Mélange: Storia di Bussan, progetti sportivi a Saint-Pierre e testimonianze di guerra e violenza.

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Questo numero del quadrimestrale "Mélange" della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre (Dicembre 2003) offre un panorama diversificato che spazia dall'amministrazione locale alle riflessioni globali. Il contenuto si concentra sul dettaglio storico e sociale del territorio, includendo un profilo approfondito del villaggio di Bussan (tradizioni agricole, latteria, arrivo dell'acquedotto) e gli sviluppi infrastrutturali, in particolare il piano di riqualificazione dell'area sportiva di Prieuré previsto per il 2005. Parallelamente, la rivista affronta temi di profonda rilevanza umana, tramite un editoriale sul terrorismo e la sezione "Vite Parallele", che raccoglie toccanti testimonianze di sopravvissuti a violenze estreme e guerre, come Ida Desandré (lager nazisti) e Rosamaria Vitale (guerra civile in Sierra Leone). Il numero è arricchito da contributi letterari (un racconto assurdo di un soccorso fallito e una narrazione autobiografica), articoli educativi sull'euritmia nelle scuole e cronache della vita sociale locale, come la festa dei coscritti del 1985.

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Contenuto Fogli


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 8 n° 3
Dicembre 2003
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.
(Contiene Inserto)
3
Villaggio di Bussan
a 750 metri s.l.m.


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Terrorismo,
una realtà, un pensiero,
ma non chiudiamoci
Mélange
Gent.ma Chiara
Sul Corriere della Sera di oggi un editorialista analizza con molto realismo la si-
tuazione internazionale venutasi a creare in seguito agli atti terroristici di questi
giorni. «... il tritolo amministra con lucida crudeltà una stagione del dolore che ci
è entrata in casa. Ma occorre avere la forza di riconoscere che l'esecrazione e il lutto non
bastano, che la mano e gli occhi ancora più la mente degli assassini pongono a tutti urgenti interro-
gativi politici...» Inizia con una sua analisi per proseguire sulle possibilità che ha il mon-
do occidentale per superare questa tragedia.
Purtoppo anche la nostra rubrica, non a tutti ricerca-giorni utili una negoziazione
rutine, però confinata in una ben circoscritta aeree, sente in casa una forte realtà di smarri-
mento. Sarei molto onorato di conoscere il tuo parere sul vivere quotidiano della gente co-
me, i rapporti con il vicino di casa mussulmano, la paura di recarsi...
... Ho vissuto al Cairo fino al 1995 per cinque mesi andando in giro a fare interviste sul fon-
damentalismo islamico. Ero negli Stati Uniti (New York, dove tuttora risiedo per metà del-
l'anno) l'11 settembre 2001. Ero a Gerusalemme il giorno dello scoppio della seconda intifa-
da, nel febbraio di otto anni fa.
Amo ognuno di questi luoghi per la loro bellezza, tenendo ben presente a me stessa che i
posti sono fatti dalle persone che li abitano. Non voglio fare della politica (ci sono già trop-
pe trasmissioni che ne fanno senza averne i titoli), né cercare di convincere nessuno, visto che non
penso nemmeno io, che il terrorismo sia tutta colpa dell'occidente (ma guardiamo bene ognu-
no alle proprie responsabilità), ma ricordo bene i miei vicini di casa, la gente incontrata per
strada, la solidarietà, la generosità, la comprensione altrui.
Dov'ero? non ricordo... talvolta in Egitto, talvolta a New York... strano che si confonda
tutto così facilmente quando uno cerca di fare il punto su dove sia di casa il Bene... ma è pur
vero che ho imparato cosa significa guardarmi troppo bene le spalle ed evitare i luo-
ghi chiusi affollati, sintomo di qualcosa di profondamente cambiato rispetto alla società in
cui sono cresciuta (ma è così vero? erano gli anni settanta...). Il mondo è cambiato... c'è biso-
gno di un ordine economico e sociale diverso, credo che questo sia chiaro a tutti.
Quanto all'immediatezza, che posso dire io che non si dica già. stiamo attenti, ecco, stiamo
attenti tanto per cominciare. E poi ricordiamoci quanto può ferire sentirsi dire: «Italiano? ah!
Mafia, mandolino, Berlusconi!»
Chiara Marchelli
Quasi fossimo compagni di banco, tanto è la naturalezza con la quale mi hai risposto.
Ti ringrazio.
Grazie anche per la freschezza con la quale hai affrontato un argomento molto pesante;
ne abbiamo bisogno.
Abitualmente Mélange non ama toccare temi di attualità perché i tempi lunghi della
pubblicazione superano sempre il contesto trattato. Mi auguro che soprattutto questa vol-
ta sia così anche se le analisi politiche non prevedono una risoluzione del conflitto a tem-
pi brevi. Stiamo attenti, se lo impongono la nostra cultura e la nostra Storia.
Buon Natale dalla redazione e dalla Biblioteca.
Marco Carlin
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champretavy, Denise Chappuis,
Daniela Bosio, Christian Chioso,
Denny Cog nein, Germano Dionisi,
Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
Chiara Marchelli, nata ad Aosta
nel 1972, vive buona parte del-
l'anno a New York dove oltre a
scrivere insegna all'università.
Vince diversi premi letterari e vie-
ne selezionata, nel 2002, per la
biennale dei giovani artisti
d'Europa e del Mediterraneo a
Roma
IL Y A ENCORE
BEAUCOUP
À RACCONTER...
Je suis partie...
un jour!
choisi (dès ce jour là, je n'ai jamais plus vu ma compagne de
J
non
n'avais pas encore 21 ans, quelques mois encore me sé-
paraient d'être majeure. Je suis partie de mon village de
Saint-Pierre le 15 octobre 1946 et à Aoste j'ai pris le car
voyage).
Cette première famille était composée que par deux per-
sonnes, assez vieilles (pour moi, qui avais 20 ans, était encore
plus vieux du réel!!) tous les deux médecins, mais elle n'avait ja-
mais professé.
Il n'y avait pas beaucoup à faire chez eux, nettoyer de
pour Saint-Rémy en Bosses, de là jusqu'au Col du Grand
Saint-Bernard j'ai continué à pied, avec mon sac, pas trop
lourd (il y avait pas grand chose à porter...) mais quand il
devint un peu gênant pour parcourir la route en côte vers le Col. Sur le
bus j'avais connu une jeune fille comme moi, elle abitait Bionaz
qui nous ont accompagné bien gentilment et sans nous faire
e allait aussi à Genève travailler dans une famille
grande chambres toujours vides et cuisiner pas plus que deux
pommes de terre chacun (eux mangeaient très peu mais pour
moi ce n'était pas une bonne façon de commencer...) Chez nous
on était pauvre, mais on pouvait manger à notre faim.
Ils avaient de grand linges tous plein de trous; pour faire
les lits je ne savais pas de quel côté les tourner!! Moi j'aimais
beaucoup repriser e et alors j'ai commencé à leur remettre en ordre
les linges: la dame était tellement étonnée du magnifique travail
que je faisais et continuait à me demander où j'avais appris à rac-
commoder si bien! C'était Tante Devine et Tante Zite qui
m'avaient appris et ce n'était pas le cas de faire les choses juste
pour les faires, ou c'était parfait ou c'était refait!!
Je suis restée chez eux pendant une année, mais j'ai vrai-
ment souffert la faim (j'ai maigri de 14 kilo en 12 mois!); en ce
moment là à Genève beaucoup de familles cherchaient des jeunes
et je n'ai pas eu de peine à en trouver une autre, donc nous
sommes restés amis.
Il y a encore beaucoup à raconter......
Tante Simone
LETTERE AL GIORNALE
CACCA? NO GRAZIE!
Esco di casa e sulla mia soglia mi ritrovo con un piede immerso
nella fortuna. Chi me l'avrà lasciata? Nell'ultimo anno le
mie giornate sono cominciate così... un pacco di fortuna.
Il miglior amico del mio vicino di casa è ormai solito lasciare
questo regalino tutti i giorni. Chi dovrebbe evitare che ciò ac-
cada pensa bene di aprire la propria porta tutte le mattine e
far uscire la bestiola a fare i famosi bisognini in casa altrui.
L'importante non farla in casa propria "troppa fatica puli-
re". Sono stufa! Stufa di pulire tutti i giorni tre, quattro rega-
lini, quindi mi rivolgo a queste persone che amano tanto i
cani di munirsi degli appositi pacchettini e portare a spasso
personalmente le proprie bestiole e pulire. Mi chiedo se que-
sto comportamento rispecchi civiltà e rispetto che si sono
vuti in un contesto sociale. Gli animali sono adorabili, bisogna
però ricordarsi che vanno accuditi, e non lasciati fuori dalla
porta tutto il giorno. Concludendo, non esistono cattivi cani,
esistono cattivi padroni.
Maria Vallet
E' con grande rammarico che, per
noi Pompieri Volontari di Saint-
Pierre, non sia più possibile garanti-
re l'accompagnamento a spalla della
nostri defunti alla loro ultima dimo-
ra.
Non è per mancanza di volontà, ma
per carenza di persone disponibili
ad aiutarci.
A nulla sono serviti i numerosi ap-
pelli rivolti alla popolazione anche
dalle pagine di questo giornale.
Saremo comunque sempre presen-
ti, anche se in numero ridotto, come
testimonianza dell'attaccamento
alle nostre tradizioni tramandate da-
gli antenati del nostro paese.
Il responsabile del locale distaccamento,
Franco Tournoud


