Mélange (Dic. 1999): Storia, Natura e Vita Comunitaria a Saint-Pierre e in Valle d'Aosta
mélange 1999.pdfIl documento è il terzo numero della pubblicazione "Mélange" della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre, risalente a Dicembre 1999, e offre una panoramica eterogenea sulla vita e la storia locale. Contiene articoli storici approfonditi sul priorato di Saint-Pierre e sul Priore Jean Pierre Persod, esplorando l'evoluzione del paese e del villaggio di Orléans. Ampio spazio è dedicato anche all'ambiente naturale, con descrizioni della flora alpina e della viticoltura valdostana. Non mancano temi di attualità amministrativa, come l'Imposta Comunale sugli Immobili, e la celebrazione di talenti sportivi locali. La pubblicazione promuove inoltre attività culturali della biblioteca e servizi per la comunità, come l'apertura di un asilo nido, affiancando a questi anche articoli su temi più ampi come l'evoluzione di Internet e leggende natalizie.
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 4 n° 3 Dicembre 1999 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 Filiale di Aosta contiene I.P. 3 Orléans Villaggio di Saint-Pierre mt. 1060
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2 BUON ANNO Buon Anno da parte dell'Amministrazione co- munale, della Biblioteca e della redazione di Mélange. Insieme agli auguri tradizionali vi of- friamo un pensiero che, mi auguro, gradiate: è un calendario. È Saint-Pierre che vive e si tra- sforma nel corso del XX secolo. Frugando nei nostri archivi personali e nel fondo della bi- blioteca comunale, abbiamo scelto delle foto- grafie che ricordano una circostanza a volte im- portante a volte semplice, senza voler schema- tizzare argomenti o periodi storici. Le didasca- lie sono il minimo riferimento necessario per collocare la fotografia lasciando così all'imma- ginazione personale completare il contesto. Vi ringraziamo per l'attenzione che ci state riser- vando e ancora... Auguri per il nuovo anno. Marco Carlin Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétravy, Denise Chappuis, Walter Chentre, Christian Chioso, German Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta La Pastorala De nèt euna leumière I berdzè l'at paru; Un andze vin leur dère: Lo Sauveur l'est neissu. Un pouro baou l'est son palatse, Et sat pei de fen in traver Compouson lo deur matelatse De ci gran Rei de l'univer Et din la rigueur de l'iver De do trei lindzo l'est queuveur. Berdzè, dei que le s-andze Di cheil son descendu, Pe tsanté le lovandze D'un meinà vouè neissu; Parten! Parten! L'est dzà doz'aoure; Galopen a Betheleen. No verren ci meinà que plaoure Din euna rètse su le lo fen. Que ci petsou deit ètre dzen! Mè que l'est pouro in mèmo ten! Le rei, din leur palatse, Rètserton le s-onneur; Et l'infant Jesu catse din un baou sa grandeur. J.B. Cerlogne Le Prieuré de Saint-Pierre et le Prieur Jean Pierre Persod (1645-1724) ogni volta che passo dinanzi al Priorato ripenso alla quantità di storia reli- giosa e civile raccolta dietro quelle mura. I brandelli di storia giunti fino a noi ci dicono che St. Jacques (ou Jacquèmé) morto nel 429 d. C. vescovo d'Aosta, al tempo dei Burgundi, (V sec. d.C.) abbia fondato i due priorati di Aosta e St. Pierre, che hanno portato per lungo tempo il suo nome. Se le scarse notizie della Chiesa in Valle d'Aosta sono esatte, pare che fin dall' VIII secolo d. C. si contavano in Valle ben 43 parrocchie fra cui St. Pierre dove, la preesisten- za del priorato, la collocherebbe, in tutte le terre sarde, prima di ogni altra preesistente unità cri- stianità in Valle (vedi Histoire de la Vallée d'Aoste dell'abbate Joseph Marie Henry). A quel tempo i priorati erano per lo più separati dalla parrocchia. Sappiamo che la dipendenza della collegiata di St. Orso dagli anni 1150 al 1309 mentre la storia è lacunosa circa la dipendenza del Priorato. Don Mentone nel 1049 d.c. costruì l'ospizio del G.S. Bernardo (primo documento del 1200) e questa nuova congre- gazione religiosa venne riconosciuta dal Papa nel 1177. Essa si sviluppò molto rapidamente, perché gestita e amministrata con particolare sagacia, tanto da raccogliere benefici e donazioni tali da amministrare bene 43 parrocchie, ospedali, priorati e cappelle sia in Valle che in Savoia e nel Vallese. Per tradizione fino al 1752 quando successe una specie di catastrofe patrimoniale. A quei tempi, il priore della congre- gazione risiedette ad Aosta fino al 1466, ma in compenso decretò di nominarsi il proprio priore, ma in compenso decretò di nominarsi il proprio priore, ma in compenso decretò di nominarsi il proprio priore, ma in compenso decretò di nominarsi il proprio priore, ma in compenso decretò d'nominarsi il proprio priore, ma in compenso decretò di nominarsi il proprio priore. Il conflitto andò avanti per più di due secoli, ed era un conflitto di potere, di quelli a cui Casa Savoia non era disposta né a rinunciare, né a fare compromessi. St. Pierre ne andava di mez- zo perché il Priorato era solitamente gestito dall'ordine del S. Bernardo fin dal 1466. A deci- dere fu il Papa Benedetto XIV che con una bolla papale nel 1752 per cui lasciò alla congre- gazione del G.S. Bernardo il diritto di nominarsi il proprio priore, ma in compenso decretò di nominarsi il proprio priore. A decisione del Papa Benedetto XIV fu quella di stabilire, nel 1475 il Vallese aveva conquistato la sua indi- pendenza e Casa Savoia non voleva inimicarsi il nuovo stato, ma in compenso decretò di nominarsi il proprio priore. Si narra, ma non è documentato, che nel 1951 stabili una nuova convenzione con l'Amministrazione regionale da cui nacque l'Istituto Agricole Régional, oggi fiore all'occhiello dell'agricoltura valdostana. Pour les personnes âgées de St. Pierre et pour les jeunes gens qui ont des curiosités à pro- pos de leur Commune je voudrais joindre deux mots à propos d'un illustre "saint-pierroin", Jean Pierre Persod, dont j'ai entendu parler souvent quand j'étais tout petit et que la famille de ma mère Anais Persod, considérait une espèce d'aïeul. Dans tous les livres d'histoire, de De Tillier à l'Abbé Henry, nac- quit à St. Nicolas en 1645, il était docteur en Théologie et es-droit en étudiant à Annecy. Prieur claustral en 1675, bénéficié par l'évêque d'Aoste et vicaire général de la cathédrale en 1680, aumônier de Jeanne Baptiste de Savoie et puis de S.A.R. Victor Amé- dée, lui fut autorisé en 1696 à faire l'acquisition partielle (3/4) d'une ferme à Courmayeur, avec les nobles Passerini d'Entrèves, qui nous ont vendu ces propriétés. Il était un de ces hom- mes qui s'intéressait à tout, de fonder avec l'Archidiacre Rivitel la chaire de Théologie au Prieuré de St. Jacquème à Aoste, de faire démolir l'ho- spice du P. S. Bernard, en- dommagé par l'armée fran- çaise, et puis de le faire rebâ- tir avec la contribution de S.A.R. et du Conseil des Commis (il le terminera en 17 ans après les occupations françaises de 1704-1706 e 1708). Il acheta un peu par- tout des pièces de terrain à St. Christophe, à Courmayeur, les biens nobles de la