La Vita della Parrocchia di St. Pierre tra Cresime, Storia, Diaspora e Dibattiti Locali, Maggio 1974
5-1974.pdfIl Bollettino Parrocchiale della Parrocchia di San Pietro (Aosta), numero di Maggio 1974, documenta la vita religiosa, culturale e sociale della comunità. Il fascicolo si apre con una riflessione sulle preoccupazioni morali della società moderna (l'installazione della statua della Madonna della Salette sul Crépon) e contiene un'approfondita analisi spirituale sui riti pasquali e l'Eucarestia. La cronaca parrocchiale è ricca, coprendo le celebrazioni di Cresime e Prime Comunioni, battesimi e matrimoni, oltre a omaggi a figure locali, incluso il novantacinquesimo compleanno di Cyrille Lettry. Sono presenti contenuti culturali significativi, come l'articolo storico sul Castello di La Tour, poesie dell'Abbé Petigat e un racconto commemorativo di Raymonde Marsault, insieme a un resoconto delle attività dell'Union Valdôtaine de Paris. Non mancano le sezioni dedicate alle offerte finanziarie per le istituzioni parrocchiali, i necrologi dettagliati e l'annuncio dei pellegrinaggi diocesani per l'Anno Santo 1974.
Cerca nel contenuto di questo documento
Contenuto Fogli
Testo Originale Estratto
Paroisse de St Pierre BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCÈSE D'AOSTE XVème ANNEE - N. 5 MAI 1974 Photo: Tairraz La Vierge qui pleurait sur le mont de la Salette a été portée sur le Crépon, face au Mont-Blanc, versant français... Elle y pleure les égarements de notre société par trop « permissíve ».... « Le Christ, seul, nous rendra libres! » La Voce dei Campanili L'Echo de nos montagnes Tlp. Valdostana - Aosta
Testo Originale Estratto
CUCINE COMPONIBILI assortimento, 10 modelli preventivi senza impegno VISITATECI ENTRATA LIBERA Ditta FMAGNIN AOSTA Radio - Tv - Elettrodomestici Lampadari Negozio : Via S. Anselmo, 41 - Tel. 44168 Esposizione: Via Festaz, 5 autoscuola CHAMBERY di Cremonese p. i. Roberto VIA CHAMBERY, 115/a - ☎ 32033 - AOSTA L'AUTOSCUOLA MODERNA PER I GIOVANI MODERNI PATENTI AD USO PUBBLICO E PRIVATO PER VEICOLI DELLE CATEGORIE A - B - C - D - E - F - Corsi regolamentari - Personale esperto e qualificato - Le più moderne attrezzature didattiche - Preparazione seria ed accurata per divenire un buon utente della strada Oltre la cronaca Un Sacerdote di St. Pierre, che ha vissuto la Pasqua nella nostra comunità parrocchiale, ci ha scritto queste riflessioni. Pasqua 1974 a Saint-Pierre Abbiamo tutti augurato a voce o per scritto Buona Pasqua ai nostri parenti e amici, abbiamo fatto anche dei regali che forse quest'anno sono dovuti sfuggire all'austerità e al poco valore della lira. Il giorno di Pasqua abbiamo fatto festa in casa, forse anche solo un buon pran- zetto... chissà, un vestito nuovo. Perchè abbiamo fatto festa? E' fuori dubbio che è più bello fare festa che lavorare, anche se qui a St. Pierre si lavora molto la domenica. Ma penso che l'uomo ama fare festa perchè ha bisogno di esprimere la sua gioia. Chi non è contento non fa festa e chi fa festa per essere contento, non è contento perchè la vera festa è l'esplosione di una gioia, ne è l'espressione. Forse nel nostro paese non si rispetta molto la domenica perchè c'è povertà di gioia vera. Che cos'è la gioia? La settimana santa ci ha indicato tre realtà che formano il tes- suto della nostra vita. Giovedì Santo Abbiamo ricordato Gesù che nel cenacolo ha voluto passare alcune ore di gioia intorno ad un tavolo, insieme ai suoi amici più cari. Loro ha lavato i piedi, loro ha spezzato il pane, loro ha offerto un cibo parti- colare, l'Eucarestia, che non è solo più un pane ma segno indicatore di una presenza che nei secoli avrebbe reso presente Gesù ogni volta che i suoi amici avessero voluto ricordarlo per stare un momento con lui. La Messa non è altro che stare insieme con Gesù presente in quel pane trasformato, ascoltare ancora la sua parola e gustare la sua amicizia. C'è gioia in tutto questo? Passiamo al Venerdì Santo. Gesù muore come un malfattore. Gesù accetta la sorte di ogni uomo, la fine dei giorni di vita, l'incognita di questo passaggio che volenti o no siamo tutti obbligati a fare, sempre troppo presto, sempre quando ce l'aspettiamo di meno e quando ab- - 1
Testo Originale Estratto
biamo ancora tante cose da fare. Qui gioia sembra non ce ne sia per niente, nè per chi parte e lascia tutto, nè per chi resta sempre più solo. Forse è per questo che l'uomo non ama pensare alla fine della vita: ogni giorno sente che muore un po'. Certe tappe del nostro cam- mino sulla terra sono troppo eloquenti. Gli anni sono sempre di più e mai di meno, certe fatiche al termine del nostro lavoro, certe visite in farmacia e dal dottore, certi malesseri che spuntano e aumentano, certe privazioni cui dobbiamo sottostare... tutti segnali premonitori di una realtà che ci segue. Allora è triste vivere? Sì, se la storia si fosse fermata al Venerdì Santo. Ma noi abbiamo celebrato Pasqua, abbiamo augurato buona Pasqua, abbiamo cantato "alleluia". Abbiamo accolto Gesù-Risorto, abbiamo provato di met- terci sulla strada di Dio, di rinnovare la nostra mentalità e il nostro comportamento, abbiamo cercato di nutrire la nostra fede. Forse ab- biamo intravisto il valore della settimana santa come qualcosa che ci tocca molto da vicino. In che modo? Ecco: noi siamo degli