Mélange, Settembre 2010: Attualità, Ambiente Antico e Riflessioni sul Cammino della Vita.
melange_settembre_2010.pdfQuesto numero della rivista quadrimestrale "Mélange" (Settembre 2010) della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre funge da piattaforma per l'attualità locale, la cultura e la riflessione ambientale. I contenuti spaziano dall'intervista alla neoeletta Sindaca Daniela Lale-Demoz, che espone le sue priorità amministrative e riflette sulla sua esperienza come ex Presidente dell'A.V.S., ai resoconti delle attività sociali (come la gita AVIS sul Bernina Express) e alle premiazioni studentesche. Un focus significativo è posto sulla cultura e la storia: si riflette sul concetto di 'Maturità' e sulle "Perfezioni Provvisorie", e vengono presentati ampi articoli che collegano i problemi di tutela ambientale moderni con l'ecologia nell'antichità, citando Plinio e Platone. La rivista ospita inoltre un dettagliato racconto di un pellegrinaggio sul Cammino di Santiago come esperienza di trasformazione personale e si conclude con la rubrica della Biblioteca, che elenca nuovi libri e ricette erboristiche.
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Mélange 2 Quadrimestrale della Biblioteca. Comunale di Saint-Pierre Anno 14 n° 2 Settembre 2010 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% - DCB (Aosta) 11010 SAINT-PIERRE AO
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2 EDITORIALE direttore responsabile Christian Chioso Hanno collaborato a questo numero: Michela Ceccarelli Simone Cappio Pietro Capodaglio Daniela Lale-Demoz Giovanna Grosso Marco Frassy Laura Obert Yuri Sartore Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia La Vallée Via Tourneuve, 6 - 11100 Aosta Durante le passeggiate in montagna di fine estate e di un autunno ormai alle porte, è suffi- ciente alzare lo sguardo verso l'alto per contemplare la bellezza e l'imponenza delle vette e delle pareti rocciose che ci circondano, la grandiosità dei boschi e l'immensità spaziale del paesaggio montano. A distanza di più di due secoli dall'estetica Romantica, ancora oggi ognuno di noi può provare l'antico, ma pur sempre attuale, sentimento del Sublime, definito da Kant come "l'orrendo, il terribile che affascina", ossia la Natura che, nei suoi aspetti più terrificanti e grandiosi, produce la più forte emozione che l'animo sia capace di sentire. I paesaggi sublimi, come i monti, furono a lungo evitati. Solo nel '700 cominciarono ad essere frequentati e percepiti come sublimi, dotati cioè di intensa e di coinvolgente bellezza, oggi tuttavia sempre più minacciate dagli sviluppi tecnologici, dalla diffusione del turismo di massa, dallo scempio del paesaggio. Il sublime, dunque, da un lato mette l'uomo in comunione con la Natura e lo rende consa- pevole del suo limite e della distanza incolmabile con l'Infinito, dall'altro lo pervade di un sentimento e di una emozione unici di fronte alla potenza naturale. "Le sublime touche, le beau charme", Kant, Observations sur le sentiment du beau et du sublime. MICHELA CECCARELLI PREYUYE SEUMPLA Le z-istorièn pènson quie sye de S.François. L'an trouéteun gn-imodze de S. François l'an 1915. BonDieu, fa de mè eun gn-estreumén de ta pése é quie trouèyo eun mé l'artzon Loi ll'y è la grameto' fa quie dze portèyo l'amour, eun gn-assèttèin quie la jeu quie l'amour pou èsprimié. Loi ll'y é l'affroun quie dze poucho porté lo pèrdon é quie dze pouichio offèn Loi ll'y è lo dèzaccor quie dze portèyo l'union é quie dz'assèttèyo lo dèzaco Loi ll'y è la doute quie dze portèyo la foùà é quie mè dze poucho umilamèn Loi ll'y è le pèn quie dze portèyo l'èspouèr é quie dzè veèto' sye po' la soletta Oh, Sacré Mêtre, fa quie dze pouicho soladzè pi quie de ihe soladzà, quie dze sacho demandé é assèttè d'ihe soladzà can n'arì fota quie dze pouicho compréindre pì quie d'ihe comprèi quie dze pouicho cougnihe mé mimo pe miou' cougnihe le z-otre quie dze pouicho lamè pitou' quie ihe lamo' quie dze pouicho lamè devan mè mimo eun magnii quie dze deyèyo po' de Pèquiè l'é eun baillèn qu'eun resèi, L'è eun sayèn resèivre qu'eun pou eunsègnì a baillè, L'è eun pèrdoèn qu'eun gn'è pèrdoò. Pèquiè te pou po' pèrdoè l'otro canquie t'ache po' pèrdoò te mimo, L'è eun mouizèn qu'eun renèi a la vya èternella è l'è eun vequisèn a modo é eun lamèn qu'eun pèr la pouèù de la mor. GIOVANNA GROSSO INTERVISTA AL NUOVO SINDACO Un mese dopo le elezioni, Mélange incontra il nuovo Sindaco di Saint-Pierre, Daniela Lale-Demoz. 