grange de Champrotard et la montagne de Rêmi à St. Rhemy. Mais son souvenir est lié par- ticulièrement au prieuré de St. Pierre qui avait été détruit par un grande incendie du 22/2/1676 et il fut rebâti tel qu'il est, en 1701 et 1702. Il est rappelé au prieuré par un grand portrait qui est placé au fond du corridor d'entrée du Prieuré. Laurent Ferretti «Le Prieur Jean Pierre Persod» Riflessioni Nella primavera di sei anni fa veniva dato alle stampe un libro monografico nostro sul territorio di Saint-Pierre, inti- tolato semplicemente “Saint-Pierre”. Esso concludeva un lavoro di ricerca voluto dall'Amministrazione comunale sensibile e attenta alle trasformazioni in atto: infatti Saint-Pierre, paese eminentemente agricolo, stava modificando il suo aspetto per divenire una zona satellite della città, con tutti i problemi conseguenti. Gli Amministratori comunali raccolsero, pertanto, attorno a loro un certo numero di persone inte- ressate a “radiografare” la situazione locale sia alla luce del passato che nella dimensione pre- sente. Sotto la direzione del professor L. Colliard si stilò il profilo di un progetto iniziale assai ampio, per interessare la popolazione intera e riassumere in un libro il frutto delle ricerche. Dopo varie vicissitudini e la defezione di molti che avevano accettato di collaborare, si diede l'impostazione più contenuta del lavoro che si protrasse per circa quattro anni. Il problema maggiore risultò quello della scarsità di fonti a cui attingere notizie documentali. Fattiva la collaborazione delle tre autrici che operarono a stretto contatto, oggi esse si chie- se se il loro lavoro ha sortito un effetto proficuo. Premesso che il volume è stato gratuitamente consegnato ad ogni nucleo familiare di Saint-Pierre, ci si chiede se esso sia stato (e sia) sufficientemente reclamizzato e possa trovare lettori nuovi i non residenti. Quanto ai nostri concittadini la loro reazione è stata diversa: per una parte il libro è risultato un po' pesante perché la documentazione accurata comporta una serie di volumi a volte prolissi; per un'altra parte ha avuto una funzione utilitarista atta a chiarire certe proprietari dei beni. La popolazione di recente stanziamento, fatto assai curioso, ha capacità intelligente adeguarsi all'ambiente nel quale è venuta a stabilirsi ed ha forse apprezzato la mono- grafia per la possibilità di “contatto indiretto” offerto. Rimane da considerare se la scrittura facile, chiara, alla portata di qualsiasi grado di istru- zione del lettore, potrebbe costituire uno spunto, una base per allargare la conoscenza dell'ambi- ente e favorire un miglior rapporto fra i cittadini. Confido, perciò, nella buona volontà di chi ha la possibilità e l'autorità per indirizzare, soprattutto i giovani, verso quelle forme di rispetto dell' identità delle persone, superando la tendenza alla superficialità stimolata dai “mass-media” in voga e che appiattiscono o cancellano i valori faticosamente acquisiti dai nostri antenati. Ceriano Irma Leggenda di Natale La lucciola Ad adorare il bambino Gesù nella capanna di Betlemme insieme con gli altri animali accorsero anche gli insetti. L'ape offrì il suo dolce miele, la far- falla le bellezze dei suoi colori, la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta. La vespa non sapendo che cosa offrire promise che non avrebbe punto nessuno; la mosca si offrì di vegliare, senza ronzare, il sonno di Gesù. Solo un insetto piccolissimo non osò avvicinarsi al bambino, non avendo niente da offrire. Se ne stette timido timido sulla porta: eppure avrebbe tanto vo- luto dirgli il suo amore. Ma, mentre con il cuore gros- so e la testa bassa stava per lasciare la capanna, udì una vocina richiamarlo: “E tu, piccolo insetto, per- ché non ti avvicini?” Era Gesù stesso che glielo do- mandava. Allora commosso l'insetto volò fino alla culla e si posò sulla manina del bambino. Era così emozionato per l'attenzione ricevuta che gli occhi gli si colmarono di lacrime. Scivolando giù, una di queste, grossa e lucente, cadde proprio sul piccolo palmo di Gesù. “Grazie”, sorrise il bambino. “Questo è un regalo bellissimo”. In quel momento un raggio di luna, che curiosava dalla finestra, illuminò la la- crimia. “Ecco: è divenuta una goccia di luce”, disse Gesù sorridendo. “Da oggi porterai sempre con questo raggio luminoso. E ti ti chiamerai lucciola”.
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2 BUON ANNO Buon Anno da parte dell'Amministrazione co- munale, della Biblioteca e della redazione di Mélange. Insieme agli auguri tradizionali vi of- friamo un pensiero che, mi auguro, gradiate: è un calendario. È Saint-Pierre che vive e si tra- sforma nel corso del XX secolo. Frugando nei nostri archivi personali e nel fondo della bi- blioteca comunale, abbiamo scelto delle foto- grafie che ricordano una circostanza a volte im- portante a volte semplice, senza voler schema- tizzare argomenti o periodi storici. Le didasca- lie sono il minimo riferimento necessario per collocare la fotografia lasciando così all'imma- ginazione personale completare il contesto. Vi ringraziamo per l'attenzione che ci state riser- vando e ancora... Auguri per il nuovo anno. Marco Carlin Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétravy, Denise Chappuis, Walter Chentre, Christian Chioso, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta La Pastorala De nèt euna leumière I berdzè l'at paru; Un andze vin leur dère: Lo Sauveur l'est neissu. Un pouro baou l'est son palatse, Et sat pei de fen in traver Compouson lo doucment. De ci gran Rei de l'univer; Et din la rigueur de l'iver De do trei lindzo l'est queuveur. Berdzé, dei que le s-andze Di cheil son descendu, Pe tsanté le lovandze D'un meinà vouè neissu; Parten! Parten! L'est dzà doz'aoure; Galopen a Betheleen. No verren ci meinà que plaoure Din euna rètse su lo fen. Que ci petsou deit ètre dzen! Mè que l'est pouro in mèmo ten! Le rei, din leur palatse, Retserton le s-onmeur; Et l'infant Jesu catse Din un baou sa grandeur. Son esemplo no fet comprende Qu'in ci mondo n'en a souffri, Et no s-ingadze tseut a prendre Lo tsemin dret di paradi. J.B. Cerlogne 3 Il était un de ces hom- mes qui s'intéressait à tout, de fonder avec l'Archidiacre Rivitel la chaire de Théologie au Prieuré de St. Jacquème à Aoste, de faire démolir l'ho- spice du P. S. Bernard, en- dommagé par l'armée fran- çaise, et puis de le faire rebâ- tir avec la contribution de S.A.R et du Conseil des Commis (il le terminera en 17 ans après les occupations françaises de 1704-1706 e 1708). Il acheta un peu par- tout des pièces de terrain à St. Christophe, à Courmayeur, les biens nobles de la grange de Champrotard et la montagne de Réal à St. Rhemy. Laurent Ferretti Le Prieur Jean-Pierre et le Prieur Jean Pierre Persod (1645-1724) Ogni volta che si ripasso dinanzi al Priorato ripenso alla quantità di storia reli- giosa e civile raccolta dietro quelle mura. I brandelli di storia giunti fino a noi, direbbero che il vescovo di St. Jacques (ou Jacquèmé) morto nel 429 d. C. vescovo della vicina Tarantasia, al