Saint-Pierre e Valle d'Aosta nel 2003: Cronache, cultura e prospettive dal periodico Mélange.
mélange 2003.pdfIl documento raccoglie una vasta gamma di articoli e notizie tratti dai numeri di aprile, agosto e dicembre 2003 della pubblicazione quadrimestrale "Mélange", edita dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre in Valle d'Aosta. Copre temi locali quali eventi culturali e sportivi (Adunata Alpini, riapertura Castello Sarriod de La Tour, tornei sportivi, associazioni teatrali), storia e tradizioni dei villaggi (Alleysin, Bussan, vita rurale, patrimonio), iniziative amministrative e di sviluppo (ampliamento scuole, progetti irrigui, raccolta rifiuti, riqualificazione area sportiva, nuova segnaletica). Il periodico esplora anche questioni più ampie attraverso prospettive personali e locali, come le esperienze di migrazione e integrazione (studio all'estero, italiani in Argentina), riflessioni sulla memoria storica, l'educazione (Università della Valle d'Aosta, euritmia), la tutela del paesaggio e le sfide globali (crisi idrica, terrorismo). Include inoltre recensioni letterarie, racconti, testimonianze su guerra e violenza, fornendo un ricco spaccato della vita e degli interessi della comunità di Saint-Pierre e della Valle d'Aosta nel 2003.
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 8 n° 1 Aprile 2003 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. 1 Saint-Pierre : Alleysin - 815 m.sl.m.
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2 Editoriale Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, Daniela Bosio, Christian Chioso, Denny Cognetn, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta Alpini in Valle d'Aosta, un evento eccezionale Ho un amico che ha sempre avversato la naja, gli ufficiali, le caserme e tutto a ciò che sapeva di militare. Oggi, tuttavia, egli conserva tra i suoi ricordi più cari il cappello dalla piuma bassa da artigliere alpino. Un risvolto un po' anomalo della grande truppa alpina che a giorni invaderà la nostra regione ma è una delle tante figure che compongono que sta famiglia. Decifrare tutto sarebbe improponibile, non ci resta che rallegrarci al pensiero che tan te persone abbiano saputo trovare nello spirito di corpo, nel ricordo di un periodo lo sti molo per azioni encomiabili nella vita civile. Ho letto Il sergente nella neve e alcuni libri di Mario Rigoni Stern, Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi e le tragedie che hanno vissuto quegli uomini sono riuscite a trasmettere un fascino eroico nel sentire nominare “Brigata alpina Julia” o “4° Corpo d'Armata Alpino” ci si sente partecipi di quei momenti. Se in seguito ci si trova ventenni a vestire un cappello alpino si acquisisce uno status che ti accompagna per sempre: all'occasione ti raduna per partecipare alla ricostruzione del Friuli come a levare dal fango la Valle d'Aosta, per una semplice festa, anche per una battuta scherzosa nei confronti di chi la penna non l'ha mai portata, La Buffa. Continuando rischio di cadere nel retorico; non ci tengo vista la stima e l'affetto che nutro per questo mondo. Vorrei che l'opportunità irripetibile che ha la nostra regione fosse una splendida vetrina, vorrei che tutti ci adoperassimo per accoglierli come ospiti di riguardo, vorrei che il business che ne deriverà fosse improntato alla promozione più che allo sfruttamento episodico, vorrei che tutti ca pissimo l'eccezionalità dell'evento. Saint-Pierre cercherà di fare la sua parte: la Pro Loco ha organizzato un centro di ristoro per gli alpini e familiari 24 ore non stop, le strutture ricettive e turistiche hanno già dato la massima disponibilità, commer cianti e artigiani si sono organizzati per offrire un buon servizio di sup porto. L'Amministrazione comunale, oltre a offrire un riferimento orga nizzativo, ospiterà un gruppo di alpini proveniente dal Veneto con il qua le è previsto un momento comune con la popolazione. IMAGGIO 2003 76ª ADUNATA NAZIONALE VALLE D'AOSTA II MAGGIO 2003 2003 E non è pronto, ma, mentre andiamo in stampa gli eventi internazio nali non sono certo felici, stiamo vivendo un periodo di tensione e non poten doci estraniare né moralmente né fisicamente dal contesto generale mi auguo, tutti ci auguriamo, che l'evento possa esser vissuto serenamente nell'intenzione dei partecipanti. Marco Carlin INTERVIEW A M. DUPONT L'école vient d'être agrandie pour faire face aux besoins nés à la suite de l'ac croissement de la po pulation scolaire. Quelles interventions sont prévues dans le futur? Jeudi 5 décembre nous avons rencontré M. Dupont qui, très aimablement, a répondu à nos questions et nous a permis de réaliser cette interview Cette première in tervention a permis la création de trois salles de classe qui seront utilisées pour développer soit les activités didactiques que les activités complémentaires. Prochainement on procé dera à la construction d'un bâtiment qui permettra de créer un nombre de salles de classe suffisant à accueillir, d'ici à vingt ans, les élèves des treize communes et de Sarre. Naturellement il y aura des changements: la cui sine et la cantine seront utilisées par les enseignants d'éducation artistique, musicale et de technologie; l'au ditorium sera séparé de l'école, il n'y aura plus de com munications. Que pensez-vous des matériaux de construc tion utilisés? blème du manque de salles de classe en quelques mois. Est ce-que le "chalet" sera mis en communication avec notre bâtiment? Pas tout de suite, pour l'instant on utili sera un passage à l'ex térieur. On reliera les deux bâtiments au moment où démarreront les travaux d'agrandissement, alors, on réalisera une sorte de cou loir complètement à l'abri. L'Atelier Journal aimerait s'occuper, en pu bliant des articles, des événements concernant les communes, les paroisses, les bibliothèques, la Communauté de Montagne, le Projet Jeunes etc. Vous pensez que ce désir est-il réalisable? C'est une demande fort intéressante. Chacun de vous habite dans une commune et donc pourrait s'in téresser aux activités proposées par la bibliothèque, la paroisse etc. et les faire connaître, à travers les articles, aux lecteurs de notre Communauté que, comme vous savez, regroupe treize communes, environ 2000 habi tants. Pour l'instant nous donnons, dès maintenant, la disponibilité de la Communauté de Montagne à vous vous intéressant. Carbo Matto, Paillex Alessandro et Ceccarelli Matteo INTERVIEW AU PRÉSIDENT DE LA COMMUNAUTÉ DE MONTAGNE GRAND PARADIS Bon, comme vous avez pu constater, il s'agit d'une construction assez particulière, on a utilisé le bois, c'est une sorte de chalet dont le toit est d'ardoises; votre éco le au contraire a été construite en utilisant le béton et la pierre.Je pense que, une fois terminés les travaux, les nouvelles salles seront très semblables aux actuelles. Mais.... pourquoi on a utilisé le bois? Tout simplement pour des raisons de temps. La construction en béton aurait demandé au moins un an et demi pour le projet et plus d'un an pour le réaliser; en choisissant le bois, au contraire, on a résolu le pro vous fournissant toutes les nouvelles qui Carlin
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4 DUE EVENTI SPORTIVI DI RILIEVO A VETAN egli ultimi mesi si sono svolti a Vetan due eventi sportivi di rilievo, lanciando la nostra minuscola località turistica verso nuovi traguardi. Durante la tre giorni tra il 3 e il 7 o il 9 febbraio si è te- nuta la 5ª edizione del Campionato Italiano di Kitesnow. La neonata specialità consiste nel sciare o “sno- ware" trainati da un aquilone, il kite appunto, che grazie ad un'imbragatura è ancorato alla persona. Le ve- lizzate possono andare da un minimo di tre metri ad un massimo di 7 metri circa a seconda del vento a di- sposizione. Essendo tale sport direttamente dipen- te dal vento, coloro che ci si avvicinano sanno già che non sempre è possibile sciare. La gara, svoltasi in prossimità del campo spor- tivo di Vetan consisteva nel effettuare un percorso predi- sposto nel più breve tempo possibile cercando però di go- vernare al meglio l'aquilone a disposizione. La manifestazione contava ben 34 iscritti pro- venienti da un po' tutta Italia, più alcuni partecipanti stra- nieri francesi ed inglesi. E' da circa tre anni che tale sport inizia ad ave- re un po' di risonanza, e proprio a Vetan, l'attuale cam- pione nonché principale promotore del Kitesnow Francesco Ponti, L'artzon Associazione, ha conosciuto una buona realizzazio- VETAN NELLO SPORT La 5ª edizione del Campionato Italiano di Kitesnow 1° Trofeo Sci Club Vetan Gara di Sci-Alpinismo po non è stato magnanimo, la settimana precedente alla gara è arrivato un abbondante nevicata che ha salvato la manifestazione, ma a parte il buon vento di venerdì, nelle giornate di sabato e domenica si è fatto al quanto desiderare impedendo così lo svolgimento della mani- festazione. Il titolo è quindi rimasto vacante in attesa dell'an- no venturo, della neve ma soprattutto di tanto, tanto vento. Dopo poco meno di un mese Vetan è stata nuova- mente protagonista con il 1° Trofeo Sci Club Vetan, gara di sci alpinismo. Numerosissimi gli iscritti, circa 110, ma nonostante il bel tempo del mattino, si sono pre- sentati in circa 75. La pioggia della sera prima ed un'al- tra competizione analoga hanno probabilmente fatto desistere molti partecipanti. Il tempo era quasi perfetto, alle 8,30 ha preso il via la competizione che si sviluppava su un dislivello di cir- ca 1300 mt., andando a toccare Punta Leyser a 2771 mt. per poi scendere fino all'arrivo nei pressi del campo sportivo. La gara è stata vinta da Massimo Gerard di Cogne in 1h 27' 02" seguito da Massimo Junod e da Giacomo Berthet. Bene anche Flavio Gadin, che stremato, a poche decine di metri dall'arrivo, quando si trova- va in terza posizione, ha fatto una piccola ca- duta che gli è costata il podio relegandolo, si fa per dire, ad un quinto onorevolissimo po- sto. Archiviata la gara appena svoltasi si pensa già all'anno venturo, la competizione fissata per il 15 febbraio 2004 sarà l'atto con- clusivo del Circuito Notturno dello sci alpi- nismo Valdostano, anche se la manifesta- zione, per problemi logistici verrà disputa- ta di giorno. Claudio Obert Il villaggio di Alleysin nticamente nei villaggi, l'altra, correvano strette strade lastrica- te chiamate "Tsarrie". Forse proprio per que- sta caratteristica comune anche la strada che dal bor- go saliva in cima al paese veniva chiamata "Gran Tsarrie". Su un lato e l'altro di essa si trovavano la maggior parte dei villaggi. Anche Alleysin era uno di questi. Situato a 815 metri di altitudine era un picco- lo villaggio composto infatti di sole tre case poste una alle spalle dell'altra leggermente distanziate da un prato o un orto o una stradina. Tutti nel villaggio erano contadini, il fieno che produceva era sufficiente per il nostro bestiame La prima costruzione, salendo da Vergnod, era un edificio lungo che non ha avuto modifiche negli anni. Di fronte, dall'altra parte della strada, c'era la latteria, un piccolo edificio di notevole importanza (fondato nel 1911) a cui conferivano il loro latte tutti i soci (58) pro- venienti da tutti i villaggi dei dintorni: Champretavy, Bachod, Breyes, Bosses, La Charrère, Vergnod, Praximond, Combaz, La Rosière, La Roserettaz e Ordines. Per "aprire" la latteria tutti avevano contribuito in propor- zione ai propri capi di bestiame. Per la lavora- zione del latte ci si ser- viva della collaborazio- ne di un casaro. Essendo una latteria turnaria tutti, a turno, dovevano collaborare col casaro portando la le- gna e facendo bollire gli attrezzi usati, ecc. Ci furono parecchi casari, alcuni del luogo altri di fuori. Poco più avanti vi era la casa della famiglia Christille, la più numerosa del villaggio. Un poco alla volta tutti se ne sono andati e la casa è stata venduta o, fortunatamente, è rimasta ancora com'era cin- quanta anni fa. E' molto bella perché è una tipica casa contadina con un tetto ampio, larghi spioventi, picco- le finestre, balconi in legno, ecc. Alle sue spalle, separate solo da una stradina, vi era un complesso di case tutte strette l'una all'altra, tan- to da sembrare una sola. Alcune erano abitate tutto l'an- no e periodicamente in quanto i proprietari passa- vano parte dell'anno in alpeggio. 5 Il villaggio è a a 815 metri di altitudine Consorzio Miglioramento Fondiario Martedì 15 aprile 2003 alle ore 20.30, si è riunito, in as- semblea, il Consorzio di Miglioramento Fondiario «BRÉAN-TORRETTE» per l'illustrazione del progetto esecutivo relativo alla costruzione di ad- duzione d'acqua irrigua e servizio del compensorio sul torrente Savara e Pond Bréan, tratta «GRANDE TSERIETE» in Comune di Villeneuve. Numerosi i partecipanti alla riunione. Dopo la presentazione del progetto a tutti i consorziati si è provveduto all'approvazione e all'elezione degli organi sociali. Sono stati eletti nel Consiglio direttivo i Signori Jocallaz Pailex Raimondo, Barmaz Andrea, Fenoll Remo e Lale-Lacroix Silvio, Giuseppe e Mario oltre a tre revisori dei conti e tre componenti la Commis- sione di prima istanza. ne. Per i frequentatori di questo sport Vetan sta diventando sinoni- mo di Kitesnow, fama che arriva fino alle vi- cine città di Torino, Milano e Genova. Purtroppo il tem-
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6 Saint-Pierre Nuova Zelanda C i son così tante nazio- ni nel mon- do, che non sapevo proprio quale scegliere... diverse lin- gue, religioni, cibi, usanze, credenze raz- ze, tutte uniche. Ho poi deciso che la Nuova Zelanda sarebbe stata la mia nuova terra per sei mesi. Le ragioni erano semplicemente perché era il po- sto più lontano possibile, con una natura selvaggia e perché volevo imparare bene l'inglese. Sono qui con AFS Intercultura, un'associazione mondiale che si oc- cupa di questo tipo di scambi. Non paghiamo le fami- glie ospitanti, perciò è tutto volontariato. Ho lasciato Saint-Pierre con la mia famiglia il 3 luglio passato, per andare a Roma, dove ho incontrato gli altri 11 italiani con destinazione New Zealand. Poi finalmente, dopo un lungo viaggio e diversi fusi orari, son arrivata a Hamilton il 6 luglio 2002. La Nuova Zelanda ha la stessa superficie del Regno Unito e solamente 3,7 milioni di persone, praticamen- te nessuno! E' divisa in due isole, l'Isola del Nord, do- minata da verdi colline, clima caldo e umido e l'Isola del Sud, dominata da montagne innevate e clima quasi al- pino. Ci sono 60 milioni di pecore, quindi più pro- babilità di incontrare una pecora che una persona! La Nuova Zelanda e' stata colonizzata all'incirca 1000 anni fa dai Maori, popolazione polinesiana pro- veniente da isole nel Pacifico. Questi vivevano nelle fo- Tutti nel villaggio erano contadini anche se ge- mini "arrotondavamo" le loro entrate lavorando in dilizia o altrove. Molta parte quindi dei lavori più pe- santi venivano fatti dalle donne e dai bambini con l'aiu- to degli anziani. Il fieno che producevamo – ci hanno detto i più vecchi testimoni – era sufficiente per il nostro bestiame perché i prati, essendo ben concimati, erano fertili. Nei pressi erano alcuni alberi da frutta, perlopiù meli, non mancano mo campi o almeno il loro numero non era considera- le. In fondo ai campi o agli orti generalmente c'era lare di viti e davanti alle case non mancava quasi mai il pergolato di "prié", un'uva molto dolce e precoce. Non ave- vamo anche alcune vigne, una a Vereytaz e una più in alto, nella "Comba", dove ora è stata costruita una vasca per l'acqua. Con l'avvento dell'irriga- questa zona le vigne sono state trasformate in frutteti o abbandonate. L'irrigazione, una volta, era uno dei lavo- ri più faticosi sia per il modo d'irrigare (facendo le re l'acqua dai ruscelli con un oggetto in ferro: "tse- riette"), sia per la difficoltà di reperire l'acqua. Avevamo diritto al Ru di Bressan, generalmente di notte o di giorno e all'acqua della Meneresse. Noi bambini avevamo il compito di controllare se l'acqua era giunta in fondo ai prati. In primavera, prima d'iniziare l'irrigazione, an- davamo a fare i ruscelli per lo scorrimento dell'acqua. Noi non avevamo acqua potabile. Solo nel 1951, in cambio dei lavori per la captazione dell'acqua, ci fu con- cessa una sorgente al "Barmi", una località in alto, a La Charrère. Nel villaggio non c'erano né un mulino né un for- no e per macinare e fare il pane andavamo più spesso a Bosses poi a Charrère e infine a Praximond dove una fa- miglia Barmavverain aveva sia l'uno che l'altro. Andavamo a scuola alla Charrère, a due passi da 7 I GIOVANI E LE LORO ESPERIENZE Valentina Manella per 6 mesi in Nuova Zelanda. Sei mesi per imparare e tornare con piacere In Nuova Zelanda è molto comune viag- giare, spostarsi e anda- re a vivere oltremare. C'è una mentalità aperta sul mondo. Il 30% della popolazione neozelandese è compo- sta da asiatici. Ho molti amici giapponesi, taiwanesi, malesiani, ecc. Gran parte del cibo è di tipo asiatico, per me è tutto nuovo. Ci sono anche molte persone in- diani, somali, afghane e pakistane. E' un vero mix di culture e mi piace davvero tanto! Tutti i miei amici sono principalmente altri stu- denti stranieri. La gente di qua è tipicamente «british», anglosassone. Diciamo che sono più «timidi», chiusi, ri- soliti con gli adulti. Fare amicizia con gli ado- lescenti locali è una vera impresa. Si interes- sano a te, ma neanche più di tanto, hanno le loro vite e non gliene importa molto. Questa realtà è dovuta anche al fatto che qui negli ultimi 5 anni sono arrivati tanti, tanti studenti asiatici, pagando cifre immense alle scuole. Vivo subito a Hamilton, una cittadina di 120.000 ab- tanti situata sul fiume Waikato, nel centro dell'isola del Nord. Le case sono le tipiche casette inglesi con giardi- no e sul retro. Principalmente sono ad un piano soltanto. Sono stata i primi 4 mesi con una famiglia, in se- guito ho dovuto cambiare ed è stata dura perché ho do- vuto ricominciare tutto da capo: imparare a conoscere le persone, capire le regole, adattarmi. E' una scuola di rreste, con una cultura primitiva simile agli aborigeni australiani, o agli indiani d'America, basata sulla fami- glia, sulla musica e danza e sul rispetto e credenza del- la natura. Quando gli europei sono arrivati nel XIX secolo, ci sono state guerre fino alla firma di un trattato che det- tava la convivenza delle due diverse popolazioni. Tuttavia, i Maori hanno continuato a vivere in zone rurali, mentre nelle città gli europei hanno dato vita ad una società moderna. Durante tutto il secolo scorso len- tamente i Maori hanno iniziato a migrare nelle città, nelle zone più povere di periferia, facendo lavori ma- nuali. Oggi i Maori sono allo stesso livello dei bianchi, vivono nelle città e con le loro tradizioni sono un gran richiamo per i turisti. In questa parte dell'anno fa abbastanza caldo, sia- mo in piena primavera. le persone casa. Era stata aperta nel 1865 e si trovava al pianterre- no di una casa di proprietà di una famiglia del luogo e vi rimase fino al momento in cui fu costruita una picco- la scuola proprio ad Alleysin, poco distante dalla latte- ria. Quest'ultima fu definitivamente chiusa nel 1991. Solo in IV e in V elementare scendevamo al capoluogo e per noi era molto faticoso scendere e salire per ben quattro volte al giorno. Ad Alleysin non c'è una cappella e quindi per la Festa Patronale ci aggregavamo a Bosses. Allora si face- va gran festa: un signore di nome Arturo faceva da man- giare e tutti potevamo partecipare al pranzo del Patrono. Nel villaggio eravamo molto uniti e spesso facevamo la veglia insieme. Gli uomini avevano l'abitudine di giocare riunirsi o da noi o a Breyes o alla Roserettaz per giocare gruppo di giocato- a belote. Certe volte c'erano più di un gruppo di ba- ri. Noi bambini andavamo a giocare nei villaggi vicini ed avevamo molti amici. Un poco alla volta il villaggio si è allargato ed in- grandito con la costruzione e la ristrutturazione di al- cune case. La latteria, dopo un periodo di abbandono è stata rimessa a nuovo ed ha una sala per le riunioni ed un locale in cui è stato installato il computer che coor- dina tutto l'impianto d'irrigazione a pioggia della zona. Sulla parete di una casa, a lato di quella dei Christille, si può vedere un personaggio a grandezza d'uomo che fa un gesto di saluto tipico della Valle d'Aosta: "Poudzo". Questo personaggio è il simbolo di un villaggio che ha cercato di cambiare, che si è aperto all'esterno, che ha voluto per un poco far rivivere con una festa un popolo scomparso da tanto: i Salassi. E poi non dobbiamo dimenticare che, se vogliamo gustare un buon torrone, ad Alleysin, da Laura, lo pos- siamo trovare! Vanda Champrétavy
