Bollettino parrocchiale di Saint-Pierre: Visita Pastorale, Cresime, anniversari e vita comunitaria.

5-1981.pdf

Il bollettino parrocchiale bilingue "La Voce dei Campanili / L'Echo de nos montagnes" del Maggio 1981 documenta la vita spirituale e comunitaria della Parrocchia di Saint-Pierre (AO). Il tema centrale è la recente Visita Pastorale del Vescovo Ovidio Lari, con resoconti dettagliati sulla celebrazione della Cresima, messaggi pastorali incentrati sulla famiglia e la formazione dei giovani, e il saluto delle autorità comunali. Il fascicolo celebra importanti anniversari, inclusi i 40 anni di servizio del Maestro Carlo Poser come organista e il decimo anniversario della sezione AVIS locale. Vengono riportati ampi necrologi, come il tributo al sacerdote Don Joyeusaz Marcello, e l'elenco di battesimi, un matrimonio e le offerte parrocchiali. Il bollettino affronta anche tematiche sociali e teologiche attuali, criticando l'eccessiva esposizione alla televisione infantile, discutendo il sacramento dell'Unzione degli Infermi e includendo una pagina dedicata all'inclusione dei disabili, oltre a una sezione storico-meteorologica sugli inverni in Valle d'Aosta e i giubilei del clero valdostano.

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Contenuto Fogli


Testo Originale Estratto
Paroisse de Saint - Pierre
XXIIème ANNEE - N° 5
MAI 1981
BULLETIN
PAROISSIAL
DU DIOCÈSE
D'AOSTE
Sainte Marie,
mère de Dieu,
priez pour nous!
Impara a vedere:
avrai imparato a pregare!
La Voce dei Campanili
L'Echo de nos montagnes
Tip. Valdostana - Ao


Testo Originale Estratto
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Lettera
del Vescovo
alla
Parrocchia
di St-Pierre

Carissimi parrocchiani di Saint-Pierre,
la recente visita pastorale aveva instaurato tra voi e il Vescovo un
colloquio interessante che si è dovuto interrompere con la fine della visita
stessa. Ora però si presenta l'occasione di riprendere quel colloquio sul
Bollettino Parrocchiale e io ne approfitto molto volentieri. Alle parole dette
a viva voce, ne aggiungo altre scritte esclusivamente per voi, affinchè
possiate rileggerle anche in seguito per ricordare i propositi maturati e
riconfermare gli impegni presi.
Ricorderete certamente che i più interessanti temi da noi trattati fu-
rono questi: significato e valore della vita, santità della famiglia e forma-
zione spirituale dei giovani, per metterli in grado di conoscere e seguire
la loro vocazione.
Del valore della vita parlammo la sera in cui si celebrava la Messa
in suffragio dei defunti della parrocchia. Allora ci domandammo che cosa
farebbero i nostri morti se potessero tornare a vivere sulla terra, e non
trovammo difficoltà a convenire che s'impegnerebbero con tutte le forze
da figli di Dio; perchè questa è l'unica cosa che valga: tutto il resto è fumo.
Dall'insegnamento della morte cercammo di far scaturire il proposito
di comportarci in modo tale da non doverci rammaricare — al termine dei
nostri giorni — per avere speso il tempo in cose vane e dannose, sottraen-
dolo all'unica cosa che vale: l'amicizia con Dio e l'osservanza della sua
legge. Ricordiamole bene queste riflessioni e traduciamole nella realtà del
vissuto quotidiano. Ecco ciò che veramente importa.
Della famiglia dicemmo che è una vocazione alla santità. Così va in-
tesa dai giovani che pensano alle nozze; così va costruita di giorno in gior-
no dagli adulti che sono già sposati. Parliamo di famiglia come di una
«Chiesa domestica», dove regna la pace di Cristo, dove risuona la pre-
- 1


Testo Originale Estratto
ghiera, si ascolta la parola di Dio, si combatte l'egoismo, si esaudisce la implorazione del povero, si conoscono e si compiono i doveri sociali. L'immagine della famiglia cristiana ci apparve molto bella; ora bisogna impegnarsi a realizzarla. Non si può pretendere che quella immagine la realizzino gli altri, mentre noi stiamo a guardare. I giovani non hanno certo dimenticato di essere stati messi in guardia dalle attenzioni e dalle insinuazioni dei falsi maestri e dei falsi amici. L'unico maestro è Cristo e l'unico vero amico è ancora Cristo. Verso di Lui devono orientarsi tutte le energie e tutte le esuberanze dei giovani. Nella fedeltà a Cristo sta la vera libertà: la libertà infatti non consiste nella possibilità di scegliere tra il bene e il male, ma nella facoltà di scegliere tra il bene e il meglio. E' libero colui che non si lascia catturare dalle tentazioni del denaro, del piacere, dell'egoismo e da altri vizi che è facile condannare e difficile evitare. Cari parrocchiani, la visita pastorale - ve lo dicevo già quand'ero tra voi - deve lasciare un segno duraturo nella vita dei singoli fedeli e di tutta la parrocchia: ecco perchè torno a parlarvene e continuo ad esortarvi, incoraggiarvi e benedirvi affinchè i frutti della visita rimangano e si moltiplichino. + Ovidio LARI, Vescovo Visita Pastorale La visita Pastorale nella nostra scuola Il Vescovo oggi, 31 marzo, è venuto a visitare la nostra scuola, ma specialmente noi di quinta perchè dobbiamo fare la Cresima ... Sua Eccellenza ci disse che non solo durante la preparazione della Cresima bisognava essere più buoni e fare qualche sacrificio ma anche dopo aver ricevuto quel sacramento. Io sono stata molto felice che il Vescovo sia venuto da noi e lo ringrazio anche di averci dato tanti consigli utili per il nostro futuro. (Luboz Deborah) *** La visita del Vescovo Noi bambini di quinta fra pochi giorni, riceveremo la Cresima. Il Vescovo, discendente degli apostoli, ha voluto venire a visitare la nostra comunità cristiana. Questa visita si chiama Pastorale, è iniziata oggi e finirà domenica. Oggi, che è una giornata piuttosto brutta, perchè piove a dirotto, il Vescovo ha iniziato la sua visita, proprio qui da noi. Egli ci ha parlato con molta generosità e gentilezza. Noi gli abbiamo fatto molte domande ma Lui non si stancava mai di parlare. Ci ha detto che noi siamo ammessi tutti alla Cresima, ma, poi ci ha raccomandato ancora che dopo aver ricevuto il Sacramento, dovremo impegnarci ancora di più perchè da liberati saremo liberatori. Io so che il Vescovo in questa settimana celebrerà la Messa per i morti, un'altra volta per le donne, si incontrerà anche con i ragazzi delle medie e gli altri più grandi. Domenica, noi, dalle sue mani, riceveremo il sigillo dello Spirito Santo, ed io mi voglio impegnare a diventare brava e coraggiosa nella fede. Io, quando Monsignore è venuto, avevo paura perchè me lo immaginavo diverso, però sono contenta che noi in Valle d'Aosta abbiamo un Vescovo bravo e che ci insegna bene la Parola di Dio. (Celesia Sabrina) LA CRESIMA Saluto del Sindaco Eccellenza, ho l'onore, a nome di tutta la popolazione e della Amministrazione Comunale di Saint-Pierre di porgerLe un cordiale benvenuto. Ritengo di estrema importanza la presenza di Lei tra di noi per un duplice motivo: innanzitutto perchè i bambini oggi ricevono la Cresima, sacramento che da una parte coronerà la preparazione acquisita giorno per giorno attraverso la preghiera e lo studio, dall'altra perchè si sentiranno d'ora innanzi impegnati ad essere testimoni di fede e di speranza. Secondo perchè Lei nell'odierna visita Pastorale, in quanto Pastore della Diocesi, porta mediante la preghiera e la benedizione un segno tangibile di pace e di amore a tutti noi, tematiche da riproporsi con dovuta accortezza alla nostra società dove i valori temporali stanno per avere il sopravvento sui valori umani e morali. Formulo quindi a Lei i migliori auguri per un buon apostolato. - 3


Testo Originale Estratto
Benvenuto di due bambini
Ecc.mo Monsignor Vescovo,
sono lieta di porgerLe, a nome di
tutti i cresimandi, il benvenuto nella
nostra parrocchia e il ringraziamento
per la sua paterna presenza a Saint-
Pierre.

