Mélange 2001: Cronache di Vita, Cultura e Amministrazione dalla Biblioteca di Saint-Pierre, Valle d'Aosta.
mélange 2001.pdfQuesto documento è una raccolta di numeri della pubblicazione quadrimestrale "Mélange" del 2001, edita dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre, in Valle d'Aosta. Offre un'ampia panoramica della vita locale, con un forte focus sulla promozione culturale e sociale. I contenuti spaziano da resoconti dettagliati di eventi comunitari, feste tradizionali e iniziative della biblioteca, a informazioni sull'amministrazione comunale, inclusi bilanci e progetti infrastrutturali. Sono presenti anche approfondimenti sulla storia e le tradizioni di villaggi come Champrétavy, Verrogne e Bercher, articoli sull'educazione e le attività giovanili, recensioni di libri, analisi di temi sociali e ambientali, e testimonianze personali che dipingono un quadro vivace e multifacetato della regione nel corso dell'anno.
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Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre Calendario 2001
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Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre BIBLIOTHEQUE COMMUNALE DE SAINT-PIERRE Rue C. Gex, 29 - Tél. 0165 903926 E-mail: biblioteca@comune.saint-pierre.ao.it HORAIRE Lundi fermé Mardi 14-18 Mercredi 9-12-14-18 Jeudi 14-18 Vendredi 18-21 Samedi 16-19 LE ATTIVITÀ DELLA BIBLIOTECA / LES ACTIVITÉS DE LA BIBLIOTHÈQUE 1. In occasione dell'inaugurazione della scuola, la Biblioteca offre al sig. Gaillard, Sindaco di Saint-Pierre-En-Faucigny, un piccolo excursus sulla storia delle Società Operaie in Valle d'Aosta. Lors de l'inauguration de l'école, la Bibliothèque offre à M. Gaillard, Maire de Saint-Pierre-En-Faucigny, un petit aperçu sur l'histoire des Sociétés Ouvrières en Vallée d'Aoste. 2. Realizzazione del libretto che accompagna il CD registrato dal Coro Nouvelle Harmonie. Réalisation du livret qui accompagne le CD enregistré par la Chorale Nouvelle Harmonie.
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Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre 1 3 1. Nel 1960 a Praximond Praximond en 1960 2. Carnevale dei bambini Carnaval des enfants 3. Cinesi a Saint-Pierre Chinois à Saint-Pierre 2
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Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre 1 1. Sarriod de la Tour Sarriod de la Tour 2. Arnie a Verrogne Ruches à Verrogne 3. L'Oratorio di Praximond Oratoire à Praximond
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Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre 1 L'inaugurazione della nuova scuola Inauguration de la nouvelle école 2. La Société Ouvrière è ancora viva nella nuova scuola La Société Ouvrière encore vivante dans la nouvelle école 3/4. Festa degli Alpini Fête des Alpins
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Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre 1 2 3 1/2. 29 giugno, festa patronale 29 juin, fête patronale 3. Visita al museo Visite au musée
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Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre 1. La biblioteca alla festa delle associazioni La bibliothèque à la fête des associations 2. Primo incontro delle associazioni di Saint-Pierre Première rencontre des associations de Saint-Pierre 3/4/5. I volontari a Nus Les bénévoles à Nus
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Mélange Biblioteca Comunale di Saint-Pierre - Bibliothèque Communale de Saint-Pierre 1. Il forno di Bussan Bussan, le four 2. La notte di Natale La nuit de Noël 3. Il presepe La crèche 4. Inaugurazione Croce Giubileo 2000 Inauguration Croix du Jubilé 2000
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 6 n° 1 Aprile 2001 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. Champretavy Villaggio di Saint-Pierre mt. 956
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2 Editoriale Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, Christian Chioso, Denny Cognetin, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre bibliostpierre@netvallee.it Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta 24 dicembre 2000 Un sabato di fine febbraio, quando l'inverno ci ha anticipato un po' la primavera, abbiamo sfilato per le vie di Saint-Pierre. Carri e con- trattori hanno modificato le loro reali fattez- ze per sembrare, ora una "grotta" o un angolo di cucina d'en temps con tanto di stufa e rela- tiva polenta. Alcuni hanno interpretato con carri carnevalesca satira temi di attualità quali "La mucia sbaro", "sgombero neve" e altri. I bambini si sono divertiti su carri es- pressamente attrezzati in base ad età ed etero- genei danzando costumi diversi che hanno dato vita ad un carnevale che ha avuto un grande successo di partecipazione e di consenso. Già, il primo carnevale della nuova genera- zione di organizzatori, quando le prime riu- nioni si speravano in tre quattro carri, siamo saliti in collaborazione con il gruppo L'ar- tzon, Comune di Saint-Nicolas e Ayas noi per rendere più coreografica la festa, alla massimo cinque, tant'è che un folto numero di carri tra una dozzina di gruppi! Tanti giovani, ragazzi e non, veri propulso- ri e protagonisti della festa ai quali va anche il merito di aver ringiovanito il suo percorso educativo. E se il buon giorno si vede dal mattino, buona giornata Pro Loco di Saint- Pierre! Sì, perché, anche se finora non è sta- ta menzionata, quasi a creare un po' di curio- sità, è proprio lei, la nostra neonata Pro Lo- co che ha organizzato tutto. Mario e i suoi più stretti collaboratori hanno confezionato un buon prodotto e sono certo che tale risul- tato servirà loro da stimolo per il nutrito pro- gramma che hanno in mente. Un programma equilibrato sia sull'immagine di Saint-Pierre per proporre all'esterno sia sull'aggregazione all'interno del paese. Marco Carlin alcuni avevano addobbato un tavolino con gu- stosisssime "bugie" e altrettanto gustosissimi vini. Un vero piacere per le leccornie e per l'o- spitalità. Il corteo si fermava spesso, anzi era quasi sem- pre fermo, ci si è fermati anche presso la no- stra Microcomunità per anziani: una sosta cer- tamente gradita per noi e per loro, l'organiz- zazione ha avuto la sensibilità di ricordare an- che nella festa i nostri anziani. Il corteo è terminato in piazza: l'ora ormai tar- da e il freddo hanno raccolto tutti intorno al vin brulé, alle torte e i dolci preparati per l'oc- casione. È da tanti anni che non si riunivano tanti Sampiolen in festa. Non finisce qui direbbe un noto imbonitore, e così è. La sera, il miglior ristorante di Saint-Pierre ha ospitato più di duecento persone, ha servito un menù carneva- lesco e fatto divertire gli ospiti, quasi tutti in maschera, fino a prima mattina. ... A PROPOSITO DI PROGRAMMA GUARDIAMO QUANTO CI PROPONGONO PER IL PROSSIMO PERIODO: 27 aprile rassegna del bestiame in colla- borazione con gli allevatori del- la zona 16 giugno spettacolo teatrale, in collabo- razione con la Biblioteca comu- nale, a Verrongne dove verrà rie- vocata la storia del villaggio 29 giugno festa patronale insieme agli Al- pini di Saint-Pierre 8 luglio presentazione, sfilata e gara di auto d'epoca con arrivo e risto- ro a Vetan agosto replica dello spettacolo teatrale a Verrongne 10 agosto II edizione di "Brindisi sotto le stelle", coreografia storica in epoca medievale agosto/sett. "Un fiore in paese", concorso floreale 9 settembre festa dei volontari, le associa- zioni del paese si incontrano 24 dicembre presepe vivente e i vecchi me- stieri in clima natalizio (in foto a lato un momento della passata edizione) 31 dicembre veglione di fine anno. 3 AUGURI!!! Un programma equilibrato sia sull'immagine di Saint- Pierre per proporre all'esterno sia sull'aggregazione all'in- terno del paese. Marco Carlin Junior Club, associazione giovanile Lo "Junior Club" è un'associazione giovanile, costituita da circa quattro anni dalla Comunità Montana Gran Paradiso, con lo scopo di aggregare i giovani dei vari Comuni appartenenti a diverse età, dai 14 ai 26 anni. Le adesioni sono state già da subito molto nume- rose, infatti, tutt'ora si possono contare 500 iscrit- ti. L'associazione ha potuto, fin dalla sua nascita, contare su un ottimo budget che le ha permesso d'intraprendere diverse iniziative. Alcune delle quali erano feste pressoché gratuite, a cui si pote- va accedere soltanto se tesserati allo Junior Club. Questa dovrebbe far capire la ragione per la qua- le ci sia stata un'adesione di massa fin dall'inizio. Tale politica di gestione ha però portato a nume- rose iscrizioni legate soltanto alle feste, senza in- teressare gli stessi ad altre attività forse più im- pegnative e di non immediato divertimento ma sicuramente più formative. Nello scorso autunno si è rinnovato il direttivo, operazione che ha portato all'insediamento dei seguenti membri: Anny Luboz, Sara Di Mattia, Viviana Usel, Paulo Rossan e in ultimo il neo pre- sidente Stefano Ferrandoz. I ragazzi sono partiti con notevole entusiasmo tentando di coinvolgere tutti gli iscritti a nuove iniziative; hanno dovuto però scontrarsi con la realtà: in primo luogo, i giovani impegnati con gli studi universitari che, per ovvie ragioni, possono dedicare pochissimo tempo allo Junior Club; in secondo luogo i giovanissimi, ragazzi tra i 14-16 anni, che non hanno grandi capacità di aggrega- zione. Infine, problema ben più grave, la maggio- ranza dei tesserati non ha alcun interesse ad in- traprendere un qualunque impegno, se pur mini- mo, a favore delle attività dell'associazione. Queste situazioni hanno riportato alla dura realtà il direttivo che si è trovato isolato nello svolgere la totalità del lavoro. Il presidente ed i suoi soci han- no quindi cercato di adottare nuove politiche di gestione. Il direttivo è affiancato da un rappresentante del- la Comunità Montana che svolge le mansioni di controllo, gestione, cooperazione, consigliando inoltre i giovani sui vari aspetti burocratici e tec- nici. I giovani stanno tentando di acquisire una maggiore autonomia dalla Comunità Montana per invogliare, responsabilizzare e coinvolgere mag- giormente i tesserati. A partire dallo scorso autunno sono avvenuti al- cuni incontri dello Junior Club, che continueran- no nei mesi a venire, così da non lasciare morire l'associazione. È certo che con le sole persone del direttivo non si può portare avanti un progetto di aggregazione giovanile, ed è necessario un coinvolgimento di tanti giovani vo- lenterosi. Claudio Obert La nuova rampa di rollerblade e skateboard Quando si è trattato di fare la richiesta della rampa al Sindaco, di far "voce grossa" perché venisse installata una rampa adibita all'utilizzo di "roller- blade" e "skateboard" denominata rampa. Dopo un periodo più o meno lungo di attesa e una manifestazione quasi di presunto ritardo nel montaggio della rampa, finalmente il gruppo di vo- lonterosi ha raggiunto il proprio obiettivo nell'agosto scorso. La rampa non è nemmeno delle più piccole, anzi, a sentire gli stessi inte- ressati in nessun Comune della Valle ne esiste una così grande. Tale strut- tura è stata subito presa d'assalto da vari "skateboarder" indigeni e altri pro- venienti soprattutto dalla vicina Aosta. Fin qui tutto andava bene. Dopo appena tre mesi dall'installazione della rampa si potevano notare i primi segni di usura con i pannelli che ricoprono la rampa e che tendono ad alzarsi. Ciò, ha fatto emergere particolari significativi: i pannelli sono stati accuratamente ed intenzionalmente svitati per riutilizzarli e creare altri trampolini nel piazzale adiacente. C'è da chiedere se non troviamo davanti al solito menefreghismo verso tutto ciò che è pubblico, atteggiamento giovanile che non deve scan- dalizzare troppo perché forse è il riflesso della responsabilità di noi adulti che dimentichiamo che il risultato della nostra comunità nasce proprio dal considerare il "bene pubblico" prezioso per tutti. Forse si trova una colpa è quella di aver lasciato la struttura nelle mani dei giovani dando loro completa fiducia. Questo fa capire che non controllare rende economica la gestione ma comporta grossi rischi, allora meglio curare? Claudio Obert
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2 Editoriale Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, Christian Chioso, Denny Cogmein, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre bibliostpierre@netvallee.it Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta 24 dicembre 2000 Un sabato di fine febbraio, quando l'inverno ci ha anticipato un po' di primavera, abbiamo sfilato per le strade di Saint-Pierre. Carri e trattori hanno modificato i loro fattez- ze per sembrare, ora un un angolo di "grotta" o un angolo di cucina, ora un tanto di stufa e relativa polenta. No biamo interpretato con carnevale di attualità quali "la mucca pazza" e il più strano "sgombero neve". I bambini si sono divertiti su carri espressamente attrezzati in modo divertente ed eterogenei dando vita ad un carnevale nel carnevale. Già, il primo carnevale della nuova genera- zione ha avuto un grande successo di parte-cipazione e di consenso. Allestire una decina di carri è stata, prima che me lo ero aspettato di più di quanto si potesse immaginare, uno sforzo non indifferen- te per gli organizzatori; quando ci siamo riuni- ti l'ultima volta al bar del paese, molti spera- vano di ottenere un buon risultato. Poi, per rendere più coreografico e bello l'evento, ci siamo spostati in tre o quattro carri, dalla chiesa di Saint-Nicolas e Aymavilles di sfilare con allegra coreografia la festa, alla presenza di oltre 200 persone, in dodici gruppi. Tanti giovani, ragazzi e ragazze, veri propulso- ri e protagonisti della festa di chi vale anche il merito di aver ringiovanito la presenza giova- nile nel paese. Il lungo serpentone ha iniziato il suo percorso dal piazzale della vecchia scuola, è salito in col- legamento con la Biblioteca comunale di Vergnod scendendo poi fino a Praximond, è terminato in piazza del castello passando pri- ma dal Cogmein, in seguito il vecchio borgo e infine via della Libertà. Del clima festoso già si è detto e il resto lo si può immaginare, a me ha fatto piacere vedere che lungo la strada la gente usciva dalle proprie abitazio- ni, applaudiva e festeggiava con i perso- naggi mascherati, al- cuni avevano addobbato un tavolino con gu- stosisssime “bugie” e altrettanto gustosissimi vini. Un vero piacere per le leccornie e per l'o- spitalità. Il corteo si fermava spesso, anzi era quasi sem- pre fermo, ci si è fermati anche presso la no- stra Microcomunità per anziani: una sosta cer- tamente gradita per noi e per loro, l'organiz- zazione ha avuto la sensibilità di ricordare an- che nella festa i nostri anziani. Il corteo è terminato in piazza: l'ora ormai tar- da e il freddo hanno raccolto tutti intorno al vin brulé, alle torte e i dolci preparati per l'oc- casione. È da tanti anni che non si riunivano tanti Sampiolen in festa. Non finisce qui direbbe un noto imbonitore, e così è. La sera, il miglior ri- storante di Saint-Pierre ha ospitato più di due- cento persone, ha servito un menu carnevale- sco e fatto divertire gli ospiti, quasi tutti in ma- schera, fino a prima mattina. ... A PROPOSITO DI PROGRAMMA GUARDIAMO QUANTO CI PROPONGONO PER IL PROSSIMO PERIODO: 27 aprile rassegna del bestiame in colla- borazione con gli allevatori del- la zona 16 giugno spettacolo teatrale, in collabo- razione con la Biblioteca comu- nale, a Verrogne dove verrà rie- vocata la storia del villaggio 29 giugno festa patronale insieme agli Al- pini di Saint-Pierre 8 luglio presentazione, sfilata e gara di auto d'epoca con arrivo e risto- ro a Vetan agosto replica dello spettacolo teatrale a Verrogne 10 agosto Il edizione di "Brindisi sotto le stelle", coreografia storica in epoca medievale agosto/sett. "Un fiore in paese", concorso floreale 9 settembre festa dei volontari, le associa- zioni del paese si incontrano 24 dicembre presepe vivente e i vecchi me- stieri in clima natalizio (in foto a lato un momento della passata edizione) 31 dicembre veglione di fine anno. 3 E il buon giorno si vede dal mattino, buona giornata Pro Loço di Saint-Pierre! Sì, perché, anche se finora non è sta- ta menzionata, quasi a creare un po' di curiosità, è proprio lei, la nostra neonata Pro Loco che ha organizzato tutto. Mario e i suoi più stretti collaboratori hanno confezionato un buon prodotto e sono certo che tale risultato servirà loro da stimolo per il nutrito programma che hanno in mente. Auguri!!! Un programma equilibrato sia sull'immagine di Saint- Pierre da proporre all'esterno sia sull'aggregazione all'in- terno del paese. Marco Carlin Junior Club, associazione giovanile o "Junior Club" è un'associazione giovanile, costituita da circa quattro anni dalla Comunità Montana Gran Paradiso, con lo scopo di aggregare i giovani dei vari Comuni appartenenti a diverse età, dai 14 ai 26 anni. Le adesioni sono state già da subito molto nume- rose, infatti, tutt'ora si possono contare 500 inscrit- ti. L'associazione ha potuto, fin dalla sua nascita, contare su un ottimo budget che le ha permesso d'intraprendere diverse iniziative. Alcune delle quali erano feste pressoché gratuite, a cui si pote- va accedere soltanto se tesserati allo Junior Club. Questo dovrebbe far capire la ragione per la qua- le ci sia stata un'adesione di massa fin dall'inizio. Tale politica di gestione ha però portato a nume- rose iscrizioni legate soltanto alle feste, senza in- teressare gli stessi ad altre attività forse più im- pegnative e di non immediato divertimento ma sicuramente più formative. Nello scorso autunno si è rinnovato il direttivo, operazione che ha portato all'insediamento dei seguenti membri: Anny Luboz, Sara Di Mattia, Viviana Usel, Paulo Rossan e in ultimo il neo pre- sidente Stefano Ferrandoz. I ragazzi sono partiti con notevole entusiasmo tentando di coinvolgere tutti gli iscritti a nuove iniziative; hanno dovuto però scontrarsi con la realtà: in primo luogo, i giovani impegnati con gli studi universitari che, per ovvie ragioni, possono dedicare pochissimo tempo allo Junior Club; in secondo luogo i giovanissimi, ragazzi tra i 14-16 anni, che non hanno grandi capacità di aggrega- zione. Infine, problema ben più grave, la maggio- ranza dei tesserati non ha alcun interesse ad in- traprendere un qualunque impegno, se pur mini- mo, a favore delle attività dell'associazione. Queste situazioni hanno riportato alla dura realtà il direttivo che si è trovato isolato nello svolgere la totalità del lavoro. Il presidente ed i suoi soci han- no quindi cercato di adottare nuove politiche di gestione. Il direttivo è affiancato da un rappresentante del- la Comunità Montana che svolge le mansioni di controllo, gestione, cooperazione, consigliando inoltre i giovani sui vari aspetti burocratici e tec- nici. I giovani stanno tentando di acquisire una maggiore autonomia dalla Comunità Montana per invogliare, responsabilizzare e coinvolgere mag- giormente i tesserati. A partire dallo scorso autunno sono avvenuti al- cuni incontri dello Junior Club, che continueran- no nei mesi a venire, così da non lasciare morire l'associazione. È certo che con le sole persone del direttivo non si può portare avanti un progetto di aggregazione giovanile, è necessario un coinvolgimento di tanti giovani volen- terosi. Claudio Obert La nuova rampa di rollerblade e skateboard C'è un tanto battuta la struttura della nata rampa. Dopo un periodo protesta per il pre- po di volentero e gosto scorso. La rampa non è sati in quasi nes- tura è stata su- venienti soprat- Fin qua tutto Già dopo alcuni segni di usura, Dopo un'analis stati accuratament trampolini nel Nel riportare la mente liquidata li di Aosta". La pidità con cui Quando si è sta insistenza un folto gruppo di giovani di Saint-Pierre ha com- ed insistito a lungo col Sindaco perché venisse installata una ra adibita all'utilizzo di "rollerblade" e "skateboard" denomi- modo più o meno lungo di attesa e una manifestazione quasi di presunto ritardo nel montaggio della rampa, finalmente il grup- e combattivi giovani ha raggiunto il proprio obiettivo nell'a- nemmeno delle più piccole, anzi, a sentire gli stessi interes- nessun Comune della Valle ne esiste una così grande. Tale strut- bito presa d'assalto da vari "skateboarder" indigeni e altri pro- battutto dalla vicina Aosta. andava bene. ni mesi dall'installazione della rampa si potevano notare i primi con i pannelli che ricoprono la rampa e che tendono ad alzarsi. più attenta emergono particolari significativi: i pannelli sono mente svitati per riutilizzarli e creare altri piazzale adiacente. tali scoperte ad un leader dei giovani, i fatti sono stati veloce- con la seguente frase: "Noi non c'entriamo niente, sono quel- Non ho avuto problemi a credergli ma tale affermazione e la ra- è arrivata mi hanno lasciato un po' perplesso. trattato di fare la richiesta della rampa al Sindaco, di far "voce grossa" perché la stessa, forse, non era stata subito accolta, di pro- tare la struttura, per accusare il Comune di lassismo verso le giovani di Saint-Pierre, c'è stato un interessamento di molti gio- intimorenti di esporsi in prima persona. versi come tanto entusiasmo per ottenere una struttura esclusiva- ta a loro possa scomparire improvvisamente quando si tratta di a sua manutenzione. Sono oltromodo convinto che se per caso ra fossero stati causati da fattori esterni ai giovani, gli stessi venuti tempestivamente per far rilevare il problema all'ammi- n questo caso sono stati dei loro "colleghi" a causare danni per- no zitti zitti facendo finta di nulla, forse pensando che il proble- mpete. viamo davanti al solito menefreghismo verso tutto ciò che è pub- giamento giovanile che non deve scandalizzare troppo perché for- della responsabilità di noi adulti che dimentichiamo che il ri- nostra comunità nasce proprio dal considerare il "bene pubbli- per tutti. do una colpa è quella di aver lasciato la struttura nelle mani dei do loro completa fiducia. Questo fa capire che non controllare ren- conomica la gestione ma comporta grossi rischi, allora meglio curare? Claudio Obert
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4 5 La scuola che cambia cambiamenti nel mondo della scuola sono tanti e sono in atto, da qualche anno, con sistematici appuntamenti legisla- tivi e normativi; inutile ricordare che sono spesso oggetto di discussione, di preoccupazione nonché di interrogativi dal punto di vista di chi opera direttamente nella scuola (di- rigenti, insegnanti, amministrativi, ecc...) sia dal punto di vista degli utenti: genitori e alunni. La riforma dei cicli e, con Le righe che seguono sono le risposte che Lettry Vally (attuale Sovraintendente agli studi della nostra regione, nonché Zé- lo di Saint-Pierre) ha voluto gentilmente dare al nostro giornale per questa disponibilità che si è tradotta in un piacevole con- tributo, grazie anche per il tempo che ha voluto dedicarci in que- sto prezioso e delicato momento per la scuola valdostana. Un'ulti- ma osservazione: le domande poste (e conseguentemente le risposte pur contenendo elementi "tecnici", sono volutamente state conce- pite per offrire un punto di vista personale che tenesse conto dell'esperienza, del vissuto, in altre parole che contenesse anche delle emozioni..., queste ultime, in buona sostanza, non "l'anima" necessaria per vivere, svolgere una professione, interpretare uno o più argomenti con equilibrio e consapevolezza. in modo disordinato, senza preoccuparci di fare brutta fi- gura, scoprendo peraltro che certe "cose" imparate un po' a memo- ria, si vedevano proprio lì sull'atlante e una osservazione tirava l'al- tra, scoprivamo in quel momento di sapere. Le carte tematiche ... quante Italie c'erano che dicevano "cose" diverse e se ne potevano fare altre, per dire ancora altre "cose". La nostra supplente era riuscita a produrre quel contatto con il sa- pere con gli schemi concettuali trasferibili direbbero i professori dell'Università, che ha posto in me la base essenziale della curiosità che ancora oggi mi prende quando entro in una libreria e sfoglio te- sti di discipline che non conosco. La dimensione del contatto con il sapere essenziale nel rapporto in- segnamento - apprendimento era fondamentale nella scuola di ieri quanto lo è in quella di oggi. Il nocciolo è sempre quello. Oggi gli strumenti da usare sono straordinariamente più numerosi e la pre- parazione culturale, tecnologica degli insegnanti deve essere pro- prio per questo ancora più elevata. Hai fatto l'insegnante, poi il dirigente scolastico, sino ad arri- vare all'attuale responsabilità come Sovraintendente agli stu- di in, in che modo hai vissuto e vivi le fasi di innovazione ed in par- ticolare questo recente passaggio alla scuola dell'autonomia? L'autonomia scolastica è uno strumento, non un fine. Deve consen- tire di fare meglio e più in fretta ciò che a scuola si deve fare. La scuola non ha con l'autonomia nuovi e diversi fini istituzionali, non deve inventarne di nuovi ed artificiali, da questo punto di vista non è cambiato nulla. Deve imparare, deve fare in modo che ogni allie- vo trovi la strada più adatta a lui, dentro e fuori dalle mura dell'au- la e quest'ultimo aspetto è forse innovativo. Dalla scuola di tutti alla scuola per ciascuno si è affermato come uno slogan che condiviso. C'è un rischio: quello di pensare che quanto si è fatto prima del- l'autonomia sia di per sé scaduto. Sarebbe un grave e imperdo- nabile errore, uno spreco ingiustificato, alimenterebbe un senso di insicurezza improduttivo, aprirebbe un vuoto carico di confusione e profonde contraddizioni, di anarchia, scalzerebbe l'impegno pro- duttivo di tanti insegnanti per far posto ai pochi che hanno la pa- tente dell'improvvisazione, del far poco e male. A livello personale ho un grande desiderio, forse una necessità: a mio parere è essenziale arrivare in fretta a regime rispetto alle in- numerevoli riforme che la scuola ha conosciuto nell'ultimo decen- nio per dedicare il nostro tempo alla riflessione, alla verifica dei ri- sultati. È indispensabile gestire, osservare, capire ed è impossibile se si deve cambiare continuamente. correzione certamente non sempre condivisibile, non si ponevano in discussione. Senza dubbio anche allora esistevano i "bravi" e i meno "bravi" maestri, quelli che godevano di stima e fiducia in- condizionata e quelli più insignificanti, meno "gettonati" si direbbe oggi. In genere però tutti mostravano sicurezza nell'esercitare la loro professione o missione, come appunto si diceva un tempo. Quanta insicurezza mostrano sempre più frequentemente i nostri insegnanti oggi, quanto timore o quanta superficialità nell'assu- mere il ruolo di veri istruttori e di educatori nelle nostre scuole! Perché è così diffusa la scarsa consapevolezza di voler essere signi- ficativi per i nostri allievi? Paura della responsabilità, delusione, amarezza, limiti degli uni e degli altri di fronte ad una professione che, per sua natura, non potrà mai assumere un carattere impiega- tizio? Quanta presunzione, quanta contrapposizione sterile da parte di ge- nitori, incapaci di comprendere che la scuola non può sostituirsi a quanto in famiglia quotidianamente si costruisce! Perché non por- si in condizioni di vero ascolto quando gli insegnanti offrono ai ge- nitori un'immagine diversa dei ragazzi? Questi brevi tratti merite- rebbero approfondimenti sociologici che non si possono affronta- re in poche righe. Da questo punto di vista certamente colgo una sostanziale diversità. Per quanto attiene inveree ad un tratto comune alla scuola di oggi e a quella di ieri vorrei soffermarmi sul rapporto dell'allievo con il sapere per il tramite dell'insegnante. Avete presente quando si dice che quell'insegnante sa far amare la materia che insegna? Che cosa significa questa espressione? Significa innanzitutto che l'insegnan- te conosce, sa, e ne sa molto più di ciò che insegna, significa che quando "spiega" non racconta la lezione per filo e per segno ripe- tendo i suoi appunti preparati diligentemente a casa (capiamoci: è essenziale il prepararsi, ma non sufficiente!), significa che osserva i suoi allievi, che cerca e ricerca il modo per essere compreso, per agganciare chi non "ci arriva". Si tratta di un insegnante che sa sta- re in silenzio (difficilissimo!), che sa mettersi da parte al momento giusto per far spazio alla conoscenza, al sapere, perché è proprio il contatto dell'allievo con il sapere lo stimolo più potente. Si tratta di quel contatto che l'insegnante ha offerto, ha costruito con pazienza e determinazione nella classe per tutti gli allievi e per ognuno, sfrut- tando le opportunità tecnologiche di cui oggi si dispone. Vorrei portare un esempio che traggo dalla mia esperienza di sco- lara. Ricorderò sempre l'atlante, quell'indimenticabile atlante volu- minoso ed ingombrante che la nostra supplente ci ha portato in classe un pomeriggio (frequentavo la 3° elementare credo), eppure di atlanti ne avevamo uno che la maestra usava saltuariamente nel- le lezioni di geografia, non sapevamo forse neanche bene che co- s'era un atlante, a cosa serviva....forse a sbirciare quel nome del fiume che non ricordavamo durante l'interrogazione. Quello della supplente era magico, aveva le foto satellitari di un continente, le Alpi erano ruvide al tatto, il colore del mare cambiava davvero. Lo avevamo sfogliato e risfogliato con lei intorno alla cattedra, aveva- mo saltato le pagine come avevamo voluto, avevamo potuto fare do- reggole con equilibrio e consapevolezza di quelle che chiamiamo le "nostre ragioni" sono solo un punto di vi- sta nel panorama di altri punti di vista... tutti degni di essere rispet- tati e tutti utili per costruirci nuovi, e più fondati, punti di partenza. - Ripensando alla tua esperienza di alunna e di insegnante: quali sono le differenze tra la scuola di allora e quella di oggi? - Potrei dire e sostenere con la stessa forza che la scuola che ho fre- quentato come alunna è stata tanto diversa, ma allo stesso tempo tanto simile a quella che ho conosciuto come insegnante, circa vent'anni fa, o a quella per cui lavoro oggi come Sovraintendente. Diversa sicuramente nella considerazione sociale: gli insegnanti, il direttore didattico, l'apparato scolastico nel suo insieme e le au- torità; nel bene e nel male esercitavano un ruolo di autorevole rife- rimento nella comunità, in un momento in cui il disagio scolastico degli alunni era sicuramente meno rilevante o forse sempre stato meno conflittuale, perché più accolto, quindi meno problematico per le famiglie stesse, gli insegnanti si improvvisavano a volte ad assistenti sociali, interlocutori apprezzati dal Comune e dalla Parroc_hia. I metodi di insegnamento, compreso a volte l'abuso di pratiche di reggiarle quando si constata che sono inefficaci. La distanza e la separazione tra scuola e società deve essere supe- rata attraverso atti di corresponsabilità di ogni scuola con la pro- pria comunità di riferimento. Sono parole che in alcune realtà si stanno traducendo in azioni concrete ed efficaci. Dal punto di vista delle norme gli Enti Locali, in particolare modo le Comunità Montana, hanno oggi il compito di sopprimere, isti- tuire, trasferire sedi, plessi, unità per quanto riguarda la scuola ele- mentaria e media funzionanti nel proprio territorio di con- formità con le istituzioni scolastiche. Queste sono tenute a sviluppare l'Offerta Formativa (2) sulla base delle esigenze del con- testo culturale, sociale ed economico del territorio. L'autonomia della scuola (L.r. n°19 del 26 luglio 2000), così come tut- te le leggi, certamente fissa principi, definisce funzioni, assegna competenze che sono esercitate dagli uomini organizzati in istitu- zioni. L'applicazione delle norme, la realizzazione delle loro poten- zialità appartiene alla vita, alle azioni dei vari attori coinvolti. È una quotidianità che deve essere costruita, è un perfezionare o nuovi e più efficaci rapporti. Il nostro è un piccolo giornale che aspira a fare della buona informazione, puoi selezionare, ad uso delle famiglie, quali dunque elementi che caratterizzano principalmente il tuo riferi- mento? La famiglia guarda alla scuola per i propri figli. Quando sono pic- coli è quella del paese, del quartiere dove il bambino deve sentirsi membro di appartenere ad una comunità educante con cui stringe rapporti significativi, durevoli. Il senso del dimensiona- mento, nelle definizione delle zone di competenza territoriale ri- spetto alla propria abitazione è proprio questo. Un diritto-dovere che si sviluppa nell'affrontare i cicli dell'istruzio- ne che seguono lo sviluppo del bambino e del ragazzo senza assu- mers_i o scarico di responsabilità reciproche, ma secondo una visione sostanziale da garantire. Questo è il senso del concetto di verticalizzazione presente nelle istituzioni di base. La famiglia guarda alla scuola chiedendo qualità dell'istruzione e formazione. I nuovi programmi, i nuovi curricoli che la norma- zione dovrà adattare per la propria competenza statutaria, devono essere all'altezza delle esigenze del mondo attuale e fornire le conoscenze essenziali. Tra queste sicuramente la conoscenza del- l'informatica. Quando i ragazzi crescono si pone un bisogno di orientamento per guidare ogni ragazzo verso scelte consapevoli e attente della scuo- la superiore, del corso di laurea da intraprendere. La scuola deve offrire il proprio contributo non solo a livello informa- tivo, ma formativo, non una nuova "materia da studiare" per i gio- vani, ma un sostegno durante il proprio percorso di studi. L'ultimo è segnalare alle famiglie una nuova realtà, l'obbligo scolastico fino ai 18 anni, vale a dire l'obbligo a cui sono sotto- posti i ragazzi che hanno assolto l'obbligo scolastico a 15 anni di se- guire un percorso di formazione professionale o di proseguire il per- corso scolastico o di iniziare il percorso dell'apprendistato. Germano Dionisi, Vally Lettry (1) Sostituiscono, per il momento solo per la Scuola di base, i "vecchi" programmi; non si tratta di una sequenza di conoscenze/nozioni/contenuti bensì di una sorta di quadri di riferimento per ogni singola disciplina che contengono i saperi ritenuti essenziali (che per altro dovranno essere adattati a livello locale) sono previste due ulteriori quadri di riferimento: uno a livello regionale, l'altro a carico di ogni singola istituzione scolastica. In tal modo si risponde all'esigenza di definire un quadro nazionale di "traguardi irrinunciabili" unitamente a saperi e competenze che derivano sia dalla specificità sociale e culturale delle regioni sia dalle peculiarità delle singole istituzioni scolastiche. (2) P.O.F. Piano dell'Offerta Formativa – Documento redatto all'inizio dell'anno da ogni istituzione, indica gli scopi, l'organizzazione, le risorse presenti e quanto altro può essere utile per far sì che tale offerta sia "qualificata". È, al tempo stesso, un documento informativo ed identificativo per l'utenza. Quest'ultima, sulla base di quanto vi trova (per es. rispetto a dove iscrivere i propri figli), ma anche di interloquire con la scuola (dirigenti, insegnanti...) con maggiori informazioni e consapevolezza.
