Saint-Pierre: Storia, Tradizioni e Evoluzione dei Villaggi di Montagna della Valle d'Aosta

memorie, villaggi, personaggi 2003 30 pag.pdf

Il documento, intitolato "Memorie, Villaggi e Personaggi di Saint-Pierre" e pubblicato dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre, è una raccolta dettagliata che esplora la storia, la vita e le trasformazioni delle comunità rurali e dei villaggi della Valle d'Aosta, in particolare nel comune di Saint-Pierre e dintorni. Attraverso una combinazione di resoconti storici, aneddoti personali e descrizioni approfondite, il testo delinea le tradizioni agricole, le strutture comunitarie (latterie, mulini, forni), l'evoluzione sociale ed economica dal tardo XIX al tardo XX secolo. Vengono evidenziati lo sviluppo delle infrastrutture, le sfide della depopolazione e dell'emigrazione, la resilienza degli abitanti e l'importanza della memoria e del patrimonio culturale, presentando un quadro vivido di come queste comunità montane abbiano affrontato la modernità mantenendo le proprie radici. La pubblicazione include anche crediti per fotografi e illustratori, arricchendo il testo con elementi visivi che testimoniano il passato.

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Testo Originale Estratto
Vanda Champrétavy

MEMORIE
VILLAGGI
E PERSONAGGI
DI SAINT-PIERRE

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Supplemento al N. 3 di "Mélange" - Dicembre 2003


Testo Originale Estratto
Un grazie particolare
ai numerosi testimoni che hanno permesso
a Vanda Champrétavy di ripercorrere la vita,
gli aneddoti ... la storia dei villaggi.

Foto dei villaggi:
Ferruccio Sommariva

Foto di copertina:
Archivio Biblioteca comunale

Disegni:
Ester Saltarelli

Impaginazione, fotolito e stampa
Tipografia Valdostana, Aosta
Vanda Champrétavy
MEMORIE
VILLAGGI
E PERSONAGGI
DI SAINT-PIERRE
AMMINISTRAZIONE
COMUNALE DI
SAINT-PIERRE

BIBLIOTECA
COMUNALE
DI SAINT-PIERRE


Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

PRESENTAZIONE

...C'è una sorta di fobia generalizzata per tutto ciò che sembra chiedere di tor-
nare su qualcosa; può apparire paradossale, ma nella nostra società si ha il terrore
di assumere scelte definitive dopo averle ponderate, ma non si ha nessun pudore nel-
l'operare d'istinto scelte che vengono poi contraddette un istante dopo. Rileggere, ri-
pensare, riesaminare un testo, un evento, un incontro con qualcuno sembra vietato
da un codice non scritto ma unanimemente accettato. Eppure rimangono opera-
zioni indispensabili sia a livello individuale, per prendere in mano la propria vita,
sia a livello di società, per indirizzare gli eventi verso un maggior bene comune o
quanto meno verso il minor male possibile. Pressati come siamo dall'istante che fug-
ge, la rielaborazione di un fatto è processo arduo, faticoso, ma non possiamo e non
dobbiamo rinunciarvi se vogliamo ritrovare nelle nostre vicende quotidiane germi
di solidarietà e non di sopraffazione, di pace e non di guerra, di vita e non di mor-
te. (Enzo Bianchi, nuove apocalissi, Rizzoli, ottobre 2003).

Continua, con il terzo volume, il secondo sui villaggi, la piccola strenna di
Natale che la biblioteca vuole offrire agli abitanti di Saint-Pierre. La direzione, la
linea di pensiero, l'auspicio sono sempre gli stessi (molto bene espressi da Enzo
Bianchi): rileggiamo il nostro territorio, gli eventi che lo hanno accompagnato,
gli incontri che ne sono emersi per fare in modo che questo dia un senso al no-
stro presente. Troppo spesso lasciamo che la vita ci scorra accanto e la "comu-
niamo" al pari dei prodotti che la pubblicità ci invita ad acquistare e che poi, ine-
sorabilmente, dimentichiamo o buttiamo.

Le pagine che seguono, con la solita "fresca" scrittura di Vanda, rappresen-
tano invece un chiaro invito alla conoscenza, alla "conservazione" di uno spazio
di memoria che ci permetta di confrontarci anche con il passato recuperando, da
questo, punti di vista per vivere il presente in maniera maggiormente consape-
vole: che cosa ci dicono le storie di vita dei personaggi intervistati? Cambia la no-
stra prospettiva sull'assetto architettonico ed urbanistico del Saint-Pierre di oggi,
se confrontato con il Saint-Pierre di ieri? Come ci sentiamo noi, testimoni di un
tempo in cui anche le leggi sono al servizio del potente di turno, nel leggere che
"in ogni villaggio c'era la persona più rappresentativa a cui si rivolgevano per con-
sigli e che, insieme ai rappresentanti degli altri villaggi, stabiliva le regole che va-
levano per la comunità: il periodo della pulizia delle strade, l'intrattenimento del-
le piscine e dei ruscelli, il taglio della legna."

Vi lascio il piacere di scoprire altre differenze, altre similitudini ma, nello scor-
rere le pagine, lasciate spazio ad altri interrogativi... potrebbero aprire nuove pro-
spettive sul nostro modo di intendere la vita di una comunità.

Buona lettura, buone feste.

GERMANO DIONISI
Presidente della Commissione di gestione della Biblioteca

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Testo Originale Estratto
I Villaggi
SECONDA PARTE
...
E IL VIAGGIO
CONTINUA
...


Testo Originale Estratto
Memorie. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

ALLEYSIN

Anticamente nei villaggi, tra una casa e l'altra, correvano strette strade la-
stricate chiamate “Tsarrie”. Forse proprio per questa caratteristica comu-
ne anche la strada che dal borgo saliva in cima al paese veniva chiamata
“Gran Tsarrie”. Su un lato e l'altro di essa si trovavano la maggior parte
dei villaggi. Anche Alleysin era uno di questi. Situato a 815 metri di alti-
tudine era un piccolo villaggio composto infatti di sole tre case poste una
alle spalle dell'altra, leggermente distanziate da un prato o un orto o una
stradina.

La prima costruzione, salendo da Vergnod, era un edificio lungo che
non ha avuto modifiche negli anni. Di fronte, dall'altra parte della strada,
c'era la latteria, un piccolo edificio di notevole importanza (fondata nel
1911) a cui conferivano il loro latte tutti i soci (58) provenienti da tutti i
villaggi dei dintorni: Champretavy, Bachod, Breyes, Bosses, La Charrère,
Vergnod, Praximond, Combaz, La Rosière, La Roserettaz e Ordines. Per
“aprire” la latteria tutti avev ano contribuito in proporzione ai propri capi
di bestiame. Per la lavorazione del latte ci si serviva della collaborazione di
un casaro. Essendo una latteria turnaria, tutti, a turno, dovevano collabo-
rare col casaro portando la legna e facendo fuoco, lavando gli attrezzi usa-
ti, ecc. Ci furono parecchi casari, alcuni del luogo altri di fuori.
Poco più avanti vi era la casa della famiglia Christille, la più numerosa
del villaggio. Un poco alla volta tutte se ne sono andate e la casa è stata ven-
duta ma, fortunatarnente, è rimasta ancora com'era cinquanta anni fa. E'
molto bella perché è una tipica casa valdostana col tetto ampio, con larghi
spioventi, piccole finestre, balconi in legno, ecc.

Alle sue spalle, separate solo da una stradina, vi era un complesso di case
tutte strette l'una all'altra, tanto da sembrare una sola. Alcune erano abi-
tate tutto l'anno, altre periodicamente in quanto i proprietari passavano
parte dell'anno in alpeggio.

Tutti nel villaggio erano contadini anche se gli uomini “arrotondava-
no” le loro entrate lavorando nell'edilizia o altrove. Molta parte quindi dei
lavori meno pesanti venivano fatti dalle donne e dai bambini con l'aiuto
degli anziani.

Il fieno che producevamo – ci hanno detto i nostri testimoni – era suffi-
ciente per il nostro bestiame perché i prati, essendo ben concimati, erano fer-
tili. Nei prati vi erano alcuni alberi da frutta, perlopiù meli, non avevamo
campi o almeno il loro numero non era considerevole. In fondo ai campi o

