La Vita della Parrocchia di St. Pierre tra Cresime, Storia, Diaspora e Dibattiti Locali, Maggio 1974

5-1974.pdf

Il Bollettino Parrocchiale della Parrocchia di San Pietro (Aosta), numero di Maggio 1974, documenta la vita religiosa, culturale e sociale della comunità. Il fascicolo si apre con una riflessione sulle preoccupazioni morali della società moderna (l'installazione della statua della Madonna della Salette sul Crépon) e contiene un'approfondita analisi spirituale sui riti pasquali e l'Eucarestia. La cronaca parrocchiale è ricca, coprendo le celebrazioni di Cresime e Prime Comunioni, battesimi e matrimoni, oltre a omaggi a figure locali, incluso il novantacinquesimo compleanno di Cyrille Lettry. Sono presenti contenuti culturali significativi, come l'articolo storico sul Castello di La Tour, poesie dell'Abbé Petigat e un racconto commemorativo di Raymonde Marsault, insieme a un resoconto delle attività dell'Union Valdôtaine de Paris. Non mancano le sezioni dedicate alle offerte finanziarie per le istituzioni parrocchiali, i necrologi dettagliati e l'annuncio dei pellegrinaggi diocesani per l'Anno Santo 1974.

Cerca nel contenuto di questo documento

Contenuto Fogli


Testo Originale Estratto
Paroisse de St Pierre

BULLETIN PAROISSIAL
DU DIOCÈSE D'AOSTE

XVème ANNEE - N. 5
MAI 1974

Photo: Tairraz

La Vierge qui pleurait sur le mont de la Salette a été portée sur le Crépon,
face au Mont-Blanc, versant français... Elle y pleure les égarements de notre
société par trop « permissíve »....

« Le Christ, seul, nous rendra libres! »

La Voce dei Campanili
L'Echo de nos montagnes

Tlp. Valdostana - Aosta


Testo Originale Estratto
CUCINE
COMPONIBILI
assortimento, 10 modelli
preventivi senza impegno
VISITATECI
ENTRATA LIBERA
Ditta FMAGNIN AOSTA
Radio - Tv - Elettrodomestici Lampadari
Negozio : Via S. Anselmo, 41 - Tel. 44168
Esposizione: Via Festaz, 5
autoscuola
CHAMBERY
di Cremonese p. i. Roberto
VIA CHAMBERY, 115/a - ☎ 32033 - AOSTA
L'AUTOSCUOLA MODERNA PER I GIOVANI MODERNI
PATENTI AD USO PUBBLICO E PRIVATO PER VEICOLI
DELLE CATEGORIE A - B - C - D - E - F
- Corsi regolamentari
- Personale esperto e qualificato
- Le più moderne attrezzature didattiche
- Preparazione seria ed accurata per divenire un buon utente
della strada
Oltre la cronaca
Un Sacerdote di St. Pierre, che ha vissuto la Pasqua nella nostra
comunità parrocchiale, ci ha scritto queste riflessioni.
Pasqua 1974 a Saint-Pierre
Abbiamo tutti augurato a voce o per scritto Buona Pasqua ai nostri
parenti e amici, abbiamo fatto anche dei regali che forse quest'anno
sono dovuti sfuggire all'austerità e al poco valore della lira. Il giorno
di Pasqua abbiamo fatto festa in casa, forse anche solo un buon pran-
zetto... chissà, un vestito nuovo.
Perchè abbiamo fatto festa?
E' fuori dubbio che è più bello fare festa che lavorare, anche se
qui a St. Pierre si lavora molto la domenica. Ma penso che l'uomo ama
fare festa perchè ha bisogno di esprimere la sua gioia. Chi non è
contento non fa festa e chi fa festa per essere contento, non è contento
perchè la vera festa è l'esplosione di una gioia, ne è l'espressione. Forse
nel nostro paese non si rispetta molto la domenica perchè c'è povertà
di gioia vera.
Che cos'è la gioia?
La settimana santa ci ha indicato tre realtà che formano il tes-
suto della nostra vita.
Giovedì Santo
Abbiamo ricordato Gesù che nel cenacolo ha voluto passare alcune
ore di gioia intorno ad un tavolo, insieme ai suoi amici più cari. Loro
ha lavato i piedi, loro ha spezzato il pane, loro ha offerto un cibo parti-
colare, l'Eucarestia, che non è solo più un pane ma segno indicatore
di una presenza che nei secoli avrebbe reso presente Gesù ogni volta
che i suoi amici avessero voluto ricordarlo per stare un momento con
lui. La Messa non è altro che stare insieme con Gesù presente in quel
pane trasformato, ascoltare ancora la sua parola e gustare la sua amicizia.
C'è gioia in tutto questo?
Passiamo al Venerdì Santo. Gesù muore come un malfattore. Gesù
accetta la sorte di ogni uomo, la fine dei giorni di vita, l'incognita di
questo passaggio che volenti o no siamo tutti obbligati a fare, sempre
troppo presto, sempre quando ce l'aspettiamo di meno e quando ab-
- 1


Testo Originale Estratto
biamo ancora tante cose da fare. Qui gioia sembra non ce ne sia per
niente, nè per chi parte e lascia tutto, nè per chi resta sempre più solo.
Forse è per questo che l'uomo non ama pensare alla fine della
vita: ogni giorno sente che muore un po'. Certe tappe del nostro cam-
mino sulla terra sono troppo eloquenti. Gli anni sono sempre di più
e mai di meno, certe fatiche al termine del nostro lavoro, certe visite
in farmacia e dal dottore, certi malesseri che spuntano e aumentano,
certe privazioni cui dobbiamo sottostare... tutti segnali premonitori
di una realtà che ci segue.
Allora è triste vivere?
Sì, se la storia si fosse fermata al Venerdì Santo. Ma noi abbiamo
celebrato Pasqua, abbiamo augurato buona Pasqua, abbiamo cantato
"alleluia". Abbiamo accolto Gesù-Risorto, abbiamo provato di met-
terci sulla strada di Dio, di rinnovare la nostra mentalità e il nostro
comportamento, abbiamo cercato di nutrire la nostra fede. Forse ab-
biamo intravisto il valore della settimana santa come qualcosa che ci
tocca molto da vicino.
In che modo?
Ecco: noi siamo degli affamati di gioia e il pane quotidiano non
è sufficiente a sfamarci. Allora ecco il supplemento di cibo nell'Euca-
restia dove Gesù si dona: « Prendete e mangiate, questo è il mio corpo ».
Mi sembra che è un ordine chiaro che rimedia ad una necessità altret-
tanto chiara per chi ama pensare e tenere gli occhi aperti.
« Chi mangia di questo pane vivrà in eterno », ecco il ponte che
scavalca il Venerdì Santo e con esso la nostra morte nel tempo, per
raggiungere l'altra riva che è la vita, che è la gioia senza limiti nella
Casa del Padre.
Chi ce lo garantisce?
Gesù morto e risorto, Gesù che ha compiuto il Passaggio (pasqua
vuol dire questo) promettendoci che là dove è Lui, un giorno saremo
anche noi. Se noi accettiamo questa avventura, se ci lasciamo scaldare
a questo sole che dà vita, allora noi comprendiamo e gustiamo nella
gioia vera la nostra esistenza, allora tutti i motivi di tristezza quoti-
diani, la morte dei nostri fratelli e la nostra diventano condizione di
vita come avviene tante volte sotto i nostri occhi specialmente in
primavera. I semi che gettiamo nel terreno muoiono e solo a questa
condizione nascono le piante nuove, la vite non potata non porta frutto.
Grazie Gesù che hai avuto il coraggio di dirci che la vita vale
nonostante le impressioni contrarie.

