Mélange: Voci, Comunità e Sfide di Saint-Pierre nel 1996
mélange 1996.pdfIl documento rappresenta il primo numero di "Mélange", una pubblicazione quadrimestrale della biblioteca comunale di Saint-Pierre, datata giugno 1996. Attraverso una varietà di articoli e testimonianze, il periodico si propone di informare e promuovere il dialogo all'interno della comunità. Il contenuto spazia da una toccante testimonianza sulla prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale a riflessioni sull'evoluzione della scuola locale e il disinteresse giovanile per la politica. Vengono inoltre affrontati temi di attualità come le sfide dell'accatastamento rurale, i progetti dell'amministrazione comunale (infrastrutture, servizi), la nascita e le attività dell'Associazione Volontari del Soccorso Grand Paradis, e la fusione di banche cooperative locali. Il numero include anche contributi culturali, con un omaggio al poeta Silvio Champrétavy e una biografia di Elda Tonso, offrendo così uno spaccato completo della vita, della storia e delle prospettive future di Saint-Pierre.
Cerca nel contenuto di questo documento
Contenuto Fogli
Testo Originale Estratto
Mélange Quadrimestrale della biblioteca comunale di Saint-Pierre - Anno 1 n.1 - giugno 1996 - Aut. Tribunale di Aosta n.9/96 L'immagine di copertina è una "china" di Giancarlo Zuppini, artista di Saint-Pierre. Rappresenta Verrogne, un pezzo del nostro paese, è parte di una collezione accostata alla raccolta di poesie "Lo Poète di Tzanti", e un omaggio al nostro giornale.
Testo Originale Estratto
2......................... Mélange. Presentazioni a pag 2 Un peu de racines, un peu d'histoire a pag 3 Un'esperienza di volontariato a pag 4 La scuola, cambia, cresce, si modifica a pag 5 Intervista al sindaco a pag 6 Educare alla pace e alla solidarietà a pag 7 Apre la banca di credito cooperativo a pag 8 Si parte dalla scuola... a pag 9 C'è ancora chi ricorda a pag 10 Accatastamento rurale, un difficile rapporto a pag 11 V ogliamo far rivivere Mélange, il giornale comunale, abbiamo pensato a te quale persona in grado di concretizzare questo nostro pensiero...". Cominciano così i rapporti tra il sottoscritto e i componenti la Commissione di Gestione della Biblioteca. Passato un inevitabile momento di sorpresa e incertezza mi sono chiesto ma, soprattutto ho chiesto loro, perché scrivere un giornale? Che cosa scrivere?. L'intenzione è recuperare una forma di dialogo/informazione tra l'amministrazione pubblica e la gente. A volte, in paesi come il nostro, si è certi di conoscere quasi tutto; spesso manca qualcosa. Conseguentemente si vuole scrivere di tutto, su tutto, cercando di evitare la banalità. Sono d'accordo. Il tempo ci aiuterà a perfezionare l'impostazione e la grafica; mi auguro che insieme all'imparzialità che garantiamo fin d'ora il giornale acquisti anche quella interattività necessaria per renderlo vitale. Con questo spirito e questa premessa ci accingiamo ad offrire un periodico che rispecchi le nostre e le vostre aspettative. Marco Carlin Le salut du maire Mélange, le journal de l'administration communale de St- Pierre est de retour. C'est avec plaisir que l'administration que je représente vous propose notre nouvelle organe de presse qui avait cessé de paraître depuis plusieurs années. Ce journal, organe d'information, offre à tous la possibilité d'un dialogue significatif et continu entre la population et les élus locaux. L'exigeance d'un lien, comme un trait d'union, entre nous, devrait nous offrir l'opportunité d'une action administrative plus adhérante aux besoins réels de la population. J'espère que le dialogue que nous sommes en train d'établir sera intense et profitera aux uns et aux autres. L'administration communale remercie de sa disponibilité le nouveau directeur Mr. Marco Carlin ainsi que le comité de rédaction; il leur souhaite d'avance un bon travail. J'invite donc la population à participer activement à la bonne réussite de notre journal; je tiens quant à moi au nom de l'administration communale toute entière à vous assurer de notre disponibilité à collaborer à la pleine réussite de Mélange. Giuseppe Jocallaz Mélange direttore responsabile: Marco Carlin comitato di redazione: Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, L. Daniel D'Herin, Nadia Liscidini, Ferruccio Sommariva. direzione e redazione: c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre realizzazione: CGV stampa: JONA
Testo Originale Estratto
10....................... Mélange C'è ancora chi ricorda Sono passati cinquant'anni dall'ultimo conflitto mondiale, si è scritto di tutto, ma la testimonianza di uno che c'era mantiene un'autenticità ineguagliabile. Avere un nonno che ti racconta con serenità e saggezza il suo passato è ricevere un gesto d'amore. Per questo lo ringraziamo. della quale non ricordo più il nome; qui assistemmo ad una azio- ne di rappresaglia nei confronti dei locali partigiani. Per l'assas- sinio di sette tedeschi ordinarono l'esecuzione di uomini e donne senza distinzione alcuna. Per accentuare la ferocia costrinsero gli uni ad eseguire le esecuzioni nei confronti degli altri, fino a sterminio ultimato. Con molta lucidità e amarezza Christille Innocenzo, oggi settan- tottenne, rivive il periodo più duro della sua vita: gli anni della guerra. Il ventuno settembre 1943 venne arrestato a Kalamata in Grecia, con altri quarantuno uomini. Nel carcere resta pochi giorni. Mi confi- da:"...si viveva ancora bene, non ci face- vano lavorare, potevamo uscire, il vitto era discreto. L'unica imposizione consiste- va nel dover rientrare la sera in caser- ma. A fine ottobre dello stesso anno ci obbligarono a lavorare per una compa- gnia de l'esercito tedesco: con l'aiuto di 180 cavalli e circa 90 carretti dovevamo trasportare i viveri e le munizioni al fron- te dove c'era la guerra. Eravamo molto tesi: sentivamo la morte sempre vicina tanto era alto il rischio