Bollettino della Cattedrale di Aosta: Visita Papale, Sinodo e Vita Parrocchiale 1986/87

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Il bollettino parrocchiale bilingue (Marzo 1987) della Cattedrale di Aosta funge da rendiconto annuale e celebrazione di eventi significativi, con una forte enfasi sulla visita pastorale di Papa Giovanni Paolo II in Valle d'Aosta del settembre 1986, corredata da una sua dettagliata biografia. Il documento illustra ampiamente la vita comunitaria e associativa della parrocchia (Azione Cattolica, Scout, gruppi di spiritualità e carità come S. Vincenzo e C.V.S.), i piani per il futuro, in particolare l'annuncio del Sinodo Diocesano e l'Anno Mariano 1987-1988. Vengono inoltre trattati temi amministrativi e formativi, come la nuova normativa sul sostentamento del clero (riforma dell'otto per mille), il ruolo cruciale della famiglia nell'educazione religiosa e i risultati degli scavi archeologici che hanno rivelato le origini paleocristiane della Cattedrale. Il bollettino si conclude con i registri sacramentali e demografici del 1986 e il calendario liturgico della Pasqua 1987.

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Contenuto Fogli


Testo Originale Estratto
L'Echo de nos montagnes
La Voce dei campanili
BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCÈSE D'AOSTE
Tipografia Valdostana - Aosta

Parrocchia
della Cattedrale

XXVIIIème ANNEE - N. 3 - MARS 1987


Testo Originale Estratto
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Ai Fratelli e
Sorelle della
parrocchia della
Cattedrale
Questo bollettino del
1987 vuole mantenere un
sottile legame tra tutti i
membri della nostra co-
munità pertanto giunge a
tutte le famiglie, sarà
inoltre messo a disposi-
zione di coloro che, pur
non abitando nel territo-
rio parrocchiale, frequen-
tano abitualmente la Cattedrale. Non faccio dei censimenti pertanto può giungere
anche a famiglie che non lo desiderano, in tal caso chiedo scusa e la fatica di ce-
stinarlo.
È diviso in due parti.
La prima non si scosta dai numeri precedenti. Comprende alcune riflessioni
sulla vita della parrocchia, presenta i gruppi ecclesiali, indica delle mète e sottoli-
nea alcuni avvenimenti che hanno caratterizzato il 1986 e dai quali possiamo sem-
pre trarre insegnamenti.
La seconda parte riporta un ampio servizio sulla visita del Papa in Valle d'Ao-
sta. Per l'importanza storica dell'avvenimento avrei dovuto invertire le parti ma
non è stato fatto per il semplice motivo che molte famiglie già l'hanno ricevuto
attraverso altri bollettini e trovandosi di fronte alla stessa copertina e alle stesse
prime pagine potevano esclamare «L'ho già visto» e destinarlo subito al cestino,
senza accorgersi della parte che riguarda più strettamente la nostra comunità.
Il bollettino esce nel periodo di quaresima e mi dona l'occasione di porgere
a tutti gli auguri di Buona Pasqua. Sarà buona e ricca di frutti se avremo saputo
cogliere dalla quaresima lo spirito dell'ascolto, della preghiera e della penitenza.
Il parroco
1


Testo Originale Estratto
Costruire una comunità
Nelle zone nuove si forma una comunità di credenti che a sua volta costruisce
un edificio-chiesa che l’accoglie. Noi abbiamo la fortuna di avere una chiesa che
già ci accoglie; è una chiesa bella ed antica, ricca di storia ed in questi ultimi anni
resa ancora più bella da lavori e restauri fatti con competenza e passione. Ora è
necessario fare una riflessione sul come costruire la chiesa viva cioè la comunità
cristiana.
La nostra parrocchia ha delle caratteristiche molto particolari perché è la par-
rocchia della Cattedrale, la chiesa dove ha sede la cattedrale del Vescovo ed è quindi
la chiesa madre della diocesi. Sembra non avere confini geografici.
Questa «apertura» ci fa vivere momenti belli e intensi nelle grandi solennità che
prevedono la presenza del Vescovo ed anche in altre circostanze particolari che in-
teressano la vita di tutta la Diocesi.
La presenza inoltre di molti sacerdoti rende un prezioso servizio a tanti fedeli
che trovano in Cattedrale disponibilità per le confessioni e celebrazioni dell'Eucarestia.
Il fatto di non aver quasi confini comporta anche un dato negativo che consiste
nella difficoltà a edificare una comunità parrocchiale; si ha spesso l'impressione di
essere dei semplici «distributori» di servizi a persone di passaggio; vorrei pertanto
suggerire a coloro che abitualmente frequentano la nostra chiesa alcune esigenze
per la formazione di una comunità che dia gloria a Dio, aiuti i singoli a crescere nella
fede e si renda disponibile agli altri.

Comunità in ascolto
«Andate e predicate... annunciate la buona novella» è stato il comando di Ge-
sù. A tutti noi, preti e laici, il compito di ascoltare quanto Dio, attraverso i secoli,
ed in particolare attraverso Gesù ha voluto rivelare.
Per un credente la Parola è indispensabile per conoscere ed amare Dio, cre-
scere nella fede, dare un senso alla vita, conoscere la volontà divina che guida le
nostre scelte.
La proclamazione e l'ascolto della Parola viene fatta in modo del tutto privile-
giato la domenica a tutta l'assemblea, riunita per la messa; è proprio il minimo indi-
spensabile per «sopravvivere» nella fede ma non è sufficiente. Per questo motivo,
attraverso le pagine di questo bollettino, desidero presentarvi alcuni dei vari gruppi
che operano in parrocchia e, pur nella diversità di obiettivi, hanno alla base l'ascolto
della Parola; invito inoltre a corrispondere agli incontri che vengono periodicamente
segnalati e fatti in campo parrocchiale o cittadino.

Comunità che celebra
L'ascolto suscita la lode, il ringraziamento e l'accoglienza della salvezza an-
nunciata; questo avviene nella celebrazione dell'Eucarestia, dei Sacramenti e nella
preghiera.
I gesti sacramentali non sono segni magici che operano in modo diretto ma ce-
lebrazioni che esigono la fede e la partecipazione attiva del singolo e della comunità.
È tutta l'assemblea che celebra, animata dai vari ministeri (organista, cantori,
lettori, chierichetti, offerenti...), guidata da colui che presiede. È un corpo, avente
per capo il Signore risorto, che vive ed agisce. Agli animatori vada la nostra gratitu-
dine e non stupitevi se spesse volte veniamo invitati a vincere l'individualismo.

Comunità che ama
Dalla Parola e dalla Liturgia scaturisce l'impegno del singolo, della famiglia e
della comunità a vivere il comandamento della carità e della giustizia in tutti i settori.
La fede e la pietà sono credibili solo se hanno la forza di guidare la vita secondo
gli insegnamenti del Vangelo. Gesù ed i profeti hanno sempre messo in guardia i
credenti dalla tentazione di separare i riti dalla vita - oggi diremmo - la partecipazio-
ne alla messa dall'impegno quotidiano.
A questa coerenza siamo chiamati tutti, sacerdoti e laici, in un clima di recipro-
ca fraternità, chiarezza e sincerità.

Conseguenze pratiche
Per abbattere le barriere che ancora dividono il ministero dei sacerdoti da quello
dei laici un primo passo può essere fatto inserendo alcuni fedeli, in rappresentanza
della comunità, nella «gestione» della parrocchia in campo pastorale ed in campo
amministrativo con l'erezione del Consiglio Pastorale parrocchiale, che spero rea-
lizzare durante il corrente anno, e il Consiglio di Amministrazione parrocchiale che
già è entrato in funzione.
La mèta è impegnativa e prevede una lunga strada. È importante partire.
Il parroco

7 settembre: il Papa affida al parroco l'Eucarestia

2
3


Testo Originale Estratto
Azione Cattolica giovanissimi
Rhêmes-Notre-Dame: campo scuola giovanissimi
Siamo un gruppo di giovanissimi di
Azione Cattolica composto da una quin-
dicina di persone che hanno dai 14 ai 16
anni. Il nostro «gruppo» non può van-
tare un cammino molto lungo poiché
questo è solo il secondo anno che ci riu-
niamo, benché gli animatori, due ragaz-
zi diciassettenni, abbiano già una
notevole esperienza.
Ci riuniamo ogni lunedì sera e duran-
te l'incontro diamo ampio spazio alla ca-
techesi, seguendo un apposito testo, alla
preghiera, organizzando anche veglie di
orazione e di meditazione, alle ricreazio-
ne e al canto, creando simpatici giochi
e cantando accompagnati da alcune
chitarre.
Ogni membro del gruppo vi è entrato
o per curiosità o perché invitato da un
conoscente, ma solo dopo ha compreso
che esso educa a vivere, a saper ascolta-
re, a stare con gli altri. Quindi il gruppo
4

aiuta a far crescere i talenti del singolo,
crea nuove amicizie e soprattutto diven-
ta un servizio per la parrocchia. A que-
sto proposito noi cerchiamo di offrire un
valido, pur se modesto, contributo aiu-
tando i bambini delle elementari che fre-
quentano il doposcuola e animando la S.
Messa domenicale delle ore 18.
Si cresce, si matura tutti insieme, pron-
ti così ad accogliere e prendere per ma-
no un nuovo arrivato, per camminare
uniti sulla strada che conduce a Dio.
Una del gruppo

Alla Casa delle Opere, oltre il Gruppo Giova-
nissimi, si riuniscono:
- Gruppo Azione Cattolica Ragazzi (Medie)
il sabato alle 14,30;
- Gruppo Azione Cattolica Giovani (Trien-
nio Medie Superiori) giovedì ore 20,30;
- Gruppo A.C. Uomini e Donne, prima do-
menica del mese ore 16,30.

