Mélange (2004-2007): Cronache della Comunità di Saint-Pierre e della Valle d'Aosta

Mélange 2004-2009.pdf

Questa raccolta di numeri della pubblicazione quadrimestrale 'Mélange', edita dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre tra il 2004 e il 2007, offre un'ampia e dettagliata panoramica della vita della comunità locale in Valle d'Aosta. Il documento esplora temi che vanno dalla conservazione del patrimonio storico-culturale di Saint-Pierre e dei suoi villaggi (tradizioni, castelli, memorie familiari) alle numerose attività sociali e culturali (eventi sportivi, rassegne letterarie, teatro, mostre d'arte e fotografia). Ampio spazio è dedicato anche alle dinamiche sociali, includendo l'integrazione degli immigrati, il volontariato, i progetti giovanili e di solidarietà, oltre agli aggiornamenti amministrativi del comune. Attraverso editoriali, interviste e recensioni librarie, 'Mélange' si configura come una preziosa cronaca e un forum di discussione sulla vita quotidiana e le sfide affrontate dalla comunità.

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Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 9 n° 1
Aprile 2004
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.
(contiene Inserto)
Primavera


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Daniela Bosio, Christian Chioso,
Denny Cognetin, Germano Dionisi,
Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
Un poète
a quitté
Saint-Pierre...
C
'était la mi-mars quand Silvio Champrétavy a laissé sa famille... et mê-
me nous tous, les sempiolens, sa communauté depuis presque cent
ans. Il s'en est allé en silence et d'une façon très discrète comme il
avait vécu. Poète authentique, il raconte l'âme des gens de cette terre à travers
ses vrais " dedans et ailleurs ", à cause de la perte totale de la vue. Sa poésie
est simple, comme lui, mais profonde et vive.
Merci Silvio, pour avoir donné à Saint Pierre tes vers pleins d'amour.
Je t'aime
Je t'aime, Vallée chérie:
J'aime ta Doire
Qui coule doucement:
A elle je confie mes peines,
Mon tourment.
J'aime tes glaciers étincelants
Leurs cascades, leurs torrents.
J'aime l'azur de ton ciel
Les cimes neigeuses,
Les forêts, les vallées ombreuses.
J'aime ta plaine, tes beaux coteaux;
Et tes villages charmants
Suggestifs et doux.
Des églises et des châteaux.
J'aime tes verts alpages
Et tes villages.
Je t'aime, oui, je t'aime
Ô ma douce et charmante
Petite Patrie
L'amour
L'amour c'est le germe d'une petite fleur
Que Dieu a semé dans tous les coeurs
Pour qu'elle puisse naître,
Grandir et fleurir:
De bonté il faut la nourrir
On l'arrose de temps en temps
Mais avec des larmes bien souvent
Le-s-eléchôn
Quan lo tèn di s-eléchôn s'approtse
Le chef di parti
Beutton man à leue secotse.
Quie de tapadzo, quie de trimadzo!
Di Valdotèn tsertson de fée lo partadzo.
Quie de manifeste, quie de papì
L'èi n'a de blan, de nêe
De rodzo, de dzono, de vée
Pe lo fouà demàn to sèe.
Tcheut tsaplèton, tcheut promètton
Tsertson de fée de confujôn
De no porté à la perdichôn.
A sènti hice son di trômbe
No-s-ancêtre se revèrion
Deun le tombe
Leue l'ayon eun seul parti
Leue son ihô todzòo unì
L'e l'amoû di payi.
(Tiré de: “Lo poète di Tsantì”)
Marco Carlin
Imprimerie Valdôtaine, Aoste
Associazione
Volontari del Soccorso
Grand Paradis
L
'associazione Volontari del soccorso Grand Paradis, apolitica e senza scopo di lucro, si costituisce, giuridicamen-
te, nell'autunno dell'anno 1993, per fornire un servizio di volontariato socio-sanitario ad un bacino di utenza as-
sai vasto, comprendente ben tredici Comuni della Comunità Montana Grand Paradis. Il comune di Cogne, facen-
te parte anch'esso della stessa comunità, è titolare di una propria associazione di volontariato.
Scopi dell'associazione:
L'acquisizione e la divulgazione delle nozioni di pronto soccorso
L'aiuto alla popolazione in opere di soccorso
L'appoggio alla struttura organica dell'Unità Sanitaria Locale ed in modo particolare al centro ambulanze interdi-
strettuale di Aosta
L'assistenza sanitaria mediante autoambulanza alle manifestazioni sportive
L'assistenza sanitaria di supporto alle operazioni di soccorso per interventi della Protezione Civile.
LE NOSTRE
ASSOCIAZIONI
3
Tale organismo, divenuto realmente operativo alla fine del 1994, conta a tutto marzo 2004, circa 60 iscritti. Attualmente,
in stretta osservanza degli scopi associativi, i volontari del soccorso prestano la loro opera nell'assistenza alle manifesta-
zioni sportive, nel trasporto di pazienti che necessitano di cure diagnostiche e mediche specialistiche presso strutture ospe-
daliere fuori valle, nonché nel servizio di supporto alle Microcomunità per anziani. Forniscono inoltre un presidio della loro
sede, ubicata in località Preille n. 7 (Saint-Pierre), nei giorni di sabato e domenica, con servizio notturno nei periodi
di massima affluenza turistica, nonché un'integrazione alla Centrale Operativa 118 nei giorni di martedì, mercoledì e ve-
nerdì notte; per i restanti giorni della settimana vengono effettuati, in collaborazione con i volontari, soprattutto, so come
preferibilmente per trasporti programmati fuori valle.
Desiderando avere informazioni più dettagliate sull'associazione, sul come entrarne a far parte e, soprattutto, su come
diventare Ausiliario Volontario del Soccorso è possibile telefonare ai seguenti numeri telefonici:
Sede: n. tel. 0165/903747 Cellulari: n. 335/8392475 - 347/1406034
I Consigli Direttivi che si sono succeduti sono già quattro e l'attuale Consiglio è così composto:
PRESIDENTE LALE DEMOZ DANIELA
VICE PRESIDENTE MORETTO IDALO
COORDINATORE DOMAINE MARINO
CONSIGLIERI MARIOTTO ORNELLA - MICHON ISABELLA - PAVAN LUCIO
ANDREO MICHEL - M
Dieci anni di attività sono anche l'occasione per fare, con molta oggettività, un bilancio sul tempo trascorso e, soprat-
tutto, su un percorso di vita in comune.
Seppure il numero di volontari sia diminuito nel corso degli anni, per poi assestarsi sulle cifre fornite, la professiona-
lità degli stessi è, invece, aumentata, anche perché gli Enti preposti al nostro controllo hanno inteso perse-
guire una politica di sempre maggiore professionalizzazione dei suoi addetti, ed i servizi che questi possono offrire alla co-
munità ed agli utenti in genere sono diventati più qualificati.
In riferimento al percorso di vita in comune, va detto che condividere ideali comuni è, sicuramente, un collante, che
consente di superare gli ostacoli che, quotidianamente si presentano, quando persone estremamente eterogenee, come for-
matione, come lavoro e come carattere si trovano a dover collaborare. Non nego che vi siano stati momenti difficili per tut-
ta la nostra associazione è una valenza quasi
ci spinge a mettere da parte la nostra individualità per continuare a "crescere" come gruppo.
Auspicò, pertanto, che i primi dieci anni di attività dell'associazione, non sempre facili ma sicuramente costruttivi e
ricchi di stimoli negli ambiti più diversi, costituiscano un volano, affinché, con l'aiuto di forze nuove, giovani e meno gio-
vani che accettano di mettersi in discussione, vi sia un sempre maggiore coinvolgimento nel sociale ed affinché l'associa-
zione possa continuare a crescere e ad operare al meglio.
Il Presidente
(Daniela Lale Demoz)


Testo Originale Estratto
4
UN'ATTIVITÀ
A DUE PASSI
DA NOI
Per
ercorrendo
uno dei
tanti viot-
toli del
vecchio borgo di Ville-
neu, là dove la Dora
Baltea stabilisce il suo
argine, si costeggiano
tanti piccoli orti e
giardini, ognuno con
il suo capanno adia-
cente. In una di queste
piccole casette, dall'a-
spetto semplice, è an-
cora in funzione un vecchissimo torchio per la spre-
mitura delle noci e la produzione dell'olio: l'ultimo
in Valle d'Aosta. Il proprietario, Antonio Georgy e sua
moglie Lorette stanno chiacchierando con alcuni vi-
cini che occasionalmente si trovano lì e alle loro domande
curiose e interessate che rivolgo loro rispondono con
molta cordialità e un pizzico di comprensibile orgo-
glio quando si parla del torchio e della sua storia. Mi
fanno gentilmente entrare nel capanno: la stanza è illu-
minata da una lampadina di poca luce, tutt'intorno niente
più che lo stretto necessario. Il pavimento è in terra
battuta mentre il soffitto è stato coperto in rame intera-
mente avvolta ai lati da una caldaietta a gas illuminata
sia da una copertura di lose, due piccole finestre e tanti
spifferi. In un angolo è sistemata una piccola tramog-
gia alla quale è stata applicato un motore elettrico; ha
la funzione di sminuzzare il gheriglio della noce per
permettere all'essenza oleosa di uscire. Un tempo
questa funzione veniva svolta azionando a mano una
manovella e ancor prima da una macina girata ad acqua.
Nell'angolo opposto è stata sistemata una caldaia
in rame interamente avvolta ai lati da una copertura in
muratura; questo accorgimento serve per raccogliere
omogeneamente il fuoco e non disperdere i fumi nel lo-
cale. Questo “pentolone” viene riempito dal prodotto di
lavorazione appena descritto, in mezzo, una paletta gira
lentamente mentre il fuoco a legna sottostante porta in
temperatura il macinato. Nino, così viene chiamato il
proprietario del torchio, sa per esperienza quanto è cal-
do a sufficienza... quando non si riesce più a tenere la
La produzione
di olio di noci
«...tanto tempo fa,
parlo di 50, 60 anni,
la produzione di olio di noce
durava ininterrottamente
anche alcuni mesi
e vedeva interessati
una grande quantità
di persone
che provenivano
da tutta la Valle d'Aosta»
maestoso come non se ne vedono più, una robusta vite
senza fine azionata da una leva di frassino spinge ver-
so il basso un pistone che centra un mastello in legno
massiccio dove è appena stato messo il macinato. Il cor-
po del torchio è costituito da robusti travi verticali in
legno, rafforzati da longarine in ferro e da un tronco in
noce dalle dimensioni eccezionali posto orizzontal-
mente sulla parte superiore a legare il tutto. Questo ar-
nese sprigiona una emozione che solo le cose vissute
dal tempo sanno dare con tutta la loro semplicità. Nino,
che ha ben 81 anni portati magnificamente, ci spiega
volentieri i meccanismi che regolano la funzionalità dei
macchinari alternando alla descrizione tecnica mo-
menti di vita che a questa attività si sono accompa-
gnati nel tempo.
«... tanto tempo fa, parlo di 50, 60 anni, la produ-
zione di olio di noce durava ininterrottamente anche al-
cuni mesi e vedeva interessati una grande quantità di
persone che provenivano da tutta la Valle d'Aosta.
Ognuno giungeva con il proprio quantitativo di noci già
sgusciate e provvedeva alla frantumazione dei gherigli e
poi, via via, aiutava in tutte le operazioni necessarie fino
alla raccolta del prodotto finale, l'olio. Mediamente otte-
niamo il 50% di olio dal macinato integro. Ho ragione di
pensare che questa macchina sia stata costruita intorno
al 1716 in quanto ho trovato scolpita questa data su una
macina in pietra; da allora salvo alcune opere di manu-
tenzione il torchio è rimasto tale e quale...fin quando è
possibile risalire con la memoria ricordo la mia famiglia
molto legata alla produzione di olio di noce. Mio nonno
Antoine, mio papà Valentin ed io ci siamo avvicendati
nel tempo in questa attività che ora si mantiene grazie
alla passione e a un po' d'orgoglio. Questi sentimenti mi
impediscono anno dopo anno di lasciar perdere. Credo
però che sia giunta l'ora anche per il torchio di andare in
pensione. Un tempo l'olio era un prodotto di valore sia
dal punto di vista alimentare sia da quello curativo,
quando i bambini avevano mal di pancia la prima me-
dicina era l'olio di noce. Bisogna anche tener conto che
un tempo l'olio in Valle d'Aosta era merce rara proprio
per la sua posizione geografica. Il "Troglier", il macina-
to, veniva anch'esso utilizzato per l'alimentazione degli
animali, e in tempi più duri anche per quella delle per-
sone. Ora quelle condizioni non ci sono più, non esisto-
no neanche più le noci, sembra quindi una forzatura del
tempo voler continuare. Solo qualche affezionato, qual-
che cultore di sapori particolari è disposto, costi quel che
costi, ad avere quest'olio, oggi un litro d'olio costa circa
20 Euro... alcune gocce di olio di noce sono un ottimo
condimento sia sulla carne cruda sia sull'insalata, me-
glio se è insalata di cicoria dei prati (tarassaco).... è gen-
te che conosco da tanto, viene qui da me, chiacchieriamo
di Gian Pio, Marleun (Tizio Caio Sempronio). Qualcuno
mi dice: "quando abbandonerai l'attività proporremo al
Comune di acquista-
re il laboratorio di
produzione e di farne
un museo”. Io so
quanto possa essere
seria l'idea, però
quest'anno l'ho fatto
poi vedremo... ma,
non è proprio il
caso che faccia queste
riflessioni... che la
gente pare non senta
questa minaccia incombente: questi ultimi anni
sono aumentate le persone che ritornano da me, addi-
rittura alcuni di loro comprano le noci apposta per po-
ter fare dell'olio...
Purtoppo nel racconto di Nino traspare una logi-
ca amara ma realistica : “non serve più, penso che verrà
abbandonata”. E' in quest'ottica che molta della nostra
storia abdica alla modernità per poi tra qualche tempo
essere rispolverata dagli amanti dell'antico, monetiz-
zata e relegata in qualche salotto a modo.
Marco Carlin
IL CONSORZIO DEGLI ENTI LOCALI DELLA VALLE D'AOSTA collabora al
«PROGETTO AFFIDO»
P. e M., 12 e 14 anni, sono in comunità da due anni e mezzo, il loro padre non c'è più e la mamma non
è ancora in grado di riaccoglierli. Vorrebbero tornare a casa loro, ma lo sanno che ci vorrà ancora del tem-
po. E allora sempre più spesso P. dice: “E' stato bello stare in comunità, ma adesso vorrei andarmene da
qui. Trovaremi una famiglia!!! Una famiglia che abbia la stalla, dei cani...ma bastano anche piccoli ani-
mali, criceti, pesci rosso...forse va bene anche senza animali...”
Z. 6 anni e mezzo si è trasferito da poco, viene da un altro paese... vive soltanto con la mamma e tre fra-
telli... la sua mamma, che non ha la macchina ha trovato lavoro, ma è distante...deve prendere i mezzi
pubblici, in più non capisce troppo bene la nostra lingua...Per tenere il lavoro è costretta a lasciare soli
per troppo tempo Z. e i suoi fratelli, che cominciano a non andare a scuola con regolarità perché quan-
do è ora di svegliarsi mamma è già al lavoro... Ma come fa la mamma a fare tutto da sola?
Queste sono solo alcune ipotetiche (ma realistiche!) situazioni di bambini che possono avere bisogno del tuo aiu-
to...Anche nella nostra realtà, sotto una superficie più o meno serena, si nascondono famiglie in difficoltà! Ognuno
può fare qualcosa, bastano anche piccole cose che sono in realtà grandi cose... Ma cosa le famiglie possono essere di
sostegno occupandosi anche di cose concrete. Per esempio, per aiutare Z. e i suoi fratelli puoi offrire di accom-
pagnarli a scuola la mattina od accoglierli presso di te alla sera dopo la scuola per i compiti, qualche volta a
turno con altre mamme (accoglienza volontaria). P. e M. sono già grandi, lo sappiamo, uno si immagina una pizza
o a fare qualche attività insieme.
Se pensi di poter aiutare un bambino e vuoi saperne di più su cosa fare... rivolgiti all'Ufficio Minori dell'Assessorato
della Sanità, Salute e Politiche Sociali e chiedi degli operatori del progetto affido, assistente sociale Nicole Sarteur
e psicologa Sabrina Bresolin..
0165/235703 - 3485253374 presso Uffici Minori Via St. Bernard de Menthon 11 - AOSTA
(A cura del Consorzio degli Enti Locali della Valle d'Aosta)


Testo Originale Estratto
4
UN'ATTIVITÀ
A DUE PASSI
DA NOI

La
produzione
olio di noci

Percorrendo
uno dei
tanti viot-
toli del
vecchio borgo di Ville-
neuve, là dove la Dora
Baltea stabilisce il suo
argine, si costeggiano
tanti piccoli orti e
giardini, ognuno con
il suo capanno adia-
cente. In una di queste
piccole casette, dall'a-
spetto semplice, è an-
cora in funzione un vecchissimo torchio per la
mitura delle noci e la produzione dell'olio: è l'uni-
co in Valle d'Aosta. Il proprietario, Antonio Georgy e sua
moglie Lorette stanno chiacchierando con alcuni
vicini che occasionalmente si trovano lì e le donne
curiose e interessate che rivolgo loro rispondono
molta cordialità e un pizzico di comprensibile or-
goglio quando si parla del torchio e della sua storia. Mi
fanno gentilmente entrare nel capanno: la piccola
stanza è illuminata da una lampadina di poca luce,
tutt'intorno niente più che lo stretto necessario.
Il pavimento è in terra battuta mentre il soffitto la-
scia intravedere un'armatura in legno sulla qua-
le giace una copertura di lose, due piccole finestre

«...tanto tempo fa,
parlo di 50, 60 anni,
la produzione di olio di noce
durava ininterrottamene
anche alcuni mesi
e vedeva interessati
una grande quantità
di persone
che provenivano
da tutta la Valle d'Aosta»

mano sopra è giunto il
momento di levarlo dal
fuoco... Pare che si ag-
giri intorno ai cento
gradi. In questo mo-
mento si raccoglie il

nel tempo in questa attività che ora si mantiene grazie
alla passione e a un po' d'orgoglio. Questi sentimenti mi
impediscono anno dopo anno di lasciar perdere. Credo
però che sia giunta l'ora anche per il torchio di andare in
pensione. Un tempo l'olio era un prodotto di valore sia
dal punto di vista alimentare sia da quello curativo,
quando i bambini avevano mal di pancia la prima me-
dicina era l'olio di noce. Bisogna anche tener conto che
un tempo l'olio in Valle d'Aosta era merce rara proprio
per la sua posizione geografica. Il "Troglier", il macina-
to, veniva anch'esso utilizzato per l'alimentazione degli
animali, e in tempi più duri anche per quella delle per-
sone. Ora quelle condizioni non ci sono più, non esi-
stono neanche più le noci, sembra quindi una forzatura del
tempo voler continuare. Solo qualche affezionato, qual-
che cultore di sapori particolari è disposto, costi quel che
costi, ad avere quest'olio, oggi un litro d'olio costa circa
20 Euro... alcune gocce di olio di noce sono un ottimo
condimento sia sulla carne cruda sia sull'insalata, me-
glio se è insalata di cicoria dei prati (tarassaco).... è gen-
te che conosco da tanto, viene qui da me, chiacchieriamo
di Gian Pio, Marteum (Tizio Caio Sempronio). Qualcuno
mi dice: "quando abbandonerai l'attività proporremo al

maestoso come non se ne vedono più, una robusta vite
senza fine azionata da una leva di frassino spinge ver-
so il basso un pistone che centra un mastello in legno
massiccio dove è appena stato messo il macinato. Il cor-
po del torchio è costituito da robusti travi verticali in
legno, rafforzati da longarine in ferro e da un tronco in
noce dalle dimensioni eccezionali posto orizzontal-
mente sulla parte superiore a legare il tutto. Questo ar-
nese sprigiona una emozione che solo le cose vissute
dal tempo sanno dare con tutta la loro semplicità. Nino,
che ha ben 81 anni portati magnificamente, ci spiega
volentieri i meccanismi che regolano la funzionalità dei
macchinari alternando alla descrizione tecnica mo-
menti di vita che a questa attività si sono accompagna-
ti nel tempo.
"...tanto tempo fa, parlo di 50, 60 anni, la produ-
zione di olio di noce durava ininterrottamene anche al-
cuni mesi e vedeva interessati una grande quantità di
persone che provenivano da tutta la Valle d'Aosta.
Ognuno giungeva con il proprio quantitativo di noci già
sgusciate e provvedeva alla frantumazione dei gherigli e
poi, via via, aiutava in tutte le operazioni necessarie fino
alla raccolta del prodotto finale, l'olio. Mediamente otte-
niamo il 50% di olio dal macinato integro. Ho ragione di
pensare che questa macchina sia stata costruita intorno
al 1716 in quanto ho trovato scolpita questa data su una
macina in pietra; da allora salvo alcune opere di manu-
tenzione il torchio è rimasto tale e quale...fin quando è
possibile risalire con la memoria ricordo la mia famiglia
molto legata alla produzione di olio di noce. Mio nonno
Antoine, mio papà Valentin ed io ci siamo avvicendati

Comune di acquista-
re il labo-
ratorio e di
farne un
museo". Io
non so quanto possa
piacere l'idea,
quest'anno
ho fatto poi ve-
ro... ma non è
tutto vero
è proprio
faccio queste
anni che...
la gente pare
questa minaccia incombente: questi ultimi anni
sono aumentate le persone che ritornano da me, addi-
rittura alcuni di loro comprano le noci apposta per po-
tere dell'olio..."

5

«Nino» Georgy

e ve-
una

che
da tutta

troppo nel racconto di Nino traspare una logi-
ca ma realistica: "non serve più, penso che verrà
abbandonata". E' in quest'ottica che molta della nostra
storia abdicata alla modernità per poi tra qualche tempo
essere rispolverata dagli amanti dell'antico, monetiz-
zata e relegata in qualche salotto a modo.

Marco Carlin

IL CONSORZIO DEGLI ENTI LOCALI DELLA VALLE D'AOSTA collabora al
«PROGETTO AFFIDO»

P. e M., 12 e 14 anni, sono in comunità da due anni e mezzo, il loro padre non
c'è più e la mamma non è ancora in grado di riaccoglierli. Vorrebbero tornare a
casa loro, ma lo sanno che ci vorrà ancora del tempo. E allora sempre più spesso P. dice: "E' stato bello stare in comunità, ma adesso vorrei andar-
mene da qui. Trovatemi una famiglia!!! Una famiglia che abbia la stalla, dei cani...ma bastano anche piccoli ani-
mali, criceti, pesci rosso...forse va bene anche senza animali..."
Z. 6 anni e mezzo si è trasferito da poco, vive soltanto con la mamma e tre fra-
telli... la sua mamma, che non ha la macchina e ha trovato lavoro, ma è distan-
te...deve prendere i mezzi pubblici. In più non capisce troppo bene la nos-
tra lingua... Per tenere il lavoro è costretta a lasciare soli

pubblici, in più non capisce troppo bene la nos-
tra lingua... Per tenere il lavoro è costretta a lasciare soli
ciano a non andare a scuola con regolarità perché quan-
Ma come fa la mamma a fare tutto da sola?

Queste sono solo alcune ipotetiche (ma realistiche!) situa-
zioni di bambini che possono avere bisogno del tuo aiu-
to...Anche nella nostra realtà, sotto una superficie pati-
miglie in difficoltà! Ognuno può fare qualcosa, bastano
poche cose? Le famiglie possono essere di sostegno occupando
il tuo tempo. Per esempio, per aiutare Z. e i suoi fratelli puoi offrirti di
tenerli di te alla sera dopo la scuola per i compiti, qualche volta
portarli a una pizza o a fare qualche attività insieme.
P. e M. sono già grandi, lo sappiamo, uno si immagina
che possano essere autonomi e di "normalità", forse puoi rendere loro più fruttuosa
il loro tempo libero, invitandoli a mangiare una
pizza o a fare qualche attività insieme.
Se pensi di poter aiutare un bambino e vuoi saperne di più
rivolgiti all'Ufficio Minori dell'Assessorato della Sanità, Salute e Politiche Sociali e chiedi degli opera-
tori del progetto affido, assistente sociale Nicole Sarteur
e psicologa Sabrina Bresolin..
0165/235703 - 3485253374 presso Uffici minori Via St. Bernard de Menton 11 - AOSTA
(A cura del Consorzio degli Enti Locali della Valle d'Aosta)


Testo Originale Estratto
6
UNO SCRITTORE
A SAINT-PIERRE:
EUGENIO
DI FRANCESCO
Sarà che
passano
gli anni...
N on mi sento
vecchio, ma
mi sento de-
crepito quando parte-
cipo alle cene della mia
classe con i coscritti. A
parte la loro festa, ma
anche perché, non
conosce e che il giorno
dopo non riconosco, a
parte le danze sud
americane con le mamelle che ballonzolano, n
quelle delle donne, ma le tue, a parte l'iniziale el
le lunghe apnee per tirare in dentro una pancia,
ne vuole sapere, senza considerare le tue coetan
stite e truccate come mannequin, imbustate in c
rinforzate da resistenti stecche di balena, talvolta
paticamente amichevoli, ma, spesso, smaniose di
emozioni, ebbene tutto questo mi distrugge, perc
do nei miei coetanei le devastazioni del tempo e
vedono in me. Non ci andrò mai più.
Mi sento vecchio, ma questa volta in modo el
direi quasi gradevole, quando vedo invecchiare int
me gli oggetti d'uso quotidiano. Quel tagliere che
do, una mia amichetta mi ha regalato trent'anni
prendere in giro la mia passione per la cucina; pr
sulla sua superficie un profondo avvallamento, una
«Non ingialliscono solo le foto, ingialliscono
anche gli oggetti che ci circondano:
pentole sbollate, coperchi ammaccati,
tazzine da caffè senza manico, piatti sbrecciati...
Io amo questi oggetti, mi ci rispecchio,
ho quasi la sensazione che la mia vita
coincida con la loro
e quando non ci saranno più,
me ne andrò anch'io»
Pensate al televisore; vi ricordate quando andavate a ve-
dere "Lascia o raddoppia" dal vicino di casa o al bar, o al
cinema prima dello spettacolo cinematografico. Poi, a rate,
lo avete comperato e ricoperto con la foderina di creton-
ne a fiori, plissettata per proteggerlo dalla polvere; è du-
rato quindici anni. Poi è venuto il Tv color, montato su di-
sco ruotabile con il cambia canale protetto dal guscio, poi
l'antenna parabolica, poi la TV ad alta definizione. E poi
di Tv ce ne vuole uno per stanza, perché ognuno possa ve-
dere quello che vuole...
Bisogna guadagnare, ma per quanto si guadagni non
si riesce a far fronte alle richieste degli industriali ai qua-
li non sappiamo dire di no. Gli stipendi non bastano più,
figuriamoci le pensioni...
Quel pensionato è venuto da me, nel mio studio, a
fine mese riceveva una pensione da fame con la quale do-
veva pagare l'affitto, il riscaldamento, le spese condomi-
niali, la luce, il gas, non aveva perso il malvezzo di abbi-
gliarsi, di bere, di mangiare, inoltre doveva pagare il ticket
per le medicine e di medicine ne prendeva tante perché
era diabetico, cardiopatico e iperteso, tante ricette e tanti
tickets. 6.000 lire, cosa sono 6.000 lire? Un pacchetto di si-
garette e sembra strano che uno abbia difficoltà a sborsa-
re 6.000 lire per una ricetta... Non ce la faceva più. La sua
era una povertà dignitosa, risultato di una grama vita fat-
ta di due guerre mondiali, campi di concentramento, emi-
grazioni, contributi lavorativi mai versati. Aveva lavorato
fino a poco prima, avrebbe anche continuato, ma era sta-
to licenziato per scarso rendimento. Non ce la faceva pro-
prio più. Mi ha chiesto se gli scrivo un certificato me-
dico attestante le sue malattie per portarlo "al medico del-
la provvidenza".
Povero pensionato, per lui ci voleva proprio quel me-
dico lì.
Ad interrompere questa mia forma di feticis
che intorno a me provvede a gettare via tutto, tan
to e non si può riparare, costa più aggiustare che c
rare il nuovo... uno di questi giorni butteranno
che me.
L'usa e getta ha generato la società dei consu
sogna guadagnare bene per accontentare i nostr
striali che, poverini,
hanno bisogno del no-
stro continuo contribu-
to. Noi contribuiamo sia
direttamente compe-
rando il prodotto delle
loro industrie, sia indi-
rettamente, quando non
potendo più permetter-
ci di continuare a com-
perare, manteniamo i
loro cassa integrati.
Eugenio Di Francesco
7
Lettera alle famiglie
e intervista
al Presidente
NOTIZIE
DALLA
PRO-LOCO
Gent.ma famiglia
Spesso basta un fiore per rendere più gradevole la casa, il balcone, la via.
Avremmo piacere che, tutti insieme, riuscissimo a fare bello e fiorito il nostro paese. Coinvolgeremo
i vivaiisti del comprensorio per-
gli esercizi pubblici affinché siano i diffusori di questa iniziativa,
ché agevolino l'acquisto della materia prima, costituiremo una giuria per classificare le vostre ope-
razioni. La migliore ricompensa nostra e
re e stabiliremo un riconoscimento per le migliori realizza-
vostra, mi auguro, sarà rendere piacevole alla vista il propr
Vi invito ad organizzarvi fin d'ora; quanto prima vi farem
Sono certo delle vostra collaborazione e per questo vi ringrazio e vi saluto.
Il Presidente
Mario Chioso
Intervista al Presidente della Pro-Loco
S ono ormai passati poco più di tre anni dalla costi-
tuzione della Pro-Loco di Saint-Pierre e l'entusia-
smo non accenna a diminuire, anzi.
In occasione del terzo anniversario della sua nascita ho
fatto una chiacchierata col presidente, Mario Chioso, appe-
na riconfermato, per capire cosa gli sia rimasto a livello per-
sonale in questi tre anni di attività. La continua ricerca di
stimoli ha spinto Mario a costituire la Pro-Loco e a lavora-
re in seno a questa associazione con grande fervore.
La Pro-loco, in piccole comunità come la nostra, rive-
ste una grande importanza sociale ed ha funzioni di aggre-
gazione e tende ad esaltare la cooperazione tra tutte quelle
persone che prestano la loro opera volontariamente.
Col passare del tempo è aumentata la partecipazione
di persone che occasionalmente si rendono disponibili per
lascia ben proseguire per il fa
chiaramente non serva
no opere faraoniche per dar vita ad
importanti per la comunità.
bedere a piccoli passi, con
ve che coinvolgano tutt-
del paese, e che crescano
La comunicazione ed il
della gente sono sem-
i obiettivi perseguiti da
ha cercato di rendere
chi viveva il paese in
taccato per lontananza o
Mario Chioso
La Pro-Loco di Saint-Nicolas ha
compiuto importante nella crescita di quella di
, ed infatti è sorta una specie di gemellaggio tra
azioni che si aiutano reciprocamente durante
one di diverse manifestazioni.
ra chiacchierata si è conclusa con una doman-
quale consigli dare ad un giovane che dovesse
re un'avventura in una Pro-Loco?
posta è stata molto sintetica ma altrettanto esau-
della propria esperienza, avere un ristretto nu-
collaboratori ma con una grande intesa, avere pol-
anche dire molti "No", saper dispensare consi-
n presidente che sia un esempio per tutti e so-
ere umili e lavorare, lavorare, lavorare tanto.
vo della Pro-Loco, rinnovato lo scorso febbraio,
posto: Presidente Mario Chioso; Vice presidente
nval; Amministratore Mauro Favre; Consiglieri
egno, Dino Belley, Silvio Mosconi, Mirella
Diego Lale-Murix; rappresentante del Comune
Segretario Sergio Del Negro.
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
PASSEGGIARE,
OSSERVARE
E VEDERE

Abitare
Saint-Pierre

La sensazione di abitare in un paese sempre in
continuo movimento, non mi è data dall'a-
pertura di negozi o dalle strade nuove o dal-
le case in costruzione, ma semplicemente
guardare fuori dal mio balcone: il castello in mezzo
a volte è ricoperto di neve, altre volte il sole gli dà de-
gli strani riflessi che sembra diverso e ancora più pro-
fondo che lo illumina fino all'ultimo raggio....
Ogni momento qualcosa varia, dobbiamo ac-
corgercene. Di solito facciamo caso al vicino che ha
cambiato la macchina, ai vetri sporchi delle finestre o
alle vetrine dei negozi che si trasformano per attirare la
nostra attenzione ma, chissà come mai, non ci accor-
giamo che nei prati ci sono le primule o non sentiamo
i pettirossi che hanno ripreso a cantare ed è al sole che
arriva 5 minuti prima...
Questo mio guardarmi intorno mi porta, quando

posso passeggiare tra le vigne, ad arrancare un po' lun-
go i sentieri ormai inutilizzati che hanno però il ricor-
do inciso degli zoccoli dei muli che a fatica salivano e
scendevano con carichi di legna o con la vendemmia
appena pigiata e dei loro accompagnatori, anch'essi af-
faticati nel trattenere gli animali ed il carico sui punti
più irti. Quando, camminando, mi soffermo ad osser-
vare i campi e le vigne un tempo coltivati sino al limite
della roccia ed in alcuni punti anche oltre... (sulla stra-
da che porta alla zona di Torrette ad esempio) mi chie-
do come abbiano fatto ad arrivare sin lassù: qualche
pietra, un po' di terra ed ecco lo spazio giusto per un
paio di viti che avranno insinuato le loro radici in una
fessura di quella montagna di pietra per poter donare
ai grappoli di uva la sostanza di cui necessitavamo.
Sempre durante le mie camminate mi viene da pen-
sare a quanto poco apprezziamo tutto ciò che ci circon-
da: quante volte iniziamo la nostra giornata ringrazian-
do per quello che abbiamo intorno a noi? Quante volte
siamo felici perché c'è un bel sole che brilla in cielo, op-
pure una nevicata ricopre i prati ed i tetti? Perché non
sappiamo fermarci e gioire di tanta bellezza: pensate alla
fortuna che abbiamo noi di vivere in valle d'Aosta, dove
si respira aria pulita, il tempo è sempre mite e, a parte
l'alluvione del 2000, difficilmente la natura ci si rivolta
contro! Proviamo ad iniziare le nostre giornate con que-
sta consapevolezza: quando ci alziamo al mattino guar-
diamo fuori dalla finestra ed osserviamo quello che c'è
e poi il giorno dopo facciamo la stessa cosa e, sorpre-
sa... sicuramente c'è qualcosa di diverso dal giorno pri-
ma: provate a farlo, vi stupirete. Naturalmente possono
farlo anche le persone che non hanno tempo, che sono
di fretta e che non riescono neppure a bersi il caffè in
pace altrimenti arrivano in ritardo.
Provate, prendetevi questo momento e qualcosa
nella vostra vita cambierà. E poi, soprattutto, imparia-
mo ad apprezzare questo luogo magnifico perché non
è dato a tutti di poter vivere in un Paradiso: a noi sì. Un
mio carissimo amico, che abita vicino al mare quando
è qui mi dice continuamente "Marina, ma tu vivi in una
cartolina!" e se se ne accorge lui, perché non dobbiamo
sentirci anche noi in una cartolina? Anche se dobbia-
mo andare a lavorare o a scuola, perché non essere co-
munque felici del posto in cui viviamo, pensate se fos-
simo in una città piena di inquinamento o nel deserto
o in mezzo ai ghiacci: qui c'è un giusto equilibrio e c'è
per tutti, basta guardare e ascoltare.
Marina Lale Murix

Il Back Country
regala spettacolo

2° RADUNO
VETAN
CLASSIC

La montagna dal soffice velo bianco è un suggesti-
vo invito all'incontro, gli spazi immensi che la cir-
condano un tuffo al cuore che accompagnano lo
sguardo curioso. Il romanzesco paesaggio di Ve-
tan si presenta così: silenzioso e imponente, una cornice
che per il secondo anno consecutivo ha aperto le sue por-
te al V Vetan Classic.

Dal 6 all'8 febbraio si è così svolto questo curioso ra-
duno di backcountry, disciplina che unisce le fatiche e le sod-
disfazioni delle racchette di neve alle sensazioni uniche di
una discesa con lo snowboard. Il backcountry è questo, fat-
to di attimi di evasione dalla forte intensità, di ripide salite
che hanno per sottofondo solo il rumore dei propri passi, di
sorrisi compiaciuti nel voltarsi ad ammirare la traccia im-
pressa nella neve immacolata. E' un avventuroso scendere a
valle immersi in scenari di rara bellezza, è l'entrare in sim-
biosi con lo spazio che ti circonda cavalcando una tavola che

numerosi "curiosi" accorsi per l'occasione. Ad attenderli al tra-
guardi tanti premi per tutti (vincitori e vinti) ed un piatto
di risa e gli applausi degli spettatori.
Il raduno si è chiuso così, con un arrivederci e la pro-
messa di ritrovarsi di nuovo qui il prossimo anno per dar
vita ad un altro indimenticabile incontro, promessa che sarà
rispettata....
Ed ecco le classifiche:

Maschile agonistica:
1° COSTA GIANCARLO
2° GALLIANO MARCO
3° COBETT LUCA

Femminile agonistica
1° PASINELLI MARA
2° FERROD JENNY
3° LUSSIANA SILVIA

Maschile amatoriale
1° SALA LUCIANO
2° CORSINI CLAUDIO
3° CANNILLO LUCIANO

Femminile amatoriale
1° ELLI SILVIA
2° SASSONE ILARIA
3° PANFILI LARA

COMPLIMENTI A TUTTI!!!!!
Fontanelle Alessandro

2° TROFEO SCI CLUB VETAN

Lo scorso 15 febbraio si è svolto a Vetan il secondo trofeo dello Sci
Club Vetan. La competizione è entrata quest'anno a far parte del
circuito valdostano sci alpinismo in notturna, manifestazione orga-
nizzata dall'Associazione Hiver ensemble.
La gara ha avuto un notevole successo di pubblico. Le iscrizioni sono
state fissate fino alla chiusura risulta per sabato 14 a mezzanotte.
La gara è stata vinta da Giuseppe Ouvrier in 1h 35'19" seguito da
Gerard 1h 36'46" e da Alessandro Plotter 1h 37'18". Per le
donne si è imposta Marina Ferrandoz dello Sci Club Saint Nicolas in
2h 48'18".
Il Circuito Bordet dei campionati valdostano sci alpinismo in notturna è stato assegnato a Ezio
dello Sci Club Champorcher, nonostante non abbia concluso la
gara darui V.
La splendida giornata ed il panorama meraviglioso di Vetan hanno fat-
to da cornice alla manifestazione che si è conclusa con grande soddi-
sfazione di tutti i partecipanti. Non rimane quindi che rivederci l'an-
no prossimo per il terzo Trofeo Sci Club Vetan.
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
10
AMARE SENZA SOFFRIRE di Gloria Tate
Questo libro sull'amore non è il solito manuale riguardo all'argo-
mento. E' molto di più. Va più lontano, poiché ci porta a rivedere le fon-
damenta stesse della nostra nuova visione dell'amore, delle sue gioie e dei suoi
problemi. Mette in rilievo il concetto dell'amore intelligente" e non più
unicamente emotivo. Ci conduce là dove poche persone hanno osato ar-
rivare trasformando la propria visione dell'amore e ci libera dai limiti che
sperimentiamo spesso nel corso della nostra vita, di fronte a noi stessi e
di fronte alle persone che amiamo.
"Lega due uccelli l'uno all'altro....
Nonostante abbiano quattro ali....
Non potranno mai volare".
11
IN BIBLIOTECA TROVI: ULTIMI ARRIVI
K2 LA VERITA' di Walter BONATTI
KALAHARI viaggio tra i Boscimani di S. Olivo
IL SIGNORE DEL FALCO di V. Montaldi
ORO BLU di C. Cussler
CALLIPHORA di P. Cornwell
IL PETALO CREMISI E IL BIANCO di M. Faber
IL SANGUE DEI VINTI di G. Pansa
NOTIZIE - LIBRI
ATTIVITÀ
La pagina
della Biblioteca
LA VETRINA
DELLA BIBLIOTECA
Paola
s'en va...
L'inizio di giu-
gno la magia di
Romeo e Giu-
lietta, forse l'opera più
conosciuta di William
Shakespeare, rivivrà nel
priorato di Saint-Pierre.
A riproporre la vicenda
dell'amore contrastato saranno i ragazzi del gruppo tea-
trale Eidos, guidati da Paola Corti. La storia di
due ragazzi ostacolati dalle loro famiglie diventerà l'esca
per raccontare il rapporto, talvolta difficile, tra i più ricchi e i più po-
chi a Saint-Pierre e in Valle d'Aosta vive da lontano. Una Giu-
lietta che simboleggia le persone che arrivano da lontano
e cercano di comunicare, capire e vivere la realtà locale.
Questa versione della tragedia del celebre autore inglese
se "in chiave Saint-Pierre" è nata dalle impressioni delle ra-
gazze e i ragazzi del gruppo Eidos hanno ricavato da una se-
rie di incontri organizzati qualche mese fa, quando è stato
avviato il progetto. Il gruppo Eidos ha ascoltato le testi-
monianze di persone giunte da un paese vicino, dalle ra-
gazze e donne che si sono trasferite a Saint-Pierre da pae-
si europei e da località nordafricane. Sono state coinvolte
anche persone del posto, che qualche decennio fa hanno
Appuntamnento,
nel mese di giugno,
con la compagnia teatrale Eidos
per uno spettacolo teatrale...
avuto l'opportunità di
andare fuori Valle per
studiare all'Università.
Dopo questi incontri è
venuta fuori un'idea: per-
ché non vedere il paese
attraverso le emozioni
dell'immortale vicenda
di Romeo e Giulietta, sia pure vista attraverso la storia di
Saint-Pierre?
Detto, fatto. Il testo è stato messo a punto, e ora si è pas-
sati dalla teoria alla pratica. Lo spettacolo che sarà messo in
scena al Priorato sta prendendo forma ogni sabato durante
le prove che si svolgono nel salone comunale sotto il muni-
cipio. Ah, le idee del Gruppo Eidos non sono finite. Anzi, è un
invito: se qualcuno vuole assistere alle prove, vedere dal vivo
come nasce un vero spettacolo può farlo senza problemi.
Senza bisogno di invito formale o di telefonate di preavviso:
basta presentarsi tra le 15 e le 19 di ogni sabato al Salone sot-
to il Municipio, quando i ragazzi stanno lavorando.
Durante lo spettacolo di giugno anche le immagini
avranno una grande importanza per raccontare una storia,
tante storie: da settimane le fotografie che raccontano sto-
rie d'amore vissute a Saint-Pierre stanno prendendo il
loro posto nel copione. Chissà se qualcuno si ritroverà
come "attore virtuale" nello spettacolo di giugno?
Microcomunità di Saint-Pierre: ottenuta la Certificazione ISO 9001:2000
LA VETRINA
DELLA BIBLIOTECA
prês 12 ans passés en vallée d'Aoste dont huit à la direc-
Nouvelle Harmonie, Paola Stermoic laisse l'Italie et rentre
le natale.
Et nous, de la Nouvelle Harmonie, nous sentons tous un peu “or-
avec beaucoup d'émotion que nous nous sommes séparés ce fatidique 5 janvier 2004
Je voudrais ici, au nom des choristes de Nouvelle Harmonie, dire
votre merci de ce chemin parcouru ensemble, merci du travail accompli et
ci pour l'amitié partagée pendant toutes ces années. Elle restera, pour
nos mémoires, dans nos coeurs “la nostra Maestra”.
Pourtant, ce n'est pas un adieu; nous l'avons promis, nous retour-
ter à Pola avec notre cher Marco Benech qui a pris la succession.
Alors...au revoir Paola!
Denise Gaido
LE DUE GUERRE di Nuto Revelli
Sono un testimone del secondo conflitto mondiale.
O meglio sono un testimone delle “due guerre” del secon-
do conflitto mondiale: della guerra fascista e della guer-
ra partigiana. Così, nell'introduzione, Nuto Revelli dice
che cosa racconterà in questo suo libro. Due guerre:
quella in cui il popolo italiano è stato trascinato dalla
follia nazifascista sul fronte occidentale, su quello gre-
co-albanese e infine, ancor più tragicamente, sul fronte
russo; e quella guerra partigiana, che ha significato il ri-
scatto di un'intera nazione dopo due decenni di dittatu-
ra. Un libro tra storia e memoria: storia costruita dalla
parte degli umili, delle loro testimonianze e memoria
personale, tanto più coinvolgente in quanto vita vissuta
e sofferta dal suo narratore e, rivolto sia ai giovani, che
hanno il diritto di sapere, sia ai meno giovani, che han-
no il dovere di ricordare.
MANIFESTAZIONI ESTIVE
A SAINT-PIERRE
4 giugno Al castello inaugurazione della mostra di pittura di
BERNARDINI CESARE
19 giugno Torneo di calcio a Saint-Pierre-en-Faucigny
2 luglio Inaugurazione della mostra di fotografie di GIACO-
METTO LORENZO al castello
3-4 luglio Escursione al parco del M. Avic con Saint-Pierre-En-
Faucigny
25 luglio Festa di Paletta
27 luglio Spettacolo musicale "Eté-Traide" nel giardino di
Chevreiron
30 luglio Inaugurazione della mostra di pittura di ZUPPINI
GIANCARLO al castello
10 agosto Brindisi sotto le stelle
Tre serate di musica al castello e passeggiate in mon-
tagna con la cooperativa Habitat
(Le locandine con le date saranno esposte in paese)
I
Lo scorso 26 marzo la Microcomunità di Saint-Pierre ha ottenuto la certificazione ISO 9001:2000
Per chi non ne fosse a conoscenza, le certificazioni ISO 9001, sono attestati che certificano che l'azienda che l'ha acquisita sod-
disfa tutta una serie di parametri di qualità. L'acquisizione di tale certificazione riconosce alla Microcomunità di Saint-Pierre degli stan-
dard qualitativi nell'erogazione dei servizi.
Gli obiettivi che l'Amministrazione comunale ha voluto perseguire, mi spiega l'Assessore alla Sanità Elida Domaine, sono in primo luo-
go il "benessere" dell'ospite della Microcomunità e degli utenti del servizio domiciliare, che necessitano di una costante attenzione e
cure da parte del personale assistente. Inoltre la valorizzazione della risorsa umana che assistono gli utenti, che sono sottoposti ad un
quotidiano logorio psico-fisico determinato proprio dalla tipologia di utenza.
L'Assessore Domaine sottolinea che il personale della Microcomunità ha sempre risposto alle difficoltà con grande professionalità, aven-
do seguito tali assistenti un percorso formativo di cui l'Amministrazione comunale cura l'aggiornamento. Va aggiunto inoltre che
l'Amministrazione comunale non si sarebbe mai posta l'obiettivo "Certificazione" se non fosse stata consapevole del buon livello di
qualità dei servizi di assistenza che la Microcomunità di Saint-Pierre garantisce da anni. Tale risultato impone alla Microcomunità di
mantenere lo standard qualitativo raggiunto attraverso un piano di miglioramento, peraltro anch'esso certificato.
La signora Domaine tiene inoltre a ringraziare la Direzione territoriale dell'U.S.L., l'ufficio amministrativo della Microcomunità, la
Commissione Consigliare comunale competente, l'Amministrazione comunale ed in particolare tutti coloro che hanno partecipato e per-
messo di ottenere questo importante risultato.
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
12

LA PAGINA
DELL'AMMINISTRAZIONE
COMUNALE

Approvazione Bilancio
di previsione e relazione
previsionale e programmatica
per il triennio 2004 - 2006

Il Consiglio Comunale del 27 febbraio scorso ha approvato
Bilancio di Previsione e Relazione Previsionale e Program-
matica 2004-2006. Il Documento Contabile per il 2004 pa-
regia in € 8.168.557,09.

Riguardo alle ENTRATE, le risorse di parte corrente mag-
giormente significative sono determinate dai tributi. A proposito,
anche quest'anno l'Amministrazione si è impegnata a non au-
mentare le aliquote e le tariffe per la fruizione di servizi; unica
eccezione, la TA.R.S.U. (Tassa Rifiuti), incrementata del 5%
(dal 75% all'80%) per raggiungere il grado di copertura totale del
servizio (previsto entro il 2007, con il completamento del passag-
gio da tassa a tariffa, quando i costi saranno totalmente a carico
dei cittadini). Oggi, il servizio in questione costa € 0,67/mq. per
le abitazioni, € 0,95/mq. per le banche, gli uffici e gli alberghi, €
1,41/mq. per gli esercizi commerciali e similari, € 0,29/mq. per i
garage. Ricordiamo che è prevista la riduzione di chi vi risiede è
l'unico componente del nucleo familiare. Nessuna novità, invece, per i proventi dell'ac-
quedotto: fino a 60 mc. d'acqua prelevata € 0,23 al mc, fino a 100
mc. € 0,34 al mc, oltre 100 mc. € 0,41 al mc. Unico cambiamento
rispetto l'anno scorso, al fine di incentivare il risparmio idrico, te-
nendo conto solo del consumo effettivo, l'eliminazione del mini-
mo forfetario (pari, in precedenza, a 15 mc.). Invariate le quote per
la refezione scolastica: i genitori dei bambini della Scuola Materna
pagano € 3,10 a pasto, quelli dei ragazzi della Scuola Elementare €
3,62, tariffe che coprono il 36% del costo del servizio; la differen-
za rimane a carico del Comune. Anche l'aliquota ICI (4 per mille,
con detrazione per l'abitazione principale pari ad € 103,29) non
subisce modifiche. In aumento, invece, la previsione d'incasso dei
proventi derivanti dalle concessioni edilizie (200.000,00 € circa).
Infine, cospicua voce del capitolo "entrate", il trasferimento
regionale annuale per la finanza locale (1.843.000,00 € per il 2004,
senza vincolo di destinazione). Vincolato, al contrario, il trasferi-
mento regionale (300.000,00 €) per servizi d'assistenza anziani.

I costi dei servizi, in particolare quelli delegati alla Comunità
Montana (€ 241.978,58), costituiscono una parte onerosa delle
SPESE correnti. Tra queste forme di collaborazione si possono ri-
cordare: i sistemi informativi, la Scuola Media di Villeneuve, la ge-
stione dell'Asilo Nido intercomunale e del "Progetto Giovani", ri-
proposto nella nuova sede in località Ordines, e le attività inte-
grative per studenti, anch'esse ripristinate integralmente.
Importante, ovviamente, la spesa per gli INVESTIMENTI,
che portano a compimento il programma di governo aggiungen-
do interventi di rilievo, inseriti nel bilancio anche a seguito di mo-
zioni approvate dal Consiglio. Ne rappresentano un esempio tan-
gibile l'installazione del sistema di videosorveglianza nel par-
cheggio del Sarriod de la Tour (15.000,00 €) ed il completamen-
to dell'illuminazione pubblica nel tratto di strada compreso tra la
frazione Pommier e la Chiesa, che si aggiunge a quelli, già pro-
grammati, in località Charrion e nelle frazioni di Bussan. Si rias-
sumono, di seguito, le più importanti spese d'investimento per
l'anno 2004, espresse in migliaia di Euro:

*   Sistemazione e adeguamento della vecchia Scuola
    elementare da destinare ad uffici municipali
                                                    2.350.039,00
                                                    (importo complessivo)

*   Acquisizione e ripristino segheria di Verrogne
                                                    28.000,00
                                                    (importo complessivo per il triennio)

*   Acquisizione e recupero ex latteria turnaria in Via
    Libertà, da destinarsi a servizi
                                                    10.000,00
                                                    (costi progettuali)

*   Incarico progettazione strada intercomunale
    Sarriod-Vetan ed espropri. Insieme con il Comune
    di Saint Nicolas, faremo fronte alle spese di pro-
    gettazione, mentre i lavori (ammontanti a
    € 3.880.000,00) saranno realizzati e finanziati dal-
    la RAVA.
                                                    35.000,00

*   Espropriazione terreni per costruzione strada
    Bussan du Milieu. Indennizzi ai proprietari.
                                                    66.500,00

*   Esproprio terreni per allargamento strada Comba
    Etavel Jonin. Indennizzi ai proprietari.
                                                    6000,00

*   Parcheggio pluripiano in località Bussan Dessus -
    Bussan du Milieu. Indennizzi ai proprietari.
                                                    15.000,00

*   Costruzione parcheggio nelle località Breyes
    e Bosses. Indennizzi ai proprietari.
                                                    5000,00

*   Costruzione strada di collegamento Meod - Vetan.
    Progettazione.
                                                    15.000,00

*   Progettazione rotatoria svincolo est ed espropria-
    zione aree
                                                    10.000,00

*   Costruzione parcheggio in località Bercher.
    Progettazione
                                                    10.000,00

*   Ampliamento consultorio. Opera realizzata
    dal Comune su finanziamento RAVA.
                                                    1.125.876,00

*   Progettazione automazione acquedotto comunale.
    Si fa presente che i lavori di costruzione della rete
    idrica stanno per essere ultimati.
                                                    24.000,00

*   Acquisto attrezzature per Piano Protezione Civile.
                                                    10.000,00

*   Contributi Consorzio miglioramento fondiario. Il
    Comune ha deciso di accollarsi il 5% del costo del-
    le opere realizzate dai consorzi.
                                                    74.960,00

                                                    Denny Cogmein


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre

Anno 9 n° 2
Settembre 2004
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.

Egr. Sig.
CHENTRE WALTER UMBERTO

LOC. LA CHARRERE 22
11010 SAINT-PIERRE AO

Frazione La Comba
Collina di Saint-Pierre - 725 metri s.l.m.


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Daniela Bosio, Christian Chioso,
Denny Cognetn, Germano Dionisi,
Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
Siamo un po' in ritardo con l'uscita
del nostro giornale; ce ne ramma-
richiamo con i lettori e non accam-
piamo scusanti. Approfittiamo di questa
manchevolezza per raccogliere tutti gli
umori, le considerazioni e per es-
trarre dopo una stagione di appuntamen-
ti artistici a Saint-Pierre. Una buona se-
mina, un terreno fertile e dei contadini prepa-
rati hanno permesso un buon raccolto; il
fattore non può che essere soddisfatto.
Mettiamola così, con libertà a tutti coloro
che si sentissi, ora con -
terdi, ora terra fertile e dei contadini prepa-
rati.
Mi è piaciuta la regia, attenta a distribuire le
risorse in più settori culturali, mi riferisco
alle tre mostre al castello: Bernardiuni con i
quadri, Giacometti e le sue sculture e A.
Zuppini con la sua riflessione interiore.
Permettetemi però di soffermarmi su un
argomento che quest'anno ha rappresen-
tato la novità: Castelli di Cultura.
Sono stati quattro momenti di grande interesse
dove personalità del mondo del giornalismo
e della letteratura hanno portato la loro spe-
rienza e la propria interpretazione del mondo
letterario. Sono stati quattro appuntamenti
molto diversi per argomento proposto ma
tutti estremamente
interessanti sia per le cose che sono state
dette sia per come sono state esposte; ora
brillanti, ora emozionanti, ora riflessive op-
pure molto profonde.
E' stata una buona iniziativa e mi auguro
che si possa ripetere in futuro, mi auguro
che molte più persone si avvicinino a que-
sto modo di interagire o solamente ad
ascoltare personalità che abitualmente non
sono vicino a noi.
E' un modo, a mio avviso, per uscire un po'
dai confini che ci restringiamo sempre un
po' di più, un modo per 'farci un'idea' un
po' più nostra.
Marco Carlin
Una lettera dalla Proloco
Non è certo facile in queste righe ricordare una persona come Mauro
che prematuramente ci ha lasciati e in modo così fulmineo da neanche darci
il tempo di rendercene conto, lasciando noi tutti tanto increduli quanto addolorati.
Quella che a primo impatto era l'impressione della corazza di un uomo tutto sul-
le sue, quasi a incutere una sorta di timore, per quella sua aria seria e composta,
che poi veniva meno mano a mano che si entrava in confidenza, rivelava invece
un uomo pieno di cultura, appassionato ad ogni cosa che richiedesse impegno e
dedizione, il tutto condito con una ironia ed una simpatia che faceva dare il giu-
sto valore ad ogni cosa che si presentava.
Noi della Proloco sentiremo molto la sua mancanza ma seguiremo i suoi insegna-
menti perché quello che ci ha dato ci aiuterà a lavorare ancora per la comunità.
Grazie ancora Mauro, sarai sempre con noi...
3
Il villaggio
di La Comba
Adagiato su un
piccolo pianoro
a 725 metri
di altitudine
Il villaggio di La Comba, meglio conosciuto come Com-
ba tout court, è forse uno dei più piccoli del Comune. Si
trova a soli 725 metri s.l.m. e sembra adagiato in un
piccolo pianoro alle spalle della collinetta che sovrasta il
paese.
Vi si giunge sia dalla strada della Collina che fian-
cheggia la collinetta sia da Praximond all'altezza dell'alber-
go Grivola.
All'inizio del secolo aveva solo tre costruzioni: una
centrale lunga, col tetto ricoperto di tegole rosse, apparte-
nente alle famiglie Lale Castain e Guichardaz, una alle sue
spalle ed una piccola davanti. La costruzione centrale è po-
sta su tre piani con una stalla molto interrata, due piani d'a-
bitazione ed un fienile. Per accedere a quest'ultimo, si dove-
va percorrere un lungo ponte molto stretto e ripido sostenu-
to da una volta, ancora in perfetto stato di conservazione.
Sotto la volta c'è un passaggio ed una nicchia usata come de-
posito. Il fieno veniva portato su a spalle in quanto il ponte
era troppo stretto e poco robusto perché potesse accedervi
un mulo.
La casa situata alle spalle di questa grande costruzio-
ne era conosciuta come “la casa di Cerylle”, un uomo di
Rhêmes Saint Gorge che vi soggiornava solo durante l'in-
verno con le sue pecore. D'altra parte neanche la famiglia
Lale Castain viveva tutto l'anno a La Comba. Avendo terre-
ni e casa a La Barma, sotto Verrogne, vi trascorreva buona
parte dell'anno e trasportava giù il fieno per l'inverno. Solo
i Guichardaz vivevano qui tutto l'anno.
L'ultima casa del villaggio è bassa, ad un solo piano,
appartenuta ad una signora di nome Natalie.
Tutti nel villaggio facevano i contadini ed allevavano
bestiame. Alcuni avevano campi dove coltivavano segale tra
i filari, a Bréan e al Cré (alle spalle di La Charrère). Per l'ir-
rigazione e per tutti gli usi domestici di pulizia ed abbev-
raggi usavano l'acqua della Menaressa che raccoglievano
in un largo fossato davanti al villaggio. Era molto scomodo,
soprattutto per fare il bucato, in quanto si dovevano usare
assi molto strette e stare in ginocchio.
Nel 1922 fu costruita una fontana, ma per attingere ac-
qua potabile si doveva andare a Praximond. Finalmente nel
1951 il villaggio ebbe l'acqua potabile. L'acquedotto scende
da Babelon e fu progettato dal signor Paillex Enrico: serve,
oltre al villaggio di La Comba, anche quello di Alleysin. Poco
sotto vi era la sorgente che alimentava la fontana del borgo
di sopra ed era stata concessa nel 1680 circa dal Barone di
Saint Pierre, Conte di Mercenasco. Per riconoscenza gli abi-
tanti di questa borgata ad ogni festa Patronale (29 Giugno)
gli dovevano consegnare dieci polli “ben grassi e di suo gra-
dimento”.
Gli abitanti di La Comba facevano il pane a Praximond
e portavano il latte alla latteria di Alleysin. Nella famiglia Lale
era la mamma che faceva il formaggio, generalmente
ben scremato. Il burro (così come le mele) veni-
va venduto per pagare le tasse - che allora erano molto alte -
e le loro entrate -.
I bambini andavano a scuola alla Charrère.
All'entrata del villaggio, là dove c'è una biforcazione
sorge ancora adesso, un piccolo oratorio. E' dedicato alla
Madonna Immacolata e risale ad un'epoca molto remota. E'
chiuso da un cancelletto in ferro battuto e purtroppo porta
un tempo..... Ai piedi dell'oratorio si può notare un
lungo gradino che ancora adesso è il punto di sosta di tutti i
provenienti dai villaggi a monte dell'oratorio stes-
so. I funerali procedevano tutti a piedi. Fatti a piedi,
un tempo seguivano sempre lo stesso percorso,
giunti a La Comba, la bara veniva posata sul
gradino in attesa dell'arrivo del Parroco e della
leóda. Questo momento veniva chiamato “la léoda”.
la benedizione il funerale proseguiva il suo cammino
verso la Chiesa.
Da qualche anno il villaggio si è ingrandito, ma di
poco. Infatti la casa Cerylle è stata completamente rifatta, al-
lette, a valle del villaggio, si sono aggiunte alle co-
struzioni preesistenti e la grande casa dei Lale Castain è an-
data oltre il tempo. “Per fortuna - mi dice la “nonna”
co - ci sono sempre tanti bambini che, coi loro gio-
chi e le loro grida, mi fanno compagnia e fanno sentire meno
sola.
Wanda Champrétavy


Testo Originale Estratto
4
RESOCONTO
DI UN VIAGGIO
R
ipensando al
Guatemala
mi riaffiora
no alla mente
tante immagini... Prime
fra tutte i mille colori di
questo paese, indimen
ticabili: ovunque donne
e bambini con vestiti e teli dai tanti colori, e poi la via
strada tra mercatini tipici, comedores, musica latina
e taxi in ogni dove. Ovunque sei sempre circondato da
le melodie, musiche, odori e profumi diversi... poi c'è
pre gente e tanti bambini in ogni angolo di strada.
Guatemala: un paese dove il tempo si è fermato, dove
ra i contadini usano il mulo come mezzo di trasporto, l
ne lavano nel fiume il bucato e i bambini corrono sca
beri nei prati. Esistono ancora paesini incontamina
ancora calpestati dal mondo occidentale e ignoti al tu
In alcuni di questi si può ancora rivivere la purezza de
tura maya e lo stile di vita degli indigeni: gli abitant
sano ancora abiti tradizionali molto colorati e partico
donne tessono con telai antichi i loro abiti, le loro co
loro scialli, le mamme-bambine portano in braccio i l
tellini di pochi mesi e li fanno giocare con quello che
Carissimi tutti,
La mia valigia delle vacanze quest'anno sarà piena di ricordi, forse non
mio futuro umano e professionale.
Un viaggio
in Guatemala
Ripensando con nostalgia
al Guatemala
mi riaffiorano alla mente
tante immagini...
tasia suggerisce loro, nel
frattempo gli uomini si
attardano in campagna e
ritornano la sera con la
raccolta di quanto è stato
seminato... principal-
mente mais, fagioli e pa
tate.
E poi che dire dei mercatini di artigianato nelle maggiori
città del Guatemala dove intere famiglie si riversano per ven
dere i loro prodotti: le piazze brulicano di gente e di banca
relle dai tanti colori e lo sguardo si perde fra i tantissimi og
getti di artigianato. Le piazze si riempiono fin dalle prime
ore del giorno di mille suoni, musiche e rumori, tanti sono i
profumi e gli odori che invadono ogni angolo: ti accompa
gnano per tutto il giorno.
Ormai sono rientrata in Italia e, a malincuore, nella routine
quotidiana, ma il mio ultimo pensiero prima di dormire lo
rivolgo al fantastico Guatemala. Ringrazio per tutte le emo
zioni che ho provato in questa terra lontana e spero di riu
scire a imprimere ogni cosa vissuta e provata nel mio cuore
e di riuscire a custodire per sempre questi profondi ricordi.
Laura Obert
tutti piacevoli, ma in buona parte positivi e comunque utili per il
I tre anni di dirigenza nell'Istituzione Scolastica Grand Paradis A (ora “Je
formidabile esperienza, di cui far tesoro anche altrove, per rendere ancora
zione sociale prima ancora che amministrativa.
Errori ne avrò senza dubbio commessi, non certo in mala fede e talvolta p
sto che quelle della burocrazia: sono sicura di essermi resa disponibile ac
- le esigenze di coloro che hanno individuato il mio ruolo un riferimen
litá, delegando solo l'indispensabile ad altri ed assumendo tutte le funzio
gari esasperato, del dovere è un lascito di genitori recentemente scompars
a portare lo stesso stile di gestione nelle future sedi lavorative, a partire da
“Maria Ida Viglino” di Villeneuve.
A Saint-Pierre regalo un piccolo pezzo del mio cuore, perché questa realtà
che addetto alla Segreteria, con molti insegnanti, con parecchi genitori e l
la mia profonda riconoscenza e la speranza che il rapporto non si interro
vie ed occasioni di ulteriore sviluppo e approfondimento. Pochi, fra i tan
bastanza chiara ed evidente la “filosofia” del mio agire e gli scopi ultimi
un contesto peraltro da me ereditato già solido e sano.
A chi è chiamato a sostituirmi lascio un percorso costellato di iniziative
crementate. Tra queste, in particolare, i progetti europei, che – non mi sa
tura culturale e di confronto per quanti interagiscono a titolo diverso ne
Ai docenti ed a tutte le famiglie dei miei ormai quasi ex alunni, un abbrac
sorgo detto: vuoi stare tutta la vita dietro un computer o
in una cabina di pilotaggio? La risposta è stata ovvia.
Tra il desiderio e la sua realizzazione ci sono state lun-
Bice FODERA'
In divisa
per coronare
il sogno del volo
rançois Pianta,
20 anni, di
Saint-Pierre,
studente uni
versitario al secondo
anno di Ingegneria ae
ronautica. Le prime
due o tre mila can
didati) a entrare nel
l'Accademia dell'aero
nautica militare. Per un
paio di settimane i 72
presceliti resteranno a
Pozzuoli, prima di co
minciare le prove di se
lezione di volo a bordo di un biposto bimotore a elica
“con discrete capacità acrobatiche” dice François.
Il ragazzo di Saint-Pierre, nonostante la giovane età, ha
già dimestichezza con il volo. Ho preso il brevetto per
aliante a 16 anni, l'età minima prevista dalle normati
ve. Il giorno prima del fatidico compleanno era a Milano
e, per le visite, il 10 ottobre, invece di spegnere le candeline,
volavo con l'istruttore. A regalargli il brevetto è stato uno
zio, anche lui appassionato dell'aria. Un destino segna
to, quello di François: il primo videogioco è stato un si
mulatore di volo, la scelta dopo il liceo scientifico è ca
duta su Ingegneria aerospaziale.A un certo punto mi
Saint-Pierre 25 agosto.
François Pianta,
ammesso all'accademia
Aeronautica Militare
Da oggi la sua nuova vita
sarà in divisa,
e comincerà alle 15,
quando salirà sull'aereo per Napoli,
destinazione finale Pozzuoli.
ghe selezioni. Quiz,
prove attitudinali, col
loqui con psicologi,
tema di italiano, visite
mediche, prove fisiche,
fino all'esame finale di
matematica, pane quo
tidiano per i ragazzi di
questa “Università mi
litare”. In mezzo dieci
giorni di tirocinio, un
anticipo di vita da ca
serma. Dopo la sveglia
avevamo sette minuti
per vestire la divisa in
modo impeccabile, far
ci la barba, rifare il letto e presentarci cinque piani più
sù.
Quattro di anni di studio e un po' di volo, lo aspetta
un anno di 339, il jet usato an
alle Frecce Tricolori, oppu
di un addestratore simile ne
niti Uniti.
L'hanno presa in casa? -
madre è pacifista convinta,
manifestazioni, ma mi ha
sostenuto nelle mie scel
contenta di questa novità.
5
I NOSTRI
RAGAZZI...
(Libe
colo di
Stamp
tramente tratto da un arti
di Giampaolo Charrère, La
pa 25/08/04)
CHIANTELASSA LUNA,
MANELLA VALENTINA,
CHRISTILLE SYLVIE:
premiazione in biblioteca per gli ottimi
risultati ottenuti al conseguimento
della maturità.
Assente FEDERICA ROSSI che
per la licenza media ha ottenuto ottimo.
Auguri e buon proseguimento!!!!
La Commissione di gestione
della Biblioteca comunale e, in
modo particolare, la compa
gnia teatrale Eidos e la biblio
tecaria, inviano a François gli
auguri più cari e, anche se sen
tiranno la sua mancanza, sono
felici per lui perché ha potuto
realizzare il suo sogno.