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vita: ho capito molte più cose a proposito di relazioni umane, della vita, di adolescenti, di persone infelici e al- tro. Adesso vivo in un'altra città chiamata Cambridge, più piccola, con 11.000 persone, a 20 min. da Hamilton. La nuova famiglia è composta da una persona sola, Valerie, una signora di 50 anni, molto gentile e com- prensiva. Andiamo molto d'accordo. Ho 3 figlie, ma tut- te sparse per il mondo. Con la lingua all'inizio è stato difficile, ma adesso non ho problemi. Sono in High school, corrispondente delle scuole superiori. Sono nel penultimo anno, tutti portano la visa (gonnellina scozzese per le ragazze con calze alle ginocchia), ma non gli ultimi 2 anni, quindi non devo indossare nulla in particolare. Nella scuola ci sono 1700 studenti (altro che il coro classico...), quindi è un po' uno shock per me. Si va a scuola dal lunedì al sa- ba- to dalle 9 alle 15,30 con un'ora per la pausa pranzo. Ognuno deve scegliere 5 materie e la scelta è immensa: matematica, fisica, biologia, scienze, economia, busi- ness, orticultura, alimentazione, moda, motori, cucina, falegnameria, scultura, arte, pittura, storia dell'arte, sto- ria, geografia, scienze sociali, turismo, giapponese, francese, inglese, spagnolo, maori, tedesco, escursionismo, musica, fotografia e tante altre... Questa è l'ultima settimana di scuola e poi 2 mesi di vacanze. Sarà strano passare Natale sulla spiag- gia con 30 gradi... La scuola è diversa, non c'è tutto lo studio che fac- ciamo in Italia. Ci sono più cose pratiche, competenze reali. Nella scuola c'è una grande biblioteca aperta tut- ti i giorni dalle 7 alle 17. Si va lì per studiare, per usare i computers, ecc. Vi sono molte squadre sportive... (sport nazionale, sono pazzi!), pallavolo, calcio, hop, pallamano, basket, nuoto, ciclismo, sci, e tante altre. Tutto è all'interno della scuola, quindi a volte invece di avere lezione, hai gli allenamenti. Ho scoperto la mia indipendenza, la mia forza, ho apprezzato maggiormente la mia nazione, la mia cul- tura, la mia famiglia e tutto quanto. Ho avuto un nuovo sguardo sul mondo, che è proprio utile quando hai vissuto tutta la tua vita nell'isola felice (nonchè la mia Valle d'Aosta). La mia cultura valdostana mi manca spesso, ma sono orgogliosa di essere qui e vorrei che fosse possi- bile per ogni adolescente, perché questa è una vera scuola di vita, dove si cresce e mille cose vengono alla luce. Ma soprattutto ho imparato ad essere tollerante, che è fondamentale nel mondo che ci si presenterà nei prossimi decenni. Porgo un saluto a tutta Saint-Pierre, sempre nel mio cuore, A presto, Valentina Il ritorno a Casa Il bilancio di questa esperienza è stato totalmente positivo, non mi pentirò mai della scelta che ho fatto. Il momento più difficile è sicuramente stato il ri- torno. Già all'arrivo a Roma ero completamente spae- sata: com'era strano sentire la radio italiana, vedere uo- mini d'affari in cappotto nero a bere il caffè mattutino leggendo il giornale! Fortunatamente ho vissuto una fase di passaggio per alcuni giorni a Milano da amici di famiglia. Lì, le mie più grandi gioie sono state man- giare la mozzarella, la pastasciuita, la focaccia, il pane fresco e bere l'acqua frizzante, di cui ricordavo lonta- namente i sapori. Rifornando alla vita di sempre mi sono accorta di quanto gli italiani urlino, del fatto che i pasti sono un momento importante di ritrovo e conversazione, di quanto la scuola sia una priorità per i giovani italiani. In famiglia è andata benissimo, anche se riadat- tarmi a condividere una stanza con mia sorella è stata un po' dura. Poi l'arrivo di Francisca, una ragazza cile- na che ho ospitato per 6 mesi a casa nostra con Intercultura, ha cambiato comunque la composizione della famiglia, alcune abitudini, perciò i cambiamenti ci sono stati ad ogni modo. A scuola è stata un po' traumatico, mi sentivo mol- to estranea. Ciò è dovuto principalmente al fatto che ho riflettuto molto sul sistema scolastico italiano, così di- verso da quello neozelandese e di altri paesi del Mondo. In Italia, infatti, tutto è finalizzato al voto, alle cono- scenze e si perdono di vista molti altri aspetti, a mio av- viso importanti comunque, come attività extra-scola- stiche, competenze individuali, culturali, attività prati- che all'esterno. Con le persone in generale è stata un po' dura so- prattutto per il fatto che tutti si rivolgevano a me come quando mi avevano lasciata, il che è istintivo, ma il pro- blema è che erano passati sei mesi, durante i quali sono di certo cambiata e ho fatto esperienze importanti. Prima di arrivare avevo molte speranze, voglia di cam- biare situazioni ormai logorate, relazioni, comporta- menti, ma poi l'impatto con gli altri rende difficile l'ap- plicazione di tutto ciò; ho avuto dunque prove sul fatto che l'uomo è ciò che gli altri lo rendono, poiché l'uomo è uomo socievole inserito in un ambiente, non isolato dalla società umana. Valentina Manella Immigrazione emigrazione, una storia... Argentina STORIE DEL NOSTRO PAESE Anna Maria Ferrante ha gli occhi tristi di chi ha la no- stalgia nel cuore. Appena incomin- cia a parlare ciò che colpisce di più in lei è un'italiana d'Argen- tina. Come Anna e la sua famiglia, anche molti altri "italiani d'Argentina" sono ritornati in Italia ed alcu- ni ora risiedono a Saint-Pierre ed a Villeneuve. circa otto famiglie, alcune delle quali imparentate tra loro. Nessun gruppo familiare è originario della Valle d'Aosta ma sono giunti nella nostra Regione, tramite conoscenti ed amici, italiani ed argentini. La prima ondata migratoria risale al 1989, perio- do della super inflazione del pesos (1000%); nel 1991 alcuni argentini sono rientrati nel loro paese in quan- to la situazione stava migliorando, grazie al riallinea- mento monetario (1 pesos- 1 dollaro). Ma nel 1998 la crisi economica è in continua ascesa, fino a giungere alla situazione drammatica di questo ultimo periodo. Racconta Anna: Il primo punto di riferimento per gli immigrati argentini, appena giunti nella nostra zona, è rappresentato dalla signora Nora Rodriguez, persona semplice e buona, "mamma" degli argentini di Saint-Pierre. La signo- ra Nora abita a Praximond, è sempre disponibile verso i suoi connazionali, ad ascol- tarli, ad aiutarli a tro- vare casa, lavoro. Già, il lavoro. Gli argentini giunti a Saint-Pierre provengono tutti dalla classe media, il loro studio va dal diploma di scuola media supe- riore, alla laurea. Sono ingegneri, insegnanti, giornali- sti... Ma in Italia non è così semplice trovare un lavo- ro adeguato al titolo di studio, soprattutto quando si è aniani e baby sitter; c'è anche una mediatrice culturale delle donne latino-americane, di cui sia fondatrice, ha ideato un progetto indirizza- piccolo, con 11.000 persone, a 20 min. da Hamilton. Valerie, una signora di 50 anni, molto gentile e com- prensiva. Andiamo molto d'accordo. Ho 3 figlie, ma tut- te sparse per il mondo. Con la lingua all'inizio è stato difficile, ma adesso non ho problemi. Sono in High school, corrispondente delle scuole superiori. Sono nel penultimo anno, tutti portano la visa (gonnellina scozzese per le ragazze con calze alle ginocchia), ma non gli ultimi 2 anni, quindi non devo indossare nulla in particolare. Nella scuola ci sono 1700 studenti (altro che il coro classico...), quindi è un po' uno shock per me. Si va a scuola dal lunedì al sa- ba- to dalle 9 alle 15,30 con un'ora per la pausa pranzo. Ognuno deve scegliere 5 materie e la scelta è immensa: matematica, fisica, biologia, scienze, economia, busi- ness, orticultura, alimentazione, moda, motori, cucina, falegnameria, scultura, arte, pittura, storia dell'arte, sto- ria, geografia, scienze sociali, turismo, giapponese, francese, inglese, spagnolo, maori, tedesco, escursionismo, musica, fotografia e tante altre... Questa è l'ultima settimana di scuola e poi 2 mesi di vacanze. Sarà strano passare Natale sulla spiag- gia con 30 gradi... La scuola è diversa, non c'è tutto lo studio che fac- ciamo in Italia. Ci sono più cose pratiche, competenze reali. Nella scuola c'è una grande biblioteca aperta tut- ti i giorni dalle 7 alle 17. Si va lì per studiare, per usare i computers, ecc. Vi sono molte squadre sportive... (sport nazionale, sono pazzi!), pallavolo, calcio, hop, pallamano, basket, nuoto, ciclismo, sci, e tante altre. Tutto è all'interno della scuola, quindi a volte invece di avere lezione, hai gli allenamenti. Poi c'è una struttu- ra per la musica e l'arte, la banda, l'orchestra della scuo- la, il coro jazz, il gruppo di teatro, e altre cose. Praticamente gli studenti hanno tutto a scuola. Io faccio parte della squadra di pallavolo e mi piace un sacco! In conclusione posso dire che sono super felice della mia esperienza, anche se ci sono stati momenti dif- ficili, e anche se essere «da sola» in un'altra nazione è una dura prova. Ho scoperto la mia indipendenza, la mia forza, ho apprezzato maggiormente la mia nazione, la mia cul- tura, la mia famiglia e tutto quanto. Ho avuto un nuovo sguardo sul mondo, che è proprio utile quando hai vissuto tutta la tua vita nell'isola felice (nonchè la mia Valle d'Aosta). La mia cultura valdostana mi manca spesso, ma sono orgogliosa di essere qui e vorrei che fosse possi- bile per ogni adolescente, perché questa è una vera scuola di vita, dove si cresce e mille cose vengono alla luce. Ma soprattutto ho imparato ad essere tollerante, che è fondamentale nel mondo che ci si presenterà nei prossimi decenni. Porgo un saluto a tutta Saint-Pierre, sempre nel mio cuore, A presto, Valentina Immigrazione emigrazione, una storia... Argentina Saint-Pierre. La signo- ra Nora abita a Praximond, è sempre disponibile verso i suoi connazionali, ad ascol- tarli, ad aiutarli a tro- vare casa, lavoro. Già, il lavoro. Gli argentini giunti a Saint-Pierre provengono tutti dalla classe media, il loro studio va dal diploma di scuola media supe- riore, alla laurea. Sono ingegneri, insegnanti, giornali- sti... Ma in Italia non è così semplice trovare un lavo- ro adeguato al titolo di studio, soprattutto quando si è ancora. Ora essi sono operai, manovali, falegnami, assi- stenti edili e baby sitter; c'è anche una mediatrice culturale delle donne latino-americane. In Valle d'Aosta, con sacrificio, hanno trovato la sicurezza economica e condizioni migliori. Nel loro piccolo progetto è previsto il ritor- no definitivo in Argentina, ora queste famiglie vivono nel nostro paese, i bambini hanno un'educazione ita- liana e, probabilmente, anche un futuro italiano. Rimane comunque forte, la nostalgia verso l'Argentina. Dice Anna: Ognuno di noi prova nostalgia verso il paese d'origine. C'è chi ha lasciato i parenti, chi gli ami- ci, chi una parte di se stesso. Certo si mantengono i con- tatti con coloro che sono rimasti in Argentina ma mol- te volte riusciamo ad andare a trovarli. Qui, a Saint- Pierre, cerchiamo di mantenere viva ed unita la nostra piccola comunità, riunendoci in occasione delle festività e dei compleanni. Ci incontriamo a casa di qualcuno per bere il mate (la nostra bevanda naziona- le), oppure, specialmente in estate, facciamo delle gri- gliate di carne all'aperto (l'asado). Abbiamo preso l'abitudine anche di incontrarci per organizzare combattutissime partite di calcio, a cui par- tecipano adulti e bambini. Per i bambini queste sono oc- casioni importanti, in cui possono continuare a parla- re lo spagnolo e ad avere contatti con la loro cultura d'o- rigine, anche fuori dal contesto familiare. Essi sono i pri- mi ad integrarsi, ad imparare l'italiano. In questo ven- gono aiutati soprattutto dalla scuola. Ma i ragazzi sono sempre più a perdere le radici. Ecco perché l'associa- zione culturale delle donne latino-americane, di cui sono socia fondatrice, ha ideato un progetto indirizza- to a non far dimenticare le proprie origini e tradizioni.
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10 IN BIBLIOTECA TROVI SPOSTAMENTI E MIGRAZIONI NEL BACINO MEDITERRANEO DI QUA E DI LÀ DALL'OCEANO QUANDO GLI ALBANESI ERAVAMO NOI L'ODORE DEL MONDO: La storia di una ragazza indiana che dal suo paese è costretta a vivere a Parigi, una città in cui la mescolanza di razze e culture ridesta antichi conflitti, ma genera anche nuove e inaspettate fratellanze. NON CAPISCO GLI IRLANDESI: L'autore non parla solo dei cino-americani cui appartiene, ma anche della co- munità ebraica, africana, irlandese e così via. Con una scrittura travolgente, narra di vicende di immigrazione, assimilazione e le comunità etniche dei nostri giorni, ma con uno sguardo diverso. DALLA VIGNA AL CUORE DEL MONDO: La storia di Alessio Maffiodo, testimone di un segno dei tempi: l'incontro tra culture diverse, quella contadina e quella extracomunitaria. L'ISOLA DELLA QUARANTINA: le avventure di un manovale friulano nei primi decenni delle grandi emigra- zioni. to ai bambini, figli di immigrati latino-ame- ricani o nati da matrimoni misti. Questo progetto ha come scopo quello di insegnare alle nuove generazioni, la lin- gua spagnola e il portoghese, oltre che la sto- ria e la cultura dei nostri paesi d'origine. Speriamo che quanto progettato possa esse- re messo in atto al più presto. Anna racconta tutto ciò sorridendo, a volte emozionandosi un po', ma sempre con semplicità ed umiltà. Questa donna sta facendo molto per gli immigrati di origine latino-americana, attraverso il lavoro di mediatrice intercul- turale, a cui si dedica con passione e pro- fessionalità. Grazie Anna Maria di averci fatto co- noscere un volto di Saint-Pierre che forse non tutti conoscono. Daniela Bosio 11 Siamo vicini a Cortenova LA NOSTRA SOLIDARIETA buon'ora, il giorno 15 D gennaio 2003, una vettura ed un ducato bus, gentilmente mes- so a disposizione dalla Comunità Montana Grand Paradis, sono partiti da Saint-Pierre diretti a CORTENOVA, in provincia di Lecco, per portare il contri- buto del nostro paese ad un Comune colpito da disse- sto idro-geologico in seguito alle piogge torrenziali di fine novembre 2002. Cortenova, un laborioso paese di circa 2.000 abi- tanti a 800 m s.l.m. in Valsassina è composto da due fra- zioni in envers e una in adret. Nella zona interessata dal- la frana sono state distrutte 17 case e 95 persone han- no perso il posto di lavoro. In tempi brevi le autorità competenti prevedono di emettere l'ordine di abbatti- mento per altre 20 case, alcune ancora in costruzione, perché, sebbene intatte, si trovano in zona di pericolo: la frana impercettibil- mente continua a muo- versi. La vista dei massi e la forza devastante della natura hanno ri- portato alla mente i tragici eventi dell'otto- bre 2000 in Valle d'Aosta. Sono stati conse- gnati al Vicesindaco di Cortenova 3.000 € rac- colti con il contributo della popolazione, del Parroco, del Proloco, Spazioclub e Alpini del gruppo ANA di Saint-Pierre e capi di vestiario, ben stipati in scuola elementare di Saint-Pierre e tutti i bambini del- num cinquanta scatoloni, e distribuiti infine ai bambini del- della Valle d'Aosta e dolci gentilmente offerti dai pasticcieri De Santis, Sartori di Aosta e Alessandro Carlin, agostino Ghini di Saint-Pierre. A tutti coloro che hanno collaborato, lavorato e so- stenuto l'iniziativa un sentito ringraziamento dal ca- po gruppo ANA di Saint-Pierre. (M. N.) Saint-Pierre. Questa immagine antecedente al 1935 ritrae un assembramento di persone sul piazzale dell'allora scuola elementare. Si scorgono, sul terreno a lato, i resti del cimitero di Saint-Pierre prima della costruzione del- l'attuale che risale ai primi del '900. Questa foto, gentilmente concessa da Luigi Lagnier, è l'inizio di una raccolta di documenti che serviranno a costruire una "Memoria storica" della nostra comunità. Fotografie, documenti, racconti e memorie saranno raccolte dalla nostra Biblioteca, "registrate" e restituite. Raccolto il materiale necessario un gruppo di persone provvederà a ren- derlo omogeneo e leggibile perché possa testimoniare il passato per coloro che non l'hanno vissuto e un po' di sto- Per tutti gli amici della Valle d'Aosta TUTTI I BAMBINI, LA MAESTRA E IL CONSIGLIO AMMINISTRATIVO VI RINGRAZIANO DI VERO CUORE PER L'AFFETTO E LA DIMOSTRATA. CON INFINITA AMICIZIA...... GRAZIE!!!!!!
