NOTIGNOTI: Villaggi, personaggi e la memoria storica di Saint-Pierre

notignioti, villaggi, personaggi 2002 37 pag.pdf

La pubblicazione "NOTIGNOTI VILLAGGI E PERSONAGGI DI SAINT-PIERRE", edita dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre, è un'iniziativa culturale volta a preservare e valorizzare il patrimonio locale della Valle d'Aosta. Il documento è diviso in due sezioni principali: "I Villaggi", che esplora l'evoluzione storica, sociale ed economica dei vari borghi di Saint-Pierre attraverso testimonianze orali e resoconti dettagliati di vita quotidiana, agricoltura, infrastrutture ed eventi significativi; e "I Personaggi", che, spesso in forma di dialoghi e monologhi teatrali, narra le storie personali di abitanti storici e contemporanei. Questa sezione affronta temi come le dinamiche familiari, l'emigrazione, le credenze popolari, le sfide sociali e gli impatti delle guerre, offrendo uno spaccato autentico della memoria e dell'identità della comunità di Saint-Pierre.

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Testo Originale Estratto
Vanda Champrétavy
Gruppo Teatrale Eidos

NOTIGNOTI
VILLAGGI E PERSONAGGI
DI SAINT-PIERRE

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
supplemento al N. 3 di "Mélange" - Dicembre 2002


Testo Originale Estratto
Gli articoli sui villaggi sono stati scritti da Vanda Champrétavy
Un grazie particolare ai numerosi testimoni che hanno permesso
a Vanda Champrétavy di ripercorrere la vita, gli aneddoti...
la storia dei villaggi.

Il gruppo teatrale Eidos:
Bagnod Francesca, Belley Daniela, Bettoni Stefania, Chentre Julie,
Chentre Yvette, Charruaz Nicole, Christille Sylvie, Cognein Giada,
Collomb Claudine, Covolo Margaux, D'Alfonso Pierre,
D'Herin Alexandra, D'Herin Frédéric, Dionisi Nicole, Domaine Fabiano,
Fidale Christian, Gressani Gilles, Guasconi Danielle, Guasconi Rossana,
Lazzaro Laura, Macrina Federica, Mafrica Ilenia, Mafrica Juri,
Oreiller Ilaria, Paillex Alessandro, Pianca François, Rigoni Chiara,
Rigoni Giulia, Tacchella Martina, Truc Erica, Vicquéry Annele,
Villella Thomas, Vuillermoz Thierry, Zacca Veronica, Elisa Zanetti.

Lo spettacolo:
NOTIGNOTI. Storie di noti ignoti e di ignoti noti
Castello di Sain-Pierre, 1° giugno 2002

Regia: Paola Corti

Con la partecipazione di:
Amministrazione comunale di Saint-Pierre, Museo di scienze naturali,
Commissione di gestione della biblioteca comunale, Gerbore Ivan,
Osvaldo e Daniela Lale Murix, Pro Loco e vigili volontari di Saint-Pierre,
Coro Nouvelle Harmonie.

Foto dei villaggi: Ferruccio Sommaria
Foto dello spettacolo teatrale: Dino Belley, Celestino Vuillermoz
Foto di copertina: Famiglie Gerbore-Paillex

Disegni: Ester Saltarelli

Impaginazione, fotolito e stampa
Tipografia Valdostana, Aosta

BIBLIOTECA
COMUNALE
DI SAINT-PIERRE

AMMINISTRAZIONE
COMUNALE DI
SAINT-PIERRE

PRO LOCO
DI
SAINT-PIERRE

Vanda Champrétavy
Gruppo Teatrale Eidos

NOTIGNOTI

VILLAGGI
E PERSONAGGI
DI SAINT-PIERRE

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE


Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

PER NON DIMENTICARE ...

C i eravamo lasciati un anno fa con alcune considerazioni su cultura, fol-
clore e memoria a proposito del copione teatrale “Sogno di un pomeriggio
di quasi estate”, portato in scena dai ragazzi a Verrogne e pubblicato dalla bi-
blioteca come omaggio natalizio. L'avventura continua e anche quest'anno vi
proponiamo un piccolo libro, il cui significato ruota ancora intorno al tema del-
la memoria, passando attraverso la raccolta degli articoli sui villaggi di Saint-
Pierre che Vanda Champrétavy, grazie alla sua magistrale penna, ci regala in
ogni numero di Mélange e attraverso il copione “NotIgnoti” (scritto interamente
dai ragazzi) che ha dato vita allo spettacolo di conclusione del laboratorio tea-
trale messo in scena al castello.

Concludevo l'anno scorso dicendo: “Per non dimenticare, per fare in modo
che la memoria non assuma solo la dimensione del rimpianto...” e proseguo que-
st'anno sulla stessa linea aggiungendo: “È una memoria di scarso valore quel-
la che lavora solo per il passato” (L. Carrol, Alice nel paese delle meraviglie).
I libri, da sempre, permettono di ripercorrere con le sottili trame della nostra
mente infinite vie... Insomma, vi propongo di leggere le pagine che seguono con
occhi e orecchi attenti a ritrovare strade conosciute, angoli che vi hanno accom-
pagnati nel vostro camminare quotidiano, volti noti, parole forse già sentite; vi
propongo di addentrarvi nei ricordi, vostri o di altri, ma anche di lasciarvi an-
dare alle emozioni del nuovo, dello sconosciuto, di luoghi, persone e storie meno
note e attraverso le quali riflettere e porsi domande.

Che cosa ci dicono le testimonianze raccolte da Vanda? Quali emozioni su-
scitano in noi? Parlando del passato, non fanno forse assumere nuova luce al
presente o non evocano domande per il futuro?
Se poi avremo voglia di leggere con attenzione il copione di “NotIgnoti”, non
solo godremo della straordinaria freschezza del testo, ma a quel punto le do-
mande potrebbero essere infinite. Era davvero un passato idilliaco quello delle
donne rappresentate in scena? La storia di Battistolo, il fondatore della “Société
ouvrière”, emigrato/immigrato, “straniero in patria”, non ha il sapore di una
storia di stretta attualità?
Vi lascio continuare... Ognuno, con la sua storia e con la sua sensibilità, sa-
prà sfogliare le pagine di questo libro, il secondo di una serie che ci auguriamo
duri nel tempo e trovi un piccolo spazio tra i doni che nelle prossime feste ralle-
greranno le nostre case. Buona lettura.

GERMANO DIONISI
Presidente della Commissione di gestione della Biblioteca comunale

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Testo Originale Estratto
I Villaggi

UN VILLAGGIO... UN PERSONAGGIO
La popolazione di Saint-Pierre
negli ultimi 10-15 anni è notevolmente
aumentata grazie all'apporto di famiglie
provenienti da più parti d'Italia e da altri
paesi. Questo fatto ci ha suggerito l'idea
di far conoscere a tutti il territorio
che ci ospita. Ecco quindi il perché di
questo viaggio attraverso
il nostro Comune.


Testo Originale Estratto
NotIgnoti, villaggi, personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

IL BORGO

Saint-Pierre non è costituito di soli villaggi... qualcuno, giustamente, ci ha
fatto notare e, per questo, abbiamo fatto un piccolo “viaggio” attraverso
il Borgo, non quello attuale che tutti conoscono, ma quello del secolo scor-
so e dell'inizio del nostro.
Ci siamo valsi della preziosa collaborazione di due persone che, secon-
do noi, conoscono bene il Borgo: il signor Persod Pietro e il signor Besenval
Giuseppe.
Nel corso di una “veglia” abbiamo posto loro alcune domande a cui,
ora l'uno ora l'altro, hanno risposto facendo ricorso alla loro memoria.
Dove cominciava e dove finiva il Borgo?
Si è sempre diviso il Borgo in due parti: quello di là e quello di qua.
Luigi Demoz, nel 1878, diceva che il borgo di là non esisteva, faceva tut-
to parte di Chevreyron.
Quali furono le prime case?
La casa di Besenval delle famiglie Arnod, Bressan, Persod risalgono alla
fine dell'altro secolo. Nel 1886 è stata tracciata la strada regionale e solo
allora si è cominciato a costruire a monte della stessa. Infatti risalgono al-
l'inizio del secolo le case di Fenoll (1909), Micotti (1914), Demoz
(1925/30), Borney (1928); molto più recenti sono quelle verso Seez. Si
può quindi stabilire che il Borgo di qua inizia con la casa dei Jaccod e
porta nel balconcino in ferro battuto le iniziali IBBN. Molto antica era anche la cappella
situata pressappoco sopra la
casa dei Lanier. Da sempre nel borgo di qua esiste “La coo di Rhêmens”,
una zona abitata da famiglie originarie di Rhêmes-Notre-Dame.
C'erano cittadini illustri nel Borgo?
Sì, certamente, alcune case appartenevano a Signori, se ne vedevano an-
cora gli stemmi. Ci fu un incendio che distrusse parecchie case. Fu talmente
violento da far fondere persino gli oggetti in peltro contenuti nelle cassa-
panche! Furono ritrovati solo dei blocchi di metallo. Altre famiglie im-
portanti furono i Lanier e i Granier... (questi ultimi provenivano da Vichy.
Uno era notaio e dovette vivere qui 10 anni prima di poter esercitare la
professione). Nel 1909 inoltre vivevano già qui i carabinieri. La caserma
era nell'attuale casa di Besenval che suo padre comprò da un certo Fusinaz,
commerciante di stoffe ad Aosta. I carabinieri dovettero andarsene perché
la casa era stata venduta.
C'erano edifici di utilità pubblica?
Nella stessa casa dove c'era la caserma, vi era l'ufficio postale. (Si può an-

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Testo Originale Estratto
NotIgnloti, villaggi, personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
cora vedere il “buco” per introdurre le lettere, sul lato lungo il sentiero che
sale verso la regionale) e un negozio, il “Commestibile Jaccod”.
C'erano altri negozi?
Oltre a quello detto precedentemente, di proprietà del nonno della mae
stra Vera Lale, c'era quello di Laurent Thérisod (dove ora c'è il negozio di
scarpe). In cima al paese vi era infine la cooperativa (l'edificio esiste ancora).
Prima del Fascio c'era la “cooperativa dei Socialisti”, nella casa di Thomain
Rossan. In mezzo al Borgo infine i giovani po
tevano ritrovarsi nel “Circolo della Fratellanza”, una specie di dopolavoro.
Nel 1922 dovette chiudere.
Esistevano dei bar?
Tutti “facevano bar”, pagavano una tassa al Comune e potevano vendere
vino al dettaglio. La locanda di Fenoil, riprodotta in molte foto, è molto più
recente (1909).
Il Borgo è sempre stato come lo vediamo ora?
Una volta era posto in una conca. Il nonno di Besenval usava i muli per
fare la salita da casa sua a quella di Marcello Demoz. L'alluvione del 1793
riempi tutto, depositando una quantità impressionante di materiale. Quando
furono fatte le fognature, si scavò alla profondità di m. 1,62 e sotto si trovò
l'acciottolato della strada precedente. L'alluvione distrusse anche la piscina
di “La Combaz” che forniva acqua a tutto il borgo. Il torrente rientrò nel
l'alveo dopo aver distrutto il villaggio di Preilles.
C'erano dei mulini?
Ce n'erano due, il primo vicino alla casa di Del Negro e l'altro dove ora
abita la famiglia Borre. Erano piccoli mulini ed utilizzavano l'acqua del tor
rente Meneresse. Sempre davanti alla casa di Del Negro, nel piazzale detto
“di Demoz” si pesava il minerale proveniente da Cogne. Giungeva qui a dor
so di mulo e proseguiva per Villeneuve e Morgex. I pesatori si chiamavano
Borney e provenivano da Vieyes.
Come si comunicava con Aymavilles e Villeneuve?
Attraverso il ponte Gervasone, così chiamato dal nome dell'industriale del
ferro venuto in Valle d'Aosta nel 1740, che passava in località “les iles” e sa
liva ai baracconi. La Dora allora aveva un solo letto, infatti si è separata solo
nel 1866. Per andare a Villeneuve si utilizzava il ponte di Languère (di cui
tempo fa si poteva ancora vedere un'arcata). Esso collegava la strada della
Barrière, strada comunale, ai terreni di Chavonne. Il ponte di Villeneuve non
esisteva ancora per cui si doveva salire alla chiesa di Santa Maria di Villeneuve,
ridiscendere di là e proseguire.
Dov'era la scuola?
Era già dov'è ora. Persod fu il più vecchio maestro che si ricordi a Saint-
Pierre. In questo edificio andavano a scuola i bambini delle prime classi. Quelli
di IV e V di tutto il Comune scendevano al Borgo nel locale dove fino a po
chi anni fa c'era la latteria (nata nel 1912). Vi era un'altra scuola nella casa
dei Fusinaz, sopra la stazione.
Avete parlato di latteria. Quante ce n'erano?
Ce n'erano due, una in fondo ed un'altra più piccola più avanti. Erano
dotate di uno statuto che sembra sia stato copiato ad Etroubles dove erano
nate le prime latterie. I bisnonni di Persod e Besenval erano andati in Svizzera
ad imparare il mestiere di casaro.
Quali erano le principali attività del Borgo?
Si lavorava la campagna. Alcuni facevano i muratori. Il nonno di Persod
faceva il commerciante di legname di noce. Allora c'erano più noci di quan
ti meli ci siano oggi. Questo commercio assunse importanza dopo la costru
zione della ferrovia fino ad Aosta. La campagna era arida, in particolare ne
gli anni poco piovosi. Si irrigava con l'acqua delle piscine e del torrente
Menere sse. Alcuni, soprattutto i Signori de La Tour e del Château Feuillet
avevano diritto ad alcune ore della piscina di Orléans. Si può ben immagina
re con quale profitto! Nel 1893 ci fu la prima assemblea per la costru zione
del “Ru di Valsavarenche: Poi ci fu la guerra e solo nel 1922 fu terminato.
Il piano di Sarre e les îles invece erano irrigate dal “Gran Ru di Sarre” che ba
gna tutto il fondovalle fino al cimitero di Aosta e quindi erano più fertili. Un
po' ovunque, ma soprattutto a Preilles c'erano vigneti e si coltivava segala.
Oltre il contadino, facevano altri mestieri?
C'erano alcuni calzolai (3). Facevano zoccoli, scarpe chiamate “polacche”,
slegate, rigide, dure, con grossi chiodi. Vi era una famiglia di falegnami e in
località “Coo di Magneun” vicino alla stazione, dove ora c'è un condominio,
aveva il suo laboratorio uno stagnino. Proveniva dalla val Soana, stagnava pen
tole, pompe dello zolfo e del solfato, caldaie e ne faceva anche di nuove. Molti
uomini andavano in Svizzera e in America dove facevano i muratori. Non c'e
rano spazzacamini.
Non abbiamo parlato di donne. Quali erano le loro attività?
C'erano delle sarte. Avevano, per tutto l'inverno, delle apprendiste pro
venienti dai paesi vicini (Cogne, Saint-Nicolas, Aymavilles). Parecchie di que
ste ragazze affittavano una stanza e stavano in due o tre assieme per tutto
l'inverno. Molte sarte cucivano ancora tutto a mano e i lavori erano molto
ricercati e molto belli. C'era anche una maglierista: la signora Fanny Persod.
Era del 1888. Anche lei aveva delle apprendiste, usava già una macchina da
maglieria comprata di seconda mano da una signora emigrata in America.
Chissà come faceva visto che usava anche lana spessa, piena di nodi! E infi
ne coltivavano la canapa che, dopo essere stata filata, veniva portata a
Valgrisenche e tessuta. Ne facevano lenzuola (dure e pesanti), che doveva
no essere lavate molto prima di acquistare morbidezza e bisacce per i muli.
Tutte le donne si arrangiavano e ne sapevano fare. Ne vendevano anche alla
cooperativa.
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Testo Originale Estratto
NotIgnotti. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
to Vierin, di Charvensod. Il fratello, che non parlava bene, fu rinchiuso in
un casa di cura ed il signor Vierin ereditò e poco alla volta vendette tutto
ed emigrò in Francia. Di lui non si seppe nulla. Le varie case di Gerbore
cambiarono così di proprietà. Tra gli acquirenti ci fu il signor Costa, mer
cante di legname proveniente dalla Savoia. Egli esercitava il suo mestiere
non solo in Valle, ma anche a Torino. La sua casa è ora abitata dalla pro
nipote, Simona Branche che ci ha detto di non sapere a che epoca risale,
considerata “una vecchia casa”. Il nonno del
la signora Branche, Romualdo, lavorava in Comune come coadiutore tec
nico. Infatti faceva divisioni di terreni, come se fosse stato un geometra.
Veniva chiamato anche fuori paese. Una volta fu chiamato al castello di
Introd e, per pagarlo, (probabilmente neanche i signori avevano molto de
naro liquido), gli diedero un tavolo di noce di due metri e dieci di lun
ghezza, senza piedistallo come si usava allora, ed un “trumeau” con cas
setti e ribalta ad uso scrivania.
Sempre nell'ultimo numero di Mélange, a proposito della casa Rossan,
avevamo detto che non era databile. Giustamente la signora Fernanda
Rossan ci ha fatto notare che la data c'è, eccome, solo non avevamo sapu
to vederla! Siamo perciò tornati ed abbiamo visto questa data: 1778. Già
allora apparteneva alla famiglia Rossan. È una casa molto bella, con un alto
e largo corridoio centrale chiuso a nord da un grandissimo portone, coi
soffitti a volta e muri molto spessi.
Avevamo già sentito parlare della signora Rossan Virginia come di un
personaggio importante per Saint-Pierre e ci si siamo fatti raccontare altre
cose dalla signora Fernanda.
Ancora ... il Borgo
La signora Virginia era una mia zia. Erano 12 figli, solo due sono rimasti
a Saint-Pierre (uno, Giovanni faceva il maestro). Gli altri erano emigrati,
chi in Francia, chi in Inghilterra, chi in America. Una, all'età di anni 12
fu addirittura portata all'isola di Formosa. La signora Virginia emigrò in
Francia, a Parigi dove sposò un uomo molto ricco. Dopo il matrimonio fu co
nosciuta come signora Larquet. Era molto munifica: diede i soldi per fare la
sta zione di Saint-Pierre che fino ad allora (anni '33 e '34) era solo un casel
lo, e per acquistare le due acquasantiere della Chi esa parrocchiale. In occa
sione dell'Epifania, per tre anni consecutivi, for nì a tutti i bambini della
scuola una cravatta, un berretto ed un paio di guanti del colore della ban
diera italiana. L'apertura della stazione è stata senz'altro un avvenimento
importante per Saint-Pierre e, per questa occasione la signora Larquet ave
va preparato un pranzo speciale a cui erano stati invitati il Podestà e parec
chi pezzi grossi. Per servire questo pranzo, si era valsa dell'aiuto di due ra
gazze vestite proprio come cameriere.
Nel numero di dicembre '97, ho cercato di dare quante più notizie possi
bili sul borgo di Saint-Pierre, ben sapendo di non essere esauriente e di
non aver cercato sufficienti informazioni. Per questo torno ancora a riper
correre il Borgo, avvalendomi di altri ricordi e di "Questo non l'avete det
to". Una delle prime cose che ci ha detto una nostra nuova testimone, la
signora Branche Simona, è questa: ricordo come fosse oggi che la strada
in mezzo al borgo era percorsa da un ruscello. Scendeva dalla parte della
casa di Centoz Natale e finiva vicino alla fontana della strada della collina.
Là passava un torrente e il ruscello vi si gettava attraverso un tombino. Era
scoperto ed i bambini, in particolare alcuni fratellini provenienti dal Veneto
ed altri, figli di fittavoli, si divertivano a sguazzare scalzi nell'acqua, anche
d'inverno.
Ritornando alle case più vecchie del borgo, ci siamo soffermati sulle
proprietà della famiglia Gerbore. Probabilmente originari di St.Nicolas era
no rimasti in due: un fratello ed una sorella. Erano molto ricchi e posse
devano terreni e case a Rumiod, Champrétavy, St.Nicolas oltre a quelli del
borgo, naturalmente. La sorella, molto malata, sposò in extremis, un cer-
Ho parlato della stazione anche con la signora Borra-Franco (oggi
81enne) che è rimasta in servizio come capostazione, non titolare prima e
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Testo Originale Estratto
NotIgnIoti. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