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Testo Originale Estratto
Memorie, Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
scuola proprio ad Alleysin, poco distante dalla latteria. Quest'ultima fu de-
finitivamente chiusa nel 1991. Solo in IV e in V elementare scendevamo al
capoluogo e per noi era molto faticoso scendere e salire per ben quattro volte
al giorno.
Ad Alleysin non c'è una cappella e quindi per la Festa Patronale ci ag-
gregavamo a Bosses. Allora si faceva gran festa: un signore di nome Arturo
Facio da mangiare e tutti potevano partecipare al pranzo del Patrono.
Nel villaggio eravamo molto uniti e spesso facevamo la veglia insieme. Gli
uomini avevano l'abitudine di riunirsi o da noi o a Breyes o alla Roserettaz
per giocare a belote. Certe volte c'era più di un gruppo di giocatori. Noi bam-
bini andavamo a giocare nei villaggi vicini ed avevamo molti amici.
Un poco alla volta il villaggio si è allargato ed ingrandito con la co-
struzione e la ristrutturazione di alcune case. La latteria, dopo un periodo
di abbandono, è stata rimessa a nuovo ed ha una sala per le riunioni ed un
locale in cui è stato installato il computer che coordina tutto l'impianto
d'irrigazione a pioggia della zona. Sulla parete di una casa, a lato di quella
dei Christille, si può vedere un personaggio, a grandezza d'uomo che fa
un gesto di saluto tipico della Valle d'Aosta: "Poudzo". Questo personag-
gio è il simbolo di un villaggio che ha cercato di cambiare, che si è aperto
all'esterno, che ha voluto per un poco far rivivere con una festa un popo-
lo scomparso da tanto: i Salassi.
E poi non dobbiamo dimenticare che, se vogliamo gustare un buon tor-
rone, ad Alleysin, da Laura, lo possiamo trovare!
agli orti, generalmente c'era un filare di viti e davanti alle case non man-
cava quasi mai il pergolato di "prié", un'uva molto dolce e precoce. Noi ave-
vamo anche alcune vigne, una a Vereytaz e una più in alto, nella "Comba",
dove ora è stata costruita una vasca per l'acqua. Con l'avvento dell'irriga-
zione a pioggia in questa zona le vigne sono state trasformate in frutteti o ab-
bandonate. L'irrigazione, una volta, era uno dei lavori più faticosi sia per il
modo d'irrigare (facendo defluire l'acqua dai ruscelli con un oggetto in fer-
ro: "la tserriette"), sia per la difficoltà di reperire l'acqua. Avevamo diritto
al Ru di Bressan, generalmente di notte o all'alba e all'acqua della Menéresse.
Noi bambini avevamo il compito di controllare se l'acqua era giunta in fon-
do ai prati. In primavera, prima d'iniziare l'irrigazione, aiutavamo a fare
i ruscelli per lo scorrimento dell'acqua.
Noi non avevamo acqua potabile. Solo nel 1951, in cambio dei lavori per
la captazione dell'acqua, ci fu concessa una sorgente al "Barmi", una loca-
lità in alto sopra La Charrère.
Nel villaggio non c'erano né un mulino né un forno e per macinare e fare
il pane andavamo prima a Bosses poi a La Charrère e infine a Praximond
dove la famiglia Barmaverain aveva sia l'uno che l'altro.
Andavamo a scuola alla Charrère, a due passi da casa. Era stata aperta
nel 1865 e si trovava al pianterreno di una casa di proprietà di una fami-
glia del luogo e vi rimase fino al momento in cui fu costruita una piccola
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Testo Originale Estratto
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BERCHER
Il giorno in cui siamo andati a Bercher, anche se siamo ormai a metà no-
vembre, il sole era caldo ed il cielo terso e azzurro. Come sempre l'autun-
no ci meraviglia con l'intensità dei suoi colori. Siamo giunti al villaggio,
sulla collina di Saint-Pierre ed abbiamo lasciato l'auto nel piccolo piazza-
le. Un bel cane nero col petto bianco ci accolse uggiolando mentre un gat-
to anche lui bianco e nero sonnecchiava su un davanzale tra due vasi di fio-
ri. Abbiamo percorso la stretta stradina lastricata che divide in due il vil-
laggiò, formato per altro da due sole costruzioni e siamo giunti alla casa di
Sylvain Christille, il nostro interlocutore. La sua casa è la più "vecchia" del
villaggio ed è ancora come è stata costruita, con piccole finestre protette
da inferriate, balconi in legno ecc. Guarda verso il tramonto ed in estate è
ombreggiata da due bei pergolati, uno di moscato e l'altro di Petit Rouge.
A pochi passi vi è un piccolo orto ben recintato (per impedire l'entrata dei
gatti) e ben curato. Nel cortile accanto alla fontana, in una piccola nicchia
è appesa la catena di un cane ormai scomparso, unico compagno di Sylvain.
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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Attaccata alla sua vi è un'altra costruzione completamente ristrutturata e,
sotto la stradina, un'altra grossa casa in cui vivono cinque famiglie.
Sylvain ci parla di Bercher ed i suoi ricordi partono dagli anni '50 cir-
ca. Del periodo precedente non sa molto anche perché non viveva là, ma
ad Alleysin e lavorava in Svizzera.
Bercher è situato a 850 m. di altitudine e dista di solo 2 km e mezzo
dal piazzale del castello. Allora (negli anni '50) nel villaggio vivevano po-
che persone: gli Arnollin e tre nuclei familiari che portavano lo stesso co-
gnome Christille.
La vita era simile a quella di tanti altri villaggi del paese. Si lavorava la
campagna e alcuni possedevano del bestiame, avevano vigne e campi an-
che lontano. Facevano parte del consorzio Ru di Orléans e, per irrigare i
prati, dovevano provvedere a prendere l'acqua o a Perchut, più a monte,
o addirittura alla presa del ruscello, sotto Verrogne.
“Io, per bagnare i miei prati, avevo diritto a due pause momenti di bre-
ve durata, e dovevo sempre andare lassù. Venivo giù alla stessa velocità del-
l'acqua!
Ogni anno, il lunedì di Pasqua si facevano le corvées per pulire il ru-
scello. Si iniziava su in cima, al bacino di presa e per pulirlo lavoravano tut-
to il giorno due, tre uomini. Non si estraevano il fango e la sabbia deposi-
tati sul fondo, ma con un po' d'acqua corrente, li si faceva scorrere lungo
il ruscello finché fosse tutto via. Tutto andava a finire a valle in località
Verne. Una volta la gente non comprava la sabbia quando costruiva, ma la
estraeva dai torrenti. Tutti quelli che avevano il diritto ad usare il Ru
d'Orléans potevano estrarre sabbia alle Verne.
A monte del villaggio c'era una piscina per la raccolta dell'acqua, ma
non veniva usata molto. Ci procuravamo il legname qui intorno, nei pra-
ti, dove crescevano frassini, ciliegi, pioppi tremuli. Nei prati c'era qualche
albero da frutta, meli ciliegi e pochi peri. Nei campi seminavamo segale.
Io ero l'unico che non avevo bestiame, falciavo l'erba, portavo tutto il fie-
no a casa sulle spalle e generalmente lo vendevo qui al villaggio. Il latte ve-
niva portato alla latteria di Etavel mentre il pane lo si faceva a Bussan. Nella
Comba proprio sopra il villaggio, avevamo una sorgente di acqua potabi-
le e qui, all'inizio del piazzale attuale, c'era la fontana e una vaschetta di
raccolta. Tutti ci rifornivamo alla fontana coi secchi. Io avevo una piccola
sorgente di mia proprietà che si è prosciugata quando i ruscelli sono stati
cementati e lastricati perché l'acqua non ha più potuto filtrare. Nel 1972
ci siamo allacciati all'acquedotto comunale.
Per scendere in paese percorrevamo la mulattiera (che io percorro an-
cora adesso perché è più breve) che, partendo dal borgo, toccava tutti i vil-
laggi della collina.
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Testo Originale Estratto
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
Nel 1960 circa, abbiamo tracciato la strada partendo dal bivio per Bréan,
dove c'è la cappelletta e siamo arrivati su fino alla salita qui accanto.
Eravamo in pochi, ognuno andava quando era libero da altri impegni e chi,
come me, che facevo il postino, non poteva prestare mano d'opera, ha pa-
gato trenta giornate lavorative pari a 45.000 lire.
Ci sono voluti due anni per arrivare alla curva sotto Praulin. In segui-
to un'altra impresa è arrivata fin lì e nel '61 - '62' finalmente la strada è ar-
rivata a Homené.
Nell'82 ci siamo allacciati alla strada ed è stato costruito il piazzale e
spostata la fontana. La strada che avevamo tracciato noi è stata allargata,
ma di poco, con la costruzione del muro di sostegno.
Nel villaggio non avevamo l'abitudine di fare feste e neppure la veillà.
Ci ritrovavamo qualche volta, noi uomini, per un bicchiere. Non abbiamo
fatto riferimento a Etavel. Per i fu-
manci il Parroco veniva su fino alla cappella di Etavel e, dopo la benedi-
zione, si proseguiva per la mulattiera fino a Tache e da lì alla Chiesa.
I bambini scendevano a piedi alla scuola del capoluogo, anche in in-
verno, perché si provvedeva a tenere la strada mulattiera sempre libera dal-
la neve con dei muli ed un tronco di legno. Questo era un lavoro molto
importante perché per nessun motivo i villaggi potevano rimanere isolati.
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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
BRESSAN
A 6 km da Saint-Pierre, quasi nascosto in una conca, sulla collina tra
Champrétavy e Rumiod, Bressan è un villaggio di sole quattro case. Vi si
accede attraverso una strada stretta che termina all'inizio del villaggio stes-
so. Sulla sinistra si nota subito una fontana sul cui lato più lungo sono scal-
pellate una data e una scritta: 1892, P.J.A. La casa accanto riporta, sul tra-
ve maestro, le stesse iniziali (Pailler Joseph Alexandre).
Sulla destra ci sono le altre due case del villaggio. Particolarmente in-
teressanti, sulla stradina che lo attraversa, sono un camino circolare di cir-
ca 1,50 di altezza, che serviva per aerare le cantine poste sotto il piano del-
la strada ed una cappella votiva dedicata alla Madonna nera. In fondo al
villaggio, si trova l'ultima casa in fase di ristrutturazione.
Un tempo vivevano qui parecchie famiglie, abbastanza numerose. Due
soltanto (Henry e Lale Murix) erano originarie del luogo. Altre due pro-
venivano da Bionaz e si erano stabilite qui intorno al 1914 circa dopo aver
acquistato case e terreni. Il villaggio possedeva due mulini, uno a monte
del villaggio e un forno. Attualmente è abitato, parte dell'anno da due fa-
miglie e per il resto da una sola che coltiva quasi tutti i prati che vi si tro-
vano alle spalle e davanti.
Chi va a Bressan è colpito dal silenzio che trova, dalla stupenda vista
sulla valle e rimane incantato dai boschi che circondano il vasto pianoro
coltivato. Può trovare una gran varietà di piante (frassini, salici, betulle,
pini, abeti, larici, ontani, noci, ciliegi)...e può incontrare uccelli e animali:
picchi, scoiattoli, volpi e anche cinghiali.
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Testo Originale Estratto
Memorie. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
BUSSAN
Il nostro viaggio attraverso i villaggi di Saint Pierre prosegue sempre più a
fatica perché diventa ogni volta più difficile, se non impossibile, trovare te-
stimonianze di una generazione antecedente alla mia in grado di darci testi-
monianze inedite di tempi ormai lontani.
Ci soffermiamo questa volta su Bussan e, per nostra scelta, abbiamo de-
ciso di raggruppare i tre villaggi; perciò chiedo scusa fin d'ora agli abitan-
ti per eventuali errori o dimenticanze.
Bussan comprende tre villaggi: Bussan dessous, Bussan du milieu e
Bussan dessus che si trovano ad un'altitudine compresa tra i 700 ed i 750
metri. Sono tutti ubicati sulla strada della collina che, prima della costru-
zione della carrozzabile da Tâche a Homené, era l'unica via di comunica-
zione tra il borgo ed i villaggi alti.
Bussan di sotto e di sopra sono stati quasi completamente "rimessi a
nuovo", mentre a Bussan di mezzo è ancora possibile vedere alcune case
che conservano la struttura del passato.
A Bussan di sopra è caratteristica una costruzione del 1600: la data è
incisa sul trave maestro ed il tutto, ci garantiscono, è ancora quello origi-
nale. Nella facciata principale, oltre alle tipiche piccole finestre ed alle por-
te basse, si può osservare una piccolissima nicchia abbellita sui due lati da
dipinti rappresentanti due alberi con posati alcuni uccelli; vi prevalgono i
colori blu e marrone.
La popolazione dei tre villaggi era dedita un tempo all'agricoltura ed
all'allevamento del bestiame. Parecchi proprietari di Bussan di mezzo e di
sotto erano facoltosi e possedevano malghe ed alpeggi a Rumiod, Vetan,
Homené e Verrogne.
Tutto intorno a questi villaggi vi erano prati, frutteti e vigneti. Le vi-
gne principali si trovavano a Bréan, Thoules e Sarre. Tra un filare e l'altro,
sui terrazzamenti, vi seminavano segale e frumento che servivano per il
pane che veniva cotto da novembre a metà dicembre nel forno di Bussan
di sopra. Il forno era molto capiente e tutti avevano collaborato alla sua
costruzione. In tempo di guerra venne costruito un forno più piccolo (per
circa 10 - 15 pani) dove si cuoceva il pane di nascosto. Il periodo della pa-
nificazione era il più bello dell'inverno, soprattutto per i bambini ai quali
era permesso pasticciare un po' e fare il tipico "galletto". Il giorno in cui
si faceva il pane non si portava il latte alla latteria, ma lo si utilizzava con i
fichi, zucca gialla cotta, uova, zucchero, uvetta e farina per fare dei pani
dolci: le cosiddette "Flantse".

