Mélange: Voci, Comunità e Sfide di Saint-Pierre nel 1996

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Il documento rappresenta il primo numero di "Mélange", una pubblicazione quadrimestrale della biblioteca comunale di Saint-Pierre, datata giugno 1996. Attraverso una varietà di articoli e testimonianze, il periodico si propone di informare e promuovere il dialogo all'interno della comunità. Il contenuto spazia da una toccante testimonianza sulla prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale a riflessioni sull'evoluzione della scuola locale e il disinteresse giovanile per la politica. Vengono inoltre affrontati temi di attualità come le sfide dell'accatastamento rurale, i progetti dell'amministrazione comunale (infrastrutture, servizi), la nascita e le attività dell'Associazione Volontari del Soccorso Grand Paradis, e la fusione di banche cooperative locali. Il numero include anche contributi culturali, con un omaggio al poeta Silvio Champrétavy e una biografia di Elda Tonso, offrendo così uno spaccato completo della vita, della storia e delle prospettive future di Saint-Pierre.

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Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della biblioteca comunale di Saint-Pierre - Anno 1 n.1 - giugno 1996 - Aut. Tribunale di Aosta n.9/96

L'immagine di copertina è una "china" di Giancarlo Zuppini, artista di Saint-Pierre. Rappresenta Verrogne, un pezzo del nostro paese, è parte di una collezione accostata alla raccolta di poesie "Lo Poète di Tzanti", e un omaggio al nostro giornale.


Testo Originale Estratto
2......................... Mélange.

Presentazioni a pag 2
Un peu de racines,
un peu d'histoire a pag 3
Un'esperienza
di volontariato a pag 4
La scuola, cambia,
cresce, si modifica a pag 5
Intervista al sindaco a pag 6
Educare alla pace
e alla solidarietà a pag 7
Apre la banca
di credito cooperativo a pag 8
Si parte dalla scuola... a pag 9
C'è ancora chi ricorda a pag 10
Accatastamento rurale,
un difficile rapporto a pag 11


V ogliamo far rivivere Mélange,
il giornale comunale, abbiamo
pensato a te quale persona in
grado di concretizzare questo nostro pensiero...".
Cominciano così i rapporti tra il sottoscritto e i componenti
la Commissione di Gestione della Biblioteca. Passato un
inevitabile momento di sorpresa e incertezza mi sono
chiesto ma, soprattutto ho chiesto loro, perché scrivere un
giornale? Che cosa scrivere?. L'intenzione è recuperare una
forma di dialogo/informazione tra l'amministrazione
pubblica e la gente. A volte, in paesi come il nostro, si è
certi di conoscere quasi tutto; spesso manca qualcosa.
Conseguentemente si vuole scrivere di tutto, su tutto,
cercando di evitare la banalità. Sono d'accordo. Il tempo ci
aiuterà a perfezionare l'impostazione e la grafica; mi
auguro che insieme all'imparzialità che garantiamo fin
d'ora il giornale acquisti anche quella interattività
necessaria per renderlo vitale. Con questo spirito e questa
premessa ci accingiamo ad offrire un periodico che
rispecchi le nostre e le vostre aspettative.
Marco Carlin

Le salut du maire

Mélange, le journal de l'administration communale de
St- Pierre est de retour. C'est avec plaisir que
l'administration que je représente vous propose notre
nouvelle organe de presse qui avait cessé de paraître
depuis plusieurs années. Ce journal, organe d'information,
offre à tous la possibilité d'un dialogue significatif et continu
entre la population et les élus locaux. L'exigeance d'un lien,
comme un trait d'union, entre nous, devrait nous offrir
l'opportunité d'une action administrative plus adhérante aux
besoins réels de la population. J'espère que le dialogue que
nous sommes en train d'établir sera intense et profitera aux
uns et aux autres. L'administration communale remercie de
sa disponibilité le nouveau directeur Mr. Marco Carlin ainsi
que le comité de rédaction; il leur souhaite d'avance un bon
travail. J'invite donc la population à participer activement à
la bonne réussite de notre journal; je tiens quant à moi au
nom de l'administration communale toute entière à vous
assurer de notre disponibilité à collaborer à la pleine
réussite de Mélange.
Giuseppe Jocallaz

Mélange
direttore responsabile:
Marco Carlin
comitato di redazione: Vanda
Champrétavy, Denise Chappuis, L. Daniel
D'Herin, Nadia Liscidini, Ferruccio
Sommariva.
direzione e redazione:
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
realizzazione: CGV
stampa: JONA


