Mélange 2006: Storia, cultura e vita comunitaria a Saint-Pierre tra Olimpiadi e Castelli.
me_lange_aprile_2006.pdfIl quadrimestrale "Mélange" di Aprile 2006, bollettino della Biblioteca di Saint-Pierre (Anno 11, N° 1), documenta un ampio spettro di attività e temi locali. Il numero copre eventi contemporanei come il passaggio della Fiamma Olimpica 2006 e decisioni amministrative, inclusa la possibilità di destinare il cinque per mille per interventi sociali. Vengono approfondite la memoria storica della comunità (ricostruzione post-bellica, gestione idrica storica e usanze del villaggio La Charrère) e le dinamiche sociali, con un dibattito sull'impegno giovanile. La pubblicazione offre anche profili di residenti, tra cui un dentista immigrato e la farmacista Nicole Denarier, autrice di un testo sulla flora medicinale valdostana. L'ambito culturale è in primo piano con un tributo all'artista Giancarlo Zuppini e l'annuncio della rassegna letteraria 'Castelli di Cultura', oltre a una sezione di nuovi arrivi librari che include un estratto riflessivo di Tiziano Terzani.
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 11 n° 1 Aprile 2006 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% - DCB (Aosta) 11010 SAINT-PIERRE AO La Charrère [Image of rustic buildings/houses in a hilly area]
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2 EDITORIALE Passaggio a nord-ovest DI Molta gente lungo le strade, sia all’imbocco ad ovest, sia all’uscita sulla statale Mélange a Chevrèreyroux. Tanti bambini. Alcune pattuglie della Polizia stradale hanno bloecato il traffico, poi sono passate delle vecchie automobili completa- mente tappezzate dai soliti sponsor ufficiali ed hanno distribuito bandierine a tutti. Im- Direttore responsabile provvisamente quattro camper attrezzati a discoteca, con megaschermi, megaluci e me- Christian Chioso gasuoni sono comparsi a gruppi di ragazzi, con i colori dei soliti sponsor, sono scesi, in- vitando la gente a ballare, ma, si sa, ci si intimidisce davanti al frastuono, per cui i mez- Comitato di redazione zi corazzati sono ripartiti veloci verso Aosta. Vanda Champrétavy, Daniela Bosio, Germano Dionisi, Michel Domaine, E poi, finalmente, una tuta bianca e arancione che corre, con una grande fiamma che esce Marina Lale-Murix, Claudio Obert, da un gigantesco cono gelato blu... Stefano Ferrandoz, Elda Tonso, Il fatto in sé stesso non sarebbe stato granché curioso, abituati come siamo allo spettaco- Ferruccio Sommaria, Angela Sarzano, Marco Carlin lo a tutti i costi, se non ci fosse stata la carovana, quasi da Tour de France, prima; però ve- dere questo fuoco ha improvvisamente fatto impazzire la gente assiepata lungo le strade e Direzione e Redazione tutti di assistere a qualcosa di veramente grande, di ammirare un c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre cercando essere partecipi di un evento che va ben oltre i confini di Pont-Saint-Martin, oltre il mare di Genova, che per i valdostani è sempre un piacere vedere quando si passa il Turchino. Progetto grafico Tutti hanno compreso che quella fiamma che correva era un grande simbolo e, credo, mol- Arnaldo Tranti ti ci hanno avuto la pelle d'oca per la sola idea di poterla rivedere, con la O maiuscola, vere, con la O maiuscola, sono arrivate, proprio a Saint-Pierre, fin dentro al suo castello simbolo e ci hanno fatto comprendere di appartenere anche noi al resto del mondo. Realizzazione e Stampa Il lato negativo di tutto questo è stato che è durato pochissimo: nel giro di un'ora scarsa le Tipografia Valdostana attività sono tornate quasi alla normalità sulla statale come ogni giorno, niente più gente C.so Padre Lorenzo, 5 - 11100 Aosta lungo le strade, silenzio. Ed anche la festa in piazza Chanoux, ad Aosta, all'ora di cena era terminata. Peccato, davvero. Chi è andato a Torino, durante i Giochi, ha detto che la città LETTERA DEL SINDACO era irriconoscibile: il grigio tristanzuolo, che conoscendo il posto un po' si ama, ha lasciato spazio a una moltitudine di Alle famiglie residenti, persone ovunque e a qualunque ora del giorno e della notte, a monumenti bellissimi, a locali, a feste dappertutto. La finanziaria ha previsto, in via sperimentale per l'anno Certamente, a leggere i i giornali, i problemi ci sono stati, so- 2006, la possibilità di destinare una quota pari al cinque prattutto nelle località dove venivano svolte le gare, però... per mille della propria imposta sul reddito delle persone fi- peccato, davvero. siche, alle attività di carattere sociale finanziate dal proprio Forse sarebbe stata una grande, grandissima occasione per Comune. Destinare il cinque per mille al Comune non com- guardare dalla nostra piccola Valle il mondo dall'alto, nel porta alcuna maggiore imposta da pagare e non risulta in 1998, e finalmente farci conoscere non solo per i buoni ben- contrasto con la quota dell'otto per mille da indirizzare a zina (o forse no). Sta di fatto che non avremo mai più (alme- favore dello Stato o delle Confessioni religiose. no quelli che sono qui adesso) occasione di ammirare da così Nell'invitare quindi a firmare nell'apposito spazio della de- vicino la Fiamma olimpica. E' stato comunque bello vedere, nuncia dei redditi, l'Amministrazione comunale si impe- quasi toccare, per un attimo la Storia. gna sin d'ora, non appena verrà comunicato l'importo del Accontentiamoci perlomeno di guardare e sventolare le ban- totale raccolto, di dar conto dettagliatamente della sua de- dierine donate dai soliti sponsor. stinazione, che rimane comunque vincolata alla realizza- zione di interventi a favore delle fasce più deboli della po- polazione. CHRISTIAN CHIOSO Giuseppe Jocallaz Il villaggio di La Charrère Dopo un lungo periodo di silenzio riprende la