affamati di gioia e il pane quotidiano non è sufficiente a sfamarci. Allora ecco il supplemento di cibo nell'Euca- restia dove Gesù si dona: « Prendete e mangiate, questo è il mio corpo ». Mi sembra che è un ordine chiaro che rimedia ad una necessità altret- tanto chiara per chi ama pensare e tenere gli occhi aperti. « Chi mangia di questo pane vivrà in eterno », ecco il ponte che scavalca il Venerdì Santo e con esso la nostra morte nel tempo, per raggiungere l'altra riva che è la vita, che è la gioia senza limiti nella Casa del Padre. Chi ce lo garantisce? Gesù morto e risorto, Gesù che ha compiuto il Passaggio (pasqua vuol dire questo) promettendoci che là dove è Lui, un giorno saremo anche noi. Se noi accettiamo questa avventura, se ci lasciamo scaldare a questo sole che dà vita, allora noi comprendiamo e gustiamo nella gioia vera la nostra esistenza, allora tutti i motivi di tristezza quoti- diani, la morte dei nostri fratelli e la nostra diventano condizione di vita come avviene tante volte sotto i nostri occhi specialmente in primavera. I semi che gettiamo nel terreno muoiono e solo a questa condizione nascono le piante nuove, la vite non potata non porta frutto. Grazie Gesù che hai avuto il coraggio di dirci che la vita vale nonostante le impressioni contrarie. Grazie Gesù per il grande dono di appartenere alla tua famiglia, nonostante i nostri peccati e il male che dentro di noi e fuori di noi non ti ha fatto schifo. Grazie Gesù, per averci illuminato il cammino, per averci rag- giunto sulla nostra strada e per aver voluto stare in nostra compagnia. Grazie Gesù, infine, per l'aiuto che ci dai perchè possiamo assa- porare ogni giorno di più la vera gioia della tua Pasqua, proprio quella che volevamo augurare ai nostri parenti e amici e a noi. A noi uomini non piace, tu lo sai, fare doni e auguri scadenti. Vogliamo la vera gioia per tutti. B. S. LA CRESIMA Domenica 24 febbraio, 17 ragazzi della nostra comunità parrocchiale han- no ricevuto la Cresima dal vescovo Mons. Ovidio Lari. E' stata una giornata di gioia e di grazia per tante famiglie e per tutto il paese. La funzione è stata seguita da una grande massa di gente. Il Vescovo prima di dare il dono dello Spirito Santo ha espresso, nella predica, la sua gioia e le sue perplessità; gioia per poter dare un dono così grande ai no- stri ragazzi, e perplessità perchè esiste la paura che l'ambiente (famiglia e pae- se) non aiuti questi cresimati ad es- sere fedeli alle promesse di vita e im- pegno cristiano. E veramente per tutti, specie per i genitori, è stata l'occasione di un buon esame di coscienza: cosa facciamo per- chè i ragazzi della nostra parrocchia ab- biano una fede viva e vissuta? Non si rischia qualche volta di invitarli al- l'ipocrisia, desiderando per loro il bat- I cresimati — 3
Testo Originale Estratto
tesimo, la comunione, la cresima... per poi non aiutarli ad essere fedeli a que- sti impegni? I sacramenti non sono una festa folcloristica o di tradizione, ma delle tappe di una crescita, degli aiuti per mettere sempre più nella no- stra vita la presenza e la parola di Dio. Alcuni ragazzi della cresima hanno scritto delle osservazioni su quel giorno così importante per loro: « Il giorno della mia cresima ho pre- gato per i miei cari, per il mio paese, per il mondo intero. Ho pensato alle guerre che vi sono nel mondo, all'in- giustizia, agli ammalati e a quelli che soffrono. Soprattutto ho pregato per la parrocchia di St. Pierre, perché si vo- glia più bene e perché partecipi di più all'ascolto della parola di Dio... ». (Donata) « Quando sono andato a ricevere la Cresima ero molto emozionato, perchè ricevevo un sacramento che mi avrebbe ELENCO DEI CRESIMATI E PADRINI 1) Arnod Vilder padrino Zanello Pierangelo 2) Arnollin Romeo Cogrein Piero I Padrini 4 fatto diventare un cristiano adulto. Ho pensato che nell'avvenire avrei dovuto essere più buono e dare buon esem- pio... » (Romeo) « Tutte le domeniche alla messa pre- go molto e sto' sempre attenta per ascoltare la parola di Dio, ma il giorno della Cresima la mia preghiera e la mia attenzione sono stati molto più gran- di... ». (Morena) « Quando ci riuniamo alla domenica per incontrarci con Dio e ascoltare la sua parola, vorrei che tutti l'ascoltas- simo e invece viene tanta poca gente e poi c'è chi chiacchiera... Io sarei con- tento se anche gli adulti venissero più volte a Messa. Sono contento poi che mio padre, quando va ai funerali, entra in chiesa e assiste attentamente alla fun- zione, non come tanti che rimangono fuori a farsi la chiacchierata... ». (Fulvio) 3) Barmaverain Dante 4) Bonomi Ermanno 5) Charles Amato 6) Daniello Carlo 7) Floccari Vincenzo 8) Jocallaz Giuseppe 9) Olmo Oreste 10) Paillex Adriano 11) Talarico Mauro 12) Villanova Marco 13) Zemoz Fulvio 14) Bonin Donata 15) Chappuis Piera 16) Lussu Patrizia 17) Perron Morena Festa dei gemelli E' la seconda volta che i gemelli di St. Pierre si ritrovano per festeggiare la « comune origine ». Vediamo sem- pre con gioia queste feste paesane, che sono una occasione per ritrovarsi e conoscersi. Gente con idee e opinioni diverse, trovandosi scoprono il valore della fraternità e di come è possibile amarsi al di là delle diversità. Se nella vita di un paese si imparasse ad amarsi I gemelli dopo la Messa e rispettarsi, cercando quello