Abbiamo atteso con trepida emo-
zione questa giornata così importan-
te per noi. Tra poco, riceveremo dalle
Sue mani il sacramento della Cresi-
ma, che ci darà la forza di diventare
grandi, di assomigliare più a Gesù e
di essere suoi testimoni.

E' una grazia che il Signore ci elar-
gisce in un momento particolarmente
delicato della nostra vita. L'infanzia
spensierata sta per finire e l'adole-
scenza così ricca di entusiasmi, e di
ideali, ma anche di problemi, di incer-
tezze, di turbamenti e di crisi, ci at-

tende. E' facile smarrirsi se non si è
pronti e vigilanti, perché il male è in
agguato e ci alletta con le sue tenta-
zioni.

Sì, ora più che mai, è necessario
essere forti e non perdere di vista il
messaggio evangelico. Se la luce del-
la fede illuminerà il nostro cammino,
sia nelle ore liete che in quelle tristi,
sapremo essere dei veri cristiani.

E' la preghiera che oggi, in partico-
lare, rivolgiamo al Signore, affinché
i doni dello Spirito Santo scendano
copiosi su di noi.

Invochiamo anche su di Lei, eccel-
lenza, su tutti i Pastori della Chiesa
e sul nostro amato Parroco, la bene-
dizione celeste, affinché, nel nostro
paese, nella diocesi di Aosta, in Ita-
lia e nel mondo intero, trionfi sempre
il Regno di Cristo, Regno di pace e
di amore, di giustizia e di santità.

Benvenuto al Vescovo

Dal tema
«LA MIA CRESIMA»

La Messa è iniziata con dei canti,
poi ci sono state le letture, l'omelia,
e infine il rito della Cresima. Per pri-
ma cosa il Vescovo ha invitato tutti
a rinnovare le promesse del Battesi-
mo e alle sue invocazioni noi rispon-
devamo: Rinuncio e Credo; poi ha ste-
so le mani per invocare lo Spirito San-
to e infine ci ha unto la fronte col Sa-
cro Crisma.
(Chappuis Paola)
***
Siamo entrati in fila nella Chiesa e
lì i cantori hanno eseguito dei canti.
In seguito, noi tutti abbiamo chiesto
perdono dei nostri peccati. Poi il Par-
roco ha letto il Vangelo e il Vescovo,
nell'omelia, l'ha spiegato. Essi hanno
steso le mani per invocare su di noi

i sette santi doni. Quindi il Vescovo
ci ha dato la Cresima; accompagnato
dal mio padrino, andavo verso il Ve-
scovo sempre più emozionato.
(Cheney Loris)
***
Dopo l'omelia, incominciò il rito del-
la Cresima. Il Vescovo invitò tutti i
cresimandi a rinnovare gli impegni del
Battesimo, poi stese le mani e invo-
cò lo Spirito Santo. Venne quindi il
momento più importante, cioè quello
in cui il Vescovo, col Sacri Crisma,
ci fece un segno di croce sulla fronte.
(Nicola Di Francesco)
***
Quella giornata mi è piaciuta per-
ché ho ricevuto i doni dello Spirito
Santo che, nella vita, si ricevono una
volta sola.
(Menegatti Corrado)

I Cresimati dopo la cerimonia

4 — 5


Testo Originale Estratto
Ho trascorso una delle giornate più
belle della mia vita.
(Igor Nucci)
***
La settimana prima il Vescovo è ve-
nuto a scuola; ci ha raccomandato di

andare tutte le domeniche a Messa.
Il giorno della Cresima, durante la
Messa, il Vescovo ci ha spiegato che
la Chiesa siamo noi ...
Il giorno della Cresima l'ho passato
benissimo.
(Deborah Scanavino)

Festa dei cantori

Domenica 14 dicembre 1980, gior-
no successivo alla festa patronale di
Santa Lucia, si svolse particolarmente
solenne l'annuale festa dei cantori.
Alle ore 10 S. Messa cantata con l'e-
secuzione della «Iª Pontificalis di D.
L. Perosi», mottetti e canti vari. Alle
12 ci aspettava un magnifico pranzo
al nuovo Hôtel Saint-Pierre. Ma il mo-
mento più intenso della giornata fu,
terminato il pranzo, la consegna al M°
Carlo Poser di una medaglia d'oro e di
una pergamena a ricordo dei 40 anni
di servizio quale organista e maestro
del coro nella cantoria di Saint-Pierre.
Giunto nel nostro paese nel 1940 es-
sendo militare presso le «Casermet-
te», su invito dell'allora Parroco Don
Gadda, iniziò ad accompagnare all'or-
gano le funzioni domenicali e festive.
Terminata la guerra e sposatosi il M°
Poser si stabilì definitivamente in Val-
le d'Aosta dapprima abitando a Saint-
Pierre e quindi ad Aosta e trovando
impiego presso gli stabilimenti Co-
gne. Iniziò così una intensa attività

Il festeggiato ringrazia
che portò la nostra cantoria a raggiun-
gere ottimi livelli nell'esecuzione del
repertorio che diventava sempre più
vasto.

Venne in seguito formata la Corale
di Saint-Pierre che ottenne ampi con-
sensi e che ebbe, nonostante il gran-
de impegno del M° Poser, momenti di
crisi interna fino a sciogliersi defini-
tivamente qualche anno fa. Quante do-
meniche, quante festività ed occasio-
ni solenni, quanti funerali, matrimoni
hanno visto l'impegno costante del
nostro M° Poser.

Con quanto amore e pazienza ci ha
saputo guidare durante tanti anni, con-
siderando che la sua attività, mano
a mano che gli anni passavano, si e-
stendeva sempre più: Corale la Clicca
di Saint Martin de Corléans, corale di
Introd, cantoria di Valtournenche ed
altre ancora, per non parlare dei bam-
bini delle elementari di Saint Pierre
e di diverse altre scuole, i corsi di

organo per i giovani e tante altre at-
tività che sfuggono ma che hanno in-
dubbiamente contribuito a farci amare
la musica e a farci capire quanto sia
bello il cantare insieme.

Tutto ciò veniva ricordato dal Par-
roco, dal Sindaco, da Josette e da tut-
ti coloro che anche con poche parole
o con la loro presenza hanno voluto
stringersi in segno di gratitudine at-
torno al M° Poser.

Ma c'era anche un'altro festeggia-
to quel giorno ed era il nostro amato
Don Aldo che 10 anni prima aveva fat-
to il suo ingresso a Saint-Pierre, pre-
cisamente nel giorno dei Santi. Ab-
biamo voluto ricordare con una perga-
mena e «le bocce» — (Don Aldo è un
campione nel gioco delle bocce, det-
ta di alcuni suoi acerrimi nemici - nel
gioco s'intende!!!) - il suo fruttuOso
operato presso di noi, il suo impegno
presso la nostra comunità, il suo mo-
do di essere presente con tanto tat-
6 -
- 7
Festa dei Cantori


Testo Originale Estratto
to, discrezione e simpatia nei vari mo-
menti più belli e meno belli che han-
no caratterizzato la vita di questi 10
anni.

