Paroisse de St Pierre Gennaio 1974: Vita comunitaria, bilancio ecclesiastico e dibattiti sulle tradizioni.

1-1974.pdf

Questo bollettino parrocchiale della Diocesi di Aosta del gennaio 1974, numero 1 del XV anno, funge da cronaca dettagliata della vita della comunità di St-Pierre. I temi principali spaziano dalla guida spirituale, con riflessioni sul ruolo della famiglia nell'evangelizzazione e sul significato profondo del Presepio, alla documentazione delle attività locali. Il documento include il rendiconto finanziario 1973 della Chiesa (evidenziando un attivo consistente e lavori futuri), i successi della compagnia teatrale locale che affronta temi sociali, e le celebrazioni per gli ex-combattenti e i pompieri. Vengono affrontati anche dibattiti cruciali per il paese, come la conservazione delle antiche cappelle e l'opposizione a progetti edilizi moderni. Infine, il bollettino registra le necrologie dettagliate e il resoconto delle generose offerte raccolte per la Chiesa, l'Asilo e la pubblicazione stessa, inclusi fondi comunali.

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Testo Originale Estratto
Paroisse de St Pierre
XVème ANNEE - N. 1
JANVIER 1974
BULLETIN
PAROISSIAL
DU DIOCÈSE
D'AOSTE

« Une année nouvelle ?
365 jours pour bien faire ! ».

Les skieurs : les dessinateurs artistes des neiges.
Photo: Tairraz - Chamonix

La Voce dei Campanili
L'Echo de nos montagnes

Tip. Valdostana - Aosta


Testo Originale Estratto
FAMIGLIA ED EVANGELIZZAZIONE

Anche i valori religiosi vengono trasmessi nell'ambito di questo par-
ticolare rapporto tra genitori e figli. L'annuncio delle verità rivelate non
è fatto tanto attraverso la parola quanto piuttosto con la testimonianza
di ciò che di più profondo e autentico vi è nella vita religiosa dei genitori.

E' un insegnamento che avviene inevitabilmente, anche quando i
genitori non ne sono coscienti, e avviene anche quando, non avendo essi
valori religiosi, annunciano una realtà terrena priva della presenza di Dio.
Così capita che chi cerca di dare una esperienza religiosa a un bambino
che non l'ha mai avuta, non si trova di fronte un bambino nuovo, ma
di fronte ad un bambino che ha già sviluppato, a contatto con i suoi fa-
miliari, un certo modo di vedere la realtà umana e quindi anche quella
soprannaturale, a un bambino insomma a cui si dà qualcosa di diverso
da ciò che finora ha ricevuto e che non è cancellabile.

ALCUNE CONCLUSIONI PRATICHE

1) Coloro che celebrano il sacramento del matrimonio devono essere
consapevoli che con tale sacramento essi testimoniano la loro
fede e si propongono di continuare tale impegno nella vita
coniugale.

2) La richiesta di un battesimo per il figlio di pochi giorni (il quale
viene battezzato nella fede dei suoi genitori) non può prescin-
dere dalla consapevolezza di assumersi l'impegno preciso di una
educazione cristiana.

3) Quanti chiedono per i figli il catechismo, la comunione, la cre-
sima, devono prendere coscienza del loro ruolo nella forma-
zione religiosa: i genitori hanno una funzione insostituibile nell'
educazione religiosa dei propri figli, e il sacerdote e il catechista
non potranno mai sostituirla.

4) Un bambino di St-Pierre mi diceva « non ho mai sentito i miei
genitori parlare di Gesù, eppure sono stati battezzati, si sono
sposati in Chiesa, mi hanno battezzato». A noi renderci conto di
una realtà che va conosciuta in tutta la sua complessità e nelle
sue conseguenze.

2—

La Chiesa
casa di tutti

Al termine di ogni anno il Parroco, come amministratore della
Chiesa, presenta i conti di questa « casa comune ». E' una occasione per
tutti di rendersi conto della situazione finanziaria della Chiesa, che è
proprietà di tutti i cristiani del paese.

