La Voce dei Campanili: Fede, Comunità e Cronaca Parrocchiale a Saint-Pierre, Febbraio 1971.

2-1971.pdf

Questo bollettino parrocchiale bilingue della Parrocchia di St Pierre (Aosta), datato Febbraio 1971, offre una panoramica completa che spazia dalla spiritualità alla vita comunitaria e sociale. I temi principali includono la riflessione teologica sull'amore coniugale cristiano (riferendosi all'Enciclica "Humanae vitae") e sull'autentica preghiera e carità, affiancati da un appello all'unità e alla partecipazione liturgica della comunità. Il documento riporta anche la cronaca parrocchiale (sacramenti, offerte, attività giovanili e di gruppo), la storia locale (ospizi medievali, la figura del Maestro Leopoldo Perrod), e una critica costruttiva sull'efficacia del catechismo. Di rilievo è la "Lettera dal Madagascar" che descrive i progressi della missione, l'ecumenismo in atto e i lavori edilizi in corso. Non mancano infine annunci pubblicitari locali e consigli pratici per la vita domestica e sociale.

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Contenuto Fogli


Testo Originale Estratto
Paroisse de St Pierre
XIIème Année - N. 2
Février 1971
BULLETIN PAROISSIAL
DU DIOCÈSE D'AOSTE
La basilica del Rosario a Lourdes, centro internazionale di pellegrinaggi.
Ecouter le silence
c'est se mettre à l'écoute
de Dieu.
La Voce dei Campanili
L'Echo de nos montagnes
Tip. Valdostana - Aosta


Testo Originale Estratto
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La nostra vita:
un'avventura d'amore
Dio creò l'uomo per amore.
Dio ama gli uomini di generazione in generazione.
In Gesù, Dio celebra le nozze del suo Figlio con l'umanità: «Que-
sto è il calice della nuova ed eterna alleanza ».
Ogni uomo che nasce è frutto dell'amore di Dio e dei genitori: la
sua vita cresce e si matura nell'amore.
Amore fiducioso del bimbo;
amore timido dell'adolescente.
Amore tenero dei fidanzati.
amore intenso dei giovani sposi.
Amore quotidiano delle piccole attenzioni;
amore estatico all'arrivo del primo figlio.
Amore paziente dell'educazione, del lavoro, della malattia;
amore fedele che diventa amicizia profonda.
Amore nobile della preghiera e della carità;
amore umile e riconoscente di chi riceve.
Amore sereno della vita che si spegne;
amore illuminante dell'eternità.
Dio è amore.
La vita dell'uomo è una storia di amore.
E DIO CI GIUDICHERA' SULL'AMORE.
erre
- 1


Testo Originale Estratto
SAINT PIERRE

Cari amici,

mentre l'inverno sta ormai attenuan-
do la morsa crudele del freddo e della
neve, riprendiamo il nostro discorso
fraterno, che avevamo lasciato alle so-
glie del Natale.
Ogni volta che il bollettino entra
nella vostra casa, vuole essere la voce
dell'unità fraterna che, oltre le com-
prensibili diversità di idee e di menta-
lità, ha il doveroso compito di farci
sentire " comunità". Sono tante le bar-
riere di diffidenza da superare per far-
ci sentire più fratelli, ma non è giusto,
in nome di facili ed egoistiche ideolo-
gie, rifiutare il proprio contributo per
fare di St-Pierre un paese più unito,
più fraterno nella ricerca del bene co-
mune.

UNE PENSEE
POUR LES EMIGRES

L'amour pour le pays natal n'est pas
toujours la vertu la plus belle de tant
de Valdôtains! Mais les émigrés, qui
ont dû quitter leur pays pour un tra-
vail, pour chercher un pain plus sûr à
leurs enfants, n'oublient pas leur pays.
2 -

Que d'émigrés sont originaires de
St-Pierre! Plus d'une trentaine de bul-
letins vont à l'étranger pour porter la
petite voix du pays à nos chers compa-
triotes. Pour eux, le souvenir de ce
magnifique endroit, est la melancolie
de leur enfance, des plus doux mo-
ments de la vie familiale. Leur amour
pour cette terre est un encouragement
pour nous de ne pas oublier les plus
belles traditions et de continuer à tra-
vailler pour le bien de tous. Nous se-
rions contents de pouvoir publier sur
ces pages quelques lettres de nos émi-
grés; ce sera un petit moyen aussi pour
maintenir un contact plus vif!

L'Archiprêtre Barmaverain dans son
livre « Demi-siècle de vie paroissiale »
nous dit: « Par ses racines, l'arbre pui-
se dans le sol la sève, cette vigueur
qui le fait vivre, prospérer et produi-
re des fruits; ainsi pour chacun d'en-
tre nous, quel que soit notre âge, si
nous puisons dans le passé, nous trou-
verons dans les exemples de nos ancê-
tres, toujours des richesses qui rendent
notre vie sereine, belle et féconde ».