1. Sindaco, quali sono state le ragioni o gli stimoli che l'han- no spinta ad entrare in politica, a mettersi in gioco e a concorrere per la nuova nomina sindacale? All'inizio, la mia presenza in un gruppo che si stava costituendo era solo a titolo collaborativo, un personale contributo ad un gruppo di lavoro per creare un'alternativa politica. Visto che il lavoro procedeva bene, mi è stato in seguito proposto di candi- darmi Sindaco. In realtà io non ci avevo né pensato né l'avevo programmato, ma ho deciso comunque di accettare, perché di fatto immaginavo che nulla sarebbe cambiato nella mia vita. 2. Le ultime elezioni l'hanno decretata il nuovo Sindaco di Saint-Pierre, tuttavia i pronostici non erano a suo favore. Qual'è stata dunque la sua/vostra carta vincente? La vittoria è stata inaspettata anche per me, grande è stata ed è tutt'ora la gratificazione che ho provato e provo, anche perché oltre alla presentazione del programma e pochi incontri, io di fatto non ho fatto nulla, tanto meno una campagna elettorale. Credo quindi che chi mi ha votato è perché crede in me e conosce il mio modo di essere e di lavorare. E' stato anche un grosso voto di protesta, dovuto ai malcontenti o ad alcune incomprensioni all'interno del gruppo dell'altra li- sta e nei confronti dell'amministrazione precedente, componenti queste che hanno portato a cambiare, a provare qualcuno di di- verso. 3. Un Sindaco donna, primo Sindaco donna dal 1763. Cosa comporta e cosa differenzierà il suo operato dai suoi colle- ghi uomini? La sensibilità e l'emotività femminile, un modo diverso di ap- procciarsi e un'attenzione tipicamente femminile all'esigenza del singolo, nel profondo dei bisogni concreti delle persone. La mia esperienza nel mondo del volontariato e della mia professione mi hanno comunque sempre messo a contatto con il mondo maschi- le, con cui collaboro e lavoro molto bene. Nella mia lista ci sono solo due donne, avrei preferito qualcuna in più, ma il rapporto con i nostri colleghi è collaborativo e gestito con serenità. 4. Passiamo ora all'ambito politico, agli interventi per Saint- Pierre. Quali sono ora le sue priorità? Nell'ambito dell'ordine e della pulizia: ho già preso in conside- razione le lamentele riguardanti questo ambito, devo tuttavia verificare la concretezza delle ipotesi. Nell'ambito socio-culturale: vorrei coinvolgere di più i giovani, dare loro maggiore spazio ed invitarli ad avanzare proposte che poi verranno dovutamente vagliate. Nell'ambito della viabilità: ormai i lavori nel centro del Paese sono avviati, ma intendo stabilire una maggiore collaborazione con le imprese e i direttori dei lavori, un confronto per le scaden- ze che intendo rispettare per portare a termine tutti gli interven- ti. Il campo sportivo: non è ancora del comune, quindi non possia- mo procedere con gli appalti. Gli incontri per accelerare la conse- gna e per portare almeno a termine la parte esterna ci sono stati, manca tuttavia ancora la gestione della struttura. 5. Cosa intende cambiare per prima cosa? Il rapporto con la gente, voglio essere disponibile con tutti e, nel limite del possibile, aiutare e, soprattutto, ascoltare. 6. Cosa pensa della minoranza e dei suoi collaboratori? Non abbiamo mai parlato di maggioranza o di minoranza, ma sempre e solo di due gruppi di lavoro, una specie di collaborazio- ne per il miglioramento delle condizioni di vita di Saint-Pierre. Rimaniamo aperti a tutti, senza ostruzionismo, perché quello che conta sono le IDEE. Ci piace pensare ad una camminata in- sieme per Saint-Pierre. I miei collaboratori sono stati più o meno tutti inseriti, sfrut- tando le competenze di ognuno, anche di chi non è entrato in Consiglio. 7. Cosa è cambiato nella vita di Daniela? E' cambiato tanto, soprattutto la gestione del tempo, perché sono inesperta. Se conosco alcuni settori, come per esempio quello giovanile, sociale e quello dei lavori pubblici, altri non li conosco ancora. Ora per me è un momento di studio, un impegno a 360 gradi. Devi possedere una cosa e saperla manipolare per gestir- la bene e per renderla concreta. Ringrazio coloro che hanno sostenuto il gruppo e invito tutti a par- tecipare al percorso. MICHELA CECCARELLI GIOVANNA GROSSO
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4 SCUOLA MATURITÀ... E POI? Il termine maturità ha differen- ti significati ma per gli studenti giunti all'ultimo anno di scuola media superiore indica l'Esame di Stato che, una volta superato, consegna nelle mani dei ragazzi il tanto agognato diploma. Una parola che ha di retroscena ben noti a tutti coloro che hanno affrontato il primo dei grandi ostacoli adolescenziali: notti insonni, massic- ce dosi di caffè indispensabili per la concentrazione e la lucidità, ripassi dell'ultimo minuto, ricerca delle più improbabili strategie per copiare con disinvoltu- ra, dubbi, paure ed incertezze. Ecco, sinteticamente descritti, gli elementi che scandiscono il ritmo di vita dei maturandi. Tuttavia, le immagini apocalittiche si materializzano nelle menti dei tanti "condannati" che non fanno altro che fomentare il clima angoscia- te che caratterizza i giorni prima dell'esame, vengono immediatamente cancellate dall'atmosfera che si per- cepisce sin