La Voce dei Campanili (Dicembre 1976): Solidarietà per il Friuli, cronache parrocchiali e restauro della Chiesa.
12-1976.pdfIl Bollettino Parrocchiale della Diocesi d'Aosta del dicembre 1976, intitolato "La Voce dei Campanili", offre una panoramica della vita comunitaria e spirituale di Saint Pierre. Il documento unisce approfondimenti teologici sulla morte e la resurrezione con la cronaca locale, dominata dal resoconto dettagliato della massiccia campagna di solidarietà per i terremotati del Friuli, che ha totalizzato oltre quattro milioni e mezzo di Lire, con narrazioni dirette dalla zona di Magnano in Riviera. Vengono inoltre trattati problemi di stabilità strutturale della chiesa parrocchiale e i ritardi burocratici per il restauro, iniziative educative (Asilo, Catechismo) e resoconti culturali. La parte finale include necrologi estesi, la cronaca sacramentale (battesimi, matrimoni), l'elenco delle offerte per la chiesa e l'asilo, e notizie sul clero valdostano, riflettendo sulla tradizione e i cambiamenti sociali.
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Paroisse de Saint - Pierre XVIIeme ANNEE - N. 12 DECEMBRE 1976 BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCESE D'AOSTE « peuple de Dieu, n'aie pas de honte, montre ton visage à ce temps-ci! C'est quand tu ai- mes que Dieu t'aime. Ouvre ton cœur, fais comme Lui ». (Patrice de la Tour du Pin) Ici, un beau Valdôtain, vieille souche, Mr Emmanuel Fiou d'Arpuilles qui gravit la montagne, pieux pèlerin, vers la grande croix en bois de Chaligne (2608 m). Un symbole? Oui! d'un peuple courageux, fidèle à sa foi et à ses es- pérances divines. La Voce dei Campanili L'Echo de nos montagnes Tip. Valdostana - Aosta
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na ». Il Regno di Dio, che si pone come risoluzione finale della storia è come realizzazione più completa dell'uomo, è un altro aspetto di questa certezza cri- stiana della vita che dura oltre il tempo. In questa concezione dell'esistenza la morte fisica non è tanto una ine- luttabilità biologica, ma il momento significativo del passaggio tra il « già » della vita terrena e il « non ancora » della vita eterna; tra le « cose penulti- me » di cui l'uomo è direttamente responsabile e le « cose ultime » che sono dono di Dio, gratuito ma non arbitrario. Lo stretto legame esistente, sul piano spirituale e morale, tra vita terrena e vita eterna, tra tempo ed eternità, fa sì che l'attenzione della fede non venga portata tanto sull'evento morte, ma sull'intera esistenza dell'uomo, di cui la morte rappresenta solo « lo adempi- mento finale ». Il cristiano quindi non si preoccupa di prendere un particolare atteggiamento nei confronti della morte; il vero problema per lui è impostare in modo giusto la vita. MORTE E TEOLOGIA DELLA SPERANZA La rivelazione biblica, a partire dal libro della Sapienza sino all'Apoca- lisse, è una chiara affermazione della continuità della vita dopo la morte; una continuità che valorizza l'esistenza su questa terra e dà alla morte il significato di una « opzione finale » e definitiva. Non assolutizza l'evento morte perchè essa non può distruggere il posi- tivo già realizzato nella vita; nè la banalizza perchè alla morte si dà il valore di un « adempimento » finale, significativo per la vita eterna. D'altra parte il passaggio dal provvisorio al definitivo, dall'incompleto alla pienezza, non va sottovalutato, proprio perchè la vita stessa sia vista nella sua incompletezza e provvisorietà. Tutto questo non per evadere dall'impegno storico-concreto, ma per dare ad esso la misura giusta che gli compete. La più recente « teologia della speranza » ha fortemente sottolineato questo aspetto della morte. Il pen- siero della morte non è fuga dal mondo o attesa inerte della venuta del Re- gno di Dio, ma valutazione evangelicamente corretta della storia e del suo finale risolversi nel futuro assoluto di Dio, a cui è essenziale l'apporto par- ziale degli uomini. MORTE E RESURREZIONE Sul piano estremamente personale il significato della morte in rapporto alla resurrezione individuale mi sembra stupendamente illustrato da S. Paolo, soprattutto nelle due lettere ai cristiani di Corinto e nella lettera ai Filippesi. S. Paolo paragona la morte allo smontare della tenda, abitazione prov- visoria dei nomadi. A essa però viene sostituita una abitazione stabile e defi- nitiva che è opera di Dio. Altrove parla di un seme che muore, ma da questa apparente distruzione nasce il fiore, cioè una vita più splendida, omogenea al seme, ma qualitativamente superiore a esso. In altri passi parla del corpo co- me di un vestito che si logora e quindi va abbandonato, ma al vestito fragile viene sostituita una nuova veste splendente e incorruttibile. Sono solo delle immagini, esse però esprimono compiutamente la fede della Chiesa primitiva e ci sono offerte nella Chiesa perché abbiamo la forza di « comportarci in modo diverso da quelli che non hanno speranza ». Su queste immagini è possibile anche fondare un corretto rapporto con i fratelli che ci hanno preceduto nella pace e nella luce di Cristo. Non si tratta di avvalorare un feticistico culto dei morti, ma di capire che la vita dura oltre il tempo e che « nulla è tolto ma tutto è trasformato ». Questa vita che dura e che non annulla i legami profondi stabiliti su que- sta terra, anzi li trasforma e li arricchisce, consente una comunicazione di affetti e di spiriti che trascende la semplice materialità, che pure è media- zione preziosa nella comunicazione tra gli uomini. Se a questa convinzione si aggiunge l'altra che Dio proprio perché buono non può sottrarre nulla ai suoi figli, senza ridare a loro in misura più grande quello che sembra loro venir meno con la morte, allora anche l'angoscia del distacco viene placata in una superiore e più completa vi- sione di fede. Saint Pierre per il Friuli CRONACA DI UNA SOTTOSCRIZIONE Quando la sera del 6 maggio la T.V. annunciò l'enorme tragedia del Friuli, al primo istintivo senso di dolore e rassegnazione, subentrò noi il desiderio, sia pure nelle no- stre limitate possibilità, di render- ci utili e più vicini al popolo mon- tano (come noi) del Friuli. Il Consiglio Direttivo della Pro- Loco, convocato con urgenza deli- berò l'apertura di una sottoscrizio- ne popolare « PRO TERREMOTATI DEL FRIULI » e versò seduta stan- te L. 110.000. La raccolta procedette spedita- mente e lo slancio di generosità dei sampierolains fu veramente enco- miabile; episodi, tanti, uno lo ci- tiamo: passando da una signora piuttosto matura mentre stava già porgendoci 10 mila, e senza darci il tempo di iniziare il nostro discorso ci chiese: « E' vero che li portate direttamente a loro!! » alla nostra risposta affermativa prese altre 40 mila e con un sorriso disse: « Sono spiacente di non poter dare di più, sono una povera pensionata, ma so- no sicura che questi pochi arriveno direttamente a loro, perchè io a mandarli a quelli laggiù (di Roma) non mi sono mai troppo fi- data ». Tramite l'assessorato al Turismo e l'Azienda Autonoma di Soggiorno 3