INVITO ALLA
COMUNITARIETA' LITURGICA

Tante volte, incontrando persone, mi
sento dire " povero parroco, quanta
poca gente di St-Pierre si reca in Chie-
sa per le funzioni ! ".
A parte il fatto che la responsabilità
privata rende povero chi non compie
il proprio dovere, mi sembra, ad esse-
re onesti, che deve sentirsi sminuita
tutta la comunità cristiana; il parroco
è solo un rappresentante della comuni-
tà, ma il compito della partecipazione
non è mai solo personale !
Alcuni giovani mi hanno fatto no-
tare che la Messa nella Chiesa di St-
Pierre non ha sempre tutti i requisiti
per essere veramente comunitaria. Per-
sonalmente penso che chi va in Chiesa
deve ancora fare uno sforzo per ren-
dere la Messa più partecipata, più ac-
cogliente per chi non viene.
Il parroco per primo, poi i cantori e
i fedeli tutti, dobbiamo rendere la fun-
zione religiosa più sentita e partecipa-
ta per far sì che anche altri sentano la
riunione domenicale come una cosa bel-
la, comunitaria. Ma com'è possibile
questo quando ancora c'è gente che
viene alla Messa, ma non vi partecipa
veramente?
C'è un orario per le funzioni, eppu-
re qualcuno arriva sempre in ritardo e
questo non è un buon segno di coscien-
za comunitaria!
Ci sono dei libretti per potersi sen-
tire più vivi e partecipi alle preghiere
e ai canti, ma per molti c'è ancora il
desiderio di far concorrenza alle statue
per mutismo e rigidità. La corona o le
altre pratiche di pietà sono ottime, ma
vanno fatte a tempo opportuno. La
Messa ha la sua completezza con la
partecipazione al banchetto eucaristico,
ma a volte si direbbe che sia un dono
riservato ai bimbi!
Interroghiamoci tutti con onestà,
facciamo tutto il possibile per rendere
la Messa più vera, più segno di amore
e di preghiera? La rendiamo talmen-
te sincera e comunitaria da farla senti-
re bella e desiderabile a tutti? Tutti
abbiamo ancora tanto da fare per la-
sciare da parte pregiudizi e abitudini e
sentirci responsabili di una comunità
che sta perdendo il gusto, la necessità
e il desiderio di ritrovarsi insieme at-
torno all'altare del Signore.

CATECHISMI E COERENZA

Dare l'insegnamento religioso ai vo-
stri bimbi è uno dei lavori più belli
per me. C'è tanta disponibilità nell'ac-
cogliere la vita e la parola di Cristo!
Ma è anche fonte di tanta sofferenza,
perché insegno tante cose e ne vedo
applicate ben poche!
E onestamente non mi sento di da-
re troppo la colpa ai bambini per quan-
to si riferisce soprattutto alla pratica
religiosa! Come posso insegnare l'im-
portanza della Messa, pretendere una
buona recitazione e non insistere sulla
coerenza nella pratica? Eppure sono
tanti i bambini che mancano all'appun-
tamento domenicale!
Tante volte mi sono chiesto se a
queste condizioni è ancora possibile
un lavoro fruttuoso o non converrebbe
piuttosto consigliare ai genitori l'op-
portunità anche di rifiutare per i pro-
pri figli l'insegnamento del catechismo.
D'altronde non si può lavorare da una
parte per costruire e dall'altra per di-
struggere. Ai bimbi diamo esempio di
coerenza, ci saranno molto grati!

- 3


Testo Originale Estratto
LA PAGINA DEI GIOVANI

Con dicembre sono iniziati incontri
periodici per la gioventù del paese. I
giovani sono il filtro della società: at-
traverso la soluzione dei loro problemi
passa necessariamente il progresso del-
la comunità. Il loro atteggiamento è il
segno dei tempi nuovi : tutto viene li-
beramente criticato, i valori tradizio-
nali vengono rimessi in gioco e verifi-
cati severamente.

Il dialogo con loro e tra loro non è
facile perché manca una preparazione
al discorso serio e impegnato. Vorrem-
mo che questo lavoro fosse una occa-
sione per verificare più che le idee, la
esperienza e l'impegno concreto di cia-
scuno per sentirsi più portati ad assu-
mere maggiori responsabilità.

Ecco una relazione di uno dei nostri
giovani.

" Dal 30 dicembre sono ricomincia-
te le riunioni dei giovani. Si facevano
già da tempo, ma erano piuttosto teo-
riche e poi purtroppo il ritmo incessan-
te della vita moderna ci fa dimentica-
re certi problemi della vita stessa e
non soltanto dal punto di vista perso-
nale, ma anche da quello sociale. Il
problema attualmente dibattuto è "La
religione nella vita dei giovani". Sia-
mo partiti dalla premessa che il pro-
blema è importante perché investe l'e-
sistenza di ognuno di noi, anche se so-
vente ce ne dimentichiamo.

Vi è stata un'affermazione piuttosto
cruda e cioè che forse i giovani si di-
sinteressano della religione perché af-
fermano: " Io mi trovo bene così, sen-
za andare a messa, senza pregare e
senza badare a tutte le esteriorità vo-
lute dal cristianesimo; perché dovrei
pormi dei problemi che tormentando-
mi di distoglierebbero da altri ? ".
4 —

Un'altra affermazione è stata questa:
" La religione mi è stata sempre im-
posta ed ora mi sento stanco di perde-
re tempo dietro cose che non capisco".
Le risposte di Don Aldo sono state
abbastanza esaurienti ed efficaci e si è
appurato il fatto che i giovani vivono
nel comodo e si impegnano quando
sono lesi i loro interessi immediati,
quindi non si pongono mai i problemi
di fondo, che interessano la vita, il
destino eterno e temporale dell'uomo.

Si è parlato pure della pratica reli-
giosa, parlando della Messa domeni-
cale. Noi giovani si era d'accordo che
non è una cosa molto importante, an-
zi a volte una perdita di tempo, per-
chè se si vuol pregare lo si può be-
nissimo fare senza andare alla Messa.
Anzi si è detto che la messa avrebbe
potuto essere anche la nostra riunione
con aggiunta della parte Eucaristica.
Don Aldo ha affermato che in una
comunità religiosa sono necessari in-
contri di preghiera; la messa poi ha
fatto dei cambiamenti e ancora ne farà
per essere più attuale e partecipata, ma
non è disertandola che la si migliora.
Il rispetto per tutti deve portarci a
fare le cose gradualmente, senza fare
soffrire chi la pensa diversamente da
noi. Per tutto, comunque, se i giovani
si impegnano a portare avanti un di-
scorso serio di base è possibile miglio-
rare ogni aspetto della vita comunita-
ria, altrimenti non ci sarà che una ste-
rile critica".