CHAMPRÉTA V Y

titolare poi dal '52 al 30 marzo 1978. È ancora molto legata a Saint-Pierre
e parla con orgoglio del suo lavoro, dei fiori che curava per rendere la sta-
zione più accogliente. Ricorda che allora c'erano molti treni, anche per
Milano e Torino. Parla con simpatia della signora Felicita Besenval che ogni
mattina, col suo carrettino portava e prendeva la posta e i giornali.
Anche il castello Sarriod de La Tour, fa parte del Borgo, ce ne eravamo
dimenticati!
Ne abbiamo parlato con la signora Fernanda che è vissuta per 40 anni
alla cascina del castello.
Fu comperata nel 1922 da Arnod Pierre e Luboz Graziano dalla contes-
sa Genoveffa, di origini francesi, per trecentomila lire. Allora le mucche va-
levano mille lire l'una! Avrebbero potuto comprare anche il castello di cui
chiedevano trentamila lire, ma avevano già speso troppo per la cascina e non
l'acquistarono.
A proposito della contessa la signora Fernanda ci ha raccontato una sto-
ria molto più simile ad una favola che alla realtà.
La contessa Genoveffa era francese ed aveva sposato il conte. Avevano una
bambina piccola. Lui morì e i parenti, per non lasciarla ereditare, la fecero
rinchiudere in una casa per malati mentali. Lei, qui fece ad uncinetto due
cuffie per la bimba. Questa è stata una prova che non era pazza. Uscì e ven-
dette tutto, anche le proprietà che aveva ad Aosta in via Conseil des Commis
e tornò in Francia. La figlia tornò ancora a Saint-Pierre.
La cascina del castello era compresa tra le mura di cinta, scendeva fino
al torrente e dall'altra parte andava fino alla strada per Chavonne. Prima
della costruzione del Gran Ru (1924) il raccolto era magrissimo per man-
canza di acqua. Raccoglievano il fieno con un telo usato in campagna (la
floriée)! Dopo le cose sono migliorate, pur rimanendo faticoso irrigare tut-
to un terreno così vasto. I turni della signora Fernanda andavano dalle tre
del mattino del lunedì alle tre del mattino del martedì. Quindi irrigava per
24 ore consecutive! La cascina aveva diritto anche ad alcune ore di "Ru di
Orléans" ma spesso le affittava ad altri proprietari che non avevano abba-
stanza acqua per bagnare i propri prati. Ora la cascina, ancora ben lavora-
ta, utilizza l'irrigazione a pioggia.

Nel nostro viaggio attraverso Saint -Pierre questa volta siamo approdati a
Champretavy, un villaggio posto in uno dei luoghi più belli del paese.

Champretavy è situato a 956 mt. sul livello del mare e dista poco più di 10
minuti dal borgo di Saint-Pierre. È un villaggio molto ben esposto, di fronte
alle Valli di Rhêmes, Savara e Cogne. In basso lo sguardo giunge fino in fon-
do alla piana di Aosta e oltre. Alle spalle vi sono prati e boschi che culminano
con il piano di Rumiod.
Ci troviamo a parlare di Champretavy con gli ultimi “indigeni” del posto:
la Signora Denise Gerbore ed il Signor Emilio Baravex. Entrambi sono nati e
vissuti qui per buona parte della loro vita e ne parlano con l'affetto e l'amore
che sempre lega un valdostano al suo luogo d'origine.

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Testo Originale Estratto
NotIgnoti. Villaggi, personaggi di Saint-Pierre
All'epoca in cui i nostri ospiti erano bambini (1919 – 1921) il villaggio era
molto popolato. Vi erano le famiglie: Rumiod (4 fratelli) Amedeo, Eliseo,
Giuseppe e Camillo – Rumiod Alfonso (soprannominato Paysan) – Henry (so-
prannominato Metsou) Nando, Felicita, Giuseppe e Pelagie – Lale Murix
Antonio e Maria – Duet Pacifico e famiglia – Duet Isaia e famiglia –
Barmavèrain – Berard Antoine – David Celestino.
Alcune di queste famiglie avevano malghe e case a Vetan e quindi scen-
devano qui solo per i lavori stagionali e durante l'inverno, mentre le altre
vivevano stabilmente nel villaggio. Molti non erano sposati e quindi i bam-
bini erano pochi. Alcune famiglie, in seguito, si sono stabilite nel villaggio
per matrimonio o per altre ragioni. Ad esempio: i Baravex erano originari
di Nus, i Mordet giunsero da Sarre nel 1928 e i Tiblet nel 1932 da Saint-
Christophe.
La principale attività del luogo era l'agricoltura, anche se non venivano di-
sdegnati altri lavori come muratore, falegname, elettricista, calzolaio. Il Signor
Gerbore, ad esempio, visse molti anni a Parigi dove faceva il taxista. La vita
era quella tipica di ogni villaggio di montagna e collina. Buona parte del ter-
reno (che comprendeva tutto il territorio alle spalle del villaggio, la regione di
Cailler fino al torrente che separa Saint-Pierre da Saint-Nicolas e la parte in
basso fino a Bachod) era coltivata a prati, campi e vigne (il nome stesso del
villaggio lo dice). I campi, in particolare, erano molto fertili e vi si coltivava
frumento e segale. I vigneti producevano bene, anche se il vino ottenuto non
era ottimo. Veniva in parte venduto o meglio, scambiato con altri prodotti dei
paesi vicini, della Valgrisenche in particolare.
Tutti allevavano mucche per produrre latte e formaggio; non essendovi
latteria turnaria si portava il latte in casa ora di uno ora dell'altro. Per “re-
gistrare” la quantità di latte veniva usato un metodo di cui sentiamo parlare
per la prima volta nel nostro paese. Veniva usato un bastone diviso in due
parti: da un lato si segnavano i chilogrammi e dall'altro gli ettogrammi. Il
metodo di registrazione consisteva nell'incidere col coltello il peso in nume-
ri romani. Una volta esaurito lo spazio si cambiava bastone e per cancellare
si raschiava la cifra precedente. Qualcuno suggerì l'uso di un quaderno o di
un “pezzo di carta”, ma la cosa non piaceva alla maggioranza per cui il me-
todo del bastone rimase in vigore fino al 1938 quando gli abitanti del vil-
laggiò chiesero di diventare soci della latteria di Alleysin. Venivano conferiti
circa 600 litri al giorno. I contadini di Champretavy dovettero pagare 1000
lire per entrare nella società della latteria e con quei soldi fu acquistata una
caldaia da 600 litri in quanto quelle precedenti, da 400 e 500 litri, non era-
no più sufficienti. Ogni famiglia doveva poi portare una caldaia più piccola,
per far riposare il latte, che veniva restituita alla fine della stagione. Ognuno
portava il proprio latte con la brenta.

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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

Nel villaggio si faceva il pane nei piccoli forni casalinghi oppure si scen-
deva alla Charrière. Allora il pane costava 1 lira e cinquanta centesimi al chi-
lo pari ad un'ora di lavoro.
I prati e le vigne erano irrigati con l'acqua del ruscello di Bressan che
era regolato in modo turnario a seconda delle necessità dei villaggi.
Generalmente si cominciava ad irrigare in basso poi a Bressan. Per evitare
camminate inutili o spreco d'acqua infine si divise l'acqua in modo che una
settimana si irrigasse in basso ed una in alto. Sotto Champretavy scorreva
un ruscello chiamato “ruscello delle vigne”. Aveva la presa nel torrente di
S. Bernardo e rimaneva in funzione da S. Bernardo a
S. Lorenzo, periodo in cui le vigne necessitavano di acqua. Il tracciato esi-
ste ancora anche se il ruscello non è più utilizzato. Entrambi i ruscelli era-
no intrattenuti ogni primavera con delle corvées. Negli anni '60 – '61, per
esigenze di lavoro, alcuni abitanti di Champretavy decisero di costruire un
impianto di irrigazione a pioggia. Sotto Bressan venne costruita una vasca
e per trasportare il materiale fu fatta una teleferica. Il costo di questo im-
pianto fu di lire 1.200.000 ed il 50% fu pagato dalla Regione. Tutto il la-
voro manuale fu però a carico degli interessati.
L'unico mezzo di comunicazione col resto del paese era la mulattiera
che passa a Bachod e veniva percorsa, oltre che dagli abitanti dei villaggi
alti di Saint-Pierre, anche da quelli di Saint- Nicolas che la percorrevano
per andare ad Aosta. La strada carozzabile che collega Champretavy con
la regionale per Saint-Nicolas fu costruita nel 1957 e fu la prima del co-
mune di Saint-Pierre.
Venne fatta a corvées e richiese circa 240 giornate lavorative. Tutti quel-
li del villaggio, chi più, chi meno, diedero delle giornate. Chi poteva an-
dare a lavorare lo faceva lui stesso, chi non poteva pagava.
Ogni giornata costava 1500 lire. Il “capo” del cantiere era il Signor
Chappuis René di Rumiod il quale portava il conteggio delle ore in
Comune che emetteva il mandato per pagare gli operai.
Il villaggio non aveva grandi boschi, ma non mancava il legname in
quanto in ogni prato c'erano frassini ed altre piante. Vi erano anche albe-
ri da frutto: meli, susini, albicocchi e fichi.
Il Signor Gerbore, in particolare, aveva la passione per gli alberi da frut-
to e gli piacevano tutte le novità.
I bambini scendevano a scuola a Bosses o alla Charrière nei primi anni,
poi al borgo in IV e V.
In tempo di guerra anche Champretavy ebbe i suoi momenti duri.
Infatti ben 11 giovani andarono in guerra e rimasero lontani per un tota-
le di 47 anni. Mi pare interessante riportare l'elenco fatto dal Signor
Baravex:

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Testo Originale Estratto
NotIgnoti. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

NOME CLASSE ANNI
Rumiod Serafino 1908 2
Duet Ottavio 1910 3
Barmaverain Francesco 1914 5
Tiblet Luciano 1915 6
Tiblet Angelo 1916 9
Tiblet Giovanni 1919 6
Tiblet Maturino 1921 3
Carlin Augusto 1921 3
Baravacc Emilio 1921 3
Rumiod Dositoo 1911 5
Mondet Ruggero 1923 2

Nel periodo della Resistenza il villaggio rischiò di essere bruciato dai fa-
scisti che cercavano il nascondiglio di alcuni partigiani; nel 1944 vennero a
cercare dei muli per il trasporto di materiali. Ve n'erano solo due: uno non fu
trovato, l'altro, vecchio, venne preso in cambio di un cavallino che però non
valeva molto.
Un poco alla volta tutte le case del villaggio furono vendute, o per il tra-
sferimento degli abitanti o dopo la morte dei proprietari. Ora, dopo un pe-
riodo di quasi abbandono, è stato in parte ricostruito. Ha una popolazione
stabile, delle belle case, ma gli mancano ancora i bei giardini ed i fiori che si
vedevano tanti anni fa. Chissà, forse, col tempo ...

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MÉOD DI SOTTO
Questo villaggio è legato ai miei ricordi d'infanzia,
qui vive una persona di cui vi voglio parlare.


