Mélange 2002: Cronache, Culture e Sguardi dal Mondo a Saint-Pierre

mélange 2002.pdf

Questo documento è una raccolta di articoli tratti dalla pubblicazione quadrimestrale "Mélange", edita dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre nel 2002, con riferimenti specifici ai numeri di Aprile e Dicembre. Offre un'ampia panoramica della vita locale nella Valle d'Aosta, coprendo temi come la storia della Resistenza, le attività culturali di associazioni come L'artzon e Pro Loco, e le dinamiche comunitarie legate al consorzio Gran Paradiso Natura e alla parrocchia di Saint-Pierre. Vengono discussi progetti di sviluppo locale, quali il nuovo acquedotto intercomunale e la ristrutturazione del Municipio, accanto a sfide socio-economiche come la crisi del settore zootecnico. Il documento include anche riflessioni su eventi regionali (Olimpiadi Torino 2006) e si arricchisce di numerose testimonianze personali e internazionali, narrando esperienze di viaggio e lavoro da Lima a Los Angeles, da Cuba all'Australia, e approfondendo il 'métissage culturel'. Le pagine della biblioteca promuovono la lettura e la cultura, mentre articoli dedicati al teatro e a figure storiche come Elvis Presley completano il quadro di una comunità dinamica e aperta al mondo.

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Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre
Anno 7 n° 1
Aprile 2002
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.
1


Testo Originale Estratto
Nessun testo estratto.


Testo Originale Estratto
2
3
Editoriale
INTERVISTA
ESCLUSIVA
DELL'ATELIER
JOURNAL
Raimondo Monaya
racconta...
Chi era Maria Ida Viglino e
come vi siete conosciuti?
Maria Ida Viglino inse-
gnava matematica al liceo. Io
la conoscevo perché era di
Saint-Christophe, so che era
nel Comitato di Liberazione
e apparteneva al Partito
Socialista. Era molto bella. La
Alcuni giornalisti
«Le Trait d'Union»
hanno intervistato il signor
Raimondo che nel '45
è stato arrestato
assieme a Maria Ida Viglino
sistenza. Io invece sono sta-
to liberato dal tenente tede-
sco che mi aveva catturato e
che, mi ha detto: «Sei libero
vai a Ville-Sur-Sarre che c'è
un gruppo di partigiani!» E
così ho fatto.
Ci racconti un episodio
significativo?
Erano arrivati gli Ucraini ed erano in Val di Rhêmes,
venivano dalla Valle di Cogne. Siamo dovuti scappare in
Francia. In seguito siamo tornati in Italia in 17 per vedere se
le centrali idroelettriche erano minate perché in caso con-
trario avremmo dovuto farlo noi.
Ero in compagnia di un ragazzo di 18 anni, dovevamo
arrivare a Rhêmes e lui si lamentava per la stanchezza e vo-
leva riposare. Allora siamo andati in una stalla dove un con-
tadino ci ha dato del latte appena munto. Ad un certo punto
il contadino ha detto che fuori c'erano 7 tedeschi, io ho ri-
sposto: «Solo 7!? Qua non verrebbero mai in 7 ma in 70 come
minimo! Se si trovano bruciano tutto!». Era gennaio e c'era
tanta neve, abbiamo nascosto le armi nella neve e siamo
scappati su per il bosco. Sfortunatamente ci hanno visti e in-
seguiti ci siamo arresi! Volevano fucilarci ma io con un atto
di coraggio ho detto: «Potete anche fucilarci ma prima date-
ci da mangiare!».
I Tedeschi ci hanno presi come ostaggi e, scendendo
verso Introd, abbiamo saputo che era stato ucciso un uffi-
ciale tedesco e ci siamo preoccupati per la nostra vita. Ci
hanno portati alla caserma Testafocahi e ci hanno consegna-
ti ai fascisti che ci hanno picchiati perché non rispettavamo
il Duce.
Non siamo morti perché il tenente tedesco che ci ave-
va catturati al processo ci ha difesi.
Mélange
Direttore responsabile
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Daniela Bosio, Christian Chioso,
Denny Cognetn, Germano Dionisi,
Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
considerarci i fratelli maggiori della Pro Loco sarebbe un po' presuntuoso e così ci siamo re-
galati l'affettuoso titolo di cugini; una parentela che ci permette di disturbarli spesso per far-
ci raccontare i loro programmi, i resoconti e le iniziative che svilupperanno.
Lo facciamo anche con meditata attenzione perché riteniamo che sia utile a questa neonata as-
sociazione mantenere vivo l'interesse presso la popolazione, ricordare spesso l'attività che porta avan-
ti con impegno e tanta soddisfazione.
È quindi un piacere sentire da Mario un resoconto positivo. Lo ascolto con attenzione
e dalle sue parole traggo una sensazione di piacevole armonia che esiste nel suo gruppo; un pre-
zioso collante per tutte le attività che si allarga di volta in volta anche tra la gente.
Le date veramente bene!
Nel 2001 le cose sono andate veramente bene a Verrogne. La festa di agosto ha avuto un
successo da sottolineare e ciò ha invitato ad esaminare attentamente il progetto per Verrogne. Questo ha
portato a Verrogne una soluzione che ha ampliato l'area dedicata alla manifestazione, si manterra, anzi si
accrescerà l'aspetto culturale dell'evento.
Verrogne quest'anno non ospiterà la rappresentazione teatrale; non vogliono ripetersi. È però in
cantiere per il 2003 uno spettacolo sullo stesso luogo con uno scenario rivisitato e una «Veillea» il
cui intento è coinvolgere gli abitanti del villaggio in una serata d'antan.
La serata collegata alle auto d'epoca ha attirato l'attenzione di molti appassionati dalle
regioni vicine; è piaciuta, e questo giustifica l'organizzazione del 2003 che valorizzeranno le
cerimonie di premiazione e di festeggiamento.
Anche tutte le altre manifestazioni hanno riscosso successo; il carnevale, vero e proprio appun-
tamento paesano, la veglia di Natale e l'arredamento floreale del paese saranno ancora riproposti
con gli aggiustamenti dell'esperienza.
L'incontro con tutte le associazioni quello no; non ha interessato più di tanto la popolazione e ha
lasciato sul campo gli organizzatori che, senza troppo stupore, sono gli stessi indossando più
divise.
Il bilancio amministrativo è positivo e l'avanzo del 2001 permetterà anche di sistemare quelle
strutture organizzative carenti.
Mario è soddisfatto e sottolinea i buoni rapporti di collaborazione che stanno crescendo con le
organizzazioni dei paesi vicini; la partecipazione di Avise ed Aymavilles al carnevale e il futuro auto
raduno con Saint-Nicolas lo testimoniano significativamente.
Sono contento per lui e per i suoi collaboratori; mantenendo fede al suo programma iniziale ha
impostato una organizzazione a sua somiglianza, sobria e concreta.
Niente exploit plateali ma piccoli passi per dare tempo a tutti di farsi le ossa, di non stancarsi, di
acquisire la necessaria esperienza. Complimenti e auguri.
Marco Carlin
Per quale motivo sei stato in prigione con lei?
A causa delle nostre idee antifasciste. Io ero con
lei e anche con incarico di staffetta. Dopo tre anni
di servizio militare sono passato nella resistenza per non essere
portato in Germania! Stavamo rinchiusi nelle celle ma ogni
tanto, durante l'ora d'aria, ci vedevamo in un salone e par-
lavamo.
Di cosa parlavate?
Di come liberare la Valle d'Aosta dai fascisti; e l'ab-
biamo fatto: il 28 aprile 1945 sono stato uno dei primi ad en-
trare ad Aosta con mio fratello Sandro Monaya e sono sta-
to prigioniero in un campo di concentramento in Germania.
Come avete fatto a liberarvi?
Non si sa come e perché Maria Ida Viglino sia stata li-
berata, comunque subito dopo è tornata a militare nella re-
In questo numero manca l'abi-
tuale appuntamento con la storia
di un villaggio.
Ragioni organizzative ce lo hanno
impedito, ce ne scusiamo e ritor-
neremo quanto prima al consue-
to incontro
Carnevale 2002
Andriolo Fabio - Carlin Matteo -
Menegazzi Mattia - Paillex Alessandro
Non si sa come e perché Maria Ida Viglino sia stata li-
berata, comunque subito dopo è tornata a militare nella re-
sistenza.
Il 26 u.s. si è tenuto presso il centro congressi di Villeneuve la prima assemblea dei Soci del
CONSORZIO GRAN PARADISO NATURA.
Il presidente Gianni Alberto ha illustrato, alla platea di imprenditori intervenuti, il lavoro fatto fin
qui e le linee programmatiche per il futuro.
Tra le azioni di spicco sono state sottolineate le numerose iniziative atte a promuovere il territo-
rio e le proficue partecipazioni alle fiere del turismo.
Si sta lavorando per migliorare l'informazione sia tra gli iscritti sia verso l'esterno; a questo pro-
posito è stato attivato il sito internet www.granparadisonatura.org (in fase di completamento) sul
quale troveranno spazio le news, i siti dei soci e le promozioni correnti.
Grande attenzione sarà dedicata al contatto e all'aggregazione tra tutti i possibili aderenti sia per
rendere più forte l'azione del Consorzio sia per distribuire su tutti gli imprenditori del territorio i be-
nefici che la struttura sta costruendo con determinazione.
L'assemblea ha poi provveduto a eleggere i componenti del direttivo: Carlin Marco, Alberto Gianni,
Gerbore Benonino, Duc Piero, Durand Roberta, Barmaz Andrea, Giunta Roberto, Lale Murix Lorenzo,
Luboz Ede, Pellissier Mirco.
Tra questi ultimi è stato eletto Presidente Gianni Alberto e Vice Presidente Pellissier Mirco.


Testo Originale Estratto
4
LA PAGINA
DELL'AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
T
utto ebbe ini-
zio nell'agosto
del '96 quan-
do il Consiglio
Comunale, su proposta
del Sindaco, approvò in
linea di massima l'ade-
IL nuovo servizio
di acquedotto
intercomunale
Come preannunciato
nello scorso numero,
due importanti opere
miglioreranno la qualità
dei servizi di Saint-Pierre.
Del cianino tecnologico
di via Chanoux abbiamo già scritto:
in questa pagina, invece,
informeremo la popolazione
sul prossimo
acquedotto intercomunale.
Con l'approvazione delle convenzioni in questione,
l'Amministrazione comunale di Saint-Pierre potrà così dare
corso alla progettazione e successiva realizzazione (seguen-
do le indicazioni dello studio di fattibilità predisposto
dall'Ingegner Clemente Dupont) della condotta terminale
del nuovo acquedotto dalla vasca di carico di Buillet (nel co-
mune d'Introd) al serbatoio di Babelon per addurre, a gra-
vità, una portata adeguata alle necessità idriche del paese.
Diminuiranno in tal modo i costi di sollevamento (energia
elettrica necessaria per pompare l'acqua) ed aumenterà la
disponibilità idrica per far fronte ai crescenti fabbisogni.
Villeneuve, per la gestio-
ne in forma associata del
servizio di acquedotto
intercomunale nel tratto
"Les Meys-vasche di
Fenille". L'accordo rag-
giunto, di grande impor-
tanza storica per il nostro
paese, garantirà alla co-
munità di Saint-Pierre
una certa e continua di-
stribuzione d'acqua.
Senza trascurare, poi, il
significativo risparmio
dei costi di gestione degli
impianti. Fanno parte
della fornitura idrica dell'acquedotto intercomunale le sorgenti di Les Meys, la
sorgente di Proarny, tutte le vasche d'accumulo in linea, il ri-
partitore di Fenille e le tubazioni di veicolazione tra i manu-
fatti. Gli oneri relativi alla gestione del servizio, così come le
spese di manutenzione ordinaria dell'acquedotto, saranno
ripartiti per il 40% in parti uguali tra i quattro Comuni e per
il 60% in funzione dei consumi rilevati da appositi contatori.
Invece, gli oneri derivanti da eventuali spese tecniche, da
interventi di potenziamento e dalla manutenzione straordi-
naria saranno divisi in parti uguali.
Infatti, l'acquedotto intercomunale, una volta ultimata an-
che la captazione della sorgente Meys, sarà in grado di garanti-
re un apporto ulteriore di 30 1/sec. durante il periodo inver-
nale e di 100 1/sec. d'estate, sarà sufficiente a soddisfare il
fabbisogno idropotabile dei quattro Comuni.
I tempi per l'effettiva operatività del servizio non sa-
ranno brevi; ciò nonostante il bilancio 2002, recentemente
approvato dal Consiglio comunale, già prevede importanti
stanziamenti per acquisire il progetto relativo alla realiz-
zione del collettore d'adduzione da Introd a Saint-Pierre.
Denny Cognein
Il fascino
di momenti
irripetibili
sentimenti sono però molto personali ed è difficile
dare un connotato concreto che possa essere interes-
sante per tutti. Ecco perché non vorrei proprio parla-
re delle mie testimonianze o dei miei “appunti di
viaggio" che potrebbero essere retorici e banali! Mi stuzzi-
ca invece l'argomento dei “giochi olimpici invernali" so-
prattutto perché, di questi tempi, nella nostra regione si è
fatto un gran parlare (a sproposito) di quello che potrebbe
essere un coinvolgimento tecnico della valle d'Aosta nella
prossima edizione, quella di Torino 2006.
Difficile restare sereno di fronte a queste chiacchiere
che mi fanno sempre arrabbiare molto!
Parlare oggi di “probabili siti olimpici" in valle è scioc-
co ed ipocrita perché non esiste alcuna possibilità in tal sen-
so! Anzi, non è proprio mai esistita dopo che, “quel giorno”,
la delegazione valdostana disse "no" alla proposta specifica
rendum interruppe il cam-
Olimpico della valle
d'Aosta.
Ricordate il referendum,
era un referendum con
chiedeva se si fosse
o meno con la
che rifinanziava
motore della can-
Nulla vietava, in segui-
sse formarsi un altro
Vedeie, non faccio volutamente riferimenti politi-
me interessa solo l'aspetto della vicenda olimpi-
riferimento al referendum è importante perché
giorno" Torino 2006 chiese ad Aosta se fosse
a affiancare il capoluogo piemontese nella
fatta da Torino 2006!
Facciamo due passi indietro. Quanti ricordano la can-
didatura olimpica della valle d'Aosta? Sicuramente tutti co-
loro che amano lo sport e vivono la sua realtà nella delicata
dimensione di una bella regione come la nostra!
Inutile allora riparlare di Birmingham, dei veleni che
precedettero ed accompagnarono il voto del CIO, delle stra-
nezze che, alla vigilia, fecero perdere voti preziosi alla nostra
regione!
Chissà quanti ricordano che, nella prima votazione,
Aosta ottenne undici voti, esattamente come Salt Lake City!
Poi nel ballottaggio fummo naturalmente sconfitti, la can-
didata americana, proprio quella che ha ospitato la recente
edizione, arrivò sino alla finale dove ad imporsi fu la giap-
ponese Nagano.
Vissi personalmente in Gran Bretagna tutti quei mo-
menti e vi assicuro che, senza congiure, Aosta sarebbe giun-
ta in finale. La nostra era una straordinaria candidatura che
avrebbe comunque meritato di essere riproposta! Invece il
Per chi vive di sport l'atmo-
sfera olimpica ha un profu-
mo speciale capace, sem-
pre, di far nascere emozio-
ni diverse.
datura per i giochi invernali...Aosta disse "no", per-
da da rispettare la volontà del voto referendario!!.
nsate! Alla nostra regione era stato proposto di ospi-
di bob, slittino, salto, fondo e biathlon... Inutile pro-
questi giorni, non so se in maniera provocatoria o
rimbalzate voci, notizie e rumori su possibili, ul-
dirottamenti di siti olimpici dal Piemonte in valle
creando confusione e malcontento, per non dire al-
valle d'Aosta, nella sua storia sportiva, ha avuto due
ità di salire sul treno olimpico ed ogni volta è stata
ettata nel momento di posare il piede sul primo sca-
non l'ipocrisia di queste ultime volte.
favor non parliamone più, soprattutto non faccia-
tra quattro anni la grande rassegna olimpica passerà
vicino a noi e, se non ci saranno intoppi lungo il mio
mino", sarò ancora in cabina a commentare lo sci alpi-
un po' di tristezza!
Carlo Gobbo
5
GIOCHI
OLIMPICI
necessario per il soddisfacimento dell'utenza di
Saint-Pierre. Il primo ostacolo da superare fu la verifica
della reale possibilità di collegare il nostro paese con l'ac-
quedotto, all'epoca previsto fino al comune di Villeneuve.
Fu così affidato l'incarico ad un professionista per lo studio
di fattibilità del tratto in questione. Un anno dopo, la rela-
zione tecnico-economica per la costruzione del collettore
di adduzione dall'acquedotto consorziale Valsavarenche-In-
trod-Villeneuve alla rete di distribuzione del comune di
Saint-Pierre fu completata. Ecco un breve estratto dal do-
cumento, predisposto dall'Ingegner Clemente Dupont:
«INQUADRAMENTO GENERALE: i comuni di
Valsavarenche, Introd e Villeneuve hanno costituito, nel
no 1968, un consorzio per la costruzione di un acquedotto
lo scopo di risolvere il problema del rifornimento idrico in
modo organico e definitivo, sfruttando le risorse idro-po-
li della Valsavarenche. Il progetto di massima, del 1969,
vedeva le seguenti opere: captazione di una sorgente in
località Meys (2400 metri di quota), captazione di una sor-
in località Proarny (1600 metri di quota), messa in opera
le tubazioni d'adduzione, costruzione di vasche d'interru-
ne e di carico. A partire dal 1975 a tutt'oggi sono stati re-
zati in più lotti i seguenti lavori: costruzione dell'opera di pre-
sa della sorgente di Proarny, messa in opera della condotta
dall'opera di presa alla frazione Fenille, costruzione del par-
titore a pelo libero di Fenille (1350 metri di quota), dove
due Comuni hanno provveduto autonomamente all'esecuzio-
ne delle opere necessarie per la connessione con i rispettivi ac-
quedotti comunali».
Oggi, è proprio il caso di dirlo: "Acqua ne è passata sotto i
ponti..." Ma non invano! Il Consiglio comunale di Saint-
Pierre, alla pari degli altri Comuni interessati, il 30 ottobre
scorso ha infatti approvato due convenzioni:
La prima, con i comuni di Valsavarenche-In-
ZIONE