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di Aosta, ottenemmo il visto per andare a Magnano in Riviera, la partenza venne fissata per il 22 mag- gio all'alba. Chiudemmo pertanto la sottoscri- zione con questi risultati: Direttivo Pro-Loco L. 110.000 Consiglio Comunale » 500.000 Consiglieri comunali » 150.000 Raccolta in Chiesa » 390.000 Cofruits » 300.000 Associazione Viticultori » 30.000 Sottoscrizione popolare » 3.088.000 Totale L. 4.568.000 Per il viaggio si offerse, a proprie spese, il sig. Garin Filippo, che a nome di tutti vorremmo ancora sin- ceramente ringraziare. Parteciparo- no per il comune il Vice Sindaco sig. Charrere Oreste ed il geom. Christille Silvio, per la Pro-Loco il Presidente Chincheré Eraldo ed il segretario Rodolfo Barberis. Man mano che ci avvicinavamo alla zona colpita dal sisma, pur es- sendo preparati da T.V. e giornali, ci trovammo di fronte ad una real- tà ben più triste, di quella che im- maginavamo. I tetti scoperchiati, le crepe dei muri e nell'asfalto non si contavano più, incontrammo le prime tendo- poli, il traffico stradale assai inten- so sopratutto di camion militari, aerei ma principalmente elicotteri sorvolavano continuamente la zona portando aiuti ai paesi e frazioni ancora isolate, il controllo della po- lizia discretamente severo. Arrivammo così a Magnano, pae- se di circa 1600 abitanti, posto ai piedi delle montagne, andammo al « CENTRO OPERATIVO VALLE DI AOSTA PER IL FRIULI » una ten- dopoli con qualche roulottes, dove, curata dall'Azienda di soggiorno di Aosta e da volontari valdostani, vi era una mensa efficientissima. In municipio, in buono stato an- che se con qualche crepa nei muri, ci ricevette Romeo Piccoli, giovane e dinamico sindaco, cui consegnam- mo la somma raccolta, nel ringra- ziarci pose l'accento sul problema per lui primario: il paese ha avuto un terzo delle case distrutte, un ter- zo lesionate, varie infrastrutture in- servibili, la chiesa distrutta le scuole terribilmente lesionate, 38 morti u- na dozzina di feriti ancora negli o- spedali; bisognava evitare lo smem- bramento di quella comunità, per questo l'aiuto diretto gli permette- va di far fronte alle necessità pri- marie della popolazione, in attesa di quello, quasi sempre tardivo de- gli Enti Pubblici. L'incontro con la popolazione nel- le tendopoli, ci rese più partecipi alla grande tragedia, resa più triste dalla inclemenza del tempo; piog- gie insistenti; apprendemmo così al- cuni dei drammi vissuti ma in tutti traspariva la grande volontà di ri- presa. Particolari, tanti, ne citiamo qual- cuno: un uomo anziano ha perso la moglie e la casa, è solo, ma non vuole andare altrove, desidera mo- rire su quella terra che tremando gli ha portato via la persona più ca- ra e distrutto la casa costruita con tante privazioni e sacrifici. Uno sulla cinquantina, ha avuto la casa semidistrutta, ci dice: « da giovane ho fatto il muratore, se mi danno il permesso e i materiali ini- zierei subito la ricostruzione, non vorrei che per la lentezza degli in- terventi di quelli laggiù (di Roma) si debba vivere nelle tende tutta la vita ». Un dramma nella tragedia, « gli sciacalli », ci raccontano che a Ge- Distruzione a Magnano in Riviera Il vicesindaco tra le rovine di Magnano 4
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mona, il paese più colpito dal ter- remoto a 4 o 5 Km. da Magnano, uno di questi sorpreso sul posto gli sia stata tagliata una mano ed ad altri inflitte punizioni esemplari; il nostro tentativo di portarci a Ge- mona ci è stato vietato dalla stret- ta cortina militare che vietava ri- gorosamente l'ingresso ai non ad- detti ai lavori. Girando per il paese semidistrut- to, un episodio ci fece venire un nodo alla gola, una donna sulla trentina, cercava di recuperare qual- cosa dalla sua casa distrutta, quan- do raccolse dei brandelli di bam- bola, il suo volto già rotto a tutte le avversità, si bagnò di lacrime. Proponemmo a diversi terremota- ti la possibilità di lavoro e qualche sistemazione anche temporanea nel nostro paese, avevamo diverse offer- te in merito, ma tutti indistintamen- te ringraziandoci gentilmente rifiu- tarono, dicendoci che il loro posto era lì, perchè il Friuli, regione che aveva una percentuale di emigrazio- ne tra le più alte, doveva risorgere con loro, malgrado si rendessero conto delle enormi difficoltà che in- combevano. Lasciando il Friuli alla sera del giorno dopo, un senso di tristezza ci accompagnò, avevamo il timore che nonostante tutta la loro buona volontà, vuoi per il susseguir- si ininterrotto di nuove scosse, «di assestamento dicono i geologi », vuoi per le stesse difficoltà congiunturali italiane, quegli interventi tanto ne- cessari tardino troppo o siano insuf- ficenti, costringendo questo popolo ad una nuova ondata di emigrazio- ne, tanto più dolorosa visto l'attac- camento che dimostrano verso la lo- ro avara e forse ingrata terra. Abbiamo anche constatato con gioia, che la « Solidarietà nazionale » è stata al di sopra di tutto e ha da- 6 to una tangibile ed apprezzata pro- va di umanità. Auguriamo di tutto cuore che la terra non tremi più e che avvenga nei tempi più brevi la « rifondazio- ne », parola tanto cara ai politici, ma che per i friulani non deve esse- re una utopia. R. B. UNA RAGAZZA DI ST. PIERRE VOLONTARIA IN FRIULI Magnano in Riviera si trova a 20 km. da Udine ed è uno dei primi paesi danneggiati dal terremoto; purtroppo di case intatte o abita- bili ne sono rimaste poche; benchè faccia freddo, continui a piovere, le persone vivono in tenda, i più for- tunati in roulotte. Il campo Aosta si trova nel cen- tro del paese e per praticità è diviso in zone che prendono il nome di va- rie località valdostane: viale St. Pier- re è quello principale, fiancheggia la cappella, la mensa, la scuola mater- na e giunge fino in piazza. Molte per- sone, dopo l'ultima più terribile scossa, se ne sono andate, special- mente i giovani, gli altri cercano di ricuperare il più possibile. Il friulano è molto dignitoso nel suo dolore, accetta la situazione ma cerca di rendersi autonomo; ha mol- ta stima per noi valdostani, ci met- te a disposizione ogni cosa. Con le poche famiglie rimaste al campo si fa vita comune e alla sera ci si ri- trova, si canta e per riscaldarci si beve il caffè alla valdostana. Otto famiglie entreranno in questi gior- ni nei primi chalet offerti dalla Val- le; verso metà dicembre verrà inau- gurato un « centro della comunità » offerto dalla caritas di Aosta, sarà costituito da un salone per riunioni, un'infermeria e alcune stanze per le persone anziane. La mia esperienza di vita tra i friu- lani è stata bellissima, incontrando la loro semplicità e schiettezza ho ri- scoperto l'amicizia ed ho pure im- parato ad apprezzare le mie norma- li comodità quotidiane. P. R. La Chiesa di Magnano distrutta CONSIGLIO PASTORALE Relazione del Segretario Approfitto dell'ospitalità del Bollet- tino per illustrare alla Comunità par- rocchiale quanto è stato discusso e convenuto nel Consiglio Pastorale. LAVORI DI CONSOLIDAMENTO DELLA CHIESA Tanto per non sfatare una consue- tudine, iniziamo a parlare della Chiesa offrendovi subito un quadro della si- tuazione assai diverso da quanto avrem- mo desiderato exporvi. Le lungaggini burocratiche e le difficoltà delle strut- ture stesse in cui si dibatte ed affon- da il nostro paese, non lasciano im- muni neppure i nostri piccoli paesi, co- sì da non poter risolvere in modo ce- lere e razionale un problema che nelle sue linee essenziali è semplice (man mano poi che il tempo passa i costi aumentano): esiste un edificio (la no- stra Chiesa) che presenta dei proble- mi inderogabili di stabilità nelle sue strutture e che deve essere per mille ragioni ristrutturato; esiste la volontà da parte della popolazione di risolvere tale problema; è già in moto da parte del consiglio pastorale l'adattamento 7