Méod di Sotto è un villaggio sito a 1440 m. di altitudine sulla collina di
Saint-Pierre, a poche centinaia di metri dal confine col comune di Saint-
Nicolas. Vi si può arrivare percorrendo, a piedi, la vecchia mulattiera (or-
mai purtroppo quasi in disuso) che da Bosses conduce a Vétan e agli alpeggi
soprastanti oppure, in automobile, con la strada dei salassi, da Sarriod, in
comune di Saint-Nicolas.

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Testo Originale Estratto
NotIgnori. Villaggi, personaggi di Saint-Pierre

Il villaggio si compone di cinque case di cui due di recente costruzione, una in fase di ristrutturazione e due risalenti al secolo scorso. Una, in parti colare, è molto interessante in quanto buona parte del tetto che fa da coper tura ad un edificio di due piani rialzati e a tutto il piazzale antistante è soste nuto da due enormi pilastri cilindrici in pietra. Questa costruzione è di pro prietà dei fratelli Armand, Cesare e Sandrina a cui appartiene anche un altro edificio risalente al 1899 in cui abitano tutto l'anno fin dal lontano 1926.
A quell'epoca vivevano a Méod nove famiglie: infatti un anziano abitan te del villaggio ricordava di aver contato negli anni addietro, durante le ve glie invernali, ben nove filarelli al lavoro. Il che vuol dire che le famiglie era no parecchie e numerose! Tra gli altri vi era un centenario, Costantino Charrère, morto a 101 anni di cui si raccontano alcuni aneddoti simpatici. A 90 anni scendeva ancora a Saint-Pierre a comprarsi il tabacco da presa e, risalendo la mulattiera, se incontrava qualcuno, metteva il bastone tra il brac cio e l'avambraccio per non far vedere che se ne serviva....A 100 anni falcia va ancora il fieno e quando c'era la fiera di Vétan, alla quale partecipava sem pre molta gente, falciava un prato vicino alla strada, dando al fieno caduto la forma di una chiocciola.
Nel 1950 circa (l'epoca a cui risalgono i miei ricordi), vivevano a Méod tutto l'anno solo la famiglia Armand, un vecchio di nome Gerbore Manuel e periodicamente una famiglia Charrère. Manuel era un uomo burbero, dalla lunga barba grigia che incuteva timore soprattutto a noi bambini quando di ritorno dalla scuola di Rumiod passavamo di lì per andare a Méod Superiore o a Vetan. La sua casa ora ha cambiato aspetto in quanto l'attuale proprietario sta costruendo degli alloggi e si augura che il villag gio si ripopoli.
A destra della casa di Armand Cesare è stata costruita, una decina di anni fa, su un preesistente rudere del 1812, un agriturismo. Si tratta di una co struzione molto bella, completamente in pietra, però lasciata nel più comple to abbandono. L'ultima casa del villaggio è infine un piccolo chalet in legno abitato saltuariamente di proprietà della famiglia Bochet di Saint-Pierre.
Il villaggio è circondato da prati ben coltivati e gode di una vista stupen da su tutta la valle.
Un uomo...dei ricordi
A Méod sono andata di proposito poco tempo fa, per incontrare César Armand. Il mio incontro con lui e sua sorella è stato un po' imbarazzante in quanto, non avendomi riconosciuta, mi hanno fatto capire quanto io sia cam biata dall'ultima volta in cui ci siamo incontrati (circa 30 anni fa).
César Armand è originario di Saint-Nicolas dove è nato nel 1916 e vive a Méod dal 1926 dove si è trasferito insieme alla sua famiglia dopo aver ven duto la casa di Saint-Nicolas e comprato l'attuale da Gerbore Battista. César mi ha raccontato la sua difficile vita con molta naturalezza e semplicità.

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Giovane di leva è partito, arruolato in fanteria ed ha fatto ritorno a casa sua ben nove anni dopo. Allo scoppio della guerra fu mandato in Libia, poi, fatto prigioniero dagli inglesi a Bardia fu portato in Egitto e poi in India dove rimase tre anni; erano sbarcati a Bombay, poi proseguirono per Nuova Dhely, dopo tre giorni di viaggi si accamparono a Mesuri, verso l'Himalaya, poi in Sudafrica e da lì in Scozia a Glasgow ed infine furono portati in Inghilterra.
La sua prigionia è stata molto dura, soprattutto il primo anno, in Egitto, dove mancavano anche i viveri. A ciò si aggiungeva poi la nostalgia della famiglia e la difficoltà di comunicare con i suoi cari. César si è emoziona to raccontando il suo ritorno a casa avvenuto nel '46... "Indossavo la di visa kaki – mi ha detto – e sulla strada che mi riportava a casa, a Méod, mi sono imbattuto in due giovani, le quali, un po' spaventate, hanno cambiato strada per non incontrarmi. Le ho raggiunte ed ho chiesto loro: "Ma voi non siete Sandrina e Celina?"
Erano le mie sorelle! Abbiamo continuato insieme la strada verso casa e poi Sandrina ci ha preceduti per dare la notizia del mio ritorno alla mam ma, perché non si emozionasse troppo...."
Una volta ritornato a casa, riprese la sua vita e, per aiutare la famiglia, si recò a lavorare in Svizzera a Corcelles, a 800 m.s.l.m. dove trovò occu pazione in un'azienda agricola. Tornato a Saint-Pierre oltre al lavoro in campagna fece il muratore e molti lo ricordano come coadiutore nella co struzione della propria casa. Ed ora, a 80 anni compiuti, egli è ancora un uomo molto attivo, pieno di voglia di fare e di entusiasmo. L'ho notato in tanti piccoli particolari quando mi ha accompagnato a vedere il villaggio ed ho visto ciuffi di garofani seminati qua e là, innesti di rose fatti da poco sulle siepi lungo la strada, l'orto rigoglioso e ordinato, mucchietti di legna tagliata fine fine per l'inverno "per far passare il tempo".
Ed infine ci sono i suoi hobbies: l'apicultura e la "vannerie", infatti è un abilissimo costruttore di gerle, panieri, cestini di ogni genere e di mensioni che intreccia coi vimini di Méod. Ha iniziato a costruirli fin da bambino avendo come maestro il vicino di casa... "e poi mi sono perfe zionato, mi è sempre piaciuto fare cestini!" Lavora i vimini che taglia in primavera, nel periodo in cui la linfa è più attiva nella pianta, li spela e li mette a bagno nella fontana per un giorno e una notte in modo da farli tornare morbidi e flessibili e poi li in quattro. In poco tempo dalle sue mani esco no veri capolavori.
Parecchie ore sono trascorse dal mio arrivo. Non ci rimane altro da fare che...una foto ricordo che César mi scatta con la sua polaroid. "La mia macchina che fa la foto subito" tra i gerani del suo balcone e augurarmi un arrivederci a presto.

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Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

NotIgnori. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

MÉOD DI SOPRA

A pochi chilometri da Verrogne, sulla strada dei Salassi, Méod di sopra è l'ul-
timo villaggio d'alta quota di Saint-Pierre. Si trova a 1520 m. d'altitudine
ed è una delle località più belle del paese. Un tempo poteva chiamarsi "do-
minio dei Lale", infatti quasi tutti gli abitanti del villaggio erano dei Lale
(Gerard, Castain). Solo nel 1925 vi si stabilì la famiglia Mondet, provenien-
te dalla Francia e nel 1943 la famiglia Champrétavy che vi rimase per oltre
12 anni come fittavola di Lale Gerard Fortunato. Gli ultimi arrivati furono i
Forestier che posseggono ancora la prima casa, arrivando a Méod.
A quell'epoca il villaggio era costituito da una lunga costruzione in cui
vivevano tre famiglie, da due case un po' discoste, verso Est ed una a Nord,
sulla mulattiera che conduceva nei prati, alle spalle del villaggio e da lì a
Vetan.

I fienili ed i granai davano sulla strada (che correva dietro il villaggio)
e sul ruscello Valméache. La grande casa a Nord, comprendeva, oltre ad
una stalla in cui, in estate, venivano rinchiusi tutti i vitelli del villaggio, an-
che un grosso granaio ed il forno in cui si faceva il pane, in inverno.
Il villaggio era abitato tutto l'anno solo dalla signora Maria Lale Gerard
e dai figli che era, oltre alla "custode" del villaggio, anche la persona di fi-
ducia delle mamme che le affidavano i figli quando dovevano assentarsi.
Tutti gli altri abitanti, avendo campi e prati in altre località (Rumiod,
Champretavy, Rossan) si spostavano nei vari periodi dell'anno.
La "migrazione" da un villaggio all'altro era sempre difficoltosa perché
si dovevano spostare non solo le suppellettili fondamentali, ma anche gli
animali. Il mulo era allora indispensabile per portare i bambini, gli agnel-
lini, le galline. Gli altri animali erano invece abituati ai trasferimenti. Una
famiglia ad esempio aveva un'oca e un gatto che ogni volta seguivano a
piedi tutta la famiglia.

Si poteva giungere al villaggio sia da Sarriod, (frazione di Saint-Nicolas)
lungo il ruscello Valméache, sia da Méod di sotto, lungo la mulattiera che
saliva da Rumiod e proseguiva lungo il costone fino a Vetan.
Durante l'inverno, essendo molto esposto al vento, era spesso imper-
corribile a causa degli accumuli di neve che si formavano. Il fondo strada-
le era acciottolato per impedire all'acqua piovana di erodere il terreno ed
era l'ideale per gli zoccoli dei ragazzini che scendevano a scuola a Rumiod!
Poco lontano dal villaggio, verso il bosco, c'erano due mulini, uno di
proprietà privata, l'altro pubblico costruito nel 1854. Ne erano proprietari
alcune famiglie di Vetan, di Sarriod e gli abitanti del villaggio. Si maci-
nava quasi solo segale, coltivata nei campi alle spalle del villaggio e a Greun,
una zona verso Verrogne.

I terreni intorno al villaggio, in basso (Planét et Gaille) e quelli verso
Vetan (grand Méod) erano molto ben lavorati e venivano irrigati dalle ac-
que del torrente di Vetan e da quelle di Valméache che ha la sorgente ver-
so Vermian.

La parte più bella di Méod (forse lo è ancora adesso) si trovava verso il
grande bosco che sorge al confine con il vallone di Vermian, là dove scor-
re il torrente Valméache. Tutto il bosco era costituito da enormi larici in
mezzo a cui si aprivano vaste radure adatte al pascolo. Da qui si accedeva
ad una zona incassata lungo il torrente chiamato "La Palma" (forse perché
in parte paludosa) da cui si risaliva fino a Vermian, allora ancora alpeggio.
Il torrente Valméache era molto importante per il villaggio in quanto
forniva acqua per l'irrigazione e per il mulino ed era una grande attrattiva
per i bambini in quanto, scorrendo proprio dietro le case, sarebbe stato l'i-
deale per giocarci. Purtroppo però era loro proibito avvicinarsi all'acqua.

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Testo Originale Estratto
Notignioti . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Lungo la strada verso Verrogne in località Verden-a nasceva la sorgen
te che alimentava i fontanili del villaggio.
Méod ha cominciato a cambiare aspetto intorno al '68 quando è arri
vata la strada.
Nel '79 la grande costruzione a Nord, della famiglia Mondet, è diven
tato un piccolo ed accogliente ristorante, nell'80 circa cominciarono a na
scere una serie di villette sparse un po' qui, un po' là: sotto il villaggio, alle
sue spalle, nel bosco, vicino al vecchio mulino, nel 1985 infine fu costrui
ta la cappella dedicata a San Bernardo e alle vittime della montagna. Prima
del '50 di fronte all'attuale chiesetta c'era un piccolo oratorio con una
Madonna in legno.
Ci fu un periodo in cui, a Méod, vivevano periodicamente 35 famiglie
per un totale di 80 persone.
Attualmente è abitato per tutto l'anno, oltre ai proprietari del ristoran
te, (aperto tutto l'anno) ed i figli, da tre famiglie.
Chi è vissuto nel "vecchio" Méod, ora fa fatica a riconoscerlo, tanto è
cambiato! Tutte le case sono state ristrutturate, pur conservando l'aspetto
iniziale, qui e là si trovano aiuole di fiori, ciuffi di betulle, qualche casetta
in miniatura per gli uccellini costruite dalle abili mani del primo "forestie
ro" giunto a Méod negli anni '50 o forse prima. Il signor Roberto infatti
ha trascorso qui tante estati della sua infanzia ed ora vi trascorre tutti i mo
menti liberi contribuendo a mantenere il villaggio vivo e bello.
In quanto a bellezza poi non si può dimenticare il piccolo giardino an
tistante al ristorante. Alcuni anni fa, infatti, quando era gestito dai signori
Giustini, si aveva l'impressione non di trovarsi a Sain-Pierre, ma in un vero
e proprio giardino botanico tante erano le varietà di fiori che vi si poteva
no ammirare.
Certo l'amore per un villaggio può fare dei miracoli!
MEOD E UN AGRESTE SUO RICORDO
Da lontano mi giunge il lento e ritmico suono
di un martellar di falce;
esso mi riporta alla mente,
come un lontano ricordo di gioventù,
lavori ed usanze di un tempo che fu.
Quando alle prime luci dell'alba
già si era raggiunto il prato dalla smossa erba,
come lucide perle cadevano a terra le gocce di rugiada
lo svelto, sempre più svelto far scorrere l'aguzzata falce.
Di sprone era il sentir dietro di sé l'ansimare di un compagno
che scherzosamente cercava di sopravanzare,
l'affannoso risalire il ripido pendio,
il ridiscenderlo e risalirto, così, per ore ed ore
il festoso accogliere l'arrivare della massaia col cesto delle vivande,
la ristoratrice colazione con cibi sani e genuini,
una breve pausa ed il lavoro riprendeva.
Allo scoccar dell'Angelus, come un tacito accordo,
la comune battitura delle falci, il pranzo,
la breve sosta all'ombra di un albero
e il lavoro riprendeva
anche se alti e cocenti erano ancora i raggi del sole.
La sera, al ritorno, una maschile voce intonava un canto
altri gli facevan coro
l'eco lontano nella valle lo propagava e disperdeva.
Ancor rammento, con nostalgia, di quei giorni
l'immane fatica ma che sapeva dare uno scopo,
un senso alla vita.
S. C.
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Testo Originale Estratto
NotIgnotti. Villaggi, personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
ORDINES

Presentando i villaggi del nostro paese, molti avranno osservato che non
ho seguito un filo logico...dall'alto verso il basso, da Est ad Ovest o altro.
C'è una ragione in questo. Io faccio molto affidamento sulla testimonian-
za di persone che hanno conosciuto i villaggi, che vi sono nati o vissuti,
che ne conoscono la storia.

Questa volta ho trovato l'unica persona vissuta ad Ordines dal 1928,
anno in cui la sua famiglia iniziò a costruire la sua casa.
Ordines è sempre stato un villaggio piccolo, adagiato ai piedi della col-
linetta del "Châteler" a 731 m. sul livello del mare e distante 500 m. cir-
ca dal borgo di Saint-Pierre.

Vi si giunge sia percorrendo la strada regionale per St. Nicolas, sia ag-
girando la collinetta, dal Municipio e dal Castello.
Prima del 1928 il villaggio era costituito da due case in cui vivevano due
famiglie (Zemoz e Dayné) e un anziano uomo solo di nome Joseph di cui
si sa ben poco. La famiglia Zemoz era composta da due fratelli ed una so-
rella che abitavano parte dell'anno a Rhêmes, a Chanavey, dove gestivano
alpeggi, pascoli e boschi.