Testo Originale Estratto
6
INTERVISTA
A ROMANO
GERBORE
Agricoltura oggi
Per rispondere a
queste doman
de ho intervi
stato il signor
Romano Gerbore, da anni
allevatore di bovini a
Saint-Pierre.
L'allevamento zootec
nico rappresenta l'85%
dell'agricoltura valdostana
e si divide principalmente
nel settore bovino e in quello ovi-caprino. Quest'ultimo
settore è poco sviluppato in Valle, tanto che sono poche le
aziende che vivono di solo reddito ovi-caprino. Ad esem
pio, in località Homené troviamo l'azienda agrituristica
"Les Ecureuils" di Ballauri, che ha saputo creare e com
mercializzare una linea varia e valida di prodotti, derivanti
dall'allevamento caprino.
Per quanto riguarda il settore bovino, Saint-Pierre
non si discosta dal resto della Valle: i redditi dell'allevato
re derivano dalla vendita di prodotti lattiero-caseari e di
animali da macello o da riproduzione. A queste entrate
si aggiungono gli aiuti economici regionali, nazionali, co
munitari.
Inoltre per i giovani agricoltori, la CEE finanzia da 2 a 4
anni dei corsi di formazione, erogando alla fine del cor
so un premio per inizio attività (oggi di circa 30 milioni
Perché i giovani
hanno paura
di entrare in zootecnia?
Perché oggi le aziende
lamentano
profonda crisi?
e molti altri sostegni lad
dove l'imprenditore
("Giovane Agricoltore")
costruisca la propria
azienda (circa il 50% della
spesa ammessa dalle
Commissioni regionali).
Questo quadro della situa
zione, a primo acchito,
sembrerebbe molto van
taggioso per chi, a inizio
attività, senza un impiego e senza un reddito, debba ci
mentarsi nel mondo del lavoro imprenditoriale. Tuttavia
tutti conoscono qual è la profonda crisi in cui versa il set
tore ed è quindi necessario valutare quanto sia rischioso
lanciarsi in questa "avventura" dall'avvio apparentemen
te facile ma vincolante per anni (infatti, in caso di cessa
ta attività, tutti i contributi recepiti devono essere resti
tuiti).
Con valori alla mano, analizziamo ora bene questa
crisi che, negli ultimi anni, ha colpito la zootecnia.
Per quanto riguarda il reddito da produzione, notia
mo un calo dei prezzi dagli anni '90 fino ad oggi. Ad esem
pio, prendiamo in riferimento il prezzo del latte al casei
ficio Châtel Argent di Villeneuve (punto di maggiore rac
colta delle nostre località); vediamo che nel 1990 il latte
veniva pagato a conguaglio ai soci circa 1100 lire al litro,
per poi scendere successivamente a 1000 lire e negli ulti
mi anni a 900 lire (o addirittura meno). Nel '90 il prezzo
dei vitelli maschi era di 300-350 mila lire, maggiorato per
le femmine (circa 600-700 mila lire) a causa di una mag
giore richiesta, portata dalla crisi del risanamento. Passata
tale crisi, il costo delle vitelle si adeguò a quello dei ma
schi. Oggi un vitello (di 20 giorni e in buona salute) si ven
de a 300 mila lire se maschio e pezzato rosso, a 200 mila
lire se nero, a 150-200 mila lire se femmina (e solo se mol
to muscolosa).
Da questa analisi sul progressivo crollo dei prezzi, si
evince chiaramente che gli allevatori oggigiorno incassa
no molto meno di 10 anni or sono. Però i prodotti che l'a
gricoltore acquista sono di molto rincarati (qualunque
massaia ne è a conoscenza...), senza pensare all'aumen
to di meccanizzazione che c'è stato in questi anni e al co
sto dei macchinari ormai alle stelle. Qual è il potere di ac
quisto di un allevatore?
Non è stato sufficiente migliorare l'azienda, ingran
dirla e renderla più efficiente per supplire al crollo dei
prezzi delle vendite, la crisi colpisce sia le stalle medio
grosse, che vivono di solo reddito agricolo, sia quelle pic
cole. Qualche azienda riesce a salvare il prezzo dei propri
prodotti vendendo direttamente sul posto fontine, burro,
ecc.. Ne è un esempio a Saint-Pierre, l'azienda dei Lale
Lacroix. Questi casi circoscritti funzionano appunto per
ché limitati e non soffocati dalla concorrenza.
L'altra faccia del reddito dell'allevatore è chiaramen
te rappresentata dall'integrazione pubblica. Sempre fa
cendo un rapporto a 10 anni fa, c'è stato un incremento
di aiuti per il cosiddetto "verde agricolo", anche attraver
so un maggior controllo affinché esso venga recepito da
chi effettivamente lavora la terra. Dopo gli anni '90, la
Regione ha stanziato forti sostegni per le aziende colpite
dal risanamento (pagando i capi infetti), aiutando quin
di da un lato le mancate produzioni e dall'altro valoriz
zando sempre, con contributi, le aziende che ottenevano
e mantenevano la qualifica di "stalla ufficialmente inden
ne da malattie infettive". Col progredire nella lotta sani
taria a favore del bestiame la Regione acquisì, intorno al
1995, la qualifica di "regione ufficialmente indenne" e ven
ne quindi a crearsi un surplus di capi, non più abbassato
dai problemi sanitari. La Regione, di conseguenza, inter
venne finanziariamente con la cosiddetta legge di "fine
carriera", secondo la quale ogni allevatore poteva macel
lare circa un 10% di capi improduttivi, usufruendo di un
contributo.
Da un anno e mezzo o poco più, il settore zootecni
co è rimasto senza contribuzioni poiché, chiusa la vecchia
legislazione (legge 30 del 1984), sono sparite le quote per
la "fine carriera" e per l'acquisizione e il mantenimento di
stalla ufficialmente indenne. Solo col 26 settembre del
l'anno scorso è entrata in vigore la nuova legge regionale
sulla zootecnia (la legge n° 21), dal titolo "Disposizioni in
materia di allevamento zootecnico e relativi prodotti". È
chiaro che, in questi anni di profonda crisi del mercato
(non dimentichiamo la bufera BSE e la successiva epide
mia di afta), il settore si è sentito abbandonato a se stes
so, senza quei sostegni che ormai erano necessari alla so
pravvivenza economica delle aziende.
Molte perplessità restano ancora tra gli agricoltori
per le scelte dei nostri politici, che sembrano essere tutte
setacciate e filtrate da Bruxelles, ma è speranza di molti
che questa nuova legge restituisca vitalità al settore, an
che se presenta una capacità contributiva di molto infe
riore a quella precedente.
attività finanziata dalla nuova legge sulla
riguardo della selezione del bestiame e dell'
zione di mostre e concorsi per la promozione
la società di allevamento di Saint-Pierre, in
ne con l'AREV, l'ANABORAVA, la Comunità
montana Grand Paradis, ha organizzato la rassegna co
I del bestiame "Reina bosquet blanc", che pre
precipazione e lo sforzo selettivo degli alleva
tori.
Questa mostra bovina si è tenuta il 27 aprile nello
scenario della cascina del Priorato ed è stata oc
casione di vera festa d'incontro per gli allevatori.
È auspicabile che in questo settore si avvii al più pre
resa economica, dando alle aziende già ope
riori sicurezze e tutele e ai giovani, che voglio
dere questa attività, prospettive più favore
Denise Chappuis
Un avvocato in vigna
Con i tempi che corrono è insolito che possano convive
re attività molto diverse come l'avvocatura e l'agricoltura.
Nel caso di Stefano Di Francesco, un giovane di Saint-
Pierre laureatosi nel dicembre del 1999 in giurisprudenza, che
dedica parte del suo tempo libero alla vigna di famiglia.
Dopo questo primo traguardo ha iniziato a svolgere il ti
ro presso uno studio di avvocati associati di Aosta, espe
rienza lavorativa che ha iniziato a far scoprire al nostro com
patrono i risvolti pratici dei suoi studi.
In contrapposizione con l'avvocatura si è manifestata in
Stefano la volontà lavorativa verso la terra, la vigna di mam
ma Vilma.
Papa' Ennio, grande amante della terra, è da anni che si
dedica al giardinaggio, conciliandolo con l'attività di medico.
Il giardino di casa Di Francesco è infatti il regno di Ennio, è
lui che decide cosa, come e quando piantare. Dopo anni di
sperimentazione ha ormai sviluppato dei pomodori di crea
zione propria particolarmente grossi, polposi e saporiti. I la
vori sono toccati anche ai due figli, Stefano e Nicola, forse,
all'inizio, più per imposizione del padre che per amore natu
rale della terra.
Negli ultimi anni con la costruzione della vigna, papà
Ennio è riuscito a trasmettere l'amore per la terra al figlio
Stefano. Il quale è da tempo che si divide tra aule di tribuna
le, campi di calcio e vigna, sacrificando, in periodi di partico
lare esigenza, il tempo libero del fine settimana per la vigna.
Quando Stefano si deve recare in vigna alcuni sabati alle
7-8 di mattina, magari dopo aver fatto bagordi la sera prima,
non sprizza di gioia ed entusiasmo, ma una volta superato lo
scoglio iniziale della levataccia, sale in lui un senso di soddi
sfazione e di piacere che si consolida a fine giornata.
Dopo una giornata passata in vigna, torna a casa affati
cato fisicamente, ma proprio in contrapposizione col suo la
voro abituale, rilassato e sereno mentalmente. Tutte queste
fatiche verranno però completamente ripagate alla raccolta
dei primi frutti.
Ci occorrerà attendere ancora qualche anno per poter con
cretizzare le fatiche col primo Fumin Di Francesco.
Quindi in bocca al lupo per la futura produzione di vino!
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
8
Gruppo
Teatrale
Eidos
Monsignor Centoz
e i giovani d'oggi
M
la nuova rappresentazione
teatrale
del gruppo Eidos
perché l'avventura
del teatro continua...
onsignor
Centoz,
quando
venne a sa-
pere che avrebbe dovuto par-
tire per Cuba, come Nunzio
Apostolico, ritornò a Saint-
Pierre; scendendo dal treno
alla stazione, incontrò una
signora che urlava slogan sul femminismo; fece, come
al solito, un giro in paese (avrebbe dovuto andarsene
per parecchio tempo ed era bello poter ricordare la
propria casa), ma capitavano strane cose, quel giorno: un
uomo, somigliantissimo a Cechov (aveva visto un suo ri-
tratto sulla copertina di una copia del «Giardino dei ciliegi»)
aveva un teschio in mano e declamava ad alta voce il mo-
nologo dell'Amleto davanti al becchino e alla nuova mae-
stra che urlava ai bambini, in stretto piemontese, di stare
tranquilli, che altrimenti chiamava la moglie di quel si-
gnore che era stato sul Titanic e poi...
Dai Vigili del Fuoco
una lettera aperta
A tutti gli abitanti di Saint-Pierre
Vorremmo porre alla vostra attenzione un problema che ci sta par-
ticolarmente a cuore. Finora, a Saint-Pierre, il servizio di trasporto a
spalla dei nostri “cari” alla loro ultima dimora è stato svolto dai VV. del
FF. volontari. Un segno di solidarietà che ci tramandano gli anziani del
paese. Purtroppo, nonostante l'aiuto delle Associazioni AVIS, Pro Loco
e Gruppo ANA locali, l'attuale organico dei Vigili del Fuoco Volontari di
Saint-Pierre non riesce più a garantire il servizio in questione. Per con-
tinuare l'usanza, così radicata nel tradizionale spirito di partecipazio-
ne nella comunità di Saint-Pierre, il gruppo dei VV. del FF. volontari è
disposto a coordinare il servizio di “trasporto salma” come in passato;
abbiamo però bisogno di reperire un certo numero di persone inten-
zionate a mettersi a disposizione, anche senza entrare a far parte del
corpo dei vigili volontari. Sicuri che la nostra richiesta d'aiuto sarà ac-
colta, avremmo piacere di sentire la vostra opinione al più presto, por-
giamo cordiali saluti.
Per informazioni (impegni, modalità organizzative, ecc.) contat-
tare direttamente:
TOURNOUD FRANCO 328/7480171
BOCHET DAVIDE
0165/904045
CHIOSO MARIO
0165/903055
In realtà la trama non è
esattamente questa, ma questi
personaggi, insieme a molti al-
tri fanno parte della sceneggia-
tura della nuova pièce teatrale
che i ragazzi del gruppo Eidos
stanno scrivendo e che presto
vedremo rappresentata. Il tito-
lo, provvisorio, è I noti e gli igno-
ti di Saint-Pierre: l'ispirazione è arrivata da una serie di per-
sonalità di Saint-Pierre che hanno varcato i confini, come,
appunto, Monsignor Centoz, il cameriere che andò a lavora-
re sul Titanic, l'ultima contessa del castello di Saint-Pierre,
Guillermine de Sancto Petro, che insieme ad altre persone
reali, quali il becchino, la guaritrice, le contadine che devono
sposarsi, ed altre inventate di sana pianta, daranno vita a que-
sta nuova opera originale.
I ragazzi, ogni sabato si ritrovano in biblioteca e scri-
vono. L'idea iniziale è nata nelle loro menti; una lunga ri-
cerca bibliografica sui vari personaggi del paese ha deli-
neato un testo; ma questo ancora non è bastato. La sceneg-
giatura, già molto ricca di episodi particolari, è stata abil-
mente infarcita di citazioni provenienti da testi famosi: e al-
lora ritroviamo Shakespeare, Cechov, Medea, l'Antologia di
Spoon River.
L'impegno che i ragazzi infondono nel loro lavoro è
enorme, ma la ricompensa, alla fine, è altrettanto grande. Ci
sono gli applausi, alla fine degli spettacoli, e molti ancora
ricordano il grande successo avuto a Verrogne lo scorso giu-
gno; ma gli applausi appagano in parte. Ci sono anche (e so-
prattutto) gli insegnamenti di Paola Corti (la dizione, ad
esempio, oppure la maniera di muoversi), che coordina la
scrittura dei testi ed è la regista degli spettacoli. E poi han-
no imparato a mettersi in gioco, combattendo con la pro-
pria timidezza, e interpretare, immedesimarsi in un perso-
naggio, in una parte, davanti ad un pubblico. Ma il teatro ha
dato moltissimo anche fuori dalla biblioteca: infatti tra que-
sti 20 ragazzi è nata una grande amicizia 6-7 anni fa, quan-
do è iniziato il tutto, e continua ancora ora, rendendo il
gruppo molto unito.
Purtroppo (anche nelle migliori famiglie c'è un pur-
troppo) non è andata altrettanto bene con il gruppo dei più
piccoli, quelli che a Verrogne interpretavano i folletti e i bru-
chi: hanno mollato quasi tutti. Forse il fatto di non aver le-
gato con i «vecchi» ha fatto sì che l'atmosfera di complicità
non li abbia coinvolti; forse hanno considerato il lavorare
insieme ad altri per uno scopo comune un compito pesan-
te (come quelli che danno a scuola); forse non hanno capi-
to quello che avrebbero potuto avere; forse...
Presto, a giugno, li rivedremo nuovamente sulla
scena.
Christian Chioso
La scuola
che cambia
9
La Scuola
e il nostro paese
identità della nostra Istituzione
Scolastica.
Qual è il rapporto tra scuo-
la e territorio in un contesto
come il nostro, caratterizzato da
una notevole parcellizzazione
dei plessi scolastici ?
- Per non svolgere un lavoro
solo burocratico, in una prima fase
Annalisa Baratta è la
nuova dirigente inca-
ricata dell'Istituzione
Scolastica Maria Ida
Viglino. Laureata in filosofia dal
1972, nel 1989, da Milano, si trasferisce nel-
la nostra regione, dove ha inse-
gnato in diverse scuole medie ed
ha ricoperto incarichi, sia come formatore dell'area lin-
guistica, che come vicario.
Tre ordini di scuola,
un unico dirigente:
la continuità
progettuale e didattica
alla base dell'Istituzione
scolastica Maria Ida Viglino
Analisi, da Dirigente, come percepisci la scuola di
oggi, in faticoso equilibrio tra novità e tradizione?
Devo innanzi tutto premettere che vivo l'innovazione
della autonomia scolastica e della verticalizzazione come una
realtà positiva. L'una consente alle scuole di progettare in
funzione della propria utenza e l'altra di creare una vera con-
tinuità tra scuola di base e scuola dell'infanzia. Con la verti-
calizzazione la figura del Preside di scuola media, a me ben
conosciuta, si è trasformata in Dirigente dell'Istituzione, con
compiti e responsabilità più articolati. La nostra Istituzione
è di notevoli dimensioni: conoscevo la realtà della scuola me-
dia di Villeneuve, impostata secondo finalità da me piena-
mente condivise, ma le realtà della scuola elementare e del-
l'infanzia, anch'esse con una solida storia sulla base, mi era-
no sconosciute. Credo che l'equilibrio giusto si possa trova-
re conoscendo a fondo i tre ordini di scuola ed essendo, come
Dirigente, presente in ugual misura nella vita della scuola
media e dei numerosi plessi di scuola elementare e dell'in-
fanzia. Si possono così creare i presupposti per costruire l'i-
ho dovuto conoscere le diverse realtà, una
ndo contatti diretti con i singoli plessi scolastici.
colpito soprattutto l'importanza culturale della
peccolici paesi, la ricchezza del rapporto tra scuola
te, i contatti umani. Ma ho anche percepito il ri-
solamento e l'esigenza di lavorare secondo un pia-
erta formativa comune che dia il giusto valore alle
che, contemporaneamente, costruisca il senso di
nza all'Istituzione Scolastica.
e, la scuola media «centralizzata» gioca un ruolo
e per i nostri studenti, segna il passaggio dalla pic-
rande realtà.
Per quanto riguarda la scuola, qual è il tuo sogno
nel cassetto ?
Di sogni nel cassetto ne ho molti. Il principale è quello
di realizzare in questa Istituzione un percorso costruito
realmente sul bambino. Egli dovrebbe avere la sensazione di
essere accompagnato lungo il percorso scolastico, senza pas-
saggi traumatici, ma in tappe ben definite ed inserite all'in-
terno di un processo di continuità.
Daniela Bosio
FLASH
È in corso
l'assegnazione
lavori che
riporterà il
castello Sarriod
de La Tour
al suo pieno
utilizzo.
È possibile che
nascano iniziative
di servizio
legate
alla funzione
principale.