nostra rubrica sui villaggi di Saint-Pierre. Questa volta ci siamo fermati a La Charrère, uno degli ultimi villaggi in cima alla salita della “Gran Tsarriè”, la strada che collega la regionale per Saint- Nicolas a Bosses. Siamo andati a parlare della Charrère con Ruggero Pailliex, il decano del villaggio, nato e vissuto sempre qui. E' stato molto piacevole parlare con lui che, nono- stante i suoi anni (89) e la sua non ottima salute, ha an- cora una mente lucida ed una buona memoria. La Charrère si trova a 825 metri d'altitudine e a nean- che un chilometro dalla regionale per Saint-Nicolas. Appena si giunge al villaggio si trova un piccolo Oratorio recentemente restaurato e dedicato a San Giuseppe e le prime case che si affacciano sulla strada, mentre le altre, alle loro spalle, si sviluppano lungo ri- pide stradine sulla collina. Quando io ero bambino – ci racconta il Signor Pailliex – qui vivevano otto famiglie. In una delle prime case c’era la scuola: le maestre erano tutte diplomate e vi si faceva- no solo le prime tre classi; la mia prima maestra prove- niva da Nüs. A scuola eravamo in pochi: io ed alcuni dei bambini allevati dalla Signora Bianca, meglio conosciu- ta come “La Bianca”. Lei aveva tre figli: due femmine ed un maschio: una figlia, Anita, è andata da piccola a Rumiod da un mio zio presso il quale è sempre vissuta. “La Bianca” allevava bambini che le venivano affidati dalla Provincia dietro pagamento di una piccola retta. Una volta cresciuti o cambiate le condizioni economiche delle loro famiglie, questi bambini tornavano a casa. Nella casa della “Bianca” c'erano il forno ed il muli- no: il forno è ancora agibile e non ha subito ammoder- namenti o cambiamenti mentre il mulino non esiste più. Per macinare si usava l'acqua della Mineressa, funzio- nava tutto l'anno ed aveva una grande ruota il cui ru- more si sentiva da lontano. La turbina era sotto la ruo- ta, all'esterno, con l'albero di trasmissione che faceva gi- rare le macine. Moltissimi portavano qui il grano da ma- cinare e le facevano fare il pane, anche durante l'estate: per 50 chili di grano ci venivano dati 50 chili di pane. In mezzo al villaggio c'era un'unica fontana costruita nel 1869, due anni dopo fu cambiata la colonna ed ancora oggi possiamo leggere le due diverse date incise nella pie- tra. L'acqua di scolo, cioè quella che usciva dalla fonta- 3 I NOSTRI VILLAGGI na, veniva utilizzata dagli abitanti dell'altra parte del villaggio sia per abbeverare il bestiame sia per annaffia- re gli orti. La sorgente si trova in alto al “Barmì” sotto Babelon; non si tratta di captazione ma la tubazione parte diret- tamente dalla sorgente. Inizialmente vi erano tubi di ce- mento conici senza colletto e fatti a mano perciò c'erano spesso molte perdite. Ci sono due diramazioni: una per il nostro villaggio e l'altra per il villaggio di Bosses. Nel 1979 abbiamo ri- fatto la tubazione in robusta plastica, dividendo l'acqua fin dalla sorgente. Tutti gli abitanti del villaggio, a parte quelli emigrati al- l'estero, erano contadini. Avevano prati e vigne e coltiva- vano il foraggio che serviva per il proprio bestiame. Non avevano molte mucche: una o due da latte più alcuni vitelli; la “Bianca” aveva solo pecore. Portavano il latte alla latteria di Alleysin dove, in certi periodi, si raggiungevano i mille litri di latte al giorno. Tutti noi avevamo vigne a Beyettes, dietro Bachod e qui sopra il villaggio; noi, per esempio, avevamo circa 3000 mq. di vigne dove coltivavamo più tipi di vitigni come il Nebbiolo, il Petit Rouge ed altri che potevano dare buoni risultati. Tra un filare e l'altro coltivavamo frumento e patate ad anni alterni. Si faceva anche la grappa per un periodo di oltre quindici giorni. Si bagnavano i prati con l'acqua del “ru d'Orsière” che prendeva la presa al villaggio di Verne. Potevamo usare l'ac- qua dalle 4,30 del mattino fino alle 4,30 del pomeriggio una volta ogni quindici giorni, per il resto ci servivamo dell'acqua della Mineressa. In certi periodi, quando si scioglievano le nevi, c'era acqua in abbondanza, mentre, ad agosto per esempio, scarseggiava; ogni anno si face- vano le corvées per la manutenzione del ruscello. Tutti avevano qualche appezzamento di bosco a Verrogne; la Soprintendenza non voleva che lo riscaldavamo, raccoglievamo tutto: ramaglie e tronchi che trasportavamo giù con le slitte, i muli od anche a spalla. Non avevamo molti alberi da frutta: qualche melo e pe- ri chiamati “a spina”. Questi erano alberi altis- delle piante e la fragilità dei rami. La Charrère ha dato a Saint-Pierre due sindaci: Vincenzo Lale-Gerard e Marino Pailliex. Io ho fatto parte del pri-
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mo Consiglio Comunale, dopo la guerra, nel 1947. In sto periodo abbiamo riportato il Comune a Saint-Pierre perché durante la guerra esisteva solamente il Comune di “Villanova Baltea” che comprendeva i Comuni di Saint-Pierre, Villeneuve, Aymavilles, Saint-Nicolas ed Introd. L'Assessore ai Lavori Pubblici è riuscito a far acqui- stare dal Comune il Castello ed adibirlo a sede del Municipio. In questa prima Amministrazione c'era almeno un rap- presentante per ogni zona del paese. Con me c'erano Edy Berthod, Pacifico Persod (che era consigliere già prima della guerra), Marcello Lettry, Renato Micotti, Serafino Rumiod, Dario Luboz, Enrico Paillex, Jean Me- Daniel Lale-Castain ed Ermique Lale-Demoz. Ognuno conosceva le necessità della propria zona e, malgrado ci fossero pochi soldi, nel 1951 abbiamo fatto il primo acquedotto di Saint-Pierre da La Charrère – Babei Ordines ed ogni famiglia ebbe un rubinetto per l’acqua in casa. Inoltre fu allargata la strada della collina dal bi- vio di Saint-Nicolas a Bosses: il Comune ci fornì il mate- riale