Testo Originale Estratto
10....................... Mélange
C'è ancora chi ricorda
Sono passati cinquant'anni dall'ultimo conflitto mondiale,
si è scritto di tutto, ma la testimonianza di uno che c'era
mantiene un'autenticità ineguagliabile. Avere un nonno
che ti racconta con serenità e saggezza il suo passato è
ricevere un gesto d'amore. Per questo lo ringraziamo.
della quale non ricordo più il nome; qui assistemmo ad una azio-
ne di rappresaglia nei confronti dei locali partigiani. Per l'assas-
sinio di sette tedeschi ordinarono l'esecuzione di uomini e donne
senza distinzione alcuna. Per accentuare la ferocia costrinsero
gli uni ad eseguire le esecuzioni nei confronti degli altri, fino a
sterminio ultimato.
Con molta lucidità e amarezza Christille Innocenzo, oggi settan-
tottenne, rivive il periodo più duro della sua vita: gli anni della
guerra. Il ventuno settembre 1943 venne arrestato a Kalamata
in Grecia, con altri quarantuno uomini.
Nel carcere resta pochi giorni. Mi confi-
da:"...si viveva ancora bene, non ci face-
vano lavorare, potevamo uscire, il vitto
era discreto. L'unica imposizione consiste-
va nel dover rientrare la sera in caser-
ma. A fine ottobre dello stesso anno ci
obbligarono a lavorare per una compa-
gnia de l'esercito tedesco: con l'aiuto di
180 cavalli e circa 90 carretti dovevamo
trasportare i viveri e le munizioni al fron-
te dove c'era la guerra. Eravamo molto
tesi: sentivamo la morte sempre vicina
tanto era alto il rischio di essere bombar-
dati. In questo periodo la mia salute era
molto precaria: ero afflitto da una grave
malattia, la malaria terziaria. Soffrivo di
frequenti sbalzi di temperatura e le ferite
profonde che avevo alle gambe stentava-
no a rimarginarsi. Paradossalmente debbo
la mia vita ai tedeschi. Le loro cure, molto assidue, hanno con-
sentito al mio fisico di riprendersi pian piano. Continue iniezioni
e una particolare attenzione al mio precario stato contribuirono
decisamente ad una definitiva guarigione. Pensa che ero assisti-
to da un infermiere personale anche durante la mia attività di
carrettiere; quando si accorgeva che ero particolarmente soffe-
rente provvedeva a fermare l'intera colonna per recarmi sollie-
vo...In seguito lavorammo in una polveriera; avremmo potuto
essere esonerati se avessimo firmato "contro il Re". Non accet-
tammo. Da semplici prigionieri saremmo diventati semplici sol-
dati. Nella realtà di quel momento cosa sarebbe cambiato?
Nulla. Continuiamo a lavorare nella polveriera e, giorno dopo
giorno, a due a due, caricavamo i proiettili su un carretto e li
spingevamo fino alla sommità. Mi ricordo un mio amico di Como,
aveva il vizio di fumare la pipa. Tempo una settimana, tanto era
il nervoso per quella situazione di cattività, che se la consuma
rodendosela. Le condizioni peggiorarono, il vitto cominciò a
scarseggiare, non ci lasciavano riposare, era impossibile conti-
nuare in quelle condizioni. Esausti cedemmo; firmammo. Ci tra-
sferirono con tutti i nostri attrezzi a Tripoli, sugli altipiani della
Grecia. Il viaggio durò poche ore e raggiungemmo una stazione
Noi assistemmo passivamente a tutto: fu molto doloroso e atro-
ce.... Continuaammo la nostra prigionia a Tripoli; io e un altro
compagno fummo incaricati all'approvvigionamento viveri, tutte
le mattine verso le sei ci recavamo in
paese per compiere questo servizio. Lungo
la strada assistevamo a spettacoli racca-
priccianti: impiccati, cadaveri abbandonati
lungo il ciglio.... Tutto ciò strideva con
sprazzi di umanità, un residuo senso di
onore e dignità. Una volta mi successe di
essere difeso da un sottufficiale tedesco
mentre stavo per subire una violenza da
parte di un suo commilitone. Lo assistetti
involontariamente ad un corteggiamento
tra un soldato tedesco e una ragazza loca-
le, risi, questi se la prese a male, mi
minacciò e ne nacque una rissa. Fu a que-
sto punto che intervenne il maresciallo:
oltre a far cessare il diverbio impose al
soldato la richiesta di scuse nei mie con-
fronti, pena la fucilazione. Non mi sarei
mai immaginato tanto, li perdonai volen-
tieri. Nei giorni seguenti nacque addirittu-
ra una tacita complicità tra me e questo "graziato". Io ci guadagna-
me qualche vaso di marmellata e qualche fetta di sala-
me. Il tempo trascorreva molto lentamente, alcuni mesi dopo ci
trasferirono a Corinto, in piena campagna. Una notte assistetti
ad una scena vergognosa. Tutto ebbe inizio con uno strano mes-
saggio gridato in un megafono: - Tenetevi pronte, ragazze ribel-
lanti...- Più tardi alcuni tedeschi giunsero al villaggio stupraro-
no le donne e le sottoposero ad atroci sevizie, ad alcune fu
tagliato il seno. Il giorno seguente completarono lo scempio. Da
quel giorno fummo destinati alla protezione della popolazione e
delle donne in particolare: facemmo uso delle armi e questi vili
non tornarono più. Nel 1945 io e i miei quarantun compagni
fummo trasferiti nel campo di concentramento di Dachau, in
Germania. Qui incontrammo due soldati italiani, ci incoraggiaro-
no, ma il mio pensiero era fisso quanto angosciante Chissà se
ne uscirò?! - Beh... nel campo rimasi una sola, ma lunghissima,
settimana: sopravvivemmo tutti quarantadue. Fummo liberati
dagli americani" Sono passati cinquant'anni e a Innocenzo rima-
ne il ricordo vivo di quel periodo e la voglia di incontrare qual-
cuno dei suoi vecchi compagni di sventura.
Denise C