***

PREGHIERA DI UNA GIOVANE

Signore,
perchè c'è tanto male al mondo,
perchè ?
perchè gli uomini si odiano

si uccidono, si dilaniano ?
Eppure tu dicesti che eravamo tutti
fratelli, tutti uguali,
ma dove sono i sentimenti d'amore
nel nostro cuore ?

Signore aiutaci e perdonaci,
perchè ci neghi la tua misericordia ?
perchè non fai cessare le guerre, le
stragi, la morte ?

Visi di bimbi dove la fame fa sembrare
enormi gli occhi, dove vediamo il vero
aspetto della civiltà di oggi, mentre
vigliaccamente ci vantiamo del
progresso.

Ma se tu, Signore, ci condurrai
nuovamente alla fede
tutto sarà diverso e l'amore come una
sottile nebbia
calerà su di noi e ci farà divenire
uomini,
così potremo costruire un mondo
nuovo,
fondato sulla bontà, e la terra sarà un
regno di pace.

***

Pagina di storia

Gli scolari che frequentano le scuole
di St-Pierre, non so, se avranno avuto
qualche volta la curiosità di domanda-
re ai loro insegnanti chi rappresenta o
che cosa significa la lapide in bronzo,
posta sulla parete sinistra del corridoio,
all'entrata della scuola.

Quel signore dall'aspetto buono e
piuttosto anziano è il maestro Leopol-
do Perrod, che fu insegnante nelle no-
stre scuole per molti anni. Nato a Co-
gne da genitori del posto, studiò, si di-
plomò maestro, prestò servizio milita-
re in qualità di ufficiale degli Alpini.
Finito il suo servizio, venne a St-Pierre
per insegnare nelle classi maschili se-
conda e terza, scuola detta dei grandi,
ed il maestro era "lo grand maître",
invece i piccoli frequentavano una clas-
se preparatoria della durata di almeno
due anni ed equivalente alla nostra pri-
ma. Questi ultimi erano affidati ad u-
na persona di provata moralità e capa-
cità anche se non diplomata. Il mae-
stro dei piccoli era chiamato "lo coad-
juteur", in questo caso un collabora-
tore, un collega. Per diversi anni "co-
adjuteur" fu il padre del compianto
don Anselmoz.

Il signor Perrod fu un maestro, un
educatore veramente esemplare. Il
comportamento signorile ed impeccabi-
le della sua persona ricordava il mili-
tare di un tempo. Affabile, premuroso
con tutti, intransigente nei suoi dove-
ri, induceva gli altri ad esserlo. Nel suo
lavoro quotidiano di educatore nulla
era trascurato di quanto fosse stato
buono, utile e bello: religione, educa-
zione e studio. Per molti anni la po-
polazione del nostro paese risentì del
bene che il maestro Perrod aveva elar-
gito contribuendo alla formazione della
personalità dei suoi scolari e creando
dei capifamiglia consci dei loro dove-
ri, forti di carattere, buoni cittadini
che onorarono il paese. Dal solo suo
insegnamento St-Pierre ebbe anche i
suoi " experts" che fungevano in quei
tempi da geometri misuratori. Egli mo-
rì sulla breccia (nel 1901), lasciando
un sincero rimpianto in tutta la popo-
lazione, e fu un atto di spontanea e
sentitissima gratitudine l'aver voluto,
per il bene ricevuto, rendergli devoto
omaggio con la lapide ricordo.

— 5


Testo Originale Estratto
BREVI DI CRONACA

LETTERE RICEVUTE

1) Dal lontano Cameroun don Chri-
stile ha scritto al Parroco una lunga e
cara lettera di incoraggiamento. Tra le
righe traspare un grande amore per i
Sanpieroleins, amore che so grande-
mente ricambiato da tutti. Anche lui
si sta gradualmente abituando al suo
lavoro, in serenità di spirito e di im-
pegno.

2) Don Gadda pure ha scritto una
bella lettera, ricordando con amore St-
Pierre « uno dei più bei paesi della
Diocesi, sia come vista topografica, sia
come clima ».

Tra l'altro mi dice « le raccomando,
voglia tanto bene a questi suoi nuovi
parrocchiani e gliene voglia un po' an-
che per me e, se crede, me li saluti ».

Abbiamo saputo che don Gadda è
stato nominato cavaliere; gli presentia-
mo tutte le nostre più vive felicitazioni!

***

FESTA DEI POMPIERI

Sono tre i gruppi di pompieri esi-
stenti a St-Pierre: di Rumiod, di Eta-
vel, del Borgo. In onore della loro pa-
trona, S. Barbara, si riunirono nei ri-
spettivi villaggi per partecipare alla
Messa e per festeggiare in buona alle-
gria una giornata di fraterna distensio-
ne. Il paese intero è grato a questi
gruppi che si prestano ad un servizio
così prezioso ed indispensabile per il
bene di tutti.

6 —

FESTA DI S. LUCIA

Era di domenica, quest'anno, la fe-
sta patronale di questa santa, tanto ve-
nerata a St-Pierre. Il can. Fosson è ve-
nuto a parlarci, nell'omelia, della no-
stra cara santa, ricordando, in una sim-
patica carellata, le varie prediche pa-
tronali sentite in lunghi anni di vita
parrocchiale tra noi.

***

NATALE

Senza neve, ma con il solito clima di
familiare gaudio si è celebrato anche
il Natale 1970. Con la gioia dei bim-
bi, la commozione dei grandi, ci siamo
riuniti attorno all'altare ed al presepe
per ricordare il Bimbo di Betlemme,
che ci ha portato la salvezza.