Testo Originale Estratto
4
Con questo numero
iniziamo a pubblicare
alcuni brevi racconti
scritti da
Ennio Di Francesco
Arrivano
i nostri
do della scarpata oltre la corsia di emergenza. Bilancio:
l'autista si è rotto il braccio, l'appuntato una gamba, l'a-
mico chirurgo è contuso ma non troppo, il capo sala ha
battuto la testa contro il sedile anteriore, per un attimo
le sue pupille ruotano indipendentemente l'una dal-
l'altra, come quelle della Madonna di Taggia, è un po'
confusa, ma si riprende subito, io ho due costole rotte.
Sopraggiunge un'ambulanza, destinata a soccor-
rere il treno, carica i due Garbatella e se ne va.
Quasi contemporaneamente arriva l'auto blu del co-
mandante dei carabinieri, vede l'Alfetta disastrata, si
ferma, bofonchia qualcosa col suo autista, poi si avvici-
na e ci chiede se siamo in grado di continuare la mis-
sione di soccorso. Perplessi, ma ligi al dovere, accon-
sentiamo. Saliamo sul sedile posteriore dell'auto blu e
riprendiamo la marcia di avvicinamento al luogo del di-
sastro.
Il Comandante a mezzo radiotelefono chiama la
centrale: il colloquio si svolge così:
«Pronto, pronto, pronto... Cane barbone chiama
centrale. Passo»
«Pronto, pronto... Qui centrale, vi
ascoltiamo. Passo»
«Qui cane barbone. Comunicare dove è
avvenuto l'incidente. Passo»
«Qui centrale. L'incidente è avvenuto
dove è deragliato il treno. Passo»
«Qui cane barbone. Ricevuto. Ma dove
è deragliato il treno? Passo»
«Qui centrale. Positivo! Dove si è veri-
ficato l'incidente. Passo»
Lo scambio di informazioni continua
con gli stessi contenuti per un irragionevo-
le lasso di tempo, finché cane barbone, che
di fronte ad estranei non vuole evidenziare
l'assurdità di quel colloquio e simula indif-
ferenza, sbotta in una serie di insulti indi-
rizzati all'ottuso interlocutore. Questi, quan-
5
gliamo dare loro una mano con picco e pala. Se non
avessi le costole rotte che cominciavano a dolermi, per
giustificare la mia presenza, forse avrei accettato l'invi-
to. Chirurgo, capo sala, cane barbone, valigia, monitor
defibrillatore ed io riprendiamo la via della stazione da
loro che ci portano a quella dei carabinieri. Durante il tra-
gitto sono colto da un educato moto di ribellione e chie-
do a cane barbone come sarebbe andata a finire se, in-
vece del deragliamento di un paio di carrozze con po-
chi feriti non gravi, si fosse verificata una vera catastrofe
ferroviaria o qualche altra grave emergenza o il fatidi-
co golpe. Cane barbone è un brav'uomo, ha allargato
le braccia ed in segno di impotenza mi ha risposto: “Un
gran casino!”. Giro il coltello nella piaga, sono vera-
mente imbufalito, e chiedo chiarimenti sulla scuola del
la Garbatella e sull'autista: “Ma quale scuola della
Garbatella, ma quale autista!! Quello è un cuoco che si
è offerto per la missione di soccorso ed io non avevo al-
tri uomini a disposizione!!”. Cane barbone è veramen-
te sconsolato ed io rinfodero la spada.
Dalla stazione dei carabinieri ci riportano in ospe-
Tratto da una raccolta intitolata
«Il sorriso di Ippocrate»
e che fa riferimento alla sua
professione di medico.
Oltre ad aver esordito
come romanziere dal titolo
«Pareli», Di Francesco è anche autore
di testi teatrali per lo Charaban,
più volte messi in scena con successo.
Vorremmo, attraverso Mélange,
farlo conoscere meglio agli abitanti
di Saint-Pierre (e non solo,
un certo numero di copie varca
il limitato confine del nostro paese)
per la sua ironia, per la sua freschezza, ma soprattutto
per quel suo sguardo umano
ed autentico verso una professione
da sempre in equilibrio tra scienza,
coscienza e tradizioni popolari.
ticamente e spericola-
tamente, io sono sem-
pre più preoccupato
ma vedo che l'appunta-
to non fa una piega,
penso alla Garbatella,
osservo i miei due
amici di sventura che
se ne stanno zitti, non
so se ammutoliti dalla
paura, o perché non
condividono le mie an-
sie, sta di fatto che sof-
fro in silenzio. Ri-
schiando la vita arri-
viamo alla barriera au-
tostradale: c'è una sola
corsia aperta al traffico
ed è impegnata da tre o
quattro macchine in
attesa, le altre corsie
sono chiuse da barrie-
La corsia di marcia è pulita, mentre quella di sor-
passe è ingombra di neve fradicia. L'autista, ovviamen-
te, sempre più eccitato ed a velocità eccessiva rispetto
al fondo stradale, si immette a sirene spiegate nella cor-
sia di sorpasso. L'Alfetta procede zigzagando per conti-
nue correzioni di rotta quando si avvicina pericolosa-
mente al guardrail o alle macchine che stiamo sorpas-
sando.
Educatamente e vigliaccamente col mio silenzio
sono complice di una situazione assurda, divento fata-
lista e rimango quel cretino che sono: in silenzio.
Dopo pochi chilometri mentre sorpassiamo un ca-
mion, entriamo in testa-coda, urtiamo il guardrail, il
Comandante si sente offendere e i suoi morti rinuncia alla
sua posizione omertosa e finalmente comu-
nica il nome della località dove è deragliato
il treno.
Arrivati all'altezza della località indicata, usciamo
dall'autostrada e ci avviamo alla stazione ferroviaria.
No, l'incidente non si è verificato lì, ma nel paese vici-
no e là ci rechiamo. Comincia ad imbrunire. Alla sta-
zione del paese ci dicono che l'incidente si è verificato
un chilometro a valle. Chirurgo, capo sala, cane barbo-
ne, valigia dell'emergenza, monitor defibrillatore ed io
ci avviamo a piedi lungo i binari. Continua a nevi-
schiare. Arriviamo sul presunto luogo del deraglia-
mento, non c'è nessuno, hanno già portato via anche il
treno. Due operai stanno rincalzando le pietre lungo i
binari e ci guardano straniati. Chiedo loro se possiamo
renderci utili. No, non possiamo, a meno che non vo-
Direttore Sanitario
dell'ospedale che, con
voce angosciata, mi
comunica che è dera-
gliato un treno, in
qualità di rianimatore
è richiesta la mia pre-
senza e c'è una pattu-
glia di carabinieri
pronta per portarmi
sul luogo dell'inciden-
te. Interrompo le visi-
te, telefono alla capo
sala del mio reparto di
rianimazione di con-
trollare la valigia del-
l'emergenza, preparare monitor e defibrillatori
tatile e quant'altro, allora non si parlava ancora di
ambulanza da rianimazione né di 118. Mi fiondo in
ospedale. Ad aspettarmi oltre a due carabinieri ci so-
no la capo sala ed un amico chirurgo. I due carabi-
nieri davanti, e noi tre dietro, ci imbarchiamo sulla
fatidica Alfetta ed a sirene spiegate ci precipitiamo
verso l'autostrada.
Il carabiniere autista guida spericolatamente ed io
mi permetto di dirgli che, se vogliamo renderci utili,
dobbiamo arrivare, sì, presto, ma anche vivi. L'
Appuntato di fianco all'autista quasi si offende per la
mia garbata osservazione e mi invita a tranquillizar-
mi, perché loro sono addestrati alla bisogna. Pochi giorni
prima avevo visto in televisione un documento girato
a Roma, dove si addestrano i piloti in percorsi a gi-
mnastica, a tratti bagnati, sconnessi, irti di birilli e di ostaco-
li imprevisti: erano veramente bravi. Mi vergogno del-
la mia poca fiducia nelle istituzioni e nei tecnici, mi
pento di aver provato ad insegnare ai gatti a guidare
nella notte... Intanto l'autista guida sempre più frene-
che cede all'urto e si apre, mandando in frantumi il pa-
rabrezza, che ha il buon gusto di non sbriciolarsi, ma si
trasforma in un vetro smerigliato che praticamente az-
zera la visibilità. Io zitto: si vede che alla Garbatella si fa
così...
vale dove nel frattempo erano giunti quelli della
Garbatella piuttosto malconci. I nostri colleghi, che non
hanno nostre notizie, pensavano che, se quelli erano ri-
dotti così, noi, o quel che rimaneva di noi doveva gia-
cere morto sul ciglio della strada. Sono stravolti e,
come ci vedono arrivare ci scambiano per fantasmi
stanichi, stralunati e sofferenti in effetti lo sia-
mo. Ci accolgono con tanta gioia ed affetto, che in quel-
la circostanza metteva, si, perdonatemi, un po' d'amore.
Io, per la prima volta nutro per i miei colleghi e questo è l'u-
nico ricordo positivo che ho di quella rocambolesca
giornata tiranne, ovviamente, la consolazione di essere
sopravvissuto nonostante cane barbone e la Garbatella.
Ennio Di Francesco
dotti così, noi, o quel che rimaneva di noi doveva gia-
cere morto sul ciglio della strada. Sono stravolti e,
come ci vedono arrivare ci scambiano per fantasmi
stanichi, stralunati e sofferenti in effetti lo sia-
mo. Ci accolgono con tanta gioia ed affetto, che in quel-
la circostanza metteva, si, perdonatemi, un po' d'amore.
Io, per la prima volta nutro per i miei colleghi e questo è l'u-
nico ricordo positivo che ho di quella rocambolesca
giornata tiranne, ovviamente, la consolazione di essere
sopravvissuto nonostante cane barbone e la Garbatella.
Ennio Di Francesco
Archivio della
biblioteca
comunale