di essere bombar- dati. In questo periodo la mia salute era molto precaria: ero afflitto da una grave malattia, la malaria terziaria. Soffrivo di frequenti sbalzi di temperatura e le ferite profonde che avevo alle gambe stentava- no a rimarginarsi. Paradossalmente debbo la mia vita ai tedeschi. Le loro cure, molto assidue, hanno con- sentito al mio fisico di riprendersi pian piano. Continue iniezioni e una particolare attenzione al mio precario stato contribuirono decisamente ad una definitiva guarigione. Pensa che ero assisti- to da un infermiere personale anche durante la mia attività di carrettiere; quando si accorgeva che ero particolarmente soffe- rente provvedeva a fermare l'intera colonna per recarmi sollie- vo...In seguito lavorammo in una polveriera; avremmo potuto essere esonerati se avessimo firmato "contro il Re". Non accet- tammo. Da semplici prigionieri saremmo diventati semplici sol- dati. Nella realtà di quel momento cosa sarebbe cambiato? Nulla. Continuiamo a lavorare nella polveriera e, giorno dopo giorno, a due a due, caricavamo i proiettili su un carretto e li spingevamo fino alla sommità. Mi ricordo un mio amico di Como, aveva il vizio di fumare la pipa. Tempo una settimana, tanto era il nervoso per quella situazione di cattività, che se la consuma rodendosela. Le condizioni peggiorarono, il vitto cominciò a scarseggiare, non ci lasciavano riposare, era impossibile conti- nuare in quelle condizioni. Esausti cedemmo; firmammo. Ci tra- sferirono con tutti i nostri attrezzi a Tripoli, sugli altipiani della Grecia. Il viaggio durò poche ore e raggiungemmo una stazione Noi assistemmo passivamente a tutto: fu molto doloroso e atro- ce.... Continuaammo la nostra prigionia a Tripoli; io e un altro compagno fummo incaricati all'approvvigionamento viveri, tutte le mattine verso le sei ci recavamo in paese per compiere questo servizio. Lungo la strada assistevamo a spettacoli racca- priccianti: impiccati, cadaveri abbandonati lungo il ciglio.... Tutto ciò strideva con sprazzi di umanità, un residuo senso di onore e dignità. Una volta mi successe di essere difeso da un sottufficiale tedesco mentre stavo per subire una violenza da parte di un suo commilitone. Lo assistetti involontariamente ad un corteggiamento tra un soldato tedesco e una ragazza loca- le, risi, questi se la prese a male, mi minacciò e ne nacque una rissa. Fu a que- sto punto che intervenne il maresciallo: oltre a far cessare il diverbio impose al soldato la richiesta di scuse nei mie con- fronti, pena la fucilazione. Non mi sarei mai immaginato tanto, li perdonai volen- tieri. Nei giorni seguenti nacque addirittu- ra una tacita complicità tra me e questo "graziato". Io ci guadagna- me qualche vaso di marmellata e qualche fetta di sala- me. Il tempo trascorreva molto lentamente, alcuni mesi dopo ci trasferirono a Corinto, in piena campagna. Una notte assistetti ad una scena vergognosa. Tutto ebbe inizio con uno strano mes- saggio gridato in un megafono: - Tenetevi pronte, ragazze ribel- lanti...- Più tardi alcuni tedeschi giunsero al villaggio stupraro- no le donne e le sottoposero ad atroci sevizie, ad alcune fu tagliato il seno. Il giorno seguente completarono lo scempio. Da quel giorno fummo destinati alla protezione della popolazione e delle donne in particolare: facemmo uso delle armi e questi vili non tornarono più. Nel 1945 io e i miei quarantun compagni fummo trasferiti nel campo di concentramento di Dachau, in Germania. Qui incontrammo due soldati italiani, ci incoraggiaro- no, ma il mio pensiero era fisso quanto angosciante Chissà se ne uscirò?! - Beh... nel campo rimasi una sola, ma lunghissima, settimana: sopravvivemmo tutti quarantadue. Fummo liberati dagli americani" Sono passati cinquant'anni e a Innocenzo rima- ne il ricordo vivo di quel periodo e la voglia di incontrare qual- cuno dei suoi vecchi compagni di sventura. Denise C
Testo Originale Estratto
Mélange 11 Accatastamento rurale: un difficile rapporto V erso la fine degli anni '80 lo Stato italiano prende atto che la realtà agri cola sta cambiando rapidamente. L'abbandono delle campagne induce a riflettere sulla corretta identificazione dei fabbricati rurali. L'erario, in particolar modo, si rende conto che questa trasformazione può celare una ricca sacco di evasione fiscale. Le prime azioni vertono quindi a conoscere la re quantità di strutture esistenti sul territorio per poi stabilire nuovi criteri che san scano una legale "ruralità". L'operazione si presenta da subito alquanto comples sa: partendo dalla grande azienda agricola al pollaio, all'alpeggio, alla casa annesso il magazzino per il deposito delle mele, tutto era considerato bene stru mentale di un'attività agricola e pertanto non soggetto all'iscrizione al Catasto Urbano, con ciò che ne consegue. La complessità tecnica, ma soprattutto intuibile forte pressione contraria da parte del settore agricolo fanno slittare spesso il termine prefissato per la nuova disciplina. Arriviamo al '92: si istituisce la famosa tassa straordinaria ISI, diventata in seguito ordinaria col nome di ICI. Come tutti sanno è una tassa da pagare in relazione agli immobili di proprietà. Scoppia il bubbone: il pollaio, la stalla da dieci mucche, il fienile attiguo all'abita zione, oltre che a rispondere alle caratteristiche rurali di cui sopra, sono anche soggette a questa nuova tassa? Il quesito è ancora molto attuale, l'argomento altrettanto controverso. Cercheremo, con l'aiuto della stampa specializzata e con il parere degli esperti di riassumere, precisare sarebbe perlomeno presuntuoso, le disposizioni normative al riguardo. L'altro risvolto dell'azione legislativa è la par ticolare incidenza sull'economia agricola montana. La microframmentazione delle attività e delle relative strutture, l'età media molto avanzata degli addetti costituiscono il tessuto particolare delle nostre realtà montane. L'imposizione