Saint-Pierre e Valle d'Aosta nel 2003: Cronache, cultura e prospettive dal periodico Mélange.

mélange 2003.pdf

Il documento raccoglie una vasta gamma di articoli e notizie tratti dai numeri di aprile, agosto e dicembre 2003 della pubblicazione quadrimestrale "Mélange", edita dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre in Valle d'Aosta. Copre temi locali quali eventi culturali e sportivi (Adunata Alpini, riapertura Castello Sarriod de La Tour, tornei sportivi, associazioni teatrali), storia e tradizioni dei villaggi (Alleysin, Bussan, vita rurale, patrimonio), iniziative amministrative e di sviluppo (ampliamento scuole, progetti irrigui, raccolta rifiuti, riqualificazione area sportiva, nuova segnaletica). Il periodico esplora anche questioni più ampie attraverso prospettive personali e locali, come le esperienze di migrazione e integrazione (studio all'estero, italiani in Argentina), riflessioni sulla memoria storica, l'educazione (Università della Valle d'Aosta, euritmia), la tutela del paesaggio e le sfide globali (crisi idrica, terrorismo). Include inoltre recensioni letterarie, racconti, testimonianze su guerra e violenza, fornendo un ricco spaccato della vita e degli interessi della comunità di Saint-Pierre e della Valle d'Aosta nel 2003.

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Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 8 n° 1
Aprile 2003
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.
1
Saint-Pierre :
Alleysin - 815 m.sl.m.


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Daniela Bosio, Christian Chioso,
Denny Cognetn, Germano Dionisi,
Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
Alpini in Valle d'Aosta,
un evento eccezionale
Ho un amico che ha sempre avversato la naja, gli ufficiali, le caserme e tutto a ciò
che sapeva di militare. Oggi, tuttavia, egli conserva tra i suoi ricordi più cari il cappello dalla piuma
bassa da artigliere alpino. Un risvolto un po' anomalo della grande truppa alpina
che a giorni invaderà la nostra regione ma è una delle tante figure che compongono que
sta famiglia.
Decifrare tutto sarebbe improponibile, non ci resta che rallegrarci al pensiero che tan
te persone abbiano saputo trovare nello spirito di corpo, nel ricordo di un periodo lo sti
molo per azioni encomiabili nella vita civile.
Ho letto Il sergente nella neve e alcuni libri di Mario Rigoni Stern, Centomila gavette
di ghiaccio di Giulio Bedeschi e le tragedie che hanno vissuto quegli uomini sono riuscite
a trasmettere un fascino eroico nel sentire nominare “Brigata alpina Julia” o “4° Corpo
d'Armata Alpino” ci si sente partecipi di quei momenti.
Se in seguito ci si trova ventenni a vestire un cappello alpino si acquisisce uno status
che ti accompagna per sempre: all'occasione ti raduna per partecipare alla ricostruzione
del Friuli come a levare dal fango la Valle d'Aosta, per una semplice festa, anche per una
battuta scherzosa nei confronti di chi la penna non l'ha mai portata, La Buffa.
Continuando rischio di cadere nel retorico; non ci tengo vista la stima e l'affetto che
nutro per questo mondo.
Vorrei che l'opportunità irripetibile che ha la nostra regione fosse una
splendida vetrina, vorrei che tutti ci adoperassimo per accoglierli come
ospiti di riguardo, vorrei che il business che ne deriverà fosse improntato
alla promozione più che allo sfruttamento episodico, vorrei che tutti ca
pissimo l'eccezionalità dell'evento.
Saint-Pierre cercherà di fare la sua parte: la Pro Loco ha organizzato
un centro di ristoro per gli alpini e familiari 24 ore non stop, le strutture
ricettive e turistiche hanno già dato la massima disponibilità, commer
cianti e artigiani si sono organizzati per offrire un buon servizio di sup
porto. L'Amministrazione comunale, oltre a offrire un riferimento orga
nizzativo, ospiterà un gruppo di alpini proveniente dal Veneto con il qua
le è previsto un momento comune con la popolazione.
IMAGGIO 2003
76ª ADUNATA
NAZIONALE
VALLE D'AOSTA
II MAGGIO 2003
2003
E non è pronto, ma, mentre andiamo in stampa gli eventi internazio
nali non sono certo felici, stiamo vivendo un periodo di tensione e non poten
doci estraniare né moralmente né fisicamente dal contesto generale mi
auguo, tutti ci auguriamo, che l'evento possa esser vissuto serenamente
nell'intenzione dei partecipanti.
Marco Carlin
INTERVIEW
A M. DUPONT
L'école vient
d'être agrandie pour
faire face aux besoins
nés à la suite de l'ac
croissement de la po
pulation scolaire.
Quelles interventions
sont prévues dans le
futur?
Jeudi 5 décembre nous avons
rencontré M. Dupont
qui, très aimablement,
a répondu
à nos questions et nous
a permis de réaliser
cette interview
Cette première in
tervention a permis la
création de trois salles de classe qui seront utilisées
pour développer soit les activités didactiques que les
activités complémentaires. Prochainement on procé
dera à la construction d'un bâtiment qui permettra de
créer un nombre de salles de classe suffisant à accueillir,
d'ici à vingt ans, les élèves des treize communes et de
Sarre. Naturellement il y aura des changements: la cui
sine et la cantine seront utilisées par les enseignants
d'éducation artistique, musicale et de technologie; l'au
ditorium sera séparé de l'école, il n'y aura plus de com
munications.
Que pensez-vous des matériaux de construc
tion utilisés?
blème du manque de
salles de classe en
quelques mois.
Est ce-que le
"chalet" sera mis en
communication avec
notre bâtiment?
Pas tout de suite,
pour l'instant on utili
sera un passage à l'ex
térieur. On reliera les
deux bâtiments au moment où démarreront les travaux
d'agrandissement, alors, on réalisera une sorte de cou
loir complètement à l'abri.
L'Atelier Journal aimerait s'occuper, en pu
bliant des articles, des événements concernant les
communes, les paroisses, les bibliothèques, la
Communauté de Montagne, le Projet Jeunes etc.
Vous pensez que ce désir est-il réalisable?
C'est une demande fort intéressante. Chacun de
vous habite dans une commune et donc pourrait s'in
téresser aux activités proposées par la bibliothèque, la
paroisse etc. et les faire connaître, à travers les articles,
aux lecteurs de notre Communauté que, comme vous
savez, regroupe treize communes, environ 2000 habi
tants. Pour l'instant nous donnons, dès maintenant, la
disponibilité de la Communauté de Montagne à vous
vous intéressant.
Carbo Matto, Paillex Alessandro et Ceccarelli Matteo
INTERVIEW
AU PRÉSIDENT
DE LA COMMUNAUTÉ
DE MONTAGNE
GRAND PARADIS
Bon, comme vous avez pu constater, il s'agit d'une
construction assez particulière, on a utilisé le bois, c'est
une sorte de chalet dont le toit est d'ardoises; votre éco
le au contraire a été construite en utilisant le béton et la
pierre.Je pense que, une fois terminés les travaux, les
nouvelles salles seront très semblables aux actuelles.
Mais.... pourquoi on a utilisé le bois?
Tout simplement pour des raisons de temps. La
construction en béton aurait demandé au moins un an
et demi pour le projet et plus d'un an pour le réaliser;
en choisissant le bois, au contraire, on a résolu le pro
vous fournissant toutes
les nouvelles qui
Carlin


Testo Originale Estratto
4
DUE EVENTI SPORTIVI
DI RILIEVO A VETAN

egli ultimi
mesi si sono
svolti a Vetan
due eventi sportivi di
rilievo, lanciando la
nostra minuscola
località turistica verso nuovi
traguardi.

Durante la tre giorni tra il 3 e il 7 o il 9 febbraio si è te-
nuta la 5ª edizione del Campionato Italiano di Kitesnow.
La neonata specialità consiste nel sciare o “sno-
ware" trainati da un aquilone, il kite appunto, che grazie
ad un'imbragatura è ancorato alla persona. Le ve-
lizzate possono andare da un minimo di tre metri ad
un massimo di 7 metri circa a seconda del vento a di-
sposizione. Essendo tale sport direttamente dipen-
te dal vento, coloro che ci si avvicinano sanno già che
non sempre è possibile sciare.

La gara, svoltasi in prossimità del campo spor-
tivo di Vetan consisteva nel effettuare un percorso predi-
sposto nel più breve tempo possibile cercando però di go-
vernare al meglio l'aquilone a disposizione.
La manifestazione contava ben 34 iscritti pro-
venienti da un po' tutta Italia, più alcuni partecipanti stra-
nieri francesi ed inglesi.

E' da circa tre anni che tale sport inizia ad ave-
re un po' di risonanza, e proprio a Vetan, l'attuale cam-
pione nonché principale promotore del Kitesnow
Francesco Ponti, L'artzon Associazione, ha conosciuto una buona realizzazio-

VETAN
NELLO SPORT

La 5ª edizione del
Campionato Italiano di Kitesnow

1° Trofeo Sci Club Vetan
Gara di Sci-Alpinismo

po non è stato magnanimo, la settimana precedente alla
gara è arrivato un abbondante nevicata che ha salvato
la manifestazione, ma a parte il buon vento di venerdì,
nelle giornate di sabato e domenica si è fatto al quanto
desiderare impedendo così lo svolgimento della mani-
festazione.

Il titolo è quindi rimasto vacante in attesa dell'an-
no venturo, della neve ma soprattutto di tanto, tanto
vento.

Dopo poco meno di un mese Vetan è stata nuova-
mente protagonista con il 1° Trofeo Sci Club Vetan, gara
di sci alpinismo. Numerosissimi gli iscritti, circa 110,
ma nonostante il bel tempo del mattino, si sono pre-
sentati in circa 75. La pioggia della sera prima ed un'al-
tra competizione analoga hanno probabilmente fatto
desistere molti partecipanti.

Il tempo era quasi perfetto, alle 8,30 ha preso il via
la competizione che si sviluppava su un dislivello di cir-
ca 1300 mt., andando a toccare Punta Leyser a 2771 mt.
per poi scendere fino all'arrivo nei pressi del campo
sportivo.

La gara è stata vinta da Massimo
Gerard di Cogne in 1h 27' 02" seguito da
Massimo Junod e da Giacomo Berthet. Bene
anche Flavio Gadin, che stremato, a poche
decine di metri dall'arrivo, quando si trova-
va in terza posizione, ha fatto una piccola ca-
duta che gli è costata il podio relegandolo, si
fa per dire, ad un quinto onorevolissimo po-
sto.

Archiviata la gara appena svoltasi si
pensa già all'anno venturo, la competizione
fissata per il 15 febbraio 2004 sarà l'atto con-
clusivo del Circuito Notturno dello sci alpi-
nismo Valdostano, anche se la manifesta-
zione, per problemi logistici verrà disputa-
ta di giorno.
Claudio Obert

Il villaggio
di Alleysin

nticamente
nei villaggi,
l'altra, correvano
strette strade lastrica-
te chiamate "Tsarrie".
Forse proprio per que-
sta caratteristica comune anche la strada che dal bor-
go saliva in cima al paese veniva chiamata "Gran
Tsarrie". Su un lato e l'altro di essa si trovavano la
maggior parte dei villaggi. Anche Alleysin era uno di
questi. Situato a 815 metri di altitudine era un picco-
lo villaggio composto infatti di sole tre case poste una
alle spalle dell'altra leggermente distanziate da un
prato o un orto o una stradina.

Tutti nel villaggio erano contadini,
il fieno che produceva
era sufficiente
per il nostro bestiame

La prima costruzione, salendo da Vergnod, era un
edificio lungo che non ha avuto modifiche negli anni.
Di fronte, dall'altra parte della strada, c'era la latteria,
un piccolo edificio di notevole importanza (fondato nel
1911) a cui conferivano il loro latte tutti i soci (58) pro-
venienti da tutti i villaggi dei dintorni: Champretavy,
Bachod, Breyes, Bosses, La Charrère, Vergnod,
Praximond, Combaz, La Rosière, La Roserettaz e

Ordines. Per "aprire" la
latteria tutti avevano
contribuito in propor-
zione ai propri capi di
bestiame. Per la lavora-
zione del latte ci si ser-
viva della collaborazio-
ne di un casaro. Essendo una latteria turnaria tutti, a
turno, dovevano collaborare col casaro portando la le-
gna e facendo bollire gli attrezzi usati, ecc. Ci
furono parecchi casari, alcuni del luogo altri di fuori.
Poco più avanti vi era la casa della famiglia
Christille, la più numerosa del villaggio. Un poco alla
volta tutti se ne sono andati e la casa è stata venduta
o, fortunatamente, è rimasta ancora com'era cin-
quanta anni fa. E' molto bella perché è una tipica casa
contadina con un tetto ampio, larghi spioventi, picco-
le finestre, balconi in legno, ecc.
Alle sue spalle, separate solo da una stradina, vi
era un complesso di case tutte strette l'una all'altra, tan-
to da sembrare una sola. Alcune erano abitate tutto l'an-
no e periodicamente in quanto i proprietari passa-
vano parte dell'anno in alpeggio.

5
Il villaggio
è a a 815 metri
di altitudine

Consorzio Miglioramento Fondiario

Martedì 15 aprile 2003 alle ore 20.30, si è riunito, in as-
semblea, il Consorzio di Miglioramento Fondiario «BRÉAN-TORRETTE»
per l'illustrazione del progetto esecutivo relativo alla costruzione di ad-
duzione d'acqua irrigua e servizio del compensorio sul torrente Savara e
Pond Bréan, tratta «GRANDE TSERIETE» in Comune di Villeneuve.

Numerosi i partecipanti alla riunione. Dopo la presentazione
del progetto a tutti i consorziati si è provveduto all'approvazione
e all'elezione degli organi sociali.

Sono stati eletti nel Consiglio direttivo i Signori Jocallaz
Pailex Raimondo, Barmaz Andrea, Fenoll Remo e Lale-Lacroix
Silvio, Giuseppe e Mario oltre a tre revisori dei conti e tre componenti la Commis-
sione di prima istanza.

ne. Per i frequentatori
di questo sport Vetan
sta diventando sinoni-
mo di Kitesnow, fama
che arriva fino alle vi-
cine città di Torino,
Milano e Genova.
Purtroppo il tem-


Testo Originale Estratto
6
Saint-Pierre
Nuova Zelanda

C

i son così
tante nazio-
ni nel mon-
do, che non
sapevo proprio quale
scegliere... diverse lin-
gue, religioni, cibi,
usanze, credenze raz-
ze, tutte uniche. Ho poi deciso che la Nuova Zelanda
sarebbe stata la mia nuova terra per sei mesi.
Le ragioni erano semplicemente perché era il po-
sto più lontano possibile, con una natura selvaggia e
perché volevo imparare bene l'inglese. Sono qui con
AFS Intercultura, un'associazione mondiale che si oc-
cupa di questo tipo di scambi. Non paghiamo le fami-
glie ospitanti, perciò è tutto volontariato. Ho lasciato
Saint-Pierre con la mia famiglia il 3 luglio passato, per
andare a Roma, dove ho incontrato gli altri 11 italiani
con destinazione New Zealand. Poi finalmente, dopo un
lungo viaggio e diversi fusi orari, son arrivata a
Hamilton il 6 luglio 2002.
La Nuova Zelanda ha la stessa superficie del Regno
Unito e solamente 3,7 milioni di persone, praticamen-
te nessuno! E' divisa in due isole, l'Isola del Nord, do-
minata da verdi colline, clima caldo e umido e l'Isola del
Sud, dominata da montagne innevate e clima quasi al-
pino. Ci sono 60 milioni di pecore, quindi più pro-
babilità di incontrare una pecora che una persona!
La Nuova Zelanda e' stata colonizzata all'incirca
1000 anni fa dai Maori, popolazione polinesiana pro-
veniente da isole nel Pacifico. Questi vivevano nelle fo-

Tutti nel villaggio erano contadini anche se ge-
mini "arrotondavamo" le loro entrate lavorando in
dilizia o altrove. Molta parte quindi dei lavori più pe-
santi venivano fatti dalle donne e dai bambini con l'aiu-
to degli anziani.

Il fieno che producevamo – ci hanno detto i più vecchi
testimoni – era sufficiente per il nostro bestiame perché
i prati, essendo ben concimati, erano fertili. Nei pressi
erano alcuni alberi da frutta, perlopiù meli, non mancano
mo campi o almeno il loro numero non era considera-
le. In fondo ai campi o agli orti generalmente c'era
lare di viti e davanti alle case non mancava quasi mai il
pergolato di "prié", un'uva molto dolce e precoce. Non ave-
vamo anche alcune vigne, una a Vereytaz e una più in
alto, nella "Comba", dove ora è stata costruita una vasca
per l'acqua. Con l'avvento dell'irriga-

questa zona le vigne sono state trasformate in frutteti o
abbandonate. L'irrigazione, una volta, era uno dei lavo-
ri più faticosi sia per il modo d'irrigare (facendo le
re l'acqua dai ruscelli con un oggetto in ferro: "tse-
riette"), sia per la difficoltà di reperire l'acqua. Avevamo
diritto al Ru di Bressan, generalmente di notte o di giorno
e all'acqua della Meneresse. Noi bambini avevamo il
compito di controllare se l'acqua era giunta in fondo ai
prati. In primavera, prima d'iniziare l'irrigazione, an-
davamo a fare i ruscelli per lo scorrimento dell'acqua.
Noi non avevamo acqua potabile. Solo nel 1951, in
cambio dei lavori per la captazione dell'acqua, ci fu con-
cessa una sorgente al "Barmi", una località in alto, a
La Charrère.

Nel villaggio non c'erano né un mulino né un for-
no e per macinare e fare il pane andavamo più spesso a
Bosses poi a Charrère e infine a Praximond dove una fa-
miglia Barmavverain aveva sia l'uno che l'altro.
Andavamo a scuola alla Charrère, a due passi da

7
I GIOVANI
E LE LORO
ESPERIENZE

Valentina Manella
per 6 mesi in Nuova Zelanda.

Sei mesi per imparare
e tornare con piacere

In Nuova Zelanda
è molto comune viag-
giare, spostarsi e anda-
re a vivere oltremare.
C'è una mentalità
aperta sul mondo. Il
30% della popolazione
neozelandese è compo-
sta da asiatici. Ho molti amici giapponesi, taiwanesi,
malesiani, ecc. Gran parte del cibo è di tipo asiatico, per
me è tutto nuovo. Ci sono anche molte persone in-
diani, somali, afghane e pakistane. E' un vero mix di
culture e mi piace davvero tanto!
Tutti i miei amici sono principalmente altri stu-
denti stranieri. La gente di qua è tipicamente «british»,
anglosassone. Diciamo che sono più «timidi», chiusi, ri-
soliti con gli adulti. Fare amicizia con gli ado-
lescenti locali è una vera impresa. Si interes-
sano a te, ma neanche più di tanto, hanno le loro vite e
non gliene importa molto. Questa realtà è dovuta anche
al fatto che qui negli ultimi 5 anni sono arrivati tanti,
tanti studenti asiatici, pagando cifre immense alle
scuole.
Vivo subito a Hamilton, una cittadina di 120.000 ab-
tanti situata sul fiume Waikato, nel centro dell'isola del
Nord. Le case sono le tipiche casette inglesi con giardi-
no e sul retro. Principalmente sono ad un piano
soltanto.
Sono stata i primi 4 mesi con una famiglia, in se-
guito ho dovuto cambiare ed è stata dura perché ho do-
vuto ricominciare tutto da capo: imparare a conoscere
le persone, capire le regole, adattarmi. E' una scuola di

rreste, con una cultura primitiva simile agli aborigeni
australiani, o agli indiani d'America, basata sulla fami-
glia, sulla musica e danza e sul rispetto e credenza del-
la natura.

Quando gli europei sono arrivati nel XIX secolo, ci
sono state guerre fino alla firma di un trattato che det-
tava la convivenza delle due diverse popolazioni.
Tuttavia, i Maori hanno continuato a vivere in zone
rurali, mentre nelle città gli europei hanno dato vita ad
una società moderna. Durante tutto il secolo scorso len-
tamente i Maori hanno iniziato a migrare nelle città,
nelle zone più povere di periferia, facendo lavori ma-
nuali. Oggi i Maori sono allo stesso livello dei bianchi,
vivono nelle città e con le loro tradizioni sono un gran
richiamo per i turisti.
In questa parte dell'anno fa abbastanza caldo, sia-
mo in piena primavera.

le persone
casa. Era stata aperta nel 1865 e si trovava al pianterre-
no di una casa di proprietà di una famiglia del luogo e
vi rimase fino al momento in cui fu costruita una picco-
la scuola proprio ad Alleysin, poco distante dalla latte-
ria. Quest'ultima fu definitivamente chiusa nel 1991. Solo
in IV e in V elementare scendevamo al capoluogo e per
noi era molto faticoso scendere e salire per ben quattro
volte al giorno.
Ad Alleysin non c'è una cappella e quindi per la
Festa Patronale ci aggregavamo a Bosses. Allora si face-
va gran festa: un signore di nome Arturo faceva da man-
giare e tutti potevamo partecipare al pranzo del Patrono.
Nel villaggio eravamo molto uniti e spesso facevamo
la veglia insieme. Gli uomini avevano l'abitudine di
giocare
riunirsi o da noi o a Breyes o alla Roserettaz per giocare
gruppo di giocato-

a belote. Certe volte c'erano più di un gruppo di ba-
ri. Noi bambini andavamo a giocare nei villaggi vicini
ed avevamo molti amici.