In occasione della festa annuale
vennero anche ricordati i cantori de-
funti: Oreiller Eligio, Bois Alberto, Be-
senval Alfredo, Gilardi Cino, Centoz
Luigi. Scrivo questo articolo a pochi
giorni dalla dipartita di un'altro anzia-
no cantore: Savoye Séraphin. Lo ricor-
diamo insieme a coloro che l'hanno
preceduto e che per tanti lunghi anni
hanno dato esempio di fede ed attac-
camento alla Chiesa con la loro co-
stante presenza ad ogni funzione. Che
il loro operato non venga dimenticato
e che possa essere di sprone per i
giovani che in questi ultimi anni han-
no ridato vigore alla cantoria e che
si dimostrano sempre impegnati ed
entusiasti. Ci auguriamo che ne arri-
vino anche altri, basta solo un po' di...
buona volontà.

E naturalmente al M° Poser e a Don
Aldo auguriamo «ad multos annos»!
Guido P.

La pagina di noi ragazzi

Anno internazionale dell'Handicappato
Lettera di uno spastico

«Non so se ti è mai capitato di ve-
dere per strada un bambino o un uo-
mo che camminavano in modo strano,
barcollante, oppure erano addirittura
in carrozzine molto grandi. Se ti è ca-
pitato, probabilmente li avrai guardati
a lungo e ti sarai chiesto che cosa
avevano quelle persone. Qualcuno ti
avrà magari detto di non guardare per-
ché erano degli ammalati, ma tu, in
fondo, avrai capito bene perché ci fos-
sero in giro persone di quel genere.
Bene! Ora cercherò di spiegartelo io,
perché io sono una di quelle persone.
O meglio, io sono uno spastico. E'
questo, infatti, il nome che si dà a
queste persone. Ma che cosa vuol di-
re essere spastico?

Quando nasce un bambino, di soli-
to è un momento molto bello per tut-
ti: la mamma, il papà, i i nonni sono
felici di vedere quel bel bambino che
hanno tanto aspettato ed il bambino
comincia a vivere come tutti gli altri,
piangendo quando ha fame e ridendo
8 —
quando è sazio. Ma purtroppo non
sempre è così; qualche volta c'è qual-
cosa che non va. Può accadere che
un bambino non nasca bene, perché
magari nasce prima del tempo o per-
ché il momento della nascita è un
momento particolarmente difficile e
non sempre va tutto bene come do-
vrebbe, o perché la mamma, mentre
lo aspettava, non era stata bene, o
per tanti altri motivi troppo lunghi da
spiegare. E allora succede un guaio.

Il bambino appena nato è molto,
molto fragile e anche la più piccola
cosa può fargli molto male, così può
succedere che se accade uno di que-
sti inconvenienti il bambino si amma-
li nel sistema nervoso. Che cos'è il
sistema nervoso? Il tuo insegnante te
lo può spiegare meglio di me. Io ti
dico solo che il sistema nervoso è l'
insieme dei nervi e delle cellule che
regolano tutti i movimenti che fai an-
che tu e che partono tutti dal cervel-
lo. Quando muovi una gamba, una ma-
no, la bocca ... sono le tue cellule ner-
vose che fanno partire il movimento
dal cervello e lo fanno arrivare dove
vuoi tu.
Ecco, un bambino spastico è am-
malato proprio dove partono i movi-
menti del cervello e perciò non si può
muovere come vuole. Ma allora, se
è ammalato nel cervello, non capisce
niente uno spastico? Questo non è as-
solutamente sempre vero! Tutto di-
pende dal punto del cervello che è
stato colpito... Ci sono spastici che
potrebbero benissimo suggerirti la so-
luzione del problema che tu non rie-
sci sempre a trovare, mentre ve ne
sono altri che hanno bisogno di esse-
re molto aiutati perché non vedono
bene, o sentono poco...
Ma tu ti domanderai perché ti sto
parlando degli spastici. Il fatto è che
ho bisogno anche di te, sì proprio di
te. Gli spastici hanno bisogno di ave-
re tanti amici perché purtroppo non
ne hanno tanti, anzi, ne hanno pochis-
simi. Ti sembra giusto che un bam-
bino, perché fa fatica a scrivere, non
possa andare a scuola come tutti gli
altri bambini? Ti sembra giusto che
un bambino che non può camminare,
debba essere lasciato a casa sempre
solo? Ti sembra giusto che non si
faccia lavorare un uomo spastico per-
ché fa il suo lavoro più adagio degli
altri?...
Molti non vogliono avere degli spa-
stici come amici; quando li vedono ri-
dono di loro perché camminano e par-
lano male; non li vogliono nemmeno
vedere. E tutto questo è molto brutto
per gli spastici, perché si sentono
sempre più soli e senza amici... Tu
mi sei amico?... Se ti capita di avere
un compagno spastico, invece di la-
sciarlo solo, puoi aiutarlo a giocare
insieme.

Puoi fare molte cose per esserci a-
mico, ma se decidi di farlo, lo devi fa-
re volentieri e non per obbedire a
qualcuno, se no, è meglio che lasci
perdere, perché noi vogliamo solo a-
mici sinceri... spero che tu mi sia a-
mico».
Uno spastico

Natale all'Asilo


Testo Originale Estratto
SAINT-PIERRE 1981: La Sezione AVIS compie dieci anni

«Verbale dell'Assemblea costituti-
va della Sezione AVIS di St-Pierre.
L'anno 1971, il giorno 26 giugno al-
le ore 20,30 si sono riuniti nella sala
parrocchiale di St-Pierre n. 50 soci a-
visi, di cui una parte già iscritti nel-
le Sezioni di Aosta e di Villeneuve,
per procedere alla costituzione della
Sezione AVIS di St-Pierre.
Alla presenza del sig. Rocca Ezio,
in rappresentanza del presidente re-
gionale dell'AVIS, prof. Senatore Ber-
thet, che ha illustrato le finalità del
sodalizio...
... si è proceduto alla costituzione
del direttivo sezionale».
Lo stralcio del verbale che vi ho
appena riportato ci ricorda che sono
passati dieci anni; ricorre infatti que-
st'anno il decimo anniversario della
fondazione della Sezione AVIS di St-
Pierre.
Da allora è cambiato poco, pratica-
mente solo il numero dei soci che si
è pressoché triplicato.
Non intendo con questo dire che si
è fatto niente ma bensì che è rimasto

intatto lo spirito umanitario e la fer-
ma volontà di proseguire nell'intento.
Un doveroso riconoscimento va quin-
di a tutti coloro che si sono adoperati
per far crescere e continuare questa
Associazione di vitale importanza per
tutti.
Un aspetto altrettanto importante è
l'ambiente sincero ed amichevole che
si è instaurato in questi anni; è in ta-
le clima che i vari Consigli Direttivi
succedutisi nel tempo hanno organiz-
zato, ogni anno, piacevoli manifesta-
zioni.
E' infatti abitudine della nostra Se-
zione, ad anni alterni, e bilancio per-
mettendo, incontrarsi ed organizzare
delle simpatiche gite, quali, per esem-
pio: Venezia, Pisa, Firenze, Verona,
oppure, più semplicemente passare la
giornata insieme tra attestati di bene-
merenza e un buon pranzo in un risto-
rante dei dintorni.
Lo sport, anch'esso, quale mezzo di
diffusione degli scopi della Associa-
zione, ha avuto il suo spazio in seno
ai nostri programmi; a tal proposito