ENTRATE 1973
collette festive e cassette 649.250
offerte fatte direttamente al parroco (pubblicate sul
bollettino) 1.708.500
Totale 2.357.750

USCITE 1973
riscaldamento, luce, campane 287.099
impianto amplificazione 495.000
assicurazione 18.740
ostie, giornali, lezionari, messali, cancelleria, chieri-
chetti, cantori, presepio 371.980
Totale 1.172.819
Attivo 1.184.931

fondo cassa precedente 2.986.571
fondo cassa attuale 4.171.502

Per la Chiesa, nel prossimo futuro, ci aspettano grossi lavori; da più
di un anno il parroco sta trattando con le autorità regionali, per studiare
lo stato di stabilità di tutto l'edificio. Maggiori particolari ve li darò in
seguito, quando il piano dei lavori sarà più preciso.

Bollettino Parrocchiale

ENTRATE
offerte 625.000
USCITE 538.415
attivo 86.585

Da notare che resta da pagare questo bollettino (più di 150.000); co-
munque da quando vi è stato fatto notare le difficoltà finanziarie per
continuare questo lavoro, le offerte sono giunte puntuali e sostanziose.

— 3


Testo Originale Estratto
Teatro Dicembre 1973
1971 — In occasione del Carneva-
le nasce, se così si può dire, « La
Compagni di Théâtre de Saint-Pier-
re ». Vi ricordate Touéno con la sua
lunga scala ? Le prime scenette co-
me « Lo Raccomando »? Noi ricor-
diamo soprattutto l’atteggiamento
favorevole del pubblico ed il suo ap-
poggio di fronte alla nostra inizia-
tiva. Da molti anni non si entrava
più in quella ex « Chapelle des Pé-
nitents » se non per rovinare le po-
che cose ancora in piedi messe su
con tanta fatica dalla generazione
antecedente la nostra.
A Meod si vendono terreni...
1972 — In occasione dell'inizio del
nuovo anno si ritorna sulla scena
forti del successo del debutto di un
anno prima. Fin dall’ottobre del '71
si prova, si studia soprattutto si cer-
ca di abbellire, per quanto possibile,
la sala del Teatro. Tende, Luci, tap-
pezzerie sul palco ecc.. Le spese sono
tante, le casse quasi vuote, ma an-
cora una volta il pubblico apprezza
il nostro operato e ci ricompensa
largamente.
A questa edizione partecipa la Co-
rale da poco formatasi e il fisarmo-
nicista Luciano Fasolo di Quart. Nel-
4 —
la primavera dello stesso anno la
Corale organizza uno spettacolo.
La « Compagni di Théâtre » vi par-
tecipa con una scena ed è la sua
terza esibizione.
Aprile 1973 — 4° appuntamento
con il pubblico che ancora una volta
si dimostra entusiasta. Si rifà l'im-
pianto elettrico, il palco viene siste-
mato e, come al solito, si spendono
parecchi soldi. Intanto il Comune e
la Valle ci vengono incontro con dei
larghi contributi che tirano un po'
su il morale e... le casse!
Arriviamo così al Dicembre 1973,
per quest'anno la sala poteva rima-
nere così. Ci siamo perciò detti che
invece di lavorare con le braccia po-
tevamo spremerci un po' le meningi!
E così sono nate le 4 scene che vi
abbiamo presentato negli spettacoli
tra il 13 e il 23 del mese scorso. Fino
a quest'anno ci eravamo limitati a
riprendere le farse proposte dallo
Charaban. Per il 1973 abbiamo volu-
to fare tutto da noi.
Pur rimanendo nello stile della
farsa, della scena cioè che fa ridere,
abbiamo cercato di proporre, attra-
