Mélange, Settembre 2010: Attualità, Ambiente Antico e Riflessioni sul Cammino della Vita.

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Questo numero della rivista quadrimestrale "Mélange" (Settembre 2010) della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre funge da piattaforma per l'attualità locale, la cultura e la riflessione ambientale. I contenuti spaziano dall'intervista alla neoeletta Sindaca Daniela Lale-Demoz, che espone le sue priorità amministrative e riflette sulla sua esperienza come ex Presidente dell'A.V.S., ai resoconti delle attività sociali (come la gita AVIS sul Bernina Express) e alle premiazioni studentesche. Un focus significativo è posto sulla cultura e la storia: si riflette sul concetto di 'Maturità' e sulle "Perfezioni Provvisorie", e vengono presentati ampi articoli che collegano i problemi di tutela ambientale moderni con l'ecologia nell'antichità, citando Plinio e Platone. La rivista ospita inoltre un dettagliato racconto di un pellegrinaggio sul Cammino di Santiago come esperienza di trasformazione personale e si conclude con la rubrica della Biblioteca, che elenca nuovi libri e ricette erboristiche.

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Testo Originale Estratto
Mélange 2
Quadrimestrale della Biblioteca.
Comunale di Saint-Pierre
Anno 14 n° 2
Settembre 2010
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)
11010 SAINT-PIERRE AO


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
direttore responsabile
Christian Chioso

Hanno collaborato a questo numero:
Michela Ceccarelli
Simone Cappio
Pietro Capodaglio
Daniela Lale-Demoz
Giovanna Grosso
Marco Frassy
Laura Obert
Yuri Sartore

Progetto grafico
Arnaldo Tranti

Realizzazione e Stampa
Tipografia La Vallée
Via Tourneuve, 6 - 11100 Aosta

Durante le passeggiate in montagna di fine estate e di un autunno ormai alle porte, è suffi-
ciente alzare lo sguardo verso l'alto per contemplare la bellezza e l'imponenza delle vette e
delle pareti rocciose che ci circondano, la grandiosità dei boschi e l'immensità spaziale del
paesaggio montano. A distanza di più di due secoli dall'estetica Romantica, ancora oggi
ognuno di noi può provare l'antico, ma pur sempre attuale, sentimento del Sublime, definito
da Kant come "l'orrendo, il terribile che affascina", ossia la Natura che, nei suoi aspetti più
terrificanti e grandiosi, produce la più forte emozione che l'animo sia capace di sentire.
I paesaggi sublimi, come i monti, furono a lungo evitati. Solo nel '700 cominciarono ad
essere frequentati e percepiti come sublimi, dotati cioè di intensa e di coinvolgente bellezza,
oggi tuttavia sempre più minacciate dagli sviluppi tecnologici, dalla diffusione del turismo di
massa, dallo scempio del paesaggio.
Il sublime, dunque, da un lato mette l'uomo in comunione con la Natura e lo rende consa-
pevole del suo limite e della distanza incolmabile con l'Infinito, dall'altro lo pervade di un
sentimento e di una emozione unici di fronte alla potenza naturale.
"Le sublime touche, le beau charme", Kant, Observations sur le sentiment du beau et
du sublime.

MICHELA CECCARELLI

PREYUYE SEUMPLA

Le z-istorièn pènson quie sye de S.François. L'an trouéteun gn-imodze de S. François l'an 1915.

BonDieu, fa de mè eun gn-estreumén de ta pése é quie trouèyo eun mé l'artzon
Loi ll'y è la grameto' fa quie dze portèyo l'amour, eun gn-assèttèin quie la jeu
quie l'amour pou èsprimié.
Loi ll'y é l'affroun quie dze poucho porté lo pèrdon é quie dze pouichio offèn
Loi ll'y è lo dèzaccor quie dze portèyo l'union é quie dz'assèttèyo lo dèzaco
Loi ll'y è la doute quie dze portèyo la foùà é quie mè dze poucho umilamèn
Loi ll'y è le pèn quie dze portèyo l'èspouèr é quie dzè veèto' sye po' la soletta
Oh, Sacré Mêtre,
fa quie dze pouicho soladzè pi quie de ihe soladzà,
quie dze sacho demandé é assèttè d'ihe soladzà can n'arì fota
quie dze pouicho compréindre pì quie d'ihe comprèi
quie dze pouicho cougnihe mé mimo pe miou' cougnihe le z-otre
quie dze pouicho lamè pitou' quie ihe lamo'
quie dze pouicho lamè devan mè mimo eun magnii quie dze deyèyo po' de
Pèquiè l'é eun baillèn qu'eun resèi,
L'è eun sayèn resèivre qu'eun pou eunsègnì a baillè,
L'è eun pèrdoèn qu'eun gn'è pèrdoò.
Pèquiè te pou po' pèrdoè l'otro canquie t'ache po' pèrdoò te mimo,
L'è eun mouizèn qu'eun renèi a la vya èternella
è l'è eun vequisèn a modo é eun lamèn qu'eun pèr la pouèù de la mor.

GIOVANNA GROSSO

INTERVISTA AL
NUOVO SINDACO

Un mese dopo le elezioni, Mélange incontra il nuovo Sindaco di
Saint-Pierre, Daniela Lale-Demoz.