tempo dei Burgundi, (V sec. d.C.) abbia fondato i due priorati di Aosta e St. Pierre, che hanno portato per lungo tempo il suo nome. Se le scarse notizie della storia della Chiesa in Valle d'Aosta sono esatte, pare che fin dall' VIII secolo la pieve di St. Pierre, insieme ad Aosta, come uno dei due avamposti della cri- stianità in Valle (vedi Histoire de la Vallée d'Aoste dell'abate Joseph Marie Henry). A quel tempo i priorati erano collegi per la scuola e la formazione dei sacerdoti e perciò separati dalla parrocchia. Sappiamo con certezza per esempio che la parrocchia di St. Pierre ebbe a dipendere dalla collegiata di S. Orso dagli anni 1150 al 1309 mentre la storia è lacuno- sa a proposito della dipendenza del Priorato. Sappiamo che San Bernardo da Mentone nel 1049 d. C. costruì l'ospizio del G.S. Bernardo (quasi contemporaneamente si costruì anche l'ospizio del P.S. Bernardo) e questa nuova con- gregazione religiosa venne riconosciuta dal Papa nel 1177. Essa si sviluppò molto rapida- mente, perché gestita e amministrata con particolare sagacia, tanto da raccogliere benefici e donazioni tali da amministrare in Valle ben 43 parrocchie, ospedali, priorati e cappelle sia in Valle che in Savoia e nel Vallese. Per tradizione i priori della congregazione risiedette ad Aosta fino al 1752 quando successe una specie di catastrofe patrimoniale. A quei tempi, il priore della con- gregazione, era di nomina pontificia su suggerimento dei Duchi di Savoia e dei membri an- ticamente della congregazione stessa. Il priore precedente, il Priore Persod, ebbe a rinunciare l'indipendenza e Casa Savoia, non volendo si immischiassero nella nomina dei nuovi priori. Il conflitto andò avanti un paio di secoli, ed era un conflitto di potere, di quelli a cui Casa Savoia non era disposta né a rinunciare, né a fare compromessi. St. Pierre ne andava di mez- zo perché il Priorato era solitamente gestito dall'ordine del S. Bernardo fin dal 1466. A deci- dere fu il Papa Benedetto XIV che con una bolla papale nel 1752 per cui lasciò alla congre- gazione di S. Bernardo il diritto di nominarsi il proprio priore, ma in compenso decretò che tutti i beni della congregazione, in tutti gli stati sardi, passassero all'ordine mauriziano con l'obbligo di quest'ultimo di costruire un ospedale ad Aosta. La congregazione era molto ricca e molto benefattrice, aveva 3200 ducati d'oro di rendita, priorati, parrocchie, cascine, al- berghe, ospedali, castelli e signorie. I monaci che erano 40 si ridussero a 12 e si stabilirono a Martigny. Ma la storia non termina così, il ricordo perdura tuttora e così la congregazione ri- mina così, il ricordo perdura tuttora e così la congregazione ri- prese fino nel 1858 la cascina di S. Oyen, nel 1946 la cascina di Mont Fleury e nel 1951 stabilì una nuova convenzione con l'Amministrazione regionale da cui nacque l'Institut Agricole Régional, oggi fiore all'occhiello dell'agricoltura valdostana. Per les personnes âgées de St. Pierre et pour les jeunes gens qui ont des curiosités à pro- pos de leur Commune je voudrais joindre deux mots à propos d'un illustre "saintpierrolein", Prieur du St. Bernard, Jean Pierre Persod, dont j'ai entendu parler souvent quand j'étais tout petit et que la famille de ma mère Anäis Persod, considerait une espèce d'aïeul. Jean Pierre Persod, cité de Tillier à L'Abbé Henry, nac- quit à St. Nicolas en 1645, il était Prieur claustral en 1675, bénéficié Savoie et puis de S.A.R. Victor pour le St. Bernard, de la Seigneu comprenait un grand nombre «Le Prieur Jean Pierre Persod» FUNDATOR Prioratus S. Petri Augus Réflexions Nella primavera di sei anni fa veniva dato alle stampe un libro monografico sul nostro tolato semplicemente "Saint-Pierre". Esso concludeva un lavoro di ricerca voluto dall'Amministrazione comunale sensibile trasformazioni in atto: infatti Saint-Pierre, paese eminentemente agricolo, stava mod aspetto per divenire una zona satellite della città, con tutti i problemi conseguenti. Gli Amministratori comunali raccolsero, pertanto, attorno a loro un certo numero d ressate a "radiografare" la situazione locale sia alla luce del passato che nella dimensi sente. Sotto la direzione del professor L. Colliard si stilò il profilo di un progetto iniz ampio, per interessare la popolazione intera e riassumere in un libro il frutto delle varie vicissitudini e la defezione di molti che avevano accettato di collaborare, si c l'impostazione più contenuta del lavoro che si protrasse per circa quattro anni. Il problema maggiore risultò quello della scarsità di fonti a cui attingere notizie d Fattiva la collaborazione delle tre autrici che operarono a stretto contatto, oggi esse se il loro lavoro ha sortito un effetto proficuo. Premesso che il volume è stato gratuitamente consegnato ad ogni nucleo familiare ci si chiede se esso sia stato (e sia) sufficientemente reclamizzato e possa trovare lette i non residenti. Quanto ai nostri concittadini la loro reazione è stata diversa: per una libro è risultato un po' pesante perché la documentazione accurata comporta una se volte prolissi; per un'altra parte ha avuto una funzione utilitarista atta a chiarire cert proprietari dei beni. La popolazione di recente stanziamento, fatto assai curioso, ha intelligente adeguarsi all'ambiente nel quale è venuta a stabilirsi ed ha forse appre grafia per la possibilità di "contatto indiretto" offerto. Rimane da considerare se la scrittura facile, chiara, alla portata di qualsiasi grado lettore, potrebbe costituire uno spunto, una base per allargare la conoscenza dell'ar vorire un miglior rapporto fra i cittadini. Confido, perciò, nella buona volontà di ch lità e l'autorità per indirizzare, soprattutto i giovani, verso quelle forme di rispetto le persone, superando la tendenza alla superficialità stimolata anche dai "mass-m in voga e che appiattiscono o cancellano i valori faticosamente acquisiti dai nostri Leggenda di Natale La lucciola Ad adorare il bambino Gesù nella capanna di Betlemme insieme con gli altri animali accorsero anche gli insetti. L'ape offrì il suo dolce miele, la far- falla le bellezze dei suoi colori, la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta. La vespa non sapendo che cosa offrire promise che non avrebbe punto nessuno; la mosca si offrì di vegliare, senza ronzare, il sonno di Gesù. Solo un insetto piccolissimo non osò avvicinarsi al bambino, non avendo niente da offrire. Se ne stette timido timido sulla porta: eppure avrebbe tanto vo- luto dirgli il suo amore. Ma, mentre con il cuore gros- so e la testa bassa stava per lasciare la capanna, udì una vocina richiamarlo: "E tu, piccolo insetto, per- ché non ti avvicini?" Era Gesù stesso che glielo do- mandava. Allora commosso l'insetto volò fino alla culla e si posò sulla manina del bambino. Era così emozionato per l'attenzione ricevuta che gli occhi gli si colmarono di lacrime. Scivolando giù, una di queste, grossa e lucente, cadde proprio sul piccolo palmo di Gesù. "Grazie", sorrise il bambino. "Questo è un regalo bellissimo". In quel momento un raggio di luna, che curiosava dalla finestra, illuminò la la- crima. "Ecco: è divenuta una goccia di luce", disse Gesù sorridendo. "Da oggi porterai sempre con te questo raggio luminoso. E ti chiamerai lucciola". Ceriano Irma