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della Cappella dei Penitenti per ado- perarla come luogo di culto supplet- tivo; non esiste a tutt'oggi, dopo tan- te promesse, un impegno chiaro e pre- ciso da parte dell'Amministrazione Re- gionale. La Ditta che era stata incari- cata (dalla Regione) di preparare un progetto di intervento, dopo un accu- rato sopralluogo, ha rinunciato all'in- carico adducendo che i lavori previsti contrastano con la loro specializzazio- ne (essi lavorano sulle fondamenta mentre qui si tratta di muratura). Da allora tutto è fermo e in alto si di- scute di chi è competenza tale lavoro: se dei Lavori Pubblici o delle Belle Arti. Noi abbiamo l'impressione che ormai la decisione spetta ad una vera volontà politica, non vorremmo che la verso difficoltà e panne burocratiche oltremodo complicate. Per ora seguendo le direttive del Parroco, cui va tutto il nostro appog- gio e la nostra solidarietà per l'impe- gno personale costantemente profuso, il consiglio pastorale ha deciso di as- sumere una posizione di attesa, nella speranza che una chiarificazione, anche in veste politica, possa determinare u- na accelerazione nei tempi di attuazio- ne del programma; posso però assicu- rare personalmente che tale attesa ri- marrà tale solo se si avranno dei chia- ri e precisi cenni di volontà a proce- dere, in caso contrario ci sentiremo autorizzati ad operare direttamente at- traverso tutti i mezzi a disposizione per sollecitare una maggior sensibilità. CAPPELLA DI VERROGNE Quasi a smentire le inefficienze della pubblica amministrazione ecco la notizia ufficiale che la Sovrinten- denza alle Belle Arti provvederà per- sonalmente alla ristrutturazione e al restauro della Cappella di Verro- gne. Questa bella e antica cappel- la presentava da tempo gravi proble- 8 mi di stabilità nella volta e nel tet- to e dopo un intervento più incisivo del Consorzio locale vi è stato la pronta decisione della Sovrintenden- za che provvederà a tutte le opera- zioni di restauro necessarie. E' se- gno che quando si vuole c'è possi- bilità e volontà di salvare valori sto- rici e artistici! ASILO MONS. CENTOZ Un altro valido argomento tratta- to, nelle sue funzioni e nei suoi pro- blemi, è l'asilo parrocchiale. Da tem- po i problemi economici di questo ente, che ha educato generazioni di Saintpierreleins, sono tanti e diffici- li. I bambini sono veramente tanti e sia Don Aldo che suor Maura e suor Filippina devono fare i salti mortali per far quadrare i bilanci. Sembra attualmente che in campo regionale ci sia una chiarità, anche se per ora solo timida, nel tentativo di non considerare la nostra scuola mater- na di seconda categoria. Le novità del nuovo anno 1976-77 sono l'intervento del Comune a favo- re dei bambini della collina con l'i- stituzione di un servizio di bus e al- cuni lavori di ristrutturazione all'in- terno. Il servizio di scuola bus è quanto mai gradito e necessario e l'interven- to del Comune fa sperare anche per la risoluzione del problema della re- fezione scolastica. Da sempre l'Asi- lo accetta un gruppo di bambini del- le scuole elementari per la refezio- ne, è un lavoro che non compete al- la scuola materna ma lo si è sempre fatto per evitare spese grosse alla comunità (immaginate quel che co- sta trovare locali, personale, il com- plesso cucina...) ora però lo spazio all'Asilo è minimo e le spese sono tante! Per creare maggior spazio si sono quindi fatti lavori di amplia- mento della sala da pranzo e di ri- creazione. Invitiamo tutti i genitori a rendersi conto « de visu » di quan- to operato durante l'estate per la trasformazione dei locali, visitando in qualsiasi momento l'asilo; le suo- re gradiranno particolarmente ogni vostra visita ed ogni suggerimento educativo. I genitori stessi potreb- bero e dovrebbero essere cointeres- sati a livello organizzativo e pro- grammatico in questa attività che in- veste una delle fasi più complicate e difficili dell'educazione dei nostri figli. In poche parole, non pensiamo che le nostre preoccupazioni e le no- stre responsabilità cessino alle ore 9 e ricomincino alle ore 16, sareb- be troppo comodo; dobbiamo colla- borare con le suore, con il parroco, con la maestra, affinché tutto sia chiaro e preciso e l'opera educativa si possa svolgere nel migliore dei modi. CATECHISMI Un altro argomento interessante si è sviluppato attorno alla propo- sta di Don Aldo di far svolgere le lezioni di Catechismo per le prime classi elementari, a genitori, a pa- renti o comunque a laici, in modo da portare avanti, dopo certamente una preparazione ed una assisten- za, una nuova impostazione di ca- techismi e di fede religiosa. Per- Le catechiste 9
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sonalmente sono stato particolar- mente entusiasta di questa nuova i- niziativa, in quanto in alcuni paesi della Valle tale opera si sviluppa già con risultati sorprendenti, ma so- prattutto perché mi affascina l'idea di poter, attraverso questa iniziati- va, riportare la gente, le famiglie ad un maggior senso di responsabilità, a pensare un po' di più a quelle che crediamo siano le piccole cose ma che in definitiva sono le più grandi. Si è concluso parlando di varie i- niziative per tutte le categorie in modo speciale per i giovani. Ricordate che per ogni idea, ri- chiesta, appunto, sono a vostra di- sposizione. Il segretario Carlo Gobbo PRIMA COMUNIONE Nel mese di maggio un bel grup- po di bambini ha ricevuto la prima comunione. E' un fatto importante non solo perché è unico - un episo- dio della vita che non si ripete più - ma perché inserisce il bambino, facendolo partecipare all'eucarestia, in maniera più vera e completa nel- la comunità cristiana. Di conseguen- za è un avvenimento che interessa non soltanto i bambini e le loro famiglie, ma tutta la comunità par- rocchiale. E' un momento particolar- mente privilegiato per educare i bambini, le famiglie e tutta la comu- nità parrocchiale alla carità, alla so- lidarietà, all'amore fraterno. L'Eu- carestia infatti è il segno dell'amore di Gesù Cristo per noi - corpo da- to a morte, sangue versato - ed è insieme il cibo che ci rende capaci di amarci fra di noi come ci ha a- mato Lui. A Gesù il bambino che ri- ceve la prima Comunione può dare molto: è importante che impari a farlo subito, perché sarà poi l'im- pegno quotidiano di tuta la vita. E qui è necessario andare contro corrente: la società consumistica ha trovato nell'avvenimento della pri- ma comunione un redditizio merca- to (vestiti, regali, pranzi) che inve- ste, impegna e sfrutta tutta la rete di parenti ed amici e che rischia di ser- virsi della cerimonia come di un co- modo supporto. E' ben giusto far festa in quel giorno, ma una festa cristiana, segnata dalla sincerità, dal- l'amicizia, dalla sobrietà, tutta in funzione del bambino, dove lui è il centro non il pretesto. E' giusto la- sciare al bambino un ricordo caro di quel giorno anche con qualche do- no, purchè sia semplice, adatto a lui, che gli ricordi il significato di quel- lo che ha vissuto; non che lo sof- fochi e che finisca per svuotare il si- gnificato della prima comunione. Questo significato autentico è com- pleto se il bambino è aiutato in quel giorno a trovare Gesù nei suoi fra- telli più poveri, a dividere con loro qualche cosa di suo. Tutta la comu- nità cristiana che gli sta intorno e in particolare la sua famiglia, i pa- renti, gli amici dovrebbero essere impegnati per aiutarlo a vivere così la sua prima comunione in modo spontaneo, semplice, concretamente fraterno: sarà allora un momento fortemente educativo per tutti. LA NOSTRA ESTATE Tempo caldo dapprima poi vento- so ha caratterizzato un'estate che passerà alla storia come dominata dalla siccità. La situazione meteorologica ha creato gravi problemi specialmente alla pastorizia: gli alpeggi delle no- stre zone alte erano in piena estate uno spettacolo desolante. Il bel ver- de che caratterizza queste montagne era ridotto ad un susseguirsi di zo- ne giallastre e rossastre. Il danno ai I bambini della prima Comunione 10 Patrono di Bosses 11