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12 LA PAGINA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE A fini di in- crementare il grado di differenzia- zione della raccolta ri- fiuti sul territorio, in osservanza agli indirizzi contenuti nel decreto legi- slativo 22/1997, l'Amministrazione Comunale di Saint-Pierre ha, negli ultimi anni e dallo scorso particolare, apportato alcuni significativi interventi di potenziamento dei servizi: 1 Attivazione della raccolta a domicilio dei rifiuti getali che comprenderà, nel 2003, 25 passaggi 15 aprile al 30 ottobre, con frequenza settimanale. Il numero di famiglie che, al momento, usufruisce del servizio ammonta a 175. Coloro i quali volessero accedervi, possono rivolgersi all'Uffi- Tributi del Comune, dove verranno informati modalità e tempi di attivazione. Cogliamo l'oc- sione per ricordare che negli appositi cassonetti sono conferibili solamente i seguenti rifiuti: dui erbosi derivanti dalla tosatura delle aree di, scarti di potatura di piccola pezzatura, op- tunatamente sminuzzati, provenienti da orti e dini, frutti, ortaggi, fiori e foglie. Naturalmente, si raccomanda la massima cu- non inserirvi materiali terrosi, plastici o altro 2 Raccolta a domicilio del vetro a favore di eser- commerciali nel campo caffetteria e ristorazi- con cadenza settimanale. 3 Raccolta a domicilio della plastica e del carton- imballaggi a favore delle ditte commerciali sede nella zona bassa, con cadenza settimana- 4 Inoltre, per un migliore impatto ambientale paese, sono state costruite isole ecologiche ne- centri raccolta più importanti di via Libertà, pr- so il piazzale del mercato e di fronte al nego- d'abbigliamento stock house "Da Mario". Si tr- specificatamente, di palizzate di legno aventi scopo di occultare il più possibile le zone adib- raccolta rifiuti, a tutto vantaggio del decoro paese. Le prime tre iniziative descritte hanno lo scopo incrementare il grado di differenziazione della rac- ta. I vantaggi che ne derivano sono un risparmio d- LA RACCOLTA DIFFERENZIATA La raccolta differenziata tra le scommesse del Comune di Saint-Pierre nergia, un minor sfrut- tamento delle risorse naturali, la diminuzio- ne della massa di rifiu- ti da smaltire nelle di- scariche e, infine, un contenimento dei costi a carico dei cittadini. Se, infat- ti, parteciperemo attivamente differenziando i nostri ri- fiuti, venendo così incontro allo sforzo compiuto dall'Amministrazione per potenziare il servizio, cen- treremo l'importante obiettivo di superare la percen- tuale minima stabilita dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta, che per il 2003 è del 25%. Il risultato permet- terà di abbassare i costi di smaltimento (30,99 €/t. an- ziché 51,65 €/t. Stimata la quantità di rifiuti smaltiti pari a 1000 tonnellate, il costo del compattatore am- monterebbe a 30,99 € X 1000 t. = 30.990,00 €) con un risparmio, per l'anno in corso, di circa 20.000,00 €. Numeri che giustificano pienamente la convenienza, da parte degli abitanti di Saint-Pierre, a differenziare sem- pre di più l'immondizia. Un bel passo avanti, quindi, compiuto grazie alla sensibilità dei sempiolensi e soste- nuto dall'impegno economico-informativo del l'Amministrazione comunale. Ma anche una scelta ob- bligata, considerando il fatto che, a partire dal 1/1/08, come stabilisce il "Decreto Ronchi", la "tassa" per la rac- colta dei rifiuti sarà convertita in "tariffa" a totale cari- co degli utenti (ricordiamo che attualmente la percen- tuale a carico degli utenti è del 75%). Finora i dati han- no supportato tale crescita: nel '99, infatti, la percen- tuale ora al 25% fu del 14,80%, nel 2000 del 16,88%, nel 2001 del 19,40%. L'anno scorso, infine, senza contare il mese di dicembre, raggiunse il 24,65%. Quest'anno, come detto, grazie ad un'intensificazione dei servizi ag- giuntivi sopra elencati (rifiuti vegetali, vetro esercizi commerciali), si può ipotizzare il superamento del 25%. In questo modo, complessivamente, il Comune di Saint- Pierre spenderà nel 2003 149.436,11 € per il servizio di smaltimento rifiuti solidi urbani ed assimilati. Di que- sti, 86.125,34 € saranno pagati alla ditta Aiméri S.p.A. per l'appalto del servizio raccolta e trasporto. La Comunità Montana Grand Paradis, invece, incasserà 11501,76 € per il lavaggio dei cassonetti. Somma simi- le le coprirà il tributo speciale a beneficio della RAVA, in base all'articolo 3 della legge 549/1995, che stabilisce un'imposta di 10,33 € per ogni tonnellata di rifiuti con- ferita. Se ipotizziamo, per il 2003, una quantità di rifiu- ti pari a 1000 tonnellate, dovremo versare in Regione 10.330,00 €. Come annunciato, lo smaltimento (com- pattatore) inciderà, grazie alla soglia raggiunta del 25%, per soli 30.990,00 € invece di 51.650,00 (qualora la per- centuale di raccolta differenziata non avesse superato il 25%). All'impresa Charbonnier andranno poi versati 8265,00 € per la gestione della discarica di Brevan. Infine, 2.224,01 € serviranno a coprire alcuni servizi supplementari (acquisto di sacchi neri, trasporto e smaltimento dei frigoriferi, smontaggio e smaltimento dei cerchioni e dei pneumatici, ecc.). Si ricorda ai cittadini che: • sul territorio sono dislocati appositi contenitori per la carta, il vetro, la plastica, le pile esaurite, i far- maci scaduti • i cartoni vanno piegati ed infilati ordinatamente tra i cassonetti senza spostarli, preferibilmente nei giorni precedenti la raccolta delle immondizie (le opere di martedì e venerdì) i rifiuti umidi vanno esclusivamente in sacchetti di plastica chiusi, evitando di lasciare il coperchio del cassonetto aperto i rifiuti ingombranti vanno trasportati presso la discarica Comunale in località Brevan, rispettran- do il seguente orario d'apertura: 8/12 lunedì venerdì sabato 14/1 lunedì venerdì giovedì Rispettando queste poche regole, raggiungeremo sicuramente l'obiettivo finale stabilito dal "Decreto Ronchi", quella famigerata percentuale del 35% di rac- colta differenziata che ridurrà ulteriormente a vantag- gio degli utenti il costo della tariffa del compattatore. Denny Cognein ArgheTeatro: non solo teatro Avrà sede nel borgo di Saint-Pierre la neonata associazione culturale ArgheTeatro C'è un posto nel cuore di Saint-Pierre, al piano terreno di Rue de la Tour, 10, che assomiglia ad una for- cina. E' la sede di ArgheTeatro (Arghe vuol dire "qualcosa" nel patois di Saint-Vincent), neonata associa- zione culturale fondata da Roberta Balbis, Barbara Caviglia, Cristina Chiantaretto, Tiziana Gagliardi e Nadia Savoiní. Sull'incudine si trovano materiali diversi per forgiare e dar forma all'esigenza di comunicare, di rac- contare e di raccontarsi: il teatro in primo luogo, ma anche il movimento, la danza, la parola scritta. Gli utensili sono differenti per foggia e colore e possono combinarsi tra loro senza limite: non c'è che l'imbar- razzo della scelta. E allora basta avere voglia di mettersi in gioco. Nei prossimi mesi ArgheTeatro proporrà agli adulti un laboratorio di lettura ad alta voce, racconto orale e scrittura scenica tenuto da Daria Deflorian, attrice romana e autrice di spettacoli teatrali, uno stage di dizione curato da Barbara Caviglia e uno stage di tango argentino tenuto dal ballerino e attore Dario Moffa. Sarà invece rivolto ai bambini il laboratorio "Immagini...amo!" di Cristina Chiantaretto: partendo da una serie di immagini, appunto, si lavorerà sulla capacità dei più piccoli di inventare e reinventare, senza contare di vedere oltre, di vedere altro. (Per infor- mazioni riguardo ai laboratori, telefonare ai numeri 348/1306203 - 347/0865281). ArgheTeatro nasce, nel cuore, alla fine dello scorso anno e si presenta al pubblico nella primavera del 2003 con lo spettacolo "Dopo le favole". Scritto da Roberta e Tiziana e interpretato da Cristina, Nadia, Roberta e Barbara Caviglia. In "Dopo le favole" è una sorta di manifesto nel quale la compagnia afferma la sua esi- genza di fare proprio il mezzo teatrale intendendolo innanzitutto come gioco. Un gioco pericoloso nel qua- le ArgheTeatro si propone di cimentarsi fino in fondo aprendosi a contaminazioni provenienti da prospet- tive diverse e offrendosi allo sguardo di chiunque: pubblico e semplici curiosi. Per ArgheTeatro Tiziana Gagliardi
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14 NOTIZIE LIBRI ATTIVITÀ FURTO IN BIBLIOTECA Con una spedizione notturna sono stati rubati in biblioteca un videoregistratore, la dotazione di Cd mu- sicali e danneggiato il computer. Io immagino di sapere chi siano i colpevoli e que- sto ha rappresentato per me, oltre al danno mate- riale, Una sconfitta sul piano professionale perché ho mancato al mio dovere, avrei dovuto essere più attenta, e una sconfitta sul piano personale perché credo in questi anni, di aver fatto della biblioteca un luogo da amare, in modo particolare dai giovani e dai bam- bini; per loro ho riservato sempre un'attenzione par- ticolare: li ho seguiti nei compiti, ho parlato con loro e soprattutto li ho ascoltati. Sono anche molto addolorata per gli autori di questo furto perché hanno imboccato una strada perico- losa e così non posso esimermi dal ricordare a noi adulti le responsabilità che sono anche quelle di considerare il bene pubblico, giardini, edifici, piazze, come patri- NOVITÀ TI PRENDO E TI PORTO VIA di N. Ammanniti. Pietro e Gloria sono due ragazzi di Ischiano Scalo. Lei vive in collina. Lui in uno scalcinato casolare. Lei è bella e si- mido e sognatore. Un'amicizia, un sentimento strano che all'amore li attrae e attira su di loro anche l'attenzione del cattivo della zona. IL GIRO DI BOA di A. Camilleri. In questa nuova avventura l'ossessione di Montalbano ha gli occhi sup- plicevoli e spauriti di un bambino di sei anni, un piccolo ex- traunitario, sbarcato da una delle tante carrette del mare che quoti- dianamente traghettano sulle spiagge italiane il loro carico ca- rati. ORIZZONTE di W. Smith La vita della famiglia Courteney scorre tranquilla nella tenuta vicino a Capo di Buona Speranza ma una forza sconosciuta li attira verso il cuo- re dell'Africa nera. Il primo a rispondere a questo richiamo sarà Jim per inseguire un sogno di avventura. La pagina della Biblioteca nio da rispettare e di vigilare sempre su tutto ciò che ci circonda: dove passano il loro tempo i nostri giovani? Con chi? Cosa portano nei loro zaini? Coloro che leggeranno queste righe ne parlino a casa, confrontino le idee: è grave tutto ciò? Quale la mo- tivazione di tale gesto? E soprattutto, è giusto far finta di niente? ATTIVITA' IN BIBLIOTECA Prosegue il laboratorio teatrale che terminerà con la produzione di un cortometraggio che verrà rappre- sentato nel mese di giugno. I percorsi di lettura hanno visto impegnate le pri- me classi della scuola elementare, con la classe II è sta- to anche realizzato un libro sul tema del bosco e con la I e la scuola materna un libro cartonato sui diversi co- lori. La bibliotecaria Stage per clown Sabato 12 e domenica 13 aprile 2003 si è svolto a Saint-Pierre, presso la palestra dell'ex scuola elementare, uno Stage per clown in ospedale organizzato dal Gruppo Teosofico Valdostano. Grande successo di iscrizioni (ben 64) anche se solo 27 hanno po- tuto effettuare questo primo cor- so (per gli altri si dovrà aspetta- re quest'autunno). Molto inte- resse ed entusiasmo hanno ac- compagnato per due giorni que- ste persone che si sono prestate ad entrare per primi, qui in Valle d'Aosta, in questo mondo fortu- natamente sempre più conosciu- to e diffuso. L'aiuto che questi clown possono dare con il loro intervento presso gli ospedali pe- diatrici è riconosciuto a livello in- ternazionale. A tutti loro un gra- zie per essersi messi in gioco ed arrivederci a quest'autunno per il secondo livello del corso. Questi bambini partecipavano ad un corso di pittura organizzato dalla biblioteca e oggi festeggiano la maggiore età... AUGURI!!!!!!!!!!! 2003: Anno Internazionale dell'Acqua 15 riconoscendo la fondamentale importanza delle ri- sorse idriche per il futuro del pianeta, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2003 Anno Internazionale dell'Acqua. per lavare, bere, pulire e cucinare nell'arco di un'intera giornata. Un miliardo e cento milioni di persone, più o meno un sesto della popolazione mondiale, non hanno accesso ad acqua sicura e 2 miliardi e 400 milioni, ossia il 40 per cento della popolazione del pianeta, non dispongono di impianti igienici adeguati. Ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata, da impianti sanitari e da li- velli di igiene inadeguati - come se 20 jumbo jet si schiantassero ogni giorno. Si stima che acqua non potabile e impianti igienici ina- deguati siano all'origine dell'80 per cento di tutte le ma- lattie presenti nel mondo in via di sviluppo. Donne e bambine tendono a soffrire maggiormente a causa della mancanza di impianti igienici. Lo sciacquone della toilette in un paese occidentale im- piega una quantità d'acqua equivalente a quella che, nel mondo in via di sviluppo, una persona media impiega per bere, pulire e cucinare nell'arco di un'intera giornata. Nel corso del secolo scorso l'uso dell'acqua è aumenta- to del doppio rispetto al tasso di crescita della popola- zione. Il Medio Oriente, il Nord Africa e l'Asia meridio- nale soffrono di carenze idriche croniche. Nei Paesi in via di sviluppo fino al 90 per cento delle ac- que che reflue viene scaricato senza subire alcun genere di trattamento. Il pompaggio intensivo delle acque freatiche per rica- vare acqua da bere e per l'irrigazione ha fatto sì che in numerose regioni i livelli dell'acqua siano diminuiti di decine di metri, costringendo le persone a bere acqua di qualità scadente. Nei Paesi in via di sviluppo le perdite di acqua causate da dispersioni, allacci illegali e sprechi ammontano a circa il 50 per cento dell'acqua da bere e al 60 per cento dell'acqua irrigua. Nel corso degli anni '90 le inondazioni hanno interes- sato più del 75 per cento di tutte le persone colpite da disastri naturali, causando più del 33 per cento del to- tale dei costi stimati per i disastri naturali.
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Università della Valle d'Aosta
Université de la Vallée d'Aoste
INAUGURATO
L'ANNO
ACCADEMICO
2003/2003
enerdì 14 febbraio si è svolta al Théâtre de
la Ville l'inaugurazione dell'Anno Accade-
mico 2002/2003 dell'Università della Valle
d'Aosta. Erano presenti per l'occasione tut-
te le cariche politiche, militari e religiose regionali,
nonché i rettori delle università di Lecce e Liegi con
cui l'ateneo valdostano è legato ed infine il Magnifico
rettore Emanuele Maria Carluccio, tutti i docenti, i
tecnici e l'apparato amministrativo dell'UNIVDA.
Dai vari interventi del rettore, del Sindaco Grimod,
dell'Assessore Pastoret, in veste di Presidente del
Consiglio dell'Università e del Presidente della Giunta,
nonché docente di diritto pubblico e legislazione scola-
stica, Roberto Louvin; è emersa l'intenzione di allarga-
re gli orizzonti futuri di questo neonato ateneo che oggi
come oggi offre corsi di laurea in scienze della forma-
zione primaria, pedagogia dell'infanzia, psicologia del-
le relazioni d'aiuto, economia e gestione aziendale e
SSIS ("Scuola di specializzazione per gli insegnanti del-
la scuola secondaria").
Altro progetto futuro è l'ampliamento della sede,
situata in Strada dei Cappuccini, di fianco al Liceo
Classico, e la creazione di una specie di "campus" per gli
studenti provenienti da fuori Aosta e da fuori Valle.
Durante l'Anno Accademico l'università offre ai
suoi studenti la possibilità di seguire stages all'estero
(principalmente a Liegi, in Belgio) e numerosi conve-
gni e conferenze di arricchimento formativo e cultu-
rale.
Sono previste per i corsi di psicologia delle rela-
zioni d'aiuto, scienze della formazione e pedagogia del-
l'infanzia ore di tirocinio per rendere possibile ai futu-
ri psicologi, insegnanti ed educatori un primo approc-
cio verso quello che sarà il loro futuro lavorativo, favo-
rendo così una fusione fra teoria e pratica.
Il fatto di essere una piccola università, con anco-
ra pochi iscritti, permette una particolare e positiva
relazione studente/docente, agevolando così un mi-
glior tipo di apprendimento ed un utile scambio di
opini.ioni.
