Mélange Dicembre 2010: Territorio, Storia Idrogeologica, Voci della Comunità e Scambio Culturale.

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Il numero di Dicembre 2010 del periodico 'Mélange' della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre presenta una variegata raccolta di contenuti che spaziano dalla vita comunitaria ai temi ambientali e storici. La rivista include un editoriale sul silenzio, interviste con figure chiave come il presidente uscente della biblioteca e il nuovo parroco, e cronache di eventi sociali locali. Un focus significativo è dedicato al "Territorio", analizzando storicamente la protezione idrogeologica, la drammatica deforestazione seicentesca in Valle d'Aosta e le conseguenze dell'intervento umano sui corsi d'acqua. Sono inoltre presenti profili biografici di figure della Resistenza (Georges Valbon, Giovanni Bassanesi), un resoconto di un'esperienza di scambio giovanile in Australia e la pagina della biblioteca con novità editoriali, una riflessione sull'Alzheimer e l'annuncio della nuova Commissione.

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Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 14 n° 3
Dicembre 2010
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)
3
11010 SAINT-PIERRE AO


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
direttore responsabile
Christian Chioso
Hanno collaborato a questo numero:
Don Gabriel Bugatto
Pietro Capodaglio
Michela Ceccarelli
Christian Chioso
Germano Dionisi
Giovanna Grosso
Elisa Oliva
Matteo Pellegrinuzzi
I giovani di Etamel
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia La Vallée
Via Tourneuve, 6 - 11100 Aosta

EDITORIALE
Il silenzio. Ascoltare il silenzio? Può sembrare un paradosso, una contraddizione, ma in
realtà si può e talvolta si deve. Tacere e ascoltare può essere una scelta strategica, efficace,
una sospensione dovuta, perché abbassare il volume della comunicazione talvolta è un bi-
sogno, soprattutto quando le parole diventano più vuote degli spazi che le separano.
Il silenzio spesso fa paura, paura di rimanere isolati e disarmati davanti a una bisogna im-
parare nuovamente ad ascoltarlo. Il turismo del silenzio è un'esperienza che va in questa
direzione: un recente articolo su "La Repubblica", segnala una serie di mete con gli alber-
ghi del silenzio, dove l'indice di qualità è direttamente proporzionale al livello di insono-
rità e di isolamento per il riposo assoluto e la rigenerazione. Si promuovono altresì
diverse ecopasseggiate all'insegna del silenzio e le immagini del silenzio: una vera e propria espe-
rienza sensoriale che invita al relax e alla riflessione.
Ed è con la nuova neve, che avvolge Saint-Pierre, che il silenzio si impone intorno a noi ed
attutisce magicamente il frastuono quotidiano.
La redazione di Mélange augura a voi tutti un Felice Natale e un Buon 2011. Vi salutiamo
con la citazione di A. de Vigny:
"Solo il silenzio è grande; tutto il resto è debolezza". Ad ognuno di voi, le proprie riflessioni
e conclusioni....

MICHELA CECCARELLI

VETAN
Fran lo tèn, le pro de Vetan l'ion recreuvì d'eun gran bouquie, quie l'ayàn peuplò pocca
pe cou le biche quie escapon de botoun de Sèn Nicolà. La libertò le z-ayè renduye vreì
lamenle sarvodze é férossa pé cou le biche quie èscapon de botoun de Sèn Nicolà.
Mi eun dzòo, eun garson s'assalè e l'ie épatò' a l'ombra d'an gran grou.
Sensa pouiì, lo garson lèii prèn la cuya é la llette a l'entòod di grou tron.
Lo bou, ènradjà, reprèn a l'atzaquié eun feyèn de moustre boralemèn. Tò lo beteun aètsòd
la bataille quie dou feija l'entòo de la groussa planta. Lo bou, a fouse de viondé, lii vîi
comme pion. Adon, leste, lo garson lèii prèn la cuya é la llette a l'entòod di grou tron.
Aprì, eun vèyèn quie lo bou beutte fouà à l'erba sètse é de l'en tèn.
Eun pocca tèn, toh beun de lo beu avoui totte halle biche, dispareì.
De ouì, i mentèn de la groussa èstènchon de pro, lèii reste pi quie eun crouè tseven
(d'aprì lo livro de T. Gatto)
GIOVANNA GROSSO

INTERVISTA A
GERMANO DIONISI

Con lo scadere del 2010, il Presidente della Biblioteca
di Saint-Pierre, Germano Dionisi, dopo 31 anni di pre-
senza attiva nell'ambito culturale e bibliotecario del
nostro comune, lascia l'incarico. In questa intervista
tracciamo un bilancio della sua esperienza.

Ci puoi ricordare le motivazioni che ti indussero
ad assumere la carica di Presidente della Bibliote-
ca di Saint-Pierre e fare un bilancio dei tuoi anni di
presidenza?