Ai piedi del presepe c'era questa
significativa scritta: "Le Christ est ve-
nu pour ouvrir nos yeux, l'Amour est
plus fort que nos misères".

***

PRESEPIO

Tutti gli anni un piccolo gruppo di
uomini del paese, con tanta generosità,
sacrificando tempo e denaro, prepara-
no un presepe che fa l'ammirazione e
la gioia di tutti. Non possiamo che di-
re tutta la riconoscenza a queste brave
persone, rammaricandoci solo che sia-
no sempre i soliti e manchi una più va-
sta rappresentativa del paese a questa
opera, che tutti però vogliono ed ap-
prezzano.

***

Dai registri parrocchiali
NUOVI MEMBRI
DEL POPOLO DI DIO

19) Lale-Murix Domingo, battezza-
to il 13 dicembre, essendo padrini, Pri-
miero Mario e Jordaney Simona.

20) Cheneil Loris, battezzato nello
Istituto Materno di Aosta il 3 ottobre.

1) Bérard Bruno, battezzato il 31
gennaio, essendo padrini Mesere Ter-
sillo e Segato Gilda.

* * *

NELLA PACE DEL SIGNORE

1) L'8 di gennaio, abbiamo accom-
pagnato all'ultima dimora terrena,
Chauviat Juliette, morta nel suo villag-
gio di Gianton. I familiari e la popola-
zione tutta ricordano il suo grande spi-
rito di sacrificio e la sua bontà, soven-
te umile e nascosta.

2) Il 12 gennaio è stata data sepol-
tura alla buona Letizia Lanier, che do-
po tanta e lunga sofferenza, ha trovato
la pace. La sua carità e il suo spirito
di grande fede, stanno a ricordare a
tutti noi i valori per cui ha speso la
sua esistenza.

***

OFFERTE

PER LA CHIESA

N.N. 2000; David Gerbore 7000;
Oreiller Emilio 3000; Dott. Menegat-
ti 2000; Arnod Marcel 2000; N. N.

2500; Fam. Gilardi 2000; Robert Lu-
boz 3000; Del Negro Giovanni 3000;
Di Nunzio Anna 3000; Centoz Isidoro
3000; Lale Demoz Graziano 2500; Ra-
velli 2500; N.N. 5000; Persod Gino
2000; Boche! Grato 10.000; N. N.
2500; Cognein Mario 1500; Lale La-
croix Amedeo 1000; Centoz Silvio
5000; Cognein Enrico 2500; N. N.
5000; Fam. Carrel 2500; Centoz Louis
5000.

PER IL BOLLETTINO

N.N. 2000; David Gerbore 2000;
Berthod Giacomo 2500; Berthod Fran-
co 2000; Savoie Serafino 2000; Oreil-
ler Emilio 1000; Berard Aline 1000;
Ronc Teresina 1000; N.N. 1000; Sa-
voie Adriano 2000; Fam. Fioravanti
1000; N.N. 1000; Terradura Ottavia
2000; Testolin Edoardo 2000; Bove-
rod Emilio 1000; Perlasco Mario 2000;
Jordaney Verène 2000; Arnod Marcel
2000; N.N. 2500; Centoz Jules 1500;
N.N. 2500; Fam. Gilardi 2000; Sacca-
ni Erminia 1000; Centoz Raimondo
1000; Luboz Robert 2000; Borney A-
lice 1000; Garin Fernanda 2000; Del
Negro Giovanni 2000; Anna Di Nun-
zio 2000; Centoz Isidoro 3000; Lale
Demoz Graziano 2500; Ravelli 2500;
N.N. 5000.

PER ASILO

Anna Di Nunzio 1000; Centoz Isi-
doro 3000.

Un caro saluto a tutti.
Il Parroco

DON ALDO

— 7


Testo Originale Estratto
Amore e matrimonio cristiano

L'AMORE CONIUGALE

« L'amore coniugale rivela la sua vera natura e nobiltà quando è consi-
derato nella sua sorgente suprema, Dio, che è Amore. Il matrimonio non è
quindi effetto del caso; è una sapiente istituzione del Creatore per realizzare
nell'umanità il suo disegno di amore.
Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusi-
va, gli sposi tendono alla comunione dei loro esseri in vista di un mutuo per-
fezionamento personale, per collaborare con Dio alla generazione e all'educa-
zione di nuove vite.
Per i cristiani, poi, il matrimonio riveste la dignità di segno sacramen-
tale della grazia in quanto rappresenta l'unione di Cristo e della Chiesa.

LE SUE CARATTERISTICHE

In questa luce appaiono chiaramente le esigenze caratteristiche dell'amo-
re coniugale, di cui è di somma importanza avere una idea esatta.
E' prima di tutto amore pienamente umano, vale a dire nello stesso tem-
po sensibile e spirituale. Non è quindi semplice trasporto di istinto e di sen-
timento, ma anche e principalmente è atto della volontà libera, destinato a
mantenersi ed a crescere mediante le gioie e i dolori della vita quotidiana di
modo che gli sposi diventino un cuor solo ed un'anima sola, e raggiungano
insieme la loro perfezione umana.
E' poi amore totale, vale a dire una forma tutta speciale di amicizia per-
sonale, in cui gli sposi condividono generosamente ogni cosa, senza indebite
riserve o calcoli egoistici. Chi ama davvero il proprio consorte, non lo ama
soltanto per quanto riceve da lui, ma per se stesso, lieto di poterlo arricchire
del dono di sé.
E' ancora amore fedele ed esclusivo fino alla morte. Così infatti lo con-
cepiscono lo sposo e la sposa nel giorno in cui assumono liberamente e in
piena consapevolezza l'impegno del vincolo matrimoniale. Fedeltà, che a volte
può essere difficile, ma che sia sempre possibile, e sempre nobile e meritoria,
nessuno lo può negare. L'esempio di tanti sposi attraverso i secoli dimostra
non solo che essa è consentanea alla natura del matrimonio, ma altresì fonte
di felicità profonda e duratura.
E' infine amore fecondo, che non si esaurisce nella comunione tra i co-
niugi, ma è destinato a continuarsi, suscitando nuove vite. Il matrimonio e
l'amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione e alla edu-
cazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio
e contribuiscono sommamente al bene degli stessi genitori.