Un poco alla volta il villaggio si è allargato ed in-
grandito con la costruzione e la ristrutturazione di al-
cune case. La latteria, dopo un periodo di abbandono è
stata rimessa a nuovo ed ha una sala per le riunioni ed
un locale in cui è stato installato il computer che coor-
dina tutto l'impianto d'irrigazione a pioggia della
zona. Sulla parete di una casa, a lato di quella dei
Christille, si può vedere un personaggio a grandezza
d'uomo che fa un gesto di saluto tipico della Valle
d'Aosta: "Poudzo". Questo personaggio è il simbolo di
un villaggio che ha cercato di cambiare, che si è aperto
all'esterno, che ha voluto per un poco far rivivere con
una festa un popolo scomparso da tanto: i Salassi.
E poi non dobbiamo dimenticare che, se vogliamo
gustare un buon torrone, ad Alleysin, da Laura, lo pos-
siamo trovare!

Vanda Champrétavy


Testo Originale Estratto
vita: ho capito molte più cose a proposito di relazioni
umane, della vita, di adolescenti, di persone infelici e al-
tro.
Adesso vivo in un'altra città chiamata Cambridge,
più piccola, con 11.000 persone, a 20 min. da Hamilton.
La nuova famiglia è composta da una persona sola,
Valerie, una signora di 50 anni, molto gentile e com-
prensiva. Andiamo molto d'accordo. Ho 3 figlie, ma tut-
te sparse per il mondo.
Con la lingua all'inizio è stato difficile, ma adesso
non ho problemi.
Sono in High school, corrispondente delle scuole
superiori. Sono nel penultimo anno, tutti portano la
visa (gonnellina scozzese per le ragazze con calze
alle ginocchia), ma non gli ultimi 2 anni, quindi non
devo indossare nulla in particolare. Nella scuola ci sono
1700 studenti (altro che il coro classico...), quindi è
un po' uno shock per me. Si va a scuola dal lunedì al sa-
ba- to dalle 9 alle 15,30 con un'ora per la pausa pranzo.
Ognuno deve scegliere 5 materie e la scelta è immensa:
matematica, fisica, biologia, scienze, economia, busi-
ness, orticultura, alimentazione, moda, motori, cucina,
falegnameria, scultura, arte, pittura, storia dell'arte, sto-
ria, geografia, scienze sociali, turismo, giapponese,
francese, inglese, spagnolo, maori, tedesco, escursionismo,
musica, fotografia e tante altre...
Questa è l'ultima settimana di scuola e poi 2
mesi di vacanze. Sarà strano passare Natale sulla spiag-
gia con 30 gradi...
La scuola è diversa, non c'è tutto lo studio che fac-
ciamo in Italia. Ci sono più cose pratiche, competenze
reali. Nella scuola c'è una grande biblioteca aperta tut-
ti i giorni dalle 7 alle 17. Si va lì per studiare, per usare
i computers, ecc. Vi sono molte squadre sportive...
(sport nazionale, sono pazzi!), pallavolo, calcio, hop,
pallamano, basket, nuoto, ciclismo, sci, e tante altre.
Tutto è all'interno della scuola, quindi a volte invece di
avere lezione, hai gli allenamenti.
Ho scoperto la mia indipendenza, la mia forza, ho
apprezzato maggiormente la mia nazione, la mia cul-
tura, la mia famiglia e tutto quanto. Ho avuto un nuovo
sguardo sul mondo, che è proprio utile quando hai
vissuto tutta la tua vita nell'isola felice (nonchè la mia
Valle d'Aosta).
La mia cultura valdostana mi manca spesso, ma
sono orgogliosa di essere qui e vorrei che fosse possi-
bile per ogni adolescente, perché questa è una vera
scuola di vita, dove si cresce e mille cose vengono alla
luce. Ma soprattutto ho imparato ad essere tollerante,
che è fondamentale nel mondo che ci si presenterà nei
prossimi decenni.
Porgo un saluto a tutta Saint-Pierre, sempre nel
mio cuore,
A presto,

Valentina

Il ritorno a Casa
Il bilancio di questa esperienza è stato totalmente
positivo, non mi pentirò mai della scelta che ho
fatto.
Il momento più difficile è sicuramente stato il ri-
torno. Già all'arrivo a Roma ero completamente spae-
sata: com'era strano sentire la radio italiana, vedere uo-
mini d'affari in cappotto nero a bere il caffè mattutino
leggendo il giornale! Fortunatamente ho vissuto una
fase di passaggio per alcuni giorni a Milano da amici
di famiglia. Lì, le mie più grandi gioie sono state man-
giare la mozzarella, la pastasciuita, la focaccia, il pane
fresco e bere l'acqua frizzante, di cui ricordavo lonta-
namente i sapori.
Rifornando alla vita di sempre mi sono accorta di
quanto gli italiani urlino, del fatto che i pasti sono un
momento importante di ritrovo e conversazione, di
quanto la scuola sia una priorità per i giovani italiani.
In famiglia è andata benissimo, anche se riadat-
tarmi a condividere una stanza con mia sorella è stata
un po' dura. Poi l'arrivo di Francisca, una ragazza cile-
na che ho ospitato per 6 mesi a casa nostra con
Intercultura, ha cambiato comunque la composizione
della famiglia, alcune abitudini, perciò i cambiamenti
ci sono stati ad ogni modo.
A scuola è stata un po' traumatico, mi sentivo mol-
to estranea. Ciò è dovuto principalmente al fatto che ho
riflettuto molto sul sistema scolastico italiano, così di-
verso da quello neozelandese e di altri paesi del Mondo.
In Italia, infatti, tutto è finalizzato al voto, alle cono-
scenze e si perdono di vista molti altri aspetti, a mio av-
viso importanti comunque, come attività extra-scola-
stiche, competenze individuali, culturali, attività prati-
che all'esterno.
Con le persone in generale è stata un po' dura so-
prattutto per il fatto che tutti si rivolgevano a me come
quando mi avevano lasciata, il che è istintivo, ma il pro-
blema è che erano passati sei mesi, durante i quali sono
di certo cambiata e ho fatto esperienze importanti.
Prima di arrivare avevo molte speranze, voglia di cam-
biare situazioni ormai logorate, relazioni, comporta-
menti, ma poi l'impatto con gli altri rende difficile l'ap-
plicazione di tutto ciò; ho avuto dunque prove sul fatto
che l'uomo è ciò che gli altri lo rendono, poiché l'uomo
è uomo socievole inserito in un ambiente, non isolato
dalla società umana.

Valentina Manella

Immigrazione
emigrazione,
una storia... Argentina

STORIE DEL
NOSTRO PAESE

Anna Maria
Ferrante ha gli occhi
tristi di chi ha la no-
stalgia nel cuore.
Appena incomin-
cia a parlare ciò che
colpisce di più in lei
è un'italiana d'Argen-
tina. Come Anna e la sua famiglia, anche molti altri
"italiani d'Argentina" sono ritornati in Italia ed alcu-
ni ora risiedono a Saint-Pierre ed a Villeneuve.
circa otto famiglie, alcune delle quali imparentate tra
loro.
Nessun gruppo familiare è originario della Valle
d'Aosta ma sono giunti nella nostra Regione, tramite
conoscenti ed amici, italiani ed argentini.
La prima ondata migratoria risale al 1989, perio-
do della super inflazione del pesos (1000%); nel 1991
alcuni argentini sono rientrati nel loro paese in quan-
to la situazione stava migliorando, grazie al riallinea-
mento monetario (1 pesos- 1 dollaro). Ma nel 1998 la
crisi economica è in continua ascesa, fino a giungere
alla situazione drammatica di questo ultimo periodo.
Racconta Anna: Il primo punto di riferimento per
gli immigrati argentini, appena giunti nella nostra
zona, è rappresentato dalla signora Nora Rodriguez,
persona semplice e buona, "mamma" degli argentini di
Saint-Pierre. La signo-
ra Nora abita a
Praximond, è sempre
disponibile verso i suoi
connazionali, ad ascol-
tarli, ad aiutarli a tro-
vare casa, lavoro.
Già, il lavoro. Gli
argentini giunti a
Saint-Pierre provengono tutti dalla classe media, il loro
studio va dal diploma di scuola media supe-
riore, alla laurea. Sono ingegneri, insegnanti, giornali-
sti... Ma in Italia non è così semplice trovare un lavo-
ro adeguato al titolo di studio, soprattutto quando si è
aniani e baby sitter; c'è anche una mediatrice
culturale delle donne latino-americane, di cui
sia fondatrice, ha ideato un progetto indirizza-
piccolo, con 11.000 persone, a 20 min. da Hamilton.
Valerie, una signora di 50 anni, molto gentile e com-
prensiva. Andiamo molto d'accordo. Ho 3 figlie, ma tut-
te sparse per il mondo.
Con la lingua all'inizio è stato difficile, ma adesso
non ho problemi.
Sono in High school, corrispondente delle scuole
superiori. Sono nel penultimo anno, tutti portano la
visa (gonnellina scozzese per le ragazze con calze
alle ginocchia), ma non gli ultimi 2 anni, quindi non
devo indossare nulla in particolare. Nella scuola ci sono
1700 studenti (altro che il coro classico...), quindi è
un po' uno shock per me. Si va a scuola dal lunedì al sa-
ba- to dalle 9 alle 15,30 con un'ora per la pausa pranzo.
Ognuno deve scegliere 5 materie e la scelta è immensa:
matematica, fisica, biologia, scienze, economia, busi-
ness, orticultura, alimentazione, moda, motori, cucina,
falegnameria, scultura, arte, pittura, storia dell'arte, sto-
ria, geografia, scienze sociali, turismo, giapponese,
francese, inglese, spagnolo, maori, tedesco, escursionismo,
musica, fotografia e tante altre...
Questa è l'ultima settimana di scuola e poi 2
mesi di vacanze. Sarà strano passare Natale sulla spiag-
gia con 30 gradi...
La scuola è diversa, non c'è tutto lo studio che fac-
ciamo in Italia. Ci sono più cose pratiche, competenze
reali. Nella scuola c'è una grande biblioteca aperta tut-
ti i giorni dalle 7 alle 17. Si va lì per studiare, per usare
i computers, ecc. Vi sono molte squadre sportive...
(sport nazionale, sono pazzi!), pallavolo, calcio, hop,
pallamano, basket, nuoto, ciclismo, sci, e tante altre.
Tutto è all'interno della scuola, quindi a volte invece di
avere lezione, hai gli allenamenti. Poi c'è una struttu-
ra per la musica e l'arte, la banda, l'orchestra della scuo-
la, il coro jazz, il gruppo di teatro, e altre cose.
Praticamente gli studenti hanno tutto a scuola. Io
faccio parte della squadra di pallavolo e mi piace un
sacco!
In conclusione posso dire che sono super felice
della mia esperienza, anche se ci sono stati momenti dif-
ficili, e anche se essere «da sola» in un'altra nazione è
una dura prova.
Ho scoperto la mia indipendenza, la mia forza, ho
apprezzato maggiormente la mia nazione, la mia cul-
tura, la mia famiglia e tutto quanto. Ho avuto un nuovo
sguardo sul mondo, che è proprio utile quando hai
vissuto tutta la tua vita nell'isola felice (nonchè la mia
Valle d'Aosta).
La mia cultura valdostana mi manca spesso, ma
sono orgogliosa di essere qui e vorrei che fosse possi-
bile per ogni adolescente, perché questa è una vera
scuola di vita, dove si cresce e mille cose vengono alla
luce. Ma soprattutto ho imparato ad essere tollerante,
che è fondamentale nel mondo che ci si presenterà nei
prossimi decenni.
Porgo un saluto a tutta Saint-Pierre, sempre nel
mio cuore,
A presto,

Valentina

Immigrazione
emigrazione,
una storia... Argentina

Saint-Pierre. La signo-
ra Nora abita a
Praximond, è sempre
disponibile verso i suoi
connazionali, ad ascol-
tarli, ad aiutarli a tro-
vare casa, lavoro.
Già, il lavoro. Gli
argentini giunti a
Saint-Pierre provengono tutti dalla classe media, il loro
studio va dal diploma di scuola media supe-
riore, alla laurea. Sono ingegneri, insegnanti, giornali-
sti... Ma in Italia non è così semplice trovare un lavo-
ro adeguato al titolo di studio, soprattutto quando si è
ancora.
Ora essi sono operai, manovali, falegnami, assi-
stenti edili e baby sitter; c'è anche una mediatrice
culturale delle donne latino-americane.
In Valle d'Aosta, con sacrificio, hanno trovato la
sicurezza economica e condizioni migliori.
Nel loro piccolo progetto è previsto il ritor-
no definitivo in Argentina, ora queste famiglie vivono
nel nostro paese, i bambini hanno un'educazione ita-
liana e, probabilmente, anche un futuro italiano.
Rimane comunque forte, la nostalgia verso
l'Argentina.
Dice Anna: Ognuno di noi prova nostalgia verso il
paese d'origine. C'è chi ha lasciato i parenti, chi gli ami-
ci, chi una parte di se stesso. Certo si mantengono i con-
tatti con coloro che sono rimasti in Argentina ma mol-
te volte riusciamo ad andare a trovarli. Qui, a Saint-
Pierre, cerchiamo di mantenere viva ed unita la
nostra piccola comunità, riunendoci in occasione delle
festività e dei compleanni. Ci incontriamo a casa di
qualcuno per bere il mate (la nostra bevanda naziona-
le), oppure, specialmente in estate, facciamo delle gri-
gliate di carne all'aperto (l'asado).
Abbiamo preso l'abitudine anche di incontrarci per
organizzare combattutissime partite di calcio, a cui par-
tecipano adulti e bambini. Per i bambini queste sono oc-
casioni importanti, in cui possono continuare a parla-
re lo spagnolo e ad avere contatti con la loro cultura d'o-
rigine, anche fuori dal contesto familiare. Essi sono i pri-
mi ad integrarsi, ad imparare l'italiano. In questo ven-
gono aiutati soprattutto dalla scuola. Ma i ragazzi sono
sempre più a perdere le radici. Ecco perché l'associa-
zione culturale delle donne latino-americane, di cui
sono socia fondatrice, ha ideato un progetto indirizza-
to a non far dimenticare le proprie origini e tradizioni.


Testo Originale Estratto
10
IN BIBLIOTECA TROVI
SPOSTAMENTI E MIGRAZIONI NEL BACINO MEDITERRANEO
DI QUA E DI LÀ DALL'OCEANO
QUANDO GLI ALBANESI ERAVAMO NOI
L'ODORE DEL MONDO:
La storia di una ragazza indiana che dal suo paese è costretta a vivere a Parigi,
una città in cui la mescolanza di razze e culture ridesta antichi conflitti, ma
genera anche nuove e inaspettate fratellanze.
NON CAPISCO GLI IRLANDESI:
L'autore non parla solo dei cino-americani cui appartiene, ma anche della co-
munità ebraica, africana, irlandese e così via. Con una scrittura travolgente,
narra di vicende di immigrazione, assimilazione e le comunità etniche dei
nostri giorni, ma con uno sguardo diverso.
DALLA VIGNA AL CUORE DEL MONDO:
La storia di Alessio Maffiodo, testimone di un segno dei tempi: l'incontro tra
culture diverse, quella contadina e quella extracomunitaria.
L'ISOLA DELLA QUARANTINA:
le avventure di un manovale friulano nei primi decenni delle grandi emigra-
zioni.
to ai bambini, figli di immigrati latino-ame-
ricani o nati da matrimoni misti.
Questo progetto ha come scopo quello
di insegnare alle nuove generazioni, la lin-
gua spagnola e il portoghese, oltre che la sto-
ria e la cultura dei nostri paesi d'origine.
Speriamo che quanto progettato possa esse-
re messo in atto al più presto.
Anna racconta tutto ciò sorridendo, a
volte emozionandosi un po', ma sempre
con semplicità ed umiltà.
Questa donna sta facendo molto per
gli immigrati di origine latino-americana,
attraverso il lavoro di mediatrice intercul-
turale, a cui si dedica con passione e pro-
fessionalità.
Grazie Anna Maria di averci fatto co-
noscere un volto di Saint-Pierre che forse
non tutti conoscono.
Daniela Bosio
11
Siamo vicini
a Cortenova
LA NOSTRA
SOLIDARIETA
 buon'ora,
il giorno 15
D gennaio
2003, una
vettura ed un ducato
bus, gentilmente mes-
so a disposizione dalla
Comunità Montana
Grand Paradis, sono
partiti da Saint-Pierre
diretti a CORTENOVA,
in provincia di Lecco,
per portare il contri-
buto del nostro paese ad un Comune colpito da disse-
sto idro-geologico in seguito alle piogge torrenziali di
fine novembre 2002.
Cortenova, un laborioso paese di circa 2.000 abi-
tanti a 800 m s.l.m. in Valsassina è composto da due fra-
zioni in envers e una in adret. Nella zona interessata dal-
la frana sono state distrutte 17 case e 95 persone han-
no perso il posto di lavoro. In tempi brevi le autorità
competenti prevedono di emettere l'ordine di abbatti-
mento per altre 20 case, alcune ancora in costruzione,
perché, sebbene intatte, si trovano in zona di pericolo:
la frana impercettibil-
mente continua a muo-
versi.
La vista dei massi
e la forza devastante
della natura hanno ri-
portato alla mente i
tragici eventi dell'otto-
bre 2000 in Valle
d'Aosta.
Sono stati conse-
gnati al Vicesindaco di
Cortenova 3.000 € rac-
colti con il contributo della popolazione, del Parroco,
del Proloco, Spazioclub e Alpini del gruppo
ANA di Saint-Pierre e capi di vestiario, ben stipati in
scuola elementare di Saint-Pierre e tutti i bambini del-
num
cinquanta scatoloni, e distribuiti infine ai bambini del-
della Valle d'Aosta e dolci gentilmente offerti dai pasticcieri
De Santis, Sartori di Aosta e Alessandro Carlin,
agostino Ghini di Saint-Pierre.
A tutti coloro che hanno collaborato, lavorato e so-
stenuto l'iniziativa un sentito ringraziamento dal ca-
po gruppo ANA di Saint-Pierre.
(M. N.)
Saint-Pierre. Questa immagine antecedente al 1935 ritrae un assembramento di persone sul piazzale dell'allora
scuola elementare. Si scorgono, sul terreno a lato, i resti del cimitero di Saint-Pierre prima della costruzione del-
l'attuale che risale ai primi del '900.
Questa foto, gentilmente concessa da Luigi Lagnier, è l'inizio di una raccolta di documenti che serviranno a costruire
una "Memoria storica" della nostra comunità. Fotografie, documenti, racconti e memorie saranno raccolte dalla
nostra Biblioteca, "registrate" e restituite. Raccolto il materiale necessario un gruppo di persone provvederà a ren-
derlo omogeneo e leggibile perché possa testimoniare il passato per coloro che non l'hanno vissuto e un po' di sto-
Per tutti
gli amici
della Valle
d'Aosta
TUTTI I BAMBINI, LA MAESTRA
E IL CONSIGLIO AMMINISTRATIVO
VI RINGRAZIANO DI VERO CUORE
PER L'AFFETTO E LA
DIMOSTRATA.
CON INFINITA AMICIZIA......
GRAZIE!!!!!!


