Sogno di un pomeriggio di quasi estate: Teatro, memoria e vita rurale a Verrogne

sogno di pomeriggio di quasi estate 2001 30 pag.pdf

Il documento è una pubblicazione del Gruppo Teatrale Eidos e della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre, datata dicembre 2001, che funge da programma e resoconto del progetto teatrale comunitario "Sogno di un pomeriggio di quasi estate". Questa iniziativa, diretta da Paola Corti, ha coinvolto giovani e volontari nella ricerca e messa in scena della storia, del folklore e della vita tradizionale del villaggio alpino di Verrogne. Il testo teatrale esplora, attraverso dialoghi tra personaggi come spaventapasseri, animali, spiriti e abitanti, temi legati alla vita rurale, alle leggende locali (come la Fata di Touahi e il folletto del mulino), alle difficoltà quotidiane, ai pettegolezzi e alle dinamiche sociali, inclusi vividi episodi ambientati in un'osteria. La pubblicazione è arricchita da illustrazioni e fotografie che documentano sia il contesto storico che l'evento teatrale, celebrando la memoria e l'identità della comunità.

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Testo Originale Estratto
Gruppo Teatrale Eidos

SOGNO
DI UN
POMERIGGIO
DI QUASI
ESTATE

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Supplemento al N. 3 di "Mélange" - Dicembre 2001


Testo Originale Estratto
Il gruppo teatrale EIDOS:
Francesca e Jean-Emil Bagnod, Daniela Belley, Stefania Bettoni,
Julie e Yvette Chentre, Nicole Charruaz, Lara Chiono, Sylvie Christille,
Giada Cognetin, Margaux Covolo, Pierre D'Alfonso, Alexandra e Frédéric
D'Herin, Christian Fidale, Rossana Guasconi, Angela Lazzaro,
Ilenia e Juri Mafrica, Matteo Martorelli, Elodie Mésère,
Ilaria Oreiller, Alessandro Paillex, Fabiano Pellissier, Jessica Perrone,
François Pianta e Thierry Ronc.

Lo spettacolo:
SOGNO DI UN POMERIGGIO DI QUASI ESTATE
UN'ODE AL VILLAGGIO CHE FU
Verrogne (Saint-Pierre - Aosta)

Regia:
Paola Corti

Con la partecipazione di:
Coro Nouvelle Harmonie, Paolo Millet, Chiara Negro, Norma Scalvini,
Pierfranco Zerbini, Fulvia Dematteis e le sue danze, l'Amministrazione
comunale di Saint-Pierre, Pro Loco di Saint-Pierre, Dino Belley, Claudio
Besenval, Daria Blond, Piero Carlin, Maria Luisa Chabod, Giorgio e
Xavier Chentre, Loris Cheney, Walter Chentre, Mario Chioso, Annacarla
Ciocca, Denny Cognetin, Erik e Tonello Cossu, Giorgio David,
Sergio Del Negro, Germano Dionisi, Marino Domaine, Mauro Favre,
Giorgio e Piero Jordan, Ivo Joris, Angelo Juglair,
Luigi Lalelacroix, Mirella Montesano, Gildo Neyret, Luisa e Nando
Picheca, Gianluca Saccani; Maurizio Sandretto, Andrea Sapegno,
Marisa Talarico, Iole Vauthier e gli abitanti di Verrogne.

Disegni
Ester Saltarelli

Impaginazione, fotolito e stampa
Tipografia Valdostana, Aosta

Gruppo Teatrale Eidos

SOGNO
DI UN
POMERIGGIO
DI QUASI
ESTATE

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

BIBLIOTECA
COMUNALE
DI SAINT-PIERRE

AMMINISTRAZIONE
COMUNALE DI
SAINT-PIERRE

PRO LOCO
DI SAINT-PIERRE


Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

CULTURA, FOLCLORE, MEMORIA

CULTURA E FOLCLORE si intrecciano spesso nelle nostre discussioni: al primo ter-
mine, ancorché passibile di mille attribuzioni di significato e di mille interpre-
tazioni, viene assegnata una dignità immediata; invece il secondo, tendenzial-
mente, assume un'accezione negativa, soprattutto se utilizzato come aggettivo.
"La solita manifestazione folcloristica!" si sente spesso dire e, di solito, con af-
fermazioni di questo tipo si liquidano definitivamente, senza appello e senza
troppa conoscenza, molte iniziative di spettacolo o di intrattenimento.

E "Sogno di un pomeriggio di quasi estate" dove si colloca allora? Non mi
dispiace pensare che, passando attraverso le dimensioni del folclore e della cul-
tura possa confluire nella dimensione della memoria.

Nove mesi di lavoro tra letture, ricerca di testimonianze e scrittura del te-
sto per 28 ragazzi/adolescenti. Quattro mesi di prove e di laboratorio teatra-
le per arrivare sulla scena preparati. Due mesi di preparativi e decine di perso-
ne disponibili, nel più assoluto spirito di volontariato, per rendere Verrogne
"lo spazio della scena".

Una collaborazione continua e coordinata tra pro loco, associazioni, am-
ministrazione comunale e biblioteca.

Oltre 300 spettatori nel giorno dell'evento, nonostante la pioggia e le nu-
vole abbiano avuto ragione del sole.

Attori e comparse hanno accompagnato il pubblico attraverso una storia
fatta di spazi fisici (il villaggio, le sue case, le sue strutture comunitarie) che si
sono intrecciati con le storie di vita, le leggende, i canti e le musiche della tra-
dizione popolare.

Allora, forse, ...abbiamo attraversato il folclore, perché ci siamo occupati di
tradizioni e di ricordi popolari, abbiamo promosso, sponsorizzato e, soprat-
tutto, praticato la cultura della partecipazione e, inoltre, abbiamo contribuito
alla conoscenza di un villaggio per ciò che evoca tra passato, presente, futuro,
emozioni e sentimenti, problemi vecchi e nuovi.

IL PERCORSO

Prologo
Le lavandaie
La leggenda della grotta di Touahi
Storie di latte
Mi ricordo la scuola
Scena da osteria
La leggenda del folletto del mulino
Epilogo

Tutto questo per non dimenticare, per fare in modo che la memoria non
assuma solo la dimensione del rimpianto, ma ci aiuti ad attraversare tutte le sfu-
mature che il tempo - ed il teatro - ci permettono di cogliere.

Per dare un senso a questa iniziativa un libro ci sembrava il regalo miglio-
re che la Biblioteca potesse offrire ai suoi lettori.
I libri sono sempre una buona "memoria".