Ho già raccontato con dovizia
di particolari la mia lunga
esperienza in commissione di
gestione nel numero speciale
dedicato ai 30 anni di vita del-
la biblioteca, quindi chi voles-
se "particolari" può rileggere
quell'intervento in cui mi sono
concesso il lusso di una nar-
razione emotiva. In estrema
sintesi, però, ti posso dire che
la biblioteca ha rappresenta-
to all'inizio (1978) un modo
per integrarmi (io, forestie-
ro di Gressan), per stringere
amicizie alcune delle quali
profonde e significative - e poi,
via via, si è trasformato in un
impegno a cui ho sempre cre-
duto perché forse nella vita mi
sono anche occupato, per mestiere, di educazione e di
formazione. Posso aggiungere che sono stati anni molto
ricchi, non privi di discussioni, differenze, ma ho sempre
avvertito molta stima e fiducia nei miei confronti e nei
confronti delle proposte che nel tempo le commissioni di
gestione che si sono succedute hanno fatto. Certo, negli
anni della mia presidenza si sono fatte scelte poco "folk-
loristiche" e forse anche di scarso impatto mediatico,
ma i numeri hanno dimostrato che i lettori/utenti del-
la nostra biblioteca sono stati sempre tendenzialmente
in crescita. I libri e la lettura rappresentano un piacere,
però bisogna avvicinarsi con rispetto, cogliendone ap-
pieno le potenzialità e, mi piace aggiungere, il profumo
e il sapore (cibo per la mente).

I progetti più validi ed entusiasmanti che hai pro-
mosso o a cui hai aderito?
Non ci sono progetti o proposte che ritengo migliori di
altre, tutte hanno rappresentato in qualche modo un
percorso di apprendimento. Posso però sottolineare il
teatro per i ragazzi come un'esperienza particolarmen-
te significativa e densa di risultati sia per il numero di
soggetti coinvolti negli anni sia per la qualità dei pro-
dotti sia, infine, per come abbiamo visto crescere molti
dei partecipanti diventati oggi
adulti attenti alla cultura e
fortunatamente non superfi-
ciali. E poi Castelli di cultura,
per la tenacia con la quale ab-
biamo continuato a proporre
momenti di intensa passione
per i libri, in un periodo in cui
sembra che solo le iniziative e
le immagini condite da belle
signorine siano vincenti.

Cosa non rifaresti invece?
Quali rimpianti?
Anche in questo caso posso
dire che non ho rimpianti. Si
può sbagliare, però gli erro-
ri sono utili, permettono di
cambiare, magari di scusarsi,
di cercare altre strade. Proba-
bilmente rifarei tutto, curando
maggiormente la condivisione, la dimensione del grup-
po. Certo, la democrazia è cosa faticosa, può sembrare
inutile "perdere tempo" a discutere o a riflettere, soprat-
tutto quando vanno per la maggiore gli uomini, le
donne e i governi del fare, ma non amo il decisionismo,
anzi lo patisco terribilmente, e credo che ci sia invece
molto bisogno di leadership diffuse e di maggiore con-
fronto a costo di perdere tempo. La riflessione, la con-
divisione, sono valori irrinunciabili e appartengono ad
una dimensione "slow".

Come vedi il rapporto tra la cultura e il comune di
Saint-Pierre? Cosa è cambiato in tanti anni? Cosa
invece non evolve?