Alle spalle del villaggio, tra le vigne, c'era una baracca chiamata Lo mi-
cho di rat (la casa dei topi). Una leggenda o un racconto popolare dice che
apparteneva ai Signori del Castello di Introd che avevano quaggiù molte
vigne. In autunno, nelle cantine facevano la vinificazione. Spesso però av-
venivano dei furti per cui fu fatta una grande trappola e il "topo" fu cat-
turato. Da qui il nome dato alla costruzione.
Nel 1928 il padre della signora Rumiod Irene, la mia interlocutrice,
comprò l'immobile, pagò una certa cifra e in più costruì un'altra casetta
per sostituire lo micho di rat. Questa costruzione, modificata, esiste anco-
ra ed è il garage della famiglia Cabraz. Qui il proprietario abitava, talvolta
anche una settimana, durante il periodo del lavoro delle vigne.

Nel '28 quindi il signor Rumiod iniziò la costruzione della sua casa.
Nella cantina trovò una galleria rinchiusa con pietre. Scavò e dopo alcuni
metri trovò una pergamena che rimase in casa loro finché negli anni '40,
in tempo di guerra, un signore disse che l'avrebbe fatta decifrare. Gli affi-
darono la pergamena ed egli sparì e con lui il segreto della pergamena.
E dopo una delusione, un fatto allegro...Una mattina, nella cantina, fu
trovato un cesto, di quelli col coperchio. Dentro, sorpresa, fu trovata una
gallina nera. Non si seppe mai chi dimenticò il cesto, un viandante stanco
di ritorno dal mercato, due innamorati smemorati...?

La ricostruzione richiese enormi sacrifici sia per i pochi soldi di quei
tempi, sia per le fatiche umane necessarie. Alle quattro del mattino biso-
gnava salire alla piscina di Verne, con una pala buttare fuori la sabbia che
di notte si era depositata sul fondo e poi trasportarla a destinazione con dei
carretti.

Un po' alla volta il villaggio si ingrandì. Nel '38 venne aperto il nego-
zio di commestibili, nel '39, in primavera, all'entrata in guerra della Francia,
furono costruite le caserme là dove ora ci sono la nuova scuola e la
Microcomunità. In quelle sotto si stabilì il 7° reggimento alpini
"Valcordevole". Erano più o meno 2000 uomini. Nella piccola costruzio-
ne ancora esistente aveva sede il comando con gli uffici. In quelle sopra
c'era la salmeria. Verso la fine della guerra, dopo gli alpini, ci fu l'artiglie-
ria alpina. Per parecchio tempo rimasero vuote poi vi si installarono vari la-
boratori (falegnamerie, lavorazione del ferro, del marmo ecc.)
Nel '51 fu costruita la casa dei Cabraz, al confine con Villeneuve, e die-
ci anni dopo venne aperto l'albergo. Nei decenni successivi infine furono
costruite altre case, lungo la strada regionale per St. Nicolas.

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Testo Originale Estratto
NotIgnori, villaggi, personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

Negli anni '30 – '40 tutto il terreno intorno a Ordines era coltivato a
pascolo e vigne. Più tardi vennero tolte le vigne e piantati meli. Il signor
Rumiod (come fecero poi altri dopo di lui) commerciava in frutta, aveva
due squadre di operai per la raccolta, una a Sarre e una a Saint-Pierre.
La strada per St. Nicolas è stata costruita nel 1918. Era già carrozzabi-
le, ma molto stretta. Fu asfaltata nel '50 circa ... alla vigilia di una elezio-
ne... Il fondo stradale fu fatto con "bocce" prese dalla Dora. Gli operai ba-
gnavano il fondo con un innaffiatoio e poi si asfaltò. Naturalmente non
durò molto, dopo neanche due anni, soprattutto dove era ripida, era tut-
ta un ruscello. Le pietre miliari furono messe da un Gerbore diventato poi
proprietario di un magazzino di mezzi agricoli ad Aosta.
Il primo camion che arrivò ad Ordines fu di proprietà del signor
Rumiod. Era un "Lancia" di color verde scuro ed era stato la vettura del
Conte Rossi di Rhêmes. Allora esistevano le frecce laterali e, siccome la
strada non era molto larga, succedeva spesso o quasi quotidianamente che
arrivassero a casa penzoloni.
Davanti all'attuale albergo "Grivola" c'era una scarpata con dei pioppi
altissimi ai cui piedi si sentivano cantare i grilli. Sembra che, su un piccolo
terreno adiacente al piazzale ci fosse una piccola piscina dove veniva fatta
macerare la canapa.
Ora il villaggio, dopo un periodo in cui comprendeva tutte le costru-
zioni sui due lati della strada regionale per St. Nicolas, si è di nuovo ri-
stretto. La strada è diventata quasi una pista di rally (vista la velocità a cui
vanno le auto), è rimasto un villaggio prevalentemente agricolo e spesso si
vedono animali da cortile liberi nei prati. La "collinetta" si è ripopolata di
uccelli ed animaletti, visto che la vegetazione è abbastanza folta.
Una nota allegra si è infine aggiunta con la costruzione della scuola e,
durante la giornata, se il tempo è bello, si sentono le voci dei bimbi che
giocano all'aperto.

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PRAXIMOND

È uno dei villaggi "bassi" della collina di Saint-Pierre, infatti si trova a 775
m. e ad un massimo di 10 minuti dal Municipio e dalla Chiesa.
Come è ormai nostra consuetudine, per parlare di Praximond, siamo
andati a trovare una delle persone più anziane del villaggio, la signora
Jordaney Marcellina.
Davanti a una tazza di caffè fumante, la signora Marcellina, in risposta
ad una mia domanda ci ha raccontato:

..."È vero, fin dall'inizio del secolo Praximond è stato un villaggio di
notevole importanza anche se non è molto grande. Esso è infatti tutto com-
preso tra i villaggi di Combaz e Vergnod e le due mulattiere (una volta)
che l'attraversavano e la fiancheggiavano. Le famiglie che vi vivevano me-
ritano di essere nominate una ad una in quanto tutte svolgevano qualche
attività particolare.
In alto, verso Vergnod c'era la famiglia Lyveroulaz. Avevano 5 figli. Il
padre, Joseph, faceva il camionista e, a tempo perso, il fabbro. Il figlio Louis
riprese la sua attività. Erano molto apprezzati perché esperti nel forgiare at-
trezzi agricoli (zappe, aratri, falci) che cercavano di rendere sempre più leg-
geri e funzionali. Veniva poi la famiglia Lale Gerard. La signora Ambrogina,
nel 1920 aprì un negozio di commestibili gestito dalla figlia Severina, me-
glio conosciuta col nome di Giulietta. Questo, se non fu il primo, fu senz'al-
tro uno dei primi negozi di commestibili di Saint-Pierre. Per ben 67 anni
fu l'unico esercizio della zona ed ancora attualmente i discendenti ne con-
tinuano la tradizione! La signora Giulietta, per i rifornimenti, nei primi tem-
pi, si serviva della collaborazione di un uomo di Sarre che, col carretto e il
mulo, faceva i trasporti di Aosta. Accanto al negozio viveva la famiglia di
Branche Louis. Possedeva due mulini e una segheria. In un mulino maci-
nava granaglie per il bestiame e nell'altro grano per la panificazione. Il fi-
glio Valeriano aveva due forni, uno più grosso (usato in inverno) l'altro più
piccolo per l'estate. Il periodo di cottura del pane durava più di un mese
perché lo utilizzava gente proveniente anche dal borgo e da Villeneuve.
Valeriano faceva inoltre il campanaro ed il necroforo. Ad ogni funzione re-
ligiosa lo si vedeva arrivare di corsa, scomparire frettolosamente dietro alla
porticina posta a lato del pulpito e subito dopo si sentiva il rintocco delle
campane. Una sua sorella, Cesarina, si occupò per quasi 50 anni del giardi-
no dell'ospedale vecchio e, anche quando fu sostituita per limiti di età, ve-
niva chiamata a dare consigli e suggerimenti alla nuova "giardiniera".

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Testo Originale Estratto
Noti Ignoti, Villaggi, personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

deva la legna in casa della mamma di Aldo per scaldare quella che amava
come la sua casa.
Anche i Curiat vivevano qui solo in inverno. In estate stavano a Sarriod,
nel comune di St. Nicolas. Accanto alla casa di Curiat infine vi era l'ultima
costruzione: il Tempio della Chiesa Evangelista. Ancora adesso quest'an-
golo del villaggio viene chiamato “le Temple”. Vi si celebrarono le fun-
zioni religiose per parecchio tempo poi venne chiuso.
La strada che attraversava il villaggio era molto stretta, passando tra le
case, ed era percorribile solo dai carretti. Il ruscello, che attualmente è co-
perto, scorreva in mezzo alla strada. Prima del mulino dei Barmaverain c'e-
ra una grossa roggia con due paratoie. Verso gli anni '50 il signor Jordaney
Fedele fece domanda al Comune per poter coprire il ruscello. Il lavoro non
venne fatto tutto allora, ma un po' alla volta e per poter allargare la stra-
da, fu anche abbattuto il mulino. I Barmaverain conservarono però una
“presa” sotterranea che fa ancora funzionare una centralina elettrica.
Nel 1921 il villaggio corse il pericolo di essere bruciato in seguito ad
un incendio scoppiato nella segheria dei Branche. Fortunatamente i pom-
pieri di Etavel riuscirono presto ad intervenire ed i danni furono limitati.
Tutto il villaggio utilizzava l'acqua dell'unica fontana (quella che ve-
diamo ancora oggi) sia per usi domestici che per abbeverare il bestiame.

Con l'andar del tempo, come d'altra parte in ogni altro villaggio, si sono
iniziate delle trasformazioni: tutta la Menéresse venne interrata, la strada fu
allargata, lungo la Gran Tsarie, l'altra strada che parte dalla regionale per
St. Nicolas e sale verso gli altri villaggi, furono costruite numerose case.
La Gran Tsarie fu rifatta negli anni '51-'52 e vi collaborarono tutti gli
abitanti del villaggio. Fu un lavoro lungo e faticoso perché si trattava di
estrarre le pietre dal greto del torrente, trasportarle sul luogo coi carretti,
fare i muri a secco e posare il fondo stradale. Solo negli anni '61-'62 ven-
ne poi nuovamente allargata e asfaltata. Ora il villaggio è molto più este-
so: comprende tutte le costruzioni tra la regionale per St. Nicolas, il tor-
rente di Verrogne ed i villaggi di La Rosière, Vergnod e Combaz. Vi si pos-
sono trovare i servizi socio-sanitari, la Microcomunità per anziani, studi
commerciali, negozi ed altri edifici di pubblica utilità.

Vi erano poi le famiglie Lale Castain il cui capofamiglia Joseph era fa-
legname, e Christille. Questi ultimi vivevano buona parte dell'anno a Vetan.
Anche la famiglia della signora Marcellina in estate viveva a Combellin dove
avevano la casa e dei terreni. Scendevano verso Natale e portavano giù il
fieno per il resto dell'inverno con il mulo e la slitta.
Branche Thomas è stato per 40 anni "guardia dell'acqua". Il suo lavo-
ro consisteva nello stabilire l'inizio dei turni dell'irrigazione, controllare
che nessuno "rubasse" l'acqua agli altri, fissare le date delle corvées ecc;
tutto ciò perché l'acqua a quell'epoca era preziosa.
Anche la famiglia Barmaverain aveva due forni e due mulini. Per fare il
pane veniva usata l'acqua della Menéresse considerata migliore di quella del-
la fontana.
Nelle ultime case del villaggio vivevano le famiglie Torzet, Martin e
Curiat. Una delle figlie Martin, Pascaline, fece per tantissimi anni la colla-
boratrice domestica di Lale Gerard Aldo; si occupava del bestiame, del bu-
cato, della casa. Era così affezionata ai suoi padroni che ogni tanto pren-
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Testo Originale Estratto
I Personaggi
SAINT-PIERRE,
tra presente e passato...
un Comune fuori dal comune
visto attraverso le lenti del teatro
– a momenti a fuoco, a momenti
sfocate, tanto da distorcere la realtà –
dove tutto è al di là dello spazio
e del tempo.

(Illustration depicts a village with mountains in the background, a church, several people in varying attire, an old car with "TAXI" on top and license plate "12354-G.3", and a man on a motorcycle. A flag in the illustration has text: "I UNION D.I SAIMPERO LEM")


Testo Originale Estratto
NotIgnioti. Villaggi, personaggi di Saint-Pierre

NOTIGNIOTI

Il pubblico viene fatto accedere al cortile interno del castello e viene fatto
passare nella sala del trono. Lì troverà una prima figura: Daniela, in-
tenta nevroticamente a raccogliere da terra chicchi di riso. Intorno a lei
quattro portatrici con altrettanti pali e Nicole.
(Suono di campane)

LE PIETRE – (sporgendosi dalle cinque finestre al primo piano del Castello)

ELISA – Nella più verde delle nostre valli...

FEDERICA – Abitata da angeli buoni...

NICOLE – Un tempo uno splendido palazzo radioso, elevava la sua facciata...

DANIELA – Mai serafino spiegò le ali su costruzione più bella...

ANNELE – Bandiere gialle, gloriose, d'oro, sopra il suo tetto sventolavano...

CLAUDINE – E garrivano... E ogni gentile brezza che scherzava in quei
dolci giorni...

GILLES - Lungo archi rampanti piumati e pallidi...

CLAUDINE - Un profumo alato diffondeva...

THIERRY - Tutta scintillante di perle e rubini era la splendida porta del
palazzo...

VERONICA - Attraverso cui giungeva fluente e sfavillante per sempre, una
corte di Echi il cui dolce dovere era solo di cantare...

CHIARA – Con voci di bellezza infinita...

VERONICA – L'ingegno e la saggezza del loro re...

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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

FABIANO – Intorno a un trono...

MARTINA – Dove seduto in uno stato che ben si addiceva alla sua gloria...

FABIANO – Il reggitore del reame appariva...

MARTINA – Jacques de Sancto Petra...

ERIKA – Jacques de Sancto Petra... (+ eco tutti)

THOMAS – Messere...Messere, dove siete...

GIULIA – Suvvia! Ma ancora non lo sapete?

ANNELE – Da memorabile tempo, ormai, Jacques de Sancto Petra, ultimo
erede maschio della dinastia dei Signori di Saint-Pierre, è morto!

CHIARA – Morto?!? 

CLAUDINE – Morto!

DANIELA – Anche la sua primogenita Françoise è già morta da tempo...

CLAUDINE – Morta prima del padre... (+ segno croce)

MARTINA – Abbiamo solo memoria di Guillermine...

GIULIA – Guillermine... Guillermine... il suo ricordo sta svanendo...

MARTINA – Si dissolve...

ERIKA – Se non avesse dato retta al padre...

THOMAS – Guillermine de Santo Petro sposò, per volere del padre, Jean
Vuillet...

NICOLE – Primo segretario di stato del duca Charles II le Bon Savoye suo
principe sovrano...

FABIANO – Il 12 settembre 1507...

ELISA – Ecco, brava! E così la dinastia dei Sancto Petro... (soffio)

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Testo Originale Estratto
NotIgnori, villaggi, personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

DANIELA – Eh... Prima di morire Jacques nominò il genero erede del ca-
stello...

FEDERICA – Tzé! Governare su terre e possedimenti una volta appartenu-
ti alla famiglia dei Sancto Petro...

THIERRY – E creature cattive in vesti di dolore assalirono l'alta dimora...

GILLES – E la gloria che sfavillava e fioriva è soltanto una fiaba vagamente
ricordata del vecchio tempo sotterrato...

VERONICA – E coloro che ora attraversano questa valle...

CHIARA – Tra le finestre dalle luci rosse...

VERONICA – Vedono grandi forme che si muovono fantastiche a una di-
scordante melodia...

ELISA – Mentre, come un rapido fiume...

NICOLE – Attraverso la pallida porta...

CLAUDINE – Una folla paesana si precipita senza sosta...

ANNELE – E ride; solo talvolta sorride...