dal momento in cui ci si appresta a varcare la soglia del proprio istituto. Già. In quel momento si capisce che i professori, che fino a poco prima erano visti come boia pronti a mietere il più cospicuo nu- mero di vittime per loro possibile, sono figure che, sep- pur con il difficile compito di valutare le capacità degli studenti, cercano di mettere quest'ultimi a loro agio. Superato, quindi, il primo impacto non resta che tene- re duro, cercando di mante- nere la concentrazione an- che nelle successive prove, e rivolgersi al Signore di tanto in tanto affinché tutto vada nel migliore dei modi! Poi, arriva il giorno della verità. La sentenza finale. Il verdetto conclusivo. Chia- matelo come più vi aggrada ma rimane, ugualmente, il momento in cui espressioni felici, sbigottite, indifferen- ti, frustrate compaiono sui volti dei tanti studenti che sono appena venuti a co- noscenza della valutazione conseguita all'esame. Un momento in cui le idee di L'esame di stato di quinta superiore: un momento di forti emozioni, di impegno e di studio, il primo vero appuntamento con la vita. festa e di vacanza non devono più sottoporsi alle nozioni scolastiche e, finalmente, pos- sono prendere il sopravvento. Ma dopo questo momento di trance gioioso una domanda, di quelle in grado di piaga- re gli spiriti più festosi, sorge spontanea: e adesso che cosa faccio?. Ora, superato il primo grande ostacolo della vita, centinaia di oramai maturati, meno fortunati rispetto ai pochi compagni che hanno le idee ben chiare, tentano di comprendere quale strada imboccare per l'avvenire. Per molti il futuro prevede altri anni dedicati allo stu- dio universitario ed il tempo a disposizione per i fe- steggiamenti risulta essere assai scarso, essendo i test di orientamento e di ammissione alle facoltà incom- benti. Per tutti questi ragazzi i libri, le lezioni e le ore passate seduti ad una scrivania a leggere interi volumi rientreranno a far parte, regolarmente, della routine quotidiana. Per tutti coloro che, invece, hanno deciso di appendere al chiodo lo zaino è arrivato il momento di scegliere un impiego che assicuri una certa stabi- lità nel tempo. La decisione non è affatto facile, do- vendo soddisfare le esigenze personali, ma essendo anche vincolata dalle competenze acquisite durante il percorso scolastico, ed è fonte di innumerevoli dubbi. Bisogna, sicuramente, ascoltare i propri sogni d'ambizione senza tra- lasciare, tuttavia, la pro- spettiva di carriera che ciascun lavoro offre. Alla luce di queste rifles- sioni possiamo aggiun- gere, pertanto, un nuovo significato al termine maturità: altro non è che il primo gradino guadagnato all'interno della ripida e lunga sca- la rappresentata dalla vita. E quello che tutti i neo-maturati si augu- rano è che questa scala conduca il più in alto possibile! YURI SARTORE IL PESO della MATURITÀ' incombe ogni giorno... OGGI, un po' di PIU' Silvio '06 ... GITA AVIS 2010: BERNINA EXPRESS E LIVIGNO Gli scorsi 20-21 giugno, una quarantina di soci, fami- liari e simpatizzanti della sezione AVIS di Saint-Pierre ha partecipato alla tradizionale gita sociale con desti- nazione Bernina Express e Livigno. Un viaggio di qualche ora ha portato la comitiva a Ti- rano che, dopo un velocissimo pasto, è salita a bordo del famoso “Trenino Rosso del Bernina”. Un viaggio di circa 2 ore, attraverso paesaggi mozzafiato e architettu- re d'altri tempi ha permesso ai partecipanti di viaggia- re anche attraverso le stagioni: alla partenza vi era un tempo primaverile, accompagnato da fiori e tempera- ture miti; pian piano che la strada si inerpicava - nella Val Poschiavo prima e nella Val Cavaglia poi - il termo- metro si abbassava e i prati verdi lasciavano spazio ai paesaggi innevati del passo del Bernina. La successiva discesa faceva man mano scomparire la neve, ma non il freddo tanto che all'arrivo a Saint-Moritz, sembrava fosse autunno inoltrato. Una breve visita alla famosa cittadina incastonata nelle Alpi Svizzere e ritorno in Italia con il pullman attraverso strapiombi, gallerie e dighe maestose. Finalmente un po' di relax in hotel per proseguire il giorno seguente con lo shopping a Livigno. Carichi di merci acquistate in zona franca, dopo un pranzo tra- dizionale e molto apprezzato dalla compagnia, ritorno a casa attraverso le strade della Brianza, conservando nel cuore e nella mente il ricordo di due giornate molto intense trascorse in allegria. La gita si è perciò rivelata un successo, a detta dei pre- senti che si sono dimostrati entusiasti dell'esperienza. La Sezione AVIS di Saint-Pierre ringrazia tutti i parte- cipanti e dà l'arrivederci alla prossima occasione, rin- novando l'invito, a coloro che non conoscono questa realtà, a farsi avanti perché l'AVIS non è solo "donare il sangue", ma anche un modo di stare insieme e passare bei momenti in allegria. MARCO FRASSY [IMMAGINE DI GRUPPO]