Testo Originale Estratto
10
LA BESTIA
Angeleno report
number one

La città
di Los Angeles
raccontata da un
valdostano

N on si può non inizia-
re da lei, la bestia,
l'immensa ineludibi-
le infinita distesa di
questa città che ti avvolge come
una melassa dalla quale si fa fati-
ca ad uscire, devi tenere il piede
schiacciato sull'acceleratore per
almeno un'ora e mezzo prima
che i segni dell'uomo si diradino.
Se sei un europeo e ti hanno
paracadutato da queste parti, la
prima sensazione è che in realtà la meta del viaggio è
Marte e questa è solo l'ultima sosta per rifornimento su
un'altra terra.
C'è qualcosa di algido, di rarefatto.
A prima vista si direbbe una Viareggio moltiplicata
per 71, per via della sensazione di stazione di vacanza
con i moduli abitativi copiati con lo stampino e riprodotti
l'infinito.
Curiosamente appena ti alzi su una freeway credi di es-
sere in una baraccopoli del terzo mondo, alla quale hanno
tolto i tetti di lamiera ma che mantiene quella distesa di
sette basse sovrastate da una marea di alberi di tutte le
foggie, un po' in disordine.
Mancano le piazze, dice l'europeo ancora intontito dal
jet leg, comunicando la sua prima forte impressione estra-
niante. È vero, tutto è in funzione della macchina, i pedoni
sono estremamente rari, e le piazze sono sostituite da
sgargianti isole commerciali che fungono da punto di in-
contro, dotate di ristoranti, librerie, multisale, negozi, su-
permarket, peccato che siano sempre gli stessi, clona-
ta via di scampo.
In un congresso di geografi che si è tenuto qui alla
UCLA, un simpaticone ha sovrapposto l'immagine sate
llitare di Milano su quella di downtown Los Angeles: ai
nostri occhi deve essere venuto un brivido alla schiena nel
constatare quello che alla fine del settecento era un villaggetto
con due o tre nomi – dall'intermina-
bile nome di Nuestra Señora la Rei-
na de Los Angeles del Río Porciúncula,
si è dilatata di oggi a nord fino a Lugano,
a est fino a Brescia, a ovest fino a Torino e
a sud fino a Genova. Il nostro triangolo
industriale che è diventato un'unica città,
con i nomi dei viali che proseguono inalterati da
Genova a Torino...
Gli stessi geografi hanno coniato il
termine esopoli per definire questo mo-
stro privo di centro che raccoglie 165
città e località, tutte invischiate in un
fermento che prefigura il futuro dell'in-
quinamento, e che di notte continua e fila

Il nostro
«corrispondente»
in compagnia di
Laura Morante...
non può
che sorridere!

«Troppo grande,
troppo rumorosa,
troppo banale»
così l'ha definita
William Faulkner

Non è che la città degli angeli abbia una gran fama
presso gli americani.
I quali non si fanno impressionare come noi dai suoi
grandi numeri.
«Troppo grande, troppo rumorosa, troppo banale» l'ha
definita William Faulkner. Quelli di New York la guardano
dall'alto verso il basso con un po' di puzza sotto il naso, e si
divertono a sbotterne la superficialità da città dell'enter-
tainment, proprio come Woody Allen quando in uno dei suoi
film ha detto che l'unico contributo culturale della città al-
l'umanità è l'aver inventato la svolta a destra con il rosso.
Ironizza persino il cronista di San Francisco che dice
d'esser venuto a fare un servizio su Los Angeles ma si è vi-
sto costretto a tornare a casa a mani vuote perché non è riu-
scito a trovarla.
«There is no there, there» è la battuta, attribuita a
Gertrude Stein, che riassume l'impressione che la città eser-
cita su chi ci mette piede per la prima volta, cioè quella di
non esserci.

Rubens Piovano

sotto i tuoi occhi incollati al fi-
nestrino dell'aereo per oltre ven-
ti minuti prima dell'atterraggio.
Tra le cose mirabolanti, si-
curamente da regalare agli ami-
ci, delle quali la città, la mitica
Thomas Guide, un volumone ad
un paio di anelli con un numero
spropositato di pagine. Uno dei compiti
più ardui per gli amministratori
è inventarsi i nomi delle strade
che sono in numero astronomico e crescono al ritmo di 900
all'anno, come dire che ogni volta che vai a dormire ci son
tre strade nella tua città che prima non c'erano.
C'è anche Aosta, non vi preoccupate.
A che ritmo deve crescere una città che alla fine del-
l'ottocento aveva undicimila abitanti e oggi ne ha sedici mi-
lioni e mezzo?
Esodi biblici di gente da ogni parte del pianeta: è la
città dove si parlano più lingue al mondo.
Che la California da sola contenda all'Italia la quinta
piazza tra le nazioni con il maggior Prodotto Interno Lordo
non stupisce più di tanto, Cina permettendo, ma che Los
Angeles si piazzi all'undicesimo posto fa riflettere, e parec-
chio.

Se uno vi dicesse che nella sua città ci sono 22 auto-
strade interne su cui circolano 10 milioni di veicoli, gli dire-
ste di non raccontare frescacce; se aggiungesse divertito che
ci sono 19 aeroporti tra civili e militari, lo mandereste a quel
paese. Dimensioni e rapporti che la mente fa fatica a conce-
pire. Non è un caso che qui sia nata la prima autostrada e
sia stato allestito il primo supermercato.
D'altra parte, il più noto fra i suoi figli, il cinema, è un
mondo di finzione e un film, proprio come Woody Allen
quando in uno dei suoi film ha detto che l'unico contributo
culturale della città all'umanità è l'aver inventato la svolta a
destra con il rosso, può essere un valido punto di partenza.
L'immagine di una Los Angeles come città disumana o al
meno un'ora e mezzo prima che i segni dell'uomo si diradino.
Se sei un europeo e ti hanno paracadutato da queste parti,
la prima sensazione è che in realtà la meta del viaggio è Marte
e questa è solo l'ultima sosta per rifornimento su un'altra terra.

Un'esperienza
di vita a Lima

S ono quasi tre
mesi che è
rientrata in
Italia, ma
dopo l'esperienza vissuta
a Lima, il tempo sem-
bra non trascorrere.
Laura è iscritta al quar-
to anno di Scienze del-
l'educazione dell'Uni-
versità di Torino, e do-
vendo sostenere un pe-
riodo di alcuni mesi di tirocinio come educatore socio sa-
nitario, è nata l'esigenza di scegliere la destinazione di ta-
le esperienza, preferendo una destinazione italiana è l'U-
niversità che si occupa di contattare le associazioni espe-
tando tutti gli oneri burocratici e non. Al contrario, se si
sceglie di andare all'estero, è lo studente che si deve preoc-
cupare di contattare l'associazione di turno con tutte le
complicazioni legate al fatto di trovarsi all'estero.
La nostra Laura inizialmente era indecisa tra l'Africa e
l'America latina, successivamente, consultandosi con alcu-
ne amiche e compagne di corso, ha deciso di recarsi in Perù,
a Lima.
Laura ha quindi iniziato a cercare un'ONG,
Organizzazione non governativa, che si sarebbe occupata di
contattare l'associazione (Associazione Paesi Emergenti). A
Cantù in provincia di Como, si è occupata di trovare un'as-
sociazione a Lima e una sistemazio-
ne per i mesi di permanenza e non
meno importante il progetto di tiro-
cinio, il programma dettagliato delle
attività che si svolgeranno presso l'as-
sociazione ospitante. Presentato il
progetto all'Università di Torino e
successivamente approvato, non
mancava che decidere e pianificare la
partenza.
Partita per Lima il 20 ottobre
dello scorso anno, Laura, dopo circa
due giorni di coincidenze internazio-
nali, è arrivata all'aeroporto di Lima,
dove è stata accolta da alcuni volon-
tari dell'associazione.
Il primo impatto con questo
nuovo mondo è stato alquanto diffi-
coltoso, soprattutto a causa della lin-
gua, che, nonostante fosse stata stu-
diata per quasi tutta l'estate, viverla
ed utilizzarla nella realtà era netta-
mente diverso. Ciò nonostante dopo
circa una settimana, lo spagnolo, la

Laura Obert
è una ragazza di 23 anni
che invece di prestare il solito
tirocinio in Italia
ha preferito scegliere un luogo
meno comodo,
più difficile: Lima,
la capitale del Perù.

lingua parlata a Lima, è
diventato amico e di più
facile utilizzo, grazie an-
che alla sua somiglianza
all'italiano.
Le prime tre setti-
mane sono state impie-
gate per ambientarsi, per
cogliere le realtà locali e
per familiarizzare col
centro. In questo periodo
sono stati pianificati due
progetti, che Laura ha
potuto seguire fin dalla loro formazione, uno d'animazione
e l'altro socio educativo.
I bambini ospiti della comunità erano bambini disagiati
con problemi famigliari e disadattati che arrivavano dai
quartieri popolari di Lima.
La realtà da loro vissuta permetteva a Laura di rag-
giungere grandi traguardi ricreativi con minimi stimoli. Due
obiettivi molto importanti da raggiungere erano il rafforza-
mento dell'autostima e il raggiungimento degli scopi posti
dagli educatori.
Laura, tornata soltanto lo scorso 30 gennaio, ha potuto
conoscere a fondo la realtà di questi bambini e della situa-
zione socioculturale nella quale crescono.
Un'esperienza bellissima e soprattutto molto formati-
va, che le ha fatto venire una gran voglia di tornare a Lima
anche se è appena tornata in Italia.3