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contadini è stato grosso e la discesa delle mandrie di molto anticipata. Per fortuna in basso, dove c'è la pos- sibilità dell'irrigazione, le cose era- no un po' migliori. Luglio e agosto sono stati ovvia- mente i mesi dell'invasione turistica: quanta gente abbiamo visto circo- lare per le nostre strade e per le no- stre montagne, a godere un po' di quel meraviglioso scenario che la na- tura ci ha dato. L'apertura del Ca- stello ai visitatori e varie iniziative turistiche hanno aiutato la gente a fermarsi a St. Pierre. Particolarmen- te apprezzata la visita al nostro ca- stello, riaperto per l'occasione, e i futuri impegni dell'amministrazione comunale al riguardo fanno pensare ad un sempre più importante uso di quei locali. La festa del patrono, quella dei salassi, i balconi fioriti, il tutto organizzato dalla pro loco, so- no stati buoni tentavi di valorizza- re la villeggiatura. Settembre e ottobre sono stati i mesi della raccolta: per i contadini è stato il momento di tirare le somme di un anno non sempre fortunato. E' sempre uno spettacolo meraviglioso quello di vedere le nostre campagne piene di gente intenta al lavoro più bello e interessante, che corona le fatiche di tutto un anno di im- pegno. Segnaliamo, durante il mese di set- tembre, il lavoro di un gruppo di in- segnanti valdostani, che, riuniti alla Lanterna per alcuni giorni, hanno svolto un lavoro di ricerca nella co- munita di St. Pierre su vari argo- menti, quali il lavoro, l'emigrazione, il turismo, la scuola, l'integrazione, la cooperativa, i mezzi di comunica- zione. Parecchie osservazioni di questo lavoro di ricerca sono interessanti, citiamone, come esempio, alcune. L'emigrazione: nel 1913 c'erano 392 emigrati di St. Pierre specie ver- so la Francia (150) e l'America (75). L'emigrazione avveniva per motivi e- conomici e ha portato grosse influen- ze nella vita del paese: maggior be- nessere e assimilazione di nuovi va- lori. L'integrazione (tra popolazione lo- cale e immigrati): vi sono a St. Pier- re 30 veneti, 70 meridionali e 212 persone provenienti dalle valli late- rali. I rapporti tra i vari gruppi non sono cattivi ma neppure buoni, esi- ste indifferenza al problema; le dif- ficoltà sono di mentalità, di tradizio- ni e a volte di linguaggio. La scuola può fare molto in questo campo, co- me i vari gruppi giovanili. FESTA PATRONALE A VETAN 8 AGOSTO 1976 Ancora una volta l'antica cappella di Vetan dedicata a San Lorenzo, ha visto, in una bella giornata estiva, affluire numerosi i fedeli per la cele- brazione del Santo Patrono. Per l'oc- casione era presente l'Abbè Pierre Lale Gérard che ha celebrato la S. Messa e pronunciato l'omelia in cui ha ricordato la figura di San Loren- zo e le parole del Papa in occasione del Congresso Eucaristico Interna- zionale di Filadelfia che si svolgeva in quel periodo. I canti eseguiti da alcuni cantori di Saint Pierre, hanno reso più so- lenne la cerimonia. Abbiamo notato con piacere il ri- torno delle antiche e preziose statue dell'altare che, come i pochi abitanti stabili di Vetan, durante l'inverno e- rano scese al piano dove le condi- zioni metereologiche e di « sicurez- za » sono alquanto migliori. Al pranzo presso l'accogliente « Moulin de papagran », si sono suc- ceduti gli antichi canti valdostani che hanno risuonato con le loro al- legre note nella bellissima conca di Vetan, attorniata dalle solenni mon- tagne protese verso l'azzurro del cie- lo. G. P. Patrono a Vetan GITA A.V.I.S. Quest'anno la gita dell'A.V.I.S. di Saint Pierre ha avuto come meta la città di Firenze. Sabato 25 settembre e domenica 26, sono state due gior- nate bellissime ed indimenticabili. Firenze ed i suoi dintorni, ci han- no colmato di stupore per le bellez- ze architettoniche, le innumerevoli opere d'arte e l'incanto del paesag- gio del Chianti. La preziosa guida di cui si disponeva, un'autentico fioren- tino amante della Valle d'Aosta, ci ha illustrato con dovizia di partico- lari tutto ciò che ci rendeva estasia- ti: il Duomo, il Battistero, il Campa- nile di Giotto, Santa Croce, San Lo- renzo, Palazzo Vecchio, gli Uffizi, Piazzale Michelangelo ecc. Sono sta- ti due giorni bellissimi che avrebbe- ro dovuto essere due settimane per dar modo di scoprire tutti gli ango- li affascinanti e pieni di storia auten- tica della antica e gloriosa Firenze. G. P. Sacerdoti a Vetan 12
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ASILO Vogliamo arrivare ad una gestione comunitaria nella nostra scuola materna Giovedì 7 ottobre nella nostra scuola materna c'è stato un simpati- co incontro delle mamme con le e- ducatrici dei piccoli. E' sempre bello vedervi arrivare care mamme, dove vivono gran par- te del giorno i vostri bambini, ma più che mai sentiamo noi educatri- ci, la necessità di sentirvi, di par- larvi, di dirci liberamente, tante cose e di unirci negli indirizzi educativi umani e cristiani per compiere una opera tanto difficile qual'è quella di aiutare i bimbi a crescere in modo armonico. Solo creando un ambiente fami- glia-scuola, ove tutto si concorda e si integra, ci sentiamo un po' più sicure nella nostra opera educativa, in un'età particolarmente delicata per i piccoli dai 3 ai 6 anni, in cui la loro recettività è grande e pro- fonda. Tutte le mamme hanno con- venuto infatti della necessità della collaborazione nell'opera educativa. E noi vogliamo che tutte e ciascu- na di voi mamme, sentiate la scuola materna come il luogo ove coscien- temente sapete di dover portare un contributo con la vostra materna creatività, perché il lavorare in co- munione, per il bene dei piccoli, ci fa tutti più buoni, più impegnati, più responsabili e più bisognosi di com- prensione. Ecco perché a St. Pierre noi edu- catrici e mamme incominciamo a darci lealmente la mano per un in- cremento di bene familiare e so- ciale. S. F. Angolo della famiglia PICCOLI SEGRETI PER GRANDI COSE Un giorno fu chiesto ad un sag- gio che cosa avrebbe fatto se la sto- ria lo avesse posto, per dieci minuti, a capo del mondo. Rispose: « Resti- tuirei alle parole il loro senso! ». E' vero. Quante parole tanto usate han- no perso il loro valore nella realtà della vita. Parole come: libertà, giu- stizia, pace, onestà, fedeltà, vita, fa- miglia... non hanno senso sulle lab- bra di coloro che non 'amano impe- gnarsi in questi valori. Oggi non bisogna guardarsi trop- po attorno, almeno non fermarsi troppo a quella fetta stonata della ne hanno allentato il valore: d'altra parte, la legge non ha mai salvato nessuno. Sembra essere una regola genera- le: le grandi cose sono fatte di pic- cole cose, non per questo poco im- portanti. C'è una virtù familiare molto importante, anche se difficile e nascosta: la comprensione. Là do- ve è coltivata, la famiglia ne riceve un enorme beneficio. Per comprendere