Bollettino di St Pierre, Gennaio 1973: Vita Parrocchiale, Bilanci e Critica Sociale.
1-1973.pdfIl Bollettino Parrocchiale di St Pierre, datato Gennaio 1973, funge da documento multifunzionale che abbraccia riflessione spirituale, amministrazione e vita comunitaria. L'editoriale di apertura offre una forte critica sociale all'ipocrisia moderna e alle ingiustizie internazionali, affiancata da un bilancio finanziario dettagliato del 1972 e un resoconto sui lavori di manutenzione, inclusa l'installazione di un nuovo impianto di illuminazione in chiesa. Ampio spazio è dedicato alla vita culturale locale: il teatro amatoriale dei giovani, le riflessioni sul Natale (visto in contrasto con il consumismo), la celebrazione dei pompieri e la Giornata del Ringraziamento degli agricoltori. Il bollettino include inoltre la commemorazione del centenario di Lorenzo Perosi e una sezione storica sul Castello locale, concludendosi con annunci di battesimi, matrimoni, necrologi e offerte, oltre a consigli pratici e la riproduzione di una favola di La Fontaine.
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Paroisse de St Pierre BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCÈSE D'AOSTE XIVème ANNEE - N. 1 JANVIER 1973 « L'an 1973? - Un grand arbre à 12 branches; 365 fleurs qui s'épa- nouissent et se fanent à tour de rô- le, sous le soleil du Bon Dieu qui l'anime et le suit très amoureuse- ment ». Maître Hiver, l'incomparable artiste des cou- leurs premières: le blanc, le noir. Mais quelle finesse dans les traits! La Voce dei Campanili L'Echo de nos montagnes Tip. Valdostana - Aosta
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Cari amici, ci siamo lasciati alle spalle un altro anno. Salutiamo con festa il 1973, non perchè è un anno in più, ma perchè speriamo sia un anno veramente nuovo, migliore; convinciamoci che la vita è anche un po' come la si vuole. PREGHIERA PER L'ANNO NUOVO O Dio, la vedi tutta questa gente che fa festa? Qualcuno si è messo sul capo un buffo cappellino, tutti bevono, ballano, si sbaciucchiano. Dicono che comincia un anno « nuovo ». Nuovo, perchè? Che cosa è cambiato qui attorno? I poveri continuano ad avere fame nel Brasile si continua a torturare, nel Vietnam non c'è ancora la pace e in Spagna e in Cecoslovacchia non c'è ancora la libertà. I bambini palestinesi na- scono ancora senza patria. Si continua ancora a soffrire per orrende malattie, per la scomparsa di persone che ci sono care. I ricchi conti- nuano a guadagnare l'ingiusto e a sperperarlo, e i generali a preparare le loro guerre « difensive ». Una morte tecnologicamente programmata continua ad essere coltivata nei laboratori scientifici da perfetti genti- luomini, padri esemplari, ferventi cristiani. Il boia francese continua a carezzare i suoi bambini con le stesse mani che hanno montato la gh- igliottina per l'omicidio di Stato. I picchiatori fascisti sono ancora davanti al ginnasio di mio figlio, hanno le stesse povere facce violente di ieri, gli stessi ottusi pensieri. Essere liberi è difficile come nell'anno vecchio. Che cosa c'è di nuovo? L'ossequio continua a piacere più della sincerità, la routine più della ricerca coraggiosa, i canoni più dell'avventura evangelica, la contesta- zione e la repressione più del dialogo nella carità. Abbiamo più diplo- matici che profeti, più allarmi che speranze. L'ordine pubblico, anche nella Chiesa, sembra valere ancora più della dignità della persona umana. E siamo così soli, Signore! Soli in città che paiono ormai votate all'autodistruzione, in mezzo a uomini obesi di cose, con orrende ma- schere di finta allegria, in preda a un dinamismo che è incapacità di fermarsi per paura di pensare. Soli con i nostri giornali e film porno- grafici per esorcizzare la paura che proviamo per il sesso, soli con i nostri beni accumulati per vincere la paura del domani. Siamo così soli nelle famiglie dove troppo spesso ciascuno di noi — magari con il suo distintivo di progressista all'occhiello — cerca di sfruttare tutti gli altri. Dove la voce del televisore è spesso l'unico di- scorso che ci unisce e un nuovo elettrodomestico l'unica mèta comune. O Dio, che c'è di nuovo in tutto questo? Se a mezzanotte è scattata una cifra nuova sul quadrante del calendario significa forse che Ti siamo venuti più vicini? Che abbiamo veramente deciso di ricevere con cuore più puro la tua buona notizia che si può essere liberi, liberi come il Cristo che ci hai donato per insegnarci a vivere senza limiti? Dove sono finiti o Dio, i buoni propositi con i quali abbiamo cominciato il 1972? Uno ad uno, giorno dopo giorno, insieme con i foglietti del calendario, altrettanto leggeri, sono caduti nel cestino della carta straccia. E se il — 1
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mondo non è cambiato, l'anno scorso, è anche colpa nostra. Perchè spe- rare ancora, Signore? Signore, io voglio sperare. Voglio anch'io bere un poco del vino che ci hai donato e provare ancora una volta a scambiare l'abbraccio di pace con chi mi sta accanto. Penso a quel tuo profeta Isaia che venti sette secoli fa, vedendo il tuo giorno, ha gridato: «Alzatevi e cantate, o voi che siete nella polvere ». Ecco, Signore, mi scuoto di dosso la polvere di tanti anni e provo ad alzarmi dalla mia angoscia. Non chiedermi di cantare, non ne sono ancora capace. Ho in bocca il sapore di tante lacrime di cui mi sono vergognato; e le mie labbra sono screpolate da tanti sforzi per non sorridere. Lacrime e sorrisi, Signore, sono così pericolosi! Rischiano di trascinarci nella vita degli altri, di compromettere la nostra vita con quella altrui. Ne ho paura Signore. Ecco la verità: io ho tanta paura. Eppure le prime due parole del vangelo sono « Non temere ». Così l'angelo ha cominciato a parlare quando ha portato la « buona notizia » ai suoi primi destinatari, i poveri pastori, che come me giacevano nella polvere. Ed essi, con una stanchezza non