La Voce dei Campanili (Dicembre 1976): Solidarietà per il Friuli, cronache parrocchiali e restauro della Chiesa.

12-1976.pdf

Il Bollettino Parrocchiale della Diocesi d'Aosta del dicembre 1976, intitolato "La Voce dei Campanili", offre una panoramica della vita comunitaria e spirituale di Saint Pierre. Il documento unisce approfondimenti teologici sulla morte e la resurrezione con la cronaca locale, dominata dal resoconto dettagliato della massiccia campagna di solidarietà per i terremotati del Friuli, che ha totalizzato oltre quattro milioni e mezzo di Lire, con narrazioni dirette dalla zona di Magnano in Riviera. Vengono inoltre trattati problemi di stabilità strutturale della chiesa parrocchiale e i ritardi burocratici per il restauro, iniziative educative (Asilo, Catechismo) e resoconti culturali. La parte finale include necrologi estesi, la cronaca sacramentale (battesimi, matrimoni), l'elenco delle offerte per la chiesa e l'asilo, e notizie sul clero valdostano, riflettendo sulla tradizione e i cambiamenti sociali.

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Testo Originale Estratto
Paroisse de Saint - Pierre
XVIIeme ANNEE - N. 12
DECEMBRE 1976

BULLETIN
PAROISSIAL
DU DIOCESE
D'AOSTE

« peuple de Dieu, n'aie pas de
honte, montre ton visage à ce
temps-ci! C'est quand tu ai-
mes que Dieu t'aime. Ouvre
ton cœur, fais comme Lui ».
(Patrice de la Tour du Pin)

Ici, un beau Valdôtain, vieille souche, Mr Emmanuel Fiou
d'Arpuilles qui gravit la montagne, pieux pèlerin, vers la
grande croix en bois de Chaligne (2608 m). Un symbole?
Oui! d'un peuple courageux, fidèle à sa foi et à ses es-
pérances divines.

La Voce dei Campanili
L'Echo de nos montagnes

Tip. Valdostana - Aosta


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Saint Pierre

Cari amici,

anche quest’anno, durante il mese di novembre, abbiamo ricordato i no-
stri defunti. Il pensiero della morte è sempre un momento di meditazione, di
interiorità: se più sovente ci ripetessimo la frase « Per vivere dopo la morte
dobbiamo vivere come chi sa di dover morire » forse il nostro impegno quoti-
diano sarebbe più incisivo e più vero.

IL CRISTIANO DI FRONTE ALLA MORTE

Due fatti mi hanno sempre colpito nei frequenti incontri con la morte.
La disperazione e l'angoscia di fronte alla scomparsa di persone giovani e
l'idea, molto diffusa anche tra chi si dichiara credente, che con la morte tutto
finisca.

Non ignoro la drammaticità e l'atroce sofferenza provocata da una morte
ritenuta « prematura ». Gesù stesso di fronte alla morte ha avuto paura:
« Cominciò a sentire paura e angoscia » (Mc 14, 33). La lacerazione che si
opera nel cuore dell’uomo per la violenta separazione fisica, operata dalla mor-
te, si manifesta come dolore e senso di vuoto. Ma la frequente, violenta rea-
zione verso la « morte giovane » sta anche a indicare che il più delle volte
essa è considerata quasi esclusivamente come ineluttabilità biologica. La
morte acquisterebbe un suo senso solo se è collocata negli anni estremi di
una esistenza, che si fa via via più decrepita, sino allo sfacelo. In questa pro-
spettiva non fa meraviglia che la morte venga considerata come la fine totale
dell'esistenza. Nulla resta oltre la morte se non il ricordo e quanto di con-
creto rimane nella storia, che continua oltre la scomparsa dei singoli. Alcuni
accettano questo evento con stoica rassegnazione, altri si ribellano. In tutti
si manifesta una radicale disperazione nei confronti del bisogno di durare,
che portiamo dentro come esigenza profonda.

LA MORTE COME ADEMPIMENTO

La parola di Dio viene incontro agli interrogativi degli uomini e propone
soluzioni di fede molto chiare. Spesso però nelle nostre comunità cristiane
manca una proposta evangelica adeguata. Sicché capita che i credenti si com-
portano di fronte alla morte « come coloro che non hanno speranza » (I Tess.
4, 13). La resurrezione di Cristo, che è fondamento e anticipo storico della
resurrezione di tutti gli uomini, è la più chiara affermazione della « vita eter-
1


Testo Originale Estratto
na ». Il Regno di Dio, che si pone come risoluzione finale della storia è come
realizzazione più completa dell'uomo, è un altro aspetto di questa certezza cri-
stiana della vita che dura oltre il tempo.
In questa concezione dell'esistenza la morte fisica non è tanto una ine-
luttabilità biologica, ma il momento significativo del passaggio tra il « già »
della vita terrena e il « non ancora » della vita eterna; tra le « cose penulti-
me » di cui l'uomo è direttamente responsabile e le « cose ultime » che sono
dono di Dio, gratuito ma non arbitrario. Lo stretto legame esistente, sul piano
spirituale e morale, tra vita terrena e vita eterna, tra tempo ed eternità, fa sì
che l'attenzione della fede non venga portata tanto sull'evento morte, ma
sull'intera esistenza dell'uomo, di cui la morte rappresenta solo « lo adempi-
mento finale ». Il cristiano quindi non si preoccupa di prendere un particolare
atteggiamento nei confronti della morte; il vero problema per lui è impostare
in modo giusto la vita.

MORTE E TEOLOGIA DELLA SPERANZA

La rivelazione biblica, a partire dal libro della Sapienza sino all'Apoca-
lisse, è una chiara affermazione della continuità della vita dopo la morte; una
continuità che valorizza l'esistenza su questa terra e dà alla morte il significato
di una « opzione finale » e definitiva.
Non assolutizza l'evento morte perchè essa non può distruggere il posi-
tivo già realizzato nella vita; nè la banalizza perchè alla morte si dà il valore
di un « adempimento » finale, significativo per la vita eterna. D'altra parte il
passaggio dal provvisorio al definitivo, dall'incompleto alla pienezza, non va
sottovalutato, proprio perchè la vita stessa sia vista nella sua incompletezza
e provvisorietà. Tutto questo non per evadere dall'impegno storico-concreto,
ma per dare ad esso la misura giusta che gli compete. La più recente « teologia
della speranza » ha fortemente sottolineato questo aspetto della morte. Il pen-
siero della morte non è fuga dal mondo o attesa inerte della venuta del Re-
gno di Dio, ma valutazione evangelicamente corretta della storia e del suo
finale risolversi nel futuro assoluto di Dio, a cui è essenziale l'apporto par-
ziale degli uomini.

MORTE E RESURREZIONE

Sul piano estremamente personale il significato della morte in rapporto
alla resurrezione individuale mi sembra stupendamente illustrato da S. Paolo,
soprattutto nelle due lettere ai cristiani di Corinto e nella lettera ai Filippesi.
S. Paolo paragona la morte allo smontare della tenda, abitazione prov-
visoria dei nomadi. A essa però viene sostituita una abitazione stabile e defi-
nitiva che è opera di Dio. Altrove parla di un seme che muore, ma da questa
apparente distruzione nasce il fiore, cioè una vita più splendida, omogenea al
seme, ma qualitativamente superiore a esso. In altri passi parla del corpo co-
me di un vestito che si logora e quindi va abbandonato, ma al vestito fragile
viene sostituita una nuova veste splendente e incorruttibile.
Sono solo delle immagini, esse però esprimono compiutamente la fede
della Chiesa primitiva e ci sono offerte nella Chiesa perché abbiamo la forza
di « comportarci in modo diverso da quelli che non hanno speranza ».
Su queste immagini è possibile anche fondare un corretto rapporto
con i fratelli che ci hanno preceduto nella pace e nella luce di Cristo. Non
si tratta di avvalorare un feticistico culto dei morti, ma di capire che la
vita dura oltre il tempo e che « nulla è tolto ma tutto è trasformato ».
Questa vita che dura e che non annulla i legami profondi stabiliti su que-
sta terra, anzi li trasforma e li arricchisce, consente una comunicazione di
affetti e di spiriti che trascende la semplice materialità, che pure è media-
zione preziosa nella comunicazione tra gli uomini.
Se a questa convinzione si aggiunge l'altra che Dio proprio perché
buono non può sottrarre nulla ai suoi figli, senza ridare a loro in misura
più grande quello che sembra loro venir meno con la morte, allora anche
l'angoscia del distacco viene placata in una superiore e più completa vi-
sione di fede.