Grazie Gesù per il grande dono di appartenere alla tua famiglia,
nonostante i nostri peccati e il male che dentro di noi e fuori di noi
non ti ha fatto schifo.
Grazie Gesù, per averci illuminato il cammino, per averci rag-
giunto sulla nostra strada e per aver voluto stare in nostra compagnia.
Grazie Gesù, infine, per l'aiuto che ci dai perchè possiamo assa-
porare ogni giorno di più la vera gioia della tua Pasqua, proprio quella
che volevamo augurare ai nostri parenti e amici e a noi. A noi uomini
non piace, tu lo sai, fare doni e auguri scadenti. Vogliamo la vera gioia
per tutti.
B. S.

LA CRESIMA

Domenica 24 febbraio, 17 ragazzi
della nostra comunità parrocchiale han-
no ricevuto la Cresima dal vescovo
Mons. Ovidio Lari.

E' stata una giornata di gioia e di
grazia per tante famiglie e per tutto il
paese. La funzione è stata seguita da
una grande massa di gente. Il Vescovo
prima di dare il dono dello Spirito
Santo ha espresso, nella predica, la sua
gioia e le sue perplessità; gioia per
poter dare un dono così grande ai no-

stri ragazzi, e perplessità perchè esiste
la paura che l'ambiente (famiglia e pae-
se) non aiuti questi cresimati ad es-
sere fedeli alle promesse di vita e im-
pegno cristiano.

E veramente per tutti, specie per i
genitori, è stata l'occasione di un buon
esame di coscienza: cosa facciamo per-
chè i ragazzi della nostra parrocchia ab-
biano una fede viva e vissuta? Non
si rischia qualche volta di invitarli al-
l'ipocrisia, desiderando per loro il bat-

I cresimati

— 3


Testo Originale Estratto
tesimo, la comunione, la cresima... per
poi non aiutarli ad essere fedeli a que-
sti impegni? I sacramenti non sono
una festa folcloristica o di tradizione,
ma delle tappe di una crescita, degli
aiuti per mettere sempre più nella no-
stra vita la presenza e la parola di Dio.
Alcuni ragazzi della cresima hanno
scritto delle osservazioni su quel giorno
così importante per loro:

« Il giorno della mia cresima ho pre-
gato per i miei cari, per il mio paese,
per il mondo intero. Ho pensato alle
guerre che vi sono nel mondo, all'in-
giustizia, agli ammalati e a quelli che
soffrono. Soprattutto ho pregato per la
parrocchia di St. Pierre, perché si vo-
glia più bene e perché partecipi di più
all'ascolto della parola di Dio... ».
(Donata)

« Quando sono andato a ricevere la
Cresima ero molto emozionato, perchè
ricevevo un sacramento che mi avrebbe

ELENCO DEI CRESIMATI E PADRINI
1) Arnod Vilder padrino Zanello Pierangelo
2) Arnollin Romeo Cogrein Piero

I Padrini

4

fatto diventare un cristiano adulto. Ho
pensato che nell'avvenire avrei dovuto
essere più buono e dare buon esem-
pio... »
(Romeo)

« Tutte le domeniche alla messa pre-
go molto e sto' sempre attenta per
ascoltare la parola di Dio, ma il giorno
della Cresima la mia preghiera e la mia
attenzione sono stati molto più gran-
di... ».
(Morena)

« Quando ci riuniamo alla domenica
per incontrarci con Dio e ascoltare la
sua parola, vorrei che tutti l'ascoltas-
simo e invece viene tanta poca gente e
poi c'è chi chiacchiera... Io sarei con-
tento se anche gli adulti venissero più
volte a Messa. Sono contento poi che
mio padre, quando va ai funerali, entra
in chiesa e assiste attentamente alla fun-
zione, non come tanti che rimangono
fuori a farsi la chiacchierata... ».
(Fulvio)

3) Barmaverain Dante
4) Bonomi Ermanno
5) Charles Amato
6) Daniello Carlo
7) Floccari Vincenzo
8) Jocallaz Giuseppe
9) Olmo Oreste
10) Paillex Adriano
11) Talarico Mauro
12) Villanova Marco
13) Zemoz Fulvio
14) Bonin Donata
15) Chappuis Piera
16) Lussu Patrizia
17) Perron Morena

Festa dei gemelli

E' la seconda volta che i gemelli di
St. Pierre si ritrovano per festeggiare
la « comune origine ». Vediamo sem-
pre con gioia queste feste paesane, che
sono una occasione per ritrovarsi e
conoscersi. Gente con idee e opinioni
diverse, trovandosi scoprono il valore
della fraternità e di come è possibile
amarsi al di là delle diversità. Se nella
vita di un paese si imparasse ad amarsi

I gemelli dopo la Messa

e rispettarsi, cercando quello che ci uni-
sce... sarebbe un gran passo verso una
fratellanza che renderebbe più facile
e bello vivere anche a St. Pierre. Essere
uniti non vuol dire essere uniformi:
ognuno può avere le sue idee, ma è
l'intolleranza che rende difficile ogni
convivenza civile.