diversa dalla mia, si sono le- vati e sono saliti a Betlemme. O Signore, fa' risuonare anche in me queste parole. Falle risuonare, ti prego, nei cuori di tutti gli uomini e di tutte le donne che, come me, si sentono troppo vecchi (o troppo gio- vani), troppo ignoranti, troppo sconfitti per pensare che sia possibile riprendere il cammino. Signore, una lettera che mi giunge dal Brasile mi informa che per l'anno nuovo tanti cattolici di São Paolo si sono scambiati gli auguri con queste parole: «Ieri e oggi, gli oppressi di ogni categoria attraverso Giovanni in- catenato e ucciso rivolgono la stessa domanda fondamentale a Gesù : - Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro? E il Cristo resuscitato nasce di nuovo tutti gli anni e tutti i giorni per riaffermare: - Sono venuto per liberare gli oppressi ». Signore, oppresso anch'io dalla tirannia dei miei limiti, fammi sen- tire che tu vieni a liberarmi, a darmi la forza di amare maggiormente e di costruire, con l'amore e con la giustizia, la tua pace. Quelle parole che prolungano il tuo vangelo sono state scritte da un giovane che ha sofferto la spietata violenza dei carnefici di Stato e non si è lasciato piegare nè all'odio nè alla viltà. O Dio, aiutami a essere un po' meno vile, a odiare un po' meno gli altri e me stesso. Signore, dammi, oggi e tutti i giorni di quest'anno che tu puoi fare diventare nuovo davvero, la forza di entrare nel cerchio dei miei fratelli, di saldare le mie mani alle loro, di imparare a piangere e a ridere con loro, in una comune speranza di te. Signore, che ogni giorno risuoni la tua voce che mormora anche a me: « Non temere », perchè io possa dalle tue mani accettare lietamente l'avventura, perdere la mia vita per averla salva. Amen. 2 - La Chiesa casa di tutti Come amministratore della Chiesa, casa di tutta la comunità par- rocchiale, il parroco vi presenta anche quest'anno il bilancio finanziario. BILANCIO FINANZIARIO 1972 ENTRATE - Collette domenicali e cassette per le offerte e i giornali 653.530 - Offerte date direttamente al Parroco 1.197.500 Totale 1.851.030 USCITE - Riscaldamento 210.000 - Luce chiesa e campane 113.058 - Nuovo impianto illuminazione 800.000 - Impianto amplificazione 267.900 - Rivendita giornali 94.180 - Libri da Messa, stampe matrimoni, catechismi, pre- sepio, cantori, chierichetti, cancelleria, battesimi, per pulizia 327.300 - Vino da Messa 19.080 - Ostie 7.080 - Assicurazioni, incendio 32.020 - Lavori di manutenzione, campane, bruciatore 65.025 Totale 1.935.643 84.613 PASSIVO Fondo cassa precedente 2.089.544 Fondo cassa attuale 2.004.931 BOLLETTINO Bilancio finanziario 1972 ENTRATE 569.200 USCITE 434.375 134.825 Attivo Fondo cassa precedente 196.375 Fondo cassa attuale 331.200 NOTA : Alcuni lavori in Chiesa come la pulizia, manutenzione del tetto, rafforzamento della volta nella parete sud, sono stati eseguiti gratuitamente e siamo grati alle generose donne della pulizia e ai Sig. Champrétavy Renato e Bochet Camillo. - 3
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Nuovo impianto di illuminazione Dal mese di dicembre la nostra chiesa ha un nuovo impianto di il- luminazione. Il lavoro era partico- larmente necessario, soprattutto per il cattivo stato dell'impianto prece- dente ormai vecchio di anni, il pe- ricolo di un corto circuito era sem- pre più attuale e l'illuminazione de- cisamente insufficiente. Interpella- to l'elettricista Romano Paillex e un tecnico di Torino, era stato fatto un progetto per il nuovo impianto. Si era concordato che l'illuminazione all'interno della Chiesa doveva as- solvere a tre funzioni fondamentali: 1) stabilire un livello di illumina- zione atto alla lettura senza fatica da parte dei fedeli; 2) favorire il raccoglimento, la meditazione e la preghiera degli stessi; 3) mettere in risalto le opere d' arte e concentrare l'attenzione dei fedeli verso l'altare e gli officianti e contemporaneamente permettere a questi di svolgere le proprie funzio- ni senza nessuna fatica visiva. Per realizzare questi obiettivi è stato precisato il seguente impianto: — Quattro proiettori a vapore di mercurio e ioduri metallici a luce bianca vengono posti sul cornicione e orientati verso la volta della Chie- sa per illuminare la navata: l'illumi- nazione sarà a luce indiretta, elimi- nando il fastidio delle ombre e sta- bilendo una luce di colore caldo, in quanto riflesso dal soffitto di colo- re rosa. — Per l'altare dell'officiante vie- ne fatta scendere la luce a pioggia di una lampada a fascio stretto per 4 - illuminare tutta la superficie dell' altare. — Il coro viene illuminato da due tubi fluorescenti direzionali — L'Altare del Sacramento viene illuminato da due spot. — Altri quattro spot illuminano gli altari laterali — Viene illuminato il crocifisso sospeso al centro della volta. — Viene rimesso in funzione la luce sul piazzale della Chiesa. La realizzazione di tale impianto è stata accolta con molta soddisfa- zione e generalmente è stato notato che la Chiesa sembra più spaziosa e senz'altro più valorizzata. Il lavoro è stato eseguito da Pail- lex Romano con Christille Sergio. SPESE PER L'IMPIANTO Apparecchi di illuminazione chiesa 477.200 sconto 15% 71.580 405.620 armatura per luce esterna 15.000 complesso a bulbo 125 w 8.000 quadro di comando 30.000 tubi in plastica, filo, mate- riale 112.000 mano d'opera per smantel- lamento e esecuzione 250.000 Totale 820.620 offerte da Romano Paillex 20.620 Versate 800.000 LA PAGINA DEI GIOVANI IL NOSTRO PRESEPIO In uno dei nostri incontri forma- tivi il Sig. Parroco, dopo averci par- lato della grande festa che è il Na- tale, ci ha affidato l'incarico di al- lestire il Presepio in Chiesa. Noi ac- cettammo con gioia l'impegno e do- po aver stabilito nelle linee essen- ziali il da farsi, ci mettemmo al la- voro. In breve tempo diventammo fale- gnami, elettricisti, addobbatori; c' era lavoro per tutti: chi, usando del materiale dell'anno