Saint Pierre per il Friuli

CRONACA
DI UNA SOTTOSCRIZIONE
Quando la sera del 6 maggio la
T.V. annunciò l'enorme tragedia del
Friuli, al primo istintivo senso di
dolore e rassegnazione, subentrò
noi il desiderio, sia pure nelle no-
stre limitate possibilità, di render-
ci utili e più vicini al popolo mon-
tano (come noi) del Friuli.
Il Consiglio Direttivo della Pro-
Loco, convocato con urgenza deli-
berò l'apertura di una sottoscrizio-
ne popolare « PRO TERREMOTATI
DEL FRIULI » e versò seduta stan-
te L. 110.000.
La raccolta procedette spedita-
mente e lo slancio di generosità dei
sampierolains fu veramente enco-
miabile; episodi, tanti, uno lo ci-
tiamo: passando da una signora
piuttosto matura mentre stava già
porgendoci 10 mila, e senza darci il
tempo di iniziare il nostro discorso
ci chiese: « E' vero che li portate
direttamente a loro!! » alla nostra
risposta affermativa prese altre 40
mila e con un sorriso disse: « Sono
spiacente di non poter dare di più,
sono una povera pensionata, ma so-
no sicura che questi pochi arriveno
direttamente a loro, perchè
io a mandarli a quelli laggiù (di
Roma) non mi sono mai troppo fi-
data ».
Tramite l'assessorato al Turismo
e l'Azienda Autonoma di Soggiorno

3


Testo Originale Estratto
di Aosta, ottenemmo il visto per
andare a Magnano in Riviera, la
partenza venne fissata per il 22 mag-
gio all'alba.
Chiudemmo pertanto la sottoscri-
zione con questi risultati:
Direttivo Pro-Loco L. 110.000
Consiglio Comunale » 500.000
Consiglieri comunali » 150.000
Raccolta in Chiesa » 390.000
Cofruits » 300.000
Associazione Viticultori » 30.000
Sottoscrizione popolare » 3.088.000
Totale L. 4.568.000
Per il viaggio si offerse, a proprie
spese, il sig. Garin Filippo, che a
nome di tutti vorremmo ancora sin-
ceramente ringraziare. Parteciparo-
no per il comune il Vice Sindaco
sig. Charrere Oreste ed il geom.
Christille Silvio, per la Pro-Loco il
Presidente Chincheré Eraldo ed il
segretario Rodolfo Barberis.
Man mano che ci avvicinavamo
alla zona colpita dal sisma, pur es-
sendo preparati da T.V. e giornali,
ci trovammo di fronte ad una real-
tà ben più triste, di quella che im-
maginavamo.
I tetti scoperchiati, le crepe dei
muri e nell'asfalto non si contavano
più, incontrammo le prime tendo-
poli, il traffico stradale assai inten-
so sopratutto di camion militari,
aerei ma principalmente elicotteri
sorvolavano continuamente la zona
portando aiuti ai paesi e frazioni
ancora isolate, il controllo della po-
lizia discretamente severo.
Arrivammo così a Magnano, pae-
se di circa 1600 abitanti, posto ai
piedi delle montagne, andammo al
« CENTRO OPERATIVO VALLE DI
AOSTA PER IL FRIULI » una ten-
dopoli con qualche roulottes, dove,
curata dall'Azienda di soggiorno di
Aosta e da volontari valdostani, vi
era una mensa efficientissima.
In municipio, in buono stato an-
che se con qualche crepa nei muri,
ci ricevette Romeo Piccoli, giovane
e dinamico sindaco, cui consegnam-
mo la somma raccolta, nel ringra-
ziarci pose l'accento sul problema
per lui primario: il paese ha avuto
un terzo delle case distrutte, un ter-
zo lesionate, varie infrastrutture in-
servibili, la chiesa distrutta le scuole
terribilmente lesionate, 38 morti u-
na dozzina di feriti ancora negli o-
spedali; bisognava evitare lo smem-
bramento di quella comunità, per
questo l'aiuto diretto gli permette-
va di far fronte alle necessità pri-
marie della popolazione, in attesa
di quello, quasi sempre tardivo de-
gli Enti Pubblici.
L'incontro con la popolazione nel-
le tendopoli, ci rese più partecipi
alla grande tragedia, resa più triste
dalla inclemenza del tempo; piog-
gie insistenti; apprendemmo così al-
cuni dei drammi vissuti ma in tutti
traspariva la grande volontà di ri-
presa.
Particolari, tanti, ne citiamo qual-
cuno: un uomo anziano ha perso la
moglie e la casa, è solo, ma non
vuole andare altrove, desidera mo-
rire su quella terra che tremando
gli ha portato via la persona più ca-
ra e distrutto la casa costruita con
tante privazioni e sacrifici.
Uno sulla cinquantina, ha avuto
la casa semidistrutta, ci dice: « da
giovane ho fatto il muratore, se mi
danno il permesso e i materiali ini-
zierei subito la ricostruzione, non
vorrei che per la lentezza degli in-
terventi di quelli laggiù (di Roma)
si debba vivere nelle tende tutta la
vita ».
Un dramma nella tragedia, « gli
sciacalli », ci raccontano che a Ge-
Distruzione a Magnano in Riviera
Il vicesindaco tra le rovine di Magnano
4


Testo Originale Estratto
mona, il paese più colpito dal ter-
remoto a 4 o 5 Km. da Magnano,
uno di questi sorpreso sul posto gli
sia stata tagliata una mano ed ad
altri inflitte punizioni esemplari; il
nostro tentativo di portarci a Ge-
mona ci è stato vietato dalla stret-
ta cortina militare che vietava ri-
gorosamente l'ingresso ai non ad-
detti ai lavori.
Girando per il paese semidistrut-
to, un episodio ci fece venire un
nodo alla gola, una donna sulla
trentina, cercava di recuperare qual-
cosa dalla sua casa distrutta, quan-
do raccolse dei brandelli di bam-
bola, il suo volto già rotto a tutte
le avversità, si bagnò di lacrime.
Proponemmo a diversi terremota-
ti la possibilità di lavoro e qualche
sistemazione anche temporanea nel
nostro paese, avevamo diverse offer-
te in merito, ma tutti indistintamen-
te ringraziandoci gentilmente rifiu-
tarono, dicendoci che il loro posto
era lì, perchè il Friuli, regione che
aveva una percentuale di emigrazio-
ne tra le più alte, doveva risorgere
con loro, malgrado si rendessero
conto delle enormi difficoltà che in-
combevano. Lasciando il Friuli alla
sera del giorno dopo, un senso di
tristezza ci accompagnò, avevamo il
timore che nonostante tutta la loro
buona volontà, vuoi per il susseguir-
si ininterrotto di nuove scosse, «di
assestamento dicono i geologi », vuoi
per le stesse difficoltà congiunturali
italiane, quegli interventi tanto ne-
cessari tardino troppo o siano insuf-
ficenti, costringendo questo popolo
ad una nuova ondata di emigrazio-
ne, tanto più dolorosa visto l'attac-
camento che dimostrano verso la lo-
ro avara e forse ingrata terra.
Abbiamo anche constatato con
gioia, che la « Solidarietà nazionale »
è stata al di sopra di tutto e ha da-
6
to una tangibile ed apprezzata pro-
va di umanità.
Auguriamo di tutto cuore che la
terra non tremi più e che avvenga
nei tempi più brevi la « rifondazio-
ne », parola tanto cara ai politici,
ma che per i friulani non deve esse-
re una utopia.
R. B.
UNA RAGAZZA DI ST. PIERRE
VOLONTARIA IN FRIULI
Magnano in Riviera si trova a 20
km. da Udine ed è uno dei primi
paesi danneggiati dal terremoto;
purtroppo di case intatte o abita-
bili ne sono rimaste poche; benchè
faccia freddo, continui a piovere, le
persone vivono in tenda, i più for-
tunati in roulotte.
Il campo Aosta si trova nel cen-
tro del paese e per praticità è diviso
in zone che prendono il nome di va-
rie località valdostane: viale St. Pier-
re è quello principale, fiancheggia la
cappella, la mensa, la scuola mater-
na e giunge fino in piazza. Molte per-
sone, dopo l'ultima più terribile
scossa, se ne sono andate, special-
mente i giovani, gli altri cercano di
ricuperare il più possibile.
Il friulano è molto dignitoso nel
suo dolore, accetta la situazione ma
cerca di rendersi autonomo; ha mol-
ta stima per noi valdostani, ci met-
te a disposizione ogni cosa. Con le
poche famiglie rimaste al campo si
fa vita comune e alla sera ci si ri-
trova, si canta e per riscaldarci si
beve il caffè alla valdostana. Otto
famiglie entreranno in questi gior-
ni nei primi chalet offerti dalla Val-
le; verso metà dicembre verrà inau-
gurato un « centro della comunità »
offerto dalla caritas di Aosta, sarà
costituito da un salone per riunioni,
un'infermeria e alcune stanze per le
persone anziane.
La mia esperienza di vita tra i friu-
lani è stata bellissima, incontrando
la loro semplicità e schiettezza ho ri-
scoperto l'amicizia ed ho pure im-
parato ad apprezzare le mie norma-
li comodità quotidiane.
P. R.
La Chiesa di Magnano distrutta
CONSIGLIO PASTORALE
Relazione del Segretario
Approfitto dell'ospitalità del Bollet-
tino per illustrare alla Comunità par-
rocchiale quanto è stato discusso e
convenuto nel Consiglio Pastorale.
LAVORI DI CONSOLIDAMENTO
DELLA CHIESA
Tanto per non sfatare una consue-
tudine, iniziamo a parlare della Chiesa
offrendovi subito un quadro della si-
tuazione assai diverso da quanto avrem-
mo desiderato exporvi. Le lungaggini
burocratiche e le difficoltà delle strut-
ture stesse in cui si dibatte ed affon-
da il nostro paese, non lasciano im-
muni neppure i nostri piccoli paesi, co-
sì da non poter risolvere in modo ce-
lere e razionale un problema che nelle
sue linee essenziali è semplice (man
mano poi che il tempo passa i costi
aumentano): esiste un edificio (la no-
stra Chiesa) che presenta dei proble-
mi inderogabili di stabilità nelle sue
strutture e che deve essere per mille
ragioni ristrutturato; esiste la volontà
da parte della popolazione di risolvere
tale problema; è già in moto da parte
del consiglio pastorale l'adattamento
7


