Bollettino Parrocchiale Saint-Pierre (Dicembre 1979): Restauro Chiesa, Spiritualità e Cronache Valdostane.
12-1979.pdfQuesto Bollettino Parrocchiale della Diocesi di Aosta, datato Dicembre 1979, per la Parrocchia di Saint-Pierre, funge da cronaca religiosa, sociale e culturale della comunità. Il tema centrale è l'aggiornamento dettagliato sullo stato avanzamento dei complessi lavori di restauro strutturale della Chiesa, finanziati anche grazie alle ampie donazioni elencate. Il documento offre profonde riflessioni spirituali in vista dell'Avvento e del Natale, trattando argomenti come il perdono e la Confessione. Ampio spazio è dedicato ai giovani, con istruzioni morali, la Lettera dei Vescovi per l'Anno del Fanciullo e il resoconto di una toccante missione caritativa degli scolari presso l'Ospizio di Aosta. Il bollettino include inoltre rubriche storiche e culturali, come la biografia dell'alpinista Abate Aimé Gorret e articoli sulla conservazione della lingua locale, oltre a registrare i recenti battesimi, matrimoni e una lunga lista di necrologi e offerte per la comunità.
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Paroisse de Saint-Pierre BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCESE D'AOSTE XXème ANNEE - N. 12 DÉCEMBRE 1979 « D'walser Klocki grutzen dar Iljbi Got, das weert in an Goade um n'ündsch achtu da Hummil ». Les cloches walser saluent le Bon Dieu, qui naît dans une étable pour nous ouvrir le Ciel. La Voce dei Campanili L'Écho de nos montagnes Tip. Valdostana - Aosta
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SAINT-PIERRE. Il punto sui lavori della Chiesa LAVORI DI RINFORZO La situazione dei lavori della nostra Chiesa sono, possiamo finalmente dirlo, a buon punto. Le cause del cedimento dell'edificio, a detta dei tecnici, erano tre: slit- tamento roccioso, infiltrazioni e sgretolamento delle mura di sostegno. E su queste cause si è lavorato, con un piano preciso, durante questi quasi tre anni. Si è svuotato l'interno della Chiesa, fatto di materiale di riporto che favoriva le infiltrazioni; si sono imbrigliate le masse rocciose in movimento, e si è lavorato per il rafforzamento delle mura pericolanti. Quest'ultimo è stato il lavoro più lungo, perché ha comportato tra l'al- tro lo svuotamento dell'interno della casa parrocchiale (il parroco ha trovato alloggio provvisorio dietro la Chapelle des Penitents) e la costruzione di solette trasversali per il sostegno del muro portante della Chiesa. A tutt'oggi, metà di novembre, rimangono da fare una soletta all'in- terno della casa parrocchiale, la posa di alcuni tiranti, la grande soletta del pavimento della Chiesa (quella del coro è già stata fatta), alcuni lavori per lo scolo delle acque e rifinitura di particolari. Poi i lavori di rinforzo sarebbero finiti e con gli ultimi stanziamenti della Regione non ci dovrebbe più passare molto tempo. - 1
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IL TETTO Da alcuni giorni una aerea ponteggiatura fa da corona alla parte alta della Chiesa: sono i primi preparativi per il rifacimento del tetto. Anche le emittenti locali, radiofoniche e televisive, hanno notato l'arditezza del la- voro e hanno quindi sottolineato la generosità della popolazione di Saint-Pierre che ha già raccolto una notevole cifra per questa difficile opera. Le offerte hanno raggiunto la cifra di 34.000.000 (trentaquattro milioni) e anche se non ancora sufficienti ci permettono di intraprendere i lavori con notevole tranquillità. Ancora una volta il grazie vada a tutte le famiglie che hanno voluto contribuire a questa opera comune. L'INTERNO Una volta terminato il lavoro di rinforzo occorrerà sistemare l'interno della Chiesa: dare definitiva posizione al coro e all'altare, ridipingere tutta la navata. I progetti sia tecnici che finanziari sono solo allo studio di idee e di ipotesi, comunque pensiamo che prima di rientrare in Chiesa sia necessario fare anche questi lavori, perché il rimandarli significherebbe renderli troppo difficili e aleatori. Certo che se si potesse poi anche dare una tinteggiatura esterna, tutto l'edificio ne trarrebbe un enorme vantaggio e questo angolo del nostro paese, tra i più ammirati e fotografati, non solo sarebbe finalmente solido ma tornerebbe a primitivi splendori. 2 — Si preparano i lavori del tetto. Parliamo del peccato e della Confessione La ricerca della fede porta alla consapevolezza di essere chiamati a vivere nella verità e nell'amore. Di fronte a questa chiamata noi siamo liberi. Possiamo rispondere anche di no e qui troviamo il male: il pec- cato. ESISTE IL MALE Che il male esista, non occorre spendere tante parole per dimostrar- lo. Anche chi non vuole sentire par- lare di peccato, basta che ponga la sua attenzione sui fatti di cronaca nera o sulle ingiustizie o sulle guer- re. E il male non esiste solo attorno a noi; ciascuno lo sperimenta dentro di sé, come forza che spinge a fare ciò che non vorremmo. COME REAGIRE DI FRONTE AL MALE? Se il male esiste, in noi e negli al- tri, vuol dire che di fronte ad esse dobbiamo prendere posizione. Oggi è diffusa la tendenza a sca- ricare la propria responsabilità di fronte al male accusando le struttu- re, la società. E' senz'altro vero che l'ambiente sociale esercita delle forti pressioni sul comportamento dell'in- dividuo ma non è leale nascondere interamente dietro a queste difficol- tà il proprio coraggio e la dignità della coscienza personale. Tanto più che le strutture sono fatte di uomi- ni e ogni uomo deve sentirsi respon- sabile dei valori che circolano nel- l'ambiente in cui vive. Bisogna affrontare il male come Cristo e insieme con Cristo. Se ab- biamo fatto la scelta di voler risol- vere con Cristo i problemi dell'esi- stenza (e uno è cristiano perché ha fatto questa scelta), non possiamo non guardare a lui anche per ciò che concerne questo grande mistero del male. Ora Gesù non ha mai sot- tovalutato il male; il perdono che Egli dava ai peccatori non era un passare sopra al male come fosse una cosa da nulla. Gesù è venuto come «l'Agnello che toglie il male La Chiesa è un cantiere. — 3
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del mondo»; per questo ha offerto la sua vita in sacrificio, per la re- missione dei peccati. CRISTO LIBERA DAL MALE COL PERDONO Essere coscienti del peccato non è sufficiente. Giuda si è fermato qui e si è disperato. Bisogna arrivare a chiedere perdono. Quale sposo, qua- le sposa, quale papà e mamma, qua- le figlio, quale insegnante, quale pre- te, quale persona umana può dire «io non ho mai sbagliato?». E se sbagliamo, offendendoci gli uni gli altri, non dovremmo sentire come nostro dovere quello di perdonarci? Il perdono è una dimensione del- l'amore, chi non perdona non ama. CONFESSIONE Cristo ha affidato alla Chiesa il potere di rimettere i peccati, cioè di riconciliare gli uomini con Dio e fra di loro. Per mezzo del Sacerdote è Cristo stesso che ci riconcilia con Dio, con noi stessi e con i fratelli. Coloro che pensano sarebbe me- glio confessarsi direttamente a Dio nel segreto della propria coscienza non hanno capito la dimensione co- muniitaria del peccato, del pentimen- to e del perdono. La confessione è un dono, un su- per-dono di Cristo che ci offre la possibilità di passare dall'egoismo all'amore. Pagina di Meditazione AVVENTO - NATALE '79: coraggiosa speranza di vita, oggi Recandoci in Chiesa per la Messa, nelle prossime settimane, il sacer- dote ricorderà ai fedeli che ha avuto o ha inizio il nuovo anno della Chiesa: il suo primo periodo, esattamente quattro settimane, viene chiamato AV- VENTO: è il tempo della preparazione al NATALE, secondo periodo nel ca- lendario della Chiesa. Per molti la parola Natale richiama qualcosa di importante ma la parola Avvento proprio dice poco, forse niente. Eppure noi sappiamo che quando vogliamo arrivare ad una meta, la strada che vi conduce è impor- tante; è necessario che quella strada sia quella giusta altrimenti si arriva altrove; è conveniente camminare e non fermarsi; di conforto il pensiero che ogni passo ci porta più vicino alla meta. Se il Natale fosse quest'anno una meta per noi, ci troveremmo sulla strada che porta a lui, saremmo in pieno Avvento. Per fare bene questo cammino, per farlo assieme onde non sentirci soli, ecco alcune riflessioni. Leggo in Pascal: «La conoscenza di Dio senza la conoscenza della miseria umana, genera orgoglio. La conoscenza della miseria umana senza la conoscenza di Dio, genera disperazione. La conoscenza di Cristo genera equilibrio e libertà perché in Lui c'è tutto Dio e tutta la nostra miseria». 