Paroisse de Saint-Pierre, Dicembre 1980: Restauri, vita comunitaria e solidarietà post-terremoto.

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Il bollettino parrocchiale "Paroisse de Saint-Pierre" di Aosta, numero di Dicembre 1980, riassume la vita comunitaria e spirituale della parrocchia. Il documento evidenzia i progressi conclusivi nei lunghi lavori di consolidamento strutturale e restauro della chiesa, affiancati da approfondite riflessioni pastorali sul ruolo della famiglia cristiana e sull'educazione, in linea con un messaggio dei Vescovi italiani. Sono riportati i risultati delle elezioni comunali e resoconti dettagliati di importanti attività sociali e culturali, tra cui la 'Fête des Vignerons', una gita scolastica manzoniana a Lecco e il viaggio dell'AVIS a Verona. La sezione necrologica è ampia, includendo tributi all'erudito Monsignor Pierre Aimé Frutaz, e si conclude con un urgente appello alla solidarietà e alla raccolta fondi per i terremotati di Campania e Basilicata.

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Testo Originale Estratto
Paroisse de Saint - Pierre
XXIème ANNEE - N° 12
DECEMBRE 1980
BULLETIN
PAROISSIAL
DU DIOCÈSE
D'AOSTE
De nét euna lumiére
Y berdzé l'a paru:
Un andze veun leur dére:
Lo Sauveur l'êt neissu.
Un atto di bontà,
Un piccolo gesto d'amore:
Vivi così il tuo Natale !
La Voce dei Campanili
L'Echo de nos montagnes
Tip. Valdostana - Aoste
M PEAQUIN


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Saint-Pierre

Lavori in Chiesa

La parte più grossa dei lavori, all'interno della nostra Chiesa, è termi-
nata: tutta la struttura pericolante è stata consolidata.
Dopo più di tre anni di lavoro siamo giunti, possiamo ben dirlo, alla
svolta finale.
Chi va sotto la grande soletta del pavimento, nota i grandi lavori di
contenimento, di rafforzamento, che permettono a tutta la struttura portante
di continuare a sfidare il tempo e l'usura.

Sono stati dei lavori particolarmente lunghi e difficili: la roccia aveva
bisogno di essere stabilizzata, il muro portante-sud necessitava di rinforzi
consistenti; il cemento armato, i tiranti hanno permesso di venire a capo di
non facili soluzioni tecniche.
Ed ora cosa rimane da fare? In questo mese di novembre si sta facendo
il pavimento (non più in legno, non era possibile), il tetto è a buon punto,
rimane il difficile impegno della tinteggiatura e poi la sistemazione interna
(altare - coro). L'amministrazione regionale ha promesso un interessamento
per la tinteggiatura, visto che la comunità di Saint-Pierre si è impegnata a
grosse spese per il rifacimento del tetto, ma la soluzione non resta facile per
motivi tecnici (ci sono pitture da ritoccare) e noi non vorremmo che i tempi
diventassero troppo lunghi. Quando si potrà tornare nella Chiesa?
Sinceramente non lo so e non vorrei creare false illusioni, c'è una spe-
ranza per il prossimo anno, anche se rimangono molti dubbi da chiarire.

— 1


Testo Originale Estratto
Si lavora al tetto
della Chiesa

Certo che tutti ormai sentiamo la necessità di riavere presto il no-
stro luogo di culto e di preghiera; la cappella dei Penitenti è molto bella,
piena di raccoglimento, di fascino, ma ci rendiamo sempre più conto quanto
sia insufficiente e non solo in occasioni importanti o eccezionali.

Come si ricordano i defunti a Saint-Pierre?

Mese di novembre, mese del ricor-
do dei defunti; chi entra al cimitero
vede su ogni tomba un fiore, espres-
sione di una commemorazione, di una
presenza. Il giorno dei Santi nessuno
fa mancare un atto di partecipazione,
una preghiera, in quel luogo che rac-
chiude tanta storia del nostro paese,
tanta parte del dolore e della vita delle
nostre famiglie.

Eppure oggi, più di ieri, l'uomo ha
paura della morte. Un sondaggio de-
moscopico fatto da un istituto specia-
lizzato francese, rivela che solo 17 fran-
cesi su 100 ci pensano spesso, 56 ci

2 -

che nascevano in un cavolo, ma essi
assistevano alla grande scena degli ad-
dii, nella camera e al capezzale del mo-
rente. Oggi i bambini sono iniziati fin
dalla più giovane età alla psicologia
dell'amore e della nascita, ma quando
non vedono più il nonno e domanda-
no il perché in Francia si risponde loro
che è partito per un viaggio in terre
lontane e in Inghilterra che riposa in
un bel giardino in cui spunta il capri-
foglio.

Non sono più i bambini che nascono
nei cavoli, ma i morti che scompaiono
tra i fiori».

Gli uomini, diceva Pascal, non a-
vendo saputo guarire la morte, la mi-
seria, l'ignoranza, hanno creduto bene
di non pensarvi affatto per rendersi
felici. Sfuggire il confronto con la
morte è una tentazione tanto forte
quanto vile. Come saremmo più buoni,

pensano ogni tanto, e 27 non ci pensa-
no mai. E' una vera disgrazia per la
umanità la congiura del silenzio su
quella che è la realtà più seria della
vita, è tremendo lo sforzo di giocare
a nascondino fino all'ultimo con la
morte, quando non si arriva alla sua
banalizzazione.

Dice uno storico francese, Aries.
«La morte è diventata un tabù, una cosa
innominabile e come una volta il sesso,
non bisogna nominarla in pubblico.
Nel XX° secolo la morte ha rimpiaz-
zato il sesso come principale proibi-
zione. Una volta si diceva ai bambini

più religiosi, più impegnati se pensas-
simo sovente alla morte.

1) - A Saint-Pierre certamente nel
giorno dei Santi si ricordano i morti;
ma è sufficiente? è così bello vedere il
cimitero pulito, adornato, visitato in
quel giorno, ma nel resto dell'anno
non c'è un po' di trascuratezza? La vi-
sita al cimitero non dovrebbe essere
un impegno e un dovere di tutto
l'anno?

2) La preghiera per i defunti è mol-
to importante; il suffragio è una for-
ma concreta e valida di ricordarli. La
preghiera più bella e più utile è la
Messa, chi partecipa alla Messa per un
defunto offre loro un suffragio parti-
colarmente generoso. Di messe per i
defunti, a Saint-Pierre, se ne celebra-
no molte e generalmente i parenti fan-
no il possibile per essere presenti. Ri-
cordo ai parenti e a tutti che parteci-

4 octobre 1931 - Première Messe à Saint-Pierre.