Daniela Belley
Per informazione in merito
consultare:
• www.univda.it
• info@univda.it
Testo Originale Estratto
Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 8 n° 2 Agosto 2003 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. 2 Saint-Pierre: Castello Sarriod de La Tour
Testo Originale Estratto
2 Editoriale Un modo diverso di conoscere la montagna Alpeggi, turismo, emozioni Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champréťavy, Denise Chappuis, Daniela Bosio, Christian Chioso, Denny Cognetin, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta AVVISI Domenica 28 settembre 2003 l'Amministrazione comunale di Saint-Pierre organizzerà una gior- nata ecologica, "Pulisci il mondo", in concomitanza con l'analoga ini- ziativa nazionale. È altresì gradita la partecipazione dei cittadini non appartenenti a nessuna associazio- ne. Ai partecipanti, inoltre, sarà of- ferto uno spuntino con piatti tipici locali. Si auspica una buona ade- sione. Sabato 13 settembre 2003 nel Comune di Saint-Pierre-en- Faucigny (Francia), gemellato con il nostro Comune, si svolge la festa delle associazioni. E' stato riserva- to uno stand per le associazioni del nostro Comune con l'invito a par- tecipare. È prevista la presenza di un rappresentante per ogni asso- ciazione e l'esposizione di materia- le per illustrare l'attività specifica e gli scopi delle associazioni stesse. Sì, anch'io ero tra i ragazzi che passavano le «vacanze» a quota due- mila e mi ricordo anche le giornate di piog- gia passate intera- mente al pascolo, la faticaccia di portare i secchi colmi di latte dalla stalla dove av- veniva la mungi- tura al locale dove veniva lavorato il latte e formaggio, in particolare il latte destinato alla produzione della Fontina. Il latte, una volta munto, veniva lavorato in loco per la produzione del formaggio. Per i pastori d'alpeggio, la giornata iniziava molto presto al mattino, con la mungitura delle mucche. Il latte appena munto era portato alla stalla per essere trasformato in formaggio Fontina che doveva essere prodotto nel rispetto di rigidi standard igienici e di qualità. Non sono passati che quarant'anni ma la vecchia lampada a carburo in ottoncino, come cimelio, mi dà la reale sensazio- ne del passato; è trascorso un secolo da quando non c'erano i pastorelli, molti al- peggi, molti sono stati ricostruiti e devono rispondere a norme igieniche e sanitarie, conformi all'attuale legislazione. La Fontina di alpeggio è sempre più rino- mata e ricercata dai consumatori più esigenti, perciò particolare attenzione è posta sulla qualità del prodotto e all'ambiente in cui si produce. Quasi tutti i fabbricati di alpeggio sono provvisti di energia elettrica autonoma, spesso sono consorziati, ottimizzando così sia i costi di produzione sia il controllo della maturazione, i locali di civile abi- tazione rendono più confortevole an- che il periodo di monticatura estrema- mente pesante. In effetti ci sono aspetti che il progresso non solamente potrà migliorare e difficilmente potrà eliminare. Si chiamavano pastorelli i bambini che, terminata la scuola, seguivano le mandrie su, molto in alto, a pascolare. Mi ricordo l'odore del latte, il suono dei campanacci e vedo ancora il casaro che riattizza il fuoco sotto la caldaia grande dove nasce la Fontina... legato al ciclo naturale del bestiame, l'imprevedi- bilità atmosferica e la lontananza da centri abitati per un lungo periodo continueranno a rendere pe- sante la mansione dell'allevatore di montagna. Ci sono anche aspetti positivi, accidenti!!! Se fare la Fontina è senz'altro un pregio, pro- durre quella di montagna è un'arte: gli intenditori la distinguono dal prodotto di fondovalle per il profumo e la cremosità della sua pasta, vi sono al- berghi che prenotano, di anno in anno, solo ed esclusivamente forme prodotte in alta montagna. Da alcuni anni i conduttori di alpeggi e l'A.R.E.V. (Associazione degli allevatori Valdostani), in in collaborazione con l'assessorato re- gionale all'agricoltura, hanno fatto propri questi concetti; hanno aperto gli alpeggi al turista, crean- do uno spaccato di vita contadina d'alta quota per offrire, al cliente delle nostre montagne qualcosa di diverso, qualcosa in più. Il tecnico dell'A.R.E.V., signor Bovard, che cura questa promozione tratta sinteticamente il programma che intende offrire quest'anno in fun- zione dei risultati ottenuti nelle passate stagioni. «...noi intendiamo promuovere l'alpeggio e i suoi prodotti come figura nuova, farli conoscere ad un numero di persone significativo sia per consen- tire una opportunità commerciale in più, sia per promuovere turisticamente un aspetto della Valle d'Aosta finora sconosciuto. Insieme ai Comuni e alle associazioni locali organizziamo delle giornate in alpeggio, cerchiamo di inserire il visitatore al centro della giornata lavorativa illustrandogli i vari mo- menti della produzione: dalla mungitura alla Saison d'alpage - Chantéry, 1966 assistono alla lavorazione del latte e ad altre attività della produ- zione. È previsto un assaggio dei prodotti lavorati in loco e a ri- chiesta, anche l'acquisto diretto dall'allevatore. È il quarto anno che ripetiamo questa esperienza e siamo sempre più gratificati dall'apprezzamento dei visitatori che toc- cano punte di cinquecento unità a giornata. Una iniziativa che non mancherà di incuriosire il turista alla ricerca dell'«originale». Questo signore si chiederà se si usas- se bere il vino in alpeggio? Poco e male in passato! La qua- lità del vino era in sintonia con la vita grama poco descritta. Si chiamava «Treuilleis» dal dialetto «treuill» il torchio, ed era ottenuto dalla spremitura della vinaccia. Nel processo di vinifi- cazione rimane, una volta spillato il vino, un insieme di acini ra- spe e un po' di liquido; questo prodotto insieme ad un poco di acqua veniva raccolto, messo nel torchio e spremuto anche per alcuni giorni. Raccolto in piccole botti era pronto per l'alpeggio. 3 demmiato all'inizio di ottobre. Si effettua una prima pigia- tura in cassette, do- po 24 ore si effettua il travaso per sepa- rare il mosto dalla vinaccia più grossa. Durante la fer- mentazione bisogna fare attenzione che la tem- peratura non superi i 20°. Nonostante la quota decisa in alta si riesce a ottenere un buon vino, di gradazione 13°, fine, persistente, floreale... si abbina a aperitivi, formaggi freschi e salumi. Questo vino del '98 si è aggiudicato la medaglia d'oro tra i vini di montagna, la rivista «Il Gambero Rosso» lo giudica con la Fontina. A me entusiasma il profumo... quanto c'è in una essen- za!!!, Mi ricordo non per similitudine ma per emozione, quello che sprigiona un Nardo Celtico, in dialetto si dice «L'Aspeque» è un insieme di piantine di alta quota, più in alto degli alpeggi. Da sola non emana alcun odore, l'insieme di piantine sprigiona un aroma che toglie il fiato. Marco Carlin UNA LETTERA AL DIRETTORE Gentilissimo Direttore Le scrivo per ricordare una persona che alla comunità di Saint-Pierre ha dato tanto con generosità: il mio amico Camillo Bochet. Conto sulla sua sensibilità perché questo pensiero sia diffuso tra i lettori di Mélange. Grazie In data 05/12/2002 è venuto a mancare Camillo Bochet. Era un buono Camillo, profondamente onesto e generoso. Lo conobbi in una situazione tremendamente dolorosa, quando dovette sopportare la perdita di un figlio. Divenimmo amici, quasi di famiglia, i suoi figli e la mia crebbero insieme (ormai tempi lontani). Nelle molte escursioni che facemmo insieme io conoscevo tutte le punte e lui cono- sceva ogni baita, ogni casa e tutte quelle a cui aveva lascia- to un po' del suo lavoro e forse molte volte gratis. va la merenda un povero uomo privo delle gambe e da solo riu- Quante volte veniva a cercarmi per portare a spasso o a sciva a depositarlo sul mio pulmino per andare poi magari a Cogne o a trovare un suo vecchio operaio. Caro amico, quante serate e discussioni nella tua vecchia casa e in quella nuova in cui hai lasciato tanto sudore ed è preparare le pietre e allora mi viene un nodo alla gola. incerto spaccare con la mazza e i tronchi oppure con la perforatri- Ora i figli sono cresciuti, sono diventati adulti ed anche la tua bellissima casa è finita, ma non è giusto che il destino crudele ti abbia impedito di godere il frutto delle tue fatiche, di quello che hai sempre sognato, un male inesorabile ha troncato in breve tempo tutti i tuoi sogni. Stasera dal mio balcone vedo la tua casa e mi pare di vederti ancora fuori con il tuo cannocchiale a spiare il cielo. Anche io nella limpidezza della sera guardo le stelle e mi immagino di vederti lassù, penso che dopo tanta sofferen- za tu sia volato sopra la stella più limpida e sono certo che il tuo volo sia stato lieve come il sogno di un fanciullo. Ciao amico Grazie Signor Vigoni La ringrazio per aver sottolineato con grande umanità la figura di Camillo e della sua generosità. Marco Carlin
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4 Riaper Sarric VENERDÌ 23 MAGGIO 2003 V enerdì 23 maggio 2003. Una data importante per Saint-Pierre, sia da un punto di vista turi- stico, sia culturale. Quel giorno, infatti, ha riaperto ai maestosi battenti il Castello Sar- riod de La Tour. La ce- rimonia d'inaugurazione, presenti le autorità regionali, ha permesso ai sempiolens di ripercorrere quel labi- rinto di sale e salette, rimirare quel panorama a picco sulla Dora, emozionarsi di fronte all'architettura ma- stosa e severa di un monumento che fa parte della no- stra storia, della nostra vita, che ci rende orgogliosi di abitare a Saint-Pierre. Dispiaceva vedere un tale patrimonio storico-ar- tistico abbandonato a se stesso, non poterlo sfruttare e va- lorizzare le grandi potenzialità. Ricordate, in passato, quante migliaia di visitatori hanno richiamato nella no- stra regione le mostre, ospitate all'interno del "Sarriod", dedicate a Leonardo, Joan Mirò ed all'archeologia dell'- epoca preromana in Valle d'Aosta? Oggi, finalmente, que- st'importante sito rivive, può rappresentare nuovamente Lo spazio interno, il prestigio dell'immobile, la posizione, la prossimità ad altri edifici simili ed i servizi le qualità salienti del Sarriod te, come ai bei tempi, uno dei centri culturali- turistici del comprenso- rio del Grand Paradiso. Dove trovare una posi- zione strategica più fa- vorevole, all'interno della Comunità Montana? Saint-Pierre, ubicato a fondovalle, rappresenta il punto di riferimento ideale. Sono note, del resto, le qualità del Sarriod: LO SPAZIO INTERNO: il castello dispone di grandi saloni sfasati a diversi livelli, tre sale sovrapposte (al momento inagibili) nel donjon, un salone baro- nale con 171 mensole (scolpite nel 1400 da artigia- ni locali) che sorreggono il soffitto a cassettoni. Nessun problema di spazio, quindi. Al contrario: am- pie possibilità di scelta, anche per differenti utilizzi e destinazioni. IL PRESTIGIO DELL'IMMOBILE: l'imponenza, la storia del Sarriod de La Tour bastano, da sole, ad at- trarre il turista. Una struttura simile costituisce, sempre, un valore aggiunto per il paese che ha la for- tuna di ospitarla. LA POSIZIONE: provenendo dalla Francia, il "Sarriod" rappresenta il primo mo- numento che s'incontra in Valle. Pochi altri castelli, nella nostra Regione, possono vanta- re una tale vicinanza ad un'importante via di comunicazione come la SS 26, distante qual- che metro dall'edificio in oggetto. LA PROSSIMITÀ AD ALTRI EDIFICI SIMILI, e la possibilità di creare un "circuito dei castelli", comprendente anche Aymavilles, Sarre e Saint-Pierre. Quattro importanti at- trattive per i turisti racchiuse in pochi chilo- metri quadrati. I SERVIZI: ricordiamo che nel 1993 fu stipulata una scrittura privata di comodato tra la Regione Valle d'Aosta ed il Comune di Saint-Pierre, che accettava il parcheggio «Sarriod de la Tour», sito nelle vicinanze del castello. Il complesso si compone di: ▲ Percorsi per autoveicoli che, dipartendosi dalla Via Chanoux, immettono nelle aree di par- cheggio delle autovetture (47 posti) e dei pull- man (9 posti) ▲ Percorsi pedonali comprendenti marciapiedi, viali, zone di sosta e raccolta, scalinate di colle- gamento, area pic nic (e strada che la collega al castello). ▲ Zone verdi comprendenti aiuole e fioriere ▲ Servizi igienici Certo, gli anni di mancato utilizzo non hanno gio- vato alla conservazione ed al miglioramento di queste in- frastrutture. L'area in questione, infatti, non essendo sfruttata secondo le finalità per le quali era stata costrui- ta, ha sempre costituito un corpo estraneo rispetto al pae- se. Se a ciò aggiungiamo i ripetuti atti di vandalismo da cui il parcheggio è stato bersagliato, si ricava un risulta- to di trascuratezza generale. La riapertura del castello l'esposizione, coniuga così due discipline come l'archeo- logia e la storia dell'arte. Le opere esposte, di eccezione le qualità pittorica, ben si sposano con il luogo che le ospi- ta con delle presenze pittoriche duecente- sche in Valle d'Aosta e quattrocentesche. Quindi, dopo tanti anni, gli abitanti di Saint- Pierre hanno la possibilità di visitare gratuitamen- te (o per tutto il 2003) un "pezzo" (anzi, un "frammento", tanto per restare in tema...) di storia del paese. Consigliamo la visita, oltre la mostra, di alcuni ambienti senza dubbio il simbolo del castello: mi riferisco, specificatamente, alla cappella, riccamente decorata da affreschi duecenteschi, disposti su due registri sovrapposti, ma so- prattutto alla "sala delle teste", un ambiente di rappre- sentanza il cui soffitto ligneo è sorretto da 171 mensole scolpite rappresentanti figure grottesche e licenziose, mo- nali. Quale futuro per il castello ed il suo contenuto? Sicuramente la "Frage Picta" è un allestimento prov- visorio destinato, quando saranno completati i lavori di restauro al Castello di Quart. L'Amministrazione regio- nale ed il Comune di Saint-Pierre stanno studiando una soluzione definitiva, un'esposizione, in altre parole, de- stinata ad occupare per lungo tempo gli storici saloni del Sarriod de La Tour. Denny Cogmein Ma come si è arrivati al riutilizzo del "Sarriod", quali le "tappe" affrontate dalla proprietaria del ma- niero, la Regione, per restituire al pubblico questo im- portante monumento, dopo tanti anni di silenzio? Tutto iniziò ufficialmente il 18 settembre 2000, con una delibera di Giunta che approvava il progetto esecu- tivo e l'appalto dei lavori di rifacimento degli impianti tecnici e della messa a norma in genere del castello. Tali interventi consistevano nell'adeguamento degli impian- ti elettrici, idrici, sanitari e speciali (antintrusione e rile- vamento fumi). Il progetto è stato indirizzato a garanti- re l'accessibilità, seppure parziale, anche ai portatori di handicap, attraverso la revisione del percorso di visita. Inoltre, data la complessità nel predisporre il riutilizzo di un edificio storico di questo tipo, si è deciso (la delibera di Giunta reca la data 29/07/02) di istituire un gruppo di lavoro, costituito da funzionari esperti interni all'Amministrazione regionale e dal nostro Sindaco, al fine di vagliare le possibilità di destinazione dell'immo- bile. I componenti "esterni" che hanno fornito il suppor- to decisionale erano: l'architetto Renato Perinetti, ex Soprintendente per i Beni e le Attività culturali, la dotto- ressa Daniela Vicquéry, in quel periodo Direttrice ai Beni architettonici e storico-artistici, il dottor Lorenzo Appolonia, della Direzione Beni archeologici e paesaggi- stici. Così, la scelta è caduta su una mostra di affreschi provenienti dal castello di Quart... In particolare, si tratta di frammenti di intonaco af- frescato ritrovati nel corso dei recenti scavi della cappel- la e delle cantine del castello di Quart che, ripuliti e re- staurati, sono stati assemblati e valorizzati presso gli am- bienti del Sarriod. "Fragmenta picta", questo il titolo del Quale Sicuramen visorio des restauro, al nale ed il C soluzione di stinate ad or Sarriod de I Uomini, h Maison e patica pre lo fra i de do alto il r lo per i pi Alla nale, dopo Totem Uo ta la cinica che se dev Al te da scroscia ricordo, u ta a tutti) famati pan Comp te l'impegn vogliono l'o momenti i ben venga testo per p cuno qual Al pr 5 3° MEMORIAL ANTONIO FICO Anche quest'anno presso il campo sportivo di Saint-Pierre si è svolto l'ormai abituale e sempre più che gradevole Memorial Antonio Fico, giunto alla sua terza edizione, per l'occasione si è voluto ricordare, tenendo conto del legame che univa i due ragazzi, il giovane Alessandro Jordaney pre- maturamente scomparso lo scorso marzo. Così si è dato vita ad uno spettacolare torneo di calcio, la Saint-Pierre nel "pallone" con otto squadre che, dal 6 al 15 giugno hanno dato vita ad un grande torneo che sicuramente avrà soddisfatto il pubblico (buono l'afflusso del- la Saint-Pierre nel "pallone") e avrà regalato sorrisi ed emozioni a tutti: vin- centi e perdenti... Ma ecco l'elenco delle pretendenti al titolo ricordando che la sana competizione gareggiava per il rispettivo bar di fiducia: Priore, Uomini, Hotel Saint-Pierre, Chateaux, Chez Mario, Totem Donne, Notre Maison e Caffè du Bourg. Doverosa menzione e ovazione unanime per la sim- patica prestazione delle ragazze che, giocando come si suol dire "col coltel- lo fra i denti", hanno combattuto ogni partita fino all'ultimo minuto tenen- do alto il rispetto e la correttezza del gioco. Alla fine delle ostilità ad averla vinta è stato il Caffè du Bourg che in fi- nale, dopo una partita assai sofferta, ha avuto la meglio sul quotatissimo Totem Uomini, a decidere le sorti dell'incontro e soprattutto del torneo è sta- ta la cinica lotteria dei rigori dove gli uomini del borgo sono stati spietati an- che se devono ringraziare il loro portiere, autore di due decisivi interventi... Al termine della finalissima si sono svolte le premiazioni accompagnate da scroscianti applausi, c'è stata infatti gloria per tutti tra coppe e tenere foto ricordo, un clima di festa che si è protratto anche durante la grigliata (aper- ta a tutti) e che ha permesso di rinsaldare un po' di più i legami tra i vari famati partecipanti del paese. Complimenti dunque agli organizzatori che hanno onorato egregiamen- te l'impegno profuso per la riuscita dell'evento e, nonostante la pioggia ab- bondante riversatasi sui malcapitati e affrettati partecipanti... Al prossimo anno! Alessandro Fontanelle
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6 L'UOMO E IL TERRITORIO Guardare ma non toccare... o quasi bbiamo la grande for- tuna di vive- re in Valle, che sicuramente è un gran bel posto, forse un po' meno rispetto a qualche anno fa, a cau- sa delle ormai comuni brutture che la “moder- na civiltà” ci affida, ma comunque ancora a mi- sura d'uomo. Infatti è sufficiente fare 15 o 20 minuti di macchina per ritrovarsi la località da “orsi” ve sicuramente si può staccare la spina: ma, ribadiamo, siamo capaci di vedere veramente ciò che ci circonda? Con questo non intendo dire che i bellissimi monti in- torno a noi sono lì e non ce ne rendiamo conto, oppure che confondiamo i nostri (sottolineo “nostri”) innore- voli castelli con squallidi palazzi della periferia metropo- litana. Per “vedere” intendo il riuscire a comprendere co- me i vari elementi che compongono il paesaggio si in- tegrano fra loro e ci danno quel risultato che ci permette di dire “che bello questo posto”! Infatti, spesso si dice “che bel paesaggio”. Già nel 1939 era stata fatta una legge (il Regio Decreto 1497), all'avanguardia per l'epoca, che si proponeva di salvaguardare to ciò che è bello: i bei giardini, le belle località, i bei pa- Siamo abituati a guardare, facciamo mille e mille volte la strada da casa al lavoro, e guardiamo, viaggiamo in auto, spesso per ore, e guardiamo, visitiamo nuove città e guardiamo, e guardiamo, guardiamo, guardiamo... ma, nella realtà, cosa vediamo veramente? care contro “quelli delle Belle Arti che non mi lasciano al- largare la finestra della baita”; ma rimane comunque la ri- voluzionaria idea dei legislatori, la salvaguardia del bello. Ma da cosa è fatto il paesaggio: ci circonda, è ovun- que, e occorre ricordare che noi siamo parte integrante di esso: tutto fa parte del paesaggio, anche noi, la nostra casa, l'autostrada, la discarica, il pollaio del vicino e la vigna sul- la collina dell'altro versante della valle. Spesso invece si è abituati a ritenere il paesaggio come un qualcosa di stac- cato, lontano da noi, che è lì perché noi lo possiamo guar- dare. Cerchiamo innanzitutto di capire qualcosa in più: co- s'è il paesaggio? Occorre dire che il paesaggio ha una serie di valori inconfutabili: il paesaggio è legato ad esempio alla qualità della vita (intesa proprio come benessere fisico e mentale); indubbiamente un paesaggio è stretta- mente unito ai valori culturali delle popolazioni che l'hanno da sempre abitato (feste tradizionali, insediamenti caratteristici, riferimenti alla società tradizionale); i paesaggi hanno un notevole valo- re scientifico, grazie alla presenza di un insieme di caratteristiche geomorfologiche, vegetazionali e faunistiche; il paesaggio ha anche un valore eco- nomico, sia per quello che riguarda l'agricoltura, la selvicoltura e la regimazione delle acque; infi- ne il paesaggio ha un notevole valore ecologico, per il mantenimento dei cicli naturali, l'ottimiz- zazione dell'uso dell'aria, dell'acqua e del suolo e delle risorse energetiche. Possiamo affermare quindi che il paesaggio ha una sua identità speci- fica: “La perdita di identità locale è una delle con- seguenze più evidenti dello sfruttamento e del de- pauperamento del territorio” (Bisio). Per capire meglio ciò che ci circonda occor- rami. Altre leggi sono se- guite, come la famosa legge Galasso, del 1985, che prevede dei forti