Testo Originale Estratto
della Cappella dei Penitenti per ado-
perarla come luogo di culto supplet-
tivo; non esiste a tutt'oggi, dopo tan-
te promesse, un impegno chiaro e pre-
ciso da parte dell'Amministrazione Re-
gionale. La Ditta che era stata incari-
cata (dalla Regione) di preparare un
progetto di intervento, dopo un accu-
rato sopralluogo, ha rinunciato all'in-
carico adducendo che i lavori previsti
contrastano con la loro specializzazio-
ne (essi lavorano sulle fondamenta
mentre qui si tratta di muratura). Da
allora tutto è fermo e in alto si di-
scute di chi è competenza tale lavoro:
se dei Lavori Pubblici o delle Belle
Arti. Noi abbiamo l'impressione che
ormai la decisione spetta ad una vera
volontà politica, non vorremmo che la

verso difficoltà e panne burocratiche
oltremodo complicate.

Per ora seguendo le direttive del
Parroco, cui va tutto il nostro appog-
gio e la nostra solidarietà per l'impe-
gno personale costantemente profuso,
il consiglio pastorale ha deciso di as-
sumere una posizione di attesa, nella
speranza che una chiarificazione, anche
in veste politica, possa determinare u-
na accelerazione nei tempi di attuazio-
ne del programma; posso però assicu-
rare personalmente che tale attesa ri-
marrà tale solo se si avranno dei chia-
ri e precisi cenni di volontà a proce-
dere, in caso contrario ci sentiremo
autorizzati ad operare direttamente at-
traverso tutti i mezzi a disposizione
per sollecitare una maggior sensibilità.

CAPPELLA DI VERROGNE

Quasi a smentire le inefficienze
della pubblica amministrazione ecco
la notizia ufficiale che la Sovrinten-
denza alle Belle Arti provvederà per-
sonalmente alla ristrutturazione e
al restauro della Cappella di Verro-
gne. Questa bella e antica cappel-
la presentava da tempo gravi proble-

8

mi di stabilità nella volta e nel tet-
to e dopo un intervento più incisivo
del Consorzio locale vi è stato la
pronta decisione della Sovrintenden-
za che provvederà a tutte le opera-
zioni di restauro necessarie. E' se-
gno che quando si vuole c'è possi-
bilità e volontà di salvare valori sto-
rici e artistici!

ASILO MONS. CENTOZ

Un altro valido argomento tratta-
to, nelle sue funzioni e nei suoi pro-
blemi, è l'asilo parrocchiale. Da tem-
po i problemi economici di questo
ente, che ha educato generazioni di
Saintpierreleins, sono tanti e diffici-
li. I bambini sono veramente tanti e
sia Don Aldo che suor Maura e suor
Filippina devono fare i salti mortali
per far quadrare i bilanci. Sembra
attualmente che in campo regionale
ci sia una chiarità, anche se per
ora solo timida, nel tentativo di non
considerare la nostra scuola mater-
na di seconda categoria.

Le novità del nuovo anno 1976-77
sono l'intervento del Comune a favo-
re dei bambini della collina con l'i-
stituzione di un servizio di bus e al-
cuni lavori di ristrutturazione all'in-
terno.

Il servizio di scuola bus è quanto
mai gradito e necessario e l'interven-
to del Comune fa sperare anche per
la risoluzione del problema della re-
fezione scolastica. Da sempre l'Asi-
lo accetta un gruppo di bambini del-
le scuole elementari per la refezio-
ne, è un lavoro che non compete al-
la scuola materna ma lo si è sempre
fatto per evitare spese grosse alla
comunità (immaginate quel che co-
sta trovare locali, personale, il com-
plesso cucina...) ora però lo spazio
all'Asilo è minimo e le spese sono
tante! Per creare maggior spazio si
sono quindi fatti lavori di amplia-
mento della sala da pranzo e di ri-
creazione. Invitiamo tutti i genitori
a rendersi conto « de visu » di quan-
to operato durante l'estate per la
trasformazione dei locali, visitando
in qualsiasi momento l'asilo; le suo-
re gradiranno particolarmente ogni
vostra visita ed ogni suggerimento
educativo. I genitori stessi potreb-
bero e dovrebbero essere cointeres-

sati a livello organizzativo e pro-
grammatico in questa attività che in-
veste una delle fasi più complicate
e difficili dell'educazione dei nostri
figli. In poche parole, non pensiamo
che le nostre preoccupazioni e le no-
stre responsabilità cessino alle ore
9 e ricomincino alle ore 16, sareb-
be troppo comodo; dobbiamo colla-
borare con le suore, con il parroco,
con la maestra, affinché tutto sia
chiaro e preciso e l'opera educativa
si possa svolgere nel migliore dei
modi.

CATECHISMI

Un altro argomento interessante
si è sviluppato attorno alla propo-
sta di Don Aldo di far svolgere le
lezioni di Catechismo per le prime
classi elementari, a genitori, a pa-
renti o comunque a laici, in modo
da portare avanti, dopo certamente
una preparazione ed una assisten-
za, una nuova impostazione di ca-
techismi e di fede religiosa. Per-

Le catechiste

9


Testo Originale Estratto
sonalmente sono stato particolar-
mente entusiasta di questa nuova i-
niziativa, in quanto in alcuni paesi
della Valle tale opera si sviluppa già
con risultati sorprendenti, ma so-
prattutto perché mi affascina l'idea
di poter, attraverso questa iniziati-
va, riportare la gente, le famiglie ad
un maggior senso di responsabilità,
a pensare un po' di più a quelle che
crediamo siano le piccole cose ma
che in definitiva sono le più grandi.
Si è concluso parlando di varie i-
niziative per tutte le categorie in
modo speciale per i giovani.
Ricordate che per ogni idea, ri-
chiesta, appunto, sono a vostra di-
sposizione.
Il segretario
Carlo Gobbo

PRIMA COMUNIONE
Nel mese di maggio un bel grup-
po di bambini ha ricevuto la prima
comunione. E' un fatto importante
non solo perché è unico - un episo-
dio della vita che non si ripete più
- ma perché inserisce il bambino,
facendolo partecipare all'eucarestia,
in maniera più vera e completa nel-
la comunità cristiana. Di conseguen-
za è un avvenimento che interessa
non soltanto i bambini e le loro
famiglie, ma tutta la comunità par-
rocchiale. E' un momento particolar-
mente privilegiato per educare i
bambini, le famiglie e tutta la comu-
nità parrocchiale alla carità, alla so-
lidarietà, all'amore fraterno. L'Eu-
carestia infatti è il segno dell'amore
di Gesù Cristo per noi - corpo da-
to a morte, sangue versato - ed è
insieme il cibo che ci rende capaci
di amarci fra di noi come ci ha a-
mato Lui. A Gesù il bambino che ri-
ceve la prima Comunione può dare
molto: è importante che impari a
farlo subito, perché sarà poi l'im-
pegno quotidiano di tuta la vita.
E qui è necessario andare contro
corrente: la società consumistica ha
trovato nell'avvenimento della pri-
ma comunione un redditizio merca-
to (vestiti, regali, pranzi) che inve-
ste, impegna e sfrutta tutta la rete di
parenti ed amici e che rischia di ser-
virsi della cerimonia come di un co-
modo supporto. E' ben giusto far
festa in quel giorno, ma una festa
cristiana, segnata dalla sincerità, dal-
l'amicizia, dalla sobrietà, tutta in
funzione del bambino, dove lui è il
centro non il pretesto. E' giusto la-
sciare al bambino un ricordo caro di
quel giorno anche con qualche do-
no, purchè sia semplice, adatto a lui,
che gli ricordi il significato di quel-
lo che ha vissuto; non che lo sof-
fochi e che finisca per svuotare il si-
gnificato della prima comunione.
Questo significato autentico è com-
pleto se il bambino è aiutato in quel
giorno a trovare Gesù nei suoi fra-
telli più poveri, a dividere con loro
qualche cosa di suo. Tutta la comu-
nità cristiana che gli sta intorno e
in particolare la sua famiglia, i pa-
renti, gli amici dovrebbero essere
impegnati per aiutarlo a vivere così
la sua prima comunione in modo
spontaneo, semplice, concretamente
fraterno: sarà allora un momento
fortemente educativo per tutti.