Gruppo scouts Aosta 1°

Gli scouts del Gruppo Aosta 1º sono presenti presso la parrocchia della Catte-
drale dal 1946, anno della fondazione dello scautismo ad Aosta.
Il gruppo è formato da varie «unità» di ragazzi e ragazze divisi per fasce di età.
- I bambini dai 7 agli 11 anni sono raccolti in branchi di lupetti e lupette e hanno
sede presso la casa parrocchiale della Cattedrale.
- I ragazzi dai 12 ai 16 anni formano i reparti; un reparto maschile ha sede vicino
alla casa parrocchiale della Cattedrale, uno femminile presso il Vescovado.
- I ragazzi e le ragazze dai 16 ai 21 anni formano il Clan che ha sede in via X.
de Maistre 25.
Ogni unità ha dei responsabili educativi «capi», coadiuvati da vari aiuti capi e
da un Assistente Ecclesiastico. (Don Carmelo è l'A.E. delle unità che hanno sede
presso la parrocchia della Cattedrale). Tutti i capi e gli A.E. sono inseriti nella comu-
nità capi del gruppo che è responsabile del progetto educativo globale e dell'educa-
zione permanente degli adulti. La riunione della comunità capi si svolge
settimanalmente (ogni venerdì dalle 20,30 alle 22,30).
Lupetti e Coccinelle: l'età del gioco
La vita scout può cominciare a 7 anni. A questa età i bambini e le bambine
possono entrare in speciali Unità chiamate «Branchi» e «Cerchi» nei quali rimarran-
no fino a 11 anni.
I bambini e le bambine che fanno attività nei «Branchi» si chiamano «Lupetti»
o «Lupette». Vivono la loro esperienza inseriti in un «ambiente fantastico» mutuato
dai libri della Giungla di Kipling. I Capi educatori a questo fine assumono il nome
dei personaggi degli stessi libri (il Campo Branco, per esempio, si chiama Akela).
«Il gioco, scriveva Baden Powell, è la cosa più importante della vita di un bam-
bino», è quindi attraverso il gioco che ai Lupetti e alle Coccinelle si insegnano quelle
«piccole cose che li renderanno capaci di compiere un giorno grandi cose davvero».
Il motto è «Del mio meglio». Questo si traduce nell'impegno a migliorare sé stessi
(ad esempio acquistando delle competenze che poi vengono pubblicizzate con un
distintivo di «Specialità» sulla manica), nell'aiutare gli altri (con piccole ma concrete
«buone azioni») e nell'osservare la Legge di Branco/Cerchio che suona: «La Cocci-
nella e il Lupetto pensano agli altri come a sé stessi».
«La Coccinella e il Lupetto vivono con lealtà e gioia insieme al Branco o al
Cerchio».
Di solito le riunioni sono una volta alla settimana e «l'uscita giornaliera» a do-
meniche alterne. Alla fine dell'anno vengono fatte le Vacanze di Branco che durano
sette/dieci giorni.
Esploratori e Guide: l'età dell'avventura
Intorno ai dodici anni il ragazzo o la ragazza diventano «Esploratori» e «Guide»,
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Testo Originale Estratto
Campo 1986: Si prepara il pranzo
riuniti in «Reparti» di 20-30 persone. In questa fase dello sviluppo psico fisico l'at-
tenzione dal gioco dell'età Lupetto/Coccinella si sposta verso il vero e proprio spiri-
to di avventura che il Metodo Scout sfrutta con i suoi mezzi più tipici della vita all'aria
aperta.
Tutta l'attività è inserita in uno spirito di «impresa permanente» dove le attività
individuali e collettive si articolano in un continuo succedersi di obiettivi entusiasmanti.
All'interno di ciascuna «impresa» ognuno trova il momento per crescere individual-
mente fornendo il proprio contributo.
Caratteristica delle attività dei Reparti è la vita all'aria aperta che richiede al ra-
gazzo l'acquisizione di tecniche di sopravvivenza, l'assunzione di responsabilità, la
concretezza, la collaborazione reciproca... Il motto è «Sii preparato».
Le attività richiedono riunioni settimanali e «uscite» a domeniche alterne. Il cul-
mine delle attività è il campo estivo di due settimane dove i ragazzi esperimentano
la loro capacità di vivere in autonomia.
Rovers e Scolte: l'età della strada
Quanti scelgono di proseguire il loro cammino educativo nello Scautismo dopo
i 16 anni entrano nella Comunità Rovers/Scolte che comporta due momenti: il No-
viziato della durata di un anno ed è il periodo in cui si sperimentano le proposte
del Branco e il Clan/Fuoco, la permanenza nel quale si conclude a 21 anni. Se la
Scolta o il Rover decidono di impostare la propria vita secondo i valori proposti dal-
lo Scautismo usciranno dal Clan impegnandosi in una cerimonia che prende il no-
me di «Partenza».
6
La Strada, la Comunità e il Servizio sono i tre perni attorno ai quali ruota il
metodo di questa Branca.
La Strada è vissuta sia concretamente (il Campo non è più fisso ma mobile),
che come atteggiamento di vita (disponibilità all'incontro con gli altri, alla fatica, al
cambiamento).
Attraverso la Comunità i ragazzi e le ragazze vengono aiutati a scoprire la pro-
pria vocazione, a conoscere la realtà che li circonda e ad agire su di essa. Nelle riu-
nioni che si effettuano ogni martedì dalle 20,30 alle 22,30 si affrontano temi di fede,
lavoro, famiglia, politica, scuola e si programmano le attività e se ne effettua la verifica.
Il Clan ha una «Carta di Clan» che rappresenta la maniera di interpretare i con-
tenuti del Metodo Rover e Scolte.
Servire è il motto della Branca: nei primi anni di Clan l'impegno come Aiuto
Capo nell'Associazione o di volontariato all'esterno di essa è solo una proposta, al
momento della partenza si chiede invece che diventi scelta di vita.
In Clan continuano naturalmente ad essere praticati gli altri aspetti del Metodo
Scaut: attività all'aperto (una uscita mensile), veglia e riflessione (per es. a Natale
Messa di mezzanotte in una parrocchia o villaggio di montagna, attività manuale (co-
struzione del presepio in Cattedrale, sistemazione sedi, autofinanziamento...), espres-
sione, gioco...
Dove trovare gli Scouts del Gruppo Aosta 1°?
— In via X. de Maistre 25 il martedì dalle ore 18 alle 19, il martedì e venerdì
dalle 20,30 alle 22,30.
— Presso l'Assistente Ecclesiastico don Carmelo, in Cattedrale.
La Conferenza femminile della S. Vincenzo De Paoli
La Conferenza femminile della S. Vincenzo svolge la sua attività nella Comunità
Parrocchiale con l'impegno costante delle consorelle al servizio del prossimo in sta-
to di necessità. L'incontro delle consorelle con il fratello bisognoso è un momento
di comunione che arricchisce e responsabilizza entrambi, solo così è possibile com-
prendere il vero spirito di servizio che altro non è che Amore.
Se noi vincenziane sapremo dare maggior testimonianza e coerenza di vita cri-
stiana, più facilmente troveremo chi seguirà la nostra via per portare umilmente sol-
lievo a chi si trova nel bisogno. Sempre gradita sarà dunque la partecipazione di
nuove consorelle che condividano lo spirito vincenziano che è disponibilità e sensi-
bilità verso coloro che soffrono non solo materialmente.
Le consorelle si riuniscono alla Casa delle Opere il 1° e 3° lunedì di ogni mese.
Quest'anno grazie alla generosità anche degli amici benefattori si è potuto as-
sistere in vario modo 26 casi bisognosi, in genere donne anziane, sole e malate ed
elargire la somma di L. 6.274.700.
La Conferenza maschile si riunisce il primo e terzo venerdì del mese alle ore 17,30.
Durante il 1986 il Gruppo ha elargito 2.150.000 lire.
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Testo Originale Estratto
Catechiste
Il cristiano, per essere tale, deve man-
tenere viva la sua fede ed accrescerla
con tutto l'impegno di cui è capace. È
vero che la fede è un dono di Dio - co-
me lo è la vita - ma, come facciamo tut-
to quanto sta in noi per mantenerci in
buona salute, così dobbiamo dare alla
nostra fede, ricevuta in dono nel Batte-
simo, quanto è necessario perché sia
sempre viva e vitale.
Occorre quindi alimentarla convenien-
temente, per impedire che inaridisca e
muoia, nutrendoci della Parola di Dio
(Sacra Scrittura) e del Corpo di Cristo
(Eucarestia).
Le Catechiste sentono forse ancora
più urgentemente questa necessità, es-
sendo chiamate non solo a mantenere
viva la propria fede, ma anche a spez-
zettarla ai bambini loro affidati, affinché
ne diventino consapevoli, ne capiscano
la bellezza ma anche l'impegno che es-
sa richiede.
Per questo ogni terzo lunedì del me-
se alle 20,45 (nel periodo scolastico) si
ritrovano nella biblioteca della Casa del-
le Opere per approfondire la Parola di
Dio, ascoltando le «lezioni», sempre mol-
to interessanti, tenute dal parroco o dal
Vice.
Gli argomenti trattati non sono «riser-
vati» alle Catechiste, ma interessano tut-
ti: infatti già partecipano a questi incontri
altre persone non direttamente impe-
gnate nei catechismi. Vogliamo quindi
estendere l'invito a tutti quelli che sen-
tono la necessità di questo «approfon-
dimento»: nessuno può dire «ne so già
abbastanza». Come frequentando una
persona la si conosce sempre meglio e
sempre si scopre qualcosa di nuovo in
lei, così quando ci avviciniamo alla Pa-
rola di Dio essa ci rivela ogni volta di più
il vero volto di Dio e rende più vivo il no-
stro rapporto con lui. Possiamo dire:
«non mi interessa»?
Rinnovamento nello spirito
Fra i tanti gruppi e associazioni, parrocchiali e non, presenti nella parrocchia del-
la Cattedrale, troviamo anche il gruppo «Maria» del Rinnovamento nello Spirito. È
una piccola realtà eterogenea, sia sotto il profilo dell'età dei suoi membri, sia per quanto
riguarda l'estrazione sociale. Questo gruppo, segue una spiritualità Cristocentrica, con
particolare attenzione alla presenza dello Spirito Santo, nella vita di ogni individuo,
come nella vita della chiesa. È un momento di incontro, tra fratelli in Cristo, per im-
parare a pregare. Naturalmente è un apprendistato che dura tutta una vita, nella con-
sapevolezza che si avvertirà sempre la necessità di pregare meglio e di più. La Parola
di Dio è accolta con particolare devozione e attenzione, nel desiderio sia di conoscerla
meglio, sia con l'azione dello Spirito, di lasciarla operare nel cuore e nella vita di cia-
scuno. È quindi una realtà che cammina nella preghiera, perché crede nella sua effica-
cia e nella fedeltà di Gesù realizzatore, attualizzatore di ogni promessa, di ogni speranza.
Crede fermamente nella guida e nel rinnovamento della vita, attraverso la con-
versione dei cuori e delle intelligenze, operati dallo S.S. in tutti coloro che lo desidera-
no e che Gli sono docili.
Vorrei cogliere l'occasione, per puntualizzare alcune perplessità o distorsioni, frutto
di una scarsa conoscenza di questa realtà, che ho avuto modo di cogliere più volte
in giudizi frettolosi e comunque azzardati. Non è vero, che la Madonna sia estromessa
dal nostro culto. È vero invece, che il gruppo in questione le è dedicato e si chiama
appunto «Maria». È vero, che al centro della nostra preghiera c'è sempre Dio nelle
8
Maggio 1986: Cresime
Rimini. Un momento del Convegno Nazionale del Rinnovamento
9


Testo Originale Estratto
Sue tre Persone, con particolare riferimento a Gesù e allo S.S. ma è anche vero che
mettendoci in preghiera, lo facciamo sempre «con» Maria «con» tutti i Santi, «con»
tutta la chiesa, «con» tutto il Creato.
Non è vero, che il Rinnovamento è un movimento. È vero che dovrebbe, se vissu-
to nella verità, essere fermento di vita nuova nello Spirito Santo. Non deve avere delle
strutture e delle gerarchie, ma un ordinamento pratico e delle responsabilità nel «ser-
vizio». Non è «Rinnovamento»: se non è testimonianza autentica della presenza dello
Spirito d'Amore nella chiesa e nel mondo; se non ricerca la Santità di vita e lo Spirito
di Servizio. Non è vero che si presume depositario di particolare unzione dello S.S.
che non sia quella a cui tutti i Cristiani possono e debbono guardare. È vero, che è
attento ai Doni dello Spirito, che crede nella dimensione Carismatica di «tutta« la chiesa.
Essendo un gruppo di preghiera aperto a tutti, senza statuto o tesseramenti, a volte
vi approdano personaggi strani: persone instabili, che cercano una fuga dalla propria
quotidianità; persone che ambiscono l'acquisizione di Doni o Carismi eclatanti, quasi
novelli Simon Mago. Se questi parlano di Rinnovamento... lo fanno certo a sproposito!
Valga il criterio Evangelico per un buon discernimento: «l'albero lo si giudica dai
frutti» e... non quindi dalle «parole».
Per quanto riguarda il gruppo «Maria»: siamo consapevoli di tutte le nostre po-
vertà, della contraddizione che ci accompagna nella nostra umanità, ma altresì desi-
derosi di fare qualcosa per cambiare il nostro essere Cristiani. Magari, nella preghiera,
guidati dallo Spirito, riscoprire quelle Virtù che non vanno più di moda, ma che han-
no forgiato generazioni di Santi: Umiltà, Semplicità, Obbedienza.
Mauro
10
Apostolato della preghiera
Uno dei gruppi ecclesiali presenti e
operanti nella nostra parrocchia è l'A-
postolato della preghiera, associazione
di fedeli che, consci dell'importanza del-
la preghiera, cercano di diffonderla nel-
l'ambiente in cui vivono e lavorano.
Ogni giorno T.V., radio, giornali, tra-
smettono notizie di guerre, rapine, omi-
cidi, sequestri: ci si sente quindi oppres-
si da tanto male e ci si chiede con an-
goscia come uscirne. L'A.D.P. ci inse-
gna e aiuta, in questi momenti di scon-
forto e di buio, a trovare la forza di ele-
vare il pensiero a Colui che solo può aiu-
tarci, a pregare per sostenerci a
vicenda, a collaborare con Cristo alla
salvezza dei fratelli.
I suoi aderenti si propongono di vive-
re il loro battesimo come lievito in seno
alla società, di essere testimoni dell'a-
more di Gesù, di dare alle loro azioni un
sapore nuovo di fratellanza per l'edifi-
cazione del Corpo Mistico di Cristo che
è la chiesa.
Spiritualità particolare dell'A.D.P. è la
devozione al Sacro Cuore di Gesù e la
comunione riparatrice il 1° venerdì di
ogni mese.
Le riunioni si tengono il 1° martedì del
mese presso la Casa del Sacro Cuore
in Via S. Giocondo n. 8 alle ore 17. La
preghiera comunitaria è preceduta da
una conversazione tenuta dal Delega-
to Diocesano, don Giulio Rosset e ter-
mina con la celebrazione della S.
Messa.
Una zelatrice
Centro volontari della sofferenza
Nell'ormai lontano 1947, il campianto monsignor Luigi Novarese, che a Lour-
des aveva ricevuto la grazia della guarigione, fu ideatore e promotore di questo Centro
che vuole l'ammalato stesso apostolo presso altri ammalati, nella convinzione che
nessuna «predica» sulla sofferenza riesca tanto persuasiva quanto quella di chi la vi-
ve sulla propria pelle in prima persona. Di solito chi ha qualche infermità non ascol-
ta volentieri le esortazioni, spesso intrise di pietismo, di coloro che, pieni di salute,
vengono a dirgli: «Poveretto... bisogna che tu porti con pazienza la croce che ti è
toccata...». Queste ed altre consimili espressioni, riescono solo ad accrescere nel ma-
lato l'amarezza, il disagio ed anche la ribellione, perché egli pensa sia troppo facile,
per chi sta bene, trovare qualche parola di commiserazione e poi continuare la solita
strada, lasciando da parte chi non è in grado di seguirlo.
Presso diverse parrocchie è già attivo il C.V.S. che intende coinvolgere nella
propria opera di apostolato ammalati e sani insieme; questi ultimi, detti Fratelli e
Sorelle, si prestano per condividere le attività degli infermi e si pongono al loro ser-
vizio, facilitandone gli spostamenti e venendo incontro ad ogni loro necessità. E non
è rara la testimonianza di coloro che, venuti al Centro con l'idea di «dare» aiuto,
riconoscono invece di averlo «ricevuto» attraverso l'esempio di qualcuno che, no-
nostante il suo «handicap», sa diffondere costantemente intorno a sé tanta serenità.
Al C.V.S. ognuno trova il modo di rendersi utile, nessuno rimane escluso ed è que-
sto un modo efficace per vivere il dono di sé agli altri, per fare «comunione» con tutti.
Tante persone si lamentano perché non sanno come occupare molta parte del
tempo: ebbene proprio a loro rivolgo il pressante invito a occuparsi di qualche infer-
mo per portarlo al C.V.S. e farlo partecipare alle iniziative che esso organizza: 1)
l'incontro di ogni prima domenica del mese presso il Rifugio di Corso P. Lorenzo,
2) la «due giorni» annuale presso il Priorato di Saint-Pierre, 3) la settimana di Eserci-
zi Spirituali a Re, in Val Vigezzo (provincia di Novara), dove sorge un'oasi di spiri-
tualità, voluta dallo stesso monsignor Novarese proprio perché anche gli ammalati
abbiano la possibilità di incontrarsi con il Signore. La casa in cui esiste una comunità
religiosa denominata «Silenziosi operai della Croce», sorge in ridente posizione ed
è perfettamente attrezzata per mettere a loro agio le persone impedite. Sani e am-
malati, che già hanno vissuto insieme questa esperienza, ne sono entusiasti e ne trag-
gono un rinnovato slancio per un impegno di bene sempre più profondo e convinto.
Infine il C.V.S. di Aosta dispone anche di un piccolo periodico mensile, sul quale
viene ogni volta presentato dall'Assistente spirituale con Camillo Rosset un succoso
pensiero spirituale, che assai bene serve a essere realizzato nella quotidianità, spes-
so monotona e deludente, della nostra vita. Chiunque lo desideri, può inviare per-
ché venga pubblicato un articolo riguardante esperienze, riflessioni, progetti. Anche
questo è un piccolo mezzo perché tante famiglie ascoltino la voce di chi, in una so-
cietà come la nostra, basata sull'efficienza, sul successo, sull'avere, forse non conta
nulla, anzi spesso viene considerato un peso inutile.
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Testo Originale Estratto
Associazione convegni culturali
«Maria Cristina»

I «Convegni Maria Cristina» sono una
Associazione che conta in tutta Italia un
centinaio di fiorenti centri culturali i quali
per mezzo di corsi di studio, di conferen-
ze e di dibattiti, aiutano le proprie Ade-
renti e le persone del loro ambiente a
comprendere ed attuare le esigenze di pre-
senza e di testimonianza cristiana nel
mondo.