8 —

APPELLO AGLI SPOSI

Gli sposi cristiani, docili alla voce di Dio, ricordino che la loro vocazio-
ne cristiana iniziata col battesimo si è ulteriormente specificata e rafforzata
col sacramento del matrimonio. Per esso i coniugi sono corroborati e quasi
consacrati per l'adempimento fedele dei propri doveri, per l'attuazione della
propria vocazione fino alla perfezione e per una testimonianza cristiana loro
propria di fronte al mondo.
Non intendiamo affatto nascondere le difficoltà talvolta gravi inerenti
alla vita dei coniugi cristiani: per essi, come per ognuno, è stretta la porta e
angusta la via che conduce alla vita. Ma la speranza di questa vita deve illu-
minare il loro cammino, mentre coraggiosamente si sforzano di vivere con
saggezza, sapendo che la figura di questo mondo passa.
Affrontino quindi gli sposi i necessari sforzi, sorretti dalla fede e dalla
speranza che non delude, perché l'amore di Dio è stato effuso nei nostri cuo-
ri con lo Spirito Santo, che ci è stato dato; implorino con perseverante pre-
ghiera l'aiuto divino; attingano soprattutto nell'Eucaristia alla sorgente della
grazia e della carità ».

PAOLO VI - Enciclica « Humanae vitae »

— 9


Testo Originale Estratto
Per
pregare meglio
— Possiamo recitare il « Padre no-
stro ?».
Non posso dire Padre, se non ma-
nifesto sentimenti filiali nella vita
di ogni giorno.
Non posso dire nostro, se vivo nel-
l’isolamento spirituale e se non ho
il senso della fraternità umana.
Non posso dire che sei nei cieli, se
penso soltanto alle cose terrestri e
se non innalzo lo sguardo verso il
mondo delle perfezioni divine.
Non posso dire sia santificato il
tuo nome, se non ho la preoccupa-
zione della gloria di Dio, se la mia
condotta non fa onore al suo nome,
non proclama la sua santità.
Non posso dire venga il tuo regno,
se non faccio tutto ciò che posso,
per affrettare l’avvento del Regno di
Dio e se lo confondo con dei succes-
si terreni.
Non posso dire sia fatta la tua vo-
lontà, se non cerco di scoprire il pia-
no di Dio a proposito di tutto e se
non cerco sempre di unirmi alle in-
tenzioni di Dio.
Non posso dire dacci oggi il no-
stro pane quotidiano, se non penso
10 —
che tutto ciò che conserva la mia
vita mi viene dalla mano di Dio, e
se non mi preoccupo del mio fratel-
lo che ha fame.
Non posso dire rimetti a noi i no-
stri debiti, se custodisco cosciente-
mente un risentimento verso qual-
cuno, se non coltivo in me una vo-
lontà di perdono.
Non posso dire non c’indurre in
tentazione, se accetto deliberatamen-
te una situazione che favorisce una
tentazione.
Non posso dire liberaci dal male,
se non sono attento a tutte le forme
del male che allontanano i miei fra-
telli, e se non sono disposto a com-
batterle con tutte le mie forze.
Non posso dire Amen, se ho ascol-
tato le parole del Pater senza con-
vinzione.
J. Delamare
Non pesare su tuo fratello
— Fratello, non senti di essere an-
che tu stilla di pianto in questa fiu-
mana che scorre inesorabile? Ma col
tuo piede calpesti qualche cosa ...
guarda dove hai posato il piede: è
forse un cuore, è forse un sospiro
che attende. E tu passi gagliardo,
sprezzante, crudele ! Una parola buo-
na a questo misero che invoca pietà,
un riguardo benigno a questo cuore
inondato di lacrime, una mano fra-
terna all’infelice che attende il tuo
soccorso: questa è bontà!
Tu passi, ma urti, offendi, fai del
male al debole, vacillante sotto il
peso della croce. Che ti costa essere
meno rude, meno esigente ? Il tuo
cuore non è cattivo, ma tu sei di-
stratto, tu non pensi al grano di bal-
samo che potresti offrire al fratello.
Non essere impetuoso così: rendi
mite il tuo gesto, dolce, carezzevole
la parola: questa è bontà!
Perchè parli arrogante, così, mar-
telli la frase come l’uomo superbo e
ti affanni e gridi come l’uomo adira-
to ? Il fratello che sente, freme, si
sgomenta e sa di non meritare il tuo
sdegno. Ti costa poco parlare più
basso, addolcire la voce con un pal-
pito del cuore. E' poca cosa, ma fa
bene a quelli che hanno tante pene
e camminano al tuo fianco: questa è
bontà!
Che durezza nello sguardo! E sem-
bri sospettoso, diffidente: sembra
che minacci il fratello, mentre non
hai rancore contro di lui. Che durez-
za di voce! Il tuo volto lascia inten-
dere pene profonde, lacrime non
piante, che soffocano il cuore. No,
non fare così! Rasserenai il tuo sguar-
do, stendi un lieve sorriso sul lab-
bro: è carità anche la dolcezza nel
volto, è bontà.
Ma tu giudichi, condanni, disprez-
zi, nel segreto del tuo cuore, il pros-
simo, che incontri nel tuo cammino.
Una pena fai pesare nel fratello, an-
che se non parli ! E quando parli ?
Il tuo giudizio nasconde risentimen-
ti, antipatie, esigenze. Un po' di bon-
tà, fratello! Ti costa poco, se lo vuoi...
ferma la parola amara, sostituiscila.
Hai tante parole buone nel cuore!
Dinne una di quelle... e ti sentirai
contento.
N. Stelleni
— 11