che ci uni- sce... sarebbe un gran passo verso una fratellanza che renderebbe più facile e bello vivere anche a St. Pierre. Essere uniti non vuol dire essere uniformi: ognuno può avere le sue idee, ma è l'intolleranza che rende difficile ogni convivenza civile. Prima Comunione Il 5 maggio 19 bambini di seconda elementare, si sono avvicinati per la prima volta alla mensa eucaristica. La Chiesa, pulita e ornata con amore dalle mamme e dalle suore, era piena di gen- te: c'è sempre tanta commozione nel vedere la fede limpida, schietta, inno- cente dei bambini. Molti parrocchiani e familiari hanno voluto unirsi alla gioia dei bimbi, par- tecipando con loro alla comunione. I canti dei bambini (per la prima volta il canto è entrato nelle nostre scuole per interessamento attivo del nostro Direttore Didattico) hanno reso più Barmaverain Ido Jans Savy Francesco Charles Alberto Barmaz Andrea Pascuzzi Pietro Dacisio Luigi Gori Domenico Bettoni Franco Charrère Aldo Villanova Giacomo Oreiller Marco mad madrina Preyset Lidia Armand Liviana Lazzaro Gina Zanardo Tiziana - 5
Testo Originale Estratto
I bimbi della Prima Comunione raccolta e religiosa la cerimonia. Ecco l'elenco dei bambini che hanno fatto la prima comunione: Belli Teresio, Guerini Mirco, Ianni- no Ezio, Jacquemod Flavio, Paillex Rai- mondo, Perron Rinaldo, Armand Lilia- na, Arnollin Isa, Arnolli Rósita, Boson Alessandra, Champretavy Agnese, Cha- noux Simona, Charles Carolina, Char- rère Fulvia, Cianci Luana, Favre Na- thalie, Manella Consuelo, Negro Elena, Pellissier Gabriella. Le doyen de Saint-Pierre fête 95 ans Cyrille Lettry est né dans la com- mune de St. Pierre le 8 avril 1879, à Bressan. Le 10 mai 1893, il quitta sa vallée natale pour gagner la Suisse. Il tra- versa à pieds et en solitaire le col du Grand St. Bernard pour rejoindre Mar- tigny où il prit le train pour Yverdon, ville où résidait sa soeur aînée Rose. Il s'engagea alors comme ramoneur dans le canton de Neuchâtel, puis fit un apprentissage de couvreur chez son beau-frère. Il exerça simultané- ment ses deux métiers durant quel- ques années, puis dû rejoindre sa fa- mille valdôtaine à la mort de sa mère. Alors qu'il passait pour la seconde fois le Grand St. Bernard, ses com- pagnons de voyage et lui furent sur- pris par une violente tempête de nei- ge qu'ils surmontèrent grâce au se- cours des chiens venus à leur ren- contre avec leurs petits barils de vin chaud. Il resta une année en Italie, puis partit pour Paris, mais dut reve- nir l'année suivante pour six mois d'école de recrues. Il regagna ensuite Paris où il passa 9 ans, puis revint à Yverdon en 1909 où il ouvrit un café. Six ans après éclata la guerre de 1914, ce qui l'obligea, deux ans plus tard, à regagner son pays pour combattre dans les tranchées. Ce n'est qu'en 1918 qu'il put retourner définitivement à Yverdon où il pour- suivra durant de longues années son métier de cafetier. Cyrille Lettry est un vieillard sym- pathique et à l'esprit encore très aler- te qui vient de fêter son 95e anniver- saire le 8 avril 1974, entouré de sa fille, de son beau-fils et de son petit- fils. Son plus grand plaisir est de se retrouver à St. Pierre au milieu de ses neveux et nièces qu'il affectionne particulièrement. La Cappella di Vetan Volentieri pubblico la precisazione fatta pervenire dal Sig. Casati sul pro- blema della Cappella di Vetan : In un nostro articoletto apparso nel mese di dicembre 1973 sul bollettino di Saint Nicolas, esprimevamo, fra l'al- tro, le nostre idee sulla carenza d'assi- stenza spirituale a Vetan. La Parrocchia di Saint Pierre, in un articolo scritto, pensiamo dal Reveren- do Parroco, sul proprio bollettino del mese di gennaio 1974 (anno 15° - n. 1), non risponde sul problema basilare dell'assistenza spirituale, bensì sull'e- ventuale costruzione di una cappella a Vetan, enucleando un particolare dal contesto generale ed eludendo così l'a- spetto più importante da noi sollevato. Per non approfondire ulteriormente una già sterile polemica, sorvoliamo sia sul tono dell'articolo che sulla distor- sione di ciò che abbiamo detto. Ci preme però precisare, per il do- veroso rispetto che nutriamo per gli abitanti di Vetan, che quanto abbiamo scritto a proposito dell'eventuale co- struzione della nuova cappella (basta leggere globalmente il nostro articolo) non era una richiesta; ci limitavamo ad esprimere democraticamente la nostra personale opinione, argomentandola, su un problema che ritenevamo ancora aperto e sottolineavamo soprattutto le ripercussioni positive che la costruzio- ne avrebbe potuto avere sotto il pro- filo religioso-spirituale. Eravamo e sia- mo convinti della bontà ed opportunità di quanto abbiamo detto, senza con ciò avere l'arroganza d'imporre la nostra opinione in decisioni che, in ultima ana- lisi, sappiamo non ci competono. Infine, ed è ciò che maggiormente ci sta a cuore, dobbiamo decisamente respingere il tentativo di far sorgere degli steccati o comunque malanimo fra i vecchi ed i nuovi abitanti di Vetan. Tentativi che sono stati fatti, coscien- temente o meno, alludendo con un piz- zico di demagogia ai « sacrifici della povera gente », all'incapacità « delle vecchie case dei contadini » ad essere 6 — — 7
Testo Originale Estratto
