Mélange 1/2007: Storie di Bosses, Bilancio Comunale e vita associativa valdostana.
me_lange_aprile_2007.pdfQuesto fascicolo del quadrimestrale "Mélange" (Aprile 2007) della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre presenta una ricca panoramica che spazia dalla storia locale alla gestione municipale, fino alle riflessioni sociali e culturali. Gli articoli storici si concentrano sul villaggio di Bosses, sulle sue antiche strutture e sulla realizzazione della cruciale strada di Orléans tra gli anni '50 e '64. Sul fronte amministrativo, viene dettagliato il Bilancio di previsione 2007-2009 del Comune di Saint-Pierre e i relativi investimenti in opere pubbliche. Il documento affronta inoltre temi sociali contemporanei, tra cui l'individualismo, la crisi familiare e il difficile ricambio generazionale nelle associazioni locali, enfatizzando l'importanza della cooperazione tra scuola e famiglia. Completano la rivista resoconti di esperienze Erasmus e la celebrazione del decimo anniversario del coro locale Nouvelle Harmonie.
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 12 n° 1 Aprile 2007 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% - DCB (Aosta) 11010 SAINT-PIERRE AO Bosses [Immagine di un agglomerato di case in contesto montano]
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2 3 EDITORIALE Mélange vs resto del Mondo Il villaggio di Bosses I NOSTRI VILLAGGI Mélange Direttore responsabile Christian Chioso Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Daniela Bosio, Germano Dionisi, Michel Domaine, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Stefano Ferrandoz, Elda Tonso, Ferruccio Sommariva, Angela Sarzano, Marco Carlin Fotografie Ferruccio Sommariva Stefano Ferrandoz Walter Chentre Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5- 11100 Aosta n questi anni in cui ho potuto scrivere per Mélange ho sempre ritenuto molto im- portante guardare ciò che succede intorno a noi. Questo non significa solo spostarsi di qualche chilometro, nei paesi vicini, ma vuol dire uscire dalla nostra Valle, che è luogo bellissimo, dove si possono trovare angoli me- ravigliosi, ma ha il difetto di essere circondata da montagne molto alte, che, come si sa, non permettono di vedere troppo lontano. È però vero che ormai abbiamo il mondo a "portata di mano": la televisione (insieme ai giornali) ci permette di avere notizie da ogni parte del globo praticamente in tempo reale, cosa che fino a qualche anno fa era impensabile. La cosiddetta industria del turismo, poi, con i viaggi organizzati, carica "mandrie" dei più disparati (e disperati) personaggi su ae- rei, navi hollywoodiane, villaggi all inclusive, dove tutto è all'insegna del tutto uguale ovun- que, vieni a divertirti con noi!", al cibo (in vacanza alle Maldive, in at- tesa di prendere l'aereo di ritorno, ci hanno fatto cenare in un ristorante in perfetto stile country americano con tanto di bisteccione al sangue e simpatici camerieri dello Sri Lanka travestiti da cow-boy), ai molti souvenir made in China uguali in ogni dove e, ovunque, gli immancabili e imperterriti turisti che "se io non mangio il mio piatto di pasta tutti i giorni...". Mélange, fortunatamente ed orgogliosamente, è riuscito, nel corso di questi anni, a donarci piccoli squarci di Mondo, quello vero, non omologato, rivelato da persone di Saint-Pierre che, per studio o per lavoro, sono andate a vivere per settimane o mesi un po' ovunque, dal- l'Europa all'Australia, all'America, e sono riuscite a stupirci un po', raccontandoci di feste, di gente, di luoghi, di idee. E, fortunatamente ed orgogliosamente, anche in questo numero del giornale possiamo con- tinuare a coltivare un po' di Mondo. CHRISTIAN CHIOSO CARNEVALE 2007 1 villaggio di Bosses, a 820 metri s.l.m., è l'ultimo prima d'iniziare la salita verso la parte alta del paese. A pochi metri si trovano da un lato Breyes ed alle spalle Verne. Bosses è nascosto in un piccolo vallone ai piedi della collin in mezzo alla campagna dove spiccano nume- rosi meli ed altri alberi da frutta. E' molto tranquillo e vi si sente il frusciare delle fronde e il rumoreggiare del- l'acqua del torrente. Si raggiunge il villaggio percorrendo la strada comu- nale che s'innesta sulla regionale per Saint Nicolas ad Ordines, vicino all'ex albergo Grivola. Abbiamo parlato di Bosses con la Signora Fernanda Jordaney (nata e vissuta qui per 50 anni) e con il figlio Guido. Quando io ero piccola a Bosses vivevano tutto l'anno tre famiglie: la mia, le due sorelle Ivonne e "Fine" e un vec- chio che abitava tutto solo in fondo al villaggio. Per bre- vi periodi poi c'era la famiglia Lale Demoz che perlopiù stava a Vetan. Verso il 1930 si è stabilita qui una nuova famiglia, quel- la dei Domaine Fedele e Marcella. Lui qui ha iniziato la sua attività di fabbro. Egli aveva fatto l'apprendistato a Verne nella fucina di un certo Gallindò; questi in seguito si è trasferito qui a Bosses nella casa dove attualmente vive la famiglia Lale Demoz Silvio. Allora c'era sotto la fucina e sopra un fienile. Quando Gallindò cessò l'attività subentrò Fedele che, in seguito, costruì sotto la sua abi- tazione una nuova fucina. Faceva soprattutto attrezzi agricoli che allora erano molto richiesti: picconi, pale, zappe, badili, aratri, ecc.; questi avevano una particola-