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Testo Originale Estratto
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Poco distante dal forno c'era la latteria. Fu costruita nel 1860 ed all'i-
nizio aveva diciotto soci. Vi conferivano il latte, oltre agli abitanti dei tre
villaggi di Bussan, anche quelli della Grange, di Jacquemin e della Croix.
La latteria funzionava molto bene: aveva uno statuto, un presidente ed un
revisore dei conti. Si facevano quattro forme di formaggio al giorno. Oltre
al locale per la lavorazione del latte la latteria aveva un magazzino, un lo-
cale molto freddo dove si teneva il latte da scremare per fare la toma e il
burro e la camera del casaro. Per 14 anni ci fu un casaro di Excenex di
nome Damé Eustachio. In varie occasioni la grande camera del casaro è
stata usata come sala da ballo.
A Bussan di sopra una volta c'era un solo fontanile in fondo al villaggio
e, durante l'inverno, era molto difficoltoso raggiungerlo sia per il bestia-
me che per le massaie dal momento che nessuno aveva l'acqua in casa. Per
scendere ad abbeverare le mucche si facevano delle incisioni orizzontali nel
ghiaccio per impedire loro di scivolare. Per fare il bucato si metteva la
"lessiveuse" nella carriola e si scendeva trattenendola con una corda. Per
risalire invece si doveva tirare su la carriola sempre a forza di braccia.
Finalmente poi una persona, diremmo benemerita, costruì una vasca in
cima al villaggio dove venne fatta affluire l'acqua di alcune sorgenti pro-
venienti dal vallone di Mèyes che si trova tra Etavel e Praulé. Queste sor-
genti erano molto ricche tant'è vero che nel vallone c'erano tre piscine per
la raccolta dell'acqua ed inoltre alimentavano due o tre fontanili di
Jacquemin oltre a quello di Bussan. Queste sorgenti non sono mai state
analizzate per cui non si sa se fossero potabili o meno.
Per l'irrigazione ci si serviva del ru d'Orléans e di quello d'Orsière pro-
veniente dal villaggio di Vernes. Quando nel 1954 è arrivato l'acquedotto
vi fu una grande festa; questo scende da Jeanton (sotto Orléans) ed ha uno
sviluppo di circa 2500 metri di tubazioni e per la sua costruzione sono oc-
corse circa 300 giornate di manovalanza e 100 giornate di operai specia-
lizzati.
I lavori in campagna venivano fatti tutti a mano e pochi proprietari pos-
sedevano il mulo. A Bussan di sopra solo una famiglia ne aveva uno e quin-
di "prestava" la sua giornata col mulo per fare i lavori più pesanti quali la
semina, il trasporto del legname e i fieni. In cambio di una giornata col
mulo si rendeva col lavoro di tre persone.
La gente di questi tre villaggi era molto unita: si faceva la veglia insie-
me, si ballava al suono della fisarmonica o dell'armonica a bocca: il "fru-
stapot". I musicisti, se così si possono chiamare, erano due simpatiche per-
sone provenienti dai villaggi vicini.
Purtroppo, come dappertutto d'altronde, i proventi della campagna
non bastavano alle famiglie più numerose e molto giovani cercavano lavo-
ro all'estero. In una famiglia, ad esempio, c'erano cinque figli e quattro di
loro emigrarono: due figlie andarono a Parigi ed una rimase nello stesso
posto di lavoro per 41 anni, un'altra invece andò in Marocco. Altri anda-
rono in Svizzera o, soprattutto gli uomini, a Lione.
Per concludere ho chiesto: "Ci sono state persone famose a Bussan?" -
"Certamente!" - "Penso che nessuno abbia mai dimenticato la maestra
Anaïs, sia perché parecchie generazioni di noi sono state suoi alunni, sia
perché la sua semplicità e la sua cortesia erano un suo pregio in qualsiasi
occasione e con qualsiasi persona.

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Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Memorie. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

HOMENÉ

Homené comprende tre villaggi, posti a poca distanza l'uno dall'altro:
Homené di sotto (m. 1464), Homené di sopra (m 1500) e Combellin (m.
1582).
Sono villaggi molto soleggiati, con una vista stupenda e raggiungibili
sia da Saint-Pierre, attraverso la strada che risale la collina, che da Saint-
Nicolas passando per Méod e Verrogne e ancora attraverso la strada dei
Salassi, da Bellon.
All'epoca in cui si riferiscono le nostre informazioni (anni 1920/30 fino
al 1952), il villaggio era abitato da 18 famiglie di cui 11 solo ad Homené
di sotto. Come era consuetudine in tutti i villaggi alti, alcune famiglie in
autunno scendevano in basso mentre altre trascorrevano lassù tutto l'an-
no. Gli inverni erano particolarmente lunghi e, quando nevicava molto, bi-
sognava provvedere ad aprire la strada. Per questo tenevano già pronti dei
tronchi d'albero che legavano dietro i muli e scendevano a valle. Spesso,
quando risalivano, la tormenta aveva già ricoperto la pista.
Tutti gli abitanti facevano i contadini, coltivavano molto grano (segale
e frumento sia invernale che primaverile) e fieno e allevavano bestiame. Nel
1926 è stato costruito un mulino, ma non tutti gli abitanti del villaggio
entrarono nel consorzio. Il villaggio possedeva poi un forno pubblico, co-
struito da Ceriano Sisto, ed uno privato.
Non mancava la scuola, che non aveva però una sede propria, ma veni-
va ospitata un anno qui, l'altro là, presso le famiglie che avevano una stan-
za libera e quindi a disposizione. Gli alunni, come abbiamo potuto verifi-
care consultando i registri scolastici dell'epoca, erano 8 – 9 (un anno per
un certo periodo erano 11) e frequentavano le prime classi. Vi insegnaro-
no per alcuni anni la sig.ra Marcellina Lale Gérard e poi fino alla chiusura
la signora Teresa Maffei Martin che era giunta in Valle d'Aosta da Leinì, a
16 anni, sposa di Martin Tobia, "maestro ramoneur" originario di Frassiney.
Essi erano vissuti dapprima a Rhêmes-Saint-Georges e poi nel 1918 ave-
vano comprato una casa ad Homené e vi si erano stabiliti.
L'anno scolastico iniziava a fine ottobre o nella prima quindicina di no-
vembre, quando era ormai finito il pascolo e terminava verso metà mag-
gio. Per finire la scuola, i bambini scendevano nel capoluogo e dovevano
prima sostenere degli esami. Siccome la scuola era sussidiata, il Comune
dava un tanto e per ogni bambino promosso, la maestra percepiva qualco-
sa in più. A questo proposito il sig. Bochet ci dice: - mentre noi facevamo
l'esame, la maestra era già in chiesa a pregare. Il direttore, vedendoci tanto

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Testo Originale Estratto
Memorie, villaggi, personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
miseri, pensava chissà che cosa. Poi ci ha fatto una domanda, poi un'altra e
un'altra ancora. Io sapevo tutto, anche le cose di quinta. Stupito e meravi-
gliato, il direttore mi ha dato uno scudo (5 lire).
Nel 1939, quando è passato Mussolini (avevo 8 anni), siamo scesi tutti con
le nostre divise nuove e sempre troppo grosse, ad applaudire. Allora io ho man-
giato il mio primo "sanguis". La maestra Arnod aveva provveduto a farci
preparare dei panini. E' stata la prima volta in cui ho mangiato della mor-
tadella. Non sapevo cosa fosse!"
Ad Homené di sopra c'era la cappella, costruita nel 1600 da un certo
Persod (forse parroco della parrocchia). Essa era proprietaria di un bosco.
E' dedicata a Santa Margherita (20 luglio). Attualmente è stata un poco
ristrutturata ed è stato rifatto il tetto. Ogni anno per la festa patronale, si
faceva festa tutti insieme. A turno, un capofamiglia organizzava il pranzo,
scendeva a prendere il Parroco e invitava due o tre cantori. Quel giorno si
mangiava meglio del solito. La carne e il pane bianco si vedevano rara-
mente. Riferendosi a questo il sig. Camillo ci racconta un simpatico aned-
doto: - un giorno io stavo portando via il letame col mulo. La nonna mi ha
detto: - domenica ammazziamo questa gallina (una bella gallina grossa).
Non vedevo l'ora che arrivasse la domenica. Il giorno dopo, il falco afferrò la
gallina e giù, verso il piano sotto il villaggio. Io lasciai i mulo e gli corsi die-
tro. Il falco mollò la gallina, ma quando io fui vicino, se la riprese e via.
Quella domenica non abbiamo mangiato carne.
Altre feste non ce n'erano. A Natale i giovani scendevano per la mes-
sa di mezzanotte e poi, dopo aver bevuto qualcosa di caldo in casa di pa-
renti che abitavano in paese, risalivano. L'usanza di festeggiare la festa pa-
tronale tutti assieme, c'è ancora oggi.
Il villaggio possedeva (e possiede ancora) un terzo di un consorzio di
pascoli (Chaux di Verrogne). Gli altri due terzi sono proprietà di Verrogne.
I proventi di questo consorzio permettono al villaggio di fare i lavori di
manutenzione e riparazione del canale senza chiedere nulla ai proprietari
dei terreni. I boschi appartengono quasi tutti a Verrogne. Nei tempi an-
tichi ci furono delle controversie tra i due villaggi per queste proprietà.
Homené vinse la causa, ma dovette cedere i boschi per pagare gli avvoca-
ti (tutto questo è documentato).
L'acqua per l'irrigazione viene captata al torrente di Verrogne, con un
ruscello in parte intubato. Il lavoro di 1 km e mezzo di tubazione, venne
fatto nel 1971 dall'impresa di Bochet Camillo. Si irriga solo di giorno per
evitare smottamenti o frane. L'acqua potabile invece viene fornita da sor-
genti di proprietà privata (ci sono regolari denunce di proprietà).
Nel 1965, il 3 ottobre, ci fu l'inaugurazione della strada che collegava
Homené e Bellon e alcuni anni dopo, tramite il consorzio e l'interessa-
mento del sindaco Charrère Oreste, fu tracciata la strada da Orléans (dove
era giunta alcuni anni prima) a Homené. Entrambe sono state fatte dal-
l'impresa Besenval. Dalla cappella parte una strada che, passando dietro
l'alpeggio "Ronzeť" (non so se la dicitura è corretta) giunge a Combellin.
Questo alpeggio è proprietà della famiglia Tussidor ed ha un particolare
interesse perché nel 1952 vi si pose il primo impianto di irrigazione a piog-
gia. Tutto l'impianto fu fatto con tubi di eternit di 6 m di lunghezza che
furono portati su quattro alla volta a dorso di mulo ed è ancora funzio-
nante.
Nel 1966-67 fu infine fatta la linea elettrica partendo da Bosses per in-
teressamento e finanziamento dell'Assessore all'agricoltura e foreste Doveri.
Fu eseguita dall'impresa Cuaz e costò 70.000 lire.
Infine chiedo: - E adesso com'è Homené?
Nessuno dei due ci parla volentieri del presente. "Il villaggio è pratica-
mente disabitato - mi rispondono - i ladri hanno portato via tutto ciò che
era possibile asportare (tavoli, piattaie, porte). Molti non hanno neanche
più avuto il coraggio di entrare nelle loro case. La campagna è in buona
parte incolta e abbandonata".
Per fortuna a Homené di sopra negli ultimi anni è sorto l'Agriturismo.
La casa, di proprietà della famiglia Ferrère è stata acquistata prima da un
sacerdote, Don Bruno, e poi dagli attuali proprietari (fam. Moniotto) che
ne hanno fatto appunto un agriturismo: "Les Ecureuils". Ultimamente
hanno fatto la stalla nuova e lavorano bene.
Chissà che a qualcuno, col passare del tempo, non venga voglia di far
rinascere anche questo villaggio! C'è da augurarselo.

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Testo Originale Estratto
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

ORLÉANS

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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

Più che un villaggio Orléans è un gruppo di quattro o cinque case abba-
stanza distanti l'una dall'altra, poste sulla ripida collina di Saint-Pierre, alle
spalle del castello. In estate le case sono nascoste da una fitta vegetazione
che in autunno si tinge di mille colori.

Orléans di sotto si trova a 1060 m, ed è abitato tutto l'anno da un'u-
nica famiglia. Poco distante vive un uomo, solo con i suoi animali.

Come tutti i villaggi del paese, all'epoca in cui René il nostro "testi-
mone" era bambino e prima ancora, Orléans era molto popolato. Le fa-
miglie erano numerose, i figli maschi per lo più emigravano in Savoia,
Svizzera, America in cerca di lavoro.