e tutti noi facemmo il lavoro a corvées”. Questo è il racconto che abbiamo raccolto da Ru- bert Paillex: memorie di anni difficili che è giusto ricor- dare per non perdere la nostra storia. VANDA CHAMPRÉTAVY FERRUCCIO SOMMARIVA LE MOULIN DE “LA BIANCA” Tournait au bord du muletier chemin La grande roue d’un vieux moulin Elle était là, depuis qui sait quand! Déjà l’avaient vue mes arrière-grands-parents Elle tournait incessamment Depuis l’été jusqu’au printemps. Elle moulait du blé, du maïs, du froment Ron-ron-ron, elle chantait en tournant Sa voix, on l’entendait de très loin Elle m’était de fidéle compagnie Quand j'allais travailler à la campagne. Elle chantait de bon gré Au passage des berceaux enrubannés Son chant se faisait plus joyeux Au passage des couples heureux. Sa voix s’attendrissait quand c’était Un cortège funèbre qui passait Maintenant que cette voix je n'entends plus Pour moi c'est comme un monde qui a disparu Adieu, vieux moulin, adieu. (TIRÉ DE: LO POÈTE DI TSANTI DE SILVIO CHAMPRÉTAVY) DESSIN DE GIANCARLO ZUPPINI Il dottor Dieter Mittman STRANIERI A SAINT-PIERRE Continua, con questa terza intervista al Dottor Dieter Mittman, la rubrica di Mélange dedicata agli stranieri che abitano a Saint-Pierre e che, come i nostri ragazzi trasferitisi lontano, arricchiscono la nostra comunità con le loro esperienze diverse. Nel silenzio e nella calma di uno studio ormai svuotato delle voci e dei suoni del giorno, il Dottor Die- ter Mittman, quasi certamente lo straniero più conosciuto di Saint-Pierre, mi ha ac- colta e fatta sedere al suo posto alla scrivania e ha dedicato a me e a tutti i lettori di Mélange un po’ del suo prezioso tempo per narrarci la sua incredibile storia. Nei primi anni cinquanta, ai tempi della grande rico- struzione della Germania post bellica, mio padre era im- prenditore edile. Tra i suoi operai c'erano allora molti ita- liani immigrati in cerca di un lavoro. Andavo spesso sui cantieri in visita a mio padre e rimanevo ogni volta im- pressionato dalla vita dura a cui erano sottoposti gli ita- liani: dormivano in baracche e mangiavano seduti a ter- ra. Quando io arrivavo avevano però sempre una paro- la gentile e un dolce sorriso da regalarmi. Gli italiani mi affascinavano con il loro modo unico di prendere la vita: sempre un po’ ironico, così diverso da noi tedeschi. La mia storia con la Valle d'Aosta inizia nel 1958 con la famiglia Di Stasi di Aosta. Mia mamma aveva deciso di partire con me e i miei fra- telli per l'Italia, destinazione Rimini, affrontando questo lungo viaggio da sola. Non bisogna scordare che allora non c'era nemmeno un metro di autostrada: erano tutte strade nazionali. Ricordo ancora che sulla spiaggia passavano gli ambu- lanti a vendere le loro merci, c'era un ragazzo che, con una borsa della Motta in ogni mano e un bizzarro cap- pello di paglia con fiori svolazzanti, riusciva sempre a convincere mia mamma a comprarci un gelato. Abbiamo conosciuto la signora Di Stasi in albergo: mia mamma era l'unica signora tedesca a non essere ac- compagnata dal marito e destava altresì grande curio- sità negli altri clienti dell'albergo: in prevalenza donne e bambini italiani che soggiornavano a lungo nella lo- calità balneare e ricevevano brevi visite dai mariti nei fine settimana. Fu proprio l'anomala condizione di questa coraggiosa madre tede- sca che spinse la signo- ra Di Stasi a porle la domanda che si insi- nuava un po' in tutte le mamme italiane pre- senti in albergo: come riusciva lei sola con tre figli a farli rimanere se- duti immobili fino alla fine del pasto, mentre i loro par- goletti dovevano essere richiamati «A Tavola!» ad ogni portata da pazienti ma solleciti camerieri. Fu l'estate del 1960 la prima volta che vidi la Valle d'Aosta, in occasione di una visita alla famiglia Di Stasi. Non c'era ancora il tunnel del Gran San Bernardo e si passava solo d'estate passando dal valico. Ricordo quando ad Aosta si poteva circolare in mac- china nel centro storico: intorno a Piazza Chanoux o nel- le vie pedonali. Si consolidò allora una lunga amicizia, che vedeva i miei andare ad Aosta durante le vacanze pasquali ed en- trambe le famiglie a Rimini nei mesi d'estate. Il co- minciai gli studi di odontoiatria. Dopo la matu- rità, feci il servizio militare e poi, nel 1970, mune per anni. minciai gli studi di odontoiatria. Rodolfo Barberis, su suggerimento dell'In- geger Di Stasi, suo collega negli uffici regionali del Ministero delle Finanze, arrivò da solo, all'improvviso nello studio in Germania. Il suo caso era così grave che fu necessario ricoverarlo una settimana per curarlo. Il no- stro rapporto divenne subito incomparabile. Lo stesso anno mi recai a trovarlo a Saint-Pierre con la mia allo- rata fidanzata Ingrid. Rodolfo era conosciuto da tutti e tutto il tempo iniziò a segnalarmi casi di persone che stessero male e che avevano bisogno del mio aiuto. Nacquero così i nostri strani pellegrinaggi in case di sconosciuti di Rodolfo, armato di una valigetta contenente un po' di "ferri del mestiere" estraevo denti a pazienti seduti in sala da pranzo sotto lo sguardo curio- so di amici e parenti. Ingrid, allora studentessa di storia