DANIELA – (Apre all'improvviso il portone principale e lì resta)
Mosche, mosche, un pugno di mosche... Mi aveva messa in guardia la
nonna... Me l'aveva sussurrato all'orecchio... Guillermine, resterai con
un pugno di mosche! Dormivo con Jean in questa stanza, di qui guar-
davo il giardino, e tutte le mattine la felicità si svegliava con me! Ah se
potessi togliermi dal petto e dalle spalle questa pietra che mi schiaccia,
questo dolore! Se potessi dimenticare il passato!
Non so nemmeno più quanti anni ho... Tanti... Forse.
È da tanto di quel tempo che non provo più affetto, amore, compren-
sione... Non ho più voglia di parlare... Parlare. Ma con chi? Non ho più
nessuno ormai, sono sola. Abbandonata, isolata, non considerata dal
mio sposo. Ai suoi occhi ormai trasparente, inesistente. Non mi parla,
non mi guarda, non mi ascolta, non mi tocca da tanto tempo, più...
Io qui in questo castello non posso più restare, il dolore è troppo forte,
troppo vivo il ricordo di una vita che avrebbe potuto essere felice. Oh,
Jean, vorrei farti capire lo strazio del mio cuore...

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Testo Originale Estratto
NOT IGNIOTI. VILLAGGI, PERSONAGGI DI SAINT-PIERRE
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

“Mamma!... Mamma, perché piangi? Cara mamma, buona, dolce mam-
mina nostra, bella ma straziata dal dolore. Noi ti vogliamo bene! Il tuo
dolore è forte, è vero, ma non piangere, mamma, sei giovane, hai an-
cora tutta la vita da vivere... Un giorno, forse riuscirai a ritrovare papà
e allora una gioia grande, dolce, profonda scenderà nel tuo cuore come
il sole nella sera e tu sorriderai, mamma, ritroverai il sorriso...” Così mi
dicono i miei bambini, poveri piccoli illusi... Lui ha troppo da fare, non
ha tempo. E io sto così male quando lo vedo!
Tutti hanno parlato, favoleggiato del nostro matrimonio: “Auguri...
Auguri! Auguri!” Macché auguri? Macché felicità? Tutta apparenza...
Solo apparenza...
Mosche, mosche, resterai con un pugno di mosche...
Per una notte intera mia madre mi aveva parlato in termini entusiastici
di Jean Vuillet, primo segretario di stato del duca Charles II le Bon Savoye
suo principe sovrano: per lei era perfetto. Come per mio padre...
La prima volta che lo vidi, Jean... Convenevoli, inchini, baciamani di rito,
e poi uscimmo nel parco, spiati da tutti, certo, ma un po' più soli... Soli
prima del “grande evento”. Bello come il sole... Affascinata, rapita da
quel giovane simpatico, brillante. Forse un poco ripetitivo... continuava
a parlare solo di governatori, insegnanti e militari, del suo ruolo, della
sua posizione... E io stupida, troppo felice per rendermi conto di quan-
to poco valessi ai suoi occhi... Nemmeno una domanda mi fece: chi fos-
si, cosa amassí, cosa pensassi, cosa amassi, cosa desiderassi... non lo in-
teressava affatto. Colto, raffinato, elegante nei gesti, attraente: mi prese
per mano... e mi diede l'anello... E io li non capii più nulla...
Resterai con un pugno di mosche...
“Maman, papa, nous nous sommes fiancés!” Come sono stata ingenua!
Ero felice io. Ignara... “Guillermine de Santo Petro vuole ella prende-
re Jean Vuillet, primo segretario di stato del duca Charles II le Bon
Savoye suo principe sovrano, qui presente come suo legittimo sposo, se-
condo il rito di santa madre Chiesa?”... 12 settembre 1507. “Sì...”
Quanto tempo è passato...
Mosche, mosche, resterai con un pugno di mosche... Papà è morto, e
Jean ha ottenuto ciò che voleva, potere...
Io non servo più a nulla, se non a fare figli. Sei maschi e tre femmine ho
fatto...
Me ne sono morti tre e presto me ne andrò anch'io: Charles, tu che
continuerai la discendenza, Pierre Hercules, Jacques Guy, Jean René,
Jean Louis, Pernette, Marguerite... non temete: vostro padre si rispo-
rerà presto con la sua Severine de Montfort, vedrete. Un pugno di mo-
sche, ecco la mia eredità! E non appena aprirò la mano (soffia) tutte
quante voleranno via...

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ALESSANDRO (Davanti al portone
accanto a Daniela) – Eh, le
donne, le donne... Ma le fem-
mine devono filare e cardare la
lana...! E... sshhtt!

JULIE – Occuparsi di camicie e len-
zuola...

ALESSANDRO – E asciugamani...

JULIE – E fare le calze, 'ste cose
così! No?

ALESSANDRO – E gli uomini, in-
tanto leggono...

JULIE – A mio fratello, a lui, piace
tantissimo leggere!

ALESSANDRO – Sono gli uomini
che devono sapere... Siamo
noi, maschi, a dettare legge!

JULIE – Euh...! Sì, sì...

SYLVIE – (Sulla porta d'ingresso a sx
del portone principale)
Marito, marito caro... che pen-
siero gentile hai avuto, sei ve-
nuto a trovarmi lasciando così,
sola, la tua giovane e bella
amante. Io, io sono una povera
disgraziata, è meglio che non lo sappiate il mio nome. Le donne meno
parlano e meglio è. Viviamo malamente in montagna, nei campi lassù
faccio il lavoro di un uomo, più di quello di un uomo. Io mi sono spo-
sata da poco, ho solo sedici anni... Fare così o morire in poco tempo...
Io non l'avrei mai fatto se non fosse stato per tentare di scappare da que-
sta vita. No, non volevo impiccarmi subito! Ma l'ho fatto, per dispera-
zione, volevo scendere un po' più giù, non proprio in pianura, non vo-
levo fare come molte a fare la serva a i miei fratelli, dovevo andarmene
di lassù, almeno tentare di stare qui al borgo...

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Testo Originale Estratto
NotIgnoti . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
È così, perché nascondere la verità? Non avevo ancora voglia di sposar-
mi, sono troppo giovane.
Troppo giovane, troppo giovane e inesperta... Il sesso... A casa non par-
lavamo mai di sesso, era peccato. Non sapevamo nulla, mi ricordo che
ho avuto una gran paura alle mie prime mestruazioni, non sapevo più
che fare ma ho tenuto tutto nascosto, c'era da vergognarsi a parlare di
cose del genere con qualcuno. Sapevamo poco e in maniera sbagliata...
Già, la verginità che voi uomini pretendete e tanto desiderate dalle vo-
stre giovani inesperte mogli e strappate loro nel fiore degli anni...
Marito caro non preoccuparti, io ti parlo di matrimonio, sesso, vergi-
nità, come se nulla fosse... tu credi che io sia pazza? Ma no, stai tran-
quillo, è solo finzione... Io, la pazza, che sono persino arrivata a chia-
marti traditore! Traditore? No, l'uomo non è mai traditore... Cosa do-
vrebbe fare una donna? Ma certo, ringraziarvi ed esservi devote poiché
gli avete donato dei figli.
Altro che dono, anch'essi fanno parte della terribile gabbia che avete
creato per tenerci sottomesse a voi, ci avete attaccato i figli al collo come
si attacca il giogo alla mucca per poterla montare e mungere a vostro
piacimento.
Ma io, io come ho potuto credere davvero queste stupidaggini? Le pen-
so ancora, tu mi hai messo al collo nostro figlio, tu hai fatto in modo
che mi sottomettessi a te con le mie stesse mani. E tu cosa pensi, eh??
Che sia normale, eh, che un uomo stanco della propria donna la butti
via così, come uno straccio usato? Questo pensi? Io non credo proprio!
Cosa vuoi? Eh? Che uccida i nostri figli? Forse solo così morirai! È que-
sto che vuoi? Vuoi che mi uccida, che mi annulli completamente per
permetterti di divertirti con quella sgualdrina? Eh, è questo che vuoi?
Mio caro, tu non hai capito nulla, io devo morire, sì morire ma non fi-
sicamente, solo scappando da qui, posso finalmente far rinascere una
donna... una donna nuova!

ALESSANDRO - Le donne tutte matte!

JULIE - Euh...

ALESSANDRO - Sta' a sentire... Da giovani bisogna tenersi puliti... per
piacere, no?

JULIE - Da vecchi bisogna tenersi puliti... per non fare schifo... No?

ALESSANDRO - Ma non bisogna mai, MAI, lavarsi di sotto... Nei punti
delicati? No, no, no!

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Testo Originale Estratto
NotIgnati . Villaggi, personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

JULIE – Fa male alla salute e fa peccato!

ALESSANDRO – Io non mi lavo mai di sotto! Mai!

JULIE – Mai... Io ho cominciato a lavarmi ma senza mai farmene accorgere...

ALESSANDRO – Ah! Vergogna! Vergognati, lavati la bocca! Lavati la boc-
ca e non dire più tutte ‘ste brutte cose... Lavarti di sotto? Sciagurata!
Lavati la bocca con acqua e sputa! E vai subito a confessarti...

JULIE – E con che acqua e acqua mi lavo la bocca? È sempre stato il pro-
blema di Saint-Pierre, quello! Niente acqua...

ALESSANDRO – Già... Niente ghiacciai qua sopra...

JULIE – È per quello che han fatto ‘sto ruscello nuovo!

ALESSANDRO – Ci fossero meno prati da bagnare...

JULIE – E campi di frumento, di cavoli... Vigne, tante vigne, ci sarebbero
meno problemi!

ALESSANDRO – Già se non c'è l'acqua...

JULIE – Ce n'è un po' solo fino alla fine di giugno,

ALESSANDRO – Poi via la neve...

JULIE – (fischio)

ALESSANDRO – E tutto brucia!

JULIE – A me m'è morto un fratello in un rogo...

ALESSANDRO – Eravamo padre, madre, due fratelli e due sorelle: un altro
fratello era morto quando aveva tre mesi, morto di tubercolosi perché
le stalle... Malsane!

JULIE – Eravamo padre, madre, undici tra fratelli e sorelle: il mio fratellino
Aldo è morto quando aveva nove anni: inciampato, è annegato con la
testa nel Ru...

THOMAS ESEGUE UN BRANO COL FLAUTO

YVETTE – (Seduta alla fontana di fronte al portone)
René! René...! Te l'avevo detto, io, di non fidarti di quella maledetta
nave... Gliel'avevo detto... L'avevamo anche letto sul giornale, di quel,
come si chiama...Titanic, che è colato a picco...
Mio zio ha cinque figli e una figlia. Ha due miniere in cui lavorano die-
ci uomini in una, e otto nell'altra, tutti messicani.
Mio marito, lui, un Sempiolèn, si è messo in testa di andare là, in
America, a lavorare con lui. E a René gli ha promesso cinque dollari al
giorno, ne paga trentacinque al mese solo di pensione...
Mio zio ha detto che alle volte conveniva fare doppia giornata, si può
risparmiare fino a mille dollari in un anno, il dollaro vale ventidue lire
... in un anno, ventiduemila lire: ci possiamo comprare un pezzo di
terra ...!
La lingua? Ha sempre avuto una bella faccia tosta... non pensavo che
avrebbe avuto problemi con l'inglese, insomma l'americano...
Neanch'io...yes, no, goodbye...
Là in America c'hanno una macchina ogni cinque persone. Là chi può
arrivare a far soldi fa soldi. E René ha deciso di andare in America an-
che se ci siamo sposati da poco... il dio del denaro... “Vado in America
anche se sono piccolo di statura” mi ha detto. “E mio fratello vuole par-
tire con me.” Quei due lì, non sapevano proprio niente dell'America.
Me l'ha detto una domenica sera, il martedì siamo andati alla Veulla per
ritirare il nulla osta militare, il giovedì eravamo già a Torino con il fa-
gotto, con il sacco, e due giorni dopo li ho visti imbarcarsi a Genova.
Eh, quando si è giovani si ha coraggio... Saranno stati 400...500 sulla
nave, tutti nella stiva: francesi, italiani, austriaci, ma anche arabi, be-
duini, di tutte le nazioni.
René e Louis avevano poco da mangiare, avevamo già speso tanto per
il viaggio! Io però nel loro zaino ci avevo messo qualche nostra mela,
perché non si dimenticassero del dolce profumo delle nostre renet-
te... Addio... Addiooo !!! (sventola il fazzoletto bianco) Scrivetemi
prestooo!
Io sognavo: non sognavo che René avrebbe fatto fortuna, ma che avreb-
be guadagnato qualche soldo, e sarebbe tornato presto. Addio!
Dovevano arrivare a New York in 30 giorni. Eh, New York, con quei
palazzi che non si capisce dove finiscono, e le strade sotterranee, le stra-
de per le automobili, quelle sopraelevate... Gliel'avevo detto, io, gliel'a-
vevo detto...
Io avevo paura della burrasca: avevo letto di racconti straordinari: di
onde che passavano da parte a parte, e quando le onde lo prendevano

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Testo Originale Estratto
NotIgnati . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI Saint-Pierre

di punta, il bastimento montava montava montava, allora dalle sedie
dove eri seduto si staccava il culo, e il bastimento faceva crik crak...tr tr
tr... quasi dovesse aprirsi da un momento all'altro... e allora tutti a cuc-
cia, tutti che urlavano... e i bambini che piangevano, che imploravano
la mamma...
Gliel'avevo detto, io, che le navi sono pericolose... gli dicevo: vedi ben
il povero Bochet, anche lui di St-Pierre, la fine che ha fatto, su quel
Titanic..., direttore d'albergo a Londra, se ne fosse rimasto lì...
Ma lui, René, voleva vedere l'America, la California... Ah, bella, bella,
la campagna e buona la terra, la verdura che cresceva talmente che si
piegava, ci aveva detto lo zio...
Gliel'avevo detto... Gliel'avevo detto...
René è partito in cerca di fortuna, non voleva che suo figlio stentasse a
crescere qui... è partito in nave, per l'America. A Genova, l'odore degli
uomini partiti sulle navi l'ho confuso con quello del mare... perduto.
Dall'America non è mai arrivato neanche un profumo.

(esce Pierre dal portone e si siede sui gradini)

LE PIETRE – (con barchette di carta, che gettano dalle finestre).

ANNELE – Nave che stai per salpare dove porti tanta gente?

FABIANO – Al di là del grande mare perché qui non hanno niente.

CLAUDINE – Nave che ti muovi piano dove porti gli emigranti?

THIERRY – In America, lontano, perché qui c'è fame e pianti

VERONICA – Nave che sei in mezzo al mare, dove vai così spedita?

GILLES – Io li porto a lavorare perché qui non hanno vita.

DANIELA ESEGUE UN BRANO CON L'ARMONICA

GILLES – Tôrna, tôrna Emigrô amì, Tôrna à ton payì. Tôrna à ton
veladzo À ton mayèn À te pæèn Tôrna, tôrna Emigrô
Valdotèn. /Manda ya le souci de la tiha, La
bèi, Tsanta, ri L'è ta fiha i payì. Pe vo tsanton le feuille Le pi dzènte
tsanthôn Le s-accompagne di s-organèun lo son. Pe vo su l'erba Lo denì
Pe dza prese Su le roble L'y a to lo reste: Lo ppan nê, lo fromadzo fòo
Le sèiseusse, le bodeun È le coppe di bon veun. Meudza, bèi, tsanta, ri,

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Testo Originale Estratto
NotIgnati. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

L'è vouha filha i payì. È quan vo sarà torna partì Pe Lion, Marseille ou
Parì, Rappelode-vo bièn choèn De vo-s-amì, de vo paèn, É di bon peu-
ple valdotèn.

