Mélange 2002: Cronache, Culture e Sguardi dal Mondo a Saint-Pierre
mélange 2002.pdfQuesto documento è una raccolta di articoli tratti dalla pubblicazione quadrimestrale "Mélange", edita dalla Biblioteca Comunale di Saint-Pierre nel 2002, con riferimenti specifici ai numeri di Aprile e Dicembre. Offre un'ampia panoramica della vita locale nella Valle d'Aosta, coprendo temi come la storia della Resistenza, le attività culturali di associazioni come L'artzon e Pro Loco, e le dinamiche comunitarie legate al consorzio Gran Paradiso Natura e alla parrocchia di Saint-Pierre. Vengono discussi progetti di sviluppo locale, quali il nuovo acquedotto intercomunale e la ristrutturazione del Municipio, accanto a sfide socio-economiche come la crisi del settore zootecnico. Il documento include anche riflessioni su eventi regionali (Olimpiadi Torino 2006) e si arricchisce di numerose testimonianze personali e internazionali, narrando esperienze di viaggio e lavoro da Lima a Los Angeles, da Cuba all'Australia, e approfondendo il 'métissage culturel'. Le pagine della biblioteca promuovono la lettura e la cultura, mentre articoli dedicati al teatro e a figure storiche come Elvis Presley completano il quadro di una comunità dinamica e aperta al mondo.
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 7 n° 1 Aprile 2002 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. 1
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2 3 Editoriale INTERVISTA ESCLUSIVA DELL'ATELIER JOURNAL Raimondo Monaya racconta... Chi era Maria Ida Viglino e come vi siete conosciuti? Maria Ida Viglino inse- gnava matematica al liceo. Io la conoscevo perché era di Saint-Christophe, so che era nel Comitato di Liberazione e apparteneva al Partito Socialista. Era molto bella. La Alcuni giornalisti «Le Trait d'Union» hanno intervistato il signor Raimondo che nel '45 è stato arrestato assieme a Maria Ida Viglino sistenza. Io invece sono sta- to liberato dal tenente tede- sco che mi aveva catturato e che, mi ha detto: «Sei libero vai a Ville-Sur-Sarre che c'è un gruppo di partigiani!» E così ho fatto. Ci racconti un episodio significativo? Erano arrivati gli Ucraini ed erano in Val di Rhêmes, venivano dalla Valle di Cogne. Siamo dovuti scappare in Francia. In seguito siamo tornati in Italia in 17 per vedere se le centrali idroelettriche erano minate perché in caso con- trario avremmo dovuto farlo noi. Ero in compagnia di un ragazzo di 18 anni, dovevamo arrivare a Rhêmes e lui si lamentava per la stanchezza e vo- leva riposare. Allora siamo andati in una stalla dove un con- tadino ci ha dato del latte appena munto. Ad un certo punto il contadino ha detto che fuori c'erano 7 tedeschi, io ho ri- sposto: «Solo 7!? Qua non verrebbero mai in 7 ma in 70 come minimo! Se si trovano bruciano tutto!». Era gennaio e c'era tanta neve, abbiamo nascosto le armi nella neve e siamo scappati su per il bosco. Sfortunatamente ci hanno visti e in- seguiti ci siamo arresi! Volevano fucilarci ma io con un atto di coraggio ho detto: «Potete anche fucilarci ma prima date- ci da mangiare!». I Tedeschi ci hanno presi come ostaggi e, scendendo verso Introd, abbiamo saputo che era stato ucciso un uffi- ciale tedesco e ci siamo preoccupati per la nostra vita. Ci hanno portati alla caserma Testafocahi e ci hanno consegna- ti ai fascisti che ci hanno picchiati perché non rispettavamo il Duce. Non siamo morti perché il tenente tedesco che ci ave- va catturati al processo ci ha difesi. Mélange Direttore responsabile Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, Daniela Bosio, Christian Chioso, Denny Cognetn, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta considerarci i fratelli maggiori della Pro Loco sarebbe un po' presuntuoso e così ci siamo re- galati l'affettuoso titolo di cugini; una parentela che ci permette di disturbarli spesso per far- ci raccontare i loro programmi, i resoconti e le iniziative che svilupperanno. Lo facciamo anche con meditata attenzione perché riteniamo che sia utile a questa neonata as- sociazione mantenere vivo l'interesse presso la popolazione, ricordare spesso l'attività che porta avan- ti con impegno e tanta soddisfazione. È quindi un piacere sentire da Mario un resoconto positivo. Lo ascolto con attenzione e dalle sue parole traggo una sensazione di piacevole armonia che esiste nel suo gruppo; un pre- zioso collante per tutte le attività che si allarga di volta in volta anche tra la gente. Le date veramente bene! Nel 2001 le cose sono andate veramente bene a Verrogne. La festa di agosto ha avuto un successo da sottolineare e ciò ha invitato ad esaminare attentamente il progetto per Verrogne. Questo ha portato a Verrogne una soluzione che ha ampliato l'area dedicata alla manifestazione, si manterra, anzi si accrescerà l'aspetto culturale dell'evento. Verrogne quest'anno non ospiterà la rappresentazione teatrale; non vogliono ripetersi. È però in cantiere per il 2003 uno spettacolo sullo stesso luogo con uno scenario rivisitato e una «Veillea» il cui intento è coinvolgere gli abitanti del villaggio in una serata d'antan. La serata collegata alle auto d'epoca ha attirato l'attenzione di molti appassionati dalle regioni vicine; è piaciuta, e questo giustifica l'organizzazione del 2003 che valorizzeranno le cerimonie di premiazione e di festeggiamento. Anche tutte le altre manifestazioni hanno riscosso successo; il carnevale, vero e proprio appun- tamento paesano, la veglia di Natale e l'arredamento floreale del paese saranno ancora riproposti con gli aggiustamenti dell'esperienza. L'incontro con tutte le associazioni quello no; non ha interessato più di tanto la popolazione e ha lasciato sul campo gli organizzatori che, senza troppo stupore, sono gli stessi indossando più divise. Il bilancio amministrativo è positivo e l'avanzo del 2001 permetterà anche di sistemare quelle strutture organizzative carenti. Mario è soddisfatto e sottolinea i buoni rapporti di collaborazione che stanno crescendo con le organizzazioni dei paesi vicini; la partecipazione di Avise ed Aymavilles al carnevale e il futuro auto raduno con Saint-Nicolas lo testimoniano significativamente. Sono contento per lui e per i suoi collaboratori; mantenendo fede al suo programma iniziale ha impostato una organizzazione a sua somiglianza, sobria e concreta. Niente exploit plateali ma piccoli passi per dare tempo a tutti di farsi le ossa, di non stancarsi, di acquisire la necessaria esperienza. Complimenti e auguri. Marco Carlin Per quale motivo sei stato in prigione con lei? A causa delle nostre idee antifasciste. Io ero con lei e anche con incarico di staffetta. Dopo tre anni di servizio militare sono passato nella resistenza per non essere portato in Germania! Stavamo rinchiusi nelle celle ma ogni tanto, durante l'ora d'aria, ci vedevamo in un salone e par- lavamo. Di cosa parlavate? Di come liberare la Valle d'Aosta dai fascisti; e l'ab- biamo fatto: il 28 aprile 1945 sono stato uno dei primi ad en- trare ad Aosta con mio fratello Sandro Monaya e sono sta- to prigioniero in un campo di concentramento in Germania. Come avete fatto a liberarvi? Non si sa come e perché Maria Ida Viglino sia stata li- berata, comunque subito dopo è tornata a militare nella re- In questo numero manca l'abi- tuale appuntamento con la storia di un villaggio. Ragioni organizzative ce lo hanno impedito, ce ne scusiamo e ritor- neremo quanto prima al consue- to incontro Carnevale 2002 Andriolo Fabio - Carlin Matteo - Menegazzi Mattia - Paillex Alessandro Non si sa come e perché Maria Ida Viglino sia stata li- berata, comunque subito dopo è tornata a militare nella re- sistenza. Il 26 u.s. si è tenuto presso il centro congressi di Villeneuve la prima assemblea dei Soci del CONSORZIO GRAN PARADISO NATURA. Il presidente Gianni Alberto ha illustrato, alla platea di imprenditori intervenuti, il lavoro fatto fin qui e le linee programmatiche per il futuro. Tra le azioni di spicco sono state sottolineate le numerose iniziative atte a promuovere il territo- rio e le proficue partecipazioni alle fiere del turismo. Si sta lavorando per migliorare l'informazione sia tra gli iscritti sia verso l'esterno; a questo pro- posito è stato attivato il sito internet www.granparadisonatura.org (in fase di completamento) sul quale troveranno spazio le news, i siti dei soci e le promozioni correnti. Grande attenzione sarà dedicata al contatto e all'aggregazione tra tutti i possibili aderenti sia per rendere più forte l'azione del Consorzio sia per distribuire su tutti gli imprenditori del territorio i be- nefici che la struttura sta costruendo con determinazione. L'assemblea ha poi provveduto a eleggere i componenti del direttivo: Carlin Marco, Alberto Gianni, Gerbore Benonino, Duc Piero, Durand Roberta, Barmaz Andrea, Giunta Roberto, Lale Murix Lorenzo, Luboz Ede, Pellissier Mirco. Tra questi ultimi è stato eletto Presidente Gianni Alberto e Vice Presidente Pellissier Mirco.
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4 LA PAGINA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE T utto ebbe ini- zio nell'agosto del '96 quan- do il Consiglio Comunale, su proposta del Sindaco, approvò in linea di massima l'ade- IL nuovo servizio di acquedotto intercomunale Come preannunciato nello scorso numero, due importanti opere miglioreranno la qualità dei servizi di Saint-Pierre. Del cianino tecnologico di via Chanoux abbiamo già scritto: in questa pagina, invece, informeremo la popolazione sul prossimo acquedotto intercomunale. Con l'approvazione delle convenzioni in questione, l'Amministrazione comunale di Saint-Pierre potrà così dare corso alla progettazione e successiva realizzazione (seguen- do le indicazioni dello studio di fattibilità predisposto dall'Ingegner Clemente Dupont) della condotta terminale del nuovo acquedotto dalla vasca di carico di Buillet (nel co- mune d'Introd) al serbatoio di Babelon per addurre, a gra- vità, una portata adeguata alle necessità idriche del paese. Diminuiranno in tal modo i costi di sollevamento (energia elettrica necessaria per pompare l'acqua) ed aumenterà la disponibilità idrica per far fronte ai crescenti fabbisogni. Villeneuve, per la gestio- ne in forma associata del servizio di acquedotto intercomunale nel tratto "Les Meys-vasche di Fenille". L'accordo rag- giunto, di grande impor- tanza storica per il nostro paese, garantirà alla co- munità di Saint-Pierre una certa e continua di- stribuzione d'acqua. Senza trascurare, poi, il significativo risparmio dei costi di gestione degli impianti. Fanno parte della fornitura idrica dell'acquedotto intercomunale le sorgenti di Les Meys, la sorgente di Proarny, tutte le vasche d'accumulo in linea, il ri- partitore di Fenille e le tubazioni di veicolazione tra i manu- fatti. Gli oneri relativi alla gestione del servizio, così come le spese di manutenzione ordinaria dell'acquedotto, saranno ripartiti per il 40% in parti uguali tra i quattro Comuni e per il 60% in funzione dei consumi rilevati da appositi contatori. Invece, gli oneri derivanti da eventuali spese tecniche, da interventi di potenziamento e dalla manutenzione straordi- naria saranno divisi in parti uguali. Infatti, l'acquedotto intercomunale, una volta ultimata an- che la captazione della sorgente Meys, sarà in grado di garanti- re un apporto ulteriore di 30 1/sec. durante il periodo inver- nale e di 100 1/sec. d'estate, sarà sufficiente a soddisfare il fabbisogno idropotabile dei quattro Comuni. I tempi per l'effettiva operatività del servizio non sa- ranno brevi; ciò nonostante il bilancio 2002, recentemente approvato dal Consiglio comunale, già prevede importanti stanziamenti per acquisire il progetto relativo alla realiz- zione del collettore d'adduzione da Introd a Saint-Pierre. Denny Cognein Il fascino di momenti irripetibili sentimenti sono però molto personali ed è difficile dare un connotato concreto che possa essere interes- sante per tutti. Ecco perché non vorrei proprio parla- re delle mie testimonianze o dei miei “appunti di viaggio" che potrebbero essere retorici e banali! Mi stuzzi- ca invece l'argomento dei “giochi olimpici invernali" so- prattutto perché, di questi tempi, nella nostra regione si è fatto un gran parlare (a sproposito) di quello che potrebbe essere un coinvolgimento tecnico della valle d'Aosta nella prossima edizione, quella di Torino 2006. Difficile restare sereno di fronte a queste chiacchiere che mi fanno sempre arrabbiare molto! Parlare oggi di “probabili siti olimpici" in valle è scioc- co ed ipocrita perché non esiste alcuna possibilità in tal sen- so! Anzi, non è proprio mai esistita dopo che, “quel giorno”, la delegazione valdostana disse "no" alla proposta specifica rendum interruppe il cam- Olimpico della valle d'Aosta. Ricordate il referendum, era un referendum con chiedeva se si fosse o meno con la che rifinanziava motore della can- Nulla vietava, in segui- sse formarsi un altro Vedeie, non faccio volutamente riferimenti politi- me interessa solo l'aspetto della vicenda olimpi- riferimento al referendum è importante perché giorno" Torino 2006 chiese ad Aosta se fosse a affiancare il capoluogo piemontese nella fatta da Torino 2006! Facciamo due passi indietro. Quanti ricordano la can- didatura olimpica della valle d'Aosta? Sicuramente tutti co- loro che amano lo sport e vivono la sua realtà nella delicata dimensione di una bella regione come la nostra! Inutile allora riparlare di Birmingham, dei veleni che precedettero ed accompagnarono il voto del CIO, delle stra- nezze che, alla vigilia, fecero perdere voti preziosi alla nostra regione! Chissà quanti ricordano che, nella prima votazione, Aosta ottenne undici voti, esattamente come Salt Lake City! Poi nel ballottaggio fummo naturalmente sconfitti, la can- didata americana, proprio quella che ha ospitato la recente edizione, arrivò sino alla finale dove ad imporsi fu la giap- ponese Nagano. Vissi personalmente in Gran Bretagna tutti quei mo- menti e vi assicuro che, senza congiure, Aosta sarebbe giun- ta in finale. La nostra era una straordinaria candidatura che avrebbe comunque meritato di essere riproposta! Invece il Per chi vive di sport l'atmo- sfera olimpica ha un profu- mo speciale capace, sem- pre, di far nascere emozio- ni diverse. datura per i giochi invernali...Aosta disse "no", per- da da rispettare la volontà del voto referendario!!. nsate! Alla nostra regione era stato proposto di ospi- di bob, slittino, salto, fondo e biathlon... Inutile pro- questi giorni, non so se in maniera provocatoria o rimbalzate voci, notizie e rumori su possibili, ul- dirottamenti di siti olimpici dal Piemonte in valle creando confusione e malcontento, per non dire al- valle d'Aosta, nella sua storia sportiva, ha avuto due ità di salire sul treno olimpico ed ogni volta è stata ettata nel momento di posare il piede sul primo sca- non l'ipocrisia di queste ultime volte. favor non parliamone più, soprattutto non faccia- tra quattro anni la grande rassegna olimpica passerà vicino a noi e, se non ci saranno intoppi lungo il mio mino", sarò ancora in cabina a commentare lo sci alpi- un po' di tristezza! Carlo Gobbo 5 GIOCHI OLIMPICI necessario per il soddisfacimento dell'utenza di Saint-Pierre. Il primo ostacolo da superare fu la verifica della reale possibilità di collegare il nostro paese con l'ac- quedotto, all'epoca previsto fino al comune di Villeneuve. Fu così affidato l'incarico ad un professionista per lo studio di fattibilità del tratto in questione. Un anno dopo, la rela- zione tecnico-economica per la costruzione del collettore di adduzione dall'acquedotto consorziale Valsavarenche-In- trod-Villeneuve alla rete di distribuzione del comune di Saint-Pierre fu completata. Ecco un breve estratto dal do- cumento, predisposto dall'Ingegner Clemente Dupont: «INQUADRAMENTO GENERALE: i comuni di Valsavarenche, Introd e Villeneuve hanno costituito, nel no 1968, un consorzio per la costruzione di un acquedotto lo scopo di risolvere il problema del rifornimento idrico in modo organico e definitivo, sfruttando le risorse idro-po- li della Valsavarenche. Il progetto di massima, del 1969, vedeva le seguenti opere: captazione di una sorgente in località Meys (2400 metri di quota), captazione di una sor- in località Proarny (1600 metri di quota), messa in opera le tubazioni d'adduzione, costruzione di vasche d'interru- ne e di carico. A partire dal 1975 a tutt'oggi sono stati re- zati in più lotti i seguenti lavori: costruzione dell'opera di pre- sa della sorgente di Proarny, messa in opera della condotta dall'opera di presa alla frazione Fenille, costruzione del par- titore a pelo libero di Fenille (1350 metri di quota), dove due Comuni hanno provveduto autonomamente all'esecuzio- ne delle opere necessarie per la connessione con i rispettivi ac- quedotti comunali». Oggi, è proprio il caso di dirlo: "Acqua ne è passata sotto i ponti..." Ma non invano! Il Consiglio comunale di Saint- Pierre, alla pari degli altri Comuni interessati, il 30 ottobre scorso ha infatti approvato due convenzioni: La prima, con i comuni di Valsavarenche-In- ZIONE
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INTERVISTA
A ROMANO
GERBORE
Agricoltura oggi
Per rispondere a
queste doman
de ho intervi
stato il signor
Romano Gerbore, da anni
allevatore di bovini a
Saint-Pierre.