Testo Originale Estratto
6
PROGETTO PER LA
RIQUALIFICAZIONE
DELLA COLLINA
Châtelair
Progetto di
riqualificazione
di Châtelair
Breve riassunto
della tesi per la Scuola
di specializzazione
in Parchi e Giardini
presso l'Università
degli Studi di Torino
1 territorio di Saint
Pierre può essere sud-
diviso in tre parti di
stinte: la "Plaine", la
"Collina" e la "Montagna".
La maggior parte delle at-
tività umane si è concen
trata, nel corso dei secoli,
nella parte più bassa del
territorio, quella vicina alla
Dora Baltea. La piana allu-
vionale che caratterizza questa porzione di territorio è an
cora intensamente coltivata a frutteto (la coltivazione della
mela è molto importante nell'economia agricola di Saint-Pierre)
e anche la vigna trova la sua posizione ottimale sulle pendici dei
modesti speroni rocciosi posti a sud. Forse non tutti sanno che
uno di questi, Châtelair, ha la peculiarità di aver ospitato circa
3.000 anni prima di Cristo, all'inizio del Neolitico, un insedia
mento umano, le cui tracce, consistenti in cocci di vaso e selci e
in particolari segni tracciati su di una roccia nei pressi della
cima, sono stati ritrovati negli anni '70 del secolo scorso.
La tesi che ho sviluppato per la Scuola di Specializzazione in
Parchi e Giardini (presso l'Università degli Studi di Torino) ha
lo scopo di proporre un indirizzo progettuale per la ri
qualificazione della collina di Châtelair, tenendo conto del
vincolo archeologico, che grava sull'intera area e delle pe
culiarità del territorio di Saint-Pierre.
E' stato effettuato un rilievo in scala 1:1000 del complesso di
rocce granitiche, frutto dell'esarazione glaciale, costituito da
una serie di terrazzamenti a vigna, ormai scomparsi, sosti
tuiti da muri a secco in pietra. Inoltre si è effettuato un rile
vamento e il posizionamento della vegetazione, concentrata
soprattutto in specie tipiche delle zone zona dell'adret (cioè
del versante solivo). Si trova il Prunus amygdalus (mandor
lo), Prunus avium (ci-
liegio), Rosa canina,
Fraxinus excelsior
(frassino), Robinia
pseudoacacia (giasia) e
nelle zone più ripara
te anche Populus tre
mula (pioppo) e
Juglans regia (noce) di
cui si sono analizzate
le diverse fioriture sta
gionali. Con l'apparecchio Hasselblad Xpan, che permette di
effettuare riprese panoramiche senza alcun tipo di defor
mazione, si è ottenuta una serie di fotografie del Châtelair,
sia con riprese dall'esterno per evidenziare il nodo della col
lina nel territorio di Saint-Pierre sia direttamente dallo spe
rone roccioso per le connessioni del sito con l'intorno. Una
documentazione fotografica di inizio novecento e due foto
aeree (l'una del 1974 e la seconda del 1999) hanno permes
so una rilettura diacronica del territorio di Saint-Pierre nel
corso del tempo.
Questa complessa analisi strutturale ha permesso di indivi
duare alcune aree tipizzanti, che permettono di passare alla
successiva fase progettuale: tali aree sono il meleto, ancora
coltivato, a sud-est, i larghi terrazzi posti a sud, la terrazza
menti a ovest, il pianoro caratterizzato dal pioppeto a nord,
la cava di pietre abbandonata a nord (ora parete utilizzata
dai free-climbers), i larghi terrazzi della zona nord-est, il ro
binieto a est, la parete rocciosa a sud e ad est, la roccia erosa
dalla glaciazione (con i segni preistorici), esposta a sud, qua
si sulla cima, ed infine il pianoro sommitale, che ospitava
l'insediamento neolitico.
Il progetto parte dal ripristino dei numerosi muri a secco che
sorreggono i terrazzi; viene tracciato poi un percorso pedo
nale con dolce pendenza ed intento didascalico che, parten
do dalla zona a nord (dove si trova anche la partenza del sen
tiero che già ora porta alla cima di Châtelair), crea un cir
cuito sui terrazzi più bassi, passando prima nei brani di vi
gneto, che si vuole riproporre sui terrazzamenti, sia nel me
leto. Nei due estremi del lato sud della collina vengono crea
ti due punti di sosta attrezzati con panche e con una strut
tura a ringhiera che sorregge pannelli descrittivi sulla colti
vazione della vite e della mela. Il nuovo sentiero (che consi
ste in un accoltellato di pietre, della larghezza di circa 80 cen
timetri) inizia a salire verso la cima di Châtelair, attraver
sando un impianto di Malus floribunda (meli da fiore), che
va ad integrarsi con gli alberi da frutto, e numerose macchie
di Rosa Stanwell Perpetual, una rifiorente molto rustica, po
sta vicino alle macchie di Rosa canina.
Il percorso pedonale, arrivando sulla cima, disegna una spi
rale pressoché perfetta, che va ad abbracciare l'elemento più
importante della progettazione, una corona di acciaio inos
sidabile. Tale corona vuole evocare, come un antico cromle
ch, la presenza dell'uomo del Neolitico, ma l'acciaio inos
sidabile è legato alla nostra epoca e si differenzia e contrasta
nettamente con tutto ciò che lo circonda, ma, visivamente,
si "disperde" grazie alla sua lucentezza e, quasi, inconsisten
za. La struttura è realizzata in acciaio inox, appoggiata al suo
lo, consistente in un cerchio, formato da tubi collegati tra
loro, di 28 metri di diametro, con 12 pali, innestati sul cer
chio, che salgono verso il cielo, aprendosi verso l'ester
no, come un enorme fiore d'acciaio; i pali sono poi sostenu
ti da tiranti che collegano e rafforzano l'intera struttura. All'interno del cerchio viene creato, con terra riportata, una
baulatura parzialmente rilevata, al cui centro (centro anche
del cerchio di acciaio) viene posta una lastra circolare del
diametro di 4 metri. In corrispondenza di ogni palo viene
posta una piastra in acciaio sulla quale vengono fornite in
dicazioni sia sulla struttura e sul suo significato, sia, soprat
tutto, sull'insediamento preistorico.
Il percorso antico (quello già presente) scende, dalla cima,
sulla strada comunale a nord di Châtelair, e passa sulla
roccia con i segni scolpiti, dove viene creato un terzo punto
con dei pannelli che la descrivono.
Nei pressi della cava-palestra di arrampicata, sul pianoro,
viene, infine, creato un piccolo parcheggio a servizio dei vi
sitatori e/o arrampicatori.
Christian Chioso
L'Amministrazione
comunale di
Saint-Pierre è caduta in rete
L
'attenzione con cui l'amministrazione comunale
di Saint-Pierre ha risposto alla proposta degli
alunni delle classi terza A e terza B è stata davve
ro seria e tempestiva.
Tutto nasce nel mese di febbraio del 2004 quando alcuni
alunni del laboratorio di intercultura propongono agli am
ministratori del Comune di aderire alla "Rete dei Comuni
Solidali (si veda il sito www.comuni solidali.org). L'iscrizione
alla rete, con delibera di Giunta, impegna il Comune a sen
sibilizzare la popolazione verso i problemi di povertà che af
fliggono tanta gente del sud del mondo, attraverso iniziative
che consentono di raccogliere fondi da destinare alla realiz
zazione di un progetto di solidarietà. I ragazzi hanno pro
gettato la pagina WEB da inserire nel sito della "rete", l'idea
rispecchia non solo il loro entusiasmo giovanile, ma anche
il rigore tecnico nella realizzazione: è caratterizzata da tinte
vivaci e contiene alcune notizie sul Comune, la descrizione
del progetto e una presentazione del gruppo di lavoro.
L'iniziativa di solidarietà scelta dal comune di Saint-Pierre,
su sollecitazione dei ragazzi, riguarda la scolarizzazione dei
bambini della zona di Bujumbura in Burundi. Il progetto
vede come ente attua
tore il G.V.C. di
Bologna una ONG
per la quale ha lavo
rato un'infermiera
valdostana. I contatti
con l'operatrice e
l'impegno dei ragazzi
hanno convinto il
Comune e sopratutto
l'instancabile signora
Laura Glarey, ad orga
nizzare una interes
sante manifestazione
presso l'auditorium
della Scuola Media di
Villeneuve. Il pro
gramma, che preve
deva l'intervento del
coro delle "
Penne nere" (esibitosi a titolo gratuito) e di una
rappresentanza del GVC di Bologna, ha attirato un folto pubblico
calorosamente apprezzato i coristi e l'intervento delle
operatrici dell'ONG.
La serata, svoltasi sabato 17 aprile, ha consentito di racco
gliere una consistente cifra che permetterà ai bambini più
poveri della capitale del Burundi, uno dei paesi più po
veri del mondo, di sperare in un futuro migliore.
L'infermiera valdostana è ripartita per quel tormen
tato paese portando un sorriso e una carezza anche a nome
della popolazione di Saint-Pierre.
Sono caduti nella rete anche altri quattro comuni: Sarre,
Arvier, Valsavarenche ed Aymavilles.
I progetti che le varie Amministrazioni hanno deciso di so
stenere riguardano la Bolivia, il Perù, il Niger e il Messico.
Speriamo che il seme della solidarietà germini rigoglioso e
7
Le insegnanti e gli alunni della terza A e B
della Scuola Media di Villeneuve

contenti un po' diffidente della nostra prospera valle.


Testo Originale Estratto
8
UNO SCRITTORE
A SAINT-PIERRE:
EUGENIO
DI FRANCESCO
Nevrosi
gni sei mesi nel pensatoio di Roma si legifera.
più delle volte si decreta, per ridurre, o almeno
tenere la spesa farmaceutica nazionale. I prov
menti sono stati i più svariati: si è preso in considera
redito dichiarato da ogni utente e questo parametro, ch
sistema fiscale corretto, avrebbe potuto costituire un bu
mente sano, ma la questione della dignità umana è stata dimenti
ta. La dichiarazione e l'esibizione del reddito minimo non è facoltati
dito in Italia è un optional e quando non è tale, è una dichiarazi
zione di indigenza totale, al limite della mendicità. Ho visto ge
gente rinomatamente ricca in liquido ed in solido esibirmi,
senza il minimo pudore ed, anzi, con il tipico sorrisetto f
taliano furbo, il suo bravo certificato di esenzione da Tic
per basso reddito.
Si è passati, sempre nel pensatoio, a prendere in considera
altri parametri, quali l'età, le patologie croniche, suddivide
maci in fasce di reale efficacia clinica e di importanza e
Questo bailamme è saltato fuori un termine anglofobo: il ticket.
Noi italiani siamo brava gente, non siamo sciovinisti come i fran
cesi che difendono a spada tratta la loro lingua dalla prepotente
invasione dell'inglese. Per noi tutto va bene, anche se non sono
d'accordo, accettiamo che nella nostra lingua si introducano ter
mini anglosassoni salvo poi sottoporli a godibili metamorfosi fo
netico, vedi sanguis per sandwich, strenseme in tel nait per
stranger in the night... E così il ticket è diventato tic.
"Dottore, mi ha segnato sulla ricetta il Tic?"
Certo signora, che le ho segnato il ticket e so anche perché lei lo
chiama Tic. No! Non è solo questione di difficoltà di pronuncia
né di ignoranza della lingua inglese, qui si tratta di nevrosi. E'
una nevrosi indotta dal pensatoio romano e, si sa, che dalle ne
vrosi nascono insonnia, turbe dispeptiche, pruriti, somatizza
zioni varie e tic. Mi stupisco che in Italia non sia una patologia en
demica.
Parenti, tormenti
ll'ambito delle famiglie esistono rapporti di pa
rentela a rischio. Tralasciamo quello che si veri
ca fra moglie e marito, fra genitori e figli, o al
i rapporti parentali ed affettivi sono talmente stre
anche se qualche volta sembra che, tra uxoricidi, ma
patricidi le pareti domestiche debbano chiazzarsi di san
gue, anche le risse più furibonde si dissolvono con i tem
porali estivi.
Ricordo che mia mamma in seguito ad una mia en
marachella, quale novella Medea, mi ha rincorso per
casa, brandendo un'accetta e, da quella donna spirit
era, quando si è resa conto dell'assurdità di quella si
ne, è scoppiata in una bella risata e, dopo, non ci sian
pure più ricordati il motivo per cui mi volesse uccide
pi di accetta. Bei tempi....
Allargando il grado dei rapporti parentali il rischio a
ta: paradigmatico è quello fra suoceri e generi, spess
lor bianco, e anche fra cognati qualche volta non si s
Armando, sotto sotto, era un brav'uomo ma la sua bo
dava faticosamente cercata tra le pieghe di una grett
ranza e prepotenza, non disgiunte da un carattere viol
aggressivo di base, che diventava incontenibile quand
preda al vino e ad Armando il vino piaceva non poc
in dissidio con tutti, ma soprattutto con un suo cogn
a suo dire, gli aveva carpito un'eredità ed usufruiva d
ritto di passaggio che non gli spettava.
Armando era entrato nel mio studio più rubizzo del solito,
quasi paonazzo, comprimendosi lo stomaco e mi ha dichia
rato che aveva una male, ma un male da morire. In valdosta
no il male è al femminile e non chiedetemi il perché...; dal
la mia spiegazione potrebbero emergere tesi non condivise
dalle femministe. Sta di fatto che Armando aveva una male,
ma una male e soffriva anche di “cognati di vomito”. Il vo
mito già di per sé è estremamente fastidioso, qualunque sia
la causa che lo ha provocato. Se al vomito ci aggiungiamo un
cognato, la miscela può diventare esplosiva e si sta veramen
te male.
Armando soffriva di gastroduodenite, che si era riacutizzata
per l'ennesimo disordine dietetico, vedi colpo di vino, e per
il solito, quasi quotidiano, divertbio con il cognato.
Una banale gastroduodenite in questi soggetti diventa una
malattia incurabile, anzi, evolutiva verso complicanze anche
molto gravi.
Un Armando astemio ed in pace con il mondo è impensabi
le ed un medico, di fronte ad un quadro clinico così com
plesso, avverte una sensazione d'impotenza e di frustrazio
ne. Quale terapia, se non fornire all'infelice Armando una bel
la catinella di plastica per contenere i suoi “cognati”?
Eugenio Di Francesco
60° anniversario
«il tor de Saro»
9
UNA
PAGINA
DI STORIA
lcuni giorni orsono, precisamente il 7 settem
bre, è il 60° anniversario di un triste fatto di
guerra che ha coinvolto la nostra comunità: i
tor de Saro furono uccise otto persone, otto partigia
ni che il destino scelse quale contro parte di alcuni
atti di guerra nei confronti del regime.
Alcuni protagonisti e testimoni di allora non ci sono più
ma la memoria va salvaguardata e restituita ai giovani
perché non dimentichino....
Ho trovato un documento autentico dove sono riporta
ti gli eventi ma soprattutto lo stato d'animo e la pas
sione di quei giorni e il cui autore è l'ultima preziosa
memoria storica.
Vi invito a leggere questo documento immaginando
quei giorni, il tempo che è sì passato ma che può farci
riflettere....
"NON OMNIS MORIAR..."
Je ne mourrai pas du tout!
Ce fut le cri des victimes qui s'éleva vers le ciel, dans ce
triste après-midi de septembre. Ce fut un cri de con
damnation pour les bourreaux inhumains, un cri de foi et
d'espérance pour ceux qui assistaient, impuissants, à leur
massacre.
Sept septembre 1944! Jour de deuil et de gloire!
La liste du martyrologue valdôtain! Les maquisards valdotains avaient travaillé dans la nuit,
et à l'aube du jour de la Saint Grat, une colonne alle
mande avait soldé, en partie, le prix de ses forfait set de
ses crimes. Huit soldats (victimes eux aussi d'un régime
néfaste) et de fortes charges de munitions, destinés aux
front du Petit-Saint-Bernard, n'auraient plus, désormais,
fait de mal à personne.
C'était la guerre, avec ses lois dures et impitoyables.
Mais la barbarie nazie, jamais démentie par les circons
tances, avait voulu se manifester encore une fois, dans
toute son horreur. Une compagnie de féroces S.S. avait en
vahi la bourgade de Saint-Pierre, et de nombreux otages
auraient à payer de leur vie une action, rentrant dans la
normalité des actes de guerre.
Les habitants du bourg étaient proie d'une angoisse bien
justifiée; les hommes traqués comme des fauves, avaient
cherché un refuge dans la montagne, dans les caves, dans
les étables, partout il y avait un coin retenu plus sur; tan
dis que les femmes,
les enfants, éper
dus, affolés, pleu
raient sur le pas
des heures.
Et puis... su
vant spectacle d'u
triste défilé, qui
dirigeait vers l
de Sarre. Une
menade. Nous
avait dit l'interpr
Une promes
vers l'inconnu
être vers la m
Mais celles-ci avait
déjà choisi ses vic
times. D'autres in
nocents auraient à succomber: d'autres seraient morts pour la liberté de leur Vallée.
des nouvelles victimes de Saint-Vincent, Sarre et Aoste auraient allongé la très longue
list
dell'eccidio
D'HERIN MARCEL
CHARRIER JEAN
CRETIER ANTIDE
CAMOS JOSEPH
CRETIER JEAN
PALLAIS CALIXTE
DEANOZ JOSEPH
MOLON ANTOINE
list
dell'eccidio
(foto sopra)
Celebrazione
metà anni '40
(foto sotto)
Luogo
19 ans
31 ans
33 ans
34 ans
35 ans
43 ans
46 ans
54 ans
Quest'anno, come da dieci anni a questa parte, non c'è
stata alcuna commemorazione ufficiale ma un fiore, un
pensiero solo un gesto umano ai quali ognuno può
dare il proprio significato in silenzio.
Marco Carlin


Testo Originale Estratto
10 11

«Viva Mexico
cabrones!!!»

Tutto cominciò per caso, una grigia e quindi solita mat
tinata milanese, quando un giovane studente valdostano al
terzo anno di “linguaggi dei media” in Cattolica, decise che
era l’ora di allontanarsi un po’ dal suo piccolo paradiso tro
pical-alpino e vedere cosa c’è nel globo oltre alla sua voglia di vivere.
Propenso a imparare meglio lo spagnolo, lingua studiata ma
sciuta, si diresse verso gli sportelli di relazioni internazionali
re informazioni sul programma ERASMUS, quando, tra la nel
milanese vide splendere il sole di un annuncio di un nuovo p
OVERSEAS, il quale gli avrebbe permesso di andare a studia
mestre in Messico, a Monterrey, nello stato del “Nuevo Leon”
tre ore dal Texas. Tra lo stupore, la curiosità e il sogno si fece sp
polveroso sentimento che è la voglia di viaggiare, di lasciare
mettere in stand-by la propria vita e imparare a rifare tutto
un altro luogo, un’altra casa, altra scuola, altro cibo, altre pe
un ri-inizio nell’ALTRO. Forse una di quelle nascoste ma viv
zioni che fanno muovere la vita orizzontalmente e non solo v
mente.
Dopo sbarramenti, selezioni, salti agli ostacoli legali e burc
vari preparativi psicofisici personali il 24 settembre 2004 a
verso le 1.00 ora locale, Michel Domaine scese dall’ultimo a
ritrovò solo, un biglietto in mano con su scritti due indirizzi
te che si muoveva e parlava in maniera diversa, togliendo vol
caldo torrido che se non avesse indossato uno schermo di di
bricato di felicità e scoperta, in altro luogo l’avrebbe gettato
Monterrey… cos’è Monterrey? C’era una volta un pazzo ch
più degli altri, tanto tempo fa, e decise di costruire una fabbr
no deserto: da lì nacque tutto. Monterrey è la terza città più g
il polo industriale del Messico, una specie di Milano insomm
ta, legata strutturalmente e esteticamente a quelle esigenze
cietà industriale che non si fondono con la ricerca del bello.
ha quel qualcosa in più, quelle cose che sai che esistono, le
l’aria, ti fanno camminare sereno per strada, ti fanno muove
in un enorme utero materno, anche se quel ventre non l’ave
nosciuto prima. Quelle cose che percepisci ma alle quali non
una spiegazione, una forma.
Forse il simbolo di Monterrey, le montagne. Quella cintura
roccia che circonda la città, l’abbraccia come un padre prote
cogliente. Quelle pareti tendenti al rosa che noti veramente
le sei di sera, quando il sole tramonta e la sua luce abbaglian
sciando percepire chiaramente la linea di contorno che dive
rosso, porpora, viola, o color pelle, da queste vitali e solide s
la città.
Forse le case basse, senza raspacieli e palazzi stile lego, che r
dono tra due mura sporche lasciandoti senza respiro e vogl
rare, ma con un solo leggero rilievo, ti permettono di vedere
te della città, di sapere che più in là c’è altro, o nella torbida c
del giorno, o nel limpido buio della sera che dipinge di fro
surrealista mondo al contrario, dove le luci delle strade si a
con le stelle del cielo.
Sicuramente la gente e la cultura, con i suoi vecchi tratti
smo”, corruzione, contrabbando, o di birra “carta blanca”,

da” (grigliata), “cabrito” (capretto allo spiedo), tutto tra tipici e ritmi
ci suoni di “Cumbia” e “Norteno”, che i ragazzi moderni non apprez
zano più, esempio di come il cambio generazionale non è peculiare di
nessuna nazione. La gente che è la più accogliente del Messico, forse
per il suo carattere di frontiera, aperto, gentile, amichevole, estrover
so, però forse un po’ succube dell’altro e dello straniero.

Città moderna, città fashion, dove le globalizzanti tendenze e costumi
dell’occidente passano tra il confine con il Texas prima che nelle altre
zone del Paese. Però città forse un po’ ipocrita, sicuramente classista.
Cambiando strada, quartiere, o attraversando rilievi o l’unico fiume
che di acqua non ne porta, ma che di ponti megagalattici abbonda, si
passa da lussuose macchine nordamericane, ragazze bellissime, forse
rifatte, che non si rendono conto del loro attrattivo latino e “moreno”
e cercano sempre di più di sembrare ai modelli occidentali, villoni pro
tetti e privati a case abbandonate, capanne, tradizioni e uomini con
baffi e “sombrero” che faticano ad arrivare a fine mese. La via di mez
zo dov’è? Non esiste.

Tutto questo fa di Monterrey una città reale, dinamica, accogliente, flui
da che prende e offre tutto. Dai lussuosi quartieri privati di “San Pedro”
alle rettangolari strade pavimentate del “Barrio Antiguo” Michel
Domaine si è mosso a piedi o in macchina, solo o accompagnato, ma
sempre felice, a suo agio, come se quel ventre in realtà fosse proprio
quello di sua madre.

Messico… cos’è Messico? Messico è un accumulo delle cose belle che
si possono trovare nella vita.
È un Paese dove i mattoni sono laghi, montagne, deserto, mare, ocea
no, giungla; dove gli abitanti sono un centinaio di indios diversi, cir
condati e un po’ discriminati dai figli di Cortes; dove il cibo sapora a
caldo, vivo, qualcosa che ritrovi solo nell’orgasmo; dove le persone si
muovono un po’ inconsapevolmente tra tradizione e moralismo
ed estroversione e accoglienza; dove le ragazze ti sciolgono con un
sguardo dei loro occhi neri, profondi e misteriosi e con un solo movi
mento delle loro labbra, così soffici e sensuali che attirano il bacio con
una forza di gravità impressionante, eppure così restie, così paurose di
perdere la loro purezza… tenere e briose come una torta salata; dove
le nuvole coprono ogni tanto un sole torrido e ogni tanto riempiono
di pioggia il suolo, clima variabile nel tempo e nello spazio; dove il sa
pore delle antiche culture rivive ancora come un’aura avvolgente so
pra un popolo che non conosce la fretta e lo stress, ma solo la calma,
la semplicità, l’amabilità e la serenità… basta una “caguama” (litri di
birra in bottiglia) e un po’ di vita e tutti sono felici, spiritualismo e
umiltà.
Messico è un piccolo grande Paese fatto di piccola grande gente, che
forse con meno irruenza progressista di noi, ha trovato la vera forma
di vivere, l’atarassia.
Fu così che Michel Domaine, nel medio del suo personale gioco del
l’oca, cadde su una di quelle caselle con l’animale piumato e raddop
piò il suo punteggio, rimase altri sei mesi, ma con la testa e con il cuo
re ci rimarrà per sempre.

“Viva Mexico cabrones!!”

Michel Domaine.

L’artzon Associazione

La pagina
della Biblioteca

IL GIRO DI GIOSTRA
di Tiziano Terzani
Dopo il successo dei
suoi libri precedenti
e, in particolare,
dell’ultimo Lettere contro la
guerra, un saggio di denun
cia e di forte impatto emoti
vo, Tiziano Terzani torna
nuovamente in libreria. Que
sta volta non con un testo di
intervento, di protesta e di
proposta, ma con il racconto
di un lungo viaggio nel mon
do, intrapreso dopo la scoperta di avere un tumore. Un altro giro di
giostra è innanzitutto un itinerario alla ricerca di aiuto per la guari
gione che ha portato Tiziano Terzani in Paesi e civiltà lontane e diver
se; non solo un libro di viaggio, ma anche un cammino lungo i sentieri
della ricerca interiore. Un libro nel quale riaffiorano i temi da sempre
cari al giornalista e scrittore fiorentino: la storia, la globalizzazione, il
confronto di civiltà. La rivelazione della malattia, accolta dapprima
con stupore misto a incredula indifferenza, in seguito con la frenesia
di cure, visite, esami diagnostici e terapie, ha rappresentato per Ter
zani l’opportunità di compiere una riflessione sul significato dell’esi
stenza, tanto più intensa e coinvolgente in quanto intima e personale,
vissuta sulla propria pelle. Di fronte all’imprevedibilità di un male in
curabile, anche il viaggiatore coraggioso, il cronista avventuroso, l’in
viato di guerra sprezzante del pericolo si sente disarmato e vulnera
bile, ma non si tira indietro. Viaggiare era sempre stato per me un mo
do di vivere – scrive nelle prime pagine – e ora avevo preso la malat
tia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il
quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun mo
do preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più im
pegnativo, il più intenso. Il suo percorso di ricerca si snoda sulla scia
della medicina tradizionale e alternativa: lo porta dapprima a New
York e in un centro della California; segue un lungo girovagare per
l’India, compresi tre mesi passati da semplice novizio in un ashram. E
poi le Filippine, ancora gli Stati Uniti (a Boston), Hong Kong e la Thai
landia. Infine, il ritorno nella quiete della regione himalayana, dove
Terzani ha deciso di ritirarsi a vivere per molti mesi dell’anno. Tappa
dopo tappa, il viaggio esterno alla ricerca di una cura si trasforma in
un viaggio interiore, alla ricerca delle radici divine dell’uomo e alla
scoperta della malattia che è di tutti: la mortalità. Questa consapevo
lezza non significa però arrendersi al male. Al contrario, il libro di Ter
zani è un invito alla speranza e alla vita, un’esortazione a cercare l’u
nica cura risolutiva all’interno di se stessi. La storia di questo viaggio
non è la riprova che non c’è medicina contro certi malanni... tutto,
compreso il malanno stesso, è servito tantissimo. E’ così che sono stato
spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a cambiare prospettiva e so
prattutto a cambiare vita. E questo è ciò che posso consigliare ad altri:
cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi.

Tiziano Terzani, scomparso recentemente, nato a Firenze nel 1938, è sta
to per anni corrispondente dall’Asia e uno dei giornalisti italiani che
gode di maggior prestigio a livello internazionale. Nella sua ultima in
tervista ha detto:
Tutte le rivoluzioni fatte finora sono rivoluzioni esterne (la rivoluzione ci
nese, francese, russa, vietnamita, cambogiana...) che hanno cercato di
portare giustizia, cambiare il mondo, ecc... non hanno fatto che spavento

Avere un libro che ti accompagna
è meraviglioso,
è il miglior compagno di viaggio:
sta zitto quando non vuoi che parli,
parla quando vuoi sentir dire qualcosa,
ti dà senza chiedere.
Se lei viene nella mia biblioteca
li vede, i miei veri grandi amici sono li.
(T. Terzani)

si massacri. Il risultato finale:
un gran casino e una grande
miseria, sia spirituale, che ma
teriale. Forse è il momento di
pensare che la grande rivolu
zione da fare non è quella fuo
ri, ma quella dentro; che in ve
rità le radici della guerra non

sono fuori, ma dentro di noi,
nelle passioni, nelle voluttà, nel
nostro voler arraffare tutto, nel
nostro pensare che noi possia
mo controllare la natura, la co
noscenza, uccidere animali,
clonare la vita, questa è l’assurdità.
le vere ragioni della guerra non sono fuori, ma dentro di
mo a fare la rivoluzione dentro di noi, forse è quella meno
non fa massacri e forse, alla lunga, crea quelle condizioni in
overemo meglio. Prendiamo coscienza di chi siamo ed inco
riflettere: non siamo solo corpi, non siamo solo materia.
cominciare, chi sa, a pregare, chi non sa, a fare altro. L’unica
oggi veramente possibile è quella dentro di noi, ma ci vorrà
tempo.

IL CODICE DA VINCI di Dan Brown
“L’urlo lacerante di un allarme squarcia il silenzio di una tranquil
la sera parigina. Proviene dalle ampie sale deserte del Louvre,
dove il direttore Saunière è stato colpito a morte da un miste
rioso individuo. Prima di spirare, però, Saunière si aggrappa a una te
taggio per far scattare l’allarme e compie un gesto indeci
ni i vestiti, si sdraia a terra nella posizione del celeberrimo
o pruvio” raffigurato negli appunti di Leonardo da Vinci.
gi soccorritori si presenta una scena agghiacciante. Prima
fatti, Saunière ha tracciato con il proprio sangue una
morire, in
scritta misteriosa.

Dan Brown, prima di diventare un acclamato scrittore è stato insegnan
te di inglese ad università e storico dell’arte. Da sempre appassionato di
scrive su numerose riviste e il codice da Vinci è il suo quar
to romanzo.

VITA di Melania G. Mazzucco
“Le parole, Diamante le mette nella valigia – l’unico bagaglio, l’u
nica ricchezza che si porta via dall’America.
Non hanno nessun valore, ma non ha importanza.
Lascia a Vita tutto quello che ha trovato, tutto quello che ha perso.
Le lascia il ragazzo che è stato e l’uomo che non sarà mai. Perfino
il suo nome.
Ma le parole – le uniche che porta via con sé.”

New York, 1903: nella città delle occasioni, in cui sbarcano dodici
mila stranieri al giorno, in cui gli italiani sono aborriti come
porci viziosi e criminali, approdano da Tufo di Minturno, un
paese sul Garigliano, in provincia di Caserta, Diamante e
Vita, due ragazzi di dodici e nove anni. Lui è taciturno, orgoglioso e
temerario. Lei è istintiva, gelosa e dotata della misteriosa capacità di
spostare gli oggetti. In una caotica pensione di Prince Street, nel ghet


Testo Originale Estratto
15
to italiano, li aspettano Agnello, il padre di lei, Lena, la sua nuova com-
pagna, Rocco, Geremia, Coca-Cola, e, soprattutto, l'America. Tra fame,
miseria, prepotenze della Mano Nera e di un padre possessivo, lega-
ti da una passione precoce quanto prematura, i due ragazzini sco-
prono insieme la morte e l'alfabeto, le tentazioni, il sesso, l'amore, il tra-
dimento e la fedeltà. In dieci anni Diamante, sempre in attesa di for-
tuna, sarà strillone, raccoglitore di stracci, fattorino in una ditta di
pompe funebri, waterboy alle ferrovie, attrezzista per la società di pro-
duzione dei western di Broncho Billy; Vita cucitrice di fiori artificiali,
ladra, sguattera, cuoca, amante di un guappo, venditrice di baci, parole
e case inesistenti, entrambi sempre convinti di progredire verso la fe-
licità riconosciuta come un diritto dalla Costituzione degli Stati Uni-
ti d'America. Ma i loro sogni infantili non sono destinati a realizzarsi, al-
meno, non a New York e non insieme. Quarant'anni dopo, nel 1944, il
figlio americano di Vita è in Italia a combattere con l'US Army sul
Fronte sud - proprio sul Garigliano - e cerca l'uomo che doveva esse-
re, e non fu, suo padre. Picaresco e fantastico come un romanzo, Vita
non è però solo un romanzo. I due ragazzini sono realmente esistiti,
come sono esistiti la pensione e i molti personaggi che animano que-
sta storia. Per scriverla l'autrice ha riannodato i fili delle memorie fa-
miliari e, partendo dai racconti di suo padre e di uno zio cieco, ha ri-
trovato documenti e indizi sui giornali dell'epoca, in corrispondenza
privata, negli archivi della polizia di Brooklyn, nelle liste passeggere
dei piroscafi, nei fascicoli delle Railways Companies americane.
Una storia ora buffa, ora amara, comica e dolorosa, tenera e insieme cru-
dele. La storia di una famiglia ma anche la storia di tutti noi alla ricerca
della felicità. Un libro epico, scritto proprio mentre l'Italia sembra esse-
re diventata l'America per chi abita sulla riva di un altro mondo.
MELANIA G. MAZZUCCO è nata a Roma nel 1966. Il suo romanzo d'e-
sordio, Il bacio della Medusa (1996), finalista al Premio Strega e al Premio
Viareggio, è stato tradotto in numerosi paesi.

LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan
n questo sconvolgente romanzo, Antonia Arslan attinge ai ricordi
familiari per raccontare la tragedia di un popolo “mite e fantasti-
co”, gli armeni, e la struggente nostalgia per una terra e una felicità
perdute. La masseria delle allodole è la casa, sulle colline dell'Anato-
lia, dove nel maggio 1915, all'inizio dello sterminio degli armeni da
parte dei turchi, vengono trucidati i maschi della famiglia, adulti e
bambini, e da dove comincia l'odissea delle donne, trascinate fino in
Siria attraverso atroci marce forzate e campi di prigionia. In mezzo
alla morte e alla disperazione, queste donne coraggiose, spinte da un
inesauribile amore per la vita, riescono a tenere accesa la fiamma del-
la speranza; e da Aleppo, dopo crudeli avventure, tre bambine e un
“maschietto-vestito-da-donna” salperanno per l'Italia, dove li acco-
glierà lo zio Yervant, nonno dell'autrice, “colpevole di essere soprav-
vissuto” perché emigrato giovanissimo. Sarà lui a garantire un futuro
più sereno, e a custodire le memorie oscure che oggi la nipote ha tra-
sfuso in un romanzo dolce e straziante come una fiaba.

Antonia Arslan, laureata in archeologia, è stata professore di Letteratura
moderna e contemporanea all'Università di Padova. E' autrice di saggi e
questo è il suo primo romanzo.

ZAKOPANE (POLONIA)
13 FEBBRAIO 1939
CAMPIONATI MONDIALI
DI FONDO STAFFETTA
4 X 10 KM.
Memorie sportive
Oggi gli intenditori di tutto il mondo considerano gli azzur-
ri del Fondo tra i primissimi sciatori di specialità, e se le
maglie azzurre colgono una meritatissima affermazione
non è più il caso di parlare di stupore, ma di rimanere semplice-
mente ammirati per ciò che gli uomini dell'Italia fascista hanno sa-
puto fare... e che ora li vedono balzare alla ribalta anche di fronte
alla centenaria tradizione nordica.
Sull'altipiano della Gubalowska... grossi nuvolosi hanno galoppato nel
cielo per tutta la durata della gara, portati da un vento che poteva far
impallidire la proverbiale bora triestina...
Mentre il vento ulula, infuria, acceca, il gardenese (Bauer) tiene vali-
damente testa alla disperata offensiva avversaria...
Con un finale superbo che entusiasma la folla assiepata lungo la pista,
l'azzurro (Jammaron), avanzando prodigiosamente negli ultimi tre-
cento metri di salita, riesce a tagliare il traguardo... dopo la Svezia, ora
è la Norvegia a dover riconoscere la nuova luminosa realtà del fondi-
smo italiano...
Dalla Stampa e dalla Gazzetta dello Sport

Così la stampa dell'epoca commentava, in maniera non molto diffor-
me da quella attuale, l'ottimo risultato della squadra azzurra di
Fondo, composta da Aristide Compagnoni, il fratello Severino, il gar-
denese Bauer ed il valdostano Alberto Jammaron, nato a La Balme,
Pré-St-Didier nel 1915.

E' una descrizione permeata di retorica fascista, ma ancora in grado
di far emozionare gli animi, soprattutto di chi è stato protagonista dei
fatti e oggi, alla bella età di 89 anni, rappresenta la memoria di que-
ste ed altre imprese sportive, lontane nel tempo.
Già, la memoria. Sovente gli anziani dicono di non possederla più, in
verità, nulla è più falso. Quando il tempo passato è molto e ci si lascia
tutto alle spalle, l'unico tesoro che è possibile portare con sé è la me-
moria. Memoria delle nostre origini, degli avvenimenti vissuti, delle
esperienze, dei sentimenti.
In questo momento, in cui lo sport è sempre più chimica, denaro e
polemica, è salutare attingere alla memoria, per ricordare...
Alberto Jammaron ricorda, a chi lo vuol ascoltare, cosa significava, ai
suoi tempi, allenarsi, viaggiare, gareggiare, in una parola essere degli
atleti.
Egli possedeva due paia di sci (di legno di betulla!), un paio di scar-
pe da fondo e due diverse tenute, una leggera e l'altra più pesante. Il
tutto veniva fornito dalla FISI. Il resto, se lo doveva guadagnare ga-
reggiando. Gli allenamenti si svolgevano solo d'inverno, nelle altre
stagioni ognuno tornava al proprio lavoro, con il sopraggiungere del-
le prime nevicate, in località distanti dalla nostra Valle: Livigno,
Cortina, Misurina...
I viaggi erano lunghi ed estenuanti. Le località dove si svolgevano gli
allenamenti e le gare, si raggiungevano in treno, anche dopo diversi
giorni di viaggio. Dalla memoria emergono anche i sentimenti: l'a-
micizia e la complicità tra compagni di squadra, i rapporti con gli av-
versari, il rispetto per il loro valore. Si intravede anche la velata ama-
rezza per non aver potuto tramutare alcuni ottimi piazzamenti in pri-
mi posti, (perse due titoli italiani rispettivamente per un decimo ed
un quinto di secondo!) ma emerge la consapevolezza di aver vissuto
momenti importanti ed intensi.
La testimonianza di Jammaron richiama la forza, la tenacia ed il sa-
crificio a cui ogni atleta attinge, nel 1939 come nel 2004.
Quest'anno, a 89 anni, per il primo inverno della sua vita, Jammaron
non è andato a sciare ad Arpy ed in val Ferret, ma ha seguito con emo-
zione ed interesse le prime gare di fondo della sua giovanissima pro-
nipote. Il tempo passa, ma l'amore, quello vero, per lo sport resta.
Daniela Bosio


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 9 n° 3
Dicembre 2004
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)
(Contiene inserto)
3
Château Feuillet


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Daniela Bosio,
Christian Chioso, Denny Cognetn,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Elda Tonso, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
Per saperne di più sulle pro-
blematiche familiari in biblio-
teca trovi:
IL ROMANZO DELLA FAMI-
GLIA, passioni e ragioni del vi-
vere insieme di Silvia Vegetti
Finzi
DISTACCHI E ALTRI ADDII,
quando separarsi fa bene di
Gianna Schelotto
ESSERE PADRE, FARE IL PA-
DRE di T. Loschi e G. Randelli
...CON TE NON PARLO PIÙ,
l'arma del "broncio" nei rap-
porti interpersonali di W.
Dryden
L'Amministrazione comunale,
la redazione di Mélange,
la Commissione di Gestione
della Biblioteca comunale
formulano i più sinceri auguri di
BUONE FESTE
Non incontrarsi.
È solo pigrizia?
e locandine di La famiglia e il ruolo della coppia ben esposte in paese hanno attirato l'at-
tenzione dei più distratti Sempiolen?
L'Amministrazione comunale, la biblioteca e la pro Loco ci invitano a essere presenti per
sentire, per discutere su un argomento che interessa veramente la totalità delle famiglie. Ci pro-
mettono anche un rinfresco di fine serata: sono encomiabili ed è giusto rendergliene atto.
È sabato sera e il vento freddo di fine novembre ci accompagna fin sull'uscio del poco se-
gnalato salone della Pro Loco.
L'argomento è molto interessante, l'oratore è preparato e di ottimo livello, ma il pienone che
ci si aspetta non c'è. Ci saranno state trenta persone di cui più della metà di addetti ai
lavori: perché?
È un ripetersi: tanti appuntamenti che hanno visto personalità e temi molto interessanti han-
no avuto il medesimo epilogo. Perché la gente del nostro paese non si schioda più di casa?
Me lo chiedo con curiosità e a volte trovo nella pigrizia la risposta che mi riguarda, a volte
penso che ci sia un difetto di comunicazione.
"...vedi Marco, non siamo più un paese, non ci conosciamo più. Per esempio fino ad alcuni
anni fa il momento del fuoco generale a Saint-Pierre era sentito tantissimo ed era per testimoniare una
partecipazione di appartenenza. Le riunioni contavano una partecipazione attiva, spesso ac-
cadeva, più come in una anonima periferia di città..." Mi ritrovo in que-
sto pensieo di un caro amico, e mi rendo conto che questo è forse solo un romantico ricordo e mi
prende una nuova vivacità con gli elementi di oggi, con questa nuova realtà.
Chiedo alla dottoressa Rosanna Pavano, psicologa e relatrice di questa serata, di "vedere" per
piacere che questo mutamento, di leggereci questo nuovo clima e capire meglio la realtà in un contesto più
ampio.
Non posso affermare di conoscere a fondo la realtà del vostro paese, ma quel poco che ho
avuto modo di apprendere dalla disponibilità e la franchezza con le quali ha espresso la
attuale società si comporta così in una realtà la vostra...
È vero, mi ritrovo ad affermare che la nostra società non comunica più, la famiglia è sempre più single.
Forse se avessimo parlato di famiglia a chi non
l'ha o l'ha appena persa potrebbe risultare fastidioso.
Dobbiamo anche prendere atto di un fatto preciso: la famiglia, anche nelle interpretazioni uf-
ficiali, è considerata "...un nucleo di almeno due persone che vivono insieme..." Questo vuol dire:
una mamma e un figlio o una coppia. È molto diverso da quanto ci si poteva im-
maginare, ma è una realtà.
Le cito due indicatori che confortano questa analisi: le confezioni nei supermercati sono sem-
pre più piccole, a misura di nuova famiglia e l'edilizia residenziale sforna una gran quantità di pic-
coli alloggi, per lo stesso motivo. Quindi famiglia piccola, senza figli, che lavora ad Aosta e si ritrova
ancora meno occasioni di confrontarsi, di integrarsi, di sentire il piacere di tro-
varsi per qualsiasi motivo. Aggiungo, se vuole, una conformazione abitativa molto estesa dal
comune e i conti tornano. Non può essere piacevole ma la ritengo una situazione
normale si intende che l'attuale società si comporta così in una realtà come la vostra...
Ringrazio la signora Pavano per la disponibilità e la franchezza con le quali ha espresso la
sua opinione. Un autorevole parere mette in luce le cose più ovvie che non vediamo tutti i giorni.
La normalità, la realtà non possono diventare l'alibi per non incontrarsi, per non essere presenti
nella società, anche in un paese sempre più grande come Saint-Pierre.
Marco Carlin
Il Gigante
egoista
di Oscar Wilde
gni pomerig-
gio, al ritorno
dalla scuola, i
bambini andavano a
giocare nel giardino del
gigante.
Era un grande deli-
zioso giardino, pieno di
soffice erbetta verde. Qua
e là sul prato spuntavano
bellissimi fiori simili a
stelle e c'erano anche do-
dici alberi di pesche che, in primavera, si coprivano di una
dolce fioritura color di rosa e di perla e, in autunno, donava-
no frutti succosi. Gli uccellini si posavano sugli alberi e can-
tavano così dolcemente che i bambini lasciavano i loro gio-
chi per poterli ascoltare.
– Come siamo felici! – gridavano allegramente.
Ma un bel giorno il gigante tornò. Era stato a far visi-
ta all'orco suo amico e si era fermato da lui sette anni.
Trascorso che furono, egli, di natura poco chiacchierone, non
trovò più niente da dire, e decise di far ritorno al suo castel-
lo. Quando giunse, vide tutti i bambini che giocavano nel suo
giardino.
– Che cosa fate qui? – gridò con il suo vocione.
Ed essi scapparono via.
– Questo giardino è solo mio – disse il gigante, – voglio che
tutti lo sappiano e non permetterò più a nessuno di ve-
nire a giocare qui.
E subito costruì un alto muro di cinta e attaccò un car-
tello con questa scritta:
VIETATO L'INGRESSO
I DISUBBIDIENTI SARANNO PUNITI
Egli era infatti un gigante molto egoista.
I poveri bambini non sapevano più dove giocare; cer-
carono di andare in strada, ma c'erano tanta polvere e tante
pietre aguzze e non riuscirono a divertirsi. Terminate le le-
zioni, presero l'abitudine di gironzolare intorno all'alto muro,
parlando del bel giardino ormai chiuso.
– Come eravamo felici lì dentro! – dicevano fra loro.
Finalmente giunse la primavera e in tutta la campagna
c'erano boccioli e uccellini: solo nel giardino del gigante egoi-
sta c'era ancora l'inverno. Gli uccellini, non vedendo i bambi-
ni, non cantavano e gli alberi si erano dimenticati di fiorire.
Un giorno un bel fiore mise il capo fuori dall'erba, ma
3
Avvicinati,
a Natale
leggerò per te
Dedicato
a mamme, papà,
nonni, zii
che vogliono trascorrere
un po' di tempo
con i loro bambini
perché leggere una fiaba
è un dono d'amore...
quando vide il cartello, fu
così triste per quei pove-
ri bambini che scivolò di
nuovo nella terra e si ri-
mise a dormire.
Gli unici abitanti di
quel parco erano la neve
e il ghiaccio.
– La primavera si è
scordata di questo posto
– dicevano – e noi pos-
siamo vivere qui indi-
sturbati per tutto l'anno.
La neve ricoprì l'erba con il suo spesso manto bianco
e avvolse gli alberi in un velo d'argento. Poi invitarono il ven-
to del Nord ed egli arrivò. Era avvolto in una gran pelliccia e
brontolava per tutto il giorno nel giardino soffiando nei co-
rmglioli.
È un luogo magnifico – diceva, – dobbiamo far ve-
nire qui la grandine.
E la grandine venne. Ogni giorno battè per tre ore sul
tetto del castello sino a che riuscì a rompere quasi tutte le te-
gole e poi si mise a correre velocissima intorno al giardino.
Era vestita di grigio e il suo respiro era gelato.
– Non capisco come mai la primavera tardi tanto ad arriva-
re – disse il gigante egoista, stando seduto davanti alla fine-
stra e guardando le sue aiuole bianche e fredde; spero pro-
prio che il tempo si decida a cambiare.
Ma la primavera non venne e nemmeno l'estate.
L'autunno portò i suoi frutti sugosi in tutti i giardini
meno che in quello del gigante.
È troppo egoista! – diceva.
Così la grandine, il sempre inverno e il vento del Nord, la
grandine, il gelo e la neve danzavano fra i rami degli alberi.
Un bel mattino, mentre, già sveglio, se ne stava diste-
so sul letto, il gigante udì una musica deliziosa. Risuonava
così dolcemente alle sue orecchie che egli dapprima credet-
te che i suonatori del Re stessero passando di lì. In realtà si
trattava soltanto di un piccolo fringuello che cantava fuori
dalla finestra, ma egli da tanto tempo non udiva più il
canto di un uccellino che gli parve di sentire la musica più
bella del mondo.
In quel momento la grandine cessò di ballare sulla sua
testa e il vento del Nord smise di brontolare mentre un me-
raviglioso profumo giungeva sino a lui attraverso la finestra
aperta.


Testo Originale Estratto
4
- Credo che la primavera sia alfine giunta - disse il gi-
gante.
E saltò giù dal letto per guardare fuori. E che cosa
mai? Ai suoi occhi apparve un'incantevole visione: attra-
verso un piccolo buco del muro i bambini erano scivolati
e si erano seduti sui rami degli alberi. In ogni pianta
ra un piccino, ed esse ne erano tanto felici che si erano
to ricoperte di boccioli e agitavano dolcemente i loro
sulle testoline dei fanciulli. Gli uccellini volavano cira
tando allegramente e i fiori occhieggiavano ridendo fras
ba verde. Era una scena deliziosa, ma in un angolo del
dino era ancora inverno. Era il punto più lontano e lì,
ad un albero, se ne stava un bambinetto così piccolo che
riusciva a raggiungere i rami e girava intorno piangen-
amaramente. Il povero albero era ancora coperto di ghia
e di neve e il vento del Nord soffiava e ruggiva scuoten-
- Arrampicati, bel piccolino! - gemeva. E abbassava
rami sin dove poteva, ma il bambino era troppo picco
cuore del gigante si sciolse a quella vista.
- Come sono stato egoista! - esclamò. - Adesso capisco
ché la primavera non arrivava mai. Metterò quel p
bambino sulla cima dell'albero e abbatterò il muro d
di modo che il mio giardino sia aperto per sempre ai
dei fanciulli.
Era veramente pentito di quello che aveva fatto.
bito scese e aprì dolcemente la porta d'ingresso per un
Ma quando i bimbi lo videro, si spaventarono tan
scapparono via, e nel giardino ritornò l'inverno. Solo i
bino più piccolo non fuggì, poiché, avendo gli occhi p
lacrime, non aveva visto il gigante. Questi gli apparve c
all'improvviso e, sollevandolo gentilmente con la m
mise sull'albero. Subito questo fiorì, mentre gli uccelli
nivano a cantare fra i suoi rami e il bimbo tese le sue
cine e le strinse al collo del gigante, baciandolo.
Quando gli altri bambini videro che egli non era
cattivo, ritornarono correndo e, con loro, ritornò la p
vera.
- Questo è il vostro giardino, bambini! - esclamò
ne.
E, preso un grosso bastone, abbatté il muro.
La gente, che a mezzogiorno si recava al mercato,
il gigante giocare con i bambini nel più bel giardino del
do. Giocarono tutto il giorno e, quando giunse la sera,
rono dal loro amico ad augurargli la buona notte.
- Ma dov'è il vostro piccolo compagno? - egli chie
bimbo che io ho messo sull'albero?
Egli infatti lo amava più degli altri, poiché soltanto lui
lo aveva baciato.
- Non sappiamo - risposero i bambini - se ne è andato.
- Dovete dirgli di non avere paura e di tornare domani - dis-
se il gigante.
Ma i bambini dissero che non sapevano dove abitasse
e non lo avevano mai visto prima, ed egli fu molto rattri-
stato. Ogni pomeriggio, dopo la scuola, i bimbi andavano a
giocare nel giardino, ma il piccolo prediletto del gigante non
tornò più. Il gigante era molto gentile con i piccini, ma ave-
va tanta nostalgia del suo primo piccolo amico e spesso par-
lava di lui.
- Come vorrei vederlo! - era solito dire.
Gli anni passarono ed il gigante divenne vecchio e
stanco. Non poteva più giocare e se ne stava sempre seduto
su un'enorme poltrona, guardando i bimbi che giocavano e
ammirando il suo bel parco.
Posseggo tanti bei fiori - mormorava -, ma i bambini
sono i più bei fiori che esistano!
In una mattina d'inverno, egli guardava dalla finestra
mentre si vestiva. Ora non odiava più quella stagione, per-
ché sapeva che essa era soltanto la primavera addormenta-
ta e che i fiori stavano riposando.
All'improvviso spalancò gli occhi, sbalordito, e guardò
più attentamente il meraviglioso spettacolo. Nell'angolo più
lontano del giardino c'era un albero tutto fiorito di bianco. I
suoi rami erano d'oro e carichi di frutti d'argento e sotto di
esso c'era il piccolo bambino tanto amato. Il gigante si pre-
cipitò giù pieno di gioia e corse; si affrettò fra l'erba e si av-
vicinò al bimbetto. Ma, quando gli giunse vicino, il suo viso
si fece rosso di rabbia.
- Chi ha osato ferirti? - chiese.
Nei palmi delle manine c'erano infatti i segni rossi di
due chiodi e altri due segni di chiodi erano sui piedini.
- Chi ha osato ferirti? - ripeté il gigante. - Dimmi il suo
nome e io lo ucciderò con la mia spada!
Nessuno - rispose il bimbo: - queste sono soltanto le fe-
rite dell'amore.
- Chi sei dunque? - chiese il gigante.
Uno strano timore si impadronì di lui ed egli si ingi-
nocchiò davanti al piccino, che gli sorrise.
- Una volta mi hai lasciato giocare nel tuo giardino – gli
disse - oggi tu verrai con me nel mio giardino, che si
chiama Paradiso.
E quando i bimbi arrivarono di corsa quel pomeriggio,
trovarono il gigante che giaceva morto sotto l'albero, tutto
ricoperto di candidi fiori.

Il teatro
specchio della vita
IL TEATRO
I teatro (come la pit-
tura, la scultura, la
musica...) trasmette,
scatena, fa affiorare emo-
zioni.
Il teatro è uno
sguardo, uno specchio,
dove vedersi, dove riflet-
tersi e... riflettere
il teatro non si entra per-
versamente a curiosare
nelle vite altrui; il teatro
racconta dell'uomo, par-
la della sua essenza più
profonda, rappresenta il
pensiero e la condizione
dell'uomo e dell'uma-
nità.
E per raccontare dell'uomo non usa solo la parola (è la
che assolve questa funzione!): si affida a parole,
menti e gesti, a simboli, luci, ombre e colori. La
drammaturgia, ovvero la scrittura teatrale, è fatta di parole,
movimenti e gesti. E saranno le voci, i corpi, le azioni
e le reazioni degli attori, immersi in quella situazione "arti-
ficiale" e guidati dal regista, a rappresentare.
E a volte quello che vediamo lì in scena non ci piace;
non ci piace vedere e sentirci dire certe dure verità; non ci
piace ammettere che in questo periodo storico non è
proprio esattamente da ridere; ma non ci piace
sentirci dire che ci prendiamo troppo sul serio.
Ma ci piace che QUALCOSA ci venga detto.
Paola Corti
Ma il teatro non è come la tv, non è un reality show, con
Sai che ha preso di nuovo il via l'attività teatrale, qui a Saint-Pierre?
E sai che siamo a "caccia" di nuove leve?
E sai che
SABATO 8 GENNAIO 2005
ti aspettiamo?
DALLE ORE 15 ALLE ORE 17 (se frequenti la scuola elementare o media)
DALLE ORE 17 ALLE ORE 19 (se fai le scuole superiori, l'università, se lavori...)
al Salone sotto il Municipio
PAOLA CORTI
terrà una lezione aperta al pubblico
Vieni vestito comodo e proverai anche tu le emozioni del teatro!
VIENI CON NOI!
I ragazzi e le ragazze del Gruppo Teatrale Eidos ti aspettano...
Ti racconteremo del nuovo spettacolo che stiamo per preparare!


Testo Originale Estratto
6
NON È UN CASTELLO
MA QUALCOSA
DI MOLTO SIMILE

Chi, per la prima volta, attraversa
Pierre per recarsi nell'alta valle, rima
fascinato di fronte alla maestosità d
stello che si erge in cima alla roccia c
mina il paese; si sofferma ad osservare nel piar
tro castello, molto meno appariscente, ma altre
interessante e poi prosegue. Non si aspetta co
vedere, appena oltre il curvone, un'altra costru
altrettanto interessante: Château Feuillet. No
castello ma, lo si capisce subito, qualcosa di mo
mile.

E, proprio per conoscerlo meglio, noi siamo
dati a “chiacchierare” con uno dei proprietari di
stupenda costruzione: Eddy Bonin (uno dei c
proprietari) non solo ci ha dato una quantità d
mazioni, ma ci ha anche accompagnato a vis
“Castello” e la “Grandze” dall'alto in basso. Ed
quanto abbiamo appreso: secondo Zanotto que
una torre romana: infatti è stata costruita in tre
Le fondamenta della torre partono da sei metr
ghezza e vanno su, perdendo man mano spess
questo si pensa che sia stato un bastione o una t
mana. Si esclude che possa essere di epoca mediev
ché allora non usavano fare fondazioni di quest'o
nostro sguardo appare quindi una grande costr
a forma di parallelepipedo con delle arcate sia
sud che verso est, mentre ad ovest queste sono st
rate. Verso nord c'è una scalinata che si bifor
certo punto e termina, da un lato, con un largo co
zo. Verso sud sono ancora ben visibili i muri di ci
giardino su cui s'innalzano dei pilastri costru
ralmente a secco.

La parte ad ovest è stata restaurata nel 1
fatti sopra la porta d'entrata si può leggere la
1811 – J. P. G. A.. Si capisce che le varie parti d
risalgono ad epoche diverse dall'architettur
della costruzione. Infatti le volte dei soffitti s
verse da un lato all'altro della struttura come
tanti e le cerniere delle porte: alcuni più anti
più recenti.

Anticamente il “Castello” apparteneva a
Gerbore, proprietari anche di uno dei ca
Gressan. In seguito passò, non si sa per un
una donazione alla Chiesa di Sant'Orso. Intorno
ci furono degli ammanchi nelle casse della Col
per coprirli, furono messe in vendita le prop
Château Feuillet

Château Feuillet, della Croix Blanche e di Chevrère (nei
Comuni di Villeneuve e Introd).

Proprio in quel periodo – ci racconta il Signor
Bonin – mio nonno Vittorio Berthod, emigrato in
America, tornò in Italia per far conoscere ai figli (nati
tutti in America) la prima famiglia d'origine. Quale non
fu la loro sorpresa nel trovarsi in un mondo così diverso
dal loro! Andarono a stare a Roisan, paese della nonna,
in attesa di tornare in America. Nel frattempo un cognato
di mio nonno, Canonico di Sant'Orso, lo informò del fat-
to che Château Feuillet era in vendita per 42.000 lire: mio
nonno, che aveva quel denaro, l'acquistò. Tornò in
America a sistemare i suoi affari e dopo due o tre anni
ritornò definitivamente. A quel tempo la casa era affit-
tata a un certo Vallet di Avise ed era tenuta molto bene.
Davanti c'era il “giardino delle Rose” che era una mera-
viglia e un lungo viale conduceva al cancello d'ingresso
fatto a semicerchio (esedra) ai cui lati si ergevano impo-
nenti due splendidi pioppi cipressini.

Altri due pioppi si trovavano lungo il muro di cin-
ta verso Villeneuve. Questo muro era alto, in certi punti,
fino a quattro metri per riparare la proprietà dal vento.
In fondo, verso il muro di cinta, c'era una piccola co-
struzione bianca dove i proprietari andavano per conversa-
re o lavorare a maglia.

Tutta la proprietà, che si estendeva fino all'Hotel
Lanterna dove c'era un sentiero che conduceva a
Chavonne, era coltivata a vigna. Al suo ritorno
dall'America mio nonno tolse la vigna e coltivò il terre-
no a prato.

La casa si trovava su quattro piani tuttora esisten-
ti e, sotto di essa, vi sono: una grossa cantina ed altre due
più piccole adibite alla lavorazione del vino. Sopra di
queste una rimessa per riparare gli attrezzi per la vinifi-
cazione. Qui è visibile un grosso foro che serviva per far
scendere il mosto nelle botti. Una di queste cantine ha an-
corra la volta tutta dipinta.

Al primo piano abitavano i contadini e sopra vi era
la residenza padronale. In cima c'era una Cappella mol-
to ben arredata, accanto c'è ancora un soffitto del 1600.

Al momento dell'acquisto trovarono la casa com-
pletamente arredata. La Chiesa di S'Orso non portò via
nulla: né il vino contenuto nelle botti, né gli arredi, né i
libri (pare che ce ne fosse un numero considerevole e d'i-
nestimabile valore).
Ad un certo punto, quando ormai la vi-
gna che richiedeva troppo lavoro fu sostitui-
ta da prato, accanto alla costruzione ad uso
civile nacque la "Grandze" (una grande ca-
scina). Siamo all'inizio del 1800: la "Grandze"
è composta da un fienile lungo 32 metri e lar-
go 10 e da tre stalle e vari alloggi per il per-
sonale. Proprio per la sua capienza nel fieni-
le venne proiettato il primo film alla cui vi-
sione la popolazione di Saint-Pierre parte-
cipò in massa. Sullo stesso piano del fienile
c'erano due alloggi per i contadini e sotto, ol-
tre alle tre stalle, vi erano un magazzino, un
locale per la lavorazione del latte ed una
stanza per il casaro.

Fuori, davanti alla cascina, c'è ancora
una grossa fontana datata 1819 che era ali-
mentata da una sorgente posta sotto Etavel;
avevano diritto a quest'acqua per 4/5
Château Feuillet e per 1/5 il castello di Saint-
Pierre. Sulla vasca di alimentazione ci sono
ancora dei segni che testimoniano questa ri-
partizione. Le tubature erano in eternit e col tempo ini-
ziarono ad avere delle perdite. Gli scavi per le riparazio-
ni furono sempre fatti a mano con grandi fatiche. Molto
più tardi, quando fu fatta l'irrigazione a pioggia, venne
posta negli stessi scavi anche una tubazione in plastica
per l'acqua della sorgente. Da allora questa scomparve e
Château Feuillet dovette collegarsi all'acquedotto comu-
nale.

Anche per l'irrigazione dei prati, una volta tolta la
vigna, si presentò il problema dell'acqua. Il "Castello" ave-
va diritto all'acqua della Muneresse e possedeva una pi-
scina, ma l'acqua si perdeva lungo il cammino! Un anno
infatti sembra che abbiano raccolto solamente 4 "ballon"
di fieno! Le cose migliorarono con la costruzione del ca-
nale di Saint-Pierre; la cascina ebbe allora il diritto al-
l'acqua per due volte alla settimana: il giovedì e il venerdì
di una settimana ed il martedì e mezza giornata del ve-
nerdì di quella successiva.

Continua il Signor Bonin: Poi gli anni sono pas-
sati e nel 1943 la nonna è rimasta vedova. La casa per
molto tempo fu affittata e subì le conseguenze della guer-
ra. Tutti gli oggetti in oro della Cappella e i suppellettili
in rame della famiglia vennero dati al fascio. Nella casa
si alternarono vari inquilini: maestranze straniere du-
rante la costruzione della centrale di Chavonne e poi al-
tre famiglie. Un poco per volta molte delle cose, in parti-
colare i libri e gli arredi sacri, contenute nella casa scom-
parvero sia perché portate via sia perché bruciate.

I pochi oggetti rimasti nella Cappella li abbiamo
donati noi: i candelabri e il porta messale alla Chiesa di
Saint Martin (la mia mamma abitava in quella parroc-
chia), gli inginocchiatoi alla Cappella di Vetan. Io ho con-
servato una pietra detta “pietra di Gerusalemme”.