1. Sindaco, quali sono state le ragioni o gli stimoli che l'han-
no spinta ad entrare in politica, a mettersi in gioco e a
concorrere per la nuova nomina sindacale?
All'inizio, la mia presenza in un gruppo che si stava costituendo
era solo a titolo collaborativo, un personale contributo ad un
gruppo di lavoro per creare un'alternativa politica. Visto che il
lavoro procedeva bene, mi è stato in seguito proposto di candi-
darmi Sindaco. In realtà io non ci avevo né pensato né l'avevo
programmato, ma ho deciso comunque di accettare, perché di
fatto immaginavo che nulla sarebbe cambiato nella mia vita.

2. Le ultime elezioni l'hanno decretata il nuovo Sindaco di
Saint-Pierre, tuttavia i pronostici non erano a suo favore.
Qual'è stata dunque la sua/vostra carta vincente?
La vittoria è stata inaspettata anche per me, grande è stata ed
è tutt'ora la gratificazione che ho provato e provo, anche perché
oltre alla presentazione del programma e pochi incontri, io di
fatto non ho fatto nulla, tanto meno una campagna elettorale.
Credo quindi che chi mi ha votato è perché crede in me e conosce
il mio modo di essere e di lavorare.
E' stato anche un grosso voto di protesta, dovuto ai malcontenti
o ad alcune incomprensioni all'interno del gruppo dell'altra li-
sta e nei confronti dell'amministrazione precedente, componenti
queste che hanno portato a cambiare, a provare qualcuno di di-
verso.

3. Un Sindaco donna, primo Sindaco donna dal 1763. Cosa
comporta e cosa differenzierà il suo operato dai suoi colle-
ghi uomini?
La sensibilità e l'emotività femminile, un modo diverso di ap-
procciarsi e un'attenzione tipicamente femminile all'esigenza del
singolo, nel profondo dei bisogni concreti delle persone. La mia
esperienza nel mondo del volontariato e della mia professione mi
hanno comunque sempre messo a contatto con il mondo maschi-
le, con cui collaboro e lavoro molto bene. Nella mia lista ci sono
solo due donne, avrei preferito qualcuna in più, ma il rapporto
con i nostri colleghi è collaborativo e gestito con serenità.

4. Passiamo ora all'ambito politico, agli interventi per Saint-
Pierre. Quali sono ora le sue priorità?

Nell'ambito dell'ordine e della pulizia: ho già preso in conside-
razione le lamentele riguardanti questo ambito, devo tuttavia
verificare la concretezza delle ipotesi.
Nell'ambito socio-culturale: vorrei coinvolgere di più i giovani,
dare loro maggiore spazio ed invitarli ad avanzare proposte che
poi verranno dovutamente vagliate.
Nell'ambito della viabilità: ormai i lavori nel centro del Paese
sono avviati, ma intendo stabilire una maggiore collaborazione
con le imprese e i direttori dei lavori, un confronto per le scaden-
ze che intendo rispettare per portare a termine tutti gli interven-
ti.
Il campo sportivo: non è ancora del comune, quindi non possia-
mo procedere con gli appalti. Gli incontri per accelerare la conse-
gna e per portare almeno a termine la parte esterna ci sono stati,
manca tuttavia ancora la gestione della struttura.

5. Cosa intende cambiare per prima cosa?
Il rapporto con la gente, voglio essere disponibile con tutti e, nel
limite del possibile, aiutare e, soprattutto, ascoltare.

6. Cosa pensa della minoranza e dei suoi collaboratori?
Non abbiamo mai parlato di maggioranza o di minoranza, ma
sempre e solo di due gruppi di lavoro, una specie di collaborazio-
ne per il miglioramento delle condizioni di vita di Saint-Pierre.
Rimaniamo aperti a tutti, senza ostruzionismo, perché quello
che conta sono le IDEE. Ci piace pensare ad una camminata in-
sieme per Saint-Pierre.
I miei collaboratori sono stati più o meno tutti inseriti, sfrut-
tando le competenze di ognuno, anche di chi non è entrato in
Consiglio.

7. Cosa è cambiato nella vita di Daniela?
E' cambiato tanto, soprattutto la gestione del tempo, perché sono
inesperta. Se conosco alcuni settori, come per esempio quello
giovanile, sociale e quello dei lavori pubblici, altri non li conosco
ancora. Ora per me è un momento di studio, un impegno a 360
gradi. Devi possedere una cosa e saperla manipolare per gestir-
la bene e per renderla concreta.

Ringrazio coloro che hanno sostenuto il gruppo e invito tutti a par-
tecipare al percorso.