— 3


Testo Originale Estratto
pare alla Messa è importante, se poi, ne. Al termine di un funerale il par- VETAN, 10 Agosto San Lorenzo
specie al funerale, si partecipa alla roco si è sentito in dovere di chiedere
Comunione, si fa una cosa ancora più scusa ai parenti (venivano da fuori) 1940 .... 1980!
completa. per il sistematico disturbo alla cerimo-
nia che veniva dai chiacchieroni della
Perché a Saint-Pierre si ricevono co- piazza!
sì poche Comunioni ai funerali? 4) A molti funerali ci sono tanti Una foto di gruppo ricorda la festa E così anche la scuola passa ad altra
3) Molti uomini partecipano al fu- fiori, corone... è certamente un modo patronale di S. Lorenzo avvenuta nel destinazione, si potrebbe dire che è
nerale, ma non alla preghiera comu- di onorare i defunti. Ma non pensate 1940 in modo veramente comunitario passata a miglior vita perché veramente
nitaria in Chiesa. Alcuni (pochi) lo che, qualche volta, troppi fiori, coro- nell'allora Scuola Elementare di Ve- rischiava di diventare un cumulo di
fanno per convinzione, altri (e sono ne siano anche uno spreco? Ci sono tan. Il 10 Agosto 1980, dopo 40 anni rovine. D'ora in poi servirà egregia-
molti) lo fanno per cattiva abitudine e tante opere benefiche che hanno biso- in cui il S. Patrono non è stato dimen- mente per le riunioni del Consorzio e
questi onestamente hanno poche giu- gno di aiuti e di denaro, non sarebbe ticato, i Vetaan di allora e i loro di- perché no per l'annuale festa patro-
stificazioni con la propria coscienza: un modo ancor più bello di ricordare scendenti hanno voluto far rivivere nale di S. Lorenzo. L'ultimo anno che
a tutti vorrei però dire, che il rispet- e onorare i defunti lasciare qualcosa quella lontana giornata con un pranzo nei suoi muri risuonarono ancora nu-
to per chi è accanto al defunto per a chi ha bisogno? Sono da ammirare degno delle più solenni occasioni per meri, parole, canti e giochi di scolari,
pregare, richiederebbe un maggior si- le persone che sanno onorare con la inaugurare il nuovo vasto locale rica- fu il 1944 dopodiché venne chiusa
lenzio da parte di chi, fuori, dimentica carità più che coi fiori i loro defunti! vato nella EX Scuola! Se 40 anni fa per mancanza di... materia prima. In-
le più elementari norme di educazio- quasi tutte quelle facce sorridenti e fatti lentamente ma incessantemente
soddisfatte erano quelle della gente di iniziava lo spopolamento di Vetan. La
Vetan, che abitava stabilmente lassù, ultima maestra fu la Sig.ra GAY Mau-
quelle di quest'anno, anche se ancora rizia in PAILLEX che insegnò dal
legate chi per un verso chi per l'altro 1940 al 1944. Gli ultimi alunni furo-
a Vetan, si possono ben dire «EX» no: RUMIOD Francesco, LALE DE-
anche loro......!
MOZ Silvio e Provino, DOSSAN Eli-
Nel gruppo di quest'anno sembriamo da e Augusto e RUMIOD Emilia.
più numerosi; nel frattempo le abi-
tazioni sono più che raddoppiate; è ar- Ora la vecchia scuola ha ripreso vi-
Nuova Amministrazione Comunale rivata la strada, la luce (anche se qual- gore e pur tutta linda e rinnovata co-
cuno diceva che non era possibile per- m'è anche lei il 10 Agosto, come tutti
L'8 e 9 giugno si sono svolte le Bruno, Chiono Gianni, Vaudois Lui- ché i fili non erano cavi!), il telefono, coloro che aveva accolto, si è commos-
elezioni per la nomina del Consiglio gi, Del Degan Ermenegildo. ma S. Lorenzo passa dei mesi comple- sa per un attimo insieme a Luther il
Comunale, che per cinque anni dovrà tamente solo tant'è che anche Lui, da «doyen» di Vetan ricordandosi improv-
amministrare il nostro paese. Il Consiglio Comunale ha poi eletto la qualche anno, scende nel periodo in- visamente che il tempo fa come l'acqua
giunta, che risulta così composta: vernale perché con il «progresso» che dei torrenti: non ritorna più! «Le
Sono stati eletti: c'è oggi si sa i sequestri di persona temps passe - Et chaque fois qu'il y a
sindaco Christille Silvio, assessori (pardon di statua) sono sempre più al- du temps qui passe, il y a quelque
Christille Silvio, Charrere Oreste, effettivi Jordaney Carlo e Jocallaz l'ordine del giorno, quindi meglio cau- chose qui s'efface».
Jocallaz Franco, Petey Lindo, Chentre Franco, assessori supplenti Lavit Au- telarsi!! Guido P.
Lorenzo, Branche Pacifico, Jocallaz Au- gusto e Petey Lindo. Ai nuovi eletti
gusto, Lavit Augusto, Jordaney Carlo, un augurio di buon lavoro per il bene
Berard Ezio, Dayné Italo, Lale-Murix di tutta la comunità.

- 4 - - 5


Testo Originale Estratto
Angolo della Famiglia
IL MESSAGGIO DEI VESCOVI
ALLE FAMIGLIE ITALIANE
Vetan 1940
a Vetan premiato il doyen
Pace nelle vostre case
nelle vostre famiglie

Pace nelle vostre case. Pace a tutti
coloro che vi abitano ed a quanti bus-
sano alla vostra porta! Ci siamo riu-
niti per voi, quest'anno. Noi vescovi
delle diocesi italiane, con alcuni co-
niugi, che vi hanno rappresentato an-
che con i propri figli, abbiamo prega-
to per voi, abbiamo parlato di voi.
Siamo idealmente venuti tra voi per
gustare le gioie pure e semplici di ogni
famiglia. Abbiamo anche trattato dei
problemi e delle difficoltà che non di
rado turbano la pace e rendono vana
la naturale e giusta aspirazione alla
felicità domestica. Le vostre pene, le
vostre gioie sono anche nostre e le

vostre preoccupazioni non ci trovano
insensibili. Abbiamo accolto le appren-
sioni di ogni padre e di ogni madre,
le insoddisfazioni dei figli, la solitu-
dine degli anziani, la sofferenza dei ma-
lati e di quanti non possono usufruire
di una vita normale.

Nostro vivo desiderio è stato ed è
quello di portarvi un messaggio di spe-
ranza. Per questo ci siamo fermati in
meditazione di fronte a Dio, quasi a
interrogare la sua Parola, perché quel-
lo che vi diremo non sia voce umana,
ma sia la stessa voce del Signore, l'u-
nica che può recare nella casa luce e
certazza. Vi preghiamo con la sollecitu-

Vetan 1980
6 —
— 7


Testo Originale Estratto
tudine di cui sono capaci un padre e
una madre, di ascoltare queste parole
che a voi rivolgiamo, sicuri di aiutarvi
per la grazia di Dio che ci muove e ci
ispira. Non dimenticate, fratelli e fi-
gli, che Dio ha creato l'umanità per
un disegno di amore; in particolare ha
voluto realizzare nell'immagine l'imma-
gine più significativa dell'unione per-
fetta e beata che lega le altre persone
divine.

Se vivrete anche voi questa comu-
nione di amore, potrete partecipare al-
la letizia che Dio ha preparato per lo
uomo anche sulla terra, e che avrà la
sua pienezza nella eternità. Gesù, Fi-
glio di Dio, è venuto tra noi a portarci
la Buona Novella. Egli è la Parola che
raggiunge ogni uomo, libero od oppres-
so, povero o ricco, solo o inserito in
una famiglia: lo raggiunge nell'intimo
del cuore e lo chiama a riconoscere Dio
come Padre e gli uomini come fratelli.
Dalla parola di Gesù, il Cristo, la vita

umana è rinnovata in tutti i suoi va-
lori. Per essa nuovi e diversi diventa-
no i rapporti che s'intrecciano tra i
singoli e l'umanità intera diventa una
famiglia. Il messaggio di Gesù è tale
che può essere vissuto in ogni fami-
glia. La casa allora si apre agli altri e
ognuno contribuisce a fare dell'uma-
nità una sola grande famiglia.

Ci rendiamo conto che le incompren-
sioni e le preoccupazioni, gli egoismi
e i conflitti, la malattia e la morte,
queste amare realtà che accompagnano
il cammino delle famiglie nel tempo,
rischiano di togliere gioia e amore al-
la vita. Per questo ricordiamo il di-
segno di Dio che chiama i coniugi alla
fede, all'amore, alla comprensione, al-
la generosità verso la vita, alla tene-
rezza verso i figli e alla loro cura; che
invita i figli all'ascolto e all'affetto ver-
so i genitori; che impegna tutti i mem-
bri della famiglia ad aiutarsi nel cam-
mino dell'amore del dovere, in una
comunione di rapporti che faccia di
tutti «una cosa sola».

Nella riscoperta e nel ricupero di
questi valori troverete il fondamento
di una vita nuova, garanzia di pace e
di serenità Accogliete dunque il mes-
saggio della salvezza portato da Cristo
e trasmesso dalla Chiesa, ascoltando la
parola di Dio nella catechesi, parteci-
pando alla celebrazione dei sacramenti
e alla preghiera comune, elevando l'a-
more a quella purezza che è voluta da
Dio e che è sorretta dalla sua grazia;
come dice il Concilio Vaticano II: «Il
Signore si è degnato di sanare, perfe-
zionare ed elevare questo amore con
uno speciale dono di grazia e carità»
(«Gaudium et spes», n. 49). Se vedre-
te la vostra vita in questa luce e se la
vivrete seguendo l'insegnamento divi-
no, le stesse difficoltà, le immanca-
bili prove, gli inevitabili momenti di
contrasto che talvolta turbano la pace,
possono diventare occasione di cresci-
ta nella fede e di più generosa unione
tra voi. Tra le sue mani anche le cose
tristi diventano fonte di gioia, la mor-
te stesse si trasformerà in passaggio al-
la pienezza della vita, all'eternità feli-
ce, come diceva Paolo VI: «Le fami-
glie si fondano e vivono inizialmente
sulla terra, ma sono destinate a ricom-
porsi in cielo» (12 febbraio 1966).