Testo Originale Estratto
Mélange
11
Accatastamento rurale: un difficile rapporto
V
erso la fine degli anni '80 lo Stato italiano prende atto che la realtà agri
cola sta cambiando rapidamente. L'abbandono delle campagne induce a
riflettere sulla corretta identificazione dei fabbricati rurali. L'erario, in
particolar modo, si rende conto che questa trasformazione può celare una ricca
sacco di evasione fiscale. Le prime azioni vertono quindi a conoscere la re
quantità di strutture esistenti sul territorio per poi stabilire nuovi criteri che san
scano una legale "ruralità". L'operazione si presenta da subito alquanto comples
sa: partendo dalla grande azienda agricola al pollaio, all'alpeggio, alla casa
annesso il magazzino per il deposito delle mele, tutto era considerato bene stru
mentale di un'attività agricola e pertanto non soggetto all'iscrizione al Catasto
Urbano, con ciò che ne consegue. La complessità tecnica, ma soprattutto
intuibile forte pressione contraria da parte del settore agricolo fanno slittare
spesso il termine prefissato per la nuova disciplina. Arriviamo al '92: si istituisce
la famosa tassa straordinaria ISI, diventata in seguito ordinaria col nome di ICI.
Come tutti sanno è una tassa da pagare in relazione agli immobili di proprietà.
Scoppia il bubbone: il pollaio, la stalla da dieci mucche, il fienile attiguo all'abita
zione, oltre che a rispondere alle caratteristiche rurali di cui sopra, sono anche
soggette a questa nuova tassa? Il quesito è ancora molto attuale, l'argomento
altrettanto controverso. Cercheremo, con l'aiuto della stampa specializzata e con il
parere degli esperti di riassumere, precisare sarebbe perlomeno presuntuoso, le
disposizioni normative al riguardo. L'altro risvolto dell'azione legislativa è la par
ticolare incidenza sull'economia agricola montana. La microframmentazione
delle attività e delle relative strutture, l'età media molto avanzata degli addetti
costituiscono il tessuto particolare delle nostre realtà montane. L'imposizione
fiscale delle leggi a cui si accennava costituirà certamente un'accelerazione del
fenomeno conosciuto come "abbandono dell'economia rurale". E' un tema molto
sentito, se ne è parlato ad un convegno al quale hanno partecipato autorevoli
rappresentanti di governo, i nostri parlamentari hanno presentato proposte di
modifiche, ma non si è ancora giunti ad un risultato concreto. Andiamo con ordi
ne: da "Il Sole 24 ore" - "... Ai fini del riconoscimento della ruralità degli immo
bili agli effetti fiscali, i fabbricati o porzioni di fabbricato devono soddisfare le
seguenti condizioni:
a) il fabbricato deve essere posseduto dal soggetto titolare del diritto di proprietà
o di altro diritto reale sul terreno ovvero detenuto dall'affittuario del terreno
stesso o dal soggetto che ad altro titolo conduce il terreno cui l'immobile viene
dichiarato asservito o dai familiari conviventi a loro carico risultanti dalle certifi
cazioni anagrafiche;
b) l'immobile deve essere utilizzato, quale abitazione o per funzioni strumentali
all'attività agricola, dai soggetti di cui alla lettera a), sulla base di un titolo ido
neo, ovvero da dipendenti esercitanti attività agricole nell'azienda a tempo inde
terminato o a tempo determinato per un numero annuo di giornate lavorative
superiore a cento, assunti nel rispetto della normativa in materia di
collocamento;
c) il terreno cui il fabbricato è stato dichiarato asservito deve avere superficie
non inferiore a 10.000 mq ed essere censito catasto terreni con attribuzione di
reddito agrario. Qualora sul terreno siano praticate colture specializzate in serra,
ovvero la funghicoltura, il suddetto limite viene ridotto a 3.000 mq;
d) il volume d'affari derivante da attività agricole del soggetto che conduce il
fondo deve risultare superiore alla metà del suo reddito complessivo. Il volume
d'affari dei soggetti che non presentano la dichia
valore aggiunto si presume pari al limite massi
3, del DPR26/10/1972, n. 633 ( 9.999.000
e) i fabbricati ad uso abitativo, che hanno le caratteris
liari urbane appartenenti alle categorie A/1 e A/8, ovvero le caratteristiche di
lusso previste dal decreto del ministro dei Lavori Pubblici 2/8/1969...non posso
no comunque essere riconosciuti rurali.
Non si considerano produttive di reddito di fabbricati le costruzioni non utilizzate,
purché risultino soddisfatte le condizioni previste dalle lettere a)b)c)d) ed e) di
cui sopra. Lo stato di non utilizzo deve essere comprovato da apposita autocertifi
cazione con firma autenticata, attestante l'assenza di allacciamento alle reti di
servizi pubblici dell'energia elettrica, dell'acqua e del gas..." Non crediate che sia
tutto qui: certamente è la parte più significativa. Seguono infiniti riferimenti,
eccezioni, aggiunte, interpretazioni; tra questi si annidano dubbi, interpretazioni
personalistiche e angoscianti incertezze sia da parte dei possessori di immobili e
terri
sia da parte, mi risulta, anche di più quotati professionisti. Un interrogativo anco
ra senza certa risposta si riferisce alla lettera d) sopra riportata. E' un quesito
particolarmente interessante perché interessa un tipo di contadino della nostra
realtà: anziano, con piccolo podere, magari con un piccolo alloggio, pensione di
vecchiaia. A proposito, la pensione di vecchiaia, va computata ai fini del reddito
complessivo? Se sì, rischia di portare la percentuale "rurale" del reddito inferiore
al 50% vanificando tutte le altre caratteristiche. Questa situazione, abbastanza
diffusa, induce ad un drastico abbandono del lavoro agricolo da parte dei sogget
ti. La lettera a), per esempio non esprime con certezza. A quale
legislazione si riferisce quando tratta di "...familiari conviventi a loro
carico..." (Legislazione fiscale, previdenziale, ecc. ) La posizione di un figlio di un
agricoltore diretto con una occupazione esterna all'azienda diventa, per esempio,
di incerta collocazione. Sono alcuni esempi che oltre ad un chiarimento. tecnico
necessitano di una valutazione politica e morale più approfondita. Sul prossimo
numero contiamo di sviluppare alcuni di questi temi.
r.m.


Testo Originale Estratto
4

Mélange

Un'esperienza di volontariato

N

ell'ottobre del
1993, per mano
di alcuni volente-

rosi, si costituiva, giuridica-
mente, l'Associazione
Volontari del Soccorso
Grand Paradis, associazio-
ne che è sorta senza scopo
di lucro, con l'intento di
aiutare, in opere di soccorso
e di trasporto infermi, l'uten-
za della Comunità stessa,
nonché di appoggiare la
struttura pubblica nell'esple-
tamento di determinati ser-
vizi sociali e sanitari.
Allo scopo di formare i
primi aderenti, il numero si
aggirava intorno alle 100
unità, sono stati organiz-

sono in attesa di poter frequentare i necessari corsi di
formazione che li abiliteranno alla funzione di soccorrito-
ri, incrementando la frangia realmente operante in seno
all'associazione.
Considerata, tuttavia, la recente costituzione dell'associa-
zione, mancano ancora le strutture ed i mezzi tecnici
necessari all'espletamento dell'attività, secondo i pro-
grammi previsti. In dettaglio si possono citare la sede
sociale con relativo allestimento, in fase di ultimazione
da parte della Comunità Montana in località Preille,
l'autoambulanza con attrezzatura per il soccorso,
anch'essa, con ogni probabilità, acquistata dalla
Comunità ed, infine, le divise dei soccorritori, per le
quali è già previsto un contributo sempre da parte
della Comunità Montana.
Attualmente, pertanto, l'attività svolta è resa possibile gra-
zie all'utilizzo dei mezzi dell'Unità Sanitaria Locale,
che, tramite il Centro Operativo 118, bypassa i servi-
zi che possono essere affidati alla nostra associazione,
e grazie alla disponibilità del Corpo Volontario dei Vigili
del Fuoco di St. Pierre, i quali hanno messo a disposizione
dei Volontari del Soccorso la propria sede, consentendo
agli stessi una più proficua vita di associazione.