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4 Orléans Il nostro viaggio alla conoscenza del paese continua e ci fermiamo questa volta a Orléans P iù che un villaggio Orléans è un gruppo di quat- tro o cinque case abbastanza distanti l'una dall'altra, poste sulla ripida collina di Saint-Pie- re, alle spalle del castello. In estate le case sono nascoste da una fitta vegetazione che in autunno si tinge di mille colori. Orléans di sotto si trova a 1060 m, ed è abitato tutto l'anno da un'unica famiglia. Poco distante vive un uomo, solo con i suoi animali. Come tutti i villaggi del paese, all'epoca in cui René il nostro "testimone" era bambino e prima ancora, Orléans era molto popolato. Le famiglie erano numerose, i figli maschi per lo più emigravano in Savoia, Svizzera, America in cerca di la- voro. A Orléans di sotto c'erano quattro famiglie: due provenien- ti da Bionaz, una da Champlong di Villeneuve e la famiglia Lale-Castain, originaria del posto. La casa più a nord cambiò "Orléans parecchie volte proprietario e fittavoli. Una famiglia prove- la scuola» niva da Coudray di Avise e per un certo periodo la casa stes- sa è stata chiamata "Coudray". Erano persone molto intelli- genti e abili costruttori: infatti ancora ora si vedono travi dei tetti e dei balconi lavorati a mano ed abilmente intagliati. Uno di essi morì a soli 49 anni lasciando una nume- rosa famiglia. Il 19 aprile 1923 la grande casa abitata in parte dai Lale- Castain e in parte dalla famiglia Rini di Champlong, fu com- pletamente distrutta da un incendio, quasi certamente di ori- gine dolosa. Anche se i soccorsi furono, per quanto possibi- le immediati, della grande casa rimasero in piedi solo due pareti e quattro camini. I soccorritori giunsero da tutti i vil- laggi vicini e lavorarono per giorni per demolire le parti bru- ciate e ricostruire il tutto. Nel 1944 fu costruita la linea elettrica partendo da Breyes. I cavi furono posti da un certo Rigonda che possedeva una piccola centrale elettrica sotto Porossan e da Arnod Mino di Saint-Pierre. Le famiglie interessate (cinque) contribuirono alle spese dando L. 10.000 ciascuna e provvedendo alla for- nitura e alla posa dei pali. Alcune famiglie si dichiararono "non interessate" ad avere la luce per cui subito ne rimasero senza e si allacciarono solo in seguito (naturalmente senza spesa alcuna e grazie a chissà quale legge...) Negli '60,'61 Orléans ebbe anche la strada che sostituì la vec- chia mulattiera e, partendo da Praulin, collegò i villaggi di Babelon, la Toretta e Orléans al resto del paese. In quegli stessi anni, tra Babelon e Praulin, c'erano cinque bambini in età scolare per cui i genitori chiesero al sindaco di avere una scuola, seppur sussidiata. L'Amministrazione comunale era un po' titubante, dato che c'era già stata la ri- chiesta di una scuola a Rumiod. La famiglia Lale-Castain si accollò tutte le spese, (luce, riscaldamento, locali), pur di ave- re la scuola. Mise così a disposizione una stanza per l'insegnante ed un piccolo locale molto luminoso e bel- lo per i bambini. La maestra percepiva, come stipendio, 8.000 L. al mese e per fortuna era spesso invitata a pranzo dalla signora Lale- Castain, altrimenti le sarebbe rimasto ben poco! All'inizio del secolo il villaggio possedeva un mulino ed una segheria. Si trovavano molto più su del villaggio e sfruttava- no l'acqua del torrente di Verrogne. La segheria era molto bel- la e non aveva nulla da invidiare a quella di Verrogne. Nel villaggio c'era poi un grosso forno, sostituito in seguito da uno più piccolo. La cappella, anch'essa a monte del vil- laggi, era dedicata a S. Clemente. Purtroppo un po' alla vol- ta, per opera degli uni o degli altri, è stata spogliata e sco- perchiata.... Una volta, un gruppo di ragazzi, di ritorno da una festa, per gioco tirò giù la campana (del '600 circa) e la nascose tra i cespugli per rivenderla ad un ricettatore. Appena saputa la cosa, René diede loro una bella "girata" e si fece aiutare a ri- mettere a posto la campana. È stata poi "ritirata" dalla par- rocchia. In questa cappella si celebravano spesso S. Messe e si chiedeva soprattutto di risparmiare le îles lì vicino dalle frane e dagli smottamenti. L'acqua potabile è sempre stata di proprietà privata in quan- to ogni famiglia aveva una sua sorgente. Nel 1978 su tutto il territorio comprendente Orléans ed i vil- laggi sottostanti fu fatto l'impianto di irrigazione a pioggia. Gli abitanti di Orléans da sempre hanno fatto i contadini e gli allevatori. Quando René era bambino, lui e il fratello con l'asino anda- vano a vendere i frutti dei loro prati (per lo più pere) nei vil- laggi e nei paesi vicini, a Rumiod, Saint-Nicolas, Rhêmes. Un anno, a Rhêmes N. Dames incassarono ben 70 lire e que- sto fu il guadagno maggiore di tutta la loro "carriera di com- mercianti". E' infatti proprio allora erano state coniate delle monete e una donna, credendo che fosse denaro fal- so, li pagò con una moneta di 10 lire. Un'altra volta, a Rumiod c'erano i gabbiatori che diedero loro 6 lire. Negli ultimi venti anni Orléans ha visto qualche piccolo cam- biamento: un alpeggio e alcune case sono state rimesse a nuovo, qualcuno ha ripreso a coltivare e noi, come sempre, ci auguriamo che questa ricrescita continui. Vanda Champrétavy Pini, larici & C. La terza parte del «viaggio» tra gli alberi di Saint-Pierre di CHRISTIAN CHIOSO S iamo arrivati nella zona alta di Saint-Pierre, quella dei boschi di conifere: abbondantis- simo è Pinus sylvestris L. (pino silvestre), il più diffuso in Valle d'Aosta. Ricopre una vasta fascia che parte da circa 1000 m fino a 1600 m. La sua presenza è stata spesso influenzata dall'uomo: molte fonti documentano come in passato sia avvenuta una se- lezione attraverso diversi trattamenti selvicolturali e uti- lizzazioni. Anche il fuoco è importante per il pino, in quanto è «morte e vita», nel senso che sulle superfici bru- ciate trova spesso condizioni ideali per il suo tempera- mento pioniero (l'incendio del 1971 sulla nostra collina ne è una prova). Il pino silvestre è una specie piuttosto rustica, xerofi- la (significa che ama i luoghi secchi), eliofila (ama stare dove c'è molto sole). Le pinete presenti nel nostro comune si sono sviluppate su terreni di tipo calcareo: nel sottobos- co sono abbondanti specie arbustive come Arctostaphylos uva-ursi (L.) Sprengel (uva ursina), un'Ericacea nana, stri- sciante, ramosissima, con foglie sempreverdi, coriacee, ova- te, lunghe 1-3 cm e con frutti a bacca rossi di 6-8 mm di diametro (è utile in medicina in caso di infiammazioni del- le vie urinarie e della vescica). Tra le piante erbacee tro- viamo la Cistacea Helianthemum nummularium (L.) Miller (eliantemo maggiore) con pochi fiori gialli di 2 cm di dia- metro; Onobrychis viciifolia Scop. (lupinella comune) Leguminosa con fiori riuniti in infiorescenze di 7-10 cm di color porpora, ottima come foraggio e come mellifera; La parte alta della collina