Ci rendiamo conto che queste pro-
spettive cristiane chiedono una con-
versione profonda, ma è a questo tra-
guardo che la società vi attende per il
vero bene di tutti. La Chiesa è lieta di
offrirsi come «luogo» in cui trovare
sostegno morale e aiuto spirituale,
possibilità di incontro e di dialogo, per
raggiungere orizzonti più vasti e più
ampie relazioni comunitarie. Tale co-
munione d'amore ha radice e compi-
mento nella partecipazione all'Eucari-
stia. Nel realizzare questo progetto di
vita, è compito di ogni famiglia darne
l'esempio e aiutare altre famiglie ad
accoglierlo e a realizzarlo. La vostra
imagine, di famiglie cristiane, in cui
si riflette il mistero stesso della Trini-
tà, del suo amore e della sua beatitu-
dine, sia richiamo e invito a chi non
ha saputo ancora né conoscere né gu-
stare la Buona Novella. E' una missio-
ne a voi affidata dal Signore e dalla
Chiesa.

Abbiate speranza e fiducia: chi cre-
de non è mai solo. Dio lo accompagna.
Seguite l'esempio della Sacra Famiglia
di Nazareth che ha trovato il motivo
più vero della sua felicità nella presen-
za di Cristo. Nelle ore della gioia e
ancor più nelle ore della preoccupazio-
ne e della sofferenza, i vescovi e i vo-
stri sacerdoti vi sono vicini. Mai ces-
sano di affidarvi alla materna bontà
di Maria, la Madre di Gesù. Essa, im-
magine e Madre della Chiesa, proteg-
ga questa Chiesa domestica che è la
famiglia cristiana e custodisca tutte le
famiglie nella pace.

San Lorenzo a Vétan

8 —


Testo Originale Estratto
Famiglia: Genitori e Figli
- Camminare insieme -

Il modo di comportarsi in questo annoso problema, è il tormento di
molte persone impegnate ad educare i propri figli o quelli degli altri, nel
campo scolastico.

Dicendo alcune cose su questo tema, non sarò esauriente, non userò frasi
fatte, non darò nulla per scontato, non accuserò nè assolverò chicchessia: desi-
dero mettere in comune quel poco di esperienza che il lavoro di questi anni
mi ha offerto. Nessuno di voi cerchi in questo piccolo scritto qualcosa in più
da mettere nel magazzino della memoria tra le cose che non servono.

La parola EDUCARE viene dal latino e significa CONDURRE FUORI.
Tutto è positivo e attivo in questa parola. Mai chi educa e chi è educato deve
sentirsi un elemento passivo. Chi educa deve sapere dove va per indicare a
chi è educato dove deve posare i suoi piedi. Tutti e due sono in cammino e
tutti e due vanno avanti con i propri mezzi.

Mi fermo su due aspetti molto importanti di questo fondamento: CAM-

10 –

MINARE INSIEME. Prima desidero ricordare con voi le frasi che più
spesso ho sentito in questi anni:

Bambini fino a 10 anni circa: «Papà e mamma sanno tutto».
Dai 10 anni ai 12 - 13: «Forse papà e mamma non sanno tutto».
Adolescenti: «Papà e mamma non capiscono niente!»
Ad un certo momento, più tardi: «Forse devo chiedere consiglio a papà
e mamma».
Quando papà e mamma sono morti: «Oh, se ci fossero ancora...».
Se fosse solo una barzelletta, sarebbe troppo bello!
Ritorno sul principio-fondamento: per essere educatori e educati occorre
accettare il rischio di camminare insieme alla ricerca della Verità della vita,
di tutta la verità, esserne entusiasti, non avere paura di essere poveri eterni
ricercatori di valori. Questo domanda a tutti sincerità, attenzione, compren-
sione; domanda l'umiltà di non sapere tutto, di riconoscere d'aver sbagliato,
di essere nel dubbio... in fondo domanda di essere quel che siamo, dei poveri.
Nessuno si deve vergognare di essere tale, è l'unica strada della generosità.
Ed in questo atteggiamento di povertà c'è il vero servizio di chi non impone
la verità ma la offre.

AMARE LA VERITÀ: «Papà e mamma sanno tutto». Non è vero, lo
dice chi non capisce ancora la vita ed ha bisogno di appoggio per sentirsi
qualcuno.

In genere i genitori in questo periodo si augurano che il figlio non cambi
mai. Eppure, se non cambiasse mai, il piccolo rimarrebbe un nano a tutti i
livelli, uno schiavetto insicuro di tutto e di tutti, un eterno indeciso, un
frutto sempre immaturo e mai buono da mangiare... eppure in questa età,
ognuno di noi ha aperto gli occhi sulle persone e le cose, le ha scoperte e valu-
tate... forse ha anche imparato ad essere prepotente, a volere tutto per sè,
bastavca un capriccio, tanto papà e mamma in quel periodo, erano per conce-
dere tutto purché il loro piccolo amore li lasciasse tranquilli. Abbiamo anche
imparato a giuocare fra papà e mamma per ottenere da uno quello che l'altra
non concedeva e viceversa. Per stare tranquilli... NON SI E' CAMMINATO
INSIEME!

Per stare tranquilli si arriva ad insegnare mostruosità: «... fai così come
ti dico e basta, se no...». «Dai, datti da fare, studia (non esclusa qualche paro-
laccia)» Lui, il figlio non le deve dire, le parolacce ma noi... «Vai a Messa...
vai a confessarti, senza mai un perché sul valore di queste cose e neppure un
derio mettere in comune quel poco di esperienza che il lavoro di questi anni

1948: classe terza e classe quinta

– 11


Testo Originale Estratto
I bimbi della Prima Comunione
una parola buona in casa, mai un incoraggiamento eccetto in presenza di
qualche estraneo...
NON SI CAMMINA INSIEME. Non si cammina insieme quando si
preferisce parlare molto e fare poco, vivere applicando sempre il motto: «ar-
miamoci e partite».
Camminare insieme: se questo non avviene, ad una certa età i figli cre-
dono che papà e mamma non sanno più tutto o addirittura niente... e pur
troppo è vero e lo si è voluto col presente atteggiamento egoistico di concedere
tutto pur di stare tranquilli, di dire e non fare, di pretendere senza aiutare,
segni ormai di una sfiducia reciproca galoppante sempre rimediabile ma peri-
colosissima. I maestri veri possono diventare altri (il bar, gli amici, il diver-
timento...) e poi ci si stupisce di certe fragilità mentali. E’ allora che, per es-
sere alla moda, qualcuno ha iniziato a fare come tutti, cioè il meno possibile,
a stare fuori di casa il più possibile, ad essere furbi! a camminare su strade
diverse che hanno sempre meno punti di incontro, fino alla rottura.
MA a tutti i livelli ed in ogni circostanza, rimane valido e ricuperante
il «camminare insieme».
Per camminare insieme è necessario sintonizzare i propri passi su quelli
dell’altro, saper aspettare, saper confortare, incoraggiare, capire... saper la-
12 —
sciare da parte stupori inutili, inutili condanne o pregiudizi. In fondo è neces-
sario saper AMARE. Un sistema educativo senza amore è sempre un disa-
stro. Mentre è quasi impossibile cogliere tutta la verità e tutti i valori della
vita, a tutti è possibile amare e quando c'è questo, oserei dire che c'è tutto.
Forse è qui la spiegazione di quello strano fenomeno per cui persone povere
di cultura in tutti i sensi risultano ottimi educatori mentre grandi maestri di
psicologia sono educatori fallimentari.
Guardiamo la nostra esperienza di adulti: quanto abbiamo fatto con cuore
è risultato valido, il resto lo ricordiamo come un peso che ci è sembrato e lo è,
inutile.
Sentirci amati in casa ci ha evitato di essere bugiardi, di essere pigri, di
essere egoisti.
Sentirci amati in casa ci ha educati alla responsabilità, alla riconoscenza,
al servizio, per cui a casa, siamo sempre tornati volentieri, preoccupati di non
essere di ritorno prima, perché quando ci si vuol bene, si sta volentieri insieme
e non si va altrove a mendicare compagnia e divertimento.
Sentirci amati in casa: abbiamo gustato la bellezza del perdono senza
giudizi e processi; non dimentichiamo che questo è sempre stato il più grande
invito a migliorare, in questo clima abbiamo accettato anche il castigo.
Sentirci amati ci ha educati ad amare, ad essere veramente liberi, a col-
laborare, a spenderci per gli altri, a dare quel poco di cui siamo capaci perché
gli altri potessero «camminare con noi»
L'amore è l'unica strada che ci ha «tirati fuori» (educati) e rimane per
sempre la fonte di ogni educazione, finché gli uomini nasceranno con una testa
e un cuore.
Quelle due ultime frasi: «Forse devo chiedere... oh, se ci fossero ancora».
Appaiono allora come il segno che certi valori ci sono in tutte le famiglie,
scoperti un po’ in ritardo e rimpianti come si rimpiange la salute quando non
c'è più.
Oh, sì, io credo che nelle nostre famiglie ci siano ancora molti valori,
forse è necessario rispolverarli e tornare a farli oggetto dei nostri discorsi e
dei nostri desideri. Non lasciamoci prendere dalla rassegnazione che fa dire:
«ormai non c'è più niente da fare» e perché qualcosa non va, si incrociano
le braccia.
Genitori e figli, anziani e giovani, devono riscoprire i vicendevoli de-
sideri di bene, di vero, di sano; devono cessare il giuoco incosciente di di-
sprezzarsi a vicenda, di qualificarsi e squalificarsi... quante parole inumane si
— 13


Testo Originale Estratto
Le bimbe della Prima Comunione

sentono in giro, tutte segno di una gran bella ignoranza che pure non vogliamo
ammettere.