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4 I NOSTRI VILLAGGI rità molto apprezzata, erano leggeri e quindi facioli da maneggiare. Faceva anche cancelli e portoni: suc- tone della Villa Gilardi che possiamo ancora ve La fucina funzionava ad acqua. La presa era in to la Verne, e attraverso una grossa canaletta giungeva alla fucina e faceva girare una grand che metteva in moto gli ingranaggi sia della del mulino attiguo. Di particolare interesse era me incudine su cui erano battuti i ferri arroven dare loro forma e spessore a seconda dell'attrezza doveva fare. Il suo rumore era talmente forte che tiva da lontano. Anche il mulino lavorava a pieno ritmo per lungh di: vi si macinava ogni tipo di grano ed anche il m era coltivato a Saint-Pierre. Il primo che coltivò d qui è stato il Signor Louvison. Venivano a macin grano a Bosses anche dai villaggi di altri Comun Gli altri abitanti di Bosses erano contadini. Av campagna qui intorno perché il villaggio è picc bito dietro c'è il costone boscoso. Avevano quin e vigne lontano: a Bréan e a Caillet. Avevano alcu che e portavano il latte ad Alleysin. La Signora Iv la sorella invece allevavano pecore e, per arroto loro poche entrate (cosa molto frequente all'epoca devano in custodia dalla "Provincia" dei bambini o bisognosi prendendosene cura. Una di questi è s affiliata da loro. Durante la loro gioventù Yvonne rella erano vissute con la loro famiglia, in Americ avevano lavorato come bambinaie e quindi erano do di occuparsi molto bene di bimbi piccoli. Nel villaggio c'era un forno ed una piccola scuo quentata anche dai bambini dei villaggi vicini. andavo a scuola io la maestra era di Pré-Saint-D chiamava Grange e viveva qui nel villaggio in un zetta dietro casa mia. Più tardi la scuola fu trasfe la Charrière. Accanto al ponte che separa Bosses da Breyes c'è la Cap pella dedicata a "San Giovanni davanti alla Porta Lati- na" che risale al 1692. Ha un piccolo campanile e sulla facciata vi sono dei dipinti risalenti al 1933 del pittore Mosca di Ivrea che raffigurano San Giovanni evangelista e San Pietro. Più tardi, nel 1960-61, all'epoca della celebrazione della prima Messa di Don Silvio Bois la Cappella è stata un poco risistemata e sono stati fatti degli affreschi nuovi (anche dal nonno del nostro sindaco). In occasione del- la Festa Patronale, nel mese di maggio, dopo la Santa Messa, si aveva l'abitudine di fare un piccolo rinfresco in mezzo al villaggio e vi prendevano parte anche gli abi- tanti dei villaggi vicini. Da quando ci fu la maestra Jac- cod Anaïs, dopo il rinfresco, si teneva una piccola asta (enchère) i cui proventi venivano utilizzati per le picco- le necessità della Cappella. Attualmente non è in buone condizioni: il tetto è da rifare, le pareti sono scrostate per l'umidità ed in più punti hanno grosse crepe. In fondo al villaggio vi era una grossa fontana alimen- tata da una sorgente in comproprietà col villaggio della Charrière. Per l'irrigazione, invece, si usava l'acqua della Menéresse. La presa era al torrente, vicino alle "Verne" ed era molto "inquietante" andare fin là a caricare il ruscel- lo per via della folta boscaglia e dei grossi noci che cre- scevano intorno all'unica casa. Lì vi abitava una vecchia signora che spesso bruciava nella stufa foglie di noce e quindi affumicava tutta la casa. Io dovevo andare in soc- corso perché si fidava solo di me. Ora a Verne ci sono due case, è stata fatta la strada ed il suo aspetto è molto più accogliente, anche se non è abitato tutto l'anno. Accanto alla Cappella scorre il torrente sul quale è sta- to ultimamente ricostruito il ponte (all'epoca del 5 STORIE "El camino es siempre mejor que la posada" Valentina racconta il suo Erasmus in Spagna rinaldo contro il cielo, la luce del tramonto, riflessi arancioscppia, aranci carichi stramari, un cale- se lento con turisti, quella plaza del Trionfo, meravigliosa gremita di gente a passeggio, i merli delle mura del Real Al- cazar contro il cielo blu, così blu da mesi, quell'aria dei secoli arabi rimasta per sem- pre, incisa nelle architetture, e quel suono unico che unisce tutto, la chitarra flamen- ca, il gitano che fa smorfie mentre suona. Che performance! Siviglia, la ciudad de la maravilla! Ore 22, una cervecita, una tapita, perché no? Tutto a 1 euro, tutto buono. Gli andalusi, gen- te allegra, presi bene per dirla in due parole, lavoro quanto basta, cerveza più che si può, la vita è fatta per godersela, cantare, ballare, mangiare, sorridere, parlare e innamorarsi. Innamorarsi in ogni istante, di uno sguardo, della musica, dei colori del traje de gitana, quando arriva la Feria? Tu hai già il vestito? E Semana Santa? Ogni giorno le bande pro- vano giù lungo il Guadalquivir, avanti e in- dietro, le senti da tutta la città, e incenso ovunque. Bisogna fare le prove, dev'essere tutto perfetto, uguale, come da sempre. E così mi ritrovo in una classe di sevillanas a ballare con le scarpe chiodate per taconeas meglio e scivolare sul legno come le balleri- ne di flamenco. Ore e ore per imparare quel- lo che per le sevillane è così naturale, come il battito di mani, che crea ritmi assurdi, echi