Testo Originale Estratto
4 INTERVISTA
Rispetto al passato è cambiata molto la sensibilità
degli amministratori; nel tempo la considerazione della bi-
blioteca è progressivamente aumentata, anche rispetto
alla disponibilità economica, però più in termini di fi-
ducia, di delega che non di partecipazione diretta: non
si può non ricordare, per esempio, che la partecipazione
dei consiglieri comunali alle serate di Castelli di cultura
è sempre stata molto ridotta se non inesistente. Vi è poi
un altro dato da considerare: l'aumento progressivo dei
residenti e la sempre maggiore difficoltà di un coinvol-
gimento reale degli stessi nella vita del paese, nelle deci-
sioni o in forme di partecipazione e di coinvolgimento.
Spesso gli amministratori sono lontani da un contatto
autentico con le persone e sono costretti a rispondere
mediate a bisogni ritenuti urgenti e spesso individuali
(leggi, strade, asfalto, parcheggi, ...) e rende difficile
investire anche su altri bisogni altrettanto importanti,
quali la cultura, l'estetica o, più in generale, la cura “del
bello”. Sono stato anche 10 anni in consiglio comune-
e non nego la difficoltà nel tentare di riportare la discu-
sione anche sul fronte culturale. Nel corso degli anni,
però, e lo ribadisco, l'impegno e l'attenzione della am-
ministrazioni che si sono susseguite nei confronti della
cultura è sempre cresciuto e migliorato, ma sopratut-
to l'impegno di Jole, vero motore della biblioteca. Oltre a
ciò va detto a gran voce, il problema più grosso è che
da soli si riesce a fare bene poco e quindi ne approfitto
anche per ringraziare quanti nel corso degli anni hanno
dedicato tempo, impegno e attenzione all'interno della
commissione di gestione che si occupano del fun-
zionamento della biblioteca (magari non proprio tutti,
ma certamente la maggioranza). Ciò che non evolve, in
generale, potrei sintetizzarlo invece a due livelli: da una
parte un modo davvero vecchio e superato di affacciar-
si alla vita politica di un paese con modalità ereditate
dal partitismo che tutto vuole controllare o dall'insana
voglia di occupare posti e posticini (ricordo ancora il
commento di una persona commento che mi ferì profon-
damente - quando fui riconfermato presidente nell'ul-
tima legislatura, contenuto adesso che ti hanno ridato
la poltrona?), dall'altra un atteggiamento individuale
spesso deresponsabilizzato che ci rende tutti ipercritici,
ma poco propensi a partecipare, in altre parole ad am-
mettere che qualcosa dipende anche da noi e dal nostro
modo di essere cittadini attivi e consapevoli.
Lasci un incarico, ma sappiamo che gli impegni
non ti mancano, ci puoi dire quali progetti hai per
un futuro prossimo?
è vero, non mi mancano gli impegni e neanche gli inte-
ressi, però il progetto più importante per il futuro è ral-
lentare (ancora la dimensione “slow”). Non amo più la
velocità (forse sarà anche il cumulo degli anni), non ho
mai sopportato lo zapping, vorrei quindi crearmi le con-
dizioni per vivere serenamente i prossimi anni magari
decidendo di emigrare se questa Italia e questa regio-
ne (per quanto qualcuno s/venda questa regione come
autonoma), continueranno a somigliare sempre più ad
una repubblica delle banane.
MICHELA CECCARELLI
5 TERRITORIO
LA PROTEZIONE
IDROGEOLOGICA
NEL PASSATO
I corsi d'acqua sono solita-
mente concepiti unicamente
come “trasportatori” di acqua,
dimenticando che una loro
funzione non secondaria è la
movimentazione (e la succes-
siva deposizione) di sedimenti:
come in una sorta di nastro tra-
sportatore gigante, massi, ghia-
ie e sabbie vengono rimossi per
frane ed erosione, dalle zone
montane - ove tali materiali si
generano continuamente - per essere veicolati verso le
zone di pianura, aree di accumulo dei sedimenti stessi.
Tra i versanti e l'alveo dei corsi d'acqua, soprattutto nei
torrenti montani, avviene quindi un continuo scambio
di sedimenti; in questo processo la presenza - o l'as-
senza - di vegetazione interagisce in modo determi-
nante con i principali processi di modellamento dei
fiumi (ovvero erosione, trasporto e sedimentazione)
e di conseguenza diviene un fattore importante in oc-
casione di eventi alluvionali: come è noto, i disbosca-
menti accelerano l'erosione del suolo sui versanti, cau-
sando a loro volta un aumento del suddetto trasporto
solido e un eccesso di sedimento nel torrente.
Questi processi naturali, che a loro volta interagisco-
no con le attività e gli insediamenti dell'uomo, erano
già stati in buona parte compresi a livello intuitivo sin
dai tempi antichi, poiché le foreste - specie nelle re-
gioni montane - da sempre rivestono un'importanza
prioritaria per la sopravvivenza, non solo come fonte
di sostentamento ma anche come difesa dai disastri
ambientali.
Già le disposizioni dei feudatari medievali vietava-
no di tagliare alberi e arbusti lungo i corsi d'acqua; a
tale riguardo nel nostro territorio esistono documenti
per diverse località sia sul fondovalle (Morgex, Quart,
Issogne, Pollein e Fénis) che in montagna, come a
Valtournenche e a Etroubles; in quest'ultimo caso in
particolare il divieto era motivato dalla necessità di
difendere dalle valanghe l'importante strada di colle-
gamento con il Gran San Bernardo.
Sino a tutto il XVI secolo le foreste dominano il paesag-
gio alpino, in quanto l'utilizzo della legna riguardava
Foreste e corsi d'acqua
sono da sempre interagiscono
tra loro in un delicato
equilibrio ambientale. La
presenza delle foreste è
inoltre considerata fonte
di sostentamento e difesa
fondamentale dai disastri
ambientali.
solo le varie attività artigianali
e agricole ed il riscaldamento
domestico.
Questa situazione comincia a
cambiare a partire dalla secon-
da metà del Seicento, allorché si
instaura lo sfruttamento inten-
sivo delle foreste a seguito della
nascita - piuttosto precoce nelle
valli valdostane - dell'industria
siderurgica: carbonaie e piccole
fonderie si diffusero progressi-
vamente a partire dai distretti più ricchi di giacimenti
di ferro, come la valle di Cogne, sino ai territori e alle
foreste alle quote più elevate. Si assiste nell'arco di pochi decenni ad una drammatica diminuzione del patrimonio forestale valdostano (nonché dei settori adiacenti piemontesi); entra l'altro, in certi casi, gravi situazioni di locale inquinamento dell'aria, tali da rovinare i raccolti di patate, del frutto, viti e castagni. All'inizio del Settecento lo sfruttamento dei boschi per scopi industriali aumentò ulteriormente, anche se parallelamente lo stato centrale inizia ad interessarsi del problema della conservazione dei boschi (un editto per la conservazione di boschi e foreste viene emanato nel 1757). Il problema della protezione del patrimonio boschivo viene periodicamente sollevato per tutto il corso del Settecento e dell'Ottocento, secoli funestati da diverse rovinose alluvioni nell'Italia settentrionale (i documenti ricordano in particolare quelle del 1755, del 1810, del 1839 e del 1846). Il governo piemontese, a seguito di questi eventi, istituì una commissione per lo studio dei problemi delle inondazioni e per una ricerca delle possibili soluzioni; la commissione arrivò alla conclusione - tanto disarmante quanto realistica - che non era possibile fornire indicazioni universali valide per tutti i corsi d'acqua, perché ogni torrente ed ogni fiume costituiva un caso a sé, con troppe variabili da considerare. A partire dalla fine del XIX secolo, e più in particolare negli ultimi 50-60 anni, studi scientifici mostrano che un po' ovunque, ma soprattutto proprio in Italia,