Prima Comunione

Il 5 maggio 19 bambini di seconda
elementare, si sono avvicinati per la
prima volta alla mensa eucaristica. La
Chiesa, pulita e ornata con amore dalle
mamme e dalle suore, era piena di gen-
te: c'è sempre tanta commozione nel
vedere la fede limpida, schietta, inno-
cente dei bambini.

Molti parrocchiani e familiari hanno
voluto unirsi alla gioia dei bimbi, par-
tecipando con loro alla comunione. I
canti dei bambini (per la prima volta
il canto è entrato nelle nostre scuole
per interessamento attivo del nostro
Direttore Didattico) hanno reso più


Barmaverain Ido
Jans Savy Francesco
Charles Alberto
Barmaz Andrea
Pascuzzi Pietro
Dacisio Luigi
Gori Domenico
Bettoni Franco
Charrère Aldo
Villanova Giacomo
Oreiller Marco
mad
madrina
Preyset Lidia
Armand Liviana
Lazzaro Gina
Zanardo Tiziana



- 5


Testo Originale Estratto
I bimbi della
Prima Comunione

raccolta e religiosa la cerimonia.
Ecco l'elenco dei bambini che hanno
fatto la prima comunione:
Belli Teresio, Guerini Mirco, Ianni-
no Ezio, Jacquemod Flavio, Paillex Rai-
mondo, Perron Rinaldo, Armand Lilia-

na, Arnollin Isa, Arnolli Rósita, Boson
Alessandra, Champretavy Agnese, Cha-
noux Simona, Charles Carolina, Char-
rère Fulvia, Cianci Luana, Favre Na-
thalie, Manella Consuelo, Negro Elena,
Pellissier Gabriella.

Le doyen de Saint-Pierre fête 95 ans

Cyrille Lettry est né dans la com-
mune de St. Pierre le 8 avril 1879,
à Bressan.

Le 10 mai 1893, il quitta sa vallée
natale pour gagner la Suisse. Il tra-
versa à pieds et en solitaire le col du
Grand St. Bernard pour rejoindre Mar-
tigny où il prit le train pour Yverdon,
ville où résidait sa soeur aînée Rose.
Il s'engagea alors comme ramoneur
dans le canton de Neuchâtel, puis fit
un apprentissage de couvreur chez
son beau-frère. Il exerça simultané-
ment ses deux métiers durant quel-
ques années, puis dû rejoindre sa fa-
mille valdôtaine à la mort de sa mère.
Alors qu'il passait pour la seconde
fois le Grand St. Bernard, ses com-
pagnons de voyage et lui furent sur-
pris par une violente tempête de nei-

ge qu'ils surmontèrent grâce au se-
cours des chiens venus à leur ren-
contre avec leurs petits barils de vin
chaud. Il resta une année en Italie,
puis partit pour Paris, mais dut reve-
nir l'année suivante pour six mois
d'école de recrues. Il regagna ensuite
Paris où il passa 9 ans, puis revint
à Yverdon en 1909 où il ouvrit un
café. Six ans après éclata la guerre
de 1914, ce qui l'obligea, deux ans
plus tard, à regagner son pays pour
combattre dans les tranchées. Ce
n'est qu'en 1918 qu'il put retourner
définitivement à Yverdon où il pour-
suivra durant de longues années son
métier de cafetier.
Cyrille Lettry est un vieillard sym-
pathique et à l'esprit encore très aler-
te qui vient de fêter son 95e anniver-
saire le 8 avril 1974, entouré de sa
fille, de son beau-fils et de son petit-
fils. Son plus grand plaisir est de se
retrouver à St. Pierre au milieu de
ses neveux et nièces qu'il affectionne
particulièrement.

La Cappella di Vetan

Volentieri pubblico la precisazione
fatta pervenire dal Sig. Casati sul pro-
blema della Cappella di Vetan :

In un nostro articoletto apparso nel
mese di dicembre 1973 sul bollettino
di Saint Nicolas, esprimevamo, fra l'al-
tro, le nostre idee sulla carenza d'assi-
stenza spirituale a Vetan.

La Parrocchia di Saint Pierre, in un
articolo scritto, pensiamo dal Reveren-
do Parroco, sul proprio bollettino del
mese di gennaio 1974 (anno 15° - n.
1), non risponde sul problema basilare
dell'assistenza spirituale, bensì sull'e-
ventuale costruzione di una cappella a
Vetan, enucleando un particolare dal
contesto generale ed eludendo così l'a-
spetto più importante da noi sollevato.

Per non approfondire ulteriormente
una già sterile polemica, sorvoliamo sia
sul tono dell'articolo che sulla distor-
sione di ciò che abbiamo detto.

Ci preme però precisare, per il do-
veroso rispetto che nutriamo per gli
abitanti di Vetan, che quanto abbiamo
scritto a proposito dell'eventuale co-
struzione della nuova cappella (basta
leggere globalmente il nostro articolo)
non era una richiesta; ci limitavamo ad
esprimere democraticamente la nostra
personale opinione, argomentandola, su
un problema che ritenevamo ancora
aperto e sottolineavamo soprattutto le
ripercussioni positive che la costruzio-
ne avrebbe potuto avere sotto il pro-
filo religioso-spirituale. Eravamo e sia-
mo convinti della bontà ed opportunità
di quanto abbiamo detto, senza con ciò
avere l'arroganza d'imporre la nostra
opinione in decisioni che, in ultima ana-
lisi, sappiamo non ci competono.

Infine, ed è ciò che maggiormente
ci sta a cuore, dobbiamo decisamente
respingere il tentativo di far sorgere
degli steccati o comunque malanimo fra
i vecchi ed i nuovi abitanti di Vetan.
Tentativi che sono stati fatti, coscien-
temente o meno, alludendo con un piz-
zico di demagogia ai « sacrifici della
povera gente », all'incapacità « delle
vecchie case dei contadini » ad essere