grandissimi, ma noi poveri stranieri non ci riusciamo. Ogni giorno un'avventura nella calle, dove incontro sempre qualcuno che conosco. Nel mio tragitto tra le viuzze di Sevilla, un labi- rinto degli arabi, per giungere alla Real Fa- brica di Tabacos, la mia università, dove la- vorava la Carmen a quanto si dice, dove Bi- zet intravide storie e intrecci. Più di mille Erasmus. Tutti come me. Con voglia di sco- prire, di parlare spagnolo, di fare festa, di viaggiare, di conoscere... Due mesi in casa con due spagnole di Ex- tremadura, poi ecco che mi ritrovo con Anna e Maria, le mie più grandi sorprese, un'au- striaca e una greca, la mia famiglia. Inizia l'avventura, de "l'appuntamento spagnolo" come dicono alcuni tra me la mia vita rea- le. Feste, cene, e tanti amici, spagnoli, italia- ni, di tutto, tedeschi, belgi, ame- ricani, svedesi, portoghesi, sudamcricani... tutti una grande famiglia, la grande fami- glia Erasmus, in cui mai ti lasciano solo, non c'è un minuto in cui ti prende anche se non è mai. E mi ritrovo in un mondo da dormire or tutto un mondo da male. non se ne parla mai. abbinamenti mai vi te, foto, inviti di qu prossimi cinque anni programmato e an- sicurate,... Destinazione Sevilla l'anno passato si è e mi ero ritrovata a Firenze, e mi ero ritrovata con la sua tortil- e con la sua e un giretto anche al suo perduto nella Sierra de Ca- i amorevoli, tanto di quel ini sulla strada, le don- uri tappezzati di madon- don, olive e tanto vino e bir- la Martin e di Arcos de la mostri palchetti, un patro- e corride, con la gente in domina dall'alto, aria di neve, la mia amica modenese Lucia che mi fa scoprire la città; le Alpujarras, paesi di montagna, su nella valle, però stile berbero, pieni di prosciutti perché lì secca meglio, tele e coperte, arti- gianato. E noi pazzi che partiamo il 5 gen- naio per fare il Mulhacén. 3482 metri Silen- zio e montagna, solo noi, tutto un po' arido, un po' di neve, mancano le foreste valdosta- ne. Dormiamo in un rifugio dove si mangia da Dio e si dorme come sassi poi su fino in punta. Nessuno. Tantissimi stambecchi e neve e ghiaccio. E poi l'infinito lì sotto di noi: tutta la Sierra Nevada, Granada in fondo alla piana, il mare e laggiù in fondo il Rif ma- rocchino, l'Africa. Eh, sì, l'Africa col suo ri- chiamo. Non si può resistere. E così, via in partenza per il Marocco. Un'avventura dav- vero, tre ragazze sole in Marocco, un taxi, un pullman, poi via nelle medine, nel mercato, medioevo puro, dobbiamo metterci il velo, tutti vestiti in jilaba, crepe marocchina squi- sita, couscous, le preghiere, le moschee, i bambini nelle strade, quante cose da com- prare, i vecchi che giocano a domino beven- do tè di menta, il mondo che si è fermato, noi stupidi che ci diamo fretta, noi occiden- tali rintanati nel lavoro per non vedere cos'è c'è davvero. Stretto di Gibilterra, 35 minuti, due continenti, due mondi, Ceuta, Tanger, Algeciras, Tarifa, immigrati clandestini, spaccio, cosa ne capiamo noi? Dopo neanche un mese mi ci rituffo di nuo- vo in questo mondo magico che mi affasci- na e mi dà invidia. Questa volta in cinque, sempre all'avventura. Anche la mitica Mu- rielle si è fidata della mia pazzia e dalla Val- le eccoci direttamente a Fez, in treno. Riini- zia l'avventura, incontriamo tanti amici, gente per un giorno, accoglienti, Abdul, co- nosciuto due ore sul treno, c'inviita a pranzo in un ristorante ultralussuoso e paga tutto per noi cinque. Incredibile. Noi rimaniamo senza parole. E poi i marocchini sarebbero quelli che non lavorano, che rubano, che vengono a portarci via tutto? Gente così, io non ne ho mai incontrata da nessuna parte. Ti aprono il cuore lì, ti offrono tutto e ti trat- VANDA CHAMPRÉVAVY
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6 ERASMUS tano come persona, ti guardano dritto negli occhi, ringraziano Dio ogni istante per que- sta vita meravigliosa. Chi di noi offrirebbe pranzo a uno sconosciuto incontrato nel tre- no appena due ore fa di cui non sai niente? E poi ancora gli hammam, un altro segreto, i bagni pubblici, come le terme romane. Le donne ci guardano perplesse, sembra che non ci laviamo da millenni... Ci sfregano, con terra e pomate, intanto tutte ridono, sono bellissime. E loro sono quelli che puz- zano e non si lavano? Come posso racchiudere in una pagina quel che è il turbine della vita? Mi rimangono tanti odori, sguardi, mani dalla pelle scura, chorros y chocolate per la merenda o per colazione la cosa più assurda della mia vita, due am- iche, due austriache, un francese e la mia fa- miglia, mousaka, ska, flamenco, sevillanas, la mia maestra che balla perfetta- mente, il professore di Antropologia che mi racconta tutto dell'Andalusia e delle sue tradizioni, il carnevale di Cadiz, un mega bouteillon in tutta la città per otto giorni consecutivi, tut- ti travestiti, feste Erasmus, notti bagnate dal- l'alcol, mostre, esposizioni, concerti, tostada con aceite de oliva alla mattina, il cielo az- zurro, la pioggia che rarità, il caldo soffo- cante, la luce delle strade riflessa nelle aran- ciate, i sorrisi della gente, gli sguardi profondi. E come dice il prof. di Antropologia, detto popolare andaluz "Quien canta el dolor espanta" e allora per piacere cantiamo. VALENTINA