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6 LETTERATURA LE PERFEZIONI PROVVISORIE 7 AMBIENTE L'AMBIENTE NEL MONDO ANTICO "Non so se agli altri capita la stessa cosa, ma io ho voglia di condividere quello che leggo. Quando ripeto una frase che ho letto, o un concetto, o una poe- sia, mi sembra un po' di esserne l'autore. Mi piace molto". (Gian- rico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie). Se ho cominciato a scrivere queste righe, è perché chi ha pronunciato la frase non è l'unico che ama rendere parteci- pi altri di ciò che legge. Anch'io provo questo desiderio e non sono il solo. Penso, infatti, che chiunque sia disposto a sentirmi parlare dei libri che ho letto provi lo stesso sentimento. Ma la frase che ho riportato sopra non è solo un pretesto per iniziare articolo: si tratta infatti di una citazione dal libro di cui voglio parlare. Dal ro- manzo di G. Carofiglio: "[...] ero in bilico fra il non più della mia vita di ragazzo e il non ancora della mia vita di uomo. Era una striscia sottile, euforica, e provvisoria. Era bello starci, su quella striscia. E solo quello che è provvisorio è perfetto." Come tutte le estati, quando finisce la scuola, trovo fi- nalmente il tempo per leggere un buon numero di libri che durante l'anno si sono accumulati sul mio como- dino, senza che avessi il tempo di dedicare loro un mi- nimo di attenzione. Quest'anno mi è capitato nelle mani un romanzo, Le perfezioni provvisorie, di uno straor- dinario scrittore italiano, Gianrico Carofiglio. Come i precedenti, Testimone inconsapevole, A occhi chiusi e Ragionevoli dubbi, anche questo ritrae alcuni avve- nimenti della vita di Guido Guerrieri, un avvocato di Bari. Si tratta di romanzi che raccontano storie diverse, ma hanno alcune caratteristiche comuni: Carofiglio dedica sempre largo spazio a riflessioni sui libri (come mostra la frase sopracitata) e a descrizioni di ricordi del protagonista. In questo caso, in particolare, è grazie ai ricordi di Guerrieri, che si svela il motivo del titolo. Esso appare, infatti, a prima vista, una contraddizione, un ossimoro: una perfezione per essere tale dev'essere eterna. Basti pensare a come è inteso il paradiso in am- bito religioso: un luogo perfetto e quindi eterno. Ma vo- glio farvi una domanda: premesso che noi non siamo eterni e che tutte le nostre esperienze sono effimere, al di là della posizione personale di ciascuno rispetto alla fede, riuscite a immaginare il paradiso? Dal car- mio io non riesco e grazie al romanzo di Carofiglio credo di avere capito perché. La nostra cultura e le nostre esperienze sono composte da ciò che noi percepiamo, vedendo, senten- do, gustando e via così; non possiamo pensare, immagina- re ed esprimere qualcosa di cui non abbiamo fatto esperienza. I nostri antenati non poteva- no immaginare il fuoco, fino a quando non lo hanno scoperto per caso. Allo stesso modo non possiamo parlare di perfezione, visto che nessuno sulla terra ne ha ancora fatto espe- rienza, se non altro perché niente qui è eterno. Eppure ognuno di noi può notare che le parole "perfezione" e "perfetto" sono usate abbastanza di frequente. La so- luzione del problema sta nel fatto che con perfezioni noi intendiamo situazioni che non rispondono alla definizione del dizionario. Esistono infatti, come so- stiene Carofiglio, delle circostanze che noi percepiamo perfette, ma che proprio perché le percepiamo sono destinate a terminare. Mi spiego meglio; prendiamo come esempio una frase che si sente dire spesso: "non ci accorgiamo del valore della salute fino a quando non la perdiamo". Questo significa che noi non percepiamo di stare bene fino a quando non cambia la nostra con- dizione o semplicemente fino a quando non veniamo a sapere che cambierà. Allo stesso modo noi percepiamo quelle situazioni che definiamo "perfette" solo perché sappiamo che sono destinate a finire. In un assolato pomeriggio della sua vita di ragazzo, Guido Guerrieri si ritrova a vivere uno di quei momen- ti che, ricordando in seguito, definirà come perfetti e provvisori: "Il mondo pullulava di possibilità infinite in quel tiepido e inatteso febbraio di Roma, mentre ero in bilico fra il non più della mia vita di ragazzo e il non ancora della mia vita di uomo. Era una striscia sottile, euforica, e provvisoria. Era bello starci, su quella stri- scia. E solo quello che è provvisorio è perfetto." SIMONE CAPPIO Siamo oggi tutti chi più chi meno - coscienti dei danni e delle alterazioni apportate all'ambiente naturale dalla no- stra società, soprattutto grazie a quanto i media quotidiana- mente ci trasmettono su varie catastrofi ecologiche in corso nel pianeta. Tale consapevolezza nasce in tempi relativamente recenti, a seguito dei macroscopici scempi (inquina- mento dei corsi d'acqua e del mare, discariche abusive, "ecomostri" edilizi...) verificatisi