vincoli di inedificabilità, oppure la 490 del 1998 che sostanzialmente è la raccolta di tutte le leggi che l'hanno preceduta. Chiaramente le leggi in molti casi sono state ag- gire per i soliti motivi economici, e molto spes- so ci hanno fatto impre- re analizzare un po' più attentamente quello che vedono i nostri occhi. Possiamo pertanto iniziare a raccogliere gli elementi del paesaggio che sono di origine naturale: la morfologia del territorio, i fiumi, i pascoli, i ghiacciai e i bo- schi (anche se molto spesso i boschi sono, per così dire, col- tivati, e accade che una situazione che si presenta come la più naturale possibile, in realtà nasconda verità na- scoste: un esempio concreto può essere quello dei boschi di larice che nella nostra regione sono piuttosto diffusi al di sopra di una certa quota. I lariceti in realtà sono stati “fa- voriti” dai nostri antenati per il pascolo, nei secoli passati, a scapito del pino cembro). Ma l'uomo ha una grande responsabilità nel manipo- lare il territorio: ed ecco quindi che dobbiamo evidenziare gli elementi che costituiscono il paesaggio e che hanno una qualche origine umana. Possono essere elementi che pos- siamo definire di transizione, ovvero che sono un “po' na- 7 turali”, ma che l'uomo controlla in maniera anche molto profonda (l'agricoltura, in generale, ha un grande peso nel- la gestione del territorio e nella definizione del paesaggio). Troviamo poi gli elementi del paesaggio che sono tipica- mente di origine antropica (parolona che semplicemente significa “umana”), e che sono le città, i paesi, gli edifici, i ponti, le strade, ecc. Ecco, se riuscissimo a distinguere questi pochi e semplici elementi (in apparenza pochi e semplici!) pen- so che potremmo iniziare a capire come effetti- vamente le varie tessere di questo enorme puzzle si com- binano tra loro, creando, alla fine, un risultato che, anco- ra in molti luoghi, ci fa rimanere a bocca aperta per l'in- credbile bellezza. Rimane però un dubbio: un paesaggio deve forza essere bello? Christian Chioso Caro Alpino LE NOSTRE ASSOCIAZIONI Ho letto poco tempo fa su Mélange: «... se ci si trova ventenni a vestire un cappello alpino si acquisisce uno status che ti accompagna per sempre; all'occasione ti raduna per partecipare alla ri- costruzione del Friuli come a levare dal fango la Valle d'Aosta, per una semplice festa, anche per una battuta scherzosa nei confronti di chi la penna non l'ha mai portata: la Buffa...». Riflessione quanto mai appropriata che ci ha ac- compagnato durante la nostra 76° adunata nazionale te- nutasi alcuni mesi fa ad Aosta. Un'emozione molto for- te che ha coinvolto tutta la popolazione, figurarsi noi siamo e, perciò, vogliamo proseguire il simo anno. Come tutte le associazioni, abbiamo bisogno di es- ser sostenuti dalla presenza delle persone e oggi anco- ra di più sentiamo la necessità di averti con noi per non vedere dissolvere un gruppo nato più di trent'anni fa per pochi signori entusiasti e determinati. In qualsiasi momento basta un «...ci sono anch'io...» e sarò felice di contarti tra noi, averti vi- cino... un alpino in più. Mi rivolgo anche a te che già sei iscritto, se puoi, utiliz- za l'entusiasmo che ci hai scambiato in questi primi di maggio per non essere sola- mente un numero. Sono con- vinto che se tutti ci presen- tiamo in quei pochi appun- tamenti durante l'anno non solo renderemmo più vivo il nostro gruppo ma sarebbe più piacevole lo spirito e l'ar- monia che se ne deriverebbero. che di questa truppa siamo parte attiva. Ho visto tanta gente non iscritta alla nostra associazione tirar fuori da chi sa dove il proprio cappello, presentarsi quel giorno e sfilare fiero al passo del «trentatre». Ho visto tanti che come gli altri non si erano mai posti l'idea di iscriversi all'ANA, presenti ai bordi della sfilata, cappello in testa, emozionarsi al passaggio di uomini o simboli che più scandiscono la nostra storia. Una giornata intera a guardare e ad applaudire la fanfara Taurinense con i suoi 106 elementi, i reduci del- la Russia, i vari gruppi della Protezione Civile che con i nostri simboli esprimono una solidarietà nei momen- ti più difficili. Credo che questo momento, pur celebra- tivo e unico, rappresenti per noi uno stato d'animo e an- che un modo di essere. A volte l'indifferenza e gli im- pegni sempre più assidui ci portano a dimenticare an- che le cose più care. Io ti invito a unirti a noi, a essere presente, a rinfor- zare il gruppo di Saint-Pierre, a testimoniare quello che Gruppo S. Pierre Ten. Med. Br. Bochet St-Pierre Eugenio Brocard Il Consiglio Direttivo: Lale La Croix Giorgio Mondet Edmondo Cheney Louis
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8 PATRICK RASPO GUIDA ALPINA E ISTRUTTORE NAZIONALE Una sfida particolare Patrick Raspo, guida alpina del Gran Paradiso di Val- savarenche dal 1995 e istruttore nazionale delle guide dal 2001, insieme al suo collega e amico Mas- simo Bal, guida alpina di Valpelline, dopo anni di at- tività in parete, ha lanciato una nuova sfida a se stesso: scri- vere un libro. Poiché da anni mancava un lavoro completo sul- le vie d'arrampicata sportiva in Valle d'Aosta, la sua irrequie- ta voglia di mettersi in gioco lo ha portato a intraprendere una “prova” diversa ma non meno impegnativa. Il frutto di tanto lavoro trova la sua prima pubblicazione a fine giugno del 2003, sotto il titolo di “Mani Nude” (Arrampicata sportiva in Valle d'Aosta), a cura di Martini Multimedia Editore. Questo libro rende omaggio alle nostre montagne che con la loro impe- nenza e varietà si catalogano tra le più irresistibili agli occhi di molti e desidera contribuire alla promozione turistica per l'ar- rampicata: sono infatti sempre di più gli appassionati di free climbing, ma mancava una guida completa ed esaustiva. In questo periodo in cui si è sviluppato un turismo del week- end, questo libro risponde al meglio alle esigenze di chi si cimenta in tale sport: sono segnalate più di cento falesie di dif- ficoltà diverse (alcune delle nuove falesie sono opera sua o di quelli che hanno lavorato con lui) che si differenziano in vie lunghe, vie corte, strapiombi, vie naturali, vie scavate e rocce di diverso tipo. Il testo presentato è accompagnato da disegni e schede tecniche in cui vengono segnalati l'altitudine, l'esposi- zione al sole della falesia, la qualità della chiodatura, l'affolla- mento abituale, la bellezza dell'ambiente circostante e ancora altre nozioni pratiche. Vengono riportate anche notizie a ca- rattere storico relative alle varie vie. Patrick che arrampica da circa quindici anni ed ha anche partecipato ad alcune competizioni di livello nazionale deve si- curamente molto alle montagne della Valle, poiché hanno fatto nascere in lui una passione smisurata per la “verticalità”, tra- sformandola poi nel suo lavoro: guida alpina d'inverno e d'esta- te si cimenta negli sport più svariati ed estremi: cascate di ghiac- cio, eliski (soprattutto a Valgrisenche, sul Monte Rosa e sul Monte Bianco), sci alpinistico, sci fuoripista; alpinismo classico, ar- rampicata, canyoning (scivolate, tuffi e nuotate in torrenti). Non ama invece le gare perché non trova motivazione nel- l'allenamento in vista di una competizione e poi perché, troppo emotivo, non riesce ad ottenere la carica giusta per affrontare la parete. L'aspetto forte dell'arrampicata è, per Patrick, l'essere sempre in competizione con sé stessi, è un continuo misurarsi, mettere alla prova la propria abilità e le proprie forze: per lui è gareggiare ogni volta che si trova di fronte ad una via difficile, ai limiti delle proprie possibilità. Non si allena più per le vie più dure, ma predilige i viaggi di arrampicata. Il suo amore per la montagna l'ha portato in Yosemite per salire la Salathé Wall, negli U.S.A. per fare il giro delle più affascinanti falesie del West. È stato in Francia, Spagna, Austria, Grecia, Kenya e Thailandia dove ha potuto scalare sta- laltiti che arrivano direttamente in mare, arrampicabili a par- tire dalle imbarcazioni dei pescatori. Altra sua grande passione è lo snowboard e da qui nasce il desiderio di introdurre sulle montagne di Saint-Pierre lo snowcat, una disciplina che si svolge soprattutto in Canada. In collaborazione con la famiglia Lale Murix, proprietari dell'Hotel “Notre Maison” di Vetran, dà agli amanti del fuoripista la possi- bilità di risalire i pendii con il gatto delle nevi e poi scendere con la tavola o gli sci. La clientela, contattata principalmente at- traverso Internet, è in gran parte straniera: gli interessati sono soprattutto francesi e tedeschi, anche se non è mancato un gruppo di israeliani. Patrick, accompagnando negli itinerari so- litarie le spese comitive (gruppi di almeno otto persone per limi- tate le spese comitive), si impegna inoltre a ricordare loro nozioni im- portanti sulla sicurezza in montagna e di autosoccorso in caso di valanga. La montagna non è certo da sottovalutare ma è da rispet- tare se si vogliono evitare incidenti spesso dovuti all'impruden- za e all'inesperienza dell'uomo. Patrick, che in questi anni di intensa attività sportiva è sta- to sempre alla ricerca di nuove emozioni, si distingue di certo per le sue più svariate iniziative, ma a quando la prossima sfida? Denise Chappuis RESTYLING della segnaletica e cartellonistica del paese I lavori saranno eseguiti nel 2004 e costeranno 325.161,60 Euro LA PAGINA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE L'Amministrazione comu- nale di Saint-Pierre ha re- centemente indetto la ga- ra di appalto per l'instal- lazione della nuova segnaletica sul territorio. Due i motivi princi- pali che hanno giustificato il pro- getto: innanzitutto, la necessità di adeguare la segnaletica stradale di tipo verticale alle prescrizioni dettate dal nuovo codice della strada e dal relativo regolamento di attuazione, per rendere ancora più sicuro l'utilizzo delle strade pubbli- che; infine, la volontà di migliorare e razionalizzare la se- gnaletica di carattere informativo (per il raggiungimento delle numerose località sparse sul territorio comunale), tu- ristico e pubblicitario. Inoltre, ulteriore obiettivo, la neces- sità di uniformare i supporti dei segnali di indicazione del- le località ed i segnali di benvenuto alle tipologie del com- prensorio del Gran Paradiso, onde mantenere un allesti- mento segnaletico turistico unitario che consenta una mi- gliore identificazione ed una più marcata immagine del- l'intera area geografica di riferimento. Una scelta, quest'ul- tima effettuata dai nostri amministratori, motivata dalla volontà di mantenere e rafforzare quello spirito comunitario che ci rende orgogliosi di fare parte della Comunità Monta- na Grand Paradis. Per riordinare e migliorare la cartellonistica, con parti- colare attenzione alla segnaletica stradale, il Comune di Saint- Pierre ha affidato ad uno studio l'incarico di rilevare e pro- gettare l'intervento. Dopo una serie di incontri durante i qua- li l'Amministrazione ha indicato esigenze e problematiche, lo Studio Progeur di Aosta ha stilato una relazione che indivi- dua le seguenti priorità: si tratterà, in primo luogo, di ri- muovere i segnali esistenti che non rispondono più alle ca- ratteristiche richieste dal codice o risultano particolarmente deteriorati; di installare la segnaletica verticale volta a mi- gliorare la sicurezza e la fruibi- lità della rete viaria comunale; di realizzare ed installare im- pianti segnaletici con supporti in legno per il posizionamento dei segnali di direzione e di lo- calizzazione territoriale. Realizzare, infine, un insieme organico di segnaletica in aderenza alle esigenze dei titolari di attività in fatto di segnaleti- ca pubblicitaria. Le scelte operate in sede di progettazione ese- cutiva sono state indirizzate verso un uso contenuto di se- gnali per non incidere troppo sull'aspetto estetico-ambien- tale del territorio. Nello stesso tempo, si è optato per un mag- giore individuazione delle varie località e frazioni del paese. È stato rivisto il sistema di supporto dei segnali e, come det- to, è stato progettato un insieme di impianti segnaletici pub- blicitari al servizio delle attività produttive presenti nel Comune. Naturalmente, gli interventi dovranno essere com- patibili con il P.R.G.C., con quanto previsto dal P.T.P. e coerenti ai vincoli ambientali. Norme che hanno reso lungo e laborio- so l'iter progettuale, in particolare riguardo l'ottenimento di una serie di autorizzazioni (ANAS e Servizio Beni Paesaggistici della Regione in primis). Ma forniamo un po' di dati, per dare un'idea delle dimensioni del progetto : N° 130 impianti monofiiari con due pali in legno N° 16 impianti bifilari con tre pali in legno N° 390 nuovi cartelli in alluminio N° 299 targhe in alluminio N° 265 nuovi sostegni tubolari N° 117 cartelli forniti dall'Amministrazione N° 121 rimozioni di sostegni e cartelli esistenti I lavori saranno eseguiti nel 2004 e costeranno 325.161,60 €, finanziati mediante un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti. Denny Cogmein
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10 NOTIZIE LIBRI ATTIVITÀ La pagina della Biblioteca VIVERE PER RACCONTARLA di Gabriel García Márquez Attesissima dai lettori di tutto il mondo, è arriva che in Italia l'autobiografia di García Márquez, Vivere per raccontarla: «La vita non è quella che si è vis ma quella che si ricorda e come la si ricorda per contarla», dichiara l'autore in apertura del libro p dare i lettori a cogliere questo aspetto, spesso dis cato, della sua, come di tutte, le opere di questo g Le prime pagine già ci propongono alcuni o teressanti: la madre e il forte rapporto con il figlio vergenze col padre sulle scelte di studio e di lavo è la storia d'amore tra il padre e la madre, cont dalla ricca famiglia materna a introdurci piena nella narrazione. La casa dell'infanzia e la sua perdita, i ric magici natali pieni di illusioni, le figure che la vano, che l'affetto del ricordo sa rendere vive Quindi le difficoltà e la perdita dei capitali fam cinque trasferimenti (dell'intera famiglia e de macia paterna) da una città all'altra, i sei figli anni di matrimonio. Quando ricorda le nascite de relle l'autore sa ben riprodurre i sentimenti com dittori di un bimbo davanti ad un evento per la tosto destabilizzante e nello stesso tempo sa gu con gli occhi affettuosi del vecchio il bambino e Liti dei genitori, drammatiche e incomp li per un figlio piccolo, vengono ora interpreta espressioni sia del sentimento potente che li un dei caratteri di entrambi così forti e diversi. Ma l'irascibilità paterna e la paura che sapevano su nei più piccoli a creare un clima intimorito nell glia perché la solarità materna e la sua positività dinaria diventarono assolutamente dominant vera tragedia esplose invece quando Gabriel d ufficialmente di voler fare lo scrittore: per il pa rebbe stata una scelta che meritava il ripudio d vo, per la madre un dolore attutito dalla prom liale di finire almeno il liceo (in cambio avrebbe cato di mediare con il severo marito). Il giovane qualche tempo dopo a scrivere per i giornali e a gnare con quei pezzi i primi soldi: proprio poc vero per un ragazzo che voleva anche divertirs pagine cariche di tenerezza per quel giovane ch disperatamente scrivere, che ha pochi soldi, che dai bordelli alle redazioni dei giornali o delle ca trici con lo stesso incosciente entusiasmo. Leggere questa autobiografia è anche uno stru- mento in più per capire i grandi romanzi del premio Nobel colombiano: in fondo tutto (personaggi, luoghi, sogni e fantasie delle sue opere) era già scritto nella sua stessa vita, doveva solo raccontarlo. SALTATEMPO di Stefano Benni «Noi ci abbiamo creduto, la nostra vita è stata piena di porcherie e meschinerie, ma ogni tanto suo- nava la tromba e tutti al nostro posto a lottare e a dar- ci la mano. Abbiamo creduto di poter essere liberi, di non far tornare quei vent'anni di divise nere. Ma la tromba suona fioca adesso. Ci hanno venduto, uno per uno. Hanno venduto le nostre povere vite e la nostra storia, per fare una storia insieme agli altri, una storia fin- ta, che non ha neanche un lieto fine, finisce nell'indif- ferenza per tutto e per tutti». Difficilmente la lettura di un libro lascia tanta com- mozione, un retrogusto di malinconia dolcissima e una nostalgia per un'infanzia, non così lontana negli anni, ma lontanissima nei tempi. L'ironia, i giochi di parole e lo stravolgimento surreale della realtà, queste sono sem- pre state le note caratteristiche della poetica di Benni, ma quest'ultimo romanzo utilizza questi stessi stru- menti senza dare loro il predominio nel testo, ma su- bordinandoli alla storia. Saltatempo è un romanzo di formazione, narrato in prima persona che, al di là del geniale stratagemma dell'orobilogio (un orologio inte- riore che permette al protagonista di spezzare l'anda- mento cronologico del tempo e di vedere chiaramente il futuro), si colloca dalla seconda metà degli anni Cinquanta alla fine degli anni Sessanta e precisamente ai giorni immediatamente successivi alla strage di piaz- za Fontana. Si apre con una specie di incantesimo: un rustico Dio puzzolente, incontrato per caso, regala a Lupetto, questo è il nome del protagonista narratore, un orolo- gio interiore che, insieme all'orologio ufficiale che gli permette di non far tardi a scuola, gli darà la possibi- lità di muoversi liberamente nel tempo, e da quel mo- mento Lupetto assumerà per tutti il nome di Saltatempo. Orfano di madre (ma gli incontri sulla sponda del fiume con quella donna pallida che il bambino ricono- sce dalla fotografia posata sul comodino del padre, si ripeteranno più volte negli anni), con un padre fale- gname, comunista e gran bevitore, capace di dare al bambino il senso vero dell'essere famiglia, circondato da figure di un'umanità semplice, autentica e solidale, Saltatempo trascorre un'infanzia ricchissima, nella sua povertà. Vive un contatto con la natura capace di co- struirgli una cultura delle cose che nessun bambino di città potrà possedere e che (già viene preannunciato dall'orobilogio) negli anni successivi la speculazione, l'avidità, gli interessi privati toglieranno anche ai bam- bini di campagna. Lo studio, la cultura hanno importanza per quel- l'umanità semplice e il ragazzo verrà mandato a stu- diare in città: prima le scuole medie (le prime emozio- ni sentimentali, i primi confronti con istituzioni e men- talità urbana) e poi il liceo classico. Siamo giunti negli anni di quel momento fonda- mentale, di quella autentica «rivoluzione culturale» che per una generazione è stato il Sessantotto. E qui Benni (è quasi impossibile fingere che non ci sia dell'autobio- grafia) affronta il tema dell'iniziazione alla politica. Chi è stato protagonista di quegli anni poi prenderà strade diverse e l'orobilogio ne dà rapidi e divertentissimi fla- sh: c'è chi sceglierà il potere e chi si perderà nel delirio rivoluzionario, ma in quei giorni le divisioni, i frazio- namenti, le travagliate discussioni nascevano tra chi era rivoluzionario in un modo e chi in un altro. L'operaio portato come trofeo nelle assemblee, il «filosofo» fran- cese (in realtà un barbone raccolto per strada) che por- ta la sua testimonianza dei «gloriosi giorni di maggio», le manifestazioni e le botte prese dalla polizia: nostal- gia che si colora sempre di ironia e quasi di pietà. Mentre Saltatempo fa l'apprendista rivoluzionario (siamo all'ultimo anno di liceo) e l'amore per una ra- gazza di paese trasferitasi da tempo in città, Selene, si consolida, ma nella campagna dell'infanzia prendono sempre più forza delle drammatiche trasformazioni. 11 l'odiatio sindaco reazionario è riuscito, in accordo con alcuni speculatori, a creare un vero disastro ecologico e ambientale: fiume e collina sono stati scavati, di- sdegnando così l'equilibrio naturale, per fare spazio a villette, centri congressi, insomma cemento su cemen- to. Quell'oasi di serenità viene inondata non solo da co- rruzione che deturpano e devastano, ma anche da nuo- vi flagelli: la droga, che fa breccia tra i più deboli e l'u- manità, in nome del dio denaro, trasforma le coscien- ze dei paesani. L'ultima parte del romanzo vede con cupo dolore gli enormi squarci dell'attuale presente (il potere di addor- mentare ogni ribellione e di creare acquiescenza che viene dall'uso spregiudicato della televisione, la corru- zione, il malaffare politico), anche se mette in scena il modo in cui si annuncia la fine delle speranze: l'in- sabbiamento delle denunce (il padre di Saltatempo ave- va annotato nomi e targhe degli speculatori) dei re- sponsabili della frana che distruggerà un pezzo di pae- se, la morte per droga di Gancio e infine la strage di piazza Fontana, fine drammatica degli anni del cam- biamento. La grande, straordinaria manifestazione di cittadini che segue quel tragico 12 dicembre pone del- le domande, e qui sembra che non sia Saltatempo, ma l'autore in prima persona a parlare: dove sono finiti tut- ti quegli uomini e quelle donne che erano scesi per le strade rifiutando di sottostare a una strategia ben pre- cisa? dove è finita la ribellione, l'indignazione, l'orgo- glio, il coraggio? Il romanzo in un certo senso si chiude proprio su queste domande, perché l'oggi, questi anni bui, possono trovare una spiegazione proprio partendo da lì, da quel gesto criminale e dal doloroso senso di sconfitta che non ha saputo più produrre reazione. CONGRATULAZIONI E AUGURI!!!!! In biblioteca l'assessore, Laura Glarey e il presidente, Germano Dionisi si complimentano con: FRASSY MICHELA, GUASCONI ROSSANA, NEYRET ELISA, PERRONE SELVAGGIA per aver conseguito la licenza media riportando la votazione OTTIMO e con D'HERIN FREDERIC che, con la licenza liceale, ha raggiunto il massimo punteggio.