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6 STRANIERI A SAINT-PIERRE dell'arte, si prestava a farmi da assistente alla poltrona. Ricordo una signora che si vergognava a farsi curare da- vanti a tutti e che mi chiese di seguirla in cucina tra pentole e forni pur di farmi estrarre un dente dolorante! E' stato bello e istruttivo poter curare e conoscere tutte queste persone di Saint-Pierre anche se le visite a domici- liari avevano il loro lato negativo: tutti continuavano ad offrirci da bere e a fine giornata iniziavamo a sentirne gli effetti... Ingrid ed io condividevamo l'amore per l'Italia, per le sue bellezze naturali e per i suoi capolavori artistici e questo ci ha permesso di intraprendere in comunione il viag- gio di nozze la prima notte dopo il matrimonio a frazione Jacquemin, un vecchio fienile ristrutturato di proprietà della signora Bruna Belli, zia di Alida, la futura moglie di Rodolfo. Tre giorni dopo il nostro arrivo, bussò alla porta una mamma con in braccio una bimba che piangeva dal do- lore. Non avevamo alcun attrezzo con noi così non potemmo aiutarla ma questo fu un segno: equipaggiammo il nostro studio dentistico a Saint-Pierre: i pazienti si recavano in Germania per gli interventi più complessi e venivano cu- rati e monitorati nei fine settimana a Jacquemin. Non potendomi iscrivere all'albo, ero costretto a pratica- re la mia professione in modo così precario. Dopo poco arrivarono le denunce al seguito delle quali venni arrestato. Nel 1986 ottenni finalmente il permesso di esercitare la mia professione. Il mio studio fu trasferito in frazione Ordines al secondo piano di una casa anch'essa di pro- prietà della signora Belli. Questa soluzione si rivelò insostenibile: sin dal primo mattino si creavano grosse file di pazienti sulle scale in attesa del proprio turno. Il primo aprile 1989, riuscimmo finalmente a siste- marci in quello che è il nostro studio attuale. Fu un lavoro enorme: da un deposito di macchine agricole, Ingrid ed io progettammo lo studio dentistico che tutti conoscono e che ora oltre ai cari pazienti di Saint-Pierre annovera genti di ogni dove anche dal Piemonte e da Oltralpe. Ho tanti pazienti, ma i Saintpierroleins per me sono ve- ramente speciali, conosco la loro storia e condivido con loro la vita del paese. Mi sento così tanto di Saint-Pierre che sto pensando di comprarmi due metri quadrati del cimitero per poter eleggere Saint-Pierre come mia dimo- ra eterna. Con l'apertura del nuovo studio ho assunto varie assi- stenti, molte delle quali sono ancora oggi quotidiana- mente accanto a me nell'assistenza dei pazienti. Le mie collaboratrici sono per me come delle figlie e ognuna di loro ha un ruolo unico e insostituibile. Da alcuni anni mi aiuta un collega tedesco, il dottor Lorenz, che spero, tra una decina d'anni, quando andrò in pensione, possa con- tinuare la mia opera. Continuo a tutto oggi, ogni fine settimana, la spola tra Saint-Pierre e la Germania, dove risiede ancora la mia famiglia: Ingrid, mia moglie che ora mi accompagna un po' meno nei miei viaggi, Lara, la mia prima figlia, nata nel 1987 e che quest'anno deve affrontare l'esame di ma- turità e Silvia, la mia seconda figlia, nata nel 1992 e che ha un carattere così forte e indipendente che si fa curare i denti da un mio collega e non da me! Entrambe le mie figlie amano Saint-Pierre e parlano un ottimo italiano. Quando torno in Germania mi dedico alla mia grande passione: il pianoforte. Da alcuni anni un professore po- lacco mi offre tre domeniche al mese per seguirmi in que- sto mio abbandono estetico. La scelta di dedicare tutta la mia vita a Saint-Pierre è nata un po' come una missione: quando arrivai trovai dei pazienti in condizioni veramente gravi e il mio intervento si riduceva essenzialmente in un contenimento dei dan- ni. Dopo oltre venticinque anni di lavoro, posso afferma- re che molti di coloro che ho curato dalla prima infanzia hanno un sorriso invidiabile! Ogni giorno mi sveglio sentendomi un privilegiato: cre- do infatti che la fortuna di vivere a Saint-Pierre e avere il rispetto della sua gente mi venga direttamente da Dio ELDA TONSO Un libro e la sua autrice: Nicole Denarier 7 LIBRI N el febbraio 2006 è uscito per le edizio- ni Vida "Venti erbe per stare bene. Piante me- dicinali della Valle d'Aosta" di Nicole De- narier: una giovane autrice di Cerellaz (Avise) che lavora presso la farmacia di Saint-Pierre e che si cimenta per la prima volta a scrivere per il grande pubblico. A partire dal- le conoscenze sulle erbe, acquisite nell'infanzia quan- do la nonna appassionata conoscitrice e raccoglitrice delle piante officinali che popolano i nostri prati la portava con sé e le trasmetteva saperi e tradizioni an- tiche, attraverso lo studio approfondito della biologia, della chimica e dell'omeopatia presso la Facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi di Torino, Nicole Denarier ci propone uno strumento chiaro e scienti- fico per avvicinarci alla conoscenza delle piante me- dicinali valdostane. In un linguaggio semplice e diretto l'autrice propone al lettore le schede di venti erbe tra le più usate in Valle d'Aosta. Ogni scheda contiene: • i nomi volgari • i nomi patois • i nomi francesi della pianta • la famiglia di appartenenza • l'etimologia • la descrizione botanica • l'habitat • le parti utilizzate • il periodo di raccolta • la conservazione • i componenti chimici e ancora.... • gli usi popolari in Valle d'Aosta • le proprietà terapeutiche • le preparazioni • le curiosità e osservazioni Nicole Denarier è nata ad Aosta nel 1979. Vive ad Avise è sposata e lavora nella farmacia di Saint-Pierre, dopo una prima esperienza ad Aosta. È convinta che il farmacista non sia solo un "dispensatore di scatolette” e che a volte bastano un sorriso e un po' di buonumore per stare meglio. Questo lavoro che prende spunto da una tesi di laurea nata già con lo spirito di essere comprensibile e acces- sibile al pubblico in sede di discussione, ma che si concentrava su un numero minore di piante e conteneva for- mule che sarebbero state incomprensibili ai molti, nella sua fase di revisione, in vista della pubblicazione, è stata ripensata affinché diventasse un utile testo di consultazione per coloro che volessero avventurarsi nella raccolta e nel- l'utilizzo delle piante medicinali. A tal fine la pubblica- zione è stata arricchita da un paragrafo dedicato alle ca- utele legate alla cautela necessaria nell'autocura. Un rispetto particolare va dedicato inoltre alla raccolta delle piante rare, operata sempre in modo da as- sicurare la sostenibilità del patrimonio etnobotanico. Scrive Nicole Denarier: raccogliendo e riconoscendo realmente ogni pianta, a volte con non poche diffi- coltà, ho avuto occasione di In un altro passo del libro si legge: ancora oggi, no- nostante i progressi in cam- po farmacologico, è diffici- le conquistare la fiducia del valdostano che è sempre vissuto nel proprio villaggio, e spesso preferi- sce, prima di andare dal medico, usare qualche vecchio rimedio naturale o ri- volgersi a un guaritore, al “rabeilleur", o a chi pratica il “secret” [...]