Al posto di fare dell'educazione un problema di chi deve comandare
e di chi deve obbedire (deformazione egoistica per tutti), facciamone leal-
mente un problema di COLLABORAZIONE con tutto quello che questa
parola contiene di gioia, di impegno, di libertà e di responsabilità.

Quando si cammina insieme così, si risolvono molti più problemi di
quando ciascuno fà la sua strada con nella testa il pensiero che io devo AVERE
tutto senza doverlo dividere e nel cuore il desiderio che mi si lasci tranquillo.

Questo atteggiamento che pone il mio «io» al centro di tutte le atten-
zioni, che esalta i miei diritti e ignora i doveri, getta tragicamente tutti, geni-
tori e figli, nella SOLITUDINE, porta moderna di tutti gli errori che ogni
giorno l'informazione pone sotto i nostri occhi.

Non occorre tornare indietro, bisogna ricominciare a CAMMINARE
INSIEME e per questo, lo credo sempre di più, non è necessario AVERE
molte cose (chi ha bisogno di molte cose per vivere è un povero mendicante),
bensì è necessario ESSERE molto uomini: non è forse questo il desiderio
profondo che tutti noi ci portiamo dentro?

don Silvio

14 —
Fête des Vignerons

Par une belle journée, dimanche 27 juillet, s'est déroulée au Château
de La Tour, la 3me Exposition des Vins des Communes de Sarre, Villeneuve,
et Saint Pierre. Organisée par l'Association des Vignerons de Saint Pierre
chaque trois ans, l'exposition a vu la participation d'une trentaine d'exposants,
qui sont toujours les mêmes fidèles, afin que cette fête champêtre ne tombe
pas. C'est une bien triste constatation que de voir l'indifférence de plusieurs
vignerons, qui sont dans l'association, seulement pour avoir de moindres
avantages, sans jamais donner leur participation.

Après la Messe célébrée par Don Aldo sur la place du château, devant une
assistance nombreuse et recueillie, et le vin d'honneur offert par la Municipalité,
une centaine de vignerons et d'invités s'est retrouvée dans un restaurant
voisin, pour le dîner social.

A la suite de pourparlers avec l'Assesseur au Tourisme, surmontés non
sans difficultés, (car le Château de la Tour devrait être à disposition exclusi-
vement pour des expositions culturelles) les exposants ont pu s'installer dans
la cour du château, ce qui a permis aux nombreux visiteurs d'admirer ce
magnifique manoir, restauré ces dernières années, par l'Administration
Régionale.

— 15


Testo Originale Estratto
C'est dans cette magnifique ambiance, qu'à 15 h. le public a pu déguster
les rouges et les blancs de notre terroir.
A 17 h. a eu lieu la distribution des prix, qui s'est déroulée dans toute
simplicité, animée par la verve de M. Louis Vaudois, sans trop de discours,
car les Autorités de la Vallée ont brillé par leur absence (sauf un conseiller)
et une fugace apparition de M. Chabod le matin et de M. Rollandin l'après-
midi.
Le premier prix pour les vignerons de Sarre a été attribué à M. Pellu
René, celui de Villeneuve à M. François Pellissier, abonné aux premiers prix,
tandisque le premier prix de Saint Pierre est revenu à M. René Champretavy,
qui avec l'hobby de l'artiste a aussi celui d'un excellent vigneron.
Le succès de cette manifestation a été jugé positif par la plupart des
participants. Certes, tout le monde n'a pas vendu complètement son produit,
car il y avait trop d'autres manifestations similaires, entre autres la fête de
Valpelline et l'exposition des vins du Piémont à Aoste. En outre, il y a
encore trop de vignerons qui travaillent bien leur vigne, et gâtent leur vin à
la cave.
Des fautes dans l'organisation de ces fêtes, il y en a toujours.
Et c'est le cas de dire: Hélas quel vin jamais n'a laissé de dégouts?
A Saint Pierre c'est à l'ordre du jour. L'expérience le confirme.
Enfin: un grand merci à ce petit groupe de personnes qui ont travaillé
pour la réussite de cette rencontre, aux habitants de la ferme du château, à
ceux qui ont participé avec des dons, en souhaitant que les simples paroles
du Président de l'Association de Sarre M. Berlier ne tombent pas dans le
vide:
DE coradzo, de coradzo... e enco de coradzo.
16 —
Due classi, una amicizia!
Il 5 maggio, per noi alunni della 5^
elementare di St-Pierre, rimarrà tra i
ricordi più belli della nostra infanzia!
Cos'è successo?
Devo tornare indietro di alcuni
mesi!
Un bel giorno, tra una parola e una
confidenza, insieme con la nostra mae-
stra che ci spiegava Geografia, c'è ve-
nuto un desiderio, iniziare una corri-
spondenza per conoscere altri bambi-
ni di di altre città, magari di un piccolo
paese di montagna come il nostro, per
sapere come vivevano, cosa facevano
e chi erano.
Non è stato facile scegliere per le
tante difficoltà che ne potevano deri-
vare, ma ecco un nome ci attrasse: Ab-
badia Lariana, sul lago di Como e vi-
cinissimo a Lecco.
Questo posto ci interessava parti-
colarmente perché in classe leggevamo
i «Promessi Sposi» di A. Manzoni e
c'incuriosiva conoscere realmente i
luoghi nominati tante volte nel celebre
romanzo.
Così iniziava la nostra corrispon-
denza con tanta ansia, tanta paura, la
delusione che nessuno ci rispondesse.
Passarono i giorni è finalmente ecco
la risposta entusiasta dei nuovi amici.
Scambi frenetici di lettere, di fotogra-
fie, di nastri incisi con le nostre voci,
ecc.; iniziava una bella amicizia che do-
veva esplodere quando questi nostri,
compagni decidevano di venirci a tro-
vare! Finalmente potevamo conoscer-
ci, parlarci, e far visitare loro il nostro
bel St-Pierre.
Un bel mattino di sole arrivarono
in tanti e tutti molto felici, ci porta-
rono regali e noi li festeggiammo con
un bel rinfresco fatto di tutti cibi ca-
La V sulle orme del
Manzoni
— 17


Testo Originale Estratto
salinghi preparati e serviti dalle no-
stre mamme.
Con loro abbiamo trascorso una bel-
lissima giornata e ci siamo decisi di
ricambiare la visita. Quanto abbiamo
sognato, immaginato quel mattino! Ci
accompagnavano le nostre mamme, la
maestra e il Signor Parroco che con
tanta pazienza cercava di moderare il
nostro entusiasmo. A Lecco ci atten-
deva una maestra con una guida turi-
stica e così potemmo visitare la casa
di Lucia e quella di Don Abbondio,
ma soprattutto ci faceva un certo ef-
fetto camminare per quelle strade, ci
tornavano in mente i racconti del Man-
zoni; abbiamo visto quelle strette viuz-
ze, i pescatori di Pescarenico intenti
a riparare le reti, la chiesetta del con-
vento e tante altre belle cose.
A mezzogiorno pranzammo con i
nostri amici in un bel ristorante che
si affacciava sul lago.
Ma il tempo non ci fu amico quel
giorno, poco sole e tanta pioggia che
c'impedì di compiere la traversata del
lago.
I nostri amici con i loro genitori
vollero pure offrirci una generosa me-
renda che accontentò proprio i gusti di
tutti.
Purtroppo, come tutte le cose bel-
le che finiscono sempre, troppo presto,
si fece l'ora del ritorno e degli addi...
Mani protese che ci gridavano:
«Tornate ancora e scriveteci, scri-
veteci!».
Ci restò nel cuore un po' di tristez-
za ma la gioia di sapere che avevamo
trovato degli amici cari ci consolò.
S. S.
La quinta elementare a
Lecco.
18 —
Gita dell' A.V.I.S.
Ogni due anni, come di consueto,
l'A.V.I.S. Comunale di Saint Pierre
organizza una gita sociale per i suoi
iscritti; ricordiamo infatti le prece-
denti trasferte di Venezia, Firenze e
Pisa, città famose per i loro monu-
menti storici ed artistici.
Quest'anno, il 17 e 18 Maggio, le
mete della nostra gita sono state Ve-
rona ed il lago di Garda.
La prima tappa è Salò, cittadina del
lago di Garda emersa agli onori della
storia quale ultima roccaforte di un
regime che aveva duramente provato
gli italiani.
Qui abbiamo visitato il museo del
Vittoriale, ricavato nell'abitazione del
poeta Gabriele D'Annunzio; in esso
sono conservati alcuni momenti della
vita del poeta (gli scritti ed i mezzi
coi quali compì le sue imprese) che
influirono in maniera notevole sulla
vita della nazione. Abbiamo altresì
ammirato la propria abitazione fatta
di stretti corridoi e stanze buie, qua-
si a ricordare quei periodi del nostro
paese.
Dopo aver pranzato, con del buon
Bardolino, in un ristorante di Peschie-
ra, ci siamo recati allo zoo-safari del
luogo dove abbiamo trascorso un sim-
patico pomeriggio.
Costeggiando quindi il lago siamo
giunti a Bardolino dove abbiamo ce-
nato, e a Torre del Benaco dove ave-
vamo prenotato gli alloggi per la notte.
Il giorno seguente ci siamo recati
a Verona dove ci attendeva una guida
per accompagnarci a visitare questo
importante centro Veneto.
Visita all'arena romana dove i po-
poli antichi trascorrevano le loro gior-
nate di festa, oggi famosa per i suoi
spettacoli della stagione lirica; inte-
ressante è stata poi la visita al centro
medioevale, il cui punto centrale è la
piazza delle erbe, dalla quale dirama-
no tutte le vie più ricche di storia del-
— 19