precedente lo rimetteva in funzione, chi provvede- va all'impianto delle luci. Chi pen- sava allo sfondo, chi al muschio, chi alla capanna che avrebbe ospitato il Divino Infante. Eravamo una bella équipe, ben affiatata e desiderosa di portare fe- licemente a termine quanto la fi- ducia e la benevolenza di Don Aldo ci aveva affidato. Avremmo tanto desiderato porta- re qualche cosa di nuovo, di tutto nostro nella preparazione della Cul- la Divina ma il tempo stringeva e bisognava ancora provvedere agli ul- timi e più importanti ritocchi. Con vero interesse abbiamo collo- cato i diversi personaggi nel prese- pio, badando agli effetti di luce, spostando ora il Bambino, ora la Madre, ora S. Giuseppe, ora persi- no la sorgente di luce. Don Aldo seguiva il nostro lavoro e interveniva talvolta con il suo pa- rere. Una sera, l'ultima, nella chiesa buia, abbiamo acceso le luci per ve- dere l'effetto del nostro lavoro. Ci siamo guardati con soddisfa- zione e, ci siamo sentiti fieri di es- sere, proprio come i pastori di Be- tlemme, i primi ad ammirare e pre- gare il nuovo Nato, e dal profondo del nostro cuore Lo abbiamo sup- plicato « di dar luce alle menti, pa- ce nei cuori ». RENATA I giovani del Presepio. - 5
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COS'E' STATO IL NATALE? Alcuni giovani si interrogano sul Natale, le loro osservazioni sono particolarmente interessanti come specchio di una società alla ricerca di un equilibrio tra sincerità di vita e realtà. Credo che il valore morale del Natale si sia completamente o qua- si trasformato in questi periodi di profondo sviluppo sociale e cioè col passaggio della nostra economia da agricola ad industriale. Il Natale religioso per me e per molti altri, credo che sia ormai concepito come una qualsiasi do- menica o festa; c'è la nascita di Ge- sù, ma chi riflette sulla sua impor- tanza e sul suo valore? A Natale si dà molto più impor- tanza al panettone o allo spumante, che non al messaggio di fraternità e verità recato dal Salvatore sulla terra. E' giusto tutto questo? IDO 6 « Il Natale è la festa più bella del- l'anno »: ecco la frase che in questi giorni viene pronunciata da molte bocche. Ma è proprio così? Io cre- do di no! Per me è ormai una abi- tudine: la Messa di mezzanotte, lo scambio dei regali e...il panettone. No, ormai tutto questo lo faccia- mo per abitudine, quasi meccani- camente; non è più come in altri tempi. Ho letto su un giornale co- me trascorreva il Natale la gente di qualche decennio fa. Era una gior- nata di pace, d'unione e d'amore. Tutta la famiglia si riuniva felice; cantava e si scambiava amichevol- mente i regali. Per me il Natale è diventato uno dei comunissimi 365 giorni dell'an- no, con l'unica differenza che mi ritrovo senza una lira in tasca; e questo perché anche a me, come a molta gente, i colori e le luci delle vetrine, attirano ad acquisti, forse inutili, ma che in quell'attimo sem- brano indispensabili. No, non mi piace questo natale, ma in attesa che il 25 dicembre possa ritornare davvero la giornata della nascita di Gesù, trascorro an- ch'io il Santo Natale come voi. MARINA * * * Luci, alberi, vetrine illuminate: ognuno aspetta doni e ne prepara altri; ci si domanda se il vero Na- tale esiste ancora. Non è vero, c'è ancora chi lo sente come la grande festa della famiglia; c'è chi sente la gioia della famiglia unita attorno al ceppo che arde e s'illumina. Il Na- tale richiama alla famiglia chi vive lontano e fa soffrire di nostalgia chi non può ritornare; il Natale fa sentire più acuta la pena a chi è nella pena e nella sofferenza e spe- cie a chi è solo e dimenticato. I canti e gli inni riempiono il cuo- Teatro in patois Il giorno venerdì 8 dicembre, in occasione di uno spettacolo pomeri- diano organizzato dalla corale di St-Pierre, ci siamo ripresentati con una piccola scena teatrale, presa sullo « Charaban » di alcuni anni fa, dal titolo « Cinque feuille a mariè ». Le scenetta, molto semplice, rap- presenta un angolino di una caset- ta di campagna, cinque ragazze alla « veillà » : Percide (Piera) - Charlotte (Cri- stina) - Sabine (Rosa) - Melie (Lil- liana) - Gasparine (Renata); Tutte hanno un lavcro fra le ma- ni. In questa prima parte le cinque ragazze discutono sui loro amori im- maginari, ognuno dei quali dovreb- be avere qualcosa in comune con le ragazze. re di gioia e tutto ti invita alla pa- ce e alla gioia. Guardiamo il prese- pe: un'umilissima capanna, tanta povertà, persone umili e generosis- sime, Maria, Giuseppe e quel Bam- bino che accetta di venire tra gli uomini per salvarli, sorridente af- fronta ogni disagio e... l'umanità l'ha così poco accettato. E' festa di pace e di salvezza, ma come la vediamo noi ancora così carichi di egoismo? C'è chi gode o- gni bene e superfluo e pensa solo a divertirsi mentre non lontano c'è chi soffre con la guerra, la fame e i disagi. Eppure il messaggio è chia- ro « pace in terra agli uomini di buo- na volontà »; penso che se tutti noi ci fermassimo di più a contemplare il presepe diventeremmo più con- sapevoli del nostro posto in questo povero mondo. ROSA La padrona di casa, Percide, con- siglia le sue amiche di uscire più sovente il sabato e la domenica non permettendo così ai ragazzi del pae- se di essere accalappiati dalle belle straniere. I consigli vengono segui- ti e si giunge così alla seconda par- te; stessa stanza, stesse ragazze ma le sedie sono raddoppiate, ogni ra- gazza ha una sedia vuota al proprio fianco. Ed è qui che entrano in scena i personaggi maschili: Félicien (Ido) - Gérome (Marco) - Gaston (Oscar) - Filì (Corrado) - Prosper (Sisto). I cinque cavalieri vengono pre- sentati al pubblico coi loro « pic- coli » difetti e tutto si conclude con le prossime nozze ed il pranzo of- - 7
