Bollettino Parrocchiale Saint-Pierre (Dicembre 1979): Restauro Chiesa, Spiritualità e Cronache Valdostane.

12-1979.pdf

Questo Bollettino Parrocchiale della Diocesi di Aosta, datato Dicembre 1979, per la Parrocchia di Saint-Pierre, funge da cronaca religiosa, sociale e culturale della comunità. Il tema centrale è l'aggiornamento dettagliato sullo stato avanzamento dei complessi lavori di restauro strutturale della Chiesa, finanziati anche grazie alle ampie donazioni elencate. Il documento offre profonde riflessioni spirituali in vista dell'Avvento e del Natale, trattando argomenti come il perdono e la Confessione. Ampio spazio è dedicato ai giovani, con istruzioni morali, la Lettera dei Vescovi per l'Anno del Fanciullo e il resoconto di una toccante missione caritativa degli scolari presso l'Ospizio di Aosta. Il bollettino include inoltre rubriche storiche e culturali, come la biografia dell'alpinista Abate Aimé Gorret e articoli sulla conservazione della lingua locale, oltre a registrare i recenti battesimi, matrimoni e una lunga lista di necrologi e offerte per la comunità.

Cerca nel contenuto di questo documento

Contenuto Fogli


Testo Originale Estratto
Paroisse de Saint-Pierre
BULLETIN PAROISSIAL
DU DIOCESE D'AOSTE
XXème ANNEE - N. 12
DÉCEMBRE 1979
« D'walser Klocki grutzen dar Iljbi Got,
das weert in an Goade
um n'ündsch achtu da Hummil ».
Les cloches walser saluent le Bon Dieu,
qui naît dans une étable
pour nous ouvrir le Ciel.
La Voce dei Campanili
L'Écho de nos montagnes
Tip. Valdostana - Aosta


Testo Originale Estratto
SAINT-PIERRE.
Il punto sui lavori della Chiesa
LAVORI DI RINFORZO
La situazione dei lavori della nostra Chiesa sono, possiamo finalmente
dirlo, a buon punto.
Le cause del cedimento dell'edificio, a detta dei tecnici, erano tre: slit-
tamento roccioso, infiltrazioni e sgretolamento delle mura di sostegno. E
su queste cause si è lavorato, con un piano preciso, durante questi quasi tre
anni.
Si è svuotato l'interno della Chiesa, fatto di materiale di riporto che
favoriva le infiltrazioni; si sono imbrigliate le masse rocciose in movimento,
e si è lavorato per il rafforzamento delle mura pericolanti.
Quest'ultimo è stato il lavoro più lungo, perché ha comportato tra l'al-
tro lo svuotamento dell'interno della casa parrocchiale (il parroco ha trovato
alloggio provvisorio dietro la Chapelle des Penitents) e la costruzione di
solette trasversali per il sostegno del muro portante della Chiesa.
A tutt'oggi, metà di novembre, rimangono da fare una soletta all'in-
terno della casa parrocchiale, la posa di alcuni tiranti, la grande soletta del
pavimento della Chiesa (quella del coro è già stata fatta), alcuni lavori per
lo scolo delle acque e rifinitura di particolari.
Poi i lavori di rinforzo sarebbero finiti e con gli ultimi stanziamenti
della Regione non ci dovrebbe più passare molto tempo.
- 1


Testo Originale Estratto
IL TETTO
Da alcuni giorni una aerea ponteggiatura fa da corona alla parte alta
della Chiesa: sono i primi preparativi per il rifacimento del tetto. Anche
le emittenti locali, radiofoniche e televisive, hanno notato l'arditezza del la-
voro e hanno quindi sottolineato la generosità della popolazione di Saint-Pierre
che ha già raccolto una notevole cifra per questa difficile opera.
Le offerte hanno raggiunto la cifra di 34.000.000 (trentaquattro milioni)
e anche se non ancora sufficienti ci permettono di intraprendere i lavori
con notevole tranquillità.
Ancora una volta il grazie vada a tutte le famiglie che hanno voluto
contribuire a questa opera comune.
L'INTERNO
Una volta terminato il lavoro di rinforzo occorrerà sistemare l'interno
della Chiesa: dare definitiva posizione al coro e all'altare, ridipingere tutta
la navata.
I progetti sia tecnici che finanziari sono solo allo studio di idee e
di ipotesi, comunque pensiamo che prima di rientrare in Chiesa sia necessario
fare anche questi lavori, perché il rimandarli significherebbe renderli troppo
difficili e aleatori.
Certo che se si potesse poi anche dare una tinteggiatura esterna, tutto
l'edificio ne trarrebbe un enorme vantaggio e questo angolo del nostro paese,
tra i più ammirati e fotografati, non solo sarebbe finalmente solido ma
tornerebbe a primitivi splendori.

2 —

Si preparano i
lavori del tetto.

Parliamo del peccato e della Confessione
La ricerca della fede porta alla
consapevolezza di essere chiamati a
vivere nella verità e nell'amore. Di
fronte a questa chiamata noi siamo
liberi. Possiamo rispondere anche di
no e qui troviamo il male: il pec-
cato.

ESISTE IL MALE
Che il male esista, non occorre
spendere tante parole per dimostrar-
lo. Anche chi non vuole sentire par-
lare di peccato, basta che ponga la
sua attenzione sui fatti di cronaca
nera o sulle ingiustizie o sulle guer-
re. E il male non esiste solo attorno
a noi; ciascuno lo sperimenta dentro
di sé, come forza che spinge a fare
ciò che non vorremmo.

COME REAGIRE DI FRONTE
AL MALE?
Se il male esiste, in noi e negli al-
tri, vuol dire che di fronte ad esse
dobbiamo prendere posizione.
Oggi è diffusa la tendenza a sca-
ricare la propria responsabilità di
fronte al male accusando le struttu-
re, la società. E' senz'altro vero che
l'ambiente sociale esercita delle forti
pressioni sul comportamento dell'in-
dividuo ma non è leale nascondere
interamente dietro a queste difficol-
tà il proprio coraggio e la dignità
della coscienza personale. Tanto più
che le strutture sono fatte di uomi-
ni e ogni uomo deve sentirsi respon-
sabile dei valori che circolano nel-
l'ambiente in cui vive.
Bisogna affrontare il male come
Cristo e insieme con Cristo. Se ab-
biamo fatto la scelta di voler risol-
vere con Cristo i problemi dell'esi-
stenza (e uno è cristiano perché ha
fatto questa scelta), non possiamo
non guardare a lui anche per ciò
che concerne questo grande mistero
del male. Ora Gesù non ha mai sot-
tovalutato il male; il perdono che
Egli dava ai peccatori non era un
passare sopra al male come fosse
una cosa da nulla. Gesù è venuto
come «l'Agnello che toglie il male

La Chiesa è un
cantiere.

— 3


Testo Originale Estratto
del mondo»; per questo ha offerto
la sua vita in sacrificio, per la re-
missione dei peccati.

CRISTO LIBERA DAL MALE
COL PERDONO

Essere coscienti del peccato non
è sufficiente. Giuda si è fermato qui
e si è disperato. Bisogna arrivare a
chiedere perdono. Quale sposo, qua-
le sposa, quale papà e mamma, qua-
le figlio, quale insegnante, quale pre-
te, quale persona umana può dire
«io non ho mai sbagliato?». E se
sbagliamo, offendendoci gli uni gli
altri, non dovremmo sentire come
nostro dovere quello di perdonarci?
Il perdono è una dimensione del-
l'amore, chi non perdona non ama.

CONFESSIONE

Cristo ha affidato alla Chiesa il
potere di rimettere i peccati, cioè di
riconciliare gli uomini con Dio e fra
di loro. Per mezzo del Sacerdote è
Cristo stesso che ci riconcilia con
Dio, con noi stessi e con i fratelli.

Coloro che pensano sarebbe me-
glio confessarsi direttamente a Dio
nel segreto della propria coscienza
non hanno capito la dimensione co-
muniitaria del peccato, del pentimen-
to e del perdono.

La confessione è un dono, un su-
per-dono di Cristo che ci offre la
possibilità di passare dall'egoismo
all'amore.

Pagina di Meditazione

AVVENTO - NATALE '79: coraggiosa speranza di vita, oggi

Recandoci in Chiesa per la Messa, nelle prossime settimane, il sacer-
dote ricorderà ai fedeli che ha avuto o ha inizio il nuovo anno della Chiesa:
il suo primo periodo, esattamente quattro settimane, viene chiamato AV-
VENTO: è il tempo della preparazione al NATALE, secondo periodo nel ca-
lendario della Chiesa.

Per molti la parola Natale richiama qualcosa di importante ma la
parola Avvento proprio dice poco, forse niente. Eppure noi sappiamo che
quando vogliamo arrivare ad una meta, la strada che vi conduce è impor-
tante; è necessario che quella strada sia quella giusta altrimenti si arriva
altrove; è conveniente camminare e non fermarsi;
di conforto il pensiero che ogni passo ci porta più vicino alla meta.
Se il Natale fosse quest'anno una meta per noi, ci troveremmo sulla
strada che porta a lui, saremmo in pieno Avvento.
Per fare bene questo cammino, per farlo assieme onde non sentirci
soli, ecco alcune riflessioni.