è da ricordare la nostra numerosa
partecipazione alle manifestazioni
sportive organizzate dalle varie Sezio-
ni regionali (molto rare, purtroppo, le
nostre medaglie ma tutti sanno che l'
importante è partecipare).
Il 1981, oltre a ricordarci avveni-
menti passati, ci propone un nuovo
consiglio direttivo che resterà in ca-
rica per tre anni.
Dall'Assemblea Ordinaria dei Soci
del 21-2-1981 sono risultati eletti:
Consiglio Direttivo:
Presidente: Italo Manella
Vice Presidente: Del Degan Ivo,
Chioso Mario
Segretario: Christille Oscar
Amministratore: Boson Carlo
Consigliere addetto alla stampa e
propaganda: Carlin Marco

Consigliere addetto alla programma-
zione e sviluppo: Oreiller Marco
Consiglieri: Charruaz Enrico, Vaudois
Luigi
Collegio dei Sindaci: Carlin Ales-
sandro, Campese Marco, Barmaverain
Franco
Collegio dei Probiviri: Bochet Ca-
millo, Persod Pierre, Dufour Carlo.
Noi, Donatori Volontari del Sangue,
convinti dell'opera fin qui svolta, ri-
volgiamo un invito a tutti coloro che
ritenessero validi i nostri principi af-
finché diano prova concreta dei loro
intenti; a tale scopo il Consiglio Di-
rettivo è a disposizione delle persone
che avessero necessità di ulteriori in-
formazioni.
C. M.

I lavori sono alla fine:
l'impresario sembra
soddisfatto

Si lavora sul tetto della chiesa

10 —
— 11


Testo Originale Estratto
Ricordo di don Joyeusaz

Un sacerdote tutto serenità, atten-
zione ai pellegrini, volontà di com-
mentare ogni particolare della Caset-
ta di don Bosco, del santuario, dei luo-
ghi che Giovannino Bosco frequentò,
e di quelli che apparvero nei suoi so-
gni.

Una preghiera finale «assieme» e
un «Don Bosco vi benedica sempre»
era l’ultimo saluto che don Joyeusaz
Marcello lasciava ai devoti di don Bo-
sco e pellegrini al Colle don Bosco.

***
Dal 1974 al ‘79 fu lì alla Casetta
con l’ufficio e le braccia aperte a tut-
ti, pronto a spiegare, a correre qua e
là, a ricevere offerte, a dar buoni con-
sigli, a confessare.

Era gioioso di nome e di fatto, per-
ché il suo animo, pieno di grazia e di
donazione al Signore e alla Madonna,
lo rendevano sempre allegro, servi-
zievole, accondiscendente.

Il suo amore a don Bosco era stra-
ordinario; non solo ne conosceva la
vita come pochi; ma la meditava per
comprenderne sempre meglio il pen-
siero, ne studiava i sogni, come per
trovarvi il pensiero del Santo sulla pe-
dagogia salesiana. L’affetto che por-
tava a don Bosco lo fece uno studioso
della sua Casetta e della sua storia,
quando ne parlava ai pellegrini, diven-
tava tanto eloquente, che oltrepassa-
va, senza accorgersene, i limiti del
tempo troppo veloce, tanto era com-
preso; e gli sembrava che nessun par-
ticolare dovesse essere trascurato.
Era persino geloso di quanto riguar-
dava i «luoghi santi salesiani », dei
quali conosceva con esattezza tutta
la storia...

Don Joyeusaz era nativo della Val
d’Aosta, a Saint-Pierre, ove vivono an-
12 —

cora un fratello e tre sorelle con le
loro famiglie, figli e nipoti. Studiò a
Cuorgnè, Valsalice e Ivrea. Da 60 an-
ni era Salesiano e da 50 sacerdote.

Fu un salesiano attivissimo e dina-
mico; l’ansia apostolica di don Bosco
lo pervadeva e l’intensità che lo ani-
mava dava a lui un coraggio non co-
mune per affrontare opere grandi an-
che in mezzo a molte difficoltà. Era
uomo di Dio per la sua fede e fedeltà
a Dio e alla sua consacrazione religio-
sa e salesiana.

Fu per 25 anni direttore a Perosa, a
Ivrea, a Canelli, a Cumiana, a Muzza-
no e (per 12) al Colle don Bosco.
Quando nel 1940 si aprì l’Istituto Ber-
nardi Semeria, egli vi giunse con 25
giovani che l’anno dopo divennero 120
e poi anche 250. L’opera salesiana del
Colle in quei 12 anni attraversò pe-
riodi difficili per la situazione bellica
e partigiana, per la mancanza di co-
municazioni e di vettovaglie. Centina-
ia di giovani provenienti dalla Lom-
bardia e dal Veneto impararono l’ar-
te grafica, meccanica, falegnameria e

agraria. Molti di essi partirono per le
missioni salesiane di vari continenti,
America, Australia, Asia.

Fu per 4 anni maestro dei novizi,
per 5 ispettore della Novarese Elveti-
ca, lasciando ovunque un prezioso ri-
cordo e grandi valori spirituali nel
cuore di molti confratelli e giovani.

Era l’uomo saggio, che ha raggiun-
to il dominio di sè, sottomettendosi in
tutto al volere di Dio, nelle circostan-
ze di ogni giorno; saggio nel giudica-
re, senza precipitazione; e, nel giudi-
care, sempre in clima alla compren-
sione e alla paziente sopportazione,
saggio nel perseguire, con costanza e
pazienza, i suoi fini, e nel saper aspet-
tare, senza dimenticare la méta alla
quale voleva arrivare.

La sua forza fu nella sua obbedien-
za; non avrebbe fatto un passo, senza
appoggiarsi all’ubbidienza ai suoi su-
periori, ben sapendo che ciò che non
si fa nell’ubbidienza è fuori della vo-
lontà di Dio. Alle proprie idee prefe-
riva quelle dei suoi superiori, giudi-
cando, in tutta umiltà, che ciò che dà
valore alle idee è il fatto che corri-
spondano, nell'ubbidienza, alla volon-
tà di Dio. Una volta che aveva assicu-
rata la volontà di Dio in quella dei su-
periori, non aveva più paura delle
difficoltà che potevano intrecciare il
suo cammino. Questa norma gli era di
grande sicurezza nel suo lavoro di e-
ducatore: voleva solo esser sicuro di
fare come avrebbe fatto don Bosco,
ma la prova di ciò la vedeva solo nel-
la umile sottomissione ai suoi supe-
riori, che per lui erano guide sicure.
Quando aveva quella certezza, nulla
sembrava fargli paura; le difficoltà
non contavano.

Con lui scompare un altro dei con-
fratelli che hanno dato una luminosa
testimonianza di vita salesiana, nella
semplicità eroica del dovere quotidia-
no, ma scompare soprattutto uno de-
gli artefici dell'Ispettoria Centrale che
ha dato tanti confratelli alla Congre-

[Image: Group photo]