6 —

— 7


Testo Originale Estratto
Cappella di Vétan
centro propulsore, alle « massime e-
spressioni della nostra civiltà alpina »
da custodire gelosamente.
Valori che non sono stati minima-
mente messi in discussione nel nostro
citato articolo, anzi sono da noi sentiti,
rìspettati ed apprezzati sia sotto il pro-
filo sociale e (particolarmente) politi-
co che culturale.
Italo Casati
Milano, 16 aprile 1974
* * *
Ecco alcune osservazioni alla preci-
sazione:
1) Con gioia vediamo finalmente
che i problemi di Vetan non vengono
criticati con lettere inviate ad un bol-
lettino di altro paese (anche se vicino
ed amico): a St. Pierre sappiamo ac-
cettare le critiche, ma non riusciamo
a capire perchè non ci vengono fatte
direttamente.
2) Nel bollettino di St. Pierre cita-
to, si parlava della cappella di Vetan
è di alcune richieste per una costru-
zione nuova; per spiegare le motivazio-
ni di tali richieste ho copiato quelle
scritte nella lettera del Sig. Casati (dal
bollettino di St. Nicolas) perchè mi
sembravano più chiare e sintetiche. Se
non è stata pubblicata tutta la lettera
è perchè il resto esulava dall'argomen-
to trattato. Non si è voluto quindi ri-
spondere a tutta la lettera, ma solo alla
parte inerente alla nuova cappella. D'al-
tronde su quello scritto c'era anche un
duro attacco all'amministrazione comu-
nale (com'è facile criticare quando si
guardano le cose settorialmente, dimen-
ticando che abbiamo ancora villaggi
abitati tutto l'anno, con problemi ben
più grossi di quelli della parte nuova
di Vetan!) ma neppure quella critica
era citata, perchè non si parlava di
quello.
3) Riguardo all'assistenza religiosa
di Vetan, penso che le critiche siano in
parte giuste. Dispiace che lo scrivente
non abbia partecipato (o non se ne sia
informato) alla festa patronale di S.
Lorenzo (12 agosto), dove il problema
è stato discusso in tutti i suoi aspetti
8 —
e nelle sue difficoltà (c'era pure il par-
roco di S. Teresina di Torino, che d'e-
state celebrava la Messa nella cappella
di Gerbore).
4) Parlare dei « sacrifici della pove-
ra gente » e delle « tradizioni dei no-
stri antenati » per noi valdostani non
è mai stato (e non lo sarà mai) dema-
gogico; nessuno ha mai detto che lo
scrivente abbia criticato questi valori,
ma solo che sono stati da lui ignorati,
il che è quasi altrettanto grave.
5) Ci consola, al di là delle pole-
miche, il pensiero di volere tutti il bene
effettivo e totale della nostra gente.

CHEZ NOS EMIGRES

Echos de Paris

Le bal de fin d'année de l'Union
Valdôtaine de Paris s'est déroulé à
Levallois avec son succès habituel
et une très grande participation de
Savoyards.

Comme tous les ans on a procédé
au sein de l'U.V.P. à la réélection du
bureau administratif de la société, et
les responsables ont eu l'honneur de
reconduire leur charge, nous les en
félicitons vivement.

Notre groupe théâtral « Le Rideau »
a toujours une fébrile activité. sur-
tout dans la banlieue Parisienne où
il porte bien haut les couleurs val-
dôtaines.

L'A.S.U.V.P., groupe sportif de no-
tre société, est en pleine émancipa-
tion, grâce à son dynamique prési-
dent, M. Isabel; ainsi le « Tzan » et
le « Fiollet » ne sont pas morts, bien
au contraire, il renait avec les futures
générations valdôtaines de Paris.

L'arbre de Noël Valdôtain, a eu aus-
si son habituel succès à Issy Les
Moulinaux, une grande surprise, nous
avons pu applaudir la brillante cho-
rale du Comité des Traditions Valdô-
taines; souhaitons qu'elle revienne
l'année prochaine.

***

Nécrologie

Le tableau est plutôt noir cette an-
née, de nombreux amis nous ont quit-
tés. De nombreux sociétaires étaient
présents pour l'adieu d'Henri Gaia, à
l'hôpital St. Simon, dans le 20ème.
M. Tisseur aussi est décédé au pays,
il faisait partie des pionniers de no-
tre société.
— 9


Testo Originale Estratto
Avec les poètes du Val d'Aoste

Les arbres verts

Partout je vois des fleurs nouvelles
Jaillir vers le nouveau soleil:
C'est un feu de parures belles
Qui s'allume au rayon vermeil.

Mais moi, rêveur déjà je songe
Que ces feuilles iront jaunir,
Que ce feu n'est qu'un court mensonge
Qu'aussi le printemps va finir.

Tout à côté, je vois des arbres
Qui, constamment, pendant l'hiver,
Sous les flocons pesants de marbre
Ont gardé leur feuillage vert.

Sapin et buis, lierres tenaces,
Que l'hiver dur n'effeuille pas,
Qui verdoyez malgré les glaces,
Soyez bénis, gardez mes pas.

Puissc-je aussi voir la verdure
De tous les feuillages du coeur
Garder toujours la sève dure
Des vieux amours - le seul bonheur.

AUGUSIE PETIGAT

D'après l'oeuvre de l'abbé Auguste Petigat « LES SAISONS »,
édité en 1935 à Paris. Du même auteur: « LE JEUNE VICAIRE
D'AOSTE », préface de S. Eminence le Cardinal Baudrillart.
« L'ARGUMENT DE SAINT-ANSELME ».
L'Abbé Petigat était une haute figure littéraire valdôtaine, il
était aussi membre de l'Académie Française et comme on le sait

fondateur du journal « LA VALLÉE D'AOSTE » à Paris.

10 —

Aux Enfants de Saint-Pierre

Raymonde Marsault

Madame Raymonde Marsault, alias
Lale Démoz, a séjourné assez longtemps
en Vallée d'Aoste, pour en être éprise
et le cadre légendaire et pittoresque de
la Tour de Châtel Argent, vers Ville-
neuve, lui a inspiré ce récit, qu'elle a
dédié aux enfants valdôtains; honorant
sa mémoire (elle est décédée le 15 sep-
tembre 1973), nous sommes heureux
de pouvoir publier ce touchant récit qui
ne manquera pas d'émouvoir ceux qui
l'ont connue.

L'ENFANT ET LE CHEVALIER
A' LA GROLLA D'OR

Il y avait dans le beau pays de Saint
Pierre, en Vallée d'Aoste, un pauvre
enfant de douze ans qui était sans ar-
gent; il n'avait pas de famille, sauf
une très vieille aïeule qui vivait dans
une masure en ruine. Sylvain: c'était
le nom de l'enfant; il était berger et
bien qu'il manquât souvent de pain, il
était heureux car il aimait courir en
liberté et il ne s'en privait pas; souvent
on pouvait le voir dans les ruines de
Chatel-Argent, il y restait des heures
à rêver en caressant les vieilles pierres
et essayant de replacer dans son ima-

gination la vie et les gens d'autrefois;
il interrogeait souvent sa vieille « mam-
ma-grand » qui savait tant de belles
histoires et lorsque la vieille femme
avait narré une légende, l'enfant s'en-
dormait sur sa paillasse avec un doux
sourire extasié.