Claudio Obert


Testo Originale Estratto
12
I libri
e le attività
della biblioteca
comunale
in biblioteca trovi:
La pagina
della Biblioteca
La nave per Kobe. Diari giapponesi di mia madre.
Dacia Maraini si sofferma a raccontarci del suo legame con la ma-
dre svelando aspetti della storia di famiglia ancora inediti e so-
prattutto interrogando gli anni di permanenza in Giappone prima
e all'inizio della seconda guerra mondiale.
Ritratto in seppia di Allende Isabel
Giunta alle soglie dei trent'anni, Aurora della Valle deve affrontare
il tradimento dell'uomo che ama e la solitudine. Catapultata in una
situazione emotiva insopportabile, cerca di uscirne recuperando
la memoria del suo passato.
Vicolo della Duchessa di Casati Modignani Sveva
Una storia che si dipana lungo tutto il secolo scorso. La storia di
due donne che attraversano la vita tra mille vicissitudini, con te-
nacia e coraggio e senza mai scendere a compromessi.
Afghanistan anno zero di Giulietto Chiesa, Vauro
Dell'Afghanistan sapevamo pochissimo ed eravamo rimasti alle statue
dei budda preislamiche abbattute dall'iconoclastia integralista. Questo
libro mette a posto la nostra memoria restituendo un ordine alla sto-
ria e ai suoi accadimenti e portando un po' di chiarezza là dove ci sono
soltanto dubbi. Scopriamo che la religione da sola non basta a spiega-
re, che essa, con i giusti ingredienti, può essere il combustibile per far
procedere ben altri interessi, tutti basati sul compromesso macchia-
vellico de "il fine giustifica i mezzi". Per questo si percepisce la guerra
come un terribile momento in cui si scontrano l'egoismo degli inte-
ressi privati contro la riscoperta dell'aiuto e della condivisione.
La curva del Latte di Nico Orengo
Latte è il nome di un torrente e del piccolo paese che attraversa, po-
sto in quel lembo di Liguria più vicino alla Francia in cui Orengo
ha trascorso buona parte della sua vita.
Il nuovo romanzo dello scrittore torine-
se è una descrizione, gioiosa e al tempo
stesso amara, di quell'angolo di Italia,
assurto a paradigma del paese da poco
uscito dalla guerra e alle prese della mo-
dernizzazione (la vicenda si svolge nel
1957). Gioiosa perché la fantasia di
Orengo non ha davvero limiti nell'in-
ventare personaggi e situazioni, amara
perché dietro al velo di divertimento si
può cogliere un'anticipazione della no-
stra attualità fatta di progresso senz'a-
nima, di perbenismo moralista e di as-
soluto egocentrismo.
Il re di Girgenti
di Andrea Camilleri
Sicilia 1718: durante una rivolta popola-
re un contadino fece diventare Girgenti
un regno indipendente e si autoproclamò
re. Ma il suo regno durò solo sei giorni.
L'ultima legione
di Valerio Manfredi
Anno Domini 476 dopo Cristo: l'ultimo
Lale Murix Diego,
presentatore d'eccezione
al Tombolone della befana,
Microcomunità, gennaio 2002
giovanissimo re dell'Impero romano d'Occidente viene deposto dal-
le milizie barbare e condannato all'esilio. Un gruppo di legionari ten-
terà di salvarlo intraprendendo una coraggiosa fuga attraverso
l'Europa sino alla Britannia, dove li attenderà l'ultima impossibile
battaglia. Uno straordinario affresco sulla fine di un'epoca.
Chiamato a difendere di Richard North Patterson
Un delicatissimo caso giudiziario, un pericoloso vuoto di potere alla
corte suprema, un neoeletto presidente cui manca la maggioranza in
senato e un clima politico sempre più arroventato in cui la giustizia ri-
schia di essere immolata sull'altare della propaganda: il nuovo avvin-
cente romanzo di Patterson tratteggia un magistrale ritratto della de-
mocrazia americana e delle sue contraddizioni all'alba del XXI secolo.
I conquistatori dell'Atlantide di Francisco Coloane
Un gruppo di uomini avventurosi e una barca. Una natura ostile e
un paesaggio imponente. Terre lontane, dure e inospitali che solo
pochi indios hanno il coraggio di sfidare. Ma il sogno è troppo af-
finate per rinunciare: scoprire l'Antartide significa toccare con
mano la fine del mondo. Salpano una mattina di novembre, non
torneranno tutti, ma il viaggio valeva la pena....
Espiazione di Ian McEwan
Tutto ha inizio in una calda notte d'estate, quando una ragazzina di
tredici anni, con la vocazione per la scrittura e una fervida fantasia, in
una drammatica confusione dei piani di realtà e immaginazione ac-
cusa un innocente di un odioso crimine...
Gli imprevisti del cuore di Barbara Taylor Bradford
Laura e Claire, ottime amiche sin dall'infanzia, quando trascorre-
vano insieme anche le vacanze estive nella casa dei nonni di Laura,
sono rimaste eccezionalmente legate attraverso gli anni e le vicen-
de della vita. Ora Claire, sposatasi giovanissima, vive a Parigi con
la figlia. Laura invece abita a New York ma le loro esistenze a un cer-
to punto imboccano una svolta imprevedibile...
E forse fu per gioco, o forse per amore
Il libro, con video, comprende i testi di tutte le canzoni di Lucio
Dalla, la sua bibliografia, le sue interviste così da darci la conferma
che è un grande personaggio, emblematica la sua frase: è mille vol-
te meglio un mare in tempesta di uno stagno che puzza.
LIBRI PER RAGAZZI
Un secolo di bambini di R. Piumini
I bambini protagonisti della storia del '900: le guerre, l'antisemiti-
smo, la povertà, l'arrivo della televisione, la pubblicità, lo sbarco
sulla luna, la famiglia che cambia...
W l'euro di Geronimo Stilton
Il giorno dei dinosauri
L'età del bastone e della pietra
È ancora Harry Potter il libro più richiesto, a proposito... è arri-
vato il terzo volume!
Si ricorda che, in biblioteca, è disponibile il libro Sogno
di un pomeriggio di quasi estate e la videocas-
setta dello spettacolo teatrale di Verrogne.


Testo Originale Estratto
Mélange
Quadrimestrale della Biblioteca
Comunale di Saint-Pierre

Anno 7 n° 3
Dicembre 2002
Aut. tribunale
di Aosta n° 9/96
Sped. abb. post.
art. 2 - comma. 20/c
legge 662/96
C.P.O.
(Contiene Inserto)

3

Saint-Pierre:
Roserettaz - 815 m.sl.m.


Testo Originale Estratto
2
Editoriale
Mélange
Directeur responsable
Marco Carlin
Comitato di redazione
Vanda Champrétavy, Denise Chappuis,
Daniela Bosio, Christian Chioso,
Denny Cognetn, Germano Dionisi,
Marina Lale-Murix,
Claudio Obert, Ferruccio Sommariva
Direzione e Redazione
c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre
Progetto grafico
Arnaldo Tranti
Realizzazione e Stampa
Tipografia Valdostana
C.so Padre Lorenzo, 5
11100 Aosta
Je me souvien...
Monsieur le curé
J'avoue que vos conditions de santé ainsi que la vie moins frénétique du petit ha-
meau de Saint-Nicolas Vous permettent de retrouver un bon équilibre pour pouvoir
continuer, de façon tout à fait sereine, Votre ministère.
La nouvelle soudaine et presque immédiate de votre mutation m'a fortement ému et
en même temps déplu tel qu'on perd tout repère.
Je Vous remercie pour avoir été un point de chute pour moi et pour la presque totalité
de la population d'un village qui s'est, de plus en plus, agrandi et urbanisé et qui a perdu,
petit à petit, cette connotation rurale que Vous avez connu dans les premières années.
Je Vous remercie pour avoir regardé plus loin, vos paroissiens ne sont pas tous de bons
pratiquants, cependant ils ont pu compter sur Votre aide dans les moments les plus diffi-
ciles. Parfois le réconfort arriva à travers des réprimandes tout autre que gentilles, cer-
tains coups de sabre me frappaient parmi les autres mais ils semblaient adressés exclusi-
vement à moi... flûte... Paraît-il qu'il a raison encore une fois.
J'ai entendu des mots doux, d'aide, jamais banals, jamais rhétoriques... voilà pour-
quoi je vous remercie à nouveau. Quand on se souvient de quelqu'un on le fait avec nos-
talgie: c'est quand même un sentiment sincère qui passe à travers et quand je revois mon
adolescence avec tous ses enthousiasmes et ses initiatives je vous revois
avec nous, les jeunes, prêt à partager nos mêmes sensations.
Têtu, cabochard,... il a une certaine tête... voilà des adjec-
tifs et des phrases que dans ces années quelqu'un Vous a certaine-
ment adressées, directement ou indirectement. Seulement celui
qui n'a pas de caractère ne tombe pas sur ces considérations. Je
l'ai apprécié tel quel et je souhaite qu'il se maintienne ainsi.
Au revoir, “Don Aldo!”
Marco Carlin
L'Amministrazione comunale, la redazione di Mélange, la
commissione di gestione della biblioteca augurano buone feste e un
saluto particolare a Don Ugo che trascorre il primo Natale fra noi.
Ad muitos annos!
I SALUTI
DI DON ALDO
Nel 2002 un im-
previsto aggravamento
della salute, mi ha por-
tato a delle scelte diffi-
cili ma necessarie.
Saint-Pierre è una par-
rocchia grande, con
impegni pastorali one-
rosi e di non sempre
facile soluzione e in-
dubbiamente ha bisogno di un parroco in forma e in
salute, per affrontare quanto richiede il bene e l'evan-
gelizzazione; io ormai non ero più in grado di garanti-
re questa presenza efficace, da qui la necessità moral-
mente responsabile di presentare al Vescovo le mie di-
missioni, pensando in sincerità che questa è la volontà
di Dio e il bene della “mia” gente.
La fatica, i ricordi, la storia di un cammino
Dopo trentadue anni di vita tra voi, si fa una
grossa fatica nel partire, nel lasciarvi, nel mettere tra la
memoria dei ricordi i vostri volti, le vostre esperienze e
sensibilità, i nostri incontri, il nostro camminare insie-
me tra gioie e dolori, fatiche e speranze.
“A che serve un prete, se non a dare speranza?” mi
ha scritto qualcuno di voi. Non so se ci sono riuscito,
ma certamente ci ho provato e qualche volta, condivi-
dendo i momenti tristi, ho trovato dignità, spirito di
fede, sopportazione umile, comunione vissuta nella pre-
3
LA PARTENZA
DA SAINT-PIERRE
Saluto in unico abbraccio
davvero tutti e tutti ringrazio.
E il Signore che guida
anche la nostra storia
ci aiuterà nel proseguire
il cammino.
ghiera.
“Il sacerdozio non
è un mestiere. E' una
vocazione straordinaria,
una folle avventura
con tutti i rischi ad essa
connessi” dice Gilbert
Guy. Ho sempre prega-
to il Signore per non
essere un arido mini-
stro del culto, abitudinario nel suo lavoro, ma un testi-
mone credibile del Vangelo e di una Presenza.
Penso anche alle tante messe celebrate nella vostra
bella chiesa, nella gioia festosa delle domeniche, dei ma-
trimoni, dei battesimi, delle Prime Comunioni, nella tri-
stenza pura e piena di speranza dei funerali, nelle celebra-
zioni dei giorni feriali dove, con pochi fedeli, abbiamo
pregato per i bambini e gli anziani, per le famiglie ed i gio-
vani, per chi soffre, per chi è felice, per chi ha difficoltà
per chi non crede ma ama e cerca la solida-
rietà, per chi ha raggiunto la patria eterna.
Saluto in unico abbraccio davvero tutti e tutti rin-
grazio. E il Signore che guida anche la nostra storia ci
aiuterà nel proseguire il cammino.
Ho ricevuto molto e ho cercato di dare qualcosa:
farne tesoro sarà anche il modo migliore di salutare me
da parte vostra.
Don Aldo
Domenica 20 ottobre,
nella Chiesa
parrocchiale
si dà il benvenuto
a Don Ugo Reggiani
Don Ugo,
a nome del Consiglio Pastorale che Lei
ha voluto riconfermare e di tutta la comu-
nità, le do il benvenuto a Saint-Pierre.
Siamo innanzitutto riconoscenti a Sua
Eccellenza Monsignor Vescovo che ha nomi-
nato un giovane parroco per il nostro paese,
consapevoli che in questo momento spesso
ad un solo sacerdote sono affidati più com-
piti e più comunità, si tratta di un privilegio.
Noi siamo convinti che la nostra parroc-
chia questo impegno lo sappia portare avanti;
la popolazione è notevolmente aumenta-
ta e le esigenze sono senz'altro più complesse.
Don Ugo,
la accogliamo con gioia mettendoci al
suo fianco per affrontare gli impegni che ci
attendono; la accogliamo con speranza af-
finché il suo arrivo fra noi sia l'occasione per
stimolare la partecipazione di tutti, giovani,
adulti e anziani, alla costruzione di una co-
munità sempre più umana, più vivibile, più
cristiana; la accogliamo con fiducia certi che
ci aiuterà a vincere le nostre pigrizia e le no-
stre resistenze favorendo così una collabora-
zione reciproca.
In occasione del suo ingresso ufficiale
nella nostra parrocchia Le chiediamo di per-
correre la strada assieme consapevoli delle
difficoltà che inevitabilmente si incon tre-
ranno, ma che, confortati dall'aiuto che vie-
ne dall'Alto tramite il suo Ministero sacer-
dotale saranno sicuramente superabili, con-
sentendoci di vivere nella gioia e nella gra-
zia del Signore.
Anna Maria Ronzani


Testo Originale Estratto
4
Con un po' di nostalgia,
un saintpierrolain
ricorda l'arrivo in
parrocchia di don Aldo

1°
Novembre
1970. Festa di Ognis-
santi. Commemorazio-
ne dei Defunti nel po-
meriggio.
Noi siamo lì in
chiesa alla Messa Grande a vedere e sentire il nuovo
Parroco: è arrivato così, in sordina, senza cerimonie;
non
in cantoria cerchiamo di darci da fare con il canto per
dargli il benvenuto. Poi, alla fine della Messa, tutti in sa-
crestia a salutarlo. Siamo giovani, 16 - 20 anni, lui ne
ha 30; è praticamente subito uno di noi.

E così inizia direi quasi un'avventura, una bellissi-
ma avventura: Don Aldo ci apre le porte di sala San
Carlo dove innumerevoli riunioni ci vedono protagoni-
sti di incontri su temi di fede, di attività che nascono e
prosperano (Teatro, Centre culturel, AVIS, Cantoria,
Presepio, Corale, Carnevale ecc.), ma soprattutto ci apre
le porte del suo cuore, lui sempre disponibile a dirci una
parola che per anni forse nessuno aveva saputo dire o
forse non capivamo; adesso è così facile e bello capire.