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ferto dal ricco Gérome. Dopo questo breve sunto del no- stro ultimo incontro, voglio parlar- vi, e dirvi a nome mio e di tutti gli amici de la « Compagnia di théa- tre », cosa significa per noi fare un teatro e come esso viene preparato. Fare un teatro può significare tante cose: un punto può essere quello di comunicare con il pubbli- co, cioè con voi, cercando di farvi capire ciò che sta accadendo intor- no a noi; oppure possiamo chiamar- lo un ritorno al passato, alla vita semplice che alcuni decenni or so- no trascorreva normalmente. Tutto questo viene espresso sotto forma divertente ed è da qui che la ragio- ne principale del teatro è quello di ritrovarci tutti insieme e passare un pomeriggio allegro e divertente. Anche noi, infatti, dopo il teatro — 8 — La farsa presentata dai giovani. ci si sente diversi, noi personaggi ci troviamo più sollevati, più a nostro agio, più contenti insomma, anche se la scena non è perfettamente an- data bene; ciò dimostra sotto che spirito allegro e in che aria armo- niosa regaliamo al pubblico alcune ore di allegre risate in famiglia. Naturalmente per iniziare a par- lare di teatro, per noi occorre pen- sare tempo prima alle prove, ricer- che di testi, riunioni sulle varie scel- te, sulle date da prestabilire; e tut- to ciò sembra impossibile, eppu- re è più che normale, perché senza un pur minimo indispensabile nu- mero di prove, sarebbe praticamen- te insolvibile. In secondo luogo c'è poi da pen- sare ai costumi, ai diversi scenari Cinque feuille a marié. e, naturalmente, alle pulizie degli ultimi giorni, prima di quello pre- stabilito. Il giorno più critico è il famoso giorno dello spettacolo; verrà effet- tuata prima una ultima prova di si- curezza, seguirà poi, prima dell'en- trata in scena, la truccatura, gli ul- timi accorgimenti e arrangiamenti e poi si darà il via allo spettacolo. In quei momenti i timori ci as- sillano da tutti i lati, prima dell'en- trata sul palco... poi eccoti là di fronte a loro, a coloro che ti fissano e non ti perdono di vista fino al termine; le prime parole, le prime battute, vengono cavate fuori con un po' di paura, di timidezza, ma poi, dopo le prime risate ed i primi affettuosi applausi, ti sembra di es- sere solo e tutto ti riappare norma- le fino al termine dello spettacolo. E dopo la scena sei contento, con- tento di esser riuscito bene, di aver fatto ridere la gente, ma soprattut- to di averla fatta veramente felice per un intero pomeriggio. E con queste ultime righe vi sa- luto a nome di tutti. Vi dò però so- lo un arrivederci, perché noi siamo tutti lieti di ritornare il più presto possibile di nuovo sul piccolo pal- co nell'ex « Chapelle des Pénitents», dove nuove scene e nuove risate gre- miranno le vecchie mura della cap- pella; quindi per il momento vi dò soltanto un arrivederci sperando di ritrovarci tutti insieme per il pros- simo anno 1973. Marco — 9 —
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MARDI L'Assessore conse- gna le medaglie ad uno dei premiati. Recital della nostra corale La nostra corale. L'8 dicembre, in una giornata ab- bastanza mite, la corale di St-Pierre si è presentata alla popolazione con un programma di canti corali, tra i più belli del suo repertorio. La sala della cappella dei peniten- ti traboccava di gente venuta per un pomeriggio di distensione; è tan- to bello ritrovarsi insieme, in sere- nità, a riascoltare i tradizionali can- ti della nostra gente! Ospiti d'onore i giovani del tea- tro con una farsa gustosa e piena di brio, e la corale di Introd, ugual- mente diretta dal maestro Poser. Presentatore della manifestazione era Lettry Giancarlo, zelante presi- dente della corale. Apprezzati furo- no tutti i singoli canti, con partico- lare calore furono sottolineati dal pubblico il canto paesano «St-Pier- re » e un pezzo corale verdiano «be- viam ». Al termine del recital, in una sim- patica cerimonia sono stati premia- ti i «vecchi » della corale: Poser Carlo, Cogaein Mario, Cogaein En- rico, Perlasco Mario, Lale Lacroix Ernesto, Glarey Augusto, Persod Pie- tro. Le medaglie furono consegnate dall'assessore regionale Lustrissy, che ha voluto sottolineare l'impor- tanza della corale e dei gruppi tea- trali per tenere desta nei nostri pae- si una tradizione che non deve scom- parire. Da molte parti è stato espresso l'augurio che la sala della cappella dei penitenti possa essere sempre centro di manifestazioni simili; pe- rò ci sarebbe bisogno di rimoder- narla, renderla più agibile ... 10 — POMPIERI All'inizio di dicembre i nostri tre gruppi di pompieri vivono le loro giornate di festa in onore di S. Bar- bara. A Rumiod, a Etavel, al Borgo, si sente un'atmosfera particolar- mente vivace, creata da questi grup- pi che puntuali agli impegni sociali lo sono anche per le feste, momento di unione e di rinnovo degli impe- gni. La popolazione segue con grosso interesse queste istituzioni per il be- ne comune; e l'invito è di tenere buono per mantenere impegni di sacrificio tanto importanti per tutti noi. Per i nostri pompieri questa poe- sia-preghiera, invito per tutti alla fraternità e all'amore : I pompieri di Promiod. — 11
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I pompieri di Etavel e del Borgo. Signore è così ... Io ci sono : tu mi hai messo in questo mondo. Per conoscerne le ricchezze e le miserie, le bellezze e le brutture, le grandezze e le meschinità. Per conoscerlo qual è. Per vederlo come lo vedi tu, con le sue aperture ed i suoi limiti, con le sue ricchezze attuali e le sue possibilità, con i suoi gusti e i suoi peccatori. Per amarlo come lo ami tu, con la tua predilezione per i piccoli, per i poveri, per coloro che soffrono, per coloro che sperano, per coloro che il peccato ha ferito. Tu mi hai posto in questo mondo. Eccomi ci sono. Per ritrovaci la tua traccia, per rivelargli il tuo amore. la tua misericordia, la tua dolcezza, la la tua forza. Rendimi fraterno per comprendere le forte per sopportare le sue miserie; puro da ogni compiacenza con il peccato; perchè verso gli altri io sia