LA NOSTRA ESTATE
Tempo caldo dapprima poi vento-
so ha caratterizzato un'estate che
passerà alla storia come dominata
dalla siccità.
La situazione meteorologica ha
creato gravi problemi specialmente
alla pastorizia: gli alpeggi delle no-
stre zone alte erano in piena estate
uno spettacolo desolante. Il bel ver-
de che caratterizza queste montagne
era ridotto ad un susseguirsi di zo-
ne giallastre e rossastre. Il danno ai

I bambini della prima Comunione

10
Patrono di Bosses
11


Testo Originale Estratto
contadini è stato grosso e la discesa
delle mandrie di molto anticipata.
Per fortuna in basso, dove c'è la pos-
sibilità dell'irrigazione, le cose era-
no un po' migliori.

Luglio e agosto sono stati ovvia-
mente i mesi dell'invasione turistica:
quanta gente abbiamo visto circo-
lare per le nostre strade e per le no-
stre montagne, a godere un po' di
quel meraviglioso scenario che la na-
tura ci ha dato. L'apertura del Ca-
stello ai visitatori e varie iniziative
turistiche hanno aiutato la gente a
fermarsi a St. Pierre. Particolarmen-
te apprezzata la visita al nostro ca-
stello, riaperto per l'occasione, e i
futuri impegni dell'amministrazione
comunale al riguardo fanno pensare
ad un sempre più importante uso di
quei locali. La festa del patrono,
quella dei salassi, i balconi fioriti, il
tutto organizzato dalla pro loco, so-
no stati buoni tentavi di valorizza-
re la villeggiatura.

Settembre e ottobre sono stati i
mesi della raccolta: per i contadini è
stato il momento di tirare le somme
di un anno non sempre fortunato. E'
sempre uno spettacolo meraviglioso
quello di vedere le nostre campagne
piene di gente intenta al lavoro più
bello e interessante, che corona le
fatiche di tutto un anno di im-
pegno.

Segnaliamo, durante il mese di set-
tembre, il lavoro di un gruppo di in-
segnanti valdostani, che, riuniti alla
Lanterna per alcuni giorni, hanno
svolto un lavoro di ricerca nella co-
munita di St. Pierre su vari argo-
menti, quali il lavoro, l'emigrazione,
il turismo, la scuola, l'integrazione,
la cooperativa, i mezzi di comunica-
zione.

Parecchie osservazioni di questo
lavoro di ricerca sono interessanti,
citiamone, come esempio, alcune.

L'emigrazione: nel 1913 c'erano
392 emigrati di St. Pierre specie ver-
so la Francia (150) e l'America (75).
L'emigrazione avveniva per motivi e-
conomici e ha portato grosse influen-
ze nella vita del paese: maggior be-
nessere e assimilazione di nuovi va-
lori.

L'integrazione (tra popolazione lo-
cale e immigrati): vi sono a St. Pier-
re 30 veneti, 70 meridionali e 212
persone provenienti dalle valli late-
rali. I rapporti tra i vari gruppi non
sono cattivi ma neppure buoni, esi-
ste indifferenza al problema; le dif-
ficoltà sono di mentalità, di tradizio-
ni e a volte di linguaggio. La scuola
può fare molto in questo campo, co-
me i vari gruppi giovanili.

FESTA PATRONALE A VETAN
8 AGOSTO 1976

Ancora una volta l'antica cappella
di Vetan dedicata a San Lorenzo, ha
visto, in una bella giornata estiva,
affluire numerosi i fedeli per la cele-
brazione del Santo Patrono. Per l'oc-
casione era presente l'Abbè Pierre
Lale Gérard che ha celebrato la S.
Messa e pronunciato l'omelia in cui
ha ricordato la figura di San Loren-
zo e le parole del Papa in occasione
del Congresso Eucaristico Interna-
zionale di Filadelfia che si svolgeva
in quel periodo.

I canti eseguiti da alcuni cantori
di Saint Pierre, hanno reso più so-
lenne la cerimonia.

Abbiamo notato con piacere il ri-
torno delle antiche e preziose statue
dell'altare che, come i pochi abitanti
stabili di Vetan, durante l'inverno e-
rano scese al piano dove le condi-
zioni metereologiche e di « sicurez-
za » sono alquanto migliori.

Al pranzo presso l'accogliente
« Moulin de papagran », si sono suc-
ceduti gli antichi canti valdostani
che hanno risuonato con le loro al-
legre note nella bellissima conca di

Vetan, attorniata dalle solenni mon-
tagne protese verso l'azzurro del cie-
lo.

G. P.

Patrono a Vetan

GITA A.V.I.S.

Quest'anno la gita dell'A.V.I.S. di
Saint Pierre ha avuto come meta la
città di Firenze. Sabato 25 settembre
e domenica 26, sono state due gior-
nate bellissime ed indimenticabili.

Firenze ed i suoi dintorni, ci han-
no colmato di stupore per le bellez-
ze architettoniche, le innumerevoli
opere d'arte e l'incanto del paesag-
gio del Chianti. La preziosa guida di
cui si disponeva, un'autentico fioren-
tino amante della Valle d'Aosta, ci
ha illustrato con dovizia di partico-
lari tutto ciò che ci rendeva estasia-
ti: il Duomo, il Battistero, il Campa-
nile di Giotto, Santa Croce, San Lo-
renzo, Palazzo Vecchio, gli Uffizi,
Piazzale Michelangelo ecc. Sono sta-
ti due giorni bellissimi che avrebbe-
ro dovuto essere due settimane per
dar modo di scoprire tutti gli ango-

li affascinanti e pieni di storia auten-
tica della antica e gloriosa Firenze.

G. P.

Sacerdoti a Vetan

12


Testo Originale Estratto
ASILO
Vogliamo arrivare ad una gestione
comunitaria nella nostra
scuola materna

Giovedì 7 ottobre nella nostra
scuola materna c'è stato un simpati-
co incontro delle mamme con le e-
ducatrici dei piccoli.

E' sempre bello vedervi arrivare
care mamme, dove vivono gran par-
te del giorno i vostri bambini, ma
più che mai sentiamo noi educatri-
ci, la necessità di sentirvi, di par-
larvi, di dirci liberamente, tante cose
e di unirci negli indirizzi educativi
umani e cristiani per compiere una
opera tanto difficile qual'è quella di
aiutare i bimbi a crescere in modo
armonico.

Solo creando un ambiente fami-
glia-scuola, ove tutto si concorda e
si integra, ci sentiamo un po' più

sicure nella nostra opera educativa,
in un'età particolarmente delicata
per i piccoli dai 3 ai 6 anni, in cui
la loro recettività è grande e pro-
fonda. Tutte le mamme hanno con-
venuto infatti della necessità della
collaborazione nell'opera educativa.

E noi vogliamo che tutte e ciascu-
na di voi mamme, sentiate la scuola
materna come il luogo ove coscien-
temente sapete di dover portare un
contributo con la vostra materna
creatività, perché il lavorare in co-
munione, per il bene dei piccoli, ci
fa tutti più buoni, più impegnati, più
responsabili e più bisognosi di com-
prensione.

Ecco perché a St. Pierre noi edu-
catrici e mamme incominciamo a
darci lealmente la mano per un in-
cremento di bene familiare e so-
ciale.

S. F.

Angolo della famiglia

PICCOLI SEGRETI
PER GRANDI COSE

Un giorno fu chiesto ad un sag-
gio che cosa avrebbe fatto se la sto-
ria lo avesse posto, per dieci minuti,
a capo del mondo. Rispose: « Resti-
tuirei alle parole il loro senso! ». E'
vero. Quante parole tanto usate han-
no perso il loro valore nella realtà
della vita. Parole come: libertà, giu-
stizia, pace, onestà, fedeltà, vita, fa-
miglia... non hanno senso sulle lab-
bra di coloro che non 'amano impe-
gnarsi in questi valori.

