La Voce dei Campanili: Società, Fede e Storia nella Valle d'Aosta, Aprile 1971
4-1971.pdfQuesto numero del Bollettino Parrocchiale di St Pierre (Aprile 1971) offre una panoramica articolata sulla vita religiosa, sociale ed economica della Valle d'Aosta. Gli articoli principali criticano l'individualismo, la scarsa partecipazione attiva ai riti e l'alienazione economica, esortando al potenziamento spirituale e a una ristrutturazione sociale basata sull'altruismo. Il bollettino bilancia i resoconti sulla vita parrocchiale (attività giovanili, registri di battesimi e sepolture, offerte) con approfondimenti storici e sociologici, come l'emigrazione stagionale del XIX secolo e la conservazione di un cippo confinario del 1420. Sono presenti inoltre riflessioni sulla missione in Africa, aggiornamenti dalla diocesi (decessi di Monsignor Jeantet e Don Andruet, celebrazioni sacerdotali) e sezioni dedicate a temi domestici, nutrizionali e alla pubblicità commerciale contemporanea.
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Paroisse de St Pierre BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCÈSE D'AOSTE XIIme ANNÉE - N. 4 AVRIL 1971 Dans le parc de l'ancien manoir de Gressan, le printemps est revenu! PÂQUES: chant de joie et de victoire, chant d'espérance et d'éternité! La Voce dei Campanili L'Echo de nos montagnes Tip. Valdostana - Aosta
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Concessionaria Fabris-Ford Esclusiva per la Valle d'Aosta SEDE: Saint-Vincent - Piazza Zerbion - Tel. 2619 FILIALE: Aosta - via Monte Pasubio - Tel. 40095 Nuovi modelli 1971 - FORD Vendite rateali Permute vantaggiose Grande assortimento motocicli a prezzi imbattibili PREZZI CONCORRENZIALI = VISITATECI! al SUPERMARKET Calzature 11100 AOSTA - Via Torino 12 - Tel. 40889 troverete il più vasto assortimento di calzature per UOMO, DONNA, BAMBINO Visitateci! entrata libera Sistema di vendita che non suggestiona il cliente: Self-service Servitevi da soli St-Pierre Cari amici ho appena finito il lungo giro di visita alle famiglie di St-Pierre. E' stato un impegno faticoso, ma den- so di contatti buoni e di cose pia- cevoli. Ho incontrato quasi tutte le famiglie della parrocchia, anche se non sempre, logicamente, tutti i membri di ogni famiglia. Sono stato accolto con molta cor- dialità da tutti, anche da quelle per- sone che affermano non professare la fede cristiana. Ringrazio di cuore tutti per la bontà dimostratami. Dialogando con voi, guardando- mi attorno, ho avuto buona occa- sione di farmi un'idea un po' più chiara della situazione sociale e re- ligiosa del paese. Ecco alcune prime osservazioni che mi vengono, a caldo, su due pro- blemi che ho trovato molto impor- tanti per il paese: il lavoro, l'indi- vidualismo. Ho notato, anzitutto, che il lavo- ro ha un posto molto importante nella vita degli abitanti di St-Pierre; tutti lavorano, dai giovani agli an- ziani e il tenore di vita è general- mente abbastanza buono. Il lavoro libera l'uomo dalla schia- vitù della miseria e dei bisogni, ma non c'è pericolo di diventare schiavi dello stesso lavoro? Penso sia giu- sto ricordarsi che l'uomo ha anche altre dimensioni in cui impegnarsi (o che almeno non vanno dimenti- cate): la famiglia il riposo, la salu- te, l'interiorizzazione, il bene comu- ne. C'è una crisi dell'agricoltura che è preoccupante e che pone alcune persone (soprattutto gli anziani) in un brutto disagio: si lavora molto, ma la rendita è scarsa. C'è da valo- rizzare turisticamente il paese: mi sembra tanto strano che un paese dal clima così buono e dalla natura tanto bella, non abbia un maggior gettito turistico; non sarebbe un mo- do per rilanciare i nostri villaggi, a- desso che la strada arriva dapper- tutto? Qualcosa si sta facendo, ma forse c'è ancora molto da fare. Una tendenza preoccupante e che sta dilagando anche nel nostro pae- se è l'individualismo, il disinteresse per la collaborazione e per il bene comune. E' questo uno dei rischi del benessere e uno degli aspetti più tristi del progresso. Quante volte sento dire « non si va d'accordo »; « ognuno pensa solo a se stesso »; « c'è sempre qualcuno che mette il bastone tra le ruote »; « se si vuol fare qualcosa ci si scontra sempre con gelosie ed egoismo ». E' logico che ognuno abbia le sue idee, il suo modo di vedere la vita, la sua filosofia, la sua fede, ma ciò non impedisce di collaborare, di vo- lersi bene. Ci sono tante cose an- cora da fare a St-Pierre, per le fa- miglie, per i ragazzi, i giovani, gli anziani...; eppure si vedono tante i- niziative insabbiate o mal condotte a causa di lotte, gelosie... Ma possi- bile che non ci si possa volere un po' di bene? Gesù disse: « da questo riconosceranno che sie- te miei discepoli, dal fatto che vi amate gli uni, gli altri » e amare non vuole dire solo scambiarsi facili pa- role affettuose! -1