Testo Originale Estratto
6
TERRITORIO
la maggior parte dei fiumi ha subito profonde trasfor-
mazioni della morfologia e della dinamica (restringi-
mento o approfondimento dell'alveo, variazione della
portata naturale o del corso naturale...). Tali trasfor-
mazioni sono dovute per lo più a tutta una serie di
diffusi interventi antropici realizzati per gli scopi più
diversi (costruzione di dighe, prelievo di sedimenti
dagli alvei, derivazioni d'acqua a uso agricolo o idro-
elettrico, arginature..). A conferma della complessità
di questi fenomeni naturali, si osserva che paradossal-
mente anche l'aumento della copertura boschiva – ve-
rificatosi in questo periodo a seguito dell'abbandono
della montagna e dei pascoli - può giocare un ruolo
negativo nell'equilibrio tra uomo e natura, in quanto la
diminuzione dell'apporto di sedimenti dal versante al
corso d'acqua può comportare un aumento dell'azione
erosiva di quest'ultimo e, di conseguenza, un appro-
fondimento anomalo dell'alveo.
Anche torrenti montani che oggi mantengono appa-
rentemente un aspetto selvaggio possono avere quindi
in realtà, a un esame più attento, perso molta della loro
originaria "naturalità”.
PIETRO CAPODAGLIO
CENA DEL
VILLAGGIO
Al centro della frazione di Etavel si può scorgere un
piazzale che costituisce un po' la memoria storica di
questo villaggio. È in questa piccola piazzetta, infatti,
circondata dalle abitazioni, che la gente della frazione
si ritrova per scambiarsi due chiacchiere, per condivi-
dere momenti di vita quotidiana. Questo piazzale ha
visto crescere diverse generazioni di bambini che, in
tempi e momenti differenti, si sono incontrati proprio
in questo luogo per trascorrere delle giornate in alle-
gria. Ha visto i sorrisi di noi bambini spensierati che
giocavamo a calcio o a nascondino, ha udito le nostre
risate scoppiettanti nei caldi pomeriggi d'estate ed è
stato testimone della nostra tristezza quando ormai
giunta la sera, le nostre mamme si affacciavano alla
finestra per pregarci di rientrare a casa.
Proprio in questo stesso piazzale, sabato 20 novembre
noi bambini di un tempo e giovani di oggi, ci siamo
ritrovati al fine di trascorrere una serata in compa-
gnia, un po' come ai vecchi tempi. Ci siamo premuniti
di noleggiare un pullman con autista, il quale ci ha
però portati a destinazione solo dopo l'immancabile
rituale dell'aperitivo. Giunti al ristorante ci attendeva
una gustosa cena la quale è stata annaffiata da buon
vino e condita dai tanti ricordi che ognuno di noi pos-
sedeva riguardo alla propria infanzia; memorie che
inesorabilmente comprendono anche giovani di Eta-
vel cresciuti con noi, in quello stesso piazzale, ma che
è stato animato dal karaoke il quale ci ha visti cantare
tutti quanti insieme, lasciando tuttavia un posto privi-
legiato all'organizzatore della serata che sulle note di
Ligabue si può dire se la sia cavata egregiamente. Ter-
minata la cena ci siamo ritrovati tutti quanti sulla pista
da ballo dove ci siamo scatenati in numerose canzoni;
la sensazione è stata quella di tornare indietro con gli
anni e di vivere un momento di spensieratezza, come
hanno da bambini, lontani dai piccoli problemi del-
la vita quotidiana. Terminata la serata, soddisfatti ma
anche un pochino malinconici, il pullman ci ha ripor-
tati nella piazzetta del nostro villaggio.
Bisogna tuttavia aggiungere che questa non è la prima
"Cena del villaggio” che noi giovani organizziamo e non
sarà sicuramente l'ultima. Tant'è vero che in ogni oc-
casione, durante i saluti al termine della serata, i nostri
pensieri vanno in un'unica direzione: la prossima festa
di Etavel!
Quando mi affaccio alla finestra e vedo i bambini di
oggi correre, ridere e giocare nel piazzale del villaggio
non posso che pensare a quando saranno loro ad orga-
nizzare questi incontri, queste serate in allegria. Que-
sto perché spero vivamente, e sono sicura che la mia
è un'opinione condivisa, che questa tradizione non si
perda e che i giovani di domani, bambini di oggi, rie-
scano a mantenerla sempre viva.
I GIOVANI DI ETAVEL