Un matin, en furetant dans les alen-
tours du vieux manoir, Sylvain trouva
dans un buisson une ouverture en par-
tie écroulée qu'il prit d'abord pour un
terrier, et puis, en dégageant du mieux
qu'il put, il vit une porte grillée; c'é-
tait sûrement l'orifice d'un souterrain
conduisant dans un coin secret, l'en-
fant n'hésita pas: il creusa, creusa long-
temps et il finit par ouvrir cette porte
rouillée et grinçante, il pénétra dans
le couloir et à tâton il arriva dans une
salle basse qu'il prit pour une cave,
mais comme le soleil déclinait, et que
la faible lueur que donnait l'ouverture
était insuffisante, l'enfant, dont le cœur
battait à grands coups, résolut de par-
tir afin de revenir le lendemain avec
une chandelle; il refit le trajet du re-
tour et dissimula le mieux possible
l'ouverture avec des branches afin que
nul ne surprenne sa découverte.

— 11


Testo Originale Estratto
Cette nuit là, Sylvain ne dormit pas;
il croyait voir des trésors enfuis dans
le vieux coffre et des joyaux dansaient
devant ses yeux fatigués.
Dès l'aube il était debout, dans la
fraîcheur du matin et dans ses haillons
l'enfant grelottait mais l'idée de sa
trouvaille le revigorait, car il était sûr
qu'il trouverait là quelque chose de
extraordinaire; il déroba une bougie à
la vieille mamma-grand et s'en fut.
Dès qu'il eût ouvert la grille rouillée
une singulière impression le figea sur
place, il hésita cette fois comme s'il
sentait une présence, mais ayant al-
lumé sa chandelle, il s'enhardit et re-
commença ses explorations. Arrivé
dans la salle sa bougie s'éteignit sans
qu'il y ait eu le moindre souffle d'air
et alors il vit une lueur imprécise avan-
cer vers lui; chose curieuse, à cet ins-
tant Sylvain n'éprouva plus la moindre
peur, il avançait comme en un rêve
vers la lumière dorée qui l'attirait;
quand il fut tout près, il vit un homme
debout en armure étincelante et recon-
nut un des chevaliers d'autrefois dont
sa mamma-grand lui avait conté les
exploits, et le chevalier avec sa noble
figure souriait à l'enfant.
« Je suis dit-il un des com-
pagnons de Lancelot (chevalier de la
table ronde), j'ai longtemps bataillé de
ci, de là; j'ai suivi Perceval à la blanche
armure et un jour, fatigué et traqué,
je suis venu dans ce château où j'ai fini
mes jours. Viviane, la fée de Brocelan-
de, m'avait prédit que je revivrais un
jour d'automne dans le château valdô-
tain qui me vit mourir et que je ren-
contrerais un bel enfant à qui je re-
mettrais une grolla d'or en commémo-
ration de la quête du Saint-Graal. Tu
es, mon petit Sylvain, cet heureux élu.
Pourquoi ? Je ne puis te le dire, mais
tel un flambeau, comme pour une mys-
térieuse chaîne d'amour en souvenir
du Sang du Seigneur dans le vase sa-
cré, voici le symbole » - et disant ce-
là, le chevalier remit à Sylvain une
grolla étincelante, puis s'évanouit dans
les ténèbres.
L'enfant sembla sortir des nuages et
regagna la sortie à la lueur de la grolla
d'or; il ne semblait plus lui-même et
ne comprenait pas; il erra tout le jour
dans les bois et le soir harassé, serrant
contre ses hardes le précieux joyau, il
revint à la maison de l'aïeule, se jeta
sur sa couche et s'endormit d'un pro-
fond sommeil. Au matin, il songea à
son aventure et, pensant l'avoir rêvée,
il sourit; mais sur sa pauvre paillasse,
là où sa main l'avait laissée tomber
dans l'abandon du sommeil, il vit la
grolla d'or qui répandait son ruissel-
lement de feu. Alors il bénit Dieu de
lui avoir fait vivre pareille aventure,
et notre petit héro sentit en lui toute
l'épopée des chevaliers lui réchauffer
le cœur.
Ceci se passait au siècle dernier, et
voulez-vous savoir ce que devint le
petit Sylvain au cœur pur ? Il devint
l'un des pilliers de l'Eglise romaine, un
grand prélat qui fit de nombreuses et
bonnes réformes, vécut noblement et
mourut comme un saint. On mit la
grolla d'or dans son tombeau car le
symbole mourait avec lui, héritier des
chevaliers de la table ronde; par la grâ-
ce divine il dort son dernier sommeil
près de la grolla d'or.
Raymonde Marsault

Ricordando un amico

E' già passato un anno da quando
Dario ci ha lasciati: la disgrazia, in
cui perdette la vita, avvenne in un
pomeriggio primaverile che invadeva
di torpore corpo e anima. Quando ci
recammo sul luogo dell'incidente, egli
era morto: avemmo l'impressione di
un vuoto che rimanesse per sempre
fissato nella nostra esistenza. Dopo
quel primo sbigottimento, ci rendem-
mo conto che la sua presenza era ri-
masta intatta e dolce, più profonda
e libera nella sensibilità: come rifatta
da Dio in una completezza prima igno-
rata. Del resto gli amici più lontani
(e Dario ora è lontano) sono sempre
i più pensati e fantasticati, quindi i
più vicini.
Ci sembra che l'amicizia di Dario
sia ora tutta per noi, assicurata con-
tro il tempo, la noia, la stanchezza,
sempre uguale, sempre più nostra.
Resterà quel suo sorriso che avrebbe
fatto in bricciole un muro, se ve ne
fosse stato uno tra noi e lui, e quel
suo sguardo di entusiasmo e di luce.