fiscale delle leggi a cui si accennava costituirà certamente un'accelerazione del fenomeno conosciuto come "abbandono dell'economia rurale". E' un tema molto sentito, se ne è parlato ad un convegno al quale hanno partecipato autorevoli rappresentanti di governo, i nostri parlamentari hanno presentato proposte di modifiche, ma non si è ancora giunti ad un risultato concreto. Andiamo con ordi ne: da "Il Sole 24 ore" - "... Ai fini del riconoscimento della ruralità degli immo bili agli effetti fiscali, i fabbricati o porzioni di fabbricato devono soddisfare le seguenti condizioni: a) il fabbricato deve essere posseduto dal soggetto titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale sul terreno ovvero detenuto dall'affittuario del terreno stesso o dal soggetto che ad altro titolo conduce il terreno cui l'immobile viene dichiarato asservito o dai familiari conviventi a loro carico risultanti dalle certifi cazioni anagrafiche; b) l'immobile deve essere utilizzato, quale abitazione o per funzioni strumentali all'attività agricola, dai soggetti di cui alla lettera a), sulla base di un titolo ido neo, ovvero da dipendenti esercitanti attività agricole nell'azienda a tempo inde terminato o a tempo determinato per un numero annuo di giornate lavorative superiore a cento, assunti nel rispetto della normativa in materia di collocamento; c) il terreno cui il fabbricato è stato dichiarato asservito deve avere superficie non inferiore a 10.000 mq ed essere censito catasto terreni con attribuzione di reddito agrario. Qualora sul terreno siano praticate colture specializzate in serra, ovvero la funghicoltura, il suddetto limite viene ridotto a 3.000 mq; d) il volume d'affari derivante da attività agricole del soggetto che conduce il fondo deve risultare superiore alla metà del suo reddito complessivo. Il volume d'affari dei soggetti che non presentano la dichia valore aggiunto si presume pari al limite massi 3, del DPR26/10/1972, n. 633 ( 9.999.000 e) i fabbricati ad uso abitativo, che hanno le caratteris liari urbane appartenenti alle categorie A/1 e A/8, ovvero le caratteristiche di lusso previste dal decreto del ministro dei Lavori Pubblici 2/8/1969...non posso no comunque essere riconosciuti rurali. Non si considerano produttive di reddito di fabbricati le costruzioni non utilizzate, purché risultino soddisfatte le condizioni previste dalle lettere a)b)c)d) ed e) di cui sopra. Lo stato di non utilizzo deve essere comprovato da apposita autocertifi cazione con firma autenticata, attestante l'assenza di allacciamento alle reti di servizi pubblici dell'energia elettrica, dell'acqua e del gas..." Non crediate che sia tutto qui: certamente è la parte più significativa. Seguono infiniti riferimenti, eccezioni, aggiunte, interpretazioni; tra questi si annidano dubbi, interpretazioni personalistiche e angoscianti incertezze sia da parte dei possessori di immobili e terri sia da parte, mi risulta, anche di più quotati professionisti. Un interrogativo anco ra senza certa risposta si riferisce alla lettera d) sopra riportata. E' un quesito particolarmente interessante perché interessa un tipo di contadino della nostra realtà: anziano, con piccolo podere, magari con un piccolo alloggio, pensione di vecchiaia. A proposito, la pensione di vecchiaia, va computata ai fini del reddito complessivo? Se sì, rischia di portare la percentuale "rurale" del reddito inferiore al 50% vanificando tutte le altre caratteristiche. Questa situazione, abbastanza diffusa, induce ad un drastico abbandono del lavoro agricolo da parte dei sogget ti. La lettera a), per esempio non esprime con certezza. A quale legislazione si riferisce quando tratta di "...familiari conviventi a loro carico..." (Legislazione fiscale, previdenziale, ecc. ) La posizione di un figlio di un agricoltore diretto con una occupazione esterna all'azienda diventa, per esempio, di incerta collocazione. Sono alcuni esempi che oltre ad un chiarimento. tecnico necessitano di una valutazione politica e morale più approfondita. Sul prossimo numero contiamo di sviluppare alcuni di questi temi. r.m.
Testo Originale Estratto
4 Mélange Un'esperienza di volontariato N ell'ottobre del 1993, per mano di alcuni volente- rosi, si costituiva, giuridica- mente, l'Associazione Volontari del Soccorso Grand Paradis, associazio- ne che è sorta senza scopo di lucro, con l'intento di aiutare, in opere di soccorso e di trasporto infermi, l'uten- za della Comunità stessa, nonché di appoggiare la struttura pubblica nell'esple- tamento di determinati ser- vizi sociali e sanitari. Allo scopo di formare i primi aderenti, il numero si aggirava intorno alle 100 unità, sono stati organiz- sono in attesa di poter frequentare i necessari corsi di formazione che li abiliteranno alla funzione di soccorrito- ri, incrementando la frangia realmente operante in seno all'associazione. Considerata, tuttavia, la recente costituzione dell'associa- zione, mancano ancora le strutture ed i mezzi tecnici necessari all'espletamento dell'attività, secondo i pro- grammi previsti. In dettaglio si possono citare la sede sociale con relativo allestimento, in fase di ultimazione da parte della Comunità Montana in località Preille, l'autoambulanza con attrezzatura per il soccorso, anch'essa, con ogni probabilità, acquistata dalla Comunità ed, infine, le divise dei soccorritori, per le quali è già previsto un contributo sempre da parte della Comunità Montana. Attualmente, pertanto, l'attività svolta è resa possibile gra- zie all'utilizzo dei mezzi dell'Unità Sanitaria Locale, che, tramite il Centro Operativo 118, bypassa i servi- zi che possono essere affidati alla nostra associazione, e grazie alla disponibilità del Corpo Volontario dei Vigili del Fuoco di St. Pierre, i quali hanno messo a disposizione dei Volontari del Soccorso la propria sede, consentendo agli stessi una più proficua vita di associazione. zati dei