il marito o la moglie o i figli, sono necessari alcu- ni sinceri atteggiamenti: a) essere convinti di non avere sempre ragione. Com'è difficile! Sempre chi ammette di avere torto è più grande di chi cammina sugli spilli per difendere la sua presunta ragione; almeno non passa per im- becille. Ma c'è un secondo, prezioso beneficio: chi sa avere torto è già perdonato e nessuno, vicino a lui, si convincerà di avere sempre ragio- ne. b) Sapere ascoltare: chi non a- scolta non può capire se non in mo- do superficiale, il che è già un er- rore. Abbiamo due orecchie e una lingua eppure spesso si parla il dop- pio di quanto non si ascolti e questo è il motivo di tante incomprensioni. Il dialogo è poter dire tutti tutto quello che c'è da dire, senza la pau- ra di essere fraintesi o giudicati se- condo un peso sbagliato. c) Non qualificare le persone: il peso sbagliato di cui sopra, credo, si usi sovente. Perché certe espres- sioni correnti: « Tu non capisci niente, taci! (sottinteso: io capisco tutto). Oh, tu sei così e basta (sot- tinteso: io, no) ». Quando si giudica una persona, la si pesa e le si nega una proprietà fondamentale della vita: il potersi correggere e crescere. Certe frasi di incomprensione bloccano i parenti, li schiacciano, loro vietano di par- lare, loro impediscono quella confi- denza e quella libertà necessarie al vivere insieme. Confidenza e libertà uniscono la famiglia e lo stare insie- me così non stanca mai. C'è, allora, unità nella gioia e nel dolore, ci si sente sorretti e protetti, ci si sente vita che riempie le colonne dei gior- nali perché è vero che se il mondo stà ancora in piedi, questo è dovuto a tanti che non usano certe parole ma si rimboccano le mani per rea- lizzarle. La prima realtà che si incontra nella vita è la famiglia e la famiglia rimane il perno, il centro più impor- tante della vita. Gli uomini crollano solo e quando crolla la famiglia. Es- sere coscienti di questo è bello, mol- to più bello spendere la vita per co- struirlo, questo perno, questo cen- tro. Molte persone lo stanno facendo, molti lo fanno con più generosità proprio perché le leggi dello Stato Il gruppo insegnanti 1975-76 15 14
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sicuri proprio perché dalla compren- sione nasce la più profonda amici- zia. Una sera mi trovavo presso una famiglia e gli sposi mi spiegarono che fra loro c'era qualcosa che non funzionava. Veramente non riuscii a capire molto dalle loro parole. Capii molto di più quando arrivò il figlio il quale, giuocando al pallone, si era maledettamente sporcato. Il padre alzò la voce e, guardando sua mo- glie, disse: « Vedi tuo figlio, è sem- pre lo stesso... si vede che non lo sai educare... ». Poi, guardando me, con voce più domestica: « Però, mio figlio, non lo dico per vantarmi, quando riceve il pallone in area, non perdona, sa. Ecc. ecc.... ». In quel « mio-tuo » c'è uno stato di incomprensione, un disinteresse per l'altro, un torto sempre dalla stessa parte, un giudizio e una qua- lificazione di persona. Dove manca la comprensione, tut- to è possibile, anche le cose più stra- ne, quelle cose che non si osano rac- contare agli amici ma che si osano fare a quelle persone che sono più che amici: i familiari. La comprensione: è una forza che non si conquista in un giorno ma se si prova tutti i giorni e, accanto, gli altri fanno lo stesso, anche sba- gliando e, oserei dire, soprattutto sbagliando umilmente, è offerta a tutti la possibilità di essere felici rendendo felici gli altri. Il prezzo non è molto caro. don Silvio Petites histoires de chez nous SOUVENIRS D'UN PETIT BERGER Il avait huit-ans quand pour la deuxième fois, il remontait à pied la Vallée de Rhêmes, pour passer l'été à faire sa saison. A ce temps- là presque tous les enfants, filles et garçons, devaient faire leur sta- ge, et savourer comme sent le sel le pain qu'on mange loin de sa pro- pre maison. L'année précédente, il avait passé un mois comme rem- plaçant d'un berger tombé malade, chez deux bonnes vieilles du chef- lieu, qui vivaient avec un frère, pe- tit commerçant entre Rhêmes et le Val d'Isère, d'où il portait entre autre le fameux couteau « Opinel ». Pour un berger posséder alors un Opinel c'était une vraie chance, lui permettant de faire ces petits tra- vaux d'artisanat, que l'on voit dé- sormais seulement à la Foire de Saint-Ours. Les deux vieilles filles étaient as- sez compréhensibles, et elles lui permettaient d'aller jouer avec les autres bergers du patelin, après a- voir tous les après-midi recueilli un panier d'herbes potagères pour la soupe du soir. Mais cette fois il était tombé mal. Le patron était un type rude qui ne faisait pas de compliments, et pour la moindre il lui donnait de sacrées gifles. Au dé- but de l'été la patronne venait d'a- voir un enfant, et après avoir tous les jours haché un tas d'orties pour les poules, il fallait aussi bercer la fillette qui pleurnichait sans cesse. Mais son drame était quand tom- bait la nuit. Il couchait tout seul dans une pe- tite cabane en bois tout près de la maison; mais que le patron fermait régulièrement du dehors. Sa peur était l'incendie, et dans son imagi- nation d'enfant revenait comme un cauchemar la fameuse page du « Messager Valdôtain », la Vallée d'Aoste qui brûle. Alors l'incendie était pour lui la fin du monde. Dans un village voisin il avait son frère et un autre ami, qui venaient souvent le chercher avec un pauvre sourd-muet de Jovencan, nommé le « Bergiaco ». Mais très rarement il avait la permission d'aller jusqu'au village du Carré pour voir fonctionner le téléphérique qui transportait la pier- re du four à chaux, ou pour aller trouver un autre ami, hélas déjà disparu, berger à son tour, qui étant neveu d'un curé avait appris de ce dernier quelques paroles en latin. Cet ami, après d'innombrables sup- plications, montait sur un gros ro- cher (qui est encore là) et il les regalait d'un bon sermon, en com- mençant régulièrement avec un « E- coutez mes très chers frères ». Un après-midi, préssé par ses a- mis et sans permission, il s'échappa pour se rendre jusqu'à l'alpage du Thumel chercher deux compagnons qui étaient « cit » là-haut, et qui avaient apprivoisé deux petites marmottes. Rentré à la maison vers quatre heures de l'après-midi, il se rendit tout de suite à l'étable (c'était l'heure du paturage). Le patron ne parla pas, mais sans s'apercevoir Le insegnanti Ruschena e Nelva Stel- lio che hanno lasciato St. Pierre La festa della Société Ouvrière 17 16