MANELLA On part pour apprendre Yvette racconta il suo Erasmus in Francia O n part pour apprendre ou amé- liorer une langue étrangère, par- ce que c'est bien d'insérer cette expérience dans son curriculum vitae, parce qu'on a envie de nouveautés, parce qu'on a marre de l'université italienne... Puis on se retrouve un jour dans une chambre à l'étranger, après avoir galéré pour la trouver, seuls, on se demande pourquoi – pour quelle raison, vraiment?! pendant 6 ou 10 mois. L'Erasmus, ça com- mence comme ça. Mais puis, c'est une ex- périence incroyable. Ce sont des émotions très fortes: peur de partir, peur de ne pas y arriver, tristesse pour la séparation de sa famille et de ses amis, dépaysement, senti- ment de nouveauté, de découverte, de li- berté... C'est un peu une vie parallèle. C'est une nouvelle adresse, un nouveau nu- méro de portable, un nouveau compte ban- caire, c'est apprendre à dire "bonne nuit" en 5 langues différentes, c'est maudire tes voi- sins vietnamiens qui cuisinent de la friture dès 8h du matin, c'est faire la lessive dans une laverie automatique, c'est parler avec ton voisin serbe de la situation politique au Kosovo, c'est convaincre un français que la Coupe du Monde de foot l'équipe italienne la bien méritée, c'est se plaindre de la bu- reaucratie française, c'est surprendre tout le monde en préparant un simple tiramisù, c'est t'entendre dire que les allemands ne sont pas froids, mais qu'il est souvent de la bière, c'est traverser la rue malgré le feu rouge et voir tes amies au- trichiennes ne le feront sur- tout pas, c'est ex- pliquer d'où tu viens con- sans connaître personne, c'est une soirée passée le long du fleuve avec une bouteille de vin et une guitare, c'est danser, chanter, s'éclater, c'est prendre le métro tous les jours pour aller à la fac, c'est goûter le sirop d'érable, c'est une promenade sous la neige, c'est t'entendre tellement bien avec une amie que tu oublies que vous parlez des langues différentes, c'est chercher une salle de cours dans le labyrinthe d'une fac qu'on ne connaît pas, c'est chanter avec un allemand "Felicità", c'est faire la bise à tous, toujours, même 4 fois par jour, c'est une dame qui au marché te signale qu'il y a une queue que tout simplement tu n'avais pas remarqué, c'est éviter les italiens parce qu'ils te res- semblent trop et ils ne sont pas interessants, c'est un ami qui a perdu son portefeuille et qui est envoyé à la police, puis à la préfectu- re, puis au consulat, c'est faire du ski avec une amie hongroise, c'est... C'est avoir la chance de pouvoir partir pen- dant une année et laisser en suspens sa vie, pour s'ouvrir à de nouvelles expériences et se voir réagir dans un environnement qui n'est pas le propre... et découvrir quelque chose de soi même que l'on ignorait. YVETTE CHENTRE 7 MÈLANGE La realizzazio di un sogno La costruzione della strada di Orléans A partire della fine degli anni '50, lungo i pendii della Valle d'Ao- sta furono costruite numerose strade per collegare al fondo valle i villag- gi di montagna, fino ad allora serviti uni- camente da ripide mulattiere. Anche per l'alta collina di Saint-Pierre gli abitanti si adoperarono per la realizzazione di varie opere: la strada per Praulin e quella per Rumiod furono le prime ad essere co- struite. Gli abitanti dei villaggi di Babelon e Orléans decisero allora di richiedere la costruzione di un collegamento con la strada di Rumiod. Partendo dal villaggio di Bressan, in un primo momento la stra- da avrebbe dovuto attraversare il torrente Meod e il ripido costone denominato "Cohò", il torrente Verrogne e raggiungere quindi i villaggi di Babelon e Orléans se- guendo il vecchio sentiero. Questa solu- zione fu in seguito abbandonata a causa delle difficoltà dovute alle forti pendenze dei luoghi nei quali doveva essere realiz- zata l'opera. Si optò quindi per la costruzione della stra- da di collegamento dal villaggio di Praulin. Vennero raccolte tutte le firme degli abitan- ti: qualcuno si dimo- strò più disponibile, al- tri fecero maggior re- sistenza, ma alla fine an- che grazie alla paziente opera di mediazione del sig. Lale Castain Da- niel tutti i terreni furo- no concessi, e quasi tut- ti gratuitamente. Fu presentata domanda al- l'Assessorato ai Lavori Pubblici e solo dopo numerosi "pellegrina- nalmente vennero ese- guiti i primi sopralluoghi" negli anni '60 fi- nanziariamente vennero eseguiti i primi sopralluoghi e i primi sban- camenti. L'Assessore Claudio Manganoni e il Sindaco Lale Gerard Vincent si recarono più volte per- sonalmente a visionare i lavori e i luoghi. Verso la fine del 1963, iniziarono i lavori di sbancamento del- la strada, realizzati direttamente dal- la Regione con personale e mezzi propri. Il tracciamento venne eseguito dal Geom. Le- tey. Finalmente, nella primavera del 1964 la strada raggiunse Orléans. Gli abitanti decisero di festeggiare l'avveni- mento, invitando tutte le autorità e tutti coloro che avevano collaborato alla realizza- AD AETERNAM REI MEMORIAM CETTE ROUTE A ÉTÉ RÉALISÉE MERCI AUX EFFORTS RÉUNIS DE L'ADMINISTRATION RÉGIONALE DU SYNDIC AVEC L'ADMINISTRATION COMMUNALE ET DU PEUPLE VALDÔTAIN ORLÉANS LE 16-4-1964 LES HABITANTS RECONNAISSANTS Targa commemorativa