corsi di preparazione, svoltisi durante la pri- mavera del 1994, corsi che si sono conclusi con esame finale, che ha abilitato allo svolgimento della funzione di soccorritore circa 50 soci, di cui 30, a tutt'oggi, sono anche in possesso del KE, patentino che abi- lita alla guida dell'ambulanza. Questi primi volontari, per avvicinarsi praticamen all'attività di soccorritore, hanno svolto, durante la sta- gione invernale 1995, un'attività di trasporto infortuna- ti, dalla stazione sciistica di Pila all'ospedale di Aosta, e stanno ancora attualmente prestando la loro opera di appoggio alla struttura pubblica trasportando i pazien- ti, che necessitano di terapie specialistiche, presso l'Ospedale di Ivrea e fornendo la propria assistenza durante lo svolgimento di manifestazioni sportive, all'interno della comunità e nei comuni limitrofi. Nell'ambito di un piano generale di programmazione di attività del Centro Operativo 118, l'Associazione ha poi confermato la propria disponibilità nel continuare l'espleta- mento dei servizi su esposti ed ha, altresì, fornito il proprio appoggio in un'attività, più strettamente a servizio degli anziani e dell'utenza delle Microcomunità che neces- sitano di prestazioni specialistiche presso l'Ospedale Regionale. Dati confortanti indicano, recentemen l'acquisizione di una trentina di nuovi soci, i quali Daniela Lale Demoz
Testo Originale Estratto
Mélange La scuola: cambia, cresce, si modifica L' anno scolastico volge al termine e parlare di scuola in questo momento può sembrare un po' fuori luogo. Mi limiterò perciò a fare una rapida carrellata sulla situazione attuale della scuola di Saint- Pierre e alcune personali considerazioni. La popolazione scolastica è di 107 alunni suddivisi in 7 classi: 17 in I, 28 in II, 18 in III, 17 in IV e 26 in V. Nel corso dell'anno alcune classi si sono "arricchite" di alunni provenienti da altre regioni d'Italia e addirittura da altri stati. Le classi di I, III, IV e V si trovano nell'edificio scola- tico a lato del municipio mentre le due II hanno trovato siste- mazione nei locali della ex biblioteca. La situazione non è ottimale in quanto sarebbe molto più proficuo, sia per gli alunni che per gli insegnanti poter lavorare tutti nello stesso edificio. Per proficuo intendo quello che secondo me è uno degli scopi fondamentali della scuola: insegnare ai bambini a vivere insieme, a socializzare, a rispettare anche gli spazi e le esigenze degli altri, soprattutto se più piccolo, a collaborare e scam- biarsi esperienze. Riflettendo sul passato, mi rendo conto che la scuola è notevolmente e positivamente cambiata, direi evoluta. Negli ultimi anni la scuola si è aperta e si è valsa della col- laborazione non solo dei genitori ma di tutti quegli organi- smi che hanno come scopo di aiutare il bambino a cresce- re tenendo conto di tutto ciò che lo circonda. Innanzitutto la effettiva presenza dei genitori all'interno della scuola, permette uno scambio di idee e di esperien- ze, anche di critiche, che sono ugualmente costruttive se non solo fine a se stesse. Partendo dal presupposto e dalla convinzione che compito della scuola non è solo quello dell'alfabetizzazione, si cerca di integrare quello che è l'apprendimento vero e proprio con altre attività altrettanto importanti, avendo come fine la crescita culturale e sociale degli alunni. Le attività proposte coinvolgono la totalità delle classi ed hanno la valenza di attività scolastiche. Il loro obiettivo è semplice e permette a tutti i ragazzi di fare delle esperienze che buona parte di essi non hanno forse occasione di fare al di fuori della scuola: - conversa- re con i compagni e con gli insegnanti - porsi in modo cri- tico ed avere un riscontro per migliorarsi - avere la possi- bilità di accrescere le esperienze ed integrare le conoscen- ze - avere rapporti diversi sia coi compagni che cogli inse- gnanti e gli operatori. Tenendo conto di questi obiettivi sono state organizzate più attività di cui hanno potuto usufruire tutti i bambini della scuola di Saint-Pierre: - corsi di educazione musicale - atti- vità di conoscenza dell'ambiente e di avvicinamento alla montagna - corsi di nuoto e di sci.... Riflettendo su tutto ciò mi viene spontanea una domanda; è effettivamente capito da tutti lo sforzo che la scuola fa per aiutare i bambini a crescere e ad usare la propria testa, per arricchire le loro conoscenze? E ancora: quanti genito- ri preferirebbero la scuola fatta solo di nozioni scolastiche? Oppure: quanti sono d'accordo con un papà che ultima- mente ci ha detto: mio figlio se non altro non ricorderà la scuola per le bacchettate..... Vanda Champrétavy 5
Testo Originale Estratto
6. Mélange. Intervista al sindaco ei è stato eletto nel '95 col nuovo sistema elettorale. Era sindaco anche precedentemen- te: è cambiato qualcosa nella sua funzione? Sostanzialmente no. Ma devo ammettere che i pre- cedenti cinque anni di amministrazione dal 1990 al 1995, di cui quattro come vice sindaco e l' ultimo come sindaco sono stati molto importanti per me. Infatti mi hanno fatto entrare nel vivo dell'amministrazione e acquisire l'espe- rienza necessaria. Quali sono le competenze di un sindaco? Le competenze di un sindaco sono innumerevoli e sarebbe problematico citarle tutte, mi limiterò pertanto ad esporre alcune delle competenze generali previste dal nostro statuto adottato dal Consiglio comunale in data 23 settembre 1991, n. 66: Il sindaco rappresenta il Comune, convoca e presiede il Consiglio e la Giunta, sovrintende al funzionamento degli uffici e dei servizi nonché all'esecu- zione degli atti. Quali qualità deve possedere? Non credo che per ricoprire tale carica si debbano possedere delle qualità particolari. Nonostante ciò, per svolgere con la dovuta diligenza e competenza la suddetta carica, bisogna impegnare molte ore settimanali per lo stu- dio dei vari problemi che ne derivano: riunioni comunali e alle