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6 Le Associazioni nel nostro Paese Progetto Giovani Centro Aggregativo della Comunità Montana Grand Paradis D a circa tre anni ormai esiste a Saint-Pierre un Centro Aggregativo del Progetto Giovani della Comunità Montana Grand Paradis, gestito, da due anni a questa parte, dagli operatori della Cooperativa Sociale Ombre Con L'acca di Aosta. Dietro questo nome un po' strano si cela uno spa- zio aperto a tutte le ragazze ed i ragazzi dagli 11 an- ni in su, un luogo dove incontrarsi, fare nuove amicizie e trascorrere il tempo libero, in compagnia anche di un animatore. Al Centro si possono fare diverse cose, come ascoltare musica, guardare film, leggere riviste (per es. Yes, Top Girl, Focus, Tutto, Musica e la Repubblica, Il Corsivo e La Vallée), giocare a calcetto, ping pong e a vari giochi di so- cietà (Taboo, Visual Game, Master Quiz, Risico, Forza 4,...), navigare in Internet, utilizzare il computer... Si può anche solo stare a parlare con l'animatore o di- scutere in gruppo con altri ragazzi degli argomenti pre- feriti. Vengono inoltrare organizzate attività particolari, come Fantacalcio, laboratorio di cande- le, tornei, laboratorio di decora- zioni natalizie o del centro, feste di compleanno,... Ognisabato, per i ragazzi di tutti e tre i Centri aggregativi (infatti ne esistono altri due, uno ad Aymavilles e un altro a Villeneuve) e più in generale della Comunità Montana, vengono organizzate delle uscite, in Valle (piscina, patti- naggio, pomeriggi sulla neve, tornei sportivi, orientee- ring, caccia al tesoro e altri giochi, cinema, discese con i carretti, feste...) o in regioni limitrofe, in occasione di concerti (Ligabue a Torino,...), manifestazioni ed espo- sizioni (es. Motorshow a Bologna, Smau a Milano,...) o per visitare luoghi di interesse e divertimento (Parco ac- quatico Le Caravelle a Ceriale, Gardaland,...). Il calendario delle uscite, mensile, può essere richiesto ai Centri. Ogni attività si rivolge ad una particolare fascia di età, quindi è sempre meglio telefonare prima, per essere si- curi di poter partecipare! Chi avesse delle idee, delle proposte da fare, non deve far altro che venire al centro e parlarne con gli animatori: fa- ranno di tutto per accontentarlo! Cosa dire ancora? Si può aggiungere che i Centri organizzano anche inte- ressanti corsi. In passato, oltre al corso di murales, sono stati molto apprezzati quello per Dee-Jay e quello per Web Designer. Inoltre, un mercoledì al mese, i Centri sono chiusi per- ché, dalle ore 15 alle ore 17, gli animatori organizzano at- tività per i bambini delle scuole elementari presso il sa- lone polivalente di Saint-Pierre. È a disposizione un pullmino per il trasporto dei bambi- ni: per prenotarsi basta telefonare ai centri il lunedì pri- ma dell'attività, in orario di apertura, e accordarsi con gli operatori. Ci si diverte con costumazioni, teatro, percorsi, giochi a squadre, attività manipolativo-creative... In compenso, un giovedì sì ed uno no il Centro è aperto anche la sera, dalle ore 20.30 alle ore 23. In queste serate vengono proposti tornei, visioni di film e diapositive, ... pubblicizzati tramite volantini e locandine affisse in pae- se. Gli animatori del Centro sono disponibili alla collabora- zione con persone, associazioni ed enti per l'organizza- zione di eventi o manifestazioni. A Saint-Pierre sono state realizzate attività con: • la scuola elementare di Saint- Pierre. Bambini, inse- gnanti ed animatori hanno realizzato insieme i co- stumi per il Carnevale 2000 ed hanno partecipato alla sfilata per le vie del paese; • le associazioni di Saint-Pierre, in particolare Spazio Club, con cui si è preparata la “Prima Festa delle Associazioni”; • Il Comune di Saint-Pierre, che ha concesso l'utilizzo del salone polivalente per le attività con i bambini e con cui si sta dialogan- do per un utilizzo più funzionale della rampa di skate. Gli animatori hanno anche partecipato alle riunioni per la nascita della Pro Loco ed organizzato, con i ragazzi, l'inaugurazione della già citata rampa di skate. I ragazzi che hanno seguito il corso per Dee-Jay hanno poi animato una serata durante la Festa del Patrono dello scorso anno. Per il futuro si cercherà di ampliare ulteriormente i contatti. Per chi fosse interessato a frequentare il Centro Aggregativo di Saint- Pierre o avesse idee o progetti da proporre, aggiungiamo che il Centro si trova in Via Corrado Gex, 2 (sopra la Biblioteca, c/o Casa Centoz Tel.: 0165/909033 ) e che è aperto nel seguente orario: (Gli animatori del centro) ORARIO: Lunedì: ore 14.30 - 17.00 Martedì: ore 14.30 - 17.00 Mercoledì: ore 15.00 - 18.00 Giovedì: ore 17.00 - 19.30 sera: (una settimana si ed una no) ore 20.30 - 23.00 Venerdì: ore 15.00 - 18.00 Gli altri Centri Aggregativi della Comunità Montana Grand Paradis si trovano a: VILLENEUVE, Piazza Assunzione, 15 (Telefono: 0165/920035) ORARIO: Lunedì: ore 17.00 - 19.30 Martedì: ore 14.30 - 19.00 Mercoledì: ore 14.30 - 19.00 Giovedì: ore 15.00 - 17.00 Venerdì: ore 15.00 - 18.00 sera: (una settimana si ed una no) ore 20.30 - 22.30 AYMAVILLES, Località Saint-Leger, 1 (Telefono: 0165/902878) ORARIO: Lunedì: ore 15.00 - 19.00 Martedì: ore 15.00 - 18.00 Mercoledì: ore 15.00 - 18.00 Giovedì: ore 15.30 - 18.00 sera: (una settimana si ed una no) ore 20.30 - 23.00 Venerdì: ore 14.30 - 19.00 7 ...IL meraviglioso mondo degli insetti, questo sconosciuto... È un'affermazione molto banale, ma la questione è “seria”: gli in- setti hanno colonizzato tutta la Terra, ad esclusione dei mari, ma sono gli esseri viventi che più temiamo: la maggior parte delle persone prova un profondo senso di ribrezzo nei confron- ti di questi bellissimi animali (lo penso veramente, sono meraviglio- si...quasi tutti). Ogni giorno abbiamo a che fare con questi invertebrati, li troviamo ovunque: mosche, zanzare, maggiolini, coccinelle, tarli del legno, pidocchi, farfalle, api, formiche, tutti appartengono alla classe degli Insetti, gruppo che fa parte del phylum degli Artropodi insieme agli Aracnidi (i ragni), ai Miriapodi (i mil- lepièdi) e ai Crostacei (i gamberetti che mangiamo con la salsa cocktail sono parenti abbastanza stretti delle cavallette!); insieme racchiudono circa i due terzi delle specie animali viventi. Gli insetti si differenziano dalle altre classi per avere il corpo suddiviso in tre parti, capo, torace e addome, tre paia di zampe (anziché quattro) e due paia di ali attaccati al torace. Grazie alla loro vitalità, la loro particolare costituzione, la loro grandissima facilità di adattamento all'ambiente e di conquista di nuovi territori, li tro- viamo ovunque, dal polo all'equatore, anche dove la maggioranza degli al- tri animali non potrebbe sopravvivere. È piuttosto facile capire che l'uomo si è trovato sempre a contatto con questi piccoli esseri: ha utilizzato il loro lavoro (ad esempio con le api), ma molto più spesso ha dovuto considerar- li come nemici, peraltro molto temibili e agguerriti, e difficili da combatte- re con successo. Insidiano le coltivazioni, i magazzini di derrate alimentari, le biblioteche, la stessa salute dell'uomo. Nella maggior parte dei casi ven- gono contrastati con mezzi chimici, spesso dannosi per l'uomo, per l'am- biente e per una numerosa schiera di parassiti e predatori (altri insetti, ra- gni, vermi, ecc.) nemici degli insetti dannosi. Nella nostra zona sono tre le specie dannose che troviamo più facilmente: gli afidi, i maggiolini e le dorifore. Gli afidi (appartamenti all'ordine dei Rincoti) sono piccoli insetti caratte- rizzati dall'apparato boccale pungente e succhiante, utilizzato per estrarre la linfa delle piante: si può assistere ad una caratteristica manifestazione, l'abbondante produzione di «melata», la sostanza appiccicosa che si trova sulle foglie delle piante infestate, costituita da acqua e zuccheri, che viene spesso utilizzata dalle api e dalle formiche. Gli afidi hanno uno speciale modo di riprodursi: i maschi appaiono solitamente una volta all'anno, in autunno, per accoppiarsi normalmente con le femmine; tuttavia esistono diverse generazioni (in estate si può arrivare anche ad una alla settimana) durante il corso della stagione che vengono date alla luce dalle femmine sen- za accoppiamento (riproduzioni partenogenetiche). Gli afidi sono solita- mente specializzati nello scegliere i loro ospiti: troviamo, ad esempio, gli afi- di dei cavoli, quelli verdi delle rose, quelli neri dei fagioli e dell'insalata. La dannosità è legata soprattutto alla incredibile velocità con cui riescono a moltiplicarsi nelle forme partenogenetiche e quindi alla capacità molto ele- vata di indebolimento delle piante. Per combattere questi insetti si utilizzano prevalentemente prodotti chimi- ci: un metodo molto efficace e per nulla pericoloso per la salute è quello di immergere piante di ortiche in acqua, farle macerare per alcuni giorni e poi bagna-re le piante infestate con questa acqua. Non sono da di- menticare numerosi nemici (insetti anch'essi) che possono aiutare le no- stre coltivazioni: le coccinelle, alcune specie di mosche, alcune specie di ve- spe ecc. I maggiolini sono insetti sconosciutissimi, che affliggono le piante sia sotto terra che nelle radici. Sono insetti appartengono all'ordine dei Coleotteri e i cui adulti sono dotati dalla struttura inconfondibile, con le ali anteriori (elitre) in- dure che coprono quelle posteriori; l'apparato boccale è sempre mastica- tore, sia negli individui adulti che in quelli giovani. Tra i coleotteri, oltre ai maggiolini, troviamo tutti quegli insetti «duri», ad esempio le coccinelle, gli scara-bei, i cervi volanti, i tarli del legno, ecc. I maggiolini (Melolontha Melolontha L.) adulti li troviamo ovunque verso la primavera, quando verso il tramonto, usciti dal terreno, volano verso dove si nutrono con voracità delle foglie. Dopo circa 10 - 12 giorni zione, durante i quali avvengono gli accoppiamenti, le femmine dal terreno e depongono in media 20 - 25 uova a circa 20 cm di tà. Le piante più colpite dagli adulti sono gli ippocastani, i carpini, noci e i pioppi neri. Le larve nascono all'inizio dell'estate e si nu- principalmente di radici: sono particolarmente attive nel 2° anno e no la maturità nel 3° anno; d'inverno scendono negli strati profon- no. Già hanno molti nemici: gli storni sono attivi predatori degli adul- le larve sono spesso catturate dai merli, dai topi e dalle arvicole. Christian Chioso
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8 Champrétavy 9 ta una vasca e per trasportare il materiale fu fatta una teleferi- ca. Il costo di questo impianto fu di lire 1.200.000 ed il 50% fu pagato dalla Regione. Tutto il lavoro manuale fu però a carico degli interessati. L'unico mezzo di comunicazione col resto del paese era la mu- lattiera che passa a Bachod e veniva percorsa, oltre che dagli abitanti dei villaggi alti di Saint-Pierre, anche da quelli di Saint- Nicolas che la percorrevano per andare ad Aosta. La strada car- rozzabile che collega Champrétavy con la regionale per Saint- Nicolas fu costruita nel 1957 e fu la prima del comune di Saint- Pierre. Venne fatta a corvées e richiese circa 240 giornate lavo- rative. Tutti quelli del villaggio, chi più, chi meno, diedero del- le giornate. Chi poteva andare a lavorare lo faceva lui stesso, chi non poteva pagava. Ogni giornata costava 1500 lire. Il "capo" del cantiere era il Signor Chappuis René di Rumiod il quale portava il conteggio delle ore in Comune che emetteva il mandato per pagare gli operai. Il villaggio non aveva grandi boschi, ma non mancava il legna- me in quanto in ogni prato c'erano frassini ed altre piante. Vi erano anche alberi da frutto: meli, susini, albicocchi e fichi. Il Signor Gerbore, in particolare, aveva la passione per gli alberi da frutto e gli piacevano tutte le novità. I bambini scendevano a scuola a Bosses o alla Charrère nei pri- mi anni, poi al borgo in IV e V. In tempo di guerra anche Champrétavy ebbe i suoi momenti duri. Infatti ben 11 giovani andarono in guerra e rimasero lon- tani per un totale di 47 anni. Mi pare interessante riportare l'e- lenco fatto dal Signor Baravex: Rumiod Serafino classe 1908 anni 2 Duet Ottavio classe 1910 anni 3 Barmaverain Francesco classe 1914 anni 5 Tiblet Luciano classe 1915 anni 6 Tiblet Angelo classe 1916 anni 9 Tiblet Giovanni classe 1919 anni 6 Tiblet Maturino classe 1921 anni 3 Carlin Augusto classe 1921 anni 3 Baravesc Emilio classe 1921 anni 3 Rumiod Desito classe 1911 anni 5 Mondeb Ruggero classe 1923 anni 2 Nel periodo della Resistenza il villaggio rischiò di essere bru- ciato dai fascisti che cercavano il nascondiglio di alcuni parti- giani; nel 1944 vennero a cercare dei muli per il trasporto di merce e n'erano solo due: uno non fu trovato, l'altro, vec- chio, venne preso in cambio di un cavallino che però non vale- va molto. Una sola volta tutte le case del villaggio furono vendute, o per il trasferimento degli abitanti o dopo la morte dei proprie- tari; dopo un periodo di quasi abbandono, è stato in parte ricostruito. Ha una popolazione stabile, delle belle case, ma gli mancano i bei giardini ed i fiori che si vedevano tanti anni fa. Chissà, forse, col tempo... Vanda Champrétavy Champrétavy è si- tuato a 956 mt. sul livello del mare e dista poco più di 10 minuti dal borgo di Saint-Pierre. È un villaggio molto ben esposto, di fronte alle Valli di Rhêmes, Savara e Cogne. In basso lo sguardo giunge fino in fondo alla piana di Aosta e oltre. Alle spalle vi sono prati e boschi che culminano con il piano di Rumiod. Ci troviamo a parlare di Champrétavy con gli ultimi “indigeni" del posto: la Signora Denise Gerbore ed il Signor Emilio Baravex. Entrambi sono nati e vissuti qui per buona parte della loro vita e ne parlano con l'affetto e l'amore che sempre lega un valdostano al suo luogo d'origine. All'epoca in cui i nostri ospiti erano bambini (1919 – 192?) il villaggio era molto popolato. Vi erano le famiglie: Rumiod (quattro fratelli) Amedeo, Eliseo, Giuseppe e Camillo – Rumiod Alfonso (soprannominato Paysan) – Henry (soprannominati Metsou) Nando, Felicita, Giuseppe e Pelagie – Lale Murix Antonio e Maria – Duet Pacifico e famiglia – Duet Isaia e famiglia – Barmaverain – Berard Antoine – David Celestino Alcune di queste famiglie avevano malghe e case a Vetan e Nus e di lì scendevano qui solo per i lavori stagionali e durante l'in- verno, mentre le altre vivevano stabilmente nel villaggio. Molti erano sposati e quindi i bambini erano pochi. Alcune famiglie in seguito, si sono stabilite nel villaggio per matrimonio o per altre ragioni. Ad esempio: i Baravex erano originari di Nus, i Mordet giunsero da Sarre nel 1928 e i Tiblet nel 1932 da Saint- Christophe. La principale attività del luogo era l'agricoltura, anche se venivano disdegnati altri lavori come muratore, falegname, Nel nostro viaggio attraverso Saint-Pierre questa volta siamo approdati a Champrétavy, un villaggio posto in uno dei luoghi più belli del paese tricista, calzolaio. Il Signor Gerbore, ad esempio, visse molti anni a Parigi dove fa- ceva il taxista. La vita era quella tipica di ogni villag- gio di montagna e collina. Buona parte del terreno (che comprende la regione di Caillet fino al torrente che separa Saint-Pierre da Saint-Nicolas e la parte in basso fino a Bachod) era coltivata a prati, campi e vigne (il nome stesso del villaggio lo dice). I cam- pi, in particolare, erano molto fertili e vi si coltivava frumento e segale. I vigneti producevano bene, anche se il vino ottenuto non era ottimo. Veniva in parte venduto o meglio, scambiato con altri prodotti dei paesi vicini, della Valgrisenche in parti- colare. Tutti allevavano mucche per produrre latte e formaggio; non essendovi latteria turnaria si portava il latte in casa ora di uno ora dell'altro. Per “registrare" la quantità di latte veniva usato un metodo di cui sentiamo parlare per la prima volta nel no- stro paese. Veniva usato un bastone diviso in due parti: da un lato si segnavano i chilogrammi e dall'altro gli ettogrammi. Il metodo di registrazione consisteva nell'incidere col coltello il peso in numeri romani... Una volta esaurito lo spazio si cam- biava bastone e per cancellare si raschiava la cifra precedente. Qualcuno suggerì l'uso di un quaderno o di un “pezzo di car- ta", ma la cosa non piaceva alla maggioranza per cui il metodo del bastone rimase in vigore fino al 1938 quando gli abitanti del villaggio chiesero di diventare soci della latteria di Alleysin. Venivano conferiti circa 600 litri al giorno. I contadini di Champrétavy dovettero pagare 1000 lire per entrare nella so- cietà della latteria e con quei soldi fu acquistata una caldaia da 600 litri in quanto quelle precedenti, da 400 e 500 litri, non era- no più sufficienti. Ogni famiglia doveva poi portare una caldaia più piccola, per far riposare il latte, che veniva restituita alla fine della stagione. Ognuno portava il proprio latte con la brenta. Nel villaggio si faceva il pane nei piccoli forni casalinghi oppu- re si scendeva alla Charrère. Allora il pane costava 1 lira e cinquanta centesimi al chilo pari ad un'ora di lavoro. I prati e le vigne erano irrigati con l'acqua del ruscello di Bressan che era regolato in modo turnario a seconda delle ne- cessità dei villaggi. Generalmente si cominciava ad irrigare in basso poi a Bressan. Per evitare camminate inutili o spreco d'ac- qua infine si divise l'acqua in modo che una settimana si irri- gasse in basso ed una in alto. Sotto Champrétavy scorreva un ruscello chiamato “ruscello delle vigne”. Aveva la presa nel tor- rente di Vetan, scorreva dietro Bachod e rimaneva in funzione da S. Bernardo a S. Lorenzo, periodo in cui le vigne necessita- vano di acqua. Il tracciato esiste ancora anche se il ruscello non è più utilizzato. Entrambi i ruscelli erano intrattenuti ogni pri- mavera con delle corvées. Negli anni '60 – '61, per esigenze di lavoro, alcuni abitanti di Champrétavy decisero di costruire un impianto d'irrigazione a pioggia. Sotto Bressan venne costrui- I 27 dicembre dello scorso anno il Presidente della Repubblica ha insignito il signor Giuseppe Borre dell'onorificenza di «Ufficiale al merito della Repubblica Italiana». Al nostro Giuseppe i complimenti della redazione. Alleysin, febbraio 2001 L'inverno è quasi alle porte e il periodo non è quello in cui tradi- zionalmente si uccide il maiale per la classica "Betzerie". L'ambiente invece riporta il tempo indietro di circa quarant'anni, di più la mia memoria non permette. Nell'aia alcune carrucole ancora appese ai travi, attrezzi da macel- leria appena puliti, un paio di mastelli contenenti qualche ossa la- sciano intendere che all'interno la lavorazione è già a buon punto. Alcuni scalini in pietra e la porta si apre su un "viou peglio". Alcuni oggetti foresti tradiscono la natura di un giramondo pa- drone. Il tempo è fermo e gli stessi presenti, pur di oggi, sembrano aver assorbito l'età delle pareti. Lavorano in silenzio, ognuno ha il suo d'affare mentre nella stan- za accanto, adibita a cucina, alcuni pentoloni liberano fragranti va- pori per una festa che verrà.