By Ester Saltarelli

Giugno 2001

NATALE 2001

GERMANO DIONISI

Presidente della Commissione di gestione della Biblioteca

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Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
SPAVENTAPASSERI FEMMINA – (muove gli occhi, li spalanca, è la pri-
ma volta che vede il mondo)
SPAVENTAPASSERI MASCHIO – (contemporaneamente, senza guarda-
re lei, fa la stessa cosa. Entrambi sono sorpresi di ciò che vedono... Inoltre
scoprono il loro corpo di spaventapasseri...)
SPAV. F. – (fa un verso, quasi canta, scopre di avere una bocca, una lingua,
una voce...)
SPAV. M. – (Fa altrettanto...)
SPAV. F. – (si gira, guarda lo spaventapasseri)
SPAV. M. – (lui vede lei, sono intimiditi dall’altro... Si riguardano...)
SPAV. F. – (ridendo) Ciao!
SPAV. M. – Ciao!
SPAV. F. – Sai, è da tanto tempo che ho voglia di parlare, con te.
SPAV. M. – Beh, anch’io...
SPAV. F. – Certo che... guarda come sei conciato... sei tutto sbrindellato!
SPAV. M. – Ehi! E tu? Ti sei vista? E poi io sono uno spaventapasseri!
Proprio come te... ma gli uccelli credono che siamo uomini!
SPAV. F. – Ah, già... (passa il vento, i due spaventapasseri dondolano, esce)
Ehi! Quando soffia il vento, e dondoli... mi sembri veramente...
SPAV. M. – Veramente cosa?
PROLOGO
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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
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SPAV. F. – Veramente... Un uomo!
GAZZA – Ehi! Vi voglio svelare un segreto: ladra come sono, ho cercato
di andare a beccare un po' di segale... E quei due lì non si sono
mossi! Li ho guardati bene: secondo me non sono persone normali!
SPAV. M. – (Un suono) Ehi! Pssss! Ehi! Pssshhh!
SPAV. F. – Ma non fare così, che mi scappa la pipì!
MERLO – Ma va? E allora cosa sono?
SPAV. M. – Ehi! Pssss! Ehi! Pssshhh!
GAZZA – Ah, non lo so! Fanno paura, ma le braccia non le muovono mai,
e non hanno gambe. Si muovono solo se c'è vento!
SPAV. F. – Ma non fare così, che mi scappa la pipì! Te l'ho già detto!
PASSERO – Non vorrai mica dire che quelli sono uomini finti, eh?
SPAV. M. – Ssshhhhttt! Zitta, arrivano gli uccelli!
GAZZA – Fintissimi! Ve lo dico io!
MERLO – Ma è pazzesco! Passero, Gazza, guardate! La gente abbando-
na la montagna, il bosco e adesso, pure il villaggio!
MERLO – Allora possiamo papparci tutto, senza paura! Uauh! (mangia)
GAZZA – Hai ragione, Merlo!
GAZZA – (Guardando il paesaggio davanti a sé...) Smettetela di mangia-
re e venite qua!
PASSERO – Ah! Io da buon passero solitario questo non lo trovo così
tragico...!
MERLO – Che c'è?
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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
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PASSERO – Che vuoi?

GAZZA – Sapete, quella montagna di neve e di ghiaccio, la Grivola, là
davanti...

MERLO E PASSERO – Dove?

GAZZA – Lassù! Così bianca..., mi fa sognare. Un giorno ci voglio anda-
re lassù...

MERLO – Sì, bravo il nostro poeta! Ma ci sono alberi, lassù? E vermi,
larve, erbette fini, ...

PASSERO – Sembra un altro mondo, perché non andiamo a vedere?
Guidaci tu, gazza furba e coraggiosa!

MERLO – Si va?

GAZZA – Si va? (canta) VOOOLAREE! ...

PASSERO – Ma piantala, sei stonata come una campana! (Spariscono)

SPAV. M. – Aspettate! Ehi, voi, uccelli! Non lasciateci soli! Qui in questo
villaggio non è rimasto più nessuno!

SPAV. F. – Ehi!!!

SPAV. M. – È la fine degli spaventapasseri! È la fine del villaggio!

SPAV. F. – E adesso che facciamo?

SPAV. M. – Un'idea ce l'avrei...

SPAV. F. – Sì... E quale?

SPAV. M. – Facciamo come loro, come gli uccelli, e come gli abitanti di
questo villaggio!

SPAV. F. – Ce ne andiamo?

SPAV. M. – Loro, i pennuti, stanno andando sul ghiacciaio? E noi ce ne
andremo con l'aiuto del vento alla scoperta del mondo! Basta stare

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

qui, rinchiusi fra queste montagne, grigie, inospitali e dure! Basta do-
ver fare tutti i santi giorni i conti col freddo, col vento, con la neve,
col ghiaccio! Laggiù c'è il mondo! È tutto da scoprire!

SPAV. F. – Che idea! Bello! Finalmente facciamo un viaggio!

INSIEME – Ooohh, ventiii..., venite a noiii!!! Soffiate forte, noi dobbia-
mo partire!

VENTO DEL SUD – Io sono il Vento del Sud, ho il cuore caldo ed ho
con me i colori del sole: il giallo, il rosso e l'arancio... Vento del Sud,
ho con me i profumi del Sud: agrumi, erbe e fiori...
Vento del Sud, volo sopra i profondi mari dalle acque cristalline ver-
di e azzurre, brillanti come diamanti... Vento del Sud, quante sabbie
il mio soffio carezza...

VENTO DEL NORD – Sono il vento freddo, potente, orgoglioso e

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superbo. Sono il Vento del Nord. Mi piace rotolare giù dalle monta-
gne, attraversare i boschi, schivare i campanili, sollevare le nevi e an-
che le onde del mare. Uuhhhh! Ma più di ogni altra cosa, mi piace
scivolare sui bianchi ghiacciai!

(Danzano attorno ai due spaventapasseri... E tutti svaniscono)

PRIMO BRUCO - Adesso sì che siamo soli, sono partiti proprio tutti.

SECONDO BRUCO - E noi dobbiamo starcene qui...

PRIMO BRUCO - Che brutta fine che faremo... Surgelati in questa dura
terra che nessuno vuole più lavorare e che tutti hanno voluto abban-
donare... Almeno avessimo le ali!... Eppure alcuni di noi diventano
farfalle, lo so...

SECONDO BRUCO - Capitasse anche a noi...

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
(Si trasformano, volano in una piccola danza...)
Voliamo a vedere il mare... Mi hanno detto che è meraviglioso sguaz-
zare nell'acqua, che esistono onde bianche e schiumose, che esistono
i deserti, sabbie giallo oro e rosso mattone...

PRIMO BRUCO – Che esistono città, grandi paesi, paesoni pieni
di gente, di case, di strade, di negozi, di chiese, di...

SECONDO BRUCO – Voliamo via, presto! Ci sono voci che dicono che
esistono alberi altissimi, frutti buffi dai gusti più strani, animali
giganteschi, isole: fazzoletti di terra in mezzo al mare, veri paradisi
al caldo! E...

(Spariscono, tutto tace, come sospeso...)

SPIRITO – (tristemente) Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un
aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggero...

SPIRITO – Dormono le cime dei monti e le vallate intorno, i declivi
e i burroni;

SPIRITO – Dormono i rettili, quanti nella specie la nera terra alleva;

SPIRITO – Dormono le fiere di selva, le varie forme di api, i mostri
nel fondo cupo della montagna;

SPIRITO – Dormono le generazioni degli uccelli dalle lunghe ali...

SPIRITO – (come incredulo...) No! NO! Vibra! Vibra il cupo fogliame del-
la quercia e del verde pallido pino!

SPIRITO – Dorati uccelli dall'acuta voce, liberi per il bosco solitario
in cima ai rami di pino confusamente si lamentano...

SPIRITO – (quasi entusiasta) E chi comincia, chi indugia, chi lancia
il suo richiamo verso i monti:

SPIRITO – E l'eco che non tace, amica dei deserti, lo ripete dal fondo
delle valli!