vicino e attento fratello e amico, e li aiuti a superare le loro speranze umane e farli giungere alla speranza che non delude. - 12 — La giornata del ringraziamento Si è svolta domenica 10 dicembre a St-Pierre, la giornata del ringra- ziamento, organizzata dall'associazio- ne agricoltori. I signori Persod Lui- gi, Borney Giulio e Bochet Erminia, con zelo prepararono, come dirigen- ti dell'associazione locale, i partico- lari di questa giornata. La Messa fu concelebrata da Mon- signor Lari, nostro Vescovo, dal par- roco e da don Chatrian. Il Vescovo Giornata del Ringraziamento all'omelia, dopo avere espresso la gioia di essere per la prima volta tra la popolazione di St-Pierre, ha parlato della necessità di riacqui- stare la capacità di ringraziare Dio per il miracolo continuo che si ma- nifesta nelle campagne. All'offertorio un folto gruppo di agricoltori, uomini, donne, ragazzi, hanno recato in processione all'al- Giornata del Ringraziamento — 13
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tare i frutti della terra, che la po- polazione di St-Pierre aveva portato con grandissima generosità. Poi ci fu il pranzo ufficiale, con i discorsi di circostanza. Erano pre- senti tutti i dirigenti centrali della associazione, diretti dal sig. Mauro Bordon. Rappresentava il comune la signora Lale Murix Anaïs, che ha rivolto il saluto della popolazione a tutti i convenuti. Sono feste queste molto belle, che hanno il significato religioso di rin- graziare Colui che è provvidenza del- le nostre vite, e di far sentire gli a- gricoltori uniti tra loro alla ricerca del bene comune. Auguriamo a tutti gli agricoltori di trovare sempre, al di sopra di o- gni divisione politica, la strada di una unione vera per cercare una giustizia anche nel loro mondo; au- guriamo pure che la festa del rin- graziamento resti col suo significa- to religioso e umano e non solo una occasione per dire facili parole non sempre disinteressate. Commemorazione di Lorenzo Perosi Sacerdote - Compositore - Organista nel Centenario della nascita Le otto Cantorie dell'alta Valle d'Aosta, e precisamente: Aymavilles, Chézalles, Cogne, Introd, Rhêmes-Notre Dame et St-Georges, St-Pierre, Valsavaraneche, in occasione della loro riunione annuale, avvenuta in quel di Cogne la prima domenica di giugno, diedero inizio alle celebra- zioni esibendosi in un repertorio perosiano, dalla Messa ai mottetti. Ai nostri bravi ed appassionati cantori parve però pochino un solo tributo al grande compositore: proprio a Lui al quale devono tanto ! E... così, nel corso dell'agape lauta e stentorea, a seguito dei vari in- terventi osannanti al grande Perosi, insorse una proposta che ebbe fa- cilmente presa: saremmo andati a Tortona, città natale del compo- sitore, a rendere il dovuto e sentito omaggio. Superate, eliminate a distanza di tempo le tante difficoltà, dopo non poche prove corali in quel di St-Pierre, finalmente la domenica 1º ottobre partimmo alla volta di Tortona, forti di ben una cinquantina di coristi. Nella vasta e onusta Cattedrale tortonese, celebrante il Vescovo au- siliario, facemmo risuonare le care e superbe melodie del nostro amato autore, alquanto timorosi della presenza sovrannaturale del grande Spirito nella sua sacra magione. Nel pomeriggio, fummo impegnati in una seconda esecuzione, sem- pre a Tortona, in un superbo e celebrato Santuario brulicante di fedeli, celebrante il Vescovo titolare di Tortona. Che cosa dire dei nostri bravi cantori ? - Furono commoventi ! Tutti insieme, coralmente, erano profondamente consci del loro atto di devozione, attanagliati da un sentire stragrande, unissono, protesi nella realizzazione piena ed artistica di « cantar Perosi ». 14 - Perosi celebrato a Sant'Orso. Lascio immaginare le accoglienze, i ringraziamenti, il plauso da parte delle Autorità religiose, del Comitato per le celebrazioni Pero- siane, del pubblico. Basterà, a mo' di sintesi, un giudizio profferito da una autorevole Autorità religiosa dopo la seconda esecuzione pomeri- diana: « Credevo di non poter più sentire cantare così Perosi ! ». Ogni commento sarebbe gratuito o fazioso. A questo punto, credevamo di aver concluso ufficialmente il ciclo commemorativo. Invece, il nostro Vescovo, messo al corrente dello « exploit » riportato, suggerì di commemorare Perosi anche ad Aosta. Potevamo rifiutare? « Dulcis in fundo... » Per la circostanza, si pensò a qualcosa di diverso: eseguire un concerto di melodie perosiane per il pubblico valdostano. E... ci si buttò nel grandioso ! Il 16 dicembre, nella celebrata Collegiata di S. Orso, unitamente ai cantori di quella cantoria, cento e più coristi offrirono alle Autorità re- ligiose e civili convenute, ad un gran pubblico attento e compiaciuto, la misura del loro Sentire e del loro « cantar Perosi ». Apoteosi ? - Sì, per le melodie eterne del Maestro Tortonese. CHI FU LORENZO PEROSI ? Nacque in Tortona il 20 dicembre 1872. Ricevette i primi insegnamenti musicali dal padre Giuseppe, mae- stro di cappella nella Cattedrale di Tortona, rivelando ben presto spic- cate attitudini alla composizione. Proseguì gli studi al Conservatorio di Milano; a diciotto anni passò a Montecassino, quivi invitato a insegnare musica agli allievi del Seminario. Il soggiorno nella celebre Abbazia - 15