L'Associazione si propone i seguenti
scopi: a) Formazione religiosa, morale,
culturale e sociale delle Aderenti per una
autentica testimonianza cristiana e per
una presenza attiva ed operante nella vi-
ta sociale. b) Impegno di studio ed ap-
profondimento delle problematiche so-
ciali per contribuire al miglioramento del-
le condizioni di vita e alla piena realiz-
zazione della persona umana.

L'Associazione aderisce alla Consul-
ta Generale dell'Apostolato dei Laici,
quale membro effettivo.

Gli incontri del Convegno Culturale
«Maria Cristina» di Aosta si svolgono re-
golarmente ogni giovedì feriale, presso
la Sala della biblioteca del «Cenacolo
Giovanni XXIII», Casa delle Opere.

I temi di studio per l'Anno Sociale
1986-1987 sono: Tema Religioso dal De-
creto su l'Ecumenismo «Unitatis Redin-
tegratio»; il Tema Socio-Culturale
«Educare ai Mezzi di Comunicazione
Sociale».

Assistente prezioso del Convegno è
Monsignor Ovidio Lari, Sacerdote di
profonda e vasta cultura.

Monsignor Gaetano Bonicelli, Ordina-
rio Militare per l'Italia, in un incontro
con i Convegni disse: «Il giorno in cui

vogliamo influire in bene, dobbiamo ac-
cettare la logica della socializzazione,
metterci insieme e agire: forse che voi non
l'avete accettata dandovi l'insegna di
Convegno? Cosa vuol dire Convegno, se
non andare insieme, convenire insieme
per aiutarsi? Certo, anche per sostenersi
moralmente, per guardarsi in faccia, per
ridere un po', ci mancherebbe altro. Ma
molto di più anche perché insieme si fa
la forza, insieme si può verificare la si-
tuazione».

Il programma che i Convegni svolgo-
no ogni anno è impegnativo e tutte le Si-
gnore che sentono il bisogno di trovare
fede, cultura e amicizia, possono se-
guirlo.

Negli incontri settimanali e nelle varie
conferenze pubbliche, l'Associazione in-
tende imporsi per manifestare aperta-
mente la sua fede cattolica.

In armonia con le proprie finalità, i
Convegni offrono agli scrittori italiani un
Premio letterario biennale, per un'ope-
ra di narrativa.

Il Convegno di Aosta ha sempre segui-
to le direttive dal Centro Nazionale e ha
inoltre organizzato conferenze sui temi
religiosi, scientifici, artistici e musicali.

Rilevanti sono state le manifestazioni
pubbliche per le Celebrazioni dei Cente-
nari di San Benedetto, della Santa Cate-
rina da Siena, di San Francesco, di Mi-
chelangelo, di Raffaello e quelle mani-
festazioni aperte a tutti i Club e Associa-
zioni della Valle per il Bicentenario della
nascita di Alessandro Manzoni.

Si ricorda, fra le iniziative importan-
ti, il «Premio Angioletta Martinengo,»

6 settembre: in Cattedrale il papa incontra ammalati e anziani

A noi basta diventare testimoni dell'amore infinito di Dio, che - come scrive S.
Paolo - «sceglie ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ciò che nel mon-
do è nulla, per ridurre a nulla le cose che sono».
Per ogni informazione riguardante il C.V.S. rivolgersi a: don Camillo Rosset,
Priorato - 11010 Saint-Pierre (Tel. 90.83.23).
Il Signore Gesù che ha promesso la ricompensa a chi offre un semplice bicchie-
re d'acqua, saprà certamente con divina generosità benedire quanti vorranno spen-
dere un po' del loro tempo per i fratelli sofferenti.
Luigina Gariglio

12 13


Testo Originale Estratto
istituito per due anni, al quale hanno par-
tecipato, con i loro temi, numerosi gio-
vani delle Scuole Superiori della Valle.
L'Associazione pubblica la rivista
«Rassegna», che traccia la guida allo stu-
dio dei temi, presenta recensioni di libri
e spettacoli, dà notizie della vita dei Con-
vegni delle varie città d'Italia.
Non mancano le opere benefiche, ver-
so le quali i Convegni si prodigano ge-
nerosamente, in modo speciale verso i
terremotati e le missioni.
Anche il Convegno valdostano è pro-
digo e generoso. Da anni si preparano i
lini ricamati o dipinti per gli altari, le cal-
ze e le sciarpe per i Sacerdoti.
Nel ricordo sempre vivo di monsignor
Maturino Blanchet, nasce l'iniziativa de-
gli «Auguri natalizi» per i Sacerdoti del
Priorato di Saint-Pierre. Le Signore han-
no seguito affettuosamente l'Attività del-
I'A.V.P. (Associazione Valdostana
Paraplegici).
Non mancano, durante l'anno, i pranzi
e gli incontri di salotto amichevoli, nei
quali tutte le Aderenti ritrovano la gioia
di stare insieme e dare a chi è solo il con-
forto di una lieta compagnia.
È diventato tradizionale il «Tè» con i
figli e i nipoti delle Socie a Natale o per
Carnevale, durante il quale si organizza
un'allegra lotteria e il ricavato è destinato
ai «Bambini del Centro Storico».
Per tutte le Aderenti sono significati-
ve le affermazioni di monsignor Bonicelli
e il suo pensiero: «Pensare alla vita sen-
za una visione socializzante significa non
comprendere la vita di oggi».
Vivere nel convegno è vivere per il be-
ne degli altri e per il proprio bene.
Bettina Stiglich

Religione e famiglia

Molto si è parlato e ancora molto si
parla della religione a scuola. A suo tem-
po siete stati invitati ad avvalervi o me-
no della facoltà di far partecipare ai
vostri figli all'ora di religione a scuola.
Il tema è vitale e complesso e non può
essere affrontato in una o due pagine di
bellettino.
Vorrei solo rinnovare alle famiglie i se-
guenti inviti:
1) Attenzione a non buttare troppo fa-
cilmente dalla finestra quei valori cristiani
che danno senso e gioia alla nostra vita
e ci aiutano anche a comprendere la no-
stra cultura.
2) Se siete credenti ponetevi con serietà
e serenità il problema dell'educazione alla
fede dei vostri figli.
3) I sacerdoti, le catechiste, i respon-
sabili dei vari gruppi parrocchiali sono

14
sempre disposti ad aiutarvi ma ben po-
co possono fare senza la vostra testimo-
nianza che in questo periodo esige molto
più impegno e serietà perché, come tri-
stemente constatiamo, viviamo in un am-
biente molto più pagano che cristiano.
I frutti che ci attendiamo sono propor-
zionati alla fatica umana e alla fiducia
che poniamo nella grazia del Signore.
E a proposito di fede e responsabilità
desidero proporre le riflessioni che un
parroco ha fatto alle sue famiglie.

La famiglia:
Vi è un solo ambiente in cui l'educa-
zione religiosa è possibile ed è la fami-
glia. Ciò che non possono né le propa-
gande né le manifestazioni politiche, né
le prediche, la famiglia lo fa vivendo la
sua vita. Diceva L. Evely: «Nessuno, co-

Maggio 1986: Messa di prima Comunione

me un padre o una madre, ha il potere
di rivelare Dio ai bambini e di creare un
ambiente in cui si respira il senso del sa-
cro. Una certa idea ha fatto sì che i ge-
nitori pensassero che il loro dovere essen-
ziale fosse mandare i figli al Catechismo.
Ciò che educa, e ciò che si deve fare
Ciò che agisce sui vostri figli non so-
no le vostre lezioni o prediche, ma i vo-
stri esempi. I vostri figli saranno quello
che siete voi oggi. I vostri figli respira-
no, mangiano, bevono la vostra vita. Se
volete avvicinarli a Dio, dovete rassomi-
gliargli di più voi. È in famiglia che si fa
l'esperienza dell'amore, della giustizia,
della solidarietà, del sacrificio, ecc.

Educare al gesto e
all'atteggiamento religioso:
Molti bambini non hanno mai impa-
rato gesti religiosi. Tutti i loro gesti so-
no pagani: entrano in chiesa con lo stesso
passo con cui giocano fuori, fanno una
genufiessione o un segno di croce che è
una caricatura, poi si siedono come se
fossero al cinematografo. Occorre inse-
gnare a comportarsi in modo religioso:
a congiungere le mani, a fare silenzio, ad
ascoltare in silenzio, a camminare con ri-
spetto. Il corpo ha la sua importanza. Bi-
sogna rivelare al bambino tutto ciò che
c'è di sacro nel mondo: il pane, il lavo-
ro, la natura, ma anche il povero, il vec-
chio, il debole, il malato: Dio si nasconde
misteriosamente in loro.

Educare alla preghiera:
Non bisogna mai incominciare a inse-
gnare a pregare ai bambini, bisogna
aspettare che ce lo domandino loro. Se
la madre o il padre pregano, saranno i
bambini a chiedere di partecipare: è quel-
lo che ha fatto Gesù con i suoi apostoli.
Insegnare a dialogare con Dio: adorar-
lo, ringraziarlo, chiedere aiuto e perdono.

Educare all'Eucarestia:
«Non ti obbligherò mai ad andare a
messa, il Signore non vuole dei musi lun-
15


Testo Originale Estratto
ghi, dei prigionieri, egli invita degli ami-
ci. Io sono convinto che la disciplina,
l'obbligo, il castigo ci vogliono ma non
in campo religioso». Questa frase di un
grande educatore alla fede contiene una
grande verità. In campo di fede non si
ottiene nulla senza il consenso interiore.
La generazione di oggi va in collera di
fronte ad ogni costrizione. Dio si propo-
ne, non si impone.
Tutto questo ci obbliga forse a rivedere
la nostra vita di fede e il modo con cui
la trasmettiamo. È solo educandoci che
educheremo le nuove generazioni. È pro-
prio della luce illuminare.
Anno Mariano
Il Papa invita i credenti a fissare il
loro sguardo in particolare su Maria per
un anno. Questa proposta non manche-
rà certo di fare storcere il naso a tante
«persone di chiesa» e laici. «Parlare di
Maria, contemplare Maria, pregare
Maria, mentre nel mondo urgono tan-
ti problemi: roba d'altri tempi...!»
Questa e altre frasi corrono in que-
sto tempo in cui troppo spesso ci si sen-
te smarriti di fronte alla complessità dei
problemi, si diventa sfiduciati davanti
al dilagare delle ingiustizie e si vive in
un clima di paura pensando al futuro
che l'uomo sta costruendo.
Anche all'interno della chiesa si os-
serva sfiduciati l'avanzare della scristia-
nizzazione, ci si sente impotenti e pau-
rosi di fronte agli impegni e alle respon-
sabilità, ci si chiude in un individuali-
smo gretto per sfiducia in sé stessi,
guardando agli altri più come avversa-
ri che come fratelli, troppo volte igno-
rando che c'è un Dio che ci ama.
Ha senso allora riproporre un anno
mariano?
Il Papa ci ripropone, in questo suo
continuo confermare e incoraggiare i
fratelli nella fede, la figura di Maria.
E Maria, questa persona il cui «silen-
zio» si fa presenza nella storia, il cui
«ascolto» di Dio si fa messaggio per gli
uomini, può essere per ogni uomo che
Dio ama una voce che incoraggia, un
modello che stimola, una vita che ci in-
vita a credere e ad aderire al progetto
di Dio anche quando questo appare im-
possibile.
Al cristiano di oggi Dio chiede un'a-
desione incondizionata al meraviglio-
so e insondabile progetto di salvezza
nella storia in cui vive. E Maria ci aiu-
ta a capire di più la grandezza di Dio
e la grandezza della nostra vocazione.
Contemplare questa donna è prendere
coscienza che ancora oggi come perso-
ne e come chiesa abbiamo un compito
vertiginoso, dove l'impossibile diven-
ta possibile: donare Cristo al mondo,
portare amore e salvezza a una società
che sembra più capace di autodistruzio-
ne che di progettazione di benessere
vero.
In un tempo avaro di modelli e di
ideali, riscoprire in Maria questi valo-
ri come possibili per ogni uomo dispo-
nibile a dire di sì a Dio è un invito alla
fiducia.
Le date di inizio e fine dell'anno ma-
riano sono infatti significative. Pente-
coste è il giorno di avvio. Maria e gli
apostoli dopo aver ricevuto lo Spirito
Santo, da paurosi e insicuri diventano
coraggiosi e disposti a donare la loro
vita per Cristo fino a morire per Lui.
Maria ci dice la certezza che Dio cam-
mina con noi, che Dio non è morto ma
è il vivente sempre disponibile al dono.
L'Assunta è il giorno conclusivo.
Questa festa ci presenta Maria in Cie-
lo, salvata: modello irraggiungibile sul-
la terra, ma garanzia e certezza di sal-
vezza nella fede per ogni uomo, per tut-
to l'uomo.
Guardare a Maria significa dunque
riscoprire la fiducia anche nei momen-
ti di paura e di timore, credere nell'a-
more del Dio dell'impossibile, ricomin-
ciare un cammino di impegno di fedel-
tà a Dio per donare tutto al mondo.
Maria diventerà allora invito alla fi-
ducia per tanti sacerdoti e credenti sco-
raggiati; stimolo per tante persone par-
tite forse con entusiasmo, ma oggi ar-
rese di fronte alle difficoltà; riscop
ta della gioia di un impegno fedele al
servizio dell'uomo e di Dio per chi è di-
sposto a uscire dal suo individualismo
e dall'indifferenza che come una cap-
pa pesante troppe volte sembra oppri-
mere la nostra società.
È certamente questa un'altra sfida
che viene riproposta ai credenti: guar-
dare a questa piccola donna di Naza-
ret per riaprire gli occhi di tanti, per
accogliere il dono di Dio, per riscopri-
re la gioia di essere cristiani e la voglia
di impegnarsi di più perché la fede, l'a-
more di Dio e degli uomini, la pace, la
giustizia, la fratellanza diventino le note
nuove di un mondo più bello.
Giulio Vuillermoz
(dal Corriere della Valle)
16 17