varie convocazioni (Comunità Montana, Consorzio dei Comuni, Associazioni Sindaci, ecc.) per occuparsi dell'Amministrazione Comunale. E' difficile amministrare un paese come Saint- Pierre? Il Comune di Saint-Pierre non è certo un paese faci- le da gestire. Nell'ultimo decennio la popolazione è sensi- bilmente aumentata (2500 i soli residenti), pertanto sempre più sono le esigenze ed i servizi a cui il Comune deve far fronte per soddisfare le richieste dei cittadini. Ma, ogni giorno, la più grande difficoltà nell'amministrare un Comune consiste nel riuscire ad interpretare e di conse- guenza, ad applicare tutte le leggi nazionali e regionali in vigore. Inoltre ogni nuova legge varata non rischia che di produrre un aggravio di burocrazia. Quali sono le maggiori responsabilità che ha dovuto assumersi? Non saprei distinguere particolari responsabilità maggiori di altre, ma senza dubbio l'attività amministrativa sta diventando sempre più gravosa sia per gli impegni che per il carico di lavoro, ma soprattutto per tutte le compe- tenze che vengono sempre più trasferite agli Enti locali. Quali sono oggi i progetti del programma elet- torale che ha già realizzato o che sono in fase di realizzazione? Uno dei punti importanti del nostro programma riguarda senz'altro l'approvvigionamento idrico: con que- sta estate entrerà in funzione il nuovo potenziamento dell'acquedotto comunale che servirà a soddisfare il fabbi- sogno idrico della collina di Saint-Pierre (Etavel, La Croix, Bussan). Inoltre è in corso una procedura per l'appalto, da parte della Regione, dei lavori di rifacimento della rete di distribuzione e lo sdoppiamento della rete fognaria. Per quest'anno sono anche in programma a breve l'appal- to di altri lavori: - la costruzione dell'impianto idrico per la zona sportiva e le aree verdi comunali usufruendo dell'acqua del consorzio irriguo Saint-Pierre/Villeneuve; - l'ultimazione dei lavori del giardino pubblico in località Chevreyron; - la realizzazione dell'illuminazione pubblica in località Cognejn e Rossan; - i lavori di completamento dei centri raccolta rifiuti solidi urbani; - il secondo lotto dei
Testo Originale Estratto
Mélongo 7 lavori di captazione in località Méod; - la costruzione dei più dalla politica: crede che stiamo, in que- garages in località La Grange-Bussan di sotto e l'allargamento sto modo, tralasciando una fase importan- della strada Combaz di Etave - Jonin. Inoltre, la Regione ha te della nostra vita? già indetto la gara per l'appalto dei lavori di costruzione della nuova scuola elementare che sorgerà dietro l'asilo nido inter- Sono dell'avviso che nella nostra modesta realtà, anche se comunale, in corso di costruzione, nella zona ex casermette. viviamo in un momento di forti cambiamenti politici a livello nazionale, ci si occupa ancora prevalentemente di attività A quale età ha iniziato ad interessarsi di politica? amministrativa tralasciando quella politica condizionata dagli interessi dei partiti. In fondo nei nostri paesi si riesce La mia esperienza amministrativa nel comune di ancora ad instaurare un contatto diretto tra amministratori e Saint-Pierre risale al 1990. cittadini, cosa che invece risulta difficoltosa nelle grandi città. Sono comunque convinto che sia importante per tutti i Che cosa spinge un giovane alla politica? giovani non tralasciare l'opportunità di crescere in espe- rienze di vita non esclusivamente per se stessi, ma anche al Nel mio caso specifico, non c'è stata una particolare moti- servizio della comunità stessa. Occuparsi in qualche modo vazione che mi abbia spinto ad intraprendere questa scel- dell'attività amministrativa del proprio Comune è un'espe- ta, se non il desiderio di fare qualcosa di utile per la pro- rienza senz'altro utile in quanto si ha così la possibilità di pria comunità. crescere culturalmente e di avere dei contatti con differenti personalità e confrontarsi quindi con diverse realtà. Oggi noi giovani ci allontaniamo sempre Denise Chappuis Educare alla pace e alla solidarietà Essendo in contatto con il La Famiglia mondo dei bambini e dei ragazzi, sono sovente spaven- La famiglia insegna la pace a partire tato da una mentalità di fondo che sta dal reciproco amore, dalla condivisio- prendendo piede anche in una comu- ne, dalla stima per gli altri e dal rispet- nità piccola come quella di Saint to delle diverse opinioni. La famiglia Pierre. Indifferenza agli altri, spirito educa alla pace quando accoglie la di vendetta, intolleranza, alcune vita, ogni vita: del bambino e venature di razzismo, egoismo, mi dell'anziano, dell'amico e dello stranie- sembrano atteggiamenti sempre più ro. E' una vera scuola di ospitalità, nes- frequenti in tanta parte della nostra sun "ospite" sia sentito "ostile". realtà giovanile. Accoglienza vera significa disponibilità Un cattivo uso della televisione, un senza discriminazione, clima di fiducia, mancato dialogo educativo, sono positività, libertà di dialogo e di espres- probabilmente alla base di questa sione, solidarietà (anche tra parenti), brutta mentalità, che certamente non generosità anche verso chi non è in aiuta i nostri ragazzi a scoprire e poi grado di ricambiare. a vivere in quei valori che rendono importante una esistenza e ricca e La scuola valida una comunità. solidale. La scuola può attuare una vera esperienza di socialità e di dialogo; apri- re alle mille culture del mondo e valoriz- zare i doni di ciascun alunno: divieni così tirocinio quotidiano di tolleranza. La parrocchia La parrocchia, se incarna davvero nel territorio il messaggio cristiano, non può dire, a proposito di pace, "io non c'entro". Il catechismo apre la mente e il cuore ai pensieri di Cristo, che sono "pensieri di pace e solidarietà". La testi- monianza della carità insegna la pace attraverso il servizio al fratello, fino al nemico che diventa prossimo. Dalle cele- brazioni liturgiche scaturiscono percorsi di pace di notevole portata educativa: il gesto di pace scambiato nell'assemblea rimanda a una gestualità quotidiana, che fa diventare il perdono un tratto saliente dell'identità del cristiano e muove alla supplica implorante ogni volta che la pace è violata in qualche parte del mondo. don Aldo Rastello Emerge, da tutto ciò, insopprimibile La scuola è l'altro punto di forza per una l'esigenza della "educazione alla autentica educazione alla pace: studiare pace" che compete anzitutto alla la storia della pace, conoscere i modelli famiglia, poi alla scuola e anche alla positivi delle varie culture, mettere in parrocchia. grado i giovani di spendere le loro ener- gie per la costruzione di un mondo più