Asilo 1973-74

12 -

Fenoil Dario

- 13


Testo Originale Estratto
Scrivendo ora mi sembra di fare
un atto di amore alla sua memoria.
Egli aveva un programma di semplice
e dolcissima umanità che rendeva la
sua amicizia indispensabile a moltis-
simi di noi.
Dell'amicizia egli conosceva l'es-
senza, che consiste nel dono di sé.
Ognuno, quando era con lui, aveva la
certezza di essere il centro sincero
del suo interesse. Sembrava che non
avesse altro da fare che ascoltare la
nostra storia; questa disponibilità gli
segnava il volto di gioia.
Come il poeta - contadino, David
Grayson, invitava gli amici a disporre
di lui con piena libertà: « Non scusar-
ti, amico, di essere venuto dentro li
mio campo. Tu non mi hai interrotto.
Quello per cui sei venuto è di mag-
gior importanza del grano. Chi ti dice
che io debba arare tanti solchi entro
la giornata? ».
Ma la capacità più singolare della
amicizia di Dario era quella di darci
un sentimento nuovo di fiducia in noi
stessi: e questo è certamente uno
dei doni più miracolosi dell'amicizia.
Egli non umiliava nessuno, e neppure
elogiava in maniera esagerata: era
attentissimo a non derubare nessuno
della sua personalità.
Egli era ottimista: vedeva sempre
e prima di tutto i lati buoni di cia-
scuno. Non mancava mai di lealtà:
pensava ad alta voce e ci diceva tutto
con aperta sincerità. Tutti noi sape-
vamo di avere in lui un appoggio:
quanti di noi lo hanno cercato nei
momenti di solitudine (perchè la fol-
la non fa compagnia!). Egli era forte
per aiutare gli altri ad esserlo.
Non finirei di parlare di lui e della
sua generosa amicizia, mentre volevo
semplicemente che lo ricordassimo
assieme in gratitudine. Trovandoci co-
me attorno a lui in gioia e in confi-
denza. Noi siamo certi che anche ora
egli ci è vicino.
A. C.
PETIT COIN DE CHEZ NOUS
Il Castello di La Tour
Poco distante dall'abitato del Borgo
di St. Pierre, a sinistra salendo la valle,
trovasi il castello di proprietà dei conti
Sarriod de La Tour, discendenti dai
potenti Signori di Bard, che furono tra
i primi feudatari della Valle d'Aosta.
Dalla strada nazionale questo castel-
lo non presenta, come quasi tutti gli
altri, una costruzione sita in alto; ciò
permetteva meglio l'osservazione dei
movimenti di passaggio e la facilità di
difesa in caso d'invasioni nemiche. Pe-
rò se lo si osserva dalla sponda destra
della Dora, esso appare in tutta la sua
imponenza di vero castello feudale, si-
tuato su di uno strapiombo roccioso
che lo rendeva difficilmente accessibile
e perciò provveduto di difesa naturale.
L'entrata principale del castello era
situata a levante e la strada di accesso
iniziava nella borgata dell'antica « rue
de la Tour ». La vera porta di entrata
esiste ancor oggi con la sua caditoia,
un'apertura in alto con una specie di
cappa, da dove gli assediati potevano,
non visti, gettare sugli assalitori acqua,
olio bollente e altro.
Ai piedi della roccia sorgeva il pic-
colo villaggio di La Tour. I resti del
mulino si potevano ancora vedere pri-
ma che gli acquirenti dei terreni li
avessero coperti livellando la terra.
Nel passato i laghi del Ruitor a La
Thuilc e Combal a Courmayeur, ruppe-
ro contemporaneamente gli argini, ro-
vesciando un enorme quantitativo di
acqua che scesa a valle causò gravi dan-
ni alle popolazioni. Le acque invasero
il piano di Morgex, distrussero diverse
case. I ponti di Liverogne e Villeneuve
erano stati costruiti con solidi macigni,
nonostante ciò furono completamente
asportati. Fu allora che il piccolo vil-
laggio di La Tour, per la sua vicinanza
alla Dora, fu completamente distrutto.
Ad un Sarriod, che si era distaccato
dalla famiglia di Bard, fu data dai con-
ti di Savoia la Signoria di Chatel Ar-
gent. Verso la fine del XIV secolo i
successori si divisero le vaste terre pos-
sedute. Giovanni Sarriod ebbe in pro-
prietà una parte della giurisdizione di
St. Pierre, che comprendeva una parte
del Borgo, alcune frazioni e la parroc-
chia di St. Nicolas (eccetto la frazione
di Lyveroulaz).
Le pratiche relative a questa divisio-
ne furono definitive nel marzo del 1418
e riconosciute valide dal duca Amedeo
nel 1420.
I signori Sarriod di St. Pierre e quel-
li di Introd adottarono il medesimo
stemma, a quello di St. Pierre fu solo
aggiunta una torre, quella già esistente
nella località scelta per la costruzione
del castello; tale castello fu edificato
a più riprese, non sempre rispettando
l'armonia dell'insieme.
I Sarriod de La Tour ebbero parte
attiva negli affari pubblici della Valle.
Il nobile Leonardo Sarriod fece parte
del primo « Conseil des Commis » (pri-
mo piccolo parlamento valdostano) del
ducato di Aosta, fondato il 7 marzo
1536 e il cui documento di fondazione
fu redatto nella cappella di S. France-
sco ad Aosta (dove c'è l'attuale mu-
nicipio).
Diversi discendenti della nobile fa-
miglia fecero successivamente parte di
questo importante consiglio, altri occu-
parono posti eminenti nell'esercito.
L'ultima discendente fu la contessa
Cristina, morta senza eredi nel 1924.
Ora il castello appartiene alla regione
che vi ha iniziato dei lavori di restauro.
M. A.
14 — 15


Testo Originale Estratto
NUOVI MEMBRI DEL POPOLO DI DIO

1) Il 10 marzo è stato battezzato
Barmaverain Piero, di Alessandro
e di Savoye Paolina. Padrini: Sa-
voye Osvaldo e Bagnod M. Grazia.

2) Il 24 marzo, battesimo di Belli Mi-
lena, di Giuseppe e di Ceriano Lu-
cia. Padrini: Belli Guido e Martin
Franca.

3) Il 31 marzo battesimo di Glarey
Michel, di Sergio e di Bérard Ma-
rilena. Padrini: Pellissier Dino e
Bérard Iolanda.

4) Il 15 aprile è stata battezzata Lale
Démoz Nada Matilde, di Silvio e
Chuc Maria. Padrini: Chuc Luigi e
Pession Carla.

5) Il 28 aprile battesimo di Fazzari
Nicodemo, di Francesco e di Car-
rà Elisabetta. Padrini: Femia Rosa-
rio e Carrà M. Carmela.