4 — 1) La conoscenza di Dio da sola porta a grandi discorsi sulla sua esi- stenza, sulla sua natura, sulla sua attività... ma Dio rimane lontano, assente, indifferente. E’ l'Assoluto che sta di là, noncurante di noi che invece siamo di quà. E' infatti molto comodo affermare che siamo credenti solo perché siamo convinti che c'è un Supremo, tanto è molto lontano e non c'è nessun rapporto vitale fra lui e noi. Questo Dio comodo, senza faccia e senza cuore, è talmente NESSUNO che lo si può insultare tutti i giorni, tanto non ci sente; lo si può bestemmiare tanto non reagisce e, sotto sotto, osiamo dire che se ci fosse un dio, le cose non andrebbero male come vanno. Non so se ca- pite come sia vigliaccamente comodo incrociare le braccia e riversare su un Dio anonimo le responsabilità create dalla nostra incoscienza e dalla nostra irresponsabilità! Proviamo per un momento ad immaginare se Dio ci pren- desse in parola per un minuto solo, che cosa accadrebbe proprio a noi che lo invochiamo a mettere un po' di ordine... negli altri! 2) La conoscenza dell'uomo, da sola, non dà frutti migliori, anzi, scrive Pascal, genera disperazione. Basta guardare quale potenziale di disonestà e di male c'è in noi e negli altri per capire perché tanto dolore nel mondo, tanto sangue sparso inutilmente, tante ingiustizie... è il terrificante pane quotidiano offerto a chi legge un giornale o segue un telegiornale. Doman- diamoci onestamente se tutto questo non è il frutto naturale di uno sforzo che da anni va per la maggiore: si predica in tutti i modi possibili che l'uo- mo non ha bisogno di Dio per realizzarsi, basta che si conosca meglio e si convinca che ha in sé tutte le capacità di costruire, la pace, la giustizia, la li- bertà. Ed ecco il colmo: gente dalla parola facile e colta continua ad insinuare questa possibilità mentre attorno crescono la violenza, la disonestà, la pigrizia, mentre attorno cresce la sfiducia nelle istituzioni, dilaga una sfiducia nella vita Le bimbe della Prima Comunione. — 5
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stessa per cui diventa normale ammazzarsi e ammazzare con tutto quel contorno di cose che fanno sempre temere il peggio. E la droga? non va forse in questa direzione? uscire, evadere dalla vita così come si presenta oggi da tanti ben pensanti. Diciamo con disinteresse che questa strada va condannata perché è illo- gicamente logica ma intanto è un male che avanza e ci illudiamo che sia un fenomeno delle grandi città. Dio fuori dai nostri interessi, la vita ha perso valore, la famiglia corre a ruota, il creato stesso, le cose usate sempre peggio... è una logica catena... certo che sulle capacità dell'uomo di costruire un mondo nuovo, sorgono seri dubbi! Mi sembra che se non siamo ancora a rotoli, lo dobbiamo a coloro che, pur passando per poco furbi agli occhi del mondo, hanno ancora il coraggio di seguire strade diverse. 3) Conoscere Cristo, dice Pascal, vuol dire equilibrio e libertà. Ci cre- diamo? Diciamo che a questa scoperta di Dio che si fa uomo, uno di noi, non si arriva con grandi ragionamenti, non sono necessari grandi studi, sono inutili certe discussioni, non si arriva guardandoci attorno e constatando più o meno liberamente e onestamente che gli altri, i cosidetti credenti, non sono poi quel gran che... A questa scoperta vitale di Dio fatto uomo, uno di noi per noi, si arriva solo con una intuizione interiore della nostra po- vertà di fondo come uomini e di quella sete vitale di bene, di vero, di bello che sperimentiamo tutti i giorni. Domandiamoci onestamente che cosa na- scondono tutte le nostre insoddisfazioni quotidiane, tutte le nostre delusioni, tutti i nostri fallimenti, tutti i nostri sforzi per salvare una faccia che non abbiamo. Domandiamoci anche onestamente perché non ci vergogniamo di avere bisogno degli altri in tante nostre faccende mentre ci vergogniamo di aver bisogno di Dio per vivere come desideriamo profondamente. Accogliere Cristo nel Natale e per la vita, potrebbe dire fare questa esperienza: scoprire che non siamo soli nella nostra miseria, che Lui non è quel Dio assente che pensavamo ma un Amico che si propone come vian- dante accanto a noi, che ha qualcosa da darci e da dirci. Cristo vuole diven- tare il nostro confidente. E allora? Cambiano tante cose, cambia la nostra testa e il nostro cuore, cambia il nostro sguardo su noi stessi e sugli altri, al punto di scoprirci capaci di gioia, di serenità, di entusiasmi insperati... con grande pace del nostro sistema nervoso! Alcuni esempi: DIO: l'essere vivente, il Padre nel cuore del quale ogni uomo ha un nome, un volto, un posto. UOMO: un fratello in mezzo ad altri fratelli. VITA: un momento prezioso per gustare e sperimentare come è bello vivere da amici, nel rispetto e nell'aiuto reciproco, nella gioia di spendere il nostro tempo per fare felici coloro che vivono con noi... oh, se sapes- simo ascoltare tutti i suggerimenti del nostro cuore! BENI MATERIALI: beni di passaggio da amministrare saggiamente per noi e per gli altri: riscopriamo la bellezza del dono! MORTE: termine di questa fruttuosa esperienza, fine del tempo della se- mina e inizio del raccolto nella casa del Padre. Se la nostra esistenza nel mondo ci sta sinceramente a cuore, se ab- biamo veramente voglia di vivere e di vivere bene, allora la realtà storica di quel bambino scomodo e travolgente di duemila anni, può fare di questo tempo di avvento, un momento di personale revisione del nostro strano modo di vivere con gli occhi bendati, in ginocchio davanti ai nostri fallimenti, rassegnati davanti alla nostra ed altrui tristezza. Il mondo, senza Cristo, è triste. Il nostro primo passo potrebbe essere una preghiera, uno slancio del cuore, un grido silenzioso di tutto il nostro essere. O Gesù, voglio tenderti la mano perché tu per primo me l'hai tesa: non hai avuto paura di me a Betlemme, neppure io voglio aver paura di te. In questo mese di preparazione al Natale, voglio rimettere in moto i miei desideri di bene, la mia volontà di amare, la mia sete di vita, voglio sen- tirmi più onorato della tua amicizia e dei doni che questa comporta, per es- sere in mezzo agli uomini, miei fratelli, un richiamo efficace di coraggiosa speranza, come tu lo sei da secoli, nella stalla di Betlemme. don SILVIO I bimbi della Prima Comunione. 6– – 7