Cappella di Vétan centro propulsore, alle « massime e- spressioni della nostra civiltà alpina » da custodire gelosamente. Valori che non sono stati minima- mente messi in discussione nel nostro citato articolo, anzi sono da noi sentiti, rìspettati ed apprezzati sia sotto il pro- filo sociale e (particolarmente) politi- co che culturale. Italo Casati Milano, 16 aprile 1974 * * * Ecco alcune osservazioni alla preci- sazione: 1) Con gioia vediamo finalmente che i problemi di Vetan non vengono criticati con lettere inviate ad un bol- lettino di altro paese (anche se vicino ed amico): a St. Pierre sappiamo ac- cettare le critiche, ma non riusciamo a capire perchè non ci vengono fatte direttamente. 2) Nel bollettino di St. Pierre cita- to, si parlava della cappella di Vetan è di alcune richieste per una costru- zione nuova; per spiegare le motivazio- ni di tali richieste ho copiato quelle scritte nella lettera del Sig. Casati (dal bollettino di St. Nicolas) perchè mi sembravano più chiare e sintetiche. Se non è stata pubblicata tutta la lettera è perchè il resto esulava dall'argomen- to trattato. Non si è voluto quindi ri- spondere a tutta la lettera, ma solo alla parte inerente alla nuova cappella. D'al- tronde su quello scritto c'era anche un duro attacco all'amministrazione comu- nale (com'è facile criticare quando si guardano le cose settorialmente, dimen- ticando che abbiamo ancora villaggi abitati tutto l'anno, con problemi ben più grossi di quelli della parte nuova di Vetan!) ma neppure quella critica era citata, perchè non si parlava di quello. 3) Riguardo all'assistenza religiosa di Vetan, penso che le critiche siano in parte giuste. Dispiace che lo scrivente non abbia partecipato (o non se ne sia informato) alla festa patronale di S. Lorenzo (12 agosto), dove il problema è stato discusso in tutti i suoi aspetti 8 — e nelle sue difficoltà (c'era pure il par- roco di S. Teresina di Torino, che d'e- state celebrava la Messa nella cappella di Gerbore). 4) Parlare dei « sacrifici della pove- ra gente » e delle « tradizioni dei no- stri antenati » per noi valdostani non è mai stato (e non lo sarà mai) dema- gogico; nessuno ha mai detto che lo scrivente abbia criticato questi valori, ma solo che sono stati da lui ignorati, il che è quasi altrettanto grave. 5) Ci consola, al di là delle pole- miche, il pensiero di volere tutti il bene effettivo e totale della nostra gente. CHEZ NOS EMIGRES Echos de Paris Le bal de fin d'année de l'Union Valdôtaine de Paris s'est déroulé à Levallois avec son succès habituel et une très grande participation de Savoyards. Comme tous les ans on a procédé au sein de l'U.V.P. à la réélection du bureau administratif de la société, et les responsables ont eu l'honneur de reconduire leur charge, nous les en félicitons vivement. Notre groupe théâtral « Le Rideau » a toujours une fébrile activité. sur- tout dans la banlieue Parisienne où il porte bien haut les couleurs val- dôtaines. L'A.S.U.V.P., groupe sportif de no- tre société, est en pleine émancipa- tion, grâce à son dynamique prési- dent, M. Isabel; ainsi le « Tzan » et le « Fiollet » ne sont pas morts, bien au contraire, il renait avec les futures générations valdôtaines de Paris. L'arbre de Noël Valdôtain, a eu aus- si son habituel succès à Issy Les Moulinaux, une grande surprise, nous avons pu applaudir la brillante cho- rale du Comité des Traditions Valdô- taines; souhaitons qu'elle revienne l'année prochaine. *** Nécrologie Le tableau est plutôt noir cette an- née, de nombreux amis nous ont quit- tés. De nombreux sociétaires étaient présents pour l'adieu d'Henri Gaia, à l'hôpital St. Simon, dans le 20ème. M. Tisseur aussi est décédé au pays, il faisait partie des pionniers de no- tre société. — 9
Testo Originale Estratto
Avec les poètes du Val d'Aoste Les arbres verts Partout je vois des fleurs nouvelles Jaillir vers le nouveau soleil: C'est un feu de parures belles Qui s'allume au rayon vermeil. Mais moi, rêveur déjà je songe Que ces feuilles iront jaunir, Que ce feu n'est qu'un court mensonge Qu'aussi le printemps va finir. Tout à côté, je vois des arbres Qui, constamment, pendant l'hiver, Sous les flocons pesants de marbre Ont gardé leur feuillage vert. Sapin et buis, lierres tenaces, Que l'hiver dur n'effeuille pas, Qui verdoyez malgré les glaces, Soyez bénis, gardez mes pas. Puissc-je aussi voir la verdure De tous les feuillages du coeur Garder toujours la sève dure Des vieux amours - le seul bonheur. AUGUSIE PETIGAT D'après l'oeuvre de l'abbé Auguste Petigat « LES SAISONS », édité en 1935 à Paris. Du même auteur: « LE JEUNE VICAIRE D'AOSTE », préface de S. Eminence le Cardinal Baudrillart. « L'ARGUMENT DE SAINT-ANSELME ». L'Abbé Petigat était une haute figure littéraire valdôtaine, il était aussi membre de l'Académie Française et comme on le sait fondateur du journal « LA VALLÉE D'AOSTE » à Paris. 