6) Il 5 maggio battesimo di Perron
Wiliam, di Adolfo e di Collà Ni-
cole. Padrini: Rossi Giuseppe e
Botted Lea.

7) Il 30 aprile ad Aosta battesimo di
Fazzari Cosimo Damiano, di Mi-
chele e di Panetta Filomena. Pa-
drini: Fazzari Francesco e Collà
Elisabetta.

NUOVI FOCOLARI CRISTIANI

1) Il 15 aprile Chentre Livia di St.
Pierre si è sposata con Cossu To-
nello, nativo di Bonorva (Sassari).
Furono testimoni del consenso ma-
trimoniale: Galasso Rocco e Pail-
lex Alide.
Facciamo ogni augurio di bene a
questi giovani!

2) Il 20 aprile Sartor Marie Christine
di Ginevra (la cui mamma, Ceran-
to Letizia, è originaria di St. Pier-
re) si è sposata con Luccarini Gian
Paolo, originario di Zocca (Mode-
na). Furono testimoni: Fedrigo
Fioravante e Icaro Nicole.
Questa giovane coppia abita e la-
vora a Ginevra, facciamo loro i più
cari auguri di amore e serenità.

16 —

I NOSTRI DEFUNTI

1) Il 10 gennaio si sono svolti i fu-
nerali di Domaine Angélique ved. Sa-
pinet. Era morta dopo breve e improv-
visa malattia in Svizzera.
La sua vita fu dura e non priva di
pene. Emigrata sin da giovane in Ame-
rica, provò quanto era duro in altri
tempi trovare pane e lavoro. La ma-
lattia entrò nella sua famiglia e que-
sta fu sempre per lei una dura croce.
I figli portano nel cuore il ricordo di
una mamma coraggiosa e generosa.

2) Il 14 gennaio, all'età di 72 anni,
è morto il Can. Alfonso Commod, di-
rettore del Priorato. Chi l'ha cono-
sciuto, chi l'ha incontrato ne serba
un ricordo caro, un esempio profon-
do: la sua fede, la sua preghiera, la
sua profonda cultura, la sua bontà, non
possono non lasciare una traccia nel-
la storia della Valle d'Aosta. A St.
Pierre era molto stimato: quanti ave-
vano contatti con lui, hanno sempre
apprezzato la fiduciosa e serena bontà.

3) Le 18 janvier on a fait la sépul-
ture de Gaia Henry, décédé en Fran-
ce; il est mort à cause d'une cruelle
maladie. Chaque année il venait chez
nous; il aimait son Pays et sa Vallée,
avec l'esprit d'un émigré qui ne vou-
lait trahir sa petite patrie.

4) Il 19 gennaio, in seguito ad un
incidente automobilistico, è morto Ar-
nod Marcello, di anni 54. Una grande
folla, venuta da tutta la Valle, parte-
cipò ai suoi funerali, testimoniando
la socievolezza del suo carattere. Bra-
vo e moderno agricoltore, amò il suo
lavoro con la certezza di costruire
un avvenire migliore. Negli ultimi an-
ni fu ammalato; operato, con coraggio
riprese il suo lavoro, anche se il male
lo rese più preoccupato e meno si-
curo. La moglie e la figlia generosa-
mente lo aiutarono fino a quando l'i-
naspettato e crudele incidente pose
termine alla sua vita.

— 17


Testo Originale Estratto
5) Il 15 febbraio è morta, a Bussan,
Lale Murix Luigia, di anni 85. Nativa
di Rumiod visse tra enormi sacrifici
per il bene dei suoi cari. Non ebbe
una vita facile, fu provata da dolori e
pene: ma con coraggio, con fede, sep-
pe tirare avanti, certa che la grandez-
za di una vita la si misura nella fedel-
tà ai propri doveri.

6) Il 24 febbraio è morto, a Cham-
prétavy, Mondet Maurizio, di 84 an-
ni, dopo breve malattia. Da pochi
mesi aveva ricevuto il cavalierato di
Vittorio Veneto, per i suoi meriti e
i suoi sacrifici nella prima guerra mon-
diale. La vivacità del suo carattere lo
portava sovente ad atteggiamenti im-
pulsivi, ma sempre abbiamo ammira-
to la sua spontaneità e la sua since-
rità. Nei suoi lunghi anni lavorò con
sacrificio e ci ha lasciato anche nobili
esempi di generosità.

7) Il 26 febbraio l'angioletto Dega-
ni Michele, di mesi due, è ritornato
alla casa del Padre. Mamma Natalina
e papà Innocenzo avevano tanto spe-
rato che, nonostante la malattia, que-
sto fiore potesse allietare la loro fa-
miglia. La morte l'ha portato via; ora
è dove non c'è più malattia e soffe-
renza e dove un giorno tutti saremo
riuniti.

8) Improvvisamente è deceduta a
Praulìn, il 5 marzo, Thérisod M. Can-
dida, di anni 68. La sua vita fu dura e
con traversie a volte crudeli, a volte
difficili da capire; è sempre difficile

18 -

giudicare quando i drammi entrano
nella vita di una creatura. I vicini ri-
cordano la solidarietà di tanti suoi
atteggiamenti. Ognuno ha le sue pene
e le sue miserie: la misericordia di
Dio è più grande di ogni nostra pa-
rola.

9) Il 12 marzo è deceduta improv-
visamente Branche Ida, di 72 anni.
Dopo una giornata di lavoro, nel si-
lenzio delle prime ombre della sera,
la brava Ida si è addormentata nella
morte.

Attaccata alla sua famiglia, al suo
lavoro, lascia l'esempio di una vita
serena e laboriosa; la fede l'ha aiu-
tata nel bene e nelle sofferenze.

10) Il 26 marzo, alla bella età di 91
anni, si è spento Lale Castain Giu-
seppe. Tanti anni di vita e di lavoro
gli avevano dato una grande saggez-
za. Il buon carattere gli ha dato la
possibilità di una serena vecchiaia.
Diede sempre a tutti anche il buon
esempio di pratica religiosa.

Lascia nella tristezza e nel vuoto
la moglie Luboz Emilia e le figlie.

11) Il 29 aprile è stata sepolta Sa-
voie Romilda vedova Lale Démoz. Era
stata a lungo ammalata; per tanti
mesi fu all'ospedale, curata con amo-
re dai parenti, che le hanno reso me-
no soli gli ultimi dolorosi mesi. Ebbe
fede e dedizione. La sua fu una vita
non facile e specie negli ultimi anni,
dopo la morte del marito, trovò gior-
nate difficili.