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10 Bilanico di Previsione Pluriennale Gestione Centro Sportivo Servizio in Assuntoria Servizio di pre-scuola BILANCIO DI PREVISIONE PLURIENNALE Il Consiglio comunale del 29 gennaio scorso ha ap provato il Bilancio di Previsione Pluriennale. Il Documento Contabile, redatto della Relazione Previsionale e Programmatica, prevede un pareggia in lire 14.547.284.138 e per il triennio 2001-2003 un disavanzo di L. 39.755.865.946. La principale novità, rispetto agli anni scorsi, è dovuta all'entrata in vigore dell'applicazione della nuova normativa regionale in materia di contabilità per gli Enti Pubblici, la qua le ha comportato notevoli difficoltà organizzative ed anche dal punto di vista informatico. Riguardo alle entrate, l'Amministrazione comunale si è impegnata a non aumentare le aliquote dei tributi e le tariffe per la fruizione di servizi; unica eccezione, la TA.R.SU. (Tassa Rifiuti Solidi Urbani), per raggiungere il grado di copertura del costo del servizio previsto dal "Decreto Ronchi". Le entrate tributarie risultano in linea con gli anni precedenti e sono rappresentate principalmente dalle entrate ICI (800 milioni di lire, circa il 73% delle entrate tributarie) e dalla tassa di raccolta e smaltimento rifiuti urbani (circa il 20%). Il trasferimento regionale annuale per la finanza locale (2411 milioni) rappresen ta mediamente il 40% delle spese correnti ed il 60% dei trasferimenti correnti. Altra voce importante delle entrate è il trasferimento re gionale (990 milioni) vincolato per servizi d'assistenza, che rappresenta il 25% dei trasferimenti correnti. Le spese correnti rappresentano il 54% delle spese totali e dimostra che il Comune di Saint-Pierre, seppure notevolmente impegnato a fornire servizi agli abitanti, non disdegna nuovi investimenti in conto capitale, finanziati per circa il 47% con l'accensione di nuovi mutui e saliti, rispetto al 2000, del 55%. L'aumento, rispetto l'anno precedente, di circa l'8,5% delle spese correnti è dovuto all'applicazione del nuovo contratto del comparto unico del pubblico impiego e alla crescita (in termini ed efficienza) dei servizi, in particolare quelli della Comunità Montana. Ma elenchiamo i principali progetti previsti, con importanza di bilancio assegnata, per l'anno in corso: dalla gestione d'Amministrazione Generale, tra gestione di personale, municipio e manutenzione di fabbricati, saranno spesi di tre miliardi e 100 milioni di lire. Tra questi, la "fetta" più importante è impegnata per la gestione del personale della Microcomunità. Circa i contributi ad Enti ed Associazioni, non si dimentica il livello di promozione turistica, l'occhio di riguardo per la Pro Loco e per il Consorzio Gran Paradiso Natura, la collaborazione con il Museo Regionale di Scienze Naturali per l'organizzazione di mostre e manifestazioni. Quasi 800 milioni di lire, destinati al settore Istruzione (gestione istruzione prescolastica e primaria, Asilo Nido, scuola Materna, Consorzio Intercomunale Assistenza e Trasporto Scolastico, assistenza scolastica). Sport e Cultura (gestione Biblioteca che, anche quest'anno, riserverà gran parte delle risorse al laboratorio teatrale). Si sfiorano i due miliardi, invece, per le spese riguardanti la Viabilità, il Territorio e l'Ambiente; il programma, nel dettaglio, prevede la manutenzione delle strade, della segnaletica, della nell'illuminazione pubblica e delle aree verdi, il servizio idrico (acquedotto, rete fognaria, depurazione), la gestione rifiuti e assetto territoriale (con priorità assegnata all'adeguamento del P.R.G.C. al Piano Territoriale Paesistico ed al Servizio di Gestione della Promozione Occupazionale, per la riproposizione dei lavori di pubblica utilità). Abbiamo poi gli Interventi nel Campo Sociale (319 milioni circa), con servizi per anziani, minori, cimiteriali. Infine, parte più cospicua ed interessante della spesa, gli Investimenti (7575 milioni circa); i principali riguardano la pro secuzione della progettazione (150 milioni) della Palestra poliva lente, la bonifica (55 milioni), già ultimata, del quarto campo del Cimitero, l'acquisto (30 milioni) di contenitori per i rifiuti, l'ade guamento antincendio (300 milioni) della Microcomunità, l'inca rico per la progettazione (36 milioni) di un nuovo innesto sulla S.S. 26, la messa a norma (300 milioni) della segnaletica verticale e cartellonistica, ma soprattutto la riqualificazione (5140 milioni), a seguito degli eventi alluvionali, della strada di Orléans, Jeanton e Bressan. GESTIONE CENTRO SPORTIVO Dall'inizio di quest'anno, il Centro Sportivo di località Prieuré ha cambiato gestione. Al signor Claudio Valenti, impossibilitato a con tinuare l'attività per motivi di salute, è infatti subentrata l'U.S. Saint-Pierre che, grazie ad una convenzione con il Comune, per un quinquennio si occuperà dell'intero impianto (campo da calcio, bocce, tennis, giochi per bimbi, struttura per il roller e, natural mente, bar). SERVIZIO IN ASSUNTORIA Su richiesta degli abitanti delle frazioni alte, dal 1° marzo scorso è operativo un servizio di scuolabus per 8 bambini, residenti nel no stro Comune, precisamente a Vetan, Meod, Homéné, e frequentanti le Scuole Elementari (Saint-Nicolas) e Medie (Villeneuve). Il tra sporto, tramite Ducato a nove posti, si articola su tre "giri" gior nalieri : mentre il primo non riguarda alunni di Saint-Pierre, del secondo usufruisce l'unico rappresentante del nostro paese, se iscritto alla Media Inferiore; il terzo tragitto, invece, serve 7 bim bi delle Scuole Elementari e "tocca" le località di Vetan, Homéné, Meod, Rumiod e Rossan. Il servizio, frutto di una convenzione tra i Comuni di Saint-Pierre e Saint-Nicolas, la Regione e la Comunità Montana, è in fase sperimentale e, proprio perché può essere al largato anche alla popolazione della zona (in caso di disponibilità di posti), viene denominato " servizio in assuntoria ". SERVIZIO DI PRE-SCUOLA Richiesto da alcuni genitori, consiste nell'accoglienza e nell'in trattenimento, davanti alle Scuole Elementari e prima dell'inizio delle lezioni mattutine, dei bimbi da parte di un assistente. Doppia la finalità del servizio : venire incontro alle esigenze delle famiglie obbligate, per motivi di lavoro, a condurre i figli a scuola prima dell'apertura della stessa e, nello stesso tempo, garantire il con trollo dei bambini grazie alla supervisione di una figura profes sionale nel campo pedagogico. Denny Cogaein La pagina Amministrazione comunale Intervista al dottor Caprani, farmacista in Saint-Pierre È arrivata la farmacia! opo anni di tentativi, ricorsi al T.A.R. e difficoltà le gate ad interpretazioni legislative, l'Amministrazio ne comunale ha vinto la guerra: Saint-Pierre dispone finalmente, dal 5 febbraio scorso, di una farmacia! Un servizio essenziale per un paese dal simile bacino d'utenza e, per di più, in continua espansione demografica. Una struttura desti nata a diminuire i disagi di molte persone, soprattutto anziane, fi nora obbligate a trasferte in altri centri per acquistare le necessa rie medicine. Un punto di riferimento, in prospettiva futura, per lo sviluppo socioeconomico di Saint-Pierre. Anche, non dimenti chiamolo, la comparsa di una nuova figura professionale, il far macista appunto, destinata inevitabilmente ad entrare nel novero dei "personaggi" (penso al Parroco, al Sindaco, al Giornalaio... a tutti coloro i quali sono portati a contatto con il pubblico dal l'attività che svolgono) della nostra comunità. Per questi motivi, a due mesi circa dall'apertura, siamo andati a conoscere il Dottor Vittore Caprani, titolare dell'esercizio in questione, il quale si è sottoposto volentieri ad una serie di domande. Dottor Caprani, Lei proviene da.... Sono nato a Como 50 anni fa. Ho sempre lavorato in quella zona. A Saronno ho diretto farmacie comunali per un ventennio. La sua famiglia si è stabilita con Lei a Saint -Pierre? Al momento no. Più avanti, in ogni modo, mia moglie e mio figlio mi raggiungeranno. Ci parli della struttura. Ubicata ad Etavel, nei locali dell'ex pub Crapaud, è composta da due locali, quello adibito alla vendita ed il "retro", senza dimenticare il magazzino-laboratorio sotterraneo. Per ora non mi avvalgo di per sonale, faccio tutto da solo. Il motivo, se esiste, per il quale ha scelto il nostro paese? Per le mie vacanze, frequento la Valle da vent'anni. La trovo stu penda! Non conoscevo bene Saint -Pierre ma mi sembrava (e non mi sono sbagliato) il posto migliore tra quelli in cui avevo l'oppor Mi parli della frequenza della clientela, o delle attività che svolge, ed infine dei suoi programmi per il futuro. Da qualche mese che ha aperto l'attività? Più o meno due mesi. La frequenza è notevole e in continuo aumento, grazie ad una continua campagna di informazione svolta insieme ad alcuni entri vicini, i quali sono stati portati a contatto con il pubblico dal l'attività che svolgono nella nostra comunità. Abbiamo organizzato inoltre un incontro per la popolazione, aperto a tutti, per spiegare cos'è una farmacia e le sue molteplici funzioni. Per i primi due mesi, ho ricevuto mediamente quaranta visitatori al giorno. Il motivo per il quale ha scelto il nostro paese? Per le mie vacanze, frequento la Valle da vent'anni. La trovo stu penda! Non conoscevo bene Saint-Pierre ma mi sembrava (e non mi sono sbagliato) il posto migliore tra quelli in cui avevo l'opor tunità di aprire l'attività. Anche con gli abitanti ho un ottimo fee ding, e ho trovato luoghi comuni quelli che vi definiscono "un po' chiusi"; al contrario, sono persone aperte, educate, oneste e molto socievoli. Come risponde la popolazione: ha risposto alla novità? Direi di sì, anche se l'abitudine di recarsi a Villeneuve non è ancora scomparsa del tutto. Ricevo mediamente quaranta visite al giorno. Dopo il numero che mi aspettavo per i primi mesi, durante i quali mi sono fatto un'idea precisa dei momenti di maggiore af fluenza. Conseguentemente ho deciso leggere modifiche degli ora ri, proprio per venire incontro alle esigenze della clien tela. Devo anche aggiungere che, settimana dopo settimana, le pre ferenze risultano in crescita costante. È la struttura ubicata in una zona di maggior passag gio? Certamente ne trarremmo vantaggio tutti, utenti compresi. Diciamo che quella di spostare l'attività in un punto strategico del paese, come quella della Statale o nella centrale via Libertà, è un'ipo tesi che non ho mancato di considerare. Attualmente lo ritengo un discorso ancora prematuro. Qui a Etavel si vive, certo, anche se noto la mancanza di altri esercizi commerciali che potrebbero fare da traino". Al momento no. Più avanti, in ogni modo, mia moglie e mio figlio co, saremmo più facilmente raggiungibili. Vedremo! Nuovi Orari di apertura della Farmacia MATTINO POMERIGGIO LUNEDI CHIUSO 15,30 – 20,00 MARTEDI 8,30 – 13,00 15,30 – 19,30 MERCOLEDI 8,30 – 13,00 15,30 – 19,30 GIOVEDI 8,30 – 12,30 15,30 – 20,00 VENERDI 8,30 – 13,00 15,30 – 19,30 SABATO 8,30 – 12,30 CHIUSO Telefono 0165/903150 Denny Cogaein 11 Gli alpini in festa con gli ospiti della Microcomunità Gli alpini della Microcomunità hanno organizzato la tradizionale "Operazione Stella alpina" a favore degli ospiti della Microcomunità per anziani del nostro Comune. Il 21 dicembre in sede, alla presenza degli amministratori, del capogruppo Claudio Giri, hanno consegnato un televisore e alcuni attrezzi di cucina. Questa iniziativa fa parte di un progetto più ampio e ambizioso, che prevede la realizzazione di un mercato natalizio e di altre manifestazioni per la raccolta di fondi a favore della Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM). Il ricavato dell'operazione è destinato a sostenere le famiglie colpite dall'alluvione dell'ottobre 2000. Una bella iniziativa di solidarietà che dimostra la sensibilità e la generosità della nostra comunità.
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12 I libri e le attività della biblioteca comunale in biblioteca trovi: Come utilizzare un villag- gio abbandonato, trasfor- mandolo in spazio per un piccolo evento in grado di calamitare l'attenzione di turisti e residenti? È la domanda che si sono po- sti i componenti della Commissione di gestione della biblioteca. La risposta è sta- tare uno spazio scenico, nel quale rappresentare il consueto spettacolo finale del corso di recitazione? Germano e Iole hanno buttato l'amo, Paola Corti ha abboccato. È iniziato in questo modo un progetto che avrà il suo culmi- ne nei primi giorni di giugno, quando i nostri "piccoli, medi e grandi attori" (non è un giudizio sul talento, ma una sud- divisione in base all'età) calcheranno la scena di Verrogne, facendolo rivivere anche solo per un giorno. Con un atout in più: lo spettacolo è assolutamente originale, ed è stato scritto "di loro pugno" dai ragazzi che, ormai da sei anni, sono "vittime" degli insegnamenti e degli esperimenti di Paola. Verrogne tornerà alla vita grazie a personaggi che rappre- sentano l'anima di questo luogo, i suoi ricordi, oppure che ri- chiamano fortemente la natura. Non mancano (e come po- trebbero, considerato il fatto che ormai da anni, tutti i nati dalla fantasia degli autori ma ispi- rati a chi il villaggio lo ha abitato per davvero. Il risultato è una vera e propria ode al villaggio, "un sogno di pomeriggio di mezza estate". Il laboratorio teatrale: il 2° Gruppo Un grande e sincero "grazie" deve andare a chi si sta muo- vendo per consentire che questo progetto, dalla carta su cui è stato scritto, diventi realtà: la Pro Loco di Saint-Pierre, che offrirà da bere e da mangiare alla fine dello spettacolo, i mu- La pagina della Biblioteca sicisti, i ballerini e i cori- sti che accompagneran- no la rappresentazione (e che già stanno compo- nendo brani originali!), ai genitori che non si sono tirati indietro di fronte alla possibilità di "dare una mano". E non da ultimo il Comune, senza il quale iniziative di questo ge- nere non sarebbero davvero possibili. Un bel modo di met- tere alla prova un gruppo di giovani che, da sempre, ha di- mostrato di possedere capacità artistiche e creative davvero singolari. Vi aspettiamo tutti. Lo spettacolo Ode al villaggio si terrà a Verrogne in data 16 giugno alle ore 17 con la replica nel mese di agosto in data da definire. LIBRI NOVITA' FIGLI DEL NILO di W. Smith HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO di J. Rowling RISPONDIMI di S. Tamaro L'ULTIMO DISTRETTO di P. Cornwell BAUDOLINO di U. Eco LA SCOMPARSA DI PATO' di A. Camilleri NATI DUE VOLTE di G. Pontiggia CODICE A ZERO di K. Follett UNA CROCIERA di C. De Marchi GAS ESILARANTE di P.G. Wodehouse LA LUCE DELLA FOLLIA di D. Picouly QUANDO LE DONNE SI ALZARONO IN VOLO H. Humphreys CARNE E SANGUE di M. Cunningham DOVE UNA VOLTA C'ERA IL PARADISO di C. Franz AMOR DI CORSICA di S. Tomassini TE LI DO IO I TROPICI di Paco Ignacio Taibo II AHI, PALOMA di R. Loy IL FRATELLO PERDUTO di H. Treichel FONDO VALDOSTANO È disponibile la seconda raccolta di Il messager valdôtain degli anni 1948 al 1959. I LIBRI PIÙ RICHIESTI È ancora Andrea Camilleri lo scrittore più amato, seguito dalla Tamaro, Wilbur Smith e Ken Follett e sull'onda del film Annibal, Chocolat e La tempesta del secolo. LIBRI PER RAGAZZI Lo straordinario successo di Harry Potter ha coinvolto anche i nostri giovani lettori, seguito dall'intramontabile Roald Dahl che, con il suo Le streghe, ha convinto anche i lettori più svogliati.
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 6 n° 2 Agosto 2001 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. Verrogne Villaggio di Saint-Pierre mt. 1535
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2 Intervista con la professoressa Maria Teresa Brunod Grazie e... arrivederci Racccontami qualcosa di questa istituzione? Iniziamo con un po' di storia della scuola, che, per al- tro, coincide con la tua storia di dirigente Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, Christian Chioso, Denny Cognetn, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre bibliostpierre@netvallee.it Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta Questa intervista doveva essere la seconda puntata sulla scuola che cambia, argomen- to affrontato in prima battuta nel numero precedente con la Sovrintendente ma, due episodi hanno modificato le intenzioni: il primo è riferito alla situazione politica na- zionale, è cambiato il governo e l'attuale ministro ha deciso di "congelare" quasi tut- te le innovazioni previste, quindi, senza esprimere giudizi, pur conservando un'opi- nione personale, tanto vale aspettare; il se- condo è che la "Preside" Maria Teresa Brunod ha deciso che era ora di andare in pensione. Non potevamo non salutarla... non potevamo non ringraziarla. E allora si spiega perché una piccola citazione di Buber in apertura: chi l'ha conosciuta, chi ha collaborato con lei sa quanto abbia svol- to quotidianamente con "santa intenzione" l'opera professionale che aveva scelto per la sua vita e soprattutto sa quanto abbia cercato "sotto la stufa" valorizzando per- sone e situazioni, probabilmente a comin- ciare dalla moltitudine di alunni di cui, a di- verso titolo, si è occupata e per cui si è preoccupata. Come biblioteca, infine, ab- biamo sempre avuto, in lei e negli inse- gnanti della sua istituzione, interlocutori at- tenti e disponibili. Anche d'anche penetrassimo i segreti superiori, la nostra partecipazione reale all'esistenza autentica be minore di quando, la vita quotidiana, svolgiamo con santa intenzione l'opera che ci spetta. È sotto la stufa di casa che è sepolto il nostro tesoro. (Martin Buber, Il cammino dell'uomo, Edizioni Qiqajon, 1990) Mi pare di capire che le nuove molano, non temi le innovazioni e le sfide organizzative. Sì, le novità mi stimolano e si sono Per il preside è fondamentale la valutazione, avvi del ficoltà, sia con l'utenza sia con gli enti. In territori come questi forse è più facile fare delle analisi: si co- nosce maggiormente il contesto. Diciassette anni non sono pochi, come hai visto cambiare nel tempo gli alunni, i genitori e gli insegnanti? Rispettto agli insegnanti devo dire che c'è ancora un buon nucleo originario, che ha vissuto l'esperienza sin dall'inizio e, in ge- nerale, abbiamo fatto un grosso percorso professionale; per esem- pio abbiamo scelto e deciso insie- me le formazioni e gli aggiorna- menti per riuscire a rispondere meglio alle innovazioni proposte? valutazione, avvi dell'autonomia (se ne parla dal '90) bilingui- smo, continuità... Gli alunni sono completamente diversi, sono passate quasi tre generazioni. Va da sé che siano cambiati i come cambia questa società che corre come il vento. I genitori sono cresciuti, all'inizio si avvicinavano alla scuola molto timidamen- te, erano difficilmente coinvolti, c'era un interessamento "for- male" rispetto ai propri figli, era come se si fidassero di noi, forse perché eravamo credibili e ci lasciavano fare. Oggi le cose sono cambiate, partecipano maggiormente, c'è un'attenzione maggio- re agli interessi di tutti e non solo del proprio figlio; certo, restano ancora genitori "imprendibili" o poco interessati. Il rapporto con i genitori è un nodo da sciogliere, bisogna cambiare qualcosa e, pur distinguendo bene i ruoli, si tratta di incontrarsi anche per Quanto la tua capacità di delegare, intendendo per delega fi- ducia e non abbandono, ti è servita? Delegare è sicuramente un'operazione di fiducia, ma ri- chiede anche sostegno, legittimazione e valorizzazione. Se non deleghi, prima o poi ti accorgi che da solo riesci a fare ben poco. La delega non è un espediente per scaricare ad altri incombenze o responsabilità, bensì un modo per far crescere l'organizzazio- ne e a volte è faticoso praticarla, ti viene la tentazione di pensare che... se fai tu, fai meglio e in minor tempo, ma in questo modo in realtà le organizzazioni avanzano poco e, soprattutto, le perso- ne non crescono. Anche a te, come nell'intervista realizzata con la Sovrintendente, chiedo di ripercorrere sinteticamente la tua "carriera" nella scuola: alunna, insegnante, dirigente. Quali cambiamenti? La scuola che ho frequentato io era una scuola "tradiziona- le", molto chiusa in generale, anche se nei miei ricordi, tuttora mol- to nitidi, non credo di averla vissuta come eccessivamente chiusa e rigida. Io ho fatto le magistrali, c'erano due classi una fatta di "conventine", come le chiamavamo noi e una mista, la nostra, che era più vivace, ma forse eravamo vivaci noi, e questa cosa in qual- che modo smuoveva gli insegnanti. Il rapporto era ottimo, non ave- vamo la sensazione di vivere in una scuola così "retro", avevamo anche il coraggio di fare scherzi ai nostri insegnanti sui quali, poi, ridevamo insieme. Sì, ho iniziato la mia carriera di insegnante nel- giocato un ruolo positivo nello stimolare la riflessione e, successi- vamente, le ipotesi di intervento rispetto al disagio giovanile e più in generale alle problematiche riferite ai giovani. Il progetto giova- ni nella comunità montana è partito proprio su stimolo della scuo- la, anche se, purtroppo, l'origine è rappresentata da un episodio doloroso di vandalismo: una mattina siamo arrivati e ci avevano spaccato i vetri della scuola. Come collegio docenti abbiamo stila- to un documento evidenziando la necessità di avviare una relazio- ne d'aiuto: l'episodio era sintomo di disagio, richiedeva una rispo- sta. Da qualche anno collaboriamo per l'ampliamento dell'offerta formativa, realizziamo un giornalino con l'ambizione che possa diventare un buon rapporto con le istituzioni locali. Si tratta anche di modificare il punto di vista rispetto agli enti, non viverli e iden- tificarli come gli enti "pagatori", bensì coinvolgerli nella progetta- zione dei gli interventi in un rapporto di collaborazione. Gli ammi- nistratori, che rappresentano l'utenza, hanno il diritto di sapere e verificare se l'utenza riceve un servizio di qualità. Quanto la tua capacità di delegare, intendendo per delega fi- ducia e non abbandono, ti è servita? Delegare è sicuramente un'operazione di fiducia, ma ri- chiede anche sostegno, legittimazione e valorizzazione. Se non deleghi, prima o poi ti accorgi che da solo riesci a fare ben poco. La delega non è un espediente per scaricare ad altri incombenze o responsabilità, bensì un modo per far crescere l'organizzazio- ne e a volte è faticoso praticarla, ti viene la tentazione di pensare che... se fai tu, fai meglio e in minor tempo, ma in questo modo in realtà le organizzazioni avanzano poco e, soprattutto, le perso- ne non crescono. Anche a te, come nell'intervista realizzata con la Sovrintendente, chiedo di ripercorrere sinteticamente la tua "carriera" nella scuola: alunna, insegnante, dirigente. Quali cambiamenti? La scuola che ho frequentato io era una scuola "tradiziona- le", molto chiusa in generale, anche se nei miei ricordi, tuttora mol- to nitidi, non credo di averla vissuta come eccessivamente chiusa e rigida. Io ho fatto le magistrali, c'erano due classi una fatta di "conventine", come le chiamavamo noi e una mista, la nostra, che era più vivace, ma forse eravamo vivaci noi, e questa cosa in qual- che modo smuoveva gli insegnanti. Il rapporto era ottimo, non ave- vamo la sensazione di vivere in una scuola così "retro", avevamo anche il coraggio di fare scherzi ai nostri insegnanti sui quali, poi, ridevamo insieme. Sì, ho iniziato la mia carriera di insegnante nel- 3 multimediali e sino a documenti autentici. È stato un periodo di formazione molto intenso, erano i tempi dell'Assessore Viglino e gli insegnanti di francese in quel periodo erano molto incentivati. ... perché la decisione di fare la preside? È stata una scelta in parte legata alla formazione, erano passati otto, forse nove anni dal- la prima rivoluzione metodologica e cominciavo a sentirmi ripeti- tiva, ripescavo cose fatte negli anni precedenti, mi vivevo come sta- ccata un anno in sindacato, esperienza che mi ha dato molto più piano normativo/legislativo, ma che mi ha anche fatto capire che quello non era il mio mestiere, e nello stesso anno per fortuna, per destino, questa sede è diventata autonoma ed io ho fatto la mia scelta. Ti chiedo uno sforzo di sintesi, so che cose da dire sarebbero molte, ma prova ad individuare qual è quella che ti sembra di avere lasciato/inse- gnato a questa istituzione scolastica, a questa comunità e quale quella che ti sembra di aver preso/imparato. Qual è il rapporto con la nostra piccola bi- blioteca... che mi dici? Inutile dire che mi sono parsi buoni, anche se credo debbano essere rilanciati con maggiore inten- sità. Ricordo con molto favore il con- cetto di "chi legge di più" che aveva dato ottimi risultati e non solo, au- gurerei che lo facessero tutte le biblioteche del comprensorio, ma attraverso un coordinamento di iniziative. Il rischio è che que- ste iniziative siano legate esclusivamente ad alcuni insegnanti par- ticolarmente sensibili, non sarebbe male estenderle e ripensarle. Ricordo anche la proposta di cui avevamo discusso insieme del rapporto con il territorio, con le scuole elementari, in un periodo in cui le strade erano molte di meno e in condizioni non splendide, girando per i paesi della valle; poi mi è sembrato di sentire l'esi- genza di "apertura" e allora mi sono iscritta all'università e mi sono laureata. Dell'università non ho molti ricordi, è stato un percorso "impersonale", ho frequentato poco ed ho iniziato sub- ito ad insegnare. Come insegnante ho bellissimi ricordi, a partire, appunto, dalle elementari; come dicevo in condizioni non ottimali, ma mi sentivo importante; ho un alunno, che ho avuto in prima elementare nell'anno '58, che ancora adesso mi manda gli auguri. Ricordo i metodi (mi guarda e mi dice... non sorridere!), Montessori, il metodo globale (...che funzionava!), però mi pesa- va questo essere "tuttologa", doversi occupare di tutte le discipli- ne, meno male che a distanza di tanti anni è passata la riforma per cui anche gli insegnanti di scuola elementare hanno una loro spe- cificità disciplinare e lavorano in team con i colleghi di plesso. Poi sono passata alle medie, anche in quel caso un'avventura molto po- sitiva. Insegnavo francese e devo dire che nell'insegnamento delle lingue straniere c'è stata un'evoluzione importante e sono passata attraverso molte metodologie, da quella tradizionale all'utilizzo de- forse la cosa che maggiormente spiace rispetto al mio pensiona- mento è quanto di nuovo si stava af- fermando nella scuola: l'autonomia, la valo- rizzazione, tutte innovazioni impor- tantissime, soprattutto in un territorio come la nostra regione, tipicamente co- munità montane. Aver deliberatamente scelto questa comunità, come ti ha fatto vivere il tuo ruolo di dirigente scolastico? Spesso nella vita si crede di effettuare delle libere scelte, poi si succede che gli avvenimenti ti co- stringono ad accettare situazioni non previste, non in questo caso per me effettivamente ho voluto questa sede. Questo presupposto mi ha permesso di iniziare con lo spirito giusto e devo dire che in questo territorio mi sono trovata molto bene, pur con le inevitabili dif- progettare insieme. In