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influì sommamente sulla sua cultura musicale e sulla vocazione sa- cerdotale. Nel 1892, iscrittosi al Conservatorio di Milano, vi compì gli studi. Nel 1893, con l'aiuto di un grande mecenate e ammiratore, potè recarsi a Ratisbona (Germania Occidentale), dove si perfezionò a quella scuola di musica sacra, avendo a maestro il celebre editore delle opere di Palestrina, F.S. Haberl. Al suo ritorno in Italia assunse la direzione della scuola corale al Seminario di Imola e, quivi, nell'aprile del 1894, vestì l'abito talare. Nello stesso anno rinunziò alla cattedra di organo del Conservato- rio di Parma, per andare a coprire la carica di Direttore della Cappella di San Marco a Venezia. La fama del giovane musicista si era già so- lennemente affermata con i trionfi riportati nei suoi primi Oratori, quando, nel 1898, il Pontefice Leone XIII lo chiamò a dirigere la Cap- pella Sistina, nominandolo poi, nel 1902, direttore perpetuo. Nel frat- tempo, come pure in seguito, alle cure del suo ufficio e alle feconde fatiche della composizione, alternò i frequenti viaggi in molte città d'Italia, di Francia e di Germania, invitatoi a dirigere i propri Oratori, ovunque suscitando i più vivi consensi. Nel 1930 fu eletto membro dell'Accademia d'Italia. Il 12 ottobre 1956, a Roma, esalava l'ultimo anelito all'età di 84 anni. * * * L'importanza nonchè l'interesse musicale del Perosi si concentra (IMAGE) I cantori a Sant'Orso 16 — principalmente sulla produzione oratorica: è quest'ultima infatti che gli assegna un posto incontrastato nella storia della musica moderna italiana. E' considerato senza ombra di dubbio, il più forte e fecondo compositore di Oratori del nostro tempo: la corrente riformatrice che fece rifiorire in Italia la forma originaria dell'Oratorio ha avuto in lui il suo rappresentante migliore. (Per chi non lo sapesse, l'Oratorio, oggi, è una forma musicale drammatico-religiosa, senza scena, con soli, coro e orchestra, con base corale, in cui l'azione viene narrata dallo « storico », oppure risulta dal seguito dei pezzi cantati). La musica perosiana, negli Oratori e altrove, ebbe il significato di una affermazione di cultura soprattutto e, per quanto concerne il suo carattere, di una restaurazione dello spirito religioso nella musica sacra. La vita di Gesù Cristo, nei suoi aspetti divini e umani, così come l'hanno tramandata, nella serena efficacia del loro linguaggio, gli Evan- gelisti, forma l'argomento principale dell'ispirazione perosiana. Nel rievocare, per il primo, con felice intuito storico la tradizione, squisitamente italiana, di forme e di spiriti, dell'Oratorio, il Perosi si riallacciò in un certo senso alla forma classica del Carissimi (XVI se- colo) e, a differenza della consuetudine tedesca, ritornò al testo latino puro e semplice, rifuggendo dalle libere parafrasi del testo evangelico. Nell'Oratorio portò soprattutto una concezione vigorosa, l'ispira- zione dell'anima commossa dalla contemplazione del mistero del dram- ma sacro, al quale si accostò con la trepida religiosità del cristiano fervente. Portato dalla vastità dei suoi studi ad ammirare Palestrina, Ga- brieli, da Victoria, Lasso, quanto Händel e Bach, nonchè sensibile alla voce dei grandi romantici fino a Wagner, non riuscì a sottrarsi al loro influsso, non tanto tuttavia da impedire alla sua indubbia personalità di affermarsi con una fisionomia di reale interesse musicale: fisiono- mia che si caratterizza in un candido senso quasi di pudore, in un'intima dolcezza di accento umano, in una toccante espressività. Il suo lirismo si risolve tutto in una mistica letizia: qui è il vero Perosi. Come autore di musica destinata alla Liturgia, il Perosi, per il suo ufficio di direttore di varie Cappelle e soprattutto della Sistina, è stato in questo ramo quell'esuberanza di espressione lirico-drammatica che si riscontra negli Oratori; benchè contenuta in forme e in limiti aderenti alle esigenze del culto, essa si eleva spesse volte a una severa nobiltà d'ispirazione e a un'austera chiarezza di linee, come, ad esempio, nella celebre « Messa di Requiem ». Nella produzione liturgica si contano oltre 30 Messe, più che 200 pezzi vocali, Salmi, Inni, Mottetti. Fu anche cultore appassionato di musica strumentale. Di seguito, gli Oratori che lo imposero all'atten- zione del mondo musicale: La Passione di N.S. Gesù Cristo — La resurrezione di Lazzaro — La resurrezione di Cristo — il Natale del Redentore — l'Entrata di Cristo in Gerusalemme — La strage degli innocenti — Mosè — Il giudizio universale, ecc. B. — 17
Testo Originale Estratto
Notre histoire IL NOSTRO CASTELLO Alto, turrito, maestoso, si erge a testimoniare il suo glorioso passa- to. Il nostro castello è detto dai fo- restieri di passaggio: il castello dei sogni, il castello delle fate. La sua costruzione e la sua posizione col- piscono il turista che spesso si fer- ma per una fotografia da portare a casa come ricordo della gita. In quanto allo stile architettoni- co ci sono però degli apprezzamen- ti contrastanti. C'è chi dice che l'ag- giunta delle torrette ha deturpato la sua originale costruzione e che esse non si addicono allo stile valdosta- no. Altri ne rimangono colpiti ed entusiasti senza commenti e senza discriminazioni. A detta degli storici valdostani la parte più antica del castello pare sia stata costruita su di una torre ve- detta dell'epoca romana ed in segui- to a più riprese e modifiche esso ri- sulta come noi lo vediamo ora. La prima costruzione fatta dai «Sei- gneurs de Sancto Petro » risale ver- so il 1000. Sempre dai medesimi « Seigneurs » fu nel secolo XIII am- pliata, non senza difficoltà data la poca disponibilità che il sito roccio- so poteva offrire. Fu arricchito di merlatura dopo il 1500: sono gli at- tuali merli a coda di rondine che nel Medio Evo significavano una scelta di idea politica da parte del proprietario. Nel volgere degli anni diversi com- ponenti della famiglia di Sancto Pe- tro occuparono posti di responsabi- lità nei vari governi che si succedet- tero in Valle. Facevano parte come componenti di tutte le assemble che si tenevano ad Aosta presenti i Du- chi di Savoia. Il castello prospera- va, le sue proprietà si ingrandivano 18 — seguite riparazioni e tutto era ma- gnifico: appartamenti, pitture e mo- bili; la cantina e la dispensa erano ben fornite per far fronte ai ricevi- menti. Un poeta del settecento così descrive il nostro castello all'epoca dei Roncas: On voit sur une haute pierre un château qu'on nomme St-Pierre, fait de rochers