. VENTI ERBE per stare bene PIANTE MEDICINALI della VALLE D'AOSTA EDIZIONI VIDA ELDA TONSO
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8 INCHIESTA A PUNTATE I giovani a Saint Pierre, Saint-Pierre e i giovani n questo numero di Mélange proseguiamo l'in- chiesta sui giovani di Saint-Pierre, accogliendo il punto di vista dell'Assessore alla cultura Laura Glarey e del Parroco Don Ugo Reggiani. "Il faut que jeunesse se passe" d'après ce fameux pro- verbe il est évident qu'il faut être indulgent pour les écarts des jeunes gens. Comment nous conduisons- nous, nous les adultes et parents envers la jeunesse? Il est parfois difficile d'instaurer un rapport entre ces générations ainsi différentes, ainsi éloignées mais aus- si si proches. De mon côté, quelle est mon attitude en- vers les jeunes et comment je vis leur présence sur le territoire? Je crois avoir un bon rapport avec les jeunes de Saint-Pierre et grâce à quelques initiatives mises en oeuvre par l'Administration communale j'ai pu parta- ger leurs idées, leurs ennuis et leurs sentiments. Le "Progetto Giovani" a donné la possibilità à nos jeunes de se rencontrer dans un endroit approprié à leurs exi- gences sous le guide de valables éducateurs avec les- quels un parcours de croissance, de prise de conscien- ce de soi-même et de savoir vivre sa propre identité a été entamé. Après quelques années pendant lesquelles, les jeunes semblait rien apporter à nos jeunes mais créer plutôt un lieu isolé sans aucun rapport avec la réalité de Saint- Pierre, ses habitants et les autres garçons et filles ne fai- sant pas partie du groupe fréquentant le centre ou lottant contre des jeunes, voilà que quelque chose a chan- gé. Il y a maintenant deux ans qu'un bon groupe fré- quente le centre et s'est fixé, comme but, la réalisation d'un court -métrage sur Saint-Pierre. Grâce à cet expé- rience les jeunes sont sortis sur le territoire, ont eu l'op- portunité de rencontrer les Sainpiolens mais surtout la possibilité de se faire connaître et de détruire cer- taines opinions enracinées à leur égard. Par la présentation des "Mystères de Saint-Pierre" nous avons eu l'occasion d'examiner le travail effectué pen- dant une certaine période mais surtout d'apprécier le bon ré- sultat atteint qui a intéressé le groupe dans sa totalité. Naturellement les problèmes liées à quelques actes de vandalisme n'ont pas complètement disparu, mais je crois pouvoir affirmer que ces manifestations sont im- putables à un groupe très limité et qu'une bonne par- tie de nos jeunes sont devenus plus responsables et plus respectueux envers la chose publique. A côté de ces jeunes qui viennent d'être présents sur les planches il y en a d'autres qui depuis presque une di- zaine d'années réjouissent la population de Saint- Pierre avec un répertoire bien captivant pour tout ama- teur de théâtre. Le groupe théâtral Eidos nous a permis de revivre des moments liés à l'histoire de Saint-Pierre de jadis, de connaître ses anciens importants person- nages, ses villages ainsi que quelques réminiscences scolaires, se rapportant à des fameux auteurs de litté- rature. Mais la chose la plus importante, à mon avis, est de voir ces jeunes acteurs jouer des rôles d'une certai- ne envergure avec un naturel et une habilité propre des plus importants noms du monde du théâtre contem- porain. En outre il est beau de voir quel bon rapport d'amitié existe parmi ces jeunes. Et bien, bravo les jeunes de Saint-Pierre!! Nous ne devons pas oublier nos nombreux jeunes qui ont obtenu leur baccalauréat avec l'appréciation la plus élevé et auxquels j'ai eu l'honneur d'accordar un prix. Et depuis le juin 2000, la liste des noms s'allonge de plus en plus. Et pourquoi pas inviter nos jeunes, qui ont obtenu leur diplôme universitaire, à présenter leur travail afin que l'entière population puisse se rendre compte de la gran- de richesse che nous avons et qui est représentée par notre jolie jeunesse? Pour le futur le travail commencé aboutira à la réalisa- tion de quelque chose de bien plus grand, de bien plus intrigant, impliquant aussi la présence d'adultes et la participation de plus en plus massive de tous les jeunes de Saint-Pierre. LAURA GLAREY 9 noscere veramente Gesù dal mio punto di vista è vive- re il meglio della vita, perché vuol dire possedere una gioia e una pace che umanamente sono impossibili. Con i giovani che ho incontrato ho cercato di fare ami- cizia e di proporre ciò che a me sta veramente a cuore: i risultati dei miei incontri non sono nelle mie mani. Si sparge un seme, ma non sappiamo quando e come ger- moglierà. Con questo non voglio escludere che per i gio- vani non si possa fare di più, anzi... Con coloro con cui sono entrato in dialogo mi sono reso conto che in essi prevale un pregiudizio nei confronti della Chiesa, come se essere cristiani volesse dire vivere una morale a vol- te pesante e incomprensibile e non avere la possibilità di godere la vita, cosa che non è affatto