La Voce dei Campanili, Dicembre 1970: Natale, pastorale e cronache missionarie della Valle d'Aosta.
12-1970.pdfQuesto documento è il bollettino parrocchiale bilingue (francese e italiano) del Diocèse d'Aoste, "La Voce dei Campanili / L'Echo de nos montagnes", datato Dicembre 1970. Il contenuto è centrato sul ciclo dell'Avvento e del Natale, con riflessioni teologiche sull'Incarnazione ed estratti evangelici. Ampio spazio è dedicato alla vita pastorale della comunità di St-Pierre, inclusa la presentazione e i programmi del nuovo parroco, l'importanza del catechismo e i registri dettagliati di battesimi e defunti. Il bollettino sottolinea l'impegno missionario della Valle d'Aosta attraverso le attività di Don Christille in Camerun e delle Suore di S. Giuseppe in Madagascar. Completano il quadro la cronaca locale (dati scolastici, associazioni), un profilo di Papa Paolo VI, rubriche di costume (scii, consigli per la casa) e annunci pubblicitari commerciali.
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Paroisse de Saint Pierre BULLETIN PAROISSIAL DU DIOCÈSE D'AOSTE XIme ANNÉE - N. 12 DECEMBRE 1970 Sur le vieux pont d'Avuil, à l'entrée de Breuil-Cervinia ... « il y a de la neige jusqu'ici » Un pays qui aime sa foi et sa vie morale est un grand pays. I. D. La Voce dei Campanili L'Echo de nos montagnes Tlp. Valdostana - Aoste
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Concessionaria Fabris-Ford Esclusiva per la Valle d'Aosta SEDE: Saint-Vincent - Piazza Zerbion - Tel. 2619 FILIALE: Aosta - Via Monte Pasubio - Tel. 3095 Nuovi modelli 1971 - FORD Vendite rateali Permute vantaggiose Grande assortimento motocicli a prezzi imbattibili PREZZI CONCORRENZIALI = VISITATECI! al SUPERMARKET Calzature 11100 AOSTA - Via Torino 12 - Tel. 40889 troverete il più vasto assortimento di calzature per UOMO, DONNA, BAMBINO Visitateci! entrata libera Sistema di vendita che non suggestiona il cliente: Self-service Servitevi da soli leri e oggi DICEMBRE! I giorni sono corti, le notti lunghe. L'aria è gelida. La neve, bianca e soffice, ricopre le case, le strade, le campagne. Il silenzio, greve, è sceso sulla natura. E' l'inverno! Pochi decenni or sono, era questa la stagione dei lunghi riposi, delle lunghe veglie al caldo tepore del focolare o delle stalle ... Oggi anche l'inverno è stagione viva : le strade rimangono normalmente aperte, le comunicazioni si interrompono raramente, le folle innumerevoli degli appassionati dello sci invadono le nostre rinomate stazioni invernali ... Evoluzione e progresso! CI RIMANGA (BUONA VENTURA!) IL TEMPO NECESSARIO: - PER COLTIVARE L'INDISPENSABILE INTIMITA' FAMILIARE; - PER RIFLETTERE, MENO SUPERFICIALMENTE, SUI FINI E SUI DESTINI DELLA NOSTRA ESISTENZA; - PER PREGARE UN PO' DI PIU'; - PER MEGLIO SANTIFICARE LA FESTA! Y. - 1
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Avent - Noël - Épiphanie Voici bientôt l'Avent, Noël l'Epiphanie: le mystère du Fils de Dieu fait homme. Jésus vrai Dieu, Jésus vrai homme. Vrai homme: voilà ce que souvent on oublie... Dans la crèche, nous aimons à contem- pler «l'enfant-Dieu» né dans une étable «quand a sonné minuit». Mais le nom que Jésus s'est donné à lui-même, c'est «Fils de l'Homme ». Les mots de saint Jean sont forts: le Verbe s'est fait chair. Tout Dieu qu'il était, écrit saint Paul, il n'a pas regardé qu'il était Dieu: il s'est anéanti. Il s'est fait homme, c'est à dire minable, vermisseau, chétif, pèle- rin sur ses deux jambes, fatigué d'avoir conspué, il parle, il bénit, il guérit, mais il irrite, il étonne, il déçoit, il suscite des haines décisives... Il meurt, abominable- ment cloué, pardonnant, mais descendu au plus profond de notre abîme. «Mon Dieu, pourquoi m'as-tu abandonné?». blable au nôtre, ses mains, ses yeux, sa mémoire, sa sensibilité, son pas, son geste, tout ce qui fait de lui un homme frère des hommes. Serait-ce pour rien qu'il est né homme? Aurait-il simplement fait semblant? C'est là une vieille hérésie des pre- miers siècles: il a fait semblant, il a apparu sous forme d'homme, mais il n'é- tait pas homme. Erreur: Jésus est vrai homme autant que vrai Dieu. Cette hé- résie ancienne est-elle tout à fait morte?... Certes, nous sommes là devant un mystère: le mystère de l'Incarnation. Mais ce qui est sûr, et dont témoignent Jean, Paul, les Conciles, notamment ceux de Nicée et de Chalcédoine, Thomas d'Acquin et bien d'autres, c'est qu'en Jé- sus la divinité respecte totalement son humanité. C'est bien le Fils de Dieu qui