Leggo in Pascal: «La conoscenza di Dio senza la conoscenza della
miseria umana, genera orgoglio. La conoscenza della miseria umana senza
la conoscenza di Dio, genera disperazione. La conoscenza di Cristo genera
equilibrio e libertà perché in Lui c'è tutto Dio e tutta la nostra miseria».

4 —

1) La conoscenza di Dio da sola porta a grandi discorsi sulla sua esi-
stenza, sulla sua natura, sulla sua attività... ma Dio rimane lontano, assente,
indifferente. E’ l'Assoluto che sta di là, noncurante di noi che invece siamo
di quà. E' infatti molto comodo affermare che siamo credenti solo perché
siamo convinti che c'è un Supremo, tanto è molto lontano e non c'è nessun
rapporto vitale fra lui e noi. Questo Dio comodo, senza faccia e senza cuore,
è talmente NESSUNO che lo si può insultare tutti i giorni, tanto non ci
sente; lo si può bestemmiare tanto non reagisce e, sotto sotto, osiamo dire che
se ci fosse un dio, le cose non andrebbero male come vanno. Non so se ca-
pite come sia vigliaccamente comodo incrociare le braccia e riversare su un
Dio anonimo le responsabilità create dalla nostra incoscienza e dalla nostra
irresponsabilità! Proviamo per un momento ad immaginare se Dio ci pren-
desse in parola per un minuto solo, che cosa accadrebbe proprio a noi che
lo invochiamo a mettere un po' di ordine... negli altri!

2) La conoscenza dell'uomo, da sola, non dà frutti migliori, anzi, scrive
Pascal, genera disperazione. Basta guardare quale potenziale di disonestà e
di male c'è in noi e negli altri per capire perché tanto dolore nel mondo,
tanto sangue sparso inutilmente, tante ingiustizie... è il terrificante pane
quotidiano offerto a chi legge un giornale o segue un telegiornale. Doman-
diamoci onestamente se tutto questo non è il frutto naturale di uno sforzo
che da anni va per la maggiore: si predica in tutti i modi possibili che l'uo-
mo non ha bisogno di Dio per realizzarsi, basta che si conosca meglio e si
convinca che ha in sé tutte le capacità di costruire, la pace, la giustizia, la li-
bertà. Ed ecco il colmo: gente dalla parola facile e colta continua ad insinuare
questa possibilità mentre attorno crescono la violenza, la disonestà, la pigrizia,
mentre attorno cresce la sfiducia nelle istituzioni, dilaga una sfiducia nella vita

Le bimbe della
Prima
Comunione.

— 5


Testo Originale Estratto
stessa per cui diventa normale ammazzarsi e ammazzare con tutto quel contorno
di cose che fanno sempre temere il peggio. E la droga? non va forse in
questa direzione? uscire, evadere dalla vita così come si presenta oggi da tanti
ben pensanti.
Diciamo con disinteresse che questa strada va condannata perché è illo-
gicamente logica ma intanto è un male che avanza e ci illudiamo che sia un
fenomeno delle grandi città.
Dio fuori dai nostri interessi, la vita ha perso valore, la famiglia corre
a ruota, il creato stesso, le cose usate sempre peggio... è una logica catena...
certo che sulle capacità dell'uomo di costruire un mondo nuovo, sorgono
seri dubbi! Mi sembra che se non siamo ancora a rotoli, lo dobbiamo a coloro
che, pur passando per poco furbi agli occhi del mondo, hanno ancora il
coraggio di seguire strade diverse.
3) Conoscere Cristo, dice Pascal, vuol dire equilibrio e libertà. Ci cre-
diamo? Diciamo che a questa scoperta di Dio che si fa uomo, uno di noi,
non si arriva con grandi ragionamenti, non sono necessari grandi studi,
sono inutili certe discussioni, non si arriva guardandoci attorno e constatando
più o meno liberamente e onestamente che gli altri, i cosidetti credenti, non
sono poi quel gran che... A questa scoperta vitale di Dio fatto uomo, uno
di noi per noi, si arriva solo con una intuizione interiore della nostra po-
vertà di fondo come uomini e di quella sete vitale di bene, di vero, di bello
che sperimentiamo tutti i giorni. Domandiamoci onestamente che cosa na-
scondono tutte le nostre insoddisfazioni quotidiane, tutte le nostre delusioni,
tutti i nostri fallimenti, tutti i nostri sforzi per salvare una faccia che non
abbiamo. Domandiamoci anche onestamente perché non ci vergogniamo di
avere bisogno degli altri in tante nostre faccende mentre ci vergogniamo di
aver bisogno di Dio per vivere come desideriamo profondamente.
Accogliere Cristo nel Natale e per la vita, potrebbe dire fare questa
esperienza: scoprire che non siamo soli nella nostra miseria, che Lui non è
quel Dio assente che pensavamo ma un Amico che si propone come vian-
dante accanto a noi, che ha qualcosa da darci e da dirci. Cristo vuole diven-
tare il nostro confidente. E allora? Cambiano tante cose, cambia la nostra
testa e il nostro cuore, cambia il nostro sguardo su noi stessi e sugli altri,
al punto di scoprirci capaci di gioia, di serenità, di entusiasmi insperati...
con grande pace del nostro sistema nervoso!
Alcuni esempi: DIO: l'essere vivente, il Padre nel cuore del quale ogni
uomo ha un nome, un volto, un posto.
UOMO: un fratello in mezzo ad altri fratelli.
VITA: un momento prezioso per gustare e sperimentare come è bello vivere
da amici, nel rispetto e nell'aiuto reciproco, nella gioia di spendere il
nostro tempo per fare felici coloro che vivono con noi... oh, se sapes-
simo ascoltare tutti i suggerimenti del nostro cuore!
BENI MATERIALI: beni di passaggio da amministrare saggiamente per
noi e per gli altri: riscopriamo la bellezza del dono!
MORTE: termine di questa fruttuosa esperienza, fine del tempo della se-
mina e inizio del raccolto nella casa del Padre.
Se la nostra esistenza nel mondo ci sta sinceramente a cuore, se ab-
biamo veramente voglia di vivere e di vivere bene, allora la realtà storica di
quel bambino scomodo e travolgente di duemila anni, può fare di questo
tempo di avvento, un momento di personale revisione del nostro strano
modo di vivere con gli occhi bendati, in ginocchio davanti ai nostri fallimenti,
rassegnati davanti alla nostra ed altrui tristezza. Il mondo, senza Cristo, è
triste.
Il nostro primo passo potrebbe essere una preghiera, uno slancio del
cuore, un grido silenzioso di tutto il nostro essere.
O Gesù, voglio tenderti la mano perché tu per primo me l'hai tesa:
non hai avuto paura di me a Betlemme, neppure io voglio aver paura di te.
In questo mese di preparazione al Natale, voglio rimettere in moto i miei
desideri di bene, la mia volontà di amare, la mia sete di vita, voglio sen-
tirmi più onorato della tua amicizia e dei doni che questa comporta, per es-
sere in mezzo agli uomini, miei fratelli, un richiamo efficace di coraggiosa
speranza, come tu lo sei da secoli, nella stalla di Betlemme.
don SILVIO
I bimbi della
Prima
Comunione.
6–
– 7


Testo Originale Estratto
Esperienza dei bambini di 5 elementare

Fin dall'inizio dell'anno scolasti-
co, con la prima lezione di catechi-
smo ci siamo proposti di non impa-
rare solo tante cose, ma di fare qual-
cosa concretamente.

L'argomento base su cui abbiamo
svolto le nostre lezioni è «SARETE
MIEI TESTIMONI», cioè noi siamo
chiamati a essere testimoni di Ge-
sù.
Ci siamo chiesti, ma come e do-
ve? Abbiamo capito che non è ne-
cessario essere grandi e fare cose
eccezionali per essere testimoni di
Gesù, ma fin da ora dobbiamo es-
serlo a casa, a scuola, con gli amici:
stando più buoni, sapendo rinun-
ciare a qualcosa di nostro e questo
non solo materialmente ma anche
ad esempio al gioco per aiutare un
compagno in difficoltà, alla televi-
sione per dare un aiuto alla mamma
o al papà; in chiesa: andando a mes-
sa non per obbligo ma perché sia-

8 –

All'Ospizio: il passato
e il futuro.

mo convinti che è Gesù che ci invi-
ta e ci vuol parlare.

Perché il nostro centro di atten-
zione non fosse solo il piccolo mon-
do che ci circonda quotidianamen-
te, nel nostro impegno di testimoni
di Gesù abbiamo voluto anche pen-
sare a chi potevamo fare del bene
fuori dal nostro ambiente, per que-
sto abbiamo deciso di trascorrere
una giornata con gli anziani dell'o-
spizio di Carità, in via E. Aubert ad
Aosta. Durante l'anno abbiamo fat-
to una raccolta di soldi, rinunciando
a qualche ghiottoneria e con il ri-
cavato abbiamo comperato delle
briosc, caramelle, bibite e vino da
portar loro.