10 — Aux Enfants de Saint-Pierre Raymonde Marsault Madame Raymonde Marsault, alias Lale Démoz, a séjourné assez longtemps en Vallée d'Aoste, pour en être éprise et le cadre légendaire et pittoresque de la Tour de Châtel Argent, vers Ville- neuve, lui a inspiré ce récit, qu'elle a dédié aux enfants valdôtains; honorant sa mémoire (elle est décédée le 15 sep- tembre 1973), nous sommes heureux de pouvoir publier ce touchant récit qui ne manquera pas d'émouvoir ceux qui l'ont connue. L'ENFANT ET LE CHEVALIER A' LA GROLLA D'OR Il y avait dans le beau pays de Saint Pierre, en Vallée d'Aoste, un pauvre enfant de douze ans qui était sans ar- gent; il n'avait pas de famille, sauf une très vieille aïeule qui vivait dans une masure en ruine. Sylvain: c'était le nom de l'enfant; il était berger et bien qu'il manquât souvent de pain, il était heureux car il aimait courir en liberté et il ne s'en privait pas; souvent on pouvait le voir dans les ruines de Chatel-Argent, il y restait des heures à rêver en caressant les vieilles pierres et essayant de replacer dans son ima- gination la vie et les gens d'autrefois; il interrogeait souvent sa vieille « mam- ma-grand » qui savait tant de belles histoires et lorsque la vieille femme avait narré une légende, l'enfant s'en- dormait sur sa paillasse avec un doux sourire extasié. Un matin, en furetant dans les alen- tours du vieux manoir, Sylvain trouva dans un buisson une ouverture en par- tie écroulée qu'il prit d'abord pour un terrier, et puis, en dégageant du mieux qu'il put, il vit une porte grillée; c'é- tait sûrement l'orifice d'un souterrain conduisant dans un coin secret, l'en- fant n'hésita pas: il creusa, creusa long- temps et il finit par ouvrir cette porte rouillée et grinçante, il pénétra dans le couloir et à tâton il arriva dans une salle basse qu'il prit pour une cave, mais comme le soleil déclinait, et que la faible lueur que donnait l'ouverture était insuffisante, l'enfant, dont le cœur battait à grands coups, résolut de par- tir afin de revenir le lendemain avec une chandelle; il refit le trajet du re- tour et dissimula le mieux possible l'ouverture avec des branches afin que nul ne surprenne sa découverte. — 11
Testo Originale Estratto
Cette nuit là, Sylvain ne dormit pas; il croyait voir des trésors enfuis dans le vieux coffre et des joyaux dansaient devant ses yeux fatigués. Dès l'aube il était debout, dans la fraîcheur du matin et dans ses haillons l'enfant grelottait mais l'idée de sa trouvaille le revigorait, car il était sûr qu'il trouverait là quelque chose de extraordinaire; il déroba une bougie à la vieille mamma-grand et s'en fut. Dès qu'il eût ouvert la grille rouillée une singulière impression le figea sur place, il hésita cette fois comme s'il sentait une présence, mais ayant al- lumé sa chandelle, il s'enhardit et re- commença ses explorations. Arrivé dans la salle sa bougie s'éteignit sans qu'il y ait eu le moindre souffle d'air et alors il vit une lueur imprécise avan- cer vers lui; chose curieuse, à cet ins- tant Sylvain n'éprouva plus la moindre peur, il avançait comme en un rêve vers la lumière dorée qui l'attirait; quand il fut tout près, il vit un homme debout en armure étincelante et recon- nut un des chevaliers d'autrefois dont sa mamma-grand lui avait conté les exploits, et le chevalier avec sa noble figure souriait à l'enfant. « Je suis dit-il un des com- pagnons de Lancelot (chevalier de la table ronde), j'ai longtemps bataillé de ci, de là; j'ai suivi Perceval à la blanche armure et un jour, fatigué et traqué, je suis venu dans ce château où j'ai fini mes jours. Viviane, la fée de Brocelan- de, m'avait prédit que je revivrais un jour d'automne dans le château valdô- tain qui me vit mourir et que je ren- contrerais un bel enfant à qui je re- mettrais une grolla d'or en commémo- ration de la quête du Saint-Graal. Tu es, mon petit Sylvain, cet heureux élu. Pourquoi ? Je ne puis te le dire, mais tel un flambeau, comme pour une mys- térieuse chaîne d'amour en souvenir du Sang du Seigneur dans le vase sa- cré, voici le symbole » - et disant ce- là, le chevalier remit à Sylvain une grolla étincelante, puis s'évanouit dans les ténèbres. L'enfant sembla sortir des nuages et regagna la sortie à la lueur de la grolla d'or; il ne semblait plus lui-même et ne comprenait pas; il erra tout le jour dans les bois et le soir harassé, serrant contre ses hardes le précieux joyau, il revint à la maison de l'aïeule, se jeta sur sa couche et s'endormit d'un pro- fond sommeil. Au matin, il songea à son aventure et, pensant l'avoir rêvée, il sourit; mais sur sa pauvre paillasse, là où sa main l'avait laissée tomber dans l'abandon du sommeil, il vit la grolla d'or qui répandait son ruissel- lement de feu. Alors il bénit Dieu de lui avoir fait vivre pareille aventure, et notre petit héro sentit en lui toute l'épopée des chevaliers lui réchauffer le cœur. Ceci se passait au siècle dernier, et voulez-vous savoir ce que devint le petit Sylvain au cœur pur ? Il devint l'un des pilliers de l'Eglise romaine, un grand prélat qui fit de nombreuses et bonnes réformes, vécut noblement et mourut comme un saint. On mit la grolla d'or dans son tombeau car le symbole mourait avec lui, héritier des chevaliers de la table ronde; par la grâ- ce divine il dort son dernier sommeil près de la grolla d'or. Raymonde Marsault Ricordando un amico E' già passato un anno da quando Dario ci ha lasciati: la disgrazia, in cui perdette la vita, avvenne in un pomeriggio primaverile che invadeva di torpore corpo e anima. Quando ci recammo sul luogo dell'incidente, egli era morto: avemmo l'impressione di un vuoto che rimanesse per sempre fissato nella nostra esistenza. Dopo quel primo sbigottimento, ci rendem- mo conto che la sua presenza era ri- masta intatta e dolce, più profonda e libera nella sensibilità: come rifatta da Dio in una completezza prima igno- rata. Del resto gli amici più lontani (e Dario ora è lontano) sono sempre i più pensati e fantasticati, quindi i più vicini. Ci sembra che l'amicizia di Dario sia ora tutta per noi, assicurata con- tro il tempo, la noia, la stanchezza, sempre uguale, sempre più nostra. Resterà quel suo sorriso che avrebbe fatto in bricciole un muro, se ve ne fosse stato uno tra noi e lui, e quel suo sguardo di entusiasmo e di luce. Asilo 1973-74 12 - Fenoil Dario - 13