Offerte

PER LA CHIESA
In memoria Bochet Leoncine; in memoria
Lale Lacroix Francesco; in memoria Bois Er-
nesto; Paillex Alberto; in memoria Lovison
Giovanni; in memoria Marquis Giuseppe; in
memoria Canova Carlo; in memoria Luboz
Marcelle; N.N.; Oreiller Lorenzo; N.N.; Co-
gnein Enrico; Garin Luigi; in memoria Gaia
Henry; N.N.; Boson Carlo; Lettry Dante;
Grange Marcel; Cog nein Bruno; in memoria
Glarey Isaia; Arnod Edvige; Cabraz - Christil-
le; Jaceod Silvio; in memoria Oreiller Ange-
la; Celesia Adolfo; in memoria Lale Murix
Luigia; Christille Adele; N.N.; Colla Ulderi-
ca; in memoria Yoccoz Ernesto; Centoz Isi-
doro; in onore S. Lucia; Lettry Marcello; in
memoria Barmaverain Adolfo e Febronie; in
memoria Daynè Palmira; in memoria Marti-
gnène Valentina; in memoria Lale Gérard For-
tunè; Charles Michel; in memoria Arnod Mar-
cello; Lale Delmoz-Campese; N.N.; N. N.;
N.N.; Thérisod Camilla; Lale Lacroix Amedeo;
in memoria Branche Ida; matrimonio Cossu-
Chentre; matrimonio Luccarini-Sartor, Vau-
thier-Martinet; in memoria Lale Castain Giu-
seppe; in memoria Mondet Maurizio; in me-
moria Fenoll Dario; in memoria Bochet Mirco;
N.N. - TOTALE L. 632.500.

PER IL BOLLETTINO

Branche Pierina; Bois Henriette; Branche
Ida; Charrère Elda; Paillex Alberto; Domaine
Fedele; Rossan Luigi; Bois Carlo; Jordaney

Virène; N.N.; Oreiller Lorenzo; Cog nein En-
rico; Rossan Cirillo; Garin Luigi; N.N.; Bo-
son Carlo; Chanù Uberto; Lettry Dante; Gran-
ge Marcel; Cog nein Bruno; N.N.; Cabraz-
Christille; Jaceod Silvio; Oreiller Vittorio;
N.N.; Celesia Adolfo; Cog nein Marcellina;
Bochet Idillio; Christille Adele; Thomasset
Ernesto; N.N.; Colla Ulderica; N.N.; Chabod
Luigi; Centoz Isidoro; N.N.; fam. Giudici; fam.
Ocleppo; Nassani Giacomo; Thérisod Simon;
Carlin Maria; Primiero Mario; Lucianaz Adol-
fo; Lanier Ines; Charles Michel; Gerbore
Emma; Lale Demoz-Campese; Thérisod Ca-
milla; Carrel Albino; Domaine Aldo; N. N.;
N.N.; Charruaz Dino; Vauthier-Maquignaz; N.
N.; N.N.; Dayné Livio; Lale Lacroix Amedeo;
fam. Grosso; Lettry Damien; Fenoil Alice;
Favre Perside; Chabod Venance; Doret Este-
rina; Vauthier-Martinet; sorelle Paillex; An-
selmet Eliseo; Carrel Giovanni; De Mori Gui-
do - TOTALE L. 247.000.

PER L'ASILO

N.N.; in memoria Arnod Marcello (i Co-
scritti: Sapinet Edoardo, Borre Giuseppe, Pic-
coli Giuseppe, Milotti Ernesto, Rosset Sou-
venir, Bertolin Agostino, Arnod Damiano e Ar-
naldo, Tiblet Giovanni, Garin Luigi, Del Ne-
gro Torino, Luboz Brunero, Lale Murix Ma-
rio); un gruppo di amici in memoria di Ar-
nod Marcello; Arnod Edwige; in memoria
Oreiller Angela; N.N.; Colla Ulderica; in me-
moria Barmaverain Adolfo e Febronie - TO-
TALE L. 124.000.

- 19


Testo Originale Estratto
Nos Sanctuaires Diocésains pour le Jubilé
de l'Année Sainte
Voici les noms des Sanctuaires
dédiés à la Vierge qui auront le
privilège, en cette Année Sainte
1974, d'être le but des PELERI-
NAGES DIOCÉSAINS et qui of-
friront aux fidèles qui y partici-
peront, la possibilité de gagner
l'INDULGENCE JUBILAIRE: N.
Dame de la Garde à Perloz, N.
Dame du Bon-Secours à Bar-
masc sur Ayas, N. Dame aux
Neiges de Machaby et du Lac
Miserin, N. Dame de Tout-Pou-
voir à Plout sur St-Marcel, N.
Dame de la Guérison à Cour-
mayeur.
Notre Bulletin se propose de pré-
senter à ses lecteurs, dans les
numéros prochains ces Sanctuai-
res particulièrement vénérés du
Diocèse.
Voici ici le Sanctuaire de Bar-
masc sur Ayas et ce qui en a
écrit le Chan. A. Roux:
« La chapelle de Barmasc est située en pleine solitude, non loin du col de Portola,
« qui donne sur la Madeleine et Chamois.
« Une abondante fontaine jaillit des fondements de l'édifice et semble symboliser
« les grâces sans nombre que la divine Mère accorde à ceux qui la prient.
« Le curé Dandrés, dont le nom se retrouve partout dans cette paroisse qu'il a
« gouvernée pendant 49 ans, ayant reconstruit cette chapelle, l'a placée sous le
« vocable de N. Dame du Bon-Secours.
« Ce fut le point de départ d'une grande popularité acquise à ce Sanctuaire. On
« y vint depuis lors soit en pèlerinage, soit en procession, des paroisses de la
« Madeleine, de Chamois, d'Antey, des deux Challant, de Châtillon et d'ailleurs
« encore ».
Le pèlerinage Diocésain de cette année Sainte à Barmasc est fixé au dimanche 23 juin.
Nuovi arrivi
Primavera '74
anticipate gli acquisti, troverete di più
agli stessi prezzi.
alfa
confezioni
AOSTA - VIALE PARTIGIANI - Tel. (0165) 32238
(di fronte al Cinema Lux)
20 —