Testo Originale Estratto
8 GIOVANI
DALL'AUSTRALIA
Non sai bene quando l'idea
si insinua silenziosa nella tua
mente - e neanche quanto sia
potente.
Non sai bene neanche il motivo,
il vero perché - e quando te lo
chiedono fingi che sia per imparare un'altra lingua.
Sai solo che tra pochi giorni sarai esattamente dall'al-
tra parte del mondo. L'unica cosa che esiste nella tua
mente è una spiaggia sconfinata, sabbia morbida su
cui sprofondare, oceano cristallino mosso da poche
onde e tante, tante nuove persone che non sanno nep-
pure che tra poco entrerai, con più o meno importan-
za, nelle loro vite.
Ma la vera consapevolezza e una fastidiosa paura
arrivano fino alla preparazione dei bagagli - accompa-
gnate dalla pura ansia della madre.
Poi, dopo l'ultima notte passata in bianco a salutare
tutti e tutto, a ridefinire alcuni dettagli della valigia (o
molto più che dettagli), ti ritrovi su un aereo, possedu-
ta da una strana libertà, in cui fantasie e sogni ad occhi
aperti vengono calpestati qualche rara volta dalla pau-
ra o dalla nostalgia.
E dopo un terribile e - grazie a dio - ultimo volo, ti
scaraventano in una casa: luogo ancora alieno, con un
nuovo odore e un nuovo abbraccio che ti accoglie ca-
lorosamente prima di cadere esausto su un letto.
Poi, finalmente, ti svegli: non capisci niente, semplice-
mente.
È come essere scaraventati nuovamente nell'infanzia,
dove si rimpara a camminare attraverso a una lingua
dove si spasima per uscire e vedere il mondo con nuovi
passi.
Vedere e vivere una cosa per la prima volta è un'emo-
zione che sembra appartenere a ricordi lontani, ma
che, riesumati, così, improvvisamente, ritornano a
sturbare il battito del tuo cuore e a provocare la pelle
con brividi raggelanti. Ti senti vivo, come rinato, per-
ché nulla è dato per scontato, nulla fa parte di una rou-
tine che si ricorda fino alla nausea. Sorridi con gusto
solo al sentire un cinguettio completamente diverso,
molto più esotico e misterioso, al vedere pipistrelli,
un'apertura alare di un'aquila, a perdersi in cieli not-
turni addobbati da stelle insolite.
Intercultura: uno scambio
culturale ed un'esperienza
unica nella terra dei
canguri
gratificante: oltre a due materie obbligatorie (ingle-
se e matematica) ti viene offerta semplicemente una
scelta: dall'arte al business, da musica a film & TV, da
recitazione a surf. L'unica cosa che ti va un po' stret-
ta all'inizio è l'uniforme, vestiti bicromatici che non
ti permettono di esprimerti o trovare i tuoi simili, ma
che con il passare del tempo saranno una perfetta so-
luzione durante le prime e agonizzanti ore del mattino.
La seconda, la famiglia, è la più inaspettata: tra tut-
te le cose è quella su cui non puoi fantasticare più di
tanto, perché ti affideranno in mani estranee solo per
puro caso; ma nonostante ciò è incredibile come ti
acolgano a braccia aperte, ascoltandoti e aiutandoti
quando hai problemi, chiacchierando la sera del più e
del meno o di problemi personali, sgridandoti quando
porti sabbia in casa.
E se sei fortunato nella stanza accanto trovi un fratel-
lo o una sorella, spaesati e felici come te, che ti fanno
compagnia quando avresti solo voglia di parlare con
un tuo amico o a cui dare consigli perché ti vedono
come il maggiore della famiglia.
E così, dopo i primi tempi dove quella che chiami casa
ti sembra solo un hotel in cui tornare per cena e per
un letto sicuro, ti sembra in seguito ridicolo e freddo
chiamarla "house", perché quel posto si è lentamente
tramutato in un rifugio caldo e sicuro, in cui rilassarsi
dopo una brutta giornata o in cui divertirsi con tutte
quelle nuove persone; allora, la chiami "home" - vocali
e consonanti molto più dolci e calde.
E l'ultima, gli amici, è forse la più difficile e la più deli-
cata delle tre facce della tua nuova vita, ma anche la più