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Esperienza dei bambini di 5 elementare Fin dall'inizio dell'anno scolasti- co, con la prima lezione di catechi- smo ci siamo proposti di non impa- rare solo tante cose, ma di fare qual- cosa concretamente. L'argomento base su cui abbiamo svolto le nostre lezioni è «SARETE MIEI TESTIMONI», cioè noi siamo chiamati a essere testimoni di Ge- sù. Ci siamo chiesti, ma come e do- ve? Abbiamo capito che non è ne- cessario essere grandi e fare cose eccezionali per essere testimoni di Gesù, ma fin da ora dobbiamo es- serlo a casa, a scuola, con gli amici: stando più buoni, sapendo rinun- ciare a qualcosa di nostro e questo non solo materialmente ma anche ad esempio al gioco per aiutare un compagno in difficoltà, alla televi- sione per dare un aiuto alla mamma o al papà; in chiesa: andando a mes- sa non per obbligo ma perché sia- 8 – All'Ospizio: il passato e il futuro. mo convinti che è Gesù che ci invi- ta e ci vuol parlare. Perché il nostro centro di atten- zione non fosse solo il piccolo mon- do che ci circonda quotidianamen- te, nel nostro impegno di testimoni di Gesù abbiamo voluto anche pen- sare a chi potevamo fare del bene fuori dal nostro ambiente, per que- sto abbiamo deciso di trascorrere una giornata con gli anziani dell'o- spizio di Carità, in via E. Aubert ad Aosta. Durante l'anno abbiamo fat- to una raccolta di soldi, rinunciando a qualche ghiottoneria e con il ri- cavato abbiamo comperato delle briosc, caramelle, bibite e vino da portar loro. Siamo partiti da St. Pierre con il treno delle 9,20 e giunti all'ospizio abbiamo voluto dedicare un momen- to alla preghiera per chiedere a Ge- sù di aiutarci a non fare di questa giornata una gita, ma un giorno di festa perché rendavamo felici qual- cuno e specialmente di aiutarci a saper vedere il loro, ai quali poche persone pensano, Gesù che soffre, come c'è nel vangelo: «Tutto quello che avete fatto ai più piccoli dei miei fratelli, l'avete fatto a me» (Mt. 25,40). Siamo rimasti con loro tutta la giornata e siamo ritornati a casa con il treno delle 17,30. Nel primo pomeriggio ci siamo recati al con- vento per trovare suor Elisa, l'ab- biamo rivista con gioia e anche se da una parte l'abbiamo fatta un po' soffrire perché senz'altro sono ri- nati in lei dei bei ricordi, siamo con- vinti che è stata contenta vedere che i suoi piccoli non l'hanno dimenti- cata. Ci ha lasciato il compito di salu- tare tutto St. Pierre. Vi vogliamo ora trasmettere ciò che ci ha maggiormente colpito in questa giornata: — Siamo stati contenti di andare all'ospizio per aiutare i poveri che credono che quasi nessuno pensi a loro, voglia loro bene; per aiutare quelli che hanno perso la fede e far vedere che anche noi bambini sap- piamo fare qualcosa e pensar loro con affetto, dando loro un segno di amore e amicizia. — Abbiamo desiderato andare al- l'ospizio per vedere un pò come vi- vono i poveri e uscire dal nostro piccolo mondo che ha tutto, e cono- scere così le necessità e i bisogni degli altri. — Molte cose ci hanno colpito, ma la principale è stata il vedere anziani che non potevano cammi- nare, parlare, che erano ciechi o ad- Visita all'Ospizio. dirittura non avevano gli arti, ab- biamo potuto constatare come noi siamo fortunati, e pensare che non ci accontentiamo mai di nulla! — Siamo stati ammirati inoltre da tutte le suore, alcune ancora gio- vani, altre già più anziane e da tut- te le donne che lavorano con gli an- ziani, avevano una pazienza formi- dabile e trattavano gli anziani con molto amore, alcuni tra i quali do- vevano essere pure imboccati. — In questa giornata abbiamo vi- sto molte cose, mentre più o meno siamo stati tutti colpiti dalle stesse cose, una di noi, ha vissuto un'espe- rienza tutta particolare, ce la rac- conta: Tutti i miei compagni ed io, assieme alla suora, giocavamo nel cortile dell'ospizio a rubabandiera. A un certo punto la suora, che era vicina a me, mi fece cenno di guar- dare dalla finestra, vidi un anziano che guardava tutti noi piangendo, forse perché lui era infermo, o per- ché vedendo noi bambini, inesperti — 9
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La pagina dei ragazzi All'Ospizio: un sorriso di fiducia e di bontà. della vita e vivaci, che potevamo an- cora correre e scorazzare liberamen- te e spensieratamente, ripensava con nostalgia alla sua giovinezza ormai lontana. Fu un momento di concen- trazione, a cui pensai a tutte queste cose e pregai Gesù di aiutare quel- l'anziano e tutti gli altri, ero così assorta in quei pensieri che non sen- tii chiamare il mio numero (nel gioco), ma poi i compagni mi scos- sero e corsi dietro all'altro bambino che aveva già preso il fazzoletto. Siamo rimasti molto contenti di questa nostra nuova esperienza e ci siamo proposti, anche se non ci sarà più possibile trascorrere una giornata tutti insieme con questi an- ziani, di pensare loro di più, di pre- gare per loro e per tutte le persone che vivono e lavorano per loro, per- ché il loro che non è un puro lavo- ro, ma è vera missione, lo sappiano fare sempre con tanto amore. 10 — Lettera dei Vescovi a tutti i ragazzi Carissimi, è la prima volta che noi Vescovi scriviamo a voi ragazzi. Lo facciamo con gioia in questo 1979, Anno In- ternazionale del Fanciullo, e saremo felici se la nostra lettera raggiunge- rà tutti i ragazzi che sono in Italia. Ognuno potrà dire: i Vescovi han- no scritto proprio a me, e chi vorrà potrà risponderci. Anche a noi giunge la voce di chi, tra voi, è sano, ha una famiglia che gli vuole bene e non manca del ne- cessario per vivere. Ma è anche la voce triste di chi non ha i genitori, ha i genitori senza lavoro, abita case malsane, è malato e non può correre a giocare. A noi e a voi, arriva anche la voce dei ragazzi che gridano: ho fame, ho paura, sono solo, nel mio paese si muore perché c'è la guerra. Non dimentichiamo mai che in tutto il mondo ci sono ragazzi che soffrono. Anzi, insieme lavoriamo e preghia- mo perché chi può far finire le guer- re, abbia il coraggio di farlo; chi può vincere le ingiustizie, non per- da tempo; chi vede un fratello nel bisogno, non si volti dall'altra parte. VIVIAMO DI AMORE La nostra voce si unisce oggi alla vostra per gridare forte questo mes- saggio: i ragazzi hanno bisogno di essere amati per vivere. Voi soffrite se i vostri genitori non vi ascoltano; se non parlano mai con voi; se a casa o a scuola siete sopportati o trascurati. Invece siete felici quando qualcu- no considera le vostre parole, le vo- stre azioni, i vostri giochi; quando — 11
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qualcuno vede le vostre capacità e capisce i vostri desideri. I ragazzi non amati diventano tri- sti e si sentono inutili. Dice il Signore: «Anche se una mamma si dimenticasse del suo bam- bino, io non mi dimenticherò mai di lui». Questa è la bella notizia da dire al mondo intero: Dio ama tutti, a uno a uno. Prima ancora che ci fosse il mon- do, da sempre Dio conosce i nostri nomi e non ci confonde l'uno con l'altro. DIO PARLA CON AMORE Tutte le parole di Dio sono parole di amicizia. Per dirci quanto vuole bene a tutti, ha mandato persino Suo Figlio: Gesù. Aprite il Vangelo: è scritto anche per voi. Leggetelo con l'aiuto dei vostri genitori, dei sacerdoti, dei ca- techisti, degli educatori, e anche da soli. Non siete troppo piccoli per capi- re la parole del Signore e vivere come Egli insegna. Infatti, siete ca- paci di amare, dividete le vostre co- se con gli altri, perdonate volentie- ri, accogliete chi è solo, fate cresce- re la pace intorno a voi. IO SONO CON VOI Gesù è sempre vivo! Ha vinto la morte, è risorto e rimane per sem- pre con noi. I nostri occhi non lo vedono, ma la nostra fede sì! Dove degli amici si aiutano; dove qualcuno fa la pace e perdona; dove qualcuno si sacrifica per il bene de- gli altri, Gesù è lì ed è contento. Dove non ci si vuole bene, dove si commettono ingiustizie, si litiga 12 - e si è disuniti, Gesù è lì per aiutare chi sbaglia a correggersi e a cambia- re vita. Dove un bambino è malato, una mamma piange, un vecchio è solo, Gesù è lì e dona il suo coraggio per essere forti nelle difficoltà. VENITE CON ME Voi siete contenti quando qualcu- no vi chiama per nome. Vuol dire che si è accorto di voi, vi conosce, vi vuole bene. E' bello sentirsi chiamare