Testo Originale Estratto
Scrivendo ora mi sembra di fare un atto di amore alla sua memoria. Egli aveva un programma di semplice e dolcissima umanità che rendeva la sua amicizia indispensabile a moltis- simi di noi. Dell'amicizia egli conosceva l'es- senza, che consiste nel dono di sé. Ognuno, quando era con lui, aveva la certezza di essere il centro sincero del suo interesse. Sembrava che non avesse altro da fare che ascoltare la nostra storia; questa disponibilità gli segnava il volto di gioia. Come il poeta - contadino, David Grayson, invitava gli amici a disporre di lui con piena libertà: « Non scusar- ti, amico, di essere venuto dentro li mio campo. Tu non mi hai interrotto. Quello per cui sei venuto è di mag- gior importanza del grano. Chi ti dice che io debba arare tanti solchi entro la giornata? ». Ma la capacità più singolare della amicizia di Dario era quella di darci un sentimento nuovo di fiducia in noi stessi: e questo è certamente uno dei doni più miracolosi dell'amicizia. Egli non umiliava nessuno, e neppure elogiava in maniera esagerata: era attentissimo a non derubare nessuno della sua personalità. Egli era ottimista: vedeva sempre e prima di tutto i lati buoni di cia- scuno. Non mancava mai di lealtà: pensava ad alta voce e ci diceva tutto con aperta sincerità. Tutti noi sape- vamo di avere in lui un appoggio: quanti di noi lo hanno cercato nei momenti di solitudine (perchè la fol- la non fa compagnia!). Egli era forte per aiutare gli altri ad esserlo. Non finirei di parlare di lui e della sua generosa amicizia, mentre volevo semplicemente che lo ricordassimo assieme in gratitudine. Trovandoci co- me attorno a lui in gioia e in confi- denza. Noi siamo certi che anche ora egli ci è vicino. A. C. PETIT COIN DE CHEZ NOUS Il Castello di La Tour Poco distante dall'abitato del Borgo di St. Pierre, a sinistra salendo la valle, trovasi il castello di proprietà dei conti Sarriod de La Tour, discendenti dai potenti Signori di Bard, che furono tra i primi feudatari della Valle d'Aosta. Dalla strada nazionale questo castel- lo non presenta, come quasi tutti gli altri, una costruzione sita in alto; ciò permetteva meglio l'osservazione dei movimenti di passaggio e la facilità di difesa in caso d'invasioni nemiche. Pe- rò se lo si osserva dalla sponda destra della Dora, esso appare in tutta la sua imponenza di vero castello feudale, si- tuato su di uno strapiombo roccioso che lo rendeva difficilmente accessibile e perciò provveduto di difesa naturale. L'entrata principale del castello era situata a levante e la strada di accesso iniziava nella borgata dell'antica « rue de la Tour ». La vera porta di entrata esiste ancor oggi con la sua caditoia, un'apertura in alto con una specie di cappa, da dove gli assediati potevano, non visti, gettare sugli assalitori acqua, olio bollente e altro. Ai piedi della roccia sorgeva il pic- colo villaggio di La Tour. I resti del mulino si potevano ancora vedere pri- ma che gli acquirenti dei terreni li avessero coperti livellando la terra. Nel passato i laghi del Ruitor a La Thuilc e Combal a Courmayeur, ruppe- ro contemporaneamente gli argini, ro- vesciando un enorme quantitativo di acqua che scesa a valle causò gravi dan- ni alle popolazioni. Le acque invasero il piano di Morgex, distrussero diverse case. I ponti di Liverogne e Villeneuve erano stati costruiti con solidi macigni, nonostante ciò furono completamente asportati. Fu allora che il piccolo vil- laggio di La Tour, per la sua vicinanza alla Dora, fu completamente distrutto. Ad un Sarriod, che si era distaccato dalla famiglia di Bard, fu data dai con- ti di Savoia la Signoria di Chatel Ar- gent. Verso la fine del XIV secolo i successori si divisero le vaste terre pos- sedute. Giovanni Sarriod ebbe in pro- prietà una parte della giurisdizione di St. Pierre, che comprendeva una parte del Borgo, alcune frazioni e la parroc- chia di St. Nicolas (eccetto la frazione di Lyveroulaz). Le pratiche relative a questa divisio- ne furono definitive nel marzo del 1418 e riconosciute valide dal duca Amedeo nel 1420. I signori Sarriod di St. Pierre e quel- li di Introd adottarono il medesimo stemma, a quello di St. Pierre fu solo aggiunta una torre, quella già esistente nella località scelta per la costruzione del castello; tale castello fu edificato a più riprese, non sempre rispettando l'armonia dell'insieme. I Sarriod de La Tour ebbero parte attiva negli affari pubblici della Valle. Il nobile Leonardo Sarriod fece parte del primo « Conseil des Commis » (pri- mo piccolo parlamento valdostano) del ducato di Aosta, fondato il 7 marzo 1536 e il cui documento di fondazione fu redatto nella cappella di S. France- sco ad Aosta (dove c'è l'attuale mu- nicipio). Diversi discendenti della nobile fa- miglia fecero successivamente parte di questo importante consiglio, altri occu- parono posti eminenti nell'esercito. L'ultima discendente fu la contessa Cristina, morta senza eredi nel 1924. Ora il castello appartiene alla regione che vi ha iniziato dei lavori di restauro. M. A. 14 — 15