Nel 1950 noi abbiamo restaurato una parte del
"Castello" cercando di mantenere il più possibile l'aspet-
to originario della costruzione. Precedentemente erano
stati tolti da tutte le stanze i camini e, già nel 1930, era
stata messa ad ogni piano l'acqua potabile con una tu-
bazione in piombo.

Ora la campagna viene coltivata da più contadini
e nella cascina non ci sono più animali perché, dopo aver
adibito una parte della stessa ad “agriturismo”, non è sta-
ta più permessa la presenza di bestiame..

Nel 1980 Château Feuillet e tutti i terreni intorno
alla costruzione sono stati messi sotto vincolo paesag-
gistico dalla Sovrintendenza delle Belle Arti.
Pensando a Château Feuillet mi è venuta sponta-
nea questa riflessione: peccato che ai nostri giorni non
ci siano più i mecenati perché questa stupenda co-
struzione ne avrebbe bisogno di uno veramente spe-
ciale per risorgere e tornare all'antico splendore!

Vanda Champevtavy

7

AVVISO
Il Sindaco porta a conoscenza la popolazione che, in
concomitanza con l'avvio dei lavori di ristrutturazio-
ne della sede del Municipio e dell'ex scuola elemen-
tare in località Tâche, a partire da venerdì 26 no-
vembre 2004, l'ufficio di Polizia Municipale si tra-
sferisce in località Ordines n. 36, nell'edificio posto
nei pressi della scuola elementare.
Si rammenta che l'orario al pubblico rimane invaria-
to, ossia dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore
11,30; cambia invece il recapito telefonico, come se-
gue: 0165/903588


Testo Originale Estratto
8
Piano Lavori
post-alluvione
di protezione civile

ome l' "11 settembre" ha rappresentato un aspet to di cultura amministrativa sempre più diffuso.
C
ta di spartiacque nel campo della prevenzione Ricordiamo che l'organizzazione ed il funzionamento della
contro il terrorismo, così l'alluvione del 2000, "Protezione civile" in Italia sono ora disciplinati dalla Legge
fatte le necessarie proporzioni e distinzioni, ha cambiato il modo di prevedere ed affrontare le 225/92 che istituisce il "Servizio nazionale della Protezione
calamità naturali. Anche in Valle d'Aosta quei disastri
Civile".
hanno spinto Regione e Comuni ad impiegare maggiori risor
se nella prevenzione. A Saint-Pierre, specificatamente, pochi
Il Sindaco è autorità di Protezione Civile per eccellenza.
giorni dopo l'alluvione si fece una ricognizione sul terri Nella sua veste d'ufficiale di Governo e quale organo ordina
torio; con la consulenza di un geologo furono monitorate
rio di protezione civile, in ambito comunale è chiamato ad
e si
e
zone a rischio. Fortunatamente, anche se fu neces adottare, in caso d'emergenza, le immediate misure, dandone
saria la chiusura di alcune strade della collina est (Orléans, notizia al prefetto. Gli spetteranno, quindi, quei provvedimen
Janton), non risultarono gravi danni. Le opere di prevenzione ti che costituiscono il presupposto operativo per gli eventuali
te a termine negli anni precedenti, come i primi interventi di interventi da parte delle forze di protezione civile.
messa in sicurezza della strada di Janton (anno '98) e la
natura del torrente Verrogne (fine anni '80), hanno scongiu Nelle prime 24/48 ore una buona «macchina» di prote
rato disastri e retto l'impatto con le forti precipita zione civile diminuisce sensibilmente i danni.
zioni di quei giorni. In seguito l'Amministrazione
Comunale RAVA, ha grazie anche alla disponibilità
È in questo momento che s'impone la necessità di un
finanziaria della Regione, programmato ingenti sforzi finan
piano d'emergenza comunale, tenendo conto che, alle emer
ziari per far fronte a importanti opere di prevenzione. Sono
genze classificabili fra gli eventi di protezione civile, deve far
stati completati, in particolare, tutti gli interventi in regime di fronte in primo luogo il Comune con i propri mezzi. Nel caso
somma urgenza per la messa in sicurezza dei tratti più a rischio
in cui la natura e la dimensione dell'evento calamitoso lo esi
delle strade comunali per Orléans, Janton, Perchut, Ronchaille, gano, il Sindaco richiede l'intervento del Prefetto. La Legge
Brouch. Tra i lavori, invece, meno urgenti, nell'ambito del pro 225/92 assegna al Presidente della Giunta regionale anche le
gramma regionale d'intervento sulle infrastrutture e di siste attribuzioni che nelle regioni a statuto ordinario sono affida
mazione idrogeologica, sono stati disposti:
te ai Presidenti delle Amministrazioni provinciali ed ai Prefetti.

● riqualificazione generale, sistemazione e messa in si
curezz della strada di Janton; lavori già ultimati, per un im
Qualora l'evento calamitoso assuma dimensioni o carat
porto di circa 550.000 euro.
teristiche rilevanti e tali da non poter essere affrontate da for
ze di livello provinciale, il Prefetto richiede l'intervento dello
● lavori di costruzione di una "briglia selettiva" sul tor
rente Vergogne (in località Verne), a difesa di abitati sto Stato attraverso la struttura nazionale di protezione civile.
rici come La Charrère, Vergnod, Praximond. L'opera è sta
ta realizzata dalla Regione per un importo di circa 250.000
In ogni caso, al verificarsi di una situazione d'emergen
euro, di recente ultimata.
za, anche di livello comunale, il Sindaco deve darne immedia
ta comunicazione alla Sala Operativa del Servizio Protezione
● lavori per la messa in sicurezza della frana in località
Peraye (presso Rossan), appaltati e consegnati recentemente Civile regionale, nonché alla Prefettura, e ne informa i re
dal Comune, per un importo di circa 170.000 euro.
sponsabili per tutta la durata dell'emergenza.
● lavori di messa in sicurezza dell'intera strada comu
nale nel tratto Bercher e Homené, attualmente in fase di rea
Questa forte responsabilità del Primo Cittadino nei con
lizzazione, per un importo di circa 2.500.000 euro.
fronti della popolazione, comporta una reale Pianificazione
● lavori di drenaggio in località La Barma, a cura del della dell'emergenza, come previsto dal D.Lgs. 112/98.
la Direzione regionale Bacini montani;

L'individuazione dei rischi a cui è interessato il territo
Nella medesima ottica di cercare di prevenire even rio comunale, l'indicazione delle risorse esistenti, il censimento
ti tragici come quelli di quattro anni fa, è stato rivisto com degli edifici da adibirsi a ricoveri delle persone, d'idonee aree
pletamente il Piano di Protezione Civile comunale. Un do per l'atterraggio d'elicotteri e di spazi per la realizzazione di
cumento che è il risultato dei notevoli passi in avanti compiuti tendopoli o roulottopoli, oltre a quelli necessari per lo stoc
nella prevenzione e gestione d'eventuali calamità. tanto da cagio dei materiali di sgombero, costituiscono alcuni degli
argomenti da tenere presente nell'impostazione del docu
mento.
Il Piano, redatto dall'Ing. Diana Cout, è costituito da una
parte generale, da una parte operativa e da allegati, costi
tuiti da schede che contengono le informazioni e le istruzioni
utili per affrontare una situazione d'emergenza e dalla carto
grafia da usare per pianificare l'emergenza. Le schede e la car
tografia, come il Piano, devono essere periodicamente aggior
nate per poter rappresentare nel modo più realistico possibi
le la situazione effettiva.
PARTE GENERALE DEL PIANO: comprende i dati di
base del territorio (le varie frazioni sono state raggruppate in
6 zone a cui il Piano e la pianificazione fanno riferimento), i
rischi che incombono su di esso, le reti di monitoraggio pre
senti, l'elaborazione degli scenari, individua le aree utili in caso
d'emergenza, le immediate misure, dandone un'adeguata risposta di protezione civile ad una qualsiasi si
tuazione d'emergenza e le competenze dei soggetti che vi par
tecipano. I rischi ipotizzabili a cui è soggetto il territorio di
Saint-Pierre riguardano:
1. caduta di valanghe. Data la conformazione orografica e le
caratteristiche nivometriche del territorio, il rischio cadu
ta valanghe sui nostri nuclei abitati non è da considerarsi
tra i più ricorrenti.
2. inagibilità della rete viaria. L'autostrada A5 nel tratto Pont
Saint-Martin - Aosta, costituisce la principale arteria di
scorrimento del traffico, successivamente ripartito verso i
due trafori. Il Piano regionale prevede che il blocco della
viabilità a monte di Aosta o di una delle due dorsali verso i
trafori presenta sicuramente maggiori problematiche, sia
per la carenza d'itinerari alternativi (soprattutto quelli per
corribili da autoarticolati) sia per la mancanza d'aree di
VALUTAZIONE DEI RISCHI (scala da 1 a 16)
Descrizione evento
Probabilità
Da 1 a 4 (P)
Danno
Da 1 a 4 (D)
Rischio
(Px D) = (R)
1. caduta di valanghe
2
1
2
2. inagibilità della rete viaria
2
1
2
3. rischio idrogeologico
2
2
4
4. incendi boschivi
1
2
2
5. rischio chimico - industriale
1
1
1
6. rischio nucleare
1
2
2
7. rischio sismico
1
2
2
Come dallo specchietto sopra, quello idrogeologico è si
curamente il tipo di rischio più probabile che si potrebbe ve
rificare per le infrastrutture di Saint-Pierre. Nello scenario ipo
tizzato, il territorio comunale è stato suddiviso in 6 zone, per
ciascuna delle quali è stata elaborata una scheda che raccoglie
l'elenco delle infrastrutture a rischio idrogeologico. Siccome la
parte generale del Piano assegna anche le responsabilità nei
vari livelli di comando e controllo per la gestione delle emer
genze, nella realizzazione del costante scambio d'informazio
ni nel sistema centrale e periferico di protezione civile, nell'u
tilizzazione delle risorse in maniera razionale individuando
preventivamente sul territorio i centri operativi e le aree d'e
mergenza, in ciascuna di queste zone è stato individuato un re
ferente di zona, che svolgerà attività di supporto agli addetti
comunali per la preallerta e l'informazione della popolazione,
e, in caso d'emergenza, per il supporto di persone inabili, an
ziane, che vivono sole od isolate. Il referente di zona è anche di
supporto al responsabile del coordinamento delle attività svol
te a favore della zona stessa, nei cui compiti rientra la verifica
della messa in atto dei provvedimenti emanati (divieto di cir
colazione, ordinanze d'evacuazione, di sgombero, ecc.).
A - ZONA ALTA COLLINA (In particolare le loc. Verrogne e La
Barmaz per la presenza di terreni imbibiti). Referente:
Balauri Piero
B - ZONA COLLINA EST (In particolare le loc. Bercher, Etavel,
grosse dimensioni idonei alla sosta di notevoli quantità di
mezzi. Ne consegue che il Comune di Saint-Pierre po
trebbe essere coinvolto da tali eventi, anche per la vicinan
za con il casello autostradale di Aosta ovest-Saint-Pierre.
3. rischio idrogeologico. Il territorio del Comune risulta al
quanto esposto al rischio idrogeologico, a causa dell'eleva
ta energia di rilievo (notevoli dislivelli tra spartiacque e fon
dovalle) e della natura del reticolo idrografico. Inoltre, la di
stribuzione delle precipitazioni piovose e nevose, nonché le
caratteristiche strutturali, di giacitura e geomeccaniche del
le formazioni rocciose e dei terreni di copertura, rendono
il territorio del Comune, soggetto ai seguenti tipi di eventi:
fenomeni alluvionali e piene conseguenti ad esondazio
ne dei corsi d'acqua;
frane conseguenti al distacco di rocce od al trasporto di
masse fangose e/o detritiche, frutto della erosione e del
la imbibizione del terreno provocata dalle precipitazioni
piovose.
4. incendi boschivi
5. rischio chimico - industriale
6. rischio nucleare
7. rischio sismico

Come appare evidente, quello idrogeologico è il rischio più
comune, ma quello sismico o chimico non vanno igno
rati.
Jacquemin, Tache). Referente: Lale Lacroix Giorgio
C - ZONA TURISTICA (In particolare le loc. Vétan-Dessus,
Vétan-Dessous e Méod). Referente: Lale Murix Domingo
D - ZONA COLLINA OVEST. Referente: Chentre Walter
E - ZONA BASSA (Preille). Referente: Bonfanti Luigi
F - BORGO. Referente: Chioso Mario

Il Comune è stato anche diviso in settori abbinati ad aree
che corrispondono ai sei settori / zone della suddivisione
precedente.
In ciascun settore sono state individuate delle aree, di
norma prime della realizzazione definitiva d'una indivi
duata in zona di Bréan, di proprietà comunale.
Lo spazio per l'atterraggio elicotteri è stato individuato presso
il Campo Sportivo. Stessa scelta per quanto riguarda la zona
dove affluire mezzi, uomini, e materiali che interven
gono nelle operazioni di soccorso.
La comunicazione e l'informazione costituiscono un ele
mento fondamentale nella buona riuscita del piano, in quanto
partecipano attivamente alle varie fasi. In questa ottica, l'Am
ministrazione Comunale organizzerà un incontro. Il
prossimo numero di Mélange ospiterà la fase operati
va del piano.

Denny Cognein


Testo Originale Estratto
10
DISLESSIA:
un problema
sempre più attuale
mmaginate di essere un
bambino di 6 anni, sve
glio, intelligente, con
tanta voglia di imparare e
conoscere il mondo. Non è
difficile, perché la maggior
parte di noi è stata quel
bambino o quella bambina.
Ora pensate di inco
minciare con entusiasmo la
scuola: non vedete l'ora di
decifrare i misteriosi segni
della scrittura, per poter en
trare nel mondo magico dei
libri di racconti e di fiabe, op
pure per carpire da soli, sen
za l'intervento di un adulto,
informazioni sui vostri animali preferiti, sulla storia di antichi po
poli o semplicemente per imparare a preparare il vostro dolce pre
ferito. Siete desiderosi di scrivere le prime parole e di dimostrare che
voi siete grandi e potete andare in biblioteca a scegliere finalmente un
libro, non più da guardare, ma da leggere.
Anche i vostri genitori sono impazienti che ciò avvenga e vi di
mostrano molto interessati ai vostri progressi.
Immaginate ora che il tempo scorra, un anno scolastico sia ter
minato e i vostri compagni incominciano a leggere, all'inizio len
tamente, poi in maniera più scorrevole e senza apparenti diffi
coltà. Anche la seconda elementare termina. I vostri genitori e gli in
segnanti nascondono a fatica la loro preoccupazione:
“Perché non sa ancora leggere? Eppure ha seguito il metodo dei vo
stri!
Perché è così lento? Come può confondere ancora la Pe la B, la
De tanti altri suoni?
complessità dei programmi e
dei contenuti. Se siete parti
colarmente sfortunati vi può
anche capitare di venire boc
ciati, una o più volte.
Difficilmente a queste
condizioni continuerete gli
studi!
Il tragico percorso
scolastico appena descritto
può essere il destino di 5
alunni italiani su 100:sono le
bambine e i bambini disles
sici. La loro intelligenza è nel
la norma, non hanno subito
particolari traumi psicologi
ci e generalmente provengo
no da contesti socio-culturali non particolarmente disagiati. Ma allo
ra, perché non riescono a leggere e scrivere come gli altri? Perché fa
ticano così tanto a scuola?
La dislessia è un disturbo specifico dell'apprendimento della
lettura e della scrittura, per cui vi è una difficoltà a rendere automa
tica la corrispondenza tra suoni (vocali e consonanti) e segni grafici.
La lettura è faticosa e rallentata e allo stesso modo risultano alterate
altre attività che richiedono l'uso di questi processi mentali. I disles
sici fanno di solito molti errori nella scrittura e possono avere delle
difficoltà con il calcolo e con i numeri. Gli ultimi studi affermano che
la dislessia ha spesso una base genetica e che dipende da una parti
colare organizzazione strutturale di alcune aree della corteccia cere
brale. Colpisce di più i maschi delle femmine. La gravità dei sintomi
dipende dalla complessità della lingua; buon per noi italiani, infatti
la nostra ortografia è tra le più regolari in circolazione. I ragazzi disles
sici sono molto più numerosi in Francia e nei paesi anglosassoni, dove
regole ortografiche sono più complicate.
La dislessia riduce ovviamente il piacere di leggere, di utilizza
re il libro come fonte di conoscenza. La scuola, per i ragazzi dislessici,
diventa un luogo di grandi sofferenze, dove essi riescono ad impara
re solo impegnando al massimo le proprie energie. Sovente si riscon
trano alterazioni del comportamento, causate da una bassa autostima
ed un forte senso di frustrazione.
Se si ha il dubbio che il proprio figlio possa essere dislessico, è
necessario rivolgersi ad uno specialista (logopedista e neuropsichia
tra) per avere la diagnosi specifica. I ragazzi dislessici hanno un di
verso modo di imparare, ma comunque, se supportati da strumenti
compensativi (computer, calcolatrice, lettore), imparano ed ottengo
no risultati pari ai loro compagni. Per ora non esiste nessuna norma
tiva italiana che tuteli i diritti dei dislessici a scuola e nella società. Si
incomincia appena a parlare in maniera più diffusa di questa disabi
lità ed a studiare ed a trovare le strategie più adatte alle esigenze dei
dislessici. L'Associazione Italiana Dislessici offre una consulenza gra
tuita a coloro che si trovano ad affrontare questo problema.
Per concludere con una nota positiva, ricordo che Einstein, John
F. Kennedy, Leonardo da Vinci e Walt Disney erano disles
sici...chiamiamoli stupidi!
Daniela Bosio
La pagina
della Biblioteca
LA PAZIENZA DEL RAGNO di A. Camilleri
Al termine del precedente romanzo, Il giro di boa, Montal
ba no veniva ferito ad una spalla durante una sparatoria
red era accompagnato all'ospedale da Fazio e Gallo. All'i
nizio di questa nuova avventura, il commissario siciliano giace
convalescente nel letto della sua casa di Marinella, accudito dal
l'amata Livia, ma la sua mente torna di continuo al momento
della sparatoria, all'operazione, alle raccomandazioni dei medici.
Quello che apre il nuovo romanzo di Andrea Camilleri è un
Montalbano malinconico e depresso, un personaggio inquieto e
tormentato dalla crisi esistenziale che compare sempre più spes
so nelle pagine delle ultime storie della serie. L'avanzare dell'età, i
problemi di salute, la lontananza dal lavoro lo rendono cupo e nem
meno la quiete domestica e le premure dell'eterna fidanzata Livia
paiono dargli conforto. Solo la notizia di un nuovo inspiegabile caso
di sparizione sembra rianimarlo. Eccolo allora gettarsi a capofitto
nelle indagini, per senso del dovere, ma forse ancor di più per com
battere la noia o per sentirsi nuovamente attivo e vitale.
Un'inaspettata telefonata del fedele Catarella annuncia che
è stato individuato, in una strada di campagna, il motorino ab
bandonato di una picciotta di Vigàta. La ragazza si chiama Susanna
Mistretta, è molto bella, studia all'Università a Palermo e vive con
i genitori in una villa poco lontana dal luogo del ritrovamento. Il
padre, che aveva prontamente denunciato il mancato rientro della
figlia, non ha dubbi: Susanna è stata rapita. Ma forse la verità è mol
to più complessa...
LA SCUOLA RACCONTATA AL MIO CANE di P. Mastrocola
Un racconto-riflessione, amaro e divertito, sulla nuova scuo
la italiana, le sue follie e il suo declino che pare inarrestabile. Tra
aneddoti, curiosità e stridenti effetti comici, il ritratto di un me
stiere che davvero “non c'è più”.
L'OMBRA DEL VENTO di Ruiz Zafón
...Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece cono
scere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano le prime giornate del
l'estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona
prigioniera di un cielo grigiastro e di un sole color rame che inon
dava di un calore umido la rambla de Santa Monica.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» dis
se mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguì
va sempre come un'ombra.
«Ma certo» rispose mesto. «Per lei non abbiamo segreti.»
Subito dopo la guerra civile, il colera si era portato via mia ma
dre. L'avevamo sepolta a Montjuic, sotto una pioggia battente, il gior
no in cui compivo quattro anni. Ricordo che quando chiesi a mio pa
dre se il cielo piangeva gli mancò la voce. Sei anni dopo, l'assenza di
mia madre era ancora un grido muto, un vuoto che nessuna parola po
teva colmare. Mio padre e io abitavamo in un piccolo appartamento di
calle Santa Ana, vicino alla piazza della chiesa, sopra la libreria spe
cializzata in edizioni per collezionisti e libri usati che era stata del non
no, un magico bazar che un giorno sarebbe diventato mio, diceva mio
padre. Sono cresciuto tra i libri, in compagnia di amici immaginari che
popolavano pagine consunte, con un profumo tutto particolare.
Carlos Ruiz Zafón è nato a Barcellona nel 1964. Autore di
libri per ragazzi, è al suo esordio nella narrativa per adulti. Vive a
Los Angeles, dove è impegnato nell'attività di sceneggiatore, e dove
sta lavorando al suo prossimo romanzo.
ARRIVEDERCI PICCOLE DONNE di M. Serrano
L'autrice in un'intervista così si racconta:
Perché ha scritto Arrivederci piccole donne?
Il romanzo è una sorta di remake di Piccole donne di Louisa
May Alcott. Fo della donna in quell'Ottocento originale nella me
dia adolescenza. Molte generazioni di donne, inclu
zione delle donne della seconda metà del Ventessimo secolo mi sembra stupenda, ri
i modelli imposto non sono stati molto diversi da quel
che li ho amati come le sorelle March non sono molto diversi da quella
re altà, la realta della donna della mia generazione. La risposta delle donne
del Diciannovesimo secolo. Lo considera la solitudine una caratteristica del
la donna moderna?
Eppure le donne nel suo romanzo sembrano essere partico
larmente sole. La sua risposta è libertà. Gli eroi letterari non hanno la
condizione di donna moderna!
Non ho pensato che, nel Diciannovesimo secolo, la donna non si sia sentita sola, ma quasi tutte le donne della seconda metà del Ventessimo secolo erano sole o lottavano per la propria libertà
Non ho pensato che, nel Diciannovesimo secolo, la donna non si sia sentita sola, ma quasi tutte le donne della seconda metà del Ventessimo secolo erano sole o lottavano per la propria libertà. Nella realtà, la solitudine emerge da una riflessione sulla storia delle donne. La risposta delle donne è stata libertà, non imposizione.
TU CHE MI ASCOLTI di A. Bevilacqua
Un libro che parla del legame indissolubile che lega un figlio al padre.
Un libro che parla del legame indissolubile che lega un figlio al
padre. Un amore che non si spezza, anche dopo la
morte...
NEL BIANCO di K. Follett
Un'esplosiva storia di spionaggio. Una cittadina non lontana da Glasgow scattava l'allarme rosso in un elegante edificio vittoriano. Nonostante sofisticati sistemi di sorveglianza, è riuscito a sottrarre le due dosi di un farmaco sperimentale su cui da tempo si stanno conducendo ricerche. Il dipartimento di difesa americano ha fatto grossi investimenti sul progetto, non nasconde la sua preoccupazione.
11
NOTIZIE
LIBRI
ATTIVITÀ


Testo Originale Estratto
12
Nuova rubrica
STRANIERI
A SAINT-PIERRE
inizia con questa
prima intervista al
Signor Larbi Chikki
una nuova rubrica di Mélange
dedicata agli stranieri
che abitano a Saint-Pierre e che,
come i nostri ragazzi
trasferitisi lontano, posso-
no arricchire la nostra
comunità con le loro
esperienze diverse.
Ho scelto di abi-
tare a Saint-Pierre at-
tratto dal suo aspetto
calmo e solare. La ri-
servatezza e la discrezione dei suoi abitanti, poi, mi han-
no convinto a rimanerci per più di quattro anni e, negli
ultimi tempi, sto seriamente considerando l'even-
tualità di stabilirmi qui.
Perché Saint-Pierre? Per il sole, principal-
che è una delle cose che più mi manca dell'Algeria, mio
paese di origine.
Anche io come molti "Saintpierroleins" vivo Saint-Pierre
se usandolo come un rifugio: ci torno la sera stanco, non
mi faccio raramente coinvolgere dalla vita socio-cultu-
rale e dalle relazioni umane, prova ne è che dopo tutto
questo tempo conosco ancora pochissime persone in
paese.
Lavoro ad Aosta ed è lì che si è creata la mia rete
di amicizie e di interessi.
Per me l'inserimento in Valle d'Aosta è stato ab-
bastanza facile in quanto sono stato introdotto da un
ragazzo del mio paese conosciuto in università, che mi
ha permesso sin dalla prima settimana di venire a con-
tatto con tutta una serie di persone che mi hanno reso
più semplice l'entrata nella realtà socio economica val-
dostana.
Come sono capitato in Valle d'Aosta e soprattutto
perché ci sono rimasto così a lungo in verità non lo so
bene neanch'io. Sono partito da casa mia con due visti,
uno per la Francia e l'altro per l'Italia entrambi ottenи-
ti attraverso lettere d'invito di compagnie teatrali. Una
serie di coincidenze mi hanno fatto approdare all'aero-
porto di Fiumicino.
A Roma mi aspettava un regista che avevo cono-
sciuto al Festival Teatrale di Cartagine e che mi aveva
più volte invitato a lavorare con lui. Ma la lingua "ro-
mana" era per me an-
cora un ostacolo e i tre
mesi del mio visto non
erano sufficienti per
superarlo. Eccomi
quindi spinto a seguire
l'allettante suggeri-
mento di andare in
Valle d'Aosta dove si
parla francese e che si
trova poco lontano dal-
la Francia e da Parigi,
mia agognata destina-
zione finale.
Ci vado, convinto
di poter proseguire di-
rettamente il mio viaggio in treno da Aosta. Giuntovi,
però capisco che le montagne sono ancora un limite
alla libertà di movimento e decido di fermarmi alcuni
giorni.
Tutto è successo nella prima settimana: dopo un
arrivo tumultuoso, avvenuto proprio in coincidenza con
la manifestazione studentesca contro l'utilizzo della lin-
gua francese e, in occasione in cui ho conosciuto
alcuni politici valdostani, ho iniziato a collaborare con
il Centro Stranieri e con il gruppo teatrale "Approche".
Nelle mie varie esperienze lavorative non è mancata ov-
viamente l'occupazione "classica" degli extracomunita-
ri: quella di lavapiatti.
La Valle d'Aosta offre comunque molte opportu-
nità anche agli stranieri che vi abitano e permette di ac-
cedere facilmente ad attività economiche, sociali e cul-
turali. L'interazione diretta e costante tra economia, so-
cietà e politica dà la possibilità di incidere e di coinvol-
gersi direttamente in iniziative e proposte.
Ho lasciato l'Algeria per paura, perché dovevo
sempre stare attento a non farmi ammazzare, a non
passare due volte per la stessa strada...
Perché in Algeria come in molti altri paesi essere
un intellettuale significa spesso scontrarsi con un regi-
me che vincola la libertà di espressione ed è per questo
motivo che negli ultimi anni ho iniziato a collaborare
con un'associazione che si occupa di cooperazione in-
ternazionale ed è impegnata nella sensibilizzazione sui
problemi di instabilità politica e sociale. Inoltre lavoro
come mediatore culturale nelle scuole affinché il dialo-
go tra le culture si sviluppi e cresca tra i giovani.
Elda Tonso
Estate 2004
SAINT-PIERRE IN BIANCO E NERO
Mostra fotografica di LORENZO GIACOMETTO
Museo Regionale di Scienze Naturali
Sala del Trono 2- 28 luglio 2004
Lorenzo abita a Rossan, da alpino paracadutista
nella Brigata Alpina Tridentina di Bressanone
conosce la fotografia e ...se la porta appresso
per tutta la vita.
L'Amministrazione comunale e la Biblioteca lo
hanno incaricato di "guardare" Saint-Pierre attraverso
l'occhio e la poesia di chi sa riconoscere la bellezza che,
per sua scelta, traduce in bianco e nero; paradossalmente
però, il risultato non è affatto anonimo o in grigio, assu-
me invece i "colori" della creatività. Le sue fotografie
sono un omaggio al nostro paese e, durante l'esposi-
zione, hanno rappresentato un ulteriore richiamo per
le già numerose visite al Castello.
Un grazie a Lorenzo Giacomotto per la sensibilità
e l'apparente "semplicità" con le quali ci ha aiutato a ve-
dere con altri occhi Saint-Pierre.
13
FORME
DI LUCE
Mostra
fotografica di
Lorenzo Giacomett0


Testo Originale Estratto
14
QUADRI,
LIBRI,
EMOZIONI
Giancarlo Zuppini
Vocazione interiore
gni scom-
messa è un
rischio, si
può risultare vincitori
o perdenti, ma nelle
nostre intenzioni la
"sfida" di abbinare i quadri di Giancarlo Zuppini ad un
percorso mirato di lettura non aveva nulla dello
scommedittore, non ci interessava vincere; bensì inte-
ressava proporre uno spazio in cui l'arte, nella sua acco-
lzione più ampia, permettesse di incontrare "l'altro e se
stessi" in una dimensione emotiva.
L'Amministrazione
comunale
e il Presidente
della biblioteca
all'inaugurazione
della mostra
"Vocazione
interiore"
In questo senso la scommessa è stata vinta: a Modena
celo sono stati gli oltre 11.400 visitatori, le 200 persone
presenti all'inaugurazione, e, soprattutto, i commenti con-
tenuti nelle 65 pagine del registro dei visitatori, alcuni dei
quali riportiamo fedelmente, a testimonianza del fatto che
muoversi nel solco della cultura, quella apparentemente
non facile da consumare, come spesso facciamo premendo
Museo Regionale
di Scienze Naturali,
30 luglio - 29 agosto 2004
sui tasti del telecoman-
do, non è inutile. E poi,
se camminando in una
sala espositiva siamo
ancora in grado di coor-
dinare i nostri passi al-
ternando la lettura di un testo alla visione di un quadro e
se facendo queste due operazioni connettiamo i pensieri
alle emozioni, allora...non tutto è perduto.
Riportiamo una sintesi dei commenti nonché, nel
box a fianco, una significativa lettera giunta da una visi-
tatrice di Brescia. A lei come a quanti hanno lasciato an-
che solo un pensiero, i nostri più sentiti ringraziamenti.
Quanto sudore! Quanto lavoro! Quanta umiltà!
Quanto dignità!
Grazie per le emozioni regalate da questo intenso
percorso.
Ho viaggiato in buona compagnia... colori caldi, dol-
cemente accostati, geometrie che danno ordine, ma
non staticità, personaggi semplici ricchi del lavoro
vissuto: complimenti! Questi quadri e le frasi che li
accompagnano scaldano il cuore.
Il cammino sui testi quasi a cancellarli affinché poi il
prossimo visitatore li ricomponga tali e quali. Un sen-
so finito alla propria "mappa emotiva" che si traduce
in piacere dello spirito e sogno del nuovo che deve
ancora venire.
Le citazioni e i libri creano l'atmosfera adatta affin-
ché le immagini aiutino la memoria.
Bellissima la mostra...veramente particolare la tec-
nica mista per la realizzazione dei quadri. Stupendo
poi il modo in cui è presentata...l'abbinamento di
pittura e lettura è veramente particolare e per questo
ha suscitato in noi emozioni profonde che mancano
sempre più ai giorni nostri. Grazie di cuore.
Un percorso evocativo in cui ciascuno può ritrovare
una seppur piccola, recondita parte di sé, nelle im-
magini e nelle parole
Mi piace molto il modo in cui l'artista fa muovere le
immagini rendendole "multimediali". Molto emo-
zionante.
I miei più sinceri complimenti per l'idea: è nella mia
indole accostare l'arte visiva con l'arte scritta, rientra
tutto nel mondo emozionale di ognuno di noi! E un
po' come dire che siamo tutto e allo stesso tempo
niente...Grazie. (P. Scultrice e restauratrice di
Milano)
Come sempre riesci ad emozionarci e con questa mo-
stra le sensazioni sono calde ed avvolgenti più che
mai! Complimenti e grazie per mostrarci il mondo
valdoano con occhi nuovi ogni volta.
Complimenti per i vari accostamenti di arte, cultura,
letteratura e storia...è raro trovarli, grazie!
Da una Firenze medioevale decadente, un'idea coin-
volgente per riportare a noi la letteratura e la storia.
Grazie per aver ideato una mostra del genere, mai
avrei creduto di poter fare dei passi così brevi per non
perdere i vostri messaggi
E infine, Yvette Chentre (nel giorno dell'inaugu-
razione ha letto alcuni brani tratti dai libri), scrive:
"Siamo tutti coinvolti dai quadri attraverso la lettura
dei tuoi quadri attraverso la lettura dei testi".
P.S. Nel libro "strenna" che, da tre anni a questa parte, è
abbinato al numero natalizio di Mélange, troverete la
parte del catalogo della mostra riferita al percorso di
lettura oltre ad alcune fotografie dei quadri esposti in
occasione della mostra.
Al sig. GERMANO DIONISI
Presidente della Commissione di gestione della Biblioteca comunale
Cosa c'è di più bello di essere in vacanza?
Cosa c'è di più bello di essere in vacanza in Valle d'Aosta?
Cosa c'è di più bello di essere in vacanza in Valle d'Aosta, un luogo che sa coniugare una natura magnifica e tanti piccoli tesori d'altri tempi, perfettamente restaurati per
dare ai visitatori emozioni e nozioni d'altri tempi?
Cosa c'è di più bello di scoprire, all'interno del Museo di scienze naturali che mostra al turista flora e fauna nella sua breve per-
manenza più ricca e colorata?
Cosa c'è di più bello di scoprire all'interno di uno di questi Castelli celato un piccolo Museo di quadri attorniata da tanti libri, che compiono un percorso immaginario con alcune
delle loro pagine più salienti di rimanere però scolpite nella mente del visitatore?
Pensavo che sia stato molto utile rendere noto il percorso continuo di scoperta del piacere della lettura, per fare in modo che i libri accompagnino la vita di un numero sem-
pre maggiore di lettori per le emozioni che sanno dare, per il loro potenziale evocativo.
Ho raccolto con piacere la piccola sfida culturale che Lei ha voluto lanciare ai visitatori della Sala del Trono. Io in quella sala del trono ci sarei stato tutto il giorno, avrei staccato dai muri due
dei tanti libri esposti le cui parole mi hanno subito colpito "Lasciami stare" di Anna Maria Mori e "La mennulara" di Simonetta Agnello Hornby. Avrei incominciato ad im-
mergermi nel mistero che mi danno tutte quelle parole stampate riga dopo riga, dalla
prima all'ultima pagina. Mi sono ripromessa di acquistare al mio rientro a casa i due
libri in questione che mi daranno sicuramente oltre all'emozione della vicenda ivi narrata,
la relazione quadro-libro per me è stata una riflessione meno istantanea e più ragiona-
gere i miei preferiti e a dar loro la mia interpretazione.
"La donna con il mulo" una donna, tre immagini diverse, tre visi: uno stanco, uno rasse-
gnato, uno sognante. Qual è di queste tre donne a trascinare quel mulo che è sdop-
piosi?
Analogia al libro "Racconti" di Ernest Hemingway
"Il ritmo della battitura" il giallo del grano sembra voler sovrastare, pur non essendo stato rapppresentato i personaggi che si muovono in maniera così armoniosa che sem-
brano dare al loro lavoro un ritmo di danza. Questo quadro ha fatto vibrare nel mio cuore il ritmo e il suono della battitura, le voci e le canzoni che accompagnavano que-
sta operazione in tempi che non sono sicuramente i nostri...
Analogia al libro "La luna e i falò" di Cesare Pavese
"Festa danzante" È per me la tela più gioiosa di tutta la collezione, perché in tutte le sfa-
cettature del quadro, in tutti i movimenti dei personaggi c'è felicità e speranza per
un futuro migliore.
Analogia al libro "Il sabato del villaggio" Giacomo Leopardi
Questa vacanza in Valle d'Aosta mi ha dato sensazioni che faranno fatica ad assopirsi:
montagne, selvagge o ricoperte da migliaia di alberi da farle sembrare di velluto, quel cielo così azzurro che sembra di toccarlo, quelle acque che scendono copiose ovun-
que e ci regalano cascate a non finire, quei sentieri dolci e ombrosi e quegli itinerari imprevedibili e pericolosi, quel calore tipico degli abitanti della Valle d'Aosta?
E come dimenticare, in mezzo a tutta questa esplosione di natura quei piccoli Castelli che la fanno famosa in tutto il mondo quello più incantato che è proprio il Castello
di Saint-Pierre.
Per concludere voglio porgere a Lei e a tutto il Gruppo di lettura i complimenti di una visitatrice che ha molto...molto...gradito il Vostro lavoro.
MARTINA BARONI
15


Testo Originale Estratto
16

Uno sguardo
oltre oceano

God Bless
Saint-Pierre

B
ush, Kerry,
Kerry, Bush,
Kush, Berry
(White, che
per certo avrebbe avu-
to almeno più clas-
se)... Alla fine ha vin-
to il figlio d'arte texa-
no, ma io, schiacciato
come una noce tra i
discorsi banalmente
contorti della campa-
gna elettorale ameri-
cana più costosa e più mediatica della storia, provo a
decifrare tutte le immagini e i rumori per capire in
fondo cosa sarebbe cambiato, in questo mondo glo-
bale, a Saint-Pierre, se alla cima del Paese più potente
del mondo fosse salito Kerry.

D'altronde se anche noi abbiamo dovuto sorbirci
per più di un mese sulla prima pagina di ogni giornale,
sullo schermo di tutti i canali e dai discorsi da bar dei
più le facce e le consumate parole di questi due preten-
denti, sarà sicuramente perché in qualche modo dovre-
mo farci i conti.

Allora ragiono e mi chiedo se con l'arrivo di Kerry
magari il punto SMA sulla statale avrebbe avuto un in-
cremento di Coca-Cola sulle vendite, ma subito sbatto
la faccia contro le solide leggi del mercato e mi rendo
conto che comunque il Conad in via della libertà avreb-
be subito risposto con efficaci liquidazioni di Pepsi (il
modello Spears-Aguilera nel commercio alimentare).

Forse al tabacchino sarebbero comparsi pacchet-
ti di sigarette con le macabre scritte salutiste sempre più
grosse, che a braccetto con l'aumento dei colorati, alle-
gri e "cool" marchi Marlboro e Philip Morris, avrebbe-
ro mostrato un bellissimo, grottesco, postmoderno
esempio di pop art. Altro che Warhol.

Magari per spinte "democratiche" (non chiedete a
me, così le chiamano) sarebbero aumentati i fondi per
la Proloco e lo Spazio Club: un carnevale più democra-

Mi giro e rigiro nel letto,
non riesco a prendere sonno...
poi un'illuminazione:
non solo a Saint-Pierre
non sarebbe cambiato
niente di niente,
ma anche in America
sarebbe stata la stessa
identica cosa

samente di più sul turismo invernale, viste le origini di
Kerry in Colorado, ma d'altra parte non ho visto grossi
barili di Jack Daniels allo Château o Chez Mario duran-
te la passata amministrazione del texano Bush.

Giardinetti più fioriti? Strade più pulite? Meno
traffico durante il mercato? Ingrandimento della disca-
rica? Che cosa sto dicendo?

Mi giro e rigiro nel letto, non riesco a prendere
sonno... poi un'illuminazione: non solo a Saint Pierre
non sarebbe cambiato niente di niente, ma anche in
America sarebbe stata la stessa identica cosa.

Dormo tranquillo, sapendo che domani mi sve-
glierò di nuovo sentendo parlare di guerra, di morti, fe-
riti e terrorismo, che vedrò ancora la faccia di Bin
Laden, i discorsi salvifici dei grandi mentre i loro tanti
piccoli combattono senza fondamentalmente capire
perché, che il lardo di Colonnata sarà ancora il baluar-
do del no-global (un giorno si affiancherà quello di
Arnad?), che la vita è fatta di contraddizioni e l'America
ne è la prova più evidente, mentre fa guerra contro il ter-
rorismo le sue imprese finanziano la guerriglia in
Africa, mentre profetizza diritti e civiltà uccide chi uc-
cide e discrimina il diverso, che il mondo è retto dall'e-
conomia e la politica ne è la sua umile serva, ma so-
prattutto sapendo che sarebbe stato lo stesso.

Buona notte.

Michel Domaine


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 10 n° 1
Maggio 2005
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)

(Contiene inserto)

La Grange


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Mélange
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Daniela Bosio,
Christian Chioso, Denny Cogmein,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Elda Tonso, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
Carissimi lettori
Il numero di Mélange che state leggendo è stato consegnato per la stampa i primi di
aprile ma, per evitare ogni possibile argomento che riconduca alla vita istituziona-
le del paese in periodo pre-elettorale lo distribuiremo a metà maggio. Per la verità la
nostra linea editoriale ha sempre evitato di prestarsi a qualsiasi forma di influenza man-
tenendo un'autonomia sostanziale, questa volta è ancor più necessaria maggior atten-
zione.
È una comunicazione di servizio che prelude però a due argomenti che vorrei affrontare:
un piccolo bilancio di una decennale attività e...
L'artzon Associazione, dieci anni fa, qualcuno all'interno della Biblioteca crede che sia una
appendice culturale importante per un paese, per una istituzione come la stessa Biblioteca.
Abbiamo messo insieme una redazione di volontari e ci siamo chiesti a quale compito po-
trebbe assolvere un quadrimestrale nel nostro paese.
L'attualità, ovviamente non trovavamo il cronista rosa disponibile. L'elenco
delle delibere comunali o le condizioni meteo ci sono parse subito argomento molto infla-
zionato e abbiamo deciso di lasciar perdere.
Abbiamo pensato di scrivere di St-Pierre: un po' della sua storia, a volte dei suoi personag-
gi più illustri, a volte dando spazio ai suoi artisti più bravi, spesso abbiamo cercato di usci-
re un po' da St-Pierre.
Siamo stati attenti ai ragazzi, alla scuola e al mondo che lega entrambi.
Abbiamo voluto mantenere una grafica e una impaginazione semplice e in bianco e nero
ritenendo che la qualità della stampa non passa necessariamente per l'apparisce nza.
Una cosa ci è mancata senz'altro, e me ne rammarico perché sarebbe stato un pizzico di
sale auspicato fin dall'inizio: la corrispondenza costruttiva con il lettore.
Una sola volta una persona ha preso carta e penna e ha scritto la propria opinione; la rin-
grazio. Ringrazio anche tutti i lettori che avevano anticipato lettere piene di propositi co-
loriti, prima o poi spero che si decidano.
Qualche espressione colorita non è mancata, mi sarei stupito del con-
trario in un periodo così lungo. Penso che intelligenza e saggezza abbiano giocato un ruo-
lo importante per ricondurre le cose al loro reale peso e superare i piccoli intoppi.
Spesso mi sono chiesto quanti lettori abbia questo giornale, quali modifiche si potreb-
bero apportare per migliorarne il contenuto, gli ospiti di St-Pierre lo leggono, cosa ne pensa-
no? Potrebbe essere una buona iniziativa per il futuro.
... lettori di Mélange... alcuni giorni or sono ho deciso di contribuire alla gestione del-
l'amministrazione comunale candidandomi alla carica di consigliere.
Qualora io fossi eletto le funzioni di direttore e di consigliere potrebbero essere formalmente
incompatibili; io ritengo che lo siano eticamente fin da subito.
Per questo motivo rimetto l'incarico di direttore di Mélange che ho ricoperto con molto pia-
cere per quasi dieci anni. Vi ringrazio per la vostra compagnia e vi saluto con affetto.
Marco Carlin
St-Pierre 2 aprile 2005
Progetto Giovani
Grand Paradis
2005
GRAND PARADIS
VALLEE D'AOSTA VALLE D'AOSTA
COMMUNAUTE DE MONTAGNE - COMUNITÀ MONTANA
Cooperativa Sociale
Ombre con l'Acca
• I Comuni della Comunità Montana Grand Paradis han-
no finanziato il nuovo PROGETTO GIOVANI per tutto
l'anno 2005. I destinatari sono tutti i ragazzi della
Comunità Montana di età compresa tra gli 11 e i 18
anni, i giovani e gli adulti in genere.
• Il Progetto Giovani Grand Paradis offre interventi
quali:
• una RICERCA INTERVENTO nel Comune di
Saint Pierre, realizzata da un gruppo di ragazzi, uti-
lizzando la videocamera e accompagnati da un
animatore. I ragazzi saranno i ricercatori che rac-
colgono informazioni e percezioni degli adulti su
temi legati alla vita nel territorio (partecipazione
ad attività del paese, percezione del rapporto tra
diverse generazioni, espressione di bisogni e ne-
cessità individuali e della comunità, ecc.).
Contemporaneamente, gli stessi ragazzi, che han-
no così modo di conoscere, capire e confrontarsi
con gli adulti fruiscono dell'opportunità di rico-
prire un ruolo diverso. I ragazzi interessati posso-
no ritrovarsi nella sede del Progetto Giovani di
Saint-Pierre in frazione Ordines 9 il martedì ed il
venerdì dalle 15:00 alle 18:00 ed il mercoledì sera
dalle 20:30 alle 23:30.
• DUE CENTRI DI AGGREGAZIONE PER ADO-
LESCENTI (15-18 anni) situati nel Comune di
Villeneuve e nel Comune di Sarre. I centri sono
aperti a tutti i ragazzi provenienti da comuni di
diversi. Ogni giorno della settimana, dal lunedì al sa-
bato, i ragazzi della Comunità Montana potranno
frequentare almeno un Centro di Aggregazione o
partecipare alle attività da questo previste: labora-
tori utilizzando la sala grafica e laboratori musi-
cali, tornei di rischio, ping pong, calcio balilla, ecc.,
visioni di film e scambi di opinioni tra ragazzi, or-
ganizzazione di feste.
• Il Centro di Sarre è situato in Fraz. Angelin - Chesallet
(ex scuole elementari) ed è aperto il lunedì, martedì e
venerdì dalle ore 15 alle 18 più l'apertura serale dalle
ore 21.30 alle 23.30.
• Il Centro di Villeneuve è situato in Piazza Assunzione,
15 ed è aperto il martedì, giovedì, venerdì e sabato dal-
le ore 15 alle 18.30.
• UN CENTRO DI AGGREGAZIONE PER PREA-
DOLESCENTI (11-14 anni) situato nel Comune
di Sarre in Fraz. Saint-Maurice, 164 ed è aperto il
martedì, mercoledì, venerdì dalle ore 15 alle ore 18.
• ANIMAZIONE DEL TERRITORIO
Verranno organizzate, in stretta collaborazione con
le amministrazioni comunali, parrocchie, Pro
Loco, associazioni e popolazione in genere, otto
manifestazioni (feste, concerti, spettacoli, tornei,
proiezione film, dibattiti, conferenze) nei Comuni
della Comunità Montana.
Scuola di vita
La mia testa è come un flipper: quando qualcuno o qualcosa spinge la pallina nel
mio encefalo, questa comincia a rimbalzare da un neurone all'altro attivando una
generazione di riflessioni.
Ho avuto esattamente questa sensazione tempo fa, al momento di laurearmi, quan-
do, mentre vagavo instabile tra pile di libri, computer fumante quasi come il mio
cervello e piatti sporchi di una settimana, ho sentito quell'amarognolo e conosciu-
to tutto dell'assurdo.
A far scattare il gioco di rimbalzi è stata una mail della mia professoressa correlatri-
ce della tesi, che mi redarguiva per i troppi commenti personali, la scrittura poco
neutra e la mancanza di note che giustificassero ogni affermazione io avessi osato
fare. Ti dico che non capivo e che mi aveva infastidito era che mi avevano sempre insegna-
to che la parola "tesi" significa opinione, o per meglio dire un'ipotesi (opinione per-
sonale) verificata, invece mi era stato richiesto qualcosa dove il relatore non ha voci
o titolo né autorità, non deve scrivere niente di personale, ma, al contrario, deve
adattarsi a ciò che piace ad un altro (il correlatore) e tutto ciò che pensa dev'essere
sempre legittimato.
In seguito il mio punto focale si è ampliato ed ho pensato che la tesi in fondo è l'a-
nalisi di un curriculum scolastico che dovrebbe preparare al meglio per entrare nella
società, è come la chiave della porta verso il mondo che apre la laurea. Il disegno,
allora, mi si è fatto più chiaro.
La tesi è davvero la dimostrazione che si è pronti ad inserirsi nel sistema, al termine
dell'università si avrà finalmente appreso che la propria opinione non conta e se pos-
sibile è meglio tacerla e, inoltre, che è meglio assoggettare il proprio pensiero a chi,
dicono, ha autorità maggiore. Ecco la ricetta per l'essere sociale perfetto.
Ma non vi preoccupate, alla fine la pallina è scesa nel buco ed io ho finito i gettoni.
Michel Domaine


Testo Originale Estratto
4
Il villaggio
La Grange
5
per una disattenzione o altro, è andata a fuoco; ci sono anco-
ra alcune travi bruciacchiate che testimoniano l'incendio.
Il villaggio aveva una sorgente di acqua potabile che nasceva
appena sotto la strada comunale, in località La Pièce e scorre-
va in un ruscello fino al fontanile. Fino a due anni fa io mi ali-
mentavo ancora lì; ora quando arriva va alla fontana però pur-
troppo è quasi secca.
Per quanto riguarda l'acqua per l'irrigazione, la Grange aveva
un turno d'acqua che iniziava la domenica alle tre del matti-
no e finiva il martedì alla stessa ora. Tutto questo però doveva
essere diviso a metà con Château Feuillet. La Munerresse si ca-
ricava solo di notte e quindi si doveva bagnare dal tramonto
all'alba; a metà luglio poi non c'era più acqua.
Avevamo anche alcune ore del ru d'Orsières perché La Grange,
oltre al terreno già detto, aveva un prato lo preo de la pessena
(il prato della piscina) che aveva diritto sia al ru d'Orsiere che
alla Munerresse. Il villaggio aveva una piscina su nel Vallone di
Oméyé, all'altezza di Etavel, che raccoglieva le sorgenti che
scendono tra Praulin e Orléans.
Donolace
200 metri dal Castello di Saint Pierre, ad al-
titudine di 712 metri, sorge un piccolo villaggio il
cui nome mi ha sempre incuriosito. Proprio per
soddisfare questa mia curiosità Ferruccio, il nostro foto-
grafo, mio insostituibile collaboratore, ed io siamo andati a
trovare uno dei pochi abitanti di La Grange: Ezio Thomasset.
Il villaggio si chiama La Grange perché era “la grange du Châ-
teau”, la proprietà agricola del Castello di Saint Pierre e com-
prendeva tutta la terra che c'era tra le due vecchie strade:
quella di Bussan e quella di Comba; chiudeva il triangolo una
vecchia strada vicinale di Etavel. Era una proprietà di circa 18/19
ettari.
Il 7 febbraio 1863, come risulta da un atto del notaio G.
Léonard, Gerbore Antoine di Saint-Christophe, proprietario
del castello (che aveva acquistato parecchi anni prima da
tre figlie di nobili del castello) divideva la grange tra due o tre fi-
glie del castello
quali acquisivano la proprietà di metà “grange” ciascuna.
Veniva così divisa sia la proprietà agricola che la costruzione
rurale compresa tra i due grandi portali: quello che c'è
ra adesso sulla strada per Bussan e quello, ormai scomparso,
vicino alla fontana. All'interno di questi due portali vi era una
grande corte rurale. La costruzione a levante era quella ad uso
abitativo, quella a ponente era la costruzione rurale della ca-
scina.
Le due sorelle
hanno a loro volta
rivenduto la
proprietà di metà
grande corte. In
Il granio
consunio lo
parte di
(quella di
nonno, Tho
praia. In
queeli an
si stanno
due cont
serie di f
particolar
Il fontanile
1876 (un
grossi di
Pierre) mu
metri di lu
mente perché troppo piccolo, lo macinava e lo usava per fare
pane da mandare agli alpeggi durante tutta l'estate.
Suppongo che facesse macinare il grano dai fratelli Ceriano:
infatti qui, non essendo acqua, non era possibile avere un
mulino. All'epoca non ce n'erano più molti nella piana perché
nel frattempo era stata costruita una centralina elettrica che
utilizzava l'acqua sia della Munerresse che del Ru d'Orléans.
Probabilmente il mulino era in fondo al paese verso la Dora e
poteva funzionare solamente quando le latterie non caricava-
no l'acqua per far funzionare le zangole del burro.
La stalla di mio nonno conteneva circa 35-40 capi di bestiame
e lui si procurava il fieno necessario sia falciando alcune par-
ti degli alpeggi, sia facendo fieno qui e là in paese.
Portava il latte, per comodità, alla latteria di Bussan pur aven-
do il diritto (non so per quale ragione) a tutte le latterie di
Saint-Pierre.
Dell'altra costruzione, quella ad uso abitativo, non ho molti ri-
cordi e non so se è sempre stata come la vediamo attualmen-
te. Infatti nel 1943/44 vi è stato alloggiato un gruppo di mili-
tari tedeschi che hanno utilizzato buona parte della casa per
circa due anni. Quando se ne sono andati la casa, non si sa se
Vetan ancora protagonista
negli sport invernali
La stagione invernale è ormai volta al termine e Ve-
tan, anche quest'anno, è stata il fulcro di importan-
ti manifestazioni sportive invernali.
Tre sono ormai gli appuntamenti fissi del piccolo villaggio
di Saint Pierre: il “Trofeo dello Sci Club Vetan”, gara di sci al-
pinismo; il “Vetan Classic”, gara di Backcountry ed il
“Campionato Italiano di Kitesnow”.
La prima manifestazione è ormai giunta alla terza edizione
riuscendo a crescere di anno in anno fino ad arrivare a ospi-
tare l'edizione del Campionato Italiano individuale di sci al-
pinismo a tappa unica. Si è reso necessario un grande sfor-
zo per poter organizzare la gara ed è stato notevole l'impe-
gno profuso dallo Sci Club Vetan in collaborazione con Fiou
Sport. Lo Sci Club ha saputo, in pochi anni di attività, cre-
scere col tempo sia come organico che come iscritti ma so-
prattutto come attività svolta. L'organizzazione del
Campionato Italiano di Sci Alpinismo ha visto al lavoro cir-
ca 80 volontari che si sono occupati dell'aspetto organizza-
tivo e del tracciato. La gara, nella categoria Espoir-Senior ma-
schile è stata vinta dal Valtellinese Guido Giacomelli. Ben si
è comportato Jean Pellissier arrivato 8° a soli 2'08". Pregevole
il 20° posto di Flavio Gadin a 9'13". Nella categoria Senior-
Espoir femminile si è imposta la fortissima Gloriana
Pellissier.
La “Vetan Classic”, arrivata alla terza edizione, sta racco-
gliendo sempre più consensi tra gli appassionati di questo
nuovo sport, infatti la gara ha riunito numerosi partecipan-
ti giunti da tutte le regioni del nord Italia. Le tre giornate, il
4-5-6 febbraio, sono trascorse in un clima festoso e allegro,
la pressione e la formalità degli sport maggiormente affer-
mati non si è fatta sentire, infatti il sabato sera è trascorso in
maniera allegro con qualche bicchiere di troppo di bevanda
rossa all'uva. Domenica mattina sul volto di qualche atleta
si potevano ancora notare i segni della cena precedente. Il
Vanda Champrétavy
backcountry gode infatti ancora la genuinità e la spensiera-
tezza delle attività più giovani. La gara è stata aggiudicata
dall'eporediese Giancarlo Costa che già si era imposto l'an-
no scorso. Nella categoria Agonisti femminile ha vinto la
giovane Fanny Ferrod, la giovane “Saintpierolentze”, a cui va il
merito di aver fatto segnare un tempo molto buono
che le ha permesso di collocarsi al 12° posto assoluto, la-
dietro di sé molti maschietti.
La terza manifestazione, il Kitesnow, svoltasi il 4-5-6 marzo
è stata caratterizzata dallo scarso innevamento dell'area del
percorso sportivo di Vetan. È stato quindi necessario spos-
tarlo a “Tzeucrusa”. Purtroppo anche qua, neve a par-
tema si è rivelato il vento, che tra assenza totale e
che non ha permesso lo svolgimento della gara.
lo rinviato all'anno prossimo.
Quindi tutto
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
6
INCHIESTA
A PUNTATE
I giovani a Saint-Pierre,
Saint-Pierre e i giovani
Grafici relativi alla popolazione di Saint-Pierre distribuita per classi d'età
Dati aggiornati al 31.12.2004 - Totale residenti 2.785
Le ragioni di un'inda-
gine per conoscere
Stiamo viven-
do tempi di
trasforma-
zioni radica-
li, rapide ed inaspetta-
te, che incidono
profondamente nella
nostra realtà ad ogni livello: familiare, scolastico, lavorativo. Attori principali di questa rivoluzione socio-
economica e tecnologica, nonché del suo impatto sul-
le istituzioni (dalla famiglia al territorio) sono prin-
cipalmente i giovani.
Già, “i giovani”: termine di cui spesso ci si riempie la
bocca, senza in realtà conoscere i diversi aspetti del
loro universo. A Saint-Pierre, conosciamo realmente i
nostri giovani? Come vivono, che cosa fanno, quali per-
corsi di vita si prefigurano? Quali problemi hanno o
creano? Quanto e come contribuiscono alla vita del
territorio e quale risorsa possono rappresentare per la
comunità? Come interagiscono con la famiglia, con gli
adulti e con le istituzioni? Quali aspettative hanno?
Come si rapportano con lo studio e con il lavoro, che
idee hanno a proposito di morale e di etica?
Proveremo a cercare ragioni, punti di vista, percezioni,
impressioni intorno a queste domande possibilmente
lontano da giudizi o pregiudizi: ci piace-
rebbe che il risultato finale di questa indagine
aiutasse la comunità di Saint-Pierre a considerare i gio-
vani come parte attiva del paese, superando i luoghi co-
muni, facilitando il confronto tra identità diverse. In
sostanza, vorremmo conoscere non solo per interagire,
ma anche per costruire, attraverso i bisogni e le proposte
che emergeranno dall'indagine.
In quale modo?
Nella misura del possibile cercheremo di utilizzare gli
strumenti della ricerca,
dell'indagine quantitati-
va e qualitativa:
quantitativa in quanto
raccoglieremo dati nu-
merici riferiti alla fascia
di età di 11/25 anni, relati-
vi a quanti sono i giova-
ni sul territorio comu-
nale, ripartiti per fasce
di età, se studiano o lavorano o sono alla ricerca di un
Impiego e, se possibile, fenomeni di disagio chiara-
mente misurabili.
Qualitativa poiché attraverso tecniche specifiche (in-
terviste, focus group a campione...) cercheremo di
fare emergere informazioni in ordine alle domande
iniziali.
I soggetti coinvolti
Quattro gruppi campione rappresentativi dei giovani e
dei loro interlocutori principali con i quali realizze-
remo dei “focus group” (interviste guidate a livello di
gruppo):
Un campione di 12 ragazzi tra gli 11 e i 14 anni
Un campione di 12 ragazzi tra i 15 e i 25 anni
Un campione di genitori rappresentativi delle fa-
sce d'età di cui sopra
Un campione di 12 “nonni”
Inoltre verranno effettuate una serie di interviste ad
adulti che hanno responsabilità dirette nei confronti
dell'educazione e dei percorsi di vita dei ragazzi:
forze dell'ordine, docenti, dirigenti scolastici, operato-
ri socio-sanitari, imprenditori, parrocchia, biblioteca,
amministrazione comunale, associazioni sportive e/o
di volontariato...
I risultati di tale indagine saranno pubblicati a pun-
tate.
Daniela Bosio - Germano Dionisi
Distribuzione % della popolazione per classi di età
26-60 anni
54%
0-25 anni
24%
60 anni e oltre
22%
La tabella sottostante
Tabella ripartizione per genere, per classi di età e presenza di stranieri
0-10 anni
11-25 anni
26-60 anni
60 anni e oltre
Maschi
150
216
799
303
% sul tot. della popolazione
5,16
7,43
27,48
10,42
Femmine
134
212
749
345
% sul tot. della popolazione
4,61
7,29
25,76
11,86
Totale
302
428
1548
648
% sul tot. della popolazione
9,77
14,72
53,23
22,28
Distribuzione % della popolazione per classi di età
0-10 anni
10%
11-25 anni
15%
26-60 anni
53%
60 anni e oltre
22%
Presenza % di stranieri per classi di età
0-10 anni
0,62
11-25 anni
0,72
26-60 anni
3,03
60 anni e oltre
0,24
Il primo dato evidente (calcolato in percentuale sul to-
tale dei residenti - 2.785 - presenti al 31.12.04) è che la
fascia di età tra gli 0 e i 60 anni rappresenta il 78% del-
la popolazione. Tale dato ci pare in con-
trotendenza rispetto a quanto generalmente avviene
nella maggior parte dei paesi in cui la fascia oltre i 60
anni è percentualmente più elevata. Se ne deduce che
Saint-Pierre è sostanzialmente un paese “giovane”.
Questo secondo grafico ripartisce ulteriormente le classi
d'età, aggregando alcuni dati, è interessante notare che
la fascia d'età tra gli 11 e i 25 anni rappresenta ben il 15%
della popolazione. Tale dato risulta essere particolarmente
significativo se si considera che gli anni presi in conside-
razione sono notoriamente significativi poiché rappre-
sentano l'adolescenza e l'ingresso nell'età adulta, in cui il
contesto ed il relativo tessuto sociale possono incidere sul-
la qualità della vita e sulle scelte per il futuro. Se poi si ag-
grega ulteriormente il dato, la fascia 0-25 anni sale al 25%,
ben un quarto dell'insieme della popolazione. Si pro-
spettano, a questo punto, alcune questioni: come i giova-
ni possono attraversare “serenamente” un periodo di vita
così delicato? Che cosa facciamo dal punto di vista indi-
viduale, familiare, come comunità, come amministrato-
ri? Quali spazi sociali, culturali, “fisici” offriamo loro per-
ché possano incontrarsi, confrontarsi, crescere, speri-
mentare? Quali spazi di ascolto mettiamo loro a disposi-
zione? Quali risposte siamo in grado di dare ai loro biso-
gni ed alle loro domande? Come agisce/interagisce con
loro la scuola?
La percentuale totale degli stranieri residenti sul terri-
torio ammonta al 4,61% (88 presenze) dell'insieme del-
la popolazione; il dato rispecchia la media nazionale
che si attesta intorno al 5%. Per ovvi motivi (lavoro,
possibile difficoltà di ricongiungimento familiare...)
la fascia d'età compresa tra i 26 e i 60 anni è la più con-
sistente. Tra i 0 e i 10 ed i 25 anni la percentuale si attesta
all'1,34% (38 presenze). Per quanto riguarda questi ul-
timi sarebbe interessante, nel corso della nostra picco-
la inchiesta, verificare il livello di integrazione sul ter-
ritorio e come vivono la relazione con i loro coetanei.
Daniela Bosio - Germano Dionisi
7
Si ringrazia il Prof. Renato Miceli (docente di psicome-
tria all'università degli studi di Torino) per la consu-
lenza offerta nell'elaborazione/interpretazione dei dati.