per no- me! Anche Gesù chiama. Uno per uno. Dice: «Vuoi essere mio amico? Su, vieni con me!». Se rispondiamo di sì, Egli dà an- che a noi la sua capacità di amare; dà la gioia di vivere, il coraggio nel- le difficoltà, la forza per fare la vo- lontà del Padre Suo e Padre nostro. A Gesù non possiamo rispondere solo il giorno della Prima Comu- nione e della Cresima. Ma ogni gior- no. Il sì voi glielo dite con il vostro modo di vivere: generosi e leali nel gioco; capaci d'impegno a scuola; attenti ai bisogni dei fratelli e dei genitori; amici gli uni degli altri; pronti a dire la verità e a vincere le ingiustizie. Adoperate le mani, la mente, il cuore, tutti i doni che possedete, non per voi soltanto, ma per gli al- tri; soprattutto per chi non ha la forza, non ha nulla. SIATE MIEI TESTIMONI Anche voi ragazzi siete capaci di far conoscere Gesù. Non dovete a- spettare di diventare adulti per es- sere suoi testimoni. Quando portare la pace in fami- glia, a scuola, nel gioco; quando cer- cate di voler bene a tutti come fa Gesù, voi siete suoi testimoni. Quando parlate l'un l'altro con ri- spetto; accogliete tra voi i ragazzi più poveri e bisognosi di affetto; giocate volentieri con i più piccoli, voi siete suoi testimoni. Quando riconoscete i vostri errori e chiedete scusa; quando dedicate un po' del vostro tempo per parlare con Gesù nella preghiera, voi siete suoi testimoni. LA DOMENICA E' FESTA Non è facile riconoscerai fratelli gli uni gli altri. Non è facile essere sinceri e generosi. Non è facile fare la volontà del Padre. Per nessuno è facile. Neanche per voi ragazzi. Ma Gesù non ci lascia faticare da soli. Invece è con noi a vincere le bugie con la verità; la pigrizia con da prontezza; l'egoismo con la ge- nerosità. La domenica, quando vi incont- trate alla Messa con gli altri cristia- ni, rendete nuova l'amicizia con Ge- sù e più forte l'amicizia tra voi. E' grande festa quando gli amici di Gesù s'incontrano! PER FARE UN NUOVO MONDO Voi desiderate un mondo nuovo, dove gli uomini siano più buoni, più giusti e più onesti. Questo piace a Dio; anzi, è il suo desiderio. Se volete, voi siete capaci di por- tare gioia a chi è triste; amicizia a chi è solo; perdono a chi ha sbaglia- to; aiuto a chi è nel bisogno speran- za a chi è scoraggiato; verità a chi è nell'errore. Con le vostre domande, semplici ma vere, chiedete per tutti i ragaz- zi di avere una famiglia che aiuti a crescere; il diritto di mangiare in misura sufficiente; di abitare case sane; di giocare senza pericoli; d'an- dare a scuola per imparare cose nuo- ve e trovare amici; di essere curati se ammalati; di sapere la verità. Quando fate queste cose, voi col- laborate con tutti gli uomini di buo- na volontà a costruire un mondo nuovo, e in questo piacete a Dio. - 13
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CON IL DONO DELLA VOSTRA VITA «Che cosa farai da grande?», vi domandano a volte gli adulti. Qualcuno ha già un suo progetto, altri non ancora. Una cosa è sicura: Gesù conti- nuerà a chiamarvi, ogni giorno. Vi farà nascere nel cuore desideri gran- di e progetti stupendi. Aprirà i vo- stri occhi ai bisogni dei fratelli e vi chiederà di impegnarvi per loro. Tra voi ci sono i futuri genitori, i futuri operai e contadini, insegnan- ti e medici, i futuri sacerdoti, i re- ligiosi, le suore. Ognuno, domani, come oggi, avrà un posto e una missione da com- piere. E ogni missione è grande e deve essere rispettata. Il mondo nuovo che già oggi co- minciate a costruire, lo costruirete anche domani, se userete sempre per il bene di tutti i doni che il Si- gnore vi dà. Cominciate subito a guardarvi in- torno, nella famiglia, nella scuola, nella comunità: chi ha bisogno di voi? Rispondete al Signore con il vo- stro sì, con la vostra vita, con la vo- stra preghiera. Fate gruppo con al- tri ragazzi e insieme imparate a pren- dere le vostre responsabilità. ANDATE A CANTARE Prima di salutarvi, vogliamo dirvi anche che non siete troppo piccoli per costruire la Chiesa. Aiutatela a diventare la grande famiglia dove ogni uomo si sente atteso e accolto. Insieme aiutatevi l'un l'altro. Sco- prite come nella Chiesa si sta insie- me e ci si aiuta, da fratelli. Gridate forte la vostra gioia di vi- vere, di crescere, di amare. Essa è un grande messaggio per tutti. E come i ragazzi degli Ebrei fe- cero festa a Gesù che entrava a Ge- rusalemme, accogliete con festa il Signore vivo in mezzo a noi; e dite a tutti le parole del Papa: «Non ab- biate paura! Aprite, anzi spalanca- te le porte a Cristo!». Ogni città e ogni paese potrà co- sì diventare anche con il vostro aiu- to, più accogliente e più fraterno. Andate a cantare a tutti la vostra speranza in un mondo nuovo. Vi salutiamo e benediciamo voi tutti e i vostri cari. I vostri Vescovi La grande banda dei trentenni. Festa di S. Antonio In una tiepida domenica di sole si è svolta la ormai tradizionale festa di S. Antonio. Nella piccola cappella, impotente a contenere tutti i fedeli intervenuti, il parroco Don Aldo ci ha esortati a ricor- dare e pensare qualche volta alla vita di S. Antonio, ed al termine della S. Messa ha impartito a tutti la S. Bene- dizione. Nel piazzale gremito di Sen Pierro- lens si mescolava ai potenti trattori ed altri mezzi di lavoro, uno sparuto gruppo di cavalli, muli ben agghindati infiocchettati che quasi vergognosi e un po' increduli stavano a guardare scuotendo le orecchie al frastuono dei motori. Poi l'assordante sfilata per le strade della collina e del borgo, accolti dalla gente che si affacciava, ammirava sa- lutava e offriva un buon bicchiere di vino. E a noi, pensavano i cavalli, proprio nulla? Nessuno si ricorda di noi? Ma anche loro, i fedeli amici del- l'uomo, hanno avuto un pò di inte- resse, ed è proprio venuto dai bam- bini, che per la loro ingenuità, amano di più gli animali. E la gioia in questi bambini, che per qualche minuto han- no potuto cavalcare un cavallo e ac- carezzarlo, si è vista nei loro occhi ri- denti e negli strilli di contentezza e nel rimpianto di non poter continuare a lungo. Ma la semplice festa è ormai termi- nata e come tutte le cose semplici, la- scia nell'animo un dolce ricordo e la speranza di ritrovarsi ancora tutti al prossimo anno. VIGONI Luciana I premiati dell' AVIS – 15 14 –
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UNE LANGUE POUR LES DEFUNTS? Comme le latin, la langue Française en Vallée d'Aoste est-elle entrain de devenir une langue que l'on se sert que pour les trépassés et encore lor- squ'il s'agit d'émigrés, c'est la triste constatation que nous venons de faire pendant nos vacances du mois d'Août, ou nous venons de perdre deux amis. Un fait surprenant, pourtant, c'est que dans une commune, un faire part ayant été affiché en Italien, eu l'air de surprendre nos compatriotes du pays, parce qu'il s'agissait justement d'un émigré. Notre lange n'est pourtant pas le "Monopole" des Valdôtains" ayant quitté leur pays et quoique si la plus grande partie habitent des pays Fran- cophones, nous ne parlons pas Français, parce que nous vivons dans ces pays là, mais parce que c'est notre langue à nous tous Valdôtains, et sans amis qui viennent des « AMERIQUES » et qui n'ont pas honte de parler notre langue lorsqu'ils sont au pays, avec le patois, bien sûr. laquelle, le fait de se dire Valdôtain serait superflu, prenons à témoin, nos Pour conclure, il serait bon de rappeler ce qu'a dit le curé de St. Pierre, en de tristes circonstances, que les traditions, ne se maintiennent pas avec de grands discours, mais avec des faits, à savoir, en les pratiquants chaque jour, dans la vie religieuse ou laïque, car les Valdôtains du pays, ont besoin aussi de leur langue, pour prier le Dimanche. GUY LALE DEMOZ Notre Histoire L'abbé Gorret, à droite, devant le Prieuré. Dans le cimetière de Saint-Pierre il y a le tombeau d'un des person- nages les plus importants de l'alpi- nisme valdôtain et de la littérature alpine: c'est l'abbé Aimé Gorret; il est bon que les Sen Pierrolens con- naissent mieux ce grand valdôtain. Aimé Gorret, l'ours de la monta- gne; Roi incontesté de la littérature alpine valdôtaine, connu sous le nom de l'Ours de la Montagne et de l'Er- mite de Saint-Jacques. Aimé Gorret a été le plus popu- laire et le plus légendaire de nos alpinistes. Il naquit à Valtournen- che, au hameau de Montaz, en 1836. Prêtre, il fut successivement pro- fesseur au Petit Séminaire, puis vi- caire dans plusieurs paroisses; quel- que temps sans place, ensuite rédac- teur de la Feuille d'Aoste, desser- vant quelques communautés en Fran- ce, enfin recteur de St-Jacques d'A- yas. Taillé en Hercule quant au phy- sique, doué d'une force musculaire prodigieuse et d'une originalité d'es- prit puissante d'où jaillissaient des Il direttivo del- l'AVIS. 16 — — 17