questi diciassette anni ho anche fatto esperienze diverse, per esempio sono stata Ispettrice incaricata per la scuola media per ben cinque anni, e ho vissuto l'avventura, per me esaltante, del- l'introduzione del bilinguismo nella scuola media; sono stati anni positivi e faticosi, non c'era ancora la figura dell'insegnante vica- rio. Quando però si ventilava l'ipotesi di fare il concorso ispettivo ho scelto di rimanere "sul campo", di continuare a vivere la scuola dall'interno e non "a tavolino". E il rapporto con gli enti locali e con la comunità montana? Intanto è bene ricordare che questa scuola è nata per volontà dei comuni, i quali si sono consorziati e l'hanno gestita sino a quan- do non è subentrata la comunità montana. Inizialmente erano rap- porti più formali, sulla gestione riferita agli aspetti concreti, in se- guito il coinvolgimento è diventato maggiore al punto che oggi pos- siamo dire che c'è la piena consapevolezza che questa scuola è del territorio. Questa scuola è spesso aperta dalle sette del mattino a mezzanotte e questo grazie alla collaborazione di tutti: bidelli, in- segnanti, amministrativi. Abbiamo anche lavorato su "compito", a volte l'ente locale ci chiedeva lavori specifici che poi gli insegnan- ti realizzavano con gli alunni. Mi pare, inoltre che la scuola abbia Mario Teresa Brunod multimediali e sino ai documenti autentici. È stato un periodo di formazione molto intenso, erano i tempi dell'Assessore Viglino e gli insegnanti di francese in quel periodo erano molto incentivati. ... perché la decisione di fare la preside? È stata una scelta in parte legata alla formazione, erano passati otto, forse nove anni dal- la prima rivoluzione metodologica e cominciavo a sentirmi ripeti- tiva, ripescavo cose fatte negli anni precedenti, mi vivevo come sta- ccata un anno in sindacato, esperienza che mi ha dato molto più piano normativo/legislativo, ma che mi ha anche fatto capire che quello non era il mio mestiere, e nello stesso anno per fortuna, per destino, questa sede è diventata autonoma ed io ho fatto la mia scelta. Ti chiedo uno sforzo di sintesi, so che cose da dire sarebbero molte, ma prova ad individuare qual è quella che ti sembra di avere lasciato/inse- gnato a questa istituzione scolastica, a questa comunità e quale quella che ti sembra di aver preso/imparato. La citazione/insegnamento credo... la cura e la comprensione e l'ascol- to dell'altro; in tutti i sensi, dal collega all'alunno, atteggiamento questo che mi ha aiutato molto, soprattutto ad evitare posizioni intolleranti e al con- trario, a ricercare il dialogo e le solu- zioni ai problemi. È preso/imparato da la stessa cosa, quasi in una di- mensione di reciprocità, gli altri mi hanno ascoltato. Qual è il rapporto con la nostra piccola bi- blioteca... che mi dici? Inutile dire che mi sono parsi buoni, anche se credo debbano essere rilanciati con maggiore inten- sità. Ricordo con molto favore il con- cetto di "chi legge di più" che aveva dato ottimi risultati e non solo, au- gurerei che lo facessero tutte le biblioteche del comprensorio, ma attraverso un coordinamento di iniziative. Il rischio è che que- ste iniziative siano legate esclusivamente ad alcuni insegnanti par- ticolarmente sensibili, non sarebbe male estenderle e ripensarle. Ricordo anche la proposta di cui avevamo discusso insieme del rapporto con il territorio, con le scuole elementari, in un periodo in cui le strade erano molte di meno e in condizioni non splendide, girando per i paesi della valle; poi mi è sembrato di sentire l'esi- genza di "apertura" e allora mi sono iscritta all'università e mi sono laureata. Dell'università non ho molti ricordi, è stato un percorso "impersonale", ho frequentato poco ed ho iniziato sub- ito ad insegnare. Come insegnante ho bellissimi ricordi, a partire, appunto, dalle elementari; come dicevo in condizioni non ottimali, ma mi sentivo importante; ho un alunno, che ho avuto in prima elementare nell'anno '58, che ancora adesso mi manda gli auguri. Ricordo i metodi (mi guarda e mi dice... non sorridere!), Montessori, il metodo globale (...che funzionava!), però mi pesa- va questo essere "tuttologa", doversi occupare di tutte le discipli- ne, meno male che a distanza di tanti anni è passata la riforma per cui anche gli insegnanti di scuola elementare hanno una loro spe- cificità disciplinare e lavorano in team con i colleghi di plesso. Poi sono passata alle medie, anche in quel caso un'avventura molto po- sitiva. Insegnavo francese e devo dire che nell'insegnamento delle lingue straniere c'è stata un'evoluzione importante e sono passata attraverso molte metodologie, da quella tradizionale all'utilizzo de- Ultima domanda. Se tu dovessi dare non tanto un consiglio, ma un elemento di attenzione, un'indicazione utile al tuo succes- sore, che cosa gli diresti? Giustamente non ho la presunzione di dare consigli, provo a fermarmi nei suoi panni. Dovessi arrivare in una scuola con la sua storia, cercherei innanzi tutto di guardarmi intorno, di conoscere, una buona analisi di contesto e poi partirei con la mia auto- nomia, valorizzando, per quanto possibile, l'esistente. Oltre al pensionamento della Prof.ssa Maria Teresa Brunod ci segnalano anche il trasferimento del Dott. Nello Notari, diri- gente dell'istituzione scolastica G. Paradis A, il quale ha scel- to di trasferirsi in una sede di Aosta. Anche a lui vanno i no- stri saluti e l'augurio di un buon proseguimento di carriera. Salutiamo, infine, i neo dirigenti incaricati: la prof.ssa Annalisa Baratta per l'istituzione scolastica Grand Paradis B e la prof.ssa Bice Foderà per l'istituzione scolastica Grand Paradis A. Buon lavoro! Germano Dionisi
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4 Approvazione Conto consuntivo esercizio finanziario 2000 Approvazione Statuto Comunale Spazio-Gioco «il paese dei balocchi» Reti degli spazi fragili La pagina dell'Amministrazione comunale 5 delle altre regioni componenti il partenariato. Quel giorno, nell'at- tesa che la delegazione terminasse la conferenza stampa per salire da Saint-Pierre nel castello dove si fanno di recen- te le sedute di Consiglio e di Giunta, invitato, con i suoi colleghi ministri e con il grande conoscitore del territorio e della realtà valdostana: Efisio Noussan, il Presidente dell'Ente Museo, scomparso qualche settimana dopo. Ma veniamo agli aspetti concreti del programma, a quello che l'utente, in visita al castello o intento allo shopping presso il Pain de Coucou, “vede” sui monitor delle due postazioni installate a Saint-Pierre: la schermata principale permette al “navigante” di ac- cedere, oltre a “Reti degli spazi fragili”, ad altri siti come quelli dell'Ente Parco Nazionale del Gran Paradiso, dell'AIAT e della Comunità Montana Grand Paradis, dei comuni di Saint-Pierre e Rhêmes-Notre-Dame, dell'Amministrazione Regionale, del già ci- tato catalogo di prodotti tipici per finire. Naturalmente i due com- puter sono a disposizione anche dei residenti. Finora (a metà giu- gno) l'iniziativa ha riscosso un elevato successo su tutte le posta- zioni: più di mille persone hanno utilizzato le tre PTA e nei mo- menti di punta si sono formate code di tre persone. Più di seicen- to persone si sono volontariamente registrate, lasciando i loro com- positivi e suggerimenti. La tipologia degli utenti e l'utilizzo è vario: dalla consultazione della propria mail a distanza per attività lavorative (liberi professionisti) alla ricerca di materiale per studio (studenti locali), dalla ricerca d'informazioni turi- stiche alla semplice navigazione in Internet. Tra le due postazioni installate nel nostro paese, analizzando i dati riguardanti gli uten- ti registrati, emergono differenze: gran parte degli utilizzatori del- la "sala delle farfalle" sono italiani, appartenenti alla cate- goria impiegatizia; al contrario, più numerosi risultano val- dostani e in gran parte studenti, che hanno usufruito del ser- vizio all'interno della cooperativa “Pain de Coucou”. Denny Cognetin Una lettera per Mélange Aosta, 11 maggio 2001 Spettabile «Mélange» presso Carlo Martin Ho letto sulla vostra rivista l'articolo riguardante “Verrogne” e con la presente voglio farvi notare che Verrogne non è un “villaggio abban- donato” come viene definito. È vero ci sono molte case abbandonate, di- roccate, lasciate andare e dispiace vederle così, soprattutto pensando a tutti i sacrifici fatti dai nostri predecessori per costruirle e custodirle. Ma Verrogne non è solo case diroccate. Ci sono anche case abitabili ed abitate, soprattutto nei mesi estivi ( alcune anche tutto l'anno). Orti, giardini e campi anche coltivati con non indifferenti fatiche. Ben ven- gano le manifestazioni per far conoscere Verrogne, ma, per favore non dite che Verrogne è un “villaggio abbandonato” perché non lo è grazie anche a quelle persone che amano e hanno sempre amato questo pic- colo angolo del paese. Renata Lale Murix Cordiali saluti Ho letto con molta attenzione le parole che mi hai inviato e riflet- tendo sulle tue considerazioni sono emersi due stati d'animo. Mi dispiace che le parole usate per qualificare Verrogne “villaggio abbandonato” abbiano ferito l'amore per le tue origini alle quali, sono certo, sei molto ancorata. Purtroppo, forse a torto forse no, tutti i villaggi che mancano di vita propria intesa come movimento di persone, attività sociali o rilevante Sogno di un pomeriggio di quasi estate Verrogne palcoscenico naturale di uno spettacolo stile shakespeariano V ERROGNE, una frazione del comune di Saint-Pierre e, per quasi un giorno, Verrogne trasportata per magia nelle suggestioni intramontabili del teatro shake- speariano. Non un palcoscenico “naturale”, piuttosto un villaggio rianimato a forza di fiato giovane (i ragazzi del laboratorio di teatro organizzato dalla biblioteca comunale ed egregia- mente condotto dall'infaticabile Paola Corti), riportato in vita a colpi di storie, di memorie sedimentate nell'immaginario collettivo, custodite dalle pietre delle case ora abbandona- te, ritrovate nella bocca del vecchio forno, nel canale so- praelevato che conduce l'acqua nella piccola segheria. Sogno di un pomeriggio di quasi estate si intitolava lo spettacolo itinerante andato in scena il 16 giugno a 1.500 metri e più sopra il livello del mare. Si può parlare, in que- sto caso, di una vera e propria festa del teatro, di un'ode non solo al “villaggio che fu”, come recitava il sottotitolo dell'e- vento scenico, ma di un'elegia corale dedicata ai fantasmi del passato, un debito omaggio a quel mondo parallelo e in- visibile popolato di spiritelli che tutto vedono e tutto sanno (o credono di sapere) che proprio Shakespeare in primis ci ha abituati a conoscere. Brava, quindi, Paola Corti per aver saputo guidare gli apprendisti attori alla riscoperta della sto- ria della montagna e dei suoi abitanti di un tempo e per aver indicato ai giovani del gruppo teatrale Eidos le infinite risor- se della letteratura drammaturgica e poetica europea. I ragazzi hanno dimostrato, scrivendo i testi dello spet- tacolo e recitando per i viottoli della frazione, che si può (e si deve) coniugare tradizione locale e grande teatro, quello, per intenderci, che non c'entra con la contemplazione narci- sista e sterile del proprio ombelico. (Tratto da “la Gazzetta” n 21) Viviana Rosi CONTINUITÀ ABITATIVA VENGONO CONSIDERATI ABANDONATI. SONO CERTO CHE SE CONTINUASSIMO A DISQUISIRE SULL'ETIMOLOGIA DELLE PAROLE NON SE NE USCEREBBE PIÙ E, SOPRATTUTTO, SI PERDEREBBE IL SIGNIFICATO AFFETTIVO CHE QUESTE ULTIME HANNO. LEGGENDO L'ARTICOLO DI MÉLANGE DOVE SI DESCRIVE L'ATTIVITÀ CHE SI IN- TENDE PROPORRE IL 16 GIUGNO TRASPARE UN AFFETTO PER QUESTO VILLAGGIO DI SAINT-PIERRE DEL TUTTO SPECIALE, RISALE A QUANDO ERAVAMO RAGAZZI, E POI AN- CORA ALLE FOTO CHE HANNO EVIDENZIATO GLI ANGOLI PIÙ SUGGESTIVI E, NON ULTI- MO, GLI INTERVENTI DI RECUPERO. L'AUGURIO CHE CI FACCIAMO È CHE TUTTE QUESTE ATTENZIONI SI SOMMINO ALLE INIZIATIVE DEI LOCALI PERCHÉ QUESTO ANGOLO DI PAESE RIMANGA O MEGLIO RITORNI SEMPRE PIÙ VITALE. Questa è anche la prima lettera che ricevo da quando Mélange vie- ne pubblicato: ti ringrazio per la partecipazione. Avere un confronto con i lettori vuol dire riuscire a essere letti e ad interessarsi sui nostri argomenti: è quanto ci siamo augurati da sempre. Invito quanti avessero opinioni da sostenere, fatti da segnalare a cogliere questa opportunità. Ti saluto con affetto. Marco Carlin Saint-Pierre, 18/05/2001 Due i punti importanti all'ordine del giorno del Consiglio Comunale dello scorso 29 giugno SPAZIO-GIOCO «IL PAESE DEI BALOCCHI» Mercoledì 30 maggio, presso il piano terreno della Scuola Materna di Via Corrado Gex, la Comunità Montana Grand Paradis ed il Comune di Saint- Pierre hanno inaugurato lo spazio-gio- co “il paese dei balocchi”. L'iniziativa, in giugno: APPROVAZIONE DEL CONTO CONSUNTIVO DELL'ESERCIZIO FINANZIARIO 2000 L'avanzo d'amministrazione al 31/12/2000 ammonta a L. 316.884.792. Costituisce circa il 2-3% delle previsioni del bilancio e, pertanto, può considerarsi del tutto fisiologico. I mag- giori entrate rispetto alla previsione dell'esercizio finanziario sono dovute al gettito ICI (a seguito dei controlli sui versamen- ti da concessioni edilizie, al rimborso dell'erario per il credito IVA). Il risultato di rilievo è il contenimento delle spese correnti, conside- rato l'aumento (dovuto all'applicazione del nuovo contratto di la- voro) degli oneri relativi al personale. La programmazione relativa va alle spese in conto capitale per l'anno 2000 è stata rispettata per la quasi totalità degli interventi previsti. Durante l'Assemblea, il Revisore dei Conti ha esposto la rela- zione accompagnatoria, verificando la corrispondenza del rendi- conto alle risultanze della gestione ed ha espresso giudizio favore- vole al conto consuntivo per l'anno 2000. APPROVAZIONE STATUTO COMUNALE (ai sensi della L.R. 7 dicembre 1998, N°54 come modificata dal- la L.R. 3 gennaio 2000 N°1) Rappresenta l'atto normativo fondamentale per il funziona- mento e l'organizzazione del Comune. La Legge Regionale ha quindi ha riconosciuto all'ente locale ampia autonomia in merito all'eser- cizio di tale potestà normativa il Consiglio comunale ha approvato approvato un testo innovativo, rispetto allo Statuto del 1991, nel quale sono stati individuati le competenze degli “organi di governo e degli “uffici del Comune”, nonché gli istituti di “Partecipazione popolare” e le forme di collaborazione tra il Comune e gli enti locali. In particolare, spetta al Consiglio indirizzare e coordinare l'attività degli organi di governo e di gestione, mentre alla Giunta è stata attribuita una competenza residuale rispetto alle materie esercitate dal Consiglio stesso, dal Segretario comunale e dai responsabili dei servizi e dal Sindaco; tale competenza com- prende, tra l'altro, l'approvazione dei progetti di realizzazione di opere pubbliche, della dotazione organica del personale, la concessione di contributi alle associazioni di volontariato. Per ciò che concerne le forme di collaborazione tra gli enti lo- cali, il Consiglio delibera l'esercizio in forma associata di funzioni co- munali, tramite la Comunità Montana (oltre ai servizi già quali, ad esempio, la gestione di servizi di Asilo Nido, di telesoc- corso a favore degli anziani, di assistenza e consulenza in materia informatica e, in previsione, lo smaltimento dei rifiuti). Il Consiglio comunale ha, altresì, riconosciuto piena dignità all'utilizza tois quale forma tradizionale di espressione, ammettendo il li- bero uso in occasione delle sedute di Consiglio e di Giunta. valere infine, il buon lavoro svolto dalla Commissione Consiliare “Affari generali” sulla bozza proposta dal CELVA, al fine di rendere il documento chiaro e di facile interpretazione: il testo è stato, in- fatti, approvato quasi all'unanimità (un solo astenuto). fase sperimentale fino al termine del 2001, s'inserisce all'interno del progetto “Baby Club Grand Paradis” (nato con finanziamento della Legge 285/97 – Disposizioni per la promozione di diritti e op- portunità per l'infanzia e l'adolescenza) e si propone di creare un luogo dove genitori e bambini tra zero e sei anni possano trascor- rere insieme pomeriggi di giochi e divertimenti. Naturalmente gli utenti hanno a disposizione materiale ludico e ricreativo, nonché la competenza di un animatore. L'incontro e la condivisione di mo- menti di svago tra diversi genitori e figli garantiscono la socializ- zazione. Inoltre, questi spazi-gioco possono essere utilizzati per la realizzazione di feste di compleanno, laboratori creativi, giochi di gruppo, eventi speciali. All'appuntamento settimanale con il di- vertimento partecipano, ogni mercoledì dalle ore 15,30 alle 18,30, una ventina di bambini. RETI DEGLI SPAZI FRAGILI Da poco più di un anno, esattamente dall'agosto 2000, il no- stro comprensorio dispone di tre “Porte telematiche d'accesso”, po- stazioni informatiche collegate ad Internet. Installate in punti, per quanto riguarda l'aspetto turistico-ricettivo, chiave come Rhêmes- Notre-Dame (presso il Centro Visitatori del Parco del Gran Paradiso), il nostro castello e la sede della cooperativa “Pain de cou- cou”, le “porte” sono state inaugurate ufficialmente sabato 30 giu- gno scorso. Il progetto, nel cui ambito sono state realizzate le tre postazioni, si chiama “Reti degli spazi fragili”; esso fa parte dell'i- niziativa comunitaria “Interreg IIC Mediterraneo occidentale ed Alpi latine-MEDOCC (concernente l'organizzazione urbana e la metropolizzazione) attraverso una cooperazione transnazionale guidata dall'Umbria con la partecipazione delle regioni italiane del- la Basilicata, del Lazio, della Liguria, della Sardegna, della Sicilia, della Valle d'Aosta e di quella spagnola della Murcia. Naturalmente, la Regione Valle d'Aosta, che ha goduto di 63 milioni di lire di fon- di, si è valsa della preziosa collaborazione di Comunità Montana Grand Paradis, Ente Parco Nazionale Gran Paradiso e dei due co- muni interessati (dall'Europa a Saint-Pierre!). Il programma pre- vede, nelle aree a bassa densità di servizi ed al fine di evitare l'ab- bandono dei territori “fragili”, la dotazione degil strumenti neces- sari per usufruire delle infrastrutture e delle conoscenze che ga- rantiscono di livelli adeguati alle zone urbane di maggiore di- mensione ed importanza. Di conseguenza, l'installazione dei tre personal computer (la postazione completa comprende, oltre all'e- llaboratore, monitor, tastiera, stampante, arredi, connessioni di te- lecomunicazioni ad alta velocità in tecnologia ISDN), il cui uso è gratuito e tramite i quali è possibile consultare, tra l'altro, un cata- logo dedicato ai prodotti tipici della Valle d'Aosta. Alla conferenza di sabato 30 giugno, tenutasi nella saletta del Palazzo regionale ad Aosta, sono intervenuti i coordinatori dei dipartimenti Sistema Informativo e Pianificazione investimenti e politiche strutturali della Presidenza della Giunta, Francesco Parenti e Luigi Malfa, il re- sponsabile del progetto Nicola Beranzoli, nonché i rappresentanti
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6 La manifestazione «clou» di mezza estate Brindisi sotto le stelle nobili Signori di Saint- Pierre e di Sarriod de La Tour scendono la rampa del castello, con passo maestoso come si addice all'aristocrazia del- l'epoca feudale. Armigeri e una corte Duemila circa le presenze, 1500 i pasti serviti. Non si sono viste cadere le stelle... ma grazie al cielo è stata una serata magnifica Dono fino in basso dove il volgo si distoglie per un dal- l'abituale lavoro. I più poveri e i più vicini alla sca no di mietere il grano, zittiscono le poche galline del pollaio, solo un coniglio continua a rosolarsi ad un fuoco di La manifestazione clou di mezza estate è riuscita. Giorni e giorni di lavoro per erigere i bastioni a nord e a sud della piazza del castello, costruire gli stands dove i vigneronse ei produttori di leccornie varie sfoggiavano il meglio del loro prodotto. La cucina e la sua gestione non è cosa di poco con- to. Armonizzare e rendere piacevole al pubblico di Saint- Pierre e, si badi bene, ai numerosi turisti, credo, sia stata la parte più complessa. La peculiarità e l'innovazione stanno qui. Premiante è stato distinguersi dalle tante sagre che si sovrappongono nel periodo di ferragosto offrendo al pubblico una visita cultu- rale in uno dei più bei castelli della Valle, una degustazione di prodotti che hanno raggiunto una qualità di prestigio, un simpatico ma preciso contesto storico, il tutto proposto in fe- sta. Perché la festa ci vuole; ed è stata una festa allegra, non è degenerata né si sono verificati eccessi spiacevoli nono- stante non si servisse gazzosa. Permettetemi un breve riferimento a chi già trent'anni orsono ebbe la felice intuizione di legare una festa ad un pe- riodo storico. Diverso tutto: periodo di riferimento, perso- naggi, impostazione ma lo si ricorda ancora con piacere. Oggi l'impegno è stato gratificato. Duemila circa le pre- senze, 1500 circa i pasti serviti inquadrano le dimensioni del- la manifestazione e il suo apprezzamento. Alcuni dati a lato completano l'offerta: Bottiglie di vino vendute: non tante Bottiglie consumate al tavolo: tante La cucina ha sfornato 100 kg di cervo in salmì, altret- tanti di salcicetta, 80 kg tra formaggi e salumi, 150 kg di po- lenta; 45 minuti di attesa per un pasto ma si sta studiando una soluzione migliore per la prossima edizione. E grazie al cielo è stata una serata magnifica, non si sono viste cadere le stelle, ma la luna ci ha guardato fino al- l'alba chiara e luminosa. Auguri dunque alla Pro Loco con l'auspicio di un felice proseguio. Io mi auguro che mantenga quale punto di riferi- mento la valorizzazione di Saint-Pierre anche fuori dal pae- se. I numerosi turisti presenti venerdì 10 agosto potranno dire ai loro conoscenti: abbiamo visto uno spettacolo accatti- vante, ricevuto una piacevole ospitalità, Saint-Pierre è un pae- se che ci piace. Così è stato per le gare di auto d'epoca a Vetan, così è successo a Verrogne per la manifestazione teatrale, così suc- cederà negli appuntamenti che i dirigenti della Pro Loco fis- seranno per il 2002, ne sono certo. Marco Carlin Io e il Papa Non è uno scherzo... L avoro da circa due anni nell'Amministrazione re- gionale e mi occupo di verde pubblico (progettazione, realizzazione e manutenzione di aree verdi): tra i vari lavori spesso occorre realizzare allestimenti floreali per le più svariate manifestazioni, dalla festa della Ca- rabinieri alla Foire d'Eté. E sono due anni che mi occupo anche dell'allestimento del "verde" intorno e dentro la casa delle vacanze del Santo Padre a Les Combes di Introd. Già verso la fine di aprile iniziano a circolare le prime voci dell'arrivo del Pontefice in Valle. Cominciano perciò i vari sopralluoghi alla colonia dei Salesiani, primi fra tutti quelli con la polizia e con il Servizio di sicurezza del Vaticano, per stabilire dove far passare la rete di pro- tezione che circonda la casa. I lavori iniziano solitamente molto presto, verso la metà di maggio, con la realizzazione di manufat- ti particolari (ad esempio il sentiero attrezzato nel bosco di cui tanto hanno parlato i giornali) ed in seguito si inizia a stendere la recinzione. In questo periodo viene fatto anche l'ennesimo sopralluo- go con il vivaista che dovrà fornire i fiori (vagonate di gerani zo- nali rigorosamente rossi e di gerani parigini rossi e bianchi, a cui si aggiungono tocchi di giallo utilizzando il Bidens), al quale, ov- viamente, si raccomanda la fornitura di piante eccezionali con miliardi di fiori. Si iniziano le cure del tappeto erboso che circonda la villa, fornendo adeguate quantità di concime ed effettuando tagli di manutenzione periodici e regolari: intanto i lavori di posa della rete procedono. Il "bello" arriva intorno alla metà di giugno, quando ci si tra- sferisce a Les Combes per finire e curare nel miglior modo pos- sibile ogni particolare. Vengono posizionate le fioriere che rice- veranno i gerani zonali, e occorre inventarsi mezzi di trasporto estemporanei per non rovinare il tappeto (le fioriere vengono ca- ricate su di una motocarriola cingolata sotto la quale vengono creati dei binari in legno, che vengono spostati mano a mano che si avanza). Arrivano i fiori, finalmente, e si inizia a posizionarli nelle varie parti della casa e del campo sportivo della colonia, e poi... Ma non è ancora finita: siamo arrivati all'ultima settimana, il papa arriverà lunedì prossimo e qui deve essere tutto finito entro ve- nerdì! I pini mughi intorno allo chalet dell'Angelus vengono velo- cemente piantati e contemporaneamente viene realizzato il ba- samento per le toilette da campo che verranno utilizzate duran- te la celebrazione dai fedeli. La recinzione viene ultimata, le ga- ritte per le Forze dell'Ordine sono piazzate su tutto il perimetro, sono state realizzate anche delle tende, con il telo ombreggiante, 7 In margine alla visita del Santo Padre in Valle d'Aosta Quando sono stato assunto in Regione non avrei mai pensato di poter lavorare per una persona così importante. per impedire a chiun- que di poter vedere la casa dall'esterno. In poche centi- naia di metri ci sono decine di persone che battono, piantano, lega- no, avvitano, ed è da al- cuni giorni che è arrivata anche la ditta che si occupa dell'im pianto di illuminazione e di allarme richiesto dal Vaticano. L'attività si fa sempre più febbrile: arrivano le piante per ar- redare l'interno della villa, e manca solo la composizione florea- le da mettere al centro del tavolo della sala da pranzo; nel frat- tempo si va con un camion a caricare gli abeti che servono a crea- re delle "barriere" verdi intorno alla casa: si praticano dei fori nel terreno e si sistemano le piante, molto fitte, in modo da celare la villa il più possibile. L'ultimo giorno di permanenza: devo confessare che in- contrare il Papa così da vicino e stringergli la mano è emozionante; in somma, è il Papa. Siamo arrivati al venerdì, e non manca ormai più niente: i giardini del Vaticano arrivano domenica e il Santo Padre lu- nedì: possiamo considerare il nostro lavoro finito. Saluti umilmente per il clero della Valle, il mattoniere che durante tutta la permanenza del Papa in Valle d'Aosta dovrà essere sempre pronti a qualsiasi evenienza: viene effet- tuata una accurata manutenzione giornaliera dei fiori e del verde; sono state aggiunte (ad esempio la preparazione dell'Angelus, con l'e- rezione di una croce a fianco del chalet, il montaggio del pon- teggio su cui si posizionerà la Rai) sono fatte, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. È una piacevole sorpresa finale è l'invito che viene fatto a tutti quelli che hanno lavorato, da parte della Curia di Aosta, a parteci- pare alla messa che il Papa recita per il clero della Valle, il mat- tino del suo ultimo giorno di permanenza. Il momento dei saluti: le autorità sono all'aeroporto per i saluti ufficiali e noi, a Les Combes, siamo a metà dell'opera: ora bisogna smontare tutto. Si porta via quasi tutto, fioriere, fiori (che erano utilizzati per altre manifestazioni), garitte, e per ultima la recinzione, che viene mantenuta per alcuni mesi per evitare di creare problemi con la processione quotidiana di centinaia di per- sone che vanno a vedere la casa del Papa, durante mesi estivi. Christian Chioso In biblioteca trovi: SUI PASSI DEL SANTO PADRE IN VALLE D'AOSTA VARCARE LA SOGLIA DELLA SPERANZA GIOVANNI PAOLO II IL PROGETTO DI DIO GIOVANNI PAOLO II EN VALLEE D'AOSTE DIZIONARIO ENCICLOPEDICO DEI PAPI