durs et pesants. Le Seigneur, homme de bon sens, s'appelle Pierre, et de la sorte cette place est sans doute forte, puisque tout est pierre dedans. Pour empêcher qu'on la mine, des tonneaux pleins de liqueur fine l'environne de tout côtés ... L'ultima erede dei Roncas sposò il Marchese Brandorata di St-Geor- ges, che divenne il nuovo proprieta- rio. Da allora il castello passò ai di- versi proprietari e fu trascurato per- dendo tutto il suo passato splendo- re. Verso la fine del secolo XIX lo acquistò Emanuele Bollati che per i molti suoi meriti ebbe dal Re il ti- tolo di Barone. Nel 1880 St-Pierre gli diede la cittadinanza e il diritto di chiamarsi Barone di St-Pierre. Il barone Bollati aggiunse al castello la parte superiore con le torrette, dandogli lo stile attuale, secondo il progetto dell'architetto Boggio e scelse come stemma due chiavi, tre gigli e il motto «en avant». M. A. Il castello fotografato nel 1900. sempre più. Il prestigio e l'ascen- dente dei castellani sulla popolazio- ne era grande. Con Jacques di Sanc- to Petro, morto il 9 febbraio 1529 senza discendenti maschili, fini il casato di Sancto Petro. Alcuni anni prima della sua morte, Jacques spo- sò l'unica figlia Guglielmina al no- bile savoiardo Jean Vulliet, il quale succedette in tutte le proprietà e appartenenze del castello. Per tre generazioni nulla cambiò, i Vulliet si dimostrarono degni eredi; ma in seguito si indebitarono, parti delle proprietà furono cedute. Il Castello fu acquistato da Pietro Filiberto Roncas che ottenne per i suoi me- riti il titolo di Barone di Châtel Ar- gent. Il barone Roncas fu consiglie- re, ministro e primo segretario di Stato; ricco di mezzi acquistò il ca- stello per farne una dimora signo- rile dove poteva ricevere gli amici e le persone di grande condizione e rango sociale. Al castello furono e- « Andate in tutto il mondo, predicate l'Evangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi invece non crederà sarà condannato ». (Marco 16, 15-17). NUOVI MEMBRI DEL POPOLO DI DIO 13) Il 3 dicembre battesimo di Ferrandoz Barbara di Sergio e di Pallais Franca, Padrini sono Ferran- doz Pierino e Pailllex Mirella. 14) Il 3 dicembre battesimo di Jacquemod Malvina di Anacleto e di Champrétavy Vanda. Padrini: Lombard Augusto e Jacquemod Cas- ilda. 15) L'8 dicembre è stata battez- zata nella Messa parrocchiale Floc- cari Katia di Mario e di Luna Maria. Padrini: Biagioni Massimo e Luna Angela. 1) Il 7 gennaio è stata battezzata Thomasset Sabina di Gino e di Ga- din Irma. Padrini: Champrétavy Cor- rado e Gadìn Lidia. — 19
Testo Originale Estratto
NUOVI FOCOLARI CRISTIANI 10) Lale Demoz Paola si è unita in matrimonio il 23 dicembre con Magnin Renato di St-Christophe. Fu- rono testimoni del consenso matri- moniale: Lale Lacroix Manuela e Mammoliti Michele. Alle soglie del Natale si sono pro- messi mutuo amore, che il Bimbo di Betlemme li aiuti a vivere in com- I NOSTRI DEFUNTI ...chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non cade in giudizio, ma passa dalla morte alla vita... ». (Giov. 5,24). 29) Tragico incidente il 18 novem- bre, al bivio di St-Nicolas, troncava la laboriosa vita di Savoye Attilio, di anni 41. Mite, umile, viveva sere- namente tra lavoro e casa nell'affet- to dei genitori e dei fratelli. Ci la- scia la testimonianza di un uomo di grande fede, vissuta nella sem- plicità e nella costanza. 30) Alle soglie dei 90 anni ci ha 20 — pletezza il loro ideale. 1) Del Negro Elis si è sposata il 4 gennaio con Cantele Elio di Ao- sta. Furono testimoni: Gerbore Gui- do e Usel Rina. Hanno fissato la loro dimora ad Aosta e facciamo loro l'augurio di vivere in serenità la loro promessa d'amore. lasciati Lale Michel. Da anni ormai era infermo, il fisico aveva ceduto dopo anni di sacrifici e di lavoro. Lascia nel dolore la moglie Grimot M. Luigia e il figlio Savino, che ne ricordano l'amore e le fatiche. 31) Il giorno di Natale, dopo bre- ve ma dura malattia,, moriva Pail- lex Lidia di anni 62, moglie di Jor- daney Silvio. Donna dal carattere forte e intraprendente ha saputo sempre affrontare con coraggio le prove e le avversità della vita. La- scia al marito e alle figlie il ricordo di una persona che sempre ha sa- puto trovare la generosità di vivere per gli altri. 32) Il 28 dicembre è stata sepol- ta a St-Pierre Mochettaz Maria ved. di Ronc Luciano. Nativa di St-Rhé- my, ha vissuto la sua vita a Saint- Pierre, lasciando il ricordo di una persona dolce e generosa. Maestra in vari paesi della Valle, lo fu an- che a St-Pierre e gli alunni e le a- miche serbano di lei un memore e caro pensiero. 33) Il 31 dicembre è stata sepol- ta Da Soghe Dina di anni 44, mo- glie di Chiantelassa Alberto, deccdu- ta ad Ivrea. Per tanti anni era vis- suta a St-Pierre, come donna e ma- dre buona e generosa. Un grosso e terribile male ne ha distrutto la for- te fibra. Amava il canto e la sua chiesa, i cantori e i conoscenti l'han- no voluta ricordare. 1) Dal sonno è passato alla pace eterna Lale Lacroix Pietro France- sco di 88 anni, il 10 gennaio. Fu per anni falegname competente e labo- rioso; quanti duri sacrifici per la sua famiglia! Dovette affrontare lutti e sofferenze, non si perdette mai di coraggio. La sposa e i figli ne serbano cara memoria. 2) Nel sonno il 16 gennaio ci ha lasciati Lovison Giovanni di anni 74. Nativo di Fara Vicentina, venne tra noi con la sua famiglia per trovare un avvenire più degno. Lavorò e si sacrificò con un coraggio e una ge- nerosità enormi. Non si arrese nè alla sventura nè ai dolori. Il suo buon cuore lascia anche il ricordo di una persona buona. 3) In ospedale è deceduto Mar- quis Giuseppe di anni 69. Un male tremendo ha distrutto la sua forte fibra. Amava la pittura e la natura, e in esse credette di trovare tante volte la pace e la serenità. Ora ri- posa nella vita eterna, dove si è in pace con Dio e con gli uomini. 4) Il 23 gennaio è morto, dopo mesi di lunga e dura malattia, Ca- nova Carlo di anni 64. La figlia e i parenti l'hanno curato con amore e gli hanno reso più dolci i duri ulti- mi mesi. Uomo attivo, capace, socievole la- scia un grosso vuoto in chi l'ha co- nosciuto. Ha avuto lutti e sofferen- ze, ma ha saputo continuare col co- raggio di chi sa che la vita è un be- ne nonostante tutto. - 21