Testo Originale Estratto
8
BICE FODERÀ:
DIRIGENTE DELL'ISTITUZIONE
SCOLASTICA
MARIA IDA VIGLINO
DI VILLENEUVE
Intervista
a Bice Foderà
In relazione alla sua esperienza di lavoro, come vive la
presenza giovanile sul territorio?
Operando in ambito scolastico, si avverte ormai netta-
mente come il mondo degli adulti sia diventato nel tempo
pre più sensibile, disponibile e propositivo nei confronti dei
giovani: si cerca quasi quotidianamente di offrire loro sti-
moli culturali ed occasioni ricreative di ogni tipo, dalle atti-
vità scolastiche pomeridiane a quelle dell'oratorio, dalle ini-
ziative delle pro-loco a quelle promosse dai vari progetti eu-
ropei e non, pensati ed attuati spesso proprio in territori -
come questo – che non hanno dimensione urbana ma
si caratterizzano per un abitato alquanto sparso.
Tali proposte però rischiano di risultare accattivanti solo
per chi
è già consapevole e responsabile della propria vita e del pro-
prio futuro, mentre per chi è più debole e marginale, se non
addirittura solo, è difficile riuscire invece a coinvolgere quei
ragazzi che avrebbero maggior bisogno di un supporto
affettivo e/o psicologico, di un rispetto incondizionato e di
una relazione capace di generare una cultura della fiducia, a
completamento, se non addirittura in alternativa, a quello
ricevuto all'interno del proprio contesto familiare.
Quali sono gli aspetti problematici
e quelli positivi?
Di conseguenza, per quanto si propongano e si promuova-
no idee e percorsi, non si eliminano i fattori di criticità pre-
senti negli strati più giovani della popolazione: d'al-
tronde tali disagi, specie se profondi, hanno radici e cause com-
plesse, originate a mio avviso dal clima di incertezza e di in-
soddisfazione generale tipico di epoche, come la nostra, in-
teressate da radicali cambiamenti. Come sempre, in -
particolare, in Italia – il nostro paese è quello che ne ha più
necessità – i periodi di transizione tra modelli diversi (poli-
tici, economici, culturali, ecc.) sembrano nell'immediato al-
ludere a scenari positivi e costruttivi, ma ogni volta per -
poi rimettersi in discussione, perché per fortuna puntualmente
assistito al delinearsi di nuovi e promettenti orizzonti.
Quali ipotesi in prospettiva? Quali suggerimenti?
Nel frattempo non dobbiamo tuttavia, sentirci del tutto im-
potenti ed inutili: è infatti opportuno e doveroso che ogni
adulto continui ad interrogarsi sui problemi dei giovani, per
cercare di capire quali siano le loro aspettative e i loro dubbi
e desideri, al fine di formulare le risposte più adeguate e con-
facenti per il futuro di queste generazioni.
Alla luce della mia personale ed ormai più che ventennale
esperienza di lavoro in un servizio dall'utenza squisi-
tamente giovanile, come quello scolastico, ritengo di poter
rivolgere a tutti coloro che hanno a cuore la questione, un in-
vito: destinare al massimo energie e risorse, sia umane sia
economiche, da destinare in questa direzione: bisognerà infatti
evitare di mettere in campo le forze in maniera episodica,
senza correlarle negli scopi e negli obiettivi. Se i
promotori di iniziative rivolte ai giovani potessero
inserirsi dentro un sistema coordinato ed unitario, con una gui-
da comune ed un riferimento unico, riuscirebbero a pro-
9
LA PAGINA
DELL'AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
Decimo anniversario
del gemellaggio con
Saint-Pierre-en-Faucigny
durre risultati maggiori e ad ottenere ricadute migliori, com-
plessivamente più consistenti, incisive e significative, oltre
che più ripaganti della fatica profusa.
Si aiuterebbero così i giovani a scegliere stili di vita corretti
contribuendo al contempo a creare la base di una società
sana, civile e democratica.
Risposte Jole Vauthier (bibliotecaria)
In relazione alla sua esperienza di lavoro, come vive la
presenza giovanile sul territorio?
La biblioteca di Saint-Pierre ha un ricco patrimonio di libri
per ragazzi per cui ho visto passare, in questi anni, molti
bambini con i quali ho sempre avuto un rapporto speciale.
Io sono infatti fermamente convinta che insegnare ai bam-
bini il piacere di leggere sia un privilegio perché è proprio
attraverso i libri che si diventa “grandi”. Fino a qualche anno
fa gli adolescenti avevano l'abitudine di incontrarsi in bi-
blioteca e ricordo con nostalgia i pomeriggi passati a parla-
re, a raccontare... Oggi questo succede più raramente: van-
no sempre di fretta e la biblioteca è usa solo per motivi di
studio o al massimo con gruppi di due o tre e guai se non
sono amici tra di loro! Mi sembra che sia venuto a mancare
il desiderio di conoscersi, di confrontarsi.
Quali sono gli aspetti problematici
e quelli positivi?
Io credo che, negli ultimi anni, la nostra società abbia subi-
to un grande cambiamento e che i bambini ne siano lo spec-
chio: anche loro infatti sono sempre di corsa, bisogna fare i
compiti in fretta, fermarsi poco in un posto, sembrano sem-
pre alla ricerca di qualcosa e come può un libro riuscire a
farli stare fermi?
Io credo però che sia dovere degli adulti aiutare i bambini
ad amare i libri perché in ognuno di noi c'è il desiderio di
“conoscere” per dare un senso all'esistenza. In questo senso
io sono molto grata agli Insegnanti che mi permettono di
entrare in classe e leggere per i bambini.
Quali ipotesi in prospettiva? Quali suggerimenti?
Io continuo ad insistere con i giovani sul piacere della lettu-
ra infatti qualche giorno fa, in biblioteca ne parlavo con al-
cune adolescenti e un utente mi ha detto tra il serio e il fa-
ceto: ma tu non molli mai, lo dicevi già ai miei tempi!
Vorrei però riuscire a raggiungere anche quei ragazzi che in
biblioteca non ci vengono mai, vorrei mi raccontassero per-
ché ma soprattutto vorrei che questa nostra società così fre-
netica ritrovasse il tempo per i bambini magari perché no
attraverso ... un libro!
Être seul, ce n'est pas être
heureux et l'homme ne
s'accomplit véritablement
sans relations, rencontres
avec d'autres, en un mot
sans amitié.
Il est bien connu que les
Valdôtains, dont le carac-
tère a été façonné par les
dures réalités monta-
gnardes, n'accordent pas
facilement leur amitié, mais une fois donnée, elle est so-
lide et sans arrières pensées.
C'est certainement dans notre histoire qu'il faut en cher-
cher les racines. Depuis 1860 nous appartenons à deux
pays différents, cependant durant cinq siècles nos destins,
par delà les montagnes, ont étés liés sous le même dra-
peau. C'est un élément très fort de notre culture commu-
ne à laquelle nous vous savons, chers amis savoyards, très
sensibles, la meilleure illustration de ce passé commun se
manifeste dans la langue française que nos enfants ap-
prennent dès la maternelle
C'est aussi dans les caractéristiques géographiques si
proches de nos deux territoires que se trouvent les fonde-
ments de nos civilisations montagnardes basées sur
l'agriculture. Civilisations qui ont progressivement et si-
multanément évolué, pour vous comme pour nous, vers
l'artisanat, l'industrie et le tourisme.
Le jumelage de nos deux communes, dans une Europe
Quest'anno ricorre
il decimo anniversario del gemellaggio
del nostro Comune
con
Saint-Pierre-en-Faucigny,
e ne ricordiamo le motivazioni
con il discorso del Sindaco
in sala consiliare nell'aprile del 1995:
toujours plus grande,
est certainement le
moyen idéal pour
des petits peuples, de
tisser des liens à
l'échelle humaine,
par delà des fron-
tières politiques qui
nous ont si long-
temps séparés. Nous
devons retrouver ces
traditions et cette manière d'être qui pendant des siècles
nous a unis.
Nous espérons,
par ce
jumelage, intensifier
les rapports dans les
domaines
sociaux,
culturels,
sportifs et
touristiques.
Se découvrir mutuel-
lement avec respect
et attention, voilà le
but de ce
jumelage. Nous
l'espérons, que les
liens
durables
entre nos deux com-
munes.
Le maire de
Saint-Pierre-
en-Faucigny,
Georges Lacrose
et le maire de
Saint-Pierre,
Giuseppe
Jocallaz,
signent
le jumelage
Sito di Saint-Pierre
Dallo scorso 4 marzo è on-line il nuovo sito di Saint-Pierre raggiungibile attraverso l'indirizzo www.comune.saint-pierre.ao.it.
Oramai al giorno d'oggi è necessario stare al passo coi tempi soprattutto con la tecnologia e quindi con Internet, questa grande vetrina verso il mondo.
L'Amministrazione comunale ha quindi voluto fortemente il sito del Comune. Due sono gli aspetti su cui si è maggiormente puntato: il servizio al cittadino e le
informazioni per il turista.
Gli obbiettivi posti sono di avere un sito funzionale, semplice e di immediata fruizione per i cittadini di Saint-Pierre, di informare il turista su tutto quello che può
proporre Saint-Pierre ed infine di dare informazioni per tutti coloro che possano avere interesse a volerci conoscere .
La “Home page” del sito vuole essere una cartolina immediata su Saint-Pierre, dove si possono trovare rapidamente le informazioni più essenziali ed importan-
ti. Il sito è suddiviso in 4 sezioni principali: il comune ed il territorio, l'Amministrazione comunale, i servizi al cittadino e le informazioni per il turista.
Tutte le sezioni sono caratterizzate da un'intestazione con colorazione differente, aiutando il navigatore, con un rapido colpo d'occhio, a capire in quale sezio-
ne si trova. Le pagine sono piuttosto semplici in modo da facilitarne la lettura. Ad ogni sezione corrisponde una porzione
dello schermo che permette di saltare rapidamente da una sotto-sezione all'altra. appena si accede all'interno di una sezione, si vede chiaramente il menu a destra
della pagina.
Continuando la visione del sito all'interno delle sezioni è possibile accedere infinite informazioni importanti per il cittadino. e ad una sorta di bacheca virtuale denominata “Notizie e avvisi” dove si posso-
no trovare informazioni importanti per il cittadino.
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
10

ET... N'OUBLIEZ PAS
D'OFFRIR UN PAIN
À VOS AMIS
ET À VOS VOISINS,
C'EST LA TRADITION!

En vous prome-
nant dans les en-
virons d'Alleysin
au mois de janvier vous
avez peut-être aperçu
un va-et-vient insolite
autour de l'ancienne lai-
terie. Comme vous le sa-
vez bien, elle a été ré-
aménagée dans les der-
nières années et si le
rez-de-chaussée est au-
jourd'hui le siège du
consortium Orsières-Mune-
Le pain à Alleysin...

«De çale s-épie que de gran,
que de gran!
moulû tot in no a noutre viou molin,
que dzenta faënna
et que lo dzen pan!
fet de noutre fonne et noutre fornastin!»

A. JERUSEL

resse, la pièce au sous-sol qui
était jadis un magasin pour la conservation du fromage, a
été transformé en un four.
Celui-ci peut-être utili-
sé par tous ceux qui
habitent dans le do-
maine du consor-
tium.
Voilà donc un four
tout neuf... et
pourquoi ne pas en
profiter pour faire du
pain? Pourquoi ne pas
redécouvrir le plaisir
de pétrir, cuire et
goùter son propre
pain?
Certes, les condi-
tions étaient diffé-
rentes autrefois : il n'y
avait pas de pétrin mé-
chanique, la cuisine au sol, qui
était une simple pièce de la
maison. Le pain était cuit par
chaque famille à la maison et
une nécessité, lo pan nèr
était cuit à tour de rôle
par différentes familles
une ou deux fois par an
et il devait suffire pour
toute l'année, alors que
pour nous il s'agit plutôt
d'un moment de convi-
vialité, d'une occasion
pour se retrouver tous
ensemble et, peut-être,
pour découvrir (ou redé-
couvrir) avec curiosité
un aspect de notre culture traditionnelle. Mais les indica-
tions pour la préparation du pain restent grosso modo les
mêmes...

D'abord, il faut préparer le bois et chauffer le four : une di-
zaine de « betzagIe » pour chaque fournéé devrait être suf-
fisante. Veillez à ce que le bois soit blanc et tendre, pour qu'il
ne noircisse pas les pains. En même temps, vous aurez pré-
paré le pétrissage : à ce propos il faut bien souligner que plu-
sieurs variantes sont possibles, chacun le perfectionnera à
son gré. Voici un exemple (pour 50 pains environ) :
5 kilos de farine blanche ;
5 kilos de farine de seigle (blô) ;
25 – 28 kilos de farine de froment ;
16 litres d'eau chaude ;
3 litres d'eau tiède pour la levure ;
400 grammes de levure ;
400 grammes de sel.
Une curiosité : autrefois la levure ne s'achetait pas, il fallait
conserver un peu de pâte de la dernière fournée, la laisser
fermenter et en suite la faire sécher pour qu'elle puisse être
réutilisée l'année suivante.

Le pétrissage est donc placé sur la table, couvert avec un drap
et laissé lever. En suite, il faut couper la pâte et la travailler
de façon à créer les véritables pains. Les jeunes cherchent à
reproduire (souvent avec peu de succès...) les mouvements
rapides des grand-mères qui « ferment » les pains avec une
apparente facilité, qui leur vient de l'expérience. Les enfants
se dédient plutôt à la création de petits animaux, notamment
des coqs. Vous pouvez ajouter à quelques-uns de vos pains
des raisins secs, des noix, des figues séchées, du beurre, du
lait ; ces pains sucrés s'appellent « flandzes ». On dispose
alors les pains sur une étagère, on attend que la températu-
re du four rejoigne les 220° environ (un peu d'expérience et
un thermomètre vous aideront) et on les enfourne. Le temps
de
cuisson est de presque une heure... et voilà, vos pains sont
prêts.

Maintenant vous pouvez sortir vos saucisses, le fromage et
du bon vin... c'est bien de continuer les traditions gastrono-
miques, n'est-ce pas ?

Et... n'oubliez pas d'offrir un pain à vos amis et à vos voi-
sins, c'est la tradition!

Yvette Chentre

11
La pagina
della Biblioteca

Venerdì 25 marzo, nella prestigiosa sala del castello Sar-
riod de La Tour, i ragazzi del gruppo teatrale Eidos han-
no recitato Romeo et Juliette, frammenti di un sogno d'a-
more, liberamente ispirato all'opera omonima di Shakespeare.
I loro nomi: Belley Daniela, Chentre Yvette, Christille Sylvie,
Cognetn Giada, Chentre Julie, Collomb Claudine, Lazzaro
Laura, Bagnod Francesca, Fidale Christian, D'Herin Frédéric,
Domaine Fabiano, Mafrica Ilenia, Tacchella Martina, Truc
Erica, Villella Thomas, Puglisi Giulia, Guasconi Danielle,
Francesconi Chiara, Cianci Solange, Bragaglia Luca.
Un pensiero riconoscente va a François Pianta che, fino all'anno
scorso, con la sua irresistibile simpatia, è stato l'anima del gruppo
lasciando un grande rimpianto e un'amicizia che continua mal-
grado la lontananza (oggi François è in Accademia)

Questi giovani, che hanno dagli 11 ai 22 anni, lavorano con Paola
Corti nel laboratorio teatrale organizzato dalla nostra biblioteca da
oltre dieci anni ma come nasce uno spettacolo? È chiaramente frut-
to di un lavoro lungo perché gli attori si cimentano anche nella ste-
sura dei testi, ad esempio per Romeo et Juliette hanno affrontato
Shakespeare leggendo e visionando i film delle sue opere fino a sce-
gliere l'opera che preferivano trasportandola nella realtà di Saint-
Pierre. L'amore contrastato è un tema antico ma sempre attuale...
Come dimenticare... la bellezza e la simpatia delle tre ragazze,
Claudine, Julie e Giada che si tiravano cuscinate? E la voce calda di
Laura? La serietà di Yvette, la capacità di Sylvie di recitare le paro-
le alate della letteratura? E Francesca che sa cambiare perfino gli
accenti (memorabile la sua maestrina piemontese di qualche anno
fa!)? Daniela che ha recitato con passione? La grazia che Ilenia met-
te nei gesti e nelle parole? E via via tutti gli altri: la simpatia e l'im-
pegno di Christian, di Solange, di Frédéric e che dire dei più pic-
coli? Sono ormai anche loro dei veterani pronti a raccogliere l'ere-
dità dei più grandi. Erica, Giulia, Martina, Daniela, Chiara, Fabiano
e Tomas hanno delle notevoli potenzialità e sono sicura ci daran-

no ancora molte soddisfazioni.
Al termine dello spettacolo qualcuno mi ha detto: Che bei giovani
avete a Saint-Pierre, siete molto fortunati! È vero perché questi ra-
gazzi dimostrano un impegno notevole peraltro senza trascurare
i doveri scolastici infatti sono gli stessi che a scuola hanno degli
ottimi risultati perché quello che ricevevano dalla loro insegnante,
Paola Corti, è sicuramente molto formativo non solo dal punto di
vista teatrale ma soprattutto culturale.
Ogni anno la biblioteca iscrive nuovi bambini al corso sperando
che abbiano la costanza di continuare e che riescano ad apprezza-
re che riconoscersi in un gruppo può far nascere profondi legami
di amicizia.
Lo spettacolo finale di quest'anno, nella prima settimana di giu-
gno sarà... un musical! Arrivederci e buon lavoro!

NUOVI ARRIVI
REGIME di Gomez Peter
UNA VITA FUORI GIOCO di Vendrame Ezio
MEMOIRES D'HADRIEN di Yourcenar Marguerite
FINIRA' QUESTA MALIA? di Perrieria Michele
L'OMBRA DEL FARO di Chamberlain Diane
UN HOMME DE POUVOIR di Gallo Max
LA BIBLIOTECA DEI MIEI SOGNI di Highmore Julie

CREAZIONI PER BAMBINI PER TUTTE LE STAGIONI di
Balzarotti Chiara
LA BIBLIOTECA DELLE CAPITALI di Argan Giulio

Libri ritrovati di Emilia Agavit Pasquino
Ed. Le Château 2004

NOTIZIE
LIBRI
ATTIVITÀ

(...)
e vani mi più
gesti ripetuti non
più calata in
l'antica gestualità
lizzarla le fa
una perdita
(...)

Emilia Agavit ha trascorso la sua infanzia e la sua giovinezza a La
Villeneuve. Laureatasi all'Università Cattolica di Milano ha
insegnato Lettere per diversi anni al Liceo Scientifico di Aosta.
La prefazione di Silvana e Tullio Omezzoli così si presenta-

(...)
di ciò che è passato porta in sé sentimenti di nostalgia. È
Ma esso trattiene anche le cose lontane. Con questo la-
scrittura che si dà il compito di trattenerle. E' un telaio che
versi presenti che Emilia ha vissuto nel suo percorso di emo-
immagini dense di affetto: i luoghi dell'infanzia, come il
la casa, il verger familiare; e poi dopo l'infanzia, tutto il
ella vita, un tempo ricco di senso, dove le persone care dia-
timamente intorno al sentimento di appartenenza ad un
natura "domestica" e di paesaggi che vanno dal piccolo an-
go spazio del tramonto. (...)


Testo Originale Estratto
12
C
hi avrebbe
immaginato
che....
Questa frase sospe-
sa è un po' il filo
conduttore di un'av-
ventura iniziata per
caso e che continua
da ormai quindici
anni.
Nora Dominguez, è
partita da Buenos
Aires nel lontano
1989 per una lunga
vacanza in Italia,
spinta dalla voglia
Intervista alla signora
Nora Dominguez
Continua con questa seconda
intervista alla signora
Nora Dominguez
la rubrica di Mélange
dedicata agli stranieri che abitano
a Saint-Pierre e che,
come i nostri ragazzi
trasferitisi lontano,
possono arricchire
la nostra comunità
con le loro esperienze diverse.
di cambiamento, dal desiderio di rivedere un vecchio
amore immigrato ad Aosta, dalla curiosità di scoprire
luoghi e costumi differenti.
Il fascino del ritrovarsi dopo tanto tempo, l'intimità che
unisce due persone con una storia comune, gli stessi
amici, gli stessi ricordi, lo stesso cielo, ora sole in un
paese straniero, questi e altri, i motivi che spingono una
giovane argentina a lasciare un posto sicuro da infor-
matica, la famiglia, una casa quasi di proprietà, per ri-
manere a Saint-Pierre con il suo compagno tanto caro
quanto sconosciuto.
Dopo un anno di convivenza nasce Claudio, con i suoi
primi sorrisi rallegra il volto a volte triste della sua
mamma che quando pensa alla sua numerosa famiglia
lontana sente una dolorosa fitta al cuore. Iniziano a far-
si sentire le difficoltà: dopo anni passati in un impiego
con la mansione di capo ufficio, trovare ad affrontare
la precarietà dei lavori di pulizia, le stagioni in albergo,
l'assistenza ai bambini e agli anziani, non è un passag-
gio né semplice né indolore...
Dopo sei anni, Nora e Claudio riescono finalmente a
tornare in Argentina per una breve visita, al ritorno a
Saint-Pierre tutto è ancora più difficile: pare impossi-
bile vivere senza l'affetto caloroso dei fratelli, la spon-
taneità degli amici, e adattarsi nuovamente al freddo di-
stacco di noi genti di montagna.
Ma la volontà di mantenere uniti padre e figlio lo spin-
gono ad andare avanti. Ed è così che scopre l'utilità dei
fiori di Bach con il loro discreto modo di aiutare l'ana-
lisi e l'identificazione del proprio disagio, del
1
Buddhismo e, fina-
lement, delle lunghe
passeggiate tra i vi-
gneti scaldati dal
sole.
E... in questo risve-
glio di sé ha scoper-
to un grande amore
per la Cucina e al-
lontanato come vita
altrui i tempi del-
l'informatica:
«Chiudi gli occhi e
cerca di ricordare il
profumo preciso di
una padella con olio
di oliva in cui stanno friggendo delicate cipolle, nobili
spicchi d'aglio, stoici peperoncini e teneri pomodori.
Adesso cerca di immaginare come cambia quell'odore
quando lasci cadere nella padella tre pistilli di zafferano
e subito dopo del pesce fresco marinato con erbe aroma-
tiche e alla fine uno spruzzo di vino e il succo di un li-
mone...» 1.
Da aprile potremo gustare le magie delle sue mani al
Circolo Culturale dell'Associazione Saperi e Sapori di
Aosta e forse proprio lì scoprirà che dopo la lunga e tor-
tuosa strada percorsa si aprirà una radura dove alberi
con visi allegri e amichevoli, fiori dai mille profumi, ter-
re sfumate di giallo, acque sorgive stanno aspettando
pazienti l'Alchimista che li trasformi.
Elda Tonso
Allende, Isabel "Afrodita", Feltrinelli Editore, Milano 1998


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre

Anno 10 n° 2
Dicembre 2005
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)

(Contiene inserto)

2

Saint-Pierre, Castello innevato


Testo Originale Estratto
3

Lettera a
Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,

anche quest'anno è arrivato il Natale con le luci, il pre-
sepe e tanti pacchi sotto l'albero. Io per tutto l'anno
sono stato un bambino buono, non ho fatto i capricci
né ho risposto male alla mamma, ogni tanto ho fatto i
dispeti alla mia sorellina, ma poi le ho sempre chiesto
scusa.
Quest'anno non voglio più le macchinine o i soldatini
perché ormai sono diventato grande, però per iniziare
bene il prossimo anno, vorrei che tu mi portassi un bel
berretto colorato pieno zeppo: vorrei, che Tu ci mettes-
si dentro, tutte quelle parole che devo dire Nei momen-
ti più difficili, quelle parole di gioia, pace, armonia di
cui spesso le persone si dimenticano. Ci vorrei dentro
anche tante idee nuove, che sappiano saltare fuori e di-
ventare tanti piccoli folletti e gnomi al lavoro e che non
scompaiano con il sorgere del nuovo giorno. Portami
un po' di caramelle, da donare ai miei amici e an-
che a chi mi sta antipatico, perché forse, le merita an-
che più di me. Se c'è ancora posto portami una gomma
e una matita colorata, per cancellare tutti i momenti
brutti e tramutarli in ricordi lieti. Se riesci, portami an-
che una bella sciarpa lunga lunga, con cui poter avvol-
gere e proteggere chi mi è accanto e anche dei bei guan-
ti caldi per scaldarmi le mani e per accarezzare quelli a
cui voglio bene. Vorrei anche un sacchettino con un po'

pennello, per poter dipingere le mie canzoni più belle,
un modo che mi facciano compagnia e mi riscaldino il
cuore. Portami una stellina, che mi indichi la Tua stra-
da anche quando il sole si riposa e il sentiero si confon-
de nell'erba alta e fammi trovare anche degli stracci,
perché non mi possa dimenticare chi sono e di che cosa
ho veramente bisogno. Portami un bastone, che sia ca-
pace di aiutarmi quando il terreno diventa più ripido e
una corda e dei moschettoni, per potermi legare
da chi mi sta davanti e mi conduce e anche a chi mi sta
dietro e mi ha bisogno del mio aiuto. Portami un paio di
occhialini, che mi aiutino a vedere ciò che mi sta davanti
e un lente di ingrandimento per scorgere in ogni pic-
colo particolare la bellezza dei tuoi doni. Mi piacerebbe
avere anche un bel fiore da piantare in giardino, un
fiore che resista al freddo, alla pioggia, al vento, al fan-
go ma che sbocci tutti gli anni con i suoi colori e il suo
profumo, perché io sono come lui: debole e indifeso, ma
con il tuo aiuto posso resistere a qualsiasi avversità.
Vorrei che infilassi nell'ultimo buchetto una chia-
ve capace di aprire il cuore di tutti, quel cuore, spesso
chiuso in se stesso, ma di cui io voglio ascoltare le la-
crime, ridere alle sue fantasticherie, suonare una melo-
dia battendo il piede al suo ritmo e danzare, ad ogni
passo, senza mai sentire la stanchezza, sognare e scal-
dare il suo amore.
Caro Gesù, ricordati di tutti bambini del mondo,
e non far mancare loro una famiglia e falli crescere con
tutto l'amore che meritano. Grazie

IN BREVE DALLA PRO LOCO....

A quanto pare ogni tanto la costanza di cercare di aggregare le persone porta a dei risultati più che sod-
disfacenti; mi spiego: il successo avuto con la VI edizione del Brindisi sotto le stelle, la buona riuscita del
Patrono, la altrettanto bella figura, fatta dall'intero Paese durante i festeggiamenti per il gemellaggio con
Saint-Pierre-En-Faucigny, la festa di S. Barbara e S. Lucia (patrono invernale molto sentito nei tempi che
furono), dimostra che con l'aiuto di tutti e con l'unione delle varie Associazioni la vita aggregativa del
Paese può essere sentita e resa più piacevole anche tra i più scettici.
Il Direttivo della Pro Loco è stato un poco cambiato per motivi di dimissioni e per sostituzioni dovute a
forza maggiore ed è così composto: Chioso Mario, Belley Dino, Besenval Claudio, Carlin Piero, Juglair
Angelo, Moioli Tino, Montesano Mirella, Lale Murix Diego, Mosconi Silvio. Segretaria: Favre Alessia

UN GRAZIE SENTITO A TUTTI COLORO CHE CI AIUTANO
Mario

Bentornati, benvenuti.

o, non ci siamo dimenticati di Mélange ad agosto...è che, l'estate che fa sem-
pre più caldo, le cavallette (il povero John Belushi si starà rivoltando nella
tomba), il terreno...
A parte le battutacce, abbiamo veramente e necessariamente saltato un numero perché con
il maggio l'intera redazione del giornale nonché l'intera commissio-
ne di gestione della biblioteca sono decadute, e solamente verso la fine di settembre la nuo-
va commissione nominata dalla Giunta comunale ha potuto riprendere i lavori.
Alcuni visi sconosciuti sono arrivati accanto ad altri già piuttosto noti. Germano Dionisi
ha accettato di riprendere l'incarico di presidente della commissione, ruolo che ha egre-
giamente svolto negli ultimi anni.
Ed è proprio Germano che, durante questa fatidica riunione di settembre, mi ha sottovo-
ce proposto la direzione di Mélange: ho accettato, con grande timore, perché è un lavoro
che neanche, fino a quel momento, mi è mai passato, come si usa
dire, per l'anticamera del cervello. Devo imparare molte cose, il che non mi dispiace per-
ché accolgo un'eredità consolidata e importante da chi mi ha prece-
duto. Avrò una difficoltà: la mia scarsa conoscenza (ben nota alla
nostra bibliotecaria) della gente di Saint-Pierre, ma a questo sto studiando una soluzio-
ne adeguata.
Mélange, a mio avviso, è un bel giornale, proprio perché ha da sempre e per quanto possi-
bile cercato di evitare elementi noiosi e tabelle di consuntivi vari: solamente Saint-Pierre vi-
verà con tanti occhi diversi e gli occhi di Saint-Pierre che sono andati in giro per il mondo e
questa è stata l'idea di base del giornale e questa è ancora la filosofia
che cerchiamo di proseguire.
Infine un invito: sarebbe bello e interessante poter scoprire qualcosa in più da chi sta ap-
portando il suo peso al giornale e legge, ma soprattutto cosa pensa di queste pagine in bianco e nero.
Perciò, a chiunque abbia voglia di scrivere e uno spazio su Mélange
è pronto ad accogliere la sua corrispondenza.

Christian Chioso

L'Amministrazione comunale e la redazione di Mélange
inviano i più sinceri auguri per un sereno anno nuovo.

Mélange

Direttore responsabile
Christian Chioso

Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Daniela Bosio,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Stefano Ferrandoz, Elda Tonso,
Ferruccio Sommaria, Angela Sarzano,
Marco Carlin

Fotografie
Dino Belley

Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre

Progetto grafico
Arnaldo Tranti

Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta

ORARI DI RICEVIMENTO
AMMINISTRAZIONE
COMUNALE

GIUSEPPE JOCALLAZ
Sindaco dal 08-05-1994
Riceve tutti i giovedì
dalle 14.30 alle 17.30

FRANCO VINANTE
Vicesindaco - Assessore alle Politiche sociali
Riceve tutti i mercoledì
dalle 12.30 alle 13.30
c/o l'Ufficio Amministrativo della Microcomunità

CLAUDIO OBERT
Assessore allo Sport, Turismo e Commercio
Riceve tutti i lunedì
dalle 15.30 alle 17.00

ERMENEGILDO DEL DEGAN
Assessore alla Programmazione e Territorio
Riceve tutti i venerdì
dalle 14.30 alle 16.00

LAURA GLAREY
Assessore all'Istruzione e Cultura
Riceve tutti i lunedì
dalle 14.30 alle 16.30


Testo Originale Estratto
4
CULTURA
Castelli di Cultura.
Tra lettura e scrittura
“C
astelli di Cultura” è un nome na-
caso e, come spesso accade all’in-
tuizioni, si è fatto strada ricaman-
si un pezzo di notorietà nel panorama della valle
dosiana. E’ un incontro tra un autore, un giornali-
sta, che parlano delle loro opere, che esprime un
pensiero sul mondo della letteratura. E' un impe-
gno per la Biblioteca Comunale: deve individuare un si-
gnificativo numero di autori, far sì che corrisponda
ad un target qualificato, e sperar che vengano. E’ dif-
ficile, perché contrariamente ad ogni altra manifesta-
zione, l'incontro con l’autore di un libro o il corri-
spondente di un giornale incute una riserva mentale.
… “mi chiederà cosa ne penso del suo ultimo libro?
Ma io non lo conosco.... Sono quegli incontri per in-
tellettuali ai quali non mi piace partecipare...”
Gli appuntamenti che abbiamo organizzato nel frui-
to di questa rassegna comprendono parte di
umori e mille altri ancora, tanti quanti sono coloro che
si avvicinano e tanti quanti sono coloro che si im-
pegnano a venir la prossima volta.
Tutto questo ci è da stimolo e ci suggerisce autori e ar-
gomenti nuovi, capaci di interessare “la gente” e di riem-
pire quei magnifici palcoscenici naturali che ci pro-
pongono i nostri castelli. E' senz'altro l'interesse della
gente che ci solletica, la seconda considerazione è la
seguente. A questo proposito ci siamo resi conto che la
grande maggioranza dei presenti è gente di Saint-
Pierre, seguono pochi numeri dai paesi limitrofi, pochi
da Aosta, graditi turisti, pochissimi.
Stiamo riflettendo su quell'ultimo numero per porvi ri-
medio, cercheremo una soluzione che li coinvolga mag-
giormente. Ritornando alla riserva che a volte ci si pone
impropriamente, mi torna in mente un episodio signi-
ficativo: il tema della serata era la presentazione di un
testo che lasciava presagire una noia mortale. Il titolo
era "l'Atlante climatico della Valle d'Aosta” ed eravamo
veramente in pochi a sentire un brillante quanto inte-
ressante Luca Mercalli. A sfatare un pensiero precosti-
tuito è stata quella serata dove la capacità comunicati-
va e la passione ci hanno tenuti appesi ad un argomen-
to inusualmente interessante.
Sono trascorsi due anni, abbiamo imparato, osservato,
e se ci sono stati momenti di incertezza li abbiamo su-
perati, anche con l'incoraggiamento degli autori stessi,
i quali ci hanno portato paragoni alquanto lusinghieri.
L'estate che verrà si vedrà ancora impegnati tra i libri e
tra le persone, con proposte maturate insieme alle con-
siderazioni di prima. Finanziariamente parlando, si po-
trebbe dire che è un investimento a lungo termine, e
come tale è destinato a portare buoni frutti.
Accompagnateci.
Marco Carlin
I giovani a Saint-
Pierre, Saint-Pierre
e i giovani
INCHIESTA
A PUNTATE
I GIOVANI
5
Perseguiamo l'indagine sui giovani di Saint-
Pierre pubblicando i risultati dell'intervista fat-
ta con un gruppo di 14 ragazzi, di 12/13 anni,
frequentanti l'ultimo anno della scuola secondaria di I
grado a Villeneuve. Gli studenti di quell'età residenti a
Saint-Pierre sono 35, ma è stato preso a campione un
gruppo più ristretto per poter permettere la conduzione
dell'intervista. Nel testo che segue, ovviamente, non
compaiono i nomi degli intervistati e nessun elemento
che possa permetterne l'individuazione, per correttezza
e per rispetto delle norme sulla privacy.
• La prima domanda posta si riferiva alla dimensione di
vita nel paese ed è stata così formulata:
Che cosa significa vivere a Saint-Pierre per dei ra-
gazzi della vostra età?
Le risposte evidenziano che Saint-Pierre, nel loro vissu-
to, è un paese tranquillo in cui esistono ancora spazi ver-
di, poco inquinato e dove è possibile godere di un "bel
panorama". La dimensione del paese permette agli abi-
tanti una maggiore conoscenza reciproca e, per una par-
te dei giovani intervistati, non vi sono seri problemi so-
ciali. Emergono anche alcuni svantaggi: in particolare
l'assenza di un vero "centro" del paese dove incontrarsi
ed aggregarsi, il dover utilizzare mezzi di trasporto per
qualsiasi spostamento (soprattutto per recarsi ad Aosta)
e, di conseguenza, dover dipendere spesso dai genitori.
Dal punto di vista dei servizi e dei negozi i ragazzi ne
sottolineano la scarsa presenza. Inoltre, in coerenza con
quanto sopra espresso, sono molto critici rispetto all'e-
spansione edilizia del paese dichiarando espressamen-
te: “stanno costruendo ovunque, spariscono molte aree
verdi, invece si potrebbero ristrutturare le vecchie case”.
• La seconda domanda Che cosa conoscete di Saint-
Pierre? intendeva verificare, quali strutture e servizi del
paese fossero conosciuti dai ragazzi. Tutti hanno citato
la biblioteca, e questo ci fa molto piacere, come luogo di
incontro dove è anche possibile studiare e fare ricerche.
Alcuni dichiarano di conoscere il "progetto giovani" del-
la Comunità montana, ancora come luogo di incontro e
di svago, anche se alcuni non lo frequentano a causa del-
la presenza, a loro avviso, di “ragazzi bulli”. Anche l'area
sportiva nei pressi del priorato - intesa soprattutto come
spazio di aggregazione indipendentemente dalla fun-
zione - è conosciuta e frequentata.
• La terza domanda, Frequentate coetanei di Saint-
Pierre? aveva lo scopo di sondare il livello di socialità
all'interno della fascia d'età degli intervistati. Tutti so-
stengono di frequentare coetanei e di avere tra di loro un
buon rapporto. I luoghi di incontro, oltre a quelli già ci-
tati, sono soprattutto le reciproche abitazioni e i "giardi-
netti” (area verde al centro del borgo). Data la risposta si
è voluto approfondire chiedendo: Che cosa fate insieme?
Le risposte emerge in maniera evidente che i ragazzi
"chiacchierano", hanno bisogno di parlare dei più
svariati argomenti e, spesso, lo fanno separatamen-
te: i “maschi” da una parte, le “femmine” dall'altra. Di che
cosa "chiacchierano"? Dei loro compagni, delle possibili
soluzioni ai problemi che emergono, della scuola, di
sport, di cinema e anche no, di sesso. Interessante
sottolineare che quando affrontano l'argomento scuola
è soprattutto come "sensibile” il problema delle in-
giustizie. Alla richiesta di precisazioni su questo termi-
ne spiegano che per loro ingiustizia è: essere sottovalu-
tati piccoli, essere accusati anche se non ef-
fettivamente responsabili, essere vittime di favoritismi.
In particolare i maschi ritengono di essere più sottopo-
sti a ingiustizie delle femmine.
• La quarta domanda, conseguente alle precedenti, è:
Quale rapporto avete con la scuola?
Le risposte sono ambivalenti. La scuola è considerata un
luogo positivo di incontro... “perché ci sono i compagni
e per la voglia di imparare”Viene però anche con-
siderata negativamente in relazione alle materie e agli inse-
gnanti per diversi motivi. Dichiarano infatti che
gli insegnanti danno troppi compiti non concor-
dati tra loro, dedicano poco tempo all'ascolto, fanno
lezionee raramente “ammettono i propri errori”.Con
i professori, invece, il rapporto è migliore perché li
ascoltano e perché dedicano del tempo a parlare dei pro-
blemi della classe.
Con i compagni dichiarano di avere un rapporto gene-
ralmente positivo, fondato sul reciproco aiuto anche se,
approfondendo l'argomento, emergono contraddi-
zioni: “siamo divisi in gruppi (i più tranquilli ed i più vi-
volti litigiamo, abbiamo dei conflitti, soprat-
tutto alcuni (con chi prende in giro) ci sono episo-
di di razzismo, minacce, conflitti con i bocciati, risolvia-
mo i conflitti ignorando o isolando, a volte si usano mez-
zi più pesanti e si viene alle mani.”


Testo Originale Estratto
6
• Alla quinta domanda: Come vivete, vi organizzate il
tempo libero? Il 50% del gruppo dichiara di fare attività
sportiva (sci, calcio, nuoto, danza, tennis, arti marziali)
e più in generale alcuni occupano il tempo libero partecipando ad attività ricreative o culturali (coro, gruppo
musicale, gruppi teatrali...). La maggioranza dei ragazzi
intervistati risulta impegnato in qualche attività oltre a
quella scolastica

• La sesta domanda: Quale rapporto avete con la fa-
miglia? ci ha permesso di cogliere maggiormente la si-
gnificatività/particolarità del rapporto che i ragazzi di
questa età hanno con i genitori. Dalle risposte emerge
chiaramente che avere fratelli o sorelle è quasi sempre
fonte di conflitto; generalmente, invece, il rapporto con
le mamme è definito “buono” in quanto con loro “si parla
di più”, per contro i padri, nella maggior parte dei
casi, sono vissuti meno presenti e dialoganti. Più in ge-
nerale ciò che i ragazzi “denunciano” è l'eccesso di controllo, come altra faccia della medaglia, la scarsa fiducia nei
loro confronti oppure, anche quando c'è fiducia, un alto
tasso di ansia, di “invadenza”. Non per tutti è così: molti
riconoscono di “avere libertà”, di collaborare con i ge-
nitori ...ma non sono la maggioranza.
Di fronte a tali risposte abbiamo chiesto loro di esprimere una ipotetica richiesta da rivolgere ai genitori: la ri-
chiesta più gettonata è di essere meno invadenti/an-
siosi: “vorrei che non crollasse il mondo per un ado-
lescente”, seguita dall'evitare di essere spesso accusati in-
giustamente: “sembra che sia sempre colpa nostra”.

• La settima domanda: come ipotizzate il vostro futu-
ro? aveva l'obiettivo di sondare le aspettative dei ragaz-
zi di questo periodo della vita adulta.
La quasi totalità degli intervistati intende continuare gli
studi almeno fino alle scuole superiori. Per quanto ri-
guarda l'Università, alcuni hanno già delle idee precise
(astronomia, biologia, scienze motorie...), altri invece di-
chiarano genericamente di voler proseguire a studi supe-
riori. Il lavoro è per tutti un obiettivo importante: “un la-
voro, un lavoro fisso, un lavoro interessante, un lavoro
nell'ambito dello sport, aprire un negozio, guadagnare
molto...”. sono i principali desideri espressi. Prima di ogni
altra cosa, però, l'aspettativa più grande è quella di ave-
re una famiglia e “una vita normale”, tranquilla e serena.

• L'ottava domanda concludeva l'intervista in tono
positivo verso gli amministratori di St. Pierre: che
possibilità di fare delle proposte...quali?
I ragazzi chiedono soprattutto spazi di aggregazione e
divertimento: una piscina, una biblioteca più grande e
più attrezzata, un parco divertimenti, un centro com-
merciale... inoltre ribadiscono un concetto espresso in
precedenza: bisogna smettere di costruire nuovi condomi-
ni e ristrutturare le vecchie abitazioni.
ALCUNE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE:

Siamo rimasti favorevolmente colpiti dalla “serietà” con
la quale i ragazzi hanno interagito con noi e tra di loro
nel corso delle due ore di intervista. Abbiamo avvertito
un clima positivo, impostato sulla reciproca fiducia; inol-
tre, nel corso della discussione sono stati capaci di con-
frontarsi, a volte anche su posizioni diverse. Ciò che ne
deriva sembra un esplicito bisogno di essere “autentica-
mente” ascoltati dove autenticamente sta per seriamente, con attenzione, senza giudicare, senza l'atteggia-
mento di chi ascolta sapendo già tutto, tipico, spesso, degli
adulti nei confronti dei ragazzi di questa fascia d'età.
Il rapporto con gli adulti è sicuramente un altro dei nodi
“caldi” in alternanza tra l'esigenza di autonomia (meno
ansia, meno invadenza, meno controlli) e la voglia di dia-
logo. Non è una contraddizione semplice per chiunque
leggo. Non è una contraddizione semplice per chiunque
abbia a che fare con questi ragazzi: come conciliare, in-
fatti, queste loro legittime esigenze con il ruolo di geni-
tore o di insegnante? Un altro aspetto sul quale sono par-
ticolarmente sensibili è la richiesta di giustizia; di fron-
te ad alcune decisioni si sentono discriminati e, anche in
questo caso, nelle loro narrazioni, è l'assenza di motiva-
zione/spiegazione che “disturba”, quasi a rimarcare il bi-
sogno di dialogo e l'esigenza di capire.
Le aspettative verso il futuro sono molto “normali”; nes-
suno dei ragazzi sogna ad occhi aperti impieghi ed atti-
vità irrealizzabili o comunque molto distanti dal loro
contesto. Tutti danno valore allo studio. Non ipotizzano
di avere una vita avventurosa o “spericolata”, ma desi-
derano avere in futuro una famiglia “normale” e una vita
serena. Questo senso di realtà, così marcato rispetto al-
l'età degli intervistati, può stupire gli adulti che tendono
ad immaginare gli adolescenti come sognatori e poco
realisti.
Il bisogno di aggregazione è tipico dell'età dei ragazzi in-
tervistati. Pare che, pur essendoci diversi spazi (biblio-
teca, progetto giovani, parrocchia...), questo bisogno
non venga del tutto soddisfatto. Sicuramente è uno spun-
to di riflessione importante per gli adulti: cosa manca?
Quali spazi si potrebbero creare per i ragazzi, magari,
perché no, autogestiti, dando loro un po' di quella fidu-
cia che hanno chiesto agli adulti durante l'intervista? Che
ruolo devono avere questi ultimi nei confronti delle di-
verse manifestazioni di aggregazione?
L'ambiente è considerato da tutti come un valore da sal-
vaguardare e da tramandare alle generazioni future, i ra-
gazzi considerano importante vivere in un territorio an-
cora poco inquinato, ma notano, con sguardo molto at-
tento, che a St.Pierre qualcosa sta già cambiando e, a loro
avviso, non sicuramente in meglio. Emerge quindi un'ap-
parente contraddizione: da una parte desidererebbero
più negozi e strutture, dall'altra sono preoccupati per l'e-
spansione edilizia... Trovare il giusto equilibrio non è
sicuramente facile!

Daniela Bosio
Germano Dionisi

Jumelage du 26 JUIN
2005 avec Saint-Pierre
en Faucigny 1995-2005

e 26 juin 2005 a eu lieu la célébration du
dixième anniversaire du jumelage avec le vil-
lage de Saint-Pierre en Faucigny à la présence
d'une nombreuse délégation de Saintpierrois et avec
une participation enthousiaste de la part de la popu-
lation locale. La manifestation a obtenu un énorme
succès grâce aussi à la très belle journée (un peu trop
étouffante!!!) dont l'importance a mérité l'intérêt de
plusieurs hebdomadaires régionaux.
Les buts fixés auparavant entre les deux communes ont
été complètement atteints pour le décennal:
• le lien entre les deux communautés a été consolidé au-
delà de toute attente, grâce aussi à la bonne participa-
tion des citoyens;
• la journée a été l'occasion pour renouveler l'échange
d'expériences, d'idées et de motivations parmi les as-
sociations locales de toutes les deux communes;
• la manifestation a vécu des moments fort émouvants
pendant les exhibitions des maîtrises paroissiales;
• un bon échange entre les usagers des deux biblio-
thèques a sensiblement amélioré tout contact socio-cul-
turel;
• une exposition de photos et sous-titres, présentant les
différentes activités pour la promotion socio-culturel-
le des deux communes a obtenu un très bon succès .
Tous les écoliers et les étudiants ont participé active-
ment à la réalisation de l'événement, en vue et pendant
la rencontre entre les classes des deux communes qui a
eu lieu le 27 mai à Saint-Pierre en Faucigny pour en-
treprendre une journée de travail sur l'histoire et les
réalités socio-économiques locales d'appartenance. Tout
ceci a abouti à une exposition de panneaux illustratifs,
présentés au public le 26 juin dans les écoles primaires
de Saint-Pierre.
Pour conclure, les communes de Saint-Pierre et de
Saint-Pierre en Faucigny ont vécu un moment, j'ose
dire, le meilleur dans l'histoire des 10 ans du jumelage,
grâce aux efforts organisatifs de la commune d'accueil
et à une remarquable participation de la population lo-
cale (et des invités français), peut être inattendue.

7
AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
GEMELLAGGIO

La Commission du Jumelage formée par les Conseillers
municipaux, la Bibliothécaire et des bénévoles faisant
part de différentes associations, mérite sans doute une
forte appréciation pour l'excellente coordination.
Nos intentions futures reposent sur la volonté de conti-
nuer à créer des occasions de rencontre et de faire par-
ticiper de plus en plus les écoles et les bibliothèques afin
de pouvoir donner vie à une véritable culture partisan-
ne de l'unité européenne.

LE MAIRE
(Giuseppe Jocallaz)


Testo Originale Estratto
8
AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
AVVISO
Piano di adeguamento
della discarica
intercomunale di Breyan
AGGIORNAMENTO TARIFFE E NUOVO ORARIO DI APERTURA
Si porta a conoscenza
che l'Amministrazione comunale di Saint-Pierre, con
deliberazione della Giunta n. 68 del 14 ottobre 2005, ha
proceduto all'adeguamento delle tariffe per il conferi-
mento dei rifiuti inerti presso la discarica intercomu-
nale di Saint-Pierre e Sarre, ubicata in loc. Breyan.
Si precisa che le tariffe aggiornate, la cui applicazione
decorre dalla data della deliberazione stessa, sono le se-
guenti:
• tariffa rifiuti: 7,05 €/mc per corrispettivo ser-
vizio di smaltimento oltre a 1,55 €/mc per il tributo spe-
ciale regionale oltre a 1,72 €/mc a titolo di I.V.A.
20%, così per un totale di 10,32 €/mc;
• tariffa "riutilizzabili": 4,17 €/mc per corrispettivo
servizio di smaltimento oltre a 0,83 €/mc a titolo di
I.V.A. 20%, così per un totale di 5,00 €/mc;
Si fa presente che le nuove tariffe sono state aggiornate
a seguito dell'avvenuta approvazione da parte dell'Am-
ministrazione regionale del Piano di adeguamento del-
la discarica, predisposto a seguito dell'entrata in vigo-
re della nuova disciplina sulle discariche (decreto legi-
slativo 13 gennaio 2003, n. 36) ed in base al quale si
sono dovute, appunto, ridefinire tutte le tariffe di con-
ferimento.
A seguito, inoltre, dell'emanazione da parte della
Regione di un'apposita direttiva riportante disposizio-
ni finalizzate ad una corretta gestione dei materiali e ri-
fiuti inerti provenienti da lavori edili in genere, si stabi-
lisce, fra l'altro, il divieto di conferire in discarica i
materiali inerti provenienti da attività di scavo, si ren-
de necessario fissare una nuova tariffa, che si ripropon-
ga, la quale, in coerenza con gli obiettivi miranti a
disincentivare il conferimento in discarica degli stessi
come rifiuto:
• tariffa "disincentivante": 14,28 €/mc per corri-
spettivo servizio di smaltimento oltre a 2,85 €/mc
per il tributo speciale regionale oltre a 3,17 €/mc a
titolo di I.V.A. 20%, così per un totale di 19,00 €/mc.
Sempre in coerenza con le nuove disposizioni regiona-
li, che richiedono l'adozione di iniziative finalizzate sia
ad avviare al recupero il massimo quantitativo possibi-
le, sia ad aumentare la vita delle discariche in esercizio,
si rende necessario, inoltre, precisare che il conferi-
mento presso la discarica di Breyan di rifiuto mi-
sto di demolizione e di scavo, quindi, non avviabile di-
rettamente al recupero, sarà assoggettato alla tariffa di
smaltimento più alta.
In considerazione dell'importanza che riveste una cor-
retta gestione dei rifiuti e tenuto conto dell'esigenza di
rispettare le nuove modalità di gestione dei materiali e
rifiuti inerti emanate dalla Regione, si chiede la col-
laborazione degli utenti (cittadini ed imprese) nel ri-
spettare le seguenti disposizioni:
i materiali da scavo e di demolizione prodotti devono
essere riutilizzati direttamente all'interno dei cantieri,
qualora possibile e compatibili con la tipologia delle
opere da realizzare;
i materiali inerti da scavo che non possono essere riu-
tilizzati direttamente devono essere avviati ad altre ope-
razioni di recupero (recuperi ambientali, bonifiche
agrarie, ecc.). In tale caso detti materiali NON SONO
CLASSIFICATI RIFIUTI e possono essere trasportati
senza il formulario di identificazione (per le imprese);
fino alla concorrenza del quantitativo necessario al ge-
store della discarica per le ricoperture periodiche e per
la sistemazione finale della discarica stessa, i materiali
di scavo possono essere conferiti anche a Breyan, SEN-
ZA formulario di identificazione (per le imprese);
infine, i rifiuti da demolizione che residuano eventual-
mente dopo aver verificato la possibilità di destinare
parte degli stessi a riutilizzi diretti nel cantiere di pro-
duzione, oltreché i quantitativi provenienti da piccoli
lavori effettuati da privati.
Si segnala, infine, che da lunedì 17 ottobre 2005, onde
garantire un servizio più efficiente in relazione alle esi-
genze dell'utenza, l'orario settimanale prevede L'A-
PERTURA DAL LUNEDÌ AL VENERDÌ DALLE ORE
14.00 ALLE ORE 18.00, ED IL SABATO DALLE ORE
8.00 ALLE ORE 12.00.
L'Amministrazione Comunale ed il gestore della disca-
rica (Impresa Charbonnier Rosalia) sono a disposizio-
ne degli utenti per qualunque chiarimento ritenuto ne-
cessario.

Saint-Pierre, lì 18 ottobre 2005.
IL SINDACO
(Giuseppe JOCALLAZ)



Sorella acqua
Il 2003 è stato dichiarato
dalle Nazioni Unite
l'anno internazionale dell'Ac




Avete idea di quante volte l'acqua entra gior-
nalmente nella nostra vita?? A partire dal
mattino quando, cercando di svegliarci per
affrontare una nuova giornata, ci laviamo il viso con
l'acqua fresca (o tiepida... o calda... a seconda delle
stagioni!) per proseguire poi con il caffè o il the, gli
spaghetti, l'acqua minerale (per chi non ha la fortuna
di avere un rubinetto "dispensatore di vita"), la mine-
stra e la tisana serale.... Tutto questo è solo un picco-
lo e veloce accenno a quante volte utilizziamo l'acqua.
Questo ci fa pensare anche a tutte quelle popolazioni
che vivono con una quantità di acqua così limitata, che
a noi pare impossibile poter anche solo sopravvivere,
eppure, difficilmente le diamo - all'acqua - la giusta
importanza e il rispetto che si merita. Quante volte la-
sciamo scorrere l'acqua più a lungo di quello che ci ser-
ve effettivamente, magari aspettando che diventi calda
per farci la doccia o quando ci laviamo i denti (in effet-
ti intanto che il nostro spazzolino percorre ogni dente
della nostra bocca e cerca di donarci un sorriso bianco
e smagliante, potremmo anche chiudere l'acqua!), op-
pure per chi ha il giardino, quando apriamo il rubinet-
to al mattino e non lo chiudiamo fino a sera, quando
torniamo dal lavoro: quanto spreco, in questo modo
non avremo fiori o ortaggi migliori, ma avremo solo
consumato troppa acqua!!
Come fare a risparmiare questo pre-
zioso dono? Avete presente quei pic-
coli apparecchi applicati ai rubinetti
di casa? Si chiamano frangigetto o
miscelatori e si basano su un princi-
pio molto semplice: all'acqua del ru-
binetto viene miscelata dell'aria in
modo da avere un getto ugualmente
potente ma con un risparmio idrico
che può arrivare al 50%! Lo sapete,
poi, che con la doccia consumiamo
1/3 dell'acqua che usiamo facendoci
il bagno? E che se raccogliete l'acqua
piovana potresti usarla, ad esempio,
per bagnare i fiori di casa o nel ferro
da stiro? Beh vi assicuro che sono
tanti i modi per non sprecarla, basta
un poco di attenzione e soprattutto
capire quanto è preziosa.

In Valle d'Aosta in questi ultimi anni abbiamo potuto
notare che i nostri preziosi ghiacciai si stanno ritiran-
do, anche questo è un segnale inequivocabile che le cose
stanno cambiando.
Nel 2000 Kofi Annan disse "Il consumo di acqua dolce
si è settuplicato tra il 1900 ed il 1995, più del doppio
della crescita della popolazione, circa un terzo del-
la popolazione mondiale già vive in paesi considerati
ad emergenza idrica – questo accade quando il con-
sumo supera del 10% il totale dell'offerta. Se questo trend
dovesse continuare, i due terzi della popolazione della
Terra vivrà in queste condizioni nel 2025".
Ma la cosa importante ora, visto che indietro non si può
tornare, è di non perdere tempo a rimandare a domani
quello che possiamo fare oggi, tutte quelle piccole at-
tenzioni, e rispetto ed insegniamolo anche ai nostri bam-
bini, loro felicissimi di fare qualcosa per aiutare la no-
stra Terra a continuare a vivere con alberi verdi, fiumi,
montagne, prati, laghi, case, uomini, animali, nu-
vole, fiori, insalate, mele, alberi rossi, uccelli, vulcani,
colline, scogliere, castelli, città, gatti, acqua calda per
fare la doccia, cocomeri, pietre, bambini.....

Marina Lale Murix

Lo spettacolo teatrale dei ragazzi del gruppo Eidos


9
MÉLANGE


Testo Originale Estratto
10
MÉLANGE
Volontariato
Non si cambia il mondo facendo
volontariato, ma si cambia se stessi...
ed è questo che cambia il mondo
Sono appena ritornata da una meravigliosa
esperienza di volontariato nella "grande isola
rossa" del Madagascar. Ho trascorso qualche
tempo nel centro ospedaliero di Henintsoa, sud-
sud-est del Madagascar dove, per un paio di settimane,
hanno soggiornato 28 bambini sottoposti a terapia per
malnutrizione.
Dopo il periodo di cura i segni della denutrizione in al-
cuni di loro erano ancora molto evidenti mentre altri ave-
vano superato la fase acuta e avevano ripreso a cammi-
nare, correre e giocare.
Per quanto mi riguarda è stato un amore a prima vista.
Mi ci sono voluti solo pochi istanti per innamorarmi di
loro; è bastato incrociare i loro grandi occhi neri, accarez-
zare le loro testine e tenere le loro manine per dimenti-
care tutto e tutti.
Ho trascorso con loro giornate indimenticabili, piene di
emozioni, sentimenti intensi e di grande energia carat-
terizzate da un forte desiderio di donare, donare una
parola dolce di conforto, donare qualche carezza.
Ammetto che le difficoltà sono state molte. Innanzitutto
ho dovuto cancellare ogni paragone tra lo stile di vita eu-
ropeo e quello locale per quanto riguarda l'igiene, la pu-
lizia, la possibilità di muoversi e comunicare, la disponi-
bilità di ogni sorta di mezzi e comodità, la reperibilità di
beni e materiali.
Da anni lavoro nel campo dell'animazione per
bambini e alla mia partenza per questa nuova avventura
avevo un bagaglio di conoscenze e di idee che ho dovuto
totalmente riadattare alla situazione locale. Superato
l'impatto iniziale di trovarsi di fronte a bambini che lot-
tano ogni giorno per la vita, totalmente abbandonati a
loro stessi ed in balia degli eventi, ascoltato le loro
storie e sentito il loro forte bisogno di affetto, di contat-
to, di avere qualcuno insomma che si occupasse anche
solo un poco di loro, mi sono attivata per far loro tra-
scorrere giornate un po' più liete. Avevo in mente tanti
giochi, attività e ateliers, ma non avevo valutato l'impos-
sibilità di avere e trovare il materiale necessario. Tutto ciò
che per noi è evidente o scontato, là non lo è! O non esi-
ste o costituisce una risorsa rara e preziosa. Non avevo a
disposizione neanche un pallone, un pezzo di corda, un
barattolo di colla o un paio di forbici. Materiali come car-
ta di giornale, bottiglie di plastica, sacchetti, pezzi di stof-
fa sono così rari e preziosi che è improponibile usarli per
giocare i bambini. Per fortuna avevo portato dall'Italia
colori e pastelli che si sono rivelati utilissimi e molto ap-
prezzati da questi bambini che raramente hanno l'occa-
sione di usarli. Ognuno di loro si prendeva il pezzetto di
carta ed un colore e si metteva in un angolo a disegnare
e colorare. Quando aveva finito riconsegnava minuzio-
samente ogni singolo materiale. Nulla era sprecato, an-
che un pastello diventato millimetrico era conservato per
un'altra occasione. Oltre alle attività artistiche, anche le
attività motorie hanno presentato alcune difficoltà che
in un primo momento avevo sottovalutato: molti bam-
bini erano ancora deboli e privi di forze a causa della
mancanza di nutrizione e qualsiasi gioco doveva quindi
essere riadattato e di breve durata.
Ringrazio ognuno di loro per avermi trasmesso una
grande gioia di vivere, per avermi arricchito personal-
mente e per aver risvegliato in me l'amore e la passione
per il mondo innocente dei bambini.

Laura Obert

Saint-Pierre
ha una Storia
in ogni famiglia

La Biblioteca propone un progetto affinché le me-
morie storiche che si annidano in secoli di docu-
menti non vadano perse e costituiscano un riferi-
mento per le prossime generazioni, per la scuola, per
la società che si evolve.
Alcuni anni fa l'Amministrazione comunale af-
fidò l'incarico a un professionista per resco-
prire i suoi documenti più antichi, un pezzo
della sua storia. Chiese poi ad altri esperti di racco-
gliere in un libro le particolarità del paese. Io credo che
esista ancora una realtà molto importante, che è un be-
ne prezioso, che rischia di scomparire, alla quale fac-
ciamo sempre meno riferimento: è la memoria perso-
nale, la memoria familiare del tempo passato della
quale si ha un vago senso di esistenza e della quale si
ritiene di poter fare tranquillamente a meno. In effetti
la Storia cammina così rapidamente che un fatto come
la "caduta del muro di Berlino", pur essendo stato un
avvenimento di grande rilevanza del secolo scorso, ha
un sapore vetusto, tanti sono stati gli altri eventi che si
sono susseguiti. E la Storia segue il suo corso e non è
nostro potere modificarne né il tempo né il senso. Co-
sì è anche nel nostro quotidiano. Possiamo però fare
in modo che del vissuto della nostra comunità riman-
ga traccia. La Commissione di Gestione della Bibliote-
ca nella sua prima riunione della nuova legislatura, ha
avvertito tale necessità e ha abbozzato un progetto di
massima che la vede protagonista in questa iniziativa.
Si formerà un gruppo di lavoro che avrà il compito di
reperire, riprodurre e conservare tutta la documenta-
zione che potrà offrire spunti di memoria. Intendo at-
ti consortili, trascrizioni di usi, fotografie,
verbali, qualunque elemento che la popola-
zione ritenga utile ai fini di un documento storico del
proprio paese. E' ovvio che, trattandosi di documenti
personali, si dovrà garantire la discrezione che di volta
in volta si renderà necessaria. Il tempo di riprodurli e
restituirli a scanso di spiacevoli smarrimenti.
Cosa fare e cosa cercare? Penso che
sarà necessaria la presenza di un esperto per riordi-
narle e renderle leggibili a noi e ai posteri. Una raccol-
ta storica per le prossime generazioni, un dossier su
argomenti di approfondimento, un documento
ad uso scolastico, tante sono le possibilità individua-
bili. Questa è la nostra idea, per la realizzazione della
quale chiediamo fin d'ora la collaborazione di tutti gli
abitanti di Saint Pierre e in particolar modo di coloro
che hanno documenti da mettere a disposizione del
proprio paese. E' un progetto ambizioso nel quale cre-
diamo molto e al quale chiediamo molta parteci-
pazione sapendo di poter restituire un valore per
tutti. Usiamo Mélange per far conoscere il nostro pro-
getto, per documentarne l'avanzamento e per accetta-
re suggerimenti in corso d'opera, per questo ringra-
zio il direttore e tutti coloro che concorreranno alla
sua realizzazione.

Marco Carlin

Premiazione
in biblioteca
dei promossi
a pieni voti!
Laura Ballauri,
Matteo Ceccarelli,
Davide Belley,
Valentina Bonomi.
Complimenti
e auguri!!!