Ci ha spronati senza farcelo notare come lui sape-
va fare con il suo sorriso, poche parole ma ben piazza-
te. Sono stati anni quelli '70 in cui ci siamo sentiti fi-
nalmente qualcuno, abbiamo fatto parecchio e bene, la-
sciatelo dire. Ma è stato in gran parte anche merito
suo. Certamente Saint-Pierre era diverso, molto dive-

I RAGAZZI
DEL 1970

Eravamo i ragazzi che Lei,
Don Aldo,
ha trovato a Saint-Pierre
quel 1° Novembre 1970.

nostalgico, obiettivamente si viveva diversamen-
so. Eravamo la metà di
adesso ma c'era qual-
cosa nell'aria... E non
è solo lo sfogo di chi
ora ha cinquant'anni e
forse è diventato un po'
malinconico.

Comunque sia è stato bello, positivo e costruttivo
attraversare quegli anni insieme a Don Aldo che ci la-
sciava fare o pareva che ci lasciasse fare; in verità ci
spingeva con quel modo tutto suo di essere presente fa-
cendoci capire con un sorriso, un gesto, poche parole
che dovevamo e potevamo finalmente fare ciò che in
noi non mancava ma che nessuno aveva mai cercato di
tirarci fuori.

Eravamo i ragazzi che Lei, Don Aldo, ha trovato a
Saint-Pierre quel 1° Novembre 1970, poi ne sono venu-
ti altri nel corso di questi 32 anni passati insieme.
Hanno portato, dato, fatto altre cose. Noi siamo felici di
poterle dire grazie, con tutto il cuore.

Saint-Pierre è comunque un passaggio obbligato
per "quelli" di Saint-Nicolas e allora, passando, ci fermi
qualche volta: noi ci siamo ancora e saremo sempre fe-
lici di poter ricordare il cammino fatto in comune, i mo-
menti belli e meno belli e di parlarle delle speranze che
ancora abbiamo.

Il villaggio
di Roserettaz

È uno dei villag-
gi più piccoli
di St. Pierre e,
originariamente, ave-
va solo tre case alle
quali se ne sono ag-
giunte recentemente
altre due che sono però un po' discoste dalle altre. Sia-
mo andati alla Roserettaz verso sera di una giornata
umida e piovosa e quindi è stato difficile guardarsi
intorno. E' stato comunque piacevole percorrere la
piccola strada che collega il villaggio alla strada co-
munale che sale verso l'alto perché è fiancheggiata da
ciuffi di lavanda che, in estate, emanano un profumo
intenso e pullulano d'api e di altri insetti.

Il villaggio, a 815 metri d'altitudine, sembra ada-
giato ai piedi della collina su cui sorge Bachod di sotto.

Siamo ospiti del Signor Francesco Rumiod, che ci
racconta quanto gli è stato detto dalla mamma quando
era un ragazzino.

"Siamo venuti ad abitare qui verso il '30-'31. Prima
abitavamo a Bachod di sopra nella prima casa del vil-
laggi. I miei genitori la vendettero ad una famiglia del-
la Valgrisanche e comprarono questa dalla Signora
Angelica Sapinet. Alla mia nascita (nel '34) qui viveva-
no solo due famiglie oltre ad una signora molto anzia-
na che viveva tutta sola. Alla sua morte la sua casa (che
all'epoca era in pessime condizioni) era composta da
una stalla e da uno stanzone con un enorme camino. I
miei genitori lo scambiarono con un'altra di nostra pro-
prietà, situata dove c'è attualmente un terrazzo, che fu
poi abbattuta per far luce al villaggio.

Le case erano talmente vicine le une alle altre che
per passare col mulo carico si dovevano togliere le bi-
sacce.

La strada non seguiva il tracciato attuale, ma co-
steggiava il torrente sul quale c'era solo una piccola pas-
serella e e, dopo aver attraversato tutti i prati, sboccava
all'inizio della strada per Pelon. Il tracciato è ancora vi-
sibile attualmente.

Nel 1938/39 circa una piena del torrente ha trasci-
nato via la passerella e si è dovuto provvedere a rico-
struire il ponte. Grazie all'interessamento del Signor
Bois, che ci permise di ottenere anche dei contributi, il
ponte fu ricostruito da "Genio" e per molti anni, sotto il
ponte, fu visibile lo stemma del Fascio. La strada di col-
legamento con quella comunale invece fu interamente
fatta da noi del villaggio. Allora era stretta: passava solo

5
Il villaggio
è a 815 metri
di altitudine

un carretto. Fu allarga-
ta molti anni dopo
quando il Comune fecc
la strada del Praulé; il
materiale ci fu fornito
dal Comune mentre la
mano d'opera la met-
temmo noi. Alla curva davanti alla Latteria abbiamo do-
vuto pagare il terreno e mettere dei paletti in ferro per
per l'attuale ringhiera. Gli altri proprietari invece han-
no dato il terreno gratuitamente. Il ponte, con a fian-
co il parcheggio attuale, è stato rifatto dopo la bonifica
dell'alveo del torrente.

Noi abitavamo pochi mesi all'anno, general-
mente verso la primavera, perché mio padre poteva così
fare i primi lavori in campagna. Per il resto dell'anno
vivevamo a Vetan.

Il villaggio tutti erano agricoltori; gli uomini, nei
momenti in cui non erano occupati in campagna, face-
vano anche il muratore. Coltivavamo meli e vigne. Noi,
ovviamente ai nostri vicini, non avevamo molti meli
e i frutti ad un commerciante del paese o al
vicino i quali provvedevano anche alla raccolta.
Per l'irrigazione dei prati usavamo l'acqua del "Ru
Rod" e del "Pelon" che passava qui dietro il vil-
laggiò; tutti e due si alimentano al torrente
Bressan. Avevamo anche diritto, a domeniche alter-
ne, al "Ru di Bressan" dalle 8 di sera alle 4 del mattino
estivo e in estate, quando qui c'era scarsità d'ac-
qua, utilizzavamo quella. Mio padre, scendendo da
Breyda, la quale, col tempo, si era quasi esaurita. A
Bachod di sotto due fratelli avevano una sorgente nel-
la "Comba": l'abbiamo scavata, ma era piccola. I pro-
prietari ci hanno ceduto i diritti su un'altra sorgente posta più in basso. Noi
abbiamo fatto il lavoro per portare l'acqua nelle loro
case, abbiamo costruito una grossa vasca di riserva ed
in cambio ci hanno ceduto metà della sorgente; io non
ero abile nel lavoro come il mio vicino che ha quindi
calcolato qualche ora in più di me e mia madre ha pa-
gato la differenza delle giornate.

Per i trasporti usavamo i muli. Noi avevamo pa-
recchi prati anche a Meod e portavamo giù tutto il fie-

Primi anni '70:
ventenni con
don Aldo

vetan. p
Bressan
invece pr
stra pro
Il m
da Brey
Bachod
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prietari
va dei d
abbiam
case, ab
in cam
ero abi
calcula
gato la
Pr
recchi


Testo Originale Estratto
6
no con la slitta. Mi ricordo che l'anno in cui morì mio
padre (io avevo 12 anni) un nostro parente, che que-
l'anno lavorava per noi, mi fece una piccola slitta su
quale potevo caricare 3-4 "ballon" (fasci) di fieno.
Scendevo verso sera, facevo rotolare i fasci sul fienile
poi risalivo a Vetan. Avevo molta paura quando pass
vo nel bosco sopra Bressan perché c'erano degli ucci-
li che facevano degli strani versi.

I nostri vicini vivevano qui tutto l'anno e quindi
curavano di più i vigneti e i frutteti; in inverno, quei p
chi mesi che trascorrevamo qui, avevamo l'abitudine
fare la veglia insieme nella loro stalla perché era p
grande della nostra.

La scuola era alla Charrère dove è rimasta fino alla
costruzione di quella nuova ad Alleysin e mi ricordo di
aver avuto, come insegnanti, la figlia del Capostazione
e poi la maestra Anais, e solo gli ultimi due anni sono
sceso al capoluogo.

Attualmente l'aspetto del villaggio è cambiato mol-
to rispetto alla descrizione fatta dal Signor Rumiod. Le
case sono state ristrutturate, sono molto curate e, so-
prattutto in estate, i balconi ed i giardini sono così pie-
ni di fiori da trasmettere a chi vi passa o vi soggiorna
una piacevole sensazione di benessere.

Vanda Champretavy

Lavorare
a Cuba

I mondo del lavoro è in continua evoluzione, or-
mai la mobilità viene richiesta sempre più spes-
so e i confini lavorativi sono sempre più ampi.
Con questi presupposti può capitare che poco
dopo la fine degli studi ci si possa trovare a lavorare
lontano da casa, magari a Cuba. E' quello che è suc-
cesso a Catia Domaine che, dopo alcune esperienze
lavorative in Italia, ha deciso di provare a trovare im-
piego all'estero.
Diplomatasi all'I.S.E.F. di Torino nel '97 ha inizia-
to subito la carriera lavorativa. Sfruttando un impor-
tante traguardo raggiunto in precedenza ed insieme al
diploma appena conseguito ha iniziato a lavorare nella
nota stazione turistica di Sestriere come maestra di sci.
Dopo la stagione invernale è partita per Otranto in
Puglia per ampliare i propri orizzonti di sport terrestri,
aerobica, giochi di squadra e altro, occupandosi anche
di organizzazione di sport collettivi.
Nell'estate 2000 ha lavorato a Metaponto in
Basilicata.
Informatasi che il Club Med cercava personale per
i propri villaggi ha mandato il proprio curriculum già
ricco di esperienze, ed in breve tempo è stata contatta-
ta. L'offerta consisteva nel lavorare in un Club Med a
Cuba.
Ha quindi deciso di partire per Varadero, località
turistica dell'isola caraibica, nell'ottobre 2000, trovan-
dosi catapul
tutt'altro ch
me simile al nostro.
Nell'isola ha potuto effettuare molte esperienze la-
vorative ed umane, ampliando il proprio bagaglio cul-
turale ed emotivo. La lingua non è stato un problema
in quanto nel Club Med si parla francese, ma Catia non
si è accontentata, migliorando il suo inglese ed impa-
rando lo spagnolo.
Il Club Med si è occupata di varie mansioni a par-
tire dall'animazione, istruttrice sportiva, organizzatric
ce di giochi e sport arrivando fino ad animare le serate
con presentazioni, premiazioni e altro. Tutto questo l'ha
portata a conoscere l'organizzazione e coordinazione del
lavoro di 7 persone.
Il lavoro a Cuba avrebbe dovuto durare un anno,
ma Catia ha voluto prolungarlo ancora fino all'ottobre
scorso. In questo periodo la nostra compaesana ha avu-
to modo di conoscere la realtà locale cubana apprez-
zarne persone e situazioni che le hanno lasciato un
gran ricordo. Si è confrontata con un mondo molto di-
verso dal nostro, persone che vivono al limite della so-
pravvivenza ma, nonostante questa condizione, sanno
essere molto vivaci e soprattutto sul lato umano hanno
molto da dare. Questo è senza dubbio il ricordo più bel-
lo e particolare di Catia, che, ormai tornata a casa dopo
un periodo di riposo, è in attesa di una nuova espe-
rienza.

7
I GIOVANI
E LE LORO
ESPERIENZE

Visite au Parlement
Européen

Le 7 septembre nous avons participé avec d'autres fem-
mes engagées politiquement et syndicalement à une visite
au parlement européen de Strasbourg sous invitation de l'eu-
roparlamentaire Luciano Caveri.
Nous avons été accompagnées pendant notre visite par
le choeur masculin de Verrès qui donnait preuve de son abi-
lité et da sa compétence musicale a été fortement apprécié
pendant son exhibition dans l'arène interne du palais ainsi
que dans la cathédrale au moment où il a entonné les deux
hymnes chers à nous tous les Valdôtains “Montagnes
Valdôtaines” et “Oh Reine immaculée du peuple valdôtain”.
A notre arrivée nous avons été accueillis par l'europar-
lementaire qui nous a immédiatement introduit dans une
salle où un fonctionnaire nous a présenté le fonctionnement
des organismes européens et nous a permis de prendre part
à une séance du Parlement: ce jour là on discutait des pro-
blèmes liés aux inondations qui avaient frappé l'Europe il y
a quelques jours. Le compte rendu des faits ainsi que les so-
lutions proposées par une femme parlementaire du Land
de la ville de Vienne, nous a profondément frappées et nous
a fait revivre les difficiles moments vécus par notre Région
en octobre 2000.
"L'Europe Unie s'incarne dans la plénitude d'un couple,
son volume exprime un coeur unique, son embrassement
terne et rayonne comme un cercle étoilé de son drapeau",
cette phrase rapportée sur le monument placé à l'entrée du Par-
lement européen donne effectivement les sens de l'in-
stitution si fondamentale pour le futur de l'Europe entière
pour tous ses habitants qui devraient percevoir de plus
en plus les mêmes objectifs et le même idéal politique...con-
struire tous ensemble une vraie Europe Unie.
Laura et Elida

Iniziative accattivanti
a Vetan:
cominciano
il 21 dicembre
con una fiaccolata
sotto la luna
e...da consultare
il ricco programma!

Congratulazioni
e auguri a...