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6 Carex hallerana Asso (carice di Haller), una Gramina- che porta una spiga maschile fusiforme all’apice delle fiorescenze, mentre la spiga femminile si trova alla base dei cespi su peduncoli bruni di 1 cm. Nella parte più alta il pino silvestre inizia a mes- larsi, per poi lasciare totalmente spazio, a Larix decidua Miller (larice), una pianta molto bella e imponente, (la mia preferita) capace di assumere colori affascinanti, soprat- tutto in autunno, che creano paesaggi stupendi. E' una co- nifera tipica del piano subalpino (si divide la montagna in fasce, a seconda del tipo di vegetazione che la caratteriz- za: piano basale, fino a circa 500 m; piano montano, da 500 a 1600 m, il già citato piano subalpino, da 1600 m fino al limite superiore del bosco; piano alpino, oltre, fino a dove si trova l'ultimo filo d'erba); è anch'essa amante del sole, non sopporta i climi umidi e nebbiosi, sopporta bene an- che il vento, tanto che spesso si trova sui crinali in zone molto esposte. La diffusione del larice è stata molto influenzata dal- l'uomo, un tempo aveva la duplice funzione di produrre le gname di ottima qualità e di permettere il pascolo duran- te la stagione estiva. Il sottobosco, molto aperto e luminu- so, che si apre poco più in alto nei pascoli (in particolare verso la parte più a ovest del territorio comunale), perciò è dominato in parte da una serie di Graminacee (Festuca ovina L. (festuca delle pecore), Festuca rubra L. (festuca ros- Christian Chioso GLOSSARIO ITALIANO FRANCESE pino silvestre pin sylvestre larice mélèze abete rosso sapin rouge uva ursina raisin d'ours rododendro rhododendron festuca delle pecore fétuque ovine festuca rossa fétuque rossa fienarola alpina pâturin des Alpes fienarola viola pâturin violacé erba mazzolina dactyle agglomérée trifoglio dei prati trèfle des prés trifoglio alpino trèfle des Alpes eliantemo maggiore hélianthème nummulaire lupinella comune esparcette à feuille de vesce carice di Haller laîche humble ), Poa alpina L. (fienarola alpina), Poa violacea Bellardi (fienarola viola), l'immancabile Dactylis glomerata L. (erba mazzolina), ecc.) e di Leguminose (Trifolium pratense L. (trifoglio dei prati), Trifolium alpinum L. (trifoglio alpino), ecc.) tipiche della zona. Dove il pascolo è stato abbando- nato, spesso è Rhododendron ferrugineum L. (rododendro), una Ericacea con fiori molto belli, di color rosa scuro, a far- la da padrone. Lungo il canalone del torrente Verrogne-Méod, anco- ra presente la betulla, e, insieme, Picea abies (L.) Karsten (abete rosso), un'altra conifera molto importante, che pos- siamo considerare come la “storia” della selvicoltura euro- pea. Tutti conoscono questa Pinacea (la si usa spesso in pe- riodo natalizio): ama l'umidità, anche se non eccessiva, e si può considerare mesofila (possiamo definirla di “gusti medi”); un grosso problema dell'abete, quello di avere ra- dici molto superficiali, tanto che può succedere che il ven- to abbatta (o meglio schianti) grandi alberi creando il co- siddetto effetto “domino” (in Valle molti erano caduti nel- la primavera del 1991). Il nostro itinerario lascia ora gli alberi. Nella prossi- ma ed ultima parte faremo i conti con una varietà di pian- te erbacee che raggiungono i confini del Comune e si af- facciano sulla valle del Gran San Bernardo. ...viticoltori oggi n Valle d'Aosta, da qualche anno, la viticoltura si sta es- pandendo con grandi im- pianti moderni e funziona- li. Anche a Saint-Pierre ci sono di- versi giovani che hanno intrapre- so questa “avventura” ed io vorrei sapere cosa li ha spinti verso questa attività così faticosa; non mi resta che chiederlo a uno di loro. La prima risposta, sen- za esitazione, è che questa scelta è dettata dalla passione per la viticoltura anche se ancora non conosce tutto l'iter di questo mestiere perché per lui è una novità, non ha un pas- sato familiare di coltivatori ma nonostante questo l'idea di trasformare un terreno incolto ed abbandonato in una bel- la vigna ordinata e verdeggiante lo attira fortemente. Giorgio mi spiega che ha iniziato due anni fa con l'ope- ra di bonifica e poi, quando finalmente i vitigni sono stati messi a dimora, per lui è stato il momento più bello e lo ca- pisco, perché è un po' come concludere un'opera d'arte an- che se nella vigna non è mai finita: questa “scultura” conti- nua ad avere bisogno della mano del suo artista (e anche di qualcuno che lo aiuti!). Nonostante i macchinari, indispen- sabili per questi appezzamenti così grandi, l'opera dell'uo- mo è necessaria perché non tutto si può fare con le macchi- ne, ci vuole comunque l'attenzione che solo un appassiona- to può dare. Inoltre, chiedo anche a Giorgio il perché oggi si fanno tutte le vigne in pendenza? Una volta c'erano terrazze su ter- razze e i filari erano orizzontali anche per trattenere l'acqua. I motivi sono diversi, il primo è per facilitare la lavorazione con i trattori che possono meglio manovrare all'interno dei filari, poi in questo modo non si costruiscono muri e si re- cupera spazio per piantare qualche vitigno in più. Per quan- to riguarda l'acqua, la tecnologia è venuta in aiuto al viticol- tore: quasi tutti usano l'irrigazione goccia a goccia in modo da sprecare meno acqua possibile portandola solo dove ser- ve. In molte vigne l'acqua non arriva ed allora si portano dal- le cisterne che vengono riempite di volta in volta. Mi sembra che, nonostante tutti questi macchinari, in Valle d'Aosta coltivare la vigna sia comunque faticoso e si- curamente se non c'è un po' di amore verso questo lavoro si rischia di non ottenere risultati; ma questi giovani viticolto- ri sono molto perseveranti e decisi a vedere le loro vigne pro- durre a pieno ritmo un vino degno di una denominazione DOC. Non si spaventano neppure all'idea che, se piantare la vigna è un bel momento, dopo bisognerà coccolarsela per bene perché tutto proceda per il meglio e questo lo dovran- no fare con la fatica ed il sudore perché se ci sarà da portare via pietre e da strappare le erbacce, non tutto lo potrà fare la macchina, anche le mani e la schiena cercheranno di dis- suaderli dal continuare. Proprio oggi, a proposito di questi discorsi, mi hanno detto un proverbio: “La vigna vuole l'om- bra dell'uomo” (La vegne l'ou l'ombra de l'omo). “La vigna vuole l'ombra dell'uomo» (La vegne l'ou l'oumbra de l'omo) Io amo troppo la vigna per non augurare a questi giovani e a tutti i viticoltori “vecchi e nuovi” di tener duro e di continuare per- ché tutta questa fatica viene co- munque ricompensata. Non cre- do che inventeranno mai niente per evitare fino in fondo la fatica per questo territorio così impervio, ma anche questo parte del mestiere e, come mi diceva ancora Giorgio, è stato mantenere una parte di lavoro diretta, manuale per per vivere pienamente il contatto con la terra e con le tra- dizioni. Per concludere, anche se mi sento un po' meno stanca con i vecchi vignerons, mi sembra che per diventare dei viticoltori sia indispensabile ieri come oggi amare que- sta terra ed amare questo mestiere, ma quelli che non lo fanno forse non sapranno mai cosa vuol dire stare nella vigna senza le mani e la schiena rotte. Vive les vignerons. Marina LALE MURIX La vendemmia dail brenva pesse resselin triolet triolet de montagne