BIBLIOTECA
COMUNALE
PROGETTO
11


Testo Originale Estratto
12
BIBLIOTECA
COMUNALE
LIBRI
I LIBRI DELLA
BIBLIOTECA:
nuovi arrivi
BACIAMI PICCINA
di Adele Grisendi
Il racconto comincia nel primo Novecento, in un ango-
lo della pianura emiliana, sul confine tra Reggio e
Parma. Famiglie di mezzadri con tante bocche da sfa-
mare, uomini prepotenti come padroni e spesso mane-
schi, donne che partoriscono otto, dieci, quindici figli,
costrette a sfiancarsi sui campi e in casa. In questo mon-
do già così duro irrompe la guerra che travolgerà il de-
stino dei più giovani e lascerà a casa a combattere, in
un'altrettanta difficile guerra, le donne, gli anziani e i
bambini. E' in questa comunità di donne che si rispec-
chia la storia delle italiane obbligate, in quegli anni ter-
ribili, a tirare avanti tra paure senza fine e sacrifici im-
mensi, nascondendo in fondo al cuore l'ansia per gli uo-
mini mandati al fronte. L'attesa del loro ritorno e l'an-
goscia per chi è prigioniero in Germania scandiscono i
giorni di queste donne, che affrontano anche le trage-
die personali traendo forza dall'affetto e dall'aiuto re-
ciproco.
LE BUGIE DELLE DONNE
di Ljudmila Ulickaia
Perché mentono le donne? Le loro invenzioni non sono
della stessa pasta di quelle maschili; mai, o quasi mai,
celano calcolo, interesse, interesse pianificato. Anzi. Il
più delle volte sono delle inutili, complicate costruzio-
ni fantastiche che spesso si ritorcono contro le loro stes-
se autrici. Si direbbe che la menzogna femminile sia
piuttosto un modo di essere, uno strumento per rein-
ventare costantemente l'universo, una realtà preferibi-
le, mentono quindi per sopravvivere?
BRUME
di Anna Ortolani
Due storie si intrecciano senza mai veramente incon-
trarsi, se non nel breve attimo in cui un giovane "dagli
occhi celestini e trasparenti" spara tre colpi di pistola
alla protagonista Nara: da qui ha inizio un romanzo il
cui passato riaffiora infiltrandosi nel presente, fino a
giungere alle ragioni di quel gesto.
LA TESTA DEGLI ITALIANI
di Beppe Severgnini
L'autore scrive una guida per gli stranieri che vogliano
conoscere l'Italia e soprattutto gli italiani e con la sua
famosa ironia parla dei difetti e dei pregi della nostra
nazione: i treni costantemente in ritardo, il traffico cao-
tico, la televisione sempre più volgare, il paesaggio de-
turpato ma che rimane un posto capace di mandarci in
bestia e in estasi nel raggio di cento metri e nel giro di
dieci minuti. Un laboratorio unico al mondo, capace di
produrre Botticelli e Berlusconi. Un luogo dal quale di-
ciamo di voler scappare, se ci viviamo; ma dove tutti vo-
gliamo tornare, quando siamo scappati.
IL MISTERO MEDJUGORJE
di Antonio Socci
L'autore racconta il suo primo viaggio a Medjugorje, sui
luoghi dove, il 24 giugno 1981, alcuni adolescenti vide-
ro su una collinetta, nei pressi del villaggio bosniaco,
una giovane ragazza, splendida, dolce, che si sarebbe
presentata come la "Beata Vergine Maria" e che tuttora
appare loro quotidianamente. A oltre vent'anni di di-
stanza, oggi che Medjugorje è diventata meta di milio-
ni e milioni di pellegrini, Socci ricostruisce, attraverso
una rigorosa indagine giornalistica, la storia e il miste-
ro di questi fatti: visita i luoghi, incontra i protagonisti,
ascolta sacerdoti, teologi e scienziati.
IL BROKER di John Grisham
LA REGINA DELLA CASA di Sophie Kinsella
FOLLIE DI BROOKLYN di Paul Auster
I CODICI DEL LABIRINTO di Kate Mosse
IL MINIATURISTA di Vantrease Brenda Rickam
UNA SOGNATRICE di Martha Cooley
UNA FACCIA GIA' VISTA di Roddy Doyle
HARRY NON HA PAURA di Clare Sambrook
L'UOMO CHE CREDEVA
DI NON AVERE PIÙ TEMPO di G. Musso
VERITA' SEPARATE di Fredriksson Marianne
ATTO FINALE di Jack Higgins
IL MAESTRO MAGO di Stella Gian Antonio
CHE COSA TI ASPETTI DA ME? di Licalzi Lorenzo
CACCIA ALLA VOLPE di Minette Walters
CON GLI OCCHI ASCIUTTI di Catherine Arnaud
TALTOS IL RITORNO di Anne Rice
I MATRIMONI DEGLI ALTRI di Noah Hawley


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 11 n° 1
Aprile 2006
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)
1

CHENTRE WALTER UMBERTO
LOC. LA CHARRERE n. 22
11010 SAINT-PIERRE
AO

La Charrère


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
Mélange
Direttore responsabile
Christian Chioso
Comitato di redazione
Vanda Champréravy, Daniela Bosio,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Stefano Ferrandoz, Elda Tonso,
Ferruccio Sommaria, Angela Sarzano,
Marco Carlin
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5 - 11100 Aosta
LETTERA DEL SINDACO
Alle famiglie residenti,
La finanziaria ha previsto, in via sperimentale per l'anno
2006, la possibilità di destinare una quota pari al cinque
per mille della propria imposta sul reddito delle persone fi-
siche, alle attività di carattere sociale finanziate dal proprio
Comune. Destinare il cinque per mille al Comune non com-
porta alcuna maggiore imposta da pagare e non risulta in
contrasto con la quota dell'otto per mille da indirizzare a
favore delle Stato o delle Confessioni religiose.
Nell'invitare quindi a firmare nell'apposito spazio della de-
nuncia dei redditi, l'Amministrazione comunale si impe-
gna sin d'ora, non appena verrà comunicato l'importo del
totale raccolto, di dar conto dettagliatamente della sua de-
stinazione, che rimane comunque vincolata alla realizza-
zione di interventi a favore delle fasce più deboli della po-
polazione.
Giuseppe Jocallaz
Passaggio
nord-ovest
Molta gente lungo le strade, sia all'imbocco ad ovest, sia all'uscita sulla statale
di Chevrèyneiron. Tanti bambini. Alcune pattuglie della Polizia stradale hanno
bloccato il traffico, poi sono passate delle vecchie automobili completa-
mente tappezzate dai soli sponsor ufficiali ed hanno distribuito bandierine a tutti. Im-
provvisamente quattro furgoni camper attrezzati a discoteca, con megaschermi, megaluci e me-
gasuoni sono comparsi a gruppi di ragazzi, con i colori dei soliti sponsor, sono scesi, in-
vitando la gente a ballare, ma, si, ci si intimidiśce davanti al frastuono, per cui i mez-
zi veloci erano diretti verso Aosta.
E poi, finalmente, una tuta bianca e arancione che corre, con una grande fiamma che esce
da un gigantesco cono gelato blu...
Il fatto in sé stesso non sarebbe granché curioso, abituati come siamo allo spettaco-
lo di tutto il Tour de France, prima; però è ve-
nere questo fuoco ha improvvisamente fatto impazzire la gente assiepata lungo le strade e
ha fatto comprendere a tutti di assistere a qualcosa di veramente grande, di ammirare
l'evento che va ben oltre i confini di Pont-Saint-Martin, oltre il mare
di Genova, che per i valdostani è sempre un piacere vedere quando si passa il Turchino.
Tutti hanno compreso che quella fiamma che correva era un grande simbolo e, credo, mol-
to brivido lungo la schiena al suo passaggio. Le Olimpiadi, quelle
di Torino, sono arrivate, proprio a Saint-Pierre, fin dentro al suo castello
e il fatto più semplice di tutto questo è che è durato pochissimo: nel giro di un'ora scarsa le
automobili correvano sulla statale come ogni giorno, niente più gente lungo le strade, si-
lenzio. Ed anche la festa in piazza Chanoux, ad Aosta, all'ora
di cena era terminata. Peccato, davvero.
Chi è andato a Torino, durante i Giochi, ha detto che la città
era irriconoscibile: il grigio tristanzuolo, che conoscendo
persone ovunque e a qualunque ora del giorno e della notte,
monumenti bellissimi, a locali, a feste dappertutto.
Certamente, a leggere i giornali, i problemi ci sono stati, so-
prattutto nelle località dove venivano svolte le gare, però...
peccato, davvero.
Forse sarebbe stata una grande, grandissima occasione per
guardare dalla nostra piccola Valle il mondo dall'alto, nel
1998, e finalmente farci conoscere non solo per i buoni ben-
zina (o forse no). Sta di fatto che non avremo mai più (alme-
no quelli che sono qui adesso) occasione di ammirare da così
vicino la Fiamma olimpica. È stato comunque bello vedere,
quasi toccare, per un attimo la Storia.
Accontentiamoci perlomeno di guardare e sventolare le ban-
dierine donate dai soliti sponsor.
Christian Chioso
Il villaggio
di La Charrère
Dopo un lungo periodo di silenzio riprende
la nostra rubrica sui villaggi di Saint-Pierre.
Questa volta ci siamo fermati a La Charrère,
uno degli ultimi villaggi in cima alla salita della “Gran
Tsarríe”, la strada che collega la regionale per Saint-
Nicolas a Bosses.
Siamo andati a parlare della Charrère con Ruggero
Paillex, il decano del villaggio, nato e vissuto sempre
qui. E' stato molto piacevole parlare con lui che, nono-
stante i suoi anni (89) e la sua non ottima salute, ha an-
cora una mente lucida ed una buona memoria.
La Charrère si trova a 825 metri d'altitudine e a nean-
che un chilometro dalla regionale per Saint-Nicolas.
Appena si giunge al villaggio si trova un piccolo
Oratorio recentemente restaurato e dedicato a San
Giuseppe e le prime case che si affacciano sulla strada,
mentre le altre, alle loro spalle, si sviluppano lungo ri-
pide stradine sulla collina.
Quando io ero bambino – ci racconta il Signor Paillex –
qui vivevano otto famiglie. In una delle prime case c'era
la scuola: le maestre erano tutte diplomate e vi si faceva-
no non solo le prime tre classi; la mia prima maestra prove-
niva da Nus. A scuola eravamo in pochi: io ed alcuni dei
bambini allevati dalla Signora Bianca, meglio conosciu-
ta come “La Bianca”. Lei aveva tre figlie: due femmine ed
un maschio: una figlia, Anita, è andata fin da piccola a
Rumiod da un mio zio presso il quale è sempre vissuta.
“La Bianca” allevava bambini che le venivano affidati
dalla Provincia dietro pagamento di una piccola retta.
Una volta cresciuti o cambiate le condizioni economiche
delle loro famiglie, questi bambini tornavano a casa.
Nella casa della “Bianca” c'erano il forno ed il muli-
no: il forno è ancora agibile e non ha subito ammoder-
amenti o cambiamenti mentre il mulino non esiste più.
Per macinare si usava l'acqua della Mineresse, funzio-
nava tutto l'anno ed aveva una grande ruota il cui ru-
more si sentiva da lontano. La turbina era sotto la ruo-
ta, all'esterno, con l'albero di trasmissione che faceva gi-
rare le macine. Moltissimi portavano qui il grano da ma-
cinare e le facevano fare il pane, anche durante l'estate:
per 50 chili di grano ci venivano dati 50 chili di pane.
In mezzo al villaggio c'era un'unica fontana costruita nel
1869, due anni dopo fu cambiata la colonna ed ancora
oggi possiamo leggere le due diverse date incise nella pie-
tra. L'acqua di scolo, cioè quella che usciva dalla fonta-
3
I NOSTRI
VILLAGGI
na, veniva utilizzata dagli abitanti dell'altra parte del
villaggio sia per abbeverare il bestiame sia per annaffia-
re gli orti.
La sorgente si trova in alto al “Barmi” sotto Babelon; non
aveva vasca di captazione ma la tubazione parte diret-
tamente dalla sorgente. Inizialmente vi erano tubi di ce-
mento senza colletto e fatti a mano perciò c'erano
molte perdite; poi dietro, nel nostro prato, l'acqua ve-
niva divisa in due diramazioni: una per il nostro villaggio
e l'altra per il villaggio di Bosses. Nel 1979 abbiamo ri-
fatto la tubazione in robusta plastica, dividendo l'acqua
fin dalla sorgente.
Tutti gli abitanti del villaggio, a parte quelli emigrati al-
l'estero, erano contadini. Avevano prati e vigne e coltiva-
vano il foraggio che serviva per il proprio bestiame. Non
avevano molte mucche: una o due da latte più alcuni
manzi o vitelli; la “Bianca” aveva solo pecore. Portavano
il latte alla latteria di Alleynis dove, in certi periodi, si
raggiungevano i mille litri di latte al giorno.
Tutti noi avevamo vigne, dietro Bachod e qui
sopra il villaggio; noi, per esempio, avevamo circa 3000
mq. di vigne dove coltivavamo più tipi di vitigni come il
Petit Rouge ed altri che potevano dare buoni
risultati. Tra un filare e l'altro coltivavamo frumento e
anni alterni. Si faceva anche la grappa per un
periodo di quindici giorni.
Si bagnava uno i prati con l'acqua del “ru d'Orsière” che
aveva la presa al villaggio di Verne. Potevamo usare l'ac-
qua dalla 4,30 del mattino fino alle 4,30 del pomeriggio
per ogni quindici giorni, per il resto ci servivamo
dell'acqua della Mineresse. In certi periodi, quando si
scioglievano le nevi, c'era acqua in abbondanza, mentre,
ad agosto per esempio, scarseggiava; ogni anno si face-
vano le corvées per la manutenzione del ruscello.
Tutti avevamo qualche appezzamento di bosco a
Verrogne, e anche la legna non era molto buona per il
riscaldamento, raccoglievamo tutto: ramaglie e tronchi
piccoli; partivamo giù con le slitte, i muli od anche a
spalla.
Non avevamo molti alberi da frutta: qualche melo e pa-
per chiamati “a spina”. Questi erano alberi altis-
simi che producevano pere abbastanza grosse e che si
conservavano a lungo. La raccolta era molto difficoltosa
a causa delle piante e la fragilità dei rami.
La Charrère ha dato a Saint-Pierre due sindaci: Vincenzo
Bérard e Marino Paillex. Io ho fatto parte del pri-


Testo Originale Estratto
4
I NOSTRI
VILLAGGI

mo Consiglio Comunale, dopo la guerra, nel 1947. In que-
sto periodo abbiamo riportato il Comune a Saint-Pierre
perché durante la guerra esisteva solamente il Comune
di “Villanova Baltea” che comprendeva i Comuni di
Saint-Pierre, Villeneuve, Aymavilles, Saint-Nicolas ed
Introd.
L’Assessore ai Lavori Pubblici è riuscito a far acquistare
dal Comune il Castello ed adibirlo a sede del Municipio.
In questa prima Amministrazione c’era almeno un rap-
presentante per ogni zona del paese. Con me c’erano: Edy
Berthod, Pacifico Persod (che era consigliere già prima
della guerra), Marcello Lettry, Renato Micottis, Serafino
Rumiod, Dario Luboz, Enrico Paillex, Jean Meynet,
Daniel Lale-Castain ed Ermique Lale-Demoz. Ognuno
conosceva la necessità della propria zona e, malgrado ci
fossero pochi soldi, nel 1951 abbiamo fatto il pro-
quedotto di Saint-Pierre da La Charrère – Le
Ordines ed ogni famiglia ebbe un rubinetto per l’acqua
in casa. Inoltre fu allargata la strada della collina da Sal-
vio di Saint-Nicolas a Bosses: il Comune ci fornì il mate-
riale e tutti noi facemmo il lavoro a corvées”.

Questo è il racconto che abbiamo raccolto dalla signora
Pailllex: memorie di anni difficili che è giusto ricordare
per non perdere la nostra storia.

VANDA CHAMPRÉTA VY
FERRUCCIO SOMMARIVA

LE MOULIN DE “LA BIANCA”
Tournait au bord du muletier chemin
La grande roue d’un vieux moulin
Elle était là, depuis qui sait quand!
Déjà l’avaient vue mes arrière-grands-parents
Elle tournait incessamment
Depuis l’été jusqu’au printemps.
Elle moulait du blé, du maïs, du froment
Ron-ron-ron, elle chantait en tournant
Sa voix, on l’entendait de très loin
Elle m’était de fidèle compagnie
Quand j’allais travailler à la campagne.
Elle chantait de bon gré
Au passage des berceaux enrubannés
Son chant se faisait plus joyeux
Au passage des couples heureux.
Sa voix s’attendrissait quand c’était
Un cortège funèbre qui passait
Maintenant que cette voix je n’entends plus
Pour moi c’est comme un monde qui a disparu
Adieu, vieux moulin, adieu.

(TIRÉ DE: Lo POÈTE DI TSANTÈ DI SILVIO CHAMPRÉTA VY)
DESSIN DE GIANCARLO ZUPPINI

5
Il dottor
Dieter Mittman

STRANIERI
A SAINT-PIERRE

Continua, con questa
intervista al Dottor Dieter Mittman,
la rubrica di Mélange dedicata
agli stranieri che abitano a
Saint-Pierre e che, come i nostri
ragazzi trasferitisi lontano,
arricchiscono la nostra comunità
con le loro esperienze diverse.
N
el silenzio e
nella calma
di uno studio
ormai svuotato delle
voci e dei suoni del
giorno, il Dottor Die-
ter Mittman, quasi
certamente lo stranie-
ro più conosciuto di
Saint-Pierre, mi ha ac-
colta e fatta sedere al
suo posto alla scrivania e ha dedicato a me e a tutti i
lettori di Mélange un po’ del suo prezioso tempo per
narrarci la sua incredibile storia:

Nei primi anni cinquanta, ai tempi della grande rico-
struzione della Germania post bellica, mio padre era im-
prenditore edile. Tra i suoi operai c’erano allora molti ita-
liani immigrati in cerca di un lavoro. Andavo spesso sui
cantieri in visita a mio padre e rimanevo ogni volta im-
pressionato dalla vita dura a cui erano sottoposti gli ita-
liani: dormivano in baracche e mangiavano seduti a ter-
ra. Quando io arrivavo avevano però sempre una paro-
la gentile e un dolce sorriso da regalarmi. Gli italiani mi
affascinavano con il loro modo unico di prendere la vita:
sempre un po’ ironico, così diverso da noi tedeschi.
La mia storia con la Valle d’Aosta inizia nel 1958 con la
famiglia Di Stasi di Aosta.
Mia mamma aveva deciso di partire con me e i miei fra-

Fu proprio l’anomala
condizione di questa
coraggiosa madre tede-
sca che spinse la signo-
ra Di Stasi a porle la
domanda che si insi-
nuava un po’ in tutte le
mamme italiane pre-
senti in albergo: come
riusciva lei sola con tre
figli a farli rimanere se-
duti immobili fino alla fine del pasto, mentre i loro par-
goletti dovevano essere richiamati «A Tavola!» ad ogni
portata da zelanti ma solleciti camerieri.
Ricordo nel 1960 la prima volta che visitai la Valle
d’Aosta, in occasione di una visita alla famiglia Di Stasi.
Non c’era ancora il tunnel del Gran San Bernardo e si
passava solo d’estate passando dal valico.
Mi ricordo quando ad Aosta si poteva circolare in mac-
china nel centro storico: intorno a Piazza Chanoux o nel-
le vie pedonali.
Si consolidò allora una lunga amicizia, che vedeva i
Mittman ad Aosta durante le vacanze pasquali ed en-
trambe le famiglie a Rimini nei caldi mesi d’estate. Il no-
stro rapporto romagnolo durò fino ai miei 17 anni.
A maturità, feci il servizio militare e poi, nel 1970,
conseguito la laurea in odontoiatria.
Nel 1978, Rodolfo Barberis, su suggerimento dell’In-
gegner Di Stasi, suo collega negli uffici regionali del
Ministero delle Finanze, arrivò da solo, all’improvviso
nello studio di Saint-Pierre in Germania. Il suo caso era così grave che
fu necessario ospitarlo una settimana per curarlo. Il no-
stro rapporto divenne subito incomparabile. Lo stesso
anno mi recai a trovarlo a Saint-Pierre con la mia allo-
ra fidanzata Ingrid. Rodolfo era conosciuto da tutti e
dopo poco tempo iniziò a segnalarmi casi di persone che
stavano male e che avevano bisogno del mio aiuto.
Cominciarono ad arrivare i nostri strani pellegrinaggi in case di
amici e conoscenti di Rodolfo, armato di una valigetta
contenente un po’ di “ferri del mestiere” estraevo denti a
pazienti seduti in sala da pranzo sotto lo sguardo curio-
so di amici e parenti. Ingrid, allora studentessa di storia

telliper l’Italia, destinazione Rimini, affrontando questo
lungo viaggio da sola. Non bisogna scordare che allora
non c’era nemmeno un metro di autostrada: erano tutte
strade nazionali.
Ricordo ancora che sulla spiaggia passavano gli ambu-
lanti a vendere le loro merci, c’era un ragazzo che, con
una borsa della Motta in ogni mano e un bizzarro cap-
pello di paglia con fiori svolazzanti, riusciva sempre a
convincere mia mamma a comprarci un gelato.
Abbiamo conosciuto la signora Di Stasi in albergo: mia
mamma era l’unica signora tedesca a non essere ac-
compagnata dal marito e destava altresì grande curio-
sità negli altri clienti dell’albergo: in prevalenza donne
e bambini italiani che soggiornavano a lungo nella lo-
calità balneare e ricevevano brevi visite dei mariti nei
fine settimana.


Testo Originale Estratto
6
STRANIERI
A SAINT-PIERRE
dell'arte, si prestava a farmi da assistente alla poltrona.
Ricordo una signora che si vergognava a farsi curare da-
vanti a tutti e che mi chiese di seguirla in cucina lonta-
no dagli sguardi indiscreti: fu lì, tra pentole e fornelli che
le estrassi un dente dolorante!
E' stato bello e istruttivo poter curare e conoscere tutte
queste persone di Saint-Pierre anche se le visite a domi-
cilio avevano il loro lato negativo: tutti continuavano ad
offrirci da bere e a fine giornata iniziavamo a sentirne gli
effetti...
Ingrid ed io condividevamo l'amore per l'Italia, per le
bellezze naturali e per i suoi capolavori artistici e questo
ci ha permesso di intraprendere in comunione i sempre
più frequenti viaggi verso il paese "du' sole".
Ci siamo sposati nel 1982 e la prima notte dopo il viag-
gio di nozze la passammo nella nostra attuale casa, in
frazione Jacquemin, un vecchio fienile ristrutturato del-
la signora Bruna Belli, zia di Alida, la futura moglie di
Rodolfo.
Tre giorni dopo il nostro arrivo, bussò alla porta una
mamma con in braccio una bimba che piangeva dal do-
lore.
Non avevamo alcun attrezzo con noi così non potemmo
aiutarla ma questo fu un segno: equipaggiammo una
sedia a straio il piano terreno ed ebbe inizio così il nostro
studio dentistico a Saint-Pierre: i pazienti si recavano in
Germania per gli interventi più complessi e venivano cu-
rati e monitorati nei fine settimana a Jacquemin.
Non potendomi iscrivere all'albo, ero costretta ad esercita-
re la mia professione in modo così precario. Dopo poco
arrivarono le denunce al seguito delle quali venni
arrestato.
Nel 1986 ottenni finalmente il permesso di esercitare la
mia professione. Il mio studio fu trasferito in frazione
Ordinés al secondo piano di una casa anch'essa di pro-
prietà della signora Belli. Questa soluzione si rive-
stò insostenibile: sin dal primo mattino si creavano
file di pazienti sulle scale in attesa del proprio
turno. Dopo alcuni mesi, finalmente ci intensifi-
cai in quello che è il nostro studio attuale. Fu un lavoro
enorme: da un deposito di macchine agricole, io
progettammo lo studio dentistico che tutti cono-
e che ora oltre ai cari pazienti di Saint-Pierre annovera
genti di ogni dove anche dal Piemonte e da Oltralpe.
Ho tanti pazienti, ma i Saintpierroleins per me sono ve-
ramente speciali, conosco la loro storia e condivido con
loro la vita del paese. Mi sento così tanto di Saint-Pierre
che sto pensando di comprarmi due metri quadrati del
cimitero per poter eleggere Saint-Pierre come mia dimo-
ra eterna.
Con l'apertura del nuovo studio ho assunto varie assi-
stenti, molte delle quali sono ancora oggi quotidiana-
mente accanto a me nell'assistenza dei pazienti. Le mie
collaboratrici sono per me come delle figlie e ognuna di
loro ha un ruolo unico e insostituibile. Da alcuni anni mi
aiuta un collega tedesco, il dottor Lorenz, che spero, tra
una decina d'anni, quando andrò in pensione, possa con-
tinuare la mia opera.
Continuo a tutto oggi, ogni fine settimana, la spola tra
Saint-Pierre e la Germania, dove risiede ancora la mia
famiglia: Ingrid, mia moglie che ora mi accompagna un
po' meno nei miei viaggi, Lara, la mia prima figlia, nata
nel 1987 e che quest'anno deve affrontare l'esame di ma-
turità e Silvia, la mia seconda figlia, nata nel 1992 e che
ha un carattere così forte e indipendente che si fa curare
i denti da un mio collega e non da me! Entrambe le mie
figlie amano Saint-Pierre e parlano un ottimo italiano.
Quando torno in Germania mi dedico alla mia grande
passione: il pianoforte. Da alcuni anni, un professore po-
lacco mi offre tre domeniche al mese per seguirmi in que-
sto mio abbandono estetico.
La scelta di dedicare tutta la mia vita a Saint-Pierre è
nata un po' come una missione: quando arrivai trovai dei
pazienti in condizioni veramente gravi e il mio intervento
si riduceva essenzialmente in un contenimento dei dan-
ni. Dopo oltre venticinque anni di lavoro, posso afferma-
re che molti di coloro che ho curato dalla prima infanzia
hanno un sorriso invidiabile!
Ogni giorno mi sveglio sentendomi un privilegiato: cre-
do infatti che la fortuna di vivere a Saint-Pierre e avere
il rispetto della sua gente mi venga direttamente da Dio
ELDA TONSO

Un libro
e la sua autrice:
Nicole Denarier
N
el febbraio
2006 è uscito
per le edizio-
ni Vida "Venti erbe per
stare bene. Piante me-
dicinali della Valle
d'Aosta" di Nicole De-
narier: una giovane
autrice di Cerellaz
(Avise) che lavora
presso la farmacia di
Saint-Pierre e che si
cimenta per la prima
volta a scrivere per il grande pubblico. A partire dal-
le conoscenze sulle erbe, acquisite nell'infanzia quan-
do la nonna appassionata conoscitrice e raccoglitrice
delle piante officinali che popolano i nostri prati la
portava con sé e le trasmetteva saperi e tradizioni an-
tiche, attraverso lo studio approfondito della biologia,
della chimica e dell'omeopatia presso la Facoltà di
Farmacia dell'Università degli Studi di Torino, Nicole
Denarier ci propone uno strumento chiaro e scienti-
fico per avvicinarci alla conoscenza delle piante me-
dicinali valdostane.
In un linguaggio semplice e diretto l'autrice propone al
lettore le schede di venti erbe tra le più usate in Valle
d'Aosta.
Ogni scheda contiene:
• i nomi volgari
• i nomi patois
• i nomi francesi della pianta
• la famiglia di appartenenza
• l'etimologia
• la descrizione botanica
• l'habitat
• le parti utilizzate
• il periodo di raccolta
• la conservazione
• i componenti chimici
e ancora....
• gli usi popolari in Valle d'Aosta
• le proprietà terapeutiche
• le preparazioni
• le curiosità e osservazioni

7
LIBRI

Questo lavoro che
prende spunto da una
tesi di laurea nata già
con lo spirito di essere
comprensibile e acces-
sibile al pubblico in
sede di discussione, ma
che si concentrava su
un numero minore di
piante e conteneva for-
mule che sarebbero
state incomprensibili ai
molti, nella sua fase di
revisione, in vista della pubblicazione, è stata ripensata
affinché diventasse un utile testo di consultazione per
coloro che volessero avventurarsi nella raccolta e nel-
l'utilizzo delle piante medicinali. A tal fine la pubblica-
zione è stata arricchita da un paragrafo dedicato alle av-
vertenze legate alla cautela necessaria nell'autocura. Un
sezione particolare è dedicata inoltre alla raccolta
delle piante rare, operata sempre in modo da as-
sicurare la sostenibilità del patrimonio etnobotanico.
Scrive Nicole Denarier: Raccogliendo e riconoscendo
personalmente ogni pianta, a volte con poche diffi-
coltà, ho avuto occasione di
avvicinarmi di più all'am-
biente in cui vivo e di veri-
ficare conoscenze botaniche
che non dimostrate a vol-
te sbagliate [...].
In un altro passo del libro
si legge: Ancora oggi, no-
nostante i progressi in cam-
po farmacologico, è difficil-
le conquistare la fiducia del
valdostano più anziano che
è sempre vissuto nel proprio
villaggio e spesso preferi-
sce, prima di andare dal
medico, usare qualche vec-
chio rimedio naturale o ri-
volgersi a un guaritore, al
"rabeilleur", a chi pratica il
"secret" [...].
NICOLE DENARIER

Venti erbe
per stare bene

PIANTE MEDICINALI DELLA VALLE D'AOSTA

EDIZIONI VIDA


Testo Originale Estratto
INCHIESTA
A PUNTATE
I giovani a Saint
Pierre, Saint-Pierre
e i giovani
In questo numero di Mélange proseguiamo l'in-
chiesta sui giovani di Saint-Pierre, accogliendo il
punto di vista dell'Assessore alla cultura Laura
Glarey e del Parroco Don Ugo Reggiani.
"Il faut que jeunesse se passe" d'après ce fameux
verbe il est évident qu'il faut être indulgent pour les
écarts des jeunes gens. Comment nous conduisons
nous, nous les adultes et parents envers la jeunesse
est parfois difficile d'instaurer un rapport entre ces
générations ainsi différentes, ainsi éloignées mais
si proches. De mon côté, quelle est mon attitude
vers les jeunes et comment je vis leur présence sur le
territoire? Je crois avoir un bon rapport avec les jeunes
de Saint-Pierre et grâce à quelques initiatives mises en
oeuvre par l'Administration communale j'ai pu partager
leurs idées, leurs ennuis et leurs sentiments. Le
"Progetto Giovani" a donné la possibilité à nos jeunes
de se rencontrer dans un endroit approprié à leurs exi-
gences sous le guide de valables éducateurs avec les-
quels un parcours de croissance, de prise de cons-
cience de soi-même et de savoir vivre sa propre identité a
été entamé.
Après quelques années pendant lesquelles, les projets
semblait rien apporter à nos jeunes mais plutôt créer
un lieu isolé sans aucun rapport avec la réalité de Saint-
Pierre, ses habitants et les autres garçons et filles ne
faisant pas partie du groupe fréquentant le centre ou
le centre et s'est fixé, comme but, la réalisation d'un
court-métrage sur Saint-Pierre. Grâce à cet expédient
les jeunes sont sortis sur le territoire, ont eu l'opportu-
nité de rencontrer les Sainpiolains mais surtout la
possibilité de se faire connaître et de détruire cer-
taines opinions enracinées à leur égard.
Par la présentation des "Mystères de Saint-Pierre",
nous avons eu l'occasion d'examiner le travail effectué
une certaine période mais surtout d'apprécier le ré-
sultat atteint qui a intéressé le groupe dans sa totalité,
intrigant, impliquant aussi la présence d'adultes et la
participation de plus en plus massives de tous les jeunes
de Saint-Pierre.
LAURA GLAREY
...noscere veramente Gesù dal mio punto di vista e vive-
re il meglio della vita, perché vuol dire possedere una
gioia e una pace che umanamente sono impossibili.
Con i giovani che ho incontrato ho cercato di fare ami-
cizia e di proporre ciò che a me sta veramente a cuore:
i risultati dei miei incontri non sono nelle mie mani. Si
sparge un seme, ma non sappiamo quando e come ger-
moglierà. Con questo non voglio escludere che per i gio-
vani non si possa fare di più, anzi... Con coloro con cui
sono entrato in dialogo mi sono conto che in essi
prevale un pregiudizio nei confronti della Chiesa, come
se essere cristiani volesse dire vivere una morale a vol-
te pesante e incomprensibile e non avere la possibilità
di godere la vita, cosa che non è affatto vera. Lo stesso
pregiudizio l'ho notato nei confronti della politica.
A parte questa prima considerazione ho co-
munque potuto constatare che molti giovani hanno un
desiderio di bene, tanto che alcuni fanno, per esempio,
del volontariato. Molti sono preoccupati della vita del
paese, anche se tendono a sottolineare quello che se-
condo loro manca piuttosto che le cose positive che ci
sono. Mi sembra incoraggiante che alcuni abbiano dei
bei progetti per il futuro, abbiano delle attese e si im-
pegnino, in particolare nello sport e nello studio. Altri
hanno invece un desiderio di divertirsi, di stare bene
nell'immediato, non si aspettano un gran che dal futu-
DON UGO
A côté de ces jeunes qui viennent d'être présents sur les
planches il y en a d'autres qui depuis presque une di-
zaine d'années réjouissent la population de Saint-
Pierre avec un répertoire bien captivant pour tout ama-
teur de théâtre. Le groupe théâtral Eidos nous a permis
de revivre des moments liés à l'histoire de Saint-Pierre
de jadis, de connaître ses anciens importants person-
nages, ses villages ainsi que quelques réminiscences
scolaires, se rapportant à des fameux auteurs de littéra-
ture. Mais la chose la plus importante, à mon avis, est
de voir ces jeunes acteurs jouer des rôles d'une cer-
taine envergure avec un naturel et une habilité propre des
plus importants noms du monde du théâtre contem-
porain. En outre il est beau de voir quel bon rapport
d'amitié existe parmi ces jeunes.
Et bien, bravo les jeunes de Saint-Pierre!!
Nous ne devons pas oublier nos nombreux jeunes qui
ont obtenu leur baccalauréat avec l'appréciation la plus
élevé et auxquels j'ai eu l'honneur d'accorder un prix.
Et depuis le juin 2000, la liste des noms s'allonge de plus
en plus.
Et pourquoi pas inviter nos jeunes, qui ont obtenu leur
diplôme universitaire, à présenter leur travail afin que
l'entière population puisse se rendre compte de la gran-
de de richesse que nous avons et qui est représentée par
notre jolie jeunesse?
Pour le futur le travail commencé aboutira à la réalisa-
tion de quelque chose de bien plus grand, de bien plus
intrigant, impliquant aussi la présence d'adultes et la
participation de plus en plus massives de tous les jeunes
de Saint-Pierre.
LAURA GLAREY
Riguardo la mia esperienza di parroco di Saint-Pierre
e la presenza dei giovani sul territorio posso subito dire
che, arrivando tre anni fa in paese, la prima cosa che mi
ha colpito è che la maggior parte di essi non ha un con-
tatto con la parrocchia. La cosa, se da una parte non mi
ha sorpreso, dall'altra mi ha addolorato perché ero di-
spiacuto che molti giovani pur avendo frequentato la
chiesa con il catechismo non ne abbiano continuato il
cammino. La colpa di chi è?
Senza entrare in una analisi dettagliata del problema
rimane il fatto che, senza possedere una tradizione, è
più difficile vivere e affrontare la vita presente e che co-
ro e vivono secondo il famoso detto del cogliere l'atti-
mo. Mi spiace che l'uso di alcool e droga è per molti il
modo abituale per stare bene in alcuni momenti.
Io credo fermamente che ci sia bisogno per un
giovane di avere davanti agli occhi l'esempio di adulti
che si impegnino con la vita seriamente, che accompag-
nino il loro a scoprire le grandi esigenze del cuore uma-
no, le dimensioni della grandezza e la bellezza della vita. Quello
che è importante sottolineare nel dialogo con i giovani è che
è importante è custodire il proprio cuore e non
avere paura di ascoltare le sue esigenze più profonde,
non lasciarsi conformare da modelli e proposte che,
lo censurino. Il vero coraggio nella vita
è quello di essere veramente se stessi, di essere leali con
il proprio cuore. Solo così si può costruire la propria vita
senza isolarsi e desiderando una vita di comunità sem-
pre più ricca.
DON UGO
Per proseguire nella nostra inchiesta abbiamo biso-
gno della vostra collaborazione al fine di poter svol-
gere interviste ai gruppi rappresentativi delle di-
verse fasce d'età. Prossimamente vorremmo intervi-
stare alcuni ragazzi dai 16 ai 19 anni, chi fosse inte-
ressato può comunicarlo in biblioteca.
DANIELA BOSIO, GERMANO DIONISI
Appunti di Storia locale
Quando si parla di utilizzo razionato o ca-
renza d'acqua il nostro immaginario corre
spesso alle aride distese dei Paesi africa-
ni, o, in alcuni casi, al nostro meridione, non immagi-
nando lontanamente che l'acqua e la sua scarsità han-
no scandito anche la nostra realtà fino a pochi decen-
ni fa. Il nostro Comune, molto esposto al sole, godeva
di una temperatura privilegiata e le sue coltivazioni
sarebbero state eccellenti se la mancanza di nevai a
monte non avessero reso precario e quanto mai in-
stabile la disponibilità di questo prezioso elemento.
Si ha notizia che solo due secoli addietro esistevano
tanti e tali opere di derivazione e conduzione, chia-
mati "RU", che permettevano di raggiungere anche il
più lontano appezzamento evitando nel modo più as-
soluto ogni dispersione.
Insieme al supporto fisico era necessario una altrettanto
efficiente regolamentazione dell'uso delle acque perché
è facile immaginare che chi più in alto sta meno si ren-
da conto delle esigenze di chi lo segue più a valle. Ecco
perché le autorità del tempo cercarono di codificare l'u-
so dell'acqua evitando in questo modo vere e proprie
tensioni sociali. Spesso non fu sufficiente, tant'è che
strascichi in tal senso si tramandarono e se ne ha me-
moria anche oggi.
MARCO CARLIN
Vi riporto lo stralcio di un regolamento che, insieme ad
altri interessantissimi documenti, stanno giungendo in
Biblioteca, a dimostrazione di quanto sia sentita l'esi-
genza di recuperare una memoria storica della nostra
realtà. Questa pagina, del-
le tre a disposizione, san-
cito il diritto all'uso del-
la quantità d'acqua rac-
colta in pista per l'irrigazione di Coltura dal 1925, anno
in cui si cominciò a realizzare il "Grand Ru". Gli interessa-
ti potranno approfondire l'argomento leggendo "SAINT-PIERRE" di
Cerutti, Bornet, Carlin, Ed. Museum
MARCO CARLIN
Un estratto dal “Regolamento per la condotta dell'acqua che alimenta i Prati dalla Ciappesana in Saint-Pierre”, approvato dal Consiglio Comunale il 28 maggio 1850.
Lista degli utenti dell'acqua
N Nome et Prénom Observations Quantità
1 Bornet Pierre-Nicolas
1 Bornet Jean-Antoine
2 Gappeau Jean-Baptiste 4
1 Dimier Claude 4
3 Chappeau Marin 1
Filles de Jean-François
Filles de Pierre
Filles de Jean
4 Anselme Michel 1
Filles de Joseph
Filles de Pierre
Fils de Pierre
5 Curtaz Pierre-Antoine 2
Filles de Jacques
Filles de Jean
Filles de Jean-Baptiste
Filles de Joseph
6 1
7 3
8 2
Etc.
19 avril 1850


Testo Originale Estratto
10 MÉLANGE Giancarlo Zuppini: un amico della Biblioteca L’anima del tempo e Vocazione interiore sono le due mostre di Giancarlo Zuppini che la biblioteca comunale e l'amministrazione di Saint-Pierre, in collaborazione con la Direzione delle attività culturali della Regione Valle d'Aosta, hanno organizzato rispettivamente nel 1999 e nel 2004. Dicevamo, allora, che le mostre erano un'occasione per tributargli un omaggio come artista che opera al contem- Inaugurazione della mostra L'anima del tempo di Giancarlo Zuppini. Museo Regionale di Scienze Naturali, 5-30 giugno 1999 Pierre, paese che lo apprezza per le sue doti umane e che, con le mostre, ha voluto valorizzarlo, non solo per le sue opere, ma anche per il suo prezioso contributo alla vita culturale. Dell'amico e dell'artista Giancarlo vorrei sottolineare, inoltre, la sua grande carica innovativa nella tecnica e nella ricerca, grazie alla sua disponibilità alla sperimentazione. Un esempio per tutti: Vocazione interiore, per l'abbinamento quadri/libri, non era un'operazione indolore, si rischiava di valorizzare i quadri a detrimento dei libri o viceversa; nel lavorare insieme, invece, si è trovato l'equilibrio giusto e il risultato, per il successo ottenuto e per le tante attestazioni di apprezzamento, ne hanno fatto una mostra davvero unica nel suo genere. Giancarlo ci ha lasciati all'improvviso e ricordarlo per l'intensità delle sue opere è un modo per ringraziarlo ancora e per rinnovare la sua presenza nella nostra comunità. GERMANO DIONISI Giancarlo Zuppini è stato un maestro particolare che, per alcuni anni, ha curato per la biblioteca dei corsi per bambini. Lui chiamava di creatività perché diceva: i bambini non disegnano, ma creano. Ricordo di Giancarlo il grande rispetto che dimostrava per i bambini perché affermava con convinzione che sono il sale della vita e, quando qualcuno diceva ma io non so disegnare lui lo rassicurava raccontando che il pennello è guidato dal cuore, basta lasciarlo andare... Prendeva i bambini per mano, li portava davanti alla finestra e diceva: guardate i colori, il cielo è azzurro e si riflette nell'aria, non c'è nulla di grigio e loro osservavano e, a poco a poco, il cielo non era più solo una riga in alto nel foglio, ma diventava lo sfondo per dipingere. Insegnava quanto è importante osservare il mondo circostante, chiedeva di disegnare un galletto, un trattore, una mucca, rivelando così il grande amore che aveva per il nostro mondo rurale. E quando i bambini dicevano: facci vedere come si fa lui disegnava molto semplicemente un galletto alla lavagna e diceva loro con grande serietà: voi lo farete sicuramente meglio di me. E i bambini capivano e lavoravano, usavano colori e pennelli in un'atmosfera molto allegra e sui fogli nascevano immagini che scaturivano dallo sguardo particolare che, forse, solo i bambini sanno rivolgere al mondo. Mi piace pensare che il nostro maestro continui a dipingere, magari oggi è vicino al colore azzurro del cielo che amava così tanto... I.V. 11 CULTURA Castelli di Cultura La rassegna letteraria del Comune di Saint-Pierre cresce. Sei appuntamenti con autori di primo piano Chissà se alle persone che vivono nella nostra comunità piacerà ascoltare la voce di uno scrittore che traduce le sue emozioni in pagine, le sue avventure in articoli di giornale? È una domanda che mi pongo spesso e alla quale facciamo infiniti riferimenti nella fase preparatoria di "Castelli di Cultura". La ricerca di autori validi, la costruzione di momenti interessanti da proporre al pubblico, il veicolo più efficace per comunicare l'evento, sono gli impegni che maggiormente ci coinvolgono e si sommano alle riflessioni iniziali per proporre agli abitanti del Comune di Saint-Pierre e ai suoi ospiti un prodotto di cui possano compiacerci. Non so se i termini "prodotto", "obiettivo", "compiacersi", siano appropriati per un filone culturale, ma so che la nostra rassegna sta piacendo e che avrà un futuro di primo piano. Per la prossima stagione abbiamo preparato sei appuntamenti: ognuno di questi vedrà un autore letterario o un giornalista trattare della sua ultima opera. Un "esperto" locale agevolerà la sua esposizione e il dialogo che ne scaturirà con il pubblico in sala. Il palcoscenico, costituito dai nostri meravigliosi castelli, sarà un vezzo che solo noi ci possiamo permettere. Durante una serata, quest'anno, si sperimenterà una delicata relazione: un'opera letteraria, un autore, un vino e un enologo cercheranno di trovare il legame tra emo- zioni così diverse e a volte così immediate. A parte vi riportiamo un breve program- ma pressoché definitivo e ci ripromettiamo di segnalarvi tempestivamente gli ag- giornamenti che si verificassero. A questo proposito, invitiamo gli utenti della Bi- blioteca e tutti quelli che ne fossero inte- ressati, a lasciare la propria e-mail a di- sposizione della bibliotecaria. La utilizze- remmo per un contatto personale. 9 giugno: 2006 Luca Ricolfi Nato a Torino nel 1950, ha insegnato Sociologia presso la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Modena e Scienze Sociali presso l'Università di Torino. I suoi interessi teorici e metodolo- gici includono il mercato del lavoro, l'istru- zione, la corruzione politica, lo spazio eletto- rale, l'analisi degli spazi percettivi, la teoria dell'azione politica, la teoria della misura- zione, la teoria dei dati e la storia dell'analisi dei dati. Negli ultimi anni si è occupato prevalentemente di atteggiamenti giovanili, influenza della tv sul comportamento eletto- rale, percezione dei partiti, rapporto fra scelte politiche e preferenze morali. 14 luglio: Alessandro Perissinotto Nasce a Torino nel 1964. Pratica me- dicina in Lettere nel 1992 e si occupa, all'Università di Torino, di multimediali- tà e della didattica della letteratura. È do- cente universitario. Inizia quindi un'inten- sa attività di ricerca, occupandosi di se- miologia della fiaba, di multimedialità e della didattica della letteratura. Nel 1997 con il romanzo poliziesco L'anno che ucci- sero Rossi, ambientato in un paese delle alpi piemontesi, indagine condotta negli anni '60 in un remoto paese delle alpi piemon- tesi, al quale fa seguito, nel 2000, La can- zone di Colombano (Sellerio), un "noir" am- bientato tra Val di Susa e Delfinato all'inizio del Cinquecento. Il suo ultimo romanzo ignobile è in graduale vendita. 7 agosto: Luisito Bianchi Rivelazione è una di quelle parole nau- fragate nell'oceano dell'abuso. Ma per don Luisito Bianchi il termine si può usare tranquillamente. Una rivelazione, davvero. Non solo come teologo scomodo o come sacerdote inquieto ma anche come narra- tore. La messa dell'uomo disarmato, visto la luce nel 1989 in un'edizione semiclandestina, raggiungendo in breve tempo un grande successo. Don Luisito ha pubblicato molti libri, oggi ha 76 anni e fa la spola tra Cremona, la sua città, e l'Abbazia di Viboldone, a due passi da Milano, dove è cappellano. Perché ha scelto di essere prete? La do- manda che, in assoluto, non è mai scon- tata, lo è ancora meno quando si ha di fronte un uomo, un prete come don Lui- sito Bianchi. E infatti lui risponde anzitutto con un si- lenzio, che lì per lì può lasciare imbarazza- to chi lo conosce solo superfi- cialmente. In realtà don Luisito non si chiude in quel si- lenzio, ma vi sprofonda alla ricerca di ri- sposte che non sono mai banali, come non lo sono state le risposte più importanti del- la sua vita, quelle con cui ha cercato di dare ascolto e di interpretare gli interroga- tivi profondi del suo percorso umano e sacer- dotale. 28 luglio: Andrea Vitali Nasce nel 1956 a Bellano, dove esercita la professione di medico di base. I suoi romanzi traggono vantaggio da una in- nata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodi- giose narrazioni. Nel 1990 ottiene il premio Mont Blanc per il romanzo Il Procuratore. Seguono altri importanti ro- manzi tra i quali: Una finestra vista lago, La signorina Tecla Manzi, La figlia del po- destà. MARCO CARLIN


Testo Originale Estratto
12
BIBLIOTECA
COMUNALE
LIBRI: NUOVI ARRIVI
F olco, Folco, corri, vieni qua! C'è un cuculo nel
castagno. Non lo vedo, ma è lì che canta la sua
canzone: Cucù, cucù, l'inverno non c'è più Eri-
tornato il maggio col canto del cucù Bellissimo, senti!
Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo gran-
de viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al
capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi
quasi con un po' di divertimento. L'altro giorno la
Mamma mi ha chiesto «Se qualcuno telefonasse e ci
dicesse d'aver scoperto una pillola che ti farebbe cam-
pare altri dieci anni, la prenderesti?» E io istintiva-
mente ho risposto «No! Perché non la vorrei, perché
non vorrei vivere altri dieci anni. Per rifare tutto quel-
lo che ho già fatto? Sono stato nell'Himalaya, mi sono
preparato a salpare per il grande oceano di pace e non
vedo perché ora dovrei rimettermi su una barchetta a
pescare, a far la vela. Non mi interessa.
Guarda la natura da questo prato, guardala bene e
ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini - chi
sa chi sono? - coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nel-
l'erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande con-
certo che vive di vita sua, completamente indifferente,
distaccato da quel che mi succede, dalla morte che
aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uc-
celli cantano al loro dio, il vento soffia.
Che lezione! Per questo io sono sereno. Da mesi dentro
di me c'è un centro di gioia che irradia in ogni dire-
zione. Mi pare di non essere mai stato così leggero e fe-
lice. E se mi chiedi: Come stai? ti dico: Io sto benissimo,
la mia testa è libera, mi sento meravigliosamente. Solo
che questo corpo fa acqua, letteralmente fa acqua da
tutte le parti, marcisce. E l'unica cosa da fare è stac-
carsene e abbandonarlo al suo destino di materia che
diventa putrescente, che torna polvere. Senza angoscia,
ché mi rimane poco tempo, un'ultima cosa forse mi
piace ancora farla ed è parlare con te che sei stato par-
te e spettatore della mia mia vita per trentacinque anni,
trentaquattro - quanti ne hai? -, di questo lungo viag-
gio che io ho fatto e che tu hai visto dal basso, dalla
prospettiva del figlio. Eri sempre lì, ma so benissimo
che non conosci tutta la mia vita. Come in fondo io non
conoscevo la vita di mio padre e mi rammarico alla fi-
ne di non aver passato del tempo con lui a parlarne.
FOLCO: Allora, Babbo, hai proprio accettato di morire?
TIZIANO: Vedi, questa di «morire » è una cosa che vor-
La fine
è il mio inizio
di Tiziano Terzani, Ed. Longanesi
LE PRIME PAGINE
rei evitare. Mi piace molto di più l'espressione india-
na, che conosci come me, «lasciare il corpo ». Infatti, il
mio sogno è di scomparire come se non esistesse questo
momento del distacco. L'ultimo atto della vita, che è
quello che si chiama morte, non mi preoccupa perché
mi ci sono preparato. Ci ho pensato. Ora, non dico che
sarebbe la stessa cosa alla tua età. Ma alla mia! Ho ses-
santasei anni, ho fatto tutto quel che volevo fare, ho
vissuto intensissimamente, per cui non ho alcun rim-
pianto. Non ho da dire «Ah, mi ci vorrebbe ancora tem-
po per fare questo!» E poi non mi preoccupo grazie al-
le due o tre cose, secondo me fondamentali che tutti i
grandi e i saggi del passato avevano ben capito.
Che cos'è che ci fa così spavento della morte? Quello
che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momen-
to è l'idea che scomparirà in quell'attimo tutto quello a
cui noi siamo tanto attaccati. Prima di tutto il corpo.
Del corpo ne abbiamo fatto un'ossessione. Tu pensa:
uno cresce con questo corpo, ci si identifica. Guarda te,
sei giovane, sei forte, pieno di muscoli. Oh, ero così an-
ch'io! Ogni giorno correvo dei chilometri per tenermi in
forma, facevo ginnastica, avevo delle gambe dritte, ave-
vo i baffi e la testa piena di capelli corvini. Ero un bel
ragazzo. Uno dice « Tiziano Terzani » e pensa a quel
corpo lì. (...)
ULTIMI ARRIVI:
• IACOBUS di Matilde Asensi
• PRIMA O POI MI SPOSO? di Jane Sigaloff
• L'ULTIMO AMICO di Ben Jelloun Tahar
• INFANZIA NEGATA di Maggi Simona
• COLORADO KID di Stephen King
• SILVIA VEGETTI FINZI DIALOGA
CON LE MAMME
• VERSO QUALE CASA:
STORIE DI RAGAZZE MIGRANTI
Sono un bambino di nove anni, appassiona-
to di Topolino e cerco numeri anche vecchi,
qualcuno mi può accontentare? Grazie.
Rivolgersi in biblioteca.


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 11 n° 2
Settembre 2006
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)
2
CHENTRE WALTER UMBERTO
LOC. LA CHARRERE n. 22
11010 SAINT-PIERRE
AO
Etavel


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
Uff...
che caldo!
È stato un mese di luglio è stato molto caldo. Fortunatamente i simpatici esperti contattati
dai nostri, altrettanto simpatici, giornalisti della televisione nazionale ci hanno ras-
sicurato con consigli sui vari come “bevete molti liquidi e mangiate frutta e verdura”
oppure “non uscite nelle ore più calde della giornata”. Sicuramente se non ci fossero
stati loro avrei tenuto su il maglione di lana d'alpaca che in effetti mi faceva sudare un
po', ma uno non è che è che può pensare proprio a tutto (giuro che uno dei “consigli” che ho
sentito ascoltare era quello di “vestirsi con abiti leggeri”!). D'altronde, si sa
che ormai al tg le notizie più in evidenza sono quelle legate alla meteorologia: infatti ci
annunciano con enfasi che in inverno fa freddo e, chiaramente, durante la bella stagio-
ne fa caldo! Qui nella nostra piccola regione, nel non lontano ed estremo nord ovest, le novità
arrivano sempre con un po' di ritardo, ma i prestanti colleghi del tg regionale hanno
provveduto a darci consigli su come combattere la calura estiva, all'inizio di
agosto, quando le cime dei monti hanno iniziato ad imbiancarsi nuovamente... ma
“sospirare è pregare” diceva De Coubertin.
Il fenomeno, purtroppo, è molto serio (il caldo, non i giornalisti).
È da qualche anno che vediamo innalzarsi sempre più le temperature e non solo durante
la stagione estiva. Gli inverni sono magari molto rigidi, ma la neve che cade è sempre meno
abbondante. Molti avranno avuto occasione durante una qualunque gita in montagna di
vedere i ghiacciai assottigliarsi di anno in anno, e la bella Grivola, che noi di Saint-Pierre
abbiamo la fortuna di ammirare ogni mattina, diventa d'estate un piramidone nero nero.
I prossimi anni a venire saranno sempre più estremi: è di qualche settimana
che i coralli che iniziano a riprodursi nel Mediterraneo e se fra qualche anno
dovremo procurarci un po' di banane mature dalla calotta antartica leg-
giamo sui giornali: in realtà già ora, qui a Saint-Pierre, piccolo ed “insignificante” paesino di montagna, pos-
siamo fare qualcosa. I consigli sono sempre i medesimi che periodicamente (più frequen-
temente quando si stacca un iceberg grande come la Sardegna dalla calotta antartica) leg-
giamo sui giornali: in ordine sparso, consumare meno acqua, tentare di utilizzare meno
l'automobile e più i mezzi pubblici, fare la raccolta differenziata dei rifiuti, sperare che chi
dirige il mondo abbia un po' di cervello...
CHRISTIAN CHIOSO
Mélange
Direttore responsabile
Christian Chioso
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Daniela Bosio,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Stefano Ferrandoz, Elda Tonso,
Ferruccio Sommariva, Angela Sarzano,
Marco Carlin
Fotografie
Ferruccio Sommariva
Stefano Ferrandoz
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5 - 11100 Aosta
AVVISI
• SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER I CORSI DI LABORA-
TORIO TEATRALE A CURA DI PAOLA CORTI: PER INFOR-
MAZIONI RIVOLGERSI IN BIBLIOTECA (TEL. 0165/903926)
• SI INVITANO I LETTORI A PROPORRE NUOVI TITOLI DA
ACQUISTARE IN BIBLIOTECA E NUOVI AUTORI DA PRE-
SENTARE A CASTELLI DI CULTURA.


3
I NOSTRI
VILLAGGI
Il villaggio
di Etavel
A soli 2 km dal Castello, a 800 m. di altitudi-
ne, si trova Etavel, uno dei villaggi più belli
e più popolati della collina di Saint-Pierre.
Lo si può raggiungere sia dalla strada del Castello
(tracciata nel 1960) che dalla biforcazione della re-
gionale per Saint-Nicolas in località Ordines.
Attualmente è un villaggio signorile: vi si vedono po-
chissime costruzioni ancora da ristrutturare, stradine
pavimentate in pietra, bellissimi balconi ornati di fio-
ri, giardini e terrazzi che testimoniano il buon gusto de-
gli abitanti. La popolazione attuale è di circa trenta fa-
miglie.
Noi siamo andati a parlare della "Etavel di una volta"
con la signora Persod Maria Angela, una delle poche no-
vantenni del paese. Abita in una bella casa all'inizio del
villaggio proprio di fronte al grande piazzale.
Così ci ha raccontato: Io sono originaria di Praulin e
sono venuta qui nel '39, quando mi sono sposata. Allora
c'erano 18 famiglie. Eravamo tutti contadini ed abitava-
mo qui tutto l'anno. Avevamo molti prati e vigne, queste
ultime situate a Bréan e a Toules. Nei prati vi erano già
tanti meli (renette) e tra i filari delle viti, coltivavamo se-
gala. Alternavamo la coltura delle patate con quella del
frumento. Avevamo quasi tutti due mucche da latte, al-
cuni vitelli e delle pecore. Noi e altre due famiglie aveva-
mo anche il mulo che ci serviva per i lavori in campagna:
trasporto della legna da Combellin o Verrogne, aratura
dei campi e delle vigne, trasporto del fieno...
All'entrata del villaggio c'era la latteria che raccoglieva
il latte non solo delle nostre mucche, ma anche dei vil-
laggi vicini. Non era molto grossa (500 - 600 l. circa).
Avevamo comunque il lattaio.
Per l'irrigazione usavamo sia l'acqua del ru d'Orléans
e del ru d'Orsières e delle sorgenti del vallone di Méyèi.
La sorgente del ru d'Orléans si trova in una località sot-
to Verrogne detta Tohiye. Avevamo diritto a quest'acqua
ogni 15 giorni e siccome i turni erano spesso di notte,
riempivamo le piscine che svuotavamo poi di giorno. Nel-
la comba di Méyèi eravamo due piscine. Noi, Cognein,
ne avevamo una dentro l'orto, qui davanti a casa, che
riempivamo con l'acqua di scolo della fontana. Con que-
sta bagnávamo l'orto e un grosso prato sotto la cappella
non aveva diritto a nessun altro corso d'acqua.
Nel 1980 è stato tracciato dall'impresa Luigi Bonfanti
l'impianto di irrigazione a pioggia che copriva tutta la
zona da Etavel a Orléans.


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
Mélange
Direttore responsabile
Christian Chioso
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Daniela Bosio,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Stefano Ferrandoz, Elda Tonso,
Ferruccio Sommaria, Angela Sarzano,
Marco Carlin

Fotografie
Ferruccio Sommaria
Stefano Ferrandoz

Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre

Progetto grafico
Arnaldo Tranti

Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5 - 11100 Aosta

Uff...
Che caldo!

I mesi di luglio è stato molto caldo. Fortunatamente i simpatici esperti contattati
dai nostri, altrettanto simpatici, giornalisti della televisione nazionale ci hanno ras-
sicurato con consigli vari come “bevete molti liquidi e mangiate frutta e verdura”
oppure “non uscite nelle ore più calde della giornata”. Sicuramente se non ci fossero
stati loro avrei tenuto su il maglione di lana d’alpaca che in effetti mi faceva sudare un
pò', ma uno non è che può pensare proprio a tutto (giuro che uno dei “consigli” che ho
avuto la sfortuna di ascoltare era quello di “vestirsi con abiti leggeri?!”). D’altronde, si sa
che ormai al tg le notizie più in evidenza sono quelle legate alla meteorologia: infatti ci
annunciano con enfasi che in inverno fa freddo e, chiaramente, durante la bella stagio-
ne fa caldo! Qui nella nostra piccola regione, nel lontano ed estremo nord ovest, le novità
arrivano sempre con un pò' di ritardo, ma i prestanti colleghi del tg regionale hanno
prontamente fornito i dovuti consigli su come combattere la calura estiva, all'inizio di
agosto, quando le cime dei monti hanno iniziato ad imbiancarsi nuovamente... ma
l'importante è partecipare, diceva De Coubertin.
Sfortunatamente l'argomento, purtroppo, è molto serio (il caldo, non i giornalisti).
E' da qualche anno che vediamo innalzarsi sempre più le temperature e non solo durante
la stagione estiva. Gli inverni sono magari molto rigidi, ma la neve che cade è sempre meno
abondante. Molti avranno avuto occasione durante una qualunque gita in montagna di
vedere i ghiacciai assottigliarsi di anno in anno, la bella Grivola, che noi di Saint-Pierre
abitiamo. L'impressione è che gli anni a venire saranno sempre più estremi: è di qualche settimana
la notizia di pesci tropicali che iniziano a riprodursi nel Mediterraneo e se fra qualche anno
vedremo le banane mature sulle spiagge italiane, forse dovremo preoccuparci un po'.
In realtà già ora, qui a Saint-Pierre, piccolo ed “insignificante” paesino di montagna, pos-
siamo fare qualcosa. I consigli sono sempre i medesimi che periodicamente (più frequen-
temente quando si staccano un iceberg grande come la Sardegna dalla calotta antartica) leg-
giamo sui giornali: in ordine sparso, consumare meno acqua, tentare di utilizzare meno
l'automobile e più i mezzi pubblici, fare la raccolta differenziata dei rifiuti, sperare che chi
dirige il mondo abbia un po' di cervello...

CHRISTIAN CHIOSO

AVVISI

• SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER I CORSI DI LABORA-
TORIO TEATRALE A CURA DI PAOLA CORTI: PER INFOR-
MAZIONI RIVOLGERSI IN BIBLIOTECA (TEL. 0165/903926)

• SI INVITANO I LETTORI A PROPORRE NUOVI TITOLI DA
ACQUISTARE IN BIBLIOTECA E NUOVI AUTORI DA PRE-
SENTARE A CASTELLI DI CULTURA.

Il villaggio
di Etavel

A
soli 2 km dal Castello, a 800 m. di altitudi-
ne, si trova Etavel, uno dei villaggi più belli
e più popolati della collina di Saint-Pierre.
Lo si può raggiungere sia dalla strada del Castello
(tracciata nel 1960) che dalla biforcazione della re-
gionale per Saint-Nicolas in località Ordines.
Attualmente è un villaggio signorile: vi si vedono po-
chissime costruzioni ancora da ristrutturare, stradine
pavimentate in pietra, bellissimi balconi ornati di fio-
ri, giardini e terrazzi che testimoniano il buon gusto de-
gli abitanti. La popolazione attuale è di circa trenta fa-
miglie.
Noi siamo andati a parlare della “Etavel di una volta”
con la signora Persod Maria Angela, una delle poche no-
vantenni del paese. Abita in una bella casa all'inizio del
villaggio proprio di fronte al grande piazzale.
Così ci ha raccontato: Io sono originaria di Praulin e
sono venuta qui nel '39, quando mi sono sposata. Allora
c'erano 18 famiglie. Eravamo tutti contadini ed abitava-
mo qui tutto l'anno. Avevamo molti prati e vigne, queste
ultime situate a Bréan e a Toules. Nei prati vi erano già
tanti meli (renette) e tra i filari delle viti, coltivavamo se-
gala. Alternavamo la coltura delle patate con quella del

I NOSTRI
VILLAGGI

frumento. Avevamo quasi tutti due mucche da latte, al-
tri suini e delle pecore. Noi e altre due famiglie aveva-
mo il mulo che ci serviva per i lavori in campagna:
per la legna da Combeliin o Verrogne, aratura
delle vigne, trasporto del fieno...

Per l'irrigazione usavamo sia l'acqua del ru d'Orléans
e quella delle sorgenti del vallone di Méyèi.
Il ru del ru d'Orléans si trova in una località sot-
to detta Toihye. Avevamo diritto a quest'acqua
con turni e, siccome i turni erano spesso di notte,
riempivamo le piscine che svuotavamo poi di giorno. Nel
vallone di Méyèi vi erano due piscine. Noi, Cognoin,
avevamo uno dentro l'orto, qui davanti a casa, che
riempivamo con l'acqua di scolo della fontana. Con que-
sta bagnatura l'orto e un grosso prato sotto la cappella
aveva diritto a nessun altro corso d'acqua.
Nel 1980 è stato tracciato dall'impresa Luigi Bonfanti
l'impianto di irrigazione a pioggia che copriva tutta la
zona da Etavel a Orléans.

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Testo Originale Estratto
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EDITORIALE
Mélange
Direttore responsabile
Christian Chioso
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Daniela Bosio,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Stefano Ferrandoz, Elda Tonso,
Ferruccio Sommariva, Angela Sarzano,
Marco Carlin
Fotografie
Ferruccio Sommariva
Stefano Ferrandoz
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5 - 11100 Aosta
Uff...
che caldo!
Il mese di luglio è stato molto caldo. Fortunatamente i simpatici esperti contattati
dai nostri, altrettanto simpatici, giornalisti della televisione nazionale ci hanno ras-
sicurato con consigli vari come “bevete molti liquidi e mangiate frutta e verdura”
oppure “non uscite nelle ore più calde della giornata”. Sicuramente se non ci fossero
stati loro avrei tenuto su il maglione di lana d’alpaca che in effetti mi faceva sudare un
po', ma uno non è che ci può pensare proprio a tutto (giuro che uno dei “consigli” che ho
avuto la sfortuna di ascoltare era quello di “vestirsi con abiti leggeri”!). D’altronde, si sa
che in inverno fa freddo e, chiaramente, durante la bella stagio-
ne fa caldo! Qui nella nostra piccola regione, nel lontano ed estremo nord ovest, le novità
non arrivano sempre con un po' di ritardo, ma i prestanti colleghi del tg regionale hanno
prontamente fornito i consigli su come combattere la calura estiva, all'inizio di
agosto, quando le cime dei monti hanno iniziato ad imbiancarsi nuovamente... ma
non pare, diceva De Coubertin.
L'aumento, purtroppo, è molto serio (il caldo, non i giornalisti).
E' da qualche anno che vediamo innalzarsi sempre più le temperature e non solo durante
la stagione estiva. Gli inverni sono magari molto rigidi, ma la neve che cade è sempre meno
abbondante. Molti avranno avuto occasione durante una qualunque gita in montagna di
ammirare i ghiacciai assottigliarsi di anno in anno, e la bella Grivola, che noi di Saint-Pierre
vediamo ogni mattina, diventa d'estate un piramidone nero nero.
I prossimi anni a venire saranno sempre più estremi: è di qualche settimana
fa la notizia di pesci tropicali che iniziano a riprodursi nel Mediterraneo e se fra qualche anno
vedremo le banane maturare qui da noi, forse dovremo preoccuparci un po'.
In realtà già ora, qui a Saint-Pierre, piccolo ed “insignificante” paesino di montagna, pos-
siamo fare qualcosa. I consigli sono sempre i medesimi che periodicamente (più frequen-
temente quando si stacca un iceberg grande come la Sardegna dalla calotta antartica) leg-
giamo sui giornali: in ordine sparso, consumare meno acqua, tentare di utilizzare meno
l'automobile e più i mezzi pubblici, fare la raccolta differenziata dei rifiuti, sperare che chi
dirige il mondo abbia un po' di cervello...
CHRISTIAN CHIOSO
AVVISI
• SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER I CORSI DI LABORA-
TORIO TEATRALE A CURA DI PAOLA CORTI: PER INFOR-
MAZIONI RIVOLGERSI IN BIBLIOTECA (TEL. 0165/903926)
• SI INVITANO I LETTORI A PROPORRE NUOVI TITOLI DA
ACQUISTARE IN BIBLIOTECA E NUOVI AUTORI DA PRE-
SENTARE A CASTELLI DI CULTURA.
3
I NOSTRI
VILLAGGI
Il villaggio
di Etavel
A
soli 2 km dal Castello, a 800 m. di altitudi-
ne, si trova Etavel, uno dei villaggi più belli
e più popolati della collina di Saint-Pierre.
Lo si può raggiungere sia dalla strada del Castello
(tracciata nel 1960) che dalla biforcazione della re-
gionale per Saint-Nicolas in località Ordines.
Attualmente è un villaggio signorile: vi si vedono po-
chissime costruzioni ancora da ristrutturare, stradine
pavimentate in pietra, bellissimi balconi ornati di fio-
ri, giardini e terrazzi che testimoniano il buon gusto de-
gli abitanti. La popolazione attuale è di circa trenta fa-
miglie.
Noi siamo andati a parlare della “Etavel di una volta”
con la signora Persod Maria Angela, una delle poche no-
vantenni del paese. Abita in una bella casa all'inizio del
villaggio proprio di fronte al grande piazzale.
Così ci ha raccontato: Io sono originaria di Praulin e
sono venuta qui nel '39, quando mi sono sposata. Allora
c'erano 18 famiglie. Eravamo tutti contadini ed abitava-
mo qui tutto l'anno. Avevamo molti prati e vigne, queste
ultime situate a Bréan e a Toules. Nei prati vi erano già
tanti meli (renette) e tra i filari delle viti, coltivavamo se-
gala. Alternavamo la coltura delle patate con quella del
frumento. Avevamo quasi tutti due mucche da latte, al-
tri vitelli e delle pecore. Noi e altre due famiglie aveva-
mo anche il mulo che ci serviva per i lavori in campagna:
trasporto della legna da Combellin o Verrogne, aratura
dei campi e delle vigne, trasporto del fieno...
All'entrata del villaggio c'era la latteria che raccoglieva
il latte non solo delle nostre mucche, ma anche dei vil-
laggi vicini. Non era molto grossa (500 - 600 l. circa).
Avevamo comunque il lattaio.
Per l'irrigazione usavamo sia l'acqua del ru d'Orléans
che del ru d'Orsières e delle sorgenti del vallone di Méyèi.
La sorgente del ru d'Orléans si trova in una località sot-
to Verrogne detta Toihye. Avevamo diritto a quest'acqua
ogni 15 giorni e siccome i turni erano spesso di notte,
riempivamo le piscine che svuotavamo poi di giorno. Nel-
la zona di Méyèi vi erano due piscine. Noi, Cognein,
avevamo una dentro l'orto, qui davanti a casa, che
riempivamo con l'acqua di scolo della fontana. Con que-
sta bagnávamo l'orto e un grosso prato sotto la cappella
che non aveva diritto a nessun altro corso d'acqua.
Nel 1980 è stato tracciato dall'impresa Luigi Bonfanti
l'impianto di irrigazione a pioggia che copriva tutta la
zona da Etavel a Orléans.