La comunità di Saint-Pierre annovera tra le sue file un nuovo
ingegnere. Lo scorso 16 ottobre, Manuela Jorrioz ha conseguito la
laurea in Ingegneria per ambiente e territorio al Politecnico di Torino,
specializzandosi in Pianificazione e gestione del territorio.
Ora la nostra nuova neo-laureata è alla ricerca di lavoro fiduci-
sa che la possa portare a fare un po' di esperienza in uno studio pro-
fessionale, magari di Torino.
Il futuro non può che essere positivo, dopo un così brillante tra-
guardo raggiunto!
Congratulazioni e auguri!!!
Claudio Obert


Testo Originale Estratto
8
Cinema
che passione!
S
succede sempre
più sovente che
i giovani si av-
vicino al mon-
do del cinema non sol-
tanto con la visione di
film ma anche in manie-
ra più approfondita.
Stefania Montagna e
Michel Domaine
hanno avuto la fortuna di partecipa-
re ad uno stage di formazione cinematografica svolto
a Namur nelle vicinanze di Bruxelles.
L'avventura ha inizio leggendo il bando di con-
corso dello stage che, catturato l'interesse dei nostri
giovani, subito si sono iscritti. Accettate le domande è
stato necessario partecipare ad un periodo di forma-
zione, svoltosi nella nostra regione, tenuto da Joseph
Peaquin.
In questo periodo gli aspiranti cineasti hanno avu-
to una prima formazione su aspetti della regia e alcu-
ne nozioni tecniche, iniziando a prendere confidenza
con telecamere, cavalletti e giraffe. La formazione, di
cui si è occupato Joseph, è durata quasi tutta l'estate
con una decina di incontri. In questo lasso di tempo è
stato scelto e sviluppato un soggetto che successiva-
mente avrebbe dovuto essere portato a Namur. La sco-
ta è caduta sull'integrazione sociale e culturale in Val
d'Aosta, è stato quindi, grazie a conoscenze dirette di
Stefania, intervistato un cuoco della Costa d'Avorio che
lavora al Rifugio Savoia di
Valsavarenche. Sono stati
organizzati alcuni incon-
tri al rifugio con intervi-
ste ai datori di lavoro.
Sviluppato il soggetto, che
ha impegnato anche altri
due ragazzi di Aosta, la loro
partenza per il Belgio, avvenuta il 25 settembre.
La partecipazione al Festival internazionale di
film francofoni non era ovviamente solo limitata ai no-
stri ragazzi ma anche a giovani di altre nazioni, tra le
quali, Canada, Francia, Lussemburgo; mancavano sol-
tanto i quattro paesi africani a causa di mancanza di
fondi.
Allo stage sono stati affrontati vari temi, tra cui il
"Métissage culturel", che forse era il vero scopo della
manifestazione, facendo cooperare e lavorare insieme
giovani appartenenti a culture e lingue differenti ma
con in comune la lingua francese.
Le giornate si svolgevano tra corsi, lavori di grup-
po, scambi culturali e visione dei film che partecipa-
vano al Festival.
Il prodotto finale di tutto questo lavoro è stato un
documentario di circa 10 minuti costruito dal sogget-
to precedentemente sviluppato.
Stefania e Michel sono rimasti molto colpiti da tale
esperienza che ha allargato i loro orizzonti, permesso
di approfondire alcuni aspetti del cinema, migliorato il loro francese e fatto conoscere
realtà differenti con nuove amicizie. L'interesse per il cinema è cresciuto e
Stefania e Michel, in maniera differente
hanno tutta l'intenzione di approfondire ul-
teriormente, magari col Festival Noir che si
svolge tutti gli anni a Courmayeur.
Claudio Obert
INTERCULTURA
NARRAZIONE
In questo numero di Mélange era mia intenzione conti-
nuare il discorso sul-
l'intercultura, abbozzato nell'edizione precedente, parlar-
ne culturale.
Dedico invece lo spazio a me concesso, alla narrazione.
Chi narra è una persona che vive nella nostra comunità. Pur non avendo i mez-
zi per scrivere nella nostra lingua, possiede il dono di
sapere raccontare
con delicatezza,
pudore e molti silenzi.... Questo racconto è stato sussurrato, con pudore, delicatezza e molti silenzi.
Mi è stato concesso di farne una trasposizione scritta; spero di aver rispettato il senso della narra-
zione orale.
Notte. Notte di freddo e di attesa all'interno di un camion.
Sono due giorni che viaggiamo. Risaliamo, come le acque di un fiume controcorrente, la strada che porta verso
l'Italia.
Notte. Notte senza speranza, il freddo brucia e spegne la nostra rabbia. Non c'è nessun calore; dove sono i sentimen-
ti?
Dio, in questo camion, non ci tocca mai.
Qualcuno passa il pane, per far passare la fame. Oggi è tempo di viaggiare, non di pensare; quando saremo giunti a
destinazione, in qualche modo ci arrangeremo. Allora Dio ci toccherà.
Sosta.
Scendiamo nel buio, balliamo sul marciapiede per scaldarci. I cani, lontano, cantano.
E' il destino a farci camminare lungo questa strada, senza pietà, senza perdono per nessuno.
Alzo lo sguardo e vedo: luci lontane, una città.
Oggi è tempo di attesa.
Questa notte voi, che abitate in quell'incendio di luci, attendete che si compia il mistero per gli ultimi di tutto il mon-
do, la Natività.
Oggi è tempo di attesa. Noi, su questo marciapiede, attendiamo la vita, quella che non ci ha sorriso mai.
Daniela Bosio
Una e-mail dall'Australia
i ao a tutti, non
saprei come
definire l'Au-
stralia...vedia-
mo se riesco a dartene
un'idea in poche righe!!!
Paesaggio semi-africano,
o meglio desertico, mac-
chine e guida all'inglese,
bagni alla francese, cucina, se così si può chiamare, al-
l'americana, ( beh io sono più fortunata vivo con giap-
ponesi e tutti i giorni RISO!!!! Riso in bianco, con
pollo, riso e mais, riso e fagioli, riso and soup.......e potrei
andare avanti all'infinito; milioni e milioni di giappo-
nesi e cinesi ovunque, caldo torrido stile Sahara, ( dai
non esageriamo oggi sono solo 36 gradi). Fauna: beh
non c'è che dire, a parte i ragni giganti che infestano la
zona e con cui ho già avuto alcuni incontri, e squali che
infestano l'oceano e che alcuni giorni fa hanno ucciso
un bagnante... non c'è che dire, animali paradisiaci: ho
già visto canguri, i delfini e tanti, tanti pappagalli dai
Laura Obert,
dopo la laurea è
per l'Australia perché
come dice lei
"se non viaggio alla
allora quando
mille colori e uccelli stra-
nissimi!!!!
Per quanto riguarda
gli australiani...sembrano
quasi tutti nordici: alti
biondi, occhi chiari, fisi-
cone da surfista, niente
male davvero, peccato che
parlino una lingua per me
ancora ARABO....e ormai sono due settimane !!!!
Le città stile Giappone o New York...grattacieli e pa-
latissimi!!! Pericoli sempre incombenti, a parte gli
animali della foresta, sono gli incendi, praticamente
l'Australia sta andando in fiamme, ogni giorno ettari ed
ettari di foresta bruciano a causa di un incendio. Da
qualche giorno ce n'è uno a pochi km da casa nostra, ve-
diamo le fiamme e ieri anche noi siamo stati mo-
biliati per andare ad aiutare i pompieri! Per ora è suffi-
ciente, spero averti dato una vaga idea di qua.
Ci sentiamo alla prossima puntata.
Un bacio e un abbraccio Lauretta.
La Pro Loco si riunisce a fine ottobre e analizza il proprio opera-
to. Bilancio positivo anche quest'anno sia dal punto di vista dell'impe-
gno sia da quello economico. Un ultimo sforzo per Natale quest'anno è
organizzata una "tre giorni" che comprende il Concerto di Natale del gior-
no 21, lo spettacolo con un gruppo teatrale il giorno 22 e il Presepe del-
la vigilia.
Si guarda già al 2003 dove il grande sforzo sarà dedicato agli Alpini,
un appuntamento che coinvolgerà tutta la regione, ogni abitante di que-
ste montagne. Nessuno potrà marcare visita di fronte a 4000 ospiti di
fuori dei loro naja, la spensieratezza dei vent'anni.
Il diluvio di ormai superato al quale hanno risposto con grande ge-
nerosità.
Mentre sfileranno al ritmo del "trentatre" la Pro Loco sarà presente con la "sussistenza" 24 ore non stop. Tutti sono invitati fin d'ora a dare la
propria disponibilità.


Testo Originale Estratto
10
DALLA SCUOLA
Genitori ed insegnanti
si uniscono per imparare a
gestire i conflitti dei ragazzi
S
empre più di fre-
quente apprendiamo
dalle cronache episo-
di di gravi dovuti a
comportamenti aggressivi
che i nostri giovani manife-
stano nei confronti dei coeta-
nei o su loro stessi.

Ogni volta qualche spe-
cialista del comportamento, interpellato dai mass-me-
dia per esprimere un'opinione in merito ai fatti capi-
ti, sottolinea quanto sia importante che sin dalla più te-
nera età i ragazzi che evidenziano atteggiamenti di di-
sagio abbiano accanto genitori ed insegnanti prepara-
ti ad aiutarli, non soltanto cercando strategie idonee
dentro e fuori il contesto familiare e scolastico, ma
soprattutto dando loro strumenti perché imparino, il
più possibile, a comprendere le loro emozioni per me-
glio controllarle.

L'Istituzione scolastica Grand Paradis A ha in-
teso rispondere a questa emergenza sociale e, in colla-
borazione con le dottoresse Rosanna PAVANO e Valen-
tina PIAGGIO, ha messo a punto un progetto dal ti-
tolo "Strategie per gestire i conflitti e l'aggressività".

Si tratta di un approccio educativo integrato per la
prevenzione del disagio, il controllo dell'aggressività e
la risoluzione dei conflitti da attuare nelle scuole in-
terne ed elementari perché è
qui che i bambini iniziano a
mettersi a confronto con gli al-
tri, manifestando, a volte, com-
portamenti inadeguati sui qua-
li occorre intervenire precoce-
mente.

Il progetto, che sarà inte-
ramente finanziato dal Fondo
Sociale Europeo, vedrà impegnati i genitori e gli inse-
gnanti dei plessi dell'Istituzione in corsi di informazio-
ne e di formazione lungo l'intero anno scolastico
2002/2003.

Durante gli incontri gli operatori della scuola e i
genitori potranno riflettere sui segnali del disagio che,
nella più gran parte delle volte, non sono così eclatan-
ti, ma spesso si evidenziano anche attraverso atteggia-
menti di chiusura destinati, prima o poi, a sfociare in
malesseri più gravi.

È quindi fondamentale confrontarsi per ricono-
scere il disagio e per trovare nuovi percorsi al fine di
promuovere il benessere nei giovani, dando loro la pos-
sibilità di crescere in armonia con il corpo e con la men-
te per farli diventare degli adulti consapevoli, respon-
sabili ed equilibrati.

Saranno comunicati ai genitori le date degli in-
contri e gli argomenti da affrontare attraverso un de-
pliant che avrà lo scopo da un lato
di far conoscere il progetto, dall'al-
tro di far riflettere i componenti
delle famiglie sull'importanza di
avere un obiettivo comune da per-
seguire: la serenità dei ragazzi a
casa e a scuola, con se stessi e
con gli altri.

Si tratta pertanto di un pro-
getto nuovo, attuale, un'opportunità di crescita collettiva che non
si può né ignorare né disattende-
re, bensì cercare di sostenere par-
tecipando numerosi agli incontri
in quanto tutti abbiamo a cuore la
salute morale delle future genera-
zioni.

Mirella SBICEGO
Ins.te elementare
dell'Istituzione scolastica
Grand Paradis A

11
J'ai connue une jeune
fille qui m'a raconté son
histoire: elle a dû quitter
son pays natal, ses parents
car la vie en Colombie est
trop difficile et, j'ai imagi-
née sa peine...

Lundi, le 21 octobre 2002 Colombie est un pays merveilleux... je voudrais telle-
ment que la situation change. Des fois je me dis que je
devrais rentrer chez moi et faire ma part, me battre
pour mon pays... Mais puis je pense à toute la douleur
que ma famille à dû supporter à cause de cette situa-
tion et je n'ose pas. Rentrer en Colombie, c'est dur
à dire, mais je crois que ce serait un choix qui
m'impliquerait pas seule-
ment...

Ma chère amie,
omment vas-tu? Tu ne devineras jamais où
je suis maintenant...je me trouve dans le
train qui m'amènera à Valence! Le voyage à
travers la campagne française est assez en-
nuyeux... j'ai donc profité pour t'écrire.

Comme toujours, je suis excitée à l'idée de vivre
dans un pays nouveau, de faire de nouvelles expé-
riences... Tout le monde dit que l'Espagne est mer-
veilleuse! Je dois encore trouver un appartement où
m'installer, mais je ne suis pas trop préoccupée pour
cela, désormais je sais comment gérer la situation!

Eh oui...encore une nouvelle ville, une nouvelle
université, de nouveaux amis...Des fois je pense que je
ne vais jamais m'habituer à cette vie. Je réalise que je
fais ce que la plupart des jeunes rêvent: voyager à tra-
vers L'Europe...Allemagne, France, Belgique,
Espagne... tout visiter, tout connaître. "Tout"...mais,
enfin, je me dis "tout" quoi? Je fais semblant d'être une
citoyenne du monde, alors que je ne suis qu'une jeune
femme sans racines. Je me sens une touriste qui a per-
dument visiter et connaître, en ce moment, c'est mon pays
natal. A chaque fois où je déménage, je ressens plus fort
ce détachement et...je me sens plus coupable. C'est
comme si j'étais à la fois en exil et en fuite. Je sais que
je n'ai pas de choix, car vivre en Colombie est vraiment
trop dangereux. Mais je me rends compte que jusqu'à
ce que les gens s'enfuient, rien ne peut changer. La
La seule idée de revoir mes parents inquiets
s'ils l'étaient avant mon départ, je frissonne.
Le kidnapping de ma cousine, en particulier, tout
devenu plus difficile. Imagine...la situation était de-
venue si insupportable que mes parents ont préféré
m'envoyer toute seule dans un autre continent, me
croyant plus sûre ici que dans notre propre maison,
mais il faut espérer, il faut avoir confiance...un jour
la situation évoluera. Entre-temps...je suis ici.

Je suis désolée de t'avoir submergée de mes pro-
blèmes. Tu sais, il y a des choses dont je n'arrive pas à
parler avec mes parents car je ne veux pas les angoisser
davantage et pour construire une véritable amitié avec
eux.

Ma chère Ingrid, heureusement que, parfois, je ren-
contre de personnes comme toi... C'est alors que je com-
prends que je ne serai jamais seule jusqu'à ce qu'il y ait
quelqu'un qui me sourit...
Je t'embrasse très fort
Yvette Chentre

Cinquant'anni di attività e tre generazioni nel commercio, ecco cosa hanno terminato Renata
Baratella e Lale Murix Olinto sabato 19 ottobre u.s.
Intorno agli anni '30 la nonna di Renata, Clara Vanden Plaes detta "la Belge" acquista dai
Seigneur d'Introd un appezzamento di terra con un capanno da vigna denominato "la maison di
Pra", per una curiosa vicenda legata ad una sottrazione impropria di uva e vino.
L'attività cresce e si modifica con la mamma Juliette, poi la nipote e il papà, Irene e Piero.
Tre generazioni anche per Olinto, si comincia dalla nonna Ambrosine, la mamma Juliette, pri-
ma nell'abitato "vecchio" di Praximond poi sulla strada che porta a Bosses. Le casate si incontra-
no e via via seguono i tempi fino ad approdare al negozio sull'incrocio della strada per St. Nicolas,
l'ultimo della collina di Saint-Pierre.
Un ringraziamento per un pezzo di storia e un augurio per una serena pensione.