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8 Jean Marc Christille, Lorenzo Fabiani, Nicole Charruaz, Sara Manella Denny Chiono, Michel Domaine, Simona Bettoni, Marco Frassy, Nadia Gned Scuola che passione! Nello scorso mese di agosto l'Amministrazione Comunale e la biblioteca hanno incontrato alcuni ragazzi per congratularsi degli otti- mi risultati scolastici. Jean Marc Christille, Lorenzo Fabiani, Nicole Charruaz, Sara Manella di 14 anni e Denny Chiono, Michel Domaine, Simona Bettoni, Marco Frassy, Nadia Gned di 19 anni hanno in comune il conseguimen- to del massimo dei voti nelle rispettive scuole. Dopo un breve discorso di complimenti fatto dall'Asses- sore Laura Glarey e da Dionisi Germano, Presidente della commis- sione di gestione, mi sono soffermato coi ragazzi per una chiacche- rata informale. Mi aspettavo di trovare uno stuolo di ragazzi e ragazze dello "La rivincita dei Nerds", sono stato piacevolmente sor- preso ritrovando giovani completamente diversi da certi prototipi sivi del secchione d'oltre oceano. Abbiamo parlato di tante cose: la scuola, la preparazione che hanno ricevuto, le esperienze non strettamente legate allo studio, il rapporto con gli insegnanti e con i coetanei e altro ancora. I più giovani ricordano che l'inizio della prima media è avve- nuto con titubanza e timore causati probabilmente da leggerezza, si mescolano alla realtà, raccontate da genitori malinconici, in ter- mini di difficoltà che non sono mai superate. Nonostante i problemi di apprendimento e la difficoltà scola- stica che è aumentata nel tempo, l'entusiasmo per la nuova avventura che atten- de i nostri giovani si percepiva chiaramente con pochi timori riverenziali verso l'ignoto che avanza, mi sem- brano comunque fiduciosi dei loro mezzi e non posso quindi che complimentarmi e augurare loro che l'e- sperienza universitaria dia gli stessi risultati di oggi. Claudio Obert Questi ragazzi proseguiranno i loro studi all'università; sono emerse due prospettive contrastanti, non tanto sulla scelta degli studi ma sulla sede universitaria. Molti di questi aspetti si ritrovano anche nei ragazzi appena diplomati con sfumature diverse, legate alla maggiore età. Coi maturati mi sono maggiormente soffermato sul rappor- to con gli insegnanti, argomento di particolare interesse, non sol- tanto perché hanno potuto parlare degli stessi con estrema libertà, non più vincolati dalle mura scolastiche, ma anche per il legame creato con alcuni di loro. Uno dei neo-maturati, dopo essersi ac- costato che stava sbilanciandosi oltre misura, mi ha domandato se avrei riportato integralmente i suoi commenti. L'ho rassicurato, spiegandogli che nell'articolo non avrei fatto nomi o cognomi ma mi sarei limitato ad informare direttamente l'insegnante. Quasi per tutti gli studenti, gli insegnanti che lasciano un ri- cordo più profondo sono molto pochi. Questo aspetto fa capire come l'insegnamento vada ben oltre il solo raccontare la propria materia. Tutti questi ragazzi proseguiranno i loro studi all'università; sono emerse due prospettive contrastanti, non tanto sulla scelta de- gli studi ma sulla sede universitaria: rimanere ad Aosta o studiare a Torino, Milano, Bologna insomma uscire dalla nostra piccola realtà. Infatti la scelta degli studi è stata prima dettata dalla sede universitaria. Anche per la giungla universitaria i racconti di parenti e ami- ci si sprecano. Ognuno descrive la propria esperienza, quasi sem- pre negativamente. E probabilmente il primo approccio alla vita vera, senza essere accompagnato da qualche guida amica, è neces- sario adattarsi e sgomitare altrimenti si rischia di essere calpesta- ti, che strano, è come nella vita vera. L'entusiasmo per la nuova avventura che attende i nostri giovani si percepiva chiaramente con pochi timori riverenziali verso l'ignoto che avanza, mi sembrano comunque fiduciosi dei loro mezzi e non posso quindi che complimentarmi e augurare loro che l'esperienza universitaria dia gli stessi risultati di oggi. La pagina della Biblioteca LASCIAMI ANDARE, MADRE di Helga Schneider "Si, madre, lo so, l'ho letto nel tuo dossier. Vi addestravano per sensibiliz- varvi alle atrocità a cui avreste assistito nei campi di sterminio: e a quelli venivano de- stinate solo le più dure, le più coriacee. Per questo tu fosti scelta per Birkenau, il cam- po più selettivo". Un libro drammatico, in cui la tensione emotiva è sempre al- tissima, in cui non succede nulla perché tutto, troppo è già successo. Protagonista è la memoria: quella di una figlia abbandonata da una madre unicamente votata alla fede nazista. Ed è memoria di solitu- dine e di mancanza d'amore, di fame e di paura e, più recente, è il ri- cordo di un altro, unico incontro con quella madre praticamente sco- nosciuta, fiera del suo orrendo passato, incapace di vedere il disgus- to della figlia al prezioso dono di monili d'oro sottratti agli ebrei e tenuti gelosamente nascosti in un cassetto. La divisa da SS appesa nell'armadio, l'invito ad indossarla, quell'oro tenuto per alcuni mo- menti in mano, prima di farlo cadere a terra inorridita, il dispetto del- la madre alle sue reazioni: questo è quanto Helga ha sempre in men- te di quel lontano incontro avuto, già adulta, con la donna che aveva lasciato lei di pochi anni e il fratellino minore, un lontano giorno del 1941, per andare a fare la guardiana del campo di sterminio di Birkenau. Ripensa a tutto ciò l'autrice, protagonista del libro, mentre si avvicina al pensionato in cui si trova la madre, oramai vecchissima e non lontana dalla morte. Ha deciso, su invito di un'amica, di anda- re a rivederla per un'ultima volta, ma questo incontro la sgomenta, la fa stare male fisicamente, eppure sente che è giusto e necessario che avvenga: deve sapere, deve capire se è o sarà mai capace di vincere l'ambivalenza sentimento che prova per quella donna, bisogno ed odio, voglia di cancellare e impossibilità a farlo. Le ore che passa insieme a quella vecchia, fragile e aggressiva, falsa e arrogante, in alcuni momenti umana e debole, spesso sposta- ta e lontana, sono piene di emozioni quasi insostenibili. Helga vuo- le sapere, vuole capire: come può essere un umano abbandonare due figli piccoli per inseguire un sogno di morte? Come si può assistere all'uccisione di migliaia di persone, donne che stringono tra le braccia i figli neonati, vecchi inermi, bambini di pochi anni senza provare sentimenti di pietà? Come può una folle ideologia accecare a tal punto? Vuole sapere da quella, sua madre, tutto ciò che ha visto, che ha vissuto, che ha, o non ha, provato. Per raggiungere questo scopo la incalza con domande, aggira le sue reticenze con l'inganno, in somma vuole capire, a tutti i costi, se è in grado di tagliare defini- tivamente il legame con lei o se non riuscirà mai a liberarsene del tut- to. Proprio in questa ambivalenza tra ragione e coscienza in lotta contro impulsi profondi e primordiali, tra pietà che emerge davanti alla vecchiaia opposta alla consapevolezza che, nell'apparente debo- lezza e nella nebbia degli anni trascorsi, nulla è andato cancellato dell'antico male, sta la grandezza del libro e la tragedia di una don- na o forse di una nazione. Questo è un libro della memoria, infatti è anche il ricordo dei campi di concentramento e dei loro orrori, degli esperimenti su ca- vie umane, del male fine a se stesso che là si praticava, visti attra- verso lo sguardo dell'aguzzino, a essere parte integrante di questo I libri della biblioteca comunale in biblioteca trovi: Lasciami andare, madre. La Schneider, che ha rifiutato addi- rittura la sua lingua in un desiderio di purificazione estremo, ci ha regalato un testo autobiografico drammatico, ma an- che un documento storico di fortissimo impatto. NATI DUE VOLTE di Giuseppe Pontiggia "Quando si è sfortunati di nascita, non si sceglie la razza, la lingua, o il paese in cui nascere. Ma quando si è fortunati di nasci- ta, si può scegliere la razza, la lingua, il paese, o il paese in cui na- scere, o la propria famiglia, ma non si può scegliere la razza, la lingua, o il paese in cui nascere". Questo romanzo di Giuseppe Pontiggia, uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei, ci invita ad una riflessione profon- da sulla disabilità, sulla difficoltà di accettare la diversità e sulla responsabilità che comporta la gestione di un figlio disabile. Questo romanzo tratta della storia di un padre che deve ac- cettare il figlio nato con una grave disabilità. La narrazione è inti- ma e profonda, esplorando i sentimenti del padre, la sua lotta in- terna, il suo amore per il figlio, e la sua capacità di superare le dif- ficoltà. Il libro è una vera e propria esperienza umana, ricca di emo- zioni e riflessioni. Il lettore è invitato a mettersi nei panni del pro- tagonista-narratore, il padre del ragazzo disabile, e a riflettere sulla propria vita e sulle proprie scelte. Il momento della nascita, generalmente un momento di gioia, si trasforma in un incubo per il padre del ragazzo disabile. La leg- gerezza e la superficialità della vita precedente vengono sostitui- te da una tragedia che piomba sul nucleo familiare. Il giovane pro- fessore, che si ritrova al centro di un uragano di sentimenti, aggiun- ge ai tormenti oggettivi un profondo senso di colpa e di inadegua- tezza. La speranza di una vita 'normale' per il figlio viene meno, e il padre deve affrontare una realtà difficile, fatta di visite specia- listiche, terapie e una ricerca costante di risposte. Il libro esplora la complessità delle relazioni familiari, il ruolo dei genitori, la forza dell'amore e la capacità di trasformazione che un evento così dra- matico può innescare. Il libro è un inno alla vita, alla capacità di resilienza umana e alla forza dell'amore. È un invito a riflettere sulla diversità, sull'ac- cettazione, sulla comprensione e sull'importanza di ogni singola vita. Marco Frassy, Sara Manella
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10 LE PRIME PAGINE La scala mobile sale al terzo piano tra scale che discendono, gradini che spari- scono in alto tra le luci, pavimenti che si allontanano ai due lati, la folla che cir- cola lentamente nel brusio: “Ti piace?” gli chiedo in un orecchio, alle spalle. “Sì” risponde senza voltarsi. Aggrappato con la sinistra al corrimano di gomma, si lascia cadere indietro, sen- tendo che ho le braccia aperte. Sto curvo in avanti per sorreggerlo. Quando arriviamo in cima e i gradini di ferro scompaiono nella feritoia, si arro- vescia con le spalle. “Non avere paura!” gli dico, sollevando- lo a fatica perché non inciampi. Si posa, con le gambe rigide, i piedi tesi, sulla moquette oltre la piastra metallica. Riesce a non cadere. Cammina. Mi guar- Lo aiuto a rialzarsi, puntandogli i piedi contro i miei e tirandolo per le braccia. Una piccola folla, occhi di curiosità sgo- menta, ha fatto il vuoto intorno a noi e si ritrae per lasciarci passare. “Non è niente” dico. Lo sorreggo per alcuni passi. “Va meglio?” “Si”. Gli indico, tra piccole palme dentro vasi d’argilla, un bar riparato da un tetto spiovente di canne, contro un mare blu di cartone. “Vuoi che beviamo qualcosa?” “Sì”. Ci sediamo a un tavolo di legno greggio, su panche rustiche. Vicino a noi un pa- diglione a forma di enorme squalo spa- lanca le fauci per racchiudere articoli di pesca. do intorno, asciugandomi la fronte con il palmo della destra. Una signora ci guarda accigliata vicino a un ombrellone giallo, piantato in un rettangolo di sab- bia che simula una spiaggia. Anch’io la guardo, sono stanco delle persone che ci guardano. Ma ecco che lancia un grido, portandosi la mano alla bocca, mentre si sente un tonfo pesante. Paolo è caduto su un fianco e ora, troppo tardi, si volta sul dorso, come gli è stato insegnato. Ha il viso contratto dal dolore, le palme inu- tilmente aperte sul pavimento. “Ti sei fatto male?” gli sussurro, piegan- domi su di lui. Mi fa segno di no. spezzo disatteso nei fatti. Così la triste figura del direttore didattico diventa quasi un “mo- dello” di tutti coloro che cercano di sfruttare le situazioni di debolezza altrui a proprio vantaggio. Giorno dopo giorno, barriera dopo barriera da superare, il ragaz- zo arriva alla superiori e, nel romanzo, diventa sempre più il vero pro- tagonista. Ha difficoltà a parlare, così riesce a sintetizzare in poche bat- tute, spesso taglienti, il proprio pensiero. Ha piena consapevolezza del- la propria situazione, non autocommiserazione, ma l’amara sensazio- ne di essere spesso solo, se non deriso, e di avere comunque come in- terlocutore privilegiato il padre. Anche i coetanei possono essere cru- deli, se lo stesso fratello, di pochi anni maggiore, nutre nei suoi con- fronti un’umana gelosia, in quanto oggetto privilegiato dell’intera fa- miglia. Però Paolo non si scoraggia e conquista un ruolo, ottiene ri- spetto, ha il coraggio di esporsi e, non negando né a sé né agli altri la propria diversità, di vivere una vita sociale. Infatti è più saggio del padre che arriva alla piena accettazione della realtà solo dopo anni di tormento. Così il romanzo riesce a non essere sempre drammatico, spesso anzi è ricco di ironia, quasi divertente: questo è il grande merito del l’autore che, pur trattando un tema così toccante, non cade mai nel pa- Non preoccuparti per me". tetico e nel commiseratorio. Prevale semmai il tono duro, il dolore chiu- so, la rabbia impotente, ma superata però dalla volontà di superare, per quanto è possibile, gli ostacoli, soprattutto quelli che la società frappo- ne tra il critico punto di partenza e gli obbiettivi possibili da raggiun- gere. Oggi esiste una nuova sensibilità diffusa su questo tema e anche le nuove tecnologie permettono alle famiglie dei disabili di non sentir- si così sole, come il libro denuncia, ad esempio Internet permette di uni- re voci lontane, comunicare esperienze, e trovare informazioni prezio- se soprattutto per chi è meno “attrezzato” economicamente e cultural- mente. Se si consultano alcuni siti di associazione di volontariato, come http://www.accaparlante.it/cdh-bo/handicapinte/index.htm, o http://www.disabili.com, è possibile venire a conoscenza di varie risor- se presenti nella rete sull’handicap, riferimenti davvero utili per chi vive questo problema troppo spesso in dolorosa solitudine. PALETT Itinerari e brevi cenni storici Plan de Paletta e Monte Fallère L'accesso comodo e il panorama stupendo, che si presen- tano ai visitatori, fanno del plan de Paletta, dominato dal mon- te Falère, una meta piacevole per ogni amante del e della natura. Il plan de Paletta, sede di un altoporto invernale per aerei da turismo, è un vasto pianoro che si estende, al di sopra dei boschi di Verrogne, ad una altitudine di 2285 m. Questo luogo è facilmente raggiungibile da due comuni: Saint-Pierre e Sarre. Sono tre gli itinerari percorribili da Saint-Pierre. Si può partire da Vétan (1671 m), imboccando la stra, a valle del paese, la strada che conduce all'a dove ha inizio il sentiero, che taglia il pendio in di st, per giungere al limite della vegetazione arborea e portarsi, verso sinistra, nell'ampio e accidentato altopiano sentiero appare qui meno evidente e si perde tra i pascoli. Invece partendo da Homené (1500 m) e seguendo il sen- tiero Luvioz di Brebis, che passa dietro il villaggio del Combelin (1594 m) e si addentra nel bosco, si arriva con un po' di fatica, attraverso un passaggio un po' erto, (non per niente si chiama (lo croué pò), a lo bério di tsamozeun, appena sotto Paletta. Giunti nel pianoro, si scorge di fronte il monte Fallère. Luvioz di Brebis, come si può intuire dal nome, un tempo to veniva utilizzato dagli abitanti dei villaggi Homéné, per condurre le pecore negli alti pascoli di Paletta. tiero è stato percorso, in discesa, anche dal Papa Giovanni Paolo d'Aosta. Il durante una delle sue vacanze estive in Valle d' Infine si può raggiungere Paletta anche da Verrogne (1587 m), seguendo la mulattiera, che affianca il canale della Muneresse e che, attraverso il bosco, conduce al Verdjouan. Si prosegue poi verso destra e tramite Fallère e a sud verso la punta di Becca-France. Salendo dal lago delle rane si giunge ad una conca, ai piedi del Monte Fallère, in cui si trova un bel lago, dal nome inso- lito «Lago Morto». Si narra che, quando le proprietà e i confini non erano ancora ben definiti, si svolsero in questi luoghi dei sanguinosi conflitti. Tutto questo rimane pur sempre una leg- genda, nata forse per giustificare tale denominazione. Pare in- fatti improbabile che un posto situato così in alto sia stato sce- nario di tanta crudeltà e luogo destinato alla sepoltura dei mor- ti. Ma poiché l'uomo è sempre alla ricerca di verità nascoste, molte altre ipotesi sono state fatte a riguardo. Forse qualche pa- store è accidentalmente annegato in questo lago o più sempli- cemente l'aggettivo «morto» si riferisce al fatto che il lago non è alimentato da nessun ruscello: non ha né entrate né uscite d'acqua. Con l'aiuto di Camillo Bochet e di Adolfo Jordaney, sono riuscita a ricostruire un pezzetto di storia, che prese forma tra le nostre montagne. Sulla Chaux e Paletta vigevano leggi severe, che tutti colo- ro che usufruivano dei pascoli dovevano rispettare. Il bosco e la chaux appartenevano al consorzio di Verrogne-Homéné-Combelin. Nel 1810 si fece la divisione in 57 liste del bosco tra i singoli consortisti, per l'utilizzazione delle piante e della legna da ardere. Il diritto di pascolo rimaneva come in passato: il consorzio di Verrogne-Homéné-Combelin ne aveva diritto per non più di 45 manzi. Era assolutamente vie- tata la monticazione delle capre, per evitare danneggiamenti alla vegetazione. Questa particolare divisione di proprietà fu ne- cessaria per porre termine alle discordie che si erano create fra i consortisti. Si deve infatti sapere che, in passato, si bruciava la legna per ricavare il carbone e quindi commerciarlo. Le fami- glie poco numerose non sempre avevano la possibilità di an- dare nelle tsarboui, spiazzi, (che ancora oggi si possono scor- gere nel bosco), in cui la legna veniva arsa, e venivano quindi ingiustamente private della legna che spettava loro di diritto. Alla Chaux e Paletta potevano accedere, con i propri ani- mali, solo gli abitanti di Verrogne, Homéné e Combelin che vi possedevano case e terreni (feu et chaînes). Da questi luoghi, a seguito di un grave avvenimento, trae origine un vecchio detto, in dialetto: tchàndjì un pan pan seraille cioè «scambiare il pane per una paratoia». Infatti, quando nel 1564 franò una parte della montagna di Becca-France, seppel- lendo l'intero borgo di Touráz, i villaggi di Verrogne, Homéné e Combelin dovettero pagare agli abitanti di Sarre un pegno in grano perché, dopo l'incidente, Sarre era stata privata dell'ac- qua del ru de Breyan, che ora andava ad alimentare solo parte di Saint-Pierre. Questa legge ebbe validità per ben 250 anni, fino a quando Napoleone l'abolì. Daniela Belley interpreta la leggenda della fata di Verrogne L'aventure du théâtre u mois d'octobre, quand Paola nous a pro- posé son idée pour le laboratoire théâtral je l'ai accueillie de suite avec enthousiasme. Il me paraissait in- croyable que dans ce petit village il y avait eu une école de quarante-quatre élèves, une famille d'aveugle, même la légende d'une fée! Ainsi, petit à petit, en rassem- blant le texte écrit par nous-mêmes avec ceux choisis “ad hoc", le scénario prenait sa forme. Maintenant la partie la plus importante commençait: la récitation. Nous avons travaillé tous ensemble pour monter la pièce. Chacun de nous, sous l'oeil critique de Paola, a tra- vaillé son personnage, a cherché sa voix, son regard, son al- lure. Même s'il n'a pas toujours été facile, je peux dire que je me suis vraiment amusée à me transformer dans une blan- chisseuse et à commérer à la fontaine... On a cherché à reconstruire la vie quotidienne des ha- bitants, qui se déroulait autour du four, de la scierie, de la ta- verne; on voulait offrir des images du passé, bref faire revivre le village pour un après-midi... Mais si notre spectacle a pu être réalisé c'est grâce aus- si à tous les volontaires et à la Pro Loco qui ont remis Verrogne à neuf, à Paola, dont l'aide et les conseils ont été in- dispensables et surtout à la bibliothèque qui a eu confiance en nous et dans le laboratoire théâtral, encore une fois. Yvette Chentre Un cantautore a Saint-Pierre? Un ragazzo che gira con la chitarra, canta e compone le sue canzoni, per ascoltarlo rivolgersi in biblioteca... In una notte di mezza estate Mi trovai a parlare di quanto il mondo fosse balzano Falso chi dice di esserti amico Ma un giorno tutto è finito. Queste sono storie malate Di una notte di mezza estate. Denis
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12 Il Monte Fallère Relax in vetta ai piedi del punto trigonometrico Il Monte Fallère, con i suoi 3059 m, si erge poderoso tra la Valle Centrale e la Valle del Gran San Bernardo; esso è circondato da vallate più o meno profonde, che lo iso- lano dagli altri gruppi montuosi e lo rendono così un bel- vedere di primo ordine; si trova sul confine di tre comuni: Saint-Pierre, Sarre e Gignod. Grazie alla sua posizione geo- grafica è una delle tre «vedette» della Valle d'Aosta insieme al Monte Emilius (3559 m) e al Monte Luseney (3504 m). Esso permette di apprezzare tutte le altre montagne del- la Valle d'Aosta sotto i loro aspetti più belli: a est spiccano il Monte Rosa e il Cervino, a nord il Gran Combin e il Mont Blanc, a ovest si delinea l'imponente catena del Monte Bianco, a sud si susseguono il Gran Paradiso, la Grivola, il Monte Emilius, affiancato dalla Becca di Nona. L'Abbé Emile Bionaz (curato di Saint-Nicolas per ben 38 anni, nato nel 1862 e deceduto nel 1930) nel suo libro L'alpinisme à l'eau de rose scriveva: Dans cet immense cercle se comptent toutes les cimes qui couronnent notre chère Vallée, toutes celles qui ont un nom célèbre dans les fastes de l'alpinisme» e ancora «..., il est plus difficile de savoir qui n'y a pas été que de compter les personnages qui y ont porté les pieds. Si può addirittura pensare che la vetta sia stata utilizzata dai Salassi come punto di vedetta. Fra i personaggi celebri possiamo ricordare il Monsignore Duc, vescovo di Aosta, salito in vetta il 13 agosto 1877 e la regina Margherita salita il 28 settembre 1881. In occasione dell'ascensione di quest'ultima vennero inaugurati un sentiero tracciato dal Club Alpino e un piccolo rifugio oggi abban- donato e in rovina. Ospite del Monte Fallère fu anche l'Abbé Gorret (21 agosto 1879), soprannominato l'Ours de la montagne, che scrisse in una lettera indirizzata all'Abbé Chanoux una graziosa monografia della sua salita. Si conosce, per quanto riguarda la storia più recente, una salita invernale effettuata da Raffaele e Zaccaria Armand, Francesco Chabod e Mario Thomasset il 25 feb- braio 1903. Per coloro che amano questa montagna il 22 agosto è una data importante, perché vi si celebra, ormai da ben 25 anni, una messa: la punta del Monte Fallère ha il van- taggio di poter essere raggiunta in giornata, in un'ora e mezza di cammino dal lago Morto, senza troppe fatiche. Essa è caratterizzata da una cresta lunga circa 150 m che presenta un aspetto squadrato: da questa forma, (secon- do quanto riportato dall'Abbé E. Bionaz), trae origine il suo nome trasformatosi nel corso dei secoli da Palette in Fallère (è infatti facile confondere nei vecchi scritti e nel- la pronuncia dialettale la P in F e la t in r). Nel 1928 gli abitanti di Etroubles, sostituirono la preesistente croce di legno rivestita di lamiera, con un punto trigonometrico che, forse a causa di qualche van- dalo, si trova ora nel dirupo della parete nord. Ad acco- gliere oggi i visitatori, sulla sommità, ci sono una croce in ferro e una piccola madonnina racchiusa in una teca in ve- tro e ferro, nel cui cassetto sono riposti dei quaderni sui quali è consuetudine scrivere il proprio nome e le proprie impressioni. Che cos'è l'agricoltura Biologica? «Da ogni lato, da ogni angolo, tutti gli interessi della vita umana convergono nell'agricoltura» R. Steiner Volendo semplificare il più possibile si potrebbe definire l'agricoltura biologica quel metodo per produrre alimenti senza l'impiego di fertilizzanti e antipa- rassitari dannosi all'ambiente e di conseguenza all'uomo. Un'azienda agricola biologica cerca di “accompagnare” nel miglior modo i processi vitali naturali che portano a produrre prodotti sani. L'ambiente che ci circonda è in gra- do di difendersi da solo dalle malattie laddove l'uomo non sfrutta in modo intensivo la terra e gli animali per i suoi fini economici. La terra coltivata con metodi dolci e rispettosi dell'ecosistema si può sfruttare per generazioni senza creare danni all'ambiente e all'uomo e gli animali allevati liberi, sen- za essere costretti in ambienti con poco spazio, danno carne, uova, latte migliori. Con questo metodo i guadagni immediati possono sembrare minori rispetto ad un'azienda "convenzionale" ma le fatiche vengono ripagate con l'alta qualità, il sapore inconfondi- bile e di conseguenza una ricerca sempre maggiore da parte del consumatore. Non fac- ciamo però l'errore di credere che agricoltura biologica significhi semplicemente coltiva- re con le pratiche di un tempo: chi decide di percorrere questa strada deve avere le buone conoscenze tecniche, o essere supportato da persone preparate o con espe- rienza, per scegliere come affrontare le serie difficoltà che si presentano. E per questo in VDA è nata l'associazione valdostana Produttori Biologici e Biodinamici, per dare un primo aiuto e dei consigli a chi vuole iniziare a coltivare biologicamente. Ogni martedì, dalle 14.00 alle 15.00, potete trovare una rappresentazione di tale associazione presso gli uffici dell'Epaca in regione Borgnalle ad Aosta. Buon sole a tutti! Marina Lale Murix In biblioteca trovi: GUIDA ALLA NATURA IN CAMPAGNA - SALVARE LA TERRA PER SALVARE L'UOMO CURATEVI CON I FIORI DI BACH - GUARIRE LE ERBE POTATURA SECONDO NATURA - L'ARTE DELLA POTATURA E DELL'INNESTARE IL GRANDE LIBRO ORTO FRUTTETO, GIARDINO... LOTTA BIOLOGICA - ORTO, FRUTTETO BIOLOGICO NUOVO CALENDARIO LUNARE - ANTIPARASSITARI NATURALI PER L'ORTO Denise Chappuis
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Mélange 3 Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 6 n° 3 Dicembre 2001 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. Villaggio Bercher a 850 metri s.l.m. [Immagine: Fotografia in bianco e nero di un villaggio montano, probabilmente il Villaggio Bercher, con case tradizionali in pietra e tetti in lose, circondato da vegetazione e montagne innevate sullo sfondo.]