Siamo partiti da St. Pierre con il
treno delle 9,20 e giunti all'ospizio
abbiamo voluto dedicare un momen-
to alla preghiera per chiedere a Ge-
sù di aiutarci a non fare di questa
giornata una gita, ma un giorno di

festa perché rendavamo felici qual-
cuno e specialmente di aiutarci a
saper vedere il loro, ai quali poche
persone pensano, Gesù che soffre,
come c'è nel vangelo: «Tutto quello
che avete fatto ai più piccoli dei
miei fratelli, l'avete fatto a me» (Mt.
25,40).

Siamo rimasti con loro tutta la
giornata e siamo ritornati a casa
con il treno delle 17,30. Nel primo
pomeriggio ci siamo recati al con-
vento per trovare suor Elisa, l'ab-
biamo rivista con gioia e anche se
da una parte l'abbiamo fatta un po'
soffrire perché senz'altro sono ri-
nati in lei dei bei ricordi, siamo con-
vinti che è stata contenta vedere che
i suoi piccoli non l'hanno dimenti-
cata.

Ci ha lasciato il compito di salu-
tare tutto St. Pierre.

Vi vogliamo ora trasmettere ciò
che ci ha maggiormente colpito in
questa giornata:

— Siamo stati contenti di andare
all'ospizio per aiutare i poveri che
credono che quasi nessuno pensi a
loro, voglia loro bene; per aiutare
quelli che hanno perso la fede e far
vedere che anche noi bambini sap-
piamo fare qualcosa e pensar loro
con affetto, dando loro un segno di
amore e amicizia.

— Abbiamo desiderato andare al-
l'ospizio per vedere un pò come vi-
vono i poveri e uscire dal nostro
piccolo mondo che ha tutto, e cono-
scere così le necessità e i bisogni
degli altri.

— Molte cose ci hanno colpito,
ma la principale è stata il vedere
anziani che non potevano cammi-
nare, parlare, che erano ciechi o ad-

Visita all'Ospizio.

dirittura non avevano gli arti, ab-
biamo potuto constatare come noi
siamo fortunati, e pensare che non
ci accontentiamo mai di nulla!

— Siamo stati ammirati inoltre
da tutte le suore, alcune ancora gio-
vani, altre già più anziane e da tut-
te le donne che lavorano con gli an-
ziani, avevano una pazienza formi-
dabile e trattavano gli anziani con
molto amore, alcuni tra i quali do-
vevano essere pure imboccati.

— In questa giornata abbiamo vi-
sto molte cose, mentre più o meno
siamo stati tutti colpiti dalle stesse
cose, una di noi, ha vissuto un'espe-
rienza tutta particolare, ce la rac-
conta: Tutti i miei compagni ed io,
assieme alla suora, giocavamo nel
cortile dell'ospizio a rubabandiera.
A un certo punto la suora, che era
vicina a me, mi fece cenno di guar-
dare dalla finestra, vidi un anziano
che guardava tutti noi piangendo,
forse perché lui era infermo, o per-
ché vedendo noi bambini, inesperti

— 9


Testo Originale Estratto
La pagina dei ragazzi

All'Ospizio: un sorriso di
fiducia e di bontà.

della vita e vivaci, che potevamo an-
cora correre e scorazzare liberamen-
te e spensieratamente, ripensava con
nostalgia alla sua giovinezza ormai
lontana. Fu un momento di concen-
trazione, a cui pensai a tutte queste
cose e pregai Gesù di aiutare quel-
l'anziano e tutti gli altri, ero così
assorta in quei pensieri che non sen-
tii chiamare il mio numero (nel
gioco), ma poi i compagni mi scos-
sero e corsi dietro all'altro bambino

che aveva già preso il fazzoletto.
Siamo rimasti molto contenti di
questa nostra nuova esperienza e
ci siamo proposti, anche se non ci
sarà più possibile trascorrere una
giornata tutti insieme con questi an-
ziani, di pensare loro di più, di pre-
gare per loro e per tutte le persone
che vivono e lavorano per loro, per-
ché il loro che non è un puro lavo-
ro, ma è vera missione, lo sappiano
fare sempre con tanto amore.

10 —

Lettera dei Vescovi a tutti i ragazzi

Carissimi,

è la prima volta che noi Vescovi
scriviamo a voi ragazzi. Lo facciamo
con gioia in questo 1979, Anno In-
ternazionale del Fanciullo, e saremo
felici se la nostra lettera raggiunge-
rà tutti i ragazzi che sono in Italia.
Ognuno potrà dire: i Vescovi han-
no scritto proprio a me, e chi vorrà
potrà risponderci.

Anche a noi giunge la voce di chi,
tra voi, è sano, ha una famiglia che
gli vuole bene e non manca del ne-
cessario per vivere.

Ma è anche la voce triste di chi
non ha i genitori, ha i genitori senza
lavoro, abita case malsane, è malato
e non può correre a giocare.

A noi e a voi, arriva anche la voce
dei ragazzi che gridano: ho fame,
ho paura, sono solo, nel mio paese
si muore perché c'è la guerra.

Non dimentichiamo mai che in
tutto il mondo ci sono ragazzi che
soffrono.

Anzi, insieme lavoriamo e preghia-
mo perché chi può far finire le guer-
re, abbia il coraggio di farlo; chi
può vincere le ingiustizie, non per-
da tempo; chi vede un fratello nel
bisogno, non si volti dall'altra parte.

VIVIAMO DI AMORE

La nostra voce si unisce oggi alla
vostra per gridare forte questo mes-
saggio: i ragazzi hanno bisogno di
essere amati per vivere.

Voi soffrite se i vostri genitori non
vi ascoltano; se non parlano mai
con voi; se a casa o a scuola siete
sopportati o trascurati.

Invece siete felici quando qualcu-
no considera le vostre parole, le vo-
stre azioni, i vostri giochi; quando

— 11


Testo Originale Estratto
qualcuno vede le vostre capacità e
capisce i vostri desideri.
I ragazzi non amati diventano tri-
sti e si sentono inutili.
Dice il Signore: «Anche se una
mamma si dimenticasse del suo bam-
bino, io non mi dimenticherò mai
di lui».
Questa è la bella notizia da dire
al mondo intero: Dio ama tutti, a
uno a uno.
Prima ancora che ci fosse il mon-
do, da sempre Dio conosce i nostri
nomi e non ci confonde l'uno con
l'altro.
DIO PARLA CON AMORE
Tutte le parole di Dio sono parole
di amicizia. Per dirci quanto vuole
bene a tutti, ha mandato persino
Suo Figlio: Gesù.
Aprite il Vangelo: è scritto anche
per voi. Leggetelo con l'aiuto dei
vostri genitori, dei sacerdoti, dei ca-
techisti, degli educatori, e anche da
soli.
Non siete troppo piccoli per capi-
re la parole del Signore e vivere
come Egli insegna. Infatti, siete ca-
paci di amare, dividete le vostre co-
se con gli altri, perdonate volentie-
ri, accogliete chi è solo, fate cresce-
re la pace intorno a voi.
IO SONO CON VOI
Gesù è sempre vivo! Ha vinto la
morte, è risorto e rimane per sem-
pre con noi. I nostri occhi non lo
vedono, ma la nostra fede sì!
Dove degli amici si aiutano; dove
qualcuno fa la pace e perdona; dove
qualcuno si sacrifica per il bene de-
gli altri, Gesù è lì ed è contento.
Dove non ci si vuole bene, dove
si commettono ingiustizie, si litiga
12 -
e si è disuniti, Gesù è lì per aiutare
chi sbaglia a correggersi e a cambia-
re vita.
Dove un bambino è malato, una
mamma piange, un vecchio è solo,
Gesù è lì e dona il suo coraggio
per essere forti nelle difficoltà.
VENITE CON ME
Voi siete contenti quando qualcu-
no vi chiama per nome. Vuol dire
che si è accorto di voi, vi conosce,
vi vuole bene.
E' bello sentirsi chiamare per no-
me! Anche Gesù chiama. Uno per
uno.
Dice: «Vuoi essere mio amico? Su,
vieni con me!».
Se rispondiamo di sì, Egli dà an-
che a noi la sua capacità di amare;
dà la gioia di vivere, il coraggio nel-
le difficoltà, la forza per fare la vo-
lontà del Padre Suo e Padre nostro.
A Gesù non possiamo rispondere
solo il giorno della Prima Comu-
nione e della Cresima. Ma ogni gior-
no.
Il sì voi glielo dite con il vostro
modo di vivere: generosi e leali nel
gioco; capaci d'impegno a scuola;
attenti ai bisogni dei fratelli e dei
genitori; amici gli uni degli altri;
pronti a dire la verità e a vincere le
ingiustizie.
Adoperate le mani, la mente, il
cuore, tutti i doni che possedete,
non per voi soltanto, ma per gli al-
tri; soprattutto per chi non ha la
forza, non ha nulla.
SIATE MIEI TESTIMONI
Anche voi ragazzi siete capaci di
far conoscere Gesù. Non dovete a-
spettare di diventare adulti per es-
sere suoi testimoni.
Quando portare la pace in fami-
glia, a scuola, nel gioco; quando cer-
cate di voler bene a tutti come fa
Gesù, voi siete suoi testimoni.
Quando parlate l'un l'altro con ri-
spetto; accogliete tra voi i ragazzi
più poveri e bisognosi di affetto;
giocate volentieri con i più piccoli,
voi siete suoi testimoni.
Quando riconoscete i vostri errori
e chiedete scusa; quando dedicate
un po' del vostro tempo per parlare
con Gesù nella preghiera, voi siete
suoi testimoni.
LA DOMENICA E' FESTA
Non è facile riconoscerai fratelli
gli uni gli altri. Non è facile essere
sinceri e generosi. Non è facile fare
la volontà del Padre.
Per nessuno è facile. Neanche per
voi ragazzi.
Ma Gesù non ci lascia faticare da
soli. Invece è con noi a vincere le
bugie con la verità; la pigrizia con
da prontezza; l'egoismo con la ge-
nerosità.
La domenica, quando vi incont-
trate alla Messa con gli altri cristia-
ni, rendete nuova l'amicizia con Ge-
sù e più forte l'amicizia tra voi.
E' grande festa quando gli amici
di Gesù s'incontrano!
PER FARE UN NUOVO MONDO
Voi desiderate un mondo nuovo,
dove gli uomini siano più buoni, più
giusti e più onesti. Questo piace a
Dio; anzi, è il suo desiderio.
Se volete, voi siete capaci di por-
tare gioia a chi è triste; amicizia a
chi è solo; perdono a chi ha sbaglia-
to; aiuto a chi è nel bisogno speran-
za a chi è scoraggiato; verità a chi
è nell'errore.
Con le vostre domande, semplici
ma vere, chiedete per tutti i ragaz-
zi di avere una famiglia che aiuti a
crescere; il diritto di mangiare in
misura sufficiente; di abitare case
sane; di giocare senza pericoli; d'an-
dare a scuola per imparare cose nuo-
ve e trovare amici; di essere curati
se ammalati; di sapere la verità.
Quando fate queste cose, voi col-
laborate con tutti gli uomini di buo-
na volontà a costruire un mondo
nuovo, e in questo piacete a Dio.
- 13