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I nostri Defunti La morte porta sempre dolore, pianto, lutto, ma per il cristiano c'è sempre una luce, una speranza. Abbiamo visto nella Pasqua come la morte di Cristo non è mai di- sgiunta dalla sua resurrezione: per Gesù la vita è stata più forte della morte; con il battesimo siamo stati incorporati a Cristo, siamo stati fat- ti partecipi della sua vita ed anche della sua stessa sorte, « se siamo di- ventati come una medesima pianta con lui, per conformità alla sua morte, così lo saremo anche per la conformità alla sua resurrezione ». (S. Paolo ai Rom. 6,4). Essendo la Messa, il memoriale della morte e resurrezione di Cristo, è in essa che noi troviamo il mo- mento più importante del nostro in- contro con i cari defunti e il mezzo più efficace per suffragarli. A St-Pierre c'è sempre tanta fol- la ad accompagnare i defunti all'ul- tima dimora. Anche la Chiesa si riempie per la messa esequiale, ma non si può dire che la partecipazio- ne sia veramente attiva; tante vol- te si ha l'impressione di una pre- senza fredda e distaccata, di chi non aspetta che la fine di un rito sco- nosciuto. Non ci sono quasi mai partecipanti al banchetto della co- munione, eppure, essendo questo il modo più profondo di partecipazio- ne alla Messa, non sarebbe un bel- lissimo modo di essere uniti a Cri- sto e quindi ai defunti? Poi molte persone non entrano neppure in Chiesa; per alcuni sarà questione di convinzione, ma per molti, penso sia una brutta abitu- dine; comunque non è mai uno spet- tacolo edificante vedere tanta gente sul piazzale della Chiesa, in piacevole e a volte allegre discussioni, proprio mentre si celebra un sacro rito in suffragio di un defunto. Non a caso un ragazzo chiedeva alla mamma: « Quando sarò abba- stanza grande per stare anch'io sul- la piazza della Chiesa come papà? ». Teatro Giovanile I mesi di gennaio e febbraio so- no stati per noi giovani di St-Pierre un periodo particolarmente intenso, ricco di lavoro e di ansie. Partiti con l'idea di organizzare e realizzare uno spettacolo teatrale per le feste di Carnevale, ci siamo impegnati, conciliando il nostro tem- po o con il lavoro o con la scuola, per portare avanti nel migliore dei modi il nostro progetto. E' arrivata così la data tanto at- 2 - Toueno ha contribuito a rendere più vivace e più allegro lo spettacolo ed ha ottenuto calorosissimi applausi da parte dei più grandi e soprattutto dei più piccini. Anche la rappresentazione delle tesa e talvolta temuta del nostro confronto con il pubblico. Domeni- ca 21 febbraio, in una giornata di sole che sembrava benedire i nostri intenti, alle 14,30, abbiamo offerto al pubblico intervenuto numerosis- simo, attratto anche dalla novità, il nostro primo spettacolo compo- sto di cinque farse (una in italiano e quattro in dialetto) che hanno ot- tenuto un vivo consenso da parte degli spettatori. L'apparizione di ore 20 vedeva un grande concorso di pubblico composto anche da nu- merose persone già intervenute nel pomeriggio. Il consenso e la simpatia dimo- stratici ci hanno veramente lusin- gati ed hanno rappresentato per noi il più alto riconoscimento al nostro lavoro. Ci ripromettiamo quindi di ritornare molto presto sulla scena per continuare sempre meglio il no- stro programma relativo ai prossimi mesi e ristabilire in tal modo quei contatti, quegli scambi di opinioni e di idee tra i giovani e ci auguriamo anche tra i non più giovani, che da tanti anni mancavano a St-Pierre. Vogliamo infine ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato moral- mente e soprattutto materialmente a realizzare le opere di restauro del- la sala parrocchiale e tutti i lavori connessi. Un grazie e un arrivederci. G. L. F. Lettera di un giovane; di fronte al benessere Finora si è data grande importan- za al fattore economico che è pret- tamente un elemento materiale nel- la vita dell'uomo. I nostri sforzi so- no diretti ad accrescere il benessere economico, per mezzo del quale si possono sfruttare tutte le possibili- tà che la scienza e la tecnica ci of- frono. La civiltà è in continuo progres- so e l'uomo si adegua giorno per giorno a questo sviluppo, che è in- crementato però troppo intensamen- te perchè, se bene o male economi- camente si riesce a tenere il passo, moralmente e psicologicamente sia- mo completamente impreparati a questo sviluppo e progresso delle at- tività umane. Penso che lo sviluppo psicologico debba procedere parallelamente a quello economico e per promuovere questo sviluppo integrale occorre soffocare l'egoismo umano, bisogna far capire che l'uomo, preso singo- larmente è un meccanismo complica- tissimo composto di spirito e di cor- po ed è quindi tanto impossibile quanto inumano separare queste due parti. -3