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12 UNA MOSTRA ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE L'abito da sposa Con questo titolo si è aperta una mostra a Brera, nella Biblioteca Nazionale Braidense. Ma cosa c'entra l'abito da sposa, si son chiesti molti, con quel mi- lione e passa di libri più o meno vecchi della Biblioteca? Cosa ci fa un abito bianco, con tanto di velo ricamato e con la coroncina di fiori d'arancio, appe- so come in una boutique tra gli scaffali del Settecento stipati di libri antichi? C'entra, c'entra... Avviciniamoci alle vetrine: i primi giornali di moda della fine del Settecento ci mostrano in tavole a colori abiti in raso, trine e «fisciù», cappelli fantasmagorici che sem- brano mongolfiere, che ci fanno sorridere ma che ci dicono anche co- me la moda stia dando origine alla stampa femminile. Con questi fi- gurini inizia infatti un nuovo ed inedito tipo di giornalismo, quello femminile, che andrà sempre più espandendosi: sull'esempio france- se del «Journal des dames» e del «Cabinet des modes», si stampa a Parigi dal 1786 al 1794 «Il giornale delle dame e delle mode di Fran- cia», seguito dal «Corriere delle dame», che percorre addirittura qua- si un secolo di storia, dal 1804 al 1875, incurante delle trasformazio- ni politiche ma molto attento al «punto di vita» e alla circonferenza delle gonne (non più di 7 metri, per favore!). Eppure, a ben guardare, tutta la storia sociale e politica d'Europa si nasconde dietro quei vestiti. Dopo i fiocchetti, i cuscinetti, i rigidi busti, buttati alle ortiche dal- le signore dell'alta società negli anni della Rivoluzione francese, in nome di una - poco sentita - uguaglianza sociale, ben presto si ritorna al soli- do modello femminile, più libero e più sexy nella breve parentesi neo- classica, con l'età della Restaurazione viene nuovamente stretto in rigi- di busti coperti da attillati corpetti, la gonna è così larga da dover esse- re sorretta da una complessa struttura a cerchi, le maniche gonfie dalle spalle fino al gomito danno un'impressione di opulenza e di regalità. La donna è ora la «regina della casa», il matrimonio è la sua conquista più grande, l'abito da sposa ne è il simbolo. Questo abito, che prima poteva essere di ogni tinta, purché ricco e bello, un abito da ricordare (le contadine spesso si sposavano in nero o nel costume della tradizione locale) dalla metà dell'Ottocento diven- ta bianco. Non fu estraneo a questa scelta un editto di Napoleone del 1803 che proibiva l'importazione di molti prodotti, tra i quali le mate- rie coloranti: il bianco aveva così invaso la moda, e resistette nell'abito da sposa dei ceti più alti, diventando simbolo di purezza e castità. L'abito bianco indossato dalla Regina Vittoria per le sue nozze a Londra nel 1840, completato da una ghirlanda di fiori d'arancio, diven- ne il modello preferito per questa cerimonia; ad esso fece seguito l'abito di faille bianca ricamato in argento, con uno strascico di 3 metri, che la futura Regina Margherita sfoggiò nel Duomo di Torino andando sposa ad Umberto di Savoia, nel 1868. Ma dietro questi vestiti sontuosi, questi pizzi destinati ad essere indossati per poche ore e che invece avevano ri- chiesto giorni e giorni di attento lavoro delle ricamatrici, dietro questa voglia di apparire che cosa si celava? Quanta fatica essi nascondevano? Ago e filo furono per molto tempo la base dell'educazione fem- minile. Grazie ad essi era possibile «forgiare quelle doti di pazienza, pre- cisione e assiduità ... ritenute idonee all'indole della donna». Le fan- ciulle dei ceti più alti lavoravano per se stesse, tutte le altre per guada- gnare e per mantenersi. Saper tagliare e cucire era una meta ambita, ma ci si trovava poi a lottare con orari faticosissimi. Ai figurini di moda co- minciano ad affiancarsi giornali che dan- no voce alle lavoratrici. «Undici ore in inverno e dodici in estate!... e quante volte dobbiamo rima- nere al lavoro fin nel cuor della notte a ter- minare l'abito che qualche signora vuole sfoggiare al ballo ... quante volte lasciamo chinare la testa sul lavoro, vinte dal sonno, dalla stanchezza, dalla fame ...e quelle ore di lavoro straordinario che non vengono in alcun modo ricompensate?» Letizia Pecorella Vergnano è stata per molti anni direttrice della Biblioteca Braidense di Milano, una delle maggio- ri biblioteche pubbliche italiane, e quin- di ispettore al Ministero per i beni e le attività culturali. Oggi è una nonna fe- lice che trascorre molto tempo tra la sua casa nel centro di Aosta, costruita alla fine dell'800 dai suoi bisnonni val- dostani, e la casa della figlia a Vétan. Così si sfogavano alcune «sartine» su un giornale del 1874. Contro questa condizione, nel giugno 1902, si ribellarono le «pi- scinine» milanesi, cioè le bambine tra gli 8 e i 14 anni impiegate nei la- boratori di sartoria con la mansione di portare i capi di abbigliamento alle case dei clienti. Questo primo sciopero, capeggiato da una bimba di 14 anni, aveva come obiettivo la mezza lira di salario al giorno. La cro- naca, riportata dalla Domenica del Corriere e illustrata da Beltrame fece ridere molto per la giovane età delle dimostranti, ma fece anche riflet- tere, e molte associazioni di mutuo soccorso, molte leghe di mutua as- sistenza per le lavoranti sarte nacquero in questo periodo, e i sindacati femminili, che dopo il 1860 avevano iniziato ad organizzarsi, presero a svolgere una parte attiva nel processo di liberazione della donna dallo sfruttamento del suo lavoro. Ma torniamo alle frivolezze. All'inizio del secolo si nota nei figurini una maggiore semplicità e un maggior rigore, la donna sembra che aspiri ad un modo di vestir- si più pratico e razionale: praticità e razionalità addirittura imposte dal- lo scopo della I Guerra mondiale, che costringe fuori di casa le donne e le porta a sostituire gli uomini nelle fabbriche e negli uffici. Le donne, non più soltanto quelle delle classi umili, lavorano. Vengono eliminati i busti, le gonne si accorciano, un nuovo modo di vivere e di vestire si im- pone. Il Fascismo cercò di riportare la donna nelle mura di casa, nel suo ruolo di «moglie e madre esemplare», moglie fedele e madre di nume- rosa prole. In questo contesto particolare importanza assume il matri- monio e l'abito da sposa, che deve essere rigorosamente bianco, accol- lato, con la gonna lunga e un po' di strascico. Un posto importante con- tinua ad occupare il fazzoletto di merletto (per asciugare le lacrime), le scarpe a tacco alto con cinturino, i guanti bianchi e lunghi, l'intramon- tabile bouquet. L'abito della ventiquattrenne Principessa Maria José, in velluto bianco e bordato di ermellino, è quello di raso delle «italianissime sete- rie» di Come che lasciava la snella figura di Edda Mussolini, fecero so- gnare le fanciulle dell'epoca, ma destinati a rimanere sogni. Con la II Guerra mondiale i soli tessuti disponibili sul mercato erano quelli autarchici e per di più razionati “con la tessera del vestia- rio”, così come erano razionati i generi alimentari. Ai novelli sposi ve- nivano rilasciati dei buoni d'acquisto per un modesto corredo; ma mal- grado la guerra e i razionamenti si continuarono a celebrare matrimo- ni. Per le poche che se lo potevano permettere, l'abito era ancora lungo, ma proibito lo strascico. Chi non si rassegnava alle difficoltà di reperire la stoffa adatta (le sorelle Fontana ricordano di aver scambiato una pez- za di merletto con 10 kg di patate!) lo chiedeva in prestito ad un'amica o ricorreva alla seta di un paracadute. Tutte le altre si sposavano in tail- leur, o con soprabito sopra una princesse, o col costume tradizionale. Lo sposo spesso indossava la divisa di soldato. Alla fine della II Guerra mondiale le donne avevano ormai acqui- sito autonomia e dignità, senza per questo rinunciare alla loro eleganza e a sfogliare le riviste di moda. L'emancipazione femminile va progre- dendo sempre più rapidamente, fino alla conquista più importante, la libertà sessuale. Gli abiti si fanno sempre più audaci, e se l'abito da spo- sa continua perlopiù ad essere bianco, è così ricco di scollature e tra- sparenze da perdere ogni valore simbolico. Qualche volta la trasgres- sione colpisce anche il bianco: sulla rivista "La Sposa" del 1986 un mo- dello di attillatissimo tubino a scollo totale in color rosso fuoco. E con questa immagine finisce la storia dell'abito da sposa, ripe- scato dai magazzini da un gruppo di bibliotecarie. Letizia Pecorella Vergnano
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 8 n° 3 Dicembre 2003 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. (Contiene Inserto) Villaggio di Bussan a 750 metri s.l.m.
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2 Editoriale Terrorismo, una realtà, un pensiero, ma non chiudiamoci Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, Daniela Bosio, Christian Chioso, Denny Cognetin, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta Chiara Marchelli, nata ad Aosta nel 1972, vive buona parte del- l'anno a New York dove oltre a scrivere insegna all'università. Vince diversi premi letterari e vie- ne selezionata, nel 2002, per la biennale dei giovani artisti d'Europa e del Mediterraneo a Roma Gent.ma Chiara Sul Corriere della Sera un editorialista analizza con molto realismo la si- tuazione internazionale venutasi a creare in seguito agli atti terroristici di questi giorni. «... il tritolo, il kalashnikov, la guerra per procura, il dolore che ci è entrata in casa. Ma occorre avere la forza di riconoscere che l'esecrazione e il lutto non bastano, che la mano e ancora più la mente degli assassini pongono a tutti urgenti interro- gativi politici...» Inizia così la sua analisi per proseguire sulle possibilità che ha il mon- do occidentale per superare questa tragedia. Purtroppo anche la gente comune che fino a ieri riteneva questi atti una angosciante routine, però confinata in ben circoscritte aeree, sente in casa una forte realtà di smarri- mento. Sarei molto onorato di conoscere il tuo parere sul vivere quotidiano della gente co- mune, i rapporti con il vicino di casa musulmano, la paura di recarsi... ...Ho vissuto al Cairo nel 1995 per cinque mesi andando in giro a fare interviste sul fon- damentalismo islamico. Ero negli Stati Uniti (New York, dove tuttora risiedo per metà del- l'anno) l'11 settembre 2001. Ero a Gerusalemme il giorno dello scoppio della seconda intifa- da, nel febbraio di otto anni fa. Amo ognuno di questi luoghi per la loro bellezza, tenendo ben presente a me stessa che i posti sono fatti dalle persone che li abitano. Non voglio fare della politica (ci sono già trop- pe trasmissioni che ne fanno più di me con valore di gratuità), né cercare di convincere nessuno, visto che non lo penso nemmeno io, che il terrorismo sia tutta colpa dell'occidente (ma guardiamo bene ognu- no alle proprie responsabilità), ma ricordo bene i miei vicini di casa, la gente incontrata per strada, la solidarietà, la generosità, la comprensione altrui. Dov'ero? non ricordo... talvolta in Egitto, talvolta a New York... strano che si confonda Chiara Marchelli Quasi fossimo come i vecchi compagni di banco, tanto è la naturalezza con la quale mi hai risposto. Ti ringrazio. Grazie anche per la freschezza con la quale hai affrontato un argomento molto pesante; ne abbiamo bisogno. Abitualmente Mélange non ama toccare temi di attualità perché i tempi lunghi della pubblicazione superano il contesto trattato. Mi auguro che soprattutto questa vol- ta sia così anche se le analisi politiche non prevedono una risoluzione del conflitto a tem- pi brevi. Stiamo attenti, sono d'accordo con te, ma non chiudiamoci in casa; ce lo impon- gono la nostra cultura e la nostra Storia. Buon Natale dalla redazione e dalla Biblioteca. Marco Carlin 3 IL Y A ENCORE BEAUCOUP À RACCONTER... Je suis partie... un jour! e n'avais pas encore 21 ans, quelques mois choisi (dès ce jour là, je n'ai jamais plus vu ma compagne de paraient d'être majeure. Je suis partie de mon voyage). Saint-Pierre le 15 octobre 1946 et à Aoste, Cette première famille était composée que par deux per- pour Saint-Rhémy en Bosses, de là jusqu'au sonnes, assez vieilles (pour moi, qui avais 20 ans, était encore Saint-Bernard j'ai continué à pied, avec mon sac, plus vieux du réel!!) tous les deux médecins, mais elle n'avait ja- (il y avait pas grand chose à porter...) mais ce n'était mais professé. peu gênant pour parcourir la route en côte vers le Col. Sur le bus j'avais connu une jeune fille comme moi, étudiante à Turin et elle et allait aussi à Genève travailler dans une famille. Arrivées au Col, c'était presque nuit, les moines du Refuge nous ont offert une bonne soupe chaude et on a pu dormir dans une chambre confortable sous un très souple (c'est encore vif en moi cette première fois sous (c'est encore vif en moi cette première fois sous un duvet et je m'étais dite "Quand j'aurais assez d'argent j'en achèterais un!!). Le lendemain dans la soirée les moines ne nous fais faire voiture pour aller à Genève: c'était deux jeunes étudiants de Turin qui nous ont accompagné bien gentiment et sans nous faire payer le voyage (on avait vraiment peu d'argent en ce moment là). Nous sommes arrivées à Genève vers minuit ne sachant pas quoi faire mais on devait dormir au moins quelque part. Nous sommes entrées dans un Hôtel (il existe encore) au centre de Genève et la chambre était très chère mais on n'avait pas beau- coup de choix. Le jour après chacune de nous téléphonâmes à ses patrons et commence une nouvelle vie..... pas trop facile, mais qu'on avait Il n'y avait pas beaucoup à faire chez eux, nettoyer de grandes chambres toujours vides et cuisiner pas plus que deux pommes de terre chacun (eux mangeaient très peu mais pour moi ce n'était pas une bonne façon de commencer...). Chez nous on était pauvre, mais on pouvait manger à notre faim. Ils avaient de grand linges tous plein de trous; pour faire les lits je ne savais pas de quel côté les tourner!! Moi j'aimais beaucoup repriser e alors j'ai commencé à leur remettre en ordre les linges: la dame était tellement étonnée du magnifique travail que je faisais et continuait à me demander où j'avais appris à rac- commoder si bien! C'était Tante Devine et Tante Zite qui m'avaient appris et ce n'était pas le cas de faire les choses justes pour les faires, ou c'était parfait ou c'était refait!! Je suis restée chez eux pendant une année, mais j'ai vrai- ment souffert la faim (j'ai maigri de 14 kilo en 12 mois!); en ce moment là à Genève beaucoup de familles cherchaient des jeunes et je n'ai pas eu de peine à en trouver une autre, donc nous sommes restés amis. Il y a encore beaucoup à raconter...... Tante Simone LETTERE AL GIORNALE CACCA? NO GRAZIE! Esco di casa e sulla mia soglia mi ritrovo con un piede immerso nel solito regalo che il mio vicino di casa mi lascia ogni mattina. Dall'anno scorso le mie giornate sono cominciate così...Un pacco di escrementi è il miglior amico del mio vicino di casa è ormai quasi un rito. Ogni mattina mi ritrovo con un regalo che mi lascia il mio vicino di casa. E' come se lui mi desse un dono. Questo regalo mi fa pensare a tante cose. Chi dovrebbe evitare che ciò ac- cada? Tutti quanti noi, ovviamente. In primo luogo, i proprietari di cani. Dobbiamo essere responsabili delle nostre bestiole. L'importante è non farla in casa propria, ma in pubblico? NO! Questo non è tollerabile. Ci sono troppe persone che lasciano i bisogni dei loro cani in giro, in strada. Sono stufa! Stufa di pulire tutti i giorni i bisogni altrui. Stufa di trovare queste sorpresine ovunque. Mi rivolgo a queste persone che amano tanto i cani di munirsi degli appositi pacchettini e di pulire personalmente le proprie bestiole e pulire. Ma chiedo un que- sto comportamento rispecchi civiltà e rispetto di tutti. I cani sono adorabili, bisogna però ricordarsi che vanno accuditi, e non lasciati fuori dalla porta tutto il giorno. Concludendo, non esistono esistono cattivi padroni. Maria Vallet E' con grande rammarico che, per noi Pompieri Volontari di Saint- Pierre, non sia più possibile garanti- re l'accompagnamento a spalla dei nostri defunti alla loro ultima dimo- ra. Non è per mancanza di volontà, ma per carenza di persone disponibili ad aiutarci. A nulla sono serviti i numerosi ap- pelli rivolti alla popolazione anche dalle pagine di questo giornale. Saremo comunque sempre presen- ti, anche se in numero ridotto, come testimonianza dell'attaccamento alle nostre tradizioni tramandate da- gli antenati del nostro paese. Il responsabile del locale distaccamento, Franco Tournoud
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4 Con questo numero iniziamo a pubblicare alcuni brevi racconti scritti da Ennio Di Francesco Arrivano i nostri rano circa le tre del pome- riggio, stavo ricevendo i miei pa- zienti in ambulatorio, quando mi telefona il Direttore Sanitario dell'ospedale che, con voce angosciata, mi comunica che è dera- gliato un treno, in qualità di rianimatore è richiesta la mia pre- senza e c'è una pattu- glia di carabinieri pronta per portarmi sul luogo dell'inciden- te. Interrompo il visi- te, telefono alla capo sala del mio reparto di rianimazione di con- trollare la valigia del- l'emergenza, preparare monitor e defibrillatori tatue e quant'altro, allora non si parlava anco ambulanza da rianimazione né di 118. Mi fion ospedale. Ad aspettarmi oltre a due carabinier no la capo sala ed un amico chirurgo. I due co Tratto da una raccolta intitolata «Il sorriso di Ippocrate» e che fa riferimento alla sua professione di medico. Già ad aver esordito con un primo romanzo dal titolo «Pareti», Di Francesco è anche autore di testi teatrali per lo Charaban, più volte messi in scena con successo. Vorremmo, attraverso Mélange, farlo conoscere meglio agli abitanti di Saint-Pierre (e non solo, dato il numero di copie varca il limitato confine del nostro paese) per la sua ironia, per la sua auto-ironia, per la sua freschezza, ma soprattutto per quel suo sguardo umano ed autentico verso una professione da sempre in equilibrio tra scienza, coscienza e tradizioni popolari. l'emergenza, preparare monitor e defibrillatori tatili e quant'altro, allora non si parlava ancora di ambulanza da rianimazione né di 118. Mi fiondo in ospedale. Ad aspettarmi oltre a due carabinieri ci so- no la capo sala ed un amico chirurgo. I due conoscer si la fatidica Alfetta ed a sirene spiegate ci precipitiam verso l'autostrada. Il carabiniere autista guida spericolatamente e mi permetto di dirgli che, se vogliamo renderci utili dobbiamo arrivare, sì, presto, ma anche vivi. L'appuntato di fianco all'autista quasi si offende per la mia garbata osservazione e mi invita a tranquillizar- mi, perché loro sono addestrati alla bisogna. Pochi gior- ni prima avevo visto in televisione un documentario sullo scudo di polizia, se ben mi ricordo la Garbatella, a Roma, dove si addestrano i piloti in percorsi a g na, a tratti bagnati, sconnessi, irti di birilli e di li imprevisti: erano veramente bravi. Mi vergogn la mia poca fiducia nelle istituzioni e nei tecnic pento di aver provato ad insegnare ai gatti a g nella notte... Intanto l'autista guida sempre più fre- ticamente e spericola- tamente, io sono sem- pre più preoccupato ma vedo che l'appunta- to non fa una piega, penso alla Garbatella, osservo i miei due amici di sventura che se ne stanno zitti, non so se ammutoliti dalla paura, o perché non condividono le mie an- sie, sta di fatto che sof- fro in silenzio. Ri- schiando la vita arri- viamo alla barriera au- tostradale: c'è una sola corsia aperta al traffico ed è impegnata da tre o quattro macchine in attesa, le altre corsie sono chiuse da barrie- re a sbarra zebrata. Nevischia. L'Alfetta rallenta la folle corsa, sbandicchiando evita la corsia occupata e si im- mette in una di quelle chiuse, derapando urta contro il marciapiede che la delimita, rimbalza contro la sbarra, che cede all'urto e si apre, mandando in frantumi il pa- rabrezza, che ha un buon gusto di non sbriciolarsi, ma si trasforma in un vetro smerigliato