Testo Originale Estratto
12
LA PAGINA
DELL'AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
A fini di in-
crementare
il grado di
differenzia-
zione della raccolta ri-
fiuti sul territorio, in
osservanza agli indirizzi contenuti nel decreto legi-
slativo 22/1997, l'Amministrazione Comunale di
Saint-Pierre ha, negli ultimi anni e dallo scorso
particolare, apportato alcuni significativi interventi
di potenziamento dei servizi:
1 Attivazione della raccolta a domicilio dei rifiuti
getali che comprenderà, nel 2003, 25 passaggi
15 aprile al 30 ottobre, con frequenza settimanale.
Il numero di famiglie che, al momento, usufruisce
del servizio ammonta a 175. Coloro i quali
volessero accedervi, possono rivolgersi all'Uffi-
Tributi del Comune, dove verranno informati
modalità e tempi di attivazione. Cogliamo l'oc-
sione per ricordare che negli appositi cassonetti
sono conferibili solamente i seguenti rifiuti:
dui erbosi derivanti dalla tosatura delle aree
di, scarti di potatura di piccola pezzatura, op-
tunatamente sminuzzati, provenienti da orti e
dini, frutti, ortaggi, fiori e foglie.
Naturalmente, si raccomanda la massima cu-
non inserirvi materiali terrosi, plastici o altro
2 Raccolta a domicilio del vetro a favore di eser-
commerciali nel campo caffetteria e ristorazi-
con cadenza settimanale.
3 Raccolta a domicilio della plastica e del carton-
imballaggi a favore delle ditte commerciali
sede nella zona bassa, con cadenza settimana-
4 Inoltre, per un migliore impatto ambientale
paese, sono state costruite isole ecologiche ne-
centri raccolta più importanti di via Libertà, pr-
so il piazzale del mercato e di fronte al nego-
d'abbigliamento stock house "Da Mario". Si tr-
specificatamente, di palizzate di legno aventi
scopo di occultare il più possibile le zone adib-
raccolta rifiuti, a tutto vantaggio del decoro
paese.
Le prime tre iniziative descritte hanno lo scopo
incrementare il grado di differenziazione della rac-
ta. I vantaggi che ne derivano sono un risparmio d-
LA RACCOLTA
DIFFERENZIATA
La raccolta differenziata
tra le scommesse
del Comune di Saint-Pierre
nergia, un minor sfrut-
tamento delle risorse
naturali, la diminuzio-
ne della massa di rifiu-
ti da smaltire nelle di-
scariche e, infine, un
contenimento dei costi a carico dei cittadini. Se, infat-
ti, parteciperemo attivamente differenziando i nostri ri-
fiuti, venendo così incontro allo sforzo compiuto
dall'Amministrazione per potenziare il servizio, cen-
treremo l'importante obiettivo di superare la percen-
tuale minima stabilita dalla Regione Autonoma Valle
d'Aosta, che per il 2003 è del 25%. Il risultato permet-
terà di abbassare i costi di smaltimento (30,99 €/t. an-
ziché 51,65 €/t. Stimata la quantità di rifiuti smaltiti
pari a 1000 tonnellate, il costo del compattatore am-
monterebbe a 30,99 € X 1000 t. = 30.990,00 €) con un
risparmio, per l'anno in corso, di circa 20.000,00 €.
Numeri che giustificano pienamente la convenienza, da
parte degli abitanti di Saint-Pierre, a differenziare sem-
pre di più l'immondizia. Un bel passo avanti, quindi,
compiuto grazie alla sensibilità dei sempiolensi e soste-
nuto dall'impegno economico-informativo del
l'Amministrazione comunale. Ma anche una scelta ob-
bligata, considerando il fatto che, a partire dal 1/1/08,
come stabilisce il "Decreto Ronchi", la "tassa" per la rac-
colta dei rifiuti sarà convertita in "tariffa" a totale cari-
co degli utenti (ricordiamo che attualmente la percen-
tuale a carico degli utenti è del 75%). Finora i dati han-
no supportato tale crescita: nel '99, infatti, la percen-
tuale ora al 25% fu del 14,80%, nel 2000 del 16,88%, nel
2001 del 19,40%. L'anno scorso, infine, senza contare il
mese di dicembre, raggiunse il 24,65%. Quest'anno,
come detto, grazie ad un'intensificazione dei servizi ag-
giuntivi sopra elencati (rifiuti vegetali, vetro esercizi
commerciali), si può ipotizzare il superamento del 25%.
In questo modo, complessivamente, il Comune di Saint-
Pierre spenderà nel 2003 149.436,11 € per il servizio di
smaltimento rifiuti solidi urbani ed assimilati. Di que-
sti, 86.125,34 € saranno pagati alla ditta Aiméri S.p.A.
per l'appalto del servizio raccolta e trasporto. La
Comunità Montana Grand Paradis, invece, incasserà
11501,76 € per il lavaggio dei cassonetti. Somma simi-
le le coprirà il tributo speciale a beneficio della RAVA, in
base all'articolo 3 della legge 549/1995, che stabilisce
un'imposta di 10,33 € per ogni tonnellata di rifiuti con-
ferita. Se ipotizziamo, per il 2003, una quantità di rifiu-
ti pari a 1000 tonnellate, dovremo versare in Regione
10.330,00 €. Come annunciato, lo smaltimento (com-
pattatore) inciderà, grazie alla soglia raggiunta del 25%,
per soli 30.990,00 € invece di 51.650,00 (qualora la per-
centuale di raccolta differenziata non avesse superato il
25%). All'impresa Charbonnier andranno poi versati
8265,00 € per la gestione della discarica di Brevan.
Infine, 2.224,01 € serviranno a coprire alcuni servizi
supplementari (acquisto di sacchi neri, trasporto e
smaltimento dei frigoriferi, smontaggio e smaltimento
dei cerchioni e dei pneumatici, ecc.).

Si ricorda ai cittadini che:
• sul territorio sono dislocati appositi contenitori
per la carta, il vetro, la plastica, le pile esaurite, i far-
maci scaduti
• i cartoni vanno piegati ed infilati ordinatamente
tra i cassonetti senza spostarli, preferibilmente nei
giorni precedenti la raccolta delle immondizie (le
opere di martedì e venerdì)
i rifiuti umidi vanno esclusivamente in sacchetti
di plastica chiusi, evitando di lasciare il coperchio
del cassonetto aperto
i rifiuti ingombranti vanno trasportati presso la
discarica Comunale in località Brevan, rispettran-
do il seguente orario d'apertura:
8/12 lunedì venerdì sabato
14/1 lunedì venerdì giovedì
Rispettando queste poche regole, raggiungeremo
sicuramente l'obiettivo finale stabilito dal "Decreto
Ronchi", quella famigerata percentuale del 35% di rac-
colta differenziata che ridurrà ulteriormente a vantag-
gio degli utenti il costo della tariffa del compattatore.
Denny Cognein

ArgheTeatro: non solo teatro

Avrà sede nel borgo di Saint-Pierre
la neonata associazione culturale ArgheTeatro

C'è un posto nel cuore di Saint-Pierre, al piano terreno di Rue de la Tour, 10, che assomiglia ad una for-
cina. E' la sede di ArgheTeatro (Arghe vuol dire "qualcosa" nel patois di Saint-Vincent), neonata associa-
zione culturale fondata da Roberta Balbis, Barbara Caviglia, Cristina Chiantaretto, Tiziana Gagliardi e Nadia
Savoiní. Sull'incudine si trovano materiali diversi per forgiare e dar forma all'esigenza di comunicare, di rac-
contare e di raccontarsi: il teatro in primo luogo, ma anche il movimento, la danza, la parola scritta. Gli
utensili sono differenti per foggia e colore e possono combinarsi tra loro senza limite: non c'è che l'imbar-
razzo della scelta. E allora basta avere voglia di mettersi in gioco. Nei prossimi mesi ArgheTeatro proporrà
agli adulti un laboratorio di lettura ad alta voce, racconto orale e scrittura scenica tenuto da Daria Deflorian,
attrice romana e autrice di spettacoli teatrali, uno stage di dizione curato da Barbara Caviglia e uno stage
di tango argentino tenuto dal ballerino e attore Dario Moffa. Sarà invece rivolto ai bambini il laboratorio
"Immagini...amo!" di Cristina Chiantaretto: partendo da una serie di immagini, appunto, si lavorerà sulla
capacità dei più piccoli di inventare e reinventare, senza contare di vedere oltre, di vedere altro. (Per infor-
mazioni riguardo ai laboratori, telefonare ai numeri 348/1306203 - 347/0865281).
ArgheTeatro nasce, nel cuore, alla fine dello scorso anno e si presenta al pubblico nella primavera del
2003 con lo spettacolo "Dopo le favole". Scritto da Roberta e Tiziana e interpretato da Cristina, Nadia,
Roberta e Barbara Caviglia. In "Dopo le favole" è una sorta di manifesto nel quale la compagnia afferma la sua esi-
genza di fare proprio il mezzo teatrale intendendolo innanzitutto come gioco. Un gioco pericoloso nel qua-
le ArgheTeatro si propone di cimentarsi fino in fondo aprendosi a contaminazioni provenienti da prospet-
tive diverse e offrendosi allo sguardo di chiunque: pubblico e semplici curiosi.

Per ArgheTeatro
Tiziana Gagliardi


Testo Originale Estratto
14
NOTIZIE
LIBRI
ATTIVITÀ
FURTO IN BIBLIOTECA
Con una spedizione notturna sono stati rubati in
biblioteca un videoregistratore, la dotazione di Cd mu-
sicali e danneggiato il computer.
Io immagino di sapere chi siano i colpevoli e que-
sto ha rappresentato per me, oltre al danno mate-
riale,
Una sconfitta sul piano professionale perché ho
mancato al mio dovere, avrei dovuto essere più attenta,
e una sconfitta sul piano personale perché credo in
questi anni, di aver fatto della biblioteca un luogo da
amare, in modo particolare dai giovani e dai bam-
bini; per loro ho riservato sempre un'attenzione par-
ticolare: li ho seguiti nei compiti, ho parlato con loro e
soprattutto li ho ascoltati.
Sono anche molto addolorata per gli autori di
questo furto perché hanno imboccato una strada perico-
losa e così non posso esimermi dal ricordare a noi adulti le
responsabilità che sono anche quelle di considerare il
bene pubblico, giardini, edifici, piazze, come patri-
NOVITÀ
TI PRENDO E TI PORTO VIA di N. Ammanniti.
Pietro e Gloria sono due ragazzi di Ischiano Scalo. Lei vive
in collina. Lui in uno scalcinato casolare. Lei è bella e si-
mido e sognatore. Un'amicizia, un sentimento strano che
all'amore li attrae e attira su di loro anche l'attenzione del
cattivo della zona.
IL GIRO DI BOA di A. Camilleri.
In questa nuova avventura l'ossessione di Montalbano ha gli
occhi sup-
plicevoli e spauriti di un bambino di sei anni, un piccolo ex-
traunitario, sbarcato da una delle tante carrette del mare che
quoti-
dianamente traghettano sulle spiagge italiane il loro carico ca-
rati.
ORIZZONTE di W. Smith
La vita della famiglia Courteney scorre tranquilla nella tenuta
vicino a
Capo di Buona Speranza ma una forza sconosciuta li attira
verso il cuo-
re dell'Africa nera. Il primo a rispondere a questo richiamo sarà
Jim
per inseguire un sogno di avventura.
La pagina
della Biblioteca
nio da rispettare e di vigilare sempre su tutto ciò che ci
circonda: dove passano il loro tempo i nostri giovani?
Con chi? Cosa portano nei loro zaini?
Coloro che leggeranno queste righe ne parlino a
casa, confrontino le idee: è grave tutto ciò? Quale la mo-
tivazione di tale gesto? E soprattutto, è giusto far finta
di niente?
ATTIVITA' IN BIBLIOTECA
Prosegue il laboratorio teatrale che terminerà con
la produzione di un cortometraggio che verrà rappre-
sentato nel mese di giugno.
I percorsi di lettura hanno visto impegnate le pri-
me classi della scuola elementare, con la classe II è sta-
to anche realizzato un libro sul tema del bosco e con la
I e la scuola materna un libro cartonato sui diversi co-
lori.
La bibliotecaria
Stage per clown
Sabato 12 e domenica 13 aprile
2003 si è svolto a Saint-Pierre,
presso la palestra dell'ex scuola
elementare, uno Stage per clown
in ospedale organizzato dal
Gruppo Teosofico Valdostano.
Grande successo di iscrizioni (ben
64) anche se solo 27 hanno po-
tuto effettuare questo primo cor-
so (per gli altri si dovrà aspetta-
re quest'autunno). Molto inte-
resse ed entusiasmo hanno ac-
compagnato per due giorni que-
ste persone che si sono prestate
ad entrare per primi, qui in Valle
d'Aosta, in questo mondo fortu-
natamente sempre più conosciu-
to e diffuso. L'aiuto che questi
clown possono dare con il loro
intervento presso gli ospedali pe-
diatrici è riconosciuto a livello in-
ternazionale. A tutti loro un gra-
zie per essersi messi in gioco ed
arrivederci a quest'autunno per
il secondo livello del corso.
Questi bambini
partecipavano
ad un corso di pittura
organizzato
dalla biblioteca
e oggi festeggiano la
maggiore età...
AUGURI!!!!!!!!!!!
2003: Anno Internazionale dell'Acqua
15
riconoscendo la fondamentale importanza delle ri-
sorse idriche per il futuro del pianeta, l'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2003
Anno Internazionale dell'Acqua.
per lavare, bere, pulire e cucinare nell'arco di un'intera
giornata.
Un miliardo e cento milioni di persone, più o meno un
sesto della popolazione mondiale, non hanno accesso
ad acqua sicura e 2 miliardi e 400 milioni, ossia il 40 per
cento della popolazione del pianeta, non dispongono di
impianti igienici adeguati.
Ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie
causate da acqua inquinata, da impianti sanitari e da li-
velli di igiene inadeguati - come se 20 jumbo jet si
schiantassero ogni giorno.
Si stima che acqua non potabile e impianti igienici ina-
deguati siano all'origine dell'80 per cento di tutte le ma-
lattie presenti nel mondo in via di sviluppo.
Donne e bambine tendono a soffrire maggiormente a
causa della mancanza di impianti igienici.
Lo sciacquone della toilette in un paese occidentale im-
piega una quantità d'acqua equivalente a quella che, nel
mondo in via di sviluppo, una persona media impiega
per bere, pulire e cucinare nell'arco di un'intera
giornata.
Nel corso del secolo scorso l'uso dell'acqua è aumenta-
to del doppio rispetto al tasso di crescita della popola-
zione. Il Medio Oriente, il Nord Africa e l'Asia meridio-
nale soffrono di carenze idriche croniche.
Nei Paesi in via di sviluppo fino al 90 per cento delle ac-
que che reflue viene scaricato senza subire alcun genere di
trattamento.
Il pompaggio intensivo delle acque freatiche per rica-
vare acqua da bere e per l'irrigazione ha fatto sì che in
numerose regioni i livelli dell'acqua siano diminuiti di
decine di metri, costringendo le persone a bere acqua
di qualità scadente.
Nei Paesi in via di sviluppo le perdite di acqua causate
da dispersioni, allacci illegali e sprechi ammontano a
circa il 50 per cento dell'acqua da bere e al 60 per cento
dell'acqua irrigua.
Nel corso degli anni '90 le inondazioni hanno interes-
sato più del 75 per cento di tutte le persone colpite da
disastri naturali, causando più del 33 per cento del to-
tale dei costi stimati per i disastri naturali.


Testo Originale Estratto
16
Università della Valle d'Aosta
Université de la Vallée d'Aoste

INAUGURATO
L'ANNO
ACCADEMICO
2003/2003

enerdì 14 febbraio si è svolta al Théâtre de
la Ville l'inaugurazione dell'Anno Accade-
mico 2002/2003 dell'Università della Valle
d'Aosta. Erano presenti per l'occasione tut-
te le cariche politiche, militari e religiose regionali,
nonché i rettori delle università di Lecce e Liegi con
cui l'ateneo valdostano è legato ed infine il Magnifico
rettore Emanuele Maria Carluccio, tutti i docenti, i
tecnici e l'apparato amministrativo dell'UNIVDA.
Dai vari interventi del rettore, del Sindaco Grimod,
dell'Assessore Pastoret, in veste di Presidente del
Consiglio dell'Università e del Presidente della Giunta,
nonché docente di diritto pubblico e legislazione scola-
stica, Roberto Louvin; è emersa l'intenzione di allarga-
re gli orizzonti futuri di questo neonato ateneo che oggi
come oggi offre corsi di laurea in scienze della forma-
zione primaria, pedagogia dell'infanzia, psicologia del-
le relazioni d'aiuto, economia e gestione aziendale e
SSIS ("Scuola di specializzazione per gli insegnanti del-
la scuola secondaria").
Altro progetto futuro è l'ampliamento della sede,
situata in Strada dei Cappuccini, di fianco al Liceo
Classico, e la creazione di una specie di "campus" per gli
studenti provenienti da fuori Aosta e da fuori Valle.
Durante l'Anno Accademico l'università offre ai
suoi studenti la possibilità di seguire stages all'estero
(principalmente a Liegi, in Belgio) e numerosi conve-
gni e conferenze di arricchimento formativo e cultu-
rale.
Sono previste per i corsi di psicologia delle rela-
zioni d'aiuto, scienze della formazione e pedagogia del-
l'infanzia ore di tirocinio per rendere possibile ai futu-
ri psicologi, insegnanti ed educatori un primo approc-
cio verso quello che sarà il loro futuro lavorativo, favo-
rendo così una fusione fra teoria e pratica.
Il fatto di essere una piccola università, con anco-
ra pochi iscritti, permette una particolare e positiva
relazione studente/docente, agevolando così un mi-
glior tipo di apprendimento ed un utile scambio di
opini.ioni.
Daniela Belley

Per informazione in merito
consultare:
• www.univda.it
• info@univda.it


Testo Originale Estratto
Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 8 n° 2 Agosto 2003 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. 2
Saint-Pierre:
Castello Sarriod de La Tour


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Un modo diverso
di conoscere la montagna
Alpeggi, turismo,
emozioni
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champréťavy, Denise Chappuis,
Daniela Bosio, Christian Chioso,
Denny Cognetin, Germano Dionisi,
Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
AVVISI
Domenica 28 settembre 2003
l'Amministrazione comunale di
Saint-Pierre organizzerà una gior-
nata ecologica, "Pulisci il mondo",
in concomitanza con l'analoga ini-
ziativa nazionale. È altresì gradita
la partecipazione dei cittadini non
appartenenti a nessuna associazio-
ne. Ai partecipanti, inoltre, sarà of-
ferto uno spuntino con piatti tipici
locali. Si auspica una buona ade-
sione.
Sabato 13 settembre 2003 nel
Comune di Saint-Pierre-en-
Faucigny (Francia), gemellato con il
nostro Comune, si svolge la festa
delle associazioni. E' stato riserva-
to uno stand per le associazioni del
nostro Comune con l'invito a par-
tecipare. È prevista la presenza di
un rappresentante per ogni asso-
ciazione e l'esposizione di materia-
le per illustrare l'attività specifica e
gli scopi delle associazioni stesse.
Sì, anch'io ero tra i ragazzi
che passavano le «vacanze» a quota due-
mila e mi ricordo anche le giornate di piog-
gia passate intera-
mente al pascolo, la faticaccia di
portare i secchi
colmi di latte dalla stalla dove av-
veniva la mungi-
tura al locale dove veniva lavorato il
latte e formaggio, in particolare il latte
destinato alla produzione della Fontina.
Il latte, una volta munto, veniva lavorato
in loco per la produzione del formaggio.
Per i pastori d'alpeggio, la giornata iniziava
molto presto al mattino, con la mungitura delle
mucche. Il latte appena munto era portato alla
stalla per essere trasformato in formaggio Fontina
che doveva essere prodotto nel rispetto di rigidi
standard igienici e di qualità.
Non sono passati che quarant'anni ma la
vecchia lampada a carburo in ottoncino,
come cimelio, mi dà la reale sensazio-
ne del passato; è trascorso un secolo da
quando non c'erano i pastorelli, molti al-
peggi, molti sono stati ricostruiti e devono
rispondere a norme igieniche e sanitarie,
conformi all'attuale legislazione.
La Fontina di alpeggio è sempre più rino-
mata e ricercata dai consumatori più esigenti,
perciò particolare attenzione è posta sulla
qualità del prodotto e all'ambiente in cui si produce.
Quasi tutti i fabbricati di alpeggio sono
provvisti di energia elettrica autonoma,
spesso sono consorziati, ottimizzando
così sia i costi di produzione sia il controllo
della maturazione, i locali di civile abi-
tazione rendono più confortevole an-
che il periodo di monticatura estrema-
mente pesante.
In effetti ci sono aspetti che il progresso non
solamente potrà migliorare e difficilmente
potrà eliminare.
Si chiamavano pastorelli
i bambini che,
terminata la scuola,
seguivano le mandrie
su, molto in alto,
a pascolare.
Mi ricordo l'odore
del latte, il suono
dei campanacci
e vedo ancora il casaro
che riattizza il fuoco
sotto la caldaia grande
dove nasce la Fontina...
legato al ciclo naturale del bestiame, l'imprevedi-
bilità atmosferica e la lontananza da centri abitati
per un lungo periodo continueranno a rendere pe-
sante la mansione dell'allevatore di montagna.
Ci sono anche aspetti positivi, accidenti!!!
Se fare la Fontina è senz'altro un pregio, pro-
durre quella di montagna è un'arte: gli intenditori
la distinguono dal prodotto di fondovalle per il
profumo e la cremosità della sua pasta, vi sono al-
berghi che prenotano, di anno in anno, solo ed
esclusivamente forme prodotte in alta montagna.
Da alcuni anni i conduttori di alpeggi e
l'A.R.E.V. (Associazione degli allevatori
Valdostani), in in collaborazione con l'assessorato re-
gionale all'agricoltura, hanno fatto propri questi
concetti; hanno aperto gli alpeggi al turista, crean-
do uno spaccato di vita contadina d'alta quota per
offrire, al cliente delle nostre montagne qualcosa
di diverso, qualcosa in più.
Il tecnico dell'A.R.E.V., signor Bovard, che
cura questa promozione tratta sinteticamente il
programma che intende offrire quest'anno in fun-
zione dei risultati ottenuti nelle passate stagioni.
«...noi intendiamo promuovere l'alpeggio e i
suoi prodotti come figura nuova, farli conoscere ad
un numero di persone significativo sia per consen-
tire una opportunità commerciale in più, sia per
promuovere turisticamente un aspetto della Valle
d'Aosta finora sconosciuto. Insieme ai Comuni e alle
associazioni locali organizziamo delle giornate in
alpeggio, cerchiamo di inserire il visitatore al centro
della giornata lavorativa illustrandogli i vari mo-
menti della produzione: dalla mungitura alla
Saison d'alpage - Chantéry, 1966
assistono alla lavorazione del latte e ad altre attività della produ-
zione. È previsto un assaggio dei prodotti lavorati in loco e a ri-
chiesta, anche l'acquisto diretto dall'allevatore.
È il quarto anno che ripetiamo questa esperienza e siamo
sempre più gratificati dall'apprezzamento dei visitatori che toc-
cano punte di cinquecento unità a giornata.
Una iniziativa che non mancherà di incuriosire il turista
alla ricerca dell'«originale». Questo signore si chiederà se si usas-
se bere il vino in alpeggio? Poco e male in passato! La qua-
lità del vino era in sintonia con la vita grama poco descritta.
Si chiamava «Treuilleis» dal dialetto «treuill» il torchio, ed era
ottenuto dalla spremitura della vinaccia. Nel processo di vinifi-
cazione rimane, una volta spillato il vino, un insieme di acini ra-
spe e un po' di liquido; questo prodotto insieme ad un poco di
acqua veniva raccolto, messo nel torchio e spremuto anche per
alcuni giorni. Raccolto in piccole botti era pronto per l'alpeggio.
3
demmiato all'inizio di
ottobre. Si effettua
una prima pigia-
tura in cassette, do-
po 24 ore si effettua il
travaso per sepa-
rare il mosto dalla
vinaccia più grossa.
Durante la fer-
mentazione bisogna
fare attenzione che la tem-
peratura non superi i
20°.
Nonostante la
quota decisa in
alta si riesce a
ottenere un buon
vino, di gradazione
13°, fine, persistente,
floreale... si abbina a
aperitivi, formaggi freschi
e salumi.
Questo vino del '98 si è aggiudicato la medaglia d'oro tra i
vini di montagna, la rivista «Il Gambero Rosso» lo giudica con la
Fontina.
A me entusiasma il profumo... quanto c'è in una essen-
za!!!, Mi ricordo non per similitudine ma per emozione, quello
che sprigiona un Nardo Celtico, in dialetto si dice «L'Aspeque» è
un insieme di piantine di alta quota, più in alto degli alpeggi. Da sola non
emana alcun odore, l'insieme di piantine sprigiona un aroma
che toglie il fiato.
Marco Carlin
UNA LETTERA AL DIRETTORE
Gentilissimo Direttore
Le scrivo per ricordare una persona che alla comunità di Saint-Pierre ha dato tanto con generosità: il
mio amico Camillo Bochet.
Conto sulla sua sensibilità perché questo pensiero sia diffuso tra i lettori di Mélange.
Grazie
In data 05/12/2002 è venuto a mancare Camillo Bochet. Era un buono Camillo, profondamente onesto e generoso.
Lo conobbi in una situazione tremendamente dolorosa, quando dovette sopportare la perdita di un figlio. Divenimmo
amici, quasi di famiglia, i suoi figli e la mia crebbero insieme (ormai tempi lontani). Nelle molte escursioni
che facemmo insieme io conoscevo tutte le punte e lui cono-
sceva ogni baita, ogni casa e tutte quelle a cui aveva lascia-
to un po' del suo lavoro e forse molte volte gratis.
va la merenda un povero uomo privo delle gambe e da solo riu-
Quante volte veniva a cercarmi per portare a spasso o a
sciva a depositarlo sul mio pulmino per andare poi magari a Cogne o a trovare un suo vecchio operaio.
Caro amico, quante serate e discussioni nella tua vecchia
casa e in quella nuova in cui hai lasciato tanto sudore ed è
preparare le pietre e allora mi viene un nodo alla gola.
incerto spaccare con la mazza e i tronchi oppure con la perforatri-
Ora i figli sono cresciuti, sono diventati adulti ed anche la tua bellissima casa è finita, ma non è giusto che il destino
crudele ti abbia impedito di godere il frutto delle tue fatiche, di quello che hai sempre sognato, un male inesorabile ha
troncato in breve tempo tutti i tuoi sogni.
Stasera dal mio balcone vedo la tua casa e mi pare di vederti ancora fuori con il tuo cannocchiale a spiare il cielo.
Anche io nella limpidezza della sera guardo le stelle e mi immagino di vederti lassù, penso che dopo tanta sofferen-
za tu sia volato sopra la stella più limpida e sono certo che il tuo volo sia stato lieve come il sogno di un fanciullo.
Ciao amico
Grazie Signor Vigoni
La ringrazio per aver sottolineato con grande umanità la figura di Camillo e della sua generosità.
Marco Carlin