PIERRE – Ho imparato a giocare a carte in America... Terra promessa:
America... I miei genitori hanno lasciato Saint-Pierre per un sogno...
E papà in quel sogno è (soffio) svanito... Eh, papà aveva un debole per
le belle donne... E in America, ce ne sono molte... E anche qui...
Certo mamma lo amava... Papà... Non ho mai dimenticato gli occhi di
mia madre quando mi raccontava di come si era perdutamente inna-
morata di lui... E non ho mai dimenticato i suoi occhi di quando mi
raccontava del suo paese, dei suoi fratelli, delle sue corse nei prati, del-
le sue montagne: le favole che mi raccontava quand'ero piccolo picco-
lo erano sempre ambientate qui, nel suo paese...
Io sognavo che un giorno, diventato ricco, sarei tornato a Saint-Pierre,
avrei comprato questo castello per regalarlo a lei...Mamma non ha fat-
to in tempo a vedermi adulto e ricco... Io sono nato a Nuova York...
Lì non ci sono queste montagne, le saucisses et i baudin, la fontina...
Ma mamma e papà cercavano un'esistenza migliore.
Dura la vita degli immigrati... Buffo, eh? I miei genitori immigrati in
America: stranieri, costretti a parlare una lingua straniera... e io che sono
figlio loro, sono per loro di razza straniera, sono cittadino americano, e
qui, nella terra dei miei avi, sono straniero... Se decidessi di venire a vi-
vere qui, sarei io l'immigrato...
Dura la vita degli immigrati... Per fortuna che qualcuno ha anche cer-
cato di aiutarli, gli immigrati... Sissignori, a Nuova York, da poco, po-
chissimo tempo, hanno fondato per gli immigrati una società di mutuo
soccorso, “la Valdotaine”, la valdostana, per aiutare gli immigrati val-
dostani, no? C'è gente abile, lì... Io sono il garzone della Valdotaine,
mi occupo della posta, delle commissioni e quando sarò grande ci lavo-
rerò, me lo dice sempre il capo che ci sono portato, ci so fare con gli
immigrati valdostani! Io sono figlio di valdostani!
Lo volevo proprio vedere Saint-Pierre... volevo vedere con i miei occhi
quello che mi aveva raccontato la mamma...
Il castello... che ho sognato sin da piccino, le strade... che i miei geni-
tori hanno percorso con le “socque”, l'acqua dei ruscelli, gli alberi vici-
no alla casa dei nonni, la stalla e la Chiesa dove mamma e papà si sono
sposati... Pace all'anima loro... La Grivola... È come se la mamma fos-
se qui con me... Ma per lei, io ho un grande progetto: un giorno por-
terò anche qui a Saint-Pierre una società di mutuo soccorso “L'Union
des Saimperrolains” ed il sottoscritto Louis Battistolo ne sarà il presi-
dente, e la dedicherò a mia madre, sì, morta, ma viva qui (al cuore)...

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Testo Originale Estratto
NotIgnOri, villaggi, personaggi di Saint-Pierre BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
JULIE – Eh, me ne sono morti di fratelli e sorelle ... Una sorella di un anno
è morta di polmonite, un fratello di due anni è morto di morbillo, un
fratello di quattro anni è morto di convulsioni, un fratello di diciasset-
te e una sorella di ventidue sono morti ancora di polmonite, due fratel-
li sono morti nella guerra...
ALESSANDRO – Io e mia sorella, invece, avevamo la tosse asinina, allora
mio padre, mia madre, i nonni, gli zii, tutti d'accordo dicono: "Bisogna
far cuocere un topo”. Nella cantina dove tenevamo i formaggi i topi c'e-
rano e bei grossi. Hanno messo una trappola, hanno preso un bel topo,
lo hanno pelato, pulito, e lo hanno fatto cuocere in un po' di acqua,
dentro un paiolo. “Nonna, non è ancora cotto il topo?" chiedevamo di
continuo io e mia sorella. "Aspettate ancora un momento che cuoce
bene", ci rispondeva la nonna. Il recipiente era piccolo, la nonna era af-
facendata in altre cose, il brodo si è consumato quasi tutto, sono ri-
masti due cucchiai di brodo, non di più. Abbiamo bevuto quel brodo,
e poi abbiamo mangiato il topo. Ve lo dico in verità di Dio che non è
una bugia che mi invento! Avevamo sette otto anni, e pur di toglierci la
tosse che ci soffocava, pur di guarire, abbiamo bevuto il brodo e man-
giato il topo... Eh!
OSVALDO ESEGUE DUE BRANI CON LA FISARMONICA (per consentire lo spo-
stamento al pubblico)
NICOLE – (Uscendo dalla sala del trono con le "adepte" in una sorta di pro-
cessione).
“Je suis entré au jardin des olives et j'ai rencontré Sainte Elizabeth, elle
m'a dit par la du flux de son ventre et je lui ai demandé grâce pour le
mien et elle m'a ordonné de dire trois fois le PATER en l'honneur de
Saint Jean. Dire aussi trois PATER et trois AVE comme il est ici dessus
et vous serez guéri...”
...L'autunno! bacche, mele, noci...! L'inverno! Freddo, neve,vento;
ghiaccia la terra ma la nutre! E la primavera! Tutti questi petali, queste
gemme... Ma è l'estate che offre tutte le piante medicinali per le tisane,
quelle che bevi anche d'inverno quando hai freddo e sei gelato! "All'alba
una spina spezzata in tre parti e messe a marcire in terra."
Eh, tutto quello che so sulle erbe l'ho ereditato da nonna, chissà dov'è
ora... Oh, nonna, nonna, grande conoscitrice di tutto ciò che la natura
mette a disposizione degli esseri viventi: piante, erbe, radici... per pre-
venire e lenire le malattie. Lei a sua volta ha imparato da sua nonna e da
sua madre a riconoscere ed utilizzare le erbe come rimedi naturali. Ah,
e cucinare!Quelle tortine e quelle frittatine!
... Per quante ore sono stata ad ascoltare i suoi racconti. "Nipote del
diavolo", "strega" mi sibilano per strada... "Figlia del re degli elfi e
della regina delle fate, ecco chi sei tu." mi diceva nonna... Con gran-
de pazienza mi spiegava quali erano le erbe da raccogliere, le loro pro-
prietà medicinali e come si potevano o si dovevano utilizzare.
"Tre spine bruciate, un rametto di crespino, uno di rosa canina, uno
di olivello spinoso e tre cardi."
Quando la accompagnavo nei boschi... che curiosità mi veniva! Facevo
un sacco di domande e lei sempre a rispondermi!Santa pazienza! Ho
imparato il nome di molte piante: rosa canina, stella italica, berberis
vulgaris, ippofae ramnoides...Nonna! Io l'ascoltavo con rispetto, af-
fascinata... Eh, nonna...
Vivevamo in una casetta al limitare del bosco, nonna, io, il suo gatto
e il mio coniglio. U giorno sono venuti alcuni uomini con giacche
nere e cappelli neri. Hanno infilzato il gatto su una picca, hanno spac-
cato la testa al coniglio sbattendolo contro il muro. Hanno detto che
quelle non erano creature di dio ma demoni, il diavolo stesso camuf-
fato. Hanno gettato quella massa di carne e pelo nel letame, e hanno
minacciato la stessa cosa a me e a nonna, se non avessimo confessato
i nostri peccati.
Poi l'hanno portata via. L' hanno rinchiusa in una cave... sporca, buia,
puzzolente.... Prima l' hanno fatta camminare a passo di marcia per
un giorno e una notte, finché non è più riuscita nemmeno a zoppi-
care, tanto aveva i piedi gonfi e sanguinanti. Non avrebbe confessa-
to. Cosa doveva confessare? Non aveva commesso nessun reato! Ma
loro... niente. Così hanno deciso di dimostrare che era una strega.
Hanno chiamato una donna che l'ha infilzata con lunghi spilloni in
cerca del punto senza sangue, dove, si diceva, si nutrissero i demoni.
Mia nonna è stata costretta a stare di fronte ai loro occhi maligni, una
anziana signora privata del pudore, della dignità con il sangue che le
scorrev a lungo tutto il corpo. Ma lei non ha confessato. E quelli han-
no deciso di cacciarla via da qui, avevano un sacco di prove contro di
lei... forse troppe. Per tutta la settimana era venuta gente a lanciare
accuse. Dicevano che lei gli aveva gettato il malocchio; aveva usato la
magia, infilando spilloni in figure di cera per indurre la disgrazia; si
era trasformato in una lepre e aveva scorrazzato per la campagna, cosa
che le riusciva grazie ad una pozione fatta con il grasso sciolto dei ca-
daveri... Tutto questo lo chiedevano a me... Ma che ne sapevo io dove
la portava il sonno?
Eppure le persone che l'accusano sono i nostri amici, i nostri vicini.
Venivano da lei a chiedere il suo aiuto per le bestie, per i bambini ma-
lati o feriti, per una donna sul punto di partorire... Perché conosce-
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Testo Originale Estratto
NotIgnoni, Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
va le erbe e le pozioni, ma il potere veniva da lei non dal diavolo! Eh,
sì, la gente si fidava di lei... E lei si è fidata dalle gente...
LE PIETRE – (dal muretto in alto)
ELISA – Non so se fu malocchio che mi si sciolse i ginocchi, malocchio di
mezzogiorno.
DANIELA – Non so se fu scorpione che mi punse il tallone, scorpione di
pozzo rotondo.
ERICA – Non so se fosti tu, con uno spillo nel pugno e con le labbra
d'aceto.
MARTINA – Io non so nulla più, ho il male della luna, e non m'aiuta nessuno.
FRANÇOIS – I BECCHINO – E scava la fossa... Affonda vanga!
YURI – II BECCHINO – Affonda vanga!
FR – Ah! Non c'è nobiltà più antica di quella del giardiniere, del terrazziere
e del becchino! Certo, la loro professione discende da Adamo...
YU – Ma dì un po'... Adamo era nobile?
FR – Fu o non fu il primo ad avere armi sulla sua insegna?
YU – Armi sulla sua insegna... Adamo? Ma no, che non ne aveva!
FR – Eresia! Eresia! Eresia! Come interpreti tu la Scrittura? La Scrittura dice,
Adamo scavava; poteva scavare se non aveva una vanga? E non è un'ar-
ma, la vanga?
YU – Eh già...
FR – Ti voglio dire un altro indovinello, ma se non sai sciogliere neanche
questo sei proprio senza speranza....
YU – Vai con l'indovinello.
FR – Chi è che costruisce più solidamente del muratore, del carpentiere o del
falegname?
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Testo Originale Estratto
NotIgnoti . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

YU – Chi è che costruisce più solidamente del muratore, del carpentiere o
del falegname... Boh... Ah, no, no, ci sono: il costruttore di forche! Il
suo “palazzo” sopravvive a mille inquilini... (ride)

FR – Non mi dispiace il tuo spirito. La forca fa buona riuscita; ma come la
fa, questa buona riuscita? Fa “buona” riuscita con quelli che hanno
fatto “cattiva” riuscita; e tu farai cattiva, cattivissima riuscita, se an-
drai dicendo che c’è più architettura nelle nostre forche e non nelle
nostre chiese. Eretico! La forca farà buona riuscita con te. Prova an-
cora, avanti....

YU – Hai detto: chi è che costruisce più solidamente del muratore, del car-
pentiere o del falegname, eh?

FR – E sbrigati, e dì un nome...

YU – Aspetta. Lo dico. Lo dico.

FR – Avanti....

YU – Lo dico... Ce l’ho sulla punta della lingua.... Non lo dico più!

FR – Ma smetti di picchiarti il cervello! Tanto l’asino testardo non cammi-
na più lesto per le bastonate...! E quando te lo chiederanno un’altra
volta rispondi: chi è che costruisce più solidamente del muratore, del
carpenticre o del falegname? Semplice: il becchino. Le case che fa du-
rano fino al giorno del giudizio (ride). Via dai piedi, adesso, lasciami
scavare.

YU – Oh!

FR – Eh?

YU – Oh!

FR – Euh!

YU – Di chi è questa tomba?

FR – Mia.

YU – (ride) Tua davvero, dal momento che ci sei dentro.

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Testo Originale Estratto
Not Ignati. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

FR – Tu ne sei fuori, dunque non è tua! Dal canto mio, io ci sono ma non ci
giaccio, eppure è mia...

YU – Allora dunque.... Tu ci sei, se dici che è tua perché ci sei dentro; è fat-
ta per i morti, non per i vivi; dunque è soltanto la tua bugia, che è tua.
Dai.... Chi è l’uomo a cui scaviamo la fossa?

FR – Non è per un uomo.

YU – Ah... Chi è la donna, allora....

FR – Non è per una donna....

YU – Ohohohooh... Chi vi sarà mai seppellita?

FR – Una donna che fu, ma pace all’anima sua, è morta...

YU – Ah, ecco... Da quanto tempo fai il becchino?

FR – Qualunque analfabeta può fare il conto: iniziai lo stesso giorno in cui
nacque la giovane Laura, quella che è uscita pazza, e l’hanno mandata
in manicomio ad Aosta...

YU – E perché l’hanno mandata ad Aosta?

FR – Dico, perché è matta. Laggiù ritroverà il senno, e se non lo ritroverà
sarà poco male, laggiù.

YU – Perché?

FR – Nessuno se ne accorgerà, laggiù: gli aostani sono matti come lei.

YU – Come fu che impazzì?

FR – Dicono che, dicono che...

YU – Che...

FR – Che...

YU – Che?

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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

FR – Perse la ragione...

YU – Dove l’ha perduta?

FR – Qui.

YU – Ah...

FR – O forse qui...

YU – Ah ecco...! Certo che quando si è giovani non si pensa a... che c’è la
morte! Partono gli uni, di tanto in tanto un funerale e, io, io guardo il
cimitero, le lapidi che ci sono... li riconosco tutti... Io! Dicono, dico-
no che nascere è una bella cosa... Tutto il giorno al cimitero...

FR – Fai il morto... Fai il morto!

YU – Eh?

FR – Taci! Il morto non parla, lo sanno tutti, preferisce rimanersene rigida-
mente in disparte! Zit-to!

YU – Che lavoraccio! Io sono giovane e forte... Potrei fare il fabbro, il for-
giatore di metalli, fiamma ossidrica e i vari attrezzi del mestiere!

FR – Ed ermetizzare bare!

YU – Potrei fare il carrettiere, il meglio dotato di cavalli!

FR – E trasportare bare, sulle quali stendere una gualdrappa nera e anticipa-
re meglio il colore e il senso dell’oltretomba...

YU – Basta!

FR – Zitto tu! Pelandra! E scava la fossa!

ERICA ESEGUE UN BRANO CON LA FISARMONICA

VERONICA – Bon-Djeu, yan me prènde leste Quie de partì dze sì dza pre-
ste, Mé n’i dza recè le sacremèn É dze vou fée mon testement. À ma
fenna, eun totta jouissance Mé dze lèicho la jouissance, Se partadzèyan

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Testo Originale Estratto
NotIgnori. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
le fon 'ntri ma feuille é mon garçon. N'i bien pocca, quase rèn Quattro
rèye de crouè bièn, An mèison maque pe moda de die L'è pitoù an
meurdzie. Son me-s-armaille Quattro lapeun é choui polaille Tri tsa, eun
gramo tseun Pe se défendre di malandreun.
CLAUDINE ESEGUE UN BRANO CON IL VIOLINO – long long ago

LAURA – “C'era una volta una bambina, tanto piccina e carina...”
Dite? Che dite?
No, egli è morto, signora..., signore..., egli è morto! Sul suo capo ora...
una zolla d'erba, sui suoi piedi un sasso... No, no, no... Ma... non par-
liamo di questo; dobbiamo avere pazienza... Pazienza... Pazienza...
Ma io non posso fare a meno di piangere, a pensare che lo abbian de-
posto nella fredda terra. Buona notte, mio signore; buona notte, dolce
signore, buona notte!
Ecco del rosmarino, questo è per il ricordo; vi prego, amore, ricordati
di me; ed ecco delle viole, queste per i pensieri.
Ecco del finocchio per voi, e dell'aquilegia; ecco della ruta per voi; e qui
ce n'è un po' per me... Ecco una margherita, vorrei darvi qualche vio-
letta, ma appassirono tutte quante quando mio padre morì; dicono che
abbia fatto una buona fine...
E non ritornerà mai?
No, no anch'egli è morto, la fossa sia il suo conforto, anch'egli è mor-
to. Come il mio dolce amore.... Oh, la sua bara... Bianca come neve;
egli è spento, Dio sia con te!
(si tuffa nella terra. Gioca con la sabbia come su una spiaggia.)
Avevo sei anni quando la Matrigna mi ha detto: “Io non sono proprio
tua mamma buona, ma ti tengo lo stesso come se fossi mia figlia. Teh,
io ti ho presa all'ospedale di Aosta. Sai quanti mesi avevi? Avevi undici
mesi, e di pidocchi sulla testa ne avevi un dito.”
Io ero l'unica bambina della famiglia. Papà e quella lì... gli è morto il
bambino. Presa all'ospizio, ma il mio amore e signore mi ha amata lo
stesso...