Testo Originale Estratto
6
Il villaggio
è a 750 metri
di altitudine
Il villaggio
di Bussan
I nostro viaggio
attraverso i vil-
laggi di Saint-
Pierre prosegue
sempre più a fatica
perché diventa, ogni
volta più difficile, se
non impossibile, tro-
vare testimoni di una
generazione antece-
dente alla mia in gra-
do di darci testimo-
nianze inedite di tem-
pi ormai lontani.
Ci soffermiamo questa volta su Bussan e, per nostra
scelta, abbiamo deciso di raggruppare i tre villaggi per-
ché chiedo scusa fin d'ora agli abitanti per eventuali er-
rori o dimenticanze.
Bussan comprende tre villaggi: Bussan dessus, Bussan
du milieu e Bussan dessous che si trovano ad un'altitu-
dine compresa tra i 700 ed i 750 metri. Sono tutti ubi-
cati sulla strada della collina che, prima della costru-
zione della carrozzabile da Tâches a Homené, era l'uni-
ca via di comunicazione tra il borgo ed i villaggi alti.
Bussan di sotto e di sopra sono stati quasi completa-
mente "rimessi a nuovo", mentre a Bussan di mezzo è
ancora possibile vedere alcune case che conservano la
struttura del passato.
A Bussan di sopra è caratteristica una costruzione che
risale al 1600: la data è incisa sul trave maestro ed il tutto,
garantiscono, è ancora quello originale. Nella facciata
principale, oltre alle tipiche piccole finestre ed alle por-
te basse, si può osservare una piccolissima nicchia ab-
bellita sui due lati da dipinti rappresentanti due co-
lombi con posati altri
ucelli; vi prevale
il colore blu e marrone.