per la costruzione della strada zione di questo sogno. Fu persino incisa una lapide di ringraziamento che ricordasse alle generazioni future la costruzione dell'ope- ra. Pochi sanno che la lapide attuale non è quella che fu scoperta il giorno della festa: visto che riportava i nomi dell'Assessore Manganoni Claudio e del Sindaco Lale Ge- rard Vincent, fu considerata troppo "parti- giana" e in seguito ricoperta da una nuova lapide con la scritta modificata. A quasi 40 anni di distanza può far sorri- dere tutta questa riconoscenza nei confronti degli amministratori e questa sollecitudine nella raccolta delle firme. Ora la costruzio- ne di una strada ci pare un atto dovuto, ma in quegli anni era sentito come un evento di cui tutta la comunità si sentiva parteci- pe. I terreni, allora fonte principale di red- dito, vennero sacrificati perché gli abitanti erano consapevoli che la strada avrebbe fa- cilitato la vita di tutti in quanto avrebbe agevolato le comunicazioni e i trasporti, che fino ad allora erano effettuati a dorso di mulo... o umano. D'inverno non sarebbe più stato necessario sgomberare la neve dalla mulattiera facendo trainare un gros- so tronco dal mulo e le slitte, che fino ad al- lora trasportavano legna, mele, arnie e per- sino donne partorienti sarebbero finite in soffitta. La strada avrebbe ridotto l'isola- mento e sarebbe stato un primo passo ver- so la modernità. WALTER CHENTRE Festa durante la costruzione della strada di Orléans
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8 AMMINISTRAZIONE COMUNALE Bilancio triennio 2007-2009 Saint-Pierre e i giovani Intervista alle Associazioni 9 INTERVIST A Acquedotto - ICI - Servizi scolastici o scorso dicembre è stato approvato dal Con- siglio comunale di Saint-Pierre il Bilancio previsionale e programmatico del triennio 2007-2009. Gli investimenti sono una parte conspicua del bilancio. E' stato approvato un bilancio di previsione che pareg- gia sui 7.403.440 € di cui il 54,10% per un totale di 4.005.439 € saranno destinati agli investimenti. Tra i molti progetti che l'Amministrazione di Saint- Pierre ha in cantiere, merita di essere ricordata la ri- qualificazione della viabilità e degli spazi pubblici nel Borgo. E' un investimento cospicuo pari a 2.188.629 €, che vedrà in particolare la creazione in Rue de la Liberté di nuovi marciapiedi e di nuovi spazi per la sosta dei veicoli, nonché la realizzazione di una nuova illumina- zione pubblica. A queste modifiche andrà ad aggiun- gersi la creazione di attraversamenti pedonali protetti sulla strada statale 26. Nel prossimo triennio verrà acquisita e recuperata l'ex latteria ternaria per la quale si ipotizza un intervento complessivo di 1.031.040 €, per essere destinata a bi- blioteca comunale e a spazi da destinare ad attività di interesse generale. Altri investimenti sono relativi all'acquedotto, alla co- struzione della rete di distribuzione nelle località alte di tutta quali Vetan, Méod e Rumiod (2.523.393 €) i cui lavori saranno appaltati a breve e la progettazione per la realizzazione del collettore di adduzione dell'ac- quedotto potabile dalla vasca di località Buille e di Ba- balon di Saint-Pierre a servizio della la zona bassa e collinare di Saint-Pierre (1.293.500 €). Nel corso del prossimo triennio verrà inoltre realizzata la rotatoria all'ingresso est del paese (523.534 €), la ri- qualificazione ambientale della zona fluviale di perti- nenza della Dora Baltea (452.000 €) con la creazione di un percorso pedonale e ciclabile, la realizzazione del nuovo svincolo tra la S.S. 26 e la strada regionale 22 per Saint-Nicolas e la creazione di marciapiedi tra la scuo- la materna e la località Vereytaz per un importo com- plessivo di 3.200.000 €. Sono in esecuzione i lavori di messa in opera del piano parcheggi in varie località del paese (finanziamento Fo- s spi per 2.012.235 €). e associazioni presenti sul territorio del nostro comune, sono sicuramente un ottimo osserva- torio della presenza giovanile a Saint-Pierre: è per questo motivo che nell'ambito dell'inchiesta "Saint- Pierre e i giovani, i giovani e Saint-Pierre", abbiamo pensato di incontrarne alcuni rappresentanti ponendo loro qualche domanda, diventata spunto per un inte- ressante scambio di opinioni. Le associazioni che hanno accettato l'invito ed erano pre- senti alla nostra "chiacchierata", con alcuni rappresen- tanti degli organismi direttivi sono: la polisportiva Grand Paradis sezione calcio, la pro-loco, i volontari del soccor- so del Grand Paradis, il coro Nouvelle Harmonie, l'Avis, i pompieri volontari, lo Spazioclub. E' bene chiarire che sono associazioni molto diverse tra loro ed hanno finalità e modalità partecipative differen- ti e varie. Alcune si fondano su un volontariato organizzato, basato su corsi di formazione specifici ed impegnativi (volonta- ri del soccorso, pompieri) e sulla disponibilità individua- le dei soci a fornire un indispensabile servizio (soccorso, Avis, pompieri); altre hanno obiettivi culturali e ricreati- vi (coro, Spazioclub, pro-loco) o sportivi (polisportiva). Tutte vengono coordinate da un direttivo, ma la parteci- pazione alle attività è diversamente organizzata a secon- da degli obiettivi da perseguire. Le associazioni