Oggi non bisogna guardarsi trop-
po attorno, almeno non fermarsi
troppo a quella fetta stonata della
ne hanno allentato il valore: d'altra
parte, la legge non ha mai salvato
nessuno.

Sembra essere una regola genera-
le: le grandi cose sono fatte di pic-
cole cose, non per questo poco im-
portanti. C'è una virtù familiare
molto importante, anche se difficile
e nascosta: la comprensione. Là do-
ve è coltivata, la famiglia ne riceve
un enorme beneficio.

Per comprendere il marito o la
moglie o i figli, sono necessari alcu-
ni sinceri atteggiamenti:

a) essere convinti di non avere
sempre ragione. Com'è difficile!
Sempre chi ammette di avere torto
è più grande di chi cammina sugli
spilli per difendere la sua presunta
ragione; almeno non passa per im-
becille. Ma c'è un secondo, prezioso
beneficio: chi sa avere torto è già
perdonato e nessuno, vicino a lui,
si convincerà di avere sempre ragio-
ne.

b) Sapere ascoltare: chi non a-
scolta non può capire se non in mo-
do superficiale, il che è già un er-
rore. Abbiamo due orecchie e una
lingua eppure spesso si parla il dop-
pio di quanto non si ascolti e questo
è il motivo di tante incomprensioni.
Il dialogo è poter dire tutti tutto
quello che c'è da dire, senza la pau-
ra di essere fraintesi o giudicati se-
condo un peso sbagliato.

c) Non qualificare le persone: il
peso sbagliato di cui sopra, credo,
si usi sovente. Perché certe espres-
sioni correnti: « Tu non capisci
niente, taci! (sottinteso: io capisco
tutto). Oh, tu sei così e basta (sot-
tinteso: io, no) ».

Quando si giudica una persona, la
si pesa e le si nega una proprietà
fondamentale della vita: il potersi
correggere e crescere. Certe frasi di
incomprensione bloccano i parenti,
li schiacciano, loro vietano di par-
lare, loro impediscono quella confi-
denza e quella libertà necessarie al
vivere insieme. Confidenza e libertà
uniscono la famiglia e lo stare insie-
me così non stanca mai. C'è, allora,
unità nella gioia e nel dolore, ci si
sente sorretti e protetti, ci si sente

vita che riempie le colonne dei gior-
nali perché è vero che se il mondo
stà ancora in piedi, questo è dovuto
a tanti che non usano certe parole
ma si rimboccano le mani per rea-
lizzarle.

La prima realtà che si incontra
nella vita è la famiglia e la famiglia
rimane il perno, il centro più impor-
tante della vita. Gli uomini crollano
solo e quando crolla la famiglia. Es-
sere coscienti di questo è bello, mol-
to più bello spendere la vita per co-
struirlo, questo perno, questo cen-
tro.

Molte persone lo stanno facendo,
molti lo fanno con più generosità
proprio perché le leggi dello Stato

Il gruppo insegnanti 1975-76
15
14


Testo Originale Estratto
sicuri proprio perché dalla compren-
sione nasce la più profonda amici-
zia.
Una sera mi trovavo presso una
famiglia e gli sposi mi spiegarono
che fra loro c'era qualcosa che non
funzionava. Veramente non riuscii a
capire molto dalle loro parole. Capii
molto di più quando arrivò il figlio
il quale, giuocando al pallone, si era
maledettamente sporcato. Il padre
alzò la voce e, guardando sua mo-
glie, disse: « Vedi tuo figlio, è sem-
pre lo stesso... si vede che non lo
sai educare... ». Poi, guardando me,
con voce più domestica: « Però, mio
figlio, non lo dico per vantarmi,
quando riceve il pallone in area, non
perdona, sa. Ecc. ecc.... ».
In quel « mio-tuo » c'è uno stato
di incomprensione, un disinteresse
per l'altro, un torto sempre dalla
stessa parte, un giudizio e una qua-
lificazione di persona.
Dove manca la comprensione, tut-
to è possibile, anche le cose più stra-
ne, quelle cose che non si osano rac-
contare agli amici ma che si osano
fare a quelle persone che sono più
che amici: i familiari.
La comprensione: è una forza che
non si conquista in un giorno ma
se si prova tutti i giorni e, accanto,
gli altri fanno lo stesso, anche sba-
gliando e, oserei dire, soprattutto
sbagliando umilmente, è offerta a
tutti la possibilità di essere felici
rendendo felici gli altri. Il prezzo
non è molto caro.
don Silvio

Petites histoires de chez nous

SOUVENIRS D'UN PETIT
BERGER

Il avait huit-ans quand pour la
deuxième fois, il remontait à pied
la Vallée de Rhêmes, pour passer
l'été à faire sa saison. A ce temps-
là presque tous les enfants, filles
et garçons, devaient faire leur sta-
ge, et savourer comme sent le sel
le pain qu'on mange loin de sa pro-
pre maison. L'année précédente, il
avait passé un mois comme rem-
plaçant d'un berger tombé malade,
chez deux bonnes vieilles du chef-
lieu, qui vivaient avec un frère, pe-
tit commerçant entre Rhêmes et
le Val d'Isère, d'où il portait entre
autre le fameux couteau « Opinel ».
Pour un berger posséder alors un
Opinel c'était une vraie chance, lui
permettant de faire ces petits tra-
vaux d'artisanat, que l'on voit dé-
sormais seulement à la Foire de
Saint-Ours.

Les deux vieilles filles étaient as-
sez compréhensibles, et elles lui
permettaient d'aller jouer avec les
autres bergers du patelin, après a-
voir tous les après-midi recueilli un
panier d'herbes potagères pour la
soupe du soir. Mais cette fois il
était tombé mal. Le patron était
un type rude qui ne faisait pas de
compliments, et pour la moindre il
lui donnait de sacrées gifles. Au dé-
but de l'été la patronne venait d'a-
voir un enfant, et après avoir tous
les jours haché un tas d'orties pour
les poules, il fallait aussi bercer la
fillette qui pleurnichait sans cesse.
Mais son drame était quand tom-
bait la nuit.
Il couchait tout seul dans une pe-
tite cabane en bois tout près de la
maison; mais que le patron fermait
régulièrement du dehors. Sa peur
était l'incendie, et dans son imagi-
nation d'enfant revenait comme un
cauchemar la fameuse page du
« Messager Valdôtain », la Vallée
d'Aoste qui brûle. Alors l'incendie
était pour lui la fin du monde.
Dans un village voisin il avait son
frère et un autre ami, qui venaient
souvent le chercher avec un pauvre
sourd-muet de Jovencan, nommé le
« Bergiaco ».
Mais très rarement il avait la
permission d'aller jusqu'au village
du Carré pour voir fonctionner le
téléphérique qui transportait la pier-
re du four à chaux, ou pour aller
trouver un autre ami, hélas déjà
disparu, berger à son tour, qui étant
neveu d'un curé avait appris de ce
dernier quelques paroles en latin.
Cet ami, après d'innombrables sup-
plications, montait sur un gros ro-
cher (qui est encore là) et il les
regalait d'un bon sermon, en com-
mençant régulièrement avec un « E-
coutez mes très chers frères ».
Un après-midi, préssé par ses a-
mis et sans permission, il s'échappa
pour se rendre jusqu'à l'alpage du
Thumel chercher deux compagnons
qui étaient « cit » là-haut, et qui
avaient apprivoisé deux petites
marmottes.
Rentré à la maison vers quatre
heures de l'après-midi, il se rendit
tout de suite à l'étable (c'était
l'heure du paturage). Le patron ne
parla pas, mais sans s'apercevoir

Le insegnanti Ruschena e Nelva Stel-
lio che hanno lasciato St. Pierre

La festa della
Société Ouvrière

17
16


Testo Originale Estratto
le petit berger se trouva allongé sur
le plancher des vaches.
De celles-ci j'en ai pas parlé: pour
cet enfant elles étaient meilleures
des hommes.
G. L.

SOUVENIR D'UNE
DES TRADITIONS RELIGIEUSES
DE NOTRE PAROISSE

Il est bon et profitable de pro-
mener de temps à autre notre pen-
sée sur les souvenances de notre
passé religieux, ce passé qui avec
ses manifestations, ses rites, ses
habitudes a marqué une époque ri-
che en oeuvres de bien.

Parmi ces souvenirs que la vie
mouvementée d'aujourd'hui cher-
che à faire oublier, je garde jalou-
sement dans ma mémoire celui du
rite de la distribution du pain bé-
nit fait à la grand-messe de chaque
dimanche de l'année.