SPIRITO – (felice, sorpreso) Arano! A lente grida, uno le lente vacche spinge!

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SPIRITO – Altri semina!

SPIRITO – Un ribatte le chiocce con sua marra paziente!

SPIRITO – Qualche zolla nel campo umido e nero luccica al sole,
netta come specchio!

SPIRITO – Fa il villano mannelle di fieno!

SPIRITO – E il canto del passero ha nell'orecchio!

SPIRITO – L'osteria della pergola è in faccende: piena di grida,
di brusio, di sordi tonfi; il camin fumante a tratti splende!

SPIRITO – Ragazzi corrono sull'erba, e pare che li disperda il vento!

SPIRITO – Venite!

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

SPIRITO – Venite!
SPIRITO – Venite!
SPIRITO – Immaginate... Qui, a 1582 metri di altitudine...
SPIRITO – Questo villaggio, ora abbandonato, da molti dimenticato, un
tempo, era animato...

SPIRITO – Immaginate... Qua, là, lì, su, giù, più in là, più in qua, più a
destra, un po' a sinistra, à droite, à gauche, à gauche et à droite...
sopra, e sotto... Campi: grano, frumento, orzo, segale, avena...

SPIRITO – Immaginate fresche limpide, scroscianti acque:
il Muneresse...

SPIRITO – Immaginate la macina di un mulino, spinta da quelle fresche,
limpide e scroscianti acque... (eco)

SPIRITO – Immaginate sacchi di farina e il profumo dei pani appena cot-
ti al forno... (eco)

SPIRITO – Immaginate a quella finestra una donna: sbatte i panni, no?

SPIRITO – Immaginate, lì, proprio in quell'angolo, un uomo: il suo cep-
po, la sua ascia... Spacca la legna...

SPIRITO – Venite!
SPIRITO – Venite!
SPIRITO – Venite!

SPIRITO – Cadenzato dalla fontana viene lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene!

LE LAVANDAIE

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
(Il pubblico viene portato alla prima stazione, già lungo il sentiero si
sente un canto: “La Blanchisseuse”)
IL Y AVAIT UNE BLANCHISSEUSE
QUI BLANCHISSAIT SES BLANCS JUPONS, SES BLANCS JUPONS.
ET TOUT LE JOUR, AU BORD DE LA RIVIÈRE,
DEVANT UN JEUNE ET BEAU GARÇON, ET BEAU GARÇON.
L'AMOUR CE N'EST QU'UNE FOLIE,
L'AMOUR CE N'EST QU'UN VRAI TOURMENT.
POUR ETRE HEUREUX DANS CETTE VIE
IL FAUT S'AIMER FIDÈLEMENT.
ET VIVE LES FLEURS PRINTANIÈRES,
VIOLETTES, VIOLETTES, VIOLETTES, TULIPES ET LILAS.
DANS CETTE VIE OÙ TOUT VARIE,
OÙ CHAQUE INSTANT PORTE AU TOMBEAU,
MARCHONS GAIMENT HAUT FLAMBEAU!
ET VIVE LES POMMES DE TERRE
CAROTTES, CAROTTES, CAROTTES, ÉPINARDS ET POIREAUX
DANS CETTE VIE OÙ TOUT VARIE
OÙ CHAQUE INSTANT PORTE AU TOMBEAU
MARCHONS GAIMENT LE SAC A DOS.

SECONDA LAVANDAIA – A me non mi piace parlare della gente.
TERZA – Qui non si fa altro.
QUARTA – C'è niente di male?
PRIMA – Chi ci tiene all'onore, se lo meriti. (ridono)

TUTTE – (cantano)

PRIMA – Se parliamo è perché ne danno motivo.

SECONDA – Voi non sapete proprio niente.

QUARTA – Una cosa è certa ed è che lui, il marito, René, ha chiamato in
casa le due sorelle, Jeannette e Claudine, perché vadano a vivere con
loro.

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TERZA – Chi? Le due zitellone?
QUARTA – Si, prima avevano l'incarico di badare ad una parrocchia, giù
in città..., ora baderanno alla cognata, qui. Io con loro non ci vivrei
di certo.
PRIMA – Perché?
QUARTA – Fanno paura solo a vederle. Sono unte di cera e tutte ficcate
in dentro...
TERZA – Si son già stabilite in casa sua?
QUARTA – Da ieri. Ora René è tornato al mayen.
PRIMA – Ma si può sapere cos'è successo?
QUARTA – L'altro ieri, col freddo che faceva, lei...
PRIMA – Lei chi?

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

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QUARTA - Lei chi... La moglie di René, no? Josephine! Phine, l'ha passò
totta la natte devant la porta de maison...

PRIMA - Phine tutta la notte davanti alla porta di casa? Ma perché?

QUARTA - Non riesce a stare in casa.

TERZA - Così sono queste femmine sterili. Invece di mettersi a fée lo crot-
zet, ou a broder, ou a fée la confiture de pomme, amano andarsene
scalze tra i prati...

SECONDA - Che diritto hai tu di dire queste cose? Sì Phine l'a po'
de meinou l'e po' cosa de glieu!

PRIMA - Ehhh! I figli li ha chi vuole averli. Ma le donne rammollite,
le donne sdolcinate, quelle che preferiscono la bella vita, non son fat-
te per avere le rughe sul ventre.

TERZA - Sicuro. Si mettono ciprie da sbiancarsi la faccia, rossetto,
e colgono mazzi di rose, qui, in montagna, avui to hen que y è
da fée!, magari in cerca di un uomo che non è il loro marito.

QUARTA – È la verità sacrosanta.

SECONDA - Ma l'avete mai vista voi con un altro?

QUARTA - Noi no, ma l'ha vista la gente.

SECONDA - Todzor les autres...

TERZA - Li hanno visti due volte.

SECONDA - E che facevano?

QUARTA - Parlavano.

TUTTE - Predzon... Predzon... Predzon...

SECONDA - Parlare non è peccato.

QUARTA - E si guardavano... Non c'è niente di peggio al mondo che

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guardare. Lo diyait enco ma mama. Non è lo stesso che una donna
guardi una rosa o che guardi le cosce di un uomo. E lei lo guarda.

SECONDA - Guarda chi?

QUARTA - Un uomo, capisci? Il falegname, quello che sta alla segheria
ad acqua, qua sotto..., che ha moglie e ben sei figli! Informati; deb-
bo gridartelo più forte? E quando non lo guarda perché è sola
e non ce l'ha vicino, lo porta dipinto negli occhi.

SECONDA - Bugia!

PRIMA - Et l'hommo, René?

TERZA - René è come un sordo. Quieto, come una lucertola al sole.

PRIMA - Se avessero figli si accomoderebbe tutto.

TERZA - Son problemi di gente che non è d'accordo con la propria
sorte.

QUARTA - Ogni ora che passa aumenta l'inferno in quella casa. Josephine
e le cognate strofinano i paioli di rame, i pavimenti di legno, le pare-
ti, senza mai aprire bocca; ma quanto più brilla la casa, più brucia in-
ternamente.

PRIMA - La colpa ce l'ha lui. Gliù. Quando un marito non da figli
deve aver cura de sa fenna.

QUARTA - La colpa ce l'ha lei, glièu, che ha troppi grilli per la testa.

PRIMA - Euhhhh... Che diavolo ci hai per parlare così?