zati dei corsi di preparazione, svoltisi durante la pri-

mavera del 1994, corsi che si sono conclusi con

esame finale, che ha abilitato allo svolgimento della
funzione di soccorritore circa 50 soci, di cui 30, a
tutt'oggi, sono anche in possesso del KE, patentino che abi-
lita alla guida dell'ambulanza.
Questi primi volontari, per avvicinarsi praticamen
all'attività di soccorritore, hanno svolto, durante la sta-
gione invernale 1995, un'attività di trasporto infortuna-
ti, dalla stazione sciistica di Pila all'ospedale di Aosta,
e stanno ancora attualmente prestando la loro opera
di appoggio alla struttura pubblica trasportando i pazien-
ti, che necessitano di terapie specialistiche, presso
l'Ospedale di Ivrea e fornendo la propria assistenza
durante lo svolgimento di manifestazioni sportive,
all'interno della comunità e nei comuni limitrofi.
Nell'ambito di un piano generale di programmazione di
attività del Centro Operativo 118, l'Associazione ha poi
confermato la propria disponibilità nel continuare l'espleta-
mento dei servizi su esposti ed ha, altresì, fornito il
proprio appoggio in un'attività, più strettamente a servizio
degli anziani e dell'utenza delle Microcomunità che neces-
sitano di prestazioni specialistiche presso l'Ospedale
Regionale. Dati confortanti indicano, recentemen
l'acquisizione di una trentina di nuovi soci, i quali

Daniela Lale Demoz


Testo Originale Estratto
Mélange
La scuola: cambia, cresce,
si modifica

L'
anno scolastico volge al termine e parlare di
scuola in questo momento può sembrare un po'
fuori luogo. Mi limiterò perciò a fare una rapida
carrellata sulla situazione attuale della scuola di Saint-
Pierre e alcune personali considerazioni.
La popolazione scolastica è di 107 alunni suddivisi in 7
classi: 17 in I, 28 in II, 18 in III, 17 in IV e 26 in V. Nel
corso dell'anno alcune classi si sono "arricchite" di alunni
provenienti da altre regioni d'Italia e addirittura da altri
stati. Le classi di I, III, IV e V si trovano nell'edificio scola-
tico a lato del municipio mentre le due II hanno trovato siste-
mazione nei locali della ex biblioteca.
La situazione non è ottimale in quanto sarebbe molto più
proficuo, sia per gli alunni che per gli insegnanti poter
lavorare tutti nello stesso edificio. Per proficuo intendo
quello che secondo me è uno degli scopi fondamentali
della scuola: insegnare ai bambini a vivere insieme, a
socializzare, a rispettare anche gli spazi e le esigenze
degli altri, soprattutto se più piccolo, a collaborare e scam-
biarsi esperienze.
Riflettendo sul passato, mi rendo conto che la scuola è
notevolmente e positivamente cambiata, direi evoluta.
Negli ultimi anni la scuola si è aperta e si è valsa della col-
laborazione non solo dei genitori ma di tutti quegli organi-
smi che hanno come scopo di aiutare il bambino a cresce-
re tenendo conto di tutto ciò che lo circonda.
Innanzitutto la effettiva presenza dei genitori all'interno
della scuola, permette uno scambio di idee e di esperien-
ze, anche di critiche, che sono ugualmente costruttive se
non solo fine a se stesse.
Partendo dal presupposto e dalla convinzione che compito
della scuola non è solo quello dell'alfabetizzazione, si
cerca di integrare quello che è l'apprendimento vero e
proprio con altre attività altrettanto importanti, avendo
come fine la crescita culturale e sociale degli alunni. Le
attività proposte coinvolgono la totalità delle classi ed
hanno la valenza di attività scolastiche.
Il loro obiettivo è semplice e permette a tutti i ragazzi di
fare delle esperienze che buona parte di essi non hanno
forse occasione di fare al di fuori della scuola: - conversa-
re con i compagni e con gli insegnanti - porsi in modo cri-
tico ed avere un riscontro per migliorarsi - avere la possi-
bilità di accrescere le esperienze ed integrare le conoscen-
ze - avere rapporti diversi sia coi compagni che cogli inse-
gnanti e gli operatori.
Tenendo conto di questi obiettivi sono state organizzate più
attività di cui hanno potuto usufruire tutti i bambini della
scuola di Saint-Pierre: - corsi di educazione musicale - atti-
vità di conoscenza dell'ambiente e di avvicinamento alla
montagna - corsi di nuoto e di sci....
Riflettendo su tutto ciò mi viene spontanea una domanda; è
effettivamente capito da tutti lo sforzo che la scuola fa per
aiutare i bambini a crescere e ad usare la propria testa,
per arricchire le loro conoscenze? E ancora: quanti genito-
ri preferirebbero la scuola fatta solo di nozioni scolastiche?
Oppure: quanti sono d'accordo con un papà che ultima-
mente ci ha detto: mio figlio se non altro non ricorderà la
scuola per le bacchettate.....
Vanda Champrétavy

5


Testo Originale Estratto
6.
Mélange.
Intervista al sindaco

ei è stato eletto nel '95 col nuovo sistema
elettorale. Era sindaco anche precedentemen-
te: è cambiato qualcosa nella sua funzione?

Sostanzialmente no. Ma devo ammettere che i pre-
cedenti cinque anni di amministrazione dal 1990 al 1995,
di cui quattro come vice sindaco e l' ultimo come sindaco
sono stati molto importanti per me. Infatti mi hanno fatto
entrare nel vivo dell'amministrazione e acquisire l'espe-
rienza necessaria.

Quali sono le competenze di un sindaco?

Le competenze di un sindaco sono innumerevoli e
sarebbe problematico citarle tutte, mi limiterò pertanto ad
esporre alcune delle competenze generali previste dal
nostro statuto adottato dal Consiglio comunale in data 23
settembre 1991, n. 66: Il sindaco rappresenta il Comune,
convoca e presiede il Consiglio e la Giunta, sovrintende al
funzionamento degli uffici e dei servizi nonché all'esecu-
zione degli atti.

Quali qualità deve possedere?

Non credo che per ricoprire tale carica si debbano
possedere delle qualità particolari. Nonostante ciò, per
svolgere con la dovuta diligenza e competenza la suddetta
carica, bisogna impegnare molte ore settimanali per lo stu-
dio dei vari problemi che ne derivano: riunioni comunali e
alle varie convocazioni (Comunità Montana, Consorzio dei
Comuni, Associazioni Sindaci, ecc.) per occuparsi
dell'Amministrazione Comunale.

E' difficile amministrare un paese come Saint-
Pierre?