verso il contenuto, alcuni problemi
attuali che coinvolgono un po' tutti.
Così il problema della scuola e del
lavoro connessi con la differenza di
mentalità fra 2 generazioni diverse
per esperienza di vita, per modi di
agire, di pensare ecc., problemi che
troviamo nella prima scena. Nella
seconda, oltre al desiderio di evasio-
ne dalla vita di tutti i giorni verso
un mondo dove si viva più umana-
mente, si poteva intravedere, tra l'
altro, in che modo l'uomo d'oggi si
possa lasciare condizionare dai mez-
zi di informazione (radio, TV, gior-
nale ecc.).
Nella terza, il problema più scot-
tante: quello della speculazione edi-
lizia ai danni unicamente di noi val-
dostani proprietari così come nella
ultima scena dove si riscontra una
colossale truffa ai danni di un Con-
sorzio lattiero-caseario.
Troviamo inoltre gli stessi temi
nelle belle canzoni inedite scritte
dalla Signora Marguerite Bétemps di
Châtillon e da Graziana. Questi can-
ti, così come la poesia declamata
con un sottofondo di canti tradizio-
nali valdostani, sono stati molto be-
ne accolti sia per le loro parole sia
per la dolcezza della musica.
Tutto ciò ha costituito un lavoro
molto impegnativo che ha richiesto
parecchi mesi per essere portato a
termine. Quasi tutte le sere ci tro-
vavamo per scrivere le scene. Si è
iniziato con la scelta degli argomen-
ti per passare poi al numero dei per-
sonaggi e all'ambientazione delle va-
rie vicende. Abbiamo svolto un la-
voro di gruppo che di per sé è stato
molto interessante per le discussioni
che ne sono nate, per i punti di vista
di ognuno di noi. Dopo le prime
battute, le più difficili in quanto si
doveva cercare di rendere immedia-
ta la situazione che si voleva pro-
porre, il discorso i movimenti, le fra-
si comiche venivano abbastanza spon-
tanee.
Ad un certo punto del nostro la-
voro sembrava che si andasse un po'
alla deriva vuoi per la scarsa parte-
cipazione, vuoi per la stanchezza, ma
poi è prevalsa la « ragione » e così,
pur tra non poche difficoltà, siamo
arrivati alla mèta. Rimaneva il trat-
to più difficile: gli ultimi cento me-
tri! cioè la reazione del pubblico.
Diciamo subito che per noi è stata
molto positiva. I consensi sono stati
generalmente unanimi. Riteniamo
che, a parte il discorso che abbiamo
voluto portare avanti, dobbiamo cer-
Tutta la « Compagni di Téâtre »
care di migliorare la recitazione ed
i movimenti. Purtroppo ci dobbiamo
accontentare dei ritagli di tempo per
le prove per di più al freddo e sem-
pre la sera fin quasi verso mezza-
notte. Per chiudere questa piccola
relazione vorremmo riportare le ul-
time battute della scena: La leitii
nouva di Borg.
Ange — Se no se feien po pi feun
que hen, hisse s'ono no se peucon
eun saloda!
Casemir — De ten-s-en ten couche
raé pe le couhe fan di bien!
Francoué — Fan réché.
Agathe — SPEREN!
Con l'augurio che questo SPEREN,
questa bella parola, sia accompagna-
ta da fatti concreti, oggi più che
mai, con la collaborazione e il senso
civico di tutti. Con questa conside-
razione, porgiamo un caloroso gra-
zie a tutti coloro che ci hanno aiu-
tato ed hanno dimostrato il loro in-
teressamento al nostro lavoro.
Guido
— 5