Testo Originale Estratto
4
Riaper
Sarric

VENERDÌ
23 MAGGIO 2003

V
enerdì 23
maggio
2003. Una
data importante per
Saint-Pierre, sia da
un punto di vista turi-
stico, sia culturale.
Quel giorno, infatti,
ha riaperto ai maestosi
battenti il Castello Sar-
riod de La Tour. La ce-
rimonia d'inaugurazione, presenti le autorità regionali,
ha permesso ai sempiolens di ripercorrere quel labi-
rinto di sale e salette, rimirare quel panorama a picco
sulla Dora, emozionarsi di fronte all'architettura ma-
stosa e severa di un monumento che fa parte della no-
stra storia, della nostra vita, che ci rende orgogliosi di
abitare a Saint-Pierre.
Dispiaceva vedere un tale patrimonio storico-ar-
tistico abbandonato a se stesso, non poterlo sfruttare e va-
lorizzare le grandi potenzialità. Ricordate, in passato,
quante migliaia di visitatori hanno richiamato nella no-
stra regione le mostre, ospitate all'interno del "Sarriod",
dedicate a Leonardo, Joan Mirò ed all'archeologia dell'-
epoca preromana in Valle d'Aosta? Oggi, finalmente, que-
st'importante sito rivive, può rappresentare nuovamente

Lo spazio interno,
il prestigio dell'immobile,
la posizione,
la prossimità ad altri edifici simili
ed i servizi
le qualità salienti
del Sarriod

te, come ai bei tempi,
uno dei centri culturali-
turistici del comprenso-
rio del Grand Paradiso.
Dove trovare una posi-
zione strategica più fa-
vorevole, all'interno
della
Comunità
Montana? Saint-Pierre,
ubicato a fondovalle,
rappresenta il punto di
riferimento ideale.

Sono note, del resto, le qualità del Sarriod:
LO SPAZIO INTERNO: il castello dispone di grandi
saloni sfasati a diversi livelli, tre sale sovrapposte
(al momento inagibili) nel donjon, un salone baro-
nale con 171 mensole (scolpite nel 1400 da artigia-
ni locali) che sorreggono il soffitto a cassettoni.
Nessun problema di spazio, quindi. Al contrario: am-
pie possibilità di scelta, anche per differenti utilizzi
e destinazioni.
IL PRESTIGIO DELL'IMMOBILE: l'imponenza, la
storia del Sarriod de La Tour bastano, da sole, ad at-
trarre il turista. Una struttura simile costituisce,
sempre, un valore aggiunto per il paese che ha la for-
tuna di ospitarla.
LA POSIZIONE: provenendo dalla
Francia, il "Sarriod" rappresenta il primo mo-
numento che s'incontra in Valle. Pochi altri
castelli, nella nostra Regione, possono vanta-
re una tale vicinanza ad un'importante via di
comunicazione come la SS 26, distante qual-
che metro dall'edificio in oggetto.
LA PROSSIMITÀ AD ALTRI EDIFICI
SIMILI, e la possibilità di creare un "circuito
dei castelli", comprendente anche Aymavilles,
Sarre e Saint-Pierre. Quattro importanti at-
trattive per i turisti racchiuse in pochi chilo-
metri quadrati.
I SERVIZI: ricordiamo che nel 1993 fu
stipulata una scrittura privata di comodato
tra la Regione Valle d'Aosta ed il Comune di
Saint-Pierre, che accettava il parcheggio
«Sarriod de la Tour», sito nelle vicinanze del
castello. Il complesso si compone di:

▲ Percorsi per autoveicoli che, dipartendosi dalla
Via Chanoux, immettono nelle aree di par-
cheggio delle autovetture (47 posti) e dei pull-
man (9 posti)
▲ Percorsi pedonali comprendenti marciapiedi,
viali, zone di sosta e raccolta, scalinate di colle-
gamento, area pic nic (e strada che la collega al
castello).
▲ Zone verdi comprendenti aiuole e fioriere
▲ Servizi igienici
Certo, gli anni di mancato utilizzo non hanno gio-
vato alla conservazione ed al miglioramento di queste in-
frastrutture. L'area in questione, infatti, non essendo
sfruttata secondo le finalità per le quali era stata costrui-
ta, ha sempre costituito un corpo estraneo rispetto al pae-
se. Se a ciò aggiungiamo i ripetuti atti di vandalismo da
cui il parcheggio è stato bersagliato, si ricava un risulta-
to di trascuratezza generale. La riapertura del castello

l'esposizione, coniuga così due discipline come l'archeo-
logia e la storia dell'arte. Le opere esposte, di eccezione
le qualità pittorica, ben si sposano con il luogo che le ospi-
ta con delle presenze pittoriche duecente-
sche in Valle d'Aosta e quattrocentesche.
Quindi, dopo tanti anni, gli abitanti di Saint-
Pierre hanno la possibilità di visitare gratuitamen-
te (o per tutto il 2003) un "pezzo" (anzi, un
"frammento", tanto per restare in tema...) di storia
del paese.
Consigliamo la visita, oltre la mostra, di alcuni
ambienti senza dubbio il simbolo del castello: mi
riferisco, specificatamente, alla cappella, riccamente
decorata da affreschi duecenteschi, disposti su due registri sovrapposti, ma so-
prattutto alla "sala delle teste", un ambiente di rappre-
sentanza il cui soffitto ligneo è sorretto da 171 mensole scolpite rappresentanti figure grottesche e licenziose, mo-
nali.
Quale futuro per il castello ed il suo contenuto?
Sicuramente la "Frage Picta" è un allestimento prov-
visorio destinato, quando saranno completati i lavori di
restauro al Castello di Quart. L'Amministrazione regio-
nale ed il Comune di Saint-Pierre stanno studiando una
soluzione definitiva, un'esposizione, in altre parole, de-
stinata ad occupare per lungo tempo gli storici saloni
del Sarriod de La Tour.

Denny Cogmein

Ma come si è arrivati al riutilizzo del "Sarriod",
quali le "tappe" affrontate dalla proprietaria del ma-
niero, la Regione, per restituire al pubblico questo im-
portante monumento, dopo tanti anni di silenzio?
Tutto iniziò ufficialmente il 18 settembre 2000, con
una delibera di Giunta che approvava il progetto esecu-
tivo e l'appalto dei lavori di rifacimento degli impianti
tecnici e della messa a norma in genere del castello. Tali
interventi consistevano nell'adeguamento degli impian-
ti elettrici, idrici, sanitari e speciali (antintrusione e rile-
vamento fumi). Il progetto è stato indirizzato a garanti-
re l'accessibilità, seppure parziale, anche ai portatori di
handicap, attraverso la revisione del percorso di visita.
Inoltre, data la complessità nel predisporre il riutilizzo di
un edificio storico di questo tipo, si è deciso (la delibera
di Giunta reca la data 29/07/02) di istituire un gruppo di
lavoro, costituito da funzionari esperti interni
all'Amministrazione regionale e dal nostro Sindaco, al
fine di vagliare le possibilità di destinazione dell'immo-
bile. I componenti "esterni" che hanno fornito il suppor-
to decisionale erano: l'architetto Renato Perinetti, ex
Soprintendente per i Beni e le Attività culturali, la dotto-
ressa Daniela Vicquéry, in quel periodo Direttrice ai Beni
architettonici e storico-artistici, il dottor Lorenzo
Appolonia, della Direzione Beni archeologici e paesaggi-
stici.

Così, la scelta è caduta su una mostra di affreschi
provenienti dal castello di Quart...
In particolare, si tratta di frammenti di intonaco af-
frescato ritrovati nel corso dei recenti scavi della cappel-
la e delle cantine del castello di Quart che, ripuliti e re-
staurati, sono stati assemblati e valorizzati presso gli am-
bienti del Sarriod. "Fragmenta picta", questo il titolo del

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5
3° MEMORIAL ANTONIO FICO

Anche quest'anno presso il campo sportivo di Saint-Pierre si è svolto
l'ormai abituale e sempre più che gradevole Memorial Antonio Fico, giunto
alla sua terza edizione, per l'occasione si è voluto ricordare, tenendo conto
del legame che univa i due ragazzi, il giovane Alessandro Jordaney pre-
maturamente scomparso lo scorso marzo.
Così si è dato vita ad uno spettacolare torneo di calcio, la Saint-Pierre nel "pallone" con otto squadre che, dal 6 al 15 giugno hanno dato vita ad un grande torneo che sicuramente avrà soddisfatto il pubblico (buono l'afflusso del-
la Saint-Pierre nel "pallone") e avrà regalato sorrisi ed emozioni a tutti: vin-
centi e perdenti... Ma ecco l'elenco delle pretendenti al titolo ricordando che la sana competizione gareggiava per il rispettivo bar di fiducia: Priore,
Uomini, Hotel Saint-Pierre, Chateaux, Chez Mario, Totem Donne, Notre
Maison e Caffè du Bourg. Doverosa menzione e ovazione unanime per la sim-
patica prestazione delle ragazze che, giocando come si suol dire "col coltel-
lo fra i denti", hanno combattuto ogni partita fino all'ultimo minuto tenen-
do alto il rispetto e la correttezza del gioco.
Alla fine delle ostilità ad averla vinta è stato il Caffè du Bourg che in fi-
nale, dopo una partita assai sofferta, ha avuto la meglio sul quotatissimo
Totem Uomini, a decidere le sorti dell'incontro e soprattutto del torneo è sta-
ta la cinica lotteria dei rigori dove gli uomini del borgo sono stati spietati an-
che se devono ringraziare il loro portiere, autore di due decisivi interventi...
Al termine della finalissima si sono svolte le premiazioni accompagnate
da scroscianti applausi, c'è stata infatti gloria per tutti tra coppe e tenere foto
ricordo, un clima di festa che si è protratto anche durante la grigliata (aper-
ta a tutti) e che ha permesso di rinsaldare un po' di più i legami tra i vari
famati partecipanti del paese.
Complimenti dunque agli organizzatori che hanno onorato egregiamen-
te l'impegno profuso per la riuscita dell'evento e, nonostante la pioggia ab-
bondante riversatasi sui malcapitati e affrettati partecipanti...
Al prossimo anno!

Alessandro Fontanelle


Testo Originale Estratto
6
L'UOMO
E IL TERRITORIO
Guardare ma
non toccare... o quasi
bbiamo la
grande for-
tuna di vive-
re in Valle,
che sicuramente è un
gran bel posto, forse un
po' meno rispetto a
qualche anno fa, a cau-
sa delle ormai comuni
brutture che la “moder-
na civiltà” ci affida, ma
comunque ancora a mi-
sura d'uomo. Infatti è
sufficiente fare 15 o 20
minuti di macchina per ritrovarsi la località da “orsi”
ve sicuramente si può staccare la spina: ma, ribadiamo,
siamo capaci di vedere veramente ciò che ci circonda?
Con questo non intendo dire che i bellissimi monti in-
torno a noi sono lì e non ce ne rendiamo conto, oppure
che confondiamo i nostri (sottolineo “nostri”) innore-
voli castelli con squallidi palazzi della periferia metropo-
litana. Per “vedere” intendo il riuscire a comprendere co-
me i vari elementi che compongono il paesaggio si in-
tegrano fra loro e ci danno quel risultato che ci permette
di dire “che bello questo posto”!
Infatti, spesso si dice “che bel paesaggio”. Già nel 1939
era stata fatta una legge (il Regio Decreto 1497), all'avanguardia per l'epoca, che si proponeva di salvaguardare
to ciò che è bello: i bei giardini, le belle località, i bei pa-
Siamo abituati a guardare,
facciamo mille e mille volte
la strada da casa al lavoro,
e guardiamo, viaggiamo in auto,
spesso per ore, e guardiamo,
visitiamo nuove città
e guardiamo, e guardiamo,
guardiamo, guardiamo... ma,
nella realtà,
cosa vediamo veramente?
care contro “quelli delle Belle Arti che non mi lasciano al-
largare la finestra della baita”; ma rimane comunque la ri-
voluzionaria idea dei legislatori, la salvaguardia del bello.
Ma da cosa è fatto il paesaggio: ci circonda, è ovun-
que, e occorre ricordare che noi siamo parte integrante di
esso: tutto fa parte del paesaggio, anche noi, la nostra casa,
l'autostrada, la discarica, il pollaio del vicino e la vigna sul-
la collina dell'altro versante della valle. Spesso invece si è
abituati a ritenere il paesaggio come un qualcosa di stac-
cato, lontano da noi, che è lì perché noi lo possiamo guar-
dare.
Cerchiamo innanzitutto di capire qualcosa in più: co-
s'è il paesaggio? Occorre dire che il paesaggio ha una serie
di valori inconfutabili: il paesaggio è legato ad esempio alla
qualità della vita (intesa proprio come benessere fisico e
mentale); indubbiamente un paesaggio è stretta-
mente unito ai valori culturali delle popolazioni
che l'hanno da sempre abitato (feste tradizionali,
insediamenti caratteristici, riferimenti alla società
tradizionale); i paesaggi hanno un notevole valo-
re scientifico, grazie alla presenza di un insieme
di caratteristiche geomorfologiche, vegetazionali
e faunistiche; il paesaggio ha anche un valore eco-
nomico, sia per quello che riguarda l'agricoltura,
la selvicoltura e la regimazione delle acque; infi-
ne il paesaggio ha un notevole valore ecologico,
per il mantenimento dei cicli naturali, l'ottimiz-
zazione dell'uso dell'aria, dell'acqua e del suolo e
delle risorse energetiche. Possiamo affermare
quindi che il paesaggio ha una sua identità speci-
fica: “La perdita di identità locale è una delle con-
seguenze più evidenti dello sfruttamento e del de-
pauperamento del territorio” (Bisio).
Per capire meglio ciò che ci circonda occor-
rami. Altre leggi sono se-
guite, come la famosa
legge Galasso, del 1985,
che prevede dei forti
vincoli di inedificabilità,
oppure la 490 del 1998
che sostanzialmente è la
raccolta di tutte le leggi
che l'hanno preceduta.
Chiaramente le leggi in
molti casi sono state ag-
gire per i soliti motivi
economici, e molto spes-
so ci hanno fatto impre-
re analizzare un po' più attentamente quello che vedono i
nostri occhi. Possiamo pertanto iniziare a raccogliere gli
elementi del paesaggio che sono di origine naturale: la
morfologia del territorio, i fiumi, i pascoli, i ghiacciai e i bo-
schi (anche se molto spesso i boschi sono, per così dire, col-
tivati, e accade che una situazione che si presenta come la
più naturale possibile, in realtà nasconda verità na-
scoste: un esempio concreto può essere quello dei boschi
di larice che nella nostra regione sono piuttosto diffusi al
di sopra di una certa quota. I lariceti in realtà sono stati “fa-
voriti” dai nostri antenati per il pascolo, nei secoli passati,
a scapito del pino cembro).
Ma l'uomo ha una grande responsabilità nel manipo-
lare il territorio: ed ecco quindi che dobbiamo evidenziare
gli elementi che costituiscono il paesaggio e che hanno una
qualche origine umana. Possono essere elementi che pos-
siamo definire di transizione, ovvero che sono un “po' na-
7
turali”, ma che l'uomo controlla in maniera anche molto
profonda (l'agricoltura, in generale, ha un grande peso nel-
la gestione del territorio e nella definizione del paesaggio).
Troviamo poi gli elementi del paesaggio che sono tipica-
mente di origine antropica (parolona che semplicemente
significa “umana”), e che sono le città, i paesi, gli edifici, i
ponti, le strade, ecc.
Ecco, se riuscissimo a distinguere questi pochi e
semplici elementi (in apparenza pochi e semplici!) pen-
so che potremmo iniziare a capire come effetti-
vamente le varie tessere di questo enorme puzzle si com-
binano tra loro, creando, alla fine, un risultato che, anco-
ra in molti luoghi, ci fa rimanere a bocca aperta per l'in-
credbile bellezza.
Rimane però un dubbio: un paesaggio deve forza
essere bello?
Christian Chioso
Caro Alpino
LE NOSTRE
ASSOCIAZIONI
Ho letto poco tempo fa su Mélange: «... se ci si
trova ventenni a vestire un cappello alpino si
acquisisce uno status che ti accompagna per
sempre; all'occasione ti raduna per partecipare alla ri-
costruzione del Friuli come a levare dal fango la Valle
d'Aosta, per una semplice festa, anche per una battuta
scherzosa nei confronti di chi la penna non l'ha mai
portata: la Buffa...».
Riflessione quanto mai appropriata che ci ha ac-
compagnato durante la nostra 76° adunata nazionale te-
nutasi alcuni mesi fa ad Aosta. Un'emozione molto for-
te che ha coinvolto tutta la popolazione, figurarsi noi
siamo e, perciò, vogliamo proseguire il
simo anno.
Come tutte le associazioni, abbiamo bisogno di es-
ser sostenuti dalla presenza delle persone e oggi anco-
ra di più sentiamo la necessità di averti con noi per non
vedere dissolvere un gruppo nato più di trent'anni fa per
pochi signori entusiasti e determinati. In qualsiasi
momento basta un «...ci
sono anch'io...» e sarò felice
di contarti tra noi, averti vi-
cino... un alpino in più.
Mi rivolgo anche a te che
già sei iscritto, se puoi, utiliz-
za l'entusiasmo che ci hai
scambiato in questi primi di
maggio per non essere sola-
mente un numero. Sono con-
vinto che se tutti ci presen-
tiamo in quei pochi appun-
tamenti durante l'anno non
solo renderemmo più vivo il
nostro gruppo ma sarebbe
più piacevole lo spirito e l'ar-
monia che se ne deriverebbero.
che di questa truppa siamo parte attiva. Ho visto tanta
gente non iscritta alla nostra associazione tirar fuori da
chi sa dove il proprio cappello, presentarsi quel giorno
e sfilare fiero al passo del «trentatre». Ho visto tanti che
come gli altri non si erano mai posti l'idea di iscriversi
all'ANA, presenti ai bordi della sfilata, cappello in testa,
emozionarsi al passaggio di uomini o simboli che più
scandiscono la nostra storia.
Una giornata intera a guardare e ad applaudire la
fanfara Taurinense con i suoi 106 elementi, i reduci del-
la Russia, i vari gruppi della Protezione Civile che con i
nostri simboli esprimono una solidarietà nei momen-
ti più difficili. Credo che questo momento, pur celebra-
tivo e unico, rappresenti per noi uno stato d'animo e an-
che un modo di essere. A volte l'indifferenza e gli im-
pegni sempre più assidui ci portano a dimenticare an-
che le cose più care.
Io ti invito a unirti a noi, a essere presente, a rinfor-
zare il gruppo di Saint-Pierre, a testimoniare quello che
Gruppo S. Pierre
Ten. Med. Br.
Bochet St-Pierre
Eugenio Brocard
Il Consiglio Direttivo:
Lale La Croix Giorgio
Mondet Edmondo
Cheney Louis