Pochi proprietari
del terreno agri-
colo e dell'alleva-
mento del be-
stiame, i
proprietari
più ricchi,
godevano
il mezzo e
il suo facol-
tosi e possedevano
malghe ed alpeggi a
Rumiod, Vetan,
Homené e Verrogne.
Tutto intorno a questi
villaggi vi erano prati,
frutteti e vigneti. Le vi-
gne principali si trova-
vano a Bréan, Thoules
e Sarre. Tra un filare e
l'altro, sui terrazza-
menti, vi seminavano
segale e frumento che
servivano per il pane
che veniva cotto da no-
vembre a metà dicembre nel forno di Bussan di sopra.
Il forno era molto capiente e tutti avevano collaborato
alla sua costruzione. In tempo di guerra venne costrui-
to un forno più piccolo (per circa 10-15 pani) dove si
cuoceva il pane di nascosto. Il periodo della panifica-
zione era il più bello dell'inverno, soprattutto per i bam-
bini ai quali era permesso pasticciare un po' e fare il ti-
pico "galletto". Il giorno in cui si faceva il pane non si
portava il latte alla latteria, ma lo si utilizzava con i fi-
chi, zucca gialla cotta, uova, zucchero, uvetta e farina
per fare dei pani dolci: le cosiddette "Flantse".
Poco distante dal forno c'era la latteria. Fu costruita nel
1860 ed all'inizio aveva diciotto soci. Vi conferivano il
latte, oltre agli abitanti dei tre villaggi di Bussan anche
quelli della Grange, di Jacquemin e della Croix. La lat-
teria funzionava molto bene: aveva uno statuto, un pre-
sidente ed un revisore dei conti. Si facevano quattro
forme di formaggio al giorno. Oltre al locale per la la-
vorazione del latte la latteria aveva un magazzino, un
locale molto freddo dove si teneva il latte da scremare
per fare le tome e il burro e la camera del casaro. Per 14
anni ci fu un casaro di Excenez di nome Damé Euschio.
In varie occasioni la grande camera del casaro è stata
usata come sala da ballo.
A Bussan di sopra una volta c'era un solo fontanile in
fondo al villaggio e, durante l'inverno, era molto diffi-
coltoso raggiungerlo sia per il bestiame che per le mas-
saie dal momento che nessuno aveva l'acqua in casa.
Per scendere ad abbeverare le mucche si facevano del-
le incisioni orizzontali nel ghiaccio per impedire loro di
scivolare. Per fare il bucato si metteva la “Lessiveuse”
nella carriola e si scendeva trattenendola con una cor-
da, per risalire invece si doveva tirare su la carriola sem-
pre a forza di braccia. Finalmente poi una persona, di-
remmo benemerita, costruì una vasca in cima al vil-
lagio dove venne fatta affluire l'acqua di alcune sor-
genti provenienti dal vallone di Mèyes che si trova tra
Etavel e Praulé. Queste sorgenti erano molto ricche
com'è vero che nel vallone c'erano tre piscine per la rac-
colta dell'acqua ed inoltre alimentavano due o tre fon-
tanili di Jacquemin oltre a quello di Bussan. Queste sor-
genti non sono mai state analizzate per cui non si sa se
fossero potabili o meno.
Per l'irrigazione ci si serviva del ru d'Orléans e di quel-
lo d'Orsière proveniente dal villaggio di Vernes. Quando
nel 1954 è arrivato l'acquedotto vi fu una grande festa;
questo scende da Jeanton (sotto Orléans) ed ha uno svi-
luppo di circa 2500 metri di tubazioni, per la sua co-
struzione sono occorse circa 300 giornate di manova-
lanza e 100 giornate di operai specializzati.
I lavori in campagna venivano fatti tutti a mano e po-
chi proprietari possedevano il mulo. A Bussan di sopra
solo una famiglia ne aveva uno e quindi “prestava” la
sua giornata col mulo per fare i lavori più pesanti qua-
li la semina, il trasporto del legname e i fieni. In cam-
bio di una giornata col mulo si rendeva il lavoro di tre
persone.
La gente di questi tre villaggi era molto unita: si faceva
la veglia insieme, si ballava al suono della fisarmonica
o dell'armonica a bocca: il “frustapot”. I musicisti,
così si possono chiamare, erano due simpatiche perso-
ne provenienti dai villaggi vicini.
Purtroppo, come dappertutto d'altronde, i pro-
dotti della campagna non bastavano alle famiglie
più numerose e molto giovani cercavano lavoro
all'estero. In una famiglia, ad esempio, c'erano
cinque figli e quattro di loro emigrarono: due fi-
glie andarono a Parigi ed una rimase nello stesso
posto di lavoro per 41 anni, un'altra invece andò
in Marocco. Altri andarono in Svizzera o, soprat-
tutto gli uomini a Lione.
Per concludere ho chiesto: “Ci sono state persone
famose a Bussan?” – “Certamente!” – “Penso che
nessuno abbia mai dimenticato la maestra Anaïs,
sia perché parecchie generazioni di noi sono sta-
te suoi alunni, sia perché la sua semplicità e la sua
cortesia erano un suo pregio in qualsiasi occasio-
ne con qualsiasi persona.

Vanda Champrétavy

Come trascorrere serena-
mente il tempo libero se hai
più di sessant’anni:
L'Amministrazione co-
munale ha rinnovato con il
comune di Aosta la conven-
zione anche per il 2004-2005,
per gli anziani che permette
di partecipare alle attività ri-
creative e soggiorni marini
organizzati dal Conseil de la
Pleine d'Aoste.

PER INFORMAZIONI:
0165/927800

Il nuovo Consiglio direttivo
della Cofruits ha eletto pre-
sidente PROSPERO CARRAL
di Aymavilles, vice presi-
dente è Fassin Attilio di
Gignod.