est né, qui parle et agit, mais en sa na- ture d'homme, dans son être d'homme. C'est du sang d'homme qui coule dans ses veines et coulera sur la croix, c'est dans cet être d'homme qu'il nous a sau- vés, par son amour d'homme, sa fidélité d'homme jusqu'au bout envers Dieu. Car voilà ce que, blessés par le péché, nous ne savions plus faire, nous les hommes: aimer Dieu ainsi. Alors, en homme, pour nous et nous portant en lui d'avance, il l'a fait, devenant ainsi, comme dit Paul, le Premier-né d'une multitude de frères. Il s'est fait homme, vraiment homme, parmi nous, comme nous. Voilà ce qu'il faut admettre, voilà ce qu'il faut comprendre. Homme plus que nous, en un sens. Homme plus que par- faitement homme, car il est l'unique qui bout à bout toutes les possibilités de l'homme à la recherche, à la rencontre, au service amoureux et fidèle de Dieu. En Jésus, voici enfin l'homme qui, pour de bon, a connu et aimé Dieu. Dans son être d'homme, dans sa peau d'homme; jus- qu'à en mourir; et donc jusqu'à en res- susciter, car Dieu est vie. Ce que Jésus a dit et fait, et que nous lisons dans les Évangiles, nous le met- tons parfois, en bloc, au compte de sa di- vinité de Fils de Dieu. Mais c'est oublier son humanité d'homme, son cœur sem- 2 — Célébrons donc, et vivons, ce mystère de Dieu avec les hommes, sans oublier que c'est aussi le mystère des hommes avec Dieu, et que cette fidélité amoureu- se de Jésus envers Dieu doit devenir no- tre fidélité pleine d'amour, jusqu'au bout, avec le Christ notre frère. Alors nous devons avec lui et par lui enfants de Dieu, et le mystère de l'Incarnation con- tinue de s'accomplir dans le monde pour y faire naître l'Homme Nouveau. Amen. St-Pierre A tutti i fratelli di St-Pierre il mio più sincero e cordiale saluto, attraverso le pagine di questo bollettino. E' da un mese circa che sono par- roco nel vostro bellissimo paese, in cui la natura, si direbbe, ha posto una goccia del suo fascino più dolce, e non posso non dichiararmi soddi- sfatto di questo primo timido incon- tro con le vostre abitudini, le vostre sofferenze, il vostro mondo umano e cristiano. Ogni inizio di lavoro, io penso, por- ta con sè un bagaglio non piccolo di sofferenze, di nostalgia, di diffi- coltà; tutte le volte che ho dovuto cominciare il mio lavoro pastorale in un paese (Brusson, Cervinia, Ao- sta) ho sempre trovato duro ingra- nare un'abitudine di vita nuova. Comunque la cordialità della gen- te di St-Pierre fa di tutto per ren- dere più agevole il mio impegno. Vi ringrazio tutti, come ringrazio di cuo- re quanti hanno pregato e pregano perchè io possa essere tra voi un buon « servitore » del Vangelo. *** PRIMO INCONTRO Il giorno dei Santi, in una giorna- ta tanto limpida e serena, in cui il sole e la natura parevano un invito alla gioia, ho avuto con voi il primo incontro. Non c'è stata la tradizionale festa di possesso, con discorsi... perchè, tra l'altro, mi sembrava molto più riccamente cristiano cominciare con semplicità, senza inutili e affrettati trionfi; il parroco non vuole essere il « Monsieur » (come tante volte mi chiamate) che deve essere circonfeu- so di una aureola di dignità. Sono figlio di povera gente, che ha sem- pre trovato nel lavoro e nel sacrifi- cio l'impegno della giornata, sono un prete che crede fortemente nel Cristo e nel Vangelo, quel Cristo che è entrato nel mondo nella povertà e ci è vissuto nel lavoro e nell'impe- gno dell'obbedienza al Padre. Il mio vero incontro con voi lo faccio attraverso la liturgia, quando entro nelle vostre case, quando par- tecipo sinceramente alle gioie e ai dolori della mia gente. Quel giorno, il primo novembre, c'era tanta gente in Chiesa, anche per l'occasione della Messa e del ri- cordo dei defunti, e veramente penso che difficilmente avrei potuto sce- gliere una occasione migliore per ve- dere questa nostra bella Chiesa pie- na, con gente tanto raccolta, con ce- — 3