Testo Originale Estratto
da adeguare ai tempi i mezzi e i metodi dell'attività pastorale (es. Uso dei mass-media).
Tratterà di tutti gli ambiti della vita diocesana nessuno escluso.

Il Sinodo dovrà ribadire e far penetrare lo spirito e il contenuto del Concilio
Vaticano II. Infatti a vent'anni dalla sua conclusione, sebbene siano quasi scompar-
se le resistenze e riserve alla sua completa attuazione, il Concilio ha ancora bisogno
di essere applicato in tutte le sue parti e di permeare del suo spirito la comunità ec-
clesiale. I cardini del Sinodo sono due: Comunione e Missionarietà (vedi C.E.I. -
«Comunione e Comunità Missionaria»). Esso è inoltre da considerare una ideale con-
tinuazione della visita del Santo Padre alla nostra diocesi. Viene poi a coincidere
con l'Anno Mariano che tutto il mondo celebrerà tra il 1987 e il 1988.

Insieme verso il

Sinodo Diocesano

Sintesi della relazione di mons. Vescovo

Il Sinodo diocesano è innanzitutto un dono che il Signore fa alla nostra chiesa
particolare. È convocato e presieduto dal Vescovo, ma la sua celebrazione spetta
a tutta la popolazione della diocesi. Il Sinodo è quindi un avvenimento che coinvol-
ge non solo il Vescovo, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ma ciascun battezzato
in quanto membro della comunità ecclesiale. Esso, anzi, esige che i fedeli laici pren-
dano coscienza del loro ruolo e dei loro doveri ecclesiali. La sua buona riuscita, co-
me il segno che esso lascerà nella storia della Valle d'Aosta, dipendono perciò in
buona parte da come i laici sapranno dare il loro contributo specifico.

La parola Sinodo deriva dal greco «via fatta insieme», cioè cammino compiu-
to fraternamente in vero spirito di collaborazione tra le varie componenti del Popolo
di Dio. Si tratta quindi di trovarsi uniti, essendo comunità secondo il modello dei
primi cristiani (At. 2,42-48).

Coloro che fanno esperienza di comunione sentendosi chiesa (assemblee, riu-
nioni, famiglia, ecc...) diventano propagatori del Sinodo, portandone lo spirito nei
luoghi che frequentano.

Il Sinodo vuol essere la risposta alle necessità pastorali della diocesi. Da un
lato è il tempo per meditare su noi stessi e su ciò che dovremmo diventare. Dall'altro
è il tempo per rivolgerci all'esterno, a coloro che non sono vicini a noi e che non
condividono i nostri ideali.

Esso esige di esaminare e di agire per il presente della diocesi, ma impone an-
che di guardare al futuro, anticipandone le esigenze e interpretando i segni dei tem-
pi. Il Sinodo inoltre ha bisogno di cristiani decisi nell'impegno e nell'azione, in modo
18

La durata del Sinodo non è possibile stabilirla a priori, ma questa sarà sicura-
mente di alcuni anni. Si possono distinguere tre fasi:

1) Fase antepreparatoria o di preparazione remota. Essa è già iniziata
e sarà dedicata:
a) alla diffusione della notizia e dello spirito sinodale;
b) alla costituzione in ogni parrocchia dei Comitati sinodali (che in seguito si
evolveranno nei consigli pastorali parrocchiali), attraverso la ricerca di per-
sone di buona volontà e dei rappresentanti delle varie componenti ecclesiali
che operano nelle parrocchie;
c) alla ricerca di persone che preghino per il Sinodo. In questo avranno un ruolo
particolare coloro che non potranno partecipare personalmente ai vari ap-
puntamenti del Sinodo: i malati, gli anziani e soprattutto i bambini, la cui
preghiera è particolarmente preziosa.

2) Fase preparatoria. Essa inizierà solo dopo che i comitati sinodali saranno
stati costituiti e avranno cominciato a produrre comunione e missionarietà. In que-
sta fase:
a) verranno elaborati i «lineamenta» del Sinodo, schemi, ecc...;
b) verrà svolta una approfondita ricognizione della realtà diocesana, attraverso
studi, ricerche, analisi, ecc...;
c) verrà svolto un severo esame di tutti gli ambiti della pastorale diocesana, at-
traverso incontri, discussioni, verifiche, ecc...
Tale lavoro verrà svolto contemporaneamente e con continui scambi tra l'ambi-
to diocesano, zonale e parrocchiale.

3) Fase finale. In essa, attraverso le riunioni di tutti coloro che saranno nomi-
nati membri del Sinodo (molti, ma non troppi!), verranno stilati i documenti sinoda-
li. Essi conterranno le linee e le direttive future che dovranno essere seguite nell'attività
apostolica della diocesi.
19


Testo Originale Estratto
Un Monastero in Valle
Sulle colline del Comune di Quart sta
per sorgere il Monastero Carmelitano
della Madonna della Misericordia.
Perché un monastero in Valle?
Più di ogni altro potrebbe darci una
risposta chi approda ai vari monasteri
esistenti in Italia e all'estero per un pe-
riodo, sia pur breve, di esperienza mo-
nastica. Sono uomini e donne, giovani
e anziani che sentono l'esigenza di un
incontro particolare con il Signore attra-
verso la liturgia monastica ed una rica-
rica interiore. Un po' al di fuori delle
vicissitudini quotidiane, in un clima di
spiritualità gioiosa, è più facile rivedere
la propria vita, negli aspetti umani e cri-
stiani, alimentarla, correggerla se neces-
sario, poi ripartire.
Una comunità cristiana, come potreb-
be essere la nostra Diocesi, è parago-
nabile ad un corpo. Tutte le membra
sono chiamate ad operare secondo la
loro caratteristica; una comunità mona-
stica ha il compito di immettere in tutto
il corpo ossigeno per rinnovarlo e vivifi-
carlo pur non sostituendosi pienamen-
te al singolo cristiano e alle comunità
parrocchiali.
Ecco perché c'è bisogno anche nel-
le nostra Diocesi di una comunità con-
templativa tutta dedita alla contempla-
zione, al lavoro e al sacrificio.
L'opera sarà realizzata grazie alla ge-
nerosità di coloro che ne comprendono
la validità: pertanto le offerte per aiuta-
re l'erigendo monastero possono esse-
re inviate a:
— Don Luigi Maquignaz, parroco di
Saint Martin de Corléans - 11100 Aosta;
— Don Vito Petitjacques, parroco di
Quart - 11020 Aosta;
— Don Camillo Rosset, Priorato -
11010 Saint-Pierre Aosta.
i redditi e per quanto è possibile, la stes-
sa dote dei benefici, siano trasferiti al-
l'Istituto di cui al Can. 1274.
Can. 1274 - Nelle singole Diocesi ci
sia un Istituto speciale che raccolga i
beni e le offerte al preciso scopo che
si provveda al sostentamento dei Chie-
rici che prestano servizio a favore del-
la Diocesi...
Il nuovo Concordato non ha fatto al-
tro che recepire queste istanze e farle
diventare anche leggi dello Stato.
È bene? È male? ai posteri l'ardua
sentenza!
Certamente non è facile ed è scomo-
do per i soggetti passivi della riforma
- i Preti che si sono visti ridotti a sala-
riati dopo essere stati spogliati delle più
o meno consistenti proprietà di cui ab
immemorabili erano usufruttuari.
Non è facile ed è scomodo anche per
i soggetti attivi della riforma
- i fedeli che dovranno comprendere
che il Sacerdote è al loro servizio e di
conseguenza devono farsi carico del-
la sua decorosa sussistenza.
E dei beni ecclesiastici che ne fa?
Evidentemente i beni ecclesiastici più
o meno consistenti e più o meno favo-
revoli esistono. Si sarebbe potuto risol-
vere il problema che un altro incamera-
mento da parte dello Stato, con la con-
seguenza che ne sarebbe derivato al
medesimo l'impegno di garantire ai sa-
cerdoti un congruo stipendio. In Svizzera
i parroci sono stipendiati come i
Maestri di scuola, nella Germania Pro-
testante, come i Professori di Liceo. Evi-
dentemente, a conti fatti, Craxi o chi per
esso, ha ritenuto che non fosse conve-
niente per lo Stato.
Si è dunque risolto il problema in
questo modo: i Beni ecclesiastici rien-
trano oggi in due categorie:
A) Beni ex beneficiali, destinati cioè
a dare un reddito finalizzato al sosten-
Facciamo i conti in tasca ai preti
Si è fatto un gran parlare del nuovo
sistema di sostentamento del clero, so-
vente con scarsa competenza e soprat-
tutto con molte imprecisioni. Si è dato
la colpa un po' a tutti, dal Card. Casa-
roli in giù e da Craxi in sù.
In realtà la rivoluzione, e di vera ri-
voluzione si tratta, trova i suoi fonda-
menti nel Codice di Diritto Canonico del
1983.
Il vecchio Codice di Dr. Can. (1917-18)
al Can. 1409 definiva «il Beneficio Ec-
clesiastico, un ente giuridico... che con-
percepire i redditi della dote annessa
all'ufficio».
20
tamento del clero. Questi beni sono
passati in proprietà all'Istituto Diocesa-
no per il Sostentamento del Clero che
dovrà destinarne il reddito ad integra-
re la retribuzione assicurata dalle par-
rocchie o da Enti similari quando
queste non sono autosufficienti.
B) Beni destinati alla attività Pasto-
rale, la cui proprietà passa agli Enti par-
rocchia, all'Ente Diocesi ecc.
Vanno comprese in questa categoria:
chiese, cappelle, case delle opere, ora-
tori parrocchiali, saloni, campi sportivi,
asili parrocchiali ecc. ecc.
Per la gestione di questi beni i Sa-
cerdoti dovranno avvalersi della prezio-
sa collaborazione del Consiglio parroc-
chiale per gli Affari Economici.
A questo punto vengono spontanee
due domande:
In altre parole non era pensabile un
Ufficio Sacro, ad es. una parrocchia,
senza una fonte di reddito atta a garan-
tire il sostentamento al sacerdote.
Il Nuovo Codice del 1983 pone l'ac-
cento sul Sacerdote «servitore del Van-
gelo» e sul diritto ad uno stipendio
derivante dal suo servizio.
Can. 281 - Ai chierici in quanto si de-
dicano al ministero ecclesiastico spet-
ta una remunerazione...
Can. 1272 - Nelle regioni dove ancora
esistono benefici ecclesiastici propria-
mente detti, spetta alla Conferenza Epi-
scopale regolarne il governo... così che
21