Testo Originale Estratto
la città.
A pochi passi dalla piazza troviamo
il «famoso» balcone dal quale Giuliet-
ta calava la «treccia» al suo Romeo.
Nel pomeriggio rientro in Valle con
fermata al lago di Viverone per cena-
re in un tipico ristorante del luogo.
Sostanzialmente ci sembra che la gi-
ta sia andata abbastanza bene e le spe-
se sostenute non siano state eccessive;
un ringraziamento alla collaborazione
dei designati dal Direttivo ed in par-

ticolare di alcuni soci avisini che si
sono interessati moltissimo nella ri-
cerca e nello sviluppo.
Il Direttivo A.V.I.S. ricorda a tutti
i soci della sezione che, come tutti
gli anni, verso la fine del mese di Gen-
naio si terrà la riunione plenaria della
sezione: invitandovi a partecipare fa
presente che il 1981 è l'anniversario
del 10° anno di fondazione dell'AVIS
Comunale di Saint Pierre.
Stampa e Propaganda
dell'A.V.I.S. Comunale

NUOVI FOCOLARI CRISTIANI

2) Il 17 maggio matrimonio tra
FERRERE FELICE e LALE DEMOZ
ELDA. Testimoni: Lalé Gerard Mari-
na e Meynet Henry.

3) Il 14 giugno matrimonio tra
SANDON MAURO e DUMONT SO-
PHIE. Testimoni: Castellan Maurizio
e Sandon Fiorella.

4) Il 12 luglio matrimonio tra DAVI
DELFINO e GARD IDA. Testimoni:
Parasacco Claudia e Gioberto Enzo.

20

5) Il 23 agosto matrimonio tra
CECCARELLI ANDREA e LAVIT
PATRIZIA. Testimoni: Villanova Ma-
ria Rosa e Pellissier Romeo.

6) Il 6 settembre matrimonio tra
CESTARO FRANCESCO e BIANCHI
DANIELA. Testimoni: Arduin Gra-
ziella e Greatti Giorgio.

7) Il 25 ottobre matrimonio tra
ZANIVAN BRUNO e LETTRY VAL-
LY. Testimoni: Viel Leandra e Perrod
Roberto.

NUOVI MEMBRI DEL POPOLO
DI DIO

4) Il 18 maggio è stata battezzata
PELLISSIER DENISE di Valter e di
Charles Rita. Padrini: Jacquemod A-
nacleto e Champretavy Wanda.

5) Il 25 maggio battesimo di TON-
SO ILESSIA di Bruno e di Petigat
Carla. Padrini: Tonso Renato e Pe-
tigat Renata.

6) Il 25 maggio battesimo di JO-
CALLAZ LAURENT di Franco e di
Rossan Irene. Padrini: Jocallaz René
e Domaine Patrizia.

7) Il primo giugno battesimo di
CORTIVO CLAUDIA di Roberto e
di Rossi Graziella. Padrini: Politanc
Bruno e Rossi Gisella.

8) L'8 giugno battesimo di DUREL-
LO CHANTAL FRANCESCA di Mar-
co e di Benvenuto Miranda. Padrini:
Bettoni Franco e Belli Gisella.

9) Il 22 giugno battesimo di NAVA
MARCO di Luigi e di Rizzi Vittoria.
Padrini: Garuccio Antonio e Nava
Maria.

10) Il 6 luglio battesimo di PAIL-
LEX NICOLE di Marino e di Failla
Salvina. Padrini: Ballanti Piergiorgio e
Scartovi Giuseppina.

11) Il 3 agosto battesimo di GER-
BORE JOYCE di Dante e di Soudaz
Raffaella. Padrini: Lia Giampiero e
Panato Claudia.

12) Il 3 agosto battesimo di OREL-
LER DELIA di Renato e di Pellissier
Ida. Padrini: Pariset Emilio e Pasoli
Antonella.

13) Il 31 agosto battesimo di LOM-
BARDO ALESSANDRO di Antonino
e di Anselmet Marta. Padrini: Di Mar-
co Giacomo e Lombardo Salvatrice.

14) Il 5 ottobre battesimo di FE-
NOIL CLAUDIO di Remo e di Cor-
bet Angela. Padrini: Fenoil Sandro e
Michon Isabella.

15) Il 9 novembre battesimo di
CAMPESE STEFANO di Aldo e di
Luboz Daniela. Padrini: Gex Corrado
e Arnod Silvia.

16) Il 16 novembre battesimo di
JORDANEY ARLETTE di Bruno e
di Agavit Rosita. Padrini: Pasquino
Luigi e Jordaney Raimonda.



— 21


Testo Originale Estratto
I NOSTRI DEFUNTI

10) Il 19 giugno improvvisamente
è morta PAILLEX MARIA di anni 80.
Nativa di Saint-Pierre era andata
sposa lasciando il suo paese per tanti
anni, lavorando con fatica e pena per
la sua famiglia.
Rimasta vedova era tornata tra noi,
presso i parenti, per vivere gli ultimi
anni nel paese che aveva amato e in
cui era vissuta accanto ai suoi cari tan-
ti anni prima.

11) Il 23 giugno è stato sepolto
JACCACIA MICHELE.
Da alcuni anni era in una casa di
riposo e di cura, ma ha voluto essere
sepolto accanto alla moglie nel cimi-
tero di Saint-Pierre. Soprattutto era
conosciuto e stimato a Villeneuve e a
Valsavaranche dove avevano visto il
suo attaccamento alla famiglia e al la-
voro.
22 –

12) Dopo lunga e dolorosa malat-
tia, di ritorno dall'Ospedale di Geno-
va, il 23 luglio è morta RIZZOLO
INES di anni 55.
Da tempo la sua salute non era
buona; la sua grande forza d'animo, il
suo morale, non riuscivano più a fre-
nare l'avanzata di un male inesorabile.
Tutti la ricordano come la «sarta» ge-
nerosa e capace nel suo lavoro, come
nei suoi rapporti di bontà e di dedi-
zione verso tutti.

13) Improvvisamente alla vigilia
della festività di ferragosto, appena
tornato dal lavoro, è morto DANIEL-
LO AURO di anni 46.
La costernazione dei familiari e ami-
ci, ha avuto un eco triste in tutto il
paese che stimava il bravo Auro. Ave-
va ancora tanti progetti per sè e per
la famiglia, la morte crudelmente ha

messo fine ai suoi sogni e ai suoi le-
gami d'affetto e di bene. La tragedia,
il dolore aiuti i suoi cari a trovare il
coraggio di vivere nella generosità e
nella bontà in cui ha sempre creduto.

14) Il 26 agosto dopo lunga malat-
tia è morta ABRAM CANDIDA di
anni 79
Nativa di Cogne, da pochi anni era
scesa a Saint-Pierre, in casa della fi-
glia, perché la salute non era più buo-
na e aveva bisogno di assistenza con-
tinua. Andava sempre con il pensiero
e l'affetto all'amato paese natio e in-
tanto pregava perché il Signore l'aiu-
tasse a fare la Sua volontà e desse bon-
tà e serenità ai suoi cari e ai suoi nipo-
tini.