NICOLE (piccola) – L'ho visto con questi occhi: una rondine fece il nido in
un buco dell'alto ciglione, lassù. Ma non erano i piccoli ancora usciti da
guscio, che una serpe strisciò fino al nido per divorare la covata. Allora
la rondine con rapidi frulli e strida acute lottò con la serpe, accecando-
la con battiti delle ali, finché quella, torcendosi e alzando la testa, cad-
de all'indietro giù dal ciglione e affogò nella Dora... Ma quella stessa
rondine poco dopo l'ho vista impalata su una spina... Nooo!!!
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Testo Originale Estratto
NotIgnOri, Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

ALEXANDRA ESEGUE UN BRANO CON IL CLARINO – sottofondo

GIADA – (seduta sul muretto in alto)
Che serata meravigliosa!... Il Bianco si erge nel cielo. È stupendo!
E qui a Saint-Pierre, l'aria è come... è come... Mi viene da piangere.
Ho ricevuto da mamma una lettera..., non ha senso! Mi chiedeva di par-
lare con il Signor Clavel. È bravo l'amico francese di papà... Quello ric-
co. Io ho dovuto chiedergli un prestito di 30.000 lire per tirare papà
fuori dai pasticci!
E lui? In cambio si è accontentato di poco, per questa volta non ha chie-
sto altro che di... vedermi...
Nuda, mi vuoi vedere? Non sei l'unico al mondo. Sono bella nuda.
No, io non mi vendo. Mai. Non mi venderò mai.
Mi concedo gratis, piuttosto. Sì, se trovo quello giusto, io mi do via gra-
tis. Ma io non mi vendo. Voglio essere una sgualdrina, non una putta-
na. Denaro...
E lei, Signor Clavel, ha fatto male i suoi conti. E papà altrettanto. Sì, gli
è andata male a papà. Doveva pensarci prima. Sa com'è fatto Clavel.
Poteva immaginarselo che non avrebbe dato niente per niente. E io ti
torno giusto comoda, non è vero papà?
Quando un padre ha una figlia così carina, perché mai dovrebbe lan-
guire in prigione? E la mamma stupida com'è, si siede al tavolino e scri-
ve la lettera. Papà non ha osato. Certo, dovevo accorgermene subito. È
così che mi hanno educata, hanno sempre voluto che in un modo o nel-
l'altro io mi vendessi. Volevo recitare in teatro, ma per carità, non ne
hanno voluto sapere. Mi hanno riso in faccia "Ma piccola mia, qui a
Saint-Pierre, chi ti vuoi recitare? Lo vedi bene che razza di posto sia...
E poi gli attori... Tutta gentaglia!".
E l'anno scorso sarebbero stati felicissimi se avessi sposato il Direttore
dell'Ufficio Postale, un uomo di quasi cinquant'anni, con pochi capel-
li e tanta pancia... Non che me l'abbiano imposto, questo no. Papà un
certo ritegno l'ha avuto. Ma le allusioni della mamma erano quanto mai
trasparenti.
Caro papà, ti sei fidato troppo della mia tenerezza filiale, hai contato
troppo sul fatto che avrei tollerato qualsiasi infamia purché tu non do-
vessi patire le conseguenze della tua criminosa leggerezza.
Eh già, sei un genio, tu. Lo dice Clavel, lo dicono tutti.
E Clavel è in attesa della mia decisione. Sì...
E se osasse anche solo sfiorarmi? Gli do un calcio con un piede nudo. I
suoi occhi mi passeranno da parte a parte, mi frugheranno dentro. Si
pianterà davanti a me con i suoi occhiali e... Quante ne ha già viste così?
Cento? Mille? Io gli dirò che non è il primo a vedermi nuda. Gli dirò
che ho un amante. Ma solo quando le 30.000 lire saranno spedite a papà.
Allora gli dirò che è stato un imbecille, che per la stessa somma avrebbe
potuto portarmi a letto. Che di amanti ne ho avuti dieci, venti, cento!
Signor Clavel... che paura mi fa. Io, nel prato qua dietro, con lei, non
ci vengo per nessun motivo! È... troppo faticoso, e... troppo stupido!
Troppo ripugnante...
Io vado in albergo così, solo coperta dal mio mantello, nient'altro che
i piedi. E poi entrerò, e nessuno sospetterà che sotto non c'è niente,
niente tranne me stessa. Non c'è tempo da perdere, smettila di compa-
rirti da vile, Elsa, dai! Giù il mantello! Eccomi qua signor Clavel...
Clavel. Eccomi, signor Clavel.
Mi fischiano le orecchie. Sarò già morta?
Eccomi lunga distesa. Ho gli occhi chiusi, nessuno può vedermi. Papà
è salvo.
Oh, che vergogna. Che ho fatto? Non potrò mai più riaprire gli occhi.
E tutti mi credono svenuta ma io non sono svenuta. Sto solo sognan-
do. Fluttuo nell'aria. Mi libro verso l'alto.
Su, sempre più su, fino al tetto, fino al cielo! Sento tutto. Ma che im-
porta? È talmente bello stare così...
Aiuto! Aiuto! Grido, ma nessuno mi sente.
Sento, sento ma sto zitta. Sono svenuta e devo star zitta.
Non posso muovermi.
Che cosa mi succede? Sono forse morta? O la mia morte è apparente?
Io non parlerò mai più con nessuno. Non mi sveglierò mai più.
Se sapeste che buon sapore ha la morte.
Sogno e volo. Volo... Volo... So... So... Vo...

ALEXANDRA ESEGUE UN BRANO CON IL CLARINO – sottofondo

LE PIETRE – (Al muretto)

GIULIA – Le famiglie ricche, riverite, considerate...

MARTINA – Bisogna fare attenzione a non lasciarsi scappare qualche brut-
ta parola perché sono questi qui che ci danno il pane!

CHIARA – I signori... Grandi possedimenti, alcuni hanno anche fino a sei al-
pegii!

GIULIA – E un sacco di uomini, alle dipendenze, eh?

MARTINA – Ma i signori non lavorano, eh?

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Testo Originale Estratto
NotIgnoti. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
ploma: fra questa brava gente con abitudini così diverse dalle mie...
Bicchiere di latte, bevuto, un morso di galletta, due quadratini di cioc-
colato, un cucchiaino di miele: e anche oggi la prima colazione è fatta.
Un oggi devo passare in rivista le mani dei ragazzi, quelle unghie or-
late di nero che macchiano la pagella...
Ah, queste montagne così alte e vicine... Mi soffocano. Mi sembra
ieri che sono arrivata qui col treno, con i miei numerosi bagagli e qui
le cose utili sono ben poche...
Scendo dal treno nella stazioncina sperduta, mi guardo intorno nel-
la vana speranza di trovare un calesse o almeno un facchino che mi
porti le valigie: banchina deserta.
Ricaccio le lacrime che mi fanno groppo in gola: dovrò imparare che
ormai non sono più “la signorina” di casa, forse un po' viziata... Ma
pulita... Chissà quali sgarbi mi toccherà subire qui! E chiedo dove sia
la casa del parroco alla quale sono stata indirizzata e mi avvio decisa
alla rampa... come pesano le valigie!
Attraverso il borgo, incurante delle occhiate curiose, fin sfrontate!,
dei rari passanti. Sarà per via del peso cui non sono abituata, ma la
strada sembra non finire mai ...
Arrivo su dal Parroco sporca e sudata: ecco la perpetua ...
E questa sarebbe la mia stanza? Una cameretta spoglia, con un letto
di ferro e una poltroncina rigida dalla spalliera chiaramente scomoda,
una finestra che guarda verso il paese e un lume a petrolio sullo scrit-
toio macchiato di inchiostro! E basta!
E fuori? Niente piazze, botteghe, vetrine, locali... Solo neve e ghiac-
cio...
Addio passeggiate con le zie e le amiche, addio ai bei pomeriggi in
pasticceria per il rito della cioccolata calda ...
In quella saletta con le poltroncine di velluto azzurro intorno ai ta-
volini di marmo rosa, i grandi lampadari di cristalli, i tappeti dai co-
lori tenui, gli stucchi alle pareti che incorniciavano piccole specchie-
re disseminate un po' ovunque, le raffinate argenterie sulle guantiere
recate in giro dai camerieri vestiti di nero.
A fare discorsi seri... I doveri delle donne di buona famiglia: casa,
chiesa, poveri, carcerati, trovatelli, autorità civili e militari... Una si-
gnorina per nessun motivo deve azzardarsi a cercare un giovanotto:
sarebbe una sfacciata. Ma quanto mi piaceva il cugino Mario ...
CLAUDINE ESEGUE UN BRANO CON IL VIOLINO – allegretto
LE PIETRE – (Al muretto in alto)
FRANCESCA – (sulle rocce) Messa in piega, ottenuta con i ferri roventi di
stufa per ondulare i capelli, li ho un po' bruciacchiati, stavolta...
Calottina... Che bel ...
Ah, non vedo l'ora che sia estate per riposarmi dalle fatiche dell'inse-
gnare, "Studia da maestra. Fa' la maestra. Così i tuoi tre mesi di va-
canza, pagati come se lavorassi, non te li leva nessuno", avevano ra-
gione mamma e papà... Qualcuno una volta me l'aveva detto che d'e-
mento. E tu vaglielo un po' a spiegare, che il
lavoro di testa stanca molto di più del lavoro di braccio ...
Grembiule di satin nero... Mmm... sa di liquirizia, di erba alla men-
ta, di cancelleria, di mughetto in gocce.
Prende l'ombrello... Oggi sulla carta geografica, i capoluoghi di
Regione... le città..., Roma, un milione di abitanti, Roma imperiale,
i Cesari e i Duca, Roma cristiana, il Papa in San Pietro. San Pierre,
suma si ...
Qui, da sola, in questa disagiata scuoletta di montagna, fresca di di-
CLAUDINE – Bambino mio, sii diligente nel recarti a scuola, non perde-
re tempo nel cammino e arriva a scuola sempre in orario;
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Testo Originale Estratto
NotIgnoti, Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
THOMAS – Mia cara maestra Eleonora, voi così buona e caritatevole nei con-
fronti di noi piccoli ignoranti, permettete, vi prego, che in questo mo-
mento, all'avvicinarsi del giorno in cui dovrò lasciare la scuola, mi pren-
da la libertà di esprimervi qualche semplice parola che sarà prova della
mia stima, del mio affetto e del mio rispetto per voi.
CLAUDINE – Non venire con il viso sporco, le mani sporche o i capelli in
disordine, poiché la scuola merita il tuo rispetto.
THOMAS – Non posso che ringraziarvi di tutto cuore e mi auguro arden-
temente che Dio vi ricompensi al posto mio dei favori di cui vi sono de-
bitore.
CLAUDINE – Mio caro bambino acquisisci l'istruzione, ti servirà per tutta
la vita; ma soprattutto acquisisci la saggezza; è più preziosa dell'oro e
delle perle e tutte le cose che l'uomo può desiderare non hanno il suo
valore.
THOMAS – Vi prego di accettare queste mie semplici ma sincere e ricono-
scenti parole: possiate voi vivere a lungo; e che possiate rendere felici
e sereni tutti coloro che da voi saranno educati.
Il vostro affezionato e riconoscente allievo.
ALEX – (Appoggiate una a dx, l'altra a sx di un albero.) Rolian... La nostra
casa è lassù a Orléans. Eh, sì, noi non siamo proprio di Saint-Pierre ca-
poluogo... Papà si è sposato un po' anziano, all'età di 45 anni quando
la mamma ne aveva 27. E son finiti lassù... Noi siamo quattro figli; io e
mia sorella abbiamo 34 mesi di differenza.
ILE – E poi c'è Primo che è morto che aveva tre mesi, è morto perché no-
stra mamma aveva lavorato tanto, aveva il latte caldo dopo il lavoro, e
quel latte gli ha procurato un'indigestione.
ALEX – Eh già... E Oreste che è morto che aveva sette anni. L'avevamo man-
dato a prendere un secchio d'acqua, lui è caduto nella cisterna ed è an-
negato...
ILE – (vuole cambiare argomento) Quanta terra abbiamo?
ALEX – Trentasei giornate di raccolta e di prato. È già una famiglia su la no-
stra. Mangiare, mangiamo bene. Non patiamo mica la fame noi! C'è la
polenta tutti i santi giorni dell'anno.
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ILE – La polenta fresca con la fontina oppure polenta e spezzatino con car-
ne e patate o anche polenta cavoli e salsiccia...
ALEX – Polenta, polenta, polenta! Sì, ma abbiamo incominciato a lavorare
da bambine noi!
ILE – A me mi piace lavorare...
ALEX – Sì, vabbè...però di scuola ne abbiamo fatta poca perché c'è il lavo-
ro. Ci lasciavano andare fino in autunno ma come c'era da raccogliere
les pommes ci tenevano a casa. Abbiamo fatto solo fino alla V elemen-
tare e non abbiamo imparato niente, zuccona!
ILE – A me mi piaceva la maestra. Lei sapeva fare capire, sapeva proprio, era
una vera maestra; era rigida, ma il più che ho imparato è da lei.
ALEX – Scendevamo giù da Orléans e venivamo qui a scuola, eh sì, un fia-
sco di latte io e te, e comperavamo una pagnotta di pane qui, mangia-
vamo quello. Poi verso sera tornavamo su. Andando su lungo la vecchia
mulattiera, o a far rotolare pietre o a raccogliere mazzetti di fiori arri-
vavamo sempre a casa tardi. Papà brontolava e la mamma ci sgridava.
Poi il mattino tornavamo giù.
ILE – Ti ricordi di quel nostro amico? Proprio un vero amico, e questo qui
non veniva più a scuola, lui andava a pascolare le pecore, e tante volte
venivo giù con lui: invece di venire a scuola si beveva il latte. Tutto il
giorno a bighellonare, la maestra mi ha fatto riscontrare non so...187
assenze! E a volte arrivavo giù e la maestra mi vedeva passare alla fine-
stra, io ero l'unica ritardataria e allora trac! Chiudeva la porta.
ALEX – Sì, la solita zuccona! Invece di andare a bighellonare avresti fatto me-
glio a venire a scuola quando era ora. Forse adesso saresti un po' più
colta! Ma poi il 19 d'aprile c'è bruciata la casa e papà ha detto: "Adesso
non si può più andare a scuola, adesso la casa è giù e qui bisogna darsi
tutti da fare!" E da allora in poi abbiamo sempre lavorato! Sempre solo
lavoro, lavoro, lavoro...
ILE – È vero. Si va a messa la domenica e tutto il resto della settimana si la-
vora... però ne vale la pena, abbiamo tanto da mangiare e stiamo bene.
ALEX – Testa rotonda, non capisci niente! È una questione di principio: sono
le donne che lavorano molto! Gli uomini vanno poco a raccogliere le
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Testo Originale Estratto
NotIgnionti. Villaggi, personaggi di Saint-Pierre

mele. Guarda nostro zio, non fa propro niente, cambia posto da
un'ombra all'altra e basta.