QUARTA - E chi ti ha dato a te il permesso di farmi osservazioni?

SECONDA - Plantodela lé!

PRIMA - Dzjesto! Io le malelingue le infilzerei a una a una con un ferro
da calze.

SECONDA - Resta quieia!

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

QUARTA – E io infilzerei a uno a uno i petti di fenne cagnarde!

SECONDA – Silence!

TUTTE – (cantano, ma si guardano con sospetto...)

SECONDA – Come mi piace l’odore delle mucche!

TERZA – Si?

SECONDA – Perché no? È come l’odore delle proprie cose. È così fami-
liare... E un altro odore che mi piace è quello del fango...

TERZA – Quentes ideaux que t’ho pe la tiha!

PRIMA – Le “vatze” stanno salendo all’alpeggio... Tutte unite nell’inarpa...

SECONDA – È come un’inondazione. Se l’erba avesse occhi, temerebbe
vedendole avanzare, le mucche...

TERZA – (comincia a canzonarla) Uh! Se l’erba avesse occhi, temerebbe
vedendole avanzare, le mucche...

PRIMA – (ancora di più) Uh! Se l’erba avesse occhi, temerebbe veden-
dole avanzare, le mucche...

QUARTA – (esagerando...) Uh! Se l’erba avesse occhi, temerebbe veden-
dole avanzare, le mucche...

TUTTE – (alla fontana, in silenzio...)

ANIMA della SECONDA LAVANDAIA – Ho lavorato tutta la mattina.
Ieri a mezzogiorno ho chiuso la mia giornata di lavoro e per svagar-
mi mi sono messa a giocherellare con le api e le farfalle, mi sono data
alla pazza gioia tra i fiori, quelle creature stupende che rubano al cie-
lo il sorriso di Dio e lo preservano dentro di sé...
Li ho raccolti e ne ho intrecciato ghirlande con cui ho rivestito il
mio corpo mentre consumavo il pranzo, mele naturalmente;
poi mi sono seduta nell’ombra ad aspettare le stelle...
Le stelle sono belle. Ne vorrei un paio, me le metterei nei capelli.
Ma ho la sensazione che non riuscirò mai ad averle. Mi sorprende
sempre scoprire quanto distino, perché non sembrano così lontane.

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

Quando la notte scorsa, sono apparse, ho provato a tirarne giù
qualcuna con un bastone, ma con mia grande sorpresa non sono riu-
scita a toccarle; poi ho provato con zolle di terra, ci ho provato
e riprovato tanto da restare, alla fine, senza forze, ma non sono riu-
scita a colpirne una. Il fatto è che sono mancina e non mi riesce
di tirare come si deve.
Anche quando prendevo per bene di mira la stella che volevo col-
pire, colpivo l'altra, sebbene qualche volta ci sia arrivata vicinissima,
perché ho visto la macchia nera della zolla penetrare le aureole dora-
te delle stelle, credo quaranta o cinquanta volte e mancarle per un ine-
zia; se solo fossi riuscita a resistere appena un poco di più, una, forse,
sarei riuscita a colpirla...

SECONDA
(coinvolta in un gioco sempre più fastidioso in cui il suo panno è buttato
da una parte all'altra del lavatoio...) –
Adesso basta! Dzeuvreunna! Non ricordate la faccenda della lavan-
daia di Dzeuvreunna? Non v'è bastato quello che vi è successo con
lei? Tutte le domeniche all'ora della messa veniva alla fontana e con
il suo straccio bianco. Quello straccio... era sem-
pre quello. Non sapevamo chi fosse, lei, né da dove venisse; lavava
tutto il santo giorno e poi la sera scompariva, fino alla domenica suc-
cessiva...
E voi? A spettegolare, a chiedervi il perché di quel lavoro noioso
e inutile... E a tutti i costi volevate sapere, capire, impicciarvi... Giusto
per aiutarla...
E quel giorno, tutte radunate alla fontana a cercare, tutte quante:
tu, tu e tu!, a cercare di strapparle di mano lo straccio bagnato...
E, (comincia a ridere, tra follia e rabbia) ohohohoh!
Quale strano maleficio! Lo straccio intriso d'acqua comincia a scop-
piettare, prende fuoco e si riduce in cenere! E che cosa è rimasto?
Soltanto un lembo, certo, ma a forma di corno... La lavandaia di
Dzeuvreunna vi ha guardate dritto negli occhi, mi ricordo i vostri vol-
ti impauriti!, ed è sparita nel nulla!

(tutte si dileguano, rimane solo lei, che sorridendo...)

Attente, attente...

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RAGAZZA – (cantando al suo “pargolo” attira a sé pubblico e spiriti)

FAIS DODO MON PETIT FRÈRE,
FAIS DODO, MON PETIT PIERROT.
LES ANGES LÀ-HAUT,
FONT UN BEAU CHÂTEAU,
POUR LE PETIT PIERROT,
QUI FAIT BIEN DODO.
FAIS DODO, PIERROT, MON PETIT FRÈRE,
FAIS DODO, TU AURAS UN CHÂTEAU!

FAIS DODO, PIERROT, MON PETIT FRÈRE,
FAIS DODO DANS TON FRAIS BERCEAU!
LES GENTILS OISEAUX
ONT DES CHANTS NOUVEAUX,
POUR LE PETIT PIERROT,
QUI FAIT BIEN DODO.
FAIS DODO PIERROT, MON PETIT FRÈRE
FAIS DODO COMME UN PASSEREAU!

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Testo Originale Estratto
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RAGAZZA – Fata…vi ho portato il pane ...Fata...è qui, davanti alla grot-
ta, come al solito...io vado...
Sì, è vero, da bambina sono stata rapita dalla Fata. Però ci sono ri-
masta affezionata. Lei è buona...
Era solo disperata. È ancora disperata. Con quel povero figlio. Lei
ha sempre vissuto qui nelle grotte, i Touahii... Però nessuno la vede
più da quando ha commesso quel grave errore: si è innamorata di un
uomo.
Un giorno ha sentito il suono di un flauto, una musica melodio-
sa. Nessuna creatura avrebbe potuto resistere a quella melodia.
Era come se l'avesse sempre conosciuta... Come il canto delle sirene
per Ulisse...
Povera fata, non sapeva che era un uomo, un abitante del villag-
gio, a suonare quel flauto. E quando lo scoprì, si senti così conqui-
stata che... si abbandonò: non seppe resistere alla sua soave musica,...
come l'uomo non seppe resistere alla sua bellezza.
I due si amarono, una grande passione. Povera fata. Non imma-
ginava quanto profonda sarebbe stata la sua sofferenza.
Eh, sì, perché le altre fate del villaggio decisero di punirla: una fata
non può unirsi a un mortale, e tantomeno dargli un figlio!
Partorì un figlio deforme, che fosse d'esempio anche alle altre fate
con certi grilli per la testa!. Lo chiamarono Damien, il diavolo...
La fata si vergognava di quell'orrendo figlio e le occhiate della gen-
te diventavano per lei ogni giorno più difficili da sopportare. Un gior-
no, quando io ero ancora piccina piccina, durante la veillà, la fata en-
trò nella mia stanza e prendendomi teneramente in braccio mi portò
via con sé, lasciando Damien nella mia culla, al mio posto. Forse spe-
rava così di dimenticare il suo errore reso ancora più doloroso dalla
deformità del bambino.
Non appena mia madre lo scoprì impazzì di rabbia e follia, e la sua
disperazione fu pari a quella di Damien che si rifiutava di mangiare e
piangeva sconsolatamente. Ininterrottamente... Le sue urla risuona-
vano in tutto il villaggio e l'eco giunse fino alle grotte.
La fata non riusciva a sopportare il pianto del suo bambino, quel
pianto che arrivava in ogni istante alle sue orecchie. E scesa la notte,
mi riportò nella mia culla e... riprese Damien che, stretto in un cal-
do abbraccio materno, smise immediatamente di piangere. Ma da quel
giorno lei, la fata, non osò più abbandonare le grotte.
Portarle rancore? No... Nonostante mi abbia rapita, io non posso
odiarla perché so che lo ha fatto per amore.
Fata...vi ho portato il pane ...Fata...è qui, davanti alla grotta, come
al solito...io vado...