Testo Originale Estratto
Quanto guadagna un prete? - chi lo
paga?
Il sistema in base al quale si deter-
mina lo stipendio di un sacerdote è ap-
parentemente assai complesso in realtà
semplice.
Ogni prete, sia egli Vescovo o Vice-
parroco ha diritto ad uno stipendio ba-
se uguale per tutti, al quale si aggiun-
gono dei punti, vale a dire dei coeffi-
cienti correttivi, di anzianità, di disagio,
di funzione, di luogo, di alloggio.
Senza scendere in particolari noiosi
e complicati il nostro Vescovo percepi-
sce uno stipendio di L. 1.285.000 che al
netto dalle ritenute fiscali (perché an-
che noi paghiamo le tasse) diventa uno
stipendio netto di L. 1.128.000 (una par-
te di questa somma è costituita dalla
pensione maturata con l'insegna-
mento).
Un altro Sacerdote in media può ave-
re diritto ad uno stipendio lordo di L.
1.150.000 che detratte le ritenute pre-
videnziali (se non ha maturato la pen-
sione di anzianità) e le ritenute fiscali
può aggirarsi tra le 900.000 lire, e
1.000.000.
Chi lo paga?
È questo il quesito che i grandi gior-
nali, informatissimi e faciloni, non si so-
no posto, immaginando che lo stipendio
venisse dal Vaticano o da Dio solo sa
chi. Allora, chi paga lo stipendio al
Prete?
1° - Il primo Ente tenuto a provve-
dere al sostentamento del prete è l'Ente
presso cui egli svolge il suo servizio: la
parrocchia, la Diocesi, il Seminario ecc.
Vuole essere un ritorno al Vange-
lo. Quando Gesù mandò in missione i
discepoli ingiunse loro di cercare l'ospi-
talità dei fedeli accettando quanto ve-
niva loro offerto Mat. X - 9/15 Marco VI
- 7/13 Luca IX - 1/6.
Il discorso è semplice. Volete il par-
roco? Lo volete a tempo pieno? Assi-
curategli un minimo perché possa
vivere.
C'è chi dice, vada a lavorare! Ma in
genere sono poi gli stessi che quando
per caso serve a loro, quando fa loro
comodo, lo esigono disponibile 24 ore
su 24. Provate a proporre a certa gen-
te un matrimonio o un funerale alle cin-
que o alle sei del pomeriggio, perché
il parroco è impegnato a scuola od in
altra qualsiasi attività! Fulmini e saette
e minacce di chissà quali ritorsioni!
La quota di retribuzione a carico del-
l'Ente (ad es. parrocchia) è il Vescovo
che la stabilisce caso per caso, tenuto
conto del numero degli abitanti, delle
loro possibilità medie, dei beni di cui la
parrocchia può disporre, ecc. in breve,
tenuto conto del bilancio dell'Ente in-
teressato.
2° - Quando l'Ente presso cui il Sa-
cerdote lavora (es. parrocchia) non è in
grado di provvedere al sostentamento
totale del Sacerdote (ed è la quasi to-
talità dei casi) subentra l'Istituto Dioce-
sano per il Sostentamento del Clero che,
con il reddito dei beni già appartenenti
ai benefici, ha il compito di integrare fi-
tà. Senza voler piangere miseria, va
detto che la situazione della nostra Dio-
cesi è tutt'altro che florida. Per anni o
per secoli i sacerdoti valdostani sono
vissuti in una povertà decorosa (salvo
poche eccezioni) con la fama di esse-
re ricchi. Il fatto stesso che le case par-
rocchiali siano state in massima parte
adattate per poterne affittare una par-
te più o meno consistente (fatto impen-
sabile per altre Diocesi) è la prova
evidente di uno sforzo per sfuggire al-
la miseria. Molto semplicemente in Val-
le di Aosta i benefici Ecclesiastici sono
pressoché inesistenti, ragione per cui
l'Istituto Diocesano di Aosta ha ben po-
co da prendere e non molto da di-
stribuire.
3° - Nel caso che le entrate dell'I-
stituto Diocesano non siano sufficienti
ad assicurare a tutti i Sacerdoti l'inte-
grazione necessaria per raggiungere la
retribuzione stabilita (ed è il caso no-
stro) è l'Istituto centrale per il Sosten-
tamento del Clero che dovrà intervenire
ad assicurare ad ogni Sacerdote lo sti-
pendio. Come e con quali mezzi? Fi-
no al 1989 lo Stato continuerà a versare
l'equivalente delle Congrue non più ai
singoli aventi diritto, ma alla Conferen-
za Episcopale Italiana che dovrà assi-
curare i fondi necessari all'Istituto
Centrale.
Dal 1990 in poi lo Stato destinerà a
scopi umanitari 1'8 per mille del-
l'I.R.P.E.F. riscossa. Ogni cittadino do-
vrà indicare in apposita casella del
Mod. 740 se intende affidare la gestio-
ne di questo 8 per mille allo Stato o al-
la chiesa, la quale tra i vari scopi umani-
tari - la fame nel mondo, aiuti al terzo
mondo, interventi in casi di calamità
ecc. potrà destinare una parte del pro-
vento anche alla fame dei Preti.
Sarà inoltre possibile contribuire con
liberalità destinate per questo scopo al-
la Conferenza Episcopale Italiana che
in tale caso saranno deducibili dal red-
dito imponibile.
Molti chiedono: è meglio ora o prima?
La risposta non è semplice. La rifor-
ma si era prefisso come scopo di eli-
minare le sperequazioni. Nonostante le
buone intenzioni qualche ingiustizia
rimane.
È certo che coloro che prima aveva-
no molto o almeno di più, oggi ci rimet-
tono. Quelli che prima avevano poco o
nulla, ci guadagnano. L'avvenire è si-
curamente molto incerto. Molto dipen-
derà dall'immagine di sé stessi che i
Preti sapranno dare. Un prete seria-
mente impegnato nella carità e nel ser-
vizio sicuramente troverà generosità e
rispondenza nei fedeli.
Can. Luigi Garino

Maggio 1986: Cresime
22
23


Testo Originale Estratto
Uno sguardo al 1986
Giornata della vita
Da vari anni la prima domenica di
febbraio è dedicata alla preghiera e al-
la riflessione dei credenti per sensibi-
lizzare le coscienze sul valore della vita
dal suo concepimento fino al suo ter-
mine naturale.
Di fronte all'esplosione della vita che
si manifesta in tanti modi ci sono tanti
e dolorosi segni di morte. Pensiamo al-
l'aborto (493 su 822 nati nel 1985 e 466
su 806 nati nel 1986 nella nostra Val-
le); pensiamo ai drammi dei suicidi, del-
la droga, dell'emarginazione degli an-
ziani; pensiamo ai «sogni» o «proget-
ti» di eutanasia...
Cosa dire se non chiedere al Signore
di essere degli amanti della vita, nostra
e altrui. Ma non basta. Vanno incorag-
giati e rimpolpati tutti quei gruppi e as-
sociazioni che già operano nel settore
facendosi carico degli altri, perché il
grido di allarme ed aiuto sia ascoltato
da tutti coloro che hanno delle pubbli-
che responsabilità e perché il singolo
non aspetti ad agire quando tristemente
viene colpito.
N. telefono Centro Accoglienza Vi-
ta: 55.28.17
* * *
Don Silvio Bois
Il 24 marzo è deceduto all'ospedale
di Vercelli don Silvio Bois che dal lu-
glio 1961 all'agosto del 1967 ha svolto
un prezioso e gioviale ministero nella
nostra parrocchia in qualità di vicepar-
roco. Aveva 50 anni.
Don Silvio ci ha lasciati silenziosa-
mente, quasi di nascosto, così come
aveva vissuto, nella sofferenza, gli ul-
timi anni della sua vita al Priorato di
Saint-Pierre.
Ricambiamo quanto da lui abbiamo
ricevuto con il ricordo nella preghiera
e l'espressione della fraterna solidarie-
tà verso i suoi Cari.
* * *
Il Germoglio
Il 14 aprile, con atto notarile, è nato
ad Aosta il Germoglio che è l'associa-
zione dei genitori contro la droga.
Il gruppo, che per un periodo si riu-
nito alla nostra casa delle Opere, ha ora
una sede fissa presso la parrocchia di
Saint-Martin.
Per informazioni ci si può rivolgere
al n. telefonico 55.46.86.
Il gruppo si incontra martedì sera do-
po cena mentre una presenza viene as-
sicurata il martedì e venerdì dalle ore
15 alle 17.
Lavori in Cattedrale e storia del Cristianesimo
Cosa ne è di cinque anni di scavi, polvere e disagi? Che senso ha l'aver butta-
to tanto denaro pubblico per poi ricoprire tutto?
Anzitutto, ricoprire non è riseppellire! Anche le nostre case sono coperte ma
i loro abitanti non sono sepolti! Quanto prima, la zona archeologica della Cattedra-
le sarà aperta al pubblico e una importantissima pagina della storia del Cristiane-
simo in Valle di Aosta potrà rivivere.
Di proposito ho usato il termine «Storia del Cristianesimo» perché gli scavi in
Cattedrale sono stati finalizzati proprio alla ricerca delle nostre origini Cristiane.
Su queste stesse pagine avevamo avanzato l'ipotesi di una comunità cristia-
na aostana così numerosa e importante nel 313 d.Cr. da ottenere la concessione
in uso di una basilica adiacente al Foro. Qualcuno aveva trovato l'ipotesi, fantasio-
sa, azzardata e presuntuosa.
Oggi, a lavori... ultimati... le conclusioni degli esperti archeologi ci permettono
di andare molto oltre.
Sul sito, oggi occupato dalla Cattedrale, è documentato un edificio residen-
ziale di notevoli proporzioni (30 metri di lato) che constava di uno spazio centrale,
con sale più o meno importanti tutto intorno, alcune delle quali con pareti decora-
te, pavimentazioni ornate e munite di impianto di riscaldamento. Questo edificio,
costruito su uno precedente, è databile alla fine del duecento, e, ancora prima del-
l'editto di Costantino, accoglieva le assemblee Cristiane.
Il fatto che i primi Cristiani, nel periodo delle persecuzioni, si ritrovassero per
le loro assemblee liturgiche nelle Catacombe è frutto di leggenda. Le Catacombe
erano cimiteri ed in esse si celebravano i riti funerari. Le assemblee liturgiche soli-
tamente venivano celebrate in case private, sovente in case patrizie (più grandi
e decorose) messe a disposizione della Comunità dai proprietari, convertiti al Cri-
stianesimo. Questi edifici, sono passati alla storia con la denominazione di «Do-
24


Testo Originale Estratto
tare. La zona presbiteriale viene pavimentata con belle lastre marmoree bianche
e nere di ricupero; una delle salette riscaldate viene adattata a Battistero. Ci tro-
viamo così di fronte ad una chiesa di circa undici metri di larghezza su circa qua-
rantacinque di lunghezza.

Immediatamente dopo verrà costruito un Battistero adiacente alla Chiesa nel-
lo spazio che la separa dal Criptoportico. La datazione di questo edificio rimane
quella che già avevamo ipotizzato, intorno al 400.

Notevoli trasformazioni vanno registrate intorno al V e VI secolo. Nel VII-VIII
sec. il Presbiterio viene ingrandito e chiuso da una semplice barriera trasversale
abbandonando la «Solea» (corridoio transennato al fondo del quale era collocato
l'ambone).

Di grandissima importanza è stato il ritrovamento del Battistero. Nella chiesa
primitiva infatti il Battesimo veniva normalmente amministrato dal Vescovo. La pre-
senza dunque del Battistero annesso alla chiesa sta a dimostrare che si tratta di
una sede Vescovile, di una Cattedrale.
Primo
mus Ecclesiae» - Casa dell'Assemblea. Se ne ritrovano a Roma e nei grandi centri
di vita Cristiana, ne avevamo ammirata una a Nazareth, annessa alla casa della
Madonna, all'interno della Basilica della Annunciazione, risalente ai I sec., non
avremmo mai osato sperare di scoprirne una ad Aosta, alle origini della nostra Cat-
tedrale.

È dunque in questo luogo che i primi Cristiani di Aosta, ancora prima dell'edit-
to di Costantino si radunavano, in questa casa, messa a disposizione dal proprie-
tario, per celebrare l'Eucaristia ed ascoltare l'annuncio del Vangelo, ed è questa
casa che, donata alla Comunità, verrà trasformata nel primo edificio di culto Cri-
stiano. Difatti gli Archeologi hanno trovato la documentazione di un prolungamen-
to verso est della casa che si trasforma in Chiesa mediante l'abbattimento dei muri
interni. Il primo altare Cristiano viene costruito sull'asse dell'edificio primitivo, è
pensabile nel luogo stesso in cui vennero celebrate le prime Eucaristie ad Aosta,
che guarda caso, coincide quasi perfettamente con la collocazione attuale dell'al-

26
Primitivo pavimento del Presbiterio (fine IV sec. - inizio V)
Foto De Tommaso

Frammento dell'Ambone
V sec.

Foto De Tommaso

27


Testo Originale Estratto
Veduta d'insieme della zona Archeologica
Foto De Tommaso
La vasca Battesimale ritrovata, in origine era di forma circolare o poligonale
con un diametro di tre metri. Col variare dei riti Battesimali, la vasca subisce adat-
tamenti, in una seconda fase viene ridotta ed acquista la forma a Croce di Malta
a gradini digradanti, della misura alle estremità della braccia di metri 1,96. Più di
genere sono assai numerose nell'Italia del Nord e nella zona alpina e vengono da-
tate al V - VI secolo.
Il Battistero era fornito di ambone del quale sono stati ritrovati importanti fram-
menti databili al VI sec.
Come già ho accennato in uno degli annessi laterali, collegato con l'impianto
di riscaldamento è stata rinvenuta una vasca secondaria, in origine ottagonale e
poi curiosamente trasformata con l'inserimento di un bacile in legno a doghe, le-
gato da corde di viticci, poi annegato nello stucco.
Il doppio battistero può essere spiegato o col grande numero dei Battezzandi,
o con la necessità di un locale riservato alle donne. Sta di fatto che si tratta di un
dato assai inconsueto.
A questo punto possiamo dire che le origine di Aosta Cristiana sono sufficien-
temente chiare, forse più chiare e documentate che le fasi successive.
Sicuramente in epoca carolingia si sono verificate grandi trasformazioni, le cui
tracce sembrano scomparire nel corso della grande ricostruzione intorno al mille.
Gli affreschi scoperti nel sottotetto ed ora in fase di ricupero ci restituiranno l'im-
magine della decorazione dell'edificio nell'Xlmo secolo.
È questo restauro degli affreschi e quello del Chiostro che costituiranno l'im-
pegno dei prossimi anni.
Don Garino

Consiglio parrocchiale per gli affari economici

Al termine dello scorso anno - a norma del Codice di Diritto Canonico - è stato
costituito il Consiglio parrocchiale per gli Affari Economici.
Fanno parte del Consiglio: la Signora Cheney Emira in Segato, il Signor Fusa-
ro Gianni, il Dott. Santi Piergiorgio, il Dott. Ing. Venturella Piergiorgio, il parroco
e il viceparroco.
Il C.P.A.E. ha il compito di:
a) amministrare e gestire i beni appartenenti alla parrocchia e le offerte dei fedeli;
b) predisporre il bilancio preventivo e il rendiconto annuali;
c) tenere le scritture contabili;
d) reperire i fondi di finanziamento per le attività e le opere parrocchiali e per
il sostentamento del clero addetto alla parrocchia;
e) esprimere parare su tutti gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione;
f) presentare alla comunità, nel modo che crede più opportuno, il rendiconto
delle entrate e delle uscite.
L'utilità del C.P.A.E. può essere riassunto in tre parole. Aiuto al parroco che
necessita di maggior tempo per l'esercizio del ministero. Competenza in campo am-
ministrativo ed economico, doti che non sono richieste quando uno diventa sacer-
dote e facilmente mancano. Chiarezza di fronte alla comunità parrocchiale circa le
offerte che vengono fatte dai fedeli e gli eventuali beni che devono essere amministrati.
La chiarezza in campo denaro rende più credibile il ministero tanto più al mo-
mento presente che prevede il mantenimento del sacerdote ad opera della comuni-
tà che ne riceve il servizio e i benefici.
Un cordiale ringraziamento a coloro che hanno accettato le grane dell'ammini-
strazione senza la «grana».