Pompieri del Borgo negli anni prima della guerra

— 13


Testo Originale Estratto
gazione, che ha consacrato alla pro-
va una esperienza di spirito salesia-
no, che ha avuto parte preponderante
nella grande impresa missionaria che
la nostra Congregazione realizzò do-
po la prima guerra mondiale e in se-
guito.
La malattia di non Joyeusaz ha da-
to una misura della sua tempra spiri-
tuale ed ha continuato, nella sofferen-
za, la sua missione.
Nell'estate 1979 infatti si rivelò im-
provvisamente un tumore maligno al-
l'intestino e al rene. L'operazione lo
rimise in grado di vivere in comunità
riducendo la sua attività pastorale al
confessionale e alla ricerca storica
sulla famiglia di don Bosco per le pub-
blicazioni del bollettino «Il tempio di
don Bosco».
Alla ripresa del male nel luglio '80,
a poche ore dalla morte per intossica-
zione del sangue, si dichiarò «deside-
roso di andare al Signore, ma pronto
ad accettare ancora le sofferenze, se
esse potessero servire alla Chiesa e
alla Congregazione e alle vocazioni».
Il Signore accolse la sua offerta di
vittima.
Dal 28 luglio 1980 al 5 aprile 1981,
don Marcello rimase immobile su un
fianco del letto, con sofferenze alter-
ne nella intensità e nelle forme. Ma di
queste nessuno se ne accorse, eccet-
to chi lo curò ed ebbe le sue confi-
denze. Sereno, sorridente, silenzioso,
in conversazione attraente e memore
delle cose che riguardavano ognuno
dei numerosi visitatori, esprimeva pa-
role di fede, di incoraggiamento, di
bontà, di impegno a tutti. E pregava
senza sosta, recitando il Rosario, il
breviario finchè potè, concelebrando
ogni giorno dal letto fino all'ultimo
giorno senza eccezione.
La lunghezza della degenza, senza
mai un solo lamento, e con serena pa-
14 —
zienza e un bel «Deo gratias» per o-
gni penosa cura del suo corpo, in len-
to sfacelo sotto i graffi interni del tu-
more, gli fece desiderare ardentemen-
te di incontrare il Signore. Ma si curò
fino all'ultimo cucchiaino di caffè che
lo stomaco stretto dalla malattia ri-
fiutò.
Fu un altare il suo letto, e un pul-
pito, il migliore della sua vita. La ma-
lattia illuminò tutto l'ardore, la sere-
nità, la severità, l'osservanza religio-
sa della sua sequela di Cristo, nel no-
me e sotto lo sguardo di Maria.
Un Salesiano
Erano bambini, adesso sono nel
pieno della vita
NUOVI MEMBRI
DEL POPOLO DI DIO
17) Il 7 dicembre è stata battezzata
BERARD ELEONORA di Ezio e di Ron-
zani Anna Maria. Padrini: Ronzani Ste-
fano e Bérard Vilma.
1) Il 29 marzo battesimo di FOCA-
RILE ALESSANDRA FIORELLA di A-
lessandro e di De Sanctis Leda. Padri-
ni: Rovida Gian Ercole e Rovida Luisa.
2) Il 29 marzo battesimo di MOSCO-
NI MATTEO DAVIDE di Silvio e di Ga-
staldi Antonella. Padrini: Battaglini
Vittorio e Gastaldi Nicla.
3) Il 19 aprile è stata battezzata
TONSO CHRISTINE DORINE di Mario
e di Bertin Danielle. Padrini: Tonso
Bruno e Tonso Elda.
4) Il 26 aprile battesimo di FERRE-
RE LAURA di Felice e di Lale Demoz
Elda. Padrini: Ferrere Valter e Lale
Castain Wilma.
NUOVI FOCOLARI CRISTIANI
8) Il 14 dicembre matrimonio tra
CARLETTI RENATO e BELLI MAURA.
Testimoni: Daldon Giuseppe e Belli
Gisella.
* * *
I NOSTRI DEFUNTI
21) Il 27 novembre, in Ospedale, è
morto PELLISSIER ARSENE, di anni 81.
Fu la sua una vita di lavoro, dedi-
cata alla famiglia, con quell'impegno
generoso che solo l'amore giustifica.
Potrò nel cuore e nella vita la fede
dei suoi padri, fede che lo guidò e aiu-
tò anche negli ultimi tempi in cui la
salute non era più buona. Paziente e
coraggioso nel bene, come nei mo-
menti del dolore, fu aiutato sempre
dalle cure affettuose della moglie e
dei figli.
– 15


Testo Originale Estratto
1) Il 4 gennaio, in Ospedale, è mor-
to RONZANI DOMENICO, di anni 62.
Nativo di Lusiana (Vicenza), era da
parecchi anni a Saint-Pierre e aveva
meritato la stima e l'affetto di tutti.
Carattere buono, generoso, con gran-
di sacrifici aveva saputo dare avveni-
re a sè e alla sua famiglia la sua fe-
de fu sempre limpida e coraggiosa,
dando esempio a tutti di fedeltà sin-
cera alla Parola di Dio. Negli ultimi
anni sovente dovette farsi ricoverare
all'Ospedale, ma sempre mantenne u-
na grande serenità di cuore, con l'aiu-
to grande della moglie e della figlia.

2) In Ospedale, a Torino, il 7 gen-
naio è morto RAVELLI EMILIO di anni
50.
Un male terribile, in pochissimo
tempo, ha stroncato la forte fibra di
Emilio, lasciando in un enorme dolore
la moglie e i figli. Uomo grandemen-
te generoso, amava il lavoro e la sua
bella famiglia con la grande costanza
di chi sa che il dono di sè stesso è il
più grosso impegno della vita. Lascia
ai suoi cari anche l'esempio di una
fede viva, basata sui valori che supe-
rano i confini della terra. Il suo corpo
riposa nel cimitero della nativa La
Thuile.

3) Il 18 marzo è morta ad Aosta BE-
SENVAL PIERINA di anni 83. Da qual-
che tempo si trovava in una casa di
riposo di Aosta, dove aveva scelto di
16 -
andare per trascorrere gli ultimi anni
della sua vita.
Non sempre ebbe una vita facile,
ma con coraggio affrontò le avversità,
aiutata anche dalla fede. Andò a lavo-
rare anche lontano, portando sempre
nel cuore il desiderio di una vita se-
rena, in pace con Dio e con gli altri.

4) Il 17 aprile è morto SAVOYE SE-
RAFINO di anni 81. Da tempo la sua
salute non era più buona, sovente do-
veva recarsi all'ospedale, dove le cu-
re si facevano più dure e pesanti, aiu-
tato dal grande affetto della moglie e
dei figli. Uomo retto, lavoratore, ebbe
sempre una grande fede che illuminò
il suo impegno di vita e fu conforto e
dedizione nella malattia.
Cantore emerito, per tanti anni ac-
compagnò col canto i momenti di gio-
ia e di dolore della sua comunità par-
rocchiale: anche in questo ci lascia
esempio di grande dedizione.

5) Il 24 aprile, in Ospedale, è morta
THERISOD TERESA di anni 62.
La sua morte, quasi improvvisa, la-
scia in grande lutto il marito Giusep-
pe, i figli e quanti l'amavano.
Era una donna forte, coraggiosa, so-
stegno generoso della sua famiglia.
Trovò sempre nella fede trasmessa
dai suoi antenati un punto di riferi-
mento importante, che l'aiutava a por-
tare avanti i doveri della vita.