Testo Originale Estratto
Davanti al nostro presepio
Presepio
del 1973
Sono uno dei tanti che durante le
feste di Natale mi sono fermato da-
vanti ad un presepio e precisamente
nella bella Chiesa di St-Pierre. Un
presepio molto bello e molto ricco
di senso, moderno... La Madonna,
S. Giuseppe il Bambino, i personag-
gi sono tutti qui. Sulla destra una
grande ruota con su fotografie di
fatti di tutto il mondo e al centro la
foto di St-Pierre. Sullo sfondo una
piramide geometricamente costruita
guardando la quale l'occhio si porta
spontaneamente in un punto.
Guida la presenza di questi tre
gruppi una scritta che dà il senso
di tutto il presepio, eccola: « Cristo
è venuto. C'è ancora posto per lui in
noi, nel nostro paese, nel mondo? ».
Tutto molto bello, molto ricco,
molto moderno... ma è altrettanto
vero? Il presepio, segno di una real-
tà, la significa oppure è una ipocrita
bugia? Sebbene sia difficile rispon-
dere in modo completo, vi propongo
alcune riflessioni.
Gesù è venuto. Formidabile realtà
storica che ha cambiato il volto de-
gli eventi. E' finito il tempo della
grande attesa ed è iniziato il tempo
6 —
pieno della salvezza. In quel bambi-
no di Betlemme si sono incontrate
due strade, due mondi, due volontà.
La strada, il mondo e la volontà di
un Padre che voleva rimanere fedele
al bene dell'uomo e la strada, il
mondo e la volontà dell'uomo che
questo bene aveva rifiutato col pec-
cato, tradimento primo e unico del
suo essere uomo. In quel bambino
il Creatore e la creatura ritrovano la
pace perchè quel bambino è il Libe-
ratore, il Salvatore del male dell'
uomo.
Essere amici di Dio è quindi il
grande dono che Betlemme offre a
tutti. Il dono è lì, ma chi lo accetta?
chi lo gradisce? chi in questo natale
l'ha fatto suo? chi lo porta ogni
giorno con sè? Nella realtà chi ha
fatto un posticino a Gesù in questo
tempo?
La risposta a queste domande ha
tre dimensioni, ce lo ricorda il pre-
sepio. Fare un posto a Gesù in noi è
una grande avventura che capovolge
e sconvolge la vita intera. E' prima
di tutto accettare di essere dei po-
veri peccatori, ammalati di egoismo,
di malizia, di sconforto, di tristezza
di vuoto; accettare anche il limite
del poco bene che sappiamo fare,
della poca gioia che incontriamo in
fondo agli sforzi che ci sembra di
fare.
Poi è non addormentare quella
sete di bene senza limite, godere che
il nostro cuore non trovi riposo nelle
cose materiali e cerchi un senso più
pieno al vivere, non si accontenti di
una vita banale e anonima, abbia
bisogno di sentire che quello che fa
ogni giorno vale non solo in quanti-
tà ma in qualità. E questo lo scopre
solo se si sente amato. Per Dio l'uo-
mo non è una pedina, una ruota d'
ingranaggio, ma ha un posto nel suo
cuore di Padre dove ha un nome ben
Un gruppo di «artisti» del presepio
preciso perchè è suo figlio. Il batte-
simo ci ha messi in questo stato di
grazia nella mente del Padre e qui
non so se in questo Natale abbiamo
gustato qualcosa di questo privilegio
che ci mette nella famiglia di Dio
proprio perchè Gesù è entrato nella
famiglia dell'uomo. Non so se abbia-
mo colto il senso che prende ogni
uomo nel nostro cuore, se quel senso
vago di bontà e di doni che ogni Na-
tale porta con sè si è sviluppato in
un atteggiamento nuovo verso tutti,
perchè tutti, in questa avventura cri-
stiana, siamo veramente fratelli; se
abbiamo sentito il bisogno di cessa-
re di essere cattivi, ingiusti, pesanti,
nei confronti degli altri; se abbiamo
scoperto che la fonte della nostra
tristezza è l'orgoglio che ci soffoca
ogni giorno e ci rende soli al mondo,
in ginocchio davanti a noi stessi e a
quegli idoli (ricchezza, onori, pia-
ceri a qualunque costo...) che ci fab-
brichiamo con le nostre mani per la
tristezza dei nostri giorni. E la gioia?
La gioia, quella che si trova sulle
porte di casa nostra, nelle profondità
del nostro cuore cambiato dal mes-
saggio di Cristo, nei valori che Lui
ci ha proposto, quella gioia, dico, l'
abbiamo ignorata perchè di Gesù ne
facciamo a meno, il suo nascere sulla
terra non ci importa, per noi è stato
inutile e senza senso. Tanto è vero
che il nostro battesimo non ci dice
più niente, la nostra Comunione e
Cresima dimenticate... la nostra ani-
ma? è lì soffocata dalla vita che con-
duciamo. La Messa? mai!
Forse è Natale e Pasqua ma è una
abitudine di famiglia, si è sempre
fatto così! In fondo non impegna.
Forse anche tutte le domeniche, guai
a mancarla... ma questo sacrificio li-
beratore non ci ha liberati da nulla:
continuiamo a essere disonesti, ava-
ri, chiusi... in altre parole a non vo-
lerci bene sul serio. E allora? Allora
non c'è posto per Gesù in noi, è ve-
nuto invano a St-Pierre e nel mondo
intero. Quando abbiamo augurato
buon Natale siamo stati ipocriti e
bugiardi.
Oggi troviamo sovente persone che
dicono di aver perso la fede, qualcu-
no se ne vanta. Molti, credo, non
hanno perso niente perchè non ave-
vano niente da perdere. Ma se il mes-
saggio di Cristo è facoltativo, cioè lo
puoi prendere o lasciare, tutto di-
venta facoltativo e per di più senza
senso, che tu sia nella gioia o triste,
in salute o ammalato, ricco o povero,
onorato o disonorato...; arrangiati,
sono affari tuoi che cesseranno quan-
do un metro di terra ti coprirà!
Quello sarà il grande stop di tutti i
— 7