Il Comune di Saint-Pierre non è certo un paese faci-
le da gestire. Nell'ultimo decennio la popolazione è sensi-
bilmente aumentata (2500 i soli residenti), pertanto sempre
più sono le esigenze ed i servizi a cui il Comune deve far
fronte per soddisfare le richieste dei cittadini.
Ma, ogni giorno, la più grande difficoltà nell'amministrare
un Comune consiste nel riuscire ad interpretare e di conse-
guenza, ad applicare tutte le leggi nazionali e regionali in
vigore. Inoltre ogni nuova legge varata non rischia che di
produrre un aggravio di burocrazia.
Quali sono le maggiori responsabilità che ha
dovuto assumersi?

Non saprei distinguere particolari responsabilità
maggiori di altre, ma senza dubbio l'attività amministrativa
sta diventando sempre più gravosa sia per gli impegni che
per il carico di lavoro, ma soprattutto per tutte le compe-
tenze che vengono sempre più trasferite agli Enti locali.

Quali sono oggi i progetti del programma elet-
torale che ha già realizzato o che sono in fase
di realizzazione?

Uno dei punti importanti del nostro programma
riguarda senz'altro l'approvvigionamento idrico: con que-
sta estate entrerà in funzione il nuovo potenziamento
dell'acquedotto comunale che servirà a soddisfare il fabbi-
sogno idrico della collina di Saint-Pierre (Etavel, La Croix,
Bussan). Inoltre è in corso una procedura per l'appalto, da
parte della Regione, dei lavori di rifacimento della rete di
distribuzione e lo sdoppiamento della rete fognaria.
Per quest'anno sono anche in programma a breve l'appal-
to di altri lavori: - la costruzione dell'impianto idrico per la
zona sportiva e le aree verdi comunali usufruendo
dell'acqua del consorzio irriguo Saint-Pierre/Villeneuve; -
l'ultimazione dei lavori del giardino pubblico in località
Chevreyron; - la realizzazione dell'illuminazione pubblica
in località Cognejn e Rossan; - i lavori di completamento
dei centri raccolta rifiuti solidi urbani; - il secondo lotto dei


Testo Originale Estratto
Mélongo
7
lavori di captazione in località Méod; - la costruzione dei più dalla politica: crede che stiamo, in que-
garages in località La Grange-Bussan di sotto e l'allargamento sto modo, tralasciando una fase importan-
della strada Combaz di Etave - Jonin. Inoltre, la Regione ha te della nostra vita?
già indetto la gara per l'appalto dei lavori di costruzione della
nuova scuola elementare che sorgerà dietro l'asilo nido inter- Sono dell'avviso che nella nostra modesta realtà, anche se
comunale, in corso di costruzione, nella zona ex casermette. viviamo in un momento di forti cambiamenti politici a livello
nazionale, ci si occupa ancora prevalentemente di attività
A quale età ha iniziato ad interessarsi di politica? amministrativa tralasciando quella politica condizionata
dagli interessi dei partiti. In fondo nei nostri paesi si riesce
La mia esperienza amministrativa nel comune di ancora ad instaurare un contatto diretto tra amministratori e
Saint-Pierre risale al 1990. cittadini, cosa che invece risulta difficoltosa nelle grandi
città. Sono comunque convinto che sia importante per tutti i
Che cosa spinge un giovane alla politica? giovani non tralasciare l'opportunità di crescere in espe-
rienze di vita non esclusivamente per se stessi, ma anche al
Nel mio caso specifico, non c'è stata una particolare moti- servizio della comunità stessa. Occuparsi in qualche modo
vazione che mi abbia spinto ad intraprendere questa scel- dell'attività amministrativa del proprio Comune è un'espe-
ta, se non il desiderio di fare qualcosa di utile per la pro- rienza senz'altro utile in quanto si ha così la possibilità di
pria comunità. crescere culturalmente e di avere dei contatti con differenti
personalità e confrontarsi quindi con diverse realtà.
Oggi noi giovani ci allontaniamo sempre Denise Chappuis

Educare alla pace e alla solidarietà

Essendo in contatto con il La Famiglia
mondo dei bambini e dei
ragazzi, sono sovente spaven- La famiglia insegna la pace a partire
tato da una mentalità di fondo che sta dal reciproco amore, dalla condivisio-
prendendo piede anche in una comu- ne, dalla stima per gli altri e dal rispet-
nità piccola come quella di Saint to delle diverse opinioni. La famiglia
Pierre. Indifferenza agli altri, spirito educa alla pace quando accoglie la
di vendetta, intolleranza, alcune vita, ogni vita: del bambino e
venature di razzismo, egoismo, mi dell'anziano, dell'amico e dello stranie-
sembrano atteggiamenti sempre più ro. E' una vera scuola di ospitalità, nes-
frequenti in tanta parte della nostra sun "ospite" sia sentito "ostile".
realtà giovanile. Accoglienza vera significa disponibilità
Un cattivo uso della televisione, un senza discriminazione, clima di fiducia,
mancato dialogo educativo, sono positività, libertà di dialogo e di espres-
probabilmente alla base di questa sione, solidarietà (anche tra parenti),
brutta mentalità, che certamente non generosità anche verso chi non è in
aiuta i nostri ragazzi a scoprire e poi grado di ricambiare.
a vivere in quei valori che rendono
importante una esistenza e ricca e La scuola
valida una comunità.
solidale. La scuola può attuare una vera
esperienza di socialità e di dialogo; apri-
re alle mille culture del mondo e valoriz-
zare i doni di ciascun alunno: divieni
così tirocinio quotidiano di tolleranza.
La parrocchia

La parrocchia, se incarna davvero nel
territorio il messaggio cristiano, non può
dire, a proposito di pace, "io non
c'entro". Il catechismo apre la mente e il
cuore ai pensieri di Cristo, che sono
"pensieri di pace e solidarietà". La testi-
monianza della carità insegna la pace
attraverso il servizio al fratello, fino al
nemico che diventa prossimo. Dalle cele-
brazioni liturgiche scaturiscono percorsi
di pace di notevole portata educativa: il
gesto di pace scambiato nell'assemblea
rimanda a una gestualità quotidiana,
che fa diventare il perdono un tratto
saliente dell'identità del cristiano e
muove alla supplica implorante ogni
volta che la pace è violata in qualche
parte del mondo. don Aldo Rastello
Emerge, da tutto ciò, insopprimibile La scuola è l'altro punto di forza per una
l'esigenza della "educazione alla autentica educazione alla pace: studiare
pace" che compete anzitutto alla la storia della pace, conoscere i modelli
famiglia, poi alla scuola e anche alla positivi delle varie culture, mettere in
parrocchia. grado i giovani di spendere le loro ener-
gie per la costruzione di un mondo più