L'allevamento zootec
nico rappresenta l'85%
dell'agricoltura valdostana
e si divide principalmente
nel settore bovino e in quello ovi-caprino. Quest'ultimo
settore è poco sviluppato in Valle, tanto che sono poche le
aziende che vivono di solo reddito ovi-caprino. Ad esem
pio, in località Homené troviamo l'azienda agrituristica
"Les Ecureuils" di Ballauri, che ha saputo creare e com
mercializzare una linea varia e valida di prodotti, derivanti
dall'allevamento caprino.
Per quanto riguarda il settore bovino, Saint-Pierre
non si discosta dal resto della Valle: i redditi dell'allevato
re derivano dalla vendita di prodotti lattiero-caseari e di
animali da macello o da riproduzione. A queste entrate
si aggiungono gli aiuti economici regionali, nazionali, co
munitari.
Inoltre per i giovani agricoltori, la CEE finanzia da 2 a 4
anni dei corsi di formazione, erogando alla fine del cor
so un premio per inizio attività (oggi di circa 30 milioni
Perché i giovani
hanno paura
di entrare in zootecnia?
Perché oggi le aziende
lamentano
profonda crisi?
e molti altri sostegni lad
dove l'imprenditore
("Giovane Agricoltore")
costruisca la propria
azienda (circa il 50% della
spesa ammessa dalle
Commissioni regionali).
Questo quadro della situa
zione, a primo acchito,
sembrerebbe molto van
taggioso per chi, a inizio
attività, senza un impiego e senza un reddito, debba ci
mentarsi nel mondo del lavoro imprenditoriale. Tuttavia
tutti conoscono qual è la profonda crisi in cui versa il set
tore ed è quindi necessario valutare quanto sia rischioso
lanciarsi in questa "avventura" dall'avvio apparentemen
te facile ma vincolante per anni (infatti, in caso di cessa
ta attività, tutti i contributi recepiti devono essere resti
tuiti).
Con valori alla mano, analizziamo ora bene questa
crisi che, negli ultimi anni, ha colpito la zootecnia.
Per quanto riguarda il reddito da produzione, notia
mo un calo dei prezzi dagli anni '90 fino ad oggi. Ad esem
pio, prendiamo in riferimento il prezzo del latte al casei
ficio Châtel Argent di Villeneuve (punto di maggiore rac
colta delle nostre località); vediamo che nel 1990 il latte
veniva pagato a conguaglio ai soci circa 1100 lire al litro,
per poi scendere successivamente a 1000 lire e negli ulti
mi anni a 900 lire (o addirittura meno). Nel '90 il prezzo
dei vitelli maschi era di 300-350 mila lire, maggiorato per
le femmine (circa 600-700 mila lire) a causa di una mag
giore richiesta, portata dalla crisi del risanamento. Passata
tale crisi, il costo delle vitelle si adeguò a quello dei ma
schi. Oggi un vitello (di 20 giorni e in buona salute) si ven
de a 300 mila lire se maschio e pezzato rosso, a 200 mila
lire se nero, a 150-200 mila lire se femmina (e solo se mol
to muscolosa).
Da questa analisi sul progressivo crollo dei prezzi, si
evince chiaramente che gli allevatori oggigiorno incassa
no molto meno di 10 anni or sono. Però i prodotti che l'a
gricoltore acquista sono di molto rincarati (qualunque
massaia ne è a conoscenza...), senza pensare all'aumen
to di meccanizzazione che c'è stato in questi anni e al co
sto dei macchinari ormai alle stelle. Qual è il potere di ac
quisto di un allevatore?
Non è stato sufficiente migliorare l'azienda, ingran
dirla e renderla più efficiente per supplire al crollo dei
prezzi delle vendite, la crisi colpisce sia le stalle medio
grosse, che vivono di solo reddito agricolo, sia quelle pic
cole. Qualche azienda riesce a salvare il prezzo dei propri
prodotti vendendo direttamente sul posto fontine, burro,
ecc.. Ne è un esempio a Saint-Pierre, l'azienda dei Lale
Lacroix. Questi casi circoscritti funzionano appunto per
ché limitati e non soffocati dalla concorrenza.
L'altra faccia del reddito dell'allevatore è chiaramen
te rappresentata dall'integrazione pubblica. Sempre fa
cendo un rapporto a 10 anni fa, c'è stato un incremento
di aiuti per il cosiddetto "verde agricolo", anche attraver
so un maggior controllo affinché esso venga recepito da
chi effettivamente lavora la terra. Dopo gli anni '90, la
Regione ha stanziato forti sostegni per le aziende colpite
dal risanamento (pagando i capi infetti), aiutando quin
di da un lato le mancate produzioni e dall'altro valoriz
zando sempre, con contributi, le aziende che ottenevano
e mantenevano la qualifica di "stalla ufficialmente inden
ne da malattie infettive". Col progredire nella lotta sani
taria a favore del bestiame la Regione acquisì, intorno al
1995, la qualifica di "regione ufficialmente indenne" e ven
ne quindi a crearsi un surplus di capi, non più abbassato
dai problemi sanitari. La Regione, di conseguenza, inter
venne finanziariamente con la cosiddetta legge di "fine
carriera", secondo la quale ogni allevatore poteva macel
lare circa un 10% di capi improduttivi, usufruendo di un
contributo.
Da un anno e mezzo o poco più, il settore zootecni
co è rimasto senza contribuzioni poiché, chiusa la vecchia
legislazione (legge 30 del 1984), sono sparite le quote per
la "fine carriera" e per l'acquisizione e il mantenimento di
stalla ufficialmente indenne. Solo col 26 settembre del
l'anno scorso è entrata in vigore la nuova legge regionale
sulla zootecnia (la legge n° 21), dal titolo "Disposizioni in
materia di allevamento zootecnico e relativi prodotti". È
chiaro che, in questi anni di profonda crisi del mercato
(non dimentichiamo la bufera BSE e la successiva epide
mia di afta), il settore si è sentito abbandonato a se stes
so, senza quei sostegni che ormai erano necessari alla so
pravvivenza economica delle aziende.
Molte perplessità restano ancora tra gli agricoltori
per le scelte dei nostri politici, che sembrano essere tutte
setacciate e filtrate da Bruxelles, ma è speranza di molti
che questa nuova legge restituisca vitalità al settore, an
che se presenta una capacità contributiva di molto infe
riore a quella precedente.
attività finanziata dalla nuova legge sulla
riguardo della selezione del bestiame e dell'
zione di mostre e concorsi per la promozione
la società di allevamento di Saint-Pierre, in
ne con l'AREV, l'ANABORAVA, la Comunità
montana Grand Paradis, ha organizzato la rassegna co
I del bestiame "Reina bosquet blanc", che pre
precipazione e lo sforzo selettivo degli alleva
tori.
Questa mostra bovina si è tenuta il 27 aprile nello
scenario della cascina del Priorato ed è stata oc
casione di vera festa d'incontro per gli allevatori.
È auspicabile che in questo settore si avvii al più pre
resa economica, dando alle aziende già ope
riori sicurezze e tutele e ai giovani, che voglio
dere questa attività, prospettive più favore
Denise Chappuis
Un avvocato in vigna
Con i tempi che corrono è insolito che possano convive
re attività molto diverse come l'avvocatura e l'agricoltura.
Nel caso di Stefano Di Francesco, un giovane di Saint-
Pierre laureatosi nel dicembre del 1999 in giurisprudenza, che
dedica parte del suo tempo libero alla vigna di famiglia.
Dopo questo primo traguardo ha iniziato a svolgere il ti
ro presso uno studio di avvocati associati di Aosta, espe
rienza lavorativa che ha iniziato a far scoprire al nostro com
patrono i risvolti pratici dei suoi studi.
In contrapposizione con l'avvocatura si è manifestata in
Stefano la volontà lavorativa verso la terra, la vigna di mam
ma Vilma.
Papa' Ennio, grande amante della terra, è da anni che si
dedica al giardinaggio, conciliandolo con l'attività di medico.
Il giardino di casa Di Francesco è infatti il regno di Ennio, è
lui che decide cosa, come e quando piantare. Dopo anni di
sperimentazione ha ormai sviluppato dei pomodori di crea
zione propria particolarmente grossi, polposi e saporiti. I la
vori sono toccati anche ai due figli, Stefano e Nicola, forse,
all'inizio, più per imposizione del padre che per amore natu
rale della terra.
Negli ultimi anni con la costruzione della vigna, papà
Ennio è riuscito a trasmettere l'amore per la terra al figlio
Stefano. Il quale è da tempo che si divide tra aule di tribuna
le, campi di calcio e vigna, sacrificando, in periodi di partico
lare esigenza, il tempo libero del fine settimana per la vigna.
Quando Stefano si deve recare in vigna alcuni sabati alle
7-8 di mattina, magari dopo aver fatto bagordi la sera prima,
non sprizza di gioia ed entusiasmo, ma una volta superato lo
scoglio iniziale della levataccia, sale in lui un senso di soddi
sfazione e di piacere che si consolida a fine giornata.
Dopo una giornata passata in vigna, torna a casa affati
cato fisicamente, ma proprio in contrapposizione col suo la
voro abituale, rilassato e sereno mentalmente. Tutte queste
fatiche verranno però completamente ripagate alla raccolta
dei primi frutti.
Ci occorrerà attendere ancora qualche anno per poter con
cretizzare le fatiche col primo Fumin Di Francesco.
Quindi in bocca al lupo per la futura produzione di vino!