Testo Originale Estratto
8
PATRICK RASPO
GUIDA ALPINA
E ISTRUTTORE
NAZIONALE
Una sfida
particolare
Patrick Raspo, guida alpina del Gran Paradiso di Val-
savarenche dal 1995 e istruttore nazionale delle guide
dal 2001, insieme al suo collega e amico Mas-
simo Bal, guida alpina di Valpelline, dopo anni di at-
tività in parete, ha lanciato una nuova sfida a se stesso: scri-
vere un libro. Poiché da anni mancava un lavoro completo sul-
le vie d'arrampicata sportiva in Valle d'Aosta, la sua irrequie-
ta voglia di mettersi in gioco lo ha portato a intraprendere una
“prova” diversa ma non meno impegnativa. Il frutto di tanto
lavoro trova la sua prima pubblicazione a fine giugno del 2003,
sotto il titolo di “Mani Nude” (Arrampicata sportiva in Valle
d'Aosta), a cura di Martini Multimedia Editore. Questo libro
rende omaggio alle nostre montagne che con la loro impe-
nenza e varietà si catalogano tra le più irresistibili agli occhi
di molti e desidera contribuire alla promozione turistica per l'ar-
rampicata: sono infatti sempre di più gli appassionati di free
climbing, ma mancava una guida completa ed esaustiva. In
questo periodo in cui si è sviluppato un turismo del week-
end, questo libro risponde al meglio alle esigenze di chi si
cimenta in tale sport: sono segnalate più di cento falesie di dif-
ficoltà diverse (alcune delle nuove falesie sono opera sua o di
quelli che hanno lavorato con lui) che si differenziano in vie
lunghe, vie corte, strapiombi, vie naturali, vie scavate e rocce di
diverso tipo. Il testo presentato è accompagnato da disegni e
schede tecniche in cui vengono segnalati l'altitudine, l'esposi-
zione al sole della falesia, la qualità della chiodatura, l'affolla-
mento abituale, la bellezza dell'ambiente circostante e ancora
altre nozioni pratiche. Vengono riportate anche notizie a ca-
rattere storico relative alle varie vie.
Patrick che arrampica da circa quindici anni ed ha anche
partecipato ad alcune competizioni di livello nazionale deve si-
curamente molto alle montagne della Valle, poiché hanno fatto
nascere in lui una passione smisurata per la “verticalità”, tra-
sformandola poi nel suo lavoro: guida alpina d'inverno e d'esta-
te si cimenta negli sport più svariati ed estremi: cascate di ghiac-
cio, eliski (soprattutto a Valgrisenche, sul Monte Rosa e sul Monte
Bianco), sci alpinistico, sci fuoripista; alpinismo classico, ar-
rampicata, canyoning (scivolate, tuffi e nuotate in torrenti).
Non ama invece le gare perché non trova motivazione nel-
l'allenamento in vista di una competizione e poi perché, troppo
emotivo, non riesce ad ottenere la carica giusta per affrontare la
parete. L'aspetto forte dell'arrampicata è, per Patrick, l'essere
sempre in competizione con sé stessi, è un continuo misurarsi,
mettere alla prova la propria abilità e le proprie forze: per lui è
gareggiare ogni volta che si trova di fronte ad una via difficile, ai
limiti delle proprie possibilità.
Non si allena più per le vie più dure, ma predilige i viaggi
di arrampicata. Il suo amore per la montagna l'ha portato in
Yosemite per salire la Salathé Wall, negli U.S.A. per fare il giro
delle più affascinanti falesie del West. È stato in Francia, Spagna,
Austria, Grecia, Kenya e Thailandia dove ha potuto scalare sta-
laltiti che arrivano direttamente in mare, arrampicabili a par-
tire dalle imbarcazioni dei pescatori.
Altra sua grande passione è lo snowboard e da qui nasce
il desiderio di introdurre sulle montagne di Saint-Pierre lo
snowcat, una disciplina che si svolge soprattutto in Canada. In
collaborazione con la famiglia Lale Murix, proprietari dell'Hotel
“Notre Maison” di Vetran, dà agli amanti del fuoripista la possi-
bilità di risalire i pendii con il gatto delle nevi e poi scendere
con la tavola o gli sci. La clientela, contattata principalmente at-
traverso Internet, è in gran parte straniera: gli interessati sono
soprattutto francesi e tedeschi, anche se non è mancato un
gruppo di israeliani. Patrick, accompagnando negli itinerari so-
litarie le spese comitive (gruppi di almeno otto persone per limi-
tate le spese comitive), si impegna inoltre a ricordare loro nozioni im-
portanti sulla sicurezza in montagna e di autosoccorso in caso
di valanga.
La montagna non è certo da sottovalutare ma è da rispet-
tare se si vogliono evitare incidenti spesso dovuti all'impruden-
za e all'inesperienza dell'uomo.
Patrick, che in questi anni di intensa attività sportiva è sta-
to sempre alla ricerca di nuove emozioni, si distingue di certo
per le sue più svariate iniziative, ma a quando la prossima sfida?
Denise Chappuis
RESTYLING
della segnaletica e
cartellonistica del paese
I lavori saranno eseguiti
nel 2004
e costeranno
325.161,60 Euro
LA PAGINA
DELL'AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
L'Amministrazione comu-
nale di Saint-Pierre ha re-
centemente indetto la ga-
ra di appalto per l'instal-
lazione della nuova segnaletica
sul territorio. Due i motivi princi-
pali che hanno giustificato il pro-
getto: innanzitutto, la necessità di adeguare la segnaletica
stradale di tipo verticale alle prescrizioni dettate dal nuovo
codice della strada e dal relativo regolamento di attuazione,
per rendere ancora più sicuro l'utilizzo delle strade pubbli-
che; infine, la volontà di migliorare e razionalizzare la se-
gnaletica di carattere informativo (per il raggiungimento
delle numerose località sparse sul territorio comunale), tu-
ristico e pubblicitario. Inoltre, ulteriore obiettivo, la neces-
sità di uniformare i supporti dei segnali di indicazione del-
le località ed i segnali di benvenuto alle tipologie del com-
prensorio del Gran Paradiso, onde mantenere un allesti-
mento segnaletico turistico unitario che consenta una mi-
gliore identificazione ed una più marcata immagine del-
l'intera area geografica di riferimento. Una scelta, quest'ul-
tima effettuata dai nostri amministratori, motivata dalla
volontà di mantenere e rafforzare quello spirito comunitario
che ci rende orgogliosi di fare parte della Comunità Monta-
na Grand Paradis.
Per riordinare e migliorare la cartellonistica, con parti-
colare attenzione alla segnaletica stradale, il Comune di Saint-
Pierre ha affidato ad uno studio l'incarico di rilevare e pro-
gettare l'intervento. Dopo una serie di incontri durante i qua-
li l'Amministrazione ha indicato esigenze e problematiche, lo
Studio Progeur di Aosta ha stilato una relazione che indivi-
dua le seguenti priorità: si tratterà, in primo luogo, di ri-
muovere i segnali esistenti che non rispondono più alle ca-
ratteristiche richieste dal codice o risultano particolarmente
deteriorati; di installare la segnaletica verticale volta a mi-
gliorare la sicurezza e la fruibi-
lità della rete viaria comunale;
di realizzare ed installare im-
pianti segnaletici con supporti
in legno per il posizionamento
dei segnali di direzione e di lo-
calizzazione
territoriale.
Realizzare, infine, un insieme organico di segnaletica in
aderenza alle esigenze dei titolari di attività in fatto di segnaleti-
ca pubblicitaria. Le scelte operate in sede di progettazione ese-
cutiva sono state indirizzate verso un uso contenuto di se-
gnali per non incidere troppo sull'aspetto estetico-ambien-
tale del territorio. Nello stesso tempo, si è optato per un mag-
giore individuazione delle varie località e frazioni del paese.
È stato rivisto il sistema di supporto dei segnali e, come det-
to, è stato progettato un insieme di impianti segnaletici pub-
blicitari al servizio delle attività produttive presenti nel
Comune. Naturalmente, gli interventi dovranno essere com-
patibili con il P.R.G.C., con quanto previsto dal P.T.P. e coerenti
ai vincoli ambientali. Norme che hanno reso lungo e laborio-
so l'iter progettuale, in particolare riguardo l'ottenimento di
una serie di autorizzazioni (ANAS e Servizio Beni
Paesaggistici della Regione in primis). Ma forniamo un po' di
dati, per dare un'idea delle dimensioni del progetto :
N° 130 impianti monofiiari con due pali in legno
N° 16 impianti bifilari con tre pali in legno
N° 390 nuovi cartelli in alluminio
N° 299 targhe in alluminio
N° 265 nuovi sostegni tubolari
N° 117 cartelli forniti dall'Amministrazione
N° 121 rimozioni di sostegni e cartelli esistenti
I lavori saranno eseguiti nel 2004 e costeranno
325.161,60 €, finanziati mediante un mutuo presso la Cassa
Depositi e Prestiti.
Denny Cogmein


Testo Originale Estratto
10
NOTIZIE
LIBRI
ATTIVITÀ

La pagina
della Biblioteca

VIVERE PER RACCONTARLA
di Gabriel García Márquez

Attesissima dai lettori di tutto il mondo, è arriva
che in Italia l'autobiografia di García Márquez, Vivere
per raccontarla: «La vita non è quella che si è vis
ma quella che si ricorda e come la si ricorda per
contarla», dichiara l'autore in apertura del libro p
dare i lettori a cogliere questo aspetto, spesso dis
cato, della sua, come di tutte, le opere di questo g
Le prime pagine già ci propongono alcuni o
teressanti: la madre e il forte rapporto con il figlio
vergenze col padre sulle scelte di studio e di lavo
è la storia d'amore tra il padre e la madre, cont
dalla ricca famiglia materna a introdurci piena
nella narrazione.
La casa dell'infanzia e la sua perdita, i ric
magici natali pieni di illusioni, le figure che la
vano, che l'affetto del ricordo sa rendere vive
Quindi le difficoltà e la perdita dei capitali fam
cinque trasferimenti (dell'intera famiglia e de
macia paterna) da una città all'altra, i sei figli
anni di matrimonio. Quando ricorda le nascite de
relle l'autore sa ben riprodurre i sentimenti com
dittori di un bimbo davanti ad un evento per la
tosto destabilizzante e nello stesso tempo sa gu
con gli occhi affettuosi del vecchio il bambino e
Liti dei genitori, drammatiche e incomp
li per un figlio piccolo, vengono ora interpreta
espressioni sia del sentimento potente che li un
dei caratteri di entrambi così forti e diversi. Ma
l'irascibilità paterna e la paura che sapevano su
nei più piccoli a creare un clima intimorito nell
glia perché la solarità materna e la sua positività
dinaria diventarono assolutamente dominant
vera tragedia esplose invece quando Gabriel d
ufficialmente di voler fare lo scrittore: per il pa
rebbe stata una scelta che meritava il ripudio d
vo, per la madre un dolore attutito dalla prom
liale di finire almeno il liceo (in cambio avrebbe
cato di mediare con il severo marito). Il giovane
qualche tempo dopo a scrivere per i giornali e a
gnare con quei pezzi i primi soldi: proprio poc
vero per un ragazzo che voleva anche divertirs
pagine cariche di tenerezza per quel giovane ch
disperatamente scrivere, che ha pochi soldi, che
dai bordelli alle redazioni dei giornali o delle ca
trici con lo stesso incosciente entusiasmo.

Leggere questa autobiografia è anche uno stru-
mento in più per capire i grandi romanzi del premio
Nobel colombiano: in fondo tutto (personaggi, luoghi,
sogni e fantasie delle sue opere) era già scritto nella sua
stessa vita, doveva solo raccontarlo.

SALTATEMPO di Stefano Benni

«Noi ci abbiamo creduto, la nostra vita è stata
piena di porcherie e meschinerie, ma ogni tanto suo-
nava la tromba e tutti al nostro posto a lottare e a dar-
ci la mano. Abbiamo creduto di poter essere liberi, di
non far tornare quei vent'anni di divise nere. Ma la
tromba suona fioca adesso. Ci hanno venduto, uno per
uno. Hanno venduto le nostre povere vite e la nostra
storia, per fare una storia insieme agli altri, una storia fin-
ta, che non ha neanche un lieto fine, finisce nell'indif-
ferenza per tutto e per tutti».

Difficilmente la lettura di un libro lascia tanta com-
mozione, un retrogusto di malinconia dolcissima e una
nostalgia per un'infanzia, non così lontana negli anni,
ma lontanissima nei tempi. L'ironia, i giochi di parole e
lo stravolgimento surreale della realtà, queste sono sem-
pre state le note caratteristiche della poetica di Benni,
ma quest'ultimo romanzo utilizza questi stessi stru-
menti senza dare loro il predominio nel testo, ma su-
bordinandoli alla storia. Saltatempo è un romanzo di
formazione, narrato in prima persona che, al di là del
geniale stratagemma dell'orobilogio (un orologio inte-
riore che permette al protagonista di spezzare l'anda-
mento cronologico del tempo e di vedere chiaramente
il futuro), si colloca dalla seconda metà degli anni
Cinquanta alla fine degli anni Sessanta e precisamente
ai giorni immediatamente successivi alla strage di piaz-
za Fontana.

Si apre con una specie di incantesimo: un rustico
Dio puzzolente, incontrato per caso, regala a Lupetto,
questo è il nome del protagonista narratore, un orolo-
gio interiore che, insieme all'orologio ufficiale che gli
permette di non far tardi a scuola, gli darà la possibi-
lità di muoversi liberamente nel tempo, e da quel mo-
mento Lupetto assumerà per tutti il nome di
Saltatempo.

Orfano di madre (ma gli incontri sulla sponda del
fiume con quella donna pallida che il bambino ricono-
sce dalla fotografia posata sul comodino del padre, si
ripeteranno più volte negli anni), con un padre fale-
gname, comunista e gran bevitore, capace di dare al
bambino il senso vero dell'essere famiglia, circondato

da figure di un'umanità semplice, autentica e solidale,
Saltatempo trascorre un'infanzia ricchissima, nella sua
povertà. Vive un contatto con la natura capace di co-
struirgli una cultura delle cose che nessun bambino di
città potrà possedere e che (già viene preannunciato
dall'orobilogio) negli anni successivi la speculazione,
l'avidità, gli interessi privati toglieranno anche ai bam-
bini di campagna.
Lo studio, la cultura hanno importanza per quel-
l'umanità semplice e il ragazzo verrà mandato a stu-
diare in città: prima le scuole medie (le prime emozio-
ni sentimentali, i primi confronti con istituzioni e men-
talità urbana) e poi il liceo classico.
Siamo giunti negli anni di quel momento fonda-
mentale, di quella autentica «rivoluzione culturale» che
per una generazione è stato il Sessantotto. E qui Benni
(è quasi impossibile fingere che non ci sia dell'autobio-
grafia) affronta il tema dell'iniziazione alla politica. Chi
è stato protagonista di quegli anni poi prenderà strade
diverse e l'orobilogio ne dà rapidi e divertentissimi fla-
sh: c'è chi sceglierà il potere e chi si perderà nel delirio
rivoluzionario, ma in quei giorni le divisioni, i frazio-
namenti, le travagliate discussioni nascevano tra chi era
rivoluzionario in un modo e chi in un altro. L'operaio
portato come trofeo nelle assemblee, il «filosofo» fran-
cese (in realtà un barbone raccolto per strada) che por-
ta la sua testimonianza dei «gloriosi giorni di maggio»,
le manifestazioni e le botte prese dalla polizia: nostal-
gia che si colora sempre di ironia e quasi di pietà.
Mentre Saltatempo fa l'apprendista rivoluzionario
(siamo all'ultimo anno di liceo) e l'amore per una ra-
gazza di paese trasferitasi da tempo in città, Selene, si
consolida, ma nella campagna dell'infanzia prendono
sempre più forza delle drammatiche trasformazioni.

11

l'odiatio sindaco reazionario è riuscito, in accordo con
alcuni speculatori, a creare un vero disastro ecologico
e ambientale: fiume e collina sono stati scavati, di-
sdegnando così l'equilibrio naturale, per fare spazio a
villette, centri congressi, insomma cemento su cemen-
to. Quell'oasi di serenità viene inondata non solo da co-
rruzione che deturpano e devastano, ma anche da nuo-
vi flagelli: la droga, che fa breccia tra i più deboli e l'u-
manità, in nome del dio denaro, trasforma le coscien-
ze dei paesani.
L'ultima parte del romanzo vede con cupo dolore
gli enormi squarci dell'attuale presente (il potere di addor-
mentare ogni ribellione e di creare acquiescenza che
viene dall'uso spregiudicato della televisione, la corru-
zione, il malaffare politico), anche se mette in scena il
modo in cui si annuncia la fine delle speranze: l'in-
sabbiamento delle denunce (il padre di Saltatempo ave-
va annotato nomi e targhe degli speculatori) dei re-
sponsabili della frana che distruggerà un pezzo di pae-
se, la morte per droga di Gancio e infine la strage di
piazza Fontana, fine drammatica degli anni del cam-
biamento. La grande, straordinaria manifestazione di
cittadini che segue quel tragico 12 dicembre pone del-
le domande, e qui sembra che non sia Saltatempo, ma
l'autore in prima persona a parlare: dove sono finiti tut-
ti quegli uomini e quelle donne che erano scesi per le
strade rifiutando di sottostare a una strategia ben pre-
cisa? dove è finita la ribellione, l'indignazione, l'orgo-
glio, il coraggio? Il romanzo in un certo senso si chiude
proprio su queste domande, perché l'oggi, questi anni
bui, possono trovare una spiegazione proprio partendo
da lì, da quel gesto criminale e dal doloroso senso di
sconfitta che non ha saputo più produrre reazione.

CONGRATULAZIONI
E AUGURI!!!!!

In biblioteca
l'assessore, Laura Glarey
e il presidente, Germano Dionisi
si complimentano con:
FRASSY MICHELA,
GUASCONI ROSSANA,
NEYRET ELISA,
PERRONE SELVAGGIA
per aver conseguito la licenza media
riportando la votazione OTTIMO
e con D'HERIN FREDERIC che,
con la licenza liceale,
ha raggiunto il massimo punteggio.


Testo Originale Estratto
12

UNA MOSTRA ALLA
BIBLIOTECA
NAZIONALE BRAIDENSE

L'abito da sposa

Con questo titolo si è aperta una mostra a Brera, nella Biblioteca Nazionale
Braidense. Ma cosa c'entra l'abito da sposa, si son chiesti molti, con quel mi-
lione e passa di libri più o meno vecchi della Biblioteca? Cosa ci fa un abito
bianco, con tanto di velo ricamato e con la coroncina di fiori d'arancio, appe-
so come in una boutique tra gli scaffali del Settecento stipati di libri antichi?

C'entra, c'entra... Avviciniamoci alle vetrine: i primi giornali di
moda della fine del Settecento ci mostrano in tavole a colori
abiti in raso, trine e «fisciù», cappelli fantasmagorici che sem-
brano mongolfiere, che ci fanno sorridere ma che ci dicono anche co-
me la moda stia dando origine alla stampa femminile. Con questi fi-
gurini inizia infatti un nuovo ed inedito tipo di giornalismo, quello
femminile, che andrà sempre più espandendosi: sull'esempio france-
se del «Journal des dames» e del «Cabinet des modes», si stampa a
Parigi dal 1786 al 1794 «Il giornale delle dame e delle mode di Fran-
cia», seguito dal «Corriere delle dame», che percorre addirittura qua-
si un secolo di storia, dal 1804 al 1875, incurante delle trasformazio-
ni politiche ma molto attento al «punto di vita» e alla circonferenza
delle gonne (non più di 7 metri, per favore!).
Eppure, a ben guardare, tutta la storia sociale e politica d'Europa
si nasconde dietro quei vestiti.
Dopo i fiocchetti, i cuscinetti, i rigidi busti, buttati alle ortiche dal-
le signore dell'alta società negli anni della Rivoluzione francese, in nome
di una - poco sentita - uguaglianza sociale, ben presto si ritorna al soli-
do modello femminile, più libero e più sexy nella breve parentesi neo-
classica, con l'età della Restaurazione viene nuovamente stretto in rigi-
di busti coperti da attillati corpetti, la gonna è così larga da dover esse-
re sorretta da una complessa struttura a cerchi, le maniche gonfie dalle
spalle fino al gomito danno un'impressione di opulenza e di regalità. La
donna è ora la «regina della casa», il matrimonio è la sua conquista più
grande, l'abito da sposa ne è il simbolo.
Questo abito, che prima poteva essere di ogni tinta, purché ricco
e bello, un abito da ricordare (le contadine spesso si sposavano in nero
o nel costume della tradizione locale) dalla metà dell'Ottocento diven-
ta bianco. Non fu estraneo a questa scelta un editto di Napoleone del
1803 che proibiva l'importazione di molti prodotti, tra i quali le mate-
rie coloranti: il bianco aveva così invaso la moda, e resistette nell'abito
da sposa dei ceti più alti, diventando simbolo di purezza e castità.
L'abito bianco indossato dalla Regina Vittoria per le sue nozze a
Londra nel 1840, completato da una ghirlanda di fiori d'arancio, diven-
ne il modello preferito per questa cerimonia; ad esso fece seguito l'abito
di faille bianca ricamato in argento, con uno strascico di 3 metri, che la
futura Regina Margherita sfoggiò nel Duomo di Torino andando sposa
ad Umberto di Savoia, nel 1868. Ma dietro questi vestiti sontuosi, questi
pizzi destinati ad essere indossati per poche ore e che invece avevano ri-
chiesto giorni e giorni di attento lavoro delle ricamatrici, dietro questa
voglia di apparire che cosa si celava? Quanta fatica essi nascondevano?
Ago e filo furono per molto tempo la base dell'educazione fem-
minile. Grazie ad essi era possibile «forgiare quelle doti di pazienza, pre-
cisione e assiduità ... ritenute idonee all'indole della donna». Le fan-
ciulle dei ceti più alti lavoravano per se stesse, tutte le altre per guada-
gnare e per mantenersi. Saper tagliare e cucire era una meta ambita, ma
ci si trovava poi a lottare con orari faticosissimi. Ai figurini di moda co-
minciano ad affiancarsi giornali che dan-
no voce alle lavoratrici.
«Undici ore in inverno e dodici in
estate!... e quante volte dobbiamo rima-
nere al lavoro fin nel cuor della notte a ter-
minare l'abito che qualche signora vuole
sfoggiare al ballo ... quante volte lasciamo
chinare la testa sul lavoro, vinte dal
sonno, dalla stanchezza, dalla fame ...e
quelle ore di lavoro straordinario che non
vengono in alcun modo ricompensate?»