Scorcio di Bussan.
Sullo sfondo
Castello di
Saint-Pierre
7


Testo Originale Estratto
8
CRESCERE IN...
MOVIMENTO
Euritmia, una nuova
esperienza educativa
per le scuole
delle stagioni e delle feste; inoltre si possono accompa-
gnare a poesie, racconti o fiabe che nutrono la fantasia di
belle immagini. Il bambino piccolo, è da un lato tutto ge-
sto e movimento, dall'altro con tutti i sensi ed il corpo, un
organo sensoriale. Egli percepisce ogni cosa in maniera in-
tensa ed inserisce le percezioni nella costituzione del suo
Ormai è da qualche anno che in alcune clas-
si delle scuole elementari e materne della
nostra comunità montana, viene proposta
Ai bambini un'esperienza educativa molto
particolare: l'euritmia.
Spiegare cos'è l'euritmia non è semplice, è molto più
facile capire di cosa si tratta partecipandovi attivamente.
La lezione dura, a seconda dell'età dei bambini, poco
meno di un'ora. Al termine i ragazzi tornano alle normali
attività scolastiche più rilassate e sereni. Lo spirito con il
quale vengono proposte le lezioni di euritmia è di entu-
siasmo e gaiezza. Sigrid non esprime mai, durante l'atti-
vità, dei giudizi sui risultati dell'apprendimento, spesso
fonte di ansia nei bambini.
La lezione di euritmia, basata quindi sul gioco, sul rit-
mo musicale e poetico è veramente qualcosa che il bam-
bino vive con gioia.
Durante un piacevole pranzo insieme, Sigrid ha gen-
tilmente risposto a tutte le mie domande su questa prati-
ca pedagogica educativa che anch'io vivo insieme a lei e con i miei
alunni a scuola. Ho così scoperto che l'obiettivo dell'eurit-
mia non è solo quello di curare il
benessere dei ragazzi. Si tra-
Archivio della
biblioteca
comunale
corpo. Di conseguenza l'euritmia viene ad assumere un
ruolo fondamentale nella formazione della costituzione fi-
sica e nello sviluppo della personalità. Con i bambini più
piccoli, dai tre ai sette anni, fino ai ragazzi più grandi, dalla
quarta elementare, l'euritmia ha insieme a tutte le altre
materie, un diverso compito educativo. Gli esercizi che
prima erano un semplice gioco, cominciano ora a richie-
dere una precisione ed un'esattezza maggiori. Si dà più
peso all'esecuzione dei movimenti, alla consapevolezza,
poiché in questo modo i bambini entrano in vivo contatto
con le leggi che regolano lo spazio, con l'ordine e la misura.
L'insegnamento dell'euritmia può essere di integra-
zione a ciò che i ragazzi imparano in altre materie. Alcuni
esercizi sono dedicati allo studio del ritmo, altri ap-
profondiscono lo studio delle forme che gli esecutori de-
scrivono nello spazio seguendo diversi ritmi, musiche,
poesie. Questi esercizi possono sviluppare il senso artisti-
co, il senso dell'ordine e della misura...
Sigrid aggiunge che l'euritmia non è solo una prati-
ca pedagogica, essa può anche avere un carattere curativo
(euritmia terapeutica). In questo caso non si svolge nelle
scuole e può, ad esempio, agevolare l'evoluzione corporea
dei bambini in situazione di handicap, stimolare il recu-
pero generale in diversi casi di difficoltà di apprendimen-
to (ad esempio nelle difficoltà di linguaggio). L'esecuzione
degli esercizi di euritmia terapeutica è diretta da terapeu-
ti che hanno fatto un lungo periodo di formazione.
Per concludere, l'euritmia, ovvero l'espressione del
giusto ritmo, è stata pensata da Steiner come indirizzata a
tutti, uomini e donne di qualsiasi età e di ogni grado e cul-
tura. Essa aspira a penetrare nella vita giornaliera per ap-
portarvi salute, serenità ed armonia. Steiner soleva dire in-
fatti: “Sarebbe desiderabile che dai tre anni ai settant'an-
ni tutti facessero euritmia”.
Personalmente, come insegnante, ringrazio Sigrid per
avermi fatto conoscere, attraverso la pratica dell'euritmia,
aspetti dei miei alunni che difficilmente avrei potuto no-
tare nella quotidiana attività didattica. La ringrazio so-
prattutto di avermi permesso di apprezzare, anche nei
bambini più "difficili" la capacità di crescere ed imparare
secondo il proprio ritmo.
Daniela Bosio
9
Classe 1985:
i coscritti!!!
A
lla fine dell'estate scorsa, nelle frazioni di
Saint-Pierre si sono sentiti numerosi clacson
e campanacci, dalle macchine si udivano
canzoni dei Poudzo Valdotains, dai finestrini
sventolavano i classici foulards rosso-nero: eravamo noi
Coscritti 1985!
Già da qualche anno, aspettando impazienti la mag-
giore età, organizzavamo cene della classe '85, anche con
altri passi della nostra comunità montana. Ma quest'anno,
per noi della nostra comunità montana, ma data in tutto,
è finalmente arrivato il nostro momento! Ci siamo orga-
nizzati con tutto l'occorrente: camicie, cappelli e abbiamo
addobbato le macchine, con nastri adesivi rigorosamente
rosso-nero, di balle di fieno, di bandiere e di bottiglie.
La festa dura dieci giorni, è iniziata ad Allein il 29
agosto con il tradizionale ritrovo di tutti i coscritti della
Valle. Prima del ritrovo abbiamo cenato al Rugantino: era-
vamo una quindicina, oltre a noi si sono aggregati anche
alcuni coscritti dell'84. Al palchetto d'Allein, ma come in
tutti gli altri, eravamo sempre uniti e pronti ad esultare
ogni volta che si chiedeva dell'85 di Saint-Pierre!
Fra le varie uscite, da ricordare in modo particolare
vi è la serata in discoteca a Cogne, dove l'entusiasmo era
alle stelle. Alla fine di questa serata, non ancora contenti
e soddisfatti, abbiamo deciso di «dormire» in macchina...
Non è stata d'altronde l'unica volta in cui l'abbiamo fat-
to... Spesso, per concludere la serata, o per meglio dire la
mattinata, ci fermavamo al Café du Bourg, diventato or-
mai punto fisso per le nostre colazioni. La tappa successi-
va era l'Oggettiera del Borgo, dove eravamo fra i primi a
comprare il giornale; Saint-Pierre si svegliava mentre noi
stanchi, ma felici andavamo a riposarci.
Abbiamo festeggiato anche con i nostri amici più
cari, invitandoli a cena (offerta da noi coscritti) e conclu-
sa in vari locali, sempre all'insegna del divertimento.
Altre serate memorabili si sono vissute in diversi luo-
ghi: al Divina, al palchetto di Gressan, di Jovençan, al
Truckers, a Cogne, in piazza Chanoux in occasione della
degustazione dei vini. Altri momenti da ricordare, poi,
sono state le varie cene a casa di Omar, di Denis, la
“bocouo” nella cantina di Nadia, la polenta a casa di Patrik
a La Camagne e l'aperitivo offertoci gentilmente dalla si-
gnora Jordan di Bussan.
Inoltre, domenica 31 agosto abbiamo partecipato alla
santa messa, detta per noi da Don Ugo. In seguito ci sia-
mo recati a Gerbore, a casa di Valentina, dove abbiamo fat-
to una bella grigliata con l'aiuto dei cuochi: Alex Parleaz
e Franco Faldella, con due genitori volenterosi: Augusta e
Fulvio. Nel pomeriggio siamo poi andati a Vetan da Elida
a fare un brindisi.
LA FESTA
È DURATA
10 GIORNI
Infine, l'ultima domenica di questi estenuanti giorni
di festa l'abbiamo trascorsa a Valgrisenche alla Bataille des
Reines, dopo un buon pranzo a casa di Patrik. Per conclu-
dere in allegria tutti insieme al Chez Mario abbiamo man-
giato un gelato ripensando ai bei momenti trascorsi, già
malinconici per l'avvicinarsi dell'inizio della scuola. E' sta-
ta l'occasione per pensare che è stato bello ritro-
Coscritti in festa: Bonanno Roberta, Christille Sylvie,
Del Negro Nicola, Dionisi Denis, Ferrod Fabiana, Jocallaz Consuelo, Lale-Demoz Gilda, Lale-Demoz Lisa, Manella Valentina, Parleaz Patrik, Zemoza Alessio, vi salutano e vi chiedono scusa per il chiasso...
Coscritti:
bei ragazzi
sempre gli stessi