Testo Originale Estratto
CON IL DONO
DELLA VOSTRA VITA
«Che cosa farai da grande?», vi
domandano a volte gli adulti.
Qualcuno ha già un suo progetto,
altri non ancora.
Una cosa è sicura: Gesù conti-
nuerà a chiamarvi, ogni giorno. Vi
farà nascere nel cuore desideri gran-
di e progetti stupendi. Aprirà i vo-
stri occhi ai bisogni dei fratelli e
vi chiederà di impegnarvi per loro.
Tra voi ci sono i futuri genitori,
i futuri operai e contadini, insegnan-
ti e medici, i futuri sacerdoti, i re-
ligiosi, le suore.
Ognuno, domani, come oggi, avrà
un posto e una missione da com-
piere. E ogni missione è grande e
deve essere rispettata.
Il mondo nuovo che già oggi co-
minciate a costruire, lo costruirete
anche domani, se userete sempre
per il bene di tutti i doni che il Si-
gnore vi dà.
Cominciate subito a guardarvi in-
torno, nella famiglia, nella scuola,
nella comunità: chi ha bisogno di
voi?
Rispondete al Signore con il vo-
stro sì, con la vostra vita, con la vo-
stra preghiera. Fate gruppo con al-
tri ragazzi e insieme imparate a pren-
dere le vostre responsabilità.

ANDATE A CANTARE

Prima di salutarvi, vogliamo dirvi
anche che non siete troppo piccoli
per costruire la Chiesa. Aiutatela a
diventare la grande famiglia dove
ogni uomo si sente atteso e accolto.
Insieme aiutatevi l'un l'altro. Sco-
prite come nella Chiesa si sta insie-
me e ci si aiuta, da fratelli.
Gridate forte la vostra gioia di vi-
vere, di crescere, di amare. Essa è
un grande messaggio per tutti.
E come i ragazzi degli Ebrei fe-
cero festa a Gesù che entrava a Ge-
rusalemme, accogliete con festa il
Signore vivo in mezzo a noi; e dite
a tutti le parole del Papa: «Non ab-
biate paura! Aprite, anzi spalanca-
te le porte a Cristo!».
Ogni città e ogni paese potrà co-
sì diventare anche con il vostro aiu-
to, più accogliente e più fraterno.
Andate a cantare a tutti la vostra
speranza in un mondo nuovo.
Vi salutiamo e benediciamo voi
tutti e i vostri cari.
I vostri Vescovi

La grande banda
dei trentenni.

Festa di S. Antonio

In una tiepida domenica di sole si
è svolta la ormai tradizionale festa di
S. Antonio.
Nella piccola cappella, impotente a
contenere tutti i fedeli intervenuti, il
parroco Don Aldo ci ha esortati a ricor-
dare e pensare qualche volta alla vita
di S. Antonio, ed al termine della S.
Messa ha impartito a tutti la S. Bene-
dizione.
Nel piazzale gremito di Sen Pierro-
lens si mescolava ai potenti trattori
ed altri mezzi di lavoro, uno sparuto
gruppo di cavalli, muli ben agghindati
infiocchettati che quasi vergognosi e
un po' increduli stavano a guardare
scuotendo le orecchie al frastuono dei
motori.
Poi l'assordante sfilata per le strade
della collina e del borgo, accolti dalla
gente che si affacciava, ammirava sa-
lutava e offriva un buon bicchiere di
vino.
E a noi, pensavano i cavalli, proprio
nulla?
Nessuno si ricorda di noi?
Ma anche loro, i fedeli amici del-
l'uomo, hanno avuto un pò di inte-
resse, ed è proprio venuto dai bam-
bini, che per la loro ingenuità, amano
di più gli animali. E la gioia in questi
bambini, che per qualche minuto han-
no potuto cavalcare un cavallo e ac-
carezzarlo, si è vista nei loro occhi ri-
denti e negli strilli di contentezza e
nel rimpianto di non poter continuare
a lungo.
Ma la semplice festa è ormai termi-
nata e come tutte le cose semplici, la-
scia nell'animo un dolce ricordo e la
speranza di ritrovarsi ancora tutti al
prossimo anno.
VIGONI Luciana

I premiati dell'
AVIS

– 15
14 –


Testo Originale Estratto
UNE LANGUE POUR LES DEFUNTS?
Comme le latin, la langue Française en Vallée d'Aoste est-elle entrain
de devenir une langue que l'on se sert que pour les trépassés et encore lor-
squ'il s'agit d'émigrés, c'est la triste constatation que nous venons de faire
pendant nos vacances du mois d'Août, ou nous venons de perdre deux
amis.
Un fait surprenant, pourtant, c'est que dans une commune, un faire
part ayant été affiché en Italien, eu l'air de surprendre nos compatriotes du
pays, parce qu'il s'agissait justement d'un émigré.
Notre lange n'est pourtant pas le "Monopole" des Valdôtains" ayant
quitté leur pays et quoique si la plus grande partie habitent des pays Fran-
cophones, nous ne parlons pas Français, parce que nous vivons dans ces
pays là, mais parce que c'est notre langue à nous tous Valdôtains, et sans
amis qui viennent des « AMERIQUES » et qui n'ont pas honte de parler
notre langue lorsqu'ils sont au pays, avec le patois, bien sûr.
laquelle, le fait de se dire Valdôtain serait superflu, prenons à témoin, nos
Pour conclure, il serait bon de rappeler ce qu'a dit le curé de St. Pierre,
en de tristes circonstances, que les traditions, ne se maintiennent pas avec
de grands discours, mais avec des faits, à savoir, en les pratiquants chaque
jour, dans la vie religieuse ou laïque, car les Valdôtains du pays, ont besoin
aussi de leur langue, pour prier le Dimanche.

GUY LALE DEMOZ

Notre Histoire

L'abbé Gorret, à
droite, devant le
Prieuré.

Dans le cimetière de Saint-Pierre
il y a le tombeau d'un des person-
nages les plus importants de l'alpi-
nisme valdôtain et de la littérature
alpine: c'est l'abbé Aimé Gorret; il
est bon que les Sen Pierrolens con-
naissent mieux ce grand valdôtain.
Aimé Gorret, l'ours de la monta-
gne; Roi incontesté de la littérature
alpine valdôtaine, connu sous le nom
de l'Ours de la Montagne et de l'Er-
mite de Saint-Jacques.
Aimé Gorret a été le plus popu-
laire et le plus légendaire de nos

alpinistes. Il naquit à Valtournen-
che, au hameau de Montaz, en 1836.
Prêtre, il fut successivement pro-
fesseur au Petit Séminaire, puis vi-
caire dans plusieurs paroisses; quel-
que temps sans place, ensuite rédac-
teur de la Feuille d'Aoste, desser-
vant quelques communautés en Fran-
ce, enfin recteur de St-Jacques d'A-
yas.
Taillé en Hercule quant au phy-
sique, doué d'une force musculaire
prodigieuse et d'une originalité d'es-
prit puissante d'où jaillissaient des

Il direttivo del-
l'AVIS.