15) Il 22 settembre è morta LU-
BOZ ALINA ved. Christille di anni
87.
Donna generosa, buona, forte nel
bene come nel dolore, ebbe una vita
di grossi sacrifici per la sua famiglia.
Visse serenamente i suoi ultimi anni,
sempre attenta al bene dei suoi cari
e desiderosa di amicizia e di dialogo
con tutti.

16) Il diciasette ottobre è morto
ARNOD ELISEO di anni 63.
Da alcuni mesi la sua salute era in
declino, un doloroso male ne ha mi-
nato forte fibra; eppure la speranza di
guarire non è mai crollata, il deside-
rio di tornare al suo lavoro, alla sua
famiglia non cessò mai. Fu forte nel
male, come lo fu nella vita, attraverso
le vicende che costellano sempre il
cammino di un uomo. Per i parenti
rimane anche il conforto di avergli
sempre dato serena fiducia fino all'ul-
timo momento.

17) Il 22 ottobre è morta in Ospe-
dale LANIER INES di anni 86.
Era stata ricoverata per una malat-
tia cardiaca, si era ripresa, stava per
tornare a casa, quando improvvisa-
mente è deceduta. «Je suis prête à
la mort, j'irai voir mes parents...», di-
ceva sempre, e la morte non l'ha col-
ta impreparata. Donna di fede, di ca-
rità generosa, lascia in chi l'ha cono-
sciuta e amata un ricordo di bene.

18) Il 2 novembre è deceduto GU-
YON PELLISSIER INNOCENZO.
Da alcuni anni abitava a Sarre, dove
ha saputo farsi stimare e amare, ma
il suo cuore rimaneva legato anche a
Saint-Pierre, ai suoi amici d'infanzia
ai pompieri della Collina. Una crude-
le malattia l'ha strappato ai suoi cari,
a quanti l'hanno conosciuto. Uomo ge-
neroso, lavoratore indefesso, lascia un
caro ricordo in tutti noi.

19) Improvvisamente è morto il 9
novembre CHENTRE MARIO di an-
ni 57.
Da parecchi anni la sua salute non
era più buona, sovente doveva farsi
ricoverare in ospedale. Non ebbe una
vita facile, fece enormi sacrifici lassù
nell'alta collina di Saint-Pierre, finché
la salute lo costrinse ad un declino len-
to ma inesorabile. Chi l'ha amato, chi
l'ha aiutato, chi ha scambiato con lui
una parola di amicizia, volga a Dio una
preghiera per la sua pace eterna.

– 23


Testo Originale Estratto
20) Il 10 novembre è morta BER-
THOD ALICE di anni 83.
Era da alcuni mesi che la sua salute
non era buona, soffriva enormemente:
la sua fu una lucida agonia attorniata
dal grosso affetto dei suoi cari. Ebbe
nella vita sempre grande coraggio, gran-
de rettitudine e dedizione, grande fe-
de in Dio e nella Sua volontà. Lascia
ai suoi cari e a quanti hanno avuto il
privilegio di conoscerla un grande e-
sempio sull'importanza dei valori che
fanno impegnata e valida una vita.

OFFERTE

Per la Chiesa:
In memoria Bochet Mirco; in memoria
Fenoil Arturo; Thomasset Ernesto; Cen-
toz Agata; Baldracchi; in memoria Tho-
masset Samuele; Barmaverain Franco;
in memoria Cachoz Leonilda; Rossan For-
tuné; Jocallaz Franco; Ferrere-Lale De-
moz; in memoria Chatel Adele; in me-
moria Perrod Jean; 2° B 25 aprile; in
memoria Lale Demoz Luigi; Cortivo-Ros-
si; Cogmein Mario; Lettry Dante; in me-
moria Charles Michel; in memoria Cha-
bod Luigi; Belli-Ceriano; in memoria
Christille Adele; Champretavy René; Let-
try Roberto; in memoria Boverod Emi-
lio; in memoria Lale Demoz Tomasina;
Arnod Eliseo; N. N.; in memoria Do-
maine-Cogmein; in memoria Besenval Al-
fredo; Respighi; in memoria Rizzolo I-
nes; Cogmein Bruno; Corniolo; in memo-
ria Fenoil Dario; Pallais Eligio; in me-
moria Glarey Flavio; in memoria Lale
Murix Celestin; Ceccarelli-Lavit; Davi-
Gard; Pozzini; Lale Demoz Faustina; in
memoria Abram Candida; in memoria
Rumiod Georgette; Lale Murix Marcello;
Neyret Gildo; Jocallaz Augusto; in memo-
ria Daniello Auro; Barmaverain Pierino;
Rumiod Serafino; in memoria Luboz
Ricciotto; N. N.; Gheza Elda; Christille
Albina; Chenal Francesco; in memoria
Jaccacia Michele; Saccani; in memoria
Luboz Alina; in memoria Cremaschi-De-

sandré; Centoz Silvio; David Ernesto;
in memoria Lanier Ines; N. N.; Campese
Aldo; in memoria Jacquin Marcello e
Clelia; in memoria Centoz Luigi; Cortia-
na; Jordaney Bruno; Borre Giuseppe;
Presa; in memoria Berthod Alice; Mey-
net; Classe 1930; Domaine Aldo; in me-
moria Arnod Marcello.

Totale L. 2.468.500

Bollettino:
Da Soghe; Thomasset Ernesto; Theri-
sod Ivonne; Saccani; Besenval Albert;
Lale Murix Celestin; Perron Giustina; La-
le Teresa; Charles Michel; Rumiod Ro-
berta; Belli-Ceriano; Vitton Mea Elina;
Arnod Eliseo; N. N.; Dujany Mar-
cello; Savoie Julien; Bochet Nicoline;
Savoye Pierre; in memoria Jean Perrod;
Cogmein Prospero; sorelle Persod; Ansel-
met Albino; Rumiod Serafino; Arnollin;
Christiile Albina; Christille Silvano; Cen-
toz-Ocleppo; Lale Murix Ottino; Meynet;
Arnod Esther.

Totale L. 157.000

Per Asilo:
Un giovane; in memoria Chabod Luigi;
Belli Ceriano; Mosconi in memoria
Chentre Mario (Le coscritte del 17).
Arnod Eliseo (i coscritti del 17).

Totale L. 290.000
24 —

Alléluia
Noël
A l'étable

Pourquoi, la nuit de Noël, trouvons-nous l'âne et le boeuf à la même
crèche, à souffler sur le nouveau-né pour le réchauffer de leur haleine?
C'est le prophète Isaïe qui nous a inspiré cette mise en scène par une com-
paraison plus vraie que le Vrai:
Le boeuf connaît son propriétaire
l'âne connaît la crèche de son maître.
Moi, dit Dieu, j'ai élevé et comblé mes enfants
et ils m'ignorent et ils me méprisent
et ils se moquent de moi.
Le résultat? Voyez où en est ce monde qui se croit plus intelligent que
l'âne et le boeuf et libéré de la seule crèche où se nourrir. «Votre terre est
déserte, vos villes brûlées, vous vous mangez les uns les autres, vous n'ê-
tes plus que masures en ruines dans la vigne ravagée».
... Et les bergers qui veillent, entendent une grande joie: «Il vous est
né un Sauveur! Allez à Bethléem, vous trouverez l'enfant et sa mère qui l'a
enveloppé de langes et couché dans une crèche...» devant l'âne et le boeuf.
Et ils voient une grande lumière pour le peuple qui marchait dans les ténè-
bres et l'ombre de la mort. On se réjouira comme à la fin de la guerre, à
la fin de toutes les guerres, quand le monde entier se partage le butin, le
butin qui est la Paix, la Paix qui est Dieu.
Au feu tout le matériel de boucherie, mitrailleuses, canons, fusées,
poisons nucléaires! Au feu tout le matériel de puissance qui dresse les na-
tions les unes contre les autres! Au feu tout le grouillement de nos péchés
capitaux qui sont notre enfer...
Car un enfant nous est né, un fils nous a été donné. Le signe de son
règne est sur son épaule. Son nom est: le Conseiller, l'Administrateur, le
Dieu, le Fort, le Père du Siècle à venir, le Prince de la Paix.
L'âne et le boeuf réchauffent l'enfant de leur souffle. Si notre souffle,
si chacune de nos respirations, chaque battement de notre coeur pouvait
réchauffer l'Emmanuel, Dieu-avec-nous!
Je ne pense pas que Noël soit autre chose.
JOYEUX NOËL!