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pensées excentriques, des associa- tions d’idées impossibles, le Grand Gorret semble révéler moins de l’his- toire que de la légende. Ses traits d’esprit, ses saillies, sont semés partout à profusion. Personnage inquiet, instable, anti- conformiste par excellence, frisant l’anarchie; intelligence supérieur, cœur d’or: voilà Gorret. Le 17 juil- let 1865, conjointement avec Jean Antoine Carrel «le bersaglier», il con- quit le Mont Cervin. Il atteignit, dans ses excursions, nombre d’au- tres pointes, et cela à une époque où l’alpinisme commençait ses pre- miers pas. L’abbé Gorret a transfusé dans nombres d’écrits la versatilité de son génie. Profond observateur des hommes, des moeurs et des tradi- tions, il eut une plume extraordi- nairement alerte et originale. «Les écrits de M. Gorret — écri- vait en 1905 l’abbé Henry — sont pour maintenant à peu la seule lit- térature alpine que nous ayons. Il se passera longtemps avant qu’on fasse quelque chose de mieux». Tous ses écrits, loin d’être vieillis, sont encore ce que nous possédons de mieux en ce genre. Citons-en quel- ques-uns: Ascension de la pointe Garin (1866), Excursion sur le gla- cier du Rhuitor (1867), Ascension de la Becca Torcé (1872), Quelques courses à Valgrisenche (1876). Dans le Grand Tournalin (1876) on retruve l’homme intime; Gorret se rappelle le beau temps de son en- fance où il faisait le berger. 18 — L’Ascensione au mont Favre et la Excursion au Mont Falère (1879), re- présentent le comble des possibili- tés du style du Grand Gorret. En 1876, il prit part au Congrès Alpin de Ceresole Reale, où, dans un discours «sfolgoreggiante di ar- guto umorismo», il développa le su- jet suivant: Ce qu’il en serait de l’Al- pinisme si le monde était plat. L’opuscule «Brusson station d’été» et surtout le célèbre «Guide de la Vallée d’Aoste» (1877) composé a- vec la collaboration du baron et his- torien Claude Nicolas Bich, contri- buèrent largement à attirer des tou- ristes dans notre pays. Le Guide surtout représente une somme énor- me de course à travers la Vallée. «De Domodossola aux extrêmes confins de la Vallée d’Aoste — à écrit Gor- ret — j’ai perdu les clous un peu partout et si pour pénitence on me condamnait à aller les chercher, le désespoir me tuerait». Presque sans modèle, Gorret a dû créer lui-même le plan de ce petit chef-d’oeuvre. «Ceux qui sont venus après-écrit Henry l’ont imité et l’ont pillé». Homme d’une franchise naïve, po- lémiste brillant et sans réticences, Gorret fut pendant sa vie en butte à des incompréhensions et à des mi- sères sans nombres. Il mourut en 1907 au prieuré de Saint-Pierre, où il s’était retiré avec les vétérans du clergé valdôtain, l’archiprêtre Mé- nabréa et le poète Cerlogne. Emigrés à Paris en 1918 Lale Murix Célestin avant de mou- rir nous a confié une photographie des émigrés de Paris, en nous don- nant ces qulques notes: Voilà une photographie très ancien- ne des Sen Pierroleins faite à Paris le 21 avril 1918. J’avais alor 10 ans, je n’en ai connus quelques uns; la plus part sont morts. Je reconnais les deux soldats Lucien Lale Murix, gendarme, et Arnod Benjamin de la fanterie; à gauche Lale Gérard Louis. Comme c’est dif- ficile de tous le reconnaître, même si plusieurs on peut le deviner par une certaine ressemblance de famil- le. L’on trouve David Cherubin et sa soeur; les Paillex, oncles du mai- re; les deux Lale Gerard Lucien et son cousin Jules, chauffeur de fia- cres; Gerbore Pierre de Colé porteur de la plaque: Chappuis Fidèle, des Lale Castain, des Fenoil... CEUTEN Saintpiéroloins à Paris - 1918. — 19
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Nuovi membri del popolo di Dio 1) Il 18 marzo battesimo di GLA- REY FLAVIA di Leopoldo e di Lyve- roulaz Ada. Padrini: Glarey Augu- sto e Lyveroulaz Virginia. 2) Il 22 aprile battesimo di PAR- LEAZ ALEX LUIGI di Renzo e di Blanc Irene. Padrini: Carlin Marco e Blanc Nella. 3) Il 3 giugno battesimo di OBERT LAURA di Lindo e di David Rita. Padrini: Obert Sergio e Obert Nelly. 4) Il 12 luglio battesimo di CAC- CAMO MARCO PIETRO di Vincen- zo e di Terradura Rinalda. Padrini Schirripa Pietro e Terradura Lavi- nia. 20 — 5) Il 22 luglio battesimo di DA- VID KATIA di Giorgio e di Chanoine Marina. Padrini: Chanoine Claudio e Dayné Mafalda. 6) Il 9 settembre battesimo di COGNEIN SANDRO di Piero e di Carturier Lidia. Padrini: Arnollin Romeo e Lale Demoz Elda. 7) Il 15 settembre battesimo di PICCINI BARBARA di Elio e di Chri- stille Claudia. Padrini: Christille Pao- lo e Paillex Cinzia. 8) Il 22 settembre battesimo di FAVRE ALESSIA di Mauro e di Glarey Laura. Padrini: Campese Mar- co e Balzi Piera. Nuovi focolari cristiani 1) Il 24 febbraio si sono sposati BETTONI FRANCO e BELLI GI- SELLA. Testimoni: Arnod Renato e Belli Maura. 2) Il 3 marzo matrimonio tra ARIZIO SERGIO e LORO PIANA LORA PIA GRAZIANA. Testimoni: Botta Enrica e Giano- la Bernardo. 3) Il 10 marzo matrimonio tra TOMEI ALFREDO e CARREA RE- NATA. Testimoni: Pettirossi Mario e Ca- stionetti Caterina. 4) Il 28 aprile matrimonio tra GROBBERIO ORFEO e TURCO VIN- CENZA. Testimoni: Pedoni Letiziana e Ber- ger Elvio. 5) Il 16 giugno si sono sposati TOURNOUD FRANCO e PERSOD ROSA. Testimoni: Ravelli Annalisa e Cre- tier Piergiorgio. 6) Il 29 luglio matrimonio tra GIARDINELLO GERARDO e VIL- LANOVA ORSOLINA. Testimoni: Marucci Maria e Giar- diello Giovanni. 7) Il 4 agosto si sono sposati JOYFUSAZ MASSIMO e CRIVEL- LER MANUELA. Testimoni: Arnod Alfredo e Joyeu- saz Ermenegildo. Se un bambino vive nella critica, impara a condannare. Se un bambino vive nell'ostilità, impara ad aggredire. Se un bambino vive nell'ironia, impara ad essere timido. Se un bambino vive nella vergogna, impara a sentirsi colpevole. Se un bambino vive nella tolleranza, impara ad essere paziente. Se un bambino vive nella lealtà, impara la giustizia. Se un bambino vive nell'incoraggiamento, impara ad avere fi- ducia. Se un bambino vive nella disponibilità, impara ad aver fede. Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia, impara a trovare l'amore nel mondo. — 21