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8 DA Arpanet ad Internet nternet è il frutto indiretto della guerra fredda de anni cinquanta. Nei primi anni sessanta si diffus terrore di una guerra nucleare, accentuato ulterio mente dall'incidente della Baia dei Porci a Cuba. La tensione USA-URSS raggiunse i massimi livelli. In questo clima di paura generale, il Ministero della Difesa america- no avviò un progetto che aveva lo scopo di preservare le informazioni in caso di guerra totale. Nacque così l'orga- nizzazione ARPA che studiò una nuova tipologia di rete di calcolatori (vari computer connessi tra loro per poter co- municare), che venne chiamata Arpanet. La peculiarità di questa rete era la decentralizzazione, in questo modo la distruzione di un primo nodo non precludeva il funzionamen- to degli altri. Il primo nodo fu attivato nel 1969 e proprio per le sue caratteristiche questa rete crebbe a dismisura fino a quando, nel 1983, la sezione militare si distaccò da questo nuovo macroprogramma in continua espansione. Arpa morì e nacque Internet, la rete delle reti. Tra i vari aspetti di Internet la posta elettronica permi se lo sviluppo di vere e proprie 'tavole rotonde' collettive, evo- lutesi poi in mail-list (lista di numerosi indirizzi di posta elet- tronica) e newsgroup (gruppi virtuali che dibattono, utiliz- zando appunto le mail, circa un argomento). Internet non è più soltanto uno strumento di trasmissione dati tra elabora- tori, ma era divenuto anche un punto d'incontro e di scam- bio culturale. Questa grande rete ha conquistato in breve tem- po tutto il mondo. Oramai accedere alla Rete è molto sem- plice: è sufficiente avere a disposizione un qualsiasi calcola- tore con un qualsiasi sistema operativo, un modem e, grazie alla rete telefonica, ci si "ritrova dentro". Le domande sono ancora tante: che cos'è, a cosa serve, cosa ci trovo, come posso servirmi? Le risposte sono le più disparate. Si accede a qualsiasi tipologia d'informazione pos- sa venirci in mente, nei formati più diversi: testo, ipertesto, audio e video. Molta gente che si avvicina a questo mondo per la prima volta ha l'impressione di accedere ad un insieme di informazioni ordinate e ben organizzate. Sicuramen- te un aspetto veritiero, ma un po' riduttivo e forse non quello più importante. Grazie alla Rete si accede ad un immenso serbatoio di informazioni sparse, non organizzate ed occa- sionali, forse l'aspetto che maggiormente affascina di Internet. Chiunque può sfruttare questo immenso canale multi- mediale a proprio piacimento. Un docente universitario può inserire le dispense dei propri corsi, un quesito che necessi- ta dell'aiuto e dei suggerimenti dei colleghi, versioni preli- minari dei propri lavori. Una radio, una televisione, un gior- nale, una casa editrice possono inserirvi programmi, es- trat ti di trasmissioni, di riviste o qualunque altro tipo d'infor- mazione per testare le reazioni dei consumatori o diffonde- re a livello mondiale i propri argomenti. Chiunque abbia un'attività di qualunque genere può utilizzare questo mezzo per farsi conoscere o per conoscere nuove tipologie di pro- dotti. Un appassionato di cinema, arte, musica può divulga- re le recensioni personali di un autore, di un'opera e spesso le informazioni raccolte da appassionati risultano più com- plete, illuminanti ed originali di quelle raccolte dai canali uf- ficiali. La facilità di comunicazione attraverso Internet ha per- messo la crescita delle chat room, vere e proprie stanze vir- tuali dove vengono trattati argomenti a tema. Questo tipo di comunicazione avviene in tempo reale tra persone reali che possono però celarsi dietro pseudonimi fantasiosi. Spesso in queste stanze virtuali si dibatte di cose futili, ma altre volte esse diventano dei veicoli di comunicazione di urgenza, di discussione immediata, di organizzazione di iniziative col- lettive. Di esempi del genere se ne possono trovare infiniti, a dimo- strazione delle innumerevoli potenzialità di Internet. Un altro aspetto di notevole rilevanza è l'idea di Internet come mercato globale. Nell'ultimo decennio l'Europa ha fat- to notevoli passi in avanti con l'abbattimento di alcune fron- tiere. Proprio questo vocabolo risulta alquanto sconosciuto alla Rete. Qui non vi sono barriere di alcun tipo se non la di- versità delle lingue utilizzate, anche se però l'inglese fa un po' da padrone in questo mondo parallelo. Si può "navigare" (ter- mine ormai di uso comune che sta ad indicare lo sposta- mento tra un sito ed un altro) nel sito di Vasco Rossi e con un solo clic del mouse ci si può trovare oltre oceano alla Paramount Pictures. Nel corso della connessione alla Rete non c'è limite di spazio o dogana che possa impedire di rag- giungere delle informazioni. Le uniche barriere sono tura tecnica: problemi alle linee o computer in panne. Navigando su Internet si perde la cognizione dello spazio e dei confini tra stati. Esiste inoltre la possibilità di fare acqui- sti in qualsiasi parte del mondo senza alcun tipo di limite. Il problema si verifica al massimo alla consegna della merce, quando dopo aver acquistato nei mercati globali e multime- diali, nonostante il regolare pagamento con la carta di credi- to, ci si vede recapitare il pacco tanto atteso, proveniente da oltre oceano, tassato dalla dogana a causa di leggi locali. L'idea della Rete come villaggio globale solo per certi aspetti risulta egualitaria o addirittura anarchica prima di tutto per il fatto che i frequentatori della Rete fanno parte di una certa élite di persone ben definita. Tutte persone facen- ti parte di paesi industrializzati, che dispongono delle tec- nologie adeguate per entrare nella Rete. Quest'aspetto am- plifica il divario già enorme che esiste coi paesi del terzo mondo. Molti reputano la globalizzazione portata da Internet la causa della diminuzione dei rapporti sociali ed umani, pro- babilmente alcuni suoi aspetti lo sono, ma altrettanti non fan- no che unire, mantenere rapporti che altrimenti le distanze reali potrebbero affievolire col tempo. Con questo strumen- to si possono mantenere rapporti con persone lontane. Luoghi come Milano, Padova, Londra, Hong Kong, le Seychelles, grazie alla posta elettronica risultano tutti alla stessa distanza con i medesimi costi di comunicazione. Lo sviluppo spropositato della Rete sta facendo emer- gere un problema tutt'altro che secondario: le numerose informazioni presenti, raccolte in milioni di siti distinti, ri- schiano di rimanere sepolte e del tutto trasparenti ai navi- gatori. I cosiddetti motori di ricerca, una sorta di pagine gial- le elettroniche, non riescono più a stare al passo con l'au- mento demografico esponenziale dei nuovi siti. Si pensi che attualmente i motori di ricerca riescono a scovare solo il 16- 18 % degli indirizzi presenti su Internet. Gli argomenti da trattare sarebbero ancora numerosi e con queste poche righe abbiamo solo voluto stimolare un po' di curiosità nei confronti di Internet. 