Testo Originale Estratto
tuoi sogni e il premio delle tue fa-
tiche. A far festa saranno gli eredi!
Queste assurdità che ci accompa-
gnano spesso, lasciamole un po' da
parte, ci fanno morire. Cerchiamo
piuttosto di rivedere la nostra vita
alla luce divina di quei valori che
il presepio ci ha appena ricordato.
Troteremo un modo nuovo di essere
Davanti al
monumento
8 —
I tre neo-cavalieri
felici assieme agli altri, i problemi
del paese saranno risolti per la via
più breve e l'umanità intera una con-
vivenza più giusta. Non dimentichia-
mo: un cuore che cambia, cambia il
mondo intero.
Non c'è altra strada! Ciascuno ne
senta l'impegno e la responsabilità.
S. B.
Notizie di paese
4 NOVEMBRE
Solennemente anche quest'anno si
è celebrata la giornata degli ex-com-
battenti: occasione di ritrovo, di ri-
cordi.
Al mattino, durante la messa in
suffragio dei defunti, il Parroco ha
ricordato quanti, dalle guerre fino
ad ora, ci hanno lasciato, ed ha in-
vitato tutti ad essere generosi inter-
preti di un messaggio di pace.
Poi al monumento, mentre le cam-
pane suonavano la marcia del Piave,
c'è stata la cerimonia ufficiale. Do-
po un istante di raccoglimento e di
preghiera davanti alla lapide-ricor-
do, ha preso la parola Bochet Grato,
presidente dell'associazione, il qua-
le, ricordando i tempi duri di una
volta, ci ha invitati a desiderare un
mondo sempre più giusto e in pace.
Sono stati poi consegnati dal Sin-
daco e dal presidente tre croci di
guerra ai neo-cavalieri Rossan Ci-
rillo, Mondet Maurizio, Anselmet E-
miliano.
E' stata notata la presenza di mol-
ta popolazione (anche tanti giova-
PREGHIERA PER LA PACE
Signore, donaci la carità.
La carità che educa alla concordia,
la carità che insegna la giustizia,
la carità che costruisce senza mai demolire
Quella carità che sopporta ogni cosa,
che non opera divisioni,
che non scende a volgarità,
che non sobilla,
che compie ogni cosa con magnanimità,
che sa essere amica con tutti.
Quella carità che sa perdonare
e dimentica le offese altrui.
Signore, togli dal nostro mondo
ogni inimicizia.
Che gli uomini si sentano fratelli.
Stabilisci in ogni angolo della terra
il tuo amore.
Signore, tu sei la carità
e ami la pace.
Donaci la vera concordia,
perchè possiamo vivere nella vera pace.
S. MARTINO A VETAN
L'11 novembre, nella cappella di
Vetan, si è celebrata la festa di S.
Martino. Era una occasione per tutti
gli abitanti di ritrovarsi e di ringra-
ziare Dio della stagione estiva ap-
pena terminata. Non è che la presen-
za fosse particolarmente imponente
ma il gruppetto dei partecipanti ha
passato una giornata in serena com-
pagnia.
Ultimamente alcuni abitanti della
«nuova » Vetan hanno espresso il
desiderio (anche con una lettera a-
perta al bollettino di St-Nicolas) di
ni); molto applauditi furono i tre
festeggiati, che da anni aspettavano
questo umile riconoscimento ai loro
sacrifici di gioventù.
Poi ci fu il pranzo al Grivola: qual-
che buona bottiglia e qualche canto
di una volta hanno rallegrato il ban-
chetto, dando a tanti la gioia di ri-
trovarsi insieme.
avere tra l'altro una nuova cappella
tra le villette. Il parroco dopo aver
discusso della cosa con gli abitanti
in occasione della festa patronale di
Vetan (S. Lorenzo), si è dimostrato
fermamente contrario (con l'appog-
gio di grandissima parte della popo-
lazione) alla proposta.
Vorrei qui ricordare alcune af-
fermazioni fatte dai richiedenti del-
la nuova cappella. « La nuova cap-
pella deve essere centro propulsore
spirituale del nuovo Vetan, motivo
e punto di coesione tra i nuovi e i
vecchi abitanti, deve raggruppare i
– 9