Testo Originale Estratto
Mélange. Un peu de racines, un peu d'histoire «L o poète di Tsanti» C'est le titre d'un recueil de poésies publié récemment et c'est aussi la définition la plus appropriée de cet homme qui vit a Rumiod, au village de Chantel. Silvio Champrétavy chante depuis longtemps son histoire, ses souvenirs, la vie qui s'écoule. Aujourd'hui, à quatre-vingt- douze ans, devenu aveugle, il recoit l'approbation et l'estime des siens, ansi qu'un brin de notoriété. Né à Vens en 1904, c'est à Rumiod qu'il passe sa toute pre- mière enfance. A huit ans, il tra- vaille dans un restaurant de Turin, il continue à Clavière et ensuite à Cogne, toujours dans l'hôtellerie. C'est dans cette période qu'il s'in- scrit à un cours agricole par corre- spondance. En 1938, à cause de la mauvaise santé de son père, il quitte avec regret ce monde-là, rentre a Rumiod et se consacre à l'agricul- ture. L'expérience inhabituelle en dehors du contexte traditionnel de l'époque a marqué profondément l'âme et la culture de Silvio: le goût d'apprendre et d'échanger des opinions le caractérise toujours. Ses parentes les plus pro- ches confirment qu'en dépit de son retour à la vie paysan- ne et du peu de temps qu'elle laisse à disposition, il ne per- dait jamais une occasion de lire et de se documenter: son temps à lui, c'était tard dans la soirée, le seul moment peut- être qui lui restait. Au seuil de la vieillesse, il découvre le plaisir intime de raconter sa pensée en vers. Plus précisément, c'est l'Abbé Romano Maquignaz, curé de Saint-Nicolas et son ami per- sonnel, qui l'apprécie, l'encourage à continuer et publie ses premières poésies dans son fameux bulletin paroissial. Pendant ce temps, Silvio commence à perdre la vue et, plus que n'importe qui, sent que ses possibilités de lire, de s'informer et d'écrire diminuent. Il ne baisse pas les bras. Aidée des personnes qui lui sont les plus chères, il maintient des liens très forts avec la culture. Son épouse Dorina est certainement un sooutien irremplaçable. En sus des mem- bres de sa famille, de nombreuses autres personnes, surtout des touristes de Rumiod, s'entretiennent avec lui, discutent des sujets les plus variés, lui lisent le journal etc. Une con- opoète Di Tsantì Silvio Champrétavy naissance de Milan avec qui il est très lié, Rocco, lui a lu tout récemment de dernier livre d'Enzo Biagi. Ceci pour vous dire combien Silvio Champrétavy est informé et émo- tionnellemnt présent, au bel âge de quatre-vingt-douze ans. Il y a quelque jours, j'ai eu occasion de lui parler à propos de ses écrits et de l'intérêt qu'ils suscitent. Imperturbable, il a résumé la situation politique actuelle, a souligné les aspect les plus dégradents, m'a indiqué les noms et les positions qu'il estime les plus funestes. Enfin il a parlé de tout sauf de lui même, de ses poé- sies et de l'initiative qui a porté au recueil «Lo poète di Tsantì» Comme s'il désirait garder quelque chose de trop personnel, comme s'il vou- lait faire des reproches à ceux qui ont voulu divulguer cet aspect secret de sa personnalité. Bien que son épouse renchérisse, aimable- ment, et indique dans leur petite fille la responsable du méfait, elle est contente que ces "reguingueť- tes" aient pris l'importance que elles méritent. Tout commença l'année dernière. Malvina, sa peti- te-fille entreprenente, réunit les manuscrits, essaya de les mettre en ordre chronologique- ment et en parla avec l'assesseur régional à l'instruction publique. Cet entretien fut des plus encourageants. Un long travail de composition fut entrepris, auquel collaborèrent des experts en la matière: Laura Jacquemod, Rosito Champrétavy et Alexis Bétemps. Giancarlo Zuppini, peintre à Saint-Pierre, a dessiné à l'encre de Chine des décors et des paysages évoquant le thème du recueil. Je n'ai ni la compétence ni la capacité pour décrire à leur juste valeur ces dessins. Je vous demande de les admirer, tout simple- ment. Je vous invite à lire «Lo poète di Tsantì». Et, comme l'a bien dit l'assesseur Louvin, «...Je sais que l'auteur est aveugle depuis de longues années. Ce ne sont plus le cho- ses qu'il voit qu'il décrit. Mais en parcourant ses poèmes on a l'impression qu'il n'a jamais perdu le don de la vue tellement ses descriptions sont fidèles et animées. Est-ce que pour lui, la poésie serait une sorte de fenêtre ouverte sur les couleurs et les mouvements qu'il ne peut plus percevoir?...» A nous d'y réfléchir. Marco Carlin
Testo Originale Estratto