Du haut de la chaire, le Curé, a-
près les annonces des fonctions de
la semaine, publiait le nom de la
famille à qui tombait, le dimanche
après, le tour du pain bénit; à l'is-
sue de la messe le sacristain reti-
rait de la table sainte le pain en-
veloppé dans un linge que les mé-
nagères avaient l'ambition di tenir
très net; M.eur le Curé bénissait,
avec un geste solennel, l'offrande et
ajoutait à ses prières un souvenir
pour les défunts de la famille qui
avait fait le don. Suivait le coupa-
ge du pain réduit en petits et ré-
guliers morceaux (la tzééto). (Il me
vient mémoire du parfum agréable
de ce beau et bon pain! Assurément,
celui d'alors avait quelque chose
que l'actuel n'a pas!).

Je vois encore les sacristains d'a-
lors M.eurs Balac et Paillex descen-
18
dre avec solennité vers la nef et
tendre à chacun des fidèles la
grebeille avec la tzééto. En prenant
celle-ci, après le signe de croix, on
disait cette prière qui était un acte
de foi et de confiance:

« Pain bénit je te prends et si la
mort me surprend, sers moi de
sacrement ».

La tzééto n'était généralement
pas consumée sur place (à part les
enfants qui se régalaient de la bon-
ne meutze) mais portée en famille
pour les membres absents à la
messe.

N'avait-il pas ce geste si simple
mais si expressif de la distribution
du pain bénit, une signification pro-
fonde, intime; n'était-il pas pre-
sque une communion où la foi et le
recueillement régnaient souverains?

Les années qui accompagnèrent
des privations et des renoncements
mirent terme à ce beau rite de la
distribution du pain bénit, mais à
nous, les non plus jeunes, ce sou-
venir reste et il est accompagné
d'une grande nostalgie pour tout ce
qui a trait à la vie passé.
M. Q.

NUOVI MEMBRI DEL
POPOLO DI DIO

5) Il 23 maggio è stata battezzata
Villanova Erika di Giovanni e di Cuc
Miranda.

6) Il 20 giugno battesimo di Sa-
pinet Davide di Livio e di Thomas-
set Maria.

7) Il 29 giugno è stata battezzata
Lasagna Elisa di Firmino e di Co-
mé Melania.

8) Il 29 agosto battesimo di Cac-
camo Marzia di Vincenzo e di Terra-
dura Rinalda.
9) Il 29 agosto è stato battezzato
Belli Claudio di Guido e di Martin
Franca.

10) Il 19 settembre battesimo di
Jordaney Alessandro di Carlo e di
Perono Gabriella.

11) Il 17 ottobre è stato battezza-
to Ronzani Dario di Guido e di Ta-
masco Concetta.

12) Il 24 ottobre battesimo di Lale
Murix Fabio di Eligio e di Paillex
Elsa.

13) Il 24 ottobre è stata battezza-
ta Semeraro Marigiianna di Giusep-
pe e di Baldari Grazia.

NUOVI FOCOLARI CRISTIANI

5) Il 22 maggio si sono sposati
Pellissier Aldo e Scalise Silvana. Te-
stimoni: Pellissier Ugo e Gallo Ga-
briella.

6) Il 26 giugno si sono sposati
Montegrandi Loris e Pedoni Letizia-
na. Testimoni: Pastoret Enrico e
Soave Walter.

7) Il 22 giugno si sono sposati Co-
volo Walter e Gigliotti Rosa. Testi-
vana.

8) Il 26 giugno matrimonio tra
Regazzo Fernando e Longo Marisa.
Testimoni: Zola Armida e Longo-
moni: Torello Mauro e Magnani Sil-
Bernardo.

9) Il 24 luglio si sono sposati
Chiono Gianni e Paillex Alide. Te-
stimoni: Ours Valter e Blond Da-
ria.

10) Il 21 agosto matrimonio tra
Giannini Franco e David Rosanna.
Testimoni: Pellissier Liliana e Joux
Loris.

11) Il 28 agosto si sono sposati
Paillex Marino e Failla Salvina. Te-
stimoni: Dayné Vittorio e Branche
Ludovina.

12) Il 24 ottobre matrimonio tra
Dal Monte Mario e Lale Lacroix
Carla. Testimoni: Zocca Piero e Bel-
lini Milena.

13) Il 31 ottobre si sono sposati
Lunardi Claudio e Dayné Mafalda.
Testimoni: Berard Nadia e Minni-
ti Giuseppe.

I NOSTRI DEFUNTI

9) Il 21 maggio si sono svolti i
funerali di Cachoz Leonilda di an-
ni 71. Nativa e residente a Rhêmes
St. Georges è stata per alcuni anni
tra di noi curata con amore da una
nipote, prima che la malattia si ag-
gravasse e la costringesse in ospe-
dale a Torino.

Donna generosa e di fede è stata
sepolta a Saint Pierre per volontà
dei parenti che l'hanno voluta vici-
no anche nella morte.

* * *

10) 11) Il 24 maggio improvvi-
samente è deceduto Thomasset Eli-
seo di anni 60, proprio mentre en-
trava in agonia la moglie Rumiod
Alda di anni 52, deceduta a sua vol-
ta il 26 maggio. Per i due figli, per
tutti i familiari sono stati giorni
tremendi, dovendo in poco tempo
portare il peso di due lutti così
gravosi.

Era da tempo ormai che la bra-
va Alda sopportava il doloroso cal-
vario di una malattia che non per-
dona; il suo generoso soffrire era
accompagnato dalla partecipazione
affettuosa e angosciata del marito
e dei familiari, e l'angoscia ha vin-
to anche la fibra già delicata di
Eliseo.

Con grandi sacrifici e tanta ge-
nerosa dedizione, Eliseo e Alda han-
no lavorato tutta la vita per il be-
ne della famiglia. La morte li ha
riuniti lasciando nei loro cari tan-
to vuoto, ma anche la certezza di
una vita esemplarmente spesa.
19