PER LA CHIESA
In memoria di Oreiller Emilio; Chiante-
lassa; Campese Marco; in memoria Guyon
Pellissier Innocenzo; Pompieri Etavel; N.
N.; Bérard Eleonora; Pompieri Borgo;
Ronzani Guido; Persod Pierre; in memo-
ria Terradura Alessandro; Junod; Zanivan-
Lettry; in memoria Chentre Mario; Mo-
randi Sebastiano; Cortiana; Berthod Vit-
torio; Berthod Edoardo; Berthod Guerri-
na; Savoie; Baldracchi; in memoria Vau-
dois Silvano; Zemoz Franco; Pozzini; Ban-
nard; Charruaz Enrico; Farinet Emilio;
N.N.; Luboz Robert; Bovard; Carletti-Bel-
li; Amelia e Riccardo Motta; Chabod-Sa-
voye; Savoie Pierre; in memoria Favre
Enrico ed Elsa; Lale Demoz Faustine; De-
gani Margherita; Lettry Georgette; Pail-
lex Marino; in memoria Pellissier Arsene;
Cognetn Bruno; Rogato; Gard Osvaldo;
Jacaccia; in memoria Rossan Cirillo e
Modeste; Cognetn Enrico; N. N.; Longis
Angiolina e Anna; in memoria Berthod A-
lice; Zuppini; Battistioli; Arnollini; David
Ernesto; Vuyet; Lale Demoz Campese; in
memoria Jordaney Osvaldo; in memoria
Ronzani Domenico; Persod Mario; Cen-
toz Giulio; Del Negro Torindo; N.N.; Bar-
maverain Roberto; Dayné Livio; Belfrond;
Vironda Gambin; Glarey Paolo Augusto;
Del Degan Ivo; Boverod; Perron; Lale Te-
resa; in onore S. Antonio; in memoria
Christille Adele; in memoria Charles Ago-
stino; in memoria Cognetn Flaviano e Ra-
velli Emilio; in memoria Ravelli Emilio;
Lale Gerard Vincent; N.N.; N.N.; Pallais
Guido; Cossard Celestina; Franchin Ma-
rio; in ringraziamento alla Madonna; Sa-
voye Serafino; sorelle Lale Murix; Oreil-
ler Vittorio; Bochet Grato; Carlin Perside;
Celesia Lubino; Piccoli; Gallinod; Chamo-
nin; Charrère Evasio; in memoria Arnod
Eliseo; Lale Lacroix Luigi; Lale Lacroix
Francesco; N.N.; Cognetn Mario; in me-
moria Ceranto Antonio e Teresa; Batti-
stoli Silvio; Carlin Alessandro; in memo-
ria Lale Lacroix Pietro; Grange Marcel;
Curtaz; Lettry Dante; Favre Mauro; Ga-
rin Piergiorgio; Lale Murix Eligio; David
Ernesto; Cremaschi; Jorrioz Joseph; N.N.;
Lale Demoz Bruno; Micotti Ernesto; Fe-
noil Maurice; Carrel; Borre Giuseppe; Par-
leaz Renzo; Bochet Aldo; Nervino; Brazza-
le; Therisod Vittorio; Borney Jules; N.N.
in onore S. Lucia; prima media; in me-
OFFERTE
moria Ravelli Emilio; Lale Murix Ottino;
Fillietroz; in memoria Domaine Filippo;
in memoria Thomasset Ernesto ed Emma;
in memoria Besenval Pierina; in memoria
Arnod Eliseo; Martinet; Glarey Augusto;
Jordaney; in memoria Persod Luigi; in
memoria Lale Perrin; N.N.; in memoria
Centoz Battista; in memoria Bovet; in
memoria Berthod Franco; Lale Gerard
Pierre; in memoria Iannino Vito; Théri-
sod Camilla; N.N.; Nucci; Arnod Edvige;
Bérard Alfonso; Loropiana; FenoiI Tobia;
Verzoni; in memoria Savoye Serafino; in
memoria Thomasset Eliseo e Alda; Motto;
Chenevier Lillian; in memoria Thérisod
Teresa; Thérisod Simon; N.N..
Totale L. 4.247.000.
***
Oreiller Rita; N.N.; N.N.; Bétemps; N.
N.; Bonin Eddy; Luboz Giuseppe; Bovard;
Rini; Perruquet; Farinet Emilio; Luboz
Roberto; Savoye Luigino; Curiat Maurice;
Lale Demoz Faustine; Bonfanti Epifanio;
Bochet Nicoline; Lettry Georgette; Bois
Adolfo; Cognetn Bruno; Longis Angiolina
e Anna; Gard Osvaldo; Luira Aldo; Crema-
schi; Chabod Nadia; Iannino Ezio; Batti-
stoli; Lucchetti Rosa; Lale Demoz Bruno;
Vuyet; Garresi; Jordaney Edmondo; Bel-
frond; Rosset Souvenir; Dayné Livio; Bar-
maverain Roberto; Persod Mario; Centoz
Giulio; Del Negro Torindo; Lale Demoz
Maurice; Persod Pierre; Besenval Albert;
Oreiller Eligio; Christille Adele; Celesia
Adolfo; Ronzani Guido; Vitton Mea Elina;
Boverod; Del Degan Ivo; Domaine Irma;
Fioravanti Melanie; Jocallaz Elso; Savoye
Serafino; Sorelle Lale Murix; Ferrere Jo-
conde; Joris; Celesia Lubino; Bochet Gra-
to; Carlin Provino; Oreiller Vittorio; Cha-
monin; Charrère Evasio; Ronzani Fortu-
nato; Grange Marcel; Curtaz; Bochet Mi-
na; Garin Piergiorgio; FenoiI Maurice; Mi-
cotti Renato; Micotti Ernesto; Lale Demoz
Bruno; N. N.; Nassani; Parleaz Renzo;
Centoz Luigi; Glarey Renato; Ceriano Ir-
ma; Bochet Aldo; Luboz Maria; Bataillon
Michele; N.N.; Bérard Alfonso; Charrère
Esterina; Chenevier Lilian; N. N.; N. N.;
N. N..
Totale L. 761.000.
***
PER L'ASILO
Oreiller Rita; N.N.; def. Vauthier-Gerbel-
le; Champrétavy Corrado; N.N.
Totale L. 95.000.