Testo Originale Estratto
Mélange.
Un peu de racines, un peu d'histoire
«L
o poète di Tsanti» C'est le titre d'un recueil de
poésies publié récemment et c'est aussi la
définition la plus appropriée de cet homme
qui vit a Rumiod, au village de Chantel. Silvio
Champrétavy chante depuis longtemps son histoire, ses
souvenirs, la vie qui s'écoule. Aujourd'hui, à quatre-vingt-
douze ans, devenu aveugle, il
recoit l'approbation et l'estime des
siens, ansi qu'un brin de notoriété.
Né à Vens en 1904, c'est à
Rumiod qu'il passe sa toute pre-
mière enfance. A huit ans, il tra-
vaille dans un restaurant de Turin,
il continue à Clavière et ensuite à
Cogne, toujours dans l'hôtellerie.
C'est dans cette période qu'il s'in-
scrit à un cours agricole par corre-
spondance.
En 1938, à cause de la mauvaise
santé de son père, il quitte avec
regret ce monde-là, rentre a
Rumiod et se consacre à l'agricul-
ture. L'expérience inhabituelle en
dehors du contexte traditionnel de
l'époque a marqué profondément
l'âme et la culture de Silvio: le goût
d'apprendre et d'échanger des
opinions le caractérise toujours. Ses parentes les plus pro-
ches confirment qu'en dépit de son retour à la vie paysan-
ne et du peu de temps qu'elle laisse à disposition, il ne per-
dait jamais une occasion de lire et de se documenter: son
temps à lui, c'était tard dans la soirée, le seul moment peut-
être qui lui restait.
Au seuil de la vieillesse, il découvre le plaisir intime de
raconter sa pensée en vers. Plus précisément, c'est l'Abbé
Romano Maquignaz, curé de Saint-Nicolas et son ami per-
sonnel, qui l'apprécie, l'encourage à continuer et publie ses
premières poésies dans son fameux bulletin paroissial.
Pendant ce temps, Silvio commence à perdre la vue et, plus
que n'importe qui, sent que ses possibilités de lire, de
s'informer et d'écrire diminuent. Il ne baisse pas les bras.
Aidée des personnes qui lui sont les plus chères, il maintient
des liens très forts avec la culture. Son épouse Dorina est
certainement un sooutien irremplaçable. En sus des mem-
bres de sa famille, de nombreuses autres personnes, surtout
des touristes de Rumiod, s'entretiennent avec lui, discutent
des sujets les plus variés, lui lisent le journal etc. Une con-
opoète
Di Tsantì
Silvio Champrétavy
naissance de Milan avec qui il est très lié, Rocco, lui a lu
tout récemment de dernier livre d'Enzo Biagi. Ceci pour
vous dire combien Silvio Champrétavy est informé et émo-
tionnellemnt présent, au bel âge de quatre-vingt-douze ans.
Il y a quelque jours, j'ai eu occasion de lui parler à propos
de ses écrits et de l'intérêt qu'ils suscitent. Imperturbable, il
a résumé la situation politique
actuelle, a souligné les aspect les
plus dégradents, m'a indiqué les
noms et les positions qu'il estime
les plus funestes. Enfin il a parlé de
tout sauf de lui même, de ses poé-
sies et de l'initiative qui a porté au
recueil «Lo poète di Tsantì» Comme
s'il désirait garder quelque chose
de trop personnel, comme s'il vou-
lait faire des reproches à ceux qui
ont voulu divulguer cet aspect
secret de sa personnalité. Bien que
son épouse renchérisse, aimable-
ment, et indique dans leur petite
fille la responsable du méfait, elle
est contente que ces "reguingueť-
tes" aient pris l'importance que
elles méritent. Tout commença
l'année dernière. Malvina, sa peti-
te-fille entreprenente, réunit les
manuscrits, essaya de les mettre en ordre chronologique-
ment et en parla avec l'assesseur régional à l'instruction
publique. Cet entretien fut des plus encourageants. Un long
travail de composition fut entrepris, auquel collaborèrent
des experts en la matière: Laura Jacquemod, Rosito
Champrétavy et Alexis Bétemps. Giancarlo Zuppini, peintre
à Saint-Pierre, a dessiné à l'encre de Chine des décors et
des paysages évoquant le thème du recueil. Je n'ai ni la
compétence ni la capacité pour décrire à leur juste valeur
ces dessins. Je vous demande de les admirer, tout simple-
ment. Je vous invite à lire «Lo poète di Tsantì». Et, comme
l'a bien dit l'assesseur Louvin, «...Je sais que l'auteur est
aveugle depuis de longues années. Ce ne sont plus le cho-
ses qu'il voit qu'il décrit. Mais en parcourant ses poèmes
on a l'impression qu'il n'a jamais perdu le don de la vue
tellement ses descriptions sont fidèles et animées. Est-ce que
pour lui, la poésie serait une sorte de fenêtre ouverte sur les
couleurs et les mouvements qu'il ne peut plus percevoir?...»
A nous d'y réfléchir.
Marco Carlin


Testo Originale Estratto
Mélange
Nella maggior parte dei casi la scuola occu-
pa gran parte della giovinezza: ci si diplo-
ma, a volte ci si laurea, se si può si trova un
lavoro e da qui parte una vita autonoma e
adulta. A volte la scuola è esperienza di vita,
conoscenza della vita altrui, vagare con
l'immaginazione. Elda Tonso interpreta a
pennello quest'ultima figura e con altrettanta
originalità detta alla sua amica, Olimpia
Negro, la sua "prematura biografia".