Testo Originale Estratto
NUOVI MEMBRI DEL POPOLO DI DIO 1) Il 10 marzo è stato battezzato Barmaverain Piero, di Alessandro e di Savoye Paolina. Padrini: Sa- voye Osvaldo e Bagnod M. Grazia. 2) Il 24 marzo, battesimo di Belli Mi- lena, di Giuseppe e di Ceriano Lu- cia. Padrini: Belli Guido e Martin Franca. 3) Il 31 marzo battesimo di Glarey Michel, di Sergio e di Bérard Ma- rilena. Padrini: Pellissier Dino e Bérard Iolanda. 4) Il 15 aprile è stata battezzata Lale Démoz Nada Matilde, di Silvio e Chuc Maria. Padrini: Chuc Luigi e Pession Carla. 5) Il 28 aprile battesimo di Fazzari Nicodemo, di Francesco e di Car- rà Elisabetta. Padrini: Femia Rosa- rio e Carrà M. Carmela. 6) Il 5 maggio battesimo di Perron Wiliam, di Adolfo e di Collà Ni- cole. Padrini: Rossi Giuseppe e Botted Lea. 7) Il 30 aprile ad Aosta battesimo di Fazzari Cosimo Damiano, di Mi- chele e di Panetta Filomena. Pa- drini: Fazzari Francesco e Collà Elisabetta. NUOVI FOCOLARI CRISTIANI 1) Il 15 aprile Chentre Livia di St. Pierre si è sposata con Cossu To- nello, nativo di Bonorva (Sassari). Furono testimoni del consenso ma- trimoniale: Galasso Rocco e Pail- lex Alide. Facciamo ogni augurio di bene a questi giovani! 2) Il 20 aprile Sartor Marie Christine di Ginevra (la cui mamma, Ceran- to Letizia, è originaria di St. Pier- re) si è sposata con Luccarini Gian Paolo, originario di Zocca (Mode- na). Furono testimoni: Fedrigo Fioravante e Icaro Nicole. Questa giovane coppia abita e la- vora a Ginevra, facciamo loro i più cari auguri di amore e serenità. 16 — I NOSTRI DEFUNTI 1) Il 10 gennaio si sono svolti i fu- nerali di Domaine Angélique ved. Sa- pinet. Era morta dopo breve e improv- visa malattia in Svizzera. La sua vita fu dura e non priva di pene. Emigrata sin da giovane in Ame- rica, provò quanto era duro in altri tempi trovare pane e lavoro. La ma- lattia entrò nella sua famiglia e que- sta fu sempre per lei una dura croce. I figli portano nel cuore il ricordo di una mamma coraggiosa e generosa. 2) Il 14 gennaio, all'età di 72 anni, è morto il Can. Alfonso Commod, di- rettore del Priorato. Chi l'ha cono- sciuto, chi l'ha incontrato ne serba un ricordo caro, un esempio profon- do: la sua fede, la sua preghiera, la sua profonda cultura, la sua bontà, non possono non lasciare una traccia nel- la storia della Valle d'Aosta. A St. Pierre era molto stimato: quanti ave- vano contatti con lui, hanno sempre apprezzato la fiduciosa e serena bontà. 3) Le 18 janvier on a fait la sépul- ture de Gaia Henry, décédé en Fran- ce; il est mort à cause d'une cruelle maladie. Chaque année il venait chez nous; il aimait son Pays et sa Vallée, avec l'esprit d'un émigré qui ne vou- lait trahir sa petite patrie. 4) Il 19 gennaio, in seguito ad un incidente automobilistico, è morto Ar- nod Marcello, di anni 54. Una grande folla, venuta da tutta la Valle, parte- cipò ai suoi funerali, testimoniando la socievolezza del suo carattere. Bra- vo e moderno agricoltore, amò il suo lavoro con la certezza di costruire un avvenire migliore. Negli ultimi an- ni fu ammalato; operato, con coraggio riprese il suo lavoro, anche se il male lo rese più preoccupato e meno si- curo. La moglie e la figlia generosa- mente lo aiutarono fino a quando l'i- naspettato e crudele incidente pose termine alla sua vita. — 17
Testo Originale Estratto
5) Il 15 febbraio è morta, a Bussan, Lale Murix Luigia, di anni 85. Nativa di Rumiod visse tra enormi sacrifici per il bene dei suoi cari. Non ebbe una vita facile, fu provata da dolori e pene: ma con coraggio, con fede, sep- pe tirare avanti, certa che la grandez- za di una vita la si misura nella fedel- tà ai propri doveri. 6) Il 24 febbraio è morto, a Cham- prétavy, Mondet Maurizio, di 84 an- ni, dopo breve malattia. Da pochi mesi aveva ricevuto il cavalierato di Vittorio Veneto, per i suoi meriti e i suoi sacrifici nella prima guerra mon- diale. La vivacità del suo carattere lo portava sovente ad atteggiamenti im- pulsivi, ma sempre abbiamo ammira- to la sua spontaneità e la sua since- rità. Nei suoi lunghi anni lavorò con sacrificio e ci ha lasciato anche nobili esempi di generosità. 7) Il 26 febbraio l'angioletto Dega- ni Michele, di mesi due, è ritornato alla casa del Padre. Mamma Natalina e papà Innocenzo avevano tanto spe- rato che, nonostante la malattia, que- sto fiore potesse allietare la loro fa- miglia. La morte l'ha portato via; ora è dove non c'è più malattia e soffe- renza e dove un giorno tutti saremo riuniti. 8) Improvvisamente è deceduta a Praulìn, il 5 marzo, Thérisod M. Can- dida, di anni 68. La sua vita fu dura e con traversie a volte crudeli, a volte difficili da capire; è sempre difficile 18 - giudicare quando i drammi entrano nella vita di una creatura. I vicini ri- cordano la solidarietà di tanti suoi atteggiamenti. Ognuno ha le sue pene e le sue miserie: la misericordia di Dio è più grande di ogni nostra pa- rola. 9) Il 12 marzo è deceduta improv- visamente Branche Ida, di 72 anni. Dopo una giornata di lavoro, nel si- lenzio delle prime ombre della sera, la brava Ida si è addormentata nella morte. Attaccata alla sua famiglia, al suo lavoro, lascia l'esempio di una vita serena e laboriosa; la fede l'ha aiu- tata nel bene e nelle sofferenze. 