Letizia Pecorella Vergnano è stata per
molti anni direttrice della Biblioteca
Braidense di Milano, una delle maggio-
ri biblioteche pubbliche italiane, e quin-
di ispettore al Ministero per i beni e le
attività culturali. Oggi è una nonna fe-
lice che trascorre molto tempo tra la
sua casa nel centro di Aosta, costruita
alla fine dell'800 dai suoi bisnonni val-
dostani, e la casa della figlia a Vétan.

Così si sfogavano alcune «sartine» su un giornale del 1874.
Contro questa condizione, nel giugno 1902, si ribellarono le «pi-
scinine» milanesi, cioè le bambine tra gli 8 e i 14 anni impiegate nei la-
boratori di sartoria con la mansione di portare i capi di abbigliamento
alle case dei clienti. Questo primo sciopero, capeggiato da una bimba di
14 anni, aveva come obiettivo la mezza lira di salario al giorno. La cro-
naca, riportata dalla Domenica del Corriere e illustrata da Beltrame fece
ridere molto per la giovane età delle dimostranti, ma fece anche riflet-
tere, e molte associazioni di mutuo soccorso, molte leghe di mutua as-
sistenza per le lavoranti sarte nacquero in questo periodo, e i sindacati
femminili, che dopo il 1860 avevano iniziato ad organizzarsi, presero a
svolgere una parte attiva nel processo di liberazione della donna dallo
sfruttamento del suo lavoro.
Ma torniamo alle frivolezze.
All'inizio del secolo si nota nei figurini una maggiore semplicità
e un maggior rigore, la donna sembra che aspiri ad un modo di vestir-
si più pratico e razionale: praticità e razionalità addirittura imposte dal-
lo scopo della I Guerra mondiale, che costringe fuori di casa le donne
e le porta a sostituire gli uomini nelle fabbriche e negli uffici. Le donne,
non più soltanto quelle delle classi umili, lavorano. Vengono eliminati i
busti, le gonne si accorciano, un nuovo modo di vivere e di vestire si im-
pone. Il Fascismo cercò di riportare la donna nelle mura di casa, nel suo
ruolo di «moglie e madre esemplare», moglie fedele e madre di nume-
rosa prole. In questo contesto particolare importanza assume il matri-
monio e l'abito da sposa, che deve essere rigorosamente bianco, accol-
lato, con la gonna lunga e un po' di strascico. Un posto importante con-
tinua ad occupare il fazzoletto di merletto (per asciugare le lacrime), le
scarpe a tacco alto con cinturino, i guanti bianchi e lunghi, l'intramon-
tabile bouquet.
L'abito della ventiquattrenne Principessa Maria José, in velluto
bianco e bordato di ermellino, è quello di raso delle «italianissime sete-
rie» di Come che lasciava la snella figura di Edda Mussolini, fecero so-
gnare le fanciulle dell'epoca, ma destinati a rimanere sogni.
Con la II Guerra mondiale i soli tessuti disponibili sul mercato
erano quelli autarchici e per di più razionati “con la tessera del vestia-
rio”, così come erano razionati i generi alimentari. Ai novelli sposi ve-
nivano rilasciati dei buoni d'acquisto per un modesto corredo; ma mal-
grado la guerra e i razionamenti si continuarono a celebrare matrimo-
ni. Per le poche che se lo potevano permettere, l'abito era ancora lungo,
ma proibito lo strascico. Chi non si rassegnava alle difficoltà di reperire
la stoffa adatta (le sorelle Fontana ricordano di aver scambiato una pez-
za di merletto con 10 kg di patate!) lo chiedeva in prestito ad un'amica
o ricorreva alla seta di un paracadute. Tutte le altre si sposavano in tail-
leur, o con soprabito sopra una princesse, o col costume tradizionale. Lo
sposo spesso indossava la divisa di soldato.
Alla fine della II Guerra mondiale le donne avevano ormai acqui-
sito autonomia e dignità, senza per questo rinunciare alla loro eleganza
e a sfogliare le riviste di moda. L'emancipazione femminile va progre-
dendo sempre più rapidamente, fino alla conquista più importante, la
libertà sessuale. Gli abiti si fanno sempre più audaci, e se l'abito da spo-
sa continua perlopiù ad essere bianco, è così ricco di scollature e tra-
sparenze da perdere ogni valore simbolico. Qualche volta la trasgres-
sione colpisce anche il bianco: sulla rivista "La Sposa" del 1986 un mo-
dello di attillatissimo tubino a scollo totale in color rosso fuoco.
E con questa immagine finisce la storia dell'abito da sposa, ripe-
scato dai magazzini da un gruppo di bibliotecarie.

Letizia Pecorella Vergnano


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre

Anno 8 n° 3
Dicembre 2003
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.

(Contiene Inserto)

Villaggio di Bussan
a 750 metri s.l.m.


Testo Originale Estratto
2

Editoriale

Terrorismo,
una realtà, un pensiero,
ma non chiudiamoci

Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Daniela Bosio, Christian Chioso,
Denny Cognetin, Germano Dionisi,
Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre

Progetto grafico
Arnaldo Tranti

Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta

Chiara Marchelli, nata ad Aosta
nel 1972, vive buona parte del-
l'anno a New York dove oltre a
scrivere insegna all'università.
Vince diversi premi letterari e vie-
ne selezionata, nel 2002, per la
biennale dei giovani artisti
d'Europa e del Mediterraneo a
Roma

Gent.ma Chiara
Sul Corriere della Sera un editorialista analizza con molto realismo la si-
tuazione internazionale venutasi a creare in seguito agli atti terroristici di questi
giorni. «... il tritolo, il kalashnikov, la guerra per procura, il dolore che ci
è entrata in casa. Ma occorre avere la forza di riconoscere che l'esecrazione e il lutto non
bastano, che la mano e ancora più la mente degli assassini pongono a tutti urgenti interro-
gativi politici...» Inizia così la sua analisi per proseguire sulle possibilità che ha il mon-
do occidentale per superare questa tragedia.
Purtroppo anche la gente comune che fino a ieri riteneva questi atti una angosciante
routine, però confinata in ben circoscritte aeree, sente in casa una forte realtà di smarri-
mento. Sarei molto onorato di conoscere il tuo parere sul vivere quotidiano della gente co-
mune, i rapporti con il vicino di casa musulmano, la paura di recarsi...

...Ho vissuto al Cairo nel 1995 per cinque mesi andando in giro a fare interviste sul fon-
damentalismo islamico. Ero negli Stati Uniti (New York, dove tuttora risiedo per metà del-
l'anno) l'11 settembre 2001. Ero a Gerusalemme il giorno dello scoppio della seconda intifa-
da, nel febbraio di otto anni fa.
Amo ognuno di questi luoghi per la loro bellezza, tenendo ben presente a me stessa che
i posti sono fatti dalle persone che li abitano. Non voglio fare della politica (ci sono già trop-
pe trasmissioni che ne fanno più di me con valore di gratuità), né cercare di convincere nessuno, visto che non lo
penso nemmeno io, che il terrorismo sia tutta colpa dell'occidente (ma guardiamo bene ognu-
no alle proprie responsabilità), ma ricordo bene i miei vicini di casa, la gente incontrata per
strada, la solidarietà, la generosità, la comprensione altrui.
Dov'ero? non ricordo... talvolta in Egitto, talvolta a New York... strano che si confonda

Chiara Marchelli

Quasi fossimo come i vecchi compagni di banco, tanto è la naturalezza con la quale mi hai risposto.
Ti ringrazio.
Grazie anche per la freschezza con la quale hai affrontato un argomento molto pesante;
ne abbiamo bisogno.
Abitualmente Mélange non ama toccare temi di attualità perché i tempi lunghi della
pubblicazione superano il contesto trattato. Mi auguro che soprattutto questa vol-
ta sia così anche se le analisi politiche non prevedono una risoluzione del conflitto a tem-
pi brevi. Stiamo attenti, sono d'accordo con te, ma non chiudiamoci in casa; ce lo impon-
gono la nostra cultura e la nostra Storia.
Buon Natale dalla redazione e dalla Biblioteca.

Marco Carlin

3

IL Y A ENCORE
BEAUCOUP
À RACCONTER...

Je suis partie...
un jour!

e n'avais pas encore 21 ans, quelques mois choisi (dès ce jour là, je n'ai jamais plus vu ma compagne de
paraient d'être majeure. Je suis partie de mon voyage).
Saint-Pierre le 15 octobre 1946 et à Aoste, Cette première famille était composée que par deux per-
pour Saint-Rhémy en Bosses, de là jusqu'au sonnes, assez vieilles (pour moi, qui avais 20 ans, était encore
Saint-Bernard j'ai continué à pied, avec mon sac, plus vieux du réel!!) tous les deux médecins, mais elle n'avait ja-
(il y avait pas grand chose à porter...) mais ce n'était mais professé.
peu gênant pour parcourir la route en côte vers le Col. Sur le
bus j'avais connu une jeune fille comme moi, étudiante à Turin et elle
et allait aussi à Genève travailler dans une famille.
Arrivées au Col, c'était presque nuit, les moines du Refuge
nous ont offert une bonne soupe chaude et on a pu dormir dans
une chambre confortable sous un très souple (c'est encore vif en moi cette première fois sous
(c'est encore vif en moi cette première fois sous un duvet et je
m'étais dite "Quand j'aurais assez d'argent j'en achèterais un!!).
Le lendemain dans la soirée les moines ne nous fais faire
voiture pour aller à Genève: c'était deux jeunes étudiants de Turin
qui nous ont accompagné bien gentiment et sans nous faire payer
le voyage (on avait vraiment peu d'argent en ce moment là).
Nous sommes arrivées à Genève vers minuit ne sachant pas
quoi faire mais on devait dormir au moins quelque part. Nous
sommes entrées dans un Hôtel (il existe encore) au centre de
Genève et la chambre était très chère mais on n'avait pas beau-
coup de choix.
Le jour après chacune de nous téléphonâmes à ses patrons et
commence une nouvelle vie..... pas trop facile, mais qu'on avait

Il n'y avait pas beaucoup à faire chez eux, nettoyer de
grandes chambres toujours vides et cuisiner pas plus que deux
pommes de terre chacun (eux mangeaient très peu mais pour
moi ce n'était pas une bonne façon de commencer...). Chez nous
on était pauvre, mais on pouvait manger à notre faim.

Ils avaient de grand linges tous plein de trous; pour faire
les lits je ne savais pas de quel côté les tourner!! Moi j'aimais
beaucoup repriser e alors j'ai commencé à leur remettre en ordre
les linges: la dame était tellement étonnée du magnifique travail
que je faisais et continuait à me demander où j'avais appris à rac-
commoder si bien! C'était Tante Devine et Tante Zite qui
m'avaient appris et ce n'était pas le cas de faire les choses justes
pour les faires, ou c'était parfait ou c'était refait!!

Je suis restée chez eux pendant une année, mais j'ai vrai-
ment souffert la faim (j'ai maigri de 14 kilo en 12 mois!); en ce
moment là à Genève beaucoup de familles cherchaient des jeunes
et je n'ai pas eu de peine à en trouver une autre, donc nous
sommes restés amis.
Il y a encore beaucoup à raconter......

Tante Simone

LETTERE AL GIORNALE

CACCA? NO GRAZIE!
Esco di casa e sulla mia soglia mi ritrovo con un piede immerso
nel solito regalo che il mio vicino di casa mi lascia ogni mattina. Dall'anno scorso le
mie giornate sono cominciate così...Un pacco di escrementi è il
miglior amico del mio vicino di casa è ormai quasi un rito. Ogni
mattina mi ritrovo con un regalo che mi lascia il mio vicino di casa. E' come se lui mi desse un dono.
Questo regalo mi fa pensare a tante cose. Chi dovrebbe evitare che ciò ac-
cada? Tutti quanti noi, ovviamente. In primo luogo, i proprietari di cani. Dobbiamo essere
responsabili delle nostre bestiole. L'importante è non farla in casa propria, ma in pubblico? NO!
Questo non è tollerabile. Ci sono troppe persone che lasciano i bisogni dei loro cani in giro, in strada.
Sono stufa! Stufa di pulire tutti i giorni i bisogni altrui. Stufa di trovare queste sorpresine ovunque.
Mi rivolgo a queste persone che amano tanto i cani di munirsi degli appositi pacchettini e di
pulire personalmente le proprie bestiole e pulire. Ma chiedo un que-
sto comportamento rispecchi civiltà e rispetto di tutti. I cani sono adorabili, bisogna
però ricordarsi che vanno accuditi, e non lasciati fuori dalla porta tutto il giorno. Concludendo, non esistono
esistono cattivi padroni.

Maria Vallet

E' con grande rammarico che, per
noi Pompieri Volontari di Saint-
Pierre, non sia più possibile garanti-
re l'accompagnamento a spalla dei
nostri defunti alla loro ultima dimo-
ra.
Non è per mancanza di volontà, ma
per carenza di persone disponibili
ad aiutarci.
A nulla sono serviti i numerosi ap-
pelli rivolti alla popolazione anche
dalle pagine di questo giornale.
Saremo comunque sempre presen-
ti, anche se in numero ridotto, come
testimonianza dell'attaccamento
alle nostre tradizioni tramandate da-
gli antenati del nostro paese.
Il responsabile del locale distaccamento,
Franco Tournoud


Testo Originale Estratto
4
Con questo numero
iniziamo a pubblicare
alcuni brevi racconti
scritti da
Ennio Di Francesco

Arrivano
i nostri

rano circa le
tre del pome-
riggio, stavo
ricevendo i miei pa-
zienti in ambulatorio,
quando mi telefona il
Direttore Sanitario
dell'ospedale che, con
voce angosciata, mi
comunica che è dera-
gliato un treno, in
qualità di rianimatore
è richiesta la mia pre-
senza e c'è una pattu-
glia di carabinieri
pronta per portarmi
sul luogo dell'inciden-
te. Interrompo il visi-
te, telefono alla capo
sala del mio reparto di
rianimazione di con-
trollare la valigia del-
l'emergenza, preparare monitor e defibrillatori
tatue e quant'altro, allora non si parlava anco
ambulanza da rianimazione né di 118. Mi fion
ospedale. Ad aspettarmi oltre a due carabinier
no la capo sala ed un amico chirurgo. I due co

Tratto da una raccolta intitolata
«Il sorriso di Ippocrate»
e che fa riferimento alla sua
professione di medico.
Già ad aver esordito
con un primo romanzo dal titolo
«Pareti», Di Francesco è anche autore
di testi teatrali per lo Charaban,
più volte messi in scena con successo.

Vorremmo, attraverso Mélange,
farlo conoscere meglio agli abitanti
di Saint-Pierre (e non solo,
dato il numero di copie varca
il limitato confine del nostro paese)
per la sua ironia, per la sua auto-ironia,
per la sua freschezza, ma soprattutto
per quel suo sguardo umano
ed autentico verso una professione
da sempre in equilibrio tra scienza,
coscienza e tradizioni popolari.

l'emergenza, preparare monitor e defibrillatori
tatili e quant'altro, allora non si parlava ancora di
ambulanza da rianimazione né di 118. Mi fiondo in
ospedale. Ad aspettarmi oltre a due carabinieri ci so-
no la capo sala ed un amico chirurgo. I due conoscer
si la fatidica Alfetta ed a sirene spiegate ci precipitiam
verso l'autostrada.

Il carabiniere autista guida spericolatamente e
mi permetto di dirgli che, se vogliamo renderci utili
dobbiamo arrivare, sì, presto, ma anche vivi.
L'appuntato di fianco all'autista quasi si offende per
la mia garbata osservazione e mi invita a tranquillizar-
mi, perché loro sono addestrati alla bisogna. Pochi gior-
ni prima avevo visto in televisione un documentario
sullo scudo di polizia, se ben mi ricordo la Garbatella,
a Roma, dove si addestrano i piloti in percorsi a g
na, a tratti bagnati, sconnessi, irti di birilli e di
li imprevisti: erano veramente bravi. Mi vergogn
la mia poca fiducia nelle istituzioni e nei tecnic
pento di aver provato ad insegnare ai gatti a g
nella notte... Intanto l'autista guida sempre più fre-

ticamente e spericola-
tamente, io sono sem-
pre più preoccupato
ma vedo che l'appunta-
to non fa una piega,
penso alla Garbatella,
osservo i miei due
amici di sventura che
se ne stanno zitti, non
so se ammutoliti dalla
paura, o perché non
condividono le mie an-
sie, sta di fatto che sof-
fro in silenzio. Ri-
schiando la vita arri-
viamo alla barriera au-
tostradale: c'è una sola
corsia aperta al traffico
ed è impegnata da tre o
quattro macchine in
attesa, le altre corsie
sono chiuse da barrie-
re a sbarra zebrata. Nevischia. L'Alfetta rallenta la folle
corsa, sbandicchiando evita la corsia occupata e si im-
mette in una di quelle chiuse, derapando urta contro il
marciapiede che la delimita, rimbalza contro la sbarra,
che cede all'urto e si apre, mandando in frantumi il pa-
rabrezza, che ha un buon gusto di non sbriciolarsi, ma si
trasforma in un vetro smerigliato che praticamente az-
zera la visibilità. Io zitto: si vede che alla Garbatella si fa
così...

Il Comandante a mezzo radiotelefono chiama la
centrale: il colloquio si svolge così:
«Pronto, pronto, pronto... Cane barbone chiama
centrale. Passo»
«Pronto, pronto... Qui centrale, vi
ascoltiamo. Passo»
«Qui cane barbone. Comunicare dove è
avvenuto l'incidente. Passo»
«Qui centrale. L'incidente è avvenuto
dove è deragliato il treno. Passo»
«Qui cane barbone. Ricevuto. Ma dove
è deragliato il treno? Passo»
«Qui centrale. Positivo! Dove si è veri-
ficato l'incidente. Passo»
Lo scambio di informazioni continua
con gli stessi contenuti per un irragionevo-
le lasso di tempo, finché cane barbone, che
di fronte ad estranei non vuole evidenziare
l'assurdità di quel colloquio e simula indif-
ferenza, sbotta in una serie di insulti indi-
rizzati all'ottuso interlocutore. Questi, quan-
do sente offendere i suoi morti rinuncia alla
sua posizione omertosa e finalmente comu-
nica il nome della località dove è deragliato
il treno.

Arrivati all'altezza della località indicata, usciamo
dall'autostrada e ci avviamo alla stazione ferroviaria.
No, l'incidente non si è verificato lì, ma nel paese vici-
no e là e lì ci rechiamo. Comincia ad imbrunire. Alla sta-
zione del paese ci dicono che l'incidente si è verificato
un chilometro a valle. Chirurgo, capo sala, cane barbo-
ne, valigia dell'emergenza, monitor defibrillatore ed io
ci avviamo a piedi lungo i binari. Continua a nevi-
schiare. Arriviamo sul presunto luogo del deraglia-
mento, non c'è nessuno, hanno già portato via anche il
treno. Due operai stanno rincalzando le pietre lungo i
binari e ci guardano straniti. Chiedo loro se possiamo

do della scarpata oltre la corsia di emergenza. Bilancio:
l'autista si è rotto il braccio, l'appuntato una gamba, l'a-
mico chirurgo è contuso ma non troppo, la capo sala ha
battuto la testa contro il sedile anteriore, per un attimo
le sue pupille ruotano indipendentemente l'una dal-
l'altra, come quelle della Madonna di Taggia, è un po'
confusa, ma si riprende subito, io ho due costole rotte.
Sopraggiunge un'ambulanza, destinata a soccor-
rere il treno, carica i due della Garbatella e se ne va.
Quasi contemporaneamente arriva l'auto blu del co-
mandante dei carabinieri, vede l'Alfetta disastrata, si
ferma, bofonchia qualcosa sul suo autista, poi si avvici-
na a me e ci chiede se siamo in grado di continuare la mis-
sione di soccorso. Perplessi, ma ligi al dovere, accon-
sentiamo. Saliamo sul sedile posteriore dell'auto blu e
riprendiamo la marcia di avvicinamento al luogo del di-
sastro.