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rimonie liturgiche così seguite (gra- zie anche agli ottimi cantori!). Le domeniche seguenti il gruppo dei partecipanti alla Messa si è di molto assottigliato; il rispetto per tut- ti non mi farà mai troppo recrimi- nare, ma qualche volta non c’entra forse una pigrizia nascosta, un’abitu- dine mal formata, una facile scusa per disertare convinzioni sincere ? *** CATECHISMI Uno dei primi lavori, a cui il par- roco ha dovuto mettere mano, è sta- to l’insegnamento religioso ai vostri bimbi. Oltre la lezione tenuta a scuo- la, si farà il catechismo il giovedì mattino, con l’aiuto delle buone e ge- nerose suore. Ho generalmente notato attenzio- ne e buon impegno, soprattutto in quei bambini che sono seguiti dai ge- nitori anche in questo lavoro! Eh sì, senza la collaborazione della fami- glia ogni opera educativa vale ben poco! E ai genitori ricordo solo una mas- sima di saggezza, vecchia come è vec- chio il mondo, ma mai come ora realisticamente valida, « le parole vo- lano, gli esempi trascinano »; non ba- sta insegnare con le parole ai bimbi la carità, la strada della Chiesa … *** AMMALATI E PERSONE ANZIANE Se è difficile sempre partecipare alla liturgia domenicale per chi è di- stante, anziano, ammalato, lo è tan- to più quando l’inverno fa sentire la morsa del freddo e dei malanni. Il parroco vorrebbe tanto poter dare il suo incoraggiamento a que- ste persone, invitandole a trovare nella fede e nella preghiera un valo- re grande alla loro vita, alla loro ma- lattia. Accanto alle sofferenze del 4 Cristo, anche il cristiano può dare un profondo senso religioso ai pro- pri mali fisici o morali. Non si può vivere e tanto meno soffrire da soli; il crocifisso con le sue braccia spa- lancate ci invita a non dimenticarci che ogni calvario porta ad una sal- vezza, ad una resurrezione. All’inizio di ogni mese il parroco porta la comunione già ad un grup- po di ammalati ed anziani. Cristo si fa cibo per nutrire, incoraggiare, aiu- tare, far sentire uniti alla comunità parrocchiale e al mondo. Se qualcuno desidera gli sia por- tata l’Eucarestia, me lo faccia sa- pere, sarà mia grande gioia poter fare questo grande dono. *** RICORDO DEI MORTI Il mese di novembre è, come sem- pre, il mese specialmente dedicato al ricordo dei defunti. A St-Pierre ho trovato profondamente sentito que- sto ricordo. Il vostro cimitero così ben tenuto, porta in ogni angolo il segno della vostra costante e rico- noscente cura! Quante croci, quanti ricordi per voi in quel piccolo angolo di terra. Pensiamo però che il nostro pian- to, i nostri nostalgici ricordi hanno un valore se si tramutano in un im- pegno di vita: camminare facendo del bene nella costante e vigilante attesa dell’eternità. *** VISITE ALLE FAMIGLIE Ancora non ho potuto iniziare una visita graduale e completa delle fa- miglie; spero di poterla fare presto. Penso, dopo le feste natalizie, di cominciare questa visita e di abbi- narla alla benedizione delle case e delle famiglie. Essendo un periodo di maggior calma, soprattutto nei lavori campestri, credo mi sarà più facile trovare le famiglie per questo incontro e per questa preghiera. Vi comunicherò il modo e l’ordine di questa visita. La benedizione della famiglia e del- la casa è una bella tradizione che dà l’occasione di trovarci riuniti per una preghiera di riconoscenza a Colui che è nostra « via verità e vita ». *** BUONE FESTE Luci, colori, canti pastorali, annun- ciano le feste natalizie. Tutti noi sentiamo che poche feste parlano così profondamente al nostro cuore! Sarà il ricordo dell’infanzia, la gio- ia dei bimbi, il ritrovarsi riuniti nel- l’intimità più cara della famiglia: co- munque c’è sempre tanta attesa. Ma, bastano le luci multicolori, gli alberi, la commozione, i panetto- ni, le spese enormi, i doni, la tene- rezza a darci il vero senso del Na- tale? Che cos’è il Natale per noi? Non abbiamo forse perso il vero senso del Natale? Natale ci ricorda che Cristo è ve- nuto, « ha messo su casa tra noi » (Gv. 1,14) e ha inaugurato una vita nuova, nuovi rapporti tra gli uomi- ni, nuovo impegno concreto di vita e di amore. E’ vero per noi tutto questo? Il bimbo di Betlemme è qualcuno che conta, o solo un bel faccino da contemplare tra le luci vive di un presepio? Auguro di cuore a tutti, Buone Fe- ste nella gioia più vera della sere- nità cristiana. Vi saluto Don Aldo Rastello *** Brevi di Cronaca SCUOLA ELEMENTARE Ecco la « popolazione » scolastica delle nostre elementari: Capoluogo: I 17 alunni ins. Jordaney Romea Jaccod; II 16 alunni ins. Charruaz Giusto; III 21 alunni ins. Nelva Stellio Ida Dalla Vecchia; IV 14 alunni ins. Lale Vera; V 23 alunni ins. Ruschena Gina Marchini. La Charrière: I 3 alunni ins. Bozon Anna ; II 4 alunni; III 1 alunno; V 4 a- lunni. -- 5