LA LEGGENDA DELLA GROTTA DI TOUAHI

27


Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

(Un canto, che proviene dal sentiero, rivela la presenza di due pastorel-
le . Scendendo verso il pubblico lo conducono sino al prato successivo... Una
giumenta in controluce...)

PASTORELLA – Dopo lo portiamo alla latteria...

BERGÈRE – Laitie per modo di dire... È così piccola!

PASTORELLA – Sì ma se non ci fosse... Dove faremmo lo fromadzo?
E poi sarà una latteria piccola ma per le ventidue famiglie di qui...

BERGÈRE – Già, c'è chi ha solo una vatze, chi due, chi tante...

PASTORELLA – Va più che bene! Beuro, fromadzo, fontia...

BERGÈRE – E sennò che si venderebbe al mercato, giù in città? Qualche
uovo, latte, burro, formaggio... Sì, ogni tanto per fortuna riusciamo
a vendere un vitello, giusto per pagare le tasse.

PASTORELLA – Tasse sulle pecore... Tasse sulla mucche: tanto alla vac-
ca, tanto al vitello, tanto al manzo...

BERGÈRE – Maledetto anno, quel '24, che si è cominciato a pagare
la tassa sul bestiame, sul mulo, si paga su tutto! Anche il celibato.

PASTORELLA – L'e po' possibile! Mille lire! Mille lire al giorno d'oggi
non si vedono più! Altro che centesimi e cento lire...

BERGÈRE – Vuoi sopravvivere? E allora datti da fare e fa di tutto un po'!
Coltiva frumento, orzo, avena... patate e segale, per la farina del pane.
Per mangiare ma anche da dare alle bestie: il grano per le galline...

PASTORELLA – Io domani scendo con dieci dozzine di uova, e giù, pas-
so Brean e fino ad Aosta, a piedi. Spero in un'ora, un'ora e mezza, di
venderle tutte al mercato! Devo comprarmi della roba...! Allora, giù
carica e su anche! Ecco, vedi che vita!

BERGÈRE – Certo che il grano è diventato troppo caro, quasi non con-
viene tenere le galline!

PASTORELLA – Non conviene più tenere né dzeuleunne, né pecore,
né vitelli...

STORIE DI LATTE

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

BERGÈRE – Continuiamo di questo passo e qui a Verrogne non sentiremo
più il canto di un gallo...
PASTORELLA – Giacché! Brava te! E il forno, il mulino, le due
segherie ad acqua? Mica possono fermarsi! Di cosa vivrebbe
la famiglia del falegname della segheria giù, in basso...
BERGÈRE – Il falegname... sei figli, la moglie... E poi, dicono... l'amante...
PASTORELLA – Lecha pedre! È uno serio! Chi va nei boschi a tagliare
alberi? Lui! Chi nella segheria prepara assi e travi? Lui!
E poi fa proprio delle gran belle slitte... Io col mio mulo e con la
slitta porto in paese la fontina.

30

BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
BERGÈRE – Sarà anche un un bravo falegname: secchi di legno, cerchi di le-
gno per fare le forme di formaggio... ma col suo lavoro non è che ci
vive tanto bene...
Se non cacciasse che darebbe alla sua famigliola da mettere sotto i
denti? Volpi, lepri e caprioli, no, cinghiali, no... santa carne per l'in-
verno!
PASTORELLA – E sai che adesso tiene anche le api? Ah, que michieu dol-
ce e denso...!
BERGÈRE – Ah! Traglì, traglì, traglì: e aprì? Va a finire che il villaggio
si spegne cica peu cou...

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

PASTORELLA – Giacche! Tanto lavoro per cosa? Eh, è da quando
è finita la guerra che la gente ha cominciato a scendere…
Oh! È difficile vivere quassù, l'inverno è duro!

BERGERE – Sempre 'sta neve! Nèi, nèi, nèi! L'anno scorso sono sta-
ta diciassette giorni senza poter scendere, non si poteva mica uscire,
far la strada quando il tempo fa così in montagna è inutile!

PASTORELLA – Io, una volta, ho lavorato tre giorni per scendere fino
alla Cappellina, per la messa… tre giorni per andare fin lì… E levare
un po'… non poi proprio pulire, ma insomma per poter passare!
È 'ste povere bestie, d'inverno bisogna portarle… le mucche biso-
gna portarle al toro, perché facciano il vitello, e se non si può uscire
dalla stalla… Mon dje mè, che disastre!
Partire da quassù con una bestia e andare fino giù è troppo lonta-
no… troppo faticoso, non si può, si può rovinare la bestia! E così tut-
to se ne va in fumo! Addio soldi!

BERGERE – Già... E chi li mantiene i bambini di Verrogne? Quaranta-
quattro, ne abbiamo quest'anno solo a scuola! Sei del falegname, gli
otto di Gigè, cinque della vedova di Provino, nove di... Nove di...

PASTORELLA – Eh, nove di quel rabadan del casaro...

BERGERE – Ah, già, lo freuti! E dodici di Mire e... e... e...
Dch! Me ne mancano quattro...

PASTORELLA – Ouè! Le quattro de Marceline...

(come in un sogno, nel prato si forma un gruppo di bambini, una
scolaresca ...)