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2 APPUNTAMENTO CON LA PROLOCO: la vigilia di Natale si ripeterà la rappresentazione della Natività. Vicino alla Chiesa alcuni artigiani rievocheranno mestieri perduti, una fetta di panettone e una bevanda calda rallegreranno il dopo Messa Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, Christian Chioso, Denny Cogncin, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre bibliostpierre@netvallee.it Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta Cari Lettori, l'arrivo di Mélange nelle nostre case av- viene tradizionalmente alla vigilia delle feste natalizie, colgo quindi l'occasione per au- gurarvi, insieme a tutta la redazione, i migliori auguri. E' anche un periodo di bilanci e di flessioni che riguardano l'anno che sta terminando e il nuovo che si avvicina. I recenti avvenimenti internaziona- li hanno segnato il 2001 e segneranno la Storia sia per la drammaticità dei fatti che hanno interessato più popolazioni, per l'apertura di un nuovo fronte mon- diale che vede contrapposte due realtà: l'occidente, la sua ricchezza un benesse- re ipertecnologico, valori latenti, dall'al- tra il mondo islamico, povertà, un falso credo religioso a volte strumentalizza- to per altri fini. Tra gli occidentali ci siamo anche noi, Europei. L'Europa, insieme di stati dalle tante cul- ture, dalla storia millenaria, sta facendo un passo enor- me, tra pochi giorni gli stati dell'Unione abbandoneranno propria moneta e ne adotteranno una comune: l'euro. Ciò vuol dire che, al di là di fastidiosi problemi di cam- bio a volte enfatizzati da tutti i mezzi di informazione, un insieme di stati vuol diventare un'unica nazione. Io mi auguro che ciò porti un benessere e una sta- bilità così come sostengono i più convinti europeisti, auguro che sia vero il detto "l'unione fa la forza", che presupposto di tutta questa "operazione". Mi lascia per- plesso invece constatare che, un giorno sì l'altro pure, ora l'Inghilterra, domani la Germania e di seguito tutti si di- spongano, sono le dichiarazioni circa la moneta unica, si spiegano, ma non vogliono un eventuale allargamento a est? Della Svizzera non ne parliamo. Sono perplesso, non meravigliato, in effetti mettere insieme così tante culture sarà un'impresa titanica: ep- pure da un punto si dovrà pur partire. Dovrà emergere una capacità politica così forte da non assoggettarsi ai tantissimi compromessi di parte che immancabilmente si presenteranno. Così forte da non nascondersi dietro a "...lo prevede una direttiva europea..." quando si tratta di spiegare perché la pasta di grano duro non è più a nor- ma, perché il formaggio dalle millenarie tradizioni non soddisfa più le regole di produzione, perché il cioccolati- no italiano ... ecc. ecc. Dovrà emergere una capacità di ragionare con esi- genze molto diverse cercando di mantenere le peculia- rità che la Storia ci tramanda. La parola autonomia qua- lità avrà in questo contesto? Oggi però gli auguri hanno il sopravvento sugli in- terrogativi. Auguri per questo fine anno: chi è in guerra possa trovare una soluzione pacifica, gli europei sappia- no interpretare questo momento storico con saggezza e intelligenza. Auguri a tutti. MARCO CARLIN Metropolitana: un servizio realmente a disposizione? Gli alunni della Scuola Media "Maria Ida Vigli- no" di Villeneuve sono particolarmente attenti ai problemi locali. È stato realizzato un sondag- gio in tutte le classi e predisposta dai giornalisti in erba una piccola soluzione progettuale La ferrovia giunge ad Aosta per la prima volta il mese di lu- glio 1886 e nel 1929 arriva fino a Pré-Saint-Didier. In questi anni viene utilizzata per il trasporto dell'antracite della mi- niera di La Thuile. Recentemente l'utilizzo del treno è andato via via dimi- nuendo ad eccezione delle corse per gli studenti che si reca- no ad Aosta. Abbiamo letto gli articoli apparsi sui quotidiani locali riguardanti la futura realizzazione della metropolitana leg- gera Aosta – Pré-Saint-Didier e siamo rimasti piuttosto de- lusi dal fatto che non sia stata prevista una fermata nei pres- si della nostra scuola. La struttura è frequentata da circa 300 studenti, da sportivi e altri utenti vista la presenza in sede di palestra e auditorium. A questo punto ci siamo attivati ed abbiamo immagi- nato un progetto che tenesse conto di quanto sopra esposto. Ipotizziamo una fermata in località Champagne che permetterebbe ai futuri utenti un collegamento più rapido con la sede scolastica e con gli insediamenti produttivi e ar- tigianali circostanti. Da non sottovalutare il fatto che la zona sportiva già esistente potrebbe essere raggiunta facilmente. L'utilizzo di questo servizio ridurrebbe notevolmente l'inquinamento e il traffico sulle strade statali con minori co- sti di manutenzione. La metropolitana dovrebbe avere orari e fermate idonee alle esigenze dei cittadini. Ed infine una provocazione dell'Atelier: è la tra- duzione in acronimo francese di un proget- to globale. Il progetto prevede uno spostamento pedonale e ciclo- pedonale dal piazzale del piazzale della metropolitana al piazzale (P) della Scuola Media "M. I. Viglino" dove vi sarà la fermata per tutti gli autobus diretti alle vallate. È previsto un marciapiede permetterà ai pedoni di recarsi alla zona sportiva (B) oppure alla zona artigianale (C1) o alle zone centrali (C2). 3 Gli alunni della scuola media "Maria Ida Viglino" di Villeneuve Per Mélange Anche quest'anno Mélange si congeda dai suoi lettori, la po- polazione di Saint-Pierre, con un regalo. Allegato all'ultimo numero del 2001, infatti, tro- verete il testo dal titolo "Sogno di un pomeriggio di quest'estate". Frutto dell'im- pegno degli allievi del labora- torio teatrale, culminato con la recita del 16 giugno scorso, lo spettacolo itinerante ha avuto come palco scenico per presentare l'omaggio di ideale Verrogne, sulla frazione del nostro Comune. Rileggere l'opera con calma, soprattutto per chi ha avuto l'opportunità di seguirla dal vivo e sul posto, tra i sentieri, le case e le fontane rustiche, permetterà di rivivere le emozioni, regalateci dai piccoli grandi attori di Saint- Pierre e dalla cornice fiabesca che li circondava, di quella piovosa ma memorabile gior- nata di metà giugno. Lo spazio a mia disposizione Mélange mi consente, tra l'al- tro, di ricordare e ringraziare la Proloco ed i volontari che hanno collaborato alla riusci- ta della manifestazione, tardo primaverile e di porgere a tut- ti i miei concittadini, anche per conto dell'Amministra- zione Comunale, i più sinceri auguri di buone feste! IL SINDACO (Giuseppe Jocallaz) Dalla scuola media Gli allievi della scuola media M.I. Viglino, gruppo giornalisti in erba, entrano virtualmente in redazione: da questo numero collaborano con Mélange con articoli e ricerche su problematiche locali. L'atelier Journal de l'école moyenne de Villeneuve observe et s'occupe de l'environnement Villeneuve. Né il y a plus de dix ans, le journal "Le Trait d'Union" a reçu une forte impulsion grâce à la collaboration transfrontalière. Dès sa conception, sa finalité principale a été celle de redonner le goût de l'école aux jeunes journalistes en herbe. L'atelier journal est conduit par un enseignant de Langue française, un de Sciences et Mathématiques et un de Technologie. Avec cette activité on veut aider les élèves et ceux qui ont des difficultés à avoir des travaux pas forcément liés au curriculum et permettre aux autres de mettre en valeur leurs capacités. Cette année les inscriptions ont été si nombreuses (34 adhésions) qu'on a dû créer deux groupes qui travaillent alternativement le vendredi après-midi de 14.30H à 17.30H. Les sujets les plus traités dans les articles sont: le sport (interviews), les faits d'actualité, les événements scolaires, les spectacles et les divertissements. Tous ceux qui ont envie d'écrire n'importe quoi sont invités à faire parvenir leurs articles à la rédaction du journal "Le Trait d'Union".
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4 Relazione di accompagnamento al Bilancio di previsione 2002 I dati, gli obiettivi, le attività e i risultati attesi Lo scopo è duplice: da una parte fornire una lettura dei dati più si- gnificativi emersi dal moni- toraggio annuale effettuato dal servizio regionale, dal- l'altra interpretare tali dati per indirizzare le scelte fu- ture. Si tratta, in sostanza, di una lettura dei dati che intende far scaturire, anche attraverso la comparazione, elementi di giudizio utili per passare dal monitorag- gio alla valutazione. Que- st'ultima permetterà di in- dividuare obiettivi concreti per l'attività riferita al 2002, obiettivi che a loro volta rappresenteranno i ri- ferimenti valutativi in sede di bilancio consuntivo. Per la prima volta il bilancio di previsione viene presentato con una sintetica relazione di accompagnamento redatta dal Presidente ed approvata dalla Commissione di gestione. GLI OBIETTIVI La disamina di tali dati può es- sere interpretata, a prima vista, come la ricerca esasperata di efficacia ed efficienza (termini cari alla logica manageriale del settore privato) in realtà, pur perseguendo correttamente questi due “sani” parametri di analisi e di indirizzo organizzativo, si tratta di collocarli in una logica di servizio pubblico (le biblioteche si collocano a pieno titolo in questa area). Ciò significa che il bilancio di pre- visione non può essere predisposto come una mera somma di attività con conseguenti costi, al contrario dovrebbe rap- presentare un'azione ponderata che si traduce in progetti ope- rativi, con obiettivi chiari e verificabili. In questa logica le voci di bilancio rappresentano per noi una titolazione generale a cui si dovranno riferire specifici progetti di intervento. A tale scopo possiamo precisare che l'obiettivo genera- le del bilancio/programma del 2002 resta l'avvicinamento del- l'utenza al libro, alla cultura, alla lettura. Si tratta di confer- mare la biblioteca come servizio che può rispondere alle esi- genze di conoscenza, di approfondimento e di curiosità intel- letterale nel variegato panorama culturale rappresentato da le tipologie dei saperi, sia per i singoli individui sia per i grup- pi e le organizzazioni (classi, istituti scolastici, ...). Possiamo aggiungere inoltre che, in relazione all'anali- si dei dati di cui sopra, intendiamo porci quali ulteriori obiet- tivi l'incremento delle percentuali, in particolare: • incrementare l'indice di impatto di due punti (passare dal 21,4% al 23,4%) • incrementare l'indice di prestito almeno dello 0,5% (passa- re dal 2.72% al 3.2%) • diminuire l'indice costo prestito almeno di £1000 (passa- re da £16.262 a £15.261) LE ATTIVITÀ I RISULTATI ATTESI Definiti gli obiettivi generali prendiamo in esame le singole voci di bilancio cercando di evidenziare, per ognuna, i risul- tati attesi. Abbonamenti e spedizioni / compenso Direttore / pubblicazione di Mélange Le tre voci sono accorpate in quanto si riferiscono tutte al tri- mestrale della biblioteca in particolare: la prima si riferisce stretta relazione con il numero di iscritti ed il numero di pre- stiti (maggiori questi ultimi, minore il costo prestito) e per tanto conferma la necessità di incrementare la politica di av- vicinamento dell'utenza alla bi- ca comunale. I DATI Ai fini di una comparazione che permetta di collocare (in par- te) la nostra biblioteca nel panorama regionale, prenderemo in considerazione i tre indici utilizzati per il monitoraggio precisamente: • l'indice di impatto: percentuale ricavata dal rapporto tra nu- mero di iscritti alla biblioteca e numero di abitanti; • indice di prestito: rapporto percentuale tra residenti e pre- stiti; • indice costo prestito: rapporto percentuale tra il costo del- l'acquisto libri e il numero di prestiti. Per quanto riguarda il primo indice la nostra biblioteca si colloca su di una percentuale del 21,4%, vale a dire al ter- zo posto per quanto riguarda le biblioteche della comuni- tà montana (6) ed all'ottavo posto sul totale delle biblioteche monitorate (22). Nella comparazione con le biblioteche della comunità montana va aggiunto che la media è rappresentata dal 12,8% il che significa che la biblioteca di Saint-Pierre può registrare uno scarto in positivo di +8,6%. In riferimento al secondo indice (2,72%), ci sembra utile le mettere in evidenza che ci collochiamo al disopra della me- dia delle tre biblioteche comprensoriali presenti sul territo- rio regionale (Morgex (2,49%), Verrès (2,61%), Châtillon (1,95%)) a dimostrazione che la scelta negli ultimi anni di pre- ferire le attività globali del programma ad un obiettivo gene- rale rappresentato dal potenziamento/incremento degli uten- ti/lettori, in altre parole il rispetto della finalità principale di una biblioteca, sembra aver dato risultati confortanti. In ultimo l'indice costo prestito che ci vede attestati su un costo prestito di £16.261, rappresenta, ancora nel panora- ma regionale, un dato relativamente basso se confrontato con paesi statisticamente vicini al nostro; per esempio Gressan, Sarre e Donnas presentano, rispettivamente, un indice di £25.567, £.87.882 e £.27.297. E' evidente che tale indice è in al costo dell'abbonamento e della spedizione richiesto dalle poste italiane, la seconda rappresenta il dovuto compenso per gli impegni e le responsabilità del Direttore mentre per la ter- za voce possiamo ipotizzare i seguenti risultati (ferma re- strizione del progetto complessivo): • la ridefinizione del progetto editoriale per il 2002 allo sco- po di incrementare e migliorare le pagine dedicate all'attività della biblioteca, in particolare le recensioni di libri e le offer- te di novità editoriali; • il ritorno alla distribuzione, grazie alla collaborazione degli uffici comunali, tramite indirizzario; ciò permetterà un mag- giore controllo del corretto invio del periodico; • l'utilizzo di Mélange per una “campagna pubblicitaria” fi- nalizzata all'incremento degli iscritti e dei prestiti; • la realizzazione di un prodotto di sempre maggiore “qualità” in occasione dell'annuale omaggio natalizio (già quest'anno il calendario verrà sostituito da una piccola pubblicazione contenente i testi teatrali prodotti dal laboratorio). Attività teatrale L'esperienza del laboratorio teatrale è ormai giunta al suo set- timo anno di attività ed i risultati si possono individuare sia nei prodotti realizzati (i testi, le video cassette) sia nella par- tecipazione dei bambini/ragazzi sia, in particolare per l'anno 2001, nell'allargamento delle collaborazioni (associazioni, pro loco, coinvolgimento concreto dell'amministrazione comuna- le) finalizzato alla realizzazione dello spettacolo a Verrogne che, in termini di pubblico, ha visto oltre 300 persone presen- ti nonostante le avverse condizioni meteo. I risultati attesi per il 2002, sulla base del progetto presentato dalla responsabile dei corsi Paola Corti, si possono così sintetizzare: • incrementare la conoscenza del paese e della sua cultura (il progetto 2002 prevede che i ragazzi si documentino su fatti e personaggi significativi per il paese); • ampliare la partecipazione dei bambini/ragazzi alle attività, in particolare quelle riferite all'approccio al tea- tro; • diffondere i risultati del lavoro di laboratorio sia attraverso Mélange sia attraverso prodotti finali. Attività rivolte alle scuole In questo ambito dobbiamo registrare negli ulti- mi anni un calo di motivazione, probabilmente dovuto ad una diminuzione di contatti con i do- centi e con i dirigenti. Ciò nonostante, per effet- to di contatti diretti avuti con le scuole elemen- tari del capoluogo nel corso dell'anno scolastico 2000/2001 la bibliotecaria ha svolto 32 ore di ani- mazione, su progetti concordati, finalizzate al- l'avvicinamento alla biblioteca ed alla lettura. Per rilanciare le attività indirizzate a questo settore abbiamo già preso contatti con i neo dirigenti delle istituzioni scolastiche presenti sul territo- rio (Grand Paradis A e B) con i quali definiremo l'avvio di iniziative già collaudate, quale il con- corso “chi legge di più?”, e, soprattutto, la messa a punto di progetti che avvicinino i ragazzi ed i loro genitori alla biblioteca ed alla lettura. I risultati minimi attesi sono: • un incremento del numero di classi in visita alla biblioteca; • un conseguente incremento dei prestiti effet- tuati per la fascia d'età riferita ai vari ordini di scuola; • un iniziale coinvolgimento dei genitori attraverso possibili percorsi di avvicinamento da concordare con la scuola. Promozione biblioteca / promozione alla lettura Accorpiamo le seguenti voci in quanto ambedue ci permetto- no, in termini di risultati, di promuovere iniziative che in qual- che modo incentivino la frequenza della biblioteca e l'accesso ai servizi. Per quanto riguarda la prima voce si tratterà di far crescere meglio le attività e le offerte, anche relativamente alle tipologie di libri disponibili, all'utenza; rispetto alla se- conda voce prevediamo di prestare attenzione a quanto avvie- ne sul territorio, anche in riferimento a piccoli ma signifi- cativi episodi (vedi la premiazione, offrendo libri, fatta in col- laborazione con l'Assessore comunale alla cultura, dei ragaz- zi licenziati con ottimo dalle scuole media e diplomati con 100/100 alla maturità), nonché organizzare iniziative di pre- sentazione delle nuove novità editoriali. Anche per queste voci il ri- ferimento è agli obiettivi generali di incremento degli indici. Acquisto libri Si tratta di una voce di bilancio nuova che rappresenta una posta, nonché un investimento, ancora in riferimento agli obiettivi generali. Nonostante il prestito interbibliotecario sia stato utilizzato e funzioni relativamente bene non è possi- bile soddisfare in maniera apprezzabile le richieste dell'u- tenza sia rispetto alle novità editoriali sia rispetto alle esi- genze tipologiche (vedi le scuole, per esempio); a tale scopo intendiamo poter disporre di una voce di bilancio, economi- camente significativa anche se non “esorbitante” (si trattereb- be di circa 280 volumi in un anno al costo medio di £35.000) che ci permetterebbe di incrementare la dotazione libraria soprattutto in riferimento alla nostra utenza privile- giata (bambini e ragazzi in età scolare), ma anche di desti- nare una parte degli acquisti ad avvicinare il pubblico adul- to assecondando le richieste opportunamente sondate. BILANCIO DI PREVISIONE ANNO 2002 Voci di bilancio - descrizione Stanziamento previsto (lire) Stanziamento previsto (euro) Abbonamenti e spedizioni 1.500.000 774,7 Pubblicazione Mélange 13.000.000 6713,9 Compenso Direttore Mélange 3.000.000 1549,3 Attività laboratorio teatrale 22.000.000 11362,1 Attività rivolta alle scuole 5.000.000 2582,2 Promozione biblioteca 3.000.000 1549,3 Promozione alla lettura 3.000.000 1549,3 Acquisto libri 10.000.000 5164,5 TOTALE 60.500.000 31245,3
Testo Originale Estratto
6 Una lettera di Rubens Piovano dall'Istituto di Cultura Italiana di Los Angeles aro Germano, il pensiero è tor- nato ad Aosta mentre per la prima volta ho preso la navetta che porta il pubblico lassù, nella città del sole, l'immenso elegante Getty Cen- ter che domina Santa Monica. Mi son rivisto troppi anni fa men- tre andavo la mattina presto al liceo Challand, schivando il ghiaccio nel buio dei marciapiedi di inverno, e mi son det- to con un pizzico di malcelato orgoglio che non mi sarei mai immaginato allora di ritrovarmi un no a risalire la magica collina, con una valigetta in mano, a a rappresentare il mio paese ad un colloquio italo-ameri- sulla cultura. Si resta sempre un po' bambini anche quan- spalle cominciano a portare qualche annetto, e la visione l'incommensurabile vastità di Los Angeles che si schiude miei piedi paragonata con il fazzoletto di terra della città sono nato mi euforizzava la mente, facendomi sentire al dell'universo. Oggi sappiamo bene tutt'e due che non conta dove viv cosa fai, come ti senti e cosa hai nella testa. Mia figlia, che il fine settimana a Topanga Canyon, una zona di spiriti libe hippy sopra le ville esclusive di Malibu con vista sull'Oc Rubens Piovano, l'autore della let- tera/articolo di seguito pubblicata, è un caro amico con il quale ho di- viso (e condiviso) idee, momenti di vita personale e professionale sino da quando eravamo molto più giovani venti e due; da molti anni lavora all'estero, all'interno degli Istituti di Cultura Italiana, dapprima in Spagna ed ora negli USA ma, la "qualità" del nostro rapporto di amicizia ci permette di riprendere il nostro dialogo/confronto, anche dopo lunghi silenzi, con la stessa in- tensità di sempre. Internet, poi, ci ha facilitato il compito e allora tra- mite questo prodigioso strumento spesso lo interrogo e, da quando vive a Los Angeles, lo "provoco" nel chiedergli come si sente nella sua nuova veste di "americano". L'ultima richiesta era finalizzata alla pubblicazione sul nostro piccolo giornale e la risposta mi pare degna di interesse. Buona lettura! (GERMANO DIONISI) Un valdostano negli S Qualcuno si esalta, altri inorridiscono. L'America incuriosisce, la sua potenza intriga, qui succede di tutto. Starbucks (ridateci le uova strapazzate con la pancetta e le patate!), con la moda e la cucina italiana che giusta- mente penetrano a fondo nei costumi degli americani (ma ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burger con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil!), beh, in- somma anche oggi, ti dicevo, sento che gli States sono un laboratorio affasci- nante dove si cucina quello che potrebbe succedere all'umanità nel suo futuro prossimo. Qualcuno si esalta, altri inorridiscono. L'America incuriosisce, la sua potenza intriga, qui succede di tutto. Troppi stereotipi ci affliggono quando la giudichiamo, e troppe semplificazioni estreme e inverosimili ci impediscono di cercare la verità. Non è il paradiso, se è vero che sotto l'impres- sione di una potente macchina organizzativa si celano crepe che inesorabilmente vengono a galla con il tempo, ma non è l'inferno dove il capitale mostra tutta la sua disumanità e gli individui consumano e vivono oppressi dal grande fratello orwelliano. Se mi chiedi se mi piace viverci, ti rispondo moltissimo, al punto che potendo mi ci fermerei per sempre, se mi chiedi di descriverti i principali ingredienti della vita qui, penserei di descriverli i principali ingredienti della vita qui, penserei di esprimere un concetto di società alimentare dove la cultura è il trionfo della diversità, della integrazione, della coesistenza, del meticciato culturale, il convivio gioioso delle etnie e della cucina del mondo. Che cosa intendi? Semplice, se vai in un supermercato troverai una quantità di prodotti che mai potresti trovare altrove, il cibo del mondo intero è qui presente, dalla pasta italiana al riso tailandese, dalla carne del Texas alla frutta dell'Africa, dalle spezie dell'India alla verdura del Messico. Il pane, poi, ha una varietà infinita, dai croissant francesi al pane arabo, dalla focaccia italiana al bagel ebraici. Insomma, la cultura è fatta di cibo, e il cibo è un'espressione della cultura. Mi chiedi se in America è possibile vivere di solo cibo italiano? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fritte nell'onnipresente canola oil! Mi chiedi se in America è possibile vivere senza mangiare? Certo che no! Ma la moda e la cucina italiana sono giusta- mente penetrate a fondo nei costumi degli americani, e ti giuro che ogni tanto sento il bisogno di un buon ham- burgere con le patate dell'Idaho fatte in casa! Che cosa mi ha deluso? Beh, non è facile fare amicizia, se sei abituato alla nostra elasticità e flessibilità mentale qui ti trovi a disagio perché sono belli rigidi, non sono maestri di buon gusto, in città si vedono molti segni di disordine, si raggiungono risultati ma non si raggiungono le vette, i loro sogni sono i nostri incubi, e loro sanno sempre cosa fare e non cosa sentirsi, la loro spesa è sempre una questione di prezzo, i rapporti personali sono difficili e i loro inventori sono spesso persone che hanno subito violenze fisiche o psicologiche, ma che si trasformano in eroi nazionali, capaci di resistere a tutto, e che ti dicono sempre che sono speciali, gli americani. Nonostante questo, non sono tutti uguali e non ci sono solo i bianchi, ma anche i neri, gli ispanici e gli asiatici, e tutti si sentono americani. Mi chiedi se in America è possibile fare amicizia? Certo che sì, ma devi essere disposto a superare le barriere di una società molto complessa. La mentalità è pragmatica e razionale, l'emotività e la spontaneità sono viste con sospetto. Gli americani sono un popolo di inventori, di gente che crea e fa, ma che non sa godere della vita, non sa apprezzare la bellezza e l'arte. Sono abituati a lavorare duro e a spendere, ma non sanno godere il tempo libero. Sono un popolo che ha paura di morire, ma che non ha paura di vivere. Mi chiedi se mi sento americano? No, non mi sento americano. Mi sento italiano, e sono orgoglioso di esserlo. Ma qui, in America, ho imparato molte cose, ho imparato a essere più aperto, più tollerante, più libero. Ho imparato a guardare il mondo con occhi diversi, a non giudicare, a non avere pregiudizi. Ho imparato che la vita è un'esperienza, e che ogni esperienza è unica e irripetibile. Mi chiedi se tornerò in Italia? Non lo so. Per ora, mi sento bene qui, a Los Angeles. Mi sento a casa, anche se è una casa diversa. Mi sento in pace, anche se è una pace che non conosco. Mi chiedi se sono felice? Sì, sono felice. Sono felice di essere qui, in America. Sono felice di essere un valdostano negli States. E sono felice di condividere con te, Germano, questa mia esperienza. Saluti, Rubens. "americani". In una città delle dimensioni di Miami, l'ultimo censimento del 2000 ha rilevato che il 62% (dico il sessantadue per cento!) degli abitanti è nato fuori dagli Stati Uniti. Sorprende vederli ligi obbedire a semplici regole di convi- venza civile, tutti guidano in modo cortese e disciplinato, nes- suno fuma, nessuno si sogna di lasciare dietro di sé una cacca di cane, se c'è da fare una coda a nessuno viene in mente di sal- tarla, tutti tengono pulito l'esterno della loro casa ed impecca- bile il giardino. Piccole cose, certo, ma come hanno fatto a “edu- carli" così in fretta e così bene? E' indubbio che l'organizzazio- ne è uno dei punti forti degli Stati Uniti. Per ogni lavoro o com- pito c'è una manualistica dettagliata, anche troppo, a prova di cretino, in maniera che in ogni situazione non devi far altro che seguire passo passo le istruzioni. Il risultato è una macchina ben oliata, ma dove impera una buona dose di rigidità mentale, se ci scappa l'imprevisto vanno subito nel pallone. Come tutti i labo- ratori sperimentali anche questa società ti intriga con le sue nu- merose contraddizioni. Mi chiedi se è una società razzista? La discriminazione di sesso religione e razza è bandita costituzionalmente, guai al po- liziotto che ferma un nero solo perché è nero, o a rifiutare il la- voro a uno perché è islamico, ti ritrovi immediatamente citato in tribunale e puoi uscirne con le ossa rotte. Ma poi ti accorgi che in fondo le etnie convivono ma non si mescolano; pochissi- mi i matrimoni misti, e quando in un quartiere la concentra- zione di una etnia sale, le altre se ne vanno. Al tempo stesso però è la prima società dove in alcune zone non ci sono più maggio- ranze né minoranze demografiche, le componenti multietniche sono tutte della stessa consistenza e dunque non si può più par- lare di ghetti ma di quartieri etnici ad uguale valenza. Molti credono che si tratti di una società poco solidale? Qui tutti pagano le tasse, altrimenti vanno davvero in galera. Esiste un sacco di volontariato, e le donazioni favorite dalle detrazioni fiscali versano fiumi di denaro alle istituzioni caritatevoli e cul- turali (negli ospedali e nei musei trovi sale intitolate al donato- re). Certo, è una società fondata sull'iniziativa dell'individuo, e che premia il successo economico e penalizza il fallimento, e chi rimane ai margini se la può veder davvero brutta: qualche vol- ta ti porto i miei ospiti a vedere i chilometri di marciapiede popo- lati di notte dai senzatetto che si costruiscono un giaciglio con i cartoni del mercato, allineati uno dopo l'altro in una sequenza da apocalisse. Il lavoro non è protetto, lo puoi perdere facilmente? E' vero, ma lo ritrovi altrettanto facilmente, e questa capacità di riadat- tamento rapido è anche un valore. Sono divertenti le statistiche che ti dicono quante volte nel corso della vita un americano me- dio (o una americana media) cambia lavoro, casa e moglie (o ma- rito). Rimane il fatto che ad essere sindacalizzati sono solo i la- vori alti delle industrie che tirano e di punta, i lavori umili e gran parte dei servizi sono assolutamente indifesi. E con l'inevitabile turnover che ne deriva, la professionalità di chi lavora nei servi- zi va a farsi benedire e il cliente si ritrova davanti ogni sei mesi una persona diversa, alle