Mélange Nella maggior parte dei casi la scuola occu- pa gran parte della giovinezza: ci si diplo- ma, a volte ci si laurea, se si può si trova un lavoro e da qui parte una vita autonoma e adulta. A volte la scuola è esperienza di vita, conoscenza della vita altrui, vagare con l'immaginazione. Elda Tonso interpreta a pennello quest'ultima figura e con altrettanta originalità detta alla sua amica, Olimpia Negro, la sua "prematura biografia". Elda Tonso «Ho 27 anni, non so dove sarò il prossimo mese.... oggi sono a Firenze e faccio origami per trasmettere la cultura orientale ad un terza ele- mentare. Lavoro momentaneamente a diversi pro- getti: un ecovillaggio nella Cina meridionale; un confronto giovanile Italia Cina; un percorso di educazione alla pace. Ho solo 27 anni e quello che farò in futuro io non lo so. Niente è così luci- damente deciso. A voi posso solo dire come sono giunta a questa prima tappa. La mia fortuna e il mio futuro sono invariato con un libro, "Amica Ganga" che mi parlava dell'India, dei suoi richia- mi e della mia curiosità. Mi ha parlato ancora per molto tempo dopo averlo chiuso....Avrei studiato l'hindi, sarei partita, avrei indossato il sari e nei miei sogni credo di aver suonato persino il sitar. Sono partita per l'India per obbedire ad un istinto e per non declina- re un invito destinato ma, prima di partire mi sono iscritta alla facoltà di lingue orientali di Venezia, lingua scelta: il cinese. Perché?! Per originalità, per sfida, per diversità, per fatale attrazio- ne per l'Oriente e poi perché l'hindi non è una lin- gua molto usata e in fondo io sono una persona ragionevole. Non è stato facile. Certo Venezia aiuta! Ho continuato a studiare con dubbi, incer- tezze, ripensamenti e malinconie. Non mi sentivo certo un animo vagabondo. Invece di tornare, ho deciso di andare oltre, di sfidare me stessa e i miei limiti emotivi. Sono approdata a Pechino in un freddissimo novembre, con un'amica italiana, un vocabolario cinese approssimativo e un falso invito dell'università cinese. I corsi erano già ini- ziati, l'invito formale era servito solo per ottenere il visto e l'impiegata mi ha detto di no...non c'era posto. Ho semplicemente pianto, un pò per dispe- razione un pò per ispirare senso materno e conse- guente compassione. L'impiegata aveva un cuore 9 Si parte dalla scuola grande e probabilmente anche un figlio (di più è impossibile per un cinese) perché il giorno dopo ho iniziato a frequentare i corsi di lingua all'Università per stranieri: la giungla. Per i primi 2 mesi ho scritto tantissime lettere-pianto a parenti ed amici. Poi non so ...non so quando ma, so perché la Cina è diventata anche il mio mondo e, per 6 mesi probabilmente l'unico. Ho conosciuto in questo periodo persone coraggio- se, impulsive, libere, geniali e folli. Personaggi unici e incredibili per le mie origini, la mia cultura, la mia visione della vita. Dovrei fare un quadro per ognuna di queste persone per descriverle. Impossibile! Io non so dipingere. Non lo sapevo e, me ne sono accorta solo al ritorno, sono cambiata, mi hanno cambiata, ho voluto che mi cambiassero. Ho incontrato Giulia, senese di origine, tibetana per adozione; una vita ricominciata con forza e passio- ne a 30 anni, per non morire di asfissia tra una casa, un marito e un lavoro in ditta! Ora ha un nuovo marito cinese, anzi mongolo, una profonda conoscenza del Tibet e dei suoi misteri e un libro in cantiere. Zoran, enigmatico montenegrino un pò genio un pò pigro, che è diventato il fratello che non ho mai avuto, il mio confidente, il mio carica- turista di fiducia. Ryoji, folletto giapponese, silen- zioso, raffinato, quasi saggio che ora vive e studia a New York e, che mi telefona, dimentico del fuso orario e malgrado la saggezza, alle 3 del mattino per dirmi "ciao" conversando in anglo-cinese. Xiao Jing, ragazza cinese, un pò incostante negli studi (italiano o inglese? Inglese o italiano? ..o forse e meglio il francese?) sempre sorridente e con una gran voglia di Occidente. Soheila, la ragazza ira- niana meno iraniana che conosco, studentessa in medicina, un fulmine a ciel sereno che lontana dai quartieri delle ambasciate non porta mai il chador e che è al centro di un harem invertito di ragazzi affascinati dalla sua malia incantatrice. Anche lì, come in Valle, avevo una vita quotidiana, una fami- glia, degli impegni e delle abitudini. Per due anni ho vissuto due vite parallele ben distinte. Sono tor- nata e poi ancora ritornata per periodi sempre più lunghi. Studiavo, ma non solo, visitavo, vagabon- davo, assaporavo, accantonava, imparavo l'immen- sa, ricca ma difficile cultura cinese. Per preparare la tesi sono stata nella Cina del sud per due mesi. Qui ho incontrato una realtà ancora diversa, una popolazione serena, giovani con lo stesso entusia- smo e la stessa curiosità che ho io per il mondo, lo studio, il confronto e la cultura. Ho esplorato la vita buddhista di una minoranza etnica contadina, colorata, gioiosa, fiera e operosa. Ho riempito i miei quaderni di appunti ma, anche di sogni e di idee utili forse più per la vita che per la tesi. Quest'ultima l'ho comunque ultimata discussa ef- fettuata. Laureata! Io sono laureata! Per quel che ne so è solo un punto di partenza non certo un semplice arrivo. Tempo 4 mesi una selezione mi ha portata a Napoli per un master in "sviluppo internazionale". Che cambiamento! Ho vissuto per un anno con persone forti, competitive, preparate e impegna- te. Nuovi amici, nuovi affetti dunque per me che ho bisogno ovunque vada di ricostruirmi un nido, una famiglia. Qui dove sono ora ci sono arrivata alla fine del percorso per uno stage in un orga- nizzazione non governativa. Credo che Firenze sia una delle città in cui mi piacerebbe vivere ma so che presto avrà una nuova destinazione, una nuova casa e, ci potrei scommettere, una nuova famiglia. Nel frattempo il mio impegno più grande è mantenere i contatti con tutte le altre che ho formato in giro per il mondo. In tutta questa baraonda di gente e di luoghi io comunque sono sempre Elda Tonso, valdostana, che porta in giro la ricetta della grolla per una profonda amicizia tra i popoli e, che parla dei suoi monti e delle sue origini come ho sentito fare per ora solo ad Heidi. Ma non è solo questo; è molto di più; è che prima o poi forse tornerò e forse troverò il mio posto. Se quindi dovessi tor- nare nel posto da cui sono partita sono convinta che questo non sarebbe che l'ennesimo angolo a cui svoltare inconsapevole del mio futuro, scelto con il fiducioso appoggio dei miei genitori.» Ho incontrato Elda, non certo per caso ma per amicizia per stendere questa sua prematura bio- grafia insieme ed ecco il risultato. Olimpia Negro