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Ricordo di Don Christille Don Christille ha lasciato, all'ini- zio di novembre, St-Pierre e la Valle d'Aosta, per iniziare il suo lavoro pa- storale in terra di Missione. A Saint- Pierre la riconoscenza verso questo sacerdote, per tre anni pio e zelante parroco, è viva e profonda. Tutti lo ricordano con tanta nostalgia! A- vremmo tutti preferito non vederlo andare almeno così lontano, ma, pur- troppo è tanto lunga la strada per trovare uno spazio di libertà alla propria vocazione! Gli abbiamo chiesto di non dimen- ticarci e di scriverci qualche volta. Ecco la sua prima cara lettera. *** NOTIZIE DEL CAMEROUN Qui vi parla dal Cameroun don Christille. Mi trovo a Sangmelima, una cittadina graziosa, anche se pri- mitiva e priva di ogni moderno con- forto. Il clima è caldo, ma suppor- tabile (qui nessuno capisce che cosa sia la neve). Sono incaricato di fare l'« aumô- nier des écoles »: così mi interesso pastoralmente degli studenti, che qui sono numerosissimi: mi trovo in mezzo a loro tutto il giorno e tutti 6- i giorni; i problemi sono qui più o meno gli stessi che ad Aosta, anche se in un ambiente totalmente di- verso. La gente è molto arretrata, certo non come intelligenza, ma come ti- po di vita; manca ogni spirito di ini- ziativa e ogni capacità di assumersi, per ora, delle responsabilità. Qui è il contrario che a St-Pierre: si lavora poco, si raccoglie quanto la natura produce e non si pensa a trasformare in casetta le capanne di paglia. I bambini sono numerosissimi (co- nosco un uomo, poligamo, che ha 53 figli viventi): avere figli qui è segno di prosperità e di benedizione di- vina. Io ricordo tutti voi di St-Pierre, e quando ho un po' di tempo vado col pensiero ora a Romiod, ora a Champretavy, ora a Etavel, ora al Cognein, ora a Bussan, ora al Bor- go... e vedo ognuno di voi, pregando per le vostre intenzioni. Se qualcuno volesse saperlo, il mio indirizzo è: EVECHE' - Sangmeli- ma B. P. 239 CAMEROUN. Ringrazio e saluto tutti di cuore. Don Christille Dai registri parrocchiali Nuovi membri del popolo di Dio: 10) Il 13 di settembre è stato bat- tezzato il piccolo Pariset Leo, essen- do padrini Viale Piergiorgio e Du- pont Vittoria. 11) L'8 ottobre fu battezzato Co- gnein Denny Luigi, essendo padrini Cognein Rudi e Cognein Tiziana. 12) Il 18 ottobre la bimba Villa- nova Patrizia fu portata al fonte bat- tesimale con padrini Gerbore Davide e Martignene Valentina. 13) Il 25 ottobre è stata battezza- ta Isabel Fabiana con padrini Isabel Aldo e Jocallaz Dany. 14) Il 25 ottobre, fu celebrato il battesimo di Chappuis Paola con Chappuis Provino e Pellissier Edoar- dina padrini. 15) Il 25 ottobre è stato battezzato Chappuis Marco essendo padrini La- le Demoz Silvio e Chuc Anna. 16) Il 25 ottobre battesimo di Cal- là Fabrizio Francesco con padrini Attucci Adriano e Callà Nunziatina. 17) L'8 novembre battesimo di Ce- lesia Sabrina con Bianquin Nestore e Celesia Camilla padrini. 18) Petey Massimo è stato battez- zato il 29 novembre con Borre Giu- seppe e Petigat Olga padrini. *** Nella pace del Signore: 18) Il 17 novembre è morto im- provvisamente all'ospedale, dov'era stato da poco ricoverato, Lale-Murix Attilio di 68 anni. Tutti lo ricordano per la sua cordialità e per la fedeltà al dovere. 19) Ad Aosta, dove da tempo risie- deva, è morta Lale-Lacroix Eugenia ved. Vuillermoz il 18 di novembre. Il gran numero di folla che l'ha ac- compagnata all'ultima dimora dimo- stra l'affetto e la stima di cui aveva saputo circondarsi. 20) Le campane di St-Pierre il 20 novembre hanno suonato a lutto per Branche Valeriano di 78 anni. Era stato per più di trent'anni campana- ro e aveva così servito la sua gente nelle ore liete e in quelle tristi. *** OFFERTE Per Bollettino: N. N. 2000; Savoye Pierre 2000; N. N. 1000; Borre Giuseppe 1000; Centoz Virgilio 2000; Betemps Ar- mando 2000; Rossan Cyrille 1000; Rossan Louis 1000. Per Chiesa: In occasione 90° compl. di Vau- dois Françoise 10.000; N. N. 12.000; N. N. 3000; N. N. 1000; N. N. 1000; in occasione battesimo Celesia Sa- brina 3000; Borre Giuseppe 1000; in memoria Fenoil Arturo 8000; in memoria Lale Lacroix Eugenia lire 8000; in memoria Oreiller Ugo 5000. Per Asilo: In memoria di una cara def. 20.000; N. N. 1000; N. N. 1000; in memoria Lale-Murix Attilio 10.000. -7