Claudio Obert
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8 Gruppo Teatrale Eidos Monsignor Centoz e i giovani d'oggi M la nuova rappresentazione teatrale del gruppo Eidos perché l'avventura del teatro continua... onsignor Centoz, quando venne a sa- pere che avrebbe dovuto par- tire per Cuba, come Nunzio Apostolico, ritornò a Saint- Pierre; scendendo dal treno alla stazione, incontrò una signora che urlava slogan sul femminismo; fece, come al solito, un giro in paese (avrebbe dovuto andarsene per parecchio tempo ed era bello poter ricordare la propria casa), ma capitavano strane cose, quel giorno: un uomo, somigliantissimo a Cechov (aveva visto un suo ri- tratto sulla copertina di una copia del «Giardino dei ciliegi») aveva un teschio in mano e declamava ad alta voce il mo- nologo dell'Amleto davanti al becchino e alla nuova mae- stra che urlava ai bambini, in stretto piemontese, di stare tranquilli, che altrimenti chiamava la moglie di quel si- gnore che era stato sul Titanic e poi... Dai Vigili del Fuoco una lettera aperta A tutti gli abitanti di Saint-Pierre Vorremmo porre alla vostra attenzione un problema che ci sta par- ticolarmente a cuore. Finora, a Saint-Pierre, il servizio di trasporto a spalla dei nostri “cari” alla loro ultima dimora è stato svolto dai VV. del FF. volontari. Un segno di solidarietà che ci tramandano gli anziani del paese. Purtroppo, nonostante l'aiuto delle Associazioni AVIS, Pro Loco e Gruppo ANA locali, l'attuale organico dei Vigili del Fuoco Volontari di Saint-Pierre non riesce più a garantire il servizio in questione. Per con- tinuare l'usanza, così radicata nel tradizionale spirito di partecipazio- ne nella comunità di Saint-Pierre, il gruppo dei VV. del FF. volontari è disposto a coordinare il servizio di “trasporto salma” come in passato; abbiamo però bisogno di reperire un certo numero di persone inten- zionate a mettersi a disposizione, anche senza entrare a far parte del corpo dei vigili volontari. Sicuri che la nostra richiesta d'aiuto sarà ac- colta, avremmo piacere di sentire la vostra opinione al più presto, por- giamo cordiali saluti. Per informazioni (impegni, modalità organizzative, ecc.) contat- tare direttamente: TOURNOUD FRANCO 328/7480171 BOCHET DAVIDE 0165/904045 CHIOSO MARIO 0165/903055 In realtà la trama non è esattamente questa, ma questi personaggi, insieme a molti al- tri fanno parte della sceneggia- tura della nuova pièce teatrale che i ragazzi del gruppo Eidos stanno scrivendo e che presto vedremo rappresentata. Il tito- lo, provvisorio, è I noti e gli igno- ti di Saint-Pierre: l'ispirazione è arrivata da una serie di per- sonalità di Saint-Pierre che hanno varcato i confini, come, appunto, Monsignor Centoz, il cameriere che andò a lavora- re sul Titanic, l'ultima contessa del castello di Saint-Pierre, Guillermine de Sancto Petro, che insieme ad altre persone reali, quali il becchino, la guaritrice, le contadine che devono sposarsi, ed altre inventate di sana pianta, daranno vita a que- sta nuova opera originale. I ragazzi, ogni sabato si ritrovano in biblioteca e scri- vono. L'idea iniziale è nata nelle loro menti; una lunga ri- cerca bibliografica sui vari personaggi del paese ha deli- neato un testo; ma questo ancora non è bastato. La sceneg- giatura, già molto ricca di episodi particolari, è stata abil- mente infarcita di citazioni provenienti da testi famosi: e al- lora ritroviamo Shakespeare, Cechov, Medea, l'Antologia di Spoon River. L'impegno che i ragazzi infondono nel loro lavoro è enorme, ma la ricompensa, alla fine, è altrettanto grande. Ci sono gli applausi, alla fine degli spettacoli, e molti ancora ricordano il grande successo avuto a Verrogne lo scorso giu- gno; ma gli applausi appagano in parte. Ci sono anche (e so- prattutto) gli insegnamenti di Paola Corti (la dizione, ad esempio, oppure la maniera di muoversi), che coordina la scrittura dei testi ed è la regista degli spettacoli. E poi han- no imparato a mettersi in gioco, combattendo con la pro- pria timidezza, e interpretare, immedesimarsi in un perso- naggio, in una parte, davanti ad un pubblico. Ma il teatro ha dato moltissimo anche fuori dalla biblioteca: infatti tra que- sti 20 ragazzi è nata una grande amicizia 6-7 anni fa, quan- do è iniziato il tutto, e continua ancora ora, rendendo il gruppo molto unito. Purtroppo (anche nelle migliori famiglie c'è un pur- troppo) non è andata altrettanto bene con il gruppo dei più piccoli, quelli che a Verrogne interpretavano i folletti e i bru- chi: hanno mollato quasi tutti. Forse il fatto di non aver le- gato con i «vecchi» ha fatto sì che l'atmosfera di complicità non li abbia coinvolti; forse hanno considerato il lavorare insieme ad altri per uno scopo comune un compito pesan- te (come quelli che danno a scuola); forse non hanno capi- to quello che avrebbero potuto avere; forse... Presto, a giugno, li rivedremo nuovamente sulla scena. Christian Chioso La scuola che cambia 9 La Scuola e il nostro paese identità della nostra Istituzione Scolastica. Qual è il rapporto tra scuo- la e territorio in un contesto come il nostro, caratterizzato da una notevole parcellizzazione dei plessi scolastici ? - Per non svolgere un lavoro solo burocratico, in una prima fase Annalisa Baratta è la nuova dirigente inca- ricata dell'Istituzione Scolastica Maria Ida Viglino. Laureata in filosofia dal 1972, nel 1989, da Milano, si trasferisce nel- la nostra regione, dove ha inse- gnato in diverse scuole medie ed ha ricoperto incarichi, sia come formatore dell'area lin- guistica, che come vicario. Tre ordini di scuola, un unico dirigente: la continuità progettuale e didattica alla base dell'Istituzione scolastica Maria Ida Viglino Analisi, da Dirigente, come percepisci la scuola di oggi, in faticoso equilibrio tra novità e tradizione? Devo innanzi tutto premettere che vivo l'innovazione della autonomia scolastica e della verticalizzazione come una realtà positiva. L'una consente alle scuole di progettare in funzione della propria utenza e l'altra di creare una vera con- tinuità tra scuola di base e scuola dell'infanzia. Con la verti- calizzazione la figura del Preside di scuola media, a me ben conosciuta, si è trasformata in Dirigente dell'Istituzione, con compiti e responsabilità più articolati. La nostra Istituzione è di notevoli dimensioni: conoscevo la realtà della scuola me- dia di Villeneuve, impostata secondo finalità da me piena- mente condivise, ma le realtà della scuola elementare e del- l'infanzia, anch'esse con una solida storia sulla base, mi era- no sconosciute. Credo che l'equilibrio giusto si possa trova- re conoscendo a fondo i tre ordini di scuola ed essendo, come Dirigente, presente in ugual misura nella vita della scuola media e dei numerosi plessi di scuola elementare e dell'in- fanzia. Si possono così creare i presupposti per costruire l'i- ho dovuto conoscere le diverse realtà, una ndo contatti diretti con i singoli plessi scolastici. colpito soprattutto l'importanza culturale della peccolici paesi, la ricchezza del rapporto tra scuola te, i contatti umani. Ma ho anche percepito il ri- solamento e l'esigenza di lavorare secondo un pia- erta formativa comune che dia il giusto valore alle che, contemporaneamente, costruisca il senso di nza all'Istituzione Scolastica. e, la scuola media «centralizzata» gioca un ruolo e per i nostri studenti, segna il passaggio dalla pic- rande realtà. Per quanto riguarda la scuola, qual è il tuo sogno nel cassetto ? Di sogni nel cassetto ne ho molti. Il principale è quello di realizzare in questa Istituzione un percorso costruito realmente sul bambino. Egli dovrebbe avere la sensazione di essere accompagnato lungo il percorso scolastico, senza pas- saggi traumatici, ma in tappe ben definite ed inserite all'in- terno di un processo di continuità. Daniela Bosio FLASH È in corso l'assegnazione lavori che riporterà il castello Sarriod de La Tour al suo pieno utilizzo. È possibile che nascano iniziative di servizio legate alla funzione principale.
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10 LA BESTIA Angeleno report number one La città di Los Angeles raccontata da un valdostano N on si può non inizia- re da lei, la bestia, l'immensa ineludibi- le infinita distesa di questa città che ti avvolge come una melassa dalla quale si fa fati- ca ad uscire, devi tenere il piede schiacciato sull'acceleratore per almeno un'ora e mezzo prima che i segni dell'uomo si diradino. Se sei un europeo e ti hanno paracadutato da queste parti, la prima sensazione è che in realtà la meta del viaggio è Marte e questa è solo l'ultima sosta per rifornimento su un'altra terra. C'è qualcosa di algido, di rarefatto. A prima vista si direbbe una Viareggio moltiplicata per 71, per via della sensazione di stazione di vacanza con i moduli abitativi copiati con lo stampino e riprodotti l'infinito. Curiosamente appena ti alzi su una freeway credi di es- sere in una baraccopoli del terzo mondo, alla quale hanno tolto i tetti di lamiera ma che mantiene quella distesa di sette basse sovrastate da una marea di alberi di tutte le foggie, un po' in disordine. Mancano le piazze, dice l'europeo ancora intontito dal jet leg, comunicando la sua prima forte impressione estra- niante. È vero, tutto è in funzione della macchina, i pedoni sono estremamente rari, e le piazze sono sostituite da sgargianti isole commerciali che fungono da punto di in- contro, dotate di ristoranti, librerie, multisale, negozi, su- permarket, peccato che siano sempre gli stessi, clona- ta via di scampo. In un congresso di geografi che si è tenuto qui alla UCLA, un simpaticone ha sovrapposto l'immagine sate llitare di Milano su quella di downtown Los Angeles: ai nostri occhi deve essere venuto un brivido alla schiena nel constatare quello che alla fine del settecento era un villaggetto con due o tre nomi – dall'intermina- bile nome di Nuestra Señora la Rei- na de Los Angeles del Río Porciúncula, si è dilatata di oggi a nord fino a Lugano, a est fino a Brescia, a ovest fino a Torino e a sud fino a Genova. Il nostro triangolo industriale che è diventato un'unica città, con i nomi dei viali che proseguono inalterati da Genova a Torino... Gli stessi geografi hanno coniato il termine esopoli per definire questo mo- stro privo di centro che raccoglie 165 città e località, tutte invischiate in un fermento che prefigura il futuro dell'in- quinamento, e che di notte continua e fila Il nostro «corrispondente» in compagnia di Laura Morante... non può che sorridere! «Troppo grande, troppo rumorosa, troppo banale» così l'ha definita William Faulkner Non è che la città degli angeli abbia una gran fama presso gli americani. I quali non si fanno impressionare come noi dai suoi grandi numeri. «Troppo grande, troppo rumorosa, troppo banale» l'ha definita William Faulkner. Quelli di New York la guardano dall'alto verso il basso con un po' di puzza sotto il naso, e si divertono a sbotterne la superficialità da città dell'enter- tainment, proprio come Woody Allen quando in uno dei suoi film ha detto che l'unico contributo culturale della città al- l'umanità è l'aver inventato la svolta a destra con il rosso. Ironizza persino il cronista di San Francisco che dice d'esser venuto a fare un servizio su Los Angeles ma si è vi- sto costretto a tornare a casa a mani vuote perché non è riu- scito a trovarla. «There is no there, there» è la battuta, attribuita a Gertrude Stein, che riassume l'impressione che la città eser- cita su chi ci mette piede per la prima volta, cioè quella di non esserci. Rubens Piovano sotto i tuoi occhi incollati al fi- nestrino dell'aereo per oltre ven- ti minuti prima dell'atterraggio. Tra le cose mirabolanti, si- curamente da regalare agli ami- ci, delle quali la città, la mitica Thomas Guide, un volumone ad un paio di anelli con un numero spropositato di pagine. Uno dei compiti più ardui per gli amministratori è inventarsi i nomi delle strade che sono in numero astronomico e crescono al ritmo di 900 all'anno, come dire che ogni volta che vai a dormire ci son tre strade nella tua città che prima non c'erano. C'è anche Aosta, non vi preoccupate. A che ritmo deve crescere una città che alla fine del- l'ottocento aveva undicimila abitanti e oggi ne ha sedici mi- lioni e mezzo? Esodi biblici di gente da ogni parte del pianeta: è la città dove si parlano più lingue al mondo. Che la California da sola contenda all'Italia la quinta piazza tra le nazioni con il maggior Prodotto Interno Lordo non stupisce più di tanto, Cina permettendo, ma che Los Angeles si piazzi all'undicesimo posto fa riflettere, e parec- chio. Se uno vi dicesse che nella sua città ci sono 22 auto- strade interne su cui circolano 10 milioni di veicoli, gli dire- ste di non raccontare frescacce; se aggiungesse divertito che ci sono 19 aeroporti tra civili e militari, lo mandereste a quel paese. Dimensioni e rapporti che la mente fa fatica a conce- pire. Non è un caso che qui sia nata la prima autostrada e sia stato allestito il primo supermercato. D'altra parte, il più noto fra i suoi figli, il cinema, è un mondo di finzione e un film, proprio come Woody Allen quando in uno dei suoi film ha detto che l'unico contributo culturale della città all'umanità è l'aver inventato la svolta a destra con il rosso, può essere un valido punto di partenza. L'immagine di una Los Angeles come città disumana o al meno un'ora e mezzo prima che i segni dell'uomo si diradino. Se sei un europeo e ti hanno paracadutato da queste parti, la prima sensazione è che in realtà la meta del viaggio è Marte e questa è solo l'ultima sosta per rifornimento su un'altra terra. Un'esperienza di vita a Lima S ono quasi tre mesi che è rientrata in Italia, ma dopo l'esperienza vissuta a Lima, il tempo sem- bra non trascorrere. Laura è iscritta al quar- to anno di Scienze del- l'educazione dell'Uni- versità di Torino, e do- vendo sostenere un pe- riodo di alcuni mesi di tirocinio come educatore socio sa- nitario, è nata l'esigenza di scegliere la destinazione di ta- le esperienza, preferendo una destinazione italiana è l'U- niversità che si occupa di contattare le associazioni espe- tando tutti gli oneri burocratici e non. Al contrario, se si sceglie di andare all'estero, è lo studente che si