltrepassa ogni più pessimistica previsione,
almeno per chi, come me, proviene da contesti sco-
lastici completamente diversi; tuttavia, grazie anche
all'ottima gestione precedente, sento di aver eredi-
tato un mondo ricco di valori e di competenze, al
quale mi sforzerò di offrire il miglior contributo pos-
sibile. L'entusiasmo e l'educazione dei bambini, il ri-
gore e la disponibilità dei docenti, l'atteggiamento
collaborativo del personale d'ufficio e, non ultimo,
il supporto fattivo delle amministrazioni locali la-
sciano ben sperare in una proficua prosecuzione del-
le attività.
Molte sono le iniziative programmate fino a giu-
gno nelle varie scuole dell'istituzione e mi piace pen-
sare che tutte possano tradursi in occasioni didatti-
camente edificanti e socializzanti, per preparare alla
vita futura un esercito di piccoli cittadini: nel frat-
tempo, a loro ed alle rispettive famiglie auguro le
più scintillanti feste natalizie ed un sereno sviluppo
dell'anno scolastico in corso.
Ringrazio tutti - proprio tutti - per essere riu-
sciti, in un così breve tempo, a farmi sentire già un po'
"a casa mia", da Sarre a Saint Nicolas, passando
per Saint-Pierre ed Aymavilles.
Un abbraccio, non solo simbolico, con la spe-
ranza di poter costituire per ognuno un utile punto
di riferimento all'interno di questa non piccola co-
munità.
Bice Foderà


Testo Originale Estratto
16
Un ragazzo
La passione
del volo
con la testa
in aliante
tra le nuvole
rançois Pianta, classe 1983, è un appassionato di vo-
F lo. È da sempre che ha tale passione, ma soltanto due
anni fa ha iniziato a coltivarla sul serio. Il merito
principale va a suo zio che, già pilota Alpino, lo ha introdot-
to nel mondo del volo.
François ha iniziato così a frequentare un corso di pilo-
taggio di alianti conseguendo il brevetto a maggio di que-
st'anno. In questo corso il nostro giovane appassionato si è pre-
sentato con molto entusiasmo e non si è certo fatto intimorire
dal fatto di essere il più giovane di tutti gli altri allievi che ol-
tremondo erano tutti maggiorenni. Non si trattava ovviamente
solo di volare ma anche di studiare. Le materie affrontate era-
no molteplici: meteorologia, medicina aeronautica, principi fi-
sici del volo, navigazione aerea, procedure operative.
La prima volta che ha volato è stato con un amico dello zio,
ma dopo un periodo di spasso totale, François ha avuto piccoli
problemi di stomaco, peraltro del tutto normali nei primi voli.
È poi arrivato anche il primo volo in solitudine; una sen-
sazione indescrivibile. Mentre François me la raccontava, po-
tevo chiaramente cogliere l'entusiasmo, non tanto dalla storia
che mi narrava ma soprattutto dall'espressione del viso, dal
timbro della voce e soprattutto dagli occhi che sprizzavano vera
gioia. La nostra valle si presta molto bene a questo tipo di voli;
François mi ha infatti spiegato che insieme a Rieti è il luogo
migliore d'Italia.
Una volta preso il brevetto è comunque necessario conti-
nuare a fare altri corsi per approfondire la conoscenza del volo
e per migliorarsi col tempo ma soprattutto serve tanta espe-
rienza, calcolabile in ore di volo.
Quando ci si appresta a volare bisogna tenere conto di vari
fattori: se la giornata è serena, il vento, l'umidità, le nuvole.
Proprio quest'ultime, a seconda del tipo di addensamento, dan-
no indicazioni su vari parametri fondamentali per questo tipo
di volo, uno fra tutto le correnti ascensionali.
Il volo in aliante è forse uno sport poco conosciuto ma si-
curamente di grande stimolo. La conformazione geografia e
climatica della nostra valle ci mette a disposizione un terreno
molto fertile per l'aliante e quindi cosa aspettare, perché non
provare?
Claudio Obert
BIBLIOTECA
Leggendo il documento di accompagnamento al bilancio si può facilmente capire che intendiamo incentivare la frequenza alla biblioteca, quella piacevo-
le abitudine ad avere “un libro per amico”. Per fare questo è necessario rispondere ed andare incontro alle esigenze, ai desideri, ai gusti degli utenti attra-
verso acquisti mirati. Che cosa vi chiediamo? ...Due sole cose!
1. Venite a trovarci: Saremo lieti di far conoscere la biblioteca a tutti i nuovi utenti. Non solo: ai primi 30 nuovi iscritti del 2002 offriremo in omaggio il Compact
Disc del Coro Nouvelle Harmonie.
2. Segnalateci le vostre preferenze: Compilate e consegnate alla bibliotecaria la scheda sotto riportata. In questo modo potrete segnalarci sia le preferenze in sen-
so generale (narrativa, saggistica, ...) sia titoli di libri che, secondo voi, sarebbe bene acquistare. Naturalmente terremo conto della vostra opinione.
I MIEI GENERI PREFERITI SONO (barrare con una crocetta):
Narrativa italiana
Narrativa straniera
Fantascienza
Saggistica
Storia
Letteratura
Tempo libero
Fondo valdostano (libri sulla Valle d'Aosta)
Poesia
Altro
CONSIGLI PER L'ACQUISTO
Segnalate, nello spazio sottostante autore e titolo del libro, o dei libri, che potrebbero essere acquistati.