Testo Originale Estratto
12) Il 5 giugno è morto serena-
mente Centoz Isidoro di anni 80.
Uomo buono, preciso, pieno di
delicata gentilezza, ha amato con
generosità il suo lavoro e i suoi
impegni di vita. La morte del ni-
pote Giusto fu per lui una grande
sofferenza, si unì poi alla famiglia
di lui dando e ricevendo tanto af-
fetto. Accettò la morte con la tran-
quilla serenità di aver concluso la
parabola della vita.
* * *
13) Il 27 giugno è morto Lettry
Marcello di anni 64. Se la sua fami-
glia sentirà un vuoto enorme, è tutta
la comunità di St. Pierre che sa
di aver perso un uomo di grande
valore. Era Marcello un uomo di
rettitudine, di responsabilità, di im-
pegno comunitario, dal carattere
buono e altruista. La sua fede lim-
pida e senza rispetto umano gli ha
sempre dato la certezza dei valori
cristiani. Anche in questi ultimi an-
ni, quando la salute si è fatta meno
forte, difficilmente si aveva da lui
un rifiuto per un favore, per un la-
voro comunitario, per un impegno
per gli altri. L'enorme folla dei suoi
funerali testimonia l'affetto e la sti-
ma di tanta gente.
* * *
14) Il 13 agosto è morto Tonso
Ernesto di anni 69.
Da anni ormai la sua salute non
era molto buona, anche se nulla
faceva presagire una fine così im-
provvisa. Tanti anni di duro lavoro
in vari paesi, tante fatiche per cer-
care un domani migliore alla sua
famiglia, avevano minato la sua for-
te fibra. I figli e la moglie ricorda-
no i sacrifici e le opere di bene.
* * *
15) Una dura malattia ha stron-
cato la vita di Anselmet Emiliano
20
di anni 85, deceduto il 15 settem-
bre.
Nativo di Rhemes N. Dame, da
parecchi anni era tra noi, dimo-
strando tempra di lavoratore e
buon carattere. Attaccato al suo
paese e alle montagne, amava ri-
cordare i suoi trascorsi anni di al-
pinista. Era cavaliere di Vittorio
Veneto. La moglie e i figli l'hanno
curato con amore nei lunghi mesi
di malattia.
* * *
16) Dopo breve malattie è dece-
duta Lucianaz Colomba di anni 78,
moglie di Therisod Natale.
Da alcuni anni la sua salute era
meno buona, ma la sua forza di
carattere l'aveva sempre aiutata a
reagire. Donna dal carattere forte
e vivace, ha sempre avuto il cuore
buono per i problemi degli altri.
Aveva una fede viva e profonda,
coltivata in tanti anni di sacrifici
in giro per il mondo.
* * *
17) Il 25 ottobre è stato sepolto
a St. Pierre Branche Stelvio.
Abitava ad Aosta, dove nel lavoro
e nel sacrificio ha saputo dare un
domani alla sua famiglia. Una dura
malattia per mesi e mesi ha stron-
cato la sua salute e i suoi desideri
di bene. Ha voluto essere sepolto
al suo caro paese natio.
* * *
18) Il 24 ottobre è morta all'o-
spedale Petitjacques Anselmina Pro-
sperina di anni 82.
Una brutta caduta l'aveva costret-
ta la ricovero, ed è stata la sua
fine. Nativa di Oyace col marito
Chentre Alberto era venuta tra noi
per cercare un domani migliore.
Donna lavoratrice e dal cuore sem-
plice e buono, lascia un grande vuo-
to nel suo caro Alberto.
19) Il 24 ottobre dopo mesi di
duro calvario è morta Paillex Gra-
ziella Nelly di anni 58.
Da anni viveva ad Aosta, ma ri-
tornava sovente al paese natio a cui
era legata da profondo affetto. Don-
na cordiale e attiva è stata stron-
cata da una tremenda malattia, co-
raggiosamente affrontata con l'aiuto
affettuoso dei figli e dei familiari.
* * *
20) Il 31 ottobre è deceduta al-
l'età di 78 anni Therisod Alessan-
drina.
Da poco era tornata a St. Pierre
per godere un po' di riposo dopo
tanti anni di lavoro. Per più di qua-
rantanni era stata in servizio a Mar-
siglia presso una famiglia, in cui
aveva saputo meritarsi stima ed af-
fetto. La figlia e i nipoti serbano
il ricordo caro dei tanti sacrifici.
OFFERTE
PER LA CHIESA
In memoria Barbaverain Adolfo; Pellis-
sier-Charles; Savoye Pierre; N.N.; Morandi
Sebastiano; in memoria Lesca Edoardo;
in ricordo Thomasset Eliseo (i coscritti:
Armand Cesare, Lale Murix Severe, Luboz
Alice, Christille Eligio, Arnod Ivonne,
Gianotti Palmira, Vierin Vittoria, Ocleppo
Maria, Lale Castain Germana, Lale De-
moz Albina, Garin Filippo, Joyeusaz Sil-
vio, Borra Giovanna, Dujany Marcello);
Cognien Brun; in memoria Christille A-
dele; Varetti; in memoria Lale Murix A-
dele; in memoria Boverod Emilio; in me-
moria Thomasset Eliseo e Alda; N.N.; in
Armand Liliana; Sapinet Livio; N.N.; in
memoria Cachoz Leonilda; in memo-
ria Lettry Marcello; Corniolo; N.N.; in
memoria Rumiod Silvano; Rosset Souve-
nir; Parleaz; in memoria Christille Elisa;
in memoria Christille Luigi; Charles Mi-
chel; in memoria Centoz Isidoro; N.N.;
Poser Carlo; Jordaney Lidia; Lale Murix
Mario; N.N.; Pozzini; Jocallaz Giuseppe;
Covollo Walter; Pellissier Arsène; Garin
Luigi; Belli Guido; in memoria Bochet
Pierino; Arnod Bruna; Thomasset Pierre;
Lale Demoz Tommasina; Vigoni; in me-
moria Tonso Ernesto; classe 1916; Per-
sod Luigi; Bovard; in memoria Arnod
Maurizia; Zemoz Franco; Oreiller Emi-
lio; in memoria Lucianaz Colomba; Vuyet
Evaristo; in memoria Domaine Mario;
in memoria Fenoil Arturo; Terradura; in
memoria Anselmet Emiliano; Saccani Ni-
no; N.N.; Barmaverain Pierino; in memo-
ria Branche Adolfo; in memoria Theri-
sod Alessandrina; Lale Murix Ottino; def.
fam. Oreiller; in memoria Paillex Nelly.
Totale L. 809.000.
PER BOLLETTINO
Petigat Ninfa; N.N.; Vauthier Elisa; in
ricordo Thomasset Eliseo (i coscritti);
Cognien Bruno; Varetti; Lale Murix Bru-
no; Jordaney Callisto; Conchatre; Arman
Liliana; N.N.; Oreiller Marco; Primiero
Mario; Jordaney Raimonda; Curiat Ari-
stide; Corniolo; N.N. Lettry Damien; Ru-
miod Irene; Rosset Souvenir; N.N.; Par-
leaz; Gerbore Emma; Jeanneret; Charles
Michel; Presa; Jocallaz Dino; Poser Car-
lo; Perlasco Mario; Giuppone; Lettry
Giancarlo; Lale Murix Mario; David Ma-
rio; Jocallaz Giuseppe; Savoye Julien;
Calì; Arnod Bruna; Ronc; Grosso; Bran-
che Lina; Oreiller Augusta; Fenoil Alice;
Lale Demoz Tommasina; Branche Bruno;
N.N.; Vigoni; Chenal Francesco; Persod
Luigi; Rumiod Francesco; Bovard; Ze-
moz Franco; Oreiller Emilio; Vuyet Al-
berto e Evaristo; Jacquin; Arnod Esther;
Anselmet Emiliano; Branche Adolfo; N.
N.; Paillex Marcello; Lale Murix Ottino;
Nucci; Jocallaz-Bonin; Cabraz; Paillex
Nelly; Bochet Marcel et Nicoline; Centoz-
Ocleppo.
Totale L. 340.000.
PER L'ASILO
Petigat Ninfa; in memoria Bochet Mo-
deste; in memoria Lesca Edoardo; in me-
moria Thomasset Eliseo e Alda; in me-
moria Lettry Marcello; Parleaz; in me-
moria Christille Luigi; N.N.; in memoria
Oreiller Emilio.
Totale L. 202.000.
In più c'è stato un lascito di Jaccod
Silvio per la Chiesa e l'Asilo.
21


Testo Originale Estratto
D'un clocher... à l'autre
lèrent très sereinement en dépit des in-
firmités que l'âge comporte.
Monseigneur notre Evêque, lors des fu-
nérailles, rappelant les six années de vie
commune, vécues dans le presbytère de
Champdepraz, par les curés Riccarand-
Vittaz, évoqua tout naturellement, et bien
à propos, le « sermon » de St-François et
du Frère Léon qui s'en allaient, depuis
Assise jusqu'à Pérouse, sans mot dire,
humbles et pauvres, bien unis d'un amour
fraternel très tendre, tout surnaturel,
prêchant ainsi très éloquemment par
l'exemple l'amour de Dieu et du prochain;
les populations de l'endroit étaient en-
chantées de ce sermon silencieux et muet.
Les habitants de Champdepraz, le cler-
gé valdôtain, nombre d'autres personnes
ont eu le bonheur d'assister à un sermon
tout à fait semblable qui a duré ici l'es-
pace de six ans: St-François et Frère
Léon n'avaient que changé leurs noms;
ils se nommaient Jean Riccarand et Elio
Vittaz. Ce « sermon » que nous avons,
pour notre part, bien apprécié, nous le
rappellerons pour la vie.
Parfois, une ou deux fois par semaine,
le discours silencieux des deux « frères »
se colorait d'une note nouvelle très sym-
pathique et trop rare en vérité; de la note
de l'amitié; de la vraie et sincère amitié
qui porte un rayon de soleil à chaque ren-
contre, qui suscite la joie et le courage,
qui est plus précieuse, au dire de l'Écri-
ture, que tous les « trésors » de la terre.
Que cet ami soit béni qui veut tenir l'a-
nonimat et que toutes les connaissances
de Mr Riccarand connaissent bien.
De Mr l'Archiprêtre Riccarand nous
rappellerons bien d'autres précieuses le-
çons:
- celle de sa vie simple, pauvre, labo-
rieuse et pourtant heureuse, vraiment
franciscaine;
- de ses chants, de ses poésies et de
ses contes;
- de son attachement émouvant à la
paroisse qui lui avait été confiée et de
sa large compréhension envers tous les
habitants de l'endroit;
- de son optimisme enfin qui sait voir
le bon côté des événements et des per-
sonnes.
Que le Bon Dieu le reçoive dans son
Paradis!
ep.