che praticamente az- zera la visibilità. Io zitto: si vede che alla Garbatella si fa così... Il Comandante a mezzo radiotelefono chiama la centrale: il colloquio si svolge così: «Pronto, pronto, pronto... Cane barbone chiama centrale. Passo» «Pronto, pronto... Qui centrale, vi ascoltiamo. Passo» «Qui cane barbone. Comunicare dove è avvenuto l'incidente. Passo» «Qui centrale. L'incidente è avvenuto dove è deragliato il treno. Passo» «Qui cane barbone. Ricevuto. Ma dove è deragliato il treno? Passo» «Qui centrale. Positivo! Dove si è veri- ficato l'incidente. Passo» Lo scambio di informazioni continua con gli stessi contenuti per un irragionevo- le lasso di tempo, finché cane barbone, che di fronte ad estranei non vuole evidenziare l'assurdità di quel colloquio e simula indif- ferenza, sbotta in una serie di insulti indi- rizzati all'ottuso interlocutore. Questi, quan- do sente offendere i suoi morti rinuncia alla sua posizione omertosa e finalmente comu- nica il nome della località dove è deragliato il treno. Arrivati all'altezza della località indicata, usciamo dall'autostrada e ci avviamo alla stazione ferroviaria. No, l'incidente non si è verificato lì, ma nel paese vici- no e là e lì ci rechiamo. Comincia ad imbrunire. Alla sta- zione del paese ci dicono che l'incidente si è verificato un chilometro a valle. Chirurgo, capo sala, cane barbo- ne, valigia dell'emergenza, monitor defibrillatore ed io ci avviamo a piedi lungo i binari. Continua a nevi- schiare. Arriviamo sul presunto luogo del deraglia- mento, non c'è nessuno, hanno già portato via anche il treno. Due operai stanno rincalzando le pietre lungo i binari e ci guardano straniti. Chiedo loro se possiamo do della scarpata oltre la corsia di emergenza. Bilancio: l'autista si è rotto il braccio, l'appuntato una gamba, l'a- mico chirurgo è contuso ma non troppo, la capo sala ha battuto la testa contro il sedile anteriore, per un attimo le sue pupille ruotano indipendentemente l'una dal- l'altra, come quelle della Madonna di Taggia, è un po' confusa, ma si riprende subito, io ho due costole rotte. Sopraggiunge un'ambulanza, destinata a soccor- rere il treno, carica i due della Garbatella e se ne va. Quasi contemporaneamente arriva l'auto blu del co- mandante dei carabinieri, vede l'Alfetta disastrata, si ferma, bofonchia qualcosa sul suo autista, poi si avvici- na a me e ci chiede se siamo in grado di continuare la mis- sione di soccorso. Perplessi, ma ligi al dovere, accon- sentiamo. Saliamo sul sedile posteriore dell'auto blu e riprendiamo la marcia di avvicinamento al luogo del di- sastro. Il Comandante a mezzo radiotelefono chiama la centrale: il colloquio si svolge così: «Pronto, pronto, pronto... Cane barbone chiama centrale. Passo» «Pronto, pronto... Qui centrale, vi ascoltiamo. Passo» «Qui cane barbone. Comunicare dove è avvenuto l'incidente. Passo» «Qui centrale. L'incidente è avvenuto dove è deragliato il treno. Passo» «Qui cane barbone. Ricevuto. Ma dove è deragliato il treno? Passo» «Qui centrale. Positivo! Dove si è veri- ficato l'incidente. Passo» Lo scambio di informazioni continua con gli stessi contenuti per un irragionevo- le lasso di tempo, finché cane barbone, che di fronte ad estranei non vuole evidenziare l'assurdità di quel colloquio e simula indif- ferenza, sbotta in una serie di insulti indi- rizzati all'ottuso interlocutore. Questi, quan- do sente offendere i suoi morti rinuncia alla sua posizione omertosa e finalmente comu- nica il nome della località dove è deragliato il treno. Arrivati all'altezza della località indicata, usciamo dall'autostrada e ci avviamo alla stazione ferroviaria. No, l'incidente non si è verificato lì, ma nel paese vici- no e là e lì ci rechiamo. Comincia ad imbrunire. Alla sta- zione del paese ci dicono che l'incidente si è verificato un chilometro a valle. Chirurgo, capo sala, cane barbo- ne, valigia dell'emergenza, monitor defibrillatore ed io ci avviamo a piedi lungo i binari. Continua a nevi- schiare. Arriviamo sul presunto luogo del deraglia- mento, non c'è nessuno, hanno già portato via anche il treno. Due operai stanno rincalzando le pietre lungo i binari e ci guardano straniti. Chiedo loro se possiamo dare loro una mano con picco e pala. Se non avessi le costole rotte che cominciavano a dolermi, per salvare la mia presenza, forse avrei accettato l'invi- to. Chirurgo, capo sala, cane barbone, valigia, monitor defibrillatore ed io riprendiamo la via della stazione da dove ci riportano a quella dei carabinieri. Durante il tra- gitto sono colto da un educato moto di ribellione e chie- do a cane barbone come sarebbe andata a finire se, in- vece del deragliamento di un paio di carrozze con po- chi feriti non gravi, si fosse verificata una vera catastrofe ferroviaria o qualche altra grave emergenza o il fatidi- co golpe. Cane barbone era un brav'uomo, ha allargato le braccia ed in segno di impotenza mi ha risposto: “Un gran casino!". Giro il coltello nella piaga, sono vera- mente imbufalito e chiedo chiarimenti sulla scuola del- la Garbatella e sull'autista: “Ma quale scuola della Garbatella, ma quale autista!! Quello è un cuoco che si è offerto volontario per la missione di soccorso ed io non avevo al- cun mezzo tecnico a disposizione!!". Cane barbone è veramen- te addestrato ed io rinfodero la spada. Dalla stazione dei carabinieri ci riportano in ospe- dale dove nel frattempo erano giunti quelli della Garbatella piuttosto malconci. I nostri colleghi, che non avevano nostre notizie, pensavano che, se quelli erano ri- masti con noi, o quel che rimaneva di noi doveva già essere rimasto sul ciglio della strada. Sono stravolti e, quando ci vedono arrivare ci scambiano per fantasmi perché eravamo stanchi, stralunati e sofferenti in effetti lo sia- mo. Ci accolgono con tanta gioia ed affetto, che in quel- la circostanza tocco con mano quanto amore e, se per- metterete, stimo nutro per i miei colleghi e questo è l'u- nico ricordo positivo che ho di quella rocambolesca giornata di avvenimenti, la consolazione di essere sopravvissuti nonostante cane barbone e la Garbatella. Ennio Di Francesco Archivio della biblioteca comunale 5
Testo Originale Estratto
6 Il villaggio è a 750 metri di altitudine Il villaggio di Bussan Il nostro viaggio attraverso i vil- laggi di Saint- Pierre prosegue sempre più a fatica perché diventa ogni volta più difficile, se non impossibile, tro- vare testimoni di una generazione antece- dente alla mia in gra- do di darci testimo- nianze inedite di tem- pi ormai lontani. Ci soffermiamo questa volta su Bussan e, per nostra scelta, abbiamo deciso di raggruppare i tre villaggi; per- ciò chiedo scusa fin d'ora agli abitanti per eventuali er- rori o dimenticanze. Bussan comprende tre villaggi: Bussan dessus, Bussan du milieu e Bussan dessous che si trovano ad un'alti- tudine compresa tra i 700 ed i 750 metri. Sono tutti ubi- cati sulla strada della collina che, prima della crea- zione della carrozzabile di Tâches a Homené, era l'uni- ca via di comunicazione tra il borgo ed i villaggi. Bussan di sotto e di sopra sono stati quasi completa- mente "rimessi a nuovo", mentre a Bussan di mezzo è ancora possibile vedere alcune case che conservano la struttura del passato. Il nuovo Consiglio direttivo della Cofruits ha eletto pre- sidente PROSPERO CARRAL di Aymavilles, vice presi- dente è Fassin Attilio di Gignod. Bussan comprende tre villaggi: Bussan dessus, Bussan du milieu e Bussan dessous che si trovano ad un'altitudine compresa tra i 700 ed i 750 metri. Sono tutti ubicati sulla strada della collina tosi e possedevano malghe ed alpeggi a Rumiod, Vetan, Homené e Verrogne. Tutto intorno a questi villaggi vi erano prati, frutteti e vigneti. Le vi- gne principali si trova- vano a Bréan, Thoules e Sarre. Tra un filare e l'altro, sui terrazza- menti, si seminavano segale e frumento che servivano per il pane che veniva cotto da no- vembre a metà dicembre nel forno di Bussan di sopra. Il forno era molto capiente e tutti avevano collaborato alla sua costruzione. In tempo di guerra venne costrui- to un forno più piccolo (per circa 10-15 pani) dove si cuoceva il pane di nascosto. Il periodo della panifica- zione era il più bello dell'inverno, soprattutto per il ti- pico "galletto". Il giorno in cui si faceva il pane non si portava il latte alla latteria, ma lo si utilizzava con i fi- chi, zucca gialla cotta, uova, zucchero, uvetta e farina per fare dei pani dolci: le cosiddette "Flantse". Poco distante dal forno c'era la latteria. Fu costruita nel 1860 ed all'inizio aveva diciotto soci. Vi conferivano il latte, oltre agli abitanti dei tre villaggi di Bussan anche quelli della Grange, di Jacquemin e della Croix. La lat- teria funzionava molto bene: aveva uno statuto, un pre- sidente ed un revisore dei conti. Si facevano quattro forme di formaggio al giorno. Oltre al locale per la la- vorazione del latte la latteria aveva un magazzino, un locale molto freddo dove si teneva il latte da scremare per fare le tome e il burro e la camera del casaro. Per 14 anni ci fu un casaro di Excenex di nome Damé Euschio. In varie occasioni la grande camera del casaro è stata usata come sala da ballo. A Bussan di sopra una volta c'era un solo fontanile in fondo al villaggio e, durante l'inverno, era molto diffi- coltoso raggiungerlo sia per il bestiame che per le mas- saie dal momento che nessuno aveva l'acqua in casa. Per scendere ad abbeverare le mucche si facevano del- le incisioni orizzontali nel ghiaccio per impedire loro di scivolare. Per fare il bucato si metteva la “Lessiveuse” nella carriola e si scendeva trattenendola con una cor- da; per risalire invece si doveva tirare su la carriola sem- pre a forza di braccia. Finalmente poi una persona, di- remmo benemerita, costruì una vasca in cima al vil- laggio dove venne fatta affluire l'acqua di alcune sor- genti provenienti dal vallone di Mèyes che si trova tra Etavel e Praulé. Queste sorgenti erano molto ricche tant'è vero che nel vallone c'erano tre piscine per la rac- colta dell'acqua ed inoltre alimentavano due o tre fon- tanili di Jacquemin oltre quello di Bussan. Queste sor- genti non sono mai state analizzate per cui non si sa se fossero potabili o meno. Per l'irrigazione ci si serviva del ru d'Orléans e di quel- lo d'Orsière proveniente dal villaggio di Vernes. Quando nel 1954 è arrivato l'acquedotto vi fu una grande festa; questo scende da Jeanton (sotto Orléans) ed ha uno svi- luppo di circa 2500 metri di tubazioni, per la sua co- struzione sono occorse circa 300 giornate di manova- lanza e 100 giornate di operai specializzati. I lavori in campagna venivano fatti tutti a mano e po- chi proprietari possedevano il mulo. A Bussan di sopra solo una famiglia ne aveva uno e quindi “prestava” la sua giornata col mulo per fare i lavori più pesanti qua- li la semina, il trasporto del legname e i fieni. In cam- bio di una giornata col mulo si rendeva il lavoro di tre persone. La gente di questi tre villaggi era molto unita: si faceva la veglia insieme, si ballava al suono della fisarmonica o dell'armonica a bocca: il "frustapot". I musicisti, se Come trascorrere serena- mente il tempo libero se hai più di sessant'anni: L'Amministrazione co- munale ha rinnovato con il comune di Aosta la conven- zione anche per il 2004-2005, per gli anziani che permette di partecipare ad attività ri- creative e soggiorni marini organizzati dal Conseil de la Pleine d'Aoste. PER INFORMAZIONI: 0165/927800 così si po ne prove Purtroppo, come dappertutto d'altronde, i pro- venti della campagna non bastavano alle famiglie più numerose e molto giovani cercavano lavoro all'estero. In una famiglia, ad esempio, c'erano cinque figli e quattro di loro emigrarono: due fi- glie andarono a Parigi ed una rimase nello stesso posto di lavoro per 41 anni, un'altra invece andò Marocco. Altri andarono in Svizzera o, soprat- tutto gli uomini a Lione. Per concludere ho chiesto: "Ci sono state persone famose a Bussan?" - "Certamente!" - "Penso che nessuno abbia mai dimenticato la maestra Anaïs, sia perché parecchie generazioni di noi sono sta- te suoi alunni, sia perché la sua semplicità e la sua cortesia erano un suo pregio in qualsiasi occasio- ne e con qualsiasi persona. Vanda Champrétavy Scorcio di Bussan. Sullo sfondo Castello di Saint-Pierre 7
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8 CRESCERE IN... MOVIMENTO Ormai è da qualche anno che in alcune clas- si delle scuole elementari e materne della nostra comunità montana, viene proposta ai bambini un'esperienza educativa molto particolare: l'euritmia. Spiegare cos'è l'euritmia non è semplice, è mol- to più di cosa si tratta partecipandovi attivamen- te. Infatti è così che Sigrid, l'esperta di euritmia che pre- e conduce le lezioni, coinvolge alunni ed insegnanti grandi e piccini, indossa scarpette di ritmica e vesti colorate, vengono introdotti dal suono del flauto in un mondo magico, fatto di movimenti, filastrocche, suoni mi e forme. La lezione dura, a seconda dell'età dei bambini, poco meno di un'ora. Al termine i ragazzi tornano alle attività scolastiche più rilassati e sereni. Lo spirito con quale vengono proposte le lezioni di euritmia è di en- tusiasmo e gaiezza, Sigrid non esprime mai, durante l'atti- vità, dei giudizi sui risultati dell'apprendimento, una fonte di ansia nei bambini. La lezione di euritmia, basata quindi sul gioco, il rit- mo musicale e poetico è veramente qualcosa che il bam- bino vive con gioia. Durante un piacevole pranzo insieme, Sigrid ha gen- tilmente risposto a tutte le mie domande su questa prati- ca educativa che anch'io vivo insieme a lei e con gli alunni a scuola. Ho così scoperto che l'obiettivo dell'euri- tmia non è solo quello di promuovere il benessere dei ragazzi. Si tra sì di una vera e propria pratica pedagogica (euritmia peda- gogica), co-mune nelle scuole steineriane. In queste scuole l'euritmia costituisce una delle materie fondamen- tiene tali, insegnata anche ai bambini più pic- coli, dai tre ai sette anni, e ai ra- gazzi più grandi. Sigrid spiega con i bambini più piccoli la forma in cui vengono presentati gli eserci- zi è soprattutto quella del gioco a dire la modalità fondamen- tale con cui si svolge la loro vita. Gli esercizi si basano sull'imi- tazione e l'esempio. Tutti i movi- menti assumono l'aspetto del gioco che possono basarsi sui movi- mento e sul ritmo Archivio della biblioteca comunale delle stagioni e delle feste; inoltre si possono accompa- gnare a poesie, racconti o fiabe che nutrono la fantasia di belle immagini. Il bambino piccolo, è da un lato tutto ge- sto e movimento, dall'altro con tutti i sensi ed il corpo, un organo sensoriale. Egli percepisce ogni cosa in maniera in- tensa ed inserisce le percezioni nella costituzione del suo corpo. Di conseguenza l'euritmia viene ad assumere un ruolo fondamentale nella formazione della costituzione fi- sica e nello sviluppo della personalità. Con i bambini più grandi, dalla quarta elementare, l'euritmia ha insieme a tutte le altre materie, un diverso compito educativo. Gli esercizi che prima erano un semplice gioco, cominciano ora a richiedere una precisione ed un'esattezza maggiori. Si dà più peso all'esecuzione dei movimenti, alla consap- evolezza, poiché in questo modo i bambini entrano in vivo contatto con le leggi che regolano lo spazio, con l'ordine e la misura. L'insegnamento dell'euritmia può essere di integra- zione a ciò che i ragazzi imparano in altre materie. Alcuni esercizi sono dedicati allo studio del ritmo, altri ap- profondiscono lo studio delle forme che gli esecutori de- scrivono nello spazio seguendo diversi ritmi, musiche, poesie. Questi esercizi possono sviluppare il senso artisti- co, il senso dell'ordine e della misura.... Sigrid aggiunge che l'euritmia non è solo una prati- ca pedagogica, essa può anche avere un carattere curativo (euritmia terapeutica). In questo caso non si svolge nelle scuole e può, ad esempio, agevolare l'evoluzione corporea dei bambini in situazione di handicap, stimolare il recu- pero generale in diversi casi di difficoltà di apprendimen- to (ad esempio nelle difficoltà di linguaggio). L'esecuzione degli esercizi di euritmia terapeutica è diretta da terapeu- ti che hanno fatto un lungo periodo di formazione. Per concludere, l'euritmia, ovvero l'espressione del giusto ritmo, è stata pensata da Steiner come indirizzata a tutti, uomini e donne di qualsiasi età e di ogni grado e cul- tura. Essa aspira a penetrare nella vita giornaliera per ap- portarvi salute, serenità ed armonia. Steiner soleva dire in- fatti: "Sarebbe desiderabile che dai tre anni ai settant'an- ni tutti facessero euritmia": Personalmente, come insegnante, ringrazio Sigrid per avermi fatto conoscere, attraverso la pratica dell'euritmia, aspetti dei miei alunni che difficilmente avrei potuto no- tare nella quotidiana attività didattica. La ringrazio so- prattutto di avermi permesso di apprezzare, anche nei bambini più "difficili" la capacità di crescere ed imparare secondo il proprio ritmo. Daniela Bosio 9 Classe 1985: i coscritti!!! LA FESTA È DURATA 10 GIORNI Alla fine dell'estate scorsa, nelle frazioni di Saint-Pierre si sono sentiti numerosi clacson e campanacci, dalle macchine si udivano canzoni dei Poudzo Valdotains, dai finestrini sventolavano i classici foulards rosso-nero: eravamo noi Coscritti 1985! Già da qualche anno, aspettando impazienti la mag- giore età, organizzavamo cene della classe '85, anche con altri paesi della nostra comunità montana. Ma quest'anno finalmente è arrivato il nostro momento! Ci siamo orga- nizzati con tutto l'occorrente: camicie, cappelli e abbiamo addobbato le macchine con nastri adesivi rigorosamente rossonero, di balle di fieno, di bandiere e di bottiglie. La festa dura dieci giorni, è iniziata ad Allein il 29 agosto con il tradizionale ritrovo di tutti i coscritti della Valle. Prima del ritrovo abbiamo cenato al Rugantino: era- vamo una quindicina, oltre a noi si sono aggregati anche alcuni coscritti dell'84. Al palchetto d'Allein, ma come in tutti gli altri, eravamo sempre uniti e pronti ad esultare ogni volta che si chiedeva dell'85 di Saint-Pierre! Fra le varie uscite, da ricordare in modo particolare vi è la serata in discoteca a Cogne, dove l'entusiasmo era alle stelle. Alla fine di questa serata, non ancora contenti e soddisfatti, abbiamo deciso di «dormire» in macchina... Non è stata d'altronde l'unica volta in cui l'abbiamo fat- to... Spesso, per concludere la serata, o per meglio dire la mattinata, ci fermavamo al Café du Bourg, diventato or- mai punto fisso per le nostre colazioni. La tappa successi- va era l'Oggettiere del Borgo, dove eravamo fra i primi a comprare il giornale; Saint-Pierre si svegliava mentre noi ancora dormivamo... In fine, l'ultima domenica di questi estenuanti giorni di festa l'abbiamo trascorsa a Valgrisenche alla Bataille des Reines, dopo un buon pranzo a casa di Patrik. Per conclu- dere in allegria tutti insieme al Chez Mario abbiamo man- giato un gelato ripensando ai bei momenti trascorsi, già malinconici per l'avvicinarsi dell'inizio della scuola. E' sta- ta inoltre l'occasione per pensare che è stato bello ritro- vare dopo anni passati su strade diverse, ma comunque la sensazione di non esserci mai separati. Tornati a casa pieni di emozioni contrastanti, abbia- mo ripiegato il foulard mettendolo nell'armadio in attesa del 2004. I coscritti in festa: Bonanno Roberta, Christille Sylvie, Cognetti Nadia, Del Negro Nicola, Dionisi Denis, Ferrod Elisa, Gerbelle Omar, Jocallaz Consuelo, Lale-Demoz Gilda, Lale-Demo Lisa, Manella Valentina, Parleaz Patrik, Rigollet Fabiana, Zemoz Alessio, vi salutano e vi chiedono scusa per il chiasso... Coscritti: bei ragazzi sempre gli stessi Inoltre, domenica 31 agosto abbiamo partecipato alla santa messa, detta per noi da Don Ugo. In seguito ci sia- mo recati a Gerbore, a casa di Valentina, dove abbiamo fat- to una bella grigliata con l'aiuto dei cuochi: Alex Parleaz e Franco Faldella, con due genitori volenterosi: Augusta e Fulvio. Nel pomeriggio siamo poi andati a Vetan da Elida a fare un brindisi.