deve preoc- cupare di contattare l'associazione di turno con tutte le complicazioni legate al fatto di trovarsi all'estero. La nostra Laura inizialmente era indecisa tra l'Africa e l'America latina, successivamente, consultandosi con alcu- ne amiche e compagne di corso, ha deciso di recarsi in Perù, a Lima. Laura ha quindi iniziato a cercare un'ONG, Organizzazione non governativa, che si sarebbe occupata di contattare l'associazione (Associazione Paesi Emergenti). A Cantù in provincia di Como, si è occupata di trovare un'as- sociazione a Lima e una sistemazio- ne per i mesi di permanenza e non meno importante il progetto di tiro- cinio, il programma dettagliato delle attività che si svolgeranno presso l'as- sociazione ospitante. Presentato il progetto all'Università di Torino e successivamente approvato, non mancava che decidere e pianificare la partenza. Partita per Lima il 20 ottobre dello scorso anno, Laura, dopo circa due giorni di coincidenze internazio- nali, è arrivata all'aeroporto di Lima, dove è stata accolta da alcuni volon- tari dell'associazione. Il primo impatto con questo nuovo mondo è stato alquanto diffi- coltoso, soprattutto a causa della lin- gua, che, nonostante fosse stata stu- diata per quasi tutta l'estate, viverla ed utilizzarla nella realtà era netta- mente diverso. Ciò nonostante dopo circa una settimana, lo spagnolo, la Laura Obert è una ragazza di 23 anni che invece di prestare il solito tirocinio in Italia ha preferito scegliere un luogo meno comodo, più difficile: Lima, la capitale del Perù. lingua parlata a Lima, è diventato amico e di più facile utilizzo, grazie an- che alla sua somiglianza all'italiano. Le prime tre setti- mane sono state impie- gate per ambientarsi, per cogliere le realtà locali e per familiarizzare col centro. In questo periodo sono stati pianificati due progetti, che Laura ha potuto seguire fin dalla loro formazione, uno d'animazione e l'altro socio educativo. I bambini ospiti della comunità erano bambini disagiati con problemi famigliari e disadattati che arrivavano dai quartieri popolari di Lima. La realtà da loro vissuta permetteva a Laura di rag- giungere grandi traguardi ricreativi con minimi stimoli. Due obiettivi molto importanti da raggiungere erano il rafforza- mento dell'autostima e il raggiungimento degli scopi posti dagli educatori. Laura, tornata soltanto lo scorso 30 gennaio, ha potuto conoscere a fondo la realtà di questi bambini e della situa- zione socioculturale nella quale crescono. Un'esperienza bellissima e soprattutto molto formati- va, che le ha fatto venire una gran voglia di tornare a Lima anche se è appena tornata in Italia.3 Claudio Obert
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12 I libri e le attività della biblioteca comunale in biblioteca trovi: La pagina della Biblioteca La nave per Kobe. Diari giapponesi di mia madre. Dacia Maraini si sofferma a raccontarci del suo legame con la ma- dre svelando aspetti della storia di famiglia ancora inediti e so- prattutto interrogando gli anni di permanenza in Giappone prima e all'inizio della seconda guerra mondiale. Ritratto in seppia di Allende Isabel Giunta alle soglie dei trent'anni, Aurora della Valle deve affrontare il tradimento dell'uomo che ama e la solitudine. Catapultata in una situazione emotiva insopportabile, cerca di uscirne recuperando la memoria del suo passato. Vicolo della Duchessa di Casati Modignani Sveva Una storia che si dipana lungo tutto il secolo scorso. La storia di due donne che attraversano la vita tra mille vicissitudini, con te- nacia e coraggio e senza mai scendere a compromessi. Afghanistan anno zero di Giulietto Chiesa, Vauro Dell'Afghanistan sapevamo pochissimo ed eravamo rimasti alle statue dei budda preislamiche abbattute dall'iconoclastia integralista. Questo libro mette a posto la nostra memoria restituendo un ordine alla sto- ria e ai suoi accadimenti e portando un po' di chiarezza là dove ci sono soltanto dubbi. Scopriamo che la religione da sola non basta a spiega- re, che essa, con i giusti ingredienti, può essere il combustibile per far procedere ben altri interessi, tutti basati sul compromesso macchia- vellico de "il fine giustifica i mezzi". Per questo si percepisce la guerra come un terribile momento in cui si scontrano l'egoismo degli inte- ressi privati contro la riscoperta dell'aiuto e della condivisione. La curva del Latte di Nico Orengo Latte è il nome di un torrente e del piccolo paese che attraversa, po- sto in quel lembo di Liguria più vicino alla Francia in cui Orengo ha trascorso buona parte della sua vita. Il nuovo romanzo dello scrittore torine- se è una descrizione, gioiosa e al tempo stesso amara, di quell'angolo di Italia, assurto a paradigma del paese da poco uscito dalla guerra e alle prese della mo- dernizzazione (la vicenda si svolge nel 1957). Gioiosa perché la fantasia di Orengo non ha davvero limiti nell'in- ventare personaggi e situazioni, amara perché dietro al velo di divertimento si può cogliere un'anticipazione della no- stra attualità fatta di progresso senz'a- nima, di perbenismo moralista e di as- soluto egocentrismo. Il re di Girgenti di Andrea Camilleri Sicilia 1718: durante una rivolta popola- re un contadino fece diventare Girgenti un regno indipendente e si autoproclamò re. Ma il suo regno durò solo sei giorni. L'ultima legione di Valerio Manfredi Anno Domini 476 dopo Cristo: l'ultimo Lale Murix Diego, presentatore d'eccezione al Tombolone della befana, Microcomunità, gennaio 2002 giovanissimo re dell'Impero romano d'Occidente viene deposto dal- le milizie barbare e condannato all'esilio. Un gruppo di legionari ten- terà di salvarlo intraprendendo una coraggiosa fuga attraverso l'Europa sino alla Britannia, dove li attenderà l'ultima impossibile battaglia. Uno straordinario affresco sulla fine di un'epoca. Chiamato a difendere di Richard North Patterson Un delicatissimo caso giudiziario, un pericoloso vuoto di potere alla corte suprema, un neoeletto presidente cui manca la maggioranza in senato e un clima politico sempre più arroventato in cui la giustizia ri- schia di essere immolata sull'altare della propaganda: il nuovo avvin- cente romanzo di Patterson tratteggia un magistrale ritratto della de- mocrazia americana e delle sue contraddizioni all'alba del XXI secolo. I conquistatori dell'Atlantide di Francisco Coloane Un gruppo di uomini avventurosi e una barca. Una natura ostile e un paesaggio imponente. Terre lontane, dure e inospitali che solo pochi indios hanno il coraggio di sfidare. Ma il sogno è troppo af- finate per rinunciare: scoprire l'Antartide significa toccare con mano la fine del mondo. Salpano una mattina di novembre, non torneranno tutti, ma il viaggio valeva la pena.... Espiazione di Ian McEwan Tutto ha inizio in una calda notte d'estate, quando una ragazzina di tredici anni, con la vocazione per la scrittura e una fervida fantasia, in una drammatica confusione dei piani di realtà e immaginazione ac- cusa un innocente di un odioso crimine... Gli imprevisti del cuore di Barbara Taylor Bradford Laura e Claire, ottime amiche sin dall'infanzia, quando trascorre- vano insieme anche le vacanze estive nella casa dei nonni di Laura, sono rimaste eccezionalmente legate attraverso gli anni e le vicen- de della vita. Ora Claire, sposatasi giovanissima, vive a Parigi con la figlia. Laura invece abita a New York ma le loro esistenze a un cer- to punto imboccano una svolta imprevedibile... E forse fu per gioco, o forse per amore Il libro, con video, comprende i testi di tutte le canzoni di Lucio Dalla, la sua bibliografia, le sue interviste così da darci la conferma che è un grande personaggio, emblematica la sua frase: è mille vol- te meglio un mare in tempesta di uno stagno che puzza. LIBRI PER RAGAZZI Un secolo di bambini di R. Piumini I bambini protagonisti della storia del '900: le guerre, l'antisemiti- smo, la povertà, l'arrivo della televisione, la pubblicità, lo sbarco sulla luna, la famiglia che cambia... W l'euro di Geronimo Stilton Il giorno dei dinosauri L'età del bastone e della pietra È ancora Harry Potter il libro più richiesto, a proposito... è arri- vato il terzo volume! Si ricorda che, in biblioteca, è disponibile il libro Sogno di un pomeriggio di quasi estate e la videocas- setta dello spettacolo teatrale di Verrogne.
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Mélange Quadrimestrale della Biblioteca Comunale di Saint-Pierre Anno 7 n° 3 Dicembre 2002 Aut. tribunale di Aosta n° 9/96 Sped. abb. post. art. 2 - comma. 20/c legge 662/96 C.P.O. (Contiene Inserto) 3 Saint-Pierre: Roserettaz - 815 m.sl.m.
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2 Editoriale Mélange Directeur responsable Marco Carlin Comitato di redazione Vanda Champrétavy, Denise Chappuis, Daniela Bosio, Christian Chioso, Denny Cognetn, Germano Dionisi, Marina Lale-Murix, Claudio Obert, Ferruccio Sommariva Direzione e Redazione c/o Biblioteca comunale di Saint-Pierre Progetto grafico Arnaldo Tranti Realizzazione e Stampa Tipografia Valdostana C.so Padre Lorenzo, 5 11100 Aosta Je me souvien... Monsieur le curé J'avoue que vos conditions de santé ainsi que la vie moins frénétique du petit ha- meau de Saint-Nicolas Vous permettent de retrouver un bon équilibre pour pouvoir continuer, de façon tout à fait sereine, Votre ministère. La nouvelle soudaine et presque immédiate de votre mutation m'a fortement ému et en même temps déplu tel qu'on perd tout repère. Je Vous remercie pour avoir été un point de chute pour moi et pour la presque totalité de la population d'un village qui s'est, de plus en plus, agrandi et urbanisé et qui a perdu, petit à petit, cette connotation rurale que Vous avez connu dans les premières années. Je Vous remercie pour avoir regardé plus loin, vos paroissiens ne sont pas tous de bons pratiquants, cependant ils ont pu compter sur Votre aide dans les moments les plus diffi- ciles. Parfois le réconfort arriva à travers des réprimandes tout autre que gentilles, cer- tains coups de sabre me frappaient parmi les autres mais ils semblaient adressés exclusi- vement à moi... flûte... Paraît-il qu'il a raison encore une fois. J'ai entendu des mots doux, d'aide, jamais banals, jamais rhétoriques... voilà pour- quoi je vous remercie à nouveau. Quand on se souvient de quelqu'un on le fait avec nos- talgie: c'est quand même un sentiment sincère qui passe à travers et quand je revois mon adolescence avec tous ses enthousiasmes et ses initiatives je vous revois avec nous, les jeunes, prêt à partager nos mêmes sensations. Têtu, cabochard,... il a une certaine tête... voilà des adjec- tifs et des phrases que dans ces années quelqu'un Vous a certaine- ment adressées, directement ou indirectement. Seulement celui qui n'a pas de caractère ne tombe pas sur ces considérations. Je l'ai apprécié tel quel et je souhaite qu'il se maintienne ainsi. Au revoir, “Don Aldo!” Marco Carlin L'Amministrazione comunale, la redazione di Mélange, la commissione di gestione della biblioteca augurano buone feste e un saluto particolare a Don Ugo che trascorre il primo Natale fra noi. Ad muitos annos! I SALUTI DI DON ALDO Nel 2002 un im- previsto aggravamento della salute, mi ha por- tato a delle scelte diffi- cili ma necessarie. Saint-Pierre è una par- rocchia grande, con impegni pastorali one- rosi e di non sempre facile soluzione e in- dubbiamente ha bisogno di un parroco in forma e in salute, per affrontare quanto richiede il bene e l'evan- gelizzazione; io ormai non ero più in grado di garanti- re questa presenza efficace, da qui la necessità moral- mente responsabile di presentare al Vescovo le mie di- missioni, pensando in sincerità che questa è la volontà di Dio e il bene della “mia” gente. La fatica, i ricordi, la storia di un cammino Dopo trentadue anni di vita tra voi, si fa una grossa fatica nel partire, nel lasciarvi, nel mettere tra la memoria dei ricordi i vostri volti, le vostre esperienze e sensibilità, i nostri incontri, il nostro camminare insie- me tra gioie e dolori, fatiche e speranze. “A che serve un prete, se non a dare speranza?” mi ha scritto qualcuno di voi. Non so se ci sono riuscito, ma certamente ci ho provato e qualche volta, condivi- dendo i momenti tristi, ho trovato dignità, spirito di fede, sopportazione umile, comunione vissuta nella pre- 3 LA PARTENZA DA SAINT-PIERRE Saluto in unico abbraccio davvero tutti e tutti ringrazio. E il Signore che guida anche la nostra storia ci aiuterà nel proseguire il cammino. ghiera. “Il sacerdozio non è un mestiere. E' una vocazione straordinaria, una folle avventura con tutti i rischi ad essa connessi” dice Gilbert Guy. Ho sempre prega- to il Signore per non essere un arido mini- stro del culto, abitudinario nel suo lavoro, ma un testi- mone credibile del Vangelo e di una Presenza. Penso anche alle tante messe celebrate nella vostra bella chiesa, nella gioia festosa delle domeniche, dei ma- trimoni, dei battesimi, delle Prime Comunioni, nella tri- stenza pura e piena di speranza dei funerali, nelle celebra- zioni dei giorni feriali dove, con pochi fedeli, abbiamo pregato per i bambini e gli anziani, per le famiglie ed i gio- vani, per chi soffre, per chi è felice, per chi ha difficoltà per chi non crede ma ama e cerca la solida- rietà, per chi ha raggiunto la patria eterna. Saluto in unico abbraccio davvero tutti e tutti rin- grazio. E il Signore che guida anche la nostra storia ci aiuterà nel proseguire il cammino. Ho ricevuto molto e ho cercato di dare qualcosa: farne tesoro sarà anche il modo migliore di salutare me da parte vostra. Don Aldo Domenica 20 ottobre, nella Chiesa parrocchiale si dà il benvenuto a Don Ugo Reggiani Don Ugo, a nome del Consiglio Pastorale che Lei ha voluto riconfermare e di tutta la comu- nità, le do il benvenuto a Saint-Pierre. Siamo innanzitutto riconoscenti a Sua Eccellenza Monsignor Vescovo che ha nomi- nato un giovane parroco per il nostro paese, consapevoli che in questo momento spesso ad un solo sacerdote sono affidati più com- piti e più comunità, si tratta di un privilegio. Noi siamo convinti che la nostra parroc- chia questo impegno lo sappia portare avanti; la popolazione è notevolmente aumenta- ta e le esigenze sono senz'altro più complesse. Don Ugo, la accogliamo con gioia mettendoci al suo fianco per affrontare gli impegni che ci attendono; la accogliamo con speranza af- finché il suo arrivo fra noi sia l'occasione per stimolare la partecipazione di tutti, giovani, adulti e anziani, alla costruzione di una co- munità sempre più umana, più vivibile, più cristiana; la accogliamo con fiducia certi che ci aiuterà a vincere le nostre pigrizia e le no- stre resistenze favorendo così una collabora- zione reciproca. In occasione del suo ingresso ufficiale nella nostra parrocchia Le chiediamo di per- correre la strada assieme consapevoli delle difficoltà che inevitabilmente si incon tre- ranno, ma che, confortati dall'aiuto che vie- ne dall'Alto tramite il suo Ministero sacer- dotale saranno sicuramente superabili, con- sentendoci di vivere nella gioia e nella gra- zia del Signore. Anna Maria Ronzani