prime armi, manualetto alla mano. Mi forzi ad ammettere che è una società violenta? Io cer- tamente vivo in una posizione di privilegio e abbastanza pro- tetta, ma in quattro anni che son qui ti giuro che non ho mai sen- tito nemmeno uno che alzasse la voce. Certo, i tempi delle vacche magre e della piena occupazio- ne se ne stanno andando e la vertiginosa caduta degli indici di criminalità potrebbero presto cominciare a risalire. Solo uno di otto anni fa episodi di rivolta sociale che hanno letteralmen- te devastato interi quartieri qui a Los Angeles, in tutta la fede- razione il possesso individuale di armi è a livelli altissimi, e una legge autorizza qualsiasi cittadino a cercare di catturare perico- losi ricercati per ottenere la taglia che pende sulla loro testa. Ma almeno da queste parti tutti sono rilassati e sorridenti, molto ri- rispettosi gli uni degli altri, le villette sono tutte almeno apparen- temente protette, senza catenacci ed inferriate, anche perché la polizia, che vedi poco e non ti può fermare per controlli se non hai un sospetto di reato, quando si muove non scherza ed è dispensa a discutere. Che cosa mi ha sorpreso in positivo vivendo qui? In ordine molto in superficie: il fatto che le raccomandazioni sono banalizzate e chi le fa risponde di quello che fa il racco- mandato; il fatto che il mercato è realmente concorrenziale, il prezzo della benzina può variare di duecento lire al litro in due sistemi uno di fronte all'altro, e il prezzo varia ogni 15 gior- ni in tutto il paese a seconda del costo del barile di petrolio sui mercati internazionali, salendo o scendendo con punte nell'ar- co di sei mesi di più di 500 lire al litro!; il fatto che non c'è un monopolio di telefonia pubblica né di servizi universali di qualsiasi tipo, e la generale qualità dei servizi universali di qualsiasi tipo che hai, componi il 911 e per un gatto sul tetto arrivano in tre minuti quattro minuti dei pompieri a sirene spiegate; il fatto che se c'è una disputa tutti la condividono senza storie ed eccezioni. Invitatamente cresciuti tutti i condizionamenti storici mali della vecchia Europa, tra straordinaria la loro libertà di di- spire qualsiasi cosa, di osare ro- do schemi e barriere, di osare. E anche oggi che l'Am molto meno America di allora più omologata e globalizzata lei, con l'invasione di macch giapponesi ed europee (dove Cadillac con le code a pinn rosa?), con il maldestro tenta imitare i caffè europei con le Facile, mi dirai, quando si è un paese straricco con un reddito pro capite che ti permette di vivere comodamente e senza troppe difficoltà. E' vero, ma la realtà è ben più complessa. Ci sono almeno 2000 persone che ogni giorno entrano clandestinamente in California, sono certo spinti dalla disperazione irrimediabile che si lasciano alle spalle, ma anche dalla speranza che la vita può anche cambiare all'improvviso, e decisamente al meglio. E' vero per ogni paese, ma questo è particolarmente diffi- cile da comprendere nella sua vasta molteplicità. Intanto perché è il primo vero grande paese cosmopolita. Forse gli americani che contano se ne stanno nascosti su in cielo a tirare i fili della potente economia, ma qui al suolo trovi davvero il mondo: il mio postino è indiano, la baby-sitter della bimba è armena, il suo maestro russo, la colf guatemalteca, il concessionario che m'ha venduto la macchina afgano (di Herat, per la cronaca), l'ammini- stratore del condominio è svizzero, lo spedizioniere che usiamo in ufficio è una vietnamita, i miei assistenti sono una italo-ci- nese, una rumena nata e cresciuta in Brasile e l'unico califor- niano ha un cognome, Montoya, che appartiene ad una delle più famose famiglie gitane di Spagna. Tutto rigorosamente vero, e potrei continuare a lungo. Fai fatica a definire cosa sia un ame- ricano, e soprattutto che cosa significhi esserlo. Pensa allora a quanto sono fuori strada quelli che da noi se la prendono con gli disagio sto, in ci raggiun loro sar cia spes rapport inventi ciali ti america Una son noscon M tembre. l'indivi stamen non c' routine per ent roporto tobus a La non è so mazion basta. G riconos tutta la disagio perché sono belli rigidi, non sono maestri di buon gusto, in città si vedono molti segni di disordine, si raggiungono risultati ma non si raggiungono le vette, i loro sogni sono i nostri incubi, e loro sanno sempre cosa fare e non cosa sentirsi, la loro spesa è sempre una questione di prezzo, i rapporti personali sono difficili e i loro inventori sono spesso persone che hanno subito violenze fisiche o psicologiche, ma che si trasformano in eroi nazionali, capaci di resistere a tutto, e che ti dicono sempre che sono speciali, gli americani. Nonostante questo, non sono tutti uguali e non ci sono solo i bianchi, ma anche i neri, gli ispanici e gli asiatici, e tutti si sentono americani. Mi chiedi se in America è possibile fare amicizia? Certo che sì, ma devi essere disposto a superare le barriere di una società molto complessa. La mentalità è pragmatica e razionale, l'emoti- vità e la spontaneità sono viste con sospetto. Gli americani sono un popolo di inventori, di gente che crea e fa, ma che non sa go- dere della vita, non sa apprezzare la bellezza e l'arte. Sono abituati a lavorare duro e a spendere, ma non sanno godere il tempo libero. Sono un popolo che ha paura di morire, ma che non ha paura di vivere. Mi chiedi se mi sento americano? No, non mi sento americano. Mi sento italiano, e sono orgoglioso di esserlo. Ma qui, in America, ho imparato molte cose, ho imparato a essere più aperto, più tolle- rante, più libero. Ho imparato a guardare il mondo con occhi di- versi, a non giudicare, a non avere pregiudizi. Ho imparato che la vita è un'esperienza, e che ogni esperienza è unica e irripetibile. Mi chiedi se tornerò in Italia? Non lo so. Per ora, mi sento bene qui, a Los Angeles. Mi sento a casa, anche se è una casa diversa. Mi sento in pace, anche se è una pace che non conosco. Mi chiedi se sono felice? Sì, sono felice. Sono felice di essere qui, in America. Sono felice di essere un valdostano negli States. E sono felice di condividere con te, Germano, questa mia esperienza. Saluti, Rubens. pacifico, trova che il posto più bello del mondo sia Aosta, per via delle montagne che sono più alte dei grat- tacieli di downtown. Ricordi che già negli anni set- tanta, quando molta della nostra gen- te si era stufata dell'impossibilità la politica, e più fuggivano in un verso il trip dell'Oriente, e pochi davano all'America? Niente spi- lità contemplativa, niente pro- saggezza millenarie, zainetto spalle, rimasi folgorato da un versamento degli USA in autost 1977 - il mitico coast to coast gendo On the road di Kerouac Invilmente cresciuto tutti i condizionamenti storici mali della vecchia Europa, tra straordinaria la loro libertà di di- spire qualsiasi cosa, di osare ro- do schemi e barriere, di osare. E anche oggi che l'Am molto meno America di allora più omologata e globalizzata lei, con l'invasione di macch giapponesi ed europee (dove Cadillac con le code a pinn rosa?), con il maldestro tenta imitare i caffè europei con le persone che ogni giorno entrano le- galmente o clandestinamente solo in California, sono certo spin- te dalla disperazione irrimediabile che si lasciano alle spalle, ma anche dalla speranza che la vita può anche cambiare all'im- provviso, e decisamente al meglio. E' vero per ogni paese, ma questo è particolarmente diffi- cile da comprendere nella sua vasta molteplicità. Intanto perché è il primo vero grande paese cosmopolita. Forse gli americani che contano se ne stanno nascosti su in cielo a tirare i fili della potente economia, ma qui al suolo trovi davvero il mondo: il mio postino è indiano, la baby-sitter della bimba è armena, il suo maestro russo, la colf guatemalteca, il concessionario che m'ha venduto la macchina afgano (di Herat, per la cronaca), l'ammini- stratore del condominio è svizzero, lo spedizioniere che usiamo in ufficio è una vietnamita, i miei assistenti sono una italo-ci- nese, una rumena nata e cresciuta in Brasile e l'unico califor- niano ha un cognome, Montoya, che appartiene ad una delle più famose famiglie gitane di Spagna. Tutto rigorosamente vero, e potrei continuare a lungo. Fai fatica a definire cosa sia un ame- ricano, e soprattutto che cosa significhi esserlo. Pensa allora a quanto sono fuori strada quelli che da noi se la prendono con gli tutta la disagio sto, in ci raggiun loro sar cia spes rapport inventi ciali ti america Una son noscon Mi tembre. l'indivi stamen non c' routine per ent roporto tobus a La non è so mazion basta. G riconos tutta la parte degli altri, le villette sono tutte almeno apparen- emente protette, senza catenacci ed inferriate, anche perché la polizia, che vedi poco e non ti può fermare per controlli se non hai un sospetto di reato, quando si muove non scherza ed è dispensa a discutere. Che cosa mi ha sorpreso in positivo vivendo qui? In ordine molto in superficie: il fatto che le raccomandazioni sono banalizzate e chi le fa risponde di quello che fa il racco- mandato; il fatto che il mercato è realmente concorrenziale, il prezzo della benzina può variare di duecento lire al litro in due sistemi uno di fronte all'altro, e il prezzo varia ogni 15 gior- ni in tutto il paese a seconda del costo del barile di petrolio sui mercati internazionali, salendo o scendendo con punte nell'ar- co di sei mesi di più di 500 lire al litro!; il fatto che non c'è un monopolio di telefonia pubblica né di servizi universali di qualsiasi tipo, e la generale qualità dei servizi universitari che hai, componi il 911 e per un gatto sul tetto arrivano in tre minuti quattro minuti dei pompieri a sirene spiegate; il fatto che se c'è una disputa tutti la condividono senza storie ed eccezioni. Invitatamente cresciuti tutti i condizionamenti storici mali della vecchia Europa, tra straordinaria la loro libertà di di- spire qualsiasi cosa, di osare ro- do schemi e barriere, di osare. E anche oggi che l'Am molto meno America di allora più omologata e globalizzata lei, con l'invasione di macch giapponesi ed europee (dove Cadillac con le code a pinn rosa?), con il maldestro tenta imitare i caffè europei con le dall'altra parte, e i bus a due piani che trovi in tutti gli aereoporti americani, con le scritte che ti dicono di fare attenzione alle auto in movimento. Non si può fare finta che il mondo sia diverso da quello che è. Mi chiedi se in America è possibile parlare di cultura? Certo che sì, ma devi essere disposto a confrontarti con una cultura diversa, con una mentalità pragmatica e razionale, con una visione del mondo che privilegia il successo economico e la libertà individuale. Qui la cultura è un'industria, e l'arte è un prodotto. Non c'è spazio per la contemplazione, per la meditazione, per la ricerca del senso profondo delle cose. Qui tutto è velocità, tutto è efficienza, tutto è consumo. Mi chiedi se in America è possibile essere felici? Certo che sì, ma devi essere disposto a rinunciare a una parte di te, a rinunciare alla tua identità, alla tua storia, alla tua cultura. Qui la felicità è un prodotto, un servizio, un bene di consumo. Non c'è spazio per la sofferenza, per il dolore, per la fragilità. Qui tutto è sorrisi, tutto è successo, tutto è ottimismo. Mi chiedi se in America è possibile essere veri? Certo che sì, ma devi essere disposto a mascherarti, a nasconderti, a proteggerti. Qui la verità è un'opinione, un punto di vista, una scelta. Non c'è spazio per la complessità, per l'ambiguità, per la contraddizione. Qui tutto è semplice, tutto è chiaro, tutto è definitivo. Mi chiedi se in America è possibile essere liberi? Certo che sì, ma devi essere disposto a seguire le regole, a rispettare le leggi, a obbe- dire alle autorità. Qui la libertà è un diritto, un privilegio, una conquista. Non c'è spazio per l'anarchia, per la ribellione, per la rivoluzione. Qui tutto è ordine, tutto è disciplina, tutto è controllo. Mi chiedi se in America è possibile essere belli? Certo che sì, ma devi essere disposto a conformarti, a omologarti, a standardizzarti. Qui la bellezza è un modello, un ideale, un imperativo. Non c'è spazio per l'originalità, per la diversità, per l'imperfezione. Qui tutto è perfetto, tutto è uniforme, tutto è uguale. Mi chiedi se in America è possibile essere ricchi? Certo che sì, ma devi essere disposto a lavorare duro, a sacrificarti, a rinunciare. Qui la ricchezza è un obiettivo, un premio, una ricompensa. Non c'è spazio per la povertà, per la miseria, per la fame. Qui tutto è abbondanza, tutto è prosperità, tutto è benessere. Mi chiedi se in America è possibile essere felici? Certo che sì, ma devi essere disposto a rinunciare a una parte di te, a rinunciare alla tua identità, alla tua storia, alla tua cultura. Qui la felicità è un prodotto, un servizio, un bene di consumo. Non c'è spazio per la sofferenza, per il dolore, per la fragilità. Qui tutto è sorrisi, tutto è successo, tutto è ottimismo. Mi chiedi se in America è possibile essere veri? Certo che sì, ma devi essere disposto a mascherarti, a nasconderti, a proteggerti. Qui la verità è un'opinione, un punto di vista, una scelta. Non c'è spazio per la complessità, per l'ambiguità, per la contraddizione. Qui tutto è semplice, tutto è chiaro, tutto è definitivo. Mi chiedi se in America è possibile essere liberi? Certo che sì, ma devi essere disposto a seguire le regole, a rispettare le leggi, a obbe- dire alle autorità. Qui la libertà è un diritto, un privilegio, una conquista. Non c'è spazio per l'anarchia, per la ribellione, per la rivoluzione. Qui tutto è ordine, tutto è disciplina, tutto è controllo. Mi chiedi se in America è possibile essere belli? Certo che sì, ma devi essere disposto a conformarti, a omologarti, a standardizzarti. Qui la bellezza è un modello, un ideale, un imperativo. Non c'è spazio per l'originalità, per la diversità, per l'imperfezione. Qui tutto è perfetto, tutto è uniforme, tutto è uguale. Mi chiedi se in America è possibile essere ricchi? Certo che sì, ma devi essere disposto a lavorare duro, a sacrificarti, a rinunciare. Qui la ricchezza è un obiettivo, un premio, una ricompensa. Non c'è spazio per la povertà, per la miseria, per la fame. Qui tutto è abbondanza, tutto è prosperità, tutto è benessere. In senso generale che hai è che questi quando si mettono a fare una cosa la realizzano. E lo fanno alla grande. Magari con ampi spazi giustificane le dimensioni delle cose. In quat- tro anni che son qui ho trovato solo due oggetti più piccoli ri- spetto ai nostri in Europa, le bustine di zucchero nei bar e i boc- coni delle pompe di benzina ai distributori... Take care. Rubens
Testo Originale Estratto
8 La pagina dell'Amministrazione comunale Il "cunicolo tecnologico" di via Chanoux In quest'uscita natalizia parleremo della prima, quella già iniziata, di due importanti opere destinate a migliorare la qualità dei servizi del nostro paese. Mentre nelle righe seguen- ti presenteremo il cunicolo tecnologico di Via Cha- noux, il prossimo numero di Mélange sarà invece de- dicato al nuovo servizio di acquedotto intercomunale. An vete mai provato ad affacciarevi sul lato destra di Via Chanoux, dal castello di Saint-Pierre, sull'inizio di Via Chanoux, dalla casa di Marco Carlin fino all'ufficio dell'Alleanza Assicurazioni. Come detto, i lavori sono già iniziati e dureranno 15 mesi circa. Al fine di diminuire i disagi nei confronti della popolazione, si procederà per tratte omogenee di 50-100 metri ciascuna. L'opera, affidata alla Ditta “Cogeis” di Quincinetto (la quale si avvale a sua volta, per la posa delle condotte, dell'Impresa “Droz” di Saint Marcel), costerà intorno ai due miliardi di lire e graverà sulle casse comunali per un buon 20% (il restante è finanziato dalla Regione). La struttura sarà completamente prefabbricata e le lastre di copertura, in caso di necessità di manutenzioni o sostituzioni, si potranno rimuovere sull'intero sviluppo della stessa. Indubbia- mente, un grosso vantaggio che consentirà di limitare al massimo, in futuro, le tanto odiate operazioni di scavo, sempre causa di lamentele da parte della popolazione. Da rimarcare anche la scelta di effettuare la completa pavimentazione della via in cubetti di pietra, con una canaletta di raccolta delle acque bianche, anch'essa in pietra, posta al centro della carreggiata. Una decisione, quella di recuperare l'aspetto originario di Via Chanoux, che influirà in modo considerevole sull'aspetto definitivo della stessa. A tale scopo contribuirà l'eliminazione di tutte le linee aeree legate alla distribuzione elettrica e telefonica, con conseguente riquali- ficazione delle facciate degli edifici e della via nel complesso. Non nelle facciate degli edifici e della via nel complesso. Pen- sate a non vedere più quegli orribili cavi “volanti” che collegano molte abitazioni da un lato all'altro della carreggiata! Tutto merito del cunicolo che, come detto, consentirà di far passare sotto terra fili e cavi, rendendoli quindi invisibili. I residenti nell'area interessata, poco più di due mesi fa, prima dell'inizio dei lavori, sono stati invitati dall'Amministrazione Comunale ad un incontro informativo inerente l'opera in questione. Il progettista, l'Ingegnere Fabio Fabiani, ha esposto le modalità del futuro intervento con un buon successo perché sono stati rassicurati: alcuni, grazie alla scelta di procedere per tratte brevi, sul disagio che il cantiere avrebbe provocato; altri sull'in- columità delle proprie case nonostante gli scavi, altri ancora sui diversi vantaggi a favore dell'immagine complessiva del Borgo. Perché una cosa è certa: con il cunicolo multifunzionale urbano l'Amministrazione Comunale di Saint-Pierre pone le basi, invisibili (perché sotterranee) ma solide, per il recupero, la riqualificazione tecnico-funzionale del patrimonio insediativo presente nell'area. E lo fa, lo diciamo sottovoce ma con fierezza, realizzando, credendo in una struttura altamente innovativa per le sue caratteristiche intrinseche, una struttura all'avanguardia che “farà scuola” e che al momento è già stata realizzata solo in pochissimi esemplari in Italia. Per l'Amministrazione è difficile puntare due miliardi su un qualcosa che, essendo interrato, non si vede. Ma i benefici non tarderanno a farsi sentire, tra poco più di un anno, con il miglioramento di numerosi servizi per i cittadini, la diminuzione dei disagi per eventuali interventi futuri e, soprattutto, con la valorizzazione della via più antica di Saint-Pierre. Denny Cognetin Un gioioso giorno di Natale ALL'INIZIO DI QUEST'ANNO SCOLASTICO HO CHIESTO AI BAMBINI DEL LE SCUOLE ELEMENTARI DI SAINT-PIERRE: DUE RISPOSTE PER MELANGE Se cegli una persona, tante persone, un animale, tanti ani- mali che conosci o che non hai mai visto, una situazio- ne, un evento e dimmi cosa faresti per aiutarli a tra- scorrere un gioioso giorno di natale. • chi vorresti aiutare a trascorrere un bel natale? • come vorresti aiutarlo? Alcuni di loro hanno risposto al mio invito e qui di seguito tro- verete i loro pensieri, le loro idee su questo argomento. Grazie moltissime a tutti questi bimbi che hanno lasciato da parte per un momento i loro giochi e anche i compiti per pensare a que- sta richiesta e ricavarne cose bellissime. Grazie anche, natural- mente, ai loro insegnanti e un augurio di cuore per un felice Natale a tutti. “Vorrei fare passare un bel Natale ai bambini africani che non hanno da mangiare e muoiono per malattie come il morbillo, perché i loro genitori non hanno i soldi per farli vaccinare. Io vor- rei mandare loro del cibo, del cioccolato, delle torte, del formag- gio, della carne, del pane e soprattutto dell'acqua, così potreb- bero mangiare e essere più robusti e difendersi meglio dalle ma- lattie.” (JULIE) “Vorrei trascorrere un bel Natale con mio nonno, perché sta poco bene. Lo vorrei consolare, ma sono molto lontana. Spero che gua- risca, perché è un nonno favoloso e io gli voglio molto bene.” (JESSICA) “Io vorrei aiutare tutte le persone che vivono in Afghanistan, per- ché mi fanno tanta pena. Vorrei che trascorressero un Natale di pace. Mi piacerebbe che quei bambini avessero del buon cibo e dei vestiti caldi. Per aiutarli io ho deciso di inviare loro un po' dei miei risparmi.” (TERESA) “Come faranno i bambini dell'Afghanistan a trascorrere un bel Natale? Bisognerebbe mandare un bravo medico per curarli pri- ma di Natale, portare loro dei vestiti e del cibo, acqua pulita e tan- te coccole”. (VALENTINA) “Io vorrei aiutare la mia mamma che ha mal di schiena”. (ALEX) “Vorrei aiutare un cane abbandonato. Lo porto a casa mia. Lo lavo con il sapone e lo spazzolo” (ANTONELLA) “Nel cortile, davanti a casa mia, gironzola un gatto marroncino. Cammina in modo strano, sembra un gatto robot. Lui non ha un collo e forse neanche un padrone. E' molto simpatico, bravissi- mo e perfino magrissimo, forse mangia solo topi e lucertole. Ho pensato di fargli passare la notte di Natale a casa mia, al cal- do e con del buon cibo. Io amo gli animali e odio chi li tratta male e chi li abbandona”. (CHRISTIAN) Marina 9 Parlano i bambini delle scuole elementari di Saint-Pierre I bambini della Scuola elementare a Bréan per la giornata "Puliamo il mondo", organizzata dalla Lega Ambiente e dall'Amministrazione comunale
Testo Originale Estratto
8 La pagina dell'Amministrazione comunale Il "cunicolo tecnologico" di via Chanoux In quest'uscita natalizia parleremo della prima, quella già iniziata, di due importanti opere destinate a migliorare la qualità dei servizi del nostro paese. Mentre nelle righe seguen- ti presenteremo il cunicolo tecnologico di Via Cha- noux, il prossimo numero di Mélange sarà invece de- dicato al nuovo servizio di acquedotto intercomunale. Avete mai provato ad affacciarvi sull'inizio di Via Chanoux, dal lato est? Fatelo, percorretela con lo sguardo fin dove è visibile prima di nascondersi tra le case intorno alla Stazione e poi alzate leggermente gli occhi: vi si predinanzi un'immagine da cartolina, rappresentata dal castello di Saint-Pierre che sembra sorgere dal fondo della via. Non a caso, storicamente, quella successivamente intitolata al patriota Emilio, costituiva la strada principale del paese. Di conseguenza, i nostri antenati l'hanno realizzata, e nel tempo completata, sempre tenendo conto della particolare immobile storico che la sovrasta, come se le due opere, nonostante una evidente diversità architettonica e d'uso, fossero in simbiosi. Ne deriva, infatti, un singolare effetto ottico che sembra unire Via Chanoux alle pendici del castello, quasi il maniero costituisse una naturale e ideale continuazione di quella. Poi, con il passare degli anni, Via Libertà è diventata il centro economico del paese e la via parallela "minore" è stata un po', per così dire, dimenticata. Tutto il merito del cunicolo che, come detto, consentirà di far passare sottoterra fili e cavi, rendendoli quindi invisibili. I residenti nell'area interessata, poco più di due mesi fa, prima dell'inizio dei lavori, sono stati invitati dall'Amministrazione Comunale ad un incontro informativo inerente l'opera in questione. Il progettista, l'Ingegner Fabio Fabiani, ha esposto ai numerosi presenti le modalità del futuro intervento costruttivo lungo la via che attraversa le loro case. Molti sono stati rassicurati: alcuni, grazie alla scelta di procedere per tratte brevi, sul disagio che il cantiere avrebbe provocato; altri sui diversi vantaggi a favore dell'immagine complessiva del Borgo. Perché una cosa è certa: con il cunicolo multifunzionale urbano l'Amministrazione Comunale di Saint-Pierre pone le basi, invisibili (perché sotterranee) ma solide, per il recupero, la riqualificazione tecnico-funzionale del patrimonio insediativo presente nell'area. E lo fa, lo diciamo sottovoce ma con fierezza, realizzando, credendo in una struttura altamente innovativa per le sue caratteristiche intrinseche, una struttura all'avanguardia che "farà scuola" e che al momento è già stata realizzata solo in pochissimi esemplari in Italia. Per l'Amministrazione è difficile puntare due miliardi di lire su qualcosa che, essendo interrato, non si vede. Ma i benefici non tarderanno a farsi sentire, tra poco più di un anno, con il miglioramento di numerosi servizi per i cittadini, la diminuzione dei disagi per eventuali interventi futuri e, soprattutto, con la valorizzazione della via più antica di Saint-Pierre. Denny Cognetin metri, dalla casa di Marco Carlin fino all'ufficio dell'Alleanza Assicurazioni. Come detto, i lavori sono già iniziati e dureranno 15 mesi circa. Al fine di diminuire i disagi nei confronti della popolazione, si procederà per tratte omogenee di 50-100 metri ciascuna. L'opera, affidata alla Ditta "Cogeis" di Quincinetto (la quale si avvale a sua volta, per la posa delle condotte, dell'Impresa "Droz" di Saint Marcel), costerà intorno ai due miliardi di lire e graverà sulle casse comunali per un buon 20% (il restante è finanziato dalla Regione). La struttura sarà completamente prefabbricata e le lastre di copertura, in caso di necessità di manutenzioni o sostituzioni, si potranno rimuovere sull'intero sviluppo della stessa. Indubbiamente, un grosso vantaggio che consentirà di limitare al massimo, in futuro, le tanto odiate operazioni di scavo, sempre causa di lamentele da parte della popolazione. Da rimarcare anche la scelta di effettuare la completa pavimentazione della via in cubetti di pietra, con una canaletta di raccolta delle acque bianche, anch'essa in pietra, posta al centro della carreggiata. Una decisione, quella di recuperare l'aspetto originario di Via Chanoux, che influirà in modo considerevole sull'impatto estetico definitivo della stessa. A tale scopo contribuirà l'eliminazione di tutte le linee aeree legate alla distribuzione elettrica e telefonica, con conseguente riqualificazione delle facciate degli edifici e della via nel complesso. Pensate, anche solo da un punto di vista strettamente esteriore, come muterà l'effetto senza quegli orribili cavi "volanti" che collegano molte abitazioni da un lato all'altro della carreggiata! Tutto merito del cunicolo che, come detto, consentirà di far passare sottoterra fili e cavi, rendendoli quindi invisibili. I residenti nell'area interessata, poco più di due mesi fa, prima dell'inizio dei lavori, sono stati invitati dall'Amministrazione Comunale ad un incontro informativo inerente l'opera in questione. Il progettista, l'Ingegner Fabio Fabiani, ha esposto ai numerosi presenti le modalità del futuro intervento costruttivo lungo la via che attraversa le loro case. Molti sono stati rassicurati: alcuni, grazie alla scelta di procedere per tratte brevi, sul disagio che il cantiere avrebbe provocato; altri sui diversi vantaggi a favore dell'immagine complessiva del Borgo. Perché una cosa è certa: con il cunicolo multifunzionale urbano l'Amministrazione Comunale di Saint-Pierre pone le basi, invisibili (perché sotterranee) ma solide, per il recupero, la riqualificazione tecnico-funzionale del patrimonio insediativo presente nell'area. E lo fa, lo diciamo sottovoce ma con fierezza, realizzando, credendo in una struttura altamente innovativa per le sue caratteristiche intrinseche, una struttura all'avanguardia che "farà scuola" e che al momento è già stata realizzata solo in pochissimi esemplari in Italia. Per l'Amministrazione è difficile puntare due miliardi di lire su qualcosa che, essendo interrato, non si vede. Ma i benefici non tarderanno a farsi sentire, tra poco più di un anno, con il miglioramento di numerosi servizi per i cittadini, la diminuzione dei disagi per eventuali interventi futuri e, soprattutto, con la valorizzazione della via più antica di Saint-Pierre. Denny Cognetin 9 Un gioioso giorno di Natale Parlano i bambini delle scuole elementari di Saint-Pierre All'inizio di quest'anno scolastico ho chiesto ai bambini delle scuole elementari di Saint-Pierre: DUE RISPOSTE PER MELANGE Scegli una persona, tante persone, un animale, tanti animali che conosci o che non hai mai visto, una situazione, un evento e dimmi cosa faresti per aiutarli a trascorrere un gioioso giorno di natale. • chi vorresti aiutare? • come vorresti aiutarlo? Alcuni di loro hanno risposto al mio invito e qui di seguito troverete i loro pensieri, le loro idee su questo argomento. Grazie moltissime a tutti questi bimbi che hanno lasciato da parte per un momento i loro giochi e anche i compiti per pensare a questa richiesta e ricavarne cose bellissime. Grazie anche, naturalmente, ai loro insegnanti e un augurio di cuore per un felice Natale a tutti. "Vorrei fare passare un bel Natale ai bambini africani che non hanno da mangiare e muoiono per malattie come il morbillo, perché i loro genitori non hanno i soldi per farli vaccinare. Io vor- rei mandare loro del cibo, del cioccolato, delle torte, del formag- gio, della carne, del pane e soprattutto dell'acqua, così potreb- bero mangiare e essere più robusti e difendersi meglio dalle ma- lattic." (JULIE) "Vorrei trascorrere un bel Natale con mio nonno, perché sta poco bene. Lo vorrei consolare, ma sono molto lontana. Spero che gua- risca, perché è un nonno favoloso e io gli voglio molto bene." (JESSICA) "Io vorrei aiutare tutte le persone che vivono in Afghanistan, per- ché mi fanno tanta pena. Vorrei che trascorressero un Natale di pace. Mi piacerebbe che quei bambini avessero del buon cibo e dei vestiti caldi. Per aiutarli io ho deciso di inviare loro un po' dei miei risparmi." (TERESA) "Come faranno i bambini dell'Afghanistan a trascorrere un bel Natale? Bisognerebbe mandare un bravo medico per curarli pri- ma di Natale, portare loro dei vestiti e del cibo, acqua pulita e tan- te coccole". (VALENTINA) "Io vorrei aiutare la mia mamma che ha mal di schiena". (ALEX) "Vorrei aiutare un cane abbandonato. Lo porto a casa mia. Lo lavo con il sapone e lo spazzolo" (ANTONELLA) "Nel cortile, davanti a casa mia, gironzola un gatto marroncino. Cammina in modo strano, sembra un gatto robot. Lui non ha un colore e forse neanche un padrone. È molto simpatico, bravis- simo e perfino magrissimo, forse mangia solo topi e lucertole. Ho pensato di fargli passare la notte di Natale a casa mia, al cal- do e con del buon cibo. Io amo gli animali e odio chi li tratta male e chi li abbandona". (CHRISTIAN) Marina I bambini della Scuola elementare a Bréan per la giornata "Puliamo il mondo", organizzata dalla Lega Ambiente e dall'Amministrazione comunale