16 —
— 17


Testo Originale Estratto
pensées excentriques, des associa-
tions d’idées impossibles, le Grand
Gorret semble révéler moins de l’his-
toire que de la légende.

Ses traits d’esprit, ses saillies,
sont semés partout à profusion.
Personnage inquiet, instable, anti-
conformiste par excellence, frisant
l’anarchie; intelligence supérieur,
cœur d’or: voilà Gorret. Le 17 juil-
let 1865, conjointement avec Jean
Antoine Carrel «le bersaglier», il con-
quit le Mont Cervin. Il atteignit,
dans ses excursions, nombre d’au-
tres pointes, et cela à une époque
où l’alpinisme commençait ses pre-
miers pas.

L’abbé Gorret a transfusé dans
nombres d’écrits la versatilité de
son génie. Profond observateur des
hommes, des moeurs et des tradi-
tions, il eut une plume extraordi-
nairement alerte et originale.

«Les écrits de M. Gorret — écri-
vait en 1905 l’abbé Henry — sont
pour maintenant à peu la seule lit-
térature alpine que nous ayons. Il
se passera longtemps avant qu’on
fasse quelque chose de mieux».

Tous ses écrits, loin d’être vieillis,
sont encore ce que nous possédons
de mieux en ce genre. Citons-en quel-
ques-uns: Ascension de la pointe
Garin (1866), Excursion sur le gla-
cier du Rhuitor (1867), Ascension
de la Becca Torcé (1872), Quelques
courses à Valgrisenche (1876).

Dans le Grand Tournalin (1876)
on retruve l’homme intime; Gorret
se rappelle le beau temps de son en-
fance où il faisait le berger.
18 —
L’Ascensione au mont Favre et la
Excursion au Mont Falère (1879), re-
présentent le comble des possibili-
tés du style du Grand Gorret.

En 1876, il prit part au Congrès
Alpin de Ceresole Reale, où, dans
un discours «sfolgoreggiante di ar-
guto umorismo», il développa le su-
jet suivant: Ce qu’il en serait de l’Al-
pinisme si le monde était plat.

L’opuscule «Brusson station d’été»
et surtout le célèbre «Guide de la
Vallée d’Aoste» (1877) composé a-
vec la collaboration du baron et his-
torien Claude Nicolas Bich, contri-
buèrent largement à attirer des tou-
ristes dans notre pays. Le Guide
surtout représente une somme énor-
me de course à travers la Vallée. «De
Domodossola aux extrêmes confins
de la Vallée d’Aoste — à écrit Gor-
ret — j’ai perdu les clous un peu
partout et si pour pénitence on me
condamnait à aller les chercher, le
désespoir me tuerait».

Presque sans modèle, Gorret a dû
créer lui-même le plan de ce petit
chef-d’oeuvre. «Ceux qui sont venus
après-écrit Henry l’ont imité et l’ont
pillé».

Homme d’une franchise naïve, po-
lémiste brillant et sans réticences,
Gorret fut pendant sa vie en butte
à des incompréhensions et à des mi-
sères sans nombres. Il mourut en
1907 au prieuré de Saint-Pierre, où
il s’était retiré avec les vétérans du
clergé valdôtain, l’archiprêtre Mé-
nabréa et le poète Cerlogne.

Emigrés à Paris en 1918

Lale Murix Célestin avant de mou-
rir nous a confié une photographie
des émigrés de Paris, en nous don-
nant ces qulques notes:

Voilà une photographie très ancien-
ne des Sen Pierroleins faite à Paris
le 21 avril 1918. J’avais alor 10 ans,
je n’en ai connus quelques uns; la
plus part sont morts.

Je reconnais les deux soldats Lucien
Lale Murix, gendarme, et Arnod
Benjamin de la fanterie; à gauche

Lale Gérard Louis. Comme c’est dif-
ficile de tous le reconnaître, même
si plusieurs on peut le deviner par
une certaine ressemblance de famil-
le. L’on trouve David Cherubin et
sa soeur; les Paillex, oncles du mai-
re; les deux Lale Gerard Lucien et
son cousin Jules, chauffeur de fia-
cres; Gerbore Pierre de Colé porteur
de la plaque: Chappuis Fidèle, des
Lale Castain, des Fenoil...

CEUTEN

Saintpiéroloins à Paris - 1918.

— 19


Testo Originale Estratto
Nuovi membri del popolo di Dio

1) Il 18 marzo battesimo di GLA-
REY FLAVIA di Leopoldo e di Lyve-
roulaz Ada. Padrini: Glarey Augu-
sto e Lyveroulaz Virginia.

2) Il 22 aprile battesimo di PAR-
LEAZ ALEX LUIGI di Renzo e di
Blanc Irene. Padrini: Carlin Marco
e Blanc Nella.

3) Il 3 giugno battesimo di OBERT
LAURA di Lindo e di David Rita.
Padrini: Obert Sergio e Obert Nelly.

4) Il 12 luglio battesimo di CAC-
CAMO MARCO PIETRO di Vincen-
zo e di Terradura Rinalda. Padrini
Schirripa Pietro e Terradura Lavi-
nia.

20 —

5) Il 22 luglio battesimo di DA-
VID KATIA di Giorgio e di Chanoine
Marina. Padrini: Chanoine Claudio
e Dayné Mafalda.

6) Il 9 settembre battesimo di
COGNEIN SANDRO di Piero e di
Carturier Lidia. Padrini: Arnollin
Romeo e Lale Demoz Elda.

7) Il 15 settembre battesimo di
PICCINI BARBARA di Elio e di Chri-
stille Claudia. Padrini: Christille Pao-
lo e Paillex Cinzia.

8) Il 22 settembre battesimo di
FAVRE ALESSIA di Mauro e di
Glarey Laura. Padrini: Campese Mar-
co e Balzi Piera.

Nuovi focolari cristiani

1) Il 24 febbraio si sono sposati
BETTONI FRANCO e BELLI GI-
SELLA.

Testimoni: Arnod Renato e Belli
Maura.

2) Il 3 marzo matrimonio tra
ARIZIO SERGIO e LORO PIANA
LORA PIA GRAZIANA.

Testimoni: Botta Enrica e Giano-
la Bernardo.

3) Il 10 marzo matrimonio tra
TOMEI ALFREDO e CARREA RE-
NATA.

Testimoni: Pettirossi Mario e Ca-
stionetti Caterina.

4) Il 28 aprile matrimonio tra
GROBBERIO ORFEO e TURCO VIN-
CENZA.

Testimoni: Pedoni Letiziana e Ber-
ger Elvio.

5) Il 16 giugno si sono sposati
TOURNOUD FRANCO e PERSOD
ROSA.

Testimoni: Ravelli Annalisa e Cre-
tier Piergiorgio.

6) Il 29 luglio matrimonio tra
GIARDINELLO GERARDO e VIL-
LANOVA ORSOLINA.

Testimoni: Marucci Maria e Giar-
diello Giovanni.

7) Il 4 agosto si sono sposati
JOYFUSAZ MASSIMO e CRIVEL-
LER MANUELA.

Testimoni: Arnod Alfredo e Joyeu-
saz Ermenegildo.

Se un bambino vive nella critica, impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità, impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia, impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna, impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza, impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nella lealtà, impara la giustizia.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento, impara ad avere fi-
ducia.
Se un bambino vive nella disponibilità, impara ad aver fede.
Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia, impara a
trovare l'amore nel mondo.

— 21


Testo Originale Estratto
I nostri Defunti

1) Il 1 gennaio, all'età di 91 anni,
è deceduto CHENTRE UMBERTO.
Nativo di Bionaz era venuto giovane
a Saint-Pierre, aveva lavorato dura-
mente e con tenacia per comperarsi
un angolo di terra e una casa per
la famiglia. Negli alti villaggi di
Saint-Pierre ricordano con ammira-
zione le dure fatiche dei suoi tanti
anni di vita.

2) In ospedale, all'età di 75 anni,
è morto BOIS CARLO. Nativo di
Valgrisenche, portò sempre nel cuo-
re l'amore per il suo Fornet e per
quei valori che gli avevano trasmes-
so i suoi cari lassù nella vita rude
delle montagne. Lutti e sofferenze
familiari tormentarono duramente
questi ultimi anni, ebbe coraggio con
quella generosità che solo la fede
vera può dare.

3) Dans la maison de repos Ga-
leazzo d'Aoste est décédée BRAN-
CHE BERNADETTE. Elle a voulu
etre ensevelie dans le cimetière de
son pays natal. Femme d'un carac-
tère vif, petillant et intelligent, a été
la dernière d'une nombreuse famil-
le à rejoindre la vie éternelle.

4) Il 22 febbraio è morta CHIRI
FRANCESCA ved. OCLEPPO di an-
ni 92. Nativa di Locana, venne gio-
vane tra noi e subito seppe crearsi
una stima incondizionata per il gran-
de attaccamento alla famiglia, al la-
voro, a questa terra. Donna schiva,
generosa, di fede, portava nel cuore
e nella vita quella saggezza che so-
lo un'esistenza di sacrificio sa dare.