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4 Con un po' di nostalgia, un saintpierrolain ricorda l'arrivo in parrocchia di don Aldo 1° Novembre 1970. Festa di Ognis- santi. Commemorazio- ne dei Defunti nel po- meriggio. Noi siamo lì in chiesa alla Messa Grande a vedere e sentire il nuovo Parroco: è arrivato così, in sordina, senza cerimonie; non in cantoria cerchiamo di darci da fare con il canto per dargli il benvenuto. Poi, alla fine della Messa, tutti in sa- crestia a salutarlo. Siamo giovani, 16 - 20 anni, lui ne ha 30; è praticamente subito uno di noi. E così inizia direi quasi un'avventura, una bellissi- ma avventura: Don Aldo ci apre le porte di sala San Carlo dove innumerevoli riunioni ci vedono protagoni- sti di incontri su temi di fede, di attività che nascono e prosperano (Teatro, Centre culturel, AVIS, Cantoria, Presepio, Corale, Carnevale ecc.), ma soprattutto ci apre le porte del suo cuore, lui sempre disponibile a dirci una parola che per anni forse nessuno aveva saputo dire o forse non capivamo; adesso è così facile e bello capire. Ci ha spronati senza farcelo notare come lui sape- va fare con il suo sorriso, poche parole ma ben piazza- te. Sono stati anni quelli '70 in cui ci siamo sentiti fi- nalmente qualcuno, abbiamo fatto parecchio e bene, la- sciatelo dire. Ma è stato in gran parte anche merito suo. Certamente Saint-Pierre era diverso, molto dive- I RAGAZZI DEL 1970 Eravamo i ragazzi che Lei, Don Aldo, ha trovato a Saint-Pierre quel 1° Novembre 1970. nostalgico, obiettivamente si viveva diversamen- so. Eravamo la metà di adesso ma c'era qual- cosa nell'aria... E non è solo lo sfogo di chi ora ha cinquant'anni e forse è diventato un po' malinconico. Comunque sia è stato bello, positivo e costruttivo attraversare quegli anni insieme a Don Aldo che ci la- sciava fare o pareva che ci lasciasse fare; in verità ci spingeva con quel modo tutto suo di essere presente fa- cendoci capire con un sorriso, un gesto, poche parole che dovevamo e potevamo finalmente fare ciò che in noi non mancava ma che nessuno aveva mai cercato di tirarci fuori. Eravamo i ragazzi che Lei, Don Aldo, ha trovato a Saint-Pierre quel 1° Novembre 1970, poi ne sono venu- ti altri nel corso di questi 32 anni passati insieme. Hanno portato, dato, fatto altre cose. Noi siamo felici di poterle dire grazie, con tutto il cuore. Saint-Pierre è comunque un passaggio obbligato per "quelli" di Saint-Nicolas e allora, passando, ci fermi qualche volta: noi ci siamo ancora e saremo sempre fe- lici di poter ricordare il cammino fatto in comune, i mo- menti belli e meno belli e di parlarle delle speranze che ancora abbiamo. Il villaggio di Roserettaz È uno dei villag- gi più piccoli di St. Pierre e, originariamente, ave- va solo tre case alle quali se ne sono ag- giunte recentemente altre due che sono però un po' discoste dalle altre. Sia- mo andati alla Roserettaz verso sera di una giornata umida e piovosa e quindi è stato difficile guardarsi intorno. E' stato comunque piacevole percorrere la piccola strada che collega il villaggio alla strada co- munale che sale verso l'alto perché è fiancheggiata da ciuffi di lavanda che, in estate, emanano un profumo intenso e pullulano d'api e di altri insetti. Il villaggio, a 815 metri d'altitudine, sembra ada- giato ai piedi della collina su cui sorge Bachod di sotto. Siamo ospiti del Signor Francesco Rumiod, che ci racconta quanto gli è stato detto dalla mamma quando era un ragazzino. "Siamo venuti ad abitare qui verso il '30-'31. Prima abitavamo a Bachod di sopra nella prima casa del vil- laggi. I miei genitori la vendettero ad una famiglia del- la Valgrisanche e comprarono questa dalla Signora Angelica Sapinet. Alla mia nascita (nel '34) qui viveva- no solo due famiglie oltre ad una signora molto anzia- na che viveva tutta sola. Alla sua morte la sua casa (che all'epoca era in pessime condizioni) era composta da una stalla e da uno stanzone con un enorme camino. I miei genitori lo scambiarono con un'altra di nostra pro- prietà, situata dove c'è attualmente un terrazzo, che fu poi abbattuta per far luce al villaggio. Le case erano talmente vicine le une alle altre che per passare col mulo carico si dovevano togliere le bi- sacce. La strada non seguiva il tracciato attuale, ma co- steggiava il torrente sul quale c'era solo una piccola pas- serella e e, dopo aver attraversato tutti i prati, sboccava all'inizio della strada per Pelon. Il tracciato è ancora vi- sibile attualmente. Nel 1938/39 circa una piena del torrente ha trasci- nato via la passerella e si è dovuto provvedere a rico- struire il ponte. Grazie all'interessamento del Signor Bois, che ci permise di ottenere anche dei contributi, il ponte fu ricostruito da "Genio" e per molti anni, sotto il ponte, fu visibile lo stemma del Fascio. La strada di col- legamento con quella comunale invece fu interamente fatta da noi del villaggio. Allora era stretta: passava solo 5 Il villaggio è a 815 metri di altitudine un carretto. Fu allarga- ta molti anni dopo quando il Comune fecc la strada del Praulé; il materiale ci fu fornito dal Comune mentre la mano d'opera la met- temmo noi. Alla curva davanti alla Latteria abbiamo do- vuto pagare il terreno e mettere dei paletti in ferro per per l'attuale ringhiera. Gli altri proprietari invece han- no dato il terreno gratuitamente. Il ponte, con a fian- co il parcheggio attuale, è stato rifatto dopo la bonifica dell'alveo del torrente. Noi abitavamo pochi mesi all'anno, general- mente verso la primavera, perché mio padre poteva così fare i primi lavori in campagna. Per il resto dell'anno vivevamo a Vetan. Il villaggio tutti erano agricoltori; gli uomini, nei momenti in cui non erano occupati in campagna, face- vano anche il muratore. Coltivavamo meli e vigne. Noi, ovviamente ai nostri vicini, non avevamo molti meli e i frutti ad un commerciante del paese o al vicino i quali provvedevano anche alla raccolta. Per l'irrigazione dei prati usavamo l'acqua del "Ru Rod" e del "Pelon" che passava qui dietro il vil- laggiò; tutti e due si alimentano al torrente Bressan. Avevamo anche diritto, a domeniche alter- ne, al "Ru di Bressan" dalle 8 di sera alle 4 del mattino estivo e in estate, quando qui c'era scarsità d'ac- qua, utilizzavamo quella. Mio padre, scendendo da Breyda, la quale, col tempo, si era quasi esaurita. A Bachod di sotto due fratelli avevano una sorgente nel- la "Comba": l'abbiamo scavata, ma era piccola. I pro- prietari ci hanno ceduto i diritti su un'altra sorgente posta più in basso. Noi abbiamo fatto il lavoro per portare l'acqua nelle loro case, abbiamo costruito una grossa vasca di riserva ed in cambio ci hanno ceduto metà della sorgente; io non ero abile nel lavoro come il mio vicino che ha quindi calcolato qualche ora in più di me e mia madre ha pa- gato la differenza delle giornate. Per i trasporti usavamo i muli. Noi avevamo pa- recchi prati anche a Meod e portavamo giù tutto il fie- Primi anni '70: ventenni con don Aldo vetan. p Bressan invece pr stra pro Il m da Brey Bachod la "Con prietari va dei d abbiam case, ab in cam ero abi calcula gato la Pr recchi
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6 no con la slitta. Mi ricordo che l'anno in cui morì mio padre (io avevo 12 anni) un nostro parente, che que- l'anno lavorava per noi, mi fece una piccola slitta su quale potevo caricare 3-4 "ballon" (fasci) di fieno. Scendevo verso sera, facevo rotolare i fasci sul fienile poi risalivo a Vetan. Avevo molta paura quando pass vo nel bosco sopra Bressan perché c'erano degli ucci- li che facevano degli strani versi. I nostri vicini vivevano qui tutto l'anno e quindi curavano di più i vigneti e i frutteti; in inverno, quei p chi mesi che trascorrevamo qui, avevamo l'abitudine fare la veglia insieme nella loro stalla perché era p grande della nostra. La scuola era alla Charrère dove è rimasta fino alla costruzione di quella nuova ad Alleysin e mi ricordo di aver avuto, come insegnanti, la figlia del Capostazione e poi la maestra Anais, e solo gli ultimi due anni sono sceso al capoluogo. Attualmente l'aspetto del villaggio è cambiato mol- to rispetto alla descrizione fatta dal Signor Rumiod. Le case sono state ristrutturate, sono molto curate e, so- prattutto in estate, i balconi ed i giardini sono così pie- ni di fiori da trasmettere a chi vi passa o vi soggiorna una piacevole sensazione di benessere. Vanda Champretavy Lavorare a Cuba I mondo del lavoro è in continua evoluzione, or- mai la mobilità viene richiesta sempre più spes- so e i confini lavorativi sono sempre più ampi. Con questi presupposti può capitare che poco dopo la fine degli studi ci si possa trovare a lavorare lontano da casa, magari a Cuba. E' quello che è suc- cesso a Catia Domaine che, dopo alcune esperienze lavorative in Italia, ha deciso di provare a trovare im- piego all'estero. Diplomatasi all'I.S.E.F. di Torino nel '97 ha inizia- to subito la carriera lavorativa. Sfruttando un impor- tante traguardo raggiunto in precedenza ed insieme al diploma appena conseguito ha iniziato a lavorare nella nota stazione turistica di Sestriere come maestra di sci. Dopo la stagione invernale è partita per Otranto in Puglia per ampliare i propri orizzonti di sport terrestri, aerobica, giochi di squadra e altro, occupandosi anche di organizzazione di sport collettivi. Nell'estate 2000 ha lavorato a Metaponto in Basilicata. Informatasi che il Club Med cercava personale per i propri villaggi ha mandato il proprio curriculum già ricco di esperienze, ed in breve tempo è stata contatta- ta. L'offerta consisteva nel lavorare in un Club Med a Cuba. Ha quindi deciso di partire per Varadero, località turistica dell'isola caraibica, nell'ottobre 2000, trovan- dosi catapul tutt'altro ch me simile al nostro. Nell'isola ha potuto effettuare molte esperienze la- vorative ed umane, ampliando il proprio bagaglio cul- turale ed emotivo. La lingua non è stato un problema in quanto nel Club Med si parla francese, ma Catia non si è accontentata, migliorando il suo inglese ed impa- rando lo spagnolo. Il Club Med si è occupata di varie mansioni a par- tire dall'animazione, istruttrice sportiva, organizzatric ce di giochi e sport arrivando fino ad animare le serate con presentazioni, premiazioni e altro. Tutto questo l'ha portata a conoscere l'organizzazione e coordinazione del lavoro di 7 persone. Il lavoro a Cuba avrebbe dovuto durare un anno, ma Catia ha voluto prolungarlo ancora fino all'ottobre scorso. In questo periodo la nostra compaesana ha avu- to modo di conoscere la realtà locale cubana apprez- zarne persone e situazioni che le hanno lasciato un gran ricordo. Si è confrontata con un mondo molto di- verso dal nostro, persone che vivono al limite della so- pravvivenza ma, nonostante questa condizione, sanno essere molto vivaci e soprattutto sul lato umano hanno molto da dare. Questo è senza dubbio il ricordo più bel- lo e particolare di Catia, che, ormai tornata a casa dopo un periodo di riposo, è in attesa di una nuova espe- rienza. 7 I GIOVANI E LE LORO ESPERIENZE Visite au Parlement Européen Le 7 septembre nous avons participé avec d'autres fem- mes engagées politiquement et syndicalement à une visite au parlement européen de Strasbourg sous invitation de l'eu- roparlamentaire Luciano Caveri. Nous avons été accompagnées pendant notre visite par le choeur masculin de Verrès qui donnait preuve de son abi- lité et da sa compétence musicale a été fortement apprécié pendant son exhibition dans l'arène interne du palais ainsi que dans la cathédrale au moment où il a entonné les deux hymnes chers à nous tous les Valdôtains “Montagnes Valdôtaines” et “Oh Reine immaculée du peuple valdôtain”. A notre arrivée nous avons été accueillis par l'europar- lementaire qui nous a immédiatement introduit dans une salle où un fonctionnaire nous a présenté le fonctionnement des organismes européens et nous a permis de prendre part à une séance du Parlement: ce jour là on discutait des pro- blèmes liés aux inondations qui avaient frappé l'Europe il y a quelques jours. Le compte rendu des faits ainsi que les so- lutions proposées par une femme parlementaire du Land de la ville de Vienne, nous a profondément frappées et nous a fait revivre les difficiles moments vécus par notre Région en octobre 2000. "L'Europe Unie s'incarne dans la plénitude d'un couple, son volume exprime un coeur unique, son embrassement terne et rayonne comme un cercle étoilé de son drapeau", cette phrase rapportée sur le monument placé à l'entrée du Par- lement européen donne effectivement les sens de l'in- stitution si fondamentale pour le futur de l'Europe entière pour tous ses habitants qui devraient percevoir de plus en plus les mêmes objectifs et le même idéal politique...con- struire tous ensemble une vraie Europe Unie. Laura et Elida Iniziative accattivanti a Vetan: cominciano il 21 dicembre con una fiaccolata sotto la luna e...da consultare il ricco programma! Congratulazioni e auguri a... La comunità di Saint-Pierre annovera tra le sue file un nuovo ingegnere. Lo scorso 16 ottobre, Manuela Jorrioz ha conseguito la laurea in Ingegneria per ambiente e territorio al Politecnico di Torino, specializzandosi in Pianificazione e gestione del territorio. Ora la nostra nuova neo-laureata è alla ricerca di lavoro fiduci- sa che la possa portare a fare un po' di esperienza in uno studio pro- fessionale, magari di Torino. Il futuro non può che essere positivo, dopo un così brillante tra- guardo raggiunto! Congratulazioni e auguri!!! Claudio Obert