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Il Natale narrato dagli Evangelisti questo sia per voi il segnale : troverete un bambino avvolto in fasce, a giacere in una mangiatoia ». E subito si unì con l'angelo una schiera numerosa dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva : « Gloria a Dio nell'alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà ! ». E di poi, tosto che gli angeli furono partiti da loro verso il cielo, i pastori si dicevano gli uni agli altri : « Su, andiamo sino a Betlem per vedere ciò che è accaduto e che il Signore ci ha fatto conoscere ». E se ne vennero in tutta fretta e trovarono Maria e Giuseppe, e il Bambino giacente nella mangiatoia. E poi che l'ebbero veduto, fecero conoscere quanto era stato loro detto di quel Bambino. E tutti quelli, che li udirono, si meravigliarono delle cose ri- ferite dai pastori. Maria, poi, dal canto suo, riteneva in sé tutte queste cose, e vi meditava nel suo cuore. Ed i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto ciò che avevano udito e veduto, come era stato loro detto. L'evangelista san Matteo dice (I, 22-25) : Or tutto questo avvenne affinchè si adempisse quanto era stato detto dal Signore per mezzo del Profeta : « Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio e gli sarà imposto il nome d'Emmanuele » il che vuol dire « Dio è con noi ». E Giuseppe svegliatosi dal sonno fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sè la sua sposa e non la conobbe sino a che partorì un figlio. E gli pose nome Gesù. Una pagina d'ineguagliabile semplicità per raccontare un avvenimento che ha mutato il corso della storia: la nascita di Gesù. E' dell'evangelista San Luca (capitolo II, versetti 1-20) In quei giorni uscì un editto di Cesare Augusto che si facesse il censi- mento di tutto l'impero. Questo primo censimento si fece mentre Quirino era governatore della Siria. Tutti perciò andavano a dare il nome, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì in Giudea, alla città di David, per farsi iscrivere con Maria, sua sposa, che era incinta. Ora, mentre essi colà si trovavano, giunse per lei il tempo del parto e partorì il suo figlio primogenito, e, avvoltollo in fasce, lo pose a giacere in una mangiatoia, perchè non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano colà in quella stessa contrada dei pastori, che stavano nei campi, e facevano la guardia, durante la notte, al loro gregge. Ed un angelo del Si- gnore apparve ad essi, e la gloria del Signore sfolgord su di loro, sì che sbi- gottirono di gran timore. E l'angelo disse loro: « Non temete ! perchè, ecco io vi reco il lieto annunzio di una grande allegrezza, destinata a tutto il popolo: oggi è nato a voi un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di David. E 8 - E l'apostolo San Giovanni con il suo sguardo d'aquila così narra il Natale (cap. I, vers. 1 e 14): In principio era il Verbo, e il Verbo era con Dio, e il Verbo era Dio. E il Verbo si è fatto carne e ha abitato fra noi; e noi abbiamo contem- plato la sua gloria ... A TUTTI I SUOI FEDELI LETTORI IL « BOLLETTINO » AUGURA UN SANTO NATALE CON NEL CUORE QUELLA PACE PROMESSA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA', AGLI UOMINI CHE DIO AMA. - 9
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Paul VI, cet homme de feu Tandis que le Pape est en Extrê-me Orient pour une mission de paix et de fraternité, nous aimons à re-produire cette silhouette de Paul VI, tirée de «L'ami du Clergé», n. 42 En 1949, M. d'Ormesson, ambassa-deur de France auprès du Saint-Siè-ge, assistait à une des premières manifestations publiques de Mgr Montini, substitut de la Secrétairerie d'Etat et, disaient les Italiens, «bras gauche» de Pie XII. C'était à la veille de l'Année sainte 1950 et le comité qui organisait cette grande mani-festation avait prié Mgr Montini d'en définir, au palais Ruspoli, le sens et la portée. Le prélat parlait devant les personnalités des deux Rome - fait qui ne se produisait que depuis la chute du fascisme - et sut vite por-ter le sujet à un maximum de hau-teur. Dans son regard passait une flamme. Collaborateur intime de Pie XII, Mgr Montini effaçait sa person-nalité devant celle du pape; à la fin, le comte Sforza, ministre italien des Affaires étrangères, murmura: «Cet homme si froid est un homme de feu ». Depuis sept ans qu'il gouverne l'E-glise, Paul VI a une audience mon-diale. Certes, les uns le trouvent trop hésitant devant les contestations, tandis que d'autres le jugent trop traditionnel et voudraient contrôler plus étroitement son pouvoir. L'E-glise traverse la crise du monde mo-derne, ce qui signifie qu'elle est vi-vante et que, jadis trop concentrée en Europe, elle étend désormais son influence sur tout le globe. Entre Vatican I et Vatican II, il y a toute la différence qui sépare le monde présent de celui d'il y a cent ans. Un petit fait pour marquer cet écart : en 1870, par suite d'un dérail-lement de chemin