con l'avvento della rivoluzione industriale e dell'era tecnologica: pochi decenni fa (ad es. negli anni '60 del boom economi- co) nessuno - non necessariamente in mala fede - si preoccupava dei deleteri effetti a medio-lungo termine che lo sviluppo industriale ed agricolo avrebbe portato sull'ambiente. Gli inquinamenti che oggi si ritrovano sui suoli e sulle acque - superficiali e soprattutto sotter- ranee - sono quindi principalmente un'eredità di anni passati in cui la gestione dei rifiuti, urbani e industria- li, e degli scarichi veniva risolta nella maggior parte dei casi non con impianti di depurazione e smaltimen- to controllati, ma con una semplice buca nel terreno. In Italia le prime normative in materia ambientale sono state emanate solo negli anni '70; sempre in quegli anni è iniziata a svilupparsi l'ingegneria ambientale che si propone, per quanto possibile, di rimediare ai danni ambientali passati e di prevenire quelli futuri. Tutto ciò è noto; meno evidente è che i problemi ecolo- gici, a ben vedere, non sono una prerogativa esclusiva della società industriale; alcuni di essi possono infatti già essere individuati nel mondo classico e a volte pe- sano tuttora, a distanza di duemila anni, come un'ir- reversibile eredità sugli attuali abitanti delle aree più sfruttate (tra le quali non rientrano quelle dell'arco alpino). Vediamo brevemente a che proposito. - Il disboscamento fu ampiamente effettuato tanto dai Greci quanto poi dai Romani, sia per creare maggiori superfici coltivabili a seguito dell'incre- mento demografico, sia perché il legname serviva da combustibile e da materiale da costruzione, sopratutto per le navi. A farne le spese furono, quindi, soprattutto le regioni prossime al mare nell'area del Mediterraneo, come la Grecia, Cipro, il Libano, l'isola d'Elba e alcune zone dell'Appen- nino. (Nei territori alpini, invece, il problema della Esistono inaspettate similitudini di problemi ecologici tra il presente ed il passato salvaguardia dei boschi si pone solo nel XVIII secolo, mentre la deforestazione su grande scala delle aree lontane dal mare è fenomeno ancora più moderno, attuato da quando si è potuto trasportare il legname via ferrovia). - Le attività estrattive hanno avuto conseguenze devastatrici (disboscamento, erosione, alterazione del paesaggio) ancora oggi evidenti in alcune aree di antichi centri minerari, ad esempio in Grecia (nell'Attica meridionale) o in Spagna (nelle Astu- rie e sulla costa sudorientale). All'isola d'Elba la lavorazione in innumerevoli fonderie del ferro, ivi coltivato in gallerie, era talmente intensa che l'inte- ra isola era annerita da una copertura di fuliggine; questo inquinamento venne "risolto" nel momento in cui si esaurì, per disboscamento, il legname per alimentare le fornaci e la lavorazione del minerale si trasferita sulla terraferma. Le miniere romane nelle alpi erano invece, fortunatamente, di troppo piccola entità per avere un impatto paesaggistico o ambientale rilevante. - La violenza bellica non era limitata alle persone ma si estendeva al paesaggio ed all'ambiente: la deli- berata devastazione delle campagne e dei raccolti era infatti considerata nell'antichità un normale strumento tattico di guerra, mirato ad indebolire il nemico per ragioni di approvvigionamento; si pensi che secondo alcuni storici moderni l'attuale arretratezza agricola di alcune parti dell'Italia su- dorientale sarebbe una conseguenza dei saccheggi e della distruzione dei campi avvenuti per tutto il corso della seconda guerra punica. - La caccia agli animali selvatici esotici (orsi, cocco- drilli, giraffe, struzzi, tigri...), perpetrata in tutti i territori dell'impero romano in quantità impressio- nanti per consentire nelle arene (non solo a Roma) lo svolgimento dei "giochi" - di fatto veri e propri massacri in cui diverse specie di animali veniva- no fatte combattere tra di loro (o contro uomini) provocò sovente la drammatica riduzione - talora l'estinzione - di intere popolazioni animali. Nel IV secolo d.C. erano del tutto scomparsi gli ippopo- tami dal corso inferiore del Nilo, gli elefanti dalla Libia ed i leoni dalla Tessaglia. *Testi ante litteram* In generale le suddette pratiche erano condotte senza