Testo Originale Estratto
praticanti, richiamare i lontani, sve-
gliare gli interessi tra gli indiffe-
renti. Non lasciamoci tentare dalla
più comoda idea di possibili messe
domenicali nella vecchia chiesetta
che, seppure ubicata su un incante-
vole poggio, è troppo decentrata e
perciò non potrà mai rappresentare
il cuore vitale del nascente villag-
gio... » (Sig. Casati Italo).

Il parroco risponde che si augura
che certe frasi siano frutto più di
poesia che di reali convincimenti.
Una cappella tra le villette sarebbe
« centro propulsore » spirituale men-
tre quella tra le vecchie case dei con-
tadini non potrebbe esserlo. La chie-
setta nuova, trecento metri più su
sarebbe « coesione fra i nuovi e i
vecchi abitanti » mentre quella vec-
chia costruita secoli fa dai sacrifici
della povera gente, non potrebbe
esserlo.

L'affermazione poi che la vecchia
cappella sia « troppo decentrata »
per essere « cuore vitale » mi sembra
molto facile ma di poca sostanza:
quanta poca gente andrebbe nelle
nostre chiese se le volessero alle
porte di casa. Vorrei poi ricordare
che i nostri vecchi villaggi, le nostre
vecchie case, le nostre secolari cap-
pelle, costituiscono un patrimonio
di grande valore spirituale, del quale
dobbiamo essere orgogliosi e gelosi
custodi: sono una delle massime e-

S. Martino a Vetan
10 —

La vecchia cappella di Vetan

spressioni della nostra civiltà alpi-
na. Trascurandoli perdiamo una del-
le nostre tradizioni e chiediamo a chi
viene tra noi e dice di amare la mon-
tagna e la sua civiltà di aiutarci a
non tradire questi nostri beni. An-
che per questo credo che per il mo-
mento S. Lorenzo non ha ancora bi-
sogno della sua villetta trecento me-
tri più in su.

***

S. BARBARA

I nostri tre gruppi di pompieri
(Rumiod, Etavel e Borgo) hanno ce-
lebrato anche quest'anno la festa in
onore della loro patronna. La Messa
al mattino è stata per tutti l'occa-
sione di ribadire il valore delle cose
spirituali, poi il pranzo, i canti han-
no portato gioia e desiderio di fra-
ternità.

Ai pompieri faccio conoscere que-
sta lettera che ho ricevuto.

« Ringrazi, signor parroco, a no-
me mio e di tutta la popolazione, i
bravi pompieri, che rendono un così
grande servizio al paese. Ho sentito
parlare di alcuni un po' in crisi, ho
sentito dire che alcuni vorrebbero
proporre un carro funebre per i fu-
nerali... dica loro di tenere buono,
di non lasciare cadere la nobile tra-
dizione che fa dei nostri pompieri

i fraterni accompagnatori dei cari
defunti. Dovessimo un giorno veder
cadere questa nobile tradizione, do-
vremmo vedere con tristezza i gru-
ppi-pompieri perdere il significato più
alto e la ragione più profonda del
loro esistere e della simpatia con
cui la popolazione li segue.

Un grazie poi rivolga, sign. Par-

Pompieri di Etavel
roco, a quei pompieri che, con alto
rispetto per i nostri morti, sanno
aspettare in Chiesa la fine della fun-
zione: ci sono di grande esempio e
lo sono soprattutto per quelli che
con riprovevole abitudine stanno a
fare l'allegra chiacchierata in piazza.
segue la firma »

Pompieri di Rumiod

— 11


Testo Originale Estratto
I nostri defunti OFFERTE

vuota casa di Etavel.