concor- dano sul fatto che la loro attività si fonda su un elemen- to importante, base per una cultura del volontariato: il senso di responsabilità individuale e collettiva. I rappresentanti ci hanno fornito alcuni dati sulla parte- cipazione dei giovani (intendiamo i ragazzi tra i 18 e i 30 anni di età) alla vita associativa e del volontariato. Lo Spazioclub non ha nessun membro attivo in questa fa- scia d'età, anche se poi, sono i giovani, soprattutto della secondaria di primo grado (scuola media), a partecipa- re ai corsi proposti: ne sono esempio i corsi di sci, di in- glese e di chitarra. Nel Direttivo non c'è ricambio e quin- di si avverte, dopo molti anni, una naturale stanchezza. Le persone, giovani compresi, si avvicinano all'associa- zione quasi esclusivamente come utenti di un servizio e con poco interesse verso un'eventuale partecipazione come volontari e come soggetti propositivi. I volontari del soccorso hanno una bassissima percen- tuale di iscritti sotto i 30 anni (2 volontari su 55), vi sono complessivamente 15 persone sotto i 40 anni e oltre questa età. E' una forma di volontariato molto impegna- tiva, che comporta un monte ore di servizio, dei turni ed una formazione specifica. Forse è per questo motivo che • Per quanto concerne i servizi pubblici si è cercato di contenere la pressione fiscale sugli utenti a parte un au- mento per il servizio acquedottistico, causato dall'en- trata in vigore, a partire dal 2006, della legge regionale sulla "disciplina dell'organizzazione del servizio idrico integrato", in base alla quale la tariffa deve poter garan- tire la copertura integrale dei costi di esercizio ed inve- stimento che il Comune sostiene per assicurare il servi- zio stesso a favore dei cittadini. Tali disposizioni di Leg- ge hanno fatto determinato, a partire dall'anno scor- so, un aumento considerevole della tariffa, rispetto ai corrispettivi applicati dal Comune di Saint-Pierre negli anni precedenti che garantivano una percentuale di co- pertura dei costi solamente del 50% circa. • E' rimasta invariata l'aliquota del 4% dell'ICI con la detrazione per l'abitazione principale ai minimi di leg- ge pari a 103.29 ?, così come per la TOSAP e per la TAR- SU. Nessun ritocco è stato previsto per la raccolta rifiu- ti alla quale le famiglie continuano a contribuire per il 95% del costo complessivo". • Sono stati mantenuti i servizi scolastici di refezione e di trasporto alunni sulle cifre dello scorso con costi estre- mamente contenuti e senza l'applicazione dell'IRSEE: il costo a pasto per un alunno della scuola dell'infanzia è di 3.10 ?, mentre per gli alunni della scuola primaria il costo è di 3.62 ? con una copertura dell'utente del 36%. A CURA DI CLAUDIO OBERT E STEFANO FERRANDOZ i giovani, impegnati nello studio o nel lavoro non si avvi- cinano o si arrendono alle prime difficoltà. L'Avis ha 12 giovani donatori iscritti, che però non par- tecipano alla vita associativa vera e propria (direttivo, in- cntre...). I pompieri volontari non hanno nessun giovane tra i loro effettivi. Anche in questo caso i corsi preliminari sono molto impegnativi e non si riscontra interesse tra i ra- gazzi, tranne tra coloro che hanno svolto il servizio pres- so i Vigili del fuoco. La pro-loco non ha nel direttivo nessun giovane, ma la partecipazione alle manifestazioni è buona. Qualcu- no aiuta anche nella preparazione e nell'organizzazione. Per quanto riguarda la polisportiva, gli iscritti (nati dal 1990 al 2001), sono ben 150. Il direttivo è composto da 6 esportivi, ma nessun giovane ne fa parte. Sono anche i genitori che si rendono disponibili a dare una mano. Anche in questo caso l'associazione viene più vissuta più come un servizio che come un'opportunità aggregativa e di impegno sociale. Il coro Nouvelle Harmonie conta 32 coristi tra cui 9 gio- vani (2 nel direttivo), i ragazzi partecipano attivamente al coro ed a tutte le iniziative. Certamente si trat- ta di un gruppo che condivide una passione particolare, la musica, e che attinge le proprie risorse uma- ne un target ben specifico. La seconda domanda che abbiamo rivolto alle associa- zioni verteva sull'attività di promozione e sulle modalità di avvicinamento dei giovani alle loro proposte. I volontari del soccorso hanno organizzato degli incon- tri informativi e di sensibilizzazione in tutti i comuni del- la comunità montana, ma la partecipazione della popo- lazione è stata scarsa, in alcuni casi nulla. Si fa anche at- tività di promozione nelle scuole, in collaborazione con il Centro Servizi per il Volontariato, il riscontro imme- diato è positivo, sembra che ci sia interesse, ma per ades- so non si avvertono ricadute in termini di adesioni/iscri- zioni. Lo Spazioclub ha smesso di fare le assemblee, perché nes- suno vi partecipava. E' sempre più difficile organizzare le iniziative e scarseggiano le proposte. Si lavora molto "in solitudine", spesso per alcune attività non ci sono nem- meno le strutture, ad esempio mancano una palestra ed un salone adeguato. La pro-loco, quando c'è da organizzare qualche manife- stazione, prende contatto direttamente con le persone, per conoscenza personale ed in relazione a chi ha già espresso una disponibilità di massima ad aiutare.