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Continuando di questo passo l'uo- mo diverrà un robot perchè sarà assorbito dal meccanismo industria- le di produzione, che gli permette quell'accrescimento economico, che però un po' per volta si dimostrerà come una droga della quale non po- trà più fare a meno. L'uomo ha bisogno di potenziarsi spiritualmente. Questo lo si sente soprattutto oggi, infatti tendiamo continuamente di evadere (tipico e- sempio di evasione, che io chiamo alienazione, è il fine settimana che tutti sognano di trascorrere in cam- pagna) da questa società che cerca di inghiottirci e privarci del nostro lato umano. L'uomo ha bisogno di affetto, di comprensione, ha biso- gno di essere coccolato, ha bisogno di pace e quindi della natura che lo innalza veramente verso qualche cosa che non conosce più e che è la gioia di vivere. Il fattore economico non è quindi l'elemento principale della vita di un uomo, ma è un mez- zo per raggiungere quella completez- za, materiale e psicologica che do- vrebbe essere la nostra ragione di vita. La formazione interiore dell'u- manità deve essere fatta soprattutto a livello individuale, ognuno di noi deve fuggire l'ingranaggio economi- co, ma nello stesso tempo deve cer- care di elevarsi anche in questo cam- po compiendo un'attività che non sia per lui un peso, ma una soddi- sfazione; un'attività che gli permet- ta di esprimersi e di evolversi spi- ritualmente, e nello stesso tempo e- conomicamente. E perchè sia possibile ad ognuno 4 - di noi sviluppare la propria perso- nalità, occorre una completa ristrut- turazione sociale alla cui base deve esserci l'assoluta mancanza di egoi- smo, che purtroppo è tanto radica- to nell'uomo da potersi dire parte integrante dell'uomo stesso, dal mo- mento che nessuno di noi si sente di sacrificare il proprio benessere economico per quella parte dell'u- manità che lo deve ancora raggiun- gere. Come sarebbe bello se nel mondo ognuno avesse il proprio compito specifico e sarebbe soddisfatto di far parte di un mondo unito e pro- tratto verso il progresso tecnologi- co e civile, verso quel progresso che sviluppa l'attività umana in tutti i sensi e in tutti i campi. Esistere b- bero ancora le classi sociali, le dif- ferenze tra uomo ed uomo, ma in un clima di amicizia e altruismo do- ve l'industriale, il direttore di fab- brica, il ministro, aiuterebbero, dal punto di vista economico e senza tornaconto, a sviluppare l'intelligen- za del figlio di un operaio e di tutti. Questo naturalmente è un esem- pio limite perchè in una società ideale sarebbe la comunità a favo- rire lo sviluppo dell'intelligenza dei giovani, oggi invece succede che le intenzioni di bontà e di amicizia ri- mangono solo pure e semplici in- tenzioni perchè chi avrebbe la pos- sibilità di aiutare il prossimo tri- stemente afferma: — Prima faccio il mio interesse e se poi mi avanza tempo anche quello degli altri —. P. Lettera di Don Giovanni Christille in occasione della Giornata per la fame Che cosa gli europei possono dare all'Africa Rispondere a questa domanda mi sembra un argomento molto concre- to anche per voi che siete rimasti in patria. In sostanza mi sembra che biso- gnerebbe dare alla gente di qui la possibilità di avere più gioia: unica- mente grazie alla gioia di vivere, di crescere, di far qualcosa di valido, in fondo, si riesce a desiderare un avanzamento di qualsiasi tipo. Ma, a questo proposito, c'è da chiedersi se, al contatto con gli Eu- ropei, gli Africani hanno avuto o possono avere più gioia: qui già tut- ti cantano e danzano in continuazio- ne! Il mio alloggetto è sito lungo la strada principale: dalle sei del mattino è tutto un vociare di gente che si saluta ad alta voce, che par- la, che canta, che scoppia in sonore risate. Se poi andaste in un villag- gio, è come se arrivaste presso un nido di rondini in primavera. In- somma, una