A Orléans di sotto c'erano quattro famiglie: due provenienti da Bionaz,
una da Champlong di Villeneuve e la famiglia Lale-Castain, originaria del
posto. La casa più a nord cambiò parecchie volte proprietario e fittavoli.
Una famiglia proveniva da Coudray di Avise e per un certo periodo la casa
stessa è stata chiamata "Coudray". Erano persone molto intelligenti e abi-
li costruttori: infatti ancora ora si vedono travi dei tetti e dei balconi la-
vorati a mano ed abilmente intagliati.

A Orléans di là c'era una grossa cascina appartenente a tre fratelli. Uno
di essi morì a soli 49 anni lasciando una numerosa famiglia.

Il 19 aprile 1923 la grande casa abitata in parte dai Lale-Castain e in
parte dalla famiglia Rini di Champlong, fu completamente distrutta da un
incendio, quasi certamente di origine dolosa. Anche se i soccorsi furono,
per quanto possibile immediati, della grande casa rimasero in piedi solo
due pareti e quattro camini. I soccorritori giunsero da tutti i villaggi vici-
ni e lavorarono per giorni per demolire le parti bruciate e ricostruire il tut-
to.

Nel 1944 fu costruita la linea elettrica partendo da Breyes. I cavi furo-
no posti da un certo Rigonda che possedeva una piccola centrale elettrica
sotto Porossan e da Arnod Mino di Saint-Pierre. Le famiglie interessate
(cinque) contribuirono alle spese dando L. 10.000 ciascuna e provveden-
do alla fornitura e alla posa dei pali. Alcune famiglie si dichiararono "non
interessate" ad avere la luce per cui subito ne rimasero senza e si allaccia-
rono solo in seguito (naturalmente senza spesa alcuna e grazie a chissà qua-
le legge...)

Negli anni '60, '61 Orléans ebbe anche la strada che sostituì la vecchia
mulattiera e, partendo da Praulin, collegò i villaggi di Babelon, la Toretta
e Orléans al resto del paese..

In quegli stessi anni, tra Babelon e Praulin, c'erano cinque bambini in
età scolare per cui i genitori chiesero al sindaco di avere una scuola, sep-
pur sussidiata. L'Amministrazione comunale era un po' titubante, dato che
c'era già stata la richiesta di una scuola a Rumiod. La famiglia Lale-Castain

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Testo Originale Estratto
Memorie. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
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deva soprattutto di risparmiare le îles lì vicino dalle frane e dagli smotta-
menti.
L'acqua potabile è sempre stata di proprietà privata in quanto ogni fa-
miglia aveva una sua sorgente.
Nel 1978 su tutto il territorio comprendente Orléans ed i villaggi sot-
tostanti fu fatto l'impianto di irrigazione a pioggia.
Gli abitanti di Orléans da sempre hanno fatto i contadini e gli allevatori.
Quando René era bambino, lui e il fratello con l'asino andavano a ven-
dere i frutti dei loro prati (per lo più pere) nei villaggi e nei paesi vicini, a
Rumiod, Saint-Nicolas, Rhêmes.
Un anno, a Rhêmes N. Dames incassarono ben 70 lire e questo fu il
guadagno maggiore di tutta la loro “carriera di commercianti”. Infatti pro-
prio allora erano state coniate delle nuove monete e una donna, credendo
che fosse denaro falso, li pagò con una moneta da 10 lire. Un'altra volta,
a Rumiod c'erano i trebbiatori che diedero loro 6 lire.
Negli ultimi venti anni Orléans ha visto qualche piccolo cambiamento:
un alpeggio e alcune case sono state rimesse a nuovo, qualcuno ha ripreso
a coltivare e noi, come sempre, ci auguriamo che questa ricrescita continui.
si accollò tutte le spese, (luce, riscaldamento, locali), pur di avere la scuo-
la. Mise così a disposizione una stanzetta arredata per l'insegnante ed un
piccolo locale molto luminoso e bello per i bambini.
La maestra percepiva, come stipendio, 8.000 L. al mese e per fortuna
era spesso invitata a pranzo dalla signora Lale-Castain, altrimenti le sareb-
be rimasto ben poco!
All'inizio del secolo il villaggio possedeva un mulino ed una segheria.
Si trovavano molto più su del villaggio e sfruttavano l'acqua del torrente
di Verrogne. La segheria era molto bella e non aveva nulla da invidiare a
quella di Verrogne.
Nel villaggio c'era poi un grosso forno, sostituito in seguito da uno più
piccolo. La cappella, anch'essa a monte del villaggio, era dedicata a S.
Clemente. Purtroppo un po' alla volta, per opera degli uni o degli altri, è
stata spogliata e scoperchiata.....
Una volta, un gruppo di ragazzi, di ritorno da una festa, per gioco tirò
giù la campana (del '600 circa) e la nascose tra i cespugli per rivenderla ad
un ricettatore. Appena saputa la cosa, René diede loro una bella “girata”
e si fece aiutare a rimettere a posto la campana. E' stata poi “ritirata” dal-
la parrocchia. In questa cappella si celebravano spesso S. Messe e si chie-
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Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

ROSERETTAZ

È uno dei villaggi più piccoli di St. Pierre e, originariamente, aveva solo tre
case alle quali se ne sono aggiunte recentemente altre due che sono però
un po' discoste dalle altre. Siamo andati alla Roserettaz verso sera di una
giornata umida e piovosa e quindi è stato difficile guardarsi intorno. E' sta-
to comunque piacevole percorrere la piccola strada che collega il villaggio
alla strada comunale che sale verso l'alto perché è fiancheggiata da ciuffi di
lavanda che, in estate, emanano un profumo intenso e pullulano d'api e di
altri insetti.
Il villaggio, a 815 metri d'altitudine, sembra adagiato ai piedi della col-
lina su cui sorge Bachod di sotto.

Siamo ospiti del Signor Francesco Rumiod, che non è il più anziano del
villaggio, e che ci racconta quanto gli è stato detto dalla mamma quando
era un ragazzino.

“Siamo venuti ad abitare qui verso il '30-'31. Prima abitavamo a Bachod
di sopra nella prima casa del villaggio. I miei genitori la vendettero ad una
famiglia della Valgrisenche e comprarono questa dalla Signora Angelica
Sapinet. Alla mia nascita (nel '34) qui vivevano solo due famiglie oltre ad
una signora molto anziana che viveva tutta sola. Alla sua morte la sua casa
(che all'epoca era in pessime condizioni) era composta da una stalla e da
uno stanzone con un enorme camino. I miei genitori la scamviarono con
un'altra di nostra proprietà, situata dove c'è attualmente un terrazzo, che
fu poi abbattuta per far luce al villaggio.
Le case erano talmente vicine le une alle altre che per passare col mulo
carico si dovevano togliere le bisacce.

La strada non seguiva il tracciato attuale, ma costeggiava il torrente sul
quale c'era solo una piccola passerella e, dopo aver attraversato tutti i pra-
ti, sboccava all'inizio della strada per Pelon. Il tracciato è ancora visibile at-
tualmente.

Nel 1938/39 circa, una piena del torrente ha trascinato via la passerel-
la e si è dovuto provvedere a ricostruire il ponte. Grazie all'interessamen-
to del Signor Bois, che ci permise di ottenere anche dei contributi, il pon-
te fu ricostruito dal “Genio” e per molti anni, sotto il ponte, fu visibile lo
stemma del Fascio. La strada di collegamento con quella comunale invece
fu interamente fatta da noi del villaggio. Allora era stretta: passava solo un
carretto. Fu allargata molti anni dopo quando il Comune fece la strada del

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Praulé; il materiale ci fu fornito dal Comune mentre la mano d'opera la
mettemmo noi. Alla curva davanti alla Latteria abbiamo dovuto pagare il
terreno e mettere dei paletti in ferro per un'eventuale ringhiera. Gli altri
proprietari invece hanno ceduto il terreno gratuitamente. Il ponte, con a
fianco il parcheggio attuale, è stato rifatto dopo la bonifica dell'alveo del
torrente.

Noi abitavamo qui pochi mesi all'anno, generalmente verso la prima-
vera, perché mio padre poteva così fare i primi lavori in campagna. Per il
resto dell'anno vivevamo a Vetan.

Nel villaggio tutti erano agricoltori; gli uomini, nei momenti in cui non
erano occupati in campagna, facevano anche il muratore. Coltivavano meli
e vigne. Noi, contrariamente ai nostri vicini, non avevamo molti meli e ven-
devamo i frutti ad un commerciante del paese o al nostro vicino i quali
provvedevano anche alla raccolta.

Per l'irrigazione dei prati usavamo l'acqua del “Ru di Bachod” e del
“Pelon” che passava qui dietro il villaggio: tutti e due si alimentavano al
torrente Muneresse. Avevamo anche diritto, a domeniche alterne, al “Ru
di Bressan” dalle 8 di sera alle 4 del mattino successivo e in estate, quan-
do qui c'era scarsità d'acqua, utilizzavamo quella. Mio padre, scendendo
da Vetan, per risparmiare tempo mandava giù l'acqua di Bressan e bagna-