MICHELA CECCARELLI

GIOVANNA GROSSO


Testo Originale Estratto
4 SCUOLA
MATURITÀ...
E POI?
Il termine maturità ha differen-
ti significati ma per gli studenti
giunti all'ultimo anno di scuola
media superiore indica l'Esame
di Stato che, una volta superato,
consegna nelle mani dei ragazzi
il tanto agognato diploma. Una
parola che ha di retroscena ben
noti a tutti coloro che hanno affrontato il primo dei
grandi ostacoli adolescenziali: notti insonni, massic-
ce dosi di caffè indispensabili per la concentrazione
e la lucidità, ripassi dell'ultimo minuto, ricerca delle
più improbabili strategie per copiare con disinvoltu-
ra, dubbi, paure ed incertezze. Ecco, sinteticamente
descritti, gli elementi che scandiscono il ritmo di vita
dei maturandi. Tuttavia, le immagini apocalittiche
si materializzano nelle menti dei tanti "condannati"
che non fanno altro che fomentare il clima angoscia-
te che caratterizza i giorni prima dell'esame, vengono
immediatamente cancellate dall'atmosfera che si per-
cepisce sin dal momento in cui ci si appresta a varcare
la soglia del proprio istituto. Già. In quel momento si
capisce che i professori, che fino a poco prima erano
visti come boia pronti a mietere il più cospicuo nu-
mero di vittime per loro possibile, sono figure che, sep-
pur con il difficile compito di valutare le capacità degli
studenti, cercano di mettere quest'ultimi a loro agio.
Superato, quindi, il primo
impacto non resta che tene-
re duro, cercando di mante-
nere la concentrazione an-
che nelle successive prove, e
rivolgersi al Signore di tanto
in tanto affinché tutto vada
nel migliore dei modi!
Poi, arriva il giorno della
verità. La sentenza finale. Il
verdetto conclusivo. Chia-
matelo come più vi aggrada
ma rimane, ugualmente, il
momento in cui espressioni
felici, sbigottite, indifferen-
ti, frustrate compaiono sui
volti dei tanti studenti che
sono appena venuti a co-
noscenza della valutazione
conseguita all'esame. Un
momento in cui le idee di
L'esame di stato di quinta
superiore: un momento di
forti emozioni, di impegno
e di studio, il primo vero
appuntamento con la vita.
festa e di vacanza non devono
più sottoporsi alle nozioni
scolastiche e, finalmente, pos-
sono prendere il sopravvento.
Ma dopo questo momento di
trance gioioso una domanda,
di quelle in grado di piaga-
re gli spiriti più festosi, sorge
spontanea: e adesso che cosa faccio?. Ora, superato il
primo grande ostacolo della vita, centinaia di oramai
maturati, meno fortunati rispetto ai pochi compagni
che hanno le idee ben chiare, tentano di comprendere
quale strada imboccare per l'avvenire.
Per molti il futuro prevede altri anni dedicati allo stu-
dio universitario ed il tempo a disposizione per i fe-
steggiamenti risulta essere assai scarso, essendo i test
di orientamento e di ammissione alle facoltà incom-
benti. Per tutti questi ragazzi i libri, le lezioni e le ore
passate seduti ad una scrivania a leggere interi volumi
rientreranno a far parte, regolarmente, della routine
quotidiana. Per tutti coloro che, invece, hanno deciso
di appendere al chiodo lo zaino è arrivato il momento
di scegliere un impiego che assicuri una certa stabi-
lità nel tempo. La decisione non è affatto facile, do-
vendo soddisfare le esigenze personali, ma essendo
anche vincolata dalle competenze acquisite durante il
percorso scolastico, ed è fonte di innumerevoli dubbi.
Bisogna, sicuramente,
ascoltare i propri sogni
d'ambizione senza tra-
lasciare, tuttavia, la pro-
spettiva di carriera che
ciascun lavoro offre.
Alla luce di queste rifles-
sioni possiamo aggiun-
gere, pertanto, un nuovo
significato al termine
maturità: altro non è
che il primo gradino
guadagnato all'interno
della ripida e lunga sca-
la rappresentata dalla
vita. E quello che tutti i
neo-maturati si augu-
rano è che questa scala
conduca il più in alto
possibile!
YURI SARTORE

IL PESO della MATURITÀ'
incombe ogni giorno...

OGGI,
un po'
di PIU'
Silvio '06
...
GITA AVIS 2010:
BERNINA EXPRESS
E LIVIGNO

Gli scorsi 20-21 giugno, una quarantina di soci, fami-
liari e simpatizzanti della sezione AVIS di Saint-Pierre
ha partecipato alla tradizionale gita sociale con desti-
nazione Bernina Express e Livigno.
Un viaggio di qualche ora ha portato la comitiva a Ti-
rano che, dopo un velocissimo pasto, è salita a bordo
del famoso “Trenino Rosso del Bernina”. Un viaggio di
circa 2 ore, attraverso paesaggi mozzafiato e architettu-
re d'altri tempi ha permesso ai partecipanti di viaggia-
re anche attraverso le stagioni: alla partenza vi era un
tempo primaverile, accompagnato da fiori e tempera-
ture miti; pian piano che la strada si inerpicava - nella
Val Poschiavo prima e nella Val Cavaglia poi - il termo-
metro si abbassava e i prati verdi lasciavano spazio ai
paesaggi innevati del passo del Bernina. La successiva
discesa faceva man mano scomparire la neve, ma non
il freddo tanto che all'arrivo a Saint-Moritz, sembrava
fosse autunno inoltrato. Una breve visita alla famosa
cittadina incastonata nelle Alpi Svizzere e ritorno in
Italia con il pullman attraverso strapiombi, gallerie e
dighe maestose.
Finalmente un po' di relax in hotel per proseguire il
giorno seguente con lo shopping a Livigno. Carichi di
merci acquistate in zona franca, dopo un pranzo tra-
dizionale e molto apprezzato dalla compagnia, ritorno
a casa attraverso le strade della Brianza, conservando
nel cuore e nella mente il ricordo di due giornate molto
intense trascorse in allegria.
La gita si è perciò rivelata un successo, a detta dei pre-
senti che si sono dimostrati entusiasti dell'esperienza.
La Sezione AVIS di Saint-Pierre ringrazia tutti i parte-
cipanti e dà l'arrivederci alla prossima occasione, rin-
novando l'invito, a coloro che non conoscono questa
realtà, a farsi avanti perché l'AVIS non è solo "donare il
sangue", ma anche un modo di stare insieme e passare
bei momenti in allegria.