Testo Originale Estratto
4

Nel villaggio c'erano due fontane per l'acqua po-
tabile. Una del 1813, si trovava qui, al centro del villaggio,
molto bella fatta con grossi lastroni di pietra, l'altra in-
vece era già in cemento. La prima, alcuni anni fa, è sta-
ta purtroppo sostituita da una in cemento. La seconda
non è più utilizzabile perché le condutture si sono rotte e
non sono state riparate.
La sorgente si trovava a Praulin, in un prato di mio padre
(Luigi Persod). A quei tempi le fontane erano molto im-
portanti per il villaggio: vi si andava ad attingere l'ac-
qua per gli usi domestici, vi si abbeveravano gli anima-
li, si lavavano i panni e, perché no, ci si scambiava qual-
tro parole...
Nel '56 è stato fatto l'acquedotto e da allora tutti abbia-
mo avuto un rubinetto in casa. Malgrado ciò la fontana,
anche se con meno frequenza, viene usata ancora oggi.
Gli scavi per la tubazione che è proseguita fino alla fon-
tana sono stati fatti interamente a mano da Carlo Lale
e da Nestore Christille.
Vicinò alla latteria c'era la scuola che era stata fatta
grazie ai fondi dati da un abitante del villaggio, Michel.
Fu chiusa nel 1922 per mancanza di alunni. Io
ho frequentato qui la I elementare, la mia maestra si
chiamava Linda Castellan e veniva da Castellamon-
te. Dalla III in poi si scendeva al capoluogo e poi
alla "latteria". In III ho avuto una maestra di Etavel (Bo-
chet Adèle). C'era una famiglia (Bochet) che aveva un
grosso forno. Conteneva 80 pani. Tutti, a dicembre, ri-
cevano qui il pane che serviva per tutto l'anno. Per paga-
re l'uso del forno ognuno dava al proprietario uno o due pani
per ogni infornata.
Noi, in casa, avevamo l'alambicco per la distillazione del-
le vinacce. Ogni anno, per due mesi, tutti i proprietari delle
vigne della zona venivano qui a fare la grappa. Questa li-
cenza ad aprire e sigillare l'alambicco era durata per ven-
ti anni. Spesso distillavamo noi la grappa per gli altri.
All'entrata del villaggio, verso ponente, proprio sulla stra-
da comunale si trova infine la cappella dedicata a "No-
stre Dame des Douleurs" (M. Addolorata). Fu costruita nel

1960 per volontà del Rev. J.B. Lale, parroco di Villeneu-
ve. Nella cappella c'è un dipinto che lo ricorda. Fu ri-
messa a nuovo dal parroco Don Fosson (in quell'anno è
arrivata la strada da Tâche fino alla cappella). Ultimamente,
nel 2000, parte dei lavori sono stati nuovamente rimessi a
nuovo dall'impresa Bochet Camillo.
Sulla facciata, anticamente, erano dipinti i quattro evan-
gelisti, ora c'è solo una croce. Il campanile è basso, con
due campane. All'interno della cappella vi sono alcune
statue molto belle così come l'altare e tutto l'arredo. Pro-
prio in occasione di questa nuova ristrutturazione, tut-
ta la popolazione si è riunita per festeggiare il S. Patro-
no (il 15 settembre) ed ha continuato negli anni succes-
sivi facendo di questa data un'occasione per ritrovarsi e
far festa tutti assieme.
Etavel infine vanta uno dei primi corpi di vigili del fuo-
co volontari del Comune. Erano dodici, custodivamo la
loro attrezzatura e la pompa in un locale vicino alla cap-
pella e festeggiavano la loro Patrona il giorno di s. Bar-
bara, il 4 dicembre. Per l'occasione avevano una cuoca
che preparava per loro e tutti i loro invitati delle vere spe-
cialità. Per molti anni la loro cuoca fu la signora Cano-
va Maria, seguita dalla signora Saccani, poi dalla pro-
prietaria dell'Hôtel des Roses e infine dalla signora Ca-
braz Pierina. La sera erano invitate anche le donne e si
ballava fino alle ore piccole.
Nel corso degli anni anche da Etavel come da ogni altro
villaggio del paese alcuni giovani partirono in cerca di
fortuna: alcuni andarono in Francia, altri in America
e altri solo per una stagione. Non c'era nessuno del villaggio che andava via
Lavorarono negli alberghi, presso ricche famiglie o nel-
l'edilizia. Non c'era nessuno del villaggio che andava via
solo per una stagione.
E per chiudere, dopo tanti ricordi piacevoli, non pos-
siamo dimenticare che Etavel ha dato alla Patria due
suoi giovani figli: Rossan Ruggero, morto prigioniero
in Russia e Chentre Pierino, morto in Albania o Grecia
entrambi nell'ultima guerra.

VANDA CHAMPÉTAVY

I giovani a Saint
Pierre, Saint-Pierre
e i giovani

5

Non è stato
facile trova-
re persone
disposte a farsi inter-
vistare, forse a causa
del periodo estivo, più
incline alle vacanze che alle riflessioni genitoriali.
A maggior ragione, quindi, ringraziamo coloro che ci
hanno dedicato un poco del proprio tempo, rispon-
dendo alle nostre domande, in un clima piacevole e di-
steso che ha permesso, almeno lo speriamo, ad ognu-
no di raccontare alcuni aspetti del rapporto genitori e
figli adolescenti, confrontandosi con altri.
I genitori intervistati sono tre madri e un padre, tutti
genitori di figli adolescenti, ragazzi e ragazze tra i tre-
dici ed i ventidue anni, residenti nel nostro comune.
La prima domanda è: che cosa significa vivere a St. Pier-
re per i vostri figli?
Le risposte sono ambivalenti. Se da una parte emerge
l'apprezzamento generalizzato dei ragazzi per un luo-
go ancora naturale, piacevole e tranquillo, dall'altra si
evidenziano diversi aspetti problematici.
Soprattutto per quanto riguarda i ragazzi che frequen-
tano le scuole superiori, non ancora indipendenti ne-
gli spostamenti e non più esclusivamente legati da ami-
cizie della scuola media, l'attrazione per la città è forte.
Essi, secondo i genitori, vivono poco o nulla la realtà
del paese e faticano ad aggregarsi ed ad instaurare ami-
cizie tra coetanei. Pochi sono i luoghi in cui organizza-
no il tempo libero, tra questi la biblioteca e la parroc-
chia.
Le cose cambiano se si sposta l'attenzione verso i ra-
gazzi più grandi che frequentano l'Università.
Essi vivono gran parte del tempo lontano da St. Pier-
re, fanno paragoni con la città, apprezzandone molti
aspetti, ma tornano volentieri nel nostro paese ed ama-
no viverci.
Per quanto riguarda i più giovani che frequentano an-
cora la scuola media, viene avvertita meno l'esigenza di
uscire dal paese e si aggregano di più con i coetanei, for-
se per il fatto che i compagni di classe sono tutti della
stessa zona.
La seconda domanda "quale rapporto hanno i vostri fi-
gli con la scuola?" ha avuto risposte diverse.
Per alcuni il rapporto è positivo e la scuola contribui-

Nella nostra mini inchiesta
sui giovani a Saint-Pierre
è giunto il momento di dare
la parola ai genitori

sce alla maturazione
dei ragazzi, per altri in-
vece il "salto" dalle
scuole medie alle supe-
riori è stato problema-
tico: ci sono difficoltà
nell'instaurare nuove amicizie, sono emerse fragilità,
insicurezze e la sensazione che l'impegno nello studio
non sia stato premiato.
Alcuni ragazzi, soprattutto quelli più giovani, chiedono
ai genitori di collaborare coinvolgendoli nel lavoro sco-
lastico e domandando loro conferme.
La terza domanda è: come valutate il rapporto con i vo-
stri figli?
Dalle risposte emerge, in generale, un rapporto sereno,
basato sul dialogo e la fiducia, anche se non mancano
periodi più conflittuali con uno o l'altro genitore.
Non tutti i ragazzi sono aperti ed estroversi, alcuni par-
lano poco e sono meno incline alle confidenze.
Questo aspetto caratteriale non viene comunque vis-
suto dai genitori come problematico, perché, a loro avvi-
so, esiste un rapporto basato sulla fiducia.
Le mamme, più presenti in casa, sono "in prima linea"
nei momenti di crisi e di scontro.
Non riferiscono però di essere ansiose, come invece era
risultato dall'intervista effettuata ai ragazzi i quali la-
mentavano controlli eccessivi e soprattutto scarsa fi-
ducia nei loro confronti.
Prevale, invece, il lamentarsi della scarsa collabo-
razione in casa da parte dell'ordine e più in generale la
gestione degli spazi non sono questioni per adolescenti.
Con i papà il rapporto è meno assiduo, a causa degli im-
pegni di lavoro e dei ritmi di vita sostenuti.
Vengono comunque ricavati spazi di dialogo, a volte
conflittuali.
Nel caso dei figli maschi emerge di più il conflitto, ma
anche l'ammirazione verso il padre.
La quarta, più che una domanda, è uno spazio aperto
per esprimere una richiesta ai propri figli. I genitori e
le papà chiedono soprattutto di continua-
re il dialogo, di avere un rapporto aperto con i ragazzi,
anche con i più introversi, di poter comunicare in qual-
siasi situazione.
La quinta ed ultima domanda è forse la più difficile:
come ipotizzate il futuro dei vostri figli?


Testo Originale Estratto
6
INCHIESTA
A PUNTATE
I genitori intervistati faticano ad immaginarlo, il futu-
ro è imprevedibile e gli scenari possibili innumerevoli.
A detta dei genitori, i figli non hanno grandi sogni nel
cassetto. Nessuno immagina già i propri figli "siste-
mati", nel senso classico del termine (buon impiego,
famiglia), contrariamente a ciò che era emerso dall'in-
tervista fatta ai ragazzi.
Si evidenzia però la fiducia verso le loro capacità, de-
terminazione e senso del dovere.
"Quando l'avrà individuata, la sua strada sarà determi-
nata" dice una mamma.
Sono tutti concordi sul fatto che per costruire il futuro
sia necessario aiutare i propri figli ad acquisire sicu-
rezze, valorizzandoli.
Come già scritto più volte non abbiamo nessuna prete-
sa di scientificità nel condurre "artigianalmente" que-
sta inchiesta, il nostro interesse è essenzialmente con-
centrato sulla possibilità di offrire punti di vista e spum-
ti di riflessione. Ciò che emerge, nel confronto delle va-
rie posizioni, è una tangibile voglia di comunicare (più
dialogo/non mi capiscono...) che però si scontra con
stili di vita, convinzioni, gestione del tempo che spesso
alzano muri di incomprensione e di difficoltà. Dal no-
stro punto di vista, infine, sembra che gli spazi di con-
fronto siano spesso limitati sia rispetto all'ambito isti-
tuzionale (a volte difficile, per esempio il dialogo con la
scuola) sia in spazi più "privati" e confidenziali.
Per quanto riguarda la prosecuzione dell'inchiesta ci
proponiamo, nel prossimo futuro, di sentire alcuni non-
ni; il loro punto di vista ci pare interessante: in genere
hanno una visione più "tollerante" e colgono, nelle re-
lazioni, sfumature che spesso sfuggono ai più giovani.
DANIELA BOSIO - GERMANO DIONISI
L'assessore, Laura Glarey, e il Presiden-
te della biblioteca, Germano Dionisi,
premiano i ragazzi che hanno ottenuto
alla maturità il massimo punteggio:
VINANTE FEDERICA, CHARRUAZ NI-
COLE, FABIANI LORENZO, GUASCONI
DANIELLE, LALE GERARD ETIENNE
Il Comune di Saint-Pierre
ospiterà un centro
sanitario riabilitativo
specialistico
I
1 Consiglio comunale di Saint-Pierre nella sua ul-
tima seduta di mercoledì 2 agosto ha approvato
l'accordo programmatico tra il Comune e la So-
cietà I.S.A.V., di emanazione dell'Istituto radiologico
valdostano (IRV), per la realizzazione di un centro sa-
nitario riabilitativo specialistico in loc. Bréan.
"Si tratta di un documento di estrema importanza per
il Comune di Saint-Pierre" spiega il sindaco Giuseppe
Jocallaz. "Il Centro sanitario che verrà realizzato avrà
una capacità ricettiva di circa cento posti letto destina-
to ad accogliere principalmente il 70% delle esigenze
della Regione per le attività di riabilitazione neurologi-
ca, ortopedica, cardiologia, respiratoria ecc.. E' stata
scelta la zona di Bréan perché candidata naturale ad ac-
cogliere detta struttura in quanto posta in una zona
tranquilla lontana dai rumori del centro abitato, im-
mersa nel verde e nel contempo vicina alle grandi vie
di comunicazione e già individuata dal Piano regolato-
re a tale scopo".
L'accordo prevede la costituzione di un diritto di super-
ficie su di un'area di circa un ettaro e mezzo dove sarà
realizzata da parte della società I.S.A.V. la struttura sa-
nitaria. I restanti 14 ettari di proprietà comunale saran-
no coinvolti da un progetto di più ampio respiro che ve-
AVIS
T
ra i pionieri dell'associazionismo, i donatori
di sangue occupano certamente i primi posti e
anche a Saint-Pierre l'AVIS è un'istituzione
ben radicata. Compie 35 anni e non viene meno alla
sua funzione: adoperarsi per la raccolta del sangue,
affinché persone ammalate possano essere curate.
La tecnologia non è ancora stata in grado di sostituire
l'elemento essenziale che è il sangue con un surrogato,
perciò il gesto di ogni donatore assume un'importanza
medicale e morale encomiabile. Senza clamore, come
loro costume, gli avisini cercano di assolvere il loro im-
pegno, sapendo che sono necessarie forze giovani che
credano in questa azione umanitaria.
Il gruppo ha anche una vita sociale propria, che lo vede
spesso trovarsi per una gita fuori porta: in passato le
mete come Venezia, Roma, Firenze erano numerose e
raccoglievano un folto numero di persone. Ora che si
drà in primo luogo la creazione di un parco pubblico at-
trezzato (accanto alla struttura sanitaria) a propria vol-
ta valorizzante lo sviluppo della presenza turistica.
La proposta della I.S.A.V. e la programmazione regi-
onale prevista dal nuo-
vo Piano per la salute e il benessere sociale il quale si
prefigge, tra gli obiettivi, lo sviluppo di attività riabili-
tative estensive, anche attraverso strutture private, col
fine di diminuire progressivamente il livello conven-
zionale extraregionale, mantenendo in Valle importan-
ti risorse finanziarie.
La società ha peraltro riferito che intende acquisire an-
che la collaborazione di équipe di medici e operatori
sanitari di alta professionalità facenti capo a cliniche
specializzate, così da favorire col tempo un'inversione
di tendenza attraendo pazienti da altre regioni.
L'intera operazione sarà, quindi, in grado di dare pre-
AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
stigi
gio alla comunità di Saint-Pierre perché incremen-
terà i livelli occupazionali, diventando luogo di incon-
tro di medici ed operatori sanitari di alto profilo tecni-
co, e creerà un indubbio vantaggio sull'indotto dell'e-
conomia locale e regionale".
(A CURA DI CLAUDIO OBERT)
viaggia di più singolarmente la tendenza è di privile-
giare siti più vicini, di interesse storico, da concludersi
una gita di quest'anno, a Racconigi, in visita ai
palazzi reali.
Il presidente Giorgio David è a disposizione di tutti i cit-
tadini di Saint-Pierre che volessero documentarsi più a
fondo sulla vita dell'Associazione e del suo inserimen-
to nella comunità locale.
MARCO CARLIN
7


Testo Originale Estratto
8 MÉLANGE
Bibliothèque de
Saint-Pierre en Faucigny:
visite guidée
our ce premier Nel 2005, la Signora Vauthier niversaire du jumelage
article, nous ha visitato la Biblioteca Comunale : l'une par votre biblio-
souhaitions di Saint-Pierre en Faucigny. Per quelli thèque sur votre com-
vous faire découvrir la che non erano presenti, il gruppo mune et l'autre par la
Bibliothèque Munici- ve ne propone una visita guidata bibliothèque de Saint-
pale de Saint-Pierre Pierre en Faucigny sur
en Faucigny à travers les associations cultu-
son histoire. relles de la commune.
En 1979, un groupe d'amis des livres a fondé la
bibliothèque de prêt au sein du foyer rural abritant
l'ancienne Maison des sœurs. Les ouvrages présentés
provenaient pour l'essentiel de dons.
L'espace disponible étant de plus en plus limité, il fal-
lait évoluer.
C'est en 1984 que Monsieur Lacrose, alors Maire de
Saint-Pierre en Faucigny, a permis à la bibliothèque
de s'installer dans des locaux communaux, au rez-de-
chaussée de la Mairie. La Bibliothèque Munici-
pale venait de naître.
Depuis, avec le soutien financier de la Mairie et du
Conseil Général, le budget des acquisitions de docu-
ments s'est développé. La place venant alors à manquer
malgré les efforts de l'équipe pour repousser les limites,
la Bibliothèque Municipale a dû effectuer une migration
vers l'avenue des Pierrines où elle demeure à ce jour.
Afin de répondre aux besoins grandissants, la biblio-
thèque s'est adaptée aux nouvelles technologies et s'est
informatisée à partir de 1996.

Aujourd'hui, la bibliothèque compte un peu moins de
10 000 documents, est ouverte 9h30 par semaine et
fonctionne avec une équipe de 15 personnes.
Pour se faire connaître et essayer de transmettre le goût
de la lecture, la bibliothèque organise des animations
régulières et ponctuelles.
Elle propose diverses animations aux élèves de l'école
primaire du Chef-lieu les jeudis et samedis matins et
participe aussi depuis peu à la lutte contre l'illettrisme
en effectuant un partenariat avec un foyer social de la
commune.
De plus, en 2005, nous avons présenté trois exposi-
tions. La première s'intitulait « Comment sont faits les
livres ». Les 2 suivantes ont été réalisées à l'occasion du
Nous avons par la suite participé en septembre au 2ème
forum des associations organisé par la Municipalité, où
nous avons animé notre stand en présentant 2 lectures
de kamishibaïs (histoires s'appuyant sur un théâtre
d'images).
Nous avons aussi organisé en octobre une « journée
contes », contes jeunesse l'après-midi et tout public en
soirée, avec la conteuse Isabelle Sauron. En soirée, tout
le monde a pu se retrouver autour d'une bonne « Sou-
pe aux cailloux » et déguster les gâteaux confectionnés
par l'équipe.
Et pour terminer l'année, la bibliothèque a reçu au mois
de novembre l'auteur Guillaume Le Touze dans le cadre
du Salon du livre de Cluses. La rencontre a débuté avec
une lecture par l'auteur de son dernier roman Attraction,
dont le sujet principal est la mythomanie. Elle a été
suivie par un échange de questions et de réponses très
intéressant et s'est terminée par le verre de l'amitié ain-
si qu'une séance de dédicaces.
La bibliothèque se tourne désormais vers l'avenir puis-
qu'un projet de médiathèque est en cours depuis 2 ans.
Il s'agit notamment d'un projet architectural qui se re-
marquera dans le paysage Saint-Pierrois et dont l'ou-
verture, prévue dans le courant de l'année 2008, per-
mettra d'offrir au public plus de documents sur diffé-
rents supports, plus d'espace et plus de convivialité.
Enfin, pour conclure cet article, nous tenons sincère-
ment à remercier Madame Vauthier qui nous a propo-
sé de participer au journal Mélange de votre Biblio-
thèque : manière supplémentaire de faire vivre le ju-
melage entre nos deux communes.
L'ÉQUIPE DE LA
BIBLIOTHÈQUE MUNICIPALE DE
SAINT-PIERRE EN FAUCIGNY
Castelli
di Cultura
astello Sarriod de la Tour, 22 agosto. Sono le
nove di sera e la bellissima sala del castello è
gremita, la gente, terminati i posti a sedere, si
accomoda in fondo per ascoltare l'ultimo ospite del
mese: Maria Cuffaro, giornalista del TG3. La serata si
presenta e sarà molto interessante, gli argomenti da
definire sono molti e la discussione stimolante. È stato
un piacere e un privilegio accogliere l'ultimo ospite di
questo mélange e la sua passione per la cultura, la storia e la natura. Una persona interessante, affascinante, colta, con una grande esperienza. Dobbiamo ringraziare la signora Cuffaro per la sua disponibilità e il suo contributo alla crescita e all'autorevolezza della rassegna. Non mancherà di essere ancora più importante in futuro, anche con il contributo di qualche nome più famoso, come già successo per i Premi Campiello, Grinzane Cavour, Stregato e altri riconoscimenti simili. Non solo per il merito di queste iniziative, ma anche per la capacità di creare un contesto di interesse e di scambio per la valorizzazione del patrimonio culturale. È il desiderio di confrontarsi con i lettori di Mélange e con i frequentatori della biblioteca alla quale va il merito di aver saputo coltivare un fecondo tessuto culturale a Saint-Pierre e nei paesi vicini.
MARCO CARLIN
Alcuni partecipanti al corso di scrittura di Marco Archetti


Testo Originale Estratto
10
MÉLANGE
Intervista
ad Anita Chieppa.
agosto 2006
uesta pro-
vocatoria
affermazio-
ne è di Bruno Munari,
una delle personalità
creative più versatili e
autentiche del XX se-
colo. Vi domanderete
cosa c'entra Vetran con
Munari. Ebbene la liaison è costituita da una pic-
cola agenzia genovese che si è innamorata del paese
valdostano e, da 3 anni a questa parte, ne coglie tutte
le potenzialità, offrendo offerte e le usa come
strumento di apprendimento.
Così Vetran quest'estate si è trasformata in un pic-
colo laboratorio en plein air dove l'artista Anita Chieppa,
in collaborazione con l'agriturismo L'abri che ha
coordinato gli spazi, ha coordinato un nutrito gruppo di
bambini e li ha fatti giocare, creare, proporre, osare con
i diversi mezzi che la natura spontaneamente ci
regala.
Anita Chieppa dipinge da 25 anni e da 10 si occupa di
didattica dell'arte per bambini, convinta che il lin-
guaggio dei segni e dei colori sia per i piccoli un
linguaggio naturale e privilegiato al fine di raccontare
sé stessi. Collabora in Liguria con scuole pubbliche,
asili-nido, biblioteche e ludoteche comunali.
"Un giorno sono andato
in una fabbrica di calze
per chiedere se mi potevano fare
una lampada. Noi non facciamo
vedrete le mie farete"
"Ogni losa mi ha suggerito come e cosa dipingere. C'era
un dialogo tra lei e me. Ma non fui la sola ad incantarmi
davanti alle lose...i più ricettivi verso questa esperien-
za risultarono i bambini, straordinari nell'impdronirsi
al volo di ogni stimolo nuovo: passavano davanti al mio
giardino mentre dipingevo e si entusiasmavano. Anda-
vano a cercarsi le loro piccole lose e chiedevano come
fare. Si facevano comprare i colori giusti dai genitori e
poi mi portavano a vedere, fieri, le loro creazioni".
Quest'anno a Vetran, sollecitata da alcune mamme, Ani-
ta Chieppa ha deciso di organizzare veri e propri labo-
ratori nei quali coinvolgere bambini, mamme, papà,
nonni, zii.
"Negli ultimi tre anni, nelle scuole primarie, d'infanzia
e nei nidi in cui svolgo la mia attività, in accordo con le
insegnanti, ho attivato esperienze di laboratori espres-
sivi di bambini con i genitori.
Nasce così la sua pre-
dilezione per una for-
ma d'arte che si ap-
plica e si adatta alla
natura, senza violar-
la, ma rispettandone
i canoni. Ma come ha
legato le lose ai bam-
bini?
utilizzati sono tempere ad acqua atossiche. Con i tre co-
lori primari (giallo, rosso e blu), mescolando, aggiun-
gendo, schiarendo con il bianco, scurendo con il nero,
abbiamo creato tantissime tonalità, che nascevano nel-
la vaschetta quasi magicamente.
- Indicazioni su come utilizzare gli strumenti messi a
disposizione per creare il nostro dipinto.
Oltre ai pennelli di varie dimensioni e a cartoncini e fili
per dipingere a stampa, erano presenti piccoli materia-
li che la Natura mi aveva offerto nelle mie camminate.
Rametti, muschi, pietrine, pigne, per dipingere il bosco
con l'aiuto del bosco, l'albero con l'aiuto dell'albero...
Tutto poteva essere utilizzato in modi diversi, come il
11
MÉLANGE
grande Bruno Munari ci ha insegnato, mai suggerendo
che cosa fare, ma come fare.
Ripeterebbe l'impresa?
La partecipazione è stata buona, considerando una pub-
blicità "fai da te" e molto limitata.
Da un minimo di 7 a un massimo di 12 tra adulti e
bambini, con presenza di mamme, papà e nonni.
L'età dei bambini andava dai 3 ai 9 anni.
I dipinti sempre belli. Più liberi quelli dei bambini, so-
prattutto più piccoli. Peccato non aver realizzato una
mostra....
D.C.
BRINDISI SOTTO LE STELLE 2006
Come è finita qui a Vetran?
"Ho conosciuto Vetran tre anni fa, capitando quasi per
caso nell'agriturismo L'abri, e sono rimasta affascina-
ta da questo luogo, la cui Natura netta, limpida, senza
incertezze, insieme protettiva e prepotente, mi ha cat-
turata a tal punto subito che, dopo tre giorni già cerca-
vo una casa per tornare l'anno seguente. Questa è stata
la mia seconda estate che trascorro un lungo periodo
estivo qui. Lo scorso anno sono arrivata con una
grande voglia di dipingere, che cosa non sapevo. C'era in
me il desiderio di catturare l'essenza dei luoghi. Mi sono
caricata di pennelli, tele, carta, tempere e acrilici, pastelli
e acquerelli. Mi sono messa in ascolto. Camminavo con
tutti i miei sensi all'erta nei boschi, sui pianori sterra-
ti, guardando in alto e in basso, fermandomi, chiu-
dendo gli occhi per ascoltare e odorare.
Ho scoperto le lose. Grandi pietre per costruire.
Ogni losa è un'opera d'arte: le forme, i grafismi e i ri-
lievi, i cromatismi e le variegature, i disegni e i colori
dei muschi che vi si accasano....... "
L'esperienza si è rivelata positiva nella condivisione di
un gioco espressivo dove sono i piccoli, che hanno già
partecipato ad attività con me, ad insegnare ai genito-
ri. E si è rivelata interessante perché un'esperienza con-
divisa viene facilmente riproposta a casa o dal bambi-
no o dal genitore...... "facciamo come quella volta a
scuola... "
Sappiamo che i titoli dei laboratori erano :
"IL BOSCO DELLE FARFALLE BIANCHE"
"I COLORI DEL SOLE" e "L'ALBERO MAGICO".
Che cosa succedeva al loro interno?
Ogni laboratorio durava due ore e prevedeva:
- Narrazione di una piccola storia, seduti per terra in
cerchio, che introduceva ai colori e al soggetto del la-
boratorio. Bambini e grandi erano di tanto in tanto
coinvolti nel racconto.
- Preparazione dei colori suggeriti dalla storia. I colori


Testo Originale Estratto
12
Novità
A NEVE FERMA
di Stefania Bertola - Salani ed.
Emma era sempre stata una ragazza piuttosto disordi-
nata, ma non avrebbe mai creduto di riuscire a perdere
l'amore della sua vita tre giorni dopo averlo trovato.
Nemmeno con gli occhiali da sole le andava così male:
gli unici che funzionavano davvero bene erano purtrop-
po i Persol, ma nonostante quello sciagurato nome le du-
ravano sempre almeno qualche mese. E lui, l'amore del-
la sua vita, si chiamava Andrea, un punto a favore, per-
ché con gli Andrea il rischio non è perderli ma trovarne
troppi. Qualunque ragazza attorno ai trent'anni è stata
fidanzata almeno con un Andrea. Ce ne sono a tutti gli
angoli dell'esistenza, e lei l'unico che avesse incontrato lo
aveva già perso. Si erano messi insieme domenica 14
marzo, e alle 22.45 di mercoledì 17 Emma si accorse di
non averlo più, rischiando anche di rompere otto bic-
chieri di cristallo per un valore complessivo di quattro-
centottanta euro. Riuscì per puro miracolo a mantenerli
in equilibrio fra le dita destrutturate dallo choc, si girò e
tornò in cucina. Li posò sul tavolo, si piegò in due, e a
questo punto Bianca notò che il suo comportamento era
stravagante. «Ehi. Che ti succede?» Emma si raddrizzò,
inghiottì il suo cuore che le stava cercando di risalirle lun-
go la gola, e rispose: «Hanno finito i croccantini alle man-
dorle.»

LEGGI MI FORTE
di Rita Valentini Merletti e Bruno Tognolini
Salani ed.

Parla con lui
Gli umani, appena nati, paiono essere fragili e precari, in
bilico sul ciglio della vita come sul crinale di una collina.
Forse lo sono davvero, o forse è la nostra ansia di genito-
ri che li vede così. Fatto sta che, a quel punto, noi pren-
diamo d'istinto a chiamarli, con voci e sorrisi, perché da
quel crinale si lascino scivolare verso di noi, da questa
parte e non da quella.
La voce umana ha un potere grande e segreto, che assor-
data da molti apparecchi rischiamo di dimenticare. Pri-
ma del senso c'è il suono, prima delle parole c'è la voce.
Quella voce ha potere sulle cose: le chiama all'umanità,
le rende umane.

Parliamo agli animali, che non conoscono parole, par-
liamo a una lapide, a una pianta, a uno specchio, a una
persona in coma perché ricordi la vita umana, e vi ri-
torni.
A un neonato perché si fidi e vi entri,
La voce echeggia come un canto di balena, in quell'o-
ceano sconfinato e incomprensibile che è una nuova vita,
per dire tre sole sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui,
il mondo è qui.
I mesi e gli anni passeranno, quella voce prenderà forma
in parole, perline di senso infilate in collane via via più
fiorite e più complesse: mangia, dormi, ridi, cresci, come
stai?
Ma sotto quella superficie variopinta, in certe ore del
giorno, in cere condizioni di luce, di emozione, di sonno,
noi siamo ancora in grado di sentirlo, quel suono senza
senso, quella voce senza parole, che non vuole dire nien-
te, ma genera umanità.
La cosa fondamentale che questo libro dice a un genito-
re è dunque questa: parla a tuo figlio.
Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure
comune: perché ne sei avaro?
Parla con lui, con lei. Non negargli ciò che sai fare, che gli
serve.
E se non sai cosa dire, ci sono sorgenti di parole giuste,
che sono fatte per questo: leggi un libro.

ULTIMI ARRIVI:
• L'APPRENDISTA FIAMMINGO
di Jorg Kastner
• STORIA DI CHLOE
di Suzanne Phillips
• INCONTRI CON MENTI STRAORDINARIE
di Piergiorgio Odifreddi
• COLF PER CASO
di Sheila Norton
• LA SECONDA DORA
di Silvia Ballestra
• GLI ANNI DELL'INQUIETUDINE
Comprendere gli adolescenti per aiutarli
a crescere - di Giovanni D'Agostini
I figli adolescenti ci obbligano a guardarci
allo specchio, ci mettono alle corde,
ci usano per crescere.


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre

Anno 11 n° 3
Dicembre 2006
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)

(Contiene inserto)

Bachod


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
Bilancio
Mélange
Direttore responsabile
Christian Chioso
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Daniela Bosio,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Stefano Ferrandoz, Elda Tonso,
Ferruccio Sommariva, Angela Sarzano,
Marco Carlin
Fotografie
Ferruccio Sommariva
Stefano Ferrandoz
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5 - 11100 Aosta
grande anno questo che sta per finire, qui a Saint-Pierre. Il bilancio consuntivo
che si è soliti affrontare in questo periodo vede in attivo molte cose. Innanzi
tutto lo sci d'occhio della Nostra biblioteca, ovvero "Castelli di Cultura":
la manifestazione sta maturando e, a mio avviso, si sono ottenuti ottimi ri
sultati di pubblico, vista anche la difficoltà oggettiva di alcune serate, a causa dello spes
sore degli argomenti trattati. Da sottolineare (ma non vi erano praticamente dubbi) che
l'ospite di maggior successo è stata la giornalista Maria Cuffaro, segno che moltissimi
sono i divoratori di libri, ma molti di più sono i telespettatori (almeno del Tg3...). L'or
ganizzazione di "Castelli di Cultura" edizione 2007 è già partita ed è carica di una buo
na esperienza e di molte buone idee ancora da mettere sul piatto.
Il teatro continua a riscuotere notevole successo: i ragazzi sono bravi, il gruppo dei più pic
coli si rinfittisce ogni autunno di nuove leve, segno che il passaparola tra i banchi di scuo
la funziona, e Paola Corti continua a mietere successi.
Due parole devono essere spese per la Pro Loco, che è riuscita, quest'anno, a mettere in pie
de un Brindisi sotto le Stelle con il botto: il Sarriod de la Tour che offre un paesaggio indi
menticabile, l'aiuto insostituibile della meteorologia, che ha annunciato tempo buono, il
lavoro impeccabile dei numerosissimi volontari, il buon vino che non fa (quasi) mai male,
in momenti (carpiti con metodi da Gestapo, ovviamente!) fossero tutti
concordi nel definire la festa "molto divertente" oppure "finalmente diversa ed originale" e
quindi positivi.
Va affrontato rapidamente, in seguito, il bilancio preventivo 2007.
Non so quanti ricordano Lello Arena che impersonando l'Arcangelo Gabriele urlava
"annunciazione annunciazione!" ad una decisamente molto improbabile Maria/Massimo
Troisi.
Il tono che voglio usare è lo stesso: annunciazione, annunciazione, la biblioteca di Saint
Pierre compie ad ottobre del 2007 30 anni!
È una gran bella età ed è soprattutto, una gran bella occasione per festeggiare insieme alle
bibliotecarie che hanno vissuto e creato quello che è diventato un punto di riferimento im
portante non solo per Saint-Pierre, ma anche per i comuni vicini.
3
Il villaggio
di Bachod
I NOSTRI
VILLAGGI
Questa volta
ci troviamo
a Bachod,
due piccoli villaggi po
sti a 850 metri d'altitu
dine ed a solo un chi
lometro dalla regiona
le per Saint-Nicolas.
Siamo ospiti della Si
gnora Linda Lale Ca
stain che abita a Bachod di sotto, in una piccola casa
con tante finestre, dalla quale si gode un panorama
spettacolare fino giù alla valle centrale.
Ci parla di entrambi i villaggi scusandosi di non sapere
tante cose perché: "non sono originaria di qui" e tante
cose le sfuggono e aggiunge "se ci fosse Battista, lui sì che
si ricorderebbe di tante particolarità!".
Bachod di sotto è costituito sul crinale della Comba di Ba
chod ed è costituito da una decina di case poste l'una alle
spalle dell'altra. Sono costruzioni per lo più basse, in par
Il nostro "girovagare" attraverso
Saint-Pierre prosegue anche se sempre
più a rilento e con maggiore difficoltà.
Siamo giunti ormai ai villaggi di periferia,
più piccoli e purtroppo con sempre
meno persone che "sanno"
cose dei tempi passati.
che. In fondo al villag
gio abitavano alcune si
gnore che facevano le
sarte ed erano chiama
te "quelle del mal di
pancia", forse perché
conoscevano segreti o
rimedi particolari per
questo disturbo. Alcune
abitazioni, nel corso de
gli anni, hanno cambiato proprietario, vuoi per la mor
te, vuoi per il trasferimento dei precedenti.
Bachod di sopra invece si trova quasi tutto nella Comba,
costituito da sole quattro case ed attualmente è abitato
da due famiglie. All'inizio del villaggio vi è una grossa co
pertura vuota, in cui visse, dal 1930 in poi, una fa
miglia di ben nove persone, trasferitasi qui dal villaggio
di Fornet in Valgrisenche, all'epoca della costruzione del
la diga. A fianco, in una piccola casetta, viveva un'anziana
signora di nome Ida e in fondo al villaggio una famiglia
che abitava, in certi periodi dell'anno, anche a Rumiod.
CHRISTIAN CHIOSO
La redazione di Mélange
augura a tutti
un sereno Natale
ed un frizzante 2007!


Testo Originale Estratto
4
I NOSTRI
VILLAGGI
Proprio perché sono così vicini tra loro ed hanno an
lo stesso nome, i due villaggi hanno in comune quasi
tutto. L'acqua potabile, ad esempio, proveniva da una
sorgente posta all'altezza di Bachod di sotto e quell
dei prati di Bressan, mentre per la parte più alta del
monte un secondo tempo acquistarono con l'acqua ge
gente posta in alto nella Comba e, con l'aiuto del Co
mune che fornì il materiale, gli abitanti fecero un ac
quedotto nuovo.
L'acqua per l'irrigazione (a ruscello) della parte più alta
dei terreni, posti lungo il costone alle spalle di Bachod
di sopra, proveniva da Bressan, mentre per la parte più
bassa si prendeva l'acqua nel torrente appena sopra Ba
chod. In un certo periodo dell'anno l'acqua veniva di
visa in due parti di cui una andava fino a Montovet.
Le zone coltivate erano piuttosto limitate e poste più
più in pendenza, per cui il lavoro era molto faticoso.
Quasi tutti i terreni erano coltivati a foraggio e molti
campi erano più lontani. verso Caillet e lungo la regió
nale per Saint.Nicolas. Con l'andar del tempo, forse per
ché non producevano più a sufficienza, furono trasfor
mati in vigneti.
I trasporti avvenivano tutti con i muli, con la slitta,
portando i fasci di fieno sulla testa o sulle spalle.
Davanti alle case si trovavano gli orti e dei pergolati,
va Petit Rouge o Prié. Tutti facevano i contadini. Già
mini inoltre lavoravano anche come muratori. Alcuni,
da giovani, lavorarono anche nel settore alberghiero
della regione sia a Cogne che a Clavière.
I villaggi erano collegati a quelli vicini da mulattiere e
sentieri che venivano percorsi da tutti per tutto l'anno.
i bambini scendevano a scuola alla Charrère, si porta
va il latte ad Alleysin, si andava a fare la veglia a
Brèyes... Qui era un po' il ritrovo di tutto il vicinato,
pratutto d'inverno; in particolare gli uomini andava
no a giocare a carte nella stalla di Luboz, lasciando
so le mogli a casa... a sferruzzare!
Le cose sono migliorate quando è arrivata l'irrigazione
a pioggia e la strada. Abbiamo già detto che si bagna
TRIESTE-SAINT PIERRE
Intervista con
Giuliana Strauss
Sapete perché ho pensato ad un'intervista a
Giuliana Strauss? Innanzitutto perché, più di
tre anni fa, lei è arrivata in Valle d'Aosta per
una conferenza di presentazione del suo libro - "Passo
dopo passo verso il Sole" - e, di conseguenza, della sua
vita; è giunta portando con sé una folata di vitalità e
gioia che hanno lasciato un segno ed hanno tracciato
un ponte incrollabile fra Trieste e Saint-Pierre, perché
da quella sera sono iniziate le attività di Giuliana in
Valle d'Aosta e lei si è stabilita a Saint-Pierre.
Prima fra tutte, direi di sottolineare la collaborazione
che ha iniziato con il personale della Microcomunità di
Saint-Pierre, a partire da marzo 2004, con incontri di
defaticamento del personale per incentivare il gioco di
squadra. Mi sembra che abbia funzionato.
• Giuliana, cosa ti ha portato ad iniziare tutte que
ste attività?
Io penso che sia la vita a portare, proprio come l'acqua
che scorre in queste vostre magnifiche cascate. E' stata la
vita che mi ha indirizzato nell'ambito sanitario, dove ho
lavorato per vent'anni a contatto con tutti i tipi di ur
genze, ed è nata in me l'esigenza di "umanizzare" e ren
dere "gentile", per quel che è possibile, l'approccio con le
persone. Ho allora indirizzato la mia attenzione ai reali
bisogni dei pazienti ed ho capito che volevano essere
"ascoltati" e che molte volte cercavano risposte di "vita"
più che risoluzione di problemi fisici.
tidiani, tutti noi vivremmo assolutamente meglio.
Capisco che può sembrare utopico, ma sperare non costa
niente.
• La Verità...!
La Verità è sempre a portata di tutti, ma oggi interessi
e paure la coprono troppo spesso di ipocrisia.
La libertà di parola però consente ad ognuno di fare ciò
che sente più consono a se stesso, e meno male!
• Fra le varie cose di cui ti occupi c'è anche la "chi
nesiologia"?
Sì, sono stata allieva del Prof. Burigana a Trieste e ho fat
to mie le tecniche di medicina complementare, in modo
particolare applicandola nell'ambito emozionale. Sulla chi
nesiologia molti testi, il più semplice si intitola "La dolce me
dicina" ed è uno dei primi scritti dal mio insegnante.
• Altre cose?
Ho proposto in Valle diversi lavori sulla "Salute consape
vole", la "Danza Gentile", le "Meditazioni dei Petali d'o
ro" i seminari sull'''Albero della Luce" allo scopo di sen
sibilizzare l'opinione pubblica ad orientamenti di aper
tura alla "globalità dell'essere umano" alla "multidimen
sionalità degli esseri umani" ma soprattutto per un
profondo pensiero di GRATITUDINE A DIO per l'essere
che è più grande a noi, la Verità, che forse ci aiuta a ri
mane inerte a guardare che lo sport è "piangersi addosso" quan
do invece si vive in "un miracolo continuo" che è la vita.
Cos'altro dire? Dopo tutto questo non mi rimane che
augurarvi di conoscerla personalmente, io sono grata
alla vita che mi ha permesso di incontrarla e di colla
borare con Lei in queste attività e soprattutto per la
grande amicizia che ci lega sul cammino della Verità.
E a te, Giuliana, un sincero e sentito GRAZIE.
Ultima cosa, per chi volesse contattare Giuliana Strauss,
per saperne di più o per avere informazioni sui semi
nari o gli incontri futuri, ecco il suo n. telefonico
338-2112687.
MARINA LALE MURIX
vano i prati a ruscello, questo fino al 1951. In quel pe
riodo gli abitanti dei due villaggi si costituirono in con
sorzio per poter accedere ai contributi regionali per la
costruzione di un impianto d'irrigazione a pioggia. Fu
uno dei primi, se non il primo in assoluto di tutto il Co
mune. Facevano parte del consorzio: Bois Enrico, Pail
lex Giovale, Paillex Vincenzo e Chapuis Innocenzo ed
erano tutti proprietari di terreni irrigabili posti nel ter
ritorio del villaggio. Il progetto per la costruzione del
l'impianto d'irrigazione a pioggia fu affidato al geome
tra Tersillo Gilardi che lo stese e lo consegnò al consor
zio, insieme allo statuto, il 15 Luglio 1950. Il progetto
consisteva in: opera di sbancamento e presa d'acqua nel
torrente della Crête, una vasca di carico, un dissabbiatore
ed infine scavi e posa delle tubature nei vari terreni per
la distribuzione dell'acqua. Tutto era completato da ma
teriale accessorio per il funzionamento dell'impianto.
La spesa complessiva fu di Lire 2.189.969. Negli anni
successivi alcuni proprietari di terreni vicini acquista
rono il diritto di servirsi dell'impianto d'irrigazione;
essi s'impegnarono a pagare ogni anno una percentua
le sia per le riparazioni ordinarie che per l'acquisto di
nuovo macchinario deliberato dal consorzio stesso.
La strada, infine, arrivò verso il 1970/1972: non è mol
to larga, ma in entrambi i villaggi c'è un piazzale per
parcheggiare e fare inversione di marcia. La prima au
tovettura che arrivò a Bachod di sotto fu una Fiat 500
5
Sotto Bachod di sopra, sul fianco di un alto muraglio
ne di sostegno, sorge ancora un piccolo Oratorio dedi
cato all'Immacolata; quello precedente era molto più
grande e, soprattutto, più accessibile.
Gli abitanti dei due villaggi si augurano che, negli anni
a venire, la strada che viene da Breyes sia allargata un
pochino per permettere loro di raggiungere le proprie
case con più facilità, soprattutto in inverno!
VANDA CHAMPRÉTAVY


Testo Originale Estratto
6
NATALE 2006
Un Natale
di tenerezza
rano anni, or-
E mai, che l'or-
sachiotto con
il fiocco rosso stava
seduto, immobile e
tranquillo, sullo scaffale. A poco a poco, il suo
pelò si era fatto ispido e polveroso, ma i suoi oc-
chietti brillano.
Fu il primo a partire. Barcollò senza amore
fino alla porta. Si aggiustò il fiocco rosso, lo raccol-
se e uscì. Arrivato in periferia, si fermò in un an-
golo abbandonato e aspettò. Gli orsacchiotti veni-
vano radunando da ogni angolo della città. Sguscia-
vano fuori dai grandi magazzini e dalle vetrine dei
negozi, scendevano dagli alberi di Natale e usciva-
no dalle camerette dei bambini. Orsacchiotti gra-
ndi, piccoli, vecchi e nuovi, spelacchiati ed eleganti.
Quando la campana della chiesa batté la mezzanot-
te, erano tutti lì.
L'orsacchiotto dal fiocco rosso fece un cenno con il
capo: era il segnale. Centinaia di zampette si riversa-
rono per le strade e per i vicoli della città. Gli or-
sacchiotti si arrampicavano silenziosi sui balconi e si
infilavano dalle finestre. Si diressero sicuri verso i
regali avvolti nella carta colorata. Disfeccero aereo-
planini e matite colorate. Ad ogni regalo, lasciava-
no un biglietto sul quale avevano scarabocchiato
qualche parola. Poi, zitti zitti se ne andarono.
La scomparsa dei regali provocò una gran confusione.
I bambini scoppiavano in lacrime, i papà e le mam-
me correvano dai vicini per raccontare quel fatto incredi-
bile. Ma nessuno riusciva a spiegarsi il mistero.
Delusi e tristi, ripensarono agli strani biglietti che ave-
Dedicato ai bambini
con tanti auguri perché abbiano
un mondo di amore e di pace
vano trovato al posto
dei regali. Andarono a
prenderli e li lessero.
Poi li lessero ancora, e
ancora. E più rilegge-
vano quei teneri scarabocchi, più forte batteva il loro
cuore. I biglietti dicevano: Ti voglio bene. Penso sem-
pre a te oppure Verrò presto a trovarti.
Pensarono allora a tutte le persone sole che, la vigilia
di Natale, dovevano sentirsi ancora più sole. Si infila-
rono i cappotti e uscirono di casa. Bussarono alla por-
ta della vecchia zia che passava il tempo davanti al te-
levisore, andarono alla casa di riposo a trovare la non-
na e suonarono il campanello di quell'uomo che vive-
va lontano dalla sua famiglia. In città nessuno rimase
più solo.
Le finestre si illuminarono a una a una e le case co-
minciarono a risuonare di risate e di canzoni. Nelle stra-
de echeggiava un augurio: Buon Natale!
Quella notte, gli abitanti della città dormirono più se-
reni del solito.
Sulle loro labbra aleggiava ancora un sorriso: avevano
trascorso un Natale meraviglioso.
E mentre dormivano beati, centinaia di orsacchiotti ri-
misero i regali scomparsi sotto gli alberi di Natale.
L'orsacchiotto con il fiocco rosso sta ancora là, sopra lo
scaffale.
(Tratto da L'angioletto e babbo lepre racconti per Natale
di BRIGITTE WENINGER Ed. Nord-Sud 2002)
7
NATALE 2006
Il Menu di Natale
dello Chef
Stefano Zonca
Natale è la festa che ci fa spendere più soldi di qualsi-
asi altra ricorrenza dell'anno. Il Natale per festeggiare la na-
scita del Bambin Gesù è diventato il Natale dei doni
e Santa Claus tanto che è diventato retorico perfino scriverlo. Que-
di che anche la tavola rifletta questi moderni "valori" e che si in-
preziosica alle ore 12.00 del 25 dicembre dei prodotti più costosi e
delle preparazioni più raffinate. Tanti auguri a chi si cimenterà nel-
la realizzazione di queste portate.
ANTIPASTO
Astice cotto al forno nel suo carapace con radicchio candito
e salsa mandarino
PRIMO PIATTO
Tortelli di fagiano crema di lenticchie e tartufo nero
SECONDO PIATTO
Filetto di sanato alle spugnole con patate fondenti
DOLCE
Panettoncino farcito alla mousse di mascarpone
con cioccolato fondente caldo
LE RICETTE
Astice cotto al forno nel suo carapace con radicchio
candito e salsa mandarino
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
2 astici, zucchero a velo, 2 teste di radicchio trevigiano, sale e pepe,
8 mandarini, uveta.
Per il radicchio: Tagliare in 4 parti il radicchio, disporle in un
foglio di carta da forno, spolverare con zucchero a velo, sale, pepe,
olio extra vergine e uveta e chiudere il foglio a cartoccio.
Cuocere in forno a 140°C per 1 ora.
Per la salsa: Spremere i mandarini, aggiungere 4 cucchiaini di zuc-
chero e far ridurre il tutto a fuoco vivo fino ad ottenere una con-
sistenza sciropposa.
Per l'astice: Eliminare la testa dell'astice tenendo solo la coda e le
chele, farle rosolare su di una padella con un po' d'olio e poi met-
terle in forno preriscaldato a 180°C per 20 minuti. Eliminare il ca-
rapace comporre il piatto con la salsa e il radicchio e servire.
Tortelli di fagiano crema di lenticchie e tartufo nero
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
500 grammi di pasta per ravioli (500 gr di farina 00 e 5 uova), 1 fa-
giano, sedano, carota, cipolla q.b., 4 scalogni, 50 gr. di lardo di Arna-
PANE ammollo nel latte, Tartufo nero a piacere, vino rosso q.b., Bur-
ro, 200 gr di lenticchie secche, Olio profumato all'alloro e rosmarino.
Mettere a bagno le lenticchie per 24 ore con 1 cucchiaino di bicar-
bonato. Fare un trito di sedano, carote, cipolla e lardo farlo appas-
sire a fuoco lento, aggiungere le lenticchie scolate, coprire abbon-
dantemente d'acqua e cuocere affinché le lenticchie siano ben cot-
te. Frullare il tutto incorporando un po' d'olio profumato otte-
nendo una consistenza non eccessivamente densa. Passare nel co-
no Cinese.
Per il fagiano: passare lo scalogno tagliato a julienne a fuoco lento. Privare
il fagiano della pelle, pulirlo all'interno conservando il cuore e il fe-
gato. Tagliare il fagiano a pezzi con le ossa, aggiungerlo allo scalo-
gno appassito, salare e coprire il tutto con abbondante vino rosso
e far stufare per 2 ore a fuoco lento. Disossare il fagiano e passare
la polpa e il fondo di cottura al cutter aggiungendo il pane ammol-
lato, poco olio aromatizzato e pepe nero fino ad ottenere un com-
posto morbido. Con tale composto preparare 16 tortelloni da cuo-
cere in abbondante acqua salata, saltare al burro e servire su una
base di crema di lenticchie. Con l'apposito attrezzo tagliare sopra
tartufo nero a piacere.
Filetto di sanato alle spugnole con patate fondenti
4 tournedos di sanato da 150 g, Burro, 50 g spugnole secche, 4 Pata-
te, 10 cl di fondo di vitello, Sale, panna, Pepe, Madeira, Alloro.
Per le patate: Tornire le patate della stessa forma e grandezza, met-
terle in una pentola di misura, aggiungere 50 g di burro, una foglia
di alloro e acqua. Far cuocere coperte fino a consumare l'acqua fa-
cendo rosolare le patate nel burro da un lato solo, quindi rimuover-
le a rosolatura ultimata.
Per le spugnole: Mettere a bagno le spugnole, dopodiché tagliarle a ron-
delle. Far ben rosolare i tournedos in burro chiarificato, dopodiché
eliminare il grasso di cottura, sfumare con il Madeira, aggiungere il
fondo di vitello, le spugnole, un goccio di panna e portare a termi-
ne cottura i tournedos nella loro salsa. Servire con le patate fondenti.
Panettoncino farcito alla mousse di mascarpone con
cioccolato fondente caldo
4 piccoli panettoni da porzioni acquistabili in pasticceria, 50 gr. zuc-
chero, 200 g mascarpone, 100 g cioccolato fondente, 2 uova, 100 ml
panna.
Separare gli albumi dai tuorli, montare i tuorli con lo zucchero, poi
amalgamare con il mascarpone. A parte montare gli albumi a neve
e amalgamarli delicatamente al resto. Sciogliere a bagnomaria il
cioccolato con la panna. Tagliare la calotta del panettone, scavar-
lo parzialmente all'interno, versarvi all'interno la mousse e riposi-
zionare la calotta.
Disegnare sul piatto con il cioccolato, aggiungere il panettone far-
cito e servire.


Testo Originale Estratto
8 MÉLANGE
La prova
di Vétan...
a Roma

T
utto è iniziato quasi per gioco...un ospi-
te tanti, dopo aver pranzato e pagato il conto,
si presenta: "sono il regista della PROVA DEL
CUOCO. Siete state scelte per partecipare al CA-
NILE, un nuovo appuntamento nella famosa trasmis-
sione di Antonella Clerici."
Sicuramente l'emozione è stata grande già solo
di poter fare un provino a Roma...e poi la storia
pete...
Per me e mia madre è stato un grande onore po-
presentare Saint-Pierre e la Valle d'Aosta con
piatti tradizionali per ben 4 settimane consecuti-
lezionando 3 vittorie.
Le nostre apparizioni in TV sono state piacevoli

per la gioiosa presenza dei tifosi di Saint-Pierre che si
sono susseguiti nei vari appuntamenti. Colgo l'occa-
sione per ringraziare l'Amministrazione Comunale, la
Pro-loco, il Coro Nouvelle Armonie, i Pompieri volon-
tari, lo Sci Club Vetan e tutti coloro che da casa ci han-
no sostenute.
Pur serbando un bel ricordo di questa nostra esperien-
za televisiva, credo di poter affermare che i fornelli veri
sono quelli di casa nostra, dove i clienti seduti a tavo-
la diventano i nostri giudici più "severi". Fortunata-
mente il più delle volte i nostri sacrifici sono apprezza-
ti e la cucina genuina che valorizza i prodotti del ter-
ritorio è sempre vincente.

ANTONELLA

INVERNO 2006-2007
Manifestazioni
ed Eventi

16 Dicembre
CONCERTO DI SANTA LUCIA "ACCENDI LA LUCE"
Chiesa di Saint-Pierre, ore 21.00

22 Dicembre
CONCERTO DI NATALE CORO NOUVELLE
HARMONIE E CORO CHÂTEL ARGENT
DI VILLENEUVE
Chiesa di Saint-Pierre, ore 21.00

24 Dicembre
SANTA MESSA DI MEZZANOTTE, A SEGUIRE
DISTRIBUZIONE DI CIOCCOLATA CALDA
E VIN BRULÉ

4 Gennaio
CONCERTO DEL CORO GENOVA VOCAL ENSEMBLE
CON LA PARTECIPAZIONE DI 4 CORI VALDOSTANI
Chiesa di Saint-Pierre, ore 21.00

14 Gennaio
1° PROVA DEL CIRCUITO DI COPPA ITALIA DI SCI
ALPINISMO INDIVIDUALE A TECNICA CLASSICA
5° TROFEO SCI CLUB VETAN
1° MEMORIAL LUCA BLANC
3° TROFEO ARCO D'AUGUSTO
Vetan, ore 8.30
Per informazioni: www.sciclubvetan.it
389 9981818 Christian Fiou
389 9981817 Jonny Lale Murix
Per iscrizioni: fax 0165 920528
info@granparadisonatura.org

1957: LA CORALE DI SAINT-PIERRE
Questa era la corale di Saint-Pierre, diretta dal mae-
stro Carlo Poser, in una fotografia del 1957. Ho volu-
to farla pubblicare su "Mélange" con grande piacere e
con la speranza di fare cosa gradita alle coriste e ai
coristi rimasti che, rivedendosi a distanza di quasi
cinquanta anni, possano rivivere alcuni momenti di
piacevoli emozioni.

LORENZINA

9 CULTURA

26-27-28 Gennaio
5° VETAN CLASSIC, RADUNO DI BACK-COUNTRY.
3° TROFEO ARCO D'AUGUSTO
Vetan, ore 8.30
Per informazioni: www.vetanclassic.com
347 4649970 Stefano Fontanelle
Per iscrizioni: fax 0165 904025

9-10-11 Febbraio
5° RADUNO DI KITESKI
Vetan, ore 8.30
Per informazioni:
347 7055899 Francesco Ponti
Per iscrizioni: fax 0165 908978
hotelnotre@tiscalinet.it

24 Febbraio
1° GARA PROMOZIONALE SNOW PARK
Vetan, ore 14.00
Per informazioni:
333 2405997 Fabrizio Troilo
Per iscrizioni: fabrizioroilo@hotmail.com
(Sci&Snowboard shops, via Duc, 13 • Aosta)


Testo Originale Estratto
10
MÉLANGE
La Rete dei
Comuni solidali

eggendo que-
sta frase ri-
portata su una
gigantografia raffigu-
rante un gruppo di
bimbi del Saharawi
sono venuta a conoscenza in maniera diretta di
Re.Co.Sol.. Ero sulla piazza di Riace, in Cala-
bria, in compagnia di Iole (la Nostra bibliotecaria n.d.r.)
mi era offerta di accompagnarmi per il Congresso
Rete dei Comuni Solidali. La rete dei Comuni Solida-
li è un associazione di Comuni, compreso quello di
Saint-Pierre, che si occupa di cooperazione e proget-
ti per aiutare chi ne ha bisogno. Aiutando concreta-
mente i paesi che si trovano in difficoltà si aiuta le
generazioni future a vivere in un mondo con meno
differenze sociali ed economiche. I progetti proiet-
tati non sono faraonici, ma di facile attuazione in
quanto non occorre avere grandi risorse economiche
che solo una piccolissima parte del bilancio serve ad
attuare qualcosa. L'importante è lavorare in Rete: cir-
ca 200 comuni italiani, di cui 7 valdostani, tutta la
Comunità Montana Grand Paradis, ne fanno parte.
Durante il Congresso abbiamo conosciuto ammini-
stratori, medici, associazioni e singole persone che
sono già lavorando in Niger, Perù, Maldive, Saha-
rawi, per la costruzione di pozzi, di cisterne per l'acqua,
di scuole e per l'assistenza nei campi profughi. E' stata
un'esperienza unica ascoltare i resoconti delle attivi-
tà e di ciò che è già stato fatto in queste parti del
mondo, tutti seduti per terra davanti al Municipio di Riace.
Al nostro ritorno a Saint-Pierre ho contattato Paola, con
la quale avevo già lavorato 2 anni or sono per un picco-

"La miseria non è naturale,
è creata dagli uomini, combatterla
non è fare carità, ma giustizia"
(Nelson Mandela).

L'imput ci è stato dato da una suora che da anni lavora
a Sakana, nella regione del Katanga e che pone al cen-
tro della sua attenzione la gioventù del luogo: una gio-
ventù con tante potenzialità, ma poche possibilità di
uscire da una condizione di precarietà cronica. Ed è
proprio da questa missione che ci è giunta la richiesta
di aiuto per acquistare delle attrezzature ricreative al
fine di realizzare, nel villaggio, un piccolo centro aggre-
gativo, culturale e formativo, a servizio di tutti i giova-
ni del distretto altrimenti tagliati fuori dal resto del
mondo.
L'obiettivo del nostro progetto si riassume nella costru-
zione di un centro di accoglienza educativo e didattico,
che potrebbe assicurare la formazione delle generazio-
ni future anche dal punto di vista professionale.
Naturalmente tutto ciò presuppone il coinvolgimento,
oltre che dell'Amministrazione di Saint-Pierre, anche
della Comunità Montana (con la speranza che riesca a
fare entrare in Rete tutti i comuni), delle associazioni
di varia natura operanti sul territorio, nonché di
Re.Co.Sol..
Per dare modo a tutti di conoscere Re.co.sol., il 13 gen-
naio nella Biblioteca di Saint-Pierre avrà luogo l'annuale
lotteria solidale organizzata dal Coordinamento di
Re.Co.Sol., in collaborazione con il nostro comune.
A presto.

LAURA GLAREY

lo progetto nel Burun-
di e insieme a Daniele,
volontario del Vides,
abbiamo cercato di im-
bastire un progetto per
il Congo.

Comuni
Rete
dei Comuni
Solidali

RECOSOL
Comuni della Terra per il Mondo

www.comunisolida.org
email coordinamento@comunisolidali.org
tel 0122 48934 -011 9724245
11
MÉLANGE

VERROGNE:
à la découverte
de la vie d'antan

e 23 mars, j'ai accompagné les élèves de la III
de l'Institut agricole au village de Verrogne.
Madame Colette Thévenet, leur professeur de
français, m'avait demandé d'imaginer un itinéraire à
la découverte de l'architecture rurale de la Vallée
d'Aoste, dans le but d'approcher l'histoire de la région
au travers de ses témoignages matériels. J'ai choisi
Verrogne car il s'agit de ma commune de résidence
mais, plus important, car le village et son histoire
nous ont été particulièrement proches par le
laboratoire de théâtre, réalisé dans l'année 2001.
Je crois que la visite, possible grâce à la collaboration
de Walter Chentre et de Gildo Neyret a atteint son but
comme on peut en déduire en lisant l'article qui suit:
le territoire, en tant que dépôt des traces du temps et
ensemble de lieux de la mémoire, peut devenir départ
privilégié pour un voyage dans l'histoire.

CINZIA JORIS

Jeudi 23 mars 2006, notre classe, la troisième de l'Ins-
titut Agricole Régional est allée visiter le hameau de
Verrogne, située à 1595 mètres d'altitude, au bord de la
route des Salasses, dans la commune de Saint-pierre.
Une fois arrivés à l'entrée du village, madame Joris,
notre guide, nous a raconté l'histoire de Verrogne: ce
hameau a été construit vers la moitié de
XIX ème siècle dans un endroit très en-
soleillé, sur la pente nord (adret) de la
vallée centrale, entouré de bois et de prés.
Le village est traversé par un torrent qui
permettait une bonne irrigation des
champs de seigle, des potagers et des prés
mais qui servait aussi à l'usage domes-
tique et au fonctionnement de la scierie
et du moulin.
Ensuite, nous nous sommes rendus à
l'église, l'édifice le plus important du lieu.
En effet, elle a été restaurée récemment et
on y célèbre encore quelques messes. Puis,
nous sommes allés voir une vieille maison
typique de notre territoire. Au rez-de-
chaussée il y a l'étable où dormait et man-
geait la famille durant la période hiverna-
le. Au premier étage se trouvent les
chambres et la cuisine où se transfèrait la
famille pendant les mois chauds et, enfin,

au dernier étage, le fenil où on entassait le foin fauché
pour nourrir les animaux pendant l'hiver et le
seigle qui devait être moulu pour la fabrication du pain
dans le four de propriété collective. Le toit est en bois et
en lauze pour offrir une bonne résistance au poids de
la neige. Toutes les maisons du village ont été
construites sur ce modèle.
L'étape suivante de notre visite nous a menés jusqu'au
moulin. Là le seigle du pays était moulu grâce à la for-
ce de l'eau qui faisait tourner une roule qui elle-même
actionnait les meules. La farine servait à la fabrication
du pain qui se faisait au four. Ce dernier est encore uti-
lisé de nos jours. À l'époque, on faisait brûler du bois à
l'intérieur du four pendant trois jours, puis on enlevait
la cendre et on enfournait le pain.
Madame Joris nous a ensuite conduits à la scierie qui
est maintenant en ruine. Autrefois elle servait à scier les
bois voisins. Construite près du ruisseau, la
force de l'eau actionnait les scies. Aujourd'hui, elle ap-
partient à un particulier.
Après avoir terminé notre visite par une bataille de
boules de neige, nous sommes rentrés à l'Institut, en-
chantés d'avoir vu ce village qui garde les traces de la
vie rurale d'autrefois en Vallée d'Aoste, et que nous
conseillons vivement d'aller visiter.