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Testo Originale Estratto
Memorie. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
I nostri vicini vivevano qui tutto l'anno e quindi curavano di più i vi-
gneti e i frutteti; in inverno, quei pochi mesi che trascorrevamo qui, ave-
vamo l'abitudine di fare la veglia insieme nella loro stalla perché era più
grande della nostra.
La scuola era alla Charrière dove è rimasta fino alla costruzione di quel-
la nuova ad Alleysin e mi ricordo di aver avuto, come insegnanti, la figlia
del Capostazione e poi la maestra Anais, e solo gli ultimi due anni sono
sceso al capoluogo.”
Attualmente l'aspetto del villaggio è cambiato molto rispetto alla de-
scrizione fatta dal Signor Rumiod. Le case sono state ristrutturate, sono
molto curate e, soprattutto in estate, i balconi ed i giardini sono così pie-
ni di fiori da trasmettere a chi vi passa o vi soggiorna una piacevole sensa-
zione di benessere.
va per tutta la notte. L'acqua potabile invece proviene ancora adesso da
una sorgente di nostra proprietà.
Il nostro vicino aveva una sua sorgente che veniva da Breyes la quale,
col tempo, si era quasi esaurita. A Bachod di sotto due fratelli avevano una
sorgente nella “Comba”: l'abbiamo scavata, ma era piccola. I proprietari
l'hanno ceduta al villaggio di Bachod che aveva dei diritti su un'altra sor-
gente posta più in basso. Noi abbiamo fatto il lavoro per portare l'acqua
nelle loro case, abbiamo costruito una grossa vasca di riserva ed in cambio
ci hanno ceduto metà della sorgente; io non ero abile nel lavoro come il
mio vicino che ha quindi calcolato qualche ora in più di me e mia madre
ha pagato la differenza delle giornate.
Per i trasporti usavamo i muli. Noi avevamo parecchi prati anche a
Meod e portavamo giù tutto il fieno con la slitta. Mi ricordo che l'anno in
cui morì mio padre (io avevo 12 anni) un nostro parente, che quell'anno
lavorava per noi, mi fece una piccola slitta sulla quale potevo caricare 3-4
“ballon” (fasci) di fieno. Scendevo verso sera, facevo rotolare i fasci sul fie-
nile e poi risalivo a Vetan. Avevo molta paura quando passavo nel bosco
sopra Bressan perché c'erano degli uccelli che facevano degli strani versi.
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Testo Originale Estratto
Memorie, villaggi e personaggi di Saint-Pierre
RUMIOD
Il nostro viaggio alla conoscenza del paese continua e ci fermiamo questa
volta a Rumiod.
Chi, arrivando a Saint-Pierre, guarda in alto, ha l'impressione che la col-
lina tocchi il cielo ed il paese finisca lì, ma non è così. Se risaliamo quella
colllina, a 7 km circa da Saint-Pierre, troviamo una conca in cui sorgono
ben cinque piccoli villaggi: Chantel (m. 1200) Rumiod di sotto, Rumiod
di mezzo (m. 1250), Rumiod di là, Rossan (m. 1325).
I villaggi, poco distanti l'uno dall'altro, sono circondati da prati e go-
dono di una visuale bellissima su tutta la valle centrale (dalle valli di Rhêmes,
Valsavarenche, Ozein, Pila, fino a St.Vincent).
Proprio davanti a Chantel sono poi visibili i caratteristici calanchi, ero-
sioni dovute al vento e alla pioggia. Non si sa bene a che epoca risalgano
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le prime costruzioni, tuttavia, ristrutturando una casa a Chantel, è stato
trovato un trave maestro del 1622, recante oltre alla data, uno stemma ed
altre incisioni.
Le case di Rumiod un tempo erano tutte di tipo rurale con la stalla, un
piano adibito ad abitazione ed il fienile. Pochissime avevano due piani.
L'unica costruzione un po' particolare è una torre quadrata (ancora esi-
stente, a Rossan) appartenente alla famiglia Lale Gerard. Veniva usata come
essiccatoio di pane e salumi.
All'inizio del secolo i villaggi erano molto popolati. Basti pensare che
esistevano due scuole, quella dei maschi (4 classi e 18 alunni) e quella del-
le femmine (3 classi e probabilmente altrettante alunne). La scuola, così
come la latteria, aveva la sua sede a Rumiod di mezzo. I maestri vivevano
in una casetta, nel villaggio di proprietà di Luboz Dario. Uno dei maestri
di Rumiod fu Napoleone Chappuis che vi insegnò per circa 30 anni.
La latteria aveva 42 soci ed era gestita da un casaro che, oltre ad occu-
parsi della lavorazione del latte, provvedeva al magazzino per la conserva-
zione della fontina. Viveva sopra la latteria, a fianco alla scuola.
Ogni villaggio aveva il forno comunitario; vi erano poi due mulini ad
acqua, uno a Rossan ed uno privato a Rumiod di là. Funzionavano da set-
tembre ai primi geli e poi in primavera prima che l'acqua venisse usata per
l'irrigazione. Si usava l'acqua del torrente Valméache che scende da Méod.
L'acqua di questo torrente serviva anche per l'irrigazione dei prati di
Rossan, mentre per gli altri villaggi si usavano le sorgenti del Piccolo
Sarriod. I turni erano regolati secondo la dimensione del terreno (a volte
si aveva l'acqua per soli 10 minuti).
Vicino alle case quasi ogni famiglia aveva un piccolo appezzamento di
terreno per coltivare la canapa che veniva fatta macerare in una fossa. Veniva
poi spezzata, cardata e filata ed in seguito portata a Valgrisenche per la tes-
situra.
La principale attività era l'agricoltura. Si coltivavano segale e frumento
alternato a patate e alcuni avevano delle vigne, più in basso a Champrétavy.
Secondo la testimonianza di Costantino Charrère, (morto a oltre 100
anni), le famiglie erano numerose e molti giovani dovevano emigrare per
fare gli spazzacamini a Lione e Marsiglia. Alcuni andavano addirittura a
Dunkerke dove vivono ancora dei discendenti di questi emigranti. Molti
altri, una volta finiti i fieni a Rumiod, attraverso il Col du Mont a
Valgrisenche, andavano in Savoia, a giornata, per fare i fieni o i muratori.
Allora, questi ultimi, ricevevano 20 soldi a giornata più la polenta a mez-
zogiorno. Alcuni tornavano ancora più tardi per la trebbiatura. Si usava
battere il grano a gruppi di 4 (quatrèn).
Un tempo, in località Fourni (sotto Chantel) c'era una fornace per la
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Testo Originale Estratto
Memorie, villaggi e personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

produzione di calce. La fusione della pietra calcarea avveniva in modo ar-
tigianale cioè mettendo legna, pietra e ricoprendo il tutto con terra. La le-
gna veniva incendiata e scioglieva la pietra. Pure a Rumiod di là c’era una
cava di pietra calcarea che veniva trasportata, con un carrello a Champrotard
dove esisteva una fornace.
Molte case vennero costruite con terra prelevata dai calanchi che, ba-
gnata, diventava dura come pietra.
Sempre secondo Costantino Charrère il torrente Jillian, che separa Saint-
Pierre da Saint-Nicolas, un tempo era solo un ruscello, poi in seguito a for-
ti piogge, si formò sotto Vetan una sacca d’acqua che portò via ponti e ca-
nali irrigui e scavò l’attuale percorso. Rumiod di là si trova sul territorio di
St.Nicolas, ma per ragioni pratiche viene considerato di St.Pierre.
I villaggi di Rumiod sono rimasti collegati a St.Pierre tramite una mu-
lattiera fin verso il 1964, anno in cui fu costruita la strada che collegò
Rumiod a Champrétavy: la mulattiera merita un’attenzione particolare per-
ché è stata per molto tempo l’unico mezzo di comunicazione per tutti gli
abitanti dei villaggi alti. La si percorreva a piedi, con le slitte e coi muli, in
ogni periodo dell’anno. Partiva da Bosses e a Bachod si biforcava; una stra-
da meno disagevole, passava a Champrétavy e si ricongiungeva con l’altra,
molto più ripida, sopra Bachod. Lungo il percorso vi erano due oratori, il
primo dietro Bachod, il secondo nel boschetto dietro Bressan. Veniva pu-
re, in un periodo, in cui fu cantoniere Attilio Lale
Murix, che fu tenuta talmente bene che si sarebbe potuta percorre
za scarpe. Ora purtroppo questa mulattiera non esiste quasi più. In molti
punti è stata tagliata dalla strada, in altri è invasa da rovi e cespugli e i muri
sono quasi tutti crollati.
A Rumiod di mezzo, considerato il “capoluogo” oltre alla vecchia scuo-
la e alla latteria, c’è la cappella dedicata a S. Barbara (4 dicembre) e a S.
Bartolomeo (24 agosto). Oltre a queste ricorrenze una volta era molto sen-
tita la festa di S. Bernardo perché la processione si fermava a Rumiod dove
i pellegrini venivano rifocillati e pregavano prima di riprendere la salita ver-
so Vetan.
Attualmente Rumiod è abbastanza popolato durante l’estate. Nel resto
dell’anno la popolazione è ridotta a meno di 50 persone. Un poco alla vol-
ta qualcuno sta tornando, forse attirato dalla pace e dalla tranquillità che
vi si gode. Presto nascerà di nuovo un bambino e certamente questo sarà
di buon auspicio per la ripopolazione di Rumiod.

VETAN

È estate, fa caldo, l’aria è pesante. Quanti di noi vorrebbero essere al mare
o in qualche luogo fresco dove respirare aria pura. Non c’è problema, ba-
sta andare a Vetan. Lassù tutto questo è possibile.
Non è del Vetan che tutti conosciamo quello di cui voglio parlare oggi,
ma del villaggio che ricordano i “vecchi residenti”, gli ultracinquantenni e
oltre..
All’inizio del secolo, (1915 – ‘18 circa) Vetan era un agglomerato di
case, come ora. Portava già il nome Vetan di sotto, Vetan di mezzo, Vetan
di sopra.
Le case, attraverso gli anni, hanno subito delle ristrutturazioni, ma non
così radicali per cui, con un piccolo sforzo di fantasia, le possiamo ancora
immaginare: case in pietra, ad un solo piano, con tetti in losa, balconi in le-
gno, finestre piccole, stradine tra una casa e l’altra, tra un villaggio e l’altro.

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Testo Originale Estratto
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

Oltre Vetan di sopra era il regno degli animali e dei pastori. All'interno
dei villaggi si potevano vedere fontane da cui sgorgava l'acqua fresca, or-
ticelli recintati da staccionate irregolari, gruppi di bimbi che giocavano e,
a sera si sentiva profumo di legna arsa nelle vecchie stufe o nei camini. Vi
abitavano 22 famiglie, 20 del luogo e 2 di fittavoli, in tutto un centinaio
di persone. Vivevano lassù tutta l'estate e scendevano chi a Rumiod, chi
più in basso, verso il 15 gennaio per risalirvi a metà marzo. A Vetan di mez-
zo c'erano la latteria e il forno. La prima aveva regolamenti molto rigidi e
chi veniva sorpreso a conferire latte con caratteristiche non confacenti alle
norme stabilite, per due volte veniva multato e poi sospeso.
Accanto alla latteria vi era il forno in cui si potevano cuocere 110, 120
pani contemporaneamente. La panificazione durava dai 15 ai 20 giorni.
Essendo le famiglie molto numerose, ognuna faceva più “fornate” in modo
da avere pane per tutto l'anno.
In ogni villaggio c'era la persona più rappresentativa a cui ci si rivolge-
va per consigli e che, insieme ai rappresentanti degli altri villaggi, stabiliva
le regole che valevano per la comunità: il periodo della pulizia delle stra-
de, l'intrattenimento delle piscine e dei ruscelli, il taglio della legna. Tutti
questi lavori venivano fatti à corvées.
Sempre a Vetan di mezzo sorgeva la scuola, posta su tre “piani”. Il pia-
no interrato serviva come magazzino delle fontine, quello superiore come
scuola e l'ultimo era adibito ad alloggio del casaro, fòrti. Gli alunni erano
circa una decina. La scuola iniziava a metà settembre e chiudeva la prima
quindicina di gennaio, epoca in cui avveniva la “migrazione” per poi ria-
prire i battenti da marzo ai primi di giugno. La maestra era sussidiata, cioè
pagata dal Comune e doveva provvedere alla fornitura della legna per il ri-
scaldamento della scuola. Gli alunni di terza, sostenevano un esame per il
passaggio alla quarta e, per ogni alunno promosso, l'insegnante riceveva
un piccolo premio.
Tutto il terreno era ben coltivato e curato. Si seminavano segale, orzo,
avena, patate, alternando le colture. Il resto del terreno era adibito un po'
al pascolo, un po' alla produzione di foraggio. Ogni famiglia possedeva tre
o quattro capi di bestiame oltre ad un mulo o un asino (a volte in parte
con altri) e parecchie pecore. Il mulo era indispensabile, oltre che per il la-
voro dei campi, per il trasporto. Ognuno provvedeva alla trebbiatura del
proprio grano a mano con un attrezzo in legno detto fléyi. Solo più tardi,
con l'acquisto della prima trebbiatrice, la trebbiatura venne fatta in comu-
nità da tutto il villaggio. L'acqua per l'irrigazione proveniva da Paletta per-
correndo il Ru de la Bo-be (botte) così chiamato perché lassù, alla presa
c'era una paratoia simile ad una parte della botte che faceva defluire l'ac-
qua parte verso la piscina di Vetan di sotto e parte verso Pro Crou. C'era