Testo Originale Estratto
Lettera
dal
Madagascar
(seguito)
Quest'anno il Cardinale mi ha affida-
to una seconda parrocchia: Soavimaso-
andro (= beneficato dal sole) che è la
continuazione geografica di Analamahitsy
(= alla foresta diritta). Il direttore dei
servizi urbanistici mi ha preparato un ri-
lievo fotografico in grande scala della zo-
na. Avrò così sotto gli occhi tutti i par-
ticolari: strade, viottoli, case e capanne
dei quartieri. Potrò individuare le abita-
zioni dei cattolici che sono iscritti nella
cristianità, come pure i protestanti e cal-
colare quante sono le famiglie « ignote ».
La mia zona, situata alla periferia nord
della capitale, è a 5 Km. dal centro città,
si estende su 6 Km. nel senso est-ovest,
su 5 Km. nel senso nord-sud. Su questa
area disseminata di villaggi tradizionali
circondati ancora dal vallo di difesa, e
di cittadine moderne, di capanne ai bor-
di delle risaie e di villette di direttori di
società europee (quartiere residenziale),
vivono circa 15 mila abitanti, di cui circa
4000 cattolici e altrettanti protestanti;
500 europei. Ricchi e poveri vivono « in
pace », porta a porta, chi con un magro
piatto di riso, chi con tre domestici (pre-
si tra i poveri) e due o tre automobili a
sua disposizione.
Sono meravigliato del fervore (direi
crescente) dei miei cristiani, dello slan-
cio con cui si impegnano nelle iniziative
comuni, nel canto liturgico, in particolare
i giovani. Penso che la presenza delle
suore Giuseppine di Aosta dopo sei an-
ni di attività sia uno degli elementi pro-
12 —
fondi che opera lentamente nella trasfor-
mazione dei cuori. La collaborazione coi
fratelli Protestanti al quarto anno dal pri-
mo incontro diventa più semplice e cor-
diale. Ieri prima riunione, per prevedere
la preghiera comune in gennaio '71, in
casa del Pastore con due delegazioni ri-
spettive di sei membri. Che gioia since-
ra di incontrarsi intorno allo stesso ta-
volo: scelta del tema comune « i giovani
e la famiglia cristiana »; scambio di tre
canti da imparare nelle due cristianità;
preparazione del testo comune di pre-
ghiere che comporrò insieme al Pastore.
E' forse la presenza spirituale di un
grande scomparso, il Dott. Rakotomalala
Jacques che ci ha ravvicinati maggior-
mente, tanto più che il suo figlio primo-
genito pure era presente alla riunione.
Fu il Pastore stesso ad invitare a pre-
gare e a esprimere la preghiera per rin-
graziare il Signore di averci dato e tolto
questo suo illustre testimonio. Già gli an-
ni scorsi, i Protestanti, appena conosciu-
to il Dott. Rakotomalala, avevano deside-
rato riunirsi in casa sua e, particolarmen-
te in occasione della sua morte, erano
andati insieme a noi a presentare le
condoglianze e le preghiere alla signora
e ai figli, come se avessero perso uno
dei loro cari.
Il dottore, indisposto da qualche mese,
fu colpito da leucemia il mese di luglio;
nonostante le cure all'ospedale di Tana
e 15 giorni a Parigi, decedette il 7 ago-
sto a Parigi. Presentendo forse la sua
morte vicina, aveva scritto il 7 luglio una
lettera al capo della cristianità per rac-
comandare soprattutto la carità: era il
suo testamento spirituale. Secondo mol-
ti, era il miglior cristiano della capitale,
presente in tutti i movimenti cattolici di
punta, associazioni, dibattiti: non accet-
tava la mediocrità, non vo-
leva l'applicazione rapida e totale del
Concilio, che studiava.
Capo di gabinetto del ministero della
sanità, percorreva tutta l'isola per incul-
care l'igiene e la nutrizione adeguata. E-
ra un funzionario apprezzatissimo per il
suo dinamismo, onestà, disinteresse e
generosità negli incarichi difficili.
Una natura esuberante, un atleta, fon-
datore dello scoutismo malgascio, orato-
re affascinante, una personalità dominan-
te, di una cultura religiosa superiore, era
l'elemento di punta del laicato malgascio,
degno di essere sacerdote, se domani
questa via fosse aperta ai laici. Nei tre
anni che abitò nella casetta della sua
proprietà di campagna, qui vicino, fu per
me e per tutta la cristianità un aiuto e
un esempio di un fervore illuminato stra-
ordinario. Di una gentilezza squisita,
di una discrezione umile, pronto a dare
sempre il posto agli altri, sorridente sem-
pre, entusiasta di ogni iniziativa presa in
comune, impegnato a fondo. Con una e-
strema generosità dedicava tre pomeriggi
domenicali al mese, in giugno tre sere
in settimana, per visitare i dodici quar-
tieri della parrocchia e insegnare i canti
liturgici ai cristiani che si radunavano a
turno in case private. I suoi pareri e
consigli, frutto di una lunga esperienza
di lavoro in « équipe », erano ascoltati e
accolti e si avveravano provvidenziali. O-
peratore intelligente, di matura riflessio-
ne, agiva con rapidità, pazienza e perse-
veranza.
La sua scomparsa fu un colpo di fol-
gore per i cristiani, molti piansero. Tutti
i quartieri si riunirono, specialmente i
giovani, per la veglia notturna, al ritor-
no della sua salma da Parigi. I funerali,
presenziati da sette sacerdoti suoi amici
e da tre ministri, furono un trionfo. La
nostra nuova chiesa, capace di più di
2000 persone fu per la prima volta piena.
Dieci oratori si succedettero al microfo-
no per l'elogio funebre. Erano le testimo-
nianze di tutti i settori, (talvolta raggrup-
pati) in cui il Dottore era stato membro
o l'animatore principale. La sua foto, sor-
ridente, sul mio tavolo, mi richiama con-
tinumente il suo grande animo, l'aspi-
razione che tutto fosse accettato e fatto
con convinzione, per essere degno di Dio.
Il detto « sangue dei martiri seme di
cristianità » è tradizionale nella chiesa.
Ebbene, cosa inattesa, alla notizia della
sua morte divulgata dalla radio, dei gio-
vani vennero a trovarmi dicendomi, « co-
sa possiamo fare per il Dottore ? Lui che
ha fatto tanto per noi, che era accettato
da tutti i giovani, è degno di sentire che
noi giovani siamo tutti uniti intorno a
lui ». Da quel giorno l'unione dei giovani
della parrocchia è una realtà. Anzi que-
st'anno è il capo dei giovani, scelto a
quel momento come presidente provviso-
rio, che è stato eletto dai cristiani come
capo della cristianità un mese fa. E pro-
prio dei giovani hanno preso in mano le
attività liturgiche, la corale (suo figlio)
che egli aveva organizzato in tre anni. Se
credo che i santi ci proteggono, penso
che lui, il Dott. Rakotomalala è il nostro
migliore amico presso il Cristo e l'esem-
pio ancor vivo di un cristiano moderno
e autentico.
Due linee soltanto per dirvi a che pun-
to stanno la chiesa e la scuola. Il terzo
edificio scolastico cominciato l'anno scor-
so al mese di maggio sarà terminato per
la fine gennaio, grazie agli aiuti consi-
derevoli di MANI TESE di Milano e delle
Suore Giuseppine di Aosta. La chiesa:
con i doni vostri e dei cristiani, siamo
riusciti a mettere le porte, fare una par-
te dei banchi (50), il pavimento e il coro
in graniglia, il tutto per un montante di
più di due milioni e mezzo di lire. Ora ci
rimangono le luci e le vetrate: le luci for-
se per la notte di Natale. Conto su di
VOI per le vetrate che daranno più ca-
lore al fervore che già si sente nella
chiesa. Se mi aiuterete, penso che per
la Pentecoste, 30 maggio, festa patrona-
le, potremo forse fare l'inaugurazione uf-
ficiale, che coinciderà col decimo anni-
versario della fondazione della Parroc-
chia di Analamahitsy.
Vogliate gradire i miei (+ Albino) sa-
luti, ringraziamenti e auguri.
P. Giustino Bethaz S. J.
— 13