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10 INTERVISTA C'è chi la promozione anche tramite le scuole (dove è pos- tatti. Rispetto a tali riflessioni, qualcuno sottolineava sibile), ma i risultati migliori si ottengono attraverso il come, in generale, si sia fortemente sviluppata l'esigen- contatto diretto ed il parlare con le persone; la stessa mo- za di avere servizi pubblici efficaci e diversificati ma, per dalità vale per i pompieri. contro, sia rimasta "al palo" la consapevolezza che a fron- Il coro oltre a fare promozione attraverso la stampa lo- te di motivati diritti si possa anche ragionare di doveri, cale, si basa molto sull'aspetto legato alla passione per il in termini di partecipazione alla vita della comunità. La Polisportiva propone degli incontri con i genitori Infine l'accento è caduto sulla famiglia, sulla trasforma- che per fare insieme una valutazione, ma partecipano in zione che ha subito nel tempo su come abbia patito le pochi. conseguenze di una "crisi istituzionale" che ha origini La terza domanda aveva lo scopo di confrontarci, insie- lontane, ma che perdura nel tempo, dove, forse, valori me, sulle eventuali differenze rispetto al passato e su qua- quali collettività, rispetto delle regole di convivenza, sen- li potrebbero essere le ipotetiche cause di un presente sen- so di responsabilità, paiono spesso soppiantati da un in- poco "participato", almeno relativamente ai giovani. dividualismo diffuso, da una difesa dell'interesse perso- Una tra le prime considerazioni che ha raccolto l'unani- nale, da una scarsa autonomia, da una incapacità a reg- mità dei consensi è che in un passato, anche piuttosto re- gere impegni che possano durare nel tempo. cente, le prime forme di aggregazione iniziavano con i Per concludere abbiamo chiesto se era possibile formu- giochi in gruppo nel cortile di casa, oppure nell'esplora- lare proposte per il futuro. zione del paese o, ancora, semplicemente andando a Proprio partendo dalle ultime considerazioni ed in rela- scuola a piedi, attività che oggi sembrano scomparse o zione ai giovani, molti hanno individuato come esigen- non sanzionate: pare che i bambini diano fastidio, lo za primaria l'idea di lavorare su di una maggiore re- scuolabus (ancorché servizio utile) a volte viene utiliz- sponsabilizzazione dei giovani stessi che, però, non può zato per percorrere poche centinaia di metri ed il paese prescindere dal cambiare atteggiamento nei loro con- non rappresenta più, nella sua dimensione urbana, uno fronti, a partire ancora dalla famiglia, attraverso un at- spazio di aggregazione. teggiamento di maggiore fiducia che possa permettere Una seconda ipotesi si riferisce maggiormente al "pro- loro non solo di fare scelte (senza dover sempre aspetta- gresso" culturale: se in passato la cultura del mutuo soc- re che gli adulti indichino "la via giusta"), ma di risco- corso (per esempio la "Società ouvriére" o la "con- prire i lati positivi del diventare autonomi, o, se preferi- dit" in generale della solidarietà – per scelta o, per te, adulti. necessità – era sentita come parte integrante del tessuto sociale, oggi sembra si sia sviluppata una cultura indi- vidualista, poco incline a vivere il proprio luogo di resi- denza nell'ottica di una comunità capace di partecipa- re. Da questa considerazione si è è passati facilmente al logorare della diffusa sensazione di vivere in un "paese dor- mitorio". In sostanza la forte espansione di Saint-Pierre (si è ormai raggiunta la soglia dei 3.000 residenti) pare abbia trasformato la vita del paese: probabilmente an- che in virtù del fatto che gli impegni lavorativi, i carichi familiari, concedono poco spazio da dedicare agli in- contri e l'abitazione si è progressivamente trasformata in un luogo "rifugio" in cui rinchiudersi nel fine setti- mana. Resta, come ulteriore conseguenza, la difficoltà ad integrare le persone che si sono trasferite in Saint-Pier- re, alle quali, oltre alle complicazioni di cui sopra, ag- giunge, forse, l'assenza di legami di parentela che certa- mente non facilitano né la conoscenza reciproca né i con- Che dire, in conclusione? Ogni volta che aggiungiamo un tassello alla nostra piccola e artigianale inchiesta, nono- stante ci vengano confermate impressioni e percezioni più o meno conosciute, scopriamo anche un "mondo" che non rifiuta il confronto, non smette di interrogarsi, non si rassegna all'immobilismo e, in particolare in que- sto caso, l'associazionismo ed il volontariato rappresen- tano bene questo mondo. Ci pare, però, che se per ogni "categoria" intervistata emergono riflessioni non banali e proposte di cambiamento, allora può valere la pena fare uno sforzo di comunicazione, di incontro, di condivisio- ne di significati. Come? Vi lasciamo la domanda del tut- to aperta con il sottile filo di speranza che anche solo queste poche righe sfiorino il margine delle coscienze di ognuno, aprano spazi di confronto e, perché no, stimoli- no il desiderio di agire in prima persona. A presto DANIELA BOSIO - GERMANO DIONISI 11 SCUOLA Mamma, papà... e la scuola Scuola e famiglia sono chiamate a cooperare come un team Avendo attraversato indenne come studente le nei compiti da svolgere a casa o nei piccoli impegni conseguenze devastanti del '68, come inse- quotidiani che la vita richiede per diventare "grandi", gnante le infinite sperimentazioni che ogni cioè adulti consapevoli e responsabili. scuola sbandierava negli anni '80 e '90 quali fiori al- Scuola e famiglia sono chiamate a cooperare come un l'occhiello per catturare iscrizioni e come dirigente i team ed a collaborare come una squadra di lavoro per bradisimi di riforme più annunciate che realizzate, far acquisire alle nuove generazioni gli strumenti mi- sento di poter oggi spendere a ragion più che veduta gliori ad affrontare il mondo, un quadro di valori e di qualche parola di buon senso sulla scuola. idee guida dentro il quale condurre al meglio la pro- I recenti fatti, nazionali e regionali, mi hanno ulterior- pria esistenza. Resta però sempre in capo alla famiglia mente e definitivamente convinta che l'unico vero gran- la funzione di osservatore ed interprete privilegiato del de cambiamento registrato negli ultimi decenni all'in- percorso