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10 A 2 Km dal piazzale del castello Il villaggio di Bercher: una testimonianza I giorno in cui siamo andati a Bercher, anche se siamo ormai a metà novembre, il sole era cal do ed il cielo terso e azzurro. Come sempre l'autunno ci meraviglia con l'intensità dei suoi colori. Siamo giunti al villaggio, sulla collina di Saint-Pierre ed abbiamo lasciato l'auto nel piccolo piazza le. Un bel cane nero col petto bianco ci accolse uggiola mentre un gatto anche lui bianco e nero sonnecchiava su un davanzale tra due vasi di fiori. Abbiamo percorso la stretta stradina lastricata che divide in due il villaggio, for mato per altro da due sole costruzioni e siamo giunti alla casa di Sylvain Christille, il nostro interlocutore. La sua ca sa è la più "vecchia" del villaggio ed è ancora come è stata costruita, con piccole finestre protette da inferriate, balco ni in legno ecc. Guarda verso il tramonto ed in estate è ombreggiata da due bei pergolati, uno di moscato e l'altro Petit Rouge. A pochi passi vi è un piccolo orto ben recin Sylvain ci parla di Bercher ed i suoi ricordi partono da gli anni '50 circa. turata e sotto la stradina un'altra grossa casa in cui vivono cinque famiglie. Sylvain ci parla di Bercher ed i suoi ricordi partono da gli anni '50 circa. Del periodo precedente non sa molto an che perché non viveva là, ma ad Alleysin e lavorava in Svizzera. Bercher è situato a 850 m. di altitudine e dista di solo 2 km e mezzo dal piazzale del castello. Allora (negli anni '50) nel villaggio vivevano poche persone: gli Arnollin e tre nu clei familiari che portavano lo stesso cognome Christille. La vita era simile a quella di tanti altri villaggi del pae se. Si lavorava la campagna e alcuni possedevano del bestia me, avevano vigne e campi anche lontano. Facevano parte del consorzio Ru di Orléans e, per irrigare i prati, dovevano prov vedere a prendere l'acqua o a Perchut, più a monte, o addi rittura alla presa del ruscello, sotto Verrogne. Io, per bagna re i miei prati, avevo diritto a due pause momenti di breve durata e dovevo sempre andare lassù. Venivo giù alla stessa velocità dell'acqua! Ogni anno, il lunedì di Pasqua si facevano le corvées per pulire il ruscello. Si iniziava su in cima, al bacino di presa e per pulirlo lavoravano tutto il giorno due, tre uomini. Non si estraevano il fango e la sabbia depositati sul fondo, ma con un po' d'acqua corrente, la si faceva scorrere lungo il ruscel lo finché fosse tutto via. Tutto andava a finire a valle in loca lità Verne. Una volta la gente non comprava la sabbia quan do costruiva, ma la estraeva dai torrenti. Tutti quelli che ave vano diritto ad usare il Ru d'Orléans potevano estrarre sab bia alle Verne. A monte del villaggio c'era una piscina per la raccolta dell'acqua, ma non veniva usata molto. Ci procuravamo le le gnane qui intorno, nei prati, dove crescevano frassini, cilie gi, pioppi tremuli. Nei prati c'era qualche albero da frutta, meli, ciliegi e pochi peri. Nei campi seminavamo segale. Io ero l'unico che non avevo bestiame, falciavo l'erba, portavo tutto il fieno a casa sulle spalle e generalmente lo vendevo qui al villaggio.Il latte veniva portato alla latteria di Etavel mentre il pane lo si faceva a Bussan. Nella comba proprio so pra il villaggio, avevamo una sorgente di acqua potabile e qui, all'inizio del piazzale attuale, c'era la fontana e una vaschet ta di raccolta. Tutti ci rifornivamo alla fontana coi secchi. Io avevo una piccola sorgente di mia proprietà che si è prosciu gata quando i ruscelli sono stati cementati e lastricati perché l'acqua non ha più potuto filtrare. Nel 1972 ci siamo allac- 11 ciati all'acquedotto comunale. Per scendere in paese percorrevamo la mulattiera (che è ancora adesso perché è più breve) che, partendo dal borgo, toccava tutti i villaggi della collina. Nel 1960 circa, abbiamo tracciato la strada partendo dal Ru d'Orléans, dove c'è la cappelletta e siamo arrivati su fino alla salita qui accanto. Eravamo in pochi, ognuno andava libero da altri impegni e chi, come me che facevo parte di Ru d'Orléans, non potevamo prestare mano d'opera, hanno pagato trenta giornate lavorative pari a 45.000 lire. Ci sono voluti due anni per arrivare alla curva sotto e in seguito un'altra impresa è arrivata fin lì e nel '61- '62 finalmente la strada è arrivata a Homened. Nel 1982 ci siamo allacciati alla strada ed è stato costrui to il piazzale e spostata la fontana. La strada che avevamo tracciato noi è stata in seguito allargata, ma di poco, con la costruzione del muro di sostegno. Nel villaggio non avevamo l'abitudine di fare feste e neppure le "veillà". Ci ritrovavamo qualche volta, noi uomi ni, per un bicchiere. Non abbiamo una cappella e allora come riferimento a Etavel. Per i funerali il Parroco fino alla cappella di Etavel e, dopo la benedizione, scendevano a piedi alla scuola del capoluo in inverno, perché si provvedeva a tenere la strada sempre libera dalla neve con dei muli ed un tron to. Questo era un lavoro molto importante perché per nessun motivo i villaggi potevano rimanere isolati. Vanda Champrétavy
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12 Dietro lo "spamming" si celano vari obiettivi «P er favore, fate girare questa mail!». «Atten- zione! Nuovo virus!!!». «Cerchiamo urgen- temente donatore di midollo osseo.» «Vinci un telefonino!». «Regala un sorriso a questa bambina Quante volte riceviamo via e-mail, messaggi e richieste di que- sto tipo? Con la grande diffusione di Internet e delle e-mail è ve- nuto a conoscenza del grande pubblico un vecchio problema che con un nuovo nome: lo spamming. La parola "spam" indica un impasto di carne di maiale e prosciutto in scatola (spicy pork and ham) abbastanza diffuso negli Stati Uniti, anche se quasi nessuno lo considera una finezza gastronomica. Fu oggetto di una famosa scenetta dei Monty Python, che si svolgeva in un ristorante dove tutti i piatti offerti contenevano quell'ingrediente, e la parola spam veniva ripetuta ossessivamente all'infinito. Così spam entrò nel gergo delle reti (quando ancora non si parlava di World Wide Web) per indicare l'eccessiva, ripetitiva e fastidiosa diffusione dello stesso messaggio - specialmente se con intenzioni commercia- li o comunque "egoistiche". Gli argomenti trattati in queste mail sono disparati: pub- blicità, catene di San'Antonio che promettono facili guadagni o grande fortuna, annunci su nuovi potentissimi virus, richieste d'aiuto per bambini ammalati, fantomatici annunci della Microsoft su nuovi prodotti o iniziative. problema: I giovani e il volontariato Con lo spamming si celano vari scopi: intasare caselle di posta, router o server, catene di San'Antonio allo scopo di lucro per pochi, creare false fobie, raccolta di indirizzi e-mail da riu- tilizzare per inoltrare grandissime quantità di mail a scopo pub- blicitario. La diffusione, anche involontaria, di questa tecnica fa leva su due aspetti: il primo è la poca o nulla conoscenza tecnica di tutto quello che è Internet e l'altra è la buona fede della gente unita al motto "tanto non mi costa niente e non fa danni". Non è affatto così! Ricevere una e-mail comporta dei costi in termini di scat- telati telefonici, collegamento a Internet ed elettricità. Una ricerca UE del febbraio 2001 ha stimato che i consumatori europei spendono ogni anno circa 19.000 miliardi lire per scaricare messaggi di posta inutili (fonte: Computerworld Italia http://www.cwi.it/). Come difendersi da tutto questo e come distinguere i veri rari appelli d'aiuto da tutte le altre mail spazzatura? Non c'è una regola precisa da seguire, ma una prima con- siderazione è che la stragrande maggioranza di tutte le catene sono false. Inoltre è necessario usare il buon senso. "Per ogni mail spedita, la Società xxxxx donerà 1 dollaro per la ricerca sul cancro..." Queste e altre simile sono le catene più squallide, è un modo di fare spamming attaccandosi ai buoni sentimenti della gente e alla loro ingenuità legata ad Internet. Vi starete doman- dando quale sia lo scopo? E' un modo per raccogliere indirizzi di e-mail per poi utilizzarli a scopo di lucro. Esiste un mercato di indirizzi e-mail che vengono acquistati da ditte pubblicita- rie allo scopo di promuovere prodotti o iniziative di ogni gene- re. Oltremodo tutte queste mail rimbalzate ad innumerevoli in- dirizzi creano un traffico di rete totalmente inutile, creando poi problemi di congestione sui router. I route sono macchinari par- ticolari che instradato tutti i dati che viaggiano su Internet. I server si posta si occupano appunto di spedire e far pervenire le e-mail di tutti gli utenti. Spesso gli utenti si lamentano della lentezza di Internet, ma vi siete mai fermati a riflettere sulla quantità di traffico che comporta una catena di San Antonio. Una e-mail inviata a 10 persone che a loro volta la invia- no ognuna ad altri 10 indirizzi, ripetendo questo passaggio per 10 volte la nostra piccola insignificante mail si è trasformata in una valanga di mail 10^10 che tradotte in cifra significa 10 mi- liardi di missive elettroniche. Provate a riflettere su cosa acca- drebbe se ad un ufficio postale di smistamento arrivassero tut- te quelle lettere: la congestione totale. Claudio Obert 13 Dal CVS una preziosa testimonianza di solidarietà C ome molti sapranno questo anno è stato eletto anno del Volontariato... ecco perché io vorrei raccontarvi la mia esperienza personale. Tutto è iniziato nell'inverno 1996, era un brutto periodo per me ed una mia amica (a proposito ancora grazie Leti!!) per tirarmi su di morale mi ha invitato ad un incontro del settore Cvs bambini. Il Cvs è un'associazione di volontariato che si occupa di di- sabili, divisi in settori a seconda dell'età che si riunisce a sca- denze regolari, all'incirca quindicinali, per trascorrere un po' di tempo insieme, per parlare di noi, di fede, delle nostre vite, per divertirsi e farsi compagnia... E così mi sono trovata proiettata in un mondo, quello dell'handicap, che non conoscevo e ne sono rimasta affascinata, colpita dall'aria di casa che si respirava, dal- la gioia che fuoriesciva da tutti i bambini e animatori che ho co- nosciuto quella lontana domenica. Le domeniche sono diventate 2, 3, 4 e poi il tempo è pas- sato così in fretta da non accorgermi che ormai sono animatri- ce da ben sei anni. Le persone con le quali ho iniziato a occu- parmi di bambini disabili sono ora miei cari amici, i piccoli che mi hanno accolta con tutto il calore che avevano sconvolgendo- mi di quanto fosse non sono più piccoli, nuovi volti mi sorrido- no, nuove vocine mi chiamano per giocare, nuove manine si in- trecciano alle mie con affetto e tenerezza. Il Cvs è diventato una parte importante della mia vita, i sa- bati in pizzeria o passati a guardare l'ultimissima videocasset- ta di Walt Disney una gran bella abitudine e le quarte domeni- che in cui ci riuniamo una data attesa con impazienza. Normalmente ci raduniamo per la Messa, dopo la quale ci spo- ... per me fare volontariato è regalare tutti i che ho ... stiamo a Casa Betania, una casa fami- glia per ragazzi disabili che accoglie il Cvs, per il pranzo e per passare lì un in- tero pomeriggio di giochi, canti, schia- mazzi alla fine del quale ci salutiamo stanchi ma contenti dandoci appunta- mento alla prossima volta. Ho detto normalmente perché alcuni appuntamenti sono un po' diversi come ad esempio la giornata sulla neve, il weekend a casa Gerbore, la domenica al mare, il cinema o il circo... Il mio cammino all'interno del Cvs è iniziato così per cu- riosità, si è accresciuto per voglia di migliorare e non si è concluso, anzi sono solamente all'inizio della mia strada, per forza e tenacia ma soprattutto per la convinzione che è solo con l'amore che ognuno di noi cresce, migliora e diventa un essere completo e speciale e per la certezza che una persona disabile ha le stesse potenzialità e capacità di chi nella nostra società è chia- mato normale. Per me fare volontariato è mettermi al servizio degli al- tri, è dare le mie mani ad un bimbo che non può colorare da solo, o parlare per uno che non riesce a farsi capire completa- mente, o spingere una carrozzina per far camminare qualcu- no che altrimenti non potrebbe andare dove ha voglia... per me fare volontariato è regalare tutti i sorrisi che ho, è imboc- care chi non può mangiare da solo, è ridere per una barzellet- ta con tutta la gioia che ho dentro di me... ma soprattutto per me fare volontariato è sorridere, abbracciarsi e volersi bene, è aprire il proprio cuore alle altre creature donando ciò che pos- siamo di buono e lasciando che gli altri entrino nella nostra vita rendendola migliore!! Alessia Favre Una lettera per Natale Cara Amica, vorrei regalarti, per Natale, non la solita agenda con i gatti, ma per te desidero qualcosa di speciale, per farti ricordare che ogni momento della nostra vita è il più importante. Vorrei donarti luci scintillanti per il tuo abete e per i tuoi occhi perché possano vedere, anche ora che le giornate sono corte, è subito buio e la tristezza ci assale; poi stelle filanti per le tue spalle che non sentano mai freddo e possano proteggersi durante questo lungo in- verno. Non dimentico il tuo cuore, così grande, morbido e tenero dove in tanti vorremmo riposare in attesa della primavera e per lui cande- le colorate e luminose a migliaia, che non si spengano mai: che ci sia sempre luce e non abbia paura di restare solo anche quando intorno a lui non vede nessuno. Tanti angeli e palline e addobbi di ogni forma e colore perché tu non debba mai stare con le mani in mano ma che la tua grande forza d'animo esca anch'essa da questa scatola e cominci a collaborare. Infine una grande stella dorata, bella, luminosa e importante che sia per te un punto fermo dove dirigerti quando credi di perdere la strada, una luce per ricordarti sempre che tu sai dove andare. Un bell'albero di Natale, ecco cosa vorrei regalarti; posso aiutar- ti ad addobbarlo ed insieme potremmo ricoprirlo di risate e felicità perché questa festa sia per te più che speciale, sia per te un VERO NATALE. Questo augurio va anche a tutti i lettori di Mélange insieme ad un Buon 2002! Marina
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14 I libri della Biblioteca Un saggio di Crepet e un romanzo di Ammaniti Non siamo capaci di ascoltarli DI PAOLO CREPET Un prezioso testo, denso di considerazioni ed esperienze che ne fanno davvero uno strumento importante per genitori ed educatori. Conosciamo davvero i nostri figli, ci interessiamo seriamente a loro, o dobbiamo imputare anche a noi gli ef- fetti che tanto "scarichiamo" sugli adolescenti: immaturità, egoismo, irresponsabilità? Educare è faticoso. Bisogna valori- zzare, coinvolgere, stimolare e anche saper dire di no. LE PRIME PAGINE Se mi chiedessero di scrivere una lettera a una bambina per nascere, lo farei così. Cosa hai sentito finora del mondo attraverso l'acqua e la pelle tesa della pancia di mamma? Cosa ti hanno detto le tue orecchie imperfette delle nostre paure? Riusciremo a volerti sen- za pretendere, a guardarti senza riempire il tuo spazio di paro- le, inviti, divieti? Riusciremo ad accorgerci di te anche nei silenzi, a rispettare la tua crescita senza gravarla di secoli di co- pa e di affanni? Riusciremo a stringerti senza che il nostro con- tatto sia richiesta spasmodica o ricatto d'affetto? Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi di doni, segni a volte sfacciati delle nostre assenze, ma di attenzioni. Vorrei che gli adulti che incontrerai fossero capaci di autorevolezza, fermi e coerenti: qualità dei più saggi. La coerenza, mi piacerebbe che te. E la consapevolezza che nel mondo in cui vivrai esista fra tre alle regole le relazioni e che le une non sono meno mi piacer- delle altre, ma facce di una stessa luna presente. Mi piacereb- che qualcuno ti insegnasse a inseguire le emozioni come i fal- loni fanno con le brezze più impreviste e spudorate; ti piace quelle che sanno di dolore. Mi piacerebbe che ti dicessero che la vita comprende la morte. Perché il dolore non è solo e dita ma affettività, acquisizione oltre che sottrazione. Mi piacerebb è un testimone che i migliori di noi lasciano ad altri. Mi piace la co vinzione che se ne possano giovare: così nasce il ricordo, la me- moria più bella che è storia della nostra stessa identità. Mi piacerebbe la Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da solo e ti salverebbe la vita. Non dovrai rincorrere la meditazione per riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un'ora d'amore. Impara a creare la vita dentro la tua vita e a riempire la tua fantasia. Adora la tua inquietudine finché avrai forza e la ri- cerca di usarla per contaminare gli altri, soprattutto se di te di e vulnerabili. Dona loro il tuo vento intrepido, ascolta il loro silenzio con curiosità, rispetta anche la loro paura ed i loro in- Mi piacerebbe che la persona che più ti amerà percepire il re il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vela che ca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell'oriz- zonte. E tu allora porterai quell'amore sempre con te, nascosto nella tua tasca più intima. (Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull'adolescenza di Paolo Crepet. Ed. Einaudi) lo non ho paura DI NICCOLÒ AMMANITI Lo scrittore si confronta con una storia difficile, vista attra- verso gli occhi di un bambino. Siamo nella campagna italiana del sud, in un piccolissimo paese collocato in un'area geogra- fica indefinita, composto da una manciata case e da campi di grano. È il 1978, è estate e fa molto caldo. I ragazzini sono a banda: la scuola è chiusa per le vacanze estive. E' una piccola banda di bambini quella che scorrazza nelle campagne, tra- mite di quelle che scorrazza nelle campagne, tra- dato di difficili equilibri di forza tra i più grandi e i più piccoli. Sono bambini e bambine di età molto varia: dai 5 ai 12 anni. Michele è uno di questi ed è la voce narrante che ci racconta questa storia lontana, del tempo in cui aveva nove anni. Un pa- dre camionista che vuole cambiare vita, una madre casalinga molto bella e corteggiata, una sorellina, Maria, che Michele deve quasi sempre trascinarsi appresso. Tra i tanti giochi or- ganizzati insieme, anche le lunghe pedalate nella campagna, alla ricerca di emozioni, come giovani esploratori in terre d'Africa. Una di queste "escursioni" porta Michele all'interno di una casa abbandonata e diroccata lontana dal paese, dietro una collina. All'interno di questo edificio pericolante avverrà l'incontro con un personaggio determinante della storia, un coetaneo che.... Michele vive alcune giornate che lo trasformano, che ne fan- no quasi un adulto, rendendolo autonomo, dandogli la forza e il coraggio di decidere infatti Michele al termine della storia non ha più paura di affrontare il pericolo. Difficile dire di più di una vicenda che non può essere rac- contata per non compromettere il piacere della lettura, che è anche piacere del ricordo di un'infanzia e di un'ingenuità per- dute per sempre. LIBRI PER BAMBINI Una raccolta di libri sul Natale è a disposizione di genitori, non- ni, che vogliano trascorrere qualche ora in biblioteca con i loro bambini. ATTIVITA' Si ricorda che il mercoledì pomeriggio, in biblioteca, vi è l'ora del racconto dove si leggono tanti libri e si raccontano storie... La compagnia teatrale Eidos ha partecipato alla manifesta- zione della Presidenza del Consiglio, favore dell'Unicef, svol- tasi a Courmayeur nel mese di novembre, dimostrando anco- ra una volta che sono... bravissimi!!! Un chimico alla Microcomunità di Saint-Pierre 15 Simone Centoz laureato in chimica all'Università di Torino D allo scorso 15 marzo, Saint-Pierre ha un chimico lau- reatosi all'Università di Torino: Simone Centoz. La chi- mica l'aveva già conosciuta al liceo, dove aveva impara- to ad amarla, ma è all'università che Simone ha avuto modo di conoscerla approfonditamente, consolidando il suo sodalizio con tale materia. Gli anni passati a Torino sono stati ricchi di esperienze, non solo relative allo studio, ma soprattutto gli hanno permesso di en- trare in contatto con una realtà diversa da quella valdostana. L'impatto con una grande città quale Torino, la convivenza con per- sone nuove, l'organizzazione autonoma della vita scolastica gli han- no permesso di affrontare la vita con una nuova maturità. Le diffi- coltà incontrate sono le stesse di ogni ragazzo universitario che deve inserirsi in un ambiente completamente nuovo, ma col tempo Simone lo ha trovato gratificante. Nel corso degli anni ha cambia- to più volte conviventi, provando anche l'esperienza della convi- venza mista tra ragazzi e ragazze. Di esame in esame si è quindi avvicinata la tesi il cui argo- mento era lo studio di alcuni vegetali che trattengono dei metalli pesanti (metalli tossici, inquinanti). Appena laureato, Simone non ha avuto troppo il tempo di fe- steggiare, ha iniziato subito il 26 marzo il servizio civile presso la Microcomunità del nostro paese. La scelta di svolgere il servizio civile è stata dettata da una sua convinzione: la consapevolezza di poter essere più utile in una struttura adibita ai servizi della comunità piuttosto che in una ca- serma. Oggi Simone, dopo l'esperienza con gli anziani, ha impara- to che il ciclo della vita ci porta ad avere bisogno gli uni degli altri e che soprattutto i giovani devono avvicinarsi con allegria e rispetto a coloro che li hanno preceduti. Già da qualche tempo Simone si è inserito nel mondo del la- voro, con una collaborazione presso una ditta per la bonifica del- l'ex area Cogne. I suoi progetti futuri sono una specializzazione, possibilmente all'estero, in Francia o Inghilterra per arricchire il proprio bagaglio professionale e culturale. AUGURI!!! Claudio Obert Pianeta Scuola Q uando, alla fine dello scorso agosto, mi è stata prospettata la dirigenza dell'Istituzio- ne scolastica Grand Paradis A, mi sono sen- tita in egual misura spaventata ed emozionata: og- gi, a distanza di quasi tre mesi, sono lieta che il gusto della sfida abbia prevalso, come altre volte nella mia vita, persino sul buon senso, facendomi accettare l'incarico. I dodici plessi, distribuiti in nove edifici dei quat- tro Comuni di appartenenza, contano 82 insegnan- ti e 659 alunni, che si traducono in un numero an- cora superiore di quotidiani problemi e di continue preoccupazioni, ma l'esperienza che consentono di far acquisire e la crescita umana prima ancora che professionale che garantiscono, compensano am- piamente il carico di lavoro. Certo l'impegno è persino superiore del previ- sto ed oltrepassa ogni più pessimistica previsione, almeno per chi, come me, proviene da contesti sco- lastici completamente diversi; tuttavia, grazie anche all'ottima gestione precedente, sento di aver eredi- tato un mondo ricco di valori e di competenze, al quale mi sforzerò di offrire il miglior contributo pos- sibile. L'entusiasmo e l'educazione dei bambini, il ri- gore e la disponibilità dei docenti, l'atteggiamento collaborativo del personale d'ufficio e, non ultimo, il supporto fattivo delle amministrazioni locali la- sciano ben sperare in una proficua prosecuzione del- le attività. Molte sono le iniziative programmate fino a giu- gno nelle varie scuole dell'istituzione e mi piace pen- sare che tutte possano tradursi in occasioni didatti- camente edificanti e socializzanti, per preparare alla vita futura un esercito di piccoli cittadini: nel frat- tempo, a loro ed alle rispettive famiglie auguro le più scintillanti feste natalizie ed un sereno sviluppo dell'anno scolastico in corso. Ringrazio tutti - proprio tutti - per essere riu- sciti, in un così breve tempo, a farmi sentire già un po' "a casa mia", da Sarre a Saint Nicolas, passando per Saint-Pierre ed Aymavilles. Un abbraccio, non solo simbolico, con la spe- ranza di poter costituire per ognuno un utile punto di riferimento all'interno di questa non piccola co- munità. Bice Foderà
Testo Originale Estratto
16 Un ragazzo La passione del volo con la testa in aliante tra le nuvole rançois Pianta, classe 1983, è un appassionato di vo- F lo. È da sempre che ha tale passione, ma soltanto due anni fa ha iniziato a coltivarla sul serio. Il merito principale va a suo zio che, già pilota Alpino, lo ha introdot- to nel mondo del volo. François ha iniziato così a frequentare un corso di pilo- taggio di alianti conseguendo il brevetto a maggio di que- st'anno. In questo corso il nostro giovane appassionato si è pre- sentato con molto entusiasmo e non si è certo fatto intimorire dal fatto di essere il più giovane di tutti gli altri allievi che ol- tremondo erano tutti maggiorenni. Non si trattava ovviamente solo di volare ma anche di studiare. Le materie affrontate era- no molteplici: meteorologia, medicina aeronautica, principi fi- sici del volo, navigazione aerea, procedure operative. La prima volta che ha volato è stato con un amico dello zio, ma dopo un periodo di spasso totale, François ha avuto piccoli problemi di stomaco, peraltro del tutto normali nei primi voli. È poi arrivato anche il primo volo in solitudine; una sen- sazione indescrivibile. Mentre François me la raccontava, po- tevo chiaramente cogliere l'entusiasmo, non tanto dalla storia che mi narrava ma soprattutto dall'espressione del viso, dal timbro della voce e soprattutto dagli occhi che sprizzavano vera gioia. La nostra valle si presta molto bene a questo tipo di voli; François mi ha infatti spiegato che insieme a Rieti è il luogo migliore d'Italia. Una volta preso il brevetto è comunque necessario conti- nuare a fare altri corsi per approfondire la conoscenza del volo e per migliorarsi col tempo ma soprattutto serve tanta espe- rienza, calcolabile in ore di volo. Quando ci si appresta a volare bisogna tenere conto di vari fattori: se la giornata è serena, il vento, l'umidità, le nuvole. Proprio quest'ultime, a seconda del tipo di addensamento, dan- no indicazioni su vari parametri fondamentali per questo tipo di volo, uno fra tutto le correnti ascensionali. Il volo in aliante è forse uno sport poco conosciuto ma si- curamente di grande stimolo. La conformazione geografia e climatica della nostra valle ci mette a disposizione un terreno molto fertile per l'aliante e quindi cosa aspettare, perché non provare? Claudio Obert BIBLIOTECA Leggendo il documento di accompagnamento al bilancio si può facilmente capire che intendiamo incentivare la frequenza alla biblioteca, quella piacevo- le abitudine ad avere “un libro per amico”. Per fare questo è necessario rispondere ed andare incontro alle esigenze, ai desideri, ai gusti degli utenti attra- verso acquisti mirati. Che cosa vi chiediamo? ...Due sole cose! 1. Venite a trovarci: Saremo lieti di far conoscere la biblioteca a tutti i nuovi utenti. Non solo: ai primi 30 nuovi iscritti del 2002 offriremo in omaggio il Compact Disc del Coro Nouvelle Harmonie. 2. Segnalateci le vostre preferenze: Compilate e consegnate alla bibliotecaria la scheda sotto riportata. In questo modo potrete segnalarci sia le preferenze in sen- so generale (narrativa, saggistica, ...) sia titoli di libri che, secondo voi, sarebbe bene acquistare. Naturalmente terremo conto della vostra opinione. I MIEI GENERI PREFERITI SONO (barrare con una crocetta): Narrativa italiana Narrativa straniera Fantascienza Saggistica Storia Letteratura Tempo libero Fondo valdostano (libri sulla Valle d'Aosta) Poesia Altro CONSIGLI PER L'ACQUISTO Segnalate, nello spazio sottostante autore e titolo del libro, o dei libri, che potrebbero essere acquistati.