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I nostri Defunti 1) Il 1 gennaio, all'età di 91 anni, è deceduto CHENTRE UMBERTO. Nativo di Bionaz era venuto giovane a Saint-Pierre, aveva lavorato dura- mente e con tenacia per comperarsi un angolo di terra e una casa per la famiglia. Negli alti villaggi di Saint-Pierre ricordano con ammira- zione le dure fatiche dei suoi tanti anni di vita. 2) In ospedale, all'età di 75 anni, è morto BOIS CARLO. Nativo di Valgrisenche, portò sempre nel cuo- re l'amore per il suo Fornet e per quei valori che gli avevano trasmes- so i suoi cari lassù nella vita rude delle montagne. Lutti e sofferenze familiari tormentarono duramente questi ultimi anni, ebbe coraggio con quella generosità che solo la fede vera può dare. 3) Dans la maison de repos Ga- leazzo d'Aoste est décédée BRAN- CHE BERNADETTE. Elle a voulu etre ensevelie dans le cimetière de son pays natal. Femme d'un carac- tère vif, petillant et intelligent, a été la dernière d'une nombreuse famil- le à rejoindre la vie éternelle. 4) Il 22 febbraio è morta CHIRI FRANCESCA ved. OCLEPPO di an- ni 92. Nativa di Locana, venne gio- vane tra noi e subito seppe crearsi una stima incondizionata per il gran- de attaccamento alla famiglia, al la- voro, a questa terra. Donna schiva, generosa, di fede, portava nel cuore e nella vita quella saggezza che so- lo un'esistenza di sacrificio sa dare. 22 - 5) In seguito ad un incidente stra- dale, è morto all'ospedale il 21 mar- zo LALE PERRIN AMEDEO di an- ni 72. Tutti conoscevano il buon Me- dé, la sua gentilezza, la sua cortese capacità di dialogare. Aveva un grande senso dell'amicizia e della riconoscenza. 6) Il 24 marzo, all'età di 81 anni, è deceduto PERSOD LUIGI. Era da un po' di tempo che la sua salute stava declinando, tra la preoccupa- zione affettuosa della moglie e dei figli. Era molto conosciuto in tutta la Valle per il suo lavoro e la sua intraprendenza. Cantore generoso e fedele, lascia l'esempio anche per questa dedizione comunitaria. 7) L'undici aprile è morta CEN- TOZ LUCIANAZ BATTISTINA di an- ni 70. Da anni durante il periodo invernale, veniva con la sua fami- glia, a Bachod, scendendo dall'ama- ta Rhêmes N. Dame. Da parecchi anni la sua salute era malferma, ma con coraggiosa dedi- zione accudiva alle necessità del ma- rito e dei figli. 8) In un ospedale di Milano, al- l'età di 29 anni, è morto CHARLES AGOSTINO, in seguito ad una dif- ficile operazione. Tutti a Saint-Pierre conoscevano ed amavano il caro Agostino. Era gentile, buono, con una fede schiet- ta e coraggiosa; amava rendersi u- tile e fare del bene e se anche qual- che volta era incostante si faceva perdonare tutto da un cuore grande. I tanti giovani, gli orfani, gli handi- cappati presenti alle esequie sono testimoni di tanto bene generoso. 9) Ad un mese dalla morte del fratello, il 26 aprile è morta LALE PERRIN ANGELICA di anni 82. Da parecchio la sua salute non era buo- na e la carità dei parenti e dei vicini le resero meno dure tante giornate. Quanti sacrifici nella vita di questa donna, quale estenuante attaccamen- to al lavoro, alla terra. 10) Improvvisamente, all'età di 64 anni, è morto MOTTO MARTINET- TO ANTONIO, a pochi mesi dalla morte di sua moglie. Era stato un grave colpo per lui quella morte, e nonostante l'affetto buono dei figli e dei nipoti, non si era più ripreso. Nativo di Issiglio, a Saint-Pierre a- veva trovato casa e lavoro, ma a spe- se di grossi e generosi sacrifici. 11) Alla bella età di 92 anni il 14 maggio è morto ROSSAN CIRILLO. Da tempo non stava più bene e per un uomo attivo e robusto come lui, era così duro abbandonare lavoro e occupazioni. Da quando poi era morta la sua cara e buona Modeste tutto era più difficile, nonostante l'af- fetto generoso dei figli. Con tanto coraggio, fin dalla dura infanzia e giovinezza, aveva saputo dare avve- nire e bene alla sua famiglia. 12) Dopo crudele malattia è mor- to il 19 maggio THOMASSET ERNE- STO di anni 67. Gran lavoratore, fin- ché la salute glielà permesso, l'ab- biamo visto con indefessa costanza impegnato a dare bene e avvenire ai suoi cari. 13) Il 25 maggio è morta CHRI- STILLE ANGELA di anni 60, sposa di Sapinet Cesarino. Un malore im- provviso, la rapida corsa all'ospe- dale, le ultime ansiose speranze, poi la fine: così in breve spazio di tem- po è deceduta questa donna, proprio quando nulla lasciava presagire la tragedia. Laboriosa, generosa, sem- pre dedita ai suoi lavori di casa e di lavoro, così la ricordano quanti l'hanno amata. 14) Il 22 giugno è morto STEC- CANELLA PRIMO di anni 46. Da qualche anno era sceso da La-Thui- le con i genitori e la sorella, ma la sua salute era ormai crollata. Anni di duro lavoro avevano minato le sue forze e dietro una apparente forza fisica, si nascondeva ormai una salute non buona e bisognosa di con- tinue cure. Animno sensibile e buo- no era particolarmente attaccato ai genitori, alla sorella e al nipotino. 15) L'otto luglio decedeva all'O- spedale RESPIGHI FRANCESCA di anni 81. Era nativa di Bertanico, in - 23
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provincia di Milano, e da pochi an- ni, a causa della malferma salute, era venuta a trovare conforto ed aiu- to presso una figlia. E' stata una donna coraggiosa e generosa nella vita e nella malattia. 16) Tragicamente ha posto fine al- la sua vita, due mesi dalla morte del marito, ZEMOZ EMMA di anni 65. Da troppo tempo non stava be- ne, il suo sistema nervoso aveva ri- cevuto un grave tracollo, la malattia e la morte del marito avevano solo aggravato il tutto. A nulla è valso il costante e vigilante affetto dei suoi figli, che ricordano con riconoscen- za i periodi belli e generosi della sua vita. 17) Le 28 du mois d'août est mort LALE MURIX FRANÇOIS CÉLÉ- STIN, âgé de 71 ans. Emigré pen- dant de longues années à Paris il a toujours porté un grand amour à son pays natal; il a tant travaillé pour maintenir une fraternité et un lien entre tous les valdôtains. Ren- tré, il y a quelques années, chez nous, il espérait, avec sa femme, avoir de longues années de repos, une cruel- le maladie l'a porté à la mort. 18) IL 21 SETTEMBRE È MORTO LALE CASTAIN GERMANO INNOCENZO di anni 81. Stava vivendo una sere- na vecchiaia, piena di progetti e di voglia di vivere, quando la morte improvvisamente l'ha colto. Amava parlare dei suoi giovani anni, della guerra, della vita di emi- grato, in cui seppe sempre espletare dignitosamente i suoi doveri. 19) In Ospedale il 29 settembre è deceduto LUBOZ GIUSEPPE RIC- CIOTTO all'età di 70 anni. Uomo pie- no di intraprendenza e di desiderio di fare bene per sé e per la famiglia. Ebbe coraggio nelle pene e nei di- spiacen sopportando anche il male con grande forza d'animo. 20) Il 1 ottobre è morto improv- visamente lungo una strada del pae- se, mentre stava passeggiando, CEN- TOZ RAIMONDO di anni 70. Uomo dal buon carattere, sereno, di buon umore, generoso, lascia nei parenti e negli amici un caro indi- menticabile ricordo. OFFERTE PER LA CHIESA In memoria Lale Demoz Eugenia; in memoria Chentre Umberto e Prosperina; in memoria Bois Carlo; Cogmein Mario; N. N.; Oreiller Lorenzo; Yacaccia; Luboz Brunero; Ronzani; in memoria Chiri Do- menica; Fazzari; Charles Michel; Varet- ti; in memoria Fenoil Dario; Carlin Mar- corello; Oreiller Rita; Fillietroz Adolfo; Bonin-Savoie; Branche Bernadette (lega- to); in memoria Charles Agostino (un amico); in memoria Lale Perrin Angeli- ca; in memoria Christille Elisa; in me- moria Motto Antonio; N. N.; in memoria Bochet Modeste; Luboz Maria (cap. Ru- miod); in memoria def. Lale Murix-Lale 24 - Gérard; Luboz-Jordaney; in memoria Ros- san Cirillo; Cogmein Bruno; in memoria Thomasset Ernesto; in memoria Domai- ne Filippo; Ceranto Teresa; matrimonio Sergi-Garda; in memoria Val Leonardo; Fusinaz-Cossard; Battesimo Glarey Fla- via; in memoria Charles Agostino; bat- tesimo Obert Laura; N. N.; in memoria Christille Adele; in memoria Christille An- gela; in memoria Christille Ivo; in me- moria Boverod Emilio; in memoria Let- try Marcello; in memoria Steccanella Pri- mo; Battistioli; N. N.; Rumiod Silvano; Bonfanti Epifanio; Sapinet Ferdinando; Caccamo Marco; in memoria Lale La- croix Amedeo; Lanier Ines; in memoria don Lyabel e Gadda; in memoria Re- spighi Francesca; Domaine Renato; so- relle Martinet; N. N.; Lale Gerard Mar- cellina; Joyeusaz Oreiller; Pozzini; Lale