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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

poi un altro corso d'acqua, il ru nou che non prendeva acqua a Vergiouan scen-
deva verso Gerbore e Gran Sarriod.
La strada comunale, che collegava Vetan a Saint-Pierre, passando per
gli altri villaggi, era intrattenuta da un cantoniere comunale che puliva la
strada fino a Tsevraunna, a circa 1800 m. Altre due strade, passando per i
campi, collegavano Vetan con Sarriod e Vetan con Méod di sopra. In in-
verno nessuno provvedeva allo sgombero della neve, ognuno doveva aprir-
si la strada per andare al fienile o alla latteria. Un anno cadde così tanta
neve che, per far scendere a valle una famiglia rimasta bloccata lassù, si do-
vette far intervenire una compagnia di alpini del Battaglione Aosta affin-
ché aprissero la strada. Gli inverni erano molto rigidi e succedeva di non
avere neanche acqua per abbeverare il bestiame. Un anno, in cui tutte le
condutture erano gelate, per trovare acqua dovettero salire fin dove oggi
sorge il Moulin de Papagran. Lì, al plan di Téi c'era una sorgente, che scor-
rendo, non era gelata. Poterono così riempire secchi, brente ed altri reci-
pienti che, sulle slitte, trasportarono poi a casa.
Nel 1908 un incendio distrusse in buona parte Vetan di sopra. Da
Rumiod videro il fumo, caricarono la pompa sui muli e salirono, ma una
volta lassù, non essendoci acqua, dovettero limitarsi ad abbattere i travi dei
tetti che bruciavano per evitare il propagarsi delle fiamme.
La luce elettrica arrivò dopo il 1940; fino ad allora l'unico mezzo di il-
luminazione era la lanterna o la lampada ad acetilene, che era però già un
lusso per la maggior parte dei residenti. Vetan possedeva un bosco ed un
pascolo comune. Il primo, il Gran Bouque si trova sopra Verrogne ed ogni
anno si provvedeva, mediante corvées a pulirne la strada. Il legname veni-
va trasportato a dorso di mulo. Il pascolo di Paletta era stato donato dai
signori di Saint-Pierre in parte ai proprietari degli alpeggi ed in parte agli
abitanti di Vetan. Ogni “camino” aveva diritto al pascolo di Paletta.
I villaggi di Vetan sono dedicati a San Laurent (10 agosto) e San
Bernardo (15 giugno).
Per la festa di San Bernardo si faceva una processione che, partendo dal-
la cappella dei Penitenti, faceva sosta a tutti gli oratori costruiti lungo le
mulattiere che collegavano i villaggi del paese.
La processione aveva lo scopo di ingraziarsi il santo per il buon anda-
mento della stagione negli alpeggi. I penitenti indossavano l'abito bianco. A
Bosses si celebrava una Messa e quelli del villaggio offrivano il caffè ed uno
“spuntino” ai partecipanti. Il rientro avveniva la sera dalla parte di Verrogne.
Si festeggiava il Santo Patrono di S. Lorenzo con un fondo che veniva
dall'affitto degli alpeggi alti. Aveva diritto di partecipare gratuitamente al
pranzo il pastore delle pecore, féyan. A quell'epoca era un personaggio im-
portante nella comunità. Aveva in custodia molte pecore e per ognuna ri-

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Testo Originale Estratto
Memorie, Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
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ceveva 10 soldi. Poteva pascolare su un territorio ben delimitato, oltre il
piano dove c'è la Cappella Jean Paul II fino a Paletta.
Come per ogni altro luogo, anche intorno a Vetan sono nate delle sto-
rie o aneddoti in cui non si sa bene dove finisce la realtà e dove inizia la
fantasia.
Ecco alcuni episodi: un anno, a febbraio, un uomo saliva a Vetan.
Appena oltre Meod vide del fumo uscire da un camino. Tornò indietro e
con altri uomini salì a Vetan di sotto. Tutto era deserto, tutte le porte era-
no aperte, in una casa il brodo cuoceva sul fuoco ma del misterioso abita-
tore del villaggio non c'era traccia. Qualcuno aveva trovato nelle case de-
serte di che trascorrere un buon inverno!
Nel 1924, la commissione della latteria decise di ampliare il magazzino
delle fontine. Chi prestava mano d'opera avrebbe ricevuto una lira all'ora.
Gli uomini scavavano e i ragazzi trasportavano fuori il materiale con i sec-
chi ed un attrezzo in legno, chiamata badzo che messo sulle spalle per-
metteva di portare due secchi alla volta, equilibrando il peso. Al termine si
decise di festeggiare. Ogni famiglia diede l'equivalente di una giornata di
lavoro per fare la spesa per la festa. Alcuni giovani, coi muli, scesero a fare
acquisti. Dietro Chantel, ai piedi di un cespuglio trovarono un mazzo enor-
me di "fiori di Pasqua". Era il 10 dicembre. Ne infiocchettarono il mulo e
poi proseguirono per il paese. Solo due famiglie non presero parte alla fe-
sta.
Per molti anni Vetan rimase deserto in inverno. La prima famiglia che
vi si stabilì di nuovo fu la famiglia Bertolin, a Vetan di sotto. Altre ne se-
guirono l'esempio e da parecchio tempo Vetan è di nuovo abitato tutto
l'anno.

Dopo la prima puntata su Vetan di ieri, sarebbe stato naturale parlare
di Vetan di oggi, ma così non è. Tra il 1918 e il 1988, c'è uno spazio trop-
po grande perché lo si possa ignorare, perciò ho pensato di coinvolgere nei
nostri ricordi la testimonianza di una persona che conosce Vetan e che ha
seguito la sua trasformazione. Premetto che il mio interlocutore si defini-
sce un “veterano di Vetan” e che non ha voluto che facessi il suo nome.
Rispettando la sua volontà mi limiterò a riportare le sue parole, raccolte
durante una visita a casa sua, a Vetan, un freddo pomeriggio d'agosto.
Per conoscere la storia e la trasformazione di Vetan, bisogna partire dal
momento in cui è stata aperta la strada che dal Gran Sarriod, attraverso
Gerbore, sale fino a Vetan. Da quel momento è cominciato il declino del-
la vita agro - pastorale. C'erano ancora, in quegli anni, famiglie che si de-
dicavano all'agricoltura: i Bertolin, i Vaudan e gli Armand. Lo stesso Toyen
Dossan che reggeva il ristorante con la moglie, aveva ancora una mucca:

Allegra, la quale poverina, essendo finita la sua carriera, lasciò come ricor-
do di sé il teschio e le corna esposte in bella vista. Da quel momento come
diceva Ida, la mulattiera che scendeva al fondovalle, venne in disuso e quin-
di i muli, che ogni famiglia possedeva, non servivano più.
Prima che finisse questa vita agro - pastorale c'era bisogno di sole quat-
tro cose: zucchero, caffè, sale e vino. Tutto il resto c'era, perché c'era una
vita autarchica, quindi d'inverno si macellavano le mucche ed il maiale, si
mettevano sotto sale e si lavoravano. C'erano poi i prodotti del latte: toma,
burro, fontina. Praticamente un poco alla volta questa vita comincia a de-
clinare, le famiglie contadine spariscono sia per ragioni di anni, sia perché
si aprono nuovi orizzonti. Questi sono costituiti da chi ha visto e capito
che il paesaggio offriva nuove possibilità: possibilità turistiche e il primo a
vedere questo è stato Mario Lale Murix il quale ha iniziato a costruire case
che attiravano l'attenzione di chi veniva su. La gente ha cominciato a dire
“che bello” e chi già conosceva il luogo, a sua volta, consigliava ad altri di
venirne a fare la conoscenza. Intanto la strada che praticamente si ferma-
va a Vetan superiore, da Ronc e Sapinet, era un greto torrentizio per cui
raggiungere le nuove case era un problema per le macchine e quindi si deve
mettere in luce ancora Mario Lale Murix che ha pensato di creare una stra-
da che fosse agibile. Sempre a Vetan superiore, arrivava la luce a basso vol-
taggio. Poi in su non c'era nulla. Negli anni successivi si costruì la linea che
poi si biforcò nelle varie case. Mario comprò poi un appezzamento di roc-
cia (che era tutto tufo) con un po' di terra sopra, da Lutèr Champrétavy;
Lutèr, dopo, quando Mario costruì la sua casa diceva "io gliel'ho venduta
per 400.000 lire”. Si sentiva come mezzo in colpa, come un eroe perché
qui nacque il Moulin de Papagran, una casa bella dal punto di vista arti-
stico perché egli portò qui cose di grande valore (ricordo una trave di la-
rice del 1805). Un poco alla volta comprò altri terreni, vi costruì un gara-
ge, pose una recinzione, fece un laghetto... Da qui nacque nella mente di
parecchi l'idea di fare un albergo. L'idea era di farlo nel piano, sotto la pi-
neta. In Mario maturò l'idea di dare vita negli anni seguenti all'albergo che
è oggi Notre Maison, fatto da lui con l'aiuto di Ezio e Ciccio. Poi, met-
tendoci tutta la forza per dar vita a questo nuovo villaggio a sue spese, fece
la cabina del trasformatore elettrico, perché naturalmente ci fosse l'incen-
tivo per continuare. Da lì sono nate le idee delle case nella pineta e poi via
via tutte le altre. Intanto i Bertolin finiscono l'attività, subentra Glarey e
trasforma la casa in vari appartamenti ricettivi. Anche i figli di Lutèr ven-
dono e trasformano a loro volta la casa rurale in appartamenti. Vetan di
sotto diventa un "signor villaggio". Altre case nascono, altre si trasforma-
no. Alla morte di Toyen e la moglie subentrano la figlia e il genero che
danno vita ad un bel ristorante. Nasce poi l'agriturismo di Antonella...

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Testo Originale Estratto
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
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Testo Originale Estratto
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

Vetan a questo punto non è più agro-pastorale, ma è diventato un cen
tro d'attrazione anche per i ministri ed altre persone che diremmo "im
portanti" (Bindi, Rumor, Caselli). Aggiungo una nota: il comune di Saint
Pierre dovrebbe essere più attento a questo angolo di Val d'Aosta che è
bellissimo e di lui si potrebbe dire: "Mi illumini d'immenso" perché da qui
si domina tutto il Gruppo del Gran Paradiso, le quattro valli, Cogne,
Rhêmes, Valsavarenche e Valgrisenche. Dovrebbe essere più attento nel
senso che dovrebbe aiutare, incentivare, curare le iniziative."
A questo punto, visto che il mio interlocutore era preso da tanto entu
siasmo, mi è venuto spontaneo porgli una domanda: - Lei, che cos'è che l'ha
portato a Vetan?

- Io andavo in villeggiatura a Pila; un giorno conobbi il signor Dal
Canton Giorgio, il quale, dopo avermi proposto un appezzamento di ter
reno di 2000 m. che io purtroppo rifiutai, si offrì di portarmi in un posto
dove stava sorgendo qualcosa di nuovo. Era la fine degli anni '60. Saliamo.
In una bella giornata di luglio arriviamo su. C'era Toyen sul terrazzo e la
prima cosa che gli chiesi fu "per il pane come si fa?" e lui "N'y a pas de
problème". Siamo andati a vedere la casa che stava nascendo. Io ho visto
questo spettacolo immenso ed è stato amore a prima vista. Qualcuno mi
aveva detto "Vetan si chiama così perché è molto ventilato". Questo mi
creava qualche remora, chiesi informazioni al segretario comunale, sig.
Evaristo Domaine che sorrise poi a Bertolin che mi rispose con una specie
di grugnito incomprensibile. E così comprai la casa, anche perché Mario
mi diede la possibilità di pagarla in tre anni. E allora il gran salto. Siamo
arrivati il 2 luglio 1969, una giornata apocalittica: acqua, vento, erba alta
al ginocchio, freddo. Tutti mi avevano sconsigliato e allora mi sono detto:
"Guarda che cosa sono andato a fare!" Per fortuna, e questo non lo di
menticherò mai, quella sera è venuto su Don Romano, a portare il saluto,
a rincuorare il primo arrivo, di sera, la prima sera.