9 Probabilmente non tutti ne sono ancora a conoscenza ma da qualche settimana la Biblioteca comunale di Saint- Pierre mette a disposizione l'accesso alla Rete per tre ore tut- ti i venerdì, dalle 18,00 alle 21,00. Il servizio è ovviamente gratuito, a disposizione di tutti dietro prenotazione di un'o- ra presso la stessa Biblioteca. Le persone che si av- vicinano la prima volta a questo mondo possono contare sul- la presenza di una persona esperta e disponibile quale Stefano Ferrandoz ed occasionalmente anche del sottoscritto; inol- tre dal prossimo numero di Mélange verrà pubblicata una rubrica dedicata ad Internet, con aneddoti, curiosità, consi- gli e indirizzi della Rete. Se volete contattarmi per informa- zioni o scambio di opinioni a riguardo, potete scrivere al se- guente indirizzo: "oby72@yahoo.com". Claudio Obert (Numerose notizie dell'articolo sono state tratte da “Internet '97 – Manuale per l'uso della rete” edito da Gius. Laterza & Figli S.p.A.) Applicazione dell'imposta comunale sugli immobili I Comune ha affrontato per la prima volta questa pro- blematica con enormi difficoltà nell'applicazione della legge in quanto i primi anni di applicazione della legge stessa erano di competenza dello Stato. L'I.C.I, nata come imposta straordinaria nel 1992 (I.S.I), non ha permesso una corretta opera di sensibilizzazione del contribuente. L'enorme difficoltà delle fasi di verifica è di- mostrata dal fatto che lo Stato non è riuscito ad effettuare i controlli previsti dalla normativa e, nel maggio del 1998, ha delegato questa attività ai Comuni. A seguito della delega l'amministrazione comunale, nel- l'ambito della potestà regolamentare e di una più ampia au- tonomia prevista dagli articoli 52 e 59 del D.Lg. 446/97 e del la Legge 449/97, si è posta l'obiettivo di chiarire alcuni aspet- ti riguardanti in particolar modo le aree fabbricabili e le ca- ratteristiche dei fabbricati rurali. Pertanto il Consiglio comunale ha approvato un regola- mento relativo all'I.C.I composto da 9 articoli e da una ta- bella in allegato, in ottemperanza a quanto previsto dall'ar- ticolo 3, che determina i valori di riferimento delle aree fab- bricabili, con le riduzioni previste a seconda delle tipologie edilizie/urbanistiche. Si tratta di un regolamento che permette di sanare, at- traverso specifici accertamenti, le situazioni irregolari rife- rite al passato e determina i criteri per il futuro. Inoltre, attraverso tale regolamento si procede ad un ne- cessario chiarimento e si definisce in maniera compiuta quanto disposto dall'art. 2 del D.P.R. 139/1999 per ciò che concerne l'applicazione del criterio di ruralità in occasione degli accertamenti I.C.I., adattando il criterio stesso alle pe- culiarità territoriali e agricole della realtà dei Comuni valdo- stani, evitando, in questo modo, di ricorrere ad una sanato- ria generalizzata; infatti, dando attuazione al regolamento approvato, si è proceduto all'individuazione puntuale dei fab- bricati che rientrano nella categoria dei fabbricati strumen- tali all'attività agricola, riducendo, pertanto, il rischio di con- tenzioso sia per il futuro sia per gli anni di imposizione pas- sati. Gli articoli più significativi, dal punto di vista del- l'informazione, sono: Articolo 2 Disciplina delle abitazioni principali In aggiunta alla fattispecie di abitazione principale, con- siderata dal possessore in uso gratuito a parenti in linea retta fino al 1° grado, che le occupino quale loro abita- zione principale. previsione ai fini dell'aliquota ri- è equiparata all'abita- dall'articolo 8, comma 2 del de- ile posseduta disabile che ac- ricovero sanitario a se- ne non mesi, equiparata ad abitazione principale l'abita- dal possessore in uso gratuito a parenti in li- no al 1° grado, che la occupino quale loro abita- principale.
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10 Il soggetto interessato può attestare la sussistenza le condizioni di diritto e di fatto, richieste per la fruizio- la detrazione principale, anche mediante dichiarazio stitutiva dell'atto di notorietà. Articolo 3 Aree fabbricabili Per area fabbricabile si intende l'area utilizzabile a sco- po edificatorio secondo le risultanze del Piano Rego- Generale approvato dal comune. Le aree assoggettate a vincolo di inedificabilità non sosoggette alla disciplina delle aree fabbricabili. Nel caso di utilizzazione di un'area a scopo edific il suolo interessato è soggetto alla disciplina delle are bricabili indipendentemente dal fatto che sia tale in base agli strumenti urbanistici. Il valore di riferimento delle aree fabbricabili è quello indicato dall'osservatorio del mercato immobiliare istituito presso il Dipartimento del Territorio. Spetta al Consiglio comunale definire gli eventuali cor- rettivi delle singole zone omogenee e delle varie zone urba- nistiche. Come previsto dall'articolo 7 del presente regolamen- to, spetta alla Giunta comunale l'individuazione dei criteri di accertamento da utilizzare. Rendiamo noto, infine, l'avviso pubblico dell'ammini- strazione comunale per l'accesso all'elenco dei fabbricati ru- rali non soggetti all'I.C.I., ai sensi dell'articolo 5 del regola- mento comunale. AVVISO IL Sindaco rende noto che l'elenco dei fabbricati rurali non soggetti all'I.C.I. (Imposta Comunale sugli Immobili) è visionabile presso l'Ufficio Tributi del Comune di Saint- Pierre (Tel. 0165/927830). Informa, inoltre, che tutti i possessori di fabbricati esclusi dal suddetto elenco po- tranno avanzare richiesta d'inserimento, con apposita domanda da presentarsi entro il 4 febbraio 2000, qualora ritengano che gli immobili in loro possesso rispondano ai re- quisiti sottoelencati. Municipio, lì 7 dicembre 1999. Il Sindaco Giuseppe Jocallaz Requisiti che devono essere soddisfatti per poter ottenere l'inserimento nell'elenco: PER I FABBRICATI STRUMENTALI ALL'ATTIVITÀ AGRICOLA (AD ESEMPIO FIENILI, STALLE, CONCIMAIE, ETC.): siano, o siano stati, destinati per attività agricola; non abbiano subito modificazioni (ad esempio ristrutturazioni, interventi di recupero). PER LE PARTI ABITATIVE DEI FABBRICATI mancanza di allacciamento alla rete elettrica; mancanza di allacciamento all'acquedotto (pubblico o privato); nel fabbricato sia prevalente la destinazione agricola, in qualsiasi caso la volumetria della parte abitativa non deve superare il 40%; non essere accatastati al catasto urbano; non siano state richieste concessioni edilizie di recupero. Informazione – Informazione – Informazione Si comunica che la Comunità Montana Grand Paradis, a seguito della sottoscrizione della con- venzione tra i comuni consorziati, subentra al consorzio nella gestione dell'asilo nido. La gestio- ne del servizio è stata appaltata alla Cooperativa la Sorgente di Aosta. L'apertura dell'asilo nido è prevista per il prossimo gennaio 2000. 