vero. Lo stesso pregiudizio l'ho notato nei confronti della politica. A parte questa prima considerazione politica ho co- munque potuto constatare che molti giovani hanno un desiderio di bene, tanto che alcuni fanno, per esempio, del volontariato. Molti sono preoccupati della vita del paese, anche se tendono a sottolineare quello che se- condo loro manca piuttosto che le cose positive che ci sono. Mi sembra incoraggiante che alcuni abbiano dei bei progetti per il futuro, abbiano delle attese e si im- pegnino, in particolare nello sport e nello studio. Altri hanno invece un desiderio di divertirsi, di stare bene nell'immediato, non si aspettano un gran che dal futu- ro e vivono secondo il famoso detto del cogliere l'atti- mo. Mi spiace che l'uso di alcool e droga è per molti il modo abituale per stare bene in alcuni momenti. Io credo fermamente che ci sia bisogno per un giovane di avere davanti agli occhi l'esempio di adulti che si impegnino con la vita seriamente, che accompa- gnino loro a scoprire le grandi esigenze del cuore uma- no e quindi la grandezza e la bellezza della vita. Quello che cerco di sottolineare nel dialogo con i giovani è che la cosa più importante è custodire il proprio cuore e non avere paura di ascoltare le sue esigenze più profonde, senza lasciarsi conformare da modelli e proposte che lo limitino, che lo censurino. Il vero coraggio nella vita è quello di essere veramente se stessi, di essere leali con il proprio cuore. Solo così si può costruire la propria vita e desiderando una vita di comunità senza isolar- mento. DON UGO Per proseguire nella nostra inchiesta abbiamo biso- gno della vostra collaborazione al fine di poter svol- gere interviste ai gruppi rappresentativi delle di- verse fasce d'età. Prossimamente vorremmo intervi- stare alcuni ragazzi dai 16 ai 19 anni, chi fosse inte- ressato può comunicarlo in biblioteca. DANIELA BOSIO, GERMANO DIONISI Riguardo la mia esperienza di parroco di Saint-Pierre e la presenza dei giovani sul territorio posso subito dire che, arrivando tre anni fa in paese, la prima cosa che mi ha colpito è che la maggior parte di essi non ha un con- tatto con la parrocchia. La cosa, se da una parte non mi ha sorpreso, dall'altra mi ha addolorato perché ero di- spiaciuto che molti giovani pur avendo frequentato la chiesa con il catechismo non ne abbiano continuato il cammino. La colpa di chi è? Senza entrare in una analisi dettagliata del problema rimane il fatto che, senza possedere una tradizione, è più difficile vivere e affrontare la vita presente e che co- Appunti di Storia locale Quando si parla di utilizzo razionato o ca- renza d'acqua il nostro immaginario corre spesso alle aride distese dei Paesi africani o, in alcuni casi, al nostro meridione, non immagi- nando lontanamente che l'acqua e la sua scarsità han- no scandito anche la nostra realtà fino a pochi decen- ni fa. Il nostro Comune, molto esposto al sole, godeva di una temperatura privilegiata e le sue coltivazioni sarebbero state eccellenti se la mancanza di nevai a monte non avessero reso precario e quanto mai in- stabile la disponibilità di questo prezioso elemento. Si ha notizia che solo due secoli addietro esistevano tanti e tali opere di derivazione e conduzione, chia- mati "RU", che permettevano di raggiungere anche il più lontano appezzamento evitando nel modo più as- solito ogni dispersione. Insieme al supporto fisico era necessario un altrettanto efficiente regolamentazione dell'uso delle acque perché è facile immaginare che chi più in alto sta meno si ren- da conto delle esigenze di chi lo segue più a valle. Ecco perché le autorità del tempo cercarono di codificare l'u- so dell'acqua evitando in questo modo vere e proprie tensioni sociali. Spesso non fu sufficiente, tant'è che strascichi in tal senso si tramandarono e se ne ha me- moria anche oggi. Vi riporto lo stralcio di un regolamento che, insieme ad interessantissimi documenti, stanno giungendo in biblioteca, a dimostrazione di quanto sia sentita l'esi- genza di recuperare una memoria storica della nostra realtà. Questa pagina, del- le tre a disposizione, san- zione di Consiglio del Comune, scritta all'uso del diritto d'acqua rac- colta in piscina, nella fra- zione di Combaz. Tale co- dice si potrà scur- si potrà scor- rere in in- biblioteca al 1925, anno in cui si intitola il "Grand Ru". Gli interessati potranno ap- profonire l'argomento nel testo "SAINT-PIERRE" di Cerutti, Borney, Ceriano - Ed. Musumeci. MARCO CARLIN [In basso una tabella frammentata con testo poco leggibile, che contiene nomi e riferimenti a: Un extrait du procés verbal de la piscine de la Combaz, n° 24. le 15 mars 1830. (e righe sottostanti con nomi e cifre)]
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10 MÉLANGE Giancarlo Zuppini: un amico della Biblioteca L'anima del tempo e Vocazione interiore sono le due mostre di Giancarlo Zuppini che la biblio- teca comunale e l'amministrazione di Saint- Pierre, in collaborazione con la Direzione delle attività culturali della Regione Valle d'Aosta, hanno organizzato rispettivamente nel 1999 e nel 2004. Dicevamo, allora, che le mostre erano un'occasione per tributargli un omaggio come artista che opera a Saint- Inaugurazione della mostra L'anima del tempo di Giancarlo Zuppini. Museo Regionale di Scienze Naturali, 5-30 giugno 1999 Giancarlo Zuppini è stato un maestro particolare che, per alcuni anni, ha curato per la biblioteca dei corsi per bambini. Lui li chia- mava di creatività perché diceva: i bambini non dise- gnano, ma creano. Pierre, paese che lo apprezza per le sue doti umane e che, con le mostre, ha voluto valorizzarlo, non solo per le sue opere, ma anche per il suo prezioso contributo alla vita culturale. Dell'amico e dell'artista