MI RICORDO LA SCUOLA

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
Ricordo che in casa nessuno mi chiedeva niente, ma a me poco im-
portava, io ero interessata alla scuola e alle mie amiche. Ricordo che
quell’inverno fu terribile. Venne tanta neve che dovetti restare a casa
per diversi giorni.
Ricordo che sentivo la mancanza della maestra, che per me era or-
mai come una seconda madre, ma cercavo di non pensarci e leggevo
il sillabario...
SPIRITI – (come in un’esercitazione a scuola...)
BRA BRE BRI BRO BRU
BLA BLE BLI BLO BLU
CLA CLE CLI CLO CLU
CRA CRE CRI CRO CRU
DRA DRE DRI DRO DRU...
FRA... GRA... SBRA... SCRA... SDA... SFA... SFRA...
SGRA... SLA... SMA... SNA... SPA... SPLA... SPRA... STA...
STRA... SVA... TRA... GNA GNE GNI GNO GNU!
SPIRITO – Ehi, pssshhhtt! (invita il pubblico e a seguirlo...)
Io invece mi ricordo che c’era una famiglia di ciechi: sei fratelli:
tre femmine e tre maschi; due sani e gli altri quattro ciechi,...
Una era nata proprio cieca, gli altri lo sono diventati man mano, per
una malattia,... Erano della famiglia dei Christille...
SPIRITO – Uno di questi fratelli ciechi si occupava di una stalla...
Oh, la puliva bene, eh? E dava da bere alle mucche! E si occupava del-
la cucina e delle fontine. Lui e i suoi fratelli, d’inverno portavano la
legna con la slitta da Verrogne a Saint-Pierre (ci volevano due
ore circa!)... Camminavano con il bastone e grazie all’udito svilup-
patissimo si orientavano alla perfezione! E quando camminavano nes-
suno doveva parlar loro, per non distrarli, bisognava vedere come era-
no sicuri dei loro movimenti... Ah, e le femmine, le cieche, facevano
addirittura le calze per i fratelli!
SPIRITO – I quattro ciechi avevano un’osteria: offrivano il vino ai pas-
santi, ma non facevano da mangiare. La più giovane stava al banco-
ne... Vendeva vino nero...
(si entra nell’osteria – pubblico e attori sono ai tavolacci di legno:
lì troviamo la ragazza cieca, il mangione, l’ubriacone e il cornuto, se-
duti a bere...)
UN’EX ALLIEVA – Se mi ricordo? Certo che mi ricordo!
Mi ricordo la maestra Angelica quando seduta maestosamente alla cat-
tedra, come una regina sul suo trono, scandiva lentamente i nostri
nomi. Ricordo bene il suo giovane viso che mi trasmetteva una sen-
sazione di tranquillità e dolcezza. Ricordo i suoi lunghi capelli neri
sempre raccolti in cima alla nuca che rilucevano quando venivano sfio-
rati dai tiepidi raggi del sole mattutino.
Ricordo i banchi di legno grezzo, troppo alti per la mia piccola
statura e ricordo che la maestra mi aveva messo un grosso cuscino di
piume sulla sedia per raggiungerlo.
Ricordo che tutte le mattine mi svegliavo presto impaziente
di tornare in quell’aula dove aleggiava un’atmosfera amichevole
e familiare. E ricordo che, dopo aver fatto colazione, mi infilavo il mio
grembiule nero, prendevo la mia borsa di stoffa vecchia con dentro
matita, quaderno e sillabario per imparare a leggere e partivo corren-
do fra i boschi. I bei boschi di allora...
Ricordo anche che la sera, appena cenato, prendevo il sillabario
e cercavo di imparare a leggere.
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35


Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

CIECA - Questa non è la cifra che vi ho chiesto! Feyode po le fin avui
me... Sempre i soliti...!

UBRIACONE - La ragazza c'ha il tatto fine... Non l'ho mai vista una vol-
ta sbagliare l'incasso...

MANGIONE - Un bel brindisi alla bella dell'osteria! Vieni qua che...

CIECA - Tieni le mani a casa tua, gadeun, sempre unte e bisunte!

CORNUTO - Ehh!!! Fa la preziosa...

CIECA - Tu sta' zitto, cornuto! Bella gente, se non vi date una calmata...
fuori!

MANGIONE - Euhhh... Caratteraccio... Mica come le vere signore...
Quelle, tutte imbellettate, eleganti... che ho visto al pranzetto
che mi hanno offerto l'ultima volta che sono stato in città, ospite
di certa gente di un certo rango... Altolocati...

Già le tavole... Ricoperte di tovaglie preziosissime. E lì, davanti a
me... Un zuppiera era piena di minestre di varie specie, insalate, fri-
cassee, salse varie, capretti allo spiedo, arrosti, bolliti, carni alla gri-
glia, gran pezzi di bue salato, prosciutti stagionati, pasticceria, un
mondo di cuscus alla Moresca, tartine e formaggi, giuncate, gelatine,
frutti d'ogni sorta.

Tutto ottimo e ghiotto, eh? Un buffet di carni salate e fresche, co-
scia di cavallo, capriolo, grandi ottarde, ottardine, ottardelle, guaz-
zetti, salami del doglio corazzati di senape fina, lingue di bue affu-
micate, piedini di porco, fricandò, cervellacci, prosciutto, salami di
cinghiale, cacciagione salata con le rape, fette di fegato arrosto, olive
in salamoia, scaloppette all'aglio, pasticci in salsa calda, costolette di
porco con cipolline, capponi arrostiti nel loro sugo.

Ma dei camerieri, neanche l'ombra... Così, mi sono servito da
solo... per cominciare: 26 pernici grigie, 32 pernici rosse, 16 fagiani,
9 beccacce, 19 aironi, 32 colombi selvatici, 10 leprotti, 12 conigli,
18 francolini appaiati, 15 cinghialotti, 2 tassorbassi, 3 grosse volpi
e uova fritte, strapazzate, affogate, stufate, trascinate nella cenere, get-
tate nel caminetto, pasticciate, indiavolate....

STORIE DA OSTERIA

UBRIACONE - Banfone, banfone che non sei altro! Com'è possibile
che mangi tutta 'sta roba e sei magro come uno chiodo? Non me la
conti giusta...

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

MANGIONE – SÌ, alcool..., quelli sono i fumi dell'alcool!

UBRIACONE – Citto te! Io te la conto giusta! Una bottiglia di Cabernet
ci si è avvicinata e ci ha sedotto col suo sapore aromatico, aristocrati-
co, quasi... catarrato. E poi abbiamo do-vu-to degustare quel
Chardonnay corposo, dolce e erbaceo, vino che non si beve tutti i
giorni, eh?, ma siamo stati interrotti dalla moglie del seunteucco,
pecchè la fenna di seunteucco e me... (ammicca), quella lì, è scesa in
cantina per recuperare il marito ormai ubriaco. Lui, io no.

CORNUTO - Lui non beve, degusta soltanto...

MANGIONE - E quella polenta, concia, e quel lardo che si scioglieva solo
a guardarlo... E il jambon de Bosses, e la fiocca, e le castagne col bur-
ro, e le tartine di miele, lardo e noci, e lo mocetta, e les saucisses et
baudin, e la scuppa valpellinentze, e mon dje mé, la scupetta di Cogna,
la fondue, la raclette, il mecoulin, le tegole, la tarte aux pommes. La
flantze, i martin sec... E il seras, e polenta e brossa, la toma, i tomi-
ni, i caprini, le caprette!

UBRIACONE – Mia cognata, poverina è astemia..., C'ha una cantina così
fornita e un marito così ubriacone... Più del sindaco..., perché il seun-
teucco, mio cognato e me... (ammicca). Siamo scesi nel tempio del
vino... E quel Gamay floreale, fresco, un pelo ossidato... E quel
Dolcetto aspro, feccioso e robusto... E quel Merlot dorato, pastoso e
piatto... E il re dei vini... Penserai "Uno Champagne charmant, rosé
e vinoso, eh?" E invece no!!! Un Passito! Di Chambave... leggero,
speziato e vellutato!!! Ehi bella! Un altro giro, c'ho la gola secca!

MANGIONE - E la salsa? E le salsine?... Salsa piccante, salsa verde, car-
bonada, rigagliata e ragù. E le portate di pesce! Aringhe, Tonnino,
Sardine, Acciughe, Salmone, salmonetti, salmonella... Vade retro!
Anguillette salate, Ostriche al guscio, Lamprede a salsa di ippocrate,
Storione, Balene, Sgombri, Limette, Passerini, Aragoste, Argentini,
Trote, Ricci di mare, Carpe di mare, Ortiche di mare, Cani di mare,
gatti di mare, topi...? !