certa gioia c'è già; pro- babilmente c'è una gioia superiore, più diffusa almeno, di quella che si trova in Europa. Se è vero il proverbio, che dice: « Chi si contenta gode », « Contente- ment passe richesse », qui « godono » perchè si accontentano. Certo si ac- contentano troppo presto d quel poco che hanno. Qui per ora, con poco fate con- tenta la gente: con 100 franchi ca- merunesi, poco più di 200 lire ita- liane ,uno mangia addirittura lauta- mente, secondo la cucina africana, si capisce. Generalmente gli studen- ti si considerano molto fortunati, se ricevono dai genitori o dal tutore 1000 franchi al mese, circa 2200 li- re; ma pochi ricevono tanto. Quelli che ricevono 1000 franchi, all'inizio del mese, vanno da un bottegaio e si fanno cambiare il biglietto in tan- te monetine da 10 franchi; poi fan- no il calcolo (è presto fatto) e spen- dono ogni giorno la trentesima parte di 1000 franchi, cioè tre monetine da 10; con questi 30 franchi quotidiani mangiano al mattino, a mezzogiorno, alla sera (qualche banana, qualche frittella, un po' di pane di arachidi) e son felici, almeno relativamente felici; allora, perfino, rinunciano a mangiare quel poco per comperarsi un disco e ballare, cantare, saltare. L'altro giorno è arrivato in Vesco- vado un gruppo di ragazzetti per ve- dere il Vescovo; erano accompagna- ti da due donne; venivano da un villaggio detto Mengon. Erano par- titi all'alba ed avevano fatto a pie- di (!) circa 40 km., come da Ver- rès ad Aosta. Io ero lì, ma il Vesco- vo era assente; allora hanno deciso di aspettare. Intanto sbuca un sacer- dote nero che fa da Vicario Genera- le, e, vedendo i ragazzetti, dice: « Bi- sogna dar loro qualcosa, dopo un si- mile viaggio! Non hanno mangiato nulla ,son pieni di polvere; son pie- ni di caldo ». Entra in cucina, cerca qualcosa, traffica un momento, poi esce con un secchio pieno d'acqua e lo mette lì, davanti alla porta. I ra- gazzetti si mettono in ginocchio e vi bevono direttamente. Arriva un secondo secchio e prosciugano an- - 5
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ormai deponendo l’ostia sulla mano, i Catechisti sono incaricati dal Mis- sionario di fare attenzione perchè al- cuni comunicandi hanno la tendenza a mettere l’ostia in tasca, per por- tarla a casa e conservarla lì a lun- go, come un feticcio, un amuleto, un mezzo per preservare dalle di- sgrazie. Per dare una nuova mentalità di laboriosità, di altruismo di dedizio- ne, d’impegno, certo serve la Parola, la Parola di Dio, Parola generatrice della fede; ma questa Parola deve essere incarnata, deve essere accom- pagnata dalla testimonianza, deve es- sere una Parola credibile, una Paro- la assimilabile; altrimenti è indige- sta, cerebrale, non cambia la vita, non genera nuove creature. I neri hanno bisogno di avere sotto gli occhi dei modelli, degli esempi concreti, degli esempi di vita cri- stiana, cioè di vita dedita ai fratelli, ma proprio questo non è dato loro. A mano a mano che gli Africani ven- gono a conoscere i bianchi, i quali sono sinonimo di Cristiani, si tro- vano di fronte a modi di vita total- mente egoistica. Quindi alla domanda: « Che cosa possiamo fare per aiutare i neri ? » si deve rispondere semplicemente e coraggiosamente: « La cosa più ur- gente è che vi affrettiate a cambiare vita ». Certo, in mancanza di questo, si possono dare dei soldi; anzi, il fatto di dare dei soldi può essere talvolta percepito dagli Africani co- me un segno di altruismo, di carità, di vita nuova, di vita « sbalorditiva », ma, in ogni caso, è urgentissimo da- re testimonianza. Pensate allo scan- dalo che subiscono quotidianamente i giovani africani che vanno a stu- diare a Parigi, a Londra, a Roma, a Torino, forse ad Aosta. Quindi, se posso darvi un consiglio, vi dico semplicemente questo: « Cambiate vita » e aiuterete i neri nel modo più efficace. D’altronde, in un gruppo di giovani ventenni, ho proprio chie- sto: « Qu’est-ce que nous pouvons, nous, les blancs, faire pour vous aider, vous les noirs ? » e mi è sta- to risposto: « Simplement vous de- vez rendre meilleurs vous-mêmes ». che crescevano incolte la coprivano quasi totalmente e nessuno si cura- va di lei. Sapendo che anticamente il cimitero non era circoscritto ma sparso in quelle adiacenze, immagi- navo che essa si trovasse là, forse, a indicare la tomba di un sacerdo- te; però ne dubitavo alquanto per varie ragioni. Mi pareva che non era possibile che un parroco non fosse stato seppellito vicino alla sua Chie- sa. Il