— 25


Testo Originale Estratto
Natale
Dal Vangelo di Luca (2, 1-20)
Ora accadde che, mentre essi erano là,
si compì il tempo in cui Maria doveva partorire;
e diede alla luce il suo figlio primogenito, lo
avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia
perché non c'era per essi posto nell'albergo.
In quella stessa contrada c'erano dei pastori,
i quali pernottavano nella campagna
e vegliavano la notte a guardia del loro gregge.
E un angelo del Signore apparve loro
e la gloria del Signore li circondò di luce,
e furono presi da grande timore.
Ma l'angelo disse loro:
«Non temete, perché, ecco, vi annunzio una
grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi,
nella città di Davide, è nato a voi un Salvatore,
che è il Messia, il Signore. E questo vi sia
di segno:troverete un bambino avvolto in fasce
e deposto in una mangiatoia». E d'un tratto
si unì all'angelo uno stuolo numeroso dell'esercito
celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nei cieli altissimi,
e pace in terra agli uomini di buona volontà».
UN AVVENIMENTO
Il natale: un avvenimento con cui
fare i conti.
Gesù è entrato nella storia degli
uomini.
Per molti questo significa che egli
è un personaggio storico.
Niente di più.
Un filosofo o un leader, un maestro
o un fondatore di religione ...
Comunque, un grande uomo che ha
lasciato un segno nella storia, una
dottrina e dei seguaci.
Ma che ormai non appartiene più
alla nostra storia.
26
Il natale, allora, per loro è un na-
tale senza Cristo.
Anche tu puoi correre questo ri-
schio: confondere il natale con una
giornata dedicata alla bontà, alla fra-
tellanza, alla pace.
E non scoprire che queste parole
non sono solamente grandi ideali, ma
una Persona, il Figlio di Dio, che an-
che quest'anno viene a dirti che sen-
za di lui tu, io, noi non possiamo far
niente.
«Come non possiamo far niente?
Quanta gente fa tante cose senza dar-
si pensiero per lui!».
E' vero. Ma il «senza di me non po-
QUANDO E' VENUTO
Ha trovato gente schiava della ma-
lattia.
Ce n'è ancora.
Ha trovato gente schiava della po-
vertà e del disprezzo altrui.
Se ti guardi attorno ne vedi anche
tu.
Ha trovato gente vittima di leggi in-
giuste, schiava della «legge», illusa
che Dio si accontenta di parole.
Se nascesse oggi troverebbe la
stessa situazione.
Ha trovato gente che piangeva la
morte di qualcuno.
E' cronaca quotidiana.
Ha trovato gente che cercava un
senso alla propria vita.
Il mondo di oggi è tutto teso verso
questa ricerca.
Per tutte queste realtà, per tutti
questi problemi, il Signore continua a
venire.
Tu ci credi?
Hai sentito anche tu qualcuno di-
re che il natale è una favola per bam-
bini?
Chissà se questo «qualcuno» ha
mai incontrato un amico che gli abbia
detto:
«Non ti è chiesto di credere che
quel bambino nasce ogni anno a Be-
tlemme, nella notte tra il 24 e il 25
dicembre. Questo non è credere nel
natale. Credi invece che Gesù, Dio
fatto uomo, è presente in tutti i pro-
blemi degli uomini d'oggi? Credi che
gli interessano? Credi che ha bisogno an-
che di te per risolverli?».
tete far niente» vuol dire ben altro.
Vuol dire che se vogliamo realizzare
veramente la pace, la giustizia, la li-
bertà, l'amore... vogliamo che lui ci
dia un cuore così generoso da comin-
ciare noi per primi a vivere la pace, la
giustizia, la libertà, l'amore.
La storia degli uomini infatti è una
somma di tante «piccole grandi sto-
rie». Tra queste c'è anche la tua.
Forse «qualcuno» non ha mai tro-
vato un amico così.
O forse non ha voluto continuare il
discorso. Gli sono venute mille paure,
dubbi su dubbi, e alla fine ha conti-
nuato a credere che natale è una bel-
la favola. Anzi, una brutta favola. E
sai perché? Dice che addormenta la
gente. Che la fa guardare a Betlemme
— 27


Testo Originale Estratto
e le fa dimenticare i terremotati, la
crisi economica, i vecchi degli ospizi,
i bambini handicappati, gli ospedali
mal gestiti, e chi più ne ha ne più ne
metta.
Il Dio in cui io credo, un giorno è sta-
to un bambino piccolo e indifeso, ma
il pensare a lui non mi distrae. Se lo
guardo con occhi puri, capisco che se
ha accettato quella condizione è per-
ché ha voluto condividerla con quanti
— prima e dopo di lui — ci sono pas-
sati.
Capisco che non posso dirgli «ti a-
mo» se non sono capace di farmi ami-
co dei suoi amici.
Capisco che se voglio stare con lui
devo accettare che qualche volta, for-
se ogni giorno mi rimproveri così:
«Oggi ho avuto fame e non mi hai da-
to da mangiare, ho avuto sete e non
mi hai dato da bere...».
Credimi, non fa piacere. Ti viene vo-
glia di voltar pagina e non pensarci
più: è un tipo troppo scomodo ed esi-
gente.
Ma se facessi questa scelta mi ag-
giungerei alla fila degli schiavi: gli
schiavi della paura di perdere la pro-
pria vita, della paura di donarsi.

Forse «qualcuno» ha bisogno di sen-
tirsi dire quelle parole che solo lui sa
dire: «sono venuto per dare la vista ai
ciechi, per liberare i prigionieri, per
consolare quelli che piangono ... Veni-
te a me voi tutti affaticati e stanchi e
io vi ridarò le forze. Venite a me voi
tutti che avete sete, non preoccupate-
vi se non avete soldi per pagare veni-
te e bevete lo stesso».
«Vi darò un cuore nuovo ... voi sa-
rete il mio popolo e io sarò il vostro
Dio ...»
Prova a essere un uomo libero! Pro-
va a liberarti dalla paura di Dio e dal-
la paura degli altri! Prova a dargli fi-
ducia. Io non so dove lui ti condurrà.
Non lo so neanche per me, perché o-
gni giorno ne inventa una nuova ...!
Eppure so che ci incontreremo. Non
ci fa paura camminare da soli. E poi...
la strada è una sola. Si chiama libertà.
Se riusciremo a essere un po' più
liberi da noi stessi per amare gli al-
tri, avremo vissuto il Natale.
E credimi, non è una favola!
C'è di mezzo la mia vita e io non
la rischio sulle favole!

28 —

Tre nuovi Beati nella gloria della Chiesa

La Chiesa proclama Beato
il grande sacerdote della carità

Domenica 26 ottobre, sotto un cielo di in-
tenso autunno romano, poco prima di mezzo-
giorno, la voce un po' commossa di Giovanni
Paolo II dichiarava Beati Maria Anna Sala
(una religiosa), Bartolo Longo (il fondatore
del Santuario di Pompei), Don Orione (il
Santo piemontese di cui tutto il mondo ha
parlato).

Chi sono i tre Beati?

MARIA ANNA SALA, nata sulle rive di
quell'Adda tanto caro al Manzoni, entrò nel-
l'ordine delle Marcelline e spese la sua vita,
con autentica abnegazione ed umiltà cristia-
na, nell'insegnamento. Tra le sue allieve ci
fu Giuditta Alghisi, la futura madre di Papa
Paolo VI.

BARTOLO LONGO, brillante avvocato
brindisino, lasciò la vita forense per darsi u-
nicamente ad opere di religione e di carità.
Fu il fondatore del Santuario di Pompei e
dell'ordine femminile «Figlie del S.mo Rosa-
rio», intorno al quale germogliarono nel cor-
so degli anni asili, scuole, l'orfanotrofio fem-
minile per le derelitte, gli ospizi per i figli
dei carcerati ed altre opere. Integrò il suo
apostolato con varie pubblicazioni, tra cui
numerose quelle sui metodi pedagogici per l'
educazione dei figli dei carcerati.

LUIGI ORIONE nacque a Pontecurone,
frazione agricola di Tortona, il 23-6-1872,
due anni dopo la presa di Porta Pia. E' il
quarto figlio di Vittorio e Carolina Feltri. La
famiglia è molto povera e il piccolo Luigi è
costretto ad interrompere le elementari per
aiutare il padre nel lavoro di selciatore di
strade. Nel settembre 1885 è accolto dai Fran-
cescani di Voghera, ma l'anno dopo deve la-
sciare il convento per una pericolosa forma
di broncopolmonite che lo porta in fin di vi-
ta. Superata la malattia, entra nell'Oratorio
di don Bosco a Torino. Nel 1889, durante gli
esercizi spirituali per l'ingresso nel noviziato
dei Salesiani, si sente internamente mosso a
cercare la propria strada nella diocesi natale.