Il Comandante a mezzo radiotelefono chiama la
centrale: il colloquio si svolge così:
«Pronto, pronto, pronto... Cane barbone chiama
centrale. Passo»
«Pronto, pronto... Qui centrale, vi
ascoltiamo. Passo»
«Qui cane barbone. Comunicare dove è
avvenuto l'incidente. Passo»
«Qui centrale. L'incidente è avvenuto
dove è deragliato il treno. Passo»
«Qui cane barbone. Ricevuto. Ma dove
è deragliato il treno? Passo»
«Qui centrale. Positivo! Dove si è veri-
ficato l'incidente. Passo»
Lo scambio di informazioni continua
con gli stessi contenuti per un irragionevo-
le lasso di tempo, finché cane barbone, che
di fronte ad estranei non vuole evidenziare
l'assurdità di quel colloquio e simula indif-
ferenza, sbotta in una serie di insulti indi-
rizzati all'ottuso interlocutore. Questi, quan-
do sente offendere i suoi morti rinuncia alla
sua posizione omertosa e finalmente comu-
nica il nome della località dove è deragliato
il treno.

Arrivati all'altezza della località indicata, usciamo
dall'autostrada e ci avviamo alla stazione ferroviaria.
No, l'incidente non si è verificato lì, ma nel paese vici-
no e là e lì ci rechiamo. Comincia ad imbrunire. Alla sta-
zione del paese ci dicono che l'incidente si è verificato
un chilometro a valle. Chirurgo, capo sala, cane barbo-
ne, valigia dell'emergenza, monitor defibrillatore ed io
ci avviamo a piedi lungo i binari. Continua a nevi-
schiare. Arriviamo sul presunto luogo del deraglia-
mento, non c'è nessuno, hanno già portato via anche il
treno. Due operai stanno rincalzando le pietre lungo i
binari e ci guardano straniti. Chiedo loro se possiamo
dare loro una mano con picco e pala. Se non
avessi le costole rotte che cominciavano a dolermi, per
salvare la mia presenza, forse avrei accettato l'invi-
to. Chirurgo, capo sala, cane barbone, valigia, monitor
defibrillatore ed io riprendiamo la via della stazione da
dove ci riportano a quella dei carabinieri. Durante il tra-
gitto sono colto da un educato moto di ribellione e chie-
do a cane barbone come sarebbe andata a finire se, in-
vece del deragliamento di un paio di carrozze con po-
chi feriti non gravi, si fosse verificata una vera catastrofe
ferroviaria o qualche altra grave emergenza o il fatidi-
co golpe. Cane barbone era un brav'uomo, ha allargato
le braccia ed in segno di impotenza mi ha risposto: “Un
gran casino!". Giro il coltello nella piaga, sono vera-
mente imbufalito e chiedo chiarimenti sulla scuola del-
la Garbatella e sull'autista: “Ma quale scuola della
Garbatella, ma quale autista!! Quello è un cuoco che si
è offerto volontario per la missione di soccorso ed io non avevo al-
cun mezzo tecnico a disposizione!!". Cane barbone è veramen-
te addestrato ed io rinfodero la spada.
Dalla stazione dei carabinieri ci riportano in ospe-

dale dove nel frattempo erano giunti quelli della
Garbatella piuttosto malconci. I nostri colleghi, che non
avevano nostre notizie, pensavano che, se quelli erano ri-
masti con noi, o quel che rimaneva di noi doveva già
essere rimasto sul ciglio della strada. Sono stravolti e,
quando ci vedono arrivare ci scambiano per fantasmi
perché eravamo stanchi, stralunati e sofferenti in effetti lo sia-
mo. Ci accolgono con tanta gioia ed affetto, che in quel-
la circostanza tocco con mano quanto amore e, se per-
metterete, stimo nutro per i miei colleghi e questo è l'u-
nico ricordo positivo che ho di quella rocambolesca
giornata di avvenimenti, la consolazione di essere
sopravvissuti nonostante cane barbone e la Garbatella.
Ennio Di Francesco

Archivio della
biblioteca
comunale
5


Testo Originale Estratto
6
Il villaggio
è a 750 metri
di altitudine
Il villaggio
di Bussan
Il nostro viaggio
attraverso i vil-
laggi di Saint-
Pierre prosegue
sempre più a fatica
perché diventa ogni
volta più difficile, se
non impossibile, tro-
vare testimoni di una
generazione antece-
dente alla mia in gra-
do di darci testimo-
nianze inedite di tem-
pi ormai lontani.
Ci soffermiamo questa volta su Bussan e, per nostra
scelta, abbiamo deciso di raggruppare i tre villaggi; per-
ciò chiedo scusa fin d'ora agli abitanti per eventuali er-
rori o dimenticanze.
Bussan comprende tre villaggi: Bussan dessus, Bussan
du milieu e Bussan dessous che si trovano ad un'alti-
tudine compresa tra i 700 ed i 750 metri. Sono tutti ubi-
cati sulla strada della collina che, prima della crea-
zione della carrozzabile di Tâches a Homené, era l'uni-
ca via di comunicazione tra il borgo ed i villaggi.
Bussan di sotto e di sopra sono stati quasi completa-
mente "rimessi a nuovo", mentre a Bussan di mezzo è
ancora possibile vedere alcune case che conservano la
struttura del passato.
Il nuovo Consiglio direttivo
della Cofruits ha eletto pre-
sidente PROSPERO CARRAL
di Aymavilles, vice presi-
dente è Fassin Attilio di
Gignod.
Bussan comprende tre villaggi:
Bussan dessus,
Bussan du milieu
e Bussan dessous
che si trovano ad un'altitudine
compresa tra i 700 ed i 750 metri.
Sono tutti ubicati
sulla strada della collina
tosi e possedevano
malghe ed alpeggi a
Rumiod, Vetan,
Homené e Verrogne.
Tutto intorno a questi
villaggi vi erano prati,
frutteti e vigneti. Le vi-
gne principali si trova-
vano a Bréan, Thoules
e Sarre. Tra un filare e
l'altro, sui terrazza-
menti, si seminavano
segale e frumento che
servivano per il pane
che veniva cotto da no-
vembre a metà dicembre nel forno di Bussan di sopra.
Il forno era molto capiente e tutti avevano collaborato
alla sua costruzione. In tempo di guerra venne costrui-
to un forno più piccolo (per circa 10-15 pani) dove si
cuoceva il pane di nascosto. Il periodo della panifica-
zione era il più bello dell'inverno, soprattutto per il ti-
pico "galletto". Il giorno in cui si faceva il pane non si
portava il latte alla latteria, ma lo si utilizzava con i fi-
chi, zucca gialla cotta, uova, zucchero, uvetta e farina
per fare dei pani dolci: le cosiddette "Flantse".
Poco distante dal forno c'era la latteria. Fu costruita nel
1860 ed all'inizio aveva diciotto soci. Vi conferivano il
latte, oltre agli abitanti dei tre villaggi di Bussan anche
quelli della Grange, di Jacquemin e della Croix. La lat-
teria funzionava molto bene: aveva uno statuto, un pre-
sidente ed un revisore dei conti. Si facevano quattro
forme di formaggio al giorno. Oltre al locale per la la-
vorazione del latte la latteria aveva un magazzino, un
locale molto freddo dove si teneva il latte da scremare
per fare le tome e il burro e la camera del casaro. Per 14
anni ci fu un casaro di Excenex di nome Damé Euschio.
In varie occasioni la grande camera del casaro è stata
usata come sala da ballo.
A Bussan di sopra una volta c'era un solo fontanile in
fondo al villaggio e, durante l'inverno, era molto diffi-
coltoso raggiungerlo sia per il bestiame che per le mas-
saie dal momento che nessuno aveva l'acqua in casa.
Per scendere ad abbeverare le mucche si facevano del-
le incisioni orizzontali nel ghiaccio per impedire loro di
scivolare. Per fare il bucato si metteva la “Lessiveuse”
nella carriola e si scendeva trattenendola con una cor-
da; per risalire invece si doveva tirare su la carriola sem-
pre a forza di braccia. Finalmente poi una persona, di-
remmo benemerita, costruì una vasca in cima al vil-
laggio dove venne fatta affluire l'acqua di alcune sor-
genti provenienti dal vallone di Mèyes che si trova tra
Etavel e Praulé. Queste sorgenti erano molto ricche
tant'è vero che nel vallone c'erano tre piscine per la rac-
colta dell'acqua ed inoltre alimentavano due o tre fon-
tanili di Jacquemin oltre quello di Bussan. Queste sor-
genti non sono mai state analizzate per cui non si sa se
fossero potabili o meno.
Per l'irrigazione ci si serviva del ru d'Orléans e di quel-
lo d'Orsière proveniente dal villaggio di Vernes. Quando
nel 1954 è arrivato l'acquedotto vi fu una grande festa;
questo scende da Jeanton (sotto Orléans) ed ha uno svi-
luppo di circa 2500 metri di tubazioni, per la sua co-
struzione sono occorse circa 300 giornate di manova-
lanza e 100 giornate di operai specializzati.
I lavori in campagna venivano fatti tutti a mano e po-
chi proprietari possedevano il mulo. A Bussan di sopra
solo una famiglia ne aveva uno e quindi “prestava” la
sua giornata col mulo per fare i lavori più pesanti qua-
li la semina, il trasporto del legname e i fieni. In cam-
bio di una giornata col mulo si rendeva il lavoro di tre
persone.
La gente di questi tre villaggi era molto unita: si faceva
la veglia insieme, si ballava al suono della fisarmonica
o dell'armonica a bocca: il "frustapot". I musicisti, se
Come trascorrere serena-
mente il tempo libero se hai
più di sessant'anni:
L'Amministrazione co-
munale ha rinnovato con il
comune di Aosta la conven-
zione anche per il 2004-2005,
per gli anziani che permette
di partecipare ad attività ri-
creative e soggiorni marini
organizzati dal Conseil de la
Pleine d'Aoste.
PER INFORMAZIONI:
0165/927800
così si po
ne prove
Purtroppo, come dappertutto d'altronde, i pro-
venti della campagna non bastavano alle famiglie
più numerose e molto giovani cercavano lavoro
all'estero. In una famiglia, ad esempio, c'erano
cinque figli e quattro di loro emigrarono: due fi-
glie andarono a Parigi ed una rimase nello stesso
posto di lavoro per 41 anni, un'altra invece andò
Marocco. Altri andarono in Svizzera o, soprat-
tutto gli uomini a Lione.
Per concludere ho chiesto: "Ci sono state persone
famose a Bussan?" - "Certamente!" - "Penso che
nessuno abbia mai dimenticato la maestra Anaïs,
sia perché parecchie generazioni di noi sono sta-
te suoi alunni, sia perché la sua semplicità e la sua
cortesia erano un suo pregio in qualsiasi occasio-
ne e con qualsiasi persona.
Vanda Champrétavy
Scorcio di Bussan.
Sullo sfondo
Castello di
Saint-Pierre
7


Testo Originale Estratto
8
CRESCERE IN...
MOVIMENTO
Ormai è da qualche anno che in alcune clas-
si delle scuole elementari e materne della
nostra comunità montana, viene proposta
ai bambini un'esperienza educativa molto
particolare: l'euritmia.
Spiegare cos'è l'euritmia non è semplice, è mol-
to più di cosa si tratta partecipandovi attivamen-
te. Infatti è così che Sigrid, l'esperta di euritmia che pre-
e conduce le lezioni, coinvolge alunni ed insegnanti
grandi e piccini, indossa scarpette di ritmica e vesti
colorate, vengono introdotti dal suono del flauto in un
mondo magico, fatto di movimenti, filastrocche, suoni
mi e forme.
La lezione dura, a seconda dell'età dei bambini, poco
meno di un'ora. Al termine i ragazzi tornano alle
attività scolastiche più rilassati e sereni. Lo spirito con
quale vengono proposte le lezioni di euritmia è di en-
tusiasmo e gaiezza, Sigrid non esprime mai, durante l'atti-
vità, dei giudizi sui risultati dell'apprendimento, una
fonte di ansia nei bambini.
La lezione di euritmia, basata quindi sul gioco, il rit-
mo musicale e poetico è veramente qualcosa che il bam-
bino vive con gioia.
Durante un piacevole pranzo insieme, Sigrid ha gen-
tilmente risposto a tutte le mie domande su questa prati-
ca educativa che anch'io vivo insieme a lei e con gli
alunni a scuola. Ho così scoperto che l'obiettivo dell'euri-
tmia non è solo quello di promuovere il benessere dei ragazzi. Si tra
sì di una vera e propria pratica pedagogica (euritmia peda-
gogica), co-mune nelle scuole steineriane. In
queste scuole l'euritmia costituisce
una delle materie fondamen-
tiene
tali, insegnata anche ai bambini più pic-
coli, dai tre ai sette anni, e ai ra-
gazzi più grandi. Sigrid spiega
con i bambini più piccoli la forma
in cui vengono presentati gli eserci-
zi è soprattutto quella del gioco
a dire la modalità fondamen-
tale con cui si svolge la loro vita.
Gli esercizi si basano sull'imi-
tazione e l'esempio. Tutti i movi-
menti assumono l'aspetto del gioco
che possono basarsi sui movi-
mento e sul ritmo
Archivio della
biblioteca
comunale
delle stagioni e delle feste; inoltre si possono accompa-
gnare a poesie, racconti o fiabe che nutrono la fantasia di
belle immagini. Il bambino piccolo, è da un lato tutto ge-
sto e movimento, dall'altro con tutti i sensi ed il corpo, un
organo sensoriale. Egli percepisce ogni cosa in maniera in-
tensa ed inserisce le percezioni nella costituzione del suo
corpo. Di conseguenza l'euritmia viene ad assumere un
ruolo fondamentale nella formazione della costituzione fi-
sica e nello sviluppo della personalità. Con i bambini più
grandi, dalla quarta elementare, l'euritmia ha insieme a
tutte le altre materie, un diverso compito educativo. Gli
esercizi che prima erano un semplice gioco, cominciano
ora a richiedere una precisione ed un'esattezza maggiori.
Si dà più peso all'esecuzione dei movimenti, alla consap-
evolezza, poiché in questo modo i bambini entrano in vivo
contatto con le leggi che regolano lo spazio, con l'ordine e
la misura.
L'insegnamento dell'euritmia può essere di integra-
zione a ciò che i ragazzi imparano in altre materie. Alcuni
esercizi sono dedicati allo studio del ritmo, altri ap-
profondiscono lo studio delle forme che gli esecutori de-
scrivono nello spazio seguendo diversi ritmi, musiche,
poesie. Questi esercizi possono sviluppare il senso artisti-
co, il senso dell'ordine e della misura....
Sigrid aggiunge che l'euritmia non è solo una prati-
ca pedagogica, essa può anche avere un carattere curativo
(euritmia terapeutica). In questo caso non si svolge nelle
scuole e può, ad esempio, agevolare l'evoluzione corporea
dei bambini in situazione di handicap, stimolare il recu-
pero generale in diversi casi di difficoltà di apprendimen-
to (ad esempio nelle difficoltà di linguaggio). L'esecuzione
degli esercizi di euritmia terapeutica è diretta da terapeu-
ti che hanno fatto un lungo periodo di formazione.
Per concludere, l'euritmia, ovvero l'espressione del
giusto ritmo, è stata pensata da Steiner come indirizzata a
tutti, uomini e donne di qualsiasi età e di ogni grado e cul-
tura. Essa aspira a penetrare nella vita giornaliera per ap-
portarvi salute, serenità ed armonia. Steiner soleva dire in-
fatti: "Sarebbe desiderabile che dai tre anni ai settant'an-
ni tutti facessero euritmia":
Personalmente, come insegnante, ringrazio Sigrid per
avermi fatto conoscere, attraverso la pratica dell'euritmia,
aspetti dei miei alunni che difficilmente avrei potuto no-
tare nella quotidiana attività didattica. La ringrazio so-
prattutto di avermi permesso di apprezzare, anche nei
bambini più "difficili" la capacità di crescere ed imparare
secondo il proprio ritmo.
Daniela Bosio
9
Classe 1985:
i coscritti!!!
LA FESTA
È DURATA
10 GIORNI
Alla fine dell'estate scorsa, nelle frazioni di
Saint-Pierre si sono sentiti numerosi clacson
e campanacci, dalle macchine si udivano
canzoni dei Poudzo Valdotains, dai finestrini
sventolavano i classici foulards rosso-nero: eravamo noi
Coscritti 1985!
Già da qualche anno, aspettando impazienti la mag-
giore età, organizzavamo cene della classe '85, anche con
altri paesi della nostra comunità montana. Ma quest'anno
finalmente è arrivato il nostro momento! Ci siamo orga-
nizzati con tutto l'occorrente: camicie, cappelli e abbiamo
addobbato le macchine con nastri adesivi rigorosamente
rossonero, di balle di fieno, di bandiere e di bottiglie.
La festa dura dieci giorni, è iniziata ad Allein il 29
agosto con il tradizionale ritrovo di tutti i coscritti della
Valle. Prima del ritrovo abbiamo cenato al Rugantino: era-
vamo una quindicina, oltre a noi si sono aggregati anche
alcuni coscritti dell'84. Al palchetto d'Allein, ma come in
tutti gli altri, eravamo sempre uniti e pronti ad esultare
ogni volta che si chiedeva dell'85 di Saint-Pierre!
Fra le varie uscite, da ricordare in modo particolare
vi è la serata in discoteca a Cogne, dove l'entusiasmo era
alle stelle. Alla fine di questa serata, non ancora contenti
e soddisfatti, abbiamo deciso di «dormire» in macchina...
Non è stata d'altronde l'unica volta in cui l'abbiamo fat-
to... Spesso, per concludere la serata, o per meglio dire la
mattinata, ci fermavamo al Café du Bourg, diventato or-
mai punto fisso per le nostre colazioni. La tappa successi-
va era l'Oggettiere del Borgo, dove eravamo fra i primi a
comprare il giornale; Saint-Pierre si svegliava mentre noi
ancora dormivamo...
In fine, l'ultima domenica di questi estenuanti giorni
di festa l'abbiamo trascorsa a Valgrisenche alla Bataille des
Reines, dopo un buon pranzo a casa di Patrik. Per conclu-
dere in allegria tutti insieme al Chez Mario abbiamo man-
giato un gelato ripensando ai bei momenti trascorsi, già
malinconici per l'avvicinarsi dell'inizio della scuola. E' sta-
ta inoltre l'occasione per pensare che è stato bello ritro-
vare dopo anni passati su strade diverse, ma comunque
la sensazione di non esserci mai separati.
Tornati a casa pieni di emozioni contrastanti, abbia-
mo ripiegato il foulard mettendolo nell'armadio in attesa
del 2004.
I coscritti in festa: Bonanno Roberta, Christille Sylvie,
Cognetti Nadia, Del Negro Nicola, Dionisi Denis, Ferrod
Elisa, Gerbelle Omar, Jocallaz Consuelo, Lale-Demoz Gilda,
Lale-Demo Lisa, Manella Valentina, Parleaz Patrik,
Rigollet Fabiana, Zemoz Alessio, vi salutano e vi chiedono
scusa per il chiasso...
Coscritti:
bei ragazzi
sempre gli stessi
Inoltre, domenica 31 agosto abbiamo partecipato alla
santa messa, detta per noi da Don Ugo. In seguito ci sia-
mo recati a Gerbore, a casa di Valentina, dove abbiamo fat-
to una bella grigliata con l'aiuto dei cuochi: Alex Parleaz
e Franco Faldella, con due genitori volenterosi: Augusta e
Fulvio. Nel pomeriggio siamo poi andati a Vetan da Elida
a fare un brindisi.


Testo Originale Estratto
10
VITE PARALLELE
Affinché nessuno osi dimenticare

Ida Desandré, una valdostana
deportata nei lager tedeschi
e Mildred Hanciles Rosamaria Vitale,
una donna della Sierra Leone,
raccontano ....

Ida Desandré:
...Ci portavano a
lavorare fuori, doveva-
mo caricare dei carrelli
con la sabbia, ci faceva-
no rientrare alla sera. Il
mattino l'appello, molto
presto, ci mettevano
nude incolonnate, ore
ore di appello, ti conta-
vano, ti ricontavano, sotto la luce di questi fari puntati ad-
dosso, poi in seguito la luce del giorno, eccetera. Quello
che ci facevano fare delle volte le visite mediche, tutte que-
ste cose qui incolonnate tutte nude fuori al freddo per del-
le ore ed ore, poi ci facevano entrare in questi stanzoni
dove c'erano tutti questi medici così che ti guardavano, ti
osservavano e ridevano, ridevano e poi naturalmente ti pe-
scavano sempre fuori in mezzo al gruppo, qualcuno magari
con qualche malformazione o meno, quelle che erano già
predisposte per la ...eliminazione.
Io non ero abituata ad avere paura, non è una cosa a
cui sono portata, la paura. Nel campo, soprattutto a
Ravensbrück, la paura era la conseguenza dell'avvilimen-
to, dello svilimento continuo della dignità personale. Io
no i sistemi che usavano per renderci paurose. La paura
ci rendeva vili e la viltà umiliate.
Per raggiungere la fabbrica dovevamo passare nel
centro della città. Guardavamo le vetrine dei negozi, panet-
terie con il pane esposto. Che tormento per noi prigionieri
che avevamo tanta fame! E io pensavo a mio nonno... rac-
contavo sempre alle mie compagne la mine-
stra che il nonno faceva d'inverno: con le pere ma-
stagno ed i fagioli. La sera, nelle baracche, ci suc-
cedeva delle volte di avere qualche piccolo momento per
parlare tra noi. Un gruppo si sedeva su un pagliericcio
spontaneo parlare di mangiare: più si aveva fame più se
ne parlava. Ognuna di noi raccontava le ricette di cucina
del suo paese e specialmente le emiliane, le mode e si
lavano dei cibi più succulenti. Per esempio la pasta al for-
no. Io non avevo mai visto la pasta al forno. Mentre loro
raccontavano, io immaginavo. Le vedevo fare l'impasto,
tirare la sfoglia, preparare il ripieno.