dubbio mi rimaneva e con es- so una curiosità da appagare... Soltanto molto più tardi negli an- ni, da un libro di storia della Valle, appresi che quella croce era stata posta lì come termine a segnare i li- miti delle terre della giurisdizione del feudo posseduto dai conti Sar- riod de La Tour da quelle del feu- do dei signori del Sancto Petro (1420). L’impresa per l’allargamento della strada che porta al cimitero, rimet- tendo a nuovo il muro, ha avuto la gentile e delicata idea di inserirvela come croce e non più naturalmente come termine. Noi gliene siamo grati per aver conservato quel ri- cordo che fa parte della storia del nostro St-Pierre. M. A. Dai registri parrocchiali Nuovi Membri del Popolo di Dio: tutti noi. 2) Il 14 febbraio è stato battez- zato Lumignon Loris di Ezio e di Besenval Liviana, essendo padrini Girardi Ferruccio e Giulia. 5) Il 22 febbraio sepoltura di Pe- tit Lauretta moglie di Fillietroz A- dolfo, morta all’età di 73 anni. Aveva lasciato la natia Rhèmes per motivi di salute, ma il clima migliore non avevano attenuato le sofferenze, sop- portate con vero spirito cristiano. Nella Pace del Signore: 3) Il 29 gennaio veniva sepolto l’innocente angioletto Jacquemod Malvina di Anacleto e di Champre- tavy Wanda, morta venendo alla luce. Il papà la mamma e il fratel- lino Flavio, che tanto l’aspettava, la rimpiangono sconsolati. 6) Il 25 febbraio sepoltura di Lu- boz Luigia vedova di Lanier Attilio, morta all’età di 67 anni. Circondata dall’amore dei figli aveva trascorso lunghi anni di sofferenza sopporta- ta con molto coraggio. 4) Il 14 febbraio una immensa fol- la accompagnava al cimitero la cara Oreiller Maria Angela vedova di La- le Demoz Giustino, morta all’età di 75 anni. Donna di grande fede e bontà, resterà luce ed esempio per 7) Il 12 marzo veniva sepolto Da- vid Elia di 83 anni. Nativo di In- trod tutti ricordano con quanta ge- nerosità, ha speso una vita di lavoro e di sacrifici. 8) Il 14 marzo sepoltura di Ger- Angoletto di “casa nostra„ Una croce Salendo dalla Chiesa ci troviamo di fronte al muraglione che sostie- ne la strada che porta alla scuola. Osservando vi si vede inserita nel muro una bella croce in pietra del granito del Châtelair. Prima delle migliorie fatte alla strada, la croce si trovava nella cur- netta marginale ai piedi del muro leggermente più a ponente. L’avevo osservata ogni volta che le passavo vicino. Durante l’estate le erbacce 8 ---
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bore Leontina vedova di Besenval Beniamino, morta improvvisamente all'età di 83 anni. Tutti sanno quan- te sofferenze, quante dure prove ci furono nella vita di questa buona donna. Il suo coraggio e la sua ge- nerosità restano per noi esempio di vita. Il 23 febbraio a Lezoux nell'Au- vergne (Francia) è morta alla bella età di 93 anni Lale-Murix Maria, sposa di Branche Pietro; emigrata nel 1933! OFFERTE Per la Chiesa: N. N. 4000; Oreiller Giovanni 1000; N. N. 5000; N. N. 8000; dott. Cantato- re 4000; in memoria di una def. lire 10.000; Lale Castain Vilma e Andrea in memoria della nonna 5000; N. N. 18.000; Borney Jules 1000; Jaccod Sil- vio 2500; Micotti Renato 3000; Fam. Fe- noil Arturo 3000; in memoria David Elia 10.000; in memoria Besenval Leon- tina 8000; in memoria di un def. 5000; Domaine Ernesto 10.000; Garin Luigi 2500. *** Per Bollettino: Cavassa Mario 1000; Jocallaz Maria 500; Persod Luigi 2000; Bochet Grato 2000; N. N. 2500; Lyveroulaz Roberto 5000; Arnod Eliseo 2000; Centoz Silvio 5000; Cognetn Mario 1000; Lale Lacroix Amedeo 1000; N. N. 10.000; Lale La- croix Pierre 1000; N. N. 1000; Lale La- croix Ernesto 1000; Cognetn Enrico 2500; David Ernesto 2000; Centoz Gior- gio 1500; Vitton Mea Elina 1500; Co- gheín Bruno 3000; Fam. Carrel 2500; Centoz Luigi 5000; Chabod Venance 1000; Christille Silvano 2000; N. N. 4000; Oreiller Giovanni 1000; Carrel Silvano 2000; Domaine Aldo 3000; N. N. 5000; Sorelle Lale Murix 2000; Fam. Thussidor 1000; dott. Cantatore 3000; Thomasset Eliseo 2000; Domaine Re- nato 2000. *** Per Asilo: Dott. Cantatore 3000; Fam. Abelli in memoria di Juliette 5000; i figli in me- moria di Oreiller Angelina 40.000; in memoria David Elia 20.000; in memo- ria Besenval Leontina 10.000; Ernesto Domaine 10.000. Porgo un caro saluto a tutti don Aldo 10 — Un'immagine fra le scodelle Non è poi mica un posto tanto a- datto per un'immagine la mensolina delle scodelle, che ve ne pare? e poi, che senso ha tener lì, in bella vista, un'immagine girata al