Testo Originale Estratto
Offerte Per la Chiesa : In memoria di Barmaverain Pierino 20.000; Cogmein Enrico 10.000; in me- moria di Lale Gérard Paolina 6000; in memoria di Oreiller Emilio 6000; Per- sod Luigi 2500; N.N. 5000; in memoria di Lale Demoz Silvia 15.000; N.N. 1000; Pompieri di Etavel 5000; David Erne- sto 3000; Oreiller Giovanni 1000; N.N. 8000; N.N. 2000; Chioso Christian 5000; fam. Gilardi 9000; fam. Loropiana 5000 in memoria di Savoye Attilio 15.000; in memoria di Vaudan Sergio 10.000; N.N. 5000; in memoria Lale Lacroix Eugenia e Vuillermoz Roberto 10.000; in memoria di Bochet Mirco 10.000; N. N. 5000; N.N. 5000; in memoria di Ronc Maria 10.000; N.N. 9000! N. N. 5000; Boson Carlo 15.000; Morandi Se- bastiano 3000; in memoria di Luboz Marcelle 10.000; Giacchetto Antonio 3000; in memoria Lanier Letizia 9000; Oreiller Lorenzo 2000; N.N. 2000; Chri- stille Adele 3000; David Gerbore 3000; fam. Canova 20.000; Oreiller Marco 4000; Miret 10.000; N. N. 5000; Riggio 1000; Pozzini 4000; in memoria Savoye- Chabod 10.000; N.N. 2000; in memoria di Bochet Leoncine 5000. Per impianto elettrico : N.N. 15.000; in memoria di Borney Dorina 10.000; N.N. 10.000. 22 — Per Bollettino : Centoz Virgilio 3000; Bérard Alfon- so 1000; Ronc Teresina 1000; N. N. 1000; Persod Luigi 2500; N. N. 2000; David Ernesto 2000; Jocallaz Dino 1000 Oreiller Giovanni 1000; N. N. 2000; Ze- moz Adelina 1000; Jordaney Raimonda 2000; N. N. 2000; Lale Demoz Emeric 1000; N.N. 1500; fam. Castellani 2000; Thomasset Eliseo 2000; Cogmein Bru- no 5000; Del Negro Torindo 1500; Sa- voye Eerafino 5000; N.N. 2000; fam. Terradura 3000; Boson Carlo 5000; Centoz Giorgio 1500; Vittou Mea Eli- na 1500; Jordaney Virene 1000; Gia- chetto Antonio 2000; Oreiller Lorenzo 2000; N.N. 2000; Christille Adele 2000; David Gerbore 2000; Christille Silva- no 1000; Bérard Alfonso 2000; Paillex Ettore 1000. Per Asilo : In memoria di Savoye Attilio (i co- scritti: Luboz Venanzio, Lale Demoz Maurizio, Brédy Dino, Branche Rug- gero, Rumiod Eddy, Oreiller Vittorio, Bochet Camillo, Barmaverain Adolfo, Benserval Alberto, Gaberrand Gino) 20 mila; Arnod Ivonne 2500; in memoria di Savoye Attilio 10.000; in memoria di Mochettaz Maria (impiegati SITAV) 40.000. Le Renard et le Bouc - FABLE - Capitaine Renard allait de compagnie Avec son ami Bouc des plus haut encornés. Celui-ci ne voyait pas plus loin que son nez; L'autre était passé maître en fait de tromperie. La soif les obligea de descendre en un puits. Là chacun d'eux se désaltère. Après qu'abondamment tous deux en eurent pris, Le Renard dit au Bouc: Que ferons-nous, compère? Ce n'est pas tout de boire, il faut sortir d'ici. Lève tes pieds en haut, et tes cornes aussi: Je grimperai premièrement; Puis sur tes cornes m'élevant, A l'aide de cette machine, De ce lieu-ci je sortirai, Après quoi je t'en tirerai. — Par ma barbe, dit l'autre, il est bon; et je loue Les gens bien sensés comme toi, Je n'aurais jamais, quant à moi, Trouvé ce secret, je l'avoue. Le Renard sort du puits, laisse son compagnon, Et vous lui fait un beau sermon Pour l'exhorter à patience. Si le ciel t'eût, dit-il, donné par excellence Autant de jugement que de barbe au menton, Tu n'aurais pas, à la légère, Descendu dans ce puits. Or adieu, j'en suis hors. Tâche de t'en tirer, et fais tous tes efforts: Car pour moi, j'ai certaine affaire Qui ne me permet pas d'arrêter en chemin. En toute chose il faut considérer la fin. La Fontaine — 23
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« Quello che gli uomini vi per- donano meno, è il male che essi hanno detto di voi ». (André Maurois) La pagina della donna in casa M. PEAQUIN « La lessive est faite: le soleil la séchera ... » IL MIELE E' SALUTE Il miele, specie quello di montagna, è assai benefico; ecco alcuni consigli del celebre Dott. Jarvis: — Se i vostri bimbi fanno la p...p... a letto, date loro, prima che vadano a co- ricarsi, un cucchiaino di miele. Il miele ha la proprietà di calmare il sistema nervoso e di trattenere, durante il sonno, l'acqua che sovrabbonda nell'or- ganismo; pertanto dà sollievo ai reni. — Contro l'insonnia : un cucchiaio di miele prima o dopo cena. Se questo non basta preparate una mistura con due cuc- chiai di miele, alcune gocce di aceto di sidro in un bicchiere d'acqua e prendete a due tre riprese: il sonno non tarderà a venire. — Contro la tosse: versate in un bic- chiere la spremuta di un limone, aggiun- gete due cucchiai di glicerina e due cuc- chiai di miele. Prendete un cucchiaino di quello sciroppo tre o quattro volte lungo la giornata e la sera prima di andare a letto. CONSIGLI PRATICI PER PULIRE GLI INTAVOLATI O LE « BOISERIES » — Se incerati : spazzolate bene, poi fregate leggermente con uno straccio di lana - flanella, inzuppato nell'olio di lino. — Se laccati: passate uno straccio imbevuto nell'acqua insaponata. — Se antichi: fate attenzione a non usare soluzioni forti per non togliere con le eventuali macchie, quella patina di an- tico che fa il loro pregio. Pulite con una spugna bagnata e asciugate con pelle scamosciata. LA VOSTRA SALUTE Se le caviglie vi dolgono e si gonfiano: fate un pediluvio in acqua calda con ace- to e sale abbondante. Se vi sentite stanche, prostrate potete prendere questa misura che vi rimetterà in forma: un giallo d'uovo, un cucchiaino di miele, un succo di limone, il bianco dell'uovo sbattuto, il tutto ben mescola- to in un bicchiere di latte. LUCILLA Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2. Concordato). Gli articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con l'indicazione della fonte. 24 —