de fer, l'archevê-que de Paris mit onze jours pour aller de Paris à Rome. Aujourd'hui il faut une heure d'avion ... Les problèmes qui se posent à l'E-glise sont importants — encore que la publicité dont on les entoure soit disproportionnée avec certains faits. Mais, dit M. d'Ormesson, l'on mécon-naît la plupart du temps le rôle in-ternational de la papauté, rôle que tient si bien Paul VI. «Car Rome est la clé de voûte d'un édifice disparate, c'est-à-dire le lien de commune mesure d'un système international, et c'est même le seul système international qui le soit réel-lement». L'Eglise catholique seule est une puissance internationale qui com-prend les devoirs que lui crée cette fonction. Pour avoir longtemps vécu à Rome, l'ancien ambassadeur sait les difficultés que cela représente et l'art avec lequel la papauté les sur-monte pour rester fidèle à sa mission. Pie XII - si méconnu aujourd'hui - jugeait les affaires du monde avec u n e extraordinaire perspicacité. Quand M. d'Ormesson l'interrogeait sur des problèmes aigus, il répon-dait toujours : « Non, non, ce n'est pas en Europe que les plus grandes difficultés se préparent, mais c'est en Asie et en Amérique du Sud ». Formé à cette école, Paul VI con-naît bien l'échiquier mondial et n'a qu'un souci: la paix entre les peu-ples et entre les hommes, apporter ce message de paix sur toutes les parties du globe. Il a le sens de la vie moderne dont il admire la gran-deur, mais il sait qu'il doit préserver les hommes de leurs propres excès. Jamais l'humanité n'a eu plus be-soin que l'Eglise catholique soit gou-vernée par un pape qui allie ainsi compréhension et sagesse. Jean XXIII convoqua le concile, car une remise au point s'imposait. Pie XII y avait déjà pensé. Cepen-dant l'ouverture du concile consti-tuait la partie la moins difficile; il en était autrement quand il s'a-gissait de conclure et surtout d'ac-complir les réformes dans l'esprit qui les a inspirées. « Cette tâche redoutable, Paul VI la mène depuis sept ans avec une per-sévérance et une lucidité qui ne fai-blissent pas. Elles sont liées non seu-lement aux plus hautes préoccupa-tions de la vie spirituelle, mais aux réalités parmi lesquelles nous vivons. « Que l'autorité du Pape reste en-tière ! Car l'unité de l'Eglise, qui est sa force temporelle, ne peut se main-tenir que par Pierre ». Le Messager Valdôtain revient, comme chaque année, à la veille des FÊTES DE LA NOËL, frapper à la porte de TOUTES LES MAISONS VALDÔTAINES; ouvrez-la-lui, votre porte et faites-le entrer chez vous, cet AMI FIDÈLE qui vous accompagnera au fil des jours de l'an 1971 qu'il vous annonce et vous apporte. Que de choses il a à vous dire tout au long de ses pages si abondamment et si richement illustrées ! Il sait presque tout de ce qui s'est passé chez nous, dans chacune de nos 90 paroisses, en l'an 1970 ... Il connaît de vieux récits que trop de personnes ont pu oublier ... Il sait tout des phases de la lune et des phénomènes astro-nomiques de l'an 1971 qui va venir .... Il vous prévient des foires et des marchés, du temps qu'il fera .... Il vous décrit, dans de ravissantes planches à couleurs, les saisons chez nous .... Il est un ALBUM incomparable des évé-nements et des personnes du Pays .... Bref, sur ses 180 PAGES, à travers ses quelques 420 CLICHÉS, il y a le FILM de la vie, des espoirs, des joies et des douleurs de NOTRE PETIT PEUPLE VALDÔTAIN ! Et alors ? « LE MESSAGER VALDÔTAIN DANS LA FAMILLE DE TOUS LES VALDÔTAINS ». - 10 - - 11
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Con le Suore di S. Giuseppe in Valle e nel Madagascar ... un gruppo di bimbi che aspettano le Suore di S. Giuseppe ... Che la Congregazione delle Suore di S. Giusep scono — sia diretta, specie in questi anni di attivismo e di evoluzione, da menti lucide e lungimiranti, da cuori coraggiosi, intraprendenti e generosi, da uno SPIRITO MISSIONARIO PERFETTAMENTE EVANGELICO e CONCILIARE; che essa sia largamente e saggiamente « AGGIORNANDOSI » a seconda delle esigenze dei tempi che viviamo, evitando le eccessive e inutili « contestazioni verbali » e le assurde e autodemolitrici divisioni, è cosa risaputa ed evidente. Quanto la Congregazione ha saputo e potuto fare, specie a vantaggio della infanzia e della gioventù, nella nostra Valle, è a conoscenza di tutti i nostri lettori: basti ricordare, fra le opere più imponenti e più benefiche, la creazione della « Oasi Mater Amabilis » di Bordighera, la costruzione del grande provvidenziale ... in piena « brous- se » sorge la nuo- va chiesa di Tha- zolava ... « Convitto, collegio di S. Giuseppe » di Aosta, della colonia del « Castello » di Cogne ... Meglio ancora: la Congregazione si è aperta nel 1966 — e i nostri lettori già lo sanno — alla più grande e più SUBLIME AVVENTURA MISSIONARIA nel lon- tano Madagascar per venire incontro alle urgenti necessità di quel « Terzo Mondo », pieno di vitalità e di avvenire, di cui tutti parlano e che aspira, con pieno diritto, ad una vita più umana e più civile, più prospera e più cristiana. E oggi, a distanza di soli quattro anni, le Suore di S. Giuseppe stanno sciamando verso l'interno dell'isola, in piena «brousse», dove le esigenze sa- nitarie, culturali, morali e religiose degli indigeni sono più grandi. E là stanno sorgendo una chiesa, delle scuole, dei laboratori, un'infermeria che Suor Cesarina, Suor Maria Pia e Suor Irma animeranno a dovere. Con le Suore di S. Giuseppe lavora nella zona il Rev. Padre Béthaz che i nostri lettori pure conoscono. Sì, veramente, la « CHARITAS CHRISTI URGET » la benemerita Congregazione delle nostre Suore di S. Giuseppe ! ep. Il grandioso « Istituto S. Giuseppe » di Aosta ... L'« Oasi Mater Amabilis » di Bor- dighera 12 — — 13
Testo Originale Estratto
Allegria sugli sci di Giovanni Cenzato ... Imparare a sciare è una cosa da niente. Si comperano gli sci e ci si ve- ste in perfetto costume, si prende un treno o un’autocorriera qualsiasi e si arriva al campo di sci. Si mettono gli sci, si tengono le gambe unite e il corpo in avanti, e si sta attenti a non cadere. Tutto qui. Come si vede, lo può fare benissimo qualunque profano. Quando si son tenute le gambe unite e il corpo in avanti e, con queste due regole ben fisse, ci si lascia andar giù per il decli- vio, si è sicuri che dopo cinque o sei metri al massimo si va a gambe al- l’aria. Ma questo non vuol dir niente. Questo non è che il risultato di una leg- gera distrazione. Il maestro insegna sempre di stare attenti a non cadere: se uno cade, vuol dire che non è stato at- tento. Imparare a sciare, dunque, è una cosa da nulla. Sciare è un altro affare. Si arriva sempre in fondo. Ci si arriva con le gambe per aria, d’accordo, ma questo non sarà che un errore di stile. Ricordo, fra gli allievi di queste scuo- le festive sciatorie, un omone grande e grosso, che era decisisssimo a impa- rare a sciare, soprattutto perché i me- dici gli avevan giurato che sarebbe di- magrito. L’idea di frenare quella obe- sità invadente che toglieva l’ultimo pen- nacchio alla sua grazia e alla sua ca- valleria, l’aveva votato allo sport inver- nale in voga. Ma il disgraziato ogni volta che tentava una discesa, ruzzo- lava così fragorosamente da annientare ogni dignità di uomo. L’obesità aiutava malauguratamente le sue cadute, dando di esse la sciagurata immagine d’una sfera rotante. Allora s’è messo a salire, anziché scendere, armato di sci. Quan- do arrivava in cima se li levava e scen- 14 — deva. Rammentava quel cavaliere don- chisciottesco che portava sempre gli speroni e se li toglieva quando andava a cavallo. «Intanto — diceva il nostro sciatore — ho imparato a salire con gli sci... A discendere ci penseremo...». Del resto egli poteva consolarsi, al- meno per un po’, con una delle massi- me o briciole d’esperienza che Ugo di Vallepiana ha inserito in una sua guida per imparare a sciare, massima che dice: «Non esiste sciatore il quale non caschi mai...». Dunque a cadere si è sicuri di essere sciatori. Sarà forse per questo che i novellini cadono di gusto. I capitomboli non sono infine che af- fermazioni. A vederli, gli allievi alle prime prese con gli sci, sono piccoli capolavori. Vien voglia di tenerli, perché appena li han- no allacciati pare debbano saettar via, e quando si rizzano ti viene istintivo di sostenerli, se no cadono da tutte le parti, o non si muovono come se gli sci li avessero incollati al terreno... Altri, che hanno potuto, chissà come, prendere una volata dall’alto, si met- tono a gridare come disperati: Pista! Pista! Pare che tutto il mondo debba essere riservato a loro, che tutti deb- bano fuggire come davanti a una va- langa. Ti volti, e vedi lo sciatore che ha già fatto un capitombolo fragoroso, che sprizza neve come la barchetta del toboga sprizza l’acqua, e che arriva in fondo prosaicamente seduto... E questo quando arriva bene... Per la strada ha perduto tutto: berretto, racchette, pi- pa, tutto quello che si può perdere, tranne quello che non si perde mai in questi casi: l’allegria... D’un clocher ...