22) Il 29 novembre, a Bussan di
sopra, è morta PALLAIS M. ELISA
di anni 85, moglie di Ferrere Enrico.
Tanti anni di sacrifici e di lavoro,
compendiano la sua lunga vita. Don-
na di grande memoria, amava ri-
cordare le cose e le persone di una
volta. Il bravo Henry e il figlio ne
serbano caro ricordo.

23) Dopo una dolorosa degenza al-
l’ospedale è morto, l’otto di dicembre
a Bussan di sopra, CHRISTILLE
LUIGI di appena 62 anni.

Una malattia di cuore ha stron-
cato la sua tempra di gran lavoratore
e di buon contadino. Era marito e
padre affettuoso, pronto all’amicizia
e alla solidarietà. Per anni era stato
consigliere comunale, interessando-
si all’amministrazione pubblica. La
moglie Albina e i figli trovano co-
aggio nei suoi esempi di generosità.

24) Il 14 dicembre è deceduta all’
ospedale, dove era da tempo ricove-
rata, BARMAVERAIN FEBRONIE,
di anni 83. A pochi mesi dalla morte
del fratello, con cui era sempre vis-
suta, anche Febronie ha raggiunto
la pace eterna. Il suo lavoro fu umi-
le e nascosto, in tanti anni di ser-
vizio nella casa parrocchiale di Brus-
son. In questi ultimi anni la salute
era crollata, e i nipoti l’hanno cu-
rata con amore.

20) Il sette novembre è deceduta a
Praximond BRANCHÉ MARIA DEL-
FINA di anni 78, moglie di Tonso
Bartolomeo. Da anni una dolorosa
malattia stava distruggendo la sua
forte fibra. Suo marito e le figlie
portano nel cuore il ricordo della
sua bontà e generosità, del suo la-
voro instancabile.

21) Il ventisette di novembre, ad
Aosta, dove si era recato per lavoro,
è morto improvvisamente, a soli 60
anni, BRANCHÉ ADOLFO. Idraulico
conosciuto e apprezzato, amava il
lavoro che svolgeva con competenza.
Socievole e buono lascia un grosso
vuoto in chi l’amava e conosceva.
La moglie Romilda, lo piange nella

14 —
Per la Chiesa :

In memoria Savoie Giorgetta; in me-
moria Boverod Anaïs; in memoria O-
reiller Emilio; N. N.; Pompieri del
Borgo; in memoria Branche Delfina;
in memoria Lale Michel; Persod Luigi;
in memoria Glarey Giuseppe e Paolina;
Pompieri di Etavel; fam. Vuyet-Bran-
che; N. N.; in memoria Eugenio Croux;
Parleaz Renzo; N. N.; in memoria Bo-
chet Mirco; fam. Miret; in memoria
Branche Adolfo; in memoria Pallais
Elisa; N. N.; N. N.; in memoria Chri-
stille Luigi; in memoria Barmaverain
Adolfo e Febronia; Del Negro Giovan-
ni; in memoria Savoie Giorgetta; in
memoria Fenoil Dario; Saccani Ada-
mo; N. N.; N. N.; Cognetn Mario; So-
relle Paillex; Ferrere Henry; Rossan
Cirillo; Borre Giuseppe; Lale Murix
Marcello. Totale L. 370.000.

Per il Bollettino :

Da Soghe Dorindo; Lale Demoz Tom-
masina; fam. Cortiana; Cognetn Ma-
rio; Gorret-Cognetn; Lale Gérard Vin-
cent; Cavassa Marco; Borre Giuseppe;

Barmaverain Dino; Lale Murix Mar-
cello; Lale Vera; fam. Battistioli; Pa-
riset Erminio; Saccani Erminia; Da-
vid-Piana; Barmaverain Pierino; Bar-
maverain Adolfo; fam. Loropiana; Mo-
randi Sebastiano; Oreiller Emilio; N.
N.; Sapinet Angelica; David Ernesto;
N. N.; Chiosso Remo; Martignene Gui-
do; Bochet Camillo; Persod Luigi; N.
N.; Vuyet-Branche; N. N.; Padre Lale
Gérard; Pellissier Secondine; Parleaz
Renzo; Rosset-Cheney; Christille Sil-
vano; N. N.; fam. Miret; Amministra-
zione Comunale (L. 100.000); Branche
Adolfo; Terradura Ottavia; Bois Car-
lo; N. N.; Christille Luigi; Del Negro
Giovanni; Lettry Roberto; Sorelle La-
le Murix; N. N.; N. N.; fam. Ottino;
Oreiller Marco. Totale L. 304.000.