UBRIACONE – Te, te, te! Esagerato! Te cosa? E io? Io? L'altro giorno
sono entrato nella cantina del seunteucco, io, perché il sindaco ed io
(ammicca) ... Oh! Ho gustato di quei vini! Mi sono fermato qualche
ora a parlare di politica col sindaco, perché la poleuteucca, il seunteucco
e me... (ammicca) a bevicchiare qualche decina di bottiglie di vino.
Barbera abboccato, acerbo e ambrato, anche se non ho disdegnato il
Blanc de Morgex, così alcolico, brillante... fin decrepito. E trinca, trin-
ca e trinca in compagnia del seunteucco, pecchè me e lo seun-
teucco... (ammicca), come sotto l'effetto di un sortilegio...

MANGIONE - Sanguisughe, abedessimoni, alartafazi, asterioni, bupro-
stì, catoplebli, dragoni, elopii, galeotti, iararri, icneumoni, lepri mari-
ne, lucertole calcidiche, manticopi, miagri, museragnoli, porfirii, pen-
fredoni, rimorie alla salsa di scorpene, scorpioni e tarantole a bagno
maria, crespioni, spinelli, zafferaniero, zuppe grasse di prima, zuppa
di lepre di poi, zuppe leonesi, cavoli cappucci alla midolla di bue, pa-
sticci di grattoni, croste di pasticcio in fricassea, mirabolani in con-
fettura, gelatina di olive farcite, fave all'olio, tarte, barbe e barbetti,
purè di spinaci ripieni, peoci, farfalle, haddock, pizzacherini, sgorle,
re di quaglie, stambecchi, camosci, aspidi, cuspidi, vipere e un toc-
co di dahu arrosto!

UBRIACONE - Petit rouge limpido, mattonato e... paglierino, Pinot pie-

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

no, ridotto e tenue... La Sabla, les Fourches, Vin du Prévot, Sang des
Salasses... E trinca e trinca e trinca... Eravamo imbevuti, impregnati di
vino, che... avremmo potuto prendere fuoco come uno stoppino intri-
so di alcool! Ma c’era quel Prosecco, intenso, strutturato e ver-ti-ca-le!,
al contrario di noi che ormai eravamo sdraiati, orizzontali... Altro giro...

I TRE – (cantano “Chevaliers de la table ronde”)
CHEVALIERS DE LA TABLE RONDE,
DITES-MOI SI LE VIN EST BON (bis)
DITES-MOI OUI OUI OUI,
DITES-MOI NON NON NON,
DITES-MOI SI LE VIN EST BON.
S’IL EST BON, S’IL EST AGRÉABLE,
J’EN BOIRAIS JUSQU’À MON PLAISIR (bis)
J’EN BOIRAIS OUI OUI OUI,
J’EN BOIRAIS NON NON NON,
J’EN BOIRAIS JUSQU’À MON PLAISIR.
J’EN BOIRAIS DE 5 À 6 BOUTEILLES,
UNE FILLE SUR MES GENOUX (bis)
UNE FILLE OUI OUI OUI,
UNE FILLE NON NON NON,
UNE FILLE SUR MES GENOUX.
LA MORALE DE CETTE HISTOIRE
Est que les hommes sont des cochons (bis)
QUE LES HOMMES OUI OUI OUI,
QUE LES HOMMES NON NON NON,
QUE LES HOMMES SONT DES COCHONS.
LA MORALE DE LA MORALE
EST QUE LES FEMMES AIMENT LES COCHONS (bis)
QUE LES FEMMES OUI OUI OUI,
QUE LES FEMMES NON NON NON,
QUE LES FEMMES AIMENT LES COCHONS.

CORNUTO – Ooohhh! Finalmente, sì,... ho deciso: prenderò moglie!

TUTTI – Evviva! (e brindano...)

CORNUTO – E se invece il mio bene fosse restare come sono, senza met-
termi a cercare novità? Allora preferirei non prendere moglie affat-
to... No, non mi sposo!

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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

TUTTI – Evviva! (e brindano...)

CORNUTO – Però non vorrei neanche restare solo, soletto, tutta
la vita, perché l’uomo solo non prova mai quella gioia che si vede fra
la gente sposata. Sì... mi sposo!!!

TUTTI – Evviva! (e brindano...)

CORNUTO – Ma se mia moglie mi facesse cornuto?! Ciò basterebbe per
farmi uscire dai gangheri. Io stimo i cornuti ma non vorrei mai esse-
re come loro, neanche a morire! È questo un punto che troppo mi
punge...
Ma non sarebbe meglio che io mi associassi a qualche donna onesta,
savia, a modo, invece di continuare a cambiare dama così da un
giorno all’altro, col continuo pericolo di qualche bastonata, o peggio
di impestata?

TUTTI – Evviva! (e brindano...)

CORNUTO – Ma, se essendo malato, e impotente al dover coniugale, mia
moglie insofferente del mio languore, si abbandonasse ad altri?
Ho fatto un sogno, ma non ci capisco un accidente... Salvo che in
questo mio sognare, avevo una donna giovane, elegante, bella a per-
fezione...

TUTTI – Evviva! (e brindano...)

CORNUTO – Mi trattava e mi tratteneva graziosamente, lei, proprio come
un coccolino. Non c’era uomo più soddisfatto e più allegro
di me, nel sogno, eh?: lei mi complimentava, mi sollecitava, mi ta-
steggiava, mi baciava, mi abbracciava, mi pettinava e così giocherel-
lando... mi faceva i bei cornini sopra la fronte!

TUTTI – Evviva! (e brindano...)

CORNUTO – Un mio amico, che ha pratica nell’arte di profetizzare
coi sogni, mi ha detto che mia moglie non mi manterrà la fede co-
niugale, anzi si concederà ad altri e mi farà... becco!

UBRIACONE – Bevici su! Alla salute delle corna!

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate 2001

CORNUTO – Ma voi... preferite esser gelosi senza ragione o cornuti sen-
za saperlo?

MANGIONE – Corna, corna, sempre corna! Possibile che tu non sappia
parlar d'altro?

UBRIACONE – C'ha il chiodo fisso, lui! Alle corna, santé!

CORNUTO – Tu... e trinca e trinca e trinca... Così non ti accorgi che la
tua morosa...

UBRIACONE – La mia morosa, cosa?

MANGIONE – La sua morosa, cosa?

CORNUTO – Eh, la tua morosa, lo so io...

MANGIONE – Va avanti...

CORNUTO – Bella, fresca, galante, avvenente, anche troppo graziosa,
molto graziosa con i suoi vicini e ammiratori. Sembra si faccia tam-
burinare il sederino fuorivia....

(Si scatena una rissa tra i tre frequentatori che, cacciati dall'ostessa cie-
ca, corrono verso il mulino, portandosi dietro il pubblico...)

CIECA – Via fuori tutti! Gadeun!