Testo Originale Estratto
Les Hospices
Valdôtains

En parlant du Moyen A-
ge on se le figure souvent
comme un temps de bar-
baries et de violences, rap-
pelons, aujourd'hui, au con-
traire, une belle page de
la charité moyenâgeuse:
celle des hospices.
Dans ces temps où man-
quaient les hôtels et les
restaurants, les hospices a-
vaient pour but d'accueil-
lir et réconforter les pèle-
rins et les voyageurs.
La Vallée d'Aoste en a-
vait d'abord sur les points
culminants des Alpes (Gd.
et Petit St-Bernard), mais
il y en avait aussi dans le
sein de la ville d'Aoste,
dans ses environs et dans
plusieurs pays: elle en pos-
sédait sur tout le parcours
de la route qui du som-
met de ces deux cols la
traversait dans toute sa
longueur. La plus grande
distance de ces hospices
entre eux était de quatre
à dix kilomètres de sorte
que le pèlerin en sortant
d'un hospice, après quel-
ques heures de marche, en
trouvait déjà un autre. En
général il n'étaient pas
très grands, mais, d'autre
part, les passants étaient
aussi moins nombreux que
de nos jours.
La plupart de ces hospi-
ces avaient été fondés par
des ecclésiastiques et é-
taient entretenus par les
produits des biens que les
fidèles pieux mettaient à
leur disposition. Chaque
hospice avait un recteur
prêtre et un certain nom-
bre de frères convers et
de soeurs converses qui
avaient soin des pèlerins
selon leur sexe.
La lecture des obliga-
tions et des charges de ces
hospices est d'un extrême
intérêt: c'est ainsi que
l'hospice de Fontintes (au
pied du Gd. St-Bernard)
devait fournir une bouteil-
le de vin et du pain en suf-
fisance aux voyageurs;
l'hospice de la Clusaz (Gi-
gnod) devait procurer une
réfection en soupe et pains
avec un lit aux « Pèlerins
patentés » qui allaient vi-
siter le tombeau de Saint
Pierre à Rome; celui de
Villeneuve était obligé de
donner du pain et du vin
aux pauvres étrangers qui
y viendraient solliciter
l'hospitalité; dans l'hôpital
de Marchévaudan à Aoste
l'hospitalité consistait à
maintenir six lits pour lo-
ger les pèlerins et à leur
fournir lits et feu; la char-
ge de l'hospice de Nus é-
tait « qu'on y baille le cou-
vert et le lit à deux pèle-
rins au moins »; l'hospice
de Bard « a été dédié à
la très Sainte Trinité pour
y recevoir et loger les pau-
vres passants » et l'on pou-
vait continuer encore.
Tous ces hospices n'ont
pas eu la même importan-
ce, il y en avait de plus
grands et de plus petits,
mais tous étaient aussi ac-
cueillants.
Un grand nombre de ces
hospices servaient aussi
comme hôpitaux et on y
retrouvait les malades a-
bandonnés, les lépreux en-
core assez nombreux au
Moyen Age, même chez
nous.
Citons quelques uns des
hospices les plus fameux.
En descendant du Gd. St-
Bernard on rencontrait
l'hospice de la Clusaz, un
des plus célèbres qui n'a
été fermé qu'en 1791; sur
la route d'Aoste au Petit-
St-Bernard le plus somp-
tueux était celui de Ville-
neuve qui dura jusqu'au
XVIII siècle; dans la ville
d'Aoste il y avait quatre
hospices, tous assez fa-
meux: celui de Nabuisson,
de Marché Vaudan, de Ru
meyran et enfin celui de
St-Ours, le plus ancien et
le plus célèbre des hospi-
ces valdôtains; ils finirent
également dans le courant
du XVIII siècle.
Dans la basse Vallée on
rencontrait d'abord la Ma-
ladière de St-Christophe,
célèbre léproserie; d'au-
tres maladières ou refuges
pour lépreux se trouvaient
aussi à Arnaz et à Donnas.
Mais ce ne sont là que
quelques uns des trente et
plus hospices qui parse-
maient notre Vallée: vrais
monuments de la charité
chrétienne.
A. L.