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8 Cinema che passione! S succede sempre più sovente che i giovani si av- vicino al mon- do del cinema non sol- tanto con la visione di film ma anche in manie- ra più approfondita. Stefania Montagna e Michel Domaine hanno avuto la fortuna di partecipa- re ad uno stage di formazione cinematografica svolto a Namur nelle vicinanze di Bruxelles. L'avventura ha inizio leggendo il bando di con- corso dello stage che, catturato l'interesse dei nostri giovani, subito si sono iscritti. Accettate le domande è stato necessario partecipare ad un periodo di forma- zione, svoltosi nella nostra regione, tenuto da Joseph Peaquin. In questo periodo gli aspiranti cineasti hanno avu- to una prima formazione su aspetti della regia e alcu- ne nozioni tecniche, iniziando a prendere confidenza con telecamere, cavalletti e giraffe. La formazione, di cui si è occupato Joseph, è durata quasi tutta l'estate con una decina di incontri. In questo lasso di tempo è stato scelto e sviluppato un soggetto che successiva- mente avrebbe dovuto essere portato a Namur. La sco- ta è caduta sull'integrazione sociale e culturale in Val d'Aosta, è stato quindi, grazie a conoscenze dirette di Stefania, intervistato un cuoco della Costa d'Avorio che lavora al Rifugio Savoia di Valsavarenche. Sono stati organizzati alcuni incon- tri al rifugio con intervi- ste ai datori di lavoro. Sviluppato il soggetto, che ha impegnato anche altri due ragazzi di Aosta, la loro partenza per il Belgio, avvenuta il 25 settembre. La partecipazione al Festival internazionale di film francofoni non era ovviamente solo limitata ai no- stri ragazzi ma anche a giovani di altre nazioni, tra le quali, Canada, Francia, Lussemburgo; mancavano sol- tanto i quattro paesi africani a causa di mancanza di fondi. Allo stage sono stati affrontati vari temi, tra cui il "Métissage culturel", che forse era il vero scopo della manifestazione, facendo cooperare e lavorare insieme giovani appartenenti a culture e lingue differenti ma con in comune la lingua francese. Le giornate si svolgevano tra corsi, lavori di grup- po, scambi culturali e visione dei film che partecipa- vano al Festival. Il prodotto finale di tutto questo lavoro è stato un documentario di circa 10 minuti costruito dal sogget- to precedentemente sviluppato. Stefania e Michel sono rimasti molto colpiti da tale esperienza che ha allargato i loro orizzonti, permesso di approfondire alcuni aspetti del cinema, migliorato il loro francese e fatto conoscere realtà differenti con nuove amicizie. L'interesse per il cinema è cresciuto e Stefania e Michel, in maniera differente hanno tutta l'intenzione di approfondire ul- teriormente, magari col Festival Noir che si svolge tutti gli anni a Courmayeur. Claudio Obert INTERCULTURA NARRAZIONE In questo numero di Mélange era mia intenzione conti- nuare il discorso sul- l'intercultura, abbozzato nell'edizione precedente, parlar- ne culturale. Dedico invece lo spazio a me concesso, alla narrazione. Chi narra è una persona che vive nella nostra comunità. Pur non avendo i mez- zi per scrivere nella nostra lingua, possiede il dono di sapere raccontare con delicatezza, pudore e molti silenzi.... Questo racconto è stato sussurrato, con pudore, delicatezza e molti silenzi. Mi è stato concesso di farne una trasposizione scritta; spero di aver rispettato il senso della narra- zione orale. Notte. Notte di freddo e di attesa all'interno di un camion. Sono due giorni che viaggiamo. Risaliamo, come le acque di un fiume controcorrente, la strada che porta verso l'Italia. Notte. Notte senza speranza, il freddo brucia e spegne la nostra rabbia. Non c'è nessun calore; dove sono i sentimen- ti? Dio, in questo camion, non ci tocca mai. Qualcuno passa il pane, per far passare la fame. Oggi è tempo di viaggiare, non di pensare; quando saremo giunti a destinazione, in qualche modo ci arrangeremo. Allora Dio ci toccherà. Sosta. Scendiamo nel buio, balliamo sul marciapiede per scaldarci. I cani, lontano, cantano. E' il destino a farci camminare lungo questa strada, senza pietà, senza perdono per nessuno. Alzo lo sguardo e vedo: luci lontane, una città. Oggi è tempo di attesa. Questa notte voi, che abitate in quell'incendio di luci, attendete che si compia il mistero per gli ultimi di tutto il mon- do, la Natività. Oggi è tempo di attesa. Noi, su questo marciapiede, attendiamo la vita, quella che non ci ha sorriso mai. Daniela Bosio Una e-mail dall'Australia i ao a tutti, non saprei come definire l'Au- stralia...vedia- mo se riesco a dartene un'idea in poche righe!!! Paesaggio semi-africano, o meglio desertico, mac- chine e guida all'inglese, bagni alla francese, cucina, se così si può chiamare, al- l'americana, ( beh io sono più fortunata vivo con giap- ponesi e tutti i giorni RISO!!!! Riso in bianco, con pollo, riso e mais, riso e fagioli, riso and soup.......e potrei andare avanti all'infinito; milioni e milioni di giappo- nesi e cinesi ovunque, caldo torrido stile Sahara, ( dai non esageriamo oggi sono solo 36 gradi). Fauna: beh non c'è che dire, a parte i ragni giganti che infestano la zona e con cui ho già avuto alcuni incontri, e squali che infestano l'oceano e che alcuni giorni fa hanno ucciso un bagnante... non c'è che dire, animali paradisiaci: ho già visto canguri, i delfini e tanti, tanti pappagalli dai Laura Obert, dopo la laurea è per l'Australia perché come dice lei "se non viaggio alla allora quando mille colori e uccelli stra- nissimi!!!! Per quanto riguarda gli australiani...sembrano quasi tutti nordici: alti biondi, occhi chiari, fisi- cone da surfista, niente male davvero, peccato che parlino una lingua per me ancora ARABO....e ormai sono due settimane !!!! Le città stile Giappone o New York...grattacieli e pa- latissimi!!! Pericoli sempre incombenti, a parte gli animali della foresta, sono gli incendi, praticamente l'Australia sta andando in fiamme, ogni giorno ettari ed ettari di foresta bruciano a causa di un incendio. Da qualche giorno ce n'è uno a pochi km da casa nostra, ve- diamo le fiamme e ieri anche noi siamo stati mo- biliati per andare ad aiutare i pompieri! Per ora è suffi- ciente, spero averti dato una vaga idea di qua. Ci sentiamo alla prossima puntata. Un bacio e un abbraccio Lauretta. La Pro Loco si riunisce a fine ottobre e analizza il proprio opera- to. Bilancio positivo anche quest'anno sia dal punto di vista dell'impe- gno sia da quello economico. Un ultimo sforzo per Natale quest'anno è organizzata una "tre giorni" che comprende il Concerto di Natale del gior- no 21, lo spettacolo con un gruppo teatrale il giorno 22 e il Presepe del- la vigilia. Si guarda già al 2003 dove il grande sforzo sarà dedicato agli Alpini, un appuntamento che coinvolgerà tutta la regione, ogni abitante di que- ste montagne. Nessuno potrà marcare visita di fronte a 4000 ospiti di fuori dei loro naja, la spensieratezza dei vent'anni. Il diluvio di ormai superato al quale hanno risposto con grande ge- nerosità. Mentre sfileranno al ritmo del "trentatre" la Pro Loco sarà presente con la "sussistenza" 24 ore non stop. Tutti sono invitati fin d'ora a dare la propria disponibilità.
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10 DALLA SCUOLA Genitori ed insegnanti si uniscono per imparare a gestire i conflitti dei ragazzi S empre più di fre- quente apprendiamo dalle cronache episo- di di gravi dovuti a comportamenti aggressivi che i nostri giovani manife- stano nei confronti dei coeta- nei o su loro stessi. Ogni volta qualche spe- cialista del comportamento, interpellato dai mass-me- dia per esprimere un'opinione in merito ai fatti capi- ti, sottolinea quanto sia importante che sin dalla più te- nera età i ragazzi che evidenziano atteggiamenti di di- sagio abbiano accanto genitori ed insegnanti prepara- ti ad aiutarli, non soltanto cercando strategie idonee dentro e fuori il contesto familiare e scolastico, ma soprattutto dando loro strumenti perché imparino, il più possibile, a comprendere le loro emozioni per me- glio controllarle. L'Istituzione scolastica Grand Paradis A ha in- teso rispondere a questa emergenza sociale e, in colla- borazione con le dottoresse Rosanna PAVANO e Valen- tina PIAGGIO, ha messo a punto un progetto dal ti- tolo "Strategie per gestire i conflitti e l'aggressività". Si tratta di un approccio educativo integrato per la prevenzione del disagio, il controllo dell'aggressività e la risoluzione dei conflitti da attuare nelle scuole in- terne ed elementari perché è qui che i bambini iniziano a mettersi a confronto con gli al- tri, manifestando, a volte, com- portamenti inadeguati sui qua- li occorre intervenire precoce- mente. Il progetto, che sarà inte- ramente finanziato dal Fondo Sociale Europeo, vedrà impegnati i genitori e gli inse- gnanti dei plessi dell'Istituzione in corsi di informazio- ne e di formazione lungo l'intero anno scolastico 2002/2003. Durante gli incontri gli operatori della scuola e i genitori potranno riflettere sui segnali del disagio che, nella più gran parte delle volte, non sono così eclatan- ti, ma spesso si evidenziano anche attraverso atteggia- menti di chiusura destinati, prima o poi, a sfociare in malesseri più gravi. È quindi fondamentale confrontarsi per ricono- scere il disagio e per trovare nuovi percorsi al fine di promuovere il benessere nei giovani, dando loro la pos- sibilità di crescere in armonia con il corpo e con la men- te per farli diventare degli adulti consapevoli, respon- sabili ed equilibrati. Saranno comunicati ai genitori le date degli in- contri e gli argomenti da affrontare attraverso un de- pliant che avrà lo scopo da un lato di far conoscere il progetto, dall'al- tro di far riflettere i componenti delle famiglie sull'importanza di avere un obiettivo comune da per- seguire: la serenità dei ragazzi a casa e a scuola, con se stessi e con gli altri. Si tratta pertanto di un pro- getto nuovo, attuale, un'opportunità di crescita collettiva che non si può né ignorare né disattende- re, bensì cercare di sostenere par- tecipando numerosi agli incontri in quanto tutti abbiamo a cuore la salute morale delle future genera- zioni. Mirella SBICEGO Ins.te elementare dell'Istituzione scolastica Grand Paradis A 11 J'ai connue une jeune fille qui m'a raconté son histoire: elle a dû quitter son pays natal, ses parents car la vie en Colombie est trop difficile et, j'ai imagi- née sa peine... Lundi, le 21 octobre 2002 Colombie est un pays merveilleux... je voudrais telle- ment que la situation change. Des fois je me dis que je devrais rentrer chez moi et faire ma part, me battre pour mon pays... Mais puis je pense à toute la douleur que ma famille à dû supporter à cause de cette situa- tion et je n'ose pas. Rentrer en Colombie, c'est dur à dire, mais je crois que ce serait un choix qui m'impliquerait pas seule- ment... Ma chère amie, omment vas-tu? Tu ne devineras jamais où je suis maintenant...je me trouve dans le train qui m'amènera à Valence! Le voyage à travers la campagne française est assez en- nuyeux... j'ai donc profité pour t'écrire. Comme toujours, je suis excitée à l'idée de vivre dans un pays nouveau, de faire de nouvelles expé- riences... Tout le monde dit que l'Espagne est mer- veilleuse! Je dois encore trouver un appartement où m'installer, mais je ne suis pas trop préoccupée pour cela, désormais je sais comment gérer la situation! Eh oui...encore une nouvelle ville, une nouvelle université, de nouveaux amis...Des fois je pense que je ne vais jamais m'habituer à cette vie. Je réalise que je fais ce que la plupart des jeunes rêvent: voyager à tra- vers L'Europe...Allemagne, France, Belgique, Espagne... tout visiter, tout connaître. "Tout"...mais, enfin, je me dis "tout" quoi? Je fais semblant d'être une citoyenne du monde, alors que je ne suis qu'une jeune femme sans racines. Je me sens une touriste qui a per- dument visiter et connaître, en ce moment, c'est mon pays natal. A chaque fois où je déménage, je ressens plus fort ce détachement et...je me sens plus coupable. C'est comme si j'étais à la fois en exil et en fuite. Je sais que je n'ai pas de choix, car vivre en Colombie est vraiment trop dangereux. Mais je me rends compte que jusqu'à ce que les gens s'enfuient, rien ne peut changer. La La seule idée de revoir mes parents inquiets s'ils l'étaient avant mon départ, je frissonne. Le kidnapping de ma cousine, en particulier, tout devenu plus difficile. Imagine...la situation était de- venue si insupportable que mes parents ont préféré m'envoyer toute seule dans un autre continent, me croyant plus sûre ici que dans notre propre maison, mais il faut espérer, il faut avoir confiance...un jour la situation évoluera. Entre-temps...je suis ici. Je suis désolée de t'avoir submergée de mes pro- blèmes. Tu sais, il y a des choses dont je n'arrive pas à parler avec mes parents car je ne veux pas les angoisser davantage et pour construire une véritable amitié avec eux. Ma chère Ingrid, heureusement que, parfois, je ren- contre de personnes comme toi... C'est alors que je com- prends que je ne serai jamais seule jusqu'à ce qu'il y ait quelqu'un qui me sourit... Je t'embrasse très fort Yvette Chentre Cinquant'anni di attività e tre generazioni nel commercio, ecco cosa hanno terminato Renata Baratella e Lale Murix Olinto sabato 19 ottobre u.s. Intorno agli anni '30 la nonna di Renata, Clara Vanden Plaes detta "la Belge" acquista dai Seigneur d'Introd un appezzamento di terra con un capanno da vigna denominato "la maison di Pra", per una curiosa vicenda legata ad una sottrazione impropria di uva e vino. L'attività cresce e si modifica con la mamma Juliette, poi la nipote e il papà, Irene e Piero. Tre generazioni anche per Olinto, si comincia dalla nonna Ambrosine, la mamma Juliette, pri- ma nell'abitato "vecchio" di Praximond poi sulla strada che porta a Bosses. Le casate si incontra- no e via via seguono i tempi fino ad approdare al negozio sull'incrocio della strada per St. Nicolas, l'ultimo della collina di Saint-Pierre. Un ringraziamento per un pezzo di storia e un augurio per una serena pensione.