RAGAZZA AL MULINO – Fermi, dove andate? Ma non lo sentite?
È lui! Il folletto del mulino! Tutti i giorni, tutti i giorni è la stessa sto-
ria: e pim e pam, e patapim e patapam... che fracasso! Se solo riuscissi
a vederlo questo misterioso folletto del mulino. Ma niente! Nessuno
qui al villaggio lo ha mai visto. Ogni giorno lasciamo la segale qui,
vedete proprio qui, davanti alla porta, e il giorno dopo 'sto folletto
ce la fa ritrovare sempre qui, macinata alla perfezione! E non si fa ve-
dere, né tanto meno vuol essere ricompensato. Cose da pazzi!
Ssshhhttt, sentite? Ride! Ah, ma io l'ho intravisto eh?! Una volta,
di sfuggita! Sembra uno straccione... con quegli abiti cenciosi, luri-
di! E con quella barba lunghissima e bianca. Pieno di rughe...
Vecchio! Piccolo piccolo ma vecchio!

LA LEGGENDA DEL FOLLETTO DEL MULINO

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

Ah! Ma io ho deciso, oggi gli lascio qui davanti alla porta, un bel re-
galino! Questo magnifico vestitino di panno rosso, tutto pieghe e bot-
toncinl, fatto con le mie manine!! Adesso lo metto qui... zitti!

(sul silenzio più assoluto lei si nasconde, si crea molta suspence;
poi poco dopo, la porta del mulino si apre con un cigolio, una manina
finiaminia il vestito e velocemente richiude la porta con un tonfo.
In sottofondo si sente una musica e strane risatine. La ragazza si met-
te a girare intorno al mulino, in cerca di una finestra per spiare
il folletto. Lo descrive al pubblico... )

Eccolo! Eccolo! Lo vedo! Sta ballando come un pazzo! Oh, ma come
gli sta bene il vestitino...
Ci invita ad entrare! Venite!

(Entra, portandosi dietro il pubblico, almeno quanti riescono ad entrare
nel mulino funzionante, si guarda intorno stupita...vuoto. Per terra i
vecchi "stracci" del folletto, ma di lui, nessuna traccia....)

Eppure era qui, credetemi, l'ho visto poco fa, tutto felice...

FRATELLO RAGAZZA – Andiamo via, Josette! Tutti i giorni la stessa
storia! Non coinvolgere queste brave persone nelle tue stupidaggini.
Su, va' a spettegolare con le tue amiche alla fontana! (rivolto al pub-
blico) Scusatela, mia sorella, è una pazza...vede folletti da tutte le par-
ti... E con tutto il da fare che io ho al forno... Accidenti ho lasciato
il pane nel forno... Che non si bruci!

(corre via, e il pubblico, accompagnato dagli spiriti, viene guidato ver-
so l'uscita del villaggio. Le finestre e le porte si chiudono, i panni ven-
gono ritirati. Tutto il villaggio assume un'aria di abbandono...)

...

SPIRITI – Ora non c'è più nessuno ...

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Testo Originale Estratto
FINE
ALBUM


Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate

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BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE
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Testo Originale Estratto
Sogno di un pomeriggio di quasi estate
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

L'AVENTURE DU THÉÂTRE

AU MOIS d'octobre, quand Paola nous a proposé son idée pour le labora-
toire théâtral je l'ai accueillie tout de suite avec enthousiasme. Il me pa-
raissait très intéressant de pouvoir découvrir le village de Verrogne que, à
vrai dire, je ne connaissais pas beaucoup.
Et voilà, l'aventure a commencé....
Au début les épreuves étaient divisées en groupes ("grands" et "petits"):
les "grands" se sont occupés de la rédaction du texte, tandis que les "pe-
tits" travaillaient déjà sur la récitation.
Chacun de nous a cherché des renseignements en lisant des livres, en
interrogeant ses grands-parents, ses voisins à propos de la vie qui se passait
autrefois au village. Il y avait beaucoup d'histoires à raconter; il nous pa-
raissait incroyable que dans ce petit village il y avait eu une école de qua-
rante-quatre élèves, une famille d'aveugle, même la légende d'une fée!
Ainsi, petit à petit, en rassemblant les textes écrits par nous-mêmes avec
ceux choisis "ad hoc", le scénario prenait sa forme.
Maintenant la partie la plus importante commençait: la récitation. Nous
avons travaillé tous ensemble pour monter la pièce. Chacun de nous, sous
l'oeil critique de Paola, a travaillé son personnage, a cherché sa voix, son
regard, son allure. Même s'il n'a pas toujours été facile, je peux dire que je
me suis vraiment amusée à me transformer dans une blanchisseuse et à
commérer à la fontaine...
On a cherché à reconstruire la vie quotidienne des habitants, qui se dé-
roulait autour du four, de la scierie, de la taverne; on voulait offrir des ima-
ges du passé, bref faire revivre le village pour un après-midi...
Mais si notre spectacle a pu être réalisé c'est grâce aussi à tous les volon-
taires et à la Pro Loco qui ont remis Verrogne à neuf, à Paola, dont l'aide
et les conseils ont été indispensables et surtout à la bibliothèque qui a eu
confiance en nous et dans le laboratoire théâtral, encore une fois.

YVETTE CHENTRE

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Testo Originale Estratto
Finito di stampare
nel mese di dicembre 2001
presso la Tipografia Valdostana
ad Aosta


Testo Originale Estratto
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAINT-PIERRE

L'AVENTURE DU THÉÂTRE

AU MOIS d'octobre, quand Paola nous a proposé son idée pour le labora-
toire théâtral je l'ai accueillie tout de suite avec enthousiasme. Il me pa-
raissait très intéressant de pouvoir découvrir le village de Verrogne que, à
vrai dire, je ne connaissais pas beaucoup.

Et voilà, l'aventure a commencé...

Au début les épreuves étaient divisées en groupes ("grands" et petits"):
les "grands" se sont occupés de la rédaction du texte, tandis que les "pe-
tits" travaillaient déjà sur la récitation.

Chacun de nous a cherché des renseignements en lisant des livres, en
interrogeant ses grands-parents, ses voisins à propos de la vie qui se passait
autrefois au village. Il y avait beaucoup d'histoires à raconter; il nous pa-
raissait incroyable que dans ce petit village il y avait eu une école de qua-
rante-quatre élèves, une famille d'aveugle, même la légende d'une fée!

Ainsi, petit à petit, en rassemblant les textes écrits par nous-mêmes avec
ceux choisi "ad hoc", le scénario prenait sa forme.

Maintenant la partie la plus importante commençait: la récitation. Nous
avons travaillé tous ensemble pour monter la pièce. Chacun de nous, sous
l'oeil critique de Paola, a travaillé son personnage, a cherché sa voix, son
regard, son allure. Même s'il n'a pas toujours été facile, je peux dire que je
me suis vraiment amusée à me transformer dans une blanchisseuse et à
commérer à la fontaine...

On a cherché à reconstruire la vie quotidienne des habitants, qui se dé-
roulait autour du four, de la scierie, de la taverne; on voulait offrir des ima-
ges du passé, bref faire revivre le village pour un après-midi...

Mais si notre spectacle a pu être réalisé c'est grâce aussi à tous les volon-
taires et à la Pro Loco qui ont remis Verrogne à neuf, à Paola, dont l'aide
et les conseils ont été indispensables et surtout à la bibliothèque qui a eu
confiance en nous et dans le laboratoire théâtral, encore une fois.

YVETTE CHENTRE

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