D'un clocher...

...à l'autre

Le 10 janvier, la paroisse de St-Vin-
cent participait émue aux funérailles
du chev. Elie Page: ancien syndic de
la Commune et ancien conseiller régio-
nal, chantre émérite et président de l'A.
C. de la paroisse, ex combattant de la
grande guerre, président du Consorce
« Ru Courtoud », croix au mérite « Pro
Pontifice et Ecclesia ».

Domenica 10 gennaio, cantori e fe-
deli di Chesallet festeggiarono i 25 an-
ni di parrocchia del rev. arciprete don
Davide Denarier: per l'occasione offri-
rono all'ufficio parrocchiale l'allaccia-
mento telefonico perchè il parroco po-
tesse utilmente dialogare con i vicini e
i lontani, nella parrocchia che ogni an-
no si arricchisce di nuove case, di nuo-
vi parrocchiani.

Secondo le prescrizioni della C.E.I.,
Mons. Vescovo ha costituito il Comita-
to Diocesano di " Italia-Charitas ". Ne
fanno parte il can. Anselmo Tutel, il
dott. Bruno Binel, il dr. Giovanni Jans,
il cav. Mario Guerraz, l'assistente so-
ciale Lucia Distort Apostolo.

Mgr. notre Evêque accompagné de
deux curés du Diocèse et M. le Prési-
dent de la Junte avec quelques asses-
seurs de la Région participaient, diman-
che 24 janvier, à la fête de l'Arbre de
Noël des émigrés valdôtains. M. le cha-
noine Pession ainsi que la collectivité
valdôtaine de Paris accueillirent avec
joie et honneur les autorités de la Val-
lée qui apportaient le témoignage du
souvenir et de l'affection de tous les
valdôtains pour leurs frères émigrés.
en cette ville de St Anselme lors d
son éxil de Canterbury ...

— 15


Testo Originale Estratto
« A volte succede che avete l'im-
pressione che tutto crolli attorno
a voi, mentre siete voi che avete
perso l'equilibrio fisico o morale».

SAPER PARLARE, SAPER TACERE ...

E' un'arte il saper parlare.
E' un'arte più difficile il saper tacere.
In casa questo, e fuori casa.

Vuoi essere ANTIPATICA? Ciarla,
chiacchiera senza fine, sii pettegola; per
di più trancia con sicurezza ogni tuo giu-
dizio e ogni affermazione; credi ferma-
mente di essere, tu, la saggezza, la com-
petenza, la scienza infallibile ... e non
permettere agli altri di esprimere le lo-
ro opinioni nè, tanto meno di contrardirti.
Così riuscirai ad essere ANTIPATICA a
tutti, e quando passerai diranno: « ecco
la presunzione, il fatuo papavero che pas-
sa!»... e sarai sola, senza amicizie ...

E vuoi essere SIMPATICA? Sappi ta-
cere e ASCOLTARE; sappi dubitare dei
tuoi giudizi; sii ragionevole, umile perciò.
Così tutti e tutte ti daranno : SIMPATIA,
STIMA, AMICIZIA!

PERCHE' IL LATTE
SIA MEGLIO DIGERITO
Il latte, a motivo dei grassi che contie-
ne, non è sempre facile alla digestione;

La pagina della
donna, in casa!

in più, si coagula nello stomaco e que-
sto può dare una sensazione sgradevole.
Ci sono anche delle persone che l'han-
no in ripugnanza; usando certe precau-
zioni riesce più sopportabile e più be-
nefico.

— Per norma generale, il latte non va
usato a pranzo e a cena; ma si invece
per la colazione, per la merenda o negli
intervalli tra i due pasti principali.

— Il latte dev'essere assorbito lenta-
mente, a piccole boccate o col cucchiaio;
secondo il consiglio degli esperti di die-
tetica esso va « Mangiato » e non « Be-
vuto ».

— Il latte freddo o anche ghiacciato è
più digeribile che caldo o bollente.

— Se qualcuno prova ripugnanza per
il latte, conviene aromatizzarlo col caffè,
con la vaniglia, con la cannella e col cioc-
colato.

— In Valle si usa, assai di frequente,
aggiungere al latte tiepido una piccola
quantità di vino e zuccherare; l'usanza è
valida.

E RIDETE UN PO'
Uscendo dal garage a marcia indietro,
una signora autista venne a urtare al-
quanto violentemente lo sportello della
macchina di mio marito.

Questi si affrettò a fare la denuncia dei
danni alla sua assicurazione. Nel compi-
lare il formulario e rispondendo alla do-
manda « stato del conduttore », scrisse
a grossi caratteri stampatello: DONNA!

Lucilla

Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato).
Gli articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con
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