di crescita dei giovani, di cui la scuola è co- terno del mondo scolastico è riferibile non tanto ai pro- responsabile ed alla quale spetta ricercare, grammi, agli orari, al calendario o a qualche altro aspet- in virtù del dovere di far acquisire conoscenza, la stra- to tecnico, ma all'atteggiamento che la società e le fa- tegia educativa più idonea a diffondere cultura e buone miglie riservano a chi opera in questo settore. pratiche. Già la ben più autorevole penna di Gramellini si è La scuola infatti, per mandato istituzionale, condivide espressa recentemente su tale problema, imputando ai con la famiglia il compito di educare, oltre a quello tra- genitori errori di valutazione e di posizione rispetto alla dizionale di trasmettere conoscenza e di far acquisire scuola, ma credo che non sia superfluo tornare a riflet- competenze. tere ancora insieme su questo argomento. La collaborazione tra "agenzie educative" in un'ottica di Per essere genitori efficaci e rivestire il ruolo più adatto azioni sinergiche si può conseguire solo se si crea in- a promuovere la crescita migliore dei nostri figli non torno alla scuola un clima positivo, di fiducia e di ap- dobbiamo per forza procurar loro ogni diavoleria tec- poggio. nologica ed informatica che il minore finisce spesso per Per questo mi piace concludere facendo mio l'invito che usare in modo inopportuno quando non addirittura il- Marie Claire Duco rivolge ai genitori nel libro "Mamma, legale. papà, la scuola ed io": Non squalificate mai gli insegnanti Per essere genitori efficaci non bisogna proteggere sem- davanti ai vostri figli e fate della scuola un vostro allea- pre e giustificare ad oltranza ogni marachella dei nostri to. pargoli, minimizzandone portata e gravità anche agli Un po' più di stima dunque nelle istituzioni scolastiche, occhi degli stessi responsabili. un po' più di rispetto per i ruoli e la professionalità di Per essere genitori efficaci non vanno contestati davan- chi opera al loro interno: non vedo altra ricetta per con- ti ai ragazzi le valutazioni ed i provvedimenti assegna- segnare alla società futura una generazione sana, edu- ti loro dalla scuola al solo scopo di avviarli ad una cit- cata e preparata. tadinanza civile e democratica. Per essere genitori efficaci non serve sostituirsi a loro BICE FODERÀ Dirigente Istituzione Scolastica M. Ida Viglino
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12 Nouvelle Harmonie 1996-2006: 10 anni di canto e di amicizia Domenica 25 marzo 2007 il coro Nouvelle Harmonie ha festeggiato i suoi primi 10 anni, un traguardo impor- tante per la nostra corale, perché significa che l'harmo- nie che ci ha uniti all'inizio, continua ad essere forte e presente tuttora. Per chi, come me, fa parte di questo gruppo dal lontano 1996, i fe- steggiamenti del decennale hanno rappresentato gioia e soddisfa- zione. Essi sono stati la dimostrazione di come amicizia, musica e canto possano unirsi e, insieme, affrontare il tempo che passa. Far parte di Nouvelle Harmonie significa essere membro di una me- ravigliosa famiglia, composta da tante persone diverse, per età e per esperienze passate, che hanno una gran voglia di condividere emozioni che solo il canto sa dare. Il decennale è stato per noi un bilancio: ci siamo resi conto di quan- ta strada il Coro abbia fatto e di quanta ne dovrà ancora fare, di quante esperienze abbiamo vissuto e, cosa più importante, di quan- te persone ci hanno seguito e apprezzato in questi 10 anni dando- ci la vitalità e la gioia per cantare. Durante il pranzo, che ha seguito la Messa cantata e l'aperitivo in musica offerto a tutti i Senpiolens, sono affiorati tanti bei ricordi. Le uscite fatte in Germania, in Croazia, in Austria, in Francia sono rimaste nei cuori dei coristi: non solo per le esibizioni, ma anche per le risate, gli scherzi e la gioia che ci hanno accompagnato du- rante quei viaggi! Non è stato, però, sempre tutto facile. Il Coro si è evoluto nel tem- po: ha perso dolorosamente alcuni suoi membri ed ha salutato un direttore e alcuni coristi, per accoglierne altri. Un elemento non ha mai lasciato il gruppo: la voglia di stare insieme, di emozionare ed emozionarsi cantando! Quando ci esibiamo a Saint-Pierre, queste emozioni e questi senti- menti si amplificano: “giochiamo in casa” e il desiderio di fare bel- la figura davanti ai Senpiolens che da anni ci seguono con affetto, è una carica in più! Il Sindaco, nel discorso del 25 marzo, si è complimentato col Coro affermando come non sia facile a Saint-Pierre mantenere in vita un'associazione per così tanto tempo. Questa frase ci ha fatto enor- memente piacere: il Coro è qui ancora oggi, grazie allo spirito di tutti coloro che ne fanno parte e di chi ne è alla guida. Siamo però consapevoli che, senza l'affetto del pubblico, non saremmo stati in grado di proseguire nel nostro cammino. Va quindi fatto un grande ringraziamento a tutti coloro che in que- sti anni ci hanno supportato in vari modi: l'Amministrazione Co- munale, la Biblioteca, la Pro Loco, la Banca di Credito Cooperativo Valdostano, Don Ugo, Don Aldo, tutti gli ex coristi e Paola Stermo- tic che, ormai 11 anni fa, ci ha trascinati in questa esperienza! Non possiamo dimenticare tutti voi Senpiolens e tutto il pubblico che in questi anni ci ha seguito trasmettendoci tanto affetto. A voi tutti, vanno queste parole che il Coro, in occasione del decen- nale, ha voluto dedicare ai suoi invitati. Sono frasi tratte da alcuni brani che abbiamo nel nostro repertorio e ai quali siamo legati: O ma verda, ma bella vallaye O montagne risplendenti, dolci figlie Della luna e del sole, C'est un refrain d'alpage que Nous aimons chanter... Quand l'oiseau de la dernière couvée Quitte son nid pour apprendre à voler, Voici ce qu'on répète dans le hameau voisin: "Mes amis gaiement chantons, Oublions nos peines, amis trinquons..." Une lumière dorée brille sans fin Tout au bout du chemin... Partager... Per tutti coloro che volessero iniziare una nuova esperienza tra mu- sica e amicizia, il Coro Nouvelle Harmonie è felicissimo di acco- gliervi! Noi ci ritroviamo ogni martedì sera, dalle 21 alle 23, nel salone co- munale di Saint- Pierre. Per informazioni, contattateci al numero 340-8154328. DANIELA BELLEY