MARCO FRASSY

[IMMAGINE DI GRUPPO]


Testo Originale Estratto
6
LETTERATURA
LE PERFEZIONI
PROVVISORIE
7
AMBIENTE
L'AMBIENTE
NEL MONDO ANTICO
"Non so se agli altri capita la
stessa cosa, ma io ho voglia di
condividere quello che leggo.
Quando ripeto una frase che ho
letto, o un concetto, o una poe-
sia, mi sembra un po' di esserne
l'autore. Mi piace molto". (Gian-
rico Carofiglio, Le perfezioni
provvisorie). Se ho cominciato
a scrivere queste righe, è perché
chi ha pronunciato la frase non è
l'unico che ama rendere parteci-
pi altri di ciò che legge. Anch'io
provo questo desiderio e non
sono il solo. Penso, infatti, che
chiunque sia disposto a sentirmi parlare dei libri che
ho letto provi lo stesso sentimento. Ma la frase che ho
riportato sopra non è solo un pretesto per iniziare
articolo: si tratta infatti di una citazione dal libro di cui
voglio parlare.
Dal ro-
manzo di G.
Carofiglio: "[...] ero in
bilico fra il non più della
mia vita di ragazzo e il
non ancora della mia
vita di uomo. Era una
striscia sottile, euforica,
e provvisoria. Era bello
starci, su quella striscia.
E solo quello che è
provvisorio è perfetto."
Come tutte le estati, quando finisce la scuola, trovo fi-
nalmente il tempo per leggere un buon numero di libri
che durante l'anno si sono accumulati sul mio como-
dino, senza che avessi il tempo di dedicare loro un mi-
nimo di attenzione. Quest'anno mi è capitato nelle mani
un romanzo, Le perfezioni provvisorie, di uno straor-
dinario scrittore italiano, Gianrico Carofiglio. Come i
precedenti, Testimone inconsapevole, A occhi chiusi
e Ragionevoli dubbi, anche questo ritrae alcuni avve-
nimenti della vita di Guido Guerrieri, un avvocato di
Bari. Si tratta di romanzi che raccontano storie diverse,
ma hanno alcune caratteristiche comuni: Carofiglio
dedica sempre largo spazio a riflessioni sui libri (come
mostra la frase sopracitata) e a descrizioni di ricordi
del protagonista. In questo caso, in particolare, è grazie
ai ricordi di Guerrieri, che si svela il motivo del titolo.
Esso appare, infatti, a prima vista, una contraddizione,
un ossimoro: una perfezione per essere tale dev'essere
eterna. Basti pensare a come è inteso il paradiso in am-
bito religioso: un luogo perfetto e quindi eterno. Ma vo-
glio farvi una domanda: premesso che noi non siamo
eterni e che tutte le nostre esperienze sono effimere,
al di là della posizione personale di ciascuno rispetto
alla fede, riuscite a immaginare il paradiso? Dal car-
mio io non riesco e grazie al
romanzo di Carofiglio credo di
avere capito perché. La nostra
cultura e le nostre esperienze
sono composte da ciò che noi
percepiamo, vedendo, senten-
do, gustando e via così; non
possiamo pensare, immagina-
re ed esprimere qualcosa di cui
non abbiamo fatto esperienza.
I nostri antenati non poteva-
no immaginare il fuoco, fino a
quando non lo hanno scoperto
per caso. Allo stesso modo non
possiamo parlare di perfezione,
visto che nessuno sulla terra ne ha ancora fatto espe-
rienza, se non altro perché niente qui è eterno. Eppure
ognuno di noi può notare che le parole "perfezione" e
"perfetto" sono usate abbastanza di frequente. La so-
luzione del problema sta nel fatto che con perfezioni
noi intendiamo situazioni che non rispondono alla
definizione del dizionario. Esistono infatti, come so-
stiene Carofiglio, delle circostanze che noi percepiamo
perfette, ma che proprio perché le percepiamo sono
destinate a terminare. Mi spiego meglio; prendiamo
come esempio una frase che si sente dire spesso: "non
ci accorgiamo del valore della salute fino a quando non
la perdiamo". Questo significa che noi non percepiamo
di stare bene fino a quando non cambia la nostra con-
dizione o semplicemente fino a quando non veniamo a
sapere che cambierà. Allo stesso modo noi percepiamo
quelle situazioni che definiamo "perfette" solo perché
sappiamo che sono destinate a finire.
In un assolato pomeriggio della sua vita di ragazzo,
Guido Guerrieri si ritrova a vivere uno di quei momen-
ti che, ricordando in seguito, definirà come perfetti e
provvisori: "Il mondo pullulava di possibilità infinite
in quel tiepido e inatteso febbraio di Roma, mentre ero
in bilico fra il non più della mia vita di ragazzo e il non
ancora della mia vita di uomo. Era una striscia sottile,
euforica, e provvisoria. Era bello starci, su quella stri-
scia. E solo quello che è provvisorio è perfetto."
SIMONE CAPPIO
Siamo oggi tutti chi più chi
meno - coscienti dei danni
e delle alterazioni apportate
all'ambiente naturale dalla no-
stra società, soprattutto grazie