22 -

5) In seguito ad un incidente stra-
dale, è morto all'ospedale il 21 mar-
zo LALE PERRIN AMEDEO di an-
ni 72. Tutti conoscevano il buon Me-
dé, la sua gentilezza, la sua cortese
capacità di dialogare. Aveva un
grande senso dell'amicizia e della
riconoscenza.

6) Il 24 marzo, all'età di 81 anni,
è deceduto PERSOD LUIGI. Era da
un po' di tempo che la sua salute
stava declinando, tra la preoccupa-
zione affettuosa della moglie e dei
figli. Era molto conosciuto in tutta
la Valle per il suo lavoro e la sua
intraprendenza. Cantore generoso e
fedele, lascia l'esempio anche per
questa dedizione comunitaria.

7) L'undici aprile è morta CEN-
TOZ LUCIANAZ BATTISTINA di an-
ni 70. Da anni durante il periodo
invernale, veniva con la sua fami-

glia, a Bachod, scendendo dall'ama-
ta Rhêmes N. Dame.

Da parecchi anni la sua salute era
malferma, ma con coraggiosa dedi-
zione accudiva alle necessità del ma-
rito e dei figli.

8) In un ospedale di Milano, al-
l'età di 29 anni, è morto CHARLES
AGOSTINO, in seguito ad una dif-
ficile operazione.

Tutti a Saint-Pierre conoscevano
ed amavano il caro Agostino. Era
gentile, buono, con una fede schiet-
ta e coraggiosa; amava rendersi u-
tile e fare del bene e se anche qual-
che volta era incostante si faceva
perdonare tutto da un cuore grande.
I tanti giovani, gli orfani, gli handi-
cappati presenti alle esequie sono
testimoni di tanto bene generoso.

9) Ad un mese dalla morte del
fratello, il 26 aprile è morta LALE
PERRIN ANGELICA di anni 82. Da
parecchio la sua salute non era buo-
na e la carità dei parenti e dei vicini
le resero meno dure tante giornate.
Quanti sacrifici nella vita di questa
donna, quale estenuante attaccamen-
to al lavoro, alla terra.

10) Improvvisamente, all'età di 64
anni, è morto MOTTO MARTINET-
TO ANTONIO, a pochi mesi dalla
morte di sua moglie. Era stato un
grave colpo per lui quella morte, e
nonostante l'affetto buono dei figli
e dei nipoti, non si era più ripreso.
Nativo di Issiglio, a Saint-Pierre a-
veva trovato casa e lavoro, ma a spe-
se di grossi e generosi sacrifici.

11) Alla bella età di 92 anni il 14
maggio è morto ROSSAN CIRILLO.
Da tempo non stava più bene e per

un uomo attivo e robusto come lui,
era così duro abbandonare lavoro
e occupazioni. Da quando poi era
morta la sua cara e buona Modeste
tutto era più difficile, nonostante l'af-
fetto generoso dei figli. Con tanto
coraggio, fin dalla dura infanzia e
giovinezza, aveva saputo dare avve-
nire e bene alla sua famiglia.

12) Dopo crudele malattia è mor-
to il 19 maggio THOMASSET ERNE-
STO di anni 67. Gran lavoratore, fin-
ché la salute glielà permesso, l'ab-
biamo visto con indefessa costanza
impegnato a dare bene e avvenire ai
suoi cari.

13) Il 25 maggio è morta CHRI-
STILLE ANGELA di anni 60, sposa
di Sapinet Cesarino. Un malore im-
provviso, la rapida corsa all'ospe-
dale, le ultime ansiose speranze, poi
la fine: così in breve spazio di tem-
po è deceduta questa donna, proprio
quando nulla lasciava presagire la
tragedia. Laboriosa, generosa, sem-
pre dedita ai suoi lavori di casa e
di lavoro, così la ricordano quanti
l'hanno amata.

14) Il 22 giugno è morto STEC-
CANELLA PRIMO di anni 46. Da
qualche anno era sceso da La-Thui-
le con i genitori e la sorella, ma la
sua salute era ormai crollata. Anni
di duro lavoro avevano minato le
sue forze e dietro una apparente
forza fisica, si nascondeva ormai una
salute non buona e bisognosa di con-
tinue cure. Animno sensibile e buo-
no era particolarmente attaccato ai
genitori, alla sorella e al nipotino.

15) L'otto luglio decedeva all'O-
spedale RESPIGHI FRANCESCA di
anni 81. Era nativa di Bertanico, in

- 23


Testo Originale Estratto
provincia di Milano, e da pochi an-
ni, a causa della malferma salute,
era venuta a trovare conforto ed aiu-
to presso una figlia. E' stata una
donna coraggiosa e generosa nella
vita e nella malattia.

16) Tragicamente ha posto fine al-
la sua vita, due mesi dalla morte
del marito, ZEMOZ EMMA di anni
65. Da troppo tempo non stava be-
ne, il suo sistema nervoso aveva ri-
cevuto un grave tracollo, la malattia
e la morte del marito avevano solo
aggravato il tutto. A nulla è valso il
costante e vigilante affetto dei suoi
figli, che ricordano con riconoscen-
za i periodi belli e generosi della
sua vita.

17) Le 28 du mois d'août est mort
LALE MURIX FRANÇOIS CÉLÉ-
STIN, âgé de 71 ans. Emigré pen-
dant de longues années à Paris il a
toujours porté un grand amour à
son pays natal; il a tant travaillé
pour maintenir une fraternité et un
lien entre tous les valdôtains. Ren-
tré, il y a quelques années, chez nous,
il espérait, avec sa femme, avoir de
longues années de repos, une cruel-
le maladie l'a porté à la mort.

18) IL 21 SETTEMBRE È MORTO LALE
CASTAIN GERMANO INNOCENZO
di anni 81. Stava vivendo una sere-
na vecchiaia, piena di progetti e di
voglia di vivere, quando la morte
improvvisamente l'ha colto.

Amava parlare dei suoi giovani
anni, della guerra, della vita di emi-
grato, in cui seppe sempre espletare
dignitosamente i suoi doveri.

19) In Ospedale il 29 settembre
è deceduto LUBOZ GIUSEPPE RIC-
CIOTTO all'età di 70 anni. Uomo pie-
no di intraprendenza e di desiderio
di fare bene per sé e per la famiglia.
Ebbe coraggio nelle pene e nei di-
spiacen sopportando anche il male
con grande forza d'animo.

20) Il 1 ottobre è morto improv-
visamente lungo una strada del pae-
se, mentre stava passeggiando, CEN-
TOZ RAIMONDO di anni 70.

Uomo dal buon carattere, sereno,
di buon umore, generoso, lascia nei
parenti e negli amici un caro indi-
menticabile ricordo.

OFFERTE

PER LA CHIESA

In memoria Lale Demoz Eugenia; in
memoria Chentre Umberto e Prosperina;
in memoria Bois Carlo; Cogmein Mario;
N. N.; Oreiller Lorenzo; Yacaccia; Luboz
Brunero; Ronzani; in memoria Chiri Do-
menica; Fazzari; Charles Michel; Varet-
ti; in memoria Fenoil Dario; Carlin Mar-
corello; Oreiller Rita; Fillietroz Adolfo;
Bonin-Savoie; Branche Bernadette (lega-
to); in memoria Charles Agostino (un
amico); in memoria Lale Perrin Angeli-
ca; in memoria Christille Elisa; in me-
moria Motto Antonio; N. N.; in memoria
Bochet Modeste; Luboz Maria (cap. Ru-
miod); in memoria def. Lale Murix-Lale

24 -

Gérard; Luboz-Jordaney; in memoria Ros-
san Cirillo; Cogmein Bruno; in memoria
Thomasset Ernesto; in memoria Domai-
ne Filippo; Ceranto Teresa; matrimonio
Sergi-Garda; in memoria Val Leonardo;
Fusinaz-Cossard; Battesimo Glarey Fla-
via; in memoria Charles Agostino; bat-
tesimo Obert Laura; N. N.; in memoria
Christille Adele; in memoria Christille An-
gela; in memoria Christille Ivo; in me-
moria Boverod Emilio; in memoria Let-
try Marcello; in memoria Steccanella Pri-
mo; Battistioli; N. N.; Rumiod Silvano;
Bonfanti Epifanio; Sapinet Ferdinando;
Caccamo Marco; in memoria Lale La-
croix Amedeo; Lanier Ines; in memoria
don Lyabel e Gadda; in memoria Re-
spighi Francesca; Domaine Renato; so-
relle Martinet; N. N.; Lale Gerard Mar-
cellina; Joyeusaz Oreiller; Pozzini; Lale
Demoz Guy; Cogmein Piero; Sorelle Per-
sod; Cogmein Prospero; Jordaney-Gerbaz;
Persod Faustina; Savoye Pierre; in me-
moria Arnollin Camillo; battesimo Co-
gnein Sandro; Battesimo Favre Alessia;
in memoria Lale Murix Celestina; in me-
moria Luboz Marcella e Bochet Mirco;
in memoria Lale Castain Innocenzo e
Yvonne; Oreiller Emile; in memoria Cen-
toz Raimondo; N. N.; N. N.; N. N.; Pal-
lais Christille; Gesso-Lale Demoz; in me-
moria Chenal François; in memoria Bar-
maverain Pierino; Saccani; N. N.; Cen-
toz Silvio; in memoria Glarey Giuseppe e
Paolina; in memoria Jacquin Marcello;
in memoria Arnod Alessandro; Chinche-
re.