Testo Originale Estratto
12
BIBLIOTECA
COMUNALE
Novità
Romanzi
L'ARTE DI RICUCIRE
di Berg E. (Ed. Corbacchio)
Un intenso affresco familiare che affronta i ricordi del
passato dal punto di vista di tre fratelli che solo appa-
rentemente hanno avuto la stessa infanzia. Ma è dav-
vero possibile che una realtà comune possa essere così
diversa per ognuno dei protagonisti?
IL SOLDATO DI ALESSANDRO
di Pressfield S. (Ed. Rizzoli)
La storia è una grande maestra: e la guerra in Afghani-
stan combattuta da Alessandro Magno più di 2000 anni
fa non è mai stata attuale.
IL BATTELLO DEL MATTINO
di Fouchet L. (Ed. Garzanti)
Quando il destino colpisce duramente e sconvolge la no-
stra vita, esiste sempre almeno una possibilità di rico-
minciare da capo.
UN URLO IN MEZZO AL CIELO
di De Marco M. (Ed. Pendragon)
Una bambina diventa donna vivendo un percorso do-
loroso, fatto di violenze e percosse, di un'infanzia deru-
bata dei sorrisi, della gioia e della fantasia.
RAGIONEVOLI DUBBI
di Carofiglio G. (Ed. Sellerio)
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI
di Luca e Chiara (Ed. Mondadori)
E' la storia di un gruppo di ragazzi che si apprestano ad
affrontare l'esame di maturità.... Quando l'ultimo
giorno di scuola dell'ultimo anno di liceo suona la cam-
panella dell'ultima ora di lezione, sei sicuro che quello
sia l'ultimo secondo della tua adolescenza?
LE ALI DELLA SFINGE
di A. Camilleri (Sellerio)
Non è un buon momento per il commissario Montal-
bano: con Livia continui litigi, incomprensioni ingi-
gantite dalla distanza, nervosismo. Passato e futuro si
ammantano nei suoi pensieri di una vaga nostalgia. E
in una di queste serate di malinconia viene chiamato
d'urgenza. In una vecchia discarica è stato trovato il ca-
daverede di una ragazza. Solo un piccolo tatuaggio sulla
spalla sinistra, una farfalla, potrebbe favorire l'identifi-
cazione della donna e parte l'indagine....
Scienze
LE FORBICI DEL GIARDINIERE
(Gribaudo)
La potatura viene praticata sulle piante, arbusti, alberi,
frutticole o erbacee, non solo per migliorarne il porta-
mento, ma anche per rinvigorirle. Questa guida forni-
sce le indicazioni per attuare una corretta potatura, at-
traverso una descrizione accurata delle tecniche prin-
cipali, i consigli per l'utilizzo degli attrezzi e uno sche-
dario che comprende più di 50 specie.
IL MIO ORTO
(Gribaudo)
Una guida per coltivare un orto sano e produttivo, con
cimazione e lavorazione del terreno, organizzazione di
semine e trapianti con oltre 25 schede dedicate ai prin-
cipali ortaggi.
LE MIE ROSE
(Gribaudo)
Con questo manuale il lettore è inviato a prendere con-
fidenza con la regina dei fiori, offendi indicazioni tec-
niche complete, in uno stile sintetico e di semplice com-
prensione
I FIORI DEL MIO GIARDINO
(Gribaudo)
La guida è una fonte preziosa di suggerimenti su quali
erbacee da fiore scegliere e come impiegarle per rag-
giungere i migliori risultati nelle condizioni più varie,
dal balcone al giardino
LA GRANDE CUCINA ITALIANA
(KeyBook)
Più di cento ricette splendidamente illustrate che pro-
pngono la grande tradizione della cucina italiana ri-
vissuta attraverso il gusto e la fantasia di una gastro-
nomia moderna e ricca di sapori.


Testo Originale Estratto
Mélange 2
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 12 n° 2
Settembre 2007
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)

CHENTRE WALTER UMBERTO
LOC. LA CHARRERE n. 22
11010 SAINT-PIERRE
AO

(Archivio Biblioteca comunale)


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
Mélange
Direttore responsabile
Christian Chioso
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Daniela Bosio,
Germano Dionisi, Michel Domaine,
Marina Lale-Murix, Claudio Obert,
Stefano Ferrandoz, Elda Tonso,
Ferruccio Sommariva, Angela Sarzano,
Marco Carlin
Fotografie
Ferruccio Sommariva
Stefano Ferrandoz
Walter Chentre
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5 - 11100 Aosta

È QUASI FESTA!
Manca pochissimo, ancora qualche mese di attesa e finalmente potremo fe-
steggiare. Sto parlando dei trenta anni di vita della Nostra, e sottolineo
Nostra, Biblioteca comunale, che nel prossimo autunno celebrerà questo
glorioso traguardo.
Per questa importante occasione l'Amministrazione comunale, ed in particolare la Com-
missione di gestione della Biblioteca, sta preparando una serie di eventi (molto di moda
oggigiorno) che vedranno coinvolgimento di tutto il Paese.
Quello che, per ora, è possibile anticipare è che, di sicuro, non si vedranno serate danzanti con orchestre in divisa color salmone e nemmeno – purtroppo – polente condite e salsicce alla griglia, e che a fine dicembre, con il prossimo numero di Mélange, che di norma è già
un fascicolo speciale, ancora più ricco del solito, celebreremo degnamente il compleanno con un'edizione super
speciale.
Per preparare la grande festa abbiamo assoluta necessità di tutti i lettori di Saint-Pierre, e
non solo, che negli anni hanno frequentato la Biblioteca: abbiamo intenzione di raccoglie-
re i loro racconti e i ricordi, le idee, gli scritti, le fotografie, i disegni, qualunque cosa, quindi, che sia servi-
ta a fare crescere le molteplici generazioni di bambini (e di genitori ovviamente), che sono venu-
ti a prendere qualche libro in prestito.
Chiunque lo desideri può, dunque, portare il suo contributo in Biblioteca, magari
entro la metà del mese di ottobre, dove verrà gelosamente custodito, in maniera
tale che tutto il materiale raccolto possa essere utilizzato per l'organizzazione del
compleanno.
Grazie.

CHRISTIAN CHIOSO

Con grande dispiacere dobbiamo interrompere il viaggio
attraverso i villaggi di Saint-Pierre. Purtroppo non si tro-
vano più i testimoni che hanno ancora voglia di racconta-
re. Vanda e Ferruccio, a cui va un dovuto e sentito ringra-
ziamento, non ci hanno accompagneranno più a conosce-
re le persone, le strade, le piazze che hanno contribuito ad
animare il paese nel secolo passato.

LA REDAZIONE DI MÉLANGE

3
Les Semaines
d'Education Contre
le Racisme
À Saint-Pierre en Faucigny

SAINT-PIERRE
EN FAUCIGNY

L es Semaines d'Education Contre le Racisme
sont coordonnées par la Fédération des Œu-
vres Laïques 74 (FOL 74). Leur but est de lut-
ter contre les discriminations à travers des actions à
vocation éducative. Ces actions visent principalement
les jeunes. Pour la première année, un comité local
d'organisation s'est constitué à Saint-Pierre en Fauci-
gny sur l'initiative de la mairie. Il regroupait la mairie
de Saint-Pierre, un représentant de la FOL, la garderie
périscolaire, le service d'animation jeunesse, l'école
primaire du Chef-lieu, le collège et la bibliothèque
municipale.
Cette année, ce comité a organisé trois actions:
• Le 23 avril, les collégiens, les enfants de l'école pri-
maire et le service de garderie périscolaire s'étaient
donnés rendez-vous à la mairie pour envoyer des
messages de fraternité et d'amitié à travers le dépar-
tement. Une exposition sur les postes à travers le
monde les attendait sur place.
• Le 25 mai, la salle d'animation du nouveau collège ac-
cueillait les Saint-Pierrois pour la projection de deux
films sur la Déportation pendant la deuxième guerre
mondiale. Un des survivants était présent pour té-
moigner. Cette soirée était organisée grâce à l'aide de
l'Association des Amis de la Fondation pour la Mé-
moire de la Déportation.
• Le 26 mai, la bibliothèque municipale invitait deux
conteuses de la compagnie La Voix Contée à la salle

Roger Ducrey. Elles accueillaient les Saint-Pierrois
pour une dizaine de contes transportant les auditeurs
à travers les cinq continents. Pendant toute la durée
des manifestations, la bibliothèque proposait des ou-
vrages sur le racisme, la tolérance et la différence.
La participation aux Semaines d'Education Contre le
Racisme a permis à plusieurs structures de la commu-
né de travailler ensemble sur un même projet. Cette ac-
tion sera certainement reconduite l'année prochaine.

LA BIBLIOTHÈQUE DE SAINT-PIERRE EN FAUCIGNY

Barrage d'Emosson, juillet 2007: une randonnée avec les amis de Saint-Pierre en Faucigny

Cœur Noir
de Joyce Pool (éditions Flammarion)

L'auteur est né en 1962 à Delft (Pays-Bas).
Cœur Noir est son deuxième livre, après
Faussment Accusé. Elle s'est toujours beau-
coup intéressée au Surinam (Amérique Centrale), no-
tamment à cause de ses origines, en partie surina-
miennes.
J'ai choisi ce livre dans le cadre des semaines con-
tre le racisme. Il parle des esclaves et comment leurs
maîtres les traitent.
Cette histoire se passe au Surinam, où les esclaves
noirs sont au service des riches Hollandais proprié-
taires de plantations.

La menace de Français qui veulent envahir le pays
pousse Map et sa mère à se mettre à l'abri.
Map sera sauvée par Kwasi, un esclave de son pè-
re, qui l'emmènera dans un village d'esclaves réfugiés
au cœur de la forêt...
Le début du livre peut sembler un peu rébarbatif
mais dès que l'aventure commence, on se met facile-
ment dans la peau des personnages. Celui-ci permet
de comprendre ce que pouvaient ressentir les
esclaves.

ÉMILIE BAUBE, 13 ANS, HAUTE-SAVOIE


Testo Originale Estratto
I cinesi sono
una comunità
chiusa
V orrei raccontarvi una storia: Venerdì
4 mag-
gio 2007 presso l'Istituzione scolastica M. Viglino di Villeneuve si è tenuto un incontro
dal titolo “Se il mondo fosse un paese di 100 abitanti”,
conosciamoci attraverso immagini, musiche e rac-
conti: una scuola di tutti i colori di tutte le melo-
La serata è stata animata da racconti narrati dai media-
trici del gruppo teatrale Eidos di Saint-Pierre, o dai gio-
vani mediatori culturali venuti a rappresentare la mag-
gior parte delle comunità immigrate presenti in Valle
d'Aosta: marocchini (Labid El Magari Mohamed), pro-
fughi dell'ex Yugoslavia (Bajaraktarevic Jasmin), al-
banesi (Nakolli Ariana), dominicani (Herrera Martha),
cinesi (Wang Changxian).
Ognuno ha voluto condividere con i presenti un episo-
dio o una riflessione tratti dalla propria storia migra-
toria. Il mediatore marocchino, lasciando scorrere i film
la sua infanzia e delle sue genti, ha raccontato i suoi
sogni, la sua fede, la sua nostalgia, la sua speranza, il lungo viaggio da Fez ad Aosta; la signora dominicana, facendo prima parlare le immagini di guerra e di di-
struzione che tante volte sono entrate nelle nostre case
in passato, ci ha fatto partecipi delle attese e delle gioie
poi delle piacevoli sorprese di un arrivo nel paese d'ori-
gine con una quindicina di altre mamme e bambini, in
un nevoso gennaio del 1996. L'Albania e la Repubblica
Domenicana hanno portato l'attenta platea nei ricordi più segreti dei sentimenti, dei ricordi famigliari, delle delusioni, della tristezza.
La comunità cinese è stata rappresentata da un gio-
vane, arrivato in Italia nel dicembre 2005, che frequenta le
scuole superiori di Aosta. La sua storia, come una te-
stimonianza della serata, ha portato la voce dei figli del-
la migrazione che sono arrivati ad Aosta in seguito alle
scelte fatte dai genitori. Scelte che hanno stravolto le loro
vite, fatte di amici, di impegni scolastici, di sogni.
Changxian in Cina era uno dei migliori studenti della
sua scuola, avrebbe sicuramente un posto in una delle
più prestigiose università cinesi. Lasciando tutto ha do-
vuto ricominciare da zero. È tuttora un ottimo studen-
te ma la sua strada è ostacolata da tante difficoltà e l'u-
niversità è un traguardo tanto lontano...
Ma in Italia essere bravi non basta. Non basta per ave-
re degli amici, non basta per ottenere il rispetto degli
altri, non basta per non avere paura... quante volte nel
rispetto della dignità umana, principio che sta sopra
ogni cosa, questo ragazzo ha frenato l'impulso di mol-
lare tutto e lasciarsi schiacciare dal flusso di violenza e
indifferenza che lo circonda...
La sua testimonianza ha un po' messo in difficoltà noi
adulti sempre impegnati a creare un mondo migliore
per i nostri figli, fatto sì di sostenibilità ambientale, ma
soprattutto di sostenibilità sociale.
Ma in questa storia... cosa c'entra la comunità cinese e
la sua chiusura?
Eh... già... non vi ho parlato del pubblico... sicura-
mente poco numeroso, sicuramente multietnico: tanti
i latino americani, molti i nord africani... tutti o quasi
i cinesi residenti a Villeneuve (ma non era una comu-
nità chiusa che non usciva mai allo scoperto?)... Ma... gli
italiani? I Valdostani? Gli abitanti della Comunità Mon-
tana Grand Paradiso? La gente di Villeneuve, di Saint-
Pierre, di Sarre? Tutti a casa a pensare a un mondo mi-
gliore???

ELDA TONSO
(Mediatrice di cinese)
Gli albanesi
in Italia:
Un affresco tra dolo-
re e voglia di rivincita
Volendomi
guardare in-
dietro, per
raccontarvi qualcosa,
non saprei proprio da
dove cominciare, per-
ché 10 anni di eventi e incontri non possono essere
così semplicemente sintetizzati. Ricordo che da sem-
pre ci è appartenuto il desiderio di distinguerci rin-
tracciando le forme espressive che veicolassero i con-
tenuti di una tradizione nel suo essere vissuta. Non è
facile fare il ritratto di qualcuno che si ama. Mi dice-
va sempre così mio padre pittore ogni volta che mi
metteva in posa. Mi spiegava che il mio viso per lui
non era semplicemente un viso, ma un puzzle di ri-
cordi e nostalgie. Ogni linea era un abbraccio, ogni
ombre era il soffio del tempo passato insieme. E io,
bambina, lo ascoltavo meravigliata, senza afferrare fi-
no in fondo le sue parole.
Nel tentativo di comporre in parole un ritratto della co-
munita albanese in Italia, mi tornano in mente le paro-
le di mio padre. I pensieri mi volano sparsi in questi 14
anni, da quando abbiamo conosciuto l'Italia. L'Italia
vera, non quella catodica, ma quella fatta di carne, di
sole, di spalle voltate e sorrisi accoglienti.
Un comico albanese soleva dire negli anni '80 che se
mai i confini dell'Albania fossero stati aperti, lui non
avrebbe fatto altro che salire su un albero per non es-
sere calpestato dalla folla. Successe proprio questo. In
decine di migliaia raggiunsero l'Italia con navi cariche
di smarrimento e meraviglia, di eccitazione e trepida-
zione. Ogni puntino di quella folla scura, ogni pixel del-
le foto che la ritraevano, aveva un sogno: quello italia-
no. Se scattassimo oggi la foto della comunità albanese
in Italia vedremmo un mosaico composto da quei pun-
tini, ora colorati e in movimento.
Visto da lontano è un ritratto gigante. I capelli leggeri
nel vento, scuri come gli abiti delle nonne che ogni vol-
ta, inghiottendo le lacrime, ci accompagnano nei porti
e negli aeroporti dopo le vacanze estive. La fronte alta,
piena di rughe e sudore, cotta dal sole delle campagne
italiane dove si lavora. Gli occhi profondi. Pozzi di do-
lore senza fondo delle ragazze sfruttate nei marciapie-
di, di quelle rapite e annientate per un pugno di soldi.
Pubblichiamo l'intervento di
Ariana Nakolli, mediatrice albanese
che ha saputo, con queste parole,
emozionare il pubblico presente.
Gli occhi dei bambini,
figli di quei ragazzi che
arrivarono nel 1991 e
che portano nomi par-
ticolari, studiati per es-
sere letti nello stesso
modo sia in italiano che in albanese, così i nonni in Al-
bania li chiameranno senza storpiare i loro nomi.
Lo sguardo della mia gente, con un pizzico di sfida agli
angoli e una immensa voglia di rivincita. Gli zigomi alti
delle donne che ogni giorno si occupano degli anziani
italiani, che li curano e li coccolano facendo loro torna-
re la voglia di vivere. La curva aquilina del naso sfiora-
ta dalla luce dei set cinematografici. La bocca che lam-
peggia di note di Verdi e Puccini negli scintillanti teatri
dell'opera. La voce rauca di un profugo che racconta la
sua traversata notturna in gommone. Il collo lungo del-
le studentesse chine sui libri e sugli appunti presi in
lunghi pomeriggi universitari. Le spalle lar-
ghe degli uomini e dei ragazzi che faticano come mai
avrebbero pensato, quelli che vedono il sole nascere
mentre stanno al lavoro e che non riescono mai a ve-
derlo tramontare chiusi nei bar davanti a una birra. Le
dita segnate dal pane, dei violinisti che suonavano a Sanremo. De-
gli artigiani scultori che fanno le più belle maschere
del carnevale di Venezia. I muscoli torniti dei ballerini,
sulle luci pastello degli studi televisivi e dei set
teatrali. Le gambe stanche di quelli che passano le
ore nelle file in questura in attesa di un docu-
mento. I piedi forti dei calciatori che ad ogni tiro fanno
sussultare mezza Albania.
Comporre un ritratto degli Albanesi in Italia è come
sorvolare un immenso affresco senza linee di confine e
costellato di chiaroscuri.

ARIANA NAKOLLI


Testo Originale Estratto
6
SANITÀ                       Una clinica
                                 per
                             la riabilitazione
                             a Bréan

B         réan è una località di media collina par-
          zialmente occupata da vigneti e terreni in-
          colti, al confine tra Sarre e Saint Pierre. Nella
          sua storia recente ha ospitato quanto era difficile or-
          ganizzare altrove: a metà degli anni '70 qui è nata la
          pratica del motocross e del tiro con l'arco, in un an-
          golo è sorta una discarica per inerti.
          Già a metà degli anni '80, però, l'Amministrazione comu-
          nale comincia a pensare ad un utilizzo più importan-
          te per il Paese e per l'intera Regione: una clinica pri-
          vata specializzata in traumatologia.
          Il convincimento che possa essere una grande oppor-
          tunità porta l'Amministrazione a muovere i primi pas-
          si per acquisire i terreni ed allacciare rapporti che per-
          mettano una realistica conclusione.
          I tempi sono lunghi, si provvede intanto ad acquisire
          i terreni, condizione essenziale per ogni successiva ope-
          razione. E qui ci si ferma. Entrano in gioco molti atto-
          ri, a volte contrari, a volte scettici, a volte solamente
          poco entusiasti. E il progetto langue.
          Solamente alcuni anni fa le condizioni paiono immuti-
          fiche ed il progetto, pur con le sue trasformazioni e le
          sue difficoltà, riesce a trovare un favorevole incastro.
          L'Amministrazione comunale è pronta e adegua il pro-
          getto ai tempi attuali ed al nuovo contesto. Nell'Artzon
          Associazione regionale si trova finalmente terreno fer-
          tile e in breve tempo emergono autorevoli soggetti im-
          prenditoriali e una comune soluzione: una struttura
          medica specializzata nella riabilitazione.
          Il Consiglio Comunale ha già deliberato il proprio as-
          senso, buona parte delle infrastrutture sono in corso di
          approntamento e le autorizzazioni tecniche sono in fase
          di definizione.
          La clinica che sorgerà a Bréan occuperà una superficie
          di 15.000 mq su un terreno complessivo di 150.000 mq,
          oggetto di studio per un idoneo e complementare uti-
          lizzo. Saranno circa 80 i posti letto dedicati alla riabili-
          tazione nelle diverse specializzazioni: traumatologica,
          cardiovascolare e post chirurgica in generale. Il com-
          plesso si svilupperà su tre piani e comprenderà anche
          laboratori di ricerca ed eventuali sale operatorie. A lato
          sorgerà una palazzina per l'alloggiamento del persona-
          le. Quanto tratteggiato molto sinteticamente lascia in-
          tuire l'enorme potenzialità che questa realizzazione
          porterà un sostanziale impulso alla vita del paese e del-
          la realtà valdostana. Un polo professionale di tale rile-
          vanza sposta l'asse economico-sociale della Regione un
          po' fuori Aosta e non si esclude che possa costituire un
          volano per altre iniziative.
          Non è utopia immaginare una lenta regressione di un
          fastidioso pendolarismo, né il venir meno di un'ana-
          tipatica etichetta di "paese dormitorio".
          Difficoltà e disagi, mettiamoli in conto, così come la vo-
          lontà di saperli superare.
                                                              MARCO CARLIN
                                                                            7
                                                                            SCUOLA

Si ritorna a scuola:
vecchi banchi,
nuovi amici!

Q         uest'anno tutte le scuole della nostra regione apriran-
          no le porte ai loro alunni lunedì 1° settembre e sarà il
          solito gioioso ritrovarsi, tipico dei primi giorni, con la
          curiosità di conoscere e riconoscersi dopo una lunga estate calda.
          Ad insegnanti, genitori e ragazzi auguro di vivere otto mesi sereni,
          proficui e costruttivi, varcando ogni mattina il cancello con il sor-
          riso e la certezza di affrontare un'avventura positiva: l'entusiasmo
          che ciascuno riuscirà a mettere in campo trasformerà poi le ore di
          lavoro in una valida occasione per crescere insieme e migliorarsi
          di giorno in giorno.
          Personalmente non mi troverò ad accogliere i ragazzi della Comu-
          nità Montana Grand Paradis che frequenteranno l'Istituzione Ma-
          ria Ida Viglino perché sarò in servizio presso altre scuole, in un con-
          testo territoriale del tutto diverso: dei miei “vecchi” alunni serberò
          un caloroso ricordo, delle loro famiglie manterrò la stima e dei do-
          centi mi resterà una profonda nostalgia.
          E che dire poi di bidelli e segretari? Mi hanno affiancata per tre in-
          teri anni con affettuose attenzioni che spero di aver meritato ed
          adeguatamente ricambiato.
          Un ringraziamento sentito desidero infine esprimere agli ammini-
          stratori locali (Presidente e Segretario della Comunità Montana,
          Sindaci e loro collaboratori), che con grande sensibilità hanno ac-
          colto e soddisfatto le esigenze di un'istituzione complessa, dai mol-
          teplici e quotidiani bisogni di supporto e collaborazione,
                                                                                                        BICE FODERÀ
                                                                            È stata un'esperienza tanto faticosa quanto arricchente, che mi ha
                                                                            consentito di aumentare sia il bagaglio professionale sia il patri-
                                                                            monio umano.
                                                                            Nell'Istituzione Maria Ida Viglino si vive la sensazione di lavorare tra
                                                                            persone che credono ancora nella scuola e nei valori che essa è sem-
                                                                            pre chiamata, pur fra mille problemi, a trasmettere affinché le nuo-
                                                                            ve generazioni si trasformino nei solidi pilastri della futura società.
                                                                            Per questo voglio rivolgere un pensiero ai genitori (in particolare del-
                                                                            l'Istituzione Cerlogne) con figli in procinto di concludere la scuola
                                                                            primaria e prossimi quindi ad iniziare l'ordine di studi successivo: a
                                                                            loro desidero dire che capisco i motivi in base ai quali chiedono l'i-
                                                                            scrizione presso le sedi di Aosta, ma forse varrebbe la pena mettere
                                                                            in conto qualche sacrificio in più e consentire ai loro ragazzi la fre-
                                                                            quenza in un ambiente scolastico sano e ricco di offerte dichiarate
                                                                            nei documenti ufficiali e sistematicamente garantite all'utenza.
                                                                            Tempo prolungato, corsi pomeridiani, progetti europei, uscite di di-
                                                                            dattica, supporto ai ragazzi in difficoltà, accoglienza agli alunni
                                                                            stranieri sono solo alcune tra le numerose possibilità che questa
                                                                            scuola consente, grazie anche ai contributi finora assicurati da Co-
                                                                            muni e Comunità Montana.
                                                                            Pensateci bene, prima di scegliere se rinunciarvi davvero...
                                                                            Auguri, tanti e a tutti, di cuore.

                                                                            La maestra
                                                                            Silvana a
                                                                            Saint-Pierre,
                                                                            agli esordi della
                                                                            sua carriera.
                                                                            Auguri a Silvana
                                                                            per il suo
                                                                            pensionamento
                                                                            e grazie per la
                                                                            collaborazione
                                                                            con la biblioteca:
                                                                            insieme abbiamo
                                                                            lavorato con
                                                                            piacere.


Testo Originale Estratto
8
ACCOGLIENZA
SAHARAWI
marzo: partenza dal Campo profughi di Auswer nel
Saharawi, tanti bimbi che salutano e allungano le
loro mani verso i finestrini delle Land Rover che do-
vevano riportarci all'aeroporto di Tinduf, ultimo avamposto prima
di inoltrarsi nel deserto del Sahara.
Guardavo quei visi con un piccolo groppo alla gola sapendo che non
li avrei più visti, a meno che non fossi ritornata laggiù a seguito di
un altro convoglio umanitario. Invece... 9 bimbi di quello stesso
campo sono arrivati a Saint-Pierre il 12 agosto. Ciò è stato possibile
grazie ad un progetto di accoglienza per minori che da parecchi anni
viene sostenuto dalle Amministrazioni toscane e dall'ANPASS.
Durante il mio viaggio avevo conosciuto alcuni assessori che mi ave-
vano illustrato ciò che fanno per la causa "Saharawi" (si tratta di un
popolo che da 30 anni vive nel deserto in campi profughi, a seguito
dell'invasione marocchina in quella zona denominata Sahara occi-
dentale, a sud del Marocco e dell'Algeria) e mi convincevano a far ade-
rire il Comune di Saint-Pierre a qualsiasi azione a favore di questo
popolo. Rientrata a Saint-Pierre proponevo alla giunta il mio pro-
getto: accogliere per alcuni giorni un gruppo di bimbi e poter dare
loro l'opportunità di godere delle bellezze della nostra valle nonché
di un clima dal quale la loro salute avrebbe avuto giovamento (ades-
so laggiù la temperatura arriva ai 55°).
Così siamo diventati partner del Comune di Finale Ligure ed in par-
ticolare dell'ANPASS di Finale Borgo e dopo un periodo di mare i
bimbi sono arrivati da noi. Con un gruppo di volontari e con la Pro-
Loco abbiamo preparato un programma ben nutrito. Tutti spinti dal
lo stesso desiderio, per una settimana abbiamo accantonato i nostri
problemi e ci siamo dedicati a loro. Qual-
cuno si occupava della preparazione dei pa-
sti (anche in questo caso abbiamo apprez-
zato la bravura della Pro-Loco), altri sono
diventati esperte guide della natura ed al-
tri ancora si sono occupati di ciò che è pu-
lizia, lavaggio e stiratura degli indumenti
(quei diavoletti si conciavano sempre!).
Abbiamo fatto loro visitare il Parc Anima-
lier d'Introd, il Parc Aventure di Chavonne,
l'Osservatorio di Saint-Barthelemy, i ca-
stelli di Saint-Pierre e di Sarre, la Grolla,
mentre nelle passeggiate ci siamo cimen-
tati nella salita al Rifugio Benevolo e a
Punta Helbronner con la funivia del Mon-
te Bianco, nella discesa in rafting e, per fi-
nire, con una mega polenta a Gerbore.
Credo che vedere la gioia negli occhi di que-
sti piccoli quando si trovavano davanti alle
cascate del Benevolo, o quando venivano colpiti dagli spruzzi del-
l'acqua durante la discesa in gommone sulla Dora o ancora quando
toccavano la neve del Monte Bianco ci ha ripagato di tutte le fatiche.
Abbiamo poi avuto anche un'incontro "istituzionale" al Castello con
l'intera giunta, Don Ugo, il Presidente dell'A.I.A.T. e alcune inse-
gnanti della scuola primaria che hanno omaggiato i nostri ospiti con
una piccola trousse scolastica e una bellissima maglietta riportan-
te il nostro castello.
Ormai tutto ciò è un ricordo, da ieri i nostri piccoli amici sono di
nuovo nel campo di Auswer. La loro vita riprenderà con i ritmi di lag-
giù, ma credo che nei loro occhi e nel loro cuore serberanno sempre
un ricordo della loro fugace vacanza a Saint-Pierre e tutto questo ser-
virà loro a capire che la vita non finisce dietro a quel muro di sabbia
costruito anni fa con lo scopo di isolarli se non addirittura di an-
nientarli.
E per noi cosa ha significato questa esperienza?
Io spero che non si riduca tutto ad alcuni giorni, ma che il nostro
progetto possa continuare negli anni a venire con l'aiuto di tutti gli
abitanti di Saint-Pierre.
Colgo l'occasione per ringraziare l'Amministrazione, che ha avuto
fiducia in me e mi ha permesso di portare avanti questo progetto, gli
amici volontari, la Pro-loco, Don Ugo, gli esercenti di Saint-Pierre, le
insegnanti della scuola primaria, l'Assessorato al Turismo e il So-
vrintendente del Dipartimento alla Cultura della Valle d'Aosta, non-
ché gli amici di Sarre, Gressan e Arvier.

Laura GLAREY
(Assessore Cultura ed Istruzione)

I bambini del Saharawi in visita al Castello

9
SAINT-PIERRE
Brindisi
sotto le stelle
2007


Testo Originale Estratto
10
MÉLANGE
Il coro Nouvelle
Harmonie invita
ad un ottobre
in musica
CAPPELLA DEI PENITENTI
ORE 21
• 6 OTTOBRE:
Corale d'Arenthon
• 13 OTTOBRE:
Corale Aurora Montis
di Trivero
• 20 OTTOBRE:
Coro Gospel
Green Sleeves
Auguri e congratulazioni a Chiara Francesconi e Maria Désirée Gerbore per aver terminato la Scuola Media
con il massimo dei voti.
11
Novità
in Biblioteca
ROMANZI
ANGELICA di Philips A.
Imparare a conoscere un uomo richiede una vita intera. Questo è il ma-
trimonio. Così ragiona Constance, semplice commessa dal passato
tormentoso, alla vigilia delle nozze ma in seguito la realtà capovolge
le aspettative, e la fiducia della giovane cade sotto il peso delle prime
prove: un figlio che non arriva, la salute sempre più fragile, i volubili
umori del compagno che si trasformano in una tragedia.
UN AMORE IN CENERE di Fine A.
Tilly è una donna forte e indipendente, abituata a condurre la sua
vita in totale libertà: un'esistenza piuttosto piena tra il lavoro di in-
gegnere sulle piattaforme petrolifere e un marito da cui sta per di-
vorziare. Perciò, quando incontra Geoffrey, è con una certa esita-
zione che accetta una relazione stabile, soprattutto perché paventa
l'ipotesi di condividerla con l'ingombrante famiglia di lui. D'altra
parte Geoffrey è irresistibile: gentile, premuroso, la circonda di amo-
re e attenzioni, e Tilly si sente come avvolta da un incantesimo. Ma
i problemi non tardano ad arrivare...
ZONA DISAGIO di Franzen J.
A quarant'anni, poco dopo la morte della madre, Jonathan Franzen
ritorna nel tranquillo sobborgo dove è cresciuto per vendere la casa
dove è cresciuto e dove ritrova i ricordi dell'infanzia. La figura del-
la madre assume, tra i personaggi del libro, un ruolo più importan-
te: quello di guida e ispiratrice del viaggio del passato suscitando
in lui il talento nell'osservare, nel raccontare.
RITORNO A BARAULE di Niffio S.
Ma perché mai, dopo tanti anni passati in continente, Carmine Pul-
lana era tornato al paese? Per sapere, finalmente, la verità: per cer-
care le tessere che mancavano al mosaico della sua vita, e morire
in pace perché, per molti anni, aveva rivolto a Dio la stessa tor-
mentosa e dolente richiesta: di fargli scoprire un giorno il nome di
suo padre e di sua madre.
MAL DI PIETRE di Agus M.
Un racconto lungo 101 pagine che riesce a catturare e a tener viva
l'attenzione del lettore fino all'ultima parola. E' la storia, racconta-
ta dalla nipote, di una donna sorda fuori dal comune, un po' folle e
che non si vergognava di manifestare i suoi sentimenti. Una vita
scontata, un matrimonio di convenienza che si trasforma in solida
consuetudine e complicità senza amore. Alla soglia dei 40 anni il
BIBLIOTECA
COMUNALE
soggiorno in una località termale del continente per curare il mal
di pietre (i calcoli renali) è l'evento che darà una svolta alla sua esi-
stenza. L'incontro con il Reduce, un uomo gentile che la sa ascolta-
re e la incoraggia a scrivere la aiuterà ad affrontare la vita in modo
diverso e più sereno.
IL CACCIATORE DI AQUILONI
di Khaled Hosseini
La storia dell'Afghanistan degli ultimi decenni è una storia terri-
bile, fosca e tragica, un puzzle d'orrori composto con le tessere di
vite spezzate, di esistenze straziate ed umiliate, di infanzie rubate.
Il cacciatore di aquiloni, narrando le vicende di due bimbi, Hassan
e Amir, per creare un affresco che rappresenti tutte le vicissitudini
che hanno messo in ginocchio quel paese, dall'occupazione russa
alla piaga talebana, dai bombardamenti americani alla presa del
potere da parte del governo fantoccio dell'Alleanza del Nord, parte
da una metafora splendida: c'è stato un tempo in cui nei cieli di Ka-
bul volavano gli aquiloni (sport nazionale afghano), le cui elegan-
ti evoluzioni rappresentavano la libertà del paese. Poi gli aquiloni
non volarono più: era iniziata la tremenda odissea del popolo af-
ghano. Amir, figlio del ricco commerciante Baba, vive col padre in
una grande, lussuosa villa con giardino; la madre, con grande
sconforto del padre, morì nel mettere alla luce il bimbo. A far loro
compagnia Alì, servitore di Baba da sempre, ed il figlio Hassan, in-
separabile ed adorante compagno di Amir: i due, oltre a trascorre-
re insieme le spensierate giornate dell'infanzia, formano una for-
midabile coppia nei tornei cittadini di combattimenti tra aquiloni.
Ma l'armonia tra i due ragazzini si spezza quando qualcosa di ter-
ribile accade ad Hassan per colpa di Amir. L'arrivo dei russi a Ka-
bul porterà alla separazione delle due mezze famiglie: Amir e Baba
fuggiranno in America, Alì ed Hassan resteranno chissà dove in Af-
ghanistan. Dopo venticinque anni Amir ha realizzato il suo sogno
di diventare scrittore, si è sposato, ha una buona vita nella sua casa
di San Francisco. Ma a sollevare le nebbie faticosamente accumu-
late su un passato scomodo ci pensa una telefonata dall'Afghani-
stan, che non gli lascia scelta: in barba alla viltà di cui si è accusa-
to per tutta la vita parte alla volta di Kabul, alla ricerca di Sohrab,
il figlio di Hassan reso orfano dalla crudeltà dei Talebani. Ma ad at-
tenderlo a Kabul non ci sono solo i fantasmi del passato: quello che
trent'anni prima era il suo paese ora è una landa desolata in cui va-
gano donne invisibili, dove i marciapiedi sono carichi di relitti uma-
ni ammassati gli uni sugli altri, dove avere un padre od un fratello
maggiore è un lusso dopo gli stermini talebani, dove gli occhi del-
la gente restano incollati al selciato per timore di incrociare fatal-
mente lo sguardo sbagliato, dove gli aquiloni non volano più...


Testo Originale Estratto
12

Novità
in Biblioteca

ROMANZI

• UN'ESCA PER L'ASSASSINO
di Walters Minette
• DI QUESTO MONDO E DEGLI ALTRI
di Saramago J.
• LEZIONE DI TANGO
di Osorio E.
• L'ESTATE E' CRUDELE
di Zarmandili B.
• NEL BUIO CHE PRECEDE L'ALBA
di Boyden J.
• CHIARE MATTINE D'ORIENTE
di Greig A.
• FURTO
di Carey P.
• EHI PROF!
di Mccourt F.
• APPUNTAMENTO AL BUIO
di Steel D.
• MOGLI A MOLLO
di Holden W.
• NEI BOSCHI ETERNI
di Vargas F.
• PROFUMI PERDUTI
di Link
• IL COLORE DEL SOLE
di Camilleri A.
• CODICE ALTMAN
di Ludlum R.
• TUTTO, FORSE TROPPO
di Boysson E.
• STATO DI PAURA
di Crichton M.
• IL SEGRETO DI ORTELIA
di A. Vitali

STORIA

• INTERVISTA SUL NUOVO SECOLO
di Hobsbawm E.
• DE GASPERI
di Andreotti G.

ERVAMO TUTTI CONTADINI
Soldati alla grande guerra 1915-1918
Le confidenze della madre fanno recuperare all'autore il ricordo
dei due nonni che avevano fatto la Grande Guerra ed erano riusci-
ti a portare a casa la pelle. Proprio queste confidenze, incerte e la-
ceranti, hanno dato impulso alla ricerca sui soldati contadini co-
stretti a sacrificare gli anni d'oro della propria gioventù agli ideali
di una Patria che quasi tutti sentivano distante e ostile.
Ne viene fuori un libro spietato e vibrante che denuncia l'assurdità
della guerra con i ragionamenti semplici della gente umile, che re-
dime e condanna con lucidità e pacato sconforto, senza fare sconti.

IPOTESI SU GESÙ
di Augias Corrado e Mauro Pesce
Chi era davvero l'uomo che circa duemila anni fa percorse la terra
d'Israele, parlò alle folle, guarì gli ammalati, lanciò uno straordi-
nario messaggio di speranza e finì straziato su un patibolo infame?
Nell'ultimo mezzo secolo l'analisi filologica e nuove ricerche ar-
cheologiche hanno ampliato la possibilità di scoprire la vera per-
sonalità dell'uomo chiamato Gesù. Molte domande rimaste a lun-
go sospese hanno quindi oggi un'attendibile risposta: dove è nato,
da chi, quando, come: di che cosa fu accusato per meritare quell'a-
troce supplizio; quale ruolo ebbero nel suo processo il popolo di
Gerusalemme, le gerarchie religiose ebraiche, le autorità romane
con le loro truppe d'occupazione.
Corrado Augias ha dialogato su questo tema con uno dei massimi
biblisti italiani, Mauro Pesce, rivolgendoogli quelle stesse domande
che molti di noi, cristiani o non cristiani, si pongono: sul periodo
storico nel quale Gesù visse, sulle sue parole, sulla sua morte, sui
tanti testi che ne parlano.
Il profilo di Gesù che questa inchiesta ci restituisce è quello di un
ebreo, ligio alla legge di Mosè, amante del suo popolo e delle sue
tradizioni, eppure aspramente critico verso gli aspetti che giudica-
va superati o secondari e, soprattutto, portatore di un progetto di
rinnovamento incentrato sul riscatto degli emarginati; una perso-
nalità complessa, mai svelata per intero nemmeno a chi gli era più
vicino, una figura profondamente solitaria, coerente con i suoi prin-
cipi fino alla morte in croce.


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre

Anno 13 n° 1
Febbraio 2009
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.P.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)

CHENTRE WALTER UMBERTO
LOC. LA CHARRERE n. 22
11010 SAINT-PIERRE

AO

(Scuola elementare di Saint-Pierre)


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
BENTORNATI
Direttore responsabile
Christian Chioso
Comitato di redazione
Daniela Bosio, Germano Dionisi,
Elda Tonso, Marco Carlin
Fotografie
Stefano Ferrandoz
Marco Carlin
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia La Vallée
Via Tourneuve, 6 - 11100 Aosta
O
meglio, ben ritrovati! La pausa è stata lunga, un anno intero, e anche
più, ma, purtroppo, a causa di lungaggini burocratiche legate al nuo-
vo appalto per la stampa del giornale (che viene ora riprodotto dalla
tipografia La Vallée) non abbiamo potuto fare altro che aspettare.
In questo anno trascorso, che potremmo quasi definire sabbatico, si-
curamente non siamo stati con le mani in mano, ma abbiamo meditato e va-
lutato.
C'è stata l'organizzazione di Castelli di Cultura e delle altre attività che hanno
comunque impegnato la Commissione di gestione della Biblioteca per alcuni
mesi, ma la meditazione e la valutazione hanno curato soprattutto la conver-
sione di Castelli di Cultura in qualcosa di più maturo, più grande, più bello.
Ne riparleremo molto presto.
Ripartiamo, dunque, con un Mélange non rinnovato nella grafica, che abbiamo
ritenuto ancora attuale ed idonea al messaggio culturale che vogliamo tra-
smettere, proponendo (come lo abbiamo pensato e desiderato) ricco di letture
e racconti interessanti e, soprattutto, sfogliato e letto da tutti gli abitanti di
Saint-Pierre, e non solo.
L'invito a scrivere sul giornale, che rinnoviamo quasi ogni anno, è sempre valido,
e chiunque sia interessato a lasciare le proprie idee, i propri pensieri o fan-
tasie è assolutamente il benvenuto, non dovendo fare altro che rivolgersi alla
biblioteca comunale.
CHRISTIAN CHIOSO
LAVORI DI
RESTAURO DEL
CASTELLO
DI SAINT-PIERRE
I Castello di Saint-Pierre sarà oggetto di re-
stauro nei prossimi anni.
Dato in comodato d'uso al Museo regiona-
le di Scienze Naturali, che dal 1° giugno 1985
sviluppa la sua attività di ricerca anche attorno
all'esposizione scientifica collocata nelle sale
del castello, oggi necessita di numerosi inter-
venti di restauro e di riallestimento al fine di
garantire da un lato la conservazione del mo-
numento e all'altra un rinnovo dell'esposizione
scientifica più consona alle esigenze attuali.
A tal proposito, parallelamente alle attività isti-
tuzionali e di ricerca, ormai da alcuni anni il
Museo si sta occupando di seguire un lungo e
delicato percorso che porterà all'esecuzione dei
lavori sopra citati. Il primo passo, dopo la reda-
zione dello studio di fattibilità da parte dell'arch.
Michelangelo Lupo, è stato la redazione di un
bando di gara per affidare la progettazione degli
interventi, che ha visto vincitore il raggruppa-
mento temporaneo di professionisti tra i quali
arch. Venegoni, l'arch. Bruno, l'ing. Venturini
altri. La redazione della progettazione prelimi-
nare, la prima delle tre fasi previste per legge,
ha portato alla redazione di un programma di
lavori che prevedevano un impegno di spesa di
molto superiore al finanziamento all'ora dispo-
nibile e concesso dall'Assessorato all'Agricoltura.
tavia gli enormi sforzi effettuati dalla regione
hanno permesso, anche attraverso la firma di
un accordo di programma, di approvare il piano
economico finanziario del preliminare e ammon-
tante a oltre 6 milioni di Euro, con la previsione
della realizzazione di due lotti distinti al fine di
poter finanziare almeno un primo lotto di lavori
per un importo di oltre 3 milioni di Euro.
La progettazione definitiva appena conclusa, ed
ora alla valutazione del coordinatore del ciclo
e degli uffici regionali competenti in materia,
prevede la realizzazione di una prima tran-
che di lavori necessari per la salvaguardia del
monumento, tra cui consolidamenti di solai e
muri, restauro dell'intero immobile e adegua-
mento impiantistico. Allo stesso modo è stata
prevista una seconda fase di riallestimento del
castello, che al momento non ha ancora la co-
pertura finanziaria.
Parallelamente l'attività del Museo si sta con-
centrando sulla necessità di effettuare in modo
scientifico e rigoroso i traslochi sia dei 24 mila
reperti presenti nel castello sia del vecchio alle-
stimento e dei mobili presenti.
La progettazione esecutiva del primo lotto do-
vrebbe concludersi entro la fine dell'estate,
secondo il cronoprogramma approvato e salvo
diverse necessità a livello di approfondimento
conoscitivo sul castello, e i lavori potrebbero
iniziare nella primavera del prossimo anno.
NATHALIE DUFOUR


Testo Originale Estratto
4 AGRICOLTURA I settori macroeco- nomici del comune di Saint-Pierre ben si coniugano fra loro, in quanto l'agricoltura ha il compito di mantenere il nostro territorio con una qualità paesaggistica di pregio: ne so- no un esempio i versanti erbosi, i frutteti e i vigneti che ricoprono il nostro territorio come un enorme coperta su un divano fatto di rocce e terra. Il turismo vive grazie al paesaggio di ele- vata valenza naturalistica e ai prodotti della terra che l'agricoltura riesce ad offrire, mentre l'ar- tigianato, grazie all'esperienza millenaria nella lavorazione dei materiali naturali, legnami e pietra, contribuisce a salvaguardare e conservare l'abitato tipico, caratteristica complementare del paesaggio rurale. In secondo luogo il nostro territorio offre pro- dotti agroalimentari di elevata qualità: le mele reinetta, il vino Torrette, prodotto sui terrazza- menti del monte Toule e i formaggi, frutto della maestria dei nostri allevatori, su cui spicca la produzione della Fontina, eccellenza dei nostri alpeggi. Il nostro territorio, di elevata valenza naturali- stica, richiederebbe inoltre una maggiore atten- zione alla valorizzazione di queste peculiarità, probabilmente attraverso un progetto con i coi comuni confinanti, quale ad esempio la va- lorizzazione turistica del Mont Fallère, puntan- do sulle sue valenze naturalistiche. Tale intervento permetterebbe di valorizzare un grande territorio nel cuore di un sistema di aree di protezione che vicendevolmente risul- Agricoltura, turismo e ambienti naturali i possibili motori per un'economia sostenibile? tano collegate a partire dal Parco naturale del Mont Avic, passando per il Parco nazionale Gran Paradiso e l'Espace Mont Blanc, che attualmente sta richiedendo all'Une- sco di poter iscrivere il Monte Bianco nell'elen- co dei patrimoni dell'umanità. Tale sistema di aree protette rappresenterebbe probabilmente una delle più vaste aree Europee di protezione e, indubbiamente, un forte volano promozionale per l'economia locale, che potreb- be così finalmente uscire da logiche di consumo del territorio per approdare ad un'economia so- stenibile, attenta alle nostre peculiarità ambien- tali e volta alla valorizzazione di essa, perché la nostra ricchezza non sono i metri quadrati che ogni anno possiamo vendere, ma la creazione di un'economia locale che crei ricchezza soste- nibile. Per quanto concerne il settore turistico, esso deve sempre più apprendere a fare sistema con il territorio e farsi promotore del "terroir valdo- tain" facendo percepire ai propri ospiti l'amore per la propria terra e il rispetto per le tradi- zioni. In tale ambito vi sono alcune iniziative regionali di interesse quali, ad esempio, il pro- getto "Saveur du Val d'Aoste", un contrassegno di qualità che incentiva le aziende turistico - ri- cettive a proporre menu tradizionali mediante la valorizzazione dei prodotti locali e la nuova normativa che regolamenta gli agriturismi, che consente l'organizzazione di visite e corsi attra- verso l'apertura di fattorie didattiche. Hervé Lale Murix 5 SAINT-PIERRE EN FAUCIGNY Le salon de l'artisanat de Saint Pierre en Faucigny Comme tout les ans, le week-end précédant la fête des mères, Saint Pierre en Faucigny accueille son salon d'art et d'artisanat. Cette année, il a fêté dignement ces 26 ans, réunissant plus de 80 exposants des Savoies, de France et d'ailleurs... (petit clin d'oeil au sourire cana- dien entrevu devant son drapeau rouge et blanc). Il faut d'ailleurs souligner que cette exposition s'accom- pagne aussi du salon des vins et produits régionaux (11ème édition), très apprécié des amateurs. Fier d'une grande organisation bien rodée, le salon s'ouvre sur une une visite du conseil municipal avant d'ac- cueillir quelques milliers de visiteurs. Avec de plus en plus de succès chaque année, on y trouvera tout ce qui fait notre force : l'artisanat original, et leurs artistes en tous genres, sur tous les supports possibles et imagi- nables. Il s'adresse autant aux amateurs d'art, qu'aux férus de décorations, comme aux simples flâneurs, pour le plaisir des yeux. Passé le chapiteau des arts de la table, vins et produits de terroirs, le visiteur pénètre dans l'espace d'expo- sition. En montant à l'étage, il peut alors découvrir au balcon plusieurs expositions d'artistes, confirmés comme amateurs. À retenir, un jeune peintre de seulement 13 ans, Bertrand Levet, déjà plein de couleurs ! Au rez-de-chaussée, enfin, se trouve la majeure partie de ce salon : la présentation phare de 3 maquettes de navires, très impressionnantes de détails... auxquelles on accède au fil des allées. Le visiteur peut ainsi découvrir les stands de verrier, facteur de perles, poterie, décoration sur tavaillons, aquarelles, sculptures sur bois, luminaires, peinture sur soie, chromographie, illustratrice con- teuse, mosaïste, restauration de vitraux, souffleur de verre, broderie, restauration de meubles, ferronnerie, restauration de céramique, sculpture sur verre au cha- lumeau, maroquinerie, etc... Encore une réussite pour le salon des arts et de l'arti- sanat, organisé par le Comité des fêtes de Saint Pierre en Faucigny ! Je vous invite à visiter leur site : http://www.salon- artisanat.com Merci à Agnès Gaillard pour la documentation qu'elle nous a fourni, et pour sa gentillesse.


Testo Originale Estratto
6
SCUOLA E FAMIGLIA
C
ari genitori, cari insegnanti,
scrivo queste poche righe di riflessioni
personali, in un momento in cui nella
ovunque io rivolga lo sguardo, colgo segnali di un evi
dente benessere.
Esso si manifesta nei ragazzi, fin dalla scuola prima
ria, attraverso il disinteresse, l'apatia ed in alcuni casi
sfocia in comportamenti scorretti, se non addirittura
violenti e pericolosi.
Nei genitori riscontro sempre più spesso un sentimen
to di rabbia verso una scuola che non capisce i loro
figli e non risponde ai loro bisogni.
Negli insegnanti aumenta il senso di disagio per un
ruolo non più socialmente riconosciuto e per quella
battuto contro non si sa quale imprecisato nemico.
Tutto ciò avviene in un quadro generale di instabilità
e perenne transizione normativa.
La mia è una visione che nasce da una frequentazione
quotidiana della scuola, sia come genitore che come
docente. Sicuramente esiste anche una normalità, non
rumore è la costante, ed in essa si vive, ma sempre più
episodi di malessere,anche in quelle scuole che solo
a poco tempo prima sembrava di vivere in un'isola
felice.
L'analisi sulle cause di questo disagio è molto com
plessa, copre diversi campi di studio e non sono sicu
ramente all'altezza di affrontarla.
Posso invece fare una piccola riflessione che mi nasce
dalle mie sensazioni e da ciò che rende ancora, a volte, la
scuola un luogo magico: un luogo di emozioni.
Mi chiedo se uno degli innumerevoli aspetti del disa
gio non sia il vuoto emotivo che sia la scuola che la
famiglia vengono a creare intorno ai ragazzi.
Si ha una forte tendenza all'oggettivazione che ci por
ta a considerare i nostri figli in base al solo criterio
dell'efficienza e della performance, risolvendo la loro
identità nel cliché del migliore calciatore, migliore
sciatore, bellissima ragazza copertina, studente più
bravo della classe... Difficilmente prendiamo atto e
soprattutto accettiamo le difficoltà e le imperfezioni
dei nostri figli, imputandole quasi sempre a fatto
ri esterni e non educando i ragazzi ad affrontarle in
autonomia. Sembra che nei genitori avvenga
una specie di transfert così sintetizzabile: se mio figlio
è imperfetto, perché prende un'insufficienza o ha solo
sufficiente di condotta, perché non ha vinto la gara di
sci o non lo hanno fatto giocare a pallone nel ruolo
che desiderava, anch'io sono inefficiente, quindi ogni
critica viene vissuta come un attacco personale da cui
difendersi strenuamente.
D'altro canto, per lo stesso principio di efficienza, la
scuola tende a giudicare gli studenti soprattutto in
base al profitto (termine preso in prestito dal mon
do economico), risolvendo l'educazione, sempre più
dai primi anni di scuola, in un mero fat
tore di voti. Si tende ad accantonare tutto ciò che non
è calcolabile e quindi quantificabile, come la creativi
tà ed emozioni. Tendiamo ad espellere l'educazione
emotiva non pensando che non si crea apprendimento
senza gratificare emotivamente. Entrare a piene mani
nei processi di crescita e prendersi cura della sogget
tività degli alunni è sicuramente faticoso e difficile,
non sempre se ne esce immacolati come dopo aver
fatto un puro calcolo di media matematica dei voti.
Compito della scuola è quello di istruire la mente, ma
i ragazzi trovano la volontà di impegnarsi solo se sono
interessati e l'interesse nasce da un legame emotivo
che non si costruisce certamente se tra insegnante ed
alunno c'è una reciproca diffidenza o finanche incom
prensione. L'alleanza tra scuola e famiglia deve quindi
tendere non a produrre individui perfetti, efficaci nelle
loro prestazioni, ma soprattutto persone equilibrate in
cui la dimensione non calcolabile delle emozioni,dei
desideri,dei dolori, dei piaceri sia parte integrante di
un cervello ben istruito.
UN GENITORE CHE CREDE ANCORA CHE FARE L'INSEGNANTE
SIA UN BEL MESTIERE
La raccolta
differenziata
dei rifiuti
R
ifiuti conferibili:
ingombranti (es. materassi non
più utilizzabili; poltrone e divani;
componentistica per auto come paraurti,
etc; porte e finestre in PVC; articoli casalin
ghi, complementi d'arredo; canne per l'irri
gazione);
materiali ferrosi (es. reti metalliche; ferri
vecchi; tubi, telai; pentole, lattine che han
no contenuto olio o verdure, etc.; armadi
in materiale ferroso, stufe; boiler; lavatrici
e lavapiatti; scaffalature; cerchioni; tutti i
materiali anche piccoli in ferro, all'alluminio,
acciaio, ghisa come pentole, chiodi, scarti di
lavorazione, etc.);
legno (mobili non più utilizzabili in legno;
intelaiature per porte e finestre; porte e fi
nestre; cassette per frutta e verdura; bancali; pallets; botti
in legno; cesti e cestini; legno verniciato o trattato; pannelli di com
pensato, multistrato o truciolato);
residui vegetali (erba, foglie, fiori; frutta; resti di giardinaggio possi
bilmente senza terra e sassi; aghi di pino; tappi di sughero; bustine
del the; residui del caffè; segatura)
rami, ramaglie e potature (rami; potature di alberi da frutta, viti,
etc.; potature di siepi, rosai, etc.);
apparecchi elettrici e d elettronici (c.d. R.A.E.E.) come ad esempio:
7
RIFIUTI
Dal 1° gennaio 2008
il servizio di raccolta
dei rifiuti ingombranti
non è più svolto
nell'area attrezzata
posta all'interno della
discarica per inerti
sita in loc. Bréan, ma il
centro di conferimento
sito a Villeneuve in loc.
Chavonne, gestito
dalla Comunità Montana
Grand Paradis.
ogiochi, etc.);
grandi elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici,
lavastoviglie, condizionatori, etc.);
piccoli elettrodomestici (aspirapolvere,
macchine per cucire, ferri da stiro, tostapa
ne, friggitrici, rasoi elettrici, asciugacapelli,
orologi e sveglie, bilance, etc.);
apparecchiature informatiche e per teleco
municazioni (computer, monitor, macchine
da scrivere., calcolatrici, telefoni, cellulari,
fax, etc.);
apparecchiature di consumo (radio, televi
sori, videocamere, videoregistratori, ampli
ficatori, etc.);
strumenti elettrici ed elettronici (trapani,
seghe, macchine per cucire, etc.);
giocattoli e apparecchiature per il tempo li
bero e lo sport (treni elettrici, console vide
pneumatici (pneumatici per auto, moto, camion, etc. senza cerchio
ne);
olii esausti di origine alimentare (es. da friggitrice) e non olii usati
per motori;
batterie esauste (batterie per auto, camion e motocicli);
neon (tubi fluorescenti di qualunque formato).
Orari e giorni di apertura:
Il centro di raccolta di Chavonne è aperto dal
martedì al sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.00
e dalle ore 13.30 alle ore 15.30.
Servizio a chiamata:
A chi fosse impossibilitato a portare con i pro
pri mezzi i rifiuti presso il centro è disponibile
un servizio a chiamata telefonando al n° verde
800 116661. Il Il servizio non prevede alcun co
sto diretto.
Informazioni:
A chi avesse dei dubbi su come e dove con
ferire un particolare rifiuto può chiamare lo
stesso n° verde 800 116661 e riceverà tutte le
informazioni necessarie.
Rifiuti inerti:
La discarica di Bréan continua a essere aperta
per il conferimento dei rifiuti inerti.


Testo Originale Estratto
8
Piano Comunale
per la
Protezione Civile

e leggi che regolano gli interventi
delle autorità in caso di calamità,
individuano nel Sindaco, in quanto
Ufficiale di Governo, la persona sulla quale
far riferimento per ogni intervento. “Al Sin-
daco, quindi, spetteranno quei provvedi-
menti che costituiscono il presupposto operativo per gli eventuali
interventi da parte delle forze della protezione civile. Questa forte
responsabilità del Primo Cittadino nei confronti della popolazione
comporta una reale Pianificazione dell'emergenza. L'individuazio-
ne dei rischi a cui è interessato il territorio comunale, l'indicazione
delle risorse esistenti, il censimento degli edifici da adibirsi a rico-
veri delle persone, di idonee aree per l'atterraggio degli elicotteri e
di spazi per la realizzazione di tendopoli costituiscono alcuni degli
argomenti da tenere presente nell'impostazione del documento”.
Questa è la premessa che la relazione del professionista redige per
dar corso ad una dettagliata analisi del nostro territorio ed alle sue
risorse.
La fase successiva evidenzia dodici possibili calamità che possono
interessare il territorio:
• caduta valanghe
• inagibilità della rete viaria
• rischio idrogeologico - caduta frane, alluvioni, collasso dighe
• incendi boschivi
• rischio chimico industriale
• nucleare ( si fa riferimento al piano regionale – non sono stati
elaborati piani in quanto non presenti impianti)
• sismico
• epizoozie (non si ha traccia di emergenza, a parte di qualche epi-
sodio di Afta epizootica BSE origine animale)
• blackout elettrico
• incidenti stradali con fuoriuscita di sostanze pericolose

Il Consiglio Comunale
ha aggiornato il piano
della protezione civile del
comune di Saint-Pierre.

• caldo
Si intende per calamità l'evento che determi-
na l'insorgere di grave danno o pericolo per
le persone o per la comunità, per i quali sia
necessario un preciso intervento esterno.
Per ognuno di questi settori è stata compila-
ta una griglia di fissa il grado di pericolo e il tipo di intervento.

Il Piano prosegue ed evidenzia, solamente per il settore “rischio
idrogeologico”, delle zone omogenee per le quali sono state elabo-
rate delle schede contenenti le strutture a rischio
• Zona alta collina (in particolare Verrogne e La Barmaz, per la
presenza di terreni imbibiti)
• Zona collina Est (in particolare Bercher, Etavel, Jacquemin e
Tache)
• Zona turistica (in particolare Vetan e Méod)
• Zona collina Ovest
• Zona Bassa (Preille)
• Zona Borgo

Il progetto prosegue individuando le necessità che dovessero veri-
ficarsi in caso di calamità, quali il mantenimento dei collegamenti,
l'individuazione di referenti di territorio, le modalità operative con
l'esterno, il funzionamento delle normali attività ecc. Con lo stesso
criterio sono individuate le figure di riferimento e i luoghi prescelti
per la gestione dell'emergenza.
Parte fondamentale del piano è costituita dall'informazione alla po-
polazione sul comportamento da tenere, sulle azione da mettere in
atto per agevolare una situazione già di per se difficile.
Questa breve comunicazione vuole essere un anticipo di una azione
che si sta approntando per divulgare efficacemente quanto antici-
pato sinteticamente.

MARCO CARLIN

Amministrazione
comunale

icembre 2008 sarà ricordato anche per le sue abbondanti
e precoci nevicate, un po' come era consueto in tutti i
paesi di montagna, ormai parecchi anni fa. La neve è una
grande opportunità che fa muovere l'economia turistica, inducendo
un consistente benessere sull'intera Regione. Per contro le precipi-
tazioni nevose portano con loro inconvenienti, disagi, quando non
vere e proprie tragedie.
Vorrei soffermarmi su un aspetto intermedio, i disagi, fatti che pos-
sono accadere in un paese come Saint-Pierre. E' doveroso analizzarli
quando succedono, perché, e come poter evitare che accadano nuo-
vamente, senza prestarsi a facili strumentalizzazioni né ad ancor più
facili polemiche.
L'Amministrazione bandisce una gara pubblica europea che per-
mette a tutti gli operatori idonei di aggiudicarsi il compito di libe-
rare dalla neve le strade, i piazzali ed i marciapiedi nonché dello
spargimento di abrasivi in caso di gelo. L'impresa che si accolla i
lavori sa che dovrà garantire il servizio per 62 strade, 9 marciapiedi
e 57 piazzali, tutti singolarmente descritti, che si sviluppano orienta-
tivamente dal borgo fino ai 1.800 metri di Vetan. Il contratto elenca
inoltre i mezzi e le attrezzature che l'impresa deve disporre per un
regolare svolgimento del servizio, nonché indica le priorità di inter-
vento (quali ad esempio: arterie principali, scuole, microcomunità
ecc.) e le modalità operative (quali l'attivazione del servizio quando
la neve raggiunge 10 cm., la pulizia dei piazzali e dei marciapiedi
da ultimare entro 48 ore dalla cessazione della precipitazione ecc.).
Si tratta con tutta evidenza di un servizio molto complesso, che è
stato aggiudicato all'unica impresa che si è presentata, la quale è
perfettamente consapevole dei suoi doveri e delle eventuali penalità
in caso di inadempienza.
Queste sono le regole, e gli uffici comunali sono tenuti a farle rispet-
tare. E così è stato anche nel caso delle ultime nevicate: l'Ammini-
strazione ha risposto a tutte le segnalazioni di difficoltà, il personale
ha verificato congiuntamente con l'impresa l'effettiva criticità e, là

9

dove si sono verificate mancanze, sono stati disposti i dovuti ordini
di servizio e attivate le relative procedure sanzionatorie. Nonostante
ciò si sono verificati dei disagi dovuti, in taluni casi, a criticità orga-
nizzative che mi auguro non si ripetano.
E' altresì corretto sottolineare che copiose, prolungate e ripetute
precipitazioni nevose saranno sempre fonte di intralcio per la via-
bilità e nessuna impresa potrà assicurare la contemporanea puli-
zia di tutte le arterie comunali in corso di evento, salvo prevedere
costi aggiuntivi estremamente onerosi che, sia l'Amministrazione
pubblica sia i cittadini, non intendono sobbarcarsi. E' in questi casi
che sta a noi, cittadini tutti, adoperarci per non aggravare i disagi
che si verificano di norma in occasione di nevicate abbondanti. Mi
riferisco all'esigenza di liberare i parcheggi dai propri mezzi per per-
metterne una regolare pulizia, alla necessità di parcheggiare le auto
in modo da non arrecare ulteriore ingombro per i mezzi spazzaneve,
all'inopportunità di riversare sulla strada pubblica la neve caduta
sulle proprie pertinenze. Mi riferisco anche, senza per questo sminuire
quanto affermato in premessa, alla necessità di dotarsi di tutti
quegli accorgimenti tecnici di cui ogni mezzo privato può e deve
disporre nel corso della stagione invernale, quali gomme “antineve
o termiche” o catene che bisogna avere l'accortezza di utilizzare in
caso di necessità.
In ogni caso sono utili e bene accette tutte le segnalazioni che con-
tribuiscono a migliorare un servizio così nevralgico per il nostro Co-
mune, soprattutto per l'elevato numero di frazioni da raggiungere.
Solo la sinergia tra l'efficienza della Pubblica Amministrazione e il
senso civico del singolo cittadino possono permettere un risultato
soddisfacente per l'intera collettività.
Ringrazio la redazione di Melange per l'opportunità concessami e
auguro a tutti un felice 2009.

IL SINDACO
GIUSEPPE JOCALLAZ


Testo Originale Estratto
10                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        11
SCUOLA                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   LO GNALÈI
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               LO GNALÈI
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               lo gnalèi
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Laguet
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Lexiqua comprecco
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Lo Guichet
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Linguistique
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Lo Sportello
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Linguistico
C   on l'inizio dell'anno scolastico 2008/09 ci sono state alcune
    novità nell'ambito del personale dipendente del Comune
    di Saint-Pierre.
Dopo anni di assiduo lavoro, Carla, la nostra bidella, che ha visto
passare davanti alla sua guardiola più di una generazione di Senpio-
len, ha deciso di prendersi la sua meritata pensione.
L'Amministrazione Comunale si è vista così sguarnita di un suo
validissimo collaboratore che necessariamente doveva essere sosti-
tuito. Si è pensato allora di creare una nuova figura professionale
denominata "elemento di supporto" non più dipendente diretta del
Comune ma appartenente ad un'impresa che eroga servizi al Co-
mune stesso.
E così dal 10 settembre 2008 la Signora Anna ha preso servizio pres-
so la Scuola primaria, con l'incarico di accogliere eventuali visitatori,
sorvegliare, collaborare con le insegnanti durante gli intervalli dei
bambini e occuparsi della pulizia riguardante cucina, mensa e luo-
ghi di ritrovo dei bimbi nel tempo compreso fra la fine del pranzo e
l'inizio delle lezioni pomeridiane.
Questa scelta è stata dettata dal desiderio di offrire ai nostri scolari e
alle loro insegnanti un ambiente con una persona consona a rispon-
dere a qualsiasi esigenza si presenti nel tempo scolastico.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Lo pou é lo motset
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Madàn l'ayé dji dzeleu-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               nne, catro pedzeun :
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               eun dzono, eun rodzo,
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               eun ros, eun néa é eun
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               dzèn pou avouèi de balle
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               pluime de totte coleue
Que ce soit la quantité de pain qu'on cuisait vers la Noël pour
se nourrir l'année durant, que ce soit le petit tas de réserves
disparates que les fourmis accumulent pour l'hiver ou bien
encore le petit trésor en pièces et en alliage autrefois conservé sous
le matelas bourré de feuilles de maïs, le mot gnalèi (ou gnalet),
est l'ensemble de la fatigue
déployée, de la peine soufferte pour assembler ce qui est précieux,
du bonheur intime et du sens de
l'avenir qui en
découle.
Ainsi, notre gnalèi, composé de
nos champs, de nos prés, de nos
rochers, est le réservoir fertilisant qui veut alimenter et revigorer
nos anciens parlers pour qu'ils nous aident encore à mieux
comprendre le Pays qui change.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Prèi de : Conte pe le
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               petchoù de inque -
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Contes pour les enfants
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               d'ici
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               -Tome I, Histoires
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               d'animaux, Rita Deci-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               me - Musumeci Edi-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               teur, Quart (Ao) 1984
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Péqueu le pèi vignou
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               blan?
Un'altra novità in arrivo per l'anno nuovo: la Tata familiare
A partire dal mese di gennaio 2009, avremo sul territorio di Saint-
Pierre una Tata familiare. Le mamme che necessitano di un aiuto
per la custodia dei propri figli fino all'entrata della scuola d'infanzia
potranno avvalersi di questo servizi tutti i giorni tranne sabato e
festivi dalle 8,30 alle 17,30. I piccolo ospiti, in numero di 4 unità,
potranno anche scegliere l'orario di frequenza. Il servizio si svolgerà
presso la casa del custode della scuola primaria (ex sede dei Vigili).