« Il faut savoir fleurir là ou
la Providence vous a déposés».
Mr l'Archiprêtre Jean Riccarand est
mort, à Champdepraz, le 13 du mois d'oc-
tobre à l'âge de 86 ans.
Son curriculum vitae est vite tracé: il
naquit à Donnas, au village de Rovarey,
fils aîné d'une famille de sept enfants.
Après les élémentaires il fit ses études
au petit et au grand séminaire d'Aoste et
fut ordonné prêtre le 29 juin 1913.
Depuis cette date il fut vicaire à Ema-
rèse, à Morgex et à Challand-St-Anselme
jusqu'en 1915 lorsqu'il fut mobilisé pour
la Grande Guerre; il resta sous les armes
jusqu'à l'armistice en 1919.
De retour au diocèse il fut nommé vi-
caire à Montjovet jusqu'à l'an 1922. Pour
lors, à l'âge de 39 ans, il fut nommé curé
de la paroisse de Champdepraz; il reste-
ra dans ce pays jusqu'à la fin de ses
jours: 48 ans en qualité de curé, 6 ans
en qualité de prêtre retraité, séjournant
dans la cure même de la paroisse qu'il
aurait trop regretté d'abandonner; en ces
dernières années il y fut accueilli, aimé,
soutenu et soigné comme un « grand-père
très vénérable », bien vénéré et aimé par
les paroissiens qui lui restèrent très at-
tachés et par le curé son successeur Mr
l'Abbé Elio Vittaz.
En fait les jours de sa vieillesse s'écou-

22

Il Rev.do Don Attilio Cout, dei Cano-
nici Regolari Lateranensi, è stato eletto
di recente Abate Generale della Confede-
razione degli stessi Canonici Regolari,
al termine del loro Capitolo generale.
Don Attilio Cout è nato a Issogne nel
1913, venne ordinato sacerdote nel 1939.
Durante l'ultima guerra fu Cappellano mi-
litare e poi parroco di Fénis dal 1945 al
1955.
Fu poi Visitatore della provincia ita-
liana dal 1945 al 1970.
Con la nomina ad Abate Generale gli
viene affidata la responsabilità più alta
nell'Ordine stesso.
E' da ricordare che i Canonici Regolari
Lateranensi o di S. Agostino svolgono la
loro attività, per lo più di carattere pa-
storale, in Italia, Spagna, Francia, Belgio,
Olanda, Polonia, Inghilterra con dipen-
denze nell'America Latina, negli Stati U-
niti e nello Zaire.
Nella nostra Diocesi i Canonici Late-
ranensi hanno la responsabilità delle par-
rocchie di Verrès e Fénis.
Al Rev.do Abate Don Cout presentiamo
le nostre più vive felicitazioni e i nostri
più fervidi auguri.
***
Les paroissiens de Bosses, en leur fête
patronale de St Léonard, ont tenu à té-
moigner leur reconnaissance et leur amour
au Rev.d Curé Mr l'Abbé Marius Jacque-
mod, qui accomplissait ce jour-là même,
ses 25 ans de vie paroissiale au milieu
d'eux.
En échange de leurs vœux et souhaits
le curé Jacquemod a eu l'heureuse idée
d'offrir à ses fils spirituels une « Mission »
qui durera l'espace de dix jours et qui
sanctifiera mieux encore ses chers pa-
roissiens.
Que Mr l'Abbé Jacquemod, qui est très
connu dans la Vallée, agrée aussi nos fé-
licitations bien sincères et nos souhaits
les meilleurs pour son apostolat aux for-
mes multiples.
***

La Rev.de Sœur Irène, de la Congréga-
tion de St-Joseph, vient de repartir, pour
la troisième fois, pour Magnano in Riviera
dans le Frioul.
Elle passera l'hiver au milieu de ces
populations très éprouvées par le séisme
que l'on sait, occupée en de multiples
besoins, au gré des nécessités locales,
vivant dans une roulotte, en la compa-
gnie d'une sœur de St-Joseph qui vient
de Pignerol.
Ces deux religieuses, auxquelles nous
présentons nos vœux les meilleurs, seront,
auprès de la paroisse qui est jumelée
avec notre Diocèse, l'antenne prévoyan-
tielle et prévoyante qui nous fera connaî-
tre, sans tarder, les difficultés et les be-
soins les plus urgents de cette population
à laquelle nous sommes bien très frater-
nellement unis.
***
NEI NOSTRI SEMINARI DIOCESANI
Si sa che i nostri due seminari, il mag-
giore e il minore, da due anni a questa
parte, si sono stabiliti nei locali assai
ampi del piccolo seminario che va sotto
il nome di Sant'Anselmo.
I nostri seminaristi, quest'anno, si sud-
dividono così:
- in numero di 64 frequentano le scuo-
le medie inferiori;
- numero 4 frequentano le medie su-
periori;
- la teologia - 5 anni di studi - è in-
vece frequentata da 6 studenti: Michele
Ottin di Valtournenche è nel 5° anno di
teologia; Giacchino Michele di Perloz fre-
quenta il 2° corso; frequentano il 1° corso
i seguenti studenti: Lavignano Franco di
La Salle, Pascal Daniele di Derby, Pelli-
cone Carmelo di Aosta e Armellin Aldo di
Biella.
Direttore dei Seminari è il can. Luigi
Garino.
Vicerectore: don Riccardo Quey;
Assistenti: i RR.di don Maurizio Ansel-
met, don Linty-Blanchet Albino e don Re-
boulaz Ivano.
E' sempre vero che il Seminario è il
« cuore » della Diocesi. Continuiamo i no-
stri lettori a pregare per le vocazioni sa-
cerdotali e per i nostri seminari.

23


Testo Originale Estratto
Perchè spostare il giorno di Ognissanti?
La festa dei nostri ricordi
Celebriamo il giorno di Ognissanti e
c'è in noi una malinconia particolare. Per
l'ultima volta la festa cade in un giorno
feriale; dall'anno prossimo sarà spostata
ad una domenica come tutte le altre. La
stessa sorte tocca ad altre festività: San
Giuseppe ed Ascensione, Corpus Domini
e Santi Pietro e Paolo. Ma il fatto che un
colpo di spugna abbia cancellato la festa
dei Santi viene sentito in modo diverso.
A poco a poco quelle altre si erano tra-
sformate in occasioni di divertimento:
San Giuseppe per andare a sciare; Ascen-
sione, Corpus Domini, Pietro e Paolo, che
cadono tutte in primavera, offrivano spon-
ti per gite, un'ispirazione per andare al
mare o fissare l'alloggio per le vacanze
imminenti. Non molti, ormai, conosce-r
no il significato liturgico dell'Ascensione:
qualcuno era portato a crederla una ce-
lebrazione alpinistica; Corpus Domini, con
quei nomi latini, sapeva ancora di incen-
so e di messale, ma era un concetto piat-
tosto nebuloso (la teologia non è per le
masse).
Più simpatici, se così è permesso defi-
nirli, apparivano i bonari Pietro e Paolo,
una simpatica coppia che offriva, in un
mese già ripieno di vacanze, un'altra oc-
casione per goderseia. E quindi se queste
feste sono state cancellate dal rapido col-
po di spugna andreottiano, la gente se ne
rammarica sì, però soltanto perchè que-
sto è il segno tangibile che i tempi sono
diventati più duri. Ma Ognissanti... ecco,
questa non dovevano toglierla, e proprio
perchè non è una festa come le altre.
D'accordo: avevamo esagerato. Anni ad-
dietro si celebrava persino, con vacanze,
cortei, discorsi, il «genetliaco» del re
(un re non poteva avere un compleanno
come gli altri esseri umani, aveva un
«genetliaco», il che incuteva reverenza).
Le feste hanno proliferato: il patrono e
la giornata dell'uva, la vicepatrona e la
sagra del tartufo, l'avvento del vescovo e
la festa della segretaria, della mamma,
24
del bambino, del nonno, del cane. Aveva-
mo il record mondiale delle feste, alle-
gramente costruivamo ponti (antica abi-
lità ereditata dai Romani), che parevano
sfidare i secoli; recentemente, prima della
«stangata», la tv aveva insegnato a tutti
come fare un bel ponte, che univa, grazie
a qualche accorgimento, nientemeno che
il 29 ottobre all'otto novembre.
Ora la stiamo pagando. Ma, ripeto, O-
gnissanti è un'altra cosa e non meritava
la retrocessione. Porta con sè cose intime,
profonde: il ricordo di chi non c'è più, la
nostalgia di giorni passati, la consapevo-
lezza del tempo che ci trascina con sè,
tutti verso lo stesso destino. Molti par-
tono e vanno lontano, al paese in cui sono
nati; ritrovano per un giorno parenti ed
amici, parlano di quelli che mancano,
fanno il conto dei rimasti. Tornano con
nuovi pensieri, resi più seri da una me-
ditazione anche breve davanti ad una
tomba.
La realtà del cimitero si impone nella
sua maestà, riporta ad una valutazione
diversa della vita. Ognissanti riunisce le
famiglie, ma in modo ben diverso da Na-
tale, che è festa generosa, espansiva. Per
questo Ognissanti dovrebbe mantenere,
in un calendario divenuto improvvisamen-
te avaro di vacanze, un suo particolare
sigillo di grandezza, restare uno dei car-
dini dell'anno.
Ci sarà sempre — non siamo tanto in-
genui da non immaginarlo — chi appro-
fitterà di questa festa tornata infrasetti-
manale per innalzarci attorno un ponte
ed andarsene al mare, od in montagna
a prenotare l'alloggio per la stagione scii-
stica; ma gli altri, la maggior parte, co-
loro che hanno il culto sacro delle me-
morie, potranno concentrarsi più intima-
mente attorno ad un ricordo doloroso,
portare un fiore su una lapide lontana,
sentirsi accomunati nel pensiero dei Mor-
ti, scoprirsi forse più buoni e più maturi.
Carlo Moriondo

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