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le petit berger se trouva allongé sur le plancher des vaches. De celles-ci j'en ai pas parlé: pour cet enfant elles étaient meilleures des hommes. G. L. SOUVENIR D'UNE DES TRADITIONS RELIGIEUSES DE NOTRE PAROISSE Il est bon et profitable de pro- mener de temps à autre notre pen- sée sur les souvenances de notre passé religieux, ce passé qui avec ses manifestations, ses rites, ses habitudes a marqué une époque ri- che en oeuvres de bien. Parmi ces souvenirs que la vie mouvementée d'aujourd'hui cher- che à faire oublier, je garde jalou- sement dans ma mémoire celui du rite de la distribution du pain bé- nit fait à la grand-messe de chaque dimanche de l'année. Du haut de la chaire, le Curé, a- près les annonces des fonctions de la semaine, publiait le nom de la famille à qui tombait, le dimanche après, le tour du pain bénit; à l'is- sue de la messe le sacristain reti- rait de la table sainte le pain en- veloppé dans un linge que les mé- nagères avaient l'ambition di tenir très net; M.eur le Curé bénissait, avec un geste solennel, l'offrande et ajoutait à ses prières un souvenir pour les défunts de la famille qui avait fait le don. Suivait le coupa- ge du pain réduit en petits et ré- guliers morceaux (la tzééto). (Il me vient mémoire du parfum agréable de ce beau et bon pain! Assurément, celui d'alors avait quelque chose que l'actuel n'a pas!). Je vois encore les sacristains d'a- lors M.eurs Balac et Paillex descen- 18 dre avec solennité vers la nef et tendre à chacun des fidèles la grebeille avec la tzééto. En prenant celle-ci, après le signe de croix, on disait cette prière qui était un acte de foi et de confiance: « Pain bénit je te prends et si la mort me surprend, sers moi de sacrement ». La tzééto n'était généralement pas consumée sur place (à part les enfants qui se régalaient de la bon- ne meutze) mais portée en famille pour les membres absents à la messe. N'avait-il pas ce geste si simple mais si expressif de la distribution du pain bénit, une signification pro- fonde, intime; n'était-il pas pre- sque une communion où la foi et le recueillement régnaient souverains? Les années qui accompagnèrent des privations et des renoncements mirent terme à ce beau rite de la distribution du pain bénit, mais à nous, les non plus jeunes, ce sou- venir reste et il est accompagné d'une grande nostalgie pour tout ce qui a trait à la vie passé. M. Q. NUOVI MEMBRI DEL POPOLO DI DIO 5) Il 23 maggio è stata battezzata Villanova Erika di Giovanni e di Cuc Miranda. 6) Il 20 giugno battesimo di Sa- pinet Davide di Livio e di Thomas- set Maria. 7) Il 29 giugno è stata battezzata Lasagna Elisa di Firmino e di Co- mé Melania. 8) Il 29 agosto battesimo di Cac- camo Marzia di Vincenzo e di Terra- dura Rinalda. 9) Il 29 agosto è stato battezzato Belli Claudio di Guido e di Martin Franca. 10) Il 19 settembre battesimo di Jordaney Alessandro di Carlo e di Perono Gabriella. 11) Il 17 ottobre è stato battezza- to Ronzani Dario di Guido e di Ta- masco Concetta. 12) Il 24 ottobre battesimo di Lale Murix Fabio di Eligio e di Paillex Elsa. 13) Il 24 ottobre è stata battezza- ta Semeraro Marigiianna di Giusep- pe e di Baldari Grazia. NUOVI FOCOLARI CRISTIANI 5) Il 22 maggio si sono sposati Pellissier Aldo e Scalise Silvana. Te- stimoni: Pellissier Ugo e Gallo Ga- briella. 6) Il 26 giugno si sono sposati Montegrandi Loris e Pedoni Letizia- na. Testimoni: Pastoret Enrico e Soave Walter. 7) Il 22 giugno si sono sposati Co- volo Walter e Gigliotti Rosa. Testi- vana. 8) Il 26 giugno matrimonio tra Regazzo Fernando e Longo Marisa. Testimoni: Zola Armida e Longo- moni: Torello Mauro e Magnani Sil- Bernardo. 9) Il 24 luglio si sono sposati Chiono Gianni e Paillex Alide. Te- stimoni: Ours Valter e Blond Da- ria. 10) Il 21 agosto matrimonio tra Giannini Franco e David Rosanna. Testimoni: Pellissier Liliana e Joux Loris. 11) Il 28 agosto si sono sposati Paillex Marino e Failla Salvina. Te- stimoni: Dayné Vittorio e Branche Ludovina. 12) Il 24 ottobre matrimonio tra Dal Monte Mario e Lale Lacroix Carla. Testimoni: Zocca Piero e Bel- lini Milena. 13) Il 31 ottobre si sono sposati Lunardi Claudio e Dayné Mafalda. Testimoni: Berard Nadia e Minni- ti Giuseppe. I NOSTRI DEFUNTI 9) Il 21 maggio si sono svolti i funerali di Cachoz Leonilda di an- ni 71. Nativa e residente a Rhêmes St. Georges è stata per alcuni anni tra di noi curata con amore da una nipote, prima che la malattia si ag- gravasse e la costringesse in ospe- dale a Torino. Donna generosa e di fede è stata sepolta a Saint Pierre per volontà dei parenti che l'hanno voluta vici- no anche nella morte. * * * 10) 11) Il 24 maggio improvvi- samente è deceduto Thomasset Eli- seo di anni 60, proprio mentre en- trava in agonia la moglie Rumiod Alda di anni 52, deceduta a sua vol- ta il 26 maggio. Per i due figli, per tutti i familiari sono stati giorni tremendi, dovendo in poco tempo portare il peso di due lutti così gravosi. Era da tempo ormai che la bra- va Alda sopportava il doloroso cal- vario di una malattia che non per- dona; il suo generoso soffrire era accompagnato dalla partecipazione affettuosa e angosciata del marito e dei familiari, e l'angoscia ha vin- to anche la fibra già delicata di Eliseo. Con grandi sacrifici e tanta ge- nerosa dedizione, Eliseo e Alda han- no lavorato tutta la vita per il be- ne della famiglia. La morte li ha riuniti lasciando nei loro cari tan- to vuoto, ma anche la certezza di una vita esemplarmente spesa. 19
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12) Il 5 giugno è morto serena- mente Centoz Isidoro di anni 80. Uomo buono, preciso, pieno di delicata gentilezza, ha amato con generosità il suo lavoro e i suoi impegni di vita. La morte del ni- pote Giusto fu per lui una grande sofferenza, si unì poi alla famiglia di lui dando e ricevendo tanto af- fetto. Accettò la morte con la tran- quilla serenità di aver concluso la parabola della vita. * * * 13) Il 27 giugno è morto Lettry Marcello di anni 64. Se la sua fami- glia sentirà un vuoto enorme, è tutta la comunità di St. Pierre che sa di aver perso un uomo di grande valore. Era Marcello un uomo di rettitudine, di responsabilità, di im- pegno comunitario, dal carattere buono e altruista. La sua fede lim- pida e senza rispetto umano gli ha sempre dato la certezza dei valori cristiani. Anche in questi ultimi an- ni, quando la salute si è fatta meno forte, difficilmente si aveva da lui un rifiuto per un favore, per un la- voro comunitario, per un impegno per gli altri. L'enorme folla dei suoi funerali testimonia l'affetto e la sti- ma di tanta gente. * * * 14) Il 13 agosto è morto Tonso Ernesto di anni 69. Da anni ormai la sua salute non era molto buona, anche se nulla faceva presagire una fine così im- provvisa. Tanti anni di duro lavoro in vari paesi, tante fatiche per cer- care un domani migliore alla sua famiglia, avevano minato la sua for- te fibra. I figli e la moglie ricorda- no i sacrifici e le opere di bene. * * * 15) Una dura malattia ha stron- cato la vita di Anselmet Emiliano 20 di anni 85, deceduto il 15 settem- bre. Nativo di Rhemes N. Dame, da parecchi anni era tra noi, dimo- strando tempra di lavoratore e buon carattere. Attaccato al suo paese e alle montagne, amava ri- cordare i suoi trascorsi anni di al- pinista. Era cavaliere di Vittorio Veneto. La moglie e i figli l'hanno curato con amore nei lunghi mesi di malattia. * * * 16) Dopo breve malattie è dece- duta Lucianaz Colomba di anni 78, moglie di Therisod Natale. Da alcuni anni la sua salute era meno buona, ma la sua forza di carattere l'aveva sempre aiutata a reagire. Donna dal carattere forte e vivace, ha sempre avuto il cuore buono per i problemi degli altri. Aveva una fede viva e profonda, coltivata in tanti anni di sacrifici in giro per il mondo. * * * 17) Il 25 ottobre è stato sepolto a St. Pierre Branche Stelvio. Abitava ad Aosta, dove nel lavoro e nel sacrificio ha saputo dare un domani alla sua famiglia. Una dura malattia per mesi e mesi ha stron- cato la sua salute e i suoi desideri di bene. Ha voluto essere sepolto al suo caro paese natio. * * * 18) Il 24 ottobre è morta all'o- spedale Petitjacques Anselmina Pro- sperina di anni 82. Una brutta caduta l'aveva costret- ta la ricovero, ed è stata la sua fine. Nativa di Oyace col marito Chentre Alberto era venuta tra noi per cercare un domani migliore. Donna lavoratrice e dal cuore sem- plice e buono, lascia un grande vuo- to nel suo caro Alberto. 