11 Non tutti usano le rotelle Tutti i bambini a 12 anni vanno in bicicletta, però qualcuno lo fa in modo diverso: è il caso di Simo- ne Di Mattia, un nostro compaesano, che a questa età si è già laureato campione valdostano di moun- tain bike. Simone vive a Saint Pierre dal 1992, frequenta la secon- da media ed ha iniziato ad andare in bicicletta molto presto. Già a due anni aveva imparato ad andarci senza rotelle; nei primi anni di scuola la sua unica preoccupazione era arriva- re a casa buttare via il grembiule, salire sulla sua bici e peda- lare. Questa passione, che coltiva tuttora, gli è stata trasmes- sa da papà Franco, un grande appassionato di ciclismo, con qualche trascorso a livello amatoriale. L'idea di andare in bicicletta, non più soltanto come sva- go personale, iniziò a prendere piede nel 1997, anno in cui papà Franco propose al figlio di provare a cimentarsi a livel- lo agonistico. Iniziarono così i contatti con Giancarlo Benato, che, essendo presidente del GS Simea Arvier, una squadra di MTB, gli propose di entrare nel suo team. Il papà, primo am- miratore di Simone divenne così anche il suo allenatore, se- guendo il figlio, non solo nella crescita personale, ma an- che in quella agonistica. La prima gara in cui si è cimentato il piccolo atleta è stato il “Pedaliamo insieme”, manifestazione che consiste- va in vari percorsi atti a valutare l'equilibrio, la destrezza, l'abilità dei giovani pretendenti. Era un primo approccio che insegnava ai bambini ad entrare in sintonia con le loro due ruote. Sempre nello stesso anno Simone ha preso par- te al “Triathlon Valle d'Aosta”, competizione a livello regio- nale composta da tre prove in serie, alquanto dure e fatico- se. Già in quest'ambito il nostro giovane atleta si è distinto da tutti gli altri concorrenti, riuscendo a vincere alcune del- le gare svoltesi nell'arco dell'intera stagione. Il 1998 è stato l'anno della conferma. Delle quattro competizioni che formavano il “Gran Prix di Mountain Bike”, arrivò secondo alla prima gara , saltò la seconda e vinse la terza, mentre nell'ultima, dopo averla condotta qua- si per intero, fu bruciato da un avversario a cento metri dal- l'arrivo, piazzandosi al secondo posto per un solo secondo. Questo gli valse il titolo di vice campione valdostano. Il 1999 è stato l'anno decisivo. Sempre allo stesso “Gran Prix di MTB”, non prese parte nuovamente alla pri- ma gara, ma vinse tutte e tre le rimanenti laureandosi così campione valdostano di MTB. Alla fine della stagione fece inoltre un'esperienza in una competizione piemontese, dove alla prima gara riuscì a piazzarsi nei primi dieci. Purtroppo nella seconda gara dovette abbandonare per dolori alle gi- nocchia. Prima di approdare al ciclismo, Simone, si è cimenta- to in vari altri sport, tra i quali sci, nuoto, corsa, hockey e calcio, ma è proprio con la MTB che ha trovato la sua di- mensione. I risultati ottenuti non sono certo arrivati per caso o sen- za sacrifici. Infatti, oltre alla bicicletta si deve anche andare a scuola, cosa non certo facile da conciliare con uno sport pra- ticato a livello agonistico. Ma anche in quest'ambito Simone si è difeso egregiamente, riuscendo sempre ad ottenere di- screti risultati. Il ciclismo, per il nostro protagonista, ha sempre avuto un significato particolare: oltre che essere un importante sva- go, un modo per fare nuove amicizie, è, a suo dire, cibo e dun- que indispensabile per la sua crescita. Il rapporto con lo sport è di divertimento, di grande fatica ma allo stesso tempo di immensa soddisfazione. Nei progetti futuri di Simone rimane come punto fisso la volontà di voler continuare ad abbuffarsi di questo sport, con l'obiettivo, un giorno, di riuscire a far parte della squadra Gary Fisher, che annovera nelle sue file Paola Pezzo, campio- nessa mondiale di MTB, senza però dimenticare l'impegno, né tantomeno che sia pur sempre molto importante, dello studio. Claudio Obert Simone in gara Il Bike Vallée
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12 La pagina della Biblioteca I LIBRI PIÙ RICHIESTI: IL POETA di M. Connelly Un thriller di 500 pagine che racconta la vita di un giornalista di cronaca nera costretto a misurarsi con un feroce serial killer. MUCCHIO D'OSSA di S. King L'autore definito dalla critica “il re del brivido” costrui- sce una trama complessa, creando momenti di terribi- le suspense e di profonda dolcezza. MONSONE di W. Smith ANNIBAL di T. Harris LA LUNGA STRADA VERSO CASA di D. Steel CAMICI E PIGIAMI, le colpe dei medici nel disastro della sanità italiana IL SECOLO SBAGLIATO di G. Bocca CHOCOLAT di J. Harris GLI ARANCINI DI MONTALBANO di Camilleri IL TESTAMENTO di J. Grisham NOVITA' Il profumo delle notti sul Nilo di A. Soueif Primo di cordata di R. Frison-roche Il fascismo in mostra di A. Russo Gioco pericoloso di R. Westlake Le figlie e le loro madri di A. Naouri Guida illustrata alla potatura di P. Johns Il mio sequestro di G. Soffiantini Guida alla natura in campagna di M. Bonora Terra sonnambula di M. Couto L'amore inutile di M. Cirino Le ragazze di cinquant'anni di M. Piazza Storia illustrata della prima guerra mondiale Valle d'Aosta porta del Giubileo Grey Owl la storia di Gufo Grigio RACCONTAMI UNA STORIA È un corso per genitori, nonni fratelli, cugini, amici di famiglia, insegnanti, pifferai, cantastorie e contastorie: insomma per tutti quelli che vogliono aiutare bambini e ragazzini a diventare lettori intelligenti PROGRAMMA Dieci incontri settimanali così articolati: Prima parte: Istruzioni per l'uso (dei bambini e delle storie) I Incontro: C'era una volta un re Tutto quello che deve sapere un adulto per cominciare col piede giusto Cose da raccontare II Incontro: Seduto sul sofà Cose da leggere Quale storia per quale bambino III Incontro: Che disse alla sua serva Le paure nelle diverse situazioni. La letteratura per l'infanzia IV Incontro: raccontami una storia Dalla Divina Commedia ai viaggi di Gelsomina (Incontro con Bruno Germano) V Incontro: La serva incominciò Seconda parte Gli ingredienti di una storia VI Incontro: C'era una volta un re Come si comincia: curiosità e attenzione VII Incontro: Seduto sul sofà I particolari VIII Incontro: Che disse alla sua serva Le voci e i personaggi IX Incontro: Raccontami una storia La trama X Incontro: La serva incominciò Finali, rituali e rilanci Il corso avrà luogo in Biblioteca, i docenti saranno una scrit- trice, sig.ra M.Pia Simonetti, una esperta di letteratura per l'infanzia, sig.ra Viviana Rosi; la scommessa che ci auguria- mo di vincere è quella di far si che i genitori spengano il te- levisore per privilegiare le storie da raccontare, da inventa- re... Un genitore che racconta una storia arriva fino al cuo- re del bambino e vi rimarrà fino al giorno in cui, a sua vol- ta, la racconterà ad un altro bambino e sarà come un filo ma- gico che continuerà ad unire i bambini di ieri con quelli di domani. Per ulteriori informazioni e per le iscrizioni entro il 20 gennaio 2000 rivolgersi in biblioteca. (tel. n. 0165/903926).