- 17


Testo Originale Estratto
Troppo alta per i bambini
la dose quotidiana di tv
E' semplicemente la « dose » di televi-
sione che non è giusta per i bambini. Si
staccano dalla luce azzurrina che è sera
tarda dopo avere — da metà pomeriggio
a tempo di cena compreso — schiacciato
cento bottoni per catturare tutte le possi-
bili immagini loro congeniali.
Coi circuiti cerebrali saturi di plagianti
supermen, di accattivanti cartoni animati,
di sparatorie, meteoriti e lustrini e comici
d'avanspettacolo (i più grandicelli, nelle
ore piccole, video acceso e audio chiuso,
hanno furtivi appuntamenti coi film sexy)
vanno poi a letto che traballano e sfuggo-
no la luce come speleologi che riemergo-
no da un mese di grotte.
Da Courmayeur a Marsala il « gergo »
è comune e li affratella, la « grammatica »
ruota intorno a quel dolciastro male d'ob-
bligo che è la pubblicità, la « sintassi » è
quella gutturale dei robots e la « bibliogra-
fia», sempre aggiornatissima, elenca infi-
nite liste di mostri.
Il guaio non sta nei programmi ma in
quel «loro» ininterrotto programma, otte-
nuto a forza di saltar, a pulsante, da cana-
le a canale, come hanno imparato a fare,
nei bar, con le 100 lire nelle macchine elet-
troniche a bersagli spaziali. Anni fa risulta-
18 —
va - e chissà adesso come staranno le cose
- che gli scolari, negli Usa, contro le 11 mila
ore di lezioni scolastiche ne totalizzavano
15 mila alla tv, con un bilancio di 18 mila
tra omicidi, furti, contrabbandi, bombar-
damenti, incendi, rapine, risse, torture. Da
noi, dove questi conti sono sempre difficili
da fare, per fortuna la media qualitativa
è molto meno rissosa, anche se più im-
becillizzante.
Rischi per la salute fisica? Abbiamo tut-
ti letto — ma queste sono stupidaggini di
contorno — che la tv, per un implicito in-
vito a consumar cioccolatini al buio, «fa
ammalare di diabete»; e ogni tanto si tor-
na a discutere — ma la cosa è proprio in-
sostenibile — che quel minimo sublimina-
re di radiazioni da video non è del tutto
sinonimo di cura ricostituente.
No, la questione è a livello educativo e
comportamentale. E' errore da matita blu
una mezz'ora di capitan Futuro? E' pec-
cato veniale o grave lasciarli accendere la
tv col sole che brilla e ottenere che la spen-
gano con la luna alta in cielo?
E' assurdo — e persino troppo comodo
— dar la colpa di « istigazione alla nevro-
si» a una mezz'ora di Goldrake quando la
nevrosi, sin dall'infanzia, la si respira o-
vunque, dal «clima» e dai gesti, dalle pa-
role, dai visi duri degli adulti e di tanti
coetanei. Goldrake, come «nevrosi», è figlio
dei tempi e quindi fratello dei bambini
d'oggi. Non è certo una spinta all'assopi-
mento a livello educativo, intellettivo e
critico quella mezz'ora di fantascienza do-
ve, con colori affascinanti, si ripetono al-
l'infinito storie reboanti a contenuto mo-
rale elementare.
La fuga nella fantasia ha altrettanto por-
tato, in altri tempi, a leggere Verne e Sal-
gari sino al più felice stordimento men-
tale e alla conseguente sonnolenza sui ban-
chi di scuola. Provate a far leggere San-
dokan ai bambini d'oggi: vi diranno, col
tono di non volervi avvilire, che è «diver-
so» da quello tv. Ai «figli della nevrosi»
stan bene questi altri eroi, pronti a reci-
tare al tocco di un bottone.
E' la dose che guasta: è l'errore in fa-
miglia — vera incuria grave — che rischia
di trasformare troppi bambini in tv-dipen-
denti.
Ezio MINETTO
Non più segno di morte ma Sacramento di vita
L'Unzione dei Malati
Sul « Corriere della Valle d'Aosta »,
qualche tempo fa, è apparso un ar-
ticolo di don Christille Giovanni,
cappellano dell'Ospedale di Ao-
sta, sul sacramento dell'Unzione dei Ma-
lati, che una volta era chiamato
Estrema Unzione.
Lo riportiamo volentieri sul Bollet-
tino perché l'erronea mentalità ri-
scontrata nei ricoverati all'ospedale
è ancora molto diffusa, purtroppo,
nei nostri paesi.
Oltre un anno fa è apparso sui Bol-
lettini Parrocchiali della Valle d'Ao-
sta un interessante articolo, in cui si
spiegava esaurientemente che l'Un-
zione degli Infermi, a partire dal
Concilio, « non deve più essere con-
siderata un sacramento dei moribon-
di, ma un mezzo di grazia destinato
a fortificare e a guarire l'ammalato »
e che conseguentemente questo sa-
cramento « non va più chiamato E-
strema Unzione, bensì Unzione degli
Infermi ».
Nonostante una così chiara spieg-
zione, andata praticamente in tutte
le comunità parrocchiali, non sono
riuscito, stando a fare il cappellano
all'ospedale di Aosta, a notare un
benchè minimo cambiamento di men-
talità nei malati o nei loro parenti.
Quasi tutti continuano a chiamare il
sacramento «estrema unzione », in-
dicando di considerarlo (almeno in-
consciamente) come un segno che il
paziente è agli estremi. Difatti, quan-
do il sacerdote arriva in un reparto,
sovente si sente chiedere: « C'è qual-
cuno che sta morendo? ». Oppure i
malati di una camerata si affrettano
a dichiarare: « Stiamo tutti bene!... ».
E' certamente per questo motivo
che i parenti si preoccupano di non
lasciare arrivare il sacerdote al ca-
pezzale del loro malato, se non quan-
do è in coma (per non impressionar-
lo) oppure dicono (sempre al sacer-
dote): « faccia finta di passare per
una visita ordinaria... ». E « bisogna »
fare un sacco di sotterfugi, certo non
conformi al rispetto che si deve ad
ogni uomo, anche malato.
Quando poi si conferisce il sacra-
mento, è quasi impossibile « cele-
brarlo » come si conviene, perché tut-
to intorno non si sentono che sin-
ghiozzi repressi. Di fatto, con la men-
talità corrente, l'unzione del malato
è una pugnalata al cuore, senza con-
tare che vengono rese bugiarde le pre-
ghiere del rito, una delle quali suo-
na così: « Gesù, conforta questo no-
stro fratello, guarisci le sue infermi-
tà, perdona i suoi peccati, allontana
da lui le sofferenze dell'anima e del
corpo, e fa che ritorni al consueto
lavoro in piena serenità e salute »...
Chiaramente, nel volgere del tempo
il sacramento dell'Unzione, destinato
in origine a consolare e a confortare,
ha cambiato fisionomia, fino al pun-
to da essere considerato come il la-
sciapassare per la morte!
Affinché le cose possano cambiare
bisogna decisamente prendere atto,
da parte degli operatori pastorali,
che ormai i documenti della Chiesa
presentano l'Unzione degli infermi in
una luce del tutto nuova. Mentre, fi-
no agli anni '60, i testi di teologia mo-
rale insistevano sempre, al riguardo,
sul pericolo di morte (pericolo reale
o presunto, prossimo o remoto, ecc.),
il Concilio e soprattutto la Costitu-
zione Apostolica di Paolo VI (del 30
novembre 1972) non si riferiscono
più al pericolo di morte, ma sempli-
cemente al fatto che un cristiano è
malato: la suddetta Costituzione dice
infatti al n. 8: « L'Unzione si deve da-
re agli infermi, perché ne abbiano
sollievo e salvezza »; e cita l'Epistola
— 19


Testo Originale Estratto
di S. Giacomo nel passo seguente:
« Se qualcuno di voi è malato, chia-
mi i responsabili della comunità. Es-
si preghino per lui e lo ungano con
olio, pregando il Signore. Questa pre-
ghiera, fatta con fede, salverà il ma-
lato e il Signore gli darà sollievo.
Inoltre, se il malato avesse commes-
so dei peccati, gli saranno perdona-
ti ».

Io penso che in pratica gli opera-
tori della pastorale (sacerdoti e lai-
ci) dovrebbero orientare i cristiani
malati a ricevere l’Olio Santo in par-
rocchia, sia in casa (come già si fa
per l’Eucarestia in occasione del pri-
mo venerdì del mese) sia in chiesa
con apposite celebrazioni comunita-
rie (sullo stile di quelle di Lourdes).
Anche in Ospedale hanno luogo pe-
riodiche celebrazioni in cappella o in
qualche reparto, proprio per il con-
ferimento dell’Olio Santo. In parti-
colare mi sembra che i malati più
abituati alle cose di Chiesa dovreb-
bero chiedere l’Unzione sin dai primi
20 –

giorni del loro ricovero, anche per
contribuire a creare intorno a loro
una nuova mentalità: penso soprat-
tutto ai sacerdoti, alle suore, ai laici
delle associazioni parrocchiali.
Qualcuno potrebbe obiettare: « Ma
allora per i moribondi non facciamo
più niente? ». Per i moribondi c’è pro-
priamente la raccomandazione dell’
anima secondo il rituale. E prima an-
cora c’è il Viatico. Inoltre non va tra-
scurata l’azione volta a ravvivare nel
paziente gli effetti del Battesimo, che
Gesù Cristo indica come il mezzo ve-
ro e proprio per l’ingresso nel regno
dei cieli.
In ogni caso l’essenziale è aiutare
il malato ad aggrapparsi con la fede
a Gesù Cristo stesso, che è la Via al
Padre. Ricordiamo sempre la frase
del Vangelo: « Dio ha tanto amato il
mondo da donare il suo unico Figlio,
perché chiunque crede in lui non pe-
risca, ma abbia la vita eterna ». (Giov.
3, 16).
don CHRISTILLE

Les hivers
en Vallée
d’Aoste

La scarsa neve di quest'
inverno (a parte le nevicate
poco durevoli del 30-31 mar-
zo), le impressioni dell’uo-
mo della strada che dice:
mai visto un inverno così
strano, nonché le previsioni
scientifiche del M.llo Guidet-
ti alla Radio Monte Cervino,
ci hanno indotto a rileggere
due pubblicazioni interes-
santi: « Phénomènes atmosphériques -
lies du temps en Vallée d'Aoste dans le cours du XIXème siècle » del Can. P.L.
Vescoz, e « Tableau synoptique de la température à la Cité d'Aoste de 1841 à
1902 » dell'abbé J.-P. Carrel.