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12 Dal nostro corrispondente di Los Angeles 1 titolo significa Elvis Presley forever, così co- me visto su una targa di un auto, a Memphis nel Tennessee, dove è nato il blues. Quello che vedete a destra nella foto è Giorgio Montini. Sei anni fa si è stufato di Ciriè, è venuto a vivere a Dallas nel Texas, ha sposato una ragazza america- na, ha preso il brevetto di pilota che adesso gli per- mette di coprire tratte regionali con la Northwestern, ma soprattutto ha potuto dare libero sfogo alla sua passione nascosta: imitare Elvis. Giorgio non ce l'ha fatta a vincere il concorso annuale "Images of the King", particolarmente sentimentale quest'anno nella ricorrenza del venti- cinquesimo anniversario della morte del Re del Rock and Roll. La ragione è presto detta, nessuno da Ciriè si è mosso per venire a sostenerlo. E neanche dalla vicina Valle d'Aosta, va detto. E' andata meglio a Brandon Bennett, a si- nistra nella foto, il diciannovenne vincitore che si è portato dietro tre auto- bus pieni di mamme, zie, parenti e concittadini dalla minuscola Pontchatoula in Louisiana, che con le loro continue grida di giubilo hanno evidentemente finito con l'influenzare la giuria dell'Holiday Inn vicino all'aeroporto. Le se- lezioni sono durate tutta la settimana, i concorrenti venivano da ogni parte del mondo e davanti a più di mille persone accalcate e in delirio ripropone- vano sul palco la pettinatura, le mosse e i vestiti, oltre che naturalmente la voce e i pezzi del mitico Elvis che ha sconvolto la storia della musica di que- sto secolo e ha venduto un miliardo di dischi. Ma guai a sbagliare una mos- sa delle gambe o un omaggio alle ammiratrici, o a portare in scena un ve- stito che non sia dell'epoca del pezzo cantato: la giuria filologicamente at- tenta e severa decreta l'immediata eliminazione del pseudo-Elvis. Quella dell'impersonator è una passione ma è anche un investimento. Solo negli Stati Uniti ce ne sono 35mila, organizzati in un sindacato, che finiscono con il dar lavoro a uno stuolo di parrucchieri specializzati nello scolpire il ciuffo impomatato, sarti che ripropongono fin nel minimo dettaglio gli immagi- nifici vestiti (jumpsuits) che Elvis ha sciorinato sempre diversi nel corso di tre decenni, orefici che ne copiano tutta la abbondante e variopinta gioiellc- ria, calzolai e artigiani. Ma non sono solo dei fissati persi dietro all'idolatria del mito scomparso, come verrebbe facilmente voglia di liquidarli, c'è inve- ce ingenua dedizione per Elvis e quanto ha rappresentato così com'è c'è an- che la speranza di venire scritturati e ben pagati in tournée che riempono le sale. Ma questo circo di imitatori non e' gradito all'establishment presleya- no: non a caso la selezione dei finti Elvis non è stata riconosciuta come even- to ufficiale nella settimana di commemorazioni organizzata dall'Elvis Presley Enterprises, che gestisce il grosso del business legato al cantante scompar- so a soli 42 anni. Solo lo scorso anno l'industria che ruota intorno all'icona del rock ha fatturato 37 milioni di dollari, tra dischi, recopilation, video, gad- get e quant'altro. Settantamila persone da ogni angolo del globo si son date appunta- mento a Memphis, nell'aria spessa e umida sulle rive del maestoso anche se limaccioso Mississippi, per ricordare quell'alba del 16 agosto del 1977 quan- do il cuore di Elvis, sopraffatto dagli abusi ed eccessi del cantante (gli han- no trovato in corpo tracce di nove diverse pastiglie), ha deciso di smettere di battere. Oggi Presley avrebbe 67 anni, e l'età dei presenti andava dai qua- ranta ai settanta appunto. Per qualcuno era la prima volta ma non manca chi è regolarmente venuto ogni anno! Tutti muniti di spille, amuleti, ma- gliette con la faccia da bravo ragazzo di EP, hanno accettato di sostare sotto un acquazzone prima di iniziare alle nove di sera del 15 agosto una lunga e lenta processione con le candele in mano lungo i sen- tieri del parco della villa di Graceland, dove Elvis è vissuto ed è sepolto, che si è conclusa alle otto di mat- tina. Una veglia funebre autentica, partecipata e com- mossa. Lo so che vi scappa da ridere, anch'io ero ve- nuto con l'idea di un fenomeno da circo, è invece mi son reso conto che questo ragazzo appartiene alla cultura popolare sincera degli Stati Uniti. L'Università di Memphis ha orga- nizzato un dibattito con specialisti mondiali per discutere sul segno lascia- to da Elvis nella storia della musica, cercando di riscattarne l'immagine ba- nalizzata che spesso se ne ha. E che dire del clou della settimana, il megaconcerto al Pyramid, la stes- sa struttura che non più di tre mesi prima aveva ospitato la grande sfida dai massimi Lennox Lewis e Mike Tyson? Quindicimila persone si son date ap- puntamento per assistere ad un annunciatissimo concerto di Elvis. Se c'è una cosa che gli americani sanno fare bene è certamente costruire spetta- colo. Quattro ore di show sono filate via in un attimo e l'illusione di aver as- sistito a un vero concerto di Presley era davvero fortissima: una regia sapiente ha mostrato sul maxischermo le immagini di tutti i pezzi più famosi del suo repertorio felicemente combinate con quelle degli oltre settanta tra suona- tori, orchestrali e coristi che hanno suonato con lui nel corso della carriera, sorpresi mentre si sommavano e si alternavano in carne ed ossa sul palco per accompagnarlo dal vivo. La sincronia è stata impeccabile, non una sbavatu- ra o un attacco sbagliato, e ogni volta che Elvis presentava i suoi orchestra- li e questi si alzavano giovani nell'immagine di molti anni fa, noi vedevamo sfilarsi sul palco e sullo schermo la stessa persona invecchiata ma felice di ricopiare il proprio intervento musicale di allora. Una voce ha annunciato al termine del concerto che il signor Elvis aveva appena abbandonato la sala, come soleva succedere nelle sue memorabili performance. Delirio. Tutti paz- zi. Forse. C'è il grande business dietro, certo, che vende illusioni, ma la vo- glia di questo popolo di crederci non va snobbata. Entrate con un filo di emozione nel piccolo bugigattolo su Union Street dove Elvis si presentò a 13 anni per incidere un disco per il compleanno del mamma. Tutto è rimasto fermo nel tempo alla Sun Records, lo stanzino della segretaria, i microfoni anni 50, le apparecchiature di allora, l'insono- rizzazione rudimentale: lì si è scritta una pagina decisiva della storia del Rock and Roll, da Carl Perkins a Johnny Cash, da Jerry Lee Lewis a Billy Riley. Ma c'è un'altro luogo a Memphis volutamente fermo nel tempo, da rag- giungere magari scavalcando la Beale Street dove agli inizi del secolo William Christopher Handy divenne il padre del Blues, oggi ancora brulicante di ri- storanti di costolette di maiale e musicisti di strada così bravi che figu- rebbero nei top ten delle nostre classifiche. Si trova un po' fuori dal clamore della città, è il Lorraine Motel dove il 4 aprile 1968 Martin Luther King ven- ne freddato da un colpo di fucile. Ci sono ancora le due Cadillac bianche dove nascio con il suo seguito quando venne in città a tenere un comizio di sup- porto a uno sciopero di netturbini, e la sua stanza, raggiunta dopo un istrut- to e penoso percorso nel Civil Rights Museum che ti fa vergognare di es- sere bianco, è rimasta esattamente com'era quel giorno, con i giornali sul let- to disfatto, la tazza del caffè sul comodino e le cicche di sigarette nei porta- cenere. Nelle didascalie che raccontano i fatti, la dichiarazione della figlia di allora aveva 12 anni ti va dritta al cuore: “Papà mi diceva sempre che po- teva succedere. Non piango perché mi ha chiesto di non farlo, e di compor- tarmi bene”. Coraggio Elvis, lo spettacolo continua. Rubens Piovano ELV É UN MITO Ep4eve il titolo sigr Elvis Presley cultu 13 LABORATORIO TEATRALE o passato un po' di tempo con i ragazzi del gruppo teatrale, li ho ascoltati, inter- rogati, a volte provocati e devo ammette- re che sono davvero un po'....speciali! Ho passato un po' di tempo con i ragazzi del grup- po teatrale "Eidos", con i "vecchi" del gruppo, quelli che recitano insieme da sette anni; mi interessava la loro opinione sull'esperienza che hanno fatto con Paola Corti, per questo li ho ascoltati, stimolandoli con al- cune domande. L'impressione che ne ho ricavato è che sono di- vertenti, piacevoli, capaci di sdrammatizzare e, allo stesso tempo, capaci di riflessioni profonde, ma so- prattutto sono autentici e la dimensione dell'autenti- cità emerge proprio dalle loro risposte, dalle conside- razioni su loro stessi e sul gruppo. Ho iniziato chiedendo loro da che cosa derivava tanta "fedeltà" ad un gruppo la cui partecipazione era, ed è, volontaria ed in particolare a che cosa era servi- to questo impegno. Le risposte si sono mosse su più dimensioni: dal punto di vista personale pare che la conoscenza di se stessi, dei propri limiti e delle proprie potenzialità sia stata la maggiore scoperta, unitamente, e conseguen- temente aggiungerei, all'acquisizione di una maggio- re sicurezza. In molti hanno dichiarato: "mi sento più sicuro/a; so dove posso arrivare; ho perso quella sen- sazione di imbarazzo che spesso provavo nei confron- ti delle situazioni nuove". Vi è poi, in alcune risposte, una dimensione legata al rapporto con l'altro ed una al rapporto con il gruppo, ed in entrambi i casi le con- siderazioni sono particolarmente interessanti: "questa attività ci ha permesso di conoscerci meglio tra di noi; entri nel personaggio, lo vivi, lo capisci... e poi capi- sci di più le altre persone; non temo più il giudizio; ab- biamo vissuto questa esperienza come gruppo". L'aspetto del rapporto con l'altro è stato significativa- mente descritto nel momento in cui una delle ragaz- ze più giovani ha raccontato come è stata progressi- vamente inserita nel gruppo: quando le ho esplicita- mente chiesto da che cosa derivava questa sensazione di "integrazione" mi ha risposto: "Mi consideravano!". Ho poi provato a "provocarli" chiedendo loro di comparare le due realtà, il laboratorio teatrale e la scuola, partendo da una domanda molto semplice: "Vi sembra di avere imparato qualcosa in questi sette anni?" La risposta più divertente è stata: "Le mie in- terrogazioni sono nettamente migliorate". E' probabile che la progressiva perdita di timi- dezza e l'aver acquistato sicurezza abbiano, per molti di loro, favorito questo risultato, ma quasi tutti hanno posto l'accento anche sugli apprendimenti maggior- mente legati ai contenuti, alle letture fatte, dichiaran- do senza timore che hanno capito meglio alcuni brani di letteratura e sono stati contagiati a scuola per il solo fatto di averli letti in modo espressivo. Su tutte valga questa bellissima dichiarazione: "E' più bello se colori la lettura". Non va dimenticato che i loro spettacoli sono sempre nati sia pure da un'intensa attività di scrit- tura e di studi di testi classici sia pure da un'intensa attività di scrittura che dava origine al copione finale. Come spesso accade, la scuola nella compara- zione non ne esce molto bene; qualcuno, per esempio, ha detto: "la scuola usa le minacce, non ci coinvol- ge". Ho provato ad insistere: "In che modo il laborato- rio teatrale vi ha coinvolti?" le risposte, sincere e disar- manti, sono state: "Ci ha resi responsabili, ci ha fatti partecipare, ci ha dato senso alle cose che facevamo". Ho voluto, infine, sondare in che cosa consisteva "senso" e, anche in questo caso, sono risultate im- portanti la dimensione emotiva e la sfera della re- sponsabilità/partecipazione: "Studiare la parte ci ha permesso di entrare nel personaggio... di sentire, di capire le sue emozioni; abbiamo utilizzato molta ener- gia emotiva", e, non ultimo, "Abbiamo potuto sceglie- re". Molti di questi ragazzi hanno frequentato l'ulti- mo anno di scuola superiore; tutti hanno ottenuto ot- timi risultati (alcuni sono stati anche premiati dal- l'amministrazione comunale e dalla biblioteca e non mi dispiace ricordare che tra loro c'era anche l'unico 100/100 e forse lasceranno il gruppo teatrale per ini- ziare la grande avventura universitaria. Ebbene, se le cose che mi hanno raccontato in questo incontro sono avventura, perché dovremmo dubitarne?) iniziano questa esperienza significativa in più, che li ha resi responsabili, capaci di "sentire" e forse di sce- gliere. Dicono di avere imparato, di certo in questi anni ci hanno anche insegnato ad ascoltarli... Che nei rap- porti autentici la reciprocità sia un valore? Auguri, ragazzi e grazie! Germano Dionisi