contrario, dal- la parte bianca, che poi non è nem- meno bianca, ma è coperta di « ge- roglifici » ?. ... Ebbene, mentre prendevo il caf- fè con Toinette di Velazo, nella sua cucina, alzo gli occhi e.. chiudo la bocca, interrompendo per la meravi- glia perfino le nostre chiacchiere! Toinette segue il mio sguardo stu- pito, stacca l'oggetto misterioso e, commossa e contenta come non l'a- vevo vista mai, comincia a spiegar- mi che quel foglietto era il « concen- trato » di tutta un'esperienza spiri- tuale, che lei lo guardava sovente per rinnovarne il ricordo, eccetera, ec- cetera. « E se poi non ci credi, cara Finne, sappi che ci sono altri che l'im- magine la tengono anche vicino al- la foto del bisnonno, o fra le pento- le! E se poi non capisci, perchè io non ho istruzione (difetti, istruzio- ne o no: non ci capivo proprio nien- te!) va' a farti spiegare tutto da Monsieur ! ». — Si capisce che lo faccio! quan- do mai Finne non è andata a fondo alle cose... per poterle poi racconta- re a tutti? Abbiamo ben le orecchie per sentire e la lingua per parlare, no ? — Eccovi dunque il resoconto di quello che ho sentito da Monsieur sul mistero delle immagini strane e dei cosiddetti ritiri specializzati. Sic- come la so lunga, il resoconto l'ho messo sotto forma di « intervista », come si fa alla T.V. Io, Finne: Monsieur, vuol aver la bontà di spiegare come le è venuta l'idea di questa « roba » di cui mi ha parlato Toinette di Velazo ? Monsieur risponde: Osservando quanto manchiamo di coerenza, di logica, nella vita: siamo persone u- mane e spesso non ragioniamo; sia- mo cristiani e la fede dorme, come — 11
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brace sotto la cenere! Per soffiare sulla brace e riaccendere il fuoco, oc- corrono momenti di ripensamento. Vuol dire meglio di che si tratta? Si tratta di metter le persone di fronte a se stesse ed a Dio, libere dalle occupazioni, oggi così invaden- ti, libere da tutto, in perfetto racco- glimento e silenzio, come se fossero nel deserto. Ne nasce una forte esperienza di Dio che può durare per sempre... Il Sacerdote aiuta solamente ad incon- trare il Signore: ognuno pensa, scri- ve, prega da sè... Ciò avviene di soli- to per alcune ore, una volta al mese, per 5 mesi. Non si offenda, Monsieur: ma fra una volta e l'altra non vien dimenti- cato tutto? No: altri « segni » continuano a ri- chiamare la Parola che il Signore ha rivolto all'anima: un Crocifisso, una immagine per ciascun ritiro, recante gli opportuni suggerimenti giornalie- ri. Il metodo è attivo: come ho già detto, ognuno lavora da sè (o me- glio: ognuno lascia lavorare in sè lo Spirito Santo !). A chi è riservata questa esperien- za? A chi è riservato il Vangelo ? non 12 – è forse per tutti? così anche questi ritiri specializzati sono per tutti, ma realisticamente vanno adattati alle persone ed alle circostanze. Per esempio: le donne di casa pre- feriscono un orario che va dalle 9 alle 11,30, o dalle 14 alle 16,30; le ragazze fanno spesso allegramente il pranzo al sacco e vengono nei giorni festivi dove non c'è un servizio al- berghiero che le impegni, altrimenti nei feriali; ai giovani sono riservate le mattine dei giorni festivi o le sere di quelli feriali. Per gli uomini adulti l'incontro avviene attorno alla Messa festiva o alla sera. Le Mamme dei bambini della 1ª Comunione deside- rano i giorni precedenti la cerimo- nia. Quali argomenti vengono trattati? Quelli che formano la base peren- ne di ogni vita cristiana e che perciò sono sempre di grande attualità per- sonale. Ogni incontro ha una certa completezza in sè e tutti insieme danno un indirizzo soprannaturale pieno a tutta la vita. Ci si lamenta oggi che manca una « catechesi degli adulti »: qui si rivedono appunto da adulti le verità imparate al cate- chismo, da bambini ! Finne de nos (continua) Vieni nel silenzio parlerò al tuo cuore (Imitazione di Cristo) La page de l'histoire valdôtaine Emigration saisonnière en Vallée d'Aoste Le pays ne leur offrant pas des ressources suffi- santes nos ancêtres se voyaient obligés d'aller, pendant une partie de l'an- née, chercher ailleurs le pain pour eux et leurs fa- milles. Cette émigration tempo- raire augmenta sensible- ment après les guerres de la Révolution et de l'Em- pire qui avaient laissés des conditions économiques dé- plorables en Vallée d'Aos- te où la misère et les pri- vations accablaient nos pauvres populations. L'état des paroisses, dressé en 1820 sous Mgr de La Pal- me, fit, par nos curés, nous