Demoz Guy; Cogmein Piero; Sorelle Per- sod; Cogmein Prospero; Jordaney-Gerbaz; Persod Faustina; Savoye Pierre; in me- moria Arnollin Camillo; battesimo Co- gnein Sandro; Battesimo Favre Alessia; in memoria Lale Murix Celestina; in me- moria Luboz Marcella e Bochet Mirco; in memoria Lale Castain Innocenzo e Yvonne; Oreiller Emile; in memoria Cen- toz Raimondo; N. N.; N. N.; N. N.; Pal- lais Christille; Gesso-Lale Demoz; in me- moria Chenal François; in memoria Bar- maverain Pierino; Saccani; N. N.; Cen- toz Silvio; in memoria Glarey Giuseppe e Paolina; in memoria Jacquin Marcello; in memoria Arnod Alessandro; Chinche- re. Totale L. 3.547.000. PER TETTO CHIESA N. N.; Cogrein Bruno; Lettry Dante; Savoye Serafino; Loro Piana; Tomei Al- fredo; N. N.; in memoria Lale Perrin A- medeo; Bovard Maria; Garin Piergiorgio; Persod Mario; N. N.; Centoz Gino; Ghe- za Elda; Therisod Camilla; N. N.; in me- moria Persod Luigi; N. N.; N. N.; N. N.; Can Fossou; Nicotera Natale; Persod Er- melina; N. N.; N. N.; in memoria Anto- nio e Ester Chenevier; Curiat Maurice; N. N.; Pro Loco; Therisod Simon; N. N.; Giustetti; Piana Vittorio; David-Lettry; Ugo e Betty Piana; Giudici; Lale Michel; Lucianaz; Arturo Lidia Branche; N. N.; N. N.; Classe 1914; N. N.; N. N.; N. N.; Fenoil Alice; Martinet Victorien; in me- moria Lale Gérard Isaia; Jordaney Osval- do; Gerbore Emma; D. L.; in memoria Thomasset Remo; Chatel; N. N.; Cería- no Rosito; N. N.; Tonso Giacomo; in memoria Lale Murix Riccardo; Paillex Marino e Silvina; Garin Filippo. Totale L. 4.060.000. PRO BOLLETTINO N. N.; Cogmein Lea; Gerbelle Pina; Jor- daney Modeste; Bois Carlo; N. N.; David Piana; Centoz-Belli; Jacquin Alidoro; Del Degan Battista; Oreiller Rita; Savoye Pierre; Garin Piergiorgio; Conchatré; Charles Michel; Varetti; Therisod CamiI- la; N. N.; Fenoil Maurice; Tonso Bruno; Lale Teresa; N. N.; Celesia; Brunet; N. N.; Campese; Paillex Vittorio; Saccani; Luboz Maria; Farinet; N. N.; Lale Mu- rix Ottino; Berard Venance; Jordaney Raimonda; Fenoil Alice; Vitton-Mea Eli- na; Gerbore Emma; Rumiod Roberta; Chatel; Ronc Tino; Ioris; Savoie Julien; Jordaney Anna; Jordaney-Gerbaz; Ansel- met Emiliano; Christille Silvano; Dayné Thomasset; Verzoni; Centoz Luigi; Gla- rey Renato; Oreiller Marco; Oreiller Ri- ta; N. N.; Pallais Christille; Fillietroz El- so; Chentre Mario; Lanier Ines; Betemps Armando. Totale L. 433.000. (l'ultimo bollettino è costato L. 525.000) PER ASILO N. N.; Centoz-Belli; Oreiller Rita; Lale Vera; in ricordo Besenval Provino (gli ex internati); in memoria Persod Luigi; N. N.; Saccani; in memoria Rossan Cirillo; Berard Venance; Centoz Luigi; in memo- ria Lale Castain Innocenzo e Ivonne; N. N.. Totale L. 495.000. - 25
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CONTES DE MA VALLÉE Noël d'autrefois - Messe de minuit Il y a cinquante ans seulement, nos paroisses de montagne don- naient encore aux messes de minuit un parfum, un bouquet moyenâgeux. De ces jours, j'aime à rappeler comment on se préparait à la messe de minuit à C... C'était M.lle Rose, la maîtresse d'école qui était l'âme de tout. Elle pensait à habiller les anges en blanc, à préparer l'Enfant Jésus, à choisir les bergères, à les conseiller sur leur costume, à les réu- nir, pour que M. le Vicaire leur fit apprendre à chanter les cantiques. C'était elle qui invitait les gars, les 26 – jeunes gens, à prendre part à la fête comme bergers, et on l'écoutait; les personnages, les acteurs abondaient. Les frais, on peut le dire sans bles- ser sa modestie, étaient soutenus par elle seule. Je crois qu'elle sacrifiait, pour la réussite de la fête, ses heures de loisir de deux mois, une partie même de ses heures de sommeil et ses appointements de maîtresse. Les jours précédant la Noël, sa chambre était transformée en atelier où tra- vaillaient des mamans et des jeunes filles, à coudre la robe, à blanchir l'aile de l'ange, à attacher le ruban, la dentelle. On épargnait tout le pos- sible, et le manque de beaucoup de choses élégantes conservait à l'en- semble le caractère primitif. Mais l' agneau ne manquait pas! Quels fes- tons en papier aux couleurs bario- lées ornaient sa jolie tête innocente et blanche! Le temps alors n'était pas bolche- viste, et il ne nous arrivait pas de voir les moucherons à Noël et les glaçons à Pâques. Oh non! la neige venait abondante quelques jours au- paravant ou la veille même de la Noël. Les bergers ne boutonnaient pas inutilement leurs guêtres. Ils étaient priés de passer les premiers en allant au chef-lieu pour entamer un sillon, un tracé de route dans la neige qui avait tout nivelé. Quand il ne neigeait pas ce jour-là, on marchait entre deux parois de neige, tombée davan- ce, et le fin grésil dans la nuit froide, et la neige sèche soulevée par le vent, pénétraient dans les vêtements sans les mouiller. La tradition des Noëls blancs de neige était fidèlement res- pectée. On ne voyait que de la neige et des glaçons. Les sapins, les mélè- zes avaient leurs capuchons blancs, comme le bonhomme Noël des en- fants; les frênes dessinaient leurs squelettes gelés: il n'y avait de noir que quelques pans de mur ou de ro- cher. L'eau du torrent de l'Oyace coulait silencieuse sous des voûtes de glace, ouatées de neige, ou gar- gouillait à mi-voix au milieux des rocs, dans les passages rapides, com- me si elle craignait d'éveiller la na- ture de sa torpeur, de son sommeil. Les appels avaient une sonorité exceptionnelle dans le vallon; l'on entendait, au loin, les rires francs des jeunes gens, les cris de joie des enfants, à chaque culbute. Les écu- reuils éveillés par ces bruits insolites se réfugiaient sur les arbres, le re- nard, qui s'approchait du village, a- vait dû rebrousser chemin. La neige en trahissait le passage et, allègre- ment, quelque chasseur se promet- tait de l'attendre une autre nuit. En arrivant au chef-lieu, les petits enfants, qui devaient revêtir les ha- bits préparés par la maîtresse, en- traient dans sa chambre chauffée. Les bergers, les bergères se réunis- saient dans la froide salle d'école des garçons. Et la bonne demoiselle Rose les passait en revue. Voici les bergers: dix ou douze gaillards portant un lourd manteau en drap primitif, cou- leur marron ou gris-fer, un manteau en forme de cape descendant jusqu' aux mollets: le gaban, comme on l'ap- pelle. Sur leur tête, un large chapeau rond en feutre cartonné, devançant la mode du chapeau américain; des guêtres enlacées et assurées sur les souliers par plusieurs tours de cor- de, montant jusqu'aux genoux. On a sorti pour l'occasion la vieille culotte du grand-père, la culotte dont la lai- ne avait été filée par la grand'mère et le drap tissé par la tante Elisabeth. A la main, un énorme bâton de ber- ger. Sont-ils bien ces gaillards qui ne songent même pas à secouer la nei- ge de leurs habits et qui voient les glaçons briller à l'extrémité de leur moustache! Les bergères sont au moins une quinzaine: quelles joues roses et fraî- ches! quelle gaieté dans leur cœur! – 27