ILE - Ma papà anche se era vecchio qualche piccolo lavoro lo faceva...

ALEX - (vuole cambiare argomento) Allora, hai deciso con chi ti sposi?

ILE - Mamma, proprio poco prima di morire, mi aveva detto che Silvio an-
drebbe bene. Aveva detto che la sua è una famiglia di gente buona e
con della roba. Quelli che potrebbero diventare i miei suoceri hanno
cento giornate di terra.

ALEX - Sì, sì...ma tu lo ami?

ILE - Bè... Amare... È simpatico!

FEDERICA - Quando c'è festa nel mio paese vengono da lontano i vendi-
tori, mangiaspade, mangiafuoco, con mani immense e scamiciate alza-
no sui bambini la tromba del diluvio, dormono a notte nei fondachi
scuri, se ne vanno un mattino sotto la pioggia.

ERICA ESEGUE UN BRANO CON LA FISARMONICA - Walzer

ROSSANA - (sulle rocce)
Mio papà faceva il ciabattino... Detto così sembra meno importante
del calzolaio... Ma papà sapeva non soltanto mettere una pezza di
rinforzo alla tomaia, non si sarebbe tirato indietro davanti a un'intera
risuolatura, né si sarebbe sottratto alla richiesta di confezionare due bel-
le scarpe, dal nulla!
Quanto cantava papà mentre stava lì ricurvo a lavorare nel suo bugi-
gattoolo con poca luce e a volte senza luce, ma nella penombra si di-
stricava benissimo nonostante fosse, per giunta, sempre sommerso da
montagne di materiale indefinito: pezzi di scarpa o zoccolo o ciabatta,
ormai confusi in un inestricabile ciarpame.
Lavorava senza posa, papà, ma poteva accadere che si interrompesse as-
sieme al canto non appena una martellata gli cadeva sulle dita, preferi-
bilmente sull'unghia del pollice sinistro che infatti era nera. Si guarda-
va il danno, imprecava a mezza voce, poi riprendeva a conficcare le bol-
lette fra tomaia e suola, ribattendole forte e continuando a menar col-
pi senza seguirne la traiettoria, quasi per sfida, e a cantare.
Sul suo deschetto muoveva le mani da professionista, frugando e tro-
vando con una velocità sbalorditiva. E fra le gambe, coperte dal suo

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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

grembialone di cuoio allacciato al collo, stringeva il piede di ferro...
Non esisteva scarpa devastata che non fosse in grado di risistemare: ma
non si evitava la sfrontatezza di far passare una ricostruzione completa per
una stupidata... Mamma mia quanto si arrabbiava!
Col tempo poi era diventato un tantino scorbutico, forse gli anni co-
minciavano a pesare caricandogli di neve i capelli e di acciacchi la schie-
na ricurva.
Ma quando era giovane, me lo raccontava sempre, confezionava tutto
a mano le scarpe, e non si dedicava solo ai ceppi degli zoccoli...
Lavorava sempre tanto... Minimo dieci ore al giorno e qualche giorno
di più: non so se mi spiego... Sempre e solo con la lucerna: il lume a
petrolio! Venivo giù a comperare una bottiglia di petrolio. Si compe-
rava sto petrolio e si metteva dentro...
Poi è arrivata la lampada a carburo... quelle lampade da minatore!
Facevano già un bel chiaro! La mamma diceva che le dava fastidio quel-
lo, perché se andava spento faceva una puzza! Come se non sentisse
più la puzza di colla, di cuoio, di peli, di chiodi che c'era in bottega e
che papà aveva ormai sempre addosso!

MARGAUX - Io se non avessi le candele, il petrolio, roba che fa luce, no?,
come potrei leggere la sera a letto?
Il petrolio e il sale sono gli unici prodotti che compriamo. A me m'in-
teressa solo il petrolio perché fa luce, illumina! Io devo leggere, la sera!
Sono appassionata alla lettura! I libri!... Se leggo giornali? Certo! Io
vado giù ad Aosta, c'è della gente che mi conosce, mi da i giornali vec-
chi, chi, sai quelli che parlano di politica... 'ste cose qui... E anche dei ro-
manzi...
Li leggo con il lumino a petrolio, ma ho sentito dire che tra poco arri-
verà la luce elettrica... Come si chiama... Un certo Ferdinando Blond
ha dato a St-Pierre, Villeneuve, Introd una magnifica centrale elettri-
ca! L'hanno inaugurata il giorno di Pasqua! Titolo del giornale: 1917,
Festeggiata a Rumiod la luce elettrica!
Eh, signori miei, la scienza galoppa! Se credo all'uomo che va sulla luna?
Certo! E credo negli scioperi, nelle assicurazioni, nella Société de
Secours mutuel! Nella Saintpierolentze! Non credo invece nella pri-
gione che hanno aperto per gli operai indisciplinati della fabbrica di
Chavonne... Il mondo si è creato con il lavoro! Col lavoro di tutti, che
va rispettato!

ILARIA/STEFANIA - (All'inizio canticchino BELLA CIAO, ritmando con
gli aghi...) Noi rammendatrici...minute, nubili, miti... O almeno così
sembriamo!

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Testo Originale Estratto
NotIgnoti . Villaggi, personaggi di Saint-Pierre
mità della trama. Rimedi a strappi d'abito, camicie, golf, senza lasciare
traccia dell'insulto subito: nemmeno le Suore Domenicane, che pure
non hanno null'altro a cui attendere nella mitizzata clausura,
sono così brave... (canto)
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
CHRISTIAN - (scende con una bici, canta con le sartine)
Mi salta per la testa di fare lo spazzacamino. Ho comperato le corde e
quell'affare che si passa dentro come si chiama?.... Il riccio, non so!....
E lì ho cominciato! Fatto la domanda regolare al Podestà...
Poi sono passato alla visita, alla visita di leva ma mi hanno dato il con-
gedo illimitato "Testo unico sul reclutamento, figlio primogenito di pa-
dre vivente di oltre 64 anni di età, assegnato al terzo grado". E così non
me l'hanno fatto fare! E così mi son detto: ma vai alla Cogno, no? Adesso
che c'è la guerra ho ricevuto la cartolina precetto ma per fortuna mi han-
no trattenuto: "indispensabile per lo stabilimento ausiliario per le fab-
bricazioni di guerra"... Trac, m'han tenuto lì, va bene!
E ho lavorato fino... fino a ieri, quando hanno fucilato quelli qui al giro
di Sarre.
Hanno fucilato ... Io mi ritiravo su dal lavoro, avevo fatto la notte.
La notte, avevano appiccato fuoco i fascisti, là, a case e avevano spacca-
to porte, buttato tramezze, spaccato vetri, buttato fuori materassi, bru-
ciacchiava roba... E volevano appiccare fuoco al villaggio.
La gente... che paura... eh! Non si scherza mica con questi qui!
Sparavano da tutte le parti, e appena li sentiamo uno scoppio... un col-
po enorme poi. Lì ho visto venire su una nuvola, nera....
Un momento dopo sono arrivati i Tedeschi; passa un'autoblinda tede-
sca e si ferma lì: saltano giù due uomini e uno vede me e mio cogna-
to e ci fa segno di andare incontro a loro, ci fa segno di avvicinarci. Va
bene, eh lì c'è un mucchio di sassi... e noi due invece di avvicinarci ai te-
deschi... ssssvvttt! via! Siamo scappati su a Verrogne....
Poi stamattina si è un po' levato il sole, si vedeva fumare La Crète...
E lì, chi dice hanno fucilato i tali, han fucilato questi e lì "Radio-Scarpa"
sapete com'è...., pian piano, pian piano siamo scesi, e giù non c'è più
nessuno.
Hanno fucilato questi 8, questi.... lì al giro di Sarre!
E io lavorando alla Cogno, ho il lasciapassare, bilingue: tedesco e italia-
no. Dunque io posso andare giù... perché devo riprendere di nuovo il
lavoro eh! "Per favore, dopo mezzogiorno andiamo giù a raccogliere
'sti poveri morti." Mi dice mio cognato... Va bene! Ho visto due o tre
donne piangere dietro: siamo andati giù in diversi, qui, di Saint-Pierre,
quelli che lavorano ad Aosta, che sono liberi.
Non appena si attenuano i rigori dell'inverno, ci trasferiamo all'aperto,
davanti all'uscio di casa: una sedia e un tavolinetto.
Di qua non ci muoviamo, per tutta la luce del giorno e fino al ritorno
dell'autunno... Casa, chiesa, lavoro, lavoro, casa, chiesa... Lavoro e os-
servazione sorniona.
Non ci sfugge nulla: sappiamo cogliere da un atteggiamento, dal modo
di camminare, lo stato d'animo delle persone, addirittura la situazione
di intere famiglie. Ma non è che andiamo in giro a spettegolare: zitte...
Se avessimo marito forse ci confideremmo con lui... Ma non ce l'ab-
biamo... Se avessimo figli... Ma non ne abbiamo...
Giovani già vecchie o vecchie ancor giovani, ci dicono, taluni talvolta...
Né amori né passioni! Solo un professionale e scrupoloso attaccamen-
to al cucito. Aghi di calibro diversissimi, infinitesimale...
Vasto campionario di rocchetti di filofort, di spole, di ditali, di forbici-
ne, di uncini per catturare rimasugli di lana che si ribellano all'unifor-
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Testo Originale Estratto
NotIgnOti . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
I Tedeschi ... Io, noi, che cosa abbiamo fatto a loro? Il tuo governo ti
ha mandato contro di me, il mio governo mi ha mandato contro di te...
Che cosa dobbiamo fare?
OSVALDO ESEGUE UN BRANO CON LA FISARMONICA
FREDERIC – “Quando scoppiò la Guerra Civile nel 1936 avevo 10 anni e
ricordo, quasi come se avessi appena finito di leggerle, molte notizie che
arrivavano qui. Quando cominciò la Seconda Guerra Mondiale io ave-
vo 13 anni e già allora leggevo tutti i giornali; leggevo i giornali con
grande avidità. Nella fattoria di mio padre vivevano molti spagnoli e al-
cuni di loro non sapevano leggere né scrivere allora mi chiedevano di
leggere il giornale. Credo che una fede religiosa, come una fede politi-
ca, deve avere per base la ragione, e la conoscenza, perché la crescita del
pensiero e del sentimento sono inseparabili” così mi disse l'avvocato
Fidel Castro la prima volta che lo incontrai a Cuba...Un sognatore, un
utopista...
“Non c'è altra alternativa che sognare, continuare a sognare... E so-
gnare, inoltre, sperando che questo mondo migliore diventi una realtà
e diventerà una realtà se lottiamo per costruirlo. L'uomo non potrà mai
rinunciare ai sogni, non potrà mai rinunciare alle utopie. Il fatto è che
lottare per un'utopia è, in parte, costruirla."
À Té, Sèn-Pièře Abrì di dérì dzào de ma viya Heutte paòle dze te dedìo...
Anch'io sono di qui: nato e battezzato qui, a St-Pierre, il 1° aprile... il
1° aprile... eh... ho sempre amato gli scherzi sin da bambino.Sì, lo so:
i Centoz sono di Rhêmes, ma St-Pierre è il mio paese natale... qui ho
giocato, ho studiato, e ho scherzato... mi è sempre piaciuto imitare: la
maestra, il podestà e anche il prete.
Povero Don Dujany quante volte l'ho imitato nei gesti, nelle espres-
sioni, nei sermoni... (Ego te absolvo in nomine pater, filius et spiritus
sanctus. Amen!) Mi piaceva ripetere i suoi sermoni della domenica,
sì, ai miei compagni di scuola... mi piaceva davvero e così andai al se-
minario.
À Té, Sèn-Pièře Abrì di dérì dzào de ma viya Heutte paòle dze te dedìo...
Se me la ricordo la mia prima messa: qui a St-Pierre: 10 giugno 1906.
Sotto alla tonaca avevo le ginocchia che tremavano... e la mia voce era,
come dire, un po' strozzata...poi ne ho dette tante di messe, mi è pas-
sata la forte emozione, e ho smesso di imitare il povero Don Dujany.
Poco tempo, tanto lavoro qui ... a Roma ... con tutti quei bimbi e quei
malati e quei poveri di cui occuparsi...
E poi a servizio di Papa Pio X. Louis! Arcivescovo ... poi alla segrete-
ria di stato, ma della gente di qui mica me ne son dimenticato... anzi,
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Testo Originale Estratto
Noti Ignoti. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

tutti a cercarmi, i Saintpiolèn. E io sempre meno tempo da dedicare
loro: sempre in giro per il mondo: Spagna, Germania, Bolivia... poi di
nuovo a Roma, raramente qui a St-Pierre e poi di nuovo al Vaticano...
Louis Centoz: Nunzio Apostolico!
Ah, che festa qui a St-Pierre... Solo per me.
Tutta questa gente: il paese intero e...preti, seminaristi, suore, bambi-
ni, gendarmi, militi, collegiali, balilla tutti riuniti in bell'ordine sulla stra-
da. E vice-prefetto, Pretore, console... Ah, la messa e il pranzo, qui al
Castello, nella sala delle stelle. E la Corale di Aosta e la Banda munici-
pale della Cogne...tutto questo per me. St-Pierre, chi se lo immaginava
che ti avrei lasciato per Cuba... Cuba, Fidel Castro, l'avvocato, inna-
morato di Neruda e Cervantes.
"Volevo prepararmi meglio a questo colloquio con voi e ho fatto cer-
care tutte le informazioni... Nunzio, eh?... Ho passato tanti anni in col-
legio che ho ascoltato messe per tutta la vita... Non sono rimasto nella
Chiesa, ma ho conservato i principi di Cristo. Non li lascio mai. Mi dan-
no la speranza della salvezza, perché la Rivoluzione si realizza quando
rimanda i ricchi a mani vuote e dà il pane agli affamati.
Sempre sovrapensiero, Castro, sempre con il corto sigaro tra le dita, il
pollice destro che sfiora le labbra quasi nascoste dai peli scuri della bar-
ba, la testa che oscilla...
"Io non fui battezzato nel paesino dove nacqui,come te Centoz. Fui
battezzato anni dopo, a Santiago di Cuba. Credo che avessi cinque o
sei anni. Di fatto, fui uno degli ultimi a essere battezzato. Lì da noi non
c'era né chiesa, né preti, e nemmeno insegnamento religioso. Eppure
quelle centinaia di famiglie erano cristiane...
L'avvocato Castro, che grande oratore... giovane, giovane ma politico,
con la propensione al colpo di mano e al gesto esemplare... Mi ha stre-
gato e mi ha fregato...

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

così fuori dal comune
storie,
leggende, personaggi
e cronache abbiam rispolverato
ma insieme ne parleremo...
dopo mangiato!
La Pro Loco a un gran banchetto ora ci invita
Giù dabbasso troverete che qui a Saint-Pie-
eccome se c'è vita!
Vino,
salumi,
formaggi e
dolci in quantità
Tutto di sublime e ottima qualità!
E banchetto sia!
Uno-due-tre
Via!

TUTTI - À Té, Sèn-Pièr eAbrì di dérî dzôo de ma viya Heutte paòle dze te
dedio...

LE PIETRE – Abbiamo narrato,
studiato
inventato,
e recitato
ma del nostro paese vi abbiam raccontato
tra realtà
e fantasia
qualunque cosa sia
di questo comune

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Testo Originale Estratto
Finito di stampare
nel mese di dicembre 2002
presso la Tipografia Valdostana
ad Aosta