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               rii marque de nouho côr que l'eù eun trèn de vieilli.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               La coleur de nouha pèi é de nouha pi veun de la mélanina, eun pi-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               màn produì pe le cellule de la pèi.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Le pèi blantsèyon can le cellule, que son a la reise de tsique pèi de
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               nouho côr, prodouèison poumì de mélanina. Le-z-albeun l'an la pì é
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               le pèi blan a coza de la mancanse de mélanina, eun consécansse d'an
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               mutachon jénétêucca. L'an la lenetta di joué rodze péqueu la coroïda
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               (eunna di peillatte di joué), que manque de pìmàn, remande la lemüi
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               di vazo sanguèin.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Le pèi blantsèyon pe de rèizon jénétêuque é hèn pou arréé pì vitto
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               i-z-eun que i-z-otre.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Hé-hé l'eù eun tracas que le-z-Amérindien l'an po : dèi que eun tchì
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               heur son bien pocca le pìemo é hisse di pèi blan.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Tcheu soon què- é eun
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               mouù lo crègnon !- que
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               le premì plè sui lo veza-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               dzo é le premì pèi blan
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               sui la tiha (la « cani-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               sia », comme diyon le
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               spésialiste), son le pre-
L'ASSESSORE ALLA CULTURA
(LAURA GLAREY)
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Eun dzò, mique lo pou l'eù eun trèn de dzaratté deun lo mouù de
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               la dreudze pe tchertché de vése, lo motset di : « Mon chèa pou to
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               floadzà, dze pènsòo que t'ii pì feun que hèn, mi hi cou pou poéi. É te
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               t'ii belle trompò ».
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Eun profitén de la distrachon di pou l'a volò deussui an dzeleunna.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Que confejón ! Deun pocca tèn totte le-z-otre dzeleunne se son beu-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               téye a quierié é volapò. Le leue crìhe trèmlòon pe la pouii.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Lo pou adòn l'a séitó deussui lo motset é an grousà bataille l'è
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               comènchéye.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Se batton, se beccachon, se griffron : le pluime di doe bitche volon
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               pe l'eè.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Heutta bataille l'a deó eun bon car d'éira é totte le dzeleunne traca-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               chéye éitsòon pe le fenìhe di béi.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               A la feun lo motset l'a fallui sédé é se rétérió deun lo bouque : « Dze
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               pènsòo que l'iìi moque feun, mi sa fouse é sa grametó son formido-
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               ble ! ».
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Lo pou l'ayé gagnà mi l'ii restó caze sènsa an pluima é, to graffó é
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               redoui paé, se baillòo lagne de se fée vire i dzeleunne.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               To mortifià l'alò se catché dérì eungn abro.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Madàn, lo dzòo aprì, can l'è alèye baillè pequè i dzeleunne, l'a apesé
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               que lo pou mancùe : « Quiquiriquì, Quiquiriquì... ! Que dròlo, la
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               coheumma l'è todzòo lo premì que arruye eun fèyèn vire se dzènte
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               pluime! Hènque l'è-tì capitò? Dze vou vitto lo tchertché ».
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Adòn madàn chou di poilaillì, éitse deun lo béi, lo tsertse deun lo
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               pailléa... po mèzo de troué hi pou... canque vèì an pluima dérì
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               l'abro di verdjé, la seulla que l'è restèye deussui la cuya di pou!
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Adòn madàn s'aprotse de l'abro, caesse la poua biche, la prèn a cou é
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               di : « Mon dzèn pou, tracacha-tè po, no prégnèn-pe chouèn de tè é le
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               tin-e dzènte pluime créison-pe pì dzènte é pì grouse que devàn ».
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Dèi hi dzòo to lo veladzò l'a uì gran chouèn di pou Quiquiriquì é
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               poumi gneun motset l'a ozó s'aprotché di poilaillì.
Prèi de: HYPERLINK "http://www.cybersciences.com" www.cyber-
sciences.com
Collaborateur de Saint-Pierre pour les traductions : GIOVANNA
GROSSO
Transcription aux soins du Guichet linguistique
« Lo gnalèi » se propose de publier des textes en patois afin de sti-
muler tous les lecteurs à entrer en contact avec ses collaboratou-
rs : souhaitez-vous contribuer au travail du guichet pour que votre
patois reste toujours vivant ?
Nous sommes à votre disposition pour suggestions, conseils, do-
cumentation !

Lo Gnalèi : 59, rue Grand-Eyvia - 11100 Aoste - Tél. 0165 32413 - Fax
0165 44491
g-linguistique@regione.vda.it
Usagers Skype : guetsetbrel - guetsetbrell

"Laurent Barmaverain è premiato
per aver conseguito la licenza media
con ottimi risultati."
Complimenti e auguri"


Testo Originale Estratto
12
Novità
in Biblioteca

'uso sapiente delle buone maniere
di A. McCall Smith
Tanti dilemmi e una sola possibile
via d'uscita: ragionare col cervello, ma la-
sciarsi trasportare dal sentimento. E' uno
dei segreti del fascino della protagonista, un
estrosio segugio in gonnella, che si muove
sullo sfondo di Edimburgo e della suggestiva
isola di Jura.

L'età dei sogni di A. Gavalda
Un architetto quarantenne che abbandonando studio e casa, si spin-
ge sulle strade del passato per ricostruire, per capire, per ritrovare
...e ritroverà se stesso.

Dentro la foresta di R. Doyle
La protagonista aspetta sua madre che non vede da quando era una
bambina. Non sa cosa aspettarsi, non sa se questo incontro in cui
quasi non sperava più guarirà le sue ferite o invece non farà che
risvegliare il dolore dell'abbandono.

Per sempre lontano di A. Bloom
Una giovane donna ebrea scampata al massacro della propria fami-
glia in Russia parte per l'America armata solo della sua forza d'ani-
mo e scopre che sua figlia forse è ancora viva.

Liberami amore di A. Gentili
Amina ha vent'anni, è afgana, ma è nata in Germania per poi pre-
cipitare con la famiglia nel profondo Nord della val Padana dove
conosce l'amore ma dove scopre che, come molte donne in Oriente e
in Occidente, conquistare insieme l'amore e la libertà è un desiderio
impossibile...

I libri non gli servivano
per perdersi mollemente
in storie romantiche,
né per volare lontano
con la fantasia: gli
erano indispensabili per
prepararsi a un viaggio.
(Leonardo Sciascia)

Il sogno infinito di H. Berstein
I sogni sono importanti nella casa di Harry.
Per tutta l'infanzia, lui e i suoi cinque fratelli
crescono sentendo la madre colorare il loro
povero mondo con le proprie fantasie, e al-
lora le stanze spoglie della casa si riempiono
magicamente di mobili, la fame diventa più
sopportabile. Ma i sogni, si sa, sono come le
bolle di sapone: bellissime finché le si osser-
va in lontananza, peccato che quando si cer-
ca di afferrarle, non resti niente in mano...

Storia insolita della Valle d'Aosta di T. Gatto Chanu – A. Celi
Le vicende, susseguitesi nell'arco di cinquemila anni, in una regione
piccola per superficie, ma di fondamentale importanza strategica,
che fu teatro di battaglie, strada per i grandi condottieri della sto-
ria, oggetto di contesa fra italiani e francesi fino alla seconda guerra
mondiale, dopo aver intrecciato per un millennio la propria storia
con quella di Casa Savoia.

Un cappello pieno di ciliegie di Oriana Fallaci
Una straordinaria epopea della famiglia di Oriana Fallaci, una saga
che copre gli anni dal 1773 al 1989 con donne indomite come la Ca-
terina che alla fiera indossa un cappello pieno di ciliegie per farsi
riconoscere dal futuro sposo in un racconto di destini intrecciati.

I libri più richiesti dagli utenti:
L'eleganza del riccio
Uomini che odiano le donne
Il cacciatore di aquiloni
Il campo del vasaio
Gomorra
La ragazza che giocava con il fuoco
La solitudine dei numeri primi

ASPIRANTI ATTORI CERCASI!
LA BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE E IL GRUPPO TEATRALE EIDOS STANNO PER RIAPRIRE I LAVORI:

IN CANTIERE UNO SPETTACOLO TEATRALE ALLA SCOPERTA DELLE ORIGINI DI SAINT-PIERRE:
TU SEI PIETRO!

MA TU NON SEI UN ATTORE? NIENTE PANICO!
ATTRAVERSO IL LABORATORIO CONDOTTO DA PAOLA CORTI, CON L'ASSISTENZA DI FRANCESCA DI CESARE, VERRAI AVVICINATO
AL LINGUAGGIO DEL TEATRO E PIANO PIANO CONDOTTO A SCOPRIRE QUESTO MONDO DAVVERO APPASSIONANTE

INFO c/o BIBLIOTECA 0165/903926


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre

Anno 13 n° 2
Settembre 2009
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in A.P. -
70% - DCB (Aosta)

2

(W. Turner)


Testo Originale Estratto
2
EDITORIALE
direttore responsabile
Christian Chioso
Fotografie:
Germano Dionisi e Walter Chentre
Hanno collaborato a questo numero:
Daniela Bosio, Marco Carlin, Simone Cap
pio, Pietro Capodaglio, Michela Ceccarelli,
Christian Chioso, Giovanna Grosso, Camilla
Mandatori, Laura Obert, Elisa Oliva, Sophie e
Elisa Tournoud, Francesca Zanni
La foto di copertina e di pag 9 sono tratte dal
catalogo della mostra tenutasi ad Aosta “Jo-
seph M. William Turner: le Mont Blanc et la
Vallée d'Aoste”
Musumeci 2000
M
ARRIVEDERCI,
ANZI NO...
E' arrivato il momento dei saluti.
A metà anno, più o meno, senza una ricorrenza particolare (non ci sono sta
te elezioni, né anniversari, nulla, solo una bella estate calda) perché occorre
salutare?
Purtroppo, gli svariati impegni di lavoro, sempre più pesanti, e, ovviamente, gli improrogabili obblighi familiari, mi hanno fatto decidere (una scelta sofferta) di interrompere
l'attività legata alla direzione di Mélange.
Quando ci saranno le elezioni comunali e sia la redazione del gior
nale sia la commissione di gestione della biblioteca dovranno essere rinominate, resterò
formalmente al mio posto, ma da questo numero il testimone è passato a Michela
Ceccarelli, che sarà "investita" in seguito in maniera ufficiale.
Ma non finisce qui: è mia intenzione continuare a fare parte della redazione di Mélange,
per cui ci ritroveremo ancora spesso (non più di tre volte all'anno, ovviamente), sulle
pagine del giornale.
CHRISTIAN CHIOSO
ès chers lecteurs,
récemment la direction de notre revue, « Mélange »,
a changé. C'est à moi qu'on a demandé de conduire
« Mélange » vers une nouvelle aventure : avec beaucoup d'en-
thousiasme j'ai accepté. Pourquoi ? Pour trois raisons principales:
tout d'abord parce que cette revue, tout petite et simple qu'elle
soit, est l'expression directe de notre communauté de Saint-Pierre,
deuxièmement elle véhicule la culture dans toutes ses formes
et ses nuances et représente un moyen de communication et de
transmission de notre culture, de notre pays et de nos traditions,
en dernier lieu elle nous permet de connaître et d'apprécier des
aspects curieux et insolites qui, tout en caractérisant notre terri-
toire, sont souvent oubliés ou inconnus.
La première question que je me suis donc posée face à cette nou-
velle expérience a été la suivante : qu'est-ce qu'on entend par le
mot culture et quelle est la relation entre culture et l'idée conte-
nue dans le titre, mélange ? Pour culture on entend l'ensemble
des aspects intellectuels, des formes acquises de comportement
propres à une civilisation. A partir de cette définition et de l'idée
de mélange, en tant que combinaison et fusion, la culture embras-
se les trois niveaux temporels du passé, du présent et du futur,
elle s'exprime dans les trois langues de notre région, l'italien, le
français et le dialecte franco-provençal, et elle englobe des domai-
nes très variés et différenciés. En ce qui concerne la dimension du
passé, nous redécouvrons la culture d'antan à travers l'usage du
dialecte franco-provençal. En particulier, dans ce numéro, nous
nous plongeons dans la découverte et l'appréciation des contes
et des légendes du passé sur le pays de Saint-Pierre, à travers le
trésor linguistique qui est notre dialecte.
La culture liée à la dimension du présent acquiert elle aussi plu-
sieurs nuances se référant à nos mœurs actuelles, à notre terri-
toire, à notre contexte social et culturel, à nos expériences. Nous
avons donc laissé la place à la découverte du territoire de Saint-
Pierre et, en général, de la Vallée d'Aoste, du point de vue scienti-
fique, pratique et social : le lecteur connaîtra ainsi la ressource de
l'eau sur notre territoire, les problèmes liés au recyclage des ordu-
res, les projets de l'administration prévus pour notre commune,
la réforme de l'école, les initiatives et les nouveautés de l'associa-
tion de l'AVIS; du point de vue littéraire-artistique et culturel : la
perception de Saint-Pierre par les yeux du célèbre peintre anglais
W. Turner ; du point de vue eno-gastronomique, conçu comme
l'art de la bonne cuisine et à travers elle de la connaissance de nos
traditions alimentaires : c'est l'occasion pour découvrir, dans ce
numéro, de nouvelles recettes qui peuvent nous accompagner
pendant l'automne.
Finalement, la culture du futur, celle des nouvelles générations,
exprimée surtout par les jeunes qui exposent leurs idées, leurs
points de vue et leurs expériences : ce sont donc leurs expériences
de voyage insolites, culturelles et très enrichissantes et leurs per-
ceptions de l'arrivée de l'automne et le changement de saison.
Mes chers lecteurs, nous vous invitons donc à vous plonger
dans les pages de « Mélange » et surtout de vous exprimer, de
dire la vôtre, de nous envoyer vos idées, vos réactions et vos con-
tributions, que nous publierons dans nos prochains numéros,
à l'adresse biblioteca.stpierre@tiscali.it; nous croyons dans ce
contact et dans cet échange avec nos lecteurs comme expression
d'enrichissement et de culture.
MICHELA CECCARELLI
Autunno, tempo
scuola e di riforme
E
SCUOLA
incominciato l'anno scolastico 2009/2010 e, nel perenne
cantiere aperto che è la scuola italiana, le "novità" riem
piono le pagine dei giornali, scaldano gli animi, incremen
tano le discussioni. Queste novità hanno però il sapore del ritorno
al buon tempo antico, quando gli scolari avevano un solo maestro
che conduceva la classe fuori dal tunnel dell'ignoranza, ma al fine
del quale solo i più meritevoli potevano godere della luce della
cultura.
Nel nostro Paese, da tempo si attuano riforme scolastiche che, se
pur nella differenza di orientamento politico, hanno fino ad ora
portato ad una continuità nell'innovazione, in sintonia con le altre
Nazioni europee.
Ora invece, più che al proseguimento di una riforma, si guarda
ad una contro riforma basata soprattutto su scelte di bilancio che
prevedono drastici tagli all'istruzione e non lasciano molti spazi ai
vecchi capisaldi pedagogici, universalmente riconosciuti.
Al di là di ogni possibile commento ecco le principali novità per
quanto riguarda la scuola primaria e la secondaria di primo gra
do:
1 Ritorno al maestro unico. La legge recita: "Nell'ambito degli
obiettivi di contenimento....è previsto che le istituzioni sco
lastiche costituiscano classi affidate ad un unico insegnante e
funzionanti con orario di 24 ore settimanali". In parole povere,
i bambini della scuola primaria, a partire dalla prima classe,
avranno un maestro unico e, per alcuni insegnamenti specifici
( religione, inglese...), verranno assegnate delle ore ad inse
gnanti specializzati. In Valle d'Aosta per ora questo cambia
mento non avverrà, in quanto la nostra Regione ha assicurato
studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi
in ciascuna disciplina o gruppo di discipline". Cosa succede:
fin dalla scuola primaria la valutazione sarà in decimi e quindi
non esisterà più il buono, il sufficiente o l'ottimo.
4 Valutazione del comportamento degli studenti. La normativa
prevede che:" La valutazione del comportamento è espressa
in decimi...concorre alla valutazione complessiva dello stu
dente e determina, se inferiore a 6 decimi, la non ammissione
al successivo anno di corso. Cioè: torna il voto in condotta,
pare per combattere il fenomeno del bullismo, e con il 5 non
si passa all'anno successivo. Concludendo: i costi economici
della scuola, giudicati eccessivi, non trovano rispondenza nel
la qualità dei risultati. Rispetto ai parametri dell'efficienza e
dell'efficacia si ritiene che la scuola pubblica abbia fallito e lo
dimostrano i dati delle indagine valutative nazionali ed inter
nazionali. Sicuramente il percorso delle riforme e dell'inno
vazione deve proseguire, ma deve tenere conto non solo dei
criteri di produttività economica, ma anche della relazione
educativa ed umana che tutti i giorni si mette in scena nel
le nostre scuole. Scuole che da tempo hanno scelto di essere
inclusive, aprendo le porte a tutti, ai diversamente abili, agli
stranieri...
Questa è sicuramente una scuola poco redditizia e costosa, se la
si giudica con il metro del Ministro del Tesoro, ma, con i dovuti
cambiamenti, ancora valida dal punto di vista dei rapporti uma
ni.
DANIELA BOSIO
Premiazione degli studenti che hanno conseguito la licenza media con il mas
simo dei voti: BENECH MATTIA, DANNA CRISTINA, FRANCESCONI DAVI
DE, MAVILLA DAVIDE


Testo Originale Estratto
4
AUTUNNO
Come la prima foglia
che cade, silenzioso
e solitario arriva il
vento d'autunno.
Giunge in un limpido giorno
di metà settembre, pacato
scivola tra le vie, solletican-
doci, avvisandoci gentil-
mente del suo arrivo.
Ma noi preferiamo igno-
rarlo, ci beiamo ancora del
calore estivo e di quella sua effimera libertà, del ca-
lore che ci accompagna fino a tardi, di quell'oro che
ispira un sogno di mezz'estate, mentre invece noi,
obbedienti, iniziamo a colorare. E così, rifiutiamo
inconsciamente il suo sontuoso regno, egli ci asse-
de, o per scherzo o per vendetta, scuotendoci in-
gelandoci le mani, mentre le foglie iniziano a ve-
nire vicino a noi. Queste si poggiano a terra lenta-
mente volteggiando in balia delle correnti, troneggiando sul
mondo con il fulgore della bellezza che ci accompa-
gna solo in un attimo, l'attimo in cui si esprime il
splendore del proprio io, in cui si saluta il pubblico
prima del calare del sipario, prima di posarsi
e rinsecchire.
Allora lo spettacolo che si presenta è una festa
di colori, di odori e di rumori, l'invitato è il mondo
chi si mette a danzare consapevolmente sembrevole soffrirà brutalmente il forte vento d'autunno e i doveri di cui è ambasciatore. Perché è come d'autunno, come quel vento che ha l'odore di una malinconia antica, come la notte che prevale sul giorno che arriva il feroce passo del tempo. Proprio come quel vento, il passo giunge silente, remoto, quasi un sussurro, poi, lentamente cresce, Proprio come le foglie che
volteggiano d'autunno anche
noi sentiamo il desiderio di
danzare, ma il nostro ballo
segue un ritmo diverso dal
loro; per noi arriva la marcia
del tempo e la sua folle corsa
verso il nulla
di quell'irreversibile marcia, e nulla di più.
Danziamo, entro certi limiti, ridiamo, entro certi limi-
ti, sogniamo, entro certi limiti, piangiamo, entro certi
limiti.
E così, infine, diventiamo un pezzo di questo mondo,
del mondo che ci siamo costruiti, un pezzo di metallo,
freddo, vacuo e funzionale. Corriamo instancabilmen-
te seguendo quel pesante passo, motivati da non si sa
bene cosa, ossessionati dal dover finire in fretta una
cosa per iniziare subito un'altra ed andare finalmente
a dormire scivolando in una notte priva di sogni, solo
per svegliarci e ricominciare tutto. Ancora. E ancora.
Anche se incontriamo il vento d'autunno, quello che
poco fa ci aveva scosso dal tepore estivo, ci lasciamo
arruffare i capelli e gelare le mani, continuiamo a se-
guire lo scorrere, ignorando quel vento che limpido e
impetuoso cerca di liberarci. Come le foglie ci erava-
mo lasciati tutte alle spalle e volteggiavamo maturi,
pronti a gettarci nel mite autunno e successivamente
nel bianco inverno. E invece, al posto di danzare, ca-
diamo in quella routine che ci priva di iniziative e di
desideri. Il nostro animo grida e noi lo rinchiudiamo
in una prigione di ruote dentate. E il lento combaciare
di un ingranaggio con un un altro sembra sussurrargli:
dobbiamo attenerci alla marcia.
5
AUTUNNO
Stavamo cambiando, sentivamo di essere nel massimo
splendore, in rivoluzione, forti e intrepide per affronta-
re l'autunno; il vento ci incoraggiava e il sole splende-
va limpido, e invece noi, ora, siamo caduti a terra. E vi
rimaniamo non lasciandoci più sospingere dal vento.
Quando quella solennità di colori che ci accompagna
al mattino termina, infine, ce ne accorgiamo: siamo
caduti anche noi, e siamo seccati. Nessun colore in
città, nessuna festa, solo lo scricchiolio di quelle balle-
rine morte che calpestiamo senza pietà, come fossero
le uniche a essere tramontate sull'orlo di un baratro.
Ci guardiamo attorno e vediamo tutto grigio, sentiamo
tutto grigio e con amarezza ci accorgiamo che durante
quel lungo trionfo di leggiadria e di grazia, non ci sia-
mo fermati nemmeno una volta ad osservare coloro
che danzavano e ad unirci a quei gioiosi addii liberan-
do il nostro animo da quel crudele sussurro metallico.
E se anche un giorno ci accorgiamo del desiderio di
voler ardentemente danzare, ricordiamo al nostro ani-
mo con l'indifferenza professionale di una segretaria
che abbiamo degli impegni. Com'è che si dice...? Ah,
prima il dovere, poi il piacere.
Ma quell'attimo ormai è trasportato lontano dal vento
autunnale e la rattezza è stata rinchiusa ancora.
Verrà più la pena, quella voglia di libertà e di spensie-
ratezza è stata rinchiusa ancora. Cercando di ritrovarla
non faresti altro che forzare il tuo animo, spingendolo
verso ancora di più nella sua angusta cella, spin-
gendolo ad ignorare in un angolo buio quel vento che
soffice gli accarezza i capelli, come per rincuorarlo.
Sei un ingranaggio, nulla di più che un pezzo tra tan-
ti che fa funzionare il tempo sponsorizzato dal folle
mondo che abbiamo costruito. Nulla di più che uno
scricchiolio sotto il pesante passo del tempo, nulla di
più che una foglia maciullata, nulla di più che il fanta-
sma di un'anima caduta.
E quando vediamo qualcuno che al posto di lavorare,
pulire o studiare guarda fuori dalla finestra il colore
d'autunno o l'ipnotico cadere delle foglie se-
duto su una panchina, subito pensiamo: che spreco
di tempo.
ELISA OLIVA


Testo Originale Estratto
6
CUCINA
Cucina
d'autunno
7
CUCINA
P
asseggiare per i boschi
in autunno e raccoglie
re gli ultimi frutti che ci
regala prima dell' inverno è una
terapia dell' anima. Aggirarsi in
questo mondo che cambia per
l'ennesima volta e che ci vede
spettatori della magia della
natura, regala pensieri e sensa
zioni che trascendono dalla vita
frenetica e ci lascia colmi dell'
inesorabilità del tempo che passa. E mentre raccoigo
i frutti del sambuco maturi, le castagne, i funghi, mi
perdo dentro me stesso per ristabilire un contatto con
gli elementi che mi è necessario per dare valore alla
vita quotidiana. Poi, con il cestino e le borse, torno
più sereno alla mia cucina, fiero del mio bottino
stro a chiunque passi a trovarmi e inizio a riflette
sul da farsi, gastronomicamente e non. Ogni tanto
qualche buona idea, ecco a voi un paio di su
per piatti d' autunno.
La cultura passa anche
attraverso l'eno
gastronomia.
Proponiamo di seguito
due ricette: la prima per
l'autunno immediato, la
seconda per l'autunno
avanzato.
Procedimento:
Per la crêpe:
Unire tutti gli ingredienti del
le crêpe in un frullatore e farli
amalgamare bene.Conservare il
composto ottenuto in frigo.
Spaghetti alla chitarra di farina di
castagne, verza scottata, salsa bagna
cauda
Ingredienti
Per gli spaghetti
Semola di grano duro rimacinata . . . g 500
Farina di castagne . . . . . . . . . . g 300
Farina di manitoba . . . . . . . . . . g 200
uova . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n. 9
Per la salsa
acciughe salate disliscate . . . . . . g 200
aglio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . mezza testa
latte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ml 100
panna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ml 200
burro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . g 50
olio di mais . . . . . . . . . . . . . . . . ml 50
verza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1/4
Procedimento
Impastare le farine con le uova, coprire il composto
con la pellicola e lasciar riposare.
Sciogliere le acciughe nel burro, a parte far cuocere
l' aglio (privato dell' anima) nel latte a fuoco molto
basso, finché l' aglio non si sarà disfatto. Unire le due
preparazioni, frullare aggiungendo l' olio e creando
un'emulsione. Aggiungere la panna e far cuocere il tut
to a fuoco lento fino a raggiungere la densità desidera
ta. Nella preparazione della bagna cauda si consiglia di
utilizzare dei tegami in alluminio.
Privare le foglie di verza della costa centrale, tagliare
a julienne.
Stendere la pasta a uno spessore di 2mm circa, ricava
re delle sfoglie di 25 cm, tagliarle con l' apposito stru
mento (chitarra abruzzese).
Scottare appena la verza a julienne con una noce di
burro, cuocere gli spaghetti in abbondante acqua sa
lata, scolare, unire alla verza, irrorare di salsa, saltare
il tutto insieme e servire subito.
STEFANO ZONCA
Pernice, crêpe parmentière, bietoline,
salsa sambuco
Ingredienti per 4 persone
Pernici. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n.2
Bietoline . . . . . . . . . . . . . . . . . n.2 mazzi
Pancetta. . . . . . . . . . . . . . . . . . n. 4 fette
di sambuco. Portare il tutto a ebollizione e far cuocere
a fuoco vivo per 3 min circa o fino a che non si sia
ottenuta la densità voluta.
Disossare le pernici ottenendo 4 petti e 4 cosce. Eli
minare anche l'osso delle sovracosce e bardarle con
le fette di pancetta. Far rosolare sia le cosce che i petti
a fuoco vivo, ultimare la cottura delle cosce in forno e
lasciare i petti a cottura rosa.
Mondare le bietoline, farle saltare in padella con un
filo d' olio extra, salarle, conservarle al caldo.
Scaldare una noce di burro chiarificato in una padel
la antiaderente, con l' aiuto di un cucchiaio versare il
composto delle crêpe a formare 8 frittelle del diametro
di 5 cm circa, farle rosolare su entrambi i lati.
Finitura e presentazione:
Montare a strati in verticale crêpe, bietoline, crêpe,
petto, coscia, fissando il tutto con uno spiedino di le
gno, salsare con la salsa sambuco calda. Servire come
antipasto.
filtrando
Per la salsa sambuco
Succo di sambuco . . . ml 500
(ottenuto frullando le bacche di sambuco e
il succo)
zucchero . . . . . . . . . . . . . . . . . g 300
agar agar in polvere. . 1 cucchiaio
oppure mezza bustina di fruttpec 1:2
Per la crêpe
Patate bollite . . . . . . . . . . . . g 325
farina 00 . . . . . . . . . . . . . . . . g 45
uova . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n. 2
albumi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n.3
panna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 cucchiaio
sale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . q.b.


Testo Originale Estratto
8                                                                                   9
VIAGGI                                                                            ARTE
         Alla scoperta di                                          Lo sguardo
         Washington D.C.                                           di Turner

Washington D.C., capitale poli-
                                Musei, monumenti e
tica degli Stati Uniti, è famosa
                                                                           uando si ama un luogo, non neces-
Saint-Pierre vista
all'estero quasi solamente per  curiosità della
la presenza della Casa Bianca, teatro delle vi-                  Q           sariamente quello in cui si è nati
                                                               o vissuti per la maggior parte del   e restituita nella
cissitudini politiche - e a volte sentimentali - senza pubblicità
di quarantatre Presidenti; George Washington, infatti, non vi ha             tempo, o si si comincia ad amarlo e a percepirlo
mai abitato.
In realtà, c'è di più. Innanzitutto, la collocazione di questa città:        come elemento integrante della propria vita
Washington si trova sulle rive del fiume Potomac, nel District of            (come può accadere a chi è venuto ad abitare
Columbia (antico nome poetico dell'America), un vero e proprio              un posto molto diverso da quello natio), si fi-
Stato “ritagliato” tra i territori di Virginia e Maryland.
Inoltre, in tutta la città è proibita l'affissione di manifesti pubblici-   nisce per vagheggiare anche il passato, quel-
tari e sono presenti numerosissimi parchi, tra cui quello dedicato          lo che esso è stato e non è più, e per volerlo
al generale La Fayette, proprio di fronte alla Casa Bianca.
                                                                conoscere e serbare nella memoria, al pari di
A Washington sono anche presenti alcuni monumenti che cele-                  un caro oggetto di famiglia.
brano i momenti più significativi della storia americana.
Ad esempio il Lincoln Memorial e l'obelisco dedicato a George               Viene forse da qui, da questa crescente appartenenza affettiva, il
Washington, separati dalla lunghissima Reflecting Pool, resa fa-            fascino delle foto di inizio Novecento (cui la tonalità giallo-seppia
mosa da una celebre scena del film Forrest Gump. Questi monu-               conferisce una bellezza particolare) che riproducono la Saint-
menti sono allineati con Capitol Hill, a simboleggiare la protezione        Pierre di un secolo fa. Cartoline e foto d'antan esercitano un'at-
degli storici presidenti nella politica dei secoli a venire.                trazione maggiore quando vi si può ritrovare quel particolare (il
Da ricordare sono anche i monumenti alla guerra del Vietnam: il             castello, la fontana, la chiesa ) che ci è familiare, perché la consue-
lungo muro su cui sono scritti tutti i nomi delle vittime del con-          tudine ce lo ha ormai reso un paesaggio interiore. Allora cerchia-
flitto, la statua che raffigura tre veterani di diverse origini e il mo-    mo di riconoscere nelle forme sbiadite dal tempo le persistenze
numento alle donne, infermiere di guerra.
Molto particolare, pur ricordando un evento drammatico è il                 tra passato e presente, il filo sottile che fonde, nel trascorrere degli
monumento alla guerra in Corea: diciannove statue di soldati in             anni, i luoghi abitati, così come diventiamo consapevoli delle tra-
marcia che si riflettono su un lucido muro grigio, su cui sono state        sformazioni che hanno - più o meno profondamente - inciso il
riprodotte in bianco e nero autentiche foto d'epoca, facendo così          territorio, segnando un distacco irrimediabile con il passato.
vedere trentotto uomini, dato che la guerra fu combattuta sul 38°            Viene da qui anche la suggestione dell'ascoltare le storie, di lavoro
parallelo.
A Washington sono anche presenti numerosi musei, molti dei                   o di festa, degli uomini e delle donne che hanno abitato le case del
quali gestiti dalla fondazione Smithsonian, creata grazie al lascito        borgo e dei villaggi, storie vive raccontate dalla voce di chi ancora
di un milionario, Smithsonian appunto.

                                            Tra questi ricordiamo l'Air and Space Mu-
                                            seum, contenente numerosi cimeli del volo
                                            aereo e spaziale, e il National Museum of the
                                            American Indian, che permette di conoscere
                                            più a fondo la cultura e i costumi dei Nativi
                                            americani.

                                            Altri particolari musei sono lo US Botanic Garden, comprendente
                                            una serra che riproduce alcune delle principali zone climatiche
                                            del mondo e la National Gallery, il cui più importante quadro è
                                            un Leonardo da Vinci. Piccola curiosità: tutti questi musei sono
                                            completamente gratuiti.

                                                               Camilla Mandatori

                                                                                                       magica e ro-
                                                                                                       mantica del
                                                                                                       pittore
                                                                                                       inglese J.M.W.
                                                                                                       Turner (Lon-
                                                                                                       Chelsea
                                                                                                       1775-
                                                                                                       1851)
                                                                                                                              cora più intensa di quella delle foto d'antan.
                                                                                                                              Forse perché sono tracce di un passato più re-
                                                                                                                              moto ( il viaggio a cui si devono questi schizzi
                                                                                                                              è del 1836 ), forse perché la mano di Turner ha
                                                                                                                              conferito al paesaggio quel surplus misterioso
                                                                                                                              che è l'essenza dell'arte.... Può accadere, una
                                                                                                                              volta conosciuta la pittura di Turner, di ritro-
                                                                                                                              vare l'atmosfera onirica dei suoi quadri in uno
                                                                                                                              scorcio di cielo, specie in quelle vedute che per
                                                                                                                              fortunate circostanze non sono state toccate
                                                                                                       dall'antropizzazione e dall'onnipresenza dell'automobile, rima-
                                                                                                       nendo pressoché inalterate rispetto a quell'epoca, come si vede
                                                                                                       nel disegno qui riprodotto che raffigura Sarriod de la Tour visto
                                                                                                       dalle Iles di Saint-Pierre.
                                                                                                       E' come se lo sguardo di Turner - abituato a captare di ogni luogo
                                                                                                       le meravigliose vibrazioni della luce, le dissolvenze e le evanescen-
                                                                                                       ze dei colori, e a riprodurle sulla tela o sul cartoncino - si potesse,
                                                                                                       per un momento, materializzare nel presente, arricchendo e po-
                                                                                                       tenziando la nostra percezione visiva.
                                                                                                       Sarebbe bello se, ogni tanto, riuscissimo ancora a vedere nei
                                                                                                       paesaggi dai contorni abituali che ci circondano e in cui abitiamo,
                                                                                                       apparentemente scontati nella loro un po' logora quotidianità,
                                                                                                       almeno parte delle potente bellezza e sacralità, colte da Turner
                                                                                                       due secoli fa.

                                                                                                                                     Francesca Zanni


                                                                                                        Il catalogo della mostra contiene immagini bellissime: Châtel Ar-
                                                                                                        gent, Sarriod de la Tour, il Castello di Saint-Pierre - trasfigurati
                                                                                                        nella magica pittura di Turner - restituiscono un'emozione an-


Testo Originale Estratto
10
AVIS
Il inizio dell'anno il direttivo dell'Avis di Saint Pierre ha
convocato tutti i giovani avisini del paese per un incon-
tro tra l'associazione e le nuove leve. Ci siamo presentati
in 5: Xavier Carlin, Stefania Ferré, Marco Frassy, Elisa Tournoud e
Sophie Tournoud; Giorgio e Oscar ci hanno proposto di assumere
un maggiore impegno proponendoci la possibilità di far parte del
nuovo direttivo ricevendo il testimone da coloro che per tanti anni
hanno collaborato con entusiasmo e dedizione. Tutti e 5 abbiamo
accettato di metterci in gioco offrendo la nostra disponibilità e le
nostre idee. Noi siamo convinti che la sinergia fra persone con
esperienza e giovani alla prime armi possa contribuire a mante-
nere vive le tradizioni della sezione e al tempo stesso apportare
nuove iniziative.
In occasione dell'assemblea annuale di Febbraio è stato approva-
to il nuovo direttivo così formato:
• Presidente: Giorgio David
• Vice Presidente : Oscar Christille
• Segretaria: Stefania Ferré
• Amministratore : Marco Frassy
• Coordinatore attività ludico sportive: Hervé Lale-Murix e Elisa
Tournoud
• Addetti stampa e propaganda: Franco Oreiller e Xavier Carlin
• Responsabile dei rapporti con i soci: Sophie Tournoud
Durante la prima riunione del nuovo direttivo siamo stati in-
formati che disponiamo dei fondi del cinque per mille destinati
alla propaganda; uno dei nostri compiti sarà quindi creare delle
occasioni per fare una giusta pubblicità alla nostra associazione.
Quest'estate abbiamo partecipato a numerosi eventi come per
esempio Gara podistica, Festa di San Pietro e Paolo, Sagra del
selvaggina durante i quali, a turno, gestivamo un banchetto
presso il quale era possibile ricevere informazioni sulla nostra as-
sociazione e effettuare nuove iscrizioni. Distribuivamo materiale
informativo, gadgets “firmati” AVIS (magliette, posters, cartoline,
penne biro, borse, cappellini) e fornivamo indicazioni più speci-
fiche inerenti la nostra sezione. Parlando con le persone, abbiamo
constatato che spesso non si conosce con esattezza cosa vuol dire
essere un avisino e i vantaggi che comporta !!!
A tal proposito ci fa piacere ricordare ai lettori di Mélange che può
essere avisino/a chiunque abbia un'età compresa tra 18 anni e i
60 anni, che pesi più di 50 Kg e abbia un buono stato di salute; le
donne possono effettuare 2 donazioni all'anno di sangue intero
(ogni 6 mesi), mentre gli uomini 4 (ogni 3 mesi).
Oltre alla donazione di sangue intero esiste la plasmaferesi, che
è un tipo di donazione moderna ed altamente finalizzata in cui si
sottrae al donatore la sola parte liquida del sangue (plasma) re-
stituendogli contemporaneamente la parte cellulare (globuli rossi,
globuli bianchi e piastrine), questa invece può essere effettuata
ogni mese per entrambi i sessi.
I lavoratori dipendenti, il giorno della donazione hanno diritto alla
giornata libera regolarmente retribuita. Il parcheggio dell'ospeda-
le è gratuito per il periodo in cui si effettua la donazione.
Dopo ogni donazione è a disposizione del donatore una buonissi-
ma e sana colazione per riacquistare al meglio le forze.
Lo spirito con cui noi abbiamo intrapreso questo percorso è quello
di far parte di un'associazione di volontariato che non si esaurisce
nella sola donazione periodica, ma che rappresenta un'occasione
di incontro, di divertimento, di confronto con gli altri soci. A tal
proposito ricordiamo che l'Avis organizza, attraverso escursioni
in montagna, gite fuoriporta, giornate all'insegna dello sport, oc-
casioni di ritrovo e svago.
La particolarità di quest'associazione è che a fronte di un impegno
personale irrisorio a livello di tempo, è possibile aiutare numerose
persone, inoltre ci sembra giusto rimarcare che per la tutela sia
del ricevente che del donatore, quest'ultimo è sottoposto ad un
costante controllo del proprio stato di salute.
Avvisiamo che è stato creato un indirizzo mail di sezione, chi
avesse piacere di contattarci, chiederci qualsiasi informazione o
entrare a far parte dell'associazione ci può scrivere a : sain-
tpierre.comunale@avis.it o contattare Giorgio David al numero
0165903546.
Vogliamo cogliere questa occasione per ringraziare di cuore tutti
i membri del direttivo uscente per il lavoro svolto, un particolare
sentito ringraziamento a Boson Carlo e Manella Italo soci fonda-
tori della sezione nata nel 1971. Ci auguriamo di riuscire ad af-
frontare questo impegno con la loro stessa dedizione e di ottenere
risultati soddisfacenti.
Elisa E SOPHIE TOURNOUD
Due passi in Dora,
un parco fluviale
Tanti anni fa, ma proprio tanti, i ragazzi del borgo vi co-
struivano rudimentali capanne o primitive postazioni per
giocare. La fantasia si sviluppava quasi quanto la boscaglia
incolta e tutto bastava per passare lunghe giornate a costo zero.
La boscaglia è rimasta tale per decenni mentre le esigenze ludiche
si sono affinate per cui neanche più i ragazzi la frequentano.
Alcuni anni fa un finanziamento regionale e la volontà di dare
un senso turistico sportivo a quest'area diedero il via ad una
progettazione di massima che tenesse conto di un recupero in tal
senso.
Il progetto ha superato la prima fase preliminare ed ha ottenuto il
benestare tecnico di tutti gli Uffici competenti, aspetta ora di
recepire alcune osservazioni emerse dai proprietari e dagli
agricoltori per assumere una veste definitiva.
In che cosa consiste?
Il progetto si divide sostanzialmente in due fasi: la riqualificazione
della fascia fluviale della Dora con l'area del Castello Sarriod de la
Tour; la costruzione di un itinerario ciclopedeonale dal Castello al
casello autostradale sfruttando la pista trattorabile esistente con
creazione di aree di sosta attrezzate.
La prima parte consiste nella demolizione di manufatti in di-
suso e degradati, nella rinaturalizzazione delle sponde della Dora,
nell'esecuzione di lavori di selvicoltura naturalistica in una metà
dell'isolotto e di conservazione integrale ad uso didattico della re-
stante parte, nella creazione di un boschetto a valle del percorso
autostradale e nella predisposizione di un'area di sosta presso il
Castello Sarriod de la Tour.
La seconda parte del progetto non è che la valorizzazione di un
percorso esistente, la fruizione del quale è spesso abusiva e in-
controllata.
Ogni aspetto, accennato solamente per titoli, è ampiamente de-
scritto nel progetto e chi ne avesse piacere può approfondire chie-
dendone la visura presso gli Uffici del Comune.
Qual è l'obiettivo?
Rendere fruibile e gestire un'area di notevole valore naturalistico
ad un ampio pubblico arricchendo l'offerta turistico-sportiva del
nostro territorio. La frase in sé non è per nulla originale, ma, nella
sostanza, è il reale obiettivo per il quale il progetto è stato com-
missionato dall'Amministrazione Comunale. Saint-Pierre cresce
come numero di abitanti, varia come abitudini di vita, si sviluppa
come numero di imprese turistiche residenziali e, certamente, le
sue potenzialità sono ancora molte. Saremmo miopi se non co-
gliessimo questi segnali e stolti se non tenessimo conto delle realtà
presenti degne di tutte le considerazioni e suggerimenti.
I progettisti, che hanno recepito queste indicazioni, sapranno cer-
tamente far emergere tutta la validità del progetto e predisporlo
per future integrazioni.
MARCO CARLIN
Una bidonata
Buongiorno Saint-Pierre! Mi presento: sono un bidone
verde per la raccolta differenziata dei rifiuti, sono l'ulti-
mo nato di una famiglia numerosa: bianco per la plastica,
arancione per la carta ma sono sicuro che tutti già ci conoscete ma
non sono sicuro che ci apprezzate. Io, ad esempio, ero molto felice
di venire in questo ridente paese, pensavo che avrei ricevuto solo
erba, fiori, foglie e invece....La realtà è un po' diversa, mi buttano
sacchetti vari eppure la dicitura che porto mi sembra chiara: rac-
colta stralci vegetali e così mi è sorto un dubbio: forse la gente
non sa leggere! E pensare che i miei colleghi di Napoli mi invidiavano
perché loro senza dubbio stanno peggio ma io ho fiducia perché
spero sempre che le cose possano cambiare e che la gente possa ca-
pire che amare il proprio paese è il primo passo per una convivenza
civile che permetterà a tutti di vivere meglio. La raccolta dei rifiuti
è un problema enorme che spetta all'Amministrazione comunale
ma che senza la collaborazione di ogni cittadino sarà impossibile
da risolvere, forse basta un po' di buona volontà oppure è meglio
prevedere che le tasse potrebbero aumentare? Perché le bottiglie
vengono posate per terra e non inserite nella campana apposita?
Vicino a noi posano divani, materassi, televisori e io mi chiedo:
considerato che hanno fatto la fatica di portare fin qui questa roba
non sarebbe stato meglio depositarla presso il centro di Chavonne?
Addirittura mi dicono che se non hai un mezzo di trasporto te lo
vengono a ritirare a casa, più comodo di così! Oggi vicino ai nostri
bidoni hanno posato un paio di sci, forse che l'intenzione era quella
di pubblicizzare lo sport? Una signora ci ha guardato con disprezzo
dicendo che sporco questo paese e poi se ne è andata lasciando il suo
sacchetto per terra....


Testo Originale Estratto
12
L'acqua
Che sta sotto
N
el pensiero comune l'acqua è ge-
neralmente considerata, almeno
nei nostri climi, come una risorsa
disponibile a piacimento per tutti i nostri
usi; solo temporanei allarmi ci ricordano,
in occasione ad esempio di siccità estive,
che questa disponibilità apparentemente
infinita può anche venire meno.
Questa idea di sovrabbondanza è ancora più marcata nel territo-
rio alpino, dove l'acqua - nelle sue diverse forme con cui si pre-
senta ai nostri occhi (ghiacciai, neve, laghi, torrenti, cascate) -
è la protagonista di un paesaggio naturale sovente incontaminato
(perlomeno in rapporto a un paesaggio di pianura); in montagna,
quindi, l'acqua è sempre reputata non solo a disponibilità illimi-
tata, ma anche di ottima qualità.
Benché questa idea possa essere effettivamente veritiera nella
maggior parte dei casi, è però opportuno fare qualche riflessione
in merito, sulla base anche di quanto evidenziato dal monitorag-
gio effettuato dall'Arpa della Valle d'Aosta.
Da dove viene l'acqua che usiamo?
Nel nostro territorio, così come quasi ovunque in Italia, le acque
destinate all'uso potabile sono quasi esclusivamente acque sotter-
ranee, mentre le acque superficiali di fiumi e laghi - più facilmen-
te soggette a vari tipi di inquinamento - sono destinate normalmen-
te all'uso irriguo.
Le acque sotterranee, nascoste alla nostra diretta osservazione,
si spostano all'interno del sottosuolo sotto l'impulso della forza
di gravità, con velocità di scorrimento molto inferiori a quelle dei
fiumi e dei torrenti.
Nei versanti montani le acque possono circolare esclusivamen-
te all'interno delle fratture presenti nelle rocce (le quali, se non fessu-
rate, sono praticamente impermeabili); i sorgenti sono appunto i
punti in corrispondenza dei quali le acque sotterranee vengono a
giorno dopo avere viaggiato all'interno della montagna.
La situazione cambia invece nel fondovalle che può essere defini-
to, nel caso delle valli alpine come la Valle d'Aosta, un catino sca-
vato in epoche passate dal ghiacciaio nella roccia. Questo catino
è stato nel tempo riempito da depositi sciolti (costituiti da ghiaie
e sabbie) nei quali l'acqua è libera di muoversi; più precisamente
l'acqua può scorrere tra i pori - anche di minime dimensioni -
esistenti tra i ciottoli delle ghiaie ed i granuli delle sabbie. Quin-
di le zone pianeggianti del fondovalle sono degli enormi serba-
toi naturali d'acqua sotterranea, la quale scorre all'interno delle
ghiaie e delle sabbie come una sorta di grande ed invisibile fiume
sotterraneo, dando luogo alle cosiddette falde acquifere sfruttate
con i pozzi. Il territorio più basso di Saint-Pierre in particolare
costituisce l'estremità occidentale di un corpo idrico sotterraneo
che occupa con continuità l'intera area della Plaine sino a Nus, e
che alimenta i pozzi sia dell'acquedotto sia dell'industria - di
Aosta.
Che problemi possono avere le acque sot-
terranee?
Per quanto riguarda la quantità d'acqua di-
sponibile, allo stato attuale le falde idriche
del territorio valdostano sono una risorsa
abbondantissima, in grado di soddisfare
പര
adeguatamente tutte le esigenze potabili
oltre che industriali; infatti il monitoraggio
dei livelli delle acque sotterranee svolto dall'Arpa mostra che essi
restano sostanzialmente costanti nel corso degli anni (senza con-
siderare cioè le oscillazioni stagionali, dovute alle fasi di gelo e
scioglimento alle alte quote). Ciò significa che i volumi estratti tra-
mite i pozzi sono compensati da quelli ricaricati dal ciclo naturale
tramite le precipitazioni. Questa felice condizione potrebbe però
alterarsi in futuro, viste le previsioni di cambiamento climatico
che parlano di ulteriori arretramenti dei ghiacciai e conseguente
minore disponibilità generale d'acqua.
Per quel che concerne invece la qualità delle acque, se nelle sor-
genti gli eventuali problemi di inquinamento possono essere al
massimo microbiologici (derivanti ad esempio da animali selva-
tici) e comunque occasionali, nel fondovalle valdostano bisogna
considerare che, a causa della limitata estensione del territorio,
l'ubicazione dei pozzi ricade spesso in area urbana o comunque
molto prossima alle principali fonti potenziali di inquinamento
chimico (attività industriali, artigianali, discariche, serbatoi inter-
rati di combustibile, ...); questi tipi di inquinamenti sono ovvia-
mente molto più problematici di quello microbiologico, sia per la
pericolosità sia per il ripristino ambientale alle condizioni iniziali.
Inoltre gli acquiferi presenti nel territorio regionale sono privi di
protezioni naturali (ad esempio strati argillosi) nei confronti di
eventuali contaminanti provenienti dalla superficie, e quindi pos-
sono essere facilmente inquinati.
Da ultimo, bisogna anche considerare che esistono inquinamenti
“naturali”, vale a dire concentrazioni relativamente alte di alcune
sostanze presenti naturalmente nell'ambiente e nelle rocce (ad
esempio ferro o manganese) tali da fare superare i limiti previsti
nelle acque dalle normative di riferimento.
Tutto ciò si traduce nell'esistenza di alcune situazioni puntuali
di inquinamento delle acque sotterranee, localizzate soprattut-
to in corrispondenza della zona industriale e dell'area urbana di
Aosta, per le quali sono in corso delle apposite indagini (previste
esplicitamente dalla normativa in campo ambientale) mirate al
risanamento delle acque di falda.
Nel territorio posto a monte delle suddette zone, che include il
comune di Saint-Pierre, il monitoraggio svolto da Arpa ha invece
sempre evidenziato l'assenza nelle acque dei composti riconduci-
bili sia ad inquinamenti di origine antropica sia a particolari si-
tuazioni di inquinamento naturale; pertanto la qualità delle acque
nel nostro comune è senz'altro soddisfacente.
PIETRO CAPODAGLIO - ARPA VDA
Si tu es content,
aussi je suis content,
si tu vas bien, moi
aussi je vais bien.
É
stato sufficiente atterrare all'aeroporto per ritrovami im-
mersa in un altro mondo, lontano anni luce dal mio.
Un unico nastro trasportatore per il ritiro dei bagagli e
poco distante ammucchiati l'uno sull'altro, come cumuli di ma-
cerie tutti i bagagli dei voli precedenti....sono stata fortunata ed
ho recuperato il mio zaino senza dover scavare nel mucchio.
Nella notte nera senza luci artificiali, illuminata solamente dal
brillare delle stelle (dalle mie parti sempre più raro da ve-
dere) mi sono avventurata su una sorta di taxi senza finestrini e
con i fanalini rotti per le vie frizzanti e polverose della capitale:
DAKAR! Da lì è iniziata la mia avventura alla scoperta di questa
terra, di questo popolo con i suoi colori, odori e sapori.
- “Demain on part pour le Gambia” -
Appena me lo hanno proposto ho accettato con gioia, senza sapere
realmente dell'esistenza di questo piccolo paese « The Gambia »:
una sottile striscia di terra sulle due rive del fiume Gambia con da
una parte lo sbocco sull'Oceano ed il resto interamente inserito
all'interno del Senegal.
Caricati i nostri zaini sul tetto, solo dopo aver contratto il bigliet-
to del bus ci siamo seduti pazientemente al nostro posto aspettan-
do , come tutti gli altri, che il mezzo fosse pieno fino all'inverosi-
mile per metterci in marcia.
Nonostante le lunghe ore di viaggio è stato impossibile annoiarsi:
sul bus c'è sempre qualcuno disposto a scambiare qualche chiac-
chiera o qualche sorriso; qualche bambino con cui giocherellare o
semplicemente scambiare qualche timido sguardo vedendo i loro
grandi occhioni illuminarsi e le loro labbra schiudersi in enormi
sorrisi.
Si viaggia sotto un sole cocente e le immagini di un paesaggio
magnifico scorrono velocemente e mi tengono compagnia. I pic-
coli villaggi di capanne si alternano qua e là nella savana; qualche
bambinetto magro, sporco ma sorridente insegue un pallone, una
capretta (ce ne sono tantissime e ovunque) o semplicemente rin-
corre per pochi metri il nostro bus.
Le donne con i loro magnifici e coloratissimi vestiti lavano i panni,
attingono l'acqua dal pozzo, accudiscono i fanciulli, oppure con
la loro fierezza nello sguardo trasportano sulla testa ogni sorta di
mercanzia.
Altri, adulti, donne e bambini aspettano seduti sul bordo della
strada con pazienza che passi un autobus anche per loro o che
qualcuno compri la loro merce o semplicemente che finisca l'ar-
13
sura della giornata.
Al tramonto l'orizzonte si infuoca: si delineano le sagome degli
enormi baobab e la vita nei villaggi si rianima.
Quando ormai sono calate le tenebre il nostro pulmino avanza
con la fioca luce emanata dai fanalini nella notte scura: tutto tace
e si sentono il canto dei grilli ed il verso di qualche animale in
lontananza.
Le strade, quasi esclusivamente in terra battuta e perciò polverose
e piene di buche, a volte sono talmente dissestate che gli "chauf-
feurs" aprono vie alternative in mezzo alla savana attraversando
luoghi ancora più remoti ed affascinanti.
In ogni città in cui ci fermiamo è obbligatoria la visita al mercato
locale: le bancarelle sono qui sostituite da assi o sono semplici teli
stesi a terra. Coloratissimi sono i banchetti della frutta e delle stof-
fe, profumatissimi quelli delle spezie, degli olii e degli unguenti.
Odori molto forti e penetranti provengono invece dal banco del
pesce e delle verdure.
Insomma ce n'è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche: è im-
possibile resistere alle frittelle calde, al riso rosso, al caffè “touba”,
alle polpettine di pesce e al burro di arachidi spalmato sul pane.
Ancora più difficile è non intraprendere le trattative per l'acquisto
di stoffe e tessuti ed accettare per pochi spiccioli di farsi confezio-
nare un vestito su misura.
Quando la strada è interrotta da un corso d'acqua non vi è al-
tro modo di proseguire il cammino, visto che a quanto pare non
esistono ponti, se non di imbarcarsi su una piroga di pescatori o
seguire una fiumana di persone ed ammassarsi sul traghetto.
Prendono posto uno vicino all'altro giovani, donne, vecchi e bam-
bini, turisti e locali, bianchi e neri ed in pochi minuti di traversata
si è già sull'altra sponda.
Capita anche di imbattersi in qualche artista di strada che anima la
breve gita suonando il suo djambé ed in pochi minuti è circondato
da donne e bambini che danzano al ritmo del suo strumento.
Nel caso di problema o difficoltà c'è subito qualcuno che arriva in
soccorso per indicare la via, trovare un taxi o un hotel economico,
indirizzare in qualche ristorante “tassativamente” di un proprio
parente e congedarsi con un caldo saluto:
- “Si tu es content, moi aussi je suis content, si tu vas bien, moi
aussi je vais bien.” -
LAURA OBERT


Testo Originale Estratto
14
PELLEGRINAGGI
«
I faut trois jours pour casser le corps
et trois jours pour casser l'esprit. Trois
jours pour s'habituer à la marche et au
sac; trois jours pour laisser les problèmes de
la vie derrière et penser seulement au che-
min.» C'est ainsi qu'on nous a accueilli le
soir de la première étape du Chemin de
Saint Jacques, lorsque nous sommes ar-
rivés fatigués et douloureux à la chambre
d'hôtes.
Il y a beaucoup de gens qui décident de parcourir le chemin de
Saint Jacques de Compostelle pour des raisons religieuses, mais
nous avons choisi simplement d'en faire un morceau au lieu
d'une vacance traditionnelle.
Le choix a été la «voie podiensis» du Puy-en-Velay jusqu'à Con-
ques, le long de 250 kms. Le parcours était relativement court
(tout entier il mesure 1600 Km), mais il est renommé comme une
des randonnées les plus belles et les plus aménagées de France. Et
en connaissance de cause!
Le chemin (Grande Randonnée 65) abandonne le Puy et s'en-
fonce au milieu de vertes collines, dont les côtes sont couvertes
de bois, de cultures de céréales ou de pâturages. Les rares pays
qu'on rencontre sont petits et ruraux et parfois comptent deux
ou trois fermes seulement. Cela est dû au fait qu'en France vit le
même nombre de gens qu'en Italie, mais réparti sur un territoire
beaucoup plus vaste. C'est le cas de Le Sauvage, composé d'une
seule grande construction, qui, au Moyen Age, appartenait aux
templiers: maintenant elle a été transformée en gîte d'étape pour
les pèlerins.
Les grandes villes sont très rares, mais presque tous les pays ont
une église ou une chapelle, d'habitude romanes. Il faut relever à ce
Le Chemin de
Saint Jacques de Con
postelle:
parcours de pélerinage
religieux et de découverte
de milieux naturels et
historiques enchanteurs.
un bon repas et un lit pour le soir susci-
tent un sentiment aventurier (A propos:
s'il vous arrivera de faire ce voyage, prenez
soin, le matin, avant de partir pour l'étape
journalière, de vous procurer le repas pour
midi, parce qu'il nous est arrivé trois fois de
rester sans déjeuner!). Le chemin coïncide
souvent avec la route départementale et
celui-là correspond le plus souvent à un
sentier muletier. C'est pourquoi entrent en jeu les pieds, le vrai
moyen de locomotion du pèlerin. Qu'on mette des chaussures de
montagne, des baskets ou des sandales, c'est la même chose, on va
sentir mal pour les trois premiers jours (Chacun peut employer les
chaussures qu'il préfère, mais elle ne doivent pas être neuves, afin
d'éviter les ampoules). La faute de la douleur c'est surtout du sac à
dos. On croit de réussir à porter de grands poids, mais, parcourus
250 km, on a pleinement conscience de ce qu'on aurait pu laisser
à la maison (les guides conseillent de porter un sac qui correspond
à 1/6 du poids du marcheur, mais s'il y a la possibilité d'enlever
quelques kilos, n'hésitez pas à le faire). Il y a quand même un ser-
vice de « malle postale », qui charge les sacs au pays du départ
pour les consigner à la destination que le pèlerin indique. C'est
très utile pour les personnes âgées ou pour les familles avec de
petits enfants, mais on peut choisir aussi de louer un âne pour
porter les bagages.
En outre, les gîtes et les chambres d'hôtes sont nombreux, mais
encore plus nombreux sont les pèlerins: donc certaines fois il faut
s'écarter un peu du GR 65 pour trouver un lieu pour dormir. Il
faut même savoir s'adapter, parce-que on doit être prêt à dormir
dans une chambre individuelle, mais aussi dans des dortoirs ou
dans des campings. Il y a, en plus, la question de la météo: il est
difficile de prévoir avec certitude les conditions météorologiques
qu'on trouvera et il peut arriver d'être surpris par un orage au
milieu d'une forêt ou d'une prairie. Ces difficultés créent une cer-
taine complicité entre les pèlerins, les hospitaliers empressés et
les habitants accueillants. Le long de la marche vont se construire
des relations amicales et de solidarité avec ceux qu'on connaît.
Ces rencontres donnent à l'expérience du pèlerinage une valeur
humaine et elles sont une bonne raison pour entreprendre ce
chemin.
SIMONE CAPPIO
15
COUNTCHE CONTE
D'EUN TCHI NO...
Lo Clou Moran Lo Sèn rèncllou
D
i couti di coutsèn di Bor de Sèn Piere, yoi partchò lo tse-
meun qive aloe i tsahì de La Tor, l'iì cognu comme lo
Clou Moran. Alèntòo de hì non son neissuue eun moui de
conte... pì tòù èhandze.
Le dzì pènsdon qive hì non louilllè dù lo tsemeun di mouezègn, pèqive
hì-lè l'iì lo tsemeun di prizòù qive veugndon tappo' bo' de la rotse
di tsahì.
Mi nò nò sèn qive dentòo lo 1300 a hì llouà è lei dijàn « Closum Mo-
randi », è Closum louilllè dù èi llendò tò-t-alèntòo è Morandi l'iì lo
non lateun de hisse qive restdòn lè. Hì llouà l'ayè hì non dza devan
qive la costruchon di tsahì, pèqive eun papì di 1385 ne ze prèdze
d'an vènte euntreù Louis è Pierre Sarriod d'Introd è l'èvèqiuè de la
Veulla Jaques Ferrandin di « lieu dit Closum Morandi », d'eun prò
è pì euncò d'eun verdjé a eun-gn otro llouà qive lèi dijàn « Closum
Marquetì », todzòo alèntòo di Chatel Argent.
Lo professeur Lin Colliard no ze rappelle la conta d'eun Sarriod qive
di 1600 l'iì un pèlerèn laintreù adan la tsallìa d'eun i chi la
vequiu totta sa vya, eun preyèn, é todzoo to' solè, parè qive hì sèn
l'è èzìstò'pe dabon é se traterye de Claude Sarriod, eun gn-ommo
l'iì l'èté, o d'eun mouà d'avoue qu'ell'iì èzìstò'pe. L'iì eun gn-òmmo
l'eilleureu qive la mouédè religiéuse.
Parè qieu a sa mor, i passadzo de la qiuése, mimo eun gn-ihèn tar
d'èiton, tcheu le z-abro alèntòo di tsahì, comme pe méocllo, se son
tchardjà d'eun.
(d'aprì lo livro « Saint-Pierre » de Cerutti-Borney-Ceriano)
GIOVANNA GROSSO.
Alla Microcomunità di Saint-Pierre, alla presenza dei familiari, del vice presidente della Comunità Grand Paradis, Fedele Belley, del sindaco
Giuseppe Jocallaz, dell'assessore Laura Glarey si festeggia la signora Joséphine Blond per i suoi ....100 anni!!


Testo Originale Estratto
16

La pagina
della
biblioteca

IL BAMBINO SENZA NOME
di Mark kurzem
La storia assurda e drammatica di un bambino
bielorusso ebreo di cinque anni che, scampato
allo sterminio della sua famiglia e del suo villag-
gio, ha vagato per nove mesi da solo nei boschi,
tra la neve e i lupi, è stato catturato e portato da-
vanti al plotone di esecuzione e lì, le spalle contro
il muro della scuola, ha rivolto al sottufficiale che sta
mere il grilletto una strana perfetta domanda da bam-
bino: “puoi darmi un pezzo di pane, prima di spararmi?” Sarà que-
sta strana domanda a salvargli la vita, anche se non lo preserverà dalle beffe
del destino....

IL CINESE
di Mankell Henning
Considerato dalla stampa svedese tra le migliori opere di Mankell,
il libro è un thriller politico, una storia di soprusi e vendetta, dove
gli errori del passato riemergono in un presente di sconvolgenti
lotte di potere.

DISPUTA SU DIO E DINTORNI
di Augias Corrado e Mancuso Vito
In queste pagine il non credente Corrado Augias e il credente
Vito Mancuso si sfidano parlando di Dio ma anche della vita; più
precisamente la vita di ogni giorno, con gli interrogativi etici ed
esistenziali ai quali tutti siamo chiamati a rispondere. Un dialogo
serrante e stimolante in cui, partendo da Dio, la sua esistenza,
la sua importanza per la vita, si affrontano i temi più disparati:
l’evoluzione, il rapporto fede-scienza, l’eutanasia, l’accanimen-
to terapeutico, lo scandalo del male, l’illuminismo, le ingerenze
politiche della Chiesa. Il più grande filosofo laico del Novecento
italiano, Norberto Bobbio, diceva che la vera differenza non è tra
chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa. Que-
sto libro si rivolge a tutti coloro che vogliono pensare. Pensare, o
se cioè esista un senso (un Dio) oppure no...

NOI SIAMO FAVOLE
di Luisella Gioppato
Da sempre favole e fiabe sono il cibo fondamentale della psiche del
bambino, l’alimento indispensabile che rende possibile lo svilup-
I libri non servono
né per istruirsi
né per divertirsi,
ma per vivere.
(Flaubert)
Di facile lettura, corredata di schede con attività di laboratorio
e riflessioni, questa raccolta di favole, frutto di un lungo lavoro
di ricerca e di sperimentazione, offre dunque un valido sostegno
terapeutico per aiutare bambini e genitori a comprendere e ac-
cettare paure, limiti e difficoltà ma anche per trovare soluzioni,
armonia e completezza.
po di una personalità equilibrata. Un bambino che
non si è nutrito di storie diventa spesso un adulto
incapace di affrontare la realtà e i suoi ostacoli,
spesso pronto a evitarli attraverso facili e, spesso,
pericolose scorciatoie. Ma la favola può fare di più:
attraverso la metafora mette in scena dinamiche
universali, permettendo al bambino di
comprendere, accettare e affrontare i conflitti.

LA MATEMATICA SPIEGATA ALLE MIE FIGLIE
di Guedj D.

OPERAI ALLA COGNE
di Peirano s.

LA NARICE DEL CONIGLIO
di Mastrocola P.

IO SONO DIO
di Faletti G.

INVESTIRE IN ENERGIE RINNOVABILI
di Nova A.

IL PESCO
di Angelini R.

AVVOCATO DI DIFESA
di Connelly M.

L'ITALIA IN BOLLETTA
di Furini L.

LA LETTRICE BUGIARDA
di Barry B.