offre à ce propos un ta- bleau précieux: voilà ce que nous lisons dans Mgr Duc à propos des contrées où l'on émigrait de préfé- rence: «Les Arvelins s'expatri- aient en Piémont ou en France; les Ayassins et les Champorcherains allaient en Piémont faire les scieurs de long: les Cognezins, en automne et en hiver, é- taient distillateurs de crû en Piémont: les Fontaine- morains sortaient de leur paroisse ou du diocèse, comme maçons ou menui- siers; ceux de Gressoney allaient exercer le commer- ce en Allemagne; ceux de Pontbozet faisaient le mé- tier de charbonniers en di- verses paroisses; les gens d'Introd, celui de ramon- neurs, en Piémont; de mê- me les Valsavarains; les Thuylains, en petit nombre, émigraient en France pen- dant l'hiver; les habitants de Morgez et de Pré-Saint- Didier allaient en Piémont peigner le chanvre ou en France, ramoner ou colpor- ter des marchandises; les Rhémains étaient, en Pié- mont, merciers ambulants ou ramoneurs; les Valgri- siens émigraient en France ou en Suisse; les Val- tornains travaillaient les vi- gnes dans la Vallée ou se mettaient en service dans les châlets des montagnes; enfin les gens de Saint-Vin- cent venaient travailler les vignes à Aoste ou allaient faire les scieurs de long en Piémont ». Tels étaient les rudes métiers auxquels se condamnaient les valdô- tains émigrant de leurs pa- roisses. Généralement cette émi- gration avait lieu pendant l'hiver jusqu'aux premiers travaux du printemps; ce- pendant ne manquaient pas les pays où elle se faisait pendant la bonne saison, ainsi Lilianes, Issime, Fon- tainemore. Pour le contin- gent, quelques paroisses voyaient partir la plupart de leurs hommes, d'autres seulement un petit nombre. Mgr Duc ajoute: « En gé- néral, ils ne revenaient pas à leurs foyers imbus de principes d'indifférence re- ligieuses ou d'impiété dé- guisée: ils conservaient l'esprit de foi et leurs ha- bitudes chrétiennes. Leurs convictions profondes ne se laissaient pas entamer par les attaques d'un mon- de corrompu, et ils conti- nuaient à remplir leurs de- voirs religieux ». Cependant le curé d'Ayas, dont plusieurs paroissiens allaient travailler dans les vallées vaudoises de Pigne- rol, de Luserna, plutôt préoccupé écrivait qu'ils y puisent « quelques maxi- mes contraires à la saine doctrine en assistant par curiosité au culte vaudois. La générosité et l'honnête- té de ces protestants les portent à dire que leur re- ligion n'est pas si mauvai- se qu'on se le dit ». Mais si la plupart reve- naient à leurs foyers bien fermes dans leurs princi- pes religieux, on ne peut pas en dire autant de leur santé. Certains métiers particulièrement durs, tels que celui des scieurs de long, firent périr d'une mort prématurée beaucoup de jeunes gens épuisés par le travail et par la nourri- ture insuffisante. La duré de cette émigra- tion ne fut pas partout é- gale; dans quelques pays comme Ayas, l'émigration des sabotiers ne cessa complètement que diverses années après la dernière guerre mondiale. A. L. – 13
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D'un clocher Mgr César Jeantet, le doyen des chanoines de la Cathédrale, est dé- cédé inopinément le matin du 17 mars dernier. La sienne a été une vie bien rem- plie: professeur au séminaire et vi- caire, curé de Torgnon les années 1931-34, supérieur du Petit Séminaire l'espace de 30 ans! Humble et sans prétentions, travailleur acharné et persévérant, il a accompli sa tâche avec bien des mérites. ... à l'autre Il 24 marzo, all'età di appena 32 anni, terminava la sua vita d'immo- lazione sacerdotale - dopo lunghi anni di sofferenza serenamente ac- cettata - don Renato Andruet. Il suo apostolato è stato l'aposto- lato della sofferenza; da un o- spedale all'altro, da un lieve miglio- ramento a una nuova recrudescenza del male: tutta la sua vita di sacer- dote è stata segnata e consacrata dalla sofferenza. Ai suoi funerali nella chiesa di An- tey, partecipava una folla di fedeli e di confratelli nel sacerdozio: Mons. Lari, nella commossa omelia, traeva da tanto esempio motivi di conforto e di speranza. Porgiamo le nostre sentite condo- glianze ai fratelli, alla sorella, alla nonna, a papà e mamma. nuano i lavori di rifinitura e si prov- vede all'arredamento essenziale an- che se molte cose rimarranno da completare. Diverse comunità reli- giose della Diocesi l'aiutano - con sacrificio, ma con tanta fede e a- more - procurando alla sacre- stia i paramenti necessari : già la nuova chiesa ha ricevuto con com- mossa