Elda Tonso
«Ho 27 anni, non so dove sarò il prossimo
mese.... oggi sono a Firenze e faccio origami per
trasmettere la cultura orientale ad un terza ele-
mentare. Lavoro momentaneamente a diversi pro-
getti: un ecovillaggio nella Cina meridionale; un
confronto giovanile Italia Cina; un percorso di
educazione alla pace. Ho solo 27 anni e quello
che farò in futuro io non lo so. Niente è così luci-
damente deciso. A voi posso solo dire come sono
giunta a questa prima tappa. La mia fortuna e il
mio futuro sono invariato con un libro, "Amica
Ganga" che mi parlava dell'India, dei suoi richia-
mi e della mia curiosità. Mi ha parlato ancora per
molto tempo dopo averlo
chiuso....Avrei studiato
l'hindi, sarei partita, avrei
indossato il sari e nei miei
sogni credo di aver suonato
persino il sitar. Sono partita
per l'India per obbedire ad
un istinto e per non declina-
re un invito destinato ma,
prima di partire mi sono
iscritta alla facoltà di lingue
orientali di Venezia, lingua
scelta: il cinese. Perché?!
Per originalità, per sfida, per
diversità, per fatale attrazio-
ne per l'Oriente e poi perché l'hindi non è una lin-
gua molto usata e in fondo io sono una persona
ragionevole. Non è stato facile. Certo Venezia
aiuta! Ho continuato a studiare con dubbi, incer-
tezze, ripensamenti e malinconie. Non mi sentivo
certo un animo vagabondo. Invece di tornare, ho
deciso di andare oltre, di sfidare me stessa e i
miei limiti emotivi. Sono approdata a Pechino in
un freddissimo novembre, con un'amica italiana,
un vocabolario cinese approssimativo e un falso
invito dell'università cinese. I corsi erano già ini-
ziati, l'invito formale era servito solo per ottenere
il visto e l'impiegata mi ha detto di no...non c'era
posto. Ho semplicemente pianto, un pò per dispe-
razione un pò per ispirare senso materno e conse-
guente compassione. L'impiegata aveva un cuore

9

Si parte dalla scuola
grande e probabilmente anche un figlio (di più è
impossibile per un cinese) perché il giorno dopo
ho iniziato a frequentare i corsi di lingua
all'Università per stranieri: la giungla. Per i primi
2 mesi ho scritto tantissime lettere-pianto a
parenti ed amici. Poi non so ...non so quando ma,
so perché la Cina è diventata anche il mio mondo
e, per 6 mesi probabilmente l'unico.
Ho conosciuto in questo periodo persone coraggio-
se, impulsive, libere, geniali e folli. Personaggi
unici e incredibili per le mie origini, la mia cultura,
la mia visione della vita. Dovrei fare un quadro per
ognuna di queste persone per descriverle.
Impossibile! Io non so dipingere. Non lo sapevo e,
me ne sono accorta solo al ritorno, sono cambiata,
mi hanno cambiata, ho voluto che mi cambiassero.
Ho incontrato Giulia, senese di origine, tibetana per
adozione; una vita ricominciata con forza e passio-
ne a 30 anni, per non morire di asfissia tra una
casa, un marito e un lavoro in ditta! Ora ha un
nuovo marito cinese, anzi mongolo, una profonda
conoscenza del Tibet e dei suoi misteri e un libro in
cantiere. Zoran, enigmatico montenegrino un pò
genio un pò pigro, che è diventato il fratello che
non ho mai avuto, il mio confidente, il mio carica-
turista di fiducia. Ryoji, folletto giapponese, silen-
zioso, raffinato, quasi saggio che ora vive e studia
a New York e, che mi telefona, dimentico del fuso
orario e malgrado la saggezza, alle 3 del mattino
per dirmi "ciao" conversando in anglo-cinese. Xiao
Jing, ragazza cinese, un pò incostante negli studi
(italiano o inglese? Inglese o italiano? ..o forse e
meglio il francese?) sempre sorridente e con una
gran voglia di Occidente. Soheila, la ragazza ira-
niana meno iraniana che conosco, studentessa in
medicina, un fulmine a ciel sereno che lontana dai
quartieri delle ambasciate non porta mai il chador
e che è al centro di un harem invertito di ragazzi
affascinati dalla sua malia incantatrice. Anche lì,
come in Valle, avevo una vita quotidiana, una fami-
glia, degli impegni e delle abitudini. Per due anni
ho vissuto due vite parallele ben distinte. Sono tor-
nata e poi ancora ritornata per periodi sempre più
lunghi. Studiavo, ma non solo, visitavo, vagabon-
davo, assaporavo, accantonava, imparavo l'immen-
sa, ricca ma difficile cultura cinese. Per preparare
la tesi sono stata nella Cina del sud per due mesi.
Qui ho incontrato una realtà ancora diversa, una
popolazione serena, giovani con lo stesso entusia-
smo e la stessa curiosità che ho io per il mondo, lo
studio, il confronto e la cultura. Ho esplorato la
vita buddhista di una minoranza etnica contadina,
colorata, gioiosa, fiera e operosa. Ho riempito i
miei quaderni di appunti ma, anche di sogni e di
idee utili forse più per la vita che per la tesi.
Quest'ultima l'ho comunque ultimata discussa ef-
fettuata. Laureata! Io sono laureata! Per quel che
ne so è solo un punto di partenza non certo un
semplice arrivo.
Tempo 4 mesi una selezione mi ha portata a
Napoli per un master in "sviluppo internazionale".
Che cambiamento! Ho vissuto per un anno con
persone forti, competitive, preparate e impegna-
te. Nuovi amici, nuovi affetti dunque per me che
ho bisogno ovunque vada di ricostruirmi un nido,
una famiglia. Qui dove sono ora ci sono arrivata
alla fine del percorso per uno stage in un orga-
nizzazione non governativa. Credo che Firenze sia
una delle città in cui mi piacerebbe vivere ma so
che presto avrà una nuova destinazione, una
nuova casa e, ci potrei scommettere, una nuova
famiglia. Nel frattempo il mio impegno più grande
è mantenere i contatti con tutte le altre che ho
formato in giro per il mondo.
In tutta questa baraonda di gente e di luoghi io
comunque sono sempre Elda Tonso, valdostana,
che porta in giro la ricetta della grolla per una
profonda amicizia tra i popoli e, che parla dei
suoi monti e delle sue origini come ho sentito fare
per ora solo ad Heidi. Ma non è solo questo; è
molto di più; è che prima o poi forse tornerò e
forse troverò il mio posto. Se quindi dovessi tor-
nare nel posto da cui sono partita sono convinta
che questo non sarebbe che l'ennesimo angolo a
cui svoltare inconsapevole del mio futuro, scelto
con il fiducioso appoggio dei miei genitori.»