à l’autre Domenica 22 novembre si sono riu- niti al Priorato di St-Pierre per una giornata di studio gli iscritti alle ACLI. Erano presenti anche il pre- sidente nazionale dell’Associazione e il nuovo assistente diocesano, don Luigi Maquignaz. Nel corso della giornata è stato fe- steggiato il can.co Grato Vesan che aveva seguito e curato l’Associazione per ben 20 anni: a lui è stata offerta una pergamena con una collana di libri di teologia, in segno di affet- tuosa riconoscenza. * * * L’Imprimerie Valdôtaine vient d'é- diter le «Petit Paroissien Valdô- tain »: un livre de prières préparé — ainsi que le livre des chants — par les soins de l’abbé Frassy, curé de Hône. Ces livres sont offerts gracieus- sement par l’Administration Régio- nale, Département de l’Instruction Publique. Nous devons fêter cette pa- rution qui permettra à nos fidèles de mieux suivre les fonctions litur- giques et de s’unir dans la joie aux chants de la communauté. Les priè- res que les fidèles doivent prononcer à haute voix sont imprimées en ca- ractères foncés : le paroissien atten- tif n’en oubliera pas une. Et rappe- lons-nous: celui qui chante, prie deux fois. * * * Domenica 29, si è celebrata la Gior- nata del Ringraziamento. La manife- stazione si svolse ufficialmente nella chiesa parrocchiale di Morgex con la partecipazione di tutta la popolazio- ne, dei dirigenti della Coltivatori Di- retti e delle autorità. Mons. Vescovo celebrò la Messa nella quale furono presentate all’altare le primizie dei frutti della terra, quale segno tan- gibile della fede e della gratitudine a Dio dei lavoratori dei campi. * * * Dans une salle de l’évêché, un bu- reau a été aménagé pour accueillir les services de l’Oeuvre Cathéchisti- que Diocésaine qui désire aider les curés dans leur travail délicat et en- gageant de l’éducation religieuse de notre jeunesse. — 15
Testo Originale Estratto
La pagina della donna, in casa! (1) Per i figli che vanno a scuola: la colazione del mattino! — Le ore della scuola sono lunghe e laboriose. — Lo scolaro ha bisogno di una co- lazione sostanziosa. — La colazione del mattino sia fatta con calma; meglio è svegliare mez- z'ora prima il figlio che va a scuola; se fatta con calma la colazione diven- ta un vero pasto e segna un momento di distensione prima di recarsi a scuola. — Come primo elemento è utile un succo di frutta che favorisce l'appe- tito. — Il latte rimane l’elemento base della colazione; può essere reso più saporito con un'aggiunta di caffè o di cioccolato in polvere. — E’ assai gradito il pane imburrato con marmellate e miele. Un frutto, una mela, una pera, chiudono bene la co- lazione. E adesso ridete un po’ Giacomina ha 15 anni e rientra dal- la scuola. La mamma che non sa ancora ca- pacitarsi come e perchè le diano corsi di educazione sessuale, le chiede : — E’ vero che ti danno dei corsi in quella materia ? Giacomina, con tutta naturalezza ri- sponde : — Si, mamma, se hai dei problemi sull'argomento, non esitare; chiedi pure! Lucilla (1) Questa « Pagina » potrebbe diventare una «Nuova Rubrica» regolare e mensile del nostro Bollettino, se Donna Lucilla ci rimarrà fedele ... Crediamo che essa possa interessare le nostre lettrici, se la pagina è rivolta alle « Donne », non dubitiamo che la leggeranno pure gli uomini! Bollettini Diocesani Parrocchiali editi a cura del Vescovo d'Aosta (Art. 2 - Concordato). Gli articoli pubblicati sul presente Bollettino possono essere riprodotti con l'indicazione della fonte. La Sociale CONFEZIONI C.so Battaglione Aosta 12 - AOSTA S T R A O R D I N A R I A a sole L. 4.500 Vendita giacche a vento « L’amore è un nido di passero : se si distrugge, non si ricostruisce ». (Proverbio turco) Nelle erbe, nei fiori, la salute! LA CAMOMILLA — Digerite male? Una tazza di ca- momilla in infusione! — Siete agitati, soffrite d'insonnia? Una tazza di camomilla. — Avete male agli occhi? Sono stanchi, arrossati? Soffrite di congiun- tivite? Tamponate il globo degli occhi con un pannolino imbevuto in un in- fuso di camomilla. Il dolore sparirà. — Vi dolgono le orecchie? Introdu- cete nell'orecchio alcune gocce di olio d'oliva nel quale avrete fatto ma- cerare alcuni fiori di camomilla; ne avrete gran sollievo. — Siate prudenti però; la camo- milla è un vero medicamento. Non be- vetela come berreste un infuso di menta o di tiglio; usatene con mode- razione e quando vi è utile o necessa- rio. Se il gusto della camomilla vi è sgradito, aggiungetevi un po' di succo di limone.