gratitudine i primi doni. Se altri fedeli intendono contribuire al- le urgenti necessità della nascente parrocchia, sappiano che faranno o- pera altamente opportuna e merito- ria: è un po' come l'aiuto dato alle Missioni. « Non di solo pane vive l'uomo... ». * * * Le 21 mars, les habitants de St- Vincent ont rappelé dignement les 25 ans de Messe et les 15 ans de pa- roisse de leur curé, M. l'archiprêtre Aldo Hosquet. L'initiative, secondée par le vicaire local, avait été prise et soigneusement préparée par le Conseil Pastoral: un triduum de prédications, une concélébration so- lennelle, un calice offert à l'église, une image-souvenir, des prières fer- ventes, des communions nombreu- A ses funérailles — à Aoste et à Cogne — prêtres et fidèles partici- pèrent nombreux, en reconnaissance des soins reçus de sa générosité sa- cerdotale. * * * La nuova chiesa di S. Anselmo di Aosta — che si sperava poter aprire al culto entro il corrente mese di aprile in occasione della festa patro- nale — verrà consacrata sul finire dell'estate prossima. Intanto conti- ses... Au curé, qui préside avec au- torité et compétence à la vie religieu- se de la grande paroisse de St-Vin- cent, nous présentons nos félicita- tions et nos souhaits. 14 — Don Renato nella camera dell'Ospedale di Berna. Don Andruet era na- to ad Antey il 5 marzo 1939 e venne ordinato sacerdote il 25-6-1965 — 15
Testo Originale Estratto
La pagina della donna, in casa! la costituzione, nel temperamento, nella fisionomia e nel viso. Il celebre biologo Jean Rostand li de- finisce così: « uno stesso essere stam- pato in duplice esemplare ». D'altra parte, a volte, avviene che in- vece di un solo ovulo, sono due gli ovuli che vengono simultaneamente fecondati. In quel caso, i due embrioni che si svi- luppano l'uno accanto all'altro possono essere o somiglianti o differenti come lo sono due fratelli ordinari. Si tratta al- lora di « falsi gemelli »; questi natural- mente possono essere di sesso diverso. « Difficile impresa è allevare figliuo- li: se uno consegue lo scopo, vi giunge attraverso mille pericoli e preoccupazioni; se uno è sfortuna- to, non c'è dolore al mondo che possa superare il suo ». (Democrito) NUTRITE BENE I VOSTRI FIGLI Se vostro figlio ha da 11 a 14 anni, deve consumare ogni giorno: - da 120 a 150 grammi di carne; — da 40 a 60 grammi di formaggio; - da 250 a 300 grammi di pane, pasta o ali- menti affini; — da 70 a 80 grammi di zucchero; - 20 grammi di grassi; - tre quarti di litro di latte. UN PO' DI DIETETICA Un medico inglese afferma che il mie- le fa crescere; difatti il miele contiene sali di calcio che si fissano sulle ossa e le sviluppano. Nell'età della crescita (fi- no ai 25 anni) è conveniente assorbire ogni giorno un cucchiaio di miele; meglio se spalmato sul pane col burro. I NOSTRI BIMBI: I GEMELLI I « veri » gemelli sono quelli che si ras- somigliano perfettamente « come due gocce d'acqua ». Essi nascono da un unico identico ovulo che si divide in due parti uguali. Per que- sto sono esattamente della « stessa pa- sta » come si usa dire. Sono necessariamente dello stesso sesso; sono quasi identici nel corpo, nel- UNA SMENTITA ALL'UGUAGLIANZA DEI SESSI La donna uccide meno dell'uomo; ruba e truffa meno dell'uomo; questo almeno hanno affermato, statistiche alla mano, degli eminenti esperti in un congresso internazionale che si è tenuto a Milano. Per 100 delitti commessi in Francia, 93 sono imputabili agli uomini; solo 7 alle donne. E (ancora in Francia) su 35.000 dete- nuti che passano ogni anno in prigione, le donne sono in numero di 1000-1200 appena contro gli altri 34.000 o 33.800 che sono uomini. E RIDETE UN PO' - Mamma, mi lasci andare a giocare con Gianni? - No, Pier Luigi, tu lo sai che non mi piace quel ragazzo! - E allora, Mamma, mi permetti che vada a picchiarlo? *** Una coppia di sposi va a visitare un cimitero. L'attenzione del marito è attratta dalle epigrafi sulle lapidi: « Al mio indimen- ticabile sposo », « Alla mia sposa ado- rata », « Alla mia suocera venerata ». Uscendo dal cimitero commenta: « Vedi, cara, è ancora nei cimiteri che si trovano i focolari più belli, le famiglie più unite ». Lucilla Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato). Gli articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con l'indicazione della fonte. APPUNTAMENTO A LA SOCIALE Moda Primavera 1971 CON I MODELLI: CORI CORI LADY KIT KAT FACIS FACIS XXANNI *** RICORDATE La Sociale confezioni C.so Battaglione Aosta 12 - AOSTA