Ordinazioni

Il giovedì santo hanno ricevuto l'or-
dinazione diaconale due alunni del no-
stro Seminario giunti al penultimo anno
della loro formazione: Mario Tringali
originario della nostra parrocchia e ora
residente a Santo Stefano e Paolo Pa-
pone membro della nostra comunità.
Nel corso di quest'anno riceveranno
l'ordinazione presbiterale.
Il 9 novembre, nella chiesa di Saint-

Martin veniva ordinato sacerdote don
Luigi Vuillermoz, conosciutissimo ex
insegnante di Aosta. Di età non più gio-
vanissimo ma giovane di spirito e di
cuore come lui stesso ha sottolineato
dopo la celebrazione. Ora svolge già il
ministero di parroco a Excenex-
Arpuilles.
Coraggio e siate i benvenuti nel no-
stro presbiterio che necessita di rinforzi.

28 29


Testo Originale Estratto
Servizio civile
Sono un giovane di 24 anni e faccio parte della parrocchia della Cattedra- le. Di fronte alla chiamata di leva ho scelto di servire il Paese in modo diver- so che con le armi in mano e ora sto svolgendo il servizio civile sostitutivo. Motivazioni insieme umane e di fede mi hanno spinto ad optare, in piena liber- tà e consapevolezza, per l'obiezione di coscienza al servizio militare.
Questa scelta, fatta da moltissimi gio- vani sia ora che negli anni passati, può risultare non ben comprensibile alla maggioranza della gente, e diverse so- no le cause della diffidenza.
Tra le prime io annovererei sicura- mente la considerazione che il servizio militare è entrato, da tempo ormai im- memorabile, in quello che si ritiene es- sere il «bagaglio essenziale» dell'espe- rienza umana: pur se molti cercano, con mezzi talora illeciti di evitarla, la «naja» è una tappa obbligata per i gio- vani. Spesso quindi l'anno trascorso in caserma viene visto come un evento ineluttabile e, di conseguenza, vissuto con malcelata sopportazione, e queste non sono considerazioni mie persona- li, ma dati di fatto riscontrabili in con- creto da chiunque.
Poi occorre tener presente che l'in- formazione sull'obiezione di coscienza e sul servizio civile fornita sia ai giova- ni che alle loro famiglie non è mai com- pleta: di questo gran parte della responsabilità va ai mezzi d'informazio- ne. Nel mondo della carta stampata vi sono però delle eccezioni, ad esempio «Avvenire», «Famiglia Cristiana», «Azio- ne Sociale» (periodico delle A.C.L.I.).
Infine i «cattivi esempi»: fino a due an- ni fa circa, molti ragazzi si sono dichia- rati obiettori di coscienza e si sono poi avvalsi di una certa disposizione nor- mativa (ora abolita) che consentiva lo- ro, in pratica, di svolgere un servizio civile di pochi mesi o addirittura di po- che settimane, anziché di 20 mesi co- me prescrive la legge. È chiaro che la loro condotta, e ancor quella di chi al Ministero della Difesa ha firmato quel- la disposizione, ha svilito l'obiezione di coscienza, portandola al rango di me- schino espediente per evitare la naja, e ha fatto sì che l'equazione «obiettore- disertore» prendesse forma nell'imma- ginazione comune. Non ho qui il tem- po, né è questa la sede per confutare questa tesi; resto comunque a dispo- sizione di chi vorrà approfondire que- sto argomento.
Terminata la mia... difesa d'ufficio, vorrei ora brevemente accennare ai mo- di in cui su concretizza giornalmente l'impegno di pace che ho preso con me stesso e con lo Stato. Da circa 8 mesi, e per altri 12 ancora, svolgo il servizio civile nella Caritas Diocesana e sono impegnato durante tutta la settimana, al mattino presso il Refuge Père Lau- rent, già Ma Maison, e al pomeriggio presso la Casa delle Opere della Cat- tedrale.
Al Rifugio collaboro assieme alle 6 volontarie laiche per il buon andamen- to dell'istituto, soprattutto nei confron- ti degli anziani, circa 80. Il mio compito principale è, infatti, di assisterli il più possibile, e tener loro compagnia sia con una chiacchierata sia sbrigando piccole commissioni di vario genere, dall'acquisto di una bottiglia di arancia- ta, all'invio di una lettera. Quando c'è qualcuno che deve sottoporsi ad una visita medica in ospedale, li accompa- gno e mi trattengo con loro per tutto il
Refuge di C.so P. Lorenzo
tempo necessario. Nei casi in cui altri vengano ricoverati per cure particola- ri, generalmente al Beauregard, vado ad assisterli durante il pranzo alternan- domi con i parenti dell'anziano, se ce ne sono, e tengo i contatti tra i medici del reparto e le volontarie del Refuge.
Il dialogo con le persone anziane cer- to molto più semplice ora che conosco molti di loro e che molti conoscono me, che non a maggio quando ho iniziato; in tutti questi mesi ho pensato che la cosa che ci è più preziosa, e che quin- di diamo ad altri con meno facilità, è il nostro tempo: questa riflessione è na- ta dal fatto che solo dopo molto tempo trascorso magari anche in silenzio, so- no entrato in sintonia con alcuni anziani.
Il mio impegno pomeridiano riguar- da invece i bambini delle elementari e medie del Centro Storico: dall'apertu- ra della scuola collaboro con Suor Gio- vanna e Suor Stanislao all'organizza- zione di un doposcuola gratuito per aiu- tare i bambini che ne hanno necessi- tà. Questa attività non potrebbe certa- mente andare avanti senza l'opera ge- nerosa di alcune studentesse delle su- periori ed alcune signore che donano spontaneamente a questi alcune ore del loro tempo libero. Dal momento che in alcuni casi, fortunatamente sporadi- ci, si sono presentati molti più bambini del solito, e, talvolta, meno assistenti del previsto, vi sono stati alcuni giorni più «caldi» degli altri, nonostante siamo in pieno inverno! Fortunatamente, la Provvidenza non ci ha mai abbandona- ti, ma anzi ci ha aiutati a superare di- versi ostacoli incontrati.
Queste poche righe non sono certo state sufficienti a descrivere compiuta- mente le attività che cerco di portare avanti; spero solo di averne dato un'i- dea in modo tale da mostrare che an- che qui e adesso si può fare molto per realizzare quella pace che tutti cer- chiamo.
Massimo
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Testo Originale Estratto
Mons. Fausto Vallainc
Il 15 dicembre, in Cattedrale, il Ve-
scovo ha presieduto una concelebrazio-
ne in suffragio di Mons. Fausto Val-
lainc deceduto ad Alba nel pomeriggio
dell'8 dicembre, solennità dell'Imma-
colata.
Nato a Champorcher nel 1916 fu or-
dinato sacerdote ad Aosta nel 1940.
Brillante professore nei nostri Seminari
ricoprì varie cariche nella nostra Dio-
cesi. Nel 1950 fu chiamato a Roma. Fu
Direttore della Sala Stampa della S. Se-
de, Consigliere nazionale dell'Unione
Italiana della Stampa Cattolica, Redat-
tore dell'Osservatore Romano... Con-
sacrato Vescovo nel 1970 fu prima
Amministratore Apostolico di Colle
Val d'Elsa poi Vescovo ad Alba dal 23
novembre 1975 fino alla morte.
Un amico giornalista, attraverso le
pagine dell'Osservatore Romano così lo
ricorda.
Don Fausto! La notizia del suo re-
pentino passaggio all'eternità è arriva-
ta alla vigilia di un incontro con alcuni
giornalisti che si sarebbero recati ad Al-
ba per trascorrere qualche ora con l'an-
tico direttore della Sala Stampa Vatica-
na e rivivere, sulle onde della perduran-
te amicizia, lontane vicende.
Vicende risalenti alla stagione con-
ciliare, quando Papa Giovanni affidò
a Mons. Fausto Vallainc la responsa-
bilità dell'Ufficio Stampa del Vatica-
no II, affollato da centinaia di operato-
ri dei «media» giunti a Roma da tutto
il mondo. Ero tra questi. Ed è così che
nacque la consuetudine, trasformatasi
subito in amicizia, con l'indaffarato e
condiscendente Direttore, il quale, nella
32
mole e nella convulsione del lavoro,
trovava sempre il tempo di ascoltare
ciascuno.
Lavoro difficile il suo, ed estrema-
mente impegnativo. Non occorre dir-
lo. Lo rivedo fare la spola tra l'Aula
conciliare e l'ufficio, coordinare l'at-
tività dei portavoce delle varie espres-
sioni linguistiche, curare la redazione
dei Bollettini informativi, organizzare
e animare le conferenze stampa, bada-
re a che il complesso macchinario fun-
zionasse in ogni suo ingranaggio, dalla
dattilografia, ai telefoni, alle telescri-
venti. Il tutto con un fervore, una de-
dizione, una nobiltà e una cordialità
veramente sacerdotali. Poiché - ecco -
Don Fausto era un prete tutto d'un pez-
zo, e lo si vedeva subito, slanciato co-
me le montagne della sua originaria Val
d'Aosta. E dispiegava il suo essere sa-
cerdote nell'esercizio di quella delica-
tissima mansione, armonizzando con
trasparente lealtà il servizio ecclesiale
che gli era affidato con la risposta alle
esigenze del mondo giornalistico.
C'era una manifesto collegamento
tra la messa - e le omelie - ch'egli cele-
brava nella vicina chiesa della Traspon-
tina e il ministero che andava svolgendo
tra le pareti dell'affannoso ed entusia-
smante ufficio. Sacerdotalità e profes-
sionalità, unite l'una a sostegno dell'al-
ma anche negli inevitabili momenti di
tensione e nel cruccio di problemi non
risolti; l'accentuato senso della buona
accoglienza; il saper coniugare pensie-
ro e azione; la sua tenace e dolce capa-
cità di dialogo; tutte caratteristiche che
gli valsero un generale e sincero apprez-
zamento. Cui si aggiunge il non picco-
lo merito di aver dato una configurazio-
ne nuova, alla Sala Stampa della San-
ta Sede, della quale fu il primo di-
rettore.
Dopo la conclusione del Concilio il
mondo interiore di questo fedele ser-
vitore del Papa lo ritroviamo nelle belle
pagine ch'egli dedicò a Padre Tito
Brandsma; nella biografia del Carme-
litano olandese, che Papa Giovanni
confidò all'autore di aver letto tutto
d'un fiato nel corso di un'intera notte,
affascinato dalla figura del giornalista
martire. Ci voleva la penna d'un altro
giornalista - appunto il nostro don Fau-
sto - per raccogliere la storia di una sin-
golare ed eroica vicenda apostolica,
basata in gran parte sulla carta stam-
pata. Ma don Fausto credeva profon-
damente al valore dei «mass-media»
come veicoli di evangelizzazione. Era
convinto che la parola, una volta fis-
sata sulla carta, sta lì con tutta la po-
tenzialità di una voce amica. Era stato
consulente ecclesiastico dei Giornalisti
cattolici del Lazio. Veniva dall'Ufficio
Stampa dell'Azione Cattolica. Il Decre-
to Conciliare «Inter Mirifica» e la
«Communio et Progressio» erano an-
cora di là da venire ed egli aveva già
pubblicato - nel 1961 - il suo bravo li-
bro, che riprese il cammino per la ter-
za volta l'anno scorso, quando Giovan-
ni Paolo II ascrisse Tito Brandsma al-
l'albo dei Beati. In quelle pagine, di-
cevo, si ritrova il riflesso del cuore di
don Fausto, quel cuore sacerdotale di
cui i giornalisti che l'hanno conosciu-
to conservano un caro e ammirato
ricordo.
Anch'egli, dopo la chiamata al ser-
vizio episcopale - fu probabilmente il
primo Vescovo italiano ad avere la tes-
sera da giornalista - conservò un caro
ricordo del periodo trascorso con i pro-
fessionisti della parola.
Ne ebbi l'ultima riprova il 7 settem-
bre, riabbracciandolo ad Aosta. Era fe-
lice per la visita del Santo Padre alla
sua terra natale. I suoi occhi lucidi di-
cevano che la presenza del Papa e di
amici venuti da Roma gli dava la sen-
sazione di una «rimpatriata» alla qua-
le avrebbe voluto dare un seguito.
Come era in programma proprio in
questi giorni. Ma il Signore ha dispo-
sto la rimpatriata definitiva che indi-
rizza alla più alta dimensione il ricordo
di probità intellettuale che questo pre-
te sincero e fedele ha lasciato di sé in
uno dei meno facili ma non meno ap-
passionanti settori del ministero ec-
clesiale.
da «L'Osservatore Romano»
33