Testo Originale Estratto
10
La pagina
della Biblioteca

Ida Desandré:
...Ci portavano a
lavorare fuori, doveva-
mo caricare dei carrelli
con la sabbia, ci faceva-
no rientrare alla sera. Il
mattino l'appello, molto
presto, ci mettevano
nude incolonnate, ore
ore di appello, ti conta-
vano, ti ricontavano, sotto la luce di questi fari per
dosso, poi in seguito la luce del giorno, eccetera.
...
Io non ero abituata ad avere paura, non è la paura
cui sono portata, la paura. Nel campo, sopra tutto a
Ravensbrück, la paura era la conseguenza dell'isola-
mento, dello svilimento continuo della dignità perso-
nale. La paura
...
Per raggiungere la fabbrica dovevamo passare nel
centro della città. Guardavamo le vetrine dei nego-
zietterie con il pane esposto. Che tormento per
noi prigionieri che avevamo tanta fame! E io pensavo a mio
nonno...raccontavo sempre alle mie compagne
stra che il nonno faceva d'inverno: con le pere
castagne ed i fagioli. La sera, nelle baracche, ci
delle volte di avere qualche piccolo momento per parlare
tra noi. Un gruppo si sedeva su un pagliericcio,
spontaneo parlare di mangiare: più si aveva fame, e più se
ne parlava. Ognuna di noi raccontava le ricette
del suo paese e specialmente le emiliane, le mod
lavano dei cibi più succulenti. Per esempio la pa
no. Io non avevo mai visto la pasta al forno. M
raccontavano, io immaginavo. Le vedevo fare
tirare la sfoglia, preparare il ripieno.

Nel campo di Bergen-Belsen è l'Orrore:
Scheletri e morti insepolti erano ammassati dap-
pertutto: le bocche spalancate, gli occhi aperti,
fummo ammassate in una baracca. Da mangiare non c'e-
ra più nulla e dappertutto c'erano escrementi umani, an-

VITE PARALLELE
Affinché nessuno osi dimenticare

Ida Desandré, una valdostana
deportata nei lager tedeschi
e Mildred Hanciles Rosamaria Vitale,
una donna della Sierra Leone,
raccontano ....

che sui cadaveri. No, li
non provai orrore. Li
loro avevano vinto ed io
ero diventata indifferen-
te a tutto, volevo solo
qualcosa da mangiare.

Al ritorno dalla
Germania:
Quegli sguardi su
di noi ex- deportate, quegli sguardi terribili in cui legge-
vi chiara la condanna: “se sei sopravvissuta è chiaro che
sei andata a letto con i tedeschi, che hai collaborato con
loro”. Quegli sguardi mi hanno chiuso la bocca per tanti
anni.
Un uomo che torna dal campo è un uomo, anzi qual-
cosa di più: è un eroe. Una donna invece è un pidocchio.
Io prima non ero nessuno, dopo, un pidocchio. Perché è
chiaro: una donna che finisce nel campo è perché se l'è
andata a cercare.

In biblioteca di Ida Desandré:
Vita da donne e Il paese dei ricordi.

MOLTI ANNI DOPO: LA STORIA SI RIPETE
Mildred Hanciles Rosamaria Vitale, una donna della
Sierra Leone capace di ribellarsi e lottare...

...Ripensando alla Sierra Leone di quegli anni, mi
appare come un paese diviso in due parti: da una parte
gli uomini, compresi i bambini, costretti all'uso della vio-
lenza, dall'altra, le donne, le donne e le bambine, oggetti passivi di
questa violenza.
Le donne sono state, infatti, le vittime maggiori del-
la guerra. Quando i gruppi armati attaccavano i villaggi o
le città, prendevano tutte le giovani donne, le violentava-
no e poi le usavano come se fossero mogli-schiave si di-
videvano le donne come si divide un bottino, ma anche le
truppe governative e tutti gli altri guerriglieri facevano la
stessa cosa. Quelle fortunate, diventavano preda di un solo
uomo che le usava fino a che non si stancava e poi la pas-
sava ad altri. Quelle che non lo erano finivano a soddisfa-
re indistintamente i bisogni sessuali di tutti i maschi del
gruppo. Questa era la situazione peggiore perché in tal
caso la donna come essere umano non esisteva più era
solo un oggetto da usare; nelle “relazioni” tra gli uomini
che le catturavano e le donne rese schiave prendevano il
sopravvento la violenza, la brutalità, il sadismo.

L'Africa:
C'è da dire che la guerra ha fatto solo emergere un
problema già molto grave: in passato in Africa si negava
qualsiasi diritto, soprattutto quello fondamentale di ac-
cedere all'istruzione. Le ragazze non potevano frequenta-
re la scuola e venivano date in spose molto presto, all'età
di undici-dodici anni. Poi è stata concessa l'istruzione an-
che alle femmine tanto che in Africa si dice: “Chi educa un
bambino educa un uomo, chi educa una bambina educa
una nazione.”
Anche la mutilazione genitale, nelle sue varie forme
è un problema; le ragazze subiscono questa cerimonia in
giovane età verso i dieci anni, obbligate ad una scelta for-
zata che spesso ha gravi conseguenze di salute, dalle in-
fezioni acute subito dopo l'avvenuta mutilazione (che pos-
sono anche condurre nel giro di qualche giorno alla mor-
te) alle infezioni croniche con conseguente sterilità. Essere
sterile è per la donna africana, la peggiore delle condizio-
ni possibili perché solo nell'esplicare il ruolo di madre
essa assume valore nella società. Per tutte queste ragioni
ancora oggi le donne hanno paura, preferiscono stare da
parte piuttosto che esporsi e avere delle responsabilità,
hanno paura di combattere per i loro diritti.

La prigionia:
Lo scopo della prigione dovrebbe essere la rieduca-
zione dei detenuti: in realtà l'unico scopo della prigione,
in Africa, è di distruggere le persone, di farle ammalare e
morire. Appena sono arrivata nella sezione femminile,
sono stata accolta da una delle responsabili che ha inizia-
to a urlarmi contro: “Forza, spogliati, lavati”. Poiché ero
imbarazzata ed esitavo a spogliarmi, le assistenti mi han-
no strappato di dosso i vestiti e tutto quello che portavo,
compresi gli anelli e gli orecchini, tutto. Poi mi hanno
mandata a lavarmi e mentre facevo la doccia una delle
guardie stava lì a guardarmi fissa. Ricordo che in seguito
una delle cose che detestavo di più era l'appello, che si fa-
ceva tre volte al giorno; chiamavano tutte, una per una per
nome e cognome e noi dovevamo uscire dalla cella, met-
terci in riga, mattino, mezzogiorno e sera. Ti vogliono an-
mentre psicologicamente. Ti danno da mangiare solo un
pezzo di pane secco al giorno o un po' di riso semicrudo
e poiché il cibo è di qualità scadentissima, molte persone
contraggono infezioni e muoiono. Dove stavo io c'era an-
che l'abitudine, soprattutto delle guardie carcerarie ma-
schili, di negare il cibo ai detenuti più giovani, in modo da
poterli affamare e poter così abusare sessualmente di loro,
in cambio del cibo...