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Elles savent qu'on va les trouver plus jolies que d'habitude, qu'on va les observer, les jalouser. Un mouchoir noué sur la nuque retient leurs che- veux; on les dirait en manche de che- mise parce qu'elles ont endossé le vieux costume de drap rouge ou noir à la taille courte, au corset sans man- che, à la robe plissée sur les hanches et descendant rondement aux mol- lets. Leurs joues roses, avivées par la brise froide, sont encadrées par de la dentelle faite au métier à fu- seaux tournants. Elles ont chaussé des sabots neufs en bois couvert sur le devant, d'une pièce de peau de brebis à longue lai- ne dont une moitié, passée dans l'in- térieur, donne de la chaleur aux pieds. Et elles portent, au côté, une que- nouille marquetée qu'entoure vers le haut la laine destinée à être filée au fuseau pendant la cérémonie à l'é- glise. Dehors, le vent froid emporte la musique des cloches qui annoncent l'heure de la messe; des lumières ap- paraissent et brillent dans tous les villages. L'on se dirige vers l'église. Les bergers d'abord, avec un agneau dans leurs bras, les bergères ensuite, puis les anges apportant des offran- des. Ces derniers marchent deux à deux M. PEAQUIN se tenant par la main, tout préoc- cupés de leurs robes blanches. L'église est éclairée par les nom- breux cierges allumés, l'orgue joue; les chantres font parade de leur plus belle voix, mais, lorsque l'agneau en- tre en bêlant, le monde se range pour laisser un passage, et toute la troupe des acteurs défile. Les vieilles fem- mes ont des larmes, les papas un souvenir, les mamans des sourires de complaisance. Les bergers vont se disposer à droi- te de la crèche, les bergères à gau- che, et six jeunes gens revenus de- puis peu de leur service militaire montent au chœur. Ils endossent des uniformes de gendarmes, de bersail- lers, d'artilleurs ou d'alpins. Sont-ils fiers de former la garde d'honneur! Et un chœur de voix robustes en- tonne: Où vas-tu, jeune bergère? Où vas-tu? Et les filles de répondre en chan- tant à pleins poumons et en filant: Je vais à l'étable de Bethléem, etc... On a beau être blasé, insensible à tout, cette scène du prêtre célébrant la messe à minuit devant tous ses fidèles, la vue de cette vieille église, aux murs couverts de tableaux sur lesquels les cierges dessinent des fi- gures et des images insolites, ces chants primitifs, ces coutumes pa- triarcales, le bêlement même de l'a- gneau, ce peuple à genoux priant et adorant son Dieu qui vient de naître, l'orgue avec ses motifs de Noël, le ca- rillon des cloches, tout cela émeut, touche et inspire une douce rêverie. L'enfant de chœur même, les burel- tes à la main, verse le vin hors du ca- lice parce qu'il veut regarder la foule des assistants. Et toute la paroisse défile devant la crèche jetant son of- frande, pendant que bergers et ber- gères en chœur répètent l'invitation: Venez, adorons le Bambin. Et la cérémonie terminée, devant la crèche, on voit, outre l'agneau, des noix, des châtaignes, du froma- ge, du beurre, tous les produits de l'agriculture jetés pêle-mêle comme sur l'étal d'un fruitier ou d'un ma- raîcher. Ce sont les offrandes des pauvres à cet enfant pauvre. Quand tout est fini, les bergers sortent en chantant encore sur le motif d'une pastourelle: D'où viens-tu, jeune bergère? D'où viens-tu?... Et les bergères de lancer aux étoi- les leur réponse: Je viens de l'étable de Bethléem, etc. Le souvenir de ces messes de mi- nuit est ineffaçable; on peut assister aux plus beaux spectacles de nos grands théâtres, on n'en sort pas si profondément content et touché. C'est la fête des enfants; oui, mais aussi quelque bergère en rentrant chez elle songe à son Joseph, à une famille, à un enfant et promet de se marier. La famille goûte en ce jour plus que jamais la joie d'être réunie devant la bûche brûlant dans la che- minée. Noël! Noël! A vous lecteurs qui m'avez suivi, que la Noël apporte la joie, la paix domestique, le bonheur dans le tra- vail. Antoine Chanoux - 29
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Donnez - moi Seigneur . . . Preghiera di Papa Giovanni « Apri i miei occhi, Signore, alle meravi- glie del tuo cuore. Sono il cieco sulla stra- da, guariscimi, voglio vederti. Apri le mie mani, Si- gnore che si chiudono per tutto tenere. Il povero ha fame da- vanti la mia porta, in- segnami a dare. Fa che io senta Signore tutti i miei fratelli che gridano verso di Te. Alle loro sofferenze e ai loro appelli che il mio cuore non sia sordo. Conserva la mia fede, Signore. Tante voci pro- clamano la tua morte. Quando viene la sera e il peso del giorno, o Signore resta con me!» Donnez-moi une bonne digestion, Seigneur, et aussi quelque chose à digérer. Donnez-moi la santé du corps, avec le sens de la garder au mieux. Donnez-moi une âme sainte, Seigneur, qui ait les yeux sur la beauté et la pureté, afin qu'elle ne s'épouvante pas en voyant le péché, mais sache redresser la situation. Donnez-moi une âme qui ignore l'ennui, le gémissement et le soupir. Ne permettez pas que je me fasse trop de souci pour cette chose encombrante que j'appelle moi. Seigneur, donnez-moi l'humour, pour que je tire quelque chose de cette vie et en fasse profiter les autres. Amen. THOMAS MORE 30 - - 31
Testo Originale Estratto
D'un clocher ...à l'autre LA MAMMA DI LEONARDO DAVID, MAMMA DELL'ANNO « Amore e dedizione per un giovane inanimato », è questa la motivazione data alla MAMMA dell'ANNO dalla rivista fem- minile tedesca « Brigitte ». Se l'amore di una mamma così dura- mente colpita negli affetti più cari ha trovato ricompensa umana, noi preghia- mo ed auguriamo che il « primo sorriso » di Leonardo David sia il primo significa- tivo passo verso quella guarigione defi- nitiva che dà speranza alla vita. Forse poche, insignificanti parole, ma mamma Mariuccia capirà che non è mai stata so- la! Per una mamma che spera, cento, mille mamme, milioni di anime che pregano. *** IL PRIMO DIACONO PERMANENTE DELLA NOSTRA VALLE Domenica 18 novembre, a Saint-Vincent, nella chiesa parrocchiale, Mons. Ovidio Lari ha ordinato diacono permanente il Prof. Domenico Comandini nato 75 anni fa a Cesena in provincia di Forlì, pro- fessore di matematica e osservazioni scientifiche e da 5 anni residente in Saint- Vincent. Dal 1936 è attivo componente della San Vincenzo, dirigente degli uomini di Azio- ne Cattolica a Portogruaro e poi a Tre- viso; di questa sezione ne sarà presidente dal 1945 al 1948. È membro della A.C. ne- gli anni in cui risiedé a Fiesole, a Lucca e Forlì, come attualmente lo è in Saint- Vincent. UN CURE' TOUJOURS JEUNE ET ACTIF Dimanche 11 novembre, l'Abbé Joseph Fosson a rappelé avec les confrères de la haute vallée ses 40 ans de ministère à Arvier. A' M. l'abbé Joseph Fosson – toujours jeune et actif – nous souhaitons de con- tinuer longuement encore son travail au milieu de nous. *** Nella Cattedrale di Aosta, dal 4 dicem- bre al 9 gennaio, organizzati dalla RAI sede regionale di Aosta, in collaborazione con l'Assessorato regionale al Turismo, si terranno « I Concerti di Aosta ». In programma musiche di Beethoven, Ciaikoskj, Monteverdi, Colombotto, De- vienne e Schubert. Orchestra sinfonica della RAI di Torino. *** VENTINOVESIMA GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO Presente Mons. Ovidio Lari, Vescovo di Aosta, si è tenuta a Torgnon, domenica 18 novembre, la cerimonia regionale della « Ventinovesima » giornata del ringrazia- mento. Frutti all'altare durante la Santa Messa e benedizione delle macchine agri- cole. Questa cerimonia, secondo il parere dei presenti, è da potenziare dandole il suo giusto valore di fede e di lavoro. *** All'età di 83 anni è mancato Favre Giu- seppe di Ayas. Con lui scompare un'altra caratteristica figura e viene a crearsi, nel villaggio di Periase, un grande vuoto. Lo accolga nel suo regno di serenità e di pa- ce il Signore, mentre porgiamo ai fami- gliari e soprattutto al figlio Don Benigno, le nostre commosse e cristiane condo- glianze. *** Il 24 novembre u.s. è piamente dece- duta, ad Aosta, Fosson Clementina, sorel- la di Don Giuseppe, parroco di Arvier e di Don Roberto, Canonico di S. Orso e parroco di Sant'Anselmo. La defunta realizzando il Vangelo ha consacrato tutta la sua vita al servizio di Dio e del prossimo. Cristiane condo- glianze. Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato). Gli articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con l'indicazione della fonte