importante, perché sono le persone con cui condivide-
re un ricordo da rendere unico e indimenticabile. Ma
i primi tempi, per quanto tu possa cercare di farti ac-
cettare essendo amichevole e cercando di parlare il più
possibile correttamente e per quanto le altre persone ti
rispondano con un sorriso, è semplicemente difficile.
E la cosa che rende tutto più difficile è la tua fantasia
Ma oltre all'atterrare dopo
un giorno di volo in una terra
piacevolmente esotica, atterri
anche nella vita comune, tra
scuola, famiglia e amici.
Di queste la prima è la più
- che forse ha giocato un po' troppo con la tua mente.
Eppure il segreto sta sempre nella tua mente, nel fatto
di crederci e di non lasciarsi buttare giù al primo passo
falso, giocando ancora con la fantasia magari. E lenta-
mente, portando i tuoi passi come un pellegrino da un
gruppo all'altro, le persone ti accettano e ti salutano,
ti riconoscono pure seppur ti accompagnino altri 27
studenti internazionali. E, pellegrinaggio dopo pelle-
grinaggio, infine, trovi il tuo posto: la scuola diventa
improvvisamente un piacere grondante di risate e di
lezioni non più così noiose - anche quelle di matemati-
ca. A pranzo sai ormai dove andare, ti dirigi con calma
al solito posto - senza occhiate ansiose in cerca di in-
ternazionali sperduti come te - aspettandoti di trovare
le persone con cui parlare, scherzare o pregare per un
cartone di latte al chiosco.
Il sabato sera non è più solo un girare per party con
persone come te che vogliono solo usufruire della nuo-
va libertà concessa, è un normale sabato sera in cui si
chiama qualcuno per sapere che si fa e se nessuno ha
un programma basta solo andare in spiaggia e accen-
dere un fuoco, sotto un cielo stellato e con il rumore
incessantemente dolce delle onde.
E quando ti senti al tuo posto, al tuo nuovo posto, senti
finalmente di vivere una nuova vita. L'unica cosa che
speri è che arrivi un miracolo che ti conceda più tem-
po, un tempo che è passato fin troppo in fretta. L'unica
cosa che ti fa paura è un volo che ti aspetta senza pietà.
Sono a una delle mie ultime settimane in Australia,
domani inizierà la mia ultima settimana di scuola e
domani sarà l'ultimo lunedì in cui mi sveglierò pre-
sto per andare a scuola a dipingere. A un pensiero del
genere sento il mio cuore spezzarsi in due, lo sento pe-
sante come se stesse cercando di mettere radici qua.
Ormai non ricordo neanche molto bene i momenti
difficili che ho avuto - sebbene ne abbia avuti, hanno
lasciato spazio a quelli più importanti e indimenticabili.
La nostalgia ha bussato poche volte alla mia porta e
quando ti manca una persona vorresti averla con te,
mentre trascini la sedia nella più bella spiaggia e nel più
bel tramonto che tu abbia mai visto, non tornare con
lei in ansia nella tua solita città. Sono stata per la prima
volta una sorella maggiore, ascoltando i suoi problemi
e cercando di aiutarla, litigando anche, qualche volta,
chiedendo sempre scusa alla fine, come si fa con una
sorella. La mia mamma australiana mi continua a
ripetere che sto solo andando in vacanza e che posso
tornare a casa all'ora che voglio all'anno che voglio.
Il mio papà australiano ride quando faccio battute su
di lui e ribatte con il suo inglese più esperto facendosi
risate, scherzando tutto il tempo tra lavoro e re-
feronte alla tv.
Ho capito anche quante cose siano importanti a casa,
quanto sono fortunata in tutto e quanto le persone
sentono più la mia mancanza tutte insieme di quanto
io sia sola.
Ho scoperto molte cose su di me, ma non ho avuto
un'illuminazione divina - come magari qualcuno si
aspetta.
Non ho pianto neanche una volta per casa mia o came-
ra mia, ma so che piangerò per questa.
E l'unica cosa che non ha mai smesso di mancarmi è
solo un vero caffè.
ELISA OLIVA
9 GIOVANI