Nel 1892, chierico del Seminario di Tor-
tona, con il consenso del vescovo inaugura il
primo oratorio festivo della città. L'anno do-
po apre il «collegetto» nel rione San Bernar-
dino. Il 13 aprile è ordinato sacerdote. Già
pensa ad una congregazione religiosa, l'Ope-
ra della Divina Provvidenza, i cui fini espo-
ne nel 1902 a Papa Leone XIII. L'anno do-
po l'Opera ottiene il riconoscimento dioce-
sano. Nel 1899 aveva dato vita agli Eremiti
della Divina Provvidenza, ramo contemplati-
vo dell'Opera. Essi, oggi assai ridotti di nu-
mero, accolgono anche non vedenti. Negli ul-

— 29


Testo Originale Estratto
timi anni dell'800 e nei primi di questo se-
colo la sua Opera si radica a Noto (Sicilia),
San Remo, Orvieto, Roma, Venezia,
Mestre. Don Orione è a Messina per il ter-
remoto del 1908 e in Marsica per quello del
1915. In questo stesso anno dà inizio alle
Piccole suore missionarie della Carità. La sua
instancabile attività non si fa fiaccare dalle
calunnie e da altre difficoltà. La carità spin-
ge don Orione ad aiutare anche i sacerdoti
sospetti o colpevoli di modernismo. Intrat-
tiene rapporti amichevoli con don Murri.
Tra il 1924 e il 1934 impianta la sua O-
pera anche all'estero: Polonia, Argentina,
Brasile, Uruguay. Nel 1934, nonostante le
non buone condizioni di salute, va in Ame-
rica Latina a rinsaldare gli istituti là fondati.
Vi rimane tre anni. Al ritorno il suo fisico è
prostrato. Quando, ai primi di marzo 1940, i
medici gli consigliano di ritirarsi in una delle
case dell'Opera a San Remo, egli obbedisce
a malincuore: «Non è tra le palme che io
voglio vivere e morire, ma tra i poveri che
sono Gesù Cristo». Muore il 12 marzo, poco
prima della mezzanotte.

L'eredità di Don Orione in cifre:

PICCOLA OPERA DELLA DIVINA
PROVVIDENZA:

Vescovi 2; Sacerdoti 754; Fratelli 106;
Studenti teol. 154; Novizi 42; Totale 1.058.
I religiosi di don Orione sono diffusi in
18 nazioni. La loro presenza più numerosa si
registra in Italia (527 religiosi), Brasile (146)
e Polonia (118: anche il Vescovo Bronisław
Dabrowski, segretario della Conferenza epi-
scopale polacca, è religioso di don Orione).

PICCOLE SUORE MISSIONARIE DEL-
LA CARITÀ:

Professe 818; Novizie 48. Totale 866.
Le religiose orionine lavorano in 9 nazio-
ni. In Italia sono 401. Le Sacramentine cie-
che sono una cinquantina.
La Piccola Opera della Divina Provviden-
za estende le sue istituzioni nei centri prin-
cipali d'Italia, a Rodi, in Brasile, Argentina,
Cile, Uruguay, Polonia, Inghilterra e Stati
Uniti.

« SIGNORE, NELL'ATTESA DELLA TUA VENUTA »

Basta poco per far felice una persona.
Basta talmente poco che non t'accorgi che è una persona.
Manca qualcosa; e donandole ciò che non sai, la fai felice.
Basta farle capire che ti è utile, che ti è indispensabile.
Basta un po' d'amore disinteressato.
Basta dire che l'ami.
Basta un gesto d'amore per far felice una persona.
Ma un gesto sbagliato può rovinare tutto.
Basta un niente per umiliare e ammazzare una vita.
Signore,
aiutami a donarmi senza farlo pesare,
insegnami a dare senza esigere un prezzo.

30 -

D'un clocher
... à l'autre

INCONTRO DELLE CANTORIE

Domenica 16 novembre, alle ore 10,15,
nella nuova chiesa di Saint-Martin de Cor-
léans, le cantorie di La Thuile, Valgrisen-
che, Saint Martin de Corléans, Châtillon,
Valtournenche e di Saint-Germain si sono
unite per un concerto polifonico sacro ot-
timamente riuscito e particolarmente gra-
dito dagli amanti della buona musica.
*
LE DECES DE MGR AIME' FRUTAZ

Mgr Pierre Aimé Frutaz s'est éteint pieu-
sement à Rome, après une courte maladie,
le 8 novembre 1980. Ses obsèques impo-
santes, soit à Rome (à la présence de
vingt cardinaux) soit à Torgnon, ont été
un acte d'hommage et d'estime adressé
non seulement au savant qui a porté bien

neveu de l'archidiacre Gal, il fut ordonné
prêtre par Mgr Calabrese le 5 avril 1930.

S'étant fait remarquer depuis son jeune
âge par son érudition ecclésiastique et
valdôtaine, il fut peu après nommé direc-
teur de la Bibliothèque du Grand Sémi-
naire, charge qu'il occupa jusqu'à sa mort.

Après trois ans de vicariat à Valtour-
nenche et à Aoste St-Jean, il partit en 1933
pour Rome et y acheva son «curriculum»
en obtenant le diplôme en paléographie
(1935) et le doctorat en archéologie chré-
tienne (1936).

Sous la direction de maîtres tels que
Dom Wilmart, L.C. Mohlberg, P. Paschini,
il acquit dans le domaine des antiquités
chrétiennes et de l'hagiographie critique
une compétence presque illimitée. Ses 350
publications en font foi.

Voici les étapes principales de sa car-
rière ecclésiastique et scientifique: Camé-
rier secret de S.S. (1943); prélat domesti-
que (1956); Rapporteur général de la Sec-
tion Historique de la Congrégation des Ri-
tes (1959); Sous-Secrétaire de la même
Congrégation (1965); Auditeur général
(1968); Sous-Secrétaire de la Congrégation
pour les Causes des Saints (1969); Secré-
taire du «Pontificio Comitato di Scienze
Storiche»; Protonotaire apostolique de
numero partecipante du «Collegium cu-
riarum» (1978); Magister cantorum in
Basilique Patriarchale de St-Pierre à Rome
(1979); Auditeur général (1980). Il par-
ticipa comme «perito» au Concile Vatican
II. Mgr Frutaz était, entre autres, mem-
bre de la Société des Bollandistes, de la
«P. Accademia Romana di Archeologia»,
de la «Deputazione Subalpina di Storia
Patria», de la «Società Romana di Storia
Patria», de l'Académie de Savoie.

Il fut archéologue et paléographe con-
sommé, liturgiste et historien de renom.
Parmi la cinquantaine de publications en
français et en italien qu'il consacra à son

haut le nom de la Vallée d'Aoste, mais
aussi au prêtre modèle et zélé, fort cons-
cient de sa mission sacerdotale, d'une foi
inébranlable et d'une piété exemplaire.
Né à Torgnon le 29 août 1907, arrière-

- 31


Testo Originale Estratto
Pays, excellent Le Fonti per la storia del-
la Valle d'Aosta (1966), ouvrage fondamen-
tal qui a eu le mérite de renouveler sur
des fondements critiques l'historiographie
valdôtaine.
Mgr Frutaz, qui était devenu membre
de l'Académie St-Anselme en 1931, en fut
élu Président le 24 août 1966. Sous sa pré-
sidence, marquée au coin d'un intérêt
scientifique soutenu et d'un engagement
clairvoyant, l'Académie a atteint, même
dans le domaine international, un presti-
ge inouï.

Sans aucune possibilité de doute, Mgr
Frutaz doit être considéré le principal é-
rudit contemporain de la Vallée d'Aoste.
Son mérite saillant a été celui d'avoir é-
levé à la dignité de science notre histoire
locale.
A sa famille, nos condoléances chrétien-
nes.
*
Don Ivano Reboulaz è il nuovo par-
roco di Bionaz.
Congratulazioni e «ad multos annos!»

«Ogni uomo è mio fratello»

PER I TERREMOTATI
della CAMPANIA e BASILICATA

Ancora una volta
l'ora della sciagura
è l'ora della solidarietà UMANA
CRISTIANA
FRATERNA!
La Caritas Diocesana, l'Azione Cattolica, la S. Vincenzo, le altre Associa-
zioni cattoliche della Diocesi, invitano alla solidarietà, all'aiuto vicende-
vole, al soccorso.
Le offerte si raccolgono presso la Curia Vescovile e presso le singole
parrocchie.

Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato). Gli
articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con l'indicazione della fonte

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