Totale L. 3.547.000.

PER TETTO CHIESA

N. N.; Cogrein Bruno; Lettry Dante;
Savoye Serafino; Loro Piana; Tomei Al-
fredo; N. N.; in memoria Lale Perrin A-
medeo; Bovard Maria; Garin Piergiorgio;
Persod Mario; N. N.; Centoz Gino; Ghe-
za Elda; Therisod Camilla; N. N.; in me-
moria Persod Luigi; N. N.; N. N.; N. N.;
Can Fossou; Nicotera Natale; Persod Er-
melina; N. N.; N. N.; in memoria Anto-
nio e Ester Chenevier; Curiat Maurice;

N. N.; Pro Loco; Therisod Simon; N. N.;
Giustetti; Piana Vittorio; David-Lettry;
Ugo e Betty Piana; Giudici; Lale Michel;
Lucianaz; Arturo Lidia Branche; N. N.;
N. N.; Classe 1914; N. N.; N. N.; N. N.;
Fenoil Alice; Martinet Victorien; in me-
moria Lale Gérard Isaia; Jordaney Osval-
do; Gerbore Emma; D. L.; in memoria
Thomasset Remo; Chatel; N. N.; Cería-
no Rosito; N. N.; Tonso Giacomo; in
memoria Lale Murix Riccardo; Paillex
Marino e Silvina; Garin Filippo.

Totale L. 4.060.000.

PRO BOLLETTINO

N. N.; Cogmein Lea; Gerbelle Pina; Jor-
daney Modeste; Bois Carlo; N. N.; David
Piana; Centoz-Belli; Jacquin Alidoro; Del
Degan Battista; Oreiller Rita; Savoye
Pierre; Garin Piergiorgio; Conchatré;
Charles Michel; Varetti; Therisod CamiI-
la; N. N.; Fenoil Maurice; Tonso Bruno;
Lale Teresa; N. N.; Celesia; Brunet; N.
N.; Campese; Paillex Vittorio; Saccani;
Luboz Maria; Farinet; N. N.; Lale Mu-
rix Ottino; Berard Venance; Jordaney
Raimonda; Fenoil Alice; Vitton-Mea Eli-
na; Gerbore Emma; Rumiod Roberta;
Chatel; Ronc Tino; Ioris; Savoie Julien;
Jordaney Anna; Jordaney-Gerbaz; Ansel-
met Emiliano; Christille Silvano; Dayné
Thomasset; Verzoni; Centoz Luigi; Gla-
rey Renato; Oreiller Marco; Oreiller Ri-
ta; N. N.; Pallais Christille; Fillietroz El-
so; Chentre Mario; Lanier Ines; Betemps
Armando.

Totale L. 433.000.

(l'ultimo bollettino è costato L. 525.000)

PER ASILO

N. N.; Centoz-Belli; Oreiller Rita; Lale
Vera; in ricordo Besenval Provino (gli ex
internati); in memoria Persod Luigi; N.
N.; Saccani; in memoria Rossan Cirillo;
Berard Venance; Centoz Luigi; in memo-
ria Lale Castain Innocenzo e Ivonne; N.
N..

Totale L. 495.000.

- 25


Testo Originale Estratto
CONTES DE MA VALLÉE
Noël d'autrefois - Messe de minuit

Il y a cinquante ans seulement,
nos paroisses de montagne don-
naient encore aux messes de minuit
un parfum, un bouquet moyenâgeux.

De ces jours, j'aime à rappeler
comment on se préparait à la messe
de minuit à C... C'était M.lle Rose,
la maîtresse d'école qui était l'âme
de tout. Elle pensait à habiller les
anges en blanc, à préparer l'Enfant
Jésus, à choisir les bergères, à les
conseiller sur leur costume, à les réu-
nir, pour que M. le Vicaire leur fit
apprendre à chanter les cantiques.
C'était elle qui invitait les gars, les
26 –

jeunes gens, à prendre part à la fête
comme bergers, et on l'écoutait; les
personnages, les acteurs abondaient.

Les frais, on peut le dire sans bles-
ser sa modestie, étaient soutenus par
elle seule. Je crois qu'elle sacrifiait,
pour la réussite de la fête, ses heures
de loisir de deux mois, une partie
même de ses heures de sommeil et
ses appointements de maîtresse. Les
jours précédant la Noël, sa chambre
était transformée en atelier où tra-
vaillaient des mamans et des jeunes
filles, à coudre la robe, à blanchir
l'aile de l'ange, à attacher le ruban,
la dentelle. On épargnait tout le pos-
sible, et le manque de beaucoup de
choses élégantes conservait à l'en-
semble le caractère primitif. Mais l'
agneau ne manquait pas! Quels fes-
tons en papier aux couleurs bario-
lées ornaient sa jolie tête innocente
et blanche!

Le temps alors n'était pas bolche-
viste, et il ne nous arrivait pas de
voir les moucherons à Noël et les
glaçons à Pâques. Oh non! la neige
venait abondante quelques jours au-
paravant ou la veille même de la
Noël.

Les bergers ne boutonnaient pas
inutilement leurs guêtres. Ils étaient
priés de passer les premiers en allant
au chef-lieu pour entamer un sillon,
un tracé de route dans la neige qui
avait tout nivelé. Quand il ne neigeait
pas ce jour-là, on marchait entre
deux parois de neige, tombée davan-
ce, et le fin grésil dans la nuit froide,
et la neige sèche soulevée par le vent,
pénétraient dans les vêtements sans
les mouiller. La tradition des Noëls
blancs de neige était fidèlement res-
pectée. On ne voyait que de la neige
et des glaçons. Les sapins, les mélè-
zes avaient leurs capuchons blancs,
comme le bonhomme Noël des en-
fants; les frênes dessinaient leurs
squelettes gelés: il n'y avait de noir
que quelques pans de mur ou de ro-
cher. L'eau du torrent de l'Oyace
coulait silencieuse sous des voûtes
de glace, ouatées de neige, ou gar-
gouillait à mi-voix au milieux des
rocs, dans les passages rapides, com-
me si elle craignait d'éveiller la na-
ture de sa torpeur, de son sommeil.

Les appels avaient une sonorité
exceptionnelle dans le vallon; l'on
entendait, au loin, les rires francs
des jeunes gens, les cris de joie des
enfants, à chaque culbute. Les écu-
reuils éveillés par ces bruits insolites
se réfugiaient sur les arbres, le re-
nard, qui s'approchait du village, a-
vait dû rebrousser chemin. La neige
en trahissait le passage et, allègre-
ment, quelque chasseur se promet-
tait de l'attendre une autre nuit.

En arrivant au chef-lieu, les petits
enfants, qui devaient revêtir les ha-
bits préparés par la maîtresse, en-
traient dans sa chambre chauffée.
Les bergers, les bergères se réunis-
saient dans la froide salle d'école
des garçons.

Et la bonne demoiselle Rose les
passait en revue. Voici les bergers:
dix ou douze gaillards portant un
lourd manteau en drap primitif, cou-
leur marron ou gris-fer, un manteau
en forme de cape descendant jusqu'
aux mollets: le gaban, comme on l'ap-
pelle. Sur leur tête, un large chapeau
rond en feutre cartonné, devançant
la mode du chapeau américain; des
guêtres enlacées et assurées sur les
souliers par plusieurs tours de cor-
de, montant jusqu'aux genoux. On a
sorti pour l'occasion la vieille culotte
du grand-père, la culotte dont la lai-
ne avait été filée par la grand'mère
et le drap tissé par la tante Elisabeth.
A la main, un énorme bâton de ber-
ger. Sont-ils bien ces gaillards qui ne
songent même pas à secouer la nei-
ge de leurs habits et qui voient les
glaçons briller à l'extrémité de leur
moustache!

Les bergères sont au moins une
quinzaine: quelles joues roses et fraî-
ches! quelle gaieté dans leur cœur!
– 27


Testo Originale Estratto
Elles savent qu'on va les trouver plus
jolies que d'habitude, qu'on va les
observer, les jalouser. Un mouchoir
noué sur la nuque retient leurs che-
veux; on les dirait en manche de che-
mise parce qu'elles ont endossé le
vieux costume de drap rouge ou noir
à la taille courte, au corset sans man-
che, à la robe plissée sur les hanches
et descendant rondement aux mol-
lets. Leurs joues roses, avivées par
la brise froide, sont encadrées par
de la dentelle faite au métier à fu-
seaux tournants.