a quanto i media quotidiana-
mente ci trasmettono su varie catastrofi ecologiche in
corso nel pianeta.
Tale consapevolezza nasce in tempi relativamente
recenti, a seguito dei macroscopici scempi (inquina-
mento dei corsi d'acqua e del mare, discariche abusive,
"ecomostri" edilizi...) verificatisi con l'avvento della
rivoluzione industriale e dell'era tecnologica: pochi
decenni fa (ad es. negli anni '60 del boom economi-
co) nessuno - non necessariamente in mala fede - si
preoccupava dei deleteri effetti a medio-lungo termine
che lo sviluppo industriale ed agricolo avrebbe portato
sull'ambiente. Gli inquinamenti che oggi si ritrovano
sui suoli e sulle acque - superficiali e soprattutto sotter-
ranee - sono quindi principalmente un'eredità di anni
passati in cui la gestione dei rifiuti, urbani e industria-
li, e degli scarichi veniva risolta nella maggior parte
dei casi non con impianti di depurazione e smaltimen-
to controllati, ma con una semplice buca nel terreno. In
Italia le prime normative in materia ambientale sono
state emanate solo negli anni '70; sempre in quegli
anni è iniziata a svilupparsi l'ingegneria ambientale
che si propone, per quanto possibile, di rimediare ai
danni ambientali passati e di prevenire quelli futuri.
Tutto ciò è noto; meno evidente è che i problemi ecolo-
gici, a ben vedere, non sono una prerogativa esclusiva
della società industriale; alcuni di essi possono infatti
già essere individuati nel mondo classico e a volte pe-
sano tuttora, a distanza di duemila anni, come un'ir-
reversibile eredità sugli attuali abitanti delle aree più
sfruttate (tra le quali non rientrano quelle dell'arco
alpino). Vediamo brevemente a che proposito.
- Il disboscamento fu ampiamente effettuato tanto
dai Greci quanto poi dai Romani, sia per creare
maggiori superfici coltivabili a seguito dell'incre-
mento demografico, sia perché il legname serviva
da combustibile e da materiale da costruzione,
sopratutto per le navi. A farne le spese furono,
quindi, soprattutto le regioni prossime al mare
nell'area del Mediterraneo, come la Grecia, Cipro,
il Libano, l'isola d'Elba e alcune zone dell'Appen-
nino. (Nei territori alpini, invece, il problema della
Esistono inaspettate
similitudini di problemi
ecologici tra il presente ed
il passato
salvaguardia dei boschi si pone
solo nel XVIII secolo, mentre la
deforestazione su grande scala
delle aree lontane dal mare è
fenomeno ancora più moderno,
attuato da quando si è potuto
trasportare il legname via ferrovia).
- Le attività estrattive hanno avuto conseguenze
devastatrici (disboscamento, erosione, alterazione
del paesaggio) ancora oggi evidenti in alcune aree
di antichi centri minerari, ad esempio in Grecia
(nell'Attica meridionale) o in Spagna (nelle Astu-
rie e sulla costa sudorientale). All'isola d'Elba la
lavorazione in innumerevoli fonderie del ferro, ivi
coltivato in gallerie, era talmente intensa che l'inte-
ra isola era annerita da una copertura di fuliggine;
questo inquinamento venne "risolto" nel momento
in cui si esaurì, per disboscamento, il legname per
alimentare le fornaci e la lavorazione del minerale
si trasferita sulla terraferma. Le miniere romane
nelle alpi erano invece, fortunatamente, di troppo
piccola entità per avere un impatto paesaggistico
o ambientale rilevante.
- La violenza bellica non era limitata alle persone ma
si estendeva al paesaggio ed all'ambiente: la deli-
berata devastazione delle campagne e dei raccolti
era infatti considerata nell'antichità un normale
strumento tattico di guerra, mirato ad indebolire
il nemico per ragioni di approvvigionamento; si
pensi che secondo alcuni storici moderni l'attuale
arretratezza agricola di alcune parti dell'Italia su-
dorientale sarebbe una conseguenza dei saccheggi
e della distruzione dei campi avvenuti per tutto il
corso della seconda guerra punica.
- La caccia agli animali selvatici esotici (orsi, cocco-
drilli, giraffe, struzzi, tigri...), perpetrata in tutti i
territori dell'impero romano in quantità impressio-
nanti per consentire nelle arene (non solo a Roma)
lo svolgimento dei "giochi" - di fatto veri e propri
massacri in cui diverse specie di animali veniva-
no fatte combattere tra di loro (o contro uomini)
provocò sovente la drammatica riduzione - talora
l'estinzione - di intere popolazioni animali. Nel IV
secolo d.C. erano del tutto scomparsi gli ippopo-
tami dal corso inferiore del Nilo, gli elefanti dalla
Libia ed i leoni dalla Tessaglia.
*Testi ante litteram*
In generale le suddette pratiche erano condotte senza