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8 AMBIENTE scrupolo alcuno, anzi il più delle volte erano conside- rate motivo di progresso, in quanto faticosa sottrazio- ne di ricchezze alla natura, allora dominante pressoché incontrastata. Tuttavia pochi intellettuali lungimiranti avevano pro- feticamente colto il comportamento miope, se non autodistruttivo, dell'uomo, facendo considerazioni – moniti – talora ingenui secondo i nostri criteri, ma non per questo meno ammirevoli – sugli effetti della nostra missione umana in una condizione di equilibrio na- turale. Nel IV secolo a.C. Platone – "padre" assieme ad Ari- stotele, della filosofia occidentale – nel dialogo Crizia descrive efficacemente, con un linguaggio quasi scien- tifico, il degrado idrogeologico verificatosi nel corso dei secoli precedenti sulle colline dell'Attica, un tempo coperte da estese foreste e poi, con il progressivo abat- timento dei boschi, ridotte alle brulle pietre che caratterizzano – ai suoi giorni così come ancora ai no- stri – il paesaggio di Atene. Nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio – autore della più va- sta enciclopedia di scienze naturali dell'antichità – si scaglia contro lo scavo per fini minerari con motiva- zioni – oltre che morali (condizioni di lavoro dei mina- tori, "sacralità" delle viscere della terra) – anche pretta- mente "ecologiche": la terra, infatti, avrebbe reagito a questa "violazione" con frane, crolli e terremoti (come oggi sappiamo), solo l'ultima delle tre credenze non è vera). Inoltre Plinio affronta, forse per primo, il tema quanto mai attuale della limitatezza delle risorse, chie- dendosi che cosa succederà il giorno in cui lo sfrutta- mento del sottosuolo avrà termine per l'esaurimento dei giacimenti. Particolarmente moderni ci appaiono, infine, i moniti di Seneca – filosofo e politico contemporaneo di Plinio il Vecchio – contro l'indiscriminata costruzione di ville, "seconde case" dell'epoca, già allora colpevoli di detur- pare il paesaggio su mari, laghi e fiumi. PIETRO CAPODAGLIO LETTERA APE AI SEMPIEROLEN (e non solo) Ho già scritto più volte per Mé- lange, ma ho sempre sviluppato tematiche inerenti il mondo del Volontariato del Soccorso, mondo al quale continuo ad appartenere come soldato semplice, avendo deciso di cedere oneri ed onori 9 TERRITORIO un grande lavoro di mediazione, anteponendo sempre all' "io", gli altri; se, tuttavia, ad oggi, dopo cinque mandati, vado a fare un bilancio dei miei trascorsi posso dire che sono stati anni di gran- de crescita personale, che hanno della presidenza ad altre persone di buona volontà. In quest'occasione, pertanto, desidero raccontarvi al- cune suggestioni che hanno caratterizzato i miei sedici anni di presidenza, in seno all'Associazione Volontari del Soccorso Grand Paradis. Quando nell'anno 1993 si costituiva l'associazione e mi veniva chiesto di volerne assumere la presiden- za ero una giovane quarantenne, con un lavoro come insegnante che mi gratificava ed una seconda attività come geologo che, in modo diverso, mi dava altrettante soddisfazioni, forse più immediate. La sfida, tuttavia, di avviare un'associazione di volontariato, su un terri- torio così vasto come quello della Comunità Montana, mi entusiasma e, soprattutto, permettendo di espri- mermi in un settore dove gli insegnamenti dei miei ge- nitori e di mio papà in particolare che, vissuto i perio- di bui della guerra e devastanti delle prigionia, spesso ripeteva: "se durante la guerra non avessi incontrato qualche persona di buon cuore, disposta ad aiutarmi, oggi non sarei qui", mi spingono ad accettare. "Gli altri", un soggetto importante che, durante i miei già citati sedici anni di lavoro nel volontariato (sem- bra un'incongruenza, ma non lo è!!), è sempre stato anteposto a qualsiasi altro, talora anche alla mia stes- sa famiglia. Non sono stati sempre anni facili, perché coagulare persone così eterogenee come chi entra a far parte di un'associazione è spesso laborioso e richiede Bilancio di sedici anni trascorsi alla presidenza dell'Associazione Volontari del Soccorso Grand Paradis. contribuito, sì a far diventare l'A.V.S. Grand Paradis la seconda associazione di volontariato del soccorso in Valle d'Aosta, ma, soprattutto ad insegnarmi che essere volontario non vuol dire esserlo solo quando si veste la propria divisa, ma significa vivere, quotidianamente, la propria vita con spirito di volontariato, aprendosi agli altri, alle loro esigenze, ai loro bisogni, sapendo ascol- tare, offrire una parola di conforto, una carezza, anche solo un sorriso, e, soprattutto, che l'importante non è apparire ma servire. Concludo ringraziando, pubblicamente, tramite Mé- lange, le istituzioni che hanno creduto in me e con le quali ho sempre ottimamente collaborato, le aziende private che hanno voluto dar fiducia tramite donazio- ni al nostro lavoro, tutti i soci che negli anni si sono succeduti nell'associazione con i quali insieme siamo cresciuti e, a fronte delle grandi e significative soddi- sfazioni che questa esperienza mi ha dato, invito tutti coloro che hanno del tempo a disposizione a volerlo dedicare agli altri, nelle sue più molteplici forme, ram- mentando che molto spesso, contrariamente a quanto si è portati a credere, è molto di più ciò che si riceve di quanto si pensa di dare. PROVATECI !!!!!!!!! DANIELA LALE DEMOZ L'articolo è stato pubblicato nel numero di Mélange di settembre e non in quello precedente per motivi elettorali.