Elles ont chaussé des sabots neufs
en bois couvert sur le devant, d'une
pièce de peau de brebis à longue lai-
ne dont une moitié, passée dans l'in-

térieur, donne de la chaleur aux
pieds.

Et elles portent, au côté, une que-
nouille marquetée qu'entoure vers le
haut la laine destinée à être filée au
fuseau pendant la cérémonie à l'é-
glise.

Dehors, le vent froid emporte la
musique des cloches qui annoncent
l'heure de la messe; des lumières ap-
paraissent et brillent dans tous les
villages. L'on se dirige vers l'église.
Les bergers d'abord, avec un agneau
dans leurs bras, les bergères ensuite,
puis les anges apportant des offran-
des.

Ces derniers marchent deux à deux

M. PEAQUIN

se tenant par la main, tout préoc-
cupés de leurs robes blanches.

L'église est éclairée par les nom-
breux cierges allumés, l'orgue joue;
les chantres font parade de leur plus
belle voix, mais, lorsque l'agneau en-
tre en bêlant, le monde se range pour
laisser un passage, et toute la troupe
des acteurs défile. Les vieilles fem-
mes ont des larmes, les papas un
souvenir, les mamans des sourires
de complaisance.

Les bergers vont se disposer à droi-
te de la crèche, les bergères à gau-
che, et six jeunes gens revenus de-
puis peu de leur service militaire
montent au chœur. Ils endossent des
uniformes de gendarmes, de bersail-
lers, d'artilleurs ou d'alpins. Sont-ils
fiers de former la garde d'honneur!
Et un chœur de voix robustes en-
tonne:

Où vas-tu, jeune bergère? Où vas-tu?

Et les filles de répondre en chan-
tant à pleins poumons et en filant:

Je vais à l'étable de Bethléem, etc...

On a beau être blasé, insensible à
tout, cette scène du prêtre célébrant
la messe à minuit devant tous ses
fidèles, la vue de cette vieille église,
aux murs couverts de tableaux sur
lesquels les cierges dessinent des fi-
gures et des images insolites, ces
chants primitifs, ces coutumes pa-
triarcales, le bêlement même de l'a-
gneau, ce peuple à genoux priant et
adorant son Dieu qui vient de naître,
l'orgue avec ses motifs de Noël, le ca-
rillon des cloches, tout cela émeut,
touche et inspire une douce rêverie.
L'enfant de chœur même, les burel-
tes à la main, verse le vin hors du ca-

lice parce qu'il veut regarder la foule
des assistants. Et toute la paroisse
défile devant la crèche jetant son of-
frande, pendant que bergers et ber-
gères en chœur répètent l'invitation:

Venez, adorons le Bambin.

Et la cérémonie terminée, devant
la crèche, on voit, outre l'agneau,
des noix, des châtaignes, du froma-
ge, du beurre, tous les produits de
l'agriculture jetés pêle-mêle comme
sur l'étal d'un fruitier ou d'un ma-
raîcher. Ce sont les offrandes des
pauvres à cet enfant pauvre.

Quand tout est fini, les bergers
sortent en chantant encore sur le
motif d'une pastourelle:

D'où viens-tu, jeune bergère?
D'où viens-tu?...

Et les bergères de lancer aux étoi-
les leur réponse:

Je viens de l'étable de Bethléem, etc.

Le souvenir de ces messes de mi-
nuit est ineffaçable; on peut assister
aux plus beaux spectacles de nos
grands théâtres, on n'en sort pas si
profondément content et touché.
C'est la fête des enfants; oui, mais
aussi quelque bergère en rentrant
chez elle songe à son Joseph, à une
famille, à un enfant et promet de se
marier. La famille goûte en ce jour
plus que jamais la joie d'être réunie
devant la bûche brûlant dans la che-
minée. Noël! Noël!

A vous lecteurs qui m'avez suivi,
que la Noël apporte la joie, la paix
domestique, le bonheur dans le tra-
vail.

Antoine Chanoux

- 29


Testo Originale Estratto
Donnez - moi Seigneur . . .
Preghiera di Papa Giovanni



« Apri i miei occhi,
Signore, alle meravi-
glie del tuo cuore.
Sono il cieco sulla stra-
da, guariscimi, voglio
vederti.
Apri le mie mani, Si-
gnore che si chiudono
per tutto tenere.
Il povero ha fame da-
vanti la mia porta, in-
segnami a dare.
Fa che io senta Signore
tutti i miei fratelli che
gridano verso di Te.
Alle loro sofferenze e
ai loro appelli che il
mio cuore non sia
sordo.
Conserva la mia fede,
Signore. Tante voci pro-
clamano la tua morte.
Quando viene la sera
e il peso del giorno, o
Signore resta con me!»

Donnez-moi une bonne digestion, Seigneur, et aussi quelque
chose à digérer.
Donnez-moi la santé du corps, avec le sens de la garder au mieux.
Donnez-moi une âme sainte, Seigneur, qui ait les yeux sur la
beauté et la pureté, afin qu'elle ne s'épouvante pas en voyant
le péché, mais sache redresser la situation.
Donnez-moi une âme qui ignore l'ennui, le gémissement et le
soupir.
Ne permettez pas que je me fasse trop de souci pour cette chose
encombrante que j'appelle moi.
Seigneur, donnez-moi l'humour, pour que je tire quelque chose
de cette vie et en fasse profiter les autres. Amen.
THOMAS MORE

30 -                                                                     - 31


Testo Originale Estratto
D'un clocher ...à l'autre

LA MAMMA DI LEONARDO DAVID,
MAMMA DELL'ANNO
« Amore e dedizione per un giovane
inanimato », è questa la motivazione data
alla MAMMA dell'ANNO dalla rivista fem-
minile tedesca « Brigitte ».
Se l'amore di una mamma così dura-
mente colpita negli affetti più cari ha
trovato ricompensa umana, noi preghia-
mo ed auguriamo che il « primo sorriso »
di Leonardo David sia il primo significa-
tivo passo verso quella guarigione defi-
nitiva che dà speranza alla vita. Forse
poche, insignificanti parole, ma mamma
Mariuccia capirà che non è mai stata so-
la! Per una mamma che spera, cento, mille
mamme, milioni di anime che pregano.
***
IL PRIMO DIACONO PERMANENTE
DELLA NOSTRA VALLE
Domenica 18 novembre, a Saint-Vincent,
nella chiesa parrocchiale, Mons. Ovidio
Lari ha ordinato diacono permanente il
Prof. Domenico Comandini nato 75 anni
fa a Cesena in provincia di Forlì, pro-
fessore di matematica e osservazioni
scientifiche e da 5 anni residente in Saint-
Vincent.

Dal 1936 è attivo componente della San
Vincenzo, dirigente degli uomini di Azio-
ne Cattolica a Portogruaro e poi a Tre-
viso; di questa sezione ne sarà presidente
dal 1945 al 1948. È membro della A.C. ne-
gli anni in cui risiedé a Fiesole, a Lucca
e Forlì, come attualmente lo è in Saint-
Vincent.

UN CURE' TOUJOURS
JEUNE ET ACTIF
Dimanche 11 novembre, l'Abbé Joseph
Fosson a rappelé avec les confrères de la
haute vallée ses 40 ans de ministère à
Arvier.
A' M. l'abbé Joseph Fosson – toujours
jeune et actif – nous souhaitons de con-
tinuer longuement encore son travail au
milieu de nous.
***
Nella Cattedrale di Aosta, dal 4 dicem-
bre al 9 gennaio, organizzati dalla RAI
sede regionale di Aosta, in collaborazione
con l'Assessorato regionale al Turismo,
si terranno « I Concerti di Aosta ».
In programma musiche di Beethoven,
Ciaikoskj, Monteverdi, Colombotto, De-
vienne e Schubert. Orchestra sinfonica
della RAI di Torino.
***
VENTINOVESIMA GIORNATA
DEL RINGRAZIAMENTO
Presente Mons. Ovidio Lari, Vescovo di
Aosta, si è tenuta a Torgnon, domenica
18 novembre, la cerimonia regionale della
« Ventinovesima » giornata del ringrazia-
mento. Frutti all'altare durante la Santa
Messa e benedizione delle macchine agri-
cole. Questa cerimonia, secondo il parere
dei presenti, è da potenziare dandole il
suo giusto valore di fede e di lavoro.
***
All'età di 83 anni è mancato Favre Giu-
seppe di Ayas. Con lui scompare un'altra
caratteristica figura e viene a crearsi, nel
villaggio di Periase, un grande vuoto. Lo
accolga nel suo regno di serenità e di pa-
ce il Signore, mentre porgiamo ai fami-
gliari e soprattutto al figlio Don Benigno,
le nostre commosse e cristiane condo-
glianze.
***
Il 24 novembre u.s. è piamente dece-
duta, ad Aosta, Fosson Clementina, sorel-
la di Don Giuseppe, parroco di Arvier e
di Don Roberto, Canonico di S. Orso e
parroco di Sant'Anselmo.
La defunta realizzando il Vangelo ha
consacrato tutta la sua vita al servizio di
Dio e del prossimo. Cristiane condo-
glianze.

Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato). Gli
articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con l'indicazione della fonte