19) Il 24 ottobre dopo mesi di duro calvario è morta Paillex Gra- ziella Nelly di anni 58. Da anni viveva ad Aosta, ma ri- tornava sovente al paese natio a cui era legata da profondo affetto. Don- na cordiale e attiva è stata stron- cata da una tremenda malattia, co- raggiosamente affrontata con l'aiuto affettuoso dei figli e dei familiari. * * * 20) Il 31 ottobre è deceduta al- l'età di 78 anni Therisod Alessan- drina. Da poco era tornata a St. Pierre per godere un po' di riposo dopo tanti anni di lavoro. Per più di qua- rantanni era stata in servizio a Mar- siglia presso una famiglia, in cui aveva saputo meritarsi stima ed af- fetto. La figlia e i nipoti serbano il ricordo caro dei tanti sacrifici. OFFERTE PER LA CHIESA In memoria Barbaverain Adolfo; Pellis- sier-Charles; Savoye Pierre; N.N.; Morandi Sebastiano; in memoria Lesca Edoardo; in ricordo Thomasset Eliseo (i coscritti: Armand Cesare, Lale Murix Severe, Luboz Alice, Christille Eligio, Arnod Ivonne, Gianotti Palmira, Vierin Vittoria, Ocleppo Maria, Lale Castain Germana, Lale De- moz Albina, Garin Filippo, Joyeusaz Sil- vio, Borra Giovanna, Dujany Marcello); Cognien Brun; in memoria Christille A- dele; Varetti; in memoria Lale Murix A- dele; in memoria Boverod Emilio; in me- moria Thomasset Eliseo e Alda; N.N.; in Armand Liliana; Sapinet Livio; N.N.; in memoria Cachoz Leonilda; in memo- ria Lettry Marcello; Corniolo; N.N.; in memoria Rumiod Silvano; Rosset Souve- nir; Parleaz; in memoria Christille Elisa; in memoria Christille Luigi; Charles Mi- chel; in memoria Centoz Isidoro; N.N.; Poser Carlo; Jordaney Lidia; Lale Murix Mario; N.N.; Pozzini; Jocallaz Giuseppe; Covollo Walter; Pellissier Arsène; Garin Luigi; Belli Guido; in memoria Bochet Pierino; Arnod Bruna; Thomasset Pierre; Lale Demoz Tommasina; Vigoni; in me- moria Tonso Ernesto; classe 1916; Per- sod Luigi; Bovard; in memoria Arnod Maurizia; Zemoz Franco; Oreiller Emi- lio; in memoria Lucianaz Colomba; Vuyet Evaristo; in memoria Domaine Mario; in memoria Fenoil Arturo; Terradura; in memoria Anselmet Emiliano; Saccani Ni- no; N.N.; Barmaverain Pierino; in memo- ria Branche Adolfo; in memoria Theri- sod Alessandrina; Lale Murix Ottino; def. fam. Oreiller; in memoria Paillex Nelly. Totale L. 809.000. PER BOLLETTINO Petigat Ninfa; N.N.; Vauthier Elisa; in ricordo Thomasset Eliseo (i coscritti); Cognien Bruno; Varetti; Lale Murix Bru- no; Jordaney Callisto; Conchatre; Arman Liliana; N.N.; Oreiller Marco; Primiero Mario; Jordaney Raimonda; Curiat Ari- stide; Corniolo; N.N. Lettry Damien; Ru- miod Irene; Rosset Souvenir; N.N.; Par- leaz; Gerbore Emma; Jeanneret; Charles Michel; Presa; Jocallaz Dino; Poser Car- lo; Perlasco Mario; Giuppone; Lettry Giancarlo; Lale Murix Mario; David Ma- rio; Jocallaz Giuseppe; Savoye Julien; Calì; Arnod Bruna; Ronc; Grosso; Bran- che Lina; Oreiller Augusta; Fenoil Alice; Lale Demoz Tommasina; Branche Bruno; N.N.; Vigoni; Chenal Francesco; Persod Luigi; Rumiod Francesco; Bovard; Ze- moz Franco; Oreiller Emilio; Vuyet Al- berto e Evaristo; Jacquin; Arnod Esther; Anselmet Emiliano; Branche Adolfo; N. N.; Paillex Marcello; Lale Murix Ottino; Nucci; Jocallaz-Bonin; Cabraz; Paillex Nelly; Bochet Marcel et Nicoline; Centoz- Ocleppo. Totale L. 340.000. PER L'ASILO Petigat Ninfa; in memoria Bochet Mo- deste; in memoria Lesca Edoardo; in me- moria Thomasset Eliseo e Alda; in me- moria Lettry Marcello; Parleaz; in me- moria Christille Luigi; N.N.; in memoria Oreiller Emilio. Totale L. 202.000. In più c'è stato un lascito di Jaccod Silvio per la Chiesa e l'Asilo. 21
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D'un clocher... à l'autre lèrent très sereinement en dépit des in- firmités que l'âge comporte. Monseigneur notre Evêque, lors des fu- nérailles, rappelant les six années de vie commune, vécues dans le presbytère de Champdepraz, par les curés Riccarand- Vittaz, évoqua tout naturellement, et bien à propos, le « sermon » de St-François et du Frère Léon qui s'en allaient, depuis Assise jusqu'à Pérouse, sans mot dire, humbles et pauvres, bien unis d'un amour fraternel très tendre, tout surnaturel, prêchant ainsi très éloquemment par l'exemple l'amour de Dieu et du prochain; les populations de l'endroit étaient en- chantées de ce sermon silencieux et muet. Les habitants de Champdepraz, le cler- gé valdôtain, nombre d'autres personnes ont eu le bonheur d'assister à un sermon tout à fait semblable qui a duré ici l'es- pace de six ans: St-François et Frère Léon n'avaient que changé leurs noms; ils se nommaient Jean Riccarand et Elio Vittaz. Ce « sermon » que nous avons, pour notre part, bien apprécié, nous le rappellerons pour la vie. Parfois, une ou deux fois par semaine, le discours silencieux des deux « frères » se colorait d'une note nouvelle très sym- pathique et trop rare en vérité; de la note de l'amitié; de la vraie et sincère amitié qui porte un rayon de soleil à chaque ren- contre, qui suscite la joie et le courage, qui est plus précieuse, au dire de l'Écri- ture, que tous les « trésors » de la terre. Que cet ami soit béni qui veut tenir l'a- nonimat et que toutes les connaissances de Mr Riccarand connaissent bien. De Mr l'Archiprêtre Riccarand nous rappellerons bien d'autres précieuses le- çons: - celle de sa vie simple, pauvre, labo- rieuse et pourtant heureuse, vraiment franciscaine; - de ses chants, de ses poésies et de ses contes; - de son attachement émouvant à la paroisse qui lui avait été confiée et de sa large compréhension envers tous les habitants de l'endroit; - de son optimisme enfin qui sait voir le bon côté des événements et des per- sonnes. Que le Bon Dieu le reçoive dans son Paradis! ep. « Il faut savoir fleurir là ou la Providence vous a déposés». Mr l'Archiprêtre Jean Riccarand est mort, à Champdepraz, le 13 du mois d'oc- tobre à l'âge de 86 ans. Son curriculum vitae est vite tracé: il naquit à Donnas, au village de Rovarey, fils aîné d'une famille de sept enfants. Après les élémentaires il fit ses études au petit et au grand séminaire d'Aoste et fut ordonné prêtre le 29 juin 1913. Depuis cette date il fut vicaire à Ema- rèse, à Morgex et à Challand-St-Anselme jusqu'en 1915 lorsqu'il fut mobilisé pour la Grande Guerre; il resta sous les armes jusqu'à l'armistice en 1919. De retour au diocèse il fut nommé vi- caire à Montjovet jusqu'à l'an 1922. Pour lors, à l'âge de 39 ans, il fut nommé curé de la paroisse de Champdepraz; il reste- ra dans ce pays jusqu'à la fin de ses jours: 48 ans en qualité de curé, 6 ans en qualité de prêtre retraité, séjournant dans la cure même de la paroisse qu'il aurait trop regretté d'abandonner; en ces dernières années il y fut accueilli, aimé, soutenu et soigné comme un « grand-père très vénérable », bien vénéré et aimé par les paroissiens qui lui restèrent très at- tachés et par le curé son successeur Mr l'Abbé Elio Vittaz. En fait les jours de sa vieillesse s'écou- 22 Il Rev.do Don Attilio Cout, dei Cano- nici Regolari Lateranensi, è stato eletto di recente Abate Generale della Confede- razione degli stessi Canonici Regolari, al termine del loro Capitolo generale. Don Attilio Cout è nato a Issogne nel 1913, venne ordinato sacerdote nel 1939. Durante l'ultima guerra fu Cappellano mi- litare e poi parroco di Fénis dal 1945 al 1955. Fu poi Visitatore della provincia ita- liana dal 1945 al 1970. Con la nomina ad Abate Generale gli viene