Il figlio
Hanno rapito mio marito e mio figlio, volevano sa-
pere da lui dove erano nascoste le mie videocassette. Lo
hanno legato ad un palo per torturarlo poi hanno porta-
to fuori nostro figlio e glielo hanno messo davanti, e gli
hanno chiesto per l'ultima volta di parlare. Lui si è rifiu-
tato ancora una volta e allora hanno sparato alla testa del
piccolo Eddie Junior, che non aveva neanche cinque
anni...

11

Io sono una donna e ho avuto la possibilità di parlare e
di denunciare: a volte mi fermo e mi chiedo perché me ne
sono andata dal mio Paese. Sono una donna e non posso
combattere né tornare indietro, mi ucciderebbero.
Posso, però, usare nel modo migliore le videocassette che
ho girato, dove ci sono le prove per incriminare i membri
del RUF (ribelli del Fronte Nazionale Unito).

In biblioteca: IL PREZZO DEL CORAGGIO
di Mildred Hanciles Rosamaria Vitale

Romanzi
LE AVVENTURE SEMISERIE DI UN RAGAZZO PADRE di N. Earls
MALARI TI CHIAMO di N. Sparling
UNA COSA VERAMENTE PEGGIORE di H. Torey
LA VIGILISSIMA POONA di K. Fossum
LA CASA DEL PADRE di J. Navarro
LA STANZA OSCURA di L. Welsh
CASA SENZA RADICI di A. Chedid
LA STORIA DI LUCY GAULT di W. Trevor
CATTERINA di L. Lajolo
L'ULTIMO DETECTIVE di R. Crais
QUESTA E' LA TUA VITA di J. O'Farrell
LA DONNA ALATA di J. Harris
LA PRESA DI MACALLE' di A. Camilleri
LA NAVE D'ORO di M. Buticchi
LASCIA CH'IO CHIAMI di Anna Maria Mori: cinquantotto storie di donne, ogni storia
unica come chi, tutte insieme, compongono un mosaico del femminile dalle prime
novecento ai giorni nostri e che danno voce a debolezze, forze, amori e ab-
bandoni, illusioni, speranze e disperazioni, rimorsi, battaglie vinte e perse: mil-
leselli a formare uno specchio in cui ogni donna finirà per riflettersi.

Diari, memorie, cucina, storia, guide, salute, fotografie....
ALBA NEL DESERTO di D. Waris
LA FAMIGLIA ROSSA di A. Grisendi
ERA L'ORA: RACCONTI DI VITA
RICETTE, AROMI E SEGRETI PER PREPARARE SUGHI, SALSE E INTINGOLI
UN MONDO DI DONNE – DONNE CELEBRI
TOSCANA (guida)
ARTE AL FEMMINILE: DONNE ARTISTE DAL RINASCIMENTO AL XXI SEC.
PASTA IN ARTE – LAVORI CON LA PASTA ALIMENTARE PER RAGAZZI
INFILARE E INTRECCIARE PERLINE PER CREARE BRACCIALETTI E COLLANE
RIFLESSOLOGIA: GUIDA PER CURARE I PIEDI CON I MASSAGGI
GUIDA INSOLITA AI MISTERI, ALLE LEGGENDE E AI LUOGHI SACRI DELL'ANTI-
CA GRECIA
IL GIOCO DEI BAMBINI di E. Baumgartner
IL GRANDE LIBRO DELL'INFANZIA di V. Pistoia
INFANZIA E ADOLESCENZA
L'ALTRA FACCIA DELL'UMANITA' di F. Schrenk
PARLAR D'AMORE: LE DONNE E LE STAGIONI DELLA VITA
AL DI LA' DEL PONTE di R. Zimet-levy: una ragazzina ebrea per sfuggire alla per-
secuzione antisemita se ne sta nascosta, mese dopo mese, in una casa ospitale.
Osserva il mondo che la circonda con minuziosa attenzione, imprimendo nella
memoria la vivezza di ogni incontro, salutando a ogni nuovo giorno l'emozione
di essere ancora viva. Quello che colpisce di più nel suo racconto, che ha l'an-
damento di un vero e proprio libro di avventure, è il ritratto indiretto della so-
cietà italiana tra il 1939 e il 1945: uno straordinario spaccato di vita italiana che
ha molto da insegnarci ancora oggi.

Da un intervento di Umberto Eco:
Accade sovente di dover spiegare a un giovane perché sia conveniente studiare.
Inutile dirgli che è per amore del sapere, se l'amore del sapere non ce l'ha. Né
...