Giancarlo vorrei sot- tolineare, inoltre, la sua grande carica innovativa nella tecnica e nella ricerca, grazie alla sua disponibilità alla sperimentazione. Un esempio per tutti: Vocazione inte- riore, per l'abbinamento quadri/libri, non era un'ope- razione indolore, si rischiava di valorizzare i quadri a detrimento dei libri o viceversa; nel lavorare insieme, invece, si è trovato l'equilibrio giusto e il risultato, per il successo ottenuto e per le tante attestazioni di ap- prezzamento, ne hanno fatto una mostra davvero uni- ca nel suo genere. Giancarlo ci ha lasciati all'improvviso e ricordarlo per l'intensità delle sue opere è un modo per ringraziarlo ancora e per rinnovare la sua presenza nella nostra co- munità. GERMANO DIONISI Ricordo di Giancarlo il grande rispetto che dimostra- va per i bambini perché affermava con convinzione che sono il sale della vita e, quando qualcuno diceva ma io non so disegnare lui lo rassicurava raccontando che il pennello è guidato dal cuore, basta lasciarlo andare... Prendeva i bambini per mano, li portava davanti alla finestra e diceva: guardate i colori, il cielo è azzurro e si riflette nell'aria, non c'è nulla di grigio e loro osserva- vano e, a poco a poco, il cielo non era più solo una riga in alto nel foglio, ma diventava lo sfondo per dipinge- re. Insegnava quanto è importante osservare il mondo circostante, chiedeva di disegnare un galletto, un trat- tore, una mucca, rivelando così il grande amore che aveva per il nostro mondo rurale. E quando i bambini dicevano: facci vedere come si fa lui disegnava molto semplicemente un galletto alla lavagna e diceva loro con grande serietà: voi lo farete sicuramente meglio di me. E i bambini capivano e lavoravano, usavano colo- ri e pennelli in un'atmosfera molto allegra e sui fogli nascevano immagini che scaturivano dallo sguardo particolare che, forse, solo i bambini sanno rivolgerl al mondo. Mi piace pensare che il nostro maestro conti- nui a dipingere, magari oggi è vicino al colore azzurro del cielo che amava così tanto... I.V. 11 CULTURA Castelli di Cultura La rassegna letteraria del Comune di Saint-Pierre cresce. Sei appuntamenti con autori di primo piano C hissà se alle persone che vivono nella nostra comunità piacerà ascoltare la voce di uno scrittore che traduce le sue emozioni in pagine, le sue avventure in articoli di giornale? È una domanda che mi pongo spesso e al- la quale facciamo infiniti riferimenti nel- la fase preparatoria di "Castelli di Cultu- ra". La ricerca di autori validi, la costru- zione di momenti interessanti da propor- re al pubblico, il veicolo più efficace per comunicare l'evento, sono gli impegni che maggiormente ci coinvolgono e si som- mano alle riflessioni iniziali per proporre agli abitanti del Comune di Saint-Pierre e ai suoi ospiti un prodotto di cui possano compiacerci. Non so se i termini "prodotto", "obiettivo", "compiacerci", siano appropriati per un fi- lone culturale, ma so che la nostra rasse- gna sta piacendo e che avrà un futuro di primo piano. Per la prossima stagione abbiamo prepa- rato sei appuntamenti: ognuno di questi vedrà un autore letterario o un giornali- sta trattare della sua ultima opera. Un "esperto" locale agevolerà la sua esposizio- ne e il dialogo che ne scaturirà con il pub- blico in sala. Il palcoscenico, costituito dai nostri meravigliosi castelli, sarà un vezzo che solo noi ci possiamo permettere. Du- rante una serata, quest'anno, si sperimen- terà una delicata relazione: un'opera let- teraria, un autore, un vino e un enologo cercheranno di trovare il legame tra emo- zioni così diverse e a volte così immediate. A parte vi riportiamo un breve program- ma pressoché definitivo e ci ripromettia- mo di segnalarvi tempestivamente gli ag- giornamenti che si verificassero. A questo proposito, invitiamo gli utenti della Bi- blioteca e tutti quelli che ne fossero inte- ressati, a lasciare la propria e-mail a di- sposizione della bibliotecaria. La utilizze- remmo per un contatto personale. 9 giugno: 2006 Luca Ricolfi Nato a Torino nel 1950, ha insegnato Sociologia presso la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Modena e Metodologia delle Scienze Sociali presso la Facoltà di Magistero dell'Università di Torino. I suoi interessi teorici e metodolo- gici includono il mercato del lavoro, i pro- cessi di scolarizzazione, la teoria dell'azio- ne politica, lo spazio eletto- rale, l'analisi degli effetti della misurazione, la teoria dei dati e la sto- ria dell'analisi dei dati. Negli ultimi anni si è occupato prevalentemente di atteg- giamenti giovanili, dell'influenza della tv sul com- portamento elettorale, percezione dei par- titi, rapporto fra scelte politiche e preferen- ze morali. 14 luglio: Alessandro Perissinotto Nasce a Torino nel 1964. Pratica vari me- stieri e, intanto, si laurea in Lettere nel 1992 con un tesi in semiotica. Inizia quindi un'intensa attività di ricerca, occupandosi di semiologia della fiaba, di multimedialità e di didattica della letteratura. È docente nell'Università di Torino. Alla narrativa ap- proda nel 1997 con il romanzo poliziesco L'anno che uccisero Rosetta, storia di un'in- dagine condotta negli anni '60 in un remo- to paese delle alpi piemontesi, al quale fa seguito, nel 2000, La Canzone di Colombo (Sellerio), un "noir" ambientato tra Val di Susa e Delfinato all'inizio del Cinquecento. Il suo ultimo romanzo Una piccola storia ignobile è in graduatoria nei libri più venduti. 28 luglio: Andrea Vitali Nasce nel 1956 a Bellano, dove esercita la professione di medico di base. I suoi ro- manzi traggono vantaggio da una innata capacità di ascolto delle vicende della gen- te comune che egli trasforma in prodigio- sa azione romanzesca. Nel 1990 ottiene il premio Mont Blanc per il romanzo Il Procuratore. Seguono altri importanti ro- manzi tra i quali: Una finestra vista lago, La signotina Tecla Manzi, La figlia del podestà. 