affidata la responsabilità più alta nell'Ordine stesso. E' da ricordare che i Canonici Regolari Lateranensi o di S. Agostino svolgono la loro attività, per lo più di carattere pa- storale, in Italia, Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Polonia, Inghilterra con dipen- denze nell'America Latina, negli Stati U- niti e nello Zaire. Nella nostra Diocesi i Canonici Late- ranensi hanno la responsabilità delle par- rocchie di Verrès e Fénis. Al Rev.do Abate Don Cout presentiamo le nostre più vive felicitazioni e i nostri più fervidi auguri. *** Les paroissiens de Bosses, en leur fête patronale de St Léonard, ont tenu à té- moigner leur reconnaissance et leur amour au Rev.d Curé Mr l'Abbé Marius Jacque- mod, qui accomplissait ce jour-là même, ses 25 ans de vie paroissiale au milieu d'eux. En échange de leurs vœux et souhaits le curé Jacquemod a eu l'heureuse idée d'offrir à ses fils spirituels une « Mission » qui durera l'espace de dix jours et qui sanctifiera mieux encore ses chers pa- roissiens. Que Mr l'Abbé Jacquemod, qui est très connu dans la Vallée, agrée aussi nos fé- licitations bien sincères et nos souhaits les meilleurs pour son apostolat aux for- mes multiples. *** La Rev.de Sœur Irène, de la Congréga- tion de St-Joseph, vient de repartir, pour la troisième fois, pour Magnano in Riviera dans le Frioul. Elle passera l'hiver au milieu de ces populations très éprouvées par le séisme que l'on sait, occupée en de multiples besoins, au gré des nécessités locales, vivant dans une roulotte, en la compa- gnie d'une sœur de St-Joseph qui vient de Pignerol. Ces deux religieuses, auxquelles nous présentons nos vœux les meilleurs, seront, auprès de la paroisse qui est jumelée avec notre Diocèse, l'antenne prévoyan- tielle et prévoyante qui nous fera connaî- tre, sans tarder, les difficultés et les be- soins les plus urgents de cette population à laquelle nous sommes bien très frater- nellement unis. *** NEI NOSTRI SEMINARI DIOCESANI Si sa che i nostri due seminari, il mag- giore e il minore, da due anni a questa parte, si sono stabiliti nei locali assai ampi del piccolo seminario che va sotto il nome di Sant'Anselmo. I nostri seminaristi, quest'anno, si sud- dividono così: - in numero di 64 frequentano le scuo- le medie inferiori; - numero 4 frequentano le medie su- periori; - la teologia - 5 anni di studi - è in- vece frequentata da 6 studenti: Michele Ottin di Valtournenche è nel 5° anno di teologia; Giacchino Michele di Perloz fre- quenta il 2° corso; frequentano il 1° corso i seguenti studenti: Lavignano Franco di La Salle, Pascal Daniele di Derby, Pelli- cone Carmelo di Aosta e Armellin Aldo di Biella. Direttore dei Seminari è il can. Luigi Garino. Vicerectore: don Riccardo Quey; Assistenti: i RR.di don Maurizio Ansel- met, don Linty-Blanchet Albino e don Re- boulaz Ivano. E' sempre vero che il Seminario è il « cuore » della Diocesi. Continuiamo i no- stri lettori a pregare per le vocazioni sa- cerdotali e per i nostri seminari. 23
Testo Originale Estratto
Perchè spostare il giorno di Ognissanti? La festa dei nostri ricordi Celebriamo il giorno di Ognissanti e c'è in noi una malinconia particolare. Per l'ultima volta la festa cade in un giorno feriale; dall'anno prossimo sarà spostata ad una domenica come tutte le altre. La stessa sorte tocca ad altre festività: San Giuseppe ed Ascensione, Corpus Domini e Santi Pietro e Paolo. Ma il fatto che un colpo di spugna abbia cancellato la festa dei Santi viene sentito in modo diverso. A poco a poco quelle altre si erano tra- sformate in occasioni di divertimento: San Giuseppe per andare a sciare; Ascen- sione, Corpus Domini, Pietro e Paolo, che cadono tutte in primavera, offrivano spon- ti per gite, un'ispirazione per andare al mare o fissare l'alloggio per le vacanze imminenti. Non molti, ormai, conosce-r no il significato liturgico dell'Ascensione: qualcuno era portato a crederla una ce- lebrazione alpinistica; Corpus Domini, con quei nomi latini, sapeva ancora di incen- so e di messale, ma era un concetto piat- tosto nebuloso (la teologia non è per le masse). Più simpatici, se così è permesso defi- nirli, apparivano i bonari Pietro e Paolo, una simpatica coppia che offriva, in un mese già ripieno di vacanze, un'altra oc- casione per goderseia. E quindi se queste feste sono state cancellate dal rapido col- po di spugna andreottiano, la gente se ne rammarica sì, però soltanto perchè que- sto è il segno tangibile che i tempi sono diventati più duri. Ma Ognissanti... ecco, questa non dovevano toglierla, e proprio perchè non è una festa come le altre. D'accordo: avevamo esagerato. Anni ad- dietro si celebrava persino, con vacanze, cortei, discorsi, il «genetliaco» del re (un re non poteva avere un compleanno come gli altri esseri umani, aveva un «genetliaco», il che incuteva reverenza). Le feste hanno proliferato: il patrono e la giornata dell'uva, la vicepatrona e la sagra del tartufo, l'avvento del vescovo e la festa della segretaria, della mamma, 24 del bambino, del nonno, del cane. Aveva- mo il record mondiale delle feste, alle- gramente costruivamo ponti (antica abi- lità ereditata dai Romani), che parevano sfidare i secoli; recentemente, prima della «stangata», la tv aveva insegnato a tutti come fare un bel ponte, che univa, grazie a qualche accorgimento, nientemeno che il 29 ottobre all'otto novembre. Ora la stiamo pagando. Ma, ripeto, O- gnissanti è un'altra cosa e non meritava la retrocessione. Porta con sè cose intime, profonde: il ricordo di chi non c'è più, la nostalgia di giorni passati, la consapevo- lezza del tempo che ci trascina con sè, tutti verso lo stesso destino. Molti par- tono e vanno lontano, al paese in cui sono nati; ritrovano per un giorno parenti ed amici, parlano di quelli che mancano, fanno il conto dei rimasti. Tornano con nuovi pensieri, resi più seri da una me- ditazione anche breve davanti ad una tomba. La realtà del cimitero si impone nella sua maestà, riporta ad una valutazione diversa della vita. Ognissanti riunisce le famiglie, ma in modo ben diverso da Na- tale, che è festa generosa, espansiva. Per questo Ognissanti dovrebbe mantenere, in un calendario divenuto improvvisamen- te avaro di vacanze, un suo particolare sigillo di grandezza, restare uno dei car- dini dell'anno. Ci sarà sempre — non siamo tanto in- genui da non immaginarlo — chi appro- fitterà di questa festa tornata infrasetti- manale per innalzarci attorno un ponte ed andarsene al mare, od in montagna a prenotare l'alloggio per la stagione scii- stica; ma gli altri, la maggior parte, co- loro che hanno il culto sacro delle me- morie, potranno concentrarsi più intima- mente attorno ad un ricordo doloroso, portare un fiore su una lapide lontana, sentirsi accomunati nel pensiero dei Mor- ti, scoprirsi forse più buoni e più maturi. Carlo Moriondo ALFA confezioni VIALE PARTIGIANI 16 - TELEFONO 32.238 A O S T A Nei reparti Uomo, Signora, Ragazzo/a potete trovare le più vantaggiose proposte per il vostro inverno Vi suggeriamo ad esempio: per Uomo abiti lana con gilet da L. 49.000 cappotti lana da L. 29.500 pullover lana da L. 4.500 per Signora gonne lana da L. 7.900 giacconi lana da L. 19.500 cappotti lana da L. 29.500 per Ragazzo/a pantaloni lana da L. 4.000 gonne lana da L. 5.500 cappotti lana da L. 18.000 giacconi lana da L. 16.500 Vasto assortimento giacche a vento pantaloni ski per uomo donna ragazzo Un modo di vestire bene risparmiando di più! INGRESSO LIBERO