Testo Originale Estratto
12
Dal nostro
corrispondente
di Los Angeles
1 titolo significa Elvis Presley forever, così co-
me visto su una targa di un auto, a Memphis
nel Tennessee, dove è nato il blues. Quello che
vedete a destra nella foto è Giorgio Montini.
Sei anni fa si è stufato di Ciriè, è venuto a vivere a
Dallas nel Texas, ha sposato una ragazza america-
na, ha preso il brevetto di pilota che adesso gli per-
mette di coprire tratte regionali con la Northwestern, ma soprattutto ha
potuto dare libero sfogo alla sua passione nascosta: imitare Elvis.
Giorgio non ce l'ha fatta a vincere il concorso annuale "Images of the
King", particolarmente sentimentale quest'anno nella ricorrenza del venti-
cinquesimo anniversario della morte del Re del Rock and Roll. La ragione è
presto detta, nessuno da Ciriè si è mosso per venire a sostenerlo. E neanche
dalla vicina Valle d'Aosta, va detto. E' andata meglio a Brandon Bennett, a si-
nistra nella foto, il diciannovenne vincitore che si è portato dietro tre auto-
bus pieni di mamme, zie, parenti e concittadini dalla minuscola Pontchatoula
in Louisiana, che con le loro continue grida di giubilo hanno evidentemente
finito con l'influenzare la giuria dell'Holiday Inn vicino all'aeroporto. Le se-
lezioni sono durate tutta la settimana, i concorrenti venivano da ogni parte
del mondo e davanti a più di mille persone accalcate e in delirio ripropone-
vano sul palco la pettinatura, le mosse e i vestiti, oltre che naturalmente la
voce e i pezzi del mitico Elvis che ha sconvolto la storia della musica di que-
sto secolo e ha venduto un miliardo di dischi. Ma guai a sbagliare una mos-
sa delle gambe o un omaggio alle ammiratrici, o a portare in scena un ve-
stito che non sia dell'epoca del pezzo cantato: la giuria filologicamente at-
tenta e severa decreta l'immediata eliminazione del pseudo-Elvis. Quella
dell'impersonator è una passione ma è anche un investimento. Solo negli
Stati Uniti ce ne sono 35mila, organizzati in un sindacato, che finiscono con
il dar lavoro a uno stuolo di parrucchieri specializzati nello scolpire il ciuffo
impomatato, sarti che ripropongono fin nel minimo dettaglio gli immagi-
nifici vestiti (jumpsuits) che Elvis ha sciorinato sempre diversi nel corso di
tre decenni, orefici che ne copiano tutta la abbondante e variopinta gioiellc-
ria, calzolai e artigiani. Ma non sono solo dei fissati persi dietro all'idolatria
del mito scomparso, come verrebbe facilmente voglia di liquidarli, c'è inve-
ce ingenua dedizione per Elvis e quanto ha rappresentato così com'è c'è an-
che la speranza di venire scritturati e ben pagati in tournée che riempono le
sale. Ma questo circo di imitatori non e' gradito all'establishment presleya-
no: non a caso la selezione dei finti Elvis non è stata riconosciuta come even-
to ufficiale nella settimana di commemorazioni organizzata dall'Elvis Presley
Enterprises, che gestisce il grosso del business legato al cantante scompar-
so a soli 42 anni. Solo lo scorso anno l'industria che ruota intorno all'icona
del rock ha fatturato 37 milioni di dollari, tra dischi, recopilation, video, gad-
get e quant'altro.
Settantamila persone da ogni angolo del globo si son date appunta-
mento a Memphis, nell'aria spessa e umida sulle rive del maestoso anche se
limaccioso Mississippi, per ricordare quell'alba del 16 agosto del 1977 quan-
do il cuore di Elvis, sopraffatto dagli abusi ed eccessi del cantante (gli han-
no trovato in corpo tracce di nove diverse pastiglie), ha deciso di smettere
di battere. Oggi Presley avrebbe 67 anni, e l'età dei presenti andava dai qua-
ranta ai settanta appunto. Per qualcuno era la prima volta ma non manca
chi è regolarmente venuto ogni anno! Tutti muniti di spille, amuleti, ma-
gliette con la faccia da bravo ragazzo di EP, hanno accettato di sostare sotto
un acquazzone prima di iniziare alle nove di sera del 15 agosto una lunga e
lenta processione con le candele in mano lungo i sen-
tieri del parco della villa di Graceland, dove Elvis è
vissuto ed è sepolto, che si è conclusa alle otto di mat-
tina. Una veglia funebre autentica, partecipata e com-
mossa. Lo so che vi scappa da ridere, anch'io ero ve-
nuto con l'idea di un fenomeno da circo, è invece mi
son reso conto che questo ragazzo appartiene alla
cultura popolare sincera degli Stati Uniti. L'Università di Memphis ha orga-
nizzato un dibattito con specialisti mondiali per discutere sul segno lascia-
to da Elvis nella storia della musica, cercando di riscattarne l'immagine ba-
nalizzata che spesso se ne ha.
E che dire del clou della settimana, il megaconcerto al Pyramid, la stes-
sa struttura che non più di tre mesi prima aveva ospitato la grande sfida dai
massimi Lennox Lewis e Mike Tyson? Quindicimila persone si son date ap-
puntamento per assistere ad un annunciatissimo concerto di Elvis. Se c'è
una cosa che gli americani sanno fare bene è certamente costruire spetta-
colo. Quattro ore di show sono filate via in un attimo e l'illusione di aver as-
sistito a un vero concerto di Presley era davvero fortissima: una regia sapiente
ha mostrato sul maxischermo le immagini di tutti i pezzi più famosi del suo
repertorio felicemente combinate con quelle degli oltre settanta tra suona-
tori, orchestrali e coristi che hanno suonato con lui nel corso della carriera,
sorpresi mentre si sommavano e si alternavano in carne ed ossa sul palco per
accompagnarlo dal vivo. La sincronia è stata impeccabile, non una sbavatu-
ra o un attacco sbagliato, e ogni volta che Elvis presentava i suoi orchestra-
li e questi si alzavano giovani nell'immagine di molti anni fa, noi vedevamo
sfilarsi sul palco e sullo schermo la stessa persona invecchiata ma felice di
ricopiare il proprio intervento musicale di allora. Una voce ha annunciato al
termine del concerto che il signor Elvis aveva appena abbandonato la sala,
come soleva succedere nelle sue memorabili performance. Delirio. Tutti paz-
zi. Forse. C'è il grande business dietro, certo, che vende illusioni, ma la vo-
glia di questo popolo di crederci non va snobbata.
Entrate con un filo di emozione nel piccolo bugigattolo su Union Street
dove Elvis si presentò a 13 anni per incidere un disco per il compleanno del
mamma. Tutto è rimasto fermo nel tempo alla Sun Records, lo stanzino
della segretaria, i microfoni anni 50, le apparecchiature di allora, l'insono-
rizzazione rudimentale: lì si è scritta una pagina decisiva della storia del
Rock and Roll, da Carl Perkins a Johnny Cash, da Jerry Lee Lewis a Billy Riley.
Ma c'è un'altro luogo a Memphis volutamente fermo nel tempo, da rag-
giungere magari scavalcando la Beale Street dove agli inizi del secolo William
Christopher Handy divenne il padre del Blues, oggi ancora brulicante di ri-
storanti di costolette di maiale e musicisti di strada così bravi che figu-
rebbero nei top ten delle nostre classifiche. Si trova un po' fuori dal clamore
della città, è il Lorraine Motel dove il 4 aprile 1968 Martin Luther King ven-
ne freddato da un colpo di fucile. Ci sono ancora le due Cadillac bianche dove
nascio con il suo seguito quando venne in città a tenere un comizio di sup-
porto a uno sciopero di netturbini, e la sua stanza, raggiunta dopo un istrut-
to e penoso percorso nel Civil Rights Museum che ti fa vergognare di es-
sere bianco, è rimasta esattamente com'era quel giorno, con i giornali sul let-
to disfatto, la tazza del caffè sul comodino e le cicche di sigarette nei porta-
cenere. Nelle didascalie che raccontano i fatti, la dichiarazione della figlia
di allora aveva 12 anni ti va dritta al cuore: “Papà mi diceva sempre che po-
teva succedere. Non piango perché mi ha chiesto di non farlo, e di compor-
tarmi bene”. Coraggio Elvis, lo spettacolo continua.
Rubens Piovano
ELV
É
UN MITO
Ep4eve
il titolo sigr
Elvis Presley
cultu
13
LABORATORIO
TEATRALE
o passato un po' di tempo con i ragazzi
del gruppo teatrale, li ho ascoltati, inter-
rogati, a volte provocati e devo ammette-
re che sono davvero un po'....speciali!
Ho passato un po' di tempo con i ragazzi del grup-
po teatrale "Eidos", con i "vecchi" del gruppo, quelli che
recitano insieme da sette anni; mi interessava la loro
opinione sull'esperienza che hanno fatto con Paola
Corti, per questo li ho ascoltati, stimolandoli con al-
cune domande.
L'impressione che ne ho ricavato è che sono di-
vertenti, piacevoli, capaci di sdrammatizzare e, allo
stesso tempo, capaci di riflessioni profonde, ma so-
prattutto sono autentici e la dimensione dell'autenti-
cità emerge proprio dalle loro risposte, dalle conside-
razioni su loro stessi e sul gruppo.
Ho iniziato chiedendo loro da che cosa derivava
tanta "fedeltà" ad un gruppo la cui partecipazione era,
ed è, volontaria ed in particolare a che cosa era servi-
to questo impegno.
Le risposte si sono mosse su più dimensioni: dal
punto di vista personale pare che la conoscenza di se
stessi, dei propri limiti e delle proprie potenzialità sia
stata la maggiore scoperta, unitamente, e conseguen-
temente aggiungerei, all'acquisizione di una maggio-
re sicurezza. In molti hanno dichiarato: "mi sento più
sicuro/a; so dove posso arrivare; ho perso quella sen-
sazione di imbarazzo che spesso provavo nei confron-
ti delle situazioni nuove". Vi è poi, in alcune risposte,
una dimensione legata al rapporto con l'altro ed una
al rapporto con il gruppo, ed in entrambi i casi le con-
siderazioni sono particolarmente interessanti: "questa
attività ci ha permesso di conoscerci meglio tra di noi;
entri nel personaggio, lo vivi, lo capisci... e poi capi-
sci di più le altre persone; non temo più il giudizio; ab-
biamo vissuto questa esperienza come gruppo".
L'aspetto del rapporto con l'altro è stato significativa-
mente descritto nel momento in cui una delle ragaz-
ze più giovani ha raccontato come è stata progressi-
vamente inserita nel gruppo: quando le ho esplicita-
mente chiesto da che cosa derivava questa sensazione
di "integrazione" mi ha risposto: "Mi consideravano!".
Ho poi provato a "provocarli" chiedendo loro di
comparare le due realtà, il laboratorio teatrale e la
scuola, partendo da una domanda molto semplice: "Vi
sembra di avere imparato qualcosa in questi sette
anni?" La risposta più divertente è stata: "Le mie in-
terrogazioni sono nettamente migliorate".
E' probabile che la progressiva perdita di timi-
dezza e l'aver acquistato sicurezza abbiano, per molti
di loro, favorito questo risultato, ma quasi tutti hanno
posto l'accento anche sugli apprendimenti maggior-
mente legati ai contenuti, alle letture fatte, dichiaran-
do senza timore che hanno capito meglio alcuni brani
di letteratura e sono stati contagiati a scuola per il solo
fatto di averli letti in modo espressivo. Su tutte valga
questa bellissima dichiarazione: "E' più bello se colori
la lettura". Non va dimenticato che i loro spettacoli
sono sempre nati sia pure da un'intensa attività di scrit-
tura e di studi di testi classici sia pure da un'intensa
attività di scrittura che dava origine al copione finale.
Come spesso accade, la scuola nella compara-
zione non ne esce molto bene; qualcuno, per esempio,
ha detto: "la scuola usa le minacce, non ci coinvol-
ge". Ho provato ad insistere: "In che modo il laborato-
rio teatrale vi ha coinvolti?" le risposte, sincere e disar-
manti, sono state: "Ci ha resi responsabili, ci ha fatti
partecipare, ci ha dato senso alle cose che facevamo".
Ho voluto, infine, sondare in che cosa consisteva
"senso" e, anche in questo caso, sono risultate im-
portanti la dimensione emotiva e la sfera della re-
sponsabilità/partecipazione: "Studiare la parte ci ha
permesso di entrare nel personaggio... di sentire, di
capire le sue emozioni; abbiamo utilizzato molta ener-
gia emotiva", e, non ultimo, "Abbiamo potuto sceglie-
re".
Molti di questi ragazzi hanno frequentato l'ulti-
mo anno di scuola superiore; tutti hanno ottenuto ot-
timi risultati (alcuni sono stati anche premiati dal-
l'amministrazione comunale e dalla biblioteca e non
mi dispiace ricordare che tra loro c'era anche l'unico
100/100 e forse lasceranno il gruppo teatrale per ini-
ziare la grande avventura universitaria. Ebbene, se le
cose che mi hanno raccontato in questo incontro sono
avventura, perché dovremmo dubitarne?) iniziano questa
esperienza significativa in più, che li ha resi
responsabili, capaci di "sentire" e forse di sce-
gliere. Dicono di avere imparato, di certo in questi anni
ci hanno anche insegnato ad ascoltarli... Che nei rap-
porti autentici la reciprocità sia un valore?
Auguri, ragazzi e grazie!
Germano Dionisi