Ho incontrato Elda, non certo per caso ma per
amicizia per stendere questa sua prematura bio-
grafia insieme ed ecco il risultato.
Olimpia Negro


Testo Originale Estratto
8
Mélange
Apre la banca di credito cooperativo
Grand Paradis Mont Blanc
Nasce un nuovo soggetto finanziario dalla aggregazione
delle due banche di credito cooperativo operanti in alta
valle, a St. Pierre e a La Salle: La “Banca di Credito
Cooperativo del Grand Paradis Mont Blanc”. La nuova società avrà
sede legale e amministrativa a St. Pierre, sede distaccata a La
Salle e, nel breve periodo, competenza territoriale su tutta l’alta
valle: da Aosta al confine di stato. L’oggetto sociale rimane quello
della raccolta del risparmio e dell’esercizio del credito, inoltre, in
osservanza delle disposizioni vigenti in materia, la società potrà
compiere tutte le operazioni e i servizi bancari, nonché le diverse
attività di rischio.
I soci ed i clienti delle due banche interessate alla concentrazione
si pongono, quanto meno, un semplice, ma fondamentale interro
gativo: quali sono stati i motivi principali che hanno indotto gli
amministratori delle due aziende a proporre la fusione? La rispo
sta non può essere una: l’importanza strategica che per i pro
ponenti rivestiva la dimensione aziendale, soprattutto a livelli
minimi quali erano quelli delle due banche interessate al proget
to. Si trattava, in buona sostanza, di adeguare gli assetti gestio
nali, aumentare la redditività dei servizi ed aumentarne la
gamma, superare la rigidità dei costi operativi di struttura e rea
lizzare quant’altro necessario per contrastare l’aumentata compe
titività del sistema. Tralasciamo ulteriori ragioni che stanno alla
base delle scelte operate per dire che era allora emersa una sen
sazione netta: la nostra banca rischiava di non essere più suffi
cientemente in grado di dare risposte efficaci alle nuove richieste
del mercato finanziario.
Per gli organismi amministrativi e di controllo c’è stato, pertanto,
un tempo per capire e pensare, un tempo per decidere e un tempo
per agire. Si trattava allora di avanzare proposte con chiarezza di
idee e anche con una certa dose di coraggio. Non ci si poteva limi
tare all’elencazione dei problemi, lamentando l’impossibilità di
risolverli nell’immediato e rinviare ogni impegno ad un avvenire
lontano ed incerto. Era necessario dimostrare di sapere davvero
passare dalle parole alle realizzazioni. In presenza di queste con
dizioni veniva avviata la riflessione che avrebbe condotto le due
Assemblee dei soci a decidere per la fusione. Si aveva in testa un
ben preciso obbiettivo: l’efficienza della costituenda struttura.
Nessuno di noi ha dubbi sull’importanza dell’efficienza; è condi
zione preliminare ed essenziale per reggere il confronto del mer
cato. Come pensare di contrastare, diversamente, la concorrenza
dei grandi operatori del settore ( es. San Paolo, C.R.T. )? Anche
loro sono tesi, con tutta la grande capacità di intermediazione, ad
occupare ogni spazio, anche quelle famose “nicchie di mercato”,
considerate una volta terreno riservato alle nostre banche.
Diciamolo allora chiaramente: per fronteggiare con risultati
accettabili tale situazione era necessario attrezzarsi per tempo
per un confronto che fosse ad armi pari, almeno sotto il profilo
tecnico. Ecco quindi il percorso ideale che ci ha permesso di pro
porre e realizzare la concentrazione tra le banche di credito coo
perativo del Grand Paradis e Mont Blanc. D’altronde i soci hanno
immediatamente intuito e poi razionalmente capito l’importanza
del momento. Hanno confermato la volontà di stare insieme e
la convinzione che non c’è prospettiva futura se non si raggruppa in
un sistema ove trovino giusta collocazione tutte le componenti già
presenti nelle due aziende interessate.
La nuova banca sta prendendo forma, ma tanti ostacoli devono
ancora essere affrontati e superati se non si vuole rinunciare ad
operare in maniera dignitosa e riconoscibile sul mercato . Ne
citiamo uno per tutti: nella nuova banca dovrà radicarsi una forte
capacità operativa ed una imprenditorialità ben regolamentata,
che dovrà valere da subito e per tutti. Questo perché l’azienda
deve porsi al servizio di tutti quanti meritino di essere sostenuti
sul territorio: le famiglie e le imprese, gli affari e le associazioni,
la storia e le tradizioni.
L’ottica del nostro ragionamento deve essere volta a superare
l’ombra del nostro campanile, permettendoci di interpretare le
vere necessità di quanti, all’ombra di quel campanile, abitano e
lavorano. Il nostro fine non è solamente il profitto dell’azienda,
ma l’utile che dobbiamo accumulare per ridistribuire. In altri
termini saper opportunamente dosare: capacità di ascolto, atten
zione ai mercati finanziari, qualità di rapporto con i soci ed i
clienti, qualità dei prodotti offerti.
Se nutrissimo ancora incertezza sulle analisi che abbiamo potuto
condurre e non avessimo maturato convinzioni ormai piut
tosto nette svaluteremmo una esperienza preziosa. Questa espe
rienza ha preso ora anche operativamente il suo avvio. La nuova
società ha preso possesso dei due sportelli di St. Pierre La Salle,
ha nominato le cariche istituzionali e, con decorrenza primo gen
naio 1996, agisce a tutti gli effetti come “Banca di Credito
Cooperativo del Grand Paradis-Mont Blanc. La sua base sociale è di
1422 soci, il suo patrimonio è di due miliardi e 514 milioni, ha
una raccolta diretta che si assesta sui 47 miliardi e 61 milioni
mentre l’indiretta è pari a 19 miliardi e 69 milioni. Il capitale
impiegato è pari a 18 miliardi e 498 milioni.
Ai nuovi amministratori va un pensiero particolare ed un augurio
di buon lavoro. A tutti gli attuali soci e clienti e a quelli che vor
ranno avvicinarsi ed operare con la nuova banca inviamo un mes
saggio: tutti uniti possiamo fare della Banca di Credito
Cooperativo del Grand Paradis - Mont Blanc un soggetto capace di
portare un concreto contributo alla crescita sociale ed economica
di tutta l’alta valle d’Aosta.
Lorenzo Chentre