Testo Originale Estratto
Visita alle famiglie
Tra l'autunno del 1985 e il mese di maggio del 1986 abbiamo visitato buo-
na parte delle famiglie residenti nel ter-
ritorio parrocchiale. Se le circostanze,
fatte di tempo ed anche di salute, ce lo
permetteranno continueremo, sia pure
lentamente.
A tutte le famiglie rivolgiamo un gra-
zie cordiale per l'ospitalità e per l'ar-
ricchimento di esperienza che abbiamo
ricevuto perché una conoscenza più
concreta della vita, ed in particolare dei
problemi che riguardano le famiglie, ci
permette di svolgere il nostro ministe-
ro con i piedi per terra e l'urgenza di
avere costantemente il cuore rivolto
verso Dio.
Angolo della carità
Durante il 1986 sono state raccolte e distri-
buite le seguenti offerte:
Fame nel mondo
5.000.000
Università Cattolica
700.000
Pro Terra Santa
300.000
Obolo S. Pietro
(Visita del Papa)
2.750.000
Pro Salvador
3.500.000
Seminario
2.000.000
Missioni
3.700.000
Giornata Acli
250.000
Caritas parrocchiale
8.940.000
Totale
27.140.000
BATTESIMI
Curiosità e riflessione
Le tre pagine che seguono non rappresentano cattedrali stilizzate ma sono gli
istogrammi dei battesimi, matrimoni e decessi, registrati negli archivi della nostra par-
rocchia dal 1900 al 1986.
Possono essere un motivo di curiosità ma anche di riflessione.
Per leggerli attentamente si dovrebbero aggiungere altri dati che non possiedo;
mi limiterò a due note.
Gli abitanti della parrocchia si aggiravano nel 1915 sui tremila; a metà secolo
erano 6.800 e da allora ad oggi il numero fu sempre fluttuante dai 7.000 ai 6.000
attuali.
Oggi la parrocchia, situata in buona parte nel Centro Storico, è piuttosto «ma-
tura» se consideriamo l'età degli abitanti; il fatto è dovuto alla difficoltà delle giovani
coppie a trovare alloggio. Pertanto le famiglie con figli in età scolastica abitano pre-
valentemente in altre zone della città; nelle scuole elementari il numero dei bambini
si aggira sui 30/40 per classe.
34 35


Testo Originale Estratto
36 MATRIMONI 80 70 60 50 40 30 20 10 1900 1910 1920 1930 1940 1950 1960 1970 1980 150 DECESSI 140 130 120 110 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 1900 1910 1920 1930 1940 1950 1960 1970 1980 37


Testo Originale Estratto
Prepariamoci
alla Pasqua 1987

Riconciliazione - Confessioni
Martedì santo: ore 8-11 / 17-19
Giovedì e Venerdì: ore 7,30-11,30 / 15-19,30
Sabato santo: ore 7,30-11,30 / 15-23
Pasqua: ore 7-12,30 / 17-19

Celebrazioni
Venerdì 10 aprile ore 20,30: stazione quaresimale
Domenica delle Palme
ore 10 Chiesa Santa Croce: benedizione delle palme - processione in Cat-
ENRICCI VILUGLIU RENATO DANIECLE FRANCU GIURGIU
tedrale e Messa della Passione
Giovedì Santo
ore 9° Messa del Crisma e concelebrazione, con il Vescovo, di tutti i Sa-
FRANCI CIURGIU CULIANU ENRICU RENATO DANIELCI
cerdoti della Diocesi
ore 18° Cena del Signore FRANCU CIURGIU RENATO ENRICU
N.B.: Dopo la Messa, reposizione dell'Eucarestia in apposita cap-
pella e adorazione individuale fino a mezzanotte LULIANU
Venerdì Santo - digiuno e astinenza
ore 10 Ora di preghiera per i giovani
ore 18° Celebrazione della Passione - Adorazione della Croce - Comunione
N.B.: In giornata si raccolgono le offerte per la campagna contro
FRANCU GIURGIU RENATO LULIANU DANIELU
la fame, frutto della rinuncia quaresimale.
Sabato Santo FILIPPC
ore 21° Solenne Veglia pasquale
N.B.: Non viene celebrata la Messa delle ore 18
Solennità di Pasqua
Sante Messe ore: 7,30 - 9 - 10° - 11,30 - 18
N.B.: Le celebrazioni segnate con (°) saranno presiedute dal
Vescovo
Lunedì di Pasqua
Orario feriale sante messe: 7 - 8 - 9
Santa Croce ore 18,30
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Ricordare serve sempre

Battesimi
Si celebrano l'ultima domenica del mese. Per quanto è possibile non fateci
fare troppe eccezioni e prenotatevi per tempo, anche in vista ad una breve prepa-
razione.

La cresima agli adulti
Viene conferita da Monsignor Vescovo il primo sabato di ogni mese, in Cat-
tedrale, durante la messa festiva delle ore 18.
Per la Cresima è necessario:
- certificato di Battesimo;
- essere preparati;
- essere accompagnati da un padrino o madrina (secondo il nuovo Codice
i genitori non possono fungere da padrino o madrina);
- far precedere la confessione;
- trovarsi in Cattedrale mezz'ora prima della celebrazione.

I fidanzati
Che desiderano celebrare il Matrimonio come sacramento non abbiano timo-
re di venirci a trovare tre mesi prima.
I giovani che intravvedono il matrimonio come scelta di una vocazione vo-
gliono interpellarci perché vengano loro suggeriti corsi e incontri in preparazione
al Matrimonio senza dover aspettare gli ultimi mesi quando tutto dev'essere fatto
in gran fretta. Una preparazione seria e coscienziosa ad un impegno vitale come
il matrimonio è il minimo che si possa fare ed augurare non solo per evitare dolo-
rosissime separazioni ma per crescere nell'amore.

Gli ammalati e le persone anziane
Che desiderano essere visitate da un sacerdote o da una persona amica oppu-
re fare la comunione il primo venerdì del mese possono comunicarcelo anche tele-
fonicamente (tel. 402.51).

La messa di Prima Comunione
Sarà celebrata quest'anno domenica 10 maggio alle ore 10 e la Cresima, agli
alunni di quinta e medie, sabato 9 maggio alle ore 18.

Gli incontri per Alcolisti anonimi
Hanno luogo tutti i lunedì e giovedì alle ore 20,30 alla Casa delle Opere.
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Testo Originale Estratto
Cattedrale Aosta

Messe festive
7,30 - 9 - 10 - 11,30 - 18 - vigilia 18

Messe feriali
7 - 8 - 9 - solo mercoledì 18,30

Celebrazione dei Vespri: da ottobre a giugno
mercoledì ore 18,15 in cripta

Giornata di adorazione
Primo venerdì del mese, dalle 9 alle 21 nella cappella della Casa delle opere.

Confessioni
Martedì 8,30-10 - 17-19 (canonico Penitenziere)
Mercoledì
7-9,30 (canonico Tarcisio Lassalaz)
15-18,15 (canonico Giulio Rosset)
Giovedì 8,30-10 e 17-19 (canonico Penitenziere)
Venerdì 17-18 (canonico Giovanni Bérard)
Sabato 17-19 (canonico Penitenziere)
Domenica
9-12 (canonico Penitenziere)
7,30-12 e 18-19 (confessori vari)
Giorni feriali: dalle 7,30 alle 9,30 rivolgersi al parroco o al viceparroco in
sacrestia

Santa Croce

Messe festive
10,30 - 20,15

Messe feriali
Lunedì, martedì, giovedì e venerdì ore 18,30.

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BATTESIMI 1986

«Il Signore onnipotente che ha
inondato di gioia il mondo con la
nascita del suo Figlio, benedica
questi battezzati perché giungano
alla perfetta somiglianza con
Cristo».
(dalla Liturgia)

1) Chasseur Monica, battezzata il 26
gennaio;
2) Basile Alex, battezzato il 16 febbraio;
3) Grosjacques Etienne Claude Marie,
battezzato il 23 febbraio;
4) Falcomatà Ettore, battezzato il 30
marzo;
5) Busso Stefania, battezzata il 30 marzo;
6) Renda Giuseppe, battezzato il 6 aprile;
7) Zara Jennifer, battezzata il 23 aprile;
8) Bianquin Elisa Marina, battezzata il 27
aprile;
9) Anile Alessandro, battezzato il 1°
giugno;
10) Cosentino Michela, battezzato il 29
giugno;
11) Bersano Marco, battezzato il 29
giugno;
12) Platì Maria Vittoria, battezzata il 13
luglio;
13) Venturella Marta, battezzata il 24
agosto;
14) Stoppa Cristina, battezzata il 24
agosto;
15) Artuso Roberta, battezzata il 5
ottobre;
16) Nato Giulia, battezzata il 26 ottobre;

17) Piumatti Davide, battezzato il 26
ottobre;
18) Alati Germain Matthieu Grato Karol,
battezzato il 14 dicembre;
19) Veysendaz Katia, battezzata il 28 di-
cembre.

MATRIMONI 1986

«Il Signore confermi nella sua
fedeltà il consenso che avete ma-
nifestato davanti alla chiesa e si
degni ricolmarvi della sua bene-
dizione».
(dalla Liturgia)

1) Mandato Giorgio e Ferrari Barbara,
5 aprile;
2) Pascarella Fabrizio e Dematteis Rosa-
lia, 13 aprile;
3) Lazzarotto Gianni e Galvagno Giusep-
pa, 31 maggio;
4) Lucianaz Adolfo e Picchiottino Gra-
ziella, 31 maggio;
5) Deligios Michele e Stocchero Mara, 12
luglio;
6) Vanacore Antonio e Vescio Isabella,
9 agosto;
7) Borione Danilo e Valerioti Loredana,
14 agosto;
8) Peruzzi Corrado e Ronzani Maria Ro-
sa, 13 settembre;