Nel campo di Bergen-Belsen e l'orrore:
Scheletri e morti insepolti erano ammassati dap-
pertutto: le bocche spalancate, gli occhi aperti. A- anche noi
non c'e-rano più nulla e dappertutto c'erano escrementi umani.
fummo ammassate in una baracca. Da mangiare ra più nulla e dappertutto c'erano escrementi umani.

che sui cadaveri. No, li
loro avevano vinto ed io
ero diventata indifferen-
te a tutto, volevo solo
qualcosa da mangiare.

Al ritorno dalla
Germania:
Quegli sguardi su
di noi ex- deportate, quegli sguardi terribili in cui legge-
vi chiara la condanna: “se sei sopravvissuta è chiaro che
sei andata a letto con i tedeschi, che hai collaborato con
loro”. Quegli sguardi mi hanno chiuso la bocca per tanti
anni.
Un uomo che torna dal campo è un uomo, anzi qual-
cosa di più: è un eroe. Una donna invece è un pidocchio.
Io prima non ero nessuno, dopo, un pidocchio. Perché è
chiaro: una donna che finisce nel campo è perché se l'è
andata a cercare.

In biblioteca di Ida Desandré:
Vita da donne e Il paese dei ricordi.

MOLTI ANNI DOPO: LA STORIA SI RIPETE
Mildred Hanciles Rosamaria Vitale, una donna della
Sierra Leone capace di ribellarsi e lottare...

...Ripensando alla Sierra Leone di quegli anni, mi
appare come un paese diviso in due parti: da una parte
gli uomini, compresi i bambini, costretti all'uso della vio-
lenza, dall'altra, le donne, e le bambine, oggetti passivi di
questa violenza.
Le donne sono state, infatti, le vittime maggiori del-
la guerra. Quando i gruppi armati attaccavano i villaggi o
le città, prendevano tutte le giovani donne, le violentava-
no e poi le usavano come se fossero mogli-schiave si di-
videvano le donne come si divide un bottino, ma anche le
truppe governative e tutti gli altri guerriglieri facevano la
stessa cosa. Quelle fortunate, diventavano preda di un solo
uomo che le usava fino a che non si stancava e poi la pas-
sava ad altri. Quelle che non lo erano finivano a soddisfa-
re indistintamente i bisogni sessuali di tutti i maschi del
gruppo. Questa era la situazione peggiore perché in tal
caso la donna come essere umano non esisteva più era
solo un oggetto da usare; nelle “relazioni” tra gli uomini
che le catturavano e le donne rese schiave prendevano il
sopravvento la violenza, la brutalità, il sadismo.
ni possibili perché solo nell'esplicare il ruolo di madre
essa assume valore nella società. Per tutte queste ragioni
ancora oggi le donne hanno paura, preferiscono stare da
parte piuttosto che esporsi e avere delle responsabilità,
hanno paura di combattere per i loro diritti.

La prigionia:
Lo scopo della prigione dovrebbe essere la rieduca-
zione dei detenuti: in realtà l'unico scopo della prigione,
in Africa, è di distruggere le persone, di farle ammalare e
morire. Appena sono arrivata nella sezione femminile,
sono stata accolta da una delle responsabili che ha inizia-
to a urlarmi contro: “Forza, spogliati, lavati”. Poiché ero
imbarazzata ed esitavo a spogliarmi, le assistenti mi han-
no strappato di dosso i vestiti e tutto quello che portavo,
compresi gli anelli e gli orecchini, tutto. Poi mi hanno
mandata a lavarmi e mentre facevo la doccia una delle
guardie stava lì a guardarmi fissa. Ricordo che in seguito
una delle cose che detestavo di più era l'appello, che si fa-
ceva tre volte al giorno; chiamavano tutte, una per una per
nome e cognome e noi dovevamo uscire dalla cella, met-
terci in riga, mattino, mezzogiorno e sera. Ti vogliono an-
nientare psicologicamente. Ti danno da mangiare solo un
pezzo di pane secco al giorno o un po' di riso semicrodo
e poiché il cibo è di qualità scadentissima, molte persone
contraggono infezioni e muoiono. Dove stavo io c'era an-
che l'abitudine, soprattutto delle guardie carcerarie ma-
schili, di negare il cibo ai detenuti più giovani, in modo da
poterli affamare e poter così abusare sessualmente di loro,
in cambio del cibo...

Il figlio
Hanno rapito mio marito e mio figlio, volevano sa-
pere da lui dove erano nascoste le mie videocassette. Lo
hanno legato ad un palo per torturarli poi hanno porta-
to fuori nostro figlio e glielo hanno messo davanti, e gli
hanno chiesto per l'ultima volta di parlare. Lui si è rifu-
tato ancora una volta e allora hanno sparato alla testa del
piccolo Eddie Junior, che non aveva neanche cinque
anni...

L'Africa:
C'è da dire che la guerra ha fatto solo emergere un
problema già molto grave: in passato in Africa si negava
qualsiasi diritto, soprattutto quello fondamentale di ac-
cedere all'istruzione. Le ragazze non potevano frequenta-
re la scuola e venivano date in spose molto presto, all'età
di undici-dodici anni. Poi è stata concessa l'istruzione an-
che alle femmine tanto che in Africa si dice: "Chi educa un
bambino educa un uomo, chi educa una bambina educa
una nazione."

Anche la mutilazione genitale, nelle sue varie forme
è un problema; le ragazze subiscono questa cerimonia in
giovane età e verso i dieci anni, obbligate ad una scelta for-
zata che spesso ha gravi conseguenze di salute, dalle in-
fezioni acute subito dopo l'avvenuta mutilazione (che pos-
sono anche condurre nel giro di qualche giorno alla mor-
te) alle infezioni croniche con conseguente sterilità. Essere
sterile è per la donna africana, la peggiore delle condizio-
ni possibili perché solo nell'esplicare il ruolo di madre
essa assume valore nella società. Per tutte queste ragioni
ancora oggi le donne hanno paura, preferiscono stare da
parte piuttosto che esporsi e avere delle responsabilità,
hanno paura di combattere per i loro diritti.

La prigionia:
Lo scopo della prigione dovrebbe essere la rieduca-
zione dei detenuti: in realtà l'unico scopo della prigione,
in Africa, è di distruggere le persone, di farle ammalare e
morire. Appena sono arrivata nella sezione femminile,
sono stata accolta da una delle responsabili che ha inizia-
to a urlarmi contro: "Forza, spogliati, lavati". Poiché ero
imbarazzata ed esitavo a spogliarmi, le assistenti mi han-
no strappato di dosso i vestiti e tutto quello che portavo,
compresi gli anelli e gli orecchini, tutto. Poi mi hanno
mandata a lavarmi e mentre facevo la doccia una delle
guardie stava lì a guardarmi fissa. Ricordo che in seguito
una delle cose che detestavo di più era l'appello, che si fa-
ceva tre volte al giorno; chiamavano tutte, una per una per
nome e cognome e noi dovevamo uscire dalla cella, met-
terci in riga, mattino, mezzogiorno e sera. Ti vogliono an-
nientare psicologicamente. Ti danno da mangiare solo un
pezzo di pane secco al giorno o un po' di riso semicrodo
e poiché il cibo è di qualità scadentissima, molte persone
contraggono infezioni e muoiono. Dove stavo io c'era an-
che l'abitudine, soprattutto delle guardie carcerarie ma-
schili, di negare il cibo ai detenuti più giovani, in modo da
poterli affamare e poter così abusare sessualmente di loro,
in cambio del cibo...

Il figlio
Hanno rapito mio marito e mio figlio, volevano sa-
pere da lui dove erano nascoste le mie videocassette. Lo
hanno legato ad un palo per torturarli poi hanno porta-
to fuori nostro figlio e glielo hanno messo davanti, e gli
hanno chiesto per l'ultima volta di parlare. Lui si è rifu-
tato ancora una volta e allora hanno sparato alla testa del
piccolo Eddie Junior, che non aveva neanche cinque
anni...

11
Io sono una donna ed ho avuto la possibilità di parlare e
denunciare: a volte mi fermo e mi chiedo perché me ne
sono andata dal mio Paese. Sono una donna e non posso
né combattere né tornare indietro, mi ucciderebbero.
Posso, però, usare nel modo migliore le videocassette
che ho girato, dove ci sono le prove per incriminare i membri
del RUF (ribelli del Fronte Nazionale Unito).

In biblioteca: IL PREZZO DEL CORAGGIO
di Mildred Hanciles Rosamaria Vitale

ROMANZI
LE AVVENTURE SEMISERIE DI UN RAGAZZO PADRE di N. Earls
AMARI TI CHIAMO di N. Sparling
LA COSA VERAMENTE PEGGIORE di H. Torey
AMATISSIMA POONA di K. Fossum
LA CASA DEL PADRE di J. Navarro
LA STANZA OSCURA di L. Welsh
UNA CASA SENZA RADICI di A. Chedid
I 18 ANNI DEL MIO SANGUE di C. Garcia
LA STORIA DI LUCY GAULT di W. Trevor
LA CATERINA di L. Lajolo
L'ULTIMO DETECTIVE di R. C. Crais
LA VITA E' LA TUA VITA di J. O'Farrell
UNA DONNA ALATA di J. Harris
LA PRESA DI MACALLE' di A. Camilleri
LA NAVE D'ORO di M. Buticchi
LASCIAMI STARE DI Anna Maria Mori: cinquantotto storie di donne, ogni storia
che, tutte insieme, compongono un mosaico del femminile dai primi
Novecento ai giorni nostri e che danno voce a debolezze, forze, amori e ab-
bandoni, illusioni, speranze e disperazioni, rimorsi, battaglie vinte e perse: mil-
leselli a formare uno specchio in cui ogni donna finirà per riflettersi.

Diari, memorie, cucina, storia, guide, salute, fotografie....
IL GIARDINO NEL DESERTO di D. Waris
INFABULARE di E. Baumgartner
L'ALBA DELL'UMANITA' di F. Schrenk
PARLAMI D'AMORE: LE DONNE E LE STAGIONI DELLA VITA
AL DI LA' DEL PONTE di R. Zimet-levy: una ragazzina ebrea per sfuggire alla per-
secuzione antisemita se ne sta nascosta, mese dopo mese, in una casa ospitale.
Osserva il mondo che la circonda con minuziosa attenzione, imprimendo nella
memoria la vivezza di ogni incontro, salutando a ogni nuovo giorno l'emozione
di essere ancora viva. Quello che colpisce di più nel suo racconto, che ha l'an-
damento di un vero e proprio libro di avventure, è il ritratto indiretto della so-
cietà italiana tra il 1939 e il 1945: uno straordinario spaccato di vita italiana che
ha molto da insegnarci ancora oggi.

Un intervento di Umberto Eco:
Da un lato è sempre difficile spiegare a un giovane perché sia conveniente studiare.
Accade sovente di dover spiegare a un giovane perché sia conveniente studiare.
Inutile dirgli che è per amore del sapere, se l'amore del sapere non ce l'ha. Né
ché uno che sa affronta meglio le vicende della vita di uno che non sa, per-
Genitori: si potrebbe additare sempre qualcuno sapientissimo che, dal suo punto di vi-
sta, conduce una vita miserabile. E allora l'unica risposta è che l'esercizio del sa-
pere crea delle parentele, delle continuità, degli affetti, ci fa conoscere alcuni
nostri avi oltre a quelli carnali, ci fa vivere di più, perché non ricordiamo solo la
stra attività. nostra vita ma anche quella di altri, stabilisce un filo continuo che va dalla no-
adolescenza (talora dall'infanzia) a oggi. E tutto questo è molto bello.


Testo Originale Estratto
12
Lavori di completamento
ed adeguamento funzionale
dell'area sportiva
C
irca un anno fa, precisamente il 30 ottobre 2002, la Giunta comuna-
le approvò il progetto preliminare dei lavori di completamento ed
adeguamento funzionale dell'area sportiva in località Priereur, com-
portanti una spesa totale d'investimento di 2.595.820,00 À. Conseguente-
mente, l'Amministrazione comunale di Saint-Pierre inoltrò la domanda di
finanziamento, impegnandosi a coprire con proprie risorse la quota d'in-
vestimento pari al 20% della spesa totale, corrispondente a 519.164,00 À.
Alla richiesta di inserimento nel programma preliminare 2004/2006 del
fondo per speciali programmi di investimento regionale, l'Amministrazione
regionale ha risposto positivamente il 12 giugno di quest'anno. Approvato
il finanziamento, il passo successivo sarà la presentazione del progetto ese-
cutivo, entro il 10 gennaio 2004. Se non ci saranno intoppi, i lavori inizie-
ranno nel 2005.
L'area interessata dall'intervento si trova in località Priereur ed è defi-
nita ad ovest e a nord dalla
Strada vicinale di Vulpilliere, ad est da spazi verdi privati e a sud dalla
linea ferroviaria. La zona suscita particolare interesse, da un punto di vista
ambientale, per la presenza del Priorato e per la vegetazione circostante. In
loco, al momento, sono presenti varie strutture sportive, alcune delle quali ne-
cessitano di interventi manutentivi ed altre di essere modificate per mutate
esigenze d'uso. Il fabbricato esistente, per esempio, destinato a bar e spoglia-
tolo, è carente di spazi e presenta un'organizzazione distributiva che risente
sia dell'epoca in cui è stato realizzato, sia dei successivi interventi di sistema-
zione. Risultano insufficienti anche i posti auto e gli spazi verdi attrezzati per
il gioco. Come se non bastasse, manca un collegamento pedonale tra il sotto-
passo e la zona in questione. Oltre ai problemi attuali, il nostro centro sporti-
vo è interessato da nuove necessità che ne motivano l'incremento e la riorga-
nizzazione della dotazione impiantistico-sportiva ed infrastrutturale. Mi ri-
ferisco alla sempre maggiore richiesta di spazi per il gioco del calcio e del cal-
cio a cinque, ma anche al decrescente utilizzo dei campi da tennis. Sulla base
di tali considerazioni, un progetto di sistemazione e completamento dell'area,
che adegui le funzioni in atto armonizzandole con le nuove attività ricreative
e sportive, senza trascurare il rispetto del paesaggio circostante, è pienamen-
te giustificato.
Le priorità che il progettista dell'intervento, l'Architetto Sergio Béchaz,
ha dovuto tenere in conto, riguardavano quindi:
1 La riorganizzazione dell'area come polo sportivo non soltanto destinato
agli atleti, ma aperto a tutte le fasce d'età, dai bambini agli anziani
2 Un accesso pedonale al centro in assoluta sicurezza, con un marciapiede
che proseguisse il sottopasso esistente
3 La riorganizzazione dei parcheggi e della viabilità veicolare, in modo che
le auto non interferissero con le varie attività
4 Un edificio polifunzionale a norma e completo di tutti i servizi necessari
alle odierne esigenze
5 L'ampliamento dello spazio attrezzato destinato al gioco dei bimbi
6 La modifica delle dimensioni del campo di calcio, con revisione di illu-
minazione e recinzioni
7 La sostituzione dei campi da tennis, attualmente poco utilizzati, con un
campo di calcetto
Gli interventi, come annunciato, non stravolgeranno la situazione in atto; ten-
deranno, invece, ad una maggiore integrazione con le preesistenze. Il nuovo
fabbricato (localizzato, all'incirca, nella posizione di quello attuale) a servizio
delle attività sportive, per esempio, è stato studiato per risultare inserito il più
possibile nell'ambiente e, anche grazie alle ampie pareti finestrate, alla forma
allungata ed alla struttura portante in acciaio, per una maggior “leggerezza”
possibile. I restanti interventi si riducono, invece, alla sistemazione del terreno,
con l'introduzione di nuovi campi di gioco e con la sistemazione della viabilità
e dei parcheggi. Queste opere, che non richiedono particolari lavori di edifica-
zione se non costi bassi, risultano ben integrate con il verde circostante e con
quello di nuovo impianto. Per quel che concerne l'accessibilità, si prevede un
nuovo percorso pedonale, che si svilupperà sul lato a valle della strada del
Priorato, largo cm. 160, di collegamento dell'area sportiva con il sottopasso
esistente. Anche in questo caso, si tratta di un intervento molto “leggero”, che
prevede il rifacimento in pietra a vista di alcuni tratti del muro verso valle, una pavi-
mentazione in blocchetti di cls ed una ringhiera di ferro. I percorsi pedonali
interni all'area sportiva saranno realizzati nello stesso modo, con gli stessi
materiali e percorribili dai disabili. Nessuna modifica per la viabilità veicola-
re di accesso all'area, mentre la strada di Vulpilliere verrà ampliata per il pri-
mo tratto. La viabilità ed i parcheggi interni all'area (49 posti auto) verranno
riorganizzati, sia per renderli marginali rispetto alle attività ricreative e spor-
tive, sia per integrarli meglio con il verde. Le nuove strutture e quelle esisten-
ti saranno caratterizzate da un miglior rapporto tra la vegetazione ed il co-
struito, da una minore incidenza delle recinzioni (più basse) e dal conteni-
mento dell'illuminazione nelle ore notturne. Soluzioni, come detto, indotte sia
dalle preesistenze, sia dalla volontà di non stravolgere una situazione com-
plessivamente funzionante.
Analizziamo ora, più dettagliatamente, le caratteristiche architettoniche e di-
stributive delle principali opere in progetto:
● Viabilità e parcheggi: la viabilità interna ed i parcheggi saranno radical-
mente modificati in modo da limitare il traffico all'interno dell'area ed
aumentare il numero dei posti auto. Saranno realizzati due tratti di stra-
da a senso unico, uno in entrata e l'altro in uscita, con i parcheggi dispo-
sti a pettine su entrambi i lati. Il tratto in entrata prosegue parallelamen-
te alla ferrovia per consentire sia l'accesso ad un ulteriore parcheggio, sia
il raggiungimento di due abitazioni localizzate ad est. Questo nuovo par-
cheggio, adatto anche alla sosta del pulmann, può essere riservato alle
squadre di calcio ospiti. Sono previsti spazi verdi e piantumazioni di al-
beri ad alto fusto per contenerne l'impatto. Per quanto riguarda la strada
per Vulpilliere, l'intervento ha origine dalla necessità di sistemare l'area
sottostante destinata al gioco dei bambini. Per motivi di sicurezza, si ren-
derà necessario il rifacimento del muro di contenimento della strada e la
predisposizione di una recinzione. Si è ritenuto quindi di ricostruire il
muro spostandolo all'interno dell'area in modo che la carreggiata stra-
dale potesse assumere una larghezza massima di 5 metri.
● Gioco bimbi: All'interno del centro sportivo, è prevista una sistemazione
a verde attrezzato per il gioco dei bambini. Tale localizzazione garantirà la
massima sicurezza degli utenti, che potranno muoversi liberamente ed
accedere all'edificio polifunzionale senza alcuna interferenza con il traf-
fico veicolare. Immancabile l'impianto di alberi per creare schermature e
zone d'ombra attorno ai giochi. In posizione centrale verrà collocato un
punto di erogazione dell'acqua potabile, che fungerà anche da spazio di
sosta e sorveglianza.
● Campo di basket e pallavolo: Sorgerà a fianco dell'attuale campo di boc-
ce, a nord dell'area. Sarà realizzato con pavimentazione in manto sinteti-
co.
● Campo di calcio: ampliato di alcuni metri verso est e sud, per avere una
dimensione dell'area di gioco di metri 102X62. Sui lati ovest, est e sud do-
vrà essere sostituita la recinzione.
● Campo di calcetto: in sostituzione dei campi da tennis, poco utilizzati e
con notevoli esigenze manutentive. Realizzato analogamente a quello di
basket, sarà possibile praticarvi anche il tennis
● Campo di allenamento per il calcio: l'attuale campetto che, eccetto il ri-
facimento della recinzione ed un nuovo sistema di illuminazione, rimarrà
invariato
● Edificio polifunzionale a servizio dell'area sportiva: la struttura esisten-
te verrà demolita. Troppo alti i costi di adeguamento ed ampliamento. Il
nuovo fabbricato conterrà al piano seminterrato quattro spogliatoi con i
relativi servizi, l'infermeria, due spogliatoi per gli arbitri, uno spazio per
gli allenamenti, un deposito per il bar-ristorante ed un magazzino. Una
scala ed un monta-persone condurranno al piano terra, in cui troveran-
no spazio un salone per le manifestazioni (99 posti a sedere) legate alle
attività sportive, un bar-tavola calda (32 posti a sedere) con la cucina ed
altri locali di servizio annessi, la sede dell'U.S. Saint-Pierre, i servizi igie-
nici.
Avremo, nel dettaglio, 967 metri quadri di strutture sportive e servizi acces-
sori al coperto e 7000 metri quadri di infrastrutture all'aperto, comprensivi
di spazi di sosta. Ma anche un complesso che, rispetto al presente, offrirà mag-
giori vantaggi e potenzialità gestionali.

Denny Cognein