Testo Originale Estratto
10
PERSONAGGI
Due valdostani che hanno lasciato il segno:
GEORGES
VALBON
Julien Valbon, suo padre, è arrivato in Francia dopo
l'avvento di Mussolini al potere, il capofamiglia aveva
contribuito alla creazione del partito comunista ed è
dovuto sfuggire al regime.
Qualche anno dopo Georges Valbon nasce in Francia
anche se è ufficialmente considerato straniero, ciò
nonostante questo si impegna in prima persona nella
resistenza francese durante la guerra, realizzando dei
volantini clandestini e sfruttando la sua professione di
tipografo.
Da partigiano contribuisce alla liberazione dei paesi
che stanno nell'immediata periferia nord-est di Parigi,
i paesi in cui viveva e che contribuirà a legare sotto il
nome di Dipartimento Seine Saint-Denis.
Dopo la guerra infatti assume piccoli ruoli politici,
dapprima consigliere municipale di Bagnolet, poi con-
sigliere generale della Seine, poi consigliere municipa-
le di Bobigny, paese di cui diventerà sindaco nel 1965.
La sua innovazione consiste nel dare una speranza a
luoghi considerati malfamati fino ad allora, portan-
dovi i trasporti pubblici (metro, tram e autobus) così
da essere collegati alla città di Parigi. Creò anche
un parco, quello della Courneuve, dove ogni anno ha
luogo la Fête de l'Humanité. Proprio questo parco, da
poco dopo la sua morte, sopraggiunta l'anno scorso,
si è chiesto come rendere omaggio a quest'uomo che ha
lasciato il segno. Il modo migliore è stato quello di
dedicargli il suo parco!
Per quanto riguarda la Valle d'Aosta, anche se pochi
erano i legami con la sua terra d'origine, Georges Val-
bon era molto legato alle sue radici. Vi faceva spesso
ritorno ed aveva ancora la casa del padre in terra val-
dostana.
MATTEO PELLEGRINUZZI
Corrispondente da Parigi
GIOVANNI BASSANESI
Giovanni Bassanesi, giovane studente valdostano,
studente alla Sorbona a Parigi, organizzò un'impre-
sa spettacolare assieme a Carlo Rosselli e ad altri anti-
scisti di Giustizia e Libertà.
Dopo aver imparato a volare, si procurò un aereo e lo
portò a Bellinzona. Di qui, l'11 luglio 1930, volò per un
giorno su Milano, e lanciò sulla città circa cin-
quantamila volantini che incitavano ad armarsi per
l'insurrezione antifascista e a non pagare le tasse.
Nel volo di ritorno verso Bellinzona, l'aereo di Bassa-
nesi, un vecchio e piccolo Farman acquistato per pochi
soldi da Carlo Rosselli, precipitò.
Per fortuna di Bassanesi il velivolo cadde in territorio
svizzero ed egli se la cavò con alcune ferite di poco
conto.
Le autorità svizzere furono comunque costrette ad ar-
restare l'italiano, dopo il suo ricovero in ospedale per
le cure del caso.
Il gesto di Giovanni Bassanesi, che riecheggiava il fa-
moso volo su Vienna di dannunziana memoria, costò
al suo autore un processo, che si svolse a Lugano.
Intervennero a difesa del giovane italiano molti testi-
moni prestigiosi, quali Filippo Turati e Carlo Rosselli.
Il processo si concluse con l'assoluzione del Bassanesi,
il che accrebbe la risonanza che l'impresa aveva avuto,
sebbene la censura di Regime avesse tentato in tutti i
modi di sminuirne la portata.
INTERVISTA AL
NUOVO PARROCO
DI SAINT-PIERRE
Incontro Don Gabriel Bugato e quella che doveva es-
sere un'intervista si è trasformata in una piacevole
chiacchierata.
"Sono da poco entrato nella comunità di Saint-Pierre
con grande umiltà e curiosità, siamo in una fase di co-
noscenza reciproca: la parrocchia è come un cantiere
dove alcuni lavori vanno portati a termine, altri avran-
no un inizio.
Tra i vari progetti, uno a me molto caro sarà quello
delle visite a tutte le famiglie di Saint-Pierre; un altro
progetto sarà quello della sistemazione dell'edificio
Monsignor Centoz per venire incontro alle esigenze dei
ragazzi, quindi oltre all'organizzazione di uno spazio
esterno, verrà collocata una cucina e aperta una stanza
per l'incontro dei giovani del paese.
Con gioia, vedo che molti frequentano la parrocchia,
bambini, ragazzi, adulti e persone anziane. Per venire
incontro a tutti cercherò di modificare l'orario della
messa serale il sabato al priorato e di porre in esse-
re un gruppo di musica e di canto per una maggiore
espressione liturgica.
Per quanto riguarda il rapporto tra fede e giovani, cre-
do che la fede non sia una questione di gusto, ma di
senso che uno dà alla vita. La fede va coltivata dan-
dole dei contenuti. Il catechismo tenta di fare questo:
è un'attività che si collega alla preghiera, alla carità e
alle varie espressioni della fede. Quella che sperimento
è una fede molto statica, invece la fede dovrebbe essere
dinamica, a tal fine deve essere alimentata dalla pre-
ghiera, dal rispetto e dall'aiuto ai più poveri in senso
lato. Nella nostra società questo non è facile, ma la sto-
ria di Saint-Pierre è piena di fede, oggi dobbiamo dare
continuità a questo, ma la fede rimane prima di tutto
un dono.
Il mio augurio per il Natale è che sia per tutti una festa
ricca di sentimento, che sia un Natale cristiano e non
un mercato e che il calore del Natale porti pace, sere-
nità e fede."
MICHELA CECCARELLI
11
INTERVISTA
La Luce guardò in basso
e vide le Tenebre:
"Là voglio andare”
disse la Luce.
La Pace guardò in basso e vide la Guerra:
“Là voglio andare”
disse la Pace.
L'Amore guardò in basso
E vide l'Odio:
“Là voglio andare”
disse l'Amore.
Così apparve la Luce
e risplendette.
Così apparve la Pace
e offrì riposo.
Così apparve l'Amore
e portò vita:
questo è il mistero del
Natale.
(L. Hausman)