I primi tempi è stata dura davvero. Quando è arrivata la luce elettrica,
abbiamo fatto gran festa qui, nel prato, abbiamo mangiato le crêpes, be
vuto (Mario aveva portato due damigiane di vino, ballato e mia moglie ha
messo in movimento la prima lavatrice. E poi è arrivato il telefono, anche
questa una conquista voluta e caldeggiata da Mario, poi ancora la luce nel
le strade, poi la strada dalla curva agli alpeggi, pagata da noi (io ho dato
200.000 15 anni fa). Sono stati piantati alberi, è stata disboscata tutta la
zona piena di sterpaglie, è stata ripulita la pineta. Una sera Mario stava bru
ciando le sterpaglie, aveva fatto un enorme falò. Capitò lì il suo amico inse
parabile Remo David, si sono fermati qui da me. Ad una certa ora
Domingo, bimbetto dice: "Papa allèn" e lui, facendo su una sigaretta con
la cartina gli dice "E poi dura la vita, eh!". Per poter continuare a costruire
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

Mario e Gusto Glarey comprarono una sorgente e fecero un acquedotto.
Sarebbero potuti nascere degli impianti di risalita nella conca di Paletta,
ma la cosa non andò in porto perché nessuno diede un aiuto per la sua rea
lizzazione. Peccato davvero!

- Che cosa la lega ora a Vetan?

Tanti ricordi, episodi belli, aneddoti. Ce ne sarebbero tanti da raccon
tare! Abbiamo passato qui tante ore belle e ho trovato qui un'affabilità,
un'apertura, una disponibilità infinita ed io voglio bene alla mia terra come
ne voglio a Vetan. Mi piace ricordare il carattere dei valdostani, che sem
brano chiusi, ma al momento però di doverti dare una mano sono tutti di
sponibili. Quando si arriva non ti abbracciano, ma semplicemente ti dico
no: "Come va?, come sta?" Finisce tutto lì. A questo proposito mi piace
ricordare alcuni episodi: una volta accompagnai la signora Speranza dal me
dico. Al ritorno mi chiese: "E la paga che cos'è?" Non chiesi nulla natu
ralmente. La mattina dopo, appena sveglio, sentii un passo pesante sulle
scale, scesi dal piano superiore, sulla tavola c'era una mezza fontina avvol
ta in un giornale...

Sempre i Bertolin davano il latte a Glarey che non voleva fosse vendu
to a nessuno. C'era un cartello davanti alla stalla "Non si vende latte" Io
allora ho chiesto a Justin "E noi allora?" - "A te lo do" - "Ma Gusto?", -
"Gusto può dire quello che vuole".

Un anno ebbi l'infelice idea di portare su dei pulcini che avevo preso in
un allevamento. Raccomandai a Justin "Abbine cura, che vengono da un
posto caldo" - lui "Sta tranquillo, gli metto il paletò" Andavo a trovarli
verso sera, in giornate brutte come questa erano seduti là in quello che era
il luogo dell'accoglienza: c'erano sacchi di biscotti vecchi per le bestie, la
pentola che bolliva, un bicchiere di vino sul tavolo. Più tardi Speranza ve
niva su con due uova, si fermava lì con noi a raccontare. Parlava di un gar
zone che aveva troppe pretese e diceva: "Quando io ero giovane...trifole
e seras!"

E poi ancora ricordo la prima sera, eravamo senza luce, pioveva ed era
vamo senza una goccia di petrolio da mettere nelle lampade che avevo.
Sono andato giù a Gerbore, da Augusto Glarey. Stava mungendo con un
berrettino in testa che sembrava una calotta d'acciaio.

Ci sarebbero ancora tanti aneddoti da raccontare che testimoniano l'a
more del nostro "Veterano di Vetan" alla sua gente, al suo villaggio. Gli
chiedo scusa se ho dimenticato qualche episodio importante o se non ho
colto tutte le sfumature del suo pensiero. A chi vuol conoscere il Vetan di
oggi non mi resta che un consiglio da dare: andate a vederlo perché nes
suno può descriverlo meglio dei vostri occhi.

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Testo Originale Estratto
Memorie . Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Plan de Paletta
ITINERARIO E BREVI CENNI STORICI
L'accesso comodo e il panorama stupendo, che si presentano ai visitatori,
fanno del plan de Paletta, dominato dal monte Falère, una meta piacevo-
le per ogni amante della montagna e della natura.
Il plan de Paletta, sede di un altiporto invernale per aerei da turismo, è
un vasto pianoro che si estende, al di sopra dei boschi di Verrogne, ad una
altitudine di 2285 m. Questo luogo è facilmente raggiungibile da due co-
muni: Saint-Pierre e Sarre.
Sono tre gli itinerari percorribili da Saint-Pierre.
Si può partire da Vétan (1671 m), imboccando sulla destra, a valle del
paese, la strada che conduce all'alpeggio Loé, dove ha inizio il sentiero, che
taglia il pendio in direzione ovest, per giungere al limite della vegetazione
arborea e portarsi, verso sinistra, nell'ampio e accidentato altopiano di
Paletta. Il sentiero appare qui meno evidente e si perde tra i pascoli.
Invece partendo da Homené (1500 m) e seguendo il sentiero Luvioz
di Brebis, che passa dietro il villaggio del Combelin (1594 m) e si adden-
tra nel bosco, si arriva con un po' di fatica, attraverso un passaggio un po'
irtro, (non per niente si chiama (lo croué pô), a lo bério di tsamozeun, appe-
na sotto Paletta. Giunti nel pianoro, si scorge di fronte il monte Fallère.
Luvioz di Brebis, come si può intuire dal nome, in passato veniva uti-
lizzato dagli abitanti dei villaggi Homené, Combelin per condurre le pe-
core negli alti pascoli di Paletta. Questo sentiero è stato percorso, in di-
scesa, anche dal Papa Giovanni Paolo II durante una delle sue vacanze esti-
ve in Valle d'Aosta.
Infine si può raggiungere Paletta anche da Verrogne (1587 m), se-
guendo la mulattiera, che affianca il canale della Muneresse e che, attraver-
so il bosco, conduce al bel vallone di Verdjouan. Si prosegue poi verso de-
stra e tramite un sentiero si arriva ad un altopiano, soprannominato plan
du débat, dove ha inizio la prateria alpina. Si racconta che qui, quando la
viabilità non era ancora quella di oggi e le gambe rimanevano pur sempre
il miglior mezzo di trasporto, passava la strada dei Salassi. I pastori dei vil-
laggi vicini si ritrovavano in questo spiazzo, stretti intorno ad un grande
sasso, a discutere e a contrattare la divisione e l'assegnazione dei terreni.
Dal plan du débat si scorgeva il ru de Brevan che, alimentato dal lago
di Reinolle" (delle rane) e oggi soggetto al fenomeno di interramento,
fungeva, in parte, da confine tra Saint-Pierre e Sarre. Ancora oggi si scor-
gono le tracce dell'antico letto che si articolava a nord verso il Monte Fallère
e a sud verso la punta di Becca-France.
Salendo dal lago delle rane si giunge ad una conca, ai piedi del Monte
Fallère, in cui si trova un bel lago, dal nome insolito "Lago Morto". Si nar-
ra che, quando le proprietà e i confini non erano ancora ben definiti, si svol-
sero in questi luoghi dei sanguinosi conflitti. Tutto questo rimane pur sem-
pre una leggenda, nata forse per giustificare tale denominazione. Pare in-
fatti improbabile che un posto situato così in alto sia stato scenario di tan-
ta crudeltà e luogo destinato alla sepoltura dei morti. Ma poiché l'uomo è
sempre alla ricerca di verità nascoste, molte altre ipotesi sono state fatte a
riguardo. Forse qualche pastore è accidentalmente annegato in questo lago
o più semplicemente l'aggettivo "morto" si riferisce al fatto che il lago non
è alimentato da nessun ruscello: non ha né entrate né uscite d'acqua.
Con l'aiuto di Camillo Bochet e di Adolfo Jordaney, sono riuscita a ri-
costruire un pezzetto di storia, che prese forma tra le nostre montagne.
Sulla chaux e Paletta vigevano leggi severe, che tutti coloro che usu-
fruivano dei pascoli dovevano rispettare.
Il bosco e la chaux appartenevano al consorzio di Verrogne-Homené-
Combelin. Nel 1810 si fece la divisione in 57 liste del bosco tra i singoli
consortisti, per l'utilizzazione delle piante e della legna da ardere. Il dirit-
to di pascolo rimaneva come in passato: il consorzio di Verrogne-Homené-
Combelin ne aveva diritto per non più di 45 manzi. Era assolutamente vie-
tata la mortificazione delle capre, per evitare danneggiamenti alla vegeta-
zione. Questa particolare divisione di proprietà fu necessaria per porre ter-
mine alle discordie che si erano create fra i consortisti. Si deve infatti sa-
pere che, in passato, si bruciava la legna per ricavare il carbone e quindi
commerciarlo. Le famiglie poco numerose non sempre avevano la possibi-
lità di andare nelle tsarbouni, spiazzi, (che ancora oggi si possono scorgere
nel bosco) in cui la legna veniva arsa, e venivano quindi ingiustamente pri-
vate della legna che spettava loro di diritto.
Alla chaux e Paletta potevano accedere, con i propri animali, solo gli
abitanti di Verrogne, Homené e Combelin che vi possedevano case e ter-
reni (feu et chaînes).
Da questi luoghi, a seguito di un grave avvenimento, trae origine un vec-
chio detto, in dialetto: tchàndji un pan pan seraille cioè "scambiare il pane
per una paratoia". Infatti, quando nel 1564 franò una parte della montagna
di Becca-France, seppellendo l'intero borgo di Tournaz, i villaggi di Verrogne,
Homené e Combelin dovettero pagare agli abitanti di Sarre un pegno in gra-
no perché, dopo l'incidente, Sarre era stata privata dell'acqua del ru de
Brevan, che ora andava ad alimentare solo parte di Saint-Pierre. Questa leg-
ge ebbe validità per ben 250 anni, fino a quando Napoleone l'abolì.
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Testo Originale Estratto
Memorie. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

IL MONTE FALLÈRE

Il Monte Fallère, con i suoi 3059 m, si erge poderoso tra la Valle Centrale
e la Valle del Gran San Bernardo; esso è circondato da vallate più o meno
profonde, che lo isolano dagli altri gruppi montuosi e lo rendono così un
belvedere di primo ordine; si trova sul confine di tre comuni: Saint-Pierre,
Sarre e Gignod. Grazie alla sua posizione geografica è una delle tre “ve-
dette” della Valle d’Aosta insieme al Monte Emilius (3559 m) e al Monte
Luseney (3504 m).
Esso permette di apprezzare tutte le altre montagne della Valle d’Aosta
sotto i loro aspetti più belli: a est spiccano il Monte Rosa e il Cervino, a
nord il Gran Combin e il Mont Vélan, a ovest si delinea l’imponente cate-
na del Monte Bianco, a sud si susseguono il Gran Paradiso, la Grivola, il
Monte Emilius, affiancato dalla Becca di Nona.
L’Abbé Emile Bionaz (curato di Saint-Nicolas per ben 38 anni, nato
nel 1862 e deceduto nel 1930) nel suo libro L’alpinisme à l’eau de rose scri-
veva: Dans cet immense cercle se comptent toutes les cimes qui couronnent no-
tre chère Vallée, toutes celles qui ont un nom célèbre dans les fastes de l’alpi-
nisme” e ancora “… il est plus difficile de savoir qui n’y a pas été que de comp-
ter les personnages qui y ont porté les pieds.
Si può addirittura pensare che la vetta sia stata utilizzata dai Salassi come
punto di vedetta.
Fra i personaggi celebri possiamo ricordare Monsignore Duc, vescovo
di Aosta, salito in vetta il 13 agosto 1877 e la regina Margherita salita il 28
settembre 1881. In occasione dell’ascensione di quest’ultima vennero inau-
gurati un sentiero tracciato dal Club Alpino e un piccolo rifugio oggi ab-
bandonato e in rovina. Ospite del Monte Fallère fu anche l’Abbé Gorret
(21 agosto 1879), soprannominato l’Ours de la montagne, che scrisse in
una lettera indirizzata all’Abbé Chanoux una graziosa monografia della sua
salita.
Si conosce, per quanto riguarda la storia più recente, una salita inver-
nale effettuata da Raffaele e Zaccaria Armand, Francesco Chabod e Mario
Thomasset il 25 febbraio 1903.
Per coloro che amano questa montagna il 22 agosto è una data impor-
tante, perché vi si celebra, ormai da ben 25 anni, una messa: la punta del
Monte Fallère ha il vantaggio di poter essere raggiunta in giornata, in un’o-
ra e mezza di cammino dal lago Morto, senza troppe fatiche. Essa è carat-
terizzata da una cresta lunga circa 150 m che dà al Monte un aspetto squa-
drato: di questa forma, (secondo quanto riportato dall’Abbé E. Bionaz),
trae origine il suo nome trasformatosi nel corso dei secoli da Palette in
Fallère (è infatti facile confondere nei vecchi scritti e nella pronuncia dia-
lettale la P in F e la t in r).