Testo Originale Estratto
8
AMBIENTE
scrupolo alcuno, anzi il più delle volte erano conside-
rate motivo di progresso, in quanto faticosa sottrazio-
ne di ricchezze alla natura, allora dominante pressoché
incontrastata.
Tuttavia pochi intellettuali lungimiranti avevano pro-
feticamente colto il comportamento miope, se non
autodistruttivo, dell'uomo, facendo considerazioni –
moniti – talora ingenui secondo i nostri criteri, ma non
per questo meno ammirevoli – sugli effetti della nostra
missione umana in una condizione di equilibrio na-
turale.
Nel IV secolo a.C. Platone – "padre" assieme ad Ari-
stotele, della filosofia occidentale – nel dialogo Crizia
descrive efficacemente, con un linguaggio quasi scien-
tifico, il degrado idrogeologico verificatosi nel corso
dei secoli precedenti sulle colline dell'Attica, un tempo
coperte da estese foreste e poi, con il progressivo abat-
timento dei boschi, ridotte alle brulle pietre che
caratterizzano – ai suoi giorni così come ancora ai no-
stri – il paesaggio di Atene.
Nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio – autore della più va-
sta enciclopedia di scienze naturali dell'antichità – si
scaglia contro lo scavo per fini minerari con motiva-
zioni – oltre che morali (condizioni di lavoro dei mina-
tori, "sacralità" delle viscere della terra) – anche pretta-
mente "ecologiche": la terra, infatti, avrebbe reagito a
questa "violazione" con frane, crolli e terremoti (come
oggi sappiamo), solo l'ultima delle tre credenze non è
vera). Inoltre Plinio affronta, forse per primo, il tema
quanto mai attuale della limitatezza delle risorse, chie-
dendosi che cosa succederà il giorno in cui lo sfrutta-
mento del sottosuolo avrà termine per l'esaurimento
dei giacimenti.
Particolarmente moderni ci appaiono, infine, i moniti
di Seneca – filosofo e politico contemporaneo di Plinio
il Vecchio – contro l'indiscriminata costruzione di ville,
"seconde case" dell'epoca, già allora colpevoli di detur-
pare il paesaggio su mari, laghi e fiumi.
PIETRO CAPODAGLIO
LETTERA APE
AI SEMPIEROLEN
(e non solo)
Ho già scritto più volte per Mé-
lange, ma ho sempre sviluppato
tematiche inerenti il mondo del
Volontariato del Soccorso, mondo
al quale continuo ad appartenere
come soldato semplice, avendo
deciso di cedere oneri ed onori
9
TERRITORIO
un grande lavoro di mediazione,
anteponendo sempre all' "io", gli
altri; se, tuttavia, ad oggi, dopo
cinque mandati, vado a fare un
bilancio dei miei trascorsi posso
dire che sono stati anni di gran-
de crescita personale, che hanno
della presidenza ad altre persone di buona volontà.
In quest'occasione, pertanto, desidero raccontarvi al-
cune suggestioni che hanno caratterizzato i miei sedici
anni di presidenza, in seno all'Associazione Volontari
del Soccorso Grand Paradis.
Quando nell'anno 1993 si costituiva l'associazione
e mi veniva chiesto di volerne assumere la presiden-
za ero una giovane quarantenne, con un lavoro come
insegnante che mi gratificava ed una seconda attività
come geologo che, in modo diverso, mi dava altrettante
soddisfazioni, forse più immediate. La sfida, tuttavia,
di avviare un'associazione di volontariato, su un terri-
torio così vasto come quello della Comunità Montana,
mi entusiasma e, soprattutto, permettendo di espri-
mermi in un settore dove gli insegnamenti dei miei ge-
nitori e di mio papà in particolare che, vissuto i perio-
di bui della guerra e devastanti delle prigionia, spesso
ripeteva: "se durante la guerra non avessi incontrato
qualche persona di buon cuore, disposta ad aiutarmi,
oggi non sarei qui", mi spingono ad accettare.
"Gli altri", un soggetto importante che, durante i miei
già citati sedici anni di lavoro nel volontariato (sem-
bra un'incongruenza, ma non lo è!!), è sempre stato
anteposto a qualsiasi altro, talora anche alla mia stes-
sa famiglia. Non sono stati sempre anni facili, perché
coagulare persone così eterogenee come chi entra a far
parte di un'associazione è spesso laborioso e richiede
Bilancio di sedici anni
trascorsi alla presidenza
dell'Associazione
Volontari del Soccorso
Grand Paradis.
contribuito, sì a far diventare l'A.V.S. Grand Paradis
la seconda associazione di volontariato del soccorso
in Valle d'Aosta, ma, soprattutto ad insegnarmi che
essere volontario non vuol dire esserlo solo quando si
veste la propria divisa, ma significa vivere, quotidianamente, la
propria vita con spirito di volontariato, aprendosi agli
altri, alle loro esigenze, ai loro bisogni, sapendo ascol-
tare, offrire una parola di conforto, una carezza, anche
solo un sorriso, e, soprattutto, che l'importante non è
apparire ma servire.
Concludo ringraziando, pubblicamente, tramite Mé-
lange, le istituzioni che hanno creduto in me e con le
quali ho sempre ottimamente collaborato, le aziende
private che hanno voluto dar fiducia tramite donazio-
ni al nostro lavoro, tutti i soci che negli anni si sono
succeduti nell'associazione con i quali insieme siamo
cresciuti e, a fronte delle grandi e significative soddi-
sfazioni che questa esperienza mi ha dato, invito tutti
coloro che hanno del tempo a disposizione a volerlo
dedicare agli altri, nelle sue più molteplici forme, ram-
mentando che molto spesso, contrariamente a quanto
si è portati a credere, è molto di più ciò che si riceve di
quanto si pensa di dare.
PROVATECI !!!!!!!!!
DANIELA LALE DEMOZ
L'articolo è stato pubblicato nel numero di Mélange di settembre e non in quello precedente per motivi elettorali.