Testo Originale Estratto
12

LA PAGINA
DELLA BIBLIOTECA

Nella lettura l'amicizia è a un tratto ricondotta alla pu-
rezza originaria. Con i libri, niente convenevoli. Passia-
mo la serata con questi amici, perché lo desideriamo
davvero. Loro, almeno, spesso li lasciamo a malincuo-
re. (M. Proust)

NOVITA' ROMANZI
Un posto perfetto di Lively P.
Il giardino delle case notturne di Dubus A.
Il dossier Hadrian di Folsom A.
Una donna contro di Bradford Taylor B.
La ragazza della porta accanto di Noble E.
Occhio allo sposo Jessica Wild! Di Townley G.
Il ragazzo con gli occhi blu di Harris J.
Una giornata nera di Clark Higgins C.
Come pioggia sulle dune di Johnson J.
Sangue mio di Ferrario Davide
Dieci regole per amare di Zannoner P.
Solar di Mcewan I.
Il cimitero di Praga di Eco U.
La croce perduta di Cervo G.

NOVITA' SAGGISTICA
Natura come cura di Mabey R.
Dell'amore e del dolore delle donne di Veronesi U.
Come interpretare i messaggi del corpo di Pacon M.
L'uomo che amava troppo le donne di Ben Jelloun T.
L'unica cosa che conta di Morelli R.
Il grande libro delle erbe
Viaggi e altri viaggi di Tabucchi A.
O Roma o morte di Petacco A.

La nuova
Commissione
della biblioteca:
Artusio Daniele
Bagnod Giancarlo
presidente
Bonomi Ermanno
Ceccarelli Michela
Chentre Walter
Chioso Christian

PERDERSI di Lisa Genova

Alice,dopo anni di studio, di notti in bianco ha coro-
nato il suo sogno, è una scienziata di grido, insegna in
una prestigiosa università. All'improvviso, però, tutto
cambia. All'inizio sono solo piccole dimenticanze: una
parola sulla punta della lingua che non riesce a ricor-
dare, il numero di uova nella ricetta natalizia che pre-
para fin dall'infanzia. E poi un giorno Alice si ritrova
in una piazza che è sicura di conoscere ma che non sa
dove si trovi. Si è persa a pochi metri da casa. Qui co-
mincia il suo viaggio tra le corsie dell'ospedale dove le
viene diagnosticato il morbo di Alzheimer.

Ho fatto fatica a leggere questo libro perché mia ma-
dre aveva l'Alzheimer ed io non l'ho mai accettato. Nel
suo sguardo assente, perduto chissà dove, io mi senti-
vo abbandonata, smarrita. Non smettevo di cercarla, di
ritrovare quella che lei era: una donna che leggeva, si
informava, che amava ma quell'amore era sparito per
sempre insieme ai suoi neuroni frantumati?

Ho fatto mio il dialogo tra Alice e sua figlia:
Ho tanta paura di guardarti e non sapere chi sei
- Credo che se anche un giorno non mi riconoscessi,
sapresti comunque che ti voglio bene.
E se invece ti guardo e non so che sei mia figlia e non
so che mi vuoi bene?
Allora te lo dirò io che te ne voglio, e tu mi crederai.
Detto così le piaceva. “Ma io le vorrò sempre bene? Il
mio amore per lei risiede nella testa o nel cuore? La
scienziata che era in lei credeva che le emozioni si ori-
ginassero nelle strutture cerebrali. La madre che era
in lei era convinta che l'amore per sua figlia fosse al
sicuro dal caos della sua testa, perché era nel cuore che
dimorava.
Vorrei fosse andata così.

Congiu Terenzio
Ferrandoz Stefano
Lancione Pia
vice presidente
Perfetti Carlo
Tournoud Franco
Vauthier Iole

La redazione di Mélange fa le sue scuse per gli errori tipografici presenti nei numeri precedenti e per il ritardo postale di consegna della rivista.