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Nel 1928 gli abitanti di Etroubles, sostituirono la preesistente croce di
legno rivestita di lamiera, con un punto trigonometrico che, forse a causa
di qualche vandalo, si trova ora nel dirupo della parete nord. Ad accoglie-
re oggi i visitatori, sulla sommità, ci sono una croce in ferro e una piccola
madonnina racchiusa in una teca in vetro e ferro, nel cui cassetto sono ri-
posti dei quaderni sui quali è consuetudine scrivere il proprio nome e le
proprie impressioni.

Denise Chappuis

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Testo Originale Estratto
Memorie, Villaggi e personaggi di Saint-Pierre
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Un personaggio dei ricordi
Una dolce signora, dai capelli bianchi mi accoglie nella sala al primo pia-
no della Microcomunità di Saint-Pierre. Né io né lei ci riconosciamo, for-
se perché non ci siamo mai veramente conosciute.
La signora si chiama Chentre Maria Rita, vedova Dacisio. Ha compiu-
to da poco 89 anni ed è originaria di Bionaz. I suoi genitori tuttavia risie-
devano a St. Christophe e, quando lei aveva solo dieci anni, comprarono
un “mayen” a Verrogne, in comune di Saint-Pierre.
Da allora visse lassù, ad esclusione del periodo scolastico, in cui fre-
quentava la scuola a St. Christophe, ospite di parenti.
La sua vita è stata una vita di lavoro molto duro perché, come tutti quel-
li che vivono in montagna sanno, la terra offre poco. Lavorava i campi, i
prati, persino gli incolti. Si seminava orzo, segale, avena, frumento, patate
e si raccoglieva fieno e erba secca per il bestiame. L'unico aiuto era il mulo
fino a quando anche i muli scarseggiarono.
In inverno, (erano così lunghi) si filava la lana per fare maglie e calze.
Tante volte poi bisognava spalare la neve, fino alla “Barma” e a volte fino
al bivio per Homené, là dove c'è una cappella.
Durante le feste, a volte si scendeva a Messa, si faceva anche un po' di
spesa, visto che i negozi erano aperti la domenica. La maggior parte degli
abitanti del villaggio, coi primi freddi, scendeva in paese o nei villaggi più
a valle e lassù rimanevano solo due famiglie.
La signora Rita ricorda ancora... una volta, (mio figlio era ancora picco-
lo, era ospite per la scuola dell'asilo Mr. Centoz ed io scendevo tutte le setti-
mane a portargli ciò di cui aveva bisogno) non ho potuto scendere per due set-
timane perché continuava a nevicare. Grossi fiocchi volteggiavano e quand'è
così non ci si può allontanare dal villaggio. A volte facevamo la veglia insie-
me, ma io non potevo allontanarmi perché mio marito era ammalato.
Nel '55 rimase vedova e per alcuni anni vissero soli, lei e il figlio, du-
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Testo Originale Estratto
Memorie. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

rante l'inverno. Un anno, a febbraio il villaggio rimase senza luce e dovet-
tero ritornare alla lucerna per rischiarare la casa! Fu un inverno lunghissi-
mo, c'era così tanta neve che non si vedevano i tetti.
Poi anche loro lasciarono Verrogne e scesero a "La Croix" tornavano
su a lavorare in primavera, per il pascolo, e in estate per coltivare i campi
di patate.
Infine un'ultima domanda che rattrista un po' la signora (e mi dispiace
per questo di avergliela fatta):
- Avete nostalgia di Verrogne?
- Sì, a volte, sai l'abitudine di stare nella propria casa, per tanti anni,
il dover lasciare tutto. Io ho visto nascere tutti quelli che hanno ancora la
casa lassù. D'altra parte non ero più in grado di stare lassù, da sola.
Rimaniamo un poco in silenzio perché tanti pensieri affollano la nostra
mente poi, con un sorriso, lei dice: stavo per fare due passi, prima, adesso
vado fin lì, da Florine.
L'aiuto ad alzarsi e la lascio mentre lei si avvia a fatica dall'altra parte
della sala.

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UNE JOURNÉE DE JUIN

C'était une belle journée de juin, le soleil resplendissait dans le ciel sans
nuages.
Les mains dans l'eau froide, les cheveux noirs fermés dans un chignon, la
taille serrée dans un vieux tablier, Germaine était là, à la fontaine, en train
de faire la lessive. Elle savonnait un peu la chemise blanche, puis elle la
brossait et la rinçait dans des mouvements lents, rytmiques.
Ces actions, désormais elle les faisait automatiquement, tous les jours.
Mais ce jour-là, dans ses yeux brillait une lumière nouvelle et ses doigts chi-
fonnaient le linge d'une façon plus nerveuse que d'habitude. Ce jour-là
était un jour particulier, car son rêve était en train de se réaliser.
Il fallait remercier papa pour ce bonheur: c'était lui qui avait convain-
cu maman à la laisser partir et c'était lui qui l'aurait accompagnée. En ef-
fet, elle n'aurait pas pu voyager toute seule, parce qu'elle n'avait pas en-
core 21 ans et la loi ne le permettait pas. Oui, papa s'était bien occupé pour
qu'elle puisse partir: il avait tout organisé pour rentrer avant la fenaison,
pour que maman ne soit pas seule; il avait réservé les tickets du train, il
lui avait même acheté une nouvelle valise en cuir, toute pour elle.
Enfin, ce soir-là, elle serait partie pour Paris! Une semaine, sept longs
jours pour la visiter! Mais elle la connaissait déjà, elle voyait déjà les
Champs-Élysées, la Tour Eiffel, les ponts sur la Seine, l'Arc de
Triomphe...Papa et maman avaient émigré à Paris pour quelques années,
avant sa naissance. Ils n'étaient pas partis pour faire fortune, mais seule-
ment pour gagner quelques sous: après la Grande Guerre, en Vallée
d'Aoste, comme dans toute l'Italie, la misère était telle que l'unique espoir
était émigrer en France ou en Amérique.
Le soir, à coté du feu, papa et maman parlaient toujours de cette ville
extraordinaire. Là-bas il y avait des choses qu'ici on n'osait même pas ima-
giner...On ne faisait pas la lessive à la fontaine, là-bas: il y avait une ma-
chine, “la lessiveuse” l'avait appelée maman, qui rendait le linge si blanc,
sans aucun effort, on devait seulement ajouter un peu de cendres à l'eau.
Maman avait dit aussi que dans les boulangeries on trouvait toute sorte de
friandise: des pains au chocolat, des croissants pleins de confiture, des tartes
aux fruits...Et les femmes là-bas portaient des chemises fines, des jupes co-
lorées et elles étaient toujours bien coiffées, avec de belles boucles...Là-bas
tout était plus beau, plus délicat, plus luxueux. Elle se voyait déjà se pro-
menant dans les larges boulevards éclairés; c'était comme si Paris avait tou-
jours fait partie d'elle.

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Testo Originale Estratto
Memorie. Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

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Testo Originale Estratto
Memorie, Villaggi e personaggi di Saint-Pierre

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

Mais surtout, elle aurait pu embrasser à nouveau son frère. Depuis qu'il
était émigré lui aussi à Paris l'été dernière pour chercher du travail, elle ne
l'avait plus vu. Il n'était plus rentré en Italie, car il craignait que le gou-
vernement l'aurait obligé à partir soldat. Même pour Noël elle ne l'avait
pas vu; le peu de contacts qu'ils avaient avec lui étaient par courrier. Il leur
avait écrit qu'il avait connu une fille, une parisienne qui s'appelait
Marguerite. Germaine était très curieuse de la rencontrer, de voir si elle était
vraiment comme il la décrivait.

Germaine rinça les dernières chemises et les étendit au soleil. Bientôt
midi aurait sonné et il fallait qu'elle prépare quelque chose pour le déjeu-
ner. Elle rentra dans la cuisine et se mit à couper les pommes de terre.
Donc, sa valise était prête; elle devait seulement cirer les chaussures et rac-
crocher un bouton à la jupe.

Maman entra alors dans la cuisine, avec ses sabots.
"Je pensais qu'il faudrait que tu apportes des fleurs à Marguerite" lui
dit-elle en s'enlevant le mouchoir qu'elle portait toujours sur la tête.
"Oui, j'y avais pensé. Maman, est-ce que papa est allé à la ville ce ma-
tin?" demanda-t-elle. Maman fit signe que oui. Elles préparèrent ensemble
la table pendant que les pommes de terre cuisaient.

Papa ne tarda point d'arriver. Son visage était tout rouge et il était en
sueur. C'était déjà le mois de juin et marcher sous le soleil de midi était fa-
tigant, de plus la gare était lointaine; Germaine pensa alors de lui verser un
verre d'eau. Mais papa ne voulut point le boire; s'il était si affairé ce n'était
pas à cause de la chaleur. Il jeta sur la table un journal et cria: "Regardez,
lisez! Notre grande patrie...regardez-moi ça!"
Il était vraiment furieux. Germaine pensait que papa s'en prenait tou-
jours trop pour la politique. Enfin, qu'est-ce qu'il avait pu arriver de si gra-
ve? Elle n'avait pas du tout envie de se fâcher, pas aujourd'hui: ce soir elle
serait partie pour Paris...

Maman prit le journal et se mit à lire, tout à coup elle devint pâle et
chercha les yeux de papa pour avoir une explication. Papa ne dit rien, il prit
le journal de ses mains et le tendit lentement à Germaine. Il n'était plus
agițé comme auparavant, il semblait moins fâché, ses yeux revalaient plu-
tôt une grande tristesse. Il regarda Germaine et lui dit doucement: "Je suis
désolé, je ne pouvais pas imaginer..."
Germaine alors lut le titre du journal.
C'était une belle journée de juin, le soleil resplendissait dans le ciel sans
nuages.
C'était le dix juin 1940, Mussolini venait de déclarer la guerre à la
France.

Yvette Chentre

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Testo Originale Estratto
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Testo Originale Estratto
Finito di stampare
nel mese di dicembre 2003
presso la Tipografia Valdostana
ad Aosta