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10 VITE PARALLELE Affinché nessuno osi dimenticare Ida Desandré, una valdostana deportata nei lager tedeschi e Mildred Hanciles Rosamaria Vitale, una donna della Sierra Leone, raccontano .... Ida Desandré: ...Ci portavano a lavorare fuori, doveva- mo caricare dei carrelli con la sabbia, ci faceva- no rientrare alla sera. Il mattino l'appello, molto presto, ci mettevano nude incolonnate, ore ore di appello, ti conta- vano, ti ricontavano, sotto la luce di questi fari puntati ad- dosso, poi in seguito la luce del giorno, eccetera. Quello che ci facevano fare delle volte le visite mediche, tutte que- ste cose qui incolonnate tutte nude fuori al freddo per del- le ore ed ore, poi ci facevano entrare in questi stanzoni dove c'erano tutti questi medici così che ti guardavano, ti osservavano e ridevano, ridevano e poi naturalmente ti pe- scavano sempre fuori in mezzo al gruppo, qualcuno magari con qualche malformazione o meno, quelle che erano già predisposte per la ...eliminazione. Io non ero abituata ad avere paura, non è una cosa a cui sono portata, la paura. Nel campo, soprattutto a Ravensbrück, la paura era la conseguenza dell'avvilimen- to, dello svilimento continuo della dignità personale. Io no i sistemi che usavano per renderci paurose. La paura ci rendeva vili e la viltà umiliate. Per raggiungere la fabbrica dovevamo passare nel centro della città. Guardavamo le vetrine dei negozi, panet- terie con il pane esposto. Che tormento per noi prigionieri che avevamo tanta fame! E io pensavo a mio nonno... rac- contavo sempre alle mie compagne la mine- stra che il nonno faceva d'inverno: con le pere ma- stagno ed i fagioli. La sera, nelle baracche, ci suc- cedeva delle volte di avere qualche piccolo momento per parlare tra noi. Un gruppo si sedeva su un pagliericcio spontaneo parlare di mangiare: più si aveva fame più se ne parlava. Ognuna di noi raccontava le ricette di cucina del suo paese e specialmente le emiliane, le mode e si lavano dei cibi più succulenti. Per esempio la pasta al for- no. Io non avevo mai visto la pasta al forno. Mentre loro raccontavano, io immaginavo. Le vedevo fare l'impasto, tirare la sfoglia, preparare il ripieno. Nel campo di Bergen-Belsen e l'orrore: Scheletri e morti insepolti erano ammassati dap- pertutto: le bocche spalancate, gli occhi aperti. A- anche noi non c'e-rano più nulla e dappertutto c'erano escrementi umani. fummo ammassate in una baracca. Da mangiare ra più nulla e dappertutto c'erano escrementi umani. che sui cadaveri. No, li loro avevano vinto ed io ero diventata indifferen- te a tutto, volevo solo qualcosa da mangiare. Al ritorno dalla Germania: Quegli sguardi su di noi ex- deportate, quegli sguardi terribili in cui legge- vi chiara la condanna: “se sei sopravvissuta è chiaro che sei andata a letto con i tedeschi, che hai collaborato con loro”. Quegli sguardi mi hanno chiuso la bocca per tanti anni. Un uomo che torna dal campo è un uomo, anzi qual- cosa di più: è un eroe. Una donna invece è un pidocchio. Io prima non ero nessuno, dopo, un pidocchio. Perché è chiaro: una donna che finisce nel campo è perché se l'è andata a cercare. In biblioteca di Ida Desandré: Vita da donne e Il paese dei ricordi. MOLTI ANNI DOPO: LA STORIA SI RIPETE Mildred Hanciles Rosamaria Vitale, una donna della Sierra Leone capace di ribellarsi e lottare... ...Ripensando alla Sierra Leone di quegli anni, mi appare come un paese diviso in due parti: da una parte gli uomini, compresi i bambini, costretti all'uso della vio- lenza, dall'altra, le donne, e le bambine, oggetti passivi di questa violenza. Le donne sono state, infatti, le vittime maggiori del- la guerra. Quando i gruppi armati attaccavano i villaggi o le città, prendevano tutte le giovani donne, le violentava- no e poi le usavano come se fossero mogli-schiave si di- videvano le donne come si divide un bottino, ma anche le truppe governative e tutti gli altri guerriglieri facevano la stessa cosa. Quelle fortunate, diventavano preda di un solo uomo che le usava fino a che non si stancava e poi la pas- sava ad altri. Quelle che non lo erano finivano a soddisfa- re indistintamente i bisogni sessuali di tutti i maschi del gruppo. Questa era la situazione peggiore perché in tal caso la donna come essere umano non esisteva più era solo un oggetto da usare; nelle “relazioni” tra gli uomini che le catturavano e le donne rese schiave prendevano il sopravvento la violenza, la brutalità, il sadismo. ni possibili perché solo nell'esplicare il ruolo di madre essa assume valore nella società. Per tutte queste ragioni ancora oggi le donne hanno paura, preferiscono stare da parte piuttosto che esporsi e avere delle responsabilità, hanno paura di combattere per i loro diritti. La prigionia: Lo scopo della prigione dovrebbe essere la rieduca- zione dei detenuti: in realtà l'unico scopo della prigione, in Africa, è di distruggere le persone, di farle ammalare e morire. Appena sono arrivata nella sezione femminile, sono stata accolta da una delle responsabili che ha inizia- to a urlarmi contro: “Forza, spogliati, lavati”. Poiché ero imbarazzata ed esitavo a spogliarmi, le assistenti mi han- no strappato di dosso i vestiti e tutto quello che portavo, compresi gli anelli e gli orecchini, tutto. Poi mi hanno mandata a lavarmi e mentre facevo la doccia una delle guardie stava lì a guardarmi fissa. Ricordo che in seguito una delle cose che detestavo di più era l'appello, che si fa- ceva tre volte al giorno; chiamavano tutte, una per una per nome e cognome e noi dovevamo uscire dalla cella, met- terci in riga, mattino, mezzogiorno e sera. Ti vogliono an- nientare psicologicamente. Ti danno da mangiare solo un pezzo di pane secco al giorno o un po' di riso semicrodo e poiché il cibo è di qualità scadentissima, molte persone contraggono infezioni e muoiono. Dove stavo io c'era an- che l'abitudine, soprattutto delle guardie carcerarie ma- schili, di negare il cibo ai detenuti più giovani, in modo da poterli affamare e poter così abusare sessualmente di loro, in cambio del cibo... Il figlio Hanno rapito mio marito e mio figlio, volevano sa- pere da lui dove erano nascoste le mie videocassette. Lo hanno legato ad un palo per torturarli poi hanno porta- to fuori nostro figlio e glielo hanno messo davanti, e gli hanno chiesto per l'ultima volta di parlare. Lui si è rifu- tato ancora una volta e allora hanno sparato alla testa del piccolo Eddie Junior, che non aveva neanche cinque anni... L'Africa: C'è da dire che la guerra ha fatto solo emergere un problema già molto grave: in passato in Africa si negava qualsiasi diritto, soprattutto quello fondamentale di ac- cedere all'istruzione. Le ragazze non potevano frequenta- re la scuola e venivano date in spose molto presto, all'età di undici-dodici anni. Poi è stata concessa l'istruzione an- che alle femmine tanto che in Africa si dice: "Chi educa un bambino educa un uomo, chi educa una bambina educa una nazione." Anche la mutilazione genitale, nelle sue varie forme è un problema; le ragazze subiscono questa cerimonia in giovane età e verso i dieci anni, obbligate ad una scelta for- zata che spesso ha gravi conseguenze di salute, dalle in- fezioni acute subito dopo l'avvenuta mutilazione (che pos- sono anche condurre nel giro di qualche giorno alla mor- te) alle infezioni croniche con conseguente sterilità. Essere sterile è per la donna africana, la peggiore delle condizio- ni possibili perché solo nell'esplicare il ruolo di madre essa assume valore nella società. Per tutte queste ragioni ancora oggi le donne hanno paura, preferiscono stare da parte piuttosto che esporsi e avere delle responsabilità, hanno paura di combattere per i loro diritti. La prigionia: Lo scopo della prigione dovrebbe essere la rieduca- zione dei detenuti: in realtà l'unico scopo della prigione, in Africa, è di distruggere le persone, di farle ammalare e morire. Appena sono arrivata nella sezione femminile, sono stata accolta da una delle responsabili che ha inizia- to a urlarmi contro: "Forza, spogliati, lavati". Poiché ero imbarazzata ed esitavo a spogliarmi, le assistenti mi han- no strappato di dosso i vestiti e tutto quello che portavo, compresi gli anelli e gli orecchini, tutto. Poi mi hanno mandata a lavarmi e mentre facevo la doccia una delle guardie stava lì a guardarmi fissa. Ricordo che in seguito una delle cose che detestavo di più era l'appello, che si fa- ceva tre volte al giorno; chiamavano tutte, una per una per nome e cognome e noi dovevamo uscire dalla cella, met- terci in riga, mattino, mezzogiorno e sera. Ti vogliono an- nientare psicologicamente. Ti danno da mangiare solo un pezzo di pane secco al giorno o un po' di riso semicrodo e poiché il cibo è di qualità scadentissima, molte persone contraggono infezioni e muoiono. Dove stavo io c'era an- che l'abitudine, soprattutto delle guardie carcerarie ma- schili, di negare il cibo ai detenuti più giovani, in modo da poterli affamare e poter così abusare sessualmente di loro, in cambio del cibo... Il figlio Hanno rapito mio marito e mio figlio, volevano sa- pere da lui dove erano nascoste le mie videocassette. Lo hanno legato ad un palo per torturarli poi hanno porta- to fuori nostro figlio e glielo hanno messo davanti, e gli hanno chiesto per l'ultima volta di parlare. Lui si è rifu- tato ancora una volta e allora hanno sparato alla testa del piccolo Eddie Junior, che non aveva neanche cinque anni... 11 Io sono una donna ed ho avuto la possibilità di parlare e denunciare: a volte mi fermo e mi chiedo perché me ne sono andata dal mio Paese. Sono una donna e non posso né combattere né tornare indietro, mi ucciderebbero. Posso, però, usare nel modo migliore le videocassette che ho girato, dove ci sono le prove per incriminare i membri del RUF (ribelli del Fronte Nazionale Unito). In biblioteca: IL PREZZO DEL CORAGGIO di Mildred Hanciles Rosamaria Vitale ROMANZI LE AVVENTURE SEMISERIE DI UN RAGAZZO PADRE di N. Earls AMARI TI CHIAMO di N. Sparling LA COSA VERAMENTE PEGGIORE di H. Torey AMATISSIMA POONA di K. Fossum LA CASA DEL PADRE di J. Navarro LA STANZA OSCURA di L. Welsh UNA CASA SENZA RADICI di A. Chedid I 18 ANNI DEL MIO SANGUE di C. Garcia LA STORIA DI LUCY GAULT di W. Trevor LA CATERINA di L. Lajolo L'ULTIMO DETECTIVE di R. C. Crais LA VITA E' LA TUA VITA di J. O'Farrell UNA DONNA ALATA di J. Harris LA PRESA DI MACALLE' di A. Camilleri LA NAVE D'ORO di M. Buticchi LASCIAMI STARE DI Anna Maria Mori: cinquantotto storie di donne, ogni storia che, tutte insieme, compongono un mosaico del femminile dai primi Novecento ai giorni nostri e che danno voce a debolezze, forze, amori e ab- bandoni, illusioni, speranze e disperazioni, rimorsi, battaglie vinte e perse: mil- leselli a formare uno specchio in cui ogni donna finirà per riflettersi. Diari, memorie, cucina, storia, guide, salute, fotografie.... IL GIARDINO NEL DESERTO di D. Waris INFABULARE di E. Baumgartner L'ALBA DELL'UMANITA' di F. Schrenk PARLAMI D'AMORE: LE DONNE E LE STAGIONI DELLA VITA AL DI LA' DEL PONTE di R. Zimet-levy: una ragazzina ebrea per sfuggire alla per- secuzione antisemita se ne sta nascosta, mese dopo mese, in una casa ospitale. Osserva il mondo che la circonda con minuziosa attenzione, imprimendo nella memoria la vivezza di ogni incontro, salutando a ogni nuovo giorno l'emozione di essere ancora viva. Quello che colpisce di più nel suo racconto, che ha l'an- damento di un vero e proprio libro di avventure, è il ritratto indiretto della so- cietà italiana tra il 1939 e il 1945: uno straordinario spaccato di vita italiana che ha molto da insegnarci ancora oggi. Un intervento di Umberto Eco: Da un lato è sempre difficile spiegare a un giovane perché sia conveniente studiare. Accade sovente di dover spiegare a un giovane perché sia conveniente studiare. Inutile dirgli che è per amore del sapere, se l'amore del sapere non ce l'ha. Né ché uno che sa affronta meglio le vicende della vita di uno che non sa, per- Genitori: si potrebbe additare sempre qualcuno sapientissimo che, dal suo punto di vi- sta, conduce una vita miserabile. E allora l'unica risposta è che l'esercizio del sa- pere crea delle parentele, delle continuità, degli affetti, ci fa conoscere alcuni nostri avi oltre a quelli carnali, ci fa vivere di più, perché non ricordiamo solo la stra attività. nostra vita ma anche quella di altri, stabilisce un filo continuo che va dalla no- adolescenza (talora dall'infanzia) a oggi. E tutto questo è molto bello.
Testo Originale Estratto
12 Lavori di completamento ed adeguamento funzionale dell'area sportiva C irca un anno fa, precisamente il 30 ottobre 2002, la Giunta comuna- le approvò il progetto preliminare dei lavori di completamento ed adeguamento funzionale dell'area sportiva in località Priereur, com- portanti una spesa totale d'investimento di 2.595.820,00 À. Conseguente- mente, l'Amministrazione comunale di Saint-Pierre inoltrò la domanda di finanziamento, impegnandosi a coprire con proprie risorse la quota d'in- vestimento pari al 20% della spesa totale, corrispondente a 519.164,00 À. Alla richiesta di inserimento nel programma preliminare 2004/2006 del fondo per speciali programmi di investimento regionale, l'Amministrazione regionale ha risposto positivamente il 12 giugno di quest'anno. Approvato il finanziamento, il passo successivo sarà la presentazione del progetto ese- cutivo, entro il 10 gennaio 2004. Se non ci saranno intoppi, i lavori inizie- ranno nel 2005. L'area interessata dall'intervento si trova in località Priereur ed è defi- nita ad ovest e a nord dalla Strada vicinale di Vulpilliere, ad est da spazi verdi privati e a sud dalla linea ferroviaria. La zona suscita particolare interesse, da un punto di vista ambientale, per la presenza del Priorato e per la vegetazione circostante. In loco, al momento, sono presenti varie strutture sportive, alcune delle quali ne- cessitano di interventi manutentivi ed altre di essere modificate per mutate esigenze d'uso. Il fabbricato esistente, per esempio, destinato a bar e spoglia- tolo, è carente di spazi e presenta un'organizzazione distributiva che risente sia dell'epoca in cui è stato realizzato, sia dei successivi interventi di sistema- zione. Risultano insufficienti anche i posti auto e gli spazi verdi attrezzati per il gioco. Come se non bastasse, manca un collegamento pedonale tra il sotto- passo e la zona in questione. Oltre ai problemi attuali, il nostro centro sporti- vo è interessato da nuove necessità che ne motivano l'incremento e la riorga- nizzazione della dotazione impiantistico-sportiva ed infrastrutturale. Mi ri- ferisco alla sempre maggiore richiesta di spazi per il gioco del calcio e del cal- cio a cinque, ma anche al decrescente utilizzo dei campi da tennis. Sulla base di tali considerazioni, un progetto di sistemazione e completamento dell'area, che adegui le funzioni in atto armonizzandole con le nuove attività ricreative e sportive, senza trascurare il rispetto del paesaggio circostante, è pienamen- te giustificato. Le priorità che il progettista dell'intervento, l'Architetto Sergio Béchaz, ha dovuto tenere in conto, riguardavano quindi: 1 La riorganizzazione dell'area come polo sportivo non soltanto destinato agli atleti, ma aperto a tutte le fasce d'età, dai bambini agli anziani 2 Un accesso pedonale al centro in assoluta sicurezza, con un marciapiede che proseguisse il sottopasso esistente 3 La riorganizzazione dei parcheggi e della viabilità veicolare, in modo che le auto non interferissero con le varie attività 4 Un edificio polifunzionale a norma e completo di tutti i servizi necessari alle odierne esigenze 5 L'ampliamento dello spazio attrezzato destinato al gioco dei bimbi 6 La modifica delle dimensioni del campo di calcio, con revisione di illu- minazione e recinzioni 7 La sostituzione dei campi da tennis, attualmente poco utilizzati, con un campo di calcetto Gli interventi, come annunciato, non stravolgeranno la situazione in atto; ten- deranno, invece, ad una maggiore integrazione con le preesistenze. Il nuovo fabbricato (localizzato, all'incirca, nella posizione di quello attuale) a servizio delle attività sportive, per esempio, è stato studiato per risultare inserito il più possibile nell'ambiente e, anche grazie alle ampie pareti finestrate, alla forma allungata ed alla struttura portante in acciaio, per una maggior “leggerezza” possibile. I restanti interventi si riducono, invece, alla sistemazione del terreno, con l'introduzione di nuovi campi di gioco e con la sistemazione della viabilità e dei parcheggi. Queste opere, che non richiedono particolari lavori di edifica- zione se non costi bassi, risultano ben integrate con il verde circostante e con quello di nuovo impianto. Per quel che concerne l'accessibilità, si prevede un nuovo percorso pedonale, che si svilupperà sul lato a valle della strada del Priorato, largo cm. 160, di collegamento dell'area sportiva con il sottopasso esistente. Anche in questo caso, si tratta di un intervento molto “leggero”, che prevede il rifacimento in pietra a vista di alcuni tratti del muro verso valle, una pavi- mentazione in blocchetti di cls ed una ringhiera di ferro. I percorsi pedonali interni all'area sportiva saranno realizzati nello stesso modo, con gli stessi materiali e percorribili dai disabili. Nessuna modifica per la viabilità veicola- re di accesso all'area, mentre la strada di Vulpilliere verrà ampliata per il pri- mo tratto. La viabilità ed i parcheggi interni all'area (49 posti auto) verranno riorganizzati, sia per renderli marginali rispetto alle attività ricreative e spor- tive, sia per integrarli meglio con il verde. Le nuove strutture e quelle esisten- ti saranno caratterizzate da un miglior rapporto tra la vegetazione ed il co- struito, da una minore incidenza delle recinzioni (più basse) e dal conteni- mento dell'illuminazione nelle ore notturne. Soluzioni, come detto, indotte sia dalle preesistenze, sia dalla volontà di non stravolgere una situazione com- plessivamente funzionante. Analizziamo ora, più dettagliatamente, le caratteristiche architettoniche e di- stributive delle principali opere in progetto: ● Viabilità e parcheggi: la viabilità interna ed i parcheggi saranno radical- mente modificati in modo da limitare il traffico all'interno dell'area ed aumentare il numero dei posti auto. Saranno realizzati due tratti di stra- da a senso unico, uno in entrata e l'altro in uscita, con i parcheggi dispo- sti a pettine su entrambi i lati. Il tratto in entrata prosegue parallelamen- te alla ferrovia per consentire sia l'accesso ad un ulteriore parcheggio, sia il raggiungimento di due abitazioni localizzate ad est. Questo nuovo par- cheggio, adatto anche alla sosta del pulmann, può essere riservato alle squadre di calcio ospiti. Sono previsti spazi verdi e piantumazioni di al- beri ad alto fusto per contenerne l'impatto. Per quanto riguarda la strada per Vulpilliere, l'intervento ha origine dalla necessità di sistemare l'area sottostante destinata al gioco dei bambini. Per motivi di sicurezza, si ren- derà necessario il rifacimento del muro di contenimento della strada e la predisposizione di una recinzione. Si è ritenuto quindi di ricostruire il muro spostandolo all'interno dell'area in modo che la carreggiata stra- dale potesse assumere una larghezza massima di 5 metri. ● Gioco bimbi: All'interno del centro sportivo, è prevista una sistemazione a verde attrezzato per il gioco dei bambini. Tale localizzazione garantirà la massima sicurezza degli utenti, che potranno muoversi liberamente ed accedere all'edificio polifunzionale senza alcuna interferenza con il traf- fico veicolare. Immancabile l'impianto di alberi per creare schermature e zone d'ombra attorno ai giochi. In posizione centrale verrà collocato un punto di erogazione dell'acqua potabile, che fungerà anche da spazio di sosta e sorveglianza. ● Campo di basket e pallavolo: Sorgerà a fianco dell'attuale campo di boc- ce, a nord dell'area. Sarà realizzato con pavimentazione in manto sinteti- co. ● Campo di calcio: ampliato di alcuni metri verso est e sud, per avere una dimensione dell'area di gioco di metri 102X62. Sui lati ovest, est e sud do- vrà essere sostituita la recinzione. ● Campo di calcetto: in sostituzione dei campi da tennis, poco utilizzati e con notevoli esigenze manutentive. Realizzato analogamente a quello di basket, sarà possibile praticarvi anche il tennis ● Campo di allenamento per il calcio: l'attuale campetto che, eccetto il ri- facimento della recinzione ed un nuovo sistema di illuminazione, rimarrà invariato ● Edificio polifunzionale a servizio dell'area sportiva: la struttura esisten- te verrà demolita. Troppo alti i costi di adeguamento ed ampliamento. Il nuovo fabbricato conterrà al piano seminterrato quattro spogliatoi con i relativi servizi, l'infermeria, due spogliatoi per gli arbitri, uno spazio per gli allenamenti, un deposito per il bar-ristorante ed un magazzino. Una scala ed un monta-persone condurranno al piano terra, in cui troveran- no spazio un salone per le manifestazioni (99 posti a sedere) legate alle attività sportive, un bar-tavola calda (32 posti a sedere) con la cucina ed altri locali di servizio annessi, la sede dell'U.S. Saint-Pierre, i servizi igie- nici. Avremo, nel dettaglio, 967 metri quadri di strutture sportive e servizi acces- sori al coperto e 7000 metri quadri di infrastrutture all'aperto, comprensivi di spazi di sosta. Ma anche un complesso che, rispetto al presente, offrirà mag- giori vantaggi e potenzialità gestionali. Denny Cognein