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10 VIAGGI E PENSARE CHE NON VOLEVO NEANCHE PARTIRE!! Era l'11 luglio 2008 quando scen- do dal treno alla piccola stazione di St.Jean Pied de Port e, in preda all'entusiasmo, mi inerpico per il sentiero montano che segna l'ini- zio del Cammino di Santiago: più di 800 km e una trentina di tap- pe mi separano dalla meta (San- tiago). Già dopo i primi metri di marcia, nonostante la pioggia bat- tente e l'umidità penetrante, provo una meravigliosa sensazione di libertà, di pace, di serenità che mi accompagnerà per tutta la durata del viaggio. Dopo due ore di salita in assoluta solitudine mi fermo per la notte al REFUGIO ORBISSON e in poche ore mi trovo immersa nella vera e autentica atmosfera del Ca- mino. Come ogni rifugio di montagna che si rispetti, la cena è servita temprano (presto) e mi ritrovo a con- dividere un'ottima zuppa con una ventina di altri pellegrini provenienti da tutta Europa. Il mio entusiasmo è incontenibile: mi ritrovo a parlare inglese, francese, spagnolo, e anche italiano, alla stes- sa tavolata; la cosa che mi colpisce maggiormente è la sintonia, il legame che immediatamente si crea tra tut- ti noi, come se ci conoscessimo da tempo. Le forti emozioni e sensazioni che ho provato in queste prime ore di cammino e che hanno caratterizzato tutto il viaggio sono davvero indescrivibili a parole. Solo una frase che sentirò spessissimo richiamare può racchiudere il tutto: “ASI ES LA MAGIA DEL CAMINO” E davvero di un viaggio magico, incredibile si è sta- to; un viaggio all'interno di se stessi, come piace a me definirlo, oppure come lo definisce Coelho nel libro. Ogni mattina al risveglio l'unico pensiero era la tappa della giornata: 20, 30, anche 40 km di marcia mi aspet- tavano e lungo il suo scorrere, tante, ogni giorno, era- no le sorprese, gli incontri, le scoperte. Mai una giornata uguale alle altre, se non nel fatto di camminare. A volte partivo all'alba per sfruttare la frescura del mattino, altre volte camminavo fino a sera, fermando- mi per la siesta obbligatoria nelle ore più calde della giornata, altre volte mi attardavo a tal punto da arri- vare all'imbrunire alla tappa successiva: ma questo era "HOY ES UN AÑO QUE YO EMPEZE MI CAMINO.ES INCREIBLE CUANTAS COSAS SE PASARON EN MI VIDA EN ESTE TIEMPO. SOLO PUEDO COMPARTIR CONTIGO ESTO PIENSAMIENTO!! 11 luglio 2009- il problema, non avevo ancora un definitivo biglietto di ritorno, non avevo niente di previsto o pro- grammato, il mio unico obiettivo era arrivare in fondo godendo al massimo di ogni singolo giorno. E così è stato; dall'inizio alla fine non ho avuto esitazioni o dubbi, mi lasciavo semplicemente trascinare dagli eventi e dai magici incontri che mi facevano capire quando era il momento di fermarmi e quando ripartire. Devessi riassumere in poche ri- ghe i maggiori insegnamenti che il Camino mi ha lasciato ci sarebbe sicuramente, pri- mo fra tutti, la PAZIENZA. Ho assaporato il gusto di godere lentamente delle cose, delle semplici cose, come un uccellino su un ramo, una farfalla che ti attraversa la strada, un contadino sul ciglio della via, una vecchietta appisolata davanti alla chiesa del paese, ecc. Ho sperimentato il PIACERE DI ASPETTARE e l'EMO- ZIONE dell'arrivo una volta giunta alla meta. Ho imparato ulteriormente a "disfrutar del momento” (cogliere l'attimo), a vivere al massimo ogni attimo e a cogliere ogni occasione, lasciando andare il tempo contenta di averlo sfruttato a pieno. Ho sperimentato più e più volte il forte legame e il po- tere della natura, perché camminando per ore e ore in mezzo a prati, boschi e campi mi sentivo in continuo scambio di energia con la Madre Terra. La mattina del primo agosto ho varcato, con i miei compagni, l'ingresso di Santiago e insieme ci siamo fermati davanti all'imponente cattedrale della città e abbiamo poggiato i nostri piedi sul fatidico CHILO- METRO ZERO. Ho avuto però