Testo Originale Estratto
14
LA PAGINA
DELL'AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
IL NUOVO
MUNICIPIO
a Giunta regionale, lo scorso 2 settembre, ha
sposto positivamente alla richiesta, inoltrata
dall'Amministrazione comunale di Saint-Pie
re, di finanziamento per ristrutturare il Mu
nicipio. Precisamente, l'intervento consisterà nella siste
mazione, adeguamento ed abbattimento delle barriere
architettoniche dell'attuale edificio di località Tache e
del vicino immobile che, fino a qualche anno fa, ospita
va gli alunni della Scuola elementare. Un investimento
tanto importante (1.820.337,00 Ä, di cui 80% a carico
della Regione) quanto necessario, una delle opere che la
realizzazione permetterà al nostro paese di tenere il pas
so nei confronti dei rapidi cambiamenti demografici che
lo stanno interessando. Del resto, che il "glóorioso" edifi
cio in oggetto necessitasse di un restyling, è storia non.
STATO ATTUALE DEL MUNICIPIO E DELL'
SCUOLA: L'immobile nasce all'inizio del ventesimo se
colo come edificio scolastico per poi diventare, in seguito
l'inaugurazione della nuova Scuola elementare adiacen
nel 1974, sede del Municipio. Esternamente, i due fabb
cati, in parte per l'imponente presenza volumetricam
parte per la viva colorazione bianca che li contraddist
gue, mal si rapportano con il gruppo castello-chiesa e
l'ambiente circostante. A sud, sotto il piazzale, facente p
te della struttura municipale, troviamo la saletta riuni
ni seminterrata, utilizzata anche dalle associazioni ed
consorzi. Sul lato nord abbiamo i retri degli edifici, l
gresso alla banca, il parcheggio e le rampe utilizzate
raggiungere gli ingressi a sud. Complessivamente, nella
parte posteriore abbiamo una situazione di disordine a
centuata da una cura inferiore dal punto di vista archi
tonico. All'interno, superfluo ricordarlo, i disabili e gli a
nziani hanno vita dura, a causa dei troppi dislivelli. Il
tottetto del Municipio, per parlare di uno dei problemi
evidenti, accumula acqua portata dal vento, mentre
strato di lana di vetro della pavimentazione versa in pr
sime condizioni. Insomma, la vetustà e lo stato di inade
guatezza dei due immobili determinano una serie di pr
blemi che motivano la necessità di interventi struttu
ESIGENZE DA SODDISFARE E SPECIFICHE PR
STAZIONI RICHIESTE: il progetto di ristrutturazion
stato preceduto da numerose riunioni. Nel corso di qu
ste, l'Amministrazione ha esposto le varie problemat
ed esigenze che l'edificio deve soddisfare nei confron
addetti ed utenti. Ci si riferisce, per esempio, alla ne
sità di un ascensore, al bisogno di spazio per deambu
zione dei disabili, al miglioramento dell'aspetto qualita
tivo degli ambienti ed alla riorganizzazione di alcuni s
zi. In effetti, negli ultimi anni, il Comune di Saint-Pierre è
stato interessato da un notevole aumento della popola
zione e si prevede che il trend continui. Senza contare che
nel tempo sono variate la funzione originale e l'uso delle
varie stanze e uffici, con una conseguente disorganizza
zione progressiva ed una perdita di razionalità. Inoltre,
l'ex Scuola presenta una distribuzione degli spazi adeguati
alle funzioni di un edificio scolastico, differenti quindi dal
le necessità di un palazzo ad uffici. Conseguentemente,
per far fronte alle nuove esigenze, il progetto commissio
nato dall'Amministrazione prevederà l'ampliamento de
gli uffici comunali. I punti deboli della struttura, ad oggi,
sono:
La funzionalità: a livello generale, spiccano
mancanze di spazi e disorganizzazione degli stessi. Gli ar
chivi, per esempio, sono situati in una frazione ad un paio
di chilometri di distanza, gli impiegati sono stipati den
tro saloni in cui si fa di tutto, dalla ricezione del pubblico,
alle riunioni riservate, al lavoro quotidiano; altri addetti
sono distribuiti in ambienti ricavati da successivi am
pliamenti, con evidenti tortuosità in pianta e irrazionalità
distributiva e funzionale. Gli uffici, causa anche il pro
gressivo aumento di personale, non bastano: mancano
sale per riunioni di lavoro, esame di progetti, ricevimen
to del pubblico. La distribuzione delle aree è illogica, per
cui la parte politico-amministrativa risulta in contiguità
con i dipendenti, vi sono promiscuità tra area tecnica, con
tabile, segreteria. Si potrebbe continuare: assenza di logi
idrotermosanitari, che rispondono solo in parte ai requi
siti funzionali e di sicurezza attualmente in vigore.
Carenze strutturali: anche a questo livello, la di
stribuzione attuale risulta irrazionale. Per esempio, l'edi
ficio dell'ex scuola presenta due corpi scala, quello del
Municipio uno. Si è già parlato della necessità di rifare il
tetto del Municipio in quanto, non essendo coibentato,
causa notevoli dispersioni. Grossi problemi anche per la
citata saletta riunioni utilizzata dalle associazioni, inte
ressata da continue infiltrazioni: urgono la sostituzione
del solaio e i rifacimenti dell'impermeabilizzazione e del
sistema di scarico delle acque meteoriche.
DESCRIZIONE DEI LAVORI DI PROGETTO:
1 Opere civili: considerando che l'intervento an
drà ad inserirsi in un edificio già costruito, l'obiettivo pri
mario dei progettisti è determinare una qualificazione de
gli ambienti costruiti, accrescendo il benessere dei lavo
ratori e dei fruitori. Le nuove opere dovranno quindi es
sere compatibili con l'immobile attuale e l'ambiente di
contorno, rendere gli uffici più funzionali e razionali ma
senza snaturarne gli aspetti compositivi e gli elementi di
pregio artistico. Dal punto di vista dell'architettura ester
na, per dare uno stacco ai due grandi corpi intonacati, si
è pensato di costruire una torre di servizio, in pietra ab
binata a materiali più caratteristici di questa seconda metà
del secolo, quali il vetro e l'acciaio. Specificatamente, l'in
tenzione progettuale riguarda:
Ampliamento, razionalizzazione e miglioramento
della funzionalità degli uffici
Abbattimento delle barriere architettoniche esi
stenti
Rifacimento e razionalizzazione dell'impianto ter
mico con trasformazione a gas metano della caldaia
in particolare a quella antincendio
Adeguamento dell'intero fabbricato alle normative,
in particolare a quella antincendio
Rifacimento ed adeguamento impianto elettrico
Miglioramento estetico del fabbricato
Adeguamento strutturale e razionalizzazione corpi
scale mediante la costruzione della torre servizi.
Per realizzare tali opere, dovranno essere effettuati
numerosi interventi, a partire dalla demolizione e rimo
zione dei muri e delle rampe di scale (quelle dislocate nel
la ex scuola, mentre il corpo scala del Municipio sarà man
tenuto ed utilizzato come collegamento interno tra le va
rie aree funzionali), alla costruzione di un nuovo elemen
to d'unione (la citata torre, contenente un ascensore ed
una scala) tra i due corpi di fabbrica esistenti, fino alla rea
lizzazione di muri, tramezzature, dell'impianto igienico
sanitario, delle controsoffittature, delle pareti divisorie,
degli impianti elettrici e antincendio, per concludere con
le opere di finitura, intonaci, pavimenti, piastrelle, ecc.
Naturalmente, gli interventi elencati, da un punto di vista
cronologico, dovranno essere particolarmente calibrati
per permettere agli uffici la necessaria continuità nella
loro funzione pubblica; per questo motivo saranno prima
completati i lavori dell'ex scuola, in modo da trasferirvi
gli uffici, per passare successivamente all'adeguamento
dell'attuale Municipio.
2 Opere impiantistiche: i lavori da realizzare con
sisteranno nella messa in opera degli impianti, dopo aver
smantellato quelli esistenti. In entrambi i corpi dell'im
mobile, in ogni locale, si opereranno i cablaggi e si imple
menteranno i controsoffitti, si effettueranno i cablaggi, si im
plementeranno le varie centraline di comando. I corpi il
luminanti saranno sostituiti da plafoniere ad incasso nel
controsoffitto. Un sistema a fotosensore garantirà livelli di
luminosità costanti integrando con la luce artificiale quel
la naturale. Tale sistema permetterà di ridurre in modo
considerevole i consumi elettrici. L'illuminazione dell'e
"sterna sarà adeguata al contenimento dell'inquina
mento luminoso ed esteticamente compatibile con le esi
genze espresse dalla soprintendenza, causa la prossimità
del Castello. L'intero complesso, poi, dovrà essere rico
perto da rete informatica e telefonica, con la tecnologia
del cablaggio strutturato. La sicurezza antincendio sarà
assicurata da un impianto di rilevazione con sensori ed at
tuatori di fumo e calore. Da rifare, come già gli impianti
elettrici e di riscaldamento. L'attuale centrale termica a ga
s sarà convertita a metano, per diminuire i consumi
idrici e le emissioni inquinanti. Il livello termico d'o
mbiente sarà controllato tramite un sistema di tipo
programmabile, che si avvale dell'impíego di un per
sonale per il controllo generale dell'impianto. Il rin
novamento interesserà anche i radiatori esistenti, mentre
sarà realizzato il riscaldamento "a pavimento" nella sala
consiliare (troverà posto nell'attuale palestra della Scuola)
la quale sarà servita da amplificazione sonora per conferenze.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL NUOVO EDI
FICIO: l'ingresso del nuovo Municipio sarà posto a nord,
al piano terreno, a livello del piano strada, nell'angolo che
va a formarsi tra l'ex Scuola ed il nuovo corpo. Esterna
mente, sarà coperto da una pensilina di riparo so
disposta da una vetrata e coerente, come materiali e tipo
logia, al resto dell'intervento; all'interno gli utenti saran
no accolti in un atrio sufficientemente spazioso. Sempre
al medesimo livello, avremo la citata sala consiliare, che
sfrutterà la notevole luce portata in dote dall'ex palestra;
oltre all'accesso dall'atrio principale, essa disporrà anche
di un ingresso indipendente. Al secondo piano, dove oggi
troviamo la saletta riunioni dei dipendenti e le rampe per
so all'ex scuola, e mantenuto quello del Municipio, per gli
addetti. Il pubblico potrà scegliere tra l'area tecnica (nel
Municipio) o l'area anagrafe stato civile (ex Scuola), i due
più frequentati e per questo ubicati al primo pia
no di accesso. Gli uffici saranno ricavati mediante una
nuova distribuzione, più funzionale, e con la suddivisio
ne delle aree con pareti divisorie. Adiacenti, troveranno
posto anche archivi specifici. Il piano terzo del nuovo edi
ficio vedrà la presenza dell'area amministrativo-politica (attua
le Municipio) e dell'area contabile tributi e vigilanza (ex
Scuola). In questo modo otterranno i giusti spazi due zone
non sacrificate, causa l'aumentare progressivo del nu
mero dei dipendenti.
TEMPI DI REALIZZAZIONE: Il Comune avrà tem
po, per presentare il progetto esecutivo in Regione, fino
alla primavera del 2003. Possiamo pertanto ipotizzare l'i
nizio dei lavori entro il 2004, per una conclusione degli stes
si nell'arco di tre anni.
Denny Cognetin


Testo Originale Estratto
16
IL BAMBINO E IL LIBRO
Perché leggere ai bambini?
Hanno la Tv, la playstation,
il nuoto, l'inglese, l'aerobi-
ca, la spesa al supermerca-
to, qualche volta i compiti e
poi vanno già a scuola...
La pagina
della Biblioteca
ndagini e ricerche indicano nella realtà ita-
liana percentuali sempre più basse di bam-
bini che usano i giocattoli insieme ai geni-
tori e ancor meno risultano i genitori che
ULTIMI ARRIVI:
LA GRAMMATICA È UNA CANZONE DOLCE
di E. Orsenna (per ragazzi)
"C'era una volta. La frase magica che, ogni giorno, dall'infanzia alla morte, ci porta in
viaggio. C'era una volta. Le quattro parole che danno inizio alle nostre partenze più bel-
le. Ecco perché mormorare "c'era una volta" è come issare la vela. Pagina bianca, vela
bianca. Ci imbarchiamo nelle parole o sul mare. Davanti a noi, gli orizzonti misteriosi".
IL VECCHIO CHE AMAVA HEMINGWAY di B. Erickson
"- Sai quanti anni ho io?
"Ottantaquattro. Ho visto scorrere davanti ai miei occhi ottantaquattro primavere come
questa. E in tutti questi anni ho sempre cercato di sondare il mondo oltre la superficie
e di andare al cuore delle cose. E lo sai cosa c'è, al cuore del mondo?"
Si sporse in avanti, appoggiando le mani sulle ginocchia. "Storie, Josh. Un milione di
storie, una diversa dall'altra. Senza i libri, gli uomini non avrebbero alcun cuore. I libri
hanno una specialità: creano nuovi mondi. Mondi di cui ci interessiamo, che riusciamo
ad amare, ma che non incontreremo mai nella vita di tutti i giorni ma che ci consento-
no di astrarci dalle esperienze quotidiane per trasportarci altrove".
GUERRA D'ALBANIA di G. Fusco
Una mattina, ai primi di agosto del 1940, su una delle più nude e malandate strade
dell'Albania, due interminabili colonne di soldati italiani, una di alpini, l'altra di fanti,
marciarono per un bel pezzo affiancate. Marciavano per modo di dire. Tiravano avanti,
in maniche di camicia, curvi sotto gli zaini. Le camicie di flanella, di recente adozione,
erano zuppe di sudore. Gli uomini, con penna e senza penna, stavano camminando da
diversi. Cominciavano a trascinare le scarpe e a inciampare
nei sassi. Non una pianta, ai margini della strada. Il sole era un martirio. Così, in mar-
cia di trasferimento verso il capoluogo della Macedonia albanese, la divisione "Julia" e
la divisione "Parma" ritrovarono un po' di animazione nei ruvidi e bonari sfottimenti
dettati dallo spirito di corpo. "Forza, buffa", gridavano gli alpini. "Dai, scarpun" ribat-
tevano i fanti.
Così inizia questo libro che ricostruisce la guerra di Grecia e d'Albania iniziata il 28 ot-
tobre 1940 e terminata dopo tre anni con il sacrificio degli alpini della Julia.
UNA VITA DIVERSA di Catherine Dunne
Lo scenario del romanzo è l'Irlanda di fine ottocento, percossa dalle violente tensioni
che annunciano la lotta per l'indipendenza dal Regno Unito; le protagoniste sono cin-
que ragazze che sognano un'esistenza più ricca e piena, la ricerca di un percorso che
non ricalchi le orme delle madri: l'insopprimibile desiderio di una vita diversa.
LA CITTÀ DELLE BESTIE di I. Allende
PICCOLO CESARE di G. Bocca
SENZA SANGUE di A. Baricco
ERRORI REVERSIBILI di Turow
LA CASA DI HOPE STREET di D. Steel
UNA SCELTA D'AMORE di Hannah Kristin
STORIA DELLA CITTÀ, dalla preistoria a oggi
TIPPI, LA MIA VITA IN AFRICA
MATEMATICA IN TASCA, dall'abaco allo zero di A. Beutelspacher
MANUALE DI INTAGLIO DECORATIVO di G. Binel
IL MELO di S. Maurizzi
CONOSCERE LA PIANTA, guida pratica per il frutticoltore
PER RIFUGI, diario fotografico di Mauro Paillex
raccontano storie ai loro bambini. E pensare che
gli adulti che giocano e leggono con i bambini
oltre a disporre di uno spazio dove sviluppare
relazione, fantasia e immaginazione, in realtà
compiono un atto ancora più importante: parla-
re. Mentre il bambino gioca e legge col genitore
parla sempre. Si parla insieme. Si da un nome ai
pezzi del gioco, ai personaggi della favola, si tra-
sforma un gesto in un ricordo o in una nuova
storia. Non c'è mai la noia quando un genitore
parla e legge al suo bambino e il libro può di-
ventare un mezzo fondamentale per aumentare
le abilità linguistiche, cognitive, intellettuali ed
emozionali del bambino perché leggendo si co-
municano esperienze, sentimenti e fantasia. Con
le parole della storia, l'adulto aiuta il bambino a
costruire le idee e il linguaggio, lo sollecita a
pensare. C'è correlazione tra l'aver vissuto espe-
rienze di ascolto di storie fin da piccolo e la ra-
pidità nell'imparare a leggere in modo autono-
mo oltre che la riuscita nell'apprendimento sco-
lastico, non solo del leggere. Il libro per l'infanzia
aiuta infatti il bambino ad imparare che cos'è un
libro e cosa significa leggerlo e a sviluppare le
capacità visive e di associazione che preparano
alla lettura strumentale: ascoltando una storia il
bambino impara l'uso di un nuovo verbo, la fun-
zione di una preposizione, aggettivi e sinonimi
diversi.
La lettura non è una materia scolastica ma al
contrario il libro può diventare il centro del rap-
porto comunicativo tra genitore e bambino favo-
rendo la relazione e sviluppandone il linguaggio.
E la letteratura per l'infanzia, con gli adulti che
la propongono, che permette di far maturare il pia-
cere della lettura.
E' un peccato per i nostri bambini perdere
quello che l'editoria italiana attualmente sta pro-
ponendo. Non possiamo più avere l'alibi che i
bambini non leggono perché vogliono guardare
sempre la televisione in quanto tutti i libri per
bambini sono libri competitivi con la televisione,
con il più bel cartone animato. Sono competitivi
per le immagini, per i colori, per il testo, ma so-
prattutto per le emozioni che sanno evocare.
Leggere libri per bambini ci farà ridere, altre vol-
te ci metteranno tristezza. Alcune volte avremo un
po' di paura, altre volte ci divertiranno. Quello che
però ci permetteranno sempre di fare è di sogna-
re.
E allora andiamo in biblioteca per ascoltare
le storie:
"Chi c'è c'è" - Ogni mercoledì dalle 14 alle 17