Per l'Asilo :

In memoria Fenoil Dario; in memo-
ria Vaudois Francesca; in memoria O-
reiller Emilio; in memoria Eugenio
Croux; Parleaz Renzo; in memoria
Pallais Elisa; in memoria Christille
Luigi. Totale L. 77.000.

— 15


Testo Originale Estratto
La pagina della donna in casa
LO SFERRUZZARE: UN LAVORO UTILE
E BENEFICO AI NERVI
Il fare la calza, il lavorare di maglia,
il far merletti e lo sferruzzare in genere
può portare un discreto vantaggio eco-
nomico nelle spese familiari; ma quel
che più conta, questi stessi umili lavori,
vanno a tutto vantaggio della salute:
- calmano i nervi;
- conservano e accrescono la mobi-
lità delle dita;
- imprimono al corpo un ritmo ar-
monioso.
Il fare la maglia e lo sferruzzare, sono
perfino raccomandati in certe cliniche,
per gli agitati maniaci e per gli ipocon-
driaci; e questo tanto agli uomini che
alle donne.
* * *
LA LONGEVITA' DELLE DONNE
Le donne vivono più a lungo degli uo-
mini.
Questa verità che già era risaputa, ven-
ne recentemente riconfermata, con dati
statistici alla mano, dall'Istituto Naziona-
le Francese della sanità e delle ricerche
medicinali. Le statistiche più recenti di-
cono così: la durata media della vita, in
Francia e con molta approssimazione nei
paesi Europei, è di anni 75,3 per le donne
e di anni 67,6 soltanto per gli uomini.
Le donne vivono dunque, in media, 7,7
anni più a lungo degli uomini.
Le stesse statistiche dicono pure che
oltre i 75 anni si conta un solo uomo
contro due donne; un uomo contro 3 don-
ne oltre gli 85 anni; e un uomo contro 5
donne oltre i 95 anni.
Perchè gli uomini vivono meno a lungo
delle donne? La scienza non lo dice con
certezza, avanza solo delle ipotesi: forse
l'organismo dell'uomo è meno resistente
di quello del cosidetto « sesso debole »,
forse gli uomini soccombono più nume-
rosi e anzi tempo a causa degli abusi di
alcoolici, di fumo? o muoiono più nume-
rosi a causa di incidenti di lavoro o di
macchine? o a causa delle guerre? o,
forse, per tutti questi motivi presi in-
sieme ?...
* * *
LA FORZA ENERGETICA DEL SOLE
Gli scienziati dicono che il sole spande
e manda sulla terra, ad ogni giorno, una
quantità di energia che è superiore a tut-
ta l'energia che l'umanità ha sviluppato
e utilizzato, sotto forma di combustibile,
di forza idroelettrica, di macchinari e di
muscoli, attraverso tutta la lunga storia
della sua plurimillenaria esistenza.
Il giorno in cui l'uomo riuscisse a cap-
tare, a conservare e a utilizzare appieno
l'energia che il sole ci manda, la crisi
energetica che oggi ci fa soffrire sarebbe
definitivamente risolta!
E gli Arabi starebbero freschi coi loro
« ricatti ».
* * *
I SETTE VIZI CAPITALI DEL « CAPO »
Una « tavola rotonda » è stata, di re-
cente, organizzata, in Svizzera, in una
cittadina vicino a Berna, per individuare
quali siano i principali e più gravi difetti
dei « capi » e dei « responsabili » a tutti
i livelli.
Al termine della curiosa e interessante
discussione ne è venuto fuori il seguente
elenco che è stato definito « dei sette
vizi capitali del Capo ».
Eccoveli qui nell'ordine d'importanza
stabilito: 1) non sapere prendere delle
decisioni; 2) tutto fare da se stesso; 3)
non avere fiducia nei propri dipendenti;
4) non aver tempo; 5) perdere la padro-
nanza di se stesso; 6) non saper dare le
notizie sgradite; 7) credersi e stimarsi in-
fallibile.
LUCILLA

Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato).
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