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14 LA PAGINA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE IL NUOVO MUNICIPIO a Giunta regionale, lo scorso 2 settembre, ha sposto positivamente alla richiesta, inoltrata dall'Amministrazione comunale di Saint-Pie re, di finanziamento per ristrutturare il Mu nicipio. Precisamente, l'intervento consisterà nella siste mazione, adeguamento ed abbattimento delle barriere architettoniche dell'attuale edificio di località Tache e del vicino immobile che, fino a qualche anno fa, ospita va gli alunni della Scuola elementare. Un investimento tanto importante (1.820.337,00 Ä, di cui 80% a carico della Regione) quanto necessario, una delle opere che la realizzazione permetterà al nostro paese di tenere il pas so nei confronti dei rapidi cambiamenti demografici che lo stanno interessando. Del resto, che il "glóorioso" edifi cio in oggetto necessitasse di un restyling, è storia non. STATO ATTUALE DEL MUNICIPIO E DELL' SCUOLA: L'immobile nasce all'inizio del ventesimo se colo come edificio scolastico per poi diventare, in seguito l'inaugurazione della nuova Scuola elementare adiacen nel 1974, sede del Municipio. Esternamente, i due fabb cati, in parte per l'imponente presenza volumetricam parte per la viva colorazione bianca che li contraddist gue, mal si rapportano con il gruppo castello-chiesa e l'ambiente circostante. A sud, sotto il piazzale, facente p te della struttura municipale, troviamo la saletta riuni ni seminterrata, utilizzata anche dalle associazioni ed consorzi. Sul lato nord abbiamo i retri degli edifici, l gresso alla banca, il parcheggio e le rampe utilizzate raggiungere gli ingressi a sud. Complessivamente, nella parte posteriore abbiamo una situazione di disordine a centuata da una cura inferiore dal punto di vista archi tonico. All'interno, superfluo ricordarlo, i disabili e gli a nziani hanno vita dura, a causa dei troppi dislivelli. Il tottetto del Municipio, per parlare di uno dei problemi evidenti, accumula acqua portata dal vento, mentre strato di lana di vetro della pavimentazione versa in pr sime condizioni. Insomma, la vetustà e lo stato di inade guatezza dei due immobili determinano una serie di pr blemi che motivano la necessità di interventi struttu ESIGENZE DA SODDISFARE E SPECIFICHE PR STAZIONI RICHIESTE: il progetto di ristrutturazion stato preceduto da numerose riunioni. Nel corso di qu ste, l'Amministrazione ha esposto le varie problemat ed esigenze che l'edificio deve soddisfare nei confron addetti ed utenti. Ci si riferisce, per esempio, alla ne sità di un ascensore, al bisogno di spazio per deambu zione dei disabili, al miglioramento dell'aspetto qualita tivo degli ambienti ed alla riorganizzazione di alcuni s zi. In effetti, negli ultimi anni, il Comune di Saint-Pierre è stato interessato da un notevole aumento della popola zione e si prevede che il trend continui. Senza contare che nel tempo sono variate la funzione originale e l'uso delle varie stanze e uffici, con una conseguente disorganizza zione progressiva ed una perdita di razionalità. Inoltre, l'ex Scuola presenta una distribuzione degli spazi adeguati alle funzioni di un edificio scolastico, differenti quindi dal le necessità di un palazzo ad uffici. Conseguentemente, per far fronte alle nuove esigenze, il progetto commissio nato dall'Amministrazione prevederà l'ampliamento de gli uffici comunali. I punti deboli della struttura, ad oggi, sono: La funzionalità: a livello generale, spiccano mancanze di spazi e disorganizzazione degli stessi. Gli ar chivi, per esempio, sono situati in una frazione ad un paio di chilometri di distanza, gli impiegati sono stipati den tro saloni in cui si fa di tutto, dalla ricezione del pubblico, alle riunioni riservate, al lavoro quotidiano; altri addetti sono distribuiti in ambienti ricavati da successivi am pliamenti, con evidenti tortuosità in pianta e irrazionalità distributiva e funzionale. Gli uffici, causa anche il pro gressivo aumento di personale, non bastano: mancano sale per riunioni di lavoro, esame di progetti, ricevimen to del pubblico. La distribuzione delle aree è illogica, per cui la parte politico-amministrativa risulta in contiguità con i dipendenti, vi sono promiscuità tra area tecnica, con tabile, segreteria. Si potrebbe continuare: assenza di logi idrotermosanitari, che rispondono solo in parte ai requi siti funzionali e di sicurezza attualmente in vigore. Carenze strutturali: anche a questo livello, la di stribuzione attuale risulta irrazionale. Per esempio, l'edi ficio dell'ex scuola presenta due corpi scala, quello del Municipio uno. Si è già parlato della necessità di rifare il tetto del Municipio in quanto, non essendo coibentato, causa notevoli dispersioni. Grossi problemi anche per la citata saletta riunioni utilizzata dalle associazioni, inte ressata da continue infiltrazioni: urgono la sostituzione del solaio e i rifacimenti dell'impermeabilizzazione e del sistema di scarico delle acque meteoriche. DESCRIZIONE DEI LAVORI DI PROGETTO: 1 Opere civili: considerando che l'intervento an drà ad inserirsi in un edificio già costruito, l'obiettivo pri mario dei progettisti è determinare una qualificazione de gli ambienti costruiti, accrescendo il benessere dei lavo ratori e dei fruitori. Le nuove opere dovranno quindi es sere compatibili con l'immobile attuale e l'ambiente di contorno, rendere gli uffici più funzionali e razionali ma senza snaturarne gli aspetti compositivi e gli elementi di pregio artistico. Dal punto di vista dell'architettura ester na, per dare uno stacco ai due grandi corpi intonacati, si è pensato di costruire una torre di servizio, in pietra ab binata a materiali più caratteristici di questa seconda metà del secolo, quali il vetro e l'acciaio. Specificatamente, l'in tenzione progettuale riguarda: Ampliamento, razionalizzazione e miglioramento della funzionalità degli uffici Abbattimento delle barriere architettoniche esi stenti Rifacimento e razionalizzazione dell'impianto ter mico con trasformazione a gas metano della caldaia in particolare a quella antincendio Adeguamento dell'intero fabbricato alle normative, in particolare a quella antincendio Rifacimento ed adeguamento impianto elettrico Miglioramento estetico del fabbricato Adeguamento strutturale e razionalizzazione corpi scale mediante la costruzione della torre servizi. Per realizzare tali opere, dovranno essere effettuati numerosi interventi, a partire dalla demolizione e rimo zione dei muri e delle rampe di scale (quelle dislocate nel la ex scuola, mentre il corpo scala del Municipio sarà man tenuto ed utilizzato come collegamento interno tra le va rie aree funzionali), alla costruzione di un nuovo elemen to d'unione (la citata torre, contenente un ascensore ed una scala) tra i due corpi di fabbrica esistenti, fino alla rea lizzazione di muri, tramezzature, dell'impianto igienico sanitario, delle controsoffittature, delle pareti divisorie, degli impianti elettrici e antincendio, per concludere con le opere di finitura, intonaci, pavimenti, piastrelle, ecc. Naturalmente, gli interventi elencati, da un punto di vista cronologico, dovranno essere particolarmente calibrati per permettere agli uffici la necessaria continuità nella loro funzione pubblica; per questo motivo saranno prima completati i lavori dell'ex scuola, in modo da trasferirvi gli uffici, per passare successivamente all'adeguamento dell'attuale Municipio. 2 Opere impiantistiche: i lavori da realizzare con sisteranno nella messa in opera degli impianti, dopo aver smantellato quelli esistenti. In entrambi i corpi dell'im mobile, in ogni locale, si opereranno i cablaggi e si imple menteranno i controsoffitti, si effettueranno i cablaggi, si im plementeranno le varie centraline di comando. I corpi il luminanti saranno sostituiti da plafoniere ad incasso nel controsoffitto. Un sistema a fotosensore garantirà livelli di luminosità costanti integrando con la luce artificiale quel la naturale. Tale sistema permetterà di ridurre in modo considerevole i consumi elettrici. L'illuminazione dell'e "sterna sarà adeguata al contenimento dell'inquina mento luminoso ed esteticamente compatibile con le esi genze espresse dalla soprintendenza, causa la prossimità del Castello. L'intero complesso, poi, dovrà essere rico perto da rete informatica e telefonica, con la tecnologia del cablaggio strutturato. La sicurezza antincendio sarà assicurata da un impianto di rilevazione con sensori ed at tuatori di fumo e calore. Da rifare, come già gli impianti elettrici e di riscaldamento. L'attuale centrale termica a ga s sarà convertita a metano, per diminuire i consumi idrici e le emissioni inquinanti. Il livello termico d'o mbiente sarà controllato tramite un sistema di tipo programmabile, che si avvale dell'impíego di un per sonale per il controllo generale dell'impianto. Il rin novamento interesserà anche i radiatori esistenti, mentre sarà realizzato il riscaldamento "a pavimento" nella sala consiliare (troverà posto nell'attuale palestra della Scuola) la quale sarà servita da amplificazione sonora per conferenze. PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL NUOVO EDI FICIO: l'ingresso del nuovo Municipio sarà posto a nord, al piano terreno, a livello del piano strada, nell'angolo che va a formarsi tra l'ex Scuola ed il nuovo corpo. Esterna mente, sarà coperto da una pensilina di riparo so disposta da una vetrata e coerente, come materiali e tipo logia, al resto dell'intervento; all'interno gli utenti saran no accolti in un atrio sufficientemente spazioso. Sempre al medesimo livello, avremo la citata sala consiliare, che sfrutterà la notevole luce portata in dote dall'ex palestra; oltre all'accesso dall'atrio principale, essa disporrà anche di un ingresso indipendente. Al secondo piano, dove oggi troviamo la saletta riunioni dei dipendenti e le rampe per so all'ex scuola, e mantenuto quello del Municipio, per gli addetti. Il pubblico potrà scegliere tra l'area tecnica (nel Municipio) o l'area anagrafe stato civile (ex Scuola), i due più frequentati e per questo ubicati al primo pia no di accesso. Gli uffici saranno ricavati mediante una nuova distribuzione, più funzionale, e con la suddivisio ne delle aree con pareti divisorie. Adiacenti, troveranno posto anche archivi specifici. Il piano terzo del nuovo edi ficio vedrà la presenza dell'area amministrativo-politica (attua le Municipio) e dell'area contabile tributi e vigilanza (ex Scuola). In questo modo otterranno i giusti spazi due zone non sacrificate, causa l'aumentare progressivo del nu mero dei dipendenti. TEMPI DI REALIZZAZIONE: Il Comune avrà tem po, per presentare il progetto esecutivo in Regione, fino alla primavera del 2003. Possiamo pertanto ipotizzare l'i nizio dei lavori entro il 2004, per una conclusione degli stes si nell'arco di tre anni. Denny Cognetin
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16 IL BAMBINO E IL LIBRO Perché leggere ai bambini? Hanno la Tv, la playstation, il nuoto, l'inglese, l'aerobi- ca, la spesa al supermerca- to, qualche volta i compiti e poi vanno già a scuola... La pagina della Biblioteca ndagini e ricerche indicano nella realtà ita- liana percentuali sempre più basse di bam- bini che usano i giocattoli insieme ai geni- tori e ancor meno risultano i genitori che ULTIMI ARRIVI: LA GRAMMATICA È UNA CANZONE DOLCE di E. Orsenna (per ragazzi) "C'era una volta. La frase magica che, ogni giorno, dall'infanzia alla morte, ci porta in viaggio. C'era una volta. Le quattro parole che danno inizio alle nostre partenze più bel- le. Ecco perché mormorare "c'era una volta" è come issare la vela. Pagina bianca, vela bianca. Ci imbarchiamo nelle parole o sul mare. Davanti a noi, gli orizzonti misteriosi". IL VECCHIO CHE AMAVA HEMINGWAY di B. Erickson "- Sai quanti anni ho io? "Ottantaquattro. Ho visto scorrere davanti ai miei occhi ottantaquattro primavere come questa. E in tutti questi anni ho sempre cercato di sondare il mondo oltre la superficie e di andare al cuore delle cose. E lo sai cosa c'è, al cuore del mondo?" Si sporse in avanti, appoggiando le mani sulle ginocchia. "Storie, Josh. Un milione di storie, una diversa dall'altra. Senza i libri, gli uomini non avrebbero alcun cuore. I libri hanno una specialità: creano nuovi mondi. Mondi di cui ci interessiamo, che riusciamo ad amare, ma che non incontreremo mai nella vita di tutti i giorni ma che ci consento- no di astrarci dalle esperienze quotidiane per trasportarci altrove". GUERRA D'ALBANIA di G. Fusco Una mattina, ai primi di agosto del 1940, su una delle più nude e malandate strade dell'Albania, due interminabili colonne di soldati italiani, una di alpini, l'altra di fanti, marciarono per un bel pezzo affiancate. Marciavano per modo di dire. Tiravano avanti, in maniche di camicia, curvi sotto gli zaini. Le camicie di flanella, di recente adozione, erano zuppe di sudore. Gli uomini, con penna e senza penna, stavano camminando da diversi. Cominciavano a trascinare le scarpe e a inciampare nei sassi. Non una pianta, ai margini della strada. Il sole era un martirio. Così, in mar- cia di trasferimento verso il capoluogo della Macedonia albanese, la divisione "Julia" e la divisione "Parma" ritrovarono un po' di animazione nei ruvidi e bonari sfottimenti dettati dallo spirito di corpo. "Forza, buffa", gridavano gli alpini. "Dai, scarpun" ribat- tevano i fanti. Così inizia questo libro che ricostruisce la guerra di Grecia e d'Albania iniziata il 28 ot- tobre 1940 e terminata dopo tre anni con il sacrificio degli alpini della Julia. UNA VITA DIVERSA di Catherine Dunne Lo scenario del romanzo è l'Irlanda di fine ottocento, percossa dalle violente tensioni che annunciano la lotta per l'indipendenza dal Regno Unito; le protagoniste sono cin- que ragazze che sognano un'esistenza più ricca e piena, la ricerca di un percorso che non ricalchi le orme delle madri: l'insopprimibile desiderio di una vita diversa. LA CITTÀ DELLE BESTIE di I. Allende PICCOLO CESARE di G. Bocca SENZA SANGUE di A. Baricco ERRORI REVERSIBILI di Turow LA CASA DI HOPE STREET di D. Steel UNA SCELTA D'AMORE di Hannah Kristin STORIA DELLA CITTÀ, dalla preistoria a oggi TIPPI, LA MIA VITA IN AFRICA MATEMATICA IN TASCA, dall'abaco allo zero di A. Beutelspacher MANUALE DI INTAGLIO DECORATIVO di G. Binel IL MELO di S. Maurizzi CONOSCERE LA PIANTA, guida pratica per il frutticoltore PER RIFUGI, diario fotografico di Mauro Paillex raccontano storie ai loro bambini. E pensare che gli adulti che giocano e leggono con i bambini oltre a disporre di uno spazio dove sviluppare relazione, fantasia e immaginazione, in realtà compiono un atto ancora più importante: parla- re. Mentre il bambino gioca e legge col genitore parla sempre. Si parla insieme. Si da un nome ai pezzi del gioco, ai personaggi della favola, si tra- sforma un gesto in un ricordo o in una nuova storia. Non c'è mai la noia quando un genitore parla e legge al suo bambino e il libro può di- ventare un mezzo fondamentale per aumentare le abilità linguistiche, cognitive, intellettuali ed emozionali del bambino perché leggendo si co- municano esperienze, sentimenti e fantasia. Con le parole della storia, l'adulto aiuta il bambino a costruire le idee e il linguaggio, lo sollecita a pensare. C'è correlazione tra l'aver vissuto espe- rienze di ascolto di storie fin da piccolo e la ra- pidità nell'imparare a leggere in modo autono- mo oltre che la riuscita nell'apprendimento sco- lastico, non solo del leggere. Il libro per l'infanzia aiuta infatti il bambino ad imparare che cos'è un libro e cosa significa leggerlo e a sviluppare le capacità visive e di associazione che preparano alla lettura strumentale: ascoltando una storia il bambino impara l'uso di un nuovo verbo, la fun- zione di una preposizione, aggettivi e sinonimi diversi. La lettura non è una materia scolastica ma al contrario il libro può diventare il centro del rap- porto comunicativo tra genitore e bambino favo- rendo la relazione e sviluppandone il linguaggio. E la letteratura per l'infanzia, con gli adulti che la propongono, che permette di far maturare il pia- cere della lettura. E' un peccato per i nostri bambini perdere quello che l'editoria italiana attualmente sta pro- ponendo. Non possiamo più avere l'alibi che i bambini non leggono perché vogliono guardare sempre la televisione in quanto tutti i libri per bambini sono libri competitivi con la televisione, con il più bel cartone animato. Sono competitivi per le immagini, per i colori, per il testo, ma so- prattutto per le emozioni che sanno evocare. Leggere libri per bambini ci farà ridere, altre vol- te ci metteranno tristezza. Alcune volte avremo un po' di paura, altre volte ci divertiranno. Quello che però ci permetteranno sempre di fare è di sogna- re. E allora andiamo in biblioteca per ascoltare le storie: "Chi c'è c'è" - Ogni mercoledì dalle 14 alle 17