10) Il 26 marzo, alla bella età di 91 anni, si è spento Lale Castain Giu- seppe. Tanti anni di vita e di lavoro gli avevano dato una grande saggez- za. Il buon carattere gli ha dato la possibilità di una serena vecchiaia. Diede sempre a tutti anche il buon esempio di pratica religiosa. Lascia nella tristezza e nel vuoto la moglie Luboz Emilia e le figlie. 11) Il 29 aprile è stata sepolta Sa- voie Romilda vedova Lale Démoz. Era stata a lungo ammalata; per tanti mesi fu all'ospedale, curata con amo- re dai parenti, che le hanno reso me- no soli gli ultimi dolorosi mesi. Ebbe fede e dedizione. La sua fu una vita non facile e specie negli ultimi anni, dopo la morte del marito, trovò gior- nate difficili. Offerte PER LA CHIESA In memoria Bochet Leoncine; in memoria Lale Lacroix Francesco; in memoria Bois Er- nesto; Paillex Alberto; in memoria Lovison Giovanni; in memoria Marquis Giuseppe; in memoria Canova Carlo; in memoria Luboz Marcelle; N.N.; Oreiller Lorenzo; N.N.; Co- gnein Enrico; Garin Luigi; in memoria Gaia Henry; N.N.; Boson Carlo; Lettry Dante; Grange Marcel; Cog nein Bruno; in memoria Glarey Isaia; Arnod Edvige; Cabraz - Christil- le; Jaceod Silvio; in memoria Oreiller Ange- la; Celesia Adolfo; in memoria Lale Murix Luigia; Christille Adele; N.N.; Colla Ulderi- ca; in memoria Yoccoz Ernesto; Centoz Isi- doro; in onore S. Lucia; Lettry Marcello; in memoria Barmaverain Adolfo e Febronie; in memoria Daynè Palmira; in memoria Marti- gnène Valentina; in memoria Lale Gérard For- tunè; Charles Michel; in memoria Arnod Mar- cello; Lale Delmoz-Campese; N.N.; N. N.; N.N.; Thérisod Camilla; Lale Lacroix Amedeo; in memoria Branche Ida; matrimonio Cossu- Chentre; matrimonio Luccarini-Sartor, Vau- thier-Martinet; in memoria Lale Castain Giu- seppe; in memoria Mondet Maurizio; in me- moria Fenoll Dario; in memoria Bochet Mirco; N.N. - TOTALE L. 632.500. PER IL BOLLETTINO Branche Pierina; Bois Henriette; Branche Ida; Charrère Elda; Paillex Alberto; Domaine Fedele; Rossan Luigi; Bois Carlo; Jordaney Virène; N.N.; Oreiller Lorenzo; Cog nein En- rico; Rossan Cirillo; Garin Luigi; N.N.; Bo- son Carlo; Chanù Uberto; Lettry Dante; Gran- ge Marcel; Cog nein Bruno; N.N.; Cabraz- Christille; Jaceod Silvio; Oreiller Vittorio; N.N.; Celesia Adolfo; Cog nein Marcellina; Bochet Idillio; Christille Adele; Thomasset Ernesto; N.N.; Colla Ulderica; N.N.; Chabod Luigi; Centoz Isidoro; N.N.; fam. Giudici; fam. Ocleppo; Nassani Giacomo; Thérisod Simon; Carlin Maria; Primiero Mario; Lucianaz Adol- fo; Lanier Ines; Charles Michel; Gerbore Emma; Lale Demoz-Campese; Thérisod Ca- milla; Carrel Albino; Domaine Aldo; N. N.; N.N.; Charruaz Dino; Vauthier-Maquignaz; N. N.; N.N.; Dayné Livio; Lale Lacroix Amedeo; fam. Grosso; Lettry Damien; Fenoil Alice; Favre Perside; Chabod Venance; Doret Este- rina; Vauthier-Martinet; sorelle Paillex; An- selmet Eliseo; Carrel Giovanni; De Mori Gui- do - TOTALE L. 247.000. PER L'ASILO N.N.; in memoria Arnod Marcello (i Co- scritti: Sapinet Edoardo, Borre Giuseppe, Pic- coli Giuseppe, Milotti Ernesto, Rosset Sou- venir, Bertolin Agostino, Arnod Damiano e Ar- naldo, Tiblet Giovanni, Garin Luigi, Del Ne- gro Torino, Luboz Brunero, Lale Murix Ma- rio); un gruppo di amici in memoria di Ar- nod Marcello; Arnod Edwige; in memoria Oreiller Angela; N.N.; Colla Ulderica; in me- moria Barmaverain Adolfo e Febronie - TO- TALE L. 124.000. - 19
Testo Originale Estratto
Nos Sanctuaires Diocésains pour le Jubilé de l'Année Sainte Voici les noms des Sanctuaires dédiés à la Vierge qui auront le privilège, en cette Année Sainte 1974, d'être le but des PELERI- NAGES DIOCÉSAINS et qui of- friront aux fidèles qui y partici- peront, la possibilité de gagner l'INDULGENCE JUBILAIRE: N. Dame de la Garde à Perloz, N. Dame du Bon-Secours à Bar- masc sur Ayas, N. Dame aux Neiges de Machaby et du Lac Miserin, N. Dame de Tout-Pou- voir à Plout sur St-Marcel, N. Dame de la Guérison à Cour- mayeur. Notre Bulletin se propose de pré- senter à ses lecteurs, dans les numéros prochains ces Sanctuai- res particulièrement vénérés du Diocèse. Voici ici le Sanctuaire de Bar- masc sur Ayas et ce qui en a écrit le Chan. A. Roux: « La chapelle de Barmasc est située en pleine solitude, non loin du col de Portola, « qui donne sur la Madeleine et Chamois. « Une abondante fontaine jaillit des fondements de l'édifice et semble symboliser « les grâces sans nombre que la divine Mère accorde à ceux qui la prient. « Le curé Dandrés, dont le nom se retrouve partout dans cette paroisse qu'il a « gouvernée pendant 49 ans, ayant reconstruit cette chapelle, l'a placée sous le « vocable de N. Dame du Bon-Secours. « Ce fut le point de départ d'une grande popularité acquise à ce Sanctuaire. On « y vint depuis lors soit en pèlerinage, soit en procession, des paroisses de la « Madeleine, de Chamois, d'Antey, des deux Challant, de Châtillon et d'ailleurs « encore ». Le pèlerinage Diocésain de cette année Sainte à Barmasc est fixé au dimanche 23 juin. Nuovi arrivi Primavera '74 anticipate gli acquisti, troverete di più agli stessi prezzi. alfa confezioni AOSTA - VIALE PARTIGIANI - Tel. (0165) 32238 (di fronte al Cinema Lux) 20 —