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Testo Originale Estratto
9) Sposato Luigi e Donadio Carmela, 20
settembre;
10) Luberto Luciano e Arbaney Marina,
4 ottobre;
11) Di Vincenzo Giuseppe e Feder Ema-
nuela, 5 ottobre;
12) Franco Mario e Romano Simona, 18
ottobre.
DEFUNTI 1986
Il Signore accolga nella comunio-
ne dei santi questi nostri fratelli e
sorelle e conforti con la sua gra-
zia coloro che sono nel dolore.
1) Marguerettaz Albina, deceduta l'8
gennaio, di anni 84;
2) Mandato Mario, deceduto il 9 gen-
naio, di anni 73;
3) Cugnod M. Angelica ved. Certan, de-
ceduta il 10 gennaio, di anni 94;
4) Ienaro Nicodemo, deceduto il 16 gen-
naio, di anni 62;
5) Cantele Angela ved. Cantele, dece-
duta il 27 gennaio, di anni 84;
6) Truc Margherita in Castellan, dece-
duta il 2 febbraio, di anni 69;
7) Guichardaz Venanzio, deceduto il 5
febbraio, di anni 63;
8) Thérisod Cassilda ved. Regazzo, dece-
duta il 7 febbraio, di anni 75;
9) Tamborin Maria ved. Camera, dece-
duta il 15 febbraio, di anni 78;
10) Margrita Jole in Zanetti, deceduta il
15 febbraio, di anni 62;
11) Vaudetto Orsola ved. Zimaglia, dece-
duta il 17 marzo, di anni 94;
12) Vevey Giuseppe, deceduto il 20 mar-
zo, di anni 65;
13) Guidi Clotilde ved. Iacomini, deceduta
il 22 marzo, di anni 83;
14) Torregrossa Francesco, deceduto il 23
marzo, di anni 83;
15) Pavan Pietro, deceduto il 23 marzo,
di anni 80;
16) Zardo Giovanni, deceduto il 10 apri-
le, di anni 74;
17) Corradin Riccardo, deceduto il 14
aprile, di anni 77;
18) Dalbard Adolfo, deceduto il 28 apri-
le, di anni 62;
19) Michelini Maria in Marchetti, dece-
duta il 30 aprile, di anni 76;
20) Moncini Maria ved. Doroni, dece-
duta il 15 maggio, di anni 88;
21) Rasia Ada in Ponzetti, deceduta il 28
maggio, di anni 44;
22) Suino Giuseppe, deceduto il 30 mag-
gio, di anni 64;
23) Gulbenkian Parsegh, deceduto il 4 giu-
gno, di anni 93;
24) Suino Felicita ved. Vai, deceduta il 5
giugno, di anni 74;
25) Stangalini Lucia ved. Moniotto, dece-
duta il 6 giugno, di anni 95;
26) Chantel Enrico, deceduto il 7 giugno,
di anni 82;
27) Viale Giuseppe, deceduto il 14 giugno,
di anni 66;
28) Bonini Pietro, deceduto il 20 luglio, di
anni 75;
29) Senatore Benedetta, deceduta il 24 lu-
glio, di anni 65;
30) Bus Luigi, deceduto il 28 luglio, di an-
ni 78;
31) Lettry Adolfo, deceduto il 29 luglio,
di anni 77;
32) Bionaz Emerenziana in Bondaz, dece-
duta il 1° agosto, di anni 81;
33) Cengo Valentina ved. Gorret, dece-
duta il 26 agosto, di anni 95;
34) Botalla-Buscaglia Lino Edoardo, de-
ceduto l'11 ottobre, di anni 90;
35) Ronchietto-Silvano Mario, deceduto il
27 ottobre, di anni 39;
36) Sagliaschi M. Vittoria in Marcoz, de-
ceduta il 5 novembre, di anni 63;
37) Riccardi Gennaro, deceduto il 15 no-
vembre, di anni 89;
38) Antonietti M. Angela ved. Borney, de-
ceduta il 23 novembre, di anni 96;
39) Gibello Medea ved. Nelva-Stellio, de-
ceduta il 30 novembre, di anni 76;
40) Gallina Rolando, deceduto il 24 di-
cembre, di anni 62;
41) Tréves Pietro, deceduto il 26 dicembre,
di anni 74.
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KAROL WOJTYLA
Papa Giovanni Paolo II
Karol Wojtyla è nato a Wadowice, in
Polonia, il 18 maggio 1920, a pochi chi-
lometri da Cracovia, ai piedi dei Piccoli
Baskidi, le montagne che segnano il con-
fine fra la Polonia e la Slovacchia.
La sua era una famiglia di condizioni
economiche molto modeste, inserita nel-
l'ambiente di Wadowice, tipicamente
contadino e operaio.
A nove anni gli muore improvvisamen-
te la madre, Emilia Kaczorowsky, e da
quel momento la sua educazione è affi-
data totalmente al padre, Carlo, un sot-
tufficiale dell'esercito che abitua il
piccolo a una severa disciplina.
«Lolus» a un anno. ⭢
«Lolus» con i genitori. ⭢
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Testo Originale Estratto
Terminate le scuole elementari, il gio-
vane Karol entra nel liceo locale dove
consegue la maturità classica a pieni vo-
ti. Il parroco di Wadowice, Edward Za-
cher, che gli fu professore, lo ricorda
come un ottimo studente: «Eccelleva nel-
le materie letterarie e linguistiche ed era
molto amato dai compagni per il carat-
tere aperto e cordiale».
Nel 1938 si trasferisce con il padre a
Cracovia e li frequenta i corsi universi-
tari nella facoltà di Lettere e Filosofia,
studi che deve interrompere nel 1939 per
Il giorno della Prima Comunione.
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lo scoppio della seconda guerra mondia-
le. Per Wojtyla incominciano gli anni più
duri della sua giovinezza. Lavora come
operaio in alcune cave di pietra a Zak-
rowek e poi negli stabilimenti chimici del-
la Solway. In questo periodo rimane
orfano anche di padre e perde pure l'u-
nico fratello maggiore, già laureato in
medicina. Rimasto completamente solo,
si dedica ai problemi del mondo operaio
con interessi anche per la letteratura e per
il teatro. Egli stesso fa l'attore nel «Tea-
tro rapsodico».
A ventidue anni, quindi già in età adul-
ta, matura la sua vocazione al sacerdo-
zio. Mentre lavora, studia teologia in un
seminario clandestino fino a quando, con
la riapertura delle scuole cattoliche a
guerra finita, può totalmente dedicarsi
agli studi teologici. Nel 1946 è ordinato
Don Karol.
Studente universitario.
sacerdote e subito parte per Roma dove,
nel 1948, consegue la sua prima laurea
in teologia. Ritornato in Polonia, ne con-
segue una seconda e ottiene la libera do-
cenza di Etica nella Università di Lublino
e nella Facoltà teologica di Cracovia. Per
Wojtyla questi sono anni fecondi: s'im-
pegna nel mondo universitario, scrive e
pubblica numerosi articoli, saggi e poesie.
Il 4 luglio 1958 Pio XII lo nomina ve-
scovo titolare di Osubi e ausiliare del-
l'amministratore apostolico di Cracovia.
Vescovo a 38 anni (1958).
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Testo Originale Estratto
Cardinale (1967).
Nel 1964 Paolo VI lo promuove arcive-
scovo di Cracovia e tre anni dopo, il 26
giugno 1967, lo nomina cardinale.
Accompagna la sua intensa attività pa-
storale con quella dello scrittore. Tra le
opere di maggior rilievo si ricorda: «I
fondamenti del rinnovamento del Con-
cilio Vaticano II», «Amore e responsa-
bilità», «Segno di contraddizione» e il
poema «La bottega dell'orefice», una pa-
tetica e suggestiva meditazione sull'amore
coniugale.
Per la sua profonda conoscenza dei
problemi del mondo contemporaneo, du-
rante il Concilio gli viene assegnata la ste-
sura di una parte della Costituzione
«Gaudium et Spes», la Chiesa nel mon-
do contemporaneo. Nei suoi scritti, pro-
fondi e incisivi, come in tutta la sua
attività pastorale, emerge già il suo im-
li, cinque lettere encicliche, un Giubileo
straordinario nel 1983-84 per il 1950° an-
niversario della Redenzione, la promul-
gazione nel 1983 del Nuovo Codice di
Diritto Canonico e un numero incalco-
labile di discorsi. Nessun problema uma-
no lo lascia indifferente.
Dopo otto anni dalla sua elezione Pa-
pa Giovanni Paolo II continua a godere
di una grande popolarità e di grande pre-
stigio, sebbene a una certa mentalità lai-
cista sia fastidiosa la coerenza che egli
dimostra tra la sua robusta fede perso-
nale e la dottrina evangelica, fatta di cer-
tezze e di verità illuminanti, che egli
insegna con umiltà e coraggio. Ma tan-
t'è che fin dai primi giorni del suo pon-
pegno a salvare la persona umana che è
«fine e non strumento dell'ordine socia-
le». Questo impegno acquisterà tutto il
suo valore e la sua ampiezza quando, co-
me Papa, potrà far sentire a tutti la vo-
ce di Cristo e della Chiesa.
Nel pomeriggio di sabato 14 ottobre
1978 centoundici cardinali sono riuniti in
conclave per eleggere il successore di Pa-
pa Luciani. Due soli giorni sono suffi-
cienti, e alle 18,18 del lunedì 16 ottobre
il protodiacono Pericle Felici può annun-
ziare al mondo intero l'elezione di Ka-
rol Wojtyla a sommo pontefice: è il 264°
successore di Pietro e il primo papa po-
lacco. Alle 19,20 il neo eletto, che pren-
de il nome di Giovanni Paolo II, saluta
commosso la folla osannante in piazza
e subito fraternizza pronunciando un di-
scorso che resterà celebre.
Papa (1978).
Questo papa, «chiamato da un paese
lontano... lontano, ma sempre così vici-
no per la comunione nella fede e nella tra-
dizione cristiana...», ha un programma
profondo: «servire l'uomo e l'umanità
intera» in una visione essenzialmente
evangelica, cristologica, cristocentrica.
Vuole decisamente dare dal Concilio la sua
applicazione. «Non abbiate paura! Apri-
te, anzi spalancate le porte a Cristo!»: è
il grido che con coraggiosa consapevo-
lezza va ripetendo ovunque può far giun-
gere la sua voce e la sua persona.
Il suo pontificato registra attualmen-
te trenta viaggi apostolici internaziona-
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Testo Originale Estratto
13 maggio 1981, ore 17,19: pochi attimi prima dell'attentato.
Colpito! Il perdono.
tificato egli si è manifestato un cristiano forte e ottimista, figlio di quella terra che — come scrisse anni fa il primate polacco Wyszinski — «ha l'abitudine di dire sì soltanto a Dio, alla Chiesa di Cristo e alla sua Madre». Questa è la fedeltà dei primi martiri della Chiesa e, come loro, Papa Giovanni Paolo versa il suo sangue nell'attentato in piazza San Pietro del 13 maggio 1981.
Alla gente Giovanni Paolo II piace: su credenti e non credenti esercita il suo fascino. L'uomo contemporaneo, travagliato da profondi interrogativi e da angoscianti incertezze, non chiede altro che un po' di luce e di speranza nell'a- more e nella coerenza della verità. E Giovanni Paolo è la risposta a tutto questo. A.M. Careggio La Vallée d'Aoste te salue
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Testo Originale Estratto
24 ore
con il Papa in Valle d'Aosta

Le antiche strade dei Papi
La visita pastorale di Giovanni Paolo II in
Valle d'Aosta assume un'importanza di ri-
lievo storico. Mai, infatti, un Pontefice ave-
va scelto la Vallée come meta di un suo
viaggio ufficiale. I testi ricordano soltanto
cinque passaggi. Il primo, nel 753, di Ste-
fano II che attraversò la regione per raggiun-
gere il monastero di Saint Maurice d'Au-
gune e poi la corte carolingia di Pipino il
Breve. Nell'804 fu la volta di Leone III che
valicò il Gran San Bernardo per arrivare a
Klersy.

Tra il 1049 e il 1050 gli storici citano il
passaggio di Leone IX che la tradizione vuo-
le abbia celebrato una messa in cattedrale.
Gli ultimi due transiti riguardano Eugenio

6-7 settembre 1986

III di ritorno dalla Francia nel 1148 e Cle-
mente V, il primo Pontefice avignonese, nel
1306.

L'arrivo
L'elicottero di Karol Wojtyla atterra sul
verde prato del Puchoz alle 18,40 di saba-
to 6 settembre. Il Papa aveva raggiunto in
aereo l'aeroporto di Caselle. Di qui, dopo
un breve colloquio con il cardinale Balle-
strero, il trasferimento ad Aosta. Venticin-
quemila persone, in una sfera di grande
emozione, lo attendono in piazza Cha-
noux, dove il Pontefice giunge pochi mi-
nuti dopo le 19 sulla sua jeep con i vetri
antiproiettili. La tensione è grande almeno
quanto la gioia dei valdostani.

Sul palco il Papa ascolta il saluto delle
autorità. Prendono la parola il sindaco Bich,
il presidente della Regione Rollandin e, in
rappresentanza del governo, il ministro del-
la Difesa Spadolini che ricorda, nel racco-
glimeno triste della folla, le stragi
dell'aeroporto di Karachi e della sinagoga
di Istanbul.

Poi tocca al Papa. Wojtyla ricorda san
Bernard de Menton, sant'Anselmo e san
Grato, il patrono della diocesi. Parla della
Valle d'Aosta come «isola di tranquillità e
bellezza», ringrazia per la calorosa acco-
glienza e si concede qualche battuta sul
Monte Bianco, confessando la sua preoc-
cupazione per ciò che lo attende il giorno
successivo: la «passeggiata» sul ghiacciaio
della Brenva. Tiene il discorso per metà in
francese e per metà in italiano, in omaggio
al bilinguismo della regione.

Alle 20,30 il Pontefice è in cattedrale. Re-
cita il rosario con gli ammalati e gli anzia-
ni della diocesi, rivolgendosi loro parole di
conforto. È ospite del vescovo Ovidio Lari,
che dice: «Nel visitare la diocesi egli assol-
ve ad un compito che gli viene da Dio.
Questa visita rafforza i vincoli tra la comu-
nità valdostana e la sede di Pietro».

La domenica
È il giorno principale della visita pasto-
rale, il giorno più atteso e importante. Al-
le 8,45 Giovanni Paolo II incontra gli alpini
della scuola militare, accolto da Spadolini,
dal Capo di Stato maggiore dell'Esercito Po-
li e dal comandante della Smalp Borgenni.
Il Papa raccomanda ai giovani alpini di «lot-
tare per il mantenimento della pace nel
mondo».

Con un elicottero del 545° squadrone di
Pollein, pilotato dal tenente colonnello Fe-
derico Vallauri, il Pontefice raggiunge Cour-
mayeur. L'arrivo avviene alle 9,50 sul
piazzale Monte Bianco. Dopo l'incontro
con le autorità in piazza Abbé Henry Woj-
tyla affronta il tema dei valori spirituali del
turismo.

Poi, sempre in elicottero, sale al ghiac-
ciaio della Brenva, a quota 3700 metri. Nel-
la neve fresca passeggia qualche minuto da
solo e fa allontanare l'elicottero per riflet-
tere nel silenzio dell'alta montagna. A mez-
zogiorno recita l'Angelus sulla vetta del
Monte Chétif. Lo ascolta tutto il mondo.

Nel pomeriggio rientra ad Aosta. Alle 17
concelebra la messa a Montfleury. Alle 19
lascia la Valle.

Le sue parole
Nella messa a Montfleury: «Cari fratelli
di Aosta oggi i credenti sono spinti a sotto-
lineare alcuni valori che l'andamento del
mondo vorrebbe in qualche modo offusca-
re o dimenticare. Il cristiano deve esercita-
re la sua funzione decisiva e insostituibile
al servizio di una umanità divisa e minac-
ciata. Deve coltivare e rafforzare a tutti i li-
velli lo spirito di comunione e solidarietà».

Il suo impegno per la pace, nelle parole
rivolte agli alpini della Smalp: «La pace non
è un'utopia quando ci sono uomini che
operano con responsabilità e sincera testi-
monianza, pagando di persona per il suo
raggiungimento. La difesa è prudenza, è di-
ritto, è dovere che impegna gli uomini a
una continua vigilanza, interiore ed ester-
na, per prevenire lo scatenarsi dell'odio e
della guerra».

Il sabato sera in piazza Chanoux: «Nel
mettere piede in questi luoghi colpisce su-
bito la constatazione di trovarsi in un po-
sto privilegiato. È un palcoscenico naturale,
il più adatto ad elevare l'anima per portar-
la alla contemplazione dell'Invisibile. Gli
uomini del mondo contemporaneo, minac-
ciati dall'inquinamento, dal rumore, dalle
distrazioni della società industrializzata e
secolarizzante, corrono qui a rigenerare le
loro forze fisiche».

La domenica a Courmayeur: «Il turismo
non dovrà mai conoscere il pericolo di dis-
sipare il tempo né di tradurre lo svago in
intemperanza, il desiderio culturale in cu-
riosità malsana, il bisogno di socialità in in-
Aosta, 6 settembre - ore 18,40 - Stadio Puchoz: arrivo del Papa.
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