Nel libro del Can. Vescoz leggiamo a pag. 1:
« 1805 - l’année de la grosse neige. C'est ainsi qu'on appelle l'année 1805
où la neige tombée les jours 20 et 21 janvier forma, dans presque toute la
Vallée, une couche moyenne de sept pieds de hauteur » (2 m 17).

Più avanti nelle pagine 34 e seguenti, il Vescoz scrive:
« 1885 - Pendant les jours 16, 17 et 18 janvier de cette année le neige n'a
pas cessé de s'accumuler sur les Alpes Graies et Pennines, formant une couche
de deux à trois mètres d'épaisseur. (...) A Aoste, pendant ces trois jours de
neige le thermomètre s'est maintenu constamment à peu-près à zéro. Mais à
peine le ciel a-t-il montré quelques coins de son azur, que le froid a repris
son empire. Le 22 et le 23, le thermomètre à minima a marqué –15°; le 24, il
est descendu jusqu'à – 15°; le 25, à – 16° et le 26 à – 17°.

— 21


Testo Originale Estratto
1888 — Désastres causés par les avalanches (...) Pendant que, dans la plaine
d’Aoste, l’atmosphère s’est déchargée en une neige humide, depuis le soir du
25 jusqu’au matin du 28 février, dans bien des localités et surtout dans la
région montagneuse, une neige sèche est tombée presque sans interruption.
Que de désastres n’a-t-on pas eu à déplorer. Ils sont si nombreux qu’on ne peut
donner ici qu’un simple résumé des informations prises et des correspondances
reçues au sujet. Dalla descrizione che prende cinque pagine risultano distrutte
33 case e perite 28 persone nella Valle di Aosta. Precisamente 20 case e 12 per-
sone a Arnad; 4 case ad Ayas, 1 casa ed 1 persona ad Aymavilles-Sylvenoiron; 2
case ed 1 persona a Pontboset, 3 persone a Issime, 3 case e 5 persone a Cogne,
1 casa a Valsavarrenche, 1 casa e 6 persone a Gressoney-Saint-Jean.
Ma a pag. 2 leggiamo:
« 1822 — Au sujet de cette année, voici les expressions dont s’est servi le
Chan. Gérard dans une note qu’il nous a laissée: « Point d’hiver — température
toujours douce — amandiers fleuris en février sur la colline d’Aoste — récoltes
abondantes en tous genres — excellents vins — vendanges en août ». — Le Rév.
archiprêtre Aguettaz, curé de Valpelline, a noté dans un manuscrit que le jour
de Saint Pantaléon, patron de la paroisse, 27 juillet, on a bu à table du vin
« prié » récolté à Valpelline cette année-là même et qu’on a présenté, comme
dessert, des raisins noirs pris alors à une treille située près de l’église. Cette
précocité et cette abondance de récoltes avaient été déjà observées en 1807
et se vérifièrent encore en 1853 et en 1866. Ainsi quelques agronomes ont noté
que tous les hivers qui ont joui d’une température douce et agréable n’ont pas
moins réjoui les agriculteurs par de bonnes récoltes obtenues dans le cours
de l’année.
Infine a pag. 39 troviamo:
« 1884 — Hiver sans froid. Sous ce titre La Feuille d’Aoste du 20 février
1884 publiait ce qui suit: « L’hiver exceptionnellement doux que nous travers-
ons nous a fait chercher des précédents et nous avons trouvé les notes sui-
vantes: En 1172, la douceur de l’hiver permit aux arbres de se couvrir de feuilles
et aux oiseaux de nicher et d’avoir des petits en février. L’année 1289 n’eut pas
d’hiver. En 1421, les arbres fleurirent en mars et les vignes en avril, on trouvait
des cerises mûres en avril. En 1538 les jardins se couvrirent de fleurs au mois
de janvier. L’an 1572 offrait les mêmes phénomènes que l’an 1172. Il y eut des
épis à Pâques de l’an 1585. Les années 1607, 1613, et 1617 n’eurent pas d’hiver,
il n’y eut ni gelée ni neige en 1659 et 1692. Enfin la douceur et la température
de l’hiver 1781 et celle des hivers 1807 et 1822 sont citées comme exception-
nelles ».
La description dei fenomeni, che leggiamo nelle 41 pagine di Vescoz, trova
conferma, per il periodo 1841-1902, nei seguenti dati raccolti nella pubblicazione
del Carrel:
inverno freddo 1841-42 media di gennaio 42 —3°,28 minima di gennaio —13°,4
inverno mite 1842-43 media di gennaio 43 +2°,01 massima di gennaio +18°,2
inverno freddo 1871-72 media di dicembre 71 —4°,38 minima di dicembre —12°,8
inverno freddo 1879-80 media di dicembre 79 —5°,14 minima di dicembre —18°,2
inverno freddo 1880-81 media di gennaio 81 —3°,90 minima di gennaio —15°,6
inverno mite 1883-84 media di gennaio 84 +3°,4 massima di gennaio +17°,2
inverno freddo 1884-85 media di gennaio 85 —3°,80 minima di gennaio —16°
inverno mite 1898-99 media di gennaio 99 +3°,56 massima di gennaio +15°,5
I particolari narrati dal Can. Vescoz, i dati pubblicati dall’abbé Carrel,
come anche le semplici osservazioni fatte da chi conta già diverse... primavere,
ci fanno concludere che gli inverni freddi si alternano a quelli miti, i nevosi ai
secchi, i precoci ai tardivi.
Silvio STERPONE
22 —
Mois de mai:
Vous êtes sans pareille,
O Mère du Sauveur!
Vous êtes la merveille
Des oeuvres du Seigneur,
O Notre Dame,
Des oeuvres du Seigneur.
O Vierge élue du Père
Pour mettre au monde un Dieu,
Soyez encor la mère
De tout enfant de Dieu,
O Notre Dame,
De tout enfant de Dieu.
Vous êtes la fontaine
De grâce et de pitié
Jaillie des hauts domaines
Sur toute humanité,
O Notre Dame,
Sur toute humanité.
mois de Marie
O Vierge de lumière,
Etoile dans les cieux,
Brillez sur notre terre
De la clarté de Dieu,
O Notre Dame,
De la clarté de Dieu.
(Liturgie)
— 23


Testo Originale Estratto
D'un clocher ...à l'autre
NOS JUBILAIRES DE L'AN 1981
Le 16 avril, la presque totalité du clergé valdôtain a concélébré solen-
nellement avec l'Evêque Mgr Lari, en la Cathédrale d'Aoste, la Messe du
Jeudi Saint.
En cette occasion on a fêté les noces d'argent des prêtres qui comptent
25 ans de prêtrise.
Il s'agit de :
M. l'Abbé Pession Emir curé de
Donnas depuis 1978.
Né à Châtillon le 27 janvier 1932,
prêtre en 1956, professeur puis direc-
teur spirituel au Séminaire, aumônier
du Refuge des Pauvres à Aoste, curé
de Jovençan en 1972.
M. l'Abbé Frassy Louis, curé de Val-
savarenche depuis 1963.
Né à Valgrisenche le 4 février 1931,
prêtre le 24-6-1956, vicaire à Valsava-
renche la même année.
M. l'Abbé Verraz Alphonse, curé de
Vert depuis 1972.
Né à Saint-Oyen le 3 septembre
1930, prêtre en 1956, vicaire de Saint-
Vincent et Courmayeur.
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