la sensazione di non essere ancora ar- rivata alla mia meta, fatto per cui il giorno seguente ho proseguito, ancora per tre giorni di marcia, fino all'oceano raggiungendo la cittadina di FINISTERRAE (là dove si pensava finisse la terra). Alla vista dell'immensità dell'oceano ho avuto la sen- sazione di essere arrivata alla MIA META, ho avuto come l'impressione di un cerchio che si chiudesse, di aver racchiuso in un palmo di mano due mie gran- di passioni: da un lato le montagne da cui ero partita (Pirenei) dall'altro il mare che avevo raggiunto a piedi percorrendo quasi 900 km. Tra tutti i viaggi fatti fin'ora questo è sicuramente quello che emotivamente mi ha lasciato di più, che mi ha maggiormente arricchito spiritualmente e che mi ha aiutato ad aprirmi all'altro: insomma ormai è passato un anno dal mio cammino e posso dichiarare apertamente che, anche per me, ha segnato una svolta nella vita. Rileggo con un po' di nostalgia il mio diario, pieno zeppo di aneddoti, ricordi, racconti che, se non avessi accuratamente trascritto, sarebbero andati perduti nei meandri della memoria. Vorrei concludere citando alcune frasi che lessi sulla guida al Cammino di Santiago La cosa più importante è rispettare sempre gli altri, chiunque essi siano, come noi vorremmo essere ri- spettati. E' una grande azione di pazienza e di sensibilità che l'esperienza del cammino migliorerà e che avrà un un E' una grande azione di pazienza e di sensibilità che l'esperienza del cammino migliorerà e che avrà un im- patto contagioso verso noi stessi e la nostra perso- nalità. Il cammino se lo si intraprende con spirito di ricerca, può aprire il cuore di ciascuno verso nuovi orizzonti sconosciuti riservando sorprese inaspettate.... BASTA CREEDERCI!” BUEN CAMINO! LAURA OBERT 11 VIAGGI
Testo Originale Estratto
12 BIBLIOTECA LA PAGINA DELLA BIBLIOTECA ...Si vous possédez une bibliothèque et un jardin, vous avez tout ce qu'il faut.... LIBRI NOVITA' LA VIA DELLE DONNE di Van Nickek M. CARTOLINE DI MORTE di Patterson J. MISTER GREGORY di Casati Modignani S. L'UOMO CON DUE VITE di Nesser H. L'ISLAM SPIEGATO AI NOSTRI FIGLI di Ben Jelloun T. LO SPAZIO BIANCO di Parrella V. IL FILO CHE BRUCIA di Deaver J. NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI di Geda F. LE OSSA DEL RAGNO di Reich K. ACQUA IN BOCCA di Camilleri A. LE REGOLE DEL CUORE di Binchy M. FINCHE' SARA' PASSATA LA TUA IRA di Larsson A. IL PALLIDO DIO DELLE COLLINE di Shehadeh R. LA VOCE DEI NOSTRI SILENZI di Rooney J. MALEDETTI SAVOIA di Del Boca L. MAFIA, MAFIE di Padovani M. FORMAGGIO FATTO IN CASA di Ash R. CUCINARE CON IL MICROONDE L'UOMO CHE VERRA' RACCONTI FANTASTICI di Pirandello L. ERBE CHE CURANO: essenze, principi attivi, ti- sane, liquori, unguenti ...e il ricettario delle erbe selvatiche. Pagina 303: Grappa alle more Disponete ordinatamente 2-3 manciate di more grosse e ben mature e 2 scorze di limone sul fondo di un vaso e ricopriteli con 4 cucchiai di miele in modo uniforme. Aggiungete 11 di grappa e lasciate macerare sopra una finestra ben esposta al sole per un paio di mesi. Filtrate e sorbite mezzo bicchierino di questo rosolio dopo il pasto principale come digestivo. Oltre a degustare una delizia, arricchirete di sali minerali l'organismo. Pagina 262: Frittata con la portulaca Ponete 3 manciate di portulaca sotto sale per 5 minuti, poi lavate e tagliate in piccoli pezzi. Sbattete 3 uova, ag- giungete parmigiano e maggiorana. Amalgamate con la portulaca e friggete in olio. Premiazione in biblioteca per gli studenti più meritevoli: Per la Scuola Media: CHENAL MATTEO, CUC CHANTAL, DACISIO ALESSIA, MARTARELLO GIORGIA, PARRELLA GIAN MARCO Per la Scuola Superiore: MARTINET CLAIRE SARTORE YURI con 100!! Auguri di buon lavoro alla nuova segretaria comunale: EMANUELA MEZZETTA Auguri di buon anno scolastico alla dirigente ERSILIA FERRARIO, agli insegnati e agli studenti della scuola elementare di Saint Pierre