Testo Originale Estratto
8 Mélange Apre la banca di credito cooperativo Grand Paradis Mont Blanc Nasce un nuovo soggetto finanziario dalla aggregazione delle due banche di credito cooperativo operanti in alta valle, a St. Pierre e a La Salle: La “Banca di Credito Cooperativo del Grand Paradis Mont Blanc”. La nuova società avrà sede legale e amministrativa a St. Pierre, sede distaccata a La Salle e, nel breve periodo, competenza territoriale su tutta l’alta valle: da Aosta al confine di stato. L’oggetto sociale rimane quello della raccolta del risparmio e dell’esercizio del credito, inoltre, in osservanza delle disposizioni vigenti in materia, la società potrà compiere tutte le operazioni e i servizi bancari, nonché le diverse attività di rischio. I soci ed i clienti delle due banche interessate alla concentrazione si pongono, quanto meno, un semplice, ma fondamentale interro gativo: quali sono stati i motivi principali che hanno indotto gli amministratori delle due aziende a proporre la fusione? La rispo sta non può essere una: l’importanza strategica che per i pro ponenti rivestiva la dimensione aziendale, soprattutto a livelli minimi quali erano quelli delle due banche interessate al proget to. Si trattava, in buona sostanza, di adeguare gli assetti gestio nali, aumentare la redditività dei servizi ed aumentarne la gamma, superare la rigidità dei costi operativi di struttura e rea lizzare quant’altro necessario per contrastare l’aumentata compe titività del sistema. Tralasciamo ulteriori ragioni che stanno alla base delle scelte operate per dire che era allora emersa una sen sazione netta: la nostra banca rischiava di non essere più suffi cientemente in grado di dare risposte efficaci alle nuove richieste del mercato finanziario. Per gli organismi amministrativi e di controllo c’è stato, pertanto, un tempo per capire e pensare, un tempo per decidere e un tempo per agire. Si trattava allora di avanzare proposte con chiarezza di idee e anche con una certa dose di coraggio. Non ci si poteva limi tare all’elencazione dei problemi, lamentando l’impossibilità di risolverli nell’immediato e rinviare ogni impegno ad un avvenire lontano ed incerto. Era necessario dimostrare di sapere davvero passare dalle parole alle realizzazioni. In presenza di queste con dizioni veniva avviata la riflessione che avrebbe condotto le due Assemblee dei soci a decidere per la fusione. Si aveva in testa un ben preciso obbiettivo: l’efficienza della costituenda struttura. Nessuno di noi ha dubbi sull’importanza dell’efficienza; è condi zione preliminare ed essenziale per reggere il confronto del mer cato. Come pensare di contrastare, diversamente, la concorrenza dei grandi operatori del settore ( es. San Paolo, C.R.T. )? Anche loro sono tesi, con tutta la grande capacità di intermediazione, ad occupare ogni spazio, anche quelle famose “nicchie di mercato”, considerate una volta terreno riservato alle nostre banche. Diciamolo allora chiaramente: per fronteggiare con risultati accettabili tale situazione era necessario attrezzarsi per tempo per un confronto che fosse ad armi pari, almeno sotto il profilo tecnico. Ecco quindi il percorso ideale che ci ha permesso di pro porre e realizzare la concentrazione tra le banche di credito coo perativo del Grand Paradis e Mont Blanc. D’altronde i soci hanno immediatamente intuito e poi razionalmente capito l’importanza del momento. Hanno confermato la volontà di stare insieme e la convinzione che non c’è prospettiva futura se non si raggruppa in un sistema ove trovino giusta collocazione tutte le componenti già presenti nelle due aziende interessate. La nuova banca sta prendendo forma, ma tanti ostacoli devono ancora essere affrontati e superati se non si vuole rinunciare ad operare in maniera dignitosa e riconoscibile sul mercato . Ne citiamo uno per tutti: nella nuova banca dovrà radicarsi una forte capacità operativa ed una imprenditorialità ben regolamentata, che dovrà valere da subito e per tutti. Questo perché l’azienda deve porsi al servizio di tutti quanti meritino di essere sostenuti sul territorio: le famiglie e le imprese, gli affari e le associazioni, la storia e le tradizioni. L’ottica del nostro ragionamento deve essere volta a superare l’ombra del nostro campanile, permettendoci di interpretare le vere necessità di quanti, all’ombra di quel campanile, abitano e lavorano. Il nostro fine non è solamente il profitto dell’azienda, ma l’utile che dobbiamo accumulare per ridistribuire. In altri termini saper opportunamente dosare: capacità di ascolto, atten zione ai mercati finanziari, qualità di rapporto con i soci ed i clienti, qualità dei prodotti offerti. Se nutrissimo ancora incertezza sulle analisi che abbiamo potuto condurre e non avessimo maturato convinzioni ormai piut tosto nette svaluteremmo una esperienza preziosa. Questa espe rienza ha preso ora anche operativamente il suo avvio. La nuova società ha preso possesso dei due sportelli di St. Pierre La Salle, ha nominato le cariche istituzionali e, con decorrenza primo gen naio 1996, agisce a tutti gli effetti come “Banca di Credito Cooperativo del Grand Paradis-Mont Blanc. La sua base sociale è di 1422 soci, il suo patrimonio è di due miliardi e 514 milioni, ha una raccolta diretta che si assesta sui 47 miliardi e 61 milioni mentre l’indiretta è pari a 19 miliardi e 69 milioni. Il capitale impiegato è pari a 18 miliardi e 498 milioni. Ai nuovi amministratori va un pensiero particolare ed un augurio di buon lavoro. A tutti gli attuali soci e clienti e a quelli che vor ranno avvicinarsi ed operare con la nuova banca inviamo un mes saggio: tutti uniti possiamo fare della Banca di Credito Cooperativo del Grand Paradis - Mont Blanc un soggetto capace di portare un concreto contributo alla crescita sociale ed economica di tutta l’alta valle d’Aosta. Lorenzo Chentre