7 agosto: Luisito Bianchi Rivelazione è una di quelle parole naufra- gate nell'oceano dell'abuso. Ma per don Luisito Bianchi il termine si può usare tranquillamente. Una rivelazione, davvero. Non solo come teologo scomodo o come sacerdote inquieto ma anche come narra- tore. Il suo romanzo, La messa dell'uomo disarmato, vide la luce nel 1989 in un'edi- zione semiclandestina, raggiungendo in breve tempo un grande successo. Don Luisito ha pubblicato molti libri, oggi ha 76 anni e fa la spola tra Cremona, la sua città, e l'Abbazia di Viboldone, a due passi da Milano, dove è cappellano. Perché ha scelto di essere prete? La doman- da che, in assoluto, non è mai scontata, lo è ancora meno quando si ha di fronte un uomo, un prete come don Luisito Bianchi. E infatti lui risponde anzitutto con un si- lenzio, che lì per lì può lasciare imbarazza- to chi lo conosce solo superficialmente. In realtà don Luisito non si chiude in quel si- lenzio, ma vi sprofonda alla ricerca di ri- sposte che non sono mai banali, come non lo sono state le risposte più importanti del- la sua vita, quelle con cui ha cercato di dare ascolto e di interpretare gli interrogativi profondi del suo percorso umano e sacer- dotale. MARCO CARLIN
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12 BIBLIOTECA COMUNALE LIBRI: NUOVI ARRIVI La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani, Ed. Longanesi LE PRIME PAGINE olco, Folco, corri, vieni qua! C'è un cuculo nel castagno. Non lo vedo, ma è lì che canta la sua canzone: Cucù, cucù, l'inverno non c'è più! È ri- tornato il maggio col canto del cucù Bellissimo, senti! Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo gran- de viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un po' di divertimento. L'altro giorno la Mamma mi ha chiesto «Se qualcuno telefonasse e ci dicesse d'aver scoperto una pillola che ti farebbe cam- pare altri dieci anni, la prenderesti?» E io istintiva- mente ho risposto «No!» Perché non la vorrei, perché non vorrei vivere altri dieci anni. Per rifare tutto quel- lo che ho già fatto? Sono stato nell'Himalaya, mi sono preparato a salpare per il grande oceano di pace e non vedo perché ora dovrei rimettermi su una barchetta a pescare, a far la vela. Non mi interessa. Guarda la natura da questo prato, guardala bene e ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini - chi sa chi sono? - coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nel- l'erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande con- certo che vive di vita sua, completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uc- celli cantano al loro dio, il vento soffia. Che lezione! Per questo io sono sereno. Da mesi dentro di me c'è un centro di gioia che irradia in ogni dire- zione. Mi pare di non essere mai stato così leggero e fe- lice. E se mi chiedi: Come stai? ti dico: Io sto benissimo, la mia testa è libera, mi sento meravigliosamente. Solo che questo corpo fa acqua, letteralmente fa acqua da tutte le parti, marcisce. E l'unica cosa da fare è stac- carsene e abbandonarlo al suo destino di materia che diventa putrescente, che torna polvere. Senza angoscia, come la cosa più naturale del mondo. Però, proprio per- ché mi rimane poco tempo, un'ultima cosa forse mi piace ancora farla ed è parlare con te che sei stato par- te e spettatore della mia vita per trentacinque anni, trentaquattro - quanti ne hai? -, di questo lungo viag- gio che io ho fatto e che tu hai visto dal basso, dalla prospettiva del figlio. Eri sempre lì, ma so benissimo che non conosci tutta la mia vita. Come in fondo io non conoscevo la vita di mio padre e mi rammarico alla fi- ne di non aver passato del tempo con lui a parlarne. FOLCO: Allora, Babbo, hai proprio accettato di morire? TIZIANO: Vedi, questa di « morire » è una cosa che vor- rei evitare. Mi piace molto di più l'espressione india- na, che conosci come me, « lasciare il corpo ». Infatti, il mio sogno è di scomparire come se non esistesse questo momento del distacco. L'ultimo atto della vita, che è quello che si chiama morte, non mi preoccupa perché mi ci sono preparato. Ci ho pensato. Ora, non dico che sarebbe la stessa cosa alla tua età. Ma alla mia! Ho ses- santasei anni, ho fatto tutto quel che volevo fare, ho vissuto intensissimamente, per cui non ho alcun rim- pianto. Non ho da dire «Ah, mi ci vorrebbe ancora tem- po per fare questo!» E poi non mi preoccupo grazie al- le due o tre cose, secondo me fondamentali, che tutti i grandi e i saggi del passato avevano ben capito. Che cos'è che ci fa così spavento della morte? Quello che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momen- to è l'idea che scomparirà in quell'attimo tutto quello a cui noi siamo tanto attaccati. Prima di tutto il corpo. Del corpo ne abbiamo fatto un'ossessione. Tu pensa: uno cresce con questo corpo, ci si identifica. Guarda te, sei giovane, sei forte, pieno di muscoli. Oh, ero così an- ch'io! Ogni giorno correvo dei chilometri per tenermi in forma, facevo ginnastica, avevo delle gambe dritte, ave- vo i baffi e la testa piena di capelli corvini. Ero un bel ragazzo. Uno dice « Tiziano Terzani » e pensa a quel corpo lì. (...) ULTIMI ARRIVI: • IACOBUS di Matilde Asensi • PRIMA O POI MI SPOSO? di Jane Sigaloff • L'ULTIMO AMICO di Ben Jelloun Tahar • INFANZIA NEGATA di Maggi Simona • COLORADO KID di Stephen King • SILVIA VEGETTI FINZI DIALOGA CON LE MAMME • VERSO QUALE CASA: STORIE DI RAGA7ZE MIGRANTI Sono un bambino di nove anni, appassiona- to di Topolino e cerco numeri anche vecchi, qualcuno mi può accontentare? Grazie. Rivolgersi in biblioteca.