Testo Originale Estratto
10
VIAGGI
E PENSARE CHE
NON VOLEVO
NEANCHE PARTIRE!!
Era l'11 luglio 2008 quando scen-
do dal treno alla piccola stazione
di St.Jean Pied de Port e, in preda
all'entusiasmo, mi inerpico per il
sentiero montano che segna l'ini-
zio del Cammino di Santiago: più
di 800 km e una trentina di tap-
pe mi separano dalla meta (San-
tiago). Già dopo i primi metri di
marcia, nonostante la pioggia bat-
tente e l'umidità penetrante, provo
una meravigliosa sensazione di
libertà, di pace, di serenità che mi
accompagnerà per tutta la durata
del viaggio.
Dopo due ore di salita in assoluta solitudine mi fermo
per la notte al REFUGIO ORBISSON e in poche ore mi
trovo immersa nella vera e autentica atmosfera del Ca-
mino. Come ogni rifugio di montagna che si rispetti, la
cena è servita temprano (presto) e mi ritrovo a con-
dividere un'ottima zuppa con una ventina
di altri pellegrini provenienti da tutta Europa.
Il mio entusiasmo è incontenibile: mi ritrovo a parlare
inglese, francese, spagnolo, e anche italiano, alla stes-
sa tavolata; la cosa che mi colpisce maggiormente è la
sintonia, il legame che immediatamente si crea tra tut-
ti noi, come se ci conoscessimo da tempo.
Le forti emozioni e sensazioni che ho provato in queste
prime ore di cammino e che hanno caratterizzato tutto il
viaggio sono davvero indescrivibili a parole.
Solo una frase che sentirò spessissimo richiamare può
racchiudere il tutto:
“ASI ES LA MAGIA DEL CAMINO”
E davvero di un viaggio magico, incredibile si è sta-
to; un viaggio all'interno di se stessi, come piace a
me definirlo, oppure come lo definisce Coelho nel
libro.
Ogni mattina al risveglio l'unico pensiero era la tappa
della giornata: 20, 30, anche 40 km di marcia mi aspet-
tavano e lungo il suo scorrere, tante, ogni giorno, era-
no le sorprese, gli incontri, le scoperte.
Mai una giornata uguale alle altre, se non nel fatto di
camminare.
A volte partivo all'alba per sfruttare la frescura del
mattino, altre volte camminavo fino a sera, fermando-
mi per la siesta obbligatoria nelle ore più calde della
giornata, altre volte mi attardavo a tal punto da arri-
vare all'imbrunire alla tappa successiva: ma questo era
"HOY ES UN AÑO
QUE YO EMPEZE
MI CAMINO.ES
INCREIBLE CUANTAS
COSAS SE PASARON
EN MI VIDA EN ESTE
TIEMPO. SOLO
PUEDO COMPARTIR
CONTIGO ESTO
PIENSAMIENTO!! 11
luglio 2009-
il problema, non avevo ancora un
definitivo biglietto di ritorno, non
avevo niente di previsto o pro-
grammato, il mio unico obiettivo
era arrivare in fondo godendo al
massimo di ogni singolo giorno.
E così è stato; dall'inizio alla fine
non ho avuto esitazioni o dubbi, mi
lasciavo semplicemente trascinare
dagli eventi e dai magici incontri
che mi facevano capire quando era
il momento di fermarmi e quando
ripartire.
Devessi riassumere in poche ri-
ghe i maggiori insegnamenti che
il Camino mi ha lasciato ci sarebbe sicuramente, pri-
mo fra tutti, la PAZIENZA.
Ho assaporato il gusto di godere lentamente delle cose,
delle semplici cose, come un uccellino su un ramo,
una farfalla che ti attraversa la strada, un contadino
sul ciglio della via, una vecchietta appisolata davanti
alla chiesa del paese, ecc.
Ho sperimentato il PIACERE DI ASPETTARE e l'EMO-
ZIONE dell'arrivo una volta giunta alla meta.
Ho imparato ulteriormente a "disfrutar del momento”
(cogliere l'attimo), a vivere al massimo ogni attimo e
a cogliere ogni occasione, lasciando andare il tempo
contenta di averlo sfruttato a pieno.
Ho sperimentato più e più volte il forte legame e il po-
tere della natura, perché camminando per ore e ore in
mezzo a prati, boschi e campi mi sentivo in continuo
scambio di energia con la Madre Terra.
La mattina del primo agosto ho varcato, con i miei
compagni, l'ingresso di Santiago e insieme ci siamo
fermati davanti all'imponente cattedrale della città e
abbiamo poggiato i nostri piedi sul fatidico CHILO-
METRO ZERO.
Ho avuto però la sensazione di non essere ancora ar-
rivata alla mia meta, fatto per cui il giorno seguente
ho proseguito, ancora per tre giorni di marcia, fino
all'oceano raggiungendo la cittadina di FINISTERRAE
(là dove si pensava finisse la terra).
Alla vista dell'immensità dell'oceano ho avuto la sen-
sazione di essere arrivata alla MIA META, ho avuto
come l'impressione di un cerchio che si chiudesse, di
aver racchiuso in un palmo di mano due mie gran-
di passioni: da un lato le montagne da cui ero partita
(Pirenei) dall'altro il mare che avevo raggiunto a piedi
percorrendo quasi 900 km.
Tra tutti i viaggi fatti fin'ora questo è sicuramente
quello che emotivamente mi ha lasciato di più, che
mi ha maggiormente arricchito spiritualmente e che
mi ha aiutato ad aprirmi all'altro: insomma ormai è
passato un anno dal mio cammino e posso dichiarare
apertamente che, anche per me, ha segnato una svolta
nella vita.
Rileggo con un po' di nostalgia il mio diario, pieno
zeppo di aneddoti, ricordi, racconti che, se non avessi
accuratamente trascritto, sarebbero andati perduti nei
meandri della memoria.
Vorrei concludere citando alcune frasi che lessi sulla
guida al Cammino di Santiago
La cosa più importante è rispettare sempre gli altri,
chiunque essi siano, come noi vorremmo essere ri-
spettati.
E' una grande azione di pazienza e di sensibilità che
l'esperienza del cammino migliorerà e che avrà un un
E' una grande azione di pazienza e di sensibilità che
l'esperienza del cammino migliorerà e che avrà un im-
patto contagioso verso noi stessi e la nostra perso-
nalità.
Il cammino se lo si intraprende con spirito di ricerca,
può aprire il cuore di ciascuno verso nuovi orizzonti
sconosciuti riservando sorprese inaspettate....
BASTA CREEDERCI!”
BUEN CAMINO!
LAURA OBERT
11
VIAGGI