Testo Originale Estratto
12
Lavori di completamento
ed adeguamento funzionale
dell'area sportiva
C
I circa un anno fa, precisamente il 30 ottobre 2002, la Giunta comuna-
le approvò il progetto preliminare dei lavori di completamento ed
adeguamento funzionale dell'area sportiva in località Prieuré, com-
portanti una spesa totale d'investimento di 2.595.820,00 A. Conseguente-
mente, l'Amministrazione comunale di Saint-Pierre inoltrò la domanda di
inserimento nel programma preliminare 2004/2006 del fondo per speciali
programmi di investimento (FOSPI), l'Amministrazione si impegnò a copri-
re con proprie risorse la quota d'investimento pari al 20% della spesa totale,
corrispondente a 519.164,00 A. Alla richiesta di inserimento nel programma
del fondo per speciali programmi di investimento (FOSPI), l'Amministrazione
regionale ha risposto positivamente il 12 giugno di quest'anno. Approvato
il finanziamento, il passo successivo sarà la presentazione del progetto ese-
cutivo, entro il 10 gennaio 2004. Se non ci saranno intoppi, i lavori inizia-
ranno nel 2005.
L'area interessata dall'intervento si trova in località Prieuré ed è defi-
nita ad ovest e a nord dalla
Strada vicinale di Vulpillière, ad est da spazi verdi privati e a sud dalla
linea ferroviaria. La zona suscita particolare interesse, da un punto di vista
ambientale, per la presenza del Priorato e per la vegetazione circostante. In
loco, al momento, sono presenti varie strutture sportive, alcune delle quali ne-
cessitano di interventi manutentivi ed altre di essere modificate per mutate
esigenze d'uso. Il fabbricato esistente, per esempio, destinato a bar e spoglia-
toi, è carente di spazi e presenta un'organizzazione distributiva che risente
sia dell'epoca in cui è stato realizzato, sia dei successivi interventi di sistema-
zione. Risultano insufficienti anche i posti auto e gli spazi verdi attrezzati per
il gioco. Come se non bastasse, manca un collegamento pedonale tra il sotto-
passo e la zona in questione. Oltre ai problemi attuali, il nostro centro sporti-
vo è interessato da nuove necessità che ne motivano l'incremento e la riorga-
nizzazione della dotazione impiantistico-sportiva ed infrastrutturale. Mi ri-
ferisco alla sempre maggiore richiesta di spazi per il gioco del calcio e del cal-
cetto, ma anche al decrescente utilizzo dei campi da tennis. In base, quindi,
a tali considerazioni, un progetto di sistemazione e completamento dell'area,
che adegui le funzioni in atto armonizzandole con le nuove attività ricreative
e sportive, senza trascurare il rispetto del paesaggio circostante, è pienamen-
te giustificato.
Le priorità che il progettista dell'intervento, l'Architetto Sergio Béchaz,
ha dovuto tenere in conto, riguardavano quindi:
1 La riorganizzazione dell'area come polo sportivo non soltanto destinato
agli atleti, ma aperto a tutte le fasce d'età, dai bambini agli anziani
2 Un accesso pedonale al centro in assoluta sicurezza, con un marciapiede
che prosegue il sottopasso esistente
3 La riorganizzazione dei parcheggi e della viabilità veicolare, in modo che
le auto non interferissero con le varie attività
4 Un edificio polifunzionale a norma e completo di tutti i servizi necessari
alle odierne esigenze
5 L'ampliamento dello spazio attrezzato destinato al gioco dei bimbi
6 La modifica delle dimensioni del campo di calcio, con revisione di illu-
minazione e recinzioni
7 La sostituzione dei campi da tennis, attualmente poco utilizzati, con un
campo di calcetto
Gli interventi, come annunciato, non stravolgeranno la situazione in atto; ten-
deranno, invece, ad una maggiore integrazione con le preesistenze. Il nuovo
fabbricato (localizzato, all'incirca, nella posizione di quello attuale) a servizio
delle attività sportive, per esempio, è stato studiato per risultare inserito il più
possibile nel terreno: soltanto il fronte verso il campo di calcio si estenderà
completamente fuori terra. Inoltre, l'edificio è stato abbassato il più possibi-
le, per un miglior inserimento nell'ambiente e, anche grazie alle ampie pare-
ti finestrate, alla forma allungata ed alla struttura portante in acciaio, per una
maggior "leggerezza" possibile. I restanti interventi si riducono, invece, alla
sistemazione del terreno, con l'introduzione di nuovi campi di gioco e con la
sistemazione della viabilità e dei parcheggi. Queste opere, che non richiedo-
no particolari lavori di edificazione se non alcuni muri di contenimento piut-
tosto bassi, risultano ben integrate con il verde circostante e con quello di nuo-
vo impianto. Per quel che concerne l'accessibilità, si prevede un nuovo per-
corso pedonale, che si svilupperà sul lato a valle della strada del Priorato, lar-
go 160 cm, di collegamento dell'area sportiva con il sottopasso esistente.
Anche in questo caso, si tratta di un intervento molto "leggero", che prevede
il rifacimento in pietra a vista di alcuni tratti del muro verso valle, una pavi-
mentazione in blocchetti di cls ed una ringhiera di ferro. I percorsi pedonali
interni all'area sportiva saranno realizzati nello stesso modo, con gli stessi
materiali e percorribili dai disabili. Nessuna modifica per la viabilità veicola-
re di accesso all'area, mentre la strada di Vulpillière verrà ampliata per il pri-
mo tratto. La viabilità ed i parcheggi interni all'area (49 posti auto) verranno
riorganizzati, sia per renderli marginali rispetto alle attività ricreative e spor-
tive, sia per integrarli meglio con il verde. Le nuove strutture e quelle esisten-
ti saranno caratterizzate da un miglior rapporto tra la vegetazione ed il co-
struito, da una minore incidenza delle recinzioni (più basse) e dal conten-
mento dell'illuminazione nelle ore notturne. Soluzioni, come detto, indotte
dalle preesistenze, sia dalla volontà di non stravolgere una situazione com-
plessivamente funzionante.
Analizziamo ora, più dettagliatamente, le caratteristiche architettoniche e di-
stributive delle principali opere in progetto:
Viabilità e parcheggi: la viabilità interna ed i parcheggi saranno radical-
mente modificati in modo da limitare il traffico all'interno dell'area ed
aumentare il numero dei posti auto. Saranno realizzati due tratti di stra-
da a senso unico, uno in entrata e l'altro in uscita, con i parcheggi dispo-
sti a pettine su entrambi i lati. Il tratto in entrata prosegue parallelamen-
te alla ferrovia per consentire sia l'accesso ad un ulteriore parcheggio, sia
il raggiungimento di due abitazioni localizzate ad est. Questo nuovo par-
cheggio, adatto anche alla sosta del pullman, può essere riservato alle
squadre di calcio ospiti. Sono previsti spazi verdi e piantumazioni di al-
beri ad alto fusto per contenerne l'impatto. Per quanto riguarda la strada
per Vulpillière, l'intervento ha origine dalla necessità di sistemare l'area
sottostante destinata al gioco dei bambini. Per motivi di sicurezza, si ren-
derà necessario il rifacimento del muro di contenimento della strada e la
predisposizione di una recinzione. Si è ritenuto quindi di ricostruire il
muro spostandolo all'interno dell'area in modo che la carreggiata stra-
dale potesse assumere una larghezza massima di 5 metri.
Gioco bimbi: All'interno del centro sportivo, è prevista una sistemazione
di un'area attrezzata per il gioco dei bimbi. Tale localizzazione garantirà la
massima sicurezza degli utenti, che potranno muoversi liberamente ed
accedere all'edificio polifunzionale senza alcuna interferenza con il traf-
fico veicolare. Imancabile l'impianto di alberi per creare schermature e
zone d'ombra attorno ai giochi. In posizione centrale verrà collocato un
punto di erogazione dell'acqua potabile, che fungerà anche da spazio di
sosta e sorveglianza.
Campo di basket e pallavolo: Sorgerà a fianco dell'attuale campo di boc-
ce, a nord dell'area. Sarà realizzato con pavimentazione in manto sinteti-
co.
Campo di calcio: ampliato di alcuni metri verso est e sud, per avere una
dimensione dell'area di gioco di metri 102X62. Sui lati ovest, est e sud do-
vrà essere sostituita la recinzione.
Campo di calcetto: in sostituzione dei campi da tennis, poco utilizzati e
basket, sarà possibile praticarvi anche il tennis
Campo di allenamento per il calcio: l'attuale campetto che, eccetto il ri-
facimento della recinzione ed un nuovo sistema di illuminazione, rimarrà
invariato
Edificio polifunzionale a servizio dell'area sportiva: la struttura esisten-
te verrà demolita. Troppo alti i costi di adeguamento ed ampliamento. Il
nuovo fabbricato conterrà al piano seminterrato quattro spogliatoi con i
relativi servizi, l'infermeria, due spogliatoi per gli arbitri, uno spazio per
gli allenamenti, un deposito per il bar-ristorante ed un magazzino. Una
scala ed un monta-persone condurranno al piano terra, in cui troveran-
no spazio un salone per le manifestazioni (99 posti a sedere) con i re-
lativi servizi igienici, un bar-tavola calda (32 posti a sedere) con la cucina ed
altri locali di servizio annessi, la sede dell'U.S. Saint-Pierre, i servizi igie-
nici.
Avremo, nel dettaglio, 967 metri quadri di strutture al coperto, e 7000 metri
quadri di infrastrutture all'aperto, comprensivi di spazi di sosta. Ma anche un
complesso che, rispetto al presente, offrirà maggiori vantaggi e potenzialità
gestionali.
Denny Cognetin