Testo Originale Estratto
12
BIBLIOTECA
LA PAGINA DELLA
BIBLIOTECA
...Si vous possédez une bibliothèque et un jardin, vous avez tout ce qu'il faut....
LIBRI NOVITA'
LA VIA DELLE DONNE di Van Nickek M.
CARTOLINE DI MORTE di Patterson J.
MISTER GREGORY di Casati Modignani S.
L'UOMO CON DUE VITE di Nesser H.
L'ISLAM SPIEGATO AI NOSTRI FIGLI di Ben Jelloun T.
LO SPAZIO BIANCO di Parrella V.
IL FILO CHE BRUCIA di Deaver J.
NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI di Geda F.
LE OSSA DEL RAGNO di Reich K.
ACQUA IN BOCCA di Camilleri A.
LE REGOLE DEL CUORE di Binchy M.
FINCHE' SARA' PASSATA LA TUA IRA di Larsson A.
IL PALLIDO DIO DELLE COLLINE di Shehadeh R.
LA VOCE DEI NOSTRI SILENZI di Rooney J.
MALEDETTI SAVOIA di Del Boca L.
MAFIA, MAFIE di Padovani M.
FORMAGGIO FATTO IN CASA di Ash R.
CUCINARE CON IL MICROONDE
L'UOMO CHE VERRA'
RACCONTI FANTASTICI di Pirandello L.
ERBE CHE CURANO: essenze, principi attivi, ti-
sane, liquori, unguenti ...e il ricettario delle erbe
selvatiche.
Pagina 303:
Grappa alle more
Disponete ordinatamente 2-3 manciate di more grosse
e ben mature e 2 scorze di limone sul fondo di un vaso
e ricopriteli con 4 cucchiai di miele in modo uniforme.
Aggiungete 11 di grappa e lasciate macerare sopra una
finestra ben esposta al sole per un paio di mesi. Filtrate
e sorbite mezzo bicchierino di questo rosolio dopo il
pasto principale come digestivo. Oltre a degustare una
delizia, arricchirete di sali minerali l'organismo.
Pagina 262:
Frittata con la portulaca
Ponete 3 manciate di portulaca sotto sale per 5 minuti,
poi lavate e tagliate in piccoli pezzi. Sbattete 3 uova, ag-
giungete parmigiano e maggiorana. Amalgamate con
la portulaca e friggete in olio.
Premiazione in biblioteca per gli studenti più meritevoli:
Per la Scuola Media:
CHENAL MATTEO, CUC CHANTAL, DACISIO ALESSIA, MARTARELLO GIORGIA, PARRELLA GIAN MARCO
Per la Scuola Superiore:
MARTINET CLAIRE
SARTORE YURI con 100!!
Auguri di buon lavoro alla nuova segretaria comunale: EMANUELA MEZZETTA
Auguri di buon anno scolastico alla dirigente ERSILIA FERRARIO, agli insegnati e agli studenti della scuola elementare di Saint Pierre